Santità Salesiana

Esercizi ai Salesiani 1955 - Seguire Don Bosco

Prima predica – SEGUIRE DON BOSCO
25 luglio 1955 mattino

 
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Vi voglio fratelli evitare parole di presentazione, ce l’ha già fatta il nostro bravo ispettore.
Il sottoscritto ha aderito volentieri al desiderio del nostro Superiore perché sono sempre felice quando posso parlare più intimamente ai nostri cari confratelli.
Sapete già che cosa vi posso dire; non so altro che ripetervi quanto i nostri vecchi superiori hanno insegnato a noi. Di quanto essi hanno appreso direttamente, più o meno, è vero, dal nostro caro Don Bosco. Anzi quest’anno mi sono proposto più che la povera mia parola, di far sentire la parola del nostro Don Bosco, farcela sentire vicendevolmente, per essere così con lui persuasi se realmente camminiamo nello spirito del nostro caro Don Bosco, nello spirito della nostra cara società. 
Nel settembre del 1881 il nostro Don Bosco, come sapete, ha fatto uno dei suoi sogni più importanti ed è scritto tutto di sua mano, che gli svelava l’avvenire grandioso della nostra Congregazione e anche i pericoli che minacciavano di annientarla. Vi ricordate? “Qualis esse debet, qualis esse periclitatur.” E tra le varie massime che sono state annunziate specialmente nella fine del sogno, ci sono queste, che ricordo: “Argumentum praedicationis, mane, meridie et vespere. Quot sunt verba signata, tot sint argumenta praedicationis”. 
Vi ricordate, che  erano in quei diamanti raffigurate le virtù principali che devono ornare i Salesiani, come all’opposto, quando le cose fossero andate male, quando la Congregazione fosse, direi, sulla strada di dissoluzione, che cosa era scritto, tutti lo ricordiamo: “Indesinenter praedicate opportune et importune. Attendite et intelligite: meditatio mattutina et vespertina sit indesinenter de observantia Constitutionum. Si sic feceritis nunquam vobis deficiet Omnipotentis auxilium. Spectaculum facti eritis mundo et angelis". 
Ricordatevi perfettamente queste parole che mi pare possiamo dunque riassumere in queste  altre tre brevi parole che possono essere il programma di azione nostro di tutta la nostra vita salesiana: PREDICARE, PRATICARE e TRAMANDARE quanto precisamente il nostro Don Bosco ci ha insegnato con gli scritti, con la parola, specialmente con l’esempio.
Ecco il motivo per cui nei nostri Santi Spirituali Esercizi vogliamo avvicinarci sempre più vicino alla mente, al cuore del nostro Don Bosco; sentire la sua viva parola. È questo che mi propongo di fare precisamente in questi Sacri Spirituali Esercizi. 
Permettete ancora un piccolo pensiero: perché dobbiamo insistere su questa predicazione nello spirito di Don Bosco, nello spirito della nostra Congregazione. Perché vedete, - qui entriamo nella storia - stamattina ci si parlava anche di quello. Sicuro, fra non molti anni, - non è il caso di fare delle profezie, - ma la nostra Congregazione qui in Giappone sarà in mano ai giapponesi. Necessita quindi che ora noi, che siamo nelle condizioni attuali di far crescere vicino a noi queste care anime giapponesi salesiane, crescano realmente secondo lo spirito del nostro fondatore, secondo lo spirito della nostra Società; e abbiamo bisogno quindi di PREDICARE, PREDICARE, PREDICARE quanto ci ha insegnato Don Bosco ma in modo speciale PRATICARE, PRATICARE, PRATICARE; che i nostri confratelli giapponesi vedano in noi veri esempi del salesiano; e quindi TRAMANDARE. Ricordate nella Messa del nostro Don Bosco: “Quello che io vi ho insegnato, quello che avete udito da me, sia tramandato ed eseguito.” 
Ecco il motivo dico per cui in questi Santi Spirituali Esercizi mi sono proposto di fare.

