Dicasteri

Cagliero11 e Intenzione Missionaria Salesiana, Ottobre 2022

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Per una chiesa aperta a tutti

Per il dialogo e la comprensione nell'Ispettoria Salesiana e nella Chiesa in Cile

Preghiamo per la Chiesa; sempre fedele e coraggiosa nella predicazione del Vangelo, la Chiesa sia una comunità di solidarietà, fraternità e accoglienza, sempre viva in un clima di sinodalità. 
[Intenzione di preghiera di papa Francesco]

CAGLIERO11_166, OTTOBRE 2022

Cari amici,

Nel mese di luglio, nella regione del Cono Sud, si sono svolte diverse esperienze missionarie con adolescenti e giovani legati al Movimento Giovanile Salesiano. I vari gruppi giovanili e le diverse esperienze missionarie inserite nel progetto del Volontariato Missionario Salesiano sono un bel modo per presentare ai giovani il vero volto della Chiesa “in uscita”: una realtà ecclesiale aperta e accogliente, in cui si promuove la comunione e la partecipazione.

La prospettiva missionaria della Pastorale Giovanile contribuisce a una cultura della solidarietà e della testimonianza dell'amore di Dio per le persone più diverse, specialmente per i giovani più vulnerabili. Si tratta di assumere la dimensione missionaria della propria vita, che scaturisce dall'incontro con Gesù e si nutre dell'esperienza della Spiritualità Giovanile Salesiana. Tali esperienze missionarie sono terreno fertile per la maturazione e il discernimento vocazionale dei nostri giovani.

▀ Don Sérgio Ramos de Souza, SDB Coordinatore Regionale per l'Animazione Missionaria, Regione Cono Sud

Missionari: Profeti, non Messia

Dopo la risurrezione di Gesù, egli ordinò ai suoi discepoli di andare, fare discepoli, battezzare e insegnare con la certezza che sarebbe stato sempre con loro (Mt 28,18-20). Il comando di Gesù a tutti i suoi discepoli ci porta a capire che con il nostro battesimo siamo discepoli missionari inviati a condividere il Vangelo con tutte le persone in ogni occasione. Infatti, la missione di condividere il Vangelo e di offrire loro il dono del battesimo fa parte della nostra identità di cristiani.

L’apostolo Paolo è considerato il più grande missionario che ha fondato comunità cristiane in varie parti dell'Asia, a Roma e in Spagna. Ma questo significa che ogni cristiano è chiamato a essere un missionario fuori dal proprio paese? Atti 13, 2-3 potrebbe fornirci un indizio: “Mentre adoravano il Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: ‘Riservate per me Barnaba e Saulo per l'opera alla quale li ho chiamati’. Poi, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li fecero partire”. Così, mentre tutti i cristiani dovrebbero avere l’ardore di condividere il Vangelo, alcuni sono chiamati a uscire dal loro Paese o dalla loro cultura, mentre altri sono chiamati a rimanere e a condividere il Vangelo nel loro Paese d’origine.

‘Missione’ deriva da una parola latina che significa "inviare". Il missionario è colui che viene "inviato" per condividere, comunicare e proclamare il dono della fede e del battesimo. Il luogo non ha importanza. Potrebbe essere in qualsiasi continente o paese.

Nella Bibbia un profeta era colui che parlava in nome di Dio e con la sua autorità (Es 7,1). La sua missione è ricordare al popolo di Dio di essere fedele al suo impegno. Ogni missionario è un profeta, inviato a raccontare alle persone la salvezza di Dio attraverso Gesù Cristo.

Se un missionario non fa di questo la sua priorità, allora è solo un operatore sociale o un fornitore di servizi sociali, non diverso dalle varie organizzazioni umanitarie. Oggi la stragrande maggioranza delle persone associa immediatamente il lavoro missionario all'Africa, al lavoro sociale o alle foreste e alle giungle. Questa idea non è sbagliata, ma è troppo ristretta e non comprende pienamente tutto ciò a cui il missionario è chiamato. Inoltre, comporta il rischio che il missionario si preoccupi troppo di provvedere ai loro bisogni, come il messia che il popolo ebraico voleva che fosse Gesù.

In effetti i missionari sono profeti, non messia!

 Don Alfred Maravilla, SDB

Consigliere Generale per le Missioni Salesiane

COME SI VIVE ”L’USCITA MISSIONARIA” IN CILE

Caro don Claudio, papa Francesco ci ricorda spesso che la Chiesa deve essere aperta a tutti. Com'è la situazione in Cile da questo punto di vista?

Attualmente la Chiesa è in cammino di discernimento verso un'assemblea ecclesiale che ci sarà ad ottobre e avanza nel processo sinodale convocato da Papa Francesco per il 2023: “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”. In questo processo sono mostrate alcune sfide che segnano il cammino della Chiesa cilena nei prossimi anni, come le relazioni interpersonali, colpite da abusi, il clericalismo, il ruolo secondario delle donne e la scarsa partecipazione giovanile, nonché la proposta di un percorso di maggiore profondità e maturità intorno alla centralità della grazia battesimale.

L'impegno apostolico è cresciuto tra i più vulnerabili, che, in mezzo a situazioni di costante fragilità, sono stati ancor più colpiti dopo il flagello della pandemia. La chiesa si è distinta come parte della rete di sostegno a migliaia di migranti, a coloro che non hanno un tetto sopra la testa e a persone private della libertà.

Un altro tema prediletto dal Papa è “l'uscita missionaria”. Come risponde la vostra Ispettoria Salesiana a questo atteggiamento?

Con un costante atteggiamento di servizio tra i giovani più poveri del Paese, facendo sì che le presenze salesiane siano al servizio delle famiglie e delle classi popolari con proposte educative gratuite e di qualità.

Inoltre, l'apertura a nuove realtà, come il mondo universitario, e stabilirsi in settori sempre più vulnerabili attraverso cortili aperti con attività complementari alle loro alternative formali, che siano inseriti nei territori.

Cosa si potrebbe fare per favorire il dialogo tra noi, i membri della Famiglia Salesiana, e i giovani fuori dalla Chiesa?

La parola chiave è: presenza senza la distanza del giudizio. Essere presenti al di là degli interessi intraecclesiali. Nonostante vi sia un divario crescente tra i giovani e la Chiesa, la spiritualità salesiana ha una qualità unica che permette di ridurre questa distanza: entrare in empatia con le loro ricerche e i loro bisogni superando interessi di reclutamento, senza un giudizio preventivo che accresca la sfiducia tra giovani e adulti.