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Lettera di Don Paolo Albera sulle Vocazioni 1921

Lettera sulle Vocazioni


Torino, 15 maggio 1921.
Pentecoste e inizio Novena Maria Ansiliatrice.
Miei fratelli e figli dilettissimi,

1. L´anno scorso vi ho ripetutamente esortati ed eccitati ad inalzare al nostro Venerabile Padre,- con la vostra condotta ´modellata sui suoi luminosi esempi, il solo vero e vitale monumento degno di lati e di noi. Con quelle mie esortazioni io intendevo principttlmente di promuovere l´imitazione individuale degli esempi paterni; ma insieme esse miravano altresì a suscitare in ognuno di. voi un amore più vivo e ardente poi- -la nostra cara Congregazione, che, uscita dal gran cuore del Padre, ha da trarre vita e incremento dall´amore dei figli, ai quali egli l´ha lasciata in eredità preziosissima.
Ora quest´amore alla Congregazione ci deve spronare non solo a donarle tutte le nostre migliori energie, ma anche a sforzarci continuamente di accrescere il numero de´ suoi membri, con una intensa ricerca e coltura di vocazioni salesiane, per metterla in condizione di attuare sempre meglio, e in una cerchia sempre più vasta, il sito programma, che è la gloria di Dio procurata mediante l´educazione della gioventù povera e abbandonata.
.Perciò, miei carissimi, dopo avervi stimolati con tutte le mie povere forze a ricopiare in voi stessi la cara immagine paterna, ora voglio parlarvi dell´obbligo che abbiamo tutti di lavorare alacremente e guadagnare a Don Bosco nuovi figli e imitatori, i quali alla lor volta, seguendo il vostro esempio, abbiano a tramandare il Padre vivente ad altri figli venturi.
Non lo sentite adunque anche voi, come lo sento io, come lo sentono gli altri Superiori Maggiori, il gemito angoscioso della nostra amata Congregazione: Da mini liberos, alioquin moriar? (Gen., 31, 1); dammi dei figli, altrimenti muoio? Essa vuole dei. figli, cioè molte nuove vocazioni religiose, perchè _sono la condizione indispensabile della sua vita e del suo apostolato. Il giorno in citi venisse colpita da sterilità assoluta, sarebbe anche il giorno della sua morte; e di questa veneranda madre della nostra religiosa perfezione non resterebbe più che un freddo ricordo storico. Per° questo; prima Don Bosco, e poi_ l´indimenticabile Don Rita, hanno tanto parlato e insistito sulla necessità di coltivar le vocazioni, con una frequenza che a taluno parve persino eccessiva; per questo io pure ve ne scrissi diffusamente nella mia prima lettera edif-, canto del 31 maggio 1913, e più tardi (31 gennaio 191=5) nel capo VIII della II parte del Manuale del Dirett,ure, dove raccolsi quasi alla lettera le sapienti norme dei Padri nostri a questo riguardo, ainchè ogni direttore, avendole sempre alla mano, potesse metterle più facilmente in pratica e farne argomento prediletto delle sue conferenze. Per questo infine ho approfittato di ogni. occasione che mi sembrasse propizia, per animarvi, anche solo incidental,mente, a suscitare nuove vocazioni.
E le mie calde esortazioni, posso dirlo con vero e profondo compiacimento, non rimasero lettera morta, ma produssero anzi frutti eccellenti, dei quali va ora orgogliosa la nostra Pia Società.
Tuttavia mai forse come oggi si è sentito in tutta la sua dolorosa verità il divino lamento: Messis quidem multa, operarii autem pauci (MATTA., IX, 37): la mèsse è cresciuta a dismisura, e troppo scarso è il numero degli operai che si consacrano a raccoglierla, per citi gran parte di essa va miseramente perduta. Sono stati sopratutto i terribili sconvolgimenti sociali di questi ultimi anni, che hanno tolto alla Congregazione numerosi soggetti già formati, rendendole insieme più difficile che mai la formazione di nuove reclute.
Consci di tutta la gravità e urgenza dell´odierna situazione, i Superiori Maggiori dedicarono parecchie delle loro laboriose adunanze allo studio dei mezzi più efficaci per suscitare e coltivare numerose. e buone vocazioni; e io intendo ora di comunicarvi, o miei carissimi,
qualcuna delle tante cose proposte, che dopo maturo esame furono ritenute più atte a raggiungere l´intento.
Ogni giorno, dopo la lettura spirituale, noi supplichiamo il Cuore di Gesù che voglia mandare buoni e degni operai alla nostra Pia Società, e conservarglieli... ut bon.os et dignos operarios Pive Salesian.orum Societati mittere et in ca conservare digneris, te rogamus, aedi. nos. Questa preghiera è certo sommamente gradita a Gesù benedetto, e possiamo star sicuri che, per quanto dipende da Lui, noi avremo sempre tutte quante le vocazioni che sapremo meritarci con l´opera nostra. Ora l´opera nostra consiste primieramente nel preparare il terreno propizio alle vocazioni, poi nel seminarle, e per ultimo nel coltivarle fino a perfetta maturità. In altri termini, la vitale questione delle vocazioni aspetta la sua positiva soluzione da ciascuno di noi; e se la, nostra Congregazione non ne ha quante ne reclama l´abbondanza della mèsse che le tien preparata la Provvidenza, forse, esaminandoci un po´ seriamente, dobbiamo confessare che tale scarsità di operai evangelici proviene dal non aver noi quella prudente, premurosa, incessante sollecitudine per le vocazioni, che si ammirava nel nostro Venerabile Padre, in Don Rua, che ne fu il più perfetto imitatore, e i-n tanti altri ottimi confratelli, la cui memoria vivrà - tra noi in benedizione eterna.
2. A far meglio comprendere ciò mi sembra conveniente, o miei carissimi, di ricordare anzitutto con la maggior chiarezza possibile i principii fondamentali che regolano ogni vocazione: essi ci saranno pure di grande aiuto a superare le difficoltà che avessimo ad incontrare nell´impresa.
La vocazione in genere - cioè l´elezione di un determinato stato di vita - viene, da Dio, il quale, come è l´Autore di tutto il creato, così anche ispira ad ogni anima ragionevole quale via, essa debba percorrere per conseguire il suo fine. Però in generale Egli- non comunica tale sua ispirazione in modo straordinario, e neppure la palesa con segni tali di certezza da non lasciare alcun dubbio sulla scelta; invece Egli suol porre, per così dire, il germe della vocazione nelle doti stesse naturali che comparte, in diverso grado e maniera, alle anime cioè, pur creando tutti gli uomini a sua immagine e somiglianza, pur determinando a tutti il medesimo fine , secondo il suo beneplacito dà loro qualità personali differenti, che li inclinano chi ad uno stato e chi ad un altro; e per lo più forma attorno a ciascuno un ambiente adatto al pieno sviluppo di tali qualità, onde, quasi insensibilmente, ciascuno è guidato ad abbracciare lo stato di vita più conforme alla sua personalità, lo stato nel quale gli sarà più facile e sicuro il conseguimento del suo fine ultimo.
Questa è, in via ordinaria, la parte di Dio nella vocazione delle sue creature. L´abbracciare poi positivamente uno stato piuttosto che un altro, è lasciato alla libera elezione personale, coadiuvata dalla divina grazia (che mai on manca a chi f a tutto il possibile per non demeritarla), e dall´opera di quelli che sono_ incaricati dello sviluppo e dell´educazione dei singoli individui.
Quali siano le vie di Dio, in questa distribuzione delle doti e qualità, ci è esposto egregiamente da San Tommaso. «La Provvidenza, egli dice, per regola generale non impone a nessuno uno stato determinato di vita, ma dispone così bene i temperamenti e le inclinazioni degli uomini, che, in seguito a libera elezione fatta sotto questa duplice influenza, che per lo più raggiunge il suo scopo, ogni carriera umana ha sempre un numero conveniente di liberi candidati (Supp., q. 41. a. 2 ad 4) ». Ciò posto, il primo còmpito nostro riguardo alle vocazioni consiste nel vedere chi abbia le doti richieste per, qualcuno dei varii rami dello stato di perfezione, cioè o per il sacerdozio, o per il semplice stato religioso, o per quello religioso-missionario: doti che si possono ridurre a tre principalmente, vale a dire: scienza sufficiente, probità di vita, retta intenzione.
Lo stato di perfezione, appunto perchè tale, è lasciato alla libera elezione delle anime. Si può dire con verità, o miei carissimi, che ad - ogni vocazione sacerdotale o religiosa si rinnova misteriosamente la scena evangelica del giovane che´ chiede a Gesù cosa debba fare per conseguire la vita eterna: il Signore s´accontenta dell´osservanza, dei Comandamenti: serva mandata, e la maggior parte si ferma qui; ma accanto a questo, che è per così dire il programma minimo necessario per raggiungere il proprio fine, Gesù f a risuonare di continuo alle anime più generose, nei modi più diversi e impensati, l´invito sublime: Si vis perfectus esse...! E queste anime, quando siano ben guidate, non si rattristano per tale invito, come il giovane del Vangelo, ma anzi ne esultano di gaudio ineffabile, e si slanciano senza esitare sulla via ch´Egli ha loro additata: Exsultavit ut gigas ad currendam viam!
Ho detto: « quando siano ben guidate », e questa è la,parte dell´uomo, la parte nostra, nella formazione delle vocazioni. Gesù non f a a nessuno un obbligo assoluto di ascoltare il suo amorevole appello, Z)erchè vuol rispettare nella creatura ragionevole il gran dono della libertà, di cui Egli stesso l´ha ornata. Quindi, perchè il germe della vocazione cresca e maturi i suoi frutti, noi dobbiamo procurargli un ambiente propizio e circondarlo delle più sollecite cure. « Dio - vi dicevo già nella mia prima Lettera edificante - è l´autore delle vocazioni, ma non dimentichiamo, o carissimi, che Egli vuole servirsi della nostra cooperazione per farle germogliare
� fruttificare. In ogni vocazione v´è la parte di Dio e la parte dell´uomo. Ogni chiamata alla vita religiosa e all´apostolato ha la sua naturale feconda sorgente nel cuore di Dio. E Dio, perchè ama la Chiesa, perchè ama gli istituti. religiosi che la servono, perché ama le anime e vuol salvarle, incessantemente e a piene mani getta i germi della vocazione nel cuore dei suoi figli. Ma come la mèsse dei campi viene (t maturità_ per l´unione delle fatiche dell´uomo e delle benedizioni del Cielo, così le vocazioni non si sviluppano senza l´opera nostra. Quindi dobbiamo lavorare in esse come se la riuscita dipendesse solo da noi, senza però mai perdere di vista che ogni bene viene da Dio: Om.ne donum per
fectum desurstim est, descendens a Patre luminum (JAC.,1, 17) ».
Sì, ogni bene vien da Dio, quindi non solo il germe della vocazione, ma anche la nostra potenzialità e volontà di lavorare efficacemente per lo sviluppo e la maturazione di tali germi: utra9ue autem sunt dona Dei (Ecel., 1. 13). Perciò ogni vocazione sacerdotale-religiosa., è divina sia per la parte diretta che vi ha Dio stesso, sia per quella che lascia a noi, giacchè in fondo anche il nostro lavoro è dono suo: unusquisque proprium donum habet ex Deo (1a Cor., 7, 7).
Ma perchè la vocazione possa giudicarsi divina, non è necessario che Dio palesi direttamente la propria volontà alla persona chiamata. Non già che Egli non chiami talora per rivelazione, o per ispirazione diretta, ma tali chiamate straordinarie non sono frequenti, riè formano la regola; e per lo più Egli le riserba solo a coloro che destina a qualche missione particolare. « Dio - scrive Cornelio a Lapide - lascia sovente alla libera elezione di ciascuno la scelta del proprio stato di vita; tuttavia una simile -scelta può dirsi che viene da Dio in quanto che è da Dio la direzione delle cause seconde
� la provvidenza di ogni bene. Dio infatti con la sua Provvidenza ordinaria dirige ciascuno per mezzo dei parenti, degli amici, dei confessori, dei maestri e di tutte le altre occasioni e cause seconde, le quali fanno sì che l´uno abbracci il matrimonio e l´altro il sacerdozio: ma liberamente, giacchè, queste cause direttrici non s´impongono necessariamente, ma lasciano la libertà... Avvenuta la scelta, Diq dà a ciascuno le grazie conformi allo stato abbracciato... Scegli, dice Sant´Ambrogio, lo stato che vuoi, e Dio ti darà la grazia propria e´conveniente per vivervi onestamente e santamente » (C oEN. A LAP., in 1´´°´ Cor., 7, 7).
3. Normalmente dunque la vocazione sacerdotale-religiosa consiste nella libera elezione di tale stato, fatta per motivi soprannaturali, nell´avere le qualità per esso richieste, e nella chiamata del Vescovo, ovvero, per chi aspira ad entrare in una religione approvata dalla Chiesa, nell´ammissione al noviziato e alla professione religiosa. Il Vescovo poi o il Superiore religioso, per poter legittimamente chiamare od accettare alcuno, basta che riscontrino in lui la retta intenzione congiunta all´idoneità, cioè ad un complesso di doti di grazia e di natura, ad una scienza, ad una probità di vita, che diano fondata speranza ch´egli possa convenientemente adempiere gli uffici e i doveri della vita sacerdotale e religiosa; e prima di questa chiamata od accettazione nessuno ha il diritto di farsi ordinare sacerdote, nè di entrare in religione.
Questo è il concetto che della vocazione ci dà un autorevole documento pubblicato negli Acta Apostolicae. Sedis del 15 luglio 1912. Una Commissione di Cardinali nominata dal S. Padre, dopo maturo esame, formulava sulla questione della vocazione sacerdotale i seguenti principii, approvati dal Papa Pio X di s. m.: «1. Neminem liabere unquam ius ullum ad ordinationem antecedenter ad liberam etectionem Episcopi. - 2. Conditionem, quae ex parte Ordinandi debet attendi, quaeque vocatio sacerdotalis appellatur, nequaquam consistere, saltem necessario et de lege ordinaria, in interna quadani adspiratione subiecti seu invitamentis Spiritus Sancti, ad sacerdo´tium ineundum. - 3. Sed e contra, nihil plus in Ordinando, ut vite vocetur ab Episcopo, requiri quam rectam intentionem simul cum idoneitate in iis gratiae et naturae dotibus reposita, et per cani vitae probitatem ne doctrinae sufficientiam comhrol ta, quae spem fundatam faciant fore ut sacerdotii r_nunera reete obire eiusdemque obligationes sanate servare queat. » Qui si parla solo della vocazione sacerdotale, ma è evidente che, fatte le &´ebite proporzioni, gli stessi principii valgono anche per le vocazzicni allo stato religioso:
Ora, miei cari, questi principiai non -.ozio una novità, ma riassumono in modo chiaro e preciso la, pura dottrina della Chiesa intorno alla questione della vocazione sacerdotale e religiosa, dottrina già espressa nel Catechismo pubblicato per ordine di Papa Pio X, dove è detto che « nessuno può entrare a suo arbitrio negli Ordini, ma dev´esser chiamato da Dio . per mezzo del proprio Vescovo, cioè deve avere la vocazione, con le virtù e le attitudini al sacro ministero, da essa richieste » (Parte III, Sezione I, Cap. VII, N. 403). Anche qui è dichiarato espressamente: a) Che nessuno può di propria testa accedere agli Ordini o alla professione religiosa; b) che il diritto di accedervi lo acquista chi è chiamato da Dio; e) che la chiamata divina si manifesta al soggetto per mezzo del proprio Vescovo, o del Superiore religioso; d) che chi è stato chiamato in tal modo ha la vocazione nel suo significato genuino, come l´intendeva San Paolo quando proclamava la gran legge: nee quisquam sumit sibi honorem, sed qui vocatur a Deo (Hebr., 5, 4); perchè, come spiega il Catechismo del Concilio di Trento, si considerano chiamati da Dio quelli che son chiamati dai legittimi ministri della Chiesa: Vocari autem a Deo dicuntur qui a legitimis Ecclesiae ministris vocantur (De Ordine). e) Che questa vocazione richiede nel soggetto le virtù e le attitudini necessarie per il sacro ministero e per la vita religiosa.
Pongasi mente alla conclusione che deriva dalle cose dette. _Perché un giovane sia chiamato allo stato religioso o sacerdotale basta (con l´ammissione del legittimo Superiore, sempre necessaria) ch´egli abbia l´idoneità per tale stato, ossia quel complesso di doti di natura e di grazia, di scienza e di virtù per cui egli dia fondata speranza di adempiere fedelmente ´i doveri di tale stato; e che mosso da retta intenzione concepisca il proposito di dedicarsi al sacerdozio, alla religione. Questo proposito, si noti bene, può essere preparato, suggerito, eccitato, ra/f orzato da opportuni consigli e da esortazioni anche insistenti (perchè senza pressione morale che scemi la liberti) dell´educatore, del confessore o di altra persona pr, dente.
