Santità Salesiana

Esercizi ai Salesiani 1955 - La confessione

Terza predica - LA CONFESSIONE
26 luglio 1955 mattino

 

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Dopo la bella meditazione di questa mattina che certamente deve avere impressionato l’anima nostra, rettificato tante e tante idee forse troppo deboli nella nostra testa e nel nostro cuore, mi pare sia naturale che parliamo della santa Confessione. 
Don Bosco suggeriva che non passasse muta di esercizi spirituali, a qualsiasi genere di persone, anche fossero sacerdoti, senza parlare di questo santo sacramento. Parliamone dunque quest’oggi, miei buoni confratelli. Non intendo di presentare alla povera anima mia e all’anima vostra il sacramento della Confessione qua tale, come strumento indispensabile per ottenere il perdono dalla bontà dei nostri peccati dalla bontà della Misericordia del Signore, ma il pensiero di Don Bosco. Non esiste, - che io sappia, - una circolare speciale diretta ai suoi figlioli su questo argomento, ma si può dire che fra tutti i suoi discorsi, fra tutti i suoi scritti, - non dimentichiamo i suoi sogni, - vi è un materiale più che immenso per potere riunire il pensiero di Don Bosco a vantaggio dell’anima nostra.
Don Bosco, vedete, così per il sacramento della Confessione, non semplicemente - come dicevamo prima - il sacramento istituito da nostro Signor Gesù Cristo ad hoc per ottenere il perdono dei peccati, quando ci siano le condizioni necessarie, ma vuol presentare anche ai suoi figlioli il sacramento della Confessione sotto altri rispetti: mezzo per correggere i difetti, mezzo per conservare la purità, “il punto culminante - sono le sue parole - per ottenere la moralità per noi e per gli altri”; il mezzo per conservare la nostra vocazione; il mezzo per potere tendere alla perfezione, caposaldo di tutta la nostra vita spirituale. Ed è sotto questo aspetto miei cari confratelli, che vorrei presentare come piccola considerazione alla mia povera anima e alla vostra, questo sacramento della Confessione.

Può essere che qualcuno nel sentire le parole di Don Bosco, che in generale sono sempre rivolte ai giovinetti, pensi: tutto quanto questo serve per i ragazzi! Sì serve per i ragazzi, ma badate, miei cari confratelli, che anche noi siamo ragazzi nella vita spirituale. Non dobbiamo mica pensare di essere colossi, santi. Vogliamo tendere alla perfezione, desideriamo di farci santi, ma non lo siamo ancora. E penso che, quanto sentiremo da Don Bosco farà anche tanto del bene all’anima nostra.
Ma poi questo pensiero mi veniva spontaneo alla mente. 
Sì, Don Bosco, pensando a quanto ha detto, a quanto ha scritto, a quanto ha sognato in relazione alla Confessione, è sempre in mezzo al mondo dei suoi giovani. Ma ricordo che, nella prima muta di Esercizi a Trofarello, come ricordo all’inizio dei medesimi Esercizi, rivolto a quei primi confratelli diceva: “Quest’oggi nessuno esca da questa muta di Esercizi con degli imbrogli sull’anima.” 
Parola ripetuta in altre occasioni; ed era presente un mio carissimo compagno, il caro Don Tozzi. Vari di voi altri lo conoscono, proprio là a Valsalice, e mi diceva il posto preciso dove Don Bosco, rivolto ai confratelli adunati appunto per gli Esercizi Spirituali - lui era ancora giovane, arrivava allora da Faenza - rivolto ai confratelli su quei tre o quattro primi scalini della scala che saliva alla chiesa, rivolto ai confratelli, e già allora la mente ripeteva le medesime parole: “Che nessuno esca da questa muta di Esercizi con degli imbrogli sull’anima.” 
Miei cari confratelli, diciamolo anche all’anima nostra questa parola; e ripeto: quanto Don Bosco dice ai giovani, non dimentichiamo che lo dice anche all’anima nostra, che - ripeto,- nella via spirituale è ancora molto ragazza, è ancora molto giovane, molto inesperta; e fa certamente del bene anche per noi, quanto ai suoi giovani dice il nostro Don Bosco.

