Ksiądz Bosko Zasoby

Don Bosco nell'augusta parola dei Papi

Don Bosco nell'augusta parola dei Papi


Don Bosco
nell'augusta parola
dei Papi
A cura dell'Ufficio Stampa Salesiano
della Direzione Generale Opere Don Bosco Torino

PRESENTAZIONE
«Per chi sa leggere a fondo nella vita di Don Bosco, Egli appare insieme il sacerdote della giovinezza e il sacerdote del Papa... ».

A la felicissima sintesi che Papa Giovanni XXIII fece di tutta la vita e di tutta l'opera, dell'anima e del cuore di Don Bosco.

E ancora: «Non si può comprendere appieno lo spirito che sempre animò San Giovanni Bosco, se si dimentichi la sua specialissima devozione alla Cattedra di Roma. Per questo i Nostri gloriosi Predecessori palesarono per Lui una paterna stima e una profonda fiducia» (Giovanni XXIII).

Alle soglie dell'eternità il Santo confidava a Mons. Cagliero : « Al Santo Padre dirai quel che sino ad ora fu tenuto come segreto : che i Salesiani hanno per scopo speciale il sostenere l'autorità del Papa, dovunque si trovino, dovunque lavorino ».

Ma già al principio del suo apostolato poteva confidare a Pio IX in un'ora di sua tribolazione: « Santo Padre, i miei figli Vi amano! Vi hanno nel cuore! Il Vostro nome lo portano intrecciato con quello di Dio !... ».

Per oltre 40 anni della vita del Santo il Romano Pontefice, nella persona di Pio IX e di Leone XIII, ebbe a passare per molte prove e tribolazioni: possiamo affermare che esse toccarono pure il cuore di Don Bosco.

Questa sua devozione al Vicario di Cristo, i viaggi a Roma e i preziosi servizi alla Chiesa in tempi difficili gli meritarono la benevolenza, la stima, la riconoscenza dei Papi.

In questa raccolta presentiamo tutti i discorsi e anche dei semplici pensieri in lode e a gloria di San Giovanni Bosco, che quattro Pontefici, da Pio XI a Paolo VI, felicemente regnante, tributarono al servitore fedele del Papa.

Raramente fu reso alla Chiesa un servizio più filiale e devoto e raramente esso ebbe un riconoscimento più ampio e più completo da parte dei Pontefici.

DON AMEDEO RODINÒ
PIO XI
Achille Ratti nacque a Desio (Milano) il 31 maggio 1857. Fu ordinato sacerdote il 20 dicembre 1879. Lavorò molto nelle Biblioteche Ambrosiana e Vaticana, delle quali fu prefetto. Nel 1918 fu eletto Visitatore Apostolico nella Polonia e Lituania; nel 1919 fu nominato Nunzio e consacrato Vescovo. Nel 1921 fu eletto Arcivescovo di Milano e creato Cardinale. Il 6 febbraio 1922 era Papa. Morì il 10 febbraio 1939, a 82 anni.

Nell'autunno del 1883, giovane sacerdote, andò a far visita a San Giovanni Bosco e al suo Oratorio, ove si fermò due giorni, sedette alla mensa di Don Bosco e se ne partì pieno di profondi e soavi ricordi. Quel contatto avuto con il Santo fu per lui quasi sempre un vanto. Non risparmiò mezzi per promuovere rapidamente il processo apostolico di Don Bosco, per la cui canonizzazione volle stabilire il ° aprile, Pasqua del 1934, chiusura dell'Anno Santo. Egli estese la sua festa alla Chiesa universale. Giustamente fu chiamato a il Papa di Don Bosco U.

Si deve a lui se la causa di Domenico Savio superò difficoltà, che parevano insormontabili: il 9 luglio 1933 firmò il decreto dell'eroicità delle virtù. L'll maggio 1936 proclamò anche l'eroicità delle virtù di Santa Maria Domenica Mazzarello, che beatificò il 20 novembre 1938. Altri segni di predilezione per la Società Salesiana furono la concessione della preziosa Indulgenza del lavoro santificato (1922). In 17 anni di Pontificato elesse il secondo Cardinale salesiano, S. E. Augusto Mond (1927) e 22 Vescovi (Salesiani 12.763).

ASTRO BENEFICO
In occasione della lettura del Decreto sull'eroicità delle virtù. (20 febbraio 1927)
1. Meteore benefiche e meteore terrificanti. - 2. Dopo l'analisi minuziosa del processo canonico, la sintesi mirabile del Santo Padre. - 3. La figura del nuovo Santo come l'ha colta il Papa. - 4. Magnifiche doti di mente e di cuore. - 5. Attrezzatura e aspirazioni a grandi opere scientifiche. - 6. La chiave d'oro: nella generosità del suo cuore. - 7. L'incantevole visione delle sue opere. - 8. Ancor sempre egli direttore di tutto. - 9. I suoi esempi. - 10. Presente a tutto; lo spirito sempre in alto, in continua preghiera. - 11. La grande gloria dei suoi figli e delle sue figlie: l'imitazione dei suoi esempi.

1. Vi sono, dilettissimi figli, degli uomini, suscitati dallo Spirito di Dio, nei momenti da Lui prescelti, che trascorrono per il cielo della storia proprio come le grandi meteore attraversano talvolta il cielo substellare. Tali uomini — proprio come le grandi meteore che sono talvolta bellissime e talvolta terrificanti — sono di due categorie. Ci sono quelli che passano terrificando, assai più che beneficando, destando la meraviglia, lo spavento, seminando il loro cammino di segni indubitabili di grandezza enoune, di visioni rapide, di audacie incomprensibili quasi, ma pure di rovine e di vittime seminando il cammino.

Sono di quegli uomini che Dio suscita talvolta — come il gran Córso diceva di se stesso — come verghe e flagelli per castigare i popoli e i sovrani! Ma vi sono anche altri uomini che vengono per medicare quelle piaghe, per risuscitare la carità e ricostruire su quelle rovine; uomini non meno grandi, anzi più grandi perchè grandi nel bene, grandi nell'amore per l'umanità, grandi nel far bene ai fratelli, nel soccorrere ai loro bisogni; uomini che passano suscitando un'ammirazione vera, un'ammirazione piena di simpatia, di riconoscenza, di benedizioni, proprio come il Redentore degli uomini, l'Uomo-Dio, che passava benedicendo e facendosi benedire; degli uomini il' cui nome rimane nei secoli in benedizione.

2. Il Ven. Don Bosco appartiene appunto a questa magnifica categoria di uomini scelti in tutta l'umanità, a questi colossi di grandezza benefica; e la sua figura facilmente si ricompone, se all'analisi minuziosa, rigorosa delle sue virtù, quale venne fatta nelle precedenti discussioni lunghe e reiterate, succede la sintesi che riunendone le sparse linee la ricostituisca bella e grande. È una figura, dilettissimi figli, che la Divina Provvidenza improntò dei suoi doni più preziosi: bella figura, che abbiamo sempre apprezzata ed ora, in questo momento, più che mai apprezziamo, riguardandola bene, duplicando e moltiplicando nel ricordo la letizia di quest'ora.

3. Noi l'abbiamo veduta da vicino questa figura, in una visione non breve, in una conversazione non momentanea: una magnifica figura, che l'immensa, l'insondabile umiltà non riusciva a nascondere; una magnifica figura, che pur avvolgendosi tra gli uomini, e aggirandosi per casa come l'ultimo venuto, come l'ultimo degli ospiti (egli, il suscitatore di tutto), tutti riconoscevano al primo sguardo, al primo approccio, tutti riconoscevano come figura di gran lunga dominante e trascinante una figura completa, una di quelle anime che, per qualunque via si fosse messa, avrebbe certamente lasciato grande traccia di sè, tanto egli era magnificamente attrezzato per la vita.

4. Forza, vigoria di mente, calore di cuore, energia di mano, di pensiero, di affetto, di opere, e luminoso e vasto e alto pensiero, e non comune, anzi superiore di gran lunga all'ordinaria vigoria di mente e d'ingegno, e propria anche (cosa generalmente poco nota e poco notata) di quegli ingegni che si potrebbero chiamare ingegni propriamente detti; l'ingegno di colui che sarebbe potuto riuscire il dotto, il pensatore, lo scrittore.

5. Tanto che — egli stesso ce lo confidava, e non so se ad altri abbia fatto la stessa confidenza; forse la provenienza dallo stesso ambiente di libri lo ha incoraggiato — egli sentì un primo invito nella direzione dei libri, nella direzione delle grandi comprensioni ideali. E ve ne sono i segni superstiti come sparse membra, sparsi elementi — diciamo così — che dimostrano che da un primo concetto avrebbe dovuto assorgere alla composizione di un gran corpo scientifico, di una grande opera scientifica; ve ne sono i segni nei suoi volumi, nei suoi opuscoli, nella sua grande propaganda di stampa. In questa
appare la grande, altissima luminosità del suo pensiero, che gli tracciò l'ispirazione di quella grande opera, della quale egli doveva riempire prima la sua vita e poi il mondo intero; e li si trova quel primo invito, quella prima tendenza, quella prima forma del suo potente ingegno: le opere di propaganda tipografica e libraria furono proprio le opere della sua predilezione.

Anche questo Noi vedemmo con gli occhi nostri e udimmo dalle labbra sue. Queste opere furono il suo nobile orgoglio. Egli stesso ci diceva: « In queste cose Don Bosco — così egli parlava di sè, sempre in terza persona — in queste cose Don Bosco vuol essere sempre all'avanguardia del progresso »: e parlavamo di opere di stampa e di tipografia.

6. La chiave d'oro di quest'aureo, preziosissimo mistero di una grande vita, così feconda, così operosa, di quella stessa invincibile energia di lavoro, di quella stessa indomabile resistenza alla fatica, fatica quotidiana e di tutte le ore — questo pure noi vedemmo — di tutte le ore, da mane a sera, da sera a mane, quando occorreva (e spesso occorreva); il segreto di tutto questo era nel suo cuore, era nell'ardore, nella generosità dei suoi sentimenti.

E si può dire di lui, e sembrano scritte anche per lui, come per alcuni altri dei più grandi eroi della carità e dell'azione caritativa, quelle magnifiche parole: Dedit ei Dominus latitudinem cordis quasi arena quae est in littore maris. Ecco l'opera sua che, a quarant'anni dalla sua morte, veramente è sparsa per tutti i paesi, per tutti i lidi sicut arena quae est in littore maris.

7. Meravigliosa visione, quella che anche per sommi capi si può avere, di una settantina di Ispettorie (come direbbesi: di Province), più di un migliaio di Case, il che vuol dire migliaia e migliaia di chiese, di cappelle, di ospizi, di scuole, di collegi, con migliaia, anzi centinaia di migliaia, ma molte centinaia di migliaia, di anime avvicinate a Dio, di gioventù raccolta in asili di sicurezza e chiamata al convito della scienza e della prima cristiana educazione 1.

Statistiche del 1927. Oggi (1965) le Ispettorie salesiane sono 73 e quelle delle Figlie di M. A. 55 (complessivamente 128). I Salesiani sono 22.560 e le Figlie di M. A. 18.300 (insieme, oltre 40.000). Gli Istituti (o Case): 1378 dei Salesiani, 1436 delle Figlie di M. A. I Cooperatori Salesiani, terza famiglia spirituale di Don Bosco, sono oltre 300.000 nel mondo.

Sono i figli della Pia Società Salesiana, sono le Figlie di Maria Ausiliatrice, sono professi, novizi e aspiranti, ormai sedicimila — e forse oggi, nell'ora che parliamo, anche più — operai e operaie di quest'opera immensa e magnifica.

E tra questi operai e queste operaie, più di un complessivo migliaio sono alle prime trincee, nei primi approcci al nemico, nelle missioni tra le più lontane, che guadagnano al Regno di Dio nuove province, il maggior titolo di gloria che Roma stessa serbava agli antichi trionfatori romani! E all'episcopato pure ha dato quasi una ventina di pastori, quali insediati in diocesi civili e quali sparsi in lontane missioni.

8. E cresce il conforto quando si pensa che tutto questo magnifico, questo meraviglioso sviluppo di opere, risale direttamente, immediatamente a lui, chè proprio egli continua ad essere il direttore di tutto, non solo il padre lontano, ma l'autore sempre presente, sempre operante nella vivacità perenne dei suoi indirizzi, dei suoi metodi,
e soprattutto dei suoi esempi!
9. I suoi esempi! la parte per Noi, dilettissimi figli, ancora più utile, forse unicamente utile, della grande festa di questo giorno.

Perchè, è vero, non a tutti è dato godere di questa così larga e meravigliosa abbondanza di doni divini, di questa potente attrezzatura del pensiero, dell'affetto, delle opere; non a tutti è data la stessa misura di grazia, non a tutti è dato seguire quelle vie luminose; ma pure quanto di imitabile per tutti — come fu ben opportunamente rilevato — in quella vita così operosa, così raccolta, così operante e così pregante!
10. Questa infatti era una delle più belle caratteristiche di lui, quella cioè di essere presente a tutto, affaccendato in una ressa continua, assillante di affanni, tra una folla di richieste e consultazioni,
e avere lo spirito sempre altrove: sempre in alto, dove il sereno era imperturbato sempre, dove la calma era sempre dominatrice e sempre sovrana; così che in lui il lavoro era proprio effettiva preghiera, e s'avverava il grande principio della vita cristiana: qui laborat, orat.

11. Questa era e deve rimanere la grande gloria dei suoi figli
e delle sue figlie. Quanto di meritorio in quella vita dimentica di
sè per prodigarsi ai più piccoli, ai più umili, alle meno attraenti, se così si può dire, delle miserie!
Anche in quella meraviglia di opere, anche li, dilettissimi figli, non deve la nostra debolezza trovare, per così dire, una giustificazione a se stessa. Se è vero che non tutti possono letteralmente imitare quella perfezione ed efficacia di opere che si può; — dalla vita e dalle opere di Don Bosco, questo — dicevamo — possiamo anche noi riconoscere e dedurre: poichè non tutti possono ciò che vogliono o che vorrebbero, importante è che ciascuno voglia davvero quello che ciascuno può.

Di quanto si aumenterebbe, dilettissimi figli, il bene delle anime, degli individui, delle famiglie, della società, se proprio tutti facessero quello che ciascuno può; se, nella modesta misura del suo potere, ciascuno volesse ciò che può far di bene per sè e per gli altri!
L'esempio di questo grande Servo di Dio sproni tutti quanti a mettersi per quella via, anche se debbono necessariamente rimanere a grande distanza da lui; per quella via, nella quale egli ha sparso tanto bene e tanta luce, tanti fulgidi esempi di cristiana edificazione...

« QUOT OPERA, TOT MIRACULA »
In occasione della lettura del Decreto di approvazione dei due miracoli proposti per la Beatificazione.

(19 marzo 1929)
1. La gran voce dei miracoli sul suo sepolcro. - 2. Care coincidenze: la festa di San Giuseppe e la recente Conciliazione dell'Italia con la Chiesa. - 3. Conciliatore e non conciliatorista.

- 4. Ricordi e impressioni della visita fatta all'Oratorio nel 1883: la calma del Santo, la padronanza assoluta del tempo.

- 5. I miracoli proclamati sono un semplice supplemento di quelli che sotto ogni rispetto rifulgono nella figura del Santo.

- 6. « Quot opera, tot miracula a. - 7. L'apostolato per la
buona stampa. - 8. Il segreto: « Da -alibi a. - 9 Azione
Cattolica. - 10. La luce della prossima Pasqua di Risurrezione.

1. È la voce, la gran voce dei miracoli che scende sul sepolcro del fedele suo servo, per aggiungergli gloria, per rendere sempre più grandi e più splendidi gli splendori della sua gloria. Ed è veramente mirabile (per dire quello che balza agli occhi del cuore) come, nella sua delicatezza, e si direbbe, anche eleganza, la divina bontà sa così bene disporre, combinare e far incontrare le cose.

2. Il decreto dei miracoli del Ven. Giovanni Bosco, di questo gran devoto di San Giuseppe, doveva pubblicarsi proprio nel giorno della festa di San Giuseppe, e quando questa festa è felicemente e senz'altro un giorno di festa per tutti, nel medesimo modo e nel medesimo senso, in piena unità di menti e di cuori. E Ci vien fatto di pensare se San Giuseppe medesimo si sia in qualche modo incaricato di concorrere a premiare così il grande, grandissimo servo di Maria, della sua castissima Sposa, alla quale il Ven. Giovanni Bosco procurò sempre tanto tributo di pietà e di devozione in quel culto particolare di Maria Ausiliatrice, indivisibile ormai dal suo nome e dall'opera sua e dalle innumerevoli diramazioni di questa in tutte le parti del mondo.

3. E altrettanto bella, delicata, significativa appare quell'altra coincidenza di cose che venne così opportunamente ricordata. All'indo
mani di quell'avvenimento di cui oggi e, certamente, per luogo tempo ancora tutto il mondo gode e ringrazierà con Noi il Signore; all'indomani di quell'evento risuona la proclamazione dei miracoli di Don Bosco, di questo grande fedele e veramente sensato servo della Chiesa Romana, della Santa Sede Romana; perchè egli tale fu sempre veramente. E Noi stessi lo abbiamo potuto attingere da lui, dalle stesse sue labbra: questa composizione del deplorato dissidio stava veramente in cima ai pensieri e agli affetti del suo cuore, ma come poteva esserlo in un servo veramente sensato e fedele; non col desiderio di una conciliazione come che fosse, così come molti erano andati per molto tempo almanaccando, arruffando e confondendo le cose; ma in modo tare che innanzi tutto si assicurasse l'onore di Dio, l'onore della Chiesa, il bene delle anime.

4. Dicevamo di aver ciò attinto dalle stesse sue labbra perchè (e anche in questo riconosciamo un'altra mirabile disposizione di Dio, un'altra delle sue delicatissime combinazioni) sono ormai quarantasei anni e Ci pare ieri, anzi oggi, di vederlo ancora così come allora lo abbiamo veduto e lo abbiamo ascoltato, passando qualche giorno della Nostra vita con lui, sotto lo stesso tetto, alla stessa mensa e avendo più volte la gioia di poterCi trattenere lungamente con lui, pur nella ressa indescrivibile delle sue occupazioni; giacchè questa era una delle caratteristiche più impressionanti di Don Bosco: una calma somma, una padronanza del tempo, da fargli ascoltare tutti quelli che a lui accorrevano con tanta tranquillità, come se non avesse null'altro da fare. Era questa non ultima tra le perfezioni che Ci fu dato di ammirare nella sua vita, alla quale non mancò neanche il dono della profezia, che, però, non si manifestò nel prevedere quello che oggi è avvenuto. Chi avrebbe mai detto allora che dopo tanti anni, dopo un avvenimento così grande come quello che abbiamo testè con giubilo ricordato, Iddio Ci avrebbe chiamato a proclamare nella solennità e nell'autorità dei Decreti della Chiesa quei miracoli, la cui luce ora risplende sul sepolcro di Don Bosco, preparando i sommi onori dell'altare ?
5. E quei miracoli tutti sanno, ormai, che non sono altro che un supplemento di quelli che sotto ogni rispetto rifulgono nella figura di Don Bosco. Sono innumerevoli infatti i miracoli che già in vita
sua e dopo la sua morte con la meravigliosa continuazione dell'opera sua Iddio è venuto operando nel nome del fedele suo servo. Quelli che sono stati scelti fra i molti per essere sottoposti all'indagine più accurata e alle prove giudiziarie più rigorose, non sono che una rappresentanza, nelle forme giuridiche, che non poteva mancare. Sono bellissimi, ma tanti altri ve ne sono non meno belli e splendidi, fino ad avere una cotale divina eleganza nelle circostanze. Ma vi sono tante altre mirabili cose; e tutti coloro che hanno letto qualcuna delle tante vite di Don Bosco, che finora furono pubblicate, e in tante diverse lingue, quelli che leggeranno in appresso, possono ben rendersi conto di quanto sia stato vero — come così opportunamente ora è stato detto — che nella sua vita il soprannaturale era quasi divenuto l'ordinario. Gli è che questi doni soprannaturali erano come altrettante stelle sempre scintillanti sopra un cielo tutto splendido e sereno, quasi a dare risalto sempre maggiore ad una vita che era, già per sè, tutta un miracolo.

6. Nella Bolla di Canonizzazione di San Tommaso d'Aquino, è detto che, seppur nessun altro miracolo vi fosse stato, ogni articolo della sua Somma era un miracolo. E anche noi possiamo ben dire che ogni anno della vita di Don Bosco, ogni giorno, ogni momento di questa vita furono un miracolo, una serie di miracoli. Quando si pensi alla campagna solitaria dei Becchi dove il povero fanciullo pasceva il gregge paterno, ai primi piccoli inizi dell'opera di Santa Filomena e poi gli altri più gravi e penosi (per quelli che sapevano pensare) di Valdocco; quando si pensi alle grandi opere a cui egli dava vita proprio dal niente, come al tempio di Maria Ausiliatrice che egli cominciò con quaranta centesimi in tasca; e poi si guardi allo sviluppo meraviglioso delle sue imprese, a quelle tre famiglie dei Salesiani propriamente detti, delle suore di Maria Ausiliatrice e a quella mirabile legione di Cooperatori che egli stesso soleva chiamare la «longa manus di Don Bosco » e veramente (lo abbiamo sentito dalle stesse labbra sue) egli aveva le mani lunghe e le sapeva estendere ad abbracciare tutto, a penetrare tutto il mondo, a moltiplicare le cose in modo magnifico; quando si pensi alle centinaia e centinaia (e non risaliamo con la memoria ai ricordi di quarantasei anni fa, ma ad altri più vicini che arrivano a una ventina di anni addietro) di chiese e cappelle salesiane delle quali ben trecento già erano aperte
or è un ventennio; quando si pensi alle centinaia di migliaia e certamente a qualche milione di ex allievi usciti dalle diverse case di Don Bosco, da quelle della più alta istruzione, fino alle scuole professionali per i più umili mestieri; quando si ponga mente a tutto questo non si potrà che rimanere veramente attoniti come davanti a uno dei più straordinari miracoli. E da vent'anni in qua, fino a questo momento, a qual numero mai sono giunti i Figli di Don Bosco, le Figlie di Maria Ausiliatrice, i Cooperatori salesiani ?
7. Quando si riflette che Don Bosco era un uomo che sembrava avere tutt'altro da fare, tutt'altro che il tempo per lo studio propriamente detto, e che pure tanti libri uscirono dalla sua penna, perchè sono almeno settanta i libri e libretti di educazione popolare di cui egli fu l'autore; quando si pensa che la sua « Storia d'Italia » ha avuto finora ventisei edizioni e trenta o quaranta ne ha avute la sua « Storia Sacra » e i suoi libri di pietà « Il Giovane Provveduto », « La Figlia Cristiana » che, venti anni fa, già erano alla loro seicentesima edizione; e poi alle letture popolari, alle « Letture Cattoliche » che già venti anni fa avevano raggiunto dieci milioni di esemplari, e al « Bollettino Salesiano » che vede la luce in tante lingue, e allora era pubblicato in trecentomila esemplari e adesso certamente molto di più; quando si osserva una così immensa messe di bene, vien da chiedersi: Come mai tutto ciò è potuto avvenire ? E la risposta non può essere che questa: è la grazia di Dio, è la mano di Dio onnipotente che ha disposto tutto questo. Ma donde questo gran servo di Dio ha attinto l'energia inesauribile per bastare a tante cose ?
8. C'è il segreto, ed egli lo ha continuamente rivelato in un motto, che assai spesso nelle opere salesiane ricorre; è la frase dettata dal cuore del venerabile Fondatore: Da mihi animas, caetera tulle, dammi le anime e prendi tutto il resto. Ecco il segreto del suo cuore, la forza, l'ardore della sua carità, l'amore per le anime, l'amore vero perché era il riflesso dell'amore verso nostro Signore Gesù Cristo e perchè le anime stesse egli vedeva nel pensiero, nel cuore, nel sangue prezioso di nostro Signore; cosicché non v'era sacrificio o impresa che non osasse affrontare per guadagnare le anime così intensamente amate.

Questa è appunto la bellissima particolarità di questa figura di grande amatore delle anime (amator animarum proprio come fu detto)
che risorge oggi al mondo nella luce del miracolo e s'impone ora più che mai all'attenzione, all'ammirazione, all'imitazione di tutti.

9. Perchè, se non tutti possono aspirare a far tanto, — per quanto un grande amore, una grande sollecitudine, un grande impegno in ogni direzione e in ogni condizione sarebbe capace di fare miracoli;
e quanti avessero nel cuore un po' di abnegazione, di quel sacrificio che sa ispirare la carità vera, potrebbero operare dei veri prodigi per il bene delle anime; — se non tutti possono mirare tanto alto, chi è che non può fare qualche cosa di bene quando si vede il male dilagare in misura così spaventosa, quando si vedono tante anime, specialmente giovanili, travolte da quel miraggio fascinatore della vanità che fa perdere il senso del bene ? E questa è appunto quella partecipazione all'apostolato alla quale Noi continuamente chiamiamo tutti coloro che hanno un cuore o un sentimento, quella partecipazione all'apostolato gerarchico che è lo scopo e l'anima dell'Azione Cattolica
e che deve tutta penetrarla in ogni sua attività.

10. Ma un altro pensiero delle meraviglie di Don Giovanni Bosco, altamente bello e consolante, Noi vogliamo esprimere ed è intorno alla fedeltà di Dio verso il suo umile, fedele, generoso servo. Poichè questa è veramente tra le più belle e più consolanti promesse della bontà di Dio verso le sue creature. Quel servo fedele che ha risposto nella sua semplice, umile fedeltà al suo Signore, quel povero figlio buono a nulla secondo il mondo, ecco che Iddio lo ha scelto per fare risuonare la sua voce fin nelle parti più remote del mondo
e oggi sotto gli occhi Nostri apre la sua tomba, rivolge la pietra che chiude quel sepolcro e chiama questo fedele servo ad un giorno di gloria e di risurrezione, proprio in questi giorni che preannunziano il ricordo della stessa divina Risurrezione Sua.

È un pensiero che dobbiamo ricordare specialmente quando Dio ci comanda qualche lavoro, qualche abnegazione, qualche sacrificio per la gloria sua. E quello che noi dobbiamo rispondere ben lo sappiamo quando ricordiamo che il divin Redentore ha detto: « Qui confitebitur me coram hominibus confitebor et ego eum ante Patrem rneum: chi mi avrà confessato davanti agli uomini, lo confesserò anch'io davanti al Padre mio ». Don Bosco con tutta la sua vita, con tutta la sua opera, con la vita e con l'opera delle istituzioni che hanno continuato l'attività
sua, ha realmente confessato Iddio davanti agli uomini, ed ecco che Iddio lo riconosce e lo glorifica davanti al Padre e a tutto il mondo.

Non Ci resta, con questi e sotto questi alti luminosi riflessi, che impartire la Nostra Benedizione Apostolica innanzi tutto ai Figli di Don Bosco, alle Figlie di Maria Ausiliatrice, ai Cooperatori salesiani, a tutte le loro case e missioni sparse per tutto il mondo. Su tutto quest'insieme così vasto, fervido e fecondo di opere sante scenda la Benedizione Nostra.

LA FEDELTÀ DIVINA
In occasione della lettura del Decreto del « Tuto ». (21 aprile 1929)
1. San Giovanni Bosco, gloria d'Italia e di tutta la Chiesa. - 2. Una sola parola di commento: sulla divina fedeltà.
3. « Fidelis Deus ». - 4. Fiducia nella fedeltà di Dio: monito ed esempio del nostro Santo nei ricordi personali del Santo Padre. - 5. La sapienza della Chiesa: di fronte ai martiri, di fronte ai Santi. - 6. Sapienza ancora nel proporli alla nostra imitazione. - 7. « Celebrationes martyrum sunt exhortationes martyriorum ». - 8. L'unità della Chiesa e la Conciliazione Italiana. - 9. Benemerenze del Santo per la Conciliazione.

1. Avete udito, dilettissimi figli, e con Noi accolto con pietà e giubilo, con intimo senso delle cose sante, i due decreti or ora letti, il primo per la proclamazione del martirio di Cosma da Carboniano, gloria dell'Aimenia, e l'altro per il potersi con sicuro animo procedere alla solenne Beatificazione del Venerabile Servo di Dio sacerdote Giovanni Bosco, gloria d'Italia, e, cosa immensamente più grande, gloria di tutta la Chiesa cattolica.

In queste due enunciazioni è già tanto splendore, tanta altezza, tanta edificazione di grandi e sante cose che veramente la tentazione sarebbe di lasciarle parlare tutte sole con il loro inimitabile significato. Ma è pur delle grandi cose richiedere un qualche commento, un commento che corrisponda al dovere di aggiungere alle cose stesse qualche cosa per la maggiore fruttificazione spirituale di esse.

2. E qui dobbiamo anche aggiungere il bisogno del cuor Nostro, vogliamo dire della Nostra personale, profonda, cordiale simpatia verso i due temi del duplice decreto. La diremo dunque questa parola, anche, lo sappiamo bene, per rispondere al desiderio vostro, o dilettissimi figli. E sarà una sola fulgente parola, in una grande ricchezza e varietà di cose; una parola sulla divina fedeltà, e sulla incomparabile saviezza di quella grande Madre e Maestra che è la
Chiesa; una parola di ammirazione e adorazione per tutte quelle finezze di infinita bontà e, stavamo per dire, infinita eleganza onde la divina Provvidenza sa impreziosire le cose già per se stesse infinitamente preziose.

3. Diciamo divina fedeltà. E Ci sembra davvero che sia questa l'idea che s'impone all'udire (come abbiamo udito nel Decreto e nell'eloquente calda parola del suo interprete, nel quale Ci piace di veder quasi tutta l'Armenia qui presente) la rievocazione del Servo di Dio Cosma da Carboniano risalente fino alla lontana data della sua nascita nel 1658 e a quella, di poco meno lontana, della sua morte nel 1707. Siamo a distanza di secoli, dilettissimi figli, ma anche a distanza di secoli la divina Bontà, la divina Fedeltà non ha dimenticato quel servo fedele, generoso, eroico fino alla morte. Si direbbe che si è data essa medesima la cura di andare a riaprire la sua tomba gloriosa e che sembrava quasi dimenticata, e di chinarsi a far quasi rivivere quelle ossa, proclamando la loro gloria al cospetto degli uomini, coram Ecclesia, e chiamando l'antico martire agli splendori dei più alti onori. È costume di Dio questo, è il costume della sua divina volontà. Può sembrare talvolta che Iddio non pensi più a noi, come talvolta dice qualche anima caduta nel fondo della tristezza, che Dio di noi non si curi. Ma è proprio allora che il Signore dimostra nei modi più evidenti la cura costante che ha delle cose sue. Fidelis Deus, è questa la parola che il martire ci grida dal suo sepolcro glorioso. E noi, dilettissimi figli, avremo sempre torto, sempre, inevitabilmente, in ogni circostanza di cose, quando la nostra fiducia in Dio anche per poco vacilli.

4. Ed è proprio questo che un santo sacerdote, un umile Servo di Dio Ci diceva nei primordi del Nostro sacerdozio oramai arrivato ai suoi 50 anni: « Badate bene, quello che più spesso ci manca è la fiducia nella fedeltà di Dio, così come essa è veramente, vale a dire senza limiti e senza misura ».

Dilettissimi figli, vi lasciamo con la memoria che Ci viene dalla tomba del martire e dalle parole del buono e umile Servo di Dio, perché non è soltanto un'utile lezione che spesso Ci viene in tanta amara lezione di cose, in tanto buio del presente e in tanta tenebria di avvenire, ma diventa anche in questi casi una grande consolazione
e un grande conforto. E poi dobbiamo aggiungere che è precisamente questa fiducia immensa, inesauribile, salita fino alla grandezza di un continuo miracolo morale, quella che ha lasciato un giorno ai suoi figli e ora, può ben dirsi, a tutto il mondo cattolico, il Ven. Don Giovanni Bosco. Basta confrontare gli umili inizi dell'opera sua con gli splendori che essa oggi ci offre, basta riflettere sulle difficoltà di ogni genere, materiali e morali, da nemici e talvolta anche da amici, alle infinite difficoltà che egli dovette superare e alla magnificenza e all'eleganza del trionfo mondiale, ancor lui vivente, per comprendere quanto possa la fiducia in Dio, la fiducia nella fedeltà di Dio, allorchè un'anima sa dire veramente: scio cui credidi.

È proprio questa l'impressione che abbiamo ancor viva nell'animo e che riportammo negli anni Nostri giovanili dalla conoscenza che per divina Bontà e disposizione potemmo avere col Ven. Servo di Dio, un uomo che parve allora e poi sempre invincibile, insuperabile, appunto perchè fermamente, solidamente fondato in una fiducia piena, assoluta nella divina fedeltà.

5. Accennammo poi all'insuperabile sapienza di questa grande Madre e Maestra che è la Chiesa, poichè è essa che viene come Madre benigna, riconoscente al figlio che l'ha glorificata, viene a deporre questa grande corona del proclamato martirio sulla tomba di Cosma da Carboniano; è essa, la grande Maestra che viene a proporlo all'ammirazione e all'imitazione di tutti. Grande onore, grande gesto questo della Chiesa, ma veramente e sapientemente proporzionato alla grandezza del merito. È sapiente la Chiesa quando, trattandosi di un martire non cerca altro: dixi martyrem, satin est. Riconosciuto il martirio non occorrono più altri miracoli, perchè basta questo che la miseria umana, con l'appoggio della grazia divina, ha saputo. produrre. E la Chiesa se ne accontenta, gloriosa nella sua sapienza, anche in questa sobrietà di esigenze che in altri eroi di santità, come fu testè udito per Don Bosco, è così scrupolosa ricercatrice non solo della verità, ma anche delle prove della verità discussa, controllata, dimostrata non solo con qualunque certezza, ma con la certezza giuridica e piena, piena anche nelle prove. Davanti al martirio invece, la costatazione di questo basta, perchè la Chiesa nella sua sapienza sa che veramente una grande e straordinaria cosa è nel martirio. Fu ben detto con parola veramente degna del genio
che la debolezza umana, anzi l'umana grandezza non potrebbe, non potrà mai fare gesto più fastoso di quello che fa avvolgere un pover'uomo nella porpora del proprio sangue e assidersi così come testimone, difensore, assertore della verità e della giustizia, di quella verità e di quella giustizia che tutto giudica e tutto misura e di cui il martire sorge a difesa e riprova. È questo il magnifico spettacolo che ci dà l'umile sacerdote armeno.

6. Ma si direbbe che questa Madre santa, la Chiesa, venisse meno alla sua saggezza allorchè propone tale grandezza e fastosità di cose all'imitazione. Come si proporrebbe cose così grandi ed eroiche all'imitazione comune ? Eppure la Chiesa sa, che qùesti esempi sono sufficienti, al momento necessario, a suscitare gli eroi, una vera folla di eroi, una vera folla di eletti: parole che potrebbero sembrare una contraddizione in termini, ma che corrispondono perfettamente alla realtà, a quella realtà, che è una delle prove più divinamente splendide nella storia della santità della Chiesa.

7. Ma c'è pure un'altra imitazione che la sapienza della Chiesa Madre suggerisce nei proporre i martiri all'imitazione dei fedeli, giacchè non c'è soltanto il martirio cruento del sangue, ma c'è anche il martirio incruento, anzi c'è un'infinità di incruenti martirii attraverso le diverse condizioni e tutti i diversi gradi della scala sociale. Ed anche qui c'è una bella parola di un antico santo ,e dottore che dice che le celebrationes martyrum sunt exhortationes martyriorum, le celebrazioni dei martiri sono esortazioni ai martirii. Ci sono infatti le anime, le vite cristiane che, infiammate dagli esempi del martirio, volontariamente si consacrano al prezioso martirio incruento, necessario per custodire inviolata la castità. C'è il martirio incruento di tante anime che volontariamente, anche quando tutto è loro offerto e tutto sta nelle loro mani, tutto abbandonano e a tutto rinunciano per abbracciare tutte le privazioni della povertà. C'è il martirio incruento di tante volontà che nella piena consapevolezza dei propri diritti e della propria dignità, rinunciano alla propria libertà per sottoporsi interamente, inviolabilmente all'ubbidienza, anche quando questa viene avvolta nelle tenebre di consigli non bene conosciuti e non bene potuti comprendere. Ci sono infine tanti e tanti martirii incruenti nella semplicità delle più umili case e famiglie cristiane;
quanti veri martirii affrontati per custodire la purezza e la dignità delle famiglie! Quante lotte, talvolta veramente sanguinose, di quel sangue morale che sono le privazioni e le lacrime, per non acquistare a prezzo di onestà dei vantaggi troppo cari! Quanti martirii incruenti per mantenersi puri, illibati, degni del nome di uomini e di cristiani in mezzo a così profonda depravazione, per conservarsi giusti in mezzo a tanta e così sfrenata corsa al denaro, per conservarsi umili, di vera, cristiana umiltà di spirito e di cuore in mezzo a tanta superbia di vita e a tanta sfrenata corsa al potere e al prepotere! E la Chiesa da tutti i suoi figli si aspetta l'eroismo del martirio, perchè davvero chi può sottrarsi a tali martirii incruenti ? Giacchè dovunque sono doveri da compiere, dovunque sorgono difficoltà ed ostacoli al compimento del dovere, è li che il martirio incruento delle anime deve generosamente affrontarsi in modo degno della gloria di Dio e della sua Chiesa.

8. E vogliamo finire nel ricordo delle finissime ed elegantissime combinazioni e disposizioni della Provvidenza divina. Questo umile martire già così glorioso, che dopo tante difficoltà e contrarietà di uomini, di tempi, di cose, viene, per così dire, alla ribalta della storia proprio oggi, viene dalla disunione di prima all'unione voluta, cercata, effettuata nell'unità della Chiesa cattolica e confeeaata col sangue, viene a dirci tutte queste cose proprio in un momento nel quale per tutta la Chiesa cattolica vige tanto studio, con zelo superiore a ogni elogio, per l'unità. Ed ancora questa Nostra antica conoscenza di Don Bosco e (possiamo pur dirlo) antica amicizia, benchè Noi fossimo al principio del Nostro sacerdozio ed egli fosse oramai vicino al suo luminoso tramonto, questa Nostra amicizia sacerdotale che ce lo fa rivivere nel cuor Nostro con tutta la letizia, la giocondità, l'edificazione della sua memoria, si ravviva proprio in questi giorni e in queste ore, mentre la figura del gran Servo di Dio si profila all'orizzonte non solo di tutto il suo paese, ma anche di tutto il mondo, proprio mentre avvenimenti di così particolare e solenne importanza sono stati registrati nella storia della Santa Sede, della Chiesa, del Paese. Poiché è bene ricordare quello che già abbiamo ricordato con qualche cognizione di causa, come Don Bosco fosse proprio uno dei primi e più autorevoli e più considerati a deplorare quello che un giorno avveniva, a deplorare tanta manomissione dei diritti della Chiesa e della Santa Sede, a deplorare che quelli che allora
reggevano le sorti del Paese non fossero rifuggiti tanto spesso da cammini che non si potevano percorrere che calpestando i più sacri diritti.

9. Ed era anche tra i prlmi lo stesso Don Giovanni Bosco ad implorare da Dio e dagli uomini un qualche possibile rimedio a tanti guai, una qualche possibile sistemazione di cose, cosicchè tornasse a splendere col sole della giustizia la serenità della pace negli spiriti. La divina Provvidenza lo conduce, lo propone alla pienezza dei sacri onori proprio in quest'ora, e la Beatificazione di Don Bosco sarà la prima che avremo la consolazione di proclamare in faccia al mondo dopo la conclusione degli avvenimenti già da lui auspicati. Non resta che ringraziare e ammirare. Quando abbiamo da fare con un Signore così fedele, con la Provvidenza così squisitamente ed elegantemente generosa nelle sue disposizioni, che cosa possiamo temere o che cosa non possiamo sperare, confidare, nella certezza di essere esauditi ?
É con questi sentimenti che vi impartiamo la Benedizione Apostolica anche per rispondere alla filiale richiesta che ce ne è stata fatta...

GLORIA CELESTE E GLORIA TERRESTRE
In risposta all'indirizzo di omaggio del Rettor Maggiore Don Rinaldi, nella solenne udienza concessa ai Salesiani, alle Figlie di Maria Ausiliatrice, allievi, ex allievi e Cooperatori nel cortile di San Damaso.

(3 giugno 1929)
1. Fascino dello spettacolo offerto nel nome del Santo.
2. L'affettuosa partecipazione del Papa alla gioia dei figli.

- 3. Ringraziamenti per le preghiere fatte nel Suo Giubileo Sacerdotale. - 4. La gioia della paternità universale del Papa.

- 5. Superba affermazione dei Figli di Don Bosco. - 6. La sal
vezza dell'anima nel concetto del Santo. - 7. Auguri. - 8. Alla gloria celeste deve corrispondere la gloria terrestre: « Gloria patris filii sapientes «. - 9. La parola d'ordine: sempre all'avanguardia!
1. « Sia lodato Gesù Cristo! » — comincia con alta voce il Santo Padre, e dopo che tutto l'uditorio ha risposto: « Sempre sia lodato! », continua: « Ore belle, solenni, gloriose, questo ambiente, questo, che ben può dirsi famoso in tutto il mondo, cortile di San Damaso, ne ha vedute, anche a non contare se non quelle alle quali la divina Bontà ha voluto concederCi che Noi assistessimo, soprattutto nell'Anno Santo, e ancora in altre circostanze. Ma rare volte Ci è avvenuto di vedere e di contemplare quello che oggi vediamo e contempliamo, una tale, una così grande, così fitta folla di eletti figli del Papa e della Chiesa, tanta gloria e tanta gioia di carità vera, tanto entusiasmo di filiale pietà, tante dimostrazioni di fede, di vero amore alla Santa Chiesa, a questa antica Santa Romana Chiesa, Madre di tutte le chiese e al Vicario di Cristo, Padre delle anime, Padre comune di tutti i credenti. E tutto questo nel nome già tanto illustre e glorioso in tutto il mondo, nel nome di Don Giovanni Bosco, ora nel nome e nella gloria non solo terrena e mondiale, ma celestiale ed eterna, nel nome e nella gloria del Beato Don Giovanni Bosco (applausi).

2. Voi sapete, sanno forse quasi tutti i presenti, con quanta partecipazione di cuore, di tutta l'anima, Noi dividiamo la vostra gioia
e la vostra esultanza perchè anche Noi (lo abbiamo tante volte e sempre con tanta consolazione ripetuto) siamo non solo tra gli ammiratori di Don Bosco, ma siamo stati ancora, per grande grazia di Dio, tra i suoi conoscitori personali, tra quelli che ebbero da lui stesso vivi e paterni segni di benevolenza e saremmo per dire di paterna amicizia, come poteva esservi tra un veterano glorioso del sacerdozio e dell'apostolato cattolico e un giovane sacerdote, giovane allora e, come ben sapete, ora invecchiato, che voi stessi venite a consolare con queste vostre dimostrazioni di filiale pietà (applausi vivissimi).

3. Ve ne ringraziamo, dilettissimi figli, e sappiamo che voi avete partecipato al Nostro Giubileo Sacerdotale in modo infinitamente più importante che con i vostri graditi applausi, con la vostra preghiera, cioè, della quale vi rendiamo particolari grazie. Siamo particolarmente lieti, in questo richiamo di vecchie memorie, di vedere intorno a Noi quei veterani degli alunni salesiani, quegli operai delle prime ore, di quelle prime ore che sono sempre le più difficili e le più ardue quando si tratta di aprire solchi, di strappare a terre ancora inesplorate il primo frutto e inaugurarne la coltivazione; onore a voi antichi soldati dell'istituzione salesiana, a voi primi compagni del Beato Giovanni Bosco!
4. E ben venuti tutti voi che siete accorsi da tutte le parti del mondo, a rendere più gloriose e grandiose le primizie di venerazione, al vostro, anzi al Nostro glorioso Beato. Noi, per grazia di Dio, l'abbiamo potuto elevare, come segno alle genti, all'onore degli altari. Voi da tutte le genti siete venuti a rendergli tributo, raramente così universale, nell'attualità della Beatificazione, nella gloria così splendida di San Pietro in Vaticano. E voi non solo Ci avete fatto più vivamente gustare, con la vostra presenza, questa elevazione agli onori dell'altare, ma Ci avete fatto anche più vivamente sentire e gustare quella universale paternità che la divina Provvidenza volle nella sua divina bontà e negli arcani suoi imperscrutabili, affidare al Nostro povero cuore. Mai come in questi momenti nei quali vediamo intorno a Noi anime così ferventi di carità cristiana come le vostre, anime venute da tutte le parti del mondo; mai come in questi momenti sentiamo di essere veramente il Padre di tutti i credenti, di tutta la grande famiglia cattolica che voi rappresentate così veramente,
così grandiosamente, così degnamente, che già sarebbe in questa sola vostra presenza una testimonianza eloquentissima dei meriti del Beato Giovanni Bosco e della fecondità e preziosità dell'opera sua.

5. Quando pensiamo che voi, salesiani e salesiane, allievi ed allieve, ex allievi e cooperatori, vescovi, prelati, cardinali, non siete che una rappresentanza, una debole rappresentanza dei tanti e tanti che in ispirito, come una grande apocalittica visione vediamo dietro a voi, sopra voi, insieme con voi, l'animo Nostro è veramente rapito di ammirazione e di esultanza. Quanti sono i figli di Don Bosco e coloro che partecipano dell'opera sua ? Anche solo a contarli nel momento presente, sono a migliaia e migliaia: i Salesiani da otto a nove mila, le brave Figlie di Maria Ausiliatrice da sette a otto mila. E quanti sono gli allievi salesiani ? Non risponderemo a quest'ultima domanda che con la risposta del vostro stesso Superiore maggiore, il quale, domandandogli Noi se potesse darci almeno con una globale approssimazione il totale degli alunni salesiani in questo momento, modestamente Ci rispondeva che non lo sapeva e non poteva darcelo. Ecco una bella testimonianza di modestia, ed ecco ancora, lasciateCi dire, una superba affermazione (applausi vivissimi), perchè in sostanza il buon padre voleva dire che essi sono tanti che neanche sappiamo quanti siano.

6. Ci congratuliamo con voi, dilettissimi figli, in qualunque posto, in qualunque ufficio, in qualunque anche più umile grado vi troviate di questa grande famiglia, di questo grande esercito, di questa grande vera armata del bene e della verità. Quando si pensa che cosa è il valore di un'anima sola, quando si pensa che immenso tesoro è una sola educazione cristiana, un'educazione cristiana come Don Bosco l'intendeva, cioè profondamente, completamente, squisitamente cristiana e cattolica; quando si pensi a questo tesoro moltiplicato per dei moltiplicatori così grandi, è veramente una esaltazione di gioia e di gratitudine verso Dio che sa suscitare così grandi le opere sue e sa mantenerle vive in questo mondo, in questo misero mondo, in cui è pur sempre così pertinace la lotta del male contro il bene, contro la verità cristiana.

7. Ci rallegriamo con tutti e ciascuno di voi, o diletti figli, con tutta la grande Famiglia Salesiana, e troviamo in questa rassegna, in
questa consolante costatazione di un passato così fecondo di bene, la sicurezza più solida per un avvenire sempre più splendido, sempre più ricco di spirituali tesori, tesori di gloria di Dio, tesori di consolidamento ed estensione del Regno di Cristo, tesori di salvezza e di santificazione delle anime, tesori di onore e gloria per la Santa Chiesa, Sposa di Gesù Cristo. Non potremmo farvi, diletti figli, altro nè più paternamente amorevole augurio di questo, nel momento in cui l'opera vostra si illumina di riflessi così belli, così ammirevoli, così gloriosi di luce divina, mentre abbiamo potuto per grande misericordia di Dio innalzare il vostro e Nostro Beato Don Bosco agli onori dell'altare e sollevare il lembo del velo d'oro che ci nasconde gli splendori del Cielo, cercando di mostrare in qualche modo, anche visibilmente qui sulla terra, qualche cosa della grande gloria che lo circonda lassù, giusto premio ai suoi immensi meriti.

8. Alla gloria celeste deve corrispondere la gloria terrestre, e voi siete venuti appunto per stabilire questa corrispondenza con l'espressione di quella mondiale venerazione per la quale centinaia di migliaia di anime hanno dovunque pregato e venerato con voi il Beato Don Bosco. Ma voi dovete ancora pensare che la gloria più vera del Beato Don Bosco su questa terra è nelle vostre mani e dipende da voi. Non è parola Nostra quella che Noi ora pronunciamo, ma è parola di Dio: Gloria patris fluii sapientes ; il vostro padre sarà glorificato con la gloria più bella che anche umanamente gli può arridere, se voi sarete i figli sapienti di tanto padre; se saprete come ora, anzi sempre più e sempre meglio intendere lo spirito suo e dell'opera sua, se saprete sempre meglio continuarla, precisamente come egli voleva, senza misurare il lavoro (ricordiamo quello che egli stesso diceva, gloriosa divisa: Chi non sa lavorare non è salesiano) senza misurare (Ci sembra ancora di vederlo con gli occhi Nostri) la dedizione, anzi l'abdicazione intera di tutto quanto riguardava la propria persona ad ogni cosa che potesse contribuire al bene delle anime. E ricordiamo Noi stessi le belle parole che egli stesso, guardando all'avvenire con geniale intuizione, Ci diceva allorchè Ci congratulavamo con lui per aver visto tante belle cose nelle sue case, nelle sue officine, nelle sue scuole. E badate che neanche si trattava del bene in se stesso, ma semplicemente dell'attrezzatura del bene, nella quale egli procedeva con sicurezza di felicissima inspirazione. Alle Nostre congra
tulazioni egli che, come beni sapete, quando parlava di .se stesso usava sempre la terza persona, rispondeva: « Quando si tratta di qualche cosa che riguarda la grande causa del bene, Don Bosco vuol essere sempre all'avanguardia del progresso ».

9. Questa parola che abbiamo raccolta un giorno dalle labbra del padre vostro, dilettissimi figli, pensiamo di lasciarvela come ricordo, come frutto, come proposito di lavoro, come la più bella conclusione di quest'ora magnifica che Ci avete procurato. Quando si tratta del bene, della verità, dell'onore di Dio e della Chiesa, del Regno di Gesù Cristo, della salvezza delle anime, sempre all'avanguardia del progresso! Sarà questa la vostra parola d'ordine, sarà l'eccitamento continuo a procedere sempre più animosamente per quelle belle vie alle quali vi avviano la parola, l'esortazione, l'esempio ed ora l'intercessione del Beato Giovanni Bosco.

È in questa magnifica visione del passato e previsione dell'avvenire che vi impartiamo l'Apostolica Benedizione, tutte quelle benedizioni che siete venuti a chiedere al vostro padre in un momento così bello; tutte quelle benedizioni che per ciascuna delle sue famiglie Ci ha domandato il vostro felicissimo interprete; tutte quelle benedizioni che in questo momento a voi, a tutti e a ciascuno, giovani e non più giovani, impartiamo di tutto cuore, insieme a tutti quelli e a tutto quello, care cose, care persone, istituzioni, opere, aspirazioni, case, collegi, missioni, che ciascuno di voi porta nel pensiero e nel cuore e desidera che sia con sè benedetto. Su tutto questo scenda la paterna Nostra Benedizione e rimanga per sempre.

IL PIÙ BEL FRUTTO DEL SUO SISTEMA EDUCATIVO
In occasione della proclamazione dell'eroicità delle virtù del Ven. Domenico Savio.

