PG Zasoby

Anniversario 80mo della consacrazione del tempio di Maria Ausiliatrice a Valdocco.

LETTERE DEL RETTOR MAGGIORE - 149

 

Atti del Capitolo per l´anno 1948

Torino, 24 ottobre 1948.

Figliuoli carissimi in G. e M.,

1. - INTRODUZIONE.

Il 9 giugno di quest´anno ricorreva l´80° anniversario della consacrazione del tempio eretto dal nostro santo Fondatore e Padre in Valdocco, a onore di Colei che gli fu costantemente Madre, Guida e Aiuto.

Sarebbe bastata anche solo questa cara ricorrenza a offrirmi occasione propizia per intrattenermi con voi sul dolcissimo argomento della Madonna di Don Bosco.

Ma si aggiungono altri motivi, suggeriti dai tempi difficili che attraversiamo: tempi così pieni di pericoli per la Chiesa Cattolica, pei suoi figli, per le sue famiglie religiose, pei suoi Vescovi e Sacerdoti, e in particolare pel suo Capo visibile, da far sì che 1´80° anniversario del Santuario di Valdocco possa considerarsi veramente provvidenziale per rianimare in noi la divozione a Maria SS. Ausiliatrice.

Parmi infatti che, in questi giorni specialmente, io debba far mie le parole, a voi ben note, del nostro grande Padre: « Ricorriamo a Lei, in Lei confidiamo: e saremo salvi, perché Essa è potente... Conviene pregare, operare, e riporre ogni nostra fiducia in Dio e nel potente patrocinio di Maria Ausiliatrice... Oh, Maria Ausiliatrice è un terribile patrocinio: terribile per quelli che vogliono opporsi all´opera sua, ma onnipotente per coloro che si tengono sotto il suo manto... Il Signore e la sua Divina Madre non permetteranno che si ripeta invano: Maria, Aiuto dei Cristiani, pregate per noi »(1).

Affinché queste e altre simili espressioni di San Giovanni Bosco servano veramente, in queste ore di prova, a rincorare noi e le anime che ci sono affidate, è necessario che procuriamo anzitutto di conoscere sempre meglio Maria Ausiliatrice e più ancora che ci sforziamo di corrispondere al suo amore con pratiche attuazioni, sulle orme del nostro Padre. Tutti infatti ricordiamo che egli, mosso da ardente pietà filiale verso l´Ausiliatrice, si fece non soltanto ideatore e costruttore del di Lei Santuario in Valdocco, ma inoltre sapiente apologista e divulgatore del suo titolo, apostolo del suo culto, fondatore di monumenti viventi per la sua gloria, modello e maestro di quella, santità diffusiva appresa alla sua scuola secondo la promessa, di Gesù benedetto a lui fanciullo di nove anni: « Io ti darò la Maestra »(2).

Precisamente per aiutare me e voi, Figliuoli carissimi, ad accrescere la nostra divozione a Maria Ausiliatrice mi son deciso a scrivere questa Circolare.

Prima però di accingermi a questo lavoro pur tanto gradito, non posso non manifestarvi un mio timore.

Fissato lo schema e raccolto il materiale, son rimasto giocondamente impressionato, ma al tempo stesso quasi sbigottito, al vedere l´abbondanza del tutto straordinaria delle citazioni raccolte dagli Scritti e dalle Memorie Biografiche del nostro Padre. Mi son chiesto e mi chiedo ancora: Non vi sarà pericolo che, attingendo in troppo larga misura a dette citazioni, ne risulti eclissato il nesso logico dell´argomento con danno della trattazione?

Eppure si tratta di pensieri e sentimenti elettissimi, sgorgati dalla mente e dal cuore del nostro Padre! Va da sé che sarà impossibile riprodurli tutti; ma come oserei sottrarvene troppi? Forseché, nella mia pochezza, potrei presentarvi qualcosa anche lontanamente paragonabile alle magnifiche considerazioni e paterne esortazioni di Lui, che fu figlio prediletto e amatissimo di Maria Ausiliatrice? E poi, una collana di perle preziose perde forse in ricchezza e bellezza, pel fatto che le perle sono così copiose e fitte da coprire il filo che fortemente le unisce?

Tutto considerato, son convinto che farei torto al vostro filiale attaccamento a Don Bosco, se omettessi tante sue belle esortazioni, le quali sono come preziosissime gemme lasciateci in eredità dal nostro santo Fondatore, circa la divozione e l´amore a Maria Ausiliatrice.

Daltronde non tutti hanno comodità e tempo di compulsare direttamente gli Scritti e le Memorie Biografiche del nostro Padre: e poi sarà caro e vantaggioso a ognuno di noi constatare, attraverso le molteplici e svariate citazioni, coane la divozione di Don Bosco a Maria Ausiliatrice non conoscesse limiti, manifestandosi con edificante spontaneità in ogni tempo, luogo e circostanza.

Le parole infine e gl´incitamenti del nostro grande Padre continuano ad avere, ed avranno nei secoli, quella salutare efficacia ch´egli aveva chiesto a Dio nel giorno della sua prima Messa: e saranno sempre, in particolare per noi, suoi figli amantissimi, motivo di edificazione e di stimolo potente alla perfezione.

Così, da voi tacitamente rassicurato, intraprendo la dolce fatica confidando nell´aiuto della nostra Madre celeste e del nostro Padre e Maestro. Prenderemo le mosse dal Santuario di Valdocco.

2. - IL TEMPIO MIRACOLOSO.

La meraviglia, l´ammirazione, l´entusiasmo dei Torinesi di fronte al tempio innalzato da Don Bosco all´Ausiliatrice e consacrato il 9 giugno 1868 trovava un´eco in queste parole dell´insigne giornalista Teologo Giacomo Margotti: « Dicono che Don Bosco ha scienza, ed io non ci bado, anzi gliela getto in faccia. Affermano che Don Bosco è un santo, ed io me ne rido. Dicono che Don Bosco fa dei miracoli, ed io non discuto. Ma c´è un miracolo che io sfido chiunque a negare: ed è questa chiesa di Maria Ausiliatrice, venuta su in tre anni e senza mezzi; una chiesa che costa un milione »(3). Si trattava di un milione di quei tempi!

Anziché narrare per disteso come il nostro Padre sia riuscito a compiere tale miracolo, mi accontenterò di richiamare brevemente le fasi principali del lavoro compiuto, indugiandomi piuttosto a individuare e commentare il segreto del meraviglioso successo, e cioè il concorso della Vergine Ausiliatrice e le industrie del suo fedel servo e strumento, S. Giovanni Bosco.

a) La costruzione materiale. - Il proposito d´innalzare un tempio in onore di Maria Santissima risaliva ai primi anni del sacerdozio di Don Bosco ed era frutto di celeste ispirazione.

La 2a domenica di ottobre del 1844 egli fece un sogno, da lui stesso definito « appendice di quello fatto la prima volta ai Becchi quando aveva circa nove anni ». La SS. Vergine gli apparve sotto le sembianze di pastorella e gli affidò uno strano gregge di lupi, capre e capretti, agnelli e pecore, montoni, cani e uccelli. E si mise in cammino, precedendo il gregge. Il viaggio fu faticoso ed ebbe tre stazioni: e a ogni fermata molti di quegli animali si cambiavano in agnelli. Si giunse alla mèta. Don Bosco, invitato dalla Pastorella, guardò. Per ultima cosa vide una stupenda ed alta chiesa. una orchestra, una musica istrumentale e vocale lo invitavano a cantar messa. Nell´interno della chiesa una fascia bianca portava scritto a caratteri cubitali: Hic domus mea, inde gloria mea, vale a dire: Qui, la mica casa; di qui, la mia gloria. E la Madonna concluse: « Tu comprenderai ogni cosa, quando con gli occhi tuoi materiali vedrai di fatto quanto ora vedi con gli occhi della mente »(4) (4).

Un nuovo sogno, fatto nel 1845, mostrò a Don Bosco una moltitudine di fanciulli, una misteriosa Signora, un prato e poi tre chiese in Valdocco, l´ultima delle quali situata sul luogo preciso del martirio dei Santi Avventore, Solutore e Ottavio.

In questo medesimo sogno Don Bosco aveva intraveduto pure la fondazione della Società Salesiana. Quando poté già avere attorno a sé uno stuolo di aiutanti, scelti e formati fra i giovanetti del suo Oratorio, palesò in confidenza l´ispirazione avuta di cominciare la costruzione di una chiesa « più bella e più grande » della precedente dedicata a S. Francesco di Sales; « una chiesa magnifica, grandiosa e degna della Vergine Santissima », intitolata « Chiesa di Maria Ausiliatrice ».

Nel 1862 Don. Bosco confidava a Don Giovanni Cagliero: « La Madonna vuole che la onoriamo sotto il titolo di Maria Ausiliatrice: i tempi corrono così tristi che abbiamo proprio bisogno che la Vergine Santissima ci aiuti a conservare e difendere la fede cristiana ».

Nel 1863 il nostro Padre si accinge all’opera. Designa il luogo dove la chiesa dovrà sorgere, compra il terreno, incarica del disegno. Il Municipio di Torino è contrario al titolo Auxilium Christianorum, giudicato nuovo, vago, impopolare; ma, grazie alle industrie del Santo, finisce con approvare il disegno e autorizzare la costruzione del tempio. Don Bosco ordina i primi scavi.

Nel 1864 vengono ripresi i lavori, e nell´aprile dell´anno seguente ha luogo la solenne benedizione e posa della pietra angolare del tempio, il quale avrà la forma di croce latina con milleduecento metri di superficie. Nel corso dell´anno l´edificio viene innalzato e coperto.

Nella primavera del 1866 si riattivano i lavori allo scopo di terminare la volta, innalzare la cupola e i due campanili; ma la mancanza di mezzi riduce presto i muratori da quaranta a otto. L´intervento di un benefattore permette a Don Bosco di eseguire l´intero disegno della cupola, che, per le difficoltà economiche, doveva essere modificato. In settembre si festeggia il collocamento dell´ultimo mattone della cupola tanto vagheggiata.

L´anno 1867 vede l´interno del tempio abbellirsi man mano di altari e cappelle. In novembre viene collocata sulla cupola la statua della Madonna, in bronzo dorato.

Ed eccoci al 1868. Don Bosco spinge avanti a tutto potere i lavori, suscitando in Torino un vero entusiasmo tra i buoni, i quali accorrono ad ammirare la grande orchestra, capace di trecento musici; le pareti, per allora semplicemente imbiancate, ma con basamenti, legami e cornicioni di granito; il pulpito di noce, assai maestoso; il pavimento alla veneziana; i cinque altari, tutti in marmo lavorato, con le balaustre pure in marmo; le due crociere con altare; il gran dipinto dell´Ausiliatrice sopra 1´altar maggiore; le due sacristie, ai lati del presbiterio(5).

Il 25 marzo Don Bosco scrive al cavaliere Oreglia: « L´Arcivescovo avrebbe fissata la consacrazione della chiesa per la prima quindicina di giugno. La festa durerebbe nove giorni: un Vescovo farebbe ogni giorno una predica, un altro la funzione religiosa ». E il 3 aprile: « Ella non può farsi un´idea della festa che faremo, a Dio piacendo, in quell´occasione della consacrazione. Vedrà »(6).

Il 21 maggio ha luogo la solenne benedizione di cinque campane. II 22 il Santo Padre concede l´indulgenza plenaria ai fedeli che visiteranno la chiesa di Maria Ausiliatrice nella festa della consacrazione o in uno dei sette giorni immediatamente seguenti.

Frattanto si collocano le iscrizioni latine. Si diramano inviti. Si distribuiscono litografie in nero e a colori del quadro della Ausiliatrice. In casa fervono i preparativi: scuola di cerimonie, prove di canto e di suono; bandiere per i cortili, luminarie, banchi per la fiera(7).

Giunge così il giorno sospirato della solenne consacrazione del nuovo tempio.

A questo punto soffermiamoci alquanto per vedere d´individuare il segreto di un successo tanto straordinario. Le nostre considerazioni torneranno senza dubbio a gloria di Maria Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco, e al tempo stesso c´invoglieranno a seguir l´esempio del Padre fin dove ce lo consentano le nostre deboli forze, qualora ci dovessimo trovare in simili circostanze.

b) Lo strumento e cassiere della Madonna. - È sempre per noi motivo di lieta e filiale ammirazione il ricordare quanto disse il nostro buon Padre Don Bosco al capomastro Carlo Buzzetti subito dopo aver collocato la prima pietra delle fondamenta del Santuario di Valdocco: « Ti voglio dare subito un acconto per i grandi lavori. Non so se sarà molto, ma sarà tutto quello che ho ». Così dicendo tirò fuori il borsellino, l´aprì e lo versò capovolgendolo nelle mani del capomastro, che eredeva di averle a riempire di marenghi. Quale fu invece la sua meraviglia e quella di tutti coloro che lo avevano accompagnato, quando non si trovarono che otto poveri soldi. E Don Bosco sorridendo soggiunse: « Sta´ tranquillo; la Madonna penserà a provvedere il danaro conveniente per la sua chiesa. Io non ne sarò che 1´istrumento, il cassiere ». E volgendosi a quelli che erangli intorno, concluse: « c Vedrete! »(8).

Non è qui il caso di parlare della fedeltà con cui il nostro Santo Fondatore fece la parte sua, impiegando per il nuovo tempio le offerte a ciò destinate e pervenutegli da innumerevoli benefattori, tra i quali si, annoveravano, con il Papa e con il Re, Principi Sabaudi e Cardinali, Prelati, religiosi, membri della più alta aristocrazia, fedeli di ogni ceto e condizione(9).

Vogliamo invece rilevare l´opera industriosa e indefessa da lui svolta per corrispondere all´ispirazione della Vergine Santissima e per cercare offerte e soccorsi in favore del nuovo tempio.

Non possedeva ancora il terreno su cui edificare, e, già nel febbraio del 1863, incominciò a spedire suppliche ad autorità civili, circolari stampate ai fedeli e innumerevoli lettere manoscritte ad amici e benefattori.

Nel 1864 chiese il trasporto gratuito di materiale sulle ferrovie e fece inserire nella Gazzetta Ufficiale e nel quotidiano cattolico di Torino un appello alla pubblica beneficenza. Inoltre sparse per quasi tutta l´Italia settentrionale e centrale numerose copie di una nuova circolare ai fedeli. Anzi, alle signore più distinte per bontà e religione rivolse uno speciale appello, affidando schede di particolari sottoscrizioni a favore del tempio. E in settembre rinnovava ancora l´appello ai fedeli e indirizzava una supplica a due Principi Sabaudi.

Nel 1865 Don Bosco moltiplicò le richieste di aiuti. Ai suoi benefattori mandò particolare invito, in aprile, per la posa della pietra angolare. Di questo evento compose un fascicolo intitolato Rimembranza, che - unitamente a un altro sulla Divozione di Maria Ausiliatrice in Torino - stampò e diffuse, non solo a ricordo di tale data, ma anche perché si commovesse maggiormente la pubblica carità. Così pure nel settembre del 1866 invitò i suoi benefattori per la posa dell´ultimo mattone sulla cupola(10).

Ma ciò che diede speciale risalto alla propaganda degli anni 1865-67 fu una grandiosa lotteria a favore dell´erigenda chiesa di Maria Ausiliatrice. Di lotterie Don Bosco ne aveva già promosse sette in favore delle sue opere, dal 1851 al 1862, e sempre con esito felicissimo. A questo proposito giova ricordare che, quando il Servo di Dio Teol. Leonardo Murialdo lo interrogò circa il sistema che praticava per riuscir così bene, rispose: « Ecco come pratico io. Decisa la lotteria scelgo i più buoni e pii giovani dell´Oratorio e li conduco innanzi all´immagine di Maria SS. per ottenerne la benedizione. Fatto ciò, ci aiutiamo di mani e di piedi, per poter attendere alla sua buona riuscita ». Anche la lotteria per il nuovo tempio diede ottimi risultati. Ma quante preoccupazioni, noie e difficoltà! E quanti viaggi, inviti, circolari e lettere da parte di Don Bosco!(11).

Ai primi di marzo del 1867 Don Bosco annunciava con apposita circolare i favori spirituali ottenuti dal Santo Padre Pio IX pei benefattori della chiesa di Maria Ausiliatrice, mentre faceva pubblicare dal giornale cattolico che il Sommo Pontefice si era degnato di conferire il glorioso titolo di Commendatore di S. Gregorio il Grande ad alcuni Torinesi, segnalatisi specialmente nella costruzione della chiesa dedicata a Maria Ausiliatrice in Valdocco.

Un´altra circolare pubblicò il 24 maggio dello stesso anno 1867 per l´erezione di una cappella da dedicarsi, nel nuovo tempio, ai SS. Cuori di Gesù e di Maria. Portava come titolo: Un fiore a Maria Ausiliatrice. E come motto, le parole di Osea Germinabit sicut lilium, così parafrasate: « La vostra offerta sarà un giglio che germoglierà sull´altare di Maria ».

Nel 1868 si affrettò a divulgare la nota dei lavori che restavano da eseguirsi nella chiesa. Avvicinandosi poi la data della consacrazione, sparse in gran copia litografie in nero e a colori del quadro della Madonna, come pure medaglie, fatte coniare a Roma e da lui benedette, con l´effigie di Maria Ausiliatrice. Un ultimo particolare non trascurabile: pregò anche signori della prima nobiltà di Torino a volersi prestare per far la questua alla porta della chiesa durante le feste della consacrazione del tempio(12).

Abilità, solerzia, umiltà e spirito di sacrificio si adunarono adunque nel nostro buon Padre, il quale nel 1863 aveva detto a chi si meravigliava ch´egli incominciasse sì grossa impresa senza quattrini in tasca: « No, non temere; bisogna. che noi facciamo... e poi Dio ci aiuterà e il danaro verrà da sé  » (13).

I fatti adunque provano ad evidenza che Don Bosco fece la parte sua, come strumento indefesso e cassiere industrioso della Madonna.

Che poi il Signore abbia aiutato e che il danaro sia venuto, lo proclamò l´impresario Carlo Buzzetti ad alcuni nobili signori, i quali, membri di una commissione per l´erigenda chiesa della Immacolata in Torino, gli avevano chiesto che si fidasse di loro come si era fidato tante volte di Don Bosco. « Per Don Bosco sì, - rispose -. Il suo nome vale qualunque garanzia. Io sono sempre certo che la Provvidenza gli manderà i mezzi di pagare: dopo tanti anni che lavoro per lui, non ne ho il menomo dubbio. Degli altri non sono egualmente sicuro. Proprio così: la chiesa di Maria Ausiliatrice mi fu pagata fino all´ultimo centesimo! »(14).

c) L´intervento di Maria Ausiliatrice. - Per quanto geniale, estesa e ininterrotta la propaganda fatta da Don Bosco, sarebbe stata insufficiente a compiere il miracolo del nuovo tempio, qualora non fosse intervenuta in modo straordinario la Vergine Ausiliatrice.

Questa è senza dubbio la parte più importante del segreto di tanto successo.

Don Lemoyne, dopo aver narrato come per pagare la prima quindicina agli operai servì provvidenzialmente l´offerta di una persona guarita da Maria Ausiliatrice, conclude: « Da questo momento; come vedremo, tali e tante furono le grazie della Madonna a coloro i quali cooperavano alla costruzione della sua chiesa in Valdocco, che ben si può dire averla essa stessa edificata. Aedificavit sibi domum Maria »(15).

S. Giovanni Bosco nel chiedere aiuti sapeva bellamente fare il nome della Madonna, di cui si considerava ambasciatore. Prova ne siano le seguenti espressioni, che togliamo dalla sua corrispondenza: « Maria Ausiliatrice si raccomanda a Lei, signora Marchesa... Se può fare qualche mutuo alla Madonna sarebbe questo il tempo più propizio, e credo che ne avrebbe interesse che molto eccederebbe il 5 per cento legale ». « Ad ogni modo io fo´ l´ambasciata a nome di Maria Ausiliatrice e prego di tutto cuore questa celeste benefattrice, affinché ispiri e doni mezzi per compiere l´opera proposta ». « Non sono più io ma è la Santa Vergine che a Lei si raccomanda perché l´aiuti a terminare la sua casa, e così accrescere anche il numero dei suoi divoti »(16).

Don Bosco assicurava che la Madonna non si sarebbe lasciata vincere in generosità: « Io la ringrazio, scriveva, e la Santa Vergine penserà a pagarla con quella moneta che non va soggetta a diminuzione ». « Noti che Maria è una generosa pagatrice ». « Per vera pagatrice lascerò Maria Ausiliatrice »(17).

Secondo il nostro Santo Fondatore, la costruzione di un tempio alla Madonna doveva considerarsi come un tempo privilegiato per ottenere grazie. Scriveva nel marzo del 1868: « Faccia quel che può, ma preghi con fede: credo tempo opportuno per chi vuole grazie da Maria! Noi ne vediamo ogni giorno una più commovente dell´altra e con questo mezzo andiamo avanti »(18).

Mancandogli moltissime volte il danaro per pagare gli operai o per provvedere materiali, portavasi in persona oppure scriveva ad ammalati e ad altri che sapeva essere in gravi angustie, esortandoli a ricorrere con fiducia alla Beata Vergine con la promessa di qualche offerta per la fabbrica della sua chiesa. Così porgeva loro il mezzo di ottenere la grazia, provvedeva all´opera sua il necessario soccorso ed accresceva in pari tempo nei fedeli la gratitudine e la divozione verso la celeste benefattrice(19).

            Chiamato nel 1866 al letto di un infermo, che da tre anni soffriva senza più speranza di guarire, quando udì che i medici avevano fatto consulto, Don Bosco esclamò: « Vi era anche la Madonna? Se non vi era la Madonna, il consulto era imperfetto, poiché ci mancava il medico curante ». Ricevuta la benedizione di Maria Ausiliatrice, l´ammalato guariva completamente e faceva generosa offerta.

Un benefattore di Roma, che poi donò un ricco altare per il Santuario, essendo malato cronico disse al nostro Padre: « Veda, Don Bosco... Quanto io risparmierò di medici e di medicine, tanto spenderò per la sua chiesa ».

Il Comm. Cotta, che in età di 83 anni, quasi morente, era stato guarito dalla Madonna e aveva soccorso largamente la chiesa di Valdocco, soprattutto per la continuazione dei lavori della cupola, andava sovente a portar elemosine a Don Bosco dicendo: « Più le porto danaro per le sue opere e più i miei affari vanno bene. Io provo col fatto che il Signore mi dà anche nella vita presente il centuplo di quello che io dono per amor suo »(20).

Tra l´altro, si era diffusa in molte città d´Italia la persuasione che Maria Ausiliatrice preservasse dal colera quei divoti che concorrevano alla costruzione del suo Santuario in Valdocco. Don Bosco stesso nel 1867 scriveva a Milano: « Dica a tutti quelli che hanno concorso per la nostra chiesa, che non abbiano alcun timore del colera. Andassero anche a servire nei Lazzaretti, purché abbiano fede in Maria Ausiliatrice, non accadrà loro alcun male ». E nel 1868 scriveva a Roma: « E poi Maria Ausiliatrice è generosa e, fra le altre paghe, avranno un potente antidoto contro al colera »(21).

Insomma la costruzione del tempio di Maria Ausiliatrice fu, non solo un miracolo evidente della Madonna, ma un mezzo efficacissimo per moltiplicarne le grazie straordinarie.

Ci sarà caro riudire Don Bosco stesso in alcune sue affermazioni orali o scritte: « Sono continue le grazie della Madonna! Quasi tutti i giorni mi arrivano lettere che mi annunziano grazie ricevute da Maria SS. Ausiliatrice... La Madonna ci aiuta in modo efficace ogni giorno... Ogni giorno cose una più strepitosa dell´altra di Maria Ausiliatrice per la chiesa. Ci vorrebbero volumi... Abbiamo spese enormi per la chiesa; ma qui la Madonna continua a concedere con la massima abbondanza grazie agli oblatori e così possiamo continuare »(22).

» Altri e poi altri - stampò il nostro Padre nel 1868 le si raccomandarono facendo la novena e promettendo qualche oblazione se ottenevano la grazia implorata. E qui se io volessi esporre la moltitudine dei fatti, dovrei farne non un piccolo libretto, ma grossi volumi.

» Male di capo cessato, febbri vinte, piaghe ed ulceri cancrenose sanate, reumatismi cessati, convulsioni risanate, male di occhi, di orecchi, di denti, di reni istantaneamente guariti; tali sono i mezzi di cui servissi la misericordia del Signore per somministrarci  quanto era necessario a condurre a termine questa chiesa.

» Torino, Genova, Bologna, Napoli, ma soprattutto Milano, Firenze, Roma furono le città che, avendo in modo speciale provata la benefica influenza della Madre delle grazie, invocata sotto il nome di Aiuto dei cristiani, dimostrarono eziandio la loro gratitudine colle oblazioni. Anche più remoti centri, come Palermo, Vienna, Parigi, Londra e Berlino, ricorsero colla solita preghiera e colla solita promessa a Maria Ausiliatrice. Non mi consta che alcuno sia ricorso invano. Un favore spirituale o temporale più o meno segnalato fu sempre il frutto della dimanda e del ricorso fatto alla pietosa Madre, al potente Aiuto dei Cristiani. Ricorsero, ottennero il celeste favore, fecero la loro offerta senza esserne in alcun modo richiesti »(23).

Cosicché il 3 luglio 1867 aveva ragione di dire alla presenza di alcuni intimi: « La chiesa andò su tutta per mezzo di grazie fatte da Maria Ausiliatrice »(24).

            Si deve insomma asserire col Biografo di Don Bosco che ogni mattone del sacro edifizio ricorda una grazia ottenuta dall´Augusta Regina del Cielo. Un sesto della spesa, che fu di circa un milione, venne coperto con generose offerte di persone divote; il rimanente furono tutte piccole oblazioni di coloro che erano stati beneficati da Maria nella sanità, nelle sostanze, nella famiglia o altrimenti. Così consta da un registro regolarmente tenuto, e dall´affermazione di Don Bosco(25).

Dopo questi schematici cenni di tante meraviglie, non ci stupiremo più al sentire il nostro S. Fondatore chiamare la Madonna sua Provveditrice.

Altre volte si compiacque chiamarla la Questuante per la chiesa di Valdocco: « Possiamo dire che la principale questuante per la chiesa è la stessa Maria Ausiliatrice »(26).

Chi di noi, Figliuoli carissimi, non vorrebbe avere la Madonna come provveditrice e questuante per le opere che la ubbidienza gli ha affidato? Ci conforti il pensiero che Maria Ausiliatrice oggi, come ieri e sempre, farà le parti sue, se noi, seguendo le orme di San Giovanni Bosco, saremo fedeli nel fare la parte nostra.

Allora potremo ripetere con lui: « Se le nostre opere vanno prosperando, lo dobbiamo totalmente a Dio e alla nostra buona Madre ». A1 tempo stesso però davanti agli eventuali elogi degli uomini ci sforzeremo di mantenerci piccoli piccoli, ripetendo con semplicità e umiltà le parole del nostro Padre:  « Io non sono l´autore di queste grandi cose che voi dite. È il Signore, è Maria SS., che si degnarono di servirsi di un povero prete per compierle: Di mio non ci ho messo nulla. Aedificavit sibi domum Maria. Ogni pietra, ogni ornamento segnala una sua grazia »(27).

3. - IL. 9 GIUGNO 1868.

Il Santuario di Maria Ausiliatrice in Valdocco vide molte giornate di gioia e di gloria. Ricordiamo anche solo le feste per l´ampliamento di esso, nel 1938, poco prima del XV Capitolo Generale; il trionfale ritorno a Valdocco della gloriosa salma di Don Bosco Beato, nel 1929; l´imposizione dello scettro al Quadro taumaturgico di Maria Ausiliatrice, nel 1918; e in particolar modo la solenne incoronazione di Maria Ausiliatrice, nel 1903; per tacere di tante e tante altre.

È certo però che la data della consacrazione, 9 giugno 1868, s´innalza sopra tutte le altre con un primato non solo di tempo, ma di luce soprannaturale e decisiva per il culto di Maria Ausiliatrice.

a) Cose meravigliose. - Abbiamo ricordato, sia pure in parte e rapidamente, come S. Giovanni Bosco non risparmiasse lavoro, sacrifici propaganda per la nuova chiesa; e abbiamo pure ammirato l´intervento di Maria Ausiliatrice in favore di chi cooperava alla costruzione del suo tempio, così da far risultare il 9 giugno 1868 « preparato da un numero infinito di grazie portentose, spirituali e temporali, da Lei concesse »(28). Ora dobbiamo rilevare ancora che in tale giorno apparve particolarmente meraviglioso e degno di memoria l´allestimento degli oggetti necessari pel servizio religioso del tempio.

Sembrava che ci fosse stato chi andasse a significare a ciascuna delle benefiche persone, quanto occorreva per quella solennità. Piviali, tunicelle, pianete, messali, pissidi, lampade per i giorni solenni, lampade ordinarie, olio per le medesime, campanelli per la sagrestia, campanelli per i singoli altari; ostensori, paliotti, quadri, tovaglie di vario genere, le ampolline e perfino le funi delle campane, tutto era stato in breve tempo provveduto, ma in modo e misura tale che nemmeno un oggetto restò duplicato e neppure uno venne a mancare al bisogno.

Vari benefattori mandarono candele per gli altari. Mancavano le candele piccole per le messe e una signora torinese le provvide. Furono pure un grazioso dono le torcie. Lo stesso Sommo Pontefice Pio IX aveva donato uno stupendo cereo lavorato con molta maestria, a Lui offerto dalla Basilica Lateranese. Così, commentava Don Bosco, i Salesiani e i loro giovani in certo modo avevano il Vicario di Gesù Cristo che teneva davanti all´altar maggiore una fiaccola accesa per ricordare che la loro fede per esser viva e fruttuosa deve sempre essere illuminata e guidata da Colui che rappresenta in terra Gesù Redentore.

Le meraviglie della Madonna nel provvedere quanto occorreva pel divin culto non vennero meno neppure in tutto ciò che era necessario per quei giorni e nei successivi all´onesto sostentamento dei Vescovi, parroci, sacerdoti, invitati illustri, musici esterni, giovani e superiori dell´Oratorio e dei collegi di Mirabello e di Lanzo.

Un venerando prelato, osservando la provenienza di tante svariate offerte, ebbe a esclamare commosso: « Chi dicesse che gli oblatori non siano mossi dallo spirito del Signore, negherebbe la luce del sole in pieno mezzodì »(29).

b) Giorno di Paradiso. - Non posso né oso riprodurre tutte le particolarità di quel memorabile 9 giugno 1868, che giustamente si può chiamare « giorno di Paradiso »: l´esposizione delle reliquie nella cappella di San Francesco alla vigilia; la sacra veglia durante l´intera notte; il rito della consacrazione compiuto dall´Arcivescovo di Torino; la messa celebrata da Don Bosco per la prima volta nella nuova chiesa, con gioia ineffabile; la folla straordinaria alle funzioni; i vespri e l´esecuzione dell´antifona Sancta Maria; l´eloquente discorso del Vescovo di Casale, che terminava raccomandando Don Bosco alla Madonna; il Tantum ergo di Don Cagliero; l´illuminazione della cupola; la Buona Notte di Don Bosco agli alunni dell´Oratorio, di Mirabello e Lanzo, radunati in cortile; l´affollamento delle moltitudini attorno a Don Bosco negli intervalli liberi; alcune guarigioni istantanee; l´indescrivibile entusiasmo.

Tuttavia non so passar sotto silenzio la singolare grandiosità delle esecuzioni musicali durante quella solennità.

È universalmente noto che nella Basilica di Maria Ausiliatrice il decoro del culto sacro resta affidato, oltre che alle solenni cerimonie, decorate dal numeroso e devoto Piccolo Clero, anche e particolarmente ai Cantori. Oggi poi, nelle solennità di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, grazie alle trasmissioni radiofoniche, Roma, l´Italia e il mondo ascoltano meravigliati e commossi i concenti veramente angelici dei giovanetti soprani e contralti dell´Oratorio, in meravigliosa gara con le voci virili dei Salesiani di Valdocco e dell´Istituto Internazionale, rappresentanti proprio tutti i continenti della terra.

 Orbene, penso che riuscirà a tutti gradito rievocare come, ottanta anni fa, furono eseguite due bellissime composizioni musicali di Don Cagliero per tale occasione: l´antifona Sancta Maria, succurre miseris e in seguito il Tantum ergo. Le esecuzioni, fatte secondo lo stile del tempo, erano animate da fervida pietà e perciò destavano particolare fervore e divozione nei fedeli e anche negli ecclesiastici.

Per il Sancta Maria tre erano i cori. Uno avanti l´altare di S. Giuseppe di centocinquanta tenori e bassi, rappresentante la Chiesa militante; l´altro sulla cupola di duecento soprani e contralti, figuranti gli Angeli ossia la Chiesa trionfante; il terzo coro, di altri cento tenori e bassi sull´orchestra, simboleggiava la Chiesa purgante. Una delle grandi difficoltà era quella di regolare il tempo musicale in tanta distanza, ché parecchi non potevano vedere il maestro principale, il quale doveva con la battuta dar norma e guida a tutti i cantori. Ma questa difficoltà venne felicemente superata con un apparato elettrico. Un lungo filo conduttore applicato ai poli di una pila andava a unirsi ai campanelli elettrici posti nel centro di ciaschedun coro e compiendo il circuito terminava con le sue estremità in una specie di manipolatore appositamente costrutto. Il direttore di musica tenendo il manipolatore con la sinistra poteva con la destra farvi sopra liberamente la battuta come se nulla avesse tra le mani, e intanto i campanelli tutt´insieme facevano un colpo solo con la battuta del direttore. In questo modo i cori restavano riuniti e regolati con tutta precisione, non altrimenti che se fossero stati raccolti in una sola orchestra e regolati da un solo maestro.

La Divina Provvidenza - lasciò scritto Don Bosco - dispose che 1´aspettazione fosse appagata. Tanto i maestri che da vari paesi intervennero per udire, quanto quelli che presero parte attiva, si mostrarono pienamente soddisfatti.

Nel momento che tutti i cori si riunirono a fare una sola armonia si provò una specie d´incantesimo. Le voci si collegarono insieme e l´eco le rimandava per tutte le direzioni per modo che l´uditore si sentiva come immerso in un mare di voci che lo circondavano senza che potesse discernere come e donde venissero. Un rispettabile personaggio commosso a quel magico effetto ebbe ad esclamare: « Mi sembra veramente di trovarmi in Vaticano ». Un altro facendo uso della iperbole esclamò: « Soltanto in Paradiso vi può essere canto più bello ».

Il Can. Giovanni Anfossi era vicino a Don Bosco dietro 1´altar maggiore, mentre si eseguiva l´antifona. Il Santo non era mai stato visto da lui muoversi in tempo di preghiera o dire una parola in chiesa; e questa volta, stando inginocchiato e guardandolo con gli occhi umidi di pianto spremuto dalla gioia: « Caro Anfossi, gli disse sotto voce, non ti pare di essere in Paradiso? ».

Il Tantum ergo fu cantato dai cori in orchestra e da un centinaio di voci bianche dalla cupola. Queste ultime figuravano il coro degli angeli. che, a maniera di ritornello (come si usava nella musica sacra di quel tempo), soggiungeva sempre il Veneremur a ogni versetto del Tantum ergo e poi il Jubilatio a ogni versetto del Genitori. Tutto ciò produsse una commozione indescrivibile in tutti. Il Vescovo di Saluzzo e quello di Alba erano inginocchiati dietro l´altare vicino a Don Bosco. Monsignor Gastaldi abbracciava e scuoteva il suo inginocchiatoio: tanto era entusiasmato. Monsignor Galletti, calmo e immobile, andava tratto tratto ripetendo: « Paradiso! Paradiso! »(30).

Il 9 giugno 1868 fu adunque un giorno di Paradiso: giorno che ben possiam dire si sia in certo modo prolungato per tutta l´ottava della consacrazione. Pontificali, omelie, messe, confessioni, comunioni, vespri, benedizioni eucaristiche, benedizioni della Madonna, concorso di popolo e di pellegrini, guarigioni strepitose, relazioni di grazie ricevute, innumerevoli offerte, resero davvero memorabili quelle giornate, tanto che Don Bosco volle descrivere le cose principali in un fascicolo delle Letture Cattoliche (novembre-dicembre 1868) intitolandolo: Rimembranza di una Solennità in onore di Maria Ausiliatrice.

c) Un trionfo per la Chiesa Cattolica. - Riferisce Don Lemoyne che l´Ottavario della consacrazione fu detto un trionfo per la Chiesa Cattolica(31).

Non pare esagerata l´espressione, se ricordiamo che a costruire e a provvedere la nuova chiesa in onore dell´Ausiliatrice del popolo cristiano concorsero il Papa, i Vescovi, i fedeli di ogni ceto e condizione, italiani ed anche esteri.

Per convincercene basterà rileggere la lunga e commossa dedica, che Don Bosco volle premettere al sullodato opuscolo Rimembranza con queste parole:

« A voi - o supremo Gerarca della Chiesa Cattolica - che zelante promotore delle glorie - dell´augusta Regina del cielo - colle parole e coi fatti - alla costruzione della chiesa a Maria aiuto dei cristiani - testé consacrata - efficacemente cooperaste; - a voi, veneratissimo Arcivescovo - della diocesi Torinese, - che con non leggero incomodo - la consacraste al Divin culto; - a voi venerandi Prelati - che colla predicazione, - colle sacre funzioni, e prolungate fatiche ne rendeste maestoso l´Ottavario - con solennità fra noi piuttosto unica che rara; - a voi tutti, benemeriti Oblatori ed Oblatrici, - che col guardo della consolazione - mirate il frutto della vostra carità - sorgere a decoro della gran Madre del Salvatore - a vantaggio dei divoti suoi figli; - a voi questa rimembranza - qual piccolo segno - di molta ed incancellabile gratitudine - non potendo di più offro e dedico - pregando Iddio pietoso - che degnamente vi compensi - nel tempo e nella eternità ».

Che la consacrazione del tempio di Valdocco abbia segnato un trionfo per la Chiesa Cattolica, lo si deduce pure, in certo qual modo, dalla parola stessa del Vicario di Gesù Cristo.

Don Bosco si era affrettato a dare ragguaglio della compiuta solennità al Sommo Pontefice, accompagnando la relazione con alcune medaglie commemorative. Ed ecco l´augusta risposta(32):

PIO PP. IX

Diletto Figlio, salute ed apostolica Benedizione.

« Noi abbiamo sentito quasi la medesima gioia che tu e gli imitatori del tuo zelo avete provato, quando per mezzo della tua lettera siamo venuti a conoscere che era stato condotto a termine in cotesta nobilissima città e che era già stato a Dio consacrato il nuovo tempio dedicato al nome della Beatissima Vergine Aiuto dei Cristiani. Imperocché sebbene non abbiamo noi potuto trovarci presenti a quel giocondo spettacolo, tuttavia l´industria tua ci fece quasi avere sotto agli occhi la fronte esterna della chiesa, nelle medaglie che ci mandasti, egregiamente cesellata, e contemplare la stessa immagine della Madre di Dio. Gioverà poi moltissimo ad accrescere la nostra fiducia la vista di cotesta Immagine, imperocché siamo di avviso che non avvenne senza un divino consiglio, che cioè, mentre si rinnovò dagli empi terribile guerra contro la Chiesa Cattolica, si celebrasse con nuovi onori la celeste Patrona col titolo di Aiuto dei Cristiani. Di fatto Noi, sotto alla sua protezione, nutriamo fiducia, che protetti dalla divina Provvidenza, saremo liberati dai mali soprastanti, e che incolumi riusciremo dai nostri nemici. Intanto per attestare tutta la nostra gratitudine e benevolenza impartiamo di tutto cuore a te e ai pii sacerdoti che lavorano teco, ed ai giovani affidati alle tue cure, l´apostolica Benedizione, siccome pegno della grande nostra affezione. Dato a Roma addì 23 settembre 1868, del nostro pontificato anno vigesimo terzo ».

Pio PP. IX.

Col pontificio riconoscimento del significato spirituale e cattolico della consacrazione del nuovo tempio all´Ausiliatrice, il 9 giugno 1868 nella storia del culto Mariano restò fissato quale data fulgida e memoranda, non solo per il Santuario di Valdocco, ma per la Divozione che la Santa Madre Chiesa tributa a Maria Santissima, Aiuto dei Cristiani.

4. - DON BOSCO E IL TITOLO “AUXILIUM CHRISTIANORUM”.

Mentre innalzava la nuova chiesa in Valdocco, il nostro buon Padre si preoccupò pure di illuminare le menti dei fedeli circa il vero significato del titolo Mariano Aiuto dei Cristiani.

A tale scopo egli cominciò a valersi dell´opera di un egregio valentissimo pittore, il Lorenzone; quindi egli stesso mise mano alla penna divulgando per le stampe e volgarizzando il titolo a lui tanto caro.

a) Il grande quadro. - Narra Don Lemoyne che Don Bosco, quando tenne la prima seduta col pittore che doveva dipingere la grande immagine di Maria Ausiliatrice da collocarsi sull´altar maggiore del Santuario in costruzione, fece meravigliare coloro che erano presenti per la grandiosità delle sue idee. Espresse il suo pensiero così: « In alto Maria SS. tra i Cori degli Angeli; intorno a lei, più vicini gli apostoli, poi i cori dei martiri, dei profeti, delle vergini, dei confessori. In terra gli emblemi delle grandi vittorie di Maria e i popoli delle varie parti del mondo in atto di alzare le mani verso di Lei, chiedendo aiuto ». Parlava come d´uno spettacolo che avesse già visto; precisandone tutte le particolarità.

Il Lorenzone lo ascoltava senza trar fiato e come Don Bosco ebbe finito:

- E questo quadro dove metterlo?

- Nella nuova chiesa!

- E crede lei che ci starà

- E perché no?

- E dove troverà la sala per dipingerlo?

- Ciò sarà pensiero del pittore.

- E dove vuole che io trovi uno spazio adattato a questo suo quadro? Ci vorrebbe piazza Castello. A meno che non voglia una miniatura da guardarsi col microscopio.

Tutti risero. Il pittore con le misure alla mano, con le regole della proporzione, dimostrò il suo assunto. Don Bosco fu un po´ spiacente, ma dovette convenire che il pittore aveva ragione(33).

Diciamo subito che alle grandi idee di Don Bosco corrisposero quelle del Servo di Dio Don Michele Rua quando, nel 1891, si trattò di decorare il Santuario anche con dipinti a fresco. Infatti pei peducci della cupola vennero scelti due Dottori della Chiesa Orientale, S. Giovanni Crisostomo e S. Atanasio, e due Dottori della Chiesa Latina, S. Ambrogio e S. Agostino; mentre uno splendido e grandioso dipinto della cupola doveva far risaltare l´aiuto dato da Maria Santissima alla Cristianità, mediante la redenzione degli schiavi, la vittoria di Lepanto, la liberazione di Vienna, il ritorno di Pio VII a Roma dalla prigionia, le opere e missioni di Don Bosco.

Ma il più glorioso monumento del Santuario è senza dubbio il gran dipinto sovrastante all´altar maggiore: dipinto alto oltre sette metri e largo quattro, con una magnifica cornice dorata. Così fu descritto dallo stesso Don Bosco, che lo aveva ispirato:

« La Vergine campeggia in un mare di luce e di maestà, su di un trono di nubi. Dalle spalle le scende un manto regale che avvolge i suoi fianchi. Il suo capo è coronato di stelle e d´un diadema con cui è proclamata regina del cielo e della terra. Con la destra stringe lo scettro che è simbolo della sua potenza, quasi alludendo alle parole da Lei proferite nella casa di Santa Elisabetta: Fecit mihi magna qui potens est; con la sinistra tiene il Bambino, esso pure coronato, che ha le braccia aperte, offrendo così le sue grazie e la sua misericordia a chi fa ricorso all´augusta sua Genitrice. Dietro a Lei si apre come un lembo di cielo, intorno al quale si  vedono cori di graziosi angioletti che le porgono ossequio come a loro Regina.

» Nell´alto del quadro con l´occhio simbolico è rappresentato Iddio Padre e alquanto più sotto lo Spirito Santo in forma di colomba; di là piovono raggi di luce che vanno a posarsi sul capo e tutto intorno alla Vergine, quasi per dirle: Ave, Maria: Virtus Altissimi obumbrabit tibi.

» In basso, divisi in due ali, si vedono disposti per gradi gli apostoli e gli evangelisti in figura alquanto maggiore del naturale. Essi trasportati da dolce estasi, rimirano attoniti la loro regina: Regina Apostolorum, ora pro nobis. San Pietro e San Paolo campeggiano nel mezzo. Fra loro si apre un varco dal quale si vede in fondo il Santuario di Valdocco e l´Oratorio, coi caseggiati che li circondavano a quel tempo e le colline di Superga. È il punto dal quale i divoti ringraziano la Santa Vergine dei benefizi ricevuti e la supplicano a continuare a mostrarsi madre di misericordia nei gravi pericoli della presente vita.

» Pregio singolare del quadro è l´idea religiosa che genera una divota impressione nel cuore di chiunque lo rimiri »(34).

Di questa immagine esistono due perfette riproduzioni in grande: una in Polonia a 0Ñwi“cim e l´altra a Santiago del Cile. Ma, sia pure in formato ridotto, essa si diffuse largamente pel mondo cattolico. Ci basti ricordare che quando, nel 1911, il Papa Pio X elevò il Santuario di Valdocco al grado di Basilica, mise in chiara luce anche questa motivazione: « Neppure crediamo sia da passarsi sotto silenzio come quattrocento chiese innalzate egualmente in tutto quanto il mondo in onore della stessa Vergine Ausiliatrice, presentino la sua Immagine, eguale a quella che con somma venerazione dei fedeli si conserva sull´altar maggiore del sullodato tempio in Torino »(35).

Cooperiamo anche noi, Figliuoli carissimi, affinché, con la cara immagine, si diffonda ognor più la divozione verso la nostra Madre.

 

b) I sei libretti. - A S. Giovanni Bosco premeva far capire ai divoti che il titolo Auxilium Christianorum - da lui chiamato  « titolo speciale, che a Maria conviene come diamante sopra i suoi abiti indorati »(36) - non era cosa nuova nella Chiesa di Dio; che poggiava su prove solidissime; che riguardava il Corpo Mistico di Cristo non soltanto nelle singole sue membra, ma in tutto il suo insieme e particolarmente nel suo Capo visibile, il Romano Pontefice.

Questi pensieri il nostro Santo Fondatore svolge in sei libretti, ispiratigli dalla consacrazione del Santuario di Valdocco e dal rapido diffondersi della Divozione a Maria Ausiliatrice: sei libretti scritti con stile chiaro, semplice, facile, alla portata dei giovani e del popolo.

Il primo di essi (maggio 1868) doveva costituire una soda preparazione dottrinale degli animi alla consacrazione del nuovo tempio. Portava sul frontispizio: Le meraviglie della Madre di Dio invocata sotto il titolo di Maria Ausiliatrice. Sono notevoli le seguenti affermazioni di S. Giovanni Bosco nella prefazione:

« Il bisogno oggi universalmente sentito di invocare Maria non è particolare, ma generale; non sono più tiepidi da infervorare, peccatori da convertire, innocenti da conservare. Queste cose sono sempre utili in ogni luogo, presso qualsiasi persona. Ma è la stessa Chiesa Cattolica che è assalita. È assalita nelle sue funzioni, nelle sacre sue istituzioni, nel suo Capo, nella sua dottrina, nella sua disciplina; è assalita come Chiesa Cattolica, come centro della verità, come maestra di tutti i fedeli.

» Ed è appunto per meritarsi una speciale protezione del Cielo che si ricorre a Maria, come Madre comune, come speciale Ausiliatrice dei Re, e dei popoli cattolici, come cattolici di tutto il mondo!

» Così il vero Dio era invocato Dio di Abramo, Dio d´Isacco, Dio di Giacobbe e tale appellazione era diretta a invocare la divina misericordia a favore di tutto Israele, e Dio godeva di essere in questa guisa pregato, e portava pronto soccorso al suo popolo nelle afflizioni. Nel corso di questo libretto vedremo come Maria è veramente stata costituita da Dio aiuto dei Cristiani; e come in ogni tempo tale siasi dimostrata nelle pubbliche calamità, specialmente a favore di quei popoli, di quei Sovrani, di quegli eserciti, che pativano o combattevano per la Fede »(37).

