Santità Salesiana

Angelo Card. Amato, SDB: I Santi nella Chiesa, giovedì 7-4-2016 h 9.30

I Santi

Loro rilevanza pastorale e spirituale nella Chiesa[1]

Angelo Card. Amato, SDB

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1. I pilastri della terra: i Santi

C'è un bel romanzo dello scrittore britannico Ken Follett, intitolato I pilastri della terra. La trama del libro si svolge nel medioevo ed è tutta incentrata sulla costruzione di una maestosa cattedrale voluta da Padre Philip, priore dell'abbazia benedettina di un piccolo paese, Kingsbridge.

Dopo anni di lavoro dei creativi capicantieri e delle esperte maestranze e superando le numerose insidie dei cattivi, finalmente la cattedrale maestosa e solenne si consegna allo sguardo stupito e ammirato dei visitatori, grandi e piccoli, ricchi e poveri. Il sogno di Padre Philip si è finalmente avverato.

La cattedrale è lì ad attirare con la sua straordinaria bellezza architettonica i monaci e i fedeli per celebrare i sontuosi riti della pietà cattolica. Essa diventa il simbolo della città. La facciata ha portali giganteschi, con file di finestre ad arco acuto e torri alte e slanciate. Dalle grandiose vetrate istoriate il sole incendia le navate, facendole risplendere di luce paradisiaca.

La cattedrale, con le sue innovazioni stilistiche e architettoniche, è simbolo sia della incomparabile santità di Dio sia dell'intelligenza creativa dell'uomo. Essa risponde con soluzioni sempre più nuove e geniali alle continue sfide della natura e dell'arte. Costituisce non solo l'espressione dell'alta religiosità del popolo, ma anche lo stimolo della sua elevazione culturale e sociale.

A Kingsbridge attorno alla cattedrale la città di rinnova, si amplia, il commercio prospera. Le case non sono più di paglia o di legno, ma di pietra. Sono grandi e solide come la cattedrale, degne dimore dell'uomo. La cattedrale attira visitatori, commercianti, pellegrini, turisti. Diventa non solo il luogo della preghiera dei monaci e dei fedeli ma anche il centro propulsore della vita e della prosperità della città dell'uomo. La cattedrali, inoltre, ospita le reliquie dei santi, ne conserva la memoria, tramanda il ricordo delle loro gesta di protezione della città e di soccorso dei poveri e bisognosi.

Le cattedrali, quindi, costituiscono i saldi pilastri della terra. Ma sono anche i pilastri del cielo, le colonne visibili del regno di Dio nella storia. Con la loro spinta ascensionale invitano l'umanità ad alzare lo sguardo verso Dio e a proiettarsi verso il futuro glorioso della Gerusalemme celeste, la città della gioia, della bellezza e della carità assoluta di Dio. Nelle cattedrali cielo e terra si incontrano per elevare, da una parte, l'umanità verso l'alto, e, dall'altra, per far abitare Dio sulla terra, nel cuore delle città e degli uomini.

2. I santi, forza della chiesa

Il simbolo della cattedrale può illustrare adeguatamente il significato e il valore dei santi. Come le cattedrali poggiano su fondamenta solide e profonde, così la fede poggia sulle salde fondamenta dei santi. Senza i santi è come salire in cielo senza scala. I santi sono la visibilizzazione della bontà di Dio nel cuore degli uomini.

Per questo la Chiesa valorizza i santi, li celebra, li onora, li offre come modelli di vangelo vissuto. I nuovi santi e beati manifestano la vivacità della Chiesa, delle diocesi, delle congregazioni religiose, dei movimenti ecclesiali. Alcuni sono conosciuti in tutto il mondo, come Teresa d'Avila, Ignazio di Loyola, Giovanni Bosco, Padre Pio da Pietrelcina, Madre Teresa di Calcutta. Altri sono noti solo in sede nazionale o locale. Tutti però fanno parte di quella geografia della santità, che si amplia sempre di più nella storia, coprendo ogni angolo della terra.

