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Orientamenti sulla formazione iniziale in AFRICA - MADAGASCAR

Ai Reverendi Signori Ispettori e Superiori
Ai Reverendi Delegati ispettoriali di formazione

Regione AFRICA e MADAGASCAR

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Oggetto: Orientamenti sulla formazione iniziale in AFRICA - MADAGASCAR

Carissimi Ispettori, Superiori e Delegati,
vi presento gli “Orientamenti sulla formazione iniziale nella Regione Africa e Madagascar”. Essi sono il risultato di un lungo lavoro: la mia visita alle comunità formatrici, la valutazione della loro consistenza quantitativa e qualitativa, la revisione dei Direttori ispettoriali - Sezione formazione, le vostre risposte al mio Rapporto sulla formazione iniziale ed infine lo studio da parte del Rettor Maggiore e del Consiglio generale.
Nel 1980 l’elenco salesiano enumerava solo 2 case di formazione in tutta l’Africa: Butare in Rwanda e Kansebula in Congo. Nel 2005 troviamo 18 prenoviziati, 10 noviziati, 8 postnoviziati, 4 comunità per gli studenti di teologia e 1 comunità per la formazione specifica dei salesiani coadiutori, per un totale di 41 comunità formatrici.
In questo periodo si sono aperti anche 6 centri salesiani di studio: uno per la teologia a Lubumbashi - Congo e cinque per la filosofia e scienze umane a Luanda - Angola, Kansebula - Congo, Ibadan - Nigeria, Moshi - Tanzania, Lomé - Togo. Le Circoscrizioni, che non hanno centri salesiani di studio, inviano i loro formandi in centri di studio, religiosi o diocesani, con cui esse collaborano.
Vi ringrazio di cuore per la collaborazione offerta durante questo processo; spero che esso sia stato un utile esercizio anche per voi. Con questa lettera intendo sottolineare alcuni aspetti positivi della formazione iniziale nella Regione ed altri che sembrano richiedere più attenzione. Vi segnalo in particolare alcuni orientamenti da parte del Rettor Maggiore e del suo Consiglio.

1. COLLEGAMENTO TRA ANIMAZIONE VOCAZIONALE E FORMAZIONE

E’ certamente una benedizione di Dio la crescente fioritura di vocazioni locali in Africa e Madagascar; è una nuova esperienza per la Congregazione, che richiede riflessione, discernimento e risorse. Nella Regione attualmente c’è una media di 80 - 100 novizi all’ anno. Di fronte al dono di tante vocazioni, c’è da parte di tutti la consapevolezza che la formazione è un impegno prioritario.
La Ratio chiede che prima del prenoviziato il candidato faccia “un serio cammino di pastorale vocazionale” (FSDB 329) e che venga ammesso al prenoviziato solo “quando ha fatto l’opzione per la vita salesiana” (FSDB 330). Non è possibile infatti che in un anno di prenoviziato si possa acquisire la formazione umana e cristiana richiesta per accedere al noviziato.
Ha un’importanza notevole il cammino che si fa prima del prenoviziato, in particolare è strategica la scelta dell’aspirantato (Reg. 17). Non ci può essere un buon processo formativo, senza l’esperienza dell’aspirantato (ACG 385 p. 44 - 45); esso è necessario anche per il discernimento vocazionale, in modo che il candidato faccia l’opzione per la vita salesiana prima di iniziare il prenoviziato.
Diverse sono i modi di impostare questa esperienza prima del prenoviziato. AET, ANG, MDG, MOZ, ZMB hanno una o più comunità di accompagnamento e accoglienza per giovani che dimostrano segni di vocazione salesiana. AFE ha un aspirantato in ognuno dei paesi che costituiscono l’Ispettoria.
AFC e RWB hanno un’esperienza di preaspirantato e poi di aspirantato. Poiché in Africa è difficile comprendere le motivazioni vocazionali, queste Circoscrizioni hanno scelto di prolungare il processo di discernimento, realizzandolo in due comunità differenti e coinvolgendo più confratelli.
AFO e ATE preferiscono non togliere il candidato troppo presto dalle radici del suo ambiente; essi seguono i candidati mediante gruppi vocazionali, con un programma formativo di incontri e attività.
L’esperienza comunitaria e l’accompagnamento dell’aspirantato facilitano la conoscenza del candidato e della sua famiglia; illuminano meglio il discernimento delle motivazioni; aiutano ad affrontare difficoltà etniche e a superare carenze culturali e familiari; assicurano il cammino di crescita sia umana che cristiana.
Una delle caratteristiche delle vocazioni della Regione è l’età abbastanza alta dei candidati, dovuta in gran parte al fatto che in molte parti dell’Africa e Madagascar, specialmente nei villaggi, i ragazzi cominciano la scuola primaria molto tardi. Parecchie Ispettorie infatti hanno novizi la cui età, in buona parte, oscilla tra 24 e 29 anni.
Un’altra caratteristica è data dal livello culturale alquanto debole dei candidati. Alcuni di loro vengono dalle nostre scuole professionali, che preparano i giovani al lavoro e non hanno una buona base culturale. Molti altri vengono dalle scuole pubbliche, in cui il livello scolastico è povero.
L’aspirantato è il punto di raccordo tra la pastorale giovanile e il cammino formativo. A livello ispettoriale e a livello regionale è necessario un confronto tra animatori vocazionali, incaricati degli aspiranti, incaricati dei prenovizi, delegati ispettoriali di formazione, su come avviene l’opzione per la vita salesiana e la formazione umana e cristiana prima del prenoviziato. In particolare le modalità di valutazione delle motivazioni, l’età dei prenovizi e la loro preparazione culturale hanno bisogno di essere meglio monitorati e invitano a cercare nuove soluzioni per l’aspirantato.

