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Contenuti della disciplina religiosa

 2.1 I CONTENUTI DELLA DISCIPLINA RELIGIOSA

Don Gaetano SCRIVO
icario del Rettor Maggiore

Invitato dal Rettor Maggiore a «precisare praticamente» alcune esigenze della disciplina religiosa che appaiono più sostanziali nell'ora attuale, ritengo opportuno presentare i « contenuti » più significativi che danno uno spessore di concretezza - tanto apprezzata da Don Bosco - alla nostra disciplina religiosa.

1. Fedeltà alla Chiesa. Come salesiani vediamo nella Chiesa, popolo di Dio, la comunione di tutte le forze che operano per la salvezza, il loro centro di unità e di animazione. In particolare dobbiamo avere per il successore di Pietro venerazione e adesione speciale, per i Vescovi sincera carità ed obbedienza ... Collaboriamo sempre con la preoccupazione che il Corpo di Cristo crescca; riconosciamo come supremo superiore il Sommo Pontefice; accogliamo con docilità il suo magistero e aiutiamo i giovani e i fedeli ad accettarne gli insegnamenti (cfr Costo art. 44 e 128).

Questi due articoli costituzionali fissano in maniera inequivocabile un primo contenuto della nostra disciplina religiosa. Il Rettor Maggiore nel suo intervento, a conclusione della discussione sul secondo documento del CG21, lo ha illuminato con autorevolezza e incisività: «Penso che sia da recuperare un presupposto vitale e un'intuizione globale, diciamo cosi di ermeneutica salesiana, che precede e guida la capacità critica e l'analisi riflessiva; è un atteggiamento di virtù, un'inclinazione Connaturale del nostro particolare spirito, che comporta un'emblematica esperienza di fede nel ministero di Pietro; essa fu vissuta fortemente da Don Bosco, e l'abbiamo vista radicata permanentemente nella nostra tradizione come una delle colonne della triade spirituale del salesiano: la centralità familiare del l’Eucarestia, l'aspetto mariano della nostra spiritualità apostolica, e il realismo ecclesiale di adesione soprannaturale, cosciente e operosa al Papa» (CG21 228).

Accenno solo ad alcuni settori in cui il nostro impegno di fedeltà alla Chiesa è oggi particolarmente significativo, come risulta da recenti documenti del Magistero.

Nella sua prima Enciclica «Redemptor hominis» Giovanni Paolo II, dopo aver ricordato che « è verità essenziale, non soltanto dottrinale ma anche esistenziale, che l'Eucarestia costruisce la Chiesa, e la costruisce come autentica comunità del popolo di Dio », aggiunge: «E benché sia vero che l'Eucaristia fu sempre e deve essere tuttora la più profonda rivelazione e celebrazione della fratellanza umana dei discepoli e confessori di Cristo, non può essere trattata soltanto come un’occasione per manifestare questa fratellanza. Nel celebrare il sacramento del Corpo e del Sangue del Signore, bisogna rispettare la piena dimensione del mistero divino ... Di qui deriva il dovere di una rigorosa osservanza delle norme liturgiche e di tutto ciò che testimonia il culto comunitario reso a Dio stesso, tanto più perché, in questo segno sacramentale, Egli si affida a noi con fiducia illimitata, come se non prendesse in considerazione la nostra debolezza umana, la nostra indegnità, le abitudini, la routine o, addirittura, la possibilità di oltraggio» (n. 20).

L’invito che viene dal CG21 a rinnovare la nostra preghiera con «l’apertura a una equilibrata spontaneità e creatività sia personale che comunitaria, per superare il pericolo dell'abitudine e per venire incontro al desiderio di una maggiore autenticità» (n. 45) non può evidentemente giustificare improvvisazioni, banalità, leggerezze, ma deve attuarsi e accordarsi col dovere della piena osservanza delle norme liturgiche a cui ci richiama il Papa.

