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Comunicazione sociale: la deliberazione n. 6 del capitolo generale 23

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2.3 COMUNICAZIONE SOCIALE: LA DELIBERAZIONE N. 6 DEL CAPITOLO GENERALE 23

D. Antonio MARTINELLI
Consigliere per la Famiglia Salesiana e la Comunicazione sociale

Premessa

«Il cammino di fede dei giovani richiede dalla comunità una nuova forma di comunicazione»: così è enunciata la deliberazione capitolare, CG23, 254. La cronaca del Capitolo Generale 23 riporta la volontà manifesta dei partecipanti di trattare il tema della comunicazione nel contesto dell`educare i giovani alla fede". Non era stata contemplata nei lavori precapitolari una riflessione in merito. Sembrò opportuno al CG23 non dimenticare un aspetto così significativo nella cultura contemporanea. Nacquero i pochi paragrafi dei nn. 254-260 degli Atti del CG. La semplice storia dei fatti è in qualche modo indicativa della storia concreta delle comunità salesiane di fronte alla comunicazione sociale: c'è bisogno di una decisione "supplementare" e di uno stimolo ulteriore perché si collochino efficacemente in un cammino che il mondo di oggi percorre a ritmo molto veloce. Una rilettura un po' attenta delle poche pagine del CG aiuterà a realizzare più compiutamente la nostra missione educativa ed evangelizzatrice. Ciò che segue va considerato come un "primo sussidio" all'approfondimento degli Atti del CG23. È un sussidio destinato, primariamente, alle comunità perché riscoprano il loro impegno di edu cazione alla fede attraverso la comunicazione sociale; e, poi, ai responsabili operatori nella comunicazione a livello ispettoriale e a livello di casa, perché verifichino il servizio effettivo che stanno rendendo.

La comunicazione e la prospettiva dell'educare i giovani alla fede

Le rapide considerazioni del testo capitolare attorno alla comunicazione vanno collegate con tutto il lavoro precedente. Staccare il tema "comunicazione" dall'approfondimento "educare i giovani alla fede" è impoverire contenuti e prospettive, riflessioni e orientamenti pratici. È rimanere un po'... delusi... della trattazione di una realtà così vasta ed ampia qual è la comunicazione sociale oggi nel nostro mondo. Ci sono nel testo capitolare, all'interno delle tre fondamentali parti di cui si compone, "dati culturali" e "dati educativi problematici" che richiamano l'urgenza della comunicazione. Questa, in definitiva, ha bisogno di trovare una "forma nuova" (cf. CG23, 254) per rispondere alle urgenze attuali. Evidenziamo i collegamenti offerti dagli Atti capitolari. I "dati culturali" sembrano sottolineare come la società continua ad esistere non solo per mezzo della comunicazione, ma che esiste e vive nella comunicazione. I giovani non sono al di fuori della sunnominata esigenza. Anzi: - c'è tra i giovani una ricerca di comunicazione interpersonale molto più intensa, in vista di «superare l'isolamento e stabilire un confronto» (CG23, 51); - i giovani percepiscono come e quanto la maturità della loro persona è legata alla comunicazione. In maniera positiva, per l'aiuto che offre, e in forma negativa per i condizionamenti che crea (cf. CG23, 63. 125. 183); - infine, molti aspetti della vita credente a livello giovanile, personale e comunitaria, sono legati ad esperienze relazionali e comunicative (cf. CG23, 143-145). Si aprono, indubbiamente, nuovi impegni qualitativi per la comunità salesiana, oltre che nuove prospettive di lavoro a partire dall'ambito della comunicazione. In questa linea indico un'immediata e pratica applicazione del necessario collegamento tra comunicazione ed educazione alla fede. Le precisazioni date sulla prima deliberazione capitolare, in un precedente numero degli Atti del Consiglio, circa la formazione permanente e la giornata comunitaria settimanale, vanno lette e organizzate non dimenticando le esigenze e i problemi della comunicazione oggi nel contesto della evangelizzazione e dell'educazione alla fede. I "dati educativi problematici" emersi nel dibattito capitolare stimolano la carità pastorale del salesiano, che vive come primario l'impegno di educare i giovani alla fede. Nuove «tendenze culturali, mode, modalità di vita si diffondono simultaneamente un po' dovunque» (CG23, 17) per effetto di una comunicazione più rapida. Una locomozione più veloce pone a contatto persone geograficamente lontane e sconosciute. Un trasferimento di notizie in tempo reale pone singoli, gruppi e istituzioni di fronte ad avvenimenti che urgono risposte e decisioni. Una continua interferenza culturale tra mondi distanti pone in rilievo la necessità di capacità critica, di confronto ideale e pratico sul terreno della vita quotidiana di un educatore. Educare oggi ed educare alla fede richiede qualificazione nuova circa le relazioni interpersonali e la comunicazione in gruppo. Ogni azione educativa può essere, infatti, considerata una comunicazione mediata da simboli. Siamo chiamati in causa come "comunicatori" perché siamo educatori. Dove viene meno questa "nuova" comunicazione si notano immediatamente le sfide del mondo giovanile: - la lontananza: «I giovani lontani sono numerosi e sono una forte sfida alla comunità salesiana, che avverte di essere più volte lontana da essi, per mentalità e mancanza di comunicazione» (CG23, 77); - l'irrilevanza della fede: I giovani «tendono a vivere la loro fede "in privato", senza agganciarla con la vita reale che la rifiuta. Queste situazioni di isolamento, di privatizzazione e di estraneità si vivono e si incontrano seminate dovunque, specialmente dai mezzi della comunicazione sociale» (CG23, 84). La comunità salesiana si sente "missionaria dei giovani", ma avverte nello stesso tempo la difficile opera di comunicare, in maniera efficace, la ricchezza della fede. L'organizzazione della comunità, così come viene richiesta dal CG attraverso le prime cinque deliberazioni, troverà una concreta espressione nella ricerca di una "nuova comunicazione".

