RM Risorse

“Voi siete una lettera di Cristo, scritta non con l`inchiostro, ma con lo spirito del Dio vivente.” (2ª Cor 3,3)

LETTERA DEL RETTOR MAGGIORE - ACG 383


Voi siete una lettera di Cristo, scritta non con l’inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente” (2ª Cor 3,3)

INFORMAZIONI E RIFLESSIONI SUGLI ULTIMI VIAGGI

Visita in Albania (IME)
Il Borgo Ragazzi “Don Bosco” di Roma
Esercizi spirituali a Fatima
Esercizi spirituali del Rettor Maggiore e del Consiglio
Visita alla Ispettoria del Portogallo
Visita in Terra Santa
Sessione intermedia del Consiglio Generale
Enciclica sulla Eucaristia
Visita alla Ispettoria di Gran Bretagna
Presenze di Treviglio e Chiari (ILE)
Visita alla Ispettoria Sicula
Visita alla Ispettoria di Bilbao
Visita alla Ispettoria di München
Visita alla Ispettoria di Köln
Feste in onore di Maria Ausiliatrice a Torino
Visita alla Ispettoria di Verona (IVO)
Partecipazione alla Assemblea Semestrale della USG
Visita alla Ispettoria Adriatica
Conclusione: il compleanno di Don Bosco.

Roma, 8 settembre 2003
Festa della Natività della B. V. Maria


Carissimi confratelli,

vi saluto con affetto, in qualsiasi parte del mondo vi trovate, specialmente nelle zone lontane e isolate o in situazione di difficoltà e rischio. Con preoccupazione abbiamo seguito il corso degli avvenimenti in vari paesi dell’Africa: Costa d’Avorio, Repubblica del Congo, Rwanda, Burundi, Liberia, che sono stati - e continuano ad essere - scenari di violenza, guerra e irrequietezza sociale. C’è bisogno di riconciliazione e di pace, di stabilità e tranquillità per poter costruire le condizioni di una vita davvero umana. Se provoca orrore la morte di tante persone innocenti, desta commozione la sorte di bambini, adolescenti e giovani, privi di speranza e di futuro. Vorrei raggiungervi tutti e dirvi ancora che vi sono vicino e che apprezzo l vostra generosa dedizione; vi incoraggio quindi a rendere testimonianza dell’amore che Dio ha per i giovani.

Scrivendo alla comunità di Corinto, san Paolo risponde a quegli oppositori che contestavano la sua autorità di apostolo e la legittimità del suo vangelo. La credibilità della sua azione non gli viene dalla testimonianza di altri o da esperienze esoteriche, ma dallo Spirito che agisce nei cuori degli uomini per cambiarli e renderli docili alla parola evangelica. È l’esistenza stessa della comunità la sua “lettera di raccomandazione”. La fede salda e l’operosa carità della comunità sono le migliori credenziali: «Voi siete la mia lettera». E subito precisa: «Voi siete una lettera di Cristo, scritta da me non con l’inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente» (2 Cor 3, 2-3). Se la prima metafora era già ardita, la seconda è sorprendente: nella nascita della comunità agisce la forza vivificatrice dello Spirito; e il risultato è la creazione di persone nuove, aperte e docili al progetto salvifico di Dio.

Sono sicuro che il nostro amato padre Don Bosco, sentendosi fiero dei suoi figli, delle presenze educative e pastorali estese in tanti paesi del mondo, del servizio reso ai giovani poveri attraverso una variegata molteplicità di opere, parafrasando le parole di san Paolo potrebbe ripetere a voi: «Voi siete la mia lettera di raccomandazione. Voi siete una lettera di Cristo, scritta da me non con l’inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente» (2 Cor 3,3). Quanto a me, mi è data una migliore raccomandazione davanti a Dio e di fronte al mondo che voi stessi? No, perché anche per me voi siete la mia lettera di Cristo.

Dopo la mia ultima lettera circolare, che ha provocato in molti confratelli, comunità e Ispettorie il desiderio di fare una verifica del modello di vita consacrata che stiamo vivendo, con la volontà di convertirsi sempre più a Cristo e al suo Vangelo e l’impegno di realizzare una vita più autentica e significativa, più profetica ed efficace, mi rivolgo di nuovo a voi con il desiderio di condividere alcune notizie e riflessioni dei miei ultimi viaggi.

Lo scopo, come sapete, è sempre quello di far conoscere e valorizzare tutto ciò che siete e state facendo, raccogliere le sfide che la missione salesiana incontra, riflettere ad alta voce, cercando di attingere al nostro ricco patrimonio salesiano, per rispondervi con la mente, lo spirito e l’intraprendenza di Don Bosco.

Sarà l’ultima lettera di questo tipo perché, come vi avevo preannunciato, alternerò le lettere di contenuto dottrinale con la presentazione delle otto Regioni della Congregazione. Non preoccupatevi dunque se non parlo di tutte le Ispettorie che ho visitato; non è, certo, segno di dimenticanza, né mancanza di stima.

 

Visita in Albania (IME)

Nella prima parte di febbraio, in un fine settimana, ho fatto visita all’Albania. Si celebrava il decimo anniversario della presenza salesiana in questa parte dei Balcani, che inizialmente era stata affidata da don Egidio Viganò alla responsabilità delle quattro Ispettorie italiane IME, IRO, ISI e ISA e che dal 1997 dipende dalla sola Ispettoria Meridionale.

Arrivati il 24 settembre 1992, i primi salesiani si impegnarono da una parte nel settore catechistico, al fine di aiutare le Chiese di tutto il paese a superare decenni di propaganda atea, e dall’altra nel settore della formazione professionale, e nell’oratorio - centro giovanile, per dare ai ragazzi educazione integrale, formazione professionale e avviamento al lavoro, indipendentemente dallo loro situazione culturale, religiosa, sociale.

Nel 1999, durante la guerra in Kosovo, molti rifugiati trovarono nel nostro campo profughi di Tirana una fraterna accoglienza e conobbero un centro che destò in essi il desiderio di avere un’opera simile in Kosovo. La riposta di don Juan Vecchi fu positiva e così si diede avvio alla nostra presenza di Pristina, che nei prossimi mesi vedrà l’apertura del centro professionale.

Sin dal mio arrivo a Tirana sono rimasto sorpreso dell’accoglienza dei giovani che frequentano l’oratorio e il centro di formazione professionale “Don Bosco”. Superato il periodo difficile della guerra, oggi con i suoi 500 alunni, esso è diventato il centro di formazione più significativo del paese. La presenza di Tirana comprende un complesso di opere, che include tra le altre una esperienza d’imprenditoria giovanile. Il progetto Pony-Express, in effetti, dà lavoro a 70 giovani scelti tra gli orfani che vivono in strutture statali, a ragazzi di strada, a disabili. Nella parrocchia Maria Ausiliatrice a Tirana nord, l’oratorio - centro giovanile, insieme alle consuete attività di educazione e di animazione, si impegna a favore dei bambini nomadi Rom in collaborazione con l’UNICEF. Qui c’è ancora molto da fare per poter rendere un servizio più sistematico a questo quartiere bisognoso.

Nella capitale dell’Albania ho potuto verificare la portata della nostra presenza, vedendo la grande stima che ne hanno le autorità; esse sono state presenti al dibattito pubblico su: “Le sfide educative dei giovani in un mondo globalizzato”, in cui ho evidenziato il motivo della nostra presenza in Albania, cioè la volontà della Congregazione e della Famiglia salesiana di essere presente là dove ci sono giovani da educare. Qui si trova uno dei fiori all’occhiello del VIS, il Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, che si è impegnato nella ricostruzione del paese attraverso il centro di Tirana, non soltanto con denaro ma anche con volontari, che stanno conducendo un’esperienza assai positiva ed entusiasmante.

Durante la visita si è celebrato un altro importante avvenimento: la consacrazione della chiesa intitolata a Don Bosco a Scutari. È un bel tempio, che animerà tutta questa presenza che comprende la casa di formazione per aspiranti e novizi, l’oratorio - centro giovanile, la parrocchia e soprattutto, come elemento caratterizzante, il centro catechistico, prima nazionale e ora diocesano. La nuova chiesa è un segno di riconoscenza a Dio per i dieci anni di presenza salesiana in Albania e stimolo di rinnovamento dell’impegno educativo dei Salesiani e della Famiglia salesiana in questa nazione. Nell’attuale situazione di transizione del paese, è urgente puntare tutte le forze per preparare i giovani albanesi ad essere corresponsabili e attori del cambiamento.

È pure soddisfacente la spinta che la Famiglia salesiana ha in tutte e due le opere di Tirana e Scutari. Dopo dieci anni ci troviamo con una presenza salesiana feconda, dove la Famiglia di Don Bosco si sta sviluppando bene. Sono sorte anche vocazioni salesiane locali, che aiuteranno a consolidare e far crescere questa delegazione.

Una presenza come questa fa vedere la capacità della Congregazione di rispondere alle nuove sfide, ecclesiali e sociali, il suo contributo specifico attraverso l’educazione in un paese in ricostruzione, la novità nella forma di venire incontro ai bisogni, vale a dire il lavoro in rete che crea sinergia, coinvolgimento delle ONG per il finanziamento, l’impegno del volontariato, lo sforzo d’inculturazione del carisma, la cura delle vocazioni del luogo. Vedendo questa presenza appena nata, si rimane sorpresi della creatività carismatica salesiana: mancano risorse e personale, ma non fede e intraprendenza.

