Santità Salesiana

Postulatore Gen. Don Cameroni, Destinatari e obiettivi : mercoledì 6-4-2016 h 17.30

Seminario per la promozione delle cause di beatificazione e canonizzazione

nella Famiglia Salesiana

Roma – Salesianum 6-10 aprile 2016

 

Destinatari e obiettivi del Seminario

Don Pierluigi Cameroni, SDB

Postulatore Generale

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  1. 1.Destinatari:

-                     Vicepostulatori, promotori e collaboratori delle singole cause.

-                     Persone legate ai luoghi dove i candidati alla santità sono nati, hanno vissuto o dove è particolarmente diffusa la devozione.

-                     Rappresentanti dei gruppi della Famiglia Salesiana.

-                     Rappresentanti da Torino-Valdocco, dal Colle don Bosco e da Mornese.

-                     Rappresentati di centri di formazione e di spiritualità

  1. 2.Obiettivi:

-                     Valorizzare il patrimonio spirituale, pastorale ed educativo di santità nato da don Bosco o a lui ispirato. Si tratta di non lasciar marcire dei frutti che il Signore ci ha dato, ma di raccoglierli e

-                     Offrire orientamenti e buone pratiche al fine di promuovere le cause dei candidati alla santità canonizzata della Famiglia Salesiana.

-                     Aiutare nell’accertamento e accompagnamento di presunti miracoli.

-                     Comprendere il vero significato e le finalità di un processo di canonizzazione.

Gli obiettivi che ci prefiggiamo con questo Seminario, promosso dalla Postulazione Generale, è orientato a favorire attraverso le relazioni, le esperienze, i momenti di condivisione e di lavoro nei gruppi i contenuti e i processi che favoriscono:

-          la conoscenza dei nostri Santi e candidati alla santità, come testimoni esemplari della sequela Christi;

-          la disponibilità nei fedeli all’imitazione;

-          l’implorazione di grazie, favori spirituali e materiali, miracoli.

Al fine di rafforzare e sviluppare un sentimento di vicinanza psicologica ed esistenziale con i Santi, una affinità del cuore e della mente, una «simpatia» affettiva e spirituale, una “communio spiritualis”, che, mentre tiene viva la fama sanctitatis et signorum, sfocia in una vera e propria pedagogia di santità.

“Le Cause dei Santi, infatti, sono considerate “cause maggiori” sia per la nobiltà della materia trattata sia per la loro incidenza nella vita del popolo di Dio”.[1] 

“Le principali tappe del riconoscimento della santità da parte della Chiesa, cioè la beatificazione e la canonizzazione, sono unite tra loro da un vincolo di grande coerenza. Ad esse vanno aggiunte, come indispensabile fase preparatoria, la dichiarazione dell'eroicità delle virtù o del martirio di un Servo di Dio e l'accertamento di qualche dono straordinario, il miracolo, che il Signore concede per intercessione di un suo Servo fedele. Quanta sapienza pedagogica si manifesta in tale itinerario! In un primo momento, il Popolo di Dio è invitato a guardare a quei fratelli che, dopo un primo accurato discernimento, vengono proposti come modelli di vita cristiana; quindi, viene esortato a rivolgere loro un culto di venerazione e di invocazione circoscritto nell'ambito di Chiese locali o di Ordini religiosi; infine è chiamato ad esultare con l’intera comunità dei credenti per la certezza che, grazie alla solenne proclamazione pontificia, un suo figlio o una sua figlia ha raggiunto la gloria di Dio, dove partecipa alla perenne intercessione di Cristo in favore dei fratelli (cfr Ebr 7,25). In questo cammino la Chiesa accoglie con gioia e stupore i miracoli che Dio, nella sua infinita bontà, gratuitamente le dona, per confermare la predicazione evangelica (cfr Mc 16,20). Accoglie, altresì, la testimonianza dei martiri come la forma più limpida e intensa di configurazione a Cristo. Questo progressivo manifestarsi della santità nei credenti corrisponde allo stile scelto da Dio nel rivelarsi agli uomini e, allo stesso tempo, è parte del cammino con cui il Popolo di Dio cresce nella fede e nella conoscenza della Verità”.[2]

