Santità Salesiana

RM Angel Fernandez Artime, insieme ai santi, Domenica 10-4-2016 h 9.45

Seminario per la promozione delle cause di beatificazione e canonizzazione
nella Famiglia Salesiana
Roma – Salesianum 6-10 aprile 2016

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Insieme ai santi nell’avventura dello Spirito!
Intervento conclusivo del Rettor Maggiore don Don Ángel Fernández Artime

Roma 10 aprile 2016

Introduzione

Credo che l’esperienza condivisa in questi giorni del Seminario per la promozione delle cause di beatificazione e canonizzazione delle persone appartenenti alla Famiglia Salesiana e di altre cause accompagnate dalla nostra Postulazione (quelle dei Venerabili Camille Costa De Beauregard, di Casimiro Barello e dei Servi di Dio Tyranowski Giovanni, Augusto Bertazzoni e Felice Canelli) siano uno dei frutti più belli del Bicentenario della nascita del nostro Padre don Bosco.
Ho accolto con gioia e sostenuto questa iniziativa, voluta e promossa dalla nostra Postulazione Generale, che costituisce una novità assoluta nella storia della Famiglia Salesiana: è la prima volta infatti che si organizza un incontro mondiale con gli obiettivi:

  • di promuovere la conoscenza della ricchezza del patrimonio di santità nato o ispirato a don Bosco;
  • di stimolare l’impegno all’imitazione di numerosi fratelli e sorelle che hanno incarnato il vangelo in modo esemplare e sono per tutti noi un forte stimolo ad una vita virtuosa ed evangelicamente vissuta;
  • di suscitare un vasto movimento di preghiera per chiedere le grazie e i miracoli necessari per il riconoscimento da parte della Chiesa dei nostri candidati alla santità canonizzata.

Il cuore di una causa, se la si vuole finalizzare alla beatificazione e alla canonizzazione, è la fama di santità e di segni. Alcune volte possiamo pensare: “Non basta la testimonianza di una vita virtuosa? Perché ci vogliono i miracoli? Il papa non potrebbe anche beatificare la tal figura o dichiararla santa senza il miracolo?”. Forse ci può aiutare il ricordare che nella storia della Chiesa era proprio la fama di santità e di segni che spingeva a iniziare un processo di beatificazione e canonizzazione. Ciò significa che era la capacità di riconoscere un intervento dall’alto per intercessione di un uomo o una donna di Dio che muoveva poi anche al riconoscimento ecclesiale della santità. Le cause dei santi non sono innanzitutto una conferma delle nostre certezze, ma come in tutta la vita dello Spirito, la percezione della gratuità di un dono da chiedere e da ricevere.
“Innanzitutto dobbiamo avere ben presente che la santità non è qualcosa che ci procuriamo noi, che otteniamo noi con le nostre qualità e le nostre capacità. La santità è un dono, è il dono che ci fa il Signore Gesù, quando ci prende con sé e ci riveste di se stesso, ci rende come Lui. Nella Lettera agli Efesini, l’apostolo Paolo afferma che «Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa» (Ef 5,25-26). Ecco, davvero la santità è il volto più bello della Chiesa, il volto più bello: è riscoprirsi in comunione con Dio, nella pienezza della sua vita e del suo amore. Si capisce, allora, che la santità non è una prerogativa soltanto di alcuni: la santità è un dono che viene offerto a tutti, nessuno escluso, per cui costituisce il carattere distintivo di ogni cristiano” (Papa Francesco, Catechesi del 19 novembre 2014).
In tale prospettiva va ricuperato anche il legame tra intercessione e imitazione. L’impegno a imitare i santi rende la nostra preghiera a loro sincera.

