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ACG 424 - SIAMO FAMIGLIA!

ATTI n.424


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1. LETTERA 1.1 Don Ángel FERNÁNDEZ ARTIME DEL RETTOR MAGGIORE SIAMO FAMIGLIA! OGNI CASA, SCUOLA DI VITA E DI AMORE 3
2. ORIENTAMENTI
2.1 Don Ángel FERNÁNDEZ ARTIME E DIRETTIVE PASTORALE GIOVANILE E FAMIGLIE 44
2.2 Don Ángel FERNÁNDEZ ARTIME APPELLO MISSIONARIO DEL RETTOR MAGGIORE AI SALESIANI DI DON BOSCO 49
2.3 Don Francesco CEREDA RINNOVATO IMPEGNO PER LA DISCIPLINA RELIGIOSA 52
2.4 Don Ivo COELHO UNA RINNOVATA ATTENZIONE AL SALESIANO COADIUTORE 65
3. DISPOSIZIONI E NORME (mancano in questo numero)
4. ATTIVITÀ
4.1 Cronaca del Rettor Maggiore 77
DEL CONSIGLIO GENERALE
4.2 Cronaca dei Consiglieri Generali 86
5. DOCUMENTI E NOTIZIE
5.1 Una interessante iniziativa L’Associazione Biblica Salesiana (ABS) 109
5.2 Decreto di erezione canonica della Visitatoria Salesiana “Maria Ausiliatrice” di Africa Congo Congo 114
5.3 Disposizioni per la Casa Generalizia e altre comunità dipendenti dal Rettor Maggiore (RMG) 116
5.4 Nuovi Ispettori Salesiani 117
5.5 Nuovo Vescovo Salesiano 122
5.6 Confratelli defunti 124 atti del Consiglio generale della Società salesiana di San Giovanni Bosco

ORGANO UFFICIALE DI ANIMAZIONE E DI COMUNICAZIONE PER LA CONGREGAZIONE SALESIANA
N. 424 anno XCVIII gennaio-giugno 2017
Editrice S.D.B.

Edizione extra commerciale
Direzione Generale Opere Don Bosco Via della Pisana, 1111
Casella Postale 18333 00163 Roma
Tipolitografia Istituto Salesiano Pio XI - Via Umbertide, 11 - 00181 Roma
Tel. 06.78.27.819 - Fax 06.78.48.333 -
E-mail: tipolito@pcn.net
Finito di stampare: Settembre 20161.

SIAMO FAMIGLIA! OGNI CASA, SCUOLA DI VITA E DI AMORE Strenna 2017
PRESENTAZIONE.
- 1. IL TEMA DELLA STRENNA.
- 2. INVITO AD UNA LETTURA DEL L’ESORTAZIONE APOSTOLICA AMORIS LAETITIA, PACATA E SERENA, CON IL CUORE PREPARATO AL DIALOGO E ALL’INCONTRO.
- 3. OGNI CASA SCUOLA DI VITA E DI AMORE. IL NOSTRO CONTRIBUTO EDUCATIVO-PASTORALE.
- 3.1. La famiglia, scelta del Dio incarnato.
- 3.2. Don Bosco, in famiglia ma senza un padre.
- 3.3. Vicini per aiutare a costruire e a restaurare.
- 3.4. Nella scuola di Vita e di Amore che è la famiglia.
- 3.5. Decisiva Missione Pastorale Salesiana: ACCOMPAGNARE E GENERARE PROCESSI.

 

PRESENTAZIONE

Il 1° gennaio dell’anno 2006, il mio predecessore don Pascual Chávez Villanueva, allora Rettor Maggiore, fece conoscere la Strenna annuale con una lettera dal titolo: “E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia” (Lc 2,52) 1 . Era un invito del Rettor Mag giore a rinnovare l’impegno in favore della famiglia, accogliendo la sfida lanciata da Giovanni Paolo II per la difesa della vita attraverso la famiglia, e anche in occasione dei 150 anni dalla morte di Mamma Margherita, mamma di Don Bosco e vera mamma dei ragazzi dell’Oratorio di Valdocco.

Trascorsi dieci anni, mi rivolgo a tutta la Famiglia Salesiana nel mondo con questa nuova Strenna, che intende mettere al centro della nostra attenzione le famiglie dei contesti più diversi nei quali siamo presenti. Il tema è suggerito, e non potrebbe essere diversamente, dalla priorità che la Chiesa vuole dare alla necessità di una sempre maggiore e più adeguata attenzione pastorale alle famiglie.

Papa Francesco ha voluto dedicare due Sinodi alla riflessione sulla «Famiglia», in continuità con alcuni aspetti pastorali da lui 1 PASCUAL CHÁVEZ VILLANUEVA, Lettera del Rettor Maggiore: “E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia” (Lc 2,52), ACG 392, 3-46.già proposti nella Esortazione Apostolica «Evangelii Gaudium» dell’anno 2013. Si tratta del Sinodo straordinario dell’anno 2014 e di quello ordinario del 2015. A questi Sinodi ha fatto seguito l’Esortazione Apostolica «Amoris Laetitia», firmata dal Papa il 19 marzo del presente anno 2016.

Penso che la stagione ecclesiale, che stiamo vivendo, chieda a noi, Famiglia Salesiana di Don Bosco, di dare priorità in tutto il mondo salesiano all’attenzione educativa pastorale, che dob biamo riservare alle famiglie.

 

1. IL TEMA DELLA STRENNA Quando diciamo: «Siamo Famiglia! Ogni casa, scuola di Vita e di Amore», intendiamo affermare, sin dall’inizio, che tutti noi, ognuno di noi, abbiamo l’esperienza di essere nati nel seno di una famiglia, con la bellezza e i limiti di ogni famiglia, ognuno nella sua. Siamo nati nel seno di una famiglia e siamo segnati dal fatto di essere famiglia; quello spazio nel quale l’ideale è che ogni ambiente sia scuola di vita e di amore.

Siamo convinti che la famiglia dovrebbe essere quella realtà umana concreta nella quale si apprende l’arte della Vita e del l’Amore.

La famiglia, le famiglie del mondo – pur nella loro diversità – sono formate da persone che amano, che si parlano e comunica no, che condividono e si sacrificano per gli altri; persone che si custodiscono a vicenda e difendono la vita dei propri membri.

Siamo cresciuti come persone vivendo, ordinariamente, in famiglia, respirando il calore della nostra casa, ricevendo in seno ad essa, dai nostri genitori, o da uno di loro, il nome e la dignità che questo comporta. Nella famiglia abbiamo fatto esperienza dei primi affetti e abbiamo gustato l’intimità di «sentirci a casa».

In famiglia abbiamo imparato a dire grazie, a chiedere perdono e permesso.

4 Siamo consapevoli che non tutti i bambini e le bambine che nascono, hanno la fortuna di fare questa esperienza, ma, pur tenendo presente la diversità dei contesti e delle culture, credo che si possa affermare che la maggior parte di noi ha vissuto questa realtà nella famiglia.

Forse qualcuno si chiederà: Cosa c’entra il nostro essere Famiglia Salesiana con quello che veniamo dicendo? C’entra, per ché siamo noi i primi destinatari di questo messaggio per la no stra stessa condizione di Famiglia Salesiana di Don Bosco, segnata dalla consapevolezza del vincolo che ci unisce come fa miglia religiosa. Una famiglia nella quale, pur tenendo presente la diversità dei nostri 31 gruppi (Congregazioni, Istituti di Vita Consacrata, Società di Vita Apostolica, Associazioni di fedeli, ecc.), le rispettive Costituzioni, Regolamenti o Statuti presen tano lo spirito di famiglia e il clima di famiglia come elemento costi tutivo del nostro essere, della nostra identità, e fanno esplicito riferimento all’azione pastorale nella famiglia e con le famiglie.

Questo fa vedere la nostra responsabilità come Famiglia Salesiana, una responsabilità che implica in concreto che non possiamo guardare in una direzione diversa da quella nella quale è fortemente impegnata la Chiesa Universale, sotto la guida di Papa Francesco. Una responsabilità che chiede a noi, in quanto educatori di ragazzi e ragazze, di adolescenti e giovani, di fare una «lettura salesiana» della realtà delle famiglie di oggi e di offrire il nostro umile contributo.

 

2. INVITO AD UNA LETTURA DELL’ESORTAZIONE AMORIS LAETITIA PACATA E SERENA, CON IL CUORE PREPARATO AL DIALOGO E ALL’INCONTRO Invito da questo momento tutti voi ad una lettura pacata e serena, con il cuore disposto al dialogo e all’incontro, di quello che ci dice l’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia (AL), in mo do tale che ci faccia scoprire ciò che il documento offre e chiede.

56 Chi ha uno sguardo credente ed ecclesiale si rende conto che questa Esortazione Apostolica costituisce un servizio per l’uma nità ed è un vero tesoro spirituale e pastorale. Ci coinvolgiamo in essa a partire dalla nostra consapevolezza di essere «Famiglia Salesiana».

L’Esortazione di Papa Francesco si basa sul Magistero degli ultimi Papi, San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, e sulle due Assemblee Sinodali del 2014 e 2015, le cui relazioni finali sono citate abbondantemente. Sintetizza, quindi, la riflessione eccle siale di molti anni, ma allo stesso tempo introduce un cambio di tono, di linguaggio e di prospettiva, che muove da un piano canonico ad uno più pastorale. È lo stesso Sommo Pontefice ad affermare: «dobbiamo essere umili e realisti, per riconoscere che a volte... abbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono. Questa idealizzazione eccessiva, soprattutto quando non abbiamo risvegliato la fiducia nella grazia, non ha fatto sì che il matrimonio sia più desiderabile e attraente, ma tutto il contrario» 2 .

INTRODUZIONE (AL nn. 1-7) L’Esortazione parla della gioia dell’Amore che si vive nella famiglia e del giubilo della Chiesa davanti a questa realtà. Rac coglie, come abbiamo detto, i contributi di due Sinodi 3 e mette in evidenza che la famiglia costituisce una realtà con diverse sfaccettature, complessa e vasta, nella quale confluiscono aspet ti religiosi, politici, culturali, economici e giuridici. In un conte sto così ampio, siamo tutti chiamati a prenderci cura con amore della vita delle famiglie, che non costituiscono un problema ma 2 Amoris Laetitia (AL), 36.