Agli Attori, ai Postulatori e Vice Postulatori, ai Collaboratori, ai membri di comitati e gruppi, spetta soprattutto tenere viva la causa sia mediante il coinvolgimento dei fedeli nella conoscenza sempre più diffusa e partecipata della vita, delle virtù o del martirio del servo di Dio, sia mediante l’accompagnamento spirituale di diocesi, di congregazioni, parrocchie, gruppi, movimenti con la preghiera e la richiesta di intercessione del servo di Dio. Una causa di beatificazione non è mai un arido iter procedurale difronte a un tribunale laico, ma un pellegrinaggio di fede nella ricerca, nella meditazione e nella imitazione dell’eroismo virtuoso dei santi. È un’azione ecclesiale che ha un certo carattere liturgico, in quanto è finalizzata alla lode di Dio e alla glorificazione dei suoi servi fedeli.

  1. 2.1Conoscere/Far Conoscere

Conoscere e far conoscere «queste straordinarie figure di credenti» che sono i Santi e i Beati genera un progressivo coinvolgimento nel loro stesso cammino, un appassionato interessamento alle loro vicende, una gioiosa condivisione dei progetti e delle speranze che animarono i loro passi.

Questo progressivo manifestarsi della santità nei credenti corrisponde allo stile scelto da Dio nel rivelarsi agli uomini e, allo stesso tempo, è parte del cammino con cui il Popolo di Dio cresce nella fede e nella conoscenza della Verità.

Ogni processo inizia e si sviluppa attraverso anzitutto le ricerche sulla vita del Servo di Dio, utili per la conoscenza della fama di santità o di martirio, della fama di segni e dell'importanza ecclesiale della causa.

Una conoscenza documentata e significativa si basa su fatti concreti e fonti sicure

Fama di santità o di martirio e fama di segni (Dalla Sanctorum Mater)

Art. 4- § 1. La causa di beatificazione e canonizzazione riguarda un fedele cattolico che in vita, in morte e dopo morte ha goduto fama di santità, vivendo in maniera eroica tutte le virtù cristiane; o gode di fama di martirio perché, avendo seguito più da vicino il Signore Gesù Cristo, ha sacrificato la vita nell'atto del martirio.

§ 2. È chiamatoServo di Dioil fedele cattolico di cui è stata iniziata la causa di beatificazione e canonizzazione.

Art. 5- § 1. La fama di santità è l'opinione diffusa tra i fedeli circa la purità e l'integrità di vita del servo di Dio e circa le virtù da lui praticate in grado eroico (12).

§ 2. La fama di martirio è l'opinione diffusa tra i fedeli circa la morte subita dal servo di Dio per la fede o per una virtù connessa alla fede (13).

Art. 6- La fama di segni è l'opinione diffusa tra i fedeli circa le grazie ed i favori ricevuti da Dio attraverso l'intercessione del servo di Dio (14).

Art. 7- § 1. Prima di decidere l'inizio della causa, il vescovo diocesano o eparchiale dovrà verificare se, presso una parte significativa del popolo di Dio, il servo di Dio goda di un'autentica e diffusa fama di santità oppure di martirio, unitamente ad una autentica e diffusa fama di segni (15).

§ 2. La fama deve essere spontanea e non artificiosamente procurata. Deve essere stabile, continua, diffusa tra persone degne di fede, vigente in una parte significativa del popolo di Dio (16).

In questo contesto anche il tempo gioca un ruolo fondamentale. Gli anni, più o meno lunghi, del processo non devono essere considerati come tempo perso, ma come una provvidenziale opportunità sia per trasmettere informazioni sul procedere della causa sia per far maturare nei fedeli una conoscenza approfondita della figura del Servo o della Serva di Dio.