1. LA PROFEZIA DEI LAICI

Una nota distintiva di questo Seminario è la presenza, insieme a tanti sacerdoti e consacrati, di numerosi laici, che con passione accompagnano in forme diverse i percorsi che portano alla santità dei nostri candidati o si impegnano a promuoverne la conoscenza e la devozione. Questo è un grande elemento di novità e insieme una preziosa indicazione di cammino che attualizza l’intuizione di san Francesco di Sales, ripresa e confermata dal Concilio Vaticano II, della chiamata universale alla santità e insieme della complementarietà delle vocazioni nell’unico carisma che visibilizza la trasversalità vocazionale della Famiglia Salesiana, e i insieme riconosce i laici quali validi cooperatori nella diffusione della fama di santità e nella promozione della cause a livello locale.
Voglio ricordare che alcune delle nostre cause sono state promosse proprio dai laici: penso a quella di don Costantino Vendrame, voluta tenacemente dai suoi compaesani di Colle Umberto, quella di don José Vandor, voluta dai fedeli di Santa Clara a Cuba.
I laici apportano a queste Cause una sensibilità “esterna”, più rappresentativa del modo in cui esse vengono percepite dal popolo di Dio, con un atteggiamento meno autoreferenziale rispetto a quello di chi è cresciuto e vissuto sempre e solo all’ombra di don Bosco.

2. NELLA COMUNIONE ECCLESIALE E NELL'APPARTENENZA ALLA FAMIGLIA SALESIANA

Sono convinto che la santità riconosciuta o in via di riconoscimento della nostra Famiglia Salesiana è uno dei nuclei vitali e delle risorse più efficaci che uniscono tutti i nostri Gruppi e rafforzano il senso di appartenenza ad un’unica famiglia. In questa luce prende particolare forza l’articolo 6 della Carta d’identità carismatica della Famiglia Salesiana, dove si parla della nostra Comunione con la Chiesa:

Lo Spirito di Dio distribuisce ai fedeli differenti carismi «per il bene comune» (1Cor 12,7), inserendoli armoniosamente nella vita della Chiesa in vista della sua missione di salvezza dell’umanità.[1]
Egli è all’origine di una meravigliosa varietà di Gruppi di consacrati e consacrate che, mentre contribuiscono efficacemente alla missione della Chiesa, la arricchiscono con diversi doni, manifestando in tal modo la multiforme sapienza di Dio e rendendo visibili le note caratteristiche della Chiesa stessa, una, santa, cattolica ed apostolica.[2]
La Famiglia Salesiana è un insieme di cristiani e cristiane, di consacrati e consacrate che, con l'originalità del proprio carisma e del proprio spirito, si pongono al servizio della missione della Chiesa, specialmente nel vasto mondo della gioventù, degli ambienti popolari, dei poveri e delle popolazioni non ancora evangelizzate (apostolicità).
Vivendo nel cuore della Chiesa e realizzando la missione salesiana, evidenzia i differenti doni, integra le vocazioni particolari nello spazio vitale di un’unica Famiglia spirituale ed apostolica, esprime la comunione tra i diversi ministeri, tutti orientati al servizio del popolo di Dio (cattolicità).
Presente nelle Chiese locali, favorisce la comunione tra di loro e con il Successore di Pietro, rivivendo così la devozione al Papa trasmessa da Don Bosco (unità); partecipa alla loro azione apostolica, offrendo un contributo originale specialmente nell’ambito della pastorale giovanile e popolare; promuove l'intesa e la collaborazione con altre aggregazioni ed istituzioni per un'educazione integrale della persona; si prende cura dell’orientamento vocazionale dei giovani, educandoli alla fede ed avviandoli all’impegno apostolico nella Chiesa e per il mondo. Per realizzare la missione educativa i vari Gruppi valorizzano l’apporto degli exallievi e delle exallieve anche appartenenti ad altre religioni o a diverse visioni del mondo (cattolicità).
La Famiglia di Don Bosco, sviluppando una caratteristica spiritualità di origine carismatica, arricchisce tutto il Corpo della Chiesa con un modello di vita cristiana tutto particolare[3] (santità). Ne è testimonianza la numerosa schiera di figli e figlie spirituali di Don Bosco già dichiarati santi o sante, o incamminati sulla via della beatificazione e canonizzazione.

