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“Progetto Europa: invio e inserimento dei missionari”

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DIREZIONE GENERALE OPERE  DON BOSCO
Via della Pisana, 1111, C. P. 18333 - 00163 ROMA

Consigliere generale per la formazione

 

2° INCONTRO DEI MISSIONARI DEL PROGETTO EUROPA
“Progetto Europa: invio e inserimento dei missionari”
Torino Valdocco, 31 ottobre - 3 novembre 2013

 

Carissimi Confratelli,
sono contento di partecipare a questo “Secondo incontro dei missionari del progetto Europa”; esso sarà per me un momento di ascolto e condivisione. Ciò ci offrirà elementi per una valutazione dell’esperienza vissuta in questi sei anni dall’entrata in vigore del progetto, ma ci potrà anche dare spunti per una progettazione del suo cammino futuro. Voi infatti avete vissuto in modo diretto questa esperienza con le sue gioie e speranze, ma anche con le sue difficoltà e sofferenze; voi inoltre guardate al futuro con speranza per una rinnovata presenza salesiana in Europa.
Nel primo incontro abbiamo approfondito le motivazioni del progetto e le sue due prime aree: rivitalizzazione endogena del carisma e ridisegno delle presenze salesiane in Europa; abbiamo cercato insieme lo specifico apporto dei missionari in Europa alla loro concretizzazione. In questo secondo incontro ci soffermeremo sulla terza area del progetto: “Europa, terra di nuova evangelizzazione”, in particolare sull’invio e inserimento dei missionari in Europa; non si tratterà solo di farne una valutazione, ma di cercare pure nuovi traguardi e nuovi passi da compiere.

1. Invio dei missionari in Europa

L’invio di missionari in Europa richiede un cammino di robusta preparazione. Prima di giungere alla consegna del crocifisso missionario da parte del Rettor Maggiore nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino, occorre realizzare alcuni processi: formare nell’ispettoria allo spirito missionario; suscitare nell’ispettoria vocazioni missionarie; far conoscere nell’ispettoria l’impegno della Congregazione per il progetto Europa; discernere le motivazioni, attitudini, qualità, idoneità per la vocazione missionaria in Europa; fare la domanda al Rettor Maggiore per il progetto Europa. La preparazione di una buona vocazione missionaria richiede tempo e formazione.

2.1. Formare nell’ispettoria allo spirito missionario
Noi siamo consapevoli dell’attenzione missionaria che Don Bosco ha sviluppato progressivamente nella sua vita fino all’invio della prima spedizione missionaria l’11 novembre 1875 e delle spedizioni successive. Conosciamo pure i “Ricordi ai missionari” di Don Bosco, che il Rettor Maggiore don Pascual Chavez ha commentato nella sua lettera “L’inculturazione del carisma salesiano” (ACG 412, Roma 2011). Vediamo infine anche ai nostri giorni il costante impegno missionario della Congregazione, che è codificato nell’articolo 6 delle Costituzioni.
Nel gennaio di quest’anno 2013 il Rettor Maggiore con il Consiglio generale ha approvato alcuni orientamenti per la “Formazione missionaria dei Salesiani di Don Bosco”. Senza un’attenzione specifica alla formazione missionaria non possono nascere buone vocazioni missionarie. Le riflessioni e proposte di questi orientamenti desiderano tenere vivo lo spirito missionario della Congregazione; in particolare si propongono un duplice obiettivo.
Innanzitutto essi intendono far crescere in ogni confratello la sensibilità missionaria e la capacità di fare animazione missionaria tra i giovani e i laici. Noi conosciamo infatti le potenzialità evangelizzatrici e vocazionali dei gruppi missionari e del volontariato missionario: essi aprono i giovani a stili di vita sobri e solidali, li impegnano per la causa del vangelo e li interrogano sulla vocazione consacrata salesiana. Ciò rafforza i cammini di fede dei giovani. Spetta a tutti noi, e anche a voi in Europa, diventare animatori missionari dei giovani e dei laici.
In secondo luogo essi offrono criteri di discernimento e indicano un itinerario per scoprire, discernere e approfondire una vera vocazione salesiana missionaria. Tale vocazione nasce, cresce e si sviluppa come dono di Dio, sulla scia dell’impegno evangelizzatore di Gesù e per impulso dello Spirito Santo; nello stesso tempo trova condizioni storiche che richiedono la nostra cooperazione. Essa richiede generosità, apertura ad altre culture, zelo apostolico per le anime e per il vangelo, spirito di sacrificio, …, ma anche un clima missionario nelle ispettorie.
Questo documento intende quindi incoraggiare ogni salesiano attraverso la formazione a mantenere vivo lo zelo missionario di Don Bosco, sia abilitandolo a essere un animatore missionario sia aiutandolo a discernere se Dio lo chiama alla missione “ad gentes”.

