CG28

Il nostro 28° Capitolo Generale “Speciale”

IL NOSTRO 28° CAPITOLO GENERALE “SPECIALE”

Tra il dolore del Corona  Virus e la ESPERIENZA PASQUALE

Prot. 20/0165
Roma, 4 aprile 2020

Ai miei cari confratelli Salesiani di Don Bosco,
Alla mia cara Famiglia Salesiana
Ai laici impegnati nella Missione Salesiana
Ai giovani animatori, educatori e catechisti

 

Miei cari fratelli, sorelle e amici tutti: ricevete il mio saluto affettuoso, insieme ai miei sinceri auguri di ogni bene per ciascuno di voi, per le vostre comunità religiose e le vostre famiglie.

Inizio questa lettera manifestando le intenzioni che porto nel cuore oggi, 4 aprile 2020, giorno in cui avremmo dovuto concludere il 28° Capitolo Generale dei Salesiani di Don Bosco. E lo faccio in un momento in cui il mondo, l’intero pianeta, è così provato da questa terribile pandemia. Allo stesso tempo, siamo alle porte della Settimana Santa, alla vigilia della Domenica delle Palme, prossimi al Triduo pasquale che giungerà al suo culmine il giorno che per noi cristiani è il più importante: la PASQUA, il giorno della Risurrezione di nostro Signore.

Con questa lettera molto familiare intendo inviarvi i miei saluti e i saluti di tutti i membri del CG28; anche per raccontarvi come sono trascorse le settimane vissute a Valdocco e quali passi faremo in futuro. Allo stesso tempo è inevitabile fare riferimento a questo periodo di pandemia nel quale tanti sono i malati, i morti, e dove gran parte della vita sul pianeta è paralizzata. Siamo chiamati a vivere questo tempo come cristiani e come figli e figlie di Don Bosco e amanti del suo carisma. Il tempo pasquale deve essere una bella opportunità per far sì che il Signore continui a “passare” nella nostra vita e a toccare i nostri cuori.

 

1. RAGGIUNGERE LA CULLA DEL CARISMA SALESIANO

 

Sessantadue anni dopo l’ultimo Capitolo generale salesiano tenutosi a Valdocco, siamo ritornati in quella che è la culla del nostro carisma. Abbiamo scelto questo luogo significativo per offrire a tutti la possibilità di vivere un’esperienza di Congregazione che potesse parlarci da molteplici prospettive. Infatti, a Valdocco tutto ci parla di Don Bosco, dell’Ausiliatrice e del carisma che lo Spirito Santo ha tessuto attraverso il nostro padre. Per questo l’Oratorio di Don Bosco a Valdocco è stato, è e continuerà ad essere un criterio permanente. L’articolo 40 delle nostre Costituzioni dice: «Don Bosco visse una tipica esperienza pastorale nel suo primo oratorio, che fu per i giovani casa che accoglie, parrocchia che evangelizza, scuola che avvia alla vita e cortile per incontrarsi da amici e vivere in allegria. Nel compiere oggi la nostra missione, l’esperienza di Valdocco rimane criterio permanente di discernimento e rinnovamento di ogni attività e opera».

Questo è stato Valdocco per tutti i capitolari durante queste quattro settimane. E portiamo con noi questa esperienza mentre facciamo ritorno alla nostra vita e alla nostra missione in tutto il mondo salesiano. Devo dire che oggi, 4 aprile, quarantasei capitolari sono ancora a Torino perché non hanno potuto rientrare nelle loro ispettorie e nei loro paesi, a causa delle restrizioni causate dalla pandemia. E così stanno approfittando fino in fondo di questo tempo prolungato e “inaspettato” nella casa di Don Bosco, che la casa di tutti.

Nelle prime tre settimane abbiamo rispettato il programma previsto.

Sabato 22 febbraio c’è stata l’apertura ufficiale del CG 28. La presenza del Cardinale João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, è stato un segno speciale di questa apertura. È stato un bellissimo segno di fraternità la presenza di diversi cardinali e vescovi salesiani, così come quella dei superiori e dei responsabili mondiali di sedici gruppi della nostra Famiglia Salesiana. È stata un’espressione di comunione e di famiglia che ha lasciato il segno profondo di un’esperienza gratificante per tutti.

