
Cari amici,
oggi l’oratorio ha le dimensioni di una città.
Le grandi città sono una delle frontiere più urgenti della missione. In esse incontriamo giovani ricchi di sogni e possibilità, ma anche segnati dalla solitudine, dall’anonimato e dalla ricerca di senso. Proprio lì, nel cuore della vita quotidiana, Dio ci attende.
Come Famiglia Salesiana siamo chiamati a essere una presenza che ascolta, accompagna e costruisce comunità. Don Bosco ci ha insegnato che ogni giovane porta nel cuore un seme di bene, che ha bisogno di essere accolto e accompagnato per poter fiorire.
Evangelizzare nella città significa costruire ponti dove c’è distanza, generare incontri dove prevale l’indifferenza e offrire speranza dove molti hanno smesso di credere nel futuro. Con creatività missionaria e cuore salesiano, continuiamo a rendere visibile l’amore di Cristo nei nuovi cortili in cui vivono e sognano i giovani di oggi.
Maria Ausiliatrice ci accompagni in questo cammino.
▀ Don Rafael Bejarano SDB
Consigliere Generale per la Pastorale Giovanile
Durante una recente visita a Manaus, capitale dell’Amazzonia brasiliana, ho incontrato i “missionari urbani”: giovani e adulti che annunciano il Vangelo in questa metropoli di 2,5 milioni di abitanti. Alcuni li hanno accolti con gioia; altri li hanno respinti. Questa è la realtà dell’evangelizzazione nelle grandi città di oggi. Più della metà dell’umanità vive oggi in aree urbane caratterizzate da diversità, mobilità, connettività tecnologica e profonde disuguaglianze sociali. Quando il Consiglio Generale ha incontrato Papa Leone XIV, egli ci ha incoraggiato a continuare ad annunciare il Vangelo con coraggio in queste megalopoli, sviluppando una «pastorale urbana» in grado di comprendere il linguaggio, la cultura e le sfide degli abitanti delle città.
Lì, molti giovani vivono la solitudine e la frammentazione. Molti sono indifferenti alla fede o semplicemente «dormienti» da questo punto di vista. Eppure, molti altri sono alla ricerca di senso, amicizia, appartenenza, speranza e luce. Papa Leone non si stanca mai di esortarci a diventare una Chiesa missionaria. Evangelizzare le città di oggi richiede una Chiesa che vada oltre i propri edifici e si renda presente nelle famiglie, nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro, sui social network, nei centri culturali e, soprattutto, tra coloro che vivono ai margini della società. Oggi non c’è bisogno di attraversare oceani o deserti per essere missionari: basta uscire dalle nostre case, dalle nostre comunità e dalle nostre scuole per incontrare bambini e giovani vulnerabili che hanno bisogno della gioia del Vangelo. Evangelizzare significa creare spazi di incontro dove i giovani possano sperimentare l’amore e la misericordia di Dio. Laddove molti si sentono anonimi e isolati, le nostre comunità cristiane e salesiane possono diventare luoghi di appartenenza e di fraternità, aprendo percorsi verso la fede e la santità.
Questa sfida richiede creatività, coraggio e collaborazione. Insieme – Chiesa locale, Famiglia Salesiana, laici, educatori, genitori e giovani – siamo chiamati a portare il Vangelo nel cuore della vita urbana attraverso la comunione e il servizio. Non lasciamoci sfuggire questa occasione!
▀ Don Jorge Crisafulli SDB, Consigliere Generale per le Missioni
Cari Peter e Jean, voi vivete e lavorate in grandi città. Qual è la sfida più grande quando cercate di instaurare relazioni autentiche con i giovani che le abitano?
PT: È difficile entrare in profondità nelle loro vite perché trascorrono gran parte del tempo utilizzando dispositivi tecnologici. Vivono nel loro piccolo mondo, dove un flusso costante di informazioni di ogni tipo cattura la loro attenzione. Questo li allontana gradualmente dalle relazioni autentiche. Di conseguenza, si sentono soli nella loro vita.
JK: Il contesto in cui viviamo e lavoriamo nel sud del Brasile ci pone di fronte a una sfida fondamentale: quella di raggiungere i giovani nel cuore di una realtà caratterizzata da ritmi frenetici, disuguaglianze e, talvolta, da una profonda solitudine. Creare legami autentici richiede una presenza vicina, semplice e gioiosa, capace di ascoltare, dialogare e accompagnare, come sottolinea l’Evangelii Gaudium.
Don Bosco incontrava i giovani nelle strade e nelle piazze del suo tempo. Quali sono le nuove “strade e piazze” delle città di oggi, e quali approcci creativi funzionano davvero nel vostro contesto?
PT: Si tratta, ad esempio, delle lezioni o dei circoli in cui possono condividere (idee e talenti); del cortile dove possono divertirsi; dei social media attraverso i quali manteniamo i contatti. In ogni momento, i giovani escono dalla solitudine quando si sentono considerati affidabili, apprezzati e accompagnati dai salesiani. Nella mia missione, un approccio competitivo nelle attività sportive e musicali si rivela efficace.
JK: Le «strade» di oggi sono i social network, le scuole, i centri urbani e le periferie esistenziali. Nel nostro contesto, una presenza educativa, familiare e accogliente, ispirata alla Magnifica Humanitas, permette di conquistare la fiducia dei giovani e di aprire i loro cuori al Vangelo.
Cosa direste a un giovane salesiano che sta iniziando la sua missione in una grande città — magari sentendosi sopraffatto o insicuro?
PT: Prima di essere accettati, accettate voi stessi con rispetto, perseveranza, pazienza, gioia ed entusiasmo. Investite nella vostra crescita personale e sviluppate i vostri talenti, soprattutto tenendovi al passo con le tendenze moderne e la realtà.
JK: A un giovane salesiano direi: coraggio e fiducia! Inizia con l’essere presente, disponibile e autentico. Qui i giovani cercano testimoni credibili. Con Don Bosco, credi sempre nella forza della vicinanza, della bontà e della gioia.