Nel primo capitolo generale del 1877, Don Bosco volle che questo primo capitolo fosse celebrato con la massima solennità e invitò fra gli altri, anche il celebre, allora, Padre Franco della Società di Gesù, in quel tempo uno degli asceti più notati, più quotati affinchè portasse anche il suo contributo a che il Capitolo riuscisse realmente bene. E questo buon Padre fece un discorso che disgraziatamente neppure nei verbali del capitolo fu notato, salvo il titolo. Un discorso su questo tema: “È necessario che adesso all’inizio della vostra Congregazione vi facciate una coscienza Salesiana, una coscienza religiosa”. 
Ecco, miei buoni confratelli, è appunto anche con questo pensiero, - che fu, direi così, il primo pensiero base di quel primo capitolo generale a cui Don Bosco annetteva la massima importanza essendo il primo; da poco la Congregazione era stata approvata; - quindi dico, anche noi che ci esaminiamo realmente se abbiamo questa coscienza salesiana, se abbiamo questo senso di responsabilità nell’esercizio dei nostri doveri, nell’esercizio dei doveri generali della vita cristiana, della vita nostra salesiana; nei doveri poi particolari che sono affidati ad ognuno di noi; cerchiamo, dico, in questi santi giorni appunto di richiamarci a questo; e allora ho detto nelle mie parole, PREPARAZIONE, dare una scorsa a tutto il nostro Don Bosco, a tutte le sue predicazioni, quelle che ci sono tramandate nei 19-18 volumi scritti nella vita del nostro Don Lemoine, del nostro Don Ceria; anche alle Buonenotti, una scorsa generale. 
Ma mi ha colpito di più, per ciò che si riferisce all’argomento che vogliamo trattare, questo fatto: dal 1869 fino al 1884 che fu il periodo direi più travagliato della vita di Don Bosco, - pensate: l’approvazione della Congregazione, l’approvazione della Regola, la comunicazione dei privilegi, la fondazione dell’Istituto delle figlie di Maria Ausiliatrice, i cooperatori salesiani, i figli di Maria, le lotte che ha dovuto subire anche dall’autorità ecclesiastica  -  è tutto incluso in questo periodo ed è in questo periodo in cui vi sono una decina, una dozzina di circolari scritte realmente dal nostro Don Bosco in cui egli all’inizio appunto della congregazione, sente in certa qual maniera il bisogno di far sentire ai suoi figlioli la sua parola, affinchè non avvenissero equivocazioni intorno allo spirito che deve sorgere, che deve svilupparsi nella nostra società, affichè possa far produrre i suoi frutti.
E allora visto che c’era questa bella manna delle circolari Don Bosco, Don Bosco, dico, aspetta: perché non possiamo evidentemente anche noi ripassarle; le abbiamo lette una volta o anche più volte, ma il rinfrescarle e sentire realmente la parola viva del nostro padre; il pensare che certamente, spiritualmente, possiamo immaginare che è qui in mezzo di noi e che sarà contento di sentire che le parole che egli disse a quei suoi primi figlioli sono adesso come una eco dolcissima che penetra nelle menti e nelle anime dei suoi figlioli qui in Giappone; penso proprio che sarà contento e nello stesso tempo sarà più che utile per noi. Perché, vedete, le circolari del nostro Don Bosco sono veramente il programma di tutta la nostra vita salesiana.