Nel frattempo, la notizia del COVID-19 e dei suoi effetti dalla Cina continentale raggiungeva l’Italia e la Spagna. Da questi due paesi sarebbe, poi, iniziata una marcia invisibile e inesorabile, che ha oggi raggiunto 188 nazioni del mondo.

Per tre settimane abbiamo continuato i lavori capitolari, sebbene nella terza settimana fossero già stati promulgati vari decreti da parte delle autorità dello Stato italiano. È arrivato il momento in cui non era più possibile né uscire da Valdocco, né entrare. Davanti questa situazione, l’assemblea capitolare ha deciso di anticipare di una settimana il discernimento per l’elezione del Rettor Maggiore e del Consiglio generale. Questo processo è stato anticipato, in accordo con la guida, padre Pier Luigi Nava, all’ultima settimana della nostra possibile permanenza a Valdocco. Abbiamo informato le autorità comunicando che, dal momento che ci trovavamo già in una sorta di quarantena permanente, avremmo chiuso i lavori capitolari e sciolto l’assemblea venerdì 13 marzo. Di fatto, con la solenne Eucaristia di sabato mattina14 marzo, abbiamo chiuso il 28° Capitolo generale, che già da molti giorni i confratelli avevano già definito “speciale”.

 

2. UN MONDO, E NOI STESSI, COLPITI DAL CORONAVIRUS

 

Ritengo di dover aggiungere poco all’analisi di questa pandemia di Covid-19 o coronavirus. Abbiamo ricevuto tutti tante informazioni, forse anche eccessive informazioni.

Come ho detto, questa situazione ci ha costretti a concludere l’Assemblea capitolare con tre settimane di anticipo. La realtà di questa grave pandemia sta colpendo il mondo, le società di tutti i Paesi (alcuni più di altri in questo momento), e anche noi. Tra le ispettorie di Italia e Spagna (soprattutto Lombardia, Piemonte e Madrid) e Austria già 45 confratelli sono morti: la maggior parte di essi a causa di questa malattia; ho anche notizie di morti simili che hanno riguardato alcune Figlie di Maria Ausiliatrice ricoverate in una casa di riposo.

Mi sembra corretto dire che stiamo attraversando un momento di vera tribolazione (con tutto il significato che la parola ha nel Nuovo Testamento). Come cittadini responsabili seguiamo scrupolosamente le regole che sono state date per facilitare il superamento di questa pandemia. Accettiamo anche noi i sacrifici che questo comporta come per tutte le persone. In molti paesi stiamo portando avanti iniziative di carità, solidarietà e fraternità con numerose iniziative. Ci raggiungono le eco di dolore da parte di migliaia di persone (anche nelle case salesiane e nelle ispettorie a cui ho fatto riferimento). C’è un senso di costernazione, di stordimento. Preghiamo per i malati e per coloro che operano nel mondo sanitario. Preghiamo per i morti e le loro famiglie. Presentiamo al Signore gli sforzi di tanti scienziati e ricercatori che stanno lavorando intensamente alla ricerca di un vaccino.

Sentiamo che se il mondo si fosse fermato: la vita pubblica, i viaggi, l’economia, gran parte del lavoro nelle aziende, gli spettacoli, lo sport... Lo si vive come “un male necessario” in attesa di un bene maggiore.

In questo nostro mondo del XXI secolo, fortemente caratterizzato dalla tentazione prometeica (come nel mito greco), mai avremmo pensato di poter vivere una cosa del genere. Nella storia dell’umanità si parla di “piaghe” e di altre malattie che hanno tolto la vita a milioni di persone. Ma pensavamo di essere molto protetti nelle nostre sicurezze, “prodotte da noi” che pensavamo di controllare tutto ciò che poteva venirci incontro...

Di fronte a questa situazione, noi stessi come educatori ed evangelizzatori siamo invitati a chiederci quale parola credente e orante possa guidarci in questo momento. Di fronte a questa situazione di tribolazione, consapevoli della sua complessità, non possiamo, come credenti, trascurare lo sguardo credente. Il Papa stesso ci ha avvertito di non sprecare questi giorni difficili.