Oltre alla visita in Albania, a metà giugno sono stato di nuovo nella Ispettoria Meridionale per la celebrazione del centenario dell’opera di Portici. Come in altri posti, anche qui mi è stata conferita la cittadinanza onoraria, che ho accettato volentieri a nome dei confratelli che durante 100 anni hanno lavorato per il bene della gioventù povera e bisognosa. Sono essi che meritano la cittadinanza; a loro va la riconoscenza! Forse voi potreste domandarvi perché parlare del consenso e apprezzamento che l’opera salesiana è riuscita a destare in città. Ebbene, perché tutti gli schieramenti politici presenti nel Comune si sono espressi unanimemente in termini così incoraggianti, da sentirmi fiero di essere salesiano e grato ai confratelli che lì hanno lavorato. A Portici, Don Bosco si sarebbe sentito a suo agio!

Un momento di grande comunicazione è stato l’incontro con i giovani del MGS, provenienti da tutta l’Ispettoria. Resto sempre meravigliato davanti all’apertura e alla sensibilità dei giovani; quanto bene possiamo fare, se siamo capaci di fare proposte di qualità! Così magistralmente operava Don Bosco e così anche noi siamo chiamati a fare.

 

Il Borgo Ragazzi “Don Bosco” di Roma

Il fatto che la Casa generalizia si trovi a Roma, rende possibile la partecipazione del Rettor Maggiore a frequenti incontri, raduni e celebrazioni nella Ispettoria Romana. Anche se ho visitato diverse presenze, vorrei soffermarmi su quella del Borgo Ragazzi “Don Bosco”, che da cinquant’anni rende servizio a centinaia di adolescenti e giovani della periferia di Roma e che ho visitato all’inizio di marzo. Erano presenti molte autorità civili.

Una cosa degna di attenzione, oltre al coinvolgimento delle forze politiche e sociali che trovano nel Borgo un’opera assai valida, oggi come 50 anni fa quando fu creata per impulso della Chiesa e della Congregazione per curare gli sciuscià, è scoprire la volontà dei confratelli di continuare a “sognare” con e per i ragazzi in difficoltà, a cui si offrono diversi tipi di programmi educativi: la casa famiglia per bambini e ragazze madri, il centro di formazione professionale con 300 ragazzi, i progetti SOS “ascolta giovani”, la semiautonomia, l’affido familiare, l’animazione territoriale e l’imprenditoria giovanile. C’è poi un’espressione eloquente di questa sensibilità sociale che mi ha stupito assai, cioè la creazione della “Operazione Argentina” per venire incontro ai bambini poveri di quel travagliato paese. Direi che non è abituale vedere un’opera sociale, che vive appunto di sussidi di altri, preoccuparsi di dare aiuto a chi è più bisognoso. Questa è solidarietà cristiana!

Il Borgo appartiene a quel tipo di opere che sono significative in se stesse, per la collocazione geografica, per i destinatari, per la varietà delle offerte educative, per l’identificazione dei numerosi collaboratori, e insieme per il coinvolgimento delle autorità politiche e delle istituzioni private, per risolvere in sinergia un problema sociale ed offrire speranza e futuro ai giovani. Non va dimenticato il fatto che il Vescovo ha accettato la proposta di convertire la nostra chiesa nella prima parrocchia giovanile, dunque con un senso meno territoriale e più pastorale al servizio dei giovani, in linea con l’articolo 40 delle Costituzioni, secondo il quale ogni casa salesiana “è parrocchia che evangelizza” i giovani. Spero che possiamo meritarci questo gesto di fiducia e realizzare un modello di ciò che potrebbe significare una parrocchia giovanile nella città, che è sede del Vicario di Cristo.

 

Esercizi spirituali a Fatima

Dal 16 al 22 marzo ho predicato gli esercizi spirituali ai direttori SDB e alle direttrici FMA delle Ispettorie meridionali d’Italia. Anche se non è l’unica esperienza in cui direttori e direttrici fanno gli esercizi insieme, vorrei evidenziarla positivamente. La Famiglia salesiana cresce in unità come frutto dell’ascolto comune della Parola, dell’illuminazione condivisa dei criteri di vita e di missione salesiana, della preghiera congiunta. Evidentemente questa non è l’unica forma; e non è detto che il risultato sia garantito: esso dipende dalla preparazione e dagli atteggiamenti. Certamente, questo è un segno di comunione non indifferente.

Ho potuto constatare la buona preparazione dell’esperienza spirituale, sì da non lasciar nulla all’improvvisazione. Ciò aiuta a fare in modo che le cose riescano bene, ad assicurare l’ “estetica” della liturgia, non in senso formalistico ma in senso mistagogico, a creare un clima favorevole all’incontro con Dio. Certamente, alla fine tutto dipende da ciascun partecipante; ma l’atmosfera aiuta e tanto!

Vorrei fare anche un cenno al luogo degli esercizi: Fatima, accanto al Santuario e alla cappellina delle apparizioni, con un enorme piazzale, che si contrassegna per il raccoglimento e il clima di preghiera; è davvero un luogo “sacro”. Sono rimasto colpito di ciò che è riuscito a generare un evento semplice ed umile, che ha avuto come protagonisti tre bambini pastorelli. Oggi a Fatima si può sperimentare la forza della presenza di Dio. Non c’è dubbio: l’umile attira il Dio di Gesù Cristo.

Ciò che mi fa riflettere è il fatto che tutta la Congregazione, vale a dire i circa 17.000 confratelli e novizi, ogni anno durante una settimana vivano una forte esperienza, quale è quella degli esercizi spirituali. Lo stesso si dica delle FMA e di quasi tutti i gruppi della Famiglia salesiana. Certamente si tratta dell’impegno istituzionale e dell’opportunità personale più importante per il rinnovamento e il rilancio spirituale. È doveroso ricordare però che il profitto personale, comunitario e istituzionale dipende dall’atteggiamento di ognuno per accogliere questa grazia e progredire nella vita spirituale e pastorale, sospinto dallo Spirito Santo, che opera meraviglie in quelli che gli sono docili e lo prendono come guida.

L’articolo 91 delle Costituzioni, descrivendo la natura e gli obiettivi del ritiro mensile e degli esercizi spirituali, presenta il seguente titolo: “momenti di rinnovamento”. I ritiri e gli esercizi, insieme allo sforzo costante di vigilanza e alla pratica frequente del Sacramento della Riconciliazione, sono come i tre elementi di base del nostro cammino penitenziale. Si tratta di una pedagogia e di una disciplina – nel senso migliore del termine, che è quello di itinerario ascetico per diventare discepoli – che ci mettono alla “scuola” di Gesù, lasciando che Egli sia il Maestro e ponendo noi ai suoi piedi per ascoltarlo come fece Maria di Betania, che scelse la parte migliore. Non ci capiti di cadere nella tentazione di Marta, che voleva insegnare a Gesù cosa fare, stravolgendo i ruoli: «Dì a mia sorella…» (cfr. Lc 10, 38-42). Accoglienza e ascolto sono al servizio della realizzazione della vita cristiana e religiosa, che si dovrebbe considerare – come dice Karl Rahner – un processo di conversione permanente.

Due termini biblici possono aiutarci a precisare meglio la natura di tale processo e, di conseguenza, a vivere con maggior consapevolezza questi “momenti di rinnovamento”.

- Nell’Antico Testamento la forma tipica per parlare della conversione si esprime col verbo ‘shub’, che significa ‘ritornare’, alludendo chiaramente all’esperienza originaria del rapporto amoroso di alleanza tra Yahvé e Israele. Esso ha una evidente connotazione personalista: ritrovare l’amato. Il testo più eloquente è quello di Osea: «Allora dirà: ‘Ritornerò dal mio primo marito perché per me allora era meglio di adesso’ … Per questo [dice Yahvé ], la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore ... Là ella risponderà come ai giorni della sua giovinezza, come il giorno in cui salì dalla terra d´Egitto» (Os 2, 9.1-17).

- Nel Nuovo Testamento invece il termine usato invariabilmente è quello di ‘metanoia’, tradotto ordinariamente con ‘conversione’, ma che alla luce dei molti testi in cui si trova, significa meglio ‘ribaltamento della mente’, cioè un cambiamento nel modo di vedere, di giudicare e di vivere. Si tratta insomma di una ‘transvalutazione’, come la cosiddetta ‘conversione di san Paolo’ (At 9; Gal 1,15; Fil 3,7-14; 1 Tim 1,12-16), per cui tutto ciò che prima si riteneva valore e guadagno ora viene considerato perdita e cosa degna di disprezzo, di fronte al ritrovamento di ciò che vale davvero: Cristo il Signore.

Penso che i due termini “ritorno” e “trasformazione” non si escludono a vicenda. Infatti noi che abbiamo fatto un’opzione di fede in Lui e di sequela ed imitazione di Lui, cioè noi che ci siamo ‘convertiti a Lui’, siamo invitati costantemente a ‘ritornare a Lui’. Convertirsi a Cristo è dunque “ripartire da Cristo”, cioè «ritrovare il primo amore, la scintilla ispiratrice da cui è iniziata la sequela. È suo il primato dell’amore» (RdC 22).

Alla luce di questi testi, risulta più comprensibile l’articolo costituzionale che afferma che gli esercizi «sono tempo di ripresa spirituale». L’espressione evoca la ‘memoria biblica’ e ci richiama un altro passo evangelico: la scena di Gesù con i suoi discepoli, che ritornano dalla loro prima esperienza apostolica, entusiasti per “tutto ciò che avevano fatto e ciò che avevano insegnato”. Gesù risponde alla loro euforia con l’invito: «Venite anche voi in disparte, in un luogo solitario, per riposarvi un poco» (Mc 6, 30-31). Questo testo è parte di quel passo che per eccellenza indica ciò che chiamiamo “carità pastorale” (Mc 6, 30-44). Infatti come si può riuscire ad amare da veri pastori i nostri destinatari, senza riposare prima da soli con Gesù? Da chi e come imparare ad avere compassione della gente smarrita, se non da Cristo, come imparò Don Bosco (cfr. Cost. 11)?

