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Orientamenti sulla formazione iniziale nella Regione ITALIA E MEDIO ORIENTE

DIREZIONE GENERALE OPERE DON BOSCO
Via della Pisana 1111 – 00163 ROMA
Il Consigliere Generale per la Formazione

Roma, 15 aprile 2006
Prot. 06/0273

IT zipzip         

Ai Reverendi Signori Ispettori e Superiori
Ai Reverendi Delegati ispettoriali di formazione

Regione ITALIA E MEDIO ORIENTE

Oggetto: Orientamenti sulla formazione iniziale nella Regione ITALIA E MEDIO ORIENTE

Carissimi Ispettori e Delegati,
vi presento gli “Orientamenti sulla formazione iniziale nella Regione Italia e Medio Oriente”. Essi sono il risultato di un lungo lavoro: la mia visita alle comunità formatrici, la valutazione della loro consistenza quantitativa e qualitativa, la revisione dei Direttori ispettoriali - Sezione formazione, le vostre risposte al mio Rapporto sulla formazione iniziale ed infine lo studio da parte del Rettor Maggiore e del Consiglio generale.
La Regione ha 16 comunità formatrici: 10 prenoviziati, 2 noviziati, 2 postnoviziati, 2 comunità di formazione specifica per salesiani presbiteri. Inoltre ha 3 centri salesiani di studio propri: Nave per la filosofia, Torino - Crocetta e Messina - San Tommaso per la teologia. Tali comunità e centri di studio richiedono un impegno formativo di collaborazione e sinergia tra le Ispettorie.
Vi ringrazio di cuore per la collaborazione offerta durante questo processo; spero che esso sia stato un utile esercizio anche per voi. Con questa lettera intendo sottolineare alcuni aspetti positivi della formazione iniziale nella Regione ed altri che sembrano richiedere più attenzione. Vi segnalo in particolare alcuni orientamenti da parte del Rettor Maggiore e del suo Consiglio.

1. OPZIONE PER LA VITA SALESIANA

Dopo anni di fioritura vocazionale, la Regione sperimenta un forte calo vocazionale. Di fronte a questa situazione in ogni Ispettoria cresce la consapevolezza che la cura delle vocazioni alla vita religiosa salesiana sia un impegno prioritario.
La Ratio chiede che prima del prenoviziato il candidato faccia “un serio cammino di pastorale vocazionale” (FSDB 329) e che venga ammesso al prenoviziato solo “quando ha fatto l’opzione per la vita salesiana” (FSDB 330). Notevole importanza ha perciò il cammino dei candidati alla vita salesiana che precede il prenoviziato; in Reg. 17 tale cammino viene chiamato “aspirantato”.
“Oggi la cura specifica delle vocazioni alla vita salesiana ci chiede di porre nuovamente e con modalità rinnovate il problema dell’aspirantato o della comunità proposta o di altre forme di accompagnamento vocazionale continuato e comunitario” (ACG 385 p. 44 - 45).
Nella Regione quest’esperienza comunitaria di discernimento che precede il prenoviziato porta generalmente il nome di comunità proposta. In essa si accompagnano diversi tipi di candidati: studenti di scuola secondaria, universitari, volontari in discernimento vocazionale, giovani lavoratori. Alcune Ispettorie hanno una o più comunità proposta; altre hanno cammini vocazionali, senza esperienza di vita comunitaria. Talvolta la comunità proposta si trova nella stessa comunità del prenoviziato, con cammini differenziati per aspiranti e prenovizi.
Prima del prenoviziato è necessaria un’esperienza di accompagnamento personale, discernimento vocazionale, vita nella comunità salesiana. Oggi sembra difficile fare il discernimento vocazionale ed una chiara opzione per la vita salesiana senza una esperienza di vita comunitaria. Sia l’opzione per la vita salesiana che l’idoneità vanno valutate con riferimento a “Criteri e Norme” (FSDB 351).
La comunità proposta è il punto di raccordo tra la pastorale giovanile e il cammino formativo; per questo è interessante promuovere in ogni Ispettoria e nella Regione un confronto tra gli animatori vocazionali, i responsabili delle comunità proposta e gli incaricati dei prenoviziati.

