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ACG 419: Appartenere di più a Dio, di più ai confratelli, di più ai giovani

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PROGETTO del Sessennio e Presentazione del Rettor Maggiore
4.1 Cronaca del Consiglio Generale
5.1 Messaggio del Rettor Maggiore per il Bicentenario
5.2 Bolla Pontificia per la concessione dell´Indulgenza plenaria
5.3 Decreto di erezione canonica "San Giacomo Maggiore" - Spagna
5.4 Decreto di erezione canonica "Maria Ausiliatrice" - Spagna
5.5 Nuovi Ispettori
5.6 Nuovo Vescovo Salesiano
5.7 Confratelli defunti (3° elenco 2013 e 1° elenco 2014)

ATTI DEL CONSIGLIO GENERALE LETTERA  DEL  RETTOR  MAGGIORE

Angel Fernández Artime
“APPARTENERE DI PIÙ A DIO, DI PIÙ AI CONFRATELLI,
DI PIÙ AI GIOVANI”

 

Roma, 16 agosto 2014

Inizio del Bicentenario della Nascita di Don Bosco

1. Sulle orme dei miei predecessori.
2. Un presente da essere vissuto nella fede, con speranza, con realismo e camminando insieme.
3. Appartenendo di più a Dio.
4. Facciamo realtà la ‘utopia’ della fraternità secondo il Vangelo.
5. Con i giovani, per i giovani “nostri padroni”.
6. Congregazione missionaria: quando la diversità è ricchezza.
- 6.1. Perché ci sono campi di missione pastorale, dove siamo molto necessari in questo momento …
- 6.2. … E perché la diversità è ricchezza.
7. Celebrando il centenario della nascita di Don Bosco.
8. “Prendiamo la Madonna in casa”: «E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé» (Gv 19,27).

Miei cari Confratelli,

Sono trascorsi già tre mesi e mezzo da quando è terminato il CG27 e, anche se ho già potuto comunicarmi con voi per iscritto o con un messaggio audiovisivo, la lettera del Rettor Maggiore  che si pubblica negli Atti del Consiglio Generale è un momento speciale.

Ho scelto come titolo di questa mia prima lettera quello stesso del mio intervento alla chiusura del CG27 perché credo che nel contenuto del Capitolo si trovi tutto un programma di riflessione e di azione per il sessennio, che dobbiamo approfondire in momenti e modi diversi. Intendo riferirmi ad alcuni nuclei del Capitolo Generale, ma in primo luogo e soprattutto vorrei esprimere a tutti e ad ognuno di voi, miei Confratelli salesiani, tutto l’affetto e il desiderio che, in qualche giorno, e in qualche luogo del nostro ‘mondo salesiano’, possiamo incontrarci. Sarà un vero regalo ed una gioia per me.

E voglio anche dirvi che, pensando al modo di manifestarvi cosa rappresenta per me questo momento in cui vi scrivo e questo servizio che mi è stato richiesto, ho pensato di cercare e di leggere come fu la prima comunicazione di ognuno dei Rettori Maggiori che mi hanno preceduto. Devo dirvi che è stato un vero piacere e un dono per l’anima incontrarmi con questi testimoni e non posso tralasciare di condividere con voi quel che ho avvertito, perché parla di per sé.

1. SULLE ORME DEI MIEI PREDECESSORI

Devo confessarvi che il solo fatto di scrivere questo rapporto mi commuove, pensando proprio ai Rettori Maggiori che abbiamo avuto. In tutti loro si coglie che questo inizio del loro servizio è stato veramente qualcosa di molto speciale.

Don Michele RUA (Beato), che scrive la sua prima lettera come Rettor Maggiore il 19 marzo 1888, dopo il riconoscimento e il decreto della Santa Sede che lo confermava come Rettor Maggiore, si esprime dicendo che dopo la lettera inviata dallo stesso Capitolo Superiore, egli, per la prima volta, scrive loro nella sua nuova qualità di Rettor Maggiore a cui “nonostante la mia indegnità, sono stato condotto dalla Divina Provvidenza nel modo che è stato manifestato a tutti voi”[1].Detto questo, Don Rua comunica che, dopo l’udienza personale col Papa Leone XIII, il Cardinale Vicario gli disse come ultime parole: “Le raccomando la causa di Don Bosco; le raccomando la causa di Don Bosco”[2]. Successivamente esprime la sua profonda convinzione che i Salesiani debbono essere degni figli di un Padre così grande come fu Don Bosco, di modo che l’impegno principale dev’essere quello di sostenere, e allo stesso tempo sviluppare ancor più, le opere da lui iniziate, seguendo fedelmente i metodi praticati e insegnati da Don Bosco stesso. Poi ringrazia per tutte le lettere ricevute, piene di sentimenti di rispetto e di affetto, e riconosce che tutto ciò è di sollievo al suo dolore (si intende, per la perdita di Don Bosco) e infonde nel suo cuore la fiducia di trovare meno scabroso il suo cammino: “Ciò non ostante non posso nascondere né a me né a voi il grande bisogno che ho delle vostre preghiere. Alla vostra carità pertanto mi raccomando, affinché tutti mi sosteniate colle valide vostre orazioni. Dal canto mio vi assicuro che tenendovi tutti nel mio cuore, ogni giorno nella S. Messa vi raccomanderò al Signore, affinché vi assista colla sua santa grazia, vi difenda da ogni pericolo, e soprattutto ci conceda di trovarci un giorno tutti insieme, nessuno escluso, a cantare le sue lodi in Paradiso, dove ci attende siccome ce lo scrisse, il nostro amatissimo Padre Don Bosco[3].

Don Paolo ALBERA scrive la sua prima lettera a Torino il 25 gennaio 1911. Il Capitolo Generale XI era terminato il 31 agosto 1910. In questa lettera, con tutta la sua semplicità, D. Albera comincia dicendo che è consapevole che con una certa impazienza si aspettava  la prima circolare del nuovo Rettor Maggiore e riconosce che, appena concluso il Capitolo Generale, avrebbe dovuto informare delle elezioni dei Superiori e di altre cose importanti[4].

Con la semplicità che conosciamo in Don Albera, nella lettera manifesta che la scrive in una data vicina all’anniversario della morte del Venerabile Don Bosco, una data che Don Rua frequentemente sceglieva per scrivere qualcuna delle sue ‘ammirabili circolari’, ed è convinto che “da questa memorabile data più che da altro ne verrà autorità ed efficacia alla povera e disadorna mia parola. Ecco pertanto che io mi presento a voi non già col linguaggio di un superiore e di un maestro, bensì colla semplicità e coll’affetto di un fratello e di un amico. È mio intendimento palesarvi i miei pensieri col cuore alla mano e colla fiducia che la mia voce troverà un’eco fedele in tutti i Salesiani e a tutti servirà di stimolo a mostrarci sempre più degni figli del nostro Venerabile Fondatore e Padre”[5]. Detto questo, più avanti, nella stessa lettera, col titolo: “… Sotto il peso della responsabilità”, Don Albera scrive una bellissima pagina, dove esprime che si sente sotto un grande peso, e che avrebbe voluto sottrarsi a “un incarico che io conosceva di gran lunga superiore alle mie debolissime forze fisiche, intellettuali e morali[6].

Si vedeva attorniato – sono parole sue – da molti altri meglio preparati  per assumere il governo della nostra Pia Società, maggiormente forniti di virtù e di sapienza…  Appena poté corse a Valsalice a gettarsi ai piedi di Don Bosco, lamentandosi perché avesse lasciato cadere nelle sue mani il timone della navicella salesiana.. esponendogli, più col pianto che con le parole, le sue ansie, i suoi timori, la sua debolezza[7].

Don Filippo RINALDI (Beato) scrive la sua prima lettera che viene pubblicata negli Atti del Capitolo Superiore, ‘Atti’ che già con Don Albera avevano fatto la loro apparizione tre anni prima e di cui erano stati pubblicati 13 numeri. Nella prima frase della lettera scrive:”È  la prima volta che vi scrivo come Rettor Maggiore, e mi sarebbe caro potervi manifestare in tutta la loro pienezza i sentimenti e gli affetti che la nuova grande responsabilità ha suscitato nel mio cuore in questi giorni memorandi. Ma è facile capire come ciò non sia possibile: nella nostra vita succedono talora avvenimenti così inopinati e imponenti, che le parole non riescono ad esprimere e colorire in modo adeguato ciò ch’essi destano in noi. Lascio perciò alla vostra esperienza e bontà d’interpretarli, questi miei sentimenti ed affetti”[8].

Successivamente, Don Rinaldi scrive che, non potendo ringraziare uno per uno ogni salesiano, neppure con una semplice parola, affida il proprio ringraziamento a quelle poche righe che scrive per tutti, aggiungendo che il 24 del precedente mese di aprile, accompagnato da Ispettori e Delegati del Capitolo Generale, e attorniato da confratelli e da giovani dell’Oratorio, si era prostrato, commosso, davanti alla sorridente immagine della nostra Ausiliatrice nel suo bel Santuario, sentendo che tutti erano affidati al suo cuore, come figli amati[9].

Don Pietro RICALDONE scrive la sua prima lettera, col suo saluto, il 24 giugno 1932, cominciando in questo modo: “Il mio primo saluto è una preghiera. La nostra Società non è più nelle mani esperte e sante del B. Don Bosco, di Don Rua, di Don Albera, di Don Rinaldi: aiutatemi ad ottenere dal Signore che, nelle mani del vostro nuovo Rettor Maggiore, non abbia ad affievolirsi il fervore del suo zelo e il ritmo della sua espansione”[10].

Don Ricaldone chiede scusa per non aver potuto scrivere subito il suo affettuoso e paterno saluto anche se il suo pensiero è corso immediatamente a tutti loro, ma il Capitolo Generale e gli affari urgenti da trattare con gli Ispettori, oltre al viaggio a Roma, glielo hanno impedito. Ringrazia per le adesioni così cordiali ricevute ed accompagnate dalla promessa di averlo presente davanti a Dio e di mantenersi fedeli all’osservanza delle Costituzioni e fortemente attaccati allo spirito del Beato Don Bosco.

In data 24 agosto 1952, Don Renato ZIGGIOTTI scrive la sua prima lettera dicendo di aver atteso che terminasse il Capitolo Generale XVII e che fossero festeggiate le date del 15 e 16 agosto con le nuove professioni nel ricordo della nascita del nostro amato Padre e Fondatore, “prima di inviarvi questa mia prima lettera, che metto sotto la speciale protezione della nostra Madre Maria SS. Ausiliatrice, nel giorno sacro alla sua commemorazione mensile”[11].

Il Rettor Maggiore ringrazia, in seguito, per gli auguri che gli sono stati inviati in occasione della sua nomina e assicura il suo ricordo nella preghiera per tutti e ciascuno, particolarmente nel caso che a qualcuno, tra la grande quantità di lettere ricevute, non fosse giunta la dovuta risposta.

Più avanti racconta ai confratelli come è stato il momento della sua elezione, quel 1° agosto. “E fu circa le ore 13 di quel giorno che, completati i lunghi preparativi necessari, il giuramento degli elettori e lo scrutinio solenne, toccò al povero sottoscritto l’onore incomparabile per un Salesiano e insieme la gravissima responsabilità  di divenire quinto successore di San Giovanni Bosco.  Non vi dico, carissimi Confratelli, la mia confusione e la mia gioia insieme nel vedermi applaudito, festeggiato, abbracciato con visibile commozione da tutti i Membri del Capitolo Generale e in modo particolare da parecchi miei antichi amati Superiori e compagni, dagli anziani e dai giovani, che vedevano chiuso il periodo di lutto e iniziato il nuovo Rettorato”[12].

Don Luigi RICCERI scrive le sue prime parole come Rettor Maggiore, datandole in quello che egli chiama ‘glorioso anniversario’, il 16 agosto 1965, dicendo: “Mi presento per la prima volta a voi in un giorno tanto caro al nostro cuore di figli. Ricorre oggi il 150° anniversario della nascita del nostro dolcissimo Padre”[13].

Racconta successivamente l’emozione sperimentata celebrando la Santa Messa nella chiesa inferiore del Tempio del Colle, circondato dai Superiori, con Don Ziggiotti, Don Antal, le Madri del Consiglio Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, confratelli, novizi, consorelle, cooperatori, ex-allievi, devoti e amici di Don Bosco, una Messa trasmessa per milioni di persone in undici nazioni, per mezzo della televisione, in ‘Eurovisione’. Il suo pensiero volava al contrasto con quell’umilissimo e ignoto natale del nostro padre 150 anni prima. La sua mente volava a pensare alla Provvidenza e ad intonare con il cuore il Magnificat.

Più avanti, sotto la titolazione di ‘motivi di fiducia’ afferma: “Certo, guardando a Don Bosco, e anche ai suoi Successori, sento tutta la mia pochezza e quanto sia inadeguato a mettermi nella loro scia”[14].  Don Riceri manifesta che un certo conforto davanti a quel senso di pochezza gli è dato al pensare che è stato chiamato a quel posto nella Congregazione, attraverso il voto espresso dai Capitolari. E che il Signore, che batte strade diverse da quelle degli uomini, ha disposto che fosse chiamato a governare la Congregazione. “Facciamo insieme la sua volontà; a me non rimane che essere sempre più docile, per quanto modesto, strumento nelle mani del buon Dio”[15].

Altro motivo di conforto gli è l’affettuosa e sincera carità e la grande fiducia di coloro che sono accanto al nuovo Rettor Maggiore per aiutarlo, confortarlo, ed essere, da veri figli e fratelli, suoi cordiali e fattivi collaboratori.

Infine, manifesta il suo Cuore di Padre dicendo: “Da parte mia, aprendovi tutto il mio cuore, desidero dirvi che mi sento a servizio di ciascuno di voi, col cuore di un padre. L’autorità, ne sono profondamente convinto, oggi specialmente, non è un esercizio di potere, ma esercizio di quella carità che diventa servizio, come quello che un padre e una madre prestano ai loro figliuoli. (…) Vorrei, in una parola, far sentire a ciascuno di voi tutto il mio vivissimo desiderio, la mia volontà, di essere e mostrarmi sempre padre; per questo prego insistentemente Don Bosco e Don Rinaldi, che mi diano qualcosa del loro cuore[16].

Nella solennità dell’Annunciazione, il 25 marzo 1978, Don Egidio VIGANÒ scrive la sua prima lettera ai Confratelli, dicendo loro: “Vi saluto con gioia e speranza e desidero condividere fraternamente con voi alcuni pensieri che ho nel cuore. (…) La Provvidenza ha sconvolto alcuni mesi fa la mia esistenza con il fatto della designazione a vostro Rettor Maggiore. Ormai sta divenendo un abito per me la coscienza delle gravi responsabilità inerenti a questo “servizio di famiglia”, che esige vera paternità spirituale in profonda sintonia con Don Bosco[17].

Don Viganò, in seguito, sottolinea la certezza che il Signore lo aiuta, tuttavia, a percepire la bellezza e l’abbondanza di grazia di questo servizio e, in particolare , l’aiuto materno di Maria che accompagna tale ministero, con la gioia di poter entrare in comunione con ciascuno dei confratelli e con ogni comunità, per riflettere e crescere insieme nella gratitudine e nella fedeltà.

E, riferendosi a se stesso, esprime quanto segue: “Vorrei avere lo stile piano e penetrante di Don Bosco e la immediatezza di comunione che possedevano gli altri suoi successori, ma a difetto di piacevolezza e di semplicità, ci sia almeno sincerità e sodezza”[18].

Spettò a Don Juan Edmundo VECCHI, nella sua funzione di Vicario, trasmettere il messaggio di speranza in memoria di Don E. Viganò, dopo la sua morte accaduta il 23 giugno 1995. Dopo il sereno congedo dal settimo successore di Don Bosco, egli guidò la Congregazione verso la celebrazione del CG24, cui diede iniziò il 18 febbraio 1996 con la sessione di apertura e con la chiusura il 20 aprile, già come Rettor Maggiore.

Per questo è comprensibile che, avendo assunto il governo della Congregazione previamente al Capitolo, la sua prima lettera, dell’8 settembre 1996, sulla Esortazione Apostolica “Vita consacrata”, non abbia alcun riferimento all’inizio del suo servizio come Rettor Maggiore. In questo senso vi è una differenza rispetto a tutte le situazioni precedenti.

Infine, Don Pascual CHAVEZ, eletto Rettor Maggiore  nel CG25, comincia la sua prima lettera a tutti i confratelli dopo un periodo di tempo dalla chiusura del Capitolo, che egli qualifica come forte esperienza spirituale salesiana. I documenti capitolari sono già arrivati in quel momento alle Ispettorie e desidera – scrive – mettersi “in contatto con voi attraverso questa mia prima lettera circolare. Scrivere lettere è stata la forma apostolica adoperata da San Paolo, per superare la distanza geografica e l’impossibilità di essere presente in mezzo alle sue comunità, per dare accompagnamento alla loro vita. Con le dovute differenze, anche le lettere del Rettor Maggiore intendono creare vicinanza con le Ispettorie attraverso la comunicazione, condividendo quanto accade nella Congregazione ed illuminando la vita e la prassi educativo-pastorale delle comunità”[19].

 La lettera è datata alla vigilia dell’Assunzione di Maria e a due giorni dalla data che ricorda la nascita di Don Bosco. In essa Don Pascual desidera esprimere il suo desiderio di essere vicino a tutti:  “Non vi nascondo che mi piacerebbe tanto esservi vicino e condividere i vostri lavori attuali e i vostri migliori sogni; in modo particolare, sento nel profondo del cuore il desiderio di pregare per ognuno di voi. Il Signore vi riempia del suo Dono per eccellenza, lo Spirito Santo, perché vi rinnovi e vi santifichi ad immagine del nostro Fondatore”[20].

Dopo aver espresso questo desiderio, Don Pascual manifesta la sua intenzione di voler parlare alla Congregazione, in questa prima lettera, della santità, non tanto come se si trattasse di un piccolo trattato, quanto piuttosto di presentarla come dono di Dio e urgenza apostolica.

2. UN PRESENTE DA VIVERE NELLA FEDE, CON SPERANZA, CON REALISMO, E CAMMINANDO  INSIEME

Con totale sincerità posso dirvi, cari Confratelli, che mi sono commosso in diversi momenti facendo questo percorso attraverso la Nostra Storia di Congregazione. Questo percorso dopo quel 31 gennaio 1888, quando Don Bosco ci lasciò, mi invita (credo che ci invita) ad un profondo Ringraziamento per tutto quel che è stata la nostra storia. Una storia che sarebbe fatuo contemplare con trionfalismo e che, invece, dobbiamo leggere con uno sguardo di Fede, che ci parla di come il Signore ha voluto scrivere delle belle pagine a favore dei giovani per mezzo di tanti confratelli che ci hanno preceduto.

Pensando alla mia povera persona, posso dirvi che vorrei per me stesso – per servire meglio la Congregazione e la Famiglia Salesiana di cui facciamo parte – tutti ed ognuno di quei tratti più particolari che hanno contraddistinto ognuno dei Rettori Maggiori precedenti, nell’ambito del loro contesto teologico, sociale e di sviluppo della Congregazione.

Non si può esprimere in poche linee il percorso che abbiamo fatto nella nostra Congregazione. Occorrerebbe tutta una pubblicazione storica molto accurata; ma, ad ogni modo, anche gli studiosi della storia della nostra Congregazione ammetteranno che si può parlare di momenti così caratterizzati: di Fondazione, di Consolidamento e Strutturazione (con una forte crescita ed espansione), di Revisione Postconciliare e Definizione Teologica, di Proiezione Pastorale della Missione, e la tappa della Identità Salesiana e Radicalità Evangelica della nostra vita di Consacrati. Tutto questo, si intende, arricchito da tante sottolineature ed opzioni, che sono fatte dai Capitoli Generali, e che posteriormente i diversi Rettori Maggiori fanno proprie.

È bello e molto ricco il patrimonio ricevuto, e rende più grande la nostra responsabilità davanti al Signore, davanti a Don Bosco e anche davanti a coloro che in epoche precedenti hanno dato il meglio di se stessi.

Vi chiederete come mi situo davanti a questa realtà e quale programma di animazione e governo si intravede. Ebbene, personalmente posso condividere con voi quel che ho detto il 25 marzo. Sento che sto vivendo così:

▪  Dal punto di vista della Fede, mi abbandono al Signore.

▪  Perché so di non essere solo, giacché veramente si sperimenta un vissuto di quella ‘forza interiore’ che viene dallo Spirito (“Ti basta la mia grazia”), che è presenza della Madre (“Figlio, ecco tua madre”…). E non sono solo perché si sperimenta quella comunione fraterna e di aiuto da parte dei Confratelli Salesiani (di voi che mi siete accanto nel quotidiano, e di voi che siete in tante parti del mondo come altrettanti ‘Don Bosco oggi’ per i giovani che vi attendono). E non sono solo perché si sperimenta anche il calore affettivo e le attenzioni che ricevo nella nostra Famiglia Salesiana.

▪  E vivo portando i giovani nel cuore. Lo sento molto vivamente, e in modo speciale i più poveri, i più bisognosi, gli ultimi.

Quanto al Programma di Animazione e Governo del sessennio, esso viene splendidamente definito dal CG27, e non dubito che tutto quel che possiamo volere è contenuto in eso, in un modo o  nell’altro.

Sarà programma del sessennio:

▪ Continuare a curare la nostra Identità Carismatica in piena fedeltà a Don Bosco, una identità nuova nelle forme e nelle espressioni a 200 anni dalla sua nascita, ma identica nella purezza ed essenzialità del suo carisma, che noi abbiamo ricevuto in eredità.

▪ Garantire in tutte le parti della nostra Congregazione la nostra condizione di Consacrati, come uomini che scegliamo veramente di stare nella Trama di Dio, essendo mistici nella nostra quotidianità.

▪ Curare la realtà umana, affettiva e vocazionale di ogni confratello e delle nostre Comunità. Vogliamo sognare davvero la Utopia di una Fraternità irresistibile dal Vangelo.

▪ Testimoniare in modo più eloquente ed evidente la nostra sobrietà e austerità di Vita, la nostra Povertà che è Lavoro e Temperanza.

▪ Vivere, fino alle ultime conseguenze che si presentano, la opzione per i giovani più poveri. Con umiltà, senza alcun trionfalismo, ma come ai tempi di Don Bosco ci si deve riconoscere principalmente per queste opzioni, decisioni e azioni.