Nella stessa Enciclica viene inoltre ricordato un altro aspetto fondamentale dell’ascesi cristiana: «Nella Chiesa – si afferma – ... deve essere vivo il bisogno della penitenza ... Cristo, che invita al banchetto eucaristico, è sempre lo stesso Cristo che esorta alla penitenza, che ripete il "convertitevi" ... Negli ultimi anni è stato fatto molto per mettere in evidenza - in conformità, del resto, alla più antica tradizione della Chiesa – l’aspetto comunitario della penitenza, e soprattutto, del sacramento della Penitenza nella pratica della Chiesa. Queste iniziative sono utili e serviranno certamente ad arricchire la prassi penitenziale della Chiesa contemporanea. Non possiamo però dimenticare che la conversione è un atto interiore di una profondità particolare, in cui l’uomo non può essere sostituito dagli altri, non può farsi rimpiazzare dalla comunità ... La Chiesa, quindi, osservando fedelmente la plurisecolare prassi del sacramento della Penitenza - la pratica della confessione individuale, unita all'atto personale di dolore e al proposito di correggersi e di soddisfare – difende il diritto particolare dell’anima umana. È il diritto ad un più personale incontro dell’uomo con Cristo crocifisso che perdona, con Cristo che dice, per mezzo del ministro del sacramento della Riconciliazione: "Ti sono rimessi i tuoi peccati"; "Va', e d'ora in poi non peccare più". Come è evidente, questo è nello stesso tempo il diritto ad incontrarsi con ciascuno di noi in quel momento-chiave della vita dell’anima, che è quello della conversione e del perdono. La Chiesa, custodendo il sacramento della Penitenza, afferma espressamente la sua fede nel mistero della Redenzione, come realtà viva e vivificante, che corrisponde alla verità interiore dell’uomo, corrisponde all’umana colpevolezza ed anche ai desideri della coscienza umana. "Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati". Il sacramento della Penitenza è il mezzo per saziare l’uomo con quella giustizia che proviene dallo stesso Redentore ... E' certo che la Chiesa del nuovo Avvento, la Chiesa che si prepara di continuo alla nuova venuta del Signore, deve essere la Chiesa dell’Eucaristia e della Penitenza. Soltanto sotto questo profilo spirituale della sua vitalità e della sua attività, essa è la Chiesa della missione divina, la Chiesa in statu missionis, così come ce ne ha rivelato il volto il Concilio Vaticano II » (n. 20).

Troviamo in queste parole del Papa una eccezionale densità di motivazioni per accogliere l’orientamento operativo del CG21. «Ogni salesiano rinnovi il suo impegno di fedeltà al sacramento della Riconciliazione» (n. 60) per meglio cogliere il valore della pedagogia della Penitenza caratteristica di Don Bosco, che assicura «la continuità tra lo stile di avvicinare il ragazzo all’interno del processo educativo e quello che riesce a stabilire nel momento sacramentale» (CG21 93).

Su questo tema della nostra fedeltà alla Chiesa merita inoltre particolare attenzione il documento comune della S. Congregazione per i Religiosi e Istituti Secolari e della S. Congregazione per i Vescovi «Mutuae relationes ». Dopo una prima parte di breve sintesi dottrinale, vengono date direttive e norme, rivolte soprattutto alla pratica. Non possiamo né ignorarle né disattenderle, dal momento che – come afferma l’art. 33 delle Costituzioni – «la nostra missione si compie all’interno e al servizio delle Chiesa locali. Ci inseriamo con un lavoro specializzato nella pastorale di insieme, che ha nel Vescovo il suo primo responsabile e nelle direttive delle Conferenze episcopali la sua organizzazione a più largo raggio. Per la nostra azione quindi, una delle leggi principali è collaborare con i diversi organismi di apostolato e di educazione ».

Riporto dal «Mutuae relationes» due norme che mi sembrano più pertinenti nel contesto del nostro tema. «Le relazioni tra i Vescovi e i Superiori, affinché diano frutti di giorno in giorno più ubertosi, dovranno svolgersi sempre nel benevolo rispetto delle persone e degli Istituti, nella convinzione che i Religiosi devono dar testimonianza di docilità verso il Magistero e di obbedienza ai Superiori, e nella reciproca volontà di far si che gli uni non varchino i limiti della competenza degli altri.