3 Il primo Sinodo sulla famiglia: dal 5 al 19 di ottobre del 2014 (in Vaticano), Tema: “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto della evangelizzazione”; il secondo Sinodo, dal 4 al 25 di ottobre del 2015 (in Vaticano), Tema: “la vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”. Hanno preso parte a questi Sinodi vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e persone sposate.sono piuttosto una opportunità. Possiamo infatti affermare che, nonostante la situazione di crisi che attraversa oggi la famiglia, le nuove generazioni continuano a vedere nella famiglia lo spa zio per loro più sicuro, nel quale trovano un’accoglienza senza condizioni.

 

CAPITOLO I.

LA FAMIGLIA ALLA LUCE DELLA PAROLA DI DIO (AL nn. 8-30) La famiglia appare frequentemente nella Sacra Scrittura, dalle prime pagine fino al libro dell’Apocalisse; nel riferirsi ad essa si parla di generazioni, di storie d’amore, di crisi familiari, di violenza familiare. «L’idillio presentato dal Salmo 128 4 non nega una realtà amara che segna tutte le Sacre Scritture. È la presenza del dolore, del male, della violenza che lacerano la vita della famiglia e la sua intima comunione di vita e di amore» 5 .

Al centro del citato Salmo 128 è presentata una coppia, for mata da un uomo e una donna, con tutta la loro storia d’amore.

«E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò» (Gen 1,27). Questa coppia, che ama e genera vita, è immagine di Dio Creatore e Salvatore. Questo amore fecondo è segno della realtà intima di Dio, perché Dio, nel suo mistero più intimo, non è solitudine, ma è famiglia.

L’esperienza della sofferenza e del sangue nella famiglia La sofferenza, il male e la violenza nella famiglia sono una realtà presente in essa fin dalle sue origini; così la descrive la Sacra Scrittura. Nella prima famiglia si dà la violenza fratricida tra Caino e Abele; grandi conflitti sono presenti anche nelle fa 7 4 Leggiamo nel salmo 128: “Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie. Della fatica delle tue mani ti nutrirai, sarai felice e avrai ogni bene. La tua sposa come vite feconda nell’intimità della tua casa; i tuoi figli come virgulti di ulivo intorno alla tua mensa. Ecco com’è benedetto l’uomo che teme il Signore. Ti benedica il Signore da Sion.

Possa tu vedere il bene di Gerusalemme tutti i giorni della tua vita! Possa tu vedere i figli dei tuoi figli! Pace su Israele!” (Salmo 128/127,1-6).

5 AL, 19.miglie di Abramo, Isacco e Giacobbe, Salomone, Tobia, Giobbe...

Nella sua malattia Giobbe si sfoga parlando della sua famiglia con queste espressioni: «I miei fratelli si sono allontanati da me, persino i miei familiari mi sono diventati estranei...

Mi hanno dimenticato gli ospiti di casa...

Il mio fiato è ripugnante per mia moglie e faccio ribrezzo ai figli del mio grembo.

Mi hanno in orrore tutti i miei confidenti...» (Gb 19,13-19) 6 .

Anche i Vangeli narrano molti drammi familiari e situazioni di dolore alle quali è stato presente Gesù: la malattia della suo cera di Pietro, la morte di Lazzaro, la morte della figlia di Giairo, il dramma della vedova di Naim, la mancanza di vino alle nozze di Cana di Galilea... Questo ci fa capire che la famiglia presenta ta nella Bibbia non è una realtà astratta: si danno in essa crisi, sofferenze, tribolazioni, fragilità, dolori, grida... Si può dire la stessa cosa delle luci o delle ombre che illuminano o oscurano la realtà della famiglia e il lavoro come mezzo di sussistenza o elemento, che può generare felicità, dolore e angoscia.

 

CAPITOLO II.

LA REALTÀ E LE SFIDE DELLE FAMIGLIE (AL nn. 31-57) In questo capitolo Papa Francesco offre un vasto panorama dei problemi e delle sfide, che toccano oggi le famiglie, senza la pretesa di presentare un’analisi esaustiva di una realtà sociale attualmente così complessa come è divenuta la famiglia.

In un contesto segnato da profondi cambiamenti culturali, strutturali e di stile di vita, che toccano profondamente la fami glia, il Papa individua le seguenti situazioni: – L’individualismo, le tensioni interne, lo stress, la diminuzione del numero di matrimoni, le convivenze senza regolamenta zione legale; 8 6 Il grassetto è inserito per evidenziare il riferimento ai vincoli familiari.– La solitudine, il narcisismo, la sessualità vissuta come un com mercio, la mercificazione del corpo, le separazioni, il divorzio, il calo demografico, la mentalità antinatalista; – I nuovi modelli di famiglia, lo sviluppo delle biotecnologie, la rivoluzione sessuale, la sterilizzazione (femminile e maschile), l’aborto, l’indebolimento della pratica religiosa; – La povertà, la mancanza di abitazioni dignitose, l’assenza di una adeguata politica familiare, la precarietà del lavoro; – La violenza domestica, il terrorismo, la tossicodipendenza, l’in sicurezza economica, la frammentazione dei rapporti familia ri, il risentimento e l’odio, le famiglie disfunzionali, l’indebo limento dei vincoli familiari; – La poligamia, le mutilazioni genitali, la violenza verbale, fisi ca e sessuale, l’abuso sessuale, la discriminazione, il femmini smo, il maschilismo, la carenza affettiva dei figli, l’ideologia chiamata ‘gender’...

Di fronte a queste situazioni difficili, è però necessario riaf fermare che il bene della famiglia è fondamentale per il bene del mondo e della Chiesa. Per questa ragione la famiglia deve occu pare il centro dell’attenzione missionaria della Chiesa, pur rico noscendo che non sempre la prassi missionaria è stata quella ri chiesta. «Molte volte abbiamo agito con atteggiamento difensivo e sprechiamo le energie pastorali moltiplicando gli attacchi al mondo decadente, con poca capacità propositiva per indicare strade di felicità» 7 .

CAPITOLO III.

LO SGUARDO RIVOLTO A GESÙ: LA VOCAZIONE DELLA FAMIGLIA (AL nn. 58-88) Gesù ha rivolto il suo sguardo alle donne e agli uomini del suo tempo; è andato loro incontro con amore e tenerezza, accompa gnando i loro passi con verità, pazienza e misericordia, mentre annunciava le esigenze del Regno di Dio, e accompagna anche noi oggi nel nostro impegno per vivere e trasmettere il Vangelo.

9 7 AL, 38.Davanti alle famiglie di oggi deve sempre risuonare nuova mente il primo annuncio, ciò che è «più bello, più grande, più at traente e allo stesso tempo più necessario... perché non c’è nul la di più solido, di più profondo, di più sicuro, di più consistente e di più saggio di tale annuncio» 8 .

Il nostro insegnamento sul matrimonio e sulla famiglia, af ferma il Papa, deve necessariamente ispirarsi e svilupparsi alla luce del primo annuncio, dell’annuncio della tenerezza e dell’a more che deriva dal Vangelo; non è la mera difesa di una dottri na fredda e senza vita.

Nel Vangelo Gesù assume e porta a compimento il disegno del Padre sul matrimonio: ricupera il matrimonio come dono, propone l’indissolubilità e restaura il progetto originale di Dio sulla famiglia e sul matrimonio (Mt 19,3-8).

Il matrimonio cristiano è visto dalla Chiesa come espressione dell’alleanza del Figlio di Dio con la natura umana. Ma non si di mentica che, di fronte alle difficili situazioni nelle quali si trova no le famiglie ferite, è necessario tener sempre presente il crite rio del discernimento. Il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi; sono da evitare giudizi che non tengono conto della complessità delle diverse situazioni, ed è necessario essere at tenti al modo in cui le persone vivono e soffrono a motivo della loro condizione.

Un punto fondamentale di questo capitolo è quello della famiglia come trasmettitrice della vita. Il matrimonio è considerato una comunità di vita nella quale l’amore coniugale tra l’uomo e la donna è ordinato anche alla fecondità. Gli sposi, ai quali Dio non concede di avere figli, possono avere una vita piena di senso umanamente e cristianamente, cercando di non rinchiudersi in se stessi. Per questo la famiglia è santuario della vita, lo spazio umano nel quale la vita è generata, curata e pro tetta nelle sue diverse fasi.

10 8 AL, 58.Questa dimensione essenziale è accompagnata dalla sfida della educazione dei figli. I genitori sono i responsabili della promozione e della educazione integrale dei loro figli; è questo un dovere importantissimo e un diritto primario dei genitori. Gli stati e i governi delle nazioni hanno l’obbligo di offrire un servizio educativo in maniera sussidiaria, ma i genitori hanno il diritto di scegliere liberamente il tipo di educazione, accessibile e di qualità, che intendono dare ai figli secondo le proprie con vinzioni, e la scuola non può sostituirsi ai genitori bensì è ad essi complementare.

Sfortunatamente si è aperta oggi una frattura tra famiglia e società. È in crisi l’alleanza tra società e famiglia, e in una tale situazione la Chiesa è sollecitata, più che mai, a collaborare me diante la sua azione pastorale specializzata aiutando i genitori nella loro missione educativa.

In modo particolare la famiglia cristiana, come Chiesa do mestica, che vive secondo gli insegnamenti del Vangelo, è chiama ta a maturare l’esperienza ecclesiale di comunione tra le persone: comunione, perdono, tenerezza, amore fraterno, preghiera...

CAPITOLO IV.

L’AMORE NEL MATRIMONIO (AL nn. 89-164) In questo capitolo il Papa presenta una visione teologica dell’amore nel matrimonio e nella famiglia commentando alcu ne espressioni dell’inno alla carità della prima lettera di san Paolo ai Corinzi, mettendo in evidenza alcuni atteggiamenti essenziali: «La carità è paziente, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità.

Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1 Cor 13,4-7).

11La pazienza non è semplicemente sopportare tutto; non significa lasciare che gli altri ci maltrattino, o tollerare aggres sioni fisiche, o permettere che ci trattino come oggetti. La pa zienza è una caratteristica del Dio dell’Alleanza. Egli si mostra paziente attraverso la Misericordia. Perciò, per noi la pazienza deve essere una esperienza di compassione e di dominio per sonale per non reagire con violenza davanti alla debolezza degli altri, per non lasciarci vincere dal male, per non scoraggiarci nella pratica del bene.