▪ E tutto questo non lo facciamo da soli. Formiamo parte di una grande Famiglia Salesiana che deve, essa pure, crescere in identità e appartenenza, e disponiamo della grande forza di un laicato ben formato e impegnato nella Missione Condivisa. Traduco in una espressione personale quel che ha espresso il CG24 diciotto anni fa: Arrivato questo momento, la missione condivisa con i laici non è più opzionale, è un’esigenza carismatica.

3. APPARTENENDO DI PIU’ A DIO

Devo confessarvi, cari Confratelli, che espressioni come Primato di Dio, Mistici nello Spirito, Trama di Dio, Vicinanza di Dio, Unione con Dio, Cercatori di Dio… sono espressioni che mi toccano profondamente nel cuore, dicendomi che qui c’è qualcosa di importante, che questa è la chiave, che tutto il resto nel quale spendiamo tante energie ‘ci è dato in aggiunta’, o ‘cade come frutto maturo’, vale a dire è una conseguenza, è garantito.

Allo stesso tempo vi confesso con grande sincerità un timore che ho sperimentato in egual modo nei miei anni di servizio come Ispettore: sento che parlando di questo possono esserci dei confratelli che semplicemente prendono le distanze, che qualificano questo, già ‘a priori’, come teologia sorpassata, come paradigma che ‘non va più’, ‘è ormai fuori uso’..  Eppure si trovano queste stesse espressioni nei più diversi luoghi, in scritti teologici e in riviste di attualità in cui si sente il polso della vita religiosa.

Nel nostro CG27, raccogliendo l’esperienza di tutta la Congregazione, la diagnosi era tra noi coincidente e con altri sguardi.

Credo veramente, Confratelli, che la vita spirituale dev’essere al primo posto[21], una vita spirituale che è prima di tutto ricerca di Dio nel quotidiano, in mezzo a quel che facciamo, alle nostre occupazioni. E dico questo perché per noi, come lo fu per Don Bosco nella ricerca del meglio per i suoi giovani, la loro salvezza, e per tutta la vita religiosa di oggi, l’elemento fondamentale di essa è stato, continua ad essere e sarà, la persona del Signore Gesù e il suo messaggio. In definitiva, I centralità di Gesù Cristo nella nostra vita. Può anche darsi che ciò non sia stato mai messo in dubbio, ma non è lo stesso farlo vita e criterio della propria vita.

La nostra vita religiosa – perché, non dobbiamo dimenticarci che la nostra vita non è solo vita salesiana, ma vita religiosa come consacrati Salesiani – non trova la sua ragione d’essere in quel che facciamo, neppure nei modi di organizzarci, né nell’efficienza dei nostri programmi e pianificazioni. O la nostra vita religiosa come consacrati ci fa diventare segno (comunità di uomini credenti al servizio del Regno), oppure corriamo il pericolo di preoccuparci più della nostra forza (caso mai l’avessimo) che del messaggio di Dio.

Il pericolo insito in ogni vita religiosa è quello di perdere la freschezza carismatica. È possibile che ci coinvolgano tanto i lavori, le attività, i compiti (pastorali o meno) ... e possiamo perdere il valore simbolico della nostra vita. Per esempio, quando sento, come mi è capitato recentemente, che in un determinato paese, con grande presenza di opere salesiane, abbiamo un grande riconoscimento per le nostre opere sociali, e invece è poco stimata la nostra condizione di salesiani come persone credenti di vita consacrata, debbo confessarvi che mi preoccupo e mi chiedo: cos’è che non facciamo bene? che cos’è che non riusciamo a testimoniare? 

Per questo… quando ci domandiamo che cos’è l’essenziale nella nostra vita, il cammino è quello del ritorno all’incontro con Colui che dà significato ad ogni istante,  chiedendoci il perché, per che cosa e per chi facciamo le cose, in base a quale criterio facciamo le nostre scelte e viviamo come viviamo.

Per tutto questo possiamo dire che il nucleo della nostra identità e la ragion d’essere della nostra vita religiosa è, in definitiva, l’esperienza di Dio. E la domanda sulla qualità di vita nella vita religiosa diventa, in definitiva, la domanda circa la qualità di questa esperienza di fede[22]. Ed è in questo quadro e in questo contesto che il nostro Capitolo, al numero 32, sottolinea che così come per Don Bosco, anche per noi il primato di Dio è il punto di appoggio che dà ragione della nostra presenza nella Chiesa e nel mondo. Tale primato dà significato alla nostra vita consacrata, evita il rischio di lasciarci assorbire dall’attività, dimenticando di essere essenzialmente ‘cercatori di Dio’e testimoni del suo amore in mezzo ai giovani e ai più poveri.

Pertanto, ancora una volta dobbiamo aiutarci, mutuamente, a credere veramente che è questa l’esperienza base della nostra vita, quella di Dio in noi o, detto in altro modo teologico, vivendo tutta la nostra esistenza ‘in Dio’. Cari Confratelli, qualsiasi siano le parole con cui vogliamo esprimerlo, ma… la radice della nostra vita salesiana, come di tutta la vita consacrata, è mistica, perché se quel che ci sostiene, che ci muove, non è un’esperienza reale e nutritiva del Signore, tutto il resto non ci porterà molto lontano. E ogni giorno le stanchezze, le personalità a pezzi, i vuoti esistenziali – anche se credevamo di stare vivendo tutto per Dio – ecc., che così frequentemente vediamo in confratelli nostri, costituiscono una prova dolorosa ma irrefutabile, che è proprio così.

Voglia il Signore concederci il Dono di essere veramente più ‘cercatori di Lui’, dando pienezza di senso al nostro Essere, anzitutto, e al nostro vivere e fare, poi.

4. FACCIAMO REALTÀ LA ‘UTOPIA’ DELLA FRATERNITÀ SECONDO IL VANGELO

‘Casa’ e ‘famiglia’ – leggiamo al numero 48 del nostro CG27 – sono due parole frequentemente usate da Don Bosco per descrivere lo ‘spirito di Valdocco’ che deve risplendere nelle nostre comunità.

L’assemblea capitolare ha fatto una lettura aperta alla speranza ma anche realistica (con le sue luci e ombre) della nostra vita comunitaria, dimensione della nostra vita che, pur potendo avere la maggior forza profetica, è sicuramente quella che ha la ‘salute più fragile’ nella mappa della nostra Congregazione.

Si dice, nel documento capitolare, che dal CG25 in avanti sta crescendo l’impegno per vivere in forma più autentica la nostra vita comunitaria  (n. 8) anche se si constatano, dietro il ‘rispetto’ e la ‘tolleranza’, indifferenze e mancanza di cura nei confronti del confratello (n. 9). La comodità e l’attivismo portano a ritenere il tempo che si dedica alla comunità come un tempo ‘rubato’ sia all’ambito della ‘sfera privata’ o alla missione (n. 9). Se rispondiamo con  difficoltà alla chiamata di Dio in modo radicale, ciò si deve, in parte, ad una debole convinzione… nel realizzare la comunione nella comunità (n. 36).

Allo stesso tempo, e con uno sguardo positivo e speranzoso, riconosciamo che la vita di comunità è uno dei modi di fare esperienza di Dio. Vivere la “mistica della fraternità” è un elemento essenziale della nostra consacrazione apostolica (n. 40).

E vivere la spiritualità della comunione… e costruire la comunità, suppone di passare dalla vita in comune alla comunione di vita (n. 45).

Queste e altre constatazioni troviamo nella riflessione capitolare che, senza dubbio, stiamo leggendo e meditando. Non mi trattengo più a lungo su questo punto. Non è necessario raccogliere altre citazioni per mostrare tutto un mosaico di luci e di ombre. La domanda, alla luce del nostro CG27, è: che cosa dobbiamo curare, che cosa dobbiamo cambiare, che cosa dobbiamo continuare a fare e che cosa no, affinché realmente la nostra vita comunitaria abbia tutta la forza di attrazione che ha la Fraternità vissuta secondo il Vangelo, fino al punto di essere ‘irresistibile’ nella sua attrazione?

Certamente la vita comunitaria ha, come ha scritto un autore, “tutto l’incanto di ciò che è difficile e di quel che è possibile, della grazia e della debolezza. Solamente con la grazia di Dio si rimane in comunità e si approfondisce questa esperienza… Ed è una penitenza ed un’ascesi che purifica ed esercita nella collaborazione, nella partecipazione e nella comunione. Ma è anche, e soprattutto, un incanto. Si sta in comunità per essere felici e sono molti quelli che ci riescono (…) e se vogliamo parlare dell’incanto della vita comunitaria bisogna dire una parola sulle distanze corte dell’amore fraterno. Ciò suppone presenza, affetto reciproco e correzione fraterna, l’interessarsi gli uni per gli altri, l’aiutarsi mutuamente; in definitiva, l’amore fraterno in tutto il suo dispiegamento. Il cuore chiede ed esige. La vita comunitaria del futuro sarà fraterna o non sarà del tutto[23]. È questo uno degli ingredienti che più cercano i candidati di oggi, e non sempre quel che incontrano maggiormente”[24].

Questa dimensione della vita religiosa è oggi indubbiamente una grande forza testimoniale. Come in gran parte dei nostri contesti sociali, esistono, a fianco di realtà positive, una crescente  incomunicabilità, isolamento, un individualismo che va aumentando e una solitudine che, in molte culture, è la grande malattia del nostro tempo, così come la sua sorella gemella, la depressione. La testimonianza delle comunità religiose, anche delle nostre, dovrebbe costituire un vero annuncio evangelico, una buona notizia, autentica provocazione o interpellanza.

Per questo, vi confesso che una delle mie maggiori inquietudini è quella di pensare, vedere, immaginare, comunicarci in che modo possiamo camminare nella direzione adeguata, di fronte a questa realtà debole di non poche presenze nostre. Confratelli, tante volte la nostra comunione di vita viene sacrificata da altre cose! Mi chiedo, per esempio, perché noi, che dovremmo essere degli esperti in umanesimo, soprattutto per la nostra condizione di educatori dei giovani, abbiamo a fianco nelle nostre comunità, a volte nel refettorio o in stanze contigue, dei confratelli che sono feriti nel loro cuore, lacerati dalla solitudine e dalla disillusione, fratelli che hanno voluto essere felici come salesiani e non lo sono. È vero che questa non è tutta la realtà della nostra Congregazione, anzi al contrario, però è anche una realtà presente e dovrebbe bastarci un solo caso, un solo confratello ferito perché sanguinasse il cuore un po’ a tutti. Nel nostro caso credo che si potrebbe qualificare come peccato, se a parole o coi fatti o con i silenzi, rispondessimo come Caino di fronte alla domanda del Signore “Dov’è tuo fratello?” Non lo so – rispose – Sono forse io il custode di mio fratello?” (Gn 4,9). Sì, lo siamo! Non custodi, ma curatori di lui.

La nostra grande sfida, cari Confratelli, per ogni Ispettore, Consiglio, Direttore e ognuno dei nostri Confratelli in ognuna delle comunità del mondo salesiano è questa: Fare della nostra Comunità un vero spazio di vita di comunione. Come passare da una vita in comune con momenti stabiliti, regolamenti, pianificazioni – che certamente ci possono essere di aiuto – a una vita di comunione? Senza dubbio ciò supporrà conversione personale e pertanto comunitaria, occorrerà un impegno affettivo ed effettivo per portare avanti questo intento; si tratta di un processo che richiede da noi di ammettere che ognuna delle tappe della nostra vita è un’opportunità per crescere, per aprirsi alla novità di un incontro più autentico con i Confratelli con la forza che dà Dio, per rendere più visibile la sua presenza tra noi.

5. CON I GIOVANI, PER I GIOVANI “NOSTRI  PADRONI”

L’espressione non è mia, è di Don Bosco, molto frequente in lui: “I giovani sono i nostri padroni”[25]; e nei loro confronti egli mantenne sempre un atteggiamento di autentico servitore.

È affascinante, cari Confratelli, tutto quello che abbiamo come scritti nel patrimonio della nostra Congregazione, da Don Bosco stesso fino ad oggi, in rapporto alla nostra priorità: i giovani e specialmente i più poveri. Ciò si deve al fatto che l’abbiamo veramente nel nostro cuore, nel nostro DNA, come ho detto più volte. E si deve anche al fatto che, a volte, dobbiamo ricordarcelo affinché sia più evidente questa nostra predilezione, ricordarcelo e ricordarlo ad altri per non dimenticarlo.

Don Bosco, ci ricorda lo stesso CGS XX, diede una consegna molto speciale tra i ricordi ai primi missionari, che conserva la sua piena attualità per tutti noi: “Fate che il mondo conosca che siete poveri negli abiti, nel vitto, nelle abitazioni e voi sarete ricchi davanti a Dio e diverrete padroni del cuore degli uomini[26]

Se è stato così lungo tutta la nostra storia di Congregazione, alla luce del CG27, cari Confratelli, e con una decisa opzione per essere servitori dei giovani, tale opzione per i giovani, e specialmente per i più poveri, diventa, deve diventare in modo imperativo, lo sforzo massimo e il tratto distintivo della Congregazione in questo sessennio, con un profondo senso di Dio ed essere vera profezia di fraternità, in cui la nostra opzione per i più bisognosi sia così evidente da non esserci bisogno di parole per spiegarlo. “Il mondo ci riceverà sempre con piacere fino a tanto che le nostre sollecitudini saranno dirette ai fanciulli più poveri, più pericolanti della società. Questa è per noi la vera agiatezza che nessuno verrà a rapirci”[27].

L’opzione per i poveri sarà in questo modo la versione più evangelica del nostro voto di povertà, e ci aiuterà, sicuramente, a superare l’inclinazione così naturale che abbiamo noi umani, persone e istituzioni, ad associarci col potere e i potenti, ad avere e possedere in eccesso, inclinazione totalmente contraria al Vangelo e alla prassi di Gesù.

Confratelli, quando il nostro recente Capitolo Generale afferma che vogliamo essere una Congregazione di poveri e per i poveri, perché come Don Bosco crediamo che questo dev’essere il nostro modo di vivere con radicalità il Vangelo e la maniera di essere più disponibili alle esigenze dei giovani, non sta pensando solamente che sia un suggerimento per i salesiani più sensibili o un po’ più generosi, ma lo prospetta come un operare nella nostra vita un autenticoesodo [28]. Dev’essere qualcosa di essenziale per il nostro essere Salesiani di Don Bosco, e quel che deve stare a cuore ad ogni salesiano. L’eccezione dovrà essere quella dei confratelli che non si sentono capaci – perché qualcosa non va bene nella loro vita – ed allora potranno fare assegnamento sulla nostra fraternità e il nostro aiuto, ma non dovrebbe trattarsi mai di una opzione per la tiepidezza, per la mediocrità nella dedizione, il defilarsi dall’opzione per i più poveri, e meno ancora dovrebbe darsi il caso di un ragazzo, una ragazza, un adolescente o un giovane che debba lasciare la casa di Don Bosco perché non dispone di risorse economiche per pagare questo o quello.

Ci sarà forse qualcuno che penserà che si tratta di qualcosa di bello ma irrealizzabile, qualcuno che dirà che dobbiamo sostenere scuole, spese, ed io dico loro che con la generosità, con la chiarezza della opzione, con la ricerca di aiuti, con risorse per borse di studio, con la capacità che certamente abbiamo di generare solidarietà quando si tratta di aiutare coloro che hanno di meno, potremo fare realtà che una casa salesiana non sia mai inaccessibile per coloro che hanno di meno  (che si tratti di una scuola, un oratorio, una casa famiglia, un centro giovanile..). Vorrei ricordare quanto già ho detto nelle parole conclusive del Capitolo Generale: Sono i giovani, specialmente i più poveri, quelli che ci salveranno. Essi sono un dono per noi, salesiani, sono veramente “il nostro roveto ardente” davanti al quale toglierci i sandali[29]. È questa la chiave della nostra paternità come educatori, datori di vita, fino a dare la nostra vita, consegnarla per gli ultimi poiché, rispondendo alla chiamata del Signore, abbiamo deciso di donarla. Se siamo stati capaci del più (il ‘sì’ per tutta la vita) non è per restare nel meno, nel non essere alternativa per nessuno, segno di nulla.

Sono convinto – senza conoscere ancora tutta la Congregazione – che è molta la dedizione e la generosità che esiste, ma ciò che è ben centrato in Dio e negli ultimi non può tranquillizzarci e compensare le realtà esistenti  in cui non stiamo rispondendo a quel che Don Bosco farebbe oggi. È in questo senso che incoraggio tutti i confratelli a metterci in un vero atteggiamento di conversione a Dio, ai fratelli e ai giovani, come ci chiede il CG27.

Siamo per i giovani dei veri padri e fratelli, come lo fu Don Bosco e come ci ha ricordato, a suo tempo, Giovanni Paolo II, quando ci disse, nel CG23: “Al centro delle vostre attenzioni ci siano, dunque, sempre i giovani, speranza della Chiesa e del mondo, verso i quali tutti guardano con fiducia e trepidazione. Nelle nazioni più ricche, come nei paesi più poveri, siate sempre al loro servizio; specialmente siate attenti a coloro che sono più deboli ed emarginati. Recate ad ognuno di essi la speranza del Vangelo, perché li aiuti ad affrontare con coraggio la vita, resistendo alle tentazioni dell’egoismo e dello scoraggiamento. Siate per loro padri e fratelli, come Don Bosco vi ha insegnato”[30].

6. CONGREGAZIONE MISSIONARIA: QUANDO LA  DIVERSITÀ È RICCHEZZA

Sotto questo titolo o epigrafe voglio dire qualcosa di semplice e chiaro: La dimensione missionaria fa parte della nostra IDENTITÀ e la diversità culturale, la multiculturalità e la interculturalità sono una ricchezza verso cui camminare in questo sessennio.

Secondo la ‘Evangelii Gaudium’[31] l’annuncio del Vangelo è missione di tutto il popolo di Dio ed è annuncio per tutti, dove “non c’è Giudeo né Greco… perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28). Implica l’essere fermento di Dio in mezzo all’umanità, una umanità e un Popolo di Dio con molti volti, con molti sviluppi storici e culture diverse, dove tutti siamo dei discepoli missionari.

Il Papa fa una chiamata all’Evangelizzazione di tutti i popoli e noi dirigiamo il nostro sguardo, sempre per riconoscerci nella nostra identità, verso il carattere missionario della nostra Congregazione. Don Bosco volle che la Società Salesiana fosse decisamente missionaria. Nel 1875, tra il piccolo gruppo dei primi salesiani,  ne scelse dieci perché andassero in America; prima della sua morte aveva già inviato 10 spedizioni missionarie e 153 si trovavano in America al momento della sua morte, quasi il 20% dei salesiani del momento, secondo il catalogo della Congregazione del 1888.

Questa identità missionaria, conservata e curata col passar degli anni, portò il Capitolo Generale Speciale a fare una chiamata speciale che io vorrei rinnovare oggi, alle porte del Bicentenario della nascita di Don Bosco e come omaggio vivente a lui: “Il Capitolo Generale Speciale lancia un appello a tutte le Ispettorie, anche a quelle più povere di personale, perché, obbedendo all’invito del Concilio e sull’audace esempio del nostro Fondatore, contribuiscano, con personale proprio, in forma definitiva o temporanea, all’annuncio del Regno di Dio”[32].

Credo sinceramente, cari Confratelli, che questa chiamata abbia oggi piena attualità nella realtà della nostra Congregazione. Quando parlo di omaggio a Don Bosco nella celebrazione del Bicentenario della sua nascita, non lo dico in un contesto celebrativo vuoto o per fare statistiche, ma perché credo veramente – ed è stata la sensibilità del CG27 – che una grande ricchezza della nostra Congregazione sia proprio la sua capacità missionaria, la possibilità di essere lì dove si ha più bisogno di noi nell’Evangelizzazione, anche se tutte le forze sono molto valide in qualsiasi posto ci troviamo. In questo senso approfitto di questa occasione per invitare tutti i salesiani SDB – e di cuore estendo il mio invito a tutta la Famiglia Salesiana – affinché, al momento opportuno, la ‘Evangelii Gaudium’ sia letta, meditata e condivisa. Certamente ci farà molto bene; in molti posti non è ancora conosciuta.

6.1 Perché ci sono campi di missione dove siamo molto necessari in questo momento …

In questo senso, e non solo per l’anno 2015 ma per tutto il sessennio, vogliamo che si traduca in realtà l’aiuto reale in alcune aree di missione che presentano una maggiore fragilità in questo momento, per esempio, tra le altre:

-    Il lavoro missionario in Amazzonia, specialmente a Manaus, Campo Grande, e Venezuela…

-    Il lavoro missionario nel Chaco Paraguayo.

-    Il lavoro missionario in alcune regioni della Pampa e della Patagonia Argentina.

-    La presenza missionaria presso comunità di immigranti negli Stati Uniti.

-    La presenza missionaria in Medio Oriente, tremendamente castigata per di più da diversi conflitti bellici, come ben sappiamo.

-    La presenza missionaria tra i mussulmani, dal Nord Africa fino ai paesi del Golfo Arabico o il Pakistan…

-    La nuova presenza missionaria che richiede il Progetto Europa e che ha molto a vedere con gli ultimi, attratti dalle diverse migrazioni.

-    Rinforzare le giovani presenze missionarie di prima Evangelizzazione in Asia e Oceania:  Mongolia, Cambogia, Bangladesh, Laos…

6.2. … E perché la diversità è ricchezza

In più di una occasione, nella mia vita salesiana, ho sentito dire da chi aveva più vocazioni che essi, nel proprio paese o Ispettoria non avevano bisogno di aiuti, poiché avevano un numero sufficiente vocazioni. Ma proprio per questo, e perché la differenza, la diversità, la multiculturalità e interculturalità è una ricchezza, diventa ogni volta più necessario tale aiuto, anche per garantire l’identità del carisma salesiano, che non sia monocolore, per favorire l’interscambio di confratelli tra le Ispettorie per alcuni anni, offrire temporaneamente confratelli alle Ispettorie più bisognose, oltre a quelli che si offrono come missionari ‘ad gentes’  in risposta  a questa chiamata e ad altre che verranno; e in tal modo anche preparare i confratelli, in tutte le parti del mondo, con uno sguardo più globale e universale. Noi Salesiani di Don Bosco, anche se abbiamo una organizzazione giuridica che si concretizza nelle Ispettorie, non facciamo professione religiosa per un luogo, una terra o una appartenenza. Siamo Salesiani di Don Bosco nella Congregazione e per la Missione, là dove più ci sia bisogno di noi e dove sia possibile il nostro servizio.

