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Omelia del RM nella Solennità di Maria Ausiliatrice: Ecco il tuo figlio! Ecco la tua madre!

OMELIA - RETTOR MAGGIORE

 

Incontro dei vescovi salesiani -Ecco il tuo figlio! Ecco la tua madre!

 

Omelia nella Solennità di Maria Ausiliatrice
(Apc. 12; Gal. 4, 4-7; Gv. 19, 25-27)

24 maggio 2010,
Valdocco, Torino

 

Eminenze Reverendissime, Eccellenze, Fratelli e sorelle carissimi:

è gioia grande ed è consolazione del cuore, per il successore di don Bosco, vedervi riuniti qui, nella “Chiesa Madre” della Congregazione a celebrare, con la Famiglia Salesiana e con il Popolo di Dio, la Solennità di Maria Ausiliatrice. Nella prima Pentecoste Maria condivise vita e preghiera con gli apostoli; noi vogliamo oggi condividere vita e preghiera con Lei. Da Maria, tutti insieme, siamo condotti all’incontro con il Signore Gesù, morto e risorto, in questa Eucaristia.

Sono davvero molto contento di celebrare con voi questa eucaristia in occasione del centocinquanta anniversario della Fondazione della Congregazione e della Famiglia Salesiana, nel centenario della morte di don Rua e nel 125 anniversario della nomina e consacrazione episcopale di Mons. Giovanni Cagliero, primo salesiano vescovo e cardinale.

L’eucaristia è il momento più significativo per presentare il nostro “Grazie” al Signore per questi giubilei ed è bello che questo ringraziamento passi per le mani di Maria Ausiliatrice.

La sua presenza materna è un grande dono per il Mondo, per la Chiesa, per la nostra Congregazione e per tutta la Famiglia Salesiana.

Ecco dunque perché in questa circostanza particolare abbiamo voluto pregare attraverso di Lei, l’Ausiliatrice. Per far giungere il nostro grazie al Signore e, al tempo stesso, per ritrovare uno dei riferimenti più fecondi della nostra identità carismatica.

 

Maria nella esperienza di don Bosco

In modo forte, il nostro padre don Bosco ha avvertito la presenza di Maria! Nel 1871, durante gli Esercizi Spirituali a Lanzo, don Bosco dice ai suoi: “Solo in cielo potremo, stupefatti, conoscere ciò che ha fatto Maria Santissima per noi…e la ringrazieremo per tutti i secoli eterni”.[1] Sono parole sue, che esprimono bene lo spazio, veramente straordinario, che Maria ha occupato nella vicenda del nostro Fondatore.

Don Bosco è un prete divenuto educatore, nella vita del quale, molto presto e con continuità, Maria ha fatto irruzione in modo molto concreto e carismatico. Lui stesso, “meditando nel suo cuore gli avvenimenti mariani capitati nella propria vita”, si radicherà nella persuasione che Maria è una persona viva, vicina, che riempie la storia della Chiesa con la sua presenza e la sua opera.

La Madonna va così acquistando, sempre più chiaramente, agli occhi di don Bosco, i suoi tratti definitivi, quelli dell’Ausiliatrice, e lo conduce a crescere in un fortissimo senso della Chiesa.

Nel decennio 1865-75 La Congregazione salesiana viene approvata, l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice è fondato. Poi verrà l’inizio della avventura missionaria, l’ingresso delle Congregazioni salesiane in altri paesi d’Europa, l’organizzazione dei Cooperatori. Maria Ausiliatrice presiede a questa espansione mondiale, facendone comprendere il significato ecclesiale: la Famiglia Salesiana viene inserita nella missione della Chiesa universale e appare così nella sua vera identità.

Di questa forte sensibilità ecclesiale, maturata dal nostro padre don Bosco sotto la guida dell’Ausiliatrice, desidero ricordare tre manifestazioni che la evidenziano con chiarezza e divengono orientamento per noi.

