Santità Salesiana

Esercizi ai Salesiani 1955 - Lo spirito missionario

Quinta predica - LO SPIRITO MISSIONARIO
27 luglio 1955 mattino

 

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Abbiamo questa mattina meditato la nostra vocazione missionaria. Anticipo quello che, avrei desiderato in una nostra conversazione dirvi in relazione a questo argomento, intonato secondo lo spirito del nostro Don Bosco. Quindi dobbiamo questa mattina dirci qualche cosa in relazione all’apostolato missionario proprio del salesiano secondo lo spirito del nostro Don Bosco, secondo i suggerimenti del nostro Don Bosco. 
Certo, l’universalità dell’opera del nostro Don Bosco, - e tutti conosciamo qual’è lo scopo della nostra società, - lo portava naturalmente anche a pensare alla conversione degli infedeli. Tutti conosciamo la vita di Don Bosco, la vita di Don Bosco ragazzetto, la vita di Don Bosco quando gli si delinea più chiara la sua vocazione sacerdotale, la vita di Don Bosco nel seminario, i dubbi in relazione alla sua vocazione, se piuttosto fosse lo stato religioso. Ebbe anche l’idea, lo sappiamo, di andare in missione; fu fermato recisamente dal suo direttore spirituale Don Cafasso. E allora quando se la vede preclusa, cerca di trasfondere precisamente questo suo ardore missionario alla sua congregazione e desidera per gli altri quanto era stato impossibile realizzare da lui. 
Ricordate il primo sogno missionario 1871-72. Non è chiaro, ma ad ogni modo serve. Non l’ha capito bene; va alla ricerca di chi possano essere questi misteriosi selvaggi che egli vedeva, con quelle forze strane di quel sogno; sono 3 anni di studio che lui fa. Poi nel 1874-75 si apre lo spiraglio: l’invito per l’Argentina. 
Nella seguente festa di San Francesco di Sales dà l’annunzio solenne e ha voluto che questo annunzio fosse proprio un qualche cosa di speciale per l’Oratorio. Pensiamolo allora, in quei tempi, d’inizio della piccola congregazione nostra. E allora, da quel giorno, si può dire che incomincia anche per la nostra società una nuova storia, la storia delle missioni salesiane. E per la Gloria di Dio, con santo orgoglio, possiamo dire che, pur essendo tra le ultime congregazioni missionarie, pian piano ci siamo elevati. E siamo certo non le ultime. 
Il pensiero di Don Bosco in relazione all’apostolato missionario, e per Don Bosco chi è il missionario mi sembra di poterlo riassumere prendendo qua e là elementi dai dati che ci ha lasciato il nostro Don Bosco e anche dalle definizioni che si è soliti dare del missionario. 
Mi sembra che si può, nel pensiero di Don Bosco, considerare il missionario come l’uomo di fede, di preghiera, di azione, di sacrificio che si dona nei dettagli della vita quotidiana al Signore per cooperare alla sua Gloria per la salvezza delle anime, non solo delle anime in generale, ma degli infedeli in particolare, e per fare sì che la Chiesa sia, - si suol dire ora la parola “ plantatio”, -  piantata là dove il missionario opera. Questo pensiero è chiarissimo in Don Bosco; la parola stessa, plantatio, la usa anche lui nelle sue lettere ai missionari. 
Alcuni cenni, - non cito le pagine, - sono cose che tutti potete consultare. 
“Il missionario deve obbedire, soffrire per la Gloria di Dio e darsi massima sollecitudine per osservare quei voti con cui si è consacrato al Signore. Lavorare unicamente per la gloria divina e per la salvezza delle anime, per il trionfo della religione e della Chiesa cattolica, apostolica, romana.”
E ad un’anima che domanda se può essere missionario, se la sua vocazione è vocazione missionaria, Don Bosco risponde: “Se cerca solamente Gesù e la sua croce, se vuole veramente soffrire con Gesù, vada in missione”. 
Per le missioni ci vogliono molte preghiere, molto lavoro e molto tempo. Il tempo è del Signore, il lavoro è del missionario, le preghiere sono di noi tutti. 
Mi sembra chiarissimo, ripeto, il concetto del nostro Don Bosco di chi egli considera veramente missionario: “fede, preghiera, azione, sacrificio, - ci si diceva questa mattina, - coraggio.” Pensate al coraggio, alla perseveranza, alla fede del nostro Don Bosco nelle istituzioni delle missioni. 