Sono consapevole che questo messaggio può risultare sorprendente, ma dobbiamo essere arditi nel sognare, cari Confratelli, e non aver paura della novità, per quanto esigente sia, se è buona in se stessa. Una concretizzazione semplice ma immediata di questo che dico è, per esempio, la necessità di preparare i giovani salesiani nell’apprendimento delle lingue; quante più lingue, tanto meglio. È passato il tempo, che io stesso ho vissuto, in cui imparare una lingua estera era qualcosa di superfluo e quando andare nel paese vicino, anche se la frontiera distava solo cinquanta chilometri, era ‘andare all’estero’ e riusciva molto difficile ottenere i permessi all’interno della Congregazione. Dobbiamo preparare le nostre nuove generazioni, pertanto, nell’apprendimento degli idiomi e, tra essi, l’apprendimento della lingua italiana perché non avvenga, col tempo, che l’accesso alle fonti e agli scritti originali del nostro Fondatore e della Congregazione siano qualcosa di proibitivo, data l’ignoranza.

Così pure desidero sottolineare che non dobbiamo avere paura e fare resistenza al fatto che i nostri giovani confratelli studino fuori della propria Ispettoria. Non si ama meno la propria terra, le proprie radici e le proprie origini per il fatto di non studiare nello stesso luogo. Non è vero, e non vi è nessun pericolo di perdere il senso della realtà. Al contrario, si allarga molto lo sguardo e la capacità di capire la diversità e la differenza, qualcosa di essenziale nel nostro mondo di oggi e di domani.

7. CELEBRANDO  IL BICENTENARIO  DELLA NASCITA DI DON BOSCO

Quando starete leggendo questa mia lettera, avremo già inaugurato l’anno del Bicentenario della nascita di Don Bosco: il 15 agosto in Castelnuovo Don Bosco e il 16 agosto al Colle Don Bosco. Sotto la guida del nostro Rettor Maggiore Emerito, D. Pascual Chávez, abbiamo avuto un intenso triennio di preparazione in tutta la Congregazione, approfondendo la realtà storica, la pedagogia e la spiritualità del nostro Fondatore.

Mi pare opportuno dire che l’anno di celebrazione che abbiamo iniziato ha un doppio volto. Uno esterno, più pubblico e ufficiale, e uno interiore, più intimo.

Duecento anni dalla nascita di Don Bosco, suscitato dallo Spirito Santo con l’intervento di Maria (cfr. Cost 1), è un tempo sufficiente per vedere e comprendere quel che abbiamo ereditato. In primo luogo, la vita di un uomo di Dio, un Santo che con cuore di padre visse quel che aveva promesso: “Ho promesso a Dio che fin l’ultimo mio respiro sarebbe stato per i miei poveri giovani”[33]. E abbiamo ereditato la responsabilità di vivere, e di far diventare realtà, l’autenticità di un carisma che è nato non da un progetto umano, ma dall’iniziativa di Dio per contribuire alla salvezza della gioventù (cfr. Cost 1).

Celebrare nella società, nelle città, col popolo di Dio, il Bicentenario della nascita di Don Bosco ci permette di riconoscere che cosa significa per noi avere come Padre Don Bosco.

▪ È una opportunità per sentirci grati al Signore perché, duecento anni dopo la nascita di Don Bosco, ci troviamo qui, come dono di Dio per i giovani. Opportunità per riconoscere Dio presente nella nostra storia, poiché constatiamo che Lui (il Dio della Vita), ci ha sempre preceduti.

▪ È un impegnarci di più con forza del Vangelo che deve giungere in modo speciale ai giovani, e tra loro agli umili, a quelli che, senza aver fatto nulla perché ciò avvenga, sono stati esclusi dalla festa della vita.

▪ È un momento opportuno per raccontare nuovamente l’attualità di un carisma  che si colloca al centro dei problemi del mondo d’oggi, in modo speciale del mondo dei giovani. Perché Don Bosco continua ad avere oggi parole e proposte per i giovani del mondo, giacché, anche se sono cambiate le situazioni ed i contesti, tuttavia il cuore dei giovani, di ciascun giovane, continua ad avere gli stessi palpiti di entusiasmo e di apertura alla Vita.

▪ Il carisma salesiano è stato ed è il regalo che il nostro Dio fa al mondo, avendo scelto Don Bosco per esso. Perciò insistiamo tanto, con convinzione, sul fatto che Don Bosco è un bene della Chiesa e di tutta l’Umanità[34]. Egli si è formato nel tempo, dai primi momenti dell’esistenza sulle braccia di Mamma Margherita, fino all’amicizia con buoni maestri di vita e, soprattutto, nella vita quotidiana con i giovani che, plasmando nel quotidiano il suo cuore, lo hanno aiutato ad essere più di Dio, più degli uomini e più per i giovani stessi.

Celebrare il Bicentenario nell’interiorità della nostra Congregazione e della nostra Famiglia Salesiana, significa vivere quel che  San Paolo raccomanda a Timoteo chiedendogli che ‘ravvivi il Dono che ha ricevuto’. Per questo, ogni volta che un salesiano, un membro della nostra Famiglia Salesiana, vive in pienezza la propria vocazione, è a sua volta un dono di Dio al mondo.

Celebrare il Bicentenario nell’intimità del focolare (come devono essere tutte e ognuna delle nostre comunità) vuol dire lasciarci interpellare nel nostro essere e nel nostro vivere, fino a poterci dire, con sguardo limpido e trasparente, che “la santità dei figli sia prova della santità del Padre”[35].

Questa celebrazione significa anche rievocare duecento anni di storia di uomini e donne che hanno dato la vita per questo ideale, tante volte in modo eroico, in condizioni difficili, a volte anche estreme. Questo è un tesoro inestimabile che solo Dio può apprezzare nella giusta misura e a Lui lo affidiamo.

Noi siamo tra quelli che credono che quel 1815, con la chiamata alla vita di Giovannino Bosco e la sua elezione da parte del Signore, è stato solo l’inizio di una lunga catena di testimoni e che anche noi, come Don Bosco, vogliamo impegnarci ad aiutare a scrivere il futuro della vita, e vita di credenti, dei giovani e tra di loro i più bisognosi, con i colori della speranza.

Infine, e brevemente  per non dilungarmi di più, desidero sottolineare la singolarità che ha il carisma salesiano in quella nostra peculiarità nota come Sistema Preventivo, che è molto più di un metodo educativo. È una vera e ricca forma di spiritualità, un modo straordinario di concepire il senso della vita nell’ottica di Dio, essendo così un grande dono della nostra Congregazione  e Famiglia alla Chiesa. Ma di questo scriverò più ampiamente nella lettera sulla Strenna alla fine dell’anno.

8. “PRENDIAMO LA MADONNA IN CASA”. «E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé» (Gv 19,27)

Ho voluto terminare questa mia prima lettera circolare con le stesse parole che usò Don E. Viganò nella sua prima lettera su Maria che rinnova la Famiglia Salesiana di Don Bosco[36]. Don Viganò ci racconta che mentre ascoltava la sera del Venerdì Santo di quell’anno il racconto evangelico della morte del Signore secondo Giovanni, con Maria e il Discepolo ai piedi della croce, rimase particolarmente colpito, con una convinzione che lo porta a dire: sì!, dobbiamo ripeterci mutuamente come programma per il nostro rinnovamento l’affermazione dell’evangelista: “Prendiamo la Madonna in casa”.

Don Bosco ebbe una vivissima consapevolezza della presenza personale di Maria nella propria vita, nella sua vocazione e nella sua missione apostolica. “Maria Santissima è la fondatrice e sarà il sostegno delle nostre opere”[37], e noi Salesiani, come parte della nostra Famiglia Salesiana, siamo convinti del ruolo indiscutibilmente particolare che Maria ha avuto nella vita di Don Bosco e della Congregazione. Maria è stata per Don Bosco la Madre attenta dei suoi giovani e la loro educatrice interiore. Ed è stata sempre per lui la Madre verso la quale ha avuto una devozione tenera e virile, semplice e vera.

Allo stesso tempo Don Bosco, da vero educatore e catechista, riuscì in maniera eccezionale a fare sì che in casa, nella casa dei suoi giovani, Valdocco, il clima di famiglia risultasse sempre avvolto da una presenza materna: Maria.

Oggi, duecento anni dopo la nascita di Don Bosco, possiamo dire che la devozione a Maria, per noi soprattutto come Ausiliatrice, risulta di fatto come un elemento costitutivo del ‘fenomeno salesiano’ nella Chiesa, e forma parte imprescindibile del nostro carisma: permea la sua fisionomia e gli da vitalità.

Maria, che è la Donna dell’Ascolto, Madre della nuova comunità e Serva dei poveri ci accompagni e ci benedica. A Lei ci dirigiamo con la stessa preghiera di Papa Francesco[38]:

Stella della nuova evangelizzazione,

aiutaci a risplendere nella testimonianza della comunione,

del servizio, della fede ardente e generosa,

della giustizia e dell’amore verso i poveri,

perché la gioia del Vangelo

giunga sino ai confini della terra

e nessuna periferia sia priva della sua luce.

 

Madre del Vangelo vivente,

sorgente di gioia per i piccoli,

prega per noi.

Amen. Alleluia.

Vi saluto fraternamente, con affetto

Angel Fernández Artime, sdb

Rettor Maggiore

 

[1]  Lettere Circolari di Don Michele Rua ai Salesiani, Direzione Generale Opere Don Bosco, Torino,1965,p.25

[2]  Ibidem, p.26

[3]  Ibidem, p.27

[4]  Lettere Circolari di Don Paolo Albera ai Salesiani, Direzione Generale Opere Don Bosco, Torino, 1965,p.6

[5]  Ibidem, p.8

[6]  Ibidem, p.13

[7]  Ibidem, p.13

[8]  Atti del Capitolo Superiore della Pia Società Salesiana, Anno III,  n.14, 1922, p.4

[9]  Ibidem, p.4-5

[10]  Atti del Capitolo Superiore della Società Salesiana, Anno XIII, n.58, 1932,p.2

[11]  Atti del Capitolo Superiore della Società Salesiana, Anno XXXII, n.169,1952,p.2

[12]  Ibidem,p.3

[13]  Atti del Capitolo Superiore della Società Salesiana, Anno XLVI,n.262,p.2

[14]  Ibidem, p.4

[15]  Ibidem, p.5

[16]  Ibidem, p.5

[17]  Atti del Consiglio Superiore della Società Salesiana, Anno LVII, 1978, n.289, p.3

[18]  Ibidem, p.2

[19]  Atti del Consiglio Generale della Società Salesiana, Anno LXXXIII, n.379, p.3

[20]  Ibidem, p.4

[21]  CG27, Introduzione, p.21, in Giovanni Paolo II, ‘Vita consacrata’,n.93: “La vita spirituale deve essere al primo posto … Da questa opzione prioritaria, sviluppata nell’impegno personale e comunitario, dipendono la fecondità apostolica, la generosità nell’amore per i poveri, la stessa attrattiva vocazionale sulle nuove generazioni”.

[22]  La citazione testuale è come segue: “Il nucleo dell’identità e la ragione d’essere della vita religiosa e di ogni vita cristiana è l’esperienza di Dio. Si può parlare di esperienza di Dio, di fede radicale, di priorità assoluta del Regno di Dio e della sua giustizia, di vivere la vita in chiave escatologica… Poco importano i nomi. L’importante è tenere ben presente che tale esperienza nucleare è ciò che dà un significato a tutto in questo genere di vita, è quel che dà qualità di vita ai suoi membri e fa sì che si tratti veramente di vocazione e non di una semplice professione. La domanda circa la qualità di vita nella vita religiosa è la domanda circa la qualità di questa esperienza di fede” (in traduzione nostra da: FERNANDO PRADO (ed.), Adonde el Senhor nos lleve, P.Claretiane, Madrid, 2004, 31). 

[23]  Questa frase in corsivo è una opzione personale mia, data la importanza che le attribuisco. L’autore non l’ha evidenziata in modo particolare.

[24]  J. M. ARNAIZ, ! Que ardan nuestros corazones. Devolver el encanto a la vida consagrada!,  Publicaciones Claretianas, Madrid, 2007, 95

[25]  Capitolo Generale Speciale Salesiano, Roma, 1971, Atti, n.351

[26]  Ibidem, n.597, citando MB XI, 389-390

[27]  Ibidem, n.597, citando MB XVII, 272

[28]  Cfr. CG25,n.55. Il neretto è opzione mia.

[29]  CG27, n.52, citando Es 3,2 e “Evangelii Gaudium”,n.169

[30]  GIOVANNI PAOLO II, Discorso ai Capitolari, in CG23, n.331.

[31]  Cf. Evangelii Gaudium, n.111, 115 e 120

[32]  CGS, n.477

[33]  Cost. 1, cfr. MO, 16

[34]  Come dice Papa Francesco nella ‘Evangelii Gaudium’, n. 130:”Lo Spirito Santo arricchisce tutta la Chiesa che evangelizza abche con diversi carismi. Essi sono doni per rinnovare ed edificare la Chiesa. Non sono un patrimonio chiuso, consegnato ad un gruppo perché lo custodisca; (…). Un chiaro segno dell’autenticità di un carisma è la sua ecclesialità, la sua capacità di integrarsi armonicamente nella vita del Popolo santo di Dio per il bene di tutti”.

[35]  Consiglio dato da un pio e benevolo cooperatore e che Don Rua cita e mette come parola d’ordine nella lettera dell’8 febbraio 1888, a otto giorni dalla morte di Don Bosco, nella lettera diretta ai direttori delle case salesiane comunicando i suffragi per Don Bosco. Cfr. Lettere circolari di Don Michele Rua ai salesiani, Direz. Generale Opere Don Bosco, Torino, 1965, p.14.

[36]  Atti del Consiglio Generale della Società Salesiana, Anno LVII, n.289,p.4

[37]  Sistema Preventivo. Regolamenti, n.92

[38]  Evangelii Gaudium, n.288

4.1 Cronaca del Consiglio Generale

La sessione plenaria estiva 2014, che ha avuto inizio il 3 giugno, ha impegnato i Consiglieri fino all´11 luglio 2014. Alle riunioni plenarie, complessivamente 30, si sono collegati incontri di gruppo o commissioni per lo studio dei diversi temi. I Consiglieri hanno pure dato il loro contributo a incontri di animazione, soprattutto quelli che si sono svolti presso la Casa Generalizia.

Come sempre, insieme ai temi o problemi più rilevanti per l´animazione e la guida della Congregazione, sono stati dedicati i tempi necessari alle pratiche ordinarie provenienti dalle Ispettorie, come: nomine di membri dei Consigli ispettoriali e approvazione di nomine di direttori, aperture ed erezioni canoniche di case e/o attività, pratiche riguardanti confratelli e pratiche economico-amministrative. Si presenta qui di seguito una sintesi degli argomenti più rilevanti all´ordine del giorno.

1. Nomine di Ispettori

In questa sessione sono state otto le Ispettorie per le quali è stato nominato il Superiore. Il Consiglio Generale vi ha proceduto con un accurato discernimento, prendendo come base e punto di riferimento l´esito della consultazione operata nell´Ispettoria. Ecco l´elenco, in ordine alfabetico, dei Superiori nominati nel corso della sessione: don Marco Biaggi, per la Visitatoria di Mozambico; don Karol Maník, per la Circoscrizione di Ucraina; don Jorge Alejandro Molina Padilla, per la Ispettoria di Ecuador; don Teo Montemayor, per la Ispettoria degli Stati Uniti Ovest; don Hugo Orozco Snchez, per la Ispettoria di Guadalajara, Messico; don Javier Ortiz Rodríguez, per la Ispettoria di Bolivia; don Armand Randimbisoa, per la Visitatoria di Madagascar; don Eugenio Riva, per la Visitatoria "Maria Sede della Sapienza" (UPS) in Roma.

2. Temi di studio e decisioni operative

Nel corso della sessione, insieme agli adempimenti riguardanti le Ispettorie e le Regioni, il Consiglio ha affrontato alcuni temi riferentisi più in generale al governo e all´animazione della Congregazione, con attenzione particolare al Progetto di animazione e governo per il sessennio e, allo studio del "Vademecum" per la vita e azione dello stesso Consiglio. Non sono mancate alcune decisioni operative, collegate con qualcuno dei punti esaminati. Si presentano i principali argomenti trattati.

  • La Strenna del Rettor Maggiore per l´anno 2015. In apertura dei lavori della sessione plenaria, il Rettor Maggiore ha presentato le linee di quella che sarà la Strenna del 2015 per la !Famiglia Salesiana: "Come Don Bosco: con i giovani per i giovani". Essa intende essere più un messaggio di comunione che un programma pastorale; essa vuole aiutare a vivere l´Anno del Bicentenario con il cuore salesiano con i giovani e per i giovani, stando in mezzo a loro e coinvolgendoli.
  • Progetto del RM e Consiglio 2014-2020. Dopo le nomine degli Ispettori, il Consiglio in varie sedute ha dedicato il tempo necessario per l´elaborazione del progetto di animazione e governo del Rettor Maggiore e Consiglio Generale per il sessennio 20142020, che con i criteri di essenzialità, profondità e coerenza vuole tradurre operativamente quanto è stato deciso dal CG27.
  • Progetto Europa. Il Consiglio Generale ha proposto un´ipotesi di processo per l´elaborazione del Progetto Europa nella prossima sessione plenaria invernale. Il processo include la verifica fatta alla fine del sessennio scorso con gli Ispettori europei, dalla quale risulta che le tre aree indicate sono state ben centrate; il coinvolgimento attraverso un breve questionario degli Ispettori di Europa e dei loro Consigli, meglio ancora se anche dei direttori; la presentazione di una sintesi delle risposte nell´incontro degli Ispettori 28-30 novembre 2014. Infine l´elaborazione del progetto del Rettor Maggiore e del suo Consiglio per il Progetto Europa, sentendo in particolare tutti i Consiglieri regionali per l´area riguardante l´invio dei missionari.
  • Vademecum per la vita e l´azione del Consiglio Generale. In varie sedute del Consiglio è stato aggiornato il Vademecum per la vita e l´azione del Consiglio Generale 2014 nelle sue prime due parti: "Il servizio dell´autorità nella comunità mondiale" e "Ruoli e funzioni dei singoli Consiglieri". Si è notato che al di là della formulazione, serve una maggiore coerenza nel modo di presentare le singole figure. Inoltre si è notata la necessità di decidere a chi spetterà la formazione dei laici, tema mai affrontato in modo sistematico e coerente. La terza parte "Elementi pratici del lavoro del Consiglio Generale" verrà presa in considerazione nella sessione plenaria in dicembre prossimo, dopo aver fatto in questo periodo la pratica di come viviamo e lavoriamo nel Consiglio.
  • Coordinamento nel Consiglio Generale. Per rispondere alla delibera del CG27 sul coordinamento nel Consiglio Generale sono state organizzate varie giornate di studio da parte del Vicario del Rettor Maggiore con i Consiglieri dei settori e con i Consiglieri regionali e quindi nelle sessioni plenarie. Si è visto che per giungere al coordinamento è necessario tener presenti i vari momenti: il primo riguarda il Vademecum per la vita e l´azione del Consiglio Generale; il secondo è l´elaborazione del progetto di animazione e governo del Rettor Maggior e del Consiglio per il sessennio; il terzo riguarda i calendari del Consiglio Generale che contemplano vari incontri congiunti e coordinati.
  • Formazione dei nuovi Ispettori. Sono state condivise le varie esperienze e i vari suggerimenti da tenere presenti nel programma, nella metodologia e nella verifica dopo il primo corso per i nuovi Ispettori da svolgersi in dicembre prossimo.
  • Segretariato per la Famiglia Salesiana. In due momenti di studio il Consiglio Generale ha portato avanti la riflessione sulla costituzione del Segretariato per la Famiglia Salesiana, cercando di delineare bene prima i compiti, il profilo del responsabile per il Segretariato e la durata della nomina. Lo studio verrà ripreso nella prossima sessione invernale.
  • Studio delle Regioni nel Consiglio intermedio. Nel corso della sessione il Consiglio Generale ha abbozzato la questione della valutazione della Regione e delle Ispettorie nel Consiglio intermedio, perché sembrava essere un lavoro ripetitivo, visto che tale valutazione viene richiesta in occasione della preparazione del Capitolo Generale, in vista della Visita d´Insieme, della Visita Straordinaria e per la nomina di un Ispettore. Il tema verrà ripreso nella prossima sessione plenaria invernale.

— Approvazione del Bilancio Consolidato 2013. Nel corso della sessione il Consiglio Generale
— su presentazione dell´Economo generale — ha esaminato e approvato, a norma dei Regolamenti generali, il Bilancio Consolidato al 31 dicembre 2013 della Direzione Generale Opere Don Bosco.

— Distribuzione "Fondo Missioni". Dopo aver rivisto i criteri per la distribuzione, il Consiglio Generale ha preso in considerazione e ha approvato le proposte fatte dalla Commissione per la distribuzione n. 154 — Giugno 2014, degli aiuti dal Fondo Missioni. Si tratta dei fondi provenienti dalle Procure Missionarie a beneficio dei tanti progetti e interventi nella Congregazione.

Tra i momenti significativi nel corso della sessione si ricordano in particolare:
— Incontro dei Consigli Generali dei Salesiani di Don Bosco e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, svolto il giovedì 19 giugno 2014, presso la Casa Generalizia delle FMA, in cui si è fatto un confronto sullo strumento di lavoro del CG23 delle FMA; sugli Atti del CG27 dei SDB e sugli impegni e prospettive del Bicentenario della nascita di Don Bosco.

5.1 Messaggio del Rettor Maggiore per l´apertura dell´Anno di celebrazione del Bicentenario della nascita di Don Bosco

Si riporta il testo del Messaggio del Rettor Maggiore Don Angel Fernemdez Artime per l´inizio dell´Anno Bicentenario della nascita di Don Bosco, rilasciato il 16 agosto 2014 a Castelnuovo Don Bosco.
199 anni fa, un giorno come oggi, veniva al mondo un bambino, Giovanni Melchiorre Bosco, proprio in queste stesse colline, figlio di umili contadini.