(9 luglio 1933)
1. Don Bosco ritorna col suo piccolo, grande alunno, frutto del suo mirabile sistema educativo. - 2. Ritorno provvidenziale in tempi in cui la gioventù è tanto insidiata. - 3. I miracoli dell'educazione di Don Bosco: come la mano di Dio. - 4. Vera educazione a vita cristiana di perfezione. - 5. Vita di purezza, di pietà, di apostolato. - 6. Vita di preghiera e di penitenza. - 7. Vita di intenso apostolato. - 8. Vita di vera Azione Cattolica. - 9. Sotto la bandiera della preghiera, dell'azione, del sacrificio. - 10. La vita che menava Don Bosco; vita cioè: di ardore apostolico incessante; animata da uno spirito mirabile di raccoglimento, di tranquillità e di calma; la calma che accompagnava sempre il vero spirito di unione con Dio. 11. La vita cristiana vissuta con la massima precisione. - 12. Quella vita che è il gran tesoro della Redenzione.

1. Torna, dilettissimi figli, torna in mezzo a noi, e proprio in questo luogo, la grande figura del Beato Don Bosco, quasi accompagnando e presentando, in persona e di sua mano, il suo piccolo, anzi grande alunno, il Ven. Domenico Savio. E Ci pare rivederlo, il grande Servo di Dio, proprio come lo abbiamo veduto — grande favore, questo, che mettiamo fra tutti quelli di cui la divina Bontà Ci ha elargito — proprio come lo abbiamo veduto, in mezzo ai suoi alunni e ai suoi cooperatori ancora.

Ed è veramente mirabile nei disegni di Dio, nei disegni, nelle preparazioni della divina Provvidenza; è veramente mirabile questo ritorno del Beato Don Bosco, con questo frutto, tra i primi, fra i più belli, tra i primi il più bello, si può dire, il più squisito dell'opera sua educativa, dell'opera sua apostolica, poiché tutta la sua vita, tutta l'opera sua fu sempre un apostolato. Egli infatti, di spirito di apostolato tutta quanta pervase la sua esistenza, già permeata dello spirito che si esprimeva concisamente e completamente in quelle sue
parole, in quella che fu la vera sua parola d'ordine, ereditata poi così fedelmente dai suoi figli: da mihi animas, caetera tolte.

2. Provvidenziale veramente questo ritorno: quando si pensi alle condizioni nelle quali si trova oggi, si può dire in tutto il mondo, la gioventù; quando si pensi a tutti i pericoli e a tutte le male arti che insidiano la sua purezza; quando si pensi a questo turbinio di vita esteriore, a questa eccessiva cura — e lo dicono anche quelli che sono unicamente condotti da considerazioni di umana pedagogia — a questo culto del corpo, delle forze fisiche e materiali, del materiale sviluppo, della materiale, fisica educazione, come dicono, in questa così diffusa e, si può dire, proprio educazione alla violenza, a nessun rispetto di nessuno e di niente. Quando si pensi dunque a queste condizioni fatte alla gioventù odierna, a questi pericoli che ad ogni piè sospinto le si parano davanti; quando si pensi a questo sciagurato apostolato (se è lecito applicare tale parola), apostolato del male, tanto attivamente, e con così terribile e malefica industria condotto per mezzo della stampa, della facile stampa appropriata a ogni condizione, a ogni gradazione di età; a questo sfoggio continuo, generale, quasi inevitabile, per quelli che ci vivono in mezzo, a questo sfoggio di cose non solo inedificanti, ma veramente provocanti al male, allorchè si abusa anche delle più belle, delle più geniali trovate della scienza, che dovrebbero servire unicamente all'apostolato del bene, alla diffusione della verità, della bontà; quando si pensi a tutte queste cose e al grado che hanno raggiunto proprio ai giorni nostri, allora veramente c'è da ringraziare Iddio, da ringraziare la divina Provvidenza che suscita e mette in atto, in piena luce, questa figura così edificante del buono e santo giovinetto.

3. C'è proprio da essere, in modo speciale, profondamente grati al Signore per questa santità di vita, per questa perfezione di vita cristiana in un giovanetto che non ha nessuno di quei grandi aiuti che tanto si confanno al compimento delle grandi cose: povero, umile figlio di modesta gente e di modestissima famiglia, non ricca che di aspirazioni cristiane, di vita cristiana, vissuta, sebbene nelle più modeste condizioni, nell'esercizio ordinario, nel compimento degli ordinari doveri di una vita comune; un giovanetto che non passa
i suoi anni rinchiuso, come appunto il decreto accennava, in un orto
particolarmente custodito; ma, prima in mezzo al mondo, e poi là dove la Provvidenza lo aveva collocato, e quindi in mezzo ad una gioventù che la grande anima del Beato Don Bosco adunava e formava, e veniva formando, riformando, santificando, ma dove era tanta miscela di buoni e non sempre buoni esempi, dí buoni e non sempre buoni elementi. Era, infatti, il segreto del grande Don Bosco, di mettere, talvolta, la mano proprio su elementi non buoni, con meraviglia di coloro che non avevano la sua fiducia in Dio e nella bontà fondamentale della creatura di Dio; era il segreto suo di mettere, allargare, allungare la sua mano ovunque, per trarre anche dal male il bene, proprio come fa la mano di Dio.

4. Ma per tornare subito al nuovo venerabile, ecco la prima felice costatazione. Alla scuola del Beato Don Bosco, crebbe, al suo esempio soprattutto, in rapida ma breve corsa, questa vita di adolescente che, a 15 anni, doveva chiudersi; questa vita, come fu detto con piena verità, del piccolo, anzi del grande gigante dello spirito: a 15 anni! A 15 anni una vera e propria perfezione di vita cristiana, e con quelle caratteristiche che bisognano a noi, ai nostri giorni, per poterla presentare alla gioventù dei nostri giorni, perchè è una vita cristiana, una perfezione di vita cristiana sostanzialmente fatta, si può ben dire, per ridurla alle sue linee caratteristiche, di purezza, di pietà, di apostolato; di spirito e di opera di apostolato.

5. Una purezza veramente liliale, angelica, ispirata alla Santissima Vergine, Madre ispiratrice di ogni purezza; e circondata dalle cure le più sollecite: dapprima le cure materne e paterne, poi le cure del grande Servo di Dio e dei suoi cooperatori; ma dal giovinetto custodita, sempre custodita, quasi si direbbe, con un vero istinto, con una vera continua aspirazione di purità, un bisogno nobilissimo; onde tutto quello che sembrava anche da lontano poter offendere questo candore, svegliava tutte le energie di quella piccola, anzi grande anima, alle più sollecite attenzioni, alla più fedele custodia. La purezza: questa prima disposizione, premessa a tutti gli altri doni di Dio, dono delle più alte vocazioni; la purezza, questo amore di Maria, questo amore del divino suo Figlio, del divino Redentore; questo profumo al quale il Cuore di Dio si apre come a cosa gradi
tissima; la purezza: quanto bisogno di elevare uno stendardo di questo splendore, di questo candore in mezzo alla gioventù di oggi!
Ma si direbbe proprio che il piccolo, grande Servo di Dio dicesse a se stesso quelle parole che la divina Sapienza mette in bocca appunto allo spirito che va in cerca della purezza: « Quando ho veduto e considerato, Dio mio, che senza l'aiuto Vostro io non potrei essere continente e puro, mi sono rivolto a Voi ed a Voi ho domandato questo tesoro ». Per questo la purezza del Ven. Domenico Savio veniva sempre assistita da un grande spirito di pietà; in lui era proprio la pietà alla custodia della purezza; una pietà fatta di preghiera, di devozione alla Santa Vergine, di devozione al Santissimo Sacramento, di ispirazione la più alta, di ispirazione ai più elevati coefficienti della purezza stessa. A questa pietà poi, a questa preghiera dello spirito, un'altra preghiera andava sempre congiunta, quella che ben si può dire la preghiera del corpo, la preghiera propria della carne, la preghiera del corpo, come fu ben definita, ravvivato dallo spirito, la pratica cioè della penitenza cristiana, che, quasi per istinto, sa e sente le possibili complicità del corpo e della materia, delle offese alla purezza, dei pericoli per la purezza; e corre al riparo, proprio come d'istinto: l'istinto dell'agnello che si difende dal lupo, dalla potenza nemica.

6. Una vita perciò quella di Domenico Savio, tutta di preghiera e di penitenza, quella penitenza che se non assurge alle asprezze che la storia della santità conosce, è proprio però penitenza vera: anzi è quella di più utile istruzione a noi tutti e specialmente alla gioventù nostra, perchè è una penitenza a tutti possibile; essa infatti si riduce alla sua migliore sostanza, consiste in un esercizio continuo di vigilanza, di dominio, d'impero dello Spirito sulla materia, di comando della parte più nobile sulla parte meno nobile; nell'impero insomma dell'anima, di chi deve comandare, sopra la parte che deve obbedire a lei; uno spirito di penitenza preziosissimo che, da solo, allontana tanti pericoli, che, da solo, esercita nobilmente, fruttuosamente, le migliori energie dell'anima e dello spirito, che insegna al corpo, insegna alla parte meno nobile quello che anche essa deve fare e il contributo che deve offrire non a rendere più difficile la virtù, ma a renderne più agevole e meritorio l'esercizio e la pratica.

7. E con tutto questo, e come preparazione soprannaturalmente naturale, uno spirito d'apostolato che anima tutta la vita del felicissimo adolescente, tutta la vita di questo piccolo e grande cristiano. Appositamente abbiamo detto: una preparazione soprannaturalmente naturale, perchè, in fondo e in sostanza, è quella naturale tendenza del bene a diffondersi, a dilatarsi, a comunicare il più largamente possibile i propri benefici, specialmente là dove ne è più visibile il bisogno, la privazione: tendenza che grandemente si riscontra nel caro giovinetto.

Piccolo, ma grande apostolo, in tutte le occasioni: attentissimo a cogliere, a crearle, facendosi apostolo in tutte le situazioni, dall'insegnamento formale del catechismo e delle pratiche cristiane fino alla partecipazione cordiale ai divertimenti della prima età, allo scopo di portare dappertutto la nota del bene, il richiamo al bene.

8. Or ecco appunto la vera provvidenza per i nostri giorni. È quello che Noi sempre proclamiamo e inculchiamo alla cara gioventù, che, con tanto nobile slancio, risponde, in tutti i paesi del mondo — e Ci compiaciamo di rilevarlo con vivissimo senso di gratitudine a Dio e agli uomini — al Nostro appello; questa cara gioventù che in tutte le parti del mondo risponde alla Nostra chiamata; di schierarsi in favore, a servigio dell'Azione Cattolica, che non altro vuol essere, non altro deve essere che proprio la partecipazione del laicato all'apostolato gerarchico.,
E appunto per essere tale, per poter entrare in questa linea, essa deve essere innanzi tutto una formazione più profonda, consapevole, squisita, di vita cristiana, di coscienza cristiana, e soprattutto nella purezza della vita, nello spirito della pietà, nella partecipazione innanzi tutto a questa grande pietà della Chiesa, alla incessante sua preghiera e unione con Dio. Siffatta corrispondenza è così vasta e, nella sua abbondanza, così squisitamente preziosa, che veramente riempie iI Nostro cuore della più alta riconoscenza, e schiude anche l'animo Nostro alle più belle speranze, che non sono unicamente Nostre, della Chiesa, della santa religione, ma, per felice necessità, sono anche le speranze, le promesse sicure per la famiglia, per la società, per tutta quanta l'umanità.

9. È vero: Noi li abbiamo sempre chiamati questi giovani sotto la gloriosa bandiera della preghiera, dell'azione, del sacrificio, perchè
è con la preghiera e con il sacrificio che si prepara l'azione, è con la preghiera ispirata alla pietà, con il sacrificio prima intimo, sacrificio personale, quel sacrificio che prende le sue radici sempre nello spirito, nella penitenza, nella mortificazione cristiana; è così, è unicamente così che ci si può preparare all'azione feconda dell'apostolato, un'azione che non può compiersi con soli accorgimenti umani, per quanto altissimi, per quanto generosi, ma che ha bisogno essenziale dell'aiuto divino che non si può ottenere altrimenti.

10. Ma, appunto per ciò torna di nuovo, ben a proposito, la figura del grande Servo di Dio, del Beato Don Bosco, maestro del piccolo Ven. Domenico Savio; torna ancora quella grande figura come Noi stessi l'abbiamo veduta tanto da vicino e non per fuggevole ora, e proprio così, come il suo piccolo discepolo ce l'ha ripresentata nella sua vita, nei caratteri più cospicui della sua breve esistenza: un ardore incessante, divorante di azione apostolica, di azione missionaria, veramente missionaria, anche fra le pareti di un'umile camera; missionaria tra le piccole folle di bambini, di ragazzini, di adolescenti che continuamente lo circondavano; spirito di ardore, di azione; e con questo ardore uno spirito mirabile, veramente, di raccoglimento, di tranquillità, di calma, che non era la sola calma del silenzio, ma quella che accompagnava sempre un vero spirito di unione con Dio, così da lasciare intravvedere una continua attenzione a qualche cosa che la sua anima vedeva, con la quale il suo cuore si intratteneva: la presenza di Dio, l'unione a Dio. Proprio così. E con tutto ciò uno spirito eroico di mortificazione e di vera e propria penitenza, per la quale, anche nei termini i più solenni, sarebbe bastata quella sua vita continuamente prodigata al bene altrui, sempre dimentica di ogni propria utilità, di ogni anche più scarso riposo; una vita di penitenza, non soltanto mortificata, ma di vera penitenza, a forza di essere apostolica.

11. Queste cose le abbiamo trovate un poco nelle rimembranze del Nostro spirito, e, ben più ancora, nelle suggestioni carissime della breve, ma nobilissima vita del Ven. Servo di Dio Domenico Savio. Queste cose, questi esempi, queste grandi linee rimangono sempre le linee sostanziali, essenziali, anche della vita tracciata a linee le più gigantesche dalla mano di Dio; e questi elementi, in fondo, che cosa
sono ? Gli elementi della vita cristiana, della vita cristiana vissuta, non come che sia, come purtroppo tanti e tanti si riducono a fare, ma con generosa fedeltà ai princìpi, ma con delicata cura, e non con negligenza. Ora è proprio un'indegna cosa servire negligentemente un Signore così buono, un Redentore così generoso; la vita cristiana, come Noi ebbimo a dire or non è molto in presenza di alcuni devoti pellegrinaggi, deve essere vissuta non con una corrispondenza frammentaria, discontinua ai precetti, agli insegnamenti, agli esempi del divino Redentore, del divino Maestro e dei Suoi migliori discepoli, come quello che oggi contempliamo ammirando, ma con uno spirito di nobile precisione. Questa è vita cristiana, ed è già gran cosa poterla chiamare così perchè è inestimabile il tesoro che quel nome esprime; ma quanta vita cristiana vi è, oggi, con nessun senso di precisione, senza alcuna cura diligente, generosa, almeno un poco diligente, un poco generosa, corrispondente agli esempi, agli insegnamenti, ai desideri del nostro divin Maestro !... Quanto bisogno invece di questi esempi proprio di precisione, di vite cristiane, diligenti, generose come il Cuore di Dio, il Cuore del Redentore le vuole. È questo un pensiero tanto più opportuno nel provvidenziale e magnifico consolantissimo svolgersi, al quale assistiamo, di questo Anno Santo della Redenzione, perchè il beneficio che noi celebriamo e ricordiamo con gratitudine dobbiamo anche con ogni diligenza, dopo diciannove secoli dal gran fatto della Redenzione nostra, far in noi fruttificare, in noi appunto alimentando la vera vita cristiana, poichè essa è proprio la vita totale venutaci dalla Redenzione divina; è il grande dono datoci dalle braccia del Figlio di Dio distese sulla Croce.

Il mondo non la conosceva questa vita; conosceva la vita pagana, con tutti i suoi orrori; appena iniziata, la vita cristiana subito si svolse con una meravigliosa fioritura di celesti bellezze, di celesti preziosità; sin dai primi momenti, da quei fanciulli che il divino Redentore carezzava e abbracciava Egli stesso, fino ai Tarcisi di tutti i tempi, sino a questo nuovo Ven. Servo di Dio.

12. Ecco il dono, il grande dono, il completo dono della Redenzione; essa è sempre la stessa cosa portata ai diversi gradi di perfezione ai quali la mano di Dio sa portarla; poichè è proprio la perfezione divina, per quanto irraggiungibile nella sua pienezza, quella
che ci viene proposta; e tale perfezione è la vita cristiana, quella che ci si presenta nell'umile fedele, nella più modesta misura anche dell'ultimo fedele, fino alle più alte figure, alle più magnifiche, alle più gigantesche figure dell'agiografia, della santità di tutti i secoli; è la vita cristiana, grande, immensa ricchezza che noi portiamo dall'istante stesso del dono del santo battesimo, poichè è in quell'ora benedetta che noi abbiamo cominciato a vivere questa vita, e quale preziosissimo tesoro noi la portiamo dentro le anime nostre, nei nostri corpi. È dunque perciò di continuo immanente in ciascuno e proprio incessante il richiamo: approfittare di questo grande dono e non lasciarlo inerte, negletto, scoperto con le nostre imprecisioni; approfittare, invece, con precisione, di questo tesoro magnifico, di questo tesoro di cui abbiamo una misura adeguata proprio in quel Sangue che, quale prezzo, il divino Redentore, ha pagato: il prezzo appunto del Sangue Suo, della Sua Vita, della Sua Croce...

LA MISSIONE PARTICOLARE DI DON BOSCO: CONTINUARE L'OPERA DELLA REDENZIONE
In occasione della lettura del Decreto di approvazione dei due miracoli proposti per la Canonizzazione.

(19 novembre 1933)
1. Un rapido sguardo sintetico a tutto quello che fu già detto, udito e veduto di Don Bosco. - 2. Sintesi personale: intelligenza luminosa, vivida, perspicace, -vigorosa; cuor d'oro; volontà gigante, indomita e indomabile; predilezione per i piccoli, per i poveri; resistenza fisica miracolosa. - 3. Sintesi generale, oggettiva dell'opera del Santo. - 4. Educazione totalmente, profondamente, squisitamente cristiana. - 5. La chiave: « Da mihi animas... ». - 6. La sua missione particolare: continuare l'opera della Redenzione. - 7. Gli insegnamenti della Croce.

1. Ecco la terza volta, dilettissimi figli e dilettissime figlie; ecco la terza volta che Don Bosco — è diciamo « Don Bosco » per ricordare dolci memorie, per risalire fin dove dobbiamo risalire, ai Becchi, alla povera tettoia di Valdocco — ci invita, ci mette anzi nella felice necessità di parlare di lui, quasi a ricordo, e si direbbe anche a lui caro, dell'ormai lontano incontro personale e di quel poco di momentanea, ma non sfuggevole consuetudine, che la divina Bontà Ci ha concesso di avere col Beato.

Che cosa dire e aggiungere, dopo quello che è già stato detto, dopo quello che anche il Decreto e le parole che ad esso hanno fatto seguito, hanno ricordato intorno al Servo di Dio ? Che cosa aggiungere, dopo quello che tante biografie, vite e pubblicazioni su Don Bosco, in proporzioni massime e minime, hanno detto di lui a quanti volevano saperne e a quelli anche che non volevano, imponendosi anche ai più disattenti per le meraviglie che narrano del Beato ?
Eppure Noi sentiamo la dolce tentazione di dare almeno un rapido sguardo sintetico a tutto quello che già è stato veduto, udito e detto. È infatti una magnifica sintesi quella che si profila — in merito alla vita e all'attività del Beato — in orizzonte vastissimo.

2. Anzitutto una sintesi personale: si può e si deve ben dire che questa magnifica creatura di Dio nell'ordine naturale è creatura
eletta altresì nell'ordine soprannaturale — giacchè lo stesso Dio è
il Creatore del mondo naturale e dell'universo che è sopra la natura; — si può dire di questa magnifica figura soffusa di molteplici splendori
e fatta di molteplici valori, di questa bontà generosa, di questo grande ingegno, di questa intelligenza luminosa, vivida, perspicace, vigorosa che, anche se si fosse limitata al cammino degli studi e della scienza, certo avrebbe lasciato qualche profonda traccia, come qualche traccia in questo stesso campo ha pur lasciato.

Un'altra sintesi può essere la seguente: quest'uomo che non ha avuto tempo se non per l'attività e l'azione, il lavoro costante e incessante in mezzo a piccoli fanciulli, a giovani, a vecchi, ha saputo scrivere moltissimo: sono oltre una settantina, infatti, le sue pubblicazioni, i suoi scritti dati alle stampe, alcuni dei quali, già ancor lui vivente, hanno avuto un numero favoloso di edizioni e taluni hanno raggiunto anche il milione di copie.

E inoltre accanto a questa intelligenza così superiore e sorprendente, un cuore d'oro, virilmente paterno e, nel contempo — lo sanno tutti quelli che Io hanno avvicinato — un cuore che ha conosciuto tutte le tenerezze del cuore materno, specialmente per i piccoli, per i poveri tra i piccoli, per i più poveri e più piccoli tra i poveri e i piccoli. E insieme a questo cuore una volontà gigante, indomita e indomabile, come non fu domata da tanta quantità di opere e di straordinario lavoro!
In servigio poi di tale intelligenza e di tale volontà un fisico, un corpo che, un po' per felice temperamento e per le presto conosciute durezze della povertà, ma più ancora per forte volontà e disciplina, per vera e propria volontaria penitenza, mostrò una resistenza al lavoro veramente mirabile e non c'è da esitare a dirla miracolosa. Basterebbe ricordare sommariamente l'attività del Beato e vedere come egli facesse bene ogni cosa: se si mette a scrivere — e Noi ricordiamo proprio di averlo visto applicato a questa speciale attività sembra che non debba fare altro: sono pagine e pagine, opuscoli, innumerevoli lettere: altrettanti benefici spirituali. Si sarebbe detto non avere egli altra occupazione ed altro tempo se non per parlare, ascoltare tutti, per rispondere a tutti; e si sarebbe detto ancor più che egli avesse molto tempo disponibile poichè spesso egli riteneva come
un dovere quello di familiarmente discendere tra i fanciulli per contentare specialmente i più disgraziati fra quei piccoli e per mettersi a novellare e a giuocare con essi come se nella sua vita nessun altro compito od occupazione richiedesse la sua preziosa presenza; come se non avesse a fare tutto quello che così mirabilmente ha compiuto. È una meraviglia perciò pensare come egli abbia potuto trovare tanto tempo e come e quando si concedesse quel minimo di riposo o di quiete, anche per lui come per tutti, di assoluta necessità.

3. Ma questa sintesi, o meglio questo insieme di sintesi personale, già così grande e magnifico, quasi scompare, per ricomparire poi come causa davanti ai propri effetti, al confronto della sintesi oggettiva dell'opera del Beato, specialmente se contemplata a tanti anni di distanza: dai pascoli dei Becchi, dai primi umili inizi di Santa Filomena a Valdocco, alle grandiose fioriture di oggi. Dando uno sguardo complessivo generale, i figli e le figlie del Beato, i Salesiani e le Suore di Maria Ausiliatrice si contano sui 18.000: un esercito; e, si direbbe, tutti in una linea, in prima linea, tutto applicato ad un grande e produttivo lavoro, giacché l'insegna del Beato e quella che è poi l'insegna della sua religiosa eredità è il lavoro, e non appare bene nelle file dei Salesiani o delle Suore di Maria Ausiliatrice chi non è un lavoratore, quella che non è lavoratrice: il lavoro è il distintivo, la tessera di questo provvidenziale esercito. E altri dati lo provano: 1400 le case, 80 le province o, come i Salesiani dicono, le ispettorie; migliaia e migliaia sono le chiese, le cappelle, gli ospizi, i collegi; anzi è difficile elencarli tutti: parecchie centinaia di migliaia sono gli allievi presenti; a milioni bisogna valutare gli ex allievi; un altro milione e più i componenti la terza grande famiglia: quella dei Cooperatori, questa longa manus, come Don Bosco la chiamava, e Noi l'abbiamo proprio udito definirla così, quando, con umile compiacenza, proprio di chi vuol dare importanza ad altri, il Beato diceva che, grazie appunto a tanti Cooperatori, Don Bosco — usava sempre la terza persona quando parlava di sè — Don Bosco ha le mani abbastanza lunghe che possono arrivare a tutto. È difficile del resto, nonostante queste cifre, misurare, anche in riassunti approssimativi, il bene che Don Bosco ha fatto e che vien facendo: sarebbe sufficiente il semplice accenno alle sedici missioni, vere e proprie missioni, alle quali si deve aggiungere più che il doppio
di missioni sussidiarie ove i figli e le figlie di Don Bosco lavorano assiduamente per la conversione degli infedeli.

4. Un bene immenso, straordinario: basterebbe soltanto pensare a quel fervore di educazione, così molteplice — civile, professionale, commerciale, agricola — ma pur sempre una, sempre la stessa, quando si rifletta che essa è educazione cristiana, totalmente, profondamente, squisitamente cristiana.

Ecco, pur in un lontano e tenue scorcio, la più bella sintesi che ci evoca dinanzi allo spirito l'opera, grande si può ben dire come il mondo, e la figura del Beato Don Bosco, rediviva e reduce in mezzo a noi, in questi felici momenti.

5. Vien proprio fatto di domandarsi: quale il segreto di tutto questo miracolo di lavoro, di straordinaria espansione, di conato immenso e di grandioso successo ? E proprio il Beato ce l'ha data, la spiegazione, la chiave vera di tutto questo magnifico mistero : ce l'ha data in quella sua perenne aspirazione, anzi continua preghiera a Dio — poichè incessante fu la sua intima, continua conversazione con Dio e raramente si è come in lui avverata la massima: qui laborat orat, giacchè egli identifica appunto il lavoro con la preghiera — ce l'ha data in quella sua costante invocazione: Da mihi animas, caetera tolte : le anime, sempre, la ricerca delle anime, l'amore delle anime.

-Come viene opportuno questo richiamo, questa preghiera personale del Beato Servo di Dio nello svolgersi così bello, santo, edificante, fruttuoso, di questo Anno Santo della Redenzione: il Beato Don Bosco infatti aveva proprio studiato e meditato, bene meditato, costantemente, il mistero e l'opera della Redenzione per poter eseguire tutta la sua stupenda fatica.

6. Si deve anzi dire che proprio ciò unicamente la spiega: egli ebbe da Dio il mandato specifico, la missione particolare di continuare l'opera della Redenzione, di diffonderne e applicarne sempre più largamente, sempre più copiosamente alle anime i frutti preziosissimi. Così risulta bene la grandezza della sua attività sia quando si pensa alle anime da lui chiamate alla Redenzione durante la sua vita, sia quando si pensa a quelle chiamatevi dalla longa manus dei suoi figli e dei suoi Cooperatori: o portando per la prima volta tante a vere pro
prie risurrezioni spirituali, o riportando le anime smarrite o dimenticate sulla via della salute; in tutto e per tutto e sempre la propagazione della Redenzione.

7. Il Beato ha dunque meditato profondamente il mistero della Redenzione. Ecco un richiamo oggi più che mai opportuno, giacchè esso è proprio quanto Noi per questo Anno Santo, abbiamo ardentemente desiderato e sperato: che il pensiero di tutte le anime redente, di tutta l'umanità salvata, torni con memore ricordo, con riconoscente attenzione alla grandiosa opera di cui si raccolgono i benefici inestimabili, alla Redenzione e al Suo Autore, il Redentore.

Da mihi animas, caetera tolte ! E il Redentore che cosa ci dice ? che cosa dice a quelle anime che volenterosamente si mettono su questa via ? La prima parola che scende da quella Croce, ove appunto si consuma la Redenzione nel Sangue e nella Morte del Figlio di Dio, è quella stessa che da Gesù fu detta quasi a prefazione di questa sua opera divina: quid prodest ho-mini si mundum universum lucretur, animae vero suae detrimentum patiatur? che cosa giova conquistare tutto il mondo se l'anima dovesse soffrire detrimento ? E ciò era già dire l'inestimabile valore trascendente delle anime, l'incomparabile valore delle anime. Ora questa stessa parola, questa stessa divina lezione ci dà dalla Croce il Redentore come testamento di Lui morente, scritto col Suo Sangue divino: ecco, Egli dice in quell'ora suprema, il valore delle anime tutte; di ciascuna perciò delle nostre anime. Per essa Egli non ha creduto di troppo dare, dando tutto il Suo Sangue e la Sua Vita, non ha creduto di troppo altro prezzo sborsare elargendo tale prezzo di valore divinamente infinito...

ANCHE. LA PALMA DEL MARTIRIO
In occasione della lettura del Decreto del « Tuto » per la Canonizzazione di Don Bosco.

(3 dicembre 1933)
1. La gigantesca e cara figura del Beato Don Bosco accompagna e rende onore ai Martiri della Compagnia di Gesù, venerabili Rocco Gonzales de Santa Cruz, Alfonso Rodriguez e Giovanni del Castillo. - 2. L'insegnamento dei Martiri.
3. Ispirazione al compimento dei doveri della vita cristiana. - 4. Martiri ridotti... la sfida del rispetto umano. - 5. Il martirio dei vergini e delle vergini. - 6. Martiri della vita cristiana nelle famiglie e nella società. - 7. La via del martirio: la perseveranza nei piccoli martiri della vita quotidiana. - 8. La vita di Don Bosco: vita di vero e proprio martirio. - 9. Onore e congratulazioni.

1. Avete udito, dilettissimi figli, i Decreti letti, avete pure raccolta la bella, pia, fraterna illustrazione che di essi è stata fatta: avete veduto come ritorna fra noi la gigantesca e pur così cara figura del Beato Don Bosco accompagnante e rendendo i dovuti omaggi ai Martiri del Redentore divino, poichè il martirio è il supremo onore, come è il frutto supremamente prezioso della Redenzione, di quel Redentore, a quo omne martyrium sumpsit exordium, come così bene e così solennemente dice la Chiesa. E poichè la Bontà divina Ci ha già concesso di parlare e di intrattenerCi altre volte intorno al Beato Don Bosco, Ci soffermeremo ad ammirare questi grandi Martiri — pur senza tralasciare, come vedremo, un accenno allo stesso Beato Don Bosco — che tanto opportunamente vengono a mettersi nel corteo trionfale che accompagna la memoria diciannove volte centenaria della divina Redenzione stessa e del divino Redentore.

2. È infatti troppo opportuno, a proposito dei nuovi Martiri che ognuno di noi si ponga qualche domanda su quello che dobbiamo non solo ammirare, ma anche imitare; poichè è pure sempre nell'economia altamente educatrice della Chiesa di non mai presentare così
eccelse figure alla venerazione dei fedeli se non con lo scopo di eccitarne la salutare imitazione: ut imitari non pi geat quos celebrare delectat.

E, anzitutto, che cosa possiamo noi fare se non tributare la nostra ammirazione, quando ci troviamo dinanzi a questi eroi della fede, eroi sino al sangue e sino alla morte ? Eppure ecco subito una grande utilità per le anime, per tutte quante le anime, appunto in questa ammirazione che a tutti si impone: l'utilità è in questo stesso onore di ammirazione dinanzi ad azioni che, come fu così bene detto, costituiscono le più fastose, le più magnifiche e splendide testimonianze che siano concesse all'umana natura, a noi poveri uomini, di poter rendere alla Verità ché tutto e tutti giudica, che tutti e tutto sovrasta e a tutto sopravvive, una testimonianza più di ogni altra grande e degna: la testimonianza del sangue. Un genio l'ha detto e genialmente: è questo il gesto più fastoso che l'uomo possa compiere.

E in tale campo, dinanzi a tali grandezze, è già un beneficio segnalato anche il semplice soffermarsi in tanta visione di cose. Poichè come non si desterebbe, anche nelle anime più lontane dal mondo soprannaturale, se pur fornite di doti naturali, come non si desterebbe, anche in loro, con l'ammirazione, l'apprezzamento di così grandi cose e, con l'apprezzamento, chissà ?, forse un principio di desiderio, e col desiderio un principio di conato, di sforzo verso queste sublimi elevazioni ? ciò solo già costituirebbe un immenso guadagno per l'educazione delle anime.

3. Ma poi quali e quanti evidenti vantaggi anche nell'elevazione stessa di questi eroismi supremi, pur se essi restano più ammirabili che imitabili; giacchè un poco di riflessione basterà per far scorgere che vi sono taluni momenti e situazioni speciali di vita e anche alcune ordinarie condizioni di vita, che esigono di ispirarsi da quello che ci insegnano questi supremi esempi di fedeltà, di pazienza, di eroismo condotto sino ai sacrifici più alti.

Situazioni e momenti della vita, nei quali l'adempimento di un dovere, la rinuncia a un vietato guadagno, a un non lecito piacere può costare sacrificio : allora, proprio in quei momenti, sono questi grandi spiriti che ci ammoniscono, che ci indicano di fronte a tutte le debolezze e le esitazioni, a tutte le lotte trepide tra il dovere e il piacere, la 'via da percorrere, la legge da osservare; essi che hanno dato il sangue e la vita per trionfare, con la fortezza cristiana, di tutti
gli ostacoli, a tutti ripetono : nondum usque ad sanguinem restitistis : che cosa si domanda a voi a confronto di quello che fu a noi richiesto ? E sono tanti quelli che hanno dato il sangue e la vita per restare fedeli a Dio, per non perdere il frutto della Redenzione.

4. E poichè tutto ciò può diventare molto pratico, che cosa è mai — dicono i Martiri — che cosa è mai, per esempio, il sacrificio che la professione della vita cristiana, l'onore del nome, della dignità cristiana richiede a povere figliuole, a giovani donne, chiamandole a rinunciare a una moda che offende Dio, che offende il nome di cristiano, che offende anzi la stessa dignità umana ? e che cosa è mai questa rinuncia in confronto di questi supremi sacrifici offerti per la fedeltà a Dio ?; che cosa è, in confronto ad essi, il dovere umano e cristiano di rinunciare a una non retta industria o a un facile non onesto guadagno, di cui forse nessuno saprà mai, ma che non sfugge all'occhio di Dio ? Che cosa si domanda a una giovane vita, a un giovane uomo che sente tutta la dignità della sua professione cristiana, del suo nome cristiano quando si chiede di sfidare con nobile coraggio il rispetto umano (ciò che non dovrebbe essere poi troppo difficile) e di rinunciare a spettacoli, a convegni, a danze che vilipendono l'umana dignità oltrechè l'onore cristiano ?
Ecco, in tutto ciò, dei martiri ridotti, ridottissimi, che dai grandi, completi martiri debbono ricavare una forza, una luce celeste, una ispirazione alla quale nessuno deve rifiutarsi.

5.72-Ma poi vi sono delle condizioni intere di vita, ordini di cose, nei quali si riscontra una magnifica pratica di martirio. Quante volte si avvera la bella parola di Sant'Agostino : « La verginità non è onorevole perché anche tra i vergini e le vergini si è avuto il martirio, ma sibbene perché è essa che fa i martiri; non ideo honorabilis virginitas quia etiam in virginibus martyrium reperitur, sed quia facit ipsa martyres ». Magnifica parola; poiché, infatti, ecco una vita, una pratica di virtù, una vita elevata e alimentata da questa virtù, che rassomiglia non poco a un lungo martirio; una vita così alta, proprio modellata su quella portata in terra dal Signore degli Angeli col suo esempio; una vita fatta tutta di rinunce a quello che la vita mondana cerca invece con tanta avidità ingorda. Ora, tal genere di vita ci fa pensare che tante volte quelle virtù sono nate dall'ammirazione tributata ai Santi Mar
tiri, proprio come lo stesso Sant'Agostino, parlando della molteplicità dei martiri, diceva: « Le celebrazioni dei Martiri sono esorta-rioni al martirio; exhortationes sunt martyriorum ».

6. Con la stessa meraviglia che ci fa tributare onore ai Martiri del sangue noi consideriamo questi altri veri martiri, così molteplici e tanto mirabili agli occhi nostri, ma spesso sconosciuti, seppelliti nell'ambito di una casa religiosa, ai piedi di un altare, nel più completo nascondimento, in una penitenza di vita innocentissima, nell'immolazione completa, nel desiderio, anzi, vivissimo, di arrivare sino al sangue e alla morte, pur di serbare fedeltà a Dio. Il mondo non conosce, nè conoscerà mai questi martiri compiuti da tante anime dimentiche di sè, vere vittime innocenti, e a null'altro intente se non ad allontanare — e quante volte li allontanano! — proprio dal mondo i rigori della divina Giustizia, specie in questi difficili e tristi tempi, per attirarli sulle proprie persone. Quanti buoni e veri padri cristiani vi sono di numerose famiglie, fedeli in tutto ai loro doveri di coniugi, di parenti, di operai, di lavoratori cristiani, di servi cristiani, fedeli a tutti i loro doveri, a costo anche di tutti i loro doveri, a costo anche di indicibili angustie e privazioni, a costo di combattere continuamente l'inclemenza delle condizioni del momento : ecco dei veri altri martiri della vita, cristiana.

E ancora: all'infuori di queste situazioni veramente gravi, alle quali spesso non manca nemmeno la nota tragica per essere martiri, quante altre vite più serene che si svolgono, almeno apparentemente, senza difficoltà: ma pur sono così ripiene di ostacoli nobilmente, cristianamente superati. Sono tante le vite che si consumano proprio nell'adempimento di modesti compiti, senza particolari durezze, ma con doveri precisi che non mancano di certe responsabilità e adempiuti sempre ogni giorno, tutti i giorni, tutti eguali. E ciò nella tremenda monotonia di tante vite obbligate a un dovere che non presenta neppure qualcuno di quegli elateri o forze di propulsione e incitamento che tante volte ne facilitano appunto lo svolgimento; in quel térribile quotidiano lavoro che non varia mai e che richiede sempre le stesse diligenze, la stessa coscienza, esattezza e puntualità, senza morali compensi. Ecco dei martiri molto più modesti, molto meno fastosi dei grandi martiri, ma pur veri martiri anch'essi. E tanti ve ne sono: e anche
ad essi i Martiri del sangue ripetono a vitale incoraggiamento: nondum usque ad sanguinem restitistis.

7. E ancora un'altra riflessione. Glorificando questi nuovi Martiri noi li ammiriamo e onoriamo quando essi sono giunti alla cima del loro calvario, che non è ottenebrato come il Calvario del Re dei Martiri, ma da Lui riceve splendida luce; e non pensiamo che a questi grandi arrivi essi si sono preparati con viaggi molto modesti, con quella pazienza, perseveranza e fortezza che si richiedeva dal piccolo martirio della loro vita quotidiana. Varrà un esempio: il santo vescovo Fruttuoso, di Tarragona, viene condotto all'estremo supplizio, dopo tutta una giornata di strazi e di tormenti: uno dei suoi sgherri vedendolo così esausto, sfinito, riarso dalla sete per tanto sangue perduto, gli offre un calice d'acqua; il santo vescovo ringrazia, ma ricusa dicendo: non posso perché è giorno di digiuno e non siamo ancora al tramonto. E giustamente il grande scrittore cristiano, Alessandro Manzoni, commenta: « Chi non sente che questo rispetto così riverente, cosi diligente e premuroso verso la legge divina fu proprio quello che aveva preparato il Martire all'ultimo sacrificio ? ».

8. E qui torna opportuno un riferimento al Beato Don Bosco che trova bene il suo posto in questo magnifico ambiente e contesto di cose. Ecco una vita — e Noi l'abbiamo potuto vedere da vicino e proprio particolarmente apprezzare — ecco una vita che fu un vero, proprio e grande martirio: una vita di lavoro colossale che dava l'impressione dell'oppressione anche solo a vederlo, il Servo di Dio; una vita di pazienza inalterata, inesauribile, di vera e propria carità sì da aver sempre egli un gesto della propria persona, della mente, del cuore, per l'ultimo venuto e in qualunque ora fosse arrivato e dopo qualunque lavoro; un vero e continuo martirio nelle durezze della vita mortificata, fragile, che sembrava frutto d'un continuo digiunare. Ecco perciò il Beato Don Bosco rientrare perfettamente al proprio posto fra questi campioni della fortezza cristiana professata sino al martirio.

9. Onore gli uni, onore l'altro di queste grandi Famiglie che oggi così giustamente e più che mai esultano nella loro memoria ed esaltazione!
Con entrambe Noi ci congratualiamo per aver prodotti tali atleti e tali esempi al mondo, all'umanità redenta, poichè solo la Redenzione poteva produrli. Ma esempi anche e campioni per l'umanità senza aggettivi, giacchè mai essa è più onorata come quando lo è da questi prodotti usciti proprio dalle sue file, veri grandiosi compensi per altre manifestazioni, per altri uomini che portano sì. il nome di uomini, ma tali non sono per l'onore dell'umanità, poichè non fanno che alimentare le proprie più ignobili passioni contro la virtù, contro Dio, contro la verità e il bene, contro tutto ciò, in una parola, che può formare e forma l'onore stesso dell'umanità.

Ci congratuliamo quindi con la famiglia del Beato Don Bosco e con la famiglia di Sant'Ignazio, anzi con la Chiesa tutta, col mondo intero, giacchè le glorie esaltate non appartengono soltanto a un popolo, ma sono il prodotto del genere umano e appartengono a tutta l'umanità redenta. All'umanità dunque, che si gloria di questi nuovi eroi che dal divin Fondatore della Chiesa, Signore e Re, hanno avuto educazione e foiniazione e santità fino al martirio, le vive ed affettuose felicitazioni del Vicario di Gesù Cristo.

LA VITA MERAVIGLIOSA DI S. GIOVANNI BOSCO TRACCIATA NELLE PRINCIPALI SUE LINEE
Omelia latina — nel suo testo italiano — sulla solennità di Pasqua ed in onore del nuovo Santo, letta dal Santo Padre dopo il Vangelo della Messa Papale, celebrata durante il Sacro rito della Canonizzazione.

(1° aprile - Pasqua 1934)
Venerabili fratelli e dilettissimi figli. In questa Pasqua dell'Anno Giubilare, una duplice letizia si effonde nell'animo Nostro e pervade tutta la Chiesa: mentre infatti oggi solennizziamo la vittoria di Gesù Cristo sulla morte e sulla potestà dell'inferno, ci è dato di porre, quasi a coronamento dell'Anno Santo, che pure ha veduto tanti trionfi della fede e della pietà popolare, la solenne Canonizzazione del Beato Don Bosco, che Noi stessi pochi anni fa abbiamo annoverato fra i Beati, e che — ancora lo ricordiamo con sommo piacere — nel lontano tempo della Nostra gioventù ci fu di conforto e di stimolo nei nostri studi, e di ammirazione profonda per le grandi opere compiute. Con vera trepidazione Noi ci accingiamo oggi a tratteggiare questa grande figura di Santo e di Apostolo della gioventù; tuttavia non possiamo a meno di indicarvi, o Venerabili fratelli e diletti figli, quelle che ci sembrano le linee caratteristiche della sua vita meravigliosa.

Dedito interamente alla gloria di Dio e alla salute delle anime, egli non si arrestò davanti alla diffidenza e all'ostilità dei confratelli nel sacerdozio; ma con arditezza di concetti e con modernità di mezzi, si accinse all'attuazione di quei nuovissimi propositi che, per superiore illustrazione, conosceva essere conformi alla volontà di Dio. Vedendo per le vie di Torino innumerevoli schiere di giovani abbandonati a se stessi e privi di ogni assistenza, egli cercò di trarli a sè, di conquistare i loro animi con la sua parola persuasiva e paterna e, unendo al diletto dei divertimenti onesti, l'insegnamento della religione e dei rudimenti della scienza, cercò di renderli buoni cristiani e ottimi cittadini. Ed ecco sorgere gli « oratori festivi », che egli fondò non solo a Torino, ma altresì nei paesi e città vicine, e
dovunque estese le sue provvidenziali istituzioni, che tanto bene operarono e operano in mezzo ai giovani.

Volendo inoltre provvedere alla gioventù, un mezzo onesto e sicuro con cui farsi una posizione nella vita, istituì le scuole di arti
e mestieri per la classe operaia; e per le classi più alte, fondò collegi dove tanti studenti vengono accolti, educati e incamminati con giusta larghezza e sicurezza di metodi nella via del sapere. Il segreto per cui il suo sistema educativo ottenne frutti così copiosi e meravigliosi,
è tutto qui: egli attuava quei principi che si ispirano al Vangelo, che la Chiesa Cattolica ha sempre raccomandato e che Noi stessi
tante volte e in tante occasioni abbiamo tracciato e inculcato. Egli
mirava a formare nei giovani il cittadino e il cristiano, il perfetto cittadino degno figlio della patria terrena, il perfetto cristiano meri
tevole di divenire un giorno membro glorioso della patria celeste.

Per lui, l'educazione non deve essere soltanto fisica ma soprattutto spirituale, non deve limitarsi a rafforzare i muscoli con gli esercizi
ginnastici, a corroborare le forze corporee col sano esercizio delle
medesime, ma deve soprattutto esercitare e rafforzare lo spirito disciplinandone i moti incomposti, fomentandone le tendenze migliori e
tutto dirigendo verso una idealità di virtù, di probità e di bontà. Educazione, quindi, piena e completa che abbracci tutto l'uomo, che insegni le scienze e le discipline umane, ma che non trascuri le verità soprannaturali e divine.

Questo compito, tanto delicato e arduo, il nostro Santo non soltanto cercò di attuarlo con ogni mezzo durante il corso della sua vita,
ma lo affidò altresì, come una sacra eredità, alla numerosissima Famiglia religiosa da lui fondata, alla quale affidò pure il compito di portare a tanti popoli giacenti ancora nelle tenebre dell'ignoranza e dell'errore, la luce del Vangelo e della civiltà cristiana.

E davanti alle difficoltà .di ogni genere, davanti alle irrisioni e agli scherni di molti, egli sollevando i suoi occhi luminosi verso
il Cielo, era solito esclamare: « Miei fratelli, questa è opera di Dio, è volontà del Signore: il Signore è quindi obbligato a dare gli aiuti necessari ».

Gli avvenimenti mostravano, poi, la verità delle sue parole, tanto che gli scherni si cambiarono in ammirazione universale.

Abbiamo tracciato, venerabili fratelli e dilettissimi figli, nelle principali linee, la vita meravigliosa di questo eroe della santità: Vi esor
tatuo ora a lasciarvi tutti ispirare all'ardente imitazione delle sue virtù. In tal modo, infatti, abbiamo fiducia che tutti potremo conquistare quella virtù dello spirito che Gesù Cristo ci ha arrecato con la Sua Resurrezione e per cui tutti gli uomini, quindi, uniti in una sola famiglia, potranno innalzare con noi il cantico pasquale: « Affinchè tu sia, o Gesù, gaudio perenne alle nostre anime, libera, te ne preghiamo, dalla morte del peccato coloro che hai fatto rinascere alla Vita. Così sia ».

IL SOLDATO INTREPIDO DELLE SANTE BATTAGLIE
In occasione della memoranda udienza concessa alle Famiglie Salesiane nella Basilica di San Pietro, due giorni dopo la Canonizzazione.

(3 aprile 1934)
1. Vi abbiamo preparato la più bella, grande, magnifica sala del mondo. - 2. Siamo nuovamente in questo splendido ambiente, che risuona ancora dei cantici di gloria al vostro magnifico Padre. - 3. L'incontro del Redentore col suo servo fedele nella chiusura dell'Anno Santo della divina Redenzione. - 4. Magnifico incontro! e come splendido e a posto nel quadro dell'Anno Santo. - 5. Lo specifico frutto dell'Anno Santo manifestato da Gesù Redentore con le parole rivelatrici del suo cuore: « Ego veni ut vitam habeant et abundantius habeant ». - 6. Il triplice segreto di Don Bosco: l'amore a Gesù Redentore, la devozione a Maria SS. Ausiliatrice, l'amore al Papa. - 7. Il più grande, il più forte aiuto su cui contare. - 8. Illimitata e sentita devozione alla Chiesa, alla Santa Sede, al Vicario di Cristo. - 9. Noi abbiamo parlato di un Giubileo salesiano e non senza intima gioia abbiamo sentito che intorno a Noi si gridava: Viva il Papa di Don Bosco. - 10. La Nostra Benedizione.

1. Non più negli splendori dei grandiosi, santi riti, o dilettissimi figli, ma in una vera (possiamo ben dire) bellissima vertigine di gioia e di pietà filiale, Noi vi rivediamo in questo magnifico luogo. Voi vedete che per ricevervi vi abbiamo preparato la più bella, grande, magnifica sala del mondo. Non abbiamo creduto che fosse troppo per quello che doveva tornare a onore del vostro e Nostro grande San Giovanni Bosco; non abbiamo creduto che fosse troppo per accogliere un'eletta così bella, così ragguardevole, così imponente anche per il numero; una tale eletta di suoi figli venuti da tutte le parti del mondo, anche dalle più lontane; cosa bellissima specialmente per Noi perchè la vostra presenza e tutto quello che abbiamo udito nel discorso pronunciato poco fa, Ci fa sentire, con vivezza che poche volte abbiamo provato, il senso della universale paternità
che la Provvidenza divina Ci ha voluto affidare. E voi siete non solo figli venuti da tutte le parti del mondo, ma appartenenti a tutte le categorie svariatissime di cui si compone la grande Famiglia, o meglio le grandi Famiglie di Don Bosco, anzi di San Giovanni Bosco, che il mondo però continuerà sempre a chiamare Don Bosco (applausi). E sarà bene, perchè è come ripetere il suo nome di guerra, di quella guerra benefica, una di quelle guerre, che si direbbe la divina Provvidenza voglia concedere di tanto in tanto alla povera umanità, quasi a compenso delle altre guerre non affatto benefiche, ma così dolorose e seminatrici di dolori.

2. Rilevammo dunque, dilettissimi figli, le diversità, le varie rappresentanze delle grandi Famiglie salesiane. Dobbiamo aggiungere ad esse anche i diversi gradi della gerarchia: il sacerdozio, l'episcopato, il cardinalato: qualche cosa, anche questa, di così bello e veramente completo.

Quanto al resto, dilettissimi figli, che cosa possiamo aggiungere a quello che la vostra presenza ci dice ? Questa vostra presenza così eloquente, anche in questo silenzio quasi palpabile che Ci rende così sensibile la vostra aspettazione della paterna parola ? Che cosa possiamo, dire, quando siamo nuovamente in questo splendido ambiente che risuona ancora dei cantici di gloria al vostro magnifico Padre; quando è di ieri quel meraviglioso insieme di cose che è venuto a coronare in modo così impareggiabile la vostra aspettazione, il vostro desiderio ? Pure, per non avere il rimorso di aver perduto occasione sì bella, per dire qualche cosa di utile alle anime vostre, diremo quello che San Giovanni Bosco stesso vi dice così eloquentemente con la sua figura, quale è visibile a tutti gli spiriti e parla a tutti i cuori.

3. Proprio con particolare, provvidenziale opportunità è venuta questa canonizzazione del vostro e Nostro Don Bosco in questa chiusura dell'Anno Santo della divina Redenzione; e certo il vostro e Nostro caro Santo ha guadagnato immensamente dall'insieme di queste circostanze e congiunture.

È stato dapprima l'incontro del divino Redentore, del divino Capitano, suscitatore di ogni santità, di ogni apostolato e di ogni bene, l'incontro con un suo servo sì fedele, con un soldato così intre
pido delle sue sante battaglie. Da una parte si direbbe che Don Bosco sia venuto a rendere al divino Redentore tutto quello che Gli doveva, come tutto tutti a Lui dobbiamo. Da Lui infatti ebbe principio ogni santità, ogni martirio, ogni bene; da Lui tutto quello che resta di bene in questo mondo, anche paganeggiante, tutto quello che resta di bene in questa civiltà e che le viene dalla Croce, dal Cuore, dal Sangue del Redentore e che la fa essere ancora una civiltà cristiana.