Il secondo libretto (novembre e dicembre 1868) portava il titolo: Rimembranza di una Solennità in onore di Maria Ausiliatrice.

« La consecrazione, diceva, testé fatta della chiesa dedicata a Maria Ausiliatrice in questa città fu soggetto di molti riflessi e di molte ricerche. Chi colà ha potuto condurre tante persone di ogni età, di ogni paese e condizione a prendere parte alle funzioni di una chiesa, che appena taluno aveva udito nominare? Molti fecero di presenza questa dimanda, altri con lettere. Ma non potendosi tutti altrimenti soddisfare, mi sono determinato di appagare i comuni desideri col pubblicare una breve relazione di quanto avvenne in quella faustissima occasione »(38).

Il terzo libretto (maggio 1869) era intitolato: Associazione dei Divoti di Maria Ausiliatrice canonicamente eretta nella chiesa a Lei dedicata in Torino, con ragguaglio storico su questo titolo.

Nella prefazione così Don Bosco parla al lettore:

« Era appena in costruzione la chiesa dedicata a Maria Ausiliatrice in Torino e già si facevano ripetute dimande perché venisse iniziata una pia associazione di divoti, i quali uniti nel medesimo spirito di preghiera e di pietà facessero ossequio alla gran Madre del Salvatore invocata col bel titolo di Aiuto dei Cristiani.

» Compiuta poi la consacrazione del sacro edilizio, si moltiplicarono tali richieste da tutte le parti e da persone di ogni età e di ogni condizione. Egli è per secondare questo pio e generale desiderio che venne formata l´Associazione, le cui regole saranno qui brevemente esposte.

» Precederà un ragguaglio storico sul titolo di Maria, Auxilium Christianorum; di poi seguirà il decreto della canonica erezione della Associazione, quindi il Breve con cui il Sommo Pontefice con grande bontà degnavasi concedere speciali Indulgenze agli aggregati, cogli statuti della pia Associazione e colle analoghe Indulgenze ed alcune preghiere a comodo di chi volesse servirsene per indirizzare gli affetti del suo cuore a questa grande benefattrice di miseri mortali »(39).

Il quarto libretto (maggio 1870) aveva il titolo: Nove giorni consacrati a Maria Ausiliatrice.

Dice Don Bosco: « Oltre le operette pubblicate intorno al culto e alle meraviglie di Maria invocata col titolo di Aiuto dei Cristiani, era da molti richiesta una novena, la quale, mentre spiegasse lo scopo di questa divozione, potesse servire di guida a celebrare divotamente la solennità istituita ad onore di questa augusta Regina del Cielo. Per appagare questi pii desideri ho procurato qui di esporre nove considerazioni per una novena, la quale, mentre può servire di preparazione alla festa di Maria Aiuto dei cristiani, può egualmente giovare a chi nel corso dell´anno bramasse consacrar nove giorni a questa comune Benefattrice del genere umano »(40).

Il quinto libretto (maggio 1875) recava questo titolo: Maria Ausiliatrice, col racconto di alcune grazie ottenute nel primo set­tennio della chiesa a Lei dedicata in Torino(41).

Don Barberis notava, in una cronachetta, sotto il 5 giu­gno 1875, che Don Bosco dopo cena nel refettorio, venuto a parlare di tale fascicolo delle Letture Cattoliche, nel quale si narravano le tante grazie concesse da Maria SS. Ausiliatrice, aveva aggiunto: « Dopo questa pubblicazione e specialmente nella novena, accaddero altre meraviglie, che già potrebbero formare un altro libretto da intitolarsi: Nuove meraviglie di Maria Ausiliatrice; oppure, aggiungendosi alcune preghiere e pratiche di pietà, dirlo: Manuale dei divoti di Maria Ausilia­trice. Del fascicolo stampato molti Vescovi mi scrissero lettere di commendazione, facendone elogi straordinari. Ne avevo man­data copia a tutti i Vescovi d´Italia ». Anche il Cardinale Mar­tinelli. gliene aveva scritto elogi(42).

Il sesto e ultimo libretto usciva nel maggio 1877 col seguente titolo: La nuvoletta del Carmelo, ossia la Divozione a Maria Au­siliatrice premiata di nuove grazie.

Ivi Don Bosco afferma che « alla nuvoletta veduta dal pro­feta Elia è giustamente paragonata la divozione a Maria Ausi­liatrice... (Anzi) meglio che la nuvoletta... questa divozione spande sulla terra una vera pioggia di benedizioni, le quali la faranno amare e dilatare vie maggiormente »(43).

Don Bosco dal Cielo si compiace al vedere alcuni dei suoi figli che si propongono di approfondire il suo pensiero Mariano iniziando studi metodici su questi sei libretti e anche sugli altri due di data anteriore, i quali si intitolano: Corona dei sette dolori di Maria (1844) e Il mese di maggio consacrato a Maria Immacolata (1858)(44). Parlare. e scrivere di Maria è propagarne e accrescerne l´amore e la divozione.

Credo ora fare cosa utile alle nostre anime accennando bre­vemente, a comune istruzione ed edificazione, a quali fonti S. Giovanni Bosco attinga argomenti e prove nei libretti suaccennati in favore del titolo di Aiuto dei Cristiani.

 

c) Argomenti dall´esperienza quotidiana. - La fonte più gradita e impressionante pei lettori, cui sono destinate le sei operette, è senza dubbio l´esperienza personale dei fedeli contemporanei.

            Il solo libretto del 1875 contiene centodieci relazioni di grazie ricevute a intercessione di Maria Ausiliatrice. Sono tutti argomenti tratti dall´esperienza quotidiana, che comprovano egregiamente quanto afferma S. Giovanni Bosco e cioè che: « In questi tempi, è forza di proclamarlo, Dio vuole con molti eccelsi favori glorificare l´Augusta sua Genitrice, invocata col titolo di Ausiliatrice »(45).

Numerose poi le grazie che, ottenute per la potenza di Maria Ausiliatrice, furono in qualche modo legate al Santuario di Valdocco; tante da far dire a Don Bosco che se avesse voluto esporre la moltitudine dei fatti, avrebbe dovuto farne non un piccolo libretto, ma grossi volumi.

Una particolarità. S. Giovanni Bosco si sforzò di occultare sempre, e soprattutto in questi sei libretti, che la Madonna voleva anche glorificare lui, facendo moltissime grazie per mezzo del suo servo fedele. I fedeli però intravvidero questo mistero e chiamarono Maria Santissima Ausiliatrice la Madonna di Don Bosco(46).

Sia nostro impegno di utilizzare noi pure gli argomenti che ci offre la quotidiana esperienza per far conoscere e amare il titolo di Aiuto dei Cristiani. Don Bosco diceva che « niuno deve dispensarsi dai doveri di gratitudine verso la sua celeste Benefattrice. Questi doveri si possono compiere in due modi: col raccontare agli altri la grazia ottenuta, o col promuovere con altro mezzo la divozione verso di questa nostra Madre. Ciò servirà ad altri di eccitamento a fare ricorso a Maria nelle loro necessità, mentre apriranno per loro stessi la strada a conseguire nuovi favori, grazie ancora più segnalate »(47).

d) Argomenti della Storia Ecclesiastica. - Altra fonte di prove illustranti il titolo Auxidium Christianorum fu per Don Bosco l´esperienza della Chiesa Cattolica nei secoli passati. Egli, che voleva il Papato messo al centro della storia dell´umanità, vide chiaramente sintetizzata in questo titolo Mariano tutta la Storia Ecclesiastica, quasi continua epopea e ininterrotto canto di vittoria a onore di Maria, ossia quale documentazione ine­sauribile dell´intervento di Maria in favore della Chiesa.

Già nel 1868 scriveva: « Sebbene la santa Vergine Maria siasi in ogni tempo dimostrata aiuto dei Cristiani in tutte le necessità della vita, tuttavia sembra che abbia voluto in modo particolare far palese la sua potenza, quando la Chiesa era attaccata nelle verità di fede e dalle armi nemiche. Noi raccogliamo qui alcuni dei più gloriosi avvenimenti, che tutti con­corrono a confermare quanto c´è scritto nella Bibbia: Tu sei come la torre di David, la cui fabbrica è cinta di bastioni; mille scudi sono sospesi all´intorno ed ogni sorta di armature dei più valorosi. Vediamo ora queste parole verificate nei fatti della Storia Ecclesiastica »(48).

E Don Bosco sceglie e cita con opportuno criterio esempi di vittorie contro gli eretici, esempi di mirabili conversioni individuali e collettive, esempi di trionfi da parte di eserciti cristiani.

Si indugia soprattutto sulle più cospicue manifestazioni dell’aiuto di Maria. Anzitutto la vittoria di Lepanto del 1571 sotto S. Pio V, al quale Don Bosco, seguendo la tradizione popolare, attribuisce l´origine di questo titolo Mariano. Poi la liberazione di Vienna in Austria nel 1683, sotto Innocenzo XI, al comando di Giovanni Sobiesky: dopo la quale il culto si propaga, soprattutto per mezzo delle Pie Società e Confrater­nite intitolate ad Essa. Infine la liberazione di Pio VII dalla prigionia napoleonica, il 24 maggio 1814, occasione per l´isti­tuzione della festa di Maria Ausiliatrice(49).

« Non la finiremmo più, dice il nostro Padre, se dir volessimo la millesima parte delle grazie e dei favori ottenuti nei tempi andati, mediante l´aiuto di Maria; perciò facciamo punto con dire, che l´Abate Renato Rohrbacher, il quale consumò la sua vita nello studiare e scrivere la storia della Chiesa Cattolica, per cui ebbe campo di conoscere a fondo le vie che tenne e tiene ne´ vari tempi lo Spirito Santo per condurre a salvamento le anime, esalava l´ultimo respiro il 17 gennaio 1856, pronun­ziando le parole: Auxilium Christianorum! Quasi dicesse: Maria è quella che fu sempre l´aiuto dei Cristiani, Maria è quella che li aiuterà nella lotta presente, Maria è quella che ci deve ,aiu­tare in morte »(50).

E S. Giovanni Bosco si sforza appunto di far risaltare la nota di cattolicità inerente al titolo Aiuto dei Cristiani, il quale riguarda non soltanto i privati interessi dei singoli fedeli, ma la compagine intera del Corpo Mistico di Gesù Cristo, special­mente nei più formidabili pericoli per l´integrità della Fede e per l´incolumità del Romano Pontefice.

E qui mi sia consentito un rilievo: ed è che a questo carat­tere eminentemente cattolico si deve in parte l´avvenuta dif­fusione universale del culto dell´Ausiliatrice. Noi, figli di Don Bosco, sappiamo, con quanto giubilo questa divozione venga accolta dai cristiani di ogni paese, di ogni razza, di ogni colore, quando ci sforziamo di predicarla loro con la mente e col cuore del nostro Padre.

Dirò di più. Si sente insinuare talora che i Salesiani, sia pure a scopo di bene, sono “invadenti”. Noi crediamo di poter rispondere senza tema di smentita che, non i Salesiani, ma l´Ausiliatrice è “invadente”, quando effettivamente noi siamo, sull´esempio di S. Giovanni Bosco, veri suoi divoti e propagatori della sua divozione. D´altronde Maria Ausiliatrice è giustamente chiamata la Madonna di Don Bosco: nessuna meraviglia perciò che raccolga, attorno ai poveri Salesiani, numerosi collaboratori a sostegno delle nostre opere.

Ah, cooperiamo ad affrettare l´avveramento delle fatidiche parole scritte dal nostro S. Fondatore nel 1877: « Tempo verrà in cui ogni buon cristiano insieme con la divozione al SS. Sa­cramento e al Sacratissimo Cuore di Gesù farassi un vanto di professare una divozione tenerissima a Maria Ausiliatrice »(51).

e) Argomenti dalla Dottrina Cristiana. - Per ultimo non posso non ricordare la copiosa fonte della dottrina cristiana. Il titolo di Ausiliatrice non fu mai considerato da Don, Bosco sotto un punto di vista semplicemente utilitario, ossia dell´in­teresse privato o pubblico dei Cristiani, o anche solo delle Opere Salesiane. Il nostro Padre non si limitava a commuovere il sentimento, ma mirava a istruire la mente per stimolare efficacemente la volontà.

Appunto per istruire i fedeli sul titolo Auxilium Christianorum egli ricorse alla fonte abbondante della Dottrina Cattolica, contenuta nella Sacra Scrittura e nella Tradizione Ecclesiastica.

Ecco pertanto S. Giovanni Bosco entrare risolutamente nel tesoro della sacra dottrina, e, dalla Bibbia, dai Padri e Dottori, dai Pontefici, dagl´inni liturgici, dalla ragione stessa illuminata dagli splendori della Fede, attingere argomenti, figure, paragoni, notizie, con cui innalzare all´Aiuto dei Cristiani un vero monumento dottrinale.

Sempre diligente nel raccogliere la voce della Chiesa, che lo guida in tutto, incomincia a scegliere nell´Antico Testamento simboli e figure di quell´aiuto che la Madre Santissima del futuro Redentore darà al mondo, e ai seguaci del Figliuol suo benedetto, nella pienezza dei tempi.

Passa poi al Nuovo Testamento, ove cerca i reali fondamenti di siffatto aiuto, esaminando la condotta della Vergine Maria nell´Annunciazione, nella Visitazione, nel cantico del Magnificat, alle nozze di Cana, sul Calvario, all´Ascensione e nella Pentecoste.

Un solo saggio per l´Antico Testamento:

« Leggiamo nel libro dell´Ecclesiastico che lo Spirito Santo mette queste parole in bocca di Maria: Sicut aquaeductus exivi de Paradiso, come un acquedotto uscii dal Paradiso.

» L´acquedotto è un canale che serve a ricevere le acque della fonte e condurle secondo la distribuzione dei rigagnoli ed il bisogno dei fiori ad irrigare il terreno. Ed affinché l´acquedotto serva al suo scopo, dice S. Bernardo, bisogna che sia lungo per ricevere le acque da una parte ed arrivare a trasmetterle ai fiori; e Maria è un acquedotto lunghissimo ed abbondantissimo, perché sopra ogni altra creatura poté salire fino al trono dell´Altissimo ed attingere al fonte delle grazie celesti e diffonderle copiose in mezzo agli uomini. Ecco il motivo per cui, continua S. Bernardo, mancarono agli uomini i torrenti delle grazie per tanto tempo. Gli è perché mancava un acquedotto che fosse atto a comunicare con Dio, vera fonte delle grazie, e spargerle sulla terra. Ma Maria fu appunto questo canale, integerrimo per l´inviolata fiducia, mondissimo per la verginità, occulto per l´amore di solitudine, mirabile per vera umiltà, diffusivo per pietà, abbondante di acque per pienezza di grazia, difeso per la custodia dei sensi, non di piombo, ma piuttosto d´oro per regia nobiltà e carità eccelsa.

 » Per questo acquedotto, dice Ugone cardinale, si trasmettono le acque delle grazie alla Chiesa; quindi è che il demonio, nemico d´ogni nostro bene, cerca d´impedire il corso di queste acque salutari col far guerra alla divozione di Maria; nel modo stesso che Oloferne, non potendo espugnare altrimenti la città di Betulia, ordinò di tagliare e divertire il corso del fiume che introduceva le acque nella città »(52).

Ed ora un altro saggio per il Nuovo Testamento:

« La più splendida prova che Maria è aiuto dei Cristiani noi la troviamo sul monte Calvario. Mentre Gesù pendeva agonizzante sulla croce, Maria superando la naturale debolezza lo assisteva con fortezza inaudita. Pareva che nulla più rimanesse a Gesù da fare per dimostrar quanto ci amava. Il suo affetto però gli fece ancora trovare un dono, che doveva suggellare tutta la serie de´ suoi benefizi.

» Dall´alto della croce volge lo sguardo moribondo sulla sua madre, l´unico tesoro che gli rimanesse sulla terra. Donna, disse Gesù a Maria, ecco il tuo figliuolo; dipoi disse al discepolo Giovanni: Ecco la madre tua. E da quel punto, conchiuse l´Evangelista, il discepolo la prese fra i beni suoi.

» I santi Padri in queste parole riconoscono tre grandi verità:

» 1. Che S. Giovanni successe in tutto e per tutto a Gesù come figliuolo di Maria;

» 2. Che perciò tutti gli uffizi di maternità che Maria esercitava sopra Gesù passarono in favore del nuovo figliuolo Giovanni;

» 3. Che nella persona di Giovanni Gesù ha inteso di comprendere tutto il genere umano.

» Maria - dice S. Bernardino da Siena - colla sua cooperazione amorosa al mistero della Redenzione ci ha veramente generati sul Calvario alla vita della grazia; nell´ordine della salute tutti siamo nati dai dolori di Maria come dall´amore del Padre Eterno e dai patimenti del suo Figliuolo. In quei preziosi momenti Maria divenne rigorosamente nostra Madre.

» Le circostanze che accompagnarono quest´atto solenne di Gesù sul Calvario confermano quanto asseriamo. Le parole scelte da Gesù sono generiche ed appellative, osserva il dotto Padre Silveira, ma bastano a farci conoscere che qui si tratta d´un mistero universale, che comprende non già un solo uomo, ma tutti quegli uomini ai quali conviene questo titolo di “ discepolo diletto di Gesù ”. Sicché le parole del Signore sono una dichiarazione amplissima e solenne, che la Madre di Gesù è divenuta la madre di tutti i cristiani: Joannes est nomen particulare, discipulus commune, ut denotetur quod Maria omnibus detur in Matrem.

» Gesù sulla croce non era una semplice vittima della malignità dei Giudei, era un Pontefice universale che operava come riparatore a pro di tutto il genere umano. Quindi nella stessa maniera che implorando il perdono ai crocifissori lo ottenne a tutti i peccatori, aprendo il Paradiso al buon ladrone lo aprì a tutti i penitenti. E come i crocifissori sul Calvario secondo l´energica espressione di S. Paolo rappresentarono tutti i peccatori, ed il buon ladrone tutti i veri penitenti, così S. Giovanni rappresentò tutti i veri discepoli di Gesù, i cristiani, la Chiesa Cattolica. E Maria divenne, come dice S. Agostino, la vera Eva, la madre di tutti coloro che spiritualmente vivono Mater viventium; o come S. Ambrogio afferma; la madre di tutti coloro che cristianamente credono, Mater omnium credentium. Maria pertanto diventando nostra madre sul monte Calvario, non solo ebbe il titolo di aiuto dei cristiani, ma ne acquistò 1´uffizio, il magistero, il dovere. Noi abbiamo dunque un sacro diritto di ricorrere all´aiuto di Maria. Questo diritto è consacrato dalla parola di Gesù e garantito dalla tenerezza materna di Maria. Ora, che Maria abbia interpretato l´intenzione di Gesù Cristo in croce in questo senso, e che Egli la facesse madre ed ausiliatrice di tutti i cristiani, lo prova la condotta che essa tenne dipoi »(53).

f) Apologista e dottore dell´Ausiliatrice. - Nei sei libretti di cui abbiamo parlato, il nostro santo Fondatore, pur scrivendo pel popolo a scopo divulgativo e senza veste strettamente scientifica, si erge quale profondo studioso e sicuro conoscitore dei sentimenti della Chiesa in passato; accoglie fedelmente e riflette chiaramente e compiutamente i sentimenti della Chiesa del suo tempo; influisce anche dottrinalmente sulla futura diffusione per tutta quanta la Chiesa del titolo Auxilium Christianorum.

Per tutto questo egli può essere considerato come insigne e ardente apologista e dottore di Maria Ausiliatrice.

Non v´ha dubbio che i sei libretti del nostro buon Padre costituiranno sempre un solido e ricco insegnamento dottrinale per illustrare il titolo di Maria Ausiliatrice.

È vero, la cattedra dalla quale egli parlava era umile, semplice, senza pretese, perché costituita dalla Collana delle Letture Cattoliche. Ma, oltre la vasta risonanza di essa tra il clero e i fedeli, sta il fatto che S. Giovanni Bosco la fondò e la nobilitò con scritti pieni di dottrina e anche di abilmente dissimulata erudizione; e questo non isfuggì ai contemporanei del Santo, ad esempio al dottissimo Mons. Luigi Tripepi, poi Cardinale, il quale lo proclamò: dotto e venerato, erudito e pio, sapientissimo, per virtù e dottrina venuto a celebrità, fino a esclamare: Vuolsi rendere gloria immortale ed avere obbligo eterno all´erudito e zelante Bosco, gran lume di Torino e della Chiesa(54).

Tali espressioni vogliamo ripetere pure noi, filialmente orgogliosi e riconoscenti, affermando che la Madonna ha voluto fare del nostro buon Padre, non soltanto lo strumento di moltissime sue grazie e il costruttore del suo Santuario in Valdocco, ma anche un dotto magnificatore e apostolo del suo titolo di Aiuto dei Cristiani.

5. - DON BOSCO INNALZA AL NOME DELL´AUSILIATRICE TRE MONUMENTI VIVENTI.

Fin dal 1862 il futuro Cardinal Cagliero, intuendo che la erezione in Valdocco di una chiesa grandiosa e degna della Vergine preludeva ad altre molte fondazioni, esclamò: « Credo che questa sarà la Chiesa Madre della nostra futura Congregazione, e il centro dal quale emaneranno tutte le opere nostre a favore della gioventù “. Ed ebbe la gioia di sentirsi rispondere da S. Giovanni Bosco: “Hai indovinato: Maria Santissima è la fondatrice e sarà la sostenitrice delle nostre opere »(55).

Sarebbe assai dolce passar con questo intendimento in rassegna tutte le istituzioni e Case di Don Bosco: esse possono considerarsi veri monumenti viventi per la gloria di Dio e dell´Ausiliatrice, a cominciare dalla nostra amata Società di S. Francesco di Sales.

Ma, per amore di brevità, mi limito a ricordare tre Opere, che meritano speciale rilievo pel fatto che il nostro buon Padre le intitolò al nome stesso di Maria Ausiliatrice. Sono queste: l´Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, l´Opera di Maria Ausiliatrice per le vocazioni allo stato ecclesiastico e l´Associazione dei divoti di Maria Ausiliatrice.

a) L´Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. - Mentre in Valdocco sorgeva la nuova chiesa, nel paesello di Mornese sotto la guida del pio e zelante Don Domenico Pestarino - che aveva chiesto ed ottenuto di farsi Salesiano - prosperava la Unione delle Figlie dell´Immacolata.

Questa Unione fornì a S. Giovanni Bosco il primo nucleo di virtuose giovani, che dovevano dar principio a un Istituto di Suore destinate a fare per le fanciulle povere quanto i Salesiani facevano per i ragazzi. Prima fra tutte era un´anima eletta, la B. Maria Mazzarello, che nel Santuario di Valdocco avrebbe avuto un altare glorioso proprio sul luogo preciso che la Madonna aveva additato in sogno a Don Bosco quale punto dove i Santi Martiri Torinesi subirono il martirio(56).

II nostro Santo Fondatore era sempre stato restìo a occuparsi di fanciulle. Giovane servitorello alla cascina Moglia, aveva detto recisamente alla padrona di casa, che voleva affidargli la custodia, oltreché del figliuolo di tre anni, anche di una sua bambina cinquenne: « Datemi dei ragazzi, e ne governo fin che volete, anche dieci; ma bambine non debbo governarne ». E concludeva: « Io non sono destinato a questo »(57).

Ma nel 1871, prima che cominciasse il Mese di Maria Ausiliatrice, il Santo convocò i Membri del Capitolo Superiore; e, dopo d´aver detto che li aveva radunati per cosa di grande importanza, proseguiva: « Molte persone ripetutamente mi hanno esortato a fare anche per le giovinette quel po´ di bene che per la grazia di Dio noi andiamo facendo pei giovani. Se dovessi badare alla mia inclinazione, non mi sobbarcherei a questo genere di apostolato; ma siccome le istanze mi sono state tante volte ripetute e da persone degne di ogni stima, temerei di contrariare un disegno della Provvidenza, se non prendessi la cosa in seria considerazione. La propongo quindi a voi, invitandovi a riflettervi dinanzi al Signore, a pesare il pro e il contro, per poter poi prendere quella deliberazione che sarà di maggior gloria di Dio e di maggior vantaggio alle anime. Perciò, durante questo mese, le nostre preghiere comuni e private, siano indirizzate a questo fine: a ottenere dal Signore i lumi necessari in quest´importante affare ».

Terminato il mese di Maria Ausiliatrice, Don Bosco radunò nuovamente i Capitolari, e li richiese, uno per uno, del proprio parere, cominciando da Don Rua; e tutti furono unanimi nel giudicar opportunissimo il provvedere alla cristiana educazione della gioventù femminile, come si era fatto per la maschile.

« Ebbene, concluse Don Bosco, ora possiamo tenere come certo essere volontà di Dio che ci occupiamo anche delle fanciulle. E, per venire a qualcosa di concreto, propongo che sia destinata a quest´opera la casa che Don Pestarino sta ultimando in Mornese »(58).

In giugno Don Bosco andò a Roma e, in una privata udienza che ebbe dal Santo Padre Pio IX, gli manifestò il pensiero di stabilire un istituto di religiose e lo supplicò di un opportuno consiglio sulla convenienza o non convenienza di un tale divisamento. Il Vicario di Gesù Cristo ascoltò tutto, e poi gli rispose: « Vi penserò sopra e in un´altra udienza vi dirò il mio parere ».

Dopo alcuni giorni Don Bosco ritornò dal Santo Padre, il quale per prima cosa gli disse: « Ho pensato sul vostro disegno di fondare una congregazione di religiose, e mi è parso della maggior gloria di Dio e di vantaggio delle anime. Il mio avviso adunque si è che abbiano esse per iscopo principale di fare, per la istruzione e per la educazione delle fanciulle, quello che i membri della Società di San Francesco di Sales fanno a pro dei giovinetti. In quanto poi alla dipendenza, dipendano esse da voi e dai vostri successori a quella guisa che le Figlie della Carità di S. Vincenzo de´ Paoli dipendono dai Lazzaristi. In questo senso formulate le loro Costituzioni e cominciate la prova. Il resto verrà in appresso ».

Il Santo si affrettò a comunicare a Don Pestarino l´approvazione del Sommo Pontefice, e a rimettergli le Regole, abbozzate, per le aspiranti al nuovo Istituto, al quale dava il nome di Figlie di Maria Ausiliatrice.

Don Cerruti, direttore ad Alassio, come seppe quanto si era deciso, chiese a Don Bosco: « Dunque ella vuol fondare una congregazione di suore? ». E il Santo gli rispose: « Vedi, la rivoluzione si servì delle donne per fare un gran male, e noi per mezzo loro faremo un gran bene! ». Ed aggiungeva che avrebbero avuto il nome di Figlie di Maria Ausiliatrice, perché voleva che il nuovo Istituto fosse anch´esso un monumento di perenne riconoscenza per i singolari favori ottenuti da sì buona Madre(59).

Fu stabilita per l´agosto del 1872 la religiosa vestizione e professione delle prime Suore. Don Bosco promise d´intervenirvi: « Dite a quelle buone nostre figlie che io verrò, e firmeremo insieme la gran promessa di vivere e morire per il Signore e sotto la protezione e col bel nome di Maria Ausiliatrice! ».

Il 5 agosto, compiuta la cerimonia, egli tenne un breve discorso, nel quale disse tra l´altro: « E voi vi farete sante, e col tempo potrete far del bene a tante altre anime, se vi manterrete umili... Non vi rincresca, mie care figliuole, di essere così maltrattate, adesso, nel mondo. Fatevi coraggio e consolatevi, perché solo in questa maniera voi diverrete capaci di far qualche cosa nella nuova missione ». E non lasciò di ricordare che da quel giorno si sarebbero chiamate semplicemente Figlie di Maria Ausiliatrice(60).

Non posso diffondermi nel ricordare quanto S. Giovanni Bosco fece per questa sua seconda famiglia religiosa.

Base della santità di Maria Mazzarello, dal giorno che si consacrò a Maria Ausiliatrice, fu d´imitare gli esempi e d´attenersi ai semplici desideri di Don Bosco. « Viviamo, viviamo - ripeteva - alla presenza di Dio e di Don Bosco... Così vuole Don Bosco! Egli ci parla in nome di Dio e noi dobbiamo farlo ». E proprio questo fu il segreto del meraviglioso sviluppo dell´Istituto: seguir fedelmente, in tutto, le norme e i consigli del Santo Fondatore!(61).

Dichiarò esplicitamente Don Giovanni Cagliero: « Don Bosco ritenne sempre essere sua missione speciale la gioventù; quindi si occupava difficilmente delle confessioni e della direzione spirituale delle donne. Anzi spinse la sua delicatezza sino all´estremo di non prendersi diretta cura dell´Istituto da lui fondato delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Per il qual fine delegò sempre per la loro direzione spirituale e materiale qualcuno de’ suoi sacerdoti in qualità di Direttore generale »(62).

Eppure era così evidente l´opera, sia pure indiretta, del Santo nel consolidare la novella Congregazione, che un giorno la Beata M. Mazzarello esclamò: « Ma ricordiamolo bene: dopo Dio, tutto noi dobbiamo a Don Bosco e ai Figli così bravi e così santi, che Don Bosco ci dà per nostra guida e sostegno. Ah, per carità! non dimentichiamoci mai di ringraziare la Madonna che, non contenta di farci sue Figlie, ci ha pure affidate a un santo, com´è Don Bosco »(63).

In questa Circolare merita rilievo lo zelo straordinario con cui il Santo Fondatore volle che presso il Santuario di Valdocco sorgesse una fondazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Nel gennaio del 1875 poté accingersi ad acquistare il luogo sloggiandone il demonio, come risulta da questo invito inviato ai Cooperatori:

« Di rimpetto all´Oratorio di S. Francesco di Sales da oltre 25 anni devesi tollerare una casa d´immoralità, con quanti disturbi e pericoli nei giovanetti interni ed esterni ognuno il può immaginare. Ciò fu d´impedimento finora di incominciar i lavori davanti la Chiesa di Maria Ausiliatrice.

» La Divina Provvidenza finalmente dispose che il proprietario di quell´edifizio nel mal esito de´ suoi affari fosse costretto di porlo in vendita.

» Per impedire che altri lo comperi col medesimo scopo perverso, venne incaricata terza persona a fare un Compromesso in forza di cui il sottoscritto può fare l´atto di compera a fr. 55 mila.

» La casa essendo di cattiva costruzione e di cattiva posizione è mestieri demolirla dalle fondamenta. Il terreno però è opportunissimo a regolarizzare il piano della Piazza di Maria Ausiliatrice.

» I materiali poi servirebbero alla costruzione degli edifizi che intorno alla medesima si dovrebbero quanto prima cominciare.

» Ora si tratta di mettere insieme la somma sopramentovata: a tale bisogno si ricorre a quelli che colle loro sostanze possono concorrere ad impedire l´offesa del Signore e a salvare delle anime ».

Sei mesi dopo, Don Bosco aveva la gioia di scrivere a una insigne benefattrice: « Oggi finalmente si è fatto il contratto della famosa casa. Il demonio ha fatto tutti i suor sforzi. Racconterò tutti gli orridi, ma curiosi episodi di questo acquisto. Qui le noto solo che con pazienza, disturbo e sacrifizio, finalmente ogni cosa è terminata e il demonio si è rotto un corno ».

Si affrettò allora a sollecitare dall´Arcivescovo i necessari poteri per stabilirvi le Figlie di Maria Ausiliatrice:

« Il Sac. Gio. Bosco espone rispettosamente all´Ecc. V. Rev.ma che le povere ragazze del quartiere di Valdocco non avendo né luogo né comodità di frequentare le scuole, nemmeno d´intervenire alle funzioni religiose, versano in grave pericolo della moralità. A fine di provvedere per quanto si può a questo urgente bisogno avrebbe preparato un locale che par conveniente per un Oratorio femminile in cui quelle ragazze possono radunarsi nei giorni feriali per la scuola e nei festivi per le sacre funzioni, specialmente pel catechismo.

» Il locale stabilito per la chiesa dista circa cento metri dalla chiesa dedicata a Maria Ausiliatrice, in piano terreno, coll´adito pubblico, e congiunto all´edifizio destinato per l´abitazione di alcune religiose, che di buon grado verrebbero a prendere cura di quelle pericolanti fanciulle.

» Supplica perciò la E. V. R. a voler delegare la persona che meglio giudicherà, affinché venga a visitare il mentovato Oratorio, e, trovate le cose secondo le prescrizioni di S. Chiesa, benedirlo e così poter ivi celebrare i divini misteri »(64).

Così presso il Santuario di Valdocco al posto della casa infame sorse una Casa di benedizione, che col volgere degli anni vide accanto a sé la Casa Generalizia della Congregazione, secondo che il Santo Fondatore aveva predetto fin dal 1880: “Verrà tempo che le Superiore non si troveranno più fra queste suore di Nizza, ma dovranno essere a Torino, più vicine ai Superiori »(65).

L´Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, alla morte di Don Bosco, aveva già 50 case, 390 professe e 99 novizie.

« Io vi posso assicurare - aveva detto una volta il Santo che l´Istituto avrà un grande avvenire, ma se voi vi manterrete semplici, povere e mortificate »(66).

Anche noi, Figliuoli carissimi, possiamo e dobbiamo contribuire tutti alla prosperità e allo sviluppo dell´Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice anzitutto con la nostra preghiera. Particolari doveri spettano poi al Rettor Maggiore in qualità di Visitatore Apostolico, agl´Ispettori quali Delegati del Rettor Maggiore, e ai Cappellani e Confessori delle singole Comunità e Opere.

Sia nostro impegno di fare in modo che l´assistenza religiosa da noi prestata all´Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice contribuisca a conservare il loro apostolato sempre in piena armonia con lo spirito di Don Bosco e soprattutto a fare di ogni Casa delle Suore una vera Casa della Madonna.

Questo appunto espose Don Bosco alle Superiore l´ultima volta che si recò a Nizza nel 1885. Accondiscendendo alle istanze di chi lo supplicava di rivolgere una parola alle Capitolari, entrò, con Don Bonetti al suo fianco, nel parlatorio, dove le Madri aspettavano ansiose tanta grazia, e disse loro: « Oh dunque voi volete che io vi dica qualche cosa. Se potessi parlare, quante cose vi vorrei dire! Ma sono vecchio, vecchio cadente, come vedete; stento perfino a parlare. Voglio dirvi solo che la Madonna vi vuole molto, molto bene. E, sapete, essa si trova qui in mezzo a voi! ».

Allora Don Bonetti, vedendolo commosso, lo interruppe, e prese a dire, unicamente per distrarlo: « Sì, così, così! Don Bosco vuol dire che la Madonna è vostra madre e che essa vi guarda e protegge ».

« No, no - ripigliò il Santo - voglio dire chela Madonna è proprio qui, in questa casa e che è contenta di voi e che, se continuate con lo spirito di ora, che è quello desiderato dalla Madonna... ».

II buon Padre s´inteneriva più di prima e Don Bonetti a prendere un´altra volta la parola: « Sì, così; così! Don Bosco vuol dirvi che, se sarete sempre buone, la Madonna sarà contenta di voi » .

« Ma no, ma no, - si sforzava di spiegare Don Bosco, cercando di dominare la propria commozione. - Voglio dire che la Madonna è veramente qui, qui in mezzo di voi! La Madonna passeggia in questa casa e la copre con il suo manto ».

In così dire stendeva le braccia, levava le pupille lacrimose in alto e pareva voler persuadere le Suore che la Madonna egli la vedeva andare ivi di qua e di là come in casa sua e che tutta la casa era sotto la sua protezione(67).

Dio voglia che così sia, ora e sempre, di ogni Casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

b) L´Opera di Maria Ausiliatrice. - Un secondo monumento vivente il nostro S. Fondatore innalzò al nome della Ausiliatrice mediante un´Opera, che fosse non a vantaggio esclusivo della nostra Società o di una Diocesi, ma - come scrisse egli medesimo - « indirizzata al bene generale della Chiesa »(68).

Don Bosco ebbe sempre di mira le vocazioni nell´esercitare la beneficenza coi suoi istituti, allevando fanciulli poveri e formando operai: il suo pensiero principale fu in ogni tempo quello di cercare in mezzo ai ragazzi il germe delle vocazioni ecclesiastiche e svilupparlo(69).

Purtroppo, dal 1848 in poi, i tempi si erano andati facendo infausti per coloro che si proponevano di abbracciare lo stato ecclesiastico e religioso. Seminari chiusi, Ordini religiosi soppressi: infine, per colmo di sventura, la leva militare obbligatoria lanciava allo sbaraglio vocazioni tirate su fra mille fatiche e stenti. E il nostro Padre confidava un giorno a Don Barberis: « Si ha un bel dire: - I tempi sono cattivi, ma si spera che in breve cambieranno, verranno tempi migliori e perciò maggior numero di vocazioni!  Questi tempi migliori noi li possiamo desiderare; ma sperare, no. Se è vero che gli effetti sono proporzionati alle cause e che poste le cause devono venire gli effetti, le cose che ora vediamo sono radici così potenti, così funeste che gli effetti devono riuscire ben amari e ben lunghi, né vista umana riesce a percepirne i termini. Solo trenta o quarant´anni fa c´erano vari Stati cattolici: uno poteva sperare salute dall´altro; ora più niente, niente. Contuttociò, facciamoci coraggio; la messe è grande; il nostro sassolino al maestoso monumento della vittoria lo porteremo anche noi »(70).

Il sassolino a cui alludeva il Santo era l´Opera di Maria Ausiliatrice per le vocazioni tardive allo stato ecclesiastico.

« Quest´Opera - egli scriveva - è posta sotto gli Auspici della S. Vergine Ausiliatrice, perché Maria dalla Chiesa è proclamata Magnum et singolare in Ecclesia praesidium; e perché in questi tempi Iddio concedendo innumerabili grazie a chi invoca l´augusta sua Madre sotto il titolo di Aiuto dei Cristiani, concederà certamente anche questa di provvedere alla Chiesa buoni ministri. Si aggiunge ancora che il luogo scelto per questo Collegio forma quasi parte della Chiesa a Lei dedicata in Torino »(71).

L´inizio dell´Opera, all´ombra del Santuario di Valdocco, è irradiato da luce sovrumana. Nel 1875 il nostro Padre stava in sagrestia a confessare e pensava che molti giovanetti, allora buoni e innocenti, non avrebbero perseverato e altri avrebbero tardato troppo a diventare preti, mentre il bisogno della Chiesa era pressante; al tempo stesso gli pareva di trovarsi in camera al tavolino con in mano il registro di tutti coloro che erano in casa. Quand´ecco una voce a dirgli: « Vuoi sapere il modo di accrescere e presto il numero dei buoni preti? Osserva quel registro, da esso ricaverai quanto è da farsi ». Colei che aveva parlato non aggiunse altro. « Continuando a pensare sempre su questo - rammentava poi Don Bosco ai membri del Capitolo Superiore - e facendo passare i registri antichi per obbedire al comando di quella voce misteriosa, osservai che di tanti giovani che intraprendono gli studi nei nostri collegi per darsi poi alla carriera ecclesiastica, appena 15 su 100, cioè neppure 2 su 10 arrivano a mettere l´abito ecclesiastico, allontanati dal Santuario da affari di famiglia, dagli esami liceali, dal mutamento di volontà che sovente accade nell´anno di rettorica. Invece di coloro che vengono già adulti, quasi tutti, cioè 8 su 10, mettono l´abito ecclesiastico ed a ciò riescono con minor tempo e fatiche. Dissi adunque: “ Di costoro sono più sicuro e possono fare più presto; è ciò che cercava. Bisognerà che mi occupi molto in modo speciale di loro e che apra dei collegi espressamente per loro, e che cerchi la maniera di coltivarli in modo speciale ” ».

Poco tempo dopo, a Roma, sognò di trovarsi vicino a una pianta di frutta di meravigliosa grossezza e di tre qualità: fichi, pesche e pere. Levatosi un vento impetuoso, incominciò a cadere una grossa grandine mista a sassi. Uno sconosciuto gli disse: « Presto, cogli! ». Appena colte le frutta, un nuovo comando: « Presto, scegli! ». “Fatta la scelta, lo sconosciuto sentenziò: « I fichi sono pei Vescovi, le pere sono per te e le pesche per l´America »(72).

Don Bosco umiliò al Santo Padre Pio IX una supplica, in cui esponeva che, oltre i piccoli Seminari e Istituti per coltivare i giovanetti nello studio e nella pietà allo scopo di conservare nel loro cuore i germi di vocazione ecclesiastica, qualora Iddio ve li avesse seminati, pareva necessaria un´Opera per le vocazioni tardive, ossia per giovani adulti, dai 16 ai 30 anni, i quali, forniti delle qualità necessarie e di attitudine allo studio, mediante corsi per loro preparati, avrebbero potuto compiere gli studi letterari e, cerziorata la vocazione, ritornare in Diocesi, o abbracciare lo stato religioso; oppure dedicarsi alle Missioni estere.

II Papa lodò e raccomandò solennemente l´Opera in un Breve in data 9 Maggio 1876 e l´arricchì pure di preziose indulgenze(73).

Il nostro Padre affidò l´Opera totalmente alla pietà dei fedeli, prima ancora che fossero istituiti i Cooperatori Salesiani. A suo tempo, si fece forte di queste parole di Papa Leone XIII: « Vedete un po´ se trovate persone che vogliono occuparsene, e dite loro che non voi, non me aiuteranno, ma la Chiesa »(74).

Il criterio economico seguito nelle accettazioni risulta dalle seguenti parole del Santo al Servo di Dio D. Filippo Rinaldi: « Bisogna porre per principio che la pensione non conta nulla, quando si hanno buone informazioni. Si prenda quello che si può ». E uno dei suoi ammonimenti, lasciati ai Salesiani quale testamento spirituale, dice così: « Coltivate l´Opera di Maria SS. Ausiliatrice secondo il programma che già conoscete. Per mancanza di mezzi non lasciate mai di ricevere un giovane che dia buona speranza di vocazione. Spendete tutto quello che avete, se fa mestieri andate anche a questuare, e se dopo ciò voi vi trovate nel bisogno, non affannatevi, ché la S. Vergine in qualche modo, anche prodigiosamente, verrà in aiutò »(75).

L´intervento della Madonna, appariva così evidente, che i giovanotti di vocazione tardiva vennero presto chiamati Figli di Maria.

Essi procedevano negli studi con ardore e alacrità mediante la famosa scuola di fuoco, annunciata da Don Bosco nella Buona Notte dell´8 Febbraio 1876. Tra l´altro il buon Padre diceva: « Questa scarsità di preti nei nostri paesi, e questo sentito bisogno di Missionari, mi hanno deciso a stabilire un corso speciale di studio per coloro che volessero fare più in fretta i loro corsi di ginnasio e poi di filosofia. Io metterei proprio una scuola di fuoco, nella quale, si studino solo le cose necessarie, senza altro imbroglio di accessori e così compiere gli studi molto più in fretta. A questa scuola potranno prendere parte quelli che lo desiderassero di 4a e 3a ginnasiale ed anche forse qualcuno di 2ª, ma che sia alquanto avanzato in età, cioè sopra i sedici anni. Se costui fosse giovane affatto, avesse per esempio otto anni, non ha bisogno di precipitare i suoi studi: esso ha comodità di fare tutti i suoi studi regolari. Con questa scuola, fatta, come diceva, con gran fuoco, mediante buoni professori, unita colla gran volontà vostra, io spero che si possa giungere ad un punto di potervi vestire da chierici per la festa di Ognissanti ». In altra occasione il nostro Padre si espresse così: « I Figli di Maria sono per l´azione, mentre i piccolini che vengono su nelle nostre case saranno per la scienza »(76).

Quanto egli si aspettasse dall´azione dei Figli di Maria, lo dichiarò nel 1877 in un Memoriale al Cardinale Prefetto di Propaganda: « In Europa abbiamo molte case in cui si raccolgono giovani di varie condizioni, educati nella scienza e nella pietà, e per lo più si risolvono di farsi missionari. Oltre a duecento con questo fine sono raccolti nella sola casa di S. Pierdarena, sotto il titolo di Opera di Maria Ausiliatrice. Tutti questi elementi ci porgono fondata speranza che, aiutandoci Iddio, potremo fare ogni anno la spedizione di missionari all´estero, tra capi d´arte, catechisti e sacerdoti »(77).

E nel 1885 così conchiudeva la narrazione di un sogno sul mirabile sviluppo che la Congregazione avrebbe avuto nelle Missioni: « La Società Salesiana prospererà materialmente, se procureremo di sostenere e di estendere il Bollettino e l´Opera dei Figli di Maria Ausiliatrice: e l´estenderemo. Sono così buoni tanti di questi figliuoli ! La loro istituzione è quella che ci darà valenti Confratelli risoluti nella loro vocazione »(78).

« I Figli di Maria - scrisse nel 1915 il gesuita P. Grisar - sono per le Missioni Salesiane apprezzabili operai, perché di solito danno ad esse giovani robusti, indurati alla fatica, i quali per seguire la loro vocazione dovettero già sostenere, la maggior parte, gravi sacrifici »(79).

Dal fin qui detto, Figliuoli carissimi, emerge chiaramente l´importanza dell´Opera di Maria, Ausiliatrice per le vocazioni tardive. Le Costituzioni, all´art. 6, raccomandano l´apertura « degli ospizi per i Figli di Maria, cioè per quegli aspiranti allo stato ecclesiastico o religioso, i quali a motivo dell´età avanzata, non potrebbero facilmente seguire altrove la loro vocazione »: ed è nostro dovere che tale articolo non rimanga, per nostra incuria, lettera morta.

Taluno, al vedere come la nostra umile Società si sforzi di adeguare gli studi ecclesiastici dei Soci alle direttive e prescrizioni sempre più particolareggiate e pressanti della Santa Sede, poté forse pensare che l´Opera di Maria Ausiliatrice abbia fatto il suo tempo. Ma non è così.

Non mancheranno mai, infatti, or qua or là, bisogni eccezionali di clero secolare e regolare. Soprattutto ove sia in vigore la leva militare obbligatoria, saranno di palpitante attualità le parole del nostro amatissimo Padre nella già citata Buona Notte circa la scuola di fuoco: « Come vedete, o carissimi, siamo costretti a far così; da ogni parte ci chiamano, in ogni luogo ci attendono... Siamo costretti, è vero; ma la necessità diverrà virtù ».. E parlando nella intimità: « Ho bisogno che anche i nostri preti e direttori vengano a conoscere l´importanza di quest´Opera, perché finora non la capiscono abbastanza. Io credo che d´ora in avanti sarà la risorsa più grande che i vescovi possano avere, per formarsi preti che non siano loro rubati dalla leva »(80).

Ma anche in quelle nazioni ove, per fortunate condizioni di fatto o per provvidenziali patti concordatari con la Santa Sede, resta libero il campo a una regolare e non breve formazione culturale dei futuri Ministri di Dio, vi saranno sempre vocazioni tardive, purché si sappiano con santo zelo individuare, coltivare e, compiuti gli studi letterari in corsi appropriati, indirizzare o alle Diocesi, o alle Missioni, o alla nostra Congregazione.

Perciò, a gloria della nostra celeste Madre, cui quest´Opera s´intitola, e a bene della Chiesa, nonché, a salvezza delle anime, riteniamo come indirizzate a noi le parole con cui il nostro Padre raccomandava i Figli di Maria ai suoi ex allievi sacerdoti nel 1885: « Voi tutti sapete quale sia l´Opera dei Figli di Maria Ausiliatrice. È l´Opera a vantaggio dei giovani già adulti i quali per mancanza di mezzi di fortuna, o di tempo, o impediti nei loro studi dalla leva militare, non poterono avviarsi allo stato ecclesiastico come avrebbero desiderato ed al quale erano chiamati. Molti e molti di costoro aspettano una mano amica che li aiuti a camminare per la strada della loro vocazione. Questa mano che li deve guidare già sorse, già fu loro tesa, e fondò la sua Opera secondo la mente del grande Pontefice Pio IX. Pertanto se vi imbattete in qualche giovane di buona volontà, non trascuratelo, ma cercate i mezzi opportuni, perché esso possa compiere la sua carriera. È necessario provvedere la Chiesa di Missionari, di parroci, di viceparroci: è necessario provvedere a mille bisogni grandi, urgenti, che ogni giorno aumentano. Troverete più d´una volta nei vostri paesi, nelle vostre parrocchie giovani di 15, 16, 20 anni i quali non hanno ancora incominciato gli studi, eppure avrebbero vivo desiderio di studiare. Costoro o non sarebbero ricevuti nei collegi soliti di educazione, per la loro età, o essi stessi avrebbero ripugnanza ad assidersi in mezzo a tanti compagni più piccoli, o eziandio per il poco esercizio delle loro facoltà mentali troverebbero difficoltà enorme a intraprendere un corso regolare di studi. Costoro si rivolgeranno a voi chiedendo che li aiutiate a farsi preti. È un fatto che si rinnova ogni giorno. Voi accoglieteli amorevolmente, incoraggiateli. Indirizzateli ove volete. Se avete luoghi adattati ove mandarli, se possono pagare la loro pensione, bene. Se non sapete ove collocarli, se non hanno mezzi sufficienti, indirizzateli a D. Bosco, il quale cercherà il modo di favorirli. Procurate solamente di osservare che abbiano vocazione, e che la loro condotta faccia presagire una buona riuscita. Per costoro le porte delle nostre case saranno sempre aperte »(81) .