Chi, credente o non credente, non è rimasto impressionato nel vedere il Papa salire le scale della Basilica di San Pietro venerdì 27 marzo, stanco, solo, e con la pioggia come testimone di questo momento di dolore, di preghiera e di fede? Era facile sentirsi “toccati nel cuore” davanti alla sua semplicità e spogliazione, davanti alla sua interiorità e alla sua sobrietà e pietà.

In questi giorni ho cercato di accompagnare il mio pensiero con qualche riflessione teologica e ho visto che c’è chi suggerisce che, di fronte a ciò che si vive nel mondo, un primo passo come credenti deve essere sicuramente quello di fare silenzio prima di parlare. Un silenzio necessario e doloroso, un silenzio fatto di solidarietà e di umiltà davanti a tanto dolore accumulato finora e che ancora interesserà il nostro futuro; perché non tutto è stato superato. E condivido il pensiero di chi ritiene che non abbiamo il “diritto” di coinvolgere Dio senza aver prima fatto nostro, per quanto possibile, il silenzio, le lacrime e il dolore di tante persone. Anche se non siamo stati colpiti dalla malattia e dalla morte, anche se non ci manca il cibo necessario (che manca in molte famiglie molto povere), non possiamo ritenerci “al di sopra” o impermeabili a questa esperienza di dolore che l’umanità sta vivendo. Solo successivamente, una volta che avremo fatto nostro il dolore di tanti fratelli e sorelle, uomini e donne, saremo, forse, legittimati a dire una parola su Dio.

Tutto quanto abbiamo vissuto dovrebbe illuminare la nostra vita oggi e nel futuro, perché in vista del domani sarà importante come abbiamo vissuto e stiamo vivendo il momento presente.

La preghiera e l’esperienza di questo tempo pasquale ci aiutino ad essere più misericordiosi nei nostri atteggiamenti e sempre più umili.

E speriamo che, dopo questa grave tribolazione, nasca qualcosa di positivo. Che possiamo “reinventarci per il meglio”, che possiamo maturare di più come società, e noi stessi come Famiglia e Congregazione salesiana. Come alcuni autori scrivono in questi giorni, questa pandemia non nasconda altre pandemie più gravi, che toccano i diritti umani e il cammino verso la pace. Che noi, come società, decidiamo che il mondo e la vita nella nostra terra dovranno essere migliori per tutti. Vorrei che potessimo deciderlo. Non so se ci riusciremo come mondo, come nazioni, come società, ma nel nostro piccolo universo salesiano penso che potremo continuare a scegliere di vivere in modo sempre più fraterno, più solidale, sempre rispettoso e compassionevole, con i nostri fratelli e nei confronti del Creato, dono di Dio, e attenti a chi vive in maggiore fragilità e bisogno.

 

3. UNA PANDEMIA CON GRAVI CONSEGUENZE, ANCHE ECONOMICHE, IN MOLTE NOSTRE CASE

 

Mi sembra giusto e opportuno non ignorare la situazione che ci si presenterà presto. La grande maggioranza delle persone ritiene che dopo il dolore della malattia e della morte causato da questa pandemia, seguiranno le gravi conseguenze economiche che già si profilano all’orizzonte. Grande preoccupazione destano i milioni di persone che rimarranno senza lavoro nel prossimo futuro, con i problemi economici per la sopravvivenza delle loro famiglie. Non ho dubbi che dovremo spingere al massimo la nostra sensibilità e la nostra capacità per aiutare chi ha maggiormente bisogno, secondo le nostre possibilità, ovunque ci troviamo. Dobbiamo pensare a una carità e a una solidarietà molto concrete.

Allo stesso tempo posso già anticipare come vere le difficoltà nelle quali si troveranno molte presenze salesiane nel mondo, in particolare quelle in cui la missione si svolge nelle scuole, nei collegi, nei centri di formazione professionale e nelle istituzioni universitarie; lo stesso si può dire di molte opere sociali. È più che evidente che, in generale, non avremo le risorse per sostenerle; almeno non con gli stessi mezzi e le stesse possibilità che abbiamo utilizzato finora, in tempi che potremmo definire “normali”.

