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Orientamenti sull’esperienza dell’Aspirantato

FORMAZIONE - DOCUMENTI

 

Orientamenti sull’Esperienza dell’Aspirantato

 

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DIREZIONE GENERALE OPERE DON BOSCO
Via della Pisana 1111 - 00163 Roma

Il Consigliere generale per la pastorale giovanile
Il Consigliere generale per la formazione

 

Roma, 26 luglio 2011
Prot. 11/0377

Ai Reverendi
Signori Ispettori
Loro Sedi

p.c.
Ai Reverendi
Delegati ispettoriali per la pastorale giovanile
Delegati ispettoriali per la formazione
Loro Sedi

 

Oggetto: Orientamenti sull’Esperienza dell’Aspirantato

 

Carissimi Ispettori,

                                vi inviamo gli Orientamenti sull’Esperienza dell’Aspirantato che abbiamo elaborato con i collaboratori dei nostri Settori per la pastorale giovanile e per la formazione. Essi sono stati approvati dal Rettor Maggiore con il Consiglio generale.

In sintonia con il CG26, che chiede al Rettor Maggiore con il suo Consiglio di promuovere, attraverso i Settori per la pastorale giovanile e per la formazione, una riflessione su nuove forme di aspirantato e di offrire le opportune indicazioni (Cfr. CG26 73), abbiamo indetto una consultazione nelle Ispettorie circa i contenuti, la metodologia e le condizioni per l’esperienza dell’Aspirantato.

Ricevuti e integrati i diversi suggerimenti, si presentano ora le seguenti indicazioni, affinché possano servire alle Ispettorie per fare le proprie riflessioni e le proprie scelte circa l’aspirantato, esperienza da offrire a quei giovani che aspirano alla vita consacrata salesiana con Don Bosco.

L’Aspirantato è un’esperienza tipica della pedagogia vocazionale salesiana, con la quale si accompagnano i giovani nel discernimento sopra la propria vita davanti a Dio. Attualmente si stanno sviluppando nuove forme di accompagnamento. Ciò richiede un cambio di mentalità nei salesiani e un coinvolgimento dei laici e delle famiglie dei giovani.

 

L’accompagnamento vocazionale dei candidati alla vita consacrata salesiana fa parte della pastorale giovanile; per questo richiede un processo di maturazione integrale in Cristo (CG23 112-157). Allo stesso tempo nell’esperienza dell’aspirantato tale accompagnamento si apre all’orizzonte dei processi formativi previsti dalla Congregazione nella “Ratio” e segue i suoi criteri di discernimento.

Si desidera che di tali Orientamenti siano assunti dal Delegato ispettoriale per la pastorale giovanile, affinché accompagni gli animatori vocazionali ispettoriali con la loro Commissione e riveda la parte del Progetto educativo pastorale ispettoriale che riguarda l’animazione vocazionale ispettoriale. In tale Progetto è pure necessario individuare un modello di animazione vocazionale locale, che coinvolga le comunità salesiane e le comunità educative pastorali.

Un simile lavoro richiede pure una stretta collaborazione con il Delegato ispettoriale per la formazione, insieme alla sua Commissione per la formazione, al fine di assicurare la base umana, spirituale e cristiana, intellettuale e pastorale e le condizioni formative per coloro che intendono rispondere alla chiamata di Dio alla vocazione consacrata salesiana. Tale collaborazione tra pastorale giovanile e formazione infatti sta cominciando a dare buoni frutti.

Viviamo questo impegno vocazionale motivati della Strenna del Rettor Maggiore di quest’anno e come preparazione al Bicentenario della Nascita di Don Bosco!