 

e) L´Arciconfraternita dei Divoti di Maria Ausiliatrice. - L´Arciconfraternita dei Divoti di Maria Ausiliatrice può considerarsi quale terzo monumento vivente innalzato da S. Giovanni Bosco al nome della sua celeste Madre e Maestra.

Fin da quando si era dato principio alla costruzione del Santuario di Valdocco, i fedeli avevano fatto ripetute domande perché venisse iniziata una pia Associazione di divoti, i quali, uniti nel medesimo spirito di preghiera e di pietà, prestassero ossequio di amore alla gran Madre del Salvatore, invocata sotto il titolo di Ausiliatrice. Compiuta la consacrazione del tempio, mentre moltissimi accorrevano in sagrestia per scrivere il loro nome in un registro, si erano moltiplicate le suddette richieste da tutte le parti e da persone di ogni età e di ogni condizione. E Don Bosco si affrettò a soddisfarle.

Anzitutto espose al S. Padre Pio IX di « avere in animo, per eccitare ed accrescere la divozione dei fedeli verso la Santa Madre di Dio e l´Augusto Sacramento dell´Eucaristia, d´istituire, con la licenza dell´Ordinario, nella Chiesa dedicata a Maria SS. Ausiliatrice nella città di Torino, una Pia Società col nome di Associazione dei Divoti di Maria Ausiliatrice, i cui soci avessero per iscopo principale di promuovere il culto della Immacolata Madre di Dio e dell´Augusto Sacramento ». E il Santo Padre, con Breve in data 16 marzo 1869, concedeva preziose indulgenze per lo spazio di dieci anni, le quali l´anno seguente furono confermate in perpetuo(82).

Il 18 aprile 1869 l´Arcivescovo di Torino approvava gli statuti presentati da Don Bosco e dichiarava canonicamente eretta l´Associazione dei Divoti di Maria Ausiliatrice nel Santuario di Valdocco.

Non è qui il caso di riprodurre tutto il Regolamento della Associazione. Volentieri però ne ricordiamo i primi sette articoli, dai quali apparisce come S. Giovanni Bosco voleva che la Divozione della Madonna conducesse a Gesù: Ad Jesum per Mariam. Da Don Bosco infatti abbiamo imparato a ripetere ai nostri giovani che Maria Ausiliatrice non è contenta di noi, se non vede il suo Divin Figliuolo venire spesso nel nostro cuore e regnarvi con la sua santa grazia. Dice adunque il Regolamento:

1°) Nella Chiesa dedicata in Torino a Maria Ausiliatrice, con autorizzazione di S. Ecc. Rev.ma l´Arcivescovo di Torino, è canonicamente instituita una Associazione dei suoi Divoti che si propongono di promuovere le glorie della divina Madre del Salvatore, per meritarsi la protezione di Lei in vita e particolarmente in punto di morte.

2°) Due mezzi speciali si propongono: Dilatare la divozione alla Beata Vergine e la venerazione a Gesù Sacramentato.

3°) A tale uopo si adopereranno con le parole, col consiglio, con le opere e con l´autorità, per promuovere il decoro e la divozione nelle Novene, Feste e Solennità che nel corso dell´anno si compiono ad onore della B. V. Maria e del SS. Sacramento.

4°) La diffusione di buoni libri, immagini, medaglie, pagelle, l´intervenire e il raccomandare l´intervento alle processioni in onore di Maria SS. e del SS. Sacramento, la frequente Comunione, l´assistenza alla Santa Messa, l´accompagnamento al Viatico, sono le cose che gli Aggregati si propongono di promuovere con tutti i mezzi compatibili al loro stato.

5°) Gli Associati si daranno massima cura per sé e presso alle persone da loro dipendenti d´impedire la bestemmia e qualunque discorso contrario alla Religione e per quanto sta in loro di togliere qualunque ostacolo che possa impedire la santificazione dei giorni festivi.

6°) Ogni Associato secondo i consigli dei Catechisti e dei Maestri di spirito è caldamente esortato di accostarsi alla santa Confessione e Comunione ogni quindici giorni od una volta al mese, e di ascoltare ogni giorno la santa Messa, purché le obbligazioni del proprio stato lo permettano.

7°) In onore di Gesù Sacramentato gli Associati ogni giorno, dopo le ordinarie preghiere del mattino e della sera, reciteranno le giaculatorie: Sia lodato e ringraziato ogni momento il SS. e Divinissimo Sacramento; ed in onore della B. V.: Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis. Pei Sacerdoti basta che nella S. Messa mettano l´intenzione di pregare per tutti gli Aggregati a questa pia Associazione. Queste preghiere serviranno come di vincolo ad unire tutti gli Associati in un cuor solo ed un´anima sola per rendere il dovuto onore a Gesù nascosto nella Santa Eucaristia ed all´augusta sua Genitrice, ed a partecipare di tutte le opere di pietà che si compieranno da ogni Associato.

Seguono otto articoli sui Vantaggi spirituali degli Associati e tre articoli sull´Accettazione(83).

Il 5 Aprile 1870 il Sommo Pontefice Pio IX degnavasi erigere l´Associazione dei Divoti di Maria Ausiliatrice in Arciconfraternita. Il prezioso Breve s´introduce con queste parole:

« Seguitando la consuetudine dei Romani Pontefici Nostri Predecessori, Noi siamo soliti, secondo il bisogno e 1´opportunità, arricchire di particolari favori e privilegi le Società dei fedeli, dirette all´esercizio di opere di cristiana pietà e carità. Pertanto, avendoci il diletto figlio Giovanni Bosco, prete Torinese, esposte umili e calde preghiere di voler benignamente, massime per comodo dei Soci, che dimorano in luoghi lontani dalla Città di Torino, arricchire del titolo di Arciconfraternita e di altri privilegi la Pia Società dei Divoti di Maria Ausiliatrice, la quale, già prima canonicamente eretta in Torino nella Chiesa dedicata alla medesima B. M. V. Ausiliatrice, tanto crebbe in poco tempo per la divozione e moltitudine dei Soci che penetrò eziandio in lontane regioni, Noi volemmo di buon grado assecondare i voti del suddetto diletto figlio »(84).

Tutte le suindicate sollecitudini ci dicono quanto stesse a cuore al nostro S. Fondatore l´espansione dell´Arciconfraternita dei Divoti di Maria Ausiliatrice, da lui considerata quasi parte integrante della Società Salesiana. Infatti nel 1878, chiedendo al Papa un nuovo Cardinale Protettore, supplicava Leone XIII « di nominare l´Eminentissimo Card. Luigi Oreglia per Protettore di questa Congregazione, delle sue Missioni d´America, dei Cooperatori Salesiani, dell´Opera di Maria Ausiliatrice per le vocazioni ecclesiastiche, dell´Arciconfraternita dei Divoti di Maria Ausiliatrice canonicamente eretta nella chiesa a Lei dedicata in Torino »(85).

Già sopra ricordammo l´art. 9 delle nostre Costituzioni, secondo il quale è dover nostro promuovere l´Arciconfraternita dei Divoti di Maria Ausiliatrice. A tal fine gioverà richiamare alla nostra mente due sovrane concessioni dell´immortale Leone XIII.

Con Breve in data 18 Gennaio 1894 egli concedeva « al diletto figlio Don Michele Rua, Rettor Maggiore della Pia Società Salesiana, ed ai suoi successori » la facoltà di erigere, in tutte le chiese e pubblici Oratorii Salesiani, le Associazioni dei Divoti di Maria Ausiliatrice e di aggregarle all´Arciconfraternita eretta nel Santuario di Torino.

Poi con Breve del 25 Febbraio 1896 il medesimo Sommo Pontefice concedeva al Superiore dei Salesiani, in perpetuo, la facoltà di aggregare all´Arciconfraternita di Maria Ausiliatrice, esistente nel Santuario di Valdocco, altre Associazioni del medesimo titolo e scopo, erette in qualsiasi chiesa e diocesi del mondo.

Sia adunque nostro impegno e nostro vanto promuovere questa Arciconfraternita: vi si facciano iscrivere, ogni anno, tutti i nuovi alunni; la si faccia conoscere ai loro parenti; non vi sia nessuna nostra chiesa, nessun Oratorio festivo dove essa non sia eretta; se ne procuri l´erezione in centri lontani da Case Salesiane, ma popolati di Ex allievi, Ex allieve, Cooperatori e Cooperatrici, dovunque sia possibile e conveniente.

La Madonna non si lascerà vincere in generosità: « Essa - dice Don Bosco a questo proposito - che in tante guise ha benedetto e favorito quelli che l´hanno supplicata col prezioso titolo di Ausiliatrice, continui a spandere copiosi i celesti tesori, non solo sopra gli aggregati di questa pia Associazione, ma sopra tutti quelli che la invocheranno nelle loro necessità spirituali o temporali, a segno che tutti abbiano motivi di benedirla sopra la terra per andare poi un giorno a lodarla e ringraziarla eternamente in cielo. Così sia »(86).

6. - DON BOSCO E LA BENEDIZIONE DI MARIA AUSILIATRICE.

Tra i ricordi personali che affiorano dalle Circolari del secondo Successore di S. Giovanni Bosco vi è il seguente: « Non si cancellerà mai dalla mia memoria - scrive Don Albera - l´impressione che provavo nel vedere il nostro buon Padre dare la benedizione di Maria Ausiliatrice agl´infermi. Mentre recitava l´Ave Maria e le parole della benedizione, si sarebbe detto che il suo volto si trasfigurasse: i suoi occhi si riempivano di lacrime, e la voce gli tremava sul labbro. Per me quelli erano indizi che virtus de illo exibat; perciò non mi meravigliavo degli effetti miracolosi che ne seguivano, se cioè erano consolati gli afflitti e risanati gl´infermi »(87).

Chiunque conosca dalla vita di Don Bosco i frutti mirabili delle sue benedizioni, non esiterà ad affermare che la Vergine Ausiliatrice per premiare la divozione, l´amore, lo zelo del suo servo fedele, abbia reso potente il di lui braccio, che quando si protendeva a benedire manifestava una forza taumaturgica. Scriveva nel 1885 Don Viglietti: « Mi è impossibile registrare tutte le grazie accadute per mezzo di Don Bosco e di Maria Ausiliatrice. Tutta la gente che viene nell´Oratorio (S. Leone ili Marsiglia) non fa altro che narrare a Don Bosco i salutari effetti delle sue benedizioni, ricevute nei giorni passati »(88).

Teatro principale delle meraviglie, che operava la benedizione data da Don Bosco in nome di Maria Ausiliatrice, era Valdocco, particolarmente durane il mese di Maggio e nella Novena e Festa della Madonna. Ma anche Roma, Parigi, Barcellona e innumerevoli altre città e paesi d´Italia, Francia e Spagna conobbero gli effetti prodigiosi della benedizione dell´Ausiliatrice impartita dal Santo.

Non si legge senza ammirazione che, essendosi presentato a Leone XIII il proprio nipote conte Pecci per essere benedetto insieme con la sua famiglia, il Papa gli disse che andasse da Don Bosco a chiedere la benedizione. Già nel 1867 due illustri e ricchissimi coniugi. di Marsiglia, portato a Pio IX l´unico loro figliuolo sordo e muto, sperando un miracolo dalla benedizione del Sommo Pontefice, avevano ricevuto dal Papa il consiglio di condurre il piccolo incurabile a Torino da Don Bosco, che poco prima in Roma aveva guariti tanti e di anima e di corpo. E infatti, dopo la benedizione del Santo, ecco che il fanciullo camminava, udiva e parlava distintamente(89).

Non mi è possibile indugiarmi a spigolare sia pur brevemente nel campo vastissimo di deliziosi ed edificanti episodi che ci si presenta dinanzi.

Rileverò soltanto che Don Bosco, prima di benedire, soleva eccitare nei divoti una piena fiducia nella potenza e nella bontà dell´Ausiliatrice. E, tra l´altro, rivolgeva ai giovani, ad adulti, e anche a dignitari ecclesiastici, parole come queste: « Avete fede nella Madonna? ... Abbi fede in Maria ... Avete fede in Maria Ausiliatrice? ... Ma avete proprio fede nella Madonna? ... Vuoi bene a Maria Ausiliatrice? ... Confidi, poi lasci fare alla Madonna ... Stia certa che la Madonna le otterrà la grazia ... Abbia fede, viva fede in Maria Ausiliatrice, e guarirà ... La fede è quella che fa tutto; se non è contrario alla maggior gloria di Dio; otterremo sicuramente la grazia ... Voi v´ingannate! Non è da me che dovete aspettarvi la benedizione, ma da Dio, mediante il potentissimo patrocinio di Maria Ausiliatrice. Io non sono che un debole strumento nelle mani del Signore! ... Impegnate dunque in vostro favore Maria Ausiliatrice; e persuadetevi, che ciò che non possono fare i chirurghi, lo saprà far Ella »(90).

Nel 1881 il Procuratore Don Dalmazzo, a Roma, dopo la improvvisa guarigione di uno storpio, disse a Don Bosco: « Dunque è proprio guarito del tutto dopo la sua benedizione! » « È stata la benedizione di Maria Ausiliatrice a guarirlo », corresse egli. « Anch´io, replicò Don Dalmazzo, ho dato tante volte la benedizione di Maria Ausiliatrice con la medesima formola, ma non mi è mai successo nulla di simile ». «Ragazzo che sei! - rispose Don Bosco. - È perché non hai fede »(91).

La formola, cui accennava Don Dalmazzo, era stata approvata dalla Sacra Congregazione dei Riti il, 18 maggio 1878: siamo adunque nel 70° Anniversario della Benedizione di Maria Ausiliatrice.

Essa, che si trova in appendice all´edizione tipica del Rituale Romanum, fu composta dal nostro S. Fondatore, il quale, dopo averla personalmente e per mezzo dei suoi Figli usata per qualche anno, supplicò il Santo Padre Leone XIII di approvarla. Nella sua lettera al Papa Don Bosco diceva così:

« Nella tristezza dei tempi in cui viviamo pare che Dio voglia in varie meravigliose maniere glorificare l´augusta sua Genitrice invocata sotto il titolo di Maria Auxilium Christianorum. Fra i diversi argomenti avvi quello della efficacia delle benedizioni coll´invocazione di questo titolo glorioso che sogliono impartirsi in parecchi luoghi, segnatamente nel santuario a Lei dedicato in Torino.

Ma affinché tali formole siano stabilite e regolate secondo lo spirito di S. Chiesa, il Sac. Giovanni Bosco, rettore di detto Santuario e dell´Arciconfraternita ivi eretta, fa umile preghiera affinché la formola descritta a parte sia presa in benevola considerazione, esaminata, modificata, ed, ove sia d´uopo, corretta, perché si possa usare nel compartire la così detta Benedizione di Maria Ausiliatrice, specialmente nel Santuario a Lei dedicato in Torino. Ivi ad ogni momento affluiscono i fedeli a farne richiesta con grande incremento della pietà e spessissimo con sensibile vantaggio nelle loro miserie spirituali e corporali.

« La formola di cui è parola, è una raccolta di giaculatorie già usate ed approvate dalla liturgia della Chiesa, e qui riunite a maggior gloria di Dio e della B. V. Maria ». Fin qui Don Bosco(92).

La Benedizione in onore e per l´intercessione di Maria Ausiliatrice, piccolo monumento di pietà liturgica e mariana, è unica nel suo genere, riguardando direttamente la Madonna e non un semplice oggetto o abitino mariano.

Incomincia, al solito, nel santo nome di Dio: Il nostro aiuto è nel nome del Signore: che fece il cielo e la terra.

Contiene poi una triplice invocazione all´Ausiliatrice.

La prima, è 1´Ave, Maria.

La seconda è costituita dalla più antica supplica indirizzata alla Madonna: Sotto la tua protezione ci rifugiamo, o Santa Madre di Dio: non disdegnare le preci cheT’innalziamo nelle nostre necessità; ma liberaci sempre da tutti i pericoli, o Vergine gloriosa e benedetta.

In terzo luogo viene l´invocazione: Maria, Aiuto dei Cristiani, prega per noi.

Oremus è preceduto dai due soliti versetti: Signore, esaudisci la mia preghiera: e a Te giunga il mio grido. Il Signore sia con voi: e con lo spirito tuo.

Ed ecco l´espressiva Orazione: Onnipotente sempiterno Iddio che, con la cooperazione dello Spirito Santo, hai preparato il corpo e l´anima della gloriosa Vergine Madre Maria, perché meritasse di diventare degna abitazione del Figliuol tuo: liberaci, per la misericordiosa intercessione di Lei, che lietamente commemoriamo, dai mali imminenti e dalla morte eterna.

Infine si asperge con acqua benedetta la persona benedicenda: La benedizione dell´Onnipotente Iddio Padre e Figliuolo e Spirito Santo discenda su di te e vi resti sempre. Così sia.

I Sacerdoti Salesiani hanno il privilegio d´impartire questa Benedizione: approfittiamone tutti - come ci esorta il nostro Padre -­ a incremento della pietà e a vantaggio nelle miserie spirituali e corporali del nostro prossimo.

Ma non dimentichiamoci di predicare che tra le condizioni per ottenere grazie vi dev´essere sempre questa: che la grazia non si opponga al bene dell´anima. Così ci ha insegnato San Giovanni Bosco. « Siate intimamente persuasi - scriveva egli­ pei suoi giovani -- che tutte le grazie che voi chiederete a Ma­ria SS. vi saranno concesse, purché non domandiate cose che siano di vostro danno ».

Prima di benedire una fanciulla completamente cieca, il Santo le chiese: « Ti servirai degli occhi pel bene dell´anima e non per offendere Dio? » « Glielo prometto con tutto il cuore ». « E tu riacquisterai la vista! ».

A un chierico ascritto, che gli chiedeva una benedizione per i suoi occhi infermi, faceva rispondere: «Dio vuole da lui: 1° Maggior fedeltà nel servirlo; 2° Distacco dalla terra; 3° Ubbidienza. Senza questo è inutile ogni benedizione ».

A una giovane sui diciott´anni inchiodata nel letto da fierissimi dolori, diede la benedizione e poi disse: « Dio doni santità... - e dopo una pausa proseguì: - ... e sanità ».

Altra volta espresse in modo singolare il desiderio che la benedizione fosse un mezzo di santificazione, soprattutto. sacerdotale. Essendoglisi. inginocchiato ai piedi un cappellano di religiose, Don Bosco usò la formula con cui il Celebrante benedice: Ab Illo benedicaris, in cuius honore cremaberis (Sii benedetto da Colui, in onore del quale brucerai) spiegandogli che, non sarebbe martire della fede, ma della carità: e così lo lasciò confortato ed edificato.

A Don Giuseppe Vespignani, che si trovava all´Oratorio da pochi mesi ed era assalito da violenti sbocchi di sangue: « Come va? chiese il buon Padre. – Si sente meglio? » « Eh! - rispose l´infermo -. Avevo chiesto di andare in America; ma sono già bell´e andato e ritornato. Oramai mi preparo per il viaggio dell´eternità ». « No, no! Lei andrà ». Ciò detto, lo benedisse. Da quel giorno Don Vespignani prese a migliorare, tanto che guarì e quell´anno stesso partì per l´Argentina, ove svolse un apostolato assai lungo e fecondo(93).

Sia adunque nostra premura, Figliuoli carissimi, che la lunghissima catena di grazie ottenute con la Benedizione di Maria Ausiliatrice - a benefizio del corpo e dello spirito, e ad accrescimento della santità e dello zelo per le anime - abbia a perpetuarsi anche mediante la volonterosa cooperazione di tutti noi, che vogliamo essere figli e imitatori sempre più degni del nostro grande Padre.

7. - DON BOSCO ALLA SCUOLA DI MARIA AUSILIATRICE.

Dopo aver ammirato i vari monumenti innalzati da S. Giovanni Bosco alla celeste Ausiliatrice, è dover nostro sostare davanti al monumento più bello e meraviglioso, davanti cioè a Don Bosco stesso, che si erge eccelso con le sue eroiche virtù e preclari esempi, con l´ardente spirito di carità, con le provvidenziali iniziative di zelo, con le due Famiglie Salesiane dalle due mila e più Case e Missioni sparse oggi pel mondo intero.

Come ogni santo, come ogni apostolo, Don Bosco fu donato alla Chiesa e all´umanità dal Signore e anche dalla Madonna.

Anzi, nella vita del nostro santo Fondatore troviamo una caratteristica meravigliosa, che non si riscontra nella vita di altri Santi pur divotissimi della Beata Vergine Maria: ed è un particolare magistero esercitato dalla Madre di Dio per guidare il suo gran divoto e apostolo nel compimento dell´ardua missione affidatagli a salvezza delle anime, particolarmente giovanili.

« La Madonna fa ciò che vuole - osservò un giorno il nostro Padre ai membri del Capitolo Superiore. – D’altronde le cose nostre cominciarono in questo modo straordinario da quando io aveva da nove a dieci anni ». Alludeva al primo di quei sogni, nei quali soleva ricevere dall´Alto lumi speciali e copiosi aiuti spirituali per sé e per l´Opera sua(94).

Ed anche in altri suoi sogni s´incontrano particolari ammaestramenti della Madre di Dio, i quali ricorderemo qui per sommi capi.

Prima però d´incominciare, eleviamo un pensiero di profonda gratitudine al santo e immortale Pio IX per aver dato al nostro Fondatore il seguente consiglio, cambiato più tardi dallo stesso Pontefice in stretto obbligo di coscienza: « Ritornato a Torino, scriverete questi sogni ed ogni altra cosa che mi avete ora esposta, minutamente e nel loro senso naturale; conservatele qual patrimonio per la vostra Congregazione; lasciatele per incoraggiamento e norma ai vostri figli »(95).

a) La prima lezione. - A Giovannino Bosco in età dai nove ai dieci anni apparve in sogno « un Uomo venerando, in età virile, nobilmente vestito », che gl´indicò la futura missione a beneficio della gioventù povera e abbandonata e anche il metodo per compierla dovutamente: metodo tutto fondato sulla mansuetudine, sulla carità, sull´istruzione religiosa.

Lasciamo ora la parola a Don. Bosco stesso:

« Quasi senza sapere che mi dicessi: Chi siete voi, soggiunsi, che mi comandate cosa impossibile?

- Appunto perché tali cose ti sembrano impossibili, devi renderle possibili coll´ubbidienza e coll´acquisto della scienza.

- Dove, con quali mezzi potrò acquistare la scienza?

- Io ti darò la Maestra, sotto alla cui disciplina, puoi diventare sapiente, e senza cui ogni sapienza diviene stoltezza.

- Ma chi siete voi che parlate in questo modo?

- Io sono il Figlio di Colei che tua madre ti ammaestrò di salutare tre volte al giorno.

- Mia madre mi dice di non associarmi con quelli che non conosco, senza suo permesso; perciò ditemi il vostro nome.

- Il mio nome domandalo a mia Madre.

« In quel momento vidi accanto a lui una Donna di maestoso aspetto, vestita di un manto che risplendeva da tutte parti, come se ogni punto di quello fosse una fulgidissima stella. Scorgendomi ognor più confuso nelle mie domande e risposte, mi accennò di avvicinarmi a Lei, che presomi con bontà, per mano: « Guarda! » mi disse. Guardando mi accorsi che quei fanciulli erano tutti fuggiti, ed  in loro vece vidi una moltitudine di capretti, di cani, di gatti, di orsi e di parecchi altri animali. « Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare, - continuò a dire quella Signora. - Renditi umile, forte, robusto: e ciò che in questo momento vedi succedere di questi animali, tu dovrai farlo pei figli miei »(96).

Renditi umide, forte, robusto, fu adunque la prima lezione impartita dalla Vergine benedetta a Giovannino Bosco.

L´umiltà doveva preparare il santo: poiché essa è il fondamento su cui s´innalza l´edificio della perfezione cristiana, e senza di essa non cade, oppure è resa vana, la pioggia delle grazie e favori celesti.

La fortezza di volontà doveva formare l´apostolo: infatti non v´è apostolato senza spine, senza prove, senza difficoltà.

La robustezza di corpo doveva infine accompagnare il lavoratore: giacché tutta la vita di Don Bosco sarebbe stata gravata da fatiche e lavoro senza pari.

Buona lezione anche per noi! Se umiltà, fortezza e robustezza sorreggeranno particolarmente le giovani speranze della Famiglia Salesiana, sarà sempre più esteso e fecondo l´apostolato da essa compiuto nel nome e per la gloria di Maria Ausiliatrice.

b) Successivi ammaestramenti. - Il primo sogno si ripeté per una ventina d´anni con sempre nuovi sviluppi: e fu poi seguito da innumerevoli altri.

Nel 1837 un Personaggio presenta Giovanni Bosco a una nobilissima Signora dicendo: «Questa è mia Madre; consìgliati con lei ». La Signora fissando Giovanni con uno sguardo pieno di bontà, così gli parla: « Se vuoi guadagnarti questi monelli, non devi affrontarli con le percosse, ma prenderli con la dolcezza e con la persuasione »(97).

Nel 1845 una Signora gli fa vedere dapprima il prato di Valdocco e lo incoraggia dicendo: « Mio Figlio e gli Apostoli non avevano un palmo di terra ove posare il capo ». Successivamente, indicandogli un tratto di terreno coltivato, soggiunge: « In questo luogo dove i gloriosi Martiri di Torino Avventore ed Ottavio soffrirono il loro martirio, su queste zolle che furono bagnate e santificate dal loro sangue, io voglio che Dio sia onorato in modo specialissimo ». E siccome gli aiutanti sopravvenuti, preti e chierici, fuggono lasciando tutto solo Don Bosco, la Signora interviene: «Vuoi tu sapere come fare, affinché non ti scappino più? Prendi questo nastro, e lega loro la fronte ». Sul nastro era scritta questa parola: Obbedienza. Più tardi Don Bosco, dopo aver raccontato questo sogno, affermava: « Fin da quel tempo io camminai sempre sul sicuro, sia riguardo agli Oratorii, sia riguardo alla Congregazione, sia sul modo di diportarmi nelle relazioni cogli esterni di qualunque autorità investiti. Le grandi difficoltà, che devono sorgere, sono tutte prevenute, e conosco il modo di superarle. Vedo benissimo parte a parte tutto ciò che dovrà succederci, e cammino avanti a chiara luce »(98).

Ancora nel 1845 Don Bosco fu condotto da tre bellissimi giovani, splendenti di luce, innanzi a una Matrona magnificamente vestita, di indicibile avvenenza, maestà e splendore, presso alla quale distinse un senato di vegliardi in aspetto di prìncipi. A lei come a Regina facevano nobilissimo corteggio innumerevoli personaggi ornati di una grazia e ricchezza abbagliante. Intorno intorno si stendevano altre schiere fin dove si poteva spingere lo sguardo. Quella Signora invitò Don Bosco ad avvicinarsi e gli manifestò quei tre giovani che lo avevano a lei condotto, essere i martiri Solutore, Avventore ed Ottavio. Quindi con un incantevole sorriso sulle labbra e con affettuose parole lo incoraggiò a non abbandonare i suoi giovani, ma a proseguire con sempre maggior ardore nell´opera intrapresa; gli disse che incontrerebbe ostacoli gravissimi, ma che questi sarebbero tutti vinti e abbattuti dalla confidenza che egli avrebbe posta nella Madonna e nel suo Divin Figlio(99).

Nel 1847 la Madre di Dio guida Don Bosco, attraverso un incantevole pergolato di rose che celano spine acutissime, fino a una spaziosissima sala, di tale ricchezza che nessuna reggia al mondo può vantarne una eguale; e tutta sparsa e adorna di rose freschissime, e senza spine, dalle quali emana una soavissima fragranza. Poi spiega: « Sappi che la via da te percorsa tra le rose e le spine significa la cura che tu hai da prenderti della gioventù: tu vi devi camminare con le scarpe della mortificazione. Le spine per terra rappresentano le affezioni sensibili, le simpatie o antipatie umane che distraggono l´educatore dal vero fine, lo feriscono, lo arrestano nella sua missione, gli impediscono di procedere e raccogliere corone per la vita eterna. Le rose sono simbolo della carità ardente che deve distinguere te e tutti i tuoi coadiutori. Le altre spine significano gli ostacoli, i patimenti, i dispiaceri che vi toccheranno. Ma non vi perdete di coraggio. Con la carità e con la mortificazione, tutto supererete e giungerete alle rose senza spine»(100).

Nel 1861 una Signora distribuisce a ciascun giovane un prezioso fazzoletto con questo avviso: « Non distenderlo mai quando tira vento: ma se il vento ti sorprende quando tu l´avessi disteso, volgiti subito a destra, non mai a sinistra ». Poi da sinistra incomincia a spirare lene un po´ d´aria, poi a farsi più forte e finalmente a levarsi il vento. Una parte dei giovani non ubbidisce alla Signora, la quale poi spiega a Don Bosco: « Quei giovani esposero la virtù della purità (simboleggiata nel fazzoletto prezioso) al vento delle tentazioni. Alcuni al primo accorgersene subito fuggirono: e sono quelli che nascosero il fazzoletto. Altri sorpresi e non avendo avuto tempo a nasconderlo si volsero a destra: e sono coloro che nel pericolo ricorrono al Signore, voltando le spalle al nemico. Altri poi stettero col fazzoletto aperto all´impeto della tentazione, che li fece cadere nei peccati ». D. Bosco dopo aver pianto dolorosamente per aver visto quanto pochi erano quelli che avevano conservato la bella virtù, chiede: « Ma come va che i fazzoletti rimasero forati, non solo dalla tempesta, ma anche dalla pioggia e dalla neve? Queste gocce, quei fiocchi di neve non indicano forse i peccati piccoli, ossia veniali? « E la Signora: « E non sai che in questo non datur parvitas materiae (non c´è parvità di materia)? Tuttavia non affannarti; vieni a vedere». Un uomo comanda: « A destra! ». Il fazzoletto di coloro che hanno ubbidito diventa molto stretto, tutto rappezzato e cucito, in modo però che non si scorge più nessun buco. E la Signora soggiunge: « Ecco quelli che ebbero la disgrazia di perdere la bella virtù, ma ci rimediarono con la confessione. Gli altri poi che non si mossero, sono quelli che continuano nel peccato e forse forse, andranno alla perdizione »(101).

Nel 1862 Don Bosco ha la gioia di poter annunciare ai giovani dell´Oratorio le strenne della Madonna, con queste parole « La strenna che vi do non è mia. Che direste se la Madonna stessa in persona venisse ad uno per uno di voi a dirvi una parola? Se Ella avesse preparato per ciascuno un suo biglietto per indicargli ciò di cui egli più abbisogna, o quello che Essa vuole da lui? Ebbene, la cosa è appunto così. La Madonna dà a ciascuno una strenna!... Veggo che alcuno vorrà sapere e domanderà: - Come è avvenuto questo? La Madonna ha scritto essa i biglietti? La Madonna in persona ha parlato a Don Bosco? Don Bosco è il segretario della Madonna? - Io rispondo: non vi dico niente di più di ciò che vi ho detto. I biglietti li ho scritti io, ma come ciò sia avvenuto non lo posso dire: né vi sia alcuno che si prenda l´incarico di interrogarmi; perché mi metterebbe negli imbrogli. Ciascuno si contenti di sapere che il biglietto viene dalla Madonna. È una cosa singolare! Sono più anni che domando questa grazia e finalmente l´ho ottenuta. Ognuno di voi perciò consideri quell´avviso come se procedesse dalla bocca stessa di Maria Vergine »(102).

Nel 1863, nel sogno dell´elefante, la Madonna parla così ai giovanetti che si sono ricoverati sotto il suo manto: « Voi che avete ascoltato la mia voce, e siete sfuggiti dalla strage del demonio, avete veduto ed avete potuto osservare quei vostri compagni sfracellati. Volete sapere qual è la cagione della loro perdita? Sunt colloquia prava; sono i cattivi discorsi contro la purità, quelle opere disoneste che tennero immediatamente dietro ai cattivi discorsi. Avete pur veduto quei vostri compagni armati con la spada: ecco quelli che cercano la vostra dannazione, allontanandovi da me e che cagionarono la perdita di tanti vostri condiscepoli. Ma quos diutius expectat, durius damnat: quelli che Dio più a lungo aspetta, più severamente punisce; e quel demonio infernale avviluppatili, seco li condusse all´eterna perdizione. Ora voi andatevene tranquilli, ma ricordatevi delle mie parole: Fuggite quei compagni amici di Satana, fuggite i cattivi discorsi specialmente contro la purità, abbiate in me una illimitata confidenza ed il mio manto saravvi ognora sicuro rifugio »(103).

Nel 1866, nel sogno della inondazione, la Madonna aperse la bocca e con una voce argentina, soavissima, disse: « Se voi sarete per me figliuoli divoti, io sarò per voi Madre pietosa »(104).

Nel 1875, nel sogno del paese della prova, una nobilissima Signora grida: «Figli miei, venite, ricoveratevi sotto il mio manto ». In quel mentre si distende un larghissimo manto e tutti i giovani prendono a corrervi sotto; solamente che alcuni volano ed hanno scritto sulla fronte: Innocenza; altri camminano a piedi ed altri si strascinano(105).

Nel 1876, nel sogno della fede, nostro scudo e nostra vittoria, un mostro si avanzava minaccioso verso i giovani con altre fiere. La Madonna con voce dolcissima li rassicurò: « Non temete, abbiate fede; questa è solo una prova che di voi vuol fare il mio divin Figlio ». Poi cantò le parole di S. Paolo: « Sumite ergo scutum fidei inexpugnabile » (Afferrate dunque l´inespugnabile scudo della fede). Era un canto così armonioso, così unito, di tale sublime melodia, che tutti erano come in estasi. Si sentivano tutte le note dalla più bassa alla più alta e pareva che cento voci cantassero in una sola. Dopo una fiera lotta con le fiere da parte dei giovani protetti da uno scudo grande, bello, risplendente, portato loro da leggiadrissimi giovanetti, partiti dai fianchi della Madonna, ecco finalmente la voce della Beata Vergine: « Haec est victoria vestra, quae vincit mundum, fides vestra » (Questa è la vostra vittoria, che vince il mondo, la vostra fede)(106).

Nel 1877 Don Bosco vede una Danna che sul fuoco fa girare una specie di cilindro e le domanda che cosa faccia cuocere in quello strano arnese. Ed essa: « Vado facendo confetture per i Salesiani ». E mostra entro a quel cilindro confetture di vario colore, coperte da una specie di zucchero ingommato a guisa di pioggia o rugiada caduta di fresco e in qualche punto sparsa di macchie rosse. La Donna stessa ne dà la spiegazione: « Le bianche costano poca fatica, ma si possono facilmente macchiare; le rosse costano il sangue; le nere costano la vita. Chi gusta di queste, non conosce fatica, non conosce la morte. Quello zucchero gommato è simbolo della dolcezza del Santo che avete preso ad imitare. Quella specie di rugiada significa che si dovrà sudare e sudare molto per conservare questa dolcezza, e che talvolta si dovrà spargere persino il sangue per non perderla ». Poco dopo, D. Picco interroga D. Bosco, che aveva continuato il suo cammino: « Ha veduto quella donna che faceva confetture? » « Sì! E con ciò? ». « Or bene, mi ha detto che le raccomandassi di far in modo che i suoi figliuoli lavorino, lavorino. Essa diceva: Troveranno molte spine, ma troveranno anche molte rose: di´ loro che la vita è breve e la messe è molta; la vita, s´intende, è breve paragonata a Dio; perché davanti ad Esso è un momento, un nulla ». - Ma... e non si lavora? esclama D. Bosco. E D. Picco: « Si lavora, ma si lavori! »(107).

Ancora nel 1877, nel sogno che prelude alla fondazione di scuole agricole, Don Bosco vede una Donna pulitamente vestita, ma che all´apparenza sembra una contadina, con un modesto vestire da montanina o pastorella, con un fazzoletto rosso al collo e pettorale bianco. Essa conduce una moltitudine di giovani - dei quali molti portano la falce, molti le zappe e molti gli strumenti di varii mestieri - a una grande aia e dice a Don Bosco:

- Guarda queste campagne: guarda questa casa, guarda questa gioventù! Questi giovani sono tutti tuoi!

- Miei? risponde D. Bosco. E con quale autorità voi mi date questi giovanetti? Non sono né vostri né miei; sono del Signore!

            - Con quale autorità? riprende la Donna; sono i miei figli ed io te li affido.

- Ma come farò io a sorvegliare una gioventù così vispa, così immensa? Vedete quei giovani che corrono all´impazzata per i campi e gli altri li inseguono? Questi che saltano i fossi, quelli che si arrampicano sugli alberi? Quei 12 che si battono? Come è possibile che io solo li tenga tutti in ordine e disciplina?

- Mi chiedi il da farsi? Osserva - risponde la Donna.

D. Bosco si volta indietro e vede avanzarsi una nuova schiera numerosissima di altri giovanetti. Ed ecco la Donna slanciare e stendere un gran velo sopra di essi e tutti coprirli. Dopo alcuni istanti lo tira a sé. Quei giovanetti si erano trasformati. Erano divenuti tutti uomini, tutti preti, e chierici.

- E questi preti e chierici sono miei? Sono tuoi se te li farai! »(108).

Nel 1880, mentre Don Bosco teme per la sorte delle Case di Francia, vede la Madonna che stende sopra di esse il suo manto, contro il quale vanno a spuntarsi e a cadere mostri e fulmini e palle. La Beata Vergine in un mare di luce, con la faccia raggiante e un sorriso di Paradiso, dice molte volte in questo frattempo: « Ego diligentes me diligo » (Io amo chi mi ama)(109).

Nel 1881 per una settimana intera si rinnova tutte le notti il sogno delle castagne. E D. Bosco una volta riceve questo ammonimento da una Donna misteriosa: « Sta´ attento alle castagne marce e a quelle vane. Fa´ la prova a metterle nell´acqua dentro la pentola. La prova è l´ubbidienza... Falle cuocere. Le marce, se si premono con le dita, schizzano subito fuori il brutto umore che hanno dentro. Queste gettale via. Le vane, ossia vuote, salgono a galla. Sotto con le altre non istanno, ma vogliono in qualche modo emergere. Tu prendile con lo schiumatoio e buttale. Bada ancora che le buone, quando sono cotte, non è presto fatto a ripulirle. Bisogna prima levar via la scorza, poi la pellicola. Ti parranno allora bianche bianche; eppure osserva bene: alcune sono doppie: aprile e vedrai nel mezzo un´altra pellicola, e lì nascosto c´è dell´amaro »(110).

Nel 1885 un sogno svela a D. Bosco l´opposta sorte di due della casa. Una Signora vestita con molta semplicità, ma il cui vestito risplendeva in ogni punto per tanti raggi che spiccavano vivissimi in mezzo a tutti gli altri splendori, muove incontro al chierico irlandese Francesco O´Donnellan (morto tre giorni prima all´Oratorio) esclamando con voce armoniosa: « Hic est filius meus electus, qui fulgebit tanquam sol in perpetuas aeternitates » (Questi è il mio figliuolo eletto, che brillerà come un sole per tutta l´eternità). Poi, a riguardo di un giovane disgraziato (che dovrà morire il giorno dopo), esclama: « Filium enutrivi et educavi, ipse autem factus est tanquam iumentum insipiens » (Ho nutrito ed educato un figliuolo, il quale però è diventato come un giumento privo di ragione)(111).

Nel 1886, nel sogno missionario di Barcellona, una Pastorella, dopo aver fatto leggere in lontananza Valparaiso, Santiago da una parte e Pechino dall´altra, dice a Don Bosco:

- Bene; ora tira una sola linea da una estremità all´altra, da Pechino a Santiago, fanne un centro nel mezzo dell´Africa ed avrai un´idea esatta di quanto debbono fare i Salesiani.

- Ma come fare tutto questo? esclama Don Bosco. Le distanze sono immense, i luoghi difficili e i Salesiani pochi.

- Non ti turbare. Faranno questo i tuoi figli, i figli dei tuoi figli e dei figli loro; ma si tenga fermo nell´osservanza delle Regole e nello spirito della Pia Società.

- Ma dove prendere tanta gente?

- Vieni qui e guarda. Vedi là cinquanta Missionari in pronto? Più in là ne vedi altri e altri ancora? Tira una linea da Santiago al centro dell´Africa. Che cosa vedi?

- Veggo dieci centri di stazioni.

- Ebbene, questi centri che tu vedi, formeranno studio e noviziato e daranno moltitudine di Missionari affine di provvederne queste contrade. Ed ora volgiti da quest´altra parte. Qui vedi dieci altri centri dal mezzo dell´Africa fino a Pechino. E anche questi centri somministreranno i Missionari a tutte queste altre contrade. Là c´è Hong Kong, là Calcutta, più in là Madagascar. Questi e più altri avranno case, studi e noviziati.

- E dove trovare tanta gente, e come inviare Missionari in quei luoghi? Là ci sono i selvaggi che si nutrono delle carni umane; là ci sono gli eretici, là i persecutori, e come fare?

- Guarda, risponde la Pastorella, mettiti di buona volontà. Vi è una cosa sola da fare: raccomandare che i miei figli coltivino costantemente la virtù di Maria.

- Ebbene, mi pare d´aver inteso. Predicherò a tutti le tue parole.

- E guardati dall´errore che vige adesso, che è la mescolanza di quelli che studiano le arti umane, con quelli che studiano le arti divine, perché la scienza del cielo non vuol essere con le terrene cose mescolata(112).

Nel 1887 la Madonna annuncia a Don Bosco la guarigione di Ludovico Olive (futuro missionario salesiano in Cina) con queste parole da essa pronunciate in latino: «lo sono l´umile ancella mandata dal Signore a guarire il tuo Ludovico infermo. Egli era già chiamato al riposo; ora invece, affinché si manifesti in lui la gloria di Dio, avrà ancora da pensare all´anima sua e a quelle de´ suoi. Io sono l´ancella, alla quale ha fatto cose grandi Colui che è potente, e santo è il suo nome. Rifletti attentamente a questo e capirai quello che deve avvenire. Amen ».

La notte seguente, la medesima apparizione ammonisce nuovamente in lingua latina: Negli altissimi cieli io ho la mia stanza, per far ricchi coloro che mi amano e riempire i loro tesori. Tesori dei giovani sono castigate parole e caste azioni. Perciò voi, ministri di Dio, alzate la voce e non stancatevi mai di gridare: Fuggite le cose contrarie, ossia i cattivi discorsi. I discorsi cattivi corrompono i buoni costumi. Coloro che hanno un parlare insensato e lubrico, assai difficilmente si correggono. Se volete farmi cosa molto gradita, procurate di tenere buone conversazioni fra voi e datevi scambievolmente esempio di ben operare. Molti di voi promettono fiori e porgono spine a me e al mio Figlio. Perché fate confessioni così frequenti e il vostro cuore è sempre lontano da me? Dite e fate il bene e non il male. Io sono madre che amo i miei figli e detesto le loro colpe. Ritornerò a voi per condurre alcuni al vero riposo. Mi prenderò cura di essi come la gallina custodisce i suoi pulcini. E voi, artigiani, siate artefici di buone opere e non d´iniquità. I cattivi discorsi sono una peste che serpeggia in mezzo a voi. Voi, chiamati ad amministrare l´eredità del Signore, alzate la voce, non vi stancate di gridare finché venga Colui che chiamerà voi a render conto della vostra amministrazione. È mia delizia lo stare con i figliuoli degli uomini. Ma il tempo è breve; dunque, finché tempo avete, fatevi animo »(113).

Ancora nel 1887 la Madonna rimprovera Don Bosco del suo silenzio sull´obbligo dell´elemosina. Gli dice che molti sacerdoti vanno alla perdizione, perché mancano ai doveri imposti dal sesto e dal settimo comandamento, ma insiste specialmente sul dovere di predicare e ammonire i ricchi circa il cattivo uso delle ricchezze. Si superffuum daretur orphanis, maior esset numerus electorum; sed multi venenose conservant... E si lamenta che il sacerdote dal pulpito tema di spiegarsi sul dovere di dare il superfluo ai poveri, e così il ricco accumula l´oro nel suo scrigno(114).

Nel 1872 D. Bosco, dopo aver narrato di aver saputo in sogno che dieci giovani non avevano fatto bene gli Esercizi Spirituali, concluse: «M´inginocchiai, resi grazie a Maria Ausiliatrice che si fosse degnata di farmi noti, in un modo così singolare, quei figli che avevano disertato dalle file; e le promisi in pari tempo di non cessare mai, finché mi fosse possibile, di dare addietro alle smarrite pecorelle »(115).

Noi ben possiamo affermare che tale ringraziamento e tale promessa alla sua Ausiliatrice fu certamente il suggello, non soltanto di quel sogno, ma di tutti i sogni o visioni, e particolarmente di quelli in cui, come abbiamo visto, era intervenuta direttamente la Madre di Dio ad ammaestrare il suo discepolo e apostolo prediletto.

c) Maria, maestra e guida. -- Nell´ultima Festa della Immacolata da lui celebrata su questa terra, S. Giovanni Bosco chiamò Don Viglietti e gli disse: « Prendi penna, calamaio e carta e scrivi quello che ti detto », E dettò: « Parole letterali che la Vergine Immacolata, apparsami questa notte, mi disse: « Piace a Dio ed alla Beata Vergine Maria che i figli di S. Francesco di Sales vadano ad aprire una casa a Liegi in onore del Santissimo Sacramento. Qui incominciarono le glorie di Gesù pubblicamente, e qui essi dovranno dilatare le medesime sue glorie in tutte le loro famiglie e segnatamente tra i molti giovanetti che nelle varie parti del mondo sono o saranno affidati alle loro cure. Il giorno dell´Immacolato Concepimento di Maria 1887 ». Qui fece punto. Dettando piangeva e singhiozzava; la commozione lo scosse anche dopo. Poi ecco entrare monsignor Cagliero. Don Bosco invitò Don Viglietti a leggergli le parole del Cielo. Alla fine del colloquio con Monsignore, Don Bosco pronunziò la nota sentenza: «Finora abbiamo camminato sul certo. Non possiamo errare; è Maria che ci guida »(116).

«Maria fu sempre la mia guida» aveva ripetuto costantemente in vita il nostro grande Padre.

Persuaso di ciò il Servo di Dio Don Rua, diceva un giorno a Don Giuseppe Vespignani, da poco tempo venuto all´Oratorio: « Non sai che Don Bosco se la intende molto bene con la Madonna? ».

La Beata Maria Mazzarello alla sua volta affermò in certa occasione: « Se Don Bosco parla così, è la Madonna che ha parlato a lui ».

D´altronde fu Don Bosco stesso a confidare a Monsignor Costamagna: «Fra tutte le Congregazioni ed Ordini religiosi, forse la nostra fu quella che ebbe più parola di Dio ».

Don Barberis una volta parlò con Don Bosco dei sogni, ricordando quelli che si riferivano ai progressi della Congregazione e all´estendersi del manto della Madonna. « Ah, sì! - esclamò il Santo. E accennò a parecchie visioni di questo genere. Presa quindi un´aria più grave e quasi conturbato proseguì: - Quando penso alla mia responsabilità nella posizione in cui mi trovo, tremo tutto... Che conto tremendo avrò da rendere a Dio di tutte le grazie che ci fa per il buon andamento della nostra Congregazione! »(117).

8. - LA NOSTRA RESPONSABILITA.