Dobbiamo esserne chiaramente consapevoli, sapendo che non sarà possibile aspettare che l’aiuto necessario venga, in ogni caso, dall’esterno – dove per “esterno” intendo non solo altri Paesi, altre istituzioni, ma a volte le stesse ispettorie. Dovremo cominciare a pensare e ad immaginare di vivere molto presto in situazioni di maggiore difficoltà; e senza dubbio sarà necessaria una maggiore sobrietà a breve termine e forse nei prossimi anni. Sono consapevole che leggendo queste parole molti confratelli mi diranno che in tanti luoghi del mondo già si vive con grande sobrietà e anche in autentica povertà; mi diranno che tante case non hanno ciò che è necessario per provvedere a tutte le necessità. Conosco molto bene le differenti situazioni. Ne sono molto consapevole, cari confratelli. Certo non vi chiedo ulteriori sacrifici. Condivido semplicemente con ciascuno di voi che la prospettiva che abbiamo davanti non sarà esente da difficoltà economiche.

D’altra parte, vorrei chiedere a ciascuno di avere la stessa creatività del nostro padre Don Bosco per fare in modo che, anche nelle difficoltà e nei disagi, la mancanza di mezzi non vada mai a danno dei nostri ragazzi. E questo perché le porte di Valdocco non saranno mai chiuse per loro e per altri che verranno. Pensiamo quindi a come riadattarci, a come essere più essenziali in ciò che lo richiede, a come e dove possiamo cercare risorse, ma mai al prezzo di lasciare i nostri destinatari più poveri senza la cura e l’attenzione da parte della casa salesiana in cui sono sempre stati o che li aspetta soprattutto perché ora, più che mai, hanno maggiormente bisogno di noi.

 

4. IN UN CAPITOLO GENERALE IN CUI I GIOVANI HANNO AVUTO UN RUOLO DI PRIMO PIANO.

 

Nei mesi di preparazione al Capitolo generale, i giovani di tutti i continenti e di tutte le nazioni si sono resi presenti attraverso molte risposte, suggerimenti e messaggi. Successivamente, durante i giorni del Capitolo, sedici giovani sono giunti a Valdocco per partecipare ai lavori capitolari. Gli altri previsti non hanno potuto lasciare il loro Paese; lo stesso vale per i laici che sarebbero venuti la settimana successiva.

Questi giovani ci hanno lasciato un messaggio intitolato “Lettera dei giovani al CG28”, che è ora a disposizione di chiunque voglia conoscerlo e che inizia con queste parole: «Ai cari salesiani che sono per noi padri, educatori e amici:

Scriviamo questa lettera col cuore. Abbiamo trascorso questa settimana del Capitolo Generale 28° ascoltando, facendo discernimento, partecipando al dialogo in corso su “Quale salesiano per i giovani di oggi”. Sappiamo bene che non siamo perfetti, quindi non è nostra intenzione chiedervi di esserlo. Vi chiediamo di accogliere questa lettera come quella di un figlio o di una figlia che scrive a suo padre, per esprimersi e dirgli come si sente». E poi condividono con noi la loro visione e le loro sfide. Non posso elencarle tutte qui, ma posso evidenziare alcune delle cose che loro stessi ci hanno detto:

«Abbiamo paura, ci sentiamo confusi e abbiamo un grande bisogno di essere amati... Abbiamo difficoltà di fronte all’impegno (...) e troppo spesso diventiamo anche noi individualisti...

Come dice Papa Francesco, desideriamo poter tornare al primo amore che è Cristo, per essere suoi compagni e amici dei giovani. C’è in noi un forte desiderio di realizzazione spirituale e personale. Vogliamo camminare verso la crescita spirituale e personale e vogliamo farlo con voi, Salesiani.

Vogliamo che voi siate con noi. L’avete fatto con il vostro stile salesiano. Stare con noi, fianco a fianco, permettendoci di essere protagonisti. Vorremmo che foste voi a guidarci nella nostra realtà, con amore. Un amore che non ci dice quello che abbiamo da dire, un amore che non ci dice quello che dobbiamo fare, un amore che ci offre opportunità che ci aiutano a crescere nella spiritualità e a trasformare la nostra vita….