Oltre la vocazione missionaria, è chiarissimo nel concetto del nostro Don Bosco che ci siano anche quelle qualità che possono più facilmente vincere quelle difficoltà che abbiamo anche meditato questa mattina nell’opera missionaria: una preparazione fisica, intellettuale, morale che è necessaria per compiere bene il proprio dovere. In precedenza e ora, cari confratelli, specialmente i nostri chierici, teologi, sono qui precisamente per compiere questa preparazione.
Ci si parlava questa mattina dei nemici non solo interni ma esterni della missione. La Santa Chiesa, quando invia il missionario, gli dà delle istruzioni speciali; e proprio nelle prime pagine fa considerare dal missionario: “Bada che i tuoi nemici, specialmente i tuoi nemici interni, sono riassunti brevemente nelle 3 tentazioni che Gesù benedetto ha sofferto là nel deserto. Hai fame? -  Dì a queste pietre che diventino pane! - Non di solo pane vive l’uomo!” 
È la prima tentazione. Cioè, delle volte il missionario dimentica lo spirito e si attacca alla carne; certo, si trova in condizione di tentazioni fortissime anche al riguardo; pensate al clima, pensate al nutrimento, pensate al lavoro snervante; sono certo occasioni che facilitano questa tentazione.
La massima tentazione: presunzione. Si sente puzza di presunzione, di vanagloria. Delle volte ci lasciamo prendere dalla eccessiva esteriorizzazione, ci ubriachiamo dei successi, come ci scoraggiamo nelle deficienze che proviamo in noi, dei cattivi risultati e andate dicendo.
Terzo, mancanza di spirito di fede. 
E allora Don Bosco pensando appunto a queste difficoltà, non solo esteriori ma interne, - e badate che Don Bosco inizialmente inviava i suoi missionari non in paesi infedeli. In preparazione per entrare in contatto coi selvaggi, con gli indio. Non importa, ma il suo pensiero è chiaro, si deve arrivare là, per mezzo delle scuole, eccetera. Lo sapete, - e allora Don Bosco vuole circondare l’anima dei suoi figlioli di tutti quanti quei mezzi, metodi, di tutti quei richiami che possono riuscire a vincere appunto queste difficoltà interiori ed esteriori. Ed ecco allora le lettere. 
Oh, come si può seguire anche solo per quel poco che abbiamo nelle Memorie Biografiche, come segue i singoli individui e ognuno precisamente, perché questi suoi figlioli, i primi suoi figlioli, avevano con Don Bosco un’apertura d’animo come precisamente il figlio più tenerissimo verso il padre amatissimo, li segue passo passo. E poi ufficialmente, - lo sappiamo, - è andato anche incontro a loro con quelli che siamo soliti ricordare, “I ricordi di Don Bosco ai missionari.”
L’11 novembre 1875, Don Bosco quando fa la grandiosa funzione della partenza dei missionari della prima spedizione, finita la funzione, all’abbraccio finale, a ognuno consegnava un foglietto su cui stampati erano precisamente quei ricordi che noi abbiamo anche riprodotto nei nostri regolamenti. E da questi si capisce chiarissimamente quale fosse lo spirito missionario del nostro Don Bosco e quali sono i caratteri essenziali dello spirito salesiano in missione. E permettete che diamo insieme una ripassatina a questi ricordi, corredati da altri ricordi secondari che o per lettera oppure in occasione di altre spedizioni il nostro Don Bosco dava ai missionari.
La base, il primo: “Cercate anime, ma non danari, né onori, né dignità”.  
La base: Qual’è la nostra missione che dicevamo questa mattina. Dobbiamo “Predicare Gesù,  Gesù crocifisso.” E questo Crocifisso è così perché vuol salvare le anime. “Cercate anime. – 
E sottolinea Don Bosco in altri ricordi e in altre lettere: “Non con la scienza, ma con la santità, non con le ricchezze, ma con l’esempio e con la pietà faremo del gran bene promuovendo la Gloria di Dio e la salvezza delle anime.” 
E ha voluto scrivere: “Metti al sicuro prima l’anima tua e poi occupati di salvare l’anima del prossimo. Praebe teipsum exemplum bonorum operum. In omnibus labora. Opus fac evangelistae. Ministerium tuum imple. Et Dominus dabit incrementum evangelizationi tuae.” 