Vi ringraziamo della vostra attenzione e vicinanza e vi salutiamo cordialmente

 

 

                            Don Fabio Attard                                                  Don Francesco Cereda
            Consigliere per la pastorale giovanile                               Consigliere per la formazione

 

 

ESPERIENZA DELL’ASPIRANTATO

 

 

I. NATURA E SCOPO

1.         Al giovane che desidera discernere con responsabilità le sue motivazioni vocazionali e il suo impegno apostolico nella vita consacrata salesiana [ 1 ], l’Ispettoria offre un’esperienza adeguata. Dicono le Costituzioni: “A chi si orienta verso la vita salesiana vengono offerti l’ambiente e le condizioni adatte per conoscere la propria vocazione e maturare come uomo e come cristiano. Può così, con l’aiuto di una guida spirituale, scegliere in modo più consapevole e libero da pressioni esterne e interne.” [ 2 ] L’ambiente, le condizioni adatte, l’itinerario e l’accompagnamento proposti al giovane, orientato verso la vita consacrata salesiana, costituiscono l’esperienza dell’aspirantato.
I nostri Regolamenti usano tale nome e offrono alcune indicazioni per la realizzazione di tale esperienza: “L’aspirantato … mantenendosi aperto all’ambiente e in contatto con le famiglie, aiuta gli adolescenti e i giovani che manifestano attitudini alla vita religiosa e al sacerdozio a conoscere la propria vocazione apostolica e a corrispondervi” [ 3 ]. Aspirantato è un nome generale, che “può variare a seconda dei luoghi, culture e sensibilità”. [ 4 ]
Iniziano l’esperienza dell’aspirantato quei giovani che hanno già fatto un cammino di maturazione nella fede [ 5 ] e di orientamento vocazionale [ 6 ], ordinariamente all’interno di quei processi di pastorale giovanile salesiana, che favoriscono la crescita di vocazioni apostoliche per la Chiesa e la Famiglia Salesiana. Iniziano tale esperienza anche altri giovani attratti dal carisma di Don Bosco, i quali non hanno vissuto in una comunità educativa pastorale salesiana. A tutti questi candidati l’Ispettoria offre un accompagnamento specifico attraverso una delle diverse forme di aspirantato, che meglio rispondono alle esigenze della loro storia personale e della loro situazione.
2.         Oggi ci accorgiamo che i tempi di maturazione sono più lunghi e i ritmi dei processi personali sono diversi. Molti fattori concorrono a questa situazione. Non si tratta però di allungare i tempi del processo formativo, ma di cambiare metodologia pedagogica. L’esperienza dell’aspirantato può aiutare a irrobustire la maturazione e i processi.

3.         L’esperienza dell’aspirantato offre al candidato un cammino vocazionale che lo aiuta a raggiungere i seguenti obiettivi:

  1. sviluppare la propria maturazione umana e cristiana;
  2. fare esperienza della vocazione salesiana nella vita spirituale, comunitaria e apostolica;
  3. discernere per giungere all’opzione per la vita consacrata salesiana [ 7 ] o alla sua esclusione;
  4. completare gli studi preuniversitari o universitari o integrare la preparazione culturale.

 

II. ESPERIENZA VOCAZIONALE E FORMATIVA

4.         L’esperienza vocazionale e formativa dell’aspirantato accompagna la crescita integrale, umana e cristiana, del candidato e l’approfondimento della sua scelta vocazionale. Il cammino di educazione alla fede [ 8 ] sostiene questa esperienza, così come le dimensioni della formazione salesiana offrono ad essa un quadro di riferimento circa l’idoneità e la maturazione vocazionale del candidato. [ 9 ] Descriviamo ora tale esperienza vocazionale e formativa.

Dimensione umana

5.         “Il processo educativo, in cui ci si impegna per la promozione totale della persona, è lo spazio privilegiato dove la fede viene proposta ai giovani ... In esso si valorizzano non solo i momenti "religiosi", ma anche quanto si riferisce alla crescita della persona fino alla sua maturità”. [ 10 ] La maturità umana è la base della crescita vocazionale del candidato. Essa tende verso l’obiettivo di un equilibrio psichico ed emozionale e di una crescita armonica e integrale, avendo particolare attenzione alla presa di coscienza di eventuali fragilità psicologiche e all’avvio di processi sicuri di superamento.

