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ACG 425: Per l’inizio del Centenario dell’Istituto delle Volontarie di Don Bosco

Atti del Consiglio Generale della Società Salesiana di San Giovanni Bosco n.425

 

“100 ANNI PER DIO E PER IL MONDO”

Per l’inizio del Centenario
dell’Istituto delle Volontarie di Don Bosco

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1. UNO SGUARDO ALLE ORIGINI.2. SUSCITATE DALLO SPIRITO SANTO NELLA NOVITÀ DELLA SECOLARITÀ CONSACRATA. Alcuni accenni sul modo di vivere l’identità VDB.3. COME PARTE DI UNA BELLA FAMIGLIA CARISMATICA. La vostra salesianità. - Riconoscendosi parte viva della Famiglia Salesiana. - Riconosciute nella Famiglia. Conclusione.

Roma, 20 maggio 2017

Miei cari Confratelli,

la pubblicazione di ciascun numero degli Atti del Consiglio Generale è un’ottima opportunità per incontrarmi con ciascuno di voi.

In questa occasione desidero richiamare la vostra attenzione su un importante evento di famiglia qual è la celebrazione del Centenario dell’inizio dell’Istituto delle Volontarie di Don Bosco.

Il 20 e 21 maggio scorso, a Valdocco, con la presenza di molti di voi e dei rappresentanti dei trentuno gruppi della nostra Fami - glia Salesiana, le nostre sorelle, e noi con loro, hanno potuto celebrare la loro grande festa centenaria.

Il luogo scelto è stato il migliore possibile: Valdocco, dove le prime sorelle emisero i loro voti alla presenza di Mons. Giovanni Cagliero.

Come affermato all’inizio della mia lettera scritta per questa ricorrenza, anche i miei predecessori, don Egidio Viganò, don Juan Edmundo Vecchi e don Pascual Chávez, si sono resi presenti nel sessantesimo, nell’ottantesimo e nel novantesimo anniversario della fondazione dell’Istituto. Nella celebrazione del Centenario ho pensato che dovesse essere la Famiglia Salesiana di tutto il mondo, e noi Salesiani come parte della stessa, a fare tutto il possibile per conoscere meglio l’Istituto delle Volontarie di Don Bosco.

La riflessione sulla loro interessante storia, non esente da difficoltà, e sulla loro identità, ci aiuterà a comprendere meglio la ricchezza della loro laicità consacrata con la quale completano la vitalità del grande albero della Famiglia Salesiana come famiglia carismatica.

Vi offro questa lettera, miei cari Confratelli, confidando nella vostra attenta lettura, così come nelle espressioni di affetto e vicinanza nei confronti delle nostre sorelle VDB. La celebrazione del loro Centenario ha molto a che vedere con il nostro carisma, con la nostra spiritualità, con la nostra missione e con il nostro essere Famiglia Salesiana nella Chiesa e nel mondo.

Mie care sorelle in Don Bosco, care sorelle dell’Istituto Secolare Volontarie di Don Bosco. Sono felice e onorato di avere l’opportunità di scrivervi questa lettera in occasione del vostro anno giubilare 2017 in cui celebriamo il 100° anniversario della fondazione dell’Istituto.

Ho tra le mani le lettere che vi hanno indirizzato, in occasione di vostri significativi anniversari, i miei tre ultimi predecessori: Don Egidio Viganò (settembre 1979) in occasione del 60° anniversario delle prime professioni “del Gruppo delle prime sette Zelatrici della Società di S. Francesco di Sales e di Maria Ausiliatrice”[1]; Don Juan Edmundo Vecchi (1997) in occasione dell’80° anniversario della fondazione dell’Istituto, e Don Pascual Chávez Villanueva (2007) nella celebrazione del 90° anniversario fondazionale.

Quest’anno 2017 è, come scrive la Responsabile Maggiore Olga K., un anno giubilare in cui “il 20 maggio tutte le Regioni e i Gruppi dipendenti dal Centro saremo uniti nel ringraziare Dio per il dono del nostro Istituto: è Lui che ha suscitato questa vocazione nel cuore del mondo; è lo Spirito Santo che guida la storia e fa fiorire qualcosa di straordinario anche nella semplicità e nel nascondimento[2].

 

1. UNO SGUARDO ALLE ORIGINI

Sebbene i vostri inizi siano molto ben conosciuti da ognuna di voi, mie care sorelle VDB, noi della Famiglia Salesiana, che vi accompagniamo in questo momento con vera fraternità e affetto, abbiamo bisogno di conoscere per Amare. E in questo conoscere non si possono ignorare le vostre origini né la vostra storia, con le mozioni dello Spirito, con il ruolo decisivo di alcune persone e con le difficoltà e le conquiste vissute dalle protagoniste di allora.

È stato, certamente, quel 26 ottobre dell’anno 1919, nella cappella contigua alle stanze di Don Bosco, alla presenza del Cardinal Cagliero, che presiedeva la celebrazione, di Don Filippo Rinaldi, che allora era direttore di quel gruppo di Zelatrici, e di una sorella FMA rappresentante delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che sette Zelatrici hanno iniziato una nuova esperienza di consacrazione salesiana, facendo la loro prima professione dei consigli evangelici.