Quanto ai Religiosi, che svolgono attività apostoliche al di fuori delle opere del proprio Istituto, è necessario che sia tutelata la sostanziale partecipazione alla vita di comunità e la loro fedeltà alle proprie Regole o Costituzioni: sul quale obbligo gli stessi Vecovi non manchino di insistere. Nessun impegno apostolico deve essere occasione di deflettere dalla propria vocazione» (n. 45-46).

2. Le Costituzioni. Respingendo l’accusa ingiustificata di giuridismo e superando una diffusa allergia a quanto può apparire «normativo», dobbiamo convincerci che il futuro della nostra esistenza religiosa è vincolato alle Costituzioni, non come a un insieme di ricette facili, ma come a una via che conduce all’Amore. Un senso vivo e autentico delle Costituzioni lo acquisteremo nella misura in cui le guarderemo in una triplice prospettiva, che ci fa percepire chiaramente il loro insostituibile ruolo.

In prospettiva evangelica, le Costituzioni contengono una «lettura salesiana del Vangelo » da cui deriva una maniera salesiana e una via sicura per viverlo: «Docili allo Spirito Santo e attenti ai segni che Egli ci dà attraverso gli eventi, noi prendiamo il Vangelo come regola suprema di vita, le Costituzioni come "via sicura" » (Cost. art. 91). Esse costituiscono uno strumento specifico per noi per interpretare rettamente la volontà di Dio nei molteplici segni in cui viene manifestata, segni che non sempre sono di facile e chiara lettura (cfr CGS 630).

In prospettiva carismatica le Costituzioni derivano da un dono dello Spirito Santo, che ha voluto arricchire la Chiesa con il carisma di Don Bosco Fondatore. Sono quindi il parametro della nostra identità, in quanto delineano con autorità e certezza il volto proprio della nostra vocazione.

Il Rettor Maggiore, nel suo discorso di chiusura del CG21 cosi si è espresso: «(Le Costituzioni) precedono in valore vocazionale e giudicano le nostre pluriformità; sono una piattaforma di unità, che precisa il comune spirito e i comuni obiettivi, e che delimita il servizio sia dell’autorità che delle iniziative della creatività. Solo la S. Sede, il CG e il Rettor Maggiore con il suo Consiglio possono interpretare autenticamente le Costituzioni (cfr Costo 199); quindi non sarebbe legittimo un pluralismo che le antecedesse in valore vocazionale o che volesse manipolarle in questo o in quel senso secondo la mentalità più di moda» (CG21 581 ).

In prospettiva ecclesiale le Costituzioni indicano e difendono le componenti essenziali della nostra missione nella Chiesa. Il progetto apostolico di Don Bosco è sorto per iniziativa divina. «La Chiesa ha riconosciuto l’azione di Dio soprattutto approvando le nostre Costituzioni e canonizzando il Fondatore» (Cost. art. 1). Le Chiese locali in cui operiamo attendono che noi ci inseriamo vitalmente in esse per rendervi presente la testimonianza propria dei figli di Don Bosco: «essere, con stile salesiano, i segni e i portatori dell'amore di Dio ai giovani, specialmente ai più poveri» (Cost. art. 2).

Un inserimento che perdesse questo orientamento sarebbe una deformazione della nostra identità e insieme un impoverimento per la stessa Chiesa locale.

In questa triplice prospettiva il CG21 afferma: «Vivere le Costituzioni è quindi - per ogni salesiano - un atto di fede in Gesù Cristo e nel suo Vangelo, un impegno di fedeltà a una vocazione ricevuta come dono nella Chiesa ... » (CG21 378).

In occasione del Centenario dell’approvazione delle nostre Costituzioni, D. Ricceri scrisse una lettera che è più che mai attuale: rimando ad esso per una sintesi del pensiero di Don Bosco e dei suoi successori circa la Regola (ACS 279, aprile-giugno 1974).