La prima è la visione ecclesiale del nostro padre espressa nel quadro del Lorenzoni, dove in cielo appare la gloria di Maria circondata dai cori degli Angeli, degli Apostoli, dei profeti, e dei santi e in terra le grandi vittorie di Maria e i diversi popoli della terra nell’atto di invocarne l’aiuto. Don Bosco vede la Chiesa come strumento di salvezza nel cuore del mondo e nel cuore della Chiesa egli contempla Maria.

E’ un quadro di respiro ecclesiale! Ed è un appello a vivere la nostra appartenenza alla Chiesa con gioiosa cordialità; nell’operosità generosa di cui don Bosco ci è stato maestro, ma senza che mai venga meno la contemplazione dell’intimo rapporto tra la Chiesa terrena e la Chiesa celeste, patria meravigliosa, meta desiderabile, aiuto misterioso ed efficace per il nostro cammino quaggiù.

La seconda manifestazione è il sogno delle due colonne, raccontato ai giovani da don Bosco la sera del 30 maggio 1862.

La grande nave, che ha per timoniere il Papa, solca il mare in tempesta, è assalita e combattuta, ma giunge ad attraccarsi tra le due altissime colonne sulle quali stanno rispettivamente l’ostia eucaristica e la statua dell’Immacolata con la scritta “Aiuto dei cristiani”. Subito cessano gli attacchi e si fa una grande bonaccia.

La nave è – fin dagli inizi del cristianesimo – immagine della Chiesa. Ebbene, non c’è dubbio: per don Bosco, l’Eucaristia e Maria Ausiliatrice sono le due grandi devozioni che sostengono la Chiesa nella sua missione e la difendono dai pericoli. Quante volte egli ha raccomandato ai suoi giovani e ai Salesiani queste due devozioni insieme. A don Cagliero, appena partito per l’Argentina con i primi missionari, don Bosco scriveva: “Fate quello che potete: Dio farà quello che non possiamo fare noi. Confidate ogni cosa in Gesù Cristo sacramentato e in Maria Ausiliatrice e vedrete che cosa sono i miracoli”.[2]

Anche questo sogno ha una valenza ecclesiale di perenne attualità. In successione, Cristo Risorto, presente nell’Eucaristia, Maria assunta nella Gloria e a Lui associata nell’opera della salvezza, e il Papa pastore e centro visibile di unità nella fede, sono gli intramontabili punti di riferimento per la Chiesa di tutti i tempi. Lo sono per le nostre Congregazioni, per l’intera Famiglia salesiana. Lo sono per tutti noi, fratelli e sorelle. Lo sono per l’educazione dei giovani nella fede. Lo sono per una vita spirituale viva. Lo sono per l’efficacia della nuova evangelizzazione. Lo sono per l’autenticità del nostro senso di Chiesa, quello stesso che don Bosco ci ha lasciato in eredità e che si misura, prima di tutto, su questi punti di riferimento.

Infine la terza manifestazione che desidero rievocare oggi, è la nomina e consacrazione episcopale del primo vescovo salesiano, mons. Giovanni Cagliero (30 ottobre e 7 dicembre 1884).

Possiamo facilmente immaginare la gioia di don Bosco nel partecipare a quell’avvenimento. Egli vedeva la Congregazione radicarsi sempre più nella Chiesa, creduta e amata. Oggi, attraverso di voi, carissimi confratelli salesiani, Vescovi della Chiesa, il successore di don Bosco contempla, quanto queste radici siano divenute robuste e profonde. Ed è la gioia di don Bosco che si rinnova!

C’è una fecondità della Chiesa dal cui grembo, per opera dello Spirito santo, è nata la Congregazione. E c’è una fecondità della Congregazione nel servire la Chiesa attraverso il carisma salesiano.

Questa dedizione percorre strade diverse, conosce impegni svariati, ha per confini il mondo intero e giunge fino a quell’altissimo servizio che è il ministero episcopale.