Il Papa parla anche dell’atteggiamento di servizio come di una relazione dinamica e creativa di fronte alle necessità degli altri, come quell’amore benevolo che cerca il bene degli altri; un amore generoso, che fa il bene, perché l’amore non è solo un sentimento ma la capacità di fare il bene.

È rallegrarsi per il bene dell’altro perché, dove c’è amo re, non può esservi dispiacere nei confronti dell’altro. Il vero amore apprezza i successi degli altri, non li sente come una mi naccia, apprezza sinceramente ciascun essere umano, ricono scendo il suo diritto alla felicità. L’invidia, invece, è tristezza per il bene dell’altro, il che dimostra che non ci interessa la sua felicità.

In questa lista di atteggiamenti evangelici vitali si fa riferi mento anche all’orgoglio, che non va certamente d’accordo con l’amore, poiché l’orgoglio è il desiderio di gloria di chi si consi dera superiore agli altri. L’amore, dal canto suo, non si fa gran de davanti agli altri; al contrario, è attento, costruisce, com prende, si prende cura, protegge e presta attenzione ai deboli; gli arroganti, giunge ad affermare il Papa, sono insopportabili.

Perché ci sia un vero incontro con l’altro è necessaria l’ama bilità; guardare l’altro con uno sguardo amabile. L’amore è amabile, genera vincoli nuovi, coltiva legami, crea nuove reti di integrazione, costruisce una solida trama sociale. Chi ama è capace di dire parole di incoraggiamento, che infondono fiducia, danno forza, animano, consolano e stimolano.

12 13 Gesù era così. Animava le persone... Diceva: “Coraggio, fi glio, ti sono perdonati i peccati” (Mt 9,2); “Grande è la tua fede!” (Mt 15,28); “Alzati!” (Mc 5,41); “Va’ in pace” (Lc 7,50); “Non ab biate paura” (Mt 14,27). Le sue erano parole che infondevano coraggio e speranza. Nelle nostre famiglie possiamo imparare molto dal linguaggio e soprattutto dagli atteggiamenti amabili di Gesù.

Il distacco è un’altra componente dell’amore. Per amare gli altri occorre prima amare se stessi, ma non di un amore che cer ca i propri interessi. “Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri” (Fil 2,4).

Praticare il perdono significa non tener conto del male; si tratta di assumere un atteggiamento positivo, che cerca di com prendere la debolezza altrui e si sforza di trovare delle scuse per quella debolezza, come ha fatto Gesù: “Padre, perdona loro per ché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). Per poter perdona re abbiamo bisogno di passare attraverso un’esperienza liberan te; abbiamo bisogno di sentire l’abbraccio dell’amore incondizio nato di Dio... che ama senza limiti.

L’amore si rallegra con gli altri, si rallegra della verità, si compiace per il bene dell’altro, riconoscendo la sua dignità, le sue buone opere. L’amore si dona, è capace di affrontare il ri schio... poiché ”Dio ama chi dona con gioia” (“2 Cor 9,7) e “si è più beati nel dare che nel ricevere” (At 20,35).

L’amore tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sop porta...; in questo si mette in risalto con forza il dinamismo con tro-culturale dell’amore, capace di far fronte a qualsiasi cosa.

L’amore non danneggia l’immagine dell’altro, non scarica i cat tivi sentimenti. L’amore accoglie anche chi gli causa disagio, sa convivere con l’imperfezione, scusa e rimane in silenzio davanti ai limiti della persona amata.

Gli sposi, scrive il Papa, devono imparare a parlar bene l’uno dell’altro, a mettere in evidenza il lato buono del coniuge, a nonsottolineare tanto le debolezze. Il che suppone tenere sotto con trollo la lingua perché essa qualche volta “è piena di veleno mor tale” (Gc 3,8).

L’amore è mosso dalla fiducia, non ha bisogno di con trollare l’altro, di seguire minuziosamente i suoi passi per evita re che sfugga dalle nostre braccia. L’amore lascia liberi, rinuncia a controllare tutto, a possedere, a dominare l’altro. L’amore dà spazio all’autonomia, all’apertura e alla libertà, poiché dove non c’è amore non c’è libertà.

L’amore tutto spera. È importante credere che l’altro può cambiare e divenire migliore; credere che è possibile una matu razione e che le potenzialità nascoste possono germogliare.

L’amore, santificato dal sacramento del matrimonio o “carità coniugale”, è dinamico e cresce costantemente sot to la spinta della Grazia (poiché è Dio che santifica); e se questo amore non cresce, può correre pericolo. Si afferma che la cresci ta nella Carità Coniugale è possibile mediante la Grazia divina, ma cresce anche con l’aiuto dello sforzo umano, del silenzio in teriore, dell’ascolto del cuore, del distacco, del dialogo, della pre ghiera, dell’educazione delle emozioni (superando la mancanza di controllo e l’ossessione), dell’atteggiamento di chi sa dare importanza all’altro non sottovalutando le richieste e i desideri dell’altro.

Verso la conclusione del capitolo il Papa si riferisce al celi bato e alla verginità per il Regno. L’amore – afferma il Papa – si manifesta in modi diversi e con diversi stili di vita, d’accordo con le differenti vocazioni. Il celibato e la verginità per il Regno sono forme di amore, sono un Dono di Dio (1 Cor 7,7). Non si dà né superiorità né inferiorità tra le diverse vocazioni. Il matri monio e il celibato sono due vocazioni complementari.

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CAPITOLO V.

L’AMORE CHE DIVENTA FECONDO (AL nn. 165-198) L’amore è sempre aperto ad accogliere una nuova vita; l’a more dà sempre vita, e la famiglia è il luogo dove si genera la vi ta, dove la vita è accolta e si sviluppa. Ogni nuova vita giunge co me dono di Dio, come segno del suo amore gratuito.

Il Papa afferma che ogni donna partecipa “del mistero della creazione, che si rinnova nella generazione umana” 9 per questo la maternità è un collaborare con Dio nel miracolo di ogni nuo va vita.

Così leggiamo nella Sacra Scrittuta: «Mi hai tessuto nel grembo di mia madre» (Salmo 139,13).

«Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato» (Ger 1,5).

E il Papa, con cuore di vero Padre e Pastore, scrive: «Ad ogni donna in gravidanza desidero chiedere con affetto: abbi cura del la tua gioia, che nulla ti tolga la gioia interiore della maternità.

Quel bambino merita la tua gioia... Non permettere che le pau re, le preoccupazioni, i commenti altrui o i problemi spengano la felicità di essere strumento di Dio per portare al mondo una nuova vita» 10 .

Ogni bambino ha il diritto di ricevere l’amore di una ma dre e di un padre, entrambi necessari per la sua maturazione integra e armoniosa. Rispettare la dignità di un bambino signi fica affermare la sua necessità e il suo diritto naturale ad avere una madre e un padre, collaboratori dell’amore di Dio. Insieme, papà e mamma, insegnano il valore della reciprocità, dell’incon tro tra differenti, dove ciascuno apporta la sua propria identità, paterna e materna, maschile e femminile, per uno sviluppo ar monico del figlio.

15 9 GIOVANNI PAOLO II, Catechesi (12 marzo 1980), 3: Insegnamenti III, 1 (1980), 543, citato in Amoris Laetitia, 168.

10 AL, 170.Ci rendiamo conto – afferma il Papa – che al giorno d’oggi molti bambini e giovani sperimentano l’assenza dei genitori; c’è un vuoto di presenza materna e una crisi di paternità. E parti colarmente di fronte a queste difficili situazioni, come quella del la crisi di paternità, afferma: «le madri sono l’antidoto più forte al dilagare dell’individualismo egoistico... sono esse a testimo niare la bellezza della vita» 11 . Senza dubbio, una società senza madri sarebbe una società inumana, perché le mamme sanno testimoniare sempre, anche nei momenti peggiori, la tenerezza, la dedizione, la forza morale.

Infine si parla di famiglia allargata. La maternità non è una realtà esclusivamente biologica, ma si esprime in diversi modi, per esempio nella adozione. Adottare è un atto di amore; attraverso l’adozione la fecondità dell’amore si estende e si al larga.

CAPITOLO VI.

ALCUNE PROSPETTIVE PASTORALi (AL nn.199-258) Non si tratta qui di presentare una normativa, ma di essere attenti alle attese più profonde della persona umana e di propor re dei valori. È necessaria una evangelizzazione, che denunci le sfide e i condizionamenti culturali, sociali, politici ed economici dell’attuale momento. È necessaria una pastorale che sviluppi un dialogo e una collaborazione con le strutture sociali, che incorag gi e sostenga i laici nell’ambito culturale e sociopolitico.

Il contributo della Chiesa per la famiglia richiede un’adegua ta pastorale familiare e una migliore formazione dei presbiteri, dei religiosi, delle religiose e degli operatori laici.

In questo cammino pastorale è necessario aiutare i giovani a scoprire il valore e la ricchezza del matrimonio attraverso il processo di preparazione dei fidanzati, aiutandoli ad un’au tentica crescita nell’amore interpersonale. I fidanzati hanno 16 11 Ibid. 174. bisogno di essere accompagnati nell’itinerario di preparazione per poter assumere il matrimonio come una vocazione, come un processo di maturazione nell’amore.

È indispensabile assicurare anche una preparazione di qua lità alla celebrazione del matrimonio e l’accompagnamento nei primi anni di vita matrimoniale. Allo stesso modo, la paternità e la maternità, che devono essere decisioni respon sabili, presuppongono la formazione della coscienza degli sposi.

CAPITOLO VII.

RAFFORZARE L’EDUCAZIONE DEI FIGLI (AL nn. 259-290) I genitori influiscono sempre sullo sviluppo morale dei figli, in bene o in male. Questa missione educativa della famiglia è im portante e complessa. La famiglia non può rinunciare ad essere luogo privilegiato di sostegno, di accompagnamento e di guida dei figli. L’abbandono non è mai una soluzione. Al con trario, educare vuol dire generare processi di maturazione della libertà; educare è promuovere la crescita integrale e coltivare una autonomia vera e autentica.

L’educazione dei figli include il compito di promuovere una libertà responsabile per essere in grado di affrontare i momenti cruciali della vita con saggezza, sicurezza e intelligenza.