Il popolo di Dio ama i santi, li prega, li invoca, li considera abitanti del paradiso e amici diletti del Signore. Dopo l'affermazione dei santi provenienti dalle terre di antica tradizione cristiana, sono oggi numerosi i confessori e i martiri esponenti di spicco della testimonianza cristiana inculturata, come, ad esempio, San Joseph Vaz, missionario indiano di Goa ed eroico evangelizzatore dello Sri Lanka; San Junipero Serra, missionario spagnolo tra le tribù amerindiane della California, fondatore, fra l'altro, delle città di San Francisco, Los Angeles, San Diego; Santa Maria Alfonsina Danil Ghattas, nativa di Gerusalemme e fondatrice di una congregazione impegnata nella missione nei paesi arabi del Medio Oriente; il beato Benedict Daswa, martire sudafricano padre di otto figli, morto in giovane età, ucciso in odio alla fede per essersi opposto a pratiche di stregoneria; il beato Flavien Michel Melki, vescovo sirocattolico e martire, ucciso un secolo fa in Turchia; il beato Oscar Romero, anch'egli vescovo e martire, modello di testimone di Cristo nella sua patria, San Salvador, e nella Chiesa intera.

I santi ci avvicinano a Dio. In essi riscopriamo il volto santo di Dio. I santi sono la luce del mondo e il sale della terra; le loro opere buone glorificano il Padre che è nei cieli (cf. Mt 5,14-16). Essi spalancano le porte del loro cuore a Cristo e diventano trasparenza di virtù umane e cristiane.

L'incontro coi santi è l'incontro con Gesù stesso. La frequentazione dei santi è la frequentazione del Vangelo vissuto nel quotidiano e nella semplicità della propria condizione di laici, di sacerdoti, di consacrati. La conoscenza di un santo è spesso l’inizio di un cambiamento radicale di vita.

Nell’esperienza del giovane Karol Woityła si narra di un incontro decisivo nel 1940 con un laico, Jan Tyranowski, che di professione era ragioniere, ma che viveva facendo il sarto. Wilhelm Dană, rettore dell'Istituto Teologico di Iaşi, in Romania, scrive al riguardo: «I giovani della parrocchia dei padri salesiani di Debniki [un quartiere di Cracovia], erano meravigliati della scienza teologica e spirituale di un laico come Jan Tyranowski, perciò lo chiamavano catechismo ambulante. Di fatto, aveva una biblioteca religiosa impressionante, conosceva un paio di lingue straniere, leggeva molto e sapeva spiegare in modo semplice realtà profonde della fede cristiana. Egli era convinto che fosse difficile diventare santo e che la preghiera non fosse un fine a se stessa, ma la condivisione della libertà di stare alla presenza di Dio e che la presenza di Dio dovesse condurre a una più intensa vita per il bene degli altri. Organizzando il "Rosario vivente" con e per i giovani, Tyranowski intendeva raggiungere due obiettivi: mantenere il contatto con i giovani in fase di formazione, nonostante le minacce della Gestapo, da una parte, e, dall'altra, insegnare ai giovani a pregare e ad aiutarsi vicendevolmente».[2]

L'incontro con i santi copre il divario che c'è tra le cattedrali gotiche, monumenti sublimi del cristianesimo, e le nostre città occidentali secolarizzate e ciniche. Nonostante l'ostilità dell'ambiente e anche, talvolta, la persecuzione violenta, il santo richiama ancora oggi la presenza di Cristo sulla terra, una presenza che rigenera l’umanità elevandola all'altezza della santità divina. I santi sono persone che scelgono il bene e non il male, che difendono la dignità e la libertà dell’uomo contro i soprusi dei tiranni, che rivendicano con passione la loro fede in Dio per la salvaguardia dell’umanità dall’oppressione e dalla schiavitù.

Per questo il Concilio Vaticano II parla della chiamata universale alla santità di ogni battezzato, ognuno in modo unico e irripetibile. I santi, infatti, sebbene partecipi della natura umana, sono tuttavia più perfettamente trasformati nell'immagine di Cristo (cfr. 2 Cor 3,18). In essi Dio manifesta agli uomini in una viva luce la sua presenza e il suo volto. In loro è egli stesso che ci parla e ci dà un segno del suo Regno verso il quale, avendo intorno a noi un tal numero di testimoni (cfr. Eb 12,1) e una tale affermazione della verità del Vangelo, siamo potentemente attirati.