Oh, se il missionario facesse davvero il missionario, quanti prodigi di santità splenderebbero da ogni parte. Ma purtroppo molti hanno paura di lavorare e preferiscono le proprie comodità. Ricordate quanto ci dice la Chiesa: “Dì a queste pietre che diventino pane”. Ti sei fatto salesiano per salvare. Cerchiamo anime, miei cari confratelli; e specialmente siamo noi missionari, i primi missionari per l’anima nostra. E in aiuto dell’anima Don Bosco insiste: 
Decimo quarto e decimo quinto, ve lo ricordo, sulle pratiche di pietà. “Non dimenticare mai l’Esercizio di buona morte; ogni mattina raccomanda a Dio le occupazioni della giornata, nominatamente le confessioni, le scuole, i catechismi, le prediche.”
Decimo sesto: “Raccomando costantemente la devozione a Maria Ausiliatrice e a Gesù Sacramentato.” E in altri ricordi: “In qualunque bisogno vi troviate ricorrete e raccomandatevi a Maria e state certi che le vostre speranze non saranno mai deluse.” L’esercizio della buona morte e la frequente Comunione sono la chiave di tutto. 
Decimo settimo: “Ai giovanetti raccomandate la frequente confessione e comunione ben fatta.”  
Vedete la cura di Don Bosco per le anime nostre; vuole che anche perché siamo missionari, -  perché vedete c’è questo pensiero nella testa di molti salesiani missionari... Ovvio che sono missionario; però in missione si può fare tutto quello che si vuole. Si comincia dal punto delle cerimonie, tutte le dispense, tutte le cose... Pensiamo che dobbiamo santificarci. È il ritornello costante che dovremmo precisamente mettere, proprio scolpire profondamente nella nostra testa e nel nostro cuore. Questo è il primo nostro lavoro! 
E allora vedete che Don Bosco, ha cura dell’anima nostra e ci suggerisce precisamente quei mezzi che si debbono seguire per fare sì che realmente per noi, in condizioni, sicuro, diverse dalle condizioni ordinarie normali delle nostre case, là dove non c’è, - diremo propriamente parlando, perché anche là è missione – ad ogni modo vedete, con quale cura il nostro Don Bosco tiene dietro all’ educazione dell’anima nostra. Non basta, anche al corpo: 
Decimo primo: “Abbiate cura della sanità; lavorate, ma solo quanto le proprie forze comportano.” In medio stat virtus. Delle volte si fanno anche in missione degli sforzi inutili, anzi dannosi, dannosi per l’individuo, perché si ammala, e quindi dannosi per gli altri perché il missionario non può più lavorare. Delle volte, si pensa che lo zelo missionario, detto così per il bene, sia di buttarsi, anche nel lavoro vertiginoso, materiale... e anche se prescritto, non prendersi neppure quelle ordinarie cure igieniche di riposo e cose simili, perché si pensa che con quello, naturalmente si rappresenta meglio lo spirito missionario. 
Quando è necessario per la salvezza delle anime, ma l’abbiamo anche nelle nostre regole, ma sicuro, “dobbiamo essere capaci a sopportare il freddo, la fame, la sete, il caldo e tutto quanto, fino alla morte, per amore del Signore.” Ma insomma, in mezzo sta la virtù. Lo zelo per la salute delle anime non consiste naturalmente nella rovina delle nostra salute. 
“Abbiate cura della sanità; lavorate, ma solo quanto le proprie forze comportano.” No no! Ma questo sì: “Grande sobrietà nei cibi, nelle bevande, nel riposo.” Questo è igiene; ed è in questa maniera che noi dobbiamo anche curare il nostro corpo. E il medesimo ricordo sarà ripetuto poi nei ricordi, in relazione alla santa purità. Il salesiano in missione, dice Don Bosco, non deve dimenticare di essere un buon religioso; ed ecco allora, vero, che Don Bosco richiama i punti più essenziali in relazione all’osservanza dei santi voti. 
Decimo quarto: “Osservate le vostre regole. Siano la norma del vostro operato, leggetele spesso, ubbiditele sempre.”  
Ricordate, il gran sogno delle missioni di Don Bosco, il secodo. Quello là che lo accompagnava il Dal Colle, e gira, si può dire, tutto quanto l’universo, specialmente là, nella zona argentina. Si sente dire, “Ma sì, tutto questo avverrà, ma si tenga ferma l’osservanza delle regole nello spirito della Società. Osserviamo le regole con cui ci siamo consacrati al Signore.” 