C’è in questo avvenimento qualcosa che mi pare non solo importante, ma anche bello e commovente. Questo gruppo delle ‘sette allegrezze della Madonna’ emettono la loro consacrazione per tre anni, dinanzi al Cardinal Cagliero, che fa loro notare che “oggi, incomincia la vostra nuova vita di Zelatrici”, e che la nuova Istituzione “aveva la grande fortuna di nascere nel luogo sacro al Ven. Don Bosco, dove Egli stesso aveva ricevuto i primi voti e le prime promesse (sessanta anni prima era lì lo stesso Cagliero), da coloro che avevano dato vita e sviluppo alla grande Opera Salesiana”... E definendo questa felice coincidenza come “segno di predestinazione” aggiungeva: “Le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno la loro culla in Mornese, ove suor Maria Mazzarello abitava e pronunciò i suoi voti. Voi dovete dare importanza a questo segno di predestinazione specialissima![3].

La storia di quelle che saranno poi le prime VDB ha le sue radici nella nascita dell’Oratorio femminile n.1 di Torino - Valdocco, nel 1876. Proprio qui, nell’Oratorio delle FMA, nasce per la festa dell’Immacolata del 1895, la “Pia unione delle Figlie di Maria Immacolata Ausiliatrice”. Sono diverse le giovani che in questa Associazione di Figlie di Maria, hanno una certa capacità di leader.

Nel 1903 avviene il primo incontro ufficiale delle Figlie di Maria con Don Filippo Rinaldi, che sostituisce temporaneamente Don Francesia come direttore dell’Oratorio; una figura di speciale importanza è Madre Felicina Fauda, FMA.

Uno dei primi interventi di Don Rinaldi consisterà nel ri - confermare nel consiglio direttivo dell’Associazione delle Figlie di Maria le sette oratoriane che già ne facevano parte. Tra queste si trovano quattro delle prime future zelatrici: Amalia Pios, Cristina Milone, Caterina Borgia e Celestina Dominici.

Don Rinaldi entrerà in modo definitivo come direttore dell’Oratorio delle FMA nell’anno 1907. Nel 1910 altre due giovani entreranno a far parte del consiglio direttivo delle Figlie di Maria: Giovannina Peraldo e Luigina Carpanera. I loro nomi ci diranno in seguito l’importanza che hanno avuto queste persone, soprattutto quest’ultima.

Già nel 1908 Don Rinaldi mostra un protagonismo speciale nel costituire, tra le Figlie di Maria, ‘le Zelatrici dell’Oratorio’, ossia un’associazione nell’Associazione, con la finalità “di mantenere la pace fra le oratoriane e ricondurre all’Oratorio e ai sacramenti quelle che andavano sbandando... Fate voi – diceva loro – quello che non può fare la suora e il sacerdote[4]. Nel 1916 informa Don Albera, Rettor Maggiore, della realtà di alcune persone pie che seguono un regolamento in sette punti – che gli fa conoscere – che è un primo abbozzo di Statuto per le future Zelatrici di Maria Ausiliatrice.

In tutti questi anni, fino al 1922, quando viene eletto Rettor Maggiore, Don Rinaldi vive il periodo più fecondo della sua attività pastorale in favore dei laici, con una grande sensibilità per dare risposta alle urgenze dei più bisognosi. In questa prospettiva si può capire perfettamente che dicesse in questi momenti alle Figlie di Maria, “che ai nostri tempi non basta più la sola pietà: occorre l’azione[5].

Il gran momento che segnerà un prima e un dopo sarà quel 20 maggio 1917 quando tre di quelle Figlie di Maria e Zelatrici – Maria Verzotti, Francesca Riccardi e Luigina Carpanera – danno inizio a quello che sarà riconosciuto, molti anni dopo, come Istituto Secolare. In quel tempo non era ancora stata promulgata la Provida Mater del 1947 e non si sapeva che questo tipo di vita potesse essere quello di consacrate nel mondo. Esse danno inizio allora ad una Società di Figlie di Maria Ausiliatrice nel secolo[6]. A queste tre si uniranno altre due ‘Oratoria-ne’ nel mese di giugno, per la festa del Sacro Cuore (Celestina Dominici e Giovannina Peraldo), e altre due il primo giorno della novena dell’Immacolata (Caterina Borgia e Teresa Salasia), per cui alla fine del 1917 sono sette le Zelatrici di Maria Ausiliatrice, grazie anche all’impegno di Madre Felicina Fauda FMA che, trasferita a Catania, vede però prima della sua partenza, compiersi questo suo sogno.

E nel cammino di consolidamento il 29 gennaio 1921 viene costituito il primo consiglio locale e saranno loro stesse a sollecitare la Madre Generale delle FMA, Madre Caterina Daghero, perché dia loro una Figlia di Maria Ausiliatrice che possa essere la loro assistente, come lo fu Madre Felicina.

Le Zelatrici di Maria Ausiliatrice vanno avanti con la loro vita associata e di lavoro, e partecipano in modo assiduo agli incontri formativi con Don Rinaldi e la suora assistente del momento. Don Filippo Rinaldi le accompagnerà spiritualmente, pur in modo limitato a causa dei suoi impegni come Rettor Maggiore, fino alla fine dell’anno 1928. La sua morte, il 5 dicembre 1931, lascia veramente orfane queste donne consacrate. La buona volontà del sac. Calogero Gusmano sdb, a cui è affidata l’Associazione, non può colmare il vuoto che ha lasciato don Rinaldi. Si assiste in quegli anni ad un tentativo di “religiosizzare”, delineato in un nuovo regolamento, probabilmente uscito dalle mani di don Calogero e Sr. Clelia Genghini, che non è però condiviso da tutte le Zelatrici.

