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VOCAZIONE, INCARNAZIONE, COMUNIONE: LE TRE DIMENSIONI DELLA PERSONA INTERVENTO AL CONVEGNO SU MOUNIER 12-1-2005

MESSAGGI - AL CONVEGNO INTERNAZIONALE SU MOUNIER

 

VOCAZIONE, INCARNAZIONE, COMUNIONE: LE TRE DIMENSIONI DELLA PERSONA

Università Pontificia Salesiana, 12 gennaio 2005

Magnifico Signor Rettore dell’Università Pontificia Salesiana,
Egregio Signor Decano della Facoltà di Filosofia,
Autorità Accademiche,
Docenti e Studenti,
voi qui convenuti per questo Convegno su Emanuel Mounier, nel centenario della nascita,
a tutti rivolgo un cordiale saluto.

1. A quarant’anni dalla conclusione dell’evento conciliare, che Giovanni XXIII chiamava ‘novella Pentecoste’, come Famiglia di Don Bosco abbiamo espresso l’impegno di collaborare a ringiovanire il volto della Chiesa. [1]

Nella «Strenna», il messaggio che ogni anno il Rettor Maggiore rivolge alla Famiglia salesiana fin dai tempi Don Bosco, invito tutti a far sì che il volto della Chiesa rifletta la bellezza del volto del suo Signore crocifisso e risorto. Non è un’operazione di lifting, ma un’azione di rinnovamento realizzata dal soffio dello Spirito, che rende la comunità dei discepoli, accogliente e felice, credente e credibile, diaconale e martiriale.

Ringiovanire la Chiesa significa assumere la passione per la vita, che è l’unica alternativa alla cultura di morte, promovendo «la libertà, la giustizia, la pace e la solidarietà». [2] Significa costruire una «comunità che è lievito di speranza per una società degna dell’uomo e per una cultura ricca di riferimenti etici e spirituali». [3] Significa «far sì che essa diventi sempre più una Chiesa giovane, nella quale i giovani si trovino a casa». [4]

2. Ringiovanire la Chiesa è renderla, con la forza dello Spirito, una realtà pasquale, permanentemente in stato di esodo e pienamente dedita al servizio del mondo.

La speranza e la gioia della pasqua, che segnano le origini della Chiesa, sono oggi invocate da parte di un mondo, tanto confortevole quanto angosciato. Un maremoto dalle immani proporzioni, con la sua devastazione senza limiti e con la sua repentinità fulminea, ha messo ancora una volta in ginocchio l’autosufficienza dell’uomo, restituendo con il linguaggio dei fatti la figura umana all’immagine pascaliana della “canna pensante”, fragile e ad un tempo aperta al mistero.

La pasqua è l’unica rivoluzione, che rovescia il radicale rapporto tra la vita e la morte. La morte ha sempre dominato sulla vita; la pasqua è il mutamento di tale rapporto. La morte non è più l’ultima realtà. La parola definitiva è quella di Dio, che è vita e che nel libro della Sapienza si autodefinisce «il biofilo», l’amante della vita (Sap 11,26).

3. La riscoperta della pasqua, come chiave di lettura del senso della storia, è stata realizzata dalla Chiesa cattolica nella grande assise di quarant’anni or sono; ma essa è stata anticipata da alcuni testimoni e profeti, che l’hanno preparata.

Tra questi, eminente risulta la figura del filosofo e credente Emmanuel Mounier, che nel secolo scorso ha precorso i tempi. Egli ha additato i traguardi; ha segnalato i rischi; ha focalizzato il centro di ogni impresa che intende progettare quel nuovo umanesimo, di cui ha parlato il Concilio nella Gaudium et spes (cf GS 7; 55; 56).

Alle diverse alienazioni, che si sono affermate nei secoli XIX e XX, si aggiunge oggi l’anonimato con la sua spersonalizzazione relazionale e la sua disumanizzazione tecnocratica. La caduta delle ideologie si coniuga al crollo degli ideali, che comporta il divorzio tra sistemi politici e mondi vitali, tra persona e società, tra globalizzazione economicistica e visione umanistica. Il nuovo umanesimo, preannunciato da Mounier, è più che mai urgente.

È da ridefinire il rapporto tra persona e comunità. Non l’individuo ripiegato su di sé, ma la persona aperta in alto e in avanti e, dunque, verso Dio e verso gli altri. Non l’organicismo assorbente e spersonalizzante, ma la comunità che dà spazio di vita e di azione ad ogni membro della società.

Per questa impresa gigantesca, oggi è indilazionabile il progetto evangelico della rinascita (cf Gv 3,3.7), che Mounier introduce nel cantiere della storia, formulando sin dal primo numero della rivista «Esprit» il suo proclama audace: Refaire la Renaissance.