4. Ritornando ora al còmpito nostro riguardo alle vocazioni, lavoriamo, ripeto, come se la loro riuscita dipendesse solo da noi, e con l´intima persuasione che ne avremo quante il nostro zelo saprà e vorrà suscitarne nell´ambito del nostro apostolato. La Sacra Congregazione di Propaganda Fide, in una sua Istruzione ai Vescovi delle Indie Orientali sulla conversione dei Gentili, in data 19 marzo 1893, dichiara espressamente essere dovere dei Vescovi dii cercare e formare il maggior numero possibile dei pii degni soggetti, e a suo tempo promuoverli agli Ordini sacri: ut ad sacros ordines ´ quamplurimos et quam aptissimos adducerent, instituerent et suo tempore promoverent (1). Ora, se la Santa Chiesa f a dipendere dall´azione dei Vescovi l´aver numerose vocazioni al sacerdozio, ne segue ´che le vocazioni religiose alla lor volta dipendono in via ordinaria dall´azione dei membri di ciascuna religione. Quindi, come i Vescovi sono strumenti principali nel suscitare, formare e chiamare al sacerdozio soggetti idonei, così´noi, o miei carissii i, ´dobbiamo esserlo per le vocazioni salesiane a tutti incombe il dovere di suscitarne e formarne più che possiamo, ma il diritto di chiamare definitivamente e di ammettere alla professione religiosa compete soltanto ai Superiori Maggiori. È bensì vero che i Vescovi hanno direttamente da Dio la missione di ammettere in suo nome al sacerdozio i candidati che ne giudicano degni, mentre i Superiori che accettano e ammettono alla professione religiosa ripetono la loro autorità diretta= Mente dalla Chiesa e solo mediatamente da Dio; tuttavia coloro ch´essi ammettono alla professione, sono pure chiamati da Dio, perchè vocali a Deo dicuntur qui a legitimis Ecclesiae ministris vocantur.
5. Grande è dunque il nostro còmpito, e grave la nostra responsabilità, o miei carissimi confratelli e figliuoli! Il Venerabile Don Bosco era solito dire che l´accettazione di un giovane in qualche

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(1) Cercare i candidati al sacerdozio, formarli e a suo tempo proauloverli agli Ordini sacri spetta ai Pastori preposti alla custodia del gregge di Gesù` Cristo. So son veri- pastori, essi non aspettano glie Iddio mandi i candidati al sacro ministero, Ina li cercano coni la cura amorosa con cui la donna del Vangelo cerca la drannna smarrita: adducerent; trovatili, non attendono che Dio li formi con grazio straordinarie, ma si dedicano ossi stessi alla formazione: instituerent; e solo dopo averli ben formati, li promuovono: suo tempore promoverent. Con incessanti suppliche facciano pure violenza al Signore perchè invii numerosi operai nella vigna evangelica; ma non dimentichino mai elio l´invito del Maestro: ile et vos in vineam meamn (MAT´r11., 20, 7) lo possono e devono fare a quanti giovani credono idonei all´alta missione. E siccome al dir di S. Tommaso, Dio non abbandona la sua Chiesa al punto che sia priva o quasi di ministri idonei, nò elio manchi del numero sufficiente´ per i bisogni del popolo cristiano (Sappi., q.36, art. 4 ad 1): così troveranno sempre chi voglia abbracciare lo stato ecclesiastico-religioso. Mettano perciò tutto il loro impegno: 1d potius ceranduna est, ut quae Deus humanae per)nisit industriae, fideliler erequantur; ed il Signore non lascierìl, mai mancare le vocauioui sacre.
I Vescovi (diceva pure Benedetto XIV nell´Enciclica Ubi primum) sogliono lamentarsi che la mèsse è molta o gli operai pochi: ma forse sarebbe anche da lamentare che essi medesimi non usino tutte le dovute sollecitudini per formare operai idonei e in numero conveniente alla mèsse: imperocchè non nascono, ma si fanno i buoni e valorosi operai, e la cura di farli spetta principalmente all´attività intelligente e alle industrie dei VesCOVi: DONI NAMQIJE ET STRENUI OPERARII NON NASCUNTUn 8131) rIIINT; UT AUTEM IIANT, AI) EPISCOPORUM SOLERTIAM, INDUS´rRIAMQUE MAXIME PERTINET.
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nostra Casa (partiMarmente nell´Oratorio di Valdocco) era un segno prezioso di vocazione. Non già che tutti i giovani delle nostre Case siano chiamati ad abbracciare lo stato di perfezione; ma certo moltissimi di loro, sotto l´influsso salutare dell´ambiente che li avvolge e li penetra, verranno a conoscere di aver doti e qualità per poter aspirare a tale eccelso stato, per cui un po´ alla volta potranno anche liberamente disporsi ad abbracciarlo. In fatto di vocazione, il buon Padre possedeva la dottrina genuina della Chiesa (come l´ho esposta or ora per sommi capi): quindi, perc.hè i suoi giovani fossero del tutto liberi nell´elezione dello stato di vita, evitava ogni parola che potesse indicare una qualsisasie imposizione o coercizione, sia da parte di Dio, come delle circostanze individuali, f amigliari o sociali. Al di sopra di tutto egli poneva, la salvezza dell´anima, la quale, diceva, assolutamente parlando si può conseguire in qualunque stato, purchè scelto, e abbracciato dopo maturo esame delle proprie doti e qualità personali, alla luce dell´al di là e sotto la guida di persona esperta nelle vie del Signore. E siccome senza una speciale rivelazione nessuno può sapere con certezza i disegni eterni di Dio sopra ´di lui, così egli ritenne che il còmpito suo, e quindi anche il nostro, riguardo alle vocazioni, consistesse non già nello scrutare e indovinare tali disegni, ma sì nell´aiutare i giovani a scegliersi lo stato di vita più conforme alle loro doti e inclinazioni particolari; perché era sicuro che con ciò avrebbero potuto più agevolmente conseguire l´eterna salvezza.
Nel prezioso trattatello premesso alle nostre Costituzioni, egli riassume, è vero, i sentimenti di Sant´Alfonso intorno alla vocazione religiosa, e quindi a prima vista sembra inculcare la dottrina (prevalente ai tempi del Santo Dottore) che ciascuno sia assolutamente predestinalo ad un certo stato di vita, fuori del quale corre grave pericolo di non aver le grazie necessarie per salvarsi. Ma a ben considerare, quelle pagine non sono per chi deve ancora scegliere la propria vocazione, sibbene per chi l´ha già scelta: non sono per indicare la via da percorrere, ma per mantenere in essa chi già vi cammina: sono insomma il commentario genuino delle parole del Salvatore: « Nessuno, che dopo aver messo mano all´aratro, volge indietro´ lo sguardo, è buono per il regno di Dio » (Lue., IX, 62). L evidente infatti che chi ritorna indietro dallo stato di perfezione abbracciato nella piena luce della sua libertà come la via più certa di salvezza, deve rimaner privo delle maggiori grazie che avrebbe ricevuto perseverando, e perciò incontrare maggior difficoltà a salvarsi.
Che il nostro buon Padre qui abbia voluto soltanto ammonirci a perseverare nella vocazione, e non dare delle norme per la scelta dello stato, lo prova il suo stesso contegno verso coloro che, o per fiacchezza di volontà, o per altri motivi, si ritraevano poco dopo la prova dalla vocazione abbracciata: non solo egli li compativa, ma li aiutava in tutti i modi, affinchè riprendessero lena e facessero il possibile per salvarsi l´anima nello stato inferiore a cui erano discesi. Anzi questo suo aiuto era tanto più largo e costante, quanto più cresceva il loro numero, purchè egli conosceva per esperienza le gravissime difficoltà. che il, più delle volte bisogna saper superare . per mantenersi nella via dei perfetti. Anche´ ne´ suoi sogni assisteva alle lotte che i suoi giovani dovevano sostenere per divenire apostoli
6. « Grande e lunga battaglia di giovanetti - lasciò scritto egli stesso in data 9, maggio 1879 - contro guerrieri di vario aspetto, di diverse forme, con armi strane. In fine rimascro pochissimi superstiti. Altra più accanita ed orribile battaglia avvenne tra mostri di forma gigantesca ed´ uov1tini di alta statura, ben armati e ben esercitati. Essi avevano uno stendardo assai alto e largo, nel cui centro stavano dipinte in oro queste parole: Maria, Auxilium Christianorum. La pugna f u lunga, sanguinosa, ma quelli che seguivano, lo stendardo furono come invulnerabili e rimasero padroni di una vastissima pianura. A costoro si congiunsero i giovanetti superstiti alla antecedente battaglia, e tra tutti formarono una specie di esercito, avendo ognuno per arma nella destra il SS. Crocifisso, nella sinistra un piccolo stendardo di Maria Ausiliatrice modellato come sopra.
» I novelli soldati fecero molte manovre in quella vasta pianura, poi si divisero e partirono, gli uni all´Occidente, altri verso l´Oriente; alcuni pochi al Nord, molti al Mezzodì.
» Scomparsi questi, succedettero le stesse battaglie, le stesse manovre e partenze. per le stesse direzioni. IIo conosciuti alcuni delle prime zuffe; quelli che seguirono erano a me sconosciuti, ma essi davano a divedere che conoscevano me, e mi facevano molte dimande ».
In queste poche pennellate parmi, o miei carissimi, di vedere delineata prima la vita dell´Oratorio di Valdocco, e poi quella dell´amata Congregazione, di questa vigna prediletta, che piantata con inenarrabili fatiche dal´ Venerabile nostro Padre nel giardino della Chiesa, abbisogna di sempre nuove schiere di buoni operai. Come il padrone della parabola evangelica, Don Bosco fìnchè visse non si stancò mai di aggirarsi per le città, per i paesi e le borgate in cerca di essi, ripetendo con insistenza ai grandi e ai piccoli, ai ricchi e ai poveri: « Venite, venite anche voi nella mia vigna! ». E trovava sempre qualche volenteroso che rispondeva al suo invito. Ma siccome la vigna, oltrechè lavorarla, biso, gnava anche custodirla giorno´ e notte dai né-mici, così non tutti, anzi da principio solo pochi perseveravano tra le asprezze della lotta e le intense fatiche; gli altri tornavano indietro. I pochi superstiti però, pur sotto il pondus dici et aestus, con prolungate esercitazioni si addestrarono presto, e si agguerrirono talmente da resistere agli assalti nemici; e un po´ per volta, divenuti un vero esercito, dopo molte manovre nella pianura, si sparsero, come Don Bosco aveva visto nel sogno, alcuni all´oriente, altri all´occidente, parecchi al settentrione, e molti al mezzodì della vigna, sia per coltivarla e difenderla meglio, sia . per trovare le nuove reclute necessarie a colmare i vuoti lasciati dagli scomparsi.
L´occhio paterno, fisso nell´avvenire, assiste al rinnovarsi delle battaglie, delle manovre e partenze di altri e poi altri ancora, che gli sono sconosciuti, ma che conoscono lui e lo tempestano di domande. Vede tanto i valorosi che cadono combattendo, quanto (non so dire con che amarezza del suo cuore) i pusillanimi che indietreggiano e un po´ per volta abbandonano affatto il campo di battaglia; ma al lor posto vede con gioia sottentrare tosto volonterose nuove reclute, frementi di più ricche energie.
Poi la visione si allarga: una pioggia di fiammelle splendenti che sembrano fuoco di vario colore: un amenissimo giardino: un personaggio avente la fisionomia di San Francesco di Sales, c7ae gli offre un libro, nel quale a stento egli riesce a leggere alcuni avvisi per i novizi, per i professi, peri direttori e per il Superiore... A questo punto il Venerabile, tutto assorto nel pensiero d´elle vocazioni, chiede al misterioso personaggio che si debba fare per promuoverle; ed ecco la risposta che gli vien data: « I Salesiani avranno molte vocazioni colla loro esemplare condotta, trattando con somma carità gli allievi e insistendo sulla frequente Comunione... Nell´accettazione escludere i pigri ed i golosi; vegliare se havvi garanzia sulla castità... E per le Missioni studiare e coltivare le vocazioni indigene ».
7. _Da queste semplici parole, che tutti dovremmo imprimerci, profondamente nella memoria, appare chiaro che la formazione delle vocazioni dipende molto da noi, e che con la nostra buona condotta e carità possiamo averne quante ne vogliamo.. Come va dunque che esse sono così scarse, e insufficienti alle necessità, della Congregazione? Perdonatemi, o miei, carissimi, ma purtroppo mi sembra che la ragione di ciò continui ad essere quella che già lamentavo nella mia prima lettera edificante. Permettetemi di ripeterla qui con le stesse parole: «Io ho la persuasione che da non pochi Salesiani si lascia perdere ogni anno più d´una vocazione. Spesso prendo in mano il catalogo della nostra Congregazione, rileggo i rendiconti, confronto col passato, e un senso, di mestizia mi prende nel constatare che varii collegi ed ospizi che una volta davano abbondanti ed ottime vocazioni, ora ne dànno pochissime o nessuna. Non mi nascondo le difficoltà dei tempi, ma parmi che, se tutti fossimo animati dal sacro fuoco di carità ´ per le anime che ardeva in petto al Venerabile Padre, sapremmo trovare nel cuor nostro tali e tante industrie da superarle, o almeno renderle meno sensibili ».
Da quel tempo, quanto s´è ancora aggravata questa penuria di vocazioni! Per attenuare le nostre responsabilità, abbiamo cercato di gettarne tutta la colpa sull´immane guerra che ha desolato anche l´umile famiglia nostra, privandola di tante preziose esistenze, e paralizzandone la vitalità e le iniziative; tuttavia, se ben ascoltiamo la voce della nostra coscienza, non ci sarà difficile persuaderci che se avessimo lavorato di più, la Pia Società si allieterebbe ora di un maggior numero di vocazioni. Forse si è perduto di vista che Don Bosco ci aveva ordinato di coltivare le scienze umane specialmente per aver modo d´insegnare la scienza divina che f orma i veri cristiani, e sopratutto di suscitare, coll´aiuto di Dio, numerose vocazioni nell´immenso´ campo giovanile affidato alle nostre cure. Forse ci siamo dimenticati che questo era uno dei punti essenziali della nostra vocazione salesiana, e. ci siamo accontentati di essere maestri e professori distinti e instancabili, di null´altro preoccupati che di far studiare, studiare e poi studiare ancora, come un qualsiasi insegnante laico, affinchè gli alunni avessero a riportare i più brillanti risultati negli esami finali, e conseguire i mrvigliori diplomi professionali, per poter concorrere ai posti più rimunerativi. E nell´Oratorio festivo si è forse data la preminenza ai giuochi, alla ginnastica, allo sport, al teatro, alla musica e a tutte le altre cose esteriori, riducendo al minimo lo studio -c la , pratica della -religione.
Ah! miei buoni- confratelli, se nei nostri Oratorii, Collegi, Ospizi e Pensionati lo studio e la pratica della religione avessero sempre, come voleva Don Bosco, il posto d´onore, qual terreno propizio si avrebbe per seminare e far fiorire in abbondanza le vocazioni sacerdotali e religiose! Mi appello alla vostra stessa esperienza: non avete anche voi osservato che le Case ove la pietà ha il primato, sono veri semenzai di vocazioni, e che queste invece scarseggiano o mancano affatto là dove la pietà languisce? Perchè il primo Oratorio festivo di Don Bosco, perchè il primo Ospizio di Valdocco, perchè i primi Collegi_ diedero in breve tante e così splendide vocazioni, che i Pastori di numerose Diocesi dell´Italia e dell´Estero vi ricorrevano per aver clero? Ecco: in quelle prime Case da tutti si mirava in primissimo luogo alle cose dell´anima; le parole dell´Apostolo: Non habemus hie manentem civitatem sed futurani inquirimus (Hebr., 13, 14), che racchiudono l´intero programma della vita cristiana, erano nel cuore di tutti, spronandoli ad una santa emulazione per correggersi dei difetti ed esercitarsi in ogni più bella virtù. In tal modo la mente direttiva del buon Padre, illuminata dall´ardente sua carità verso Dio e verso le anime, andava preparando insensibilmente il terreno più propizio per le vocazioni ecclesiastiche e religiose. Ogni qualvolta perciò risuonava alle orecchio di -quei giovani il si vis perfectus esse, il divino invito alla pratica dei consigli evangelici e dell´apostolato, molti e molti pieni di santo entusiasmo rispondevano tosto: Io, io son pronto! Prenda me!
Oh! le indimenticabili scene che vidi più volte rinnovate sotto - i miei occhi, negli anni più belli trascorsi accanto al Venerabile Padre! S´era tutti convinti ch´egli avesse dal Signore doni affatto singolàri, e in primo luogo quello della penetrazione e visione delle coscienze; ma anche prescindendo da tali superni carismi, Don Bosco, con le sue naturali qualità, riusciva a preparar così bene il terreno alle vocazioni, che quando ne faceva poi un- lontano cenno, pareva, la cosa più. naturale del mondo, e si restava quasi mortificati di non aver saputo pensarci e decidersi prima. Era nelle ricreazioni, sopratutto in quelle più animate, che il buon Padre diventava un pescatore meraviglioso. Per lungo tempo studiava l´indole, le tendenze, il carattere di ciascuno, con più amore di quello con cui una madre si occupa del bene de´ suoi figli; e più uno dimostrava nei giuochi vivacità e padronanza di sè, più egli l´andava preparando con lo sguardo, con le parole all´orecchio (nelle quali però non entrava quasi mai la vocazione), con piccoli incarichi di fiducia, col fascino del suo affetto paterno, che pareva tutto intero per ciascuno de´ suoi giovani; cosicchè, quando era giunto il momento propizio, bastava solo che dicesse all´orecchio: « Non ti piacerebbe consacrarti al Signore per salvar delle anime? » perchè il fortunato vedesse già decisa con luminosa chiarezza la propria vocazione. E non erano entusiasmi passeggeri.
Ora, in queste subitanee trasformazioni e decisioni dovremo forse veder sempre dei fatti straordinarii, e per così dire miracolosi? Che in parecchi casi sia veramente stato così, non v´è dubbio; ma per lo più esse non erano altro che il risultato finale delle sante industrie, delle assidue fatiche, delle preziose preghiere con cui il Venerabile Padre aveva preparato il terreno alla vocazione, e l´aveva coltivata fimo al suo pieno sviluppo.
