RM Ressources

Beatificazioni, Trasporto delle spoglie del Servo di Dio Don Filippo Rinaldi, Strenne 1957 n.196-203

COMUNICAZIONI E NOTE

1) MOVIMENTO DELLE NOSTRE CAUSE DI BEATIFICAZIONE
E CANONIZZAZIONE DURANTE L'ANNO 1956

  1. San Domenico Savio.

Si è presentato alla Sacra Congregazione dei Riti per il competente esame e relativa approvazione uno schema completo di Messa e Ufficiatura, da inserirsi poi nel proprium della Congregazione. Lo si renderà noto non appena approvato.

  1. Venerabile Don Michele Rua.

Ottenute nella scorsa primavera dalla S. C. dei Riti le Lettere Remissoriali, si potè sottoporre a processo apostolico la seconda guarigione, presumibilmente miracolosa, attribuita all'intercessione del Servo di Dio. Questo, per comodità dei testimoni, avvenne in due momenti. Prima presso la rev.ma Curia arcivescovile di Ferrara, dove si svolse la parte fondamentale del processo, risiedendo in detta città la persona « sanata» e il gruppo maggiore dei testimoni; poi presso la rev.ma Curia metropolitana di Torino per l'esame del medico curante, di qualche testimonio secondario, e la presentazione di tutto il materiale scientifico (certificati, radiografie, referti, esami di laboratorio, cartella clinica e simili), antecedentemente accuratamente raccolto.

Il processo di Ferrara è già a Roma e se ne cura la copia pubblica per l'ulteriore studio. Del processicolo di Torino, per il quale si erano ottenute speciali facoltà, si attende l'invio prima delle feste natalizie. Se ne chiederà subito l'apertura e la copia pubblica, in modo da unirla alla precedente ed avere quanto occorre per il Sommario a stampa, che dovrà contenere la parte testimoniale e documentale dei due miracoli proposti per la solenne beatificazione del Servo di Dio. Del primo si ha già la copia pubblica.

Nel corso del 1957 si spera ottenere dalla S. C. dei Riti il decreto di validità dei processi e la designazione dei quattro periti d'ufficio — due per ogni miracolo  i quali dovranno elaborare singolarmente e segretamente il loro voto medico-legale sul caso avuto in esame.

Alla stampa dei quattro voti peritali seguirà la discussione della speciale Commissione medica, incaricata di vagliare e giudicare le proposte guarigioni, prima che se ne prepari la discussione in seduta preparatoria di consultori teologi, prelati officiali ed eminentissimi Cardinali.

Si deve molto pregare per il buon successo della Causa, e invocare dalla divina clemenza nuove grazie e nuovi favori per intercessione del Servo di Dio.

  1. Servo di Dio Don Andrea Beltrami.

La sua Causa attende il turno per essere discussa in seduta antipreparatoria sulle virtù. Non si hanno grazie rilevanti da processare.

  1. Servo di Dio Augusto Czartoryski.

Si è molto lavorato alla ricerca di documenti richiesti dal Promotore Generale della Fede nelle sue Animadversiones per la discussione sulle virtù. L'Archivio centrale della Congregazione ha potuto offrirne alcuni molto importanti; altri si riuscì ad averne dalla Polonia, nonostante le condizioni politiche del momento. Anche tra gli scritti del Servo di Dio Padre Raffaele Kalinowski, carmelitano, già precettore del principe Augusto, si trovarono lettere e note di rilievo. Si sta preparando il Sommario Addizionale di detti documenti che arricchiscono la causa e concorrono ad illustrare la figura del Servo di Dio.

Fatto questo, l'Avvocato dovrà stendere la difesa, che aprirà la via alla seduta antipreparatoria sulle virtù. Si insiste perchè il Servo di Dio venga maggiormente invocato, specie in casi gravi, con particolari preghiere e novene.

  1. Serva di Dio Suor Teresa Valsè Pantellini.

L'Avvocato non ha ancora preparato P/i/formati° che deve precedere il Sommario già pronto da tempo. Pare inoltre che si confermi il carattere miracoloso di qualche guarigione attribuita alla Serva di. Dio.

  1. Servi di Dio Mons. Luigi Versiglia e Don Callisto Caravario.

Si nutrono speranze che il processo apostolico di Torino venga trasmesso nell'inverno a Roma, dove se ne curerà l'immediata apertura e la preparazione della copia pubblica per gli ulteriori sviluppi della Causa.

  1. Servo di Dio Zefarino Namuncurà.

Come è stato reso noto, allo scopo di ottenere preghiere, tra pochi giorni — 1'11 dicembre — in seduta ordinaria della S. C. dei Riti si discuterà sull'introduzione di questa Causa. Se l'esito, come tutti sperano ed auspicano, sarà favorevole, verrà emesso il relativo decreto e il Santo Padre di suo pugno, con la tradizionale formula placet Eugenio, segnerà la Commissione per il passaggio della Causa all'esclusiva competenza della S. Sede. In tal caso si procederà subito all'impetrazione del decreto super non cultu, per il quale è già pronta la relativa posizione, e si faranno gli altri passi per i processi apostolici sulle virtù, da costruirsi in Italia e in Argentina. Dopo l'introduzione della Causa si potrà anche addivenire ai processi apostolici dei miracoli.

  1. Serva di Dio Donna Dorotea de Chopitea Villota Serra.

È lecito sperare che si ottenga d'introdurre la Causa durante il 1957. Intanto si sta allestendo la posizione sul non cultu. Siccome questo processo diocesano fu fatto nel 1930, si è interessata la rev.ma Curia vescovile di Barcellona per avere un decreto a conferma della sentenza di non cultu per i 25 anni trascorsi dopo la emanazione della sentenza stessa.

  1. Servo di Dio Don Filippo Rinaldi.

Nella seduta ordinaria della S. C. dei Riti del 24 gennaio 1956 furono approvati gli scritti. Il relativo decreto reca la data del 19 febbraio 1956.

La Cancelleria dei Riti ha promesso di consegnare la copia pubblica dei processi informativi diocesani durante l'inverno: il che permetterà d'iniziare la stampa del Sommario per l'introduzione della Causa.

  1. Serva di Dio Madre Maddalena Morano.

È pronta la posizione per l'approvazione degli scritti. Si è inoltre ultimata la stampa del Sommario contenente le deposizioni testimoniali del primo e secondo processo diocesano di Catania, e dei processi rogatoriali di Torino e di Caracas.

L'Avvocato sta stendendo l'/nformatio preliminare, mentre si stanno raccogliendo le Lettere Postulatorie di Em.mi Cardinali, di Ecc.mi Arcivescovi e. Vescovi, ed altre personalità ecclesiastiche e civili, richiedenti alla S. Sede l'introduzione della Causa.

Nel 1957 si conta presentare al Promotore Generale della Fede quanto occorre perchè egli faccia le sue animadversiones o difficoltà d'ufficio.

  1. Servo di Dio Don Luigi Mertens.

Non è ancora ultimata la copia pubblica dei processi ordinari. Quanto prima saranno designati i revisori degli scritti. È una Causa che cammina molto lentamente.

  1. Servo di Dio Don Giuseppe Calasanz e compagni (32) martiri di Valenza e Barcellona.

È in corso la traduzione italiana dei processi ordinari.

  1. Serva di Dio Laura Vicufia, alunna delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Per Pasqua giunsero a Roma i processi informativi sulle virtù che ancora mancavano, essendo arrivati in precedenza quelli sul non cultu e su gli scritti della piccola Serva di Dio.

Vennero insieme presentati alla S. C. dei Riti e aperti con le formalità del caso. Subito se ne curò la traduzione italiana che è già ultimata e riveduta. Anzi è in corso la copia pubblica.

Nell'inverno si tenne inoltre a Torino un processicolo rogatoriale per l'escussione di due testimoni. Questo processicolo portato a Roma fu subito aperto ed è già pronta la copia pubblica.

Nel contempo si è ottenuto il nulla osta del Santo Officio e si sta allestendo la piccola posizione sui due unici scritti della Serva di Dio che furono rinvenuti.

  1. Servo di Dio Antonio Torrero Luque e compagni (21) martiri di Siviglia, Mólaga e Córdoba, tra cui tre Cooperatori.

I processi informativi furono inaugurati alla presenza del Postulatore Generale nel gennaio di quest'anno e condotti a termine nel giro di pochi mesi. Recentemente furono chiusi quelli sul non cultu e su gli scritti; e si ampliò e rafforzò l'indagine sul fatto del martirio e delle sue cause. Ora si sta preparando il transunto da inviare a Roma. Nella primavera del 1957 si spera di presentare ogni cosa alla S. C. dei Riti, e di iniziare la traduzione italiana.

  1. Servo di Dio Enrico Saiz Aparicio e compagni (41) martiri di Madrid, Sigiienza, Santander e Bilbao, tra cui sacerdoti, chierici, coadiutori, aspiranti e famigli.

I processi ordinari si sono inaugurati nello scorso mese di ottobre a Madrid. Le sedute però del Tribunale non cominceranno che durante l'inverno, e si prevede un lavoro piuttosto lungo.

NB. — Per le altre Cause allo studio — si pensa anche a quella di Don Luigi Variara, apostolo dei lebbrosi di Colombia e Fondatore delle Figlie dei Sacri Cuori — non si sono fatti passi ufficiali.

2) LE NOSTRE STATISTICHE
Ricordiamo ai sigg. Ispettori e ai loro Segretari che durante il mese di gennaio 1957 devono giungere a Torino i moduli statistici delle singole Case, il Foglio ispettoriale, il Prospetto generale con tutte le Case dell'Ispettoria e i fogli dei Morti e Usciti.

Per le Ispettorie contenute nel 10 volume del Catalogo i dati, per quanto si riferisce alle Scuole e agli allievi, devono corrispondere all'anno scolastico 1955-56.

Per le Ispettorie del 20 volume i dati saranno quelli dell'anno 1956.

Si raccomanda nuovamente la massima cura affinchè i dati siano completi ed esatti e secondo le norme indicate nell'ultimo numero (194) degli Atti del Cap. Superiore.

3) FIRME E NOMI PROPRI LEGGIBILI
Conviene insistere nuovamente, affinchè nella corrispondenza, i nomi delle persone e specialmente le firme delle lettere e dei documenti, siano scritti con la maggior chiarezza e siano conformi al nome quale risulta nel Catalogo.

Arrivano talora lettere con firme note a chi le appone, ma non decifrabili ad altri. Occorre ripetere la firma a macchina, o a mano, ma tale che si possa leggere con esattezza da tutti. Molte volte non si sa da chi viene la richiesta e quindi non si può rispondere.

 

Gennaio-Febbraio 1957 n.196

I. - ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE IL RETTOR MAGGIORE:
1. Fonti di salesianità. — 2. Trasporto delle spoglie del Servo di Dio Don Filippo Rinaldi. — 3. Le nostre Strenne 1957, per i giovani e per i confratelli. — 4. Dopo l'udienza privata del Santo Padre.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore
Torino, 24 gennaio 1957
Confratelli e figliuoli carissimi,
ho scelto questa data per la partenza del nuovo viaggio e insieme per rivolgervi la parola a commento di alcuni avvenimenti importanti e della Strenna 1957.

1. - FONTI DI SALESIANITÀ. — Nel giro di pbchi mesi scesero nella tomba S. E. Mons. Domenico Piani, S. E. Mons. Ambrogio Guerra e Don Eugenio Ceria, che avevano conosciuto San Giovanni Bosco e per oltre sessant'anni hanno lavorato indefessamente a propagarne lo spirito con l'apostolato missionario, con la parola o con gli scritti. Quando assistiamo al trapasso di queste figure caratteristiche, in cui è rimasto più profondamente impresso qualche ricordo del grande nostro Padre, proviamo tutti un senso di smarrimento, come se perdessimo una guida sicura, come se venissero recisi dei legami materiali, che ci davano maggior sicurezza di camminare uniti in qualche modo al santo Fondatore. Per me certamente le lettere che ricevevo dai due Vescovi ogni tanto e più ancora le, parole paterne e sapienti del venerato Don Celia, cui da 27 anni avevo affidato la guida della mia coscienza, erano uno stimolo e un conforto sensibilissimo nel disimpegno dei miei doveri. Ma io vorrei che tutti i confratelli trovassero nelle Case un equivalente sostegno, anzi una ancor più ricca fonte di salesianità, anche se non sarà più possibile a loro ormai avvicinare chi ha conosciuto direttamente Don Bosco e i grandi Salesiani della seconda generazione. Abbiamo un tesoro incomparabile nella tradizione scritta delle Memorie Biografiche, nelle biografie dei nostri Santi e pionieri, negli Annali della Congregazione e delle Ispettorie, nelle Circolari e nelle lettere edificanti dei Superiori, che riflettono genuino il pensiero e il cuore di Don Bosco; ed ora possiamo aggiungere la Collana di Formazione salesiana del compianto Don Ricaldone, frutto di lungo studio, di meditazione e di esperienza consumata.

D'ora in poi queste sono le nostre miniere da sfruttare comodamente con le letture e gli studi privati, come bellamente vedo che vanno facendo il nostro Pontificio Ateneo nella nutrita Collana pedagogica, parecchi Studentati con spigolature, raffronti, esercitazioni, ricerche di vario genere, e alcuni Ispettori con speciali Calendari, che vogliono dar materia quotidiana di letture, conferenze, buone notti attinte sapientemente a tali fonti preziose.

Credo utile raccomandare a tutti queste letture, in pubblico e in privato, come mezzo insostituibile per mantenere e approfondire lo spirito salesiano genuino nell'animo di ciascuno e nella vita comune.

2. - TRASPORTO DELLE SPOGLIE DEL SERVO DI Dio DON FILIPPO RINALDI. — Come fu annunciato dal Bollettino Salesiano di gennaio, la mattina del 5 dicembre u. s., con le debite autorizzazioni della Curia Arcivescovile e del Municipio di Torino e col benevolo consenso della S. Congregazione dei Riti, nell'anno 25° dalla morte e nell'anno centenario della nascita del veneratissimo Servo di Dio Don Rinaldi, furono esumate dalla tomba del Cimitero di Torino e trasportate nella basilica di Maria Ausiliatrice le spoglie del terzo Successore di Don Bosco, la cui fama di santità va crescendo di giorno in giorno.

Un particolare che finora non fu reso noto e che ha dello straordinario è questo. La mattina del 5 dicembre, un mercoledì qualsiasi, quando il Rev.mo sig. Don Giraudi verso le otto giunse col furgone apposito al Cimitero e alla tomba dei Salesiani, ove il Servo di Dio era sepolto, vide inginocchiate sul nudo pavimento e chiuse nel loro velo due Suore. Fece mentalmente le meraviglie che la notizia dell'esumazione fosse trapelata, perchè ci eravamo dati premura che avvenisse nella massima segretezza delle pratiche d'ufficio. La sua meraviglia però crebbe di molto quando le Suore, levando il capo all'arrivo degli, operai, dimostrarono di non essere Figlie di Maria Ausiliatrice, ma di altra famiglia religiosa. Gli operai scesero con le scale nell'interno sotterraneo e iniziarono il loro lavoro per l'estrazione; allora una delle Suore osò chiedere al sig. Don Giraudi che cosa stavano facendo. Quando intese di che si trattava e che la cassa che veniva esumata era di Don Rinaldi, la Suora esclamò: « Don Rinaldi! Don Rinaldi! ma io sono la sua miracolata, Suor Carla De Noni dell'Istituto Missionario della Passione di Gesù! ». Pensate la dolce sorpresa di Don Giraudi e la commozione di tutti. Come mai questa coincidenza straordinaria? La Suora era venuta dal suo convento di Mondovì per qualche affare a Torino e, prima di ogni altra cosa, si era recata al Cimitero a far visita al suo grande Benefattore, che istantaneamente le aveva ottenuta la guarigione e restituito l'osso mandibolare, sbriciolato in parte da una pallottola sparata da un aereo nemico. Noi, che non crediamo al caso, ma vediamo chiare le vie della Divina Provvidenza, possiamo ben credere che Essa abbia voluto procurare alla prima miracolata di Don Rinaldi questa buona ispirazione di venire a Torino, passare al Cimitero e accompagnare la salma benedetta alla nuova sede, nella cripta del Santuario di Maria Ausiliatrice, nel loculo preparato presso quello del Venerabile Don Rua, per festeggiare con la Famiglia dell'Oratorio la lieta coincidenza.

Anche questo particolare storico sia di buon augurio per lo svolgimento della Causa, e la presenza della Salma nel nostro Santuario serva a promuovere la devozione e a propiziarci l'intercessione del Servo di Dio.

3. - LE NOSTRE STRENNE 1957. — Permettetemi ora alcuni pensieri e qualche raccomandazione pratica per l'attuazione delle nostre Strenne.

a) Quella dei giovani è stata bellamente commentata dalla nostra rivista « Compagnie » (Assistenti) che dedicò tutto il numero 62 al « carattere ». Una prima parte svolge la trattazione teorica, tanto utile per noi educatori, che dobbiamo conoscere la psicologia giovanile e le teorie moderne assai complesse e spesso erronee sugli elementi costituzionali e la struttura morfologica del temperamento, per giungere alla educazione del carattere e della personalità dei nostri allievi. È vero che molto vale la pratica, ma un po' di grammatica è pur necessaria per camminare con sicurezza nel labirinto dell'umana libertà, per far luce ed essere guida sia nel campo scolastico, come e ben di più nel campo pastorale, nel segreto delle coscienze che accorrono al confessionale. Ricordino i confratelli che tale lavoro dev'essere fatto da tutti concordemente per ottenere il massimo risultato. Deve partire dal Direttore, scendere attraverso a ciascuno dei Superiori capitolari — ciascuno secondo le proprie attribuzioni — arrivare ai confessori, agli insegnanti, ai capi laboratorio, ai vicecapi e agli assistenti, con vigile amore e pazienza, suscitando l'emulazione e toccando la corda della pietà, dell'applicazione doverosa, della fraterna convivenza, del rispetto ai luoghi, alle persone, all'orario, in casa e fuori...

Fatelo con maggiore intensità in alcuni periodi dell'anno, ma abbiatelo presente sempre.

b) La nostra Strenna. — Cominciamo col mettere in lettura nei refettori la vita del Ven. Don Rua; ma gli Ispettori e i Direttori abbiano sottocchio per le loro conferenze i tre volumi Il Servo di Dio Don Michele Rua o Un altro Don Bosco dell'Amadei; o la vita scritta da Don Ceria; e il 1° volume delle Circolari, che non dovrebbe mancare nei nostri Archivi.

La lettura della vita del Servo di Dio sarà edificante per i giovani confratelli e per gli anziani servirà a rinnovare in loro le impressioni provate e a farli meditare sulla sua austera figura morale.

Il segreto della santità di Don Rua è evidentemente nella fusione perfetta dello spirito di preghiera e dell'attività indefessa in tutto il corso della sua vita. Che se in San Giovanni Bosco ciò poteva essere facilitato dalle frequenti mistiche relazioni, che lo misero a contatto col soprannaturale, per Don Rua tale fusione è stata frutto di continuo sforzo di volontà, d'abnegazione perenne. Ma i nostri biografi e i molti che ancora possono testimoniare per conoscenza personale, unanimi attestano che il filo d'oro di cui s'intesse l'attività spirituale e materiale di Don Rua, la molla potente che dà il movimento ritmico all'orologio della sua esistenza è stata la pratica fedele e fervorosa della presenza di Dio. « Era sempre alla presenza di Dio », scrive Don Amadei. Vivere alla presenza di Dio era per Don Rua il mezzo più fattivo per avanzare nella perfezione, e lo ripeteva sovente: « Viviamo alla presenza di Dio; tenetevi uniti a Lui, non con sforzo, ma dolcemente, con naturalezza, pensando che è con voi, che vi sta osservando, che si compiace della vostra diligenza ».

Ecco le frasi che fiorivano sul suo labbro con angelica semplicità: « Siamo costanti nella risoluzione di farci santi a qualunque costo. Amiamo Gesù; Gesù solo sia il padrone della nostra mente e del nostro cuore. Noi dobbiamo spogliarci dei nostri difetti e di noi stessi e vestirci di Gesù, in modo da 'vivere in Lui, per Lui e con Lui. Gesù dev'essere nostro modello nella pazienza, nell'obbedienza, nell'esattezza di ogni virtù. Bisogna quindi studiarlo il Divino Maestro, perchè con la conoscenza di Gesù l'uomo conosce le proprie miserie ed apre il cuore alla più dolce speranza di trovar rimedio ai suoi mali, alla sua debolezza e ignoranza ».

Nel tempo che s'intratteneva con Dio era della più alta edificazione, per il raccoglimento, per il fervore che traspariva dalla sua persona. Impressionante era il suo contegno durante la meditazione. Aveva cominciato a gustarne le dolcezze in gioventù e, non appena indossò l'abito clericale, soleva al mattino inginocchiarsi per terra nella sala di studio, davanti ai compagni che assisteva, per attendere alla meditazione. E in seguito non fece eccezione neppure sul letto di morte alla mezz'ora abbondante di meditazione, che riteneva di assoluta necessità per la sua vita spirituale.,
Permettetemi, carissimi, di richiamarvi tutti a questa pratica di pietà in comune, tanto importante. I Direttori ne trattino ampiamente nelle conferenze mensili e vedano di dar comodità a tutti i confratelli, perchè la facciano in momenti opportuni, in comune, puntualmente. Non posso tacervi l'edificazione provata in qualche casa ove passai recentemente nell'ammirare i confratelli che, prima di disperdersi per i vari ministeri in casa e fuori, nelle primissime ore del mattino, solevano trovarsi insieme a turno per la meditazione in cappella. Il Signore si compiace dei sacrifici fatti per Lui e per la regolare osservanza, e benedice le Case e il lavoro nostro generosamente. La meditazione è il pegno sicuro della nostra unione con Dio e la prima fonte della regolare vita spirituale.

Riservo ad altre occasioni presentarvi il Ven. Don Rua all'imitazione per altre virtù caratteristiche. Spero durante il mio viaggio americano di trovare il tempo e il luogo adatto. Per ora concludo questa mia invitandovi in primo luogo a pregare per la pace del mondo, per l'aumento delle vocazioni ecclesiastiche e religiose, e particolarmente per le Ispettorie che vado a visitare. Ch'io mi senta accompagnato dalla preghiera di tutti, perchè veramente possa rappresentare San Giovanni Bosco e recare a tutti la benedizione di Maria SS. Ausiliatrice non solo col gesto e con la parola, ma con la pienezza delle grazie che tutti desiderano e che anch'io invoco colla mente e col cuore. In questa efficacissima Comunione dei Santi io viaggerò sereno e felice, messaggero del nostro grande Padre e con le mani sempre piene di fiori e frutti celesti da distribuire.

Credetemi vostro aff.mo in C. J.

Don RENATO ZIGGIOTTI
4. - DOPO L'UDIENZA PRIVATA DEL SANTO PADRE. — Da Roma, il sig. Don Ziggiotti ci invia la lettera che segue, dopo esser stato ricevuto in udienza privata dal S. Padre:
Roma, 27 gennaio 1957
Confratelli e figliuoli carissimi,
col cuore ancor pieno di emozione per aver potuto ottenere stamane una udienza privata da S. Santità Pio XII, mi affretto a darne notizia a tutta la Famiglia, aggiungendo questa postilla alla lettera datata da Torino il 24.

Il Sommo Pontefice, per il benevolo interessamento dei nostri autorevoli amici e benefattori che lo circondano, ammise il sottoscritto alla sua presenza, nel suo studio, per primo, stamattina domenica 27. Mi accolse con una paternità e confidenza che mi tolsero immediatamente ogni timore reverenziale e mi invitarono ad assicurarlo della devozione incondizionata di tutta la nostra Famiglia alla sua Augusta Persona. Mi chiese quale era l'itinerario del mio viaggio e mi permise, di sua spontanea iniziativa, di portare la sua Benedizione a tutti coloro che avrei incontrato e alle singole nostre case, opere e specialmente alle Missioni. Si compiacque nel sentire che ci adoperiamo a moltiplicare gli operai evangelici in quelle terre d'America che maggiormente sentono la scarsezza di vocazioni e mi disse d'incoraggiare tutti a lavorare in queste direttive per l'estensione del Regno di Gesù Cristo.

Gli accennai al Centenario della morte di San Domenico Savio che celebriamo quest'anno e all'entusiasmo con cui la nostra gioventù di tutte le Nazioni ne va imitando gli esempi in gara di fervore e di iniziative.

Gli chiesi per tutti la sua più ampia paterna Benedizione e lo pregai di concederci un documento della sua bontà paterna posando dinanzi al fotografo con i miei compagni d'udienza: il Rev.mo Procuratore generale Don Luigi Castano e il Postulatore delle Cause Don Giulio Bianchini.

Sua Santità si compiacque di aderire ad ambedue le domande e si mosse per iniziare il giro delle sale, ove altri gruppi di pellegrini attendevano il suo passaggio.

Vi prego, carissimi, di considerare questa udienza e questa Benedizione come una grande grazia di San Giovanni Bosco e del suo fedele discepolo San Domenico Savio in quest'anno gaudioso, che deve segnare un rinnovato impegno per rendere sempre più efficace e duratura la nostra opera educativa.

Vi rinnovo i saluti e la raccomandazione di pregare per il
vostro aff.mo
Don RENATO ZIGGIOTTI
COMUNICAZIONI E NOTE
1.                                                                             EDICTO
SOBRE LA RtSQUEDA DE ESCRITOS
DE LOS SIERVOS DE DIOS
ENRIQUE SAIZ
sacerdote, y compafieros de la Sociedad Salesiana de San Juan Bosco.

NOS EL DOCTOR
DON LEOPOLDO EIJO GARAY
por la gratia de Dios y de la Santa Sede Apostólica, Patriarca de las Indias Occidentales, Obispo de Madrid Alcald, etc., etc.

H ACEMOS SABER: I. Que a instancia del R. P. Vicente Rios, religioso salesiano, Vicepostulador, en nombre y por mandato del Muy R. D. Julio Bianchini, Postulador General de la Congregación Salesiana, se sigue en esta Curia eclesiústica de Madrid la Causa de Beatificación o Declaración de Martirio de los Siervos de Dios: Enrique Súiz Aparicio, Salvador Fernéndez Pérez, Sabino HernAndez Laso, Félix Gonzélez Tejedor, Germdn Martin Martin, José Villanova Tormo, Pío Conde Conde, Miguel Lasaga Carazo, Andrés Jiménez Galera y Andrés Gómez, Séez, sacerdotes; Carmelo Pérez Rodríguez, subdiúcono; Esteban Cobo Sanz, Teódulo GonzMez Fernéndez, Manuel Martin Pérez, Virgilio Edreira Mosquera, Justo Juanes Santos, Pedro Artolozaga Mellique, Francisco Edreira Mosquera, Manuel Borrajo Míguez, Victoriano Fernéndez Reinoso, Pascual de Castro Herrera, Juan Larragueta y Garay, Luis Martínez Alvarellos y Florencio Rodríguez Gilemes, acólitos; Mateo Garolera Masferrer, Dionisio Ullivarri Barajuún, NicoUs de la Torre Merino, Pablo Gracia Sénchez, Valentín Gil Arribas, Juan Codera Marqués, José M.a Celaya Badiola, Francisco José Martin y López de Arróyave, Emilio Aree Díez, Ramón Eirin Mayo, Anastasio Garzón Gonzélez, Esteban Vúzquez Alonso, Heliodoro Ramos Garda y Antonio Cid Rodríguez, coadjutores; Federico Cobo Sanz, aspirante al Sacerdocio; Higinio de Mata Díez y Tomó3 Gil de la Cal, postulantes, y Juan de Mata Díez, fémulo. Habiendo Nos nombrado para instruir el oportuno proteso Diocesano el Tribunal, constituído por el Excmo. Y Rvmo. Sr. D. Emilio Lisson, Arzobispo titular de Methymna como Juez Delegado y Presidente; y los Muy Ilustres Sres. D. Manuel Gil y D. Florencio Rufo, Jueces Sinodales y Canónigos de nuestra S. I. C., conio Jueces adjuntos; el M. I. Sr. D. Doroteo Martiri, Teniente Fiseal de la Curia, como Promotor de la Fe; Rvdo. D. Salvador Malo, Notarlo y Juez Sinodal, conto sustituto; Rvdo. don Juan Fernúndez, como Notario Actuario, y Rvdo. D. Luis Súnchez Tembleque, como Notarlo Adjunto; y Cursor, el Sr. D. Mariano Arauz.

