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“E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino” (Mt 10,7) Presentazione della Regione America Cono Sud

LETTERA DEL RETTOR MAGGIORE - ACG 391


E strada facendo, predicate che il Regno dei cieli è vicino” (Mt 10,7)

PRESENTAZIONE DELLA REGIONE AMERICA CONO SUD
1. SITUAZIONE CULTURALE, SOCIALE E RELIGIOSA ODIERNA.
2. GLI INIZI DELLA PRESENZA SALESIANA.
2.1 Argentina. - Nella Patagonia. 
2.2 Uruguay. 
2.3 Brasile. 
2.4 Cile - La Prefettura Apostolica di Punta Arenas. 
2.5 Paraguay.
3. LA PRESENZA SALESIANA.
3.1 Vita religiosa. - Vocazione e vocazioni. 
3.2 Vita fraterna delle comunità. 
3.3 Missione salesiana. - Settore Scuola - Scuole Agricole e Centri di Formazione Professionale. - Settore Emarginazione. - Settore Parrocchie. - Servizi ecclesiali. Partecipazione e formazione dei laici. 
3.4 Formazione Iniziale e Permanente. - Formazione Iniziale .- Formazione Permanente. 
3.5 Famiglia Salesiana. 
3.6 Comunicazione Sociale. 
3.7 Animazione Missionaria. 
4. IMPORTANZA DELLA REGIONE AMERICA CONO SUD PER L’OPERA SALESIANA IN AMERICA E NEL MONDO.
La santità nella Regione Cono Sud.
Il lavoro sociale deiSalesiani nella Regione.
Contributo dei Salesiani per la scienza.
Le istituzioni universitarie.
5. SFIDE E PROSPETTIVE DI FUTURO.
5.1 Le sfide. 
5.2 Linee prospettive. Conclusione.
CONCLUSIONE.

Roma, 8 Settembre 2005
Natività della B.V. Maria


Carissimi confratelli,
vi scrivo questa lettera con l’affetto di sempre e con una viva speranza: quella di raggiungervi tutti, ovunque vi troviate. Vorrei rendermi presente nei più diversi contesti e nelle più svariate situazioni in cui vivete e realizzate il programma missionario di Gesù: annunciare il Regno, che altro non è se non Dio stesso con la sua voglia di venirci incontro, e costruirlo attraverso opere che lo rendono presente e credibile: «guarire gli infermi, risuscitare i morti, sanare i lebbrosi e scacciare i demoni”» (Mt 10,8).

Sin dalla prima spedizione missionaria, il nostro amato Padre Don Bosco ha voluto rispondere alla compassione di Gesù davanti alle folle, descritte come “folle senza pastore”. E lui stesso che, negli anni del Convitto Ecclesiastico, aveva accarezzato anche il sogno di essere missionario, divenne fondatore di una Congregazione missionaria. Appena un anno dopo l’approvazione delle Costituzioni, Don Bosco iniziò l’epopea dell’America inviando i suoi primi missionari, che portarono, assieme all’annuncio del Regno, il Vangelo salesiano della gioia, della speranza e della vita.

Continuando con la presentazione delle Regioni Salesiane, in questa lettera voglio illustrarvi la Regione America Cono Sud. Costituita durante il CG24, essa comprende un gruppo di cinque nazioni (Argentina, Uruguay, Brasile, Cile e Paraguay) che, anche dalla loro storia civile, hanno avuto tra loro un rapporto molto stretto.

 

1. SITUAZIONE CULTURALE, SOCIALE E RELIGIOSA ODIERNA

Per inquadrare la presenza salesiana nel Cono Sud mi pare opportuno offrirvi un quadro generale della situazione dei Paesi che la compongono. Conviene dire subito che non si tratta esattamente del contesto che trovarono i primi missionari salesiani. Oggi la situazione è molto cambiata; in questa parte del continente americano vivono circa 248 milioni di abitanti: l’Argentina conta 38 milioni, il Brasile 184 milioni, il Cile 16 milioni, il Paraguay 6 milioni e l’Uruguay 3,5 milioni.

A livello di risorse materiali tutti questi sono dei Paesi ricchi, ma una non corretta impostazione economica fa sì che possano convivere, a breve distanza ed in un medesimo contesto, il cosiddetto Primo Mondo, quello dei ricchi ultramiliardari, e il Terzo Mondo, quello delle favelas, abitate da famiglie e gruppi sociali posti ai margini della società.

Sul fronte economico e sociale non si sono fatti grandi progressi, perché la politica di stampo neo-liberale si scontra frontalmente con le solenni dichiarazioni dei diritti umani. La politica neo-liberale ha portato a un’accentuazione della polarizzazione sociale fra poveri e ricchi, senza un’equa distribuzione di reddito; anzi, ha creato da una parte la concentrazione del reddito a favore di una stretta fascia sociale e, dall’altra, ha ridotto o addirittura azzerato la spesa sociale, provocando di conseguenza l’emarginazione e l’impoverimento di crescenti fasce di lavoratori, l’aumento della disoccupazione, la creazione delle favelas nelle città, la fame e la miseria nella campagna. Si è avuto così il fenomeno dell’incremento del numero di bambini e di adolescenti che nelle strade chiedono l’elemosina, si arrangiano con piccole attività commerciali o incominciano a delinquere. A questo si aggiunge il pesantissimo debito interno ed estero, che costituisce un forte condizionamento a qualsiasi investimento per progetti sociali o di infrastruttura.

La mancanza di una politica agricola ha incoraggiato l’esodo rurale, dando così origine ad un massiccio fenomeno di urbanizzazione, il cui primo risultato è stato l’incremento della povertà nelle zone periferiche delle città. Il sistema educativo perde ogni anno un numero considerevole di bambini e ragazzi, che non completano i cicli dell’obbligo. L’esclusione dalla scuola contribuisce così ad aumentare la disoccupazione e la delinquenza minorile. Lo sfruttamento minorile si manifesta nel coinvolgimento di minorenni nel mondo del lavoro o in attività criminose e illecite, quali spaccio di droga, prostituzione, rapine.

I paesi della Regione hanno ancora una grande tradizione cattolica, con forti espressioni di religiosità popolare. La Chiesa Cattolica gode di grande prestigio: è una delle istituzioni che ispirano maggior fiducia all’opinione pubblica, perché essa si presenta profondamente inserita nel contesto sociale. Vive e soffre la situazione della gente. Da questa prospettiva l’Uruguay è l’unico paese che presenta un atteggiamento contrastante. Infatti la cosiddetta libertà religiosa è più che altro una dichiarazione di principio, mentre l’impostazione dello Stato appare chiaramente areligiosa e sottilmente anticlericale.

Si dovrebbe dire infine che, in questi ultimi anni, tutta quest’area dell’America è stata investita da un forte movimento di secolarizzazione. Da notare anche che, storicamente, il numero di sacerdoti è stato sempre insufficiente e i laici furono e sono ancora oggi una forza preziosa nel campo dell’evangelizzazione e per il mantenimento della fede.

 

2. GLI INIZI DELLA PRESENZA SALESIANA

Don Bosco scelse queste terre non a caso, ma come luogo che la Provvidenza aveva indicato per la prima esperienza missionaria della Congregazione Salesiana. I  Salesiani, da parte loro, hanno sempre considerato la Patagonia come la “terra promessa” da Dio a Don Bosco, ricordando come egli stesso vide, nel sogno del 1871 o 1872, i missionari salesiani che, attraverso i ragazzi loro affidati, ottenevano la conversione dei popoli della Patagonia [1]

Nel 1875, un anno dopo l’approvazione delle Costituzioni, Don Bosco mandava i suoi Salesiani nell’Argentina, sotto la direzione di uno dei suoi figli prediletti, Don Giovanni Cagliero [2] . Don Bosco amò quella terra in maniera tale da chiamarla “sua seconda patria”.

Nel 1876 fu il turno dell’Uruguay. Una spedizione missionaria, guidata da Don Luigi Lasagna, fondava la Casa di Villa Colón. Dall’Uruguay i Salesiani si portarono in Brasile nel 1883, e nel Paraguay nel 1896.

Nel frattempo i Salesiani erano arrivati nel Cile nel 1887, anno in cui fu fondata la casa di Concepción. A questa seguì nel 1888 la casa di Talca. Nel 1891, con l’accettazione dell’opera “La Gratitud Nacional” in Santiago, si consolidò la presenza salesiana in questo paese.

A uno sviluppo così veloce contribuì il fatto che la stampa francese, che era molto letta nei paesi soprannominati, parlasse molto di Don Bosco. Da rilevare poi la benevolenza di molti Vescovi, tra cui Mons. Federico Aneyros, Arcivescovo di Buenos Aires, il Servo di Dio Mons. Jacinto Vera, Vescovo di Montevideo, Mons. Pedro Maria de Lacerda, Vescovo di Rio de Janeiro. Di grande importanza è stato anche l’appoggio delle Conferenze di S. Vincenzo de’ Paoli, le quali erano molto interessate alla educazione dei giovani poveri ed abbandonati. 

Il Bollettino Salesiano e le Letture Cattoliche, oltre che altre riviste edite dai Salesiani, diffusero poi dappertutto la conoscenza di Don Bosco, del suo sistema educativo e l’interesse per soccorrere la gioventù povera ed abbandonata.  

2.1 Argentina

Arrivati in Argentina, a Buenos Aires e a S. Nicolás de los Arroyos, i Salesiani si dedicarono a seguire la colonia italiana, seguendo le raccomandazioni di  Don Bosco.

Vera benedizione per quei poveri immigrati, i Salesiani non trovarono sempre la comprensione del clero e della società di Buenos Aires. Con l’acquisizione del terreno e della Casa di Almagro, i Salesiani entrarono in possesso di un sito di loro proprietà. Ben presto iniziarono una campagna catechetica in grande stile, introdussero le gare catechistiche e fecero stampare 800 mila copie del catechismo diocesano. Nel 1882 si organizzò la Pia Unione dei Cooperatori; nel 1888, in memoria di Don Bosco, si fondò l’Opera di Maria Ausiliatrice per le vocazioni. Sotto l’ispettorato di Don Giacomo Costamagna le opere salesiane arrivarono all’interno della Repubblica. Con la scuola agricola di Uribelarrea, i Salesiani si aprirono ai figli dei campesinos. Nel frattempo, nel 1879 erano arrivate in Argentina le Figlie di Maria Ausiliatrice, che presto si diffusero in diverse parti della Repubblica. 

Per commemorare i venticinque anni dell’arrivo dei Salesiani si celebrò a Buenos Aires il Secondo Congresso Internazionale dei Cooperatori Salesiani, nel novembre 1900. Don Paolo Albera presiedette il Congresso a nome di Don Rua. Vi presero parte sei Vescovi e gli Ispettori dell’Argentina, Uruguay, Paraguay e Brasile. Frutti del Congresso furono la dedicazione a Gesù Redentore e a Maria Ausiliatrice della Chiesa di S. Carlos di Almagro e la fondazione della Scuola Gesù Redentore, per gli orfanelli di Don Bosco, a Maldonado.

Per quanto riguardava la Congregazione, si realizzò anche il Primo Capitolo Salesiano Americano, con la partecipazione degli Ispettori dell’Argentina, dell’Uruguay, del Sud del Brasile e del Mato Grosso. Fu presieduto da Don Paolo Albera. I temi trattati riguardavano l’osservanza religiosa, la formazione, il sistema educativo di Don Bosco, l’economia, i rapporti con le FMA, gli oratori festivi, le cerimonie, la musica e le compagnie religiose. “Quell’anno – scrisse don Giuseppe Vespignani – si notò in tutti noi un risvegliarsi di affetto e di spirito salesiano”.

Per il centenario della nascita di Don Bosco (1915), l’Arcivescovo di Buenos Aires pubblicò una lettera pastorale nella quale faceva una bella descrizione dell’azione dei Salesiani e delle FMA che operavano nel paese. Presentava le cifre globali dei giovani di ambo i sessi che venivano educati “con un metodo e con lo stesso spirito di carità attiva e paziente che il saggio Fondatore seppe imprimere nella sua opera provvidenziale”. Diceva di considerare i Salesiani “una nuova manifestazione del potere e della bontà di Maria Ausiliatrice per salvare la società”.

In quello stesso anno furono fondati gli “Exploradores Don Bosco”, un movimento giovanile nato dalla lungimiranza di don Vespignani, a immagine dei Boys-Scouts di Baden Powell, ma con un chiaro indirizzo cristiano e salesiano. Questi, col tempo, arrivarono a realizzare delle vere e proprie missioni in diverse città della Repubblica argentina. Nel 1940 gli “Exploradores Don Bosco” arrivarono a 45 battaglioni. Nel 1980 a 65, con 9.000 giovani tra i Salesiani, ai quali vanno aggiunte le 15 squadre, con 2.000 componenti, dei collegi delle FMA.  