I nostri Santi, Beati, Venerabili, Servi di Dio sono l’incarnazione vissuta di questo testo così carismatico. In loro contempliamo e riconosciamo l’azione dello Spirito che compie meraviglie: ognuno di essi è una Parola di Dio vissuta, è la visibilizzazione di un atteggiamento, di un sentimento, di un momento della vita di Gesù. Questo è un forte invito per ciascuno di noi e per i nostri gruppi ad approfondire la fisionomia spirituale di questi fratelli e sorelle. Non basta conoscere la loro vita e le opere da essi compiute, si tratta di andare in profondità e scoprire la loro ricchezza spirituale, la modalità specifica con cui si sono conformati a Gesù Cristo e hanno vissuto la loro appartenenza alla Chiesa e alla Famiglia Salesiana.
Questi singolari testimoni del mistero pasquale e della fecondità del nostro carisma, esprimono e confermano la verità e la bontà del proprio gruppo di appartenenza, in particolare quando ne sono i fondatori. Penso ad esempio alle Missionarie di Maria Ausiliatrice che hanno da poco avuto il riconoscimento della Venerabilità del loro fondatore, Mons. Stefano Ferrando: questo è ulteriore stimolo a vivere con fedeltà e creativa il loro carisma.
Alla scuola del nostro Padre don Bosco desidero che questo impegno di promozione della santità sia motivo di crescita della nostra partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa: “Don Bosco ebbe un grande amore per la Chiesa e lo manifestò nel senso di appartenenza alla comunità ecclesiale. Allo stesso tempo, consapevole d’aver ricevuto un carisma particolare per l’educazione della gioventù, lo sviluppò per l’edificazione della Chiesa nei vari contesti culturali” (art. 26 della Carta d’identità della Famiglia Salesiana).

Tutte le iniziative suscitate e promosse per promuovere le nostre cause debbono avere un forte respiro ecclesiale. Si tratta di vivere e di condividere una delle verità più belle della nostra fede: “Credo la comunione dei santi”.  Questo si esprime e si manifesta custodendo e alimentando la comunione con le Chiese locali, con i diversi gruppi e associazioni, tra le congregazioni e i movimenti. In particolare sono molto contento che le diverse realtà che qui rappresentate siano espressione di una rete di rapporti fraterni, di amicizie spirituali e di collaborazioni fattive. In un mondo dove c’è tanta divisione e conflittualità, gelosie e contrapposizioni, la promozione delle cause dei santi deve educare ad una spiritualità di comunione che renda credibile il vangelo, faccia crescere persone positive e gioiose, stimoli impegni di solidarietà e di servizio, faccia fruttificare vocazioni alla vita matrimoniale, alla vita consacrata, al ministero sacerdotale, all’annuncio missionario.
Per tutti noi inoltre si tratta di esprimere una spiritualità educativa che si propone di aiutare i giovani e i poveri a sentirsi a loro agio nella Chiesa, ad essere costruttori di Chiesa e partecipi della sua missione; una spiritualità che arricchisce tutta la Chiesa col dono della santità di tanti suoi figli e figlie. 

3. NELLA PROSPETTIVA DELLA STRENNA DEL 2016

Credo che questo Seminario rappresenti uno degli eventi che maggiormente assumono e irradiano lo spirito e lo scopo con cui ho offerto la strenna di quest’anno, frutto e consegna dell’anno giubilare della nascita di don Bosco:

CON GESÙ, percorriamo insieme l'avventura dello Spirito!

Riprendendo alcuni passaggi del Commento alla Strenna, mi convinco come i nostri santi e i candidati alla santità siano un grande aiuto a realizzare questa grande sfida per tutta la nostra Famiglia, nell’impegno condiviso a superare e vincere la superficialità spirituale, la pigrizia e l’ambiguità che snaturano la nostra identità e stimolarci per seri cammini di conversione e di vita nello Spirito, con fermezza e gioia, così come ci esorta papa Francesco nella sua programmatica esortazione “Evangelii Gaudium”.

Conservo nella mia mente e nel mio cuore i ricordi incancellabili della festa del bicentenario della nascita di Don Bosco, che abbiamo vissuto nel mese di agosto nella terra santa salesiana di Valdocco e del Colle Don Bosco. Mi riempie di gioia sentire gli echi delle celebrazioni che hanno avuto luogo in tanti angoli del mondo per festeggiare questo avvenimento. Grazie allo Spirito Santo la Famiglia Salesiana è molto viva!...
Don Bosco è vivo! Il giro della sua urna per tutto il mondo è stato qualcosa di sorprendente che in forma plastica e simbolica ci dimostra come i santi non sono persone del passato, ma persone vive che camminano con noi e ci spronano a combattere quella battaglia e vincere quella corsa in cui essi hanno già ottenuto il premio e conseguito la corona della vita, alcuni fino al martirio.