II. Que preceptuando los Sagrados Cériones qua, una vez abierto el Proceso ordinario de Beatificación o declaración de martirio, se proceda a la búsqueda y recogida de cuantos escritos sean o se atribuyan a los Siervos de Dios que se pretende beatificar, con el fin de que, reunidos, se envien a la Santa Sede:
DISPONEMOS: 1° Que todos los fieles que posean algún esento, impreso o inédito de dichos Siervos de Dios, v. gr., cartas particulares, tarjetas manuscritas por los mismos Siervos de Dios, diarios, autobiografías y cualesquiera otros escritos de su propia mano o mandados redactar a otros por los mismos, los entreguen cuanto antes al Tribunal nombrado o al Promotor de la Fe, o al menos lo exhiban ante los mismos para cacar copia de ellos.

2° Que los que tengan noticia de algún escrito de los aludidos Siervos de Dios no entregado o exhibido al Tribunal de referencia, bien se halle en poder de personal particulares o bien en bibliotecas o archivos públicos, den pronta cuenta de palabra o por carta al Tribuna' Instructor, indicando las circunstancias para poder reclamarlo en debida forma.

3° Que se exhorte a los Exemos. y Rvmos. Óbispos de Sigiienza, Santander y Bilbao, rogúndoles que procedan a buscar y remitir los escritos relacionados con los antedichos Siervos de Dios, encontrados en sus diócesis respectivas.

4° Que se requiera al Rvmo. Rector Mayor de los Salesianos para que ordene a los miembros de dicha Congregación que remitan los escritos que posean de dichos Siervos de Dios, al Tribunal Instructor del Proceso.

5° Que imponiendo el canon 2.023 del vigente Código de Derecho Canónico la obligación sagrada de poner en conocimiento de la Iglesia, excepción hecha de lo conocido en confesión sacramental, cuanto se sepa en contra de la fama de martirio de los referidos Siervos de Dios, cuya beatificación se pretende, disponemos:
a) Cuantos fieles tuvieron amistad y Irato con los referidos Siervos de Dios arriba mencionados, lo manifiesten a Nos o al Promotor de la Fe, por carta o de palabra, para que puedan ser citados tomo testigos de información, si el Tribunal lo juzgare conveniente.

b), Los que conozcan algún hecho particular, adverso o favorable a dicha fama de martirio, a no ser que hayan declarado ante el Tribunal, remitan a este un relato breve del hecho, firmado por el remitente y con las sellar de su domicilio.

o) Los religiosos y religiosas que se encuentren en las circunstancias anteriores, se dirigiràn directamente al Tribunal instructor o mediante su confesor, dando cuenta de lo anteriormente indicarlo.

d) Aquellos que no sepan escribir y se hallen comprendidos en los apartados anteriores, letras a), b) y o), avisaran por conducto de sus pàrrocos o confesores, los cuales han de dar attenta sin dilación a Nos e al Promotor de la Fe.

  1. Mandamos, finalmente, que este Edicto se publique en el Boletin Oficial del Obispado, sea leído en el Ofertorio de la Misa Mayor de un domingo o dia de precepto eclesiàstico en todas las Parroquias de la Diócesis y se fije un ejemplar del mismo en los tablones de la Curia y en los lugares acostumbrados de las Parroquias de la capitai de la Diócesis, advirtiendo a los fieles que, aunque no hay plazo perentorio, la Iglesia quiere que las disposiciones aqui enumeradas sean cumplidas en el plazo mas breve, no excediendo, a ser posible, de seis meses, a partir desde la fecha de la publicación del presente, para no demorar el resultado de la causa.
  2. Exhortamos a todos a que eleven sus plegarias al Sehor para que se cumpla su santa voluntad en este asunto, de tanta importancia y transcendencia para su mayor gloria y exaltación de nuestra Santa Madre la Iglesia.

Dado en Madrid, a 9 de octubre de 1956.

14 LEOPOLDO, Patriarca de las Indias Occidentales, Obispo de Madrid- Alcakí. Por mandato de S. Excia. Reverendisima el Obispo mi Seilor,
Pbro. JUAN FERNíNDEZ RODRIGUEZ Notario Actuario.

2. - «DON BOSCO NEL MONDO»
L'Ufficio Stampa Centrale ha preparato e pubblicato il volume Don Bosco nel mondo, che si può chiamare un vero Annuario salesiano. un bel volume di 300 pagine in carta uso patinata, ricco di oltre 200 illustrazioni, corredato di 22 cartine geografiche a sei colori. Abbiamo così quasi una piccola Enciclopedia di tutte le notizie che riguardano la Congregazione: un volume di cui si sentiva la necessità e che per il suo contenuto si rende indispensabile in ogni casa.

Don Bosco nel mondo consta di tre parti:

  1. Trenta brevi monografie sulla Società Salesiana e l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice e sedici profili di grandi Salesiani.
  2. Grafici a due colori con le statistiche delle attività di tutta l'Opera salesiana e delle singole Ispettorie.
  3. Atlante salesiano curato dalla Società Geografica De Agostini: consta di 22 cartine (di cui 8 doppie) a sei colori; vi figurano tutte le località dove lavorano i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice.

Don Bosco nel mondo è indicatissimo:

  1. come opera di consultazione per la conoscenza della Congregazione nei tanti suoi aspetti, per conferenze, prediche, scritti su argomenti salesiani;
  2.  come dono a Benefattori, Cooperatori e Amici insigni;
  3. nei parlatori e nelle sale d'aspetto a disposizione di chi attende;
  4. specialmente nelle Case di formazione (Aspirantati, Noviziati, Studentati) per far conoscere meglio alle giovani reclute la Congregazione e il suo apostolato.

Per ordinazioni rivolgersi all'Ufficio Stampa Centrale, via Maria Ausiliatrice, 32 (Torino), o alla Libreria della Dottrina Cristiana. Il prezzo è di lire italiane 1800, ma verranno praticati sconti speciali a seconda del numero delle copie ordinate. Le Ispettorie o le Case che abbiano conto aperto con l'Economato possono autorizzare il pagamento su tale conto.

3. - INDULGENZE PROPRIE DEI SALESIANI
Contemporaneamente a questo numero degli « Atti del Capitolo Superiore » sarà spedito a tutte le Ispettorie un numero corrispondente di copie dell'opuscoletto «Principali Indulgenze proprie dei Salesiani e Associazioni da essi dipendenti» affinchè si possa distribuire a tutti i Confratelli.

Marzo-Maggio 1957                  N. 197
I. - ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
IL RETTOR MAGGIORE:
Il suo viaggio nell'America del Sud.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore
continua il suo viaggio faticoso attraverso le case salesiane d'America. Ha finito di visitare le case del Venezuela e della Colombia, dove ha constatato brevemente di dover « ammirare nei confratelli lo spirito di pietà, di lavoro straordinario e l'unione cordiale tra loro e coi Superiori ». A Caracas trovò S. E. il Nunzio Apostolico, tre Ministri, del Governo, il Comandante dell'aeroporto, tutti cx allievi salesiani, oltre a molti altri. I confratelli di tutto il mondo lo seguono con filiale interesse e con la preghiera; e con loro gli allievi, gli cx allievi, i cooperatori, gli amici. Tutti restano commossi dai ricordi che egli manda di tanto in tanto, dalle sue varie tappe. Un'alta personalità politica, cx allievo salesiano, esclamava commosso: « E chi sono io da meritare che il. Rettor Maggiore si ricordi di me? ».

Invito tutti a ringraziare il Signore per tutto il bene che l'amato Superiore è in grado di fare con questi suoi faticosi viaggi; cerchiamo anche noi di fare la nostra parte, conservando gelosamente quello spirito che egli va cercando di sostenere e ravvivare dappertutto.

COMUNICAZIONI E NOTE
DECRETUM
ROMANA SEU VIEDMEN.

REATIFICATIONIS ET CANONIZATIONIS
SERVI DEI
ZEPHYRINI NAMUNCURÀ
luvev,is laici, alumni Societatis S. Francisci Salesii.

SUPER DUBIO
Av, signanda sit corri/abissi° introductionis causae in caso et ad effectum de
quo agitur.

Ad divini verbi satores propagatoresque universum terrarum orbem christianae doctrinae lumine collustrare christianisque moribus informare pertinet. Christus namque Dominus, in caelum mox ascensurus, Apostolis suis praecipit: « Euntes in mundwm, universum, praedicate Evangeli" onvni creaturae» (Mc. 16, 15). Cui mandato Apostoli oboedientes, quum virtute ex alto essent induti (cfr. Luc. 24, 49), pro fecti praediccuverunt ubique (MC. 16, 20), et quidem in omnem terram exivit sonus eorum et in fines orbis terrae verba eorum (Rom. 10, 18), traditumque verbum, mundi potestatibus immane saepe reluctantibus, sanguine confirmavere. Post Apostolos alii in eorum subierunt locum, atque horum praeclaris facinoribus, tota intexitur Ecclesiae historia. Novis quidem, per agivi successionem, orbis detectis regionibus, Evangelii praecones ad eas convolarunt, ut gentibus in umbra mortis sedeutibus Christi lumen inferrent.

Sane elapso saeculo, S. Ioannes Bosco, Salesianae Societatis conditor, dilectum discipulum Ioannem Cagliero, postea S. R. E. Cardinalem, aliosque soeios in Patagoniae regiones misit, qui gentes illas ad fidei lumen perducerent easque ad ulteriorem humanitatem cultioremque vitam, christiana religione aligpiED, advocarent. Quibus ex gentibus, Araucana illa, cuius praecipua gloria bellica virtus ao furor, latissime patebat eaque Patagonicae regionis dominium usque ad annum circiter 1888 tenuit. De huius gentis radice egressa est virga, et flos ex sinu eius ascendit spiritusque Domini super eum requievit, ZEPHYRINUM dicimus NAMUNCURÀ, de cuius introducenda Causa apud S. Rituum Congregationem disceptatum est.

Natus est hic Servus Dei in loco Chimpay ad Flumen Nigrum in Patagonia (Argentina), patre Emmanuele Namuncurà, maximo inter Pamparum duces, matreque Rosaria Burgos, qui, licet baptizati, ad paganorum mores adhuc vivebant, die 26 mensis Augusti a. 1886 dieque 24 Decembris a. 1888 baptismi lavacro a Salesiano sacerdote Dominio° Milanesio regeneratus est. Viridantium qui circa eminent placidus montium conspectus, Andinorum lacuum splendor caelique, qui sursum infinitus videtur, perspicuitas, una cum serenae vitae ratione, quae in humili tugurio traducebatur, in pueri animo placatae lenitatis notam impresserunt, quae ex toto corporis habitu dein dimanabat. Bellicosa, e contra, facinora, quae per longas silentesque noctes hiemales enarrabat pater, maiorumque praeclara gesta, eius pectus caritatis ardore in propriam gentem inflammarunt. Paternis gregibus pascendis addictus, parentes dilectione pietateque prosequebatur puer. Ad duodecimum usque aetatis annum paternas secutus est vices. Vividiore ditatus ingenio, cum pater Reipublicae Argentinae Gubernio sese submisisset, eodem Gubernio auxiliante, Salesianorum Collegio in Bonaérensi civitate, mense Augusto vertente a. 1897, instructionis educationisque gratia concreditus est, quum nemo unus esset vir, quo magia innixa res Araucana staret. Primum studiorum curriculum seduto emensus est, mirae erga Deum pietatis exempla praebens, qua adeo eius ardebat animus, ut sua quasi sponte ad superna traheretur; suavi namque quodam sensu se commovevi experiebatur, caelestem catholicae religionis pulchritudinem considerans eiusque seotatorum caritatem et benevolentiam. Ex hoc autem flagrantissimae pietatis fonte ZEPHYRINUS alimentum pariter atque incitamentum sumebat ad ceteras quoque virtutes excolendas, quibus in exemplum et aedificationem omnibus praeluoebat. Die 8 Septembris a. 1898, aetatis duodeoimum agens annum, Christi: Corpore pientissime primum se refectit, et exinde, Sacramenta, quibus ad sanctitudinem provehitur Christifidelis, assidue frequentabat. Die autem 5 Novembris mensis insequentis anni sacro linitus fuit chrismate. Quo eius valetudini aptius consuleretur, anno 1901 ad urbis Viedmensis Collegium transductus est. Superno quodam afflatu ad altaris ministerium se inclinatum sentiebat atque ad infideles suae gentis veritatis nuntium deferre percupiebat et
humani civilisque cultus incrementum apud eosdem fovere; lino discendi cupiditate, christianani praesertim doctrinam, exardebat. Alia quoque munera et Collegii regulas accurate observabat et omnium virtutum, qual ex Salesianorum schola optime diclicerat, exemplar fuit celebratus.

Religiosis dein studi» quo facilius vacaret eiusque valetudini melius consuleret, Exe.mus Ioannes Cagliero, Patagoniae Vicarius Apostolicus, tum Archiepiscopus Sebasten. renuntiatus, habito patris Famuli Dei 'consensi', eum secum in Italiam adduxit. Augustam Taurinorum die 13 Angusti a. 1904 pervenit, et continuo ibi sui» inter condiscipulos emicuit virtutibus, sicut et postea in Collegio « Villa Sora » in amoenissimo Tusculani agri loco. Eodem anno, die 27 Septembris, cum praedictus Exc.mus Vir iueundum Sancto Pontifici Pio Decimo nuntium de christianae fidei ferrei incrementis in dissitis Patagoniae regionibus, ubi exculta a Salesianis vinca Domini late ramos protenclit suol, laetamque attulit fructuum optimorum copiam, ZEPIIYRINUM nostrum Sancto eidem Pontifici valuti fulgidam gemmam et tropaeum apostolatus inter gentes exhibuit.

Cum vero Dei Famulus notate, sapientia et gratia apud Deum et homines proficeret, tabes, qua laborabat, in dies ingravescebat. Quam ob rem, studiis derelictis, die 28 Martii anni 1905 in Romano valetudinario Fratrum S. Ioannis de Deo in insula Tiberina exceptus, morbi dolore» hilari vultu mirandaque patientia pertulit, ad Dei voluntatem se continue conformans. Extremis Ecclesiae sacramentis rite pieque susceptis, eximiis ditatus virtutibus et sanctitatis fama ornatus, die 11 mense Maio anno 1905, undevicesimo aetatis suae anno nondum espleto placide ad superos evolavit.

Iustis funebribus rite persolutis, eius corpus prius in Urbis coemeterio ad agrum Veranum conditum, anno 1924 in patriam est translatum, et nune in loco « Fortín Mercedes », in antiqua Salesiana Missione, quieseit, eiusque sepulchrum magna populi frequentia celebratur.

Gratiae, ni forte et miracula, uti fertur, eius apud Deum intercessione, obtenta asseruntur. Interea autem sanctitudinis °pini°, quam ZEPHYRINUS iam in de a suo invenerat obitu, in dies magis apud Christifideles percrebruit. Hine factum est ut in Curia Vicariatus Urbis ordinaria auctoritate inquisiti° super fama sanctitatis vitae, virtutum et miraculorum in genere praedicti Dei Servi ad iuris normam instituta fuerit, et quidem a die 2 Maii anni 1944 ad diem 6 Octobris a. 1948; per rogatorias, quae dicuntur, litteras, processus adornati sunt in Curits ecclesiastici» Taurinen., Viedmen. et Bonaéren., qui omnes dein in. Actis S. Rituum Congregationis exhibiti riteque aperti sunt: Plurimi interim sacrorum Antistites necnon Rector Maior Societatis Salesianae Beatissimo Patri adhibuerunt preces causae introductionem postulante».

Servatis itaque de iure servandis, Sacra eadem Congregatio, scriptis perpensis eidem Servo Dei tributis, die 10 Iunii anno 1949, ad ulteriora
posse procedi edixit. Eapropter Em.mus ac Rev.mus Dominus Benedictus Cardinalis Aloisi Masella, Episcopus Praenestin., causa() ipsius Ponens seu Relator, instante Rev.mo Domino Iulio Bianchini, Societatis S. Francisci Salesii Postulatore Generali, in ordinariis S. Rituum Congregationis comitiis. die 11 Decembris 1956 ad Vaticanum habitis, sequens dubium discutiendum proposuit, videlicet: An, signanda sit comnassio introductionis causae in caso et ad effectum, de quo agitar.

Em.mi autori". et Rev.mi Eeclesiae Patres, sacri» ritibus tuendis praepositi, relatione Cardinali» Ponentis auscultata auditisque Officialium Praelatorum, et praesertim R. P. D. Sylvii Romani, Fidei Promotori» Generali», suffragiis, omnibus accurate perpensis, rescribere censuerunt: Affirmati/ve, seu signandann esse commissionem, si Santissimo placuerit.

De praemissis postmodum a subscripto Cardinali facta Ss.mo D. N. Pio Papae XII fidali relatione, Sanctitas Sua sententiam S. Rituum Congregationis ratam habens, commissionem introductionis causar Servi Dei ZEPHYRINI NAMUNCURÀ, iuvenis laici, Sua manu signare dignatus est.

Datum Romae, die 3 mensis Martii, A. D. 1957. CAIETANUS CARD. CICOGNANI, S. E. C. Praefect/us.

ALFONSUS CARINCI, Archiep. Seleucien., S. R. C. a Secretis.

gi S.

2. EMENDAMENTO del caso IX di Liturgia e correzioni sull'Orlo.

Ciò è reso necessario da una risposta autentica data dalla S. C. dei Riti alla Diocesi di Rodez il 19-x1-1955 (cfr. Ephemerides liturgicae, 1956, 412), la quale corregge il decreto generale del 23-11I-1955, III, 4, b.

In base al decreto generale, nei doppi di II classe e nelle domeniche minori, oltre e déppo (praeter et post) a una commemorazione privilegiata, si doveva aggiungere una seconda eventuale commemorazione non privilegiata. In base a questo, l'Ordo nostro e quasi tutti gli altri, ai Vespri del
14 settembre e del 6 ottobre, come pure alle Lodi e alla Messa dell'S e
15 settembre, sono prescritte due commemorazioni.

Invece la citata risposta dichiara che nello domeniche minori e nei doppi di II classe è ammessa una sola commemorazione in modo assoluto. Quindi
Casella di testo: Giugno-Luglio 1957	N. 198nei casi suindicati si fa una sola commemorazione, cioè quella della domenica.

Naturalmente commemorazione, s'intende in senso stretto, cioè di un Ufficio impedito. Quindi le imperate pro re gravi e le orazioni del SS. Sacramento all'altare dell'esposizione e per gli anniversari del Papa, del Vescovo e della propria ordinazione, nei doppi di TI classe e nelle domeniche minori si dicono anche se fosse già prescritta una commemorazione (cfr. Ordo al 20 ottobre e caso VI di Liturgia).

I - ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE IL RETTOR MAGGIORE:

  1. In omaggio ad un suo desiderio: « Circolare di Don Rua sulla Povertà (1907)'s.
  2. Strenna per il 1958.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore
Scrive dal suo lungo viaggio: « ...Ho il rimorso di non aver potuto preparare alcuni pensieri su Don Rua (per gli Atti del Capitolo). Vorrei pubblicare la circolare sulla Povertà, che molti non conoscono, per richiamare gli insegnamenti del Ven.Rua ».

In omaggio a questo desiderio del Sig. Don Ziggiotti di presentarci i paterni insegnamenti di Don Rua, quasi per accompagnare la Strenna che ci ha proposto per quest'anno, riproduciamo la preziosa lettera del primo Successore di Don Bosco. Risuoni ai nostri orecchi la sua voce come l'eco fedele della voce di Don Bosco; ben sapendo che Don Rua vedeva le cose come attraverso gli occhi di Don Bosco. Mentre si sta preparando la Beatificazione di Don Rua, affrettiamo questo evento con la preghiera appoggiata alla pratica fedele della povertà salesiana.

Torino, 31 gennaio 1907
Anniversario della morte di D. Bosco.

Figli carissimi in Gesù Cristo,
Non senza ragione questa mia lettera vi giunge colla data del 31 gennaio. Pur affrettando il mio lavoro, ho procurato che fosse terminata pel giorno del nostro gran lutto pensando, che da questa data memorabile ne verrebbe alla mia parola una parti
colare efficacia, e che non si potrebbe meglio celebrare l'anniversario della morte di D. Bosco che col richiamarne in vigore lo spirito e col promettere d'imitarne le virtù.

Insieme, col 31 gennaio ricordo anche sempre coll'animo commosso quell'altro giorno in cui, per non resistere alla manifesta volontà di Dio, mi fu giocoforza piegar la fronte ed assumere il governo della nostra Pia Società. Oppresso da un peso che sembrava dovesse schiacciarmi, che poteva io fare di meglio, che gettarmi come un bambino nelle braccia del nostro venerato Padre D. Bosco e chiedergli quella forza che sentiva mancarvi,. i? Prostrato infatti davanti la fredda sua salma, piansi e pregai lungamente. Gli parlai colla intima persuasione ch'egli mi ascoltasse; gli confidai tutte le mie ambasce, come le mille volte aveva fatto quando egli ancora in vita dimorava fra noi ed io aveva la bella sorte di vivere al suo fianco. Mi parve che egli colla dolcezza della sua parola, col mite suo sguardo sciogliesse le mie difficoltà, infondesse novello coraggio allo sfiduciato mio cuore, mi promettesse il suo valido appoggio. Egli è certo che mi rialzai tutto mutato; tornò la calma al mio spirito, mi sentii abbastanza in vigore per abbracciare quella pesantissima croce, .che in quel momento veniva posta sulle deboli mie spalle.

Per dire tutta la verità conviene che aggiunga che, in ricambio, feci al nostro buon Padre solenni promesse. Poichè mi vedeva costretto a raccogliere la sua eredità ed a mettermi a capo di quella Congregazione, che è la più grande delle sue opere, e che gli costò tante fatiche e sacrifizi, gli promisi che nulla avrei risparmiato per conservare, per quanto stava in me, intatto il suo spirito, i suoi insegnamenti e le più minute tradizioni della sua famiglia.

Già trascorsero diciannove anni da quel giorno memorando, ed io riandandoli colla memoria, mentre incontro molti motivi di umiliarmi, provo pure un gran conforto nel vedere che, per la grazia di Dio, non mi pare esser mai venuto meno alle mie promesse. E se mai fossi stato in pericolo di dimenticarle, ben me le avrebbe richiamate alla mente il sapientissimo Leone XIII, di santa memoria, il quale, più volte e con singolare energia, inculcò dovere i Salesiani conservare gelosamente lo spirito del Fondatore, anzi dover vivere di D. Bosco stesso. Nè altrimenti parlò Pio X, gloriosamente regnante. Mostrarono entrambi quanta stima nutrissero del nostro amato Padre, e quali debbano essere i Salesiani.

Queste cose, sebbene d'indole affatto intima, mi sembra opportuno rivelarvi nell'atto di dettare una lettera circolare che avrà una particolare importanza per l'argomento che intendo trattare. Credo necessario trattenermi un poco in compagnia di tutti i miei carissimi figli, sparsi su tutta la faccia del globo, trattando della eccellenza, dei vantaggi e della pratica della povertà. Voglia Maria Ausiliatrice, la Madre del Buon Consiglio, dirigere la mia penna ed ispirarmi le parole convenienti per ritrarre in tutta la sua pienezza lo spirito di D. Bosco riguardo a questa virtù.

1. - La povertà in sè stessa non è una virtù; essa è una legittima conseguenza della colpa originale, destinata da Dio all'espiazione dei nostri peccati ed alla santificazione delle anime nostre. A quindi naturale che l'uomo ne abbia orrore, la consideri come una sciagura, e faccia quanto sta in lui per evitarla. La povertà diventa una virtù solo quando è volontariamente abbracciata per amor di Dio, come fanno coloro che si dànno alla vita religiosa. Tuttavia anche allora la povertà non cessa di essere amara; anche ai religiosi la pratica della povertà impone gravi sacrifizi, come noi stessi ne abbiamo fatto le mille volte l'esperienza. Non, è perciò a stupire se la povertà sia sempre il punto più importante e 'nel tempo stesso più delicato della vita religiosa, se ella sia come la pietra di paragone per distinguere una comunità fiorente da una rilassata, un religioso zelante da un negligente. Essa sarà purtroppo lo scoglio contro cui andranno a rompere tanti magnanimi proponimenti, tante vocazioni che avevano del meraviglioso nel loro nascere e nel loro sviluppo. Di qui la necessità per parte dei Superiori di parlarne sovente e per parte di tutti i membri della famiglia salesiana di mantenerne vivo l'amore e iutiera la pratica. Cominciamo, com'è di dovere, col metterci alla scuola di Nostro Signore Gesù Cristo. La povertà è il primo dei Consigli Evangelici, è il primo atto che deve compiere chiunque voglia imitare più perfettamente il nostro divino modello, Gesù Cristo. Richiamiamo( alla mente ciò che S. Bernardo c'insegna a questo proposito, cioè che il Figlio di Dio, non trovando in cielo la povertà, che abbonda sulla terra, quantunque poco stimata, ne è così innamorato che, disceso dal cielo, la vuole abbracciare per insegnarci quanto sia preziosa. Durante tutto il corso della sua vita mortale, mai non vuole esserne separato. Nasce in una misera stalla, si guadagna il pane col sudor della fronte, vive di elemosine-nei tre anni della sua predicazione, muore nudo su d'un tronco di croce, ed è posto in un sepolcro che non è suo. Poteva Egli trovare un mezzo più efficace per indurci ad apprezzare secondo il suo giusto valore la povertà, per additarcela come la via più dritta per giungere al paradiso, per riabilitare la nostra natura guasta dal peccato originale?
Ed i suoi insegnamenti .dovevano andare pienamente d'accordo co' suoi esempi. Fin dal principio della sua vita pubblica Egli scaglia le più terribili minacce contro i ricchi che trovano sulla terra le loro consolazioni. D'altro lato le sofferenze dei poveri muovono il suo dolcissimo Cuore a pietà, li consola e li chiama beati assicurando che di loro è il regno dei cieli. Invita tutti a seguirlo, e poi, con un linguaggio che in bocca di chi non è Dio sarebbe follia, dichiara che chi non rinunzia a tutto ciò che possiede non è degno di Lui, non est me dignus. A chi ne lo richiede come debba fare per esser perfetto, risponde: Va', vendi ciò che hai e vieni alla mia sequela.. Ecco proclamata dall'Incarnata Sapienza l'eccellenza della povertà!
A' suoi Apostoli che s'offrono a seguirlo impone per prima condizione che abbandonino le loro reti, il telonio e quanto possiedono. E questo volontario spogliamento da tutti i beni della terra praticarono tutti i discepoli di Gesù Cristo, tutti i Santi che in tanti secoli illustrarono la Chiesa. Fra tutti va segnalato S. Francesco, chiamato per antonomasia il Poverello d'Assisi pel suo amore eroico alla povertà, che chiamava regina delle virtù, e che egli sceglie per sua sposa. S. Ignazio di Loyola, volendo darsi al servizio di Dio, comincia col cambiare i suoi abiti da gentiluomo coi cenci di un povero che incontra per via, e nel dettare le Regole della Compagnia di Gesù, scrive: La povertà, come saldo muro della Congregazione, si deve tener cara e conservare nella sua purità quanto colla divina grazia sarà possibile.