Vedete, dal 1870-75, Don Bosco vede il delinearsi chiaro del suo modello; e sente il bisogno intimo di determinare con precisione l’anima di questa congregazione. E tutti quanti i consigli che egli intendeva dare, erano affinchè questa congregazione avesse realmente lo spirito, l’anima, che egli anche per visioni soprannaturali aveva concretato. E allora si può dire che tutti i suoi consigli, le sue esortazioni, anche le lettere sue private non fanno altro che ripetere i medesimi argomenti, “opportune et importune”, e si può dire, quasi sempre con le stesse parole; e anche se si esaminano i suoi scritti, proprio alla lettera, e fra questi consigli fra questi suggerimenti, certo il pensiero della Confessione, la necessità della Confessione dal punto di vista spirituale, la necessità della Confessione per tutti quei motivi di cui abbiamo parlato in precedenza, si vede che fissi la forma più chiara in cui si manifesta il pensiero di Don Bosco in relazione alla Confessione è proprio nelle biografie dei suoi scritti. Voi ricordate tutti. Può essere che le abbiate lette tutte almeno quelle che sono ordinariamente fra mano. Savio Domenico, Besucco, Magone, Colle Luigi, Pietro il fabbro; sono queste cinque biografie che rappresentano precisamente, se voi le considerate anche così sommariamente, proprio i caratteri diversi dei giovani e anche l’ambiente sociale in cui vivevano questi giovani. 
Lì, Don Bosco, se si analizzano un pò profondamente, non fa altro precisamente che dimostrare come per l’educazione di questi giovani sia stata così utile la Confessione. 
Pensate voi, ripeto, alle esortazioni, alle conferenze, tanto ai giovani quanto ai chierici, quei primi chierici che hanno poi fondato, possiamo dire, la nostra congregazione. I capitoli generali, le lettere particolari, i sogni del nostro Don Bosco, in cui, vero, sotto il velo della metafora, dell’ immaginazione, espone appunto i difetti, la necessità della confessione, gli effetti del male che è guaribile semplicemente e solamente con la santa Confessione. Le sante industrie, possiamo ricordare, che Don Bosco usava per avvicinare quante più anime poteva, all’uso frequente e ben fatto della Confessione.
La condizione capitale per Don Bosco affinchè la Confessione dei suoi giovani sia fatta, oltre le condizioni evidentemente che tutti conosciamo dal catechismo, dagli insegnamenti religiosi, in particolare per l’efficacia spirituale della Confessione, Don Bosco insiste sulla Confessione frequente ben fatta, settimanale, salvo la necessità, evidentemente. 
La frequenza intemperante della Confessione, o rappresenta leggerezza o rappresenta un meccanicismo, insomma, non è un qualche cosa di corretto. La intemperanza nella Confessione può anche dare origine agli scrupoli; e Don Bosco si guardava bene di crearne, anche direi, con questo mezzo, se si può dire così, nei suoi giovani. Imponeva l’obbedienza, che è l’unica via d’uscita per correggere queste deficienze.
Altro punto capitale: confessore stabile! Ha ammesso pienissima libertà, e evidentemente l’abbiamo sentito e letto tante volte anche nei discorsi, nelle parlate, nelle buonenotti del nostro Don Bosco. 
Terzo: nella vita spirituale occorre serietà! Ce lo siamo sentiti richiamare ieri nella bella meditazione. 
Con questi punti fondamentali che egli suggeriva ai suoi giovani, per capire Don Bosco, forgiatore, -  diremo, - di santità, bisogna pensarlo nel confessionale. E il risultato più bello è il nostro Savio, e lo dice anche Don Bosco: “Savio Domenico è un capolavoro della confessione, che fu il suo sostegno nella pratica della virtù e fu la guida sicura che lo condusse a un termine di vita cotanto glorioso.”
Proprio la meditazione di questa mattina fu sul peccato. È il lato debole nostro; anche in relazione alla Confessione, possiamo proprio intuirlo, da quello che abbiamo meditato. 
Qual’è la nostra mentalità, qual’è la nostra coscienza in relazione al peccato?
Sembra che il pensiero di Don Bosco - si desumi da tutti questi elementi di cui vi ho accennato prima, che ci fu anche generalmente richiamato in questa mattina, si possa teologicamente, pedagogicamente, spiritualmente riassumere in questa maniera: il peccato, perdita della Grazia santificante, è offesa al Signore, è offesa di Dio.
Miei cari confratelli, nel nostro esame di preparazione alla Confessione, ci siamo fermati anche solo un momento, considerando Iddio sotto questi punti di vista:

  1. Iddio è Dio creatore. E tutti comprendiamo la forza di questa parola.
  2. Gesù è il mio Salvatore. E quindi miei buoni confratelli, oggi, facciamo la nostra preparazione alla confessione ai piedi del Crocifisso.