Orientamenti

1.1. E’ importante che nell’anno precedente il prenoviziato ci sia un’esperienza di aspirantato, ossia accompagnamento personale, discernimento vocazionale, conoscenza della famiglia, partecipazione alla vita e missione della comunità salesiana, studio e consolidamento culturale.
1.2. Si chiede di rafforzare nell’aspirantato la presentazione di entrambe le vocazioni della vita salesiana, quella del salesiano prete e quella del salesiano coadiutore, senza che in questo momento il candidato venga invitato a prendere una decisione al riguardo.
1.3. E’ importante prestare più attenzione al cammino vocazionale degli aspiranti anche durante il periodo della scuola secondaria; ciò potrebbe aiutare ad abbassare l’età dei candidati e a dar loro un maggior radicamento di cultura e di fede. Non si acceda al prenoviziato, se non dopo aver concluso la scuola secondaria. L’età di ingresso al prenoviziato non deve superare ordinariamente i 24 anni. I candidati invece, che hanno già concluso la scuola secondaria e che non vengono dai nostri ambienti, richiedono un´altra forma di aspirantato prima di iniziare il prenoviziato.
1.4. In vista di un più stretto coordinamento tra l’aspirantato e il prenoviziato, si auspica che in ogni Ispettoria e nella Regione ci sia un regolare confronto tra i responsabili degli aspirantati e gli incaricati dei prenoviziati.
1.5. Soprattutto durante l’aspirantato e il prenoviziato, e se c’è bisogno anche durante il noviziato, si potenzi lo studio sistematico della lingua internazionale del proprio paese.

2. PRENOVIZIATO

Consistenza numerica

Il numero di prenovizi per ogni circoscrizione varia ordinariamente tra 8 e 17; anche le previsioni future variano da un minimo di 4 ad un massimo di 16, con circa 100 - 120 prenovizi all’anno.
Nella Regione ci sono 18 prenoviziati. Nove Circoscrizioni hanno un solo prenoviziato: AFC a Lubumbashi, AFE a Nairobi, AFM a Maputsoe in Lesotho, AFW a Ondo, ANG a Dondo, MDG a Tulear, MOZ a Matola, RWB a Gatenga e ZMB a Lusaka. AET ha due prenoviziati: a Addis Ababa in Etiopia e a Dekamare in Eritrea. Alcuni di questi prenoviziati formano una comunità a sé stante, mentre altri fanno parte di una comunità salesiana apostolica.
Quando l’Ispettoria ha un solo prenoviziato, a causa del processo di integrazione e di vita comunitaria, della consistenza dell’equipe dei formatori e della serietà del programma formativo, il noviziato riceve un gruppo omogeneo di novizi, abituati alla vita comune e ben formati dal punto di vista umano e cristiano. Talvolta agli occhi dei candidati, delle loro famiglie e della loro comunità cristiana, il prenoviziato viene visto come un’opzione definitiva e quindi il prenovizio si trova in difficoltà se deve tornare alla propria casa, qualora non fosse idoneo per il noviziato.
AFO e ATE hanno più di un prenoviziato. AFO ha tre prenoviziati, ciascuno con 5 prenovizi: a Lome’ in Togo, a Parakou in Benin e a Bobo-Dioulasso in Burkina-Faso. ATE ha quattro prenovizati con un numero complessivo di 10 - 12 prenovizi: a Bangui - Damala in Repubblica d’Africa Centrale, a N’djamena in Chad, a Brazzaville in Congo - Brazzaville e a Yaoundé.
In questo caso i prenovizi vengono inseriti nella comunità salesiana; ci sono iniziative di programmazione comune per i prenoviziati di ognuna delle due Ispettorie. Il problema maggiore sta nell’accompagnamento dei candidati; è difficile infatti provvedere tanti formatori preparati e chiedere ai Direttori o agli incaricati di accompagnare i prenovizi in maniera sufficiente. Forse una riflessione sulle modalità di realizzazione dell’esperienza dell’aspirantato potrebbe favorire il superamento della molteplicità delle comunità di prenoviziato.