È facile immaginare come in questa situazione il futuro dell’Associazione sembrasse seriamente compromesso. È da sotto - lineare l’impegno di Luigina Carpanera per continuare a tenere contatti frequenti con le altre Zelatrici e il grande sforzo per essere fedeli al sogno iniziale.

Dopo la morte di Don Rinaldi, per più di dieci anni, le Zelatrici vivono una grande incertezza riguardo il loro futuro. Non trovano appoggio sufficiente nei SDB, né nelle FMA. Con l’unità che aveva creato Luigina Carpanera, nell’anno 1943 si rivolgono, come gruppo, al salesiano Don Domenico Garneri, supplicandolo di interessarsi dell’Associazione. Egli, dopo aver riflettuto e consultato qualcuno dei suoi superiori, accetta e prende conoscenza che, pur nel contesto di una terribile Seconda Guerra mondiale, esiste un gruppo di donne – sessantacinque Zelatrici secondo l’elenco del 1945, undici delle quali dei tempi di Don Rinaldi –, che malgrado le difficoltà e il loro sentirsi orfane, continuano a vivere con grande fedeltà.

Don Garneri fa notare a Don Ricaldone che quest’opera, attribuita a Don Rinaldi, con una storia non priva di difficoltà, ha bisogno di una definizione riguardo il suo futuro. Quattro mesi dopo la risposta di Don Ricaldone sembra essere tale da far capire che “senza prender impegni di sorta, mantenga accese le bragie anche se sono sotto le cenere[7].

Questa parte della storia, è lunga e non esente ancora da difficoltà. I Superiori non davano una risposta definitiva. Il contesto della guerra non favoriva in assoluto. Il buon sacerdote Don Garneri chiede l’aiuto di una FMA assistente ed è in questo periodo che, malgrado la precarietà, con l’emissione di voti per sei mesi o un anno, un altro salesiano, Don Gerolamo Luzi, s’interesserà dell’Associazione, fondando due nuovi gruppi, a Bagnolo Piemonte e a Milano, quest’ultimo nella Casa ispettoriale delle FMA. La presenza di una FMA, che già era stata assistente delle Zelatrici con Don Rinaldi, aiuta a comprendere meglio come si era potuto formare questi nuovi gruppi con tre Zelatrici.

In piena guerra, il 29 ottobre 1944 le Zelatrici celebrano il 25° anniversario delle prime professioni dell’Associazione risalenti al 26 ottobre 1919. Quelle che non hanno potuto partecipare alla celebrazione, sia per motivi familiari o di distanza, sono state invitate a rinnovare i loro voti in privato alla presenza di un sacerdote, oppure a rivolgersi in un altro momento a Don Garneri.

Le difficoltà non sarebbero ancora finite. Don Garneri ha una salute molto delicata e nel 1946 è trasferito di casa; lo stesso succede con Don Luzi che lascia Bagnolo e ritorna a Torino e che, purtroppo, muore nel dicembre di quell’anno a solo 42 anni. Nel settembre dello stesso anno muore la significativa Luigina Carpanera.

La fragile salute non consente a Don Garneri di accompagnare molto le Zelatrici. A questa difficoltà si aggiunge il malcontento di gran parte di loro a causa della mancata risposta da parte del Rettor Maggiore riguardo la loro situazione. Le stesse Zelatrici insistono con Don Garneri, che si sente già vecchio e logoro, perché scriva di nuovo al Rettor Maggiore. Don Garneri lo fa in data 1 maggio 1948 per chiedere chiarimenti per quanto riguarda le Zelatrici, e suggerisce di cambiare l’Assistente per non rovinare l’opera di Don Rinaldi. Non arriva, però, alcuna risposta del Rettor Maggiore. Nel mese di agosto 1949 una delle Zelatrici, si ritiene Maria Fassione, scrive ai superiori SDB, chiedendo loro di dare forma giuridica all’opera di Don Rinaldi e una maggiore preparazione spirituale a loro. Intanto le Zelatrici sanno che nella Chiesa stanno nascendo istituzioni con un tratto secolare. Infatti gli Istituti Secolari erano stati ufficialmente riconosciuti nella Chiesa nel 1947 con la Provida Mater che afferma, per la prima volta, la possibilità di vivere una totale consacra‑

zione in una piena secolarità, nel mondo, all’interno del mondo. Luigina Carpanera era morta un anno prima della promulgazione della Provida Mater.

