Famiglia Salesiana

GFS 2014: Testimonianza e domande al Rettor Maggiore




Testimonianza e domanda

Luisa Bertiato

Buon pomeriggio a don Pascual Chávez e a Voi tutti fratelli e sorelle della Famiglia Salesiana!
Mi chiamo Luisa Bertiato e sono nata a Mestre il 02 aprile 1981, lo stesso giorno di Domenico Savio, da Gianni e Sandra, due salesiani genitori cooperatori. Sono la maggiore di 4 fratelli: Francesco, 31 anni, Maria, 27 anni, e Angela, 23 anni.

Sono laureata in Scienze dell’Educazione-Pedagogia e in Servizio Sociale: sono un educatore e faccio l’assistente sociale! Lavoro per una Fondazione privata che si occupa principalmente degli orfani di medici, farmacisti e veterinari che sono stati contribuenti della Fondazione. Nello specifico mi occupo dei ragazzi studenti dagli 0 ai 30 anni della zona del nord-est d’Italia detta Triveneto: attualmente sono quasi 600. È un lavoro molto salesiano, anche se l’ambiente è laico.

Seguo i ragazzi sia per la parte burocratica dell’ammissione alle prestazioni e per il contributo annuale, li aiuto nella scelta delle scuole superiori o dell’università, cerco di supportarli nelle difficoltà a relazionarsi con la famiglia, gli insegnanti o gli amici. Cerco di avere una particolare attenzione per le famiglie che hanno un ragazzo/a diversamente abile o quando un genitore resta vedovo/a giovane e con figli piccoli: ad esempio ho l’abitudine di fare un giro di telefonate nei periodi ‘tranquilli’ dell’anno in cui posso spendere del tempo per dialogare con queste famiglie che spesso sono le più fragili e che trovano, anche in una semplice telefonata, un momento di sollievo e di sfogo. Inoltre due volte l’anno visito le province del Triveneto per incontrare le famiglie assistite in loco: è molto bello quando i ragazzi vengono a trovarmi anche solo per un saluto, per un confronto o per ringraziare degli utili consigli… spesso mi sento una sorella maggiore su cui contare e a cui confidarsi in una grande famiglia che va oltre i vincoli di sangue. E non mi è difficile pensarlo visto che ho ben chiaro l’esempio di quello che per me è la Famiglia Salesiana!

Frequento i cooperatori da quando io e mio fratello a 1-2 anni correvamo per i corridoi dell'Astori di Mogliano o giravamo per i prati del Colesin a Cencenighe mentre i nostri genitori partecipavano agli incontri. Il nostro salesiano di riferimento, e mio ‘don Bosco’, era un ex insegnante di francese di papà, don Bruno Martelossi, che papà aveva conosciuto quando, a seguito di un incidente sul lavoro di mio nonno molto grave e debilitante, fu mandato con altri 2 fratelli nel collegio salesiano a Castello di Godego.

Don Bruno e don Gianni (Filippin) sono stati i primi sacerdoti salesiani che ho incontrato fin da piccola. Mi ha sempre colpito la loro disponibilità, l’affetto che traspariva nel loro sguardo e nelle loro azioni e l’ambiente salesiano che sperimentavo da bambina aveva su di me un’attrazione forte… tanto che già allora pensavo che avrei voluto diventare cooperatrice da grande (anche se i bambini da piccoli vogliono sempre ripercorrere le orme dei propri genitori).

In seguito, poiché papà per motivi di lavoro si doveva spesso spostare, tutta la famiglia lo seguiva nei vari spostamenti… oltre al fatto che la nostra famiglia cresceva di numero e quindi, dopo la nascita di mia sorella Maria, anche la loro presenza al gruppo dei Cooperatori era meno assidua sia per la distanza sia per l’organizzazione della ‘nostra tribù’ di 6 persone.

E la mia passione per i giovani e per l'animazione era così forte che a 15 anni iniziai a fare l'animatrice ACR in parrocchia a Prozzolo di Camponogara (VE) (- avevo provato in terza media, dopo la cresima, ma dissero che ero troppo piccola :o). Tanto che ricordo molto bene di essermi divertita di più a fare l'animatrice che l'animata! Non c’era una casa salesiana o un oratorio salesiano nella zona in cui abitavo abbastanza vicino per poter partecipare alle attività e così decisi tra me e me di portare la ‘salesianità’ nelle attività per i ragazzi che per me erano accessibili e quindi nella parrocchia e nel mio Vicariato di appartenenza.

Alle medie ho frequentato la scuola “Don Bosco” di Padova delle FMA.

Ho iniziato il ginnasio al Marchesi di Padova e ho concluso con il triennio del Liceo al Tiziano di Belluno.

