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Parte Seconda: Inviati ai giovani in comunità al seguito di Cristo Cap. IV Inviati ai giovani Sez.I I destinatari della nostra missione (art.26-30) Sez. II Il nostro servizio educativo pastorale (art.31-39)

IL PROGETTO DI VITA

 

PARTE SECONDA CAP.IV, I-II

 

IL PROGETTO DI VITA DEI SALESIANI DI DON BOSCO

Guida alla lettura delle Costituzioni salesiane

Roma 1986
Editrice S.D.B.
Edizione extra commerciale

Direzione Generale Opere Don Bosco
Via della Pisana, 1111
Casella Postale 18333
00163 Roma, Bravetta

 

PARTE SECONDA

 

INVIATI AI GIOVANI IN COMUNITÀ AL SEGUITO DI CRISTO
La seconda parte delle Costituzioni rappresenta il corpo centrale della Regola di vita salesiana: nei quattro capitoli che la compongono, comprendenti 70 articoli, sono sviluppati con ampiezza e profondità gli elementi essenziali della consacrazione apostolica salesiana.
La prima parte, come vedemmo, ha prospettato, in forma sintetica e globale, le note fondamentali della natura e missione della Società salesiana nella Chiesa e per il mondo, descrivendo lo spirito tipico che la anima; all´interno del progetto apostolico della Società veniva considerata la vocazione personale come un dono e un impegno di ciascun membro.
Ora, nella seconda parte, sono ripresi uno ad uno i vari elementi che insieme contribuiscono a formare il progetto di vita salesiano: la missione apostolica, il suo contesto comunitario, la radicalità evangelica con cui è vissuta mediante la professione dei consigli, e l´indispensabile apporto della preghiera che ne vivifica ogni aspetto. Come si può facilmente notare, si tratta dello sviluppo di quanto veniva indicato nella formula della professione (Cast 24) e, antecedentemente, nell´ari. 3 che presentava «la missione apostolica, la comunità fraterna e la pratica dei consigli evangelici» come «gli elementi inseparabili della nostra consacrazione, vissuti in un unico movimento di carità verso Dio e verso i fratelli».
Si può osservare la novità di questa parte delle Costituzioni, dal punto di vista strutturale, rispetto sia ai testi precedenti sia a quello stesso prodotto dal CGS: essa infatti raccoglie in un unico corpo (anche se articolato in capitoli) una materia che precedentemente era trattata in parti o in capitoli fra loro separati. L´intento del CG22 risulta chiaro: con questa struttura ha voluto particolarmente sottolineare l´unità e il mutuo rapporto dei vari impegni fondamentali assunti nella professione. Scrive il Rettor Maggiore: «Uno dei grandi meriti di questa parte

