RM Risorse

BEATIFICAZIONE DEL COAD. ARTEMIDE ZATTI: UNA NOVITÀ DIROMPENTE

BEATIFICAZIONE DEL COAD.ARTEMIDE ZATTI: UNA NOVITÀ DIROMPENTE

 

BEATIFICAZIONE DEL COAD. ARTEMIDE ZATTI:

UNA NOVITÀ DIROMPENTE

 

1. Il tassello che mancava. - 2. I coadiutori di Don Bosco. - 3. Profilo biografico vocazionale di Artemide Zatti -  3.1. In Patagonia l’incontro con Don Bosco -  3.2. La vocazione salesiana - 3.3. La prova della malattia e la sua accettazione - 3.4. Sempre con Don Bosco come salesiano coadiutore - 3.5. Buon samaritano a tempo pieno - 3.6. Verso l’incontro lungamente preparato: riconoscimento popolare al “parente di tutti i poveri”. - 4. Il messaggio di Artemide Zatti: prospettive per l’oggi - 4.1. Testimone originale di santità salesiana - La calamita di Don Bosco - La dedizione assoluta - Infermiere educatore – Il “lavoro santificato”: sintesi tra spiritualità e professionalità - Riflesso di Dio con radicalità evangelica. - 4.2. Da salesiano coadiutore - La figura del salesiano coadiutore - Alcuni rilievi particolari: - la forma istituzionale degli Istituti; - il salesiano coadiutore e i laici collaboratori; - la formazione del salesiano coadiutore - 5.  Pastorale vocazionale: invito ad un impegno straordinario. -   Conclusione:   la nostra vocazione alla santità.

Roma, 31 maggio 2001

Festa della Visitazione di Maria

 

1. Il tassello che mancava


Il mosaico dei nostri santi e beati, pur essendo abbastanza ricco quanto a rappresentatività – Fondatore, Confondatrice, Rettori Maggiori, missionari, martiri, sacerdoti, giovani – era ancora privo del tassello prezioso della figura di un coadiutore. Ora anche questo si sta realizzando.

L’11 marzo di quest’anno abbiamo avuto la gioia di onorare come beati i primi sette coadiutori martiri, tra i 32 membri della Famiglia Salesiana martiri beatificati dal Papa Giovanni Paolo II. La loro vita e la loro morte hanno proclamato in forma chiara la radicalità dell’adesione a Cristo e la fedeltà alla vocazione.

Il 24 aprile scorso è stato letto il decreto sul miracolo ottenuto per intercessione del coadiutore Artemide Zatti. Nell’iter di una Causa, questa tappa prelude alla Beatificazione. Egli sarà dunque il primo coadiutore non martire ad essere proclamato beato. Anche altri tre membri della nostra Famiglia Salesiana sono prossimi agli onori degli altari: Suor Maria Romero, don Luigi Variara, Suor Eusebia Palomino. Noi prevediamo che la beatificazione del Signor Artemide Zatti possa aver luogo durante il CG25: sarà certamente un momento forte dell´assise capitolare!

Vi invito a ringraziare il Signore sia per la recente beatificazione dei nostri martiri spagnoli, sia per quella prossima di Artemide Zatti.  Questa mia lettera circolare intende preparare le nostre comunità a tale evento, raccogliendo la peculiarità del messaggio che deriva dalla santità di questo nostro confratello. Allo stesso tempo, desidero mettere in luce l’attualità della figura del salesiano coadiutore, il suo valore nella nostra vita comunitaria e nella nostra missione e, soprattutto, la necessità di una più decisa proposta vocazionale.

Il titolo dato a questa lettera può provocare giustificati interrogativi. E conviene raccoglierli senza paura! Che tra i nostri confratelli coadiutori ci fossero dei salesiani esemplari, provvidenziali e addirittura santi, non c’era dubbio. Li abbiamo visti, abbiamo convissuto con loro nelle ordinarie comunità di lavoro e in terra di missione. Ne abbiamo sperimentato il contributo prezioso alla missione salesiana, prestato con competenza e fedeltà. Magari alcuni svolgevano incarichi che sembravano in apparenza secondari (portineria, sacrestia, infermeria, cucina, manutenzione della casa...); dovunque però sono stati elementi educativi di prim’ordine, confermando le parole di Don Bosco, riportate nelle Memorie Biografiche: «Un buon portinaio è un tesoro per una casa di educazione» [1] . E questo senza per nulla sminuire i ruoli di alta qualificazione (capi laboratorio, professori e presidi, catechisti e animatori pastorali, ecc.) svolti da moltissimi coadiutori, da tutti conosciuti.

Di molti abbiamo letto e sentito ripetere la storia. Sono stati offerti dei medaglioni, dai quali si coglie con chiarezza che cosa ha significato per questi uomini vivere la loro responsabilità storica, inseriti nell’amore di Cristo e lavorando nell’orbita di Don Bosco: realizzare cioè il loro desiderio di santità nella carità pastorale, vivendo la consacrazione totale a servizio dei giovani. Gli aspetti fondamentali che hanno caratterizzato la loro esperienza vocazionale sono ancora oggi determinanti nella nostra storia. La vita consacrata si è mossa sempre e si è espressa attraverso la santità, che non conosce surrogati.