L'aspetto di "globalità" della nuova forma di comunicazione

I pochi paragrafi degli Atti del CG sono significativi per l'orizzonte in cui si muovono. Non si preoccupano di una definizione tecnica di comunicazione, così com'è possibile ricavare dalle teorie dell'informazione, nei manuali specialistici sui mezzi della comunicazione o nelle scienze linguistiche. Guardano all'aspetto "globale" della comunicazione. Questa è considerata, perciò, come una "relazione": interpersonale e istituzionale, cioè tra persone e tra istituzioni. «Essa non dà solo informazioni, ma comunica idee, crea facilmente consensi e propone modelli di vita e di comportamento» (CG23, 254). L'aspetto di "globalità" richiamato orienta la presenza e l'azione del salesiano singolo e della comunità. Tenerne conto è rendersi atti ad andare incontro ai nuovi bisogni giovanili. La "globalità" ha i suoi riflessi negli "ambienti" in cui opera il salesiano, e investe le dimensioni educativa, culturale, religiosa e spirituale del suo intervento, perché la comunicazione «tocca tutti gli ambiti della vita sociale e tutte le dimensioni della vita personale» (CG23, 254). La comunità deve imparare a crescere nella capacità comunicativa perché possa utilizzare un «linguaggio adatto ai giovani e al popolo, specialmente nella liturgia e nella catechesi» (CG23, 258). È una sfida al salesiano educatore. Dovrà imparare linguaggi molteplici e dovrà utilizzare in maniera più adeguata i mezzi della comunicazione. Don Bosco «si impegnò in imprese apostoliche originali per diffondere e sostenere la fede del popolo» (CG23, 256). La "globalità" indica una meta per il "salesiano operatore di pastorale". Un'immagine guida la riflessione del CG23: Emmaus. La carità del Buon Pastore sulla via di Emmaus è il modello del "comunicatore" salesiano. «Ripetiamo i suoi atteggiamenti: prendiamo l'iniziativa dell'incontro e ci mettiamo accanto ai giovani; con loro percorriamo la strada ascoltando, condividendo le loro ansie ed aspirazioni; a loro spieghiamo con pazienza il messaggio esigente del Vangelo; e con loro ci fermiamo, per ripetere il gesto di spezzare il pane e suscitare in essi l'ardore della fede che li trasforma in testimoni ed annunciatori credibili» (CG23, 93). Ne va di mezzo lo spirito salesiano, che pone al centro la carità del Buon Pastore. Trascurare la comunicazione "nuova" in tutte le sue possibilità (verbale, culturale, simbolica, gestuale, corporale: cf. CG23, 255) è rinunciare all'efficacia educativa, è perdere un'occasione di educazione alla fede.