È pure compito dei genitori promuovere la formazione etica dei figli, formazione che non può essere delegata o affi data a terzi. Dovrebbe essere sempre realizzata con metodi posi tivi, con un dialogo attento alla sensibilità dei figli, intesa ad in dicare alla persona quello che è conveniente per lei in ogni mo mento: la ricerca del bene. L’educazione favorisce la formazione di abitudini buone e coltiva quella libertà responsabile, che assi cura una autonomia matura.

Una dimensione educativa da non trascurare è l’educazio ne sessuale, che deve essere fatta nel momento appropriato.

Una educazione che includa il rispetto e l’apprezzamento delle 17differenze, che aiuti i giovani ad accettare il proprio corpo nella sua singolarità.

Nel modo di essere femminile o maschile non confluiscono solo fattori biologici o genetici, ma la differenza sessuale com porta molteplici elementi... La differenza sessuale (l’essere ma schile o femminile) è un’opera di Dio.

Infine non possiamo dimenticare che compete ai genitori an che la responsabilità di trasmettere la fede ai loro figli. La famiglia deve continuare ad essere il luogo nel quale si insegna a cogliere le ragioni e la bellezza della fede. Il che presuppone che i genitori vivano realmente l’esperienza di avere fiducia in Dio, di cercarlo e di averne bisogno, e che tengano presente che i bambini sono sensibili ai simboli, ai gesti e ai racconti. È fon damentale che i figli possano vedere concretamente l’esperienza di fede e di preghiera dei loro genitori.

CAPITOLO VIII.

ACCOMPAGNARE, DISCERNERE E INTEGRARE LA FRAGILITÀ (AL nn. 291-312) La Chiesa deve accompagnare le famiglie ridonando fi ducia e speranza. Ma ci sono anche famiglie ferite; perciò spes so il lavoro della Chiesa assomiglia a quello di un “ospedale da campo”. Nell’azione pastorale è necessario usare la legge della gradualità, poiché è molto diffusa al giorno d’oggi l’assenza di coscienza matrimoniale e del valore dell’impegno... Ne conse gue che, per promuovere il matrimonio cristiano, è necessaria una pastorale misericordiosa, stimolante, di dialogo, di discer nimento...

Papa Francesco fa notare che molti giovani e adulti sotto l’in flusso di una mentalità ormai generalizzata preferiscono una semplice convivenza. È una situazione dolorosa, che è necessario affrontare in maniera costruttiva, con una attenzione e un ac compagnamento paziente e delicato, come ha fatto Gesù con la donna samaritana.

18 A questo punto della Esortazione Apostolica il Papa affronta l’importante e delicato tema del discernimento delle situazio ni, che richiede una attenta lettura e una profonda riflessione.

Durante il Sinodo i Padri Sinodali si sono riferiti a diverse si tuazioni di fragilità e di imperfezione, che sperimentano nume rose famiglie; il cammino della Chiesa non deve essere quello di condannare le persone. È indispensabile considerare la comples sità delle situazioni. Nessuno può essere condannato... Siamo chiamati a usare la pedagogia divina, evitando ogni occasione di scandalo.

Ai sacerdoti e agli agenti della pastorale corrisponde, ordina riamente, accompagnare e promuovere il discernimento, cercan do di comprendere il grado di responsabilità, che non è uguale per tutti. La logica della missione deve essere quella della mise ricordia pastorale. È necessario accompagnare con misericordia e pazienza le diverse tappe di crescita delle persone.

CAPITOLO IX.

SPIRITUALITÀ CONIUGALE E FAMILIARE (AL nn. 313-325) La carità assume diverse sfumature, a seconda dello stato di vita al quale ciascuno è stato chiamato. La spiritualità matrimo niale è una spiritualità del vincolo, alimentata dall’amore divino e dalla comunione familiare, che si vive come cammino di santi ficazione nella vita ordinaria: «Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi» (1 Gv 4,12).

Quando la famiglia riesce a concentrarsi in Cristo, Egli uni fica e illumina tutta la vita familiare con i suoi problemi e le sue sofferenze. Si evita in questo modo ogni rottura e la pre ghiera in famiglia è un mezzo privilegiato per esprimere e con solidare la fede pasquale.

Spiritualità dell’amore esclusivo. Nel matrimonio gli sposi vivono il senso di appartenere completamente ad una sola persona, assumendo la sfida e l’anelito di invecchiare insieme; 19per questo rinnovano ogni giorno davanti a Dio la decisione di essere fedeli, accada quel che accada nel trascorrere dei giorni.

In questa alleanza ogni coniuge è per l’altro segno e strumento della vicinanza del Signore: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,200).

Spiritualità della disponibilità e della consolazione. I coniugi cristiani sono cooperatori della grazia e testimoni del la fede l’uno per l’altro. Dio li invita a generare e a prendersi cura di tutta la vita della famiglia, dove la persona amata meri ta tutta l’attenzione. Gesù ci è modello perché, quando qualcuno si avvicinava a parlare con lui, fissava su di lui lo sguardo e lo guardava con amore (cfr Mc 10,21); risvegliava nell’altro la gioia di sentirsi amato.

Siamo consapevoli che nessuna famiglia è una realtà perfet ta, ma richiede un graduale sviluppo della capacità di amare.

Ogni famiglia deve vivere sempre con uno stimolo positivo.

Famiglie, camminiamo. Continuiamo a camminare. Quello che ci viene proposto ci spinge ad andare oltre. Non scoraggia moci guardando le nostre limitazioni, ma neppure rinunciamo alla ricerca di quella pienezza dell’amore e della comunione, che ci è stata promessa.

3. OGNI CASA, SCUOLA DI VITA E DI AMORE. IL NOSTRO CONTRIBUTO EDUCATIVO-PASTORALE 3.1. La famiglia, scelta del Dio incarnato 12 «Dio elesse una madre per divenire uomo, e una famiglia per crescere e maturare come tale. È un dato di fede che un cristia 20 12 È questo il titolo di un lavoro del Prof. Juan José Bartolomé, un intervento pre parato per le Giornate della Famiglia Salesiana sulla famiglia del mese di gennaio del l’anno 2006. Il lavoro non è stato pubblicato. Il contenuto di quanto scrivo in questo punto si ispira in gran misura a quel lavoro.no non può ignorare quando intende riflettere sulla famiglia».

Così incomincia l’articolo al quale mi riferisco. Infatti, è certa mente segno distintivo della fede cristiana la confessione della incarnazione di Dio, come afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica. Senza dubbio, se il motivo della nostra salvezza fu l’a more che Dio nutre per noi, l’incarnazione fu il modo di realiz zarlo. Ma in questo fatto c’è un’altra cosa che attira fortemente la nostra attenzione. La decisione di Dio di assumere nel Figlio la condizione umana passa attraverso due fatti molto significati vi: il fatto di nascere da una donna, divenendo figlio di Maria Vergine, e il fatto di nascere in una famiglia, cioè il fatto di aver cercato una famiglia nella quale nascere e crescere come essere umano.

Una cosa che conosciamo bene e che tocca molto da vicino la nostra sensibilità è il fatto che Dio è divenuto figlio annuncian do egli stesso ai suoi genitori la propria nascita e convincendoli a dare il loro consenso, il loro sì.

Maria è piena di grazia prima di essere madre; il figlio è già stato pensato da Dio prima di essere desiderato dalla madre. Ma ria non chiede un segno per poter credere. Dio le propone un pia no di fronte al quale non si sente capace. La vergine concepirà un figlio, che non è frutto di una vita matrimoniale che precede (Lc 1,35).

Quanto a Giuseppe, a differenza di ciò che era successo a Ma ria, Dio gli manifesta il suo piano non attraverso un dialogo (Lc 1,28), ma durante un sogno (Mt 1,18.24). Giuseppe “sogna” ciò che Dio vuole da lui, dopo lo shok che produce in lui l’irruzione di Dio nel suo matrimonio: quello che è concepito in Maria è ope ra dello Spirito (Mt 1,18.20). E Dio, che “ha usurpato” la sua pa ternità senza che lui lo sapesse e senza il suo permesso, gli chie de adesso di accettare il fatto compiuto.

Tanto Maria come Giuseppe, benché in forma differente, co me differenti erano le loro responsabilità e le loro funzioni al l’interno della famiglia, dovettero pagare un prezzo per essere fa 21miglia di Dio, sia durante l’infanzia e l’adolescenza di Gesù, sia durante il suo ministero pubblico, attraverso un cammino non esente da tante difficoltà. Questa esperienza rende più vicina la famiglia di Nazareth alle famiglie di ieri e di oggi, alle famiglie di tutti i tempi.

La volontà salvifica di Dio, cioè il fatto che Dio volesse sal varci, lo ha “obbligato” a farsi simile a noi. Una volta fatto uomo volle imparare ad essere come noi, imparando a maturare come uomo nel seno di una famiglia, “culla della vita e dell’amore in cui l’uomo nasce e cresce” 13 .

Possiamo affermare con certezza che è stata una famiglia ad “umanizzare il Figlio di Dio” e questa realtà indiscussa conferi sce alla famiglia un eccezionale valore sacro.

3.2. Don Bosco, in famiglia ma senza un padre «Io non toccava ancora i due anni, quando Dio misericordio so ci colpì con grave sciagura. L’amato genitore, pieno di robu stezza, sul fiore della età, animatissimo per dare educazione cri stiana alla figliuolanza, un giorno, venuto dal lavoro a casa tut to molle di sudore incautamente andò nella sotterranea e fredda cantina. Per la traspirazione soppressa, in sulla sera si manifestò una violenta febbre foriera di non leggera costipazione. Tornò inutile ogni cura e fra pochi giorni si trovò all’estremo di vita.

Munito di tutti i conforti della religione raccomandando a mia madre la confidenza in Dio, cessava di vivere nella buona età di anni 34, il 12 maggio 1817 14 . Non so che ne sia stato di me in quella luttuosa occorrenza; soltanto mi ricordo ed è il primo fatto della vita di cui tengo memoria, che tutti uscivano dalla camera del defunto, ed io ci voleva assolutamente rimanere. – Vieni, Giovanni, vieni meco, ripeteva l’addolorata genitrice. 22 13 Christifideles Laici, 40.

14 Gli studi critici affermano che morì precisamente l’11 marzo del 1817. 23 15 ISTITUTO STORICO SALESIANO, Fonti Salesiane. Don Bosco e la sua opera, LAS Roma, 2014, 1173-1174.