La chiave di comprensione del testo è offerta da una parte da quel ‘anche voi’ e dall’altra da quel ‘per riposarvi’. Infatti gli evangelisti constatano unanimemente che Gesù si ritirava a pregare. Orbene, questo è ciò che Gesù chiama ‘riposare’, ‘ricuperarsi’, una espressione con profonda risonanza antropologica e mistica, come dimostra la nostra esperienza umana, che ci dice che nulla è così riconfortante come l’intimità, l’entrare in comunione profonda con Dio. A questo tipo di riposo Gesù invita ‘anche loro’.

Il nostro tipo di vita, che presenta parecchie attività e ridotte pratiche di pietà in comune, corre il rischio di farci cadere nella frenesia dell’attivismo, con la sua triplice conseguenza: stanchezza fisica, ‘stress’ psichico e superficialità spirituale che, invece di convertirci in “contemplativi nell’azione”, fa sì che siamo, nel migliore dei casi, quel che si dice ‘workaholic’, maniaci del lavoro, o nel peggiore dei casi, semplici ‘funzionari’ più che missionari.

L’unico modo di contrastare tali conseguenze negative dell’attivismo e di dare profondità alla nostra vita, guadagnare in significatività e riempirla di dinamismo che ci faccia vivere non ‘burocraticamente’, facendo quel che dobbiamo fare, ma ‘creativamente’ a immagine del nostro Dio e Padre Creatore (cfr. Gv 5,17-18) e ‘salvificamente’, prolungando l’azione salvifica del Signore Gesù (cfr. At 3,1-10), è quello di diventare prima “contemplativi nella preghiera”. Nell’intimità col Signore torneremo a ricordare che il ‘padrone’ della vigna e della messe è Lui, che colui ‘che fa crescere il seme’ è Lui, che colui che scandisce i ritmi è Lui. Così pure nell’intimità con Lui impareremo i segreti del suo Regno, approfondiremo il suo piano di salvezza, faremo nostra la sua carità pastorale.

Sempre secondo l’articolo 91 del nostro Progetto di Vita, ritiri ed esercizi spirituali ci offrono tre mezzi privilegiati:

- Ascoltare la Parola di Dio. All’ascolto l’articolo 87 attribuisce la capacità di essere «fonte di vita spirituale, alimento per la preghiera, luce per conoscere la volontà di Dio negli avvenimenti, forza per vivere in fedeltà la nostra vocazione», a condizione che come la Vergine Maria accogliamo la Parola incondizionatamente, ne facciamo tesoro nel nostro cuore e la facciamo fruttificare.

- Purificare il cuore. Ciò richiede di rettificare e maturare motivazioni e significati, consapevoli del valore e del dinamismo trainante che hanno oggi i ‘significati’, quelli che danno senso alla vita, e di purificare sentimenti, specialmente quelli disordinati sia a causa dell’eccessiva dipendenza dalle manifestazioni esterne di affetto, stima e valorizzazione, sia a motivo di risentimento, amarezza e frustrazione.

- Discernere la sua volontà. Questo in ultima istanza è ciò che importa e da cui dipende la nostra felicità. Anche qui Maria nell’annunciazione si presenta come modello di ricerca della volontà di Dio nella propria vita (cfr. Lc 1,26-38). Il discernimento, più che un fatto puntuale – come ricorso nei momenti di crisi o nella presa di decisioni importanti – deve essere un atteggiamento di vita che ci porta a cercare «la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto» (Rm 12,2b).

Il frutto è duplice e non potrebbe essere più appetibile: innanzitutto quello di guadagnare in unità interiore, proprio quando tutto favorirebbe la disintegrazione, a volte fino a condurre a situazioni patologiche; in secondo luogo quello di ravvivare l’attesa del Signore, che ritardando la sua venuta potrebbe condurci a smettere di aspettarlo e a cercare semplicemente di sopravvivere. In qualche modo è ciò a cui ci conduce questo tempo in cui si proclama la “morte delle utopie”.

 

Esercizi spirituali del Rettor Maggiore e del Consiglio

Vorrei a questo punto, perché è in connessione con il tema sviluppato sopra, dare la mia personale testimonianza del corso di esercizi spirituali del Consiglio Generale, predicato da don Pietro Braido nell’ultima settimana di giugno. È stato davvero un “itinerario spirituale” sotto la guida sapiente di un genuino cultore e innamorato di Don Bosco, che ci ha presi per mano, ci ha fatto percorrere le grandi tappe del cammino esteriore e interiore del nostro amato Padre, sì da riscaldarci il cuore. Mentre ci richiamava la biografia, il predicatore ci offriva alcuni criteri per «Camminare verso il futuro con Don Bosco “prete dei giovani”»; questo era infatti il tema degli esercizi.

Punto di partenza è stata l’affermazione del principio che Don Bosco è per noi SDB non soltanto punto di riferimento, ma modello di vita; il che ci spinge a conoscerlo e comprenderlo nella totalità della sua esistenza.

La prospettiva del predicatore, che intendeva aiutarci a guardare Don Bosco nel suo divenire storico, ci ha permesso di comprendere meglio la sua maturazione personale, l’iniziativa di Dio che lo guidava, lo sviluppo della sua opera. Ci ha pure offerto una visione d’insieme di ciò che è la vita salesiana nelle sue componenti fondamentali: identità, posto nella Chiesa e ruolo sociale, missione tra i giovani e metodo educativo, comunità di vita e di azione, stile dei consigli evangelici, specificità della spiritualità, profilo del salesiano da formare, tipo di animazione e governo.

Presentandovi un piccolo commento al tema, vorrei condividere con voi alcuni spunti della più ampia riflessione proposta e delle risonanze in me risvegliate.

Camminare. Per Don Bosco, come per tutti i Salesiani, la vocazione non è qualcosa di astratto, ma un mettersi in movimento e un’esperienza di vita simile a quella di cui parla il vangelo di Giovanni: «Vieni e vedi» (cfr. Gv 1,39). Don Bosco plasmò i suoi salesiani, raccontando più che dissertando. Ciò significa che la vocazione salesiana deve continuare ad essere intesa, presentata e vissuta in questo modo. È un’esperienza che diventa immediata, affascinante, convincente, propositiva. Forse questo è quanto voleva indicare don Viganò quando scriveva che «la nascita del salesiano dei tempi nuovi è cominciata con Don Bosco»: egli è il nostro “incunabolo”.

Oggi, come ieri, abbiamo bisogno di realizzare la pastorale vocazionale e di plasmare i salesiani “raccontando”, rifacendoci più sovente ed esplicitamente a Don Bosco, alla maniera di don Barberis, uno dei suoi biografi, che mentre narra le “antichità” dell’Oratorio di Valdocco, ce ne offre le ragioni: esse ci istruiscono nelle cose nostre, nei nostri metodi, nel nostro spirito di famiglia; nello stesso tempo fanno crescere in noi il senso di appartenenza, ci fanno sentire membri della famiglia, ci rendono protagonisti.

Verso il futuro. È vero che i giovani sono il nostro futuro, anche se si deve dire che essi non sono puro sogno od utopia, perché portano con sé eredità ed esperienze. Ebbene Don Bosco riuscì ad essere giovane e quindi ad essere in sintonia con il futuro a forza di stare in mezzo ai giovani. Le esigenze dei giovani, le loro necessità, i loro bisogni hanno determinato il futuro di Don Bosco ed ancora oggi orientano e devono orientare le decisioni della nostra Congregazione.

Con Don Bosco. Nell’esperienza di Valdocco è chiaro che c’è stata una maturazione della missione e quindi un passaggio dalla gioia di “stare con Don Bosco” allo “stare con Don Bosco per i giovani”, dallo “stare con Don Bosco per i giovani in forma stabile” allo “stare con Don Bosco per i giovani in forma stabile con voti”. Lo stare con Don Bosco non esclude “a priori” l’attenzione ai suoi tempi, che lo modellarono o condizionarono, però richiede di vivere con il suo impegno le sue scelte, la sua dedizione, il suo spirito di intraprendenza e di avanguardia.

Prete dei giovani. Il genitivo “dei giovani” è allo stesso tempo oggettivo e soggettivo: cioè Don Bosco è prete per i giovani, essendo per loro e al loro servizio; nello stesso tempo egli è prete dei giovani, appartenendo a loro ed essendo sollecitato da loro. Egli è tutto per i giovani ed è sempre con i giovani. Lo stare con i giovani ed essere disponibili per loro connota profondamente il nostro essere salesiani come Don Bosco. Noi non possiamo pensarci lontani, distaccati, indifferenti nei confronti dei giovani; la vicinanza ai giovani è il primo passo che con decisione oggi noi tutti dobbiamo fare.

Tutto ciò fa di Don Bosco un uomo affascinante, e nel nostro caso un padre da amare, un modello da imitare, ma anche un santo da invocare. A questo riguardo merita di essere ricordata la lettera, scritta da don Ricaldone dopo la canonizzazione di Don Bosco, in cui si dice: «sarebbe impiccolire pensare che Iddio ha mandato Don Bosco soltanto per i Salesiani o per la Famiglia salesiana. No! Iddio lo ha mandato come un dono per tutta la Chiesa, per tutto il mondo. E noi dobbiamo farlo conoscere e promuovere la sua devozione».