Condizioni formative

Tutti i prenoviziati sono situati nelle città o periferie di città, in zone prevalentemente popolari e povere. Questo offre la possibilità di formare i candidati fin dall’inizio ad una vita semplice e ad una sensibilità verso i poveri.
In tutte le Ispettorie il prenoviziato è della durata di un anno, durante il quale non si fanno studi accademici, ma si segue un programma proprio di formazione. Questa scelta è coerente con la Ratio, che domanda che “l’impegno degli studi che si fanno deve armonizzarsi con i compiti che si chiedono per il prenoviziato. La somma degli obblighi accademici non dovrebbe distogliere dagli obiettivi fondamentali di questa fase” (FSDB 342).
Il progetto e il programma del prenoviziato sono in fase di sperimentazione, quindi spesso risultano deboli. Il prenoviziato è ancora una fase nuova. Talvolta gli impegni apostolici sono molteplici; si rischia di anticipare in questo modo la fase del tirocinio.
Nei prenoviziati si continua la presentazione di entrambe le vocazioni della vita salesiana, quelle di prete e di coadiutore; il discernimento e la scelta vengono fatti durante il noviziato.
L’attenzione al colloquio e alla direzione spirituale, che spetta al Direttore della comunità o all’incaricato dei prenovizi, è ancora da incrementare; è necessario infatti iniziare una corretta pratica della direzione spirituale fin dal prenoviziato, soprattutto in vista di un buon accompagnamento e di un corretto discernimento vocazionale.

Equipe dei formatori

Uno degli aspetti deboli è la mancanza di equipes di formatori dei prenoviziati e la carenza di preparazione. Il prenoviziato deve curare soprattutto la formazione umana e cristiana: conoscenza di sé, verifica del proprio passato, scoperta e custodia della propria affettività; vita di fede, preghiera, sacramenti, catechesi. L’incaricato dei prenovizi è un vero formatore, preparato in particolare nella formazione umana, che è il fondamento dell’opera formativa.
Quasi tutti i prenoviziati hanno un coadiutore tra il personale formativo; questo è un vantaggio perché aiuta i prenovizi a confrontarsi con la duplice forma della vocazione salesiana, mentre stanno ancora approfondendo la loro scelta vocazionale.

Orientamenti

2.1. Nei prossimi anni le Ispettorie dell’Africa e Madagascar preparino seriamente il personale formativo per il prenoviziato e costituiscano delle equipes formative.
2.2. Si raccomanda che nel prenoviziato, in un clima di serenità e fiducia, vi sia un serio impegno di formazione nella fede e di formazione umana, avvalendosi di mezzi come la direzione spirituale, l’autobiografia , il progetto personale di vita, l’uso della psicologia.
2.3. Le Ispettorie della Regione, attraverso la Commissione regionale di formazione, individuino una “Ratio studiorum” comune e si confrontino sul progetto formativo per il prenoviziato.
2.4. Alle Ispettorie di AFO e ATE si chiede di rafforzare l’attuale accompagnamento nei prenoviziati e di far fare ai prenovizi almeno due mesi insieme prima di accedere al noviziato. Si domanda poi di avviarsi gradualmente a superare l’attuale fase delle molteplici comunità di prenoviziato e di fare dei passi verso la costituzione di uno o al massimo due prenoviziati.
2.5. Soprattutto durante l’aspirantato e il prenoviziato, e se c’è bisogno anche durante il noviziato, si potenzi lo studio sistematico della lingua internazionale del proprio paese.

3. NOVIZIATO

Collaborazione interispettoriale

I noviziati ispettoriali sono 7: Moshi di AFE, Ambuidatrimo di MDG, Kansebula di AFC, Debrezeit e Dekamhare di AET, Sunyani di AFW, Butare di RWB. I noviziati interispettoriali sono 3: Lomè appartenente a AFO e ATE, Johannesburg appartenente a AFM e ZMB, e Namaacha appartenente ad ANG e MOZ. AET ha due noviziati a causa della situazione di guerra tra Etiopia ed Eritrea. In totale abbiamo 10 noviziati.
Per il noviziato di Lomè c’è un Curatorium funzionante; esiste una convenzione e un Curatorium tra ANG e MOZ per Namaacha; è in fase di costituzione il Curatorium tra AFM e ZMB per il noviziato di Johannesburg.

Ambiente e contesto

Normalmente i noviziati si trovano in ambienti popolari e poveri. In questi ultimi tempi ci sono stati alcuni spostamenti di sede. Il noviziato di Johannesburg, che era situato in un quartiere residenziale ricco, è stato trasferito alla parrocchia popolare e povera di Ennerdale, nella periferia della città; il dialogo per la sede è però ancora aperto. Gli altri spostamenti riguardano la Visitatoria di AFW, che ha appena trasferito il noviziato da Ondo in Nigeria a Sunyani in Ghana, e la Delegazione di RWB che ha iniziato il nuovo noviziato a Butare.
I noviziati di AFC a Kansebula e di AFE a Moshi costituiscono un’unica comunità con i rispettivi postnoviziati; hanno però ambienti, formatori e programmi formativi distinti. Si può pensare anche all’erezione canonica di due comunità distinte. AFC ha intenzione di costituire una comunità autonoma per il noviziato, trovando un’altra sede per il postnoviziato.