6.         Nell’esperienza di aspirantato il candidato matura:

  1. la conoscenza di se stesso e della propria storia, doni e limiti; la gestione della dimensione affettiva sessuale della propria vita; l’accettazione di nuovi equilibri familiari e comunitari, a partire dal graduale distacco dalla famiglia e dalla realtà ecclesiale di provenienza;
  2. l’esperienza di vita comunitaria, curando i rapporti tra candidati, con i salesiani e i laici, con i giovani; lo sviluppo della capacità di condivisione, solidarietà e lavoro comunitario; la capacità del dono di sé per mettersi a disposizione di Dio e al servizio degli altri;
  3. il senso di responsabilità, la capacità di lavoro manuale, l’uso del tempo; l’esercizio della leadership e senso di iniziativa; la valorizzazione della vita quotidiana come luogo di maturazione; la profondità di vita con la valorizzazione del raccoglimento e del silenzio; lo sviluppo di competenze culturali e artistiche come musica, arte, pittura, ecc…;
  4. la verifica delle condizioni di salute, con accertamenti medici prima del prenoviziato; [ 11 ] la pratica di buoni comportamenti nella cura della salute: sport, igiene personale, ordine, ….
Dimensione spirituale

7.         “Il cammino deve essere tracciato tenendo ben presenti due riferimenti: il travaglio che i giovani devono affrontare nel formare la loro personalità, da una parte; e dall´altra il preciso richiamo di Cristo, che li sollecita a costruirla secondo la rivelazione che si è manifestata in Lui.” [ 12 ] La fede, in particolare il rapporto con il Signore Gesù, è il cuore della vocazione alla vita consacrata salesiana; per questo il candidato s’impegna in un cammino di catecumenato giovanile ispirato alla spiritualità salesiana che lo porta ad incontrarsi con Cristo e a basare la propria vita sul vangelo. Non è un compito facile, dato che il mondo di oggi è segnato in alcune regioni da una forte secolarizzazione o indifferenza religiosa, e in altre dalla mancanza di una solida base di fede. In molte famiglie tradizionalmente cattoliche l’educazione alla fede e la pratica cristiana sono deboli e le scuole come le parrocchie stentano ad offrire una solida catechesi alle giovani generazioni.

 

8.         Ispirato dalla spiritualità giovanile salesiana, il candidato cresce nei seguenti aspetti:

  1. l’incontro personale con il Signore Gesù e la scoperta della bellezza di incontrarlo nella “lectio divina”; la preghiera che fa vivere con gioia il quotidiano; la vita liturgica con la centralità dell’Eucaristia e Riconciliazione e la liturgia delle ore; il Rosario;
  2. la valorizzazione della vita comunitaria nella prospettiva vocazionale e spirituale;
  3. la catechesi con l’approfondimento dell’esperienza conoscitiva e affettiva della fede; lo sviluppo della coscienza morale cristiana; la conoscenza della vocazione, in particolare della vocazione consacrata salesiana; la conoscenza e il rapporto personale con Don Bosco, visto nel periodo della sua crescita vocazionale;
  4. l’apertura alla pratica dell’accompagnamento personale; la lettura di libri che favoriscano la sua maturazione spirituale; la capacità di fare il proprio progetto personale di vita.
Dimensione intellettuale

9.         Al candidato che aspira a diventare consacrato salesiano, e quindi ad essere un educatore ed evangelizzatore di giovani, è indispensabile una solida base culturale per essere capace di riflettere sulle situazioni e valutare con senso critico la realtà circostante. Di fronte alla molteplicità di notizie e opinioni, è quanto mai importante oggi saper vagliare le varie idee e formarsi delle convinzioni che guidino la propria vita. La capacità di comprendere e dialogare con gli altri richiede, tra l’altro, la conoscenza delle lingue. L’intelligenza della fede, l’approfondimento della Parola di Dio e l’assimilazione del carisma salesiano non sono possibili senza un vero sforzo intellettuale.

10.       Per questo il candidato alla vita consacrata salesiana cura:

  1. un serio impegno di studio per completare la scuola pre-universitaria o l’università; il possesso di una buona cultura generale di base e l’eventuale integrazione delle lacune; l’apprendimento della lingua usata nella formazione salesiana;
  2. l’acquisizione di abitudini di studio, riflessione e condivisione e di un gusto per la lettura; la capacità di studiare personalmente e in gruppo e di mettersi in discussione; la capacità di lettura, comprensione e padronanza della propria lingua, parlata e scritta.
Dimensione educativo pastorale

11.       “Il giovane si allena alla generosità e disponibilità. Sono questi i due atteggiamenti che generano la gioia: per avere più vita bisogna donarla.” [ 13 ] Desideroso di abbracciare la vita consacrata salesiana, il candidato si impegna con entusiasmo fin dall’inizio nella pratica e metodologia del lavoro apostolico salesiano. Sa trovare la gioia nello sviluppo dei suoi doni, allenandosi alla generosità e alla disponibilità. L’esercizio dell’apostolato serve anche per il discernimento della sua vocazione; egli valuta se stesso e i doni ricevuti in rapporto ai servizi compiuti. Donandosi generosamente nel servizio dei fratelli, diventa più consapevole che la vocazione coinvolge tutta la persona: le sue preferenze, i rapporti, le energie, i suoi dinamismi.