1.2. Suscitare nell’ispettoria vocazioni missionarie
L’articolo 6 delle Costituzioni indica i compiti che abbiamo nella Chiesa: “La vocazione salesiana ci situa nel cuore della Chiesa e ci pone interamente al servizio della sua missione. Fedeli agli impegni che Don Bosco ci ha trasmesso, siamo evangelizzatori dei giovani, specialmente dei più poveri; abbiamo una cura particolare per le vocazioni apostoliche; siamo educatori della fede negli ambienti popolari, in particolare con la comunicazione sociale; annunciamo il Vangelo ai popoli che non lo conoscono. Contribuiamo in tal modo a edificare la Chiesa come Corpo di Cristo affinché, anche per mezzo nostro, si manifesti al mondo come ‘sacramento universale della salvezza’”.
Questo articolo si riferisce ad ogni salesiano, comunità e ispettoria. La realizzazione dei fini della Congregazione è responsabilità di tutti; ciò vale per l’educazione e l’evangelizzazione dei giovani, specialmente i più poveri, per le vocazioni apostoliche, per l’educazione alla fede negli ambienti popolari in particolare con la comunicazione sociale, e appunto per l’annuncio del vangelo ai popoli che non lo conoscono. Non è quindi compito esclusivo del Consigliere per le missioni realizzare questo quarto compito della Congregazione e suscitare vocazioni missionarie, ma di tutti noi.
Per le nostre ispettorie c’è il rischio che Papa Francesco denuncia per la Chiesa: la chiusura. Una ispettoria autoreferenziale e chiusa sui suoi bisogni, che non va sulla strada e non si spinge sulle frontiere, si ammala. Ci sono ispettorie con abbondanza di vocazioni, che pensano solo a se stesse; ci sono ispettorie povere che ricevono missionari e che anche ne inviano. La Chiesa e la Congregazione si rinnovano con l’impegno missionario e con lo scambio dei doni vocazionali; ecco perché sono importanti le comunità internazionali; esse sono il segno che la Congregazione è viva, perché in essa c’è la disponibilità alla generosità e mobilità missionaria.
Ci sono ispettorie che hanno fatto poco per il progetto Europa; esso è un impegno di Congregazione richiesto a tutti dal CG26. Il CG27 dovrà certamente indicare in che direzione tale progetto deve ora muoversi per il nuovo sessennio 2014-2020. Ci domandiamo allora: come ognuno di noi può lavorare per l’animazione missionaria di giovani e laici? Come può operare per suscitare vocazioni missionarie per il progetto Europa?