Alcuni contenuti della nuova forma di comunicazione

La "globalità" della comunicazione ha oggi alcuni "campi di riprova". Il CG23 ne approfondisce tre che rappresentano anche alcuni "obiettivi" ed esprimono alcuni "contenuti" in cui far riuscire la comunicazione: la libertà interiore, la relazione interpersonale, la solidarietà sociale. «L'incidenza della fede sulla vita, o la sua irrilevanza pratica, si manifesta oggi in alcuni aspetti dell'esistenza individuale e della cultura, che diventano perciò suo banco di prova» (CG23, 181). In essi è coinvolta abitualmente la comunicazione. Il primo: la formazione della coscienza (CG23, 182-191). Scrive Giovanni Paolo II nel messaggio per la giornata della pace, 1 gennaio 1991: «Tra le molte altre istituzioni e organismi, che svolgono un ruolo specifico nella formazione della coscienza sono da ricordare anche i mezzi di comuncazione sociale. Nell'attuale mondo di rapida comunicazione i mass-media possono svolgere un ruolo estremamente importante, anzi essenziale, nel promuovere la ricerca della verità evitando di presentare soltanto gli interessi limitati di questa o quella persona, di questo o quel gruppo o ideologia. Tali mezzi costituiscono spesso l'unica fonte di formazione per un numero sempre maggiore di persone. Come, dunque, devono essere usati responsabilmente a servizio della verità!». Il secondo: l'educazione all'amore (CG23, 192-202). È un tipico tema di comunicazione interpersonale che esige per lo sviluppo e la ricchezza delle persone interessate maturità umana affettiva e scelta decisa e riconoscimento di alcuni valori esistenziali di primaria importanza: autonomia, creatività, rispetto, dialogo, solidarietà, donazione. È superfluo soffermarsi per indicare l'incidenza dei mezzi della comunicazione sociale nell'ambito dell'educazione all'amore. È necessario, da parte di molte comunità crdenti, un forte impegno pratico ed operativo, per contrastare una cultura contemporanea che usa gli strumenti di comunicazione di massa per stravolgere i valori e indebolire le forze di resistenza dei giovani di fronte al dilagante edonismo. Come salesiani vantiamo un numero significativo di attività ed opere di comunicazione. Trovano nelle indicazioni del CG23 uno stimolo per un lavoro efficace e di qualità. E terzo: la dimensione sociale della carità (CG23, 203-214). La relazione deve diventare responsabilità e partecipazione. L'esperienza della vita salesiana immette in «nuove e tragiche forme di povertà: devianza, emarginazione, sfruttamento di persone e droga» (CG23, 203). Intanto «emergono nuovi problemi che richiedono la partecipazione attiva dei singoli: la pace, l'ambiente e l'uso dei beni, la questione morale in ogni singola nazione, i rapporti internazionali, i diritti delle persone indifese» (CG23, 204). Deve nascere una cultura diversa. Bisogna educare al valore della solidarietà. «La comunità cerca di testimoniare la giustizia e la pace di fronte ai giovani e di promuoverle ovunque. Vive perciò in profonda sintonia con i grandi problemi del mondo ed è attenta alle sofferenze dell'ambiente in cui è inserita» (CG23, 208).

Dai grandi orizzonti alla indispensabile struttura operativa

II CG23 non si è soffermato solo sulla comunicazione. Ha parlato direttamente, con poche espressioni, di comunicazione sociale. Accanto agli aspetti relazionali ha considerato pure i processi tipici per la comunicazione dei messaggi. Per tutto ciò ha creduto opportuno indicare una struttura operativa: l'incaricato ispettoriale della comunicazione sociale (cf. CG23, 259). Ecco la determinazione degli Atti che rende immediatamente pratico tutto il discorso sulla comunicazione sociale: «L'Ispettore nomini l'incaricato ispettoriale della Comunicazione Sociale» (CG23, 259). Probabilmente in varie Ispettorie la determinazione conferma una prassi ormai rassodata. In altre, invece, richiede il superamento di un ritardo non proficuo, né sotto il profilo comunitario, né sotto quello apostolico. Per tutte, poi, rappresenta una scelta importante, in quanto porta il tema della comunicazione sociale dentro l'organizzazione ispettoriale, sia da un punto di vista di responsabilità, sia dal punto di vista pastorale. È un passo ulteriore nella linea e nella sensibilità degli articoli 6 e 43 delle Costituzioni rinnovate. In verità restano da realizzare, a seconda delle possibilità concrete di ciascuna Ispettoria e nelle Regioni salesiane attraverso intese più ampie, i Regolamenti Generali, in particolare gli articoli 31, 32 e 33. Per comodità di reperimento immediato li riporto di seguito. «L'Ispettore con il suo Consiglio promuova, secondo le possibilità locali, la nostra presenza pastorale nel settore della comunicazione sociale. Prepari i confratelli a inserirsi nei circuiti della stampa, del cinema, della radio e della televisione: istituisca e potenzi i nostri centri editoriali per la produzione e la diffusione di libri, sussidi e periodici e i centri di emittenza e produzione di programmi audiovisivi, radiofonici, televisivi. Questi servizi siano impostati su sicure basi giuridiche ed economiche e trovino forme di collegamento e di cooperazione con centri di altre ispettorie e col consigliere generale per la Famiglia Salesiana e la comunicazione sociale» (Reg. 31). «I salesiani si preoccupino di educare i giovani alla comprensione dei linguaggi della comunicazione sociale e al senso critico, estetico e morale. Favoriscano le attività musicali e teatrali e i circoli per la lettura e il cinema» (Reg. 32). «Siano potenziati i canali d'informazione e di dialogo all'interno e all'esterno della Congregazione e della Famiglia Salesiana (bollettini, ANS, cortometraggi, videocassette... ), utilizzando opportunamente anche i mezzi offerti dalle nuove tecnologie. I centri editoriali che operano in una stessa nazione o regione cerchino forme convenienti di collaborazione in vista di un progetto unitario» (Reg. 33). Il volume di impegno e di attività collegato con la comunicazione sociale risulta ampio, impegnativo, esigente, qualificato. Ha dato, però, l'impressione di essere lasciato alla buona volontà di alcuni e all'inventiva di iniziatori benemeriti: La decisione capitolare dovrebbe dare ulteriore impulso, qualificato éd organico, a tutto il lavoro del settore. L'indicazione di una persona responsabile a livello ispettoriale era il minimo che si poteva richiedere in sede di Capitolo Generale. Era, però, il primo e indispensabile passo per dar vita ad una nuova attenzione da parte della comunità a questa "priorità apostolica" (Cost. 43); iniziare un coordinamento tra le persone e le attività; prevedere un collegamento delle forze operanti all'interno della Famiglia Salesiana, nel territorio e nella Chiesa locale; avviare una promozione delle nuove iniziative legate alla cultura odierna, che deve tanto alla comunicazione. Ogni Ispettoria ha ora il compito di adeguare la propria organizzazione del lavoro considerando la presenza del nuovo incaricato.