La Costituzione conciliare Lumen gentium così continua: «Non veneriamo però la memoria degli abitanti del cielo solo per il loro esempio, ma più ancora perché l'unione della Chiesa nello Spirito sia consolidata dall'esercizio della fraterna carità (cfr. Ef 4,1-6). Poiché, come la cristiana comunione tra i cristiani della terra ci porta più vicino a Cristo, così la comunità con i santi ci congiunge a lui, dal quale, come dalla loro fonte e dal loro capo, promana ogni grazia e la vita dello stesso popolo di Dio. È quindi sommamente giusto che amiamo questi amici e coeredi di Gesù Cristo, che sono anche nostri fratelli e insigni benefattori, e che per essi rendiamo le dovute grazie a Dio, rivolgiamo loro supplici invocazioni e ricorriamo alle loro preghiere e al loro potente aiuto per impetrare grazie da Dio mediante il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro, il quale solo è il nostro Redentore e Salvatore. Infatti ogni nostra vera attestazione di amore fatta ai santi, per sua natura tende e termina a Cristo, che è la corona di tutti i santi e per lui a Dio, che è mirabile nei suoi santi e in essi è glorificato».[3]

Tra i santi, i martiri costituiscono la testimonianza più perfetta della carità verso Dio: «Avendo Gesù, Figlio di Dio, manifestato la sua carità dando per noi la vita, nessuno ha più grande amore di colui che dà la vita per lui e per i fratelli (cf.. 1Gv 3,16; Gv 15,13). Già fin dai primi tempi quindi, alcuni cristiani sono stati chiamati, e altri lo saranno sempre, a rendere questa massima testimonianza d'amore davanti agli uomini, e specialmente davanti ai persecutori. Perciò il martirio, col quale il discepolo è reso simile al suo maestro che liberamente accetta la morte per la salvezza del mondo, e col quale diventa simile a lui nella effusione del sangue, è stimato dalla Chiesa come dono insigne e suprema prova di carità. Ché se a pochi è concesso, tutti però devono essere pronti a confessare Cristo davanti agli uomini e a seguirlo sulla via della croce durante le persecuzioni, che non mancano mai alla Chiesa».[4]

I santi costituiscono la forza viva della Chiesa. È nei santi che la Chiesa continuamente si rinnova mostrando il volto buono e misericordioso di Dio. I santi non soltanto credono nella Chiesa, ma la edificano, la sostengono, la rafforzano, la ringiovaniscono, la fanno risplendere nel mondo. Di fronte ai santi la chiesa docente diventa discente, impara cioè a vivere in Cristo e con Cristo nell'oggi della storia. Nei santi il Vangelo diventa contemporaneo alle genti.

3. Valore spirituale delle cause di beatificazione e di canonizzazione

La Chiesa considera i santi non tanto come monumenti del passato ma figure vive del presente. Essi ne sono il vero tesoro. Nei santi la Chiesa trova una miniera inesauribile di risorse umane e spirituali da proporre al popolo di Dio in modo realistico e convincente.

La Congregazione delle Cause dei Santi è preposta alla valutazione della santità dei battezzati. E lo fa mediante una procedura paziente e accurata, che tende alla verifica della santità come frutto non solo della libertà umana ma soprattutto della corrispondenza alla grazia divina.[5]

La santità, come perfezione di vita cristiana, si manifesta all’esterno mediante alcuni segni concreti come le virtù, il martirio, i miracoli. La virtù è la disposizione abituale di una persona a compiere il bene. Per i santi non è sufficiente una vita mediocre, fatta di alti e bassi, di cadute e di riprese. Nei santi le virtù teologali – fede, speranza e carità – e quelle cardinali – prudenza, giustizia, fortezza e temperanza – sono vissute in grado eroico. Perché sia eroica, la virtù cristiana deve essere compiuta speditamente, prontamente e piacevolmente elevandosi di gran lunga al di sopra della pratica comune. Come nella storia delle nazioni ci sono gli eroi che hanno compiuto delle gesta straordinarie per la difesa e l'onore della patria e della libertà, così nella storia della Chiesa ci sono gli eroi del vangelo, che testimoniano Cristo in modo superiore a ogni aspettativa.