Sono convinto che lo Spirito Santo sia molto generoso con tutti noi e aspetti da parte nostra la stessa disponibilità che incontrò in Don Bosco, Madre Mazzarello, Domenico Savio e nei moltissimi che, alla scuola di santità della nostra grande famiglia religiosa, furono disposti a seguire Gesù con radicalità, lasciandosi guidare dallo Spirito di Dio.
Davvero questi nostri fratelli e sorelle sono stati guidati dallo Spirito Santo, hanno vissuto il nome nuovo che Dio ha pronunciato su di loro. Pensiamo all’avventura spirituale del venerabile Giuseppe Quadrio che proprio in occasione di una Pentecoste vive una intensa esperienza dello Spirito che lo porta ad assumere il nome nuovo: "Dociblis a Spiritu Sancto”. Ricordo la ricchezza di vita spirituale e di fecondo magistero del Venerabile don Vincenzo Cimatti, di cui è stata curata una recente pubblicazione, presentandolo proprio come maestro di vita spirituale. Desidero richiamare la forte interiorità della Beata Maria Romero, che nei suoi scritti spirituali ci rivela il segreto nascosto della sua feconda e indefessa attività apostolica e caritativa.

La conseguenza di tutto questo dinamismo deve essere quella di sondare, ponderare, indagare il fascino che è vivere la vita stando aperti allo Spirito Santo, che abita in essa. Dio ci viene incontro e ci invita a camminare con Lui ed a partecipare dalla sua vita per mezzo dello Spirito.
Questo passaggio mi suggerisce di farvi la proposta ad approfondire il profilo spirituale, l’interiorità apostolica e mistica dei nostri amici e amiche nel cammino della santità. Ci sono profili virtuosi, ci sono esperienze di fede e di vita nello Spirito, ci sono insegnamenti che meritano di essere riconosciuti, studiati, messi sul candelabro perché tutti possano vedere e ricevere queste eredità spirituali. Sono convinto che abbiamo una vera miniera di santità che dobbiamo esplorare, mettere in luce. C’è un tesoro nascosto da cercare e scoprire, valorizzandone le implicanze pastorali, educative e spirituali, guardando a questi fratelli e sorelle non come a persone del passato, ma persone vive in Dio e attive per la nostra salvezza. Ricordo la beata Eusebia Palomino che alle consorelle che l’assistevano nell’ora della morte promette: “Tornerò a fare i miei giretti”; e il Servo di Dio Nino Baglieri nel suo testamento spirituale così scrive: “Ecco: amo tutti, tutti mi vogliono bene ed io continuerò dal cielo la mia missione, vi scriverò dal Paradiso: non lasciatemi senza far niente”.

La vita spirituale di Don Bosco fu un ampio e paziente pellegrinaggio verso le profondità della sua ricca e intensa vita interiore. Questo processo di interiorità, come tutto nella sua azione apostolica, fu un cammino che percorse facendo un passo per volta, cosciente che la meta che Dio gli proponeva non si poteva raggiungere con un solo movimento. Necessitò di accompagnatori, necessitò di tempo, necessitò di un apprendistato. Don Bosco, fin da ragazzo, non poteva rinunciare a sognare, si immaginava un mondo differente per i suoi giovani, un mondo migliore. Però prima di tutto, desiderava sapere che cosa Dio aspettava da lui. L’azione dello Spirito Santo in lui si concretizzò nel chiamarlo allo stato sacerdotale e nel formare progressivamente in lui un cuore di apostolo dei giovani. Fece il suo cammino interiore per comprendere, per lasciarsi sorprendere dai piani di Dio. Le sue mani erano marcate dal peso della realtà di quella società piemontese del secolo XIX, il suo cuore ardente per la salvezza della gioventù, i suoi piedi nel cammino di impegno per i più poveri. Però tutto questo non fu frutto di improvvisazione. Don Bosco curò la sua vita spirituale per vivere in pienezza le sue motivazioni ultime, la forza che lo animava e i suoi ideali intimi.
Sono convinto che questo è l’aspetto meno approfondito del nostro Padre e che rappresenti una vera sfida per tutti noi. Sappiamo che l’aureo libretto “Don Bosco con Dio” venne scritto da don Ceria per proprio per dare risposta a questa lacuna che veniva già allora segnalata. Certamente in questi anni ci sono stati altri contributi di studio, ma credo che non si tratti solo di un fatto di studio, ma di autentica esperienza carismatica, di vissuta sintonia spirituale, che può trovare una valida pista nel ricuperare la storia di grandi amicizie spirituali: quella di don Bosco con Luigi Comollo, quella di don Bosco con Maria Domenica Mazzarello, quella di Domenico Savio con Giovanni Massaglia, fondatori della Compagnia dell’Immacolata Concezione, quella del Beato Augusto Czartoryski con il Venerabile Andrea Beltrami, quella dei grandi missionari dell’India (Mons. Stefano Ferrando, don Costantino Vendrame, don Francesco Convertini, Mons. Oreste Marengo).

