Santità Salesiana

Esercizi ai Salesiani 1955 - La preghiera

Nona predica - LA PREGHIERA
29 luglio 1955 mattino

 

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Vorrei intitolare quest’oggi, il giorno della carità, il giorno dell’amore. 
Abbiamo meditato questa mattina la nostra intima unione con Gesù benedetto nella santa Eucarestia: ogni volta che lo riceviamo, che lo riceviamo degnamente, possiamo dire, è un attimo la presenza reale di Gesù benedetto nel nostro cuore, che si prosegue poi in tutta la giornata, finché poi non lo cacciamo via da noi con la sua santa Grazia. 
E abbiamo un mezzo a disposizione per cui possiamo dire, ogni momento della nostra vita possiamo essere in unione con Gesù benedetto: con la preghiera. Permettete che brevemente, essendoci già stata questa funzione in cui abbiamo pregato e abbiamo pregato per i nostri cari morti, la preghiera della compassione. Quante miserie, vero, a questo mondo. E in questo momento noi abbiamo anche voluto ricordare tante, tante anime che soffrono nel Purgatorio. È un atto di carità, diciamo pure eroico, perché abbiamo applicato, per esse, tutto quello che noi potevamo in uno slancio di carità fraterna.
La preghiera. Raccolgo dal nostro Don Bosco i pensieri più importanti in relazione a questo argomento; d’altra parte, siamo soliti dircelo. Sulla nostra bandiera c’è scritto: lavoro e preghiera. Hanno scelto, direi questo, per la rima. È la nostra unione col Signore ogni momento della giornata. E che si esplica precisamente anche in questa forma, della preghiera e del lavoro. ORA ET LABORA.
Chi non prega non può reggersi in piedi; non può stare col Signore. Chi prega poco fa poco e fa poco bene. Chi prega molto, fa, sa. Dobbiamo essere, miei buoni confratelli, salesiani figli di Don Bosco, continuamente uniti al Signore nello spirito di preghiera com’egli ci ha insegnato. No, ho sbagliato, com’egli ci ha insegnato; come ci ha insegnato Gesù benedetto è il comando: Sine intermissione orate; Sine intermissione orate. Vigilate et orate. Petite et accipietis. Ecco vedete la fede nella preghiera, la forza nella preghiera. Comando del Signore, promessa del Signore. Indesinenter orate. Petite et accipietis. 
Preghiamo, preghiamo per la salvezza dell’anima nostra. Preghiamo miei cari confratelli per tutto ciò che è giusto. E vedete, praticamente la nostra preghiera, - son tutti pensieri del nostro Don Bosco, - praticamente la nostra preghiera deve solo dirsi così, fare il proprio dovere. Non tralasciare nessuna occasione per fare il bene. Ma tutti l’abbiamo provato e lo proviamo ogni momento della giornata, miei cari fratelli. Se siamo in unione col Signore - e a Dio piacendo, se vogliamo, lo possiamo ricevere sacramentalmente ogni giorno, - siamo sicuri di essere con lui. 
E non mi sembra che nei momenti singoli della giornata quando ce n’è di bisogno, il Signore ci suggerisce precisamente quello che noi dobbiamo fare. Le sante cosiddette, le sante inspirazioni, hanno questo scopo. Ma noi delle volte non stiamo attenti. Oppure non abbiamo l’abitudine di pensarci; ecco questa dispersione mentale di cui abbiamo anche meditato in questi giorni. Il non dare valore realmente agli interessi dell’anima nostra e agli interessi del Signore nella salvezza delle anime che ci sono affidate e la gloria del Padre. Le sante inspirazioni; è unirci così con la preghiera sempre più al Signore. 
E nello stato fattivo reale in cui noi ci troviamo, per chi dobbiamo pregare? Ma miei cari, per la salvezza delle anime che sono a noi affidate, anche affinché per esse come per noi ci sia la salvezza dell’anima e tutto ciò che è giusto.
Bisogna che noi che preghiamo per i nostri dipendenti; l’abbiamo provato tutti. Vediamo alle volte che tutti i nostri sforzi che sono diretti verso di un’anima, non approdano. L’anima non sente, l’anima non si muove; ma preghiamo per quest’anima.