A Belluno abbiamo incontrato di nuovo i salesiani: come accennato prima, spostarsi tutti 6 diventava difficile e quindi anche la frequenza del gruppo dei cooperatori per i miei genitori. A Belluno, c’era una parrocchia e un istituto salesiano dove essi hanno ripreso la frequenza e io ho iniziato a fare catechismo, anche se non era la nostra parrocchia di residenza. Ho partecipato per anni alla Festa dei giovani con Belluno e a 17 e 18 anni ho frequentato i corsi per animatori organizzati dal MGS che poi mettevo in pratica nella mia parrocchia!

Nel 2000 ho iniziato l'università a Padova dove mi sono iscritta a Scienze dell'Educazione. Nel 2004 mi sono iscritta a una seconda laurea in Politiche e Servizi Sociali conclusasi nel 2007.
Durante le vacanze di carnevale, il 27 febbraio 2001, andai a trovare don Bruno su suo invito perchè era curioso di sapere come era andata la mia esperienza come volontaria della Giornata mondiale della Gioventù durante il giubileo a Roma nell'estate precedente.

Io speravo di poter iniziare il mio percorso come cooperatrice; invece don Bruno mi parlò di un gruppo di giovani che a livello ispettoriale sarebbe andato durante l'estate sui luoghi di S. Francesco di Sales e a Torino sui luoghi di don Bosco.

Quell'estate iniziò la mia avventura con gli Exallievi! prima in Francia e a Torino, poi Lourdes e Barcellona l'estate successiva, Poi Vice presidente dell'Unione di Mestre nel 2003, 2007 Vice Presidente Ispettoriale ed infine Vice Presidente Giovane Nazionale dal 2009 ad oggi.

Dal 2002 al 2013 ho avuto il ruolo di Vice Presidente Giovane, partendo dalla realtà locale (2003-2007) fino al livello nazionale (2009-2013): è stata un’esperienza arricchente perché ho potuto sperimentare la grandezza del carisma salesiano in varie realtà venete ed italiane e la gioia che i ragazzi e i giovani che ho incontrato vivono nelle case e negli oratori che frequentano…, ma ho anche incontrato alcune difficoltà in questa associazione talvolta più attenta alla struttura che alla missione… e ciò rende difficile ai giovani riconoscersi in questa associazione dove la loro assenza diventa così causa ed effetto dell’invecchiamento dell’associazione che comunque non manca mai di dimostrare il suo amore filiale per Don Bosco!

Mi sono ritrovata a girare l'Italia (e non solo!) accompagnata e supportata (e talvolta sopportata ;o) dall’allora delegato nazionale don Enrico Peretti: abbiamo lavorato per una maggiore consapevolezza del ruolo degli Exallievi, puntando sulla formazione e sull'impegno in cose concrete! Sono cresciuta e ho fatto molta esperienza soprattutto nell'organizzazione e nel confronto... ma non ho mai smesso di pensare di diventare un giorno Salesiana Cooperatrice...

Finchè il 24 gennaio 2011, dopo l'esperienza delle giornate di Spiritualità, partecipo, su invito del vicario ispettoriale don Jean Rebellato, ad un incontro serale dei Salesiani Cooperatori di Padova... che mi ha portato fino a questo 31 gennaio 2013, giorno in cui ho pronunciato la mia promessa!

Non riesco a pensare alla mia vita senza lo stile salesiano, lo dimostra anche la scelta del mio lavoro come assistente sociale (che amo e che ho la fortuna di svolgere con e per i ragazzi): ho frequentato l'Azione Cattolica, la Diocesi di Padova, i Gesuiti... ma solo nelle case salesiane mi sento davvero in Famiglia! Dalla casa salesiana di Mestre alla Casa Salesiana di Santo Domingo o di Santiago del Cile, dal Belgio alla Slovacchia!

Sono molto fiera di essere figlia di don Bosco e mi emoziono quando penso alla mia appartenenza al Movimento Salesiano di cui mi sento parte viva in quanto membro di questa grande Famiglia Salesiana! GRAZIE!

DOMANDE
Come la Famiglia Salesiana può aiutare il gruppo degli Exallievi a “rinascere” cercando di superare la burocratizzazione della struttura dell’associazione e puntando maggiormente al ‘fare famiglia’?
Partendo direttamente dalla sua esperienza di vita, caro don Pascual, quali suggerimenti concreti, magari con qualche aneddoto vissuto, darebbe alla Famiglia Salesiana per superare i contrasti e le differenze che i vari gruppi della FS sentono e che quindi rendono difficile talvolta la convivenza e condivisione?