4. Don Bosco è venuto a rendere omaggio al suo Capo, al suo Signore, al suo Condottiero, e il divin Redentore ha disposto, proprio sulla fine dell'Anno Santo della Redenzione, di venire quasi in persona a coronare i meriti del suo servo fedele, a mantenere con lui quelle divine promesse che ha fatto a tutti coloro che lo servono con fedeltà. Magnifico incontro! e come bello, splendido, come a posto nel quadro dell'Anno Santo, nel quadro di tutto quel corteo di santità che ha accompagnato il Redentore nel corso di questo Giubileo della Sua Redenzione! È una scelta tra i più belli, freschi, olezzanti frutti della Redenzione, in omaggio all'Autore primo di ogni santità. E per questo da lui noi tutti, e voi specialmente, voi che siete legati da tanti vincoli al nostro caro Santo, dobbiamo imparare quello che deve essere il frutto specifico di questo Anno Santo, quello che si differenzia da tutti gli altri, e per voi si differenzia con la glorificazione del vostro carissimo Padre, anzi Patriarca. E quanto mai appropriato è per voi un tal frutto dell'Anno Santo che può dirsi « Anno Santo Salesiano! » (applausi).

Per tutti, anche per voi il primo frutto è quello delle Sante Indulgenze, prezioso tesoro al quale non si può a meno di pensare con molta umiltà e sentimento di confusione perchè dire indulgenza, indulgenza grande, indulgenza massima vuol dire perdono, perdono grande, perdono massimo. E di che cosa ? Dei peccati e specialmente dei peccati mortali. E chi può dire di non averne bisogno ? Tanto varrebbe dire che non si hanno peccati, e lo Spirito Santo dice che chi afferma di essere senza peccato non dice la verità.

5. Ma questo Anno Santo della Redenzione deve dire qualche cosa di più speciale. E infatti lo ha detto, perchè lo ha detto il Redentore stesso. Egli ha espressamente indicato il frutto di tutta l'opera sua di Redenzione e noi non possiamo pertanto trascurare un tal
frutto che è come la continuazione della Redenzione stessa. Il Signore lo ha detto con parole rivelatrici del suo cuore, delle sue intenzioni, quando ha annunziato di essere venuto perchè gli uomini avessero la vita e l'avessero in abbondanza, in sempre maggiore abbondanza. Ego veni ut vitam habeant et abundantius habeant. Proprio come se dicesse alle sue care anime: abbiate la vita, e abbiatela in abbondanza, in sempre maggiore abbondanza. E questa è la vita cristiana, perchè, è Cristo che l'ha data al mondo : Cristo Redentore, vita cristiana. Questa vita cristiana che voi avete già così abbondantemente, dovete averla, sviluppata con abbondanza sempre maggiore; dovete metterla in accordo con le parole del Redentore quando Egli dice che deve essere vita abbondante e sovrabbondante.

Ed il nostro caro Santo vi dice: « È così che si vive la vita cristiana »; così come lui l'ha vissuta, come la vissero i Santi, non solo quelli che in quest'anno hanno fatto corteo al Redentore, ma tutti i Santi. Che cosa essi praticarono per raggiungere la santità ? Una sola cosa: la vita cristiana abbondantemente, sovrabbondantemente vissuta, quella vita cristiana dalla quale nascono tutte quelle ramificazioni così vaste e magnifiche di apostolato e di bene che conquistano tutti i cuori.

Il Redentore disse: « Vivete la vita cristiana e vivetela abbondantemente ». Ecco che Don Bosco oggi ci dice: « Vivete la vita cristiana così come io l'ho praticata e insegnata a voi ». Ma Ci pare che Don Bosco a voi figli suoi, e così particolarmente suoi, aggiunga qualche parola anche più specificatamente indicatrice nel senso che stiamo considerando. Ci sembra che vi dica: « Ascoltate in quale direzione dovete lasciarvi guidare ». Ci sembra che, per indicarvi a procedere sempre più e sempre meglio per quelle vie, vi dia tre nozioni di vita cristiana, vi insegni un triplice segreto.

6. Il primo è l'amore a Gesù Cristo, a Gesù Cristo Redentore. Si direbbe proprio che questo è stato uno dei pensieri, uno dei sentimenti dominanti di tutta la sua vita. Egli lo ha rivelato con quella parola d'ordine: Da mihi animas. Ecco un amore che è nella meditazione continua, ininterrotta di quello che sono le anime non considerate in ,se stesse, ma in quello che sono nel pensiero, nell'opera, nel Sangue, nella Morte del divino Redentore. Lì Don Bosco ha veduto tutto l'inestimabile, l'irraggiungibile tesoro che sono le anime.

Da ciò la sua aspirazione, la sua preghiera: Da mihi animas! Essa è un'espressione dell'amore suo per il Redentore, espressione nella quale, per felicissima necessità di cose, l'amore del prossimo diventa amore del divino Redentore, e l'amore del Redentore diventa amore delle anime redente, quelle anime che nel pensiero e nell'estimazione di Lui si rivelano non pagate a troppo alto prezzo, se pagate col suo Sangue. È proprio quell'amore del divino Redentore che siamo venuti ricordando, ringraziando, in tutto questo anno di moltiplicata Redenzione.

7. Un altro insegnamento vi dà il padre vostro. Egli vi insegna il grande aiuto, il più forte aiuto sul quale si deve contare per mettere in pratica quell'amore al Redentore che si risolve in amore delle anime, in apostolato per le anime. Maria Ausiliatrice è il titolo che egli ha prediletto tra tutti quelli della Madre di Dio: Maria aiuto dei cristiani, quell'aiuto sul quale egli contava per mettere insieme le milizie ausiliarie per marciare alla salvezza delle anime. E Maria Ausiliatrice è la vostra eredità, dilettissimi figli, quella eredità che tutto il mondo potrebbe invidiarvi se non avesse altre vie per ricorrervi.

E in questo ricordo si deve scorgere un'altra di quelle congiunture, di quelle che si chiamano combinazioni, ma che sono delicati incontri, provvide preparazioni che la divina Sapienza sola sa mettere insieme. Uno dei frutti più preziosi della Redenzione è la Maternità universale di Maria. E non si sarebbe potuto celebrare il centenario della Redenzione, senza ricordare che dalla sua Croce, mentre più acute e terribili erano le sue sofferenze di morte, il Salvatore diede a tutti noi la stessa sua Madre per Madre nostra: « Ecco il tuo figlio »; « Ecco la tua madre ». È il divino Redentore che ci ha dato Maria Madre nostra universale, e tale è l'intimo nesso che passa tra la Redenzione e la Maternità umana di Maria. Si direbbe che Don Bosco abbia veduto, in modo speciale, questo intimo legame e lo abbia apprezzato quanto valeva e perciò accanto al Salvatore divino abbia voluto mettere Maria e affidare Maria, nel titolo che più le conviene, Maria Ausiliatrice, a tutte le opere che il suo gran cuore si proponeva per la salute delle anime. Anche a voi si deve indicare il grande aiuto su cui potrete contare, aiuto che non ha limitazioni nella sua potenza: perchè viene da Maria, Madre nostra, che nulla desidera più che
porgerci l'aiuto suo nelle opere che ci proponiamo per la gloria di Dio, per il bene delle anime.

8. Ma sapiente e Padre amoroso, il vostro Duce ha pensato a guidarvi anche con un'altra guida sicura nelle grandi battaglie, vera
guerra gloriosissima, per la salvezza delle anime, quelle battaglie che
si devono estendere a tutto il mondo. Don Bosco l'ha indicata nella illimitata e sentita devozione alla Chiesa, alla Santa Sede, al Vicario
di Cristo. È un mirabile programma, come egli stesso diceva a Noi con la sua stessa parola, in una vera intimità che durò molti anni e che oltre che essere di cuore fu, per tanti aspetti, intimità d'intelligenza: un programma continuo e necessario in tutte le direzioni chiarissime, luminosissime e ancor più di fatti che di parole, per cui la Chiesa, la Santa Sede, il Vicario di Cristo riempivano la sua vita. E Noi lo sappiamo per la diretta conoscenza che abbiamo avuto di lui, per la testimonianza della sua propria parola, per l'espressione dei pensieri che egli Ci confidava nella sua vera paterna amicizia, pur in tanta differenza di età. La divina Provvidenza disponeva le cose in modo che quelle espressioni che meglio potevano farlo conoscere personalmente venissero affidate a Colui che la Provvidenza stessa, nel suo segreto disegno, destinava all'esaltazione di lui alla suprema gloria degli altari (vivissimi applausi).

9. Noi abbiamo parlato di un Giubileo Salesiano e non senza intima gioia abbiamo sentito che intorno a Noi si gridava: « Viva il Papa di Don Bosco!... ».

(Applausi scroscianti, grida altissime di « Viva il Papa di Don Bosco ». Il Papa sorride poi accenna a continuare). Basta, dilettissimi figli, basta questo a indicare che la bella parola è stata una parola di gioia per Noi, come lo è stata per voi, che siete così buoni figliuoli. Ma quella parola, più che una parola di gioia, è per voi una parola ammonitrice. Essa vuol dire che Don Bosco, il Nostro e vostro caro Don Bosco, vi dice che il Papa, con qualunque nome si chiami, in qualunque momento, da qualunque parte esso venga, il Papa per Don Bosco era elemento di vita, e qualche cosa senza di cui egli non avrebbe potuto essere quello che è stato.

Ecco dunque le tre cose di primissima importanza, tre cose che vengono a procurare a voi quei frutti dell'Anno Santo che si chiude
con queste esaltazioni di San Giovanni Bosco: l'amore di Gesù Cristo Redentore che è amore per le anime, apostolato per le anime; devozione fervida, costante a Maria Ausiliatrice, da lui voluta a presidio di tutto l'organismo dell'opera sua; devozione, attaccamento obbediente, fedelissimo alla Santa Chiesa, al Vicario di Cristo, come alla guida visibile, sensibile che il divin Redentore ha voluto non mancasse alle anime affinché non avessero mai a dubitare nè del pensiero suo, nè del modo di avviare la vita cristiana e sovrabbondantemente cristiana, conforme ai desideri del suo cuore.

10. È con questa patema costatazione, con questo paterno augurio che vi benediciamo tutti e singoli, e vogliamo benedire tutto quello
che rappresentate e non potete a meno di rappresentare. Voi rappresentate tutto quello che avete lasciato nei diversi luoghi da cui provenite, tutta la grande Famiglia Salesiana e di Maria Ausiliatrice, tutte le case dove questa Famiglia non tanto dimora quanto lavora, tutte le opere di apostolato in tutte le forme, tutto quell'altro mondo, quell'esercito di Cooperatori; e poi tutto un altro mondo di anime già venute a Don Bosco o che ancora vengono a lui: una visione grande come il mondo, bella come la carità di Dio e delle anime, bella come le grazie di Maria Ausiliatrice; una visione che Noi vediamo su voi e dietro a voi a perdita d'occhio, fino ai confini del mondo, fin dove arriva la Nostra visione.

Voi porterete questa benedizione in tutte quelle direzioni verso le quali va il vostro pensiero e il vostro affetto. Vogliamo benedire tutto quello che avete di più caro nel vostro pensiero e nel vostro cuore e desiderate sia benedetto. Non c'è bisogno di aggiunger che pensiamo non solo alle vostre famiglie spirituali, ma anche a quelle di vero e proprio nome, alle vostre famiglie domestiche. La Nostra benedizione vuol seguire il vostro pensiero e riposare dove voi desiderate. Se nel pensiero vostro voi avete anime che hanno bisogno o merito della Benedizione paterna del Vicario di Cristo, a tutte queste vostre intenzioni e desideri Noi vogliamo rispondere. E con particolare affetto come già il vostro e Nostro caro Don Bosco, Noi pensiamo ai piccoli, ai pargoli del divino Redentore, dei quali San Giovanni Bosco era così paternamente sollecito. Noi li benediciamo innanzi tutto perchè sono un tesoro tanto prezioso e tanto spesso abbandonato e negletto, deserto di attenzioni benefiche; e poi perchè
hanno davanti a sè la vita e la Nostra Benedizione vuol benedire in essi il loro avvenire con tutte le promesse e le speranze e anche come antidoto a tutti i pericoli e le minacce. E non vogliamo dimenticare quelli che stanno all'altro estremo della vita, i vostri anziani, i vostri vecchi, specialmente quelli che hanno lavorato per le opere di Don Bosco, specialmente se ammalati, infermi, aventi perciò maggiore diritto alle sollecitudini della vostra carità come al conforto della Nostra Benedizione.

Voi porterete questa Benedizione Nostra in diverse regioni e Noi preghiamo Iddio che essa vi accompagni non solo in quello che vi rimane del vostro soggiorno romano affinchè riesca a gran bene e profitto delle anime vostre, non solo nel vostro imminente ritorno alle vostre case, ma vi accompagni sempre, e sempre rimanga con voi per tutta la vita.

ALTRI TITOLI DI GLORIA
(Da colloqui e discorsi vari del Santo Padre Pio X1).

1. San Giovanni Bosco modello di unione con Dio anche nel lavoro
Udienza al Rettor Maggiore Don Filippo Rinaldi (6 giugno 1922).

11 6 giugno 1922 il Santo Padre riceveva in particolare udienza il Rettor Maggiore Don Filippo Rinaldi, e con squisita bontà paterna si compiaceva ricordare a lui come avesse potuto, durante due giorni trascorsi all'Oratorio, trattar familiarmente con San Giovanni Bosco e ammirarne la singolare amabilità e la calma inalterabile, chiari indizi della sua intima unione con Dio. Concedendo poscia la preziosa indulgenza del Lavoro Santificato, lette le prime parole della supplica « LAVORO E PREGHIERA » osservava: «Lavoro e preghiera sono una cosa sola; il lavoro è preghiera, e la preghiera è lavoro: il lavoro val nulla per l'eternità, se non è congiunto con la preghiera: e questa perchè sia accetta a Dio, richiede l'elevazione di tutte le facoltà dell'anima. Il lavoro e la preghiera sono inseparabili e procedono di pari passo nella vita ordinaria: prima però è la preghiera, poi il lavoro. ORA ET LABORA : è sempre stata la parola d'ordine dei santi, i quali anche in ciò si sono semplicemente modellati sugli esempi di N. S. Gesù Cristo. Perchè l'operosità sia vantaggiosa, deve andar congiunta con l'unione a Dio, incessante, intima... » e benignamente annuiva all'istanza, ripetendo la più schietta compiacenza che i figli di Don Bosco gli avessero domandato un tal favore. Poi s'indugiava benevolmente a esprimere la fiducia e il vivo desiderio che i figli di Don Bosco avessero a trarre molto profitto dalla singolare concessione e conchiudeva : «Perchè l'operosità dei Salesiani sia vantaggiosa, deve andar congiunta con l'unione a Dio, deve sempre esser preceduta dalla santificazione personale. E perchè, i Salesiani ottengano ciò più sicuramente, annuisco alla supplica presentatami, per aiutarli a santificare il loro lavoro, arricchendolo coi tesori delle Sante Indulgenze. Finora queste venivano
concesse ai fedeli solo a condizione di certe pratiche devote esteriori: ma di qui innanzi i Salesiani le acquisteranno col loro lavoro medesimo, ogni volta che ad esso uniranno qualche devota invocazione, per quanto breve. In tal modo conseguiranno più facilmente la loro santificazione individuale, mediante l'abituale unione con Dio ».

Crediamo bene ricordare qui la preziosa indulgenza.

L'indulgenza del lavoro santificato. — I Salesiani, le Figlie di Maria Ausiliatrice, i loro allievi, ex allievi e Cooperatori d'ambo i sessi, che uniscono al lavoro qualche divota invocazione — toties quoties, com'ebbe ad esprimersi il Santo. Padre, devota quaelibet invocati° labori jungetur — possono lucrare l'Indulgenza di quattrocento giorni e l'Indulgenza plenaria una volta al giorno — semel in die a jungentibus lucranda — applicabili alle anime del Purgatorio, a tenore della seguente supplica umiliata dal Rev.mo Don Rinaldi:
Beatissimo Padre,
Il motto «LAVORO E PREGHIERA », che ci ha lasciato il nostro Venerabile Padre e Fondatore Don Bosco, ci inculca di continuo il dovere che abbiamo di congiungere all'operosità in vantaggio dei giovani l'incessante unione del nostro spirito con Dio, seguendo in ciò i mirabili esempi che Egli medesimo ci diede.

Conoscendo la grande benevolenza della Santità Vostra verso l'Opera Salesiana, benevolenza che già ripetutamente si compiacque di attestare, mi faccio ardito d'implorare dal Suo cuore paterno una grazia, che sarebbe un potente aiuto ad attuare con sempre maggior perfezione il programma racchiuso in quel motto.

Prostrato pertanto al bacio del Sacro Piede, supplico umilmente la Santità Vostra a volersi degnare di concedere che i Salesiani, le Figlie di Maria Ausiliatrice, i loro allievi, ex allievi e Cooperatori d'arabo i sessi, OGNI VOLTA CHE UNIRANNO AL LAVORO QUALCHE DEVOTA INVOCAZIONE possano lucrare L'INDULGENZA DI QUATTROCENTO GIORNI, e L'INDULGENZA PLENARIA una volta al giorno, applicabile anche alle anime del Purgatorio.

Per iniziativa dei Dirigenti della FIAT (Fabbrica Italiana di Automobili Torino), l'Indulgenza del lavoro santificato fu estesa a tutti i fedeli da Papa Giovanni XXIII con Decreto del 7 ottobre 1961.

2. Il tesoro dell'educazione cristiana
Udienza ai giovani dell'Istituto « Villa S'ora» di Frascati (8 giugno 1922). Figli dilettissimi,
Noi vi miriamo, o cari tra i più cari, schierati dinanzi agli occhi Nostri e al Nostro cuore.

Sì, o giovani, voi Ci siete cari tra i carissimi e per varie ragioni. Prima di tutto voi siete piccoli, voi siete giovani, per ciò stesso voi formate la predilezione del Cuore di Gesù. Questo' vi assicura della Nostra predilezione, perchè le predilezioni del Vicario di Gesù Cristo sono identiche a quelle del Redentore. Se Gesù voi lo vedeste qui, come Egli è qui, Lo udireste ripetere a questi piccini: « Lasciate che i pargoli vengano a me »: e, volgendosi a voi più grandicelli, Gesù vi rimirerebbe con quello sguardo di compiacenza che rivolgeva al giovane generoso del Vangelo. Gesù riserverebbe a voi le predilezioni tenere e affettuose che riservò al suo diletto Apostolo San Giovanni Evangelista. Perciò con affetto particolare il Nostro occhio, il Nostro cuore vi guardano.

Ma una ragione tutta personale voi avete, o giovani, alle Nostre predilezioni. Voi, nel vostro indirizzo, vi siete gloriati con tutta ragione di esser Figli del Ven. Don Bosco. Grazia ineffabile, figli dilettissimi, quella che il Signore vi ha concessa di entrare nel largo solco aperto da quel grande salvatore di anime che fu il Ven. Don Bosco. Tra le grazie più grandi della nostra vita sacerdotale Noi annoveriamo il Nostro incontro col Venerabile, presso il quale avemmo la fortuna di passare non pure poche ore, ma per due giorni essere ospiti a Torino, partecipando alla sua mensa penitente, più che povera, e giovando Ci soprattutto della sua ispirata parola. Noi godiamo di sentirci in certo
modo parte della famiglia del Ven. Don Bosco, sparsa oi mai per
tutto il mondo. Con compiacenza tanto più grande abbiamo, perciò, appreso dalle vostre parole il pensiero dell'importanza che voi fate di questa grazia, il proposito fermo di volerne ritrarre tutto il frutto, in modo che ne venga onore a Don Bosco e bene alle anime vostre.

Voi non potrete mai comprendere abbastanza la grazia che il Signore vi ha fatto di un'educazione veramente, profondamente, schiettamente cristiana, non solo nell'apparenza, ma nella sostanza. Voi crescerete, i piccoli grandi, i giovani uomini, e vi accorgerete
che questa è stata la più bella grazia di Dio. È vero: c'è la fede, ci sono i SS. Sacramenti che sono grazie della infinita bontà di Dio. Ma che sarebbe della fede e dei Sacramenti senza una buona educazione? Quanti di quelli che il mondo chiama sapienti, felici, a cui s'inchina, perchè ricchi, sono invece poveri e miseri. Essi han perduto il vero senso della fede, perchè privi di un'educazione cristiana, perchè privi, ohimè, di tutta la grazia, di tutta la bellezza, di tutta la purezza che vi rende cari a Dio e alla SS. Vergine.

Santo proposito, adunque, quello da voi espresso di voler fare onore all'educazione che vi è impartita dai figli di Don Bosco. Voi dovete farlo tanto più, per mostrare la vostra gratitudine a Dio, secondo il precetto dell'Apostolo San Paolo: Grati estote.

Sarebbe troppo grave il mancar di riconoscenza! Perciò siate Apostoli della fede, della religione, della devozione alla Santa Sede. Siate apostoli della vita cristiana. Mostrate sempre e ovunque come si fa ad essere uomini e cristiani, come si può esser quel che si dev'essere, e lo mostrerete non con le parole, ma silenziosamente, con la vostra vita.

Ma voi che percorrete i corsi normali, voi particolarmente questo proposito di apostolato dovete sentire e a questo vi dovete fin d'ora venire preparando. Santa è l'opera cui Dio vi chiama.

È l'opera degli apostoli, dei missionari che spargono il seme della parola di Dio nelle plaghe più remote della terra: è tra le opere nobilissime la più alta e sublime. Voi non andrete, forse, nelle missioni lontane: ma quanto bene voi potete prodigare nelle nostre città, nelle nostre campagne, ai giovinetti che vi saranno affidati. Oh, essi sanno oggi tante cose, acquistano tante cognizioni, ma nulla apprendono di ciò che è la vera, indispensabile scienza.

Seguite, o giovani, gli esempi del Ven. Don Bosco, il quale non aspirò ad altro che ad essere apostolo di bene in mezzo alle anime : «Da mihi animas !... ».

V'impartiamo l'Apostolica Benedizione: e ve l'impartiamo con tutto il nostro cuore, perchè possiate imprimere indelebilmente nella vostra memoria, nell'anima vostra, le Nostre parole.

Salga a Dio la Nostra Benedizione e vi ottenga tutte le grazie, ma una soprattutto: che l'educazione cristiana che riceverete da questi vostri maestri, porti i suoi frutti di bene sempre maggiore e migliore.

Allora soltanto voi sarete tutto quel che vi desiderano coloro che vi amano, e solo a questo patto, qualunque sia per esser la vostra carriera, essa sarà per voi feconda delle più elette soddisfazioni.

Ricevete dunque l'Apostolica Benedizione che vi diamo con tutta l'effusione del nostro cuore e intendiamo estesa a tutti i vostri parenti, amici, benefattori, a tutte le vostre sante intenzioni perchè tutte si adempiano.

3. Fedele servitore di Cristo nella Chiesa, del Papa
Udienza agli alunni dell'Istituto « Sacro Cuore » (25 giugno 1922).

Noi siamo, o cari tra i più cari figli in Gesù Cristo, cari a Noi particolarmente come erano cari a lui, Nostro divino modello, cari come germi del futuro e speranze dell'avvenire; Noi siamo tra i più antichi — dico antico per Me, e non per voi che di antichità non siete ancora consapevoli — Noi siamo con profonda compiacenza tra i più antichi amici personali del Ven. Don Bosco. Lo abbiamo visto, questo vostro glorioso padre e benefattore, lo abbiamo visto con gli occhi Nostri. Siamo stati cuore a cuore vicino a lui. È stato tra noi non breve e non volgare scambio di idee, di pensieri, di considerazioni. Lo abbiamo visto questo grande propugnatore dell'educazione cristiana, lo abbiamo osservato in quel modesto posto che egli si dava tra i suoi, e che era pure un così eminente posto di comando, vasto come il mondo, e quanto vasto altrettanto benefico. Siamo perciò ammiratori entusiasti dell'opera di Don Bosco, e siamo felici di averlo conosciuto e di aver potuto aiutare per divina grazia col modestissimo Nostro concorso l'opera sua. Quest'opera abbiamo visto ancora in Italia, in Galizia, in Polonia, dai Carpazi al Baltico, e abbiamo veduto i figli di quel Grande tutti consacrati all'opera di lui così santa, così grande, così benefica.

È perciò con particolare consolazione che Ci ritroviamo in mezzo a voi oggi, un'altra volta dopo quella che il vostro piccolo interprete così felicemente rievocava, nella quale avemmo la consolazione di costatare i vostri profitti scolastici e di porgere di Nostra mano ai più degni la più ambita ricompensa.

L'animo Nostro si apre a voi e vi saluta, e vi felicita e si felicita di rivedervi e vi avvolge di una grande benedizione che per mezzo del vostro interprete voi avete domandata. È una benedizione che
avvolge voi tutti qui presenti e tutti quelli che voi volete rappresentare
e vogliono essere da voi rappresentati: tutti voi del Circolo, che rappresentate il frutto completamente maturo, il fiore pienamente sbocciato dell'opera di Don Bosco : tutti voi interni ed esterni alunni del collegio del Sacro Cuore, e specialmente voi, orfani di guerra, che per la vostra sventura siete i prediletti del Cuore di Gesù e che perciò siete anche più cari e più prediletti al Nostro cuore che con tale benedizione vorrebbe compensarvi della vostra sventura: tutti voi che con i concerti vocali e istrumentali avete voluto ornare questa adunanza. Voi tutti avvolga la benedizione Nostra: ma sopra di voi e prima di voi essa va a coloro che della vostra educazione si occupano con particolare affetto : a coloro che nel nome di Gesù e del suo servo Ven. Giovanni Bosco vengono educando la vostra giovane vita ai princìpi della cristiana educazione e così vi porgono un dono e un tesoro per il quale non vi basterà la vita ad apprezzare la preziosità
e del quale ogni giorno, ogni ora, vi farà più solidamente sentire l'immenso e inestimabile valore.

Ci è impossibile vedere voi senza guardare al grande spettacolo che sorge e si spiega dietro di voi, di migliaia, di centinaia di migliaia, di milioni ormai di giovani, di uomini fatti, in tutte le posizioni sociali, in tutte le più svariate condizioni della vita, che alle sorgenti del Ven. Don Bosco hanno attinto i tesori della cristiana educazione. Tale spettacolo magnifico è il monumento più grande e più glorioso che si possa mai elevare al vostro Padre e di fronte al quale ogni altro monumento materiale è piccola e povera cosa.

In questa ampiezza di vedute è bello sentirci all'unisono con un'altra solenne festa che oggi stesso si celebra a Torino in onore di quell'onore della Famiglia Salesiana che è il Card. Cagliero. Ringraziamo Iddio di averci concesso di portare il contributo della Nostra compiacenza particolare e del Nostro paterno affetto verso un così generoso campione dell'Opera Salesiana che — per quello che egli fece e per la generosità che spiegò — fece veramente opera di missionario e di rigenerazione cristiana e civile di tutta una vasta plaga del mondo.

E siamo lieti da lunge di vedergli sedere accanto la figura benemerita del sacerdote Don Francesia, così velata di modestia e pure così schietta e solida gloria della Famiglia di Don Bosco.

Ci è pertanto particolarmente gradito di effondere le benedizioni Nostre nella bellezza di quest'ora su di voi tutti, Salesiani e alunni, vicini e lontani. Che lo Spirito di Dio scenda sopra di voi e stabilisca in voi la sua dimora e vi dia tutte le grazie e tutti i favori suoi. Esso suggelli in voi alunni quell'inestimabile beneficio della cristiana educazione che venite ricevendo o avete ricevuto sotto la guida dei figli di Don Bosco. Che questo tesoro rimanga, in voi, e maturi e porti sempre più abbondanti frutti dei quali è inesauribile sorgente. E questa divina benedizione vi accompagni in tutti i passi della vostra vita, di questa vita che a voi tutti, piccoli o grandi, si apre ancora quasi inesplorata, e consacri ogni vostro degno sentimento e specialmente l'impegno e il proposito di conservare in voi inviolati i beni della cristiana educazione e di propagarne il beneficio coll'esempio della fedeltà generosa e animosa a Gesù Cristo, alla Sua Santa Fede, alla Santa Chiesa, alla Santa Sede. Questo fu infatti il privilegio del quale il Ven. Don Bosco vi ha lasciato lo splendido ed eloquentissimo esempio, che Noi stessi abbiamo potuto leggere e sentire nel suo cuore, quando potevamo costatane come al di sopra di ogni gloria egli poneva quella di essere il fedele servitore di Gesù Cristo, della sua Chiesa, del suo Vicario.

4. Far onore al Santo di Famiglia
Udienza agli studenti di Teologia salesiani ed ai giovani della Casa madre presenti alla Beatificazione (6 giugno 1929).

Non avete voluto lasciare la Città Santa, senza rivedere il Padre, e avete indovinato il desiderio del Padre, che era appunto quello di rivedere e di ribenedire figli tanto buoni e cari; e vi rivediamo con tanto maggior desiderio proprio perchè già vi abbiamo veduti nel cortile di San Damaso e a quell'immenso spettacolo di anime e di preghiere nella Basilica, resa più bella dalla glorificazione del vostro e Nostro caro Don Bosco. ...Voi siete una porzione eletta della grande famiglia: i teologi d'oggi, sacerdoti di domani, gli esponenti della grande Famiglia Salesiana, maestri é strumenti di tante anime che verranno a voi, a questo grande Convito che il Beato Servo di Dio ha saputo preparare...

Voi poi, cari giovani, cari piccoli, prediletti delle persone che vi
hanno preceduti, del vostro grande padre, del Pastore divino delle anime, per il quale i pargoli sono stati e rimangono la speciale predilezione, voi allievi della Casa madre, come amate dirvi, voi rientrate nel posto dei primi germogli per opera del Beato Servo di Dio... Non vogliamo trattenervi a lungo; vogliamo solo dire due parole agli uni e agli altri, sapendo di deporle in terra buona, che basterà coltivarla, come i Salesiani sanno fare.

Ai teologi, facciamo una raccomandazione, che lo stesso Don Bosco avrebbe sottoscritto. Voi studiate la Teologia e la dovete studiare, perchè è la scienza di Dio e della Fede; la dovete insegnare, far conoscere le bellezze di Dio, cui dovrete condurre le anime. Ebbene raccomandiamo ai teologi quella che è la caratteristica salesiana, il lavoro, l'opera, e ben s'intende, la preghiera, la coltivazione accurata dello spirito, perchè senza questo non ci può essere proficuo lavoro. La preghiera, la meditazione, sono per tutti, grandi e piccoli, e in queste sta il segreto dell'azione, che fa fecondo il lavoro. Cercate che la Teologia abbia profonda, larga, efficace aspirazione ascetica.

Ai giovani e ai giovanetti rivolgiamo una parola ancora più paterna. Parlando nell'adunanza nel cortile di San Damaso, abbiamo detto che all'onore celeste di Don Bosco aveva pensato il Papa; all'onore terreno invece dovevate pensarci voi, con la parola, con l'opera, con il contegno, con la conversazione, con il lavoro. Allora sarete figli sapienti e il Padre vostro sarà da voi glorificato. A questo dovrete aggiungere l'intima aspirazione di tutta la vita alla profonda coscienza di quello che siete, di quello che da voi si aspetta. Tutti possono dire di essere figli, quando sono uniti in una universale santità, ma quando si hanno i santi in famiglia bisogna fare onore a questo onore della famiglia.

Vi raccomandiamo questo pensiero pur sapendo essere per voi superflua la raccomandazione, e voi l'accoglierete per conservarla, per radicarla nel cuore e nella mente: i figli di un Santo debbono fare onore a questa gloria di famiglia e rendersi degni di tale paternità. Questo pensiero vi aiuterà a mantenervi in alto, vi aiuterà a dare alla vostra vita un'impronta vera e santa, un'elevatezza nobile degna dei figli di Dio, dei figli di un santo, e Don Bosco sarà contento di voi: lo glorificherete e sarete riconosciuti come figli di un santo. Così il padre santo sarà glorificato dai figli suoi...
5. Grande guida spirituale!
Ricevendo in udienza le Guide Alpine raccolte a Roma il 16 novembre 1929, Sua Santità Pio XI dopo averle benedette, distribuì loro una medaglia recante l'effigie Sua e di Don Bosco. Poscia :
Non a caso — disse il Papa — vogliamo che voi conserviate questo tenue ricordo. Don Bosco fu infatti una grande guida spirituale. Che egli vegli su di voi e vi protegga nelle ore della più dura prova: che egli vi faccia salire le più alte vette spirituali con lo stesso successo con cui salite quelle delle montagne.

6. Grande lavoratore!
Ai duecento bancari del Dopolavoro della B. N. del Credito ricevuti in udienza, a pegno della sua gratitudine, dava la medaglia commemorativa del Giubileo recante l'effigie del Beato Don Bosco, rilevando che :
... Don Bosco fu un grande lavoratore, di un lavoro immensamente benefico e ben concepito; che per lui fu sorgente di premio e di grandi meriti non solo dinanzi a Dio, ma dinanzi agli uomini.

7. San Giovanni Bosco e gli Esercizi Spirituali!
Nell'Enciclica Mens nostra del 20 dicembre 1929, il Santo Padre Pio XI, esortando i sacerdoti del Clero secolare a frequentare gli Esercizi Spirituali secondo le prescrizioni del Codice di Diritto Canonico, scriveva:
Così hanno sempre sentito i sacerdoti più zelanti, così hanno praticato e insegnato tutti quelli che si distinsero nella direzione delle anime e nella foiniazione del Clero, come, per citare un esempio moderno, il Beato Giuseppe Cafasso, da Noi recentemente elevato agli onori degli altri, il quale appunto degli Esercizi Spirituali si valeva per santificare se stesso e i suoi confratelli.di sacerdozio, e fu al termine di uno di tali ritiri che con sicuro intuito soprannaturale potè indicare a un giovane sacerdote suo penitente quella via che la Provvidenza gli assegnava e che lo condusse poi a diventare il Beato Giovanni Bosco: al qual nome nessun elogio è pari.

8. San Giovanni Bosco opposto dalla Provvidenza a uomini nefasti
Nell'Enciclica Quinquagesimo ante anno del 23 dicembre 1929, Sua Santità Pio XI, passando in rassegna le consolazione dell'Anno Giubilare, ricordò con particolare compiacenza la Beatificazione di Don Bosco, usando queste parole :
In qual modo potremmo poi descrivere la consolazione di cui fummo inondati, quando, dopo aver iscritto Giovanni Bosco tra i Beati, lo venerammo pubblicamente nella medesima Basilica Vaticana ? Giacchè richiamando la cara memoria di quegli anni, nei quali, all'alba del sacerdozio, godemmo della sapiente conversazione di tanto uomo, ammiravamo la misericordia di Dio veramente « mirabile nei Santi suoi» per aver opposto il Beato così a lungo e così provvidenzialmente a uomini settari e nefasti, tutti intenti a scalzare e a deprimere con accuse e contumelie la suprema autorità del Romano Pontefice. Egli infatti, che da giovinetto era solito convocare altri della sua età per pregare insieme e per ammaestrarli negli elementi della dottrina cristiana, dopo che divenne sacerdote prese a rivolgere tutti
i suoi pensieri e sollecitudini alla salvezza della gioventù che più era esposta agli inganni dei malvagi; ad attrarre a sè i giovani, tenendoli lontani dai pericoli, istruendoli nei precetti della legge evangelica e formandoli alla integrità dei costumi; ad associarsi compagni per ampliare tanta opera, e ciò con sì lieto successo, da procacciare alla Chiesa una nuova e foltissima schiera di militi di Cristo; a fondare collegi e officine per istruire i giovani negli studi e nelle arti fra noi e all'estero; e finalmente a mandare gran numero di missionari a propagare tra gl'infedeli il Regno di Cristo. Ripensando Noi a queste cose durante quella visita alla basilica di San Pietro, non solo riflettevamo con quali opportuni aiuti il Signore, specialmente nelle avversità, sia solito di soccorrere e corroborare la Chiesa sua, ma anche Ci veniva in mente come per una speciale provvidenza dell'Autore di tutti i beni fosse avvenuto che il primo, a cui decretammo gli onori celesti dopo che avevamo concluso il patto della desideratissima pace con il Regno d'Italia, fosse Giovanni Bosco, il quale, deplorando fortemente i violati diritti della Sede Apostolica, più volte si era adoperato, perchè reintegrati tali diritti, si componesse amichevolmente il dolorosissimo dissidio per il quale l'Italia era stata strappata al paterno amplesso.

9. Educatore cristiano
Il 30 dicembre 1929, ricevendo in udienza gli alunni ed ex alunni degli Istituti di San Giovanni Battista de La Salle di Torino, Sua Santità consegnava loro le medaglie commemorative del Giubileo con la sua effigie da un lato, e con l'immagine del Beato Don Bosco dall'altro, dicendo : « che molto a loro si addiceva una tale medaglia perchè mostra quello che sa fare un'educazione profondamente cristiana, i cui benefici si riassumevano in due parole, che loro vivamente il Papa raccomandava: l'educazione cristiana ».

10. Radioso apostolo della gioventù
1116 febbraio 1930 Sua Santità riceveva in udienza l'Istituto Pontificio di Sant'Apollinare, che fece dono al Pontefice di numerosi oggetti sacri destinati alle Missioni. Pio XI ringraziando di cuore, volle a sua volta porgere un dono a tutti i presenti, rimettendo a Mons. Sica le medaglie ricordo per tutti con l'effigie del Vicario di Gesù Cristo e del Beato Don Bosco.

La medaglia dirà sempre — concludeva il Santo Padre — il ricordo della bella udienza e farà rivolgere il pensiero a quel radioso apostolo dell'educazione cristiana della gioventù che il Papa ebbe la doppia fortuna di conoscere personalmente, godendo della sua conversazione, e di elevare agli onori degli altari.

11. Modello di duplice carità spirituale
Il 12 marzo 1930 il Santo Padre Pio XI, ricevendo in udienza il Comitato romano d'onore degli Amici dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, chiuse il Suo paterno discorso con queste parole :
Vogliamo infine rimettere a tutti i presenti — e le consegniamo alla Presidente del Comitato d'onore — una medaglia-ricordo dell'udienza, recante, con l'effigie paterna, anche quella del Beato Don Bosco, il quale è fulgido esempio della duplice carità : se infatti pensò tanto, con le sue memorabili fondazioni, alla cura dei piccoli, dei fanciulli poveri e abbandonati, non tralasciò di dedicarsi a tutta un' opera grandiosa
di illuminazione delle menti e di diffusione della verità, curando lo sviluppo di tali opere sante. Da questo modello gli Amici dell'Università Cattolica possono moltissimo imparare e Noi vivamente lo auspichiamo.

12. Vero amico dei lavoratori
Il 13 aprile 1930 Sua Santità ammetteva all'udienza circa duecento pugliesi dimoranti nel Nord America e venuti in Italia per rivedere la madre patria. Erano accompagnati da Mons. Ernesto Coppo, vescovo salesiano. A loro pure Sua Santità rivolgeva la sua fervida parola e consegnava in dono « una medaglia che sarà insieme ricordo della vostra antica terra madre. Questa medaglia reca l'effigie di Don Bosco che è stato non solo un grande educatore cristiano, ma anche un glorioso figlio della patria sua e un vero amico dei lavoratori di tutto il mondo. Siamo dunque ben lieti, mentre benediciamo alle vostre fatiche e ai vostri lavori, di darvi un tale ricordo nella ferma speranza che la figura di Don Bosco ricorderà a voi sempre il dovere di santificare il lavoro
e tutta la vita ».

13. Il conforto delle opere di San Giovanni Bosco
Udienza nel cortile di San Damaso a 15.000 tra Salesiani, Figlie di Maria Ausi
liatrice, allievi, ex allievi, Cooperatori, dopo l'inaugurazione dell'Istituto « Pio XI »
(11 maggio 1930).

L'Augusto Pontefice iniziava dicendo che come gradito giungeva al cuore del Padre l'omaggio dei figli, così, ugualmente caro e sollecito doveva giungere ai figli il plauso del Padre, per le accoglienze affettuose che essi gli avevano tributato coi loro bravi concerti, con i canti e i cori magnifici. E proseguiva :
Basta aver udito, come Noi abbiamo fatto, il sobrio, positivo, storico racconto del vostro, anzi del Nostro caro Don Ricaldone, relativo ai 50 anni delle opere salesiane in Roma, per comprendere come tutti i figli di Don Bosco, Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice, allievi ed ex allievi, Cooperatori, Cooperatrici abbiano ragione di celebrare questo Giubileo delle opere del caro Don Bosco, con le più legittime e consolanti soddisfazioni del cuore, con nel cuore quel fre
mito di « non mentita gloria », come voi, cari figli, avete, a giusto titolo, cantato.

A ragione abbiamo definito l'indirizzo testè letto dal caro Don Ricaidone « sobrio, positivo, storico racconto » perché in quella schietta enunciazione di opere e di attività, non v'è nulla, neppur un cenno, del lavoro, della fatica aspra, del sacrificio, delle immolazioni che
quelle opere e quelle attività avevano dovuto costare ed erano certamente costate.

Abbiamo inoltre ragioni particolari e care di partecipare a questo santo fremito di cuori a cui la celebrazione cinquantenaria dell'opera
salesiana in Roma dà luogo; e tali ragioni ce le offrono i ricordi carissimi del passato.

Eravamo infatti nel primo anno del nostro sacerdozio, quando
l'opera salesiana di Roma, iniziata con la costruzione del magnifico santuario del Sacro Cuore, sorgeva dalle fondamenta.

Ed eravamo ancora nei primi anni del nostro sacerdozio quando la bontà della divina Provvidenza Ci faceva incontrare personalmente con il Beato Don Bosco, e passare con lui alcuni giorni di gioia e di consolazione, che solo può valutare chi ebbe quella divina ventura.

Il Beato Don Bosco era allora al tramonto della sua ciclopica vita,
e già pregustava la gioia che la vita celeste di eterno premio gli avrebbe riservato.

Un'altra ragione infine Ci fa partecipare in modo tutto particolare alla gioia comune. Dopo 50 anni di vita attiva, che la vostra presenza, dilettissimi figli, particolarmente ricorda, quella stessa divina ineffabile bontà che tutto ha così sapientemente condotto, Ci ha concesso di proclamare e decretare al Beato Don Bosco gli onori degli altari.

E ora, dal posto ove la divina Provvidenza Ci ha collocato, non possiamo non volgere l'occhio a tutta quella messe di bene che, a cominciare da Roma, si estende per tutto il mondo cattolico.

Non possiamo non pensare alle migliaia di figli e di figlie di Don
Bosco, sparsi fra tutti i popoli nella prosecuzione di un'opera di vita cristiana, così feracemente e felicemente operosa.

E quando pensiamo alle centinaia di migliaia di giovani anime che sono venute e che vengono in tutto il mondo ai Salesiani; quando immaginiamo tutta questa innumerevole gioventù di ogni classe
sociale, ma specie operaia, a cui Don Bosco continua a insegnare, con il suo esempio, con la sua fede e con l'apostolica carità dei suoi figli
i sentieri della vita, la nobiltà del lavoro e le ricompense materiali e morali che da esso debbono attendersi e di cui la vita ha tanto bisogno; quando, in una visione sterminata di persone e immensa di bene, pensiamo tutto ciò, Noi non possiamo fare a meno, nel nome dei nostri gloriosi Predecessori, e nel nome stesso di quel Dio che si è degnato di chiamarci a Suo Vicario, di ringraziare Don Bosco e i suoi figli per tutto il bene che ovunque hanno fatto e fanno.

Sorride al Nostro cuore e splende nel Nostro animo il pensiero di un avvenire anche più grande di bene, che non può mancare a un passato così splendido e a un presente così pieno di certezza.

Vi ringraziamo pertanto, dilettissimi figli, di avere voluto associare il nome del venerato Don Bosco al nostro povero nome; di avere altresì unito quello che voi, cari figli, potete considerare il vostro Giubileo con il Giubileo del Papa, prendendo così viva parte ai nostri eventi personali e associandovi al Nostro onomastico.

Vi siamo poi particolarmente grati perchè avete voluto unire il nome del Papa al nuovo Istituto Professionale che, con accanto il tempio di Maria Ausiliatrice, vuole costituire un centro di multiforme attività, feconda di bene.

Tale Istituto Noi lo vogliamo porre tra le più belle opere delle quali alla Provvidenza è piaciuto seminare, in questo anno, il nostro Giubileo; e perciò preghiamo Iddio di tutto cuore, perchè voglia con dismisura benedirla, la nuova opera, e benedire tutto il complesso meraviglioso delle opere salesiane: opere di glorificazione divina e di salvazione umana.

Di fronte a opere così belle e così grandi Noi amiamo ripetere una frase che molti hanno da Noi udito: « Sempre più e' sempre meglio ».

Ma parlando ai figli e alle figlie di Don Bosco, preferiamo rivolgere un'altra parola raccolta dal labbro stesso del Beato Fondatore.

Quando, infatti, in quel nostro primo anno di sacerdozio, Ci congratulavamo con Don Bosco per la bella opera iniziata, per le scuole e i laboratori così ben attrezzati, mediante tutti i ritrovati più completi e moderni della meccanica, il caro Beato, con quella sorridente bonomia e con quell'arguzia che tutti notavano sempre in lui, Ci aveva risposto: « Ah! in queste cose Don Bosco vuole essere sempre all'avanguardia del progresso! ».

I Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice devono essere e ambire
di essere sempre all'avanguardia del progresso. Con tale sicura e consolante previsione impartiamo la benedizione che voi, cari figli, siete venuti a chiedere al Padre nella sua casa, che è altresì la vostra casa. Benedizione che vogliamo estesa a tutti i presenti e a quelli che voi così bene rappresentate. Quanti saranno essi ? Nel mondo universo sono certo un'immensa folla, una moltitudine innumerevole, come le arene del mare. E come le sterminate arene del mare era grande il cuore del Beato Don Bosco.

Con tale mondiale visione di opere, di cose, di apostolato, di lavoro, e soprattutto di persone — tra le quali mettiamo al posto d'onore quelle che combattono alle trincee della fede, cioè i missionari e le missionarie — ci apprestiamo adunque a dare la Benedizione Apostolica, auspicando dal Signore i più larghi favori del Beato Don Bosco e la sua più valida intercessione.

14. Sempre all'avanguardia del progresso
Il Santo Padre il 19 novembre 1930 benediceva e inaugurava la nuova Centrale Telefonica dello Stato della Città del Vaticano offertagli in dono dalla Telephone and Telegraph Corporation di New York. Ringraziando pubblicamente la Società americana -aggiunse nel
suo discorso :
Tale dono corrisponde interamente al nostro pensiero, che è il pensiero stesso di un Grande, del Beato Don Bosco, il quale si gloriava, parlando un giorno con Colui che doveva poi essere il Successore di San Pietro, di essere sempre all'avanguardia del progresso. Ciò corrisponde parimenti ai meriti del Beato: ed è la stessa frase ed è il medesimo intento che Noi siamo soliti di dire e di volere raggiungere sempre, con grande semplicità, e con forti propositi, in tutto quanto riguarda la nostra piccola, ma pur tanto grande Città.

15. L'educazione nel pensiero e nel cuore di San Giovanni. Bosco
Udienza ai giovani dell'Istituto Salesiano « Pio XI » e dell'annessa Scuola Agricola del Mandrione (30 maggio 1931).

Se tutti sono benvenuti i figli che vengono nella Casa del Padre comune di tutti i fedeli, tanto più lo siete voi, o dilettissimi, che siete venuti sotto gli auspici di Maria Ausiliatrice e del Beato Don Bosco : due nomi, due presentazioni, una più bella e più preziosa dell'altra.

Siete poi venuti con un pensiero squisitamente filiale, alla vigilia del genetliaco del Papa, alla vigilia del proseguimento di un cammino, non più verso la gioventù, ma verso la vecchiaia, che non « sorride lungo la strada » — come direbbe il poeta — come la prima, ma sussurra invece le memorie.

Squisito, graditissimo è stato il vostro pensiero e lo rende ancor più gradito e soave al nostro cuore, la triste ora, la più triste fra quante di tristi si sono succedute nella Nostra vita.

E dopo aver parlato ai giovani di quell'ora d'angustie, Sua Santità terminava dicendo :
Tutto questo lo diciamo per impegnare tutti quanti i figli Nostri a pregare per il Papa, per le Sue intenzioni perenni e permanenti, ma specialmente per le attuali e quotidiane. Noi sappiamo che voi, cari giovani, sempre fate questo e pertanto confidiamo assai nelle vostre rinnovate preghiere. E con tale particolare ricorso e calcolo alle vostre preghiere vi facciamo l'augurio di conservare quella educazione, che, nella varietà delle cose, degli insegnamenti e delle esperienze, ha una nota esclusivamente cattolica: come era nel pensiero e nel cuore di Giovanni Bosco e come è sempre nei figli del Beato, i quali per i giovani sono padri e ad essi consacrano le loro migliori energie.

E vogliamo che la Nostra Apostolica Benedizione scenda su di voi, su tutti e ciascuno, tanto più affettuosa quanto più si tratta di piccoli; e scenda su tutto quello che portate nel pensiero e nel cuore.

16. La moltitudine dei figli di Don Bosco riempie di gioia
Altra udienza ai giovani dell'Istituto « Pio XI» e dell'annessa Scuola Agricola del Mandrione. All'udienza erano presenti diversi Ispettori e Delegati, alcuni dei quali anche delle lontane missioni, venuti per l'elezione del nuovo Rettor Maggiore (30 maggio 1932).

Al suo ingresso il Santo Padre fu salutato da entusiastici applausi. Durante il baciamano la schola cantorum dell'Istituto; eseguì le Acclamationes, l'Inno a Cristo Re del Maestro Antolisei, e l'Exultate Deo del Palestrina.

Dopo che Sua Santità si fu assiso in trono alcuni alunni offrirono dei doni: e quindi un alunno a nome di tutti lesse un indirizzo di devo
zione e di omaggio all'Augusto Pontefice il quale si benignava di rispondere con affettuose parole :
Con intimo piacere abbiamo udito esporre cose così pie e filiali con l'eloquenza dei vostri interpreti e col sentimento di tutti voi e di ciascuno di voi; poichè il modo come avete sottolineato l'indirizzo a Noi rivolto, significava che il pensiero e il sentimento degli interpreti erano identici ai pensieri e ai sentimenti di ciascuno di voi.

Vi abbiamo veduti con intima soddisfazione entrando in mezzo a voi e passandovi in rassegna uno a uno, mentre Ci rinnovavate nel cuore la più schietta commozione paterna. Vi ringraziamo di tutte le belle cose udite, dei bei canti, dei bellissimi doni : saggio, questo, della vostra bravura professionale; cose particolarmente preziose e care perché offerte in nome del Beato Don Bosco. Di tutte queste vi ringraziamo; ma specialmente della vostra presenza: vi ringraziamo ripensando, soprattutto, alle vostre parole quando affermavate di godere ricordando la data di una particolare circostanza.

Voi dite nel compiersi del Nostro 750 anno, e ciò vuol dire nel
progredire inesorabile della Nostra vecchiaia, voi dite l'augurio nel
nome di Maria Ausiliatrice. E Noi vogliamo aggiungere di essere
lietissimi di essere con voi in questo chiudersi del mese mariano,
nel quale il vostro cuore è particolarmente fervoroso nel presentare
preghiere e sacrifici secondo le Nostre intenzioni, secondo le Nostre parole che voi avete accolto con tanto ardore di premura e di pietà.

Siate tutti benedetti; voi in particolar modo benedetti, che venite a Noi nel nome singolarmente caro del Nostro e vostro Beato Don Bosco.

Noi vi esprimiamo tutto l'intimo compiacimento nel costatare come, sotto la guida di buoni maestri, per tante vie di operosità ma' soprattutto nella via dell'amore al Vicario di Cristo, siate degni di ogni elogio. Questo non fa che bene auspicare della vostra certa fortuna, per voi e per tutti gli ambienti ove voi lavorerete, esplicando la vostra attività professionale insieme a un esemplare metodo di vita cristiana e cattolica come Don Bosco la voleva e come i suoi discepoli hanno imparato così bene a trasmettere nelle anime.