Preghiamo per il nostro dovere di essere realmente alla Gloria del Signore e alla salvezza delle anime. 
Preghiamo per i nostri superiori; non solo per i superiori della congregazione, ma per tutti i nostri superiori, specialmente, - siamo cristiani - per il Papa, per la Chiesa, per tutti i cristiani, per tutte queste anime a cui il Signore ci ha inviato, affinché sentano la voce del Signore e ottengano la Grazia della conversione.
E poi, secondo le circostanze, anche circostanze esterne, per quelli che pregano per noi, per quelli che pregano con noi, per quelli che si raccomandano alle nostre preghiere, per un sentimento di tenera compassione, dicevo prima, verso tante tante anime che soffrono. Ma pensate, anche solo qui nei dintorni, siamo circondati da ospedali, quante anime che soffrono; e con quale scopo? 
Pensate a quanti in questo momento sono chiamati dal Signore all’eternità; il punto di morte di tante, di tante anime sparse nel nostro mondo. Ma sicuro. La nostra preghiera, questa preghiera di tenera compassione, di carità, noi dobbiamo elevarla al Signore. 
Poi abbiamo le nostre preghiere libere, le nostre preghiere spontanee; ma vedete, cerchiamo sempre di pregare per la Chiesa universale.
Ecco miei buoni confratelli, alcuni pensieri desunti dal nostro Don Bosco, il quale però vedete, nel punto della preghiera, e in quello che siamo soliti dire nel punto delle pratiche nostre di pietà, vedete, ha un concetto molto semplice, che si può esprimere in queste parole e sono le sue precise. 
"In relazione a questa materia, teniamoci alle cose facili, ma si facciano con perseveranza; che non spaventino e neppure stanchino il cristiano, e massime la gioventù". 
Applicate questo pensiero genuino del nostro Don Bosco alle nostre pratiche di pietà. La regola ci parla chiaro. Forse è uno dei punti più dettagliati della nostra regola, il capitolo delle pratiche di pietà, e lo spirito con cui noi dobbiamo compierle. E vedete che Don Bosco capisce benissimo che, “Data la nostra posizione, - dice lui, - che abbiamo, non possiamo fare molte pratiche di pietà, specialmente in comune.”
Ma ci vuole questo spirito di pietà, che investa tutta la nostra giornata; dall’inizio, quando sentiamo la campana o quando ci svegliamo e facciamo il nostro segno di croce, perché siamo buoni cristiani e vogliamo incominciare precisamente la giornata, dice il nostro San Francesco di Sales, col lanciare l’anima nostra nelle mani di Dio e a lui consacrare i nostri pensieri, le nostre parole e le azioni della giornata, fino alla fine in cui con la Grazia del Signore possiamo riposare. Ma che ci sia precisamente, dice il nostro Don Bosco, nelle nostre pratiche di pietà, non un fardello che pesi. Teniamoci alle cose facili; facciamole però con perseveranza. E queste cose che dobbiamo anche consigliare agli altri, che non spaventino e neppure stanchino il cristiano. 
Mi ricordo di quella santa anima di Mons. Wakida, con cui agli inizi abbiamo dovuto stringere intime relazioni, perché ci ha aiutato a venire a confessare i nostri cristiani. Dice: 
“Voi altri religiosi avete un difetto. Volete caricare i cristiani delle medesime pratiche di pietà oppure di quella insistenza devozionale che va tanto bene per voi.” 
Ma, vedete il pensiero di Don Bosco. Che noi nelle nostre relazioni con Dio non abbiamo, direi così, delle pratiche che in una certa qual maniera stanchino, spaventino il cristiano, badate, dice Don Bosco, e specialmente. Dunque, teniamoci alle nostre pratiche di pietà. Facciamo bene quello che sono prescritte; nei limiti del possibile facciamole con la comunità. Non possiamo? Va be’, non è colpa nostra. Ma che ci sia questo spirito di unione intima precisamente nostra col Signore.
