Santità Salesiana

Esercizi ai Salesiani 1955 - La castità

Ottava predica - LA CASTITA’
28 luglio 1955 pomeriggio

 

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Prima di iniziare la nostra conversazione di questa sera permettetemi di dirvi un pensiero che mi è venuto in questi giorni in relazione ai nostri piccoli discorsi. 
Delle volte cioè, si fa un poco di casistica in relazione agli argomenti che si trattano. È doloroso constatare che, capita questo fatto, che ho osservato in tanti anni di esperienza di esercizi spirituali. E cioè, quando si fa questa casistica, eh, si pensa: ecco adesso il predicatore vuol proprio parlare di quell’individuo, adesso il predicatore vuol proprio parlare di quella casa, di quell’opera, di quella istituzione.
Miei cari confratelli, proprio questa mattina, siccome, mi veniva anche questo pensiero, dicevo in relazione alla povertà. Badate che, tutti, tutti, nessuno eccettuato, degli attuali viventi nella nostra ispettoria può dirsi che è immune di qualcuno di quei difetti in relazione alla povertà di cui abbiamo parlato. Tutti, tutti, cominciando dal sottoscritto che ancora, diremo, prima, quando aveva in mano il potere, eh, si capisce, ha fatto anche lui le sue pecche, ed è anche probabile che tante di queste cose di cui dobbiamo dolerci e di cui ci tastò il polso il nostro venerato Rettor Maggiore e di tante di queste cose posso dire il mea culpa. 
Conclusione, miei cari confratelli: ma insomma, siamo uomini. E capiamo ben bene che quanto noi diciamo nei nostri santi spirituali esercizi dobbiamo applicarlo a noi; non andare a vedere se, direi il predicatore, ve lo posso assicurare, ha avuto neppure menomamente l’idea, non saprei come dire, di pensare nel dire quelle parole, di pensare a persone, a istituzioni o cose del genere. No, quando sentiamo qualche cosa, e tutto quello che sentiamo negli esercizi, dobbiamo applicarlo a noi personalmente. Deus iudicat me. E durante i santi spirituali esercizi devo appunto prendere la mia anima e cercare di scrutarla più fortemente che sia possibile per vedere appunto se vi sono stati dei lati deboli, dei lati di imperfezione. Ognuno deve pensare così per sè; non siamo noi che dobbiamo andare a giudicare i superiori, le persone, le opere. Gli esercizi spirituali sono fatti per la disamina della propria anima. 
Ecco, miei buoni confratelli, perdonatemi, dico se, ho accennato a questo pensiero che mi è sempre venuto in mente quando ho dovuto parlare ai miei cari confratelli durante gli esercizi spirituali; ed è anche per questo che, per me personalmente, non approvo la casistica in relazione appunto a quello che si dice negli esercizi spirituali, perchè dà tanto pregiudizio... E’ naturale, non c’è niente di... Ma significa questo, che non abbiamo un criterio esatto e perfetto dello scopo per cui si fanno gli esercizi. Che non è di andare a vedere il male negli altri, il male nelle nostre istituzioni; ma di vedere il male nell’anima nostra e cercare di correggerlo. Ed è in questa maniera che lo correggeremo anche nelle nostre istituzioni.

Questa sera, il nostro Don Bosco nel ‘74, - vi ricordate, così almeno storicamente le cose più importanti, - ho detto che tutto il periodo di attività, direi di formazione per lettera dei salesiani sta in questo periodo storico: sono approvate le regole. E in seguito Don Bosco vede già che certi elementi e certi concetti non erano stati compresi bene, e fino all’84 scrive la lettera forse più importante, - a mio modo di vedere - del nostro Don Bosco, è la cosidetta “lettera sogno di Roma” del 1884, in cui Don Bosco, precisamente, fa il quadro della sua Congregazione che sembra che sia per dissolversi. - Dal lato educativo-pedagogico è certo la lettera più importante a mio modo di vedere del nostro Don Bosco; più ancora del “Trattatello del sistema suo educativo” Ne parleremo in qualche punto.-  
Nel ‘74, quindi vedete che si può dire, appena ottenuta l’approvazione delle regole, sente il bisogno di scrivere una circolare che è fra le più importanti e direi così, la più nutrita, in relazione al modo di promuovere e conservare la moralità fra i giovinetti che la Divina provvidenza ha la bontà di affidarci. Sembrerebbe che la lettera sia scritta per i giovani. Dice Don Bosco: 
“Per non trattare questa materia troppo brevemente, - la scrive da Roma, - credo bene dividerla in 2 parti: necessità della moralità tra i soci salesiani; - è qui dove batte sodo il nostro Don Bosco, -  mezzi per diffonderla e sostenerla.” E i mezzi per diffonderla e sostenerla li ha inquadrati nei preliminari delle regole nel capitolo in relazione alla castità delle regole stesse.