Orientamenti

1.1. Prima del prenoviziato ci sia un’esperienza di aspirantato o “comunità proposta”, ossia accompagnamento personale, discernimento vocazionale, partecipazione alla vita e missione della comunità salesiana, conoscenza della famiglia.
1.2. Nell’aspirantato o “comunità proposta” si chiede di rafforzare la presentazione di entrambe le vocazioni della vita salesiana, quella del salesiano prete e quella del salesiano coadiutore, senza che in questo momento il candidato venga invitato a prendere una decisione al riguardo.
1.3. E’ importante prestare più attenzione al cammino vocazionale degli aspiranti anche durante il periodo della scuola superiore; ciò potrebbe aiutare ad abbassare l’età dei candidati e a dar loro un maggior radicamento di cultura e di fede. Ordinariamente al prenoviziato si accede dopo aver concluso gli studi di scuola secondaria (FSDB 342). Particolarmente bisognosi dell’esperienza comunitaria prima del prenoviziato sono quei candidati che non provengono dai nostri cammini educativi.

2. PRENOVIZIATO

Consistenza numerica

Il numero di prenovizi per ogni Ispettoria varia tra 1 e 5; anche le previsioni per i prossimi anni si muovono sugli stessi valori. Per superare la difficoltà del piccolo numero di prenovizi, il prenoviziato è normalmente inserito in una comunità apostolica con ambienti propri, un programma di formazione e una équipe di formatori, ma anche con partecipazione alla vita della comunità.

Condizioni formative

Quasi tutte le Ispettorie hanno il prenoviziato in una sola comunità. In qualche Ispettoria i prenovizi sono dispersi in più comunità. La scelta di un solo prenoviziato assicura la possibilità di un cammino di comunità salesiana e di gruppo, un programma, una equipe. L’orientamento della Ratio (FSDB 344) e del Rettor Maggiore con il Consiglio generale, espresso in occasione dell’approvazione del Direttorio ispettoriale, è che ogni Ispettoria abbia il prenoviziato in una sola comunità.
Il prenoviziato è la prima vera fase formativa con finalità proprie; talvolta è considerato ancora come una semplice introduzione al noviziato. Spesso il programma di formazione risulta poco definito; manca in particolare un programma di formazione intellettuale (FSDB 353). C’è bisogno di un confronto tra gli incaricati dei prenoviziati e i maestri dei novizi della Regione sul progetto di prenoviziato, condizioni formative, programmi. Ciò è urgente, anche in vista dei noviziati comuni.
Alcuni prenovizi hanno studi universitari da assolvere, qualche volta hanno anche la frequenza alla scuola secondaria. Questo fa sì che il prenoviziato venga occupato prevalentemente dagli studi accademici, lasciando poco spazio all’esperienza formativa. La Ratio domanda che “l’impegno degli studi che si fanno deve armonizzarsi con i compiti che si chiedono per il prenoviziato. La somma degli obblighi accademici non dovrebbe distogliere dagli obiettivi fondamentali di questa fase” (FSDB 342).
Occorre dedicare attenzione alla direzione spirituale, che spetta all’incaricato dei prenovizi. Nel prenoviziato si continua la presentazione di entrambe le vocazioni salesiane, quella di salesiano prete e quella di salesiano coadiutore; il discernimento e la scelta sul tipo di vocazione salesiana vengono fatti durante il noviziato.

Equipe dei formatori

In generale, è da sottolineare la mancanza di équipes di formatori nei prenoviziati; l’impegno formativo viene affidato a una persona.I vari prenoviziati hanno contatto con salesiani coadiutori; questo aiuta i prenovizi a confrontarsi con la duplice forma della vocazione salesiana, mentre stanno ancora approfondendo la loro scelta. Nell’equipe dovrebbe essere indicato anche il confessore.
Non sempre l’incaricato del prenoviziato ha la preparazione adeguata per svolgere questo compito, particolarmente per la formazione umana. “Oggi un incaricato dei prenovizi ha bisogno della stessa preparazione ed esperienza di un maestro dei novizi” (ACG 385 p. 45).