Oggi sono 119 i vescovi salesiani dei quali 5 cardinali di santa Romana Chiesa. E’ onore grande, è legittima soddisfazione, è il frutto maturo della ecclesialità di don Bosco. Ma è anche, per tutta la nostra Famiglia, un invito pressante a divenire sempre più attenta, docile e pronta alla voce dell Santo Padre e dei Pastori della Chiesa.

 

Maria Ausiliatrice, Madre e Maestra»

La Madonna è stata per Don Bosco una presenza assai viva dal momento del “sogno dei nove anni”, nel quale Egli la accolse come madre e maestra sotto la cui disciplina si andò modellando il suo cuore di pastore dei giovani. Egli era solito dire: «Non possiamo errare: è Maria che ci guida».[3] In lui erano radicate alcune chiare convinzioni.

  • Che Maria gli era stata sempre vicina.
  •  Che come «ispiratrice e guida», lo aveva accompagnato, con segni visibili di benevolenza e di protezione, nella fondazione e nello sviluppo della Congregazione, dell’Istituto delle FMA e di tutta la Famiglia salesiana. «Tutto è opera della Madonna», esclamava. Essa è «fondatrice e sostenitrice delle nostreopere», nostra «guida» sicura.[4]
  • Che come «madre e maestra» lo aveva sempre sostenutocon la stessa premurosa bontà.[5]
  • Che era stata Lei a guidarlo, passo dopo passo, ad elaborare un progetto educativo universalmente valido perla formazione della gioventù: il Sistema Preventivo (cf. Cost 20).

Con tutto ciò possiamo ben dire, Carissimi fratelli, Carissime sorelle e carissimi giovani, che «il crescere, il moltiplicarsi e l'estendersi della Famiglia salesiana può e deve dirsi un’Istituzione di Maria SS.».[6]

A Maria noi ci riferiamo anche come “popolo in cammino”, come cristiani che ogni giorno affrontano il combattimento della vita cercando di interpretare la propria esistenza secondo il cuore di Dio, secondo il Vangelo di Gesù. In questo Maria ci è di grande aiuto e si propone a noi come modello da imitare. Vorrei qui richiamare alla vostra attenzione quattro lineamenti tipici che caratterizzano Maria come “Donna di Dio”. Atteggiamenti che costituiscono la sua bellezza più vera e che noi siamo chiamati a coltivare ed imitare:

  • la sua vita di fede, come capacità di apertura e di accoglienza della volontà di Dio, ben testimoniata nei vangeli, specialmente dall’Annunciazione;
  • la sua sollecitudine per i bisognosi, coloro che proprio a causa della loro povertà o abbandono hanno più bisogno di sperimentare che Dio li ama, come Essa fece visitando sua cugina o stando attenta a quanto succedeva nel banchetto di Cana;
  • la sua fedeltà nella prova, che è allo stesso tempo rivelazione che la salvezza si trova nella croce e partecipazione alla sofferenza, che Maria apprese e visse stando ai piedi della croce;
  • la sua gioia per le meraviglie operate dal Padre , avendo constatato la fedeltà di Dio alle sue promesse e le meraviglie realizzate in noi e, per mezzo nostro, nei giovani, che Maria plasmò nel canto del ‘Magnificat’.

Ebbene, a cosa ci chiama Maria?

Ancora una volta la Parola di Dio ascoltata proclama quanto è grande, profonda e decisiva la presenza di Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa. Ella è la collaboratrice per eccellenza del disegno salvifico del Padre accogliendo il Suo volere con una apertura incondizionata, che rende possibile l’incarnazione del Figlio di Dio. Ella è la prima credente e la discepola fedele fino alla morte in croce del proprio figlio mentre tutti gli altri lo hanno abbandonato, e perciò può diventare madre di credenti e maestra di discepoli. Ella, infine, rappresenta la forza salvatrice di Dio contro tutti quelli che sono ostili a Dio. Ecco quanto abbiamo sentito nelle letture!