Equipe dei formatori

Non esiste sempre nelle equipes dei formatori un salesiano coadiutore, che risulta importante dato che questa è la fase in cui il novizio fa il discernimento e prende la decisione circa la sua vocazione di futuro prete o coadiutore.

Orientamenti

3.1. Le Circoscrizioni della Regione, attraverso la Commissione regionale di formazione, formulino una “Ratio studiorium” comune e si confrontino sul progetto formativo per il noviziato.

4. POSTNOVIZIATO

Consistenza numerica

Nella Regione ci sono 8 postnoviziati; cinque hanno durata triennale: Lomè, Moshi, Kansebula; Palanca, Fianarantsoa; gli altri tre hanno durata biennale: Adigrat, Kabgayi, Ibadan. AET ha pensato ad un postnoviziato ad Asmara, perché non può inviare i postnovizi eritrei a Moshi. AFC sta pensando di trasferire il postnoviziato da Kansebula in un luogo più vicino alla città di Lubumbashi. La maggior consistenza numerica si ha in Lomé e Moshi con oltre 40 postnovizi; in questi due casi risulta più difficile assicurare la personalizzazione dei processi formativi. Nella Regione i postnoviziati sono sufficienti e non si prevedono altri postnoviziati.

Collaborazione interispettoriale

Cinque postnoviziati sono ispettoriali: Kabgayi di RWB, Fianarantsoa di MDG, Adigrat di AET, Kansebula di AFC, Ibadan di AFW; altri tre sono interispettoriali. I tre postnoviziati interispettoriali di Lomè per AFE e AFO, Palanca per ANG e MOZ e Moshi per AFE, ZMB e AFM, hanno il Curatorium. Per le diversità culturali esistenti e per la continuità formativa tra le fasi, allo stato attuale questa sembra la situazione ottimale; non sembrano possibili altre collaborazioni.

Centro di studi

Degli otto postnoviziati, cinque hanno il centro salesiano di studi: Kansebula, Lomè, Moshi, Ibadan e Palanca; negli altri tre postnoviziati di Kabgayi, Fianarantsoa, Adigrat i giovani salesiani frequentano i seminari diocesani. Alcuni centri di studio, specialmente quelli di durata triennale, offrono il titolo riconosciuto civilmente; in questi casi i curricoli sono spesso complessi e mortificano altre dimensioni della formazione. Il curricolo e la durata degli studi per salesiani chierici e per salesiani coadiutori sono per lo più i medesimi.
La Ratio indica che “tra i diversi tipi di centri di studio è da preferire il centro salesiano che offre una impostazione degli studi con prospettiva salesiana; evidenziando il carattere pastorale e pedagogico, favorisce l’integrazione tra progetto formativo globale e formazione intellettuale e il rapporto tra salesiani studenti e docenti” (FSDB 145). Essa favorisce anche centri salesiani di studio aperti ad altri religiosi, religiose e laici (FSDB 145-146, 168-171). Si nota con soddisfazione che già si sta operando secondo questo orientamento.
RWB sta pensando di avere, a lungo termine, un centro salesiano di studio a Kabgayi. Il terreno, accanto alla casa esistente, è già stato comprato. Si è fatto un sondaggio tra le altre Congregazioni, otto o nove delle quali hanno manifestato il loro interesse nell’aver un centro di studi filosofici per i religiosi. La Delegazione sta considerando due opzioni: iniziare un centro salesiano di studio aperto alle altre Congregazioni; costituire un consorzio di membri di diverse Congregazioni religiose con le strutture edilizie di proprietà salesiana.
Anche MDG vivamente desidera avere il proprio centro studi, data soprattutto l’insufficienza oggettiva dell’insegnamento diocesano. L’ostacolo maggiore e’ la mancanza di insegnanti.
AET trova positiva l’esperienza attuale del centro diocesano di studio, affiliato alla Pontificia Università Urbaniana e gestito dalla diocesi di Adigrat con la collaborazione dei Missionari d’Africa e di noi Salesiani. I formatori salesiani insegnano al centro studi e ne condividono le responsabilità. Il programma di studi del centro offre, oltre alla filosofia, materie di scienze umane, come la psicologia, la sociologia e la pedagogia. Le materie salesiane vengono insegnate al pomeriggio nella comunità formatrice. AET preferisce mantenere la situazione attuale, continuando però con l’impegno di preparare professori e formatori.

Orientamenti

4.1. Le Ispettorie si impegnino nel preparare il personale formativo per il postnoviziato, specialmente professori di filosofia, scienze umane e studi salesiani, in modo da costituire un gruppo stabile di docenti.
4.2. Quando è stato costituito un gruppo stabile e consistente di docenti, si studi la possibilità che i centri di studio di postnoviziato offrano un titolo riconosciuto civilmente. Si presti attenzione a curare tutte le dimensioni della formazione e non esclusivamente quella intellettuale.
4.3. Si incoraggia RWB a scegliere l’opzione del “centro salesiano di studio aperto ad altri religiosi”, in quanto offre maggior libertà nell’impostare il curricolo in chiave salesiana e nel dare un orientamento salesiano all’insegnamento e alle attività del centro. Non si favorisce invece la formula del consorzio. Si incoraggia anche MDG a procedere verso un proprio centro salesiano di studio, quando ne veda possibile la realizzazione.
4.4. Dove esiste la collaborazione interispettoriale, il Curatorium provveda che l’equipe dei formatori e docenti sia interispettoriale.