“Si può pertanto stabilire come principio invariabile, che la moralità degli allievi dipende da chi li ammaestra e li assiste e li dirige. - Chi non ha, non può dare, - dice il proverbio. Un sacco vuoto non può dare frumento, nè un fiasco pieno di feccia può mettere buon vino. Allora, prima di proporci maestri agli altri, è indispensabile che noi possediamo quello che agli altri vogliamo insegnare. Sono chiare le parole del Divin Maestro “Voi, egli dice, siete la luce del mondo. Questa luce, - ossia il buon esempio, - deve risplendere in faccia a tutti gli uomini affinchè vedendosi tutte le opere vostre buone, siano - in un certo modo - tratti anch’essi a seguirvi e così glorificare il Padre comune che è nei cieli.” Se pertanto noi vogliamo promuovere la moralità nei nostri giovani allievi, dobbiamo possederla noi, praticarla noi e farla risplendere nelle nostre opere, nei nostri discorsi, ne mai pretendere dai nostri dipendenti che esercitino un atto di virtù da noi trascurato. 
Difatti, come noi potremmo pretendere che gli allievi siano esemplari e religiosi se in noi vedono negligenza nelle cose di chiesa, nella levata, nella meditazione, nell’accostarci alla confessione, alla comunione, nel celebrare la Santa Messa? Come può pretendere ubbidienza quel direttore, quel maestro, quell’assistente, mentre essi per primo con pretesti si esimono dalle loro obbligazioni e per lo più senza permesso escono di casa e si occupano di cose che non hanno alcuna relazione coi propri doveri? Come ottenere dagli altri carità, rispetto, se chi comanda va in furia con tutti, percuote, censura le disposizione dei superiori, critica gli orari e gli stessi trattamenti di tavola e chi ne ha cura? Noi siamo certamente tutti d’accordo nel dire a costui: Medice cura te ipsum. 
Non è gran tempo: che un giovinetto rimproverato perchè leggeva un libro cattivo, con tutta semplicità rispose: “Non mi credevo di far male leggendo un libro che più volte vidi leggere dal mio maestro.” - Gli si potrebbe anche rispondere, ma ad ogni modo, prendiamo il fatto.
“Un’altra volta fu chiesto ad un altro perchè avesse scritto una lettera in cui censurava l’andamento della casa. Egli rispose che aveva scritto se non le parole più volte udite dal suo assistente. Proporre ad altri una cosa buona mentre noi facciamo il contrario è come colui che nell’oscurità della notte volesse far lume con una lucerna, oppure volesse trar vino da un vaso vuoto. Anzi parmi che si possa paragonare a chi cercasse di condire gli alimenti con sostanze velenose. Perchè, vedete, non solo non si promuove il buon costume, ma si dà occasione di far male e di dare scandalo. E allora? Noi diventiamo miserabile sale infatuato, sale guasto, che ad altro più non serve che ad essere gettato nella spazzatura.
La voce duplica spesso fatti immorali succeduti con rovina dei costumi e scandali orribili. È un male grande, un disastro. Ed io prego il Signore a fare in modo che le nostre case siano tutte chiuse prima che in esse succedano somiglianti disgrazie.”
Noi oggi non possiamo nascondere che viviamo in tempi calamitosi. Il mondo attuale è come ce lo descrive il Salvatore. “Mundus in maligno positus est totus.” 
E pensiamo pure noi al mondo attuale; pensiamo pure alle lotte che hanno sofferto nell’ante guerra, nel post guerra tutte le nostre opere; specialmente in Germania sotto questi lati. Pensiamo a quello che soffrono attualmente i nostri cari confratelli: Polonia, Ungheria, Slovacchia e andate dicendo. E in tanti punti, proprio su questo. E si cerca dalle autorità astutamente di voler trarre con parole, con fatti i confratelli nell’inganno per poterli accusare anche in minimis, e alle volte ci sono i giovani stessi che accusano i loro educatori, accusano perfino i loro genitori. 