Don Bosco intese inoltre che questa “avventura dello Spirito” non era un’esperienza per pochi giovani con qualità eccezionali, o una comoda evasione dagli impegni. Ogni giovane che entrava nell’Oratorio, qualunque fosse il suo stato o condizione, era invitato a vivere una vita cristiana piena, chiamato a vivere gioiosamente la vita dello Spirito.
Una delle sue intuizioni e realizzazioni più brillanti fu di aver introdotto, nel suo quotidiano lavoro pastorale, l’idea del gusto per la vita spirituale. Nella vita di quei ragazzi immetteva getti di luce, di colori, di note gioiose di vita cristiana. Nell’Oratorio non si apprendeva solo un mestiere, il senso del dovere, ma insieme era raffinata, “educata” bellamente la dimensione spirituale della vita.
Valorizzare il nesso tra la santità, la formazione, la pastorale giovanile. I giovani sono assetati di santità e incontrano nei santi dei maestri convincenti, perché credibili. Per esprimere questo in forma plastica vi invito a pensare a quanti dei nostri beati, venerabili e servi di Dio da ragazzi e giovani hanno giocato nel cortile di Valdocco, hanno pregato nella cappella Pinardi, nella chiesa di San Francesco d’Assisi o nella basilica di Maria Ausiliatrice: Domenico Savio, Luigi Versiglia, Lugi Orione, don Rua, Luigi Variara e tanti altri…
I nostri cortili sono ancora palestre di santità?

Nel cammino che stiamo proponendo “non potremmo fare niente migliore di questo: orientare i giovani verso la santità”. Accompagnarli nel cammino di maturazione della Fede fino a mete alte, ed essere noi i primi che crediamo in questo cammino, che lo prendiamo noi stessi come meta della nostra vita, essendo determinante la nostra testimonianza personaleCosì fece Don Bosco, che mise tutto in gioco per realizzare il suo sogno (progetto di Dio su di lui) in favore dei giovani.
L’impegno di promozione delle cause dei santi deve essere per ciascuno di noi stimolo a rispondere alla nostra chiamata alla santità, che nello stile salesiano si realizza nell’impegno educativo e apostolico di aiutare soprattutto i giovani e i poveri. Tutto questo con la pazienza del contadino e la tenacia di chi ha una meta da raggiungere così ci ricordava Giovanni Paolo II nella ‘Juvenum Patris’: “Vi conforti l’inesauribile pazienza di Dio nella sua pedagogia verso l’umanità, esercizio incessante di paternità rivelata nella missione di Cristo, maestro e pastore, e nella presenza dello Spirito Santo, inviato a trasformare il mondo. La nascosta e potente efficacia dello Spirito è diretta a far maturare l’umanità sul modello di Cristo. Egli è l’animatore della nascita dell’uomo nuovo e del mondo nuovo (cfr Rm8, 4-5)”. 