Salesiani, non dimenticatevi di noi giovani perché noi non ci siamo dimenticati di voi e del carisma che ci avete insegnato! Vogliamo dirvelo forte, con tutto il cuore. Essere qui per noi è stato un sogno che si è fatto realtà: in questo luogo speciale che è Valdocco, dove è iniziata la missione salesiana, insieme salesiani e giovani per la missione salesiana, con la nostra comune volontà di essere santi insieme. Avete i nostri cuori nelle vostre mani. Prendetevi cura di questo vostro prezioso tesoro. Per favore, non dimenticatevi mai di noi e continuate ad ascoltarci».

Fin qui la parola degli stessi giovani. Una parola e una presenza che hanno toccato molto fortemente i nostri sentimenti e il nostro cuore. Una presenza e un messaggio che saranno senza dubbio molto presenti nei nostri occhi e nelle nostre azioni nei prossimi anni. Non c’è dubbio che questo si rifletterà nel programma di animazione e di governo della nostra Congregazione per i prossimi sei anni, e che si concretizzerà nella pubblicazione che raccoglierà le riflessioni del nostro Capitolo generale.

 

5. CON UNA PRESENZA MOLTO SIGNIFICATIVA DI PAPA FRANCESCO

 

Questo Capitolo generale sarà ricordato non solo per essere stato vissuto, per quanto possibile, in mezzo a una terribile pandemia, ma per la presenza molto significativa per noi di Papa Francesco.

Il Santo Padre mi aveva da tempo espresso il suo desiderio di essere presente. Tutto era pronto, anche l’organizzazione del viaggio. Fino al giorno prima, questa possibilità è rimasta aperta. Però la dichiarazione definitiva della situazione di isolamento richiesta dalle autorità civili non l’ha permesso. Di fronte a questa realtà, il Santo Padre, dopo una telefonata piena di affetto per tutti i capitolari, mi ha subito inviato il suo Messaggio di Papa Francesco al Capitolo generale. È stato pubblicato e reso noto dai media vaticani. Il testo sarà inserito nella pubblicazione delle riflessioni del Capitolo generale e farà indubbiamente parte delle linee di riflessione e di programmazione del prossimo sessennio.

Oltre ad essere una manifestazione di affetto per don Bosco e per la Congregazione salesiana, espresso anche dal modo con cui il Santo Padre ce lo ha fatto conoscere, il suo messaggio è diventa per noi un programma pastorale per i salesiani di oggi. Il Papa stesso, infatti, risponde alla domanda su come vede e pensa e sogna i salesiani di oggi e di domani.

Abbiamo ringraziato il Papa dal profondo del cuore per questo dono e continuiamo a rinnovare a lui la nostra gratitudine.

 

6. UN CAPITOLO GENERALE FALLITO...?

 

Porsi questo e altri interrogativi è ragionevole.

Il CG28 sarà inutile dal momento che non è stato possibile completarlo?

Si pensa a riconvocarlo?

Questo hanno chiesto alcuni confratelli e alcuni mezzi di comunicazione, alcuni giorni dopo la chiusura del Capitolo.

Senza un documento capitolare approvato dall’assemblea, quanto prodotto che valore ha?

Posso rispondere a tutte queste domande.

 

Come assemblea capitolare siamo stati molto consapevoli su ciò che il Capitolo generale è stato e ha significato per noi che lo abbiamo vissuto e per tutta la nostra Congregazione.

Questo Capitolo generale è stato molto speciale sotto molti aspetti. È stato così per la sua durata e la sua interruzione, certamente. Ma lo è stato anche per la grazia che abbiamo sperimentato ogni giorno a Valdocco, culla del nostro carisma. Vivere il Capitolo generale dove il nostro Padre ci ha sognato, ha lavorato instancabilmente, lottato, pregato e vissuto anche la gioia quotidiana di essere una famiglia con i suoi ragazzi, e la gioia di vedere come lo Spirito operava meraviglie di santità nei suoi giovani, ha segnato profondamente tutta la nostra assemblea capitolare.

Questo Capitolo generale è stato una vera esperienza e un’irruzione dello Spirito Santo. Nell’esperienza della fraternità, nella riflessione serena, nella comunione tra noi, nel clima di profonda serenità vissuto ogni giorno (riflesso fedele della serenità esistente nella Congregazione in tutto il mondo), nel forte desiderio di fedeltà...; in tutto questo e in molto di più abbiamo vissuto un momento storico come Congregazione, un momento di Dio perché Egli è passato in mezzo a noi e lo Spirito di Dio ha accompagnato la celebrazione di questo nostro Capitolo Generale 28°.