Merita una menzione particolare lo sforzo compiuto dai Salesiani, primo fra tutti don Aquiles Pedrolini, per diffondere la devozione a Maria Ausiliatrice in Argentina. A Rodeo del Medio si costruì in suo onore un santuario, che divenne meta di numerosi pellegrinaggi. L’8 ottobre 1916, il Vescovo di Cuyo incoronò l´immagine di Maria Ausiliatrice in un parco pubblico della città. Erano presenti altri due Vescovi e alcuni dignitari ecclesiastici. Furono circa ottomila  le persone che presero parte all’evento.   

Nella Patagonia

Dopo un primo tentativo non riuscito, i Salesiani arrivarono in Patagonia nel 1879. Nel 1880 furono incaricati ufficialmente di quella missione. A Roma Don Bosco portava avanti le trattative per la creazione di un Vicariato Apostolico, e nel 1883 Mons. Giovanni Cagliero venne nominato Vicario Apostolico. Per ovviare alle difficoltà legali, l’Arcivescovo di Buenos Aires, Mons. Federico Aneyros, nominò Mons. Cagliero suo Vicario Generale per la Patagonia, con tutte le facoltà episcopali, e incluse nel bilancio dell’Archidiocesi quello della missione.

Molto diversificata fu l’azione di evangelizzazione e di civilizzazione svolta dai Salesiani in quelle terre. I Salesiani e le FMA trasferirono nel lavoro missionario molti elementi tipici della loro esperienza formativa: la musica strumentale, il canto, le recite, le rappresentazioni teatrali, le piccole lotterie portavano in quei luoghi deserti un soffio di gioia e la speranza di una vita diversa. Il missionario arrivava dove tante volte non riusciva ad arrivare l’azione dei pubblici poteri. Gli abitanti dei piccoli centri si affiatavano e facevano comunità attorno alla missione.

Si istituirono le associazioni religiose maschili e femminili, perché i fedeli non rimanessero isolati ed abbandonati a se stessi. Allorché le condizioni economiche e sociali lo richiedessero, si istituirono anche delle società di mutuo soccorso. Si diffusero tra la gente le devozioni al Sacro Cuore di Gesù, a Maria Ausiliatrice e, dopo la morte del Fondatore, allo stesso Don Bosco.

Nel campo dell’educazione scolastica, le missioni agivano in supplenza dello Stato, quando questo era inesistente. Si iniziarono le scuole di arti e mestieri e si cominciò a dare anche un insegnamento pratico di tecniche agrarie, valorizzando un apposito terreno acquistato dalla missione. A Viedma fu possibile costruire il primo ed unico ospedale del territorio. Le FMA, da parte loro, vegliavano al capezzale degli infermi e andavano ad assistere gli ammalati nelle loro case e perfino nelle tende degli indi. Esse avevano le loro scuole ed anche un orfanotrofio per le figlie degli indi.

Per commemorare il cinquantenario delle Missioni Salesiane (1925) si inaugurò un Collegio Salesiano a Comodoro Rivadavia e si benedisse l’annessa Chiesa di Santa Lucia. A Buenos Aires fu allestita una Esposizione Professionale Didattica, ed ebbero luogo il IX Congresso Internazionale dei Cooperatori Salesiani e il II Congresso Internazionale degli Exallievi, presieduto da  Don Giuseppe Vespignani, rappresentante di Don Filippo Rinaldi. Una sfilata di 12 mila giovani, allievi ed allieve dei collegi dei Salesiani e delle FMA, coronò le solenni celebrazioni. Come frutto del Congresso si propose la creazione di una nuova casa per giovani poveri ed abbandonati.

In occasione della beatificazione di Don Bosco, nei solenni festeggiamenti svoltisi a Buenos Aires, le autorità civili e religiose si unirono all’intera Famiglia Salesiana. A La Plata, la Provincia di Buenos Aires eresse un monumento al grande educatore. Fu questa un’iniziativa del Governo di quella Provincia. A Buenos Aires, il busto di Don Bosco fu collocato nella sala del Consiglio Nazionale di Educazione.

2.2 Uruguay

L’arrivo dei Salesiani nell’Uruguay avvenne in maniera davvero fortuita. Il paese si ammodernava sotto il governo di Lorenzo Latorre, e si stava sviluppando rapidamente con l’aiuto del capitale straniero, specialmente inglese. Di conseguenza si costruivano nuovi quartieri a Montevideo ed anche nelle immediate vicinanze, come, ad esempio, a Villa Colón.

Questa località aspirava ad avere un collegio che fosse quanto di meglio si potesse trovare nella Repubblica Orientale. Mentre si costruivano le mura, i suoi promotori – che erano protestanti – chiesero alla “Società degli Amici dell’Educazione del Popolo” un piano di studi da mettere in applicazione in questa loro scuola. Ne nacque uno dei classici della pedagogia latino-americana, il libro di José Pedro Varela La Educación del Pueblo.

Si trattava a questo punto di trovare chi mettesse in pratica queste intuizioni pedagogiche. Toccò ai Salesiani dare corpo all’idea. Dal 1875 era a Buenos Aires Don Giovanni Cagliero. Fece una visita a Montevideo e il 24 maggio 1876 comunicò a Don Bosco la notizia dell’accettazione del nuovo collegio. Il 26 dicembre di quell’anno Don Luigi Lasagna, con altri Salesiani, sbarcava a Montevideo e si insediava nella nuova casa.

I missionari si trovarono immersi in una società culturalmente raffinata, che esigeva da loro non poca abilità per sostenere il confronto sul piano scolastico ed educativo. Ai circoli anticlericali, dominanti nell’ambiente della scuola a Montevideo, non piacquero i cambiamenti che i Salesiani portavano al piano di studi proposto da Varela. La crisi venne brillantemente superata con vigilanza e fermezza da Don Lasagna. Si era infatti guadagnato la confidenza e il cuore della maggioranza degli allievi e delle loro famiglie e furono proprio gli stessi allievi a muoversi in difesa del collegio che ormai consideravano loro.

Don Lasagna, fatto Ispettore dell’Uruguay e del Brasile nel 1880, seguì le indicazioni date da Don Francesco Bodrato e da Don Rua. Si mise alla ricerca di nuovi campi di lavoro. Le scuole di San Francesco de’ Paoli, appartenenti alla Conferenza di S. Vincenzo de’ Paoli, la parrocchia di Las Piedras, con la casa di formazione annessa, e quella di Paysandú–Rosario, con il collegio annesso, si aprirono ai Salesiani. Vennero poi Mercedes, Paysandú–San Ramón, Montevideo–Sacro Cuore ed i Talleres Don Bosco. Per la periferia di Montevideo si avviò l’iniziativa della Società degli Oratori Festivi; venivano in essa coordinati dieci oratori aperti dallo stesso Don Lasagna. Dopo la morte di questo grande pioniere e missionario, l’Ispettoria dell’Uruguay e Brasile fu divisa in due. Uruguay e Paraguay passarono a costituire insieme una Ispettoria. 

Mons. Lasagna aveva fortemente appoggiato la fondazione dei Circoli Cattolici Operai. Allo stesso Don Andrea Torrielli, che aveva la cura del primo circolo e voleva farsi salesiano e mettersi sotto la sua obbedienza, diede subito come primo incarico quello di non abbandonare i Circoli. I Salesiani aiutarono i Circoli a stabilirsi nelle città dell’interno, soprattutto dove avevano le loro opere.

Nel 1905 la casa di formazione di Las Piedras si trasferì alla Scuola Agricola “Juan Jackson”, che Mons. Soler aveva passato ai Salesiani nel 1898. Nel 1910 si fondò il “Centro Cristoforo Colombo” per la cura e l’animazione degli Exallievi. Nel 1915 infine si inaugurò a Villa Colón il monumento a Mons. Luigi Lasagna.    

Nel cinquantenario della fondazione del Collegio Pio, Don Héctor Sallaberry ebbe l’idea di celebrare l’anniversario giubilare promuovendo l’Opera degli Esercizi Spirituali. Tale impresa fu sostenuta dagli Exallievi ed in pochi mesi si ebbe, a Villa Colón, la prima casa di Esercizi Spirituali della Congregazione. Successivamente si arrivò alla proposta degli Esercizi Spirituali via radio e tale iniziativa ebbe un grande successo spirituale ed apostolico.

Per quanto riguarda la devozione a Maria Ausiliatrice, nel 1898 l’Arcivescovo di Montevideo aveva chiesto che a Villa Colón, nella chiesa del Collegio Pio, si erigesse un Tempio votivo nazionale a Maria Ausiliatrice. Il 14 dicembre 1901 Sua Eccellenza inaugurò il Santuario di Maria Ausiliatrice, e nell’ottobre del 1904, l’immagine che lì si venerava fu solennemente incoronata.

2.3 Brasile

Nel 1877, Mons. Pedro Maria de Lacerda, Vescovo di Rio de Janeiro, scriveva a Don Bosco chiedendo i Salesiani per la sua diocesi [3] . Andando poi a Torino, lasciò, in anticipo, i soldi per i biglietti di viaggio dei missionari che un giorno sarebbero andati nel suo paese. Nello Stato di  Rio Grande del Sud, i Cappuccini avevano fatto molta pubblicità dei Salesiani, che conoscevano dall’Uruguay, e il Vescovo di Porto Alegre chiese all’Ispettore Don Luigi Lasagna di mandare i Salesiani nella sua diocesi.

Don Lasagna, avutone l’incarico da Don Bosco, andò in Brasile nel 1882. Fece un lungo viaggio lungo la costa del paese, fino a Belém do Pará, e decise di incominciare l’opera salesiana in quella nazione da Niterói, col Collegio Santa Rosa. Il 14 luglio 1883 egli stesso arrivava a Rio de Janeiro con i primi Salesiani; vennero poi le case di São Paulo (1885) e di Lorena (1890). Nel 1891 accettò la casa di Recife, la quale però si aprì solo nel 1894. Fatto Vescovo di Oea-Tripoli, Mons. Lasagna fondò la casa di Cuiabá e la Colonia Teresa Cristina, prima missione tra gli Indios Bororos (1894).

Le case del Brasile dipendevano allora dall’Ispettoria dell’Uruguay–Brasile. La situazione rimase tale fino alla morte di Mons. Lasagna, quando le case del Brasile si costituirono in Ispettoria; da quella prima Ispettoria brasiliana, non molto tempo dopo, nacque l’Ispettoria del Mato Grosso.

Si aprirono subito le due case già accettate da Mons. Lasagna: Campinas, nello Stato di São Paulo, e Cachoeira do Campo, in quello di Minas Gerais. Venne poi la volta del Collegio di Corumbá, nel Mato Grosso, di Salvador a Bahia, della Colonia agricola di Jaboatão, in Pernambuco, della Scuola Agricola della Tebaida, a Sergipe.

Lo sviluppo fu tanto veloce che già nel 1901 si costituirono tre Ispettorie: quella del Sud del Brasile, quella del Mato Grosso e quella del Nord, che comprendeva da Bahia fino alla zona amazzonica [4] . Un anno dopo, i Salesiani, che avevano perso la Colonia Teresa Cristina a causa di nuove scelte politiche dei governanti del Mato Grosso, crearono una missione proprio nelle parti orientali dello Stato, con i Bororos orientali.

Ben presto i Salesiani, non avendo un’organizzazione economica sufficiente per sostenere le loro strutture educative, dovettero arrendersi alla pressione della società e indirizzare i loro collegi verso l’insegnamento superiore, lasciando le scuole professionali in secondo piano. La Congregazione in Brasile respirò da allora con i due polmoni delle scuole e degli oratori.

Come in Argentina ed Uruguay, anche in Brasile sin dall’inizio i Salesiani cercarono di diffondere la devozione alla Madonna di Don Bosco. Don Luigi Zanchetta, da Direttore, attraverso le “Letture Cattoliche” e tanti foglietti propagandistici, diffuse questa devozione in tutto il Brasile. Fu allora possibile costruire il monumento a Maria Ausiliatrice nella collina sovrastante il Collegio Santa Rosa, a Niterói, che divenne meta di pellegrinaggi e  primo segno religioso nel panorama della baia di Guanabara, quando non era ancora stato costruito il grande Cristo del Corcovado. 

Per solennizzare il Centenario della Festa Liturgica di Maria Ausiliatrice, istituita da Pio VII per la liberazione della cattività Napoleonica, ed il Centenario della nascita di Don Bosco, dal 28 al 30 ottobre 1915 si svolse a São Paulo il VII Congresso Internazionale dei Cooperatori Salesiani sul tema “La restaurazione sociale in Cristo”, che, stando a quanto veniva dichiarato nei relativi documenti, doveva essere realizzata attraverso il lavoro e l’educazione. Come frutto del Congresso si fondò nel quartiere di Bom Retiro, accanto alla parrocchia salesiana, una nuova Casa salesiana destinata a dare istruzione professionale ai giovani poveri.   