“Mundus in maligno positus est totus.” Esso, vuol tutto vedere, tutto giudicare. Oltre poi ai giudizi perversi che fa delle cose di Dio, spesso ingrandisce le cose, spessissimo ne inventa d’altrui. Ma se per sventura riesce ad appoggiare il suo sopra la realtà, che rumore, che strombazzate!
Tuttavia, se con animo imparziale cerchiamo la ragione di tanti mali, per lo più troviamo che il sale divenne infatuato, che la lucerna fu spenta; cioè, che la cessazione di santità in chi comanda, diede ragione ai disastri avvenuti nei dipendenti.” 
E allora è vero il suo inno alla bella virtù: 
“O castità, castità. Tu sei una grande virtù. Fino a tanto che tu risplenderai fra noi, vale a dire finchè i figli di San Francesco di Sales ti pregeranno, praticando la ritiratezza, la modestia, la temperanza, e quanto abbiamo con voto promesso a Dio, sempre tra noi avrà posto rigoglioso la moralità, e la santità dei costumi come fiaccola ardente risplenderà in tutte le case che da noi dipendono.”
E come maestro poi spirituale in quell’occasione Don Bosco pensò di fare tre distinte conferenze, o meglio, tre esami pratici in cui siano lette e spiegate le cose da praticarsi e le cose da dirsi in relazione proprio ai tre voti. 
“E ognuno stabilisca seriamente di correggere quello che trova difettoso nelle sue parole, nei suoi fatti, nella povertà, castità ed obbedienza. E inoltre si legga e si avvii il capo che tratta delle pratiche di pietà. E poi ginocchioni ai piedi del Crocifisso risolviamo di volere tutto compiere esemplarmente a costo di qualunque sacrificio.” 
È così che ordinava Don Bosco ai suoi salesiani nel 1874. Dopo, direi, questa manifestazione in relazione alla virtù, egli la chiamava “castità, purità, bella virtù, la virtù angelica, la virtù di Maria, la virtù fra tutte la più cara al Signore.”
Nell’udienza che Don Bosco nel 1877, alcuni anni dopo ebbe da Pio IX che era già ammalato; Pio IX gli fece - starei per dire, - come una grande profezia, come pure più tardi fu fatta dal Santo Padre Leone XIII:
  “Io vi dico in nome di Dio che se voi risponderete al divino aiuto col vostro buon esempio, se promuoverete lo spirito di pietà; se voi promuoverete lo spirito di moralità e specialmente la castità; se questo spirito rimarrà in voi, voi avrete coadiutori, cooperatori, ministri zelanti, vedrete centuplicarsi le vocazioni religiose sia per voi, per la vostra Congregazione come per gli altri ordini religiosi. Ed anche per le diocesi che non mancheranno dei buoni ministri i quali faranno molto bene. La vostra Congregazione fu istituita affinchè si ebbe che vi è il modo di dare a Dio quello che è di Dio e a Cesare quello che è di Cesare. E vi predico, e questo scrivetelo ai vostri figli, che la vostra Congregazione fiorirà, si dilaterà miracolosamente. Durerà nei secoli venturi e troverà sempre dei coadiutori in fino a tanto che cercherà di promuovere lo spirito di pietà e di religione ma specialmente di moralità e castità.” 
“La gloria della nostra Congregazione, - continua poi Don Bosco, - la gloria della nostra Congregazione consiste nella moralità. Sarebbe una sventura si offuscherebbe questa gloria qualora i salesiani decadessero. Il Signore disperderebbe, dissiperebbe la Congregazione se noi venissimo meno alla castità. È questo un balsamo da spargersi presso tutti i popoli, da promuoversi in tutti gli individui; essa è il centro di ogni virtù”. 
Certo noi, miei cari confratelli amiamo la nostra Congregazione e ci auguriamo che la predizione del Santo Padre, come si è verificata finora, si venga ancora moltiplicando di più, che le parole sono chiare. La condizione è che noi ci manteniamo quale ci vuole il Signore, e secondo le promesse che noi abbiamo fatto. E anche qui miei cari confratelli, a voi cari sacerdoti, a voi cari chierici, a voi carissimi coadiutori; perchè in generale delle volte si pensa che i nostri cari coadiutori non si trovino nelle condizioni in cui possono trovarsi i sacerdoti nel loro apostolato. Si trovano più di noi. Vogliamo essere sicuri di mantenerci, ripeto, come ci vuole il Signore, come abbiamo promesso alla nostra Congregazione come unica condizione. 