Figura e ruolo dell'incaricato ispettoriale della comunicazione sociale

Non è di oggi la riflessione sulla figura e il ruolo dell'incaricato della comunicazione sociale in Ispettoria. Tre seminari di studio, in tre distinte Regioni salesiane, promossi dal Dicastero nel precedente sessennio, hanno già raccolto quanto si va facendo nelle comunità salesiane e quanto è necessario ancora fare per essere al passo con i tempi e con la tradizione di Don Bosco. Non riprendo materialmente le indicazione emerse, perché andranno aggiornate con il CG23 e perché sono previsti alcuni incontri continentali per riflettere ulteriormente sul tema, in un prossimo futuro. Mi è sufficiente richiamare il n. 259 del CG23, con un rapido commento operativo. «L'Ispettore nomini l'incaricato ispettoriale della Comunicazione sociale. Egli - assisterà le singole comunità nella promozione delle varie real tà comunicative; - presterà il suo servizio ai vari settori di attività e terrà i rapporti con gli organismi locali, ecclesiastici e civili. In tutto ciò che riguarda l'educazione dei giovani egli opera all'interno dell'équipe di pastorale giovanile». Ecco le conclusioni semplici che si ricavano dal testo capitolare: - Ogni Ispettoria deve avere il suo incaricato della comunicazione sociale: è il modo più immediato per assicurare la realizzazione di tutti gli impegni che l'Ispettoria ha nei confronti del settore della CS, e ricordati dagli articoli dei Regolamenti Generali. Evidentemente questo discorso organizzativo sottende l'altro di preparazione di persone qualificate nel settore. La nomina dell'incaricato ispettoriale non è un impegno puramente formale. Richiama agli Ispettori l'urgenza di preparare persone alle quali affidare questo impegno. - L'incaricato ispettoriale della comunicazione sociale è membro dell'équipe che assiste e collabora con il delegato ispettoriale della pastorale giovanile, perché i progetti della CS non si pongono al di fuori della programmazione ispettoriale e della pastorale giovanile ispettoriale. Si supera in questo modo un parallelismo di interventi e di criteri che risulterebbe nocivo ai giovani destinatari. - L'incaricato ispettoriale della comunicazione sociale opera fondamentalmente in tre direzioni: · le comunità salesiane: Queste hanno bisogno di accompagnamento per sviluppare e promuovere la conoscenza e le attività molteplici di comunicazione. Ci sono in comunità molte forze e potenzialità: manca uno stimolatore qualificato. · gli organismi ecclesiastici e civili: È un'opera che ha diversi nomi. Si dice: relazioni pubbliche. Si chiama: costruzione di un'immagine ufficiale della comunità salesiana. Si riconosce: rappresentanza salesiana in istituzioni che si occupano di comunicazione sociale. Si presenta negli organismi ecclesiastici e civili con un impegno di confronto, di collaborazione e di offerta originale del proprio carisma. · i diversi settori di attività: Rende un servizio di qualificazione. ai diversi settori dell'attività salesiana, in quanto la dimensione della comunicazione sociale le attraversa tutte e con tutte si rende disponibile a verificare contenuti, strumenti e modalità di realizzazione. Conclusione

Il "molto" che c'è nel CG23 relativamente alla comunicazione non è di quantità, ma di qualità. Scoprirla è gia sentirsi invogliati a realizzare nel proprio ambito di lavoro. Le comunità hanno la responsabilità di svelare ai confratelli gli orizzonti nuovi e interessanti che la Congregazione apre loro dinnanzi.