PG Zasoby

Intervento del Rettor Maggiore per Nino Baglieri 3 marzo 2012

Noto, 3 marzo 2012

 

Attualità ecclesiale del messaggio e della testimonianza
di antonino baglieri, volontario con don bosco

(Intervento di don Pascual Chávez, Rettor Maggiore)

 

Eccellenza,
Autorità religiose e civili,
Fratelli della Chiesa di Noto,
membri della Famiglia Salesiana,
parenti e amici di Nino Baglieri

 

          Con gioia ho accolto l’invito a partecipare a questo V anniversario della morte di Nino Baglieri che coincide con l’avvio della sua causa di beatificazione. Desidero in modo particolare evidenziare l’attualità ecclesiale del messaggio e della testimonianza di questo Volontario con Don Bosco.

          Chi ha conosciuto Antonino Baglieri, ma anche chi lo accosta attraverso gli scritti e la documentazione multimediale a disposizione, rimane impressionato della sua esperienza così poco ordinaria, eppure segnata dalla semplicità e dalla ferialità. Egli stesso esprime il passaggio di Dio nella sua esistenza, con quella naturalezza e con un linguaggio immediato che nulla concede alla supponenza e alla contraffazione, a interpretazioni spiritualiste o alla richiesta di commiserazione. Non nascondendo i suoi momenti di fragilità e il suo limite, egli lasciava e, ancora oggi, lascia trasparire una luce intensa, una fede radicata e profonda:

«La caduta dal quarto piano ha messo a nudo la mia debolezza e fragilità umana. Non servivo più a niente, buttato in un letto, bisognoso d’ogni cosa, privo del più piccolo movimento. Dov’è finita la mia fierezza, la mia forza? Quelle gambe che correvano e saltellavano ora sono ferme, nessuna forza le può muovere. Le mani, che volevano conquistare il mondo, ora non sono buone neanche a cacciare una mosca. Nonostante ciò, da tutto questo tuttavia ho capito di dover ringraziare Dio per ogni cosa. Ecco perché: il Signore ha potenziato l'unica parte del corpo che riesce ancora a muoversi. Mi ha concesso ancora la funzionalità degli occhi per vedere il colore delle Sue meraviglie; del naso per odorare i profumi della terra; dell'udito per ascoltare la Sua Parola. Il Signore mi ha lasciato libero il cervello per pensare, ragionare e discernere il bene dal male. Ha lasciato battere ancora il mio cuore per amare. L'anima vive ancora in me, la vita è in me, ma la cosa più bella è che Dio sia dentro di me. Lui mi ama. È Padre ed io sono suo figlio. Lui mi da la grazia di riscoprire i semi che ha seminato nel mio cuore. Innaffiati con la preghiera sono germogliati dentro di me e, crescendo, hanno cambiato la mia vita. La fede che mi da forza e fiducia per accettare la mia croce, ringraziare e lodare Dio per il dono della vita. La speranza, perché so che queste mie sofferenze non sono fine a se stesse, ma delle offerte a Dio che, accompagnale dalla preghiera, possono aiutare tanti fratelli a incontrare Gesù. La carità, via sicura che ci apre la porta del cielo, perché solo sull'amore saremo giudicati. Ringraziamo Dio per tutti i doni che ci da. Ogni parte del nostro corpo è dono Suo. Gli occhi per vedere la luce del creato; le orecchie per ascoltare i suoni melodiosi della natura; l'olfatto per odorare i profumi dei fiori; la bocca per parlare e annunziare la buona novella; il cuore per amare tutti e per farne una dimora del nostro Signore. Le gambe per camminare sulle Sue vie, le mani per aiutare i fratelli in difficoltà. Mettiamoli a disposizione degli altri e tutto ci verrà ricompensato con il centuplo» .