Meditiamo inoltre queste gravi parole di S. Tommaso: primum fundamentum ad charitatis perfectionem adquirendam est paupertas voluntaria, qua quis sine proprio vivai; vale a
dire che il primo fondamento per arrivare alla perfezione della carità, si è la povertà volontaria, per cui uno viva senza nulla possedere di proprio. Così il Concilio Tridentino dichiara che far il voto di povertà vuoi dire nulla possedere come cosa propria:
Nemini regularium... liceat bona immobilia vel mobilia, cuiuscumque qualitatis fuerint, etiam quovis modo acquisita, tamquam propria, aut etiam nomine conventus possidere vel tenere; sed statim ea superiori tradantur, conventuique incorporentur. - A nessun religioso sia lecito possedere e ritenere come propri, od anche a nome della comunità, beni stabili o mobili di qualsiasi genere, ed anche in qualsivoglia modo acquistati; ma subito tutto sia rimesso al superiore e incorporato alla comunità.

Oltre l'insegnamento della Chiesa, ci sproni a stimare e ad amare la povertà l'esempio del nostro San Francesco di Sales. Quantunque fosse Vescovo e come tale dovesse tenere un certo decoro esteriore, pure egli aveva per le ricchezze un santo terrore. Col suo stile immaginoso egli scriveva: Io mi servo dei beni del mondo come i Cani rabbiosi dell'Egitto, che bevono l'acqua del Nilo correndo per timore di essere preda dei coccodrilli. Il santo Dottore poneva per prima condizione a chi desiderasse entrare nella vita religiosa, d'aver uno spirito nudo, ossia spoglio da ogni desiderio ed inclinazione, eccettochè dal desiderio di amar Iddio. Ad una comunità religiosa di Parigi scrisse queste severe parole: Il serpe della dissoluzione e del disordine non è ancora entrato nella vostra casa, ma state in guardia poichè certe mancanze ne sono come le uova. Se voi le riscaldate tenendovele in seno, un giorno, quando meno ci penserete, saranno la causa della vostra rovina e perdizione. Eppure quella famiglia religiosa era assai regolare nè sprovvista di virtù, poichè il Santo non esitò a chiamarla eccellente. Quali mancanze aveva egli trovate da meritare un biasimo così duro? Erano piccoli difetti contrari alla povertà.

Ma noi abbiamo nella nostra famiglia stessa i documenti ed esempi più autorevoli. Il nostro Venerato Padre visse povero fino al termine di sua vita, e nutriva un amore eroico alla povertà volontaria. Godeva quando toccavagli soffrire la penuria delle cose necessarie. Apparve evidente il suo distacco dai beni della terra, poichè avendo avuto tra mano immenso danaro, non si vide mai in lui la minima sollecitudine di procurarsi qualche soddisfazione temporale. Ei soleva dire: La povertà bisogna averla nel cuore per praticarla. E Dio lo ricompensò largamente della sua fiducia e della sua povertà, sicchè riuscì ad intraprendere opere che i prìncipi stessi non avrebbero osato, e a condurle felicemente a termine.

Parlando del voto di povertà Don Bosco nella sua circolare del 21 novembre 1886 scriveva: Ricordiamoci, miei cari figliuoli, che da questa osservanza dipende in massima parte il benessere della nostra Pia Società ed il vantaggio dell'anima nostra. Spesse volte nelle conferenze ci assicurò che la nostra Congregazione sarebbe stata benedetta, sostenuta e prosperata dal Signore, se in essa fosse stata ognor fiorente la povertà. Quando s'avvicinò la sua fine, e in forma di testamento volle per l'ultima volta mostrare quanto amasse i suoi figli, e lasciar loro gli ultimi, affettuosi ricordi, il suo pensiero correva in modo speciale alla pratica della povertà. Ecco le sue significantissime parole: Vegliate e fate che nè l'amor del mondo, nè l'affetto ai parenti, nè il desiderio d'una vita più agiata vi muovano al grande sproposito di profanare i sacri voti e così trasgredire la professione religiosa, con cui ci siamo consacrati al Signore. Niuno riprenda ciò che ha dato a Dio...

Basterebbe che noi ricordassimo e meditassimo seriamente queste poche righe per amare e praticare bene la povertà, per chiudere prontamente la porta ad ogni abuso contro la medesima.

2. - Ma la povertà ha tal parte nella vita dei religiosi, che è necessario accennare ancora vari motivi che particolarmente ci devono spingere ad osservarla.

Un giorno, inginocchiati dinanzi all'altare, circondati da molti confratelli, dopo aver chiamati gli Angeli, i Santi, Maria Immacolata e Dio stesso a testimoni del grande atto che stavamo per compiere, con voce tremante, col cuore commosso, pronunziammo la formula dei nostri voti. In quel momento noi diventammo Figli di Don Bosco: la Pia Società Salesiana divenne nostra Madre. Fin d'allora ella ci prodigò le più affettuose ed intelligenti cure: la nostra formazione religiosa e civile è opera sua; e a lei andiamo debitori di quanto noi siamo e di quanto abbiamo. Di qui l'obbligo per ciascuno di noi di onorare, assistere e servire questa tenera Madre; di qui il dovere di adoperarci secondo le nostre forze per la sua prosperità, per renderla pienamente contenta di noi. Ma come adempirebbe questo dovere di pietà filiale colui che trasgredisse gli ordini formali di questa Madre quali sono le sue Regole? Come può chiamarsi di lei figlio colui che per ispensieratezza e negligenza non ne pratica lo spirito? Che dire tanto più di colui che attentasse di distruggere questo spirito? E così farebbe realmente colui che non osserva il suo voto di povertà. Mentre le mancanze contro gli altri voti possono rimanere più o meno nascoste, quelle contro la povertà saltano maggiormente agli occhi, dànno un esempio funesto che potrebbe in breve tempo assumere vaste proporzioni. E quindi a stupire se i Fondatori di Ordini religiosi ne raccomandassero con tanta insistenza l'osservanza? Se essi, ordinariamente dolci e miti, s'accendessero di santo zelo nel disapprovare la condotta dei colpevoli e loro infliggessero severi castighi? Con ragione il religioso poco osservante rispetto alla povertà vien paragonato ad un verme roditore che con un lento e sordo lavorio fa seccare quella pianta immensa che confortò tante persone colla fresca sua ombra e le nutrì co' suoi frutti deliziosi.

Si è per questo che agli autori di tanta rovina pare che la nostra Madre, la Congregazione, rivolga piangendo questa preghiera: Fili mi, miserere mei: figlio mio, abbi pietà di tua Madre; guàrdati dal coprirmi di vergogna colle tue infedeltà. Gemitus matris tuae ne obliviscaris: non dimenticare i gemiti dell'afflitta tua Madre.

Ci animi a praticare la povertà l'intima relazione che corre fra la pratica di questa virtù ed il nostro individuale progresso nella perfezione. Noi siamo il campo di Dio. Quando un campo è coperto di spine e di erbe cattive, è necessario dar mano alla falce, all'aratro e perfino al fuoco. Allora solamente il podere potrà dare una messe degna dei granai celesti. Ed è precisamente col voto di povertà che noi sradichiamo dal campo del nostro cuore i cardi ed i triboli. Si è col vivere staccati dai beni fallaci del mondo che noi andiamo sottraendo ai vizi ogni alimento ed ogni mezzo di espandersi. Anzi la povertà sarà sempre quella spada a due tagli, pertingens usque ad divisionem animae et spiritus, che penetrando nel più profondo del cuore, ci separerà dal peccato, e più ancora dalle sorgenti stesse del peccato quali sono la superbia e la concupiscenza, avendo detto il Signore stesso alla B. Angela di Foligno che la superbia non può esistere se non in quelli che posseggono o credono di possedere qualche cosa.

D'altro lato con ragione S. Ambrogio chiama la povertà madre e nutrice della virtù, poichè quando un religioso fa convenientemente il voto di povertà e per tal mezzo vuota il suo cuore da ogni affetto alle cose terrene, pare che in quell'istante Iddio si affretti a venirlo a riempire colla pienezza de' suoi doni, con ogni sorta di virtù. E non voleva indicare questo il nostro Divin, Maestro quando pose per la prima la beatitudine della povertà? Essa è il fondamento su cui si appoggiano gli altri sette gradini per cui si arriva alla cima della perfezione. E la Storia Ecclesiastica c'insegna che furono appunto coloro che più furono staccati dal mondo che si segnalarono per la loro fede, per la loro speranza e carità, la cui vita fu un tessuto di opere buone ed una serie di prodigi per la gloria di Dio e per la salute del prossimo.

Inoltre è da notare che i nemici di nostra Santa Religione pongono ogni studio nel far ritornare la società al paganesimo ed al naturalismo. Essi vorrebbero svellere dalla mente del popolo ogni idea di Dio, dell'anima e della vita futura, e lo invitano a procurarsi godimenti finchè la vita dura, con ogni mezzo pdssibile, anche ingiusto e disonesto. Cogliendo la massa del popolo impreparata, la seducono e la trascinano all'abisso. Contro questo funesto apostolato Don Bosco combattè da valoroso finchè gli bastò la vita, e morendo a noi suoi figli ha legato questa nobile missione. Ma noi lavoreremmo inutilmente se il mondo non vedesse e non si convincesse che noi non cerchiamo ricchezze e comodità, che noi siamo fedeli al motto di D. Bosco: Da mihi animas, caetera Lolle! Oh! ci stia fisso nella mente ciò che scrisse S. Francesco di Sales, che cioè non solamente i poveri sono evangelizzati, ma sono i poveri stessi che evangelizzano. E S. Vincenzo Ferreri trattando del ministero di salvare le anime assicura che non vi riuscirà quel religioso che non mette sotto i piedi tutte le cose terrene, non pratica la vera povertà, perchè, spaventato d'ogni incomodo, non avrà la forza di sopportare le privazioni che porta seco la povertà nell'esercizio dell'apostolato: inopia paupertatis. Ed anche fra noi non sono certamente i Salesiani desiderosi di menar una vita comoda che intraprenderanno opere veramente fruttuose, che andranno in mezzo ai selvaggi del Mato Grosso o nella Terra del Fuoco, o si metteranno al servizio dei lebbrosi. Questo sarà sempre il vanto di coloro che osserveranno generosamente la povertà.

È poi da tener conto che le opere di D. Bosco sono il frutto della carità. Nel por mano alle grandi sue imprese egli faceva unicamente assegnamento sulla Provvidenza, che rappresentata dai benemeriti suoi Cooperatori, gli somministrò i mezzi necessari. E dopo tanti anni, come ce ne assicurava D. Bosco quando per la prima volta ci parlò dell'Associazione dei Cooperatori, ben lungi dallo stancarsi, la loro carità cresce a misura che crescono i bisogni. Non si deve credere che quanti vengono in aiuto alle nostre opere siano sempre persone facoltose; è necessario si sappia che molti fra i nostri benefattori, poveri essi medesimi od appena modestamente agiati, s'impongono gravissimi sacrifici per poterci aiutare. Oh! quante volte desidero di avervi a testimoni di certe conversazioni, in cui buoni Cooperatori svelano candidamente le sante industrie con cui loro venne fatto di raggranellare quell'obolo che mi presentano! Oh! se mi fosse dato farvi leggere certe lettere intime! Allora sì che comprendereste quanto dobbiamo amare la povertà e praticare l'economia! Con qual cuore impiegheremmo quel denaro a procurarci comodità non adattata alla nostra condizione? Sprecare il frutto di tanti sacrifici, anche solo spenderlo inconsideratamente è una vera ingratitudine verso Dio e verso i nostri benefattori.

Venendo ancora più ai particolari, mi sia lecito farvi una confidenza, come suole un padre co' suoi diletti figliuoli. Forse molti Salesiani, vedendo che a nessuno di noi venne mai a mancare il necessario, che le nostre opere vanno sempre estendendosi, che anzi nello stesso mondo commerciale noi godiamo d'un nome onorato, pensano che la Pia Società disponga di molti mezzi e che perciò siano inopportune le mie ripetute ed insistenti esortazioni a fare economia, ad osservare la povertà. Quanto essi sono lungi dal vero! A costoro sarebbe facile presentare i rendiconti da cui risulta che molte case sono gravate di debiti e ad ogni momento abbisognano di soccorso. Loro si potrebbero mostrare parimenti quanti sono i giovanetti che pel vitto, vestito, libri, ecc. sono interamente oppure in gran parte a carico della Congregazione. Chi segue colla mente lo sviluppo della nostra Pia Società può rendersi ragione delle case e delle chiese che si vanno edificando, dei danni sofferti che fa d'uopo riparare, dei viaggi che si debbono pagare ai missionari, degli aiuti che si mandano alle Missioni, delle spese immense che bisogna sostenere per la formazione del personale. Nè a tutto questo penseranno solamente i Superiori; è dovere di ogni buon figlio prendere a cuore gl'interessi dell'intiera famiglia. Chiunque non vivesse secondo il voto di povertà, chi nel vitto, nel vestito, nell'alloggio, nei viaggi, nelle agiatezze della vita valicasse i limiti che c'impone il nostro stato, dovrebbe sentire rimorso d'aver sottratto alla Congregazione quel denaro che era stato destinato a dar pane agli orfanelli, favorire qualche vocazione, ad estendere il regno di Gesù Cristo. Pensi che ne dovrà render conto al tribunale di Dio.

Soprattutto noi accetteremo con animo generoso i sacrifici che sono le conseguenze della povertà per poter godere della pace più dolce durante la vita, per aver la fortuna di far una morte tranquilla ed infine abbreviare il nostro purgatorio. E questi sono vantaggi tali che, per quanti sacrifici abbiamo da imporci, non ci costeranno mai troppo cari. Appena ne faccio cenno, perchè chi sa quante volte furono proposti alla vostra meditazione.

3. - Ma la virtù non consiste nel fare sublimi riflessioni, nel ripetere belle parole, bensì nel metterle in pratica e nel ricavarne profitto. Queste parole che Nostro Signore Gesù Cristo stesso rivolgeva alla B. Margherita Alacoque, ci serviranno di eccitamento a prendere pratiche risoluzioni.

E indispensabile dapprima che si eseguisca ciò che è prescritto dall'art. 20 delle Costituzioni e dalle annesse Deliberazioni organiche. Prima di emettere la professione molti con tutta sincerità e semplicità fanno conoscere ai Superiori ciò che posseggono in beni patrimoniali e ne fanno cessione alla nostra Pia Società. Altri ne dispongono in favore dei parenti o di altre persone a cui hanno particolari obbligazioni. Infine le Costituzioni permettono pure di conservare il dominio radicale, ma dichiarano che di tali beni non si possono conservare nè l'amministrazione, nè l'uso, nè l'usufrutto. Qualsiasi di questi tre mezzi si voglia scegliere, ciò che importa si è che non si facciano sotterfugi ai Superiori, e che coloro che fanno professione compiamo gli atti necessari perchè possano realmente considerarsi come se nulla possedessero. Il castigo di Anania e Zaffira ci sproni ad agire con retta intenzione e con generosità. --- Questa medesima regola dovrà osservare in seguito ogni salesiano professo quando ricevesse un'eredità, un legato, una donazione qualunque.

Fatta la professione, Iddio ci preservi dal cadere nella rilassatezza. Vi sono infatti molti infelici, che si sforzano d i riprendere con una mano ciò che loro sfugge dall'altra. In piccole cose si procurano un compenso al sacrificio generale della loro professione. Temono sempre loro manchi il necessario, e si aggrappano a tutto come una persona che si annega. Trovano mille pretesti, inventano sempre nuovi bisogni, si spaventano di ogni piccola privazione, insomma vogliono possedere nulla, ed intanto aver tutto, anche il superfluo. Attaccano il loro cuore ad una camera, ad un oggetto di vestiario, ad un gingillo, e tali cose ricercano e conservano con ogni studio ed avidità, nè più nè meno di ciò che fa un avaro pe' suoi adorati tesori. Quanto sono mai da compiangere siffatti religiosi! Sant'Alfonso de' Liguori insegna che il religioso che s'attacca alla più piccola cosa, non potrà mai unirsi perfettamente con Dio e trovar la pace. Quei miseri oggetti a cui s'affeziona saranno come altrettanti sassolini che mette ne' suoi calzari: che meraviglia se non può più camminare nella via della perfezione? Com'è doloroso vedere legato da un filo sottilissimo colui che per essere libero ad entrare in religione ha rotto grosse catene, quali sono i vincoli di sangue, l'amor della patria, la sua libera volontà? Racconta la favola che una mosca avendo stancata la pazienza di un leone, andava cantando vittoria; intanto incappata nella tela d'un ragno, miseramente perì. Ecco l'immagine del religioso che si affeziona alle piccole cose, dopo aver abbandonato il mondo intero.

Il più efficace rimedio a questo gran male è la vita comune prescritta dalle nostre Costituzioni e caldamente raccomandataci dalla Santa Sede. Per mezzo di essa il Salesiano forma una cosa sola colla comunità. Essa' distrugge ogni spirito di proprietà, rende impossibile ogni illusione nella pratica della povertà ed annienta ogni pretesto dell'amor proprio per sottrarsi all'osservanza delle Costituzioni. Perciò io non cesserò mai di raccomandare a tutti i miei cari figliuoli di leggere e praticare il 1° Capo del nuovo Regolamento, che vi fu inviato ultimamente. Faccio appello allo zelo dei Direttori ed Ispettori perchè tante sagge regole e raccomandazioni, che formano l'oggetto di lungo ed accurato studio dei Capitoli Generali, non abbiano a rimanere lettera morta.

Giova primieramente attenerci alla vita comune in quanto al vitto, che per espressa volontà di D. Bosco dev'essere semplice e sano, in tale abbondanza da sostenere le nostre forze, ma conveniente a chi ha fatto voto di povertà. Si escluda però tutto quanto è ricercato o superfluo. Non si prenda nulla fuori di pasto, ed a qualsiasi costo s'impediscano le così dette merende o bicchierate che, specialmente dopo le orazioni della sera, sogliono dare occasione a gravi disordini morali. Nè si domandi il permesso di siffatte riunioni, poichè nessun Superiore ha autorità di concederle.

Ha speciale importanza l'articolo 12 del Regolamento, riguardante gli oggetti di vestiario. Faccio assegnamento sulla buona volontà di tutti, specialmente dei nostri carissimi confratelli coadiutori, perchè sparisca quanto prima dal loro modo di vestire tutto quello che possa esservi di mondano e di ricercato. Oh! venga presto quel giorno in cui anche in questo noi possiamo veramente tutti essere riconosciuti quali veri Figli di D. Bosco.

Non giudico fuor di luogo farvi notare essere violazione del voto di povertà lo spendere in altro il denaro ricevuto per un determinato fine, qualora esso venisse a cessare, ad esempio per un viaggio. Nèanche posso passare sotto silenzio la mancanza che commetterebbe contro il voto di povertà quel Salesiano che facesse contratti, si appropriasse qualche cosa o denaro appartenente alla Comunità, ne disponesse per suo uso personale, ne facesse dono a persone della casa, oppure ad esterni, o l'alienasse come gli pare e piace. Questi ultimi atti, compiuti senza alcun permesso dei Superiori, sarebbero veri furti fatti a danno della Comunità e non è troppo rigore l'esigere che chi li ha commessi provveda alla sua coscienza.

In molte case poi ha messo piede un abuso contrario alla vita comune; intendo parlare del così detto deposito. Un socio, fattosi venire dai genitori, da congiunti o da altra persona benevola una 'somma di denaro, la consegna al Prefetto, come fanno i giovani dei nostri collegi, perchè la tenga a disposizione di lui, e gli provveda poi quanto sarà per domandare. Ne avviene che certi libri, certi oggetti, certi comodi della vita il confratello se li procura coll'accennato deposito, e gli altri confratelli no. Due Salesiani domandano di fare ad esempio una gita, una cura termale. Questa viene concessa a quello dei due che si è procurato il denaro necessario; all'altro vien negata. Questo evidentemente è' contrario allo spirito di povertà ed a quella fraterna eguaglianza. che deve regnare nelle famiglie religiose. Taccio della erronea e stolta persuasione che talora il confratello si forma, aver egli il diritto di provvedersi le suaccennate cose pel fatto d'essersi procurata la somma necessaria, quasi non avesse col voto di povertà rinunziato a disporre e ad usare di qualsiasi cosa temporale senza il permesso del legittimo Superiore.

Tale abuso, dove s'è introdotto, bisogna che cessi. Dev'essere somministrato ai soci quello ch'è giudicato necessario; quello che non è giudicato necessario, non deve provvedersi nemmeno al Salesiano che trovasse modo di farlo pagare ad estranei alla Congregazione. Quando pertanto un confratello domanda che gli si provveda libri od altre cose, gli si conceda un viaggio od altra agevolezza, giudichi il Superiore se sia necessario o conveniente esaudire la domanda; ma ne giudichi indipendentemente dal fatto dell'avere il socio trovato o poter trovare chi fa le spese, poi conceda, sia a chi può aver denari da esterni, sia a chi non ne può avere.

Ed affinchè, eliminando l'abuso, si faccia quanto esige lo spirito di povertà e la vita comune, con questa circolare intendo togliere, in quanto sia necessario, a qualsiasi Superiore, la facoltà di fare eccezioni. Dichiaro per conseguenza di nessun valore il permesso che prima d'ora avesse dato o desse in avvenire il Direttore o l'Ispettore ai Confratelli di ritenere a propria disposizione il sopraccennato deposito, o di usare del denaro, ricevuto da congiunti o da altra persona, a procacciarsi qualsiasi cosa, che, a parità di bisogno, la comunità non provvede ai Confratelli mancanti 'di siflatti aiuti e soccorsi di estranei:
Se un confratello fa venire o riceve da congiunti o persone benevole qualche soccorso, è questo un vantaggio che esso da figlia amorevole procura alla madre comune, la nostra Pia Società, ma da questo non deve dipendere il giudizio sulla convenienza di provvedere al socio le cose che dimanda.

Dirò pure una parola decisiva su un altro punto della povertà religiosa. Dichiaro cioè non avere nè i Direttori, nè gli lspettori od altri Superiori la facoltà di concedere ad un Confratello il permesso di disporre, sia pure a beneficio dei genitori bisognosi, delle limosine delle Messe, del frutto della propria attività, come sarebbero gli stipendi di servizi all'altare, gli onorarii delle prediche, conferenze, lezioni, od il ricavo della vendita delle proprie opere. Sulla convenienza di dare un sussidio alla famiglia d'un Confratello, deve giudicare l'Ispettore, senza considerare se il lavoro del Confratello sia fruttifero o no. Riconosciuta detta convenienza, l'Ispettore determini la somma da erogare a tale scopo; ma quanto i soci acquistano coll'esercizio della propria atti--vita si dovrà rifondere tra i beni della Comunità (Costit. art. 23), e dev'essere consegnato al Superiore (Delib. Organiche, pag. 105). Debbono perciò considerarsi come revocati da questo momento tutti i 'permessi che a tal proposito fossero stati accordati, poichè essi sono incompatibili col voto di povertà. Non aggiungo altre raccomandazioni per la pratica della povertà, poichè sarebbe un ripetere molti articoli delle Costituzioni, delle Deliberazioni e del Regolamento; tuttavia chiamo la vostra attenzione su tre punti importanti.

  1. Il buon Salesiano non si terrà pago di osservare il voto di povertà, ossia i singoli articoli delle Costituzioni, ma si sforzerà di giungere a praticare le virtù della povertà, che non solo ci spoglia delle cose terrene, ma ancora di ogni affetto alle medesime. Anzi egli farà ancora un passo più innanzi, arriverà a possedere lo spirito di povertà, il che vuol dire che sarà veramente povero ne' suoi pensieri e desideri, apparirà tale nelle sue parole, si diporterà veramente da povero nel suo vitto, nel vestito, nel modo di tenere la sua camera, in una parola riprodurrà in sè stesso l'esempio del Povero per eccellenza, Nostro. Signore Gesù Cristo.
  2. Il vero Figlio di D. Bosco si contenterà del necessario, anzi veglierà attentamente perchè il suo cuore non rimanga impigliato in alcuna cosa superflua. Egli nell'esercizio della buona morte farà un esame diligente ed imparziale per conoscere se tutto ciò che è a suo uso sia semplice e povero, se non ritiene per sè qualche cosa senza il permesso dei Superiori e di cui possa far a meno, ed infine se ha curato con affetto e diligenza gli interessi della comunità.

c) Infine il fervente religioso, persuaso di dover far penitenza de' suoi peccati, accetterà volentieri quelle privazioni e quegli incomodi che sono inevitoibili nella vita comune, e generosamente sceglierà per proprio uso le cose meno belle e meno comode, memore di quanto diceva San Giovanni Berchmans: mea maxima poenitentia, vita eommunis: la mia più grande penitenza sarà la vita comune.

Conchiuderò rievocando la memoria di quelli che noi chiamavamo tempi eroici della nostra Pia Società. Trascorsero invero molti anni in cui era necessaria una virtù straordinaria per conservarci fedeli a Don Bosco e per resistere ai pressanti inviti che ci si facevano di abbandonarlo, e ciò per l'estrema povertà in cui si viveva. Ma ci sosteneva l'amore intenso che noi portavamo a Don Bosco, ci davano forza e coraggio le sue esortazioni a rimaner fermi nella nostra vocazione non ostante le dure privazioni, i gravi sacrifici. Ond'io son certo che, se più vivo sarà il nostro amore a Don Bosco, più ardente la brama di conservarci degni suoi figli, e di corrispondere alla grazia della vocazione religiosa, si praticherà in tutta la sua purezza lo spirito di povertà.

Affrettate con nobili sforzi e con ferventi preghiere l'adempimento di questo ardente voto del
Vostro aff.mo in Corde Iesu
Sac. MICHELE RUA.

Il Sig. Don Ziggiotti si affretta ad annunciare già fin d'ora la Strenna per il 1958, per comodità specialmente delle regioni lontane alle quali perverranno gli Atti con qualche ritardo ed hanno bisogno di poter annunciare in tempo la Strenna ai confratelli, allievi, cooperatori e amici della nostra Opera. La Strenna è motivata, come vedete, dalla ricorrenza del Primo Centenario dell'Apparizione della Vergine Immacolata a Santa Bernardetta Soubirous, a Lourdes.

2. - STRENNA PER IL 1958. — Nel Centenario dell'Apparizione dell'Immacolata a Lourdes, onoriamo la Vergine SS.ma con la recita devota del S. Rosario.