5. TIROCINIO

Non c’è stata una verifica apposita circa il tirocinio, ma dagli incontri avuti con vari gruppi di tirocinanti si sono potuti ricavare alcuni elementi.
In generale il tirocinio non è ancora realizzato come una vera fase formativa. Si ha poca attenzione al cammino formativo del giovane confratello; non sempre le comunità scelte sono le più adatte; scarso è l’accompagnamento spirituale e pastorale. Talvolta i tirocinanti si sentono soli. Spesso in poco tempo essi perdono i valori acquisiti nei cammini formativi precedenti.
La realtà degli scrutini trimestrali, che richiede attenzione e precisione in tutte le fasi formative, ha bisogno di essere curata soprattutto dalle comunità che accolgono tirocinanti. Ogni Ispettoria e Visitatoria fa almeno un incontro annuale di tutti i tirocinanti.

Orientamenti
5.1. Ordinariamente i tirocinanti siano inviati in comunità canonicamente erette con almeno tre confratelli professi perpetui, in cui abbiano la possibilità di essere seguiti dal direttore, fare un’esperienza comunitaria, essere accompagnati dalla comunità attraverso gli scrutini trimestrali.
5.2. La comunità abbia il progetto formativo per i tirocinanti, supervisionato dall’Ispettore e dal Delegato ispettoriale di formazione, sulla base di una comune proposta preparata dalla Commissione ispettoriale e dalla Commissione regionale di formazione.
5.3. Gli incontri ispettoriali periodici di tutti i tirocinanti sono importanti; d’intesa con l’Ispettore, tali incontri potrebbero essere affidati al Delegato ispettoriale di formazione. E’ altrettanto necessario il confronto e l’orientamento comune tra i direttori che hanno tirocinanti nelle loro comunità.

6. FORMAZIONE SPECIFICA DEI SALESIANI PRESBITERI

Consistenza numerica

Nella Regione ci sono 4 comunità formatrici per i candidati al presbiterato: le comunità interispettoriali in lingua francese di Lubumbashi e Yaoundé, la comunità interispettoriale in lingua inglese di Nairobi - Utume, la comunità ispettoriale di Fianarantsoa - MDG, dove sono presenti postnovizi e studenti di teologia. AET ha uno studente di teologia ad Asmara.
Attualmente la comunità formatrice che ha la presenza più numerosa di formandi è la comunità di Nairobi, il cui numero oltrepassa la cinquantina. Questo non crea difficoltà per la residenza, ma certamente non favorisce una formazione personalizzata. Se la comunità di Utume dovesse restringere il numero di salesiani studenti che accetta ogni anno, metterebbe in difficoltà le Ispettorie. Nella Regione qualche Ispettoria ritiene che stia avvicinandosi il momento di cominciare a pensare ad un’altra comunità formatrice e centro salesiano di studio in lingua inglese.

Collaborazione interispettoriale

A Yaoundé c’è la collaborazione tra AFO e ATE. A Lubumbashi c’è la collaborazione tra AFC, ANG e MOZ; momentaneamente sono presenti anche con AFO e ATE. A Nairobi c’è la collaborazione di tutte le circoscrizioni di lingua inglese e di quelle di ANG, MOZ, Rwanda - Burundi. Non sono ancora chiare le scelte di collaborazione di ANG, MOZ e Rwanda - Burundi.
Per Fianarantsoa si auspica l’invio dei candidati al presbiterarto in un’altra comunità formatrice della Regione; in questo caso la comunità di Fianarantsoa sarebbe riservata solo per i postnovizi. La Ratio punta in questa direzione, quando chiede che “i postnovizi siano riuniti in una comunità omogenea e specifica, distinta da comunità di confratelli che si trovano in fasi diverse di formazione” (FSDB 420). Attualmente MDG ha scelto di inviare i suoi candidati al presbiterato a Messina - ISI, ma è aperta a considerare l’ipotesi di una comunità formatrice in Africa.
A Yaoundè si sta costruendo la residenza per i candidati al presbiterato; il numero di studenti di quest’anno è di circa 20 studenti e nei prossimi 3 - 4 anni si stabilizzerà intorno ai 40 studenti circa.
E’ positivo che tutte le comunità formatrici interispettoriali per la formazione specifica dei salesiani presbiteri abbiano un Curatorium. Occorre investire di più in una corresponsabilità reale, soprattutto per l’invio del personale formativo e docente.