Siamo poi lietissimi di vedervi in questo momento, mentre la grande Famiglia Salesiana si ricompone sotto un nuovo capo col nuovo Rettor Maggiore : circostanza questa che ha dato occasione di portarci davanti molti rappresentanti della Famiglia Salesiana, vicini e lontani. Ma Noi,
non con gli occhi materiali ma con quelli spirituali, vediamo davanti a Noi non solo questa rappresentanza ma la moltitudine immensa dei figli di Don Bosco sparsi per tutta la terra; e questa visione Ci riempie il cuore di gioia.

Avete chiesto la benedizione per voi e per quanto è caro al vostro cuore; e ben volentieri tutti e tutto benediciamo e prima e in modo particolare il grande squisito lavoro di educazione cristiana che si va compiendo fra di voi e per voi dai figli di Don Bosco. Possa la Nostra benedizione corrispondere ai vostri desideri per voi stessi, per i superiori, per i compagni, per i maestri, per le singole famiglie dalle quali venite, per la grande famiglia nella quale vivete.

Questa grande Famiglia Salesiana Noi vogliamo particolarmente benedire nel momento in cui si riunisce sotto il nuovo Rettor Maggiore che la Provvidenza le ha dato, trattandosi tanto più di una famiglia così grande e così vasta che, e per vastità e grandezza, porta così grandi interessi che stanno a cuore a tutti, perché sono gli interessi di tutte le famiglie, di tutti i paesi, della Chiesa.

Vogliamo — concludeva il Santo Padre — benedire in modo particolare questo Istituto che una grande bontà di figli ha voluto chiamare col Nostro nome; questo Istituto che la vostra buona volontà e l'abnegazione dei Superiori fa un istituto esemplarmente fecondo di bene. Benediciamo in modo particolarissimo la nuova chiesa che sorge, che sarà, come ha cominciato ad essere prima ancora di essere essa medesima, una nuova parrocchia; cosa così importante e così cara al Nostro cuore di Vescovo di Roma, di capo della Nostra Diocesi; una nuova parrocchia che viene a prendere un posto così importante e così luminoso di belle speranze. Ci sembra davvero questo l'antidoto più efficace contro la piaga, così penosa al Nostro Cuore, dell'insidia alla Fede cattolica : il lavoro, l'apostolato diretto per la lotta contro l'eresia e l'incredulità.

Dirvi questo è dire in qual modo il Nostro cuore è con voi; col Nostro e vostro caro Istituto, con quelli che dedicano la migliore attività al suo fiorire e al fiorire delle sue opere; è dirvi con quali sentimenti vi abbiamo salutati e vi benediciamo e con voi benediciamo il vostro direttore e Nostro parroco. Gesù benedetto, per quella predilezione onde amava i piccoli e tutti quelli che si consacrano alla gloria del Padre Suo, la vostra e la Nostra cara Ausiliatrice vogliano accompagnare questa Benedizione.
17. Gran coltivatore di vocazioni.

Il 17 giugno 1932, Sua Santità, ricevendo in speciale udienza gli alunni dei Pontifici Seminari Romani Maggiore e Minore, coi RR.mi Rettori, tenne loro un paterno discorso incitandoli alla pietà e alla scienza per essere un giorno sacerdoti degni della loro alta missione. Prima di benedirli, Sua Santità diceva di aver per quell'ora così consolante, trovato un lieto ricordo. Erano delle piccole medaglie che Egli consegnava al loro e Suo Cardinale, perchè le distribuisse in nome del Vicario di Gesù Cristo. Erano medaglie che con l'effigie del Papa — che sarebbe stata per ciascuno, come per il Poeta, ta dolce immagine paterna recava la dolce immagine di Don Bosco nell'atto di coltivare, come egli sapeva fare, le prime giovinezze, e di condurle a Dio. « E la vostra giovinezza che cammina a Dio per via così alta, con aspirazioni così sublimi, trova nel Beato Don Bosco — grande coltivatore di vocazioni sacerdotali sì da poter dire, che la di lui opera in questa direzione ancor oggi, anzi oggi più che mai, si sente — il vostro modello di preparazione sacerdotale prima, e poi di vita e di attività sacerdotale. Noi abbiamo potuto vedere molto da vicino il Beato, edificarci proprio in presenza dell'una e dell'altra preparazione e vedere tutto quello che non tutti ebbero il piacere di vedere anche tra i suoi figli. Giacché la sua preparazione di santità, la preparazione di virtù, la preparazione di pietà, da tutti era vista perché era tutta la vita di Don Bosco: la sua vita di tutti i momenti era un'immolazione continua di carità, un continuo raccoglimento di preghiera: è questa l'impressione che si aveva più viva della sua conversazione: un uomo che era attento a tutto quello che accadeva dinanzi a lui. C'era gente che veniva da tutte le parti, dall'Europa, dalla Cina, dall'Africa, dall'India, chi con una cosa, chi con un'altra: ed Egli in piedi, su due piedi, come se fosse cosa di un momento, sentiva tutto, afferrava tutto, rispondeva a tutto e sempre in un alto raccoglimento. Si sarebbe detto che non attendeva a niente di quello che si diceva intorno a lui: si sarebbe detto che il suo pensiero era altrove ed era veramente così; era altrove: era con Dio con spirito di unione; ma poi eccolo a rispondere a tutti: e aveva la parola esatta per tutto e per se stesso così proprio da meravigliare: prima infatti sorprendeva e poi troppo meravigliava. Questa la vita di santità e di raccoglimento, di assiduità alla preghiera che il Beato menava nelle ore notturne e fra tutte le occupazioni con
firme e implacabili delle ore diurne. Ma sfuggì a molti quella che fu la preparazione della sua intelligenza, la preparazione della scienza, la preparazione dello studio e sono moltissimi quelli che non hanno l'idea di quello che Don Bosco diede e consacrò allo studio. Aveva studiato moltissimo, continuò per molto tempo a studiare vastissimamente e un giorno ci disse ciò che non aveva confidato a nessuno, ma che, incontrandosi con un uomo di libri e di biblioteca, gli pareva di dover dire: aveva un vasto piano di studi, un vasto piano anche di opere di storiografia ecclesiastica: « ma poi — aggiungeva — ho visto che il Signore mi chiamava .per altra via: mi mancava forse l'attrezzamento di spirito, di intelligenza, di memoria ». E così pensò di darsi alla vita della carità, al lavoro della carità applicandosi a prodigare tutti i tesori e tutti gli studi, che era venuto raccogliendo. Ma ciò spiega come egli abbia potuto scrivere tante cose utilissime specialmente per la gioventù, non cose di una speciale levatura scientifica, ma adatte a tutti, perchè meglio potessero giungere allo scopo
che quel grande Apostolo si prefiggeva.

18. 11 palpito di salvezza delle anime
Udienza ai Superiori delle Case Salesiane d'Italia (23 agosto 1933).

I Salesiani hanno per motto quello che il caro Don Bosco sentiva nella meditazione, nella luce della Redenzione: Da mihi animas, le anime! ciascuna delle quali rappresenta, per così dire, una stilla del Sangue del Figlio di Dio!
19. Cooperatore salesiano, collaboratore nell'opera della Redenzione
Udienza ai Cooperatori Olandesi (2 ottobre 1933).

Premesso il ringraziamento per la gioia che Gli procurava la visita di quei cari figli della piccola Olanda, piccola ma pure grande per il suo zelo nel campo dell'Apostolato Missionario e dell'Azione Cattolica, Sua Santità soggiungeva:
Ancora più gradita questa visita, poiché voi venite alla Nostra presenza nel nome del Beato Don Bosco; nome noto e caro a tutti i cattolici quanto è diffusa la sua opera benefica, nome segnatamente
caro al Nostro cuore, perché la divina Provvidenza ha posto il grande educatore di anime fra quegli uomini che Noi abbiamo potuto conoscere, ricevendone tratti di vera benevolenza; e ancora perché la divina Provvidenza Ci ha scelto per innalzarlo ai primi onori degli altari, mentre, con l'aiuto di Dio, speriamo di poter fare ancora di più.

Per tutte queste ragioni il benvenuto era rivolto a quei figli con speciale effusione; così com'era speciale l'augurio di frutti abbondanti e durevoli da attingere dal santo Giubileo, frutti sviluppati e utilizzati nel modo migliore, perché quei buoni figli « Cooperatori salesiani », erano animati dallo spirito apostolico della Famiglia di Don Bosco.

Tracciando poi in breve il programma del «Cooperatore salesiano », che vuol dire collaboratore con Gesù Cristo nell'opera della Redenzione (di cui appunto si celebrava il XIX centenario), opera di salvezza delle anime, proprio secondo il programma di Don Bosco il quale aveva per motto « Da mihi animas... », invitava i Cooperatori a raddoppiare il loro zelo per la salvezza delle anime, specialmente della gioventù, tanto minacciata e insidiata ai nostri giorni e perciò tanto
cara al suo cuore.

... le parole — notava Sua Santità — « Da mihi animas, caetera tulle » con cui il Fondatore dei Salesiani designava il suo intento di portare le anime alla vita della grazia, sono le stesse parole con cui il Salvatore riassumeva l'intera Sua opera di Redenzione, per cui le anime dovevano ottenere « la vita » con un'abbondanza sempre maggiore. Questa mirabile e fedele corrispondenza del programma di Don Bosco a quello del Redentore, deve sollecitare tutti i figli a lavorare con zelo e con slancio tutto particolare, per realizzare in se stessi e diffondere il grande programma, che è il fine principale di questo Anno Santo...

20. L'educazione cristiana prodigata fino al lusso
Udienza agli alunni dell'Istituto «Villa Sora» di Frascati (27 ottobre 1933).

Voi siete i prediletti della famiglia cattolica e poi avete un titolo specialissimo, perché venite a Noi nel nome di Don Bosco che ci è tanto caro anche prima che tutto il mondo lo chiamasse Beato, perchè ci richiama non solo il grande Servo di Dio, che Noi abbiamo avuto la ventura, anzi la grazia, di innalzare ai primi onori degli
altari, nel desiderio e nell'attesa di portarlo a onori ancora più alti; ma dice un'antica conoscenza e quasi, stavamo per dire, una paterna amicizia, quando ai primi anni del Nostro sacerdozio, passammo qualche tempo con lui. È dirvi con quale compiacenza vi vediamo, vi salutiamo. Aggiungiamo un altro titolo per il quale ci siete cari: voi venite a Noi per il Giubileo straordinario che abbiamo proclamato al mondo intero nella memoria 19 volte centenaria della compiuta opera della Redenzione nostra. Voi dovete poi fare una riflessione particolare per la condizione di allievi di Don Bosco. Infatti questo tesoro che ricevete ogni giorno viene direttamente dalla Croce, ed è il tesoro dell'educazione cristiana. Perchè il frutto complessivo della Redenzione è la vita cristiana che il mondo aveva perduto e che è proprio invenzione di Gesù che la portò dal Cielo e porse in suo nome. Voi dovete pensare che di questa vita godete tutta la ricchezza fino al lusso, e che ogni particella di questa vita che ogni giorno ricevete, è una goccia del Sangue stesso di Nostro Signore. È dire quindi con quanta diligenza voi dovete fare tesoro di tutto per prepararvi alla grande vita che vi aspetta e custodirlo contro tutti quelli che potrebbero derubarvelo. Perchè verrà il giorno in cui dovete uscire nel mondo e allora noi vi diciamo quel che diceva un grande scrittore cristiano alla sua figliuola: « Bada, quando poi sarai nel mondo, guarda bene che è più forte di te e potrebbe farti molto male » (Manzoni).

21. Soldato esemplare di Gesù Cristo e guardia fedelissima della Santa Chiesa
Udienza alla Guardia Palatina d'Onore (27 maggio 1934).

Il Santo Padre, ricevendo la Guardia Palatina, rimettendo al Comandante delle piccole medaglie da distribuire agli intervenuti e alle loro famiglie, così chiudeva il Suo paterno discorso :
Sono medaglie di attualità e recano l'effigie di un grande soldato: San Giovanni Bosco, che tutto il mondo del resto continuerà a chiamare Don Bosco. Egli fu un grande suddito, un soldato esemplare di Cristo e guardia onoratissima, fedelissima della Chiesa Santa e di quanto il Cuore del Redentore e della Chiesa hanno di più caro : la gioventù, portatrice dell'avvenire, per la quale egli, in modo speciale, tanto lavorò. Don Bosco perciò fu modello non soltanto di virtù,
di perfezione, di attività sacerdotale, ma fu anche, in tutte le direzioni del bene, il soldato, l'operaio invincibile e instancabile. Don Bosco sarà dunque un potente intercessore anche per i componenti la Guardia Palatina, per tutto quanto il cuore di ciascuno desidera, e allo scopo di raggiungere tutto il bene per le proprie persone, per le proprie famiglie e figliolanze.

22. Il gran Santo da aversi come uno dei più particolari protettori
Udienza alla « Piccola Missione Gualandi » per i sordomuti, nel cinquantesimo della sua fondazione (28 maggio 1934).

Il Santo Padre, dopo aver encomiato altamente un'Opera tanto bella e divina, mentre teneva sotto mano le medaglie di Don Bosco, così si esprimeva :
Per voi, per questa sì fausta circostanza teniamo in serbo una medaglia che vi distribuiremo con le Nostre stesse mani: tenetevela cara, poiché la riteniamo di vera attualità, la diremo solo di ieri; tenetela ben cara la medaglia di San Giovanni Bosco, di Don Bosco come tutti lo chiamano, di questo grande Santo che Noi abbiamo avuto il sommo piacere di elevare ai sublimi onori degli altari. Tenetevela come caro ricordo della circostanza: è medaglia questa di un Santo che tanto amò la gioventù e specialmente la gioventù povera e derelitta. Abbiatelo caro Don Bosco come uno dei vostri più cari amici e invocatelo anche come uno dei vostri particolari Protettori.

23. Speciale protettore dei giornalisti
Udienza ai giornalisti di Roma (10 giugno 1934).

Alla fine del discorso agli intervenuti, il Santo Padre, prima di impartire l'Apostolica Benedizione, soggiungeva:
Vogliamo poi dare a tutti gli intervenuti un ricordo di questa cara udienza e rimettiamo all'avvocato Vignoli, perchè le consegni ai presenti tutti, in Nostro nome, delle medaglie di Don Bosco, San Giovanni Bosco — tutti quanti continueranno a chiamarlo sempre Don Bosco — il quale può essere a tutti proposto come tipo e modello
per quell'esemplare di perfetta umanità che egli attuò in se stesso: ma può essere anche a buon diritto, additato come speciale protettore dei giornalisti, giacchè per la stampa egli aveva una predilezione speciale, facendone oggetto particolare di tutto l'immenso suo bene, specialmente quello operato a vantaggio della cara gioventù e che sempre ancora persiste. Don Bosco aveva precisamente una predilezione speciale per la stampa e fu proprio a proposito di macchine da stampa che un giorno, a Noi stessi che ci rallegravamo con lui intorno alla perfezione del suo impianto tipografico, il caro Santo rispondeva, parlando in terza persona come egli soleva fare accennando a se stesso: « Don Bosco in questo vuole essere, come sempre, all'avanguardia del progresso ».

24. Modello agli aspiranti al sacerdozio
Udienza al Seminario Romano (16 giugno 1934).

La presenza di quegli eletti figli ravvivava nel Santo Padre il ricordo dell'Anno Santo : di quella divina Redenzione della quale essi, come futuri sacerdoti, si apprestavano a divenire gli strumenti, i conservatori ed i dilatatori; e insieme con questo ricordo evocava anche la figura di San Giovanni Bosco :
... Ma l'Anno Santo della Redenzione si è chiuso, al di sopra di tutti gli orizzonti, richiamando verso l'alto l'attenzione di tutto il mondo, richiamando — si direbbe quasi - l'attenzione del cielo e della terra; — si è chiuso, dunque, l'Anno Santo con la figura di un grande sacerdote, che ha avuto la vera e fattiva coscienza di essere lo strumento della Redenzione, specialmente nei riguardi della gioventù così insidiata, così pericolante, così bisognosa. San Giovanni Bosco conviene dunque, che sia proposto a modello vostro, di voi, futuri sacerdoti. San Giovanni Bosco se viene considerato da un primo punto di vista, appare come un sacerdote che non abbia avuto altra aspirazione che la coltivazione pia e devota delle anime. Rammentiamo, infatti, di averlo veduto, personalmente, tutto e completamente inteso alle confessioni: alla consolazione delle anime che gli si affidavano: all'esercizio sacerdotale. E ciò faceva San Giovanni Bosco perchè sapeva come la prima cosa, la più profonda, l'essenziale fosse la pietà.

Ma poi, da un altro punto di vista può guardarsi ancora alla figura di San Giovanni Bosco. E Noi, infatti, abbiamo avuto anche occasione di domandarCi se Don Bosco non avesse, per caso, non seguito una vocazione vera e propria che lo chiamava allo studio. Certo Don Bosco aveva un grande amore allo studio, una simpatia e - si direbbe quasi una seduzione dello studio, tanto da poter anche correre pericolo di cadere vittima dello studio. Don Bosco pensava di dare alla Chiesa e all'Italia una storia che fosse per la Chiesa appunto quel che per l'Italia è stata ed è l'opera del Muratori, santo sacerdote anch'esso.

Ecco due aspetti della figura di San Giovanni Bosco; e da tale duplice considerazione voi, giovani seminaristi, siete chiamati a riflettere su quel che conviene a voi, proprio a voi: sulla pietà e sullo studio. Ecco, infatti, quel che l'Eminentissimo Cardinale, i Superiori e gli Insegnanti inculcano in voi: pietà e studio, studio e pietà. Ma la pietà deve stare sempre al primo posto, perchè se lo studio viene invece messo avanti a tutto, diviene esso una fastosa inutilità e uno splendido pericolo.

Mirando, invece, alla figura di San Giovanni Bosco, voi giovani, potete liberamente prepararvi alla vita e all'azione; poichè quella figura costituisce una vera meraviglia per tutti, tanto son pochi nella storia del sacerdozio e dell'apostolato quelli che tanto hanno fatto e tanto hanno preparato per la salute delle anime. — « Da mihi animas : dammi le anime » — è il motto di San Giovanni Bosco.

Ecco, dunque, una figura che voi, o giovani seminaristi, opportunissimamente siete venuti a evocarci alla chiusura dell'Anno Santo, alla chiusura dell'anno scolastico. Ci auguriamo, perciò, come auguriamo a voi, che quella figura sia un esempio di vita vissuta per la vita che voi vi preparate a vivere. E con questo voto, dopo esserci felicitati per tutto il bene compiuto, vogliamo terminare le Nostre parole, riconoscendo che voi, o diletti figli, non volete soltanto mantenervi là ove siete giunti nella via della perfezione, ma invece procedere oltre.

Al Seminario Giuridico, al Seminario Maggiore, al Seminario Minore, a tutti i presenti impartiamo infine la implorata Benedizione Apostolica; ma con speciale predilezione vogliamo che questa scenda sui piccoli, sui più piccoli; siccome a loro la vita sta innanzi iutiera; siccome essi più hanno bisogno di benedizioni divine.

• Ma vogliamo ancora dare a voi, diletti figli, una memoria della vostra visita, e consegniamo quindi nelle mani del Nostro e vostro amato Cardinale le medaglie di San Giovanni Bosco, in modo che tutti possiate giustamente dire di averle ricevute dalle mani stesse del Papa. E ciò facciamo perchè abbiate sempre un ricordo che vi dica quel che il Papa spera con gioconda certezza da tutti voi: — che siate, cioè, sacerdoti aspiranti a esser santi sacerdoti; poichè quella è un'aspirazione non soltanto permessa, ma doverosa.

DON BOSCO SANTO E L'IMITAZIONE DELLE SUE VIRTÙ
Udienza all'Istituto Professionale Pio XI di Roma (30 maggio 1934).

1. Due coincidenze augurali. - 2. Ringraziare Iddio e la Sua divina Madre. - 3. Imitare Don Bosco. - 4. Fedeltà al dovere. - 5. La preziosità delle anime. - 6. Il segreto di tutti i Santi. - 7. La Famiglia Salesiana.

Non sappiamo davvero da qual parte cominciare per ringraziarvi di tante cose belle e consolantissime, per le quali sentiamo il dovere, anzi l'urgenza di esprimere la Nostra gratitudine. Tutte belle cose quelle che Ci avete portato: liete le filiali accoglienze, i cantici, la dolce sublime Ave Maria dantesca, ricordo, lontano nel tempo, ma presente nell'animo e nel cuore. E ben possiamo dire, ammirando i vostri doni, opera della vostra abilità tecnica, di essere in certo qual modo in casa vostra, come lo fummo allora e come voi ora siete nella Casa Nostra, nella Casa del Padre. Poi i bei volumi nei quali avete voluto raccogliere le parole Nostre intorno al caro Santo Giovanni Bosco, dalle prime fino alle ultime, alle più recenti. Tutto questo è stato coronato da una cara, incomparabile, santa interpretazione, così calda di affetto, come quella che il vostro compagno Ci presentava a espressione di quei sentimenti filiali che animano voi tutti quanti. Ma niente più bello, caro e prezioso del dono delle vostre persone, della vostra visita filiale. È il dono più bello che siete venuti a portarCi : è il dono, è la strenna per il Nostro compleanno.

1. Questa data non è certo indifferente per Noi: è il rintocco degli anni che passano, è il ricordo di tutti i doni che la Bontà divina Ci ha concesso, è un paterno avviso che si avvicina sempre più il giorno, come dicono i contadini della valle del Po, di andare a casa. Voi avete scelto questi due momenti così belli: la fine di maggio e il compleanno per venirci a portare i vostri auguri, a dire la vostra riconoscenza, quella di tutta la grande, mondialmente grande Famiglia di Don Bosco
Santo — e dite bene: Don Bosco Santo — perchè il mondo non riuscirà a chiamarlo San Giovanni Bosco, ma sempre Don Bosco, Don Bosco Santo. Riconoscenza grande, vero spettacolo di riconoscenza, perchè tanto grande è la vostra Famiglia, di cui voi non siete che i rappresentanti e gli interpreti.

E tutto questo è dirvi, dilettissimi figli, con quali sentimenti vi abbiamo passati in questa rapida rassegna che Ci ha dato modo di accostarvi a uno a uno e fare di ciascuno la conoscenza personale, quella conoscenza che Don Bosco Santo aveva così mirabilmente facile per tutti i suoi figli.

Noi ci congratuliamo con voi di questi sentimenti, perchè tutto il mondo li riconosce in modo evidente, al loro posto; tanto è stato il favore con cui Iddio ha distinto i figli di Don Bosco, e tutti quelli ai quali si estende il beneficio dell'opera sua, scesa veramente « dn1 cielo in terra a miracol mostrare ».

2. Noi crediamo di dover essere anche Noi in prima linea nella espressione di questi doveri di riconoscenza, perchè abbiamo avuto il privilegio di così ben conoscere Don Bosco come pastore in questa terra, e poi averlo, con il labbro e con il cuore, proclamato e collocato tra i comprensori del Cielo. È un privilegio che riconosciamo a Noi stessi con tutta umiltà e di cui non possiamo fare a meno di ringraziare in moda speciale il Signore.

È dirvi come e quanto Ci sentiamo all'unisono con voi, con i figli di Don Bosco, con tutta la sua Famiglia, in qualunque parte del mondo, ovunque spiega e continua l'opera di lui che fu opera di apostolo, di strenuo milite di Gesù Cristo, di amico incomparabile della gioventù, di salvatore di tante anime: « Da mihi animas ».

Ringraziamo Iddio e la sua divina Madre, che fu veramente l'Ausiliatrice di Don Bosco Santo; la divina Madre che è entrata con così largo contributo in tutto quello che è avvenuto in questo coronamento così benefico, dalla prima luce di Don Bosco Santo: ed ecco infatti, sempre sotto l'influsso di questo ausilio materno per cui Don Bosco ha saputo così bene esprimere la riconoscenza, ecco la nuova chiesa che sorge vicino a Noi.

3. Dilettissimi figli, ringraziamo il Signore e ammiriamo l'opera sua: e al Signore anzitutto dobbiamo rendere onore e gloria, quel
l'onore e quella gloria che la Chiesa non cessa mai di tributare. Ma poi bisogna — ed è quello che si addice a tutti, e tanto più a voi proporsi di imitare ciò che con tanta letizia si celebra e si onora. Imitare Don Bosco, può sembrare difficilissimo al primo aspetto, tanto complessa, gigantesca si presenta la sua figura; eppure la santità di lui è una delle più imitabili. Del resto tutte le santità si possono imitare; si può imitare la santità stessa di Dio; giacchè imitare, anche in tutte le altre direzioni come ad esempio nell'arte, non significa copiare, non vuol dire riprodurre, no; imitare vuoi dire entrare in un certo ordine di idee, in una deteiminata tendenza di spirito; compiere qualche sforzo per salire verso una certa direzione. È quello che fa l'arte imitando la natura, e infatti Dante dice l'arte nostra « a Dio quasi nepote », perchè discende dalla natura, la figlia di Dio.

4. Ora nella vita di Don Bosco bisogna imitare particolarmente quella sua eroica fedeltà al dovere in tutti i momenti, così come nella successione delle occupazioni quotidiane esso si presentava. Egli era sempre pronto a dedicarsi all'ultimo incontro, all'ultima richiesta. Era pronto a dedicarsi a tutto e a tutti, come se ognuno e ogni cosa fossero l'unica cosa e l'unica persona. Ora il rispondere con devota prontezza al dovere, quale esso sia, è a tutti possibile e doveroso. Fare dunque il vostro dovere; questo è il fondo di tutte le santità.

Ma, dilettissimi figli, vi è anche qualche altra cosa che dovrete apprendere dagli esempi del vostro Santo, del vostro grande Fondatore. Voi avete una ragione particolare di ricordare il « da mihi animas » del vostro e Nostro Don Bosco. Quando egli faceva questa preghiera pregava per voi, e Dio Io ha esaudito e gli ha dato le anime vostre, perchè le beneficasse secondo lo spirito di Dio.

5. Con questo egli vi ha insegnato e messo avanti una grande idea, una grande opera: l'idea della preziosità delle anime che bisogna salvare, la necessità di conservare il beneficio dell'educazione cristiana e di un'educazione cristiana non comune, ma sinceramente, generosamente, luminosamente cristiana, beneficio inestimabile per voi, per le famiglie, per la società, per la Chiesa. Voi sarete distinti figli e poi padri di famiglia; distinti cittadini della società e figli della Chiesa sempre pronti a compiere degnamente tutti i vostri doveri verso voi stessi, verso Iddio, verso lo Stato, verso la società. Voi
sarete profondamente cristiani, e con questo è detto tutto. Voi sentirete, in una parola, il dovere come imposto dalla parola di Dio, e saprete di doverlo compiere avanti agli uomini e a Dio. E un altro dovere particolare di apprezzare questa preziosità delle anime sta nel riflettere su tante altre giovani anime, che non hanno i tesori spirituali di educazione che a voi sono impartiti così doviziosamente! È per questo che, dilettissimi figli, voi dovete, per quanto vi è dato, con la preghiera e con l'esempio, con l'opera vostra, anche con l'opera vostra missionaria così caratteristica dello spirito salesiano, studiarvi di comunicare anche ad altri il grande beneficio che avete ricevuto.

6. E v'è ancora un altro riflesso. Dove ha attinto Don Bosco questo amore per le anime ? È chiaro. Egli le ha tanto amate, perchè ha amato Gesù Cristo. Egli considerava che anche per una sola di queste anime, Cristo avrebbe dato il suo sangue. È questo il segreto di tutti i Santi. Essi hanno considerato quello che Gesù Cristo ha fatto allorchè non ha creduto di troppo pagare per la salute delle anime, anche di un'anima sola, versando tutto il suo sangue preziosissimo. È la parola di Dio, « pro animabus » e l'Apostolo lo ricorda e poi aggiunge quell'altra parola così sentita: « dilexit me et tradidit semetipsum pro me ».

Ecco, dilettissimi figli, quello che Don Bosco Santo si è detto tante volte nelle sue meditazioni, nella sua vita così operosa. Ecco quello che bisogna fare. Ringraziare e poi soprattutto imitare. Ed è quello, dilettissimi figli, che sappiamo che voi volete fare sempre ed è per questo che nelle benedizioni che siamo per dare ai presenti e a tutti quelli che ci rappresentate, vogliamo mettere anche un senso di riconoscenza.

7. Noi vediamo come in una magnifica visione, in una visione graditissima che voi evocate al Nostro spirito, tutta la Famiglia di Don Bosco, grande come il mondo. E con questa visione desideriamo che la Nostra Benedizione arrivi fino agli estremi orizzonti. Benediciamo quelli che voi rappresentate più particolarmente: le vostre famiglie, case e parentele, tutto quello che in esse a voi è più caro. In modo particolare benediciamo quest'Opera che venite compiendo, questo viaggio di primaria importanza qual è la preparazione alla vita, e quello che sarà il frutto della presente educazione cristiana. Quando
nella vita voi porterete il frutto, l'apostolato dell'esempio di una vita cristianamente vissuta, voi direte non a parole ma a fatti, come si fa a essere buoni cristiani e buoni cittadini. Sarà l'apostolato della vostra vita, l'apostolato della buona parola, di quella parola bonaria che non vuol essere un insegnamento ma va amichevolmente al cuore; e poi ancora quell'apostolato che è il più facile e il più potente, l'apostoIato della preghiera, affinchè venga il Regno di Dio. Ma innanzi tutto voi sarete diligenti per le anime vostre, affinchè non soggiacciano a tentazione, perchè il mondo non sarà per voi senza pericoli e perciò bisogna che adesso preghiate e vi prepariate a difendere il tesoro che possedete. Il Manzoni, alla figliola che stava per entrare nel mondo, diceva: « Cara figliola, ora tu sei ricca di tutti i tesori della grazia divina, ma tu entri nel mondo; bada bene che questo mondo non abbia a essere più forte di te ». Sono parole di profonda umiltà e di alta prudenza cristiana.

Sicuri d'interpretare i sentimenti della vostra riconoscenza, intendiamo di impartire una benedizione particolare ai vostri superiori, direttori, insegnanti, maestri, a tutti i figli di Don Bosco, a tutti quelli che prodigano per voi le energie più alte delle anime loro e della loro vita. Queste benedizioni siano accompagnate da tutte le bènedizioni di Dio che scendono dal Cielo e accompagnino sempre, per tutta la vita che sta davanti a voi, mentre a Noi invece ormai sta quasi tutta dietro, e vi accompagnino ora e sempre.

Vogliamo darvi un ricordo. Sono delle piccole medaglie del Santo glorificato nella solennità di Pasqua; voi già comprendete che sono di Don Bosco Santo; voi certo già ne avrete e a dovizia, ma Noi ve le diamo di Nostra mano, le consegniamo al vostro direttore affinchè le distribuisca a ciascuno di voi e così ciascuno possa e debba dire di averle ricevute dalle mani del Padre comune di tutti i fedeli.

UNA SOMMA LEZIONE DI UMILTÀ
Discorso di Pio XI in occasione della proclamazione delle virtù eroiche della Ven. Maria Domenica Mazzarello.

(3 maggio 1936)
1. La più umile semplicità. - 2. Il talento del governo. 3. Il segreto dell'umiltà. - 4. La divina scuola dell'umiltà.

1. «Ex hoc beatam me dicent omnes generationes »
È per felice, e non per fortuito incontro che ci troviamo adunati proprio in questo giorno, e per il soggetto che la Ven. Serva di Dio Maria Domenica Mazzarello ci presenta. Stava bene infatti quella riunione in questi primi inizi del mese sacro a Maria, del mese di maggio; stava bene che in tale congiuntura ci si occupasse della Serva di Dio, che in nome di lei ci si adunasse, di lei che fu l'antica Figlia di Maria
e che proprio agli inizi di un mese di maggio vide la luce della vita,
e nella prima metà di un altro mese di maggio aprì gli occhi alla luce eterna.

La Venerabile fu esemplare Figlia di Maria: c'è già qualche cosa di grande in una vita che si svolge e si esplica sotto lo sguardo e la guida di tale Madre. Ma, oltre a ciò, ecco che al primo aspetto, e non soltanto al primo, questa Venerabile si presenta con tutti i caratteri — e non sono facilmente ritrovabili nella misura da lei avuta — della più umile semplicità.

Una semplice, semplicissima figura; ma d'una semplicità propria dei corpi più semplici, come, ad esempio, è l'oro; semplice, ma ricca di tante specialissime prerogative, qualità e doti. Proprio così fu questa umile Serva di Dio. Il Decreto letto infatti e il bello, edificantissimo commento che il Rettor Maggiore delle grandi Famiglie salesiane vi aveva aggiunto, già eloquentemente avevano detto i molti particolari di santità di questa figura della Ven. Maria Mazzarello e della sua vita. Ma c'è una parola proprio nel Decreto che splendidamente accenna appunto al centro di questa santità ed invita alla conside
razione più confacente al caso: è quando dice che il Signore ha benedetto in modo speciale l'umiltà della Serva di Dio.

È veramente questa, l'umiltà, la nota caratteristica della vita della Venerabile. Una grande umiltà la sua: si direbbe proprio una piena coscienza, e il continuo pratico ricordo dell'umile sua origine, dell'umile sua condizione, dell'umile suo lavoro. Contadinella, piccola sarta di paese, di umile formazione ed educazione: educazione cristiana è vero, quindi oltremodo preziosa, ma alla quale era mancato, si può dire, tutto quello che comunemente si intende per educazione; anche la più modesta istruzione, sia pur nella più modesta misura. Restava quella semplicità che Iddio, l'unico preparatore di anime, aveva appunto predisposta in così eletta anima; e sembrava proprio al Santo Padre di entrare nei gusti di Dio e della stessa Venerabile seguendo e studiando il segreto della vita vissuta dalla Serva di Dio
e della vita postuma che ella viene esplicando in tanta sopravvivenza di persone e di opere.

La sua umiltà. Fu così grande, da invitare noi a domandarci che cosa vede Iddio benedetto in un'anima umile, veramente, profondamente umile, che, appunto per l'umiltà, tanto, si direbbe, lo seduce,
e gli fa fare fino alle più alte meraviglie in favore di quella stessa anima e altre meraviglie per mezzo di essa.

2. C'è da fare anzitutto una costatazione: questa piccola, semplice, povera contadinella, che aveva soltanto una formazione rudimentale, dimostra ben presto quel che si dice un talento, uno dei più grandi talenti: il talento del governo. Grandissima cosa questa: ed ella dimostra di possederla e la possiede a tal punto che un uomo come San Giovanni Bosco, il famoso Don Bosco, così profondo conoscitore di uomini, e così intelligente ed esperto nel governo di uomini
e di cose, scorge subito quel raro e prezioso talento, e se ne vale. Chissà allora quanti avranno detto: che cosa mai viene in mente a Don Bosco ? Ma pure la scelta non poteva essere migliore; e quella scelta fu il frutto della scoperta di quel talento; e l'opportunità e l'efficacia di scelta venne dimostrata non solo dal fondarsi stabile, sicuro della nuova Famiglia di Maria Ausiliatrice, ma anche dal rapido, meraviglioso ingrandirsi e propagarsi del fiorente Istituto. Eccoci invero dinanzi al linguaggio più che eloquente dei numeri: nel 1881, il 14 maggio, la Serva di Dio era ancora in vita, ed ella
aveva già veduto in pochissimi anni, l'opera sua dilatarsi, moltiplicarsi. All'ora che viviamo (1936) ben 734 sono le case, 66 le case di missione, 8352 le suore, le religiose, 1100 le novizie. È qui la grande eloquenza, la grande poesia dei numeri: vera meraviglia, vera poesia che rende legittima la domanda: che cosa dunque vede Iddio in questa vera, profonda, totale umiltà da dimostrarsi così largo dei suoi doni più preziosi, giacchè qui si tratta di un così alto talento, di sì grande opera, di così diffusa moltiplicazione di anime ?
3. Quando si pensa infatti al valore dell'anima — il Signore ha dato la sua vita per me, esclama l'Apostolo — che cosa, dunque, nell'umiltà che l'adorna vede il Signore ? La domanda s'impone, specialmente quando si riflette per contrasto, a quello che nell'umiltà vede il mondo. Rare volte il mondo si dimostra così insipiente nella sua albagia e nella sua supposta sapienza. Per il mondo l'umiltà, la semplicità è povertà nel senso più miserabile e compassionevole della parola. Che cosa invece nell'umiltà vede Iddio ? Egli stesso, il Signore, si è preso la cura di scioglierci questo problema che umanamente si presenta in modo scoraggiante. Ce lo ha detto in una delle più belle parole di San Paolo, allorchè fa dire all'Apostolo e proprio all'indirizzo dei non umili, dei superbi, di coloro che credono di potersi vantare e gloriarsi di qualche cosa: qualità, gesta, opere, la parola così solenne, così ammonitrice: Quid habes quod non accepisti? si autem accepisti, quid gloriaris quasi non acceperis? Ecco tutto il segreto dell'umiltà: per essa l'anima stima e vede reali splendori di verità, maestà di giustizia, dolcezza di riconoscenza; i rapporti cioè che devono intercedere tra l'anima e Dio. Per l'umiltà l'anima vede che cosa è Dio, nella verità; sa che cosa a Dio deve, nella giustizia; compie ciò che è obbligo verso Dio, nella riconoscenza. È qui la sostanza dell'umiltà: nella verità; per risalire all'origine prima; giacchè tutto viene da Dio: che cosa tu hai che non hai da Dio ricevuto ?; nella giustizia : nell'attribuzione della gloria a Dio: non nobis, Domine, sed nomini tuo da gloriam ; nella riconoscenza intera, completa per i doni, per la liberalità divina, per la perfetta gratuità propria di Dio e nella Sua scelta e nella Sua larghezza.

4. Quello che Dio vede nell'umiltà, le vedute di Dio circa l'umiltà sono perfettamente all'opposto di quanto vede il mondo. Che cosa
dunque vede Iddio ? Vede nell'umiltà, nell'anima umile una luce, una forma, una delineazione dinanzi alla quale Egli non può resistere, poichè Gli raffigura nella sua bellezza più sapiente e nelle linee più fondamentali e costruttive, la fisionomia del diletto suo Figlio unigenito. Ed è questo un pensiero espresso dallo stesso divino Maestro. È lui stesso che dice, a questo proposito: « Imparate da me ». Che cosa imparare ? « Imparate da me che sono mite e umile di cuore ». Veramente noi non riterremo mai abbastanza ciò che dicono queste poche parole: « Imparate da me che sono mite e umile di cuore ». È il Maestro divino, portatore di tutti i tesori di Sapienza, di Scienza, dì Santità, che ci dice: « Imparate da me che sono mite e umile di cuore », come se non avesse altro da insegnare a noi, a questi poveri uomini, a questa povera umanità che aveva perduto anche le tracce della verità, anche il filo per rintracciarla e che aveva tutto, tutto da imparare. Vien dal Signore detto ad essa, vien detto a tutti gli uomini: « Imparate da me che sono mite e umile di cuore », come se non avessimo altro da imparare, come se, questo imparato, fosse da noi appreso tutto quello che ci abbisogna per la ricostruzione delle anime, per la ricostruzione morale del mondo.

Ecco delle lezioni che soltanto l'infinita sapienza di Dio poteva darci; ecco, attraverso infinite trasparenze, quello che Dio vede nell'umiltà. E fin dove sia arrivata la simpatia divina del Cuore di Dio per l'umiltà, ce lo dice oggi, ce lo ricorda la Santa Chiesa, in questo giorno della Invenzione della Santa Croce, quando ci fa rimeditare quelle parole, grandi parole che richiamano potentemente le sommità delle vie percorse dal divin Verbo Incarnato: Humiliavit semetipsum... usque ad mortem, mortem autem Crucis. Ecco fin dove è arrivato l'amore, la simpatia divina per l'umiltà: a una sommità di amore, a una sommità di umiliazione che conduce anche, però, a una sommità di esaltazione, di gloria, di ricompensa: « Propter quod Deus exaltavit Illum, et dedit Illi Nomen, quod est super orane nomen, ut in Nomine Jesu orane genu flectatur coelestium, terrestrium et infernorum... ». Il mondo non pensa, non è capace di pensare che tutta questa universale genuflessione, adorazione, esaltazione del Nome divino è il riconoscimento delle umiliazioni, dell'umiltà esercitata, fin dove poteva esserlo, dall'amore di Dio. Ecco qualche cosa di ben prezioso e di cui si può ringraziare la Ven. Mazzarello, per il ricordo che ce ne dà. Da lei, infatti, ci viene questa indicazione, e l'intera
sua vita e opera sono appunto in questo ordine di idee, in questa divina didascalia, e divina scuola di umiltà.

Il Santo Padre non voleva aggiungere se non la Benedizione, che quei diletti figli gli avevano chiesta per tutte le famiglie di San Giovanni Bosco e della Ven. Mazzarello, l'esemplare, antica figlia di Maria. E di Maria altresì ella ci ricorda e ci ripete la somma lezione di umiltà, giacchè la Madre di Dio esclamava doversi la sua elezione e gloria all'umiltà: «Respexit humilitatem ancillae suore ». La Madre di Dio si chiama la serva, l'ancella di Dio; e quindi, « ex hoc beatam me dicent omnes generationes ». È bello considerare la Ven. Maria Domenica Mazzarello in questa luce, nella luce stessa di Maria. Anche ella può ripetere: il Signore ha guardato con infinita benignità la mia umiltà, la mia semplicità e per questo : « Beatam me dicent omnes generationes ». E infatti tutte le genti del mondo già conoscono il nome suo, le case, le opere, le sue religiose; ecco che proprio in questo giorno che ci richiama e ci ricorda le grandi umiliazioni della Croce, si mette in vista, con la proclamazione delle virtù eroiche, la possibilità che la Serva di Dio possa un giorno ripetere, e in modo più appropriato : « Beatam me dicent omnes generationes ».

LE FIORENTI PROMESSE DELLA TIPOGRAFIA DI VALDOCCO
Il Santo Padre Pio XI volle affidare ai Salesiani la direzione tecnica e amministrativa delle due Tipografie Vaticane. Riportiamo qui le parole rivolte al Direttore Sac. Don Giuseppe Fedel e ai sette Salesiani, che costituirono la nuova Comunità col titolo « Casa Salesiana San Francesco di Sales s.

(1° agosto 1937)
Sua Santità, scrisse L'Osservatore Romano, ammise tutti al bacio della mano, chiedendo paternamente notizia di ciascuno e rivolgendo a tutti augurali parole di fiducia e di incoraggiamento. Disse come l'idea di chiamare alla direzione della Tipografia Poliglotta Vaticana i Salesiani fosse proprio tutta Sua, e gli arridesse da tempo, avendo sempre seguito e ammirato il vasto ed esemplare lavoro della Società Salesiana anche in questo campo, additatole dal Santo Fondatore, che con l'intuito del veggente scorse e sentì di quale decisivo ausilio fosse l'arte tipografica ed editoriale, ai nostri giorni, per l'apostolato e l'educazione cristiana. La Tipografia della Santa Sede, per le sue tradizioni, per le opere cui dà mano, guarda, dal più alto vertice delle attività della stampa cattolica, a questi ideali che guidarono e confortarono i figli di Don Bosco in un'ascesa degna di simile mèta. Quivi, come già all'Oratorio, la stampa si svolge in tutte le sua espressioni sino a culminare nel giornale. E questo Sua Santità raccomandava specialmente alle cure della nuova Direzione essendo ben noto a tutti quant'egli lo ami e lo voglia ognor più rispondente alla sua nobile missione.

Prima di impartire una sua particolarissima benedizione, il Santo Padre aveva un programma, una speciale « parola d'ordine » da dare a quelli che si compiacque definire Suoi nuovi cooperatori. Un programma, una parola a loro particolarmente cari: giacchè Egli amava ripeterli direttamente da San Giovanni Bosco. La prima volta che il Papa conobbe il Santo e le sue opere, ammirò le fiorenti promesse della Tipografia dell'Oratorio. Fu allora che il Santo gli disse di
essere e voler restare all'avanguardia del progresso. Questo proposito del Fondatore, così splendidamente attuato in tutte le tipografie ed editorie salesiane, doveva essere, d'ora in poi, tutto proprio dei Salesiani per la Tipografia Poliglotta Vaticana.

A implorare l'aiuto di Dio per la felice attuazione di tale voto e mandato, Sua Santità impartiva con tutto il cuore agli astanti l'Apostolica Benedizione.

PIO XII
Eugenio Pacelli nacque a Roma il 2 marzo 1876. Fu ordinato sacerdote il 2 aprile 1899. Lavorò nella Segreteria di Stato. Nel 1917 fu eletto Nunzio Apostolico in Germania e consacrato vescovo dallo stesso Sommo Pontefice il 13 maggio. Nel 1929 fu creato Cardinale e Segretario di Stato. Nel brevissimo conclave del 1-2 marzo 1939 venne eletto Papa e incoronato il 12 marzo.

Pio XII approvò il Decreto della Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi del 3 maggio 1940, che erigeva. il Pontificio Ateneo Salesiano (PAS). Il 24, giugno 1951 canonizzò Santa Maria Mazzarello. Beatificò (5 marzo 1950) e canonizzò (12 giugno 1954) San Domenico Savio. Proclamò l'eroicità delle virtù di Don Michele Rua (26 giugno 1953). Introdusse la causa di Beatificazione di Zeffirino Namuncurà (10 dicembre 1956). Introdusse la causa di Beatificazione di Dorotea de Chopitea ved. Serra (21 giugno 1957).

In 19 anni di Pontificato elesse 37 Vescovi (Salesiani 19.553).

L'EDUCAZIONE DELLA PROLE NELLA LUCE DI SAN GIOVANNI BOSCO
Nell'udienza generale a una grandiosa moltitudine di fedeli, tra i quali numerose coppie di sposi novelli.

(31 gennaio 1940)
1. Una delle glorie più pure della Chiesa e dell'Italia.
2. Destinato a una missione provvidenziale. - 3. Oratorio, non laboratorio. - 4. I Becchi, una specie di Oratorio. 5. Ragione e religione. - 6. La lezione dell'esempio. - 7. Filiale timore. - 8. « Cerca di farti amare 5.

1. Or è più di un secolo, in un meschino casale del Piemonte viveva coi suoi due fratellini un fanciulletto di condizione ben modesta. Rimasto precocemente orfano di padre, egli, che doveva essere poi chiamato il padre degli orfani, non ebbe dunque che le cure di sua madre. Con quanta saggezza però questa semplice contadina senza istruzione, ma guidata dallo Spirito Santo, educasse il suo figlio nel senso più completo e più alto della parola, si può dire che la Chiesa stessa lo abbia riconosciuto, elevando sugli altari colui, di cui oggi si celebra la festa col nome di San Giovanni Bosco. Questo umile sacerdote, divenuto più tardi una delle glorie più pure della Chiesa e dell'Italia, fu un meraviglioso educatore, e perciò la sua vita offre a voi, diletti figli e figlie, futuri padri e madri di famiglia, le più utili e salutari lezioni.

2. Quando Iddio affida un fanciullo a sposi cristiani, sembra quasi ripetere loro ciò che la figlia di Faraone disse alla madre del piccolo Mosè: « Prendi questo bambino e allevamelo » (Es. 2, 9). I genitori nella intenzione divina sono i primi educatori dei loro figli. Conviene tuttavia riconoscere che nelle attuali condizioni della vita sociale l'urgente preoccupazione del pane quotidiano rende loro talvolta difficile il pieno compimento di un così essenziale dovere. Tale era pure la situazione, quando Giovanni Bosco sognava già di aiutare e al
bisogno di sostituire i genitori in questo loro grave officio. Che egli fosse provvidenzialmente destinato a siffatta missione, il suo cuore glielo diceva con un'attrattiva precoce; la sua anima ne ebbe come la rivelazione in un sogno dei suoi primi anni, nel quale vide animali selvaggi mutati subitamente in agnelli mansueti, che egli conduceva docili al pascolo. Per conoscere come egli traducesse in atto questo sogno, occorre ricordare l'educazione che ricevette e quella che diede; l'una è in lui congiunta con l'altra; la madre, che egli ebbe, spiega in gran parte il padre che egli fu per gli altri.

3. Don Bosco, fondando la prima sua casa di educazione e di insegnamento, volle chiamarla « non laboratorio, ma oratorio », come egli stesso disse, perchè intese di farne anzitutto un luogo di preghiera, « una piccola chiesa ove radunare dei giovanetti ». Ma il suo ideale era pure che l'oratorio divenisse, per i ragazzi che vi avrebbe raccolti, quasi un focolare domestico.

4. Non era forse perchè « Mamma Margherita » aveva fatto per lui della casetta dei Becchi una specie di oratorio ? Immaginatevi colà la giovane vedova coi tre fanciulli inginocchiati per l'orazione della mattina e della sera; vedeteli, simili a piccoli angeli, nei loro abiti festivi, che ella ha con ogni cura cavati dall'armadio, recarsi nella borgata di Morialdo per assistere alla Santa Messa. Nel pomeriggio, dopo la refezione frugale, in cui la sola pasta dolce era un pezzo di pane benedetto, eccoli riuniti intorno a lei. Ella ricorda loro i comandamenti di Dio e della Chiesa, le grandi lezioni del catechismo,
i mezzi di salute; poi racconta, con la delicata poesia delle anime pure e delle immaginazioni popolari, la tragica storia del dolce Abele e del cattivo Caino, l'idillio di Isacco e di Rebecca, il mistero ineffabile di Betlemme, la dolorosa morte del buon Gesù, messo in croce per noi sul Calvario. Chi può misurare l'influenza profonda dei primi insegnamenti materni! Ad essi Don Bosco, divenuto sacerdote, attribuiva la sua tenera e fiduciosa devozione verso Maria Santissima e l'Ostia divina, che un altro sogno gli mostrò più tardi come le due colonne, alle quali le anime dei suoi alunni, sbattuti come fragili navi nel mare tempestoso del mondo, dovevano fortemente ancorarsi per trovare la salvezza e la pace.

5. La religione è dunque il primo fondamento di una buona educazione. Ma ad essa Don Bosco voleva associata la ragione; la ragione illuminata dalla fede. Questa vera ragione, come indica l'origine stessa della parola latina « ratio », consiste soprattutto nella misura e nella saggezza, nell'equilibrio e nell'equità. Sarebbe, per esempio, coerente il voler correggere in un fanciullo i difetti nei quali si incorre ogni giorno davanti a lui ? il volerlo sottomesso e obbediente, se in sua presenza si criticano i capi, i superiori ecclesiastici o civili, se si disobbedisce alle ordinazioni di Dio o alle giuste leggi dello Stato ? Sarebbe ragionevole di volere che i vostri figli siano leali, se voi siete maliziosi; sinceri, se voi siete mentitori; generosi, se voi siete egoisti; caritatevoli, se voi siete avari; dolci e pazienti, se voi siete violenti e collerici ?
6. La migliore lezione è sempre quella dell'esempio. Al casale dei Becchi la « Mamma Margherita » non faceva troppe esortazioni al lavoro. Ma, poichè era scomparso il capo della famiglia, la coraggiosa vedova metteva essa stessa mano all'aratro, alla falce, alla correggia, e col suo esempio — si legge — stancava gli stessi uomini di fatica, presi alla giornata nel tempo della mietitura e della trebbiatura. Formato a questa scuola, il piccolo Giovanni, all'età di quattro anni, prendeva già parte all'opera comune, sfilacciando i fusti di canapa, e divenuto anziano, consacrava tutto il tempo al lavoro, dando soltanto cinque ore al sonno e anzi vegliando un'intera notte ogni settimana. In ciò, bisogna confessarlo, egli oltrepassa-Va i giusti limiti della ragione umana. Ma la ragione soprannaturale dei santi ammette, senza imporli agli altri, questi eccessi di generosità, perchè la loro saggezza è ispirata dall'insaziabile desiderio di piacere a Dio e il loro ardore è stimolato da una filiale tema di dispiacergli e da una vivissima brama di bene.