Ho conosciuto personalmente non pochi di questi coadiutori: di molti fra loro è stata scritta una biografia, che ci consente di penetrarne il cammino vocazionale. Si presentano come “uomini di Don Bosco”, affascinati da lui, identificati con il suo spirito e la sua missione. Avrebbero detto come don Cagliero: «O frate o non frate, intanto è lo stesso. Son deciso, come lo fui sempre, di non staccarmi mai da Don Bosco!» [2] . Sostanza dunque! Che vuol dire rapporto sentito con il Padre, entusiasmo per Gesù Cristo, desiderio di santità e carità perfetta, convincimento della chiamata di Dio a vivere tutto ciò nella missione e nella fraternità salesiana.

La novità di oggi, a cui fa riferimento il titolo della lettera, consiste proprio nell’includere un coadiutore fra coloro che la Chiesa ha considerato degni di essere proposti, con atto pubblico, come modelli di vita spirituale e di carità ai suoi fratelli religiosi e, più largamente, a tutti i cristiani. E ciò in base alla testimonianza di molti, confermata da Dio mediante un fatto ‘miracoloso’, attribuito alla sua intercessione.

Artemide Zatti è il primo coadiutore salesiano non martire che viene beatificato e il fatto conferisce, come ho detto, un tocco di completezza alla serie di modelli di spiritualità salesiana, che la Chiesa dichiara ufficialmente tali.

Ho chiamato questa novità “dirompente”, nel senso che ci scuote, ci interpella nella nostra fedeltà carismatica e nella capacità di proporre oggi modelli di vocazione salesiana laicale davvero significativi e attraenti.

Nel riferirmi in questa lettera al salesiano coadiutore, non intendo affrontare questioni già approfondite in interventi precedenti, come il carattere indispensabile di tale figura [3] o il rapporto tra servizio dell’autorità salesiana e ministero sacerdotale [4] . Tanto meno intendo mettere sul tavolo la questione della natura della nostra Congregazione, sulla quale tuttavia dirò una parola più avanti. Ci sono altre sedi indicate per riflettere su queste e su altre questioni, e ci sono anche i tempi giusti ed i soggetti autorevoli per trattarle.

Intendo, invece, rivolgere un pressante invito a meditare sulla figura di Zatti, allo scopo di suscitare un orientamento e un impegno pratico, a livello ispettoriale e regionale, a favore della vocazione del salesiano coadiutore. Dove non si riesce a comunicare e a “contagiare” a quel livello, diventa poco incisivo il nostro lavoro e sterili i sogni di riforme globali. Per poter essere veramente efficaci è indispensabile pensare a livello globale e agire con decisione a livello locale.

2. I coadiutori “di Don Bosco”

Partiamo da Don Bosco e dalla prima esperienza del nostro peculiare stile di santità. Sin dai primi anni ci si imbatte in figure di coadiutori che, formati direttamente dal Fondatore, hanno influito fortemente sulla fisionomia della Congregazione. Basta pensare – ad esempio – ad un Pietro Enria, per capire quanto sarebbe stato più povero Valdocco senza la sua presenza. Essi hanno contribuito in modo determinante a fare grande la Congregazione, soprattutto nell’area delle scuole professionali e nel servizio ai più poveri.

Ogni Ispettoria, ogni nazione, ogni continente ha la sua galleria di ritratti. Non sono mancate pubblicazioni indovinate che hanno fatto luce sui volti più significativi, consegnando alla storia il contributo che essi hanno dato alla santità della nostra Famiglia.

È il caso, ad esempio, dei coadiutori vissuti in Terrasanta, che hanno fatto onore alla santità, nella patria di Gesù. Essi hanno il loro rappresentante più qualificato nel venerabile Simone Srugi, accomunato a Zatti dallo stesso ruolo, infermiere a servizio dei fratelli ammalati, che speriamo di vedere presto, insieme con lui, sugli altari.

Tra i primi coadiutori di Don Bosco alcuni erano ragazzi cresciuti all’Oratorio, altri erano venuti già adulti, con una laicità maturata nel mondo e nella Chiesa. A contatto con Don Bosco, comprendevano che potevano impiegare le loro qualità e la professionalità acquisita, impegnandosi nella sua opera educativa e pastorale. Sorgeva dunque in loro quell´entusiasmo che don Cagliero espresse con il proposito: «Io rimango con Don Bosco...!». È la scintilla della vera vocazione, come ce la indica l’articolo 21 delle nostre Costituzioni: il fascino della missione e del Fondatore, il desiderio di continuare il suo carisma e di far vivere il suo spirito.

La professionalità incipiente, alimentata da una buona intelligenza, da un temperamento maturo e da una umanità coltivata, li portava a prestare alle comunità e all´ambiente educativo un servizio prezioso. Così ci sono stati, non solo a Torino, ma anche nell’estremo sud della Patagonia, portinai cordiali e fidati, missionari di frontiera, amministratori di cantieri edili, capi di laboratori.

La vocazione salesiana ha offerto sin dall’inizio molteplici possibilità di realizzazione, determinate più dalla spinta della carità e dal richiamo della missione che dall’importanza del servizio o del ruolo svolto nella comunità. Per l’identità e la collocazione del confratello coadiutore, non c’erano norme rigide, ma un discernimento che valutava la generosità, la disponibilità, lo spirito comunitario, la gioia vocazionale.

Don Bosco guardava alla qualità. Non sembra si sia posto il problema della proporzione, per esempio, tra chierici e laici. Accoglieva coloro che Dio gli mandava, preti o laici, e li univa nella consacrazione religiosa, nella missione e nella carità.

Possiamo presentare alcuni profili, tra i molti, per confermare quanto detto.

Giuseppe Buzzetti fu uno dei primi “ragazzi di Don Bosco”. Fece la professione come coadiutore molto tardi perch