Consiglio Risorse

Il servizio dei Salesiani in tempi di emergenza

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Direzione Generale Opere Don Bosco
    Via della Pisana 1111 – 00163 Roma

                     Il Rettor Maggiore

                 
Prot. 14/0020
Roma, 31 gennaio 2014

 

A tutti gli Ispettori e Superiori di Delegazione

Attingendo all’esperienza degli ultimi 10 anni maturata nelle emergenze globali affrontate dalle ispettorie salesiane, dalla Famiglia Salesiana o da altre Congregazioni della Chiesa Cattolica e agenzie internazionali a seguito di calamità naturali, guerre o violenza, desidero proporre in questa lettera alcune linee guida da seguire nei luoghi dove è presente la nostra Congregazione. Sono fiducioso che queste indicazioni ci potrebbero aiutare a praticare la solidarietà evangelica e servire in modo più efficace i nostri vicini in situazione di necessità.

Sulla base della nostra esperienza recente ci troviamo di fronte a diverse categorie di emergenza nel mondo. Alcune sono solo su scala locale o minore (1), alcune non toccano direttamente le nostre presenze (2), alcune sono emergenze continue di lunga durata (3). Con queste linee guida vorrei affrontare specialmente le emergenze di maggiori dimensioni che richiedono interventi impegnativi di solidarietà internazionale che si verificano in paesi o zone in cui i Salesiani sono presenti.

Tabella: tipologia di emergenza (che necessita di un coordinamento a livello centrale)

Diverse categorie
 di emergenza

Emergenza locale o minore

Emergenza internazionale o grave

Emergenza continua (violenza, guerra...)

Impatto immediato o diretto sugli SDB (o sulla Famiglia salesiana)

Non viene attivato nessun coordinamento

Attività coordinata
intrapresa secondo le
linee guida di questa
lettera (punto 5)

Viene attivato un
coordinamento
secondo le linee guida
di questa lettera
(punto 5)

Nessun impatto
diretto sugli SDB (o
sulla Famiglia Salesiana), ma siamo vicini al luogo del disastro

Non viene attivato nessun coordinamento

A seguito di raccolta
di informazioni, la
decisione viene presa
dal Rettor Maggiore

A seguito di raccolta
di informazioni, la
decisione viene presa
dal Rettor Maggiore

Gli SDB non sono
presenti nel paese (o
nella vicina area
geografica)

Non viene
attivato nessun coordinamento

Non viene
attivato nessun coordinamento

Non viene
attivato nessun coordinamento

 

Come missionari - discepoli di Gesù e figli di Don Bosco riteniamo importante:

1. Esserci

La prima e più importante linea guida per la risposta in situazioni di emergenza spetta alle comunità e istituzioni salesiane presenti nel luogo, zona o paese esposto all'emergenza. L'esperienza del passato dimostra che, nel rispondere ai disastri, la maggior parte delle vite vengono salvate dalla popolazione locale nei primi giorni successivi alla catastrofe. Nella nostra storia recente, ci sono stati numerosi esempi di singoli Salesiani, istituzioni e ispettorie che hanno risposto ai bisogni delle persone, la cui vita era stata distrutta da calamità naturali o dalle conseguenze della guerra. I salesiani del posto con i membri della loro Comunità’ Educativa Pastorale (CEP) hanno aperto scuole e istituzioni per fornire un riparo; salesiani in formazione si sono resi disponibili per servire la gente nel periodo immediatamente successivo a uno tsunami, un terremoto, un tifone o un conflitto etnico. Questa risposta rapida, compassionevole e generosa è stata in molti casi determinante. Nel bel mezzo di un disastro, per quanto limitate siano le nostre risorse, la nostra prima e più importante risposta deve avvenire a livello locale.