A questo punto sarà bene richiamare alla nostra mente che, come figli di S. Giovanni Bosco, non soltanto abbiamo ereditato dal nostro grande Padre la sua missione, le sue opere, gli ideali di perfezione, di educazione cristiana e di apostolato, ma anche la immensa responsabilità di corrispondere dovutamente alle tenerezze usate da Maria Ausiliatrice alla Famiglia Salesiana.

Nel 1885 i Salesiani dell´Oratorio si riunirono per la tradizionale conferenza dell´Immacolata. Dopo la comunicazione ufficiale della designazione di Don Rua a Vicario Generale, parlò S. Giovanni Bosco. Disse che di tutto noi siamo debitori a Maria e che tutte le nostre cose più grandi ebbero principio e compimento nel giorno dell´Immacolata. Descrisse quello che era l´Oratorio quarantaquattro anni prima e ne fece il confronto con il suo stato attuale. Notò come tutte le benedizioni piovuteci dal cielo per mezzo della Madonna fossero frutto di quella prima Ave Maria detta con fervore e con retta intenzione insieme con il giovanetto Bartolomeo Garelli là nella chiesa di S. Francesco d´Assisi. Conchiuse affermando essere la nostra Congregazione destinata a cose grandissime ed a spargersi per tutto il mondo, se i Salesiani saranno sempre fedeli alle Regole date loro da Maria Santissima(118).

Anche sul letto di morte Don Bosco insisteva: « L´aiuto di Dio e di Maria Ausiliatrice non vi mancherà... Raccomando la divozione a Maria Ausiliatrice e la frequente Comunione... Se sapeste quante anime Maria Ausiliatrice vuol guadagnare al Cielo per mezzo dei Salesiani! »(119).

A S. Giovanni Bosco fecero costantemente eco i suoi Successori, perpetuando attraverso le generazioni novelle, sempre più numerose, la raccomandazione paterna di coltivare e diffondere la divozione a Maria Ausiliatrice.

Il Servo di Dio Don Michele Rua, descrivendo il 10 giugno 1903 le sue impressioni circa il Congresso Salesiano di quell´anno e la Incoronazione di Maria Ausiliatrice, usciva in queste espressioni: « Mi è dolce sperare che la coronazione della taumaturgica Immagine di Maria Ausiliatrice produrrà fra i Salesiani sparsi per tutto il mondo ubertosissimi frutti. Essa aumenterà il nostro amore, la nostra divozione e la nostra riconoscenza verso la nostra celeste Patrona, a cui andiamo debitori di tutto quel bene che si è potuto fare. Il S. Padre stesso nel suo Breve pel Congresso Salesiano scrisse una bella frase che certo non sarà sfuggita alla vostra attenzione: « Sappiamo, Egli dice, che la Vergine Ausiliatrice favorisce con particolare predilezione la Società Salesiana: quam Sodalitio salesiano maxime adspirantem propitie novimus ». Non avvenga mai che per nostra colpa abbia ad essere smentita questa consolantissima asserzione del Sommo Gerarca della Chiesa. Oh! lo sguardo di Maria non incontri mai nulla fra noi che le dispiaccia! ».

Nell´ultima parlata ai confratelli attorno a lui raccolti, prima di ricevere il Santo Viatico, Don Rua raccomandò, con l´amore a Gesù Sacramentato e l´obbedienza al Sommo Pontefice, viva devozione a Maria SS. Ausiliairice.

Il secondo successore di Don Bosco, Sac. Paolo Albera, nella Circolare riguardante l´imminente Cinquantennio della Consacrazione del Santuario di Maria Ausiliatrice in Valdocco, scriveva tra l´altro: « S´io non vi parlassi di Lei, con ragione potreste credermi indifferente alle grandiose feste che si stanno preparando in onor suo: il che sarebbe fare un grave torto all´amore ardente che voi nutrite verso la potente nostra Protettrice, e sarebbe altresì mancare al dovere di gratitudine che noi tutti, come Salesiani, abbiamo verso la celeste nostra Regina, per i grandi ed innumerevoli benefizi che volle così generosamente largirci durante questi cinquant´anni... Per la protezione della potente nostra Patrona, l´umile Società Salesiana ha valicato i monti e i mari, estendendosi su tutta la terra. Questa meravigliosa propagazione non può attribuirsi solo alla attività e allo spirito d´iniziativa dei Figli di Don Bosco: noi, che per esperienza conosciamo la debolezza delle nostre forze, più d´ogni altro dobbiamo essere convinti che di tutto andiamo debitori alla Vergine Ausiliatrice. Che cosa faremo dunque per dimostrarle la nostra gratitudine?... Voglia il Cielo che queste nostre feste abbiano per risultato di farci divenire tutti apostoli ferventi della divozione a Maria, e di farci d´ora innanzi ricorrere a Lei con fiducia, ogni volta che ci troveremo in qualche angustia, o che dovremo por mano a qualche difficile impresa, ripetendole le parole che diceva alla Profetessa Debora il condottiero Barac: Si venis mecumt, vadam; si nolueris venire mecum, non pergam: se vieni meco, andrò; se non vuoi venire con me, non mi muovo... Ah! non sia mai che un figlio di Don Bosco, un membro d´una Congregazione cotanto amata e protetta da Maria, abbia a dimenticarsi anche solo per poco di questa Madre amorosissima! ».

E nell´ultimo anno di sua vita, il 24 aprile 1921, il venerato Don Albera insisteva: « Questo fatto (dell´aggiunta di un´Ave Maria per gli Ex Allievi nelle preghiere della sera) mi porge l´occasione propizia di dirvi una parola d´incitamento, se ve n´è bisogno, per animarvi sempre più a una tenera e viva divozione alla nostra Madre celeste, Maria SS. Ausiliatrice, nell´inizio del mese a Lei consacrato. Noi, figli di Don Bosco, tutto dobbiamo a Lei, e questo pensiero dobbiamo tenerlo sempre fisso nella mente, perché sia l´anima della nostra divozione verso di questa nostra Madre: Non è una divozione qualunque che dobbiamo praticare verso Maria SS. Ausiliatrice, ma è una divozione filiale, che deve sgorgare perennemente dal nostro cuore pieno di gratitudine, per quello che siamo, come Salesiani, per quello che, come Salesiani, abbiamo fatto e facciamo, e per quello che, come Salesiani, abbiamo ottenuto e speriamo di ottenere di bene per noi e per gli altri. Questo è e deve essere il fondamento dell´amor nostro speciale a Maria SS. Ausiliatrice, e il contrassegno che deve distinguere la nostra divozione verso di Lei, da quella che potremmo avere verso la SS. Vergine, onorata sotto qualsiasi titolo. Maria SS. Ausiliatrice è la nostra Madre » .

Il Servo di Dio Don Filippo Rinaldi, terzo successore di Don Bosco, fin dalla sua prima Circolare ai Confratelli prorompe in questi sentimenti umili ed edificanti: « Nulla manca, umanamente parlando, all´attuale Capitolo Superiore, ad eccezione del povero Rettor Maggiore. Il Signore ce lo ha dato come ha voluto Lui, perché ci vuole umili, e perché abbiamo a riconoscere che Lui solo e nessun altro ha da governare la nostra Società. Egli ci ha dato Maria Ausiliatrice per Madre, e non abbiamo bisogno d´altro, se non guasteremo quel che Essa va facendo... Sia impegno speciale di tutti i buoni figli di Don Bosco di avere una divozione tenerissima e filiale a Maria Ausiliatrice, da noi onorata in questo bel mese con particolari ossequi; una divozione quale l´avevano Don Rua e Don Albera, che vi prego di prendere come modelli, il primo per l´osservanza e la regolarità religiosa, il secondo per la pietà vera e perseverante... Coll´osservanza di Don Rua e la pietà di Don Albera, manterremo intatto lo spirito del Fondatore, e Maria SS. Ausiliatrice continuerà a fare in mezzo a noi dei veri prodigi ».

Nella Circolare sui due Giubilei di Maria Ausiliatrice (1928) Don Rinaldi scriveva: « L´occasione propizia (di crescere nella divozione e nell´amore a Maria SS. Ausiliatrice, zelando secondo le nostre forze la conoscenza e la diffusione del suo culto) ci è data dal Cinquantenario della approvazione della Benedizione di Maria SS. Ausiliatrice e dal venticinquesimo della solenne Incoronazione della Sua Taumaturgica immagine. Questa Benedizione e quest´Immagine, insieme con lo spirito e col metodo educativo di Don Bosco, sono i più preziosi tesori lasciatici dal nostro buon Padre, dei quali dobbiamo essere custodi gelosi e apostoli ferventi. Noi siamo i figli della benedizione di Maria Ausiliatrice, e si può ben dire che Don Bosco ci ha generati alla vita salesiana con questa benedizione, da Lui invocata le tante volte sopra di noi (che abbiamo avuto l´inestimabile ventura di avvicinarlo e di godere la sua amabile compagnia); e questa benedizione noi dobbiamo a nostra volta invocare e far discendere sui nostri giovani, specie su quelli che saranno chiamati dal Signore a divenire nostri fratelli nella Società Salesiana. L´immagine soavemente espressiva della nostra Ausiliatrice, dipinta sotto la guida e l´ispirazione dello stesso Don Bosco per il Santuario ch´egli doveva erigerLe in Valdocco con la sua fede, con la sua presenza animatrice, con le sue sante fatiche e col suo amor filiale, dev´essere venerata da ciascuno di noi con culto di predilezione e con vera tenerezza, se vogliamo riuscire a diffonderla, a farla apprezzare nel suo giusto valore ed amare da quanti ci sarà dato avvicinare nell´esercizio delle nostre mansioni

Lo stesso venerato Don Rinaldi, nell´ultima sua Circolare, trova modo di dirigere un pressante appello alla fiducia in Maria Ausiliatrice: « Prima di finire, o miei cari - egli scrive - vi chiedo la carità di particolari preghiere per la Spagna cattolica, così fieramente perseguitata in questi tempi, perché mi è oltremodo cara a motivo della mia lunga permanenza colà, la quale mi permette di meglio valutare la gravità della presente persecuzione. Pregate per essa e in modo speciale per le numerose nostre Case ed Opere che fiorivano in quella nobile nazione. Le ho poste sotto la protezione di Maria Ausiliatrie: supplicatela anche voi, mattina e sera, con insistenza filiale onde faccia presto sentire a quei nostri carissimi Confratelli tutta l´efficacia del suo potente aiuto e la pienezza della sua materna protezione. Abbiamo tutti bisogno di questa misericordiosa Madre, ma i Confratelli di Spagna sono in maggiori strettezze e perciò le nostre preghiere siano anzitutto per essi. Preghiamo ora e sempre con la certezza che non ci verrà mai meno l´aiuto potente della nostra Ausiliatrice, finché le saremo figli divoti e amantissimi ».

E per parte mia, che cosa potrò aggiungere alla voce dei miei santi predecessori?

Dirò solo che è immensamente aumentato oggi il debito della nostra riconoscenza e il peso della nostra responsabilità di fronte a sempre nuove e più segnalate grazie della Vergine SS. Ausiliatrice.

Mentre noi vediamo affluire sempre più numerosi i soggetti alla Famiglia Salesiana, pur in tempi così scabrosi per le vocazioni; mentre assistiamo al moltiplicarsi e consolidarsi delle Case di Formazione per Chierici e Coadiutori, a dispetto di ogni genere di difficoltà; mentre, grazie alla bontà divina, fiorisce fra i soci l´osservanza religiosa e salesiana, nonostante l´accresciuta pericolosità e invadenza dello spirito mondano; mentre ancora crescono Case e Missioni e s´intensifica il lavoro per i giovanetti più abbandonati e vittime delle sciagure dell´ora presente; mentre infine si accresce sempre più il numero dei nostri Servi di Dio e con essi acquista nuova forza e valore diffusivo il sistema pedagogico del nostro Padre, io non saprei spiegarmi tutte queste meraviglie se no facendo mie le parole sgorgate le tante volte dal cuore di S. Giovanni Bosco: « Quanto ci ama Maria!... Come ci vuol bene la Madonna!... Si vede proprio che la Madonna è sempre la nostra buona Mamma!... Ella è che protegge la nostra Opera!... È per Essa che esiste e prospera la nostra Congregazione! »(120).

Ma riconoscere e lodare non basta. Occorre soprattutto da parte mia e di tutti voi, Figliuoli carissimi, il vivissimo impegno di offrire alla Vergine SS. Ausiliatrice pratiche manifestazioni di tutta la nostra riconoscenza, accrescendo nei cuori nostri e propagando tra i giovani e le anime comunque a noi affidate, una filiale, fervente e fattiva divozione alla medesima Madre e Ausiliatrice nostra, sulle orme del nostro santo Fondatore e Padre Don Bosco.

9. - LA NOSTRA DIVOZIONE A MARIA AUSILIATRICE.

Si farebbe un grave torto a un Salesiano, anche solo dubitando che egli non sia divoto di Maria Ausiliatrice: tutti infatti ci sforziamo, appunto perché vogliamo essere degni figli di Don Bosco, di diventare ferventi divoti della Madonna.

Questa divozione taluni la succhiarono col latte materno e coltivarono fin da piccoli nella loro famiglia profondamente cristiana. E forse essi pure dalle labbra della loro buona mamma udirono 1´esortazione fatta da Mamma Margherita al suo caro Giovannino, quando lo condusse alle scuole di Castelnuovo: « Sii divoto della Madonna! »; oppure quelle parole memorande dette dalla medesima impareggiabile madre a Giovanni chierico novello: « Quando sei venuto al mondo, ti ho consacrato alla Beata Vergine: quando hai incominciato i tuoi studi, ti ho raccomandato la divozione a questa nostra Madre: ora ti raccomando di essere tutto suo: ama i compagni divoti di Maria; e se diverrai sacerdote, raccomanda e propaga mai sempre la divozione di Maria »(121).

In altri questa divozione gettò profonde radici nel loro cuore grazie all´ambiente profondamente Mariano del Collegio. A questo proposito ecco ciò che scrive Don Bonetti, parlando di quella che fu chiamata età dell´oro dell´Oratorio: « Il Signore benedisse le industrie di Don Bosco per infondere nei suoi alunni una divozione tenera e soda verso Maria Santissima, e quei mezzi di carità e di religione: e li coronò di frutti salutari. Per vero dire non mi ricordo che la pietà e la moralità fiorissero tra di noi meglio che in allora; che i giovani artigiani fossero più attivi e più amanti del lavoro, gli studenti più affezionati ai loro doveri scolastici, e che i maestri ed assistenti fossero più amorevolmente assecondati nelle loro fatiche »(122).

Per coloro che furono chiamati alla vita religiosa e sacerdotale la divozione alla Madonna fu di certo particolarmente rafforzata in occasione della vestizione chiericale, o della professione religiosa, o della sacerdotale ordinazione, quando essi affidarono alla Madonna i loro propositi. Anche il chierico Giovanni Bosco lasciò scritto: « Queste sono le cose deliberate allorché ho vestito. l´abito chiericale; ed affinché mi rimanessero bene impresse, sono andato avanti ad un´immagine della Beata Vergine, le ho lette, e, dopo una preghiera, ho fatto formale promessa a quella Celeste Benefattrice di osservarle a costo di qualunque sacrifizio »(123).

Questa divozione poté anche essere in noi suggellata da qualche grazia straordinaria ottenuta per intercessione di Maria, come si avverò in Don Bosco. È riferito infatti che gli stessi medici nel 1846, dopo molte visite fatte a Don Bosco, venuti a Valdocco col timore di trovarlo morto, ebbero a dirgli: « Caro Don Bosco, vada pure a ringraziare la Madonna della Consolata, che ne ha ben donde »(124).

Per qualcuno questa divozione ebbe forse più gagliardo impulso quando, spirata la madre terrena, si affidò con tenerezza filiale alla Madre celeste. In identica occasione S. Giovanni Bosco aveva­ esclamato: « O pietosissima Vergine, io ed i miei figliuoli siamo ora senza madre quaggiù; deh! siate Voi per lo innanzi in particolar modo la Madre mia e la Madre loro »(125).

Questa divozione poi fu per noi sicuro sostegno quando, lanciati all´apostolato per strappare i giovani al demonio e allo spirito del mondo, facemmo nostra l´invocazione rivolta da Don Bosco alla Madonna: « Fa’, o Maria, che coloro i quali nel giudizio sarebbero collocati alla sinistra, vengano per la tua intercessione posti alla destra »(126).

La divozione nostra infine andò via via rafforzandosi per la continua, esperienza della protezione di Maria Ausiliatrice su di noi e sul nostro apostolato, così da obbligarci a ripetere con S. Giovanni Bosco: « Haec est nostra salus, vita, spes, consilium, refugium, auxilium nostrum, Maria! (Questa è la nostra salvezza, vita, speranza, consiglio, rifugio, aiuto nostro: Maria!) »(127).

Nessun dubbio, adunque, circa l´esistenza, di questa nostra divozione alla Madonna. Anzi, si deve riconoscere che essa è stata qual nave provvidenziale, che ci permise finora di solcare i mari della vita, portandoci nell´esercizio dell´apostolato sempre più vicini, di porto in porto, alla mèta dell´eternità beata.

Ora però abbiamo una propizia occasione di poter controllare questa nostra nave. Essa può aver perduto in robustezza o in resistenza. Essa può aver bisogno di attrezzatura meglio adeguata e di àncore più solide e sicure.

Né dobbiamo dimenticare che anche in vicinanza al porto, e nel porto stesso, può scatenarsi una tempesta, da cui è giocoforza salvare almeno la parte più sostanziale, affinché la nave possa, dopo aver riparato le avarìe e compensato le perdite, riprendere la sua rotta.

Sostiamo, adunque, a esaminare la nostra divozione a Maria Ausiliatrice; a tal fine vediamo quanto abbiamo fatto per conoscere, amare, imitare e invocare la Madonna.

Potremo così renderci conto se la nostra divozione sia veramente ben fondata, pratica e feconda, oppure, ciò che Dio non voglia, sentimentale, interessata e poco soprannaturale.

Soltanto di una « grande, tenera, verace, costante devozione a Maria Santissima » Don Bosco diceva: « Oh, se sapeste che importa questa divozione, non la cambiereste con tutto l´oro del mondo. Abbiatela, e spero che direte un giorno: Venerunt mihi omnia bona pariter cum illa: Insieme ad essa vennero a me tutti i beni »(128).

10. - CONOSCERE MARIA AUSILIATRICE.

Il primo requisito di una sincera divozione è quello di cercar di conoscere sempre meglio l´oggetto della devozione stessa.

Oltre questo motivo d´indole generale, ve n´è un altro che riguarda la divozione alla Madonna in particolare.

Questa devozione suol essere, specialmente per i cuori giovanili, ricca di poesia, di semplicità e di dolcezza; ma queste cose possono sparire, e proprio nel momento in cui è a noi più necessario e urgente il provvidenziale sostegno della divozione alla Vergine benedetta.

Occorre pertanto illuminare la nostra divozione Mariana con idee sempre più chiare, vaste e precise: occorre solidificarla con sempre meglio adeguate convinzioni intellettuali.

Così volevano e facevano i Santi. Così volevano e facevano San Giovanni Bosco e i Servi di Dio Don Michele Rua e Don Filippo Rinaldi, dei quali sia gli esempi che le raccomandazioni hanno un valore tutto speciale per noi, membri fortunati della Famiglia Salesiana.

a) L´esempio di Don Bosco. - Non è il caso di ripetere qui ciò che abbiamo detto sopra, circa S. Giovanni Bosco e il titolo Auxilium Christianorum, da lui ripetutamente spiegato e provato con argomenti di dottrina cattolica, di storia ecclesiastica e di esperienza quotidiana.

Noi tutti ben conosciamo l´impegno del nostro Padre per dare, ai giovani e ai fedeli, idee popolari ma precise sulla Madre di Dio, sulle sue glorie e prerogative, sui suoi titoli e grazie, sulle sue apparizioni e santuari, sulle sue festività.

Non si lasciava sfuggire occasione propizia per ricordare qualche punto dottrinale riguardante la Madre di Dio e Madre nostra.

« Maria Ausiliatrice, diceva a un gruppo di sacerdoti ex allievi, è la taumaturga, è l´operatrice delle grazie e dei miracoli per l´alto potere che ha ricevuto dal suo divin Figliuolo »(129).

Dopo la benedizione di una statua della Vergine Santissima, si diffondeva nello spiegare ai novizi e studenti di filosofia una verità controversa dai Protestanti: « Noi non siamo più ragazzi, ma siamo in una scuola di filosofi e sappiamo che io adesso non ho benedetta la Madonna, ma un oggetto rappresentante la Madonna. Sappiamo pure che rispettando questa statua noi intendiamo di ossequiare Maria Vergine, che da questa statua è rappresentata. Il mondo ci giudica male e specialmente i Protestanti sono avversi a queste pratiche che tacciano d´idolatria, e per confutarci ci presentano quel testo della sacra Bibbia: Tu non ti farai né immagine né statua. Ma noi non siamo gonzi da bere acqua per caffè; così pure abbiamo la facoltà di intendere e giudicare. Noi poniamo il principio: Adorerai un Dio solo: e con questo vengono esclusi tutti gli altri. Posta questa base, che cosa possono ancora obbiettare i Protestanti? Come dunque dovremo interpretare quel passo della Sacra Scrittura? S´interpreta così: Non ti farai né statua, né immagine di animali o di altro per adorarla. Ecco: per adorarla: che non è venerare né rispettare. L´adorazione che si chiama con una voce greca latrìa, che vale culto supremo, supremo servizio, famulato, è il servizio che prestiamo a Dio solo. Invece il rispetto che usiamo ai Santi che dicesi in greco dulìa, servizio, come dulos, servo, è un servizio, un ossequio che non è per niente adorazione, perché sappiamo che i Santi furono uomini come noi e che noi pure possiamo farci santi. Il culto poi che prestiamo a Maria Vergine, che è Madre di Dio, la Regina del cielo, la più potente delle creature, si chiama in greco iperdulía, che vale servizio superiore. A Dio solo dunque culto di latría o di adorazione e non ad alcun altro; e se si dice talvolta di adorare un angelo, questa frase non si deve prendere nel suo vero senso letterale, ma sibbene come indicante ossequio, venerazione; ma non mai per adorazione. E poi per rispondere ai Protestanti con la loro Bibbia, non si trovano nelle sacre Scritture esempi di statue? Sì che se ne trovano. Domandiamo ai Protestanti: Là nel tempio di Salomone, proprio nel Santuario del Signore, a destra e a sinistra che cosa vi era? Ah già, vi erano due cherubini. E chi ve li aveva posti? Forse gli idolatri? o non piuttosto Salomone stesso per ordine del Signore? Dunque se ciò fu comandato da Dio stesso, non è per niente contrario alla legge del Signore. A queste ragioni i Protestanti restano imbarazzati, e non sanno rispondere altro fuorché: Non ci aveva mai badato. E, come dice S. Paolo, queste immagini sono necessarie all´uomo, che tende sempre al materiale, per ravvivare la sua fede. Egli non potrebbe durare costante in una religione astrusa, senza figure e immagini. Il Cristiano dice sempre: Ecco la Santa Vergine, ecco il tale Santo. E con questo non intende già che il legno, la materia sia veramente la Vergine Santissima o il tal Santo, capaci di ascoltarlo e di aiutarlo, sibbene che è un oggetto che li rappresenta e li ricorda »(130).

Mentre infieriva in Torino la propaganda protestante, specialmente contro la Vergine Madre, Don Bosco - scrive un antico allievo - premuniva i suoi giovani smascherando gli errori e con affocate parole si lamentava di quegli incauti, che si lasciavano ingannare dai corifei dell´empietà, e metteva allo scoperto le arti ingannevoli delle quali costoro servivansi per trarre a certa perdizione la gioventù. Una sera a un tratto interruppe la predica, come era uso a fare qualche volta, e, prese ad interrogare alcuno dei fanciulli, affinché i compagni comprendessero bene l´argomento. Così dilucidò le ragioni che difendevano invincibilmente alcuni dei dogmi negati dai Protestanti; principalmente la verginità della Madonna. « Don Bosco si infiammò tanto nello svolgere il suo argomento, che la sua faccia divenne risplendente quasi fosse stata la fiamma di una lucerna. Questo l’ho veduto io»(131).

« Siamo nella novena di Maria SS. Consolatrice, diceva altra volta ai giovani interni, quindi dobbiamo procurarci il suo patrocinio con l´essere tutti in amicizia con Dio. Noi abbiamo bisogno delle grazie del Signore, affinché Egli ci dia sanità, mente, e che eziandio ci aiuti per far bene gli esami. Se vogliamo queste grazie ricorriamo a Maria; ma perché Essa interceda, bisogna che noi ci dimostriamo suoi veri figliuoli, odiando il peccato e tenendolo lontano da noi. Essa allora sarà larga con noi di doni temporali e spirituali, sarà la nostra guida, la nostra maestra, la nostra madre. Tutti i beni del Signore ci vengono per mezzo di Maria. S. Maria Maddalena de´ Pazzi vide tutti i divoti della Madonna in una barchetta che aveva per nocchiero la Regina degli Angioli. Soffiava il vento, era agitato il mare, ma la barca vogava tranquillamente sicura. Un santo ebbe questa visione. Vide due scale che partendo da terra giungevano a toccare il cielo; una rossa, l´altra bianca. In capo sulla prima vi era Gesù Cristo e sulla seconda in cima Maria Santissima. Molte persone si mettevano per salire sulla scala rossa, ma fatti alcuni scalini cadevano ai piedi di essa. Chi cadeva dal terzo, chi dal quarto, chi dal decimo. Ritornavano alla prova e di nuovo cadevano. Nessuno poté giungere fino alla cima. Allora fu detto a costoro di appigliarsi all´altra scala e tutti con facilità poterono giungere alla cima. Ricordatevelo. È quasi impossibile andare a Gesù se non ci si va per mezzo di Maria. Dunque raccomandate a Lei tutte le cose vostre e specialmente l´anima. Obbeditemi in ciò che vi dico; sia questa vostra obbedienza pronta, allegra, puntuale; sia la vostra volontà, volere ciò che vuole il Superiore, il suo giudizio sia il vostro, vostro il suo sentimento. Siamo di un cuor solo, e di un´anima sola per amare Maria e per salvarci»(132).

Finalmente ricorderemo che il trattato dottrinale della vera divozione a Maria Vergine di S. Luigi Grignon di Montfort deve a Don Bosco la quarta edizione italiana (1886). Anche questo fatto è una bella dimostrazione di quanto stesse a cuore al nostro Fondatore la conoscenza sempre più approfondita di quanto riguarda Maria Santissima e la sua divozione, e come s´industriasse di impartirla ai suoi allievi.

b) Una pagina di Don Rua. - Nel 1900 il primo Suc­cessore di Don Bosco, avendo stabilito di consacrare la Società Salesiana al Sacro Cuore di Gesù, compilò una lunga Istruzione sulla Divozione al Divin Cuore. Ma il Servo di Dio non credette di esaurire il suo argomento, se non 1´avesse integrato con una splendida pagina su Maria Ausiliatrice, pagina che ci rivela quanto fosse vivo il suo desiderio che la divozione dei Salesiani a Maria Ausiliatrice fosse solida e illuminata. Scrive adunque Don Rua: « Maria Ausiliatrice ed il Sacro Cuore. - Parmi che una cosa importantissima manchi ancora per conchiudere bene questa istruzione. La Santa Chiesa non vuole mai separare la santa Vergine dal suo divin Figliuolo, ed i santi, così ammae­strati, non disgiunsero mai la divozione a Gesù dalla devozione alla sua augusta Madre. Don Bosco, parmi, non mi volgerebbe un sorriso abbastanza benigno, se, indicendo la consacrazione al Sacro Cuore di Gesù, non vi invitassi di consacrarvi pure alla benedetta Madre di Gesù, la gran Regina del Cielo e della terra; a quella Vergine sì potente, che fu dichiarata dalla Chiesa il grande Aiuto dei Cristiani nei tempi di maggior bisogno.

Raccomandiamoci pertanto e consacriamoci pure a Maria. Certo dopo il Cuore di Gesù, non v´è cuore più grande, più tenero, che quello di Maria. Quanto deve tornarci soave il manifestare le nostre pene, le ansie, i desideri, gli affetti tutti dell´animo nostro, e alle preghiere unire le offerte della rico­noscenza, e le promesse sincere d´adoperarci per la diffusione e l´accrescimento del culto al purissimo suo Cuore!

»Essa fu costituita da Gesù a Madre nostra, e con questo le diede al certo un cuor materno, un cuore che sa e che vuole e che può soccorrere le nostre miserie. È a Lei, che Gesù diede in mano la chiave del Cuor suo medesimo, dal quale Essa attinge a profusione i tesori di redenzione che vi sono contenuti, e li versa misericordiosamente, a piene mani, su quanti a Lei ricorrono. Oh sì! noi asseconderemo le brame del divin Cuore, se uniremo alla sua divozione quella del Cuor della sua gran Madre. Si può dire che non sono divozioni diverse: l´una conduce all´altra per via diritta. A coloro che ricorrono al suo Cuore amantissimo, come alla sorgente di tutte le grazie; a coloro che lo scongiurano pel suo Sacro Cuore di affrettare il fortunato giorno in cui si estenderà il suo regno su tutta la terra, Gesù risponde mostrando sua Madre come la coadiutrice indispensabile ed esortaci a meritare col fervore e con la costanza delle nostre preghiere la sua onnipotente mediazione.

Tale è in effetto il compito di Maria, sia a riguardo della Chiesa intera, sia a riguardo di ciascun Cristiano. Essa è la mediatrice tra noi e il suo divin Figliuolo, come il suo divin Figlio è il sovrano mediatore tra Dio e gli uomini. Come noi non possiamo andare a Dio che per mezzo di Gesù, così, son per dire, non possiamo andare a Gesù che per mezzo di Maria. Se il cuore di Gesù è l´unica sorgente delle grazie, il cuor di Maria ne è l´unico canale. Essa è pel novello Adamo, questo Aiuto simile a Lui, che coopera all´opera di salute, come la prima Eva cooperò all´opera di perdizione. Nel darsi tutto a Lei Gesù le ha dato tutto quanto gli apparteneva. Essa è la regina dell´impero tutto dove Egli è re: tutto ciò che Egli possiede come figlio di Dio, Ella lo possiede come Madre di Gesù. È per questo che Maria finì di meritare questo titolo di Ausiliatrice, dalla Chiesa assegnatole pei miracolosi soccorsi da Lei accordati al popolo cristiano in tutte le sue grandi necessità.

» La Chiesa nelle sue necessità e nelle sue imprese d´ogni genere, nelle sue lotte contro gli eretici, e nelle conquiste sugli infedeli, ha costantemente posta la sua confidenza, oltre che nella bontà e potenza infinita di Gesù, nell´amore e nella protezione di Maria. Sempre i difensori della causa cattolica poterono rendere meritamente a Maria la testimonianza, che le rese la Chiesa a nome di tutti nell´ufficio di Maria Ausiliatrice; « Mentre noi combattevamo, abbiamo messo in Maria la nostra speranza, ed Essa è venuta in nostro soccorso: Ecce Maria erat spes nostra et venit in adiutorium nobis ».

»Consacrandoci pertanto al Sacro Cuore di Gesù non dimentichiamoci di consacrarci anche a Maria Ausiliatrice, fonte per tutti, ma certo per noi in particolare, di ogni benedizione e temporale e spirituale »(133).

c) I temi e sottotemi di Don Rinaldi. - Pel 1928, anno giubilare della Benedizione di Maria Ausiliatrice e della Incoronazione della sua Taumaturgica Immagine nella Basilica di Valdocco, il Servo di Dio Don Filippo Rinaldi insistette sul dovere di approfondire sempre meglio i fondamenti dottrinali della divozione a Maria Ausiliatrice allo scopo di rendere più fruttuoso il nostro molteplice apostolato. Eccone le care e venerate parole:

« Se vi ho invitati a celebrare solennemente le due date suaccennate, non è certo per il desiderio che si faccia del rumore e dell´esteriorità. Se i Superiori, sull´esempio del nostro Padre e dei suoi immediati Successori, si fanno uno studio speciale di cogliere ogni occasione propizia per indire nuovi festeggiamenti, si è perché questi sono parte integrante del nostro sistema educativo, e servono mirabilmente alla formazione degli animi giovanili. Non sono certo pochi né piccoli i frutti di bene che produssero i festeggiamenti (Congressi, adunanze, giornate, solennità speciali ecc.), con intenti missionari o di cooperazione salesiana, indetti e celebrati in questi ultimi anni.

» Nel 1928 dobbiamo far convergere i nostri sforzi a preparare festeggiamenti solenni in onore di Maria SS. Ausiliatrice, non tanto di funzioni religiose (ché già è usanza nostra di renderle di anno in anno sempre più grandiose), ma di Congressi, Congressini, Giornate, Conferenze, Accademie, e di ogni altra manifestazione consimile che ci sembri atta a far conoscere meglio la nostra eccelsa Patrona e a rendere universale il culto.

» Ora per conseguire lo scopo di questi festeggiamenti è necessario stabilire i punti da studiarsi e illustrarsi convenientemente in forma di lezioni o di discussioni, secondo che richiede la capacità e il maggior vantaggio di ogni singolo uditorio. Possono qui trovar luogo anche le parti decorative e dilettevoli, purché convergano anch´esse allo scopo voluto e non siano fine a se medesime. Per quanto è possibile, conviene che gli argomenti o temi siano eguali per tutti i luoghi, ma i programmi particolareggiati e i loro svolgimenti debbono adattarsi all´ambiente locale.

»Questi temi debbono illustrare l´Aiuto di Maria SS. sotto tre diversi aspetti: 1° nell´opera della Redenzione; 2° nell´assistenza secolare della S. Chiesa e di ogni fedele; 3° nella vita e nella opera del nostro Padre Don Bosco.

» Studiata sotto il primo aspetto, Maria SS. diventa, in senso largo, l´ausiliatrice di n. s. gesù cristo nel disegno della redenzione del genere umano (1° tema), in quanto è stata preordinata ab aeterno a divenire la Madre del Figlio di Dio Incarnato, Gesù Cristo, ed ha cooperato attivamente alla Redenzione da Lui voluta e compiuta, con il suo libero consenso all´Incarnazione, con i suoi meriti, coi suoi patimenti e con la sua potente intercessione. Uno solo è il Redentore e Salvatore dell´uman genere, Gesù Cristo; Maria SS. però, come per divino volere è stata la Cooperatrice, la Mediatrice e l´Ausiliatrice indispensabile all´acquisto della grazia, così continua pure ad essere l´Ausiliatrice potente nell´applicazione individuale dei meriti della Redenzione. Ella è l´Ausiliatrice di Gesù Cristo non solo nell´attuazione della Redenzione per la sua missione sublime di Madre del Figlio di Dio umanato, ma anche nella sua qualità di Dispensatrice universale di tutte le grazie che furono e che saranno elargite alle anime e all´umanità intera. Questo privilegio eccelso, di cui il Signore ha voluto gratificare Maria SS. accanto a quello della sua Concezione Immacolata, affinché la sua divina Maternità rifulgesse attraverso ai secoli in tutto il suo splendore, costituisce il primo tema che desidero venga studiato e trattato ampiamente.

» A questo primo tema di vitale importanza per il culto dell´Ausiliatrice è facile aggiungere il sotto-tema della necessità dell´aiuto di Maria SS. per la redenzione e la salvezza dei popoli selvaggi. Da questo sotto-tema si possono tirare molte conseguenze pratiche e piene di attualità.

» Il secondo aspetto dell´Aiuto di Maria SS. nell´assistenza secolare di Lei sopra la Chiesa e i singoli fedeli può essere studiato in due temi.

» Il 1° è questo: Maria, SS. è stata e sarà sempre 1´ausiliatrice della Chiesa nelle difficoltà che incontra e nelle lotte che deve sostenere nello svolgimento nello svolgimento della sua missione. Tutta la storia della Chiesa porge ampia materia per trattare questo argomento, molto vario e interessante se lo si illumina nei suoi vari aspetti. Don Bosco nella sua divota invocazione all´Ausiliatrice lo riassume così: Tu magnum et praeelarum in Ecelesia praesidium! Tu terribilis ut eastrorum acies ordinata! -Tu cunctas haereses sola interemisti in universo mondo! (Tu grande e glorioso presidio della Chiesa! Tu terribile come esercito schierato in campo! Tu hai annientato da sola tutte le eresie in ogni parte del mondo!).

» Come sotto-tema pratico si può unire un discorso per dimostrare che il sacerdote nel compimento della sua missione devi servirsi largamente della divozione di Maria Ausiliatrice. Oppure: l´amore e lo zelo che tutti dobbiamo avere per la causa della S. Chiesa.

» Il 2° Tema è: Maria SS. è l´ausiliatrice del popolo cristiano. Tu singolare Auxilium Christianorum! Tu in angustiis, Tu in bello, Tu in necessitatibus, nos ab hoste protege, atque in aeterna gaudía in mortis hora suscipe! (Tu straordinario Aiuto dei Cristiani! Tu nelle difficoltà, Tu nelle lotte, Tu nelle strettezze difendici dal nemico, e nell´ora della morte accoglici nei gaudi eterni)! (Invocazione di Don Bosco). La divozione a Maria SS. è una necessità dell´uomo, che in tutti i tempi e circostanze ricorre a Lei, e non l´ha mai fatto invano.

» Come sotto-tema pratico si può trattare: I padri e le madri di famiglia troveranno nella divozione all´Ausiliatrice i mezzi e l´aiuto per educare cristianamente i loro figli. È facile trarre molti altri argomenti pratici di grande importanza.

» Il terzo aspetto dell´Aiuto di Maria SS. dev´essere pure studiato almeno in due temi distinti. Si tratta di svolgere il culto di Maria SS. Ausiliatrice dalla istituzione della sua festa (24 maggio 1815) ai nostri giorni. È la parte più abbondante, pratica e tutta nostra, che, illuminata dai temi precedenti, deve essere una forza reale per affrettare l´universalità del culto dell´Ausiliatrice e così far risplendere sul capo materno di Lei la corona dei privilegio che è il fondamento di tutta la storia del suo aiuto potente e indefettibile nei secoli.

» 1° Tema: Maria SS: è l´ausiliatrice di don bosco. Ella si prepara il suo apostolo, il quale corrisponde, singolarmente coll´immenso suo amore per la Madonna, alle volontà di Lei, e nel suo Nome e con la sua Benedizione diventa operatore di portenti.

» Come sotto-tema si può trattare: La gioventù ai piedi di Maria SS. Ausiliatrice trova la forza per conservarsi buona e le armi per le lotte della vita.

» 2° Tema: Maria SS. è l´ausiliatrice dell´opera salesiana. È conseguenza necessaria del precedente, e non ha bisogno di indicazioni illustrative: la nostra Società, ciascuno di noi personalmente e tutte le opere che facciamo, anche le più umili, sono una prova vivente del suo aiuto materno. L´Opera Salesiana è tutta opera di Maria Ausiliatrice e non può sussistere senza di Lei.

» Come sotto-tema possono trattarsi quegli argomenti pratici che meglio servono a diffondere questa cara divozione, nel fermo convincimento che sarà una forte propaganda di bene il far conoscere e amare Maria SS. come Ausiliatrice dei Cristiani e come mezzo per aiutare le Missioni.

» In questi cinque temi e sotto-temi sono accennati i punti programmatici dell´apostolato da compiere quest´anno in onore della nostra Madre e Ausiliatrice. Faccio caldo invito a tutti, sacerdoti, chierici e coadiutori, di volerli studiare per quanto è loro possibile. Per i primi tre temi si può trovare materia abbondante nella Teologia Mariana e nella Storia della Chiesa; per gli ultimi due, nei nove volumi delle Memorie Biografiche di Don Bosco e nelle altre pubblicazioni popolari sul caro argomento ». Fin qui Don Rinaldi(134).

d) Il nostro dovere d´oggi. - Nell´ora presente, che venne giustamente definita l´ora di Maria, abbiamo un dovere ancor più stretto di conoscere sempre meglio la Madonna, anche pel fatto che sono più abbondanti e facili i mezzi.

Ovunque si avverte un salutare risveglio di divozione Mariana, grazie all´efficace impulso del Sommo Pontefice, dei Vescovi e delle Famiglie Religiose.

La Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria durante gli orrori dell´ultima guerra, la canonizzazione di S. Luigi Grignon di Montfort, la provvidenziale Peregrinatio Mariae, i vari Movimenti e Voti per la definizione dommatica dell´Assunzione, nonché per la proclamazione di Maria a Mediatrice Universale delle grazie e a Regina del mondo, il moltiplicarsi di Crociate, Legioni, Associazioni Mariane con intenti di pietà e di apostolato, la straordinaria diffusione di libri, periodici e riviste sulla Madonna: tutto questo ha portato con sé reale approfondimento della dottrina cattolica su Maria, Madre di Gesù e Aiuto del popolo cristiano.

Orbene, è dover nostro entrare in questa corrente di idee per consolidare le nostre convinzioni circa tale divozione, che non è una semplice gala, o un ornamento del quale si può anche far a meno, ma parte integrante dello spirito cristiano. È dover nostro chiarire sempre più le nostre idee circa il fondamento di tutti i privilegi di Maria, che è l´altissima sua missione di Madre dell´Uomo-Dio e di Madre nostra, e così convincerci sempre più che effettivamente Maria aiutò e aiuta in modo efficacissimo la Chiesa e l’umanità.

L´impegno per conoscere sempre meglio Maria Ausiliatrice ci porterà a considerare particolarmente due punti basilari della sua divozione, quale ci fu raccomandata dal suo apostolo San Giovanni Bosco:

1°) Il primo si è che Maria Ausiliatrice aiuta la Chiesa Cattolica e il Romano Pontefice, suo Capo visibile, contro le potenze ostili delle eresie e contro le forze anticristiane, riunite in sua rovina. Quando incombono sul Papa e sui fedeli i momenti di estrema gravità e generale trepidazione e quando le forze del male scendono in campo coalizzate per sferrare attacchi più formidabili contro la Chiesa e il Romano Pontefice, Maria SS. è essenzialmente Aiuto: Aiuto caratteristico, potente, grandioso, visibile a tutti. Tale è l´aspetto cattolico-romano di questa divozione.

2°) Il secondo punto fondamentale è che Maria Ausiliatrice aiuta i singoli fedeli, e con materna preferenza la gioventù e chi della gioventù si occupa, e quindi noialtri fortunati Figli di Don Bosco: aiuta a combattere il,peccato, a condurre una vita in tutto e per tutto cristiana, e a unirsi degnamente al suo divin Figliuolo Gesù nella Santa Comunione. Anche qui Maria è essenzialmente Aiuto: Aiuto caratteristico, potente, ma più intimo e meno appariscente. Questo ci fa capire sempre meglio come non sia possibile la vera divozione a Maria senza l´amore a Gesù, come pure che la divozione a Maria Ausiliatrice porta direttamente a nostro Signor Gesù Cristo per mezzo dei Sacramenti della Penitenza e della Eucaristia.

Ancora a proposito del nostro dovere di conoscere sempre meglio la Vergine Ausiliatrice, dobbiamo ricordare che si avvicina a grandi passi l´Anno Santo 1950, nel quale non mancheranno di certo speciali iniziative Mariane, sia a Roma che in tutto il mondo cattolico, allo scopo di far brillare sempre più fulgida, nel firmamento della Chiesa, la Madre di Gesù e Madre nostra, Maria.

Come cattolici e come figli di Don Bosco, non vogliamo essere secondi a nessuno nel rispondere agli appelli del Santo Padre e dei Vescovi e nel partecipare all´ansia del popolo cristiano, che affretta con il desiderio e con la preghiera il fausto giorno della definizione del dogma dell´Assunzione di Maria SS. al Cielo. Da tutto insomma noi dobbiamo prendere argomento per accrescere in noi la divozione a Maria Ausiliatrice, sulla base di un aumento di conoscenza, di stima e di adesione intellettuale per tutto ciò che riguarda la Vergine benedetta, Madre di Dio.

e) Un eccesso e un difetto pericolosi. - Mentre però noi ci serviremo di tutti i mezzi per conoscere sempre meglio la Madonna, dovremo al tempo stesso evitare un duplice pericolo che l´accresciuta scienza può creare al fervore della divozione e cioè, o l´eccesso di sovraccaricare con novità inconsulte le pratiche di pietà che noi dobbiamo fare in comune, o il difetto di non scendere mai dal piano delle cose studiate al campo pratico - cristiano, religioso, salesiano, sacerdotale - della nostra vita vissuta.

Il primo pericolo sarebbe adunque questo, che ogni nuova iniziativa Mariana venisse senz´altro imposta ai confratelli e ai giovani, soffocando o scalzando pratiche di pietà per noi tradizionali onde far posto a nuovi ritrovati di divozione.

E qui ricordiamo anzitutto la massima di S. Giovanni Bosco: « Stiamo attenti che nulla si cambi delle tradizioni, altrimenti difficilmente si potrà richiamare l´antico fervore  »(135).

D’altronde i nostri giovani trovano già nelle pratiche di pietà tradizionali un ben nutrito e coordinato piano di formazione spirituale e di vita cristiana. Il sovraccaricare detto piano con nuove pratiche renderebbe loro troppo pesante la vita di pietà, checché ne sia della prima impressione di gradimento, anche se viva ma passeggera. E poi il sostituire l´antico col nuovo nelle pratiche di pietà da farsi in comune - cosa assai ardua e piena di responsabilità - è espressamente riservato al Rettor Maggiore e al Capitolo Generale.

Fa al caso nostro un episodio della vita del nostro S. Fondatore. È risaputo quanta divozione egli abbia cercato di istillare nei giovanetti verso il Cuore Immacolato di Maria. Eppure, in conferenza, ammoniva così i confratelli: « Intanto vi dico: Non si introduca alcuna novità nella casa; ancorché si veda che una cosa sarebbe migliore, non importa. Lasciamo il migliore e teniamoci semplicemente al buono. Non si faccia alcuna interpretazione, alcuna violenza alle regole; non si lascino perdere certe pratiche di pietà per stabilirne delle nuove. Per esempio, alcuno vorrebbe stabilire la società del Sacro Cuore di Maria: questa società mi piace, la desidero, ma siccome sarebbe in danno di quella di S. Luigi, che ora a stento si sostiene, lasciamo simili progetti buonissimi in sé e procuriamo solo di esercitare la divozione verso Maria Santissima »(136).

Diverso invece, e assai degno di lode, è il caso del Superiore che si fa un dovere di informare opportunamente confratelli e giovani circa i progressi degli studi Mariologici, circa eventuali iniziative Mariane fiorite nella Chiesa o nella Nazione, circa nuovi mezzi per accrescere la divozione alla Madonna; ma questo fa, rispettando sempre le tradizioni e la libertà di tutti, limitandosi a raccomandare che queste nuove cognizioni servano per compiere più diligentemente i doveri di pietà già imposti dalle Costituzioni o dai Regolamenti.

Ecco, ad esempio, una Buona Notte di Don Bosco sul modo di far bene la novena dell´Assunta: « Siamo nella novena di Maria Assunta in cielo. Non si fa pubblicamente nella casa nessun esercizio particolare di pietà in questa occasione, ma esortiamo ognuno ad esercitarsi privatamente in qualche opera di pietà, massime nella frequenza della Santa Comunione. Si potrebbero ancora fare delle mortificazioncelle negli occhi, nella lingua ed anche nella gola. Si fa poi questa festa dell´Assunta, perché tutti preghiamo Maria ad ottenerci un transito felice, simile a quello che essa ha fatto, il quale più che morte si deve chiamare placido sonno. Io vi auguro a tutti una simile morte »(137).