Don Bosco nel ‘76 ha scritto una circolare che è intitolata: “Per conservare lo spirito di pietà”. Non la voglio leggere tutta perché non è necessario. Don Bosco la scrisse quando ebbe compiuto la visita alle case. Nella lettera fa una breve relazione delle case; è contento dello sviluppo che viene a prendere la congregazione, nota la necessità di personale e pensa anche specialmente la necessità di personale nelle missioni. E dice così: 
“Nel desiderio di venire a cose valevoli a conservare le vocazioni religiose ed efficaci per conservare lo spirito di pietà fra i salesiani e i giovanetti a noi affidati, io vi vo raccomandarvi alcune cose che l’esperienza mi ha fatto ravvisare sulle pratiche di pietà.”
E sapete di che cosa tratta? Non parla niente delle pratiche di pietà. Eppure sono tutti mezzi per conservare lo spirito di pietà. Accenno semplicemente al primo: 
“Le compagnie: niuno abbia timore di parlarne, di raccomandarle, di favorirle, di esporne lo scopo, le origini e le indulgenze ed altri trattati che da queste si possono conseguire. Io credo che tali associazioni si possono chiamare chiave della pietà, conservatorio della morale, sostegno delle vocazioni ecclesiastiche e religiose.” 
E gli altri? Gli altri mezzi sono quelli che Don Bosco ci suggerisce precisamente per conservarci nella virtù della purità; non parla di pratiche di pietà. 
Mi sembra che dobbiamo pensare così. Don Bosco rivolgendosi ad ognuno di noi dice: 
"Figliolo, sta attento, cerca di non alimentare nel tuo cuore tutto quello che potrebbe essere occasione di peccato.” 
Vedete. Parla di relazioni, amicizie, conversazioni geniali o particolari, sia per iscritto o altro coi giovani o con le persone. Parla della fuga del secolo e delle sue massime. Parla che alla sera dopo le orazioni si vada a dormire. E la puntualità nel recarsi al riposo è collegata con l’esattezza nella levata del mattino, che compare insistente e intende di inculcare. Credetelo miei cari, l’esperienza ha fatto, fa talmente conoscere che il protrarre l’ora del riposo al mattino senza necessità, fu sempre trovata cosa assai pericolosa. Al contrario, l’esattezza nella levata, oltre di essere il principio di una buona giornata, si può eziandio chiamare un esempio permanente per tutti. E raccomanda che si dia la comodità di adempiere e di eseguire le pratiche di pietà anche ai nostri giovani e specialmente, vero, ai nostri cari coaudiutori, che delle volte potrebbero avere degli ostacoli. Questo, e tutto questo per conservarci nella pietà. 
Mi sembra di più che noi dobbiamo dire così. Se noi con studio, con diligenza, compiamo le pratiche di pietà che sono prescritte, facendo quel che possiamo nel tempo, nel luogo, nel modo stabilito eccetera, e cerchiamo di tenere lontano da noi tutte le occasioni prossime o remote del peccato, - è naturale - noi ci conserviamo in unione col Signore. Pietà non significa inginocchiarsi o fare il saluto. La pietà consiste nella nostra unione permanente col Signore nella giornata. È la pietà filiale del figlio che si slancia verso il Padre; dell’anima che si slancia e abbraccia, allarga le braccia come abbiamo meditato questa mattina, per inabissarci nel nostro amore. Ecco, ecco il pensiero di Don Bosco.
Don Bosco, animato dalla gloria, pervaso dalla carità del Signore, e pervaso dalla carità verso le anime, sapete che a un certo momento della sua vita, quando specialmente la congregazione ha incominciato a uscire dall’Oratorio, ha voluto scrivere quelli che siamo soliti chiamare i “Ricordi confidenziali”, - allora erano abbastanza segreti e si potevano dire “confidenziali”; adesso li conoscono tutti, sono stampati - va beh, per potere dirigere i suoi figlioli che pian pianino si allontanavano dall’Oratorio per incominciare ad espandere l’opera di apostolato della congregazione fuori del centro. I Ricordi confidenziali sono del ‘63, la prima, che fu fatta al nostro Santo Don Rua, possiamo dire il primo direttore del primo che si iniziò fuori dell’oratorio. 
