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ACG 424_Una rinnovata attenzione al Salesiano Coadiutore

Una rinnovata attenzione al Salesiano Coadiutore

 

Ivo Coelho, SDB, Consigliere per la Formazione

[ACG 424 - 2017]

La pubblicazione del documento Identità e missione del fratello religioso nella Chiesa da parte della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, verso il termine dell’anno dedicato alla vita religiosa, ci offre una opportunità per guardare con rinnovata attenzione alla vocazione del salesiano coadiutore. Il CG27 ci ha chiesto di continuare la ‘riflessione sia sul versante della via consacrata, sia sulla specificità dei coadiutori in ordine alla vita fraterna e alla missione.’[1] Di fatti, come vedremo di seguito, la riflessione sul salesiano coadiutore apre la via per la comprensione di elementi importanti della nostra unica vocazione salesiana.

 

1. Il cammino della congregazione fino a oggi

Quasi tutti i capitoli Generali hanno preso in considerazione il tema della vocazione del salesiano coadiutore. Spicca tra gli altri il documento del CG21 (1978): “Il salesiano coadiutore. Una vocazione di ‘religioso laico’ a servizio della missione salesiana.” La famosa lettera di Don Viganò era un commento autorevole a questo documento: “La componente laicale della comunità salesiana” (ACG 298, 1980). Nel 1984 il CG22 ci ha dato il testo definitivo delle Costituzioni e nel 1986 è seguito Il Progetto di vita del salesiani di don Bosco. Nel 1989 abbiamo un altro frutto di quanto era stato deciso nel CG22: Il Salesiano Coadiutore: storia, identità, pastorale vocazionale e formazione.[2] Nel 2001 don Vecchi ha scritto la lettera: “Beatificazione del Coadiutore Artemide Zatti: una novità dirompente” (ACG 376). Nello stesso numero degli ACG abbiamo anche una lettera di don G. Nicolussi e don A. Domenech: “Un impegno rinnovato e straordinario per la vocazione del salesiano coadiutore.” Nel 2003 don Cereda ha offerto gli orientamenti: “Cura e promozione della vocazione del salesiano coadiutore: un impegno di concretezza per tutto il sessennio” (ACG 382). Il CG26 ha presentato la vita salesiana come una unica vocazione in due forme, presbiterale e laicale, mettendo in evidenza gli elementi comuni e la specificità e la reciprocità delle due forme. Infine nel 2013 il Rettor Maggiore con il suo consiglio ha approvato la revisione di alcune sessioni della Ratio a riguardo della formazione del salesiano coadiutore. [3]

Leggendo questo materiale, vi sono alcuni punti che nitidamente emergono. Il cammino di riflessione della congregazione sul salesiano coadiutore si può riassumere in tre parole: comunità, missione, identità consacrata.

 

1.1 Comunità

Il GC21 colloca il salesiano coadiutore e il salesiano prete dentro la comunità salesiana e lo fa con una deliberata enfasi: “Non saranno quindi i singoli a portare avanti il messaggio [di don Bosco], ma le sue comunità, ‘formate da presbiteri e laici,’ fraternamente e profondamente integrati tra di loro.” Per questo, dice il capitolo, “solo nella comunità fraterna ed apostolica può essere adeguatamente studiata e valutata la dimensione esatta di ogni Salesiano” (CG21, 171; vedi anche 194-196: Essenziale correlatività tra il salesiano coadiutore e il salesiano prete).

La grande intuizione del CG 21 è stata corroborata e approfondita da successivi sviluppi del magistero ecclesiastico. Christifideles Laici presenta e comprende gli stati di vita cristiani dentro la “Chiesa che è Comunione” e insegna che “nella Chiesa-Comunione gli stati di vita sono tra loro così collegati da essere ordinati l'uno all'altro,” diversi e insieme complementari, ciascuno con un suo originale e inconfondibile fisionomia e nello stesso tempo ciascuno di essi si pone in relazione agli altri e al loro servizio. (CL 55).

Nei tre documenti ecclesiali sugli stati di vita nella Chiesa – Pastores Dabo Vobis, Christifideles Laici, e Vita Consacrata – emerge una “teologia del segno.” Lo specifico di ogni stato appartiene in realtà a tutta la Chiesa, ma si trova incarnato eminentemente in quella particolare condizione di vita, perché così possa servire come segno e profezia agli altri stati. Ad esempio, il servizio non è un carattere del diaconato in modo esclusivo; tutta la chiesa è chiamata al servizio. Ma il diacono è per tutti icona di servizio, un richiamo alla nostra comune vocazione al servizio. Similmente lo stato laicale è testimone della bontà e sacralità delle realtà create, e i religiosi sono segno del carattere escatologico che ha tutta la chiesa, ricordando a ciascuno la chiamata suprema a diventare così uniti con Dio che in quel giorno non ci sarà più il ‘prendere moglie o prendere marito,’ ma comunione piena e perfetta in Lui e tra di noi (CL 55).