2.4 Cile

Nel Cile, Don Bosco e i Salesiani erano conosciuti e molto apprezzati a Santiago, Valparaíso, Talca e Concepción. Il libro Don Bosco y su Obra del Vescovo titolare di Milo, lo spagnolo Mons. Marcelo Spínola, aveva avuto una grande diffusione nel paese. Personalità del Cile, andate in Italia tra il 1869 e il 1887, ebbero l’opportunità di conoscere la grandezza straordinaria del Santo dei giovani; uno di essi, Don Blas Cañas, fondò a Santiago nel 1872, sotto indicazione di Don Rua, il “Patrocinio di San José”.

Tuttavia, alle missioni del Cile Don Bosco cominciò a pensare solo nel 1876. Scrisse al Vescovo di Concepción chiedendo delle informazioni per una futura opera, e al tempo stesso proponeva la fondazione di tre case: Santiago, Valparaíso e Concepción. Il primo salesiano in terre cilene fu Don Domenico Milanesio, che narrò il suo viaggio a Concepciòn nel Bollettino Salesiano del marzo 1886. I Salesiani incominciarono il loro lavoro apostolico con le scuole professionali per ragazzi poveri, gli Oratori festivi,  la cura pastorale dei quartieri più poveri e con le missioni tra gli indigeni dello Stretto di Magellano.

Alla morte di Don Bosco, le Case Salesiane in Cile erano tre: Concepción, Punta Arenas e Talca. Un gruppo molto qualificato di Cooperatori Salesiani aveva preparato l’arrivo dei Salesiani a Concepción e a Talca e li aspettava a Santiago e Valparaíso. Nessuno, al contrario, aveva preparato l’arrivo dei Salesiani a Punta Arenas.

Alla morte di don Rua, le Case salesiane in Cile erano 14. Quattro di queste – La Serena, Santiago, Talca e Concepción – erano Scuole di Arti e Mestieri per giovani poveri, ai quali veniva offerta anche ospitalità in un annesso internato. Nel collegio San José di Punta Arenas c’era un gruppetto di ragazzi che veniva formato nei laboratori di calzoleria, falegnameria, tipografia e rilegatura. Gli Istituti commerciali erano tre: Iquique, Valparaíso e Valdivia. A Linares e Punta Arenas vi era una scuola elementare. Il “Patrocinio di S. Giuseppe” era un internato con corsi elementari e medi. L’Aspirantato e il Noviziato erano stati avviati a Macul, Santiago. I Salesiani tenevano delle Parrocchie solo a Punta Arenas e Porvenir. Merita speciale menzione la casa di “La Gratitud Nacional” a Santiago, che comprendeva l’Asilo della Patria e il tempio della “Gratitud Nacional” al Sacro Cuore.

Il lavoro missionario che veniva svolto a Magellano e l’attenzione data ai ragazzi poveri, uniti alle caratteristiche dell’ottimismo e  del dinamismo tipiche di Don Bosco e dello spirito salesiano, avevano suscitato l’appoggio delle autorità civili e religiose e dei cattolici in genere. Anche la stampa contribuiva a far conoscere ed apprezzare il mondo salesiano. Nel 1907 si incominciò a pubblicare il volantino El Mensajero de María Auxiliadora e le Letture Cattoliche”.

In quel tempo si pensò di avere due Ispettorie in Cile. Le opere della Prefettura Apostolica di Magellano ebbero come Ispettore, dal 1887 sino alla sua morte, Mons. Giuseppe Fagnano. Nel 1892 si creò poi l’Ispettoria di S. Gabriele, con sede a Santiago. Da notare che fino al 1902 da questa Ispettoria dipendevano anche le opere del Perù e della Bolivia.

In questo periodo anche le FMA entrarono in Cile, sia nelle missioni del Sud che nelle regioni del Centro e del Nord del Paese. Nel 1910 avevano 10 case. Nel 1896 la Madre Generale, Madre Caterina Daghero, visitò la Missione dell’Isola Dawson. 

La Prefettura Apostolica di Punta Arenas

Nel 1882, Don Concha proponeva a Don Bosco la fondazione di una Casa a Punta Arenas, avviando così le missioni tra gli Indios della Terra del Fuoco. Nel 1883, dopo varie trattative fatte da Don Bosco, la Sacra Congregazione della Propagazione della Fede creava la Prefettura Apostolica della Patagonia Meridionale, con sede a Punta Arenas. Essa comprendeva anche la Terra del Fuoco, le Isole Malvine e le altre isole esistenti nella regione.

Prefetto Apostolico fu nominato Don Giuseppe Fagnano. Nell’Ottobre 1886 egli partiva da Buenos Aires con una spedizione scientifico-militare per esplorare la Terra del Fuoco. Mentre evangelizzava e battezzava gli indigeni, si convinse che la sede della Prefettura doveva essere a Punta Arenas. Per le missioni tra gli indigeni, Mons. Fagnano preferì il sistema delle “Riduzioni”, come quelle create dai Gesuiti nel Brasile e Bolivia,  a quello dei missionari itineranti, secondo quanto si era soliti fare nella Patagonia. Nel marzo 1889 si diede inizio alla missione nell’Isola Dawson. Lo stesso Mons. Fagnano, andando a Santiago nel 1880, ottenne la concessione dell’isola per venti anni. Nella loro missione i Salesiani ricevettero Indios Alakaluf e posteriormente gli Onas.

Le FMA si occupavano nel frattempo delle donne e delle ragazze. Assieme al catechismo insegnavano loro a leggere, a scrivere, a cucinare, a lavare e rattoppare gli abiti, a conoscere le norme più elementari di pulizia e di igiene, a cantare, a cucire, a fare le calzolaie.

Capo ed animatore instancabile di tutto era Mons. Fagnano, che visitava frequentemente le missioni e viaggiava a Santiago o in Europa per rendere conto allo Stato del lavoro fatto, per superare particolari problemi conversando con le autorità competenti o, più semplicemente, per raccogliere gli aiuti necessari alle missioni.

Posteriormente sorsero dei contrasti con la diocesi di Ancud a causa dell’amministrazione ecclesiastica di Punta Arenas. La questione fu portata a Roma. Fu così che, nel 1916, si creò il Vicariato Apostolico di Magellano, indipendente dalla diocesi di Ancud e si nominò Vicario Apostolico il salesiano Mons. Abraham Aguilera Bravo.

Grandi furono i festeggiamenti per la Beatificazione di Don Bosco (1929), che vennero celebrati nel mese di maggio a Talca, a Punta Arenas e con un solenne triduo a Santiago. La stampa contribuì a creare un clima di ammirazione per la figura dell’Apostolo della gioventù e per la sua opera. Come amorevole adesione al novello Beato, gli Exallievi realizzarono il loro Terzo Congresso, nel quale si studiò il metodo educativo di Don Bosco.

Anche in Cile, come nel resto dell’America Latina, una delle cose che più ha caratterizzato la presenza salesiana è stata la devozione a Maria Ausiliatrice, come stanno a dimostrare anche le numerose cappelle che furono dedicate a Lei. I Salesiani hanno oggi quattro templi parrocchiali e quattro chiese pubbliche dedicate a Maria Ausiliatrice.

2.5 Paraguay

Fu nel 1879 che Don Bosco rispose alla richiesta del Card. Nina, protettore della Congregazione, promettendo di inviare qualche salesiano ad Asunción per aiutare nella formazione il clero locale. Don Giovanni Allavena andò a prestare il suo ministero sacerdotale durante la Settimana Santa e rimase per due mesi nel Paraguay. Non fu tuttavia possibile mantenere subito la parola data. Infatti i Lazzaristi andarono nel Paraguay nel 1880 ed i Salesiani presero, nel frattempo, il loro posto nella Patagonia.

Dodici anni dopo un altro missionario salesiano, Don Angelo Savio, arrivò ad Asunción. Risalì il fiume fino a Bahía Negra, alla frontiera col Brasile. Prese un primo contatto con gli indigeni del Chaco e, tornando a Buenos Aires, portò con sé alcune lettere per il superiore salesiano e per la Congregazione Romana di Propaganda Fide, chiedendo missionari per il Paraguay.

Nel novembre 1892, il Console del Paraguay a Montevideo, il Sig. Matías Alonso Criado, scrisse alla Santa Sede evidenziando i bisogni dell’infanzia e della gioventù nel Paraguay e lo stato deplorevole degli Indios del Chaco Paraguayano. Il Cardinale Rampolla trasmise a Don Rua il desiderio del Santo Padre di interessare il Superiore dei Salesiani per studiare la possibilità di fondare una Missione nel Chaco e una scuola di Arti e Mestieri ad Asunción. Don Lasagna, venuto in Italia per partecipare al Capitolo Generale, si recò a Roma e, dopo esser stato fatto Vescovo titolare di Oea-Tripoli, ritornò in America. Arrivato un anno dopo ad Asunción in Paraguay, si guadagnò subito il cuore di tutti.

Morto Mons. Lasagna, fu nominato direttore del nuovo collegio di Asunción Don Ambrogio Turriccia. I nuovi missionari partirono da Montevideo il 14 luglio 1896. Nel 1900 si fondò una seconda casa a Concepción, città che costituiva come una porta per le missioni del Chaco. Nello stesso anno, nell’allora lontano suburbio di Vista Alegre, incominciò con una piccola casa e una cappella dedicata al Sacro Cuore quello che è oggi il “Salesianito”.

Ma nel 1902 i contrasti tra il Direttore e il Governo fecero sì che questo ordinasse la chiusura del Collegio di Asunción. Poichè gli edifici erano stati donati ai Salesiani mediante una legge del Parlamento, si creò un conflitto istituzionale tra l’organo legislativo ed il potere esecutivo. Dopo molte trattative si arrivò a una soluzione. Don Turriccia fu inviato in Cile. I Salesiani si trasferirono a una nuova sede, dove si trovano fino ad oggi, il collegio fu riaperto e l’ospedale tornò in mano al Governo.    

Dal 1919, nel frattempo, si andavano creando delle residenze missionarie nei villaggi del Chaco. Nel 1924 venne aperta la scuola agricola di Ypacaraí. La crescita della presenza salesiana fu tale che nel 1954 il Paraguay ebbe una Ispettoria propria.

Fu Don Domenico Queirolo a dare alla devozione a Maria Ausiliatrice una vera dimensione popolare nella nazione guaranì. Si distinse nella costruzione di chiese e cappelle intitolate alla Madonna di Don Bosco e diede risonanza sociale alla festa di Maria Ausiliatrice con la pubblicazione del settimanale “El Mensajero de María Auxiliadora”. Superiore delle missioni salesiane del Chaco, fece della Vergine Ausiliatrice la loro titolare.

Gli anni 1932-1935 non furono un periodo facile. La guerra del Chaco decimò la popolazione maschile del Paraguay; vari collegi salesiani furono trasformati in ospedale. Don Queirolo, don Ernesto Pérez ed altri cappellani salesiani infusero nei soldati e nel popolo paraguayano una piena fiducia nella protezione di Maria Ausiliatrice, che fu proclamata protettrice e patrona dell’esercito paraguayano. La devozione alla Vergine Ausiliatrice si radicò profondamente nell’animo dei paraguayani.   

Un altro nome da ricordare è quello di Don Guido Coronel, che costruì i grandi templi di Coronel Oviedo e dell’Alto Paraná in onore di Maria Ausiliatrice e ottenne che fosse proclamata patrona dell’agro dell’Alto Paraná.

Con uguale impegno e zelo le FMA si impegnavano per la diffusione della devozione all’Ausiliatrice nelle case e nel mondo femminile della nazione.

 

3. LA PRESENZA SALESIANA

La presenza salesiana nella Regione Cono Sud è scaturita da un sogno di Don Bosco e dalla sua stessa passione missionaria. Fu così che il carisma attecchì profondamente in America Latina, fino a diventare parte della sua stessa cultura. Ne è prova la crescita prodigiosa, che oggi fa della Congregazione Salesiana la forza religiosa più grande di questo continente.

In effetti, dopo centotrenta anni, la presenza salesiana, tra l’America del Nord e l’America Latina, comprende 26 Ispettorie e 2 Visitatorie in 23 nazioni, dal Canada fino all’Argentina e al Cile. Nella Regione del Cono Sud ci sono 14 Ispettorie: cinque nell’Argentina, sei nel Brasile, una nell’Uruguay, una nel Cile, una nel Paraguay. Per un migliore coordinamento, la Regione è divisa in due Conferenze Ispettoriali. La CISUR comprende le Ispettorie di lingua spagnola: Buenos Aires, Bahía Blanca, Córdoba, La Plata, Rosario in Argentina, e le Ispettorie del Cile, Paraguay e Uruguay. La CISBRASIL comprende le Ispettorie di lingua portoghese di Belo Horizonte, Campo Grande, Manaus, Porto Alegre, Recife e São Paulo.