Nel ‘71, nel ‘72 Don Bosco li rivide, li ricorresse; e allora, vero, per ognuno che ne aveva di bisogno, Don Bosco quando incaricava qualcuno ne faceva fare una copia. Poi più tardi, nel ‘75 fu litografata, nell’86, proprio negli ultimi anni della vita del nostro Don Bosco, Don Bosco li rivide ancora e lì furono litografate e quindi cominciarono a divenire di uso di norma comune.
È così, norme preziosissime. È da quelle che possiamo conoscere ancora più genuinamente il pensiero educativo di Don Bosco e se eseguissimo realmente quello, quanto è scritto, saremmo sicuri, evidentemente, di agire secondo il vero pensiero del nostro Don Bosco. 
Non voglio trattenervi su tutto. La prima parte di questi ricordi si riferiscono all’individuo a cui sono consacrati, “In relazione a te stesso”, è scritto. Mi piglio la libertà di leggerveli; sono fatti per i direttori, ma mi sembra che siano fatti e che siano così utili a inquadrare, lasciatemi dire così, la giornata del salesiano, sia che sia chierico, sia che sia coadiutore, oppure che abbia ben più alte responsabilità, che combinano con quelle del direttore a cui sono direttamente indirizzate.
Ricordo che ero ragazzetto ed ho avuto precisamente l’occasione di avvicinarmi in un’occasione triste al mio direttore. Ricordo: "Vieni un pò qui, vieni qui vicino e tirò fuori dal suo cassetto un libricino piccolo, dico io, non capivo niente, veramente, ma erano scritti proprio questi ricordi confidenziali. E mi disse: "Vedi un pò, qui sono parole di Don Bosco, vedi che ha ragione Don Bosco?" Dopo poi in seguito quando il sottoscritto diventa salesiano, le lessi anch’io quelle parole, e capii allora che erano proprio questi ricordi che Don Bosco dava ai suoi figlioli. 
Brevemente miei cari confratelli. 
“Primo, niente ti turbi.” Mi pare che questo non fa male neppure a tutti i confratelli anche che non siano un direttore, cioè noi. Nella spiegazione io vorrei intitolare questa “La giornata del salesiano secondo lo spirito di Don Bosco.” Non ci sono tutti i particolari; non importa. Ci sono dei particolari che si riferiscono ai sacerdoti. Invece di quelli, pensiamo alle nostre pratiche di pietà, non sacerdotali.
“Niente ti turbi.” La calma, la tranquillità, la serenità, la serenità in relazione a noi. Noi abbiamo anche da combattere. Abbiamo ogni giorno anche noi le nostre preoccupazioni spirituali. Preoccupazioni interne. Preoccupazioni esterne nell’adempimento dei nostri doveri, miei cari confratelli. “Niente ti turbi.” E Don Bosco commentava: "Il passato è passato, acqua passata non macina più.” Ma perché perdiamo tanto tempo miei cari confratelli e torturiamo l’anima nostra in relazione al passato? Ma cosa possiamo farci? È passato! Acqua passata non macina più. Il ritornare continuamente; ma se il Signore buono e benedetto tornasse ogni momento, vero, potesse venire vicino a noi e ci dicesse: "Bada che il tal anno hai fatto questo; non ti vergogni?” Il passato è passato! Questo vedete è una parte essenziale per la calma spirituale in cui dobbiamo mantenere l’anima nostra.
“Il futuro? Ma è nelle mani di Dio!” Ma sì, posso morire adesso. Ma cosa vado a strologare il futuro? Anche il passato? Ecco, e allora, “Niente ti turbi.”
“E nelle difficoltà? – ecco - Eleva, il tuo pensiero, l’anima tua, il tuo cuore, la tua mente, anche le tue forze fisiche, elevale al Signore.” 
Ma ogni giorno la Chiesa ci fa pregare: “O Signore fa che il mio corpo sia sano, fa che l’anima mia sia sana.” Ma raccogliereste altro che uno stile di orazioni, sul messale, in cui la Chiesa fa pregare affinché sia mantenuta la sanità di corpo e di mente del cristiano. Ma è naturale: niente ti turbi. Siamo guidati da lui. Ma se realmente amiamo il Signore, perché non dobbiamo provarci?   