sta soprattutto nel proporre la permeazione mutua e l´intimo e continuato interscambio tra i vari aspetti della nostra vocazione».´ Infatti nei singoli capitoli di questa parte l´impegno educativo e pastorale, la vita comunitaria e la pratica dei voti religiosi sono descritti ampiamente nelle loro dimensioni evangelica, ecclesiale e salesiana, ma sempre in mutua correlazione fra loro.´ Studiando i diversi capitoli, potremo costatare che la missione giovanile è descritta in modo tale che essa non sarebbe salesiana se non fosse vissuta in un progetto comunitario e con lo stile evangelico dei consigli; così come non sarebbe salesiana una testimonianza dei consigli che non si traducesse in un «esercizio pratico di carità verso i giovani realizzato insieme dal gruppo dei seguaci di Don Bosco.
Messa in evidenza l´unità profonda che lega i vari aspetti della nostra vita, si deve tuttavia osservare che - all´interno della seconda parte - le Costituzioni hanno scelto un ordinamento dei vari capitoli che ha un suo significato preciso. Esso sviluppa ciò che è indicato dal titolo stesso della parte: «INVIATI AI GIOVANI - IN COMUNITÀ - AL SEGUITO DI CRISTO». Notiamo come in questa espressione venga messa al primo posto la missione apostolica. Come si vedrà più dettagliatamente nell´introduzione al capitolo quarto, ciò corrisponde sia alla costante tradizione dei nostri testi costituzionali (Don Bosco nel primo capitolo delle Costituzioni trattava del «fine» della Società), sia soprattutto all´indicazione dell´art. 3 che pone la missione al centro della nostra identità di Salesiani, affermando che essa dà a tutta la nostra vita il «tono concreto», cioè il tocco e il colore originale.3
Nell´ordinamento della parte, inoltre, è da rilevare fin d´ora il posto che è stato assegnato al capitolo che tratta della preghiera salesiana, intesa nel suo significato più profondo di dialogo con il Signore. Esso è collocato come sintesi conclusiva dell´intera descrizione del progetto salesiano: questo fatto evidenzia sia l´intimo legame della preghiera con ogni elemento della nostra vocazione, sia l´importanza vitale (come fonte e come vertice) della preghiera stessa quale stimolo permanente
Cf. E. VIGANO, 11 testo rinnovato della nostra Regola di vira, ACG n. 312 (1985), p. 15 Ivi.
´ Cf, Introduzione al cap. IV: Inviati ai giovani, p. 25dss

a celebrare la «liturgia della vita» (Cost 95) nell´azione pastorale, nella comunione fraterna e nella pratica dei consigli evangelici .4
Sulla base di queste considerazioni possiamo meglio comprendere l´architettura della PARTE SECONDA:
cap. IV INVIATI AI GIOVANI art. 26-48
- sezione I I destinatari della nostra missione art.26-30-
- sezione Il Il nostro servizio educativo-pastorale art. 31-39
sezione III Criteri di azione salesiana art.40-43
- sezione IV I corresponsabili della missione art.44-48
cap. V IN COMUNITÀ FRATERNE E APOSTOLICHE art 49-59
cap. VI AL SEGUITO DI CRISTO OBBEDIENTE POVERO CASTO art60-84
- sezione I La nostra obbedienza art64-71
- sezione Il La nostra povertà art.72-79
- sezione III La nostra castità art.80-84
cap. VII IN DIALOGO CON IL SIGNORE art.85-95

A conclusione della breve presentazione si può ancora osservare che ai contenuti di questa seconda parte del testo faranno riferimento - come a necessaria fonte di ispirazione - anche le successive parti: infatti sia la formazione salesiana sia il servizio reso dall´autorità si appoggiano totalmente sulle dimensioni apostolica, comunitaria ed evangelica e quindi sui valori enucleati in questa parte.
° Cf. ACG n.312 (1985), l.e.

CAPITOLO IV

INVIATI AI GIOVANI
Il tema della missione apostolica comincia molto prima di questo capitolo e si prolunga dopo di esso. Infatti fin dal primo articolo delle Costituzioni la missione apostolica è presentata come finalità della Congregazione. Gli accenni si susseguono poi in ciascuna delle parti, impegnando i singoli temi e realizzando così quanto dice l´art. 3: «La missione dà a tutta la nostra vita il suo tono concreto». Per essa ci qualifichiamo come Istituto religioso dedito alle opere di apostolato (cf. Cost 4) e la nostra vita nello Spirito si esprime e si alimenta nell´azione per il Regno.
La missione è dunque elemento caratterizzante del carisma e della vita salesiana fino al punto di configurare il volto della nostra consacrazione, una consacrazione appunto «apostolica» (cf. Cost 3).
Va sottolineato sin dall´inizio il significato che le Costituzioni, seguendo i documenti del Concilio, danno alla parola «missione». Siccome le parole più ricorrenti sono: pastorale, apostolato, servizio, opera, non è infondato il timore che nella mente degli ascoltatori la missione venga immaginata come «movimento», «attività», «iniziativa di lavoro» e, nel peggiore dei casi, come uno strafare senza riposo e senza interiorità tra i giovani o tra le cose (mattoni, attrezzi, soldi). Ciò sarebbe svuotare la missione del suo vero e profondo significato.
É dunque legittima la domanda: quando le Costituzioni parlano della missione, cosa esattamente intendono?
In primo luogo le Costituzioni presentano una realtà teologale, cioè un rapporto esistenziale con Dio. Egli, «chiamandoci personalmente» (Cast 22), «ci consacra col dono del suo Spirito e ci invia» (Cost 3).
Si tratta di un «dono» che fluisce dallo Spirito che trasforma e orienta la storia. Non siamo noi a prenderci una missione. Partecipiamo all´eterno disegno divino di salvate il mondo: siamo coinvolti in questo mistero di salvezza. La prima mossa e tutte le seguenti sono di Dio: Egli muove anche la nostra risposta.

