Salesian Holiness

Omelia nell’Eucaristia di ringraziamento per la Venerabilità - PL Cameroni - 22.12.2013

Omelia nell’Eucaristia di ringraziamento per la Venerabilità di Attilio Giordani

Milano – Basilica S. Agostino - 22 dicembre 2013 -

 

Ci lasciamo guidare dalla Parola di Dio di questa solennità di Maria Madre di Dio e dalla testimonianza di Attilio Giordani, che la Chiesa ha dichiarato lo scorso 9 ottobre Venerabile.

La famiglia

Il vangelo ci ha parlato: dell’angelo Gabriele mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe.
L’opera della salvezza si compie nel contesto di una famiglia. Dio si fa uomo nel grembo di una donna; Giuseppe, uomo giusto, lo riconosce. L’opera della redenzione inizia partendo dalla famiglia, dove si costruiscono le relazioni fondamentali, dove si impara il senso dell’appartenenza e della custodia, dove si è generati alla fede.
Sappiamo tutti come oggi “La famiglia attraversa una crisi culturale profonda, come tutte le comunità e i legami sociali. Nel caso della famiglia, la fragilità dei legami diventa particolarmente grave perché si tratta della cellula fondamentale della società, del luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri e dove i genitori trasmettono la fede ai figli. Il matrimonio tende ad essere visto come una mera forma di gratificazione affettiva che può costituirsi in qualsiasi modo e modificarsi secondo la sensibilità di ognuno” (Evangelii Gaudium 66)”. La crisi della fede ha prodotto anche la crisi della famiglia e della comprensione della vera natura dell’uomo.
Attilio, da fidanzato, così scrive a Noemi, sua futura moglie: "Sogno una famigliola, ove la integra pace cristiana e il sorriso innocente dei bimbi (se il Signore concederà così grande grazia) non venga turbato da nube alcuna" (9 ottobre 1942).
E i figli parlano così del loro papà. "Quando papà entrava in casa era tutto nostro; non portava in casa le tensioni di fuori. Era sereno, disponibile, non chiuso; era qualcosa di ‘nostro’. Il conver­sare in casa su argomenti vitali non era un sedersi a tavola e dire: ‘Stasera parliamo dei nostri problemi’. Era piuttosto un reciproco ascolto vissuto insieme. Sovente ci alzavamo tardi da tavola perché si cantava e si conversava. Più che una sua capacità di pungolar­ci a dire le cose nostre, era un clima creato in casa per cui genitori e figli si intendevano al di là delle parole".
La famiglia resta unita perché Attilio e Noemi si sostengono con la preghiera e praticano la carità. Nel suo compito di padre e di educatore dei figli, Attilio insegna ad amare e ad adorare Dio: "Ti preghiamo, Signore, per la nostra famiglia e per i nostri figli: sii sempre presso di noi con la tua benedizione e con il tuo amore. Senza di te non riusciamo ad amarci di un amore sincero".

L’educazione

L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù”. Nella maternità di Maria, nella paternità legale di Giuseppe, nel chiamarlo “Gesù” viene espresso anche tutto un compito educativo che ancora una volta nel contesto della famiglia trova il suo luogo naturale.
Oggi le sfide della famiglia si intrecciano con quelle dell’educazione. Infatti “Il processo di secolarizzazione tende a ridurre la fede e la Chiesa all’ambito privato e intimo. Inoltre, con la negazione di ogni trascendenza, ha prodotto una crescente deformazione etica, un indebolimento del senso del peccato personale e sociale e un progressivo aumento del relativismo, che danno luogo ad un disorientamento generalizzato, specialmente nella fase dell’adolescenza e della giovinezza, tanto vulnerabile dai cambiamenti… (Evangelii Gaudium 64).
Attilio ha profuso nelle diverse stagioni della sua vita un impegno nell’opera dell’educazione, distinguendosi nella storia di santità della Famiglia Salesiana per aver incarnato in modo originale il carisma oratoriano di don Bosco. Egli eccelle per avere vissuto e comunicato l’annuncio del vangelo con la pratica del sistema preventivo di don Bosco, sia vivendone lo spirito sia mediandolo con una varietà di opere e di iniziative. In modo speciale si distingue per la sua opera di catechista, intesa non solo come trasmissione di dottrina, ma comunicazione vitale ed esperienziale dell’incontro con Gesù e di una vita cristiana coerente con il vangelo.
C'è un nome che contiene un'intera biografia: è ADSC. Significa "Angelo Di Seconda Categoria". Vale la pena ascoltarne la storia. Sembra un parabola evangelica. Dentro, secondo me, è rintracciabile l'identità stessa di Giordani.
"Dovete sapere che tanti e tanti anni fa, il Padreterno mentre stava modellando gli angeli, - pensate un po', erano miriadi come le stelle del firmamento - gli capitò di farne uno un po' magro e con il naso un po' lungo. L'osservò e, dopo aver constatato che non era conforme ai canoni rigorosi dell'estetica angelica, lo tenne in disparte. Se l'avesse messo in circolazione nel mondo angelico, era chiaro che i colleghi lo avrebbero definito e trattato come un angelo di seconda categoria. Per l'appunto un Adiesseci, un Angelo Di Seconda Categoria. Il poverino ci avrebbe patito e allora Dio pensò di dirottarlo su un altro mondo. Quando vide che nella valle dell'OSA D. Acerbi aveva superato con successo il periodo di rodaggio, e quando, dai rettangolini dei cortili che costeggiavano il Naviglio, udì salire al cielo insieme con i gridi festosi dei passeri anche le voci festose di centinaia di ragazzi, decise d'impiegare all'OSA l'Adiesseci, al quale in definitiva si era anche affezionato. L'OSA non era un posto da buttar via, tutt'altro. Come si è detto, c'erano centinaia di ragazzi e si poteva svolgere un buon lavoro. L'Adiesseci cominciò dunque a frequentare l'OSA e, pur presentandosi come un ragazzo simile agli altri, aveva conservato la sua primitiva inconfondibile magrezza, il naso lungo e - quel che più conta - l'istinto di Angelo custode. Quell'istinto invincibile che vigila, rasserena e purifica, che invita alla preghiera e alla letizia dei piccoli sacrifici, che sprona al coraggio della coerenza e alla pazienza con i compagni. Quell'istinto invincibile che sospinge all'amore di Dio. Chi è passato in questi ultimi quarant'anni all'OSA non può non aver visto ed apprezzato l'opera dell'Addiesseci. Egli era ed è tuttora il protagonista e l'animatore dei giorni di festa ed insieme il progettista ed il cospiratore del lunedì, cioè quel tipo di cristiano fatto apposta per seccare il D. Abbondio che c'è in noi. Quel D. Abbondio, per intenderci, che vuol essere lasciato in pace a sonnecchiare, a svagarsi o a centellinare - se è un asceta - i pii ricordi del giorno festivo".