12.       Per questo la sua crescita educativa pastorale comprende:

  1. l’iniziazione al servizio educativo pastorale con senso apostolico; la sensibilità per ascoltare gli appelli dei giovani, specialmente i più poveri; l’esperienza diretta dell’apostolato salesiano all’interno di una comunità salesiana;
  2. l’amore per la Chiesa e per la sua missione evangelizzatrice; la gioia di essere apostoli tra i propri compagni e nel proprio ambiente; la partecipazione ad iniziative del Movimento Giovanile Salesiano; la riflessione e condivisione sulle esperienze pastorali svolte;
  3. l’approccio equilibrato al mondo digitale e alla comunicazione sociale.
III. ACCOMPAGNAMENTO E DISCERNIMENTO

13.       Per essere ammesso all’aspirantato, è necessario che il candidato abbia fatto previamente un cammino di orientamento vocazionale, abbia espresso il desiderio di vivere il carisma di Don Bosco nella vita consacrata salesiana e quindi sia disposto a percorrere la strada per verificare se quell’attrazione iniziale sia veramente una chiamata di Dio e per discernere se abbia le condizioni di idoneità per accoglierla. In questo cammino sono importanti l’accompagnamento e il discernimento.

Accompagnamento

14.       L’aspirantato è una esperienza accompagnata. Al candidato infatti viene offerto innanzitutto un accompagnamento comunitario. Esso è costituito da un insieme di relazioni, da un ambiente, da un’atmosfera favorevole e da una pedagogia, che sono propri del Sistema Preventivo e che vanno dalla presenza vicina dei salesiani responsabili dell’aspirantato al confronto, all’orientamento, al sostegno lungo il cammino vocazionale e formativo.
Oltre questo accompagnamento, è importante introdurre il candidato all’accompagnamento personale. Esso assume forme diverse, come per esempio l’accompagnamento negli studi che aiuta il candidato a unificare lo studio e la crescita vocazionale, e l’accompagnamento pastorale che guida le attività apostoliche per l’acquisizione del senso apostolico. Vi sono pure la relazione di aiuto del “counselling”, che favorisce la conoscenza di sé e che oggi è utile per tutti, e il Sacramento della Riconciliazione, che innesta nelle scelte di libertà personali l’aiuto della grazia di Dio.
Tra le forme di accompagnamento personale assume rilevanza l’accompagnamento spirituale. Esso si configura come dialogo personale con la guida spirituale, che aiuta il candidato a conoscere le proprie qualità, motiva il suo impegno, stimola scelte in sintonia con il Vangelo, sostiene nei momenti di difficoltà, favorisce la verifica del cammino fatto, aiuta nel discernimento della volontà di Dio.