La vita dei santi, infatti, è l'avventura affascinante di uomini e donne, che, sotto l'azione dello Spirito Santo, si trasfigurano in immagini viventi di Cristo nella storia, continuando, dal cielo della loro beatitudine eterna, a beneficare i loro fratelli pellegrini sulla terra con le grazie della loro efficace intercessione presso Dio Trinità.

Forse non è stato valutato a sufficienza nella catechesi l'influsso benefico esercitato dalle esistenze eroiche dei Santi. Eppure, il racconto della loro vita ha costituito fin dall'antichità, una lettura frequente tra i fedeli, suscitando conversione e desiderio di vita più buona. La lettura, ad esempio, delle vite dei Santi contenute nella famosa Legenda Aurea del domenicano Iacopo da Varazze, vissuto nel secolo XIII, ha avuto nei secoli un impatto straordinario nel cuore e nella mente dei fedeli, per richiamarli a un'autentica sequela Christi. Ad esempio, Ignazio di Loyola deve anche a questo libro la sua conversione spirituale.

Leggere le vite dei santi è come rovistare in uno scrigno di pietre preziose. I santi, infatti, sono l'oro spirituale della Chiesa, sono i suoi gioielli. Essi riflettono lo splendore della bontà, della verità e della carità di Cristo. Nella tradizione orientale nelle visite ai monasteri un ospite d'onore viene introdotto prima di tutto nella cappella delle reliquie dei Santi. È lì che si trovava il cuore del monastero e da lì proveniva l'incitamento alla santità per i monaci. Forse dovremmo utilizzare di più e meglio l'apologetica della santità, per mostrare al mondo non con le parole ma con la vita la bellezza e la verità del Vangelo di Cristo.

  1. 2.2Imitare/educare all’imitazione (pedagogia della santità)

“Quando la Chiesa venera un Santo, annunzia l’efficacia del Vangelo e scopre con gioia che la presenza di Cristo nel mondo, creduta e adorata nella fede, è capace di trasfigurare la vita dell’uomo e produrre frutti di salvezza per tutta l’umanità. Inoltre, ogni beatificazione e canonizzazione è, per i cristiani, un forte incoraggiamento a vivere con intensità ed entusiasmo la sequela di Cristo, camminando verso la pienezza dell’esistenza cristiana e la perfezione della carità (cfr Lumen gentium, 40). I Santi, segno di quella radicale novità che il Figlio di Dio, con la sua incarnazione, morte e risurrezione, ha innestato nella natura umana e insigni testimoni della fede, non sono rappresentanti del passato, ma costituiscono il presente e il futuro della Chiesa e della società. Essi hanno realizzato in pienezza quella caritas in veritate che è il sommo valore della vita cristiana, e sono come le facce di un prisma, sulle quali, con diverse sfumature, si riflette l'unica luce che è Cristo

La vita di queste straordinarie figure di credenti, appartenenti a tutte le Regioni della terra, presenta due significative costanti, che vorrei sottolineare. Innanzitutto, il loro rapporto con il Signore, anche quando percorre strade tradizionali, non è mai stanco e ripetitivo, ma si esprime sempre in modalità autentiche, vive e originali e scaturisce da un dialogo con il Signore intenso e coinvolgente, che valorizza e arricchisce anche le forme esteriori. Inoltre, nella vita di questi nostri fratelli risalta la continua ricerca della perfezione evangelica, il rifiuto della mediocrità e la tensione verso la totale appartenenza a Cristo. «Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo»: è l'esortazione, riportata nel libro del Levitico (19,2), che Dio rivolge a Mosè.Essa ci fa comprendere come la santità sia tendere costantemente alla misura alta della vita cristiana, conquista impegnativa, ricerca continua della comunione con Dio, che rende il credente impegnato a «corrispondere» con la massima generosità possibile al disegno d'amore che il Padre ha su di lui e sull’intera umanità.”[3].