8. Ebbene, se noi pure, o miei carissimi, non risparmieremo industrie, fatiche e preghiere, io vi assicuro che non ci mancheranno certo ogni anno abbondanti vocazioni. Il più lo ha fatto Don Bosco: a noi non resta che seguirne gli esempi. La sua grande missione f u quella di fondare dappertutto Oratorii, Ospizi e Collegi in cui raccogliere i figli del popolo per allevarli cristianamente. Noi siamo i continuatori di questa sua mirabile missione; perciò dobbiamo fare come faceva il nostro Modello, cioè studiar bene i giovani, « apprezzarne in tempo le disposizioni fisiche, intellettuali, ´morali, per farne poseia, come f a il giardiniere delle piante del suo vivaio, la corna, altre pel piano, altre per la collina. Questi non ha testa nè memoria per nulla; e ben per questo ci accontenteremo di inoculargli le cose necessarie alla salute. Quest´altro non ha volontà nè � attitudine a continuarla sui libri, e ben questo lo applicheremo alle arti. e mestieri, qual, più gli aggrada. Ma poi quest´altro dall´aria. ingenua, dal carattere franco, dalla memoria felice, dall´intelligenza aperta, dagli illibati costumi, ah! questo, come primizia eletta, coltiveremo con maggior cura, perché metta bene, s´invigorisca, vada in alto. Attenda dunque questo giovane ad un corso regolare di studi, si renda forte nei primi elementi, più forte nella latina grammatica, ancor più forte nella rettorica. Orbene, con tal coltura mandata innanzi, io metto pegno che, come sopravverrà al giovane l´età competente, ed egli si farà uomn di Chiesa, perchè il Padrone della mèsse l´avrà scelto ad operare e dissodare la sua vigna ». (Mcm. Biogr., vol. V, pag. 410).
Quale frutto di una simile cernita diligente, oculata, penetrantissima fatta da Don Bosco durante la sua vita in mezzo ai giovani, ben 2500 sacerdoti sono usciti, per sua stessa confessione, dalle sue Case e sono andati a lavorare nelle Diocesi! E se si tien. conto anche delle altre vocazioni da lui qua e là seminate e coltivate, si può ben ritenere assai probabile il calcolo di chi ha .fatto ascendere ad un numero molto maggiore i sacerdoti e religiosi da lui formati. E non dimentichiamo, carissimi, che Don Bosco .per ,ottenere questo miracolo di apostolato ha dovuto prima cercare tutti gli elementi necessari, cioè il luogo, gl´individui e i mezzi per mantenerli e lavorarli; mentre invece noi - eccetto,., s´intende, i Superiori, ai quali incombe pure la ricerca degli individui e dei mezzi - ordinariamente non abbiamo elte da coltivare-le vocazioni nei giovani che ci sono affidati.
H o detto « ordinariamente », perchè in senso largo siamo anche tenuti a « questuare vocazioni allo stato greggio » tra i nostri parenti, amici e´ conoscenti, sia col buon esempio,,_ sia colla parola, sia anche colla corrispondenza epistolare. Se il Poverello d´Assisi, per distaccare i cuori dei suoi coniemporanei dalle ricchezze e dai piaceri in cui erano ingolfati, volle che i suoi seguaci vivessero nella più rigida povertà di spirito e di fatto, questuando giorno per giorno il necessario all´esistenza, per cui furono chiamati frati questuanti, ´o cercatori; noi in un certo senso dovremmo, sulle orme del Padre, gloriarci dì esser chiamati i questuanti o cercatori di vocazioni presso tutti i popoli. E tale nostra questua, non di cibarie per i corpi, ma di cuori generosi per l´apostolato sacerdotale-religioso, sarà una predica così efficace come quella dei fraticelli d´Assisi al loro tempo: essi, col loro distacco da tutto, facevano disprezzare le ricchezze e amare la povertà che mena dritto a Gesù Cristo; noi, facendo risuonare alle orecchie dei giovani il divino invito del si vis perfectus esse, desteremo in molti di, loro il desiderio della perfezione, e così predicheremo al mondo incredulo la necessità di far, ritorno al soprannaturale, nella pratica sincera della vita cristiana,, che altro non è so non la vita di Gesù negli individui, nelle famiglie, nella società intera.
Mi parve opportuno, o miei carissimi, fermare la vostra attenzione sopra questa specie di apostolato da esercitarsi nella sfera delle nostre relazioni non solo f amigliari, ma anche d´amicizia o di semplice convenienza, perchè. esso costituisce una delle più spiccate caratteristiche del genuino spirito infuso da Don Bosco nella sua istituzione. Più si studia la sua vita, e più emerge la genialità affatto nuova della sica creazione. Vedendo egli l´odio accanito che ferveva ai suoi tempi contro la nostra santa religione, e in modo particolare contro gli Ordini e le Congregazioni religiose che la rivoluzione andava sopprimendo con leggi inique anche negli Stati fino allora cattolici; ed intuendo che non gli sarebbe stato possibile dare esistenza ad una nuova famiglia religiosa, qualora egli l´avesse modellata su quelle già soppresse, egli mise da parte- ciò che era pura . forma esteriore, e iniziò la sua Società con quanto era strettamente necessario alla perfezione religiosa. Alla tradizionale terminologia delle Congregazioni d´un tempo egli sostituì nomi comuni e meno appariscenti; la sua aveva da essere solo una pia società di persone consacrate all´educazione della gioventù povera e abbandonata; i soci dovevano conservare, coi dirittti civili, il dominio radicale dei loro beni, pur essendo vincolati con voto alla pratica ilei consigli evangelici, e quindi in pratica realmente poveri, non potendo senza ´permesso fare alcun atto di proprietà; dovevano congiungere lo spirito di personale iniziativa con la debita sottomissione al Superiore: e da questo spirito appunto la nostra. Società ritrae quella geniale modernità che le rende possibile di fare il bene richiesto dalle necessità dei tempi e dei luoghi; infine, pur avendo essi detto addio ai parenti, agli amici, al mondo per seguire Gesù Cristo, tale distacco non doveva imporre una separazione violenta che li obbligasse quasi a rompere i legami di natura e ogni relazione esteriore: potendo benissimo la volontà essere per f ettamtente distaccata da tutto e da tutti, senza bisogno di separazioni materiali. .L´intero sito sistema educativo si riduce a formare volontà capaci di compiere il proprio dovere e di praticare anche i consigli evangelici in grado eroico, non per timore -amano, non per coercizione esteriore, non per forza, ma liberamente per amore. La sua istituzione è una f arniglia formata unicamente di fratelli che hanno accettato i medesimi doveri e diritti_ nella più perfetta libertà di scelta e nell´amore più vivo a un tal genere di vita. Per questo egli voleva assolutamente esclusi dalle sue case gli ordinamenti e le disposizioni disciplinari che limitassero in qualche modo la libertà propria dei figli di famiglia: ciascuno doveva osservare l´orario e il regolamento non già costretto da agenti estrinseci, ma spontaneamente, per libera elezione del proprio volere.
Ora questo spirito di famiglia, in cui l´autorità dei Superiori non si f a sentire con imposizioni militaresche, ed è l´amor filiale che muove le volontà dei sudditi a prevenire anche i semplici suoi desiderii, questo spirito di famiglia èè il terreno più propizio per le vocazioni; perciò, miei carissimi, noi dobbiamo gelosamente conservarlo ed accrescerlo. Parlando con amici, conoscenti, estranei, facciamo risplendere questo nostro spirito in tutta la sua luce, sia col contegno sempre gioviale e allegro, sia esaltando la felicità del nostro stato tutte le volte che se ne offre il destro.
Così, quasi senz´avvedercene, estendèremo il terreno per le vocazioni, pereltè non pochi insensibilmente saranno indotti a deporre i lor pregiudizi intorno allo stato religioso, e all´occasione forse loderanno il nostro genere di vita,- o magari anche lo consiglieranno a etti è ancor dubbioso sulla scelta dello stato. E non è questo indirettamente un apostolato per le vocazioni?
.Ma sopratutto, miei cari, dobbiamo conservare questo spirito di famiglia negli Oratorii festivi, nelle Case, nei Collegi e Convitti in cui lavoriamo, perchè solo dove regna questo spirito possono fiorire le vocazioni. Facciamo dunque rivivere intorno a noi quella famigliarità che il nostro buon Padre ci ha tanto caldamente ed efficacemente descritta nella sua memoranda lettera da Roma del 1.0 maggio 1884, che è il commentario più autentico del suo Sistema Preventivo. La potete leggere e rileggere, o miei cari, negli Atti del Capitolo Superiore (pag. 40-48); ed io faccio i più caldi voti perché gli alunni delle nostre Case di Noviziato e di Studentato la studino unitamente al Sistema preventivo con vero amore filiale, sì da imprimersela profondamente nella mente e nel cuore. Anzi, a rendere tale studio più agevole, la farò tra breve stampare in libretto a parte.
9. Da quanto son venuto fin qui dicendo, voi, cari figli, avrete facilmente compreso l´importanza somma del, cercare vocazioni, nei limiti delle �vostro attribuzioni e dei rapporti con gli esterni. 1 veri apostoli delle vocazioni fanno come lo scultore, il quale, prima di ´porsi all´opera ideata, cerca egli stesso,il blocco di marmo più fino, e poi lo f a trasportare nel sito studio per lavorarlo con intelletto d´amore. Durante questi anni del mio Rettorato ho assistito con gioia al grande movimento giovanile degli allievi ed ex-allievi dei nostri istituti; e dal fondo del cuore ho inalzato più volte l´inno del ringraziamento al Signore e alla potente nostra Ausiliatrice per questa meravigliosa abbondanza di giovani baldi, accorrenti con entusiasmo sotto il vessillo che porta in ogni paese del mondo il Da mihi animas! del nostro buon Padre. Ogniqualvolta poi nelle nostre Case ebbi a trovarmi attorniato dal gaio stuolo degli allievi, nell´osservare il lor volto buono, ingenuo, sul quale apparivano chiaramente le belle doti di cui erano forniti, mi veniva spontaneo il pensiero che moltissimi di loro si sarebbero consacrati al Signore, qualora fossero stati ben indirizzati e aiutati a scegliere quella ch´Egli -chiamò « la miglior parte ». E nelle memorande adunanze degli ex-allievi, in tanto scintillio di belle qualità di mente e di cuore nella pienezza del loro sviluppo, pensavo pure che forse molti, e molti di loro avrebbero abbracciato la carriera dell´apostolitto delle anime, se fossero stati ben disposti e lavorati dai loro ´Superiori �e insegnanti. Mici buoni confratelli, queste cose non sono semplici supposizioni e pii desiderii; è, un fatto che quando il terreno, pur essendo ben preparato e concimato, non rende frutto, la colpa, è da ascriversi al contadino, che o non ha seminato, o ha sparso semente non buona, o non si è carato di vegliare perchè crescesse bene è non fosse mangiata dagli uccelli o soffocata dalla zizzania. Nell´immensa turba di giovanetti ohe la Provvidenza invia alle nostre Case, sono assai numerosi quelli che offrono un terreno molto_ atto a, produrre il fiore della voca zione sacerdotale-religiosa, che hanno cioè speciali qualità per lo stato di perfezione; ma, come s´è già detto sopra, occorre vi sia elci sappia convenientemente indirizzarli e guidarli. E questo dobbiamo far noi, se vogliamo dimostrarci figli affezionati della S. Chiesa e della nostra Congregazione. Quali sono dunque le giovani anime che offrono un terreno più propizio per le vocazioni? Noi, o miei cari, dobbiamo porre l´occhio, come faceva da vero specialista il nostro Venerabile, sopra quelli che hanno una particolare attrattivo per la purezza.
Non parlo di quella purezza negativa, incosciente., che è dovuta unicamente all´equilibrio o alla calma del temperamento, o ad ulna fortunata ma effimera ignoranza di certi misteri della vita; ma di una purezza positiva, cosciente, voluta, dell´adolescente che già sa o almeno comincia a sospettare l´esistenza e la natura di quei piaceri, che forse già sente la sua natura inferiore trascinata verso-di essi, e che tuttavia nella sua ragione, nel suo cuore, nell´anima sua prova un disdegno, un disgusto per tali cose, e quindi un desiderio, un bisogno di tenersene lontano, per risparmiarne ai suoi sguardi, alla suaa immaginativa, alla sua ´ vita l´alito contaminatore. I giovani che hanno tale attrattiva´ per la purezza, nella scelta del genere di vita da abbracciare non possono non dare la preferenza allo stato ecclesiastico-religioso, perchè non tarderanno a comprendere, prima per via intuitiva e poi un po´ alla volta per via dimostrativa, che questo è il solo stato in cui si possa conservare la purezza nel suo più alto grado. Infatti lo spirito generale. che regna nel sacerdozio e nelle Corporazioni religiose, le lezioni e gli esempi di Gesù Cristo e dei Santi, che la Chiesa f a studiare e meditare ai preti e ai religiosi, le sollecitudini di questa divina Madre delle anime per l´onore e la santità de´ suoi ministri, tutto parla di purezza, tutto esalta la purezza, tutto spinge quasi a forza verso la purezza. La purezza ha un´in-. tima affinità con lo stato ecclesiastico-religioso, ne è inseparabile e quasi con esso s´identifica. Questo intuiscono in qualche modo anche i giovani; perciò noi possiamo sperar molto da quelli che sono affamati e assetati di purezza; mentre al contrario non dobbiamo, in via generale, fare assegnamento su quelli che hanno tendenze troppo ina´cate per i piaceri della vita, cosa che è relativamente facile a conoscersi con lo studio oculato dei varii temperamenti, e più ancora coll´osservazione costante delle inclinazioni buone e cattive di ciascuno.
10. Rivolgiamo dunque i nostri sforzi e le nostre attenzioni principalmente a conservare e a coltivare la purezza nei giovani che ci sono affidati. Come faceva il Venerabile, insistiamo senza mai stancarci sulla necessita, di stare sempre occupati in qualche cosa; in ricreazione´ essere sempre in moto, non mettersi mai le mani addosso, non camminare a braccetto o tenersi per mano, o stringere la mano del compagno. Non tollerare che i giovani" siano tra loro sgarbati_ o si abbracci.iio anche solo per ischerzo, Rigorosamente, ma con prudenza, inibire le amicizie particolari, per quanto sulle prime paia non presentino pericolo di sorta; ed in ciò siamo inesorabili. Non solo esecriamo il turpiloquio, ma non soffriamo che si pronuncino parole plateali, che possano suscitare un pensiero, un sentimento men che onesto.
Nelle esortazioni parliamo della purezza più che del vizio contrario, e di questo facciamo solo cenno con termini riservati e prudenti. Evitiamo di pronunciare i nomi di tali peccati. alle tentazioni non diamo altro epiteto che quello di cattive; una caduta chi a-miammola disgrazia, proprio come faceva Don Bosco, al quale persino il vocabolo castità non sembrava abbastanza, atto a imprimere nei suoi giovani quel candore immacolato di cui li voleva rivestiti. 0 miei carissimi, supplichiamo il nostro buon Padre che ci ottenga la grazia di poter anche noi insinuare nel cuore dei nostri giovani l´amore, l´entusiasmo per la regina delle virtù, cosicché abbiano poi a-proclamare « beati quei giorni in cui un piccolo neo riguardo ai costumi _ li commoveva al pianto e li spingeva con insistenza ai piedi del confessore, sì grande era l´effetto prodotto in essi dalle nostre parole, quando parlavamo della purezza ». Insomma vigiliamo continuamente per allontanare dagli occhi e dalle mani dei giovani tutto quello che può far nascere in loro qualche malsana curiosità, avendo ognor presente alla memoria il grave monito che il buon Padre era solito dare a´ suoi primi figli: « Ricordatevi: de moribusi ecco tutto:. salvate _la moralità. Tollerate tutto, vivacità, insolenza, sbadataggine, ma non l´offesa di Dio, e in modo particolare il vizio contrario alla purità. State bene in guardia su questo, e mettete tutta l´attenzione vostra sui giovani a voi affidati ».
Nelle case di educazione dove regna sovrana la purezza, non difetteranno mai le vocazioni sacerdotali-religiose; aggiungo anzi che saranno più abbondanti le vocazioni religiose, perchè è, in religione che si può conservare meglio e più sicuramente questo candido giglio. Per un fine particolare, o miei cari figli, desidero che notiate questo. Per l´indole stessa della nostra istituzione, noi dobbiamo darci attorno a coltivare la vocazione religiosa anche in quei giovani studenti o artigiani, i quali, pur essendo buoni e desiderosi d´una vita di perfezione e d´apostolato, non possieclono tutte le doti di mente e di cuore. per aspirare al sacerdozio, ovvero non qe ne sentono l´animo. Nelle Congregazioni d´un tempo -i fratelli laici formavano una specie di secondo ordine dipendente dal primo, e partecipante dei beni spirituali solo in minor grado. Don Bosco ha soppresso il tradizionale dualismo; e i membri della sua Società godono tutti gli stessi diritti e privilegi; il carattere dell´Ordine sacro impone, sì, maggiori doveri, ma i diritti sono eguali tanto per i sacerdoti e i chierici quanto per i coadiutori; questi non sono un « second´ordine », ma veri religiosi salesiani, che debbono esercitare in mezzo alla gioventù l´identico apostolato dei sacerdoti, eccettuate soltanto le mansioni sacerdotali. Quindi i nostri coadiutori devono rendersi atti a catechizzare, a - tener conferenze religioso-sociali, a insegnare nelle scuole primarie e medie, a divenir capi d´arte, ad assistere giorno e notte i giovani, ad amministrare i beni della comunità, a svolgere insomma tutta quella parte dello svariato programma del nostro apostolato per la quale non si richiede il carattere sacerdotale. Ora, presentando la missione del coadiutore salesiano_ in tutta la sua sociale importanza, in tutta la sua attraente bellezza e varietà a quei giovani di cui ho detto sopra, essi ne saranno facilmente invogliati -ad_ abbracciarla. Queste vocazioni, -o miei cari, sono uno dei- bisogni più imperiosi per la nostra Pia Società, la quale senza di esse non saprebbe e non potrebbe conseguire le alte finalità sociali che le sono imposte dai tempi presenti; e d´altra parte l´istituzione dei coadiutori forata una delle più geniali creazioni della carità, desiderosa sempre di rendere a tutti più agevoli le vie della perfezione. Coltiviamo perciò con particolare impegno buone vocazioni di coadiutori. Parlando di vocazione salesiana, facciamo chiaramente capire che si può averla intiera e completa anche, senza il sacerdozio, e che i coadiutori nella nostra Pia Società sorto in tutto eguali ai preti, tanto per i diritti. sociali quanto per gli spirituali vantaggi. Il maestro, il´ professore, il catechista, il prefetto, il direttore, che potranno, dire di esser riusciti a formar ilei buoni coadiutori, si saranno acquistata una specialissima benemerenza nella- Congregazione. Ma sopratutto, queste vocazioni di coadiutori debbono cercarle e coltivarle i coadiutori stessi, non solo nelle scuote e laboratorii, dove se ne offre forse meno facile il destro, ma nelle ricreazioni, durante le quali debbono stare anch´essi in mezzo ai giovani, prendendo parte amichevolmente ai loro giuochi e conversazioni. In questo i buoni coadiutori possono esercitare un´influenza di gran lunga più efficace che non i chierici e i sacerdoti; infatti un chierico, un sacerdote, può tutto al più descrivere ai giovani la vita del coadiutore salesiano, ma il coadiutore questa vita la vive dinanzi ai loro occhi, offre loro il modello, c si sa che verba moventi, exempla trahunt: se le parole possono muovere, gli esempi trascinano...