Quando il CG21 dice che la caratteristica specifica del salesiano coadiutore è la dimensione laicale,[4] è chiaro che questo deve essere inteso in relazione alla comunità e al salesiano presbitero. Don Viganò, infatti, nella sua lettera che seguì a breve distanza il CG21, aveva anticipato la teologia del segno quando parlava dell’ “apertura secolare” di tutta la congregazione, e del coadiutore come incarnazione di questa apertura.[5] “L’approfondimento della figura del Coadiutore ci offre un ‘test’,” diceva don Viganò, “per la chiarificazione della componente laicale della nostra comunità.”[6] Il salesiano coadiutore, possiamo dire, è un icona della dimensione laicale della congregazione. Nelle parole del CG24: “Ai fratelli consacrati richiama i valori della creazione e delle realtà secolari,” invitandoli a collaborare con i laici e ricordando loro che l’apostolato va oltre compiti strettamente sacerdotali o catechetici; “ai fratelli laici richiama i valori della totale dedizione a Dio per la causa del Regno. A tutti offre una particolare sensibilità per il mondo di lavoro, l’attenzione al territorio, le esigenze della professionalità attraverso cui passa la sua azione educativa e pastorale.” (CG24, 154) Ai fratelli e sorelle appartenenti a altre religioni del mondo, possiamo aggiungere, egli è profeta della bellezza e bontà delle realtà create.

Il salesiano coadiutore è segno non solo della dimensione laicale della comunità e della congregazione, ma anche della comunione e della fraternità, come è sottolineato con forza nell’ Identità e missione del fratello religioso nella Chiesa. Questo documento ha destato sorpresa per la maniera nella quale insiste quasi unicamente sulla fraternità come il segno caratteristico del religioso fratello. In realtà la comunione non è e non può essere affatto un punto marginale per noi che crediamo in un Dio trinitario, mistero di comunione e di amore. Per papa Francesco, la questione centrale nella Chiesa oggi è la comunione. La vita consacrata è confessio trinitatis, e nella sua lettera di indizione dell’anno di vita consacrata il papa ci ha ricordato che la vita consacrata non può chiudersi in se stessa: la sua vocazione è al contrario di espandere la comunione in circoli concentrici, in un dilatarsi che non conosce limiti.

Così il salesiano coadiutore ha un posto speciale nella comunità salesiana, nella comunità educativa-pastorale, nella comunità ecclesiale, nella comunità umana: sempre e ovunque lui è icona di fraternità. Il CG21 aveva già detto a proposito del coadiutore: “Viene costantemente animato nella fedeltà alla sua specifica vocazione, e diventa, insieme con i suoi confratelli, un segno della nuova e definitiva fraternità instaurata da Cristo” (CG21, 176).

 

1.2 Missione

Il secondo punto che emerge nella riflessione della congregazione è la centralità carismatica della missione. Il CG22 (1984), nella rielaborazione del testo definitivo delle Costituzioni, ha scelto di incentrare esplicitamente tutti gli elementi della vita e della attività salesiana nella missione. Questo si percepisce non soltanto dagli articoli ma anche dalla articolazione portante del testo costituzionale: “Inviati ai giovani in comunità al seguito di Cristo”. Dunque è alla luce della missione che dobbiamo interrogarci sulla identità del salesiano coadiutore e del salesiano presbitero.

Nell’indice analitico delle Costituzioni troviamo soltanto due articoli sull’identità specifica del salesiano coadiutore e del salesiano presbitero: C 45 e C 117 (e 6 articoli sul prete riguardo all’autorità!). Purtroppo l’indice non fa alcun riferimento a un articolo di massima importanza a questo riguardo: l’articolo 98, l’esperienza formativa:

Illuminato dalla persona di Cristo e dal suo Vangelo, vissuto secondo lo spirito di Don Bosco, il salesiano si impegna in un processo formativo che dura tutta la vita e ne rispetta i ritmi di maturazione. Fa esperienza dei valori della vocazione salesiana nei diversi momenti della sua esistenza e accetta l’ascesi che tale cammino comporta.

Con l’aiuto di Maria, madre e maestra, tende a diventare educatore pastore dei giovani nella forma laicale o sacerdotale che gli è propria.