Altra volta egli stesso, non impone ma semplicemente raccomanda un esercizio di pietà, che pure aveva inserito nel Giovane Provveduto: « Un giovanetto fin da piccino aveva presa la bella abitudine di recitare tutti i giorni le Sette Allegrezze della Madonna. Venne in punto di morte. Agli astanti pareva che fosse entrato in agonia. Quand´ecco dopo poco tempo rinvenne di nuovo, cessò alquanto la furia del male e si mise a sorridere, guardando quelli che circondavano il suo letto. Costoro stupefatti gli domandarono che cosa significasse quel riso e da qual motivo fosse cagionato. Ed egli: Oh! guardate! Un momento fa mi pareva di essere già morto, o che l´anima mia fosse lì lì per partire dal corpo e andare al tribunale di Dio. Quand´ecco mi si presenta una Signora regalmente vestita, tutta splendente e mi fa fermare, e mi dice: « Che hai che sei così conturbato? ». Ed io: « Ah! io temo ì giudizi di Dio, temo di dannarmi! ». « E perché? ». « Perché se mi danno, perdo eternamente il Paradiso e il mio Dio. Ho paura del tremendo giudizio di Dio! ». Ed Ella: « Non temere, ché i miei divoti non si danneranno: tu hai recitato tutti i giorni per tanti anni le mie Sette Allegrezze ed io sarò la tua consolazione in morte e nel Paradiso. Non temere i giudizi di Dio, ché io stessa ti accompagnerò innanzi al Giudice eterno per difenderti. Va´ e di´ a quanti puoi che chi sarà mio divoto e reciterà le Sette mie Allegrezze che godo in Cielo, non si dannerà: io lo consolerò con la mia presenza in morte, al tribunale del mio Divin Figliuolo e nel Paradiso per sempre ». E Don Bosco proseguiva: « Domani adunque, per fioretto ciascuno reciti le Sette Allegrezze della Madonna: Quelli poi più fervorosi guardino di dirle tutta questa novena della Natività di Maria Santissima ed anche per tutta la vita. Chi non volesse praticare questa divozione ne pratichi qualche altra e per tutta la vita. Cosi sarete consolati dalla Madonna e in vita e in morte »(138).

Dopo aver detto dell´eccesso, passiamo al difetto. Il secondo pericolo, che dobbiamo evitare nel nostro sforzo di conoscere sempre meglio quanto riguarda la Madonna, è quell´accontentarsi della scienza che appaga la curiosità, gonfia lo spirito, rende erudita la penna e interessante la parola, senza però che a tutto questo corrisponda un pratico aumento di amore, di imitazione, di invocazione e di apostolato Mariano.

Per ogni fedele ma particolarmente per un figlio di S. Giovanni Bosco, il conoscere sempre meglio la Madonna non è fine a se stesso, ma semplice mezzo per rendere più solido, più fervente, più fecondo, l´amore alla gran Madre di Dio e potente Aiuto dei Cristiani.

Se perciò notassimo che, pur aumentando in modo sufficiente o anche sovrabbondante la nostra istruzione Mariana, alla nostra divozione verso Maria Ausiliatrice e alla corrispondente nostra Pietà Eucaristica mancasse un sodo fervore, riteniamo come rivolte a noi le seguenti parole di S. Giovanni Bosco, ai suoi giovanetti dell´Oratorio: « Io voglio che scuotiate due ali spirituali. Quali sono? Una: « Se vuoi l´ali del fervore - Sia la Vergine il tuo amore; - Una mente a Lei fedele Si può al cielo sollevar ». Oh quante volte voi l´avete cantata questa strofa! Or bene, questa la prima ala. L´altra è la divozione a Gesù Sacramentato. Con queste due ali, cioè con queste due divozioni, Maria e Gesù Sacramentato, state certi che non tarderete a sollevarvi verso il cielo. Notate che gli uccelli quando spiccano il volo non volano mai al basso, ma sempre in alto. Così sia di voi; guardatevi dal volare per terra con quelle ali, cioè guardatevi dal praticare queste due divozioni con fini mondani e malamente, cioè per acquistar stima, per far solamente piacere ai Superiori, per non dar nell´occhio ai compagni. Oh se io potessi un poco mettere in voi questo grande amore a Maria e a Gesù Sacramentato, quanto sarei fortunato. Vedete, dirò uno sproposito, ma importa niente: Sarei disposto per ottener questo a strisciar con la lingua per terra di qui fino a Superga. È uno sproposito, ma io sarei disposto a farlo. La mia lingua andrebbe a pezzi, ma importa niente: io allora avrei tanti giovani santi »(139).

11. - AMARE MARIA AUSILIATRICE.

Non basta conoscere Maria Ausiliatrice: bisogna amarla.

La Madre di Dio e Madre nostra unisce alla tenerezza più squisita verso di noi anche le attrattive più potenti di natura e di grazia: perciò i fulgori della sua Immacolatezza, l´eroismo dei suoi Dolori, la gloria della sua Assunzione e Incoronazione, le splendide prove del suo Aiuto alla Chiesa e alle anime, se conosciuti sempre meglio, serviranno ad accrescere nei nostri cuori la fiamma di un tenero amore verso di Lei.

Udiamo in qual modo, cent´anni fa, S. Giovanni Bosco esortava all´amore di Maria i giovani, che aveva condotto processionalmente dall´Oratorio al Santuario della Consolata: « Maria - diceva egli tra molte altre cose - Maria è la creatura più amata e la più amante. L´ama Iddio Padre, l´ama Gesù suo divin Figliuolo, l´ama lo Spirito Santo, l´amano gli angeli, l´amano i Santi, l´amano tutti i cuori ben fatti. Questo medesimo Santuario è una prova lampante del come in questa città sia sempre stata amata Maria. Ella poi ama noi coll´amore di una madre; e se ama tutti i cristiani in genere, porta un amore più tenero alla gioventù. Maria fa come il divin suo Figlio Gesù, il quale voleva tanto bene ai fanciulli, che li avrebbe sempre voluti presso di sé a fargli corona. Se Gesù diceva agli Apostoli: Lasciate che i fanciulli mi vengano a trovare, Maria va pure ripetendo a sua volta: Chi è piccolo venga da me: Si quis est parvulus, veniat ad me. È soprattutto col suo amore dolcissimo, che Ella si mostra la Consolatrice degli afflitti: Consolatrix afflictorum. Rendiamole adunque il contraccambio, amiamola ancor noi, miei cari figliuoli; e per amor suo fuggiamo il peccato. A ricordo poi di questa divota visita lasciamo qui appiè di Maria il nostro povero cuore, e preghiamola che lo accetti e ce lo conservi sempre puro ed immacolato; facciamo sì, che all´ombra del suo manto noi possiamo vivere contenti e morire contenti »(140).

Tutti noi, figli di Don Bosco, per vocazione cristiana, religiosa, salesiana e per molti anche sacerdotale, abbiamo già donato e con accresciuta tenerezza ridonato il nostro cuore alla Madonna, invidiando santamente quei giovanetti e quei confratelli fortunati, i quali possono presentare a Maria Ausiliatrice un cuore illibato per la conservata innocenza battesimale, un cuore fervente per la esemplare pietà, un cuore alacre per l´indefesso e sacrificato lavoro, un cuore zelante per inestinguibile sete di anime, un cuore immolato da fisico o morale martirio, accettato con generosità e fors´anche ottenuto mediante umili e reiterate suppliche filiali.

Sia proprio nostro impegno comune e costante, Figlioli carissimi, aumentare sempre più il nostro amore a Maria Ausiliatrice.

Aumentiamolo di fronte alle difficoltà, ripetendo fiduciosamente con S. Giovanni Bosco: « Maria Santissima mi ha sempre aiutato e continuerà sempre ad aiutarmi... Maria Santissima è la mia protettrice, è la mia tesoriera... L´unico mio appoggio è sempre stato il ricorso a Gesù Sacramentato ed a Maria Ausiliatrice... Ho sempre avuta tanta fiducia in Maria Ausiliatrice »(141).

Anche il nostro lavoro serva a tale scopo. Voglia il Cielo che anche noi possiamo ripetere con il nostro Padre: « lo non ho mai pensato ad altro che a fare il mio dovere, pregando e confidando nella Madonna »(142).

Ma soprattutto sforziamoci di render più forte il nostro amore a Maria Ausiliatrice in mezzo alle mortificazioni, ai sacrifici, alle rinunzie, che viene imponendoci l´obbligo da noi volontariamente assunto di tendere alla perfezione cristiana, religiosa, salesiana, sacerdotale. S. Giovanni Bosco insinuava appunto ai suoi giovani il pensiero della Madonna per render loro meno amara, anzi dolce addirittura, sia la mortificazione dei sensi (« Custodisci i tuoi occhi riserbandoli a contemplare un giorno in Paradiso il volto di Maria Vergine »), sia la mortificazione del proprio giudizio e della volontà propria (« La ubbidienza prestata ai superiori è come prestata a Gesù Cristo medesimo ed a Maria Santissima » ).

E ai nuovi professi diceva nel 1885: « Ciascuno deve dire fra se stesso: Io non sono più figlio del mondo. E qui, se le tentazioni ci assalgono, si risponda: No; io sono figlio di Maria! E perciò non uno sguardo, non un pensiero, non una parola che sia contraria ai voti fatti »(143).

E che altro dobbiamo augurarci, se non di poter chiudere la nostra esistenza terrena col massimo grado a noi possibile di amore a Gesù e a Maria?

Certo, per i nostri ultimi istanti di vita non possiamo pretendere fatti straordinari, quali S. Giovanni Bosco narra del Ven. Domenico Savio e di Francesco Besucco, e che noi tutti ben ricordiamo. Queste e altre morti fortunate, lo furono specialmente perché quasi tutte allietate dalla materna presenza di Maria, che veniva a ricompensare, con una quasi pregustazione dei gaudii celesti, i suoi devoti.

Per parte nostra, Figliuoli carissimi, confidiamo che l´amore a Maria Ausiliatrice venga in noi ravvivato, specialmente all´avvicinarsi della morte, da giaculatorie suggeriteci dai confratelli. Ah, voglia il Cielo che anche noi possiamo rendere sereno e giocondo il nostro transito, ripetendo con il nostro Fondatore: « Madre! Madre!... Oh Maria! Oh Maria! Oh Maria! »(144).

Di questo però noi possiamo esser certi, e cioè che, qualunque sia il genere di morte che ci aprirà le porte della eternità, se noi avremo filialmente amato Maria Ausiliatrice in vita, sentiremo la sua presenza, anche se invisibile, quando saremo per chiudere i nostri occhi alla luce di questo mondo.

S. Giuseppe Cafasso si inebriava d´amore al pensiero della morte fra le braccia di Maria; e S. Giovanni Bosco si fece un dovere di fissare nell´Orazione Funebre del santo suo confessore, consigliere e benefattore, alcune infocate di lui espressioni al riguardo. Ripetiamole anche noi: « Che bella morte morir per amor di Maria. Morire nominando Maria. Morire in un giorno dedicato a Maria. Morire nel momento più glorioso di Maria. Spirare nelle braccia di Maria. Partire pel Paradiso con Maria. Sedere in eterno vicino a Maria »(145).

12. - IMITARE MARIA AUSILIATRICE.

Alla conoscenza e all´amore deve fai seguito l´imitazione.

Di tutti è questo il punto più importante: non si dà vera divozione a Maria, senza imitazione delle sue virtù. E ciò deve valere specialmente per noi che, chiamati a una vita particolar­mente attiva, potremmo dimenticare che la perfezione è frutto di vita virtuosa e santa.

Anche nel compimento di questo dovere filiale ci sarà guida e maestro il nostro Fondatore e Padre. A questo proposito faremo alcune pratiche considerazioni.

Taluno avrà forse fatto le meraviglie al vedere che Don Bosco abbia scelto per la formola della Benedizione di Maria Ausiliatrice, non già l´Oremus della Messa di Maria Aiuto dei Cristiani, ma quello che nell´Ufficio Divino tien dietro all´Antifona finale Salve, Regina.

Non sappiamo quali motivi abbiano determinato questa preferenza nel nostro santo Fondatore. Ma è doveroso rilevare che l´Oremus da lui prescelto ci fa risalire, nell´invocazione iniziale, alla Sorgente suprema della santità di Maria Ausiliatrice, ossia a Dio Uno e Trino.

Come pel Quadro di Valdocco S. Giovanni Bosco aveva voluto chiaramente espressa l´unione di Maria Ausiliatrice col Padre, col Figliuolo e con lo Spirito Santo, così per la Benedizione di Maria Ausiliatrice scelse l´Oremus che ci mette dinanzi le Tre Divine Persone nei riguardi della Vergine, che la vollero adorna di perfezioni ineffabili, perché fosse abitazione degna del Verbo fatto carne.

Il segreto della santità e delle meraviglie di Maria Ausiliatrice sta appunto qui: la Santissima Trinità curò la preparazione della Madonna, in corpo e anima, alla divina Maternità e alla missione di Ausiliatrice; e la Vergine benedetta si lasciò preparare corrispondendo perfettamente alla Volontà di Dio e alle grazie senza misura prodigatele dalla divina Bontà.

E perché a questo punto non ricorderemo anche noi, cristiani, religiosi, salesiani e figli divoti di Maria Ausiliatrice, che dobbiamo, noi pure, diventare dimora sempre più degna, sia di Dio soprannaturalmente presente con la grazia, sia di Gesù Cristo sacramentalmente ricevuto nella Santa Comunione? Ma ciò non è tutto. Anche noi siamo chiamati a svolgere in mezzo al mondo, nel posto assegnatoci dall´ubbidienza, una missione di aiuto alle anime. E allora, perché non prenderemo a modello Colei, che è Madre e Ausiliatrice nostra?

Nella Madonna il nostro sguardo ammirato intravede tutto un mondo di arcane meraviglie e di bellezze divine. Ma il nostro Santo Fondatore ci ha richiamato 1´attenzione su alcune virtù, le quali ci danno come le linee caratteristiche dei veri divoti e apostoli dell´Ausiliatrice.

Anzitutto l´odio a ogni peccato anche veniale sarà sempre la base insostituibile della nostra imitazione di Maria Ausiliatrice.

La Purezza preparerà particolarmente il nostro corpo, i nostri sensi, il nostro cuore, alla presenza di Dio in noi e alla venuta del divin Ospite Eucaristico.

Umiltà e l’Ubbidienza adorneranno l´anima nostra di gemme inestimabili, tra le più gradite a Gesù e a Maria.

La Carità e lo Zelo ci sproneranno, quando si tratti di portare aiuto alle anime, a seguire l´esempio e a confidare nella potenza dell´Ausiliatrice.

ardore eucaristico per la Santa Comunione, possibilmente quotidiana, darà anche a noi la gioia di poter ripetere con la Madonna, in senso diverso da quello biblico, ma sempre con un significato reale e ineffabile: « Et qui creavit me, requievit in tabernaculo meo: Quegli che mi ha creato, riposò nella mia tenda »(146).

Credo opportuno soffermarmi, sia pur brevemente, a considerare come S. Giovanni Bosco inculcava queste fondamentali virtù in nome e per amore di Maria Santissima.

a) Odio al peccato. - Dobbiamo ricordare spesso, per noi stessi e pei nostri giovani, questo punto fondamentale della divozione a Colei, che schiacciò la testa al demonio e guida le anime nel far guerra a tutto ciò che è offesa a Dio.

« Maria Santissima - insisteva Don Bosco - non gradisce gli ossequi di quelli che vogliono continuare a vivere in peccato. Vi fu un uomo il quale da molto tempo offendeva gravemente il Signore, mentre tutti i giorni non tralasciava mai di salutare con qualche preghiera ed invocazione la Madre di Dio. Perseverando egli in questa divozione, e continuando nella vita disordinata, una notte gli apparve la gloriosa Madre delle misericordie. Innanzi a lei andava un bellissimo giovanetto, il quale portava in mano un piatto pieno di cibi delicatissimi e preziosi. Questi cibi erano coperti con un tovagliolo molto brutto, macchiato e puzzolente. La Madonna invitava quel tale a gustare di quelle vivande, ma questi nauseato le rispondeva: - O Madonna cara, quel tovagliolo è così schifoso, che lo stomaco non mi regge a mangiare. - E a me, soggiunse Maria Santissima, non possono piacere le tue divozioni, per i molti peccati che vai commettendo. Come questi cibi piacerebbero a te se non fossero coperti da questa tovaglia così brutta, così piacerebbero, e molto, a me le tue divozioni, se non vedessi le colpe delle quali è insozzata l´anima tua. - Dette queste parole disparve, e quel poveretto, vinto da quel rimprovero materno, andò a confessarsi, mutò vita, e perseverò nel bene ».

Nel 1875 Don Barberis interrogò pubblicamente Don Bosco circa il sogno del paese della prova: « Sulla fine del sogno ha raccontato che alcuni volavano sotto il manto di Maria, molti correvano, altri andavano lenti, e alcuni camminavano nel fango, restavano tutti imbrattati e per lo più non arrivavano fin sotto al manto. Ci ha già detto che coloro che volavano erano gli innocenti; è facile capire chi siano quelli che andavano in fretta; ma costoro che restavano impantanati chi raffiguravano?

» E Don Bosco spiegò: « Coloro che restavano così impantanati, che per lo più non arrivavano sotto il manto della Madonna, sono coloro che sono attaccati ai beni di questa terra. Avendo un cuore egoista, non pensano che a se stessi; da per se stessi s´infangano, e non sono più capaci di prendere vero slancio per le cose del Cielo. Vedono che Maria Vergine li chiama, vorrebbero andare, fanno qualche passo, ma il fango li attira. E così avviene sempre. Il Signore dice: Dove è il tuo tesoro, ivi è il tuo cuore. Coloro che non si sollevano ai tesori della grazia, mettono il loro cuore nelle cose della terra, e non pensano che a godersela, a farsi ricchi, a prosperare i negozi e ad acquistar fama. E per il Paradiso nulla ».

Il nostro Padre soleva pure ripetere quello che disse una volta Don Cafasso a un brentatore, il quale gli aveva domandato qual cosa piacesse più alla Madonna. « Interrogò egli il brentatore: - Qual è la cosa che molto piace alle madri? - L´altro rispose: - Alle madri molto piace che si accarezzino i loro figli. - Bravo, riprese Don Cafasso; hai risposto bene. Se adunque vuoi fare una cosa molto gradevole alla Madonna, fa molte carezze al suo divin Figliuolo Gesù, prima col mezzo di una santa Comunione, quindi col tener lontano dal tuo cuore ogni sorta di peccato anche solo veniale »(147).

b) Purezza. - « Domandate tutti, tutti - esortava il nostro Padre nel maggio 1875 - di poter conservare la bella virtù della modestia. Questa è la virtù più accetta al cuore di Maria Vergine. Se c´è questa, vi è tutto. Se questa manca, non c´è nulla. Noi possiamo proprio dire di questa virtù che sia la fonte di tutte le altre: venerunt omnia bona pariter cum illa (tutti i beni vennero insieme ad essa). Basti dirvi che chi la possiede vola sotto il manto di Maria Vergine; chi fu ferito, cioè la perdette, ma poi la ricuperò e cerca ogni modo di conservarla, corre; chi non la custodisce abbastanza, appena cammina; chi non l´ha, è trascinato. Chiedetela questa grazia e sforzatevi grandemente per ottenerla. Coloro che non perdettero la bella virtù della modestia, seguono l´Agnello dovunque vada e cantano un cantico che nessun altro può imparare. Ma. essendo virtù tanto fragile, bisogna pregare la Beata Vergine con vive e replicate istanze e fuggire tutte le occasioni che possono farla perdere, come sarebbero certi compagni meno buoni, certe parole non buone o dette o cercate nei dizionari. Per carità, fuggite ogni occasione. E praticate tutti i mezzi che possono aiutarvi a conservare così inestimabile tesoro, come la Comunione frequente e fatta proprio bene, la divozione fervente alla Beata Vergine, le visite in chiesa, e cose simili. Oh, io spero che voi lo farete e ve ne troverete tanto contenti: ché ogni nostro dire sulla felicità che ci aspetta, è ora un nulla ».

L´angelico Savio Domenico disse in sogno a Don Bosco: « Riguardo alla Congregazione sappi che Iddio ti prepara grandi cose... Grande gloria è per lei preparata. Ma tu procura che il carro sul quale sta il Signore, non sia trascinato dai tuoi fuori delle guide e del sentiero. Se i tuoi preti sapranno così condurlo ed essere degni della loro alta missione, l´avvenire sarà splendidissimo ed apporterà salute ad una infinità di persone. Ad una condizione però: che i tuoi figli siano divoti della Beata Vergine e sappiano conservare la virtù della castità, che tanto piace agli occhi di Dio, per l´universalità della Casa ».

La Pastorella, che nel 1886 aveva mostrato a Don Bosco i numerosi futuri centri di stazioni missionarie, gli fece questa esortazione: « Guarda, mettiti di buona volontà. Vi è una cosa sola da fare: raccomandare che i miei figli coltivino costantemente la virtù di Maria »(148).

Sia pertanto nostro impegno non dimenticare mai che per noi Santità è Purezza. Come Maria, prima di essere Ausiliatrice, fu Immacolata, così la nostra Congregazione, nascendo nel giorno sacro all´Immacolata, ricevette un messaggio di purezza da custodire in vista principalmente del suo apostolato: ed è per questo che, quanto più smaglianti saranno in noi i fulgori della virtù di Maria Immacolata, più efficacemente si irradierà il nostro apostolato nel nome della Vergine SS. Ausiliatrice.

c) Umiltà. - Senza l´umiltà non si può piacere a Colei, che volle chiamarsi umile ancella del Signore.

Don Bosco insisteva su questa virtù, anche perché nell´Oratorio accadevano non di rado cose straordinarie per bontà di Maria.

Un giorno aveva parlato dei vari modi con cui suole la Madonna comparire in questo mondo. Alcuni, ammirati nel sentirlo esporre così bene e con tanta facilità cose mistiche, gli domandarono se avesse già qualche volta provate e godute simili visioni. Egli rispose di aver ciò imparato sugli autori. Essendo libri che parlano di cose speculative ed appartenenti piuttosto a chi vuol fare vita contemplativa, Don Rua domandò se nella casa vi fossero dei giovani ai quali sarebbero stati adattati tali libri. Don Bosco sorridendo gli diede del curioso e soggiunse: « Coloro che potrebbero leggere questi libri ed essere capaci di comprenderli, non si credono tali, poiché se si stimassero da tanto, guai a loro: Iddio permetterebbe che fossero umiliati ».

« Vi è un giovane - confidava un giorno il nostro Padre nell´intimità familiare - col quale la Madonna si compiace di stare in colloquio e gli manifesta più cose lontane e nascoste. Io stesso quando desidero sapere qualche cosa pur riguardante l´avvenire, mi raccomando a lui, con modi però che non fomentino l´amor proprio. Ed egli dopo aver chiesto a Maria Santissima, sa dirmela con tutta semplicità. Lo stesso accade quando ho bisogno di ottenerci qualche grazia. Di giovanetti di simil fatta ne abbiamo più di uno. È cosa molto singolare, ma sto osservando dove questa andrà a finire, perché le illusioni non sono impossibili. È certo però che Maria ci ama »(149). Fin qui Don Bosco, il quale premuniva coloro che lo avevano interrogato circa questi doni, che tali segni di predilezione erano molto pericolosi, tanto più se frequenti, e insisteva raccomandando l´umiltà.

Riguardo poi a se stesso, quando udiva da taluno elogi di sue virtù e di opere sue, interrompeva il discorso e diceva: « Non facciamo torto a Dio e a Maria Santissima. Se quell´affare è riuscito così bene, se le nostre opere vanno prosperando, lo dobbiamo totalmente a Dio e alla nostra buona Madre ». E in altra circostanza aggiungeva con pena: « Il popolo, molto ignorante in cose di religione, crede che sia Don Bosco che opera le guarigioni avvenute in questi giorni. Ma no, non è Don Bosco, ma è per l´intercessione di Maria Ausiliatrice: è Maria che ottiene le grazie »(150).

d) Ubbidienza. - Nel maggio del 1857 Don Bosco, interrogato in pubblico sul segreto di Savio Domenico per divenire così buono e santo da essere veramente un figlio della Madonna, rispose: « La chiave e la serratura che usava Savio Domenico per entrare nella via del Paradiso e chiudere il passaggio al demonio, era l´obbedienza e la gran confidenza nel Direttore spirituale ».

Altra volta, in prossimità alla festa della Natività di Maria, diceva: « Obbedienza perfetta e in tutto! Domani facciamoci neanche avvisare per osservare le regole della casa, né per adempiere ai propri doveri. Se alcuno poi venisse in particolare comandato di fare qualche cosa, la faccia con tutto piacere e spontaneamente. Vi assicuro che questo sarà il più bel fioretto che possiamo presentare a questa nostra Madre celeste. Così facendo noi ci meriteremo il titolo di suoi figli ed Ella come madre amorosa c´insegnerà il santo timore di Dio, come essa stessa per bocca della Chiesa ci promette: Filii, audite me; timorem Domini docebo vos ».

Nel sogno dei doni dei giovani alla Madonna Don Bosco, dopo aver detto che l´Angelo Custode dell´Oratorio, incoronati i giovani che avevano portato alla Madonna doni belli e graditi, aveva scacciati via coloro che avevano osato presentarsi con animali schifosi, osservava: « Tutti portavano fiori alla Vergine, e dei fiori ve ne erano di tutte le qualità, ma osservai che tutti, chi più, chi meno, in mezzo ai fiori aveano delle spine. Pensai e ripensai che cosa significassero quelle spine e trovai che realmente significavano le disobbedienze. Tener danari senza licenza e senza volerli consegnare al Prefetto; domandar permesso di andare in un sito e poi andare in un altro; andare a scuola più tardi e quando è già qualche tempo che gli altri vi si trovano; fare insalate e altre merende clandestine; andare nelle camerate altrui quando assolutamente è proibito, qualunque motivo o pretesto possiate avere; alzarsi tardi alla levata; lasciare le pratiche di pietà prescritte; ciarlare quando è tempo di far silenzio; comprar libri senza farli vedere; mandar lettere senza licenza, per mezzo di terza persona, acciocché non sieno viste e riceverne con lo stesso mezzo; far contratti, compre e vendite, l´un l´altro; ecco che cosa significano le spine »(151).

e) Carità. - È vana illusione quella di voler aiutare le anime sull´esempio di Maria Ausiliatrice, se non si pratica la carità coi fratelli a noi più vicini.

« Ricordatevi - esortava S: Giovanni Bosco - dell´avviso che dava S. Giovanni Evangelista ai suoi discepoli: Diligite alterutrum (amatevi a vicenda). Questo amore non è semplice consiglio; è un comando, e perciò pecca chi non l´osserva. Quindi mai ci siano fra voi parole ingiuriose, risse, invidie, vendette, scherni, malignità. Fatevi del bene l´un l´altro e sarà prova che vi amate tutti a vicenda come fratelli. Oh! che bel Paradiso terrestre sarebbe questa nostra casa, quanti atti virtuosi si ammirerebbero dagli angioli, quante benedizioni di più il Signore invierebbe sui nostri capi, quale sarebbe la consolazione di Maria Santissima, se tutti ci mettessimo d´impegno nel compatirci, aiutarci, sopportare, perdonare, perché trionfasse sempre la carità  ».

Nel sogno fatto a Roma nel maggio del 1884, sulla familiarità e confidenza tra superiori e allievi, Don Bosco si sentì fare da un antico allievo dell´Oratorio queste raccomandazioni: « Predichi a tutti, grandi e piccini, che si ricordino sempre che sono figli di Maria SS. Ausiliatrice. Che essa li ha qui radunati per condurli via dai pericoli del mondo, perché si amassero come fratelli e perché dessero, gloria a Dio e a lei con la loro buona condotta; che è la Madonna quella che loro provvede pane e mezzi di studiare con infinite grazie e portenti. Si ricordino che sono alla vigilia della festa ­della loro SS. Madre e che coll´aiuto suo deve cadere quella barriera di diffidenza che il demonio ha saputo innalzare tra i giovani e superiori e della quale sa giovarsi per la rovina di certe anime. - E ci riusciremo a togliere questa barriera? - Sì certamente, purché grandi e piccoli siano pronti a soffrire qualche piccola mortificazione per amore di Maria e mettano in pratica ciò che io ho detto ».

Scrivendo a una benefattrice per ringraziarla di una vistosa offerta e per prometterle speciali  preghiere in comune ogni giorno all´altare di Maria Ausiliatrice, dava il seguente consiglio: « Le piaghe in famiglia si devono medicare e non amputare. Dissimulare ciò che dispiace, parlare con tutti, e consigliare con tutta carità e fermezza, è il rimedio con cui Ella guarirà ogni cosa  »(152).

f) Zelo. - Altra virtù che dobbiamo praticare sull´esempio e per amore di Maria è lo zelo.

Nel Sogno dell´elefante una scena colpì Don Bosco: « Alcuni dei giovani ricoverati vicino a Maria e da Lei incoraggiati, facevano intanto rapide scorrerie. Strappavano all´elefante qualche preda e trasportavano il ferito sotto il manto della statua misteriosa e quegli subito restava guarito. E quindi ripartivano correndo a nuove conquiste. Varii armati di bastone allontanavano l´elefante dalle sue vittime, e si opponevano ai suoi complici. E non cessarono, anche a rischio della loro vita, da quel lavoro, finché quasi tutti li ebbero seco loro condotti in salvo ».

Era questa una bellissima manifestazione di quello zelo, che tanto inculcava il nostro Padre ai suoi giovanetti. « Se vedete - diceva una volta - un compagno che è in pericolo di cadere, correte per carità, correte a soccorrerlo, allontanatelo da certi compagni, avvisatelo, pregate per lui, insomma salvatelo. Ne avrete un merito in faccia a Dio ed a Maria ».

Nella festa dell´Assunta del 1869 Don Bosco scriveva ai Salesiani: « Animo, miei cari figliuoli! Noi abbiamo una grande impresa tra mano. Molte anime attendono la salvezza da noi; tra queste anime la prima dev´essere la nostra, di poi quella dei nostri soci e quella di qualunque fedele cristiano, cui ci accada poter recare qualche vantaggio ».

« Tu hai secondata la voce del Signore - scriveva nel 1885 a Don Lasagna - e ti sei consacrato alle Missioni cattoliche. L´hai indovinata. Maria sarà tua guida fedele. Non ti mancheranno difficoltà ed anche malignità da parte del mondo, ma non darti pena. Maria ci proteggerà. Noi vogliamo anime e non altro. Ciò procuro di far risuonare all´orecchio dei nostri confratelli. O Signore, dateci pur croci e spine e persecuzioni di ogni genere, purché possiamo salvar anime e fra le altre salvare la nostra  »(153).

g) Ardore eucaristico. - Alla vigilia della Consolata del 1864, il nostro Padre conchiudeva così la Buona Notte: « Chiedete a Maria Santissima la grazia di fare con frequenza, ma sempre bene e con l´anima in ordine, la Comunione. Non dico che domani facciate tutti la Comunione, no; ma che vi disponiate a farla sempre bene. E per farla bene immaginatevi che non già il Sacerdote, ma la stessa Madonna Santissima sia quella che venga a darvi l´Ostia Santa. Nessuno avrà l´ardimento di dare un colpo al cuore di Gesù che sta in braccio a Maria ».

La ripulitura dei cuori d´argento per la festa di Maria Ausiliatrice del 1877 e la loro destinazione a circondare il Quadro Taumaturgico della Madonna suggerirono a Don Bosco il pensiero per la Buona Notte: « Ecco quello che dobbiamo far noi nella festa di Maria Ausiliatrice: ripulire i nostri cuori con buone confessioni e offrirli, anzi attaccarli a Maria Santissima, perché stiano sempre vicini a Gesù, e ciò ottenere con frequenti e fervorose Comunioni ».

Don Paolo Taroni, Direttore spirituale nel Seminario di Faenza, venuto ad assistere a detta festa, lasciò scritto: « Il 23 rimasi con Don Bosco in camera fino a mezzanotte. Gli manifestai le grazie che io intendevo chiedere domani a Maria; fra le altre la fortezza e il coraggio. Mi rispose: Aggiunga: I´ac ut ardeat cor meum in amando Christum Deum,... (Fa´ che il mio cuore arda nell´amare il tuo divin Figliuolo) ».

Udiamo infine come il nostro Padre parlò, nel 1883, nella chiesa delle Agostiniane Ospitaliere di Versailles: « Benché il tempo stringa, vi voglio dire due parole. Godo di parlare a buoni cristiani in questo giorno, che è quello della festa di Nostro Signore Gesù Cristo nell´Eucaristia e quello ancora della festa di Maria Ausiliatrice, Regina del Cielo. Maria, Ausiliatrice dei genitori! Maria, Ausiliatrice dei figli! Maria, Ausiliatrice degli amici! Maria, Ausiliatrice degli accusati, Ausiliatrice degli afflitti, Ausiliatrice degli eretici, Ausiliatrice degli scismatici, Ausiliatrice dei poveri peccatori, insomma Ausiliatrice di tutti, perché questa buona Madre vuole tutti convertire. Ma per essere a Lei cari bisogna onorarne il Figlio, e vi indico ora alcuni mezzi per farlo. Per essere a Lei cari bisogna accostarsi con frequenza ai Sacramenti, ricevere il più sovente possibile la santa Comunione e, non potendola ricevere, fare la Comunione Spirituale »(154).

Secondo San Giovanni Bosco pertanto senza l´ardore Eucaristico non vi può essere vera divozione a Maria Ausiliatrice.

h) I fioretti. - Un mezzo semplice, facile e pratico per suscitare vivo orrore al peccato, ed esortare alla cristiana mortificazione e alla imitazione delle virtù di Maria, fu per Don Bosco quello dei fioretti.

Riudiamone, a questo proposito, la paterna parola: « Due cose speciali vi suggerirò per onorare Maria: 1° Che ciascheduno si risolva di fare proprio con buona volontà questa novena dell´Immacolata. 2° Di preparare un mazzolino di fiori da offrirsi poi a Maria nel giorno della sua festa. E in che modo formarlo? Raccogliendo un fiore tutti i giorni. E dove raccoglierlo mentre non ci sono più fiori in campagna? Nel vostro cuore. E quale sarà questo fiore? Una piccola virtù da praticarsi ogni giorno in onore di Maria SS. Immacolata. Fatelo tutti questo fioretto, sicché il giorno della gran festa vi siano tanti mazzolini quanti siete voi, ed in ogni mazzolino non manchi neppure un fiore. State sicuri che a Maria Santissima sarà molto gradito il vostro dono ».

Pel mese di maggio 1857 Don Bosco, onde promuovere sempre più la divozione alla Madonna, consigliò ai giovani di proporsi un fioretto a piacimento, scrivendolo sopra un foglio e rimettendolo nelle sue mani. Una sera si trovò con le mani piene di tali biglietti, e ne lesse in pubblico alcuni bellissimi. Però insisteva: « I fioretti migliori sono quelli che riguardano le pratiche che si fanno comunemente ogni giorno: per esempio baciar la medaglia tre volte, oppure la terra; baciare il crocifisso prima di coricarsi; dare in ciascun giorno un buon avviso a un compagno; leggere qualche pagina che riguardi Maria Santissima, quindi manifestare ciò che si è letto a un compagno; recitare con divozione le brevissime preghiere prima e dopo i pasti, il lavoro, lo studio; far bene il segno della croce e via via »(155).

Spigoliamo ancora qualche saggio di questi fioretti dati da S. Giovanni Bosco, i quali sono un vero tesoro di vita spirituale e di spirito salesiano, per noi e pei nostri giovani.

Per l´Immacolata del 1862: « Nove custodi della santa virtù della Purità. 1°) Fuga dell´ozio. 2°) Fuga dei cattivi compagni. 3°) Frequenza dei buoni compagni. 4°) Frequente confessione. 5°) Frequente comunione. 6°) Frequente ricorso a Maria. 7°) Udir bene la Santa Messa. 8°) Rivista sui difetti delle confessioni passate. 9°) Piccole ma frequenti mortificazioni in onore di Maria. E il manoscritto di Don Bosco conchiudeva così: Il massimo e più potente custode della purità è il pensiero della presenza di Dio ».

Per l´Immacolata del 1881: « In onore di Maria, mia madre carissima, nel corso di questa novena, con la protezione di Lei e con l´aiuto di Gesù suo figliuolo, voglio: Giorno I. Frequentare la S. Comunione. Giorno II. Essere puntuale nei doveri di pietà. Giorno III. Esser puntuale nei doveri temporali e ubbidire. Giorno IV. Fuggire l´ozio. Giorno V. Fuggire gli sguardi cattivi. Giorno VI. Fuggire i cattivi discorsi e quelli che li fanno. Giorno VII. Evitare ogni cosa contraria alla santa virtù della modestia. Giorno VIII. Esaminare la coscienza mia intorno alle confessioni passate. Giorno IX. Preparazione ad una santa morte. Festa. Voglio consacrarmi a Maria e recitare sovente: Sacro Cuore di Maria, siate la salvezza mia ».

Nel gennaio del 1883 Don Bosco, subito dopo aver celebrato la Messa nella sua camera, consegnò al segretario Don Berto, come da parte della Madonna, il seguente fioretto scritto di propria mano: « Chi vuol lavorare con frutto, deve tenere la carità nel cuore e praticare la pazienza con l´opera ».

Don Bonetti conservò tanti fioretti o consigli spirituali ricevuti dal nostro Santo Fondatore, e tra gli altri il seguente: « Maria sia la tua celeste protettrice adesso e per sempre; nelle sue mani io raccomando l´anima tua »(156).

Usiamo anche noi, Figliuoli carissimi, il gran mezzo dei fioretti a onore della Madonna. Essi ci aiuteranno a progredire nelle virtù, e specialmente in quelle caratteristiche della nostra celeste Ausiliatrice. Siamo certi, come diceva Don Bosco, che Ella ci guarda e c´invita ad imitarla, seguendola per la via ornata di gigli.

Immaginiamoci pertanto che questa buona Madre ripeta a ciascuno di noi, come già ai primi figli di S. Giovanni Bosco, questi consolanti fioretti: « Io sono tua Madre: lungo il giorno offrimi spesso il tuo cuore!... Sei un mio giardino: coltiva i fiori più belli... Con le tue virtù sii il paradiso del mio divin Figlio!... Se vuoi essere mio beniamino, ama Gesù Bambino... Amami tanto! ti voglio far santo! »(157).

13. - INVOCARE MARIA AUSILIATRICE.

Conoscere, amare, imitare la Madonna è un programma così sublime, che può quasi sgomentare chi desidera acquistare la vera divozione a Maria Ausiliatrice.

Per nostra sorte, S. Govanni Bosco ci ricorda che « uno che da solo fa poco, con l´aiuto di Maria fa molto ». E il buon Padre prosegue: « Ognuno infatti con l´aiuto di Maria può tutto, da essa ottiene qualunque favore. È l´onnipotente per grazia, e noi dobbiamo invocarla ad ogni istante »(158). Le frequenti invocazioni a Maria saranno mezzo efficace per farci progredire nella virtù.

Esse possono farsi con formole approvate dalla Chiesa, oppure con spontanee espressioni del cuore, a seconda degli interessi spirituali o materiali che si vogliono affidare alla bontà del Cuore materno della Vergine SS.; sempre, però, devono essere accompagnate da una fiducia filiale e completa.

Esaminiamo questi punti assai importanti attingendo agli esempi e alle parole del nostro dolcissimo Padre e Fondatore.

a) L´Ave Maria. - La Salutazione Angelica è, dopo il Pater noster, la preghiera più bella per ogni cristiano: e tale è particolarmente per noi Salesiani, che siam nati, per così dire, dall´Ave Maria recitata da Don Bosco prima d´incominciare il primo catechismo a Bartolomeo Garelli nella Festa dell´Immacolata del 1841(159). Nessuna meraviglia pertanto che il nostro Santo Fondatore ne raccomandasse tanto caldamente la recita divota e frequente.

« In una certa occasione - raccontò Don Bosco ai Seminaristi di Bergamo nel 1861 - potei domandare a Maria Santissima la grazia di avere presso di me in Paradiso parecchie migliaia di giovani, e la Madonna me ne fece promessa. Se anche voi desiderate appartenere a tal numero, io son ben lieto di ascrivervi, a patto che ogni giorno per tutto il tempo di vostra vita recitiate un´Ave Maria, e quella possibilmente nel tempo che ascolterete la Santa Messa, anzi nel momento della Consacrazione »(160).

La prima Buona Notte di Don Bosco ai giovani ricoverati dell´Ospizio di Valdocco, nell´anno 1847, fu una esortazione alla recita quotidiana di tre Ave Maria, secondo la spiegazione data nel Giovane Provveduto: « Un sostegno grande per voi, figliuoli miei, è la divozione a Maria Santissima. Ella vi assicura che se sarete suoi divoti, oltre a colmarvi di benedizioni in questo mondo, per mezzo del suo patrocinio avrete il Paradiso nell´altra vita, Siate adunque intimamente persuasi che tutte le grazie, le quali voi domanderete a questa buona Madre, vi saranno concesse, purché non imploriate cosa che torni a vostro danno. E tre grazie, in modo particolare, a Lei dovete chiedere con vive istanze: di non commettere mai peccato mortale in vita vostra; di conservare la santa e preziosa virtù della purità; di star lontani e fuggire dai cattivi compagni. Per ottenere queste grazie reciteremo ogni giorno tre Ave Maria con un Gloria Patri, ripetendo per tre volte la giaculatoria: Cara Madre Vergine Maria, fate ch´io salvi l´anima mia ».

L´efficacia della recita di tre Ave Maria per superare le cattive abitudini, fu confermata da Don Bosco nel 1867 in prossimità alla festa del Rosario: « Vi era un giovane, egli disse, il quale cadeva sempre nei medesimi peccati. Il suo confessore gli diede per penitenza tre Ave Maria da recitarsi tutti i giorni, finché non fosse ritornato a confessarsi. Il giovane andò a confessarsi una seconda volta, poi una terza, una quarta ed una quinta volta e sempre coi medesimi peccati; ed il confessore gli dava sempre tre Ave Maria per penitenza. Finalmente quel giovane disse al confessore: - Ma, padre, è inutile ogni vostra cura! Io non posso! - Non perderti di coraggio, figlio mio, rispose il confessore: continua a dire tre Ave Maria tutti i giorni, finché tornerai a confessarti. Ora si farà la guerra tra la Madonna e il demonio, e la Madonna vincerà di certo. - Quel giovane dovette intanto partire da quel paese e fare un viaggio coi suoi genitori, e continuò sempre a dire tutti i giorni tre Ave Maria alla Madonna; ma le diceva di cuore e non cadde mai più in quei peccati. Ritornato in patria andò di nuovo a confessarsi dal solito confessore, e gli manifestò come non avesse più nessuna di quelle colpe che era solito a commettere. Il confessore gli chiese quando avesse ricevuta tal grazia dalla Madonna, e il giovane rispose: - Quando nel dire le tre Ave Maria incominciai a riflettere alle parole: Ora pro nobis peccatoribus. Da quell´istante cessai dalle ricadute ».

Sempre per conservare la bella virtù, il nostro Padre dava pure questo consiglio: « Se tardate a pigliar sonno e molto più se vi assalisse una tentazione, vi raccomando, qual mezzo sicuro di vincere, che vi proponiate la recita di cinquanta Ave Maria. Incominciandole subito, contatele sulle dita di mano in mano che andate ripetendole. Vi assicuro che la grazia di Dio e la protezione della Madonna vi recheranno infallibilmente aiuto; e lo sforzo della memoria nel contare quelle Ave vi concilierà il sonno prima ancora che giungiate alla metà, o anche a un terzo di queste preghiere »(161).

b) Il Santo Rosario. - S. Giovanni Bosco fu un grande divoto e apostolo del S. Rosario.

« Diedi il nome di Oratorio a questa casa - così egli - per indicare ben chiaramente come la preghiera sia la sola potenza sulla quale dobbiamo fare assegnamento, e si recita il santo Rosario perché fin dai primi istanti misi me stesso e i miei giovani sotto la protezione immediata della Santissima Vergine ».

Questa divozione gli stava molto a cuore. Egli stesso volle scrivere quindici brevissime contemplazioni da premettere a ciascun mistero. Fin dagli inizi faceva recitare una terza parte del Rosario nei giorni festivi dai giovani che frequentavano l´Oratorio. Egli intanto finché fu solo ne recitava giornalmente una terza parte con sua madre e poi, aggiungendosi i giovani ricoverati, col Rosario si assisteva anche nei giorni feriali alla santa Messa. Dal punto che l´Oratorio fu aperto in Valdocco fino ai tempi presenti, ad ogni sorgere di aurora il caro recinto udì riecheggiare senza interruzione la tradizionale preghiera, così cara al cuore di Maria e così efficace nelle angustie della Chiesa. Una sol volta all´anno in cappella, nella sera di Ognissanti, si recitò sempre intiero il Rosario in suffragio delle anime del Purgatorio: e Don Bosco non mancava mai di prendervi parte inginocchiato nel presbiterio, guidandolo sovente egli stesso.

Nel 1848 il Marchese Roberto d´Azeglio, visitando l´Oratorio, ne ammirava ogni cosa e lodava altamente tutto; ma giudicava tempo perduto quello che s´impiegava nelle lunghe preghiere, dicendo che a quell´anticaglia di 50 Ave Maria infilzate una dopo l´altra non ci teneva molto e che Don Bosco avrebbe dovuto abolire quella pratica noiosa. « Ebbene - rispose amorevolmente il Santo - io ci sto molto a tale pratica: e su questa potrei dire che è fondata la mia istituzione: e sarei disposto a lasciare piuttosto tante altre cose ben importanti, ma non questa; e anche se facesse d´uopo rinunzierei alla sua preziosa amicizia, ma non mai alla recita del santo Rosario ».

Anche ai giovani esterni Don Bosco raccomandava di recitare tutti i giorni una terza parte di Rosario, e piuttosto che lo tralasciassero per mancanza di tempo, desiderava che lo recitassero in parte anche durante il lavoro, e in parte nell´andare o nel ritornare dalle fabbriche. Egli assicurava essere il santo Rosario un mezzo meraviglioso per ottenere la virtù della purità e sicura difesa contro le insidie del demonio.

Nella copia delle Regole che portò con sé a Roma nel 1869 per presentarla alla Santa Sede, aveva aggiunto (ciò che per altro era in uso costante) che anche i suoi sacerdoti e i suoi chierici avrebbero recitato ogni giorno il santo Rosario, mentre nel manoscritto delle Regole del 1864 ciò si diceva dei soli coadiutori laici.

Don Bosco vide in sogno, nella Patagonia, i suoi missionari che recitavano il santo Rosario, mentre i selvaggi, correndo da tutte le parti, facevano ala al loro passaggio e di buon accordo rispondevano a quella preghiera.

Nel Sogno del serpente e la corda, dopo che la corda ebbe colpito e stretto in un nodo il serpentaccio sino a farlo morire, fu messa alla rinfusa, dall´uomo che aveva diretto l´operazione, in una cassetta. Quando poi questa fu aperta, ecco una meraviglia: quella corda si era disposta in modo che formava le parole Ave Maria! E quell´uomo spiegò: « Il serpente figura il demonio, la corda 1´Ave Maria, o piuttosto il Rosario che è una continuazione di Ave Maria, con la quale e con le quali si possono battere, vincere, distruggere tutti i demoni dell´inferno »(162).

 

c) Altre pratiche di divozione Mariana.

Il nostro Padre era l´apostolo di tutte quelle pratiche di pietà che sapeva esser gradite alla gran Madre di Dio. Egli si adoprò perché in non poche parrocchie del Piemonte dopo l´Angelus si aggiungessero i tre Gloria Patri, in ringraziamento alla Santissima Trinità di tutte le grazie e prerogative concesse alla Madonna(163). E qui è bene ricordare che la fedeltà fin dai teneri anni alla recita dell´Angelus Domini gli meritò queste splendide parole da parte del Personaggio nel primo Sogno: « Io sono il Figlio di Colei che tua madre ti ammaestrò di salutare tre volte al giorno »(164). Nel libretto intitolato Il Divoto dell´Angelo Custode, composto nel 1845, Don Bosco inserì questo ossequio pel secondo giorno della novena: « Fate proponimento di salutare Maria Santissima, tre volte al giorno con la recita dell´Angelus Domini, ossequio a Lei graditissimo ed eziandio agli Angeli, arricchito dai Sommi Pontefici di molte indulgenze ». E fin dal primo Regolamento per i laboratori stabilì che il lavoro cominciasse con 1´Actiones e con 1´Ave Maria, e che a mezzodì si dicesse sempre l´Angelus prima di uscire dal laboratorio(165).

