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“Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (GV 6,69) - Parola di Dio e vita salesiana oggi

LETTERA DEL RETTOR MAGGIORE - ACG 386


Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Gv 6,69)

PAROLA DI DIO E VITA SALESIANA OGGI
1. CONTEMPLARE CRISTO ASCOLTANDO LA PAROLA DI DIO.
2. ASCOLTARE LA PAROLA DI DIO DA SALESIANI.
2.1 Don Bosco, “sacerdote della Parola”
- Formazione biblica e ministero pastorale
- Efficace utilizzazione pedagogica

2.2 I giovani, luogo e ragione del nostro ascolto di Dio
3. "NON STA BENE CHE NOI TRASCURIAMO LA PAROLA DI DIO" (AT 6,2).
3.1 Ascoltare la Parola per fare esperienza di Dio
- Adorare in silenzio
- Rinunciare a farsi immagini di Dio
3.2 Ascoltare la Parola per diventare comunità
- Radunati perché salvati
- Responsabili dei fratelli
3.3 Ascoltare la Parola per rimanere fedeli
- “Fonte di vita spirituale” (Cost. 87)
- “Alimento per la preghiera” (Cost. 87)
- “Luce per conoscere la volontà di Dio negli avvenimenti” (Cost. 87)
- “Forza per vivere in fedeltà la nostra vocazione” (Cost. 87)
3.4 Ascoltare la Parola per diventare apostoli
- Riuscire a creare ambienti di forte impatto spirituale
- Offrire una pastorale di processi di maturazione spirituale
4. "COME MARIA, ACCOGLIAMO LA PAROLA E LA MEDITIAMO NEL NOSTRO CUORE" (COST. 87).

Roma, 13 giugno 2004
Solennità del Corpo e Sangue di Cristo


Carissimi confratelli,
vi scrivo nella solennità del Corpus Domini, "memoriale" del Signore, mistero della sua vita offerta sulla croce e segno del suo amore incondizi onato per noi. Essa ci ricorda che la Chiesa, come autentica comunità dei credenti, nasce dall’Eucaristia. Tutti restiamo meravigliati dinanzi alla fantasia inaudita di Gesù, che si incarnò per divenire "carne" per noi e comunicarci così la sua vita divina.

Anche se le letture del ciclo C di questa festa ci fanno meditare sul testo lucano della moltiplicazione dei pani, non possiamo tralasciare di considerare il discorso eucaristico di Giovanni, che continua ad essere il più penetrante. Esso ci fa capire che la Parola è veramente diventata carne e che quindi i suoi ascoltatori sono invitati a diventare suoi commensali, oggi come ieri.

Mi auguro che le nostre celebrazioni eucaristiche, in cui Gesù ci nutre alla sua mensa con il pane della Parola e del suo Corpo, possano essere fonte di unità e di fraternità delle nostre comunità, sorgente di passione salvatrice dei giovani; in tal modo noi potremo dare la nostra vita per loro, affinché essi abbiano vita in abbondanza.

Questo è stato il segreto della forza e della santità dei nostri nuovi beati, Don Augusto Czartoryski, Suor Eusebia Palomino, Alessandrina da Costa; in particolare quest’ultima visse gli ultimi tredici anni della sua vita senza nessun altro alimento che la santa comunione. L’Eucaristia è stata la sorgente della robustezza spirituale dei nostri giovani santi, Domenico Savio e Laura Vicuña; la loro fedeltà al Signore si è nutrita della sua Parola e del suo Corpo ed è giunta alla consegna illimitata, sino alla morte a favore degli altri. Questa è pure la nostra strada per diventare autentici discepoli di Gesù.

Essere suoi discepoli, condividendone vita e missione, non è infatti agevole occupazione oggi; non lo è stato mai. I quattro evangelisti raccontano unanimi che a Gesù fu facile - persino troppo (cf. Mc 1,16-20; Gv 2,1-11) - chiamare alcuni a seguirlo, ma che non gli riuscì di aver li fedeli a lungo accanto a sé (Mc 14,50; Gv 18,15.27).