Orientamenti

2.1. Si raccomanda che nel prenoviziato, vi sia un serio impegno di formazione nella fede e di formazione umana, avvalendosi di mezzi come la direzione spirituale, l’autobiografia , il progetto personale di vita, l’aiuto dello psicologo. Per questo si presti attenzione che gli studi accademici non impediscano il raggiungimento degli obiettivi di questa fase.
2.2. Le Ispettorie della Regione, attraverso la Commissione regionale di formazione e il coinvolgimento dei maestri dei novizi, si confrontino sul progetto formativo per il prenoviziato. Si confrontino anche sulla formazione intellettuale di questa fase. Occorre garantire un comune livello di formazione per i prenovizi che poi faranno il noviziato insieme. Ciò vale anche per le Ispettorie europee che hanno scelto i noviziati della Regione.
2.3. Ogni Ispettoria abbia una sola comunità di prenoviziato. Le Ispettorie preparino i formatori incaricati del prenoviziato e costituiscano delle equipes formative.

3. NOVIZIATO

Collaborazione interispettoriale

I noviziati sono due e sono interispettoriali. Pinerolo è il noviziato di ICP, ILE, INE e ILT; Genzano è il noviziato di IAD, IRO, IME, ISA, ISI e MOR. Essi sono aperti a ricevere novizi di altre ispettorie delle Regioni europee; a Pinerolo ci sono anche SLO, CRO, GER, AUS, Delegazione di Ucraina; l’anno formativo prossimo ci sarà anche BEN e UNG; a Genzano c’è POR.
I due noviziati stanno diventando progressivamente noviziati internazionali. Essi hanno il proprio Curatorium, che dovrà perciò essere allargato a tutte le Ispettorie coinvolte; esso richiede una revisione della Convenzione tra le Ispettorie e un Regolamento di funzionamento.

Equipe dei formatori

E’ necessario definire meglio le modalità del lavoro di equipe e il ruolo dei formatori dei due noviziati. In questi anni l’èquipe di Genzano è risultata più debole. Rimane la sfida di costituire equipes formative interispettoriali. In ogni noviziato c’è la presenza di almeno un coadiutore; questo aiuta il novizio a fare il discernimento e a prendere la decisione circa la sua vocazione di futuro salesiano prete o coadiutore.

Esperienza formativa

In genere i novizi vivono una esperienza arricchente, in un ambiente di serenità, di apertura e recettività. C’è un grande amore a Don Bosco e un senso forte di appartenenza. I due noviziati si stanno confrontando per avere un programma comune di formazione intellettuale. La dimesione culturale ha un peso notevole anche nell’esperienza formativa di questa fase.
A rallentare il processo formativo incide il fatto che i novizi provengono da esperienze eterogenee con significative differenze nel cammino di prenoviziato. Anche le difficoltà linguistiche richiedono di essere tenute maggiormente presenti nel lavoro formativo previo al noviziato. L’esperienza del Colle Don Bosco durante i due mese estivi di luglio - agosto, in cui i prenovizi non italiani fanno pratica della lingua, è necessaria, ma non sufficiente.

Orientamenti

3.1. Le Ispettorie della Regione, attraverso la Commissione regionale di formazione, si confrontino sui programmi di formazione intellettuale dei noviziati e giungano ad una comune “Ratio studiorum”. In questa decisione si coinvolga anche il Curatorium di ogni noviziato.
3.2. E’ da approfondire nel Curatorium il problema di come arrivare ad una migliore armonizzazione dei programmi del prenoviziato nelle diverse Ispettorie e ad un miglior possesso della lingua italiana prima di accedere al noviziato. E’ urgente che nei due noviziati si costituiscano equipes di formatori interispettoriali.

4. POSTNOVIZIATO

Consistenza numerica

Nella Regione ci sono due postnoviziati di durata biennale: Nave con 34 postnovizi e 9 formatori; Roma - San Tarcisio con 19 postnovizi e 7 formatori. A San Tarcisio si sta superando la precarietà dell’equipe dei formatori; non è da favorire la presenza di diaconi come formatori.

