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Focus 2020

Gumbo - AFE15-07-2020

Il campo per sfollati di Gumbo davanti ai rischi di Covid-19

(Gumbo, Sudan del Sud) – Secondo i dati ufficiali più aggiornati, su una popolazione totale di oltre 11 milioni di persone, oltre 10mila sono state sottoposte a controlli medici per rilevare la presenza di Covid-19: 2.021 sono risultate positive; 38 sono morte; 333 sono guarite; 1650 sono i casi ancora attivi. La sfida per il Paese è evitare l’accendersi di focolai, che potrebbero avere conseguenze devastanti per il fragilissimo sistema sanitario locale. Una sfida che vede impegnata anche la Famiglia Salesiana.

La presenza dei Salesiani nel più giovane Stato africano, il Sudan del Sud, è inserita nella Delegazione ispettoriale del Sudan, a sua volta appartenente all’Ispettoria Africa Est (AFE). Nel Paese vi sono cinque presenze salesiane – una sesta comunità è sospesa dal 2016 dopo i disordini civili – per un totale di 25 religiosi. Altri membri consacrati della Famiglia Salesiana presenti nel Paese sono le Figlie di Maria Ausiliatrice, attive con 15 religiose in tre centri; le Suore Missionarie di Maria Aiuto dei Cristiani (MSMHC), presenti con una comunità composta da quattro suore; le Suore della Visitazione di Don Bosco (VSDB), presenti con una comunità di cinque religiose; e le Suore della Carità di Gesù, con otto sorelle suddivise in due comunità.

A Gumbo i salesiani animano una parrocchia, un centro di Formazione Tecnico-Professionali, scuole elementari e medie, un Centro di Promozione Femminile, un centro giovanile, oltre ad un campo per gli sfollati interni direttamente gestito dai Figli spirituali di Don Bosco, che accoglie 9.800 persone (senza contare i bambini molto piccoli), scappati dalle violenze della guerra civile 2013-2016.

“La paura più grande che abbiamo è quella di una possibile epidemia nel campo. Come potete vedere nelle foto, le tende sono vicine: non c’è spazio per l'allontanamento fisico” riportano i salesiani attivi a Gumbo.

Anche il livello di istruzione delle persone accolte nel campo è mediamente basso e questo costituisce un altro problema, perché è difficile convincerle della necessità di precauzioni.

“Il controllo delle masse per qualsiasi tipo di distribuzione è molto difficile – proseguono i salesiani –. Il campo è adiacente ad alcune comunità locali affollate. Ed è impossibile impedire il flusso di persone tra il campo e queste comunità, perché non c’è un muro di separazione attorno al campo”.

Le Suore della Carità di Gesù da alcuni anni hanno aperto un piccolo dispensario medico interno al campo. Ha dieci posti letto, ma nessuna possibilità di assistenza residenziale, né una struttura per i test o respiratori o altre attrezzature specializzate. “Sembra che in tutto il Paese vi siano solo quattro respiratori” aggiungono ancora i salesiani.

Nei giorni scorsi l’arcivescovo di Juba, mons. Stephen Ameyu, ha compiuto una visita informale presso il campo salesiano. Raccontano infine i religiosi: “Ha apprezzato i nostri sforzi di sensibilizzazione e le nostre misure preventive, e ha incoraggiato la gente a seguire i nostri consigli; quindi, ci ha benedetti e affidati alla protezione di Dio. Ne abbiamo bisogno!”.