Tra questi spiccano i martiri uccisi in odium fidei (per odio al Vangelo) che, inermi, offrono la loro vita per difendere la loro fede e riaffermare la loro identità cristiana. Durante le persecuzioni antiche e moderne – solo nel secolo scorso abbiamo centinaia di migliaia di martiri vittime delle persecuzioni in Messico, in Spagna, in Europa (nazismo e comunismo), e in molte altre parti del mondo – i martiri cristiani sono esempi straordinari di fraternità e di carità, visibile nel perdono dei loro carnefici.

Il coronamento canonico di una causa di beatificazione è dato dal miracolo, che è il sigillo di Dio sulle nostre valutazioni umane. Il miracolo può avere varie manifestazioni: guarigione, scampato pericolo, moltiplicazione di cose, come alcuni miracoli di Gesù. Il miracolo che prende in considerazione la Chiesa deve essere documentabile con prove oggettive esterne. Vengono escluse le cosiddette conversioni spirituali, che sono grazie straordinarie che il Signore concede per richiamare i suoi figli sulla retta via.  

L'eroismo virtuoso dei santi suscita stupore, ammirazione, imitazione, desiderio di emulazione, richiesta di intercessione presso Dio. Nei santi brillano non solo le grandi virtù, quelle teologali e cardinali, ma anche le piccole virtù, come quelle della fedeltà, della pazienza, del perdono, della continua riconciliazione in famiglia, o le virtù proprie della vita consacrata come la povertà, la castità, l’obbedienza.

Nei santi ci sono i fondamenti di ogni esistenza cristiana: fede nella Trinità, adorazione eucaristica, devozione mariana, amore verso i bisognosi. Nei santi è presente una tale concentrazione di virtù, interpretate in modo talmente originale ed edificante, da riflettere sempre nuovi raggi di grazia divina nella storia. I santi costituiscono un prezioso vademacum di spiritualità. Per questo anticamente si scrivevano e leggevano con avidità le vite dei santi. Famosa è la Legenda Aurea del domenicano Beato Giacomo da Varazze (sec. XIII), la cui lettura ha suscitato sempre sentimenti e propositi di conversione e di santità.[6]

In una diocesi, in una congregazione religiosa, in una parrocchia il santo è una vera benedizione, perché intercede efficacemente presso il Signore. Inoltre ispira pensieri e azioni di pace, concordia, fraternità, perdono, accoglienza. Ma soprattutto insegna ad amare Dio, a fare la sua volontà, a vivere i dieci comandamenti, a praticare l’amore del prossimo mediante le opere di misericordia corporale e spirituale. I santi sono gli autentici maestri di vita spirituale. I loro scritti - ad esempio il Trattato dell'amor di Dio di San Francesco di Sales[7] - hanno una particolare unzione spirituale e ancora oggi sono un corroborante nutrimento per l'ascensione dei fedeli verso la santità. È questo un aspetto concreto della comunione dei santi, dell'interazione tra il cielo e la terra, tra i santi del paradiso e coloro che sono ancora pellegrini nel mondo.

4. Dimensione pastorale della cause di beatificazione e canonizzazione

Spesso ci si può chiedere: a cosa servono i santi per una congregazione religiosa? C’è qualcosa di specifico che una causa di beatificazione offre a una comunità di consacrati?

Una causa di beatificazione avanza su un duplice binario, quello dell’iter canonico e quello della maturazione spirituale e pastorale. Per la procedura canonica l’esperto è il postulatore della causa, che promuove e sollecita i vari passaggi: elaborazione della Positio, approvazione dei miracoli per la beatificazione e la canonizzazione.

Accanto a questa procedura canonica, che richiede una competenza specifica e un lavoro a tempo pieno, corre un secondo binario che possiamo chiamare pastorale e che fa capo agli attori delle cause, che, per i religiosi, sono in genere i superiori maggiori. Ad essi spetta il compito di invogliare i confratelli a conoscere la vita e le virtù dei servi di Dio, a imitarne gli esempi, a invocarne la protezione.