2. Fornire un servizio sia spirituale che concreto

Il nostro soccorso per le vittime di un’emergenza deve essere sia materiale che spirituale. Fornire aiuti finanziari e sostegno materiale è importante, ma non basta. La nostra presenza deve fornire consolazione, forza di guarigione e speranza del Vangelo. Deve essere efficiente, ma deve anche dare testimonianza al nostro essere discepoli del Signore compassionevole, anche e forse a maggior ragione in contesti multireligiosi e multiculturali, dove dobbiamo essere in rapporto di dialogo e di rispetto verso la fede altrui. Dobbiamo anche offrire counseling post trauma, dal momento che la sofferenza psicologica, causata dalla perdita dei propri cari e della casa, a volte è più drammatica della perdita materiale. Bisogna organizzare ed addestrare delle équipes per tali servizi, soprattutto in quelle ispettorie in cui è probabile che le emergenze si verifichino in maniera regolare - come può essere il caso per le aree soggette a tsunami, cicloni o siccità.

3. Lavorare insieme

Rapidi tempi di risposta alle emergenze di solito richiedono l’impegno coordinato di molte persone. Per fortuna, i disastri spesso suscitano molta generosità e persino eroismo in molti settori della popolazione e singole persone.

In modo particolare noi lavoriamo con i giovani, nei quali, specialmente in occasione di calamità naturali, emergono spesso idealismo, energia e generosità. Dovremmo essere pronti a collaborare umilmente e generosamente con gli altri nelle nostre immediate vicinanze: con la Chiesa locale, le organizzazioni locali della Caritas, i membri della Famiglia Salesiana, gli altri gruppi religiosi, le Organizzazioni non governative (ONG), così pure con gli uomini e le donne di buona volontà di altre fedi. La collaborazione si allarga a più ampio raggio fino a tutta la Congregazione Salesiana: le altre Ispettorie, le Conferenze Ispettoriali e le altre organizzazioni salesiane impegnate in questo campo (Procure Missionarie, Don Bosco Network, Ufficio Progetti e altre ONG). Se altri intervengono ad aiutare le vittime, evitiamo la concorrenza. Cosí ci prepariamo per aiutare le necessità non ancora
soddisfatte!

4. Condividere le informazioni

Quando si verifica un disastro in un luogo, i Salesiani, i nostri partner missionari laici e i membri della Famiglia Salesiana in altri luoghi vogliono sapere, per amicizia e preoccupazione fraterna, come stanno i loro fratelli nella zona colpita e come possono aiutare. In caso di emergenze gravi l’Ispettore della zona interessata dovrebbe mettersi in contatto direttamente con il Rettor Maggiore e il suo Consiglio, inviando relazioni aggiornate che possono includere richieste di aiuto, ove necessario. Al fine di raccogliere fondi e coordinare gli sforzi è fondamentale, per tutti i soggetti coinvolti, un’informazione rapida, precisa e chiara. L’ispettoria può anche rivolgersi ad agenzie salesiane (Ufficio Progetti, Procure Missionarie, ONG o Don Bosco Network) per essere aiutata nelle comunicazioni.

5. Essere aperti alla solidarietà e al coordinamento internazionale

Pur riconoscendo l'importanza dell'azione locale, non dobbiamo trascurare la solidarietà universale di tutta la Congregazione: dovremmo richiedere preghiera, sensibilizzare i media e i social network, cercare aiuto finanziario, inviare validi volontari o esperti di altri paesi o ispettorie.

La nostra esperienza nell’emergenza dimostra l'importanza cruciale di un coordinatore affidabile sul posto (personale SDB, Ufficio Progetti o altra persona idonea), nonché un chiaro coordinamento tra le rispettive agenzie esterne salesiane e non salesiane che non si trovano nella zona di emergenza.

Don Bosco Network e le grandi Procure Missionarie sono particolarmente preziose per la loro capacità di lavoro in equipe, con la ricchezza della loro lunga esperienza. Nel caso di un'emergenza globale vengono utili le “Procedure di coordinamento della risposta all’emergenza per membri del Don Bosco Network nelle 48 ore immediatamente successive al verificarsi di un’emergenza” (Don Bosco Network 2014). Spetta al Rettor Maggiore decidere se l'emergenza rientra nella categoria 'emergenza internazionale o grave' che va coordinata a livello di Congregazione (cfr. le tipologie evidenziate sopra).