 

COMUNICAZIONI E NOTE
SACRA CONGREGATIO
DE SEMINARIIS ET STUDIORUM UNIVERSITATIBUS
DECRETUM
ALTIUS DE SCIENTIIS PAEDAGOGICIS INSTITUTUM PENES PHILOSOPHICAM PONTIFICII SALESIANI ATHENAEI FACULTATEM CANONICE ERIGITUR EIDEMQUE POTESTAS TRIBUITUR ACADEMICOS GRADUS CONFERENDI
Quo tutius ultimum finem aeternamque salutem homines assequantur, moderandis animis moribusque fingendis tum puerorum cum adolescentium, sollertes suas industrial praecipuasque curar, per longum saeculorum decursuM, admovit Ecclesia, cuius delecti administri impenni ac superimpensi sunt in iuvenibus de sacris deque humanioribus disciplinis probe instituendis virtutibusque informandis. Ad id praeclarissimum explendum munus, ars artium » iure meritoque appellatum, maxime quidem contulerunt divi Franciscus Salesius atque nostris ferme temporibus Ioannes Bosco, qui veteribus praeceptis exemplisque noviter datis educandi rationem, uberrimis comprobatam effectibus, sapienti sane tradiderunt consilio. Presbyterorum enim Societas, quam ipse divus Ioannes Bosco peculiari mentis acie condidit, illud iam dudum totis viribus prosecuta est, ut iuvenum animos religione bonisque artibus penitius excoleret, in Ecclesiae decus et incrementum. Quod ut attingeret, in sua Philosophica Pontificii Salesiani Athenaei Facultate laudata Societas aptas selectasque promovit disciplinas, ad sanam de instituenda inventa doctrinare fovendam, ut alumnis tum principia tum rationis educandi regulas, magisterio et esperimento, rito traderet. Huius igitur de educationis disciplinis Instituti finibus et incrementis perspectis, ob probatam docentium scientiam, discipulorum numerum auctum, eruditos libros editos ephemeridesque sociato labore prolatas — quae a doctis sane viris Clara in dies aestimatione cumulantur — Sacra haec Congregatio de Seminariis studiorumque Universitatibus, supplicibus Generalis eiusdem Societatis Rectoris litteris benigne annuens, auctoritate a Ss.mo Domino nostro Pio Div. Prov. Papa XII cibi tributa, Institutum Superius Paedagogieum in memorata Philosophica Pontificii Salesiani Athenaei Facultate, praesentibus litteris erigit erectumque declarat ipsique concedit potestatem academicos licentiae atque doctoratus Philosophiae-Paedagogiae conferendi gradus iis alumnis qui studiorum cursus rite sint emensi, ad normam peculiarium approbatorum Statutorum, ceteris servatis quae tum Apostolica Constitutione Deus scientiarum Dominus adnexisque « Orclinationibus » tum Iure Canonico praecipiuntur.

Datum Romae, ex aedibus S. Callisti, d. II m. Iulii, in festo Visitationis B. M. V., a. D. MCMLVI.

  • j.4 I. Card. PIZZARDO, Ep. Albanen., Praefectus

L. p S. 4 C. CoNFALoNiEui, Archiep. Nicopolitan., a Secretis.

Dagli «Acta Apostolicae Sedis », vol. XLIX, 23 febbraio 1957 (Ser. II, v. XXIV).

SACRA CONGREGAZIONE
DEI SEMINARI ,E DELLE UNIVERSITÀ DEGLI STUDI
DECRETO
EREZIONE CANONICA DELL'ISTITUTO SUPERIORE, DI SCIENZE PEDAGOGICHE PRESSO LA FACOLTÀ FILOSOFICA DEL PONTIFICIO ATENEO SALESIANO CON DIRITTO DI CONFERIRE GRADI ACCADEMICI.

Allo scopo di assicurare agli uomini il conseguimento del loro ultimo fine e della loro eterna salute, la Chiesa, nel lungo corso dei secoli, sempre rivolse le sue precipue cure e le sue più sollecite premure alla educazione delle anime e alla formazione dei costumi. Per questo tanti suoi eletti ministri hanno consacrato la loro vita a istruire come si conviene la gioventù negli studi sacri ed umanistici, e a plasmarli nelle virtù.
Alla realizzazione di questo nobilissimo compito, chiamato con pieno diritto « arte delle arti », contribuirono in massima parte San Francesco di Sales e, proprio si può dire in questi nostri tempi, San Giovanni Bosco, i quati, attuando con nuovo vigore tradizionali principi ed esempi, ci hanno tramandato un metodo educativo, maturato, certo, con saggio consiglio, e confermato da uberrimi frutti.
La Congregazione, infatti, fondata con peculiare finezza d'intuito dal medesimo San Giovanni Bosco, già da molto tempo e con tutte le sue forze non ha mirato ad altro se non a questo: a formare sempre più in profondità gli animi giovanili nella religione e nella cultura, a decoro e incremento della Chiesa.
In vista di queste finalità, la sullodata Società, nella sua Facoltà Filosofica del Pontificio Ateneo Salesiano ha pure istituito dei scelti e adatti corsi di
studio per promuovere la sana dottrina che riguarda l'educazione della gioventù, coll'impartire agli alunni -- attraverso il magistero e l'indagine sperimentale — i principi dell'educazione e le regole del metodo.
Considerando, pertanto, le finalità e le realizzazioni di questo Istituto di Scienze pedagogiche, e per la comprovata competenza scientifica dei docenti e per il numero crescente degli alunni, nonchè per la pubblicazione di opere scientifiche e di vari periodici in collaborazione — sempre più altamente apprezzate dagli studiosi — questa Sacra Congregazione ,dei Seminari e delle Università, degli Studi, annuendo benignamente alla domanda rivolta con lettera del Rettor Maggiore della medesima Società, con l'autorità concessale dal SS.mo Signor Nostro, per Provvidenza Divina Papa Pio XII, con la presente lettera erige e dichiara eretto, nella sopraricordata Facoltà Filosofica del Pontificio Ateneo Salesiano, l'Istituto superiore di pedagogia e concede al medesimo Istituto il diritto di conferire i gradi accademici di Licenza e di Dottorato in Filosofia-Pedagogia a quegli alunni, i quali abbiano frequentato regolarmente i corsi degli Studi a norma degli Statuti particolari approvati, e osservando tutte le altre disposizioni prescritte sia dalla Costituzione Apostolica Deus scientiarum Dominus e dalle annesse Ordinationes, sia dal Diritto Canonico.
Dato a Roma, dal Palazzo S. Callisto, il 2 luglio, festa della Visitazione della B. V. M., A. D. 1956.

44 I. Card. PIZZARDO, E. Albanen., Prefetto
L. S. 4j4 C. CONFALONIERI, Arciv. Nicopolitan., Segretario.

Agosto-Ottobre 1957                     N. 199
I. - ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
IL RETTOR MAGGIORE:
Sua visita al Sud-America: 1. L'udienza del Santo Padre. — 2. Da Roma a Caracas. — 3. Colombia. — 4. Equatore. — 5. Brasile. Conclusione.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore
Uaupés, 14 luglio 1957
Confratelli e figliuoli carissimi,

La Divina Provvidenza ha disposto che, a conclusione della visita all'Ispettoria San Luigi Gonzaga del Brasile Nord, mi trovassi sulle rive del Rio Negro, nella Casa di San Gabriele, ora Uaupés, ove quarant'anni or sono l'eroico Don Balzola iniziò il lavoro missionario, e dove è sepolto Mons. Lorenzo Giordano. Oggi poi, 14 luglio, ricorre pure il 740 anniversario dall'ingresso a Niteroi dei primi Salesiani in Brasile guidati dall'intrepido Don Lasagna, poi Vescovo e vittima d'uno scontro ferroviario. Si inizia quindi l'anno 750 dell'Opera nostra in questo immenso, fecondissimo, cattolico Brasile e a me tocca la sorte di verificare la pratica realizzazione del profetico sogno di Don Bosco del 1883, festa di Santa Rosa da Lima, nonchè delle parole dette a Lanzo e riferite dal servo di Dio Don Rinaldi: « Verrà giorno in cui avremo più di 200 Case salesiane in Brasile ».

Come non approfittare perciò di queste poche ore disponibili, prima della partenza per Porto-Velho, per farmi vivo almeno una volta con voi, carissimi confratelli e figliuoli, dandovi breve resoconto di ciò che maggiormente può interessare voi nell'intimità familiare, oltre la cronaca di questa visita, trasmessa ai nostri Bollettini?
Ripeto e continuerò a ripetere che benedico mille volte la felice ispirazione del carissimo Ispettore Don Amielh, che mi invitò a compiere questa visita personale ai confratelli sparsi nel mondo. Ora che vedo quasi il termine di essa (mi resteranno, soltanto Perù, Bolivia, Uruguay, Paraguay e Chile in America e le Case dell'Africa, se a Dio piacerà, per dopo il Capitolo Generale prossimo) ringrazio il Signore di avermi concesso questa grande scuola di salesianità, unica invero e oggettiva e vivente, dalla quale spero che la Madonna Ausiliatrice mi farà trarre esperienze e insegnamenti utilissimi per l'incremento delle Opere nostre.

1. - L'UDIENZA DEL SANTO PADRE. — Mi preme ricordarvi in primo luogo la fortunata Udienza, che Sua Santità Pio XII mi concesse alla vigilia della partenza, il 27 gennaio ultimo scorso. Le di Lui parole paterne, che vado ripetendo di Casa in Casa, mi paiono rivelatrici di una Sua santa preoccupazione: « So che Lei andrà a visitare le sue Case dell'America; porti a tutti la benedizione del Santo Padre; dica loro che il Papa pensa molto all'America e li benedice di cuore ». Mi pare che il pensiero del Papa giustamente si volga all'America, come al Continente che presenta le maggiori speranze per il Cattolicismo. L'Asia e l'Africa sono tuttora in gran parte pagane e la penetrazione delle Missioni è lenta, contrastata. Su di un miliardo e mezzo di abitanti, quanto pochi milioni di cattolici! L'Europa, la vecchia Europa è stata devastata dagli scismi e dalle eresie, sicchè la unità medioevale del Sacro Romano Impero man mano si è ridotta a poche Nazioni che possono dirsi in maggioranza cattoliche. Invece, l'America, grazie alla colonizzazione spagnola, portoghese e francese, dal Canadà alla Terra del Fuoco (con un fortissimo contingente anche negli Stati Uniti), può dirsi un Continente cattolico nella sua assoluta maggioranza. Per questo il Papa volge il suo pensiero paterno e la speranza e le preghiere della Cristianità a questo Continente, che ha soltanto bisogno di sacerdoti e religiosi in aiuto allo scarso clero, e di missionari per la redenzione delle terre tuttora inesplorate e pagane.

Quale gloria per la nostra Famiglia aver contribuito largamente a questo lavoro di ripresa in questi ultimi ottanta anni seminandovi ben 750 Case, 6000 salesiani e altrettante Figlie di Maria Ausiliatrice, per educare milioni di allievi e suscitare un esercito di vocazioni sacerdotali e religiose! Benediciamo insieme il Signore e affrettiamo con la preghiera e col lavoro indefesso nuove fioriture, nuove messi di anime per il trionfo di Dio.

2. - DA ROMA A CARACAS. — L'aereo scelto per raggiungere il Venezuela ci permise una sosta a New York, sicchè ebbi agio di rivedere alcune Case di formazione, di benedire i nuovi laboratori di Paterson e di incoraggiare i Direttori convenuti, al lavoro che la Provvidenza ci presenta sempre più vasto e promettente. Dove maggiori sono le ricchezze e le comodità della vita, più arduo è l'apostolato della nostra religione che chiede rinunzie e sacrifici; ma Don Bosco, che seppe lavorare coi ragazzi della strada e conquistare alla sua santa causa la nobiltà e i governanti, trova terreno buono dappertutto, quando si tratta di salvare anime e di dare gloria a Dio. Benchè il sogno del 1883 prenda le mosse dal parallelo 10 al nord dell'Equatore, per scender al 550 di Magellano, il Nord America è pure ormai tutto compreso nella sfera d'azione salesiana. Speriamo che le numerose vocazioni, di cui si riempiono i seminari e i noviziati di molte famiglie religiose si moltiplicheranno anche per noi e ci daranno nuove possibilità di lavoro fecondo.

Da New York a Caracas il volo è rapido; ma passammo dalla neve e dal freddo invernale al sole caldo e quasi perpendicolare del Venezuela. Anche l'ambiente salesiano sente colà l'influenza dell'utilizzazione del petrolio le cui sorgenti copiosissime hanno portato un'improvvisa ricchezza e un movimento commerciale e industriale sorprendente.

Le Case si rinnovano, affluisce la gioventù studiosa e artigiana, urge aiutare lo scarso clero nelle parrocchie e specialmente nelle località ove l'industria concentra operai e impianti per lo sfruttamento del sottosuolo. Nel giro di 10 anni il paesello di Puerto La Cruz, ove abbiamo una parrocchia, è diventato una città di oltre 70.000 abitanti e la diocesi di Coro, affidata al nostro Vescovo Mons. Iturriza, è divenuta d'importanza mondiale per il fiume di petrolio che ogni giorno invia all'estero dai suoi piccoli porti. Grazie alle sante industrie degli Ispettori e Direttori, mentre le Case corrono ad adeguarsi ai bisogni e ai tempi, ho visto crescere le vocazioni locali: fiorente Paspirantato dei chierici, ben attrezzato e ben animato il gruppo degli aspiranti coadiutori; novizi e filosofi entusiasti della loro vocazione e stretti attorno ai loro Superiori, quasi per realizzare il programma che loro addita la località che prende il nome di Altamira.

Una rapida visita alla Missione dell'Alto Orinoco mi fece toccar con mano come S. E. Mons. Garcia abbia potuto in soli quattro o cinque anni dare un impulso eccezionale all'educazione dei ragazzi e della popolazione indigena, preparando il terreno alla graduale conquista del suo vasto Vicariato.

3. - COLOMBIA. - Al primo ingresso in Colombia a eficuta, ecco una magnifica chiesa in costruzione in onore di Maria SS. Ausiliatrice e una scuola tecnico-professionale sorta or ora, con macchinario nuovissimo. Per un mese e mezzo vidi un succedersi di Istituti grandiosi e fiorenti, nostri e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, di chiese artistiche e vaste come cattedrali, dal mare ai monti, dagli altipiani come quelli di Bogotà e di Medellin, alla pianura di Agua de Dios, al mare di Cartagena e di Barranquilla. 33 Case dei Salesiani e una cinquantina delle Figlie di Maria Ausiliatrice. È una Repubblica di profondo spirito cattolico. Tutte le Congregazioni religiose trovano in Colombia lavoro e prosperità; e anche noi grazie a Dio siamo molto ben voluti e stimati; e l'onorificenza conferita dal Presidente al Rettor Maggiore, pochi giorni prima del congedo, nella motivazione diceva chiaramente che veniva concessa per le alte benemerenze nostre nel campo educativo e sociale. Molte infatti sono le Opere popolari di beneficenza, le Scuole professionali, gli Oratori festivi e, unica nel genere, l'opera a favore dei lebbrosi a Contratación, ad Agua de Dios, a Cano del Oro (ora chiusa) e a favore dei figli dei lebbrosi, al Guacamayo e a Guadalupe.

Vi assicuro, cari confratelli, che queste missioni eccezionali, ci hanno procurato e ci procurano un onore e una stima senza pari. E ben a ragione. Ora però che tutto è ben organizzato e che il Governo interviene con provvidenze ed aiuti di ogni genere, il sacrificio dei sacerdoti e delle suore è abbastanza alleggerito. Le massime benemerenze le hanno acquistate i primi che, con Don Unia e Don Rabagliati, iniziarono da soli l'ardua impresa, vincendo le ostilità dei malati stessi e delle autorità, conquistando la simpatia universale e creando le attuali condizioni di vita. Che spettacoli di pietà e di rassegnazione, che ambiente cristiano e sereno e che trionfi della Grazia e dell'abnegazione, paralleli alla profilassi medica che giunge a mitigare e arrestare il morbo pauroso, quando lo prende a tempo con le sue cure!
È stata anche questa missione un regalo della Madonna alla nostra Famiglia perchè tale benemerenza oggi ci è invidiata da tante altre Congregazioni che forse avrebbero potuto fare di più e di meglio.

La molteplicità delle opere e la vastità del territorio pare che ormai esigano una divisione anche della Colombia in due Ispettorie. È uno dei problemi che da parecchio tempo fu posto allo studio; e ora, grazie alla previdenza dell'Ispettore Don Gaudenzio Manachino che seppe creare la possibilità di due Case per aspiranti, una ad oriente ed una ad occidente del fiume Maddalena, sarà facile quanto prima addivenire alla divisione con vantaggio comune e maggiori possibilità di sviluppi in avvenire.

4. - EQUATORE. — La consacrazione della Repubblica al Sacro Cuore di Gesù nell'anno 1873 per opera del Presidente Garcia Moreno provocò le ire dei nemici della Chiesa, la morte del presidente e un periodo di persecuzione, cui andarono soggetti anche i nostri, appena arrivati a Quito.

Partendo per l'esilio il prode Don Calcagno fece voto che avrebbe eretto una bella chiesa in onore di Maria Santissima Ausiliatrice, se avesse fatto tornare i Salesiani in quella Nazione. Toccò a me la sorte di assistere alla benedizione degli scavi già compiuti da S. E. Mons. Candido Rada, per l'erezione del tempio votivo che egli ambisce dare a Quito per adempire il voto di Don Calcagno e per ringraziare la Madonna della protezione visibile data ai suoi Figli dopo il ritorno.

Il clima religioso della Repubblica oggi è ben diverso da quello del secolo scorso. Lo stesso Presidente, intervenuto alla cerimonia con Sua. Em. il Cardinale Arcivescovo, disse parole edificanti professando la sua fede di cattolico ed esaltando l'opera dei Salesiani a vantaggio della gioventù, del popolo e dell'oriente equatoriano tra i Kivari.

L'Ispettoria conta ben 24 Case e lo scarso personale si prodiga generosamente nel lavoro molteplice. Sarebbe stato per me e per i valorosi missionari una grande soddisfazione visitare tutte o la maggior parte delle loro residenze sparse nel territorio del Vicariato di Méndez. Mi sento legato a quella Missione dal 1921, quando la bontà dei Superiori mi aveva destinato, novello sacerdote, ad affiancare S. E. Mons. Comin che era stato da poco consacrato. Non potei avere tanta fortuna allora e avrei desiderato vedere adesso tutto il lavoro compiuto nei 37 anni di episcopato del nostro benemerito Vescovo, tanto più che egli si disponeva ad accompagnarmi malgrado i suoi 83 anni.

Passai due giorni a Sucúa, due a Macas, uno a Sevilla Don Bosco; per l'inclemenza del tempo non potei andare a Méndez e Gualaquiza. Ma da quanto mi fu dato vedere coi miei occhi e dalle lunghe, interessanti conversazioni coi missionari, dalla visione dei Musei che a Cuenca ha preparato il caro Don Crespi e a Quito S. E. Mons. Rada, ho potuto darmi conto delle meravigliose conquiste operate tra quelle tribù che parevano indomabili e irriducibilmente avverse alla civilizzazione; e che ora mandano spontaneamente i loro figli ai Salesiani e alle suore per farli educare cristianamente, smettono a poco a poco l'indomita fierezza, si adattano al lavoro, chiedono il battesimo, formano famiglie cristiane e sanno persino resistere alla propaganda protestante, che con mezzi moderni di aerei, di ospedali e doni in quantità tentano contrastare, l'opera nostra predicando un vangelo umanizzato.

E tutta questa conquista fu fatta con pochi mezzi, immensi sacrifici e, dobbiamo dirlo, con scarso personale! Ma l'Ausiliatrice e Don Bosco ora premiano a dovizia gli eroici operai del Signore con frutti sempre più copiosi e col riconoscimento pieno delle Autorità e della Nazione.

Il 24 maggio, mentre a Torino presenziava la festa il nostro Vescovo Mons. Baraniak cantando il Saepe dum Christi populus eruentis Hostis infersi premeretur armis l Venit adiutrix pia Virgo Coelo I Lapsa sereno, felice della sua liberazione e di quella del suo eroico Cardinal Wyszynski, a Cuenca, nell'ampio cortile del nostro Aspirantato, alla presenza dell'Arcivescovo e delle Autorità cittadine, accompagnato dai nostri Vescovi Mons. Comin e Mons. Rada, ebbi la gioia di porre in mano all'Ausiliatrice, già incoronata d'oro e di gemme tre anni or sono in occasione del 600 dell'Ispettoria, lo scettro d'oro, regalato dai nostri amici e benefattori. I Maria Ausiliatrice la ragione dei nostri trionfi e delle nostre vittorie: a Lei tutto l'onore e la nostra illimitata filiale devozione.

5. - BRASILE. — Il primo di giugno toccai terra brasilena dopo breve sosta a Lima per il cambio di aereo. E da Rio de Janeiro, dove passai la notte, immediatamente risalii al nord, iniziando la visita lungo il litorale atlantico da Bahia, Aracajú, a Recife. Noi che conosciamo il Brasile sulle carte geografiche e che non facciamo caso delle scale altissime che ne riducono le proporzioni, stentiamo a capacitarci delle distanze e delle dimensioni di queste regioni. L'aereo diventa una necessità assoluta per chi deve passare da un capo all'altro e l'Ispettoria che ora ho visitato in un mese e mezzo avrebbe richiesto un anno prima del 1930. Tuttavia i confratelli si sentono egualmente vicini di spirito e parlano delle Case lontane e s'interessano dei comuni problemi in cordiale unione. Però dobbiamo convenire che i cinquemila chilometri di distanza tra Recife, Casa ispettoriale, e Pari Cachoeira, ultima Casa al confine della Colombia, sono un po' troppi per l'Ispettore e per i confratelli, soprattutto considerando le difficoltà di comunicazioni da Manaus, lungo i fiumi della nostra Prelazia Amazzonica. Urge creare centri di rifornimento per vocazioni, prima di dividere questa Ispettoria, pur tanto ricca di avvenire. Quando arriverà la zona amazzonica a dare i suoi apostoli e a provvedere ai bisogni innumeri del popolo cristiano e di quello da civilizzare? L'appello dei Vescovi sudamericani nel Congresso di Rio de Janeiro, invocante aiuto dall'Europa, risponde a un bisogno impellente: il popolo è cristiano e devoto; ma senza sacerdoti si' paganizza, perde le abitudini della preghiera, della vita sacramentale; e diventa preda della superstizione, dello spiritismo, dell'indifferenza, dell'immoralità, che dissolvono le famiglie e preparano infiniti mali.

Vi sono regioni tuttora ferventi e ricche di vita cristiana; nei collegi si incontrano giovani ottimi, provenienti da famiglie numerose, sane; dove arriva un sacerdote zelante a lavorare in una parrocchia, trova rispondenza generosa e pronta; le Missioni suscitano partecipazioni insperate e trasformazioni radicali. La vita religiosa di questi paesi è molto simile a questo terreno tropicale: una pioggia opportuna rinverdisce e feconda tutto: il lavoro sacerdotale ed educativo trova anime ben disposte e dà risultati immediati.

È per questo motivo che, dove abbiamo potuto mettere radici, gli istituti sono diventati subito enormi: dai corsi elementari ai liceali, dalle Scuole gratuite agli Oratori e alle Scuole professionali: tutto prende grandi, proporzioni, di molto superiori alle possibilità del personale e dei mezzi economici.

Oh come esce spontanea dal cuore la preghiera al Cuore Sacratissi'mo di Gesù ut multos ac dignos operarios mittere dignetur!
Da Recife a Juazeiro, da Fortaleza a Baturité, a Belem, a Manaus è un succedersi di Case in cui si alternano i turni scolastici del mattino, del, pomeriggio e della sera; si aggiungano le chiese pubbliche e' le cappellanie; con Oratori e Scuole professionali, sempre con personale ridotto e con l'ausilio di molti professori esterni, che lasciano a noi tutta la responsabilità educativa, religiosa e morale con pochissimo tempo a disposizione.

Grande conforto mi recarono le Case di formazione di Jaboatào e di Carpina con oltre duecentocinquanta aspiranti e il nutrito Studentato filosofico di Natal, speranza, ricchezza, vita dell'Ispettoria con la promessa di un prossimo aspirantato per coadiutori. Oh, Dio benedica ' ad uno ad uno questi cari figliuoli e conservi e porti a maturità queste vocazioni nascenti!
E che dire della Missione del Rio Negro? Li abbiamo sentiti più volte sui Bollettini questi nomi esotici: Manaus, Barcelos, Tapurucuara, Uaupes, Igana, Taracuà, Pari Cachoeira, Jauareté. Ora che ho potuto passare dall'una all'altra Casa, percorrendo questi fiumi immensi e vorticosi sulle lance a motore per più di centosettanta ore, ho visto con ammirazione, tra foreste impenetrabili, belle case moderne, parte in legno e parte in muratura, chiese ampie e devote, ampi cortili, scuole, dormitori originali con le amache, disposte in ordine e appese a un'armatura in legno, terre coltivate tutto all'intorno, dalle mani dei ragazzi e degli ex allievi, centinaia di ragazzi e ragazze interni ben vestiti e ben nutriti, docili, pii, e affezionati... Son più di duemila in queste poche Case; e molta parte del loro corredo e del vitto viene da Rio de Janeiro, provveduto e distribuito sapientemente dal Prelato S. E. Mons. Pietro Massa e dal suo Vescovo coadiutore Mons. Domitrowitsch con gli aiuti che possono ottenere dal Governo e dai benefattori.

È un poema nuovo che canta le glorie della civilizzazione cristiana e brasiliana, per mezzo di pochi sacerdoti — venticinque — alcuni chierici e coadiutori instancabili, che si dividono tutto il lavoro del centro e le visite ai cristiani disseminati lungo i fiumi, e alle tribù tuttora pagane, che si debbono raggiungere talora nelle foreste, studiando le lingue diverse, tra avventure spesso poco gradite. Ma ormai i missionari sono conosciuti e rispettati; ed è commovente vedere come questi indi cristianizzati, al sentire da lungi il rombo del motore della lancia missionaria (nessun altro viaggia a motore nelle località lontane), montano sulle loro canoe, intagliate tutte d'un pezzo in un tronco d'albero, s'avvicinano a offrire la loro merce, per avere in cambio ciò che loro bisogna (il missionario porta sempre con sè tali provviste), ricevono una benedizione e ripartono contenti.

Oh come siamo davvero incamminati alla realizzazione delle parole di Luigi Colle nel sogno del 1883 (vol. XVI, pag. 389): « Col sudore e col sangue i selvaggi ritorneranno ad essere attaccati alla pianta (della vita) e ad essere gradevoli al Padrone».

Don BoSco pensava: « Ma per ciò conseguire ci vuol tempo ». Ma quel caro giovane, leggendo nei miei pensieri proseguì: « Questo avvenimento sarà ottenuto prima che sia compiuta la seconda generazione ». « E quale sarà la seconda generazione? ». « Questa presente non si conta. Sarà un'altra e poi un'altra ». « Ma ognuna di queste generazioni, quanti anni comprende? ». « Sessanta anni ».

Confratelli e figliuoli carissimi, ormai abbiamo acquistato più volte la certezza che Don Bosco vedeva e diceva ciò che la grande sua Maestra gli insegnava.

E chi non vede come anche in questo sogno mirabile i particolari più minuti hanno trovato il loro avveramento nella storia di questi sessant'anni?
E nel caso nostro, osservando le conversioni dei Kivari e di questi indi del Rio Negro è evidente che essi sono la prima generazione dopo quella del sogno e che, a Dio piacendo, l'apertura del secolo prossimo potrà vedere portata a compimento la rigenerazione cristiana dei popoli a noi affidati dalla Provvidenza. Chi ci sarà vedrà!
Intanto ecco la mia invariabile conclusione.

Tutti e dappertutto dobbiamo pensare a cercare e coltivare vocazioni: non basta che crescano le Case di numero e di ampiezza. Oggi il Regno di Dio esige un'eccezionale moltiplicazione dei sacerdoti e religiosi, per far fronte alle nuove necessità e alle moltiplicate perversioni che l'Anticristo sa operare nel mondo. Il Papa si fa banditore d'un « mondo migliore » e solo il sacerdozio e la santità ne possono essere il fermento. Ascoltiamo queste voci del Cielo e procuriamo di concorrere tutti efficacemente ad attuare il divino disegno della salvezza delle anime in tutto il mondo.

