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Buona Notte MOR

Simon Zakerian – MOR | 12.03.2025

 

L’Ispettoria Salesiana Medio Oriente, intitolata a “Gesù Adolescente” (MOR), è stata canonicamente eretta il 20 gennaio 1902, dopo richiesta alla Santa Sede da parte del Rettor Maggiore, il Beato don Michele Rua. Erano trascorsi appena dieci anni dall’arrivo dei primi salesiani in Terra Santa: essi vi giunsero infatti in tre scaglioni nell’anno 1891: il 15 giugno, l’8 settembre e il 29 dicembre. Il terreno però era stato ben preparato da don Antonio Belloni, fondatore dell’Orfanotrofio di Betlemme e della Congregazione della Santa Famiglia. Già nel 1893 lo stesso canonico Belloni e circa metà dei suoi confratelli erano entrati nella congregazione salesiana professandone i voti e le regole. Facendosi salesiano, oltre alla casa di Betlemme, don Belloni portava con sé “in dote” la Scuola agricola di Betgemal, il noviziato di Cremisan e il vasto terreno su cui in seguito sarebbe sorta la casa di Nazareth. Successivamente l’Ispettoria si sviluppò in altri Paesi del Medio Oriente e dell’Africa: in Egitto nel 1896, in Iran nel 1937, in Siria nel 1948, in Libano nel 1952.

Attualmente l’Ispettoria comprende 13 presenze, così distribuite: 2 in Palestina, 3 in Israele, 3 in Egitto, 3 in Siria, 3 in Libano. Queste presenze sono animate da 11 comunità religiose. L’attività in Iran è sospesa dal 2018.

I confratelli sono 64 confratelli così ripartiti: 53 sacerdoti, 5 coadituori, 1 postnovizio, 3 tirocinanti, 2 studenti di teologia. Sono 60 i professi perpetui e 4 i professi temporanei (altri 10 confratelli si trovano fuori dall’ispettoria per motivi vari).

Le opere includono: 4 scuole, 12 oratori, 4 CFP, 1 parrocchia, 5 chiese pubbliche, 7 centri di ospitalità, 7 centri per i profughi, 4 uffici PDO, 7 centri di cooperatori, 3 centri di ex-allievi, 2 centri di Canção Nova.

L’Ispettoria si contraddistingue per il suo contatto con altri riti cristiani e con l’Islam e per lo sforzo di inculturazione che permette di offrire il dono del carisma salesiano disponendolo a questa realtà interconfessionale e interreligiosa.

Tutto questo unito alla sua unica e sfidante realtà geo-politica ne fanno un’Ispettoria dove spirito di fede e di speranza, flessibilità e creatività forgiano la sua carità pastorale e il suo cuore oratoriano.

Operando in una situazione di frontiera riteniamo che tutte le nostre opere, grandi o piccole, siano rilevanti per l’ambiente socio-politico ed economico in cui sono collocate, per il servizio che ad esso rivolgono e per le sfide a cui sono costantemente chiamate. Come sappiamo tutti i Paesi in cui è presente l’Ispettoria sono coinvolti in un modo o in un altro in gravi e drammatiche questioni di guerra, movimenti migratori e difficili questioni economiche. Le nostre opere svolgono la loro missione a servizio di queste situazioni e delle persone che ivi si trovano, rendendole significative. D’altra parte, il servizio rivolto a tanti giovani e persone povere e bisognose senza distinzioni è portato avanti con rispetto e amore, sforzo di inculturazione e spirito missionario ricco e profondo dove don Bosco non solo è rispettato ma soprattutto amato.

In tutta questa precarietà la cosa più importante è l’atteggiamento di fede che diventa fiducia in Dio e non nelle nostre programmazioni che rimangono spesso inattuate rendendo tutto sempre molto difficile e complicato: obbedienze, attività, raduni. A dire il vero questo atteggiamento di fede lo impariamo dai giovani e dalle loro famiglie (sia cristiani che musulmani) che quotidianamente devono portare croci pesanti e affrontare tanta sofferenza. Non possiamo affidarci solo alla nostra programmazione e progettazione, intelligenza e ragione. Ci vuole tanta fede in Dio che sempre apre una strada anche se diversa da quella da noi pianificata.

Queste caratteristiche di fede e speranza, di flessibilità e adattamento, le troviamo nei giovani stessi con la loro capacità di vivere in queste situazioni impossibili con gioia e allegria, continuando a impegnarsi nella scuola e in oratorio. Questo atteggiamento ci sorprende e stupisce, sempre! Ci tocca il cuore! E ci arricchisce come persone e come consacrati. I giovani diventano così i nostri maestri di vita umana, cristiana e salesiana.

Davanti a queste sfide la nostra presenza dice, a questi giovani e alle loro famiglie, che sono profondamente amati da Dio che è Padre buono e che noi tutti siamo i suoi figli e figlie. Questa è la missione che cerchiamo di portare avanti. I giovani stessi lo dicono: “Sappiamo che Dio ci ama perché voi siete presenti con noi anche se spesso non avete soluzioni alternative e non potete cambiare le cose. La vostra presenza, però, parla della misericordia e della tenerezza di Dio”, ed è questo che come salesiani in Medio Oriente cerchiamo di essere e di fare.  Così ... semplicemente ..!