7. Dispiacere a un padre o a una madre: supremo dolore di un fanciullo bene educato! Ecco ciò che Giovanni Bosco aveva pure provato nel suo focolare domestico, ove un leggero segno, uno sguardo attristato della madre bastavano a farlo pentire di un primo movimento di gelosia infantile. Perciò egli voleva che l'educatore adoperasse come principale mezzo di azione una sollecitudine costante, animata da una tenerezza veramente paterna. Anche i genitori debbono
dunque dare ai figli il miglior tempo a loro disposizione, invece di dissiparlo lungi da essi in distrazioni pericolose o in luoghi ove arrossirebbero di condurli.

8. Con questo amore diretto dalla ragione e con questa ragione illuminata dallo spirito di fede, l'educazione familiare non sarà soggetta a quei deplorevoli balzi, che troppo spesso la compromettono: alternative di una indulgente debolezza e di una burbera severità; passaggi da una condiscendenza colpevole, che lascia il fanciullo senza guida, a una correzione violenta, che lo lascia senza soccorso. Invece, la tenerezza sperimentata di un padre o di una madre, alla quale corrisponde la confidenza filiale, distribuisce con eguale moderazione, perchè è padrona di se stessa, e con eguale successo, perchè possiede il cuore dei suoi figli, gli elogi meritati e i biasimi necessari. « Cerca di farti amare, diceva San Giovanni Bosco, e allora ti farai obbedire con tutta facilità ». Possiate anche voi, o sposi novelli, futuri padri e madri di famiglia, riprodurre nelle vostre case qualche cosa di questo santo ideale!
SAN GIOVANNI BOSCO PATRONO DEGLI EDITORI CATTOLICI D'ITALIA
Decreto pontificio (24 maggio 1946)

Quanto sia grande, in questi tempi in cui la tecnica e le scienze hanno raggiunto il massimo di loro sviluppo e diffusione, l'influenza dei libri, dei giornali e della stampa in generale è cosa a tutti nota. Tutto ciò, come risulta dall'esperienza, mentre spesso giova al bene e alla salvezza degli uomini, può talora tornare anche di grandissimo loro danno e corruzione.

Per prevenire, in quanto è possibile, tanto male, parve bene alla Società degli Editori Cattolici Italiani chiedere l'alta protezione di un celeste Patrono, dal quale tutti quelli che lavorano in questo campo prendessero l'esempio e al quale si ispirassero per plasmare il proprio pensiero e la propria mentalità.

Ora, questo compito eccelso non parve potesse essere meglio affidato ad altri che a San Giovanni Bosco, il quale non risparmiò lavoro nè fatica per diffondere ovunque libri sani, e giunse al punto di fare grandi acquisti di scritti infetti dall'eresia, di sostituirli con libri buoni, e di scriverne altri egli stesso, adattandoli alla mentalità e alla cultura del popolo cristiano.

Nell'intraprendere e perseguire questo genere di apostolato, egli scelse a sua volta come guida e protettore San Francesco di Sales; ed essendo insigne egli stesso per virtù e tutto acceso di zelo per le anime, istituì pure una Società religiosa, che avesse per fine anche quello di divulgare ovunque libri e periodici di netta ispirazione cristiana, provvedendo a ciò i sussidi e gli strumenti necessari per dare stabilità a questa impresa.

E infatti, egli si scelse anzitutto parecchi collaboratori, distinti per scienza e cultura e accesi tutti del medesimo amore per le anime; quindi fondò tipografie, fornite di 'macchinario moderno e il più perfetto. Con questi mezzi, oltre alla collana di opuscoli da lui inti
tolata Letture Cattoliche, che diffondeva in mezzo al popolo e specialmente tra la gioventù studentesca per attirarli al bene, egli riuscì ad offrire delle grandi realizzazioni nella editoria libraria scolastica, proprio allora quando gli altri disputavano a non finire sull'opportunità o meno di far leggere gli autori classici antichi, eleganti certo nella forma, ma contrari ai fini di un'educazione cristiana. Sotto la sua direzione perciò, furono pubblicate successivamente opere di scrittori latini, greci e italiani, sapientemente purgate secondo le esigenze dell'animo giovanile, insieme con una collana dei migliori scrittori cristiani: e in così nobile fatica, non gli mancarono nè la capacità nè il numero incoraggiante dei collaboratori.

Sempre per iniziativa e sotto l'impulso di San Giovanni Bosco, furono stampati e divulgati dizionari di varie lingue e di cultura generale, o riguardanti speciali materie; libri di storia, di fisica, di filosofia, di teologia, di arte e di musica, nonché commedie per rappresentazioni teatrali. In una parola, sommamente sollecito del bene dei giovani studenti, egli si sforzava in tutti i modi per tener lontano da essi, così delicati e incostanti, ogni pericolo, e per educarli al senso del pudore e della pietà con la lettura di libri in cui viene messa in luce la virtù cristiana e narrata l'esemplare vita dei Santi.

Egualmente a cuore gli stava il popolo di Dio, che si studiava pure di istruire con varie pubblicazioni: basti dire che, tra queste, delle già sopra menzionate Letture Cattoliche, a 50 anni dalla loro fondazione, erano già state pubblicate quasi 10 milioni di copie, e che il medesimo zelantissimo Maestro diffuse in ogni dove libri popolari di storia e di religione e foglietti volanti senza numero, per controbattere la pessima colluvie di scritti insani od ostili alla verità cattolica.

Infine, avendo acceso nell'animo di molti, con la pubblicazione del periodo ufficiale della Congregazione Salesiana che s'intitola Bollettino Salesiano l'amore per le Opere missionarie e suscitato tante vocazioni sacerdotali, egli si è reso con ciò stesso sommamente benemerito nella Chiesa proprio mediante questa medesima arte tipografica.

Ora dunque, affinché coloro, a cui incombe la grave responsabilità della stampa di libri e di periodici, possano avere in così importante lavoro un Modello a cui ispirarsi e un Patrono da cui essere aiutati e protetti, la Società degli Editori Cattolici d'Italia Ci ha rivolto viva preghiera perchè Ci degnassimo di costituire loro principale Patrono San Giovanni Bosco.

E Noi, approvando pienamente questo proposito come sommamente opportuno in questa epoca nostra tanto perversa, nella quale vediamo serpeggiare in ponderosi volumi e nei fogli insignificanti di molti giornali tanti errori e nella quale, quindi, importa assai di opporre stampa a stampa e di presentare agli occhi dei lettori i pascoli della genuina verità, abbiamo deciso ben volentieri di annuire a questi voti.

Pertanto, dopo aver udito il Venerabile Nostro Fratello Carlo Salotti, Vescovo di Palestrina e Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti, di certa scienza e dopo matura Nostra deliberazione, con la pienezza della Nostra Autorità Apostolica, in forza della presente Lettera stabiliamo in perpetuo e proclamiamo San Giovanni Bosco, confessore, principale celeste Patrono presso Dio della Società degli Editori Cattolici d'Italia, con tutti gli onori e privilegi liturgici che di diritto competono ai Patroni principali di Associazioni.

Dato a Roma, presso San Pietro, sotto l'anello del Pescatore, il 24 maggio, festa di Maria SS. Ausiliatrice, 1946, VIII del Nostro Pontificato.

Pio PP. XII
DOMENICO SAVIO PATRONO DEI « PUERI CANTORES »
(8 giugno 1956)
DECRETO
I fanciulli che con le loro limpide voci eseguiscono le sacre lodi, mentre fanno risuonare i templi cristiani di canti festivi, commuovono gli animi degli ascoltatori e li elevano verso l'invisibile, a pensieri celesti. Per tale ragione questa Sede Apostolica ha sempre favorito e incoraggiato queste corali e Noi stessi abbiamo circondato di particolare benevolenza i « Pueri Cantores » quando, alcuni anni fa, nella basilica di San Pietro, intorno a Noi festanti, facevano risuonare incantevoli esecuzioni sotto la cupola michelangiolesca. I loro presidenti, appartenenti a 26 nazioni, raccolti in una recente assemblea, Ci hanno fatto pervenire la supplica perchè proclamiamo SAN DOMENICO SAVIO, che sotto la guida di San Giovanni Bosco cantava con fervido amore le lodi divine, come celeste Patrono presso Dio dei « Pueri Cantores ». A questa supplica, appoggiata dalla raccomandazione del Nostro caro Figlio Maurizio Feltin, card. arc. di Parigi, con animo lieto, Noi abbiamo deciso di accondiscendere, Noi che abbiamo elevato agli onori dei Santi questo fanciullo, pieno di soavità e fragrante di filiale candore, la cui imitazione Noi abbiamo proposta a tutta la gioventù. Pertanto, su decreto della Sacra Congregazione dei Riti, Noi, di certa scienza e dopo matura deliberazione, con la pienezza del Potere Apostolico, eleggiamo e dichiariamo con la presente lettera e per sempre, SAN DOMENICO SAVIO, confessore, come CELESTE PATRONO presso Dio dei « Pueri Cantores », con tutti gli onori e i privilegi liturgici normalmente attribuiti ai Patroni di Associazioni e di Ordini. Nonostante qualsiasi disposizione in contrario: questo proclamiamo e stabiliamo, decretando che questo Nostro Scritto è e rimane perpetuamente stabile, valido ed efficace...

Dato a Roma, presso San Pietro, sotto l'anello del Pescatore, 1'8 giugno dell'anno 1956, XVIII del Nostro Pontificato.

Pio XII
SANTA MARIA DOMENICA MAZZARELLO
Omelia di Pio XII per la Canonizzazione delle eroiche vergini Emilia de Vialar e Maria Mazzarello.

(24 giugno 1951)
1. La cristiana fortezza delle due vergini. - 2. Apostolato molteplice. - 3. Serena e soave tranquillità. - 4. Infiammata carità. - 5. Luce che invita alle cose superne.

1. Mentre meditiamo la vita delle sacre vergini, che, oggi, in questa sì grande maestà di cose e folla di uomini, abbiamo decorato delle insegne della santità, di esse, anzi tutto, alla Nostra mente, si presenta la virtù della cristiana fortezza, con la quale le due Sante, fin dalla tenera età, si sforzarono di vincere tutti gli ostacoli, che loro impedivano l'arduo cammino a conseguir la perfezione evangelica e a inculcarla, con ogni sforzo, nelle loro compagne.

Abbandonare la casa paterna, dire addio con forte e generoso animo alle gioie di questa vita, che in alta e in umile condizione è pur lecito sperare, niente altro desiderare, niente altro chiedere se non la Volontà di Dio, che le invitava a grandi missioni: tutti questi pii desideri ci fanno conoscere la loro indole, che, se, per natura, fu forte e coraggiosa, fu anche abbondantemente alimentata e rafforzata dalla grazia superiore, affinchè crescesse in modo meraviglioso.

2. Questa invitta fortezza d'animo rifulse splendidamente nelle due vergini, quando vi fu bisogno che, sotto la loro guida e moderazione, le due nascenti comunità affrontassero e superassero gravi difficoltà di ogni genere. Senza nulla trascurare, e superate continue difficoltà, furono aperte, in molti luoghi, scuole per fanciulle specialmente di modesta condizione; per lo stesso motivo furono fondati collegi, opifici, ospizi. Inoltre le Figlie delle due Congregazioni, spinte dall'infiammata carità delle Fondatrici, prestarono l'opera loro per sollevare angustie, miserie, affanni, e a curare le malattie del corpo si dedicarono con maniere sì soavi che, spesse volte, innalzarono gli animi dei languenti e degli infermi alla speranza di una vita migliore
e di più grande felicità. Nè questo basta: ma sia Emilia de Vialar sia Maria Domenica Mazzarello, desiderando fortemente di propagare il nome cristiano anche nelle lontane regioni non ancora illuminate dalla verità evangelica, mandarono le loro Figlie in aiuto ai missionari, perché in modo speciale li coadiuvassero nell'educazione delle fanciulle e delle donne.

3. Nelle molteplici,
faccende e gravi imprese è ammirevole specialmente che le Fondatrici di queste sacre vergini, quantunque fossero distratte da sì gravi cure, sollecitudini, fatiche, e fossero oppresse da tanti pericoli, strettezze e difficoltà, niente tuttavia perdettero di quella serena e soave tranquillità, che sembrava quasi una dote innata del loro animo. Non era però del tutto innata, era, piuttosto, grazia infusa dal cielo, alimentata dall'alto, confermata e rafforzata da un forte amore verso Dio e verso il prossimo. Erano, infatti, congiunte strettamente e sempre col divino Redentore; era loro delizia parlare familiarmente con Lui e amarlo intensamente. E da questa infiammata carità derivarono una forza impetuosa sì che era facile vincere e superare ogni ostacolo.

4. Questo spiega quell'aureo libretto dell'Imitazione di Cristo, nel quale si leggono le seguenti frasi degne di un'attenta meditazione:
« Gran cosa è l'amore, gran bene sotto ogni aspetto; perché esso solo fa lieve ogni peso, e tollera con animo uguale ogni disuguaglianza. Pòrta, infatti, il peso senza sentirlo, e fa dolce e gustosa ogni amarezza. Il nobile amore di Gesù sprona a cose grandi, e spinge a desiderare sempre cose più perfette. Nulla è più dolce dell'amore, nulla più forte, nulla più sublime, nulla più espansivo, nulla più giocondo, nulla più dovizioso, nulla di migliore in cielo e in terra, poiché l'amore è nato da Dio, nè può sovra cose create quietarsi, ma in Dio solo. L'amante vola, corre, giubila, è libero e non si
può tenere.

Dà tutto per il tutto, e il tutto trova in tutte le cose; perchè riposa in quell'uno, che è sopra tutte le cose, dal quale ogni bene emana e procede » (Imitazione di Cristo, 3, 5).

5. Molto ha da imparare questo nostro secolo da così mirabili e salutari esempi; molte cose da apprendere dalla santa vita di queste
vergini; gli uomini oggi troppo spesso ripudiano il bene eterno per aspirare al mutevole e al caduco, quasi che i piaceri di questa vita terrena possano appagare i loro infiniti desideri, e avviene che continuamente sono agitati dalla mutevolezza delle cose e degli eventi; essi con le loro menti e il loro cuore sono sempre in preda all'inquietudine, poiché essi non riposano nell'amore di Dio. Facilmente decidono e risolvono, e poiché la loro volontà giace snervata, non si sollevano allo splendore delle cose eccelse, ma piuttosto si attardano nella infelice bassezza morale.

Voi tutti, dunque, che siete qui presenti, e voi che siete assenti e che sentite in grazia della radio queste Nostre parole, o che le leggerete attraverso le relazioni della stampa, rivolgete la mente e l'animo vostro alla luce che promana da queste Sante celesti, la quale vi invita tanto fortemente alle cose superne. Abbiate per certo che nulla vi può essere in questa vita mortale più bello della virtù, nulla di più amabile, nulla di più fruttuoso. La virtù cristiana, infatti, rafferma e dirige i torbidi moti dell'animo, tempera la volontà e spinge ad agire fortemente e rettamente; nell'ansietà dà quiete, negli affanni conforto, nel dolore serenità e nelle opere dell'apostolato, che oggi spettano non soltanto al clero ma anche ai laici, conferisce quella sollecita alacrità che richiede da tutti la salute delle anime.

Ciò impetrino, queste due Sante, da Dio, datore di tutti i beni: così fiorisca su questa misera terra quasi una sacra e nuova primavera;
e tutti, ciascuno compiendo fedelmente il proprio dovere, godano del lume di quella intima tranquillità, la quale è immagine e auspicio della felicità eterna da raggiungere un giorno.

SANTA MARIA MAZZARELLO
Nell'udienza generale alle Religiose e alle Rappresentanze convenute a Roma per la Canonizzazione delle Sante De Vialar e Mazzarello.

(27 giugno 1951)
1. Ella cammina semplice all'ombra di Don Bosco. - 2. Sotto l'azione invisibile della Provvidenza.

1. Unite in un solo e medesimo inno di azioni di grazia la vostra gioia e la vostra riconoscenza, dilette figlie delle due grandi Sante, di cui celebrate insieme la suprema glorificazione. Secondo che si considerano l'una e l'altra dal lato mondano e superficiale, o invece da quello serio e cristiano, esse appariscono, a volta a volta, dissimili fino al contrasto, simili fino alla fraternità di spirito e di opere.

Nel tempo in cui Emilia de Vialar redigeva le sue Costituzioni, nasceva da semplici campagnuoli Maria Mazzarello. Ella cresce piamente, placidamente, nei lavori della casa e dei campi. In materia di scienze e di lettere umane, ella è e rimarrà sempre — e si compiacerà di proclamarlo altamente — poco istruita. Ben lontana dal doversi imporre per rispondere a una vocazione chiaramente conosciuta di fondatrice, ella, al contrario, avrà da lottare invano per schermirsene. Quasi per ispirazione divina, è creata Superiora, anche prima che ella stessa e le sue compagne avessero un'idea precisa di ciò che è la vita religiosa. Eccetto qualche nube passeggera, ella cammina nella luce. A lei non mancano nè gli appoggi nè i consigli; sostenuta e guidata da uomini eminenti per santità e qualificati, oggetto delle cure di direttori spirituali attenti e solleciti, sembrerebbe che non abbia avuto che a lasciarsi condurre, e il suo Istituto, all'ombra di quello del santo Don Bosco, si sia fondato, stabilito, consolidato, quasi da se stesso. Senza dubbio le tribolazioni non sono mancate a Maria, come le gioie a Emilia, ma esse sono di carattere ben differente.

2. Come diversi sono i due campi in cui si svolge la vita delle due Sante, altrettanto considerevoli sono per la loro conformità lo spirito, l'oggetto, lo sviluppo dei loro Istituti.

Lo spirito dell'uno e dell'altro è di soccorrere in tutti i modi più atti le necessità e le miserie, volgendosi con frequenza alle più urgenti e alle più pietose. Quindi l'oggetto dell'uno e dell'altro è assai vario e molteplice, e abbraccia, si può dire, tutti i rami e le forme dell'insegnamento e dell'assistenza: la visita agl'indigenti, la sollecitudine per i prigionieri, la cura dei malati, la veglia dei moribondi a domicilio e negli ospedali, i dispensari, l'insegnamento gratuito ai poveri, reso possibile con quello dei fanciulli delle famiglie agiate. In questa enumerazione sommaria è l'attività delle Suore di San Giuseppe dell'Apparizione: vi sarebbe molto da modificare per indicare quella delle Figlie di Maria Ausiliatrice ? Alcune incisive parole di Don Bosco rispondono sufficientemente a questa interrogazione: «La loro Congregazione è pari alla nostra; ha lo stesso fine e gli stessi mezzi a.

Ambedue gli Istituti, per l'influsso visibile delle cause seconde ben diverse, avanzano tuttavia, sotto l'azione invisibile della Provvidenza, a un ritmo prodigiosamente accelerato, e le due Fondatrici non cessano di seguirne attentamente lo sviluppo con le loro visite e la loro corrispondenza. Il pensiero delle vocazioni, necessarie per bastare a tante imprese, non le induce nè ad allentare la severità nella scelta e nella conservazione delle aspiranti, nè ad esitare nel rispondere alle domande di nuove fondazioni.

Le notizie, che pervenivano sulle meravigliose opere apostoliche dei Salesiani nell'America Latina, avvivano lo zelo di Maria Mazzarello e delle sue figlie e suscitano, l'una dopo l'altra, numerose partenze, non solo per l'Argentina e l'Uruguay, ma ben presto anche per le regioni indiane della Patagonia.

AI COOPERATORI SALESIANI
Discorso ai Cooperatori Salesiani in occasione del grande Convegno internazionale a Roma.

(12 settembre 1952)
1. Ausiliari efficacissimi dell'Azione Cattolica. - 2. Nuovo provvidenziale movimento del laicato cattolico. - 3. Milizia leggera di attivisti della causa del bene. - 4. Affiancati all'Istituto di cui siete felice rampollo. - 5. Validi fiancheggiatori della Gerarchia cattolica. - 6. Attuare l'ideale salesiano.

1. La visita che oggi riceviamo di una così larga rappresentanza della grande Famiglia Salesiana — i Cooperatori e le Cooperatrici della valorosa milizia di San Giovanni Bosco — è uno di quei tratti delicati disposti dalla Provvidenza divina per metterci ancora una volta dinanzi a uno dei doveri più gravi e più cari al Nostro cuore, a quelle cioè che sono le cure d'ogni giorno, instantia quotidiana (2 Cor. 11, 28), del Nostro apostolico ministero.

Tale dovere, a cui l'animo Nostro è assiduamente rivolto, ma al quale Ci richiama oggi anche più vivamente la vostra presenza, riguarda quella provvida Azione Cattolica, di cui i Cooperatori Salesiani sono ausiliari efficacissimi.

Voi infatti non ignorate, diletti figli, che la vostra pia Unione, innestata sul prolifico ceppo della Famiglia religiosa di San Giovanni Bosco, e partecipe della sua multiforme attività e dei suoi beni spirituali, non ha tuttavia per suo fine immediato di venire in ausilio alla Congregazione da cui prendete il nome, ma, piuttosto, come dichiarò il vostro Santo Fondatore, di « prestare aiuto alla Chiesa, ai vescovi, ai parroci, sotto l'alta direzione dei Salesiani; e questo, nelle opere di beneficenza, quali i catechismi, l'educazione dei fanciulli poveri,
e simili ».

2. Apostolo nato e suscitatore di apostoli, Don Bosco divinò, or è un secolo, con l'intuizione del genio e della santità, quella che doveva essere più tardi nel mondo cattolico la mobilitazione del laicato
contro l'azione del mondo nemico della Chiesa. Così un giorno del lontano 1876 l'uomo di Dio, parlando dei suoi Cooperatori, potè
uscire in questi audaci pensieri: « Finora pare una cosa da poco; ma io spero che con questo mezzo una buona parte della popolazione italiana diventi salesiana e ci apra la via a moltissime cose ».

Lo zelo lungimirante preconizzava, sotto i segni dell'istituzione salesiana, un nuovo provvidenziale movimento del laicato cattolico, che, sotto la spinta travolgente delle forze del male e la condotta illuminatrice dello Spirito, si preparava a scendere in campo, ordinato nei suoi quadri, formato all'azione, alla preghiera e al sacrificio, affiancandosi alle forze di prima linea, cui per divino mandato spettano la direzione e la parte primaria nella santa battaglia.

Intimamente impregnati dello spirito salesiano, voi intendete bene, diletti figli, quali stretti rapporti siano i vostri col complesso di quelle opere che vengono sostenute e promosse dal laicato cattolico in aiuto alla Gerarchia secondo i tempi, i luoghi, le circostanze; e quale assegnamento Noi possiamo fare sulla vostra cooperazione. L'Azione Cattolica ha diritto di aspettarsi molto da voi nel campo della carità, della beneficenza, della buona stampa, delle vocazioni, dei catechismi, degli oratori festivi, delle missioni, dell'educazione della gioventù povera e pericolante. Questo è lo scopo precipuo che l'anima ardente di Don Bosco additava alla vostra attività; e il segnalarsi in questo campo dev'essere, come fu sempre fin qui, la vostra gloria.

3. Oggi questo dovere e questo vanto sono, come vedete, di una urgenza che supera l'aspettativa stessa del vostro Fondatore. Il mondo cattolico è, come non mai, il bersaglio di tutte le forze del male, e la gioventù, cioè il domani del mondo, è di queste forze coalizzate la posta ambita, che dà la garanzia della vittoria.

Se nelle angustie del presente è Nostro imperioso ufficio rinnovare senza posa il grido di risveglio, chiamare a raccolta, destare i dormienti e gl'incoscienti, incoraggiare i volenterosi, « predicare la parola, insistere a tempo, fuori di tempo, riprendere, supplicare, esortare » (cfr. 2 Tini. 4, 2), è altrettanto stretto dovere di tutti i Nostri figli di non disertare l'arena, ma di far onore coi fatti alla milizia cristiana solennemente professata.

Ai fatti s'impegnano, con un nuovo esplicito arruolamento, gli ascritti all'Azione Cattolica; e voi, che nel nome portate l'insegna — cooperare — voi siete, all'ombra della Famiglia Salesiana, la milizia leggera, gli « attivisti » della causa del bene, che sparsi in tutte le classi ed esposti a tutte le più varie circostanze, lavorate con la vita, con Ia parola, con l'azione, a riparare le rovine, a prevenire il male, a gettare negli animi i germi della verità, della virtù, della fede, della religione e della pietà.

4. Con la vita anzitutto — diciamo — voi, diletti figli, dovete condurre il buon combattimento spirituale, affiancati all'Istituto di cui siete il felice rampollo. Poichè in questo genere di attività non conta tanto il fare, lo strafare, il dimenarsi in tutti i sensi, quanto la specchiata condotta cristiana, che in seno alle vostre famiglie e alla società, di cui siete membri, renda la testimonianza dei fatti al vostro multiforme apostolato.

Tanto con le opinioni, la logica, i costumi del mondo contrasta in tutte le sue parti il messaggio affidato dal divin Maestro a questo apostolato, che i suoi non possono pensare di esercitarlo efficacemente per il semplice fatto della loro azione esteriore. La società pagana o paganeggiante che lo riceve, sia nella collettività che nei singoli individui, anche se convinta e ammirata, non può non restar perplessa se l'apostolo dice e non fa; e quando anche l'effetto di tale apostolato non sia a rovina più che a edificazione, il mondo continuerà a ritenere utopistico o di pochi eletti l'effettivo ordinamento della vita a norma della fede e della morale cristiana.

5. Vita dunque esemplare in tutti i sensi deve essere la vostra, diletti figli, perchè la cooperazione, a cui siete votati, non sia una lustra, ma renda frutti di bene, qualunque voglia essere il campo sul quale è chiamata ad applicarsi. La forza irresistibile di ogni genere di apostolato cristiano è la pietà, di cui ha detto San Paolo che « è utile a tutto, ed ha la promessa della vita presente e della futura » (1 Tim. 4, 8).

La pietà è essa stessa il primo, il grande apostolato nella Chiesa di Gesù Cristo; e chi pretendesse, in omaggio all'attività esteriore, di ridurne il culto o di averla in minore considerazione, mostrerebbe scarsa o nessuna intelligenza dell'essenza del Cristianesimo, del suo
nucleo sostanziale, che è l'unione dell'anima con Dio nell'amore fattivo e obbediente.

Insistiamo su questo grave affare, cari Cooperatori e Cooperatrici, affinché non vi sfugga, sia anzi continuamente presente al vostro spirito, la chiave del felice successo nella vostra attività di validi fiancheggiatori nello schieramento della Gerarchia cattolica. Vi hanno chiamati — e siete in realtà — Terz'Ordine salesiano, a quel modo che hanno i loro Terziari altri Istituti e Ordini religiosi, con la differenza che in questi è messo in maggior evidenza l'elemento pietà, in voi, il fattore carità. Ora, come il pericolo dei primi è che, accanto all'elemento principe, la preghiera, essi non lascino sufficiente campo all'azione, il pericolo vostro è, al contrario, che l'azione spenga la fiamma dell'orazione, e mancando questa, l'azione senz'anima sia esposta ai capricci delle passioni e al processo di dissolvimento.

6. Pensate pertanto, diletti figli, come l'urgenza stessa del vostro molteplice lavoro, oggi, diremmo quasi, angosciosamente richiesto dalla Chiesa, vi obbliga alla più gelosa cura della vostra vita interiore; di quella vita, cioè, a cui ben provvide la sapienza del Santo dell'azione, dettando a voi, non meno che alla sua duplice famiglia dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, una Regola di vita spirituale, ordinata a formarvi, pur senza la vita comune, alla religiosità interna ed esterna di chi seriamente fa sua, nel suo mondo familiare e sociale, l'opera, di tutte la più eccelsa, della perfezione cristiana.

A questo punto, lasciate, diletti figli, che il Nostro paterno spirito, consapevole della sua tremenda vicaria missione, s'innalzi, con la speranza che non confonde, alla contemplazione di una società disseminata in tutte le sue classi, professioni, impieghi, mestieri, — di uomini e di donne che l'ideale salesiano attuino appieno, con fede, costanza, amore, in mezzo al mondo dei distratti, dei superficiali, dei deboli, degli scandalosi d'ogni nome. « Sale della terra » che penetri con l'ardore della fede vissuta in tutti i meandri della famiglia e del consorzio civile: questo ideale, affermato con la forza della mansuetudine evangelica, che nulla cerca, nulla teme dagli uomini e dalle cose, di quale magnifica, se pur lenta, trasformazione di cuori non sarà, a lungo andare, capace!
E voi, Cooperatori e Cooperatrici della grande complessa opera salesiana, che, nella data giubilare della vostra fondazione, riandate
le origini e la storia di così fecondo movimento, voi più che altri, pur benedicendo il Signore del gran bene compiuto per vostro mezzo, oggi dovete ricordare soprattutto le vostre responsabilità e l'impegno che vi lega al cospetto di Dio e degli uomini per collaborare allo stabilimento e alla diffusione del Regno di Dio sulla terra.

Grati Noi stessi e lieti del bene che seminate e dei frutti che raccogliete, tutti i Nostri voti in questa fausta circostanza sono per il maggiore incremento della vostra Pia Unione nel numero e nel fervore. A questo fine imploriamo su di essa la più larga effusione della divina Grazia. E mentre chiediamo al Signore che lo zelo attivo dei Cooperatori e delle Cooperatrici non perda mai nulla del suo vigore, e la vostra istituzione sotto gli auspici di Maria Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco sia fiorente in ogni tempo di opere e di spirito, impartiamo di gran cuore ai suoi dirigenti, ai suoi membri, a tutte le sue sante imprese l'Apostolica Benedizione.

PROVVIDENZIALE OPERA DI REDENZIONE
Esortazione agli oltre mille ragazzi del « Borgo Don Bosco » per la celebrazione del quinquennio della loro istituzione.

(19 aprile 1953)
1. La vostra presenza è piena d'incanto. - 2. La parabola degli operai nella vigna. - 3. Lasciate che Gesù formi le vostre giovani anime. - 4. L'esempio luminoso del santo Fondatore.

1. Vi è qualche cosa di nuovo oggi in questa Aula, che ha veduto adunarsi, anche negli ultimi giorni, tante persone di diverse età e condizioni: poche volte però l'aria di una festosa e irrompente primavera è penetrata come ora in questa Casa del Padre comune, invasa da una moltitudine di vivaci e cari ragazzi.

Forse voi avete ricevuto chi sa quante raccomandazioni di essere buoni, di non fare chiasso, e veramente date un magnifico esempio di ordine e di disciplina. Ma Noi desideriamo di assicurarvi che, se non foste così numerosi, avremmo voluto scendere in mezzo a voi, per dimostrarvi anche più manifestamente quanto il Papa vi ama.

Abbiamo dinanzi agli occhi del Nostro spirito quel che doveva accadere ogniqualvolta i fanciulli riuscivano a farsi largo tra la folla e raggiungere Gesù. Non sarebbe esagerato l'immaginare che se ne impadronivano addirittura; ed Egli li lasciava fare e difendeva le loro intemperanze e l'audacia di coloro che li conducevano, dai rimproveri degli Apostoli e di quanti temevano che quei piccoli turbassero la quiete e provocassero il disordine. Risuonava così per le vie della Palestina, dolce e ferma, la parola di Gesù: « Lasciate che i fanciulli vengano a me » (Mc. 10, 13-14).

Vorremmo dirvi, diletti figli, ragazzi del Borgo Don Bosco, come un tenero amore, simile a quello che riempiva il Cuore divino di Gesù per tutti i fanciulli, accende il Nostro e lo fa traboccare di gioia oggi che avete voluto allietarCi con la vostra presenza così piena d'incanto.

2. Vi diamo dunque, cari ragazzi, il Nostro paterno benvenuto e approfittiamo dell'occasione per rivolgervi una semplice parola, desiderosi come siamo di imitare in qualche modo quelle che vi direbbe Gesù, se fosse qui visibile al posto del suo indegno Vicario in terra.

Voi certamente ricordate — per averla udita tante volte raccontare — la parabola degli operai nella vigna (Mt. 20, 1 e ss.): «Vi era una volta un padrone di casa, il quale ebbe bisogno di lavoratori per la sua vigna, e uscì di buon mattino a cercarli. Poi tornò alle ore terza, sesta e nona, e ogni volta un gruppo di operai si mosse per andare a lavorare. Uscito poi all'ora undecima, ne trovò altri che se ne stavano là sfaccendati, e disse loro: "Perchè ve ne state qui tutto il giorno oziosi ?". Gli risposero: "Perchè nessuno ci ha presi". E il padrone soggiunse: "Andate anche voi alla mia vigna" ».

Questa scena evangelica fa correre il Nostro pensiero a un avvenimento abbastanza recente: uno dei tanti fatti, che trapungono, come stelle luminose, il firmamento della Chiesa in tutta la sua storia.

In alcuni fra i più popolari quartieri di Roma vi erano tanti ragazzi per la strada. Alcuni giocavano, altri si bisticciavano e ripetevano brutte parole e offendevano forse in molti modi il Signore.

E un giorno uscì un sacerdote, spinto dall'ansia di salvare quegli adolescenti, e riuscì ad andare in mezzo a loro e domandò: «Perché state tutto il giorno per la strada senza far nulla? ». Alcuni risposero: « Papà lavora, e la mamma non ha tempo di badare a tutti i figli: siamo tanti! ». Altri mormoravano: « Papà e la mamma sono in giro in cerca di qualche cosa da mangiare: papà è disoccupato ». Qualcuno piangendo disse: « Non so dov'è papà, e la mia mamma è morta ». Tutti osservarono: « Nessuno ci raccoglie, nessuno ci vuole: per questo stiamo tutto il giorno oziosi, nella strada ».

Allora il sacerdote esclamò: « Venite, vi daremo una casa, cercheremo di sostituire per voi la mamma e il babbo. Venite: abbiamo una piccola chiesa, dove Gesù, amico dei fanciulli, vi insegnerà a divenire più buoni. Venite: accanto alla chiesetta costruiremo laboratori e scuole; avrete maestri premurosi, che vi aiuteranno ad essere più bravi. Venite: non vi mancherà il nutrimento; avrete le medicine necessarie; vi saranno campi per giocare. Così diventerete più forti. Venite, e faremo un villaggio tutto per voi, e noi saremo i vostri amici. Lavoreremo con voi; studieremo con voi; giocheremo con voi; pian
geremo, se fosse necessario, con voi. Saremo una grande famiglia, affidata all'onnipotenza e alla sapienza del Padre nostro che è nei cieli ».

3. E i ragazzi, presi per mano dal sacerdote, andarono: prima alcuni, poi altri, poi altri ancora. Oggi siete più di mille, e siamo stati informati che nel Borgo Don Bosco, in via Prenestina, vi è tutto un fervore di opere a vostro vantaggio: oltre trecento alunni interni e settecento esterni, che vi passano l'intiera giornata, lavorando, studiando, giocando. E intanto gli instancabili religiosi Salesiani — mentre procurano, con tanta abnegazione e fatica, che non manchi nulla al perfetto andamento del « Borgo » — si prodigano per la vostra educazione civile, religiosa e morale, affinchè, divenuti grandi, possiate essere buoni cittadini, valenti e cristiani operai qualificati.

Corrispondete, carissimi, generosamente e lealmente alle loro cure. Profittate dei campi da gioco, della ginnastica e dello sport in genere, per essere e mantenervi fisicamente sani.

Siate diligenti nelle scuole elementari, professionali, tecniche, e nei laboratori, per divenire sempre più bravi.

Soprattutto lasciate che Gesù, servendosi dell'opera dei sacerdoti e dei loro collaboratori, venga formando le vostre giovani anime. Certamente è necessario che le vostre membra si fortifichino e le vostre intelligenze si sviluppino; ma a che gioverebbe avere un organismo sano e forte e un intelletto acuto e pronto, se poi la volontà fosse cattiva, se l'anima fosse morta, perchè priva della grazia divina ?
4. La Nostra parola si rivolge ora brevemente a voi, padri, madri, parenti di questi ragazzi. Noi ben conosciamo le difficoltà e le angustie, fra le quali spesso vi dibattete e che v'impediscono di dedicarvi, come bramereste, direttamente ai vostri figliuoli; cercate dunque almeno di coadiuvare, per quanto vi sarà possibile, il sacerdote nell'opera educativa. Talvolta — è doloroso dirlo — è accaduto che alcune famiglie sono giunte invece a distruggere quanto era stato costruito nelle anime dei fanciulli nel mistico raccoglimento della devota cappella o nelle aule scolastiche. Noi vi scongiuriamo in nome del Signore: abbiate ogni cura di queste giovani vite, pupille degli occhi Nostri, e soprattutto pupille degli occhi del divino Maestro.

E voi, diletti figli Salesiani di Don Bosco, abbiatevi tutto il Nostro paterno compiacimento e la Nostra gratitudine per quanto avete fatto
e continuate a fare a vantaggio di questi ragazzi. Ogni vostra premura, ogni vostra aspirazione, ogni vostra ansia, voi l'avete avuta per Gesù.

Di fronte ai lupi, che tentano di penetrare nell'ovile della Chiesa per devastare quel tempio di Dio che è l'anima giovanile, sta ferma e potente la vostra azione di salvezza.

Non vi stancate, diletti figli, in questa provvidenziale opera di redenzione e di educazione. Abbiate sempre vivo dinanzi alla mente l'esempio luminoso del vostro grande Padre e Fondatore. Raddoppiate i vostri sforzi per moltiplicare il numero dei ragazzi da voi assistiti. E siano benedetti quanti collaborano con voi: quelli che spendono le loro energie, o che con l'obolo generoso vi mettono in condizione di superare coraggiosamente tante difficoltà, di mantenere la vostra Casa, e anzi di completarla, aumentarla e attrezzarla, affinchè risponda a tutti i più urgenti bisogni che le presenti condizioni esigono per il bene fisico e spirituale dei vostri protetti.

«PADRE E MAESTRO»
« San Giovanni Bosco, per poter reggere il peso formidabile addossatogli dalla divina Provvidenza, si teneva in abituale unione con il Cielo, donde attingeva quella sapienza, che tutti con stupore ammiriamo in lui ».

Sacra Congregazione dei Riti, 26-VI-1953
LA VITTORIA DI TUTTE LE FORZE OSTILI
Messaggio di S. S. Pio XII nel Cinquantenario dell'Incoronazione di Maria Ausiliatrice (17 maggio 1903-53), per il volume
« L'Ausiliatrice della Chiesa e del Papa».

(25 aprile 1953)
Nel serto di Studi Mariani che la pietà della benemerita Famiglia Salesiana depone riconoscente ai piedi della loro celeste Patrona, Maria Auxilium Christianorum nel cinquantesimo dell'Incoronazione, c'invita la nostra stessa pietà a inserire il fiore dell'antica e sempre nuova gratitudine, che alla Madre di Dio lega la Nostra persona e tutto il Nostro Pontificato.

Suggello amoroso di un omaggio degnissimo reso alla Regina del Cielo, la Nostra parola vuoi essere altresì preghiera, anzi grido d'implorazione a Colei, che, nella trepida minacciosa ora che volge, non può non muoversi, per moltiplicare i prodigi del suo aiuto ai cristiani.

Auxilium Christianorum, ora pro nobis, ripete con noi ogni pagina di questo volume, dove la dottrina, la storia e l'arte della parola commentano in fraterna gara il titolo glorioso, cui con mirabile consenso rende testimonianza la famiglia cristiana di ogni tempo e di ogni luogo.

Nè il consenso verrà meno se, con la fede di San Giovanni Bosco, il devoto di Maria, la famiglia cristiana vorrà ancora una volta ritemprarsi in un salutare rinnovamento dello spirito e del costume per innalzare in sincerità di cuore la sua supplica imploratrice alla Vittoriosa di tutte le forze ostili, del mondo e dell'inferno.

A questo stesso rinnovamento la Vergine Immacolata aiuti i figli di un secolo che è pure impresso da tanta oima di male. Aiuti gli erranti, aiuti i condottieri e i maestri. E come la fede, la pietà, l'amore stillanti nelle pagine di questo volume sono il nobilissimo tributo di una famiglia apostolica debitrice a Maria della sua esistenza e della sua bella vitalità, così possa la cristianità intera, ritrovata se stessa, auspice la potente intercessione della gran Madre di Dio, portare ai piedi di lei, nuovo serto di ben più alto valore, l'omaggio di una vita purificata e il fiore, non più fragile e caduco, della riconquistata pace.

Pio PP. XII
ANIMA TESA IN PURA OBLAZIONE A CRISTO
Discorso per la Canonizzazione di cinque Beati, tra cui San Domenico Savio.

(12 giugno 1954)
Mentre i tre eroi che abbiamo teste commemorati avevano profuso tutte le loro virili energie nel duro combattimento contro le forze del male, ecco apparire al nostro sguardo l'immagine di Domenico Savio, gracile adolescente, dal corpo debole, ma dall'anima tesa in una pura oblazione di sè all'amore sovranamente delicato ed esigente di Cristo. In un'età così tenera si attenderebbe di trovare piuttosto buone e amabili disposizioni di spirito, e invece si scoprono in lui con stupore le vie meravigliose delle 'ispirazioni della grazia, un'adesione costante e senza riserva alle cose del cielo, che la sua fede percepiva con una rara intensità. Alla scuola del suo Maestro spirituale, il grande Santo Don Bosco, egli apprese come la gioia di servire Dio e di farlo amare dagli altri può divenire un potente mezzo di apostolato. L'8 dicembre 1854 lo vide elevato in un'estasi di amore verso la Vergine Maria, e poco dopo egli riuniva alcuni suoi amici nella « Compagnia dell'Immacolata Concezione », affine di avanzare a gran passi nel cammino della santità e di evitare anche il minimo peccato. Egli incitava i suoi compagni alla pietà, alla buona condotta, alla frequenza dei Sacramenti, alla recita del santo Rosario, alla fuga del male e delle tentazioni. Senza lasciarsi intimorire da cattive accoglienze e da risposte insolenti, interveniva con fermezza, ma caritatevolmente, per richiamare al dovere gli sventati e i perversi. Colmato già in questa vita della familiarità e dei doni del dolce Ospite deh l'anima, ben presto lasciò la terra -per ricevere, con la intercessione della celeste Regina, il premio del suo filiale amore.

DOMENICO SAVIO, FULGIDA GEMMA...

Telegramma di Sua Santità Pio XII per i festeggiamenti di Torino.

(21 novembre 1954)
Paternamente presente con la gioventù salesiana d'Italia e del mondo alla solenne celebrazione del novello Santo Domenico Savio, l'Augusto Pontefice è lieto di additare ad essa l'angelico alunno di San Giovanni Bosco, nuova fulgida gemma nella densa coorte dei giovani vincitori del secolo, seguaci del Mistico Agnello.

Da Lui implorando alle schiere giovanili di ogni paese, che ne accompagnano il trionfo, luce e conforto ai santi ardimenti della vita cristiana, ad esse Sua Santità invia di gran cuore, sprone alla virtù e auspicio di grazia per i più nobili entusiasmi del bene, l'implorata Apostolica Benedizione.

SINGOLARE PICCOLA BIBLIOTECA...

Risposta del Santo Padre alle moltissime lettere rilegate in volume inviate dagli iscritti alle Compagnie della Gioventù Salesiana per il suo 800 compleanno.

(21 marzo 1956)
SEGRETERIA DI STATO DI SUA SANTITÀ N. 365587
Rev.mo Signore,
la mole delle lettere con le quali le Compagnie della Gioventù Salesiana di tutta Europa si trovano unite in questi giorni intorno al bianco Padre per festeggiare le due ricorrenze anniversarie, è omaggio di una grande eloquenza.

L'Augusto Pontefice guarda questa singolare biblioteca epistolare e ammira.

Col Suo gesto, pieno di significato e di affetto, Egli allarga le braccia in mezzo a tanta folla dai visi aperti, dagli occhi scintillanti, dalle labbra frementi, di bambini, di fanciulli, di adolescenti d'ogni clima e d'ogni lingua, che non veduti e pur veduti, con accenti noti o ignorati, e pur compresi, aprono il loro cuore al Vicario di Gesù Cristo, dicendo ciascuno nella sua nitida paginetta, assai più di quanto l'ingombrante penna si prova a dire e non dice se non con accenti smorzati e scorati.

Ma il Padre intende. A tutti, anzi a ciascuno, Egli risponde con la Sua benevolenza. Nella moltitudine confusa di tali Suoi piccoli amici Egli vede gli apostoli di domani, che, memori di Lui e delle odierne date celebrative, saranno nel mondo, con la parola e con la vita, i portatori di Gesù Cristo e della sua buona Novella. Sotto i segni di San Giovanni Bosco essi saranno in mezzo agli uomini, ignari e dimentichi, il buon fermento del Vangelo, ordinato a -levitare la massa; saranno i cristiani del mondo migliore, che riempie oggi di speranza il cuore del dolce Cristo in terra.

Con tali sensi il Papa dei piccoli invoca su di essi lo Spirito generatore delle creature nuove, la grazia, che li manterrà saldi nei loro propositi di virtù e di apostolato. E sulle loro teste che s'inchinano sotto la Sua paterna mano, fa scendere, perchè resti in perpetuo, confortatrice e ammonitrice una speciale Apostolica Benedizione.

Con distinta stima mi confermo, dev.mo nel Signore
ANGELO DELL'ACQUA Sostituto
« HANNO MOSSO IL CUORE DI SUA SANTITÀ A PATERNA TENEREZZA »
Risposta del Papa alle letterine degli allievi dell'Istituto Elvetico di Lugano (Svizzera), per il suo 800 compleanno.

(maggio 1956)
SEGRETERIA DI STATO DI SUA SANTITÀ N. 365587
Rev.mo Signore,
nel gran concerto dei voti augurali e delle molteplici espressioni d'affetto con cui la benemerita Famiglia Salesiana ha solennizzato le recenti fauste ricorrenze del Santo Padre, le voci argentine — così varie e così sincrone! — degli allievi di codesto Istituto Elvetico hanno mosso il cuore della Santità Sua a paterna tenerezza.

Essi si sono impegnati — dai più grandi ai più piccini — in una nobile gara per dire al Padre Comune, con le più accese espressioni, Ja piena del loro affetto filiale, i sentimenti del loro buon cuore, le preghiere e i sacrifici che per Lui han fatti, i « sassolini » che hanno messi nelle scatole per contare i loro fioretti, la loro gratitudine per la canonizzazione di San Domenico Savio, e — cosa unanime! la loro afflizione per le sofferenze che al Papa provengono dalle persecuzioni contro la Chiesa.

Dica, Rev.mo Signore, a codesti bambini il vivo compiacimento dell'Augusto Pontefice per sì commovente gara di amore filiale.

Quanto volentieri il Papa risponderebbe personalmente, e a ciascuno! Ma... come si fa ? — caro piccolo Ferriero Della Chiesa, che ne desidereresti una tutta per te e per la tua famiglia — come si fa, se anche tanti altri bambini, tanti tanti, e da ogni parte del mondo, hanno scritto al Papa ? Però, il Papa vi ha presenti, tutti, e prega! Prega, caro Brunello Molteni, per la guarigione del tuo babbo che da quattro anni è malato, in sanatorio; prega per te, caro Pier Giorgio Donada, che, da aspirante di Azione Cattolica, aspiri a diventar sacerdote; e anche per te, altro Pier Giorgio Violino, che, da « degno »
(lo dici tu!) Presidente della Compagnia del SS.mo Sacramento, vuoi diventar sacerdote salesiano; prega anche per te, piccolo Ivan Rajover, che sei « ebreo », ma che vorresti « esser cristiano » per poter « dare un bacio » al Papa e poterlo vedere almeno una volta nella tua vita.

Per tutti prega, il Papa. E ringrazia! Ringrazia il piccolo Claudio Alberti che aspetta di diventar più grande per scrivergli parole più espressive — ma son già tanto espressive quelle che Gli hai scritte! E anche te, Luciano Panzer: sicuro! il cuore ti ha detto giusto perchè la tua letterina è piaciuta molto al Papa; e te, Fabio Locatelli che, per il Papa, hai ascoltato sei Messe, hai fatto sei Comunioni e hai recitato sei Rosari.

Il Papa ti ricorda bene, caro Andrea Mazzario, che un giorno Gli portasti « insieme con altri otto ragazzi, fiamme tricolori » una bella pianeta; ma... questa volta non di « tre parole soltanto » è stata la « parte tua! ».

E grazie anche a te, piccolo Flavio Filippini, che hai voluto dire il tuo compiacimento per i « bei discorsi che il Papa fa dal Vaticano ». E tu, caro Daniele de Ritis, imiterai la vita del tuo augusto Antenato Pio IX ?
Così ricca antologia, Rev.mo Signore, e così olezzante florilegio di limpida, ingenua devozione hanno spiritualmente portato il Santo Padre in mezzo a codesti dilettissimi figli, compiacendosi di veder riflesso, nelle infantili espressioni, il volto delle loro candide anime.

A tutti, con la Sua gratitudine, la Sua paterna compiacenza, e per tutti l'invocazione a Maria Ausiliatrice e all'angelico San Domenico Savio perchè codesto giardino d'innocenza non sia contaminato dal male.

In tale fiducia e con questi sentimenti, il Vicario di Gesù Cristo imparte di gran cuore, alla S. V. Rev.ma, ai suoi Confratelli, ai Cooperatori, ai Benefattori, e a tutti gli allievi ed ex allievi di codesto benemerito Istituto Elvetico, come pegno della Sua particolare be
nevolenza e in auspicio dei più abbondanti favori divini, l'implorata Benedizione Apostolica.

Profitto dell'incontro per.confermarmi con sensi di distinta stima, della Signoria Vostra Rev.ma dev.mo nel Signore
ANGELO DELL'ACQUA Sostituto
LUMINOSO IDEALE DEL SISTEMA EDUCATIVO DI DON BOSCO
Lettera di Sua Santità Pio XII al Rettor Maggiore dei Salesiani, in occasione del 1° Centenario della morte di San Domenico Savio.

(31 gennaio 1957)
A quel modo che nel corso dell'Anno Mariano, la celebrazione del quale fu da Noi indetta per il mondo intero in occasione del Io centenario dalla definizione dogmatica dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, Noi provammo sommo gaudio perché Ci fu concesso nella grandiosità della Piazza San Pietro, alla presenza di un'ingente moltitudine, di decorare con gli onori dei Santi del Cielo l'innocentissimo adolescente Domenico Savio, così al presente, chiudendosi il Io secolo da quando Egli volò tra i Celesti, Ci torna sommamente gradito prender parte alle vostre celebrazioni in suo onore ed esortare paternamente tutti i fedeli cristiani, e specialmente quelli che in età ancor giovanile vengono da voi nel debito modo e con tanta cura istruiti ed educati, a fissare attentamente lo sguardo, come a modello, in questo carissimo discepolo di Giovanni Bosco.

Senza dubbio non v'è niente di più bello né di più amabile che una giovinezza immacolata, la quale brilli per belle doti di mente e di cuore e soprattutto risplenda per i fulgori della santità, come con gioia costatiamo essere avvenuto in questo alunno del vostro Padre e Maestro. E mentre attentamente ne consideriamo la vita, Ci pare che il Provvidentissimo Iddio abbia voluto presentarlo come l'ideale luminoso di quel retto sistema di educazione della gioventù, nel quale il Fondatore della Società Salesiana fu così eminente. Poichè appena egli entrò a far parte della vostra Famiglia, sottomettendosi spontaneamente e volentieri ai consigli e alle esortazioni del suo Maestro, altro non fece che correre, con passo ogni dì più rapido, al vertice della santità. A questo mira la sua fermissima decisione di sopportare ogni danno e perfino la morte piuttosto che bruttare l'anima di qualsiasi benchè piccola macchia di peccato; a questo mira la sua intensissima pietà verso il divin Redentore nascosto sotto i
veli Eucaristici e la sua Santissima Madre; a questo ancora mira quella sua fiamma viva di apostolato, per la quale si sforzò con ogni mezzo di strappare i suoi coetanei dalle attrattive del vizio proprie della loro età, e associarseli nella pratica della cristiana virtù.