Chi vive questa realtà rinnoverà quotidianamente la «scelta» del Signore, confessandolo come la presenza rinnovatrice dell´umanità e il futuro dell´uomo. Coltiverà un atteggiamento umile di «strumento» che fu tipico di Don Bosco. Avrà fiducia nei «serri» che può gettare, perché niente di quello che fa è proporzionato alla maturazione del Regno; eppure una «briciola» di questo Regno fa lievitare il mondo, come dice Gesù nelle parabole. Si manterrà in unione costante con Colui che l´ha inviato (Cost 12).
La missione è poi una manifestazione della «sequela», dell´identificazione, dell´amore preferenziale a Cristo. È lasciarsi plasmare e portare dalla «sollecitudine nel predicare, guarire, salvare sotto l´urgenza del Regno che viene» (Cast 11) e «cooperare con Lui alla costruzione di questo Regno» (Cost 1$), attuando oggi «la sua carità salvifica» (Cost 41).
Questo rapporto a Cristo Uomo-Dio spinge a ripensare la missione sempre alla luce delle sue parole e a confidare nella forza della sua Redenzione.
La missione, inoltre, è sempre descritta come comunione ecclesiale. All´interno di essa vengono definiti i nostri compiti che «ci situano nel cuore della Chiesa e ci pongono interamente al suo servizio» (Cost 6). Di essa ci sentiamo parte viva e in essa vediamo il «centro di unità e comunione di tutte le forze che lavorano per il Regno» (Cost 13).
Da questa considerazione deriva un rapporto continuamente rinnovato di fraterna comunione col Popolo di Dio (Cast 13), una solidarietà con i suoi intenti, un inserimento attivo nella sua vita per la salvezza del mondo, un´accettazione anche della necessità di coordinamento operativo.
La missione mobilita «la carità e la fede» in tutte le direzioni e ci immerge nell´esistenza del Corpo di Cristo, come lo si può percepire oggi nel mondo.
La missione, infine, è il nostro contributo alla storia umana di sviluppo, di superamento delle forze del male, di lotta per trovare orizzonti di senso e di qualità di vita. «La nostra vocazione difatti ci chiede di essere solidali con il mondo e con la sua storia... Per questo la nostra azione pastorale mira all´avvento di un mondo più giusto e più fraterno in Cristo» (Cost 7).