Al termine degli esercizi eravamo davvero soddisfatti dell’esperienza fatta. Se per tutti i Salesiani è importante conoscere Don Bosco, per averlo come punto normativo di riferimento, ciò diventa un compito imprescindibile per il Rettor Maggiore e i Consiglieri generali, chiamati appunto a essere suoi continuatori nella guida della Congregazione. Ci rendiamo conto che più aumenta la distanza dal Fondatore, più reale è il rischio di parlare di Don Bosco in base a “luoghi comuni”, ad aneddoti, senza una vera conoscenza del nostro carisma. Da qui l’urgenza di conoscerlo attraverso la lettura e lo studio; di amarlo affettivamente ed effettivamente come padre e maestro per la sua eredità spirituale; d’imitarlo cercando di configurarci a lui, facendo della Regola di vita il nostro progetto personale. Questo è il senso del ritorno a Don Bosco, a cui ho invitato me e tutta la Congregazione sin dalla mia prima “buona notte”, attraverso lo studio e l’amore che cercano di comprendere, per illuminare la nostra vita e le sfide attuali. Insieme al vangelo, Don Bosco è il nostro criterio di discernimento e la nostra meta di identificazione. Colgo l’occasione per incoraggiarvi ad avere sempre più Don Bosco come riferimento per il rinnovamento spirituale e pastorale nelle Ispettorie.

 

Visita alla Ispettoria del Portogallo

Subito dopo gli esercizi a Fatima, anche per approfittare della presenza in Portogallo, ho fatto una visita di animazione a questa Ispettoria, nella quale ho incontrato, oltre i direttori e il Consiglio ispettoriale, confratelli, gruppi della Famiglia salesiana, allievi delle nostre scuole, insegnanti e collaboratori laici, nelle opere di Porto, Mogofores, Lisbona, Manique, Estoril.

Se è vero che alcune di queste opere fanno impressione per la qualità delle strutture edilizie, il tipo di destinatari, il nome che hanno nella società e dinanzi alle autorità civili, tuttavia l’Ispettoria conta un ventaglio di presenze variegate e significative anche nel campo dell’emarginazione e della promozione sociale.

Accenno a tre elementi che caratterizzano in modo particolare l’Ispettoria del Portogallo. Conoscendo la sua storia, quello che più spicca è la sua missionarietà. È opportuno ricordare che questa Ispettoria è stata, anche per ragioni politiche, responsabile della nascita e dello sviluppo salesiano a Goa, in Timor Est, a Macao, nel Mozambico, in Cabo Verde e nelle Isole Azzorre. Mentre essa ha smesso di essere presente nei tre primi luoghi, continua a portare avanti le opere negli altri tre paesi.

Una seconda caratteristica è la devozione mariana del Portogallo salesiano, dovuta in parte all’influsso della Madonna di Fatima, il che non potrebbe essere diversamente, ma anche per la diffusione che vi ha avuto la devozione a Maria Ausiliatrice. Per noi salesiani la pietà mariana è prova e garanzia di fedeltà carismatica.

Infine si può indicare l’intensa religiosità popolare di tutto il paese, che offre grandi possibilità per una feconda pastorale giovanile e vocazionale di qualità. Esattamente perché comincia a diffondersi il secolarismo, è importante che i Salesiani possano aiutare i ragazzi a farvi fronte attraverso un’educazione della fede che porti all’incontro con Cristo e maturi scelte di vita cristiana. La prossima beatificazione della Venerabile Alessandrina da Costa dovrà essere un motivo di rilancio della proposta di santità giovanile salesiana; sarà un modo efficace di rendere grazie a Dio per questo dono.

 

Visita in Terra Santa

All’inizio di aprile ho visitato la Terra Santa, in occasione della celebrazione del centenario della Ispettoria del Medio Oriente, fondata da Don Rua nel 1902, anno in cui il primo Successore di Don Bosco eresse giuridicamente ben 32 Ispettorie. La celebrazione era stata programmata per il 12 maggio del 2002, ma l’intifada e il coprifuoco obbligarono a posticiparla per ben due volte. Anche se la situazione politica restava la stessa, anzi si era aggravata con la guerra in Iraq, ho deciso di farmi presente tra i confratelli, che vivono in questa pesante atmosfera già da tanto tempo.

La visita è stata preparata dall’Ispettore con il suo Consiglio come un pellegrinaggio; perciò sono stato a Nazareth, dove ho celebrato l’Eucaristia nella Grotta dell’Annunciazione con la partecipazione dei confratelli della comunità, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, di un piccolo gruppo di Cooperatori ed Exallievi. È stata un’occasione per riflettere sulla vocazione alla luce di Maria e per imparare da Lei a rispondere positivamente al progetto che Dio ha su di noi. Ciò è possibile nella misura in cui sviluppiamo gli atteggiamenti fondamentali di Maria: la continua ricerca della volontà di Dio, l’accoglienza di questa come progetto di vita, la docilità all’azione dello Spirito Santo in modo che Egli sia la nostra guida.

C’è stato anche un incontro con allievi e professori e un momento di festa con la partecipazione dei membri della Famiglia salesiana, della comunità educativa e di autorità ecclesiastiche e civili. Il clima di ostilità continua e di terrorismo, che ha privato i luoghi santi di turisti e pellegrini, ha messo in ginocchio l’appena nata economia palestinese e reso pesante l’atmosfera sociale.

Abbiamo proseguito con la visita alla comunità di Beitgemal, un luogo bellissimo e di grande valore, situato in contesto ebraico, dove la nostra missione si riduce alla testimonianza e all’accoglienza. Lì abbiamo celebrato l’Eucaristia nella chiesa di Santo Stefano, cui hanno preso parte anche la comunità delle Suore di Bethlehem e della Vergine Assunta e San Bruno e tre fratelli preti di questa stessa Congregazione. Si tratta di due comunità religiose di vita contemplativa, che sono state accolte nella nostra proprietà perché vi stabilissero il loro convento.

Da Beitgemal ci siamo recati alla basilica del Santo Sepolcro, dove abbiamo avuto un tempo breve ma intenso di preghiera davanti al Calvario e nel Santo Sepolcro stesso. Il potere della morte e il trionfo finale della vita trovano qui la loro migliore icona. Il santuario è tutto ricolmo di Cristo e tutto Cristo è lì, perché ha preso su di sé le nostre colpe e la nostra morte, e perché Egli è il primogenito di quelli che risuscitano dai morti. Non posso tacere la commozione profonda che ho sentito, come Gesù davanti alla tomba dell’amico Lazzaro, presentendo la forza della morte, quella che toglie il senso alla vita, e al tempo stesso il dinamismo dell’amore che vince la morte. Peccato che il tempo tiranno non ci abbia consentito di restare più a lungo; ne avevo proprio bisogno.

Quindi ci siamo portati a Cremisan per l’incontro con i confratelli dello Studentato, formatori e formandi. È stato un momento molto bello, come bello è l’ambiente di famiglia che vi ho trovato.

Infine siamo andati a Bethlehem, dove abbiamo fatto visita alla Grotta della Natività. Qui ho avuto un tempo più lungo per sostare in preghiera. Vi posso assicurare che ho ricordato tutti voi, mentre portavo con me le preoccupazioni del mondo, i bisogni della Congregazione e della Famiglia salesiana, le attese e i bisogni dei giovani. Il Dio incarnato, che ha fatto esperienza di ciò che significa essere uomo tranne il peccato, è un sacerdote compassionevole che intercede per noi presso il Padre.

A Bethlehem c’è stato poi un incontro con i giovani dell’oratorio e del centro di formazione professionale, e con i confratelli della comunità della Casa del Pane, che veramente fa onore al suo nome, perché pur nelle attuali circostanze con l’economia ridotta a zero, continua ad distribuire gratuitamente pane ogni giorno.

Il punto culminante della visita è stata la celebrazione del centenario la domenica 6 aprile. Si è voluto privilegiare la riconoscenza a Dio più che la festa, anche perché non sarebbe stato giusto festeggiare in mezzo a tanta sofferenza. Alla Celebrazione Eucaristica hanno partecipato un grande numero di sacerdoti, salesiani e altri religiosi. Nel saluto iniziale ho detto che la visita del Rettor Maggiore non voleva essere una mera commemorazione, ma voleva soprattutto significare il rinnovato impegno della Congregazione a favore dei giovani della Terra Santa, di cui vogliamo continuare ad essere compagni di cammino, come il pellegrino di Emmaus.

Alla successiva commemorazione nella sala teatro della scuola salesiana erano presenti autorità civili ed ecclesiali. Varrebbe la pena conoscere la storia della presenza salesiana in Terra Santa, che ci è stata presentata, perché è stata quasi sempre una storia tormentata, il più delle volte per conflitti esterni, che comunque ci toccavano da vicino. Ugualmente si deve conoscere il lavoro fatto prima di noi da don Antonio Belloni, che ha consegnato le sue opere di Betlemme, Cremisan e Beitgemal, e la sua fondazione “Opera della Sacra Famiglia” a Don Bosco, nella persona di Don Rua. Siamo eredi di un grande uomo conosciuto da tutti, a ragione, come “Abulyatama”: il padre degli orfani.

Nel mio intervento finale a conclusione della visita, indicavo ai confratelli le seguenti linee di futuro.

- Don Bosco e don Belloni sono stati due preti sensibili ai bisogni dei giovani poveri e in difficoltà. L’esercizio ministeriale li ha resi preti per i giovani ed educatori dei giovani, per aiutarli a maturare, a sviluppare tutte le loro dimensioni, a trovare il senso della vita, ad essere cittadini di questo mondo, aperti a Dio e agli altri. Non avete patrimonio migliore di questo: i giovani e l’educazione.