Il quarto vangelo ci ha lasciato un ricordo, tanto memorabile quanto drammatico, della difficoltà che i più stretti discepoli di Gesù trovarono a restare con lui. Dopo la stupenda moltiplicazione dei pani sul monte davanti a migliaia di uomini (Gv 6,3-14), e dopo l’improvviso e rasserenante incontro sul mare agitato, nel buio assoluto (Gv 6,16-21), Gesù nella sinagoga di Cafarnao si offrì alla folla sfamata e ai discepoli stupiti, come pane di vita disceso dal cielo (Gv 6,35.41). Egli chiedeva loro di credere alla sua parola e mangiare il suo corpo. Per la prima volta, annota il narratore, «molti dei suoi discepoli», sentita la durezza di questo discorso e scandalizzati, «si tirarono indietro e non andavano più con lui» (Gv 6,66; cf. 6,60).

I Dodici, interpellati da Gesù, per mezzo di Pietro espressero la volontà di restare, non perché avessero compreso tale discorso, ma perché non avevano altri autorevoli come lui da cui andare; non perché le parole di Gesù fossero state mitigate, ma perché erano state riconosciute come parole di vita eterna (Gv 6,68). Oggi come ieri, i veri discepoli restano con Gesù, nonostante la durezza del suo discorso, perché non c’è nessun altro che davvero meriti la loro fede e perché solo le sue parole danno speranza alle attese e assicurano vita senza fine.

Cari confratelli, vorrei tanto che tutti noi potessimo ascoltare Gesù come i Dodici, mentre come fecero loro lo aiutiamo a sfamare - di pane e di Dio - i nostri giovani. Avrei un grande desiderio che l’ascoltassimo anche quando, come credenti spaesati o messi alle strette, ci viene incontro mentre siamo immersi nel buio o sommersi dal male. Bramerei tanto che tutti noi dedicassimo un po’ più del nostro tempo ad accogliere Gesù e a sentire la sua parola, «l’unica cosa necessaria» (Lc 10,42), perché abbiamo finalmente capito che nessuno fuori di Lui ha quelle parole che ci danno speranza e ci fanno vivere oggi e sempre. Vi invito dunque a ripartire da Cristo, Parola di Dio.

 

1. CONTEMPLARE CRISTO ASCOLTANDO LA PAROLA DI DIO

Presentando i documenti capitolari - e quindi l’impegno del sessennio - vi scrivevo che «il futuro della nostra vitalità si gioca sulla nostra capacità di creare comunità carismaticamente significative oggi»; e subito aggiungevo che «la condizione di fondo è il rinnovato impegno della santità». [1] Infatti, come ci ricorda Giovanni Paolo II, «tendere alla santità è in sintesi il programma di ogni vita consacrata, anche nella prospettiva del suo rinnovamento alle soglie del terzo millennio». [2].

Vorrei quindi riprendere le mie conversazione con voi sul tema della santità e, facendo un passo in avanti, soffermarmi oggi sulla «centralità della Parola di Dio nella vita comunitaria e personale». [3] La misura alta della vita cristiana ordinaria, cui siamo chiamati, «non è concepibile se non a partire da un rinnovato ascolto della Parola di Dio». [4] Se poi «Dio deve essere la nostra prima occupazione» e se «è Lui che ci invia e ci affida i giovani», [5] dovremo avere la sua Parola «quotidianamente fra le mani», [6] affinché, apprendendo «la sublime scienza di Gesù Cristo (Fil 3,8)», [7] «camminiamo con i giovani per condurli alla persona del Signore risorto» (Cost. 34).

Questa mia lettera è la continuazione del cammino che vi ho indicato precedentemente. [8] La santità, che è il nostro «compito essenziale» [9] e «il dono più prezioso che possiamo offrire ai giovani» (Cost. 25), ha come missione prioritaria quella di dire e dare Dio ai giovani. Inoltre la nostra è una santità consacrata, cioè «memoria vivente del modo di esistere e di agire di Gesù come Verbo incarnato di fronte al Padre e di fronte ai fratelli»; [10] «prolungamento nella storia di una speciale presenza del Signore risorto», [11] una «specie di Vangelo dispiegato nei secoli». [12] Per diventare quello che siamo chiamati ad essere, memoria vivente del Cristo, sacramento della sua presenza nella storia, manifestazione del vangelo al mondo, dobbiamo dedicarci con ferma convinzione ed impiego di risorse alla contemplazione di Cristo.

Infatti, «ogni vocazione alla vita consacrata è nata nella contemplazione, da momenti di intensa comunione e da un profondo rapporto di amicizia con Cristo, dalla bellezza e dalla luce che si è vista splendere sul suo volto. Da lì è maturato il desiderio di stare sempre con il Signore