E poichè parliamo del potere dell´esempio, ricordiamoci, o miei carissimi, che a nulla gioverebbero le più assidue industrie per aver buone vocazioni di coadiutori, se gli allievi non vedessero praticamente nella nostra vita salesiana quell´uguaglianza e fraternità vera tra preti e coadiutori, da noi vantata a parole. Oh! faccia il Signore che nessuno di noi abbia più da meritarsi il grave, per quanto amorevole, rimprovero che si legge nella Circolare di Don Rua del 1o Novembre 1906: « il-ti scese al fondo del cuore come uno strale - scriveva questo nostro Padre venerato - la lagnanza udita qualche volta dai coadiutori, che essi norí sono considerati quali- fratelli, ma quali servitori! » (L. Ciro., pag. 355).
1.1. Un altro carattere che il giovane deve avere per essere un terreno propizio alla vocazione, è quella elevatezza di sentire che aborre da quanto è mediocre, banale e volgare, e anela a cose grandi; che dinanzi ai beni e agli onori terreni gli fa dire, con gli occhi scintillanti di nobile fierezza: Excelsior! Ad maiora natus sum! Evidentemente lo stato sacerdotale-religioso non può non avere delle forti attrattive per questi giovani, perchè è uno stato superiore ad ogni altro anche solo dal punto di vista puramente umano. Ma in loro una simile elevatezza d´animo per lo più non. .è che in embrione, e sta a noi di svilupparla mediante l´educazione. Qui principalmente, o miei cari, si deve manifestare tutta la valentia dell´educatore salesiano e la bontà del sistema preventivo. Questo sistema - che è la nostra .più preziosa eredità - quando sia ben interpretato e meglio applicato, ci farà distinguere facilmente i varii. caratteri dei nostri giovani, e c´indicherà i mezzi per migliorarli tutti, pur, elevando ad una maggior perfezione quelli che si sentono chiamati a più alte cose. Permettetemi di ricordarvi quanto ebbi già a dire quando mi sforzai di descrivervi Don Bosco quale nostro modello nell´educare e santificare la gioventù: là può trovarsi anche la norma di quel che dobbiamo fare per plasmare i nostri giovani in conformità degli esempi paterni. Colla pratica del nostro sistema non permetteremo che, si guastino i caratteri già buoni per natura e per educazione di famiglia, vegliando perchè i compagni di natura più terrena non abbiano a trarli alle loro idee, ai loro gusti, ai loro progetti sull´avvenire, a nulla, insomma di basso, e neppure di comune, come sarebbero le aspirazioni alla fortuna, al lusso, al benessere e alle comodità, ai piaceri volgari; ai successi e alle vanità mondane. Con destrezza induciamoli a levar lo sguardo verso un ideale superiore, verso il bene e la virtù, verso le gioie ardue ma tanto più soavi che procura il dovere compiuto e la pace con la propria coscienza, verso una vita seria, utile e degna. Di quando in quando nella scuola, nelle conferenze, nelle « buone notti », nelle ricreazioni, parliamo con entusiasmo di questi nobili ideali; e se talvolta´ nei discorsi- familiari delle ricreazioni qualcuno manifestasse preoccupazioni d´amor proprio o d´interesse, non manchiamo di condannarle apertamente col dire: « Ciò è basso, è meschino, è banale, non è degno di un cuore generoso. » L sopratutto in questi´ discorsi che possiamo trovare l´occasione di ripetere sotto mille diverse forme la parola santa del Surs-tizzi corda!
Nei primi volumi delta vita del nostro buon Padre possiamo trovare, leggendoli con amore, una miniera preziosa di norme e di . esempi per l´esercizio pratico di questo apostolato, meravigliosamente fecondo di ottime vocazioni. Facciamone tesoro tutti quanti, o miei carissimi, tenendo. però presente una cosa molto importante per noi, ed è che per Don Bosco offrivano un buon terreno alla vocazione i giovani più birichini, com´egli soleva chiamarli, cioè irrequieti e vivaci, ma insieme ardenti e di sì gran cuore da sentirsi spinti ad uscir di se medesimi, ad amare, e, per conseguenza, a dare, poi a darsi, e infine a sacrificarsi totalmente per il bene altrui. Le sue conquisto migliori sono state in mezzo ai fanciulli di tal natura; molti ancor viventi possono farne veridica testimonianza, e se mettessero sulla carta i ricordi dei loro primi anni e la genesi della lor vocazione, come risalterebbe più fulgida l´arte del Venerabile nell´inalzare i cuori al desiderio e al conseguirnento della perfezione! Mettiamo ancor noi ogni nostro studio nel cercare di tali giovani dal cuore ardente e generoso: una parola, un movirncrcto, un atto di gentilezza o di. carità a favore di qualche compagno, possono esserne le prime rivelazioni; e coltivandoli con sapiente amore, un giorno o l´altro riceveremo da loro la confidenza di un principio di aspirazione verso la vita ecclesiasticoreligiosa, perchè un po´ per volta si farà strada in loro il pensiero che solo -in tale stato potranno soddisfare appieno al bisogno che sentono di darsi e di sacrificarsi per gli altri. Ho detto « coltivandoli,con amore »; perchè a ciò è indispensabile l´opera nostra, sia per combattere senza tregua in loro l´egoismo, correggendone ogni più piccola manifestazione, e sia por abituarli a compiere di frequente piccoli atti di generosità, mostrando. loro, anche. solo con un semplice sguardo, che ne siamo contenti e li approviamo. Incitiamoli ad esser larghi nel dare ai compagni e ai poveri, ma principalmente nel darsi, cioè nell´essere servizievoli e pieni di attività per il bene. Facciamo che amino lo studio e il lavoro come la via più sicura per giungere presto a far del bene. Iniziamoli alle piecole cariche delle varie Compagnie, alla sorveglianza nelle ricreazioni, nei giochi, come altrettanti mezzi per fare un po´ di bene ai compagni. Stimoliamoli a dar buoni consigli, a protestare energicamente contro i cattivi discorsi, a diffondere il buono spirito e la pietà in tutti i modi... Che se per dare bisognerà privarsi, e se per darsi ed agire bisognerà scomodarsi, faticare, farsi innanzi vincendo la timidezza e il rispetto umano, e talora esponendosi anche ai dileggi e agli scherni altrui, allora la formazione sarà migliore e più sicura.
Però i nostri giovani, per quanto amanti della purezza, della elevatezza di sentire e dell´abnegazione più generosa, non saranno mai terreno propizio alle vocazioni, se non possederanno un profondo spirito soprannaturale. Sappiamo che tutta l´opera nostra di educatori deve -mirare, sulle orme di Don, Bosco, a formare dei cristiani convinti, praticanti, il che non potremo ottenere senza penetrarli bene di soprannaturale. E questo spirito è tanto più necessario nei giovani forniti dal Signore delle qualità necessarie per l´apostolato delle anime. Sia perciò- nostro studio ili dare ad essi idee soprannaturali: imbeviamo le loro menti delle grandi verità della fede, principalmente di quelle che riguardano più da vicino la direzione della nostra vita, quali sono: la grandezza di Dio, i suoi bene/izi e- gli altri molteplici titoli che gli conferiscono il diritto assoluto di disporre di noi per il suo´servizio; - la sua infinita amabilità, la dolcezza del darsi interamente a Lui; - la certezza della morte, congiunta all´incertezza della sua ora e del divino giudizio che fisserà in eterno la- nostra sorte felice od in,felice; - la vanità e fragilità delle cose terrene; --� l´importanza capitale della salvezza dell´anima; - la malizia infinita del peccati, il ,l pregio H/ < tntcrtsv della grazia, il valore inestirraabile dell´anima; la dignità e i meriti degli sforzi che l´uomo f a per salvarsi, la necessità di seguire Gesù più da vicino che sia possibile. - Prendiamo tutte le occasioni propizie per instillare profondamente nell´animo dei nostri giovani queste supreme verità, e ciò in modo naturale. e persuasivo, più con l´esempio luminoso della nostrafede che con i discorsi,. Avvezziamoli a fare una breve lettura quotidiana in forma di meditazione, come suggerisce il Venerabile Padre nel Giovane Provveduto. Quanto sono belle e care le letture e le considerazioni da lui scritte nei primi anni del suo apo-. stolato in mezzo ai giovani! Come in esse egli rivela tutta l´ardente sua carità e il suo metodo educativo interamente ispirato al soprannaturale!
Cori le idee soprannaturali suscitiamo in essi i sentimenti corrispondenti: uri forte timor di Dio (oh! il Dio ti vede! di Don Bosco com´era efficace!) ; timore lemperato però da una pietà filiale; l´orrore´ di tutto, ciò che può offendere Iddio, la paura dell´inferno, un vivo desiderio del paradiso; il disprezzo del mondo, dei suoi piaceri, delle suo pompe, delle sue massime e del suo spirito. Eccitiamoli sopratutto ad un amore virile e tenero insieme verso N. S. Gesù Cristo, il Gesù del Presepe, del Calvario, dell´Eucaristia; a studiare nel S. Vangelo la sua vita, la sua fisionomia sublime e dolce; a visitarlo nel tabernacolo, a _ unirsi a Lui di frequente, anzi ogni giorno con la S. Comunione, almeno spirituale; ad armare la S.. Chiesa con trasporto, man mano che le loro menti vanno apprendendo le glorie meravigliose della sua storia, della sue opere eccelse, de´ suoi santi.
Di più, le idee e i sentimenti soprannaturali debbono far fiorire nei giovani - in misura compatibile colla loro età - le virtù soprannaturali: la carità, l´umiltà, la mortificazione di cui è quotidiana palestra l´osservanza esatta del Regolamento; l´abnegazione, lo zelo per le anime. Per l´acquisto di queste virtù, e anzitutto per la correzione dei difetti, che ne è la condizione indispensabile, insegniamo ai nostri giovani a maneggiare le armi potenti dell´esame generale e particolare. Così insensibilmente si formeranno in loro dei gusti soprannaturali: il gusto della preghiera, della parola di Dio, delle devote ´ letture, delle funzioni di chiesa; e sarartno desiderosi, felici di servire la Messa ogni volta che se ile offrirà loro l´occ«sione. Leggete, leggete, miei carissimi, quei veri gioielli´ che sono- le biografie di Savio Dorraenico, di 1llichclc Al agone, di Francesco Lesucco, di Litigi Colle, e troverete che Dori, Bosco, per crescersi attorno questi vaghissimi fiori di santità, fece precisamente quanto vi ho detto or ora.
Nè si pensi che questa formazione, soprannaturale dei nostri giovani spetti unicamente al direttore, al catechista, al confessore: no, no, essa esige il- concorso di tutti, e quindi anche quello degli insegnanti e dei capi d´arte, dai quali anzi alle volte forse dipende in massima parte, essendo essi più d´ogni altro a contatto coi giovani. I maestri, i professori, i capi d´arte, gli assistenti, se sono all´altezza della loro missione e sanno approfittare delle occasioni che hanno continuamente, possono meglio d´ogni altro infondere il soprannaturale prima , nell´intelligenza, poi ne cuore e nélla vita intera dei loro allievi. L´insegnante salesiano dev´essere ben convinto della necessità di dare agli allievi una soda istruzione religiosa; e la storia, la letteratura, la filosofia, le scienze, le matematiche, la geografia ecc., gli offrono ad ogni istante il destro d´insinuare almeno indirettamente qualche verità religiosa. Questo è uno dei punti capitali del nostro sistema educativo: se lo trascuriamo, inevitabilmente le vocazioni nei nostri istituti verranno meno.
12. Però, mici carissimi, se siamo ben compresi della nostra missione educativa, quale la vuole Don Bosco, non possiamo accontentarci di preparare il terreno propizio alle vocazioni, del che vi ho intrattenuto finora; ma dobbiamo anche seminarle e coltivarle amorosamente. Anzitutto, seminarle, cioè fai, uso dei mezzi di cui disponiamo perchè in quel terreno propizio la vocazione realmente nasca e prenda forma. L´ questi mezzi sono: la preghiera, le esortazioni, le letture ascetiche, le mille pie industrie di cui Don Bosco ci fu incomparabile maestro. « L Salesiani avranno molte vocazioni colla loro esemplare condotta », gli disse il misterioso personaggio del sogno; quindi per far nascere numerose vocazioni intorno a noi, dobbiamo ordinare la nostra condotta, l´intera vita nostra allo scopo della Pia Società, che è l´acquisto
della perfezione nell´esercizio d´ogniì opera di, carità sia spirituale, sia corporale verso dei giovani, specialmente dei più poveri, ed anche l´educazione del giovane clero. Perché mai Don Bosco, nel 1.0 articolo: Del fine della Società Salesiana, ha, volir,to determinare che i soci si occupino anche dell´educazione del gi,ovanne clero? Non perchè abbiamo ad occuparci direttamente di Seminarii diocesani - cosa che anzi Part.. 77 ci vieta di fare senza l´espressa licenza della Santa Sede nei singoli casi - ma perchè ci diamo rnassirna cura, di coltivare nella pietà e nella voeazi.oiìe coloro che si mostrassero in modo speciale commenilevoli nello studio o nella pietà (art. 5). Per essere veri figli di Don bosco dobbiamo aver sempre presente questo fine, e, qualunque sia la nostra occupazione, studiarci in tutti i modi di suscitare il maggior numero possibile di vocazioni nel campo assegnatoci dalla Provvidenza. Nessuno dica di non potere: anche chi ha occupazioni che non riflettono direttamente i giovani, dev´essere seminatore e coltivatore solerte di vocazioni. Fra i tanti mezzi suggeriti più volte dat Ven. Padre e da Don Rua, molti sono quelli che fanno per tutti; e mi sembra di far cosa utile a ricordarvene qui alcuni.
Il Ven. Dori losco faceva dipendere molto molto dalla preghiera le numerose vocazioni elte andava formando. Se ora difettiamo di vocazioni, chissà che non sia perchè non le domandiamo seriamente al Signore, ovvero perchè non preghiamo bene? Molte volte anche da noi si prega meccanicamente, per abitudine, senza riflessione, e allora come possono le preghiere raggiungere il loro scopo?- Mettiamo dunque in esse delle intenzioni ben determinate, congiunte a quel maggior fervore che ci è possibile, e ne sperimenteremzo la potente efficacia sul cuore di Dio. Nella quotidiana Preghiera e Consacrazione a Maria SS. Ausiliatrice diciamo proprio di cuore a questa nostra buona Madre e Regina: « promuovete le sante vocazioni, e accrescete il numero dei sacri ministri, af%ìnchè per mezzo loro il regno di Gesù Cristo si conservi tra noi, e si estenda fino agli ultimi confini della terra! Fate altresì, o Maria Ausiliatrice, che noi siamo lutti raccolti sotto il vostro manto. di madre, e che nessuno mai vi abbandoni! »... E ripetiamo con frequenza e con ardore lungo il giorno la bella .supplica al Cuore di Gesù, già da me ricordata al principio di questa lettera: « Cor - Jesr.u Sacratissimurn, -tot bonos et dignos operarios Piae Salesianorlam Societati nmittere, et in ea conservare digneris, te rogamns au-li nos! ». Credetemi miei cari, queste_ preghiere, se ben falle, non saranno vane: il Salesiano che prega nel vero senso della parola, trasfigura e santifica se medesimo, ed è un focolare di vita divina che riscalda le anime e le apre alla grazia.

A queste preghiere perle vocazioni uniamo lo spirito di mortificazione, perchè la generosità di Dio è proporzionata a quella dei nostri desiderii` e delle nostre suppliche. I desiderii consistenti in sole parole costano poco e valgono meno; ma quelli che ci rendono forti contro noi stessi, che ci fanno vincere le ripugnanze, resistere alle tendenze cattive, praticare i doveri penosi, sopportare i difetti del prossimo manifestano a Dio tutta la vivezza delle nostre aspirazioni, e lo inclinano più fortemente ad esaudirci. Non intendo dire che si debbano fare apposite penitenze per ottenere vocazioni: l´assiduo nostro lavoro e la regolare osservanza sono già di per sè mortificazione non piccola; ma certo farebbero opera grandemente meritoria ed efficace quei buoni confratelli che, non potendo far altro, imitassero l´esempio del nostro Ven. Padre, il quale, quando aveva bisogno di qualche grazia molto importante, s´imponeva speciali austerità, riuscendo così ad ottenere il suo intento.
