Conseil Ressources

I capisaldi della prassi missionaria salesiana. ACG 362 1998 (don Luciano Odorico)

ACG 362   I capisaldi della prassi missionaria salesiana  1998, Gennaio - Marzo.

Don Luciano Odorico, Consigliere Generale per le Missioni

 

Introduzione

Desidero offrire a tutti i Salesiani missionari della Congregazione una breve sintesi della Prassi Missionaria Salesiana, che racchiude i principali criteri della nostra tradizione missionaria ormai centenaria.

Questi contenuti rappresentano la seconda parte d’un mio intervento nella recente celebrazione del 75° anniversario dell’arrivo dei Salesiani nel Nord-Est, Shillong, India.

1. Lo spazio specifico delle Missioni Salesiane

Per “Missioni Salesiane” indichiamo:

      • L’impegno missionario per la prima evangelizzazione, d’impiantazzione di Chiesa e di Congregazione (specialmente in Africa)
      • L’impegno missionaria tra le etnie minoritarie (specialmente in America Latina)
      • L’impegno per una mentalità missionaria in territori di antiche e grandi religioni (Asia e Africa)
      • L’impegno missionario di tutti i confratelli che hanno lasciato il proprio paese
      • L’impegno missionario verso nuove urgenze missionarie (Est Europeo, Asia) e nuovi areopaghi (emigranti, profughi, disagio giovanile)

Fedele alle sue origini, la Congregazione Salesiana continua ad assicurare una presenza missionaria significativa. L’Asia e l’Africa hanno già iniziato a dare un contributo attivamente missionario con l’invio dei loro missionari.

2. Le costatanti principali dell’impegno missionario salesiano

L’esperienza di oltre tre generazioni nell’impegno della Congregazione per le missioni ad gentes rivela le seguenti costanti:

    • Un processo di “rifondazione” della Congregazione: ricomprensione del carisma del Fondatore a partire dal contesto geografico, culturale, sociale del territorio;
    • La dimensione cattolica e missionaria di tutta la Congregazione, nel senso della sua espansione geografica e del coinvolgimento dei confratelli;
    • La crescita delle Ispettorie nel loro impegno per le missioni;
    • L’universalità della pedagogia salesiana in ambienti anche di diversa appartenenza religiosa: musulmani, est asiatico, presenze di minoranze etniche;
    • Strategia vocazionale autoctona per il futuro della Congregazione nel luogo di lavoro;
    • L’originalità degli itinerari di fede, specialmente degli itinerari di catecumenato;
    • Le missione come scuola di radicalità evangelica, di santità e di allegria.
3. La prassi missionaria salesiana

Essa si articola in alcuni settori tra loro complementari. Li citiamo insieme ai loro riferimenti costituzionali , capitolari e del Magistero ecclesiale.

1. La prima evangelizzazione, presso i popoli non ancora evangelizzati, come oggetto speciale della premura di Cristo, Buon Pastore e dello slancio apostolico di Don Bosco

“Con l’azione missionaria compiamo un’opera di paziente evangelizzazione e fondazione della Chiesa in un gruppo umano.” (Cost.30)

La storia delle missioni salesiane è stata una storia di prima evangelizzazione in America Latina, Asia e Africa. La fondazione delle Chiese è tuttora rappresentata da numerosi Vicariati missionari e Diocesi missionarie affidate ai Salesiani.

La prima evangelizzazione si trova però ostacolata dal rigurgito dei nazionalismi, dal fenomeno delle sette, del sincretismo religioso, dei fondamentalismi di vario genere e di un malinteso irenismo in contesto interreligioso.

Altre difficoltà si notano a livello di scarsa formazione dei catechisti e di programmi inadeguati di catecumenato.

2. L’integralità e l’armonia tra evangelizzazione, educazione e promozione umana

“L’opera missionaria mobilita tutti gli impegni educativi e pastorali propri del nostro carisma.” (Cost.30)

Il nostro stile missionario si ispira al carisma salesiano. La chiara preferenza per i giovani e il legame di queste tre componenti sono la via maestra che fanno assumere ai missionari i “valori di questi popoli, le loro angosce e speranze”. L’oratorio è stato il nostro primo approccio missionario ai giovani.

Nella prassi missionaria si nota a volte uno squilibrio nei servizi di intervento pastorale: da una parte, un esagerato assistenzialismo, una amministrazione troppo complessa e, dall’altra, una scarsa attenzione alla evangelizzazione esplicita e all’urgenza dell’azione itinerante nei villaggi.