Collaborazione interispettoriale

I due postnoviziati sono interispettoriali. Nave è il postnoviziato di ICP, ILE, INE, MOR; San Tarcisio è il postnoviziato di IAD, ILT, IRO, IME, ISA, ISI. Tutti e due i postnoviziati sono aperti a ricevere novizi di altre ispettorie delle Regioni europee. A Nave ci sono anche i postnovizi della Delegazione di Ucraina e a San Tarcisio i postnovizi di CRO e POR.
San Tarcisio inoltre accoglie i postnovizi della Regione che hanno già fatto alcuni percorsi accademici precedenti e che possono integrare la formazione intellettuale attraverso i curricoli di studio dell’UPS. Anche per questi postnovizi resta la necessità di avere due anni di postnoviziato.
Per una vera corresponsabilità circa il progetto formativo e la scelta del personale interispettoriale occorrono una Convenzione tra le Ispettorie coinvolte e un Regolamento del Curatorium.

Centro di studi

I due postnoviziati hanno un centro salesiano di studi in conformità alla Ratio (FSDB 145). Nave gestisce il centro di studio insieme alla comunità formatrice; i postnovizi di San Tarcisio frequentano il biennio della Facoltà di filosofia dell’UPS.
I postnovizi coadiutori normalmente svolgono lo stesso curricolo biennale di studi filosofici e pedagogici dei salesiani chierici; questo favorisce il senso di uguaglianza tra confratelli. Occorre però garantire, soprattutto a livello spirituale e pastorale, la crescita delle identità vocazionali.
Gli studi di postnoviziato non danno un titolo civilmente riconosciuto. Per questo nella Regione risulta problematica la realtà degli studi universitari. Si hanno infatti Ispettorie che non prevedono studi presso università civili; oppure Ispettorie che valorizzano tali studi, ma che allungano i percorsi di formazione iniziale. Si tratta anche di vedere se e quando completare le lauree che i postnovizi hanno già iniziato prima del noviziato.
L’orientamento della Congregazione per l’Educazione Cattolica è che nelle Facoltà pontificie di filosofia il primo ciclo abbia durata triennale, con l’obiettivo di arrivare al riconoscimento europeo del titolo entro il 2010. Per la filosofia all’UPS non potrà quindi continuare il baccalaureato pontificio biennale. Si profila quindi la possibilità di avere, in un futuro non lontano, lo studio della filosofia a Nave in due anni, con l’acquisizione di crediti spendibili in altri curricoli civili o ecclesiastici, e a Roma in tre anni con titolo riconosciuto a livello europeo. Rimane poi aperta la questione di come la Congregazione per l’Educazione Cattolica intenderà regolamentare le affiliazioni dei centri di studio di filosofia con curricolo biennale.
Per l’Italia, a partire dal postnoviziato o anche prima, occorre iniziare lo studio della lingua inglese, in modo da portare gli studenti alla comprensione della lingua e alla corretta conversazione.

Orientamenti

4.1. La Commissione regionale di formazione, anche con l’aiuto di esperti, studi se e come assicurare una laurea di primo ciclo con riconoscimento civile a tutti i formandi prima del tirocinio o della formazione specifica, avvalendosi anche degli sudi del postnoviziato. Affronti il problema degli studi universitari e della sua collocazione nel processo formativo. Si sottopongano poi le conclusioni agli Ispettori; alcune scelte saranno di competenza ispettoriale, altre di competenza del Curatorium o della Conferenza degli Ispettori.
4.2. Il Curatorium di Roma - San Tarcisio studi se offrire già da ora la possibilità di fare il postnoviziato in tre anni, per chi è interessato al conseguimento della laurea di primo ciclo in filosofia
4.3. Nei postnoviziati occorre garantire equipes interispettoriali di formatori e docenti.

5. TIROCINIO

In generale il tirocinio non è ancora realizzato come una vera fase formativa. Si presta più attenzione al lavoro del tirocinante che non al suo cammino formativo; non sempre le comunità scelte sono adatte; l’accompagnamento spirituale e pastorale non è sempre assicurato. Talvolta i tirocinanti si sentono soli e spesso sono lasciati senza aiuto con grandi responsabilità. Questa esperienza d’altra parte, se vissuta nelle sue finalità e se ben accompagnata, è insostituibile.
Questa è la fase in cui risulta carente l’assimilazione della Ratio. Per favorirne l’applicazione, un mezzo utile si sta rivelando il Progetto formativo per i tirocinanti. Servono poi incontri formativi per i direttori che hanno tirocinanti.