Discernimento

15.       Collegato con l’accompagnamento, un altro aspetto fondamentale dell’aspirantato è il discernimento sulla vocazione consacrata salesiana. Si tratta di un processo che deve da una parte verificare l’idoneità e dall’altra parte approfondire le motivazioni del candidato. Durante l’aspirantato ci si concentra sulla vita consacrata salesiana, pur avendo presenti le sue due forme.
Innanzitutto il discernimento deve fare una prima verifica dell’idoneità vocazionale. Essa può essere definita come attitudine alla vita consacrata salesiana; è una condizione previa al cammino formativo e non un obiettivo da raggiungere. A tale riguardo il candidato, insieme alla guida spirituale, si impegna a conoscere e valutare i segni e gli aspetti della realtà personale attraverso cui egli coglie il disegno di Dio per la sua vita. Al fine di valutare “la presenza dei requisiti di idoneità e l’assenza di controindicazioni” [ 14 ] è importante avvalersi di “Criteri e norme”.
Inoltre il discernimento richiede un primo approfondimento delle motivazioni vocazionali. Occorre che il Direttore o il responsabile dell’aspirantato insieme al candidato colgano i bisogni, i desideri, gli interessi, le spinte interne ed esterne, che inclinano il candidato alla vita consacrata salesiana o a una scelta diversa; in altre parole, si tratta di individuare le vere e “profonde motivazioni” [ 15 ] della propria scelta. Tale verifica, come anche quella circa l’idoneità vocazionale, inizia nell’aspirantato e si perfeziona nel prenoviziato.
Nell’aspirantato il discernimento vocazionale avviene con diverse modalità. Il candidato è aiutato dagli accompagnatori a conoscere se stesso. Si confronta poi con gli altri candidati. Riceve consiglio dal confessore e viene accompagnato dalla guida spirituale. Usufruisce delle opportunità offertegli da ritiri spirituali e preghiera. Verso la fine dell’esperienza, egli viene aiutato dalla guida spirituale a compiere un discernimento conclusivo sulla propria vocazione. Se si sente chiamato alla vita consacrata salesiana, il candidato indirizza all’Ispettore la domanda per iniziare il prenoviziato; da parte loro i responsabili dell’aspirantato danno la loro opinione per iscritto all’Ispettore, al quale spetta la decisione di ammettere al prenoviziato. I candidati, che scoprono che la vita consacrata salesiana non è la loro vocazione, si possono orientare verso altre vocazioni.

 

IV. CONDIZIONI DA ASSICURARE
Vita comunitaria

16.       L’esperienza formativa e il discernimento propri dell’aspirantato mettono in risalto la necessità della vita comunitaria. Tale esperienza si svolge a vari livelli: nella relazione di gruppo tra i candidati e i salesiani accompagnatori, nella relazione con la comunità salesiana e nella relazione con la comunità educativa pastorale. Diversi motivi psicologici, sociali e culturali potrebbero rendere difficile la richiesta dell’esperienza comunitaria per l’aspirante, ma è importante fare ogni sforzo perché si arrivi ad essa gradualmente e progressivamente.
Vivere insieme ad altri candidati che fanno la stessa esperienza è un aiuto, un confronto e un incoraggiamento; favorisce una migliore qualità di accompagnamento vocazionale; permette una comunicazione e conoscenza reciproca tra candidato, accompagnatori e comunità e quindi un discernimento più fondato. Il giovane può fare un discernimento reale sulla vocazione consacrata salesiana, facendone esperienza diretta, specialmente della vita comunitaria, e sulle sue capacità di vivere e lavorare insieme ad altri che provengono da diverse culture, etnie, nazioni.

17.       L’ambiente comunitario dell’aspirantato ha uno stile oratoriano: è vivace ed aperto, semplice e familiare, allegro ma impegnato. Spiccano i rapporti di amicizia e familiarità con i salesiani e tra i candidati stessi. In comunità si vive una forte vita cristiana e si trova gioia nel compimento dei doveri, negli impegni di apostolato e nel generoso servizio degli altri. Si evita il gregarismo e l’uniformità, favorendo un clima di sana libertà e di responsabilità che permettono la crescita. La vita di preghiera stessa, condivisa in alcuni momenti con la comunità salesiana ed anche con altri giovani, aiuta a superare il formalismo, cerca la semplicità, favorisce la partecipazione.
Per una più facile maturazione si preferisce decisamente la convinzione all’imposizione, la testimonianza alla semplice osservanza, la corresponsabilità all’infantilismo, l’interiorizzazione delle motivazioni alla semplice esecuzione dei compiti, il rispetto per la persona e per i suoi processi in un accompagnamento personalizzato alla massificazione e all’anonimato. Ovviamente, una esperienza di questo genere richiede un numero ristretto di candidati che permetta l’interazione personale o, quando ci sono numerosi candidati, la loro articolazione in gruppi.