3. Le vocazioni locali

“Fate quanto potete per avere vocazioni sia per le Suore come per i Salesiani”. (LDB,448)

I Salesiani vanno in missione per rimanerci. Il loro impegno, pur rispettando le stagioni del Padrone della messe, si caratterizza per una immediata indigenizzazione della Congregazione. Oggi, i due terzi dei novizi provengono dall’emisfero sud, da giovani chiese e da giovani Ispettorie. C’è anche un interesse più ampio di vocazioni aperto ai diversi rami della Famiglia salesiana.

Si è notato e si nota la mancanza di adeguata inculturazione del discernimento vocazionale e di uno speciale accompagnamento dei candidati di minoranze etniche.  

4. L’inculturazione


Le Ispettorie che hanno territori di missione preparino il personale al dialogo con le culture non evangelizzate anche se di minoranze etniche.” (Reg 18).

L’impegno per l’inculturazione aiuta ad incarnare ovunque il Vangelo e il carisma salesiano. Ci sono stati esempi di missionari molto incarnati nella loro prassi missionaria e nella ricerca e produzione scientifica.
Si notano, specie nel Progetto Africa e nelle nuove fondazioni asiatiche, dei fenomeni di geografie monoculturali dei missionari con ristretta visione d’inculturazione e d’internazionalità.

Emerge anche un atteggiamento, speso inconscio, di essere portatori di una cultura dominante e superiore, con uno scarso interesse per le lingue tribali.

5. L’azione missionaria e il dialogo ecumenico e interreligioso

“La fondamentale unità di tutti gli esseri umani, i valori positivi e gli elementi di grazia presenti nelle tradizioni religiose, incoraggiano la Chiesa a entrare in dialogo e collaborazione con esse.” (CG24, 183)

La maggioranza dei missionari salesiani ha accettato la svolta dottrinale e pastorale del Vaticano II, il passaggio dalla controversia al dialogo di vita, di azione, di scambio teologico e dell’esperienza religiosa (secondo quanto è indicato in “Dialogo e annuncio”, n.42)

L’acritica accentuazione del dialogo ecumenico e interreligioso e la superficiale preparazione teologica hanno provocato la diffusione di un falso irenismo e di un disimpegno nell’evangelizzazione diretta. Erroneamente si è pensato che il dialogo escludesse l’impegno per il primo annuncio. (cfr. CG24,185-186)

6. La pedagogia e la spiritualità salesiana

“Carità, pazienza, dolcezza, non mai rimproveri umilianti, non mai castighi, fare del bene a chi si può, del male a nessuno, scriveva Don Bosco a Don Cagliero”. (Lettere DB,447)

A livello di pedagogia, lo stile missionario salesiano è caratterizzato dall’amabilità, dalla gioia, la disponibilità, l’ardire e il lavoro oltre ogni limite. In alcuni casi, vari missionari salesiani hanno affrontato con coraggio anche la prova del martirio.

I missionari che non hanno fatto una scelta a lungo termine, “ad vitam”, non dimostrano una profonda spiritualità missionaria. Nel campo pedagogico alcuni missionari si riducono a ruolo di manager per i troppi impegni e per le troppe opere. Ci sono anche fenomeni seri di stanchezza e di contro testimonianza missionaria, di scarso e calcolato impegno di inculturazione.

7. La presenza di Maria

 “Raccomandate costantemente la devozione a Maria Ausiliatrice ed a Gesù sacramentato.”(Ricordi ai primi missionari,16)

Nel progetto missionario di Don Bosco, come in tutto il progetto salesiano, la presenza di Maria è sempre stata considerata un elemento essenziale.

Nella prassi missionaria questo si è tradotto in diffusione popolare della devozione a Maria Ausiliatrice, nella pubblicazione di libretti e immagini, nell’ adeguata celebrazione delle principali feste mariane e finalmente nella costruzione di Santuari dedicati a Maria Ausiliatrice.

I primi missionari non concepivano l’inizio di una presenza salesiana in un nuovo paese o regione senza la costruzione d’un segno visibile, il più delle volte un santuario, in onore della nostra Madre. Per loro la prassi missionaria era intimamente connessa con la presenza e l’aiuto dell’Ausiliatrice.
 

8. La cooperazione missionaria e il sostegno economico

“La Chiesa missionaria dà quello che riceve, distribuisce ai poveri quello che i suoi figli, più dotati di beni materiali, le mettono generosamente a disposizione.” (RMi 81)

La storia delle missioni salesiane è stata fin dall’inizio anche la storia della generosità dei benefattori e di Ispettorie madri. Oggi, molti programmi di sviluppo, di educazione, specialmente professionale, e di evangelizzazione sono possibili grazie al sostegno economico, strutturalmente qualitativo e quantitativo, di diverse fonti, quali: la Direzione Generale, le Procure Missionarie, le Ispettorie madri, le iniziative dei singoli missionari.