Oh, richiamiamo, voi giovani specialmente, che avete una fantasia, un’immaginazione, così bella, così ampia, riandiamo in quel momento alla Passione di nostro Signore Gesù Cristo. Proprio per i suoi, non dimentichiamo l’Ultima Cena, che cosa ha fatto Gesù in quell’Ultima Cena? Che cosa ha preceduto, che cosa ha seguito? “Exivit cum illis in Montem Olivarum.” Che cosa è succeduto là? È lì la vera Passione di nostro Signore Gesù Cristo. E lì c’eravamo anche noi; noi con le nostre deficenze, noi coi nostri peccati, noi con le nostre incorrispondenze, noi con le nostre negligenze, noi con la nostra ingratitudine, noi con le nostre mostruosità. Ecco lì miei buoni confratelli! E Gesù “Transeat a me calix iste!” Seguiamo Gesù là, sul Calvario, e seguiamo Gesù anche là vicino alla croce; in quella prima confessione del buon ladro. 
Nel nostro esame di coscienza, se noi precisamente ci investissimo di questi momenti della Passione di nostro Signore Gesù Cristo, certamente, nel nostro cuore più profondamente sarebbe sentito che cosa è il massimo male, il peccato.

  1. Lo Spirito Santo, mio santificatore.

“Addunque, conclusione, - dice Don Bosco - se amiamo Iddio, - e per Don Bosco il prossimo è incluso in quella nota formula che ripetiamo forse un pò troppo meccanicamente: la Gloria di Dio è la salute delle anime, sicuro, - dunque se amiamo Iddio, - dice Don Bosco - e il nostro prossimo, bisogna che questa offesa di Dio sia tenuta assolutamente lontana.” 
Ma poi c’è un’altra considerazione, che ci viene a far constatare, che risulta dalle medesime altre considerazioni che entrano poi più profondamente nel campo educativo spirituale dei giovani. 
“Il peccato è anche disgrazia, rovina dell’anima”, non solo offesa di Dio. “Disgrazia - la chiama così, sempre, il nostro Don Bosco, - rovina dell’anima.” L’anima perde la Grazia, è incapace di merito e da ciò, da ciò conseguenze psicologiche, disturbi, disordini dell’anima, disturbi, disordini nella volontà, disturbi, disordine anche nella nostra vita esterna. Ed è così, “Perché, in queste circostanze - dice Don Bosco, - non si può realizzare il nostro programma: allegria, pietà, studio. Ci sarà della malavoglia, semplicemente, del sornionismo, dell’irrequietudine, dell’indocilità, della disattenzione alle cose dell’anima; ma insomma la Grazia del Signore non opera dove lavora il diavolo.” 
Ecco il pensiero del nostro Don Bosco. E allora, non c’è da meravigliarsi delle insistenze che Don Bosco attribuisce alla vigilanza attiva, il richiamo continuo a che in casa non ci sia il peccato, sia in noi, sia nei nostri giovani, e che il peccato non entri. 
Anche nel semplice accenno regolamentare al portinaio: “La scelta di un buon portinaio è una cosa importantissima per una casa.” La vigilanza che non entrino persone, non entrino libri, non entrino giornali, non entrino altre cose insomma che possono essere occasioni di peccato. Eh, vedete, che questa vigilanza attiva, questa presenza attiva poi del salesiano di vigilanza verso le anime, ha precisamente questo scopo di impedire, nei limiti del possibile, a che il peccato ci sia, a che il peccato entri. È necessario per compiere il nostro programma spirituale, miei cari confratelli, indipendentemente dal programma allegria, pietà e studio, che è pure il nostro programma; noi, vero, dobbiamo tendere alla perfezione ed è così chiaro in tante lettere, in tante conferenze del nostro Don Bosco conclude sempre così: “Se voi fate questo miei buoni figliuoli, avrete quella pace, quella serenità, quella tranquillità di anima che è necessaria per potere riuscire a servire realmente il Signore.” 
Pace, serenità, tranquillità! E allora scrive Don Bosco: “Ma chi non ha pace con Dio non ha pace con sè, non ha pace con gli altri. Rimane angosciato, inquieto, insofferente all’obbedienza, si irrita per nulla, gli sembra che ogni cosa vada male.” 
Non è così? Voi che avete più esperienza del sottoscritto, perché avete fatto il tirocinio anche nelle nostre case. Non abbiamo constatato tante e tante volte questo stato di cose? Non dico che dipenda semplicemente dal peccato e che sempre dipenda da questo; ci possono essere anche altre circostanze; ma il fondamento è qui, miei cari confratelli. Sicuro, se non c’è la pace con Dio, non c’è pace con sè, non c’è pace con gli altri, si rimane angosciati, inquieti, insofferenti all’obbedienza, ci si irrita per nulla. Questo è il pensiero di Don Bosco. 