Oggi noi, volendo dar inizio al Bicentenario di questo storico evento, rendiamo grazie a Dio per il suo mirabile intervento nella Storia, e ancor più in concreto in questa storia, incominciata sulle colline dei Becchi.

Nel primo articolo delle Costituzioni della Società Salesiana, si dichiara che "Con senso di umile gratitudine, crediamo che la Società di San Francesco di Sales è nata non da solo progetto umano, ma per iniziativa di Dio... Lo Spirito Santo suscitò, con l´intervento materno di Maria, Don Bosco. Formò in lui un cuore di padre e maestro, capace di una donazione totale (...), e la Chiesa ha riconosciuto in questo l´azione di Dio, soprattutto approvando le Costituzioni e proclamando Santo il Fondatore".

Il carisma salesiano è un regalo che Dio, attraverso Don Bosco, ha fatto alla Chiesa e al Mondo. Si è formato nel tempo, fin da quando stava seduto sulle ginocchia di Mamma Margherita, poi con l´amicizia di buoni maestri di vita e, in particolar modo, nella vita quotidiana in mezzo ai giovani.

Oggi ci troviamo qui come Famiglia di Don Bosco, Famiglia Salesiana, accompagnati da tante autorità civili ed ecclesiastiche, amici di Don Bosco, e giovani. Sulle stesse colline che l´hanno visto nascere, proclamiamo l´inizio delle celebrazioni di questo Bicentenario della nascita del nostro "padre e maestro", che avrà, come punto di arrivo, dopo tre anni di preparazione e uno di celebrazioni, il prossimo 16 agosto del 2015, quando festeggeremo i duecento anni della sua presenza nella Chiesa e nel mondo intero, per il bene dei giovani.

Il Bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco è un anno giubilare, un "anno di Grazia", che vogliamo vivere come Famiglia Salesiana con un senso di gratitudine al Signore, con un senso di umiltà ma anche di grande gioia, consapevoli che è stato il Signore a benedirci con questo bellissimo movimento spirituale apostolico fondato da Don Bosco e sotto la guida di Maria Ausiliatrice, che chiamiamo oggi "Famiglia Salesiana".

È un anno giubilare per più di trenta gruppi che fanno già parte di questa nostra grande Famiglia, e per molti altri che, ispirandosi a Don Bosco, al suo carisma, alla sua missione e spiritualità, sperano presto di entrare a farne parte.

È un anno giubilare per tutto il Movimento Salesiano che, in vario modo, fa riferimento a Don Bosco con le proprie iniziative, azioni, proposte, e nel proprio cammino condivide la spiritualità e gli sforzi per il bene dei giovani, in particolar modo per quelli più sfortunati.

Questo Bicentenario vuole essere per tutti noi, e in particolar modo per il mondo salesiano, non solo un momento di festa senza riferimenti trascendentali, ma una preziosa occasione che ci è offerta per guardare al passato con gratitudine, al presente con speranza, e per sognare il futuro di missione evangelizzatrice e educativa della nostra Famiglia Salesiana con forza e novità evangelica, con coraggio e sguardo profetico, lasciandoci guidare dallo Spirito che sempre ci sarà accanto nella ricerca di Dio.

Crediamo che questo Bicentenario sarà realmente un´opportunità di vero rinnovamento spirituale e pastorale per la nostra Famiglia, un´occasione per rendere più vivo il carisma e rendere più attuale Don Bosco, come lo è sempre stato per i giovani. Crediamo che sarà un´opportunità per vivere con rinnovata convinzione e forza la Missione che ci è stata affidata, sempre per il bene dei bambini e delle bambine, degli adolescenti e dei giovani di tutto il mondo, in special modo quelli che ne hanno più bisogno, i più poveri e i più fragili.

Il Bicentenario sarà anche un tempo in cui, come Famiglia Salesiana, continueremo, sull´esempio di Don Bosco, il nostro cammino verso le periferie fisiche e umane della società e dei giovani.

Come già fu con Don Bosco, l´anno del Bicentenario che celebriamo, e il cammino successivo che dovremo percorrere, deve essere per tutti noi, Famiglia Salesiana, un tempo in cui apportare con grande umiltà quello che fa parte della nostra essenza carismatica: il nostro impegno a leggere le realtà sociali, soprattutto quelle giovanili, che oggi ci coinvolgono; il nostro impegno, con intenzioni chiare, a favore dei giovani emarginati o che sono a rischio di esserlo; la nostra fede e piena fiducia in loro, in ogni ragazzo e ragazza, nelle loro possibilità e capacità; la nostra certezza della bontà dei loro cuori, qualunque sia stato il loro passato, facendo conoscere l´opportunità che hanno di essere proprietari e protagonisti dei loro sogni, stando loro accanto se ce lo permettono, per poterne sviluppare al massimo i talenti, la loro vocazione pienamente umana e cristiana.

Infine, questo Bicentenario deve essere anche il ricordo di tante donne e uomini che hanno partecipato con grande passione a questo progetto, incominciato da Dio in Don Bosco, in modo eroico, anche dando la vita per questo ideale, in condizioni pure difficili ed estreme tipiche di alcuni paesi del mondo, e per questo sono un trionfo, un´inestimabile tesoro che solo Dio sa quanto vale veramente.

Con queste convinzioni, ci sentiamo più animati non solo ad ammirare Don Bosco, non solo a percepire l´attualità di questa grandissima figura, ma anche a sentire con grande forza l´irrinunciabile impegno a IMITARE colui che, da queste colline, arrivò fino alla periferia di Valdocco, e anche alla periferia rurale di Mornese, per ampliare con sé e con altre persone quel desiderio di ricerca del bene dei giovani e perché ognuno di quei ragazzi e ragazze potesse essere felice ora e per l´Eternità.
Da questa collina dei Becchi dichiariamo dunque aperto l´anno della Celebrazione del Bicentenario della Nascita di Don Bosco.
Che Don Bosco, dal Cielo, ci benedica e ci doni la grazia di rendere concreto il nostro impegno per la gioventù e faccia in modo che questo nostro sogno sia realtà.

Buon Bicentenario a tutti!


Don Angel FERNANDEZ ARTIME, sdb
Rettor Maggiore

5.2 Bolla Pontificia per la concessione dell´Indulgenza plenaria nel corso dell´Anno Bicentenario della nascita di Don Bosco

Si riporta il testo, in lingua italiana, della Bolla Pontificia rilasciata dalla Penitenzieria Apostolica, con la quale il Santo Padre concede l´indulgenza plenaria nel corso dell´Anno Bicentenario della nascita di Don Bosco, in determinate circostanze.

PENITENZIERIA APOSTOLICA
Prot. N. 785/14/I
BEATISSIMO PADRE,
Francesco Maraccani, Procuratore Generale della Società di San Francesco di Sales, su mandato di Angel Ferrndez Artime, Rettor Maggiore, manifestando cordialmente a Sua Santità sentimenti di obbedienza e filiale riverenza, fiduciosamente informa che il giorno 16 Agosto 2015 si compiranno due secoli da quando a Murialdo, nella cascina chiamata "dei Becchi", presso Castelnuovo d´Asti, dai genitori Francesco Bosco e Margherita Occhiena, di condizione rurale, ma di ottimi costumi e pietà esimia, nacque in questo mondo S. Giovanni Bosco e, poco dopo, ricevette il santo battesimo, porta d´ingresso e fondamento dei Sacramenti; trascorse una fanciullezza difficoltosa e, ordinato sacerdote, dedicò tutte le sue forze all´educazione degli adolescenti, fondando la Società Salesiana e, con la cooperazione di S. Maria Domenica Mazzarello, l´Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, per istruire la gioventù nelle arti e nella vita cristiana.

Per celebrare degnamente tale felice evento, dedicato con un anno giubilare a San Giovanni Bosco, padre e maestro dei giovani, dal giorno 16 del corrente mese di Agosto fino al 16 Agosto 2015 si avranno particolari funzioni sacre e varie iniziative spirituali, al fine di promuovere una salutare devozione verso San Giovanni Bosco nei fedeli di tutto il mondo cattolico e perché, con il suo aiuto, i loro costumi siano sempre più conformi al divino Vangelo. Ed affinché ai fedeli cristiani che interverranno a tali celebrazioni, si applichi più abbondantemente il tesoro della grazia divina, il predetto Oratore implora il dono dell´Indulgenza a modo di Giubileo.

Pertanto,
Il giorno 8 Agosto 2014
LA PENITENZIERIA APOSTOLICA, per specialissimo mandato del Santissimo Padre Francesco, concede benignamente l´Anno giubilare con annessa Indulgenza plenaria che, alle solite condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo l´intenzione de] Sommo Pontefice) può essere lucrata dai membri della Famiglia Salesiana e da tutti i fedeli cristiani con animo penitente e sospinti dalla carità, che possono anche applicarla come suffragio alle anime dei fedeli defunti che si trovano in Purgatorio, se parteciperanno piamente a qualche funzione sacra celebrata in onore di San Giovanni Bosco o almeno, davanti a una reliquia o immagine sacra del Santo, sosteranno per un congruo spazio di tempo in pie considerazioni, concludendole con l´Orazione del Signore, il Simbolo della Fede, e delle invocazioni alla Vergine Maria e a San Giovanni Bosco:

  • Nei giorni 31 Gennaio 2015, nella solennità di San Giovani Bosco, e 16 Agosto 2015, nel giorno stesso del bicentenario;
  • Ogni volta che in gruppo prendano parte ad un pellegrinaggio sacro:

a) al Tempio consacrato di Dio, esistente in onore di San Giovanni Bosco presso Castelnuovo Don Bosco, sul "Colle Don Bosco" (che è situato proprio nella città natale del Santo);
b) al Tempio dedicato alla B. Vergine Maria Ausiliatrice in Torino: di questo Santuario, eretto alla dignità di Basilica Minore nell´anno 1911, S. Giovanni Bosco curò la costruzione, lì sono conservate le sue sacre spoglie, ed è come il centro spirituale di tutto l´Istituto Salesiano.

I pii fedeli cristiani, impediti per vecchiaia o grave malattia, potranno ugualmente acquistare l´Indulgenza plenaria, se detestando interiormente qualsiasi peccato, e avendo l´intenzione di adempiere, appena sia possibile, le tre consuete condizioni, lodevolmente davanti a qualche immaginetta di San Giovanni Bosco, si uniranno spiritualmente a delle celebrazioni o visite giubilari, nella propria casa o dove sono trattenuti dall´impedimento, recitando le preghiere sopra indicate, offrendo le proprie sofferenze o i disagi della propria vita.

E affinché l´accesso a questo, per conseguire il perdono divino mediante le chiavi della Chiesa, risulti più facile attraverso la carità pastorale, questa Penitenzieria chiede insistentemente che i sacerdoti Salesiani, provvisti delle facoltà necessarie per le confessioni, si offrano con animo pronto e generoso per la celebrazione del sacramento della Penitenza e amministrino spesso la Santa Comunione agli ammalati.

La presente disposizione sarà valida per tutto l´anno giubilare di S. Giovanni Bosco. Nulla essendoci in contrario.

S.E.R. Mauro Card. PIACENZA Penitenziere Maggiore
Cristoforo NIKIEL Reggente

5.3 Decreto di erezione canonica della Ispettoria Salesiana "San Giacomo Maggiore" Spagna

Prot. 101/2014
DECRETO DI EREZIONE CANONICA DELLA ISPETTORIA SALESIANA "SAN GIACOMO MAGGIORE" DI MADRID - SPAGNA
Il sottoscritto, sac. Angel FERNANDEZ ARTIME, Rettor Maggiore della Società Salesiana di San Giovanni Bosco, con sede in Roma (Italia), Via della Pisana, 1111,

  • considerando la situazione delle presenze e delle opere salesiane nel centro e nel nord-est della Spagna, suddivise nelle tre Ispettorie "San Francesco Saverio" con sede a Bilbao, "San Giacomo Maggiore" con sede a León e "San Giovanni Bosco" con sede a Madrid,
  • dopo aver ascoltato i tre Ispettori con i rispettivi Consigli e tenendo conto dei risultati della consultazione promossa tra i confratelli delle tre Ispettorie,
  • in base all´articolo 156 delle Costituzioni,
  • ottenuto il consenso del Consiglio Generale in data 26 gennaio 2011, a norma degli articoli 132§1,1 e 156 delle stesse Costituzioni;

col presente DECRETO stabilisce:
I. la EREZIONE CANONICA della ISPETTORIA SALESIANA "SAN GIACOMO MAGGIORE", con sede a Madrid, casa "Maria Ausiliatrice", con domicilio in via Marqués de la Valdavia, 2 (28012 Madrid), integrando nella stessa le precedenti Ispettorie denominate: "ISPETTORIA SAN FRANCESCO SAVERIO o di BILBAO", "ISPETTORIA SAN GIACOMO MAGGIORE o di LEÓN",
"ISPETTORIA SAN GIOVANNI BOSCO o di MADRID".

  • Come conseguenza diretta di quanto stabilito sopra, SI SOPPRIMONO E SI ESTINGUONO, come Unità Amministrative e a tutti gli effetti, le precedenti Province ora unificate, e cioè: la "ISPETTORIA SAN FRANCESCO SAVERIO o di BILBAO", la "ISPETTORIA SAN GIACOMO MAGGIORE o di LEÓN" e la "ISPETTORIA SAN GIOVANNI BOSCO o di MADRID".
  • La suddetta ristrutturazione implica una semplice alterazione organica e funzionale di ciò che le Case e Comunità mantenevano nelle Ispettorie integrate ed estinte in virtù del presente Decreto, per cui, a partire dalla data dell´entrata in vigore di esso, passeranno a dipendere e a formar parte della nuova Ispettoria Salesiana "SAN GIACOMO MAGGIORE" le seguenti Case e Comunità:

Alcau de Henares, "San Diego" - Allariz ,"Sacro Cuore di Gesù" - Aranjuez, "Sant´Ignazio di Loyola" - Arévalo, "San Giovanni Bosco" - Astudillo-Residencia, "Santa Maria" - Avilés, "San Domenico Savio" - Azkoitia, "San Giuseppe" - Barakaldo, "San Paolino di Nola" - Barakaldo-Cruces, "San Giovanni Bosco" - BilbaoDeusto, "Maria Ausiliatrice" - Bilbao-Deusto, "San Giovanni Bosco" - Bilbao-Sede Ispettoriale, "Beato Michele Rua" - Burgos, "San Francesco di Sales" - Burgos-Istituto di Filosofia, "San Giovanni Bosco" - Burgos-Politecnico, "Sant´Ignazio di Loyola" Burgos-Residenza, "San Giovanni Bosco" - Cambados, "Nostra Signora della Mercede" - Ciudad Real, "San Tommaso di Villano-va" - Donasti-San Sebastin, "Maria Ausiliatrice" - Fuenlabrada, "San Giuseppe" - Guadalajara, "San Giuseppe" - La CoruriaCalvo Stelo, "San Domenico Savio" - La Coruria- S.G. Bosco, "San Giovanni Bosco" - León-Casa Ispettoriale, "San Giacomo Maggiore" - León-Centro Don Bosco, "San Giuseppe Operaio" - LeónLa Fontana, "Sacro Cuore di Gesù" - Logrorio-Colégio, "San Domenico Savio" - Logrorio-Los Boscos, "San Giovanni Bosco" - Lugo, "Maria Ausiliatrice" - MadridAtocha, "San Francesco di Sales" - Madrid-Atocha, "San Giovanni Bosco" - Madrid-Carabanchel, "Beato Michele Rua" - MadridCarabanchel, "Sacro Cuore di Gesù" - Madrid-Casa Don Bosco, "San Giovanni Bosco" - Madrid‑ Casa Ispettoriale, "Maria Ausiliatrice" - Madrid, "San Domenico Savio" - Madrid-Estrecho, "San Giovanni Battista" - Madrid-Extremadura, "San Michele Arcangelo" - Madrid-Puente de Vallecas, "Nostra Signora dell´Assunzione" - Madrid-Procura, "San Francesco Saverio" - Madrid-Residencia, "Beato Michele Rua" - Mohernando-El Encinar, "Nostra Signora dei Dolori e San Michele" - Ourense, "Maria Ausiliatrice" - Oviedo, "San Giovanni Bosco" - Pamplona-Colégio, "San Giovanni Bosco" - Parla, "Cristo Liberatore" - Puertollano, "San Giovanni Bosco" - Rentería, "San Giovanni Bosco" - Salamanca, "Maria Ausiliatrice" - Salamanca, "San Giuseppe" - Santander, "Maria Ausiliatrice" - SantanderNueva Montana, "San Giovanni Bosco" - Santiago de Compostela, "San Giovanni Bosco" - Soto del Real, "Nostra Signora del Pilar" - Urnieta-Colégio, "San Giuseppe Operaio" - Urnieta-Pake Leku, "San Tommaso d´Aquino" - Valladolid, "Maria Ausiliatrice" - VigoColégio, "Maria Ausiliatrice" (San Mattia) - Vigo-Parroquia, "Maria Ausiliatrice" - Vigo, "San Rocco" - Villamuriel, "San Giovanni Bosco" - Vitória, "San Francesco Saverio" - Zamora, "Maria Ausiliatrice".

IV Con effetto dal 7 giugno 2014,D.Juan Carlos Pérez Godoy, Ispettore dell´ISPETTORIA SALESIANA "SAN GIACOMO MAGGIORE" di Madrid, è autorizzato espressamente a rappresentare il Rettor Maggiore nei tramiti necessari per dare esecuzione a quanto disposto dal presente Decreto presso qualsiasi Organo Amministrativo e/o Giudiziario dello Stato Spagnolo, le Comunità Autonome o Entità Locali del medesimo.

V. Si stabilisce pure quanto segue:

  • Appartengono all´Ispettoria "San Giacomo Maggiore", eretta da questo Decreto, i Salesiani che, alla data della costituzione canonica, vivono e lavorano nelle Case e/o Comunità Salesiane enumerate anteriormente. In ogni caso, tale appartenenza è temporanea per coloro che, per un accordo tra Ispettori, stanno prestando temporaneamente qualche forma di collaborazione in tali Case e/o Comunità.
  • Appartengono all´Ispettoria "San Giacomo Maggiore" di Madrid, eretta da questo Decreto, inoltre, i Salesiani in formazione delle tre Ispettorie integrate e gli altri salesiani appartenenti a tali Ispettorie che al momento della costituzione canonica si trovano fuori dell´Ispettoria per motivo di studio, di salute, di lavoro o per altro motivo.

3. Il patrimonio, le obbligazioni e i diritti corrispondenti alle Ispettorie soppresse ("San Francesco Saverio" di Bilbao, "San Giacomo il Maggiore" di León, "San Giovanni Bosco" di Madrid) vengono trasferiti all´Ispettoria eretta "San Giacomo Maggiore" di Madrid, a partire dal 7 giugno 2014.

In conseguenza di quanto stabilito sopra, la "Ispettoria Salesiana San Giacomo Maggiore", con sede a Madrid, eretta col presente Decreto, surroga nella totalità dei diritti, azioni, aspettative, obbligazioni, responsabilità e oneri, le suddette Ispettorie soppresse o estinte, senza alcuna riserva né limitazione, restando vigenti, in forza di tale surrogazione, senza modifiche né gravami, i diritti e le garanzie di terzi.

In particolare, la "Ispettoria Salesiana San Giacomo Maggiore", con sede a Madrid, assume in tutta la sua estensione, senza riserva alcuna, gli impegni e gli accordi, ancora in via di definizione o di esecuzione, già presi dalle predette Ispettorie soppresse ed estinte, inerenti ai fini della Congregazione.

4. In base agli articoli 156 delle Costituzioni e 114 dei Regolamenti Generali, parteciperanno al Capitolo Generale il Superiore e tre Delegati eletti tra i salesiani riuniti nel Capitolo Ispettoriale.

  • Quanto ai fini, organi di rappresentanza, regime di funzionamento e facoltà di questi ultimi organi di rappresentanza, rimangono invariabili quelli stabiliti dalle Costituzioni e dai Regolamenti Generali per la Congregazione, le Province/Ispettorie e le Case e/o Comunità integrate nella riorganizzazione.
  • Per il rimanente, si applichino le norme stabilite dalle Costituzioni e dai Regolamenti Generali.
  • Il presente Decreto entrerà in vigore il 7 giugno 2014.

Roma, 24 maggio 2014.

Sac. Àngel FERNANDEZ ARTIME
Rettor Maggiore
Sac. Marian STEMPEL Segretario Generale

5.4 Decreto di erezione canonica della Ispettoria Salesiana "Maria Ausiliatrice" - Spagna

Prot. 102/2014
DECRETO
DI EREZIONE CANONICA DELLA ISPETTORIA SALESIANA "MARIA AUSILIATRICE" DELLA SPAGNA-SEVILLA
Il sottoscritto, sac. Àngel FERNANDEZ ARTIME, Rettor Maggiore della Società Salesiana di San Giovanni Bosco,

  • considerando la situazione delle presenze ed opere salesiane nel territorio del Sud Est della Spagna, delle Isole Canarie, delle Isole Baleari e del Principato di Andorra, suddiviso al presente nelle tre Ispettorie "Maria SS. della Mercede" con sede in Barcelona, "Maria Ausiliatrice" con sede in Sevilla, "San Giuseppe" con sede in Valencia;
  • dopo aver sentito i tre Ispettori con i rispettivi Consigli e tenuto conto degli esiti della consultazione promossa tra i confratelli delle tre Ispettorie;
  • con riferimento all´articolo 156 delle Costituzioni;
  • ottenuto il consenso del Consiglio Generale nella riunione del 26 gennaio 2011, a norma degli articoli 132§1,1 e 156 delle Costituzioni;

ERIGE CANONICAMENTE
mediante il presente Decreto, che modifica i Decreti di erezione canonica del 20 gennaio 1902, del 28 maggio 1926 (n. 2308/26) e del 6 maggio 2006 (n. 26/2006) l´ISPETTORIA SALESIANA della SPAGNA, intitolata a "MARIA AUSILIATRICE", con sede in SEVILLA, casa "Santissima Trinità", risultante dalla unificazione delle tre Ispettorie di Barcelona, di Sevilla e di Valencia, comprendente quindi tutte le Case attualmente facenti parte delle suddette Ispettorie, con i confratelli ad esse assegnate.