Oggi perà la crisi delle vocazioni in Occidente non assicura più una cooperazione consistente a livello di personale come nel passato.

Inoltre, non sempre si tengono presenti le priorità dei destinatari della Cooperazione missionaria, quali i catechisti, le vocazioni locali, i giovani e i poveri, i giovani lavoratori, gli ammalati, i leaders moltiplicatori di progetti.

9. La cooperazione missionaria e il volontariato laico missionario

 “Nell’attività missionaria sono da valorizzarsi le varie espressioni del laicato, rispettando la loro indole e finalità: associazioni del laicato missionario, organizzazione cristiane di Volontariato internazionale, movimenti ecclesiali, gruppi e sodalizi di vario genere … impegnati nella missione ad gentes e nella collaborazione tra le chiese locali.” (RM 72)

Il volontariato laico missionario è una realtà positiva e in costante crescita nelle missioni salesiane, ed è presente in tutti i continenti. Esso esprime la dimensione laicale della missionari età che noi cerchiamo di esprimere in stile salesiano. Si privilegia il volontariato a lunga durata.

Si costata talvolta una inadeguata preparazione dei candidati, uno scarso accompagnamento dei responsabili rispettivi e una mancanza di sufficienti fonti economiche.
 

10. L’attenzione alle nuove frontiere missionarie

Obbediente al mandato di Cristo (Mc 16,15.20) e fedele alla centenaria missione salesiana, la Congregazione si apre all’urgenza di nuove frontiere missionarie.

Appartiene anche alla tradizione salesiana andare verso nuove presenze missionarie assieme ad altri rami della Famiglia Salesiana, specialmente assieme alle Figlie di Maria Ausiliatrice. In queste nuove frontiere operiamo spesso nello stesso territorio, condividendo linee comuni di progetto pastorale, benché con programmi gestititi autonomamente.

L’aspetto di novità e le nuove sfide offerte da questa apertura suscitano nella Congregazione nuove vocazioni missionarie e nuovi contenuti di animazione missionaria.

11. L’animazione missionaria

“E’ compito di ogni Ispettore con il suo Consiglio fissare le norme per l’animazione missionaria e il coordinamente dell’azione missionaria.” (Reg 18)

Si constata che l’animazione missionaria, specialmente a radice degli ultimi progetti missionari, è cresciuta in quasi tutte le Ispettorie.

C’è interesse e senso di reciprocità missionaria ecclesiale e congregazionale. Sono anche ormai prassi acquisita i raduni a livello nazionale e continentale dei Delegati Ispettoriali di Animazione Missionaria. Ma la figura e il ruolo del Delegato di Animazione Missionaria non è ancora chiaro in tutte le Ispettorie.

Conclusione

Al termine di questo intervento sulla prassi missionaria salesiana, mi sembra opportuno rilevare che l’avventura salesiana per le missioni ad gentes è stata la causa principale dell’espansione della Congregazione nel mondo, e quindi della sua cattolicità.

Questa universalità missionaria salesiana tradotta in inculturazione carismatica in 120 paesi del mondo, è chiamata a produrre un nuovo impulso missionario, capace di rendere possibile la reciprocità missionaria specialmente ad opera di candidati provenienti da nazioni oggi ricche in vocazioni.

L’ideale missionario ha sempre prodotto ottimi risultati vocazionali.

Servano di conclusione queste parole del biografo di Don Bosco:

“…Il moltiplicarsi delle domande di entrare in Congregazione.. era appunto uno degli effetti prodotti dalla spedizione dei missionari. Prima la Congregazione si sviluppava lentamente nell’oscurità: nulla o ben poco se ne conosceva lontano dal Piemonte. Allora, invece, prima, durante e dopo la spedizione, giornali italiani ed esteri parlarono dei Salesiani e di Don Bosco, sicchè la notizia della Pia Società si diffuse in lungo e in largo, richiamando l’attenzione di molti e attirando soggetti sempre più numerosi.” (MB 11,408)

L’inserimento dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice nel movimento missionario ecclesiale del secolo XIX fu un’iniziativa coraggiosa di grande importanza storica per lo sviluppo delle due Congregazioni, perché introducendole fin dai loro inizi in una più larga partecipazione alla cattolicità spaziale, di membri e d’attività della Chiesa, ne accelerò il ritmo di crescita numerica e operativa, e le trasformò in Istituti a raggio mondiale. (Favale A., Il progetto missionario di Don Bosco, Quaderni di Salesianum 3, p.42).