18.       La scelta della comunità in cui inviare i candidati è importante; alcune volte essa è determinata dalle necessità di studio o di lavoro dei candidati stessi. La preferenza sarebbe per una comunità che anima un’opera salesiana significativa, o che per lo meno è vicina ad essa; in questo modo i candidati hanno facilmente contatto con i salesiani, con altri giovani e con la missione salesiana; la loro vita in comunità mantiene una “apertura” alle situazioni giovanili, agli eventi culturali e sociali, ai rapporti con le famiglie, con il quartiere, con la nazione e con il mondo. L’aspirantato può essere collocato nella stessa comunità dove c’è il prenoviziato, a condizione che ci sia una diversità di cammini; ciò può facilitare la continuità di accompagnamento e la consistenza dell’equipe di accompagnatori [ 16 ].

Equipe di accompagnamento

19.       L’efficacia dell’aspirantato dipende in gran parte dai salesiani scelti come responsabili di questa esperienza: allegri, entusiasti della loro vocazione, e soprattutto preparati per il non facile compito di offrire ai candidati un accompagnamento personalizzato per la loro crescita umana e cristiana, cioè a livello delle loro motivazioni, convinzioni, affetti, paure e aspettative. E’ pure importante da parte loro l’adesione e sintonia al progetto dell’aspirantato, condiviso comunitariamente.
La consistenza quantitativa dell’equipe dell’aspirantato varierà secondo il numero dei candidati, ma ci vuole almeno un responsabile, che può essere il Direttore o un altro confratello della comunità, che è preparato ad assumere il compito di accompagnamento degli aspiranti, sia come gruppo sia individualmente, e che può dedicare un tempo sufficiente. Per evitare personalismi anche nel discernimento, è preferibile avere una equipe e non un solo confratello responsabile.
Nell’equipe è conveniente avere salesiani preti e salesiani coadiutori, proprio per favorire la conoscenza e l’apprezzamento delle due forme della vocazione consacrata salesiana. Ci può essere un tirocinante per la presenza animatrice tra i candidati. E’ bene che ci sia anche un confessore facilmente disponibile. E’ pure utile aggiungere all’equipe formativa qualche laico competente o membro della Famiglia Salesiana e uno psicologo che conosce “Criteri e norme per il discernimento vocazionale salesiano”, che facciano interventi in collaborazione con gli accompagnatori salesiani.

Progetto vocazionale e formativo

20.       L’esperienza dell’aspirantato, anche quando ci sono pochi candidati, ha bisogno di un progetto, che è allo stesso tempo vocazionale e formativo, per la duplice finalità dell’aspirantato che è un’esperienza di crescita vocazionale e il momento di collegamento con l’inizio del processo formativo salesiano del prenoviziato. Il progetto deve aiutare il candidato a corrispondere alla grazia di Dio presente nella sua vita attraverso il gruppo, la comunità salesiana, la comunità giovanile dove svolge i suoi compiti di studio, preghiera, sport, apostolato.
Di qui nasce la necessità che ogni Ispettoria abbia il suo progetto per l’aspirantato, con la dovuta flessibilità. Anche se la responsabilità del progetto è dell’Ispettore con il suo Consiglio, spetta al Delegato ispettoriale per la pastorale giovanile insieme all’animatore vocazionale ispettoriale e al Delegato ispettoriale per la formazione con la collaborazione delle loro commissioni assumere l’incarico di elaborarlo. Il Delegato ispettoriale per la pastorale giovanile accompagna l’esecuzione del progetto e la valuta, comunicando le conclusioni sia al Delegato ispettoriale per la formazione che all’Ispettore con il suo Consiglio. E’ opportuno poi che ci sia una qualche comunicazione tra l’aspirantato e il prenoviziato.

Rapporti con la famiglia

21.       Consapevole dell’importanza della famiglia, il candidato mantiene opportuni collegamenti con essa e, a partire dalla scelta vocazionale che intende assumere, impara a instaurare nuove relazioni familiari. Da parte loro, i genitori seguono il cammino vocazionale del figlio con affetto, interesse e preghiera; essi si impegnano pure, possibilmente, in un cammino di fede e formazione. Dove le pressioni familiari non vengono superate, il cammino vocazionale risulta difficile.
I salesiani responsabili dell’aspirantato o dell’animazione vocazionale ispettoriale tengono buoni rapporti con la famiglia di provenienza di ciascun candidato. Ordinariamente nessun candidato inizia l’aspirantato senza che ci sia stato un contatto previo con la famiglia. Mediante visite e contatti fanno conoscenza della sua realtà familiare e sociale, che è utile ai fini sia dell’accompagnamento personale sia del discernimento circa l’idoneità. Aiutano i genitori ad accettare positivamente la scelta vocazionale del loro figlio e a essere aperti alla volontà di Dio nel discernimento della sua vocazione.