1.3. Far conoscere nell’ispettoria il progetto Europa e le sue necessità
L’animazione missionaria oggi, come lo fu per il progetto Africa, chiede che ogni ispettoria offra motivazioni, promuova, faccia conoscere ai confratelli e ai giovani cosa sia il progetto Europa della Congregazione e quali siano le sue necessità. Ciò è chiesto a tutti: alle ispettorie europee e a quelle non europee. In ogni ispettoria ciò è domandato specialmente all’ispettore, ai delegati ispettoriali, ai formatori. Anche le regioni debbono mobilitarsi per tale impegno.
Questo è un compito anche vostro: conoscere e far conoscere il progetto Europa. Le vocazioni nascono da una testimonianza attraente. Se voi siete contenti della vostra vocazione missionaria in Europa, allora ne parlate bene nella vostra ispettoria di origine, specialmente con i giovani confratelli; ciò crea un movimento di simpatia per il progetto Europa e può far nascere vocazioni missionarie. Anche attraverso la comunicazione sociale la Congregazione ai vari livelli deve far conoscere maggiormente le esperienze e i testimoni di questo progetto.
Ci sono ancora delle riserve sul progetto Europa? Ci sono ancora pregiudizi che frenano la risposta di giovani confratelli per la vocazione missionaria in Europa? Ci sono ispettorie europee che hanno ancora difficoltà a comprendere questo progetto e ad accogliere missionari? Sono desideroso di conoscere cosa dirà il Rettor Maggior nella sua relazione al CG27 al riguardo. E tu personalmente cosa pensi? Quali passi sono stati compiuti e quali devono essere ancora fatti?
Personalmente penso che le ispettorie europee in generale sono cresciute in consapevolezza circa tale progetto, più a livello di governo ispettoriale che di confratelli. Il progetto Europa ha dato loro unitarietà nel cammino di crescita carismatica. La rivitalizzazione è un processo lungo; sono maturati soprattutto l’identità salesiana e l’identificazione con Don Bosco. Sulla seconda area occorre lavorare di più; siamo ancora indietro nel cammino di ridisegno delle presenze e di conversione pastorale. L’invio dei missionari infine è l’aspetto più visibile; dove ci sono missionari, le ispettorie cominciano a cambiare; abbiamo insistito maggiormente sulle prime due aree del progetto, mentre sulla nuova evangelizzazione, sulle immigrazioni in Europa, sull’invio dei missionari siamo ancora all’inizio della riflessione e della concretizzazione.

1.4. Discernere motivazioni, qualità, attitudini, idoneità per la vocazione missionaria in Europa
Il salesiano che sente la chiamata ad essere missionario fuori della propria patria, dal proprio ambiente culturale e gruppo linguistico (ad exteros)[1], tra coloro che non hanno ancora ascoltato il Vangelo e dove la Chiesa non è ancora completamente stabilita (ad gentes)[2], con un impegno per tutta la vita (ad vitam)[3], può offrirsi in qualsiasi momento per il servizio nelle missioni.
Si preferiscono i confratelli giovani per la loro facilità di imparare una nuova lingua e cultura e il loro spirito di adattamento; generalmente si desidera che finiscano il processo del discernimento della loro vocazione missionaria durante il postnoviziato, ma è possibile anche durante la formazione specifica del salesiano prete e del salesiano coadiutore.
Il Capitolo Generale XIX ha aperto anche la possibilità per i Salesiani di essere missionari ad tempus, per almeno 5 anni, «purché siano considerati idonei». Ciò può essere fatto per compiti specifici e urgenti nell’attività missionaria della Congregazione o per aiutare il confratello a discernere meglio la sua vocazione salesiana missionaria ad vitam.
Il processo di discernimento è un percorso graduale e progressivo con l’aiuto di un accompagnatore spirituale. In questo processo il candidato impara come la Vergine Maria ad ascoltare la voce dello Spirito, a purificare e approfondire le sue motivazioni, a discernere la sue qualità e atteggiamenti che determinano la sua idoneità per la vita missionaria salesiana.
Pure la comunità formatrice ha un ruolo importante in questo cammino. Si utilizzano per questo esercizio i Criteri per il discernimento della vocazione salesiana missionaria[4]. È anche possibile che al candidato missionario venga concessa, per esempio, a titolo di prova per un anno, l’esperienza di lavorare in un contesto missionario fuori della propria ispettoria. Anche questa esperienza potrebbe servire per il discernimento della sua chiamata missionaria salesiana. Ci domandiamo a questo punto se ci siano aspetti specifici del profilo del missionario in Europa e quindi alcuni criteri di discernimento propri per tale vocazione; infatti ci possono essere confratelli che scoprono la vocazione missionaria, ma non è facile per tutti sentirsi inviati all’Europa.