Intervento di Paolo e Marina Surrentino

Siamo Marina e Paolo, sposi dal 2002, salesiani cooperatori di Latina.
Collaboriamo con un’associazione di volontariato del territorio dove risediamo, che si occupa di disagio giovanile e minori in difficoltà, tramite un progetto di doposcuola popolare, di animazione in case famiglia e di affido familiare.
Sentiamo che la nostra vita coniugale, tra i tanti limiti personali e difficoltà quotidiane, è costantemente accompagnata dalle benedizioni del Signore.
Sin da giovani e come coppia siamo stati attratti dalla spiritualità salesiana: il primo annuncio e la crescita nella fede di un Dio-Amore, misericordioso, vicino ai giovani; l’esperienza ecclesiale giovanile, la presenza e l’amicizia di educatori significativi, sempre più hanno plasmato le nostre menti e il nostro cuore della gioia, del senso della vita e dell'entusiasmo per donarla agli altri, aiutandoci anche a superare i momenti bui, le difficoltà e le croci personali e della vita di coppia.

Vocazione Missionaria: è il progetto di Dio?
Come coppia abbiamo vissuto un’esperienza di volontariato missionaria salesiana in Syria nel 2005 e una ad Haiti di 4 mesi nel 2010, nell’immediatezza dello sconvolgente terremoto.
Al rientro dalla missione in Haiti, eravamo convinti che il Signore ci stesse chiamando ad iniziare una nuova vita. Ci siamo messi quindi alla ricerca delle modalità concrete con le quali poter ripartire e farlo in modo definitivo, come famiglia missionaria. La situazione si presentava però alquanto complicata.

Dopo poco Marina è dovuta rimanere per diversi mesi ferma, letteralmente, per un’ernia al disco. Abbiamo intravisto in questo STOP forzato la volontà di Dio e ci siamo ancora una volta interrogati su quale fosse il progetto per noi. Convinti che la nostra strada fosse la missione internazionale, pur vivendo un grande dolore per non avere figli, non volevamo tentare la strada dell’adozione.

Doveva essere il Signore a decidere quella fosse la strada, così nel luglio del 2011 abbiamo presentato domanda di Adozione Nazionale. Conoscendo la situazione delle adozioni nazionali in Italia, eravamo sicuri che la nostra domanda sarebbe finita in un cantuccio sotto la montagna di altre domande e così noi, con l’anima in pace, saremmo potuti ripartire.

Giovani Poveri e Abbandonati: da Facebook a casa nostra
A novembre del 2011 però, continuando a svolgere volontariato in una casa famiglia, una situazione imprevista ci tocca profondamente. Uno dei ragazzi ormai quasi maggiorenne fugge e non dà più notizie di sé. E’ un ragazzo di origine Rom, nato in Italia, che all’età di 7 anni ha visto morire violentemente il padre, collocato in una casa famiglia strappato dalle sue tradizioni culturali e sociali. Ha visto allontanare da se gli altri fratelli più piccoli, dati in adozione, e ha visto la madre disinteressarsi man mano di lui.
Abbiamo avuto la “fortuna” di intercettarlo tramite il tanto temuto FACEBOOK e con l’autorizzazione dei servizi sociali e l’aiuto dell’associazione di cui facciamo parte, PONTIRETI onlus, proporgli di sistemarsi a casa nostra, per accompagnarlo a trovare una propria autonomia affettiva, economica e di vita. A quel tempo, quando lo abbiamo accolto per lo stato italiano era una presenza illegale: minore straniero, con una denuncia di fuga, con la sola registrazione all’atto di nascita e senza che nessuno mai si fosse preoccupato di fornirgli una documentazione legale!
Come coppia fremevamo ad accogliere un ragazzo in casa per donare e riversare in lui l’entusiasmante esperienza della spiritualità salesiana che sin da giovani avevamo ricevuto.
Da allora Roberto è ancora con noi nella nostra casa, ha conseguito un diploma di scuola superiore e, contrariamente a quanto predetto dai servi sociali, perfettamente integrato negli affetti e nel tessuto sociale della città.

«I progetti di Dio non coincidono mai con i progetti degli uomini»: Papà e Mamma
Nel frattempo la pratica di adozione non era rimasta sepolta andando avanti fino al colloquio finale, con il giudice onorario. Come immaginavamo, nel colloquio ci era stato chiaramente detto che, avendo Roberto a casa, un caso già difficile e complicato, difficilmente ci sarebbe stata la possibilità che il Tribunale andasse a sconvolgere ulteriormente la nostra famiglia e l’equilibrio precario appena instaurato affidandoci un altro minore in difficoltà.

Uscendo dall’udienza eravamo ancora più convinti che la nostra missione era diventata il dedicarci incondizionatamente a Roberto.
Chiamando il nostro direttore spirituale le sue parole, impresse nella nostra memoria, furono: «i progetti di Dio non coincidono mai con i progetti degli uomini».

Ed infatti, dopo appena una settimana, il Tribunale ci chiamò per una proposta di abbinamento! Così l’8 giugno del 2012, giorno del nostro decimo anniversario di nozze, nella nostra casa è arrivato Angelo, di nome e di fatto, di 12 anni.