Sembra che nell’ambiente salesiano il cambiamento si verifichi quando vede la luce la biografia del Servo di Dio Don Rinaldi, opera di Don Eugenio Ceria sdb, e i Salesiani giungono a conoscere le Zelatrici, ammirare la loro storia e interessarsi ad essa. Nel 1950 si celebra il giubileo sacerdotale di Don Garneri e ai festeggiamenti sono presenti tutte le Zelatrici; presiede l’Eucaristia l’allora Prefetto della Congregazione Salesiana Don Renato Ziggiotti. Si potrebbe dire che con lui appare in scena, per la prima volta, la persona che avrebbe avuto un ruolo molto importante nella trasformazione dell’Associazione delle Zelatrici nel futuro Istituto Secolare. Dopo la morte di don Pietro Ricaldone, don Renato Ziggiotti gli succede nell’estate del 1952. Subito Don Garneri lo mette al corrente del cammino percorso dall’Associazione delle Zelatrici di Maria Ausiliatrice che in quel momento sono ottantasei, di età compresa tra i 22 e i 76 anni. Si fa sentire come necessaria una definitiva sistematizzazione di quest’opera.

La vita dell’Associazione, nonostante le difficoltà, va avanti tra rinnovi dei voti e incontri fatti quando possibile. In questo periodo Don Garneri lascia l’Associazione nelle mani della Madre Melchiorrina Biancardi, poiché lui, a causa del suo stato di salute, deve essere trasferito a Cumiana.

Siamo nell’anno 1953. Il momento non è facile. Vi sono Zelatrici scoraggiate davanti al generale clima di incertezza, si teme che l’Associazione non giunga ad alcun porto, alcune socie abbandonano per unirsi ad altre associazioni di laiche consacrate e alcune professano come FMA.

In questo momento un altro SDB sarà molto significativo. È Don Stefano Maggio, che ascoltando più volte Teresa Frassati, parla al Rettor Maggiore Don Ziggiotti dell’Associazione di Don Rinaldi. Il Rettor Maggiore lo ascolta con grande interesse e atteggiamento positivo, ma sapendo che in quel momento sono coinvolte e con grande responsabilità le Figlie di Maria Ausiliatrice, aggiunge che il problema sarà studiato se un giorno gli

sarà presentato. Giorni dopo Don Maggio ha un incontro con Madre Linda Lucotti e le presenta l’opportunità di rilanciare l’Associazione delle Zelatrici. Secondo gli scritti esistenti, la Madre si mostra contraria, ma promette che parlerà con il suo Consiglio e gli darà una risposta ufficiale. Questa risposta arriva il 19 ottobre e non è positiva.

Ancora il cammino della storia è lungo. Vi invito a leggere la descrizione storica nelle varie pubblicazioni che esistono. Certamente si susseguono dialoghi, incontri e scontri tra SDB e FMA motivati e entusiasmati nell’accompagnamento delle Zelatrici e altri che non vedono per loro alcun futuro. Arriva un momento in cui il dialogo è tra il Rettor Maggiore Don R. Ziggiotti e la Madre Generale Linda Lucotti. Sono richiesti studi a dei canonisti. Si succedono altri episodi, finché il 5 dicembre 1955, nel 24° anniversario della morte di Don Filippo Rinaldi, le Zelatrici hanno il nuovo Regolamento di Vita approvato dal Consiglio Superiore dei Salesiani di Don Bosco e dal Consiglio Generale delle FMA[8].

Il 6 gennaio 1956, l’Associazione delle Zelatrici assume il nuovo nome di “Cooperatrici Oblate di San Giovanni Bosco”. Nella riunione del loro consiglio centrale del 19 marzo 1959, viene discusso e deciso il cambio di nome con quello attuale di “Volontarie di Don Bosco”, che viene accettato dal Rettor Maggiore.

Fin qui questo lungo peregrinare che ci parla, certamente, di un cammino in cui solo ciò che viene realmente da Dio può perdurare nel tempo fino ad oggi, malgrado le difficoltà; e questo perché, lo sappiamo bene, è lo Spirito Santo che illumina e guida. Lo attestano le stesse Costituzioni delle VDB nel primo articolo: “Le Volontarie di Don Bosco (VDB) vivono nella Chiesa il patrimonio spirituale ed apostolico di san Giovanni Bosco, trasmesso loro da Don Filippo Rinaldi. Illuminato dallo Spirito Santo e guidato dalla presenza materna di Maria, egli avviò un’originale esperienza evangelica con un gruppo di giovani donne, perché fossero nel mondo fermento di vita cristiana”.

Il momento storico che noi viviamo in occasione di questo Centenario è un’occasione per ringraziare Dio in primo luogo, e le persone che hanno reso possibile, con grandi sforzi umani, questo progetto che viene da Lui. Quali parole più adatte di quelle della stessa Responsabile Maggiore che, conoscendo tutto questo storico peregrinare, sente che l’Istituto delle VDB può dire: “Il nostro grazie va allora a quelle prime tre sorelle, che hanno avuto il coraggio di lanciarsi in un’avventura spirituale allora del tutto nuova, che hanno risposto generosamente alla chiamata e con la loro fedeltà viva ed operosa hanno mantenuto accesa la lampada della vocazione, anche nei momenti di grande difficoltà. La nostra gratitudine va anche al nostro Fondatore, don Filippo Rinaldi, che si è lasciato guidare dallo Spirito, dando inizio ad un nuovo cammino nella Famiglia Salesiana, così come a tutti quei Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice che nel corso della nostra storia ci hanno aiutate a crescere e a prendere consapevolezza del dono che avevamo ricevuto dallo Spirito.