Continuate ad accompagnarmi con la vostra preghiera e col vostro lavoro santificato.

Posdomani, da Porto Velho entrerò nel Mato Grosso; da metà agosto visiterò l'Ispettoria di Rio de Janeiro, e da metà settembre quella di San Paulo, a Dio piacendo.

Sarà un crescendo d'incontri familiari e di intime soddisfazioni reciproche di cui sarò felice di darvi il resoconto negli Atti del Capitolo di novembre-dicembre, mentre vi annunzierò pure l'imminente apertura del XVII Capitolo Generale.

In cordiale unione di preghiere, vostro
aff.mo in C. J.

Sac. RENATO ZIGGIOTTI
COMUNICAZIONI E NOTE
1.                         MESSA E UFFICIO
IN ONORE DI SAN DOMENICO SAVIO
SACRA CONGREGATIO
RITUUM                                             Prot. N. S. 120/956.

SOCIETATIS SANCTI FRANCISCI SALESII
Beato Dominico Savio, Confessore, praeclaro Sancti Joannis Bosco alumno, Sanctorum fastis Anno Mariali 1954 a Summo Pontifice\ Pio Papa XII sollemniter adscripto, Rev.mus Dominus Julius Bianchini, Societatis Sancti Francisci Salesii Postulator Generalis, schema Officii et Missae in honorem eiusdem novensilis Sancti una cum Ellogio in Martyrologium Romanum inserendo diligenter concinnavit Sacraeque Rituum Congregationis judicio pro opportuna approbatione humiliter subjecit. Et Sacra eadem Rituum Congregatio, vigore faoultatum sibi ab ipso Sanctissimo Domino nostro PIO PAPA XII tributarum, proposita schemata revisit et emendavit atque, prout in adnexo exemplari inveniuntur, probavit atque ab omnibus, quibus jus est, iuxta Decreta et Rubricas adhibenda mandava. Contrariis non obstantibus quibuscumque.

Romae, die 28 Junii 1957.
L.   S.                                            C. CARD. CICOGNANI
S. R. C. Praef.

  • ,A. CARINCI, Archiep. Seleuciensis S. R. C. a Secretis.
  • DIE 9 MARTII

SANCTI DOMINICI SAVIO, CONFESSORIS
IN MISSA
Introitus                                                          Apoc., 14, 4-5
Hi sequuntur Agnum quocumque ierit, primitiae Deo et Agno: sine macula enim sunt ante thronum Dei. (T. P. Alleluia, alleluia).

Ps. 118, 1. Beati quorum immaculata est via, qui ambulant in lege Domini. V- Gloria Patri.

Oratio
Deus, qui in Saneto Dominico mirabile adulesoentibus pietatis ac puritatis exemplar dedisti: concede propitius; ut eius intercessione et exemplo casto corpore et mundo corde tibi servire valeamus. Per Dominum.

Lectio Epistolae beati Pauli Apostoli ad Thessalonicenses. I Thess., 4> 1-3 et 7.
Fratres, rogamus vos et obsecramus in Domino Jesu, ut quaemadmodum accepistis a nobis quomodo oporteat vos ambulare et piacere Deo, sic et ambuletis, ut abimdetis magis. Scitis enim quae praecepta dederim vobis per Dominum Jesum. Haec est enim voluntas Dei, sanctificatio vostra. Non enim vocabit nos Deus in inmunditiam, sed in sanctificationem.

Graduale                                                    Ps. 118, 99-100
Senibus intelligentior sum, quia praecepta tua observo. V. Ab ornai via mala cohibeo pedes meos, ut custodiam viam tuam.

Alleluia, alleluia. Ps. 20, 2-3 Desiderium cordis eius tribuisti ei, et petitionem labiorum eius non denegasti.

Post Septuagesima/m, omissis Alleluia et verso seguenti, dic/itur:
Tractus Ps. 118, 9-11 Quomodo puram servabit adulescens•viam suam? Custodiendo verba tua. V. Toto corde meo piaero te; ne siveris me aberrare a mandatis tuis. V. In corde meo recondo eloquium tuum, ne peccem centra te.

Tempore autem Paschali omittitur Graduale, et eius loco dieitur:
Alleluia, alleluia. V. Ps. 20, 2-3 Desiderium cordis eius tribuisti ei, et petitionem labiorum eius non denegasti. Alleluia. ibid. 4 Benedictionibus faustis praevenisti eum, imposuisti capiti eius coronam de auro puro. Alleluia.

Sequentia sancii Evangelii secun.dum Mattheum. Matth., 11, 25-28.
In illo tempore respondens Jesus dixit: Confiteor tibi, Pater, Domino coeli et terrae, quia abscondisti haee a sapientibus et prudentibus, et re-velasti ea parvulis. Ita, Pater: quoniam sic fuit placitum ante te. Omnia mihi tradita sunt a Patre meo. Et uomo novit Filium, nisi Pater: neque Patrem quis novit, nisi Filius, et cui voluerit Filius revelare.

Offertorium Ps. 99, 1-2 Exultate Domino omnes terrae; servite Domino cum laetitia; introite in con speitum ejus cum exultatione. (T. P. Alleluia).

Secreta
Salutaris hostia quam tibi offerimus, Domine, mentos nostras attolat; et seraphico nos inflammet ardore, quo Sanctus Dominicus vehementer aestuavit. Per Dominum.

Communio Gen., 27, 27 Ecce odor filii mei sicut odor agri pleni, cui benedixit Dominus. (T. P. Alleluia).

Posteonvmunio
Divina mensa refecti, tuam in nobis, Domino, refove gratiam: ut Beati Dominici vestigia secuti, et viriliter aggrediamur sanctitatis viam, et animar fratrum ad portum salutis perducere valeamus. Per Dominum.

IN OFFICIO
In I Notturno Lectiones Justus si morte de Commuti 2 loco
In II Nocturno
Lectio IV
Dominicus Savio, adulescens, praeclarus Sancti Joannis Bosco alumnus, in subalpinis humili loco ortus, ipso natali die lustrali unda perfusus, incontaminatam toto vitae curricolo primam servare gratiam sategit; eamque ita adaugere, ut consummatus in brevi expleverit tempora multa. A teneris pietate atque orationis studio singulariter enituit. Puerulus adeo inter condiscipulos fiorebat, ut eum in exemplum suis natis matresfamilias uno ore proferrent. Vix septennis, perraro quidem 'tunc temporis privilegio, dignus est habitus qui coelesti pane primum reficeretur. Eius animi fervor quo in Jesum et Mariani ferebatur illum induxit ad propositum edendum: potius mori quam culpa foedari. Quo factum est ut notate cresceret et gratia, omnibus, tam indolis suavitate quam morum honestate, ut qui maxime carus.

Lectio V
A sancto Joanne Bosco in Taurinense ephebeum receptus, quamvis duodecennis ad hoc acriter contenda, sub tanti magistri ductu, ut animae saluti, et sanctitati, suae condicioni consonae, prospiceret. Disciplinae observantissimus, atque litterarum studio apprime deditus, ut ingenio, ita inter co2quales angelica praestabat pufitate, quam vultu, sermone, incessu spirare videbatur. Inexhausta ferebatur in sodales caritate, utpote qui in deliciis haberet alios cateehismum edocere, infirmos invisere atque solari, desides ac tepidos ad pietatem allicere, litesque componere. Ad condiscipulos melius faciliusque juvandos, sodalitatem quoque iniit a Virgine Immaculata, cjno tempore singularis eius eonceptio tamquam catholicae fidei dogma definita est. Romanum Pontificem summopere diligebat, et pro errantium ad Ecelesiam reditu enixis precibus orabat.

Lectio VI
Hanc autem agendi rationem lectissimus adulescens, et maxima exornabat animi laetitia et jugi mortificatione tuebatur atque alebat. Praeter cruciatus quibus diu noctuque tenue corpuseulum afflictitabat, a praebitis obsoniis identidem se abstinebat, modico ac viliori cibo contentus. Licet contraria adhuc vigeret consuetudo, juxta moderatoris consilium, quotidie ad sanctissimum accedebat Eucharistiao Sacramentum; gratiarumque action,em ita protrahebat, ut quandoque veluti ab eestasi horis meridianis revocatus fuerit. Deiparam adeo diligebat ut quam frequenter ad eius aram preces funderet, nihilque omitteret quod in eius laudem fore arbitraretur. Nondum decimum quintum attigerat annum cum gravi recrudescente morbo, Mondonii, quo se contulerat, die nona martii anni millesimi octingentesimi quinquagesimi septimi, angelus ad angelos evolavit; quem miraculorum gloria illustratum Pius Papa duodecimus, anno 'sacro jubilaei, beatorum, quadriennio vero post, anno mariali millesimo nongentesimo quarto supra quinquagesimo, sanctorum fastis adscripsit.

In III Nocturno
Lectio VII
Lectio Sancti Evangelii secun,dum Mattheum. Cap. 11, 25-28.
In illo tempore respondens Jesus dixit: Confiteor tibi, Pater, Domino coeli et terrae, quia abscondisti haec a sapientibus et prudentibus, et re-velasti ea parvulis. Et reliqua.

Homilia Sancti Augustini Episeopi. Sermo VIII de verbis Domini.
Audi ergo Dominum confitentem. « Confiteor tibi, Pater, Domino coeli et terrae ». Quid confiteor? In quo te laudo? Haec enim confessio, ut dixi, laudem habet. « Quia abscondisti haec a sapientibus et prudentibus, et
revelasti ea parvulis ». Quid est hoc, fratres? A contrario sensu intelligite. Abscondisti haec, inquit, a sapientibus et prudentibus »; et non dixit: Revelasti ea stultis et imprudentibus; sed ait: « Abscondisti quidem a sapientibus et prudentibus, et revelasti ea parvulis ». Sapientibus et prudentibus irridendis, arrogantibus falso grandibus, vere autem tumentibus, opposuit non insipientes, non imprudentes, sed parvulos. Qui sunt par- vuli? Humiles.

Lectio VIII
Ergo, « Abscondisti haec a sapientibus et prudentibus ». Nomine sapientium et prudentium, superbos, intelligi ipse exposuit cum ait: « Re-velasti ea parvulis e. Ergo abscondisti non parvulis. Quid est, non parvulis? Non humilibus. Quid est non humilibus, nisi superbia? O via Domini! Aut non erat, aut latebat, ut revelaretur nobis. Unde Dominus exultavit? Quia revelatum est parvulis. Debemus esse parvuli; nam si voluerimus esse magni, quasi sapientes et prudentes, non nobis illud revelatur.

Lectio IX
Qui sunt magni? Sapientes et prudentes. « Dieen,tes se esse sapientes, stulti fatti sunt e. Habes remedium a contrario. Si dicendo te esse sapientem stultus factus es; dic te stultum, et sapiens eris. Sed dic, et intus dio; quia sic est, ut dicis. Si dicis, noli coram hominibus dicere, et coram Deo non dicere. Prorsus quod ad te ipsum pertinet, quod ad tua, tenebrosus es. Quid enim est aliud stultum esse, nisi esse tenebrosus in corde?
Te Deum laudamus.

Ad Magnificat Ant. Ps. 8, 6. Fecisti eum Paulo minorem angelis, gloria et honore coronasti eum. (T. P. Alleluia).

Ellogium in Martyrologio Romano
Mondonii, in Astensibus, Sancti Dominici Savio, adulescentis, confessoris, quem vitae innocentia ne "perfectionis studio praeclarum, Pius Duodecimus anno Mariali Sanctorum fastis adscripsit.

Concordat cum originali approbato. In fidem, etc.

Ex Secretaria S. R. C., die 28 Junii 1957.

L. ,D S. 111 ALFONSUS CARINCI, Archiep. Seleucien.

S. R. C. Secretarius.
2.                                DECRETUM
BARCINONEN.

BEATIFICATIONIS ET. CANONIZATIONIS
SERVAE DEI
DOROTHEAE DE CHOPITEA VILLOTA SERRA
Matrisfamilias
Unionis Cooperatorum Salesianorum Sodalis
SUPER DUBIO
An signanda sit commissio introductionis causae in casu et ad effectum de
quo agitur
Christi Ecclesia suae ipsius naturae congruenter, cum ab ipso auctore suo sancta constituta sit et sauctitatis effectrix, opus sanctificationis persegui numquam desistit, quandoquidem ex Dei voluntate ad vitae sanctimoniam omnes, qui ea duce et magistra utuntur, niti debent. «Haec est voluntas Dei, ait S. Paulus (I Thess. 4, 3), sanctificatio vestra». Quam quidem cuius generis esse oporteat, Dominus ipse ita declarat: « Estote ergo vos perfetti, sicut et Pater vester caelestis perfectus est» (MT. 5, 48). Neo vero putandum est ad. paucos quosdam lectissimos seu magno atque excelso animo praeditos id pertinere, ceteris autem in inferiore quodam virtutis gradu licere consistere, velut si veri nominis sanctitas, qualem Catholica proponit Ecclesia, aut adaequari non possit, aut certe tam ardua sit ad assequendum tantisquc implicetur fastidiis ac taediis, ut in plerosque
fidelium non cadat et ad. viros mulieresque extra claustra degentes neutiquam accommodetur. Ten.entur, e contra, hae lega omnino omnes, nomine excepto. Neo ceteroquin iis, qui ad christianae perfectionis fastigium pervenerunt, quos quidem pagine innumeros ex omni agitate atque ordine fuisse testatur historia, non eadem, quae reliquis, naturae infirmitas obtigit, aut non similia fuerunt pericula obeunda aut non similibus vexati fuere tentationibus. Praeclare ad hoc seribit S. Augustinus: « Non igitur Deus impossibilia iubet, sed iubendo admonet et facere quod possis et petere quod non possis» (De natura et gratia, o. 43, n. 50, P. L. 44, col. 271).

DOROTHEA DE CHOPITEA VILLOTA SERRA, qua puella, qua sponse, qua materfamilias et qua vidua viam perfectionis christianae, licet vitam extra monasterii saepta degerit, ita secuta est, ut inter eoà qui ad fastigium sanctitatis pervenerunt accenseri videatur.

Jacobopoli, in urbe Chilensis Nationis capite, anno 1816, dio 5 Iunii mensis, Nicolao Chopitea et Isabella Villota parentibus, sensu, pietate et honestate praeclaris, ortum duxit Famula Dei, eodemque die Baptismo regenerata sacroque chrismate lenita est, nominibus susceptis Antonia et Dorothea a Doloribus. Ob civiles tum illic perturbationes, parentes eius in Hispaniam se contulerunt suumque domicilium Barcinone constituerunt, ubi Dorothea ad mortem usque vitam gessit.

Paterna in domo, cum septemdecim fratribus, christianis moribus ac litterarum primordiis a parentibus sedulo est imbuta. Docilis, obediens, pia et obsequientissima a teneris annis exstitit, in pauperes misericors; puerilia oblectamenta non adamabat, nec pu blica spectacula celebrabat. Quum, patre in urbe Sancti lacobi de Chile aegrotante, mater eo contendere debuerit ut viro curar praestaret, Dorothea nostra sexdecim annos vix nata Iosepho Serra nupsit.

In coniugali statu munera uxoris et matrisfamilia egregie coluit, sive erga virum, quocum per quinquaginta annos in pace, concordia et amore vitam christianam egit, sive erga sex filias ex matrimonio susceptas, quas ad pietatem educava, sive erga famulos, quibus veluti matrem se exhibuit, sive praesertim erga pauperes et derelictos, quos materno affectu refovit. Sacrosanto Missae Sacrificio cotidie interesse, ad S. Synaxim pie accedere, Iesum in Tabernaculo absconditum invisere, Deiparam Virginem sacri rosarii formula honorare Caelicolas colare et pro animabus piaculari igne expiandis et preces fundere et stipem erogare in deliciis habuit. Ecclesiasticos viros magno prosequebatur obsequio.

Caritate erga proximum incensa, nullis ferme laboribus, incommodis, expensis vel maximis pepercit, ut misericordiae opera promoveret, foveret, adiuvaret et excitaret. Itaque pias domos, collegia, asyla, nosocomia, opificia et hospitium pro puellis emendandis condidit multaque alia multiformis caritatis instituta aluit. Inter Cooperatrices Salesianas ab ipso S. Ioanne Bosco cooptata, Opera Salesiana modis omnibus munifico adiuvit. Quae cum promoveret et moliretur opera, familiaria negotia et officia minime neglexit, imo tam sedulo et pruden,ter administrabat et fideliter adimplebat, ut «Angelus domus » appellaretur luculenterque ostenderet ipsos domesticos lares sanctitatis palaestram fieri posse.

Laboribus tandem confetta, pulmonum morbo repente correpta, sanctis refecta Sacramentis, die 3 Aprilis anno 1891, aetatis suae quinto super septuagesimum, Barcinone sancto fine quievit.

Virtutum et sanctitatis fama, qua Serva Dei Dorothea de Chopitea Serra vivens inclaruit, longe lateque post eius obitum diffusa est supervenientibus quoque prodigiis per eius intercessionem, uti fertur, a Deo patratis. Hine factum est ut, studio et cura Salesianorum, beneficiorum memores acceptorum, ordinaria inquisitio in Curia Barcinonensi super fama sanctitatis vitae, virtutum et miraculorum in genere praefatae Dei Famulae finita fuerit anno 1927 acque absoluta anno 1930; cui rogatorialis, qui dicitur, processus, Taurini anno 1929 celebratus, accessit. Qui proeessus ad iuris normam instituti, Romam minsi sunt et severo S. Rituum Congregationis examini subiecti sunt. Postulatoriae interini litterae quamplurium Sacrorum Antistitum Romam missae sunt, quibus a Summo Pontifica expostulant ut causae beatificationis ipsius Servae Dei manus apponatur.

Sacra autem Rituum Congregatio, scriptis eidem Dei Famulae tributis ad iuris normam perpensis, die 4 mensis Maii anno 1952 quominus ad ulteriora procedi posset nihil obstare decrevit. Servatis itaque omnibus de iure servandis, instante Rev.mo Domino Iulio Bianchini, Societatis S. Francisci .Salesii Postulatore Generali, infrascriptus Cardin.alis, loco Em.mi ac Rev.mi Domini Frideriei Cardinalis Tedeschini, Episcopi Tusculan. et huius causae Ponentis seu Relatoris, die 5 Martii anni 1957 in Ordinario S. Rituum Congregationis coetu ad Vaticanum habito, dubium proposuit discutiendum: An, signanda sit commissio introductionis causae, in casu et ad effectum de quo agitur. E.mi autem et Rev.mi Purpurati Patres sacris ritibns tuendis praepositi, relatione Cardinalis auscultata auditisque Officialium Praelatorum suffragiis, praecipue vero R. P. D. Sylvii Romani, Fidei Promotoris Generalis, rescribere eensuerunt: Affirmative, seu signandam esse commissionem in casu et ad effectum de quo agitur, si id Sanctissimo placuerit.
Fatta demum, subscripto die per infrascripíum Cardinalem Santissimo Domino nostro Pio Papae XII his super rebus fideli relatione, Sanctitas Sua sententiam Purpuratorum Patrum ratam habens, commissionem introductionis causae beatificationis Servae Dei DOROTHEAE DE CHOPI TEA SERRA, Matrisfamilias, Sua manu signare dignata est.

Datum Romae, die 21 mensis Iunii, Anno Domini 1957.

CAIETANUS Card. CICOGNANI, S. R. C. Praefectes
L.:-D S.

ALFONSUS CARINCI, Archiep. Seleuc., S. R. C. a Secretis
3.  STAMPATI PUBBLICATI DAL CAPITOLO SUPERIORE
PER LE ISPETTORIE E CASE

  • Ateneo Salesiano (Pontificio) - Scelta degli allievi e condizioni di accettazione (circolare del Consigliere Scolastico Generale, 31-1-1955).
  • Atti Capitolo Superiore - Raccolta completa dal 1920 (eccetto i numeri esauriti).
  • Benedictio mensae - Formato grande per refettori, su carta e su cartone.
  • Benedictionis formula in honorem B. M. V. Auxil. Christianorum (foglietto in latino).
  • Breviario - Intenzioni raccomandate ai sacerdoti salesiani e Massime 'di Don Bosco (foglietto).
  • Casus conscientiae et liturgici, con relative Solutiones.
  • Cataloghi o Elenchi della Società Salesiana (raccolta completa fin dall'anno 1870, eccetto i numeri esauriti).
  • Celebret - Pagella per i sacerdoti a firma dell'Ispettore.
  • Costituzione Apostolica « Seder Sapientiae e del 31-5-1956 sulla formazione dei chierici religiosi (estratto ad uso delle nostre Case).
  • Constitutiones Societatis Sancii Francisci Salesii (in latino) - Opuscolo (1923).
  • Costituzioni e Regolamenti, in italiano, ediz. 1954.
  • Costituzioni (Introduzione alle) di Don Bosco, in opuscolo separato, in italiano, buono per gli Aspiranti.
  • Jurisjurandi formula et Professio Catholicae Fidei (per Superiori, Direttori, Professori ed Ordinandi).
  • Jurisjurandi formula, prima del Suddiaconato.
  • Indulgentiae, Indulta, et gratiae spirituales Societati Salesianae, Salesianisque Adsociationibus concessa (Summarium Officiale).
  • Indulgenze proprie dei Salesiani (sunto dell'anteriore in italiano) - Opuscolo.
  • Lettera adilficante per gli Ispettori (Don Ricaldone).
  • Lettere di Ubbidienza - Bollettari per gli Ispettori.
  • Maestro dei Novizi (Norme pratiche per il) di Don Rinaldi (fascicolo)
  • Manuale di amministrazione in uso nelle Case salesiane.
  • Manuale del Direttore di Don PAOLO ALBERA.
  • Meditazione e lettura spirituale - Preghiere prima e dopo (foglietto).
  • Memoriale per i Direttori, per Rendiconti, Conferenze, ecc.
  • Messa di Maria SS. Ausiliatrice (per Messali).
  • » di San Francesco di Sales. »
  • e di Santa Maria Mazzarello. »
  • » di San Domenico Savio.
  • » di San Giuseppe Cafasso.
  • Necrologio salesiano (1951) con supplemento fino al 1957.
  • Norme per le accettazioni, erezioni canoniche delle Case, ecc.
  • Notizie intorno a ciascuna Casa per la Cronistoria della Società.
  • Noviziato - Proposta, documenti e Verbali d'ammissione (cartella).
  • Noviziato - Bollettari per le ammissioni, da 100 pagine.
  • Ordinazioni - Proposta e Verbali di ammissione (foglio).
  • Attestato (bollettario da 100 fogli).
  • » - Attestato collati subdiaconatus (per i Parroci) (bollettario).
  • » - Dimissorie per i Vescovi ordinanti, a firma dell'Ispettore.
  • Ordo Divini Officii et Parvum Calendarium.
  • Pratiche di pietà, in italiano, con l'Ufficio Parvo, per Chierici e Coadiutori.
  • Pratiche di pietà, in italiano, senza     Parvo, per Sacerdoti.
  • Privilegi per uso degli Ispettori, col Compendium authenticum e il Summariwm delle Indulgenze salesiane.
  • Privilegi - Excerptum ad uso dei Direttori.
  • Privilegi - Excerptum per i Sacerdoti e Confessori.
  • Professione religiosa - Proposta e Verbali di ammissione (foglio).
  • »          » - Attestato dell'emessa Professione (bollettario).
  • Quinquennio per i Sacerdoti (Programma del).
  • Registro per Anagrafe e Curriculum dei Confratelli (diversi per i Sacerdoti e per i Coadiutori; formato grande: cm. 42 x 27. Volumi rilegati o quinterni sciolti).
  • Regolamento Allievi - Testo fissato da Don. Bosco nel 1877.
  • Regolamento per gli Esterni o per gli Oratori festivi (testo di Don Bosco).
  • Regolamento Esercizi Spirituali con formulari per la Vestizione e Professione (1942).
  • Salesiano (Il) sotto le armi - « Vademecum» per i Soci militari.
  • Statistiche Salesiane: Foglio singole Case. Ispettoriale.

» Prospetto generale dell'Ispettoria. » Soci defunti durante l'anno. » Soci usciti durante l'anno. » speciale per le Missioni.

  • Stemma Salesiano - Quadro grande a colori (cm. 45 x 60).
  • Tesario di Filosofia per l'ammissione alla Teologia.
  • Tesario di Teologia per l'ammissione alla Licenza.
  • Uffici proprii della Società Salesiana (Breviario) rilegati e sciolti.
  • Ufficio di Maria SS. Ausiliatrice, per Breviario (separato).
  • Ufficio di San Domenico Savio, per Breviario (separato).

4.     LIBRI D'INTERESSE SALESIANO GENERALE
PER LE BIBLIOTECHE DELLE ISPETTORIE E CASE

  • Memorie Biografiche di San Giovanni Bosco. LEMOYNE-CERIA (20 volumi).
  • LEMOYNE-AMADEI, Vita di Don Bosco (2 volumi). Ediz. SEI, Torino.
  • Memorie dell'Oratorio di San Francesco di Sales dal 1815 al 1855. Autobiografia di San GIOVANNI Bosco, con introduzione e note di Don CERIA. Ediz. SEI, Torino, 1946, pag. 260.
  • Opera Omnia di Don Bosco, a cura di Don CAVIGLIA. Pubblicati 5 volumi: I: Storia Sacra e Storia Ecclesiastica - II e III: Vita dei Papi IV: La Storia d'Italia - V: Vita di Savio Domenico, seguita da uno studio del Caviglia sul santo allievo di Don Bosco. Ediz. SEI, Torino.
  • L'Oratorio di Don Bosco, di Don FEDELE GIRAUDI. Inizio e progressivo sviluppo edilizio della Casa Madre di Torino. Ediz. SEI, Torino, pag. 260.
  • Il Santuario di Maria Ausiliatrice, di Don FEDELE GIRAUDI. Volume di grande formato, riccamente illustrato. Ediz. SEI, Torino, pag. 172.
  • Epistolario di San Giovanni Bosco, a cura di Don CERTA (4 volumi), pubblicati i primi due. Ediz. SEI, Torino.
  • Annali, della Congregazione, Don CERTA, (4 volumi). Ediz. SEI, Torino.
  • Bollettino Salesiano (italiano). Collezione completa fin dal 1877 (eccetto i numeri esauriti).
  • Il Catechista e i Consiglieri nelle Case salesiane, di Don TRIONE. Ediz. 1924.
  • Circolari di Don Rua (Segreteria Capitolo Superiore).
  • Circolari di Don Paolo Albera (Segreteria Capitolo Superiore).
  • Il Coadiutore salesiano. Conferenza di Don Bosco (1883) commentata da Don Giuseppe Vespignani (opuscolo).
  • Organizziamo le Compagnie, di Don G. Bozzo, con i singoli Regolamenti. (Pag. 240) (Direzione Compagnie).
  • Domenico Savio'. Conferenza di Don CAVIGLIA, pag. 70. 1942.
  • Collana di Formazione salesiana, di Don PIETRO RICALDONE (12 volumi). Vol. lo I Voti. Povertà.
  • »        20 Castità e Ubbidienza.
  • »        30 Virtù. La Fede.
  • »        40 La Speranza.
  • »        50 La Carità.
  • »        60 Le virtù cardinali (in preparazione).
  • »        70 L' Umiltà (in preparazione).
  • »        80 La Pietà (Eucaristia, Sacro Cuore).
  • »        90 La divozione a Maria Ausiliatrice e al Papa.
  • » 100 Il Rendiconto e la Visita canonica (in preparazione).
  • » 110 L'Oratorio festivo. Catechismo. Formazione religiosa.
  • » 120 Don Bosco educatore. Sistema preventivo (2 volumi).
  • BARBERIS G., « Vademecum» dei giovani salesiani. Ediz. 1955.
  • CERTA E., Don, Bosco con Dio. Ediz. LDC, pag. 394.
  • - La vita religiosa negli insegnamenti di San Francesco di Sales. Ediz. LDC.
  •              Profili dei Capitolari salesiani defunti. Ediz. LDC.
  • - Profili di 33 Coadiutori salesiani. Ediz. LDC.
  • - La Società Salesiana - Fondazione - Organismo - Espansione. (Opuscolo di 70 pag. per Novizi e Professi).
  • Mons. PITTINI, Memorie di un Arcivescovo cieco (note autobiografiche). Ediz. LDC.
  • TRIMELONI, Tesoro d'indulgenze. Ediz. LDC, pag. 124.
  • BRAIDO, Il Sistema preventivo. Ediz. Pont. Ateneo Sales., Torino, 1955, pag. 462.
  • TERRONE L., Lo spirito di Don Bosco.
  • - Il Novizio salesiano.
  • - Il Professo salesiano.
  • BERTETTO D., Maria Immacolata Ausiliatrice. Meditazioni per le ricorrenze mariane. Ediz. LDC.
  • - Meditazioni sulla vita divota e sulla vita religiosa secondo San Francesco di Sales. Ediz. LDC.
  •              San Giovanni Bosco, Maestro e Guida del Sacerdote. Ediz. LDC, pag. 444.
  • - San Giovanni Bosco. Meditazioni per la Novena e commemorazioni mensili. Ediz. LDC.
  • Catechismo di Pio X commentato con f atti, detti di San Giovanni Bosco (3 volumi, pag. 1216 complessivi). Ediz. LDC.