E vediamo. Per me a tutte le anime che ho dovuto avvicinare nei tanti anni di Congregazione, non ho altro dato suggerimento che questo: leggiamo quanto ci suggerisce Don Bosco nei preliminari della costituzione in relazione ai mezzi positivi e negativi per conservare la bella virtù. Stiamo fermi, rigidamente fermi alle nostre costituzioni, anche a quelle che sembrano fatte più indifferenti; in relazione alla levata, in relazione all’andata al riposo, in relazione al silenzio. Sembra che siano cose da niente; eppure, miei cari confratelli, sono precisamente queste piccole cose che eseguite con fede, ed eseguite perchè è nostro dovere, perchè l’abbiamo promesso al Signore, sono quelle, credete, che ci mantengono in questa santa virtù.

Il nostro Don Bosco ha scritto poi ancora nell’84 una lettera a tutte le case in relazione, essa pure, alla moralità. Ma in questo punto caratteristico della lettura dei libri. Includendo insieme, - starei per dire, - il suo pensiero in relazione all’attività che ogni salesiano secondo il primo capitolo delle costituzioni deve avere per la propaganda stampa. 
Non la leggo tutta questa lettera, semplicemente accenno. Oggigiorno c’è la smania, - riassumo, -  di leggere libri proibiti, di perdere tempo e rovinarsi l’anima con la lettura dei romanzi. Libri che si debbono togliere dalle mani dei nostri giovanetti, e aggiungo, dalle mani dei nostri confratelli. 
E specialmente i direttori nelle case, attenzione a quello che leggono i nostri cari confratelli e specialmente adesso che viene moltiplicandosi il numero dei nostri carissimi confratelli giapponesi; attenti, attenti a quello che leggono. Badate che è una caratteristica del popolo giapponese la lettura. Verifichiamo precisamente questo; direi, un desiderio acutissimo dei giapponesi per la lettura.
E anche qui a Chofu c’è stato bisogno precisamente di avere una grande cura in relazione a questo, specialmente poi per due motivi. Sia perchè i nostri cari chierici debbono pur fare anche i loro studi superiori, sia dico per questa abitudine che hanno i giapponesi. Questo desiderio intenso, direi quasi innato per la lettura, di qualsiasi genere, non fanno distinzioni. E la necessità, - eh dico, l’altra questione, - che, via, non sempre tutti noi altri siamo in grado di valutare che cosa leggono. Perchè noi non possiamo leggere, ringraziando il Signore. Ci sono tanti e tanti nostri cari confratelli che possono possedere bene e sanno realmente. Attenzione miei cari confratelli; non solo letture di libri, tipo libri divertenti, libri che fanno perdere tempo, tipo romanzi; attenti! 
Tutti penso nella piccola esperienza, vero, che abbiamo delle nostre case, penso che tutti sottolineeranno e approveranno queste affermazioni; ma badate che bisogna precisamente aprire l’occhio. Per loro, per noi. 
Le prime impressioni che ricevono le menti vergini, per me questo, l’ho detto tante, tante volte. In quello che conosco della letteratura pedagogica straniera, vero, anche di questi momenti, non ho ancora trovato una lettera in relazione alla lettura che possa paragonarsi a questa. Non credete che sia esagerazione. Le prime impressioni che ricevono le menti vergini nei teneri cuori dei giovanetti durano tutto il tempo della loro vita. E i libri oggigiorno sono una delle fasi principali di questo. La lettura per essi è nuovissima attrattiva, solleticando la loro smaniosa curiosità e da questa dipende moltissime volte la scelta definitiva che fanno del bene o del male. 
I nemici delle anime conoscono la potenza di quest’ arma e l’esperienza m’insegna quanto sappiano scelleratamente adoperarla a danno dell’innocenza. Stranezze di titoli, bellezza di carta, nitidezza di caratteri, finezza d’incisioni, modicità di prezzo, popolarità di stile, varietà d’intrecci, fuochi di descrizione e tutto, tutto è adoperato con arte e prudenza diabolica. Quindi tocca a noi opporre, arma ad arma; strappare dalle anime dei nostri giovani il veleno che l’empietà e l’immoralità loro presenta e ai libri cattivi opporre libri buoni. Guai a noi se dormissimo mentre l’uomo nemico veglia continuamente per seminare la zizzania. 