«Allora la nube coprì la tenda del convegno e la gloria del Signore riempì la Dimora» (Es 40,34)

«Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità» (Gv 14, 16-17)

È stato un Capitolo generale in cui abbiamo percepito fortemente la chiamata ad essere fedeli a Don Bosco e a mettere i giovani al centro dei nostri sforzi, delle nostre preoccupazioni, del nostro impegno e delle nostre gioie. La sintonia in questo senso è stata assoluta. «Lo Spirito Santo suscitò, con l’intervento materno di Maria, San Giovanni Bosco. Formò in lui un cuore di padre e di maestro, capace di dedizione totale: “Ho promesso a Dio che fin l’ultimo mio respiro sarebbe stato per i miei poveri giovani”» (Cost. 1)

Oltre a quanto detto, voglio ribadire con forza che il Capitolo generale 28° non è in alcun modo un capitolo fallito. Il fatto di non poter offrire alla Congregazione un documento con il titolo, come in precedenti occasioni: “Documenti capitolari”, non significa in alcun modo che non abbiamo un magistero proprio in questo momento della nostra ricca storia congregazionale.

L’Assemblea capitolare, prima della chiusura anticipata, ha deliberato che saranno il Rettor Maggiore e il suo Consiglio, eletto nei giorni precedenti, a prendere in mano sia le deliberazioni capitolari già approvate, sia le riflessioni svolte sui primi due nuclei del tema capitolare. Questi testi, insieme al Messaggio del Santo Padre e con l’ulteriore riflessione che il Consiglio generale svolgerà, costituiranno la guida per il cammino della Congregazione nei prossimi anni.

Sarà così. Non offriremo certamente un libro intitolato “Documenti capitolari”, ma un documento intitolato Capitolo generale 28. Riflessioni. Oltre a quanto già detto, ci sarà la lettera programmatica per il sessennio da parte del Rettor Maggiore, una volta condivisa con il Consiglio generale. Tutto questo guiderà i nostri passi nei prossimi anni, in armonia e in continuità con il cammino di fedeltà che la Congregazione sta compiendo. Per questo motivo, vorrei ribadire in modo chiaro che non si tratta di un Capitolo generale fallito, ma piuttosto di un Capitolo “speciale” nella sua durata, nella sua sostanza e nella sua forma.

 

7. LO SPIRITO DEL CAPITOLO GENERALE 28: L’“OPZIONE VALDOCCO”, LO SPIRITO DI VALDOCCO

 

Concludo questa riflessione, cari fratelli e sorelle, facendo mie le parole del mio predecessore, don Pascual Chávez, in una ricca cronaca e riflessione che ha fatto qualche giorno fa. In una telefonata gli ho detto che intendevo terminare la mia lettera con queste sue parole: per la loro ricchezza, perché riflettono molto bene quello che Valdocco è stato in queste quattro settimane, e anche come espressione di comunione. Questa comunione e serenità a cui ho fatto riferimento in varie occasioni è una bella realtà nella nostra Congregazione oggi e ci dà grande energia per continuare a scommettere con forza su un cammino di fedeltà a Don Bosco come il Signore si aspetta da noi. Questa comunione ci permette di concentrare tanta energia pastorale a favore della missione.

È stato il Santo Padre, Papa Francesco, che nel suo profondo, bello e programmatico messaggio al Capitolo generale ci ha proposto di fare di quella che ha chiamato “opzione Valdocco” il punto di riferimento sicuro per confrontarci con la nostra fonte e la nostra origine, e di chiedere al Signore di concederci, come chiedeva don Bosco, di fare del Da mihi animas, coetera tolle una realtà. Per questo motivo, le parole di don Pascual Chávez ci aiutano a guardare a ciò che Valdocco è stato e sarà nel presente e nel futuro, in modo che questo Capitolo generale, molto “speciale”, sia probabilmente valorizzato nella storia salesiana, proprio come il Capitolo nel quale

siamo stati riportati a Valdocco per ripartire da Valdocco”.