Le anime mortificate hanno esercitato sempre uno straordinario ascendente sul cuore di Dio; perciò non vi rechi meraviglia questa mia asserzione: il Salesiano umile, nascosto, continuamente intento al suo dovere, che di quando in´quando si mortifica coraggiosamente per ottenere vocazioni alla Pia Società, riesce a suscitarne senza neppure avvedersene. Durante il viaggio che feci attraverso le Americhe come rappresentante dell´indimenticabile Don Rua, alcuni di questi umili confratelli mi chiesero licenza di far ciò; e avendola o concessa, ho poi constatato che le Case, ov´essi avevan dimora producevano ogni anno buone vocazioni; e che trasferendoli in altre Case fino allora state affatto sterili di vocazioni, tale sterilità ben presto, cessava, grazie alle loro preghiere ed occulte mortificazioni.
Però preghiere e mortificazioni varrebbero poco, senza la condotta esemplare e la santità personale di ogni singolo Salesiano. E un fatto innegabile, o miei carissimi, che nelle Comunità celi-, giose le vocazioni sono in proporzione diretta del fervore e ´della santità dei loro membri. Il nostro buon Padre ci ha sempre inculcato questa verità nelle sue esortazioni, e più ancora con l´esempio pratico della sua santità, che faceva fiorire dappertutto le vocazioni, inducendo i cuori generosi a seguirlo dappresso nell´aspra via da lui battuta. Allora, cioè nei primi tempi della, gaia giovinezza, noi stimavamo un grande onore d´essere annoverati tra i suoi figli, ed era in noi la ferma volontà di consacrarci al Signore interamente e non solo a mezzo, non per vantaggi temporali, ma .per la gioia di poter condurre, .come lui, una vita tutta di saerifizio, benchè apparentemente ordinaria e comune... La santità del Padre fu la causa effettiva della vocazione di tutti i suoi primi figli: noi si voleva seguirlo, perchè da lui emanava una segreta virtù che ci rendeva il cuore più ardente, lo spirito più illuminato, le passioni più calme, spronandoci in pari tempo ad imitarlo in tutto. Questa segreta virtù traluceva così abitualmente dal suo sguardo sereno, dal suo perenne sorriso e da tutta la sua fisionomia, che noi lo vedevamo già trasfigurato in Dio e nel pieno possesso di quella pace divina -e di quel coraggio sovrumano che sono propri dei santi; onde i nostri cuori ardevano dal desiderio di essere come lui e con lui, a, costo di qualunque saerifizio. Orbene anche noi, -miei cari, - eon l´osservanza esatta delle Regole, con l´esercizio delle più- solide virtù, con l´amore della nostra vocazione, con la carità fraterna, con l´evangelica famigliarità e con l´ininterrotta unione a Dio, possiamo acquistare questa segreta virtù della santità del nostro Ven. Padre, e come lui suscitare numérose vocazioni intorno a noi.
Il nostro tenor di vita poi dev´essere così attraente, da farne desiderare ai nostri giovani la geniale attività, l´inalterabile gaiezza. Don Bosco ci voleva sempre allegri, pur in mezzo alle maggiori fatiche e ai dispiaceri più assillanti, pur in mezzo alle privazioni e ai sacrifzi. Inoltre parliamo sovente della vita salesiana, mettendone in rilievo gl´innumerevoli vantaggi, la molteplice va rietà delle occupazioni, adatte per tutte le indoli e per i più diffe venti caratteri; il gran numero degl´istituti e delle case, per cui, quando uno non potesse più lavorare con frutto in un luogo, è fa cile trasferirlo altrove, perchè possa continuare a rendersi utile; la bellezza del nostro apostolato, la soavità dello spirito che lo anima; la modernità e vastità delle opere. Io sono certo poi che nessuno mai dinanzi agli allievi vorrà mostrarsi malcontento della sua vocazione, o screditare in qualsiasi modo la Congregazione che l´ha annoverato tra i suoi figli.
13. Finora vi ho parlato di quello che possono e debbono fare a pro delle vocazioni i Salesiani in genere; ma, oltre a questo, speciali doveri incombono ai Superiori del Capitolo, agl´Ispettori e ai Direttori coi loro, relativi Consigli o Capitoli, àgl´insegnanti, ai capi d´arte, agli assistenti, a tutti quelli insomma che hanno qualche autorità sui giovani. Ora i Superiori del Capitolo hanno tenuto recentemente varie adunanze intorno alle vocazioni, per trarre dal tesoro di norme pratiche avuto in eredità dai Padri tutto quello che sembrasse più adatto ed opportuno per conseguire lo scopo desiderato. Tutti furono unanimi nel riconoscere l´urgenza di un intenso apostolato a pro delle vocazioni ecclesiastiche e religiose, sopratutto salesiane, e il grave dovere che incombe ai singoli soci di mettersi tosto all´opera per esercitarlo secondo le proprie forze; e in questa persuasione hanno deliberato quanto segue:
Preferire, tra le nuove fondazioni che vengono proposte, quelle che dànno speranza più fondata di fornire molte vocazioni, sia per il buono spirito della gente del luogo, come per la comodità di concentramento dei soggetti, delle visite da parte dei Superiori,- e dei mezzi. di finanziamento.
Mandare - quando sembri conveniente - qualche confratello abile e dotato di sano criterio e prudenza a fare conferenze per suscitare vocazioni, e, se è necessario, a reclutare giovani, specialmente artigiani e famigli, nei paesi, come´ fanno altre corporazioni religiose.
Interessare allo stesso scopo i Cooperatori e i Parroci mediante circolari apposite, o articoli 8261 Bollettino, o nelle prescritte conferenze che si tengono in occasione delle feste di San Francesco di Sales e di Maria SS. Ausiliatrice.- E io per ottemperare a quest´ultima deliberazione ho ritenuto conveniente di rivolgere ai nostri buoni Cooperatori, nella mia lettera del gennaio di quest´anno, un caldo appello perchè,ci aiutassero a preparare nuove vocazioni religiose e sacerdotali. « Sono pressochè quotidiane - dicevo - le domande di nuove fondazioni, e una delle mie pene più gravi è appunto quella di dover rispondere negativamente alle continoventi istanze che ci pervengono, o da centri estremamente bisognosi di aiuto immediato per salvare tanta povera gioventù, o da eminenti ed augusti personaggi, cui non vorremmo e non dovremmo mai dir di no. Eppure,- con tutta la buona volontà di non indietreggiare mai di fronte al lavoro, vi confesso apertamente che non ci è possibile far di più. Come provvedere a questo grave bisogno? Col moltiplicare le vocazioni. Quanti bravi fanciulli, se venissero debitamente incoraggiati e sorretti, sarebbero felici di consacrarsi ad opere di carità e di zelo nello stato religioso e sacerdotale! Questa coltura divina spetta principalmente ai genitori e a tutti quelli che sentono amore per la gloria di Dio e per la salute delle anime.
« Ricordiamoci - diceva Don Bosco - che noi regaliamo- un gran tesoro alla, Chiesa, quando le procuriamo una vocazione. Serva essa per le Diocesi, o per le Missioni, o per un istituto religioso, è sempre un gran tesoro che si regala alla Chiesa di Gesù Cristo ». Voi quindi farete un´opera santa e della più alta importanza, se nel nuovo anno e in tutti gli anni avvenire, col consiglio e con ogni miglior appoggio morale e materiale, vi adopererete per inviare alla Società Salesiana qualche nuova vocazione. Io vi protesto innanzi a Dio che sarà per noi la migliore e più cara elemosina!»
Altra deliberazione del Capitolo fu che i Superiori Maggiori facciano frequenti, visite alle Case, fermandovisi il tempo necessario per animare tutti alta perfetta osservanza delle nostre Regole; e ciò perchè, come ho detto sopra, le vocazioni dipendono dalla buona condotta dei soci. Essi dovranno insistere particolarmente presso i Direttori che si faccia fare a tutti il rendiconto mensile, chiamando coloro che non si presentassero spontaneamente; che si tengano, e bene, le conferenze bimensili; che si dia molta importanza all´Esercizio di buona morte, facendolo fare ai confratelli separatamente dai giovani, perchè altrimenti serve a poco; e che gli Esercizi spirituali annuali dei confratelli siano ben preparati, avvisando in tempo i predicatori, ed esortandoli a parlare anche della vocazione, del suo gran pregio, dell´importanza e del dovere di perseverare in essa,, dei mezzi di perseveranza ecc.
I Superiori del Capitolo faranno di tutto perchè queste norme siano praticate puntualmente dappertutto, ma i loro sforzi poiessere fecondi hanno bisogno, o miei carissimi, della vostra cooperazione; perciò vi scongiuro con tutta l´anima, e in nome dell´affetto ehe vi porto, a non volerci negare questo indispensabile aiuto; e faccio appello in modo speciale a voi, miei buoni Ispettori e Direttori.
Gl´Ispettori sono il braccio, o meglio l´anima, del Capitolo Superiore per la conservazione del vero spirito salesiano nelle nostre Case, e per l´universale diffusione dell´Opera di Don Bosco a favore della gioventù- povera ed abbandonata. Essi infatti, secondo l´art. 73 delle Costituzioni, governano le Ispettorie e tengono 1.0 veci del lZettor Maggiore nelle case e nei negozi loro afd.ati: debbono fare cioè per le Ispettorie quello che il ileltor Maggiore col suo Capitolo fa per tutta la Società. Anch´essi perciò col loro Consiglio debbono studiare a fondo le cause della mancanza di vocazioni, e i mezzi per rimediar vi. In ogni hspettoria, oltre al Noviziato proprio, che è indispensabile, vi sia almeno una Casa-Ospizio veramente´ tale, -cioè destinata a formar vocazioni di studenti e di artigiani, e dove la beneficenza ,si faccia con questo preciso scopo, il quale è bene che . sia dichiarato nel foglio-programma; e l´Ispettore vegli perchè non >´abbia a trasformare poco per volta l´Ospizio in un Collegio. Vi sia pure una Casa per i figli di Maria, possibilmente modellata su quella di Penango.
Rammentino i cari Ispettori l´illustrazione superna con cui il buon Padre venne ispirato a fondare l´Opera di Maria Ausiliatrice per le vocazioni degli adulti. allo stato ecclesiastico.
Più l´opera sua andava sviluppandosi, e più la sua mente era dominata dal pensiero delle vocazioni; e una sera del 1875, mentre egli stava nella sacrestia del Santuario di Maria Ausiliatrice, gli sembrò di trovarsi nella. sua camera al tavolino col registro dei giovani tra le mani, e di udire una voce che gli diceva: « Vuoi ,sapere il modo di accrescere, e presto, il numero dei buoni preti? Osserva quel registro, da esso ricaverai il da farsi ». Don Bosco osservò, ma non seppe ricavar nulla. Allora temendo di sognare, si alzò bruscamente per vedere chi gli avesse parlato. I giovani a quella vista pensarono che avesse male, e fecero per sorreggerlo, ma egli, dopo averli assicurati che non era nulla, riprese a confessare. Finite le confessioni e andato che f u in camera, per obbedire a quella voce misteriosa si mise a sfogliare tutti i registri della casa, e alfine gli balenò alla mente il pensiero elte, di tanti giovanetti che intraprendevano gli studi per abbracciare la carriera ecclesiastica, appena ,1.5 su 100, cioè neppur due su dieci, giungevano a mettere l´abito ecclesiastico; gli altri ne eran distolti da affari di famiglia, dagli esami liceali, dal mutamento di volere, frequente a quell´età. Invece quasi tutti quelli che venivano all´Oratorio più adulti, cioè 98 su -100, mettevano l´abito ecclesiastico e riuscivano preti con minor tempo e fatica. Egli venne quindi a questa conclusione: « Questi sono più sicuri e possono far più - presto: è ciò che cercavo. Bisognerà quindi che mi occupi di loro, che apra delle case espressamente per loro, e che cerchi la maniera ali coltivarli in nodo speciale... »
Oggi forse quest´Opera di Maria Ausiliatrice per le vocazioni tardive è alquanto -trascur ata; eppure non ha cessato di avere tutta la sua impo-rtanza. Non si tratta certamente di far dei preti a metà, senza gli studi necessari, eltè questo sarebbe un danno immenso e per la S. Chiesa e per la nostra Società, e d´altronde è ormai reso impossibile dalle precise disposizioni del Codice riguardo agli studi ecclesiastici; si tratta di un prezioso segreto per aver più numerose e più sode vocazioni. Sia dunque l´Opera di __Maria Ausiliatrice una delle più care ai nostri Ispettori, come lo fu a Don Bosco, a ,Don Rua, e lo è pur oggi a tutti i Superiori del Capitolo.
La scelta di buoni Direttori e di personale veramente adatto e degno, soprattutto dal lato religioso, è un´altra cosa che ha un grande influsso sulle vocazioni, e che dipende in massima parte dall´oculatezza e prudenza degli] spettori. Procurino essi inoltre che possibilmente nel Noviziato i coadiutori possano tenersi esercitati nella propria arte, potendo avvenire che la mancanza di tale possibilità distolga alcuni artigiani dall´andare al noviziato. Richiamando a mente quanto ho detto più sopra, si comprenderà meglio l´importanza di questa norma. Sarebbe pure utilissimo che, come vi sono Case ove i chierici professi triennali vengono perfezionati nella formazione religiosa e negli studi, ve ne fossero di consimili anche per i coadiutori artigiani, ove questi potessero divenire buoni capi d´arte e buoni religiosi. Di una solida formazione-religiosa essi hanno bisogno ameno quanto i chierici, se non di più ancora, sia per poter divenire anch´essi buoni educatori salesiani, e sia per i più frequenti contatti pericolosi che forse avranno col mondo esterno corrotto e corruttore.
Gl´Ispettori inoltre, compresi come sono di quello spirito di famiglia che Don Bosco volle sempre vedere nelle nostre Case, facciano uso di tutta la loro autorità per impedire che in esse abbia ad infiltrarsi lo spirito militaresco, un triste frutto della gùerra che purtroppo ha forse qualche proselito anche tra noi. Dove già fosse penetrato, diano ordini espliciti perchè la ginnastica venga limitata, ai soli esercizi preliminari, e lo sport venga usato solo con molta prudenza e parsimonia. Le nostre Case non debbono essere trasformate rnè in caserme, nè in piazze n´armi, nè in palestre o canapi di giuoco; un tale abuso è una delle precipue cause dello scema ~ r., doloroso delle vocazioni. L quindi precisa volontà non solo mia, ma di tutti i- Superiori del Capitolo, ch´esso venga al più presto _eliminato; e ciò valga anche per gli Oratorii festivi, dove esso non reca danni men gravi.
Altro abuso da togliersi, inaudito nel sistema educativo nostro, è quello delle vacanze-premio durante l´anno scolastico. Non si concedano sotto nessun pretesto: non per tema che diminuisca il numero dei giovani; non perchè i confratelli abbiano alcuni giorni di sollievo (noi, come ilnostro buon Padre, ci riposeremo in paradiso!); non perchè i giovani sono dei corsi superiori, o solo pensionanti che frequentano le scuole pubbliche, nel qual caso anzi bisogna approfittare appunto di quei giorni per intensificare la loro educazione religiosa con esercizi spirituali e conferenze, se vogliamo evitare il grave pericolo di ridurci ad essere degli albergatori, o al più degli istitutori sullo stampo di quelli di certi convitti civici!
A questo riguardo gl´Ispettori procurino altresì di avcórciar e, per quanto è possibile, le vacanze , ai novizi di fresco accettati, perchè stando a casa non abbiano a perdere la vocazione, come purtroppo di frequente è avvenuto. Potendo, procurino loro un conveniente svago inviandoli a passare le vacanze in qualche nostra Casa con dintorni ameni e ricchi di belle passeggiate.
Diano somma importanza agli Esercizi spirituali dei giovani, scegliendo buoni predicatori nostri (agli . estranei, come ho già altre volte raccomandato, si ricorra solo in caso di necessità estrema), ed esortino i predicatori stessi a parlar molto della vocazione, sopratutto il predicatore delle istruzioni, che possibilmente . dovrebbe essere un esperto Direttore. Nelle Ispettorie dove saran praticate queste norme, non difetteranno più le vocazioni, e l´azione salesiana fiorirà mirabilmente- in nuovi, e più grandiosi istituti.
14. Ma per quanto facciano i Superiori del Capitolo e gl´Ispettori, essi non riusciranno a suscitare e coltivare abbondanti vocazioni senza il concorso dei _Direttori delle Case, col rispettivo loro personale. _Tocca ai Direttori, mantenere ed accrescere in ciascun Salesiano la pietà e la virtù, secondo gli insegnamenti e gli esempi del nostro Fondatore, e, come scriveva l´indimenticabile Don Pua ai Direttori d´America il 24 agosto 1894, « conservare ai nostri istituti quel carattere che Egli loro impresse, carattere che consiste specialmente nello sforzo unanime, generoso e costante dei Superiori, maestri e assistenti perchè sia allontanato il peccato, perchè si pratichi spontanea la vera e soda pietà. L´educazione ed i84-ti,zione della gioventù senza spirito religioso, ecco la piaga del nostro
secolo. Dio non permetta mai che le nostre scuole ne siano infette! ». Sono i´ Direttori che devono compiere la maggior parte di questo importantissimo lavoro, dal quale, come si è detto più volte, dipendono le tantow desiderate vocazioni. Perr compierlo convenientemente meditino spesso quanto scriveva ancora lo stesso Don Rua nel 1897: « Voi non farete le meraviglie se vi confesso che, formato alla scuola di Don Bosco, non so chiamare vero zelo quello d´un religioso o d´un sacerdote, il quale si tenesse pago d´istruire ed educare i giovani del suo istituto o della sua scuola, e non cercasse d´avviare verso il santuario quelli in cui scorgonsi segni di -vocazione, e che sogliono essere i migliori ». Io ho la certezza che i Direttori, quando siano profondamente penetrati e convinti di questo pensiero, avranno sempre nella loro casa un ricco semenzaio di vocazioni. Pur adoperandosi a far del bene alla società civile col dar asilo a tanti poveri giovanetti che sono in pericolo d´incamminarsi sulla via del vizio, e pur praticando la carità col. dare a questi giovanetti il pane, con l´istruirli, col farne dei buoni cristiani e degli onesti cittadini; pur facendo tutto questo, dico, il buon direttore mirerà più in alto, cioè si sforzerà di aumentare il numero dei preti e dei coadiutori salesiani, memore sempre che senza di ciò la nostra Pia Società si ridurrebbe a non poter più compiere la sua missione, e che l´apostolato salesiano sarebbe monco, se non tendesse in primo luogo a far proseliti.