Le urgenze della missione ci inducono a seguire il movimento della storia e ad assumerlo... verificando periodicamente la nostra azione (Cast 19). Lo sviluppo dell´ordine temporale ci sta a cuore: «Cooperiamo per la costruzione di una società più giusta» (Cast 33); ma siamo sicuri che nel mistero di Cristo, rivelazione di Dio e dell´uomo, e nelle ricchezze del suo Vangelo ci è dato il senso supremo dell´esistenza e la forza movente della storia.
La nostra scelta temporale è il Vangelo e l´educazione della gioventù. Così come per altri è la politica o l´arte. Noi scommettiamo sul Vangelo e sulla carità come forze vincenti e trasformanti. Con questo partecipiamo al cammino degli uomini.
Per questo quadruplice riferimento, a Dio, a Cristo, alla Chiesa e alla storia, il donarsi alla missione costituisce per il salesiano un´esperienza «mistica», e non solo un fatto attivistico esteriore. È «operando per la salvezza che il salesiano fa esperienza di Dio» (Cost 12). Quell´esperienza che altri fanno nel segreto della preghiera contemplativa, a lui viene partecipata mentre si spende nell´opera che Dio gli ha affidato. La sua contemplazione è presente nell´azione (cf. Cost 12), perché percepisce l´iniziativa dello Spirito negli avvenimenti e nelle persone, incontra Dio «attraverso quelli cui è mandato» (Cost 95). Così attingendo alla carità di Dio elabora il suo sistema educativo e pastorale (Cast 20) e costruisce come Don Bosco l´unità della sua vita fondendo ogni tensione in un progetto di servizio ai giovani (Cast 21).
In tal modo si avvera che «nel compiere la sua missione il salesiano trova la via della sua santificazione» (cf. Cost 2).
Abbiamo detto che la missione non è soltanto attività. Occorre aggiungere che non è neppure attività giustapposta ad un´interiorità comunque religiosa, ma slegata dal contenuto delle iniziative e dalle sue finalità. E invece il vivere collegato a due poli: il Signore che ci invia e i giovani a cui ci dobbiamo donare per essere «segni e testimoni dell´amore salvatore che Dio ha per loro» (cf. Cost 2). Tutto questo insieme di accenni può sviluppare una spiritualità di vita attiva tipicamente salesiana.
Conseguentemente il salesiano trova nello svolgimento della missione la sua «ascesi»: il suo cammino di purificazione e di perfezionamento, l´esercizio delle virtù.
A questo si riferisce la raccomandazione di Don Bosco: non penitenze straordinarie scelte a volontà, ma lavoro... lavoro. Infatti la missione richiede disponibilità costante, preparazione accurata, resistenza a scoraggiamenti e frustrazioni, mortificazione dei movimenti disordinati, rinuncia alla vita comoda. Lo esprime l´art. 18: «Il salesiano non cerca penitenze straordinarie, ma accetta le esigenze quotidiane e le rinunce della vita apostolica; è pronto a sopportare il caldo e il freddo, la sete e la fame, le fatiche e il disprezzo, ogni volta che si tratta della gloria di Dio e della salvezza delle anime» (Cast 18).
La missione apostolica di cui si parla in molti articoli delle Costituzioni non è generica. Non è un´intenzione generale di fare il bene o un proposito vago di salvare le anime. Ha una fisionomia concreta. E questa concretezza apostolica è parte dell´identità della Congregazione. In questo capitolo dunque vengono precisati gli elementi caratterizzanti la missione, che diventano anche i punti di riferimento per l´unità di una prassi pastorale che non può disperdersi in una vaga molteplicità, dati i diversi contesti in cui si sviluppa.
Quali sono, dunque, gli elementi caratterizzanti la missione apostolica e l´azione pastorale dei salesiani? Il testo ne enumera quattro. A ciascuno di essi corrisponde una «sezione»:
- i DESTINATARI, cioè il campo, secondo l´espressione del primo sogno di Don Bosco, dove i Salesiani intendono giocare la proprie forze;
- il SERVIZIO 0 PROGETTO EDUCATIVO PASTORALE che i Salesiani in
tendono realizzare. Tra i medesimi destinatari si possono, di per sé, svolgere diversi servizi (clinico, di ricupero, educativo, catechistico...) che influiscono non solo sulle competenze, ma anche sula forma della comunità e sulla vita spirituale. 11 progetto qualifica la missione e appartiene dunque all´identità di un Istituto religioso;
- le ATTI VITA E OPERE attraverso cui i Salesiani preferiscono svolgere la loro missione, cioè gli strumenti e strutture operative in cui si è elaborata la prassi della Congregazione;
il SOGGETTO dell´attività pastorale, cioè coloro a cui essa viene affidata e che sono dunque corresponsabili del suo svolgimento.
I quattro elementi si corrispondono armonicamente. A determinati