È edificante vedere il numero di pratiche Mariane da lui inserite nel Giovane Provveduto: il santo Rosario, le Litanie della Beata Vergine, il Mese di Maria, la Novena dell´Immacolata, la Preghiera alla Beata Vergine per conoscere la propria vocazione, la Visita al Santissimo Sacramento e a Maria Santissima, l´Invocazione cosiddetta di S. Bernardo (Ricordatevi ecc.), l´Atto di ossequio e di consacrazione a Maria Santissima, la Corona dei Sette Dolori, le Sette Allegrezze che gode Maria in cielo, la Novena ad onore di Maria SS. Ausiliatrice, l´Ufficio della Beata Vergine Maria, Lodi Sacre a Maria Santissima.

Riguardo alla Preghiera per conoscere la propria vocazione, giova ricordare le parole da lui scritte nel 1879 ai giovani di 4ªe 5ª ginnasiale di Borgo S. Martino: « La base poi della vita felice di un giovanetto è la frequente Comunione e leggere ogni sabato la preghiera a Maria Santissima sulla scelta dello stato, come sta descritta nel Giovane Provveduto »(166).

Mirabile poi il suo zelo per l´Ufficio della Beata Vergine Maria. Appena ebbe un numero di alunni interni che sapevano leggere il latino, cominciò a far cantare il Vespro della Madonna alla sera, fra il catechismo e la predica; più tardi fece recitare Mattutino e Lodi prima dell´unica Messa, mentre egli confessava. Quando infine ebbe con sé un altro sacerdote, il Mattutino e le Lodi si presero a cantare durante la seconda Messa. L´Ufficio intero riserbavasi per i giorni destinati agli Esercizi Spirituali(167).

Lo zelo del nostro Padre per onorare la nostra celeste Madre deve animarci a vincere le difficoltà che la tristezza dei tempi fa sorgere contro le pratiche religiose. A coloro che seguono l´andazzo del mondo, il tempo dedicato alla preghiera sembra sempre eccessivo. Stiamo in guardia, Figliuoli carissimi, e ricordiamo che proprio le preghiere attirano sul nostro lavoro l´abbondanza delle benedizioni celesti. Pratichiamo perciò fedelmente tutto ciò ch´è stato stabilito dalle Costituzioni, dai Regolamenti e dai Capitoli Generali.

d) Le giaculatorie. - « Le giaculatorie - soleva spiegare il nostro Santo Fondatore - raccolgono in breve l´orazione vocale e mentale. S. Bonaventura le dice aspirazioni, perché, come un respiro, partono dal cuore e vanno a Dio. Sono dardi infuocati che mandano a Dio gli affetti del cuore e feriscono i nemici dell´anima, le tentazioni, i vizi ».

Il nostro Padre c´inculcava appunto d´invocare frequente­mente la Vergine benedetta, specialmente nei pericoli, con la giaculatoria: Maria, aiutatemi; anzi suggeriva di scrivere sui libri e sui quaderni tale giaculatoria con queste iniziali: M. A. « Rendetevi famigliare - insisteva - l´uso delle giaculatorie. Quando vi sentite tentati, rivolgete tosto i vostri occhi a Maria: - O Maria, esclamate, mia cara Madre, aiutatemi. – Oppure dite la preghiera che ci mette in bocca la Santa Chiesa: - Santa Maria, Madre di Dio, pregate per me peccatore adesso e nell´ora della mia morte ».

Ecco le sante giaculatorie da lui suggerite pel maggio del 1866. Ci sentiremo commossi davanti a sì leggiadra fioritura di affetti e di, invocazioni: « Maria, a voi consacro il mio cuore. Refugio dei peccatori, pregate per noi. Vergine Maria, fatemi grazia di avanzar sempre nella virtù. Vergine Maria, accettatemi sotto il vostro manto e difendetemi da ogni male. Vergine Maria, fate che io vi ami sempre più. Vergine Maria, accendete nel mio cuore il fuoco della carità. Vergine Maria, fate che io vi sia sempre divoto. Vergine Maria, fatemi guadagnare il Paradiso. Vergine Maria, datemi un cuore puro e mondo. O Vergine Santa, aiutatemi a custodire la mia lingua. Oh quanto sarei felice, se mi portassi bene con Maria! Vergine Maria, innamoratemi delle vostre virtù. O Maria, liberatemi sempre dal peccato. Vergine Maria, Sede della sapienza, pregate per noi. O Vergine Maria, fate puro il corpo e santa l´anima mia. Vergine Maria, fate che mi serva della lingua per dar gloria a Dio. Vergine Maria, tempio della Santissima Trinità, pregate per noi. O Maria, porta del Cielo, pregate per noi. Vergine Maria, fate che io serva perfettamente Iddio. Vergine Maria, aiutatemi a conoscere me stesso. Vergine Maria, fate che io non sia mai indifferente negli atti di religione. Vergine Maria, fate che io acquisti grazia e prudenza nel conversare coi miei compagni. Vergine Maria, impetratemi il dono della pietà. Vergine Maria, aiutatemi a compiere bene i miei doveri. Vergine Maria, madre della santa purità, pregate per noi. Vergine Maria, impetratemi la virtù dell´obbedienza. Vergine Maria, fatemi grazia di acquistare la virtù dell´umiltà. Vergine Maria, fate che io possa conoscere me stesso ».

L´invocazione più familiare a Don Bosco era una strofa dell´Ufficio della Beata Vergine: Maria, mater gratiae, Dulcis parens clementiae, Tu nos ab poste protege, Et mortis hora suscipe (O Maria, madre di grazia, dolce madre di clemenza, tu proteggine dal nemico, e accoglici nell´ora della morte); e la ripeté a voce e per iscritto fino agli ultimi giorni di sua vita, insieme a quest´altra aspirazione: « Maria, l´aiuto tuo forte dà in punto di morte all´anima mia »(168).

Però, fra tutte le giaculatorie usate e diffuse dal nostro Santo Fondatore, una ve ne fu, che merita naturalmente menzione a parte.

e) Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis. - Il prossimo febbraio 1949 ricorrerà l´80° anniversario della prima concessione, fatta a viva voce dal Sommo Pontefice Pio IX a Don Bosco, dell´indulgenza di 300 giorni per ogni volta che Salesiani e alunni avessero detto: Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis; concessione che successivamente fu estesa dalla Santa Sede alle Figlie di Maria Ausiliatrice, all´Opera di Maria Ausiliatrice per le vocazioni tardive, all´Arciconfraternita dei Divoti di Maria Ausiliatrice ed ai Cooperatori e Cooperatrici dell´Opera di Don Bosco.

Ma già fin dal 1849 il nostro buon Padre teneva sempre in vista cinque immagini della Madonna, una delle quali portava questa preghiera: « O Vergine Immacolata, Tu che sola portasti vittoria di tutte le eresie, vieni ora in nostro aiuto: noi di cuore ricorriamo a Te: Auxilium Christianorum, ora pro nobis ». E sotto Don Bosco vi aveva aggiunto di sua mano queste parole: « Inde expectamas consolationem » (Di lì aspettiamo il nostro conforto).

Nel 1867 sostituì con la giaculatoria Maria, Auxilium Christianorum l´invocazione Sedes sapientiae, che si recitava dopo 1´Ave Maria al principio dello studio.

La fiducia che Don Bosco aveva riposto nella giaculatoria Maria, Auxilium Christianorum era immensa.

Nel 1871, a S. Ignazio sopra Lanzo, aveva incaricato un buon signore, futuro sacerdote, di copiare un regolamento, che intendeva far stampare per un nuovo collegio; ma siccome quel volonteroso segretario andava troppo sovente a bussare alla sua porta, disturbandolo dalle confessioni, per chiedergli spiegazione delle correzioni che non riusciva a decifrare, gli disse: « Vedi, il tuo dover correre qui sovente, fa perder tempo ad ambidue; perciò, d´ora innanzi, quando t´imbatterai in qualche espressione oscura, che abbisogni di spiegazione, di´ solamente Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis, e vedrai ». Il suggerimento fu efficacissimo: e il copiatore non ebbe più bisogno di ricorrere a lui.

Durante il colera del 1884 scriveva al Direttore di Nizza Mare: « Fa´ che i nostri giovani ed i nostri amici abbiano seco l´antidoto sicuro del colera: una medaglia di Maria Ausiliatrice, recitando: Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis ».

Ed esortava vivamente i giovani dell´Oratorio: « Vi raccomando quanto so e posso, e il mio consiglio sia scolpito nella vostra mente e nel vostro cuore, di invocare sempre il nome di Maria, specialmente con questa giaculatoria: Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis. È una preghiera non tanto lunga, ma che si sperimentò molto efficace. Io l´ho già consigliata a molti, e tutti, o quasi tutti, mi dissero che avevano ottenuto felici risultati... Per il fine di questa novena di Maria Ausiliatrice scolpite nel cuore queste parole: Maria, Auxilium Christianorum, ora pro me; recitatele in ogni pericolo, in ogni tentazione, in ogni bisogno, sempre. Ed io vi prometto che il demonio farà bancarotta. Sapete che cosa vuol dire che il demonio farà bancarotta? Vuol dire che non avrà più alcun potere sopra di voi, non riuscirà più a farvi commettere alcun peccato; e dovrà ritirarsi ».

Anche in conferenza ai Salesiani insisteva: « Invochiamo Maria con la giaculatoria Auxilium Christianorum, ora pro nobis, che in moltissimi casi si è trovata efficacissima. E così conserveremo la virtù della castità, la madre di tutte le virtù, la virtù angelica »(169).

Sarà bene, Figliuoli carissimi, che ci domandiamo in qual modo abbiamo seguito fin qui le esortazioni del nostro Padre: non dimentichiamo che questa giaculatoria all´Ausiliatrice sarà motivo di sostegno durante la lotta e garanzia di trionfo nella Patria beata.

f) Fiducia filiale e completa. - Il motivo dell´immensa e costante fiducia che, dobbiamo avere in Maria, Don Bosco lo volle inciso sulla quinta campana destinata al Santuario di Valdocco: « Quando Maria prega, tutto si ottiene, nulla si nega. Totum nos Deus habere voluit per Mariam (Iddio ha voluto che noi ricevessimo ogni cosa per mano della Madonna) ».

A1 chierico Francesia rivolse un giorno queste memorande parole, che sono indice eloquente di inconcussa e illimitata fiducia in Maria: « Nulla, intendi, nulla si deve fare nell´Oratorio, fuorché nel santo nome di Maria! ».

Soprattutto eccitava alla fiducia filiale e completa i suoi cari figliuoli: « Ricordatevi che la Vergine ha messe in serbo tutte quelle grazie che sono necessarie a ciascuno di noi per la nostra anima, pel nostro corpo, per i nostri genitori, parenti, amici. Per darcele aspetta solamente che le domandiamo. Se dunque Essa le tiene preparate, se è pronta a concederle a chi le domanda, con qual divozione noi non dovremo pregarla, specialmente in questa novena di Maria Ausiliatrice! E poi le madri hanno sempre qualche tempo speciale, in cui sono disposte a donare regalucci ai loro figliuolini, in cui sogliono concedere più facilmente tutto ciò che essi domandano. Questo tempo sarà il giorno della loro nascita, sarà il giorno onomastico, sarà l´anniversario della Prima Comunione, sarà quello della Cresima, sarà il dì che loro rammemora qualche buona fortuna. Hanno tanti tempi queste buone madri nei quali tengono preparati speciali favori pei loro bambini. Ma desiderano che loro si domandino per poterli donare, e talvolta sono esse dolenti, quando passa una di queste belle occasioni senza che nulla loro si domandi. E se è così delle madri della terra, non sarà lo stesso di quella buona Madre che sta lassù nei cieli? Ah credetelo, Essa è più buona, infinitamente più amorosa, e assai più potente che non le madri di questa terra, e può concederci ogni cosa, ed ama concedercela. Perciò se di cuore ci raccomanderemo a Lei, essa sarà pronta ad aiutarci, perché noi siamo in modo particolare suoi figli. Serviamoci adunque della buona occasione di questo suo mese, di questa sua novena, di questa sua festa per raccomandarci alla Beata Vergine Ausiliatrice. Oh quante belle grazie Essa ha preparate per appagare i nostri desideri! Grazie spirituali, grazie corporali; grazie per la sanità, per gli studi, per i parenti nostri, pei negozi, e per le loro campagne. Preghiamola. Ella vi difenda in tutti i pericoli della vita. Ella vi guidi alla mèta a cui tende ogni nostro sforzo »(170). Fin qui S. Giovanni Bosco.

Ciascuno di noi pertanto si armi di questa fiducia in ogni pericolo, in ogni difficoltà, in ogni bisogno, per invocare e ottenere l´aiuto di Maria Ausiliatrice.

Se si tratta della nostra salute, ricordiamo quanto scriveva il nostro Padre a due fratelli infermi: « Dopo la grazia di Dio la sanità è il primo tesoro... Io vorrei dare un assalto gagliardo alla fortezza di Davide, alla potenza di Maria, e in certo modo obbligarla a concedervi la grazia di poter star bene per così impiegare santamente le vostre forze al bene delle anime.

Lo stesso faremo quando si tratti di bisogni materiali. « Io ho una grande questuante - diceva Don Bosco ad alcuni signori di Parigi - che mi procaccia il panìco ai miei uccelli chiusi in gabbia. La mia grande questuante è Maria Ausiliatrice ». « Essa - spiegava più diffusamente ad alcuni ex allievi sacerdoti - conosce che Don Bosco ha bisogno di quattrini per dar da mangiare a tanti poveri giovanetti che gli pesano sulle spalle; conosce che è povero e che senza soccorsi materiali non può tirare avanti le opere intraprese a vantaggio della religione e della società, e quindi che cosa fa Maria? Da buona madre va alla cerca, e va da ammalati e dice loro: - Vuoi guarire? Ebbene fa´ la carità a quei poveri giovani, da´ una mano a quelle opere, e io farò a te la carità della guarigione. - Vede in quella casa regnare la desolazione per causa di un figlio scapestrato e dice al padre e alla madre: - Vuoi che questo disgraziato si ritiri dalla mala via? Ebbene tu dal tuo canto aiuta a togliere dal pericolo dell´anima e del corpo tanti altri poveri figli abbandonati, e io richiamerò a più savi consigli il tuo figliuolo. - Insomma, Maria Ausiliatrice in mille maniere consola quelli che aiutano l´Oratorio, e a noi non resta altro da fare che di non renderci indegni della sua protezione ».

Ecco come egli si diportava di fronte alle difficoltà: « Io non lascio mai di fare un´opera che so essere buona e da farsi, per quanto siano numerose e grandi le difficoltà che mi si presentano. Si tratta di andare a far visita ad un grande personaggio, il quale io sappia eziandio essermi contrario? Ci vado senza più! Ma prima di incominciare quell´impresa dico un´Ave Maria: la dico pure prima di presentarmi a qualsivoglia altra persona. Poi avvenga quel che vuole. Io pongo tutto ciò che è in me, il resto lo lascio al Signore ».

Per parte nostra, riteniamo come rivolte a ciascuno di noi queste sue parole: « Mettiti con filiale fiducia sotto la protezione di Maria; confida in Lei, spera in Lei. Non si è mai udito al mondo che alcuno abbia con fiducia ricorso a Maria, senza che ne sia stato esaudito. Sarà essa tua difesa negli assalti, che il demonio sarà per dare all´anima tua ».

Anche trattandosi di situazioni delicate per lo spirito e per la vocazione, il nostro Padre ci esorta a ricorrere con fiducia a Maria. « Io conobbi - egli disse - vocazioni o dubbie o interamente sbagliate, il che è una grande sventura, le quali con la intercessione di Maria furono messe intieramente a posto. Fra gli altri non è gran tempo che uno, legato da quattro anni negli Ordini sacri, teneva una vita pessima, era proprio nella anticamera dell´inferno. Venne costui da Don Bosco e gli confidò intieramente ogni cosa: Don Bosco gli disse:

- Lasciamo da parte la teologia, la morale, la mistica, l´ascetica: rispondimi sinceramente: hai divozione a Maria

- Veramente, mi rispose egli, non ci ho mai pensato sul serio.

- Allora di´ tre Ave Maria mattina e sera; e sovente, ma specialmente nei pericoli, questa giaculatoria: Maria, Auxilium Christianorum, ora pro me.

» Promise di farlo e se ne andò. Alcuni anni dopo ci trovammo a caso ed egli fu molto contento di vedermi e mi palesò come da quel giorno che mi aveva confidato la sua coscienza, fosse vissuto sempre col cuore tranquillo:

» - Lei ha un buon mezzo, mi disse, per guarire. Raccomandi sempre la divozione alla Madonna ».

Di fronte alla minacciata chiusura dell´Ospizio di Valdocco, il nostro buon Padre esclamava, afflitto ma per nulla turbato: « Com´è cattivo il mondo! Quei signori del Governo hanno una gran voglia di chiudere e distruggere ad ogni costo l´Oratorio. Poverini! Si sbagliano! Non ci riusciranno. Credono di aver a fare col solo Don Bosco; e non sanno di aver da fare con chi è più potente di loro: con la Beata Vergine e con Dio medesimo che disperderà, i loro consigli. No, non ci riusciranno a chiudere 1´Oratorio! ». « Non temete - scriveva a Don Bologna durante la persecuzione contro le Congregazioni in Francia - avrete noie, seccature, disturbi; ma non vi scacceranno ». E più tardi raccontò di aver visto in sogno la Beata Vergine proteggere col suo manto le Case di Francia, aggiungendo: « Mi si chiedeva: " Come va che tutti sono sbalorditi, e solo Lei è tranquillo in mezzo a questi trambusti e pericoli? " Io non rispondevo altro se non che confidassimo nella protezione della Vergine Santissima... Questo ci serva d´incoraggiamento per porre sempre la nostra fiducia in Maria Vergine. Ma non insuperbiamocene, perché basterebbe un atto di vanagloria a far sì che la Madonna non si mostri più contenta di noi o lasci che i cattivi vincano ».

Uniamo adunque, Figliuoli carissimi, alla conoscenza, all´amore, all´imitazione di Maria Ausiliatrice, anche la fiduciosa invocazione del suo aiuto. « Da tutte parti - diceva il nostro Padre - si vedono effetti straordinari prodotti da questa confidenza in Maria Ausiliatrice. Ma state certi che se la Madonna aiuta tutti, ha poi cura di noi in modo peculiarissimo, come figli prediletti, ed invocata non mancherà certo di venirci in aiuto nei momenti opportuni ».

Ripetiamo anche noi con lui: « La nostra confidenza è nell´aiuto di Maria Ausiliatrice »(171).

14. - PROPAGARE LA DIVOZIONE A MARIA AUSILIATRICE.

Il fervore di divozione per la Madonna, se è vero e sincero, va accompagnato da ardore di zelo per diffondere la conoscenza e l´amore della Madre di Dio e Madre nostra.

A questo aggiungasi la promessa della Sacra Scrittura a riguardo della Sapienza, ma che i Santi non dubitarono di riferire alla Vergine benedetta: Qui elucidant me, vitam aeternam habebunt (coloro che mi fanno conoscere e amare, avran la vita eterna)(172).

Per noi Salesiani poi quest´apostolato di propagare la divozione di Maria Ausiliatrice è parte essenziale della nostra missione per la salvezza delle anime: e dobbiamo compierlo con fede e zelo, con fiducia e costanza, tenendo gli occhi fissi al nostro Santo Fondatore e Padre.

È bensì vero che abbiamo oggi a nostra disposizione nuovi mezzi di apostolato, sconosciuti al tempo di S. Giovanni Bosco. Basti pensare, ad esempio, alla Radio, della quale in alcune nazioni i nostri confratelli si servono per fare ogni sera agli Exallievi e Cooperatori il sermoncino della Buona Notte.

Tuttavia conservano tutto il profumo di attualità certe esortazioni fatte in passato dal nostro Padre ai suoi sacerdoti, come questa: « Distribuite immagini, libretti, medaglie che ricordino la bontà di Maria Santissima. Incoraggiate gli alunni a cantare le sue lodi, a celebrare le sue novene e le sue feste, i suoi sabati, e loro fate notare le indulgenze concesse per tali occasioni dalla Santa Sede ». Alle Suore di Valdocco, che nel 1878 gli avevano chiesto come avrebbero potuto far conoscere e amare Maria Ausiliatrice, rispose: « Parlando opportunamente di Lei con la gioventù che la Provvidenza ci affida e con le persone esterne che ci avvicinano; scrivendo qualche parola su di Lei in ogni nostra lettera ai parenti e ai conoscenti; rivolgendo a Lei chi ha bisogno di grazie speciali e raccontando favori ottenuti per suo mezzo; distribuendo medaglie e immagini che portino la sua effigie;, recitando e facendo recitare spesso la giaculatoria: Maria, Auxilium Christianorùm, ora pro nobis; cantando di preferenza le sue lodi nelle ricreazioni e in chiesa, soprattutto nel suo mese; consigliando di dare il nome « Ausilio », « Ausiliatrice » alle bambine da battezzare; celebrando con la maggior solennità possibile la sua festa non solo in chiesa, ma anche con accademie e processioni; regalando quadri di Maria Ausiliatrice per le famiglie, per le parrocchie; dando il suo titolo alle nuove fondazioni »(173).

Come si vede, premeva al nostro Padre che i suoi figli e le sue figlie si sforzassero di propagare, di propagare fra tutti, di propagare dovunque, di propagare sempre, la devozione di Maria Ausiliatrice.

Il fin qui detto basterebbe già da solo ad accenderci di santo zelo per esercitare questo magnifico apostolato Mariano. Ma poiché l´affetto nostro filiale desidera specchiarsi sempre negli esempi del nostro Santo Fondatore, andiamo ancora alla sua scuola per imparare come servirci praticamente della parola, della penna, dell´opera, per propagare la divozione a Maria Ausiliatrice.

a) Apostolato della parola. - Dobbiamo premettere che della Madonna non diremo mai abbastanza: De Maria, nunquam satis. Avessimo mille lingue, parlassimo mill´anni, ci resterebbe sempre da raccontare nuove meraviglie della di Lei grandezza, bontà e indefettibile aiuto ai singoli e a tutto il popolo cristiano.

Di qui nasce appunto il bisogno e il dovere di propagare con la parola le glorie di Maria Ausiliatrice per accrescere il numero dei suoi divoti.

1°) Anzitutto possono fare ciò i predicatori nostri, i quali, non solo devono considerare, come Don Bosco, una delle più grandi loro gioie il predicare di Maria, ma proporsi inoltre di unire a qualsiasi argomento un pensiero sulla Madonna.`.

Molti di essi avranno avuto forse la sorte di salire il pulpito per la prima volta in un giorno consacrato a Maria, come appunto capitò al nostro Padre di tenere il suo primo discorso nella festa del Santo Rosario. Egli si reputò « fortunato di poter consacrare le primizie della sua predicazione a quella Signora, che più volte gli si era manifestata Madre e Guida ». Ecco come altra volta incominciò il suo dire nella festa del Santo Rosario: « Se in questo giorno mi fosse dato di salire alla contemplazione delle cose celesti, presentarmi al trono della Vergine benedetta, oh come vorrei descrivervi adeguatamente, o fratelli, la sua santità immacolata, la sua bellezza, la grandezza dei suoi meriti e delle sue misericordie, la sua dignità come Madre di Dio... Ma purtroppo siamo ancora poveri pellegrini, lontani dalla Patria e dalla cara Madre nostra... Tuttavia abbiamo la fede e pieni di questa ragioneremo di Maria Santissima tutta pietosa, tutta benigna per noi... ». Sulle sue labbra, tali parole avevano un incanto inesprimibile da non dimenticarsi mai più e i cuori palpitavano della più tenera divozione verso la Madre celeste.

A Vignale, predicando del Sacro Cuore di Maria, fece ai fedeli accorsi in numero straordinario considerazioni così efficaci sopra questo argomento, che tutto l´uditorio si vedeva profondamente commosso. Il Vicario Foraneo che assisteva in mozzetta, attentissimo sovra tutti, non distoglieva gli occhi pieni di lagrime dal predicatore, il quale parlò per un´ora e più e non parve lungo. Don Bosco terminata la predica discendeva dal pulpito; e il parroco entrato in sagrestia piena di gente, si presentò a lui piangendo e gli baciò la mano, ringraziandolo del bene che aveva fatto ai suoi parrocchiani e specialmente all´anima sua(174).

Se avremo il suo amore a Maria, la Madonna ci concederà di raccogliere identici frutti.

2°) Anche i nostri confessori possono far molto nel loro sacro ministero per portare le anime a Maria e far invocare il suo valido aiuto.

Ai confessori gioverà anzitutto ricordare questa dichiarazione fatta del nostro Padre il 31 maggio 1873: « In tutto il tempo della novena di Maria Ausiliatrice, anzi in tutto il mese di Maggio, nella Messa e nelle altre mie preghiere ho sempre domandato, al Signore e alla Madonna, la grazia che mi facessero un po´ conoscere che cosa mai fosse che manda più gente all´inferno. Adesso non dico se questo venga o no dal Signore; solamente posso dire che quasi tutte le notti sognavo che questa era la mancanza di fermo proponimento nelle Confessioni... E questo è il motivo per cui tanti vanno a confessarsi anche sovente, ma non si emendano mai, confessano sempre le medesime cose. Ci sono di quelli (adesso faccio dei casi ipotetici, non mi servo di nulla di confessione, perché c´è il segreto), ci sono di quelli che al principio dell´anno avevano un voto scadente e adesso hanno il medesimo voto. Altri mormoravano in principio dell´anno e continuano sempre nelle medesime mancanze. Io ho creduto bene di dirvi questo, perché questo è il risultato delle povere preghiere di Don Bosco; e viene dal Signore ». Già in altra visione il demonio, interrogato su che cosa gli facesse maggior pena, aveva risposto: « Due cose: la divozione a Maria... - e non voleva più proseguire. Finalmente, comandato in nome di Dio, terminò, dopo urli terribili: - Ciò che ci cagiona maggior male, ciò che più di tutto temiamo si è l´osservanza dei proponimenti che si fanno in confessione ».

Furono conservati, tra gli altri, i seguenti avvisi di sapore mariano dati da Don Bosco in confessione a un chierico: « Raccomàndati a Maria, affinché ti ottenga dal suo Divin Figlio di sempre pregare con la dovuta attenzione. Del resto ricordati sovente di Gesù Sacramentato del quale oggi celebriamo appunto la festa. Sta tranquillo. Per penitenza il Pange Lingua... Ricordati che siamo nella novena dell´Assunzione di Maria Vergine in cielo. Pensa adunque in questi giorni a Maria e a metterti sotto la sua protezione; e considera che sei non solamente sotto la protezione di una madre di misericordia, ma di una potentissima e misericordiosissima regina. Maria con la sua Assunzione al cielo fu coronata dal suo Divin Figliuolo Regina del cielo e della terra; e sublimata sopra tutti i santi. Pensa adunque quanto Maria possa venire in nostro soccorso. Confida in Lei e vedrai che otterrai fervore e attenzione in tutte le tue pratiche di pietà. Per penitenza tre Salve Regina con la giaculatoria Regina Angelorum, ora pro nobis. Vattene in pace e stammi allegro... Comincia appunto oggi il mese dell´Immacolata Concezione e siamo al principio dell´anno scolastico. Mettiti di buon animo a voler cominciare proprio bene questo nuovo anno ponendo tutte le tue azioni sotto la protezione di Maria Immacolata e vedrai che Ella ti sarà sicuramente di sostegno e d´aiuto in tutti i tuoi bisogni. Dirai una volta sola il De prof undis per i poveri morti. Vattene in pace, che Dio ti benedica... Siamo alla novena dell´Immacolata Concezione. Guarda di metterti con impegno per far bene questa novena. Fa pure la comunione tutti i giorni e prega Maria Immacolata, affinché ti sia di sostegno in tutte le tue azioni. Per penitenza di´ tre volte la giaculatoria Maria, sine labe originali concepta, ora pro nobis. Va’ in pace; che Dio ti benedica... Hai fatto bene a ricordare tutti i peccati della vita passata. Intanto pensa che ci avviciniamo alla novena di Maria Ausiliatrice: Mettiti sotto la sua protezione, procura in questa novena di onorarla e di farla onorare dai tuoi giovani; ed Essa ti aiuterà in modo particolare a vincere tutte le tentazioni. Per penitenza di´ una volta sola 1´Ave Maria con tre volte la giaculatoria Mater purissima, ora pro nobis. Va’ in pace: che Dio ti benedica ».

Tra i fioretti o consigli spirituali dati da Don Bosco al Chierico Bonetti, ve ne sono alcuni che riguardano la Madonna e ai quali possono ispirarsi i nostri Confessori: « Reciterai una Salve Regina per l´Opera della Propagazione della Fede... Reciterai la terza parte del Rosario con le Litanie per la conversione degli infedeli, eretici e scismatici... Reciterai un atto di speranza con una Salve per quelli che si trovano in disperazione, o in qualche grande sventura... Offrirai il tuo cuore a Gesù ed a Maria... Dinnanzi all´altare di Maria Vergine reciterai le Litanie della Beata Vergine con una Salve per tutti i compagni... Reciterai le Sette Allegrezze di Maria Vergine, con le Litanie, per tutti i Ministri di Dio... Reciterai 7 Ave Maria in onore di Maria Vergine Addolorata per ottenere da Lei la sua protezione in vita, e principalmente in punto di morte, per te e per tutti i tuoi parenti... Appena tentato dirai: Gesù mio, misericordia; Maria, aiutami... Farai una Comunione in onore dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria per tutti i Confratelli, sì vivi che defunti... Reciterai la terza parte del Rosario per tutti i tuoi benefattori, sì spirituali che temporali... Reciterai 3 Ave Maria per ottenere per te e per tutti i tuoi parenti la perseveranza finale... Dirai 1´Ave Maris Stella per tutti quelli che si trovano in disgrazia di Dio... Pregherai la Santissima Vergine onde ti inspiri quale sia la tua vocazione... Chiederai a Gesù ed a Maria queste tre virtù: umiltà, purità e carità, recitando tre Ave Maria con tre Gloria Patri »(175).

3°) Anche i Direttori, e coloro che hanno l´opportunità di dare un consiglio spirituale, potranno istillare nei cuori una illimitata fiducia in Maria.

Non è possibile citare tutti i consigli, ammonimenti, « paroline all´orecchio » e strenne del nostro Padre per eccitare all´amore della Madre di Dio e Madre nostra. Eccone un breve saggio: « Fa´ questo per onorare Maria Santissima e te ne troverai contento... Tu comincia: Maria Ausiliatrice farà il resto... Temi che Gesù sia sdegnato contro di te? Ricorri alla Vergine clemente. Essa è tua avvocata e patrocinerà la tua causa... Ti trovi in balia di una tempesta? Invoca la stella del mare, invoca Maria... La Madonna aspetta che le regali il tuo cuore... Pone finem in voluntate peccandi et invenies Mariam: smettila di peccare, e troverai la Madonna... Frustra quaerit qui cum Maria invenire non quaerit: invano cerca, colui che cerca di trovare senza Maria... Plus Maria desiderat facere tibi bonum, et largiri gratiam, quam tu accipere concupiscas: La Madonna desidera di farti del bene e concederti grazie, più che non brami tu di riceverle... Scire et cognoscere te, Virgo Deipara, est via immortalitatis: narrare virtutes tuas est via salutis: Conoscerti profondamente, o Vergine Madre di Dio, conduce all´immortalità: il narrare le tue virtù e glorie è la via della salvezza(176).

4°) Nessuno però deve credersi dispensato dal propagare con la parola l´amore e la divozione alla Madonna pel fatto che non predica, non confessa, non dirige le anime. Tutti infatti abbiamo a nostra disposizione il gran mezzo della conversazione privata.

S. Giovanni Bosco era solito parlare della Madre celeste non solo dal pulpito, ma anche in ogni circostanza e in qualunque ora del giorno; poiché, avendo il cuore ardente di affetto per la Beatissima Vergine e la mente ripiena di inesauribili argomenti per esaltarne la potenza, la gloria e la bontà materna, non mancò mai alla risoluzione presa di raccontare ogni giorno un fatto, una grazia, un miracolo di questa potentissima Regina. Tanto più che i portenti e le molteplici apparizioni di Essa nel secolo XIX rendevano soventi volte sensibile il suo continuo patrocinio sulla Chiesa Cattolica e su tutti i fedeli. Gli uditori non mancavano mai, poiché o li incontrava, o li andava a cercare, secondo il proposito fatto.

Gli premeva tanto questo mezzo di apostolato, che talvolta lo diede per fioretto. « In questo mese di Maggio - diceva - ciascheduno guardi di raccontare ai suoi compagni un esempio; se sarà sulla Madonna è meglio, se non si ha in pronto sulla Madonna, se ne racconti un altro che sia di stimolo al bene; se non se ne ha pronto nessuno, si domandi a un compagno che ce lo narri lui, e se il compagno dicesse non aver esempi alla memoria, allora gli si domandi: - Qual fioretto fu dato per quest´oggi? L´hai già fatto? ». «Domani - diceva altra volta - per fioretto ciascuno racconti a un suo compagno un esempio; non fa nemanco bisogno che riguardi la Madonna. Chi non sapesse un esempio, esponga una bella massima, oppure venga da me ed io gliene racconterò uno »(177).

Per parte sua, qualunque notizia gli giungesse di grazie singolari accordate dalla Madonna, si faceva un caro dovere di narrarle ai suoi figliuoli. Le glorie antiche e recenti dell´Aiuto dei cristiani erano sempre sulle sue labbra. E così, per animare i suoi giovanetti alla divozione e alla fiducia in Maria, raccontava loro le apparizioni della Santissima Vergine a Suor Caterina Labouré, ad Alfonso Ratisbonne, e quelle avvenute a La Salette, a Lourdes, a Spoleto, sul monte Bonicca: tanto per nominarne alcune delle più importanti del secolo scorso(178).

Anche a mensa il nostro Padre sapeva cogliere l´occasione propizia per lasciare un buon pensiero sulla Madonna. Nel 1867, a Roma, in un pranzo cui partecipava un nobile signore, che si era offeso perché era stata pubblicata la sua guarigione a gloria di Maria Ausiliatrice, Don Bosco seppe in momento opportuno spiegare che era grande davvero la bontà della Madonna, e grande la riconoscenza dei beneficati; ma che vi erano anche alcuni, i quali, mentre erano ammalati, promettevano mille cose, e poi quando erano guariti, trovavano mille pretesti per sottrarsi all´obbligazione: Era il medico..., la medicina..., la costituzione..., una crisi... tutto! fuorché la Madonna. E concluse: « Forse che anche il medico, la medicina, le cause fisiche, e via discorrendo, non sono in mano di Dio? ». E convinse quel signore, il quale divenne suo amico.

Nel 1880 conchiuse il pranzo degli ex allievi con queste paterne parole: « Il nostro lieto banchetto è terminato; ma ad un altro v´invito che non avrà mai fine: a nome di Dio e di Maria Ausiliatrice v´invito al banchetto del Cielo, e prego e supplico che nessuno vi manchi ».

Nel 1886, a Barcellona, durante il banchetto a lui offerto dal grande benefattore Sig. Luigi Martí-Codolar, uno dei cinquanta commensali gli disse: « Oh Don Bosco, bisogna che lei preghi, affinchè noi ci ritroviamo tutti uniti nel Cielo, come siamo ora qui ». Il Santo, fattosi serio, lasciò cadere, nel silenzio generale, queste parole: « Io lo vorrei, ma non sarà così ». Queste parole causarono in tutti un visibile disagio. Ma Don Bosco per rasserenare gli animi riprese l´abituale sorriso e disse: « Ebbene, pregheremo la Madonna, che è tanto buona, ed Essa aggiusterà le cose ».

A Barcellona ancora, dopo aver benedetto una moltitudine che ad alte grida lo acclamava, esclamò: «Spero di rivedervi tutti in Paradiso... Lassù non più l´udienza di un povero prete, ma di Maria Santissima in persona, del suo divin Figlio Gesù, e non più per pochi minuti, ma per tutta l´eternità »(179).

Ispiriamoci, figliuoli carissimi, a questi luminosi esempi del nostro Santo Fondatore. Tutti possiamo mettere la nostra parola al servizio della causa Mariana. Facciamolo con santo zelo: e anche questa sia una pratica manifestazione del nostro amore per la Madonna; esso dal cuore deve salire alle labbra per accendere o aumentare, in chi ci ascolta, il fuoco della divozione a Maria Ausiliatrice.

b) Apostolato della penna. - Troppe volte le parole svaniscono, mentre gli scritti generalmente rimangono, rinnovando e prolungando il loro apostolato. A noi tocca valercene; secondo la nostra possibilità, per zelare la divozione a Maria Ausiliatrice.

1°) Vi è anzitutto lo scritto privato della nostra corrispondenza epistolare. Oh, compaia spesso nelle nostre lettere il Nome benedetto di Maria, quale luce che guidi i nostri pensieri, quale celeste profumo che ci inebbrii nel trattare l´aridità penosa degli affari, quale divino conforto che ci sollevi dalla preoccupazione snervante delle cose terrene!

Sappiamo del nostro Padre che non passava giorno senza ch´egli scrivesse qualche linea, o nelle lettere, o sopra immagini, in onore della Beata Vergine per ispirare devozione verso di Lei.

Stralciamo da lettere di Don Bosco a Cooperatori, Cooperatrici e Benefattori: « D. Rua mi portò sue notizie e mi rincresce assai, che i suoi malori abbiano aumentato le sue sofferenze. Dio sa quanto abbiamo pregato per la sua guarigione. Non fummo ascoltati, ma continueremo. Siamo però certi che le comuni preghiere nostre gioveranno al bene dell´anima. Abbia fede in Gesù e Maria Ausiliatrice... Il povero Don Bosco, tutti i suoi figli, giovani, chierici, preti, allievi, pregano per Lei: Maria ci ascolterà... Dio la benedica, sig. Conte Eugenio, e con Lei la Vergine protegga tutta la sua famiglia, li guidi tutti costantemente pel cammino della virtù, fino al Paradiso, ma con Lei e con questo povero scrivente insieme... Sabato, Assunzione della Santa Vergine al cielo, io pregherò e farò pregare questa buona Madre, perché generosamente Le ottenga buona e durevole sanità e santità e le tenga preparato presso di sé un posto in Paradiso. Tale grazia io domando per Lei, per i suoi parenti e amici... La Santa Vergine ricompensi degnamente le sue opere di carità, e ci ottenga da Dio le grazie necessarie per vivere nel tempo ed essere poi un giorno tutti insieme riuniti nella gloria dei beati in Cielo: Così sia... Dio ci benedica tutti e la Santa Vergine Maria protegga la Chiesa e benedica ed assista il suo Capo. Amen »(180).

Pregato di scrivere un pensiero sull´Album da presentare al nuovo Arcivescovo di Torino, Cardinale Alimonda, il Santo scrisse queste parole: Maria sit Tibi et omnibus Dioecesanis tuis auxilium in vita, levamen in augustiis et in periculis, subsidium in morte, gaudium in coelis. - Joannes Bosco Sacerdos, Rector Maior (Maria sia per te e per tutti i tuoi Diocesani aiuto in vita, sollievo nelle angustie e nei pericoli, soccorso in morte, gaudio in cielo. Sac. Giovanni Bosco, Rettor Maggiore)(181).

Non la finiremmo più, se volessimo citare tutte le espressioni di questo tenore: « Maria ci guidi... ci aiuti... sia nostra guida... sia tua guida »(182), usate da Don Bosco nella sua corrispondenza epistolare. Conchiuderemo ammirando 1´effusione di cuore con cui egli racconta una grazia di Maria Ausiliatrice: « Ieri l´altro, venerdì, Maria Ausiliatrice ha fatto una buona questua. Una signora che da un anno, era travagliata dalla gotta ed era incapace di fare un passo sulle sue gambe, si raccomandò alla celeste Benefattrice: si fece una preghiera con tutta la famiglia in onore dell´Augusto Sacramento dell´Altare. Che vuole mai! Dio è buono, Dio è grande! Terminavano le preghiere e la benedizione e l´altra gettò via le stampelle, e si levò in piedi e nella meraviglia di tutti si pose liberamente a camminare. Ieri andò a fare le sue divozioni alla Consolata, di poi venne a fare una graziosa oblazione per la chiesa, che ci servì appunto a pagare il capomastro, il quale attendeva danaro. Sia sempre benedetta la grande Madre del Salvatore »(183).

2°) Ma oltre all´apostolato della corrispondenza epistolare vi è quello della pubblica stampa. Lo scrivere, stampare e diffondere buoni libri, che noi dobbiamo compiere in omaggio all´articolo 80 delle nostre Costituzioni, è della massima importanza in questi tempi calamitosi, in cui urge istruire e ricondurre a Dio e alla Chiesa la gioventù e le masse operaie. Ci stimoli e conforti l´esempio datoci da S. Giovanni Bosco nel fondare e sostenere le Letture Cattoliche. Il suo affetto per la classe degli operai era appunto uno dei moventi a fargli scrivere i suoi libretti. Di qui, lo studio del Santo per adattarsi alla mentalità del popolo; di qui, le seguenti direttive, ch´egli inviò in proposito a un marchese di Roma nei 1858: « Debbo in tutti i casi prevenirla... di badar bene che i temi siano adattati al popolo con dicitura, stile e sentimenti semplici... I collaboratori che mi accennava non fanno per questi lavori; essi sono abituati a parlare a gente colta e sarebbe una vera rarità se giungessero ad abbassarsi e farsi intendere dal popolo ».

Nell´apostolato della buona stampa si possono incontrare ostacoli di ogni genere, anche assai gravi. Il nostro Padre li ebbe appunto per le Letture Cattoliche; ma li superò con coraggio non comune perché aveva per guida e conforto Maria Santissima. Anzi, fin dal 1852 aveva messo il disegno di tale pubblicazione sotto la protezione della Madonna, recandosi appositamente in pellegrinaggio al Santuario di Oropa.

Alla Vergine benedetta Don Bosco, sacerdote novello, consacrò le primizie dei suoi scritti. Con la Vita di Luigi Comollo dimostrava la protezione di Maria in vita e in morte per un chierico suo divoto. Con la Corona dei Sette Dolori di Maria dava una prova eloquente della sua pietà e del suo zelo per la passione di Gesù e gli spasimi della Celeste Madre.

Egli poi non si rifiutava mai quando trattavasi di glorificare Maria Santissima. La sua penna aveva già scritto e si apparecchiava a descrivere le apparizioni, i santuari, le grazie della Madonna alla Salette, a Lourdes, a Spoleto e in altri luoghi; e nel 1868 consegnava le sue memorie storiche del Santuario della Vergine Santa posto nella Pieve del villaggio di Ponzone, in diocesi d´Acqui.

Quando fu emanata la Bolla Ineffabilis, con la quale Pio IX aveva proclamato dogma di fede l´Immacolata Concezione di Maria Santissima, l´Abate Domenico Sire, membro della Compagnia di S. Sulpizio, professore e direttore del Seminario di Parigi, ebbe la felicissima idea di farla tradurre in tutte le lingue e in tutti i dialetti parlati dai cattolici nel mondo. Per compiere questo omaggio alla Beata Vergine egli ricorse all´aiuto di moltissimi personaggi di ogni condizione, e anche a Don Giuseppe Apollonio di Venezia per qualche dialetto dell´alta Italia. Ora Don Bosco ebbe la gioia e l´onore di rendere a Don Apollonio più facile il compito, sia cooperando a quel lavoro, sia mettendolo in relazione coi più distinti letterati del Piemonte.

Ma dove brillò particolarmente l´apostolato della penna, illuminato e indefesso, di San Giovanni Bosco fu nelle pubblicazioni riguardanti Maria Aiuto dei Cristiani. Non volendo qui ripetere cose già dette nei primi capitoli di questa Circolare, mi limiterò a questa sola testimonianza di Don Lemoyne: « La potenza di Maria, invocata col titolo di Ausiliatrice, benché fosse già conosciuta in molti luoghi, era, diremmo, quasi ristretta in un certo numero di famiglie; ma non appena la stampa prese a parlarne, si dilatò come scintilla elettrica la confidenza in Lei »(184).

Tocca a noi, Figliuoli carissimi, emulare anche in questo settore lo zelo del nostro Padre, servendoci all´uopo dei nuovi mezzi e accresciuti accorgimenti della moderna arte del libro.

Oh, sì! concorrano le nostre moltiplicate pubblicazioni Mariane, non altrimenti che i nostri scritti privati, a propagare sempre più la conoscenza e la divozione a Colei, che è la potente e misericordiosa Ausiliatrice dei Cristiani.

c) Apostolato dell´opera. - Anche parlando poco, e nulla scrivendo, si può propagare la divozione a Maria Ausiliatrice, purché là, ove mancano parole o scritti, intervenga caritatevole e generosa l´opera di ognuno di noi in onore della nostra Madre celeste.

Nessun titolo Mariano è così attivo, dinamico e universale quanto questo di Aiuto dei Cristiani. Aiutare il nostro prossimo con opere di carità per amore dell´Ausiliatrice è onorare splendidamente questo Titolo, propagandone efficacemente la conoscenza e la venerazione.

S. Giovanni Bosco insisteva appunto sulla necessità di concorrere a qualche opera di carità e di religione in onore di Lei e prometteva una protezione speciale della Madonna per tutti coloro che si occupassero degli interessi di Maria Ausiliatrice.

Fra questi interessi occupa un posto preminente la cristiana educazione della gioventù. Don Bosco nel maggio 1883, parlando alle Cooperatrici, dimostrò che Maria ama la gioventù e quindi ama e benefica quanti della gioventù si prendono cura. Maria - spiegava il Santo - ama i piccoli per questi motivi: perché è Madre, e le madri hanno maggior tenerezza per i figli ancor fanciulli che non per quelli già adulti; perché i piccoli sono innocenti; perché questi son più facili a essere sedotti e quindi più degni di compassione, di aiuto e di difesa; perché le rappresentano più al vivo il suo Gesù, che passò l´infanzia, la fanciullezza e la gioventù sotto i suoi occhi. Di qui deriva che Maria ami e favorisca le persone che attendono al benessere spirituale e corporale dei giovanetti, e ottenga loro da Dio grazie speciali. « Vedete - proseguiva - questa chiesa. Pochi anni fa qui era un campo di meliga, di fagiuoli e di patate. Ci voleva una chiesa per radunare i giovanetti vicini e molti altri lontani. Orbene, perché essa era destinata a vantaggio della gioventù da istruire nel santo timore di Dio, Maria vi concorse in modo mirabile e la fece venire su, direi, a forza di miracoli operati a pro di coloro che vi portavano il proprio obolo ».

Raccontati poi alcuni fatti prodigiosi che accaddero nel tempo della costruzione, continuò: « Né i favori di Maria cessarono al compimento della fabbrica; anzi continuano più di prima. Sono. cose che fanno piangere di tenerezza. Ultimamente in Francia, dovunque io passavo, mi si narravano guarigioni inaspettate, cessazioni di liti e di discordie, conversioni sospirate e tante altre grazie ottenute per intercessione di Maria Ausiliatrice da persone che si erano fatte benefattrici della povera gioventù »(185).

E non soltanto il bene della gioventù, ma ogni interesse di Dio, ogni interesse della Chiesa Cattolica, è interesse di Maria Aiuto dei Cristiani: ed è pure interesse dei suoi divoti; ai quali si presenta pertanto un panorama di apostolato operativo, a onore dell´Ausiliatrice; ampio quanto il mondo e durevole fino agli estremi limiti del tempo.

Dopo tali considerazioni non ci meraviglieremo più, noi fortunati figli dell´Apostolo di Maria Ausiliatrice, di trovare nel primo capitolo delle nostre Costituzioni un sì vasto programma di lavoro, davvero degno di Colei che fu ed è l´Ispiratrice, la Madre e il Sostegno dell´umile nostra Congregazione.

Detto capitolo ci raccomanda « ogni opera di carità spirituale e corporale verso i giovani, specialmente i più poveri », per mezzo di Oratori Festivi, Ospizi, Scuole Professionali ed Agricole, Case per aspiranti al sacerdozio, Istituti scolastici, Missioni estere.

Anche per le altre classi di persone ci inculca l´apostolato della parola e della penna, la diffusione della buona stampa, l´aiuto a chi fa gli Esercizi Spirituali, la cura di pii sodalizi e persino di parrocchie; anzi, in casi eccezionali, ogni altra opera di carità e di beneficenza.

Chi di noi non vede, in tanta vastità di lavoro da compiere, un invito alla Società Salesiana di correre in aiuto a tutte le anime bisognose; seguendo Colei che è l´Aiuto di tutto il popolo cristiano.