Siamo al 24 maggio 1867: l’autografo segna questa data. 
Ma poi alla fine, quando Don Bosco l’ha pubblicata e l’ha resa nota a tutti i suoi figlioli, c’è la data del 6 giugno 1867, che era la solennità di Pentecoste. 
24 maggio! Don Bosco voleva scegliere queste date che richiamano più la Madonna, che richiamano la nostra Ausiliatrice. 
“Gli Apostoli furono lodati dal Salvatore e venne loro promesso un regno eterno, non perché abbandonarono il mondo, ma perché abbandonandolo si professavano pronti a seguirlo nelle tribolazioni come avvenne di fatto, consumando la loro vita nelle fatiche, nelle penitenze, nei patimenti, sostenendo per primi il martirio della fede.” Non dimentichiamo la festa di oggi, San Giacomo.
“Nemmeno con buon fine entra e rimane nella Società chi è persuaso di essere necessario alla Provvidenza. Ognuno se lo imprima bene nella mente e nel cuore, cominciando dal superiore generale fino all’ultimo dei soci: nessuno è necessario nella Società; Dio solo deve essere il capo, il padrone assolutamente necessario. Perciò i membri di essa devono rivolgersi al loro capo, al loro vero padrone, al Rimuneratore, a Dio, e per amore di lui, ognuno deve farsi iscrivere nella società; per amore di lui, lavorare, obbedire, abbandonare quanto si possedeva al mondo, per poter dire in fin di vita al Salvatore che abbiamo scelto per modello: "Ecce nos reliquimus omnia et secuti sumus te. Quid ergo erit nobis". 
“Mentre noi diciamo che ognuno deve entrare in Società in base del solo desiderio di servire Dio, ma però, con l’intenzione di fare del bene a sè stesso, s’intende fare a sè stesso il vero bene, il bene spirituale ed eterno. Chi vi cerca una vita comoda, una vita agiata non entra con buon fine nella nostra Società; noi mettiamo per base la parola del Salvatore che dice: Chi vuole essere mio discepolo vada, venda quanto possiede nel mondo, lo dia ai poveri e mi segua”. 
Non dimenticate. Perfezione di amore del cristiano: “Ama il tuo Dio, con tutta la tua mente, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua volontà; e ama il tuo prossimo come te stesso.” Ecco la perfezione di amore cristiano. E Gesù benedetto a noi ha fatto sentire l’altra parola; ci ha dato tre mezzi di cui leggevamo per potere vincere le difficoltà spirituali in cui noi ci troviamo: “Va, vendi ciò che ti ostacola, Abneget!.....”
Abbiamo qui presenti i nostri cari confratelli che alla fine degli esercizi emetteranno i loro voti perpetui. Ieri ci dicevamo precisamente questo: è questo distacco assoluto, specialmente poi da noi stessi, dal nostro io, che richiede da noi il Signore. Ed è questo mistero, non solo di questa perfezione di amore, ma di questa perfezione religiosa, per cui noi ci consacriamo totalmente, come diceva il nostro San Francesco di Sales: “Se vedessi nel mio cuore anche solo una piccola fibra che non fosse per questo, la strapperei"...

A questo punto la registrazione non è intelligibile. Furono eliminati 2’ 15”. Pensiamo che siano queste parole della suddetta circolare ai confratelli.
 (“Ma dove andare, dove seguirlo, se non aveva un palmo di terra ove riporre lo stanco suo capo? Chi vuol essere mio discepolo, dice il Salvatore, mi segua colla preghiera, colla penitenza e specialmente rinneghi se stesso, tolga la croce delle quotidiane tribolazioni e mi segua. Abeneget semetipsum, tollat crucem suam quotidie, et sequatur me. Ma fino a quando seguirlo? Fino alla morte e, se fosse mestieri, anche fino ad una morte di croce.”)
 