Le Case della nuova Ispettoria "Maria Ausiliatrice" sul territorio della Spagna che comprende le Regioni o Autonomie: Andalusia, Aragón, Isole Baleari, Isole Canarie, Catalogna, Extramadura, Regione di Murcia e la Comunità Valenciana, Principato di Andorra, sono le seguenti:
Alcalà de Guadaira, "Nostra Signora del Aguila" - Alcoy-Juan XXII, "San Giuseppe" - AlcoySan Vicente Ferrer, "San Vicente Ferrer" - Algeciras, "Maria Ausiliatrice" - Alicante-Don Bosco, "San Giuseppe" - Alicante-María Auxiliadora, "Maria Ausiliatrice" - Andorra la Vella, "Sant Ermengol" - Antequera, "Sacro Cuore di Gesù" - Badajoz-Ramón Izquierdo, "San Giovanni Bosco" - Badalona, "San Domenico Savio" Barcelona-Meridiana, "Madonna di Montserrat" - Barcelona-Ciudad Meridiana, "Sant Bernat de Claravall" - Barcelona-Horta, "San Giorgio" - Barcelona-Martí Codolar, "Sagrat Cor" - Barcelona-Horta, "San Giovanni Bosco" - Barcelona-Rocafort, "San Giuseppe" - Barcelona-Sarrià, "Angelo Custode" - Barcelona-Sarrià, "Gesù Bambino" - Barcelona-Tibidabo, "Sacro Cuore di Gesù" Burriana, "San Domenico Savio" - Burriana, "San Giovanni Battista" - Cabezo de Torres, "Sacro Cuore" - Ckliz, "Sant´Ignazio" Campano, "San Giovanni Bosco" - Carmona, "SS. Sacramento" - Cartagena, "San Giovanni Bosco" - Ciutadella, "San Francesco di Sales" - Córdoba-Colégio, "San Francesco di Sales" - El Campello, "Nostra Signora della Pietà" Elche-San José, "San Giuseppe Operaio" - Elche-San Rafael, "San Raffaele Arcangelo" - Girona, "Sacro Cuore" - Godelleta, "Sacro Cuore di Gesù" - Granada-Cartuja, "Beata Vergine delle nevi" - Granada-Colégio, "San Giovanni Bosco" - Huelva, "Cristo Sacerdote" - Huesca, "San Bernardo" - Ibi, "Nostra Signora degli Emarginati" - Jaén, "San Giovanni Bosco" - Jerez de la Frontera-P. Torres Silva, "San Domenico Savio" - Jerez de la Frontera-Lora Tamayo, "Immacolata Concezione" - La Almunia de Dofia Godina, "Sacro Cuore di Gesù" - La Almunia de Doria Godina-Residencia, "San Giovanni Bosco" - La Cuesta, "San Giovanni Bosco" - La Línea de la Concepción, "San Giovanni Bosco" La Orotava, "San Isidro Agricoltore" - La Palma del Condado, "San Domenico Savio" - Las Palmas, "Sacro Cuore di Gesù" - Linares, "Sant´Agostino" - Lleida, "San Michele Arcangelo" - Múlaga, "San Bartolomeo" - Mataró, "Sant´Antonio da Padova" - Mérida, "Maria Ausiliatrice" - Montilla, "San Francesco Solano" - Monzón, "San Giovanni Bosco" - Morón de la Frontera, "San Giovanni Bosco" - Palma del Río, "San Ludovico Re" - Pozoblanco, "San Giuseppe" - Puebla de la Calzada, "Maria Immacolata" Ripoll, "Santa Maria di Ripoll" Ronda, "Sacro Cuore di Gesù" - Rota, "Nostra Signora del Rosario" - Sabadell, "San Giovanni Bosco" - San José del Valle, "San Raffaele" - San Viceng dels Horts, Sacro Cuore" - Sanlúcar la Mayor, "Sacro Cuore di Gesù" Sant Adriú de Besós, "San Francesco d´Assisi" - Sant Boi de Llobregat, "San Domenico Savio" Sevilla-Casa Ispettoriale, "SS. Trinità" - Sevilla-Colégio Mayor, "San Giovanni Bosco" - SevillaJesús Obrero, "Maria Ausiliatrice" - Sevilla-Triana, "San Pietro" - Sevilla-Trinidad Scuole, "SS. Trinità" - Sevilla-Trinidad D. P. Ricaldone, "SS. Trinità" - Terrassa, "San Domenico Savio" - da, "San Domenico Savio" - Utrera, "Vergine del Carmine" - Valencia, "San Antonio Abate" - Valencia-Sagunto, "San Domenico Savio" - Valencia-San J. Bosco, "San Giovanni Bosco" - Valencia-San José, "San Giuseppe" - Villena, "Maria Ausiliatrice" - Zaragoza, "Nostra Signora del Pilar".

Si stabilisce quanto segue:
1. Appartengono alla Ispettoria i confratelli che, alla data dell´erezione canonica, vivono e lavorano nelle Case salesiane sopra elencate. Tuttavia tale appartenenza è temporanea per quelli che, per accordo tra gli Ispettori, prestano temporaneamente un servizio di collaborazione nelle case di queste tre Ispettorie.

  • Vi appartengono inoltre i confratelli in formazione delle preesistenti tre Ispettorie "Maria SS. della Mercede" di Barcelona, "Maria Ausiliatrice" di Sevilla, "San Giuseppe" di Valencia ed altri confratelli incardinati nelle medesime Ispettorie, che all´atto della erezione canonica si trovino fuori Ispettoria per motivi di studio, di salute o di lavoro o altro.
  • A norma degli articoli 156 delle Costituzioni e 114 dei Regolamenti Generali, al Capitolo Generale parteciperà il Superiore e tre Delegati eletti dai confratelli riuniti nel Capitolo Ispettoriale.

Per tutto il resto valgono le norme stabilite dalle Costituzioni e dai Regolamenti generali.

Il presente Decreto entrerà in vigore il 7 giugno 2014.
Roma, 24 maggio 2014.

Sac..Angel FERNANDEZ ARTIME
Rettor Maggiore
Sac. Marian STEMPEL Segretario Generale

5.5 Nuovi Ispettori

Si riportano (in ordine alfabetico) alcuni dati degli Ispettori nominati dal Rettor Maggiore col suo Consiglio nel corso della sessione plenaria estiva del 2014.
1. BIAGGI Marco, Superiore della Visitatoria di MOZAMBICO
P Marco BIAGGI è il nuovo Superiore della Visitatoria "Maria Ausiliatrice" del MOZAMBICO.

Subentra a P. Américo Chaquisse, nominato dal CG27 Consigliere per la Regione Africa e Madagascar.

Nato 1´8 aprile 1956 a Santa Barbara do Oeste (Sào Paulo, Brasile), Marco Biaggi ha emesso la prima professione salesiana il 31 gennaio 1975. Professo perpetuo il 31-01-1981, fu ordinato presbitero il 10 dicembre 1983 nella sua città natale. Dopo l´ordinazione, svolse il ministero educativo e pastorale per un quadriennio (1984-1988) a Piracicaba - Don Bosco; fu quindi nominato Direttore della casa di Cruzeiro, dove rimase due anni (1989-1990), per passare poi — sempre come Direttore — a Pindamonhangaba (19901995). Dopo un triennio, ancora come Direttore, a Lorena - S. Gioacchino, nel 1998 fu nominato
Economo ispettoriale e nel 2005 Superiore della Ispettoria di Sào Paulo, Brasile. In seguito, per due anni (2012-2013) fu economo e direttore dell´Oratorio nella casa di Americana, per passare poi come Direttore a Piracicaba - Don Bosco. Ora gli viene affidata la guida e l´animazione della Visitatoria del Mozambico.

2. MANÍK Karol, Superiore della Circoscrizione Speciale dell´UCRAINA GRECO-CATTOLICA
A guidare, come Superiore, la Circoscrizione "Maria Ausiliatrice" dell´Ucraina Greco-Cattolica è stato nominato il sacerdote Karol Maník, che succede a P. Onorino Pistellato.

P Karol Maník è nato il 3 ottobre 1967 a Pregov ed è salesiano dal 31 gennaio 1990, data della prima professione. Professo perpetuo il 17 febbraio 1995, fu ordinato presbitero il 12 agosto 1995.

Dopo l´ordinazione, lavorò per un anno nella casa di Bratislava - Mileticova (1995-1996), poi fu destinato alla casa di Bratislava - Mamateyova, prima come vicario poi come direttore (1998-2004).

Nel 2002 venne inserito nel Consiglio ispettoriale. Nel 2005 fu nominato Vicario ispettoriale e nel
2008 Superiore della Ispettoria della Slovacchia. Ora assume la guida della Circoscrizione dell´Ucraina Greco-Cattolica.

3. MOLINA PADILLA Jorge Alejandro, Ispettore della Ispettoria di ECUADOR
P. Jorge Alejandro MOLINA PA-DILLA è il nuovo Ispettore dell´Ispettoria "Sacro Cuore di Gesù" dell´Ecuador.

Egli è nato il 2 novembre 1961 a Gualaceo (Azuay, Ecuador) ed è salesiano dal 4 ottobre 1980, data della prima professione. Professo perpetuo il 16 luglio 1986, fu ordinato presbitero il 18 agosto 1991 a Cuenca.

Dopo l´ordinazione, lavorò per tre anni (1991-1994) come vicario della casa di Quito - Técnico, per due anni (1994-1996) come economo del Postnoviziato a Quito. Negli anni 1996-1998 svolse l´incarico di consigliere nella casa di Limón. Dal 1999 fino al 2008 svolse l´incarico del Direttore e del Maestro dei Novizi nella casa di Cumbayà. - Lumbisi, essendo anche per due anni l´economo di questa casa. Dal 2008 si trova nella casa ispettoriale e svolge la funzione di Vicario ispettoriale. Ora assume la guida della Ispettoria dell´Ecuador.

4. MONTEMAYOR Ted, Ispettore della Ispettoria degli STATI UNITI OVEST
A guidare l´Ispettoria "Sant´Andrea" degli Stati Uniti Ovest, il Rettor Maggiore con il suo Consiglio ha nominato don Ted MONTEMAYOR. Subentra a P Timothy Ploch, nominato dal CG27 Consigliere per la Regione Interamerica.

Egli è nato il 13 dicembre 1952 a Laredo (TX) (Stati Uniti) ed è salesiano dal 1 settembre 1972, data della prima professione. Professo perpetuo il 27 agosto 1978, fu ordinato presbitero 1´11 giugno 1983 a Columbus.

Dopo l´ordinazione, per due anni (1983-1985) si trova nella casa di Edmonton (Canada) e di seguito dal 1985 al 1991 a Bellflower St. John Bosco. Dal 1991 al 1998 si trova nella casa di Rosemead, dove svolge l´incarico di consigliere per un anno e per sei anni del vicario.

Di seguito per un anno è a Roma all´UPS per un corso di formazione permanente. Rientra nella casa di Rosemead per continuare la funzione del vicario fino al 2000, anno in cui viene trasferito a Los Angeles. Nel 2002 ritorna nella casa di Rosemead quando viene nominato direttore e Maestro dei Novizi. Dal 2007 fino alla nomina a Ispettore si trova a Bellflower St. Dominic Savio, dove svolge la funzione del vicario e di parroco. Fu per 10 anni nel Consiglio ispettoriale, per tre come vicario e per sette come consigliere ispettoriale. Ora gli viene affidata la guida e l´animazione della Ispettoria degli Stati Uniti Ovest.

5. OROZCO SÀNCHEZ Hugo, Ispettore della Ispettoria di GUADALAJARA, MESSICO
P. Hugo OROZCO SÀNCHEZ è il nuovo Ispettore dell´Ispettoria "Cristo Re e Maria Ausiliatrice" di Guadalajara, Messico.

Egli è nato il 30 giugno 1968 a San Luis Potosí (Messico) ed è salesiano dal 18 agosto 1989, data della prima professione dopo aver compiuto il noviziato a Chula - Vista. Professo perpetuo il 10 settembre 1995, fu ordinato presbitero il 15 marzo 1997 a San Pedro Tlaquepaque.

Dopo l´ordinazione sacerdotale fino al 2007 risiede nella casa di Léon - Ciudad del Nirio dove per un anno svolge la funzione di vicario, per cinque di economo e per quattro quella di direttore. Per altri tre anni (2007-2010) è direttore ed economo della casa di Ciudad Jukez. Nel 2010 viene trasferito nella casa ispettoriale a Guadalajara. Dal 2010 fino alla nomina a Ispettore, è stato Consigliere ispettoriale, delegato per la formazione e per due anni delegato per la pastorale giovanile. Ora assume la guida della Ispettoria di Guadalajara, Messico.

6. ORTIZ RODRIGUEZ Javier, Ispettore della Ispettoria di BOLIVIA
A guidare l´Ispettoria "Madonna di Copacabana" della Bolivia, il Rettor Maggiore con il suo Consiglio ha nominato don Javier ORTIZ RODRÍGUEZ.

Egli è nato il 29 aprile 1968 a Montero (Bolivia) ed è salesiano dal 31 gennaio 1989, data della prima professione. Professo perpetuo il 31 gennaio 1995, fu ordinato presbitero il 30 agosto 1997 a Montero — La Floresta.

Dopo l´ordinazione sacerdotale si trova a Cochabamba - Fatima - Postnoviziato (1997-2005), dove svolge la funzione di vicario per un anno e per sei anni quella di direttore. Nel 2005 viene nominato direttore della casa di Cochabamba - Quintanila e nel 2011 direttore della casa ispettoriale a Cochabamba, funzione che svolge fino alla nomina a Ispettore. Dal 1999 fino al 2005 fu segretario ispettoriale, per sei anni (2005-2011)
Consigliere ispettoriale e negli ultimi tre anni Economo ispettoriale. Per vari anni è stato anche responsabile per la Famiglia Salesiana, per la Pastorale vocazionale, per l´educazione in Ispettoria e per gli Exallievi. Ora gli viene affidata la guida e l´animazione della Ispettoria della Bolivia.

7. RANDIMBISOA Charles Armand, Superiore della Visitatoria del MADAGASCAR
P Charles Armand RANDIMBISOA è il nuovo Ispettore della Visitatoria "Maria Immacolata" del MADAGASCAR.

Randimbisoa Armand è nato il 17 aprile 1971 a Soatanana (Madagascar). Ha emesso la prima professione 1´8 settembre 1995, dopo aver compiuto il Noviziato a Ivato (Madagascar). Fece la professione perpetua il 29 settembre 2002 a Fianarantosa, dove venne anche ordinato presbitero il 16 maggio 2004.

Dopo l´ordinazione sacerdotale per due anni (2004-2006) risiede ad Ambohidratrimo. Nel 2006 viene trasferito nella casa di Betafo, dove svolge la funzione di consigliere e di direttore dell´Oratorio. Dal 2010 fino alla nomina a Superiore della Visitatoria si trova a Ambohidratrimo, svolgendo la
funzione di direttore della casa e di Maestro dei Novizi. Per due anni (2007-2009) è stato anche responsabile per le vocazioni al livello ispettoriale. Ora assume la guida della Visitatoria del Madagascar.

8. RIVA Eugenio, Superiore della Visitatoria "Maria Sede della Sapienza" in Roma
A guidare la Visitatoria "Maria Sede della Sapienza" di ROMA (UPS), il Rettor Maggiore con il suo Consiglio ha nominato don Eugenio RIVA.

Egli è nato il 29 dicembre 1950 a Treviglio (BG), Italia, dove i Salesiani hanno una fiorente opera scolastica ed oratoriana. Attratto dalla vocazione salesiana, entrò nel noviziato di Missaglia (CO), emettendovi la prima professione il 16 agosto 1968. Compiuti quindi gli studi filosofici a Nave (BS) e il tirocinio pratico, frequentò gli studi teologici, conseguendo la licenza in Teologia. Professo perpetuo il 14 settembre 1974, fu ordinato presbitero a Treviglio il 27 maggio 1978. Completò i suoi studi conseguendo la Laurea in Filosofia e l´Abilitazione all´insegnamento. I Superiori lo destinarono quindi all´impegno di docente e di formatore nell´Istituto filosofico-pedagogico (postnoviziato) di Nave (BS), di cui fu Preside per vari anni. Nel 1994 venne nominato direttore della casa di Treviglio, e nel 1997 eletto Consigliere ispettoriale. Nel 1999 il Rettor Maggiore con il suo Consiglio lo nominò Ispettore della Ispettoria Lombardo-Emiliana, con sede in Milano. Al termine del sessennio, nel 2005 fu nuovamente destinato a Nave come direttore. Nel 2006 il Rettor Maggiore gli affidò l´animazione e la guida dell´Ispettoria dell´Italia Nord-Est. Al termine del sessennio, nel 2012 fu nuovamente nominato come direttore del Postnoviziato di Nave. Ora gli viene affidata la guida e l´animazione della Visitatoria "Maria Sede della Sapienza" in Roma (UPS).

5.6 Nuovo Vescovo Salesiano

1. OSTER Stefan, Vescovo della Diocesi di Passau (Germania)
In data 4 aprile 2014 la Sala Stampa della Santa Sede ha reso noto che Papa Francesco ha nominato il sacerdote salesiano Stefan OSTER Vescovo della Diocesi di Passau (Germania).

Don Stefan Oster è nato il 3 giugno 1965 ad Amberg, nella diocesi di Regensburg (Germania).

Dal 1984 al 1986 ha seguito una formazione di giornalista e redattore di radio — attività che ha poi esercitato presso i diversi giornali e stazioni radio.

Dal 1988 ha cominciato lo studio di Filosofia, Storia e Scienze Religiose a Regensburg, Kiel, Keele in Gran Bretagna e Oxford, dove nel 1993 ha ottenuto il "Master of Studies". Nel 1994 ha conseguito il "Magister Artium" a Regensburg. Nel 1995 è entrato nel Noviziato a JLinkerath (Germania) che concluse con la prima professione religiosa il 15 agosto 1996. Subito dopo cominciò lo studio di Teologia a Benediktbeuern. Ha emesso la professione perpetua il 24 luglio 1999 ed è stato ordinato sacerdote il 24 giugno 2001 a Benediktbeuern. Nel 2003 ha conseguito il Dottorato in Filosofia presso la Facoltà di Teologia dell´Università di Augsburg. In seguito, dal 2003 al 2009, è stato Professore di Filosofia presso l´Alta Scuola dei Salesiani a Benediktbeuern. Nel 2009 ha ottenuto l´Abilitazione in Teologia-Dogmatica presso la Facoltà Teologica di Trier ed è stato nominato Professore Ordinario di Dogmatica e Storia del Dogma presso l´Alta Scuola di Benediktbeuern, incarico che ricopriva alla nomina a Vescovo. È membro della Commissione per le Vocazioni della Conferenza Episcopale Tedesca.

5.7 Confratelli defunti (3° elenco 2013 e 1° elenco 2014)

"La fede nel Cristo risorto sostiene la nostra speranza e mantiene viva la comunione con i fratelli che riposano nella pace di Cristo. Essi hanno speso la vita nella Congregazione e non pochi hanno sofferto anche fino al martirio per amore del Signore... Il loro ricordo è uno stimolo per continuare con fedeltà la nostra missione" (Cost. 94).
Defunti 2013 - 3° elenco
NOTA: Si riporta un elenco di defunti del 2013, pervenuti dopo la pubblicazione di ACG n. 417.

NOME

LUOGO  della morte

DATA

ETA

ISP

P d´AZ VELASQUEZ Rodrigo Alvaro

Bogotà (Colombia)

10/10/2013

90

COB

P FIRRONE Diego

Torino (Italia)

26/12/2013

95

ICP

P FLESSATI Renzo

Castelfranco Veneto (Italia)

21/12/2013

89

INE

L GÓMEZ VALENCIA Julio

Sevilla (Spagna)

27/12/2013

88

SSE

P MARCHIORI Giorgio

Venezia-Mostre (Italia)

11/12/2013

74

INE

P O´MEARA Michael

Bolton (Gran Bretagna)

26/12/2013

81

GBR

L PINTOLA Bernardino

Roma (Italia)

30/12/2013

93

ICC

L PINZON GUERRERO Enrique

Màlaga (Spagna)

27/12/2013

77

SSE

P ROSSI Adelmo

Arese (Italia)

18/12/2013

88

ILE

P SCHREURS Joseph

Caen (Francia)

17/12/2013

82

FRB

P SCHWIERZI Johannes

Delmenhorst (Germania)

24/12/2013

71

GER

L VIANELLO Antonino

Castello di Godego (Italia)

27/12/2013

92

INE

P VIVES Jean-Noél

Mulhouse (Francia)

22/12/2013

74

FRB

L ZUMBADO Benedicto

San José (Costa Rica)

09/11/2013

87

CAM

P ALBA MONTESINOS José

Sevilla (Spagna)

28/05/2014

92

SSE

L ALDASORO ALDASORO José Matías

Barcelona (Spagna)

13/06/2014

79

SMX

P ALFARO Rafael

Granada (Spagna)

23/03/2014

84

SSE

P ALLEGRI Luigi

Torino (Italia)

21/01/2014

82

ICP

P AMARTINO Víctor Celestino

Alta Gracia (Argentina)

14/01/2014

88

ARS

P APARICIO PERSONA Valentín

Granada (Colombia)

20/02/2014

87

COB

P ARONICA Ferdinando

Messina (Italia)

09/04/2014

93

ISI

P BABIC Andrija

Cugovec (Croazia)

04/07/2014

66

CRO

P BADZGON Milan

Nitra (Slovacchia)

21/05/2014

82

SLK

P BAGNARIOL Felice

Castelfranco Veneto (Italia)

12/09/2014

79

INE

L BARAMBIO PEREZ Evelio

Elche (Alleante, Spagna)

12/08/2014

71

SMX

P BELLIDO ZILVETI David Gregorio

La Paz (Bolivia)

21/03/2014

55

BOL

P BERATZ Higino Luis

Bahla Bianca (Argentina)

06/09/2014

89

ARS

L BIKHO Paul

Calcutta (India)

23/02/2014

76

INC

P BLOGSLAWSKI Nelson

Viam´ao (Brasile)

20/04/2014

74

BPA

P BOBEL Waciaw

Olsztyn (Polonia)

26/07/2014

81

PLE

P BONJEAN Gerard

Duarte (U.S.A.)

