I missionari salesiani accompagnano le popolazioni sfollate e vulnerabili in luoghi come Tonj, Maridi, Kuajok, Wau e “Don Bosco Gumbo”, a Juba, e anche nella vicina Uganda, nell'insediamento di rifugiati di Palabek, offrendo istruzione, ospitalità, formazione professionale, protezione dei bambini e dei giovani, sostegno umanitario e attività di costruzione della pace.
Ara Tena, volontaria di “Misiones Salesianas”, la Procura Missionaria salesiana di Madrid, riassume l'intervento salesiano nel Paese come una presenza che coniuga soccorso d'emergenza e sviluppo. "Misiones Salesianas opera attualmente nel Sud Sudan, sia sul fronte dello sviluppo, sia su quello umanitario", spiega.
Al “Don Bosco Gumbo” i Salesiani sostengono da anni le persone sfollate a causa del conflitto, fornendo alloggio, cibo, servizi di base e assistenza a individui particolarmente vulnerabili, come madri sole , orfani e anziani. Negli ultimi mesi, hanno anche intensificato gli aiuti di emergenza nel campo profughi. "Abbiamo appena concluso un intervento di emergenza nel campo profughi di Gumbo, dove abbiamo distribuito teloni di plastica per coprire le tende e generi alimentari, nell'ambito del sostegno continuo che forniamo da anni", aggiunge Tena.
Parallelamente a questa risposta umanitaria, i progetti di sviluppo mirano a ridurre la dipendenza dagli aiuti e a creare opportunità per il futuro. Nell’area di Tonj, “Misiones Salesianas” lavora con comunità rurali particolarmente vulnerabili per migliorare la loro nutrizione attraverso l'agricoltura sostenibile. L'intervento comprende anche attività di sensibilizzazione sulla malattia di Hansen e una componente di costruzione della pace integrata in tutti i progetti salesiani nel Paese.
A Tonj e Maridi la presenza salesiana si impegna invece nella formazione tecnica delle giovani donne. Una struttura simile esiste già a Tonj, mentre a Maridi è prevista la costruzione e l'allestimento di un centro di formazione tecnica incentrato su cucina, conservazione degli alimenti, cucito e sartoria.
Per Ara Tena, questo tipo di lavoro risponde a una chiara priorità. “Crediamo sia necessario dare potere alle donne, soprattutto economicamente, affinché possano generare un proprio reddito e migliorare la propria condizione sociale”, afferma. In un Paese in cui le disuguaglianze di genere sono ancora molto profonde, la formazione professionale può aprire la strada all'autonomia per le donne e le famiglie che vivono in situazioni di estrema vulnerabilità.
Anche a Kuajok, la Procura Missionaria di Madrid, insieme ai Salesiani di “Don Bosco-BOSCOAID”, ha sviluppato progetti educativi inclusivi, equi e di qualità, come motore di sviluppo e costruzione della pace. Inoltre, i progetti salesiani comprendono un programma di borse di studio per bambini che sosterrà mille studenti di dieci scuole salesiane selezionate tra le zone più bisognose del Paese.
Per i bambini e i giovani sfollati o vulnerabili, il ritorno a scuola significa riacquistare routine, protezione, fiducia e un futuro. E per le comunità, segnate da anni di violenza, l'educazione rappresenta un investimento nella pace.
“Comprendiamo che tutto ciò che facciamo per la pace e la coesistenza pacifica è fondamentale, perché il Sud Sudan è un Paese che non ha mai vissuto in pace ”, sottolinea Ara Tena.
La crisi nel Sudan del Sud si ripercuote anche al di fuori dei suoi confini. In Uganda, l'insediamento di rifugiati di Palabek ospita quasi 100.000 persone, la maggior parte delle quali provenienti proprio dal vicino Sudan del Sud. Molti sono arrivati dopo essere fuggiti con nient'altro che i vestiti che indossavano, avendo perso familiari, case, scuole e mezzi di sussistenza.
A Palabek, i Salesiani non si limitano a sviluppare progetti: vivono a stretto contatto con la popolazione rifugiata e loro presenza si concentra sull'istruzione, la pastorale, la formazione professionale, la tutela dei bambini e dei giovani e il sostegno alla comunità.
Il missionario salesiano Ubaldino Andrade, che da anni accompagna i rifugiati di Palabek ricorda che la guerra non lascia solo distruzione materiale , ma anche profonde ferite nelle persone. “La guerra è un'esperienza distruttiva. Non distrugge solo le case, ma anche i cuori. Tutto viene lasciato indietro, tutto scompare da un giorno all'altro”, spiega.
A quindici anni dall'indipendenza, dunque, questo giovane Paese necessita di stabilità, protezione e un futuro per la sua gente. A Tonj, Maridi, Kuajok, Wau, Don Bosco Gumbo e Palabek, accompagnare, educare e stare al fianco di coloro che hanno perso quasi tutto è anche un modo concreto per costruire la pace.
Fonte: Misiones Salesianas