1.5. Fare la domanda al Rettor Maggiore per il progetto Europa
Quando, come frutto del discernimento, il candidato arriva alla conclusione di essere chiamato al servizio nel campo missionario, invia una lettera al Rettor Maggiore in cui manifesta esplicitamente questo suo desiderio e si mette a disposizione della Congregazione. Ciò non toglie la possibilità di esprimere le sue preferenze o predisposizioni concrete per un determinato territorio missionario; in modo particolare ciò vale per il progetto Europa.
Il Rettor Maggiore, tramite il Consigliere per le missioni, entra in dialogo con l’ispettore del confratello, sollecitando da lui e dal suo Consiglio l’opinione scritta sulla vocazione missionaria del candidato, sempre in riferimento ai Criteri di discernimento della vocazione salesiana missionaria. Concluso positivamente il discernimento e ottenuto il parere dell’ispettore per rilasciare il confratello per le missioni, il Rettor Maggiore assegna al candidato una destinazione.

Osservazione conclusiva sul primo punto
Concluso questo primo punto, voi mi potreste dire che la fase dell’invio per voi è già terminata e che quindi è meglio passare senza indugio alla fase dell’inserimento nell’ispettoria. Mi pare sia stato importante soffermarsi anche sulla fase di invio. Infatti per noi è istruttivo tenere conto della vostra esperienza per migliorare tale processo; inoltre per voi è utile essere consapevoli di come sia avvenuto il vostro invio: se alcuni passi sono stati da voi compiuti in modo affrettato, occorre porvi rimedio; infine nel processo di invio voi avete una parte attiva come testimoni, capaci di suscitare vocazioni missionarie per l’Europa e di accompagnare l’invio e l’inserimento di nuovi missionari.

2. Inserimento dei missionari in Europa

Una volta che è stata accolta la domanda da parte del Rettor Maggiore e che è stata decisa la destinazione per una ispettoria europea, ci sono ancora altri passi da compiere per realizzare un vero inserimento: assicurare la preparazione immediata, accogliere il missionario nell’ispettoria, favorire la conoscenza della cultura, della lingua e dell’ispettoria, inserirsi nella vita e nelle responsabilità educative pastorali dell’ispettoria, valutare l’esperienza che si sta facendo e l’esperienza fatta.

2.1. Assicurare la preparazione immediata
Nel periodo che interviene prima della partenza, l’ispettoria offre al futuro missionario, per quanto possibile, di imparare la lingua e la cultura del luogo a cui è destinato; di prendere parte a incontri o corsi organizzati dalla Conferenza dei religiosi o dalla Conferenza episcopale per candidati alle missioni; di conoscere i concetti fondamentali dell’antropologia culturale e della dinamica del dialogo interculturale. Essa invia il missionario a partecipare al corso di orientamento per i nuovi missionari organizzato dal Settore per le missioni prima della consegna del crocifisso missionario; prega e fa pregare per il confratello che viene inviato come missionario.
Da parte sua il confratello missionario si mette nelle stesse disposizioni di animo, di vita spirituale e di preghiera, di formazione linguistica, culturale e pastorale. Egli coinvolge anche i suoi famigliari e la sua comunità di appartenenza, presentando loro la nuova destinazione. In questo modo egli inizia ad assumersi responsabilità per la propria preparazione e a coinvolgere nel suo impegno missionario coloro che lo inviano: egli non si sente solo, ma un inviato da una comunità e ispettoria.