14/03/2014

77

SUO

P BONNET Rene

Toulon (Francia)

21/06/2014

81

FRB

P BORTOLINI Alfredo

Campinas (Brasile)

22/05/2014

100

BSP

Fu Ispettore per 8 anni

 

 

 

 

P BRANCHETTI Ermanno

Alassio (Italia)

19/06/2014

76

ICC

L BROJANIGO Egidio

Roma (Italia)

04/07/2014

102

RMG

E BUCCOLINI Alejandro Antonio Fu Vescovo di Rio Gallegos per 13 anni

Buenos Aires (Argentina)

06/06/2014

84

 

 

 

 

 

P BUTTARELLI Silvio

L´Aquila (Italia)

30/07/2014

52

ICC

P BWATO Jean

Lubumbashi (R. D. del Congo)

24/03/2014

45

AFC

P CALVACHI Raimundo

Quito (Ecuador)

27/04/2014

71

ECU

P CAROLLO Mario

Portici (Italia)

07/01/2014

88

IME

P CARRARO Bruno

Castello di Godego (Italia)

13/05/2014

90

INE

P CARREL Jude

Toulon (Francia)

11/04/2014

88

FRB

P CASTELLARO Angel

Córdoba (Argentina)

17/07/2014

90

ARN

L CHIAROTTI Mario

Torino (Italia)

11/01/2014

91

ICP

L CHRISTI Santiago

Bahia Bianca (Argentina)

30/01/2014

85

ARS

P CODI Marino

Roma (Italia)

09/06/2014

92

ICC

P CUEVAS Pablo

Medellín (Colombia)

11/08/2014

92

COM

P CURTO Dominic

Makati City (Filippine)

01/08/2014

92

FIN

P DE SEZE Elle

Toulon (Francia)

08/09/2014

87

FRB

L DELA CRUZ Ramón

Calauan (Filippine)

01/03/2014

74

FIN

P DEREERE August

Sint-Denijs-Westrem (Belgio)

13/07/2014

81

BEN

P DESRAMAUT Franois

Toulon (Francia)

01/09/2014

91

FRB

P DIAZ LEÓN Fernando

Sevilla (Spagna)

28/08/2014

78

SMX

L DIJKSTRA Antoon (Antonius)

Wijchen (Olanda)

29/04/2014

79

BEN

P DONATO CODEVILA Roberto

Montevideo (Uruguay)

10/03/2014

85

URU

L FABBRONI Attilio

Secondigliano (Italia)

05/04/2014

88

IME

P FRANCHI Remo

Roma (Italia)

22/01/2014

80

ICC

P FRANCI Gaetano

Torino (Italia)

03/01/2014

87

ICP

P FREML Josef

Ostrava (Repubblica Ceca)

23/07/2014

86

CEP

L GALATI Angelo

Messina (Italia)

07/03/2014

75

ISI

P GALLO Attilio

Hong Kong

11/02/2014

93

CIN

P GARCiA MUNOZ Francisco Javier

EI Campello (Spagna)

23/02/2014

73

SVA

P GARCiA RAMPEREZ Ramón

Habana (Cuba)

30/01/2014

67

ANT

P GARIGLIO Luigi

Torino (Italia)

09/09/2014

78

ICP

P GATTI Guido

Venezia-Mestre (Italia)

05/01/2014

82

INE

L GHENO Raimondo

Brescia (Italia)

02/01/2014

97

ILE

P GIANI Arturo

Torino (Italia)

24/05/2014

87

ICP

P GOEMAERE Jaak

Kortrijk (Belgio)

01/01/2014

90

BEN

P GONZALEZ GARCiA Miguel

Caracas (Venezuela)

15/03/2014

86

VEN

L GRAF José

Comodoro Rivadavia (Argentina)

08/05/2014

93

ARS

P GRASSL Friedrich

Klagenfurt (Austria)

13/01/2014

74

AUS

P GROPPO Giuseppe

Roma (Italia)

03/02/2014

90

UPS

P HO Kuang-Ling Peter Fu Ispettore per 6 anni

Hong Kong (Cina)

31/03/2014

85

CIN

P HOFSTETTER Karl

Vócklabruck (Austria)

02/09/2014

78

AUS

P HOLZMANN Valentín

Santa Rosa (Argentina)

21/08/2014

89

ARS

P HUBLER Bernard

Mulhouse (Francia)

22/04/2014

73

FRB

P HUIJSDENS Ludovico

Bahia Bianca (Argentina)

21/03/2014

91

ARS

P IDOATE GORRIZ Jesús

Barcelona (Spagna)

05/09/2014

86

SMX

P JANIA Tadeusz

Krakòw (Polonia)

27/04/2014

85

PLS

P JEZIERSKI Stanislaw

LO (Polonia)

17/06/2014

96

PLN

P JIMENEZ DIAZ Ildefonso

Avila (Spagna)

11/02/2014

53

SMA

P JIMENEZ ROJAS Mario Alberto Fu Ispettore per 6 anni

Bogotà (Colombia)

03/05/2014

84

COB

P JUNG Jean-Pierre

Parigi (Francia)

29/04/2014

86

FRB

P KACZMARZYK Mieczystaw

Kraków (Polonia)

13/01/2014

78

PLS

Fu Ispettore per 6 anni

 

 

 

 

P KAIDATHARA Francis

Tiruchy (India)

10/09/2014

67

INT

P KAROTEMPREL Sebastian

Shiliong (India)

20/07/2014

82

INS

P KAWAI Tsuneo Paolo

Tokyo (Giappone)

23/06/2014

68

GIA

P KENNEDY Christopher

Makati City (Filippine)

13/03/2014

67

FIN

P KENNY Thomas

Blanchardstown (Irlanda)

12/04/2014

83

IRL

P KOPECKY Jaroslav

Litomygl (Repubblica Ceca)

21/08/2014

90

CEP

L LAMBRECHT Juan

Bahía Bianca (Argentina)

19/08/2014

88

ARS

P LANDONI Luigi

Asti (Italia)

16/04/2014

76

ICP

E LEADEN Guillermo Fu Vescovo per 38 anni dl cui per 17 anni Ausiliare di Buenos Aires

Buenos Aires (Argentina)

14/07/2014

100

L LEE Aloysius

Hong Kong (Cina)

16/03/2014

80

CIN

P LIANG Vincent

Hong Kong (Cina)

15/07/2014

88

CIN

P LOMBARDI Domenico

Acquavona (Italia)

05/08/2014

64

IME

P t.UCZAK Henryk

Wroclaw (Polonia)

18/06/2014

70

PLO

P MAFFEZZONI Francesco

Arese (Italia)

08/09/2014

78

ILE

P MANCINI Livio

Roma (Italia)

02/02/2014

87

ICC

P MANFREDONIA Taddeo

Salerno (Italia)

17/02/2014

87

IME

P MANISCALO Paul

San Francisco (U.S.A.)

12/08/2014

98

SUO

P MANZANO GÓMEZ Julio

Arévalo (Spagna)

30/08/2014

76

SSM

S MARDI Manuel

Guwahati (India)

24/03/2014

26

ING

P MATACONIS Richard

Roma (Italia)

21/01/2014

83

SUE

P McGUIRE James

Farnham (Gran Bretagna)

02/03/2014

98

GBR

P MEHERS John

Siteki (Swaziland)

08/08/2014

80

AFM

P MELIS Carlo Fu Ispettore per 6 anni

Genzano di Roma (Italia)

10/03/2014

84

ICC

P MERINO URIEN Nicolàs

Madrid (Spagna)

07/07/2014

86

SSM

P MERRIMAN Joseph

Farnham (Inghilterra)

17/06/2014

84

GBR

P MIRANDA ESCAMILLA Jorge

San Salvador (EI Salvador)

25/08/2014

86

CAM

P MO Ze Tsong Mathias

Yenora (Australia)

05/03/2014

83

AUL

L MURA Giuseppe

Roma (Italia)

19/05/2014

83

ICC

P NDRZEJUK Benedykt

Slupsk (Polonia)

12/07/2014

77

PLN

P NOBOA Virgilio

Riobamba (Ecuador)

25/07/2014

80

ECU

P OLLIVRY Guy

Libreville (Gabon)

30/07/2014

88

ATE

P PAJTAK Ivan

Zagabria (Croazia)

23/01/2014

60

CRO

P PALLIPARAMPIL Matthew

Kolkata (India)

24/06/2014

72

INC

P PANZIERA Mario

Campo Grande (Brasile)

18/08/2014

87

BCG

P PARENT Claude

Templeure (Belgio)

16/08/2014

85

FRB

P PARKES Bernard

Ince Blundell (Inghilterra)

08/04/2014

67

GBR

P PENDERS Lambert

Sint - Denijs - Westrem (Belgio)

19/06/2014

89

BEN

P PLAZA Jesús

Valencia (Venezuela)

15/02/2014

79

VEN

L PRACHIN PIEMSIRI Simn

Bangkok (Tailandia)

06/02/2014

90

THA

P QUILICI Mario Fu Ispettore per 6 anni

Sào Paulo (Brasile)

21/07/2014

91

BSP

L BACCO Livio

Torino (Italia)

03/01/2014

90

ICP

P REIJKERS Adriaan

Assel (Olanda)

21/04/2014

102

BEN

P REIS Gutenberg (dos)

Sào Paulo (Brasile)

06/01/2014

83

BSP

P REPOVZ José Mario Fu Ispettore per 6 anni

Buenos Aires (Argentina)

20/04/2014

59

ARS

L RIBEIRO Jose

Dili (Timor Est)

06/04/2014

89

ITM

P RIESCO SANTOS Ismael

Salamanca (Madrid)

22/02/2014

82

SMA

P RODRIGUEZ Alejandrino

Córdoba (Argentina)

17/03/2014

87

ARN

L RODRIGUEZ OVELAR Cecilio

Yapacaraf (Paraguay)

01/01/2014

83

PAR

P RODRIGUEZ R. Juan Pablo

Bogotà (Colombia)

06/09/2014

77

COB

P ROGGIO Rafael

Córdoba (Argentina)

07/09/2014

91

ARN

P RUSSO (RIZZUTO) Giovanni

Palermo (Italia)

01/02/2014

78

ISI

P SAMUELE Orfeo

Altipiani di Arcinazzo (Italia)

01/08/2014

80

ICC

L SANCHEZ MORANTES Luis

Valencia (Venezuela)

15/02/2014

83

VEN

L SANCHEZ PEREZ Victoriano

San Francisco de Macorís(Repubblica Dominicana)

09/08/2014

76

ANT

P SAVAGE Robert

New York (U.S,A.)

23/05/2014

97

SUE

P SAVINO Giuseppe

Taranto (Italia)

10/02/2014

82

IME

L SCHOUTEN Kees

Huis ter Heide (Olanda)

30/06/2014

84

BEN

P SERRUYS Victor

Etterbeek (Belgio)

14/04/2014

91

BEN

P SHUTKA (SUTKA) Jàn

Cuenca (Ecuador)

11/08/2014

83

ECU

P SILEIKA Staníslovas

Kaunas (Lituania)

17/06/2014

95

ICP

P SOBRERO Giuseppe

Coacalco (Messico)

10/01/2014

83

MEM

L SPAGGIARI Giovanni

Frascati (Italia)

29/01/2014

92

ICC

P STEFANI Giovanni

Roma (Italia)

21/01/2014

91

ICC

P STEFFAN Alphonse

Landser (Francia)

01/01/2014

92

FRB

P TARDIVO Giuseppe

Santiago (Cile)

01/07/2014

97

CIL

P TOPNO Joseph

Tezpur (India)

27/08/2014

95

ING

P TRAN Duc Dau Antonio

Ba Thon (Vietnam)

11/04/2014

64

VIE

P VACCARELLO Francesco

Lima (Perù)

14/01/2014

83

PER

P VAN HAM Joseph

Embourg (Belgio)

21/01/2014

84

FRB

P VAZQUEZ JULIO Alonso

Sevilla (Spagna)

24/05/2014

83

SSE

P VENUTI Vittorio

Venezia-Mestre (Italia)

11/07/2014

94

INE

P VICENTE PINDADO José

Bilbao (Spagna)

23/07/2014

74

SSM

L VILLUVIRUTHIL Varkey

Kolkata (India)

12/06/2014

85

INC

P VISALLI Antonino

Messina (Italia)

05/01/2014

90

ISI

P VITACCHIO Giancarlo

Santorso (Italia)

09/03/2014

93

INE

P VRECKO Augustin

Pétionville (Haiti)

10/03/2014

79

FRB

P WALEK Michaf

Sokolów Podlaski (Polonia)

12/02/2014

87

PLE

P WEHINGER Klaus

Daun (Germania)

29/06/2014

88

GER

P WHITTLE Joseph

Naas (Irlanda)

11/03/2014

94

IRL

P WIGGER Werner

Jùnkerath (Germania)

02/06/2014

79

GER

P WITTBRODT Józef

Kraszewo (Polonia)

08/03/2014

79

PLE

P WÓJCIK Daniel

Jédrzychów (Polonia)

11/09/2014

79

PLO

P WÒSS Franz Fu Ispettore per 6 anni

Unterwaltersdorf (Austria)

23/03/2014

73

AUS

P YUAN Sylvester

Hong Kong (Cina)

13/01/2014

81

CIN

ACG 419

List hlavního představeného

Více patřit Bohu, spolubratřím a mladým

Don Ángel FERNÁNDEZ ARTIME, SDB

hlavní představený

Obsah

Více patřit Bohu, spolubratřím a mladým... 3

1. Ve stopách předchůdců.. 3

2. Přítomnost je třeba žít s vírou, nadějí a realismem – společně na cestě  9

3. Patříme stále více Bohu.. 11

4. Uskutečněme „utopii“ bratrství podle evangelia.. 13

5. S mladými k mladým, našim „pánům“. 16

6. Misijní kongregace – Různost znamená bohatství 18

6.1 Proč je řada misijních míst, kde je nás opravdu třeba. 19

6.2 …a proč je různost bohatstvím.. 20

7. Dvousté jubileum narození Dona Boska.. 21

8. „Vezměme k sobě domů Pannu Marii“. „A od té chvíle si ji ten učedník vzal k sobě.“ (Jan 19,27)  23

List hlavního představeného

Více patřit Bohu, spolubratřím a mladým

Řím, 16. srpna 2014

Drazí spolubratři,

uplynuly už více než tři měsíce od konce 27. generální kapituly, a třebaže jsem se vám už ozval prostřednictvím krátkého videopozdravu, list hlavního představeného, zveřejňovaný v Aktech generálního domu, je pro mě zvláštní příležitostí, jak vás oslovit.

                Vybral jsem stejný název, jaký měl můj projev na závěr generální kapituly, protože mám za to, že v dokumentu kapituly je už obsažen veškerý program pro přemýšlení a činnost na další šestiletí, který bychom měli rozvíjet každý podle svých darů a schopností. Odvolávám se na několik bodů, jimiž se zabývala generální kapitula, ale na prvním místě bych chtěl všem a každému z vás, drazí spolubratři salesiáni, vyjádřit svou lásku a přání, abychom byli stále ve spojení, ať už jsme na jakémkoli místě našeho „salesiánského světa“. Naše setkání pro mě bude opravdovým darem a radostí.

                Chtěl bych vám také říci, co pro mě nyní znamená služba, kterou jsem přijal. V této souvislosti jsem přečetl první poselství všech svých předchůdců. A musím říci, že jsem to udělal s velkým potěšením a vnímal jsem to jako dar pro svou duši, protože jsem se setkal s velkými svědky. Nemohu si nechat pro sebe, co jsem načerpal, protože tyto texty mluví samy za sebe.

1. Ve stopách předchůdců

Musím přiznat, že už pouhý fakt, že píši tento text, vnímám s pohnutím, protože myslím na hlavní představené, které jsme měli v minulosti. V každém z jejich prvních poselství je něco zcela mimořádného.

Bl. don Michal RUA, který svůj první list napsal jako hlavní představený 19. března 1888, poté co převzal své ustanovení do úřadu dekretem Svatého stolce, který ho potvrdil v roli hlavního představeného, napsal, že jako nový hlavní představený, „přes svou nehodnost byl ustanoven božskou Prozřetelností, která byla manifestována každému z vás“.[1] Don Rua dále píše, že po osobní audienci u papeže Lva XIII. mu kardinál vikář na závěr rozhovoru řekl: „Kladu vám na srdce věc Dona Boska; kladu vám na srdce věc Dona Boska.“[2] V dalším textu vyjadřuje své hluboké přesvědčení, že salesiáni musí zůstat věrnými syny tak velkého otce, jakým byl Don Bosco, a jejich hlavním úkolem bude zachovat a rozvinout jeho dílo a věrně následovat metodu a nauku Dona Boska. Potom děkuje za všechny dopisy, které přijal, a za všechny projevy úcty a lásky a vyznává, že to vše je mu útěchou v jeho bolesti (má na mysli ztrátu Dona Boska), a doufá, že na svého předchůdce dobře naváže: „Přesto všechno nemohu skrývat sobě ani vám velkou potřebu vašich modliteb. Odevzdávám se vaší lásce a podpoře vašich modliteb. Ujišťuji vás, že vás všechny nosím ve svém srdci, že vás budu každého dne doporučovat při mši sv. Pánu, aby vám pomáhal svou svatou milostí, aby vás chránil od každého nebezpečí a především aby nás všechny jednou shromáždil všechny spolu, nikdo aby nechyběl, abychom mu společně zazpívali chvály v ráji, tam, kde nás očekává, jak to napsal nás nejmilovanější otec Don Bosco.“[3]

Don Paolo ALBERA napsal svůj první list v Turíně 25. ledna 2011. XI. generální kapitula skončila 31. srpna 1910. List začíná velmi prostě slovy o tom, že hlavní představený si je vědom netrpělivosti, s níž je očekáván list nového hlavního představeného a omlouvá se za zpoždění, které bylo dáno administrativou po jeho volbě.[4]

Don Albera oznamuje, že píše těsně před výročím úmrtí ctihodného Dona Boska, v období, kdy don Rua psával své oblíbené okružníky, a doufá, že „právě toto datum dodá autoritu a účinek mému nehodnému slovu. Navíc se vám představuji jazykem, který je dalek jazyku představeného a učitele, ale spíš má blízko prostému jazyku bratra a přítele. Nejraději bych vám předal své myšlenky ze srdce do ruky, s důvěrou, že můj hlas nalezne věrný odraz ve všech salesiánech a všem poslouží jako podnět k životu synů ve stopách našeho ctihodného zakladatele a otce“.[5] Po těchto slovech pod titulkem Pod tíhou odpovědnosti píše don Albera překrásnou stránku, kde vyjadřuje, že vnímá velkou tíhu, kterou by nejraději proměnil v „závazek, který vnímám jako větší, než mohou unést mé fyzické, intelektuální a morální síly“.[6]

Podle svých slov viděl kolem sebe mnohé jiné, kteří byli lépe připraveni k tomu, aby přijali vládu nad Zbožnou společností sv. Františka Saleského, více vybaveni ctnostmi a moudrostí… Don Albera po volbě spěchal do Valsalice, aby si u ostatků Dona Boska postěžoval, proč Don Bosco nechal kormidlo salesiánské loďky padnout do jeho rukou… Spíš pláčem než slovy vyjádřil tehdy své obavy, úzkosti a slabost.[7]

První list bl. dona Filipa RINALDIHO byl publikován v Aktech hlavní rady, tedy ve stejných Aktech, v nichž ho publikoval už don Albera před třemi lety (Albera pak napsal ještě třináct listů). V první části listu píše: „Je to poprvé, kdy píši jako hlavní představený a rád bych vám zprostředkoval všechny emoce, které v mém srdci v těchto památných dnech zanechala tato nová odpovědnost. Je snadné pochopit, že to není možné: v našich životech se děje tolik pohnutých událostí, že slova nedokážou vyjádřit a popsat to, co se v nás děje. Jejich interpretaci tedy ponechávám na vás a na vaší dobré vůli.[8]

Don Rinaldi pak píše, že nemůže poděkovat každému salesiánovi zvlášť, a tak dík svěřuje několika málo řádkům, které věnuje všem, a to 24. měsíce dubna ve společenství inspektorů a delegátů generální kapituly a spolubratří a mladých z oratoře. V dojetí se v prostraci položil před usměvavým obrazem naší Pomocnice v její krásné svatyni a všechny doporučil jako milované děti jejímu Srdci.[9]

Don Pietro RICALDONE uvedl první list svým pozdravem 24. dubna 1932: „Mým prvním pozdravem je modlitba. Naše Společnost už není v kompetentních a svatých rukou bl. Dona Boska, dona Ruy, dona Albery nebo dona Rinaldiho: pomozte mi získat od Pána milost, aby v rukou vašeho nového hlavního představeného neochabla v zápalu a v rytmu svého rozvoje.[10]

Don Ricaldone prosí o prominutí, že svůj laskavý a otcovský pozdrav nemohl napsat hned, i když jeho myšlenky byly hned u všech salesiánů, ale generální kapitula a povinnosti, které zahrnovaly setkání s inspektory a cestu do Říma, mu to nedovolily. Děkuje za všechny srdečné projevy přízně, jichž se mu dostalo, a za všechny modlitby. Slibuje, že se bude za všechny modlit a že bude usilovat, aby Společnost zůstala věrná Stanovám a ve spojení s duchem bl. Dona Boska.

Dvacátého čtvrtého srpna 1952 napsal první list don Renato Ziggiotti s tím, že čekal na konec XVII. generální kapituly a na sliby nových profesů 15. a 16. srpna, kdy jsme si připomněli výročí narození našeho milovaného otce a zakladatele. „První list svěřuji do zvláštní péče naší Matky Nejsvětější Panny Marie v den její měsíční připomínky“.[11]

Hlavní představený v dalším textu děkuje za blahopřání, která mu byla zaslána u příležitosti jeho jmenování, a ujišťuje svou vzpomínkou a modlitbou za všechny a za každého.