E dà poi un elenco di mezzi, penso che li conosciamo, anche regolamentari per le nostre case per ciò che si riferisce a questo. Don Bosco insiste a che si elimini i libri non adatti al luogo, all’età, agli studi, alle inclinazioni, alle passioni nascenti, alla vocazione, questi pure si devono eliminare benchè buoni e indifferenti. E quanto ai libri onesti e ameni, oh, se si potessero escludere. Nelle lettura pubblica sia il direttore che regola. Mai i romanzi.
Dà un piccolo elenco di libri da leggersi per refettorio. Per le camerate si bandisca assolutamente ogni lettura divagante o amena. Libri che con la loro impressione sull’animo del giovanetto che sta per addormentarsi siano atti a renderlo più buono, più leggero. Ma che forza ha l’argomento sacro e ascetico.
Uniformiamoci anche a questi pensieri del nostro buon padre, miei cari confratelli, sia per noi, sia per i nostri giovani, sia anche nelle ultime parole che ho letto dalla lettera, al dovere nostro d’inculcare precisamente nell’articolo tale del primo capitolo delle nostre costituzioni, la cooperazione di tutti noi. Sarà chi più chi meno, ma fosse anche col consiglio; fosse anche quando si legge qualche cosa, si trova uno vignetta, si trova uno stelloncino, si trova qualche cosa che può servire, anche direi, per venire in aiuto a coloro che lavorano per la propaganda stampa. Facciamolo, facciamolo; ecco, un’inezia, non importa. Vedete, mettiamo anche noi il nostro piccolo contributo in questo.
Nel luglio dell’84, precisamente, e sotto l’unzione di queste lettere che aveva scritto in relazione alla moralità, in relazione alle letture, nel luglio del 1884 ha un sogno. Un sogno stranissimo per chi pensa alla mente di Don Bosco. Il sogno di quelle due donzelle che baldamente cantando in un locale amenissimo, cantavano le lodi della castità. E Don Bosco ne parlò a Don Lemoyne lasciandogli la libertà di foggiare poi questo sogno con gli elementi che gli aveva dato; e ne ha fatto un sogno molto lungo che si può leggere, appunto, anche nelle Memorie Biografiche, ma che Don Bosco non ha controllato. 
Ecco una bella cosa per chi ha bisogno di farsi scritturare in relazione a fare prediche o altro; in relazione alla bella virtù può trovare materiale immenso. 
Ecco miei buoni confratelli, mi sento che possa essere sufficiente. 
Il richiamo nostro a questo importantissimo dovere nostro, a questa importantissima virtù che deve essere il nostro privilegio, la nostra caratteristica, il mezzo l’abbiamo. Osserviamo bene il voto della castità e uniamoci più intimamente che sia possibile con la devozione alla Madonna e più con la Santa Eucarestia all’anima immacolata di Gesù benedetto.
Permettete ancora brevissimamente un pensiero. 
Chi studia Don Bosco, e questo non tanto direi così forse fra gli studiosi di Don Bosco extra, ma alle volte si può sentire in mezzo anche a confratelli questo pensiero: Don Bosco in relazione a questa materia è stato troppo unilaterale. Anche leggendo le biografie che ha scritto dei suoi giovani, insiste, insiste troppo; sembra che non ci sia altro. 
Eh no, vedete Don Bosco. Primo, pensate all’Oremus di Don Bosco. No, perchè alcuni pensano, Don Bosco ha scritto dei libri. Ricordate bene, che l’Oremus che ci fa dire la Chiesa, ed ecco così che la Chiesa ha interpretato Don Bosco. Ecco , “Adolescentium Pater et Magister.” L’altro giorno, facevamo la festa di San Ieronimo Emiliani, ottimissimo educatore, “Puerorum Pater.” Don Bosco: Adolescentium Pater. Pensate l’età dell’adolescenza. È l’età delle passioni dei giovani, che incominciano precisamente nella formazione del suo essere fisio-psicologico, cominciano a fermentare i giovani. Adolescentium Pater et Magister.  
E c’è, ci sono di quelli che pensano che Don Bosco abbia pensato semplicemente a questo e che batta sempre solamente su questo punto. Vedete, esaminate anche solo superficialmente il regolamento delle case per i giovani e voi troverete quanto Don Bosco fa, - badate bene, - materia di coscienza e di confessione in tutti quegli articoli. Riassumo le cose più importanti: Don Bosco fa questione di coscienza e materia di confessione: l’osservanza del dovere del regolamento, la mancanza di obbedienza, le mancanze di disciplina, le mancanze di rispetto, l’insincerità, il contegno esterno anche della persona, la carità, l’insubordinazione, la malignità, l’immodestia; un punto su tutti, l’ozio.