Pastore e educatore dei giovani: questa è la nostra identità fondamentale, il “genere supremo”, quello che è comune a ogni vocazione salesiana; soltanto dopo viene la distinzione “nella forma laicale o sacerdotale che gli è propria.” Questa identità-nella-differenza diventa concreta nelle fasi iniziali della vita salesiana, attraverso una formazione “di livello paritario” (C 106), e sempre attraverso lo sforzo di imparare dall’esperienza i valori e il significato della vocazione salesiana (C 98), e di discernere negli eventi di ogni giorno la voce dello Spirito (C 119). È all’interno della comunità educativo pastorale che manifestiamo la identità comune di educatori e pastori, insieme alla specificità e reciprocità delle due forme della nostra vocazione. Dentro questa comunità oggi è importante che si assicuri una maggiore visibilità al salesiano coadiutore.

È ovvio che missione non è semplicemente lavoro. La nostra missione di pastori e educatori consiste nel rivelare Dio. Siamo chiamati a essere epifania di Dio, come era Gesù: segni e portatori dell’amore di Dio per i giovani, vultus misercordiae.

 

1.3 Identità di consacrati

La missione salesiana appartiene a tutti i membri della Famiglia Salesiana; noi la viviamo da religiosi. Occorre – come dice don Cereda nella sua lettera del 2003 – approfondire la dimensione di consacrazione. Specialmente con l’insistenza sulla condivisione della missione con i laici, la chiarificazione e appropriazione della nostra identità di consacrati è di importanza capitale.

Le incertezze nella comprensione della vita consacrata hanno avuto delle conseguenze pesanti, non solo nel capire ma anche nel vivere la vocazione salesiana consacrata nelle sue due forme. Da un lato c’è la tentazione di ridurre la vocazione del salesiano prete esclusivamente all’aspetto sacerdotale, e molto spesso a una idea meramente funzionale del sacerdozio, quando non addirittura a un clericalismo in ricerca di potere, denaro e dignità. Dall’altro lato c’è l’incapacità di comprendere la vocazione del salesiano coadiutore, con tendenze a una compensazione clericalista oppure a una riduzione secolarista.[7]

In questo contesto, Vita Consecrata (1996) ha fatto provvidenzialmente chiarezza e ha definito bene il posto che la vita consacrata occupa nella Chiesa.  Ma cosa vuole dire essere “memoria vivente” di Gesù (VC 22)? Che differenza fanno i nostri voti nel modo in cui condividiamo la missione salesiana?

Possiamo chiederci: qual è il significato del celibato di Gesù? Come sempre, nulla di quanto Gesù compie si esaurisce su un piano puramente funzionale, quasi si trattasse di strategie adottate per facilitare il suo ministero. È chiaro che Gesù riconosce pienamente il valore del matrimonio; e comunque fa la scelta di essere celibe, in una società dove il celibato non esisteva. Perché? Perché Gesù è l’epifania di Dio Padre. Ci porta la buona notizia con la parola e l’esempio della sua vita che la nostra vocazione suprema è la comunione piena con Dio. Il celibato di Gesù è una anticipazione e rivelazione potente della “vita della risurrezione,” dove non ci sarà più prender moglie o marito. E le persone consacrate sono chiamate a essere precisamente memoria vivente di Gesù, un segno escatologico, proprio per la loro vita di castità, povertà e obbedienza.

In un mondo che ha scoperto la bellezza del corpo e della sessualità, del creato e della libertà, ma che rischia continuamente di distrugge tutto per le esagerazioni, distorsioni, assolutizzazioni di ciò che è solo relativo e fragile, le persone consacrate sono terapia spirituale, segno, profezia.  

È la vita, il nostro modo di vivere, che è segno. Il ministero di un prete rimane valido anche se il prete fosse indegno per il suo stile di vita; la persona consacrata invece è segno soltanto attraverso la genuina trasparenza della sua vita. Non esiste la castità di chi non è casto.[8]

Nella chiesa c’è Pietro, ma c’è anche Maria, e la chiesa è mariana prima di essere petrina. Non tutti sono chiamati a essere Pietro, e il ministero petrino passerà con questo mondo – come afferma lo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica.[9] Ma tutti sono chiamati a essere Maria, la vocazione ultima di tutta la Chiesa, la parte che non sarà mai tolta. Le persone consacrate sono un segno e un richiamo per tutta la Chiesa di questa chiamata e destino definitivi. E anche qui il coadiutore è un segno per i suoi confratelli preti nella comunità. La sua vocazione è vita salesiana in una forma pura e trasparente,[10] in statu nascendi,[11] un richiamo permanente ai suoi fratelli presbiteri della loro consacrazione.