- Don Belloni si caratterizza – tra altre cose – per la sua capacità d’inculturazione, che lo portò a imparare la lingua, a penetrare nella cultura dei suoi destinatari, a farsi uno di loro. Per noi salesiani questa è una concretizzazione del Sistema Preventivo, che insiste sulla necessità che i ragazzi non soltanto siano amati, ma che sappiano e sentano di essere amati; l’amore si fa amorevolezza nell’incontro dell’altro, nella vicinanza, nella somiglianza, nel pensare e nel parlare con l’altro e come lui. L’inculturazione è perciò un compito essenziale dell’evangelizzazione e dell’educazione salesiana.

- Il segreto della fecondità educativo - pastorale di Don Bosco e di don Belloni sta nel fatto che l’essere totalmente dediti alla missione tra i giovani sboccò naturalmente nella coltivazione delle vocazioni. Queste sono frutto di fattori diversi, il più decisivo dei quali è l’ambiente che si riesce a creare fra i ragazzi, sì da destare in essi il desiderio di condividere la nostra passione giovanile ed educativa come consacrati apostoli. Le vocazioni devono essere dunque una priorità della nostra missione in queste terre.

- Tanto Don Bosco come don Belloni, consapevoli delle esigenze che comporta il lavoro a favore degli adolescenti e dei giovani poveri, sono stati così lungimiranti e aperti alla società civile, che hanno saputo coinvolgerla nei loro progetti ed opere per poter venire incontro ad ogni tipo di bisogno di quei ragazzi. Il cammino è aperto; esso ci dovrebbe portare a continuare quest’impegno, lavorando di più in rete.

- Infine, questa storia travagliata, significativa per collocazione, destinatari e missione, è stata sigillata da un confratello in via di beatificazione, il Ven. Coadiutore Simone Srugi, una figura che già in vita fece impressione su don Rua. La santità è uno dei segni che c’è stata una buona incarnazione del carisma e continua ad essere il miglior dono che possiamo offrire ai giovani.

 

Sessione intermedia del Consiglio Generale

In aprile abbiamo avuto il primo raduno intermedio del Consiglio Generale di questo sessennio. L’iniziativa di realizzare ogni anno due Consigli intermedi era stata voluta da don Vecchi, che sentiva il bisogno di una maggiore riflessione da parte del Rettor Maggiore e del Consiglio su temi di primo ordine per la vita della Congregazione. Al tempo stesso il Consiglio intermedio garantiva la possibilità di trovare un numero significativo di Consiglieri presenti in sede, tra le due sessioni plenarie, per poter risolvere le richieste di autorizzazione, che esigono la presenza di almeno 6 Consiglieri.

Anche se nel sessennio precedente avevo partecipato due volte a questo tipo di raduno e ne avevo visto il funzionamento e gli obiettivi, adesso mi sono reso conto del grande valore di questa iniziativa, perché effettivamente ci offre la possibilità di uno studio che prepara la riflessione più allargata a livello di tutto il Consiglio. Questa volta in concreto abbiamo esaminato parecchi temi.

Promozione della vocazione del Salesiano Coadiutore.

Abbiamo voluto approfondire e concretizzare ulteriormente l’appello di don Vecchi alle Ispettorie, in seguito alla beatificazione del Sig. Artemide Zatti, di assumere un impegno rinnovato, straordinario e specifico per la vocazione del Salesiano Coadiutore. Si trattava di passare dagli aspetti celebrativi, che hanno caratterizzato l’anno della beatificazione, all’attenzione operativa, con delle indicazioni e dei suggerimenti ben precisi. Colgo l’occasione per richiamare gli Ispettori, i direttori e tutti i confratelli a studiare l’orientamento del Consigliere per la Formazione negli Atti del Consiglio Generale (cf. ACG 382, pag. 29-43).

Modalità di svolgimento del Capitolo Generale.

Abbiamo cominciato a studiare le possibili modalità di svolgimento del Capitolo Generale, per rispondere all’orientamento operativo del CG25 (n. 136), che chiede al Rettor Maggiore e al suo Consiglio di fare «una verifica della celebrazione degli ultimi Capitoli Generali al fine di valutare e proporre una modalità di svolgimento più agile e rivolta, oltre che a realizzare gli adempimenti costituzionali, a sviluppare un esame della situazione della Congregazione e a delineare le fondamentali linee di politica congregazionale da attuare nel sessennio seguente». Ci rendiamo conto del bisogno di impostare un Capitolo Generale che, più che dedicarsi allo studio di un tema particolare, come è stato nei CG23, CG24 e CG25, parta dallo stato della Congregazione, dalle sue tendenze, dalle sue sfide, dalle sue opportunità, per definire insieme la sua progettazione. Abbiamo già riflettuto parecchio e stiamo arrivando alla conclusione da inviare alle Ispettorie.

Fragilità vocazionale dei giovani confratelli.

Abbiamo esaminato un triplice risvolto: uno psicologico, davanti a qualsiasi problema, difficoltà o frustrazione; un altro morale, che si evidenzia nella difficoltà di organizzare tutta la vita attorno alle grandi scelte; uno estremo, quale è la perdita del senso della vita. Anche se abbiamo fatto già una prima riflessione, il tema merita un approfondimento maggiore, tenendo presente che ciò che importa è la maggiore consistenza e saldezza, frutto del crescere “umili, forti e robusti”.

Tematiche per i prossimi Capitoli ispettoriali.

Abbiamo prospettato alcuni temi dei Capitoli ispettoriali, che da una parte devono affrontare problemi locali e dall’altra devono rispondere alle richieste dal CG25. Tra i temi segnalati, ricordo: l’elaborazione del Piano Organico Ispettoriale; l’aggiornamento della sezione formazione del Direttorio ispettoriale, per adeguarlo alla nuova edizione della “Ratio”, e della sezione povertà e amministrazione; l’argomento della promozione della vocazione del Salesiano Coadiutore.

“Don Bosco International” (DBI).

Questa associazione è il volto civile della Congregazione Salesiana, promotrice di vari tipi di reti di ONG, come quella delle Procure Missionarie, e di associazioni per la realizzazione delle diverse dimensioni del carisma salesiano. “Don Bosco International” (DBI) esiste già dal sessennio precedente, con sede a Bruxelles, e deve funzionare sempre meglio al fine di essere presenti come salesiani lì dove si prendono decisioni che interessano i giovani e l’educazione, e al tempo stesso di accedere a finanziamenti per le opere di frontiera.

Il Bollettino Salesiano.

Deve continuare il suo processo di rinnovamento, cercando di sviluppare tutte le sue potenzialità, e favorire l’ulteriore coordinamento.

Istituto “Ratisbonne” di Gerusalemme.

Esso era stato creato per favorire il dialogo cristianesimo – giudaismo; ora questo compito è stato trasferito altrove dalla Santa Sede, la quale ci ha offerto questa sede per collocarvi un Istituto Teologico o un Centro di studio importante. “Ratisbonne” prospetta dei vantaggi non indifferenti per essere una presenza a Gerusalemme, ma comporta anche delle conseguenze, come sarebbero quelle del futuro di Cremisan. Sin dal primo momento è stata coinvolta l’Ispettoria MOR attraverso l’Ispettore e il suo Consiglio, come pure la comunità di Cremisan. In questo momento ci troviamo in fase di trattative.

Questi stessi temi sono stati ripresi con una riflessione più allargata ed approfondita durante la sessione plenaria del Consiglio Generale di giugno e luglio; ad essi sono stati aggiunti altri, quali la Strenna per la Famiglia salesiana e la Proposta pastorale per i salesiani per l’anno 2004, la revisione dello Statuto dell’ADMA, la verifica del progetto Fusagasugá, il “logo” della Direzione generale, il bilancio consuntivo 2002.

 

Enciclica sulla Eucaristia

Il Giovedì Santo di quest’anno, in sostituzione del consueto messaggio rivolto a tutti i sacerdoti, in occasione del venticinquesimo anniversario di pontificato, il Santo Padre ha presentato la nuova enciclica “Ecclesia de Eucharistia”, una meditazione sul mistero eucaristico che evidenzia il rapporto strettissimo e inseparabile tra Chiesa ed Eucaristia.

Il testo è in alcuni momenti molto personale, con brani meditativi, accenni alla situazione pastorale e considerazioni teologiche. È principalmente una dichiarazione rivolta alla Chiesa Cattolica, chiedendo che essa nella considerazione dell’Eucaristia rafforzi il senso del mistero, il suo collegamento con la croce e con l’offerta della vita di Gesù, il rispetto e la solennità. Questo la condurrà ad evitare usi impropri, ambiguità e strumentalizzazioni nella celebrazione.

Qualcuno ha definito l’enciclica come un piccolo catechismo della fede della Chiesa sull’Eucaristia. Forse la cosa più importante è il richiamo al posto centrale che l’Eucaristia deve occupare nella vita personale di fede di ciascuno e nella pratica liturgica delle comunità.

Per noi dovrà essere uno strumento prezioso di rinnovamento per la celebrazione della Eucaristia ed anche di azione pedagogica, come fu per Don Bosco. L’invito allo stupore dinanzi alla manifestazione dell’amore di Gesù per noi portato sino all’estremo (n. 11) è accompagnato dalla segnalazione di quegli indicatori, che ci fanno vedere una perdita di valorizzazione di questo Sacramento, che vanno dall’abbandono dell’adorazione eucaristica alla riduzione della celebrazione a un momento conviviale, dalla trascuratezza nella celebrazione alla perdita del senso del ‘mistero’. Non si dovrebbe dimenticare che noi siamo chiamati ad essere “mistagoghi”, veri iniziatori dei giovani all’incontro con Dio.