Una causa di beatificazione non è compito esclusivo del postulatore, ma soprattutto dei Superiori e di tutti i confratelli. La causa matura con questo coinvolgimento cordiale e universale. Ci sono dei centri particolarmente indicati per far conoscere e ammirare le virtù dei Servi di Dio. Sono le case di formazione, soprattutto il noviziato, il postnoviziato, i centri di studio, le parrocchie, i circoli giovanili. Le cause maturano nell'armonia tra la procedura canonica e il coinvolgimento dei religiosi.

Trovandomi in ambito salesiano, si possono invitare i salesiani, soprattutto i giovani, a conoscere gli eroi della loro congregazione sia per la loro santità, sia anche per la creatività nell’incarnare e inculturare il carisma di Don Bosco nelle diverse parti del mondo, nei diversi contesti socio-religiosi, nelle diverse epoche della storia.

Un santo è un maestro di inculturazione non solo del Vangelo ma anche del carisma dell’Istituto. Un santo fa scoprire le diverse facce di questo dono dello Spirito Santo. Il carisma salesiano, che è l’educazione dei giovani, trova applicazioni originali, ad esempio, oltre che nei vari tipi e gradi di scuole, di oratori, di centri giovanili, anche nei lebbrosari – ricordiamo il beato Luigi Variara –, nelle missioni ad gentes, nei laboratori di arti e mestieri, nei centri di spiritualità, nei centri di accoglienza dei profughi (si ricordi la visita di Papa Francesco ai salesiani di Istambul), nelle parrocchie.

Una causa di beatificazione può offrire ai superiori e ai formatori un concreto elemento di pastorale salesiana. Ci sono molte cause ferme da decenni. Ad esempio, non c’è nessuna canonizzazione di Figlie di Maria Ausiliatrice dal 1951, quando fu canonizzata Madre Mazzarello. Mentre per i salesiani si ha la canonizzazione nell'anno 2000 di due missionari martiri, il vescovo San Luigi Versiglia e il sacerdote San Callisto Caravario.

Se consideriamo poi, la cosiddetta Famiglia Salesiana, abbiamo certo una lunga serie di Servi di Dio (28), di Venerabili (tredici) e di Beati (117). Ma molte di queste cause sono ferme da decenni e non ci sono segni di risveglio.

È istruttiva l’esortazione di Fra Mauro Jöhri, Ministro Generale di Cappuccini, il quale, presentando il libro dei santi cappuccini, scrive: «Il Santorale Cappuccino è uno strumento per conoscere i nostri fratelli, per stare in comunione con loro, per celebrare la chiamata alla comune santità, verso quella felicità che non significa assenza di fatica o di sacrificio, ma letizia nella fatica e nel sacrificio perché Cristo è vivo. Questo ci insegnano i nostri fratelli santi e beati, ben attenti all'Ammonizione sesta di San Francesco, perché "essi fecero ed operarono con i fatti la volontà di Dio"».[8]

Negli altri grandi ordini religiosi c’è grande attenzione a questo aspetto. Un santo è segno certo della contemporaneità di un carisma e della sua validità a suscitare ancora oggi una risposta di entusiasmo apostolico. I santi sono semi di vocazione, perché sono persone pervase dalla gioia della loro consacrazione al Signore e della loro missione apstolica.

È importante quindi che gli Attori della causa, e cioè i superiori a ogni livello, attuino una pastorale della santità che significa interessamento e informazione continua. Le parole passano, i sacrifici passano, le opere passano, i santi restano per sempre a indicare la genuinità evangelica della vocazione salesiana. Essi non sono meteore passeggere, ma stelle splendenti nel cielo della Chiesa.[9]

Per far uscire dal porto delle nebbie le cause di beatificazione e canonizzazione, per non farle sembrare costruzioni non finite – pensiamo solo alle cause di Mamma Margherita e di Don Rua – occorre una mobilitazione spirituale e pastorale di tutta la congregazione, di tutta la famiglia salesiana, di tutti i nostri ammiratori cristiani e non cristiani.