Oggi nella Regione ci sono 1788 SDB e 96 novizi, che portano avanti 312 presenze. Si deve notare purtroppo che, nonostante la popolazione prevalentemente giovanile di queste nazioni, l’humus religioso e cattolico della società,  un numero non indifferente di vocazioni e di confratelli nella formazione iniziale, si rileva ugualmente un persistente e progressivo calo numerico dei Salesiani nella Regione.

Prendendo atto della diminuzione di Salesiani, ma anche cercando di raggiungere una qualità migliore nella formazione, le Ispettorie hanno cominciato a promuovere una collaborazione interispettoriale e a disegnare e portare avanti un processo di ridimensionamento. In effetti, alcune opere non hanno più una loro comunità religiosa,  ma vengono interamente gestite dai laici. In altre Ispettorie invece, sebbene il numero di opere abbia avuto una leggera flessione, i fronti pastorali si sono moltiplicati.

3.1 Vita religiosa

Per quanto riguarda la vita religiosa, si deve prendere atto della sostanziale fedeltà della maggioranza dei Confratelli, che vivono con gioia, convinzione e serenità la loro vocazione religiosa, l’impegno nel servizio pastorale ed educativo, la vita fraterna, la fedeltà ai voti, la vita di preghiera e di formazione continua.

Da una parte è degna di nota la generosità con cui numerosi Confratelli, pur di età elevata, assumono carichi di lavoro nei collegi e nelle parrocchie ma, d’altra parte, è da registrare anche il limitato numero di confratelli in grado di assumersi responsabilità significative nel ruolo di direttori, economi, parroci. In molte opere il direttore si trova ad assumere anche la responsabilità dell’amministrazione e questo può andare a scapito del suo compito di guida spirituale dei Confratelli e di animatore carismatico della missione. La sproporzione fra opere e salesiani e la diminuzione di Confratelli porta quindi spesso ad un accumulo di responsabilità, che ricade negativamente sulla vita dell’opera e sulla qualità di servizio, con un conseguente stile di individualismo pastorale.

Vocazione e vocazioni

Non mancano nella Regione risorse vocazionali. L’età media della popolazione di questi paesi, l’humus religioso, il substrato cattolico e culturale ed anche la povertà di grandi fasce della gente sono elementi che concorrono al fatto che la vocazione alla vita consacrata o sacerdotale abbia ancora una grande accoglienza. Non c’è assolutamente paragone con quanto sta accadendo nella maggior parte dei paesi dell’Europa occidentale, dove una simile proposta non trova riscontro tra gran parte dei giovani, anzi spesso riceve un rifiuto. Da una parte dunque è bello notare come, in Argentina, Uruguay, Brasile, Cile e Paraguay, la gioventù sia ancora numerosa, generosa e aperta ai valori cristiani. È così che ogni anno molti giovani iniziano il loro percorso formativo con generosità ed entusiasmo per Don Bosco e per la missione salesiana. D’altra parte, elemento critico è il fatto che questi candidati, spesso purtroppo, rivelino motivazioni vocazionali deboli, una base umana piuttosto precaria ed una formazione cristiana poco assimilata.

Si verifica così il fatto che, anche se sono numerosi i giovani che frequentano le nostre opere, quelli che sono coinvolti nelle diverse forme di associazionismo del Movimento Giovanile Salesiano o quelli che manifestano disponibilità per la proposta vocazionale salesiana esplicita, tuttavia negli ultimi anni si è verificato un persistente calo delle vocazioni. Le Ispettorie che più subiscono questa diminuzione sono quelle dell’Argentina e dell’Uruguay. In Brasile, al contrario, si vive attualmente un periodo di ripresa vocazionale, che merita di essere studiato, proprio per conoscerne meglio le cause. Il Cile, in genere, si è caratterizzato per un marcato e fecondo lavoro in questo campo. E il Paraguay sta raccogliendo i frutti del suo impegno nella pastorale giovanile e vocazionale.

I Salesiani sono consapevoli e preoccupati dal calo del personale e cercano di scoprirne le cause e le possibili vie di soluzione. In particolare, si cerca di progettare una pastorale giovanile che porti alla maturazione di progetti di vita, e una pastorale vocazionale propositiva, con esperienze di volontariato sociale e missionario, un accompagnamento accurato, un impegno di vita sacramentale e un serio cammino di discernimento.

3.2 Vita fraterna delle comunità

Tanto i Capitoli Ispettoriali celebrati un anno fa, che le Visite d’Insieme delle due Conferenze Ispettoriali della Regione hanno evidenziato che le idee forza del CG25, “La Comunità Salesiana Oggi”, sono state quadro di riferimento e di riflessione particolarmente adatto per migliorare la vita delle comunità. Anche se con impegno e successo diversi, le comunità hanno assunto le cinque schede del Capitolo Generale, cercando di realizzare il modello di comunità voluto da Don Bosco ed espresso nel trinomio: “Vivere in unum locum, in unum spiritum, in unum agendi finem”. Si è voluto così superare il falso dilemma “Vita comune” o “Vita fraterna”, con il recupero dell’intuizione fondamentale: la nostra è una “Vita fraterna comune”. Si è evitato, in tal modo, di cedere alla tentazione dell’essere insieme come valore supremo, anche se talora non esiste un rapporto interpersonale profondo, o a quella del “volerci bene”, anche se non si verificano concretamente le condizioni per stare insieme.

Tutto ciò ha portato ad un miglioramento della “giornata della comunità”, del funzionamento dei Consigli delle opere, dell’assemblea della comunità, del ruolo della CEP, come nucleo animatore. A proposito di quest’ultimo elemento, la valorizzazione della CEP nelle presenze risulta sempre più grande, anche se il cammino è ancora lungo  prima che questa diventi lievito capace di dare dinamicità e di trasformare tutta l’opera.

Gli obiettivi scelti dal Rettor Maggior con il suo Consiglio per la programmazione del sessennio 2002-2008 sono stati assunti dalla maggior parte delle Ispettorie e difatti figurano nei loro piani annuali. Ci sono inoltre attività che dimostrano la realizzazione di questi stessi obiettivi. L’appello a rendere più significative le comunità, sia sotto il profilo della quantità dei confratelli che sotto quello della qualità, ha trovato risposta nello sforzo fatto da numerose Ispettorie per rafforzare il numero dei confratelli nelle singole comunità e  in quello di promuovere un ritmo di vita che favorisca la formazione permanente e la significatività pastorale. In alcuni casi si è contratto il numero delle opere; alcune di queste sono state affidate ai laici ed il vantaggio avuto è stato quello che i confratelli abbiano potuto dedicarsi più direttamente alla loro missione specifica.

Nonostante questi sforzi, continua ad essere grande la sproporzione tra impegni apostolici, campi di lavoro, complessità delle opere e il numero di confratelli. Il pericolo è quello di mettere a rischio l’identità della nostra presenza, la qualità della proposta educativo-pastorale, la leggibilità della nostra testimonianza, la fecondità spirituale e vocazionale. È necessario dunque trovare e mantenere l’equilibrio tra la nostra sensibilità pastorale, che ci spingerebbe ad andare incontro a tutti i bisogni dei giovani, specialmente i più poveri, e la convinzione che non siamo chiamati, e soprattutto non ci è possibile, risolvere tutti i problemi sociali e pastorali.

3.3 Missione salesiana

La missione salesiana, lo sappiamo, non si identifica con le opere o le attività, e neppure si riduce ad esse. È prima di tutto la passione di Don Bosco per il bene delle anime, dei giovani! Compito della pastorale giovanile è dunque mantenere questo zelo missionario e renderlo sistematico, organico, operativo.

A livello della Regione America Cono Sud, nel 1985 fu creato il “Secretariado de Pastoral Juvenil de Plata” (SECPLA), che si è trasformato in SEPSUR con l’integrazione dell’Ispettoria Cilena, e ha dimostrato vitalità, organizzazione ed efficacia operativa. Lo dimostrano le consulte, i corsi di aggiornamento, i seminari di lavoro per preparare materiale pastorale, il “Cuaderno de PJ”, gli incontri speciali con gli animatori delle opere e del territorio,  gli incontri con i giovani.

Nella Conferenza Ispettoriale Brasiliana questo compito è stato affidato alla “Articolazione della Gioventù” (AJS), che coordina tutto l’associazionismo giovanile. Si tratta di un’équipe nazionale di riferimento che ha funzionato bene e ha anche prodotto interessanti sussidi, come i “cadernos salesianos”, che sono risultati di grande utilità per gli animatori locali. Attualmente questa équipe nazionale comprende anche le FMA. Questa integrazione, valida in sé, non è stata esente da problemi a causa della diversità del cammino percorso dalle due Congregazioni, del modo diverso di concepire il lavoro con la gioventù e della difficoltà di mantenere un gruppo stabile. Sottolineo però il valore grande del credere a questa collaborazione e del voler creare comunque sinergia.

Si è creato anche un’équipe di riflessione della CISBRASIL per coordinare l’ambito della gioventù e per rispondere agli interrogativi di coordinatori, animatori e agenti di pastorale. Annualmente si fa un incontro con tutti i delegati ispettoriali di Pastorale Giovanile. Tra i dati emergenti, da una parte per quel che riguarda i giovani, si nota un aumento di giovani volontari disponibili per lavorare nelle missioni, dall’altra parte, per quanto attiene ai Confratelli, si constata una diminuzione del numero di Salesiani disponibili per accompagnare i giovani, specialmente per un cammino di fede.

Settore SCUOLA

Nella Regione il settore scuola resta uno dei servizi più consistenti e significativi. In questi ultimi anni, malgrado la diminuzione del numero di Salesiani, c’è stato un incremento delle opere di educazione formale, in particolare di quelle di livello superiore (IUS). Tutte le Ispettorie del Brasile, dell’Argentina e del Cile contano diverse scuole di livello superiore. Ne parleremo più avanti.

Forse la cosa più degna di essere sottolineata nel campo dell’educazione formale nella CISBRASIL è la creazione della rete di collegamento tra le varie scuole. Tutto ciò in collaborazione con le Ispettorie delle FMA. La finalità principale è quella di garantire l’identità salesiana delle nostre scuole, di formare i professori nella pedagogia salesiana e di elaborare testi scolastici secondo una linea pedagogica salesiana, soprattutto per le scuole convenzionate. Si dovrebbe qui ricordare che, per quel che riguarda la produzione di testi scolastici, l’Argentina e il Cile portano avanti da anni questa attività, in collaborazione societaria con l’editrice salesiana EDEBE di Barcellona, Spagna.

Dal punto di vista del finanziamento, la situazione delle scuole si presenta molto variegata. Mentre le scuole salesiane del Cile sono totalmente finanziate dal governo e quelle dell’Argentina hanno l’appoggio dello Stato, per cui i genitori degli allievi pagano una quota accessibile, quelle del Brasile, del Paraguay e dell’Uruguay non ricevono nessun tipo di sussidio. Vengono così penalizzate le famiglie che, non avendo particolari possibilità economiche, restano private della possibilità di scegliere per i propri figli una scuola di qualità e dotata di un preciso progetto educativo.

Scuole Agricole e Centri di Formazione Professionale

Una delle presenze che hanno avuto un grande successo in questi paesi della Regione Cono Sud è stata quella delle scuole agricole. Anche se in numero più ridotto del passato, le Ispettorie dell’Argentina, Uruguay, Cile e Paraguay hanno ancora scuole agricole, che sono riconosciute per la loro qualità. Appare invece un po’ paradossale che, in una nazione fortemente agricola come il Brasile, le scuole agricole non siano prese in considerazione dai ragazzi e dalle loro famiglie. È accaduto così che, con la cessazione degli internati, tali scuole in Brasile siano state tutte chiuse.

 Al contrario, i Centri di Formazione Professionale si sono moltiplicati, anche perché diverse organizzazioni, soprattutto europee, li hanno fortemente favoriti con mezzi e sussidi economici. Oggi, come nei tempi di Don Bosco, molti adolescenti o giovani hanno bisogno di lavorare per aiutare economicamente la loro famiglia e nelle scuole professionali trovano la possibilità di una formazione necessaria per inserirsi attivamente e professionalmente nel mondo del lavoro. Personalmente sono del parere che questo campo della nostra presenza deve essere fortemente promosso e sostenuto. Infatti ci mette in rapporto con i giovani più poveri e ci permette un collegamento con il mondo del lavoro. E questo è tanto più significativo in questo momento in cui il modello culturale tende ad evidenziare il primato degli studi superiori ed universitari che danno una certa immagine e un particolare status sociale. Sono convinto inoltre che il lavoro dei nostri Centri Professionali può offrire un contributo prezioso a questi paesi che sono tuttora in via di sviluppo industriale.