Qui concludo con le parole di Don Bosco: «Se mi avete amato in passato, continuate ad amarmi in avvenire colla esatta osservanza delle nostre Costituzioni» (MB 17, 258).

3. I Regolamenti generali. È evidente che le Costituzioni non possono prevedere tutte le situazioni e i problemi che la vita, nel suo dinamismo storico, pone continuamente a un religioso e a una comunità. A questo dato di fatto – entro i limiti realisticamente possibili – vogliono rispondere i Regolamenti generali. Che essi rientrino tra i contenuti della disciplina religiosa lo si ricava chiaramente dal n. 381 del CG21: «I Regolamenti generali rappresentano l’insieme delle disposizioni che traducono in norme adatte alle situazioni mutevoli gli elementi generali della "Regola di vita". Essi contengono perciò le applicazioni concrete e pratiche di interesse universale, quindi valide da praticarsi in tutta la Congregazione ... Dal punto di vista giuridico, i Regolamenti formano con le Costituzioni un unico corpo vincolante, in quanto partecipano della stessa caratteristica di legge anche se per la materia che contengono o per volontà esplicita del legislatore possono avere diverso carattere obbligante» (CG21 381).

4. Le decisioni dei Superiori nelle loro rispettive sfere di competenza. E' l'ultimo contenuto della disciplina religiosa a cui desidero accennare. Don Bosco volle una Congregazione in cui ciascuno fosse «disposto a fare grandi sacrifici ... non di sanità, non di macerazioni e penitenze, non di astinenze straordinarie in cibo, ma di volontà» (MB 7, 47: discorso di Don Bosco ai primi collaboratori).

D’altra parte D. Caviglia scrive: «So di poter affermare che Don Bosco, pur esigendo una disciplina amorevole di cristiano e di religioso, rispettò – al massimo grado compatibile con quella – la volontà dei suoi e delle loro idee, lasciando, direi, molta e molta aria intorno ad ogni persona» (Don Bosco: pago 169 e 25).

Il CGS nel documento 12 ha delineato il rinnovamento dell'obbedienza salesiana oggi sulla base delle indicazioni conciliari, in risposta ai segni dei tempi e sulla linea del pensiero e del modo di fare di Don Bosco. Non sono mancate però interpretazioni tendenziose, deduzioni arbitrarie, e qualche incertezza su alcune formulazioni di quel documento e di qualche relativo articolo costituzionale e altre deficienze di natura pratica.

Nella sua opera di verifica, il CG21 circa l’obbedienza si rifà alla Relazione del Rettor Maggiore D. Ricceri: «C’è nei confratelli una grande disponibilità: l’enorme maggioranza dei salesiani, anche in casi di obbedienze che a volte diventano eroiche ..., dimostra una disponibilità edificante fatta di amore e di fede. Colgo anzi l’occasione per esprimere a questi generosi confratelli tutta la gratitudine della Congregazione. Finché ci saranno di tali uomini nelle nostre file, possiamo guardare con speranza e fiducia al domani» (RRM 122).

Il Capitolo tuttavia riconosce che «vi sono anche deficienze: manchevolezze e storture si trovano più sul piano della pratica che su quello delle idee. Si rileva, infatti, una certa insensibilità alla solidarietà operativa, la tendenza fuorviante a operare da soli e secondo linee individualistiche, la sensazione che l’agire in comunità e insieme alla comunità sia un freno e un impedimento. Si rileva anche l’incomprensione della natura stessa evangelica dell’autorità e dei suoi ruoli per la comunione fraterna. La credibilità della testimonianza richiede che si viva la sostanza della fede come obbedienza a Dio e personale partecipazione alla morte e alla vita di Cristo, e si riconosca l’urgenza delle mediazioni per giungere fino a Lui: la mediazione della Chiesa, degli uomini, della fraternità. E ciò nello spirito e nelle forme rinnovate dei rapporti della vita comunitaria e di obbedienza, nel dialogo, nella corresponsabilità e nella collaborazione a tutti i livelli» (CG21 41).