Novembre-Dicembre 1957 n.200

I. - ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE IL RETTOR MAGGIORE:
1. Deo gratias et Mariae, al ritorno dal lungo viaggio. — 2. Dal Mato Grosso a Rio de Janeiro e San Paolo. — 3. A Madrid, Barcellona, Roma e Torino. — 4. Lutto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. 5. La Strenna per il 1958 e la prima intenzione del Rettor Maggiore. — 6. Convocazione del XVIII Capitolo Generale.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE

Il Rettor Maggiore
Festa dell'Immacolata, 1957.
Confratelli e figliuoli carissimi,
ho un po' di rimorso nel presentarmi a voi dopo un silenzio di cinque mesi; dalla metà di luglio, dalle rive dell'Uaupés nell'Amazzonia, il lavoro mi ha assorbito talmente, senza soste,-che ho dovuto rinunciare a inviarvi qualche notizia diretta, tramandando alla fine del viaggio ogni comunicazione. Dai Bollettini però avete certamente seguito il mio bel pellegrinaggio e vi siete resi conto che hanno occupato bene il mio tempo i confratelli, i giovani e il mondo dei nostri amici con le loro feste, coi colloqui personali e le visite alle maggiori Autorità, tanto cortesi con noi dappertutto.

1. - DEO GRATIAS ET MARIAE! -- Lo dissi molte volte durante i viaggi: se arriveremo a casa, dobbiamo impiegare tutto il mese di novembre per ringraziare il Signore, la Madonna e i nostri santi Protettori di tante grazie, e per soddisfare il desiderio di tutti d'essere ricordati singolarmente ai piedi dei nostri altari. Ed ho adempita la promessa; le pergamene che mi avete presentato sotto mille artistiche forme con le preghiere fatte, i fioretti, le opere buone e i sacrifici, mi son dato premura di presentarle alla Madonna nel suo Santuario, quasi per invitarla a tener conto di tanta vostra bontà a mio riguardo e a compensarvi ad uno ad uno regalmente e maternamente, com'Essa sa e può fare.

Ed ora, a comune soddisfazione, vi farò un breve resoconto delle ultime tre Ispettorie visitate, della sosta in Ispagna e a Roma, nonchè del cordialissimo incontro con la comunità di Valdocco per la Festa onomastica.

2. - DAL MATO GROSSO A RIO DE JANEIRO E SAN PAOLO.

Il Brasile è grande quasi come tutta l'Europa, ma parla la stessa lingua, sente vivamente l'amore e l'unità della Patria, gode di dirsi cattolico, vive pacifico guardando a un avvenire di sempre maggiore prosperità, nella graduale conquista delle sue ricchezze naturali. Anche le nostre quattro Ispettorie hanno ciascuna una fisionom'a particolare, ma si uniscono concordi come sorelle nei bisogni comuni.

Dalle umili origini a Niteroi nel 1883, siamo ora a 95 case e 1267 confratelli, e la Santa Chiesa in questi anni, caso unico, ha insignito del carattere episcopale ben 17 di essi, e sono in sede attualmente al lavoro ben 10, di cui tre Arcivescovi. Parlando con S. E. il. Nunzio Apostolico Mons. Lombardi, egli mi diceva che questo gli pareva un tempo eccezionalmente propizio per lo sviluppo della Chiesa Cattolica in Brasile e che tutti i Vescovi, le Congregazioni maschili e femminili e il laicato cattolico debbono sentire la responsabilità dinanzi a Dio di intensificare il lavoro e di non risparmiare sforzi per rinvigorire le nostre istituzioni, per educare la gioventù studentesca e operaia cristianamente e fortemente, per arrestare la propaganda protestante e spiritistica, e completare la conquista delle tribù ancora sperdute nelle selve, conquista però molto più facile che quella delle città e delle masse operaie lontane dai sacerdoti.

Veramente questo è il problema religioso di tutta l'America latina, come vi ho fatto rilevare altre volte, carissimi confratelli; ma ora che torno dalla visita al Brasile, mi sento profondamente commosso nell'aver constatato tante possibilità di bene e tanta- corrispondenza al lavoro nostro e delle Figlie di Maria Ausiliatrice in questa terra di S. Croce e della Madonna Aparecida. Dobbiamo rallegrarci che il contributo dei Salesiani ora è molto rilevante e che (me lo son sentito ripetere dappertutto) siamo considerati una delle forze ausiliarie più benemerite nel campo religioso e scolastico. Collegi grandiosi, affollatissimi; scuole popolari, professionali ed agricole; chiese e parrocchie da noi costruite e organizzate, e le tre Missioni del Rio Negro, di Porto Velho e del Mato Grosso che onorano 'la Congregazione e ci procurano altissima stima sia presso il. Governo che davanti alla Chiesa. Recentemente la sorpresa dei Chavantes, che si presentarono spontaneamente in massa alla Missione e fecero festa al Rettor Maggiore a. Santa Teresina e Meruri, è un fatto nuovo nella evangelizzazione, e ha infuso un entusiasmo eccezionale nei Missionari e nelle stesse autorità civili, che s'adoperano lodevolmente per collaborare alla penetrazione e alla conquista del territorio tuttora inesplorato.

Parlando poi coi due veterani, Don Colbacchini e Don Albisetti, della tribù dei Bororos, pienamente trasformata ormai e innestata nella vita civile, fui sorpreso dello studio, da loro compiuto e in via di pubblicazione, sulla lingua, la religione, i costumi e le tradizioni di quel popolo. Chi poteva pensare che la loro lingua, analizzata e conosciuta ormai intieramente, presenta i caratteri d'una lingua perfetta, anzi grammaticalmente complessa, ricca di vocaboli e di suoni, che formerà oggetto di studio e di comparazioni preziose, quando i glottologi potranno entrarne in possesso?
E come spiegare la istintiva e sapiente organizzazione sociale della tribù, che pur spaziando liberamente per la selva, era legata a riti religiosi, a feste sociali, a consulte periodiche dei capi e dei padri di famiglia, con una disciplina che salvaguardava e difendeva la compattezza e perennità del clan?
Voglio con ciò raccomandare anche agli altri confratelli addetti alle Missioni o a compiti delicati, di non trascurare lo studio e la documentazione scritta del loro lavoro. Vediamo ciò che è successo in Patagonia e nella Terra del Fuoco: oggi dei popoli primitivi da noi incontrati rimangono solo le memorie da noi raccolte, e sono preziosissime per la storia nazionale; e costituisce una vera gloria per noi l'averle conservate e valorizzate nei musei e nelle memorie scritte.

L'Ispettoria di Rio de Janeiro, distaccata da quella di San Paolo solo nel 1947, grazie a Dio si è sviluppata in modo consolante e, ciò che maggiormente dà a sperare per l'avvenire, ha trovato terreno fertile per le vocazioni. Le iniziative ardite di S. E. Mons. Orlando Chaves ora sono benedette da tutti, e hanno incoraggiato non solo i Salesiani, ma anche altre famiglie religiose e molti Vescovi a lavorare intensamente per suscitare e coltivare vocazioni con amore, sacrificio e costanza. Quale conforto per me vedere centinaia di giovani raccolti nei vivai, educati alla pietà, allo studio, all'amore a Don Bosco e all'apostolato, e non soltanto di aspiranti al sacerdozio, ma qua e là anche gruppi di futuri coadiutori, speranza e sostegno delle scuole professionali! La Madonna continui a benedire questi sforzi generosi!
Nell'Ispettoria di San Paolo il campo è vasto come tre volte l'Italia e gli sviluppi possibili sono pure grandiosi. Ed è una necessità impellente per la Chiesa Cattolica correre di pari passo col progresso materiale; perchè una capitale che cresce d'abitanti circa centomila all'anno e che vede costruire in media una casa ogni dieci minuti, se non riceverà un numero corrispondente di sacerdoti e di religiosi per i bisogni spirituali e per l'educazione della gioventù, presenterà problemi ben preoccupanti in un prossimo avvenire. Si spiega così la grandiosità del Liceo Sacro Cuore e degli altri Istituti e l'invito incessante di tutte le Autorità a moltiplicare chiese e scuole, catechismi e opere sociali nel centro e alla periferia, in mezzo alle meravigliose 'ed estesissime coltivazioni di caffè, di canna da zucchero e di ogni specie di frutta, come nelle regioni delle miniere o accanto ai centri dell'industria e del commercio.

Poveri confratelli! con la gioia provata nel vederli circondati da folle di allievi dei corsi inferiori, medi e superiori; ma non solo di giovani, bensì, nelle ore notturne, anche di uomini, padri di famiglia, impiegati e operai che frequentano docili e attenti le scuole serali; nel vedere le chiese affollate e le comunità femminili a cui sono addetti, con altrettante masse di figliuole e di Suore che chiedono l'assistenza spirituale, ho sentito nell'intimo del cuore la pena nel constatare il sovraccarico di lavoro che grava sulle loro spalle di giorno e di notte, nei giorni feriali e festivi, in casa e fuori di casa. Operarii autem
Ma tutto fa sperare che, come in questi settant'anni son cresciute le nostre file in modo che ha del miracoloso, tanto più e tanto meglio si possa fare ora, moltiplicando lo zelo per le vocazioni native.

Lo spettacolo bellissimo con cui a San Paolo si volle concludere la mia visita, presentandomi i carri allegorici con cori parlati e canti che illustravano la storia delle nostre cinque
Compagnie, la sfilata dei giovani armati dei loro scudi, in vesti uniformi e fantasiose, che rinnovarono le loro promesse coram populo, mi hanno indotto a pensare che, se lavoreremo l'animadei giovani e li educheremo seriamente e santamente coi mezzi che Don Bosco ci suggerisce, da essi trarremo la vera ricchezzadi ogni Nazione: aspiranti al sacerdozio e alla vita religiosa ecampioni della Fede, per migliorare la società e difenderla daIl'errore e dal vizio. Questo sia il programma ben chiaro e definito che tutti cercheremo d'attuare nell'ambiente di cui siamo responsabili, e saremo benedetti e ci conforterà un risultato molto superiore ai nostri sforzi, perchè ottenuto dalla divina grazia, anima d'ogni apostolato.

3. - A MADRID, BARCELLONA, ROMA E TORINO. — La sosta in Ispagna mi consentì la gioia di visitare le case di formazione dei dintorni di Madrid, fino ad Arevalo e Zamora; e di fare vestizioni di centinaia di novizi; e insieme mi riservò l'onore altissimo di essere insignito, dallo stesso Generalissimo Franco, dell'Ordine della Regina Isabella la Cattolica, come attestato di riconoscenza del lavoro compiuto dai Salesiani, nei 75 anni dal nostro primo ingresso. Come avete potuto rilevare, carissimi confratelli, queste decorazioni solenni, di cui fui onorato dappertutto e in modo particolarissimo e grandioso nelle Repubbliche del Salvador, Colombia, Equatore, Brasile e Argentina, sono state una chiara dimostrazione dell'alta stima meritata dai nostri confratelli, che si sono prodigati nel lavoro e nell'apostolato educativo con lo spirito del nostro incomparabile Padre e Maestro San Giovanni Bosco. Però la storia del tempo nostro tocca a noi farla, in modo che possa meritare in avvenire il medesimo riconoscimento e il medesimo plauso.

A Barcellona, la chiusura delle feste contemplò l'inaugurazione, a Sarrià, del bellissimo padiglione riservato alle scuole professionali, che servì provvisoriamente a fare l'esposizione professionale, illustrante il metodo d'insegnamento per mezzo dei capolavori degli allievi di ciascun corso, e insieme un giro d'orizzonte delle nostre Missioni, artisticamente e modernamente presentato.

Il convegno nazionale degli Ex allievi, riuscitissimo, fu coronato dal pellegrinaggio al Santuario della Vergine di Monserrat, ove fu accolto e collocato, in bella nicchia alle porte del Santuario, un grazioso monumento a Don Bosco, da noi donato quale omaggio della Famiglia Salesiana alla taumaturga Regina della Catalogna. S. Eminenza il Cardinale di Tarragona volle celebrare il Pontificale e tessere le lodi di Don Bosco e dell'opera salesiana in Ispagna; i Padri Benedettini ci diedero un saggio della loro incomparabile maestria coi loro canti liturgici e della loro tradizionale ospitalità, offrendo il pranzo e illustrandoci la storia e i cimeli del loro Monastero e del vetusto Santuario.

A Roma potei presiedere il Convegno dei più che quattrocento dirigenti delle Unioni Ex allievi d'Italia, e ne potei trarre la convinzione. che queste organizzazioni, come quella dei nostri Cooperatori, sapientemente dirette e alimentate da spirito religioso e salesiano; a poco a poco realizzeranno nel mondo il desiderio di Don Bosco: l'Ex allievo sia il « salesiano nel mondo » e il Cooperatore salesiano sia « sinonimo di buon cristiano ».

Altro momento importante della sosta a Roma e conclusione solenne di tutto il viaggio fu l'inaugurazione dell'opera di Ponte Mammolo, eretta alla memoria della Marchesa Teresa Gerini Torlonia dal figlio Marchese Senatore Alessandro. Ecco, carissimi confratelli, ciò che viene spontaneo dire, dinanzi ad opere così colossali e grandiose, come quelle che ora ci vengono regalate -a Roma, contemporaneamente, a Cinecittà e Ponte Mammolo: la Divina Provvidenza per mezzo dei Cooperatori ci mette alla prova con una generosità eccezionale. Don Bosco percorreva l'Europa mendicando per erigere alla Madonna Ausiliatrice, a San Giovanni Evangelista e al S. Cuore di Gesù le sue tre magnifiche chiese e gli istituti annessi. Oggi sono i grandi, generosi Cooperatori che in tutte le parti del mondo fabbricano case e chiese monumentali e ce le regalano dicendoci: ecco il campo del vostro lavoro, non perdete tempo voi e non preoccupatevi d'altro che di lavorare, come vi ha insegnato Don Bosco.

Purtroppo non riusciamo ad aderire a tutte le offerte, con immenso rammarico nostro, e pena e meraviglia dei donatori: mancano le braccia un po' dappertutto.

È stato questo il grido appassionato che m'è uscito dal cuore quando, al ritorno a Torino, per la festa onomastica, ho potuto ringraziare il Signore della larga protezione concessami, e i confratelli, le Figlie di Maria Ausiliatrice, gli allievi e Cooperatori dei loro auguri e delle loro preghiere. » Lavoriamo tatti a moltiplicare, le vocazioni: noi Salesiani, con un lavoro più santificato e apostolico, più generoso e cordiale; i giovani, rispondendo meglio alle cure degli educatoti e alla grazia del Signore, quando chiama a vita più perfetta; i Cooperatori e gli Ex allievi, offrendo qualche figliuolo a Dio ed educando santamente la famiglia, affinchè sia loro concesso il premio d'una vocazione, che assicura loro il Paradiso ». Miei cari confratelli e figliuoli, lavoriamo tutti Concordemente e ripetiamo insieme questa supplica: Cor Jesu Sacratissimum, ut multos et dignos operarios Ecclesiae tuae et piae Salesianorum Societati mittere et conservare digneris, Te rogamus, aedi nos.

  • - LUTTO DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE. — Al mio ritorno dalla Spagna potei giungere a festeggiàre la conclusione dell'onomastico della Rev.ma Madre generale Erme-linda Lucotti, che però era da tempo costretta a tenere il letto. Aveva compiuto durante, l'inverno la visita alle case dell'Austria e della Germania; e si volle addossare nel vivo dell3estate l'assistenza agli Esercizi spirituali nelle due Ispettorie siciliane. Al ritorno, la stanchezza e una pronunciatissima anemia s'impossessarono del suo debole organismo e non ci fu rimedio valido. Mi fu concesso di confortarla, benedirla e assistere al sereno, angelico suo trapasso, che avvenne il 27 novembre. Condividiamo con le Figlie di Maria Ausiliatrice il profondo dolore e preghiamo con loro, affinchè l'Ausiliatrice benedetta le assista nella preparazione del loro Capitolo Generale e nella elezione della nuova. Madre Generale.
  • - LA STRENNA 1958 E LA PRIMA INTENZIONE DEL RETTOR MAGGIORE. — Mi preme farvi sapere qual è la prima intenzione su cui intendo concentrare le vostre preghiere e quelle di tutta la nostra Famiglia con la pratica della Strenna, ossia con la recita devota del Santo Rosario durante quest'anno centenario delle apparizioni di Lourdes.

Son passati ormai tre anni dal periodo felice in cui la Madonna ci aprì il cuore alla speranza, facendoci regalare il terreno per la costruzione del nuovo Pontificio Ateneo Salesiano nella regione Val Melaina, nell'immediata periferia di Roma. Ma non avendo il Municipio approvato ancora, come sì spe. rava, il piano regolatore di quella zona, non è stato possibile iniziare i lavori. Ora la necessità stringente di dar posto al numero crescente dei nostri studenti chierici e sacerdoti delle quattro Facoltà, mi fa sperare che la Madonna Immacolata, da cui abbiamo ricevuto il primo dono, quello del terreno, nel 1954, per le comuni preghiere e per gli omaggi molteplici che Le faremo nel 1958, ci vorrà ottenere la grazia desiderata. Per parte nostra proponiamo di dedicare a Maria SS. Immacolata la grande cappella interna dell'Ateneo e di intensificare gli studi sulla Madonna per mezzo dell'Accademia Mariana già eretta in seno all'Ateneo.

  • - CONVOCAZIONE DEL XVIII CAPITOLO GENERALE. Pare opportuno anticipare alquanto l'annuncio della convocazione del Capitolo Generale che dobbiamo fare l'anno prossimo, affinchè gli Ispettori che hanno case assai lontane e, difficoltà varie a riunire il Capitolo ispettoriale per la nomina dei Delegati, trovino più facile il compito. Per avere disponibile un locale adatto e in stagione buona per la maggior parte, abbiamo deciso di iniziare gli Esercizi Spirituali a Valsalice la sera della domenica 20 luglio. Il 28 avranno inizio le sedute; e tutto ci fa sperare che, per la festa di Maria SS. Assunta in Cielo, potremo avere già concluso il nostro lavoro. Il Regolatore del Capitolo sarà il Rev.mo Don Albino Fedrigotti, e a lui faranno capo i confratelli per tutti i quesiti e proposte che crederanno di presentare.

Il primo compito del Capitolo Generale sarà l'elezione dei membri del Capitolo Superiore. Ftemi che intendiamo trattare saranno i seguenti:

  • - La vita e disciplina religiosa: pratica dei santi voti - pratiche di pietà - speciali doveri dei Superiori.
  • - Applicazione della Costituzione Apostolica Sedes Sapientiae per gli studi filosofici - il tirocinio - gli studi teologici - la scuola di pastorale ai neo-sacerdoti - il magistero professionale ai coadiutori.
  • - Le Parrocchie e gli Oratori festivi - esigenze moderne personale qualificato - rapporti con la Casa a cui sono annessi.
  • - Culto a S. Domenico Savio - Cooperatori - Ex allievi - stampa salesiana - proposte varie.

Prego i Rev.mi Ispettori e Direttori di leggere ai confratelli le raccomandazioni che furono fatte in preparazione al Capitolo Generale XVII, Atti del Capitolo n. 167, pagg. 5-6 sulle proposte varie. Il termine ultimo d'arrivo ai tali proposte sarà il 10 luglio 1958. Il Regolatore quanto prima invierà le istruzioni e norme consuete.

Per ottenere l'assistenza dello Spirito Santo nelle elezioni e nella trattazione dei temi, invito tutte le comunità ad aggiungere, dal mese di febbraio a metà agosto, mi. Pater, Ave e Gloria, al termine della meditazione, con le parole: « per il buon esito del Capitolo Generale ».

Mentre vi porgo gli auguri per il santo Natale e per l'anno nuovo, invoco per tutti benedizioni e grazie abbondanti, mi raccomando alle vostre quotidiane preghiere, e mi dico vostro
aff.mo in C. J.

Sac. RENATO ZIGGIOTTI
NB. In occasione del mio onomastico alcune case d'Italia e dell'Estero hanno creduto di inviarmi telegrammi d'augurio e felicitazioni. Abbiamo dovuto constatare che con Tale spesa avremmo potuto creare una bella borsa missionaria, mentre se avessero anticipato gli auguri con un semplice biglietto, la spesa sarebbe stata insignificante. Oh, la sapienza del sistema preventivo! Vi prego, carissimi, di evitare in, avvenire queste spese di lusso e di moltiplicare piuttosto le vostre preghiere. Però tante grazie per la buona volontà.

COMUNICAZIONI E NOTE
1) MOVIMENTO DELLE NOSTRE CAUSE DI BEATIFICAZIONE E CANONIZZAZIONE DURANTE L'ANNO 1957
1) San Domenico Savio.
La Sacra Congregazione dei Riti ha definitivamente approvato Ufficiatura e Messa del Santo: quella venne lievemente ritoccata e completata nella parte riguardante la Canonizzazione, con l'aggiunta delle tre lezioni omiletiche, tratte da Sant'Agostino; questa fu compilata con passi scritturali e orazioni che rievocassero la figura di Domenico Savio, le sue virtù, gl'insegnamenti di San Giovanni Bosco da cui fu spinto alle vette della perfezione giovanile, e la gioia del « Padre e Maestro degli adolescenti », al respirare la mistica fragranza dell'Alunno arrivato al fastigio della gloria. L'Oremus finora in uso, ha subìto, nella seconda parte, una modificazione, che meglio la mette in rapporto ,con la prima, dove si esalta la purezza del Santo.

Si cerca ora di ottenere che la festa del 9 marzo venga elevata di rito.

  • Venerabile Don Michele Rua.

La Cancelleria della Sacra Congregazione dei Riti ha consegnato alla nostra Postulazione Generale la copia pubblica del secondo presunto miracolo attribuito al Servo di Dio, e canonicamente processato nelle venerande Curie Arcivescovili di Ferrara e di Torino. Attualmente l'Avvocato sta preparando lo studio per ottenere il decreto di validità dei processi apostolici di questo e dell'altro miracolo aie si intende presentare per la Beatificazione. Intanto si pensa alla stampa del Sommario dei due miracoli, da distribuirsi innanzi tutto ai quattro periti d'ufficio — due per ogni miracolo            affinchè, segretamente e rispettivamente all'insaputa
l'uno dell'altro, stendano il loro voto medico-legale sul caso clinico avuto in esame.

Questo si spera di ottenere entro il 1958, onde addivenire poi — se i voti medico-legali saranno favorevoli — alla discussione della Commissione Medica, in base alla quale si potrà procedere da parte del Promotore Generale della Fede e dell'Avvocato, per quello che a ognuno spetta, alla compilazione e alla stampa della Positio super miraculis, e quindi alla seduta preparatoria.
È la Causa più avanzata e presumibilmente più vicina alla mèta. Nell'anno centenario delle apparizioni di Lourdes occorre implorare dall'Immacolata che acceleri la glorificazione in terra di questo primissimo tra i primi iscritti alla Compagnia dell'Immacolata dell'Oratorio.

  • Servo di Dio Don Andrea Delirami.

Si nutrono fondate speranze che nella prima metà del 1958 la Causa di Don Beltrami la cui Positio super virtutibus finita di stampare nel 1955 consta di circa 1200 pagine — possa venir discussa dai Consultori Teologi e dai Prelati Officiali in seduta antipreparatoria, alla presenza del Ponente, che è l'Eminentissimo Cardinal Benedetto Aloisi Masella, Protettore della nostra Congregazione.

Si fa preghiera di accrescere la devozione al Servo di Dio, con l'invocazione di grazie e miracoli, per affrettarne la elevazione all'onore degli altari.

  • Servo di Dio Principe Augysto Czartoryski.

Durante il 1957 questa Causa è rimasta alquanto stazionaria. Si attende ancora alla preparazione del Sommario Addizionale dei documenti richiesti dal Promotore Generale della Fede nelle sue Animadversiones, onde allestire la rispettiva Positio super virtutibus, che non sarà di molto inferiore a quella di Don Beltrami.

Si fa appello soprattutto ai confratelli polacchi, sparsi un po' in tutte le Ispettorie, affinchè diano incremento alla devozione verso il Principe Czartoryski, invitando i fedeli a chiedere guarigioni portentose per sua intercessione.

  • Serva di Dio Suor Teresa Valsè Pantellini.

L'Avvocato ha steso e si è data alle stampe la Informatio che precede il Sommario. L'insieme delle due parti della Positio super virtutibus è stata consegnata al Promotore della Fede, il quale in veste, come suol dirsi, di Avvocato del diavolo deve emettere le sue Animadversiones o difficoltà contro la Causa. Risponderà poi il Patrono o Avvocato della Causa stessa, e si arriverà così a integrare la detta Positio super virtutibus, per la discussione in seduta antipreparatoria.

  • Servi di Dio Mons. Luigi Versiglia e Don Callisto Caravario.

Il transunto del processo apostolico, fatto a Torino per il maggior numero dei testimoni di cui disponeva la Causa, è giunto a Roma. Si ottenne subito il decreto di apertura, ed è quasi ultimata la copia pubblica. Non appena questa venga consegnata dalla Cancelleria dei Riti, si procederà alla stampa del Sommario, per il quale si ha già la copia pubblica del processo apostolico più breve fatto anni or sono ad Hong-Kong. Purtroppo le condizioni politiche della' Cina hanno impedito che si potessero nuovamente interrogare le superstiti dell'eccidio. Si ha tuttavia l'impres sione di possedere abbondanti elementi per la preparazione della Positio super martyrio.

  • Servo di Dio Zeffirino Namuncurà.

Questa Causa negli ultimi dodici mesi ha dato un bel passo in avanti. L'11 dicembre 1956, in 'seduta ordinaria della Sacra Congregazione dei Riti, fu discussa l'Introduzione della Causa. Siamo informati che il voto dei componenti il Tribunale fu unanime in favore della Causa stessa. Il Santo Padre, informato dal Cardinale Prefetto, si degnò confermare il giudizio della Sacra Congregazione, e firmò di suo pugno il mandato per l'Introduzione. S. Ecc. Rev.ma Mons. Carinci, Segretario della Congregazione, stese l'ampio Decreto affisso alle porte delle chiese di Roma, e pubblicato ufficialmente negli Acta Apostolieae Sedis, e ad uso interno della nostra Congregazione negli Atti del Capitolo Superiore.
Subito dopo si mise in discussione il processo super non cultv, e si ottenne il decreto approvante le sentenze emesse a suo tempo in materia dai Tribunali Ordinari di Roma e di Viedma.