16 “Don Bosco fece risalire il suo più lontano ricordo alla morte del padre; ciò è poco verosimile perché questa avvenne quando il piccolo Giovanni aveva soltanto due anni. È probabile che egli abbia ricordato quanto gli adulti della cerchia familiare gli rievocarono negli anni successivi”. In Giacomo Dacquino, Psicologia di Don Bosco, SEI, Torino, 1988, 19.

17 ISTITUTO STORICO SALESIANO, o.c. 1175.

– Se non viene papà, non ci voglio andare, risposi. – Povero figlio, ripigliò mia madre, vieni meco, tu non hai più padre» 15 .

Così lo stesso Don Bosco, 56 anni dopo, narra questo mo mento della sua vita. Don Bosco era molto parco quando parla va di se stesso, particolarmente nel manifestare i suoi sentimen ti, ma con queste poche righe lascia intravvedere le sue lacrime, la sua incapacità di piccolo bambino di comprendere quello che stava succedendo, al rendersi conto che suo papà non si muove va e non gli rispondeva, e il pianto della sua mamma, già vedo va, che in quel giorno vede cambiare completamente la sua vita.

Che il ricordo di quel momento sia rimasto molto vivo in Don Bosco o che ciò sia poco verosimile, come sostiene un autore 16 , se condo il quale è più probabile che sia un ricordo di quanto gli adulti gli hanno raccontato quando lui era ancora bambino, in ogni caso Don Bosco ci parla della nuova situazione nella quale viene a trovarsi la sua famiglia, che ora non è più come tante al tre famiglie “normali”, e deve imparare a crescere e a maturare senza la figura del padre, e con la figura di una madre, che cer tamente ha dimostrato doti eccezionali. Lo possiamo dedurre da tutto quello che con molta sobrietà narra Don Bosco. Emerge la grande statura umana e cristiana di questa donna contadina, ve dova e madre, con una famiglia di cinque persone; una donna che respinge la proposta di un secondo matrimonio per lei molto conveniente. I suoi tre figli sarebbero stati affidati a un buon tu tore, che ne avrebbe avuto grande cura. «Il tutore – rispose la ge nerosa donna – è un amico, io sono la madre dei miei figli; non li abbandonerò giammai, quando anche mi si volesse dare tutto l’oro del mondo» 17 . E Don Bosco racconta come sua madre sipreoccupò di istruire i suoi figli nella religione, avviarli all’ubbi dienza ed occuparli in cose compatibili a quella età.

Questo ci fa capire che la famiglia di Giovannino, scosso dal la sua situazione di orfano, poté godere del profondo amore di una madre, che consacrò totalmente la vita ai suoi figli, di una madre che fu per loro la prima e la più importante catechista; una donna che insegnò loro ad essere responsabili, lavoratori e onesti, caritatevoli con coloro che erano più poveri. Una madre che, pur in mezzo a tante difficoltà e strettezze materiali, fece tutto il possibile perché suo figlio potesse seguire la vocazione e la chiamata al sacerdozio.

Avendo posto l’attenzione sull’esperienza di Don Bosco, mi sembra opportuno riferirmi ad un’altra grande donna e santa della Famiglia Salesiana, Maria Domenica Mazzarello, che a sua volta è stata “segnata” dalla realtà della sua famiglia, anche se si tratta di una famiglia differente, per alcuni aspetti, da quella di Don Bosco. Simile è stata la situazione di povertà, comune a semplici contadini, ma l’infanzia e la famiglia di Maria Domeni ca Mazzarello sono state molto diverse. Maria Domenica non è cresciuta senza il padre ed è stata la prima di un numeroso grup po di fratelli. Non ha dovuto allontanarsi dal suo paese natale, Mornese, durante la sua infanzia e la sua gioventù. Ha condivi so certamente lo stesso clima di pietà. Di fatto, un diverso mo dello di famiglia, che segnò profondamente la personalità di Ma ria Mazzarello.

3.3. Vicini per aiutare a costruire e a restaurare Fin quí ho fatto riferimento alla famiglia di Gesù di Nazaret (il Signore), alla famiglia di Don Bosco e di Madre Mazzarello, per mettere in rilievo l’importanza e la trascendenza della fami glia nella loro vita. Sono sicuro che molti di noi, nel leggere que ste pagine, ritorneranno in qualche modo alla propria esperien za familiare, quella che ognuno ha vissuto.

24 – Una realtà sempre più complessa È un fatto che la famiglia, per quanto contraddittoria e con troversa sia oggi la sua realtà, continua ad essere la struttura originaria della cultura umana 18 . Risale agli inizi della stessa umanità ed è presente in tutte le culture conosciute, anche se con una grande varietà di profili e di modelli. In generale, anche oggi la maggioranza dei bambini e dei giovani cresce in una famiglia, ed è in essa che ricevono una impronta, che sarà de terminante per la loro vita. Non si può però ignorare e, meno ancora, negare che la famiglia, come struttura originaria alla quale si faceva riferimento in precedenza, sta attraversando una trasformazione profonda e una crisi. Le cause di questi cambia menti e di questa crisi sono complesse e sono molto diverse.

Abbiamo visto la lunga lista di situazioni e di sfide che Papa Francesco elenca tra i numeri 31 e 57 della Esortazione Aposto lica Amoris laetitia. Altri autori ne segnalano ancora altre, anche se tutti si muovono nella medesima direzione 19 : situazioni di miseria, indegne di un essere umano, che rendono impossi bile una vita familiare normale; i movimenti migratori, che fram mentano e dividono tante famiglie; le lunghe assenze dei geni tori dalla famiglia per motivi professionali. Spesso sono le condi zioni economiche a rendere difficile la convivenza e la coesione familiare. Molte volte sono i fattori economici a determinare i valori delle famiglie, il progetto familiare, le condizioni di be nessere, che si antepongono, come condizione previa, alla pater nità e alla maternità; i meccanismi sociali, che hanno una gran de forza, e il cui influsso tocca tutti in una forma o in un’altra.

25 18 WALTER KASPER, El futuro de la familia desde la perspectiva cristiana, in George Augustin (ed). El matrimonio y la familia. Sal Terrae, Cantabria, 2014, 146.

19 Cf. WALTER KASPER, o.c. 146-147.

Cf. REINHARD MARX, No te despreocupes de tus parientes, in Georges Augustin, o.c.

164-174.

Cf. CHRISTOPH SCHÔNBORN, Cinco recordatorios... in Georges Augustin, o.c. 216-218.

Cf. PASCUAL CHÁVEZ, “E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia” (Lc 2,52) ACG n. 392, Roma, 2006, 8-13.

Cf. DAVID LE BRETON-DANIEL MARCELLI (de), Dizionario dell’adolescenza e della gio vinezza, LAS, Roma, 289-292.A tutto questo si aggiunge la crisi antropologica dei modelli di liberazione, che non si possono ignorare. Fatti come: la promozio ne di una cultura aliena alla famiglia, che conduce ad una caduta del valore sociale della stessa e alla “normalizzazione” e, a volte, alla esaltazione della infedeltà coniugale; la rinuncia alla maternità e alla paternità come liberazione personale; l’ac cettazione dell’idea del figlio come concorrente o perfino come ostacolo per un maggior benessere economico. È un clima, sempre più diffuso e propagandato, di irrilevanza sociale della famiglia.

Infine, si potrebbe parlare della complessa geografia dei co siddetti tipi di famiglia: nuove unità familiari, famiglie ricompo ste 20 , come fenomeno emergente dovuto all’aumento dei figli “na turali”, aumento dei divorzi, scambi di coppia per la conviven za...; tutti fenomeni che fanno emergere non solo numerose e di verse forme di famiglia (monoparentali, ricomposte, omoparen tali), ma anche forme di convivenza secondo differenti modalità: matrimonio, unione libera, patto civile di solidarietà (PACS), ecc.

Per avere una idea più precisa della complessità di questa situa zione, come si dà in alcune parti del mondo, si può dire che una famiglia ricomposta è quella che comprende uno dei due genito ri, il figlio o i figli di una prima unione, e il partner di questo ge nitore. Quello indicato è soltanto un esempio perché lo stesso mo dello può essere realizzato secondo profili diversi e molteplici. La sociologa Irène Théry ha potuto individuare (già nell’anno 1993) 25 tipi differenti di configurazioni familiari ricomposte 21 .

Tutto ciò fa pensare alla istituzione familiare come ad una realtà che diventa sempre più complessa, senza dimenticare che le diversità culturali nei cinque continenti aggiungono molti al tri elementi alla complessità della quale stiamo parlando.

Posti davanti a questa situazione, ci domandiamo se possiamo fare qualcosa per le famiglie partendo dalla nostra condizione di educatori e di educatrici, di pastori e ed evangelizzatori 26 20 Cf. DAVID LE BRETON-DANIEL MARCELLI, o.c. 290-291.

21 Cf. Ibid. 291.– L’empatia come risposta prima e umana Proprio in questi contesti si attende da noi capacità di em patia di fronte al dolore e alla fragilità. Si tratta di una empatia che ha molto da vedere con una caratteristica che ci è propria: lo spirito di famiglia.

Intendiamo per empatia quella abilità cognitiva, che rende le persone capaci di comprendere l’universo emotivo delle altre persone. Permette di rendersi conto dei loro sentimenti, di giun gere ad una migliore conoscenza delle loro azioni e della loro ma niera di decidere di fronte a determinate questioni. L’empatia rende possibile il mettersi, in certo qual modo, nella situazione che vive l’altro. Aiuta gli educatori ed evangelizzatori dei ragaz zi, delle ragazze e dei giovani, a comprendere il mondo, spesso complesso, delle loro famiglie e a divenire ponti e mediatori in si tuazioni delicate e importanti.

In questi contesti difficili si attende da noi empatia di fronte a famiglie frammentate (composte a pezzi, patchwork), o a fami glie segnate da ferite profonde, nelle quali vi sono egoismi che determinano rotture. Famiglie nelle quali viene ferita soprattut to l’anima dei figli o dove questi diventano “ostaggi delle discor die”, come afferma Papa Francesco 22 .

Si attende da noi empatia in quelle situazioni esistenziali nel le quali dobbiamo aiutare a costruire rapporti, a curare o rimar ginare ferite; situazioni esistenziali nelle quali possiamo aiutare a superare i timori e a considerare, come nel testo biblico, che “non spezzerà una canna già incrinata” 23 .