 Oh, Don Bosco, sì, non ha scritto libri di psicologia o di fisiologia, non ha infarcito i suoi scritti dei nomacci che dobbiamo studiare noi moderni. Ma come conosce l’anima del giovane e come la conosce profondamente. Penso che non è superbia. Mi sentirei di scrivere un trattato fisio-psicologico che può stare a pari, a petto, salvo i nomi, a qualsiasi trattato fisio-psicologico moderno, desumendo gli elementi semplicemente dal nostro Don Bosco. 
Ecco. No, no, Don Bosco conosce i giovani. Non abbiamo paura; e i suggerimenti che egli ci dà precisamente per mettere in guardia l’anima nostra, in questa materia, e lo comprendete anche voi altri; i nostri giovani all’età in cui si trovano nei nostri collegi, specialmente negli studi più elevati, proprio in quell’età in cui appare bruscamente lo stimolo dell’istinto e più fortemente trascurato dalla educazione, dalla grossolanità delle maniere da cui parte decisamente il vizio, e allora Don Bosco, vedete là, la vigilanza, l’assistenza, il timor di Dio, l’elevazione dell’anima soprannaturalmente. Ecco i mezzi che dobbiamo adoperare per noi prima di tutto, perchè, dice, Don Bosco dobbiamo noi essere belli prima di tutto e poi per gli altri.
Don Bosco è più che al corrente dell’anima del giovane; e badate, è questa una caratteristica. Leggete pure i trattati di psicologia; in generale quelli precedenti, vero, a Don Bosco sono tutti fatti per la gioventù di medio ceto, e per la gioventù un poco elevata. Don Bosco parla dei nostri operai, parla dei nostri agricoltori; sicuro, ha trasportato il problema della castità in mezzo a questa povera gioventù abbandonata. Ecco uno dei grandi mezzi di cui si parla pochissimo del nostro Don Bosco.
Dunque miei cari confratelli, non dimenticate, non dimentichiamo. Don Bosco ci dice. 
“L’ozio e la modestia non possono stare insieme. Temperanza, custodia dei sensi, eliminiamo le letture provocanti, non solo dalle mani dei nostri giovani ma anche da noi. Eliminiamo le figure provocanti dalle nostre case. Per i giovani fugga dai compagni non sani. Sicurezza di vincere con la Madonna, sicurezza di vincere con Gesù benedetto eucaristico, pratica dei sacramenti.”
Ecco la vita spirituale che dobbiamo condurre noi e nei nostri giovani e ci conserveremo, ripeto per la terza volta, come vuole il Signore, come gli abbiamo promesso coi nostri santi voti.
E concludiamo. Ho sempre concluso con le parole del nostro Rettor Maggiore:
“Non spendo parole in proposito sulla castità. Siete in mezzo alla casa. Bisogna che siamo specchio, bisogna star molto attenti soprattutto qui in Giappone, dove l’altro sesso per la sua gentilezza e per la sua cultura ed educazione ha maggiori attrattive che non in altre missioni.
Voglio farvi una raccomandazione: al ceto femminile, dove ci sono le suore, pensino le suore. E anche con le suore, con le madri dei ragazzi, con tutti comportiamoci bene, con riserva. Nell’Ecclesiastico è detto che “con le donne non si deve avere nessuna familiarità.” parole della sapienza di Dio, “nessuna familiarità!” Lo stesso si affermi coi ragazzi, viviamo al nostro posto; attenti e molto attenti. Non avete ancora l’idea precisa della clausura, tanto in relazione alle suore, tanto in relazione anche a noi. Pian piano bisognerà introdurla.” 
Vedete, sono certe cautele che sembrano sciocche; non hanno ragione di essere,ma hanno ragione di essere. Siamo uomini e niente di ciò che è umano è impossibile fra di noi. 
Mi sembra che non ci sia bisogno di fare altre raccomandazioni ed altri commenti. Mettiamo l’anima nostra sotto la santa protezione della nostra buona mamma la Madonna.
Ogni giorno abbiamo la fortuna se lo desideriamo ……….(manca la conclusione.)