Dobbiamo essere disposti a questo; e abbiamo promesso solennemente al Signore che se anche questo avvenisse siamo pronti; non è così?
“Entrato un socio con queste buone disposizioni, deve mostrare senza pretese ed accogliere con piacere qualsiasi ufficio gli possa essere affidato: insegnamento, studio, lavoro, predicazioni, confessioni in chiesa, fuori di chiesa, le più basse occupazioni devono assumersi con ilarità e prontezza di animo perché Iddio non guarda la qualità dell’impiego, ma guarda il fine di chi lo copre. Quindi tutti gli uffici sono ugualmente utili perché ugualmente meritori agli occhi di Dio. 
Miei cari figlioli, abbiate fiducia nei vostri superiori; essi debbono rendere stretto conto a Dio delle vostre opere; e perciò essi studiano la vostra capacità, le vostre propensioni e ne dispongono in modo compatibile alle vostre forze, ma sempre come loro sentono per la maggior gloria di Dio e a vantaggio delle anime.”
Ecco miei buoni confratelli la circolare prima, possiamo dire, che ha scritto il nostro Don Bosco ai suoi figlioli, e vediamo che ha messo la base, la base assoluta: “Santificazione dell’anima propria per la maggior Gloria di Dio e in seguito per la salute delle anime.” Primo e secondo articolo delle nostre costituzioni; riflettiamo su questo miei buoni confratelli. E rinnoviamoci in questo spirito di consacrazione totale nostra al Signore.
Il nostro venerato Rettor Maggiore (Don Ziggiotti nel marzo-aprile 1955), nel mezzo della sua visita che ancora ci richiama tanti bei momenti passati con lui. Riprendo le sue parole, i suoi consigli. 
Nella conferenza che tenne ai confratelli aventi una direzione, lasciava questo ricordo; e siccome ognuno di noi nel suo ambito ha le sue responsabilità, di superiorità, mi sembra che possano far bene per tutti: 
“Per chi ha la responsabilità di direzione ha come primo dovere quello di amministrare bene sè stesso. Dobbiamo fare questo lavorio essenziale su noi stessi. Deve essere secondario e sarà dimenticato? Questo no; Dio non s’inganna. Egli vede l’animo del nostro lavoro; ed è questo che egli vuole. Purtroppo noi attendiamo tanto a fare, a strafare, e forse anche a malfare, e trascuriamo la parte più importante, il nostro lavoro personale; insegniamo, predichiamo per gli altri e poi siamo noi che non facciamo quello che diciamo e magari ci lamentiamo che gli altri non ci seguono. La più bella predica è fare noi quello che diciamo, se nò è inutile.” 
Collegate questo con le parole che abbiamo sentito dal nostro Don Bosco.
E come conclusione, miei cari confratelli, mi sembra che dobbiamo pensare proprio così: Santifichiamoci e saremo in grado di santificare gli altri. E badate, saremo in grado di santificare gli altri in proporzione della nostra santità. Ecco un pensiero che deve starci fisso nella mente e nel cuore; e più che tutto nelle nostre opere. 
È qui vedete il vero senso di responsabilità e di convinzione che dobbiamo avere sempre presente a noi stessi; certo, ci siamo fatti Salesiani per assicurare sempre più e meglio la salvezza dell’anima nostra; ma come lavoro salesiano, come lavoro missionario, come lavoro sacerdotale, certo, vogliamo anche lavorare per il bene delle anime che il Signore ci vorrà affidare affinchè tutto cooperi alla sua Gloria.
E allora ecco la piccola domanda; facciamola al nostro San Francesco di Sales e al nostro Don Bosco, riassumendo i pensieri che abbiamo udito questa mattina come commento del Pater noster: 
“La santità dipende dall’umile e quotidiana osservanza dei doveri del proprio stato, a tempo e luogo e solo per amore del Signore.” 
Badate, che nello spirito di San Francesco di Sales, che Don Bosco ha preso tutto, l’osservanza del dovere, dobbiamo avere presente che deve essere un qualche cosa di compiuto, di preciso, non così come un quid di meccanico, un quid di cose che serve per vivere alla giornata. Notate le ultime parole: “Per amore del Signore.” È questo che deve santificare tutto il nostro dovere, che deve santificare e farci fare dei meriti, anche quando nell’esecuzione del dovere noi triboliamo. La santità dipende dall’umile e quotidiana osservanza dei doveri del proprio stato, quelli che ci sono affidati , a tempo e luogo e solo per amore del Signore.
Ecco vedete, questo è realmente il piccolo martirio della nostra vita quotidiana; abbracciamolo con gioia. E riflettendo un poco sulla nostra anima, vediamo a che punto siamo della nostra santificazione secondo lo spirito del nostro Don Bosco, secondo quanto desidera e vuole da noi il Signore per godere in questi santi giorni e prendere poi quelle risoluzioni più opportune, affinchè realmente questo scopo della nostra santificazione sia totalmente eseguito. 
Ci aiuti Maria Santissima, la nostra buona mamma, ci aiuti anche il nostro Don Bosco a fare sì che il lavorio spirituale che vogliamo fare in questi santi giorni riesca veramente efficace per le anime nostre e allora sarà poi efficace per le anime che sono a noi affidate, e ne verrà in conclusione la Gloria del Signore a cui tutti aspiriamo.
Sia lodato Gesù Cristo.