Dicasteri

Cagliero11 e Intenzione Missionaria Salesiana, Gennaio 2023

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Per gli educatori

Per l’educazione dei giovani sloveni nello stile di Don Bosco

Preghiamo perché gli educatori siano testimoni credibili, insegnando la fraternità anziché la competizione e aiutando in particolare
i giovani più vulnerabili.      

[Intenzione di preghiera di papa Francesco]

CAGLIERO11_169, GENNAIO 2023

Cari Amici,

Non c'è dono più grande che quello di sentirci chiamati da Gesù a partecipare, insieme a molti, alla sua sempre affa-scinante missione di rendere presente il suo amore per le persone che ogni giorno incontriamo sulla nostra strada.

Trovarci di fronte a questo dono ci permette di rico-noscere la gratuità dell’amore del Signore per ogni sua creatura e, allo stesso tempo, ci impegna, come educatrici ed educatori, a vivere ogni giorno da persone innamorate della vita, impegnate a rendere visibile quell’amore che accende i cuori, spinge a celebrare la gioia dell’incontro con l’altro, accresce la spe-ranza, apre gli occhi alla scoperta di quella bellezza e semplicità che riempie l’esistenza di senso e meraviglia. Vi auguro che questa certezza ci spinga sempre a metterci in cammino!

▀ Suor Ruth del Pilar Mora
Consigliera Generale delle missioni delle Figlie di Maria Ausiliatrice

Per l’educazione missionaria dei giovani nello stile di Don Bosco

Nella tradizione salesiana le missioni e l’educazione dei giovani sono collegate in tre modi che si completano a vicenda. Quando don Bosco doveva dare delle indicazioni sul metodo missionario ha fatto la scelta di aprire collegi e case di educazione, attirando i giovani con la bontà e la simpatia salesiana. Successivamente all’educazione dei figli, i Salesiani avrebbero iniziato a parlare di religione anche con i genitori. Nella visione di Don Bosco, le missioni sono in grado di avere un impatto su tutta la società perché gli stessi giovani ben istruiti cristianamente andranno poi a portare la buona novella ai membri della propria tribù, nazione o cultura, i quali volentieri accetteranno la parola di Dio da tali predicatori.

La scelta missionaria plasmava anche la vita delle scuole salesiane. Il Rettor Maggiore Filippo Rinaldi ricordava ai salesiani: “Continuate a coltivare questo spirito missionario nelle case salesiane perché porta dei frutti eccellenti a beneficio degli alunni medesimi. Una passione apostolica e missionaria è uno dei mezzi più efficaci per formare il cuore dei giovani ad affetti elevati e santi, distogliendoli dai sentimentalismi egocentrici. Inoltre, è un mezzo che ricorda loro la realtà della vita e le povertà di questo mondo, fa loro apprezzare il bene di aver ricevuto un’educazione cattolica, alla luce e nella civiltà del Vangelo, e li anima così a corrispondere alla vocazione di una vita spesa per gli altri.

Allo stesso tempo, in un’altra parte del mondo, il missionario Vincenzo Cimatti confidava, in una sua lettera, la necessità di lasciarsi educare e trasformare dalla missione affidata: “Più ameremo le persone alle quali siamo inviati, più ci faremo in tutto simili a loro, il che, a mio modo di vedere, non è stato ancora raggiunto dai missionari passati e presenti. Se questo non si attua sono certo che la conversione del Giappone sarà di là da venire ancor per molti secoli… Ma è certo che finché il nostro spirito non sarà giapponese, non riusciremo.”

In sintesi:

  • L’educazione è il metodo missionario,
  • La missionarietà educa tutti i giovani,
  • I primi ad essere educati sono i missionari!

Don Michal Vojtáš, SDB,

Vicerettore dell’Università Pontificia

Salesiana (UPS) di Roma

I SALESIANI VIETNAMITI

Caro confratello, cosa ti piace di più della Slovenia e degli sloveni?

JH: Quello che mi piace di più in Slovenia sono le persone. Le persone qui sono aperte, amichevoli, premurose e gentili, soprattutto i confratelli salesiani. All'inizio, quando sono arrivato qui, era tutto strano per me, ma loro sono stati pazienti nel guidarmi, nell'amarmi e nel prendersi cura di me in modo che io potessi integrarmi bene. Sono diventati i miei modelli e i miei missionari.

VL: La Slovenia è un piccolo paese dell'Europa centrale, ma è benedetto da molti bei paesaggi, laghi, scenari spettacolari, siti storici e così via. Questo mi rende interessato e amo la sua natura. Gli sloveni sono di mentalità aperta e disponibili, specialmente i giovani sono tanto attivi e gentili. Questo mi fa sentire a casa e a mio agio quando incontro, comunico e lavoro con loro.

Per quanto riguarda lo stile salesiano, qual è la più grande differenza tra Vietnam e Slovenia?

JH: Direi il ruolo dei salesiani nei programmi educativi. Nella maggior parte dei programmi per giovani, i salesiani sloveni agiscono come sostenitori e accompagnatori piuttosto che come animatori. In Vietnam, invece, i salesiani svolgono il ruolo di leader e svolgono un ruolo chiave in gran parte del programma.

VL: La più grande differenza tra il Vietnam e la Slovenia è la modalità di educazione. I salesiani sloveni rendono i giovani protagonisti e molto attivi, mentre in Vietnam prestano maggiore attenzione ad aiutare i ragazzi a vivere una vita di sacrificio e di servizio. Oltre a creare molte attività per i ragazzi, i salesiani del Vietnam sottolineano fortemente anche la preghiera e la Messa quotidiana. Anche per questo il Vietnam ha ancora molte vocazioni e molti giovani vorrebbero essere religiosi o seminaristi della diocesi.

Qual è l'aiuto più grande che stai ricevendo per integrarti e per crescere nella realtà salesiana slovena?

JH: Per me, la prima cosa più importante è l'umiltà e la semplicità, tornare ad essere come un bambino per essere pronto ad imparare, accettare e diventare parte della famiglia salesiana slovena.

VL: Ho bisogno di una comunità con dei confratelli che costantemente pregano, rispettano, condividono e vivono l'amore fraterno con gli altri. Se questo è presente, credo che tutti i confratelli saranno uniti e vivranno nello stesso spirito di Don Bosco.