Mounier è un coraggioso pensatore, un robusto costruttore della storia, un vero impresario ‘de la pensée engagée’. Tutto ha inizio dalla passione per il primato dello spirito, condivisa da Maritain e dagli intellettuali impegnati a ripensare il rapporto tra fede e storia. «In questo mondo inerte, indifferente, incrollabile, la santità è ormai la sola politica valida e l’intelligenza, se vuole accompagnarla, deve conservare la purezza del lampo». [5]

Ponendo al centro la persona, Mounier evidenzia il trinomio del «volume totale dell’uomo»: [6] vocazione, incarnazione e comunione. «È equilibrio in lunghezza, in larghezza e in profondità, è in ogni uomo una tensione tra le sue tre dimensioni spirituali: quella che sale dal basso e l’incarna in un corpo; quella che è diretta verso l’alto e la solleva a un universale; quella che è diretta verso il largo e la porta verso una comunione. Vocazione, incarnazione, comunione sono le tre dimensioni della persona». [7]

La radice di questo programma di dinamismo sociale e politico è la fedeltà al dono battesimale, vissuto come coerenza al piano di Dio in ogni istante. «Non voglio che neppure una giornata – scrive Mounier in un ardente dialogo con Dio – passi senza che Voi progrediate in me e senza che Voi siate, in fondo al mio cuore, la parte più eletta. Signore, desidero che Voi siate così presente nella mia opera tanto da spezzarla dall’interno se non fosse conforme alla vostra volontà». [8]

A coloro che si lamentano, invece di rimboccarsi le maniche, davanti alla casa che brucia, gridando: «Questo mondo è viziato. Nulla da fare. Non vi è che caduta e caduta», Mounier risponde: «E l’incarnazione? E le promesse? E la speranza?». [9]

Mounier è l’uomo della pasqua. Egli costantemente registra dentro di sé il passaggio dallo scoramento allo slancio costruttivo; per questo egli è in grado di comunicare attorno a sé le ragioni della speranza. Il suo è un personalismo comunitario vissuto, prima che proclamato. Soleva dire che la vita personale è come un iceberg, dove gli atti pubblici non sono che le punte che emergono dal profondo. Ripeteva poi che l’azione sociale resta infeconda, se non sgorga dalla sorgente della vita interiore.

L’ancoraggio della fede è in lui garanzia di solidità personale e di solidarietà sociale. Si può riformare il mondo, se ci si è lasciati prima riformare dalla vita divina inabitante. Solo un credente coerente con la sua fede può realizzare questo programma di speranza contro ogni speranza, di coraggio contro ogni tentazione. Solo questi vive nell’atteggiamento che caratterizza la vita, il messaggio e l’azione mounieriana e che egli sintetizza nella formula «ottimismo tragico». [10]

L’ottimismo è fondato sulla roccia della fede, sullo slancio della speranza, sulla pasqua come ultima parola di Dio nella storia. La sua qualifica tragica si basa sui possibili cedimenti della coscienza ai processi di alienazione, nonché sugli ostacoli risorgenti nella storia e sulla condizione disumana di tanti sepolti nei suoi sotterranei. Ottimismo tragico è assunzione dei drammi del mondo senza soccombere.

Solo così si può collaborare con la Provvidenza, onnipresente nella vicenda umana, a ‘refaire la Renaissance’, partendo non dagli idealismi precostruiti, bensì dalla storia degli uomini, e tornando ad essa per vivificarla. Il nuovo Rinascimento si radica, dunque, in una autentica rinascita interiore, pagando i costi del riconoscimento del primato dello spirituale, nonostante le tentazioni del potere e delle correnti culturali dell’antiumano, fatto passare per umano.

Nell’incipit della sua opera principale, Rivoluzione personalista e comunitaria, Mounier pone le parole di Charles Péguy: «La rivoluzione o sarà morale o non sarà affatto». [11] Solo chi si fa rivoluzionare da Dio sarà in grado di rivoluzionare il mondo: «Si pretende che la rivoluzione sia uno sconvolgimento di fiamme e di fuoco. No, la rivoluzione è un tumulto ben più profondo. Metanoéite. Mutate il cuore del vostro cuore. E, nel mondo, muterete tutto quello che è stato da esso contaminato». [12]

4. Il male oscuro della incomunicabilità di oggi, che genera violenza, oppressione e disperazione, sarà superato soltanto da una comunità di persone mature che trasformeranno la storia in un cantiere, ove si preparano i materiali preziosi per la costruzione del Regno (cf GS 39).

Mounier, come uomo e credente, come filosofo e profeta, offre ancora oggi la sua filosofia in quanto amore di una sapienza, profondamente assimilata e perciò efficacemente irradiata. Il suo è un contributo prezioso e credibile al ringiovanimento del volto della Chiesa, serva del mondo e sacramento di speranza.

Don Pascual Chávez Villanueva
Rettor Maggiore


[1] P. Chávez Villanueva, Ringiovanire il volto della Chiesa che è la Madre della nostra fede, Strenna 2005, Istituto FMA, Roma 2005

[2] Ibidem, p. 5.

[3] Ibidem.

[4] Ibidem.

[5] Id, Rivoluzione personalista e comunitaria, Comunità, Milano 1955, p. 43.

[6] Ibidem, p. 90.

[7] Ibidem, pp. 90-91.

[8] Id., Lettere e diari, Città Armoniosa, Reggio Emilia 1981, p. 130.

[9] Ibidem, p. 364.

[10] E. Mounier, Il personalismo, AVE, Roma 19899, pp. 41.42.

[11] Id., Rivoluzione personalista e comunitaria, p. 21

[12] Ibidem, p. 40.