Centro di studi

Solo a Lubumbashi abbiamo la comunità formatrice con il centro salesiano di studio. E’ molto impegnativo che tale centro debba essere sostenuto solo dalla Ispettoria AFC; il numero di studenti salesiani di tale centro è destinato a diminuire, quando ATE e AFO si ritireranno; ci sono però prospettive di aumento di studenti di AFC e di chiarificazione delle scelte di ANG e MOZ.
Gli studenti delle Ispettorie di AFO e ATE che risiedono a Yaoundè, frequentano il centro di studio ”Institut Saint Cyprien”, diretto da un consorzio di congregazioni religiose. Dopo la costruzione della nuova residenza per la comunità formatrice, in futuro altre soluzioni potrebbero essere possibili per il centro di studio.
Anche a Nairobi i candidati al sacerdozio frequentano un centro di studio retto da un consorzio di Istituti religiosi e di cui siamo corresponsabili per la direzione e la gestione. Lo studio della filosofia - teologia prevede la durata di sei anni. Ogni anno è frequentato da circa 120 e 140 studenti; le lezioni sono quindi partecipate da gruppi di studenti troppo numerosi. Inoltre va meglio coordinata e rafforzata la presenza dei docenti salesiani.

Condizioni formative
Si è acquisita maggior consapevolezza circa la consistenza delle equipe dei formatori, che in alcuni casi risultano ancora deboli.
Non si presta ovunque attenzione alla formazione pastorale, sia per ciò che riguarda il senso apostolico e lo zelo pastorale, sia per l’impostazione salesiana della pastorale, sia per il coinvolgimento in esercitazioni ed esperienze pastorali.
Un altro aspetto che richiede attenta considerazione riguarda la pratica della povertà personale e comunitaria nelle spese personali, nello stile di vita, negli strumenti personali e comunitari di comunicazione sociale.
In questa fase occorre più attenzione alla metodologia di personalizzazione con una pratica della direzione spirituale personale costante, con un clima comunitario di famiglia e di coinvolgimento, con una impostazione che aiuti l’assunzione di responsabilità personale.
Carente è l’impostazione salesiana degli studi ed in particolare la proposta di corsi sistematici di studi salesiani; ciò è dovuto anche alla mancanza di docenti preparati.

Orientamenti
6.1. E’ prioritario l’impegno dell’irrobustimento delle equipe dei formatori di questa fase, che siano anche docenti nei centri di studio. Le equipes siano interispettoriali e abbiano una certa continuità e stabilità di permanenza nella comunità formatrice.
6.2. Le Circoscrizioni di ANG, MOZ e Rwanda - Burundi individuino una comunità formatrice, in cui inviare ordinariamente i propri formandi e con cui collaborare. A tale riguardo anche MDG continui la sua riflessione.
6.3. Si conferma l’orientamento della Ratio di privilegiare l’invio dei propri studenti in centri salesiani di studio e di costituire centri salesiani di studio, aperti anche ad altri religiosi. Tra qualche anno si potrà avviare la valutazione dell’attuale situazione degli studi.
6.4. Si presti un’attenzione più sistematica alla formazione pastorale nei suoi diversi aspetti: senso apostolico e zelo missionario, spinta evangelizzatrice, coinvolgimento con i giovani poveri, studio dell’impostazione salesiana della pastorale giovanile. In particolare si curino le esercitazioni pastorali, favorendo il lavoro di equipe, la metodologia pastorale della progettazione, realizzazione e valutazione, l’accompagnamento formativo.

7. FORMAZIONE SPECIFICA DEI SALESIANI COADIUTORI

La Ratio chiede che dopo il tirocinio i salesiani coadiutori abbiano una fase di formazione specifica (FSDB 448), allo stesso modo in cui dopo il tirocinio i salesiani chierici fanno la formazione specifica per il presbiterato. In essa si offra una “seria formazione teologica, pedagogica e salesiana” (Reg. 98). Tale fase è diversa dalla qualificazione professionale (FSDB 456).
Per favorire la concretizzazione di questa fase, il Dicastero per la formazione ha preparato insieme ad alcuni salesiani coadiutori un curricolo di studi della durata di due anni, che è coerente con la Ratio e mantiene un equilibrio tra gli studi di teologia sistematica, sacra scrittura, storia, liturgia, morale, pastorale, spiritualità, studi salesiani e scienze umane.
Si è visto poi che la possibilità di riuscita di questo curricolo si realizza più facilmente laddove c’è un centro salesiano di studio e il curricolo viene offerto anche ad altri religiosi fratelli, religiose, laici, permettendo così di continuare l’esperienza anche quando ci siano pochi salesiani coadiutori. Rimane da approfondire quando collocare la specializzazione per i salesiani coadiutori; normalmente essa viene fatta dopo la formazione specifica.
Nell’agosto 2005 al “Tangaza College” di Nairobi sono stati modificati alcuni programmi del curricolo biennale per i religiosi fratelli e religiose secondo i suggerimenti della nostra Ratio; a tale nuovo curricolo ora partecipano anche i salesiani coadiutori di lingua inglese di tutta l’Africa. E’ stata pure scelta la comunità di “Boys Town” di Nairobi per accogliere questa fase di formazione.
Ora si tratta di trovare una soluzione simileper la lingua francese. ATE ha pensato alla possibilità di un corso all’Università Cattolica di Yaoundè o un corso per religiosi della durata di due anni all’Istituto di teologia e scienze religiose. In AFC il centro teologico di Lubumbashi potrebbe offrire un corso biennale con il diploma dell’UPS; non sembra difficile avere una comunità formatrice apposita; l’ostacolo maggiore è costituito dalla mancanza di personale docente sufficiente. Le due proposte devono essere meglio studiate in dialogo con il Dicastero di formazione e la CIVAM.

