Rector Major

Valdocco: Mandato Missionario 145° Spedizione Missionaria 17-05-2015

Il Rettor Maggiore
  Omelia Mandato Missionario 145° Spedizione Missionaria
  Basilica di Maria Ausiliatrice, Torino-Valdocco
  2014.09.28

Carissimi Missionari e  Missionarie, sdb, fma e laici; carissimi fratelli e sorelle tutti: eccoci per  un nuovo “mandato” missionario, quello della centoquarantacinquesima  Spedizione Missionaria. Questa bella  tradizione e questo luogo, ai piedi della nostra Madre Ausiliatrice ci  collegano subito con le origini della nostra Famiglia Salesiana, ai primi  missionari salesiani e salesiane, allo stesso Don Bosco che ha voluto avere  delle Congregazioni e Istituti “in uscita”. Siamo una Famiglia che ha avuto un  Padre con un cuore così grande e appassionato che non riusciva a smettere  nemmeno di sognare e così ci ha regalato tanti sogni missionari che sono ancora  oggi i nostri sogni.
  Valdocco, Maria  Ausiliatrice, Spedizione Missionaria: una triade preziosa da offrire  all´umanità, soprattutto ai giovani e più bisognosi del nostro villaggio  globale, il nostro carisma condiviso del quale tutti noi siamo corresponsabili.  Una triade che ci fa raggiungere fino alla fine del mondo!  In fatti, il nostro amato Don Bosco ha fatto  arrivare i suoi fino alla lontana e quasi sconosciuta Terra del Fuoco, al sud  del sud della non meno inesplorata Patagonia, terra di coraggiosi popoli molto  aperti alla trascendenza e all´amore per la terra, per il creato. Quella fu  un´impresa che ha avuto bisogno di tanti sacrifici e fatiche delle nostre  sorelle e fratelli, e che ha aiutato a far crescere e sviluppare non solo la  fede, ma anche la cultura e la società nei paesi della regione. Oggi abbiamo un  Papa venuto da lì e che, nella audienza con il Capitolo Generale, ci ha  espresso questo mandato-desiderio: “Les pido, no me dejen la Patagonia!”,  “Vi chiedo, non lasciate la Patagonia!”.
  Carissimi missionari e  missionarie, le letture di oggi mi ispirano tre parole che voglio lasciarvi  come “i ricordi missionari” di Don Bosco di centoquarantacinque Spedizioni  Missionarie fa.
 
  La prima parola la ispira il profeta Ezechiele ed è questa:
  Essere  retti secondo Dio.
 
Carissimi, nessuno di  noi è qui a nome proprio, ma lo è a nome delle nostre istituzioni di  appartenenza, di tutta la Famiglia, ma soprattutto di Dio. Essere retti  significa essere trasparenti, non avere dei doppi linguaggi nè delle intenzioni  nascoste. Siamo chiamati a essere sinceri, qualche volta furbi nel senso  evangelico che ci insegna Gesù, ma sempre uomini e donne in cui non c´è  falsità, come Natanaele. Essere retti significa essere chiari nelle nostre  motivazioni, essere capaci di dirci la verità di noi stessi a noi stessi e agli  altri. Non si va in missione (qualsiasi tipo di missione, anche quella di  Rettor Maggiore) se uno cerca se stesso, se uno cerca il potere o di imporsi  agli altri, se uno crede nel profondo che quello che porta non solo è di un  grande valore -che certamente e sicuramente lo è!- ma che è superiore, migliore  a quello che troverà negli altri e nei luoghi dove arriva. Essere retti secondo  Dio è tuffarsi pienamente nel cuore di Dio misericordioso che ama il peccatore  e gli da sempre un´altra opportunità e sempre è disposto a riceverlo ed a  abbracciarlo come figlio amatissimo che viene da lontano...
Per aiutarci, il salmo  23 che abbiamo recitato ci insegna a pregare con tutto il cuore: “Fammi  conoscere, Signore, le tue vie, / insegnami i tuoi sentieri. / Guidami nella  tua fedeltà e istruiscimi...”

In armonia con la  prima parola, la lettera di Paolo ai Filippesi mi ispira una seconda parola:
  Essere  servi senza privilegi.
   
L´apostolo lascia alla  storia uno degli inni cristologici che sicuramente i primi cristiani recitavano  nella liturgia. Un inno che è anche un atto di fede: “Cristo Gesù, pur  essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l´essere come Dio,  ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo...”
Carissimi tutti, il  nostro privilegio più prezioso è essere chiamati a vivere come Gesù, che svuotò  se stesso assumendo una condizione di servo! Ognuno di noi è, anche se in  diversi modi, servo o serva degli altri. Anche qui, la naturale tentazione del  potere viene vaccinata dall´esempio chiaro e stravolgente di Gesù. Metterci al  servizio di quelli ai quali siamo inviati, metterci al servizio anche di quelli  che sono indifferenti, ci rifiutano oppure ci combattono. Essere saggi e  prendere cura di noi stessi, delle nostre comunità, dei nostri fratelli e   sorelle... ma essendo disposti a dare tutta la vita. Andare in missione è  rispondere alla chiamata di donare la propria vita fino all´ultimo respiro,  come Don Bosco per i suoi-nostri giovani. Il nostro privilegio sia sempre il  servizio a quelli che hanno più bisogno, i giovani più in pericolo e le  popolazioni più povere.

Infine, arriviamo alla  terza parola che io voglio condividere con voi:
  Compiere  la volontà del Padre.
  Il Vangelo ci da questo insegnamento di Gesù, partendo dell´atteggiamento di  due fratelli, ma soprattutto con il suo proprio esempio. Compiere la volontà  del Padre è l´unico orizzonte valido della nostra vita come battezzati e  consacrati. Non c´è altro. E la volontà del Padre non si compie da soli,  autonomamente, credendosi i redentori versione rinnovata. Mai! Nessuno di noi  viene chiamato ad essere il Messia! Nessuno di noi viene chiamato a prescindere  del discernimento comunitario, del lavoro di insieme, del impegnarsi gomito a  gomito con gli altri educatori pastori, e, aldilà delle distanze, di non essere  in comunione profonda dell´anima e di intenzioni, di preghiera e affetto.
  Fratelli e sorelle  missionari, il Signore ci chiama e ci invia ad essere discepoli missionari che  vivono non solo il grande comandamento di Gesù di amarci gli uni gli altri, ma  di far realtà il sogno-desiderio di Gesù che lui stesso ha fatto preghiera nel  suo congedo: “Padre Santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato,  perché siano una cosa sola, come noi” (Gn 17,11).
  Compiere la volontà  del Padre è testimoniare al mondo che siamo capaci di essere fratelli e sorelle  tra di noi e tra tutti gli uomini e donne di buona volontà aldilà delle  credenze, fede, religione o costumi.

Finisco, carissimi e  carissime missionari e tutti qui presenti. Ancora una volta il Signore ci  chiama per nome, ci consacra e ci invia a essere come il suo figlio diletto,  Gesù Cristo e ad annunciarlo. Io vi invito, e vi chiedo: essere retti  secondo Dio, servi senza privilegi e compiere sempre la volontà del Padre.
  Solo con la protezione  materna e tenera di Maria, la Maestra di Don Bosco, e con il suo insegnamento  quotidiano, possiamo diventare veri discepoli missionari e aiutare in modo tale  che “...ogni lingua proclami: ´Gesù Cristo è Signore!´ a gloria di Dio  Padre”.