L’enciclica in primo luogo torna a riaffermare che l’Eucaristia è il dono per eccellenza di Gesù, che si offre per noi e per la nostra salvezza; in secondo luogo che l’Eucaristia veramente edifica la Chiesa, non soltanto perché la Chiesa nasce da essa, ma perché di essa si nutre e in essa cresce; in terzo luogo, appunto perché è mistero di comunione, l’Eucaristia è vincolata necessariamente alla riconciliazione, nel senso che niente ci può separare da Gesù, come dice Paolo, nemmeno la morte, tranne il peccato, che è negazione e rottura di questa comunione. A noi farà bene studiare questa enciclica per continuare la spinta data da don Vecchi, che aveva scritto una lettera sull’Eucaristia, in cui alcuni di questi elementi erano già stati espressi.

Invito i confratelli delle nostre tre Regioni europee a cominciare ad approfondire l’Esortazione Apostolica postsinodale “Ecclesia in Europa”, sulla comunicazione del vangelo della speranza in questo continente; essa sarà oggetto di particolare attenzione in occasione della riflessione che faremo con gli Ispettori di queste Regioni dall’1 al 5 dicembre 2004.

 

Visita alla Ispettoria di Gran Bretagna

L’ultimo fine settimana di aprile sono stato nella Ispettoria di Gran Bretagna per visitare alcune comunità, incontrando i confratelli, e partecipare a due riunioni con la Famiglia salesiana, a Bolton e a Chertsey, dove ho parlato sulla vocazione del salesiano oggi, a cominciare dal racconto della mia propria vocazione e dalla mia esperienza nell’invitare altri a diventare salesiani; inoltre ho avuto la possibilità di soffermarmi sull’identità, ruolo e missione della Famiglia salesiana oggi.

Sono rimasto colpito dall’accoglienza fraterna e amichevole dei confratelli e di tutti i membri della Famiglia salesiana, espressione non soltanto della rinomata gentilezza britannica, ma anche dell’amore e adesione filiale a Don Bosco. Le giornate erano state preparate accuratamente da un gruppo costituito da diversi membri della Famiglia salesiana ed hanno avuto una grande partecipazione. Sono convinto che nel futuro ovunque si dovrà lavorare sempre più in rete, come Famiglia di Don Bosco, con piena sintonia, sinergia e fraterna solidarietà, come ho visto fare qui.

Ho notato con sorpresa che l’Ispettoria, anche se ha due case per i confratelli anziani o ammalati, ha un bel numero di giovani preti, su cui si può contare per una presenza sempre più significativa e per una pastorale vocazionale più feconda. Vorrei a questo punto, in linea con quanto scrive Giovanni Paolo II nell’Esortazione Apostolica Ecclesia in Europa, esprimere una parola di stima, di gratitudine, di vicinanza e di incoraggiamento a tutti i giovani salesiani, preti e coadiutori, che sono un vero dono di Dio, segno del suo amore e speranza di futuro (cfr. EiE 36-37), ed invitare tutti ad impegnarsi, come risposta a questo dono, ad essere con i giovani e per loro segno di speranza.

 

Presenze di Treviglio e Chiari (ILE)

Alla fine di aprile ho fatto una visita a due comunità della Ispettoria Lombardo-Emiliana: Treviglio e Chiari. Entrambe hanno preparato un programma molto intenso. A Treviglio ci sono stati incontri con gli studenti e gli insegnanti della scuola superiore e della scuola media, con il Sindaco della città, la visita alla Cassa Rurale, che ha offerto al Rettor Maggiore il finanziamento per la perforazione di alcuni pozzi d’acqua nell’Etiopia, e la Celebrazione Eucaristica nel Santuario della Madonna delle Lacrime.

A Chiari si è iniziata la giornata con l’Eucaristia per i ragazzi della scuola, dopo la quale c’è stato un incontro con i giovani, l’inaugurazione dell’edificio della nuova scuola superiore e dell’oratorio - centro giovanile. Al pomeriggio ho dedicato tempo per incontrare i cooperatori e i volontari e conoscere la realtà dell’ “Auxilium”, un’opera con forte valenza sociale e missionaria; mi ha destato stupore il vedere ciò che si è riuscito a fare nei cuori e nella vita personale, prima che nell’azione sociale, di tanti laici e professionisti, che sono divenuti veri e moderni samaritani in aiuto agli immigrati e alle missioni. Abbiamo concluso la giornata in palestra con lo spettacolo “Il giardino del Gigante”, che mi ha fatto pensare alla necessità di far rinascere e qualificare l’educazione all’arte e alle espressioni artistiche, come cammino tipicamente salesiano di educazione ed evangelizzazione.

È doveroso rendere grazie al Signore per lo zelo pastorale dei confratelli e per tutte le iniziative che si portano avanti nell’educazione e nel campo sociale, con una grande preoccupazione per i più poveri del territorio e del mondo.

 

Visita alla Ispettoria Sicula

Durante l’anno ho visitato l’Ispettoria della Sicilia per ben due volte. All’inizio di maggio sono stato a Caltanissetta, in occasione del 50° anniversario della presenza salesiana; si sono aggiunti altri due incontri, il primo a Zafferana e il secondo a Palermo, dove ebbe luogo il raduno con tutta la Famiglia salesiana della Sicilia. Così, ho avuto modo di incontrare la maggior parte dei confratelli.

Sono tornato poi in Sicilia alla fine di agosto per il raduno del Movimento Giovanile Salesiano, che è stato un’ulteriore occasione anche di incontro dei confratelli.

Le due visite mi hanno permesso di conoscere questa realtà, di valorizzare quanto fanno i confratelli nel campo della formazione salesiana, della scuola, della formazione professionale, della parrocchia, dell’emarginazione e promozione umana.

Riconosciuto da tutti è l’impegno di alcuni dei nostri confratelli in difesa dei bambini seviziati, maltrattati e violentati nel quartiere “Santa Chiara” di Palermo, che ha costretto alla denuncia pubblica e alla chiusura dell’Oratorio, per riaprirlo di nuovo con maggiore consapevolezza da parte della società civile e delle autorità. Visitando “Santa Chiara”, dicevo che quello è un luogo in cui i Salesiani debbono essere presenti con un tipo di opera più propositiva, coinvolgendo l’intera Famiglia salesiana. Mi auguro che poco a poco questo sogno diventi realtà per il bene di tutti i bambini, adolescenti e giovani di un quartiere socialmente a rischio, per le famiglie che vi abitano e per il numero crescente di immigrati.

 

Visita alla Ispettoria di Bilbao

La seconda settimana di maggio, nella cornice del 75° anniversario della casa di Pamplona, ho fatto una visita alla Ispettoria di Bilbao, dove ho conosciuto quasi tutte le case, in Bilbao, Santander, Pamplona, Logroño, Burgos, Vitoria, Urnieta, Azkoitia. L’agenda degli appuntamenti prevedeva la visita alla sala di salesianità, molto ben curata, parecchie interviste alla radio e televisione, l’incontro con Vescovi, autorità civili, confratelli, giovani, insegnanti, collaboratori, membri della Famiglia salesiana e simpatizzanti.

Gli eventi che più mi hanno fatto impressione sono stati gli incontri con i giovani, come quello avuto alla Casa di Deusto, cui hanno partecipato numerosi giovani del MGS arrivati dalle diverse presenze salesiane dell’Ispettoria. La loro gioia, le qualità artistiche espresse nella rappresentazione del musical “Namaskar”, l’accoglienza del messaggio del Rettor Maggiore, la volontà di impegnarsi socialmente e di vivere con responsabilità e intensità la vita cristiana ci ricordano l’immenso potenziale che i giovani rappresentano per la Chiesa e per la società, così come lo scoprì Don Bosco, che sempre ha saputo credere in loro.