Orientamenti

5.1. Ordinariamente i tirocinanti siano inviati in comunità in cui abbiano la possibilità di essere seguiti dal direttore, fare un’esperienza comunitaria, essere accompagnati dalla comunità, anche attraverso gli scrutini trimestrali. Il direttore è proposto come la guida spirituale del tirocinante. E’ consigliabile la presenza di almeno due tirocinanti per comunità.
5.2. La comunità abbia il Progetto formativo per i tirocinanti, supervisionato dall’Ispettore e dal Delegato ispettoriale di formazione, sulla base di una comune proposta preparata dalla Commissione ispettoriale e dalla Commissione regionale di formazione. Esso sia preparato e condiviso con i tirocinanti della comunità.
5.3. Gli incontri ispettoriali periodici di tutti i tirocinanti sono importanti; d’intesa con l’Ispettore, tali incontri potrebbero essere affidati al Delegato ispettoriale di formazione. E’ altrettanto necessario favorire il confronto tra i direttori che hanno tirocinanti nelle loro comunità e curare il loro orientamento formativo.

6. FORMAZIONE SPECIFICA DEI SALESIANI PRESBITERI

Consistenza numerica

Nella Regione ci sono due comunità formatrici per i candidati al presbiterato: Torino - Crocetta e Messina - San Tommaso.
A Torino ci sono 44 studenti di teologia, provenienti dall’Italia e da alcune Ispettorie d’Europa e Africa. I membri dell’èquipe dei formatori sono 18. C’è anche la presenza di alcuni coadiutori. La comunità è complessa a causa del numero dei confratelli, delle molteplici attività pastorali, dei numerosi compiti del direttore. A Messina ci sono 30 studenti di teologia, provenienti da ISI e IME e da alcune Ispettorie dell’Asia e dell’Africa. I formatori sono 14.
La Ratio afferma che “comunità troppo esigue o troppo numerose costituiscono una sfida per la pedagogia formativa” (FSDB 224). La comunità formatrice di Torino - Crocetta è consapevole che, essendo numerosa e complessa, non può sempre favorire una buona personalizzazione dei processi formativi; essa ha iniziato una riflessione a tale riguardo.

Collaborazione interispettoriale

La ISI e la IRO inviano i loro studenti a Messina - San Tommaso. Nel Direttorio ispettoriale la IME non ha ancora fatto una chiara scelta della comunità formatrice per questa fase. Le altre Ispettorie di Italia e MOR hanno scelto Torino - Crocetta. Torino e Messina sono aperte ad accogliere chierici di altre Ispettorie. Sembra che, anche se desiderato dalle comunità, per ora non sia possibile avere altri studenti per queste comunità, se non confratelli provenienti dall’Europa per Torino e confratelli provenienti da Africa e Asia per Messina.
Le due comunità formatrici di Torino e Messina sono interispettoriali; hanno un Curatorium; la collaborazione tra le Ispettorie non è definita da una Convenzione. L’esercizio della corresponsabilità è spesso formale; sono carenti le decisioni collegiali. Manca la progettazione per la scelta, la preparazione e l’inserimento dei docenti, che non necessariamente debbono risiedere nella comunità formatrice.