A questo proposito vorrei ricordare don Garneri che ci ha seguite dal 1943 al 1955; don Ziggiotti, Rettor Maggiore, che ha dato inizio al riconoscimento giuridico; don Stefano Maggio, che ci ha accompagnate fino all’approvazione come Istituto Secolare, dedicando tutta la sua vita a far conoscere la nostra vocazione anche in Paesi lontani; don Frontini che ci ha indirizzate nella presa di coscienza della nostra secolarità e a cui dobbiamo molto; i tanti assistenti SDB che ci sono stati padri e fratelli e le tante suore FMA che nei primi tempi ci hanno accompagnate come sorelle affettuose[9].

 

2. SUSCITATE DALLO SPIRITO SANTO NELLA NOVITÀ DELLA SECOLARITÀ CONSACRATA

Voi, sorelle, siete le prime ad avere questa ferma convinzione: la secolarità consacrata non è una vostra invenzione. È stato lo Spirito Santo che l’ha suscitata in un momento storico della vita della Chiesa. In un momento in cui si stava scoprendo con più chiarezza che siamo tutti Popolo di Dio e che la chiamata alla santità non è privilegio di qualcuno in particolare, ma proposta e meta per tutti i discepoli di Gesù.

Così si legge nelle vostre Costituzioni e nei Regolamenti, dove si afferma come lo Spirito Santo illuminò Don Rinaldi (cf. C. 1), e attraverso l’azione dello stesso Spirito, Dio vi consacra a sé in Cristo (cf. C. 3), e vi spinge, attraverso una profonda esigenza di amore, a offrire totalmente la vostra vita a Dio e ai fratelli (cf. C. 8).

La consacrazione non è, in primo luogo, un’azione della stessa persona consacrata, ma di Dio, dello Spirito di Cristo che guida la Chiesa, e la persona consacrata risponde, si offre, si dona. Così la vivono le VDB secondo le Costituzioni: “Con una particolare iniziativa d’amore, Dio chiama le Volontarie e le consacra a sé in Cristo attraverso l’azione dello Spirito Santo per inviarle nel mondo ad evangelizzarlo secondo il carisma di Don Bosco[10].

Questa consacrazione la vivete come laiche che sono nel mondo per scelta vocazionale, come lievito nella massa. La secolarità è qualcosa di specifico della vostra vocazione consacrata e, a partire da essa, realizzate la vostra missione, esprimete la comunione fraterna e il vostro essere parte della Famiglia Salesiana[11].

La storia ci illumina su come la fondazione della vostra Associazione, così come quella di altre realtà simili che stavano nascendo, non coincide con il momento del riconoscimento degli Istituti Secolari nella Chiesa (Papa Pio XII promulga la Costituzione apostolica Provida Mater Ecclesia il 2 febbraio 1947), ma

la precede storicamente di parecchi anni, anche se con essa si arricchisce, si sviluppa e si consolida. Celebrando il sessantesimo anniversario di questa Costituzione apostolica, Papa Benedetto XVI ha sottolineato in modo chiaro come tale promulgazione non è stata punto di arrivo, ma di partenza di un cammino nuovo, di una forma nuova di consacrazione per laici e presbiteri chiamati a vivere con radicalità evangelica, totalmente immersi nella realtà secolare[12].

Ciò che trovo molto bello in questo vostro lungo cammino, mie care sorelle VDB, è che sin dall’inizio, c’è qualcosa nella visione e nell’ispirazione di Don Rinaldi, che dà un’impronta propria alla consacrazione delle prime sorelle, diversa dalla consacrazione delle religiose e dei religiosi dell’epoca. Don Rinaldi, nella sua dedizione generosa alla formazione di quelle giovani oratoriane scelte fra tante, pensando alla loro consacrazione nel mondo, si proponeva di portare al termine l’opera che Don Bosco aveva lasciato incompiuta. Così si esprimeva lui il 20 maggio 1917 quando dice: “Da parecchio tempo i Rev.mi Superiori ricevono diversi inviti affinché si istituisca una Società di Figlie di Maria Ausiliatrice nel secolo... I Superiori accolsero sempre bene questi desiderata, tanto più che questa cosa era veramente nella mente e nel programma del venerabile Don Bosco. Nella relazione che Egli stese dell’opera sua, parlava appunto di due classi distinte di persone, osservanti una stessa regola, una delle quali formasse Comunità e l’altra vivesse nel mondo, per ivi promuovere lo spirito della Congregazione, nella esplicazione pratica dell’azione[13].

Fin dal vostro inizio, sorelle, al di là di tutte le vicissitudini e le situazioni, al di là dei cambi di nomi dell’Associazione, sempre e in tutti gli anni trascorsi, è stata una costante la difesa di questa “maniera propria” di essere segni visibili di Cristo e serve degli altri, con uno stile che aveva molto della spiritualità salesiana. Come afferma magnificamente Don Egidio Viganò nella lettera che vi ha indirizzata a suo tempo, “questo vostro modo di essere nella Famiglia Salesiana vi distingue dalle Figlie di Maria Ausiliatrice per la “secolarità”, e dalle Cooperatrici Salesiane per la “consacrazione[14].