destinatari corrisponde un determinato progetto, cui sono adeguate certe attività e opere che esigono, a loro volta, un soggetto operante. Appare così una fisionomia pastorale piuttosto che scelte isolate. É il Sistema preventivo tradotto in termini operativi.
Diamo uno sguardo accurato all´insieme per cogliere la struttura del capitolo.
I° sezione: I DESTINATARI
· I giovani: art. 26. 27. 28
· Gli ambienti: art. 29
· I popoli non ancora evangelizzati: art. 30
sezione. IL NOSTRO SERVIZIO EDUCATIVO PASTORALE
· L´obiettivo globale e finale del nostro progetto: art. 31
· Le diverse dimensioni del nostro progetto unitario: art. 32-37 - Educazione-promozione: art. 32-33
- Evangelizzazione-catechesi: art. 34. 36
- Esperienza comunitaria-associativa: art. 35 - Orientamento vocazionale: art. 37
· Il metodo pedagogico pastorale: art. 38-39 - I principi ispiratori: art. 38
- La pratica: l´assistenza: art. 39
3° sezione. I CRITERI DI AZIONE SALESIANA
· Il modello ideale: l´Oratorio di Valdocco: art. 40
· Criteri per discernere attività e opere: art. 41
· Le vie maestre della nostra azione: art. 42-43
- L´educazione e l´evangelizzazione: art. 42
- La comunicazione sociale: art. 43
4" sezione: I CORRESPONSABILI DELLA MISSIONE
· La comunità salesiana: art. 44-46
· La comunità educativo-pastorale: art. 47-48

La spiritualità del salesiano ha la sua fonte di energia e il suo modello in Cristo apostolo, si sviluppa e si percepisce nel suo impegno pastorale. Questo occupa tutta la sua giornata. Perciò non è possibile concepire la sua autenticità religiosa senza un riferimento concreto ai tratti che caratterizzano il suo lavoro apostolico.

I DESTINATARI DELLA NOSTRA MISSIONE
«Vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore e si mise a insegnare loro molte cose, (Mc 6,34).
La citazione è presa dal grande racconto della prima moltiplicazione dei pani (Mc 6,30-44), grande perché è rivelativo del potere messianico di Gesù e del suo stile concreto di intervento nella vita delle persone: percezione precisa del loro stato, condivisione profonda, anche emotiva, azione concreta di cambio.
Ma per affrontare più a tondo lo straordinario valore del segno di Gesù, si ricorderà la tradizione biblica cui si riconducono con tutta evidenza i tre motivi evangelici delle «pecore senza pastore», del «deserto (v. 35) e del «pane». A Marco e alla comunità cristiana, la folla attorno a Gesù nel luogo «deserto» appare come l´antico popolo, tormentato dalle insidie del cammino della vita, cui Dio intende far da pastore tramite guide storiche, Mosè anzitutto (Num 27,17), dando cibo abbondante (Es 16).
Ebbene Gesù, a seguito anche del grande annuncio messianico di raduno del popolo disperso (Ez 34), è il definitivo pastore di Dio, che interviene con totale partecipazione personale («lo conosco le mie pecore», annota Gesù, «una per una-»: Gv 10,14.3). Il suo «insegnare molte cose» non è un limitarsi a dire belle parole, quanto piuttosto comunicare alla gente la «parola di Dio», che è insieme la verità di Dio, il suo progetto del Regno e le potenti energie di vita che ne conseguono. Infatti Gesù che insegna, moltiplica in misura straordinaria il pane per ciascuno (v. 43). Anzi la sua cura pastorale emergerà in forma inaudita quando con l´Eucaristia, cui questo racconto prelude (cf. Mc 6,41), darà tutto se stesso come verità e pane.
In questa citazione risalta vigososamente la carità pastorale, che Don Bosco realizzò con esperienze concrete, nel momento primo e fondamentale dell´incontro del salesiano con i destinatari della sua missione,
pecore senza pastore», ossia «la gioventù povera, abbandonata, pericolante» (Cast 26).

