Santità Salesiana

Giordani Attilio, Salesiano Cooperatore, Laico, Venerabile, Don Pierluigi Cameroni SDB

Giordani Attilio, Salesiano Cooperatore, Laico, Venerabile

 

(Milano, 3 febbraio 1913 - Campo Grande, Mato Grosso, Brasile, 18 dicembre 1972)

 

            Padre di famiglia, catechista e animatore di oratorio, salesiano cooperatore e missionario nel Mato Grosso. Membro della parrocchia S. Agostino, gestita dai salesiani di Milano, Attilio è l'anima dell'oratorio e della parrocchia, è un mago dell'oratorio, un fenomeno di inventiva, di allegria e di capacità educativa con i ragazzi. La sua vocazione di laico cristiano impegnato fiorisce e matura nei solchi dell’oratorio, con il cuore apostolico e gioioso di don Bosco. E’ un attore eccezionale, uno che affascina col suo modo di recitare: naturalissimo e sempre fresco. Ha una carica, qualcosa come un segreto, come una grazia, che non è quella dell'attore. Ciò che attira è qualcosa di bello che ha dentro di sé. Stare con i ragazzi è la vocazione di Don Bosco e di ogni salesiano. Don Bosco la chiamò "assistenza". Il modo di stare con i ragazzi di Attilio incanta come il suo modo di recitare. Non ha paura dei ragazzi, è naturale con loro. Eppure quanto prepara ogni cosa prima di andare in mezzo ai giovani: i canti, i bans, i versi, i gridi. Li sa ascoltare, ascolta attentamente, bada a quello che dicono e ha sempre una battuta viva, briosa, a pennello per ciascuno. Allegro e ottimista sempre, anche il suo prendere in giro è dolce e non ferisce nessuno. In genere parla in dialetto milanese. E’ uno spettacolo Attilio in mezzo ai ragazzi: così doveva essere Don Bosco! Bada al gruppo e tiene d'occhio il singolo. E’ attento alla situazione reale, segue l'istinto dei ragazzi e lo argina con la sua inventiva. Se i ragazzi fanno baldoria, invece di imparare il catechismo, gli piace fare un grido, un salto, buttare fuori un po' di anidride carbonica e poi riprendere le redini e quindi il silenzio. La sua inventiva è di adattarsi alle situazioni.

            Le tappe del suo cammino sono state le tappe del suo tempo: nel tempo del fascismo cerca la libertà nell'oratorio, nell'Azione Cattolica; in tempo di guerra e dopoguerra, quando per la politica e per i partiti ci si guarda in cagnesco, inventa la crociata della bontà; in tempo di contestazione, quando i giovani si appropriano del terreno che i vecchi lasciano vuoto di ideali, egli appoggia l'Operazione Mato Grosso che i suoi figli gli hanno portato in casa. Il suo metodo e modo di stare con i ragazzi, manifesta la sua preoccupazione costante per l'anima del ragazzo, il suo rispetto per il giovane. Ciò che Don Bosco chiedeva ai suoi salesiani, in Attilio era compito sempre ben fatto. Il messaggio che Attilio trasmette con questo suo metodo, sempre aggiornato, si può riassumere con la parola "bontà". E tutto questo lo condivide con Noemi, la sua fidanzata e poi la sposa, che si lascia coinvolgere fino alla fine dall’entusiasmo travolgente del suo Attilio: “Cara Noe, il Signore ci aiuti a non essere dei buoni alla buona, a vivere nel mondo senza essere del mondo, ad andare contro corrente... ».

            Attilio, Don Bosco l'ha incarnato! Nell'allegria, nello stare con i ragazzi; anche nella pietà: una pietà semplice, quella che prega prima di mangiare: «Grazie Gesù per il pane che ci hai dato, danne anche a chi ne è senza». Attilio vive di unione con Dio, con Don Bosco. La sua giornata incomincia con l’alzata alle 6; 6.30 in chiesa per partecipare alla Messa e fare la comunione. Se manca il chierichetto non ha vergogna ad andare lui, anche a 58/59 anni, a servir messa. Poi la meditazione. Poi a casa, ascolta alla radiolina le ultime notizie e via al lavoro. Torna a casa a mezzogiorno. Dopo pranzo va dai salesiani del S. Ambrogio di Milano. Li conosce tutti: dall'ispettore all'ultimo caro salesiano, cieco, che viene da Betlemme. E quando c'è qualcuno che soffre o è un po' emarginato lui è presente. Saluta tutti i salesiani, poi ogni giorno fa la visita a Gesù Sacramentato.

            La sua vita la si capisce dalla morte. All’età di sessant'anni Attilio Giordani, con la moglie Noemi, il figlio maggiore Pier e la figlia più giovane Paola, parte per il Brasile - Mato Grosso. Questo dice ai genitori: “Se vogliamo e dobbiamo condividere la vocazione dei nostri figli, capire i nostri ragazzi, quando fanno alcune scelte importanti ed esemplari, dobbiamo essere disposti a seguire i nostri ragazzi per sostenerli nella prova, per poter giudicare con coscienza di causa ciò che fanno”. “Nella vita non serve tanto il dire le cose che dobbiamo fare. Non serve tanto il predicare, conta ciò che si fa. Bisogna dimostrare con la vita ciò in cui crediamo. Non ci sono prediche da fare. La predica è vivere”. La sua vita è tutta una corsa, con i giovani. E arriva al traguardo come una volata, dimostrando che cos’è la vocazione permanente del cristiano: dare la vita! Cos’è essere giovani fino all’ultimo giorno. Più volte Attilio aveva detto: “La morte ci deve trovare vivi”. Lui così vivo nelle cose ordinarie, nell'allegria, nella pietà, anche nell’incontro finale con il Signore è lì pronto per continuare a stare in mezzo ai ragazzi nel giardino salesiano del cielo. La morte lo coglie mentre sta parlando ad un incontro missionario a Campo Grande (Brasile), quando sentendosi venir meno, appoggia il capo sulla spalla di don Ugo De Censi e sussurra al figlio: “Pier Giorgio, continua tu”. E’ il messaggio che Attilio lascia anche a noi: continuare ad essere don Bosco vivo oggi con gioia e passione fino alla fine.