Alcuni accenni sul modo di vivere l’identità VDB

Oltre il riferimento esplicito che farò alla vostra salesianità e al vostro essere parte della Famiglia Salesiana, mi permetto di offrirvi alcuni spunti che possano illuminare il vostro modo concreto di vivere l’identità di VDB nel contesto della Chiesa e del mondo di oggi. In sintonia con la Chiesa e gli orientamenti pastorali che in essa riceviamo, vi propongo:

Ø Continuate ad essere, con la vostra particolare consacrazione secolare, vero fermento che agisce come lievito (cf. Mt 13,33). A voi non è chiesto, dice Papa Benedetto nel citato anniver - sario della Provida Mater, di istituire particolari forme di vita, di impegno apostolico, di interventi sociali, se non quelli che possono nascere nelle relazioni personali. Per questo si desidera che siate realmente questo lievito, con il vostro stile di vita, capace, molte volte in modo silenzioso e nascosto, però anche propositivo e stimolante, di generare speranza[15]. Le vostre stesse Costituzioni affermano esplicitamente che volete essere sale della terra e luce del mondo per partecipare così alla missione evangelizzatrice della Chiesa che vi invia (cf. C. 6).

Ø  Sorelle, siate vicine alla vita e alla storia di gioia e di dolore di ogni persona che incontrate nella vostra esistenza. Con la spiritualità salesiana propria del vostro carisma, questa sensibilità si fa passione educativa ed evangelizzatrice, si fa carità e fraternità quando si tratta delle bambine, dei bambini, dei giovani. Con gran forza lo chiede Papa Benedetto XVI a tutti gli Istituti Secolari, quando vi dice: “Sentitevi chiamati in causa da ogni dolore, da ogni ingiustizia, così come da ogni ricerca di verità, di bellezza e di bontà, non perché abbiate la soluzione di tutti i problemi, ma perché ogni circostanza in cui l’uomo vive e muore costituisce per voi l’occasione di testimoniare l’opera salvifica di Dio. È questa la vostra missione[16].

Ø  Non cadete nella tanto frequente e tanto umana tentazione dell’individualismo. Sorelle care, a priori nessuno è esente dal pericolo di questa tentazione. La vostra passione apostolica salesiana vi deve condurre ad essere sempre apostole e missionarie tra le persone (cf. C. 6), con un apostolato che si concretizza nella disponibilità ai fratelli (cf. C. 19), e dove la vita stessa è missione in cui la vostra consacrazione è il modo più efficace di essere sale, luce e fermento nel mondo (cf. C. 12). Come dice Papa Francesco “la passione missionaria, la gioia dell’incontro con Cristo che vi spinge a condividere con gli altri la bellezza della fede, allontana il rischio di restare bloccati nell’individualismo[17].

Ø Vivete una bella esperienza di fraternità come esperienza costante di comunione e di unità nello Spirito. Continuate ad essere molto sensibili “come salesiane” – bellissima espressione che utilizzate nelle vostre Costituzioni –, per rimanere unite in Cristo (cf. C. 38), in comunione di vita, con un forte senso di appartenenza all’Istituto e forti relazioni fraterne nel gruppo al quale appartenete (cf. C. 40).

Ø Non restate indifferenti dinanzi alla vita di ogni uomo o donna che incontrate. Non lo dico io. Ve lo chiede in modo molto bello il Papa. La vostra vocazione di consacrate nel mondo esige da voi di stare nel cuore delle vicissitudini umane. In un mondo tanto complesso come quello attuale, le circostanze della vita umana, le storie di sforzo, di lotta, di dolore, e anche di fraternità e di amore delle donne e degli uomini, delle bambine, dei bambini e dei giovani che si trovano nella vostra vita, nei vostri contesti sono oggi il campo della vostra missione e della vostra profezia. Per questo il Papa vi dice: “Se questo non accade, se siete diventati distratti, o peggio ancora non conoscete questo mondo contemporaneo ma conoscete e frequentate solo il mondo che vi fa più comodo o che più vi alletta, allora è urgente una conversione! La vostra è una vocazione per sua natura in uscita, non solo perché vi porta verso l’altro, ma anche e soprattutto perché vi chiede di abitare là dove abita ogni uomo[18].

Ø Vivete con radicalità la vostra vocazione, con il coraggio di sapere e sentire che la fede dà forma, contenuto, forza e luce a tutta la vostra esistenza. Nella vostra secolarità consacrata avete trovato, come si dice nel Vangelo, la perla preziosa, il tesoro nascosto che vi libera dalle idolatrie del potere, del possedere e accumulare superficialmente; vi libera anche dalla ricerca del prestigio e del riconoscimento fatuo. Ma Gesù vi fa scoprire, come a tutti noi, che la vera ricchezza non si trova nel possedere, ma nel donare e nel donarsi; vi fa scoprire che la vera ricchezza implica lo spogliarsi del potere e ancor più di un potere che ambisce avere e possedere. È, in definitiva, proporre questa sapienza che deriva dall’Amore, questa Verità che ci fa realmente liberi e che è creatrice di vita autentica, che la conserva e la colma.