Povertà, decimo secondo: “Fate che il mondo conosca che siete poveri, negli abiti, nel vitto, nelle abitazioni e voi sarete ricchi in faccia a Dio e diverrete padroni del cuore degli uomini.”
Castità: undici: “Somma cortesia con tutti ma fuggite le conversazioni e la familiarità con le persone di altro sesso e di sospetta condotta.” 
Non dimentichiamo che noi, per necessità di apostolato siamo in relazione con queste congregazioni femminili: salesiani con le Figlie di Maria Ausiliatrice, per il mandato, anche di cui parlò il nostro venerato Rettore Maggiore, con la famiglia del Caritas. Poi avrete occasioni, per necessità, con altre congregazioni religiose. Non dimentichiamo che vi sono leggi della Chiesa al riguardo che dobbiamo osservare, sia in relazione alla maniera di trattare, sia in relazione alle confessioni e cose simili. Come salesiani abbiamo delle regole chiarissime al riguardo. La Magna-carta, diremo così, in relazione a questo argomento, è la famosa lettera che potrete trovare del nostro amatissimo compianto Sig. Don Albera, nella collezione delle lettere e circolari di questo nostro venerato superiore; e dobbiamo stare a quello. 
Terzo: “Non fate visite, se non per motivi di carità e di necessità.” I nostri missionari, nella pratica della vita, sanno benissimo la necessità di queste visite. Si può dire che, almeno qui, nella zona di Tokyo, se non si fanno queste visite, eh sono quasi sempre visite alle famiglie, visite serali, necessarie a compiere il proprio lavoro. Don Bosco dice: attenti. E non fate queste visite, se non per motivi di apostolato, se non per motivi di carità, di necessità, la necessità dell’apostolato. 
“Non accettate, - quarto -  non accettate mai inviti di pranzo se non per gravissime ragioni; e in questi casi procurate di essere in due.” Eh, dovete capire anche voi altri, secondo le condizioni dei paesi, eccetera, eccetera.
Nono. “Fuggite l’ozio e le questioni. Grande sobrietà, ripeto, nei cibi, nelle bevande, nel riposo.”
Per l’obbedienza: “Osservanza delle regole e unione col superiore.” 
Uno dei punti fondamentali poi, su cui insiste Don Bosco, su cui insiste la Chiesa e su cui è fondato tutto lo spirito missionario, addirittura di tutte le congregazioni religiose, è la carità. Ricordo il nostro santo Don Rinaldi quando ci inviò, la prima volta, là riuniti in nove nella cameretta di Don Bosco. Che Don Rinaldi celebrò la santa messa e poi fece un discorsetto in cui disse: “Andate in questo nuovo paese, ricordate che l’arma con cui voi potrete vincere le anime, non sono quelle che possiamo pensare noi altri, ma è la carità, la carità, la carità.” 
E il nostro Don Bosco, proprio rivolgendo la parola ai missionari, a una delle spedizioni missionarie là nella cappella di Sanpierdarena diceva; “Troverete laggiù caratteri difficili e indisciplinati coi quali dovete usare carità, carità, carità.” E questa carità prima di tutto dobbiamo adoperarla fra di noi. 
Decimo terzo: “Fra di voi, amatevi, consigliatevi, correggetevi, ma non portatevi mai né invidia né rancore; anzi il bene di uno sia il bene di tutti; le pene e le sofferenze di uno, siano considerate come pene e sofferenze di tutti. E ciascuno studi di allontanarle o almeno di mitigarle. Poi, niuno pensi anche quello che sa oppure che fa.” Ex fructibus cognoscetis eos.” E se non facciamo altro che parlare insieme e non dovrebbero gli altri.., c’è bisogno di andarsene. 
Consigliatevi! Ho trovato questo mezzo che facilita in noi molto: sempre mettere in luce tutto quello vero, che si fa. Facciamo già sempre tante chiacchiere. 
“Venendo alla prova, ciascuno faccia quanto a lui è possibile, senza ostentazione. Ma questa carità dobbiamo anche usarla con gli altri. Non guardare i difetti altrui; ne abbiamo tutti. Ognuno faccia il proprio dovere, affinchè non capiti che uno lavora per tre e l’altro per nessuno. 
“E prendete cura, specialmente, - qui lo ricordo, - degli ammalati, dei fanciulli, dei vecchi e dei poveri e guadagnerete le benedizioni di Dio e la benevolenza degli uomini.” 
