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Buonanotte Don Cereda Regolatore CG27 26 Feb 2014

Buonanotte del Regolatore
Esercizi dello Spirito e nello Spirito

Gli esercizi spirituali sono un’esperienza in cui le iniziative della grazia di Dio, le proposte di Cristo, le ispirazioni dello Spirito ci interpellano con più forza. Ci domandiamo perciò con quali atteggiamenti stiamo cominciando questa avventura spirituale: con stanchezza o desiderio? con tristezza o gioia? con turbamento o con serenità? Quale è il nostro grado di apertura alla grazia di Dio, di coraggio di fronte alle proposte del Signore Gesù, di disponibilità allo Spirito? Siamo pronti a intraprendere questa esperienza con apertura, coraggio, disponibilità?

La vita spirituale richiede esercizio. Per acquisire un’abilità o una capacità o un atteggiamento occorre un’applicazione metodica, un esercizio ripetuto, uno sforzo paziente. L’atleta e l’artista devono allenarsi, provare e riprovare, ripetere movimenti e gesti, per pervenire a prestazioni di qualità. Ciò vale anche per la vita spirituale; essa richiede ascesi, appunto esercizio. Per esempio, la preghiera è un dono, ma anche un’arte che si apprende.

Per l’esperienza che questa sera abbiamo iniziato si parla di esercizi al plurale, perché essa ci offre diversi esercizi spirituali da vivere e da praticare.

1. Il primo esercizio consiste nel creare le condizioni di attenzione: concentrarci, riposare, convergere. Secondo l’etimologia latina, attenzione significa “tendere verso”; si tratta di un movimento dello spirito verso qualcosa o qualcuno. Creare capacità di attenzione è crescere nell’unificazione personale. Gli esercizi sono appena iniziati; occorre “entrarvi” da subito, lasciandoci coinvolgere senza distrazione, superficialità, dispersione. La vita spirituale si svolge nel cuore, che è il luogo delle decisioni e dei desideri. Essa ci chiede di andare in profondità e di entrare nell’interiorità. Occorre concentrarci perciò sul nostro cuore!

2. Il secondo esercizio è il silenzio. La tradizione ascetica riconosce l’essenzialità del silenzio per la vita spirituale. “La preghiera ha per padre il silenzio e per madre la solitudine” diceva Savonarola. Nell’esperienza amorosa il silenzio è spesso più eloquente e intenso della parola. Purtroppo oggi il silenzio è raro, assordati come siamo dal rumore, bombardati dai messaggi, sommersi dalle chiacchiere. “Nel silenzio è insito un meraviglioso potere di osservazione, chiarificazione e concentrazione sulle cose essenziali” scriveva Bonhoeffer. Dal silenzio può nascere una parola luminosa. Il silenzio è il custode dell’interiorità. In questi giorni facciamo insieme l’esercizio del silenzio. Cerchiamo i luoghi del silenzio. Ciò ci aiuterà a raggiungere quel silenzio interiore che si gioca nel nostro cuore, luogo della lotta spirituale.

3. Un altro esercizio è l’ascolto. La capacità di parlare a Dio dipende dalla disponibilità ad ascoltarLo: la fede nasce dall’ascolto. La preghiera è anzitutto ascolto: un ascolto di Dio attraverso il sacramento della sua Parola che è la Scrittura; un ascolto di Dio nella storia e nel quotidiano; un ascolto di Dio attraverso il discernimento a cui ci ha educato la frequentazione con il vangelo nella “lectio divina”. La vita spirituale può essere detta un’ascesi dell’ascolto, un arte dell’ascolto. Occorre prestare attenzione a chi si ascolta, a cosa si ascolta, a come si ascolta. L’ascolto richiede una faticosa opera di riconoscimento della Parola di Dio nelle parole umane e un continuo discernimento della sua volontà negli eventi storici. L’ascolto porta il credente a ripetere con Giacobbe: “Il Signore è qui e io non lo sapevo” (Gen 28, 16).

4. Infine c’è l’esercizio della preghiera. “L’opera più difficile è la preghiera” si sentivano dire i giovani monaci dall’anziano. La preghiera è la nostra risposta alla decisione di Dio di entrare in relazione con noi. Secondo le Scritture è Dio che cerca, interroga, chiama. La nostra risposta è la preghiera, nelle sue varie forme: rendimento di grazie, lode, benedizione, adorazione; domanda, invocazione, supplica, intercessione. La preghiera è ricerca di Dio, ossia apertura all’incontro con Lui. I salmi lo mostrano in modo evidente: “O Dio, dall’aurora io ti cerco” (Sal 63). E’ questa dimensione relazionale ciò che meglio esprime l’identità della preghiera cristiana; essa ci immette nel dialogo con Dio. In questi esercizi oltre la preghiera liturgica, troviamo tempo per la preghiera personale: “Il Signore è qui e ti chiama”.

Le Costituzioni parlano degli esercizi come di un’esperienza forte. Essi “sono tempi di ripresa spirituale che Don Bosco considerava come la parte fondamentale e la sintesi di tutte le pratiche di pietà. Per la comunità e per ogni salesiano sono occasioni particolari di ascolto della Parola di Dio, di discernimento della sua volontà e di purificazione del cuore. Questi momenti di grazia ridonano al nostro spirito profonda unità nel Signore Gesù” (Cost. 91).

La nostra vita salesiana è soggetta ai rischi della superficialità, attivismo e usura. E’ facile lasciarsi prendere dall’azione e non dare tempo per Dio. La nostra Regola ci invita a dare importanza a questi tempi dello spirito. Non cediamo alla tentazione di trasformarli in giornate di studio o discussione. Diamo importanza all’ascolto della Parola di Dio, che ci permette di discernere la Sua volontà nel momento presente e ci chiama alla purificazione del cuore.

Don Bosco non esitava ad affermare: “Gli esercizi spirituali possono chiamarsi sostegno delle Congregazioni religiose e tesoro dei soci che vi attendono”. E nella prima stesura del Regolamento degli esercizi scriveva: “La nostra stessa umile Società va debitrice ad essi del suo più grande sviluppo, e molti dei suoi membri devono far dipendere da qualche muta di esercizi il principio di una vita migliore”.

Questi esercizi spirituali precedono l’inizio del Capitolo generale; il CG27 è un momento decisivo per la vita della nostra Congregazioni. Il tempo storico ed ecclesiale che stiamo vivendo ci invita a una nuova primavera dello Spirito; il tema capitolare ci provoca a una profonda conversione evangelica. Domandiamoci in questi giorni: in che cosa devo cambiare nella mia vita? quale rinnovamento è necessario per la vita della Congregazione? Lo Spirito Santo sia il nostro maestro interiore in quest’opera di discernimento.

Don Francesco Cereda