Quando venne la pienezza del tempo Dio mandò il suo Figlio, nato da donna …” (Gal. 4, 4). L’incarnazione di Gesù nel grembo di Maria segna la “pienezza del tempo”, il punto culminante della salvezza, la piena solidarietà di Dio con l’Uomo per redimerlo assumendo fino in fondo la sua natura umana e tutte le vicissitudini umane fino alla morte in croce. Di questa salvezza Maria è, insieme con Gesù, primizia e prima collaboratrice.

Dall’alto della croce scendono le parole di Gesù: “Ecco il tuo figlio! Ecco la tua madre!” (Gv. 19, 26-27). La Chiesa nasce dal sacrificio di Cristo e subito riceve, insieme allo Spirito, colei che l’accompagna lungo il suo cammino tra gli uomini. Maria sarà Madre e Ausiliatrice della Chiesa fino alla fine della storia.

E’ una storia questa dove le forze del bene e del male si affrontano in aspro combattimento. La presenza della “donna vestita di sole” (Apc. 12, 1) è segno e garanzia di vittoria per “quelli che osservano i comandamenti e sono in possesso della testimonianza di Gesù” (Apc. 12, 17).

Non vorrei finire senza un breve ma sentito ricordo a don Rua; se don Bosco costruì il Santuario, don Rua lo fece abbellire, decorare e più di una volta! A don Rua noi Salesiani dobbiamo la recita quotidiana della preghiera di consacrazione a Maria Ausiliatrice dopo la meditazione. A don Rua, noi devoti di Maria Ausiliatrice, dobbiamo l’incoronazione dell’immagine di Maria, anche la processione della statua di Maria Ausiliatrice per le vie di Torino, voluta da lui per la prima volta nel 1901, e diventata rapidamente una tradizione bella e veneranda per la città e per tutto il Piemonte.

“In tutte le necessità – ha lasciato scritto il beato - troviamo in Lei (Maria SS.) la nostra avvocata; e si ha ancora da trovare chi invano sia a Lei ricorso. Dunque fortunati noi di essere figli di tal madre … Onoriamola, amiamola noi e facciamola amare dagli altri, adoperiamoci per farla conoscere come sostegno dei cristiani, e nelle necessità animiamoci ed animiamo gli altri a confidare in Lei, a  ricorrere come a sicuro presidio nelle malattie, nei rovesci di fortuna, nelle famiglie che sono in discordia, per impedire certi gravi scandali, nei paesi, nelle città… Ma se vogliamo farle un ossequio veramente gradito, procuriamo di prenderci una cura tutta speciale della gioventù … La nostra missione è questa in modo speciale”.[7]

Per don Rua, come per don Bosco prima, l’attaccamento filiale ed una sincera devozione a Maria Ausiliatrice porta con se, naturalmente, all’impegno per la salvezza della gioventù: chi si lascia ausiliare da Maria si converte, come Essa, in ausiliatrice dei giovani in necessità. È così che noi, discepoli e figli di don Bosco, facciamo che le nostre azioni nel servizio di Dio e a favore del prossimo, specialmente della gioventù, servano a rimembrare le virtù e la santità del nostro buon Padre, in guisa che ciascuno di noi sia di Lui copia fedele”.[8]

Mentre vi ringrazio di cuore per la vostra presenza, insieme a voi affido ancora una volta la Congregazione, l’intera Famiglia Salesiana, le vostre Curie o Diocesi e i giovani del mondo alla guida materna di Maria Ausiliatrice, e vi invito, a nome di don Bosco, a fare della sua devozione un elemento costitutivo della risposta vocazionale, un traguardo sempre presente nella nostra azione pastorale.

 

[1] MB X, 1078

[2] MB XI, 395.

[3] MB XVIII, 439

[4] Cf. MB VII, 334; XVIII, 439 c

[5] Cf. MB VII, 676

[6] MB VI, 337

[7] A. Amadei, Don Rua III 746.748.

[8] Don Rua, Lettere Circolari. Torino 1896, 62.

Don Pascual Chávez V., SDB
Rettor Maggiore