“In pari tempo, presenta questi fulgidi esempi all’imitazione di tutti i fedeli chiamati con il battesimo alla santità che è traguardo proposto ad ogni stato di vita. I santi e i beati, confessando con la loro esistenza Cristo, la sua persona, la sua dottrina e rimanendo a Lui strettamente uniti, sono quasi un’illustrazione vivente dell’uno e dell’altro aspetto della perfezione del divino Maestro.

I santi, se giustamente presentati nel loro dinamismo spirituale e nella loro realtà storica, contribuiscono a rendere più credibile ed attraente la parola del Vangelo e la missione della Chiesa. Il contatto con essi apre la strada a vere risurrezioni spirituali, a conversioni durature e alla fioritura di nuovi santi. I santi normalmente generano altri santi e la vicinanza alle loro persone, oppure soltanto alle loro orme, è sempre salutare: depura ed eleva la mente, apre il cuore all’amore verso Dio e i fratelli. La santità semina gioia e speranza, risponde alla sete di felicità che gli uomini, anche oggi, avvertono”.[4]

Proprio l’apertura di un processo di beatificazione, e il suo prosieguo verso la canonizzazione, costituisce un’occasione privilegiata affinché questa animazione richiami i fedeli al loro impegno di santificazione. Parrocchie, associazioni, gruppi, comunità religiose, singoli fedeli e, non di rado, anche persone lontane dalla Chiesa si sentono partecipi come non mai in quest’opera di conoscenza e, se così possiamo esprimerci, di «valorizzazione» di un Servo di Dio, che ha vissuto nel loro territorio, condividendone l’indole specifica e spesso diventandone simbolo unificante, quasi «carta d’identità» di una realtà locale o addirittura nazionale.

Si mette in atto un provvidenziale processo di «osmosi di santità», che non può non suscitare ammirazione, imitazione e santificazione. Il Popolo di Dio è invitato a guardare a quei fratelli che, dopo un primo accurato discernimento, vengono proposti come modelli di vita cristiana;

Anzitutto, essa intende immettere nel tessuto vivo della Chiesa la linfa rigenerante della santità vissuta da uomini e donne, grandi e piccoli, che esemplificano nell'originalità della loro personalità la vita buona del Vangelo. Oggi sia i fedeli, anche i più distratti e indifferenti, sia i cosiddetti "lontani", riservano ai santi una attenzione tutta particolare, che non è semplice curiosità. È forte, infatti, il richiamo a modelli di comportamento esemplari, che edificano tutti indistintamente. I santi, infatti, sono persone buone, che fanno del bene a tutti, senza alcuna discriminazione e come tali vengono da tutti riconosciuti.

La vita dei santi, infatti, è l'avventura affascinante di uomini e donne, che, sotto l'azione dello Spirito Santo, si trasfigurano in immagini viventi di Cristo nella storia, continuando, dal cielo della loro beatitudine eterna, a beneficare i loro fratelli pellegrini sulla terra con le grazie della loro efficace intercessione presso Dio Trinità.

  1. 2.3Pregare/Far pregare

Invocare l’intercessione dei Santi e dei Beati significa non solo pregare «loro», ma anche e soprattutto pregare «come» loro e «con» loro, assumendo i sentimenti, le scelte e lo stile di vita di questi nostri fratelli maggiori.