Ma ciò che in modo speciale piace in questo adolescente si è il candore dell'anima innocentissima e il suo saldissimo proposito di conservare intatto per tutto il corso della vita il giglio della purità, cosicchè egli efficacemente rifulge allo sguardo della nostra gioventù, insidiata oggi da tanti e così gravi agguati e pericoli. È quindi nostro vivissimo desiderio che lui onorino, venerino e si sforzino di imitare gli adolescenti, ed espressamente quelli che per la loro educazione vengono affidati alle vostre cure; poiché in tal modo avverrà che col favore e l'aiuto divino cresca felicemente, secondo le speranze della Chiesa Cattolica e della civile società, una gioventù casta, serena, lieta e forte.

A ottenere questo desideriamo che giovino le celebrazioni centenarie che prossimamente avranno luogo; e frattanto, come auspicio dei favori celesti e in segno della Nostra particolare benevolenza, col più grande affetto nel Signore, impartiamo a te, diletto figlio, e a tutti i superiori della Società Salesiana, ai confratelli e alunni l'Apostolica Benedizione.

Dato a Roma, presso San Pietro, il giorno 31 di gennaio, nella festa di San Giovanni Bosco, l'anno 1957, XVIII del Nostro Pontificato.

Pio PP. XII
LE « COMPAGNIE SALESIANE » PARTE VITALE DEL SISTEMA DI DON BOSCO
Parole di Sua Santità Pio XII agli oltre 4000 ragazzi delle Compagnie Religiose Salesiane del Lazio e Sardegna.

(7 aprile 1957)
Il Santo Padre si mostrò visibilmente commosso nell'incontro con i giovani allievi salesiani. Benché la Basilica di San Pietro fosse colma come nelle grandi occasioni, i ragazzi — oltre 4000 — diedero un tono particolare alla manifestazione. Scendendo tra di loro, il Papa fu udito ripetere : « Che opera provvidenziale ! Che opera provvidenziale ! ». Fu lieto di ricevere una pergamena nella quale i giovani dicevano di voler offrire il loro cuore rinnovato dalla grazia della Comunione; ascoltò con attenzione quando l'Ispettore Don Fiora gli disse che volevano rappresentare tutti i ragazzi salesiani del mondo; gradì l'omaggio della Vita di San Domenico Savio.

Quando gli fu rivolta preghiera di portarsi tra i giovani, accettò senz'altro e si adattò sorridente all'assalto dei ragazzi. Quindi il Santo Padre parlò. Dopo aver detto che era impossibile rivolgere una parola speciale ai singoli gruppi, continuò :
« Ma un'eccezione tuttavia ci sia permesso di fare vedendo questa grande, numerosa, magnifica accolta di giovani dirigenti e soci delle Compagnie Salesiane.

Gruppo numerosissimo e fervente di quelle Compagnie fondate e ispirate da Don Bosco che ebbero come frutto migliore San Domenico Savio, che Noi abbiamo avuto la fortuna di elevare agli onori degli altari e di cui voi celebrate il centenario della morte, modello sublime di adesione al dovere e di un'aspirazione costante al cielo.

Queste Compagnie sorte un secolo fa si sono diffuse provvidenzialmente ovunque è giunta l'opera salesiana e hanno una parte vitale per l'attuazione del sistema pedagogico salesiano in quanto sfruttano direttamente le energie dei giovani per la loro formazione e per l'apostolato.

Invochiamo su di voi l'aiuto divino, di cui sia pegno la nostra specialissima, paterna benedizione ».

DON BOSCO PATRONO DEI GIOVANI APPRENDISTI
Decreto di Pio XII. (17 gennaio 1958)
Il divin Salvatore Gesù Cristo, che nella Sua adolescenza, trascorsa nella casetta di Nazareth, non disdegnò di esercitare il mestiere di fabbro, offri a tutti gli operai e agli onesti lavoratori di ogni genere mirabile esempio di diligenza nel lavoro, e in certo senso rese sacro lo stesso lavoro manuale.

La Chiesa pertanto, da Lui fondata, guidata dal Suo amore materno verso i meno favoriti dalla fortuna e verso i lavoratori, rivolge tutta la sua vigile premura a ottenere che la loro vita si adegui alla vera dignità della persona umana e ai dettami della Religione e della Pietà; specialmente in questa nostra epoca, in cui vengono disseminati a piene mani i germi di perverse dottrine, miranti a porre al centro e a fine di ogni cosa, non Iddio Creatore del mondo, ma la materia.

È pure evidente che si deve avere una cura tutta speciale di coloro che, nel fiore dell'età, si danno a imparare un mestiere, affinché riescano, in mezzo a tante difficoltà, a imboccare il retto sentiero della vita. Sembra perciò quanto mai opportuno metterli sotto la speciale protezione di un Santo del Cielo, che li tenga lontani e li custodisca da ogni male e li rafforzi sul cammino dell'onestà e della pietà.

Di ciò persuaso il diletto figlio nostro Luigi Gui, Ministro del Governo Italiano per il Lavoro e la Previdenza Sociale, Ci rivolse umile istanza perchè dichiarassimo celeste Patrono dei giovani lavoratori apprendisti San Giovanni Bosco, quell'uomo insigne, benemerito della Chiesa e della civile Società, il quale, messosi all'avanguardia del progresso, formò innumerevoli schiere di giovani per i vari mestieri, educandoli all'onestà e santità della vita.

Trovando detta supplica piena rispondenza nel Nostro animo, tanto più che essa giungeva a Noi ampiamente raccomandata dal Venerabile Fratello Nostro Ismaele Mario Castellano, Arcivescovo Titolare
di Colossi e Assistente Generale dell'Azione Cattolica Italiana, volentieri l'abbiamo esaudita.

Pertanto col parere favorevole della Sacra Congregazione dei Riti, di certa scienza e dopo matura deliberazione, nella pienezza dell'Apostolica Autorità, in forza della presente lettera, eleggiamo, dichiariamo, confermiamo per sempre San Giovanni Bosco, Confessore, celeste Patrono presso Dio di tutti i giovani apprendisti italiani con tutti gli onori e i privilegi liturgici che di rito spettano ai Patroni di Associazioni od Ordini.

Nonostante qualsiasi disposizione in contrario: Questo Noi ordiniamo e stabiliamo, decretando che questa Nostra Lettera sia e rimanga sempre stabile, valida ed efficace.

Dato a Roma, presso San Pietro, sotto l'anello del Pescatore, il 17 gennaio 1958, XIX del Nostro Pontificato.

Pio XII
LEGISLATORE E PADRE
Allocuzione ai Membri del XVIII Capitolo Generale Salesiano a Castelgandolfo.

(14 agosto 1958)
1. Felice sviluppo dell'opera salesiana. - 2. Sulle orme del Padre. - 3. Esortazione ad arricchirsi spiritualmente.

1. Diletti figli, quando l'ultimo Nostro Predecessore Pio XI, di felice memoria, innalzò solennemente all'onore degli altari il vostro Fondatore Giovanni Bosco, in lode di lui proferì tra l'altro queste parole: « Totalmente dedito a procurare la gloria di Dio e la salvezza delle anime, guidato da un suo speciale istinto soprannaturale, si sforzava di portare a effetto qualunque idea egli avesse ravvisato conforme al divino volere, anche se sembrava temeraria, senza lasciarsi per nulla disanimare dall'altrui incomprensione, intrepido nel seguire vie e metodi consoni ai tempi moderni ».

Orbene, Noi consideriamo l'attività svolta dalla vostra Società Religiosa durante il secolo che è trascorso, a partire da quando il vostro Padre e Legislatore venne a Roma e con la più completa e umile sottomissione chiese a Pio IX, altro nostro Predecessore di immortale memoria, che si benignasse di approvare le Costituzioni e i Regolamenti della società da lui fondata; e ci sembra che tutto quanto egli auspicò e intraprese, sia stato felicemente sviluppato con ogni industria e con tutti i mezzi da coloro che vi hanno preceduto e da voi stessi, grazie all'ispirazione e all'aiuto di Dio.

Giovanni Bosco « nel veder vagare per le vie della città turbe di ragazzi abbandonati dai genitori e privi di ogni assistenza, li attirò paternamente a sè; e, conquistata la loro confidenza con svaghi opportuni e vari, li istruì nei precetti della religione cattolica e li indusse efficacemente ad attenersi a tali precetti mediante la pratica della virtù e la frequenza dei Sacramenti ».

2. Ben sappiamo che voi, seguendo le sue orme, in quasi tutte le nazioni avete aperto gradatamente in numero pressochè incalcolabile i cosiddetti oratori festivi, scuole elementari, scuole superiori e collegi per l'educazione cristiana della gioventù; sappiamo pure che avete fondato delle case o istituti in cui gli adolescenti non soltanto possono essere istradati verso la virtù, ma possono altresì addestrarsi con particolare cura in qualsiasi mestiere o impiego, col quale assicurare un giorno il necessario per vivere a sè e, quando li avranno, ai figli. Di recente fu quindi per Noi motivo di gioia proclamare solennemente San Giovanni Bosco patrono degli apprendisti, nell'intento che essi lo abbiano a modello e godano del suo superno aiuto.

A ciò si aggiungono i libri di ogni argomento da voi pubblicati in gran numero, per divulgare in forma opportuna le scienze divine e umane, per offrire un onesto sollievo all'animo, per confutare l'errore; si aggiungono pure le opere parrocchiali da voi assunte in non pochi luoghi, là dove il clero diocesano è insufficiente alle necessità del popolo; si aggiungono infine gli araldi del Vangelo, da voi inviati in regioni lontane, per instaurarvi un tenor di vita cristiano e civile o per diffonderlo, se già instaurato.

Molte quindi sono le iniziative, le opere e le benemerenze della vostra Società Religiosa; e Noi con paterno compiacimento scorgiamo le schiere dei vostri spingersi quasi in ogni lembo della terra, per estendere i confini del Regno dì Gesù Cristo, apportatore di pace. Per cui dovete rendere grazie a Dio, datore di tutti i beni, e scolpire nella mente il pensiero dell'Apostolo Giacomo: « Dall'alto proviene qualunque beneficio ottimo e ogni dono perfetto, e discende dal Padre dei lumi » (Giac. 1, 17).

3. Di una cosa però dovete soprattutto essere persuasi (e del resto non ne dubitiamo affatto): è necessario che quanto più le opere si estendono in ampiezza e si arricchiscono di fecondità, tanto più si tenda ad acquistare e a rassodare quegli ornamenti spirituali che sono le virtù, specialmente per chi ha consacrato a Dio il proprio essere e tutte le proprie cose con l'impegno dei voti. Prima di tutto il resto, dunque, con la massima diligenza prendetevi cura di questo: fate che nell'animo di ognuno di voi risplenda l'umiltà cristiana, in armonia con quella gioviale semplicità di tratto per cui San Giovanni Bosco così meravigliosamente brillò; che divampi sempre più la carità verso
Dio e verso il prossimo, perchè senza di essa nulla si potrebbe realizzare di duraturo e fruttuoso; che la pietà, la quale si alimenta con l'amore alla preghiera, pervada ogni vostra attività; che l'amore alla povertà, conforme alle vostre regole, vi accompagni ovunque e vi induca a rifuggire (come si addice a religiosi) sia dall'agiatezza smodata e borghese, come pure da qualsivoglia lusinga mondana; fate che tutti e singoli vi sforziate di giungere, con l'aiuto della grazia divina, a quella eccelsa forma di santità di cui il vostro Fondatore è fulgido esemplare.

4. Sia sempre nella vostra memoria il monito dell'Apostolo delle Genti: « Tutto quello che è puro, tutto quello che è giusto, tutto quello che è amabile, tutto quello che è onorifico, se vi è qualche virtù, o qualche lode di disciplina, a tutto ciò pensate. Adempite quanto apprendeste e il Dio della pace sarà con voi » (Fil. 4, 8-9).

Poichè oggigiorno l'animo umano è facilmente inquinato da un'aura e da una bramosia di piaceri senza freno, poiché sono a disposizione sì abbondanti attrattive che apertamente distolgono il pensiero dal cielo e lo volgono alla terra (come stampati, divertimenti, spettacoli e ogni sorta di piacevoli passatempi), mirate con tutte le forze a indirizzare voi e le vostre aspirazioni soprattutto verso i valori eterni, anche se per necessità dovete trovarvi in mezzo a queste cose mutevoli e caduche.

A questo scopo vi saranno di sommo giovamento il costante esercizio della santa orazione, la meditazione quotidiana delle verità celesti e quel fervido amor di Dio, sotto la cui spinta sappiate sforzarvi a tener in poco conto tutte le cose di questo mondo, qualora queste siano cercate soltanto per utilità della vita mortale e non anche per raggiungere l'eterna salvezza vostra e del prossimo.

Tal grazia vi impetri col suo patrocinio sempre vigile il vostro Legislatore e Padre Giovanni Bosco; tal grazia vi ottenga pure da Dio l'Apostolica Benedizione che impartiamo con tutto il cuore a ognuno di voi qui presenti, prima di tutti al Rettor Maggiore, e inoltre a tutti i Membri e « Cooperatori » della vostra Famiglia Religiosa.

GIOVANNI XXIII
Angelo Giuseppe Roncalli nacque a Sotto il Monte (Bergamo) il 25 novembre 1881. Ordinato sacerdote in Roma il 10 agosto 1904; consacrato vescovo il 19 marzo 1925; Patriarca di Venezia il 15 gennaio 1953. Fu eletto Papa il 28 ottobre 1958. Indisse il Concilio Ecumenico Vaticano II. Mori il 3 giugno 1963.

Giovanni XXIII più volte si compiacque di ricordare che da ragazzo leggeva le Letture Cattoliche di Don Bosco, « primo e più efficace complemento alla sua formazione religiosa e civile »; che, ancor bambino, apprese dal Bollettino Salesiano, che giungeva in casa sua, la morte di Don Bosco; che l'immagine di Maria Ausiliatrice, tolta da un numero del Bollettino Salesiano, pendeva alla parete presso il suo letto. Inaugurò solennemente a Roma il nuovo tempio di San Giovanni Bosco nel quartiere Appio (1959).

In cinque anni di Pontificato elesse il terzo Cardinale salesiano (Raul Henriquez Silva, 1962) e 12 Vescovi (Salesiani 21.500).

UNA LETTERATURA MERAVIGLIOSA INNEGGIA AL « CARO SANTO
Nella festività liturgica di San Giovanni Bosco, Sua Santità Giovanni XXIII si compiacque celebrare la Santa Messa per i dipendenti delle Tipografie Vaticane, riuniti nella sala del Concistoro.

(31 gennaio 1959)
1. L'esortazione delle virtù semplici. - 2. Ricordi di infanzia. - 3. Ciò che ha fatto grande Don Bosco. - 4. Le anime: la grande ansia di Don Bosco. - 5. Ausiliatrice: mirabile appellativo.

1. Le circostanze e la sacra Liturgia Ci presentano numerosi Giovanni. Era stato da qualche istante letto il testo dell'Evangelista che chiude il divin Sacrificio; la Santa Messa era quella di San Giovanni Bosco; nelle lezioni del Breviario figura il commento fatto da un altro grande Giovanni, il Crisostomo, al brano del Vangelo di San Matteo, la cui meditazione è proposta dalla Chiesa il 31 gennaio. Nell'omelia infatti 'del grande Vescovo costantinopolitano è spiegato lo sfondo luminoso da cui, molti secoli più tardi, sarebbe emersa l'eccelsa figura di San Giovanni Bosco.

Nel riferito tratto del Vangelo il motivo dominante è la piccolezza del bambino posto vicino a Gesù, e sul quale scendono le parole divine: talium est enim regnum coelorum. Ora su questo episodio si sofferma, con profonda eloquenza, quel grande Padre della Chiesa. Qual è l'ordinario giudizio del mondo ? Se un essere umano — esso proclama — non è dotato di speciali qualità, va eliminato. Il bambino, finchè resta tale, è del tutto inutile.

Il Signore invece — rileva il Crisostomo — parla assai diversamente. Proprio dagli umili, dai piccoli, Gesù prende le immagini efficaci per considerare la vera grandezza; con essa prospetterà anzi la salvezza: Se non vi convertirete e non diventerete come i pargoli, non entrerete nel regno dei cieli.

Abbiamo dunque l'esaltazione delle virtù semplici, delle cose umili e miti, considerate siccome quelle che costituiscono la vera
ricchezza anche sulla terra, e, ben si può aggiungere, la vera gloria del Cristianesimo.

Bellissima armonia! Per la festa di San Giovanni Bosco, la sua lode, cioè l'esaltazione della dottrina da cui Don Bosco ha preso ispirazione e vigore per tutta la sua opera, è fatta da San Giovanni Crisostomo. Sia consentito anche all'umile Successore di tanti Giovanni di poter rendere omaggio alla memoria del caro Santo.

2. L'Augusto Pontefice conserva un ricordo preciso fra i tanti della sua infanzia. Aveva sette anni, quando, in un mattino di festa, dopo che aveva già servito la Santa Messa, vide giungere, nella casa di uno -dei primi Cooperatori Salesiani, ove Egli si trovava, la partecipazione con cui Don Michele Rua dava notizia dell'avvenuta morte del Fondatore. Il piccolo Roncalli già aveva avuto modo di leggere il Bollettino Salesiano; ma ora Gli sovviene che, da quel giorno, vide accrescere sempre più la venerazione per Don Bosco e la stima per l'opera sua, la quale già tanto prosperava, pur avendo avuto modestissimi esordi. Non c'è perciò da meravigliarsi se il Signore scelga qualche altro povero ed umile sacerdote, e gli conferisca quanto occorre per assolvere compiti anche gravi. Questo prodigio, che altre volte si è attuato, assume, con San Giovanni Bosco un risalto così singolare, e un aspetto così penetrante da vivificare l'edificazione del popolo cristiano e da suscitare l'interessamento del mondo contemporaneo. Da quella lettera di Don Rua, infatti, si è aperta una letteratura meravigliosa in tutte le lingue, che non cessa di inneggiare al figlio di Mamma Margherita, nel quale la scintilla della grazia del Signore ha saputo portare una natura semplice, buona e innocente a suscitare imprese tali, che tuttora stupiscono l'umanità. Sull'esempio, del Fondatore, i Religiosi suoi figli ne continuano lo spirito e le opere, fiduciosi nella SS.ma Trinità, nella Madonna, Maria Ausiliatrice, e in San Francesco di Sales, che ha dato il pensiero, lo slancio, l'ispirazione celeste all'intera Famiglia di San Giovanni Bosco.

I Giovanni sono tanti e i Salesiani gareggiano con essi: sono infatti numerosi, grandi, potenti, della potenza del bene e dell'apostolato; di quella potenza che, appunto perchè rivestita della grazia, ne consegue le finalità più alte, quali sono l'educare la gente della nostra epoca, al servizio di Dio e all'entusiasmo per le anime.

3. Durante la Santa Messa, nell'oremus in onore del Santo del giorno è l'invocazione cercare anime, servire a Te solo. L'Augusto
Pontefice si diceva lieto di aver accolto il filiale invito di celebrare il divin Sacrificio in quell'Aula, che è dei grandi consigli, delle grandi relazioni, dei grandi avvenimenti; ma che diviene preziosa innanzi a Dio sia per le anime semplici che colà recano lo spirito di Don Bosco, sia per quelli che operano imprese memorabili in faccia al mondo. Negli uni e negli altri vi sarà successo, se sarà presente qualche cosa della virtù superna di cui si accompagna la grazia del Signore.

Il Santo Padre aggiungeva che se non fosse accaduto ciò che s'è verificato tre mesi or sono, Egli oggi si sarebbe recato alla grande chiesa di San Giorgio in Venezia, la quale riesce ancora a dare i palpiti e i fremiti che l'arte e la storia ivi hanno accumulato. Non resta che da seguire le vie indicate dalla Provvidenza. Rimangono però sempre identiche le due verità e aspirazioni: zelare il bene delle anime e cercare di servire Dio solo.

Sua Santità si compiaceva di vedere dinanzi a Sè coloro che cooperano, anche con il loro lavoro quotidiano, alla difesa e alla costruzione della verità; il che è un tributo a quanto può esservi di più solido per la base dell'órdine sociale, per qualche cosa che è garanzia anche della perennità della grazia. Questa, infatti, assiste gli uomini, specialmente quando si lasciano da essa condurre nelle opere dell'apostolato.

Occorre pertanto continuare a cogliere l'odierno insegnamento. Se non diventeremo e resteremo piccoli come i fanciulli, il che è quanto dire: se non continueremo nel culto di ciò che ha fatto grande San Giovanni Bosco, non entreremo nel Regno dei Cieli; mentre lo avremo assicurato, se manterremo la tradizione del Santo e ad essa faremo onore.

Di conseguenza: semplicità, purezza, innocenza della vita; i comandamenti del Signore; e osservati e applicati con quel rivestimento di grazia e di buona maniera da Don Bosco indicato; un vero culto della semplicità, della sincerità sempre, a ogni costo; e, nel contempo, l'aprirsi, come fiori di primavera, alla rugiada della grazia.

4. Di poi, animas quaerere. Si tratta, in realtà del motto programmatico di San Giovanni Bosco, come lo si leggeva già nelle prime annate del Bollettino Salesiano, ove era la scritta: Da mihi animas,
caetera tolle. Esso costituisce veramente l'espressione, il punto discriminante di quella che fu la sua grande e immensa attività: animas! animas ! Non la costruzione di città, di palazzi, di altri edifici, considerati nella loro materialità: ma ogni cosa al servizio del trionfo della verità; del trionfo di Cristo, del Suo nome, della Sua legge nelle anime; del trionfo della vera civiltà cristiana.

Riassumendo: amore dell'ispirazione benedetta della semplicità, per non distaccarsi mai dal Vangelo, per non dimenticare il grande commento di San Giovanni Crisostomo; e poi fuoco acceso nel cuore nostro. Gli umili laici possono parimente adeguarsi alle altezze dei grandi apostoli. Anche nel lavoro, nell'impiego della propria intelligenza, nella fatica quotidiana, pur se concerne cose modeste, tutto diventa sublime, se guardate dagli Angeli del Signore; per cui la nostra vita sarà degna di benedizione.

Se poi nella vita di ciascuno c'è anche quello che è il rapporto della convivenza sociale: una famiglia, dei figli, bisogna sempre tener fede, sempre guardare con rispetto ai ricordati principi, e giammai arrossire di possederli, di praticarli, di farli trionfare.

5. Sua Santità invocava su quanto aveva detto, e sui propositi dei devoti ascoltatori, la protezione di Maria Santissima Ausiliatrice, che in quel momento rivedeva nella grandiosità del suo altare alla Basilica di Valdocco, gloriosa, con il segno della sua regalità, circondata dai Santi Pietro e Paolo e dai principali testimoni del suo aiuto largito quaggiù. È provvido ricorrere sempre a tanta Madre che, con un intervento, di cui non v'è l'eguale, con la sua presenza nelle singole case, sarà pegno di pace, di letizia, di amore, di conformità perfetta ai voleri del Signore. Maria Ausiliatrice! Questo mirabile appellativo sembra quasi allargare le ali della sua stessa protezione; e mentre dà ornamento all'opera che tutti i figli di Don Bosco continuano a compiere nel mondo intero, costituisce, per coloro i quali cooperano a tale apostolato, un elemento straordinario di pace ed è incoraggiamento perenne al bene.

Con questi pensieri, di gran cuore beneaugurando a tutti i suoi ascoltatori il Santo Padre, in nome della Santa Trinità, in nome di Maria Madre nostra, tanto diletta ed esaltata da San Giovanni Bosco, procedeva a impartire la Benedizione Apostolica.

DON BOSCO, IL GRANDE DEVOTO DELLA CATTEDRA ROMANA
Lettera di Sua Santità Giovanni XXIII a Don Renato Ziggiotti in occasione della consacrazione del nuovo tempio in onore di San Giovanni Bosco eretto in Roma.

(P aprile 1959)
Diletto figlio,
la consacrazione del tempio, dedicato a San Giovanni Bosco in questa alma Città, e la venuta a Roma, in tale circostanza, delle sue venerate spoglie, Ci porgono la grata opportunità di rivolgere alla grande Famiglia Salesiana la Nostra confortatrice parola. E lo facciamo con viva compiacenza, e con intima commozione dell'animo. Siamo lieti, infatti, di rilevare il significato di questo duplice avvenimento: si consacra al grande apostolo della gioventù un Santuario, proprio in questa Roma che a lui fu tanto cara, e nella quale volle lasciare preziosi ricordi della sua pietà; e in tale occasione egli, dopo più di cento anni dalla sua prima venuta, vi ritorna non più nella modesta semplicità con cui amava nascondere la sua persona, ma accompagnato dall'universale venerazione.

Ci è grato pertanto trovare in tali prossimi avvenimenti una conferma della provvidenziale disposizione, che strettamente avvinse il Santo piemontese e la sua incipiente opera a questa Città, come sede del Successore di Pietro. Non si può infatti comprendere appieno lo spirito che sempre animò San Giovanni Bosco, se si dimentica la sua specialissima devozione alla Cattedra Romana. D'altra parte i Nostri gloriosi Predecessori palesarono per lui una paterna stima e una profonda fiducia: Pio IX, infatti, lo incoraggiava a fondare la sua Società, e Leone XIII gli affidava l'erezione della Basilica del Sacro Cuore.

Quel piccolo seme, gettato allora da un umile sacerdote sulla parola del Supremo Pastore della Chiesa, doveva crescere e svilupparsi in
un albero grandioso, che ha ormai esteso i suoi rami ospitali in tutte
le regioni della terra, ovunque ci siano anime da salvare. Sicchè il ritorno di Don Bosco a Roma, in occasione della consacrazione del
maestoso Santuario a lui dedicato, assume il valore di un nuovo, splendido episodio del suo amore all'eterna Città, e altresì un tributo di riconoscenza di questa verso di lui.

Perciò Ci compiacciamo profondamente con Lei, diletto figlio, e con l'intera Famiglia Salesiana. Ma un altro motivo rende più piena la Nostra soddisfazione: sappiamo infatti che, attorno al nuovo tempio, sorgono grandiosi edifici di scuole e di oratori, modernamente attrezzati, per ospitare e formare la numerosa gioventù maschile e femminile dell'ampio suburbio tuscolano. Un nuovo campo di azione si apre dunque ai figli di Don Bosco ; nè mezzo più opportuno poteva essere trovato per rendere più sensibile, diremmo quasi, la spirituale presenza del Padre e Maestro della gioventù in quella zona che da lui prenderà nome.

Confidiamo pertanto che fecondi frutti di bene maturino da tali nuove opere, e dai congiunti sforzi di tanti educatori, ripieni dello spirito soave e forte del Santo Fondatore. Le giovanili energie di mente e di cuore vanno infatti sapientemente coltivate, oggi come sempre, amnchè possano svilupparsi in serena armonia di scienza e di virtù: e questo altissimo scopo non può essere raggiunto senza il genuino spirito cristiano, il solo che forma l'uomo nella sua completezza, e che assicura il bene durevole degli individui e della società. Da questo spirito è permeata l'opera di Don Bosco, e i frutti finora raccolti sono la prova luminosa che il Signore l'ha largamente benedetta. Si continui dunque con fede, con dedizione, con amore in questa santa missione educativa, dalla quale la Chiesa e la società civile tanto si ripromettono per le future generazioni; si continui a instillare nell'animo dei giovani, minacciato da tanti pericoli, quei grandi ideali sapientemente insinuati da Don Bosco — l'Eucaristia, la Madonna, il Papa — che soli possono custodire i grandi tesori che essi racchiudono, e plasmarli ai futuri doveri ; e le nuove intraprese, che si stanno inaugurando, siano stimolo continuo a sempre più ardente amore alle anime.

Con questi voti paterni, eleviamo la Nostra preghiera al Signore, afftnchè fecondi copiosamente le opere, iniziate con tanto zelo ; e a conferma delle celesti effusioni di grazie, impartiamo di cuore a Lei, ai suoi Collaboratori, ai Religiosi e Religiose della Famiglia Salesiana, ai Cooperatori e ai fedeli tutti della nuova Parrocchia, la Nostra propiziatrice Benedizione Apostolica.

Dal Palazzo Apostolico, il 10 aprile dell'anno 1959, I del Nostro Pontificato.

JoANNEs P. P. XXIII
INAUGURAZIONE
DEL TEMPIO DI SAN GIOVANNI BOSCO A ROMA-APPIO
Allocuzione di Sua Santità Giovanni XXIII in piazza San Giovanni Bosco all'immensa moltitudine là radunata per venerare le sacre spoglie del Santo, trasferite in Roma nell'occasione della consacrazione del tempio a lui dedicato.

(3 maggio 1959)
1. Uno spettacolo degno di Roma. - 2. I giovani, in piedi col loro entusiasmo, accanto al Papa. - 3. L'inno possente e generoso di fedeltà a Gesù. - 4. Cristo è presente nell'innocenza. - 5. Una benedizione nel nome di Maria Ausiliatrice. - 6. Ogni fedele, un collaboratore dei Santi.

1. Nel rivolgere il Suo paterno saluto e le Sue esortazioni a tutti i cari figli presenti, il Santo Padre rilevava, anzitutto, che lo spettacolo da essi offerto era degno di un poema. A Roma, in realtà, ogni cosa assume proporzioni ingenti; ma ecco : anche la nuova manifestazione della Roma periferica, che circonda l'Urbe antica, era particolarmente solenne. Pur volendo richiamare gli avvenimenti della storia passata, di certo non si era mai potuto contemplare qualche cosa di simile in tal genere di fervorose adunanze.

La prima impressione che il Padre delle anime aveva ricevuto nel giungere al nuovo Tempio era quella della giovinezza: e subito, per contrasto, aveva ripensato ai tempi trascorsi. Allorchè era piccolo fanciullo, senti un giorno la notizia che, a Torino, era morto Don Giovanni Bosco. D'altra parte, proprio in quegli anni si ascoltavano sovente delle voci secondo cui la Chiesa era prossima a finire; e i buoni vecchi scuotevano il capo esclamando : povero mondo, povera Italia, poveri paesi nostri! E che sarà di questi ragazzi che vengono su, con tutto il lavoro — ed era un ben cattivo lavoro — che si fa per guastarli, pervertirli, distrarli dalla tradizione dei padri ?
2. La risposta viene — continuava Sua Santità — dal vostro Pontefice. Egli vi può parlare dopo aver girato un po' il mondo e
dopo aver vissuto vari anni e con esperienze assai maggiori di quelle di chi paventava un tristissimo avvenire. L'attuale incontro era significativo ed eloquente. Da una parte i giovani: in piedi con il loro entusiasmo, festanti dinanzi alla grandiosa chiesa dedicata a San Giovanni Bosco; dall'altra parte, anzi accanto ad essi, il Vescovo di Roma, il Papa della Chiesa universale, il quale raccoglie il loro grido di fede e di promessa: ci siamo noi, ci siamo noi! Noi giovani di oggi abbiamo ricevuta la santa tradizione dei padri e non intendiamo rinunziarvi. Siamo noi a proclamare che crediamo in Cristo; a dire che, accanto a Lui, c'è la Madre sua, sempre anche Madre nostra; a riconfermare che le pietre del Decalogo non sono spezzate. Certo qualcuno comportandosi altrimenti, vuole ignorarle: peggio per lui, poveretto!: vedremo, comunque, di aiutarlo. Ma la legge santa è là, incrollabile; il Vangelo resta sempre il libro eterno; nei nostri tabernacoli palpita sempre il Cuore di Gesù; dai nostri altari la Madonna veglia sulle madri, sulle giovani spose, sui giovani, sull'innocenza, sulla verginità che fiorisce; sui missionari, il cui apostolato di continuo si estende e si infervora. Non siamo, dunque, sulla terra dei morti, ma sulla terra dei vivi, fervidamente vivi !-
Sua Santità ringrazia sempre il Signore per questo conforto: esso è pure un grande incoraggiamento per tutto il cammino da percorrere.

3. Sovente i sacerdoti leggono nel Breviario qualche cosa che fa rabbrividire. Vi si parla di coloro che, rinunciando a Dio, respingendo Dio, credono di poter trovare qualche pace quaggiù_ No: è scritto che gli empi non avranno pace. Avranno forse qualche successo: ma ciò è misera cosa. Bisogna richiamarli, compatirli, occorre avere pazienza anche con loro: spiegare ad essi perchè non riusciranno mai ad avere la pace. La pace vera alberga nell'anima del giusto e di chi si tiene unito al Cristo, il quale resta sempre il trionfatore. Può sembrare, talvolta, qua o là, sepolto, ma sicuramente riappare il fremito della tomba che s'apre: e immancabile è la vittoria del Risorto.

Alcuni istanti prima era riecheggiato nel vasto piazzale e nella spaziosa via prospiciente il cantico Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat! È il nostro cantico; un inno senza fierezze, senza avversioni, ma possente, generoso, giacchè sintetizza il procedere mirabile del dolce e soave impero di Gesù nel mondo.

Siamo vicini a Don Bosco — proseguiva l'Augusto Pontefice a colui che suscitò imprese immortali: ed era un povero figlio del popolo. Sua Santità l'ha conosciuto in virtù della cristiana educazione che Gli venne impartita in famiglia, nelle varie pagine lette sulla vita e le opere: si rese subito conto come sia stata la grazia del Signore a compiere tante meraviglie, e come essa sia principio di elevazioni e apportatrice della vera e vasta genuina pace, perchè è fatta di carità.

4. Passando ad altre confidenze, il Santo Padre, mentre rinnovava la Sua gratitudine per le accoglienze ricevute, per la gioia procurata al cuore di Chi rappresenta tutta la Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana, per il conforto di sapere come tante anime accrescano ognor più la loro fedeltà e il loro impegno, teneva a ripetere come Egli sia schivo dalle manifestazioni fragorose e se ne senta mortificato, mentre deve pur rassegnarsi agli atti di premuroso amore dei Suoi figli. Ma c'è uno spettacolo che Gli tocca il cuore, allorchè passa in mezzo alle moltitudini — e se ne susseguono nella Basilica e in piazza San Pietro e nelle udienze, e anche altrove: a Fatima una volta si trovò dinanzi a una sterminata accolta di mezzo milione di persone —; ed è quando vede i padri levare in alto i loro bambini perchè ricevano una speciale benedizione. Ciò indica la sicurezza che tutto va e andrà bene e per il meglio; poichè Cristo è presente accanto all'innocenza, è il divino animatore degli individui e delle famiglie, assiste e rincuora nei giorni della prova e della mestizia.

5. Per tornare alla solennità di quell'ora, l'Augusto Pontefice voleva salutare, in maniera singolare, i Salesiani, sacerdoti zelantissimi e carissimi, i quali, insegnando, scrivendo, fabbricando, ricorrendo a tante meritorie attività in ogni parte del mondo, attuano il programma del loro Santo Fondatore. Lasciando poco prima la Basilica Vaticana, ove aveva decretato gli onori degli altari a una eroica, grandissima Beata, Sua Santità pensava a quel che Gli avrebbero riserbato i Salesiani. Ebbene: si tratta di una nuova felice attuazione, di un nuovo tocco vibrante di fede, di religiosità profonda e attiva, la quale suscita le più liete e fondate speranze.

A questo punto il Papa annunziava la Sua Benedizione. Intendeva darla invocando la Madre di Dio, come la invocano sempre i Salesiani, con l'appellativo dolcissimo di Maria Ausiliatrice — il bellissimo titolo
tratto dalle Litanie, e con tanta opportunità, da Don Bosco —, nel contempo, invocando l'intercessione dello stesso Santo e di' altro eccelso Protettore, San Pio X, che di Don Bosco fu grande amico, e intorno al quale, in occasione del viaggio delle Sacre Spoglie da Roma a Venezia, si sono avute stupende dimostrazioni di devoto omaggio e di ardente slancio nella città che gli fu tanto cara. C'è, dunque, come un'intesa tra il cielo e la terra. Essa ribadisce l'eccellenza di tutti i nostri propositi, espressi quasi a ragione della nostra vita, a tranquillità delle nostre giornate, a saldezza della nostra fiducia, nel sicuro annuncio che, al di là del tempo e dei nostri occhi, c'è un paradiso, un gaudio eterno che tutti ci attende.

6. Dopo il benevolo annunzio, tutti i presenti erano invitati a pregare per il Papa, affinchè il Suo grave compito sia sorretto dagli aiuti del Signore. Siamo vicini alla Pentecoste. Si sa che cosa avvenne in quel giorno, dopo la discesa dello Spirito Santo. Un repentino, magnifico rigoglio della Chiesa nascente, per opera degli Apostoli, soprattutto di San Pietro, che aveva superato incertezze e debolezze, a un certo momento così acute da fargli rinnegare il Signore. Ma immediato fu il sincero pentimento: e sua fu, nel giorno della Pentecoste, la prima affermazione pubblica che a Cristo si deve onore, gloria, amore e benedizione per tutti i secoli.

San Pietro continua ad implorare particolari grazie per i Suoi Successori. A San Pietro e ai grandi Santi testè invocati, a tutti gli altri Comprensori celesti la supplica perseverante di tutti i redenti. Con tale pensiero il Santo Padre voleva suggellare l'indimenticabile colloquio. Si tratta, in una parola, di una realtà tutta propria della Chiesa Cattolica. Ogni fedele è chiamato ad essere, con la preghiera e la vita cristiana, un collaboratore dei Santi; ed è suo impegno e sarà suo merito di essere sempre più degno di tanto onore. Questo il precipuo ricordo della memoranda adunanza di fede e di pace.

Il giorno dopo, 4 maggio 1959, il Santo Padre fece pervenire al Rettor Maggiore Don Ziggiotti questo telegramma da Lui stesso firmato.

Con sensi di profonda soddisfazione rivolgiamo un commosso e grato pensiero ai diletti Figli della Famiglia Salesiana et a quanti, oranti e plaudenti, si unirono a Noi nel solenne rito celebrato
presso Urna venerate Spoglie San Giovanni Bosco nel nuovo tempio a Lui dedicato nell'Alma Urbe, che Gli fu tanto cara et nella quale ha lasciato così preziosi ricordi di pietà e di zelo.

All'espressione di paterno compiacimento uniamo il fervido auspicio che questi giorni di omaggio devoto all'inclito glorioso Santo e di intenso fervore religioso siano fecondi di edificanti frutti spirituali nelle anime, mentre rinnoviamo a Lei, ai suoi collaboratori, ai Religiosi e Religiose della benemerita Società Salesiana, ai Cooperatori, ai fedeli tutti della nuova Parrocchia, la propiziatrice e confortatrice Nostra Apostolica Benedizione.

JOANNES P. P. XXIII
DON BOSCO, IL SACERDOTE DEI GIOVANI E DEL PAPA
Discorso di Sua Santità Giovanni XXIII in piazza San Pietro al Sacro Collegio, all'Episcopato e a un'immensa moltitudine di fedeli, nel solenne epilogo delle celebrazioni romane in onore di San Pio X e San Giovanni Bosco.

(11 maggio 1959)
1. Uno spettacolo di commossa esultanza. - 2. San Pio X: tutta una glorificazione dei compiti pastorali. - 3. Don Bosco: il sacerdote della giovinezza e del Papa. - 4. Eccoli insieme questi amici di Dio.

1. Lo spettacolo che questa sera si offre alla contemplazione dei Nostri occhi Ci riempie l'animo di profonda e commossa esultanza. La grande piazza della Basilica di San Pietro, che da secoli apre le sue braccia marmoree al saluto delle folle oranti e pellegrine, invitandole al raccoglimento e alla preghiera, riceve in questo vespero i due Santi gloriosi, e tanto cari al cuore delle moltitudini cristiane: San Pio X, Pontefice Romano, e San Giovanni Bosco, Apostolo della gioventù.

Lo spazio, recinto dal colonnato possente del Bernini, è trasmutato in quest'ora come in un tempio solenne, in un altare di preghiera e di lode. Vi tornano le venerate spoglie del Pontefice Santo, dopo un mese, di quella che vorremmo chiamare l'ultima visita pastorale nel Patriarcato che un giorno fu suo; e in coincidenza felice di eventi, esse si incontrano coi resti mortali di San Giovanni Bosco, che, portato dalla pietà dei suoi figli nella chiesa a lui recentemente dedicata nel quartiere Tuscolano, sta per ritornare alla sua Torino.

Con viva soddisfazione dell'animo, e anche con la personale partecipazione della parola, dello scritto e della presenza, abbiamo seguito giorno per giorno le due solenni manifestazioni, che tanto fervore e tanta devozione hanno ovunque suscitato nell'eco diffusa in tutto il mondo: Venerabili Fratelli e diletti figli, consentite che nel momento conclusivo, che accosta in significazione così singolare
e amabile i due luminosi modelli di santità dei tempi nostri, abbiamo a rilevare lo spirituale valore dell'odierna circostanza.

2. Per quanto si riferisce a Pio X, la scena edificante di questa sera è in tutto degna delle prime pagine del Libro Divino; degna di essere comparata a quel capo quarantanovesimo del Genesi, dove è detto che i figli di Giacobbe accompagnarono per la deposizione definitiva la salma del loro Patriarca alla tomba duplice, che Abramo si era fatta per sè e per i suoi in terra di Canaan, nel campo di Efron Eteo, in faccia a Mambre (Gen. 49, 29-30).

Non diversamente i figli di Venezia, a cui per distinto segno di affezione avevamo concesso il grande favore, e il grande onore, di trasferire per breve tempo nelle Lagune le spoglie sante di Papa Pio X, già loro insigne Patriarca, prima che Pontefice glorioso della Chiesa universale, come per aiutarlo al compimento di una sua antica promessa, eccoli ora pronti, in perfetta fedeltà, alla restituzione del sacro pegno, perchè, ricomposto nella Basilica di San Pietro, prosegua di qui una sopravvivenza di intercessione per quanti lo invocano, e di edificazione e di letizia per tutto il popolo cristiano.

Ma quale grandezza, quale trionfo in questa postuma peregrinazione del Patriarca antico presso la sua buona gente Veneta: quale spirituale esaltazione sul suo passaggio presso le porte delle principali città, disposte lungo il suo cammino da Venezia a Roma: e qui in Roma, quanta cordialità devotissima ed entusiastica di accoglimento, sì da farCi ripetere più volte: Mirabilis Deus in sanctis suis ! (Ps. 67, 36).

Nulla è mancato invero alla solennità di questo ritorno e di questo ricevimento: innanzitutto la turba non solo « non modica », ma imponentissima; e i currus et equites pazienti o scalpitanti, poichè tutte le forme moderne di trasporto furono messe in azione, a renderlo più rapido e solenne.

Grande benedizione fu questa per le genti Venete, e per la gente Italica: apostolato efficacissimo di verità, di pietà religiosa e di pace!
Il rilevarlo, oltre al riuscire di profonda soddisfazione al Nostro spirito, Ci apre il cuore alle più liete speranze.

La vita dei santi che il Signore ha la bontà di donare di tratto in tratto alla sua Chiesa, ritrae moltissimo dalla varia configurazione dei luoghi, dei tempi e degli uomini, tra cui questi esseri privilegiati e generosi vissero e moltiplicarono le virtù predare e i buoni esempi
di cui si arricchisce il patrimonio spirituale di un popolo forte e cristiano.

È per questo, venerabili Fratelli e diletti figli, che ringraziando Iddio per le ricchezze immense, moltiplicate da questo passaggio delle Sacre Spoglie di un Santo Pontefice, Noi le accogliamo nel loro ritorno all'Urbe, e le ricomponiarno con commossa riverenza, qui dove continueranno ad essere oggetto di venerazione da parte dei pellegrini di tutto il mondo.

Ad alcuni santi più illustri nella Chiesa di Dio sono riservati talora compiti eccezionali che si prolungano nei secoli. Ogni santo poi ha la sua provvidenziale missione da compiere, ha una sua fisionomia, che lascia una particolare impronta nel tempo suo, e che talora si estende anche nell'ordine materiale e temporale.

Pio X è tutta una glorificazione dei compiti pastorali; e ad osservare minutamente gli undici anni del suo governo di Pontefice Sommo, se ne deduce una tale molteplicità e pienezza di saggi provvedimenti per la struttura interna dell'amministrazione ecclesiastica, per il rinvigorimento della pietà religiosa del clero e del popolo, per l'esercizio della carità e del ministero pastorale, da riempire l'anima di ammirazione e di stupore. A lui si potrebbe bene applicare come a pastore insigne, vigilante e incomparabile, il trinomio in cui un altro dei suoi più lontani antecessori, in tempi più difficili e aspri dei nostri, riassumeva la Chiesa Santa, quale egli la volle, ed in parte l'ottenne: cioè: « libera, casta, catholica ».

Ed eccolo ora, il Santo Pio X, come l'antico Patriarca Giacobbe, in faccia a Mambre, in possessionem sepulcri, e per sempre: eccolo al cospetto del popolo suo, di questa sua gens sancta, di questo regale sacerdotium, di questo populus acquisitionis ; così San Pietro lo chiamava a rammentare, come il morente Patriarca ai figli suoi esuli in terra straniera, i precetti del Signore.

Egli è qui: e la sua voce, che giunge dal seno di Dio, ricorda a tutti i cristiani la giusta via da seguire: l'apprezzamento esatto, che deve farsi delle cose terrene, e cioè non in vista semplicemente ed esclusivamente della prosperità materiale, ma nella preparazione, per ciascun uomo, del suo ritorno alla Casa del Padre, per cui tutti fummo creati, e segnati in fronte del divino sigillo della grazia.

O glorioso Pontefice nostro Pio! Eccoci innanzi alla tua tomba, al tuo altare, nel rito di ricomporti nella pace serena e benefica dei
Santi del Signore. Ci stanno intorno i Principi della Santa Chiesa, residenti nell'Orbe, componenti il Sacro Collegio dei Cardinali: e, accanto a loro, i primi e più preziosi e diletti collaboratori del governo ecclesiastico. Si aggiunge la distinta schiera dei prelati, Nostri e loro infaticabili cooperatori; dei sacerdoti specialmente consacrati al servizio delle anime, nei diversi gradi dell'ecclesiastico ordinamento parrocchiale: e i cori vibranti della gioventù novella, qui convenuta da ogni punto della terra ad educarsi alle conquiste dell'avvenire del Regno di Cristo nella Chiesa; e infine la folla, la folla devotissima e pia, dei fedeli dell'Urbe e dell'Orbe, che un fascino egualmente nobile e potente di ammirazione e di amore attira verso la tua protezione, o Padre Santo. Sii per tutti, o Santo Pio X, amico, ispiratore, intercessore.

3. Accanto a San Pio X — già lo dicemmo — Noi porgiamo egualmente tributo affettuoso di venerazione e di esultanza, in mirabile unanimità di sentimenti e di affetti, a San Giovanni Bosco.

Una felice concomitanza di significati preparò il suo ritorno nell'Urbe, a cento anni di distanza dalla sua prima venuta! L'umile sacerdote dei quartieri popolari di Torino non era sconosciuto, quando la prima volta capitò a Roma.

Per il popolo, Don Bosco fu sempre il prete dei ragazzi, dei giovani, che è quanto dire il sacerdote tutto dedito alla loro istruzione religiosa, all'educazione morale, alla formazione alle virtù civiche e al lavoro. In questo, egli con sapiente lungimiranza vedeva la prosperità futura della Chiesa e della società, e vi si applicò con dolcezza conquidente e ferma dirittura.

Ma per chi sapeva leggere a fondo, Don Bosco si mostrò subito, insieme che della giovinezza, il sacerdote del Papa: il prete Romano, sì da far dire nella sua città, con una punta di gelosia: « Roma ti ammira : Torino ti ama ». A distanza di tanti anni, nell'irradiazione luminosa della sua figura e della sua Opera, ben a ragione si può dire, quasi correggendo la frase geniale: « Tutto il mondo ti ammira: tutto il mondo ti ama».

Don Bosco è tuttora vivo nell'incanto che egli esercita sulle anime giovanili. Egli infatti ebbe la rara capacità di raccogliere e capire le aspirazioni della giovinezza. Non è vero che questa voglia sempre strafare, imporsi alla luce della dottrina, all'indirizzo della buona
disciplina. Al contrario, essa vuole essere compresa, con intelletto benevolo, guidata con braccio robusto, con parola sincera: vuol trovare cuori che la amino e la stimino, aiutandola dolcemente e fermamente nella ricerca di ciò che è veramente importante nella vita; nella vita presente e nella direzione verso la futura.

Ciò è apparso con Nostro profondo compiacimento nella giornata radiosa di domenica 3 maggio, quando, tra le più che centomila persone che Ci attorniavano al quartiere Tuscolano, la maggior parte erano giovinezze vibranti, che acclamavano il Papa, e nel Papa la perenne giovinezza della Chiesa.

Ripensando a questa magnifica realtà, ripetiamo ai giovani le parole di Pio IX, che fu il Pontefice dei tempi di Don Bosco: « Noi siamo con voi ». Il Papato, per cui Cristo governa le anime, ha il suo fondamento non nelle dimensioni territoriali di uno Stato, ma nelle espressioni di attività missionaria apostolica, caritativa, nelle forme di vita in cui si plasmano per il domani le anime giovanili.

In questa sera di commozione e di amore, l'inno di gratitudine si eleva a Don Bosco, apostolo della gioventù, e con lui a tutti i fondatori e condottieri di istituzioni antiche e moderne, che dispiegano in Roma e nel mondo le loro energie all'educazione delle generazioni novelle, con la sicurezza di un'alba sempre promettente di vita, di attività e di perfezione cristiana.

4. Venerabili Fratelli e diletti figli! Sulla soglia di questa Basilica, presso le tombe degli Apostoli, dei Martiri, dei Dottori insigni, a cui si volgono gli sguardi dei fedeli cattolici di tutto il mondo, Noi risentiamo in quest'ora, a monito solenne e ad incoraggiamento suadente, le profetiche parole della Liturgia: Vidi coniunctos viros, habentes splendiclas vestes, et angelus Domini locutus est ad me dicens isti sunt viri santi facti amici Dei.

Eccoli insieme questi amici di Dio, dopo il viaggio mirabile della loro esistenza terrena, durante la quale si conobbero e si amarono: eccoli dopo la peregrinazione di questi giorni da Roma a Venezia, da Torino a Roma.

In vero la supplicazione Ci sale commossa alle labbra: Santi tui, Domine, mirabile consecuti sunt iter.

Il viaggio di questi Santi si è compiuto, anche nel voto di un incontro di San Pio X con i suoi Veneziani, e di San Giovanni Bosco
con quella popolazione dell'Urbe affidata al ministero pastorale dei figli suoi.

Diletti Figli! Come gli occhi si volgono a queste Urne gloriose, così i passi di ciascuno di noi si dispongono a proseguire il cammino verso il compimento della vocazione terrena ed eterna.

Sancte Pie, ora pro nobis : Sancte Joannes, ora pro nobis. O Santi del Signore! pregate per la Chiesa tutta intera, che vi acclama e vi venera; pregate perchè ciò che fu l'applicazione costante del vostro lavoro apostolico sia sempre l'impegno nostro per la purezza della fede, per la santità del costume, per la carità dei rapporti fraterni e sociali. Pregate perchè si moltiplichino le buone famiglie, che dànno alla Chiesa ed alla società i servitori generosi e fedeli; pregate perchè gli uomini tutti, meditando pensieri di pace, giungano alla ferma convinzione che soltanto la bontà mite e generosa scioglie ciò che è arduo e difficile, rafforza i vincoli della fraternità, conquista i cuori, salva le famiglie e i popoli.