E allora, non c’è che un rimedio: Confessione ben fatta; se è necessaria, generale, riparatrice. Confessione frequente, specialmente in caso di cadute; e quando Don Bosco parla di disastri e di cadute, comprendete anche voi altri di che cosa vuol parlare.
Unire a questo la frequente Comunione che è fonte di energie spirituali e morali, perché è allora che Gesù lavora. E sopra questo stato di Grazia vi si innesta la fioritura della Grazia attuale, che accompagna così la vita interiore dell’anima. Ecco pensiero di Don Bosco. 
Leggete le biografie sue, leggete le conferenze, leggete le lettere. Speriamo di avere presto l’edizione completa che sarà un godimento spirituale magnifico, per l’anima nostra.
Miei buoni confratelli, quello che Don Bosco suggerisce ai suoi giovani, può essere anche sentito da noi altri e deve essere anche attuato da noi altri. 
Perché non si riesce ad ottenere dalla Confessione questi frutti? Continua il nostro Don Bosco: 
“Ciò che manca radicalmente, - notate la parola, - ciò che manca radicalmente in tanti che si confessano, è la stabilità nel proposito. Si confessano, ma sempre le stesse mancanze, le stesse occasioni prossime, le stesse abitudini cattive, gli stessi disturbi in chiesa, discorsi cattivi, scherzi o faccende scandalose, le stesse disobbedienze, mancanza di rispetto agli assistenti, le stesse male abitudini, le stesse trascuranze dei doveri; e così si va avanti per mesi e mesi ed anche per anni ed anni; confessioni che valgono poco o nulla, quindi non recano pace. E se un giovane fosse chiamato in quello stato al tribunale di Dio sarebbe una strage.” 
Queste sono dunque confessioni ben fatte? 
Io vi rispondo con le parole del Vangelo: “Dai frutti si conosce la pianta.” Se le confessioni non fan frutto c’è molto da temere che se non sono sacrileghe, siano almeno nulle. Ciò indica o che non venne fatto il proposito, o che non si ebbe cura di mantenerlo in pratica; si direbbe qualche volta che si va a confessarsi per cerimonia e che si vuole tentare il Signore.
Bisognerà allora scandagliare il proprio cuore e cercarne la ragione; se vi è mancanza di esame, di dolore, se deliberatamente, per disgrazia, si fosse taciuto un peccato mortale o altro. E fatta quindi una buona confessione, troncare ogni legame che ci possa tenere avvinti al demonio e che ci metta nel pericolo di dannarci eternamente.
Ho detto che per Don Bosco, la Confessione rappresenta il punto culminante per ottenere la moralità. E scrive: “Punto culminante per ottenere la moralità, certo è la frequente Confessione e Comunione, ma proprio ben fatta; col dare grande comodità e col procurare confessori che si intendano di queste cose. Si ottiene già molto, ma certo sarà quasi impossibile ottenere tutto; perché fa pietà vedere lo stato di coscienza in forse nove decimi dei giovani. Nè l’avere ogni comodità li mette a posto; bisogna persuadersi che quando un giovane ha la disgrazia di lasciare imbrogli sulla coscienza, per lo più va avanti anni ed anni e non vi è solennità o muta di esercizi o morte di altri che lo colpisca; è proprio dire, che l’aggiustarsi delle coscienze viene proprio deluso, il quale di tanto in tanto forse, che da nessuna occasione straordinaria fa rinsavire. 
Si studino però tutti i modi di dare comodità sempre maggiore, perché vi sarà sempre qualcuno, il quale in grazia di questo, lascerà operare sopra di sè la divina Misericordia e la sola probabilità di un buon successo, merita che ce ne occupiamo molto.” Ed è certo così. 
Specialmente noi, quelli che devono dirigere, non dimentichino queste parole del nostro Don Bosco: “Diamo ampia comodità.” Badate che uno dei canoni della pietà di Don Bosco è questo: Libertà, libertà, non coercizione; esortiamo, diamo la comodità, facciamo sorgere le occasioni.