 

1.  Una testimonianza di fedeltà e di amore alla vita

“La vita umana è sacra – leggiamo al numero 5 della Donum vitae – perché, fin dal suo inizio, comporta l'azione creatrice di Dio e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine. Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine”.
L’esperienza umana e spirituale di Antonino Baglieri assume il significato di una luminosa testimonianza in tempi come questi in cui non di rado sono posti in causa gli stessi valori fondamentali della vita umana, o si rivendica il diritto di sopprimerla o la neutralità morale della ricerca scientifica.
Per quasi 39 anni il Baglieri ha vissuto la sua condizione di tetraplegico; e gli ultimi 29 sono stati un inno alla vita e alla fede. “Il suo cammino spirituale e pastorale – ha scritto Mons. Calogero La Piana, Arcivescovo di Messina –può facilmente tratteggiarsi: vivere e testimoniare con gioia il valore salvifico della sofferenza accettata per amore e della croce abbracciata in comunione con il Crocifisso…. La serenità e la gioia con cui Nino ha vissuto il suo personale Calvario per tanti lunghi anni della sua esistenza terrena mi hanno facilitato la comprensione del senso profondo delle parole dell’apostolo Pietro. Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi, perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare (1Pt 4,13)” .
Nella vita della Chiesa il mistero della sofferenza è emerso, ed emerge ancora oggi, come “corsia preferenziale” di evangelizzazione. “Ecco perché – ha scritto Mons. Staglianò – in una delle mie lettere, rivolta in particolare ai sacerdoti, non ho potuto tacere il riferimento a questa profezia eloquente, fatta non soltanto di parole, ma soprattutto di silenzi, di gridi nascosti, di sofferenze offerte, di dolori trasfigurati dal Crocifisso, di vangelo vivo e vivificante, di vita piena e traboccante…  Faccio mio l’impegno e la promessa dei Vescovi di questa Chiesa che mi hanno preceduto: Mons. Salvatore Nicolosi, Mons. Giuseppe Malandrino e Mons. Mariano Crociata. Dalle mie letture e dai riflessi di questa santità esemplare «sulle ali della Croce», che scorgo nella fede vissuta della gente, di coloro che soffrono e di coloro che sono entrati in qualche modo in rapporto con Nino Baglieri, sento, come Vescovo di Noto, di poter affermare, «non per sentito dire» ma per costatazione personale, che l’avvio del processo diocesano per la beatificazione e la canonizzazione di questo figlio della Chiesa di Noto, non solo è possibile, ma anche auspicabile e doveroso” .
Questo singolare “mistero della sofferenza”, che Antonino ha così ben impersonato lasciandosene trasfigurare, aiuta  a riflettere su un ulteriore aspetto: il carattere incarnato, concreto, fisico della vita umana. Lungi allora dall’essere una “anima senza corpo”, egli appare un’anima “incarnatissima” e contribuisce così a ricordare che la Redenzione e la vicenda spirituale passano sempre attraverso la nostra carne e la nostra storia.

 

2.  Nel solco della spiritualità della Famiglia Salesiana di Don Bosco
 

“Più volte mi è stato chiesto di parlare di Nino Baglieri, sentendo dentro di me una particolare forza nell’indicare l’attualità della sua testimonianza. Non un generico senso del dovere, ma l’intimo desiderio di mettere alla portata di tutti, particolarmente dei membri della Famiglia Salesiana, quella stessa urgenza, gioiosità e bellezza di «farsi santi» che Nino ha avvertito nella sua vita e che riusciva a comunicare a quanti incontrava personalmente o contattava per via epistolare” .
La spiritualità della famiglia di Don Bosco è, ordinariamente, più incline a sottolineare la gioia e l’orizzonte di una santità “a portata di mano” che coniuga le esigenze del Vangelo con l’allegria e la festa. Eppure, nel medesimo solco, sono nate e fiorite le esperienze spirituali della cooperatrice Beata Alessandrina Maria da Costa, mistica portoghese, vittima d’amore per la conversione dei peccatori, del Venerabile Don Andrea Beltrami, che si offrì come vittima per la salvezza dei giovani, del Beato Luigi Variara, salesiano e fondatore, nel 1930, di una congregazione femminile nel lebbrosario di Agua de Dios in Colombia, della Beata Eusebia Palomino, Figlia di Maria Ausiliatrice, vittima per la salvezza della Spagna.
L’esperienza spirituale di Baglieri è caratterizzata dalla semplicità; Antonino non si fa “volontariamente” vittima di espiazione e riparazione, non manifesta ordinariamente estasi o visioni mistiche. Egli accetta la sua lunga crocifissione, docile all’azione di Dio in lui, e giunge a cogliere e a testimoniare una gioia più autentica, una gioia che può diventare sorella e compagna della sofferenza quando quest’ultima è illuminata dalla croce gloriosa di Cristo; una gioia che gli permette di incarnare, in modo intenso ed originale, un altro caratteristico aspetto del carisma salesiano, il dinamismo e la passione per l’annuncio del Vangelo, nonostante la sua condizione di disabile.
“Penso di interpretare la gioia e la gratitudine di tanti per l’avvio della causa di beatificazione e canonizzazione, affidando al volere di Dio e mettendo nelle mani della Chiesa l’iter di attendibilità e di autenticazione delle virtù cristiane vissute in modo eroico”. Non posso nascondere il desiderio che la sua testimonianza legata inscindibilmente alla Parola di Dio, di cui è umile ed eloquente risonanza, sia glorificata, si diffonda ovunque e corra veloce (cfr. 2Ts 3,1) non solo in Sicilia e in Italia, ma per il mondo intero” .