Si aggiungono poi gli incontri con la Famiglia salesiana, con le comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice, con i centri di Cooperatori ed Exallievi ben organizzati ed impegnati, con i fiorenti gruppi ADMA, uniti dall’Eucaristia e dalla devozione a Maria Ausiliatrice, molto in sintonia con le fondazioni originali di Don Bosco.Non posso non accennare a uno dei salesiani più rinomati di questa Ispettoria, don José Luis Carreño Echandía, il grande missionario dell’India e delle Filippine sull’esempio di San Francesco Saverio, la cui tomba sono andato a visitare con venerazione, ammirazione e riconoscenza, nella Casa del Missionario che egli stesso ha voluto costruire ad Alzuza. Egli è stato un salesiano ricco di qualità umane, musico, poeta, d’intelligenza viva ed acuta, un sognatore e un realizzatore, con uno spirito di intraprendenza alla Don Bosco, di cui si sentiva un degno figlio.Segno di stima da parte delle autorità civili è stata la Medaglia d’Oro di Navarra che hanno voluto assegnare ai Salesiani di Pamplona; ora si dispongono a collaborare alla costruzione del nuovo centro di formazione professionale, come riconoscenza a quanto la Congregazione ha fatto nel passato e fa nel presente per lo sviluppo tecnologico della Navarra, attraverso la formazione professionale dei giovani. Forse vale la pena di ricordare che questa è una Ispettoria che ha curato moltissimo, come d’altronde quasi tutte le Ispettorie della Spagna, i centri di formazione professionale. Il rapporto con le autorità e il loro coinvolgimento, dove è fattibile, non è indifferente, perché l’educazione è una realtà che riguarda anche lo Stato e dobbiamo lavorare con il maggiore concorso possibile, mantenendo nel contempo l’autonomia e la libertà proprie della Congregazione. Anche questo è un criterio salesiano importante. Infine un ultimo ricordo di questi giorni è stata la visita a Loyola, alla casa - museo di Sant’Ignazio, con una sosta di preghiera nella “cappella della conversione”. Quello che ha destato più meraviglia in me è stata la sua esperienza spirituale e il suo cammino interiore. Infatti rientrò a casa ferito dalla guerra, pensando alla sua ‘innamorata’, e ripartì da casa sua innamorato solo di Dio. Che cosa accadde nel frattempo? La grazia infinita dell’incontro con Dio! Fiero di se stesso, pensando di conquistare il mondo, aveva chiesto alcuni libri di “cavalleria” per attingere ispirazione ai grandi eroi. Provvidenzialmente non si trovavano nel palazzo se non due libri: una storia dei santi e una vita di Gesù. Anche se gli provocava noia, li cominciò a leggere. Più conosceva i grandi santi, più si domandava: «Se San Francesco d’Assisi è stato così radicale, perché non potrei esserlo anch’io? Se San Domenico di Guzman ha fatto così, perché io non potrei farlo?». Più leggeva la storia di Gesù e più si sentiva commosso, disposto a cominciare una vita nuova, a diventare suo discepolo, e a far parte della sua “compagnia”. Non voleva fare altro che la volontà di Dio e cercare solo la sua gloria. Imparò così l’arte del discernimento spirituale, i criteri per distinguere quello che procede da Dio e ci porta a Lui da quello che, anche sembrando buono, non proviene da Lui e non ci riporta a Lui. Una volta guarito, lasciò la sua casa completamente trasformato. Che cosa può suggerire Sant’Ignazio a noi salesiani nel nostro impegno di guidare i giovani all’incontro con Dio e con Gesù? Penso che se vogliamo essere all’altezza del nostro compito, abbiamo bisogno di diventare ricercatori di Dio e guide esperte per condurre i giovani a Gesù.

 

Visita alla Ispettoria di München

A metà maggio, subito dopo la visita alla Ispettoria di Bilbao, sono stato nell’Ispettoria di Monaco, in Germania, dove ho avuto la possibilità di visitare alcune comunità e conoscere alcune opere, come l’editrice Don Bosco, che sta svolgendo un programma interessante di pubblicazioni insieme ad altre editrici della Regione Europa Nord, e la casa di Waldwinkel, a favore di ragazzi portatori di ‘handicap’, che è un’opera assai significativa, di alta qualità educativa, in collaborazione con lo Stato, con una diversità di proposte che la rendono molto valida.

I motivi principali della mia visita furono la partecipazione al “Curatorium” di Benediktbeuern e l’incontro con la Famiglia salesiana dell’Ispettoria. A Benediktbeuern ho potuto ammirare la bellezza e la nobiltà dell’antico monastero che è un vero gioiello, ma soprattutto ho ammirato la varietà di sezioni e di programmi e, in particolare, ciò che ha reso rinomato questo centro di studio nel mondo salesiano, cioè la Facoltà di Teologia e la Facoltà di Pedagogia. Nel mio intervento, oltre il ringraziamento per il servizio svolto nella formazione di numerosi confratelli, ho invitato a fare di Benediktbeuern un centro di teologia per tutta la Regione. Questo è un compito da portare avanti in un momento in cui la Congregazione sta promuovendo comunità formatrici e centri di studio interispettoriali, come un servizio alle Ispettorie che non possono avere tutte le tappe formative, con spirito di corresponsabilità e con volontà di sinergia.

L’incontro con la Famiglia salesiana, al quale hanno preso parte circa mille persone, è stato davvero un momento di festa, incominciando dall’Eucaristia, cui è seguito il pranzo e poi l’evento musicale e gioioso in teatro. Come non ringraziare il Signore per il dono della Famiglia salesiana, che cresce ovunque, sempre più solida e aperta alle nuove sfide? E come non ricevere questo dono impegnandoci nella sua cura attenta e nella sua fedele trasmissione?

 

Visita alla Ispettoria di Köln

Il 23 aprile mi sono recato a Bonn per partecipare alla festa in onore di P. Karl Oerder, che celebrava 75 anni di vita, 50 anni di professione religiosa e 25 anni come direttore della Procura Missionaria Salesiana. Anche se non è normale che il Rettore Maggiore partecipi a questi particolari momenti – sarebbe impossibile poter accompagnare tutti i confratelli nelle loro diverse celebrazioni – la mia presenza in questa occasione voleva esprimere riconoscenza a nome di tutta la Congregazione per il lavoro instancabile, generoso, efficace, con grande senso d’istituzione, a favore dei missionari dell’America Latina, Asia, Africa ed Europa Est.

La partecipazione di autorità civili ed ecclesiali, di rappresentanti di importanti organismi del governo e della Chiesa in Germania, di moltissimi confratelli e amici ha messo in evidenza la grande stima e l’apprezzamento per quanto il P. Oerder ha fatto in questi anni. Egli è riuscito a fare della Procura di Bonn una vera finestra, attraverso la quale il mondo tedesco ha potuto osservare la Congregazione salesiana e a sua volta questa ha guardato la Germania.

Su iniziativa dell’Ispettore, ho colto l’occasione per un incontro con i direttori dell’Ispettoria di Köln, i quali mi hanno presentato la situazione delle loro comunità e opere, dando poi spazio a domande e risposte. In una società che sente, forse per prima volta dopo la seconda guerra mondiale, i limiti del suo progresso economico e sociale, il processo di profonda secolarizzazione pone nuove sfide all’evangelizzazione e alla nostra presenza tra i giovani. In questo momento le due Ispettorie della Germania stanno conducendo avanti un processo di unificazione, che si completerà nell’anno 2005.

 

Feste in onore di Maria Ausiliatrice a Torino

Come al solito, il 24 maggio sono andato a Torino per la celebrazione della Festa di Maria Ausiliatrice. Il 17 maggio era stata già preceduta dalla celebrazione del centenario dell’incoronazione della sua immagine, che ha avuto poi il suo culmine nel IV Convegno Internazionale di Maria Ausiliatrice, svoltosi a Torino nei primi giorni del mese di agosto con una partecipazione di più di 800 congressisti venuti da 30 paesi.

Ancora una volta sono stato testimone dell’amore della città di Torino alla Madonna di Don Bosco, frutto della grande devozione che il nostro amato Padre coltivò e seppe diffondere. La Basilica è stata sempre affollatissima e la processione, presieduta dal Card. Severino Poletto con i suoi Vescovi ausiliari, ha visto la Madonna “camminare” lungo le strade benedicendo le famiglie.

Un avvenimento che ha avuto luogo in questa stessa data, nelle camerette di Don Bosco, è stato l’inaugurazione del nuovo portale della Direzione Generale, che è un modo assai significativo per entrare in comunicazione con tutti quanti sono interessati a conoscere chi siamo, cosa facciamo, dove operiamo, qual è la nostra proposta nel campo dell’educazione, dell’evangelizzazione, dell’emarginazione, della cultura, dell’azione missionaria, della comunicazione, della formazione, con quali metodi ed obiettivi, come siamo organizzati. Tutto ciò è in linea con il pensiero di Don Bosco, per il quale non basta fare il bene, ma è importante che questo sia conosciuto. Il nuovo sito ha più potenzialità della precedente versione, con una varietà di servizi, un motore di ricerca e soprattutto un’interazione più ampia. Il nuovo portale è una via d’accesso attraverso la quale i Salesiani vogliono entrare in dialogo con il mondo, specialmente quello giovanile, e con quanti vogliano navigare all’interno del nostro sito. Mi auguro che questo sforzo di servirci di Internet per rinnovare il nostro impegno a favore dei giovani, della loro educazione ed evangelizzazione, della creazione di una cultura della preventività, possa essere fecondo.

Ho compiuto un’altra visita alla Ispettoria del Piemonte - Valle d’Aosta nella ricorrenza centenaria della nascita di San Callisto Caravario; in tale occasione mi sono recato a Cuorgnè, suo paese natale nel Canavese. La coincidenza di questa celebrazione con la festa di Pentecoste mi ha permesso di evidenziare l’azione feconda dello Spirito Santo, quando trova una natura ben disposta come quella di questo giovane salesiano. La commemorazione civile ha messo in evidenza, oltre al riconoscimento di un tale concittadino, la grande stima per quanto ha fatto la Congregazione a favore di Cuorgnè attraverso l’opera che vi abbiamo. Tre giorni prima a Oliva Gessi era stata fatta la commemorazione del 130° anniversario della nascita di San Luigi Versiglia.

 

Visita alla Ispettoria di Verona (IVO)

A fine maggio mi sono recato a Verona. Volevo farmi presente in questa Ispettoria prima della ormai imminente unificazione con l’Ispettoria Veneta Est di Venezia. Quando questa lettera sarà pubblicata, la nuova Ispettoria del Nord-Est d’Italia avrà già avuto inizio.

Sono stato soltanto un giorno, ma con un’agenda molto fitta di impegni: la visita ai confratelli ammalati che si trovano ricoverati nella casa di Negrar, l’incontro con gli 800 ragazzi e insegnanti del centro di formazione professionale “S. Zeno”, con la vicina parrocchia salesiana "Domenico Savio", la benedizione della nuova Cappella dell´Istituto “S. Zeno”, la visita all’Istituto “Don Bosco”, dove ho avuto un incontro con i ragazzi della scuola media, l’assemblea dei confratelli e l’Eucaristia a memoria dei giubilei.