Maria, Madre Ausiliatrice, Donna del Sì, che accolse lo Spirito di Dio nel suo cuore e nella sua vita, ci assista in questa bella e appassionate responsabilità che come Famiglia Salesiana abbiamo nella Chiesa di oggi per i giovani,
Non c’è vero cammino di santità, autentica vita nello Spirito Santo senza la presenza, l’aiuto e l’affidamento a Maria Immacolata e Ausiliatrice. Tutti i nostri santi, beati, venerabili e servi di Dio sono un inno alla nostra Madre e Ausiliatrice. Ognuno di essi ha sperimentato un particolare rapporto e vissuto una devozione filiale nei confronti della Vergine Maria. Per loro è stato davvero Aiuto dei cristiani: cioè li ha aiutati a vivere la grazia del battesimo nella lotta quotidiana contro il male e nell’impegno a vivere la fede e la carità. Ricordo solo la testimonianza del nostro Protomartire san Luigi Versiglia: “Senza Maria Ausiliatrice noi salesiani siamo nulla!”; e la celebre espressione della Beata Maria Romero: “Metti la Tua mano, o Madre mia, mettila prima della mia”.

CONCLUSIONE

Riprendo una interessante catechesi di papa Francesco del novembre 2014, dedicata all’universale vocazione alla santità. Diceva il pontefice: “Tutto questo ci fa comprendere che, per essere santi, non bisogna per forza essere vescovi, preti o religiosi: no, tutti siamo chiamati a diventare santi! Tante volte, poi, siamo tentati di pensare che la santità sia riservata soltanto a coloro che hanno la possibilità di staccarsi dalle faccende ordinarie, per dedicarsi esclusivamente alla preghiera. Ma non è così! Qualcuno pensa che la santità è chiudere gli occhi e fare la faccia da immaginetta. No! Non è questa la santità! La santità è qualcosa di più grande, di più profondo che ci dà Dio. Anzi, è proprio vivendo con amore e offrendo la propria testimonianza cristiana nelle occupazioni di ogni giorno che siamo chiamati a diventare santi. E ciascuno nelle condizioni e nello stato di vita in cui si trova. Ma tu sei consacrato, sei consacrata? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione e il tuo ministero. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un battezzato non sposato? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro e offrendo del tempo al servizio dei fratelli. “Ma, padre, io lavoro in una fabbrica; io lavoro come ragioniere, sempre con i numeri, ma lì non si può essere santo…” – “Sì, si può! Lì dove tu lavori tu puoi diventare santo. Dio ti dà la grazia di diventare santo. Dio si comunica a te”. Sempre in ogni posto si può diventare santo, cioè ci si può aprire a questa grazia che ci lavora dentro e ci porta alla santità. Sei genitore o nonno? Sii santo insegnando con passione ai figli o ai nipoti a conoscere e a seguire Gesù. E ci vuole tanta pazienza per questo, per essere un buon genitore, un buon nonno, una buona madre, una buona nonna, ci vuole tanta pazienza e in questa pazienza viene la santità: esercitando la pazienza. Sei catechista, educatore o volontario? Sii santo diventando segno visibile dell’amore di Dio e della sua presenza accanto a noi. Ecco: ogni stato di vita porta alla santità, sempre! A casa tua, sulla strada, al lavoro, in Chiesa, in quel momento e nel tuo stato di vita è stata aperta la strada verso la santità. Non scoraggiatevi di andare su questa strada. E’ proprio Dio che ci dà la grazia. Solo questo chiede il Signore: che noi siamo in comunione con Lui e al servizio dei fratelli”.
In questa prospettiva mi piace ricordare: la santità quotidiana e generosa di Mamma Margherita; la santità simpatica di un marito e padre di famiglia come il Venerabile Attilio Giordani;  quella di un giovane impegnato in politica come il Venerabile Alberto Marvelli; di laiche generose e vere donne come la Venerabile Dorotea a Barcellona in Spagna e la Serva di Dio Matilde Salem di Aleppo in Siria; e la simpatica schiera dei nostri giovani: Domenico, Laura, Zeffirino, Fransco Kesy con i suoi 4 amici dell’oratorio di Poznan.

Pertanto:
conosciamo e facciamo conoscere questi campioni della fede e della carità;
preghiamoli e facciamoli pregare;
soprattutto imitiamoli nel loro voler essere santi!


[1] Cf. LG 12b; AA 3c.

[2] Cf. PC 1b

[3] Cf. ACGS 159.