ART. 26 I GIOVANI A CUI SIAMO INVIATI

Il Signore ha indicato a Don Bosco i giovani, specialmente i più poveri, come primi e principali destinatari della sua missione.
Chiamati alla medesima missione, ne avvertiamo l´estrema importanza: i giovani vivono un´età in cui fanno scelte di vita fondamentali che preparano l´avvenire della società e della Chiesa.
Con Don Bosco riaffermiamo la preferenza per la «gioventù povera, abbandonata, pericolante»,´ che ha maggior bisogno di essere amata ed evangelizzata, e lavoriamo specialmente nei luoghi di più grave povertà.
ct. Ma XIV, 662
L´art. 26 introduce un blocco di cinque articoli che definiscono con chiarezza e linearità i campi dove i Salesiani intendono impegnare le proprie risorse. L´insieme della sezione ha due pregi: enuncia in maniera completa i destinatari; e, attraverso la struttura stessa della sezione e gli agganci interni degli articoli, fa emergere senza dubbi le priorità e le preferenze.
In particolare l´articolo stabilisce due elementi:
- la scelta di campo caratterizzante la missione salesiana: i giovani; - la preferenza: i giovani più poveri.
I giovani.
I primi destinatari sono i giovani. Essi da soli danno alla missione salesiana il suo volto originale, sebbene non completo. Senza di essi
tutti gli altri aspetti sono insufficienti. Don Bosco è principalmente il
«padre e maestro della gioventù». Le immagini più diffuse e più vere di lui sono quelle che lo rappresentano attorniato da ragazzi; senza i ragazzi è irriconoscibile. Con la priorità giovanile si collegano molti articoli delle Costituzioni che si riferiscono allo spirito, alla nostra consacrazione, alla nostra comunità.´ Le Costituzioni stesse dovrebbero es
´ C£. Cost 1. 2. 3. 14. 15. 19. 20. 21. 24. 61. S 1.

sere rifatte il giorno in cui i giovani non costituissero più la «porzione» e «l´eredità» pastorale dei Salesiani.
Il testo fa risaltare questa priorità senza pari attraverso tre elementi.
In primo luogo osserviamo la solennità della formula: «Il Signore ha indicato a Don Bosco i giovani... ». L´espressione ci riporta a precisi fatti storici, come il sogno dei nove anni e le sue ricorrenze nella vita del nostro Padre.´
In secondo luogo rileviamo l´espressione esplicita: i giovani sono i «primi e principali destinatari»; tutti gli altri destinatari hanno un riferimento ad essi e sono come colorati da questi. Si accenna infatti ai giovani quando si parla degli altri campi d´azione: presentando l´azione pastorale «verso i ceti popolari», si dice che essa «si armonizza con l´impegno prioritario verso i giovani» (Cast 29); presentando le «missioni», si rileva che «quest´opera mobilita gli impegni educativi e pastorali propri dei nostro carisma» (Cast 30); anche parlando della «comunicazione», si ricordano «le grandi possibilità che essa offre per l´educazione» dei giovani (cf. Cost 43).
In terzo luogo spicca il carattere assoluto dell´affermazione che sembra ricopiare la dichiarazione di Don Bosco: «Basta che siate giovani, perché io vi ami assai» (Cost 14). Non c´è bisogno di altre ragioni per un impegno giovanile.
Queste e altre simili indicazioni normative hanno origine e fondamento in quella convinzione espressa nell´art. 14 dove si afferma che lo speciale «dono di Dio che segna la nostra vocazione» è «la predilezione per i giovani», e che «questo amore, espressione della carità pastorale, dà significato a tutta la nostra vita». Senza i giovani, dunque, non ci sono presenze «qualitativamente» salesiane, e ciascuna nuova decisione in termini di iniziative o opere deve orientarci a diventare sempre più «specialisti dei giovani».
Essendo questo articolo fondamentale per la nostra identità, bisogna che non sfuggano le sfumature redazionali.
a Si veda il commento all´art. 14, dove sono citate molte espressioni di Don Bosco circa la sua convinzione sulla priorità della sua missione per i giovani (p. 171-176).