Empatia quando le famiglie, come sarà avvenuto anche nelle nostre, devono imparare ad essere famiglia attraverso errori, che richiedono umiltà e comprensione, perdono e misericordia, poi ché nella famiglia tutti hanno diritto al perdono e tutti hanno la facoltà di perdonare per costruire la famiglia e per ricostruirla.

27 22 Cf. AL 245.

23 Mt 12,20; Is 42,3.Empatia quando si è chiamati ad accettare i limiti propri e quelli degli altri, il che offre ad ogni membro della famiglia l’op portunità di arricchirsi dell’amore che gli viene offerto, e di arricchire gli altri con la propria donazione, consapevoli che la gratuità è il punto di partenza per costruire la famiglia.

Empatia, in definitiva, per aiutare a costruire e a restaurare situazioni di vita.

– Atteggiamento proprio del nostro spirito di famiglia Nei diversi contesti dei quali forma parte la Famiglia Sale siana nel mondo si danno le situazioni più diverse e complesse. I nostri ragazzi e le nostre ragazze, come le loro famiglie, hanno diritto di trovare in noi capacità di comprensione, di empatia, di vicinanza ai loro sentimenti, perché è – e deve continuare ad essere – una nostra caratteristica l’avere uno spirito di famiglia saldo e attraente.

Questo spirito di famiglia costituiva una convinzione fonda mentale in Don Bosco e ad esso si è ispirato nel dar vita alla sua opera, nel sognarla, disegnarla e sostenerla 24 , perché in essa re gnasse sempre l’amore in un clima di costante apertura e fami liarità. Deve essere caratteristica di questo spirito di famiglia an che uno «stile di sincera fraternità, di amorevolezza, di acco glienza aperta, di contatto umano semplice e cordiale con tutti» 25 , segnato sempre da un rapporto umano sereno e accogliente.

I nostri giovani e le loro famiglie dovrebbereo avere la possi bilità di sperimentare che le case salesiane della nostra Famiglia in tutto il mondo sono presenze che si prendono cura della vita, delle loro vite; presenze nelle quali si può attendere che le porte siano sempre aperte e che un clima umanizzante (ricco di uma nità) sia quello che li accoglie e li accompagna nelle esperienze più importanti, e spesso difficili, della vita. Dovrebbero sentire 28 24 CAPITOLO GENERALE SALESIANO XX (CGS), n. 649.

25 Ibid, 427; CGXXIV, n. 91-93; PASCUAL CHÁVEZ, Lettera del Rettor Maggiore, o.c. 41.che, come farebbe Don Bosco, sono sempre ben accolti e mai giu dicati o condannati, per il fatto che, anche quando si deve dire che qualcosa non è possibile o non può essere concesso, ciò viene detto con il massimo rispetto per la dignità delle persone, con senso di equità e di giustizia. In questo modo non verremo meno a ciò che dovrebbe distinguerci come Famiglia Salesiana nel mondo.

3.4. Nella scuola di Vita e di Amore che è la famiglia È questa una delle chiavi fondamentali della Esortazione Apostolica Amoris Laetitia ed è un elemento della massima im portanza per il contributo che come Famiglia Salesiana dobbia mo dare alla chiamata che la Chiesa fa in favore delle famiglie: la consapevolezza della grande missione delle famiglie, pur nei loro diversi profili, come scuole di Vita e di Amore.

Con altre persone, gruppi e istituzioni saremo al fianco delle famiglie, cammineremo insieme, ma non potremo mai supplire ciò che è insostituibile nelle famiglie, cioè la loro vocazione esi stenziale ad essere “comunità di amore e di vita” 26 .

 Un primo contributo da offrire alle famiglie sarà quello di aiutarle a prendere coscienza che esse sono vero “patrimonio dell’umanità” 27 e la prima e comune scuola di umanità nel la quale si sviluppa e si coltiva la vocazione all’amore, poichè nelle famiglie, a meno che non siano danneggiate in profondità, non si pensa solo al vantaggio individuale ma al bene di tutti.

Ogni membro è riconosciuto come un bene in se stesso e, in generale, si presta una attenzione preferenziale ai più deboli: i piccoli, gli ammalati, i portatori di handicap e gli aziani.

 Un’altra bella caratteristica della famiglia è di essere scuola di vita e di amore perché la famiglia è casa, è focolare. Questa 29 26 CONCILIO VATICANO II, GS 48.

27 Documento della Assemblea Latinoamericana dei Vescovi a Aparecida, nn. 302 e 402.parola «casa – focolare» in alcune delle nostre culture è carica di affetto e di calore umano – ‘sentirsi a casa’ – perché racchiude un valore molto più ricco dello spazio fisico della casa. «Il focolare-ca sa è nido, è culla della vita. È il luogo privilegiato della vita, dove la si accoglie con responsabilità, la si educa con generosa dedizio ne, la si celebra con gioia festosa, la si alimenta con il pane del la voro e delle lacrime, si cura quando è ferita e la si rimpiange quando non c’è più» 28 . Di fatto, quando manca la famiglia è mol to difficle sostituirla, e i servizi sociali degli Stati possono sola mente compensare o attenuare, per quanto è possibile, il vuoto esistente. In realtà «per il bambino la famiglia è una ‘risorsa’ in finita di primo piano, e continua ad esserlo anche per l’adulto» 29 .

 Si accompagnano le famiglie nel loro vissuto concreto quan do si aiutano i genitori – in alcune situazioni i papà o le mamme che la stanno portando avanti da soli – a comprendere il valore fondamentale del sostegno affettivo che offrono ai loro fi gli. Questo comporta di fare tutto quello che è umanamente pos sibile perché i figli si sentano profondamente amati, il che li aiu terà a crescere con equilibrio e armonia, perché l’amore è come il fuoco che conserva acceso il focolare. «Un figlio lo si ama per ché è figlio: non perché è bello, o perché è così o cosà; no, perché è figlio! Non perché la pensa come me, o incarna i miei desideri.

Un figlio è un figlio» 30 , afferma Papa Francesco. Significa accet tare i figli come sono e dedicarsi a loro spendendo tempo e pre stando attenzione. Non è sufficiente che un papà o una mamma pensino che dedicano loro poco tempo ma tempo di qualità. È necessario che la quantità di tempo sia proporzionata ai bisogni dei figli, poiché chi non sa condividere i piccoli interessi e le co se minime della loro vita, senza accorgersene corre il pericolo di allontanarsi lentamente dalla loro esperienza.

30 28 CARD. JORGE MARIO BERGOGLIO, La familia a la luz del documento de Aparecida, Articolo pubblicato in Familia e Vita XIII nn. 2-3/2008, 64-72 e citato in Papa Francisco y la Familia LEV Romana, 2015, Madrid, 51.

29 WALTER KASPER, El futuro de la familia desde la perspectiva cristiana, in Goerge Augustin (de), o.c. 169.

30 AL, 170. Nelle famiglie più stabili la vita dei genitori è caratte rizzata dalla dedizione, da quel darsi vicendevolmente nell’a more e da quel darsi insieme ai propri figli. Nella Esortazione Apostolica di Papa Francesco si afferma con forza che ogni bam bino che viene alla vita ha il diritto di ricevere l’amore di una madre e di un padre 31 , entrambi necessari per il raggiungimento di una maturità integrale e armoniosa. E «non si tratta solo del l’amore del padre e della madre presi separatamente, ma anche dell’amore tra di loro, percepito come fonte della propria esi stenza, come nido che accoglie e come fondamento della fami glia» 32 .

Sappiamo che non sempre è possibile godere della presenza di entrambi i genitori. Nel mondo ci sono milioni di famiglie nel le quali i figli vivono solamente con il padre o con la madre, ma ciò non significa che si debba rinunciare a proporre il grande va lore che comporta per i figli e per le figlie la testimonianza di en trambi i genitori. Allo stesso tempo, qualsiasi sia la composizio ne della famiglia, non si deve dimenticare che la dedizione e il prodigarsi dei genitori forgiano i valori che i figli assimilano e li preparano nel miglior modo possibile ad affrontare le difficoltà alle quali andranno incontro nella vita.

 La famiglia diventa scuola che prepara alla vita quando in essa si insegna e si impara il dialogo, la comunicazione e la comprensione. Quando si vivono questi valori nella fami glia, i figli imparano ad ascoltare, a conversare, a condividere e a interessarsi per quanto si riferisce alla vita insieme, alla casa e alle persone. E tutti sappiamo che essere capaci di convivere e di comprendere, di scusare e di perdonare, sono atteggiamenti che vanno insieme.

Quando si favorisce un tale clima, la famiglia diiventa uno spazio di vita nel quale si è attenti alla reciprocità e ci si preoc cupa del bene degli altri a partire dal rispetto che si ha verso cia scuno e verso i suoi processi. Si impara a vivere atteggiamenti 31 31 Cf. AL, 172.

32 Ibid.che sembrano contrapporsi, ma che preparano alla vita quando stimolano in armonia: – dialogo e responsabilità; – autonomia e solidarietà; – cura di se stesso e ricerca del bene di tutti; – sana competitività per occupare il proprio posto nella fa miglia e capacità di perdono; – disponibilità per la comunicazione e, simultaneamente, ca pacità di ascolto e di silenzio rispettoso.

 Nella famiglia si impara anche a conoscere e a fare espe rienza dei limiti. Niente di ciò che succede nel seno della fa miglia può essere estraneo ai suoi membri, meno ancora quando si tratta dei figli. Ne consegue che i genitori, o il padre o la ma dre, quando rimane uno solo di loro a capo della famiglia, devo no portare tutti nel loro pensiero e nel loro cuore, dovunque sia no e qualsiasi cosa succeda. I genitori sono chiamati ad essere osservatori premurosi, capaci di seguire i figli con lo sguardo at tento del cuore, capaci anche di porre dei limiti alla libertà dei fi gli per il loro stesso bene. «C’è sempre bisogno di vigilanza. L’ab bandono non fa mai bene... Tuttavia l’ossessione non è educati va» 33 . È per questo motivo, ci dice il Papa, che «quello che inte ressa principalmente è generare nel figlio, con molto amore, pro cessi di maturazione della sua libertà, di preparazione, di cresci ta integrale, di coltivazione dell’autentica autonomia» 34 .

 I valori più preziosi ed essenziali (l’amore, la fede, la li bertà, la giustizia, il rispetto, la laboriosità, l’onestà...) mettono radici nella vita familiare, e questo apprendistato, che si at tua nella vita e nell’affetto, è decisivo e fondamentale per i figli.