Decimo ottavo. “Nelle relazioni e nelle cose contenziose, prima di giudicare, si ascolti entrambe le parti.” 
Noi poi abbiamo bisogno, diceva Don Bosco, di tutto e di tutti. Bisogna che ci facciamo degli amici. Era la norma di Don Bosco, “Tienti amico il potente affinchè non ti rechi danno, affinchè non ti nuocia.” E allora vedete che c’è un seguito di articoli nei ricordi che serve appunto per questo.
“Rendete ossequio a tutte le autorità, civili, religiose, municipali e governative. Incontrando persona autorevole, datevi premura di salutando ossequiosamente.” È questa è norma per noi. Delle volte il missionario si isola precisamente dall’ambiente in cui egli deve vivere e pensa di essere un religioso che deve stare chiuso nella sua cella. Ma il missionario deve stringere relazioni con tutte le persone possibili e immaginabili, specialmente con le autorità. È in questa maniera che allora si possono collegare tutte le forze del missionario per poter riuscire a districare questa matassa che alle volte è molto difficile, questo blocco contro cui noi con forza e con coraggio dobbiamo lottare per riuscire a compiere il nostro dovere missionario. 
Ottavo: “Fate lo stesso verso le persone ecclesiastiche o aggregate agli istituti religiosi.” 
In Giappone poi specialmente. Clero indigeno, istituzioni e congregazioni religiose di ogni genere; ma se non si va d’accordo, non si conclude nulla. Niente da fare. E non avere paura se si stizziscono. E non avere paura. Diremo, ma che cosa hanno da dire? Non importa, avanti! Mi apre gli occhi. È dall’unione delle forze che si può riuscire realmente a fare qualche cosa di bene. Non aver timore. 
“Amate, - Don Bosco, furbo, - amate, temete, rispettate gli altri ordini religiosi e parlatene sempre bene. È questo il mezzo di farvi stimare da tutti e promuovere il bene della congregazione.” 
E Don Bosco insiste poi, - direi come conclusione finale, - in relazione al lavoro salesiano: le vocazioni. 
“Tutte le sollecitudini dei salesiani e delle suore di Maria Ausiliatrice siano rivolte a promuovere le vocazioni ecclesiastiche e religiose.” Nel grande sogno missionario si sente dire questo. 
“Per coltivare, - diciotto, - le vocazioni ecclesiastiche insinuate amore alla castità, orrore al vizio contrario, separazione dai discoli, comunione frequente; usate coi giovani: carità, amorevolezza, benevolenza speciale.” 
E non dimentichiamo che il nostro venerato Rettore Maggiore, precisamente  nella sua visita, diceva parole anche per questo, per questo lavoro missionario, specialmente poi sulle vocazioni. 
“Soprattutto voi, dovete fare quest’ambiente adatto per lo sviluppo delle vocazioni. Quanto bene possono fare a questo riguardo le Compagnie. Sì, le Compagnie anche di pagani. Ho visto che in alcune case avete organizzato le Compagnie fra gli allievi pagani. Non importa che non si possa seguire alla lettera il regolamento tradizionale, è lo spirito che conta. Mi si è aperto il cuore, non credevo. L’ho detto all’ispettore e lo ripeto. E ho deciso che ci sia per il prossimo Capitolo Generale la trattazione dell’istruzione religiosa dei pagani, come si può e come si deve fare. Noi ci serviamo delle scuole come campo missionario; è qui che possiamo esplicare il nostro apostolato, più ancora che nelle parrocchie. Per l’istruzione religiosa dobbiamo far bene, scegliere gli uomini adatti per insegnare, usare buoni testi. E qui va un plauso, e lo merita davvero, e un ringraziamento speciale a Don Barbaro che ha ultimato i testi per le scuole superiori. - Non potremo dare a tutti il battesimo; noi facciamo la nostra parte, e il resto lo farà il Signore. Usate come mezzi le filmine; hanno una grande importanza; facilitano di molto l’insegnamento e lo rendono attrattivo. E venga il giorno in cui si possano avere delle filmine che siano adatte precisamente a questo ambiente giapponese. Vedo con piacere che anche su questo punto siete avanti. Ricordatevi che il termine di paragone per il buon andamento di una casa è lo spuntare delle vocazioni religiose e anche per il clero secolare; sicuro, anche per questo dobbiamo lavorare e vedrete come i vescovi ci ringrazieranno.” 