La gioia

“Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!”. Questo testo paolino, che si proclama anche nella messa in onore di don Bosco, interpreta nel modo migliore la Parola di Dio che Attilio ha incarnato nella sua vita di marito, padre, impiegato, educatore, catechista, salesiano cooperatore, missionario: annunciare il vangelo della gioia e testimoniare la gioia del vangelo. Il suo volto, il suo sorriso, la sua bontà, la sua comicità, la sua parola, esprimevano la gioia di chi ha incontrato il Signore Gesù, contagiando tutti e comunicando il senso positivo della vita e la bellezza della fede.
Attilio è davvero l’incarnazione dell’esortazione apostolica di papa Francesco, Evangelii Gaudium, che proprio nel primo numero afferma: “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia”.
Attilio ha vissuto questa gioia del vangelo nella sua famiglia, nell’oratorio di S. Agostino come catechista preparato ed educatore autorevole, nel dinamismo missionario di portare sale e luce al mondo.
Attilio è un vero laico cristiano, un autentico salesiano cooperatore, che ci indica la grande sfida di un laicato maturo e responsabile attraverso una grande fedeltà all’impegno della carità, della catechesi, della testimonianza e della celebrazione della fede, che nascono dal Battesimo e dalla Confermazione.
Un giovane oratoriano ha testimoniato "Noi ragazzi da tempo avevamo capito che Attilio provava una sincera ammirazione e nutriva una particolare ammirazione per D. Bosco. In fondo, le cose per le quali quel santo ci riusciva simpatico erano suppergiù le stesse che ci rendevano simpatico Attilio. Probabilmente doveva esserci una sorta di affinità, se ambedue erano riusciti ad entrare così soavemente e in profondità nella vita dei ragazzi che avevano avvicinato. E' indubbio che, messo a confronto con D. Bosco, Attilio ebbe una sfera d'influenza più limitata e modesta, ma è altrettanto indubbio che generosissima fu la sua passione educativa la quale non cessò di espandersi e di fruttificare nel solco della primitiva tradizione salesiana". Forse è difficile poter dire di più di un salesiano Cooperatore: "le cose per cui D. Bosco ci riusciva simpatico erano suppergiù le stesse cose che ci rendevano simpatico Attilio"!
E un altro: "Siamo in tanti che per merito suo abbiamo sorriso, abbiamo riso, abbiamo anche riso a crepapelle in tante svariate occasioni. Il riso che provocava non era mai inquinato dalle volgarità o dai doppi sensi. Quando recitava bastava la sua faccia seria o la sua andatura, il suo abbigliamento trasandato o il suo italiano macheronico a scatenare le risate in platea. Ma quanta misura e discrezione, dimostrava nei momenti in cui trattava cose serie o dolorose!"

Conclusione

I gruppi della Famiglia Salesiana coinvolgono numerosi laici nella loro missione. Siamo consapevoli che non vi può essere un coinvolgimento pieno, se non c’è anche una condivisione dello stesso spirito. La simpatica ed esemplare figura di Attilio Giordani è in tal senso una fonte di ispirazione per la formulazione di una spiritualità laicale salesiana.
In questo Anno centenario della nascita di Attilio e della dichiarazione della sua Venerabilità, nell’ultimo anno di preparazione al bicentenario della nascita di don Bosco, la testimonianza di Attilio Giordani è davvero un dono prezioso che ci stimola a promuovere laici salesiani fortemente identificati e decisamente impegnati a portare il messaggio del vangelo in famiglia, nell’educazione e nella vita sociale e politica.
Rinnovo l’invito a conoscere Attilio definito “un laico che sembra disegnato direttamente dalla mano di don Bosco” e a promuovere un movimento di preghiera affinché possiamo presto venerare Attilio tra i membri glorificati della nostra Famiglia Salesiana, invocandolo come intercessore speciale per le famiglie e per i nostri oratori.

Don Pierluigi Cameroni SDB
Postulatore Generale