 

V. FORME DI ASPIRANTATO

22.       Il CG26 sta aiutando a creare nelle Ispettorie una mentalità più attenta all’esperienza dell’aspirantato. Sempre più convinti che Dio chiama giovani alla vita consacrata salesiana in una varietà di modi, i confratelli sentono il dovere di accompagnarli per far maturare i germi della vocazione che Dio ha seminato in loro. L’itinerario di discernimento dell’aspirantato accompagna la maturazione di ogni candidato, prendendo in considerazione età, provenienza, cultura, situazione, livello di educazione e molti altri fattori.

23        E’ opportuno che l’Ispettoria evidenzi gli elementi fondamentali, che aiutino a disegnare il profilo del candidato all’ingresso dell’esperienza di aspirantato. Si attende un giovane di:

  1. provenienza da una famiglia che permetta un riferimento stabile;
  2. buona salute fisica, mentale, emozionale, psico-affettiva;
  3. esperienza assodata di vita sacramentale;
  4. disponibilità all’accompagnamento personale;
  5. livello intellettuale adeguato per essere un educatore pastore;
  6. attitudini per la vita comunitaria, senso di iniziativa, capacità di lavoro di equipe;
  7. disponibilità al lavoro apostolico con i giovani, soprattutto i più poveri;
  8. esperienza di associazionismo giovanile apostolico: ministranti, animatori, …;
  9. partecipazione previa ad esperienze di orientamento vocazionale;
  10. aspirazione alla vita consacrata salesiana;
  11. presentazione da parte di un salesiano, che abbia avuto contatti con la famiglia.

24.       Oggi l’aspirantato assume forme diverse e nuove a seconda delle varie situazioni dei candidati. Qui vengono descritte in modo generale le principali forme presenti in Congregazione.
- Aspirantato scolastico. È un’esperienza per giovani che sono impegnati in studi pre-universitari, frequentando una scuola con altri giovani. Data la loro espressa inclinazione per la vita salesiana, il programma formativo dell’aspirantato mira alla loro formazione umana, cristiana e salesiana e li impegna nell’apostolato. In certi casi, si dà importanza anche allo studio della lingua che sarà usata nelle varie fasi di formazione, cominciando dal prenoviziato.
- Aspirantato universitario. Molti giovani oggi prendono la decisione riguardante il loro futuro proprio nel periodo dei loro studi universitari. L’impostazione di questi aspirantati, situati generalmente nelle vicinanze di un’università, è quella di una comunità di studenti insieme a qualche salesiano. In un clima di serenità e amicizia, con l’aiuto di un programma vocazionale e formativo, facendo qualche esperienza pastorale, i giovani vengono aiutati a diventare protagonisti della loro crescita e a fare il discernimento vocazionale in dialogo con i loro accompagnatori.
- Comunità proposta. Si tratta di un’equipe di salesiani che vive con un gruppo di candidati, mentre stanno proseguendo i loro studi pre-universitari o universitari; nel gruppo ci possono essere anche candidati che hanno già concluso i loro studi. Può essere costituita come comunità salesiana autonoma o può essere inserita in una comunità salesiana apostolica già esistente. È aperta anche a giovani che desiderano fare un’esperienza limitata di comunità in vista di un loro inserimento come candidati. I contenuti formativi comprendono la maturazione umana, l’incontro personale con Gesù, la partecipazione alla missione salesiana, l’interiorizzazione di un nuovo stile di vita nella linea del carisma di Don Bosco, cioè tutti gli elementi dell’esperienza dell’aspirantato.
- Volontariato vocazionale. Ai candidati che hanno compiuto i loro studi o provengono da ambienti non salesiani viene offerta l’opportunità di inserirsi per un anno o due in una comunità salesiana, in cui fanno esperienza diretta della vita salesiana, partecipando in particolare alla preghiera, alla missione, alla vita fraterna con i salesiani. Vi è un programma per la loro maturazione che conduce al discernimento della loro vocazione. Cruciale per la riuscita di questa forma di aspirantato è l’equipe degli accompagnatori che, per la sua vicinanza e disponibilità ai candidati, è in grado di incidere molto sulla loro formazione. All’esperienza si possano anche aggiungere aspetti di integrazione culturale.
- Aspirantato “esterno”. Ci sono candidati che, per forza di circostanze sociali, culturali, politiche o familiari, non possono inserirsi immediatamente in una comunità. E’ il caso anche di giovani lavoratori. Pur vivendo nelle loro famiglie, essi formano parte di un gruppo vocazionale che segue un piano di formazione animato dai salesiani. Le modalità di accompagnamento del gruppo variano da luogo in luogo, ma generalmente si propende per incontri formativi di fine settimana presso una comunità salesiana vicina, diverse esperienze spirituali e pastorali lungo il cammino, e un tempo forte di formazione per la durata di 6 - 8 settimane presso una comunità salesiana.
- Aspirantato per vocazioni autoctone. Si tratta di un aspirantato per candidati di particolari etnie o minoranze, che prima di essere inseriti nel comune cammino di formazione di una Ispettoria a partire dal prenoviziato, necessitano di essere accompagnati con una specifica attenzione ai processi di inculturazione della fede e della vita salesiana. In alcune Ispettorie l’accompagnamento delle vocazioni autoctone deve essere ancora sperimentato; esso richiede un’apertura non solo da parte dei loro accompagnatori ma anche dell’Ispettoria che sarebbe interpellata ad accogliere un modo nuovo e diverso di vivere lo stesso carisma salesiano.