In tal modo, con l'approvazione degli scritti, l'Introduzione della Causa e il Decreto super non culto, avevano termine con esito pienamente felice i processi informativi sulla fama di santità, vita, virtù e miracoli in genere del Servo di Dio.

Tosto si chiese e si ottenne la dispensa dal processo apostolico super continuatione famae sanctitatis, essendo chiaro, in base anche a fascicoli contenenti grazie e favori, che questa non era venuta mai meno.

Frattanto si procedeva alla stampa degli Articoli del Postulatore Generale per la escussione dei testi apostolici. Con la presentazione di detti Articoli vennero richieste le Litterae Remissoriales per il processo apostolico da tenersi presso la Curia di Viedma (Rep. Argentina), e per tre processicoli complementari da tenersi a Roma, a Torino, e a Moròn (Rep. Argentina).

I documenti per i processicoli di Roma e Torino furono già presentati alle competenti autorità ecclesiastiche; e non si tarderà -molto ad iniziare i lavori.

Si attendono inoltre prima di fine d'anno le Litterae Remissoriales per Viedma, dove con l'aiuto di Dio si conta fare le indagini apostoliche nel corso del 1958. Similmente a Moròn; notando che dell'una e dell'altra sede episcopale sono degnissimi Pastori due illustri Confratelli.

8) Serva di Dio Donna Dorotea Chopitea Villota De Serra.
Anche questa Causa, rimasta ferma per molti anni, nel 1957 ha fatto un passo decisivo in avanti.

In seduta ordinaria del 5 marzo fu discussa la sua Introduzione. In assenza dell'Em.mo Card. Tedeschini, Ponente, riferì lo stesso Card. Cicognani, Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti. Egli potè attestare della fama che la Serva di Dio gode a Barcellona e in Spagna, dove stette per lunghi anni in qualità di Nunzio Apostolico. L'esito fu pieno e lusinghiero come per la Causa di Zeffirino Namuncurà. Il Santo Padre confermò il giudizio della Sacra Congregazione dei Riti, e si degnò sottoscrivere anche questo secondo mandato.
Tosto venne emesso il relativo decreto, affisso come il precedente alle porte delle chiese di Roma, e già pubblicato negli Atti del Capitolo Superiore.
Attualmente è in esame il processo super non cultu. Si spera di avere presto il decreto, allo scopo di fare passi analoghi a quelli già compiuti per la Causa Namuncurà, in preparazione dei processi apostolici, da costruire presso la Curia di Barcellona.

Sono però già in corso di stampa gli Articoli, mentre si compie uno studio delle biografie della Serva di Dio scritte dai Padri Gesuiti Nonell e Alegre, si rintracciano documenti e si cercano persone da presentare come testimoni debitamente informati della vita e virtù della Serva di Dio.

  • Serva di Dio Laura Vieufia, alunna delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Questa Causa iniziata solo nel 1955 ha già fatto progressi sorprendenti. Al principio dell'estate la Cancelleria dei Riti consegnò la copia pubblica del processo ordinario di Viedma e di quello rogatoriale di Torino. Si provvide subito alla stampa del Sommario che oltrepassa le 300 pagine. Nel frattempo si raccolsero in Europa e soprattutto in varie Repubbliche d'America le lettere postulatorie con le quali Eccellentissimi Vescovi ed altre personalità supplicano la Santa. Sede a introdurre la Causa. Di dette lettere postulatorie è imminente la stampa.

Simultaneamente si facevano insistenze per ottenere sia il nulla osta del Sant'Officio — già impetrato — sia l'approvazione dei pochi scritti della Serva di Dio. Su questi riferirà il Cardinal Aloisi Masella, Ponente della Causa, nella prossima Congregazione o seduta del 17 corrente mese di dicembre.

Allo scopo di far meglio conoscere l'eroica fanciulla, perfetto modello di Figlia di Maria, si sta curando una biografia che riassuma nella figura di Laura Vicmia tutta l'epopea missionaria del collegio-missione di Junin de los Andes, di cui la Serva di Dio è il fiore più profumato e sarà la gloria più grande. Si spera che detta biografia possa veder la luce drirante l'anno centenario delle apparizioni di Lourdes, in omaggio all'Immacolata e a stimolo di tutte le Associazioni di Figlie di Maria.

  • Servo di Dio Don Filippo Rinaldi.

Ancora si attende la copia pubblica dei processi informativi di Torino e rogatoriale di Barcellona. Si spera di averla durante l'inverno, onde metter mano alla stampa del Sommario. Intanto si pensa alle lettere postulatorie per l'Introduzione della Causa.

  • Serva di Dio Madre Maddalena Morano.

Durante l'anno si_ sono stampate sia la Informatio dell'Avvocato, sia le lettere postulatorie. Ora il tutto è nelle mani del Promotore Generale della Fede, il quale dovrà emettere le sue animadversiones o difficoltà d'ufficio per l'Introduzione della Causa.

Entro il 1958 si spera di giungere all'approvazione degli scritti, la cui positio è pronta da tempo.

  • Servo di Dio Don Luigi Mertens.

Come già si è osservato, questa Causa segna il passo perchè la revi‑
sione degli scritti  assai voluminosi — da parte dei Censori Teologi, pro‑
cede molto lenta.

  • Servo di Dio Don Giuseppe Calasanz e Compagni (32) /martiri di Valenza e Barcellona.

Si è ultimata la traduzione italiana dei processi e dei documenti allegati; ed è in corso la preparazione della- copia pubblica. Siamo informati inoltre che un Censore Teologo ha già riveduto gli scritti, di tutti i Servi di Dio del gruppo.

  • Servo di Dio Antonio Torrero Luque e compagni (21) martiri di Siviglia, Màlaga e Córdoba, tra cui tre cooperatori.

Nell'anno 1957 i processi ordinari di Siviglia furono portati a Roma e presentati alla Sacra Congregazione dei Riti. Si ebbe già il decreto di apertura dei medesimi, ed è in corso la traduzione italiana.

  • Servo di Dio Enrico Saiz Aparicio e compagni (41) martiri di Madrid, Sighénza, Santander e Bilbao, tra cui sacerdoti, chierici, coadiutori, aspiranti e famigli.

Il 27 novembre u. s. l'Ece.mo Vescovo di Madrid chiudeva i processi ordinari sulla fama di martirio, il non culto e gli scritti di questo terzo e ultimo gruppo di martiri salesiani della Spagna. Nel corso del 1958 detti processi arriveranno a Roma e se ne inizierà la traduzione italiana e lo studio.

In tal modo; in meno di cinque anni le Ispettorie spagnole hanno potuto chiudere il primo ciclo di indagini giuridiche sul martirio delle rispettive vittime della rivoluzione marxista degli anni 1936-39.

Il molto lavoro per l'andamento e il progresso di tutte le presenti Cause ha impedito di iniziare quelle che sono allo studio.

Roma, 10 dicembre 1957.
D. GIULIO BIANCHIVI
Postulatore Generale

2) LE NOSTRE STATISTICHE
Si ricorda agli Uffici Ispettoriali che le Statistiche Salesiane 1957, i cui moduli furono spediti a suo tempo, devono essere di ritorno a Torino entro il mese di gennaio prossimo.
Per le Ispettorie del volume I del Catalogo, devono comprendere i dati dell'anno scolastico 1956-57.
Per le Ispettorie del volume II, devono comprendere i dati dell'anno scolastico 1957.
Si raccomanda puntualità ed esattezza dei dati.



Gennaio-Febbraio 1958        N. 201
IL RETTOR MAGGIORE:
1. Udienza dal Santo Padre. — 2. S. Giovanni Bosco, Patrono dei giovani apprendisti. — 3. L'anno centenario delle Apparizioni di Lourdes. — 4. Il S. Rosario, strenna 1958. — 5. Il S. Rosario per noi Salesiani. — 6. Il S. Rosario, preghiera dei nostri giovani. — 7. Il S. Rosario durante la S. Messa. — 8. Peregrinatio Mariae. 9. Nuove Ispettorie. — 10. Elezione del novello Vescovo di Campo-grande. — Conclusione.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore
11 febbraio 1958.
,Confratelli e figliuoli carissimi,
come avrete saputo per altre vie, il 17 dicembre scorso ebbi la lietissima sorte di essere ricevuto in privata udienza dal Santo Padre; sicchè il viaggio del 1957 fu aperto e chiuso con due speciali udienze e benedizioni del Vicario di Gesù Cristo. Mi fu dato perciò di deporre ai suoi piedi l'omaggio riconoscente di tutti coloro che avevo incontrato nel mio viaggio e ai quali avevo portato la Sua speciale benedizione e l'assicurazione che Egli « pensa molto all'America ». Gli dissi qualche cosa delle opere nostre nelle Repubbliche visitate, delle accoglienze avute, delle speranze e dei propositi nostri per estendere colà il Regno di Gesù Cristo. Gli notificai che nel prossimo luglio si dovevano riunire il nostro Capitolo Generale e quello delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Egli benedisse le nostre intenzioni, lodando e compiacendosi del nostro buono spirito e della nostra operosità.

Mi parve doveroso accennargli che, col Centenario delle apparizioni di Maria SS.ma Immacolata a Lourdes, per noi ricorre pure il Centenario del primo viaggio a Roma del nostro Fondatore, e che speravamo farlo coincidere con la consacrazione del tempio a S. Giovanni Bosco in Roma. A questa notizia il suo volto s'illuminò di un sorriso festoso; con paterna,
sollecitudine mi consegnò alcune corone benedette e uscì in anticamera per lasciarci il ricordo ambitissimo della fotografia, che avete vista sul Bollettino di febbraio. In essa siamo inginocchiati, a rappresentare la Congregazione tutta ai suoi piedi, per riceverne l'apostolica Benedizione.

2. - S. GIOVANNI BOSCO NOMINATO PATRONO DEI GIOVANI APPRENDISTI. — Un altro atto di paterna bontà verso di noi da parte del Sommo Pontefice, proprio in occasione della festa di S. Giovanni Bosco, fu la proclamazione di Don Bosco a Patrono dei giovani apprendisti, ossia degli allievi delle Scuole professionali e in genere degli apprendisti operai. Alla proposta fatta dal Ministro del Lavoro del Governo Italiano, Sua Santità aderì immediatamente.

Mi parve doveroso inviare al Segretario Sostituto il seguente telegramma: « Dolcissima sorpresa graditissimo dono proclamazione S. Giovanni Bosco Patrono giovani apprendisti. PregoLa porgere vivissime grazie Augusto Pontefice assicurandolo novello impegno cristiana educazione gioventù operaia ».

E Sua Eccellenza si compiacque comunicarmi la benedizione del Sommo Pontefice col seguente telegramma: « Città Vaticano - 30 gennaio 1958 - Messaggio profonda filiale gratitudine per recente proclamazione S. Giovanni Bosco Patrono apprendisti accolto con paterno benevolo animo da Sua Santità che vivamente compiacesi rinnovato impegno provvida assistenza et cristiana educazione gioventù operaia et invia vostra signoria rev.ma collaboratori cari giovani propiziatrice benedizione apostolica - DELL'ACQUA Sostituto » (1).

Sarà opportuno ricordare in questa occasione la scoperta fatta nell'Archivio Salesiano, tra le carte del nostro caro Padre, del documento prezioso che dimostra con quale senso di paternità e con quale serietà Egli già dal 1852 — l'anno della costruzione della chiesa di S. Francesco di Sales — occupava
(1) Vedere in «Comunicazioni e note» il testo del Decreto con la relativa traduzione.

presso i padroni i primi ragazzi ad apprendere il mestiere e formulava a loro tutela un regolare contratto di lavoro, in carta bollata, prevenendo di gran lunga i nostri tempi. Tale riconoscimento ufficiale spero sarà anche per noi di stimolo a dare l'importanza che merita alla Scuola professionale e alla più accurata preparazione tecnica e didattica dei nostri aspiranti e confratelli coadiutori. Siamo stati dei pionieri di tali scuole, ma in qualche nazione non abbiamo saputo mantenere le posizioni e siamo rimasti arretrati. Urge lavorare di buon accordo, chè questo è il tempo della elevazione morale e sociale dell'operaio. « Con Don Bosco e coi tempi » diceva il compianto Don Bertello.

3. - L'ANNO CENTENARIO DELLE APPARIZIONI DI LOURDES. — Carissimi confratelli e figliuoli, vi invito ora ad elevare la mente e il cuore nella radiosa contemplazione del prodigio di Lourdes, conferma celeste della solenne proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione di Maria SS.ma, nel cuore del secolo scorso. Le manifestazioni che Iddio suol fare agli uomini ordinariamente sono vestite di semplicità: i fanciulli, i poveri, le persone meno appariscenti, l'ambiente silenzioso, solitario: un convento, una suora, per le rivelazioni del S. Cuore di Gesù; la montagna solitaria della Salette, la grotta di Massabielle, la quercia di Fatima e, perchè no, il pastorello dei Becchi, nella povera casetta della vedova, Mamma Margherita; la fanciulla di Banneux, il quadro della Madonna delle lacrime a Siracusa. Ma quali conseguenze miracolose ne trae la Divina Provvidenza, per toccare il cuore degli uomini e richiamarli sulla via del bene!
Giustamente fu detto: « Il meraviglioso incremento della teologia e della pietà mariana coincide con la definizione dommatica dell'Immacolata Concezione, avvenuta 1'8 dicembre 1854, che diede inizio ad una nuova età, non solo nei riguardi della pietà, ma anche della teologia mariana » (BERTETTO, Maria nel domma cattolico, Introd.).

Ora la nostra storia s'innesta tutta in questo secolo, denso di avvenimenti lieti e tristi, ma nel quale senza dubbio appare evidentissima la mano di Dio e l'intercessione di Maria, che guidano gli uomini e la Chiesa, trionfando sui nemici con le armi della pazienza, della preghiera e dell'amore.

Don Bosco visse e partecipò in piena virilità a questi avvenimenti, guidato per mano dalla Madonna, più che tutti i veggenti fortunati delle più famose apparizioni. Vorrei far persuasi tutti i Salesiani di questo fatto importantissimo, che illumina di luce celeste tutta l'esistenza del Santo e dà quindi un valore indiscutibile a tutto ciò che Egli fece e disse nella sua vita: la Madonna, a cui fu consacrato dalla Mamma sul nascere, che illuminò l'avvenire suo nel sogno dei nove anni e poi tornò a confortarlo e consigliarlo, sotto mille forme, nei sogni, nello spirito profetico, nella visione interiore dello stato delle anime, nei miracoli e grazie senza numero, che operò invocandola; la Madonna è tutto per Don Bosco; e il Salesiano che vuole acquistare lo spirito del Fondatore deve imitarlo in questa devozione.

Sentite ciò che afferma il biografo nel I vol. delle Memorie Biogr., a pag. 426: «Ai 9 anni Giovanni Bosco viene a conoscere la grandiosa missione che a lui sarà affidata; ai 16 ode la promessa dei mezzi materiali, indispensabili per albergare e nutrire innumerevoli giovani; ai 19 un imperioso comando gli fa intendere non esser libero di rifiutare la missione affidatagli; ai 21 gli è palesata la classe dei giovani, della quale dovrà curare il bene spirituale; ai 22 gli è additata una grande città — Torino — nella quale dovrà dar principio alle sue apostoliche fatiche e alle sue fondazioni. E qui non si arrestarono queste misteriose indicazioni, ma continuarono ad intervalli, fino a che fu compiuta l'opera di Dio ».

4. - IL SANTO ROSARIO, STRENNA 1958. — In tutte le apparizioni di Lourdes, la recita della corona, fatta da Santa Bernardetta, pare sia stata la nota dominante di cui si compiacque
la Madonna; così nella vita di Don Bosco tale preghiera torna ad ogni passo. Scorriamo rapidamente le Memorie Biografiche, per rilevare come Don Bosco fin dall'infanzia amò questa preghiera, che poi fece entrare nelle nostre pratiche di pietà.

« Mamma Margherita, secondo le usanze di tutte le famiglie cristiane, lo ammaestrò per tempo a dire in ginocchio mattina e sera le preghiere con la terza parte del Rosario, e Giovannino, sebbene fosse il più piccolo dei fratelli, era il primo a ricordare questo dovere agli altri » (M. B., I, 46).

« Nel pomeriggio dei giorni festivi, sul prato famoso del pero martinello, egli aspettava i ragazzi e la gente della borgata per il suo primo oratorio festivo e, preparata la fune per i giuochi d'equilibrio, il tappeto per terra, il tavolino e la bisaccia..., invitava tutti a recitare la terza parte del Rosario, cantava una lode e ripeteva la predica sentita al mattino » (M. B., I, 139). Anche garzone alla cascina Moglia, « col S. Rosario si finivano le operose giornate » (M. B., I, 195).

Quando poi cominciò la vita di studente a Castelnuovo e a Chieri, non se ne dispensava mai. Dice il biografo (I, 401):
Tutte le volte che i seminaristi assistevano in Duomo alle solenni funzioni, non solevano più recarsi a recitare la corona della Beata Vergine; ma il Comollo non seppe mai astenersi da siffatta speciale devozione: perciò, terminate queste pubbliche funzioni, mentre ognuno passava il tempo nella permessa ricreazione, egli con Giovanni si ritirava in Cappella a pagare, come soleva dire, i debiti alla sua buona Madre, con la recita del S. Rosario ». Questo si ricava dalla biografia del Comollo, scritta da Don Bosco stesso.

Ancora chierico fu invitato a tenere il discorso sul S. Rosario nella vicina parrocchia di Alfiano. Ed egli col permesso e con l'assistenza del suo caro prevosto accettò l'invito, fortunato di poter consacrare le primizie della sua predicazione a Maria SS.ma, parlando di quella potentissima preghiera (M. B., I, 427).

« Quando fu suddiacono, gli fu rinnovato l'invito per la medesima festa del S. Rosario ad Avigliana, ove si recò a piedi — una cinquantina di chilometri — con l'amico Giacomeni. Quel Parroco, udendo la franchezza di esposizione, l'ordine e la forza degli argomenti, meravigliato si congratulò con lui dicendo: Mirabilia fecit * (M. B., I, 495).

Siamo al 5 di aprile 1846, Domenica delle Palme, la giornata storica che porrà termine alle peregrinazioni di Don Bosco in cerca della sede fissa. Il pellegrinaggio coi giovani alla Madonna di Campagna aveva lo scopo di ottenere dalla Vergine la grazia sospirata, giacchè il prato Filippi era interdetto, e le ricerche di una nuova sede erano state vane. Lungo la via si recitò il Rosario, si cantarono le Litanie e sacre lodi. Ed ecco che le campane suonarono da sole, e verso sera si concludeva il contratto per la tettoia Pinardi. La gioia traboccante di Don Bosco e dei giovani trovò il suo epilogo nella preghiera di ringraziamento, che fu nuovamente il S. Rosario (M. B., II, 418-27).

I giovani compresero che quella era la preghiera cara a Don Bosco e, quando egli s'ammalò fino a dover ricevere il Viatico e l'Estrema Unzione, era un continuo pellegrinare al Santuario della Consolata dal mattino alla sera: alcuni fecero voto di recitare il Rosario intiero per un mese, altri per un anno, altri per tutta la vita (M. B., II, 494). E Don Bosco guarì.

Ma dal punto che l'Oratorio fu aperto in Valdocco fino ai tempi presenti, ad ogni sorgere di aurora, il caro recinto risuonò impreteribilmente di questa orazione, così cara al Cuor di Maria e così efficace nelle angustie della Chiesa (III, 16). Dice Don Bosco: « Diedi il nome di Oratorio a questa casa, per indicare ben chiaramente come la preghiera, sia la sola potenza sulla quale dobbiamo fare assegnamento, e si recita il S. Rosario perchè fin dai primi istanti misi me stesso ed i miei giovani sotto la protezione immediata della SS. Vergine » (III, 110).

Fu durante i moti rivoluzionari del 1848, che il marchese Roberto d'Azeglio, già benefattore del Santo, venne a invitare Don Bosco a partecipare coi suoi giovani a quelle dimostrazioni patriottiche; e, visitando la casa e parlando del metodo educativo fondato sulla preghiera, « giudicava tempo perduto quello che s'impiegava nelle lunghe preghiere, e diceva che a quell'anticaglia di 50 Ave Maria infilzate una dopo l'altra non ci teneva guani, e che Don Bosco avrebbe dovuto abolire quella pratica noiosa ». « Ebbene — rispose amorevolmente Don Bosco — io ci sto molto a tale pratica, e su questa potrei dire che è fondata la mia istituzione: e sarei disposto a lasciare piuttosto tante altre cose ben importanti, ma non questa; e anche se facesse d'uopo rinunzierei alla sua preziosa amicizia, ma non mai alla recita del S. Rosario ».

Queste parole, cari confratelli e figliuoli, vorrei che fossero sempre presenti alla mente di quelli che, anche tra noi, osano pensare con la mentalità liberale o con la presunzione di insegnare .a pregare diversamente da quello che raccomanda la Madonna, il Papa, il santo nostro Fondatore e tutta la schiera dei Santi. Non ripetiamo forse da venti secoli le stesse parole anche noi Sacerdoti nella celebrazione della S. Messa, nella recita del Breviario, nei Salmi che la Chiesa maestra ha trovato adatti a elevare la nostra mente e il nostro cuore, per accompagnare il S. Sacrifizio e per farci pregare all'unissono in tutto il mondo? Il S. Rosario fu giustamente definito il « breviario del popolo », ed è la sua più bella e completa, preghiera, vocale e mentale insieme.

In quello stesso anno 1848, 1'8 di ottobre, col consenso della Curia e del fratello Giuseppe, una stanza a pianterreno della casa materna ai Becchi di Castelnuovo, era stata adattata ad uso cappella, benedetta e dedicata alla Madonna del Rosario, in ringraziamento dei benefici che Don Bosed aveva ricevuto in quello stesso luogo (M. B., III, 44).

Lasciate che io scorra un altro po' le Memorie Biografiche, testò fondamentale delle nostre sante tradizioni, per cogliere qualche altro fiore di questa devozione nostra, nel pensiero e nella pratica di Don Bosco.

« Ai giovani esterni dell'Oratorio festivo raccomandava di recitare tutti i giorni una terza parte del Rosario e, piuttosto che lo tralasciassero per mancanza di tempo, desiderava che lo recitassero in parte anche durante il lavoro, e in parte nell'andare o nel ritornare dalle fabbriche. Egli assicurava essere il S. Rosario un mezzo meraviglioso per ottenere la virtù della purità e sicura difesa contro le insidie del demonio » (M. B., V, 154).

Ed eccoci al famoso sogno del serpente che, battuto dalla corda e stretto in un nodo misterioso, si dibatte fino a restarne spolpato come uno scheletro. E la corda, raccolta nella cassetta, si dispone formando la scritta: « Ave, Maria ». « Ecco, — disse il solito personaggio — il serpente figura il demonio e la corda l'Ave Maria o piuttosto il Rosario, che è una continuazione di Ave Maria, con le quali si possono battere, vincere, distruggere tutti i demonii dell'inferno ». E Don Lemoyne conclude: « Don Bosco si fece apostolo del Rosario tra i suoi alunni e con le prediche e le stampe cercò di rimetterne l'antica usanza nelle famiglie. Egli reputava essere il Rosario un'arma che avrebbe data la vittoria non solo agli individui, ma anche alla Chiesa. Perciò dai suoi discepoli furono poi pubblicate tutte le Bncicliche di Leone XIII su questa preghiera così cara a Maria; e col Bollettino Salesiano caldeggiarono l'esecuzione dei voti del Vicario di Gesù Cristo, ricevendone una lettera di encomio in data 27 novembre 1891 » (M. B., VII, 238-40).

Anche per l'inizio delle Missioni d'America, nel 1872 Don Bosco sognò l'immensa pianura della Pampa con selvaggi che uccidevano spietatamente i Missionari, li tagliavano a pezzi e ne issavano le carni sulla punta delle picche. Però quando si accostarono a loro i suoi Figli, i selvaggi si fecero mansueti, abbassarono le armi, si lasciarono istruire e imparavano docili a pregare. « Stetti ad osservare e mi accorsi che i Missionari recitavano il S. Rosario, mentre i selvaggi facevano ala al loro passaggio e di buon accordo rispondevano alla loro preghiera» (M. B., X, 55).

Concludiamo le citazioni su questo argomento con le parole che S. Giovanni Bosco stesso dettò nel Giovane Provveduto: « Sono innumerevoli i celesti favori che già si ottennero con la pratica di questa devozione. Col Rosario furono combattute le eresie, si riformarono i costumi, si allontanarono le pestilenze, si pose fine a molte guerre. I Sommi Pontefici l'arricchirono di molte indulgenze applicabili alle anime del Purgatorio. Si ravvivi dunque la devozione al S. Rosario in noi e nelle nostre famiglie. Se nelle nostre case, nelle nostre scuole, nei nostri laboratori si reciterà il Rosario di Maria, abbiamo fondamento a sperare che cesseranno i flagelli, rifiorirà la fede, ricompariranno fra noi giorni di pace e di tranquillità. Fra le altre intenzioni nel recitarlo abbiate anche questa: d'implorare dal Signore, per intercessione di Maria Vergine Immacolata, la grazia che conservi tra di noi la santa Fede, ci tenga lontani dagli errori che presentemente si vanno spandendo fra i cristiani, e faccia sì che trionfi gloriosamente la S. Romana Chiesa, Madre e Maestra della vera Religione, fuori della quale non v'è salvezza... ».

5. - IL S. ROSARIO PER NOI SALESIANI. - L'art. 154 delle Costituzioni ci dice: « Ogni giorno si reciterà la terza parte del Rosario di Maria SS.ma Immacolata ».

I chierici e i coadiutori quasi sempre hanno comodità di recitarlo in comunità; i sacerdoti troveranno durante il giorno il quarto d'ora necessario per compiere questo loro dovere verso Maria SS.ma.

A chi dobbiamo la nostra vocazione e la perseveranza in essa se non a Maria SS.ma? Come Don Bosco fu accolto sotto• la speciale protezione di Maria nella sua nascita per la preghiera fervente di Mamma Margherita, così è di ciascuno di noi: siamo i beniamini della Madonna, ci ha prevenuti col suo amore, ci ha messo accanto angeli visibili nei nostri genitori, sacerdoti, educatori e compagni; ci ha difesi dal contagio del male e sanati dalle ferite riportate nelle prime battaglie; con delicatezza infinita ci ha messo in cuore i desideri santi di consacrarci al servizio di Dio e ci ha fatto vincere i dubbi-, le attrattive del mondo, le lusinghe dei parenti, la fiacchezza del nostro vecchio Adamo o le tentazioni del demonio; e anche nella vita religiosa, se abbiamo potuto conservare la nostra vocazione e se, ad onta della nostra poca corrispondenza, siamo ancora fedeli alle promesse fatte, chi ha lavorato di più sull'anima nostra per ottenerci le grazie celesti? chi ci ha trattenuto dal fare spropositi nelle ore tristi se non la Madonna, silenziosa Ausiliatrice, instancabile, con le sue carezze e con le sue interne ispirazioni? Oh il poema mirabile dell'amore della Madonna per tutte le anime, che accorda e traduce in linguaggio umano il lavorio misterioso della divina Grazia in ciascuno di noi!
Il nostro Rosario vuol essere l'espressione filiale, la corona ininterrotta del nostro ringraziamento e della lode alla Madre che pensa a noi e ci favorisce. Com'è bello pensare che questa preghiera sale concorde da tutti i cuori della Famiglia Salesiana, a tutte le ore del giorno, da tutta la terra abitata, Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice, allievi ed allieve, ex allievi, cooperatori, fedeli ed amici; preghiera di ringraziamento e di supplica, di innocenti e di veterani, dei sani, degli ammalati, dei moribondi, dai collegi e dalle missioni!
Preghiera che si alterna in accenti gaudiosi e in lacrime di pentimento, che attesta ].a fede di ognuno, il proposito di esercitare l'apostolato come Gesù paziente vittima; preghiera che sale al Cielo e ci conforta nelle speranze del premio: è il Magnificat della gioia, il Miserere del nostro pianto dinanzi a Gesù sofferente, il Te Deum che esalta l'opera di Dio, mirabile nella Congregazione.