6. Essere trasparenti

Trasparenza e responsabilità sono gli standard professionali internazionali richiesti in qualsiasi progetto relativo a tali situazioni di emergenza. L’ispettoria che è destinataria di un contributo assume questa responsabilità ed è consapevole del rispetto dovuto alle intenzioni dei donatori e della necessità di rendicontazione esatta durante l'intero processo.

7. Pensare a lungo termine

Spesso è necessario ancora per lungo tempo molto aiuto dopo la fase di emergenza immediata, nella seconda fase, quella della prima ripresa, o nella terza fase, quella del ripristino o della ricostruzione, dopo che altre agenzie hanno lasciato la zona del disastro o dopo che i media internazionali hanno perso interesse e si sono rivolti ad altri argomenti. Inoltre in situazioni di violenza prolungata (guerre, turbolenze sociali) che provocano spostamenti di masse di rifugiati, sono molto importanti campagne di sensibilizzazione e di advocacy.

8. Favorire la partecipazione locale e la consapevolezza basata sui diritti

Nella seconda e terza fase dobbiamo andare verso la partecipazione locale, cioè verso il coinvolgimento della popolazione locale nel proprio sviluppo sostenibile, nell’impostazione della giustizia e dell’istruzione basata sui diritti e nella difesa dei loro diritti da parte dei governi e dei movimenti per la pace (nelle aree di conflitto permanente). Le Procure Missionarie e le agenzie di finanziamento dovrebbero cominciare a finanziare maggiormente i programmi di partecipazione e di educazione della gente, aventi impatto di lunga durata. Nelle aree di emergenza frequente bisogna costituire e addestrare gruppi di risposta agli eventi calamitosi (unità di emergenza).

9. Adottare misure preventive per le emergenze

Ispettorie situate in particolari zone soggette a calamità (tifoni, tsunami, terremoti o conflitti etnici e guerra) dovrebbero essere dotate di adeguati strumenti (Gruppi di risposta alle emergenze) e procedure (Procedure per le situazioni di emergenza): Uffici Progetto (DOP ) o altre simili équipes ispettoriali in linea con il Sistema Preventivo di Don Bosco. Alcune delle nostre agenzie dovrebbero dedicarsi allo studio di misure a lungo termine per la riduzione dei rischi, o alla creazione di programmi di formazione per cambiare i comportamenti e limitare l'impatto delle catastrofi sulle persone, o ad aiutare a preparare e promuovere politiche più valide e sostenibili. Queste iniziative di prevenzione sono parte integrante ed importante del nostro servizio. Inoltre l’educazione ecologica nei nostri curricula aiuta a prevenire una serie di disastri naturali, come la distruzione causata da alluvioni, carestie o tsunami. È consigliabile che queste ispettorie creino Gruppi di risposta alle emergenze e relativo finanziamento durante i periodi di non emergenza. I governi locali spesso annunciano pacchetti di soccorso per le persone colpite che non li raggiungono a causa di corruzione burocratica e dell’incapacità dei poveri di accedere ad essi. Dovremmo istituire delle équipe affinché le persone colpite ottengano legalmente tutto ciò che è di loro diritto.

10. Garantire una transizione ragionevole dalla fase di emergenza alla fase di ricostruzione

Evitare l'impiego di fondi di emergenza per costruire strutture permanenti, ma procedere con calma e costruirle solo dopo il dovuto studio e la rilevazione dei bisogni reali, dell'utilità e della sostenibilità delle stesse.

(L'esperienza dimostra che tale costruzione affrettata di "strutture di risposta all’emergenza" non funziona, anche se giustificate da motivi di istruzione, occupazione o addestramento al lavoro per i giovani di queste zone. Solo dopo un lasso di tempo si è in grado di valutare sia i bisogni reali della gente e dei giovani che i servizi che i Salesiani possono o non possono fornire.)


Invito tutte le Ispettorie e le comunità salesiane a riflettere su questi orientamenti con lo scopo di passare all’azione e di implementarli. Prego affinché’ i Salesiani che affrontano i molti casi drammatici di sofferenza nel nostro mondo di oggi possano continuare ad offrire con umiltà e generosità la nostra compassione, solidarietà e servizio.

Vostro in Don Bosco


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Fr. Pascual Chávez V.,SDB
Rettor Maggiore