Orientamenti

7.1. Si invitano le Ispettorie a sostenere questa nuova fase formativa, inviando ogni anno tutti i salesiani coadiutori di lingua inglese a Nairobi, possibilmente dopo il tirocinio. Si incoraggia la collaborazione delle Ispettorie nel trovare una soluzione comune e unica per la formazione specifica dei salesiani coadiutori di lingua francese.
7.2. Le Ispettorie e Visitatorie, attraverso le Commissioni ispettoriali e la Commissione regionale di formazione si confrontino sulla realtà della qualificazione professionale dei salesiani coadiutori.

 

8. PREPARAZIONE PER LA PROFESSIONE PERPETUA

La preparazione alla professione perpetua inizia un anno prima della professione stessa, dopo che il confratello ha espresso all’Ispettore la volontà di cominciare tale preparazione (FSDB 515). L’anno di preparazione si prefigge di realizzare la verifica dell’esperienza salesiana vissuta, il discernimento sulla scelta definitiva ed il rafforzamento delle motivazioni vocazionali (FSDB 512).

Orientamento
8.1. La Commissione regionale di formazione si confronti sulle modalità migliori per realizzare tale preparazione nelle Ispettorie e nella Regione. Si incoraggiano le Ispettorie a iniziare momenti di collaborazione interispettoriale per la preparazione alla professione perpetua (FSDB 514). 

9. STUDI SALESIANI

Si nota la carenza degli studi salesiani, soprattutto nel postnoviziato e nella formazione specifica. In questo momento, dopo ampia consultazione delle Regioni e delle Ispettorie, il Rettor Maggiore ed il Consiglio generale hanno approvato gli Orientamenti per tutta la Congregazione circa gli studi salesiani nella formazione iniziale.

Orientamenti
9.1. Si chiede che ogni comunità formatrice e centro di studio adotti i nuovi Orientamenti per gli studi salesiani emanati dal Rettor Maggiore con il suo Consiglio. Si chiede anche che nei centri di studio di filosofia e teologia tali corsi vengano inseriti negli orari delle lezioni, con docenti specializzati, con esami e con riconoscimento accademico dei crediti.
9.2. Si provveda per la preparazione di docenti, anche con dottorato, per storia salesiana, spiritualità salesiana, pedagogia salesiana e pastorale salesiana. Per coloro che attualmente sono docenti di studi salesiani si potrebbe prevedere un anno o un semestre di aggiornamento negli studi salesiani all’UPS. La Commissione regionale di formazione veda come avviare il confronto e l’aggiornamento tra docenti all’interno della Regione stessa.

10. STILE DI VITA POVERO E COMUNITARIO

Oggi la cultura consumistica e l’individualismo rendono fragili i giovani di fronte alle difficoltà; questa mentalità raggiunge anche l’Africa e il Madagascar. La formazione iniziale deve sapere stimolare le energie migliori e deve vigilare sul rischio di formare generazioni deboli. Occorre formare al lavoro e alla temperanza e al vivere e lavorare insieme.
Il CG25 ci ricorda l’impegno di testimoniare “un modo di vivere semplice, sobrio e modesto, prendendo in considerazione l’ambiente che ci circonda, in un lavoro assiduo e sacrificato, disposti a fare anche i lavori più umili” (n. 35).
Le comunità formatrici sono inserite in contesti sociali poveri; esse abbiano uno stile di vita conforme a quello dei poveri dell’ambiente circostante ed abbiano attenzione alle loro necessità.
Nella formazione iniziale si richiede attenzione a formare nella dottrina e nella pratica della povertà evangelica. L’uso regolare dello scrutinum povertatis fa crescere la sensibilità per la testimonianza della povertà comunitaria e forma la consapevolezza delle esigenze della povertà personale.

Orientamenti

10.1. Le abitazioni delle comunità formatrici siano semplici ed essenziali. La struttura della casa e l’impostazione della vita aiutino la crescita del senso comunitario. Si favoriscano ambienti e spazi comunitari. Nel prenoviziato, noviziato e postnoviziato si preferisca la sala di studio comune. I formandi siano coinvolti e si sentano responsabili dei servizi domestici; il personale di servizio sia ridotto all’essenziale.
10.2. La comunità formatrice abbia uno stile di vita conforme a quello dei poveri del suo contesto ed abbia attenzione alle loro necessità, soprattutto a quelle dei giovani. Occorre creare nei formandi una maggior vigilanza e moderazione per le spese personali, l’uso dei veicoli, il possesso di strumenti personali, in particolare di quelli di comunicazione sociale.
10.3. La comunità formatrice concretizzi nel progetto comunitario le linee importanti della vita di povertà e faccia, almeno una volta all’anno, lo “scrutinium paupertatis”. Anche la presentazione dei bilanci preventivo e consuntivo della comunità aiutano a formarsi sensibilità per la povertà comunitaria.