Si parla di «giovani», cioè di coloro che si trovano nell´età in cui ci si prepara, attraverso la maturazione bio-psicologica, l´assimiliazione della cultura e la qualificazione professionale, all´inserimento pieno nella società.
L´età giovanile si è allungata particolarmente, ma non soltanto, nelle società sviluppate. I Salesiani con le opere e le istituzioni precedentemente si sono collocati soprattutto tra i preadolescenti e gli adolescenti. Questa è una fascia da curare per quello che significa in termini di formazione umana, di evangelizzazione e di decisione vocazionale. Ma oggi, dati l´allungamento e le nuove esigenze della preparazione professionale, la giovinezza è ancora un «tempo di educazione e di preparazione alla vita». In essa si verificano fenomeni culturali e religiosi che interessano la formazione del giovane e spesso si manifestano forme di devianza da prevenire.
Toccherà a ciascuna Ispettoria il compito di determinare qual è la fascia che, secondo le condizioni sociali e culturali del proprio contesto, i Salesiani devono rafforzare: se quella adolescenziale (11-17 anni) o quella giovanile (18-25 anni).
Parliamo di «giovani». Il termine, nel suo significato collettivo di «gioventù,3 vuole esprimere che siamo attenti non soltanto a singoli individui, ma alla loro condizione collettiva. La gioventù in quanto tale è oggi campo di interventi da parte dei governi, dei mezzi di comunicazione, di istituzioni internazionali. A poco servirebbe l´azione sull´individuo se la condizione stessa della gioventù in senso sociale, culturale, educativo non venisse curata. Infatti il CG21 raccomandò insistentemente ai Salesiani che fossero «specialisti» della condizione giovanile.´
Ma con il termine «giovani» viene anche sottolineata una scelta: «Il nostro servizio pastorale si rivolge alla gioventù maschile» (Reg 3). Ciò vuol dire che le iniziative che assumiamo vogliono rispondere ai bisogni specifici che si rivelano in questo settore. Ciò vuol dire anche che se per ragioni pastorali lavoriamo in ambienti nei quali si incontrano ragazzi e ragazze, la nostra attenzione preferenziale e le proposte particolari che
a Don Bosco stesso usa il termine «giovani" in senso collettivo, per esempio nell´ari. 1 delle Costituzioni da lui scritte (Costituzioni 1875). Varie volte nei suoi scritti si trova anche il termine «gioventù».
° Cf. CG21, ´I 5alesiant evangelizzatori dei giovani; in particolare parte I: A giovani e la [oro condizione (nn. 20-30)

vanno più in là di un servizio generale, saranno pensate e programmate in vista dei ragazzi, affidando ad altre persone l´attenzione più accurata alle ragazze.
Questo vuol dire anche che ci sentiamo di gestire grossi ambienti o masse di ragazzi, mentre, riguardo alle ragazze, quando ragioni pastorali indicano come conveniente o necessaria la loro presenza, stabiliamo dei limiti: partecipazione nei gruppi, secondo interessi formativi, culturali, religiosi o sociali, in numero conforme alle urgenze.
Questa scelta è collegata sia alle nostre origini, sia al tipo di pedagogia di condivisione della vita che noi applichiamo, sia ai temi educativi in cui siamo specializzati: vocazione, lavoro, gioco, ecc.
Un elemento, infine, da non trascurare sono le motivazioni del nostro impegno a favore dei giovani, proposte dal testo della Regola.
La prima riguarda la loro vita: nell´età giovanile si fanno scelte fondamentali in base alle quali la vita prende una piega verso la pienezza o verso la frustrazione; l´amore ai giovani ci spinge ad aiutarli in questo momento delicato di crescita.
La seconda riguarda la società e la Chiesa: «I giovani preparano l´avvenire della società e della Chiesa». Questa motivazione apre un «tema» che sarà sviluppato in tutta la sezione e cioè la prospettiva sociale della nostra pastorale ed educazione.
Nella stesura dell´articolo si avverte la risonanza non solo della nostra tradizione, ma anche della parola del Concilio: «L´estrema importanza dell´educazione nella vita dell´uomo e la sua incidenza sempre più grande nel progresso sociale contemporaneo sono oggetto di attenta considerazione da parte del sacro Concilio Ecumenico».5