25.       Le forme indicate non esauriscono le modalità di aspirantato nella Congregazione, anzi si auspica che si cerchino nuove forme per rispondere alle situazioni dei giovani, in particolare per universitari, lavoratori, immigrati, autoctoni. Oggi è possibile avere in una Ispettoria due o più forme di aspirantato. Spetta ad ogni Ispettoria identificare il tipo o i tipi di aspirantato di cui ha bisogno per venir incontro alla diversità dei candidati e delle situazioni nel proprio territorio.

 

ORIENTAMENTI

26. Ogni Ispettoria “studi la possibilità di nuove forme di aspirantato per avere una o più comunità in cui realizzare l’accompagnamento vocazionale dei giovani candidati; preveda proposte vocazionali specifiche per i giovani immigrati di famiglie cattoliche o di minoranze etniche e per gli autoctoni; nel discernimento vocazionale tenga maggiormente conto dei criteri indicati dalla ‘Ratio’” (CG26 72).

27. Quali siano i Criteri di ammissione all’esperienza dell’aspirantato e quale sia il profilo di entrata del candidato, debbono essere determinati dall’Ispettoria: per esempio l’età dei candidati, la preparazione culturale, la durata dell’esperienza, le relazioni con famiglia, gli aspetti economici, ...

[ 1 ] L’espressione “vita consacrata salesiana” nel testo sta per “vita consacrata nella Congregazione salesiana”.

[ 2 ] Cost. 109.

[ 3 ] Reg. 17.

[ 4 ] FSDB 329.

[ 5 ] Cost. 6, 28, 37 e Reg. 9.

[ 6 ] L’articolo 16 dei Regolamenti parla di “centri di orientamento vocazionale”: essi “accolgono ed accompagnano i giovani che si sentono chiamati ad un impegno nella Chiesa e nella Congregazione. Questo servizio può essere svolto anche organizzando incontri locali o regionali, istituendo gruppi specifici o inserendo i giovani in qualche nostra comunità”. Per esempio le “scuole apostoliche” sono centri di orientamento vocazionale; lo sono i gruppi apostolici locali o i cammini vocazionali ispettoriali. L’orientamento vocazionale precede l’esperienza dell’aspirantato.

[ 7 ] Cf. FSDB 330.

[ 8 ] CG23, 94 e segg.

[ 9 ] Cf. FSDB, 55.

[ 10 ] CG23, 102.

[ 11 ] Cf. FSDB, 333 (testo rinnovato).

[ 12 ] CG23, 103.

[ 13 ] CG23, 152.

[ 14 ] Criteri e norme di discernimento vocazionale salesiano, n. 88.

[ 15 ] Criteri e norme di discernimento vocazionale salesiano, n. 89.

[ 16 ] Cf. FSDB 344.