2.2. Accogliere il missionario nell’ispettoria
Oggi l’accoglienza dei missionari in Europa è più facilitata perché ci sono già missionari che possono favorire l’inserimento e perché le ispettorie europee hanno già avviato delle buone pratiche al riguardo. Le comunità sono più pronte per comprendere e facilitare i processi di interculturalità; anche le esperienze educative pastorali in contesti pluriculturali con i migranti o le minoranze etniche facilitano l’attenzione alle diversità. Le ispettorie hanno spesso un confratello che è vicino ed è incaricato di accompagnare e di avere attenzione ai primi bisogni e alle prime difficoltà.
Oltre l’ispettoria e le comunità, che creano un clima di calore e sono attente alle prime impressioni e difficoltà del nuovo missionario, i missionari già presenti nell’ispettoria hanno una funzione di raccordo tra il contesto di provenienza e il contesto di approdo del nuovo missionario. Essi sono già passati attraverso le diverse fasi dell’inserimento e soprattutto i primi momenti; essi sapranno incoraggiare e indicare i modi concreti di superamento delle situazioni. Anche per questo aiuto il nuovo missionario non si sente solo; solitudine e lontananza dal proprio paese creano difficoltà.
A sua volta il nuovo missionario sarà aperto e accogliente, supererà le paure e le diffidenze del primo impatto, saprà creare subito relazioni; cercherà condivisione e comunicazione. Certamente saprà anche essere capace di attendere e di avere pazienza, perché questo processo di accoglienza dipende anche dalla sua attitudine e iniziativa. Egli sa che lo scoraggiamento può essere una difficoltà, ma la vicinanza dei confratelli e la vita spirituale lo potranno sorreggere. Se il nuovo missionario giungerà insieme a un altro nuovo confratello, tutto ciò potrà essere più facile.

2.3. Favorire la conoscenza della cultura, della lingua e dell’ispettoria
Per facilitare l’inserimento nel nuovo ambiente culturale, sociale ed ecclesiale, l’ispettoria offre al missionario fin dall’inizio un programma di orientamento che gli faccia conoscere non solo la storia, la cultura e i valori del paese, ma anche la storia, la missione e le opere dell’ispettoria; gli garantisce il tempo adeguato per apprendere la lingua; gli assicura l’accompagnamento mediante una guida spirituale, che lo consiglia ascoltando le sue attese, approfondendo le sue motivazioni, rimuovendo eventuali pregiudizi, aiutandolo a redigere il suo progetto di vita salesiana missionaria.
L’ispettoria inoltre agevola il suo inserimento evitando di nominarlo subito in posizioni di responsabilità; gli dà la possibilità di partecipare all’orientamento per i nuovi missionari organizzato sia dalla Conferenza dei religiosi che dalla Conferenza episcopale; organizza incontri regolari dei nuovi missionari insieme ai loro formatori, direttori e incaricato ispettoriale.
Il missionario che si trova ancora nel periodo della formazione iniziale, completa le fasi formative, fa la professione perpetua e riceve l’ordinazione presbiterale. Per il tirocinio si computano i due anni previsti, a partire dal suo inserimento educativo pastorale nella comunità locale, senza contare i tempi esclusivamente destinati allo studio della lingua o alle procedure migratorie.

2.4. Inserirsi nella vita e nelle responsabilità educative pastorali dell’ispettoria
Dopo i primi passi di inserimento, il missionario avrà imparato a conoscere l’ispettoria: i confratelli, le comunità, il suo stile di vita, il lavoro educativo pastorale, il contesto. E’ perciò in grado di contribuire al processo di discernimento che egli farà con l’ispettore per vedere in quale campo di azione ispettoriale egli si sente di assumere responsabilità.
Se l’ispettoria avrà compiuto il processo di ridisegno delle sue presenze e avrà cercato di renderle significative e di individuare le nuove frontiere del suo lavoro apostolico, sarà più facile per il missionario in Europa trovarsi a suo agio. Infatti può capitare che il lavoro apostolico prospettato non risponda sempre alle proprie attese di impegno nelle nuove frontiere e tra i più poveri. Egli dovrà quindi dare il suo apporto alla seconda area del progetto Europa, ossia al ridisegno delle presenze, in modo da renderle significative e da aprire ai nuovi bisogni dei giovani europei.
Il missionario in Europa dovrà dare il suo apporto anche alla prima area del progetto Europa, ossia alla rivitalizzazione del carisma. Egli dovrà contribuire a discernere i segni di vitalità che si intravvedono nella vita consacrata per rafforzarli o farli nascere; a individuare in che direzione lo Spirito sta soffiando; a trovare quei germogli della vita nuova che sta crescendo. Solo uomini spirituali potranno scoprire e provocare i segni dei tempi, che sono segni dello Spirito.
Egli dovrà partire dalla conoscenza e dal confronto con lacultura europea. La cultura crea mentalità, offre modelli di vita, genera comportamenti, permea il vissuto. L’approfondimento della cultura suggerirà come rispondere agli interrogativi riguardanti il profilo del salesiano, della comunità e della missione. Se questo è il contesto in cui viviamo, che salesiano essere e diventare? Se il clima culturale è caratterizzato da questi tratti, che modello di comunità costruire, perché sia mistica, profetica, serva? Se il contesto si presenta diffidente e indifferente di fronte alla fede, come modificare la nostra azione pastorale? Senza una preparazione culturale seria, non si potrà essere significativi in questo contesto. Occorrono quindi missionari salesiani preparati.
Il missionario, che s’inserisce pienamente nel lavoro missionario dell’ispettoria, fa attenzione alla sua formazione continua, usufruendo anche delle opportunità offerte dall’ispettoria per approfondire il suo rapporto personale con Cristo come fonte del suo ardore missionario, ed inculturarsi sempre alla luce della fede cristiana e del carisma salesiano. Prende parte ai vari incontri nell’ispettoria, nel paese o nell’Università Pontificia Salesiana che offre il corso di formazione permanente per i missionari. Se possiede i doni necessari e se questi corrispondono alle esigenze dell’ispettoria, il missionario viene invitato a qualificarsi in pastorale, missiologia, antropologia, dialogo interculturale, dialogo interreligioso, nuova evangelizzazione, ...