A volte ci si potrebbe domandare se visite tanto brevi hanno qualche significato; penso che tocchi a voi dare la risposta. Da parte mia devo attestare che sono momenti di grande comunione affettiva, spirituale, pastorale, vocazionale, perché non c’è niente che costruisca tanto come la comunicazione personale. Raccogliendo le risonanze che lasciano le visite del Rettor Maggiore, mi rendo conto che i confratelli, i giovani, i collaboratori, i membri della Famiglia salesiana restano motivati, come ripieni di spirito salesiano; e questo avviene proprio per il fatto di essere il Successore di Don Bosco. Ricordo quanto don Vecchi, già ammalato e molto limitato, insisteva sulla necessità di partecipare ad alcuni eventi delle Ispettorie e della Congregazione; egli ci diceva che il Rettor Maggiore conta non per quello che fa, ma per colui che rappresenta.

 

Partecipazione alla Assemblea Semestrale della USG

Dal 28 al 31 maggio presso il “Salesianum” di Roma, si è svolto il raduno semestrale della Unione Superiori Generali (USG), avendo come tema: “Il Religioso, uomo di dialogo al servizio della Chiesa e con la Chiesa”. Ci sono state tre conferenze che hanno illuminato il tema e quindi si sono avuti i lavori di gruppo, prima per lingue e dopo per incarico: Superiori generali e Vicari.

La scelta dell’argomento voleva essere una risposta a una realtà molto facile da constatare, cioè la difficoltà del dialogo a tutti i livelli: all’interno di una comunità religiosa e di un Istituto religioso, tra vita consacrata e comunità ecclesiale, tra Chiesa e mondo.

Il tema ha evidenziato in modo chiaro che il dialogo è difficile, ma quanto mai urgente, proprio in un contesto culturale ed ecclesiale come il nostro. Esso è una dimensione assolutamente necessaria per lo sviluppo della persona umana, che è un essere relazionale, per la vita delle comunità, per la missione, che è essenzialmente comunicazione e testimonianza, per l’inserzione nel mondo. È una realtà faticosa, anche perché implica di saper cambiare i propri punti di vista, le proprie convinzioni, i propri modi di operare; ma esso è indispensabile se vogliamo rendere credibile ed efficace la nostra testimonianza di discepoli di Gesù, che saremo conosciuti e riconosciuti se ci amiamo, se siamo uno, se abbiamo un cuore solo e un’anima sola.

Partendo dalla Enciclica “Ecclesiam suam” (1964), in cui Paolo VI diceva che «il dialogo è il nuovo nome della carità» e accennava alle sue quattro caratteristiche fondamentali, ossia la chiarezza, la mitezza, la fiducia e la prudenza, i relatori hanno mostrato come il dialogo tra le culture, tra uomini e donne, tra noi e i poveri, è possibile soltanto ascoltando l’altro con attenzione, cercando di vedere l’altro nella migliore luce possibile, trattando gli altri con un rispetto straordinario, insomma guardando gli altri con gli stessi occhi di Dio.

La misura della salute di una comunità locale o provinciale è direttamente proporzionale al modo con cui i membri sono capaci di condividere gli uni gli altri i rispettivi punti di vista e i rispettivi sforzi spirituali e personali.

Su questa linea, la prima scheda del CG25 ha voluto incoraggiare i confratelli e le comunità a promuovere una relazione interpersonale profonda e quindi a condividere la propria esperienza di vita e di Dio, per arrivare a formare una comunità molto più salda e robusta. A questo è indirizzato pure il progetto della comunità salesiana locale, che vuole favorire la comunione dei confratelli attraverso un processo di condivisione e di discernimento, cominciando dalla chiamata di Dio, sviluppando poi la lettura della realtà e delle sfide in cui viviamo e operiamo, e concludendo con la scelta delle grandi opzioni ed obiettivi da raggiungere. Infatti, la vera comunione è frutto dell’amore che si esprime in un progetto comune, contro ogni tendenza all’individualismo e all’egoismo.

Don Bosco è venuto incontro a questo bisogno, cercando di fare della propria comunità una casa e di impostare uno spirito di famiglia che permeasse tutti i rapporti. In questo modo vengono assunte sia la vita della comunità, le sue gioie e speranze, le sue fatiche e timori, la sua dinamica interna e il suo itinerario spirituale, sia la questione scottante della qualità della presenza educativa pastorale, la capacità di rispondere alle sfide, il coinvolgimento e la formazione dei laici collaboratori.

Il dialogo con la Chiesa, con i Vescovi e con gli altri religiosi, anche se non sempre facile, diventa oggi più che mai indispensabile ed esigente, perché richiede di superare paure e sfiducia e di affrontare insieme grandi problemi come quelli della evangelizzazione, della promozione umana, della giustizia sociale, della cultura.

È fuori dubbio che il dialogo è un valore da imparare e sviluppare lungo gli anni di formazione. È una espressione della spiritualità di comunione, indispensabile per noi chiamati ad essere artefici di comunione.

 

Visita alla Ispettoria Adriatica

Alla conclusione di maggio ho fatto una visita di fine settimana alla Ispettoria Adriatica, che ha avuto il primo luogo di incontro a L’Aquila, dove il venerdì 30 il Sindaco ha consegnato la cittadinanza onoraria a tutta la comunità salesiana per i 70 anni di presenza e l’influsso sulla città e sul territorio. Il giorno seguente, al mattino c’è stato l’incontro con la comunità ispettoriale; al pomeriggio e alla sera si è celebrata la festa di Maria Ausiliatrice con la Famiglia salesiana, comprendente la processione e un festival. Il secondo luogo di incontro è stato a Vasto, dove ho ricevuto la cittadinanza onoraria, ho inaugurato la palestra, ho presieduto l’Eucaristia dell’Ascensione del Signore ed ho partecipato al festival organizzato dai ragazzi delle opere dell’Ispettoria.

Ho trovato una Ispettoria con vivacità e vitalità, in cui anche i confratelli anziani sembrano vivere con l’entusiasmo dei primi tempi, ancorati alla tradizione salesiana sentita e vissuta. Ho visto la presenza di un gruppo di giovani confratelli, che fa pensare alla possibilità di una pastorale vocazionale feconda, soprattutto se le comunità continuano ad essere aperte, accoglienti e inserite in mezzo ai giovani, se il Movimento Giovanile Salesiano si consolida e ha la capacità di far maturare progetti di vita. Speriamo che sia così.

 

Conclusione: il compleanno di Don Bosco

Nei giorni 15 e 16 agosto sono stato al Colle Don Bosco per le celebrazioni dell’Assunta, l’affidamento dei bambini alla Madonna, come fece Mamma Margherita con Giovannino, la processione della Madonna del Castello a Castelnuovo, e per la festa del 188° anniversario della nascita di Don Bosco. È la prima volta che tale festa si celebrava e, ciononostante, c’è stata una partecipazione significativa di confratelli delle comunità della Ispettoria, con la presenza anche delle autorità civili per il compleanno del loro più glorioso cittadino.

Abbiamo contato sulla presenza di gruppi di giovani venuti dal Belgio, dalla Slovenia, dalla Croazia e dalla Polonia, guidati da confratelli salesiani. È stupendo vedere come il Colle diventa sempre più centro di pellegrinaggio per confratelli, giovani, membri della Famiglia salesiana, che vi giungono per conoscere la culla del padre, maestro ed amico dei giovani: il prato del sogno che sigillò la sua vita, affidandogli una missione, indicandogli un campo di lavoro, dandogli una maestra; il luogo delle nostre origini e della nostra comunione spirituale e apostolica. È vero che a Valdocco Don Bosco maturò il suo progetto apostolico e che lì ebbe luogo la fondazione della Congregazione Salesiana, dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, dei Cooperatori, dell’ADMA; ma è altrettanto vero che la vita, inizio di ogni dono, cominciò ai Becchi e vi diede i primi passi, alcuni dei quali segnarono per sempre la vita di Don Bosco.

L’iniziativa della comunità del Colle di celebrare la nascita del nostro Padre mi è sembrata indovinata e in linea con quanto stiamo promuovendo, cioè la valorizzazione dei “luoghi santi salesiani”. Mancano ancora 12 anni per il bicentenario della nascita e vogliamo iniziare un cammino di preparazione che si deve tradurre in una conoscenza migliore di Don Bosco e, soprattutto, nel rendere operativo il suo carisma e la sua missione nel contesto odierno, per certi versi tanto diverso dal suo. Il messaggio del 16 agosto scorso era appunto in questa direzione. Il mese di agosto poi in tante parti della nostra Congregazione è il mese di Don Bosco, quindi questo ricordo è risultato opportuno.

Sono passati ormai 188 anni dalla nascita di Don Bosco, uomo di Dio e dei giovani. La prodigiosa espansione del suo carisma in 126 paesi del mondo, grazie a uno stuolo di consacrati e consacrate, che hanno fatto proprio il suo stesso progetto di vita, e a una schiera di collaboratori laici, raggiungendo migliaia e migliaia di ragazzi, rende possibile che Don Bosco possa dire come San Paolo: «Voi siete una lettera di Cristo, scritta da me non con l’inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente» (2 Cor 3,3).

La Vergine Maria, nella festa della sua Natività, ci insegni ad aprirci senza limiti al disegno di Dio per accoglierlo con generosità e gioia ed essere suoi collaboratori per il bene dei giovani.

Don Pascual Chávez Villanueva
Rettor Maggiore