Ebbene, compiendo la parte di lavoro affidataci dall´ubbidienza, irrobustiamo in noi la soave certezza di cooperare con tutti i nostri Confratelli, con le Figlie di Maria Ausiliatrice, con i Cooperatori ed Ex allievi, con i Divoti di Maria Ausiliatrice sparsi per tutto il mondo, alla glorificazione della nostra Madre. Questo contributo dell´opera nostra all´apostolato Salesiano sarà l´omaggio più bello che possiamo offrire a pratica dimostrazione della nostra divozione a Maria Santissima, Aiuto dei Cristiani.

15. - PROPAGARE FRA TUTTI LA DIVOZIONE A MARIA AUSILIATRICE.

Date le attività proprie della Società Salesiana, noi accostiamo molte classi di persone, e così ci si presentano innumerevoli occasioni di spargere in molti cuori il buon seme che dia poi fiori e frutti di devozione Mariana.

Del nostro Santo Fondatore, è detto che tanto amava la Madonna da parere che non vivesse che per Lei. Questa devozione raccomandava di continuo a tutti, predicando, confessando, tenendo discorsi famigliari, con urna tenerezza filiale che traspariva dal suo volto. Visitava sovente i santuari della sua celeste Madre. Aveva sempre con sé medaglie benedette e immagini di Maria Santissima, che distribuiva volentieri, massime ai fanciulli che si affollavano intorno a lui, raccomandando loro di portarle devotamente addosso e di pregare tutti i giorni la Madonna(186).

Sia ancora il nostro dolcissimo Padre a insegnarci come si possa praticamente fare dell´apostolato Mariano tra le distinte categorie di persone, entro o fuori il nostro ambiente.

a) Tra i Confratelli. - Non possiamo accendere gli altri, se prima non ardiamo noi, Salesiani, di amore per Maria Ausiliatrice.

Don Bosco si studiava appunto di ravvivare nei membri della Congregazione questa fiamma, affinché si dilatasse in incendio universale.

Si serviva a tale scopo delle conferenze, tra le quali ve ne era una speciale di riconoscenza alla Madonna per le tante grazie accordate all´Oratorio. Fino dall´anno 1842 era solito tenerla nel giorno dell´Immacolata: se qualche rara volta ne era impedito, non ometteva mai di farla prima che l´anno terminasse.

« La nostra Pia Società - soleva ripetere - è una delle ultime Congregazioni religiose, ma come le altre fu suscitata dalla bontà di Maria Santissima che di tutte si può dire la fondatrice e la madre, dal Cenacolo fino ai giorni nostri ».

Affermava pure « essere la nostra Congregazione destinata a cose grandissime ed a spargersi per tutto il mondo, se i Salesiani saranno sempre fedeli alle Regole date loro da Maria Santissima ».

Dalla Madonna prendeva le mosse per incoraggiare alla santità, come quando scrisse ai suoi figli di Lanzo: « Faccia la Santa Vergine che, quanti sono gli abitanti, altrettanti siano i santi. Amen ».

In occasione di scampati pericoli ringraziava, dopo il Signore, la Madonna. Iniziava così la circolare ai Salesiani dopo il terremoto della Riviera Ligure di Ponente: « Anzitutto vi invito a ringraziare Iddio e la SS. Vergine Ausiliatrice, che ci risparmiarono il dolore di avere delle vittime tra i nostri, nonostante che varie nostre Case esistano appunto nel luogo dove fu maggiore il disastro ».

Per animare i confratelli ricorreva spesso al pensiero di Maria Ausiliatrice. In occasione, in cui un confratello libraio e provveditore si era impegnato più del conveniente, il buon Padre, dopo aver riflettuto, disse infine: « Basta, pregherò la Madonna che faccia Essa, che può ». Al chierico Francesia, la cui madre era stata colpita in modo fierissimo dal colera, Don Bosco disse mostrandogli la statua di Maria: « La vedi? Essa ti guarirà infallantemente la madre se le prometti di consacrare, quando sarai prete, in modo particolare la tua vita per propagare la sua gloria e la sua divozione ». Interrogato da un prete novello in qual modo potrebbe cavarsi d´impaccio caso mai, in angustia di tempo, fosse stato invitato a fare una predica, rispose: « Sarà bene prevenire questi casi, ed io consiglierei che fin d´ora tu incominciassi a preparare alcune prediche le quali possano, in un bisogno, valere per qualunque circostanza. Per esempio, componi la prima predica sulla Madonna prendendo a dimostrare: 1° la Madonna essere Madre di Dio; 2° la Madonna madre nostra. È un argomento che vale per tutte le feste di Maria ». A tutti i Confratelli raccomandava: « Distribuite immagini, libretti, medaglie che ricordino la bontà di Maria Santissima. Incoraggiate gli alunni a cantare le sue lodi, a celebrare le sue novene e le sue feste, i suoi sabati, e loro fate notare le indulgenze concesse per tali occasioni dalla Santa Sede. Abbiate per questa Madre Santissima un´ardente divozione: Sileat misericordia tua, Yirgo Beata, si quis est qui te invocatam in necessitatibus meminerit defuisse (Cessi la tua misericordia, o Vergine Beata, se v´è alcuno che ricordi d´averti invocata invano nei suoi bisogni. S. Bernardo, Serm. 4 de Assumptione).

Figliuoli carissimi, rinnoviamo al nostro Santo Fondatore la promessa di seguire fedelmente i suoi ammonimenti e di sforzarci anzitutto di incrementare la divozione alla Madonna tra i nostri stessi Confratelli.

Diciamogli che, col cercare e coltivare nuove vocazioni alla nostra Società, vogliamo rivivere la gioia da lui provata e i sentimenti da lui espressi nel 1877 dopo la professione perpetua del Conte Cays e quella triennale di tre chierici e un coadiutore: « In questo giorno dedicato a Maria Immacolata - diceva il buon Padre - io godo una grande consolazione nel trovarmi con tutti i miei figli Salesiani, professi, ascritti ed aspiranti, e nel poter ad essi tutti radunati insieme indirizzare la mia parola. Godo fra le altre cose fatte in suo onore, vi siano state or ora parecchie professioni religiose, che sono le offerte più grate che si possono fare a Dio ed alla sua Santissima Madre. Rese maggiormente solenne questa festa il rinunciare che alcuni fecero alla propria volontà ed ai propri commodi per far piacere a Maria, dedicandosi al servizio del suo Divin Figlio Gesù ». E conchiudeva, dopo aver accennato alla divina promessa della vita eterna: « E noi tutti, o Salesiani, ci arriveremo, conservando il tesoro della nostra vocazione, osservando le nostre regole e mantenendoci sempre sotto la protezione di Maria Santissima, che tanto vuole favorirci ».

Promettiamogli infine che non ci cadranno mai di mente le sue umili e accorate parole: « Ah se tanto io, come voi, o cari figliuoli, avessimo avuto più fede, più confidenza in Dio e in Maria SS. Ausiliatrice, migliaia di più sarebbero state le anime da noi salvate! »(187).

b) Tra i giovani. - « I giovanetti - lasciò scritto San Giovanni Bosco - sono la delizia di Gesù e di Maria »(188). Orbene, il più grande ideale della nostra missione cristianamente educatrice è proprio questo: far sì che Gesù e Maria diventino le delizie dei giovanetti alle nostre cure affidati. E come raggiungerlo?

1°) Il pensiero corre subito a quella che dal Santo Pontefice Pio IX venne chiamata la Casa miracolosa, ossia all´Oratorio di Valdocco, ove la mano stessa della Vergine benedetta curava il fiorire delle più elette virtù, e si viveva - al dire del nostro Santo Fondatore - « in mezzo alle grazie e ai miracoli della Madonna ».

Noi paghiamo sempre volentieri un tributo di rinnovata ammirazione ogni qual volta sentiamo ricordare i numerosi fatti straordinari accaduti all´Oratorio, vivente il nostro grande Padre. « Maria ci vuol troppo bene - confidava egli una volta al segretario. - È inutile che i nostri giovani tentino di nascondere quello che hanno in cuore; io lo vedo e lo rivelo ». « Sono venuta perché voglio molto bene a questa casa - spiegò la Madonna apparendo a un giovane studente, infermo nell´Oratorio. - Ti dico quello che desidero da ciascuno di voi, e tu lo riferirai confidenzialmente ad ognuno dei tuoi compagni e in modo speciale a quelli di questa camerata » . Nel 1871 la Vergine benedetta condusse Don Bosco a fare un giro per le camerate per indicargli che fra i giovani uno doveva presto morire, perché lo preparasse al gran passaggio. « Sovente - annotava Don Barberis - accade questa visita alle camerate »(189).

Lo stesso nostro Padre confidava: « Di quando in quando noi abbiamo avuto in casa giovani che nella preghiera ricevevano grazie proprio straordinarie e mi venivano a narrare colloqui avuti col Santissimo Sacramento o col Crocifisso o con la Beata Vergine. Anche quest´anno fra i giovani io vedo cose speciali: non è uno, ma sono più ». Altra volta discorrendo con alcuni dei suoi preti, prese a dire della bontà di alcuni giovani e li assicurò che, non da gran tempo, ne aveva visti due mentre si confessavano, staccarsi da terra e stare per qualche minuto sollevati in aria. « Uno di essi, soggiunse, cominciò a prendere un po´ di slancio verso di me e poi si sollevò da terra quasi a mezza altezza dell´inginocchiatoio. Finita la confessione; adagio adagio si riabbassò e s´inginocchiò a dire l´atto di contrizione. I compagni che lo attorniavano mi pare che non se ne siano accorti. Quand´io, passando per il cortile, m´imbatto in quei due, ne ho soggezione. Sono giovani vispi all´estremo e perfettamente in moto; i compagni li ritengono per buonissimi, ma nessuno s´immagina quanto siano buoni ».

Diceva altra volta nell´intimità: « Molti attribuiscono a me il poco bene che la Congregazione Salesiana fa; ma s´ingannano. Se Don Bosco ha fatto e fa un po´ di bene, lo deve ai suoi figli. Il Signore diede a Don Bosco dei figli tanto virtuosi, che questi fanno veri miracoli e pei meriti di essi Don Bosco va avanti come in trionfo; il mondo crede che sia opera di Don Bosco, mentre è tutto dovuto ai suoi figli. Potrei contare molti fatti in conferma del mio dire; ma bastino i seguenti. Un giorno io entravo nella chiesa di Maria Ausiliatrice dalla porta maggiore, verso sera, e quando fui circa a metà della chiesa, osservando il quadro, vidi che la Madonna era coperta da un drappo oscuro. Tosto dissi fra me stesso: - Chi sa perché il sacrestano abbia coperto l´immagine della Madonna? - Ed avvicinandomi più verso il presbiterio, vidi che quel drappo si muoveva. Poco dopo calava giù lentamente finché toccò il pavimento, adorò il Santissimo Sacramento, fece il segno della croce ed usci fuori passando per la sacrestia. Quel drappo era un figlio di Don Bosco, che in un´estasi d´amore si era innalzato fin vicino all´immagine di Maria Santissima per meglio vederla, contemplarla, amarla, baciare i suoi piedi immacolati. Un´altra volta entrava in chiesa dalla sacrestia e vidi un giovane innalzato all´altezza del santo Tabernacolo dietro del coro, in atto di adorare il Santissimo Sacramento, inginocchiato nell´aria, con la testa inclinata ed appoggiata contro la porta del Tabernacolo. Lo chiamai per nome ed egli tosto si riscosse e discese per terra tutto turbato, pregandomi di non palesarlo ad alcuno. Ripeto che potrei contare molti altri fatti simili per far conoscere che tutto il bene che fa Don Bosco, lo deve specialmente ai suoi figli »(190).

2°) Venendo ora alla nostra Casa, a quella cioè in cui ciascuno di noi vive e lavora, è certo che dobbiamo tendere a fare di essa una riproduzione dell´Oratorio di Valdocco: non però avendo di mira quei carismi e fatti straordinari che Dio distribuisce a chi e come e quando vuole, bensì coltivando un ambiente propizio al fervore Mariano.

Ricordiamo anzitutto che, al dire di Don Bosco, basta che un giovane entri in una Casa Salesiana, perché la Vergine Santissima lo prenda subito sotto la sua protezione speciale. E ricordiamo pure che, specialmente quando si tratti di ricondurre a Dio giovani che lo hanno abbandonato, dobbiamo accrescere a mille doppi la nostra fiducia in Lei rivolgendole preghiere più frequenti e infuocate.

All´Oratorio rimase memorabile l´accettazione fatta nel 1860 da Don Bosco, per circostanze straordinarie, di sette giovinastri in sui diciotto anni, oziosi, vagabondi, capaci di qualunque cattiva azione, ai quali il nostro Padre aveva offerto ricovero, lavoro e vitto. Il Santo, radunati gli alunni intorno a sé nel cortile, a parte, disse loro dopo qualche avviso: « Con questi nuovi venuti bisognerà usare molta pazienza! Mi raccomando ». Infatti ogni parola che loro usciva di bocca era una bestemmia o una sconcezza. Alla sera entrati in camerata, ridevano sgangheratamente, vociavano; interrompevano la lettura, fischiavano il chierico assistente che li ammoniva di far silenzio. Alcuno, quando fu vestito e calzato bene, scomparve giorni dopo dall´Oratorio; quelli che rimasero furono avviati a un mestiere. È facile intendere quale fatica ci volle per disporli al bene. Eppure Don Bosco, non andò lungo tempo, che facendosi amare, li mise sul buon sentiero. Un buon chierico però aveva affrettato il momento della loro conversione. Commosso della vita disgraziata di questi giovani, e delle irriverenze che commettevano in chiesa, pregava con tutta l´anima Maria Santissima, affinché nel suo mese di maggio volesse loro toccare il cuore. Passarono alcuni giorni, quando uno di questi, una sera dopo la Benedizione, andò a cercare il detto chierico e tutto commosso lo pregava di volergli insegnare il modo di mutar vita; soggiungendo che essendo in chiesa mentre si cantava Sia benedetta la santa Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, gli era parso di vedere che la Madonna dal suo altare gli tendesse amorosamente le braccia. Il chierico gli suggerì di fare una confessione generale; e la fece. Da quel punto il fortunato giovane incominciò e perseverò negli anni seguenti ad essere l´esemplare degli altri, specialmente nella compostezza in chiesa(191).

3°) Serviamoci opportunamente delle esortazioni ai giovani per animarli alla divozione a Maria Ausiliatrice. Si può dire, come attesta Don Rua, che Don Bosco non sapeva parlare ai suoi allievi senza raccomandare la divozione a Maria Santissima, e specialmente per insegnar loro a conservare la purità raccomandava vivamente la divozione a Lei.

Una sera disse loro: « Miei figliuoli, se venisse. ora la morte, sareste voi preparati? La maggior parte spero di sì; ma alcuni disgraziatamente no, perché sono in peccato mortale. Oh! se essi vedessero che brutto ceffo hanno alle spalle, inorridirebbero... Il demonio, miei cari figliuoli, gira intorno a voi ed io lo vedo, cercando di divorarvi. Esso viene dietro alle vostre spalle ed ora vi prende e tiene per un piede ed ora per l´altro, sperando di farvi cadere: ed ora vi afferra per tutti e due i piedi. Ma avete dinanzi una bella Matrona, la quale vi porge la mano e voi sostenendovi a quella è impossibile che cadiate. Che direste di certuni che in tanto pericolo rifiutano il soccorso della bella Matrona, respingono quella mano benedetta, le danno sopra dei colpi, e l´addentano infuriai? La Matrona ritira la sua mano e dice loro: - Infelici! Voi rifiutate il mio soccorso? Ebbene perdetevi, giacché così volete. Io ho fatto di tutto per salvarvi: siete voi che non avete voluto, voi la sola causa della vostra perdizione. - Miei cari figliuoli, quel brutto ceffo è il vostro nemico, il demonio; la bella Matrona è Maria Santissima ».

Nell´esortare i giovani a osservare il silenzio secondo la regola diceva: « Non voglio imporlo con minacce o castighi; ma lascio alla coscienza di ciascuno il mettere diligentemente in pratica questo avviso. Sappiate che continuando con tale ordine è un vero piacere che fate a Don Bosco. Ma non fatelo solo per questo motivo; fatelo per piacere al Signore e alla Beata Vergine ».

Suggerendo agli studenti alcuni mezzi per studiare, disse che il principale è questo: Ricorrere sempre alla protezione di Maria Santissima. « Maria è sede della sapienza; quindi avanti di studiare la lezione, prima di incominciare la spiegazione degli autori, prima di fare la composizione, non dimenticatevi mai di dire un´Ave alla Santa Vergine e poi soggiungete: Sedes sapientiae, ora pro nobis ». E in una lettera da lui scritta dal Santuario di Oropa ai suoi figliuoli studenti dell´Oratorio leggiamo: « Sono andato dinanzi al prodigioso altare di Lei e le ho promesso che, giunto a Torino, avrei fatto quanto avrei potuto per insinuare nei vostri cuori la divozione a Maria. E raccomandandomi a Lei ho dimandato queste grazie speciali per voi. - Maria, le dissi, benedite tutta la nostra casa, allontanate dal cuore dei nostri giovani fin l´ombra del peccato; siate la guida degli studenti, siate per loro la sede della vera Sapienza. Siano tutti vostri, sempre vostri, e abbiateli sempre per vostri figliuoli e conservateli sempre fra i vostri divoti. Credo che la Santa Vergine mi avrà esaudito e spero che voi mi darete mano, affinché possiamo corrispondere alla voce di Maria, alla grazia del Signore. La Santa Vergine Maria benedica me, benedica tutti i sacerdoti e chierici e tutti quelli che impiegano le loro fatiche per la nostra casa; benedica tutti voi; Ella dal cielo ci aiuti, e noi faremo ogni sforzo per meritarci la sua santa protezione in vita ed in morte. Così sia »(192).

4°) Approfittiamo inoltre delle Associazioni Giovanili, che devono fiorire nella nostra Casa.

Il Piccolo Clero fu inaugurato da S. Giovanni Bosco novanta anni fa, e precisamente nella Festa della Purificazione di Maria Vergine del 1858(193). L´aver scelto tale data Mariana non fu a caso: e sta a indicare che questi nostri chierichetti devono ottenere dalla Madonna esemplarità di vita, candore di purezza e fervore di pietà, per circondare, degnamente, quali terrestri Serafini, l´Agnello Immacolato nascosto sotto i veli eucaristici.

I soci delle Compagnie Religiose devono segnalarsi nel moltiplicare gli atti di ossequio alla Vergine Santa. La Compagnia di S. Luigi infatti esorta gli imitatori del celeste Titolare a coltivare la « virtù di Maria ». Ogni socio della Compagnia del Santissimo Sacramento nell´atto di accettazione riceve « il regolamento della Compagnia con una medaglia benedetta da portarsi al collo in onore del SS. Sacramento e di Maria Santis­sima ». Lo schema primitivo della Compagnia di S. Giuseppe incominciava così: « Noi (e qui seguivano i nomi dei primi iscritti), abbandonati intieramente nelle mani dell´amorosis­sima nostra Madre Maria Santissima e del purissimo suo Sposo S. Giuseppe, nostro special Patrono, proponiamo di menare una vita del tutto esemplare ». E tra le regole speciali recava la seguente: « 5° All´ora stabilita ci recheremo con sollecitudine al luogo destinato per la conferenza, abbandonando di cuore per amore di Maria Santissima quel poco di ricreazione, cui Ella sicuramente accetterà come un grazioso omaggio di noi suoi cari figli ». Soprattutto i Soci della Compagnia dell´Imma­colata dovranno eccellere in fervore Mariano. A1 riguardo scrive Don Lemoyne: « Per gli adulti interni di virtù soda c´era la Compagnia dell´Immacolata, che li esercitava nella carità spi­rituale verso i compagni e ai quali udimmo Don Bosco pro­porre affettuosamente come modello S. Giovanni Evangelista, il quale aveva meritato per la sua innocenza e per il suo zelo di ricevere in custodia Maria Santissima ». In una conferenza ai soci dell´Immacolata Don Bosco disse che considerava questa Compagnia come la sua guardia imperiale: e siccome un impe­ratore si tiene sempre sicuro in trono e mette in fuga i suoi nemici, finché si mantiene in piedi e forte la guardia imperiale, così egli sperava con detta Compagnia di sbaragliare i nemici delle anime e conservare nella casa il trono del Signore. Per questo motivo il nostro Padre pose come prima, tra le racco­mandazioni per il buon andamento delle Case, il promuovere la Compagnia della SS. Vergine Immacolata, « di cui debbono specialmente far parte gli aspiranti Salesiani »(194).

Anche tra le nostre Associazioni Interne di Azione Cattolica dev´esserci una santa gara nel salutare Maria col titolo di « Aiuto dei Cristiani ». E qui ci si consenta di far nostro il voto di un dotto padre Benedettino, il quale scriveva: « È un voto il mio, che mi sta in cuore da molto tempo, e che mi piace di esporre qui, in fine di questi miei pochi pensieri sui particolari legami che stringono l´Azione Cattolica alla SS. Vergine. Oggi non è più il tempo delle crociate e delle lotte cruente contro l´islami­smo, che in altri secoli fu la spada di Damocle per la civiltà cristiana. Oggi il nemico non è più la barbarie saracena o il fanatismo arabo; ma è un nemico raffinato, seducente, socie­vole; è lo spirito del mondo, oggi più che mai impregnato dei miasmi di tutte le umane perversioni: è la dilagante e imperante corruzione dei costumi, che rende pensierosi ed inquieti pure i reggitori della pubblica cosa; è la cultura anticristiana che, attraverso il giornale, il libro, il teatro, il cinematografo e cento altri mezzi di diffusione, penetra dovunque, come il pulviscolo atmosferico. Insomma la guerra c´è ed è implacabile; il nemico c´è ed è terribile; il campo di battaglia c´è ed è vasto quanto il mondo. Ed ecco l´Azione Cattolica, la bella armata della Chiesa, con le sue varie articolazioni ed i suoi specializzati reparti, con i suoi programmi dettati dalla suprema Autorità della terra, con le sue sezioni minori, pulsanti di vita e di spe­ranze, ecco l´esercito di Dio pronto a tutte le audacie ed a tutti gli eroismi. Non viene spontanea l´idea di dare a quest´armata di Cristo Re, votata a tanti rischi, circondata da tante insidie, combattuta in fondo non dal mondo soltanto e dagli uomini, ma da Satana e dalle potestà delle tenebre, la stessa celeste Patrona che ebbero già le antiche armate cristiane, e con lo stesso titolo che quelle la invocarono? Sì, parta da queste pa­gine per la prima volta il supplice grido, che vorremmo presto sentir echeggiare dovunque tra le fila dei cattolici militanti: O Maria, Aiuto dei cristiani, proteggi l´Azione Cattolica! »(195).

5°) Adopreremo pure il gran mezzo della musica, ricordando come S. Giovanni Bosco seppe utilizzare il fa­scino delle esecuzioni musicali per attirare divoti alla Vergine Ausiliatrice(196).

Più umile, ma non meno importante, fu la cura di S. Gio­vanni Bosco perché i suoi giovani imparassero molte lodi sacre, tra le quali moltissime in onore della Beata Vergine. Narra un allievo dei primi tempi dell´Oratorio: « Don Bosco voleva che Maria Santissima fosse lodata continuamente dai suoi giovanetti. Quante laudi io ricordo d´aver cantato in sua compagnia! Tanto era l´entusiasmo da lui ispirato per la Madonna, che una do­menica ritornando egli dall´Oratorio dell´Angelo Custode in re­gione Vanchiglia, seguito da uno stuolo numerosissimo di gio­vani, tra i quali io pure mi trovava, intonò il canto Mille volte benedetta, o dolcissima Maria, che noi cantammo ad alta voce traversando la piazza Emanuele Filiberto ». E quante volte Don Bosco udì cantare in sogno la lode tanto cara Lodate Maria! Il 7 maggio 1861 egli stesso alla sera insegnò ai giovani il modo di cantar bene la lode Noi siam figli di Maria cantando per intero e poi facendo ripetere da tutti quel canto. Fin dal 1858 il nostro Padre aveva ottenuto dal Sommo Pontefice Pio IX speciali indulgenze a chi gratuitamente avesse insegnato il canto delle laudi sacre e a coloro che si fossero in modo particolare occupati a cantare lodi sacre in chiesa per la pia pratica del Mese Mariano; purché le laudi avessero l´approvazione della Autorità Ecclesiastica.

Lo zelo di S. Giovanni Bosco non si arrestò davanti alle prime gravi difficoltà. Per ritenere in tono i suoi discepoli ed anche per accompagnare le lodi alla Madonna col suono, nel luglio del 1847 comprava per dodici lire una fisarmonica. Per la sua cappella-tettoia provvedeva il 5 novembre 1847 anche un organuccio, che gli era costato la somma favolosa di trentacinque lire. Suonavasi col manubrio e i pezzi musicali del suo cilindro portavano l´Ave Maris Stella, le Litanie della Madonna, il Magnificat con qualche altro inno della Chiesa. Poi un benefattore gli regalò un cembalo, o meglio una vecchia spinetta, che gli era costata trenta lire. Ora, davanti ai sempre più moderni organi che adornano le nostre chiese e cappelle, sorridiamo al ricordo di quei primi strumenti musicali di Don Bosco; ma dovremo sempre studiarci di emulare lo zelo con cui questi ultimi furono usati a onore di Dio e della Vergine Maria.

Anche la banda musicale concorreva a rendere più solenni le feste della Madonna. E la cronaca dell´Oratorio ricorda la devota funzioncina con cui, 1´8 Dicembre 1861, fu benedetta la statua dell´Immacolata sulla cima del frontone delle camerette di Don Bosco, presso il luogo colpito dal fulmine. Dopo la solenne benedizione della statua e una brevissima, ma calda esortazione di Don Bosco ad onorare, ad amare, a confidare sempre nella gran Madre di Dio, il buon Padre intonò il canto Lodate Maria; e i giovani lo proseguirono sino alla fine, con un affetto e slancio indescrivibile, accompagnati dalla banda musicale, che gareggiava alla sua volta nel riempire l´aria di armoniosi concenti a gloria e in ringraziamento alla nostra celeste Protettrice(197).

6°) Le Accademie e il Teatrino dovranno concorrere a stimolare i nostri allievi nell´amore a Maria Ausiliatrice.

Allorché S. Giovanni Bosco procurava ai suoi giovani, per utile sollievo, l´occasione di recitare, « voleva che si esponessero i princìpi e le massime di nostra santa fede, o poesie che riguardassero, qualche mistero della religione, o i privilegi e le glorie della Santissima Vergine, o alcuni fatti della Santa Scrittura ».

La solenne definizione dogmatica dell´Immacolata Concezione venne celebrata all´Oratorio con solenni funzioni religiose e anche con una bella accademia e con musiche.

Nel terzo giorno dell´Ottavario della Consacrazione del Santuario di Maria Ausiliatrice, si tenne in Valdocco una solenne accademia in onore della Madonna, presenti moltissimi in­vitati.

Nel dicembre del 1876 Don Bosco assistette con gioia a una piccola accademia dei novizi e filosofi nella loro nuova sala di studio. Dopo l´inno d´occasione furono lette prose e poesie in latino, in italiano, in francese e in tedesco. Un gruppo di chierici cantò perfino 1´Ave Maria in cinese(198).

Questi semplici e brevi richiami potrebbero essere moltiplicati con citazioni interminabili: ma anche in questa forma schematica essi mettono in evidenza la grande divozione di Don Bosco a Maria Santissima. Facciamo in modo che si aprano spesso le sale dei nostri Teatrini a spettacoli, accademie, congressini, giornate e commemorazioni d´indole Mariana: e scenderanno sempre più abbondanti le benedizioni di Maria Ausiliatrice sul nostro lavoro educativo.

7°) Finalmente, non dimentichiamo mai di valerci frequentemente delle preghiere dei giovani. Esse sono un ricco tesoro e un´arma potente per strappare da Dio, mediante l´intercessione della Vergine SS. Ausiliatrice, ogni sorta di grazie per noi, per la Casa, per 1´Ispettoria, per la Congregazione, per la Chiesa, per la Patria, per l´umanità.

« Le preghiere dei giovani sono potenti », diceva il nostro Santo Fondatore. E lasciò scritto nel suo Testamento: « Ho poi sempre esperimentato efficaci le preghiere e le comunioni dei nostri giovani »(199).

Educati così in un ambiente Mariano, i nostri allievi corrisponderanno sempre meglio alle cure dei loro educatori.

 

c) Tra i Fedeli. - Il nostro apostolato Mariano può e deve espandersi anche tra i fedeli, coi quali dobbiamo incontrarci per dovere di ufficio o di carità.

Un pensiero sulla bontà e potenza di Maria Ausiliatrice, detto opportunamente, potrà confortare, incoraggiare, rallegrare i nostri parenti e conoscenti, i parenti e benefattori dei nostri giovani, i nostri cari Ex allievi e Cooperatori, e far anche aprire i cuori a quella fiducia, che forse pareva ormai perduta per sempre.

1°) Ai nostri parenti facciamo qualche volta conoscere il pensiero lasciato da S. Giovanni Bosco ai chierici di S. Benigno nel 1885: « Una cosa che io desidero che teniate prima per voi e che poi raccomandiate anche ai vostri parenti, si è che tutti coloro che verranno in nostro aiuto, o spiritualmente o corporalmente, saranno dalla Madonna in modo visibile protetti ed Essa non potrà fare a meno di esaudire le loro preghiere »(200).

Anche alle Figlie di Maria Ausiliatrice il Santo aveva la delicatezza di ricordare e raccomandare che, scrivendo ai loro genitori, non mancassero di salutarli da sua parte, e più d´una volta fu udito dire: « La Madonna benedice quelle famiglie che danno le proprie figlie a questa Congregazione... Quando scrivete ai vostri parenti, dite che Don Bosco li saluta e che tutti quelli che hanno dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice saranno tutti salvi fino alla terza c ,alla quarta generazione! »(201).

2°) A chi è in bisogno di grazie non esitiamo a insinuare con evangelica franchezza il Date, et dabitur vobis (Date, e vi sarà dato), secondo questa spiegazione del nostro Padre: « Dio non ha detto Promittite et dabitur vobis (promettete e vi sarà dato), ma Date et dabitur vobis; quindi bisogna obbligare Iddio col far precedere l´opera buona. Dire a Dio: Se Voi fate, io farò, è una provocazione diffidente, e a Dio non vanno imposte condizioni. Chi si rimette pienamente a Dio, è impossibile che non venga esaudito... Se volete ottenere più facilmente qualche grazia, fate voi la grazia, ossia la limosina, agli altri, prima che Dio o la Vergine la facciano a voi »(202).

A persone arricchite e senza famiglia, che gli chiedevano come avrebbero potuto valorizzare il loro capitale, rispondeva: « I poveri siano i vostri depositari, i vostri banchieri, e la Madonna si farà garante del vostro versamento. Portate i vostri interessi alla Banca della Madonna, e grande sarà il frutto che ne avrete ».

Nel suo viaggio in Francia del 1883, dovunque arrivasse, riceveva sempre novelle prove della bontà di Maria Santissima invocata sotto il titolo di Aiuto dei Cristiani. Tutto questo commoveva talmente il Santo, che, parlandone, lacrimava; consolavalo inoltre il vedere come si dileguasse l´erronea opinione che si dovesse ricorrere a lui per aver grazie, bastando invece soccorrere le Opere Salesiane per esserne ricambiati dalla Santa Vergine, che le considerava come sue.

Assicurò un giorno il futuro Cardinal Cagliero: « Quelli che desiderano grazie da Maria Ausiliatrice aiutino le nostre Missioni, e saranno sicuri di ottenerle ». E lasciò scritto nel Testamento: « Si noti, si dica e si predichi sempre che Maria Ausiliatrice ha ottenuto ed otterrà sempre grazie particolari, anche straordinarie e miracolose, per coloro che concorrono a dare cristiana educazione alla pericolante gioventù con le opere, col consiglio e col buon esempio, o semplicemente con la preghiera »(203).

3°) Ai nostri Cooperatori e Benefattori parliamo spesso di Maria Ausiliatrice, come sapeva farlo il nostro Santo Fondatore.

« Io L´assicuro - scriveva - che ho viva fiducia che quanto Ella sarà per fare in questo caso eccezionale Le meriterà certamente copiose benedizioni dalla Beata Vergine Maria, nelle cose spirituali ed anche nelle cose temporali ».

« All´arte di domandare - fu scritto dopo la conferenza del nostro Padre alla Maddalena in Parigi - Don Bosco sa unire l´arte di ringraziare; né si è limitato a ringraziamenti dall´alto del pergamo per quanti gli prestavano il loro concorso, ma disse pure alle signore questuanti che la Vergine Ausiliatrice è la Provveditrice titolare di tutti gli ospizi salesiani e che esse questuando come avevano fatto per la gioventù povera e abbandonata, erano state le coadiutrici della Madre di Dio ».

Don Bosco stesso nel gennaio 1886 scrisse ai Conti Colle: « In questo momento Loro non solamente sono di sostegno delle nostre opere ed anche dei Salesiani, ma in questi giorni son divenuti quasi i soli nostri benefattori. Poiché in questi momenti le offerte sono diminuite in misura paurosa, massime nelle nostre case di Francia e nelle nostre Missioni d´America: Ma la nostra caritatevole questuante Maria Ausiliatrice comincia a venirci in aiuto con grazie straordinarie nella Russia, nella Prussia e segnatamente nella Polonia »(204).

Anche i nostri ringraziamenti saranno più graditi, se accompagnati dal ricordo della Madonna. Eccone qualche esempio, tra mille: « Assicuri ognuno della nostra gratitudine, delle nostre preghiere a Dio ed a Maria Ausiliatrice, affinché questa celeste Benefattrice li colmi dei suoi tesori nel tempo e li renda beati nell´eternità... La S. Vergine Maria doni ai benemeriti ed insigni oblatori lunghi anni di vita felice e la bella fortuna di andare un giorno a ricevere la corona di gloria in Cielo dalle mani della comune nostra Benefattrice, di cui in modo così sensibile si professano veri devoti... Non mancheremo di pregare ogni giorno Iddio affinché sopra loro scendano copiose le benedizioni del cielo e specialmente che Maria Ausiliatrice tenga dalle loro famiglie lontano il flagello della malattia che molti temono anche in quest´anno... Ringrazio te e la persona pia che manda franchi trenta per sua quarta offerta che fa a Maria Ausiliatrice. Dille così: Maria è potente e ricca: e non si lascerà certamente vincere in generosità dalla sua divota... Io intendo di raccomandare ogni giorno nella Santa Messa Lei e tutte le sue figlie, affinché Dio loro conceda il centuplo di quanto hanno fatto per questi poveri giovinetti; la Santa Vergine poi pagherà a tutti la parte sua... Sia benedetta e ringraziata la Santa Vergine Maria che per mano della sua caritatevole persona mi pagò generosamente la festa della Sua Assunzione al Cielo e della povera mia nascita. Dio le tenga preparato un posto presso di Lui ben degno di Lei sua figlia e di Maria sua protettrice »(205).

Seguendo i luminosi esempi del nostro Santo Fondatore, o Figliuoli carissimi, noi moltiplicheremo sempre più i nostri Cooperatori nel nome di Maria Ausiliatrice. « Ora si tratta della compera di quel terreno - disse in certa occasione il nostro Padre. - Ebbene Don Albera mi mandi la nota dei principali signori della città di Marsiglia; io scriverò loro. Qualche grazia di Maria Ausiliatrice farà il resto ». E in una riunione di ex allievi sacerdoti si espresse così: « La proposta del Curato della Gran Madre di eccitare ciascuno di voi all´incremento dell´Opera dei Cooperatori Salesiani, è una proposta delle più belle, perché i Cooperatori sono sostegno delle opere di Dio, per mezzo dei Salesiani... Ascoltate! Voi avete detto in questo momento che l´Opera dei Cooperatori Salesiani è amata da molti. Ed io aggiungo che questa si dilaterà in tutti i paesi, si diffonderà in tutta la cristianità. Verrà un tempo in cui il nome di Cooperatore vorrà dire vero cristiano! La mano di Dio la sostiene! I Cooperatori saranno quelli che aiuteranno a promuovere lo spirito cattolico. Sarà una mia utopia, ma pure io la tengo. Più la Santa Sede sarà bersagliata, più dai Cooperatori sarà esaltata; più la miscredenza in ogni lato va crescendo e più i Cooperatori alzeranno luminosa la fiaccola della loro fede operativa ».

Compia Maria Ausiliatrice questi voti del nostro Santo Fondatore. E noi, mentre procureremo che ogni Cooperatore Salesiano sia effettivamente vero cattolico, considereremo viceversa quale membro della Famiglia Salesiana ogni cattolico amante di Maria Ausiliatrice. Don Bosco in Parigi, proclamò: «Pio VII è il salesianissimo per eccellenza »: perché questo Pontefice aveva introdotto nella Chiesa il culto di Maria Ausiliatrice(206).

16. - PROPAGARE OVUNQUE LA DIVOZIONE A MARIA AUSILIATRICE.

Il nostro affetto filiale e riconoscente vorrebbe trovare ovunque il nome, la figura, una cappella o un tempio di Colei che è il potente Aiuto dei Cristiani.

Sull´esempio del nostro Santo Fondatore e Padre ciascuno di noi può far molto per la progressiva attuazione di detta generosa aspirazione dei nostri cuori.

a) Il nome di Maria. - « Sotto che titolo - chiese S. Giovanni Bosco alla suora incaricata dell´apertura di una casa succursale delle Bernardine di Esquermes - onorerete la Madonna nel nuovo monastero? ». La Superiora, rimasta un momento a pensare, rispose: « Sotto quello di Madonna del Bosco, perché... » Don Bosco non lasciandola finire: « Chiamatela piuttosto Madonna Ausiliatrice - disse. - Ella gusta tanto di prestarci aiuto! ». E la proposta piacque; perciò da allora nel monastero di Ollignies nel Belgio la Madonna è onorata sotto quella denominazione.

Non soltanto per le case, ma anche per i dormitori, per i cortili, per certe macchine tipografiche, il nostro Padre sce­glieva il nome di un Santo Protettore, e in primo luogo quello della Vergine benedetta.

Nel 1848 incominciò appunto a dare uno di tali nomi ai piccoli e poveri dormitori dell´Oratorio, e tra gli altri ci fu quello di S. Maria(207).

b) Le sembianze di Maria. - Sarà possibile propagare ovunque le materne e regali sembianze della Vergine Ausiliatrice?

La cosa sarà possibile, ed anche facile, se si useranno i mezzi praticati già dal nostro Santo Fondatore, quali sono le me­daglie, le immagini, i quadri, le statue, le processioni.

1°) Anzitutto le medaglie, piccole per se stesse, ma pur tanto efficaci.

Al principio del suo apostolato S. Giovanni Bosco diffuse in gran quantità la medaglia, detta miracolosa, dell´Immacolata Concezione, ripetendo ai giovanetti: « Mettetevela al collo... Ri­cordatevi che la Madonna vi vuole un gran bene; e pregatela di cuore perché vi aiuti ».

A suo tempo vennero le medaglie di Maria Ausiliatrice, chiamate ben presto le medaglie della Madonna di Don Bosco.

Tutti sapevano che la divozione a Maria SS. Ausiliatrice andava sempre più diffondendosi tra i fedeli, anche perché il Servo di Dio distribuiva le sue medaglie in gran numero. Di queste si celebrava ovunque la straordinaria virtù di preserva­zione da molti malanni e di rimedio per le malattie: e quindi erano continue e insistenti le domande per averne, benedette dallo stesso Don Bosco.

Rimasero memorabili le distribuzioni da lui fatte a migliaia e migliaia, di tali medaglie, a Roma, a Parigi, a Barcellona(208).

« Le mando - scriveva a un Sacerdote di Lucca - alcune medaglie da dare alle persone che hanno bisogno di grazie da Maria Ausiliatrice. Le portino indosso con fede e spero che otterranno i meravigliosi effetti che tanti altri hanno ottenuti e tutti i giorni ottengono ».

Consolava così un nobile duca, che si trovava in angustie per un pericolo corso: « Venendo poi all´oggetto che mi accenna, le dico anche in confidenza che io mi sono trovato nella stessa apprensione. Il mio salvaguardia fu una medaglia di Maria Ausiliatrice. Per tre volte il fulmine mi cadde vicino, fino a trasportarmi il letto, con me dentro, da una parte all´altra della camera; ma non ne riportai mai offesa alcuna. Ora temo più niente, qualunque minaccia succeda di temporali, di burrasche, di tuoni. Io credo poterla assicurare, a nome del Signore, che non Le sarà mai per accadere cosa alcuna con la medaglia indosso e con la confidenza in Maria ».

E parlando ad ex allievi sacerdoti: « I1 colera fa stragi in paesi da noi non lontani, e forse abbiamo da temere che invada anche le nostre province. Quindi io vi suggerisco un facile antidoto contro questo male. Esso consiste in una medaglia che da una parte ha scolpito il Sacro Cuore di Gesù e dall´altra l´effigie di Maria Santissima Ausiliatrice. Questa medaglia portatela al collo, in saccoccia ovvero nel taccuino: basta che la abbiate in dosso. Nello stesso tempo ripetete ogni giorno la giaculatoria: Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis. Così facendo, state tranquilli e certi che la Madonna farà vedere visibilmente il suo potente patrocinio. Avrei piacere che voi osservaste attentamente, se anche un solo che abbia in dosso questa medaglia, cadesse colpito dal morbo. Voi andate pure con coraggio ad assistere gli ammalati nelle case, negli ospedali e nei lazzaretti, e non temete ».

Ora tocca a noi, Figliuoli carissimi, continuare l´apostolato di Don Bosco, diffondendo, sul suo esempio, le medaglie di Maria Ausiliatrice per propagarne la divozione. Badiamo però che, mentre procuriamo che non ne siano sprovvisti i nostri giovani, parenti, amici, ex allievi e cooperatori, non accada che ne restiamo privi noi.

Portare con noi, ovunque, la materna figura di Maria Ausiliatrice è portare un´arma contro 1´eterno nemico della Madre di Dio e dell´uman genere, come insistentemente ci insegnò il nostro Padre: e se noi avremo fiducia, la tentazione sarà vinta(209).

2°) Delle immagini potremmo ripetere quanto abbiamo detto delle medaglie. Oggi poi la propaganda può riuscire più facile ed efficace, grazie ai nuovi accorgimenti tipografici e litografici.

Quando, nel 1855, si stampò il Breve Catechismo pei Fanciulli ad uso della Diocesi di Torino, preparato da Don Bosco, questi volle pure la stampa di ottomila copie di una coroncina in onore dell´Immacolata, inserita più tardi nel Giovane Provveduto: e siccome si avvicinava la festa dell´8 dicembre, il buon Padre volle contemporaneamente far litografare per sé mille immagini dell´Immacolata, da distribuire in tale solennità.

Alla fine del 1868, inviando al Direttore di Lanzo la Strenna per l´anno seguente, scriveva tra l´altro: « Siccome poi desidero che in quest´anno sia in modo particolare promossa la divozione alla Beata Vergine Maria, così ti mando alcune immagini da distribuire agli interni ed esterni ».

E chi potrebbe numerare le immagini della Madonna diffuse dal nostro Santo Fondatore, e le meraviglie operate con esse, non altrimenti che con la medaglia di Maria Ausiliatrice? Fu appunto miracolosa la guarigione di quel giovane, al quale il nostro Padre aveva mandato una immagine della Madonna con queste parole: « Dio vi benedica e la Santa Vergine vi porti Ella stessa una speciale benedizione »(210).

3°) Anche i quadri concorrono magnificamente a portare ovunque l´immagine benedetta di Maria Ausiliatrice e a diffonderne la divozione.

Alle prime Suore Missionarie Don Bosco regalò un dipinto di Maria Ausiliatrice, chiamato « il quadro del miracolo », perché il pittore, in serio pericolo di perdere la vista, era guarito perfettamente dopo una benedizione del Santo e, fatta quella pittura, l´aveva a lui donata.

Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice andarono sempre a gara nell´esporre e venerare il quadro della loro Madre e Benefattrice. Ed i Superiori, Ispettori e Visitatori devono osservare se si continua in questa doverosa usanza. Fin dal 1874 il Servo di Dio Don Rua, compiendo le visite alle Case, annotava pel Collegio di Borgo San Martino: « 2. Mettere un crocifisso ed un´immagine della Madonna in tutte le scuole e dormitori in cui mancasse ancora » . E pel Collegio di Lanzo: « 3. Avvi bisogno di crocifissi ed immagini della Madonna in varie scuole e camere, specialmente nelle camere particolari »(211).

Queste parole siano monito e incoraggiamento anche a ciascuno di noi, qualunque sia la mansione affidataci dall´ubbidienza.

4°) Le statue sono anch´esse assai utili per eccitare il ricordo e l´invocazione della Madonna.

S. Giovanni Bosco mise a custodia della Casa Pinardi una statua della Madonna, che, trafugata nel 1856 dal suo amico carissimo Don Giovanni Francesco Giacomelli, fece ritorno all´Oratorio dopo che fu inaugurata la Cappella-Ricordo sul posto dell´antica tettoia Pinardi.

In testa al portico della stessa casa Pinardi, dalla parte della chiesa di S. Francesco di Sales, fu collocata dal nostro Padre in una nicchia una bella statua della Madonna, innanzi alla quale, adornata con tappezzeria e lumi nel mese di maggio, dicevano le orazioni della sera i giovani studenti nella bella stagione.

La caduta del fulmine sulla camera di Don Bosco nel 1861 aveva eccitato in alcuni dei Superiori dell´Oratorio il desiderio che fosse messo sulla casa un parafulmine. « Sì, disse il Santo, e vi collocheremo una statua della Madonna. Maria ci parò così bene dal fulmine, che noi commetteremmo una ingratitudine, se confidassimo e ricorressimo ad altri che a Lei ». E venne posta sul frontone la statua dell´Immacolata.

Il 21 novembre 1867 venne benedetta con solennità la statua della Madonna sulla cupola del Santuario. La banda istrumentale salita sul culmine della cupola attaccò le note di un inno maestoso in onore di Maria, alle quali si unirono centinaia di voci cantando: « Salve, o Vergine Divina, - salve, o fonte di pietà, - Tu sei Madre, sei Regina - dell´afflitta umanità ». E ancor oggi pare che la statua dica a tutti: « Io sono quassù per accogliere le suppliche de miei figli, per arricchire di grazie e di benedizioni quelli che mi amano. Ego in altissimis habito, ut ditem diligentes me et thesauros eorum repleam »(212).

Neppure negli ambienti destinati ai giovani mancava la statua di Maria Santissima. In ogni dormitorio, e poi nelle sale di studio, oltre la conchiglia con l´acqua benedetta, eravi l´altarino con la statua della Madonna e il Crocifisso. Quando poi, per sottrarre i suoi artigiani agli inconvenienti delle officine della città, il Santo aprì i primi due laboratori interni per calzolai e sarti, il Crocifisso e la statua della Madonna ne presero subito possesso.

Nessuna meraviglia che anche in taluni suoi sogni il nostro Padre abbia visto la statua rappresentante Maria Ausiliatrice. Così Don Bosco stesso racconta il termine del Sogno dell´inondazione: « Mentre i giovani stavano mirando quella statua che aveva una vaghezza di fisonomia veramente celeste, ad un tratto parve animarsi e sorridere. Ed ecco un mormorio, una commozione tra la folla. - La Madonna muove gli occhi! esclamarono alcuni. E infatti Maria Santissima girava con ineffabile bontà i suoi occhi materni su quei giovanetti. Poco dopo un secondo grido generale: - La Madonna muove le mani. E infatti lentamente aprendo le braccia essa sollevava il manto come per accoglierci tutti sotto di quello. Le lagrime scorreano per forza di commozione sulle nostre guance. - La Madonna muove le labbra! - dissero alcuni. Si fece un silenzio profondo; e la Madonna aperse la bocca e con una voce argentina, soavissima, ci diceva: " Se voi sarete per me figliuoli devoti, io sarò per voi Madre pietosa! ". A queste parole cademmo tutti in ginocchio ed intonammo il canto Lodate Maria, o lingue fedeli. Questa armonia era così forte, così soave, che sopraffatto da essa io mi svegliai e così terminò la visione »(213).