Settore EMARGINAZIONE

Quello dell’emarginazione è uno degli ambiti in cui la Regione Cono Sud si è mossa con più coraggio ed efficacia. La presenza salesiana accanto ai minorenni in difficoltà risulta oggi tra le più significative, non solo perché è un’opera che ci permette di operare a favore dei ragazzi più bisognosi, ma anche perché ci dà l’opportunità di essere in contatto costante con gli organismi governativi ed amministrativi dai quali vengono coordinate le politiche sociali. Si tratta anche di una strategia importante per influire sul cambio di mentalità dei governanti, tenendo conto che sono loro ad avere la possibilità di cambiare o almeno migliorare in parte la situazione sociale e culturale di tanti ragazzi poveri e in situazione di grave rischio personale e sociale. Oggi troviamo, fortunatamente, vari confratelli e membri della Famiglia Salesiana presenti negli organismi dove si discutono le politiche sociali per i bambini e gli adolescenti.

Ispirate all’esperienza di don Javier De Nicolò (COB), fondatore di “Bosconia”, il Centro di attenzione ai ragazzi della strada, e a quella del Sig. Raymondo Mesquita (BBH), fondatore del “Centro Salesiano di Attenzione ai Minorenni”, questo tipo di opere si è sviluppato un po’ in tutte le Ispettorie. Sono nuove presenze educative davvero formidabili che, nello spirito che le anima, ci riportano naturalmente alla primigenia esperienza dell’Oratorio di Valdocco. Cito, solo a titolo di esempio, l’opera di Itaquera (BSP), dove il P. Rosalvino Moran ha creato un’autentica cittadella salesiana a favore dei ragazzi più poveri. La presenza diretta ha espressioni multiformi: accoglienza, aiuto alimentare, offerta di piccole forme di artigianato per i più piccoli e preparazione professionale, rapida o prolungata, per i giovani; infine l’inserimento specifico nel lavoro per i giovani più grandi. Una presenza significativa nel campo dell’emarginazione si osserva nelle case-famiglia per minori in difficoltà: sono 91, con circa 3.000 ospiti. Da rilevare che le nuove generazioni di Salesiani sono più portate e disponibili a lavorare con questi destinatari. Devo aggiungere però che, per lavorare con questi giovani più bisognosi, non è sufficiente la buona volontà; si richiede una salda motivazione di fede,  preparazione specifica e grande professionalità.

Settore PARROCCHIE

La presenza dei Salesiani nelle parrocchie è notevole, sia per il numero che per la generosità dei sacerdoti salesiani che sono impegnati nella cura pastorale, nella catechesi e nella preparazione e amministrazione dei sacramenti. Le parrocchie, con le chiese pubbliche e santuari, sono più di 300 e i Salesiani che lavorano in esse sono più numerosi di quanti sono impegnati nella Scuola.

In questo lavoro le sfide che si propongono sono: la necessità di garantire l’identità della parrocchia salesiana, il coordinamento delle forze apostoliche (movimenti, gruppi, associazioni) mediante un progetto pastorale che dia unità all’opera di evangelizzazione, alla promozione umana e alla formazione cristiana. Per tutto ciò, oggi, è indispensabile la collaborazione dei laici, la creazione e la promozione dei ministeri per le diverse attività apostoliche e, inoltre, il buon funzionamento dei Consigli Pastorali.

Servizi ECCLESIALI

Certo, la nostra partecipazione alla vita e all’azione della Chiesa locale non si riduce alla realizzazione della missione salesiana e alla guida delle parrocchie a noi affidate. C’è un ulteriore modo di realizzare la nostra presenza; vale a dire, attraverso quell’insieme di forze salesiane che sono più direttamente al servizio della Chiesa Diocesana. Penso, in questo momento, ai 110 Vescovi della nostra Congregazione. Di essi 43 sono nella Regione America Cono Sud: 25 in Brasile, 9 in Argentina, 4 in Uruguay, 2 in Paraguay e 3 in Cile. Senza pretendere di diminuire il nostro “sensus Ecclesiae” e la nostra adesione al Santo Padre, c’è pure da dire che la nomina di Vescovi ha privato alcune Ispettorie di persone molto valide nel campo dell’animazione o nella direzione di comunità ed opere. Questo fatto inoltre ha prodotto, talvolta, mancanza di continuità in alcuni progetti in corso o indebolimento di alcuni settori, come quello della formazione. Ci dichiariamo comunque felici di donare alla Chiesa dei pastori ben preparati e particolarmente sensibili ai problemi della gioventù.

La collaborazione con le Chiese locali si rende palese anche attraverso un consistente gruppo di Salesiani impegnati in strutture educative ed ecclesiali a livello nazionale. Si pensi, a titolo di esempio, alle varie Conferenze dei Religiosi, alle Associazioni degli Educatori Cattolici, ai vari servizi a favore delle Conferenze Espicopali come gli uffici di pastorale giovanile e di catechesi, i centri per la comunicazione sociale e diverse altre iniziative di carattere diocesano.

Partecipazione e formazione dei laici

Il Capitolo Generale 24 ha portato l’intera Congregazione ad un nuovo tipo di approccio e di comprensione dei laici che lavorano nelle nostre opere. Essi erano presenti già prima, ma dal CG24 in poi sono stati invitati non soltanto a collaborare, ma a condividere pienamente lo spirito e la missione di Don Bosco. Si è chiesto loro di vivere ed agire da veri salesiani, educatori capaci di testimonianza e parola, pienamente corresponsabili della missione salesiana. Per raggiungere questo obiettivo era necessario un cambio di mentalità, sia da parte dei confratelli, sia da parte degli stessi laici.

Da parte dei confratelli, anche se si è avuto un certo progresso in tutte le Ispettorie, permangono ancora delle resistenze, talora perché non si è compreso bene questo nuovo modello di rapporti SDB-Laici, altre volte per effetto di alcune esperienze negative dovute alla fretta nel delegare responsabilità a persone non adeguatamente preparate. Altre difficoltà sono nate per la poca chiarezza e la mancata comprensione del nuovo ruolo che il singolo salesiano e la comunità avrebbero dovuto avere in questo nuovo modello. Si è riscontrato inoltre che la scelta dei laici, basata più sulla capacità professionale che sulla salesianità, mentre da una parte può concorrere a migliorare la qualità del servizio, dall’altra può risultare a scapito del generale clima educativo. Si deve notare pure che la restrizione ­di tempo, gli impegni con la famiglia ed altre attività sociali limitano oggettivamente la continuità di presenza dei nostri laici tra i destinatari. Infine, risulta delicato il rapporto economico, per cui talvolta, nei rapporti tra i confratelli e laici, si passa da un dialogo tra collaboratori ad un rapporto, o peggio a qualche tensione, tra padroni e impiegati.

Cercando di venire incontro alle difficoltà riscontrate, le Ispettorie della Regione hanno elaborato un “Piano di formazione per i laici” delle scuole e delle altre opere. L’Università Don Bosco di Campo Grande, Brasile, offre inoltre un corso di “post‑grado” nel campo della Spiritualità Salesiana, per con­fratelli e laici; le IUS della Regione hanno portato avanti un corso on line di formazione salesiana per i professori universitari.

3.4 Formazione Iniziale e Permanente

Formazione Iniziale

Nella Regione la formazione iniziale merita un’attenzione speciale, perché da essa dipende in grande misura l’identità carismatica, la robustezza spirituale, lo slancio apostolico e la qualità pastorale dei nostri Confratelli. Attualmente ci sono case di prenoviziato in tutte le Ispettorie. Queste stanno camminando più decisamente verso una collaborazione interispettoriale per garantire delle équipes consistenti di formatori, un numero solido di formandi, un piano formativo di qualità e, soprattutto, dei centri di studio con identità salesiana. Tutto questo dovrebbe concorrere a favorire, da parte dei candidati alla vita salesiana, l’assimilazione personale dell’esperienza spirituale e del progetto apostolico di Don Bosco.

Da questa prospettiva la fase meglio strutturata è il Noviziato, generalmente condiviso tra diverse Ispettorie. In particolare, dove funziona bene il Curatorium, si condivide meglio la responsabilità formativa.

La struttura del Postnoviziato si presenta con sfumature diverse: in alcune Ispettorie (BPA, ABB) esso forma un’unica comunità con il prenoviziato, dal momento che durante questa prima fase si fa un anno di studi filosofici. In Argentina c’è collaborazione tra le Ispettorie di Buenos Aires e di La Plata, con un unico postnoviziato ad Avellaneda. Le altre Ispettorie hanno una loro struttura propria. L’Uruguay mantiene le fasi del noviziato e postnoviziato nella stessa comunità, con un unico direttore.

Per quel che riguarda la teologia, le due Ispettorie di Brasile-São Paolo e Argentina-Buenos Aires hanno il proprio studentato. Le altre hanno comunità di teologi, i quali studiano in diversi centri, diocesani o di altre Congregazioni. Gli studenti del Paraguay condividono il programma di studi dell’Ispettoria del Cile. Le Ispettorie di Argentina-Córdoba e Argentina-Rosario hanno comunità di studenti che fanno il cammino di formazione teologica presso centri di studi della Diocesi. Le Ispettorie di Bahía Blanca e di La Plata mantengono gli studenti insieme a Buenos Aires. Cinque Ispettorie del Brasile hanno studenti nel nostro studentato a São Paulo. L’Ispettoria di Belo Horizonte è responsabile con altri Istituti Religiosi di un Centro di Studio di Filosofia e Teologia per gli studenti salesiani e di altre Congregazioni.

Fino ad oggi non c’è niente di specifico per la formazione dei Confratelli Coadiutori. Per aiutare a trovare una risposta soddisfacente, nella Visita d’Insieme delle due Conferenze ispettoriali della Regione, ho personalmente invitato a cercare una soluzione in collaborazione con la Regione Interamerica.

Formazione Permanente

Oltre a quanto già detto sopra, sullo sforzo di consolidamento delle comunità e di ridimensionamento delle opere, al fine di garantire una vita comune fraterna che favorisca il rinnovamento spirituale, l’aggiornamento professionale e la competenza pedagogica, nell’ambito delle due Conferenze ispettoriali della Regione si sono moltiplicati gli impegni per una qualificata proposta di formazione permanente dei Confratelli.

Finora sono stati proficui i corsi specifici per i direttori e per i confratelli nelle diverse età di vita religiosa o sacerdotale. Intendo riferirmi agli incontri del quinquennio per i giovani sacerdoti e per i coadiutori nei primi anni di professione perpetua, al corso per i confessori, ai vari corsi per parroci. La presenza di un coordinatore stabile nell’EFOSUR ha garantito la continuità e l’unità di impostazione di questi incontri formativi.

Dal 1997 vengono attuati, come iniziativa della CISBRASIL e sotto il coordinamento della Commissione Nazionale di Formazione, un corso di specializzazione in educazione salesiana, nella Università Don Bosco di Campo Grande, e un corso di formazione per SDB e laici.

3.5 Famiglia Salesiana

Tra le grandi risorse disponibili per realizzare la missione nella Regione occorre menzionare la Famiglia Salesiana. L’importanza di questa realtà non consiste tanto nel fatto di servirci dei differenti gruppi, come se fossero alla nostra disposizione, quanto nella consapevolezza di essere chiamati a lavorare insieme, in uno stesso territorio, come Movimento spirituale apostolico. Il tutto nel rispetto dell’autonomia dei vari gruppi e delle diverse Congregazioni. Sotto questo profilo la preoccupazione prima sarà quella di formare e far funzionare la Consulta della Famiglia Salesiana, sia a livello ispettoriale che a livello locale.

La Regione America Cono Sud è stata benedetta dalla presenza di tanti gruppi della Famiglia Salesiana. Infatti, oltre i Salesiani, sono presenti le FMA, i Cooperatori salesiani, gli Exallievi e le Exallieve FMA, le Volontarie di Don Bosco, i Volontari con Don Bosco, le Damas Salesianas, le Apostole della Sacra Famiglia, le Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, le Suore di Gesù Adolescente, le Suore della Carità di Miyazaki, la Congregazione di Preti di San Michele Arcangelo.

Ci sono anche altri gruppi non ancora ufficialmente appartenenti alla Famiglia Salesiana, ma ugualmente molto vicini al nostro spirito: i Genitori dei consacrati salesiani, la Pia Unione Maria Mazzarello, le Suore Giuseppine, le Missionarie del Buon Gesù, le Missionarie di Cristo Risuscitato, la Comunità contemplativa di Nazareth, la Famiglia de la Domus Mariae, la Sociedade Joseleitos de Cristo, la Congregação das Irmãs de S. Teresinha, la Congregação das Irmãs do Divino Mestre, la Comunidade Canção Nova.

La collaborazione tra SDB e FMA per realizzare la missione è molto buona, specialmente nel campo dell’educazione formale e nella pastorale giovanile. Si lavora insieme anche nel coordinamento e nell’animazione dei Cooperatori, degli Exallievi e delle Exallieve.

I Cooperatori, la cui Associazione sta realizzando il rinnovamento del Regolamento di Vita Apostolica, stanno facendo un buon cammino nella missione. Purtroppo le Ispettorie non sempre garantiscono loro la presenza di un Delegato salesiano.