Concludo col leggere un pensiero desunto precisamente dalla vita del nostro Savio Domenico, e direi, se non altro un cenno di quanto il nostro Don Bosco ha sparso poi qua e là nei vari capitoli delle biografie dei suoi giovani in relazione alla Confessione. Ed è qui che il suo pensiero non va semplicemente ai giovani, ma anche a coloro che hanno cura dei giovani e in genere ai cristiani. Sembra in certa qual maniera che Don Bosco, pur direi esternamente mettendo tutti quanti i suoi consigli per venire a favorire i giovani, - pensa che il lettore, se sarà adulto, troverà anche la parola per lui; di tanto in tanto si lascia sfuggire: “I medesimi consigli per gli educatori, i medesimi consigli per i cristiani, per la famiglia cristiana”. 
Scrive Don Bosco: “È comprovato dall’esperienza, che i più alti sostegni della gioventù sono il sacramento della Confessione e della Comunione. Datemi un giovane che frequenti questi sacramenti; voi lo vedrete crescere nella giovanile, giungere alla virile età ed arrivare, se così piace a Dio, fino alla più tarda vecchiaia con una condotta che è l’esempio di tutti quelli che lo conoscono. Questa massima la comprendano di più per praticarla, la comprendano tutti quelli che si occupano dell’educazione dei medesimi, per insinuarla. Accostarsi con frequenza, e tutte le volte che ci accosteremo a questo bagno di salute, non manchiamo di volgere il pensiero alle confessioni passate, per assicurarci che siane state ben fatte, e, se ne scorgiamo il bisogno, rimediamo ai difetti che vi fossero incorsi: difetti di ignoranza, colpe, inefficacia dell’uso del sacramento e andate dicendo.”
Volevo ancora un breve pensiero, in relazione, precisamente, ai frutti della Confessione. 
Dice Don Bosco: “Tu fai la tua confessione e non c’è altro che quel risultato? Mi pare che lo conosco; ti dirò con le parole del Vangelo: dai frutti si conosce l’albero.” 
Ecco miei buoni confratelli, quanto ho potuto raccogliere in un pò di meditazione su questo argomento presentato, diremo, col pensiero del nostro caro Don Bosco. 
Ma mi ha fatto meraviglia, e concludo con questo, questo ultimo pensiero. Il lavoro spirituale per il bene dell’anima nostra, per Don Bosco è l’uso scrupoloso del tempo: 
“La diligenza nell’adempimento del dovere, la frequente, sincera, ben fatta Confessione; uso scrupoloso del tempo”, dice il nostro Don Bosco. 
Vedete, se non si apprezza il tempo, voi vedrete, e nell’anima vostra e nell’anima dei vostri giovani, nient’altro che questo: assonnamento spirituale, accidia, ozio, peccato. Diligenza nell’adempimento del dovere! Badate che per Don Bosco, è, si può dire, l’ottavo sacramento della vita spirituale. La vita è dovere. E il più delle volte il dovere è esteriore. Frequente, sincera, ben fatta, la confessione. 
Miei cari confratelli, ringraziamo il Signore che ha messo a nostra disposizione questo bagno salutare, in cui vengono cancellate le nostre colpe, grandi o piccole che siano, e pensiamo precisamente al pensiero di Don Bosco, che per noi la Confessione deve essere anche un elemento settimanale e anche con maggior frequenza in caso di necessità, per potere mantenerci continuamente in quella direzione di attività di perfezione che è il nostro credo. 
Non dimentichiamo nella santa confessione la Passione di nostro Signore Gesù. Non dimentichiamo nella nostra confessione la parte che la nostra buona Mamma, Addolorata, ha avuto nella passione di nostro Signore Gesù. Anche questo può servirci a fare sì che, con serietà d’intenti, non dimentichiate il pensiero di Don Bosco: la vita spirituale è un qualche cosa di serio, non è un gioco, non è una leggerezza.
Con questo, certamente, riusciremo a fare sempre bene le nostre confessioni. Noi poi educatori, voi, molti dei quali già insegnate catechismo, religione, i nostri buoni missionari che hanno i loro catecumeni, specialmente ai giovani, agli inizi, insegnate, insegnate, insegnate a fare bene queste confessioni. La confessione iniziata bene, in generale, si può dire che continuerà; ma quando non vi sono idee chiare, quando si incomincia a fare dei pasticci fin dagli inizi, - è doloroso dirlo, - ma dall’esperienza anche di Don Bosco... 
Preghiamo il Signore affinchè ci aiuti a servircene sempre bene: per il bene dell’anima nostra, per perfezionarci sempre di più, per unirci a lui più intimamente nella santa carità: fare sempre bene la Santa Confessione.