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Per ottenere un tale intento, il Direttore sia veramente padre verso i propri dipendenti, provvedenmdo con sollecitudine alle loro necessità, anche materiali: ciò apre i cuori, mentre l´indifferenza li chiude e genera disgusti e tentazioni contro la vocazione. «Il punto più culminante da inculcarsi ai Direttori - scriveva Don Rua agl´Ispettori nel 490T-si è che la cura loro speciale dev´essere di indirizzare bene i confratelli, e preti e- chierici e laici. Sì, il loro grande impegno deve consistere nel conservare loro la vocazione colla, carità, pietà, prudenza: trattar tutti bene, e ricordare spe: cialmente che i confratelli, anche coadiutori, non sono servi, ma fratelli e tigliuoli; perciò van trattati con fraterna carità, con sollecitudine, con confidenza. Insegnino pure i Direttori ai soci ed inculchino la povertà, e la facciano osservare; ma comincino essi , darne l´esempio, ed intanto s´adoprino con fraterna sollecitudine a non lasciar mai mancar loro nulla del necessario, anzi siano piuttosto abbondanti nel provvederli. Insegnino i Di-rcttori ai soci ad essere veramente ubbidienti, ma essi si studino di non far pesare troppo. l´ubbidienza, adoperando con loro modi buoni, e non pretendendo da loro più di quello che possono fare.
Inculchino pure di prendere i mezzi per conservare la castità, perciò la fuga delle intemperanze, delle amicizie particolari, delle comodità, delle carezze; ma intanto siano i primi a dar buon esempio in tutte queste cose; poi ascoltino il socio quando dice di essere in pericolo, non lo lascino in circostanze troppo difficili per le sue forze, lo pongano in´ condizioni favorevoli per conservare la bella virtù. Non si mandino fuori di casa a fungere uffizi o a far lavori quelli che non sono più che sicuri ».
Per lo stesso motivo i Direttori facciano in modo che i chierici possano compiere i loro studi regolarmente, afnchè non abbiano a lagnarsi dell´inosservanza di quanto le Costituzioni dispongono a loro favore, e a deplorare poi di essere sacerdoti solo a mezzo.
I varii Direttori delle Case --- così Don Rua agl´Ispettori nel 1902 - veglino attentamente ed usino i mezzi necessari affinchè i tre anni di tirocinio pratico, che i chierici devono passare nelle Case dopo lo studentato filosofico, siano ben regolati; si eseguisca quanto di pratico venne e verrà ordinato sul modo di occupare quel tempo, e i Direttori, in questi tre anni specialmente, facciano proprio da padri, e tengano.una cura affatto speciale di-questi novelli figliuoli che loro vengono consegnati, e che più degli altri abbisognano delle loro attenzioni, non essendo ancora del tutto formati ».
Inoltre i Direttori trattengano spesso i confratelli sulla maniera di coltivare le vocazioni; facciano conferenze apposite ai confessori circa il modo sano e prudente di servirsi del loro ministero a tal fine; inculchino a tutti che non si abbia paura di parlare di vocazione ai giovani, è che si facciano fruttare i, molti ´mezzi di cui disponiamo all´uopo, richiamando su ciò specialmnente l´attenzione dei catechisti. Quando è di passaggio un missionario zelante, lo preghino di parlare ai giovani della vita delle Missioni, della vocazione e dell´apostolato: questo, se. si f a bene, è molto fruttuoso. Non è fuor di luogo ricordare ancora mina volta che dipende principa?npente dai Direttori di promuovere la vita di famiglia, la cordialità tra i confratelli, cosicchè ognuno possa dire proprio di cuore: O quani bonum et iucundum habitare fratres in unum!
Ciò affeziona molto i giovani all´ambiente- salesiano, e f a loro desiderare di vivervi sempre. Che cosa f u che distolse Don Bosco dal suo giovanile proposito di entrare in un Ordine religioso? Quel sogno in cui gli fu detto: « Alla Pace - era il nome del convento in questione - non troverai pace! » (Mem. Biogr. di Don Bosco, vol. 10, pag. 301). - Si raccomandi poi senza posa la massima carità coi giovani!
Nelle accettazioni i Direttori delle Case-Ospizio preferiscano i giovani che dànno maggiori speranze di vocazione; licenzino quelli che deludono tale speranza, per fare il posto ad altri. Coi buoni che son poveri, non istiano a lesinare sulla pensione. Tutti i Direttori poi evitino il lusso degli abiti e della mensa, perchè ciò non favorisce le vocazioni; promuovano la frequente confessione - comunione, le varie Compagnie fondate dal Venerabile, specie quelle del SS. Sacramento e del Piccolo Clero; e facciano in modo che nella casa tutto parli di _Dio e richiami alla mente´ le verità eterne, servendosi anche all´uopo d´iscrizioni o cartelli appesi alle pareti dello studio, della scuola e di altri luoghi ove sembri conveniente, con massime e detti scritturali. Esigano continuamente dai loro subalterni meno materialità di disciplina, ma più amore
- più vita di famiglia. Parlino sovente ai giovani di Don Bosco, della bellezza della vita dell´Oratorio nei primi tempi, quando vi fioriva un Domenico Savio, un Michele Magone, un Besucco, un Gavio, un Passio, tutto un giardino meraviglioso di santità giovanile; delle nostre 11lissioni e degli eroici missionari ché hanno consacrato ad esse tutta la loro vita; della vocazione, spiegando bene qual ne sia il concetto, e come non sia necessario sentirla, ma basti che sia riconosciuta conce tale da coloro che hanno da Dio la grazia e l´ufficio di giudicarne. Di simili argomenti bisogna parlare in tutte le nostre Case e a tutti i nostri giovani, anche a quelli dei corsi superiori, ma con speciale frequenza negli Ospizi.
Alcuni Direttori mantengono giovani in altre Case: ciò non basta, bisogna coltivare le vocazioni nella Casa propria, altrimenti verrà a soffrirne anche il buono spirito di essa. Si scelgano convenientemente i libri da leggersi in chiesa, in dormitorio, in refettorio - altrove, le rappresentazioni teatrali e cinematografiche, seguendo scrupolosamente e sempre in questa scelta le norme che ci ha lasciato Don Bosco: Al termine delle scuole primarie si suggerisca ai giovanetti di entrare nel ginnasio anzichè nelle scuole tecniche, e enumerandone i maggiori vantagli, qualunque abbia ad essere la professione che più tardi vorranno scegliere.
Ancora: i Direttori non si limitino a curare le vocazioni solo tra gli studenti, ma tengano in gran conto e coltivino con amore quei giovani artigiani, agricoltori od anche famigli della loro casa, i quali aspirano a farsi salesiani: pensino alla loro coltura, usino in loro favore la beneficenza, chè allora vi sarà maggiore speranza di vocazione; li aiutino in ogni modo a vincere le lor difficoltà, e -poi propongano pel noviziato quelli che dànno affidamento di buona riuscita. E quando questi coadiutori, già confratelli, vanno a lavorare in una Casa, non creda il Direttore di essa che la loro educazione sia già del tutto compiuta: anzi, allora più elte mai bisogna con pazienza e zelo star loro attorno, perchè è specialmente all´inizio della vita d´azione salesiana che devono essere ben curati, affinchè vi prendano un buon avviamento, e perseverino poi sino alla fine (Cfr. Lett. Ed. di Don Rua, No. 3). I Figli di Maria che non riescono nello studio, si procuri di avviarli a farsi coadiutori. Si accettino in prova i famigli con facilità e larghezza: omnes probate! Si usi con loro carità e pazienza, e si assistano con amorosa sollecitudine nelle loro pratiche di pietà: anche di qui possono uscire molte vocazioni.
Per ultimo non tralascino i Direttori di coltivare e far´ coltivare le vocazioni anche negli Oratorii festivi, i quali anzi devono essere considerati come un´vivaio dei più cospicui e feraci. «: Sì, - esclamava il venerando Don Rua nel 1906 - anche negli Oratorii festivi conviene coltivare le vocazioni. Ricordiamo che il nostro buon Padre raccolse, nell´Oratorio festivo le sue prime reclute; e così in altre nostre Ispettorie le prime e buone reclute per la nostra Pia Società si ebbero dagli Oratorii festivi. In generale si lavora a coltivare le vocazioni nei Collegi; ma negli Oratorii festivi talora quasi non si pensa a questa parte così importante della nostra missione ». Si seguano in ciò le norme date sopra, adattandole alle particolari circostanze di ogni singolo Oratorio. Mezzo sovrano però è quello che praticò Don Bosco per avere le sue prime vocazioni, cioè gli Esercizi spirituali per tutti gli Oratoriani, e poi un corso speciale in luogo appartato per quelli che sembrano aver doti e qualità per una buona vocazione. Gli Oratorii fest:´vi che hanno usato questo mezzo diedero già ottime vocazioni, e continuano a darne ancora, quasi per tradizione. Aggiungerò che le vocazioni uscite dagli 0r�atarii festivi possiedono in generale più spiccata la vera caratteristica dei figli di Don Bosco, .che è, direi, la passione per l´Oratorio festivo, nel quale riescono a meraviglia. Ora, poichè l´Oratorio festivo è la palestra principale del nostro apostolato, non è chi non veda la necessità e l´importanza di tali vocazioni.
15. Ma i Superiori del Capitolo, gl´Ispettori e i Direttori, per poter attuare il vasto programma da me qui brevemente delinealo, abbisognano dell´attiva cooperazione del personale di ogni singola Casa.´. Ecco perchè-ho voluto indirizzare questa lettera a tutti voi, o mici carissimi confratelli e figliuoli; ed ho buona speranza ch´essa vi sia d´incitamento a zelare questo grande apostolato, dal quale dipende la vita della nostra Pia Società. Ciascuno, mi pare, può trovare in essa le cose principali da farsi a tal fine: da tutti la nostra Pia Società aspetta vocazioni: dai Prefetti come dagli Economi, dai Catechisti come dai Consiglieri scolastici e professionali, dagl´insegnanti e dai capi d´arte come dagli assistenti, nelle case più grandi come nelle più piccole. Nessuno deve credersi dispensato dal far la sua parte, ma tutti andare a gara perchè il numero delle vocazioni vada di anno in anno aumentando. Nel 1.920 abbiamo avuto nei nostri Noviziati un totale di 487 ascritti: in media uno all´incirca per ogni nostra Casa, poichè le Case sono attualmente 433. Che sia così difficile raggiungere una inedia di due vocazioni per casa? Se tutti ci metteremo di buona voglia, non credo. L´ quale grasso avanti non potrebbe fare la nostra Congregazione, se ogni anno potessimo avere ottocento novizi in luogo di quattrocento!
l´ermette´emi ora di ripetere qui, a conclusione di questa mia, alcuni pensieri che vi esposi già altra volta, e che, panni, non saranno mai abbastanza meditati.
Nei fanciulli che la Provvidenza manda ai nostri Oratorii, Ospizi e Collegi, gl´insegnanti, i capi d´arte egli assistenti devono anzitutto sopprimere quei difetti che costituiscono il principale ostacolo cd germogliare delle vocazioni religiose e sacerdotali, cioè, per nominarne alcuni: la corruzione precoce, l´indebolimento dello spirito cristiano, il rammollimento del carattere e la mondanità; cose tutte ehe possiamo togliere facilmente ed insensibilmente con l´applicazione costante del sistema preventivo, su cui Don Bosco volle fondata tutta l´educazione salesiana. Ma questo lavoro di eliminazione e puramente negativo, e per sè non gioverà affatto al fine desiderato, se contemporaneamente non cercheremo di sviluppare nei nostri alunni tutti i lati, tutte le tendenze, tutti i gusti soprannaturali, od anche solo naturali, che possono eccitarli o attirarli alla vita religiosa e sacerdotale. Il Signore poi si servirà di questa o di quell´attrattiva, fatta brillare da noi a quei jiovani cuori, per invitarli al suo servizio. Quando un giovanetto dirà di aver sentito la divina chiamata, se si cercherà di sapere da lui in qual modo o per qual via l´abbia sentita, si toccherà con mano che . la vocazione gli è entrata precisamente per una delle porte che gli fùrono aperte sviluppando le migliori inclinazioni dell´animo suo. L´uno, natura elevata, nobile, non saprà dir altro se non che è cosa bella e grande l´esser religioso salesiano e prete. Un altro invece, pieno di caritatevole compassione, dirà « Perchè voglio farmi Salesiano, prete? Perchè i Salesiani, i preti fanno del bene ai poveri giovani, ed io voglio fare altrettanto!». Un terzo, anima pia, amante di Gesù, considererà sotto altra forma i suoi desiderii, manifestando la veemenza dell´affetto che lo spinge a unirsi sempre più al suo Signore: e questo. sarà il caso più frequente. Un santo educatore interrogava un giorno un fanciullo dodicenne intorno al modo che teneva nell´ascoltare la S. Messa. Giunto coll´esame alla consacrazione, gli chiese che cosa facesse in quell´istante. Il fanciullo si chinò verso il padre dell´anima sua, e timido, commosso, ma deciso di profittare di quell´occasione per rivelare una santa ambizione che accarezzava da qualche tempo in fondo al cuore, senz´aver mai osato di manifestarla: « Arrivato a questo punto - rispose - quando vedo il Sacerdote tener Gesù nelle sue mani, io prego Gesù, che mi conceda un giorno la stessa felicità! ». Quale deliziosa rivelazione in questa semplice risposta!
A tranquillità poi di ogni coscienza, San Tommaso d´Aquino dichiara espressamente che quellii i quali eccitano gli altri ad entrare in religione, non solo non peccano, rna meritano una grande ricompensa (Summa Theol., 2a 2aÓ, Quaest. 189, art. 9), purchè non usino nè violenza, né simonia, nè frode. « Buona cosa è indurre uno al bene », scrive il dottissimo Suarez; e più innanzi: « Bisogna aiutare chi ha ricevuto una prima mozione dello Spirito Santo, sia perchè resti nella sua risoluzione, sia perchè almeno non resista, allo Spirito Santo, gita piuttosto con preghiere e buone opere si ponga in istato di ricevere dallo stesso Spirito mozioni più efficaci D poi sempre cosa cttima eccitare e muovere al timor di Dio,. alla fuga delle occasioni del peccato, e nello stesso tempo proporre i vantaggi e l´eccellenza dello stato´ religioso. »
« Uno dei più grandi servizi che si possano rendere ai giovani - dice a sua volta il -P. Surin -- si è di aiutarli nella scelta che devono fare di uno stato di vita. Siccome d´ordinario è a questa età che Dio fa , conoscere la sua volontà circa i diversi stati che possono abbracciare, e siccome la maggior parte non sanno ciò che sia la professione religiosa, importa assai far loro conoscere i vantaggi e la sicurezza che vi si trovano, af inchè, se a Dio piacerà chiamarli, abbiano di che difendersi contro l´amore del mondo, dei piaceri e delle grandezze della terra, che impediscono ad un´infinità di persone di seguire la vocazione di Dio ».
Suscitare in un´anima il desiderio del sacerdozio e della vita religiosa è dunque ottima cosa, purchè questo desiderio sia rivestito di tutte le qualità più sopra enumerate. La maggior parte dei ragazzi non sospettano neppure di aver le doti per la vocazione allo stato di perfezione: la dissipazione, l´irriflessione, fors´anche le mancanze, impediscono loro di, vederle... In moltissime circostanze quindi gl´insegnanti, i capi d´arte e gli assistenti devono prevenire queste anime, richiamando con prudenza discreta la loro attenzione sulla possibilità ch´essi hanno, con le loro qualità, di fare un giorno un gran bene, se si daranno all´apostolato con l´elezione di una vita superiore e migliore sotto ogni aspetto... Quanti, divenuti adulti, ebbero già a dire: « Se nella mia fanciullezza mi si fosse offerto il destro di aprire l´ànima mia, mi si fosse parlato di vocazione, ben di cuore mi sarei fatto religioso,e prete! »
Si usi dunque tutta la delicatezza e la serietà che merita una tal materia, ma si eviti anche l´eccesso opposto di lasciar perdere per una soverchia e inopportuna prudenza, eccellenti. vocazioni.
Orsù dunque (finirò con le parole di Don Z?ua), lavoriamo, sì, lavoriamo tutti indefessamente per moltiplicare gli operai evangelici, e così si estenderà sempre più la sfera. di nostra pia azione a favore della Chiesa e della società. Ed intanto procuriamo noi stessi di corrispondere sempre meglio alla grazia della nostra vocazione, col far sì che, mentre cerchiamo, secondo le nostre forze, di salvare il prossimo, ci studiamo di evitare ogni minima colpa deliberata in noi stessi. Facciamo nostro l´avviso dello Spirito Santo: recupera proximum secnndum virtutem tuam, et attende tibi ne incidas (Feci., 27, 29). E mentre io esorto voi, miei buoni figliuoli, ad una santa emulazione di sempre nuovi progressi nella perfezione, vi prego di non dimenticarvi di mie nelle vostre preghiere: di me che sento sempre più la necessità della divina grazia e del vostro concorso perchè mi sia meno grave il peso del posto in cui Dio mi volle mettere. Da parte mia non cesserò d´invocare su ciascuno di voi le divine benedizioni, mentre con cuore di padre mi riaffermo

vostro aff.mo in C. J.