Tenendo conto di tale situazione, il CG21 ha ritenuto opportuno ribadire e chiarire quanto già aveva detto il CGS sull'obbedienza religiosa oggi. Lo ha fatto in due momenti. Anzitutto nel documento fondamentale « I salesiani evangelizzatori dei giovani », quando specifica il ruolo del direttore nell'animazione della comunità per l'evangelizzazione, stabilendo anche un ordine di priorità nelle funzioni assegnate al Direttore: servitore dell'unità che cura l'identità salesiana; guida pastorale della missione salesiana, che attua il triplice ministero di maestro della Parola, di santificatore attraverso i Sacramenti e di coordinatore dell'attività apostolica; orientatore degli impegni di educazione e di promozione umana demandati alla sua comunità nel settore pedagogico e scolastico, culturale e sociale, e associazionistico; primo responsabile della gestione gobale dell'opera (economia, struttura, disciplina, relazioni pubbliche, edilizia (cfr CG21 52). Per questi suoi compiti «possiede indubbiamente vera autorità religiosa in confronto di tutti i suoi fratelli» (CG21 54).

« Da parte sua ogni confratello dimostrerà concretamente il suo desiderio di fare comunità partecipando attivamente e secondo il ruolo alle iniziative proposte per l'animazione comunitaria, in uno spirito di corresponsabilità, superando atteggiamenti di assenteismo e di passività. E' la partecipazione attiva, infatti, e la corresponsabilità di tutti che assicurano una animazione organica alla comunità perché possa maturare il progetto di vita professato. Nei casi in cui, anche dopo un dialogo aperto e paziente, persistessero contrasti tra i punti di vista personali e le decisioni del Superiore, il confratello accetterà l'obbedienza con l'atteggiamento dell'uomo adulto nella fede, «ricordando l'esempio di Cristo obbediente per il Regno» (CG21 57).

Questi orientamenti hanno portato il Capitolo, in un altro momento, a riformulare l’articolo 94 delle Costituzioni (CG21 392), in modo da meglio evidenziare sia l’importanza della corresponsabilità sia il servizio dell'autorità. «Questo - commentava nell’intervento conclusivo il Rettor Maggiore - ci aiuterà l ricordare che il voto di obbedienza non lo abbiamo fatto alla comunità ma al Superiore, a cui ci si sottomette in spirito di fede» (CG21 580).

Quanto qui è detto del Direttore, mi sembra ovvio che debba essere applicato analogamente al ruolo dell'Ispettore nei confronti della Comunità Ispettoriale.

A livello poi di tutta la Congregazione basti citare due penderei fondamentali di Don Bosco. Nel suo testamento spirituale leggiamo: «Il vostro Rettore è morto, ma ne sarà eletto un altro che avrà cura di voi e della vostra eterna salvezza. Ascoltatelo, amatelo, ubbiditelo, pregate per lui, come avete fatto per ne ». In un’importante conferenza ai Direttori, dopo la presentazione del primo testo delle Costituzioni, così si esprimeva: (Tutti diano una mano al Rettor Maggiore, lo sostengano, lo aiutino in ogni modo, si faccia da tutti un centro unico intorno a lui», e subito soggiunge: «Il Rettor Maggiore poi ha le Regole; da esse non si diparta mai, altrimenti il centro non resta più unico ma duplice, cioè il centro delle Regole, e quello della sua volontà. Bisogna invece che nel Rettor Maggiore quasi si incarnino le Regole: che le Regole e il Rettor Maggiore siano come la stessa cosa» (MB 12, 81).

Don Bosco ci rivela così una vera «passione» per l’unità: tra il suo carisma di Fondatore, il Rettor Maggiore e le Costituzioni, egli stabilisce una identificazione che assicura un centro vitale di unità per tutta la Famiglia Salesiana.