Dopo 60 anni un Capitolo Generale si è svolto di nuovo a Valdocco, e questo è già molto significativo perché è la culla del nostro carisma e missione, vi si trovano le nostre origini carismatiche e quindi la nostra originalità nella Chiesa e nel mondo!

Valdocco ci riporta alla “tettoia Pinardi”, nella Pasqua del 1846 dopo il “venerdì santo” di Don Bosco che soffriva l’indicibile non vedendo umanamente futuro per i suoi ragazzi. Siamo nati quella Pasqua sotto un’umile tettoia, la nostra prima casa.

Valdocco ci riporta a Mamma Margherita che, per accompagnare suo figlio, lasciò I Becchi e quanto esso rappresentava, si trasferì con lui a quel povero luogo e per 10 anni, fino alla sua morte il 25 novembre 1856, lavorò con instancabile amore di madre per fare dell’oratorio una vera ‘casa’ per i ragazzi senza famiglia.

Valdocco ci riporta a Domenico Savio che, arrivato nel 1854, in solo due anni sotto la guida sapiente di Don Bosco raggiunse un altissimo grado di santità attraverso la purezza di vita, l’intensa esperienza di Dio, la carità apostolica, l’adempimento dei suoi doveri, fondando la ‘Compagnia dell’Immacolata’, che si convertirebbe due anni più tardi nel seme da cui sarebbe natta la Congregazione Salesiana.

Valdocco ci riporta ai grandi amici e collaboratori di Don Bosco, San Giuseppe Cafasso, la Marchesa Barolo, San Leonardo Murialdo, San Luigi Guanella … e ai primi salesiani, quelli che fecero realtà il suo triplice sogno: vedere come i lupi si trasformavano in agnelli e gli agnelli diventavano pastori e i pastori, missionari!

Valdocco significa la Chiesa Pinardi, prima chiesa dell’oratorio, significa la Chiesa di san Francesco di Sales, quella che possiamo considerare la chiesa della santità salesiana sapendo chi vi hanno pregato: Don Bosco, Mamma Margherita, Domenico Savio, don Rua, Mons. Cagliero, don Rinaldi, i santi sopra nominati. E lì che accanto al sacrario Domenico Savio fu visto in estasi.

Valdocco significa la Basilica di Maria Ausiliatrice, la Casa della Madre, da dove la sua gloria è partita, il monumento della gratitudine di Don Bosco a Colei che tra noi ha fatto tutto, dal sogno dei novi anni quando gli fu data come ‘madre e maestra’ fino ad oggi. “Crediamo che Maria è presente tra noi e continua la sua missione di Madre della Chiesa e Ausiliatrice dei Cristiani”.

Valdocco significa la vita della Congregazione sparsa oggi in 134 paesi del mondo e di tutta la Famiglia Salesiana nei suoi 33 rami ufficialmente appartenenti ad essa. Nella Basilica si trovano le urne di Don Bosco, di Domenico Savio, di Madre Mazzarello, di don Rua, di don Rinaldi, e tutti i Successori di Don Bosco. 

Valdocco rappresenta il punto di partenza di tutte le spedizioni missionarie, da quella prima del 1875 alla 150ma dell’anno scorso, il che rese possibile che il carisma salesiano arrivasse a tutto il mondo con migliaia di Salesiani che con totale generosità fino al martirio portarono e impiantarono fedelmente il carisma, come lo dimostra la fecondità vocazionale, la crescita delle presenze, la santità dei confratelli, ragazzi e membri della Famiglia Salesiana.

Chiedo alla nostra Madre Ausiliatrice, davanti al cui altare e nella cui casa di Valdocco abbiamo tanto pregato, affinché la grazia e il dono della fedeltà continuino a giungerci dal Signore, affinché ciò che la Sacra Scrittura dice diventi realtà in noi: «Ciò che avete imparato, ascoltato e visto in me, mettete in pratica. E il Dio della pace sarà con voi» (Fil 4). Che Don Bosco continui a prendersi cura in Dio della sua Congregazione e della sua Famiglia Salesiana. Amen.

 

Con vero affetto e con la promessa della mia preghiera per tutti, vi saluto,

Ángel Fernández A., SDB
Rettor Maggiore