Tutti i nostri confratelli, specialmente delle missioni e anche noi, qui nella zona di Tokyo, di Osaka, eccetera, abbiamo lavorato anche per le vocazioni. E che vada avanti in seminario o in qualsiasi posto, si deve ringraziare il Signore. 
“Coltivate gli ex-allievi pagani e non pagani, coltivate i cooperatori.”
E finisce il nostro Don Bosco nei suoi ricordi, ricordando lo spirito del lavoro salesiano missionario. E dice: 
“Continuare con energia e sacrificio; lo sforzo sia sempre a fare e a costruire scuole e a tirare sù qualche vocazione per lo stato ecclesiastico; qualche suora per le Figlie di Maria Ausiliatrice, ma non si dimentichi che noi andiamo per i fanciulli poveri ed abbandonati. E non badate a fatiche o privazioni, ai disprezzi del mondo. Fate quello che potete e Dio farà quello che noi non possiamo. Confidate ogni cosa, - ripete quello che abbiamo detto prima - in Gesù Sacramentato e Maria Santissima e vedrete che cosa sono i miracoli. Ma vi è una cosa sola da raccomandare; che i miei figli consiglino costantemente la virtù di Maria.” 
E conclude il nostro buon padre con quel ricordo che ci sentiamo sempre ripetere in occasione della ripetizione dei nostri santi voti. 
“Nelle fatiche e nei patimenti non si dimentichi che abbiamo un gran premio, preparato il cielo.”

Mi sembra, dico, che studiando l’ossatura di questi ricordi, annettendo questi pensieri che il nostro Don Bosco in altre occasioni ha detto proprio ai missionari, noi abbiamo tutto il necessario e il sufficiente per poter essere veramente buoni missionari, prima per noi, per le nostre anime, e per tutte le anime, che non son poche, che il Signore ci ha affidato qui, nel nostro caro Giappone. 
Non dimentichiamolo, è dovere. Ma, permettete che concluda, insistendo, su quanto nelle meditazioni e nelle nostre povere conversazioni si è insistito, cioè la formazione nostra spirituale, la nostra santificazione. 
Accogliete questi ricordi. Bisogna, vedete, che noi operiamo da uomini, virilmente, con spontanea e personale energia in questo argomento. Nell’esercizio della virtù, dobbiamo operare da noi, indipendentemente dagli eccitamenti dei superiori e anche da certi esterni aiuti, con volontà ferma, decisa. È affare d`interesse proprio per la salvezza dell’anima nostra, per la nostra formazione spirituale. E che se non c’è questa, è impossibile la formazione spirituale degli altri, perché non si può dare agli altri quello che non abbiamo noi. 
Non dimenticate il nostro proverbio italiano che c’è poi in tutti i paesi. “L’occhio del padrone ingrassa la stalla.” E se noi abbiamo occhio alla nostra anima è naturale che il profitto si fa. Ma badate che bisogna agire con spontanea e personale energia, perché delle volte noi aspettiamo, diremo, la pappa fatta. E agiamo semplicemente perché un superiore ci dice: ma su fa così, ma guarda... Il superiore farà il suo dovere, ma siamo noi personalmente che dobbiamo operare indipendentemente da questi eccitamenti perché è affare di interesse nostro. E guardate i santi, che cercavano precisamente, tentavano tutti quanti i mezzi possibili e immaginabili ed impiegavano tutte le loro forze. Ma guardate, amici miei, il nostro Savio Domenico. “Bisogna assolutamente che io mi faccia santo.”  Assolutamente! Ragazzo, di tredici quattordici anni!
Dunque, cerchiamo miei buoni confratelli, di amare la nostra perfezione. Siamone santamente ambiziosi, siamone santamente appassionati; - forse una parola un pò più forte - santamente ossessionati. Allora sì che faremo qualche cosa di buono. 
Oggi abbiamo riflettuto su questa nostra vocazione missionaria. Ringraziamone il Signore e pensiamo precisamente di prepararci continuamente. La preparazione del missionario, non deve essere semplicemente, per voi, qui, nei pochi anni che state a Chofu. Deve sempre continuarsi con un crescendo, ad meliora, più in alto. È sempre così che noi dobbiamo operare. 
Ci illumini miei cari confratelli, in questo lavoro del nostro perfezionamento, in questa passione del nostro perfezionamento, la nostra buona madre Maria Ausiliatrice, regina degli Apostoli e il nostro Don Bosco che ci ha dato tutti quanti questi mezzi che ci facilitano questa nostra opera missionaria.