Di conseguenza, deve essere preoccupazione permanente di ge nitori ed educatori operare con sensibilità educativa per mette re le radici di ciò che è essenziale. Da questa prospettiva scatu risce l’impegno per educare 35 alla libertà, alla responsabilità, al 32 33 AL, 260 e 261.

34 AL, 261.

35 Cf. AL, 262, 263, 264, 268, 282 e 283.lo sviluppo etico e morale, all’affettività, alla volontà, all’empa tia, alla prossimità, alla cura degli altri e della creazione, così co me all’amore e alla sessualità responsabile. Questo insieme co stituisce un grande compito nella formazione delle persone, e la famiglia ha un ruolo fondamentale; per svolgerlo può fare affi damento sull’aiuto di altre istituzioni e, in particolare, dalla no stra prospettiva e convinzione, sull’aiuto della Chiesa.

 Di fronte alla situazione concreta di molte società nelle qua li l’aspirazione ad una vita comoda e facile costituisce l’anelito più sentito, e il comfort e il benessere diventano la meta prima e ultima, con la convinzione che il denaro può tutto, è di vitale im portanza educare nella famiglia alla sobrietà e alla mode razione, al consumo del necessario e non del superfluo, al valo re della semplicità della vita. I genitori che sommergono i loro fi gli nell’abbondanza di cose superflue corrono il rischio di tra scurare ciò che per essi è più necessario, e cioè il loro orienta mento e i loro criteri, il loro affetto e il loro amore. Afferma a questo proposito Papa Benedetto XVI: «Anche la sofferenza fa parte della verità della nostra vita. Perciò, cercando di tenere al riparo i più giovani da ogni difficoltà ed esperienza del dolore, ri schiamo di far crescere, nonostante le nostre buone intenzioni, persone fragili e poco generose: la capacità di amare corrisponde infatti alla capacità di soffrire, e di soffrire insieme» 36 .

È vero che, purtroppo, sono molto più numerose le famiglie che vivono in una «povertà obbligata» e non possono aspirare neanche al necessario. Siamo consapevoli che non è giusta la di stribuzione dei beni. Ma è opportuno indicare che il nostro aiu to alle famiglie si manifesta offrendo loro orientamento su come educare i figli in questo campo, senza dare per scontato che que sta mentalizazzione possa essere ancor più necessaria per certi genitori.

 La capacità di impegnarsi è vitale nella vita delle per sone, e lo sarà nella vita dei figli. La famiglia prepara alla vita 33 36 BENEDEETTO XVI, Alla Diocesi e alla Città di Roma sul compito urgente dell’edu cazione (Gennaio 21 2008).quando insegna che essere persone responsabili implica di fare retto uso della libertà e tener fede alla parola data; scoprire che esercitare la propria libertà è molto più che decidere tra ciò che mi piace e ciò che non mi piace. Vuol dire rendersi conto del valore della responsabilità e della laboriosità; in questo senso è di grande importanza che nella famiglia si impari che si può essere liberi quando ci si impegna in ciò che si fa.

 Dal nostro sguardo sulla vita e dalla prospettiva dei valori che ci muovono, il grande regalo che i genitori possono fare ai loro figli è il processo di trasmissione della fede, di una fede impegnata e attiva. «La famiglia deve continuare ad essere il luogo dove si insegna a cogliere le ragioni e la bellezza della fede, a pregare e a servire il prossimo» 37 . Ben sappiamo che la fede è dono di Dio e non è il risultato delle nostre azioni «però i genitori sono strumenti di Dio per la sua maturazione e il suo sviluppo» 38 . Certamente, come afferma nello stesso numero il Papa, questa «trasmissione della fede presuppone che i genitori vivano l’esperienza reale di avere fiducia in Dio, di cercarlo, di averne bisogno, perché solo in questo modo ‘una generazione narra all’altra le tue opere, annuncia le tue imprese’ (Sal 144,4)» 39 .

 Le sfide e i compiti finora presentati ci parlano di un’«arte di guida e governo» dei genitori, o di quella madre o di quel padre che stanno portando avanti in modo eroico la famiglia.

Con l’espressione «arte di guida e governo» si allude, in questo contesto, al fatto che ogni figlio e ogni figlia rappresenta un com pito unico, molto simile alla realizzazione di un’opera d’arte che, anche se non verrà mai completamente terminata, si conside rerà compiuta nella misura in cui ogni figlio sia in grado di cam minare con sicurezza nella vita.

34 37 AL, 287.

38 Ibid.

39 Ibid.3.5. Decisiva Missione Pastorale Salesiana: ACCOMPA GNARE E GENERARE PROCESSI Quanto abbiamo detto fino a questo momento, con abbondan za di indicazioni e suggerimenti, ci permette di offrire alla Fami glia Salesiana di fronte a questa sfida molto bella e attuale, degli orientamenti pastorali e pedagogici a partire da alcune domande: – Come accompagnare i genitori, gli sposi e quanti stanno a capo della propria famiglia? – Come accompagnare i figli, specialmente quelli che si trova no negli ambienti salesiani, tanti ragazzi e ragazze in tutto il mondo? – Come accompagnare con la nostra pastorale giovanile, fami liare e parrocchiale i giovani che stanno maturando un pro getto di vita al matrimonio e alla formazione di una famiglia? La risposta a queste domande chiede alla nostra pastorale iniziative, azioni e decisioni: 1. Accettare decisamente la scommessa di considerare prio rità educativo-pastorale l’attenzione alle Famiglie. È stato detto molte volte in tante assemblee, nei capitoli ispetto riali e anche nei capitoli generali. È giunto il momento di af fermare in ogni presenza salesiana del mondo che non è possi bile pensare quasi nessun impegno educativo e pastorale con i ragazzi, le ragazze e i giovani, nel quale non sia chiaro come essere in concreta connessione e comunicazione con le loro fa miglie e come coinvolgerle. «Affinché le famiglie possano esse re sempre più soggetti attivi della pastorale familiare si richie de uno sforzo evangelizzatore e catechetico indirizzato all’in terno della famiglia» 40 . Dobbiamo convincerci che non è suffi ciente che sia chiara per noi la priorità dei giovani come desti natari della nostra missione. Oggi più che mai questo compito educativo e di evangelizzazione è inseparabile dalla famiglia.

35 40 AL, 200.2. Compiere passi decisi e coerenti per assumere l’accompa gnamento come scelta prioritaria, mediante iniziative con crete e pratiche secondo i diversi contesti: - Accompagnamento dei genitori e dei coniugi, che lo accet tano.

- Accompagnamento reale dei ragazzi e delle ragazze e dei giovani delle presenze salesiane del mondo, specialmente di fronte a situazioni familiari e personali di difficoltà.

- Accompagnamento vocazionale di tutti i giovani e in parti colare di quelli che intendono maturare un progetto di vita per il matrimonio.

- Accompagnamento che si traduce concretamente in una proposta di spiritualità e di fede, come senso della vita, nel le più diverse realtà delle famiglie con le quali veniamo a contatto.

3. Aiutare le famiglie a educare e a crescere con l’affet to e il cuore, con tutto quello che ciò comporta nel nostro sistema educativo (Preventivo). Sappiamo quanto è lento il cammino di crescita e di maturazione umana. Dopo la prima nascita viene quell’altra iniziazione alla vita, che consiste nella trasmissione dei valori. Per questo «i figli hanno biso gno di quello spazio protetto e di quella sicurezza affettiva, che trovano nell’amore dei genitori; e, a loro volta, consoli dano e arricchiscono il vincolo di amore nel rapporto tra i ge nitori» 41 . Nel nostro compito di educatori ed evangelizzatori dobbiamo dare priorità a questa dimensione. In questa linea dobbiamo stabilire ponti permanenti con i genitori per sco prire insieme come coltivare, nelle famiglie e nelle nostre presenze, per il bene dei loro figli, l’accoglienza, l’ascolto, il dialogo, che evita di imporre l’autorità senza offrire motiva zioni, la vicinanza dei rapporti, il rispetto dei tempi di cia scuno, la comunicazione personale, l’affetto che supera bar riere e distanze.

36 41 WALTER KASPER, El futuro de la familia desde la perspectiva cristiana, in Goerge Augustin (de), o.c. 150.Nella lettera della quale abbiamo già parlato, Papa Benedet to XVI, riferendosi alla «emergenza educativa», sottolinea la necessità di educare sulla base dell’amore: «Essa ha bisogno anzitutto di quella vicinanza e di quella fiducia che nascono dall’amore: penso a quella prima e fondamentale esperienza dell’amore che i bambini fanno, o almeno dovrebbero fare, con i loro genitori. Ma ogni vero educatore sa che per educa re deve donare qualcosa di se stesso e che soltanto così può aiutare i suoi allievi a superare gli egoismi e a diventare a lo ro volta capaci di autentico amore» 42 . Comprendiamo bene di che cosa si sta parlando se pensiamo a Don Bosco, che ci chie de che i giovani non solo siano amati ma che si rendano con to di essere amati. Dobbiamo essere capaci di trasmettere ai genitori questo messaggio in modo veramente convinto.

4. Accompagnare e sostenere i genitori nella loro mis sione educativa, coinvolgendoli il più possibile; a vol te essi stessi, pur avendo un grande desiderio di assumere la responsabilità di primi educatori, non sanno come attuarlo.

«Si intensifichi la collaborazione con la famiglia in quanto prima educatrice dei suoi figli e delle sue figlie. A questo fine bisogna offrire nelle nostre opere un clima educativo ricco di valori familiari» afferma il CG24 rivolgendosi ai salesiani 43 .

Dobbiamo essere creativi; alcune iniziative hanno avuto suc cesso in alcuni periodi e poi sono venute meno. Non è sempre facile motivare i genitori, ma questa difficoltà deve spingerci con più forza a riflettere insieme con loro su quello di cui hanno bisogno. «A questo riguardo sarebbe desiderabile un dialogo più profondo con i papà e con le mamme per poter scoprire in quale modo è possibile valorizzare le potenzialità della famiglia» 44 .

37 42 BENEDETTO XVI, Alla Diocesi e alla Città di Roma sul compito urgente dell’edu cazione (Gennaio 21 2008).