I giovani poveri.

Ma tra i giovani ci sono preferenze. La prima è per coloro che sono i più poveri: «Con Don Bosco affermiamo la preferenza per la ´gioventù povera, abbandonata, pericolante´, che ha maggior bisogno di essere amata ed evangelizzata, e lavoriamo specialmente nei luoghi di più grande povertà».
GE, Introduzione

La povertà non ha limiti. Sempre, in qualche parte della nostra città, c´è uno più povero dell´ultimo che abbiamo conosciuto. E sempre c´è, in un ambito più grande, una situazione più miserabile di quella che nella nostra città sembra estrema. La «povertà» che si vede in certe città non sembra tale se la si paragona con gli «slums»; ma questi ancora non sono all´ultimo posto, se si considerano le tragedie della siccità, della fame, la situazione dei profughi che toccano popolazioni intere.
Inoltre quando Don Bosco formulò la sua preferenza non c´era nemmeno l´idea di quella che oggi viene chiamata la «povertà strutturale» cioè la povertà congenita ad una particolare situazione socioeconomica (provocata da essa stessa), dalla quale è possibile liberare singole persone in numero molto minore di quelle che le condizioni vanno producendo. Infatti gli scritti del tempo rivelano una speranza assoluta di porre rimedio alla povertà attraverso l´educazione.
Queste fugaci riflessioni servono per aiutarci a cogliere il senso della nostra scelta che non è di risolvere il problema della povertà, ma di rivelare, attraverso un segno «umano», il volto paterno di Dio.
Col triplice termine di gioventù «povera», «abbandonata», «pericolante» si comprendono tre forme di povertà sovente collegate fra loro.
- «Povera»- vuol dire carente di risorse materiali e di mezzi per svilupparsi.
- «Abbandonata»: esprime la mancanza di rapporti di sostegno: genitori, famiglia, istituzioni educative. Anche se questa forma di carenza è sovente collegata alla precedente, può esistere indipendentemente da essa.
- «Pericolante»: descrive la situazione di quei giovani esposti a pericoli che bloccheranno il raggiungimento di un´umanità matura e felice. Sono ragazzi «a rischio», che presentano cioè le «condizioni di debolezza» per cui soccomberebbero facilmente ai mali che li assediano quali la droga, la criminalità, il vagabondaggio, la disoccupazione.
Quali di queste tre forme di povertà preferire? Si deve giudicare in base al contesto sociale in cui si lavora ed alla concomitanza di altri criteri che le Costituzioni evidenzieranno .(cf. Cast 40-41); ma il primo articolo dei Regolamenti generali esprime questo ordine:
-- i giovani che a causa della povertà economica, sociale e cultu-

rale, a volte estrema, non hanno possibilità di riuscita: l´aspetto tipico di questa condizione è il fatto che essa spesso impedisce di vivere un´esistenza umana normale;
- i giovani poveri sul piano affettivo, morale e spirituale: è una povertà che tocca la persona nelle sue dimensioni profonde, per la mancanza di affetti fondamentali, di veri valori, di apertura a Dio;
- i giovani che vivono al margine della società o della Chiesa."
Una scelta non esclude le altre. Ci sono iniziative pastorali che sod