DON BOSCO PATRONO DEGLI APPRENDISTI DELLA COLOMBIA
Decreto di Giovanni XXIII. (16 ottobre 1959)
Per iniziativa di alcuni illustri amici e ammiratori dell'Opera salesiana in Colombia, fu presentata umile istanza alla Santa Sede perchè San Giovanni Bosco fosse dichiarato « Patrono dei giovani apprendisti della Colombia ». Il Santo Padre, annuendo benignamente, ne accolse la petizione.

Coloro che, nel fior dell'età, si preparano a esercitare nella vita un'arte o un mestiere, giustamente venerano e invocano San Giovanni Bosco esimio Maestro e Padre della gioventù. Il nostro immediato Predecessore Pio XII, desideroso di accrescere sempre più questa devozione, con Lettera Apostolica del 28 gennaio 1958, consacrò tutti i giovani apprendisti d'Italia al medesimo Santo Patrono. Ora, assecondando anche la nostra intima persuasione, alcuni illustri personaggi della Repubblica di Colombia, ove l'associazione dei giovani apprendisti, detta SENA, è ufficialmente costituita, Ci hanno rivolto viva preghiera perchè dichiariamo San Giovanni Bosco Patrono dei giovani che apprendono un'arte o un mestiere. Accogliendo assai volentieri questi voti, avvalorati dalla raccomandazione del Nostro diletto Figlio il Card. Crisanzio Luque, Arcivescovo di Bogotà, col parere favorevole della Sacra Congregazione dei Riti, di certa scienza e dopo matura deliberazione, nella pienezza dell'Apostolica Autorità, in vigore delle presenti lettere, eleggiamo, dichiariamo e confermiamo in perpetuo San Giovanni Bosco, Confessore, celeste Patrono di tutti i giovani apprendisti della Colombia, che sono chiamati los Aprendices Colombianos, con tutti gli onori e i privilegi che di rito spettano ai Patroni di Associazioni o di Ordini. Nonostante qualsiasi disposizione in contrario. Così ordiniamo e stabiliamo, decretando che questa Nostra Lettera sia e rimanga sempre stabile, valida ed efficace...

Dato a Roma, presso San Pietro, sotto l'anello del Pescatore, il giorno 16 ottobre 1959, I del Nostro Pontificato.

GIOVANNI XXIII
DON BOSCO PATRONO DEGLI APPRENDISTI DI SPAGNA
Decreto pontificio. (22 aprile 1960)
Particolare amore e cura speciale, come tutti sanno, debbono aversi per coloro che, nel fiore dell'età, apprendono un'arte, affinchè la loro vita si conformi alla vera dignità umana e ai dettami della religione e della pietà.

Quel che soprattutto preoccupa ai nostri tempi, nei quali si diffondono tante pericolose dottrine e crescono gli allettamenti della corruzione, è che molti riducono tutto alla materia, così che pericoli di ogni genere sovrastano le anime degli adolescenti.

Ben compresi di ciò e spinti da zelo pastorale, gli Em.mi Cardinali e gli Ecc.mi Arcivescovi metropolitani, presentando insieme anche i
voti del Clero e delle civili Autorità, Ci hanno pregato che per nostra benevolenza dichiarassimo San Giovanni Bosco, da tutti onorato padre e amico dei giovani, quale celeste Patrono degli apprendisti e dei giovani operai di tutta la Spagna.

Di gran cuore abbiamo accolto queste preghiere, Noi che profondamente veneriamo questo Santo, fiduciosi che sotto la sua protezione
i giovani della Spagna che imparano un'arte, un giorno potranno far
onore ed essere utili alla Chiesa e alla Nazione col loro lavoro. Pertanto, dopo aver sentito la Sacra Congregazione dei Riti, di certa scienza e
dopo matura Nostra deliberazione, con la pienezza della Nostra Autorità Apostolica, in forza della presente lettera stabiliamo e proclamiamo in perpetuo San Giovanni Bosco, Confessore, celeste Patrono presso Dio di tutti i giovani apprendisti di Spagna, che son detti jóvenes Aprendices Esparzoles, con tutti gli onori e privilegi liturgici che di diritto competono ai Patroni di Associazioni.

Nonostante qualsiasi cosa in contrario ecc.

Dato a Roma, presso San Pietro, sotto l'anello del Pescatore, il 22 aprile dell'anno 1960, II del Nostro Pontificato.

GIOVANNI XXIII
I COOPERATORI SALESIANI SIANO LIEVITO PER FERMENTARE LA MASSA
Discorso rivolto nel cortile di San Damaso ai foltissimi partecipanti al pellegrinaggio dei Cooperatori Salesiani a Roma e a Pompei.

(31 maggio 1962)
1. Le imprese di Don Bosco sollevano entusiasmo. - 2. Cooperatori del Nostro ministero. - 3. I laici sono largamente invitati al loro posto di responsabilità.

1. Questa giornata così luminosa di fine maggio — festa dell'Ascensione — in cui Gesù elevatosi da terra verso i cieli scomparve dagli occhi dei suoi più intimi, potè parere mesta per il nascondersi ormai del divino Maestro, e quasi sfuggire dalla familiarità con gli Apostoli.

Invece San Luca ha cura di dirci che Gesù li trasse fuori di città, in Betania, ed elevate le mani li benedisse, e si allontanò da loro, ed essi tornarono in Gerusalemme, ma in grande gioia, cum gaudio magno (Lc. 24, 52).

Di fatto ebbero motivo di allietarsi: per la promessa dello Spirito Santo imminente; e poi perchè restava con loro, in buona compagnia, la Madre stessa di Gesù, in comune partecipazione di grazia e di preghiera.

Con questo richiamo al mistero dell'Ascensione, amiamo introdurCi a un saluto e ad un incoraggiamento per voi, diletti figli di Don Bosco, venuti in gran numero, qui, nella dimora del Padre, a riempirla di tanta affezione e di tanta vivacità di fede e di desiderio di ben fare.

Lungo la Nostra vita Ci hanno accompagnato i ricordi e gli echi risonanti della Famiglia Salesiana, di cui questa Udienza, nel Cortile di San Damaso, offre saggio eloquentissimo.

Altre volte Ci è accaduto di dirlo : l'abbiamo confidato in. molteplici incontri. Oggi basta il semplice cenno. La cara immagine della Madonna, sotto il titolo di Ausiliatrice, fu per molti anni familiare ai Nostri occhi di fanciullo e di adolescente nella casa dei Nostri
genitori. Le imprese di Don Bosco — considerato nella sua completezza di ecclesiastico perfetto nell'esercizio della preghiera, della testimonianza personale intima e di azione — sollevarono entusiasmi tali, da far poi desiderare ad un giovane avviato al sacerdozio, quale fummo dall'età di quattordici anni, di emularne gli esempi.

I libretti delle Letture Salesiane, sull'aprirsi della Nostra giovinezza, Ci offrirono saggi di bello scrivere, come incoraggiavano tutti a nuove forme di apostolato.

2. Oggi la Terza Famiglia Salesiana — come piace dunque chiamarla — è venuta a dar prova della sua vivacità, di cui amiamo rilevare due aspetti: l'amore di riconoscenza alla Congregazione fondata da San Giovanni Bosco, e l'onore reso a lui nel far rifulgere, in ogni aspetto della vita cattolica — in parrocchia, in diocesi, negli ambienti del lavoro — gli esempi del Santo che volle essere, in tutto, figlio devotissimo della Chiesa: ministro e apostolo del suo magistero in ogni campo del dogma, dell'educazione morale, del servizio sociale.

Cooperatori è termine alto: di fatto, ogni vescovo chiama cooperatores ministerii nostri (Pont. Rum. in Ord. Presb.) i suoi sacerdoti: cooperatori del nostro ministero.

È parola invero sacra e ricca di significato. Essa non potrebbe usarsi applicandola solo al contributo, pur degno di gratitudine, di un'offerta in denaro: ma si estende a tutto un impegno di vita, a un servizio costante e generoso.

Avete accennato al Concilio. Non potevamo dubitare che anche voi pensate al grande avvenimento, pregate per esso, e siete disposti a fare qualcosa, anche molto, quando si tratterà di eseguire quanto i Padri del Concilio avranno con Noi deliberato.

Per parte Nostra abbiamo offerto a questo scopo la Nostra esistenza. E con Noi un numero senza fine di anime elette. La cooperazione di molte, nobili e sante energie della Chiesa docente Ci riempie l'animo di consolazione, perchè vediamo che il lavoro procede con sicuro avvio verso le auspicate mete. E tutto fa sperare in bene, anche l'attesa rispettosa dèl mondo intero.

Voi potete certo cooperare al buon esito del Concilio, e alla sua applicazione. Non occorre dire molto: ma basta pensare alle sue finalità, considerandolo dal punto di vista degli orizzonti pastorali e di apostolato missionario, che esso vuole aprire o dilatare: anime
da portare o da riportare a Cristo; cuori da infervorare all'amore dei grandi ideali del cristianesimo; istituzioni e intraprese dell'odierna civiltà da consacrare al trionfo del regno di Dio, in uno sforzo di adeguamento alle accresciute esigenze, perché a tutti giunga, incontaminata e suadente, l'essenzialità del messaggio di Cristo.

3. Nel vasto campo di azione pastorale, che si apre nell'epoca del Concilio, e richiederà nuove formulazioni dopo la sua celebrazione, i laici sono largamente invitati a prendere il loro posto di responsabilità individuale e comunitaria, sotto l'amabile guida dei vescovi, e accanto e in fraterna intesa coi sacerdoti.

Del resto l'invito non è dei tempi moderni, ma di sempre. E questo particolarmente nei settori dell'assistenza e beneficenza; dell'azione sociale; della stampa; dell'impiego del tempo libero; delle varie tecniche audiovisive e dei mezzi di diffusione del pensiero. A tali campi sono chiamati particolarmente i diletti figli del laicato, per la loro competenza e preparazione, e per la possibilità che hanno di permearli con la convinzione della fede.

Ad essi siete chiamati voi, diletti figli e figlie: e la saggia organizzazione, in cui si esprime la cooperazione salesiana, vi offre opportunità di fervida preparazione.

Nella luce di questo vasto orizzonte, Ci è tanto gradito incoraggiarvi alla fedeltà e alla perseveranza. Continuate gioiosamente il vostro cammino, siate coscienti delle grandi possibilità che avete di fare il bene, operatelo coraggiosamente e serenamente, siate il lievito destinato a fermentare la massa (cfr. Mi. 13, 33).

Questa parola giunge ora alle vostre anime, direttamente a ciascuno di voi, ma si estende a tutto il laicato di azione cattolica, dei terz'ordini, delle confraternite, delle pie unioni.

Noi vi accompagniamo tutti con la Nostra preghiera, affinchè, con l'intercessione della Beata Vergine Ausiliatrice, di San Francesco di Sales e di San Giovanni Bosco, e della luminosa costellazione di tanti altri Santi protettori dell'apostolato dei laici, possiate fruttificare a Dio con ogni opera buona e bella. E sia pegno dei Nostri voti cordiali l'implorata confortatrice Benedizione Apostolica.

UN NOME CHE È POEMA DI GRAZIA E DI APOSTOLATO
Il 31 gennaio 1960 il Santo Padre Giovanni XXIII, concludendo solennemente nella Basilica di San Pietro il Primo Sinodo di Roma, tenne una luminosa Allocuzione, nella quale si compiacque di nominare Don Bosco e Maria Ausiliatrice.

« Oggi domenica 31 gennaio ricorre la commemorazione liturgica di San Giovanni Bosco. Questo nome è un poema di grazia e di apostolato: da un piccolo borgo del Piemonte ha portato la gloria e i successi della carità di Cristo ai confini più lontani del mondo. Al suo nome benedetto la Santa Chiesa associa i suoi Santi conterranei Giuseppe Cottolengo e Giuseppe Cafasso: e al richiamo di questa triade si risvegliano i ricordi di innumerevoli sacerdoti umili e grandi eroi della carità che in Italia, nelle antiche diocesi, in tutte le nazioni d'Europa e del mondo dove la Chiesa di Roma estende i suoi padiglioni, perennano le manifestazioni dello zelo sacerdotale e pastorale ardente e fedele ».

Concludendo poi l'Allocuzione, Sua Santità rivolgeva alla Madre di Dio questa devota invocazione :
« O Maria, o Maria, tu sai come qui sei acclamata Salus populi Romani, e come l'umile Vescovo di Roma ogni giorno ti chiama e ti invoca Regina Apostolorum, Regina Cleri, Auxilium Christianorum, Auxilium Episcoporum. Queste parole bastano a dirti la soavità del nostro amore per Te, Madre di Gesù e Madre nostra, ed a confermare la tua misericordia per noi, tuoi figli devotissimi e buoni ».

PENSIERI SPARSI
S. S. GIOVANNI XXIII ricevendo i partecipanti alla XII Assemblea della Federazione Istituti dipendenti dall'Autorità Ecclesiastica (FIDAE) ricordò i Santi, eroi dell'apostolato nel campo dell'educazione e dell'istruzione del popolo, specialmente San Giovanni Battista de la Salle e San Giovanni Bosco, e altri che hanno avviato una consolante fioritura di vita cristiana, curata ora dai loro figli spirituali.

Parimenti il Santo Padre, ricevendo il personale del Circo « Orfei », che si esibì dinanzi a Lui in alcuni numeri, esortò i 250 convenuti a far sì che gli spettacoli ricreativi che offrono al pubblico siano sempre morali, e ricordò l'esempio di San Giovanni Bosco che, giovanetto, si servì del divertimento per il suo apostolato.

Anche parlando agli alunni del Collegio Pio Latino Americano e del Collegio Pio Brasiliano, invitandoli a pensare alla moltitudine di anime che attendono la salvezza dal loro ministero, il Santo Padre affermava che tra i ricordi della Sua infanzia c'era la lettura di quanto Don Bosco aveva visto con spirito profetico appunto sull'America Latina : le vaste distese, le dense foreste, gli sconfinati orizzonti: campo immenso per un apostolato fecondo.

PAOLO VI
Giovanni Battista Montini nacque a Concesio (Brescia) il 26 settembre 1897. Fu nominato « Sostituto» nella Segreteria di Stato in Vaticano il 1937. Nel 1954 Pio XII lo inviò Arcivescovo di Milano. Giovanni XXIII lo creò Cardinale di S. R. Chiesa nel suo primo Concistoro del 15 dicembre 1958. Fu eletto Papa il 21 giugno 1963.

A Roma Mons. Montini, durante la seconda guerra mondiale, fu il grande amico e benefattore dei « Ragazzi di Don Bosco » (gli sciuscià) del Prenestino.

Eletto Arcivescovo di Milano volle celebrare con solennità la prima festa di San Domenico Savio, e ne richiese l'urna, con la sacre spoglie, ai Superiori di Torino. A San Domenico Savio dedicò la nuova parrocchia affidata ai Salesiani. Ad essi affidò pure il Riformatorio per minorenni di Arese, divenuto così il « Centro di rieducazione Domenico Savio ».

Paolo VI ha eletto tre Vescovi salesiani e un Prefetto Apostolico (1965).

DOMENICO SAVIO, SIMBOLO AMMONITORE DELL'ARTE EDUCATIVA
Dal 19 al 24 aprile 1955 le reliquie di San Domenico Savio furono trasferite a Milano per desiderio dell'Arcivescovo S. E. Mons. G. B. Montini.

Domenico Savio, il piccolo Santo dell'Oratorio di Don Bosco, è in questi giorni a Milano. Lo è nelle umili sue reliquie mortali. I Salesiani hanno ceduto alla nostra preghiera e hanno concesso che l'urna benedetta, che contiene le spoglie di questo Fiore, cresciuto fra le mani del loro grande fondatore San Giovanni Bosco, fosse per brevi giorni trasportato nella nostra città per ricevere omaggio amoroso della fanciullezza milanese e per rendere sfolgorante con la sua presenza, col suo esempio, con la sua protezione, l'idea tradizionale e modernissima dell'oratorio destinato all'educazione cristiana della nostra gioventù.

Ringraziamo i Salesiani di questa privilegiata concessione. Veneriamo e celebriamo l'angelico giovanetto che la Chiesa ha posto sui nostri altari, dolce e magnifico esempio di santità giovanile. Ripensiamo all'antica e fiorente istituzione dell'oratorio parrocchiale con piena coscienza di ciò che essa sia, di ciò che deve essere.

Ci obbliga a questa riflessione l'amore per la nostra gioventù. Ci spinge a questo atto di consapevolezza l'evoluzione pedagogica a cui essa oggi è legata. Ci obbliga a questa rivoluzione dello strumento educativo, posto nelle nostre mani pastorali, la minaccia incalzante contro la formazione cattolica, contro la fede religiosa, contro l'integrità morale, contro la rettitudine civica, a cui è esposta la fanciullezza. E dobbiamo senz'altro riaffermare, auspice il giovanetto santo, che l'oratorio è ancor oggi indispensabile mezzo per l'educazione cristiana dei ragazzi nell'ambito della vita parrocchiale.

Invitare il fanciullo all'istruzione religiosa con l'allettamento di una piacevole e onesta ricreazione, aiutarlo nell'adempimento del suo dovere scolastico, assisterlo nelle sue necessità materiali; tale è l'oggetto di questa istituzione che raccoglie i fanciulli di una o più parrocchie, senza distinzioni di condizioni sociali... Tale è l'ampio e caro
ovile, dove il sacerdote sente sè Pastore e Maestro e Amico, — c me San Filippo Neri — «coni fanciulli, fanciullo sapientemente»; ove l'Azione Cattolica Italiana recluta le sue schiere d'elezione e ove esercita il suo pieno, provvido apostolato.

Domenico Savio è fra noi, non solo con le venerande reli uie consumate dalla morte precoce: è fra noi vivo col suo spirito: è fra noi quasi simbolo ammonitore dell'arte educativa della Chiesa.

La nostra devozione sia amore: amore alla gioventù, amore a sua cura e alla sua difesa, amore all'oratorio delle nostre parroco 'e, giardino di innocenza, di santità, di letizia, di giovinezza cristi a ».

SCUOLA DI SANTI
Un giorno S. S. Paolo VI ebbe occasione di assistere a una rappresentazione teatrale nell'Istituto salesiano di Milano. Ne trasse lo spunto per una stupenda esortazione. Pose le due generazioni, la giovane e l'anziana, una di fronte all'altra. E sottolineò i valori che esse possono dirsi, reciprocamente. Indicò la sintesi di un apparente contrasto in una santità lieta.

(30 gennaio 1957)
Io penso che nel sistema educativo salesiano (chiamo voi, giovani, a testimoni; e chiamo voi, educatori, a fare altrettanto) ci sia una stupenda comunicazione tra l'educatore e il ragazzo, il giovane e il suo maestro; che invece di essere l'una contro l'altra, le due generazioni siano mirabilmente intrecciate in quell'armonia che di onda in onda crea la storia: la storia viva dell'umanità...

Ebbene, giovani, continuate il dialogo. Sentirete che la conversazione vi parlerà di grandi cose che guariscono la gioventù dalle stanchezze, dalle delusioni, dalle incapacità, dalle impulsività di tante manifestazioni giovanili del dopoguerra.

Vi parlerà di religione. Sentirete che la religione è una forza, una giovinezza, un arricchimento, qualcosa che fermenta nell'anima.

Vi parlerà il dialogo salesiano di cose grandi e severe: la grande lezione pedagogica che vi darà sarà il dovere. Allora si accenderà in voi quello ch'è uno dei fenomeni più belli della vita giovanile: il saper credere, il saper volere, il saper idealizzare la vita, il saper darsi per qualche cosa, il saper diventare eroe e poeta e soldato e santo.

Il dialogo salesiano vi dirà ancora: giovane, conosci il bene della vita ? Te lo spiegherò io... Uno dei fenomeni più impressionanti del mondo moderno, e non solo della gioventù inesperta dei misteri della vita, ma provato sia dalla letteratura che dalla politica, dalla psicologia ecc. è un enorme pessimismo... Mi viene in mente la parola aperta, forte, soave, penetrante di Don Bosco, che dice: « No! la vita è bella, la vita è buona, puoi vivere senza sfiducia e senza timore: tu puoi essere ottimista, tu puoi essere lieto, puoi andare incontro alla vita con grande fiducia perchè avrai il tuo cuore nella Grazia di Dio.

1
La carità ti spianerà le strade dell'esistenza. Se anche tutto il moTdo fosse cattivo, e tu invece fossi buono, varrebbe la pena di viver la vita con grande fiducia e con grande energia... ».

... Non vogliamo solo dei santi in paradiso. Vogliamo dei s ti
T
in questa terra. E la scuola di Don Bosco crea appunto nella g-iov tù moderna una scuola di santi.

ALLE OPERE SOCIALI « DON BOSCO
S. E. Mons. Giov. Battista Montini inaugurava solennemente il nuovo Centro di Istruzione Tecnica e di Addestramento Professionale a Sesto San Giovanni.

(29 marzo 1958)
Dal discorso di S. E. stralciamo alcuni pensieri:
È guardando specialmente a voi, giovani, che noi abbiamo provato un sentimento vivo e sincero di riconoscenza per quelli che ci hanno preceduto e che hanno lavorato per voi, perchè vediamo nella loro opera una sorgente di bontà per il vostro cuore. E poi ci siamo estasiati ad ammirare questa bellissima opera, questo monumento della vostra città, questo strumento per un mondo da rifare. Guardando questa scuola, le aule, le officine, abbiamo spinto il nostro sguardo nel futuro, nella contemplazione, di una società sbocciata sopra queste fondamenta.

Il nostro Paese mette le radici e si fonda sul lavoro, e al lavoro si dà il più ampio impulso in omaggio al primo solenne articolo della Costituzione del Popolo Italiano. Ma i problemi del lavoro pongono oggi quelli della scuola, perchè bisogna insegnare al popolo il lavoro, bisogna sapere dare una specializzazione all'attività, vi è bisogno di periti e di maestri d'arte e di giovani che conoscano bene il loro mestiere. E questa una precisa indicazione del nostro tempo per l'immenso impiego di macchine nel lavoro. Orbene questa scuola risponde appieno a tutte queste esigenze. D'altra parte essa non rappresenta una novità, perchè qui si compie una tradizione che è ormai secolare nella Chiesa Cattolica e che ha proprio in Don Bosco il suo antesignano. Questa scuola infatti non entra nella storia della Famiglia Salesiana come una cosa insolita, ma non è che lo sviluppo normale e logico di un indirizzo che risale ai primissimi tempi di vita della Congregazione fondata da Don Bosco. La scuola professionale in Italia porta una originale impronta salesiana, e noi, vedendo questa bella realizzazione, attuata con tanto sacrificio, plaudiamo a Don Bosco mirabile precorritore dei bisogni del nostro tempo.

Ed eccone la conclusione :
... voi non potrete dire: « Nessuno mi ha amato ». Avete la vo- ra famiglia, la vostra parrocchia che vi accoglie; avete in questa sc *la la testimonianza che la Chiesa, che la società tutta, che la Patri. vi vuol bene; avete questi figli di Don Bosco che con fedeltà continu. o lo sforzo educativo del Santo della gioventù e si curano di vo e stanno al vostro fianco. Tra di voi Cristo non è morto, e nella vo- ra città, qui, fiorisce la carità di Cristo. Questa testimonianza do -te portarla nel cuore! Dovete portare nella vita ciò che qui impar. e! Qui dovete imparare a elevare il vostro lavoro a Dio con la fo za ardente della preghiera! ».

COME DON BOSCO HA OPERATO NELLA CHIESA
In occasione della celebrazione nell'Aula Magna dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano del Primo Centenario di fondaPione delle Opere Salesiane. Al termine della cerimonia Sua Eminenza il Card. Montini prendeva la parola.

(21 febbraio 1960)
« ... come vescovo di questa diocesi io stesso sono fra i riconoscenti. Le Case che i Salesiani alimentano e reggono con tanto profitto e con tanto buon esempio nella nostra diocesi meritano ' che io le citi alla gratitudine comune e che esprima pubblicamente i miei auguri perchè abbiano sempre a crescere e a compiere magistralmente ed efficacemente la loro missione. Pensate che abbiamo sei o sette Case magnifiche. Le conoscete del resto. Direi che passarle rapidamente in rivista sia pur segno di riconoscenza e di augurio. Sant'Agostino, che è tutto un alveare di opere, di gioventù, di scuole, di oratorio, di chiesa, di parrocchia. E Arese; ad Arese, io ho avuto l'occasione se non il merito di chiamare proprio i Salesiani a questo terribile centro di gioventù traviata, che è diventato invece un centro di gioventù tanto promettente. Abbiamo Treviglio ; abbiamo, e l'ho visitata la settimana scorsa, Sesto San Giovanni, forse la più bella scuola, almeno di quelle dipendenti dell'Autorità ecclesiastica, della nostra diocesi, la più moderna e la più promettente. Lasciate che davvero io mi compiaccia di questa fioritura e che auguri che possa diventare sempre più efficace e più benefica per la nostra gioventù ».

Sua Eminenza ricordava poi quanto Don Bosco abbia operato per la Chiesa.

«Mi pare che Don Bosco abbia dato alla Chiesa e al mondo una duplice grande testimonianza; la prima, questa; che la Chiesa, che sembrava avesse esaurito davvero la sua capacità istruttiva — pensate all'illuminismo, pensate davvero a tutta la filosofia, a tutte le correnti di pensiero del secolo scorso e ancora del nostro — la Chiesa mediante questo miracolo della Società Salesiana, diventa ancora maestra di folle, immense folle di gioventù. E dice loro parole belle, alte, serene, positive. È una scuola davvero confortevole. Non è una scuola arti
ficiale. Si direbbe sia una scuola cavata nello stesso tempo dall'e)erienza più palpitante della vita moderna come dalla più tradizio fale
i
e fedele parola del magistero ecclesiastico. La Chiesa in questo fe o-meno si è dimostrata capace oggi di essere ancora Maestra delle nu ,ve generazioni.

E poi questo fenomeno si è rivolto risolutamente, prevalentem te verso le classi popolari, verso i figli del popolo, verso quelli che h. o più bisogno, verso quelli che di solito arrestavano la loro istruzi ,ne sì e no alle prime classi elementari. Bisogna cavar fuori un por *lo che sappia vivere, che sappia guadagnarsi il pane. È nata da quest' . sia di educazione popolare la scuola che noi adesso in Italia celebri. o come la speranza del nostro domani, cioè la scuola professionale he connette alle materie teoriche quelle del lavoro manuale e del lavoro tecnico e professionale.

E anche qui la Chiesa ha avuto testimonianza dalla Società di Don Bosco di essere non soltanto Maestra ma Madre. E noi dobbi. o essere gratissimi alla Provvidenza che sotto i nostri occhi ci fa ve. -re come l'antico seme di Cristo nella sua Chiesa verdeggi ancora • er questi rami così potenti e così fiorenti, che ci fanno vedere nella C • • sa le capacità che il suo divin Fondatore vi ha infuso. Don Bosco è st o, direi, colui che ha tratto fuori queste energie sepolte dal cuore della Chiesa e la Società Salesiana le va sviluppando e diffondendo el mondo ».

OGGI È GIORNO DI SPERANZA!
Tra tutti i Centri Salesiani Milanesi quello di Arese fu certo il più caro al Card. Montini. Fu lui ad affidarlo ai Salesiani, e ne seguì attentamente gli sviluppi ben conoscendo le difficoltà di rieducare giovani socialmente disadattati.

In occasione della benedizione e posa della Prima Pietra del Laboratorio di Tipografia, Sua Eminenza rivolgeva ai giovani questo commovente invito alla gioiosa speranza.

(21 aprile 1960)
1. La speranza. - 2. Un compito difficile. - 3. La speranza nel cuore. - 4. La Madonna, speranza nostra.

Signori, cari Salesiani e voi carissimi figlioli: mentre sto ascoltando e osservando queste belle cose che ho davanti agli occhi, io sto cercando in fondo all'anima mia quale sia il sentimento dominante di questa scena e di tutte queste cose che sono davanti al nostro spirito e ai nostri occhi e, se devo dire quello che spontaneamente mi viene al cuore, il sentimento dominante è quello di una grande speranza.

1. Sapete che cos'è la speranza ? La speranza è il desiderio di qualche bene possibile.

Direte: cosa da nulla. Non è così!
Guardate che il sapere che il bene è possibile, dà all'anima una grande energia e una grande consolazione. In fondo quando ci sono delle cose che non vanno bene in questo mondo, se si va ad approfondire e ad esaminare nei protagonisti, quelli che sono responsabili di queste cose stesse, si vede che sentono la sfiducia, che c'è, vorrei dire una parola grossa, ma che alcune volte è vera: la disperazione.

Quante volte si sente dire dalla gente: « che vuoi farci ? non c'è niente da fare. Non si può. Abbiamo già provato. Eh! Io so io. Che viene a insegnarci lei! Abbiamo già provato tanto e qui non si può fare di più. La gente bisogna prenderla com'è, e a questo mondo bisogna rassegnarci così ». Parole che sembrano essere positive e convincenti, convalidate dall'esperienza; che sembrano essere vere
e che lascerebbero, se davvero fossero vere, una grande delusion e una grande amarezza nel cuore, cioè quella di dire: « non c'è me te da fare ». Quando sono venuto qui, e l'ha ricordato adesso il Salesiko che ha parlato, quattro anni fa, mi ricordo che eravamo un po' , tti in queste disposizioni d'animo: che si può fare per Arese ? E sicc.' e non era stato un Istituto senza cure, senza offerte, senza intere-,amenti, senza sforzi di tante che, pur devo dire, saranno certame te delle brave persone, e il vostro Istituto non era allora quello ch è adesso, sembravamo dire: « mah! si potrà far fare qualche cosa di più o non è invece un terreno ingrato, un terreno sterile quello ( he abbiamo davanti, che non può dare altri frutti ? ».

2. E fu lì che si fece il rischio di dire: « proviamo! ».

Io fui esortato e lo devo dire in pubblico, perchè non vorrei he fosse soltanto di quelli che si sono occupati del vostro Istituti il merito della sua rinascita; la prima parola fu di S. E. il Prefetto di Milano, Alberto Liuti, che adesso sta Prefetto a Roma, il q .le mi disse: « Non si può fare qualche cosa ? ». E dire questo a me - ra come mettere alla prova non solo la mia buona volontà, ma la i fede, la fede che rappresento come sacerdote e come vescovo. Possi t ile che il cristianesimo, la religione cristiana non sia capace di fare qual, he cosa di più di quello che è già stato fatto ? Dire così e dover acce e la sfida, dover affrontare la prova, fu la stessa cosa.

Fu allora che ci rivolgemmo ai Salesiani; i Salesiani stessi (bis(); na dirlo non perchè loro fossero stati timidi e timorosi davanti a n grande compito: il cuore di Don Bosco non trema mai davan ai grandi compiti che sono loro messi davanti per il bene della giove ' , ma perchè da bravi educatori, da gente esperta del mondo giovi t'le
e del mondo moderno intuivano le difficoltà), dicevano: « Tremen3 a-mente difficile! Esige sforzi enormi: come possiamo fare ? ». E fu allora che il Superiore Maggiore della Società Salesiana, Don Ziggi col quale io ho tanti rapporti e al quale mi lega una grande devozi E ne
e una grandissima stima, fu allora che alle mie preghiere egli di .e: « Proviamo! ».

E si provò; e bastò questo, direi, come se fosse da scavare in i terreno dove sotto c'è dell'acqua. La polla di acqua incominciò sui.to ad essere sorgente e ad essere magnificamente promettente e lumi osamente limpida. Perchè ?
Innanzi tutto perchè li conosco questi vostri educatori Salesiani. Essi ci si misero con tutto il loro cuore. E io voglio dire anche a voi, carissimi Confratelli, Figli di Don Bosco, siate contenti di quello che avete compiuto e che vedete, perchè una volta di più vi è data la prova che osando si ottiene, che sacrificandosi non si perde il proprio sforzo, che misurando col cuore e non con altre misure il bene da fare, il bene si apprende e si realizza. Avete compiuto del bene sempre con la vostra arte della dedizione completa, dell'amore ai figlioli, della fiducia in Dio, della fedeltà alle vostre tradizioni, ed ecco il bene lo abbiamo davanti. È stato possibile.

E dietro a questo quant'altro mai! le Autorità, i Comitati e specialmente i Benefattori. Questa gentile e brava, instancabile Benefattrice che abbiamo adesso segnato con un titolo venuto dal grande Pontefice Romano che dice: « Sì, merita di essere citata davanti alla gratitudine e davanti al plauso dei buoni, perchè ha compiuto davvero opera benefica e veramente meritevole di essere chiamata cristiana ». È venuta anche questa cosa che non si aspettava, non era nei calcoli; eppure è venuta, ed ecco che il bene ha avuto una nuova espansione.

Io so che i vostri laboratori si sono rifatti; so che questo cortile ha cambiato volto; so che quest'oggi metteremo delle prime pietre; so che inaugureremo la palestra. Sembra che il vostro Istituto sia pieno di fecondità e di promesse. Sono proprio queste promesse, che traggo dal bene già compiuto, quelle che mi rendono lieto e che mi sono davanti, quasi a ricompensa degli sforzi compiuti e il presagio che altri risultati ed altre conquiste sono davanti a questa che diventa una magnifica istituzione.

3. Il mio pensiero va ancora più profondo e più intimamente: arriva a voi, carissimi giovani, arriva a voi, perchè questa speranza non è soltanto mia e di chi si occupa dell'Istituto, ma deve essere vostra. Io vorrei leggervi nei cuori; vorrei rendermi capace di fare quello che si fa nell'esame di coscienza e cioè di conoscere se stessi. Dite se sbaglio o se voi nei vostri anni e giorni precedenti non avete avuto momenti di collera, di disgusto, diciamo di disperazione ?
Fanciulli e giovani come siete, avete fatto questa triste esperienza del credere impossibile l'essere bravi, impossibile godere le gioie della vita, e vi siete così abbandonati a « quel che veniva, veniva ».

Adesso che siete qui, io vorrei dirvi: guardate che la speri= non la dovete cercare soltanto nelle mura che vi circondano, !elle officine e nelle scuole che sono aperte a voi, nei bei locali che vi • pitano, nell'andamento ordinato di questa casa, nella bontà educa, 'ce dei vostri maestri, nell'interesse di tanti Benefattori e di tante Auto
Sapete: la speranza la dovete cercare nel vostro cuore, anche de tro di voi. La speranza è questa: che voi siete bravi, che voi siete b mni, che voi siete... Voi avete cercato di divertirci un momento fa, ustrando con questa bella scenetta le vostre manchevolezze e ren gendole piacevoli. Ma appunto perchè avete fatto un po' di fars., su questo, volevate dire il contrario. E il contrario è questo: che - ete bravi ragazzi e che potete fare del bene nella vita e che la vita no vi preclude i suoi sentieri, e che potete guardare lontano anche voi on grande sorriso e con grande desiderio.

I giovani hanno bisogno di andare avanti sul sentiero della ha con la fronte alta, col. cuore teso e con lo sguardo lontano. Qu -sto che vi era ieri quasi interdetto e quasi proibito, oggi vi è riconcc so non solo, ma siete quasi esortati a dire: siate lieti, siate contenti, aggi è giorno di speranza. Da questo Istituto potete guardare com. se
foste davanti ad un osservatorio sul cammino che vi resta. Il . 'no
sarà buono, il cammino sarà bello, se lo volete.

4. La speranza nel cuore io vorrei ridestare quest'oggi in rn:fzo a voi, che vuol dire poi la letizia, la bontà, il buon volere.

Se non bastano le parole, se non bastano i visi che vi circond., o, e se non basta neanche quella scintilla di buona volontà che erto vi scoppia nel cuore, guardate là, la Madonna, che abbiamo ad i.so messo qui in mezzo a voi. Sapete com'è la preghiera che noi Le rivolgiamo ? Spes nostra ! Un latino facile, che vuoi dire « sper. t a nostra ». Io ho letto là sotto che « senza una mamma nella vita on c'è scopo ». La mamma di solito resta dietro a noi, ci precede, ci ha dato la vita, invecchia, e noi passiamo e andiamo avanti per il no- ro sentiero.

Come può essere scopo una mamma ? Lo scopo sta davanti a oi, la mamma invece per natura delle cose sta dietro a noi: ci guida ci educa, ci chiama, ci dice: « avanti, figlioli » e poi ci si congeda ed è il giorno amaro in cui la mamma ti lascia. Ma la Mamma che a -te davanti, è una Mamma davvero che ci ha dato la grande vita cristi. e a,
è quella che ci fa abili al bene, contenti, ma anche una Mamma che ci aspetta. È la Mamma davanti, la Mamma che ci guida, la Mamma che ci chiama, la Madre che ci insegna il sentiero: è davvero la Madre della speranza.

Vorrei che tutte le volte che voi qui entrando, qui giocando, o qui passando La guardaste, sentiste rinascere in voi questo senso di fiducia nella vita, illuminato dallo sguardo dolce e materno di Maria SS.ma, che non si contenta di guardarvi e di lasciarvi lontano e soli, ma con la Sua materna grazia, vi guida, vi parla nel cuore, vi protegge e chiama sopra di voi i favori del cielo.

Sia per tutti questo un giorno di letizia, sia un giorno di gratitudine per il bene compiuto, sia un giorno di contentezza per le cose belle che guardiamo, ma sia anche per tutti e per voi, specialmente, un giorno di speranza perchè è la vita, diciamo veramente, la vita cristiana.

DON BOSCO SEPPE « TIRAR FUORI » DAL RAGAZZO L'UOMO COMPLETO
Omelia tenuta ai giovani dell'Istituto salesiano di Milano Ball' .rcivescovo Mons. G. B. Montini.

(31 gennaio 1961)
1. Don Bosco sapeva capire i ragazzi. - 2_ Il segreto d'o:.• ragazzo: la bellezza dell'anima. - 3. La sua umiltà e fac" tà a pregare. - 4. L'ottimismo e la grazia. - 5. Un'arte che e. - siasmb Don Bosco: educare.

1. In ogni ragazzo vi è un segreto. Don Bosco considerava i raz . zi come voi considerate un enigma, un indovinello di quelli che bisot, a decifrare. In ogni ragazzo vedeva qualche cosa di profondo, di mis erioso, di difficile da interpretare e si era fatto un occhio straordin. o, diremmo un occhio clinico, un occhio capace di penetrare sub' o.

Se ne intendeva! E cioè, capiva. Capiva i giovani, capiva i f. ciuffi, capiva i ragazzi.

Se io adesso volessi domandarvi: « Non è forse uno dei vo- ri dispiaceri maggiori quello che vi capita alcune volte quando non si te capiti ? Per esempio, vi capita un castigo, un rimprovero, una tir ta d'orecchi o che so io, e voi, nel vostro cuore, dite: "Non lo merita o; non ha capito, io facevo non per fare il cattivo, ma così..." ».

Cioè, tante volte, nei vostri dispiaceri, anche in casa, anche qu. o
i vostri genitori vi sgridano, voi dite: «Ma perchè, che male c ? Perchè sono così nervose le persone grandi ? ». Non siete abbast. a capiti. E se voi trovate uno che vi capisce (e di solito fra ragazzi d al a stessa età vi capite meglio) allora diventate amici, diventate ap si i con la gente che vi legge nel cuore e vi capisce.

E Don Bosco era uno bravissimo a capire i ragazzi e a vedi re non soltanto la loro faccia così come la può vedere qualcuno, ti a vedere coi raggi che penetrano dentro, vedere all'interno di un ragaz o, sapere leggere nell'anima; era uno dei doni più stupefacenti e • le e sollevavano maggiore meraviglia.

Tante volte nella sua vita, si legge di ragazzi a cui Don Bosco si rivolgeva dicendo: « Tu hai fatto questo. Di' la verità! ». E il ragazzo restava incantato, stupito e chiedeva: « E come lo sa ? ». Don Bosco aveva l'occhio che vedeva nei ragazzi e si entusiasmava, aveva la passione di leggere nelle anime, come ci sono quelli che hanno la passione di leggere nei libri o di guardare le stelle o di fare i conti... E vedeva che in fondo all'animo del ragazzo c'è un segreto...

2. Che cosa vedeva ?
Vedeva uno specchio. Si, un riflesso. Se voi poteste capire questo, potreste anche capire il segreto di questo entusiasmo per la fanciullezza, per la gioventù, per i bambini, per tutta quest'opera educativa che adesso è tanto sviluppata, ma che ha il suo segreto proprio in questa visione profonda dell'animo del ragazzo. L'anima del ragazzo è come uno specchio. Che cosa riflette ? Eh... Questo è difficile ancora di più a dire. Ma noi lo sappiamo bene quando leggiamo nel Vangelo che ci dice quelle parole che sono l'esaltazione del bambino e del fanciullo, quando Gesù ha preso un fanciullo piccolo e l'ha messo in mezzo alla gente che lo stava ad ascoltare e ha detto a tutti: « Se voi non vi fate piccoli come questo fanciullo, non sarete cittadini del Cielo. E guai, guai a chi scandalizza, a chi profana uno di questi fanciulli, perchè gli angeli — oh, qui andiamo nella visione — perchè gli angeli che li assistono vedono sempre la faccia del Padre Mio ».

C'è una visione dentro l'anima dei fanciulli e dei ragazzi che il ragazzo stesso non conosce: è la faccia di Dio che si rispecchia in fondo al ragazzo...

Figlioli miei, quando vi raccomandiamo: siate puri, non macchiatevi di cattivi pensieri o di cattive azioni, noi vediamo in voi questa bellezza sovrana che non è paragonabile a nessuna bellezza esteriore perchè è una bellezza celeste caduta nella vostra anima.

Siete stupendi come angeli. Siete belli come un incantesimo di. Paradiso, siete più belli delle stelle che noi vediamo nelle notti d'estate sopra il nostro capo, perchè le stelle rappresentano si una bellezza di Dio .e cantano in silenzio la gloria del Signore, ma non sono vive, mentre voi siete vivi, voi siete divini di questa bellezza riflessa che è in voi.

3. Siete piccoli, siete deboli, siete inesperti, vi manca tutto, e in questa vostra bellezza vediamo riflessa una cosa che gli uomini dimen
ticano e che è indispensabile invece per definire l'uomo e per e(i etterlo in relazione con Dio; cioè l'umiltà. La vostra umiltà è . he questo riflesso di Dio. Somigliate tanto alla Madonna che è la j.iù umile di tutte le creature e avete anche il coraggio di dire ciò ch: gli uomini grandi non hanno più il coraggio di dire e cioè: io sono un essere piccolo, sono un essere che ha bisogno, sono un essere ch.. ha fame, sono un essere che sa piangere!
Sapete piangere ? Guardate che è una grande dote nostra, per hè il pianto è un grido. È un grido che si traduce, a saper bene le c se, nella manifestazione più grande dell'anima umana. Qual è la m.$ '- festazione più grande dell'anima umana e che è tanto vicina la vostra piccola anima ? È il grido di preghiera.

Voi siete i più idonei a pregare. Quando oggi vi sentivo can I4 e con queste voci spiegate, mi venivano le lacrime agli occhi. Sa ete perchè ? Ma perchè davvero questa è voce che il Signore deve ascoltare. Perchè è voce sincera, è voce che non mente quando ce: « Signore, ho bisogno di Te, ho bisogno di essere salvato, ho bis(); o di essere educato, di essere sorretto, Signore dammi il pane quotidi. o. Ho bisogno! ». Mentre gli uomini, quando diventano adulti, facilm te diventano degli illusi e cioè dei superbi che dicono: «Io non ho bisogno di nessuno. Io faccio da me. Io sono sufficiente. Io seno bravo. Non voglio umiliarmi nè a pregare nè a chiedere ». Ed è pro rio questa superbia che li rende opachi, che li rende incapaci di riflet: -re Dio e di parlare con Lui. Voi invece ragazzi, quando siete veram.• te ragazzi, riconoscete la vostra piccolezza e le vostre necessità e d e:
« Signore, dammi il tuo aiuto, dammi il mio pane ». E io non ei
mai di parlarvi se dovessi vedere tutte le ragioni, tutti i titoli he sono stampati nelle vostre anime e che parlano di Dio.

4. E la vostra letizia, figlioli miei! Siete allegri ? Io vi domanda o: sapete piangere ? E adesso vi domando: sapete ridere ? Ma qui.to sorriso è una cosa stupenda, una cosa bellissima. Don Bosco vol va che i suoi ragazzi fossero sempre lieti, fossero sempre allegri; lo voleva San Filippo e lo voleva San Paolo. Lo avete sentito leggi -re adesso nell'Epistola! « Ma state contenti, state lieti ». Il ragazzo = à poco istruito, poco colto, ma ha almeno questo istinto della vita F he è l'ottimismo, il saper godere delle cose, il sapere essere lieto il bisogno di zufolare e di cantare, di ridere e di godersela, qui.ta
smania di felicità che è in voi. Forse sarà una felicità che è improvvisa, quindi felicità che va corretta e va educata. Ma questa vostra attitudine a celebrare la vita e i doni che circondano la vita, anche questa è grazia divina impressa nelle vostre anime.

E volete di più ? Certamente l'occhio di Don Bosco arrivava qui,
e ce lo dice quella sua smania di voler sempre confessare i ragazzi, di voler sempre dare la grazia del Signore. Voi, se siete buoni e veramente ragazzi cristiani, portate il Signore dentro di voi. Siete i tabernacoli più idonei a portare la Grazia di Dio. Ecco perchè noi vogliamo i chierichetti intorno all'altare. Perchè sono i nostri angeli. Ecco perchè coi ragazzi ci troviamo bene, perchè sono davvero facilmente simili agli angeli. Sono facilmente in Grazia di Dio, si pentono volentieri, domandano perdono, si confessano con facilità e poi subito ritornano puri, ritornano innocenti, ritornano santi.

Tutto questo è il segreto vostro, figlioli miei, ed è questo che ha entusiasmato Don Bosco e lo ha reso... e lo ha reso... geloso, geloso di voi. È come quando si vuol bene ad una cosa e quando si ha un tesoro; con che cura bisogna custodirli e non lasciarli per le piazze
e per le case così dispersi. Bisogna trovare, fare delle case per loro, delle scuole, dei giochi, dei dormitori, dei refettori. Bisogna custodirli. E poi, e poi... ha visto che da tutto quello che voi avete, bisogna tirar fuori, questo bel riflesso di Dio, questo colore della Divinità; bisogna metterlo in evidenza.

5. Sapete cosa vuol dire « educazione » ? Nel senso etimologico, ma anche nel senso reale, vuol dire « tirar fuori », « e-ducere ». Ecco perchè Don Bosco è diventato maestro. Ecco perchè Don Bosco è diventato un artefice di cavar fuori da quello che voi avete nell'anima
e che forse voi stessi non conoscete: le grandi virtù, le energie sopite, le capacità nascoste, l'energia che voi avete implicitamente nell'anima. Siete dei semi che potete dare un fiore, un frutto, un albero, una vita completa.

E Don Bosco tirò fuori l'uomo dai suoi ragazzi. Tirò fuori l'operaio, il giovane operaio nuovo, il professionista, lo studente, l'uomo completo dalle virtù naturali energiche e robuste, virili e costanti; l'uomo, ma non soltanto l'uomo a cui mira, in fondo in fondo, l'educazione profana che non conosce questi segreti profondi dell'anima umana, tirò fuori l'uomo, direi, come era Gesù: ambivalente, che vuole dire
dalle due facce, o meglio, dalle due nature. Tirò fuori l'uomo il cristiano, l'uomo umano e l'uomo divino, l'uomo della terra e l'uo o del cielo, l'uomo completo. E questo è il segreto di Don Bosco ed è quest'arte che l'entusiasmò e furono i suoi ragazzi che lo res ro folle di passione e capace di tutti i sacrifici per quest'opera gr. de che non ha l'eguale, quella di cavare dai piccoli uomini delle sta i e perfette e delle creature come Dio le ha concepite: figli della te ra e figli del cielo.

E allora ? Allora comprendete perchè Don Bosco vi ha ama e voi comprendete perchè dovete amare Don Bosco. Figlioli miei, p . - seranno degli anni. Quanti anni resterete qui dentro ? Due, tre, cinq i e, dieci... e poi ? E poi anche voi vi disperderete per le vie della te a, del mondo, chi nelle officine, chi negli uffici, chi nelle scuole, hi in tutte le carriere; vi sparpaglierete in questa società. Ebbene ric )rdetevi di questa festa di Don Bosco e di quello che io vi dico adesso. Ricordatevi che siete stati amati. Ricordatevi che siete stati cap ti. Ricordatevi che nessuno, come questa scuola di Don Bosco, ch. è la scuola cristiana, ha cercato di far di voi dei giganti, degli uom veri, dei cristiani fatti, delle esistenze autentiche. Questo ha fa o l'amore di Cristo per i ragazzi e per la gioventù. E se vi ricorder te di questo, io penso che voi resterete sempre capaci di essere qu o che il Vangelo ci vuole tutti, di essere sempre fanciulli e cioè sem ire puri, sempre capaci di pregare, sempre capaci di sorridere e di s i e-rare nella vita, sempre capaci di riflettere il volto di Dio n1 e vostre anime.

DON BOSCO E LA FORMULA SALESIANA
Discorso del Card. Montini ai giovani dell'Istituto salesiano di Milano.

(31 gennaio 1962)
1. Don Bosco, un amico. - 2. Don Bosco e il gioco. - 3. Don Bosco e lo studio. - 4. Don Bosco e il lavoro. - 5. Formula salesiana.

1. Figlioli carissimi, ci troviamo anche quest'anno con la grazia di Dio, insieme per celebrare la festa del vostro Santo, San Giovanni Bosco, che, dal vostro condiscepolo, che tutti vi ha rappresentati nel dare a me il saluto, è stato giustamente chiamato : « il nostro amico ».

Don Bosco, amico! E con gli amici la festa diventa facile e diventa lieta; ed io vorrei davvero che questa vostra celebrazione che comincia qui con la preghiera e che poi avrà il suo seguito fuori della Chiesa, fosse una celebrazione lieta, festiva; proprio come un incontro con un amico. Vi sarà stato parlato cento volte di Lui e perciò lo conoscete e mi pare che attribuire a Lui questo titolo, non sia difficile. Se Don Bosco non è amico dei ragazzi e dei giovani, chi lo può essere ? Abbiatelo sempre presente e caro sotto questo titolo: Don Bosco, « amico dei ragazzi ». Ma vorrei che ciascuno di voi si appropriasse questo titolo e piuttosto che dire genericamente: « Don Bosco è l'amico della gioventù », ciascuno avesse a dire: « Don Bosco è l'amico mio »; vorrei cioè che ciascuno di voi avesse per lui questi sentimenti affettuosi di fiducia, di stima e di amicizia.

Dimostrare che Don Bosco è l'amico dei ragazzi mi pare superfluo, specialmente qui in questa Casa dove siete circondati da questi vostri bravi educatori che continuano l'opera sua e ne vivono lo spirito e dimostrano tanta e tanta amicizia, tanto interesse per voi, tanta vicinanza di spirito, tanto desiderio di farvi del bene, di farvi contenti. Ripeto, dimostrare che Don Bosco è vostro amico, mi sembra superfluo. Dimostrare il perchè Don Bosco si è così innamorato dei ragazzi è più difficile; qui si dovrebbe andare a tante altre ragioni che adesso non vi dico. Vorrei invece farvi una domanda che deve diventare
in voi una riflessione: come Don Bosco è stato amico dei ragazzi ? Qual è la forma che Lui ha adottato per essere vostro amico ? Co 11,e Don Bosco è stato amico della gioventù ?
Sembra che l'unire questi due termini, « Don Bosco » e « gioventù ), non sia poi così facile. Don Bosco è un prete; lo vediamo semp e vestito da sacerdote ed è caratteristica questa sua figura vestita di nen, la grande tunica nera che porta il sacerdote cattolico. Ora que a tunica nera lo qualifica prete, lo unisce alla Chiesa, all'altare, al a religione piuttosto che alla gioventù. A prima vista sembrerebbe n.. simpatica la figura d'un uomo vestito di nero in mezzo ai ragaz i che sono invece pieni di letizia e di vivacità. Don Bosco invece è diventato amico dei ragazzi. Ma in che modo ? Perchè ha sapu o unire la religione alla ricreazione.