Si tratta, cioè, dell’accompagnamento di tutto l’iter giuridico con l’interesse e la preghiera da parte degli attori, in modo tale che il «responsabile» della causa non sia solo il Postulatore, come spesso accade, ma la comunità ecclesiale. È necessario, cioè, che si produca una sinergia ricca di entusiasmo e di partecipazione tra postulazione e attori, nella quale siano effettivamente coinvolti, a vario titolo e secondo le diverse competenze, la Diocesi, la Congregazione o l’Istituto Religioso, gli Attori, il Movimento religioso che promuove la Causa. Tutti insieme, interessandosi alla figura di un Servo di Dio e dedicandosi con la richiesta di intercessione all’iter della sua causa, mostrano, a se stessi prima ancora che agli altri, che questo cammino è VIVO e non si riduce soltanto a qualcosa di burocratico, che viene più o meno efficacemente portato avanti da qualche «navigatore solitario». Questo interesse mostra la vitalità di una causa e permette anche il necessario discernimento per identificare, tra i favori e le grazie ottenute, il presunto miracolo da presentare in Congregazione.

A ciò bisogna aggiungere il fatto che le cause di beatificazione dei confessori e tutte le cause di canonizzazione includono una valutazione accurata anche di un miracolo, che è un’opera compiuta da Dio, per l’intercessione di un suo servo fedele, fuori dall’ordine delle cause da noi conosciute.[9] Se l’accertamento delle virtù eroiche di un servo di Dio è un’opera “dal basso”, l’evento miracoloso è un’opera “dall’alto”, un intervento gratuito di Dio, che richiede uno scrupoloso accertamento scientifico e teologico della verità dei fatti.

“E’ noto che fin dall’antichità, l’iterper arrivare alla canonizzazione passa attraverso la prova delle virtù e dei miracoli, attribuiti alla intercessione del candidato agli onori degli altari. Oltre a rassicurarci che il Servo di Dio vive in cielo in comunione con Dio, i miracoli costituiscono la divina conferma del giudizio espresso dall’autorità ecclesiastica sulla sua vita virtuosa. Auspico che la Plenaria possa approfondire questo argomento alla luce della tradizione della Chiesa, dell’odierna teologia e delle più accreditate acquisizioni della scienza. Non va dimenticato che nell’esame degli asseriti eventi miracolosi confluisce la competenza degli scienziati e dei teologi, sebbene la parola decisiva spetti alla teologia, la sola in grado di dare del miracolo un’interpretazione di fede. Per questo nella procedura delle Cause dei Santi si passa dalla valutazione scientifica della Consulta Medica o dei periti tecnici all’esame teologico da parte dei Consultori e successivamente dei Cardinali e Vescovi. E’ poi da tenere presente chiaramente che la prassi ininterrotta della Chiesa stabilisce la necessità di un miracolofisico, non bastando un miracolo morale”.[5]

La Chiesa ha sempre riservato un posto di grande rilevanza al riconoscimento ufficiale della santità dei Servi e delle Serve di Dio. Il compimento di una causa di beatificazione, di canonizzazione o di dottorato non approda, infatti, a un semplice riconoscimento onorifico, bensì a una solenne cerimonia liturgica, durante la quale la comunità dei fedeli celebra nella preghiera e nella gioia la lieta notizia della santità di alcuni eroici testimoni della fede. Al termine della lunga fatica della causa c'è, quindi, un traguardo di preghiera, come autentico contesto di partecipazione e di condivisione delle ricchezze spirituali dei Beati e dei Santi, che si impongono all'ammirazione, alla contemplazione e alla imitazione, come modelli nuovi e convincenti di realizzazione virtuosa del Vangelo.

 


[1] Lettera di Sua santità Benedetto XVI ai partecipanti alla Sessione Plenaria della Congregazione delle Cause dei Santi (24 aprile 2006).

[2] Benedetto XVI ai Superiori, Officiali e Collaboratori della Congregazione delle Cause dei Santi, in occasione del 40° anniversario dell’istituzione del dicastero (19 dicembre 2009).

[3] Idem

[4]Discorso di Sua Santità Benedetto XVI al Collegio dei Postulatori di cause di Beatificazione e Canonizzazione della Congregazione delle Cause dei Santi (17 dicembre 2007)

[5]Lettera di Sua santità Benedetto XVI ai partecipanti alla Sessione plenaria della Congregazione delle Cause dei Santi (24 aprile 2006).