Gli Exallievi e le Exallieve sono presenti in tutte le Ispettorie e molti dei centri locali collaborano con le nostre opere educative. Ci sono circa 115 Unioni in tutta la Regione, sebbene non tutte funzionino con la stessa vitalità. Anche qui, come in altre parti del mondo salesiano, si cerca di coinvolgere maggiormente gli exallievi più giovani.

Nelle parrocchie il gruppo ADMA, normalmente, si rende responsabile di mantenere viva la devozione a Maria Ausiliatrice, tanto diffusa in queste nazioni, come abbiamo visto. Le VDB sono presenti in quasi tutte le Ispettorie. A differenza dell’altra Regione del continente, le Damas Salesianas non sono molte e la loro crescita è lenta. Tuttavia i gruppi sono molto attivi nell’ ambito dell’assistenza sociale e particolarmente nel settore della salute,  tra i più poveri.

Penso che quello della Famiglia Salesiana sia uno dei campi nei quali dobbiamo impegnarci a  crescere molto di più. E questo a partire dai Salesiani che, spesso, al di là dei ruoli di animazione e coordinamento, non manifestano una vera consapevolezza di appartenere anche ad una Famiglia più vasta. È necessario capire di più la Famiglia Salesiana come un vero movimento spirituale e apostolico e avvertire la sua importanza nel contesto della missione salesiana.

3.6 Comunicazione Sociale

La Comunicazione Sociale è stata sempre un campo di azione prioritario per i Salesiani della Regione America Cono Sud. Oggi ogni Ispettoria ha il suo Delegato ispettoriale per la comunicazione sociale, anche se non tutti questi Confratelli operano a tempo pieno, dal momento che svolgono anche altri compiti. In quasi tutte le Ispettorie ci sono dei salesiani qualificati, con diverso grado di specializzazione, in comunicazione sociale. Nella Regione esistono due Istituti Superiori di comunicazione, uno a Buenos Aires ed un altro a Bahía Blanca, che sono particolarmente apprezzati per l’ottima qualità dei tecnici che vi vengono formati. Ci sono pure altri corsi di buona levatura nelle Università di Campo Grande, di Brasilia e nel Centro Universitario di São Paulo.

Per quel che riguarda l’informazione, lo strumento più comune è il Notiziario Ispettoriale, in formato web e stampato. Anche molti collegi e parrocchie hanno la propria pagina web e il proprio Bollettino informativo periodico. Per la mancanza di un coordinamento sufficiente, fino ad ora non si sono seguite linee e politiche comuni per l’informazione. È necessario dunque crescere nella consapevolezza che si può creare un sistema coordinato di comunicazione, evitando dispersione di energie e risorse e rendendo più efficace l’informazione a servizio della missione e del progetto di animazione ispettoriale e mondiale.

Cinque sono le edizioni del Bollettino Salesiano, con una tiratura di 63 mila esemplari nel Brasile, 51 mila in Argentina, 10 mila in Cile, 7.500 in Paraguay; e 3.500 in Uruguay.

Nel campo della produzione e della divulgazione di messaggi educativi e pastorali i Salesiani hanno sviluppato numerosi programmi e iniziative di vario tipo. Tra le principali segnalo la presenza di 2 Centri di comunicazione (ABA, BCG), 7 editrici (ALP, ARO, BSP, CIL, CISBRASIL, PAR), 12 tipografie e scuole grafiche (ABA, ABB, ARO, BPA, BRE ,BSP, CIL, PAR, URU), 4 centri di produzione di audiovisivi (ABB, BBH, BCG, PAR), 15 librerie (ABB, ACO, ALP, BCG, BRE, CIL, PAR, URU), 13 emittenti radio (ABB, ALP, ARO, BCG, BRE, PAR). I Salesiani inoltre realizzano un numero considerevole di programmi per altre emittenti radio presenti nel territorio e  seguono direttamente 11 canali di TV educativa (BBH), e un canale di TV universitaria (BCG).

La gestione di queste imprese diventa una grande sfida per le Ispettorie, che non dispongono di personale sufficiente e con formazione professionale adeguata; non sempre inoltre si assumono queste opere come parte del Progetto Organico Ispettoriale. Viene così talvolta a prevalere l’iniziativa personale, con il rischio di compromettere una corretta gestione amministrativa e professionale. La sinergia tra le imprese di comunicazione resta dunque una linea politica ancora da incrementare e perfezionare con una visione di maggior professionalità.

3.7 Animazione Missionaria

I Salesiani giunsero in Argentina con un programma che rispondeva alle necessità del momento. Essi avvertirono in effetti che i paesi di quest’area si stavano muovendo verso un maggior sviluppo ed un consolidamento della propria nazionalità. L’inizio del processo di industrializzazione ed il bisogno urgente di istruzione indusse perciò i nostri Confratelli ad aprire laboratori d’arte e mestieri, scuole agricole, e realizzare vere e proprie esposizioni tecniche. Scelsero un linguaggio propagandistico che corrispondeva alla mentalità emergente di allora: esaltazione del lavoro, stile giovanile delle varie proposte educative, coreografie e bande di musica, rappresentazioni drammatiche. Nello stesso periodo, in pochi anni, fu allestita dall’Uruguay al Capo Horn, tutta una catena di osservatori meteorologici. È significativo che, quando nel 1885 le Congregazioni religiose furono allontanate dall’Uruguay, i Salesiani abbiano potuto rimanere grazie al loro Osservatorio Meteorologico.

 La Regione America Latina Cono Sud si è dunque caratterizzata dall’inizio per il suo impegno educativo ed apostolico nelle Missioni. E questo lavoro missionario continua ancor oggi in maniera significativa. Nel territorio infatti ci sono tuttora popoli indigeni integrati, con grado diverso, alla civilizzazione occidentale ed anche altri popoli che praticamente non hanno avuto alcun contatto con la realtà sociale del loro paese. Ci sono missioni salesiane nella Patagonia Argentina, nella regione del Chaco in Paraguay, nell’Amazzonia e nel Mato Grosso in Brasile. Secondo i risultati del censimento della popolazione portato a termine nel 2000, soltanto nel Brasile ci sono 734.131 indigeni, appartenenti a 225 etnie con 180 lingue diverse. Quattro sono le Ispettorie tipicamente missionarie: Manaus (per i diversi popoli del Rio Negro), Campo Grande (per i Bororos, Xavantes,), Bahía Blanca (per i Mapuches), Paraguay (per le popolazioni della zona del Chaco Terenas). 

Nella Patagonia la situazione politica, sociale e economica è cambiata sostanzialmente in questi 130 anni di presenza missionaria salesiana, ma i Salesiani restano tuttora i coraggiosi difensori dei diritti dei Mapuches, della loro cultura ed organizzazione sociale, e l’evangelizzazione viene condotta con una grande attenzione all’inculturazione del vangelo. È qui doveroso nominare gli internati di giovani Mapuches a Junín de los Andes e Zapala, come centri di promozione e di orientamento vocazionale. I Mapuches vivono in una regione inospitale, spesso isolata dalla neve durante l’inverno. I Salesiani, missionari fedeli, condividono la povertà e la ricchezza di questo popolo.

Come è stato detto, parlando degli inizi della presenza missionaria salesiana in questi paesi, la prima comunità salesiana arrivò nel 1920 nel Chaco Paraguay e nel 1948 la Santa Sede creò il Vicariato Apostolico del Chaco, affidandolo a Vescovi salesiani. La maggioranza della popolazione abita ancor oggi lungo il Río Paraguay e i Salesiani prestano l’opera di assistenza religiosa.

La dimensione missionaria dell’Ispettoria di Campo Grande appare evidente in modo particolare nel Mato Grosso con la presenza e l’attività tra i Bororos e i Xavantes, ma anche tra i Kaiowá e i Terenas. L’Università Cattolica Don Bosco ha contribuito in modo particolare allo studio di usi e costumi di questi popoli, conservando preziose documentazioni etnografiche e culturali.  Si deve anche ricordare che fu la presenza dei Salesiani ad evitare l’estinzione del popolo Bororo. Le otto riserve indigene del Mato Grosso, con una popolazione di più di 15 mila indigeni Xavantes e duemila Bororos ricevono tuttora l’appoggio salesiano nei settori della salute, dell’educazione, della sussistenza e della evangelizzazione. La storia salesiana tra i Xavantes , che conta ormai più di cento anni, porta il suggello del sangue: il P. Fuchs e il P. Sacilotti furono assassinati da questi Indios nell’anno 1934. Venti anni dopo, nel 1956 i Xavantes arrivarono a Meruri alla ricerca dei missionari e un gruppo si ubicò a São Marcos e un altro a Sangradouro. Sono nate così le due missioni residenziali tra il popolo Xavante.

In quell’anno, questi Indios erano poco più di un migliaio; oggi superano invece le 15.000 unità. Con la presenza articolata dei Salesiani e delle FMA, è diminuita la mortalità infantile, la popolazione è stata alfabetizzata e l’evangelizzazione ha potuto essere proposta con un’adeguata opera di inculturazione. L’insegnamento viene impartito da maestri indigeni ed è bilingue; questo per facilitare la fedeltà alla cultura indigena, con un continuo processo di conservazione di usi e tradizioni della stessa etnia. Grazie a tutti questi accorgimenti, anche se bombardati dai mezzi di comunicazione sociale, gli indigeni non hanno perso la loro cultura, i costumi e le tradizioni.

 Oltre a tutto ciò, i Salesiani hanno avuto cura di custodire in maniera scientifica il patrimonio culturale di questi popoli. Infatti il “Centro di documentazione missionaria” dell’Ispettoria di Campo Grande raccoglie e conserva libri, films, foto, documenti e gli originali di tutte le pubblicazioni sugli indigeni che fissano la storia, il contenuto e la metodologia della prassi missionaria. Ed il Museo Don Bosco, con oggetti tipici dei popoli indigeni, animali e uccelli della regione, pietre preziose, si trova sotto la responsabilità dell’Università Cattolica di Campo Grande. È visitato, in media, da 12 mila persone l’anno, la maggior parte turisti da tutto il paese, Stati Uniti ed Europa, e allievi delle scuole di Campo Grande e dello Stato del Mato Grosso do Sul. 

Nell’ambito dell’evangelizzazione si fa oggi un cammino serio di catecumenato, inculturato nei contenuti e nei metodi e scandito da diverse tappe che coincidono, normalmente, con le tappe di iniziazione degli indigeni. Merita una sottolineatura lo sforzo di inculturare la liturgia tra i Bororos e i Xavantes e la preparazione di ministri laici, catechisti e operatori di pastorale. C’è sensibilità nel discernere e accompagnare le vocazioni indigene ad una vita di impegno laicale ed anche quelle alla vita religiosa e salesiana. Recentemente un Xavante è stato ordinato sacerdote ed altri si trovano nel periodo di formazione iniziale. Due Bororos stanno facendo attualmente l’anno di prenoviziato.

Tra le tante iniziative inerenti al lavoro missionario tra i Bororos ed i Xavantes vorrei segnalarvi la seguente. Nel 1970 i fratelli missionari Franz e Luis Würstle iniziarono il Progetto di Assistenza Missionaria Ambulante (AMA) al servizio dello sviluppo sociale delle comunità indigene e come appoggio ai missionari. Dopo la morte di Padre Franz, il suo fratello Luis, coadiutore salesiano, continua questa preziosa opera. Assieme ai suoi collaboratori lavora con gli indigeni sviluppando progetti per la produzione e l’uso dell’energia elettrica, acquedotti, apertura e conservazione di strade, costruzione di ponti, perforazione di pozzi artesiani. 

La realtà missionaria salesiana nell’Amazonas è tuttora molto significativa: essa rappresenta la terza parte delle presenze dell’Ispettoria di Manaus e impegna un terzo dei Salesiani. Sette sono le presenze missionarie in questo territorio, ma è doveroso sottolineare il generoso e capillare lavoro di itineranza missionaria, svolto dai Salesiani, sulle sponde del Rio Negro. Numerose sono le iniziative di promozione umana e di evangelizzazione che vengono portate avanti, ma è interessante ricordare che presso gli indigeni Jauareté esiste anche un Centro di orientamento vocazionale e si sono già raccolti frutti importanti: le ordinazioni dei primi sacerdoti indigeni diocesani e salesiani e le professioni di giovani formandi salesiani. Ci sono già 4 sacerdoti indigeni, mentre la presenza missionaria ecclesiale tra gli Yanomami di Maturacá si trova ancora nella fase di fondazione iniziale.

A livello di strutture di sostegno, in Brasile funziona la Procura Missionaria “União pela vida”, con la sede a Brasilia. L’Ispettoria di Bahía Blanca mantiene una Procura nella città di Buenos Aires con la finalità di aiutare le missioni. La dimensione missionaria è poi presente nelle opere dove esiste il gruppo missionario, che si rende promotore di diversi tipi di attività: formazione, campagne per il finanziamento economico delle varie iniziative, volontariato.