APPENDICE.
A complemento e illustrazione di questa mia, credo opportuno o conveniente aggiungere qui alcuni pensieri sulla vocazione tratti dai nostri Padri.
I. - Dagli scritti del Venerabile Don Bosco.
1. « ... Oh! se allora avessi avuto una guida, elio si fosse presa cura della mia vocazione, sarebbe stato per me un gran tesoro.. Ma questo tesoro mi mancava. Avevo un ottimo confessore elio pensava a farmi buon cristiano, ma di vocazione non si volle mai mischiare. Consigliandomi con me stesso, dopo aver letto qualche libro che trattava della scelta dello stato, mi sei) deciso di entrare nell´Ordine Francescano. - Se io rimango chierico nel secolo, diceva tra me, la mia vocazione corre gran pericolo di naufragio. Abbraccerò lo stato ecclesiastico, rinuncierò al mondo, andrò in un chiostro, mi darò allo studio, alla meditazione, e così nella solitudine potrò cornbattere le passioni, specialmente la superbia, che nel inio cuore aveva messe . profondo radici.». (Dal Manoscritto di Don ,.Bosco: - Memorie dell´Oratorio dal 1835 al 1855. - Cfr. D. LFMOYNE, Men: Biogr., vol. l°,pag. 286).
2. « Colla ritiratezza e colla frequente Comunione si perfeziona e si conserva la vocazione,e si forma un vero ecclesiastico ». (Parole del Teol. Berel al Chierico Bosco nel 1839. LEMOYNE, Mem. Biogr., vol. 1% pag. 460).
3. Merita di essere meditato il colloquio che un giovane ebbe verso il 1857 con Don Bosco intorno alla vocazione, e elio* questi ci lasciò scritto. Il giovane gli aveva più volte domandato a qual genere di vita lo consigliasse di appigliarsi, dopo compiuto il ginnasio.
- Sta buono, gli rispondeva Don Bosco, studia, prega, e a suo tempo Dio ti farù conoscere ciò elio sarà meglio per te.
- - Che cosa debbo praticare afmchè Dio mi faccia conoscere la mia vocazione?

-- San Pietro dice elle colle buone opere noi possiamo renderci certi della vocazione e della elezione dello stato.
- Quali sono i segni elce inanifestano essere o non essere un giovano chiamato allo stato ecclesiastico?
La probità dei costurui, la scienza, lo spirito ecclesiastico.
- Comò conoscere so vi sia la probità dei costumi?
- La probità dei costumi si conosco specialmente dalla vittoria sui vizi contrarii al sesto comandamento, o di ciò bisogna rimettersi al parere del confessore.
- Il confessore già imi disse che per questo cauto posso andar avanti
nello stato ecclesiastico cori tutta tranquillità. Ma e per la scienza?
- Per la scienza tu (levi rimetterti al giudizio dei Superiori, clic ti
daranno gli opportuni esami.
Che cosa s´intendo per spirito ecclesiastico?
- l´cr spirito ecclesiastico s´intendo la tendenza e il piacere elio si prova nel prendere parte a quello funzioni di chiesa che sono compatibili coll´età e colle occupazioni.
- Niente altro?
- Vi è una parte dello spirito ecclesiastico elio è più d´ogni altra importante. Essa consiste in una propensione a questo stato, per citi uno è desideroso di abbracciarlo a preferenza di qualunque altro stato, anche più vanntaggi.oso e più glorioso.
- Tutto queste cose trovarsi in lite. Una volta desideravo ardenteincute di farmi prete. No fui avverso per 1 due anni, per quei due anni. elio lei sa; ma al presento lieti liti sento a nessuna altra cosa inclinato. Incontrerò alcuno difficoltà da parte di mio padre, che mi vorrebbe in una carriera civile, ma spero clic Dio mn´aiuterà a superare ogni ostacolo. - Don Bosco gli fece ancor osservare elio il farsi prete significava rinunciane ai piaceri terroni; rinunciare alle ricchezze, agli onori del mondo; non aver di, mira cariche luminose; esser pronti a sostenere.e qualunque disprezzo da parte dei, maligni, o disposti a fare tutto, a-tutto soffrire per promuovere la gloria di Dio, guadagnargli anime, e per prima salvare la propria.
- Appunto questo osservazioni, ripigliò il giovane, liti spingono_ ad abbracciare lo stato ecclesiastico. lrnperocchè negli altri stati. havvi un mare di pericoli, elio trovarsi di gran lunga inferiori nello stato di cui parliamo » (.illem. /iogr., V, p. " 04 e seg.).
Al medesimo giovane, quando venti(, il padre a ritirarlo dall´Oratorio per non lasciargli abbracciare lo stato ecclesiastico, Don Bosco nel congedarlo - diede questi consigli:´ « Mio buon figliuolo, una giara battaglia ti aspetta.. (iuàrdati dai cattivi compagni e dallo cattive letture. Abbi sempre 1a Madonna per tua madre e ricorri spesso a lei. Fammi presto sapore delle tura; notizie ». (11lem. Iliogr., V, p. 706).
Son poche parole, ria valgono un trattato!

5. « ... Questo giovane è veramente deliberato, di proseguire la carriera degli studii per la via ecclesiastica. La sua buona condotta, la sua ritiratezza, la sua frequenza alle pratiche religiose, la sua attitudine tcgl´i studi lasciano niente a desiderare per una buona riuscita. Ma egli è povero: per questi tre acini fu a mio spose; aprirà la Provvidenza qualche strada. La raia speranza c quella del giovane Fusero sono rivolte a lei. Da quanto V. S. mi scriverà dipende il presentarsi all´esame dell´abito chiericale o dilleriro ancora». In questo brano di una lettera di Don. Bosco al Tool. Appondin.o,

Arciprete di Carainagna, in data 8 giugno 1855 (1llem. Biogr., V, p. 390) sono enumerati chiaramente, come nel colloquio già citato, i requisiti secondo lui necessari per divenir prete o religioso. A suo avviso la divina chiamata doveva riconoscersi dalle doti e qualità personali. Precisamente la dottrina genuina della S. Chiesa, dottrina tanto travisata e contorta in certi libri ed opuscoli dei suoi e dei nostri tempi intorno alla vocazione!
6. « ... L´elezione dello stato qui nella casa è pienamente libera, e senza tutti i necessari requisiti, por esempio, nessuno è ammesso a vestire l´abito clericale. Chi fu vestito di questo ha segno di vocazione; ma chi non è chiamato a questo stato, nei tempi miserabili in cui viviamo, io giudico assai meglio che lavori la terra... n (Mena. Biogr., VII, p. 182).
7. « ... Molti di voi saranno preti, moltissimi resteranno secolari. Ma non bisogna olio voi, perchè dite: mi farò prete, vi crediate di riuscire preti; e voi perchè dite: io prete non mi voglio fare, clic crediate dover essere secolari. No e poi no. Molte volte Dio clnanna ad esser preti certi giovani che neppure se lo sognavano; e molte volte giovani elio si credevano chiamati al sacerdozio, anzi chierici che avevano già presa la vesto, cambiarono strada. Dunque finchè abbian tempo preghiamo il Signore che c´insegni la strada per la quale dobbiamo camminare. E primo mezzo per fare certa la nostra vocazione, è quello elio ci suggerisce San Pietro: I+ratres, satagite ut per bona opera certam vestram vocationem et electionem f aciatis. Condurre una vita piena di buone opere, una vita col santo timor di Dio. Tutto quello elio facciamo, farlo alla maggior gloria del Signore, e allora il Signore ci dirà quello che vuole da noi, per elio strada dobbiamo incamminarci, qual carriera abbiamo da scogliere...
«11 secondo mezzo è quello del quale San Paolo parla così: Oportet autem illum et testimonium habere bonum ab iis qui foris sunt. Chi sono costoro elle essendo fuori di noi debbono renderci testimonianza? Sono il padre, la madre, il parroco, i compaesani, il direttore o i superiori del collegio o casa di educazione nella quale ci troviamo. I giovani ben presto colla loro condotta dimostrano dove Dio li chiami, e secondo questa condotta coloro che f oris sunt proferiscono la, loro sentenza.. Vedendo certi giovani che sono raccolti in chiesa, riserbati nel tratto, affabili con tutti, sentite che si va dicendo di loro: - Clio buon prete sarà costui! - Di quell´altro si dice: - Che buon avvocato diventerà! - Di un terzo: - Un valoroso soldato sarà! ecc... Bisogna star attenti a far tutto con diligenza, eziandio i doveri più piccoli, so vogliamo che il Signore ci faccia conoscere la strada per la quale egli intendo olio noi camnnniamo. Vi sarà un giovane, al paese del quale si sa da tutti che fra intenzione di farsi prete, ma in quanto a studiare studia poco, in chiesa va meno che può e vi sta con poca divozione, giuoca volentieri, frequenta certi compagni, si lascia sfuggire certe parolacce. La popolazione parla di lui e dà la sua testimonianza: - Che cattivo prete ha da riuscire costui! -
«Ali! miei cari, diportatovi bene, acciocchè i Superiori possano dirvi francamnente il loro parere sulla vocazione. Stato attenti a quello che vi dico adesso, perciò sono cose elio nei libri non si trovano, oppure si trovano in libri che voi nel vostro stato presento non potete procurarvi. Abbiate confidenza noi vostri Superiori, venite a consultarli, perchè è nostro piacere giovarvi in tutto quello che possiamo. Vi sono giovani che in tutto l´arino non s´accostano mai ai Superiori e non si curano menomamonte di pensare alla lo.r vocazione...

« Ora parlerò del testirnonio interno della nostra vocazione, che solo può, giudicare le cose interne dell´anima nostra, e questo è il confessore. A lui perciò dobbiamo aprire schiettamente la nostra coscienza, ed egli saprà dire dove il Signore ci vuole. Scelto che abbiamo un confessore, dobbiamo con assiduità andare dallo stesso, perchè altrimenti che giudizio potrà dare della nostrai vocazione, se noti ci conosco perfettamente? Quindi non bisogna che voi abbiate due confessori, uno per i giorni feriali e l´altro per i giorni di festa; che quando avete sulla coscienza qualche cosa che sia più grave del solito, o almeno clic vi sembri più gravo, andiate a confessarvi, da un altro, lasciando il solito: a questo modo accadrà elio il vostro confessore si crederà di avere un angioletto e invece avrà un diavoletto, e darà un giudizio oli! quanto diverso dal vero! Voi quindi vi incamminerete per mio stato per il quale il Signore non vi voleva. Peggio so faceste come certi giovanotti che tutte le volte elio si confessano cambiano confessore... Tuttavia con ciò non voglio dire elio chi muta confessore faccia peccato. Questo no. Anzi faccio notare che so qualcuno di voi avesse per disgrazia qualche peccato gravo nell´anima e non avesse il coraggio di confessarlo al proprio confessore ordinario, è molto meglio, piuttosto elle fare una colifessiono sacrilega, che vada da un altro confessore: cambi anche tutto lo volto. E meglio elle sia incerto del proprio stato, elio commettere un sacrilegio, tacèudo un peccato in confessione. Ma costui prima di decidere sulla vocazione, alla fin dell´anno faccia una buona confessione generale. Il confessore lo ascolterà con carità, lo aiuterà a dire ciò che ha vergogna di dire e gli mostrerà qual sia la sua vocazione. Ricordatevi dunque_ che il primo giudice della vostra vocazione si è il confessore. Se i vostri parenti, so il parroco, se i vostri Superiori vi dicessero di farvi preti; se aveste anello voi una certa inclinazione di farlo, una il confessore vi dicesse: - Figlio unio, questo stato non è per te! - a nulla valgono tutto le altre testimonianze, è questa sola elio voi potete seguire.
» Nello stato secolare poi vi sono anche molte gradazioni di mestiere, di professione, di grado sociale. Anche in ciò è meglio elio stiate a ciò elio dirà colui il quale conosce bene il vostro interno. Vi potrà dire p. es.: - il fare il maestro non è per te; il fare l´avvocato, o11 medico, o il mili-. tare, non- ò per te. Prendi invece questa o quest´altra arte o professione. - Il confessore, uomo di, esperienza, no sa più di voi. Esso vi può anello suggerire ii mezzi per fare la vostra carriera. Naturalmente so voleste farvi per es., avvocati e non ne e aveste i mezzi, egli non potrà somministrarveli, ma almeno tanto volte potrà additarvi il snodo col quale conseguire il vostro fino » (.Mem. Biogr., VII, p. 828, 831-33).
8. «... Ed ora pensiamo ad accrescere il nostro personale; ma por averlo bisogna che tutti ci facciamo un impegno di guadagnare qualche nuovo confratello. Ciò dipende principalmente dai Direttori delle case. Bisogna elio essi procurino di guadagnarsi e di mantonero la confidenza di quei giovanetti, elio vedono chiaramente poter- essi faro in . avvenire un gran bene. E questo per l´unicd fine di trarlii nella Pia Società. Io ve lo dico per esperienza: posso assicurarvi che so v´è un giovano elce facendo i suoi studi abbia sempre avuto illimitata confidenza col suo Superiore e Direttore, facilmente si riuscirà a guadagnarlo. Vedendo nel suo Direttore non il superiore, irta il padre, verserà il suo cuore nel cuore di lui, e farà quanto, questi gli consiglia di fare. Così porrà alTeziono alla casa, senza conoscere ancora la Società ne praticherà le Regole, e, conosciutala appena, l´abbraccerà per non lasciarla rmai, tolto il caso elio perdesse la confidenza. Al coutrario vi sono, giovani che vengono qui, fanno tutti i loro studi, non si ha niente a dire sulla loro condotta, saranno buoni, meriteranno buoni voti; ma so non hanno questa confidenza, non si potranno avere cle due decimi di speranza elle eglino siano per entrare o per restare con noi. La ragiono sta in questo, che riguardarono il loro Direttore, non corno un padre, una corno un superiore, elio invigila sulla lor condotta estorna e non di più. Da ciò si prenda norma per giudicare la necessità di ispirare affetto per conoscere lo propensioni degli allievi o degli altri dipendenti» (1!lemo�ie Biogr., IX, 69-70).
9. « ... La nostra Pia Società è una delle ultimo Congregazioni religiose, ma come le altre fu suscitata dalla bontà di Maria SS., elio di tutte si può dire la fondatrice e la madre, dal Cenacolo fino ai nostri giorni. Essa non ha altro scopo clic di preparare buoni ecclesiastici e buoni laici por coinpiere la missione che le venne affidata. Dobbiamo pertanto procurare prirnierarnente la santificazione dell´anima propria o quindi quella degli altri » (Dleni. Biogr., IX, 347).
10. « ... Noi abbiamo scelto a questo inondo la cosa migliore: salvar lo anime. 1. vero che non siamo in numero sufficiente alla necessità, porchè son tanti quelli che hanno bisogno di aiuto per salvarsi. Ma facciamo quel elio possiamo. Il campo è aperto. Dall´Impero Birmano,´ dall´Africa, -dall´America, da Genova, da Roma, ci scrivono invocando la nostra opera. Pregate il Signore che mandi, degli operai... Dlessis multa... operarii auto-mas pauci. Rogate ergo Dominum messis ut mittat operarios in messem suam (Lue. X, 2). Coraggio! il salvar lo anime, fra lo cose divino, è la più divina! Dicano gli uomini del mondo elio è´passato il tempo dei religiosi, (,ho i conventi rovinano ovunque: noi, a qualunque costo, vogliamo cooperare col Signore alla saluto dello anime... » (Alem. Biogr., IX, 714).
11. « Dio chiamò la povera Congregazione Salesiana a promuovere le vocazioni ecclesiastiche fra la gioventù povera o di bassa condizione. Le famiglie, agiate, in generale, sono mischiate troppo dello spirito del mondo, da cui dis raziatarnento restano assai spesso imbevuti i loro figliuoli, cui fanno perdere così il principio di vocazione, elio Dio ha posto nel loro cuore. Se questo spirito si coltiva e sarà sviluppato, viene a maturazione e fa copiosi frutti. Al contrario non solo il germe di vocazione, ma spesso la mede
sima vocazione già nata e cominciata sotto buoni auspizi, si soffoca o s´indebolisce e si perde.
» I giornali, i libri cattivi, i compagni, i discorsi non riservati in famiglia, sono spesso ´cagione funesta della perdita delle vocazioni, e non di rado sono sventuratamente il guasto e il traviamento di coloro stessi, clic hanno già fatta la scelta dello stato.
» Ricordiamoci che noi regaliamo un gran tesoro alla Chiesa quando noi procuriamo una buona vocazione; che questa vocazione o questo ´prete vada in Diocesi, nello Missioni, o in una casa religiosa, non inporta. E sempre un gran tesoro che si regala alla Chiesa di Gesù Cristo.
Ma non si dia questo consiglio ad un giovinetto, olio noti è sicuro ili conservare l´angelica virtù, nel grado elio è:stabilito dalla sana teologia. Si transiga sopra la mcdiocrità dell´ingegno, una non mai sulla mancanza della virtù di cui parliamo.
» Quando un giovinetto manifesta sogni di vocazione, procurato di rei- - dervelo amico. E indispensabile di allontanarlo dalle letture cattivo o dai compagni elio fanno discorsi osceni. Colla frequente confessione o comunione, conserverete al vostro allievo la regina, delle virtù, la purezza dei costumi ».
12. « Coltivato l´Opera di Maria Ausiliatrice secondo il programma clic già conoscete; por mancanza di mozzi non cessate arai di ricevere un giovane elio dia buone speranze di vocazione. Spondoto tutto quello elio avete; se fa mestieri, andate anche a questuare; o so dopo ciò voi vi trovate nel bisogno, non affannatevi, che la Santa Vergine in qualche modo, anche prodigiosamente, verrà in aiuto».