Ø  Siate anche voi, sorelle, come ha chiesto recentemente Papa Francesco a tutti gli Istituti Secolari, l’ala avanzata della Chiesa nella Nuova Evangelizzazione. Secondo le sue parole questa missione esige da voi che sappiate interpretare i segni dei tempi e che vi muoviate con libertà di spirito, vivendo una spiritualità capace di armonizzare i criteri che vengono dall’“alto”, cioè dalla grazia di Dio, e quelli che vengo no dal “basso”, dalla storia, dice il Papa. Questo essere

l’ala avanzata della Chiesa nella Nuova Evangelizzazione sarà possi bile solo se siete donne di preghiera, di amicizia intima con Gesù, se curate allo stesso tempo la vita familiare, le sorelle e i fratelli, fino ad essere, con il vostro modo di vivere, come Istituto Secolare delle Volontarie di Don Bosco, una vera scuola di santità[19].

 

3. COME PARTE DI UNA BELLA FAMIGLIA CARISMATICA

Un bel dono con il quale lo Spirito Santo ha benedetto il vostro Istituto, care sorelle, è proprio quello della vostra spiritualità e della vostra appartenenza a una grande famiglia religiosa che partecipa, nel suo insieme, del carisma di Don Bosco. A questo voglio fare riferimento, brevemente, in questa ultima parte della lettera.

La vostra salesianità

Di questo hanno parlato nelle loro lettere don Viganò, don Vecchi e don Chávez. Questo significa che si tratta non di un elemento circostanziale o casuale, ma essenziale. Essendo stato trattato negli anniversari precedenti, non mi dilungherò eccessivamente, ma farò qualche sottolineatura.

Questo elemento tanto importante lo avete ben espresso in tanti passaggi delle vostre Costituzioni, in particolare quando indicate che vivete la vostra vocazione facendo proprio il carisma salesiano che vi caratterizza nella Chiesa e nel mondo (cf. C.5). La salesianità è per voi qualcosa di essenziale che dà identità propria alla vostra consacrazione. La vostra secolarità consacrata non viene limitata in nessun modo dalla vostra salesianità, ma piuttosto, dinanzi alla diversità e all’abbondanza di Istituti Secolari che lo Spirito ha suscitato, in cui tutti partecipano della secolarità consacrata, la salesianità è il vostro carattere proprio di fronte a qualunque genericismo. Il vostro Istituto si distingue da tutti gli altri proprio per la salesianità: il vostro stesso nome lo dice. Vi caratterizzate per vivere nella Chiesa il patrimonio spirituale e apostolico di Don Bosco trasmesso da Don Filippo Rinaldi, illuminato dallo Spirito (cf. C.1). E da qui emerge la chiara coscienza di essere cresciute nella Famiglia spirituale di Don Bosco, e di avere come qualcosa di essenzialmente costitutivo dell’Istituto, il voler vivere in profonda armonia la consacrazione, la secolarità e la salesianità (cf. C. 2). Vi sentite inviate al mondo per evangelizzarlo, secondo il carisma di Don Bosco (cf. C. 3), facendo proprio il carisma salesiano che vi caratterizza (cf.C. 5), e rivolgendo la vostra azione apostolica, soprattutto, a coloro che sono stati l’obiettivo principale della missione di Don Bosco (cf.C. 6). Vi riconoscete parte viva della Famiglia Salesiana (cf. C. 5 e 7), e come Don Bosco, confidate totalmente in Maria perché le VDB sanno che Lei continua ad essere sempre Madre e Ausiliatrice (cf. C.5).

Riconoscendovi parte viva della Famiglia Salesiana

Naturalmente l’Istituto delle Volontarie di Don Bosco si riconosce parte viva della Famiglia Salesiana, e il resto della Famiglia Salesiana ha coscienza di questo. Però ciò non è sufficiente, e qui giungiamo a un punto in cui il mio messaggio non è solamente per voi, care sorelle, ma per tutti noi degli altri gruppi o rami del grande albero della Famiglia Salesiana.

La Carta di identità della Famiglia Salesiana chiede nel suo articolo 38 la conoscenza delle identità specifiche dei diversi Gruppi; non si è Famiglia solamente con la partecipazione a un carisma comune e a una stessa missione, ma si richiede la conoscenza e l’apprezzamento di tutti gli altri Gruppi.

Questa conoscenza passa, nel nostro caso, dal prendere sempre più coscienza dell’apporto che suppone, per tutta la nostra Famiglia, la magnifica originalità dell’Istituto Secolare delle VDB. La sua originalità è molto significativa per quanto riguarda l’armonia tra la scelta per l’evangelizzazione e l’inserimento nei vari

contesti umani[20]. Però il contributo dell’Istituto è innanzitutto speciale in ciò che si riferisce al vostro essere, ancor più che alla missione. La vostra vita, la vostra testimonianza indicano senza dubbio la presenza di Dio nel mondo, rimanendo nel cuore del mondo con il cuore di Dio.La vostra autentica testimonianza come donne consacrate che vivono la laicità del mondo, senza dubbio provoca interrogativi, suscita a volte curiosità e desiderio di scoprire quali motivazioni profonde albergano nei vostri cuori. Interrogativi come il perché del vostro modo di agire, di essere per gli altri e in mezzo agli altri. La vostra famiglia, le famiglie e il mondo del lavoro, cominciando dal vostro, saranno sempre lo spazio vitale in cui illuminare, in modo semplice, con la luce del vostro essere ognuna tutta di Dio per darsi tutta ai fratelli e alle sorelle.