L’Ispettoria di São Paulo (BSP) è corresponsabile della Rivista “Missões” insieme ai Comboniani; partecipa nel Consiglio di direzione e anche economicamente. L’Ispettoria di Campo Grande mantiene la rivista “Noticias Missionarias” (BAKARU).

 

4. IMPORTANZA DELLA REGIONE AMERICA CONO SUD PER L’OPERA SALESIANA IN AMERICA E NEL MONDO

Senza pretese di grandezza, ma consapevoli anche di quanto il Signore ci ha dato attraverso questa presenza salesiana nel Sud dell’America Latina, vorrei evidenziare la sua importanza nel mondo salesiano, e non soltanto perché qui è iniziata la grande avventura missionaria della Congregazione, ma anche per altri motivi che la rendono molto significativa.

Da essa sono usciti i fondatori dell’opera salesiana in Bolivia, in Perù, in Ecuador, in Colombia e nel Centro America. Quando si pensò di costituire un Delegato di Don Bosco per l’America, fu scelto Mons. Giovanni Cagliero, Vicario Apostolico in Patagonia, e primo Vescovo salesiano. E quando Don Rua ebbe bisogno di sdoppiare questa carica, lasciando D. Cagliero incaricato solo della Regione Atlantico Sud, fu scelto come Delegato del Rettor Maggiore per la Regione del Pacifico Mons. Giacomo Costamagna, con residenza in Cile.

In Argentina, grazie all’iniziativa di D. Giuseppe Vespignani, ebbe inizio la modalità degli aspirantati per adolescenti, che poi si estese in tutto il mondo. Non dimentichiamo l’importanza che aveva, fino al Concilio, l’Editrice Salesiana di Buenos Aires per il lavoro di evangelizzazione svolto dai Salesiani in tutta l’America di lingua spagnola.   

A Buenos Aires, poi, nel 1900, si svolse il Primo Capitolo Regionale per tutta l’America. In Uruguay è nata la consuetudine di celebrare Maria Ausiliatrice ogni 24 del mese. Dal Cile è venuta al CGS l’idea della grande Famiglia Salesiana, adottata poi, con grande favore, con il nome appunto di Famiglia Salesiana. [5] Ugualmente dal Cile, che si ispirava ad una precedente esperienza brasiliana, è venuto il Movimento Giovanile Salesiano.

La santità nella Regione America Cono Sud

Anche nel campo della santità salesiana questa Regione è stata benedetta da Dio ed ne ha arricchito il mosaico con figure significative, come la Beata Laura Vicuña, il Beato Artemide Zatti, il Venerabile Don Rodolfo Komorek, il Venerabile Zeferino Namuncurá e il Servo di Dio Mons. Antonio de Almeida Lustosa.

Il lavoro sociale dei Salesiani nella Regione

Assistenza agli immigrati, specialmente italiani. Fu uno dei campi di lavoro raccomandati da Don Bosco ai primi missionari. In Argentina e in Uruguay si organizzarono efficaci segretariati per accogliere e accompagnare i nuovi immigranti.

Nel Brasile, l’Ispettore Don Pietro Rota fu il Presidente della Italica gens, raccomandata da Don Rua. Tale assistenza si estese poi anche agli immigrati polacchi, tedeschi ed altri.

Nel Cile, nel novembre del 1915 i Salesiani presero l’incarico di tre parrocchie etniche per l’accompagnamento degli immigranti italiani residenti in Cile: Talca, Valparaíso e la “Gratitud Nacional” di Santiago.

Assistenza ai piccoli agricoltori. Grande è stato il lavoro che i Salesiani hanno compiuto a beneficio degli agricoltori. Come esempio, dovremmo mettere in luce l’operato di don Horacio Meriggi in Uruguay, a favore dei piccoli agricoltori. Iniziata l’opera dei sindacati cristiani agricoli nella diocesi di Salto, il Vescovo volle affidare ai Salesiani la continuazione di quel lavoro. Con l’approvazione dell’Ispettore, fu incaricato don Horacio Meriggi di continuare e sviluppare quest’opera. Furono 73 i Sindacati Cristiani Agricoltori riuniti in tre Federazioni Sindacali e una Confederazione Generale; 6 mila erano le famiglie associate a quest’opera, dieci le colonie agricole, 27 le Casse Popolari. Dopo 25 anni di lavoro, moriva don Horacio Meriggi dicendo: “Muoio contento di essere salesiano e di essermi tutto consacrato alla Congregazione”. 

Per gli operai. Di quanti hanno lavorato nella Regione a favore della classe operaia, prendiamo ad esempio il lavoro del confratello salesiano Carlo Conci, in Argentina. Sotto la direzione del suo Direttore nel Collegio Pio IX di Buenos Aires, cominciò a preoccuparsi degli Exallievi, alla cui Associazione diede un impulso specialmente nel campo degli studi sociali. Tale lavoro lo vide impegnato per ben trent’anni.

Assieme ad alcuni distinti membri del clero dell’Archidiocesi, lottò per impiantare dovunque l’ordine sociale cristiano. Nel 1911 cooperò alla diffusione della “Lega Sociale Argentina”. Nel 1920, a richiesta del Nunzio Apostolico e degli Eccellentissimi Vescovi e col permesso dei Superiori, occupò la carica di Segretario Nazionale dell’Unione Popolare Cattolica Argentina, che diede poi i migliori elementi per l’Azione Cattolica Argentina.

Nel 1925, fu nominato dal Presidente della Repubblica delegato operaio alla Settima Conferenza Internazionale del Lavoro di Ginevra, dove difese con competenza i principi della Rerum Novarum. Nel 1931 presiedette la Delegazione Argentina alla commemorazione della Rerum Novarum tenutasi a Roma.

Anche sulla stampa Carlo Conci propagandava le idee cristiane. Collaborò in numerose riviste, periodici e foglietti. Fu direttore del giornale cattolico “El Pueblo”. Fondò e diresse la Rivista “Restauración Social”, pubblicò manuali di diffusione della dottrina cattolica alla portata di tutti.

Contributo dei Salesiani per la scienza

La collocazione delle prime opere e missioni nel continente sudamericano hanno fatto sì che i Salesiani potessero affermarsi anche per il contributo geografico, etnografico e, più generalmente, scientifico relativo all’esplorazione di quelle terre alle quali erano stati inviati, prima di tutto come missionari.

 È interessante ricordare che, a riguardo della Meteorologia, il Congresso di Geografia, realizzatosi a Venezia nel 1880, affidava a Don Bosco il servizio di far conoscere meglio il clima delle regioni meridionali dell’America.

La rete di osservatori meteorologici salesiani incominciò con quello di Villa Colón, nell’Uruguay. Prestò un bel servizio a favore della navigazione nel fiume della Plata. Il servizio si estese poi per tutta la parte più australe del Continente, dovunque esisteva una stazione missionaria. La stessa diffusione si ebbe a Punta Arenas e nel Mato Grosso, nella Regione Amazzonica ed in altre parti del Brasile. È da riconoscere che tale servizio meteorologico contribuì notevolmente ad una corretta conoscenza scientifica del clima di quelle Regioni.

Per quanto attiene alla Geografia, il salesiano D. Alberto De Agostini esplorò le Ande meridionali e le montagne della Terra del Fuoco, in un’epoca in cui poco o niente si conosceva di quelle terre. La sua opera fu di aiuto alla causa della pace tra Argentina e Cile, che, anche grazie all’opera di questo salesiano “esploratore”, furono allora capaci di stabilire correttamente le proprie frontiere nella regione.

Nel campo della Biologia troviamo la scoperta del Myrmicophilus Badariotti, che porta il nome del salesiano che lo scoprì. Nelle missioni del Mato Grosso inoltre si elaborò una varietà di cereale, il grano Sales, che risultò molto adeguata per la coltivazione del frumento nell’altipiano brasiliano.

Grande fu il contributo riguardo all’Agricoltura. Quando la Patagonia era ancora un deserto, il salesiano D. Alessandro Stefenelli introdusse nella colonia agricola da lui diretta un sistema per l’irrigazione delle terre al margine del Rio Negro. Con l’approvazione del Governo portò avanti tale opera, nel tentativo di trasformare il deserto della Patagonia in una regione di grande produzione agricola.

Degno di nota è, in particolare, il contributo dato dai Salesiani sul piano dell’Etnografia, della Antropologia e della linguistica. In Argentina, attualmente si incomincia a valorizzare l’opera di Don Lino D. Carbajal sugli indigeni della Patagonia e della Terra del Fuoco. In Brasile abbiamo la monumentale Enciclopedia Bororo di Don Cesare Albisetti e Don Angelo Giacomo Venturelli, un esempio di lavoro scientifico che ha meritato queste parole di Levi Strauss: “L’Enciclopedia Bororo è un monumento senza pari in nessuna società dell’America Tropicale”. Di valore inestimabile è anche il Dizionario Basico Mapuche del P. Francisco Calendino, come pure le opere, ancora sui Bororo, di Don Gonzalo Ochoa Camargo e gli studi di Don Alcinilio Bruzzi Alves da Silva sugli indigeni del Rio Negro, in Amazzonia.

Per quanto riguarda la Storia, grande è tuttora il servizio che viene fatto, e non solo a favore della storia salesiana, dal Centro Salesiano di Documentazione e Ricerca di Barbacena, Minas Gerais, Brasile. Lo stesso si può dire dell’Archivio Storico Salesiano della Patagonia Nord, di Bahía Blanca, Repubblica Argentina.   

Ricorderò infine che in vari Musei della Regione è stato raccolto un patrimonio straordinario dal punto di vista geografico, etnografico e storico.  Tra i tanti vorrei citare il Museo regionale salesiano Maggiorino Borgatello di  Punta Arenas, nel Cile, e il  Museo Don Bosco della missione salesiana del Mato Grosso, a Campo Grande, in Brasile

Le istituzioni universitarie

Con il consolidarsi di opere e presenze, varie furono le motivazioni che portarono i Salesiani a dedicarsi al lavoro in istituzioni universitarie della Regione. Era necessario, innanzitutto, ottenere per i Salesiani i titoli legali di studio necessari per lavorare sia nelle scuole che nelle altre presenze in favore della gioventù. In secondo luogo, all’estendersi di queste istituzioni ha concorso anche il fatto che l’età media di quanti entrano nell’Università si era abbassata notevolmente; ancor oggi nei Licei è abbastanza comune trovare degli allievi poco più che adolescenti, mentre i giovani li troviamo prevalentemente nelle Università. In terzo luogo, si è fatto più sentito il bisogno, per chi lavora nelle scuole, oratori e altre opere sociali, di avere un appoggio teorico ed anche tecnico di esperti che studino e approfondiscano le problematiche giovanili ed educative, cercando di offrire proposte e soluzioni adatte ai tempi attuali. 

Tra i Centri Universitari più significativi della Regione, vorrei qui ricordare l’Università Cattolica “Cardinale Raúl Silva Henríquez” di Santiago del Cile, l’Università Cattolica Don Bosco di Campo Grande, nel Mato Grosso del Sud, e il Centro Universitario UNISAL, con campus in diverse città dello Stato de São Paulo, Brasile. In Brasile abbiamo pure delle Facoltà universitarie nelle città di Porto Alegre, Manaus, Recife e Vitória. In Argentina è in studio l’unificazione dei diversi Istituti di studi superiori in una Università Nazionale

 

5. SFIDE E PROSPETTIVE DI FUTURO

Dopo aver presentato  la situazione culturale, sociale, religiosa dei diversi paesi della Regione e avendo visto come i Salesiani hanno risposto finora alle urgenze della realtà e ai bisogni ed attese dei giovani, vorrei indicare alcune sfide e prospettive che mi sembrano particolarmente importanti. A riguardo di questa Regione, mi pare risultino particolarmente adatte le parole di Giovanni Paolo II che, parlando della Vita Consacrata, testimoniava che essa “non ha solo una bella storia da raccontare, ma anche molte pagine belle da scrivere”.