13. « Il lavoro, la buona e severa condotta dei nostri confratelli guadagnano e, per così dire, trascinano i loro allievi a seguirne gli eserrrpi. Si facciano sacrifizi pecruhiari e personali, ma si pratichi il sistema preventivo, ed avremo delle vocazioni in abbondanza. Se non si possono annullare, almeno si procuri di diminuire i giorni delle vacanze, quanto sarà possibile. - La pazienza e la dolcezza, le cristiano relazioni dei maestri cogli allievi guadagneranno molte vocazioni tra loro; però anello qui si usi grande attenzione di non mai accettare tra i soci, tanto areno per lo stato ecclesiastico, se non vi è la morale certezza che sia conservata l´angelica virtù. -
» Quando il Direttore di qualche nostra Casa ravvisa un allievo di costumi semplici, di carattere buono, procuri di renderselo -amico. Gl´indirizzi sovente qualche buona parola, l´ascolti volentieri, si raccomandi alle preghiere di lui, l´assicuri che prega per lui nella S. Messa; lo inviti per es. a far la S. Comunione in onore della B. V. e in suffragio delle animo del purgatorio, per i suoi parenti, per i suoi -studi e simili. In fine del ginnasio lo persuada a scegliere quella vocazione, quel luogo ch´egli giudica più vantaggioso per l´anima sua e clic lo consolerà di più in, punto di morte..
» -Ma studii d´impedire la carriera ecclesiastica in coloro elio volessero abbracciarla per aiutare la propria famiglia, per motivo elio fosse povera. In questi casii diasi´ consiglio di, abbracciare altro stato, altra professione: un´arto, un mestiere: ma non mai lo stato ecclesiastico);.
14. «Studia e fa progetti, non badare a spese, purchè ottenga qualche prete alla Chiesa, specialmente per le Missioni» (Da una lettera di Don Bosco a D. Luigi Lasagna, 30 - J - 1885).
15. «Per coltivare le vocazioni ecclesiastiche, insinuate: 1° Amore alla´ castità; 20 Orrore al vizio opposto; 30 Separazione dai discoli; 40 Comunione frequente; 50 Usate con loro carità, amorevolezza e benevolenza speciale ». (Dai Ricordi dati ai primi Missionari, 1875).
16. Inoltre non dimentichiamo mai di leggere e rileggere i cinque mezzi suggeritici dal Von. Padre nella sua Lettera Circolare del 12 Gennaio 1876, clic qui riporto nella loro integrità:
« ... Nel desiderio di venire a cose valevoli a coltivare lo vocazioni religiose, ed efficaci per conservare lo spirito di pietà tra i Salesiani e tra i giovanotti a noi affidati, io iui lo a raccomandarvi alcune cose che l´esperienza mi ha fatto ravvisare somrnamento necessarie.
» lo In ogni Casa, e specialmente nell´Oratorio di S. Francesco di Sales, ciascuno diasi la massima sollecitudine di promuovere le piccolo Associazioni, corno sarebbe il Piccolo Clero, la Compagnia -del SS. Sacramento, di S. Luigi, di Maria Ausiliatrice e doll´Irnnacolata Concezione. Ninno abbia timore di parlarne, raccomandarlo, favorirle, e di esporne lo scopo, l´origine, le indulgenze ed altri vantaggi elio da questo si possono conseguire. Io credo che tali Associazioni si possano chiamare Chiave, della pietà, Conservatorio -della morale, Sostegno delle vocazioni ecclesiastiche e religiose.
» 2° Guardarvi bene dallo relazioni, amicizie o conversazioni geniali
- particolari sia per iscritto, sia per colloquio, sia per mezzo di libri o di regali di qualunque genero. Quindi lo strutto di mano, le carezze sulla faccia, i baci, il camminare a braccetto o passeggiare collo braccia l´uno in collo dell´altro sono cose rigorosamente proibite, non dico solo tra di voi, o tra di voi e gli allievi, ma oziandio tra gli allievi stessi. Teniamo altamente fisso in mente nostra lo parole di San Girolamo elio dice: Affezione per nessuno,
· affezione egualmente per tutti.
» 30 Fuga del secolo e dello suo massimo. Radici di dispiaceri o di disordini sono le relazioni con quel inondo clic noi abbiamo abbandonato, e che vorrebbe di nuovo trarci a lui. Molti finchè vissero in Casa Religiosa apparivano modelli di virtù; recatisi altrove, presso i parenti o presso gli amici, perdettero in breve tempo il buon volere, o ritornati in religione non potorono più riaversi, e taluni giunsero a perdere affatto la medesima vocazione. Pertanto non recatevi mai in famiglia so non por gravi motivi; e per questi gravi motivi non ci andato mai senza il dovuto permesso, e per quanto è possibile, accomnpagnati da qualche Confratello scelto dal Superiore.
» L´assuinervi cornrnissioni, raccomandazioni, trattare affari, comperare o vendere per altrui sono cose da fuggirsi costantemente, pe chò trovate rovinoso per le vocazioni e per la moralità.
» 40 La sera dopo le orazioni ciascuno vada subito a riposo. Il fermarsi a passeggiare, chiacchierare o ultimare qualche lavoro, sono cose dannoso alla sanità spirituale e anche corporale. So che in certi siti, grazio a Dio non nelle nostre Case, si dovettero deplorare dolorosi disordini, e cercatano l´origino, si. trovò nello conversazioni iniziate e continuate nello ore cui noi accenniamo.
» 50 La puntualità nel recarsi a riposo è collegata colla esattezza nella levata del mattino, che con pari insistenza intendo di inculcare. Credetelo, miei cari, l´esperienza ha fatto fatalmente conoscere che il protrarre l´ora del riposo al mattino senza necessità fu sempre trovata cosa assai pericolosa. Al contrario l´esattezza nella levata, oltre di essere il principio di una buona giornata, si può eziandio chiamare un buon esempio permanente per tutti. A questo proposito non posso omettere una calda raccomandazione ai Superiori di fare in modo clic tutti, nominatamento i Coadiutori e lo persone di servizio, abbiano tempo di assistere ogni mattina alla S. Messa, comodità di ricevere con frequenza la Santa Comunione o accostarsi regolarmente al Sacramento della Penitenza, secondo le nostre Costituzioni (L. Cire. di Don Bosco, pag. 10-12).
17. Questa raccolta di pensieri o sentimenti del Venerabile intorno alle vocazioni è complemento o illustrazione di qugnto son venuto esponendovi nella mia lettera. Meditando le parole del Padre, vi sarà facile comprendere la larghezza delle suo vedute sull´importantissima questione delle vocazioni,
· convincervi conio praticando i suoi consigli possiamo farne sorgere molte
- molto intorno a noi. Terminerò con questo parole della lettera latina da lui indirizzata ai Direttori o Superiori d´ogni Casa, in data 8 dicembre 1880:
« Filii nei in Christo carissimi, maneamus in vocazione, qua vocavit nos Dominus, et satagamus, ut per bona opera -vocationeni et electionem nostrani certiorem faciamus. Nam, quod Deus avertat, si nos posuerimus manum ad aratrum et respexerimus retro, apti non erimus regno Dei ».

IL - Dagli scritti del venerando Don Rua.
1. « ... Ciascun Direttore, d´accordo cogli altri superiori della propria Casa, si dia la massima sollecitudine per non lasciar fallire le vocazioni ecclesiastiche o religiose che il Signore avessegli affidate a coltivare. A tal fine sarà molto utile leggere at_ tentamente quanto prescrivono le Deliberazioni alla Distinzione III, Cap. IV (Usanze religiose) e metterne in pratica lo norme conto meglio sarà possibile. Facciamo in modo elio non si abbia a rendi-r conto a Dio dello vocazioni elio Egli avesse suscitate a servizio della Chiesa e della nostra Pia Società, e che fossero, andato perduto per nostra negligenza» (L. Ciro. 1893, pag. 33 e seg.).
2. « ... Il poco amore agli studi sacri o precede o seguo l´indebolimento o talvolta la perdita della vocazione» (L. Giro., 100).
3. (Ai Direttori d´America) « ... Noi cominciammo il grande lavoro della formazione dei vostri Confratelli, a voi .(Direttori) tocca compierlo specialmente riguardo ai più giovani: a voi tocca coltivarli nello spirito e vegliare pcrchè nessuno abbia a perdere la vocazione, elio è la grazia più grande che Iddio conceda dopo quella del Battesimo. E qui bisogna pur elio vi sveli un pensiero elio tutta sconvolge la tuia niente, mi strappa abbondanti lacrime dagli occhi od è una pungentissima spina al trio cuore. Varii Confratelli traversarono l´Oceano, vennero volenterosi in codesto regioni per guadagnare delle anime a Gesù: ed invece forse perdettero sè stessi._ Infatti invano io cerco il loro nonio sul catalogo, più non si fa parola di loro nello vostro interessantissime relazioni: essi tion sono più figli di Don Bosco! A loro certamente sono da imputare tali defezioni, ed io son ben lontano dal gettarne ad altri la colpa. Tuttavia voi mi scuserete so nel mio profondissimo dolore io ho pensato elio "forse si sarebbero salvati, so nei loro Direttori avessero trovato un padre dello stampo di Don Bosco, il quale colla carità e colla dolcezza salesiana avesse trovato la,via per discendere in quei cuori elio stavano per chiudersi alla grazia e cedere alle tentazioni. Faccia Iddio clic il passato ci serva di lezione per l´avvenire!» (L. Ciro. 1894, 114 e seg.).
4. (Raccomandando l´economia): « ... Forse con quella moneta che voi economizzate, ci verrà fatto di fornir il pane ad un povero giovane di più, che sarà accolto nelle nostro Case di beneficenza: facendo il sacrifizio di qualche cosa non necessaria contribuirete a dare alla Chiesa un ministro di più, alle nostro Missioni un buon operaio, un salvatore a tanto animo in pericolo di-perdersi » (L. Circ. 1897, pag. 155).
5. « ... Pol carattere cho è proprio della nostra Pia Società, non solo è riserbata abbondantissima tnèsse agli ecclesiastici, ma i nostri carissimi Confratelli coadiutori sono essi pure chiamati ad esercitare un vero apostolato in favore della gioventù in tutto le nostre Case, e specialmente poi nelle nostre scuole professionali; perciò fa d´uopo che siano coltivato lo vocazioni religiose anche frammezzo i nostri giovani artigiani e famigli... L di assoluta necessità osservare quali giovani artigiani mostrino qualche segno di vocazione, coltivarli come aspiranti, farli partecipare agli esercizi spirituali durante le vacanze, ricevere e facilmente ´ esaudire lo domando di quelli elio desiderano di essere ascritti quando hanno raggiunto l´età di 16 o 17 anni. Allora conviene, per quanto è possibile, mandarli prontamente alla Casa di Noviziato, dove si possano raccogliere frequentemente a conferenze per loro spiegare la Santa Regola, istruirli intorno a quelle virtù_ elio un buon religioso deve praticare, o intorno a quei difetti che devo evitare » (L. Ciro. 1897, pag. 158 e seg. ).
6. « ... In questo momento pare che si. faccia più (,ho mai sentire la necessità di formare Confratelli artigiani e coadiutori di soda e provata virtù. Qual vasto campo al loro zelo a apro in tutto le nostre Case, ma specialmente nelle Missioni! Mostrerebbero perciò di meglio comprendere i veri interessi della nostra cara Congregazione quelli elio nel lavorare fra i nostri giovani artigiani avessero in mira di suscitare e sviluppare delle vocazioni alla vita salesiana » (L. Ciro. 1898, pag. 165).
7. « ... Chi è privo dello spirito di sacrifizio non avrà la forza di praticare la povertà, si esporrà al pericolo di far naufragio nella castità, o farà molto dubitare della sua perseveranza nella vocazione » (L. Cire. 1899, pag. 204).
«So il Signore ci pone tanta mèsso tra mano, è sogno elio ci prepara e vuol darceli gli operai; ma questo importa che noi coltiviamo di più le vocazioni. Egli vuol dare i frutti della campagna; tua è al tutto necessario elle il contadino la lavori, semini, l´accudisca. Don Bosco ci assicurava elio il Signore manda sempre nei nostri collegi molti i quali hanno il gernno della vocazione; e se questi germi non fruttificano, è segno elio non vengono coltivati come si deve. Vi assicuro elio è una pena al mio cuore udire alcuni, anche Direttori, blaterare quasi contro i Superiori dicendo: Si aprono troppo Case, si vuol far troppo; e intanto questi son quelli che non coltivano le vocazioni, elio trascurano di prendere ´i mezzi per coltivare i giovani, elio cioè non- sostengono le Compagnie, non raccomandano la . frequenza dei Sacramenti, non stabiliscono mezzi serri per conservare l´illibatezza nei giovani; e così dai loro collegi non escono mai dei chierici e dei coadiutori... So i vostri Salesiani sono buoni, diligenti, esemplari, eserciteranno una benefica influenza sui vostri´ allievi, o coll´esempio li trarranno al bene, aiutandovi potentemente nella coltura delle vocazioni» (L. Circ. 1901, pag. 264 e seg. ).
8. « Una cosa Don Bosco considerava come la chiave maestra per far procedere bene le Case e nello stesso tempo curare la vocazione noi Confratelli: ed è che non si tralascino mai dai Direttori le due Conferenze mensili o,mai non si tralasci di ricevere i rendiconti dai Confratelli... ». (L. Circ. 1902, pag. 296).
9. « ... Vorrei elio tutti i Salesiani, ma specialmente i Sacerdoti, sentissero il bisogno di suscitare tra i loro alunni degli credi della loro sublime missione. Non so spiegarmi corno non si veda da tutti la necessità di riempire quei vuoti che la morte e la perdita di vocazione )ranno fatto tra lo file dei nostri soci. Si direbbe che ritolti non si rendono conto della grande penuria di personale in cui versano le nostro Opere, di cui alcune già si dovettero sopprimere ed altre omai non possono più continuare. Eppure parecchi, i quali forse sonó i più esigenti nel chiedere personale, noti pensano per nulla a suscitare o sviluppare e a conservare, le vocazioni alla vita salesiana. E dire che nello scorso anno vi furono _intiero lspettorie elio non diedero neppure un novizio! Quanta pena ne provo io, clic fui testimonio per tanti anni dei sacrifizi elio s´imponeva il Veli. Don Bosco per foimarsi qualche collaboratore! Mi consola la speranza che, questo mio lamento non rimarrà senza effetto... » (L. Circ. 1908, pag. 394).
10. « ... Il nostro amatissiino Padre Don Bosco fu consultato un giorno da una gran signora sul modo di riparare tanto bestemmio, tante profanazioni e tante empietà, elio si deplorano ai nostri giorni. lilla proponeva varii mezzi, offrendo a tale scopo ingenti sommo. Don Bosco lo fece toccar con mano che coll´aiutare un giovano a divenir sacerdote si farebbe molto più e meglio che con qualsiasi opera buona, ripetendo così le parole di S. Vincenzo do´ Paoli, con cui egli aveva tanti tratti di somiglianza, elio nessun´opera è così bella e così buona come l´aiutare a fare un prete. E infatti fra tutte le suo opero non ha egli dato a questa la sua preferenza? Quali non furono le sante industrie da lui adoperate fili dal principio dell´Oratorio per formare degli alunni del Santuario? Chi non ammira la cestanza di Don Bosco vedendolo più volte ricominciare quando riuscivano vani i suoi tentativi, vedendolo solerte nel coltivare un giovanetto in cui avesse riconosciuti i sogni d´una vera vocazione, vedendolo infine sì coraggioso nell´affrontare i sacrifizi o le spose elio richiede la formazione d´un sacerdote? Don Bosco conobbe per esperienza che molti sono fortunatamente i giovani elio hanno i germi della vocazione ecclesiastica e religiosa, così disponendo Iddio pel bene della sua Chiesa, e trovò elio i mezzi più efficaci per conservarli e svilupparli sono la pietà e i buoni costumi. Ho fiducia che non solo i Direttori, ma ancora i maestri, gli assistenti e tutti i Confratelli, ciascuno nella sua sfera, si sforzeranno con santa emulazione per favorire le vocazioni... » (L. Circ. 1894, pag. 437 o seg.).
11. « ... Vi esorto di tenere in gran conto e di occuparvi molto di quei giovani artigiani, agricoltori o dei famigli nelle vostro Case, i quali aspirano a farsi Salesiani; pensate alla loro coltura, aiutateli in ogni modo a vincere le difficoltà elio incontrano per la loro vocazione, o poi proponete pel Noviziato quelli elio dànno speranza di buona riuscita... ». (L. Circ. 1896, pag. 450).
12. « ... S. Paolo scrisse elio il Sacerdote deve vivere dell´altare; così pure il contadino del frutto del suo campo, il pastore del latte, delle suo pecore. Egualmente una comunità religiosa deve vivere delle opere elio va facendo, e con ciò intendo dire elio il suo lavoro non solamente deve procurarle il sostentamento, ma ancora deve´ fornirle gli operai. Coltivando le vocazioni si riempiono di lì uovo le file dei soldati che la morte e (purtroppo) le defezioni hanno diradato, si ringiovanisco la Pia Società, so ne estende la sfera d´azione, si rallograno i vecchi elio vedono continuamente´ la loro spirituale posterità» (L. Circ.´ 1905, pag. 496).
13. «Don Bosco nel compilare il programma dei Figli di Maria Ausiliatrice, citò le seguenti parole di S. Vincenzo de´ Paoli: non v´è.opera di carità più bella che formare un sacerdote. Mano dunque all´opera; nulla si risparmii; si lavori, si vegli, si preghi perchò in ogni nostra Casa germogli qualche fiore da offrire a Maria Ausiliatrice» (L. Circ. 1905, pag. 497).