2. Qual è la manifestazione dei ragazzi più spontanea e più cara - teristica ? Qual è la cosa che vi piace di più ? Il gioco. Non abbi. o forse abbastanza riflesso sopra questa prima attività della vita c e nasce, che cresce, attività che noi grandi chiamiamo superflua, inuti e perditempo, magari anche una seccatura. Il ragazzo desidera giocar desidera esplicare le sue facoltà che stanno per destarsi, deside a prendere cosciente consapevolezza delle sue forze, della sua capaci di pensare, di fantasticare, di muoversi. Il gioco sembra una co a distante e quasi non associabile alla religione; infatti, se si gioca p r esempio, in Chiesa, subito si è castigati e ripresi. Si direbbe che n.. si possa unire la religione al gioco, e cioè unire un prete, un Don Bosc 3, alla gioventù; e invece ecco che qui comincia la caratteristica di ques o vostro Santo amico: Lui ha saputo congiungere il gioco alla religione; non ha proscritto il gioco, non ha rimproverato i ragazzi cui piace giocare, non ha bandito dal suo programma educativo la ricreazion , anzi ne ha fatto un capitolo speciale, e ha sviluppato l'attività d -1 gioco: ha creato teatrini, ha creato palestre, cortili, ha cercato che i suoi giovani si avvicinassero a Lui e non in fila come tanti soldati o come tanti chierichetti, ma ha voluto che si avvicinassero a L come ragazzi che corrono, che cantano, che gridano, che si diverton r ; e si è messo in mezzo a loro ed ha saputo (sembra la cosa più sempli t e di questo mondo, ma guardate che è una specie d'invenzione) a saputo unire il cortile del gioco con la Chiesa della preghiera. È a trovata, una bella trovata, che Don Bosco, da occasionale che e, a
prima, ha fatto diventare organica e programmatica; ha svelato agli educatori, a noi preti, ai genitori e a tutti quelli che si occupano dei ragazzi, che si può e si deve benissimo unire la preghiera e la letizia del gioco, l'educazione religiosa e la ricreazione. Proprio perchè ha capito il vostro cuore, la vostra indole, diciamo pure il vostro bisogno di giocare e non l'ha represso, castigato, cacciato lontano, ma ve l'ha coltivato, l'ha reso vivace, lo ha reso nuovo, l'ha reso geniale, l'ha reso spontaneo e l'ha, in un certo senso, consacrato. Ecco perchè Don Bosco si è mostrato vostro amico e, ripeto, ha unito religione a gioco.

'3. Che cosa fa un ragazzo ancora? Qual è l'attività vostra caratteristica ? « Eh! — direte — andiamo a scuola! ». A scuola cosa si fa ? S'imparano tante cose, ci si annoia un po', si studia, si legge, si conoscono tante scienze. Anche questa cosa, sembra a prima vista distaccata dalla religione, sembra che non abbia niente a che fare la scuola con la chiesa, che l'andare in chiesa sia tutt'altra cosa che andare a scuola, sembra cioè che tra questa attività, che è pure caratteristica
e fondamentale degli anni primi della vostra gioventù, e l'educazione religiosa non sia una possibilità di alleanza. Abbiamo degli esempi che hanno preceduto Don Bosco: quanti Santi sono stati maestri ed educatori! Don Bosco ha, direi, fatto un'alleanza con la scuola ancora più stretta che gli altri Santi, perchè — e qui il mio pensiero va con tanta ammirazione e con tanta gioia ai vostri sacerdoti, ai vostri professori, ai vostri maestri — perchè ha tanto associato la vita religiosa con la vita scolastica che ha obbligato i vostri maestri a convivere con voi, a mangiare con voi, a giocare con voi, a pregare con voi. Ciò non è sempre così nelle altre forme educative che sono pure cattoliche e sono pure buone. Ciò ha stretto ancora di più i vincoli tra scuola e chiesa, e del prete ha fatto un maestro e del maestro ha fatto un educatore e dell'educatore ha fatto un uomo capace di iniziare gli altri ai più alti gradi della vita umana, cioè al contatto ed al colloquio con Dio; ha congiunto preghiera e studio; grandissima cosa! e perciò voi trovate nelle vostre scuole spontaneo
e simpatico e quasi connaturale che dalla chiesa si passi alla scuola
e dalla scuola si passi alla chiesa. Anzi, facciamo una specie di triangolo: chiesa, cortile per giocare, scuola. Questo triangolo è la creazione di Don Bosco.

4. Ho detto male, sapete, dicendo triangolo; avrei dovuto dirci quadrilatero; perchè Don Bosco ha associato un'altra delle vostr - attività alla vita religiosa. Cosa fate voi dopo avere studiato e giocato Voi pensate: « Eh, devo andare a lavorare, bisogna che impari mestiere, bisogna che sappia guadagnare il pane, devo cercare curvarmi anch'io su questo banco di lavoro, su questa terra, su ques materia, per sapere estrarre da questa materia inerte e bruta qualch; cosa di utile, oggi uno strumento di lavoro, domani un oggetto chval qualche cosa; devo imparare un modo di guadagnare la vita, cio il mestiere, la professione, il lavoro ».

Ed anche questa cosa la troviamo tanto naturale in queste belle case dei nostri. cari Salesiani, che uniscono l'officina alla chiesa, all scuola, al cortile; troviamo tanto naturale questa associazione di cos
e di attività. Proprio nel secolo scorso, nel secolo di Don Bosco, • lavoro che si era sempre svolto all'ombra della chiesa e della fed (un grande Santo educatore di popoli, San Benedetto, aveva insegnati la formula « ora et labora » che vuol dire: prega e lavora, e per seco la nostra civiltà aveva tenuto insieme queste due cose) nel secoli, scorso, nel mondo del lavoro, avviene una frattura che dura ancor una separazione, una inimicizia quasi: chi lavora deve essere anzi clericale, chi lavora non deve andare in chiesa, fra lavoro e chies non c'è nessuna parentela.

5. Don Bosco invece ha saldato con vincoli esterni, e con vinco • interni del vostro cuore, questa amicizia e questa alleanza fra lavoro
e preghiera, fra lavoro e chiesa, fra officina e casa di studio e di pre ghiera. Ha fatto un quadrilatero: la chiesa, la scuola, il cortile, l'officin. Questa è la formula di Don Bosco, è la formula che interpreta tua. la vostra attività, la raccoglie e la santifica. Vogliamo ancora giocar con termini geometrici ? Invece di quadrilatero dovremmo dire: u centro con tre raggi: al centro la chiesa, la preghiera, Dio che santific,:
e illumina la vita che cresce, la vita che lavora, la vita che pensa • che studia, e intorno questi tre campi della vostra attività giovanili. IZ vostro gioco santificato e reso lieto e reso vivace ed accolto in pien cittadinanza nel programma di Don Bosco. La scuola, col grand sviluppo di libri, di metodi, di studi e con la grande sapienza i, sapere svegliare dentro il ragazzo le sue energie, la sua capacità i comprendere e di agire. E poi la fatica, il lavoro manuale, l'uso deg •
strumenti, la capacità di essere produttivi nella società, nell'officina, nello 'stabilimento.

Questi tre campi sembrano circolare e incentrarsi nel campo sublime di cui adesso ci stiamo occupando: la preghiera. Per questo,
figliuoli miei, per questo Don Bosco è vostro amico. Io non ho fatto
che accennarvi a delle cose che vi sono davanti tutti i momenti e che vi sono evidenti. Ma pensatele, oggi, celebratele, dite grazie a
Don Bosco come a un vero benefattore, come ad un vero papà, come
a un vero amico. Ha teso le sue mani, ha teso tutta la sua vita, il suo cuore, il suo genio verso di voi e vi ha spianato queste strade
e le ha rese, come dicevo, programma della vostra educazione, le ha rese facili, le ha rese belle, liete, oneste, le ha moltiplicate sulla faccia della terra; e qui, in questa casa benedetta, le offre anche a voi. Dovete volergli bene.

E lasciate che io finisca con una raccomandazione, oltre a quella di pensare a questa formula salesiana, nella quale per vostra fortuna
siete stati accolti. E la raccomandazione è questa: l'alleanza, l'ami
cizia, le parentele che qui avete imparato a stringere fra la ricreazione
e lo studio e il lavoro, tutto ciò dev'essere un'alleanza che rimane,
che rimane domani quando sarete fuori in altre scuole superiori,
domani quando andrete nei campi sportivi a giocare e a divertirvi, domani specialmente quando sarete uomini di lavoro negli studi, negli
uffici e nelle officine, nei posti insomma in cui sarà la vostra vita.

Ditemi una cosa: Lo ricorderete Don Bosco ? E ricorderete che Don Bosco ha trovato il segreto di rendere buoni, onesti, equilibrati
e santi questi campi di attività umana, perchè li ha centrati nella fede, perchè ha proiettato la luce che viene dalla religione e dalla Chiesa sopra questi campi ?
Lo ricorderete ? Cioè saprete unire la fede che qui professate, la preghiera che qui cantate e pronunciate in tutte le altre vostre attività ?
Io taccio; voi ci pensate e nel cuore, mentre diciamo la Santa Messa, dite a Don Bosco: « Si, sì, io sarò per te, o caro Don Bosco, un amico fedele ».

SYMPOSIUM DI APERTURA DELL'ISTITUTO PSICO-CLINICO IN ARESE
Il Centro di rieducazione di Arese nel 1962 si arricchi, a di un nuovissimo Istituto psico-clinico e di orientamento professi. ale.

(29 maggio 1962)
Per concludere questo symposium diremo semplicemente 1 i ae pressione che credo condivisa da tutti i presenti, cioè che q -sta riunione ci è molto istruttiva e molto confortante: istruttiva, pe chè ci fa vedere e osservare sia la realizzazione concreta e pratica e un Istituto modernissimo, ben attrezzato e capace di raggiungere i .uoi scopi, e ci fa vedere aspetti tecnici particolari, scientifici dell' stituto, che ci dicono quanta saggezza, quanta esperienza, quanta -fficacia deve essere accumulata in questo strumento di rieducazi ne, di orientamento della gioventù.

Molto consolante, perchè immagino che ciascuno di noi ha su ho, specialmente in questi ultimi tempi, l'ingrata impressione, qu. i la paura, di veder crescere una gioventù ribelle, indisciplinata, in ontenibile, che bisogna domare con tutti i soccorsi della viole .1, o degli interventi pesanti o dei castighi, per trovarcela ancora qui ostile, impenetrabile e pronta a delinquere in ogni favorevole occasione
Chi non ha sentito parlare dei teddy-boys come di una e;aga propria della nostra società, non soltanto italiana dove le manif -tazioni, che io sappia, sono molto più contenute che non in altri P : esi. Si direbbe proprio che la nostra organizzazione sociale, la nostra acchina civile produce anche questi scarti, questi cascami umani, che sono poi una grande peste e quasi una visione molto, molto t *ste di qualche errore in radice, che viene alla fine in evidenza.

L'accorgerci che c'è invece un mezzo, il vedere che ai prog essi tecnici della nostra società (come è progredita! come è ricca! me è potente! come è organizzata! come è tecnica! come è scient" • ca!) corrispondono finalmente anche i progressi umani, i progressi mirali, l'adeguazione dello spirito umano al maneggio e al non soffoc. • -nto degli strumenti che l'uomo stesso ha creato, ci reca, ripeto, gr nde
consolazione: cresce il livello morale e uguaglia quello tecnico-scientifico esterno; cresce la ricchezza, la carica di princìpi interiori dell'uomo man mano che crescono i suoi strumenti e la sua potenza esteriore.

Ci fa molto piacere, ripeto, questo, perchè prima di tutto, credo che torni a consolazione dei promotori stessi, cioè dei Salesiani.

Io che sono stato testimone della generosità iniziale con cui loro
hanno preso quest'opera, che non è nata da loro, che esisteva, ma che non aveva trovato ancora la sua capacità educativa e la sua espressione
morale; se la sono presa in mano proprio invocando Don Bosco (sono
stato io l'avvocato e non ho altro merito) con questo argomento: ma se voi educate i ragazzi bravi, sono buoni tutti più o meno; ma
bisogna che vi misuriate con quelli non bravi, con quelli inguaribili,
con quelli ribelli, con quelli pericolosi, con quelli in cui gli altri non riescono: fate vedere, saggiate il vostro metodo. Don Bosco di cui
siete tanto bravi apologeti, fatelo vedere nei fatti! Il Rettor Maggiore,
proprio sei anni fa, accettò quest'opera con generosità e abnegazione, e con una grande fiducia nella sua tradizione salesiana, e dobbiamo
tutti essergli grati; raccolgo la riconoscenza comune delle Autorità che sono presenti, della cittadinanza, delle famiglie, per dire a loro: bravi, grazie!
E sono lieto che quest'opera abbia avuto così rapidi, così evidenti, così splendidi sviluppi, perchè anche questo compenserà, non tutto,
perchè la maggior parte sarà ricompensata da Dio, ma qualche cosa
ricompenserà delle vostre fatiche, dei vostri sforzi, vedendo che non sono nè sterili nè inutili, nè non compresi dalla società che vi circonda.

Così sono lieto perchè qui ci sono dei Benefattori e Benefattrici cospicui; il vedere che la loro beneficienza è raccolta con tanta saggezza, tradotta in strumenti così positivi, così efficaci, così aggiornati con tutte le scoperte e le evoluzioni della scienza pedagogica, medica e psicologica, farà piacere anche a loro !
E io tributo anche a loro, cioè a questi Benefattori, il ringraziamento, il plauso per la loro generosità e per la loro sagacia nel beneficare opere come questa.

Vedo con piacere quindi che Arese cresce e cresce arricchendosi di uno strumento come questo. Io stavo, da incompetente, ascoltando le bellissime relazioni che adesso sono state portate alla nostra attenzione.

Stavo cercando una_ formula riassuntiva. Come posso capir io empirico e incompetente, tutto questo vastissimo e complicatissimo campo che adesso si arricchisce di gergo, di frasi, di tutte le precis oni scientifiche ?
Mi pare che tutta la nostra rieducazione, a prescindere da que.ta, è basata sopra un orientamento che è quello poi che presiede no ra al-mente a chiunque fa scuola, ai genitori che allevano i loro figl oli, ai collegi, alla società, ecc. cioè il culto del dovere. Si dice al rag. zo: tu devi. Tu devi studiare, tu devi andare a scuola, tu devi obbedi e... e l'educazione alcune volte non riesce, perchè essa non risponde a vocazione del dovere.

Questo Istituto considera nell'educazione un altro aspetto, ch: era sempre considerato, ma non era ridotto in termini nè scientifici nè terapeutici, nè così efficaci come qui potranno essere, cioè del po' ere.

Può questo soggetto compiere quelle date funzioni a cui lo chi. o ? Ha intelligenza per studiare, ha il meccanismo psicologico moral- per obbedire, ha la sua anima pronta per amare la società, per lavorar-... ?
Guardiamoci dentro: ed ecco allora che nasce questa scuola, q -sto Istituto, per guardare dentro all'anima del fanciullo, specialmen i - di quello patologico, di quello malato, di quello anormale, caraffe t;ale. Guardiamo cosa c'è: perché non può ?
E allora qui siamo davanti a delle bellissime cose: prima di do troviamo riflesso nell'anima del fanciullo le colpe della società. Q esto fanciullo è stato abbandonato, questo fanciullo non ha avuto un . r tto, una famiglia, non ha avuto tante cose, e noi facciamo colpa a I di colpe che dovrebbero risalire ai genitori, e in genere all'organizz. A one sociale. Noi lo abbiamo colpito con dei trauma psichici in tu e le maniere: coi nostri divertimenti, con la nostra stampa, con l'es i orlo con una grande imprudenza e direi quasi con incuranza agli urti che la sua psicologia non era idonea a tollerare.

E poi pretendiamo che sia un bravo ragazzo e che righi e • i "do: gli abbiamo messo davanti tutte le scuole del delitto con tutti • esti
film così affascinanti e così impressionanti per il fanciullo, poi
pretendiamo che venga ad essere buono ed a portare il fiorellini alla mamma e farle gli auguri per l'onomastico.

Ma noi lo abbiamo colpito, ferito, sconvolto, e allora dico: l'. alisi ci porta a vedere riflesso in questo specchio dell'animo del fanti-11110 i malanni sociali che cadono su di lui; ci mette davanti le ri.orse
non solo i malanni; scopriamo nella psicologia del giovane e del fanciullo ciò che la redenzione, così severa, così accusatrice delle nostre colpe, così scrupolosa davanti ad ogni minima mancanza, ma col suo trionfante ottimismo afferma: l'uomo è redimibile, l'uomo è guaribile, l'uomo è capace di bontà, l'uomo sul 'suo sottofondo ha ancora implicita una carica di virtù, di saggezza, di « naturaliter » cristiano, che basta un tocco magico — ecco il maestro, ecco il medico, ecco l'educatore — a estrarre queste energie, perché la vita rifiorisca e riprenda!
E quindi questo Istituto di diagnosi, cioè di esame delle cose, poichè sulla diagnosi si fondano la prognosi, la cura, l'educazione e l'orientamento, ci dà e ci darà la gioia di vedere i miracoli delle guarigioni.

E quando tutto questo parte da dati reali, che sono ordinariamente individuali, soggettivi, è sperabile che con tutta la sapienza di cui' l'arte educativa di Don Bosco e la sua scuola può disporre, sapremo trarre alla luce una gioventù buona, sana, forte e cristiana.

Sarà questo l'augurio che faremo all'Istituto; di poter collaborare così alle glorie della sua tradizione educatrice e al bene del nostro Paese.

GIOVANI, AMATE LA CHIESA!
Il Card. Montini ai giovani dell'Istituto Salesiano di Milano. (31 gennaio 1963)
1. Amare la Chiesa. - 2. Genialità e modernità di Don Bosco. - 3. Lavoro cristiano. - 4. La lampada della Fede.

S. Em. si disse lieto di poter celebrare la festa odierna insieme ai giovani dell'Istituto Salesiano: e poi si chiese che cosa avrebbe detto Don Bosco stesso.

Vi avrebbe parlato di un avvenimento di cui anche voi avete sentito cento volte parlare perchè riempie di sè, diciamo, la nostra storia, i giornali, le voci, i cinematografi, certamente le vostre scuole, le vostre preghiere.

Qual è questo avvenimento ? IL CONCILIO. Io non vi parlo del Concilio adesso, ma dico che Don Bosco vi avrebbe fatto ricordare questo avvenimento. Perchè ? Ma perché questo fa parte del suo programma, del suo spirito, dei suoi desideri, della sua pedagogia.

S. Em. ha poi ricordato l'episodio così significativo dell'obolo di 33 lire raccolto da Don Bosco fra i suoi ragazzi e inviato al Papa Pio IX, in esilio a Gaeta.

1. Quell'episodio, questo bell'episodio, caratterizza tutto il resto della sua vita e dà all'opera di Don Bosco una nota speciale che credo sarebbe il tema del discorso, bellissimo discorso, che vi farebbe Don Bosco se fosse qui a parlarvi in vece mia; vi direbbe: « Giovani, amate la Chiesa! ».

Nel 1870 quando a Roma fu celebrato il Concilio Vaticano I, Don Bosco fu vicino al Papa, si mise in mezzo ai Padri Conciliai per occuparsi delle cose grandi e dei problemi che allora si trattavano. Ora Don Bosco vi direbbe la stessa cosa che disse tante e tante volte ai suoi alunni, e cioè che bisogna amare la Chiesa.

Sapete che cos'è la Chiesa ? La conoscete ? Sapreste dirmi la definizione ? Ne avete il concetto ? Ne avete la visione, sapete che la Chiesa
è la derivazione di Gesù Cristo, e la Sua continuazione nel tempo, e la sua dilatazione su tutta la faccia della terra, è Gesù Cristo vivente.

La Chiesa siamo noi; noi siamo Gesù Cristo; noi siamo Cristiani, noi siamo una riproduzione vitale, in qualche maniera, di Nostro Signore, siamo il Suo Corpo, il Corpo Mistico di Cristo. E quindi abbiamo davanti a noi questa immensa società che si chiama « Cattolica ». Che vuol dire cattolica ? Vuol dire universale, vuoi dire sparsa su tutta la faccia della terra. Abbiamo davanti la più grande società che esista nella storia del mondo, perchè vuol arrivare a tutti i confini della terra, a tutti gli uomini viventi. Abbiamo davanti questa società che potremo chiamare l'umanità, l'umanità redenta, l'umanità benedetta; l'umanità in via di salvezza, l'umanità che vive dello Spirito di Cristo, animata dalla Sua grazia, dal suo flusso che passa attraverso le vene dell'umanità; ebbene questo Corpo, questa Società è la Chiesa.

Io vi dico in nome di Don Bosco, carissimi, amate la Chiesa! Voi forse sentite in questa mia raccomandazione quasi un'eco di un po' di tristezza; un po' accorata diventa la mia voce quando raccomando specialmente a ragazzi e a giovani, a studenti, apprendisti e a fanciulli come voi, l'amore alla Chiesa. È perchè nel mondo c'è poco di questo amore, e quello che è più triste ce n'è poco anche nei nostri paesi cristiani, anche in questa nostra Italia che dovrebbe essere cattolica per definizione, per storia, per missione, per destino, per gloria sua. Lo trovate voi l'amore per la Chiesa al di fuori di questa aula, di questo ambiente che chiesa si chiama, voglio dire di questo campo dell'educazione cattolica in cui voi avete la fortuna di essere ?
2. Fra le cose grandi, fra le cose direi originali, fra le cose stupende che noi incontriamo nella vita di Don Bosco, troviamo anche questa; egli ha sciolto in anticipo una delle obiezioni, delle difficoltà più strane, più gravi, e forse anche più ridicole che tormentano l'anima del popolo italiano: ha concordato l'italianità con la cattolicità e ha fatto vedere come si può essere buoni cittadini e buoni cattolici, ancora prima che si facesse il Concordato, cioè la pace fra la Chiesa
e la Società civile, fra il nostro paese costituito in stato indipendente
e libero e la Santa Chiesa Cattolica, fra la nostra anima di credenti
e di fedeli di Cristo e il nostro spirito di fedeli cittadini e di buoni italiani. Don Bosco ha compiuto anche questo che chiamerei quasi
miracolo. Ha avuto l'antiveggenza di comprendere, di mettere in atto la pace che deve esistere fra l'anima di un cattolico e l'anima di u' cittadino. E l'ha sempre vissuta ed è una delle caratteristiche c e 'notiamo in tutti i suoi oratori, nelle sue opere, sia in Italia, sia all'ester. : la buona lealtà di chi si professa cittadino di questa terra e della s patria, e cittadino di questa società che è un po' in terra e un p.' in cielo, che si chiama la Chiesa.

3. Troverete in tre campi, figlioli miei, la difficoltà a nutrire a professare questa pace. La troverete nel campo del lavoro, anch adesso, anche oggi, anche in questa nostra città di Milano, perch il lavoro è quasi sempre qualificato da un istinto di ribellione, • anticlericalismo, è facile ad espressioni anche blasfeme, ha qualch • cosa d'inquieto e di ribelle alla professione cristiana. Ricordatevi e Don Bosco che vi dice: no, no, il lavoro deve essere santificato, lavoro può essere cristiano, la Chiesa ama coloro che faticano e sudano quelli che sono meno ricchi e meno liberi, quelli che sono nelle nostre officine e nei nostri campi. È un torto, è un atto direi di mancanza d'intelligenza non vedere come la Chiesa sia la Chiesa dei poveri la Chiesa dei lavoratori, la Chiesa di quelli che faticano, la Chies. di quelli che hanno il desiderio di guadagnarsi il santo pane, che f. argomento ogni giorno ed ogni momento della nostra preghiera dacci oggi il nostro pane quotidiano. Stabilire inimicizia fra il lavori' e la Chiesa, cioè fra il lavoro e la religione, è un'insipienza che no ha fondamento; e non credete tanto alle mie parole, quanto propri. all'assicurazione, alla garanzia che di questo vi dà il vostro Maestre e Padre San Giovanni Bosco. Se guardate a lui, ogni anticlericalismo ogni inquietudine, ogni dubbio su questo punto cade e subentra ne vostro cuore la certezza che la Chiesa lavora per dare al lavorator, una grandissima statura e una dignità non solo umana, ma dignif. cristiana che è assai più grande e più piena.

4. Troverete l'ostacolo dell'opposizione alla Chiesa nel campo, della cultura. Sotto questo nome si tenta talvolta di nascondere, come di contrabbando, le bestemmie e i sentimenti più bassi scatenati contro la Chiesa, contro Cristo, contro quelli che gli sono fedeli. Diffidate, figliuoli miei, diffidate dell'opposizione che tante scuole, tanti maestri, tanti libri vogliono mettere fra la fede e la scienza, fra la professione
cristiana e la cultura, fra la scuola e la Chiesa, fra il libro di scienza e il libro di catechismo. Sono opposizioni false. Don Bosco c'insegna invece che per studiare bene occorre sia sospesa sul nostro tavolo la lampada della Luce divina, della Rivelazione, della Fede in questa parola di Dio calata dal cielo, che viene ad illuminare, a farci gustare, comprendere e rendere utile la vita. La Fede è una luce portata nella vita non un ostacolo, e se vogliamo davvero nobilitare il nostro studio, la nostra ricerca delle verità che il Signore ha disseminato nell'Universo in cui siamo, dobbiamo pregare, dobbiamo chiedere a Cristo la parola estrema e dobbiamo sapere che Cristo non indamo ha tenuto ad essere chiamato l'Unico Maestro del Mondo, perchè Lui solo ci può insegnare veramente i segreti e i destini della nostra vita.

E troverete poi opposizione in un certo contrasto in atto nella vita civile. Sono opposizioni sciocche, perchè creano delle difficoltà inutili, tormentano la nostra vita civile dividendo in maniera quasi irriducibile. Si ritiene che chi è cattolico non può essere buon cittadino; per essere buoni cittadini bisogna essere laici e laici vuoi dire essere indifferenti alla religione, e per essere indifferenti bisogna essere contrari: non vogliamo nè Cristo, nè preti, nè catechismi, nè fede, nè religione, nè preghiera, bisogna essere sufficienti a se stessi. Che cosa triste questo orgoglio che acceca la nostra anima, la nostra coscienza, la nostra capacità di essere anche dei bravi uomini per questo nostro cammino terreno. Ricordatevi che Don Bosco vi ha insegnato che per essere bravi cittadini, bisogna essere più fedeli cristiani. Cristo c'insegna l'ordine anche civile di questo mondo; c'insegna îl perchè e il come dobbiamo obbedire e c'insegna come dobbiamo vivere da cittadini liberi, amici, democratici, perchè la democrazia vera non è che fratellanza fra gli uomini, e soltanto Gesù Cristo ce l'ha insegnata per primo e ci garantisce che la fratellanza non è una lotta continua e scatenata fra cittadini e cittadini, nè una lotta di classe, nè una lotta di figlio della stessa terra e della stessa cultura. Dobbiamo essere cittadini che si amano fra di loro, che si comprendono, che si aiutano, che collaborano, che cercano la giustizia, che cercano la libertà comune. E tutto questo ce lo insegna sopra tutti e con parola penetrante e infallibile Nostro Signore Gesù Cristo, ce lo insegna la nostra fede di cui soltanto la Chiesa è Madre e Maestra. Questo tema che troverete andando avanti nella vita e che è così
grave, così grande e sempre così fecondo di considerazioni e anche di difficoltà, ricordate che vi è stato trattato dal vostro Maestro ed Educatore San Giovanni Bosco, il quale ha insegnato a tutti a trovare la concordia, a trovare la collaborazione, a trovare la pace. È questa una delle cose più belle che Don Bosco ha fatto e insegnato per l'educazione del nostro paese e del mondo intero ed è una delle cose più belle che ci introduce nello spirito di questo Concilio, per avere nel nostro cuore una comprensione, un'esaltazione, un amore nuovo alla Santa Chiesa di Dio.

LA SOCIETÀ SALESIANA, UNA GRANDE COSA NELLA VITA CATTOLICA MONDIALE
Discorso di S. S. Paolo VI ai membri del XIX Capitolo Gene
rale dei Salesiani, nella sala concistoriale.

(21 maggio 1965)
1. Dopo cento anni. - 2. Saluto a Don Ziggiotti e a Don Ricceri. - 3. Testimonianza dell'Opera Salesiana. - 4. Riconoscenza della Chiesa. - 5. Perseverare con coraggio. - 6. Progredire.

1. Cari e venerati Figli della Società Salesiana di San Giovanni Bosco!
Siate i benvenuti a questo incontro in un'ora grande e decisiva per la vostra Famiglia religiosa, grande e decisiva per la più larga famiglia della Chiesa Cattolica. Il vostro Capitolo Generale, celebrato a Roma per la prima volta, rinsalda l'inserimento originale e vitale della Società Salesiana sull'albero della Santa Chiesa, ne celebra e ne fa proprio lo spirito costitutivo di unità e di universalità, e presenta con devozione filiale il lavoro compiuto, che conta a più di cento i suoi anni; ne descrive, la storia a cominciare da quella mirabile del santo Fondatore per indicarne lo svolgimento coerente e prodigioso nell'opera dei suoi figli; ne distende i piani di svolgimento, stupendamente sviluppati nel mondo; e, ciò che più conta, qua venendo per chiedere conforto di parola e di benedizione, rinnova il suo cosciente proposito di proseguire fedelmente e generosamente l'ardua, provvida, evangelica fatica intrapresa. Segna una tappa, fa il punto (come dicono i naviganti), conclude un periodo e ne inizia un altro la vostra Società. Diamo avvertenza a questo momento prezioso, a cui si annodano i fili del passato e da cui si snodano quelli del futuro, affinchè la celebrazione di cotesto Capitolo acquisti tutta la sua importanza negli annali della Società stessa e tutta la sua fecondità benefica per quelli futuri.

2. Salutiamo pertanto con affettuosa riverenza il caro Rettore I
e
Maggiore uscente, Don Renato Ziggiotti, col quale Noi stessi avemm felici rapporti di amichevole comprensione e di efficace collaborazion
e del quale seguimmo con ammirazione e con plauso l'opera intelligente, instancabile e tanto positiva. Don Bosco, pensiamo, può esser- contento di lui, come lo sono stati i confratelli e gli assistiti dell. Congregazione Salesiana: il Signore lo benedica!
E salutiamo parimente con venerazione e con beneaugurante asco glienza il nuovo Rettor Maggiore, Don Luigi Ricceri, allenato all'at tività direttiva del grande Sodalizio da lunghi anni di saggia esperienz.

e di amorosa dedizione. A lui i Nostri voti, affinchè nel solco dei suo degnissimi predecessori, sappia guidare la Società Salesiana sul sen tiero tradizionale, ormai suo proprio, rivolto sempre a quegli ulterio sviluppi e a quella sagace aderenza ai bisogni dei tempi, come appunt • esige la giovanile vitalità dei Figli di San Giovanni Bosco. E il voti naturalmente si estende ai suoi collaboratori, e a quanti nella vast. rete della compagine salesiana vi hanno funzioni e responsabilif. direttive.

Poi salutiamo tutti coloro che hanno partecipato al Capitolo Gen - rale ed in loro tutta la Congregazione, che per numero, per compo sizione etnica, per estensione geografica ben possiamo insignire de titolo di ecumenica! E ritornando alle vostre sedi, venerati e carissim figli, portate ai vostri confratelli e a tutti coloro a cui si rivolge i i vostro ministero il Nostro saluto e la Nostra Benedizione.

3. Ma voi ora attendete una Nostra parola consolatrice e orien tatrice. Faremo onore alla vostra intelligenza e alla vostra esperienz. limitandola a qualche breve espressione, anche se le vostre persoti:
e le vostre attività meriterebbero discorso senza fine. Intelligenti, pauca.

Vi diremo dapprima il Nostro riconoscimento e la Nostra riconoscenza. Riconoscimento per quello che siete, per quello che fate. La vostra — o in nome della Chiesa, di cui siete figli elettissimi, - di cui ora siamo la voce — la Nostra Società Salesiana è grande cosa nella vita cattolica mondiale.

Ancor più che alle statistiche, che si descrivono in consolantissirni diagrammi ascendenti, guardiamo alla bontà e alla solidità della vostra Congregazione; guardiamo allo spirito, al fervore, all'abnegazione,
alla fede, alla pietà, che le danno forma e vigore; guardiamo alla missione a cui si è consacrata, l'educazione della gioventù, con preferenza per i figli del popolo; guardiamo alla semplicità, alla sapienza, all'efficacia della vostra pedagogia salesiana; guardiamo alla fiducia, che sapete ottenere non solo nell'ambito ecclesiastico, ma altresì in quello delle famiglie amorose della formazione dei loro figliuoli, e in quello della società civile, che deve riconoscere in voi dei pionieri intelligenti, dei collaboratori preziosi e disinteressati, degli educatori incomparabili; guardiamo ai frutti del vostro multiforme lavoro, che sembrano abbondanti non solo nella quantità, ma nella qualità altresì, se la loro qualità deve desumersi dalla perseveranza della formazione impartita e dall'affezione, che i vostri alunni, anche diventati adulti e immersi nel mare della vita vissuta, conservano per i loro maestri; guardiamo finalmente alla testimonianza, che l'opera vostra dà alla vitalità del Vangelo ed al cuore della Chiesa per i bisogni del mondo, di quello giovanile e di quello lavoratore specialmente, e guardiamo all'onore, all'amore, che da voi sale a Cristo, nostro Signore.

4. I Salesiani rappresentano uno dei fatti più notevoli, più benefici, più esemplari, più promettenti del cattolicesimo nel secolo scorso e nel nostro; e voglia Iddio che così sia in quelli futuri. È un riconoscimento doveroso, che esprimeremo in gratitudine al Signore stesso, primo ed eterno operatore dell'efficienza del Regno di Dio; e che esprimiamo in elogio a voi, bravi operai della sua vigna, non già per lusingare un'interiore ambizione, che deve piuttosto cedere il passo alla coscienza dell'umana insufficienza, ovvero per ripagarvi delle vostre fatiche e dei vostri sacrifici, chè anche il Nostro elogio sarebbe troppo inadeguata ricompensa; ma per rinfrancarvi, per assicurarvi che il cammino percorso è stato diritto e benefico e che deve essere continuato con passo fiducioso e lieto.

Aggiungeremo al riconoscimento una nota cordiale, quella della riconoscenza, e cioè della risposta affettiva che la Chiesa vi deve, della benevolenza che da essa vi siete meritata, della sensibilità divina, osiamo dire, che, come sapete, vibra di compiacenza e di amore per ogni servizio, per ogni atto di pietà e di carità, prodigato ai piccoli e ai bisognosi di questa terra: L'avete fatto a Me. Siamo lietissimi che il Nostro apostolico ministero Ci autorizzi ad anticiparvi queste auguste parole, che decideranno del vero premio, quello dell'eterna felicità.

5. Deriva facilmente da ciò la Nostra seconda parola: coraggio figli carissimi, coraggio; continuate e perseverate. Sappiamo bene ah< non vi manca il coraggio; ma non vi dispiacerà certamente che aneli( Noi lo sosteniamo con la Nostra esortazione. Perseverate con coraggiol
Non vi diciamo quali sottili tentazioni e quali gravi pericoli pos sono attentare alla vostra buona volontà; ogni opera umana vi è1 esposta; talora per le difficoltà inerenti alle proporzioni stesse ch'essa va assumendo; « magnitudine laborat sua » lasciò scritto lo storica antico sull'Impero romano- (cfr. Lavo, Hist. Proéin.); ma oggi penseremmo piuttosto al processo immenso di trasformazione, in corso nella società moderna, non senza forse qualche inquietudine di misteriosa provenienza spirituale, buona o perversa che sia. « Qui se existimat stare videat ne cadat » (1 Cor. 10, 12). Vi diremo piuttosto che il vostro coraggio deve scaturire da una triplice fiducia. Fiducia in Dio;' non mai superfluo il ricordarlo a persone come le vostre, che ali vita religiosa riconoscono il primato non solo di dignità oggettiva, ma di virtù operativa sia per la propria santificazione, che per l'altrui educazione; e fiducia diciamo tanto più interiormente fondata quanto più l'opera vostra è esteriormente lanciata; Ci sembra ravvisare in ciò una nota peculiare del vostro spirito, semplice, lieto, sereno;' fidente appunto in quella divina assistenza che dà al bene in via di compimento la sua audacia e la sua costanza. Non indugiamo: voi conoscete molto bene questa psicologia; voi la vivete.

Poi fiducia nelle finalità, a cui la vostra Società è consacrata: potrebbero essere più nobili, più moderne, più urgenti, più conformi al programma apostolico della Chiesa, oggi ? Avete scelto bene. La Chiesa ve ne conferma la certezza e il merito.

E finalmente fiducia anche nelle forme, che dànno alla vostra attività i suoi caratteri particolari. Qui il discorso si fa vigilante, per quel tale invito all'« aggiornamento », che la Chiesa sta predicando ed applicando. Occorrerà distinguere le forme essenziali, da quelle contingenti: le forme interiori, animatrici del vostro sistema pedagogico e della vostra arte di educatori, da quelle esteriori, di per sè suscettibili di perfezionamento e di diverso esperimento; le forme valide sempre da quelle che le mutate condizioni dei tempi rendessero stanche o inefficaci. Gli sviluppi della scuola moderna, della qualificazione professionale, della cultura e dei suoi mezzi didattici, come i cambiamenti della vita sociale reclamano senz'altro queste distin
zioni e queste nuove scelte, già in atto del resto nel campo della vostra pedagogia pratica, la quale però ritrova sempre nel suo nucleo primitivo di conoscenza e di amore della gioventù la sua più vitale radice.

6. Tutte cose che voi conoscete benissimo, e che Ci autorizzano a rinnovarvi il Nostro voto di fiducia e di coraggio. Possiamo perciò concludere queste modeste osservazioni con un'ultima raccomandazione, anche questa degna di voi; e cioè: progredire! È la raccomandazione che ogni maestro di scuola fa ai suoi alunni, e che ogni maestro di spirito fa ai discepoli della perfezione cristiana. Noi la ripeteremo con riferimento al grande sforzo che la Chiesa sta compiendo mediante il Concilio Ecumenico; è uno sforzo verso la sempre migliore fedeltà agli insegnamenti del divino Maestro, è uno sforzo verso il rinvigorimento del suo spirito e delle sue forme, è uno sforzo verso l'autenticità e la santità della vita cristiana, è uno sforzo verso una maggiore comprensione della storia della salvezza e una più fraterna ed apostolica capacità di avvicinare l'uomo moderno, i suoi problemi, le sue debolezze, le sue risorse, le sue aspirazioni.

Chi interpretasse il Concilio come un rilassamento degli impegni interiori della Chiesa verso la sua fede, la sua tradizione, la sua ascetica, la sua carità, il suo spirito di sacrificio e la sua adesione alla parola e alla Croce di Cristo, e come un'indulgente acquiescenza alla fragile e volubile mentalità relativista del mondo senza principi e senza- fini trascendenti, come un cristianesimo più comodo e meno esigente, sbaglierebbe! Il Concilio tende, sì, a più saggia disciplina e a più moderna maniera per la Chiesa di venire a contatto con l'anima umana e con la società odierna; ma non a scapito, sì bene a conforto della sua intima fedeltà a Cristo e della sua generosa testimonianza! Per questo dicevamo che questa ora è grande e decisiva anche per la Chiesa, e che questo incontro acquista anche per voi particolare significato. E siamo lieti di sapere che il vostro Capitolo Generale questo ha compreso e che s'è proposto di trarre dagli insegnamenti del Concilio, dalle due Costituzioni specialmente sulla Liturgia e sulla Chiesa, vitali precetti per il progresso spirituale e pratico della Società Salesiana di San Giovanni Bosco.

Molto bene. Questo meditate, questo fate; e siate sicuri che con la Nostra è con voi la Benedizione di Dio.

I RAGAZZI DI DON BOSCO
Ai ragazzi, e loro parenti, del Borgo Don Bosco del Prenestino (Roma).

(2 giugno 1965)
Quando Paolo VI comparve in fondo alla navata, senti un fragoroso battimani e una vivacità insolita : erano i ragazzi di Don Bosco che esternavano il loro affetto al Papa del Borgo, all'antico Mons. Montini, ospite abituale e munifico del Borgo.

Il Papa, dopo aver enumerato gli altri gruppi presenti, volle rievocare con evidente compiacenza i tempi gloriosi del Borgo.

Adesso, attenti, Ragazzi del Borgo Don Bosco! (applauso prolungato). Ci ascoltate ?... Non possiamo non unirci a questo applauso perchè non va alla Nostra persona, ma va all'istituzione stessa. Sarebbe il momento di farne la storia. Questo Borgo dei Ragazzi di Don Bosco nacque dopo la guerra, quando Roma era invasa dagli sciuscià, dagli scugnizzi, dai ragazzi randagi. E vi fu chi incominciò a raccoglierli. I primi ad allargare le braccia furono i sempre cari e benemeriti Salesiani di Via Marsala; poi si trasportarono in Via Varese; e poi finalmente al Borgo Prenestino. E c'era un bravissimo salesiano che adesso deve star su in Piemonte, ed ebbe per successore don Biavati, che vediamo qui presente e che salutiamo. Vi sono gruppi magnifici di ragazzi della periferia, raccolti ed educati tanto bene. Li abbiamo sentiti cantare tante volte, li abbiamo anche visitati. E, figlioli, chissà che non venga a farvi una visita ? (applauso). Ad ogni modo, grazie della vostra visita. Grazie della fedeltà che voi dedicate a questa opera magnifica. Grazie agli educatori che vi assistono, ai benefattori. Grazie a quelli che hanno organizzato le officine, le scuole. Ed un saluto a tutti gli ex alunni e i parenti, ed un ricordo a quelli che già sono in Paradiso (applauso).

LA BENEDIZIONE DEL SANTO PADRE PER IL 1500 ANNIVERSARIO
DELLA NASCITA DI SAN GIOVANNI BOSCO
Lettera al Rettor Maggiore. (30 giugno 1965)
Reverendissimo Signore,
l'Augusto Pontefice, nel Cui animo è ancor vivo il grato ricordo dell'incontro avuto con la Signoria Vostra Rev.ma e con il Capitolo Generale di codesta Congregazione, all'indomani della sua elezione a Rettor Maggiore, ha appreso con particolare compiacimento che la Famiglia Salesiana si appresta a celebrare solennemente il 1500 anniversario della nascita del suo padre e fondatore, San Giovanni Bosco (1815 - 16 agosto - 1965).

Il Santo Padre, pertanto, approfitta volentieri di tale commemorazione per unire la Sua alla loro voce nel ,doveroso ringraziamento a Dio, sorgente ineffabile di ogni vita e santità; per contemplare di nuovo la figura luminosa, sorridente e sacerdotale di Don Bosco; ed infine, per auspicare che detta iniziativa costituisca un insegnamento e uno stimolo per tutti a considerare la propria esistenza — alla luce dell'esempio di lui — come una risposta generosa all'amore di Dio, un impegno serio di fedeltà a Cristo e alla Chiesa, uno sforzo costante per la santificazione personale e del prossimo.

Meditando, invero, la vita di Don Bosco sarà consolante ed utile insieme osservare come il Signore, ancora una volta, si è degnato di compiere cose mirabili in lui e per mezzo di lui.

Per dare un Padre e un Maestro alla gioventù operaia e studiosa dei tempi nuovi, avviati alla elevazione dei ceti popolari, negli arcani disegni della sua Provvidenza Iddio sceglie un figlio dei campi, un discendente di famiglia umilissima che — a guardare le cose con occhio superficiale — non aveva certo facili prospettive nella vita. Gli dona una madre molto virtuosa, lo arricchisce di forte ingegno, di indomita volontà, di robustezza fisica propria della sua gente. Lo colma soprattutto dei suoi carismi: dono di pietà, di intelligenza, desiderio di sapere, ingenito amore ai coetanei, ansia di apostolato,
fortezza nelle avversità e nelle prove. Per difficili sentieri, poi, lo guida al Sacerdozio, comunicandogli la passione delle anime, in particolare, di quelle giovanili: «Da mihi animas, caetera tolle! ».

La sua storia è storia evangelica del granello di senape cresciuto in albero frondoso, i cui rami si estendono su tutte le parti del mondo. Sul tronco della santità paterna sono germogliati nella Chiesa fiori insigni di santità tra gli adulti e tra gli adolescenti, dai quali emerge Domenico Savio.

A 150 anni dalla nascita di Don Bosco Santo è, pertanto, motivo di conforto, di letizia e di speranza la visione della numerosa ed eletta schiera dei Salesiani, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, dei Cooperatori e delle Cooperatrici, degli allievi ed ex allievi, che vivono e operano nella Chiesa e nel mondo come fermento di educazione e di vita cristiana.

Ai Figli e alle Figlie spirituali del Santo il Vicario di Cristo, come rinnova l'attestato della Sua stima e benevolenza, così ripete l'esortazione di restare sempre fedeli agli insegnamenti, agli esempi, allo spirito aperto di lui, continuando fidenti il loro lavoro, in armonia con le direttive rinnovatrici degli ultimi Sommi Pontefici e del Concilio Ecumenico Vaticano II.

Invocando, infine, l'abbondanza dei celesti favori, a suggello dei loro propositi e a conforto della loro attività, Sua Santità di cuore imparte alla Signoria Vostra;ai suoi Collaboratori e all'intera e diletta Famiglia Salesiana, una larga, propiziatrice Benedizione Apostolica.

Profitto volentieri della lieta circostanza per confermarmi con sensi di religioso ossequio della Signoria Vostra Rev.ma dev.mo nel Signore.

A. G. Card. CICOGNANI
INDICE
Presentazione pag. 5
PIO XI
Astro benefico (20 febbraio 1927) » 9
« Quot opera, tot miracula » (19 marzo 1929) » 14
La fedeltà divina (21 aprile ,1929) » 20
Gloria celeste e gloria terrestre (3 giugno 1929) » 26
Il più bel frutto del suo sistema educativo (9 luglio 1933) » 31
La missione particolare di Don Bosco: continuare l'opera
della Redenzione (19 novembre 1933) » 39
Anche la palma del martirio (3 dicembre 1933) » 44
La vita meravigliosa di San Giovanni Bosco tracciata
nelle principali linee (1° aprile 1934) » 50
Il soldato intrepido delle sante battaglie (3 aprile 1934) » 53
Altri titoli di gloria:
San Giovanni Bosco modello di unione con Dio anche nel
lavoro (6 giugno 1922) » 61
Il tesoro dell'educazione cristiana (8 giugno 1922) » 63
Fedele servitore di Cristo nella Chiesa, del Papa (25 giu
» 65
Fargnoono1r9e22a1) Santo di Famiglia (6 giugno 1929) » 67
Grande guida spirituale! (16 novembre 1929) » 69
Grande lavoratore! » 69
San Giovanni Bosco e gli Esercizi. Spirituali! (20 dicem
bre 1929) » 69
San Giovanni Bosco opposto dalla Provvidenza a uomini nefasti
(23 dicembre 1929) » 70
Educatore cristiano (30 dicembre 1929) » 71

Radioso apostolo della gioventù (16 febbraio 1930) pag. 71
Modello di duplice carità spirituale (12 marzo 1930) » 71
Vero amico dei lavoratori (13 aprile 1930) a 72
Il conforto delle opere di San Giovanni Bosco (11 maggio 1930) » 72
Sempre all'avanguardia del progresso (19 novembre 1930) » 75
L'educazione nel pensiero e nel cuore di San Giovanni Bosco
(30 maggio 1931) » 75
La moltitudine dei figli di Don Bosco riempie di gioia (30 mag
gio 1932) » • 76
Gran coltivatore di vocazioni (17 giugno 1932) » 79
Il palpito di salvezza delle anime (23 agosto 1933) » 80
Cooperatore salesiano, collaboratore nell'opera della reden
zione (2 ottobre 1933) » 80
L'educazione cristiana prodigata fino al lusso (27 ottobre 1933) » 81
Soldato esemplare di Gesù Cristo e guardia fedelissima della
Santa Chiesa (27 maggio 1934) » 82
Il gran Santo da aversi come uno dei più particolari protettori
(28 maggio 1934) a 83
Speciale protettore dei giornalisti (10 giugno 1934) » 83
Modello agli aspiranti al sacerdozio (16 giugno 1934) » 84
Don Bosco Santo e l'imitazione delle sue virtù (30 mag
gio 1934) » 87
Una somma lezione di umiltà (3 maggio 1936) » 92
Le fiorenti promesse della Tipografia di Valdocco (lo ago
sto 1937) » 97
PIO XII
L'educazione della prole nella luce di San Giovanni Bosco
(31 gennaio 1940) » 101
San Giovanni Bosco patrono degli editori cattolici d'Italia
(24 maggio 1946) » 105
Domenico Savio patrono dei « Pueri Cantores » (8 giu
gno 1956) » 108
Santa Maria Domenica 1Vlazzarello (24 giugno 1951) » 109
Santa Maria Mazzarello (27 giugno 1951) » 112
Ai Cooperatori Salesiani (12 settembre 1952) » 114
Provvidenziale opera di redenzione (19 aprile 1953) » 119
La vittoria di tutte le forze ostili (25 aprile 1953) » 123
Anima tesa in pura oblazione a Cristo (12 giugno 1954) pag. 124
Domenico Savio, fulgida gemma... (21 novembre 1954) » 125
Singolare piccola biblioteca... (21 marzo 1956) » 126
« Hanno mosso il cuore di Sua Santità a paterna tenerezza»
(maggio 1956) » 128
Luminoso ideale del sistema educativo di Don Bosco
(31 gennaio 1957) » 130
Le « Compagnie Salesiane» parte vitale del sistema di
Don Bosco (7 aprile 1957) » 132
Don Bosco patrono dei, giovani apprendisti. (17 gennaio
1958) » 133
Legislatore e Padre (14 agosto 1958) a 135
GIOVANNI XXIII
Una letteratura meravigliosa inneggia al « caro Santo »
(31 gennaio 1959) » 141
Don Bosco, il grande devoto della Cattedra Romana
(10 aprile 1959) » 145
Inaugurazione del tempio di San Giovanni Bosco a Roma
Appio (3 maggio 1959) » 147
Don Bosco, il sacerdote dei giovani e del Papa (11 mag
gio 1959) » 152
Don Bosco patrono degli apprendisti della Colombia
(16 ottobre 1959) » 158
Don Bosco patrono degli apprendisti di Spagna (22 aprile
1960) » 159
I Cooperatori Salesiani siano lievito per fermentare la
massa (31 maggio 1962) » 160
Un nome che è poema di grazia e di apostolato (31 gen
naio 1960) » 163
Pensieri sparsi » 164
PAOLO VI
Domenico Savio, simbolo ammonitore dell'arte educativa
(24 aprile 1955) » 167
Scuola di Santi (30 gennaio 1957) » 169
Alle Opere sociali « Don Bosco » (29 marzo 1958) pag. 171
Come Don Bosco ha operato nella Chiesa (21 febbraio 1960) » 173
Oggi è giorno di speranza! (21 aprile 1960) » 175
Don Bosco seppe « tirar fuori » dal ragazzo l'uomo com
pleto (31 gennaio 1961) » 180
Don Bosco e la formula salesiana (31 gennaio 1962) » 185
Symposium di apertura dell'Istituto psico-clinico in Arese
(29 maggio 1962) » 190
Giovani, amate la Chiesa! (31 gennaio 1963) » 194
La Società Salesiana una grande cosa nella vita cattolica
mondiale (21 maggio 1965) » 199
I Ragazzi di Don Bosco (2 giugno 1965) • » 204
La benedizione del Santo Padre per il 150° anniversario
della nascita di San Giovanni Bosco (30 giugno 1965) » 205