5.1 Le sfide

Dal panorama descritto scaturiscono, a mio avviso, queste sfide principali:

  1. Innanzitutto, la vita di comunità. Essa manifesta un indebolimento delle comunità locali, naturale  conseguenza dell’evidente sproporzione fra la quantità di lavoro, la dimensione delle opere e il numero di Confratelli presenti in ciascuna di esse. Tutto ciò ha l’effetto di favorire l’individualismo, da una parte, e il settorialismo dall’altra, a scapito di un vero progetto comunitario.
  2. Ugualmente importante appare l’evangelizzazione. Appare infatti sempre più evidente come si debba approfondire e purificare la realtà della religiosità popolare, suscitando nei nostri destinatari, giovani e adulti, una fede profondamente inserita nella vita, capace, al tempo stesso, di affrontare il progressivo impatto del secolarismo e il diffuso fenomeno delle sette.
  3. L’educazionein terzo luogo, rimane il punto di un confronto sostanziale per quanto riguarda il nostro impegno carismatico e l’apporto profetico. Di fronte ad una società e cultura neoliberale che promuove uno stile di vita individualista, che aumenta sempre più la distanza tra ricchi e poveri, c’è bisogno di promuovere un’educazione che trasformi la mentalità e promuova una cultura più solidale e una cittadinanza attiva nel campo sociale e politico.
  4. Infine, vorrei sottolineare l’importanza della sfida vocazionale. Il  problema di base è legato a due aspetti importanti: la scarsità di vocazioni e la loro fragile perseveranza. Nonostante la presenza di una gioventù numerosa, generosa e attiva, che riesce ancora a cogliere e coltivare l’entusiasmo per Don Bosco e la missione salesiana, il numero di vocazioni diminuisce e soprattutto la perseveranza si rivela piuttosto debole.

5.2 Linee prospettive

Cercando di far leva sulle energie e risorse disponibili e volendo affrontare positivamente le sfide interne ed esterne appena accennate, la mia proposta è di centrare la nostra attenzione su alcune prospettive di futuro, che stanno in linea con le conclusioni delle Visite d’Insieme delle due Conferenze Ispettoriali della Regione svoltesi a Brasilia ed a Buenos Aires durante la prima parte del mese di aprile 2005.

  • La prima grande indicazione è quella di rafforzare l’identità carismatica come consacrati, apostoli e missionari dei giovani, attraverso l’evangelizzazione e l’educazione.
    1. La complessità del tempo presente esige il continuo ritorno alle origini, ossia la riscoperta della propria vocazione come progetto di vita centrato in Cristo e animato da una grande passione per la nostra missione: “essere segni e portatori dell’amore di Dio ai giovani, specialmente ai più poveri” (Cost. 2). Il CG25 ci ha indicato gli elementi fondamentali di questa identità carismatica: una vita religiosa che manifesta con chiarezza il primato di Dio, che ci rende profezia di comunione attraverso una vita fraterna secondo lo spirito di famiglia e che ci invia tra i giovani come presenza educativa ed evangelizzatrice significativa.
    2. Per vivere questo si deve continuare l’approfondimento e l’applicazione delle linee operative del CG 25 secondo i punti che seguono:
    3. Assumere il vero significato della vocazione salesiana nella Chiesa e ricuperare la centralità di Dio nella vita personale e comunitaria.
    4. Rendere visibile la testimonianza dei consigli evangelici con lo slancio apostolico del “Da mihi animas”, la gratuità e l’offerta incondizionata della vita ai destinatari.
    5. Conoscere e vivere la spiritualità del Sistema Preventivo, come sorgente di relazioni nuove nella vita fraterna. Tutto ciò da una parte suppone la presenza dei Salesiani tra i giovani e, dall’altra, momenti di condivisione della vita e della missione con i laici.
    6. Favorire i processi di crescita umana e vocazionale nella vita comunitaria, garantendo la possibilità di vivere e lavorare insieme.
    7. Stabilire tempi, modalità e criteri nel seno delle comunità, per verificare la loro testimonianza di vita e lo zelo apostolico fra i giovani.

  • Una seconda indicazione è quella di garantire una pastorale giovanile animata dalla passione missionaria del “Da mihi animas” e capace di guidare i giovani verso opzioni vocazionali di vita cristiana.
    1. La realtà odierna richiede  un progetto globale per una presenza salesiana significativa nelle varie Ispettorie e nelle singole nazioni. Si dovrà dunque porre un’attenzione nuova ai bisogni, alle possibilità ed alle esigenze dell’educazione, ad un adeguato numero di Salesiani rispetto alle opere. E tutto ciò tenendo conto della popolazione, delle domande giovanili, della nuova configurazione delle città, e della mutata mentalità delle nuove generazioni. 
    2. Per questo è necessario continuare lo studio e la pratica del quadro di riferimento della Pastorale Giovanile Salesiana e, in clima di discernimento, stabilire certe priorità strategiche per l’evangelizzazione e l’educazione alla fede, che rispondano alle urgenze della situazione giovanile.
    3. Più in concreto:
      • Nel campo dell’educazione formale
        1. La presenza educativa dei Salesiani nelle scuole continua ad essere considerata importante, a condizione però che la scuola si presenti con una proposta culturale qualificata e profetica,  secondo le linee degli incontri tenuti a  Cumbayá (1995, 2001).
        2. Questo implica una seria preparazione dei Salesiani affinché possano portare avanti questo progetto con vigore rinnovato.
        3. Si dovrà inoltre curare la scelta dei collaboratori, in particolare dei coordinatori, e la continuità nello sforzo della loro qualificazione; preparandoli cioè perché possano eventualmente prendere la responsabilità di alcune opere con un’adeguata competenza educativa e salesiana. In tutta l’opera di formazione si dovrà comunque tenere presente la prospettiva di futuro di queste nostre opere istituzionali e scolastiche. 
      • Nel campo dell’attenzione ai più poveri
        1. L’opzione per la gioventù povera, abbandonata e pericolante è stata sempre nel cuore e nella vita della Famiglia Salesiana da Don Bosco ad oggi. La mutata situazione della società ci sfida, come Salesiani, a dare oggi delle risposte nuove.
        2. In particolare:
          • In tutte le nostre opere e presenze, attraverso un nuovo stile di presenza e accoglienza di tutti; offrendo un servizio educativo integrale centrato sulla persona; con la promozione di una cultura della solidarietà e l’impegno per la giustizia e la trasformazione della società. Di conseguenza, l’attenzione ai più poveri non si ridurrà ad un settore di alcune opere, ma dovrà rappresentare una linea trasversale che coinvolge tutte le presenze salesiane, approfondendo il tipo di cultura che si propone nelle scuole, nelle parrocchie, nelle iniziative di accoglienza e nell’aiuto ai più deboli.
          • Ci renderemo presenti ed attivi, in particolare, in opere specifiche che vogliono essere una risposta al disagio giovanile, offrendo ai giovani in difficoltà proposte concrete e coordinate dentro un cammino di crescita integrale. Questi servizi richiedono competenza professionale, programmi specializzati, collaborazione con altre istituzioni civili e superamento di una forma individuale di agire. Sarà per questo necessaria una maggiore integrazione di tali iniziative e dei confratelli che vi sono impegnati nel progetto ispettoriale.
      • Nel campo della proposta vocazionale
        1. La proposta è di dare attenzione speciale ai giovani che già condividono la missione e lo spirito salesiano, attraverso un accompagnamento più personale e proposte vocazionali esplicite che li aiutino nel loro cammino di discernimento.
        2. Promuovere inoltre un’animazione vocazionale specifica, che sia espressione della fecondità della vita della comunità e della missione.

  • Una terza indicazione di grande importanza è quella di formare i Salesiani capaci di affrontare le nuove sfide.
    1. Formare cioè i Salesiani per assumere le sfide della gioventù attuale ed essere presenza nuova e significativa tra i destinatari preferenziali. Occorrono infatti Salesiani con una fede robusta, capaci di rischiare la vita per Cristo e rispondere con entusiasmo vocazionale e preparazione professionale alle esigenze della missione. In tutte le tappe della formazione si rende necessario personalizzare e interiorizzare le motivazioni fondanti, una concezione di vita e atteggiamenti che abilitino a vivere con autonomia e serenità le situazioni nuove della vita religiosa e del lavoro pastorale. Per questo è necessario:
    2. Preparare formatori e soprattutto costituire e mantenere delle équipes con formatori in numero sufficiente, qualificati e che rimangano un tempo ottimale per mettere a frutto l’esperienza formativa  e la competenza accademica.
    3. Unificare i criteri che orientano il discernimento, assicurare l’accompagnamento personale e collaborare tra Ispettorie per creare le condizioni ottimali in ogni tappa formativa.
    4. Aiutare i candidati sin dall’inizio a puntare su una  maturità umana e una  formazione cristiana che consentano loro una scelta responsabile della vita salesiana. Aiutarli inoltre a discernere e purificare le motivazioni vocazionali e ad assumere atteggiamenti e abitudini conformi al tipo di vita alla quale aspirano.

  • L’ultima indicazione è quella di continuare il processo di  ridimensionamento all’interno delle Ispettorie e anche a livello della Regione.
    1. Questo cammino è fondamentale, prima di tutto per poter mettere in atto le indicazioni sopra elencate, proseguendo, per altro, una ricerca coraggiosa di luoghi strategici, di iniziative significative e di forme moltiplicatrici delle risorse al servizio della missione giovanile. 
    2. In tutto ciò, un’operazione previa sarà quella di completare il Piano Organico Ispettoriale (POI), presentando una proposta di ridimensionamento di ogni singola Ispettoria, tale da dare una fisionomia rinnovata alle presenze tradizionali e capace di riordinare le nuove presenze di inserzione all’interno del progetto ispettoriale. Si dovrà inoltre stare attenti a non favorire una politica di crescita disordinata di alcuni tipi di opere.
    3. Una opzione importante per il centro ispettoriale sarà quella di garantire un gruppo consistente di persone per animare i servizi ispettoriali: ispettore, vicario, economo e delegato della pastorale giovanile dovrebbero garantire con la loro presenza e disponibilità questo nucleo centrale di animazione.
    4. Altri aspetti che dovranno crescere saranno la solidarietà e la collaborazione interispettoriale nei diversi campi legati al servizio della missione, dando vita così ad un gruppo solidale che opera in comunione, secondo un progetto condiviso.
    5. La formazione e l’accompagnamento dei direttori e di altre persone chiave nell’animazione e nel governo delle comunità e dell’Ispettoria garantirà lo svolgimento dei processi di rinnovamento in maniera costante e organica.
    6. Altre cose più specifiche sono state definite ed assunte nella conclusione delle due Visite d’Insieme della Regione.

 

CONCLUSIONE

Ho incominciato questa lettera dicendo che la presenza salesiana in America era sorta dal sogno del nostro caro Padre Don Bosco. I suoi figli sono stati bravi realizzatori dei suoi sogni. Non lo hanno deluso e sono stati all’altezza delle aspettative.

Quest’anno celebreremo i 130 anni della prima spedizione missionaria. Sarà questo un  momento significativo per rinnovare il sogno di Don Bosco. I giovani d’oggi hanno bisogno che i Salesiani continuino ad essere sognatori, a credere che un mondo migliore è possibile. Deve crescere in loro la convinzione che oggi più che mai il mondo ha bisogno di persone con una intensa passione interiore, piene di fuoco, di mistica. Solo così saranno capaci di scommettere sui giovani, di puntare sull’educazione come espressione tipica del nostro carisma. Ed il loro entusiasmo sarà la forza trainante, capace di  coinvolgere in questa causa innumerevoli persone che vogliano condividere con noi spirito e missione.

Quando Gesù vide la folla sentì compassione, perché vide che erano come “pecore senza pastore” ed allora scelse discepoli e li inviò con le stesse parole e lo stesso programma che rivolge oggi a noi: «E strada facendo predicate che il Regno dei Cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, scacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,7-8).

Questa Parola di Gesù è stata certamente presente ai numerosi missionari che, in questa Regione, hanno dato la vita perché i giovani, le famiglie ed il ceto popolare delle città e dei villaggi potessero avere l’opportunità di una vita più piena e illuminata dall’annuncio del Vangelo. Oggi questo mandato missionario continua. Il gregge senza pastore, per quanto si sia fatto molto nel passato, si ripresenta sempre numeroso e pieno di necessità e ci invita ad una generosità e ad una dedizione sempre più piena. Dentro il nostro cuore, nella preghiera e nella missione, lo Spirito, anima della costruzione del Regno di Dio, supplica incessantemente il Padre con le stesse parole di Don Bosco: “Da mihi animas, coetera tolle”.

 A Maria Ausiliatrice, vera guida della nostra Congregazione, affidiamo questo momento della storia e lasciamoci guidare da Lei nel cammino della fedeltà alla nostra vocazione e nell’offerta della nostra vita.

Don Pascual Chávez Villanueva
Rettor Maggiore


[1] Vedi l’edizione critica del sogno in RSS 28 (1996) pp. 109-117.

[2] Cfr Mons. Luigi LASAGNA, Epistolario (ISS), vol. II, p. 302.

[3] Vedi Fondo Don Bosco, 175 C 3.

[4] Dall’Ispettoria del Sud del Brasile nacquero poi quella di S. Giovanni Bosco, oggi con sede a Belo Horizonte, Minas Gerais, e quella di S. Pio X, con sede a Porto Alegre, Rio Grande del Sud. Dall’Ispettoria del Nord nacque l’Ispettoria di San Domenico Savio, con sede a Manaus, Amazzonia.

[5] Nei documenti anteriori al CGS, quando si parla di Famiglia Salesiana, si intende sempre la Congregazione salesiana degli SDB