 

2.  La via davanti a noi

Il cammino di riflessione sul salesiano coadiutore nella congregazione ci porta a riscoprire il tesoro della vocazione salesiana consacrata nelle sue due forme. In questi orientamenti, tuttavia, come già detto in apertura, desideriamo richiamare l’attenzione alla forma laicale della nostra vocazione. Le statistiche fan vedere che il numero di confratelli coadiutori nelle fasi iniziali della formazione sta diminuendo: solo il 7,90%, mentre la percentuale di coadiutori sul totale dei confratelli in congregazione è 11,92%. Ma la percentuale scende ancor più nelle regioni con maggiore crescita vocazionale (5.06% - dati del 31 dicembre 2015). Di fronte a questi numeri non si può assumere che tutto stia andando avanti bene per il grande numero di quelli che aspirano al presbiterato. La questione della identità religiosa salesiana è urgente per entrambe le forme della nostra vocazione.

 

 

Formazione inziale al 31 dicembre 2015[12]

 

Postnov.

Tirocinio

Specializzazione prima di formazione specifica

Formazione specifica

Totale formazione iniziale

Totale SDB

 

S

L

S

L

S

L

S

L

S

L

Totale

% L

Total

% L

Africa Madag.

265

19

123

10

31

4

146

4

565

37

602

6.15

1479

12.51

Asia Est –Oceania

55

16

55

9

9

12

105

10

224

47

271

15.47

1408

14.48

Asia Sud

310

13

201

11

206

15

217

4

934

43

977

4.40

2682

5.59

Europa Cent. Nord

52

4

46

7

2

1

81

8

181

20

201

9.95

2416

8.73

Mediterranea

36

6

40

5

24

3

62

7

162

21

183

11.48

3117

17.97

America Cono Sud

53

17

42

1

3

4

69

7

167

29

196

14.80

1337

13.24

Interamerica

90

11

57

2

0

0

108

4

255

17

272

6.25

1817

10.89

UPS + RMG[13]

1

0

1

0

0

0

2

0

4

0

4

0

204

9.75

 

Totale

862

86

565

45

275

39

790

40

2492

214

2706

7.90

14460

11.92

 

Negli ultimi anni, la congregazione ha fatto grandi sforzi per accompagnare la crescita vocazionale del salesiano coadiutore; ne è un esempio la revisione della Ratio sulla formazione iniziale del salesiano coadiutore, e la nascita di centri per la formazione specifica dei salesiani coadiutori (CRESCO, a Città del Guatemala; Sunyani, in Gana; Yaoundé, in Cameroon; Shillong, in India; Parañaque, nelle Filippine; Torino – anche se Torino e Sunyani non sono più operativi, e l’attività in Shillong è stata temporaneamente sospesa). Con questa lettera vorremmo indicare ulteriori direzioni per il cammino a venire.

 

Strategie e linee di azione

Riflessione sulla identità della vita consacrata salesiana nelle sue due forme

Orientamenti negli ACG

Sussidi sulla identità salesiana consacrata e l’identità specifica del salesiano presbitero e del salesiano coadiutore

Chiarire i criteri per il discernimento tra le due forme della nostra vocazione

Piani per l’animazione dell’ispettoria nell’area della identità salesiana consacrata nelle due forme

Settore per la formazione

Settore per la formazione

 

Settore per la formazione

 

Ispettore e delegato ispettoriale per la formazione

Animazione
vocazionale

Valorizzare le due figure modello di salesiano coadiutore e salesiano presbitero (Beato Coadiutore Stefan Sandor e don Titus Zeman, che sarà beatificato nel 2017), come occasione per la promozione della nostra vocazione nelle sue due forme

Delegato ispettoriale per la formazione insieme al delegato ispettoriale per la pastorale giovanile

 

Formazione iniziale

Corsi regionali per gli incaricati di prenoviziati nel 2017

Coordinatori Regionali per la Formazione, con Settore

Formazione iniziale dei salesiani coadiutori

Percorsi personalizzati di formazione iniziale in linea con il capitolo rinnovato della Ratio (2013) sul salesiano coadiutore

Preparazione e presenza dei confratelli  coadiutori negli equipe formatrici

Ispettore con il singolo confratello coadiutore

 

Ispettore

Formazione specifica dei salesiani coadiutori

Rafforzare i centri già esistenti (CRESCO, Yaoundé, Parañaque) e studiare il modo di attivare anche altri centri (Europa; Asia Sud; Africa e Madagascar di lingua inglese)