43 Capitolo Generale XXIV della Società di San Francesco di Sales, 177; PASCUAL CHÁVEZ, o.c. 41.

44 WALTER KASPER, o.c. 175.5. Assumere seriamente il compito di aiutare i genitori nella educazione all’amore e nella educazione sessuale dei loro figli e delle loro figlie. Papa Francesco, riferendosi nella Esortazione Apostolica a quanto chiedeva il Vaticano II con la Dichiarazione Gravissimum Educationis, esclama: «Do vremmo domandarci se le nostre istituzioni educative hanno assunto questa sfida» 45 . Molti indicatori sembrano far capire che, riguardo a questa responsabilità, nelle presenze salesiane del mondo ci sia stato piuttosto una retrocessione. Sembra che le difficoltà del contesto ci abbiano limitato non poco. Però in quanto educatori ed educatrici sentiamo il dovere di educare all’amore i nostri destinatari e siamo convinti che, alimentare nelle nostre case un ambiente educativo ricco di comunicazio ne e affetto costituisce una grande lezione sull’amore. Siamo convinti della necessità di una educazione affettiva sessuale adeguata e di una catechesi attenta, che aiuti i giovani a com prendere la realtà e la dimensione dell’amore 46 .

6. Offrire con stile salesiano la nostra capacità di me diazione e il nostro aiuto ai genitori e alle famiglie quando affrontano situazioni personali di difficoltà e di crisi. E, anche se giungeremo a raccomandare loro di ri correre per i problemi di coppia all’aiuto di altri professioni sti, noi nella nostra qualità di educatrici, educatori e pastori possiamo essere un ponte molto importante per il bene dei loro figli. È facile capire che possono commettere degli sbagli riguardo al loro matrimonio e alla loro famiglia. Il nostro aiu to consisterà, per quanto sia possibile, nell’aiutare a cercare senza stancarsi il rapporto con l’altro, a percorrere strade che rinnovano la comunicazione, a proporre il perdono vi cendevole come mezzo efficace, a credere nella possibilità di un nuovo inizio. In definitiva, ad aiutare a crescere e matu rare attraverso la relazione con l’altro.

38 45 AL, 280.

46 Capitolo Generale XXIII della Società di San Francesco di Sales, Educare i giova ni alla fede. Roma, 1990, 195-202.7. Essere casa aperta a tutti 47 nelle chiese domestiche dentro l’unica Chiesa. In molte parti del mondo le chiese domestiche sono state sostegno e difesa della fede in tempi di persecuzione, di mancanza di libetà religiosa, ecc. Spesso i ge nitori e i loro figli sono lontani da ogni esperienza religiosa o la ignorano. In situazioni come queste, le presenze salesiane con i loro gruppi e associazioni, le nostre comunità religiose, i diversi gruppi apostolici, i gruppi di preghiera, i gruppi biblici o della catechesi degli adulti, il volontariato, ecc., possono offrire lo spazio e l’ambiente spirituale favorevole per l’acco glienza e l’integrazione di gruppi di genitori e di famiglie.

8. Accompagnare giovani nel loro progetto di vita ma trimoniale. È forse il matrimonio cristiano, celebrato e vissuto come sacramento, un modello obsoleto e superato? È stato Papa Benedetto XVI, durante il VII Incontro Mondiale delle Famiglie, tenutosi a Milano nel 2012, a lanciare ai gio vani la sfida del matrimonio affermando che «è possibile ed è esperienza gioiosa, anche se richiede sforzo, vivere un amore fedele, per sempre, aperto alla vita». È della massima impor tanza aiutare i giovani a scoprire la ricchezza e il valore del matrimonio. I giovani «devono poter cogliere l’attrattiva di una unione piena che eleva e perfeziona la dimensione socia le dell’esistenza, conferisce alla sessualità il suo senso più grande, e al tempo stesso promuove il bene dei figli e offre lo ro il miglior contesto per la loro maturazione ed educazio ne» 48 . Nella prospettiva di fede, l’ideale cristiano è sostenuto dalla convinzione che è un bene per le persone impegnarsi attraverso una decisione libera e proporsi insieme una meta elevata e ambiziosa, il che è molto diverso dalla idealizzazione del matrimonio. Per questo: - Dobbiamo aiutare i giovani a scoprire che è un bene desi derare ciò che il matrimonio e la famiglia offrono, quando sono vissuti positivamente.

39 47 WALTER KASPER, o.c. 159-160.

48 AL, 205.- Aiutarli a credere serenamente che, nella prospettiva del l’amore, questo progetto di vita è possibile per loro, se quel la è la loro vocazione e la chiamata di Dio.

- Camminiamo al loro fianco per aiutarli a rendersi conto con realismo del pericolo di una idealizzazione, che può portare alla delusione, quando non si compiono tutti i desi deri sognati.

- Aiutarli a scoprire che nel matrimonio cristiano c’è un aspetto di straordinaria bellezza, costituito dal fatto che l’amore si colloca nell’orizzonte di Dio. È questo il signifi cato del sacramento come segno efficace dell’Amore di Dio in loro.

9. Aiutare i genitori e le famiglie a comprendere, specialmente nei momenti di difficoltà, che, dal punto di vista spiritua le, la vita di ogni matrimonio e di ogni famiglia si svol ge in base alla legge del processo e della gradualità 49 , come pure di una crescita che si rinnova continuamente e si approfondisce nel Mistero di Cristo. Sono numerosi i valori che si possono condividere con i genitori e con i figli, ad esem pio: il valore di esercitare a più riprese la tolleranza e la pa zienza; il dedicarsi vicendevolmente tempo; le espressioni di amore,di affetto, di tenerezza e di rispetto; la riconoscenza e l’amore gli uni verso gli altri. Di questa esperienza fanno par te anche la preghiera in famiglia e la celebrazione della fede.

«È molto bello trovarsi con coppie adulte che, nonostante la loro età avanzata, testimoniano di essere innamorate in for ma matura. È espressione di una esperienza umana salvata, riuscita dal punto di vista umano e spirituale» 50 .

10. Partecipare al lungo cammino di riflessione e discerni mento che sta compiendo la Chiesa, prestando maggior attenzione alla realtà familiare e sottolineando la priorità della misericordia come valore essenziale del Vangelo. Tutto questo dovrà influire sulla nostra pratica educativa e pasto 40 49 WALTER KASPER, o.c. 156.

50 Ibid.rale. Dobbiamo essere profondamente convinti del criterio della gradualità, che caratterizza l’azione pastorale con le famiglie, e assumerlo nella nostra visione, nella pro grammazione e nell’agire educativo pastorale.

11. A tutto questo si aggiungono molte altre iniziative e criteri, che vi invito a pensare a livello locale e nei diversi contesti, alla luce di quanto vi ho suggerito. Possono forse servirvi di esempio i seguenti aspetti, che mi permetto di indicare: - Non aver paura di proporre valori umani e spirituali ai nostri giovani e alle loro famiglie. Le famiglie spesso ne hanno bisogno e si mostrano riconoscenti.

- Contribuiamo, per quanto possibile, ad assicurare e a pro muovere nelle famiglie il senso della gioia di Amare.

- Assicuriamo nelle nostre case, specialmente per i nostri de stinatari e le loro famiglie, l’ospitalità e l’accoglienza come espressione della nostra disponibilità.

- Promuovimiano nelle nostre presenze coppie di matrimoni, che possano essere i primi animatori, guide e accompagna tori, educatori e apostoli di quei matrimoni, che ne sentono il bisogno.

- Siamo convinti che il nostro impegno nell’accompagna mento delle famiglie può costituire una opportunità straor dinaria per contribuire a sradicare ogni forma di discrimi nazione delle bambine e della donna.

- Valorizziamo le esperienze di “buone pratiche”, che vi sono in molte nostre case riguardo alle famiglie, condividiamole tra di noi e facciamole conoscere.

- Verifichiamo con molta sincerità il nostro atteggiamento di empatia verso i papà e le mamme, che spesso attraversano situazioni di dolore e di angustia.

- Sviluppiamo ancor più la forza pastorale delle nostre Co munità Educative Pastorali, traendo vantaggio dal fatto che la nostra azione educativa ed evangelizzatrice è comuitaria.

- Facciamo in modo che le case salesiane in tutto il mondo presentino un volto e un modello di Chiesa, che aiuti i ge 41nitori e le famiglie a scoprire o a riscoprire la fede, nel caso che si fosse assopita o fosse stata abbandonata.

- Infine, ritorniamo con decisione, senza stancarci, al clima di Valdocco.

Concludo questo appello, che rivolgo a tutta Famiglia Sale siana, per una rinnovata attenzione alle famiglie, ai loro figli e alle loro figlie, nei diversi luoghi dove ci troviamo, facendo mio un brano significativo della Esortazione Apostolica di Papa Francesco e prendendo da essa la preghiera conclusiva alla Fa miglia di Nazaret.

«Il nostro insegnamento sul matrimonio e la famiglia non può cessare di ispirarsi e di trasfigurarsi alla luce di questo an nuncio di amore e di tenerezza, per non diventare mera difesa di una dottrina fredda e senza vita. Infatti, non si può neppure comprendere pienamente il mistero della famiglia cristiana se non alla luce dell’infinito amore del Padre, che si è manifestato in Cristo, il quale si è donato sino alla fine ed è vivo in mezzo a noi. Perciò desidero contemplare Cristo vivente che è presente in tante storie d’amore, e invocare il fuoco dello Spirito su tutte le famiglie del mondo» 51 .

42 51 AL, 59 (il corsivo corrisponde ad una scelta della redazione).PREGHIERA ALLA SANTA FAMIGLIA Gesù, Maria e Giuseppe, in voi contempliamo lo splendore del vero amore, a voi, fiduciosi, ci affidiamo.

Santa Famiglia di Nazaret, rendi anche le nostre famiglie luoghi di comunione e cenacoli di preghiera, autentiche scuole di Vangelo e piccole Chiese domestiche.

Santa Famiglia di Nazaret, mai più ci siano nelle famiglie episodi di violenza, di chiusura e di divisione; che chiunque sia stato ferito o scandalizzato venga prontamente confortato e guarito.

Santa Famiglia di Nazaret, fa’ che tutti ci rendiamo consapevoli del carattere sacro e inviolabile della famiglia, della sua bellezza nel progetto di Dio.

Gesù, Maria e Giuseppe, ascoltateci e accogliete la nostra supplica.

Amen.

Ángel FERNÁNDEZ ARTIME, sdb Rettor Maggiore