 

3.       L’habitus del sentire cum Ecclesia come concreto stile di vita e di relazioni

Il vissuto umano e spirituale di Antonino Baglieri si è caratterizzato, con il passare degli anni, come una esperienza di comunione con i diversi carismi e le diverse spiritualità con cui è venuto a contatto. Movimenti, congregazioni e istituti di vita consacrata, associazioni, realtà ecclesiali locali e non, hanno trovato nella sua vita e nella sua testimonianza un “luogo” concreto di incontro e di comunione.
Così testimonia Mons. Salvatore Nicolosi, Vescovo emerito di questa diocesi:

“La sua camera, il suo letto, la sua barella sono diventati altari di luce, punto di irradiazione del Vangelo, che nel tempo ha raccolto tanti attorno a lui ed ha raggiunto tante parti del mondo attraverso le molte testimonianze offerte (a Lourdes, a Loreto, a Roma nel 1988 per il centenario di Don Bosco…) e i molteplici contatti di Nino con missionari, vescovi e autorevoli figure ecclesiali… Quante volte anch’io l’ho incontrato: e quanta luce ricevevo! Come Vescovo gli ero accanto paternamente, ma anche ricevevo da lui tanta forza. Diventava quasi un mio collaboratore speciale che, con la sua testimonianza e le sue parole, mi aiutava anche ad attraversare le prove del mio ministero” .

“La storia umana e spirituale di Nino Baglieri – ha affermato il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Sua Santità Benedetto XVI – può quindi essere annoverata fra quella dei testimoni della speranza… Tuttavia un tale risultato non può realizzarsi compiutamente se non in un contesto di comunione ecclesiale, con il concorso della vita sacramentale e fraterna. «La vita nel senso vero – scrive ancora Benedetto XVI nella Spe salvi ­– non la si ha in sé soli e neppure solo da sé: essa è una relazione» (n.27)” .
Questo spirito di comunione continua a caratterizzare le relazioni di quanti lo hanno conosciuto. “In questo cammino di santità – ha sottolineato Mons. Staglianò – Nino non ci lascerà soli, sicuri che, come egli ha fortemente desiderato e ha lasciato scritto nel suo testamento spirituale, continuerà la sua missione: «Ecco: amo tutti, tutti mi vogliono bene ed io continuerò dal Cielo la mia missione, vi scriverò dal Paradiso»” .

 

4.       Nell’alveo della missione evangelizzatrice del mondo di oggi

La passione per l’annuncio del Vangelo, che caratterizza in modo particolare il vissuto dei tanti convertiti di cui è ricca la storia della spiritualità, è una delle caratteristiche più evidenti e più attuali della esperienza spirituale di Antonino Baglieri.
“Cuore di un santuario, tale era diventata la sua casa – ha scritto l’attuale Responsabile Mondiale dei Volontari con Don Bosco –, meta di pellegrini che, spesso, arrivati per confortare, ne uscivano confortati e rigenerati: dalle sue parole, dalla sua gioiosa accoglienza della croce, dal suo sorriso delicato e fraterno. Volontario Con Don Bosco, senza l’uso di gambe e di braccia, ma capace di smuovere le coscienze, di divenire un colosso della fede, di percorrere i cinque continenti col suo messaggio e la sua parola” .
Il 17 luglio 2004 Antonino Baglieri indirizzava alle centinaia di giovani radunati al Colle Don Bosco per partecipare ad un Confronto, nel 50° anniversario della canonizzazione di San Domenico Savio, il seguente messaggio:

“Sono tutto paralizzato, posso muovere solo la testa,ma il mio cuore è pieno di gioia e di tanta forza nel testimoniare il Signore al mondo intero. Lui mi fa camminare per il mondo pur restando fermo nel mio letto, mi fa abbracciare il mondo anche se le mie mani non si muovono. Sono felice di poter comunicare a voi tutta la gioia del Signore, Gesù è la vera gioia ed io vi invito ad assaporare la sua gioia, aprite il vostro cuore al suo amore. Gesù è il compagno della vita, l’amico fedele che non ci lascia mai, lui si prende cura di ciascuno di voi, vi conduce per mano per le vie di questo mondo. Credetemi: il mondo non da' la felicità, fuggite dai venditori di morte. Quanti giovani si perdono per le vie del mondo, la droga, il sesso, il potere, divertimenti e piaceri che lasciano vuoti, delusi. Si va sempre in cerca di qualcosa che ci da' la gioia, ma poi finisce subito e ricomincia la ricerca. La Vera Gioia è dentro di voi, basta scoprirlo. Gesù è la vera gioia, lasciatevi guidare al suo amore e tutto sarà più facile, lui vi aiuta a superare tutta la difficoltà della vita, nutritevi della sua parola che è Luce per i vostri passi, accostatevi spesso ai Sacramenti, specialmente quello della confessione e della comunione per avere forza e per essere autentici cristiani, figli di Dio. Il vostro cuore occorre che sia aperto all’Amore della Carità verso i fratelli. Siate portatori di pace, sempre pronti a perdonare tutto e tutti. Non restiate indifferenti davanti ai problemi dei fratelli, fatevi carico della loro sofferenza” .

Queste parole acquistano la loro efficacia perché pronunciate da una persona la cui storia è esemplare per un cammino di fede; la Grazia lo ha condotto, da un’adolescenza di disorientamento valoriale e da una giovinezza di disperazione, alla conversione e alla testimonianza di una vita redenta.
“Nino è stato un uomo pienamente inserito in questo mondo, assumendo sino in fondo la sua realtà secolare. Nino è stato un uomo spinto da un dinamismo tipicamente salesiano con cui viveva e testimoniava la sua fede” .  
La missione evangelizzatrice di Antonino Baglieri continua attraverso i suoi scritti, attraverso i tanti filmati in cui egli stesso testimonia la sua fede e la sua gioia, attraverso il gruppo di preghiera Amici di Nino Baglieri, attraverso l’impegno di quanti, ancora oggi, sono mossi dal suo ricordo e dalla sua passione per il Regno.

          L’avvio della sua causa di Beatificazione sia per tutti noi, per la Chiesa di Noto, i Volontari con don Bosco e la Famiglia Salesiana, motivo di rendimento di grazie al Signore e stimolo per un rinnovato impegno a camminare insieme sulla via della santità.

Don Pascual Chávez V.
Rettor Maggiore


N. Baglieri, In cammino verso la luce. Prefazione di S.E. Mons. Angelo Comastri, Elledici, Leumann (TO) 2001, pp. 70-71.

C. La Piana, In profonda comunione con il Crocifisso, una fede coraggiosa e forte, in G. Ruta (ed.), Sulle ali della Croce. Nino Baglieri e… tanta voglia di correre, Coop.S.Tom. – Elledici, Messina – Leumann (TO) 2008, p.251.

A. Staglianò, Prefazione, in G. Ruta (ed.), Nino Baglieri a 360° … L’atleta di Dio sotto vari punti di vista, Coop.S.Tom. – Elledici, Messina – Leumann (TO)  2011, pp. 14-15.

P. Chávez  Villanueva, Prefazione, in  G. Ruta (ed.), Nino Baglieri a 360°, cit., p. 7.

P. Chávez  Villanueva, Prefazione, in G. Ruta (ed.), Nino Baglieri a 360°, cit., p. 11.

S. Nicolosi, Un esemplare cammino umano, cristiano, ecclesiale, G. Ruta (ed.), Sulle ali della croce, cit., p. 258.

T. Bertone, Prefazione, in G. Ruta (ed.), Sulle ali della croce, cit., p. 8

A. Staglianò, Prefazione in G. Ruta (ed.), Nino Baglieri a 360°, cit., p. 17.

Messaggio del Responsabile Mondiale CDB del 5 marzo 2007, Ringraziamento, in G. Ruta,Sulle ali della croce, cit., p. 286.

La lunga lettera è riportata per intero dal Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Pascual Chávez, nel suo scritto La mia testimonianza su Nino Baglieri, in G. Ruta (ed.), Sulle ali della croce, cit., pp. 248-249. 

Ibidem, p. 248.