Centro di studi

Tanto a Torino - Crocetta come al Messina - Santo Tommaso esiste la comunità formatrice con il centro salesiano di studio, che offre anche la possibilità di una licenza, rispettivamente in teologia pastorale ed in teologia pastorale e catechetica. Il baccalaureato si consegue al terzo anno di studio. In questa situazione, per potere assolvere all’obbligo dei quattro anni di formazione e di studio per potere essere ammessi al presbiterato, è necessario proseguire almeno con il primo anno di licenza.
A Torino, essendo stato sospeso il biennio di licenza, alcuni studenti passavano all’UPS; per gli altri invece si è istituito “l’anno di studi pastorali o quarto anno”. Sembra che dall’anno prossimo venga ripristinato il biennio di licenza e quindi gli studenti per la licenza potranno passare all’UPS o rimanere a Torino. Analogamente a Messina, dove c’è il triennio teologico e la licenza in teologia pastorale e catechetica, c’è la possibilità del passaggio all’UPS per una licenza oppure la prosecuzione della licenza nello stesso centro di studio.
La Regione avverte l’esigenza che i propri diaconi che concludono il baccalaureato a Torino o a Messina, possano avere anche l’opzione di continuare una specializzazione nelle Università o Facoltà pontificie di Roma. Non ci sono preclusioni per questa possibilità, salvo il rispetto di quanto stabilito dal Rettor Maggiore con il Consiglio a riguardo della scelta di specializzazioni che non siano presenti all’UPS. E’ compito però della Regione di costituire una comunità formatrice per diaconi, visto la impraticabilità della proposta di accedere alle comunità mondiali di Roma - San Tommaso e di Roma - Testaccio. Questa scelta non è consigliabile.
In entrambe le comunità di Torino e Messina il primo anno di licenza viene svolto nelle rispettive comunità formatrici, mentre il secondo anno può essere svolto anche in un’altra comunità. Capita ancora che alcuni studenti non abbiano svolto il quarto anno di formazione e di studio; questa situazione è da superare.

Condizioni formative
Generalmente il clima delle comunità formatrici per teologi è sereno. Oltre la difficoltà già segnalata circa i processi di personalizzazione, si possono indicare alcune situazioni che meritano attenzione da parte del competente Curatorium.
Si nota l’esigenza di un approfondimento della riflessione e della pratica dell’accompagnamento personale (FSDB 260 - 267), in particolare circa la direzione spirituale, il colloquio con il direttore, la Confessione e il supporto della psicologia. Come pure si sente l’esigenza di trovare modalità di coordinamento tra le figure a ciò deputate e di salvaguardare il ruolo del direttore, che “è responsabile del processo formativo personale di ogni confratello (FSDB 292) ed è anche “il direttore spirituale proposto ai confratelli” (FSDB 262.)
Si nota pure l’esigenza di equilibrare le pratiche pastorali durante la teologia, preferendo la qualità alla quantità, assicurata da un oculato accompagnamento, in modo che siano significative e lascino il tempo necessario allo studio, alla riflessione e alla preghiera.

Orientamenti
6.1. Sia assicurato l’assolvimento dei quattro anni di formazione in una comunità formatrice e di studi teologici, richiesti dal Codice di Diritto Canonico e dalla Ratio, per essere ammessi al presbiterato. Sulle modalità di assolvimento di questo obbligo si prospettano queste possibilità: la continuazione della licenza a Torino - Crocetta o a Messina - San Tommaso con la permanenza di un anno nelle rispettive comunità formatrici o il passaggio all’UPS con la presenza nella comunità San Tommaso.
6.2. Si presti un’attenzione più sistematica alla formazione pastorale nei suoi diversi aspetti: senso apostolico e zelo missionario, spinta evangelizzatrice, coinvolgimento con i giovani poveri, studio dell’impostazione salesiana della pastorale giovanile. In particolare si curino le esercitazioni pastorali, favorendo il lavoro di equipe, la progettazione, realizzazione, valutazione, l’accompagnamento.
6.3. Si approfondisca la riflessione e la pratica circa la direzione spirituale e si studino le modalità di coordinamento tra le varie forme di accompagnamento personale: direzione spirituale, colloquio con il direttore, Confessione, colloquio con lo psicologo.
6.4. L’Ispettoria IME deve fare la scelta della comunità formatrice per questa fase.