Anche questo “avvento” non è stato un “parto” indolore, diverse persone e specialisti con i quali ci siamo confrontati prima di procedere alla conoscenza di Angelo, ci avevano fortemente sconsigliato di accettare l’abbinamento, ma nel nostro cuore di salesiani cooperatori risuonava ben più forte la frase del salesiano Don Attilio Strà: «se non ci pensiamo noi salesiani a questi ragazzi, chi lo fà?». Nonostante i nostri limiti, le insicurezze e le contingenti difficoltà economiche, dalla nostra parte avevamo la consapevolezza e la certezza che se Angelo fosse un dono del Signore, dovevamo contare sul Suo infallibile aiuto ed accoglierlo senza riserve nella nostra casa!
E così, da un anno e mezzo, Angelo vive con noi, perfettamente integrato nella scuola, nelle amicizie, in tutte le attività e, proprio nei prossimi giorni, dovrebbe entrar a far parte, anche ufficialmente, della nostra famiglia! Quella realtà dove Dio ci ha indicato l’essere chiamati a vivere come Mamma e Papà.

Domanda per il Rettor Maggiore:
Come coniugi salesiani cooperatori, abbiamo sperimentato che la nostra Famiglia è stata chiamata a vivere la dimensione della Chiesa Domestica come Oratorio Domestico: accoglienza, apertura alla vita, educazione alla fede, incontro nell’amore. Ma così come il cortile dell’Oratorio, anche noi dobbiamo confrontarci con le sfide del quotidiano: il lavoro, le esigenze personali e reciproche, i litigi. Sfide che donano momenti di profonda gioia ma anche momenti di vero e profondo scoraggiamento, di tristezza e di senso di inutilità. Sfide che rischiano di erodere il tempo e le possibilità per curare la nostra direzione spirituale, la formazione e la spiritualità di Sposi. Ci rendiamo infatti conto che senza di questo diventa difficile far maturare la nostra fede ed amare incondizionatamente e gratuitamente come facevano don Bosco e Mamma Margherita. Senza di questo è sempre più difficile, nonostante tutto l’amore che portiamo nel cuore, far vivere a questi ragazzi, feriti nel corpo e nell’anima da adulti incapaci di amare, la consapevolezza di essere amati da noi ma ancor di più dal Padre celeste.
Come si può concretamente curare l’equilibrio e l’armonia delle varie dimensioni formative, come sposi, come genitori, come salesiani cooperatori, come educatori, in una società che sempre più emargina la dimensione del trascendente, dimensione di vera maturazione umana?

Renato Cursi
Caro don Pascual,
quella che voglio condividere con te è una riflessione sulla mia vita di cristiano, giovane Salesiano Cooperatore, animatore del Movimento Giovanile Salesiano nell’oratorio Borgo Ragazzi don Bosco di Roma e nel coordinamento nazionale italiano del Movimento.

Gesù e don Bosco sono stati, con le rispettive proporzioni, due fari della mia vita sin dall’infanzia, per merito loro ed anche della bella famiglia in cui sono nato e cresciuto. Ricordo ancora l’entusiasmo con cui da piccolo leggevo la storia illustrata di Giovannino Bosco e Domenico Savio.

In questi 25 anni di “già e non ancora” mi sono sentito accompagnato in un intenso cammino di gioia e difficile ma continua ascesi, verso l’alto monte di Dio ma anche verso i fratelli e le profondità del cuore. Da 10 anni a questa parte, soprattutto, la Spiritualità Salesiana ha rappresentato il paradigma cui ho potuto riferire questo percorso di grazia.

Tre doni soprattutto riconosco di aver ricevuto da questa Spiritualità: la centralità dei Sacramenti, l’importanza dell’oggi, del quotidiano, per la vita dell’anima e la proposta della santità giovanile.

Sento che tutti questi elementi mi hanno donato un cuore nuovo ed occhi nuovi.
Oggi, nell’ascoltare ed osservare i giovani che il Signore mi fa incontrare nell’oratorio e nel Movimento Giovanile Salesiano, questo cuore nuovo e questi occhi nuovi sembrano dirmi che c’è un rinnovato bisogno di ricevere la proposta di scelte forti, radicali per la nostra vita di cristiani e salesiani, che facciano del quotidiano non uno spazio di mediocre routine, ma un tempo di santificazione.

La maggior gloria di Dio e la salvezza delle anime. Nulla di più deve trovare spazio negli obiettivi della nostra vita cristiana e salesiana. Ma quello che voglio chiederti, don Pascual, è quali possono essere le scelte radicali e forti da proporre e prima ancora testimoniare a giovani tiepidi o indifferenti per convincerli della centralità di questi obiettivi?

La radicalità della povertà? Della missionarietà senza risparmio? Quali altre declinazioni della radicalità del Vangelo?