Dále spolubratřím připomíná, jak byl 1. srpna zvolen: „Bylo kolem jedné po poledni, kdy jsme dokončili dlouhé přípravy, sečetli volitele, zakončili slavnostní skrutinium, kdy se podepsaného salesiána dotkla mimořádná důstojnost spolu s nesmírnou odpovědností, protože se stal nástupcem svatého Jana Boska. Ani se, bratři, neptejte, jak jsem byl zmaten a zároveň jakou jsem měl radost, když jsem viděl, jak salesiáni aplaudují, radují se, objímají mě. Všichni členové generální kapituly byli dojati, včetně mých milovaných spolubratří představených a druhů, od starých po mladé, když skončila chvíle smutku a nadešel čas nového představeného.“[12]

Don Luigi RICCERRI napsal první slova jako hlavní představený a datoval je výrazem „slavné výročí“, 16. srpna 1965: „Poprvé se vám představuji v den tak drahý našemu synovskému srdci. Dnes je 150. výročí narození našeho nejlaskavějšího Otce.[13]

Potom vypráví o svém dojetí při celebrování mše sv. v dolním chrámu na Colle, kde byl obklopen spolubratry-představenými, donem Ziggiottim, Antalem, matkami z hlavní rady FMA, spolubratřími, novici, spolusestrami, bývalými žáky, věřícími a přáteli Dona Boska. Mše byla přenášena Eurovizí milionům osob z jedenácti národností. V myšlenkách se zaobíral kontrastem s prostou a nenápadnou oslavou narozenin našeho Otce před sto padesáti lety. Obracel se k Prozřetelnosti a v srdci se modlil Magnificat.

Dále pod titulkem Motivy naděje píše: „Ano, při pohledu na Dona Boska a na jeho nástupce vidím celou svou nedostatečnost a jak jsem nehoden vydat se po jejich cestě.“[14] Don Riccerri píše, že jistou útěchou při myšlence na svou nedostatečnost mu je pomyšlení na to, že byl povolán na toto místo volbou při generální kapitule. A že Pán, který píše své řádky napříč lidskými úmysly, ho povolal, aby stanul v čele kongregace. „Společně konejme jeho vůli. Nezbude mi, než abych byl stále učenlivý, abych prosil o skromnost a abych se stal nástrojem v rukou dobrého Boha.“[15]

Dalším motivem, o němž se zmiňuje, je velká a upřímná láska a důvěra v ty, kdo stojí ku pomoci novému hlavnímu představenému, aby mu pomáhali, povzbuzovali ho a byli opravdovými syny a přáteli, jeho laskavými spolupracovníky.

 Nakonec projevuje své otcovské srdce, když praví: „Z mé strany, když jsem vám otevřel srdce, bych vám rád řekl, že se cítím být ve službě každého z vás, se srdcem otce. Autorita, o níž jsem naprosto přesvědčen, a zvláště je tomu dnes, není výkon moci, ale výkon té lásky, která se stává službou, jako je to u otce a matky ve vztahu k jejich dětem. (…) Rád bych každému z vás vyjádřil svou živou touhu, vůli, abych se vám stal otcem; prosím intenzivně Boha a dona Rinaldiho, aby mi dali kousek svého srdce.“[16]

O slavnosti Zvěstování, 25. března 1978, napsal don Egidio VIGANÒ svůj první list spolubratřím: „Zdravím vás s radostí a s nadějí a rád bych vám sdělil několik myšlenek, které mám na srdci… Prozřetelnost před několika měsíci rozhodla o novém hlavním představeném. Nyní si uvědomuji, jak velkou odpovědnost přebírám ve službě rodině, jež musí být provázena duchovním otcem v hlubokém sjednocení s Donem Boskem“.[17]

Pak don Viganò podtrhl jistotu, že mu Pán bude pomáhat, aby měl účast na kráse a plnosti této služby, a že ho svou mateřskou přímluvou při setkáních se všemi spolubratry a s komunitami bude doprovázet Panna Maria.

Co se týká jeho samého, napsal: „Rád bych si osvojil citlivost stylu Dona Boska, bezprostřednost, jíž se vyznačovali ostatní jeho nástupci, ale také laskavost a prostotu, nebo alespoň upřímnost a solidnost.“[18]

Don Juan Edmundo VECCHI ještě jako vikář tlumočil poselství naděje na památku dona E. Viganò po jeho smrti 23. června 1995. Po klidném odchodu sedmého nástupce Dona Boska vedl Vecchi kongregaci vstříc 24. generální kapitule, kterou zahájil 18. února 1996 slavnostním otevřením a ukončením 20. dubna, už jako hlavní představený.

Proto je pochopitelné, že po převzetí vedení kongregace na kapitule, se jeho první list z 8. září 1996 týkal apoštolské exhortace Vita consacrata a není v něm žádný odkaz na začátek jeho služby v roli hlavního představeného. V tomto smyslu se liší od všech předchozích představených.

Konečně don Pascual CHÁVEZ, který byl zvolen hlavním představeným na 25. generální kapitule, otevřel svůj první list pozdravem všem spolubratřím po ukončení generální kapituly, kterou označil za silnou zkušenost salesiánské spirituality. Kapitulní dokumenty v té době už dorazily do jednotlivých provincií a hlavní představený toužil po tom, aby „se setkal se spolubratřími prostřednictvím tohoto prvního okružního listu. Psát listy byl apoštolský způsob vypracovaný sv. Pavlem, aby překonal zeměpisnou vzdálenost a nemožnost být uprostřed komunit a podílet se na jejich životě. Přes nutné překážky mohou být také listy hlavního představeného prostředkem, jak se přiblížit k bratřím a jejich provinciím a jak se podělit o události v kongregaci, jak vnášet světlo do života a výchovně-pastorační praxe komunit“.[19]

List byl datován v předvečer Nanabevzetí Panny Marie a dva dny před připomínkou narození Dona Boska. Don Pascual v něm vyjádřil svou touhu po blízkosti všem: „Neskrývám vám, že bych vám byl rád nablízku a sdílel s vámi vaše aktuální práce a největší sny; zvláště cítím v hloubi srdce přání modlit se za každého z vás. Pán ať vás naplní svými dary, Duchem svatým, aby vás obnovil a posvětil ve světle obrazu našeho zakladatele.“[20]

Don Pascual pak vyjádřil své přání promluvit v tomto listu k celé kongregaci o svatosti, nikoli v tom smyslu, že by mělo jít o traktát, ale s úmyslem představit ji s velkou apoštolskou naléhavostí jako Boží dar.

2. Přítomnost je třeba žít s vírou, nadějí a realismem – společně na cestě

S naprostou upřímností vám, milí spolubratři, mohu říci, že jsem byl několikrát dojat, když jsem procházel historií kongregace. Datum 31. leden 1888, kdy nás opustil Don Bosco, je podnětem pro mě i pro vás k hluboké vděčnosti za vše, co se událo v naší historii. V historii, kterou bychom neměli reflektovat s triumfalismem, nýbrž bychom ji měli číst ze zorného úhlu víry, která nám napovídá, že Pán chtěl napsat krásné stránky o mladých skrze tolik spolubratří, kteří nás předešli.

Když myslím na svou ubohou osobu, mohu vám říci, že bych si pro sebe přál – abych mohl lépe sloužit kongregaci a Salesiánské rodině, jejíž jsme součástí –, abych získal všechny vlastnosti i každou zvlášť z těch, jimiž vynikali všichni mí předchůdci, a to jak v teologickém, tak sociálním kontextu, tak ve vztahu k rozvoji kongregace. Buď jak buď, také znalci historie naší kongregace uznají, že naši minulost lze rozlišit zhruba do těchto etap: zakládání, konsolidacestrukturalizace (ruku v ruce s velkým rozmachem a rozvojem), pokoncilní revize a teologické vymezení, pastorační misijní projekty a etapa posilování salesiánské identity a evangelní radikality našeho života jako mužů zasvěcených Bohu. To vše, samozřejmě ruku v ruce s mnoha dalšími důrazy, které učinili spolubratři na generálních kapitulách a později rozvinuli různí hlavní představení.

Dědictví, kterého se nám dostalo, je krásné a bohaté a o to víc nás zavazuje před Pánem, před Donem Boskem a také před těmi, kdo ze sebe v minulosti vydali to nejlepší.

Zeptáte se mě, jak se cítím tváří v tvář této skutečnosti a jaký animační program a projekt řízení mám po ruce. Osobně se s vámi mohu podělit o to, co jsem řekl 25. března 2014. Prožívám toto:

– Z hlediska víry spoléhám na Pána.

– Jelikož vím, že nejsem sám, vnímám vnitřní posilu, která pochází od Ducha („Stačí ti moje milost“), jíž je přítomnost Matky („Hle, synu, tvoje matka…“) A nejsem sám, protože zažívám bratrské spojení a pomoc ze strany spolubratří salesiánů (vás, kdo jste mi velmi blízko, ale také vás, kdo jste v mnoha částech světa jako představitelé Dona Boska dnes pro mladé, kteří na vás čekají). A nejsem sám, protože vnímám také lásku a přízeň ze strany celé Salesiánské rodiny.

– A prožívám také lásku k mladým, které nosím v srdci. Pociťuji to velmi živě, zvlášť vůči nejchudším, nejpotřebnějším a posledním.

Co se týče Animačního plánu a projektu řízení šestiletí, nalezneme vynikající definici v dokumentu 27. generální kapituly. Nemám pochyb o tom, že vše, oč bychom měli usilovat, je v něm tak nebo onak obsaženo.

Program šestiletí bude vypadat takto:

·         Nadále pečovat o naši charismatickou identitu při věrném zachovávání odkazu Dona Boska, zároveň ale budovat novou identitu co do formy a výrazu po dvoustém jubileu, která však bude totožná v čistotě a v základu jeho charismatu, který jsme dostali darem jako dědictví.

·         Na všech místech, kde je naše kongregace, garantovat náš způsob zasvěcení a identity mužů, kteří jdou v Božích stopách a jsou mystiky i v každodennosti.

·         Pečovat o lidský, citový a vokacionální rozměr každého spolubratra a našich komunit. Skutečně chceme snít sen o utopii bratrství, které je napojeno na evangelium.

·         Co nejúčinněji svědčit o naší prostotě a jednoduchosti života, o naší chudobě, která spočívá v práci a trpělivosti.

·         Až do krajnosti prožívat zasvěcení mladým lidem, zvláště nejchudším. S pokorou a bez jakéhokoli triumfalismu, ale jako v dobách Dona Boska bychom měli být rozpoznatelní právě pro své zasvěcení, rozhodnutí a činnost.

·         To vše nedokážeme udělat samotní. Jsme součástí velké Salesiánské rodiny, která sama musí růst ve své identitě. Disponujeme velkým zástupem laiků, kteří jsou dobře formováni a zapojeni do našeho poslání. Jinými slovy to vyhlásila naše 24. generální kapitula: Když jsme dospěli až sem, poslání, které sdílíme s laiky, už není fakultativním, ale závazným charismatickým požadavkem.

3. Patříme stále více Bohu

Musím se vám bratři přiznat s tím, že výrazy jako Boží primát, mystikové Ducha, Boží záměr, Boží blízkost, jednota s Bohem a hledači Boží jsou slova, která se mě hluboce dotýkají, protože mi potvrzují, že jde o něco významného, že jde o klíč, že vše ostatní může být energie vydaná nadarmo, nebo naopak „semeno, které padne na úrodnou půdu“.

Zároveň chci upřímně vyjádřit obavu, která mě provázela v prvních letech mé služby provinciála. Když o tom mluvím, dovedu si představit, že mohou být spolubratři, kteří řeknou, že tohle je už „překonaná teologie“, že to „už neobstojí“, že už to je „nepoužitelné“…  A přece se se stejnými výrazy setkáme na nejrůznějších místech, v současných teologických spisech a časopisech, které jsou velmi aktuální.

Během naší 27. generální kapitoly jsme došli po shrnutí zkušeností celé kongregace k podobným závěrům.

Skutečně, bratři, věřím, že duchovní život musí být na prvním místě[21], duchovní život, jenž je především hledáním Boha v každodenním životě, skrze něhož pak konáme všechno ostatní. Říkám to proto, že pro nás, jako to bylo také pro Dona Boska při jeho hledání toho nejlepšího pro mladé, totiž jejich spásy, byla, je a bude v kontextu dnešního řeholního života osoba Ježíše Krista a jeho poselství základním stavebním kamenem. Jde o ústřední postavení Ježíše Krista v našem životě. Možná jsme o tom nikdy nezapochybovali, ale je třeba učinit ho základním kritériem vlastního života.

Náš řeholní život – nesmíme zapomínat, že náš život není pouze salesiánský život, ale řeholní život jako zasvěcených salesiánů – nemá raison d’être v tom, co děláme, ani ve strukturách, v nichž jsme organizováni, ani v efektivitě našich programů a plánů. Buď se náš řeholní život stane znamením (komunita věřících mužů zasvěcených Království), nebo riskujeme, že se budeme spíš věnovat svému úspěchu (pokud nějaký bude) než Božímu poselství.

Nebezpečí, které se skrývá v každém řeholním životě, je ztráta charismatické dynamiky. Je možné, že nás práce, aktivity a úkoly (pastorační nebo jiné) natolik zaměstnají, že ztratíme symbolickou hodnotu svého života. Například se mi nedávno stalo, že z jisté země, kde je hodně salesiánských děl a kde si nás lidé váží kvůli našim sociálním dílům, přišla zvěst, že tam lidé vůbec neuznávají přítomnost salesiánů jako osob, které věří v zasvěcený život. Divím se pak a ptám se: Co jsme vlastně pokazili? O čem vlastně neumíme svědčit?

Proto když se tážeme, co je na našem životě podstatné, dospíváme k tomu, že se musíme vrátit k setkání s Ním, jenž dává smysl každému okamžiku. K témuž závěru docházíme, když se ptáme, proč, kvůli čemu a pro koho to všechno konáme, jaké kritérium je zásadní pro naše rozhodování a proč žijeme, jak žijeme.

Lze tedy říci, že jádrem naší identity a raison d’être našeho řeholního života je prožitek Boha, život s Bohem. A otázka po kvalitě života v rámci řeholního života se nakonec stává otázkou po kvalitě této zkušenosti s Bohem.[22] Právě v tomto rámci a kontextu se konala naše kapitula, která v odst. 32 podtrhla, že stejně jako pro Dona Boska, tak také pro nás je Boží primát kardinálním bodem, který dává smysl naší existenci v církvi a ve světě. Tento primát dává smysl našemu zasvěcenému životu a neslučuje se s představou života, který se rozpouští v aktivitě a v zapomnění na to, co je esenciální, totiž že máme být Božími hledači a svědky jeho lásky mezi mladými, zvláště nejchudšími.

Proto bychom si měli vzájemně pomáhat, abychom skutečně uvěřili v tuto základní zkušenost našeho života, Božího života v nás, nebo vyjádřeno teologicky, v prožitek naší existence „v Bohu“. Drazí spolubratři, ať jsou slova, jimiž to chceme vyjádřit, jakákoli, kořenem našeho salesiánského života, jakož i veškerého zasvěceného života, je mystika, protože pokud ten, který nám dává sílu a život, není reálnou a životodárnou skutečností, všechno ostatní nás odvádí daleko od něj. A každodenní únava, osobní obtíže, existenciální prázdnota – i když jsme si mysleli, že to vše prožíváme pro Boha –, které tak často vídáme u spolubratří i u sebe samých, představují bolestnou, avšak nezbytnou zkoušku, že je tomu skutečně tak.

Pane, obdaruj nás schopností být skutečně více „Božími hledači“, abychom dosáhli především plnosti „svého bytí“, v životě a pak i v činnosti.

4. Uskutečněme „utopii“ bratrství podle evangelia

„Domov“ a „rodina“ – čteme v dokumentu poslední kapituly. Jde o dvě slova, která často užíval Don Bosco, aby popsal ducha Valdoka, který by měl zazářit v našich komunitách.

Kapitulní společenství se pokusilo otevřeným a také realistickým způsobem (s klady i zápory) interpretovat důvody naší naděje, kterou vkládáme do komunitního života, do dimenze našeho života, která třebaže v sobě skrývá velkou prorockou sílu, je zároveň také v rámci naší kongregace „chatrného zdraví“.

V kapitulním dokumentu se praví, že od 25.GK rostl smysl pro život ve stále autentičtější podobě komunitního života, i když pod slovy „respekt“ a „tolerance“ lze vidět mnohé podoby laxnosti a nedostatky vzhledem k vzájemné bratrské lásce. Pohodlnost a také aktivismus vedou k tomu, že velmi redukujeme čas, který bychom měli věnovat komunitě, a že ho považujeme za „ukradený“ jak pro svou „osobní sféru“, tak pro poslání. Jestliže je nám obtížné odpovědět na Boží volání radikálním způsobem, je to dáno také slabým přesvědčením o tom, že to má smysl činit ve společenství a v komunitě.

Zároveň ale v pozitivním duchu uznáváme, že komunitní život je jeden ze způsobů, jak zakoušet Boha. Prožívat „mystiku bratrství“ je základním předpokladem našeho apoštolátního zasvěcení.

Prožívat spiritualitu společenství znamená budovat komunitu, a tedy přejít od společného života ke společenství života (dalla vita in comunione alla comunione di vita).

Tyto a další úvahy nacházíme v kapitulním dokumentu, který jistě čteme a promýšlíme. Už se tím nebudu více zabývat. Není třeba probírat další citace, abychom poukázali na celou mozaiku s jejími světly i stíny. Na pozadí 27. generální kapituly vyvstává především tato otázka: Čím se máme zabývat především, co máme změnit, v čem máme pokračovat a co raději opustit, aby náš komunitní život získal sílu a přitažlivost a aby naše bratrství zazářilo ve světle evangelia a stalo se tak „neodolatelně“ přitažlivým?

Komunitní život v sobě zahrnuje, jak se vyjádřil jeden autor, „všechno, co je obtížné i co je možné, tedy milost i slabost. Pouze s Boží milostí lze setrvat v komunitě a prohlubovat tuto zkušenost… Jde o pokání a askezi, které nás očišťují společně, ve spolupráci, ve společenství. Je to ale zároveň, a to především, něco krásného. V komunitě jsme, abychom byli šťastní, a je mnoho takových, kteří toho dosáhnou (…), a pokud chceme mluvit o kráse komunitního života, pak musíme promluvit také o drobných limitech bratrské lásky. Lze je překonávat přítomností, vzájemnou empatií i napomínáním (correzione fraterna), zájmem o druhého, pomocí a solidaritou; a konečně, bratrskou láskou v celém rozsahu tohoto slova. Srdce žádá a vyžaduje. Komunitní život budoucnosti bude bratrský, nebo vůbec nebude.[23] Je to jedna z přísad, kterou hledají dnešní kandidáti – a většinou ji nenaleznou.“[24]

Když dnes přemýšlíme o řeholním životě, přecházíme na to, že rozhodující sílu má svědectví. Stejně jako v mnoha oblastech našeho sociálního prostředí existují na jedné straně mnohé pozitivní fenomény, na straně druhé neschopnost komunikace, izolovanost, individualismus, který se stále prohlubuje, a samota, která je v mnoha oblastech světa nemocí dneška stejně jako jeho dvojče, deprese. Svědectví řeholních komunit (také té naší) by mělo být věrohodným evangelním poselstvím, autentickou provokací či výzvou.

Proto vám vyznávám, že mou největší obavou je obava o to, jak s vámi mluvit, jak vám ukázat, komunikovat potřebu společné cesty správným směrem, tváří v tvář této tíživé realitě našich děl. Milí spolubratři, v tolika případech se na naše společenství zapomíná kvůli jiným věcem! Ptám se například, proč my, kteří bychom měli být experty humanity, už proto, že jsme vychovateli mládeže, máme po svém boku ve svých komunitách, v jídelně nebo v sousedním pokoji, spolubratry, kteří jsou zranění na srdci, drceni samotou a deziluzí, bratry, kteří chtěli být šťastnými salesiány a dnes takoví opravdu nejsou. Je pravda, že tak to nevypadá v celé naší kongregaci, ale často tomu tak je a měl by nám stačit jen jeden takový příklad, jediný zraněný spolubratr, aby tak trochu krvácelo srdce nás všech. Byl by hřích, kdybychom na slova, skutky nebo na hrobové ticho odpovídali jako Kain na Hospodinovu otázku: „Kde je tvůj bratr?“ – „Nevím,“ řekl Kain, „copak jsem strážcem svého bratra?“ (Gn 4,9) Jistěže jsme! Nikoli strážci, ale bratry, kteří ho mají na starost.

Velká výzva pro nás, drazí bratři, pro každého provinciála, členy provinciální rady, ředitele a každého spolubratra v jakékoli komunitě salesiánského světa je toto: Učinit z naší komunity skutečný prostor života ve společenství. Jak přejít od společného života s chvílemi, které věnujeme pravidelným setkáním, plánování, projektům – které mají jistě svůj význam – k životu ve společenství? Abychom dosáhli tak náročného cíle, bude zapotřebí osobního obrácení, ba obrácení celé komunity, osobního emočního nasazení; jde o proces, který od nás vyžaduje přijetí faktu, že každá z etap našeho života je příležitostí k růstu, k otevření se novosti velmi intenzivního setkání se spolubratry silou, která pochází od Boha, abychom dokázali zviditelnit jeho přítomnost mezi námi.

5. S mladými k mladým, našim „pánům“

Nejsou to moje slova, ale slova Dona Boska, který často říkal: „Mladí jsou našimi pány“[25]; vůči mladým měl Don Bosco vždycky postoj autentického služebníka.

Milí spolubratři, fascinuje mě všechno, co se nám dochovalo jako poklad naší kongregace ve spisech Dona Boska, zvláště vzhledem k našim prioritám: vzhledem k mládeži, zvláště té nejchudší. Nosíme to zapsáno ve svém srdci, v naší DNA, jak jsem řekl už jindy. Je však také třeba si to připomínat, aby toto naše zvláštní zaměření bylo evidentní a abychom na ně nezapomínali.