Badate che San Ignazio e San Francesco di Sales annuivano ancora a un altro punto: indifferenza nella preghiera. In una certa qual maniera l’indifferenza nella nostra unione col Signore. Non indifferenza in relazione al fine, - che quello è chiaro, non possiamo essere indifferenti: Lui e Lui solo,  - ma in relazione ai mezzi. Se abbiam fede nel Signore, ma perché dobbiamo andare a strolgarci in relazione questo e a quello? Uomini di poca fede, ci potrebbe ogni momento della giornata gridare il Signore. “Quaerite primum regnum Dei et omnia adicientur vobis.” Anche nelle cose materiali. Sicuro! I superiori delle volte, purtroppo, devono loro rompersi la testa per potere riuscire, così, che quello che è necessario ci sia, ma se abbiamo spirito di fede e spirito di preghiera, miei cari confratelli, avremo questa santa indifferenza. Si dice, e lo abbiamo letto in refettorio del nostro Don Bosco, che quante più preoccupazioni aveva, tanto più era lieto e sorridente. Niente ti turbi. 
Secondo: “Evita le austerità nel cibo.” Oh, questa è consolante. E dalle austerità nel cibo, attenti miei cari confratelli. 
“Le tue mortificazioni siano nella diligenza ai tuoi doveri e nel sopportare le molestie altrui.” 
“In ciascuna notte farai sette ore di riposo. È stabilita un’ora di latitudine in più o in meno, per te e per gli altri, quando interverrà qualche ragionevole causa.” 
Eh, noi abbiamo anche, altrochè le 8 ore; anche 9... beh, ringraziamo il Signore anche di questo. L’austerità, la penitenza non consiste in questo; facciamo il nostro dovere e sopportiamoci vicendevolmente, offrendo al Signore le croci quotidiane.
Poi, ciò che si riferisce alle pratiche di pietà. Qui si rivolge ai sacerdoti: 
“Celebra la Santa Messa, recita il Santo Breviario, digne attente ac devote. Ciò sia per te e per i tuoi dipendenti.” Cari sacerdoti, sappiamo i nostri doveri. 
E per gli altri? Vedrete adesso. 
“Non mai omettere alla mattina la meditazione, lungo il giorno una visita al Santo Sacramento. Il resto com’è disposto nelle regole.”
Ecco miei buoni confratelli, le nostre pratiche di pietà. Vedete che il contributo precisamente di questa calma serenità, di questa intima nostra unione col Signore che viene, - direi così -  esercitandosi continuamente nelle nostre preghiere. 
Pensare che ci sono dei salesiani che dicono, pensano che abbiamo troppo poco pratiche di pietà, poca carità. Se le facciamo bene, ma pensate che non abbiamo un’ora, - posso dire, possiamo anche dire - non abbiamo mezz’ora in cui Don Bosco non ci faccia pregare. Se eseguiamo, tutte le volte che noi incominciamo delle azioni, uffici importanti, va benissimo, dobbiamo ben dire l’ACTIONES, dobbiamo ben dire l’ANGELUS e delle volte non lo diciamo. E allora, è naturale; ma vedete che il richiamo è continuo nelle nostre pratiche di pietà. 
Quinto: “Studia di farti amare se vuoi farti temere. La carità e la pazienza ti accompagnino costantemente nel comandare, nel correggere e fai in modo che ognuno dei tuoi, dai tuoi fatti, dalle tue parole conosca che tu cerchi il bene delle anime. Tollera qualunque cosa quando trattasi di impedire il peccato e le tue sollecitudini siano dirette al bene spirituale, sanitario, scientifico dei giovanetti dalla Divina Provvidenza a te affidati.” 
Non è il nostro problema? Non è il nostro dovere di assistenti, non è il nostro dovere di maestri? Non è il nostro dovere se occupiamo una carica nella casa, catechista, consigliere? Fanno bene per tutti. Non dimentichiamolo. 
Sesto: “Nelle cose di maggiore importanza fa sempre una breve elevazione di cuore a Dio prima di operare.” 