È questa anche una caratteristica dei santi, che vengono apprezzati come testimoni della fede e dell'amore, non solo dai cattolici, ma anche dai non cattolici e dai non cristiani. Essendo creature dell'amore infinito di Dio, essi vivono nella carità, comunicano la carità e invitano alla carità.

Nei santi si ha la riattualizzazione della figura del fondatore, la sua passione per la santità (ricordiamo la lezione di Don Bosco ai giovani sulla santità), la riscoperta del carisma, l'espansione creativa dell’apostolato, l'apertura generosa alla missio ad gentes.

Don Bosco era un vir evangelicus.[10] Egli invitava alla imitatio Christi per giungere all'assimilazione con lui nella vita divina trinitaria. A questa scuola si sono formati i santi salesiani. In essi Don Bosco ritorna per infondere oggi con più forza che mai ottimismo vocazionale, creatività apostolica ed espansione missionaria.

All'inizio abbiamo ipotizzato che la costruzione di una cattedrale può diventare la parabola della elaborazione di una causa di beatificazione e canonizzazione. Da una parte si costruisce un edificio di pietra, dall'altra si scopre un eroe in carne e ossa. Entrambe le costruzioni richiedono tempo e fatica. Ma il loro significato è lo stesso: glorificare Dio, elevare l'umanità verso il cielo, attirare i cuori all'amore di Dio e del prossimo.

È questo il grande potenziale spirituale e pastorale delle cause di beatificazione e canonizzazione. Teniamone conto non solo nelle esortazioni spirituali, ma anche nelle programmazioni pastorali. Un santo non è una realtà cosmetica ma evangelica. Ciò significa che non è alla periferia dei nostri progetti spirituali e pastorali, ma al centro.

Don Bosco era un mistico dell'azione, ma anche un mistico della contemplazione. Il suo pensiero, i suoi sogni avevano sempre come meta il paradiso. E la sua pedagogia era una pedagogia di paradiso, di santità assoluta. Viveva sulla terra ma saliva ogni giorno i gradini della scala di Giacobbe.

Riferendosi al sogno dei dieci diamanti, Don Egidio Viganò affermava: «Il pensiero e la coscienza continua del paradiso è una delle idee sovrane e uno dei valori di spinta della tipica spiritualità e anche della pedagogia di Don Bosco. È come un far luce e un approfondire l'istinto fondamentale dell'anima che tende vitalmente al proprio fine ultimo».[11]

Teniamo alta questa tensione di santità, che è nostalgia di paradiso come orizzonte di ogni pensiero e azione dei figli di Don Bosco. Una delle ultime parole del nostro Santo fu: «Di' ai giovani ch'io li attendo tutti in paradiso».[12]

I santi salesiani sono stati fedeli a questo appuntamento del loro santo fondatore.

 


[1] Relazione tenuta a Roma il 7 aprile 2016 presso la Casa Generalizia dei Salesiani di Don Bosco.

[2] Wilhelm Dană, Giovanni Paolo II ha creduto nei santi, in Le colonne dell'infinito, Sapientia, Iaşi 2010, vol. I p. XI.

[3] Lumen gentium, n. 50.

[4] Ib. n. 42.

[5] Cf. Congregazione delle Cause dei Santi, Le Cause dei Santi, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 20143.

[6] Per un'edizione recente cf. Iacopo da Varazze, Legenda Aurea, Einaudi Editore, Torino 2007.

[7] San Francesco di Sales, Trattato dell'amor di Dio, Edizioni Paoline, Milano 1989.

[8] Sulle orme dei Santi. Il santorale cappuccino, Edizioni di Padre Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo 2012, p. 7.

[9] Pierluigi Cameroni, Come stelle nel cielo. Figure di santità in compagnia di Don Bosco, Velar Elledici , Gorle Torino 2015.

[10] Pietro Braido, Discepoli di Gesù con Don Bosco, LAS, Roma 2016, p. 65.

[11] Egidio Viganò, Profilo del salesiano nel sogno del personaggio dai dieci diamanti, in «Atti del Consiglio Generale» 62 (1981) p. 27.

[12]C. M. Viglietti, Cronaca di don Bosco, Roma, LAS 2009 (edizione critica), p. 239 (28 gennaio 1888).