Don Bosco, jak nám připomněla Mimořádná XX. generální kapitula, dal jako zvláštní upomínku na cestu prvním misionářům slova, která jsou dnes zvláště aktuální: „Snažte se, aby svět poznal, že jste chudí co do oblečení, zaopatření, zvyklostí – a budete bohatí před Bohem a opanujete lidská srdce.“[26]

Jestliže máme za sebou relativně dlouhou historii kongregace, ve světle 27.GK bychom, drazí spolubratři, měli dospět k jasnému rozhodnutí být služebníky mladých. Toto rozhodnutí pro mladé, zvláště nejchudší, se tak stane, musí se stát imperativem, maximální snahou a rozlišovacím znamením kongregace v tomto šestiletí, s hlubokým smyslem pro Boha ruku v ruce s jasným svědectvím o bratrství, v němž se naše rozhodnutí pro nejpotřebnější stane natolik evidentní, že nebude třeba, abychom to vysvětlovali slovy. „Svět nás bude vždy přijímat s radostí, pokud bude naše úsilí zaměřeno na nejchudší mládež, na ty, kteří jsou na okraji společnosti. To je pro nás skutečná výzva, kterou nám nikdo nevezme.“[27]

Rozhodnutí pro chudé bude v tomto smyslu zcela evangelní interpretací našeho slibu chudoby a jistě nám pomůže překonat přirozený sklon, který nás jako lidi, osoby a instituce, provází, totiž stát se přisluhovači moci a mocných, s touhou po hromadění majetku, tedy sklon, který je zcela protichůdný k evangeliu a k Ježíšovu způsobu života.

Bratři, pokud naše poslední kapitula konstatovala, že chceme být kongregací chudých pro chudé, protože jako Don Bosco věříme, že právě to je náš způsob, jak žít radikalitu evangelia a jak být více způsobilí tváří v tvář potřebám mladých lidí, nešlo pouze o doporučení pro ty citlivější nebo velkorysejší salesiány, ale šlo o život každého z nás jako autentické vyjití.[28] Musí to být něco zásadního pro naše zasvěcení jako salesiánů Dona Boska a musí to ležet na srdci každého salesiána. Výjimkou mohou být snad spolubratři, kteří se na to necítí – protože se stalo něco neblahého v jejich životě –, mohou tedy participovat na našem bratrství a naší pomoci, ale nemělo by jít o volbu z vlažnosti, neochoty se odevzdat, odmítnutí volby pro nejchudší mládež. A už vůbec by nemělo docházet k případům, kdy jsou z našeho domu nebo školy propouštěni mladí lidé jen proto, že nemohou zaplatit nějaké poplatky.

Budou možná takoví, kterým se to zdá hezké, ale nerealizovatelné, kteří řeknou, že musíme udržet školy, výdaje, a já jim řeknu, že velkorysostí, jasným zaměřením, nabídkou stipendií, můžeme vytvořit atmosféru solidarity, půjde-li o pomoc těm, kdo mají méně, a můžeme vytvořit realitu, kdy salesiánský dům nebude nikdy nedostupný pro ty, kdo mají méně peněz (ať už jde o školu, oratoř, dům, středisko mládeže…). Jak jsme také řekli na generální kapitule: Právě mladí lidé, zvláště nejchudší, jsou těmi, kdo nás zachrání. Jsou darem pro nás, salesiány, jsou skutečně naším „hořícím keřem“, před nímž je třeba si sundat opánky.[29] To je klíč k našemu otcovství vychovatelů, dárců života, jim bychom měli obětovat své žití, těm nejposlednějším, abychom tak odpověděli na volání Pána, jemuž jsme se ho rozhodli darovat. Pokud jsme se k tomu už jednou rozhodli (a to na celý život), není cesty zpátky, a to pro žádného z nás.

Jsem přesvědčen – aniž bych ještě znal celou kongregaci –, že je zde velká ochota a velkorysost, avšak to, co věnujeme Bohu a chudým, nás nemůže nechat v klidu a lhostejnými vůči dnešním výzvám, kterým by dnes Don Bosco zajisté čelil. V tomto smyslu bych chtěl povzbudit všechny spolubratry, aby se opravdu otevřeli výzvě po obrácení před Bohem, a to spolubratři i mladí, jak nás k tomu vyzývá 27. generální kapitula.

Jsme pro mladé skutečnými otci a bratry, jako byl Don Bosco a jak nám to připomněl svého času Jan Pavel II., když nám během 23.GK řekl: „V centru vaší pozornosti by měli být vždy mladí, naděje církve a světa, vůči nimž všichni hledí s důvěrou a zároveň neklidem. V nejbohatších zemích stejně jako v těch nejchudších jste vždy v jejich službách; zvláště buďte pozorní k těm, kteří jsou slabí a vyloučení. Každého z nich povzbuzujte evangelní nadějí, aby se s odvahou vyrovnávali se svým životem, aby odolávali pokušení egoismu a beznaděje. Buďte jim otci a bratry, jak vás tomu učil Don Bosco.“[30]

6. Misijní kongregace – Různost znamená bohatství

Tímto titulkem chci říci něco velmi prostého: Misijní rozměr je součástí naší IDENTITY a kulturní různost, multikulturalita a interkulturalita jsou bohatstvím, s nímž se vydáváme do nového šestiletí.

Podle exhortace papeže Františka Evangelii gaudium[31] je evangelní zvěst poselstvím celého Božího lidu a pro všechny, „není už rozdíl mezi židem a pohanem, otrokem a svobodným… Vy všichni jste jedno v Kristu Ježíši.“ (Gal 3,28) To znamená, že bychom měli být Božím kvasem uprostřed lidí, mezi lidmi a s Božím lidem s jeho mnoha tvářemi, různými historickými kontexty a kulturami – všude jako učedníci a misionáři.

Papež volá po evangelizaci všech národů a my obracíme svůj pohled s vědomím své identity na misijní charakter naší kongregace. Don Bosco chtěl, aby Salesiánská společnost byla jasně misijní. V roce 1875 zvolil mezi prvními misionáři některé, kteří měli jít do Ameriky. Ještě do své smrti vyslal na deset misijních výprav a na americkém území se podle katalogu z roku 1888 v době jeho smrti nacházelo 153 misionářů, tedy skoro dvacet procent tehdejších salesiánů.

Tato misijní identita, udržovaná po léta, dospěla k mimořádné kapitule, která vydala zvláštní výzvu. Chtěl bych ji dnes znovu připomenout, a to na prahu dvoustého jubilea narození Dona Boska a jako upomínku na něj: „Generální kapitula vysílá všem provinciím, i těm nejchudším na počet spolubratří, výzvu, aby vyslechly pozvání koncilu a odvážný příklad našeho zakladatele a daly k dispozici vlastní spolubratry, a to buď definitivně nebo dočasně, k hlásání Božího království.“[32]

Drazí spolubratři, opravdu věřím, že toto pozvání je dnes pro naši kongregaci velice aktuální. Mluvím-li o upomínce na Dona Boska při slavení jubilea jeho narození, neříkám to naprázdno v nějakém kontextu oslav nebo abych vyráběl statistiky, ale protože skutečně věřím – a tak to vyjádřila i generální kapitula –, že velké bohatství naší kongregace je právě v její misijní kapacitě, ve schopnosti být tam, kde je zvláště zapotřebí evangelizace, i když všechny naše síly jsou hodně potřebné na jakémkoli místě, kde se nacházíme. V tomto smyslu využívám této příležitosti, abych všechny salesiány (SDB) – a ze srdce bych rád přizval i celou Salesiánskou rodinu –, vyzval k tomu, aby si znovu přečetli, meditovali a sdíleli exhortaci Evangelii gaudium. Určitě nám to prospěje – mnozí ji pořád ještě neznají.

6.1 Proč je řada misijních míst, kde je nás opravdu třeba

V tomto smyslu, a nikoli jen na rok 2015, ale na celé šestiletí, chceme, aby se proměnila v realitu pomoc na některých misijních místech, která jsou dnes zvláště ohrožena:

·         Misijní přítomnost v Amazonii, zvláště v oblasti Manaus, Campo Grande a ve Venezuele…

·         Misijní přítomnost v Chaco Paraguayo.

·         Misijní přítomnost v některých regionech Pampy a Argentinské Patagonie.

·         Misijní přítomnost mezi emigranty v USA.

·         Misijní přítomnost na Středním východě, který je, jak dobře víme, zvláště devastován válečnými konflikty.

·         Misijní přítomnost mezi muslimy, od Severní Afriky po země Golfského zálivu po Pákistán.

·         Novou misijní přítomnost si žádá Projekt Evropa v souvislosti s posledním migračním vývojem.

·         Posílení misijní přítomnosti a první evangelizace v Asii a Oceánii: v Mongolsku, Kambodži, Bangladéši a v Laosu.

6.2 …a proč je různost bohatstvím

Vícekrát během svého salesiánského života jsem slyšel od někoho říkat, že v jeho zemi nebo provincii není třeba pomáhat, protože měli dostatek povolání. Ale právě jelikož v různosti, multikulturnosti a interkulturnosti je bohatství, je stále více zapotřebí takové pomoci, už proto, abychom zaručili identitu salesiánského charismatu, aby nebylo jednobarevné, abychom mezi provinciemi podpořili výměnu spolubratří na několik let dopředu, abychom zároveň na čas poslali spolubratry potřebným provinciím, kromě těch bratří, kteří se nabízejí jako misionáři ad gentes. Tímto způsobem také podpoříme přípravu spolubratří ve všech částech světa, a to s pohledem více otevřeným globálnímu a univerzálnímu rozměru našeho charismatu. My salesiáni Dona Boska, třebaže máme z právního hlediska organizaci, která je zakořeněna v provinciích (inspektoriích), neskládáme řeholní profesi pro jedno místo, jednu zemi nebo jedno dílo. Jsme salesiáni Dona Boska v kongregaci, která je otevřená misiím, tedy tam, kde je nás nejvíce zapotřebí a kde je možné působit naší službou.

Jsem si vědom toho, že to, co píši, může být pro někoho překvapení, ale, milí spolubratři, měli bychom být odvážní ve snění a neměli bychom se bát čehosi nového, i kdyby to bylo namáhavé, ale samo o sobě dobré. Jedna konkrétní věc, která z toho plyne, je příprava mladých spolubratří na výuku jazyků – čím jich bude víc, tím lépe. Doba, kdy jsme si mysleli, že učení jazyků je něco navíc, luxus, a jezdit do sousedních zemí, i když byla státní hranice vzdálena třeba padesát kilometrů, znamenalo vydat se do zahraničí, je dávno pryč. Tehdy bylo také složité získat povolení v samém rámci kongregace. Nové generace salesiánů musíme připravit na to, že je třeba se naučit dobře italštinu, aby si mohli číst přímo v pramenech a ve spisech našeho zakladatele a kongregace, aby právě kvůli naší neznalosti už nebyly něčím nedostupným.

Také bych rád vyjádřil touhu, abychom už neměli strach a nesnažili se znemožnit našim mladým spolubratřím studium za hranicemi vlastní provincie. To, že někdo studuje mimo svou vlast, vlastní kořeny a zemi, neznamená, že nemá rád svou domovinu. Není to pravda a za hranicemi nehrozí žádné nebezpečí v tom smyslu, že by mladí ztratili smysl pro realitu. Naopak, rozšíří si obzor a schopnost poznání různosti, což je pro dnešního člověka zcela nezbytné.

7. Dvousté jubileum narození Dona Boska

Až budete číst tento můj list, bude už po startu jubilea, a to 15. srpna v Castelnuovu Don Bosco a 16. srpna na Colle Don Bosco. Pod vedením mého předchůdce emeritního hlavního představeného dona Pascuala Cháveze jsme prožili intenzivní tříletí přípravy celé kongregace. Prohloubili jsme historická studia, pedagogiku a spiritualitu našeho zakladatele.

Myslím, že je na místě, když jubilejnímu roku dáme dvojí tvář. Jednu vnější, obrácenou k veřejnosti, a druhou vnitřní, intimnější.

Dvě stě let od narození Dona Boska, který z podnětu Ducha svatého na přímluvu Panny Marie (sr. St 1) založil kongregaci, jsou dostatečnou dobou k tomu, abychom pochopili, co jsme zdědili. Na prvním místě to byl život Božího muže, světce, který s otcovským srdcem žil, co slíbil: „Slíbil jsem Bohu, že až do posledního dechu budu patřit svým chudým chlapcům“[33]. Zdědili jsme odpovědnost za život a za uskutečnění autentického charismatu, které se zrodilo nikoli z lidské vůle, ale z Boží iniciativy, abychom se účastnili na spáse mládeže (sr. St 1).

Oslavovat na veřejnosti, ve městech, spolu s Božím lidem dvousté výročí narození Dona Boska nám dovoluje rozpoznat, co pro nás znamená mít za Otce Dona Boska:

·         Je to příležitost, abychom projevili vděčnost Pánu, že se dvě stě let po narození Dona Boska nacházíme zde jako Boží dar pro mládež. Máme příležitost poznat Boží přítomnost v našich dějinách a vidíme, že on (Bůh živých) nás vždycky předchází.

·         Znamená to také, že se v síle evangelia budeme snažit dospět zvláště k mladým, a to k těm, kteří na tom nejsou nejlépe, a přestože za to nemohou, byli vyloučeni z radostí života.

·         Nastal čas, abychom znovu vyzvedli aktualitu našeho charismatu, které je tak blízko problémům tohoto světa a zvláště světa mladých. Proto Don Bosco má stále aktuální slovo pro mladé dneška, třebaže se proměnila situace a kontext, každopádně srdce mladých, každého mladého člověka, má stále tytéž touhy, entuziasmus a dynamiku.

·         Salesiánské charisma a Don Bosco jsou darem našeho Boha světu. Proto tolik trváme na tom, že Don Bosco je dobrem pro církev a celé lidstvo.[34] Formoval se v čase, od prvních okamžiků svého života v náručí matky Markéty, díky svým přátelům-učitelům života a, zvláště při každodenním životě s mladými, kteří vytvarovali jeho srdce a pomohli mu k tomu, aby byl blíže Bohu, lidem i mladým jako takovým.

Slavit jubileum uvnitř naší kongregace a Salesiánské rodiny znamená prožívat to, co svatý Pavel doporučuje Timoteovi, když ho žádá, aby „oživil dar, kterého se mu dostalo“. Proto vždy když salesián, člen Salesiánské rodiny, žije v plnosti vlastní povolání, je darem Boha světu.

Slavit jubileum v intimním prostředí rodinného krbu (focolare, jímž by měly být všechny naše komunity) znamená nechat se oslovit v našem bytí i v našem životě, abychom si mohli říci s jasným pohledem, že „svatost synů se prověřuje svatostí Otce“.[35]

Oslava také znamená znovuoživení dvousetleté historie mužů a žen, kteří darovali svůj život pro tento ideál, v mnoha případech hrdinným způsobem, v obtížných podmínkách, často extrémních. Je to nesmírný poklad, který může po svém zhodnotit jedině Bůh, jemuž ho svěřujeme.

 Jsme těmi, kdo věří, že rok 1815 začátkem povolání do života Bohem povolaného Dona Boska, který stál na začátku dlouhého řetězce svědků, a že také my, stejně jako Don Bosco, chceme usilovat o napsání budoucích stránek knihy života věřících, mladých, zvláště nejchudších, a to v barvách naděje.

Nakonec, abych nebyl příliš dlouhý, bych chtěl podtrhnout, že salesiánské charisma má svou zvláštnost známou jako preventivní systém, který je mnohem víc než výchovnou metodou. Je pravou a bohatou podobou spirituality, mimořádným způsobem, jak utvářet smysl života z Boží perspektivy, je čímsi jako velkým darem naší kongregace a rodiny církvi. O tom se ale více rozepíši v komentáři k heslu na rok 2015 na konci roku.

8. „Vezměme k sobě domů Pannu Marii“. „A od té chvíle si ji ten učedník vzal k sobě.“ (Jan 19,27)

Tento svůj první okružní list jsem chtěl zakončit stejnými slovy, jako don E. Viganò zakončil svůj první list o Marii, jež obnovuje Salesiánskou rodinu Dona Boska.[36] Don Viganò říká, že když večer toho roku o Velkém pátku poslouchal evangelní příběh o smrti našeho Pána podle Jana, o Marii a nejmilejším žáku u paty kříže, byl mimořádně zasažen a nakonec si řekl: ano, měli bychom společně s evangelistou zopakovat ta slova jako program: „Vezměme k sobě Pannu Marii.“

Don Bosco měl zvláště živé vnímání Mariiny osobní přítomnosti ve svém životě, ve svém povolání a apoštolském poslání. „Nejsvětější Matka je zakladatelka a bude pomocnicí našich děl,“[37] a my salesiáni jako součást Salesiánské rodiny jsme přesvědčeni, že Maria určitě zaujímá mimořádné místo, které měla v životě Dona Boska a kongregace. Maria byla pro Dona Boska pozornou Matkou, která brala pod svou ochranu jeho chlapce, byla jejich niternou vychovatelkou. Pro něho byla vždycky Matkou, vůči níž pěstoval něžnou a mužskou úctu, prostou a opravdovou.

Don Bosco zároveň jako skutečný vychovatel a katecheta dokázal mimořádným způsobem prosadit, že na Valdoku, v jeho domě, byla rodinná atmosféra vždycky zahrnuta mateřskou přítomností nebeské Matky.

Dnes, dvě stě let po narození Dona Boska, můžeme říci, že mariánská úcta, pro nás především v podobě Marie Pomocnice, je základním kamenem „salesiánského fenoménu“ v církvi, který nelze vyřadit z našeho charismatu: je součástí jeho fyziognomie a vitality.

Maria, jež je Ženou naslouchající, Matkou nové komunity a Služebnicí chudých, ať nás provází a žehná nám. K ní se utíkáme s touž modlitbou jako papež František:[38]

Hvězdo nové evangelizace,

pomoz nám zaskvět se svědectvím společenství,

služby, vroucí a velkodušné víry,

spravedlnosti a lásky k chudým,

aby radost evangelia,

dosáhla končin země

a žádná periferie nebyla beze světla.

Matko živoucího evangelia,

prameni radosti pro maličké,

oroduj za nás.

Amen. Aleluja.

Bratrsky vás zdravím, srdečně

Ángel FERNÁNDEZ ARTIME, SDB

hlavní představený

Přeložil Zdeněk Jančařík

 

[1] Okružní listy M. Ruy salesiánům, Direz. Generale Opere Don Bosco, Torino, 1965, s. 25.

[2] Tamtéž.

[3] Tamtéž s. 27.

[4] Okružní listy dona Paola Albery salesiánům, Direz. Gen. Opere Don Bosco, Turín, 1965, s. 6.

[5] Tamtéž, s. 8.

[6]  Tamtéž, s. 13.

[7] Tamtéž, s. 13.

[8] Akta hlavní rady, ročník III, č. 14, 1922, s. 4.

[9] Tamtéž, s. 4–5.

[10] Akta, ročník XIII, č. 58, 1932, s. 2.

[11] Akta, ročník XXXII, č. 169, 1952, s. 2.

[12] Tamtéž, s. 3.

[13] Akta, ročník XLVI, č. 262, s. 2.

[14] Tamtéž, s. 4.

[15] Tamtéž, s. 5.

[16] Tamtéž, s. 5.

[17] Akta, ročník LVII, 1978, č. 289, s. 3.

[18] Tamtéž, s. 2.

[19] Akta, ročník LXXXIII, č. 378, s. 3.

[20] Tamtéž, s. 4.

[21] 27. GK, úvod, citace z Jana Pavla II. (Vita Consacrata, č. 93): „Duchovní život je prioritou. Od tohoto přednostního rozhodnutí, které musí najít jasné vyjádření v konkrétním úsilí jednotlivců i komunit, závisí plodnost apoštolátu, velkorysost lásky k chudým i přitažlivost duchovních povolání pro nové generace.“

[22] Přesná citace italského překladu ze španělštiny je tato: „Il nucleo dell’identità e la ragione d’essere della vita religiosa e di ogni vita cristiana è l’esperienza di Dio. Si può parlare di esperienza di Dio, di fede radicale, di priorità assoluta del Regno di Dio e della sua giustizia, di vivere la vita in chiave escatologica… Poco importano i nomi. L’importante è tenere ben presente che tale esperienza nucleare è ciò che dà un significato a tutto in questo genere di vita, è quel che dà qualità di vita ai suoi membri e fa sì che si tratti veramente di vocazione e non di una semplice professione. La domanda circa la qualità di vita nella vita religiosa è la domanda circa la qualità di questa esperienza di fede“ (ze španělštiny přeložil FERNANDO PRADO, ed., Andonde el Senhor nos lleve, P. Claretiane, Madrid, 2004, 31).

[23] Poslední věta je zvýrazněna mnou, chtěl jsem ji zvláště podtrhnout. Autor ji měl bez zvýraznění.

[24] José Marìa ARNAIZ, !Que ardan nuestros corazones. Devolver el encanto e la vida consagrada!, Publicaciones Claretianas, Madrid, 2007, 95.

[25] Mimořádná generální kapitula, Řím 1971, Akta, č. 351.

[26] Tamtéž, č. 597, cit. in MB XI, 389–390.

[27] Tamtéž, č. 597, cit. in MB XVII, 272.

[28] Podtrženo mnou, srov. 25.GK, č. 55.

[29] 27.GK, č. 52, cit. Ex 3,2 e Evangelii gaudium, č. 169.

[30] 23.GK, č. 331. Promluva sv. Jana Pavla II. k delegátům kapituly.

[31] CGS, č. 477.

[32] CGS, č. 477.

[33] St 1, srov. MO, 16.

[34] Jak říká papež František v exhortaci Evangelii gaudium, čl. 30: „Duch svatý obohacuje celou církev, která evangelizuje, také různými charismaty. Jsou to dary pro obnovu a rozvoj církve. Nejsou nějakým uzavřeným dědictvím, které bylo předáno nějaké skupině, aby je střežila. Jde spíše o dary Ducha integrované v těle církve a vtahující do středu, kterým je Kristus, odkud přicházejí jako podnět k evangelizaci. Jasným znamením autenticity charismatu je jeho církevnost, jeho schopnost harmonicky se včlenit do života svatého Božího lidu pro dobro všech.“

[35] Poznámka, kterou vyslovil jeden spolupracovník a kterou don Rua vydal jako heslo 8. února 1888, osm dní po smrti Dona Boska, v listě, který adresoval všem salesiánským ředitelům, kterým oznamoval, kdy se budou konat pohřební obřady Dona Boska. Turín, 1965, str. 14.

[36] Akta hlavní rady, r. LVII, č. 289, s. 4.

[37] Preventivní systém. Pravidla, č. 92.

[38] Evangelii gaudium, č. 288.