Eh, non vedete, questo è il punto. Il nostro Don Bosco esprimeva questo nella pratica della vita con la veste in generale di un’Ave Maria. L’ha lasciato scritto. La prima Ave Maria che lui ha detto iniziando l’opera sua là con Bartolomeo Garelli nella sacrestia di San Francesco d’Assisi. E tutte le volte, e tutte le volte che un salesiano deve fare qualche cosa d’importante, miei cari, se abbiamo precisamente l’abitudine di dire: adesso devo parlare con questo individuo, adesso devo parlare con questa autorità, ho questo problema che non so proprio come risolvere, su eleviamo il nostro pensiero al Signore. Vedete, che nella giornata, noi per mezzo della preghiera, nell’esecuzione dei nostri stessi lavori, vedete che continuamente preghiamo.
Mi sembra che possa essere questo sufficiente per indicare precisamente il pensiero, lo spirito di Don Bosco in relazione a questo. 
E concludo, forse l’avete già sentito leggere il pensiero del nostro venerato Rettor Maggiore: 
“Diamo buon esempio nelle pratiche di pietà; farle tutte, farle in comune. Avete le occupazioni del ministero, andate a dire la Messa di qua e di là e non sempre è possibile farle con la comunità. Le regole parlano chiaro. La regola dice così come dobbiamo fare quando non possiamo, quando siamo occupati col ministero e non possiamo fare le pratiche di pietà in comune, dice: “Ma fa meglio le tue azioni; falle con maggiore fervore di affetto”, perché dopo quando torni dal dir la Messa perché hai confessato tutto il tempo, non hai potuto fare con la comunità la meditazione o altre cose, va beh, ma certo hai da far scuola, fai con maggior fervore d’affetto la tua scuola, hai da fare di quà e di là. L’importante è mica quella materialità, l’importante è che tu stia unito al Signore. Che tu dica: caro Signore se tu non mi vieni in aiuto, non concludo niente, tutto qui. 
Queste cose devono essere un’eccezione, - è naturale, quando non possiamo, - e la comunità che prega supplisce anche a quello che non può farle insieme, chi non può fare insieme. Ma ripeto, questa non è la via ordinaria. È certo. La comunità che non può fare insieme le pratiche di pietà, - è una parola forte ma chiara, - non ha diritto di esistere e deve fondersi con altre. È tale l’importanza, vero, delle nostre pratiche di pietà, di questo spirito di preghiera che se non possiamo compierlo è un male; e insomma, siamo fuori di regola. Nelle pratiche di pietà in comune la comunità è al suo posto; tutti davanti a Dio nello stesso piano.
Fare bene l’esercizio della BUONAMORTE, cui Don Bosco annetteva tanta importanza. Farlo senza fretta. Sembra proprio una fatalità, quando si tratta del Signore si è sempre occupati. Farlo senza fretta. Al Signore dare il tempo che gli spetta. È così poco, diamoglielo tutto. ll formulario dell’esame di coscienza si faccia con calma, non in fretta, diviso anche in più volte; non occorre tutto ogni volta e di corsa. E lasciare il tempo di riflettere dopo ogni domanda. Per questo, ha molta importanza anche il lettore. Sia un lettore esperto, non il primo che capita. Sia uno che sappia fare, che legga lento, con garbo. 
Così pure il necrologio, la lettura sia chiara e distinta. Piacerebbe a voi che il vostro nome fosse letto in fretta, biascicato in modo che nessuno o quasi riesca a distinguerlo? A me no, ma desidero che, a suo tempo, il mio nome sia letto chiaro e distinto affinché quelli che ci conoscono preghino per noi.” 
Vedete, sono le piccole cose che fanno l’insieme. Cerchiamo di farle bene, perché cose straordinarie, penso, avremo poche occasioni di compierne. 
Termino miei buoni confratelli. Cerchiamo quest’oggi in cui abbiamo meditato l’unione col Signore di stare anche nelle forme delle varie preghiere che dobbiamo fare negli esercizi nella preghiera individuale e spontanea di stare, piú che sia possibile, in unione col Signore sotto la vigile protezione della nostra madre la Madonna.
Sia lodato Gesù Cristo.