11. COLLABORAZIONE INTERISPETTORIALE

La corresponsabilità nella formazione iniziale si concretizza principalmente nella realizzazione di equipes interispettoriali di formatori e docenti, nella condivisione del progetto formativo, nel sostegno economico. Essa viene garantita attraverso una Convenzione tra le Ispettorie coinvolte (ACG 388 p. 60) e deve essere assicurata “in modo stabile, attraverso il Curatorium o altre istanze e strumenti” (FSDB 173 e 300).
La collaborazione interispettoriale è una realtà che è in atto in tutte le circoscrizioni della Regione; la rete delle collaborazioni è generalmente ben definita. Solo la Visitatoria MDG non ha per ora nessuna collaborazione in Africa; le altre circoscrizioni hanno almeno una fase formativa in collaborazione.
AFO e ATE collaborano per il noviziato, il postnoviziato e la formazione specifica dei salesiani presbiteri, garantendo anche la continuità formativa. ANG e MOZ collaborano per il noviziato e il postnoviziato. AFM e ZMB collaborano per il noviziato di Johannesburg, mentre AFE, AFM e ZMB collaborano per il postnoviziato di Moshi.
Per la formazione specifica del salesiano presbitero e del salesiano coadiutore le circoscrizioni di lingua inglese e ANG collaborano per le due comunità formatrici di Nairobi - Utume e Nairobi - Boys Town. Per la comunità formatrice e il centro di studio di Lubumbashi collaborano AFC, ANG e MOZ. ANG sta chiarendo meglio la sua posizione al riguardo di Nairobi e di Lubumbashi. MOZ sceglie di preferenza la collaborazione con Lubumbashi, ma è aperta a inviare qualche studente anche a Nairobi. Rwanda - Burundi è aperta alla collaborazione sia con Nairobi - Utume che con Yaoundé, ma finora non ha ancora potuto chiarire la sua situazione.
In genere tutte queste comunità interispettoriali hanno una Convenzione e un Curatorium tra le Ispettorie partecipanti; in qualche caso si tratta solo di formalizzare meglio questi strumenti. Il Curatorium si raduna regolarmente ogni anno ed è un momento costruttivo di corresponsabilità tra le Ispettorie. E’ necessaria un maggior impegno per la condivisione del personale formativo.

Orientamenti

11.1. Si chiede che, attraverso la Convenzione e il Curatorium di ogni comunità interispettoriale, ciascuna Ispettoria s’impegni soprattutto a contribuire con il personale formativo e docente necessario. L’equipe dei formatori e dei docenti deve essere infatti interispettoriale.
11.2. Per favorire la comunicazione e la collaborazione tra le Circoscrizione della Regione, le Commissioni ispettoriali di formazione debbono riflettere e prospettare con quali modalità incrementare nella formazione iniziale lo studio delle lingue internazionali necessarie per la Regione e la Congregazione, specialmente la lingue inglese, francese e italiana.

12. FORMAZIONE DEI FORMATORI

Ci si accorge sempre più che occorre una formazione specifica per essere formatori. Si tratta della formazione della persona del formatore stesso e quella della sua abilitazione per formare gli altri. Senza formatori preparati non è possibile realizzare il rinnovamento metodologico promosso dalla Ratio, che si basa principalmente sulla personalizzazione dei processi formativi.

Orientamenti

12.1. Le Ispettorie e Visitatorie pongano tra le loro priorità la costituzione e il rafforzamento delle équipe formative, consistenti quantitativamente e qualitativamente.
12.2. Si diano opportunità ai formatori, attuali e futuri, di qualificazione e aggiornamento per il loro compito formativo; si favorisca la preparazione attraverso il curricolo per formatori dell’UPS. In particolare ai direttori delle comunità formatrici e ai maestri dei novizi sia dato un anno di preparazione, o almeno sei mesi di aggiornamento, precedente all’assunzione del loro incarico.
12.3. Si promuovano incontri regolari tra formatori: ogni mese tra i formatori della stessa comunità formatrice e ogni anno tra i formatori delle diverse fasi formative dell’Ispettoria. La formazione dei formatori è da favorire anche a livello interispettoriale; la Commissione regionale di formazione studi come favorire e articolare tale formazione.

Vi ringrazio dell’attenzione e della collaborazione nell’attuazione di questi “Orientamenti”. Essi siano oggetto di studio specialmente da parte delle Commissioni ispettoriali di formazione e dei Consigli ispettoriali, della Commissione regionale di formazione, delle comunità formatrici.

In Don Bosco

Don Francesco Cereda