7. FORMAZIONE SPECIFICA DEI SALESIANI COADIUTORI

Per concretizzare questa fase formativa, il Dicastero di formazione ha preparato insieme ad alcuni salesiani coadiutori un curricolo di studi della durata di due anni, che è coerente con la Ratio e mantiene un equilibrio tra gli studi di teologia sistematica, sacra scrittura, storia, liturgia, morale, pastorale, spiritualità, studi salesiani e scienze umane.
Essendo la consistenza numerica dei giovani coadiutori assai ridotta, alla conclusione dell´incontro degli Ispettori di Europa, il Rettor Maggiore così si è espresso: “Si favorisca la nascita di una comunità di formazione specifica per salesiani coadiutori a Torino o a Roma”. Sentito il Rettor Maggiore e i Regionali di Europa, si è espressa la preferenza per Torino.
L’Ispettoria ICP ha iniziato lo studio di questo problema e dopo le prime riflessioni, ha prospettato la collocazione della comunità formatrice a Torino - Valdocco e del centro di studio a Torino - Crocetta. Il curricolo potrebbe essere aperto ad altri religiosi fratelli, religiose e laici. Tale fase formativa sarà realizzata ordinariamente alla conclusione del tirocinio.
Resta ancora da definire la durata annuale o biennale del curricolo e la scelta dei formatori. Qualche difficoltà c’è anche da parte del centro di studio della Crocetta, soprattutto per la mancanza di docenti e per lo scarsità numerica dei salesiani coadiutori. Si prevede la consultazione dei Delegati ispettoriali di formazione dell’Europa nel maggio 2006 a Benediktbeuern e quindi la proposta agli Ispettori. Si ipotizza l’inizio di questa fase formativa per settembre 2007.

9. PREPARAZIONE PER LA PROFESSIONE PERPETUA

La preparazione alla professione perpetua inizia un anno prima della professione stessa, dopo che il confratello ha espresso all’Ispettore la volontà di cominciare tale preparazione. L’anno di preparazione si prefigge di realizzare una verifica dell’esperienza religiosa salesiana vissuta, un discernimento prima della scelta definitiva ed un rafforzamento delle motivazioni vocazionali.
La Regione sta valutando l’utilizzo della psicologia in questa fase, che alcune Ispettorie ritengono eccessivo e non rispondente alle necessità dei formandi; sta anche approfondendo la necessità della rilettura dell’esperienza salesiana, fatta attraverso le Costituzioni e la presenza nei luoghi salesiani.

Orientamenti

9.1. La Commissione regionale di formazione porti avanti la riflessione su questa fase; si confronti anche con altre esperienze della Congregazione.

9. STUDI SALESIANI

Dopo ampia consultazione delle Regioni e Ispettorie, il Rettor Maggiore ed il Consiglio Generale hanno approvato gli Orientamenti per tutta la Congregazione circa gli studi salesiani nella formazione iniziale. Ora ci vuole un confronto circa i programmi, per applicare progressivamente quanto richiesto da questi Orientamenti. Nella Regione si nota soprattutto la carenza attuale di tali studi nella fase della formazione specifica per salesiani presbiteri, particolarmente a Torino.

Orientamenti
9.1. Si chiede che ogni Ispettoria adotti i nuovi Orientamenti per gli studi salesiani, approvati dal Rettor Maggiore e Consiglio, e provveda alla preparazione di qualche confratello in tali studi, usufruendo del curricolo dell’UPS.
9.2. I centri di studio si impegnino ad inserire gli studi salesiani negli orari delle lezioni, con docenti del centro di studio, esami e riconoscimento accademico dei crediti.

10. STILE DI VITA POVERO E COMUNITARIO

Oggi la cultura consumistica e l’individualismo rendono fragili i giovani di fronte alle difficoltà. La formazione iniziale deve sapere stimolare le energie migliori e deve vigilare sul rischio di formare generazioni deboli. Occorre formare al lavoro e alla temperanza e al vivere e lavorare insieme.
Il CG25 ci impegna a testimoniare “un modo di vivere semplice, sobrio e modesto, prendendo in considerazione l’ambiente che ci circonda, in un lavoro assiduo e sacrificato, disposti a fare anche i lavori più umili” (n. 35).
Le comunità formatrici abbiano uno stile di vita povero; coltivino sensibilità e solidarietà verso i più bisognosi; siano attente alle situazioni di emarginazioni ed esclusione.
Nella formazione iniziale si richiede attenzione a formare nella dottrina e nella pratica della povertà evangelica. L’uso regolare dello scrutinum povertatis fa crescere la sensibilità per la testimonianza della povertà comunitaria e forma la consapevolezza delle esigenze della povertà personale.