Studio i curricoli esistenti, e la metodologia di insegnamento, per la formazione specifica dei coadiutori, anche con l’aiuto di una consulta tra coadiutori da tutto il mondo

Settore con consiglieri regionali e ispettori coinvolti

 

Settore per la formazione

 

Studi Salesiani

Corsi online per facilitare la formazione di formatori in studi salesiani

Settore per la formazione

 

3. Conclusione

Nella Chiesa-comunione la vocazione del salesiano coadiutore può esser compresa soltanto in relazione a quella del salesiano presbitero, alla comunità, alla missione e alla vita consacrata.  Come salesiani, persone consacrate, siamo segni e portatori dell’amore di Dio ai giovani, memoria vivente di Gesù. Nella sua lettera all’inizio e dell’anno sulla vita consacrata, papa Francesco ha insistito precisamente su questo:

Mi attendo che “svegliate il mondo”, perché la nota che caratterizza la vita consacrata è la profezia. Come ho detto ai Superiori Generali «la radicalità evangelica non è solamente dei religiosi: è richiesta a tutti. Ma i religiosi seguono il Signore in maniera speciale, in modo profetico». È questa la priorità che adesso è richiesta: «essere profeti che testimoniano come Gesù ha vissuto su questa terra…».[14]

E di nuovo:

Che cosa mi attendo in particolare da questo Anno di grazia della vita consacrata? Che sia sempre vero quello che ho detto una volta: «Dove ci sono i religiosi c’è gioia».[15]

Attraverso l’intercessione del beato Artemide Zatti, beato Stefan Sandor e venerabile Simaan Srugi, preghiamo per la vita salesiana consacrata perché sia trasparente, visibile e soprattutto gioiosa. La gioia è contagiosa, e salesiani gioiosi sono la pubblicità più bella per la nostra vocazione. Non dimentichiamo la via pulchritudinis! (EG 167)


[1] CG27 69.7, e anche  28.

[2] Dicastero per la Formazione, Il Salesiano Coadiutore: storia, identità, pastorale vocazionale e formazione (Roma: Editrice SDB, 1989).

[3] Disponibile in www.sdb.org.

[4] “La dimensione laicale è la forma concreta con cui il SC vive e agisce come religioso salesiano.” (CG21, 178)

[5] E. Viganò, “La componente laicale della comunità salesiana,” Lettere circolari di don Egidio Viganò ai Salesiani (Roma 1996) 1,211-213. Dando uno sguardo al paragrafo 4, notiamo che don Viganò distingue tre significati di “laicità,” osservando che il salesiano coadiutore non vive la laicità tipica dei “laici” all’interno della Chiesa. Nonostante questo la vocazione del salesiano coadiutore ha una certa affinità con i primi due significati di “laicità.”

[6] Viganò 1,211.

[7] Abraham M. Antony, “On the Sublime Vocation of the Religious Brother,” Consecrated Life Today, ed. Paul Vadakumpadan and Jose Varickasseril (Shillong, 2015) 107; e Andrea Bozzolo, Sapientiam dedit illi. Studi su don Bosco e sul carisma salesiano (LAS, 2015) 318.

[8] Vedi Bozzolo 335.

[9] Catechismo della Chiesa Cattolica n. 773.

[10] Filippo Rinaldi in ASC 4, citato da Viganò, “The Lay Element in the Salesian Community,” AGC 298 (1980) sezione 5.

[11] In statu nascendi: Lo ‘stato nascente’ è ‘lo stato di alcuni elementi nel momento in cui si liberano da una reazione chimica o elettrolitica, caratterizzato da un’alta reattività.’ Il termine è usato per analogia in altri campi, per indicare la grande potenzialità che alcune esperienze/situazioni contengono nel loro inizio, capace di influenzare tutti gli sviluppi futuri. Vedi uso che ne fa Francesco Alberoni, che parla di ‘stato nascente’ per identificare il periodo entro il quale un gruppo di persone, accomunate da speranze comuni, si unisce per creare una forza nuova (es. movimento), vedendo in questi inizi dinamiche molto simili a quelle che si riscontrano nella relazione a due dell’innamoramento.

[12] Formazione iniziale in questa tabella include i salesiani dopo la prima professione fino al diaconato (incluso) o fino al quinto anno dopo la professione perpetua per i salesiani coadiutori.

[13] Include l’Eritrea.

[14] Francesco, Lettera apostolica a tutti i consacrati, 21 Novembre 2014, II.2.

[15] Francesco, Lettera apostolica a tutti i consacrati, 21 Novembre 2014, II.1.