2.5. Valutare l’esperienza che si sta facendo e l’esperienza fatta
E’ importante che ogni anno il missionario valuti la sua esperienza missionaria in Europa, prima di tutto con la guida spirituale e poi con il direttore e l’ispettore. Anche il confronto annuale con i missionari che si trovano nella stessa ispettoria, aiuta il missionario a comprendere meglio la situazione ispettoriale e la sua situazione personale. Ciò lo conduce quindi a ridefinire il proprio cammino con traguardi da raggiungere e passi da compiere. Questo è il lavoro tipico del progetto personale di vita che richiede un processo di discernimento con un momento valutativo del cammino fatto e uno prospettico del cammino da compiere.
Dopo cinque anni il missionario viene aiutato a valutare la sua esperienza missionaria, e in particolare la sua integrazione nella vita e apostolato della sua Ispettoria; il suo inserimento nella cultura locale, e particolarmente tra i giovani a lui affidati, la sua capacità di apertura; il suo ardore apostolico e impegno nella vita missionaria.

Osservazione conclusiva sul secondo punto
Questa fase dell’inserimento riguarda soprattutto le ispettorie europee; è una fase che richiede attenzione, perché dalla sua riuscita dipende l’efficacia e la credibilità del progetto Europa. Se i missionari inseriti in Europa si trovano bene, allora sarà più facile la realizzazione delle tre aree del progetto Europa e sarà più entusiasmante il coinvolgimento di altri missionari dalle ispettorie non europee. Per questo anche voi missionari avete un grande responsabilità nella sua riuscita.

Vi ringrazio dell’attenzione. Mi auguro che alcuni spunti proposti possano essere utili per un confronto arricchente. La nostra condivisione ci aiuterà anche a trovare vie nuove.

Don Francesco Cereda

Domande per il lavoro di gruppo

1. Processo di invio
- Quale valutazione positiva e negativa date circa il processo di invio?
- Quale traguardo e quali passi suggerite per migliorare il processo di invio?

2. Processo di inserimento
- Quale valutazione positiva e negativa date circa il processo di inserimento?
- Quale traguardo e quali passi suggerite per migliorare il processo di inserimento?

3. Qual è il profilo del missionario in Europa?
La risposta a questa domanda è utile per il processo di invio: criteri di discernimento; la risposta è anche utile per il processo di inserimento: criteri di crescita.

[1] Cf. FABC OFFICE OF EVANGELISATION, «Consultation on Asian Local Church and Mission ad Gentes», a cura di Franz Josef Eilers, For All the Peoples of Asia, III, n.5, Claretian Publications, Quezon City 2002, p. 222.

[2] Cf. Ad Gentes 6.

[3] Cf. Redemptoris Missio 66.

[4] RETTOR MAGGIORE E CONSIGLIO GENERALE, Formazione missionaria dei SDB, Roma, 24 gennaio 2013.