Dopo la preghiera di consacrazione, che apre le nostre giornate e ci mette in ginocchio a recitare a Maria l'offertorio della nostra mente coi suoi' pensieri, del nostro cuore coi suoi affetti, del nostro corpo con tutte le sue forze, il S. Rosario è la breve conversazione nostra quotidiana con Maria SS.ma.

Ci è facile meditare i misteri; e alla nostra considerazione si affacciano quadri sempre più suggestivi e commoventi dell'infanzia e della vita nascosta di Gesù e della S. Famiglia. Viene spontaneo il colloquio interiore nel confronto con la nostra vita e con le nostre umili necessità. Percorrendo con Gesù e Maria la via della Croce, mentre le labbra ripetono l'Ave Maria o le solenni parole del Pater e del Gloria, nasce spontanea la compassione e ci eleviamo a compiere la più bella delle preghiere, che dà gloria a Dio Redentore e risana le ferite dell'anima nella compunzione e nella riconoscenza. Quando poi nei misteri gloriosi si spalanca ai nostri sguardi il Cielo e l'anima sale ad adorare la gloria di Gesù, la potenza del Divino Spirito, la sublimazione della Madre nostra alle soglie della Trinità santissima, tra le miriadi di Angeli e Santi in perfetta letizia, oh la nostra umile preghiera può raggiungere i vertici dell'estasi o almeno assicurarci un aumento di fede e di speranza, che si traduce in atti di carità perfetta.

Oh, se tutta la storia della Chiesa è uno sviluppo graduale dei frutti della Redenzione, e se il culto di Maria, dapprima latente, a poco a poco entrò come elemento vitale nell'educazione cristiana, fino a raggiungere in questo ultimo secolo il massimo grado di importanza, il Salterio Mariano, ossia il S. Rosario, appare chiaramente lo strumento e quasi il segno sensibile del culto di Maria, col quale il popolo cristiano ottenne le più splendide vittorie sui nemici della Chiesa e si appresta ancor oggi a superare il demone dell'ateismo e l'indifferenza religiosa, la corruzione morale, la lotta di classe, cause profonde di tutti i nostri mali.

Alla scuola di Don Bosco, che fu ispirato a scegliere il titolo di Ausiliatrice dei Cristiani per la devozione alla Madonna nella sua Famiglia religiosa, noi non mancheremo di elevare a Lei questa preghiera, che si dimostrò tanto efficace in tutte le grandi necessità del popolo cristiano.

6. - IL S. ROSARIO, PREGHIERA DEI NOSTRI GIOVANI. - La strenna del S. Rosario quest'anno potrà servirci a far stimare questa preghiera e a farla recitare devotamente anche alle comunità dei nostri allievi. Essi, quando stimano e amano i Superiori, facilmente si inducono a stimare ed amare ciò che noi chiediamo loro, per il bene delle loro anime e per la loro sana educazione.

È necessario evitare i due eccessi: parlare e insistere troppo, o credere che i ragazzi comprendano da sè e si adattino alle nostre usanze senza difficoltà. Fides ex auditu. Il Signore parla alla mente e al cuore dei giovani e dei fedeli per bocca nostra: «Argue, obsecra, increpa — dice S. Paolo — in omasi patientia et doctrina », e anche nel caso nostro vorrei raccomandare che si faccia scuola di pietà con lo stesso impegno con cui insegniamo le altre discipline scolastiche, ma con molto maggior garbo e delicatezza.

Siccome la maggior parte dei giovani sente la pietà e s'accosta ai Ss. Sacramenti con frequenza, non lasciamoci impressionare dai pochi accidiosi a ridurre su loro misura le nostre pratiche di pietà, che non superano affatto il dovere del buon cristiano, quale veniva educato ai tempi di Don Bosco in queste terre, che diedero santi e apostoli missionari di prima categoria.

Naturalmente si esige che tra noi le pratiche di pietà siano vivificate, sostenute dal canto e dalla esteriorità liturgica, precedute da opportune spiegazioni ed esortazioni, perchè i giovani vedano più in là della pratica esteriore, ne penetrino i significati, siano compresi del bisogno nostro di Dio e della orazione, imparino a pregare e a pensare con noi e per le intenzioni da noi proposte. È così che quest'anno procureremo di ravvivare la recita del S. Rosario.

Il Rosario è una delle preghiere più adatte ad abituare i giovani e i fedeli a pregare meditando e a meditare pregando oralmente. La meditazione pura e semplice, lo proviamo anche noi tutti i giorni, è difficile anche dopo molti anni di esercizio.

Don Bosco, che conosceva per istinto la psicologia del ragazzo, non solo dei suoi birichini, ma di tutti i ragazzi, pose come regola la preghiera vocale, il canto, qualche breve lettura, tre minuti di buona notte, appunto per facilitare ai suoi giovani la preghiera. E il S. Rosario coi quadri che pone dinanzi, quasi una filmina moderna o un'antica lanterna magica, attrae l'attenzione, invita a riflettere e a pregare celebrando i gaudii e i dolori della nostra Redenzione o ravvivando le speranze del Cielo nei misteri gloriosi.

Ora, per aiutare ancor più la riflessione, è utile e pratico suggerire delle intenzioni speciali da tener presenti per ogni decina, variando nei giorni della settimana e lasciando libertà a ciascuno di applicare secondo i suoi gusti.

Sarei lieto che quest'anno, di tanto in tanto, ravvivaste nei giovani le intenzioni che ho dato ai nostri Cooperatori: pregare per il Sommo Pontefice e per la Gerarchia tutta; per il trionfo della Madonna sul demonio, causa di tutti i mali nel mondo; per il buon esito dell'educazione dell'esercito di giovani a noi affidati, per gli Ex allievi, i Cooperatori e tutte le famiglie nostre; per le Missioni, i Missionari e per l'estensione del regno di Dio sulla terra.

7. - IL S. ROSARIO DURANTE LA S. MESSA. - Mi pare opportuno toccare pure l'argomento che oggi è in discussione tra coloro che caldeggiano il movimento liturgico e trovano inconciliabile la recita del S. Rosario durante la celebrazione della S. Messa.

Citerò in primo luogo le parole di S. S. Pio XII nella Enciclica sulla Liturgia (Mediator Dei, parte II, 2):
«... Sono ... degni di lode coloro i quali, allo scopo di rendere più agevole e fruttuosa al popolo cristiano la partecipazione al Sacrificio Eucaristico, si sforzano di porre opportunamente tra le mani del popolo il Messale Romano, di modo che i fedeli, uniti insieme col sacerdote, preghino con lui con le stesse parole e con gli stessi sentimenti della Chiesa; e quelli che mirano a fare della Liturgia, anche esternamente, una azione sacra, alla quale comunichino di fatto tutti gli astanti. Ciò può avvenire in vani modi. Tuttavia, queste maniere di partecipare al Sacrificio sono da lodare e da consigliare quando obbediscono scrupolosamente ai precetti della Chiesa e alle norme dei sacri riti.

» ... Si deve osservare ancora che sono fuori della verità e del cammino della retta ragione coloro i quali, tratti da false opinioni, attribuiscono a tutte queste circostanze tale valore da non dubitare di asserire che, omettendole, l'azione sacra non può raggiungere lo scopo prefissosi. Non pochi fedeli, difatti, sono incapaci di usare il Messale Romano anche se è scritto in lingua volgare; nè tutti sono idonei a comprendere rettamente, come conviene, i riti e le cerimonie liturgiche. L'ingegno, il carattere e l'indole degli uomini sono così vari e dissimili che non tutti possono ugualmente essere impressionati e guidati da preghiere, da canti o da azioni sacre compiute in comune. I bisogni, inoltre, e le disposizioni delle anime non sono uguali in tutti, nè restano sempre gli stessi nei singoli. Chi, dunque, potrà dire, spinto da un tale preconcetto, che tanti cristiani non possono partecipare al Sacrificio Eucaristico e goderne i benefici? Questi possono certamente farlo in altra maniera che ad alcuni riesce più facile; come, per esempio, meditando piamente i misteri di Gesù Cristo, o compiendo esercizi di pietà e facendo altre preghiere che, pur differenti nella forma dai sacri riti, ad essi tuttavia corrispondono per la loro natura » (Mediator Dei, parte II, 2, e).
Il Papa loda coloro che seguono la Messa « in modo liturgico », ma ammette espressamente, per coloro che non sono capaci di fare ciò, il sistema di assistere alla S. Messa « meditando piamente i misteri di Gesù Cristo... ».

Don Bosco introdusse la recita del S. Rosario durante la S. Messa per facilitare alle masse dei suoi giovani le due importantissime pratiche di pietà, senza allungare il tempo della preghiera. Così essi possono approfittare della celebrazione della Messa ogni giorno e insieme rendere omaggio alla Madonna.

Ma più volte fu raccomandato, negli ultimi Capitoli generali, di assecondare il movimento liturgico, esercitando una o due volte per settimana i giovani, specialmente i più grandi, a seguire la S. Messa col messalino o con apposite preghiere, per esempio con quelle che Don Bosco stesso preparò nel suo Giovane Provveduto e che rispecchiano i sentimenti di adorazione, di ringraziamento, di contrizione e di domanda, raccomandati dal nostro maestro di vita spirituale S. Francesco di Sales.

Le opportune interruzioni che sogliamo fare all'inizio della S. Messa, all'elevazione e alla santa Comunione sono già un richiamo sufficiente per destare l'attenzione dei nostri ragazzi e farli pregare in unione col Sacerdote, partecipando vivamente al S. Sacrifizio.

Tutto sta che noi educatori sappiamo valorizzare i mezzi che sono messi a nostra disposizione con intelletto d'amore e col fine precipuo di infondere nei nostri giovani lo spirito di pietà, vincendo in loro la dissipazione, la svogliatezza o la stanchezza provenienti dalla povera umana nostra natura.

Crediamo all'efficacia della preghiera in comune a cui il Signore assicura la sua presenza: « dove due o più sono riuniti nel mio nome, mi trovo anch'io in mezzo a loro » (MATTEO, 18, 20).

8. - « PEREGRINATIO MARIAE ». — Ho saputo con grande giubilo del cuore che in alcune ispettorie sono progettate o sono in esecuzione delle peregrinazioni di statuette di Maria SS.ma Immacolata, nelle case salesiane e per le scuole, i laboratori, gli studi dei giovani, o nelle parrocchie a noi affidate, con speciali omaggi e preghiere e benedizioni. Son certo che Don Bosco nel Cielo ne fa festa con la corona dei suoi Figli e Figlie e otterrà tesori di grazie per i devoti che onore- ranno la Madonna con speciale culto nel corso di quest'anno centenario!
Ma ricordiamoci che Don Bosco La vedeva spesso presente in realtà nelle nostre case. Egli, che fu spesso a contatto col mondo soprannaturale per divino favore, ce lo disse le cento e cento volte: Maria SS.ma partecipa della divina onnipresenza per la sua missione salvatrice tra gli uomini, è la mediatrice di tutte le grazie; è sempre e dappertutto accanto a noi, benevola Madre Ausiliatrice.

E, quando al termine della peregrinazione, condurrete i giovani e i fedeli ai vostri Santuari, per una solenne dimostrazione di fede e di amore, oh fate tutti una preghiera universale per ottenere che Maria SS.ma continui e moltiplichi la sua protezione sulla nostra grande Famiglia e sulla Chiesa tutta, che ci difenda dal male, che santifichi la nostra gioventù, che ci prepari una legione di apostoli per l'estensione del Regno del suo divin Figliuolo e ci salvi tutti, tutti ci raccolga un giorno nella corte celeste a conclusione del nostro pellegrinaggio terrestre a cantare con Lei l’eterno Magnificat, il perenne Gloria in excelsis Deo.
9. - NUOVE ISPETTORIE. — Dal mese di settembre del 1957 abbiamo diviso l'Ispettoria Colombiana creando nella regione occidentale l'Ispettoria di S. Luigi Bertrando e nominando Ispettore di essa il M. R. don Giulio Rojas.

In vista del Capitolo Generale e nella speranza che possa avere un maggiore sviluppo abbiamo creduto di erigere in Ispettoria anche l'Australia, dedicandola a Maria SS.ma Ausiliatrice e nominando Ispettore il Rev. Don Bortolo Fedrigotti.

Vivant, fioreant, fruetificent!
10. - ELEZIONE DEL NOVELLO VESCOVO DI CAMPOGRANDE. — Sua Santità Pio XII, in data 10 febbraio 1958 si degnò di eleggere Vescovo della nuova Diocesi di Campogrande (Mato Grosso-Brasile) il nostro Salesiano Sac. Antonio Barbosa, Ispettore dell'Ispettoria Maria Ausiliatrice di San Paolo (Brasile).

Vadano a Lui le più vive congratulazioni di tutta la Famiglia Salesiana e l'assicurazione delle quotidiane nostre preghiere.

Con questo il Brasile conta attualmente 11 tra Arcivescovi e Vescovi Salesiani.

CONCLUSIONE. — Confratelli e figliuoli carissimi, l'apertura dell'anno centenario delle Apparizioni di Maria SS.ma Immacolata a Lourdes ci trovi tutti uniti di cuore ai piedi della Madre nostra. Ravviviamo in noi e nelle anime a noi affidate
l'amore e la devozione alla Madonna, consacrandoLe le attività di quest'anno, curando di più il nostro profitto spirituale, praticando meglio i nostri santi voti, vivendo meglio la vita di comunità, « in charitate invicem diligentes, supportantes invicem, et donantes vobismetipsis sicut et Dominus donavit vobis »: amandoci e sopportandoci a vicenda, come il Signore sopporta noi stessi. E la pace del Signore trionfi nei nostri cuori, come ci augura S. Paolo (cap. III della Lettera ai Colossesi).
Pregate per me come io faccio per voi sempre.

Aff.mo in C. J.

Sac. RENATO ZIGGIOTTI
Marzo-Giugno 1958            N. 202
IL RETTOR MAGGIORE
1. Ricordi degli Esercizi Spirituali. — 2. A ricordo dell'anno Mariano. — 3. Nuovi Ispettori.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore
Torino 9 giugno 1958
900 ANNIVERSARIO DELLA CONSACRAZIONE DEL SANTUARIO DI MARIA AUSILIATRICE
Confratelli e figliuoli carissimi,
1. — Nell'imminenza degli Esercizi Spirituali dei confratelli, mi fu chiesto se credevo assegnare per la predica dei ricordi un tema diverso dalla Strenna. Essendosi invero moltiplicate le occasioni di parlare della Madonna e del Santo Rosario nel corso dell'anno Centenario di Lourdes, penso che sarà opportuno approfittare dell'occasione del Capitolo Generale, per fissare l'attenzione dei confratelli sul tema capitale che dovremo trattare in lungo e in largo nelle nostre sedute del prossimo agosto: l'osservanza delle Ss. Regole.
Ricordando il primo incontro del nostro santo Fondatore col Sommo Pontefice Pio IX e la presentazione del testo delle Costituzioni; pensando allo studio amoroso con cui l'aveva preparato e al sintomatico assalto diabolico contro il primo manoscritto; contemplando oggi gli effetti salutari che l'attuazione di quelle Regole ha portato nel mondo, grazie ai
santi Salesiani che furono ad esse fedeli, troveremo facile argomento per richiamare i confratelli all'esatta osservanza, unica garanzia per la vitalità della Congregazione.

E i punti speciali di osservanza su cui mi pare doveroso insistere dappertutto sono i due momenti del nostro contatto intimo con. Dio e col Superiore: la meditazione e il rendiconto. Iddio ci vuole a colloquio segreto una mezz'ora al giorno, per formare in ciascuno l'uomo nuovo, vincitore dei difetti, zelante nell'acquisto delle virtù; ci vuole umili sudditi, in unione di spirito col Superiore, a dargli conto di noi stessi, dei nostri rapporti col prossimo, delle difficoltà che incontriamo e dei bisogni eventuali nostri e della Casa. Sono due esercizi di pietà che possiamo considerare essenziali, per creare nelle nostre case lo spirito religioso e lo spirito di famiglia, l'intesa con Dio, col suo rappresentante ufficiale e con la comunità.

Avrò modo di tornare sull'argomento anche coi confratelli dopo il Capitolo Generale: intanto preparate Voi il terreno svolgendo questo tema: Nel centenario della presentazione delle Costituzioni al Sommo Pontefice Pio IX, il nostro santo Fondatore ce ne raccomanda la esatta osservanza e in particolare la fedeltà alla meditazione e al rendiconto mensile.
Raccomandate ai confratelli di accompagnare il vostro viaggio a Torino con molte preghiere. Uno dei numeri del Capitolo, a Dio piacendo, sarà la visita al S. Padre a Roma e la celebrazione d'una prima Messa alla presenza di tutti i Capitolari nella Chiesa-santuario di San Giovanni Bosco a Cine-Città, anche se per allora non potrà ancora essere consacrata.

Come il Signore ha premiato generosamente le fatiche, le ansie, i sogni del nostro caro Padre! A 70 anni dalla sua morte, l'opera sua tocca i confini della Terra, e nel centro della Cristianità novera ben dieci case salesiane, dodici delle Figlie di Maria Ausiliatrice, con cinque grandi parrocchie, tre belle scuole professionali e una chiesa monumentale dedicata al suo nome, che gareggia in splendore con le grandi basiliche. Mirabilis Deus in sanetis suis! Ma se è vero che fìlii sanctorum sumus è pur vero che le promesse del Papa Pio IX (M. B., vol. XIII, 82) sono condizionate al nostro spirito di osservanza:
« Vi predico, e voi scrivetelo ai vostri figliuoli, che la Congregazione fiorirà, si dilaterà miracolosamente, durerà nei secoli venturi e troverà sempre dei coadiutori e dei cooperatori, infino a tanto che cercherà di promuovere lo spirito di pietà e di religione, ma specialmente di moralità e di castità ».

2. — Dalle relazioni pervenute ai Superiori si è potuto constatare che l'anno Mariano ha portato dappertutto uno speciale fervore di pietà nelle Case, nelle Parrocchie e Missioni, tra i nostri Ex allievi e Cooperatori. Le feste, la peregrinatio Mariae, le visite ai Santuari, la recita del S. Rosario, la frequenza ai Ss. Sacramenti, le predicazioni, gli innumerevoli fioretti in onore della Madonna hanno reso evidente il benefico influsso che esercita sulle anime la devozione a Maria SS.

Per la festa delle Apparizioni di Lourdes avevo invitato il nostro caro Don Bertetto, che tanto ha già lavorato per darci libri di studi, di meditazione e predicazione sulla Vergine SS., a ricercarmi i più bei documenti pontifici sulla devozione al S. Rosario. Benchè arrivi soltanto a metà dell'anno Centenario di Lourdes, in questi giorni si termina di stampare una bella raccolta di ciò che dissero nelle loro Encicliche i Sommi Pontefici Leone XIII, Pio XI e Pio XII sull'argomento della nostra Strenna 1958. Ne mando in omaggio una copia ai Rev. Ispettori e son certo che essi penseranno a provvederlo per tutte le loro Case. È la più autorevole, completa ed efficace trattazione sul S. Rosario, dettata dallo stesso Supremo Pastore e Maestro della Chiesa Cattolica. Recitando il Rosario secondo le indicazioni e intenzioni che i Sommi Pontefici luminosamente e sapientemente propongono, si è certi di sentire cum Ecclesia e di vivere lo spirito cattolico, perchè si realizza uno dei più ardenti desideri del Capo della Chiesa Cattolica.

E per noi Salesiani dev'essere un santo orgoglio trovare che Don Bosco anche in questo ci guida sulla via regia del Magistero ecclesiastico.

3. — Come già avrete appreso dal giornale, il nostro Ispettore di San Paolo (Brasile) è stato nominato dalla S. Sede Vescovo di Campo Grande nel Mato Grosso. S. E. Mons. Antonio Barbosa Guimaraes si aggiunge quindi undicesimo alla corona dei Vescovi e Arcivescovi chiamati a moltiplicare le Diocesi e le Missioni in quell'immensa Nazione cattolica. A Lui e a tutta la Gerarchia Ecclesiastica felicitazioni, auguri e preghiere per il trionfo di Gesù Cristo nelle anime. A sostituirlo nella carica di Ispettore abbiamo chiamato il Rev.mo Don Giuseppe Stringari, già direttore della Casa Ispettoriale del Liceo Sacro Cuore di Gesù.

In Germania Nord per la morte del nostro carissimo Don Teodoro Seelbach abbiamo chiamato a sostituirlo il Rev.mo Don Alfonso Martin, direttore della Casa di Marienhausen. Per ambedue e per tutti i Superiori invochiamo l'aiuto del Signore nelle nostre preghiere.

Porgo il cordiale arrivederci ai carissimi Ispettori e Delegati al Capitolo Generale. Maria SS. Ausiliatrice e il nostro caro Padre li attendono nel loro Santuario a pregare e studiare i migliori mezzi per moltiplicare e santificare il nostro lavoro salesiano.

Aff.mo
Sac. RENATO ZIGGIOTTI
Luglio-Ottobre 1958 N. 203
IL RETTOR MAGGIORE:
1. Presentazione della Cronaca e Deliberazioni del XVIII Capitolo Generale. — 2. Strenna ai confratelli ed ai giovani per il 1959.

IL XVIII CAPITOLO GENERALE DELLA NOSTRA SOCIETA

  1. BREVE CRONISTORIA: Funzione di apertura - Formalità preliminari - Membri del Capitolo Generale - Adesioni - Elezioni: Il nuovo Capitolo Superiore - Commissioni Capitolari - Visita del Card. Fossati - Parole di chiusura del Rettor Maggiore - Pellegrinaggio a Roma - Udienza di S. S. Pio XII - Impressioni ed insegnamenti.
  2. TEMI E CONCLUSIONI: 1° tema: Osservanza religiosa - Pratiche di pietà Norme disciplinari - Compagnie -- 2° tema: La Costituzione Apostolica Sedes Sapientiae — 3° tema: Scuole Professionali ed Agricole 4° tema: Parrocchie e Oratori — 5° tema: Ex allievi di Don Bosco — 6° tema: Le Missioni — 7° tema: La Pia Unione dei Cooperatori Salesiani — 8° tema: Proposte varie.

II - DOCUMENTI E NOTE
1. Allocuzione di S. Santità Pio XII. — 2. Cause di Beatificazione e Canonizzazione nel sessennio 1952-58. — 3. Rapporti dei Salesiani con le F.M.A. — 4. Relazione del Rettor Magnifico sul P.A.S.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore
Festa del S. Rosario 1958
Confratelli e figliuoli carissimi,
eccomi finalmente a soddisfare il vostro legittimo desiderio di ricevere il resoconto fedele delle nostre giornate del Capitolo Generale XVIII e delle trattazioni dei temi proposti. Come già, vi hanno riferito al loro ritorno in sede i Rev.di Ispettori e Delegati, il mese che abbiamo trascorso insieme è stato per tutti un incontro familiare e un crescendo continuo di comunicazioni vicendevoli, che ci fecero conoscere quanto bene va compiendo nel mondo la nostra triplice Famiglia e quanto resta da fare, per assecondare i disegni di Dio a vantaggio specialmente di tanta gioventù e dei fedeli a noi affidati.

Gli Esercizi Spirituali, fonte copiosa di indirizzi e richiami per il bene nostro personale e per l'esercizio dei nostri doveri verso i confratelli; lo studio diligente delle varie Commissioni sui temi vitali che presentano sempre nuovi problemi e necessità; le elezioni dei Capitolari, in cui si videro chiaramente l'assistenza dello Spirito Santo e la benevola ispirazione della Vergine SS. Ausiliatrice; le discussioni generali di cui leggerete l'ampio resoconto; la visione di vari documentari di vita salesiana che allietò le ultime ore del giorno; la visita istruttiva del complesso industriale « Fiat »; e, a conclusione, il viaggio a Roma, pellegrini devoti al Santuario di San Giovanni Bosco a Cinecittà, al capolavoro della cooperazione salesiana di Ponte Mammolo e finalmente l'Udienza Pontificia e la visita finale all'Altare Papale di San Pietro in Vaticano, col canto solenne del Credo a pieno coro, quasi saluto reciprocò conclusivo, sotto lo sguardo del nostro Padre Fondatore... furono momenti e impressioni carissime, che corroborarono le nostre anime, ci fecero amare più intensamente la nostra vocazione e ci disposero a moltiplicare in tutte le Ispettorie e Case, tra confratelli, giovani, cooperatori, ex allievi ed amici, il nostro entusiasmo e l'impegno ad essere sempre più fedeli nel compimento dei nostri sacri doveri.

Per questa volta permettetemi solo una raccomandazione: Vi prego che, come vi siete preparati al Capitolo Generale studiando i temi e inviando quesiti e proposte, così in tutte le Case la lettura di questo resoconto fedele e interessante sia oggetto di spiegazioni e commenti nelle conferenze dei nostri cari Direttori e Ispettori, per la pratica attuazione di quanto il Capitolo Generale ha deliberato. Specialmente ciò che tocca l'osservanza dei voti, le pratiche di pietà, la vita comune richiede l'impegno di tutti, anche con sacrificio personale, se vogliamo che la Madonna Ausiliatrice continui a benedire la Congregazione e mandarci numerose vocazioni, per corrispondere ai disegni di. Dio nell'estensione del suo Regno.

Quest'anno stesso i Rev.mi Superiori del Capitolo riprenderanno le loro visite straordinarie alle Ispettorie, cominciando da quelle che furono visitate prima del 1950 e speriamo, se la salute ci favorirà, coi mezzi rapidi moderni, di non impiegare più dieci anni a compiere l'intera visita delle Case,
Intanto lavoriamo con fede ed entusiasmo, con calma e zelo per le anime, tenendo presente il modello nostro e Protettore San Giovanni Bosco.

La Strenna dei Confratelli è già stata fissata come ricordi per gli Esercizi Spirituali:
Nel Centenario della presentazione delle Costituzioni al Sommo Pontefice Pio IX, il nostro Santo Fondatore ce ne raccomanda l'esatta osservanza e in particolare la fedeltà alla meditazione in comune e al rendiconto mensile.
Per i giovani e per tutti i nostri Cooperatori ed Ex allievi mi piace concentrare la loro attenzione, dopo il culto a Maria SS. dell'anno centenario lourdiano, sul Santo Sacrificio della Messa, inculcando la pratica della Messa dialogata almeno alla Messa domenicale. Ecco il testo della Strenna:
La S. Messa è la più perfetta preghiera del cristiano. Impariamo ad assistervi con maggior fede, devozione e profitto spirituale.
Pregate sempre per me ed io con tutti i Superiori non mancherò di ricordarvi nel nostro caro Santuario.

Aff.mo
Sac. RENATO ZIGGIOTTI