Riconosciute nella Famiglia

Non ho alcun dubbio dell’affetto con il quale il resto della nostra Famiglia Salesiana nel mondo accoglie e riconosce l’Istituto delle VDB. Però la celebrazione del Centenario di fondazione è un’occasione d’oro per crescere tutti come Famiglia Salesiana, aiutandoci ad avere una maggiore conoscenza dell’Istituto, come ho cercato di fare qui per le nostre sorelle VDB, e per tutta la nostra Famiglia. Questa conoscenza deve aprirci alla gioia, all’affetto e alla stima per questa bella opera dello Spirito, per giungere finalmente, insieme, a sostenere in tutto ciò che è possibile l’Istituto.

Un appoggio che si offre con la preghiera e con l’aiuto da parte di tutti gli altri membri della nostra Famiglia, che si può concretizzare anche nella presentazione della specifica vocazione alle giovani che possono sentire la chiamata a vivere questa consacrazione secolare nei più diversi contesti del mondo e, per noi SDB, pure garantendo l’assistenza che dobbiamo prestare. Dobbiamo anche giungere a far divenire realtà ciò che dice la Carta dell’Identità della Famiglia Salesiana in ciò che riguarda la formazione condivisa e la metodologia di collaborazione tra tutti noi (art. 39 e 41).

Conclusione

Desidero rivolgere queste ultime parole anche in modo molto diretto a voi, mie care sorelle VDB. Prima di raccomandarvi alla nostra Madre Ausiliatrice, mi permetto di invitarvi ad essere ciò che a suo tempo ha chiesto agli Istituti Secolari Papa Paolo VI. Siate vere “alpiniste dello spirito[21]. E questo, sorelle, perché “la Chiesa ha bisogno anche di voi per dare completezza alla sua missione. Siate seme di santità gettato a piene mani nei solchi della storia. Radicati nell’azione gratuita ed efficace con cui lo Spirito del Signore sta guidando le vicende umane, possiate dare frutti di fede genuina, scrivendo con la vostra vita e con la vostra testimonianza parabole di speranza[22].

Vi affido a Maria Ausiliatrice, nostra Madre, e poniamo dinan zi a Lei il passato, il presente e il futuro dell’Istituto Secolare delle VDB. Ella sarà sempre il modello di donna consacrata completamente a Dio con il suo SI incondizionato che ha vissuto come sposa e madre, nel mondo del suo tempo, sempre attenta alla voce di Dio e docile al Suo Spirito.

Che Lei accompagni con l’Amore materno che la caratterizza, l’Istituto e ognuna di voi, sue figlie, insieme allo sguardo di predilezione che ha per voi il Beato Filippo Rinaldi.

Con vero affetto nel Signore e in Don Bosco

RM_Angel_firma
Ángel FERNÁNDEZ ARTIME, sdb
Rettor Maggiore

NOTE

[1] QC Quaderno Carpanera, p. 79.

[2] OLGA KRIZOVÁ. Crescere. Organo Centrale di Collegamento VDB, Marzo, 2017, p. 3.

[3] QC, p. 83.

[4] E. CERIA, Vita del Servo di Dio Sac. Filippo Rinaldi, SEI, 1951, p. 196-197.

[5] Cf. CASTANO L., Beato Filippo Rinaldi, 1856-1931, vivente immagine di Don Bosco suo terzo successore. Elledici, 1990, 106-107 e 148.

[6] QC, 1.

[7] S. MAGGIO, Don Rinaldi Fondatore in penombra, p. 241.

[8] Biblioteca centrale VDB, Cooperatrici Oblate di San Giovanni Bosco - Regolamento. Scuola tipografica privata. Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Torino. Cfr. Cronaca, Vol I, pp. 24, 25, 26.

[9] OLGA KRIZOVÁ, o.c. 3.

[10] ISTITUTO SECOLARE VOLONTARIE DON BOSCO, Costituzioni e Regolamenti, art. 3. Roma 2009.

[11] Cf. o.c. art. 4.

[12] Cf. BENEDETTO XVI, Discorso in occasione del 60° anniversario della ‘Provida Mater Ecclesia’, 3 febbraio 2007.

[13] QC, p. 3-4.

[14] E. VIGANÓ, Lettera di Don Egidio Viganó, Rettor Maggiore dei Salesiani, alle Volon - tarie di Don Bosco, Roma, 24 settembre 1979.

[15] Cf. BENEDETTO XVI, o.c.

Ø [16] Ibidem.

Ø [17] PAPA FRANCESCO, Discorso all’Assemblea Generale della Conferenza Italiana degli Istituti Secolari, 10 maggio 2014.

[18] PAPA FRANCESCO, o.c.

[19] Cf. PAPA FRANCESCO, Gli Istituti Secolari, ala avanzata della Chiesa nella Nuova Evangelizzazione. Conferenza Mondiale degli Istituti Secolari (CMIS), Roma, 21-25 agosto 2016.

[20] Cf. JUAN E. VECCHI, Una novità dello Spirito. Le Volontarie di Don Bosco (VDB). Lettera del Rettor Maggiore dei Salesiani in occasione dell’80° anniversario della fondazione dell’Istituto. CCS, Madrid, 1997.

[21] PAPA PAOLO VI, Discorso ai partecipanti al 1° Congresso internazionale degli Istituti secolari. 26 settembre 1970.

[22] BENEDETTO XVI, o.c.