Orientamenti

10.1. Le abitazioni delle comunità formatrici siano semplici ed essenziali. L’impostazione della vita aiuti la crescita del senso comunitario. Si favoriscano ambienti e spazi comunitari. I formandi siano coinvolti nei servizi domestici; il personale di servizio sia ridotto all’essenziale.
10.2. La comunità formatrice abbia uno stile sobrio, essenziale e solidale. Occorre creare nei formandi una maggior vigilanza e moderazione sulle spese personali, l’uso dei veicoli, il possesso di strumenti personali, in particolare di quelli di comunicazione sociale.
10.3. La comunità formatrice concretizzi nel progetto formativo le linee importanti della vita di povertà e faccia, almeno una volta all’anno, lo “scrutinium paupertatis”. Anche la presentazione dei bilanci preventivo e consuntivo della comunità aiutano a formare sensibilità per la povertà comunitaria. 

11. COLLABORAZIONE INTERISPETTORIALE

La corresponsabilità nella formazione iniziale si concretizza principalmente nella realizzazione di equipes interispettoriali di formatori e docenti, nella condivisione del progetto formativo, nel sostegno economico. Essa viene garantita attraverso una Convenzione tra le Ispettorie coinvolte (ACG 388 p. 60) e deve essere assicurata “in modo stabile, attraverso il Curatorium o altre istanze e strumenti” (FSDB 173 e 300).
La collaborazione interispettoriale è una realtà che è in atto in tutte le Ispettorie della Regione; la rete delle collaborazioni è generalmente ben definita. Solo l’Ispettoria IME non ha ancora fatto la scelta della comunità di formazione specifica per i presbiteri. Manca una Convenzione tra le Ispettorie coinvolte nelle varie comunità formatrici.
Le Comunità interispettoriali hanno il proprio Curatorium; non sempre esiste il Regolamento del suo funzionamento e soprattutto manca un coinvolgimento reale e non formale delle Ispettorie. Il Curatorium si raduna regolarmente due volte all’anno; un incontro si tiene a novembre per la programmazione ed un altro verso la fine dell’anno per la verifica. E’ necessaria un maggior impegno per la condivisione del personale formativo e docente.

Orientamenti

11.1. Si chiede che, attraverso la Convenzione e il Curatorium di ogni comunità interispettoriale, ciascuna Ispettoria s’impegni soprattutto a contribuire con il personale formativo e docente. L’equipe dei formatori e dei docenti deve essere interispettoriale.
11.2. E’ necessario che il Curatorium di ogni centro di studio preveda la programmazione del personale docente, con i vari momenti che prevedano la scelta, lo studio per la licenza, l’inserimento, la verifica formativa e accademica, il conseguimento del dottorato.

12. FORMAZIONE DEI FORMATORI

Ci si accorge sempre più che occorre una formazione specifica per essere formatori. Si tratta della formazione della persona del formatore stesso e quella della sua abilitazione per formare gli altri. C’è bisogno di approfondire contenuti e metodologie riguardanti la formazione umana, la direzione spirituale, le esercitazioni pastorali, la continuità formativa tra le fasi, la crescita affettiva, il contributo della psicologia. Su questi punti occorrono convergenze e competenze comuni.
I formatori di ogni comunità formatrice si incontrano periodicamente, confrontandosi su temi formativi a partire dalla Ratio. Le equipes dei formatori di tutta la Regione poi hanno iniziato a realizzare un incontro di formazione annuale per tutte le fasi, a partire dal prenoviziato e con la partecipazione pure dei Delegati ispettoriali di formazione.

Orientamenti
12.1. Le Ispettorie pongano tra le loro priorità la costituzione e il rafforzamento delle équipe formative, consistenti quantitativamente e qualitativamente.
12.2. Si diano opportunità ai formatori, attuali e futuri, di qualificazione e aggiornamento per il loro compito formativo; si favorisca la preparazione attraverso il curricolo per formatori dell’UPS. In particolare ai direttori delle comunità formatrici e ai maestri dei novizi sia dato un anno di preparazione, o almeno sei mesi di aggiornamento, precedente all’assunzione del loro incarico.
12.3. Si continui l’incontro annuale tra i formatori delle diverse fasi formative della Regione.

Vi ringrazio dell’attenzione e della collaborazione nell’attuazione di questi “Orientamenti”. Essi siano oggetto di studio specialmente da parte delle Commissioni ispettoriali di formazione e dei Consigli ispettoriali, della Commissione regionale di formazione, delle comunità formatrici.

Don Francesco Cereda