5°) Non deve qui mancare una parola sulle processioni, destinate a portare la statua, il quadro, lo stendardo della Vergine attraverso i nostri cortili, o le strade adiacenti, fra canti di esultanza e grida di invocazione. È anche questo un mezzo assai utile alla diffusione del culto della nostra Celeste Madre.

Il 2 Settembre 1847 Don Bosco aveva comprato per 27 lire una statua di Maria SS. Consolatrice col suo piedestallo, e deliberò che in quell´anno e nell´anno successivo si portasse processionalmente nei dintorni dell´Oratorio quando ricorrevano le feste principali della Gran Madre di Dio. Ciò faceva in contrapposizione a dimostrazioni e sfilate avverse ai princìpi di nostra santa Religione.

Merita qui particolare menzione la statua della Madonna che si venera nella Chiesa di S. Francesco di Sales in Valdocco. L´8 settembre solevasi fare a Torino la solenne processione con la statua della Beata Vergine Consolata, pel voto che ricordava la liberazione di Torino da un fortissimo assedio nel 1706. Essendo però stato rubato il simulacro di argento puro, che pesava Mg. 14, lo si sostituì con una bella statua in legno. Quando il Santuario della Consolata si fornì di una statua coperta di una lamina d´argento, quel simulacro in legno fu acquistato dal Marchese Fassati, che lo donò alla nostra chiesa di S. Francesco di Sales, ove tuttora si venera(214).

È bello e consolante rilevare che, mentre scrivo, sta passando processionalmente, non solo per Torino ma attraverso tutta 1´Archidiocesi Torinese, un´altra statua della Vergine Consolata, e che anche i Figli di S. Giovanni Bosco, nelle parrocchie ove hanno le loro Case, si prodigano affinché questa provvidenziale Peregrinatio Mariae si svolga con abbondanza di frutti per le anime.

c) I luoghi di culto a Maria. - A propagare ovunque la divozione alla Madonna contribuisce assai il moltiplicare i luoghi consacrati alla Madre di Dio, oppure il visitarli in pio pellegrinaggio.

1°) Chi può enumerare ormai i Santuari, le Chiese e Cappelle, gli Altari, innalzati in tutto il mondo da Don Bosco e dai suoi figli in onore di Maria SS. Ausiliatrice? E chi potrebbe esprimere i sentimenti di ardente e filiale divozione con cui tali costruzioni furono ideate ed eseguite?

II Servo di Dio Don Michele Rua, dopo la consacrazione dell´artistico tempio di Santa Maria Liberatrice in Roma, manifestava l´immensa sua gioia paragonandola alle soavi consolazioni che rallegrarono il cuore di Don Bosco l´ultimo anno della sua preziosa esistenza, quando fu consacrata la chiesa dedicata al Sacro Cuore di Gesù in Roma, al Castro Pretorio. « Pio X gloriosamente regnante - scriveva il Servo di Dio - fece appello ai Salesiani per edificare la chiesa di Santa Maria Liberatrice. Come avremmo potuto ricusare la nostra cooperazione ad un´opera desiderata dall´augusto Capo della Chiesa? Facemmo ogni sforzo per parte nostra, invocammo l´aiuto dei nostri buoni Cooperatori e la chiesa fu fatta. Non saprei esprimere a parole la gioia purissima che gustai, la domenica 29 novembre 1908, assistendo alla consacrazione del nuovo tempio... Volgendo attorno lo sguardo, e vedendo la popolazione del Testaccio accorrere alla nuova chiesa, io godevo immensamente di poter dire che coi nostri sacrifici avevamo contribuito a procurar loro i mezzi di vivere da buoni cristiani... Io son certo d´incontrare il vostro gradimento - continuava Don Rua trascrivendo il voto con cui la Civiltà Cattolica (quaderno 1404) termina la relazione di questa solenne funzione: « Il titolo glorioso dell´antica chiesa, che ricordava nel foro romano il trionfo di Maria sul vecchio paganesimo, è ora rinnovato al Testaccio per volere dello stesso Sommo Pontefice. Così Maria Liberatrice domina sovrana, là di fronte all´Aventino, sul nuovo popoloso quartiere che le si stende d´intorno, denunziando il suo trionfo materno sopra il paganesimo moderno qua è appunto il naturalismo socialista, che in mezzo a quel popolo di operai ha cercato e cerca con ogni sforzo di mettere il suo centro. All´ombra di Lei si svolgerà benefica ed efficace l´opera dei figli di Don Bosco, sostenuta dalla carità cristiana, con oratori, circoli, scuole, ed altre simili istituzioni opportune ai luoghi e ai tempi. E così pure, all´ombra di Maria Liberatrice, crescerà libero dall´incredulità e dal vizio il laborioso popolo del Testaccio, e si verrà sempre meglio educando a sostenere le lotte per la onestà e la fede contro quei miseri traviati che si affannano a scristianizzare e imbarbarire nel disordine, nell´empietà e nella anarchia quell´estremo lembo della città di Roma. È questo l´augurio nostro e di ogni anima cristiana »(215).

Uguale gioia e identici sentimenti provammo alla consacrazione del tempio dedicato a Maria SS. Ausiliatrice nella Città Eterna, il 17 maggio 1936.

Ciò che rallegrò sommamente S. Giovanni Bosco e gli umili suoi Figli fu l´aver ognora constatato il gradimento dimostrato dalla Vergine benedetta con grazie anche straordinarie, tanto da poter ripetere per ogni chiesa innalzata dalla Famiglia Salesiana alla sua Madre e Protettrice le parole del Santo Fondatore a riguardo del Santuario di Valdocco: « E se volessimo far passare tutte le parti e gli ornamenti di questa chiesa, come segni di favori ricevuti, non la finiremmo più; giacché le colonne, le volte, il tetto, ogni pietra, ogni mattone e ogni ornato si può dire che è una grazia di Maria »(216).

Non senza particolare disposizione della Provvidenza avvenne che il primo stabile edifizio sacro di Don Bosco - una stanza a pianterreno della sua paterna abitazione, ai Becchi fosse dedicato alla Madonna del Rosario e benedetto 1´8 Ottobre 1848.

Anche il ricordo di quest´umile data centenaria serva a illuminare e infiammare il nostro zelo nel moltiplicare i luoghi di culto alla Madre di Dio.

2°) E che diremo dei pellegrinaggi ai preziosi Santuari, alle magnifiche Chiese, alle divote Cappelle, che già abbondano in onore della Vergine benedetta?

I Figli di Don Bosco li promuoveranno sempre con entusiasmo. Anzi, quando lo permettano la possibilità e la convenienza, si faranno un dovere e un piacere di stabilire, soprattutto per le passeggiate lunghe, la visita a qualche luogo ov´è particolarmente venerata la Madonna.

S. Giovanni Bosco « visitava sovente i Santuari della sua celeste Madre ». Con divozione e zelo egli si recava a venerare i luoghi che parlano della bontà di Maria, e sapeva approfittare in proposito anche delle tradizionali passeggiate autunnali(217).

A noi non deve bastare l´ammirazione, ma dobbiamo unirvi lo sforzo per imitare, ciascuno nel suo ambiente di lavoro e di apostolato, lo zelo del nostro Santo Fondatore e Padre. Per tal modo coopereremo effettivamente a estendere ovunque la divozione alla nostra celeste Benefattrice.

17. - PROPAGARE SEMPRE LA DIVOZIONE A MARIA AUSILIATRICE.

La. nostra è vita di comunità e di apostolato. Nessuna meraviglia pertanto che si moltiplichino, anzi quasi ininterrottamente si succedano per noi le occasioni di insinuare col buon esempio o di inculcare con la parola la divozione alla Madonna.

Così c´insegnò a fare S. Giovanni Bosco, il quale incominciava, proseguiva e finiva sempre tutte le opere sue invocandola. Se poi doveva ad esempio inviare lettere circolari, procurava che fossero spedite con la data di una delle feste della Madonna, e talora ne differì di parecchie settimane la spedizione perché recassero tale data. Similmente adoperavasi nell´iniziare una impresa o nel tenere una solenne radunanza de´ suoi collaboratori. Ogni sua opera attribuiva alla Madonna, e nelle prediche e nelle conferenze andava ripetendo che quanto faceva l´Oratorio e la Congregazione tutto si doveva attribuire alla bontà di Maria. Nel corso intero della sua vita nulla mai intraprese d´importante senza prima affidare alla sua protezione i propri disegni(218).

a) In svariate occasioni. - Se noi esaminiamo la condotta di S. Giovanni Bosco, la troviamo in ogni tempo infiammata di zelo per l´onore e il culto della Madonna. Ecco, a prova di ciò, alcuni significativi episodi.

Allorché i Vescovi subalpini promossero pubbliche preghiere perché il Signore ispirasse al Papa la definizione dogmatica della Concezione Immacolata di Maria Santissima, nell´Oratorio si incominciarono tosto tali supplicazioni, perché Don Bosco troppo era acceso di ardentissimo desiderio di vedere coronata la sua Madre celeste con questa nuova e a Lei dovuta corona.

Nel 1877 e nel 1886 vi furono momenti assai trepidi per la causa cattolica nel Canton Ticino, in occasione di votazioni popolari. Il nostro Padre, di ciò informato da uno zelante parroco Ticinese, gli fece scrivere, dal suo segretario: « Il mio Superiore, appena giunse a lui tale e sì grave notizia, diede subito ordine che particolari preci venissero innalzate a Colei che si venera in Torino sotto il titolo di Aiuto dei Cristiani. Quindi facendo noi dal canto nostro quanto possiamo, abbiamo motivo a sperare, che presto o più tardi, la causa della Religione Cattolica sarà per riportare non solo nel Canton Ticino, ma eziandio in tutto il mondo un completo trionfo. Intanto per ora conviene pregare, operare e riporre ogni nostra fiducia in Dio e nel potente patrocinio di Maria Ausiliatrice ». Anche la seconda volta non rispose lui direttamente, ma ne diede incarico a Don Rua, il quale tra l´altro assicurava: « Noi pregammo e preghiamo perché tutto riesca in favore della Chiesa Ticinese e già i nostri orfanelli fecero varie Comunioni a questo scopo. Speriamo che Maria Ausiliatrice abbia benedetta la votazione di ieri. Non è da stupire che l´inferno faccia tutti gli sforzi per vincere la partita, e ne farà ancora dopo averla perduta, al fine di distruggere gli effetti che la Chiesa potrà ricavare dalla vittoria. Dunque coraggio sempre, sempre avanti. La favola della lotta fra Ercole e Anteo è pur sempre rigorosamente vera per noi Cattolici. Anteo ricuperava tutto il suo vigore toccando la terra, madre sua: la Chiesa o, a meglio dire, i suoi figli ritornano sempre al pristino vigore e sono invincibili, sol che al braccio di Maria Auxilium Christianorum si confidino. Sia dunque Maria quella che, anche questa volta, vinca ed abbatta il comune nemico! »(219).

L´ultimo giorno dell´anno 1875 nel dare la strenna a tutta la comunità raccolta per le orazioni della sera il nostro Padre nominò anche la Madonna nell´invitare a un efficace esame di coscienza: « Voltiamoci un po´ indietro a guardare la nostra vita che fugge, e la morte che davanti a noi si avvicina con la falce in resta. Che cosa vediamo? Noi vediamo grazie innumerevoli, benefizi ricevuti dal Signore e da Maria Santissima; noi vediamo le opere buone che abbiamo fatte, le virtù nelle quali più risplendemmo. Noi vediamo tante cose belle, ma anche tante cose non belle dobbiamo vedere; cioè a dire i peccati, le mancanze, le disubbidienze, le offese che facemmo a Gesù e a Maria ».

In occasione del carnevale consigliava il modo di passarlo bene mediante l´affetto sincero alla Madonna: « 1° Tutto quello che farete durante questo tempo indirizzatelo tutto a onore e gloria di Maria. 2° Tutto quello che farete a gloria di Maria, fatelo anche per suffragare le anime del Purgatorio ». Anche a conclusione di qualche straordinaria solennità esortava nella Buona Notte: « Domani fate un bel regalo alla Madonna!... Un bel regalo! Regalatele un´anima del Purgatorio. Fate la Comunione con l´indulgenza plenaria, e dite alla Madonna che liberi dal Purgatorio quell´anima, che più le piace ».

Ai giovani che andavano alle proprie case in vacanza Don Bosco raccomandava caldamente la divozione alla Madonna e la piena confidenza in Lei nei bisogni spirituali e temporali: quella stessa confidenza conduceva tante moltitudini alla chiesa di Maria Ausiliatrice e le incoraggiava a scrivere lettere per raccomandarsi alle preghiere della Casa e si ottenevano le grazie sospirate. Proponeva pure che si obbligassero a riserbare tutti i giorni nelle loro orazioni un´Ave Maria per la salute dell´anima e pel buon esito delle opere del loro povero Superiore, promettendo che egli avrebbe fatto lo stesso pel bene loro e per quello delle loro famiglie; si raccomandava caldamente che mai si dimenticassero di recitarla e chiamavala 1´Ave Maria « vincolata ».

A un´ammalata, che gli chiedeva una visita per essere da lui benedetta, faceva pervenire questa risposta, scritta dietro una immagine di Maria Ausiliatrice: « O Maria, fate voi medesima una visita speciale alla vostra figlia inferma ed ottenetele da Gesù, vostro figlio, tutta quella sanità che non è contraria al bene dell´anima sua ».

Queste parole ci ricordano l´orazione che Don Bosco stesso innalzò a Dio, per le mani di Maria, durante la malattia mortale che lo aveva colpito nel 1846: « Non recuso laborem. Se posso rendere servigio a qualche anima, vogliate, o Signore, ad intercessione della vostra Madre Santissima, ridonarmi quel tanto di sanità che non sarà contrario al bene dell´anima mia »(220).

Possiamo proprio affermare che in ogni circostanza, ordinaria o straordinaria, lieta o triste, di minore o maggior preoccupazione, la Madonna era sempre presente al pensiero e alla opera di apostolato del suo Servo fedele!

b) Nella novena consigliata da Don Bosco. - Ad accrescere la fiducia nella Madonna deve contribuire una circostanza, che non è tassativamente fissata per questo o quel tempo dal calendario, ma viene scelta dalla libera pietà di coloro che abbisognassero di particolari grazie e favori.

Si tratta di una novena a Maria Ausiliatrice, da farsi seguendo quelle poche norme che S. Giovanni Bosco soleva inculcare a voce e per iscritto, in pubblico e in privato, e che possono compendiarsi in tre punti:

1. Recitare per nove giorni: tre Pater, Ave, Gloria al SS. Sacramento con la giaculatoria Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e Divinissimo Sacramento; e tre Salve Regina a Maria SS. Ausiliatrice con la giaculatoria Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis.

2. Accostarsi ai Santi Sacramenti.

3. Fare un´offerta secondo le proprie forze per le Opere Salesiane.

A proposito di quest´ultima condizione, un giovanetto dell´Oratorio diceva nel 1867 al Santo: « Farò quanto mi dice riguardo alle preghiere, ma essendo io un povero giovane, non posso fare alcuna oblazione ». E Don Bosco: « Tu farai oblazione di preghiere, affinché la Santissima Vergine ispiri qualche suo divoto a fare oblazioni di altro genere; e per gratitudine verso la tua celeste Benefattrice racconterai la grazia ricevuta ».

Noi, Figli di Don Bosco, che conosciamo dalle Memorie Biografiche e, oggi ancora, ininterrottamente, dal Bollettino Salesiano, i meravigliosi effetti della novena consigliata dal nostro grande Padre, sforziamoci di propagarla sempre più, senza però dimenticare quanto il Santo scriveva nel 1866:

« Quando Ella propone a qualcheduno di raccomandarsi a Maria con qualche novena, stia attento a tre cose: 1°. Di non avere niuna speranza nella virtù degli uomini: fede in Dio. 2°. La domanda si appoggi totalmente a Gesù Sacramentato, fonte di grazia, di bontà e di benedizione. Si appoggi sopra la potenza di Maria, che in questo tempo Dio vuole glorificare, sopra la terra. 3°. Ma in ogni caso si metta la condizione del Fiat voluntas tua e se è bene per l´anima di colui per cui si prega »(221).

c) Nei giorni sacri a Maria. - Il nostro zelo per la divozione alla Madonna deve ravvivarsi nei giorni, assai numerosi, consacrati alla Madonna.

1°) Ogni Sabato, che è il giorno della settimana dedicato alla nostra celeste Madre, vuol essere contrassegnato da qualche particolare ossequio in suo onore. Don Bosco lo santificava col digiuno, che però nelle Costituzioni volle trasferire al venerdì.

Iniziate le scuole serali, stabilì che alla sera del sabato non ci fosse lezione, affinché i giovani avessero comodità di confessarsi. E senza dubbio la Madonna doveva gradire le fatiche del suo fedel servo, desideroso che i giovani potessero ogni sabato immergere le anime loro nel bagno salutare della Penitenza(222).

Oh, come S. Giovanni Bosco sentiva praticamente l´amore alla Vergine Ausiliatrice e alle anime redente dal sangue del di Lei Figlio benedetto!

Procuriamo che sia perpetuata nelle nostre Case e Oratori la bella e utile tradizione di offrire una particolare comodità per le confessioni ogni Sabato, sotto la protezione speciale della Madonna.

2°) Il 24 del mese è per noi contrassegnato dalla Commemorazione di Maria Ausiliatrice. A1 mattino si celebrano tante messe votive quante sono le comunità della Casa e la lettura dopo tale messa riguarda l´Ausiliatrice; alla sera si canta il Saepe dum Christi e viene impartita la Benedizione Eucaristica.

Nel Santuario di Valdocco ebbe inizio questa devota pratica, destinata a ravvivare in noi, nei nostri giovani, nei divoti di Maria Ausiliatrice, i fervidi sentimenti e i frutti spirituali del 24 maggio, e da Torino si estese a tutte le Case.

Don Albera di v. m. la ricordava e raccomandava nel 1915 con parole brevi, ma ripiene, oltrecché di affetto per la Madonna, di spirito cattolico e salesiano: « Un´altra cosa mi sta pure grandemente a cuore e si è che diate - come già si fa nel Santuario di Valdocco - tutta la possibile solennità alla Commemorazione del 24 di ogni mese in onore della Potente Ausiliatrice del popolo Cristiano, innalzando a Lei più vive suppliche secondo le intenzioni del Santo Padre e per il maggior bene della nostra Società »(223).

Sia pertanto nostro impegno celebrare devotamente questa Commemorazione mensile di Maria Ausiliatrice, approfittando delle particolari indulgenze concesse in vista appunto del 24 del mese.

Anzi, se avessimo qualche lavoro speciale da offrire alla Vergine Ausiliatrice, e il 24 maggio fosse lontano, sceglieremo con gioia la data del 24 del mese per compiere un atto di amore fattivo alla Madonna.

A questo proposito ricordiamo con edificazione che il nostro Padre, approntata la raccolta di pratiche pie per il manuale intitolato Il Cattolico Provveduto, scelse la data del 24 maggio per dedicarla all´Ausiliatrice con queste espressioni, vibranti di fede e di entusiasmo: « All´augusta Regina del Cielo, -- alla gloriosa sempre vergine Maria - concepita senza macchia originale, - piena di grazie e benedetta fra tutte le donne, - Figlia dell´Eterno Padre, - Genitrice del Verbo Incarnato, - Sposa dello Spirito Santo, - Delizia della Santissima Trinità; Fonte inesausta di Fede; di Speranza e di Carità; - Avvocata degli abbandonati, - Sostegno e difesa dei deboli, - Ancora di confidenza, - Madre di misericordia, Rifugio dei peccatori, Consolatrice degli afflitti, Salute degli infermi, Conforto dei moribondi, - Speranza nei mali che opprimono il mondo, - eccelsa Benefattrice del genere umano, - a Voi, che in questo giorno la Chiesa Cattolica proclama - Aiuto dei Cristiani - un indegno vostro servo non potendo fare altro - questo libro umilmente consacra - 24 maggio 1868 ».

3°) Le Novene e Tridui in preparazione alle Feste Mariane sono eccellenti occasioni per infervorare gli animi nell´amore a Maria Santissima e per ottenere da Essa speciali benedizioni.

È tradizionale nelle nostre Case l´idea che, nel corso di certe novene e specialmente in quella dell´Immacolata, la Vergine benedetta aiuti a rendere sempre più sano e puro l´ambiente dei nostri Istituti, liberandoli anche, in casi eccezionali, da lupi rapaci. Lo diceva Don Bosco stesso: « Nelle novene noi facciamo preghiere particolari, le quali tendono al bene della casa, ed il Signore le esaudisce ». Scriveva un´altra volta: « In questi momenti - si era nella novena dell´Assunta - mi pare proprio che Maria sia propizia ».

Nel 1876 il Santo volle annunziare egli stesso a tutta la comunità il cominciamento della novena in preparazione alla festa dell´Immacolata, facendo notevole e particolareggiata menzione di Domenico Savio: « Domani - così parlò - inco­mincia la novena dell´Immacolata Concezione, ed io avrei desi­derio che si facesse da voi col maggior impegno possibile. Mat­tino e sera, udite sempre cantare: “ Sia benedetta la Santa Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria Madre di Dio ". È questa una preghiera che fanno i fedeli in onore di Maria Santissima; ma la Chiesa, per glorificare il suo Imma­colato Concepimento, stabilì una solennità, la cui novena noi tutti cominceremo domani e come spero che vorrà il Signore, compiremo, non senza aver ricevuto qualche grazia straordi­naria. Io mi ricordo ancora, come se fosse adesso, quel volto ilare, angelico di Savio Domenico, tanto docile, tanto buono! Egli mi venne innanzi il giorno prima della novena dell´Imma­colata Concezione e tenne con me un dialogo che è scritto nella sua vita, ma più in breve, che molti avran già letto e che gli altri hanno comodità di leggere. Quel dialogo fu molto lungo. Egli mi disse: “ Io so che la Madonna concede grandi grazie a chi fa bene le sue novene. - E tu che cosa vuoi fare per la Madonna in questa novena? io gli domandai. - Io vorrei fare molte cose. - E quali sarebbero? - Prima di tutto io voglio fare una confessione generale della mia vita per tenere ben preparata l´anima mia. In secondo luogo voglio procurare di eseguire esattamente i fioretti, che per ogni giorno della novena si daranno la sera precedente. E poi vorrei regolarmi in tutto questo tempo in modo da poter fare la mia comunione ogni mattina. - E tacque, ma come uno che non ha ancor finito il suo discorso. - D´altro non hai più niente? io ripresi. - Sì: ho ancora qualche cosa. - E quale è questa cosa? - Voglio fare una guerra micidiale al peccato mortale. - E altro? - Voglio pregare tanto e tanto Maria Santissima e il Signore, di farmi piuttosto morire che lasciarmi cadere in un peccato veniale contro la modestia "... Ed egli, o miei cari figliuoli, era della vostra età, era di carne e di ossa come noi, aveva le medesime cattive inclinazioni come tutti noi, stava in questi stessi luoghi, era stato educato nel medesimo Oratorio come voi, studiava nello stesso studio e nelle stesse scuole, dormiva nelle vostre camerate, mangiava lo stesso pane che mangiate voi: solamente era un po´ più buono di noi e ci lasciò un buon esempio... Sono persuaso che la maggior parte di voi fa le sue cose bene; ma vorrei insistere presso alcuni pochi, affinché si mettano anch´essi con tutto l´impegno possibile a far confessioni veramente buone. In conclusione, ecco le sole due cose che vi suggerisco per questa novena: una buona confessione; e poi fare ogni giorno la santa comunione, se non sacramentale, almeno spirituale, che consiste in un vivo desiderio di ricevere Gesù Cristo nel nostro cuore. Buona notte.

Il 14 maggio 1868 così Don Bosco insegnava agli alunni come dovessero fare la novena di Maria Ausiliatrice: « Ho da darvi una buona notizia: domani incomincia la novena di Maria Ausiliatrice. Quest´anno non potremo compierla ancora nella chiesa nuova, ma un altr´anno speriamo di celebrarla con grande solennità. In questa novena non faremo nient´altro che ciò che si praticava pel mese di maggio negli anni passati, ma dobbiamo farlo bene. Far bene tutti quei fioretti che si leggono alla sera. Lungo il giorno ciascuno si eserciti in qualche pratica di pietà... La Madonna vuol farci delle grazie. Ciascuno domandi alla Madonna quella grazia di cui più abbisogna. Ad uno sarà necessaria la grazia di vincere certe tentazioni contro la purità, ad un altro di potersi emendare da un difetto, come dall´ira, dal non dire parole aspre, dall´accidia, ecc. Insomma ciascheduno abbia un grande impegno nell´adempiere ai propri doveri. Se faremo così, avremo 999 gradi di probabilità su 1000, che la Madonna SS. ci farà la grazia della quale abbisognamo. E per me quale grazia domanderò? Per me pregherò affinché possa salvare tutte le vostre anime »(224).

4°) Il Mese di Maria è mezzo efficace per attirare le anime all´amore di Maria Ausiliatrice.

A Domenico Savio, che gli aveva chiesto sul finir dell´aprile 1856 come avrebbe potuto celebrare santamente il mese di Maria, Don Bosco rispose: « Lo celebrerai con l´esatto adempimento dei tuoi doveri, raccontando ogni dì ai compagni un esempio in onor di Maria e procurando di regolarti in modo da poter fare in ciascun giorno la santa comunione. - Ciò procurerò di fare puntualmente; ma qual grazia dovrò dimandare? - Dimanderai alla santa Vergine che ti ottenga da Dio sanità e grazia per farti santo ». Di fatto egli dimostrò tale fervore nel decorso di quel mese, che sembrava un angelo vestito di umane spoglie. Se scriveva, parlava di Maria; se studiava, cantava, andava a scuola, tutto era per amore di Lei. In ricreazione procurava di aver ogni giorno pronto un esempio per raccontarlo ora a questi, ora a quegli altri compagni radunati.

Udiamo ancora come altra volta Don Bosco stimolava tutti i giovani a far bene il mese della Madonna: « Chi sa se tutti i giovani facciano bene il mese di Maria? Se Maria SS. parlasse da quella  statua direbbe che molti lo fanno bene, sono infervorati ed il numero di questi è grandissimo e di molto superiore a tutti gli altri meno amanti di questa buona Madre. Altri fanno qualche cosa per onorarla, ma poco: un giorno saranno tutto fervore e un altro tutto ghiaccio: ora fanno un fioretto, ora trasgrediscono i loro doveri; ora pregano, ora parlano e disturbano in chiesa: vorrebbero servire a due padroni. Altri poi fanno niente di bene: non bestemmiano perché nessuno li fa andare in collera, non rissano perché non sanno con chi, non disturbano in chiesa ma neppure pregano. Altri finalmente vanno più avanti; non solo fanno poco, o fanno niente, ma fanno male. Se possono sfuggire dalle pratiche di pietà, lo fanno volentieri; se possono avere un compagno della loro risma, non mancano di mettersi subito a censurare i superiori, le regole ed ogni cosa che loro non vada a genio. Se si tratta di disobbedire, non patiscono scrupoli di coscienza. Ora Maria ai primi fa coraggio e promette un gran bel premio. Ai secondi dice: Lavorate: temete forse che io non sia per pagarvi abbondantemente? Ai terzi dice quasi lo stesso che ai secondi: Non stancatevi, perseverate e sarete contenti. Agli ultimi poi dice nulla, ma volta la faccia indietro, guarda il suo Divin Figlio e piange, e lo supplica ad usar loro misericordia »(225).

Il venerato Don Albera, alla fine del maggio 1921, così scriveva ai suoi diletti Salesiani: « Il mese scorso vi esortavo a rinnovarvi nella divozione alla Vergine Santissima invocata sotto il bel titolo di Ausiliatrice, che dev´essere particolarmente caro ai figli di Don Bosco. Ho fiducia che il mio appello abbia trovato un´eco profonda nei vostri cuori, e vi sia stato di incitamento a santificare il mese dedicato alla nostra tenera Madre celeste, col fervore nelle pratiche di pietà dirette ad onorarla, con una speciale diligenza nell´adempimento di tutti i vostri doveri, con lo zelo nell´accendere di sincero amore per Lei anche i cuori degli alunni, dei parenti ed amici, di tutti i fedeli che affluiscono nelle nostre chiese.

» Ho fiducia, sì, che anche nelle altre Case, come qui all´Oratorio, il mese di Maria Ausiliatrice sia stato apportatore di un nuovo slancio di bene e ai grandi e ai piccoli. Qui si sono ripetuti anche quest´anno i commoventi spettacoli di fede e di devozione che sono una delle più belle attrattive di questo Santuario; e i nostri cari alunni hanno gareggiato col popolo devoto nel rendere onore a Maria: bisognava vederli, per esempio, come accorrevano numerosi a far la visita, per recitare a Lei tutti insieme speciali preghiere. E parecchi non si accontentavano di una visita sola, ma tornavano in chiesa più volte nella giornata. Io ne ero commosso nel più intimo del cuore, e considerando tra me che le medesime scene di giovanile pietà dovevano pure svolgersi contemporaneamente in tutte le altre chiese e cappelle salesiane, mi sentivo riempire di una santa allegrezza; e pensavo come doveva esultarne anche il nostro buon Padre Don Bosco, lui che fondò l´opera sua appunto per moltiplicare sempre più il numero dei veri adoratori di Dio, dei veri divoti della Vergine Santissima »(226).

d) Nelle Feste Mariane. - Don Bosco « non tralasciava di narrare l´origine di ogni festa istituita in onore della Madre di Dio ». Anzi, « non lasciava avvicinar festa della Madonna senza annunziarla. In queste occasioni, promoveva sempre la maggior frequenza ai Sacramenti, confessando egli stesso per lunghe ore, e quando nella festa non poteva egli predicare, aveva cura che fosse invitato un predicatore, che sapesse innamorare i cuori di Maria ».

Il nostro buon Padre voleva che anche i maestri, pur senza fare i predicatori, richiamassero alla memoria degli allievi l´avvicinarsi di qualche festa della Madonna. Leggiamo infatti tra i Ricordi Confidenziali ai Direttori: « Quando occorre solennità, novena od anche semplice festa in onore di Maria SS. se ne dia cenno in classe con un semplice annunzio ».

Non è possibile qui diffonderci nell´esaminare come S. Giovanni Bosco si sforzava di suscitare il fervore dei giovani in occasione delle varie Feste Mariane.

Ci limiteremo a darne un saggio.

La sera del 5 agosto 1854 disse: « Oggi è la festa della Madonna della Neve, e domani comincia la novena della più bella Solennità che la Chiesa celebri in onore di Maria Santissima; solennità che ci ricorda la sua placidissima e santa morte; solennità che ci rammenta il suo trionfo, la sua gloria, la sua potenza in Cielo. Io raccomando che domani ognuno di voi faccia una buona Confessione ed una santa Comunione, affinché io possa offrirvi tutti insieme a Maria e pregarla a riguardarvi e proteggervi come suoi figli dilettissimi. Lo farete voi? » Sì, sì, - fu risposto da tutti a una voce(227).

I caratteri di ogni festa salesiana erano per il nostro Padre i Santi Sacramenti, lo splendore del culto liturgico, la santa letizia, come si rileva già dal programma per la festa dell´Assunta del 1856.

In esso Don Bosco informava anzitutto dell´indulgenza plenaria concessa da Pio IX, facendo così bellamente indirizzare menti e cuori al Papa.

Per eccitarci a seguire in tutto e sempre gli esempi del Padre nel propagare la divozione alla Madonna, ricordiamo quanto egli lasciò scritto nel suo Testamento: « La Santa Vergine Maria continuerà certamente a proteggere la nostra Congregazione e le opere Salesiane, se noi continueremo la nostra fiducia in Lei e continueremo a promuovere il suo culto. Le sue feste, e più ancora le sue solennità, le sue novene, i suoi tridui, il mese a Lei consacrato, siano sempre caldamente inculcati in pubblico ed in privato: coi foglietti, coi libri, con le medaglie, con le immagini, col pubblicare o semplicemente raccontare le grazie e le benedizioni che questa nostra celeste Benefattrice ad ogni momento concede alla sofferente umanità »(228).

18. - LA FESTA DI MARIA AUSILIATRICE.

Nell´almanacco del Galantuomo pel 1860 Don Bosco notò per la prima volta: 24 Maggio: B. V. Ausiliatrice. E in quello dell´anno seguente, per lo stesso giorno: La Santissima Vergine col titolo ben meritato: Ausiliatrice dei Cristiani. Auxilium Christianorum!(229).

Con questa seconda dicitura il Santo manifestava un po´ di quell´interno ardore, che tale data suscitava fin d´allora nel suo cuore e che poi egli avrebbe comunicato ai suoi figli e ai divoti dell´Ausiliatrice.

Senza dubbio, tutto il fin qui detto ha disposto l´animo nostro a capire l´importanza e a gustare la soavità della festa di Maria Ausiliatrice, anzi ci ha resi come impazienti di cogliere dall´annuale solennità e splendore di essa frutti sempre più squisiti e abbondanti, a beneficio nostro e delle anime che ci sono state affidate. Ascoltiamo a tal fine la voce della sacra liturgia.

La composizione liturgica, infatti, della Messa e del Vespro di Maria Aiuto dei Cristiani ci ispira i più fervidi sentimenti di gioia e di riconoscenza, di pietà e di fiducia, di amore e di ammirazione; espande l´anima nostra verso tutte le membra della Chiesa, corpo mistico di Gesù Cristo, su cui rifulge l´aiuto della Madonna; ci avvince sempre più strettamente, non soltanto a Gesù e a Maria, ma particolarmente al Romano Pontefice, capo e fondamento della cattolicità.

a) La Messa. - La Messa a onore di Maria Aiuto dei Cristiani è costituita anzitutto da una parte, che è comune a moltissime feste della Madonna e che ha il carattere di una vibrate glorificazione di quella divina Maternità, la quale è il fondamento di tutti i privilegi e titoli della Vergine Santissima.

Basta ricordare l´Introito, costituito dal meraviglioso saluto del sacerdote poeta Sedulio, del quinto secolo: Salve, o Madve santa! È tuo figlio il Re, che governa il cielo e la terra per tutti i secoli. Epistola ci infervora con la visione della Madonna; fatta oggetto dei divini pensieri fin dal principio, e prima di tutti i secoli. Il Vangelo ci sprona a ripetere al Figlio di Maria l´esclamazione della donna inneggiante tra la folla: Beata Colei che ti f u madre!. Il Communio ricorda anche a noi, che abbiamo la gioia di portare in cuore Gesù Sacramentato, le consolanti parole: Beato il seno di Maria Vergine, che portò il Figliuolo dell´Eterno Padre.

Parte propria ed esclusiva della Messa in onore di Maria Aiuto dei Cristiani sono i tre Oremus.

Orazione o Colletta riconosce dall´onnipotenza e dalla misericordia di Dio il mirabile e perpetuo aiuto di Maria a tutto il popolo cristiano e, per ciascuno di noi, chiede che tale difesa non venga mai meno, né in vita né in morte.

ORAZIONE. - Onnipotente e misericordioso Iddio, che in difesa del popolo cristiano mirabilmente hai posto nella Beatissima Vergine Maria un aiuto costante, concedi benigno che noi, muniti di una tale difesa, combattendo in vita, riusciamo a riportare in morte la vittoria sul malvagio nemico.

La Secreta c´invita a offrire a Dio, per mano dell´Ausiliatrice, il sacrificio di placazione per futuri trionfi della religione cristiana, ricordando che le belle vittorie passate son dovute all´aiuto della Madre di Dio.

SECRETA. - Per il trionfo della religione cristiana noi ti consacriamo, Signore, offerte d´espiazione; e perché queste ci giovino, presti il suo aiuto la Vergine Ausiliatrice, in grazia della quale si è riportata una tale vittoria.

Il Postcomunio ci esalta mostrandoci un accorrere di popoli alla Mensa Eucaristica e ci istruisce su quelli che sono i frutti pratici della divozione a Maria Ausiliatrice, vale a dire mali e pericoli evitati, opere buone compiute, virtù coltivate.

POSTCOMUNIO. - Assisti, Signore, i popoli che si ristorano con la partecipazione del tuo Corpo e Sangue: e fa che, con l´aiuto della tua santissima Madre, siano liberati da ogni male e pericolo, e conservati in ogni opera buona.

Insomma la Messa in onore di Maria Aiuto dei Cristiani è alimento di soda divozione e stimolo a pratiche attività pel trionfo della religione cristiana tra i popoli.

b) Il Vespro. - Anche il Vespro della festa di Maria Ausiliatrice è nella sua massima parte comune a un gruppo di feste Mariane.

Misteriosi pensieri tolti dalla Cantica di Salomone formano le Antifone, encomianti la spirituale bellezza di Colei, che fu prescelta a divenire la Madre del Redentore.

I Salmi poi ci elevano fino al trono di Dio, presso il quale la Madonna intercede per noi: intercede come Genitrice del Messia, Re e Pontefice eterno; intercede qual madre felice di numerosissimi figliuoli, suoi divoti; intercede quale mistico asilo di pace, abbondanza e sicurezza; intercede come depositaria di quel divino soccorso, senza di cui né si edifica né si custodisce per la vita eterna; intercede quale riverbero di quella divina Bontà, che si comunica al popolo credente come a nessun´altra gente o nazione.

Antifona del Magnificat chiama a raccolta ai piedi della Vergine benedetta tutti i bisognosi di aiuto e prorompe in questa commossa invocazione: Santa Maria, soccorri i miseri, aiuta i pusillanimi, rianima i mesti, prega pel popolo, intervieni pel clero, intercedi pel devoto ceto femminile: quanti implorano il tuo santo aiuto, sentano tutti il tuo soccorso.

Finalmente il Cantico della Beata Vergine Maria ci fa risalire a Colui che è potente, mettendoci sul labbro gli stessi accenti di riconoscenza, che sgorgarono per la prima volta dal cuore e dalla bocca dell´umile Ancella del Signore, facendoci trasalire di gioia per la grazia concessaci di poter unirci con le anime fedeli di tutte le generazioni nel proclamare Beata Colei che è per noi Madre tenera e Ausiliatrice potente.

La parte propria del Vespro di Maria Aiuto dei Cristiani è soprattutto costituita dallo splendido Inno, che canta gli antichi e nuovi benefizi concessi da Maria alla collettività dei popoli cristiani e specialmente al Romano Pontefice, cui mirano i fedeli della città eterna e del mondo universo.

Il Saepe dum Christi si introduce con un ampio accenno a tutta una lunga esperienza della Chiesa circa l´aiuto di Maria: Soventi volte al popolo cristiano, premuto dalle armi sanguinose di fiero nemico, venne a portar soccorso, movendo dall´azzurro cielo, la Vergine pia. Questo narrano vetusti monumenti dei padri nostri; questo attestano celebri chiese per mezzo di spoglie opime; questo dimostrano le feste che van ripetendosi ogni anno con votiva celebrazione.

Ed ecco l´insigne grazia, concessa alla Chiesa Cattolica, vale a dire il trionfale ritorno a Roma di Pio VII, liberato dalla prigionia napoleonica: Ora a Maria, pei suoi nuovi favori, siano rese grazie coi lieti ritmi di un cantico novello, tra gli echi e gli applausi di Roma e del mondo. Oh giorno fortunato, oh data memoranda, quella in cui la Sede di Pietro ebbe la sorte avventurata di ricevere di ritorno, dopo un triste quinquennio, il Maestro della Fede!

Si chiamino dunque a raccolta tutti i cristiani: Vergini caste, fanciulli puri, clero e popolo festante, tutti vadano a gara nel cantare con cuore riconoscente i favori della Regina del Cielo.

Soprattutto s´invochi l´Ausiliatrice: 0 Vergine delle vergini, o benedetta Madre di Gesù, aumenta ancora questi tuoi doni: fa’, te ne preghiamo, che al Pastore Pio sia dato portare il suo gregge ai pascoli di eterna salvezza.

La conclusione dell´Inno auspica che, nel lodare la Santissima Trinità, si uniscano tutte le anime con la fede e tutte le labbra col canto.

Veramente mirabile quest´Inno liturgico, che, nel nome di Maria Ausiliatrice, ci stringe al cuore della cattolicità, ossia al Vicario di Gesù Cristo, e ci solleva, sotto la guida del Papa, Pastore e Maestro, dalla Roma terrestre alla Gerusalemme celeste!

Così è facile comprendere l´ardore con cui S. Giovanni Bosco insegnò ai suoi figli a portare folle innumerevoli ai piedi della Ausiliatrice nella solennità del 24 Maggio, desideroso che esse ­rinvigorite nei tre grandi amori di Gesù, di Maria e del Papa - quasi pregustassero la gioia che le inonderà al trovarsi, con l´aiuto della Madonna, riunite nell´eternità beata. È appunto ciò ch´egli scriveva, nel 1884, ai fortunati abitatori dell´Oratorio di Valdocco: « La festa di Maria Ausiliatrice deve essere il preludio della festa eterna che dobbiamo celebrare tutti insieme uniti un giorno in Paradiso »(230).

19. - DIFFUSIONE DELLA FESTA DI MARIA AUSILIATRICE.

Nell´anno stesso in cui Pio VII stabiliva la festa di Maria Aiuto dei Cristiani per le diocesi di Roma e del dominio temporale della Santa Sede, Iddio donava al mondo colui, che sarebbe stato l´Apostolo dell´Ausiliatrice e che, per mezzo dei suoi figli e figlie, avrebbe reso popolare sotto ogni cielo la festa della Madonna, invocata con tale titolo glorioso.

a) In Valdocco. - S. Giovanni Bosco incominciò a festeggiare solennemente Maria Ausiliatrice nel Santuario di Valdocco.

I Torinesi che avessero creduto essere la solennissima festa del 1868 cosa spiegabile solo pel Santuario allora allora consacrato, dovettero ricredersi fin dall´anno seguente. Scriveva infatti 1´Unità Cattolica del 26 maggio 1869: « La cara festa fu per la seconda volta celebrata tra noi con maggior pompa e magnificenza dell´anno scorso. È incredibile il concorso dei fedeli alla nuova chiesa, quantunque il tempo fosse piovoso. Le Comunioni ascesero a qualche migliaio... Fu un vero trionfo di Maria che in tempi così tristi siasi potuto celebrare la festa con tranquillità e tanta religione ».

Il trasporto di pietà e il concorso di popolo andò sempre crescendo, cosicché 1´ Unità Cattolica del 27 maggio 1884, poiché molto in quei giorni si parlava dell´Esposizione apertasi di recente a Torino, definì la festa un´esposizione cattolica per l´affluenza del popolo accorso, per la singolare pietà manifestata, per la magnificenza del culto e degli apparati, per la sceltissima musica eseguita(231).

Che tale sia l´impressione che suol lasciare la festa di Maria Ausiliatrice, lo può testimoniare chiunque abbia avuto la sorte di assistere anche una sola volta alla celebrazione del 24 maggio nel Santuario-Basilica di Valdocco.

Dopo il Mese, che comprende quotidianamente tre funzioni, predicate alle distinte comunità della Casa e a diversi gruppi di fedeli; dopo la Novena, nella quale si succedono a impartire la Benedizione Eucaristica Parroci della città e Provinciali di famiglie religiose; ecco, a cominciare dalla vigilia della Festa, il concorso dei pellegrini, la piena dei divoti, la grandiosità delle cerimonie, l´incanto della musica, le Confessioni e Comunioni senza fine, la santa veglia notturna, la solenne processione del tardo pomeriggio, l´artistica illuminazione del Santuario nelle due notti festive.

b) Attraverso il mondo. - Le soavi emozioni della festa dell´Ausiliatrice, rivissute in palpitanti ricordi, si traducono poi nel pratico e fervido impegno di celebrare anche altrove la solennità di Maria Ausiliatrice, emulando, ciascuno nel proprio collegio, o cappella, o santuario, o parrocchia, il fervore di Valdocco.

Chi potrebbe oggi enumerare tutte le località, ove si celebra la festa di Maria Aiuto dei Cristiani?

I primi a esultarne e a cooperarvi sono i pastori d´anime perché a piene mani raccolgono in detta festa preziosi frutti spirituali, non dissimili da quelli che può vantare il Santuario di Torino: letizia, riconoscenza, fervore, frequenza ai Sacramenti, adesione al Papa, ai Vescovi, ai Sacerdoti.

Anzi, proprio questo desiderio di veder estesi e moltiplicati tali frutti spirituali, oltre i particolari motivi di gratitudine verso Maria Ausiliatrice, ha indotto vari Eccellentissimi Vescovi a supplicare la Santa Sede di voler estendere la Festa di Maria Aiuto dei Cristiani alle loro diocesi.

E qui, Figliuoli carissimi, come non ricordare la gioia da noi recentemente provata per la decisione unanime dell´Episcopato Messicano di chiedere al Santo Padre l´estensione della Festa di Maria Ausiliatrice a tutte le diocesi di quella nobile Nazione? E come dire la commozione provata alla notizia che, tra i motivi di quella deliberazione, 1´Ecc.mo Arcivescovo di México, Mons. Luigi Martínez, volle segnalare l´apostolato compiuto colà nel nome di Maria Ausiliatrice dai Figli e dalle Figlie di S. Giovanni Bosco, anche in ore trepide e difficili

Chi di noi non vorrebbe veder sempre e ovunque associata così alla gloria di Maria l´opera degli umili suoi figli?

e) Verso l´universalità. - Il fatto che Roma, Torino, tutte le diocesi dell´Australia, delle Isole Filippine, della Cina, dell´America Centrale, nonché parecchie diocesi d´Italia, Europa e America, Asia e Africa, hanno già inserito nel proprio calendario liturgico la festa di Maria Ausiliatrice, apre il nostro cuore alla speranza che questo culto, già universalmente tributato a Maria Aiuto dei Cristiani in ogni parte del mondo, venga riconosciuto e sancito dal Romano Pontefice con l´inserzione di detta festa nel calendario liturgico universale.

Varie considerazioni suffragano questo nostro ardente voto.

1) Il titolo Maria Auxilium Christianorum si distingue da tutti gli altri tributati a Maria SS., perché mette in rilievo una speciale forma di mediazione, la più caratteristica, la più evidente, la più valida: quella che la Madonna esercita in favore di tutta la Chiesa cattolica e del Papa, suo Capo visibile, in frangenti di particolare difficoltà, quando più accaniti sono gli sforzi dei nemici, che mirano a distruggerla e ad avere ragione del suo Capo, il Romano Pontefice.

Questa precisazione del titolo Maria Auxilium Christianorum è provata dalla storia che l´ha originato e dal culto liturgico di cui fu oggetto.

Questo titolo infatti si diffuse agevolmente, specie dopo la vittoria cristiana sui Turchi, avvenuta nelle acque di Lepanto il 7 ottobre 1571, prima domenica di ottobre, sotto il pontificato di S. Pio V. Dopo la seconda grande vittoria sui Turchi, a Vienna, nel 1863, la divozione verso l´Ausiliatrice si rafforzò: e nacque in Germania, a Monaco di Baviera, la prima Associazione in suo onore. Fu poi Pio VII che, come si rileva da un Decreto della Sacra Congregazione dei Riti in data 15 settembre 1815, istituì la festa in onore di Maria Ausiliatrice e la fissò il giorno 24 maggio, in speciale segno di riconoscenza a Maria SS., poiché all´intervento di Lei egli era persuaso doversi attribuire la sua liberazione dalla prigionia di Napoleone Bonaparte e il suo ritorno alla Cattedra di Roma, tra l´esultanza di tutto l´orbe cattolico, il 24 maggio 1814.

La liturgia della festa mette bene in risalto il carattere sociale dell´aiuto di Maria, ossia il patrocinio che Ella esercita sulla Chiesa cattolica e sul Papa nei momenti più critici e calamitosi.

La festa di Maria Ausiliatrice ha quindi un carattere suo proprio e distinto, che né si identifica, né si oppone, né si sovrappone a nessuna delle altre feste della Madonna.

2) II titolo Maria Auxilium Christianorum e la festa in onore di tale titolo sono di massima attualità.

Mai come oggi si è tramato ai danni della Chiesa, del Papato e dei singoli cristiani. Le forze del male sono più che mai agguerrite contro la Chiesa e il Papa. Ne sono indice eloquente la vasta propaganda denigratrice del papato, del clero cattolico e della religione, gli attacchi sferrati in ogni parte del mondo per scalzare i fondamenti della vita cristiana e per sommergere nei marosi del neopaganesimo e del materialismo la nave della Chiesa, governata dal suo infallibile nocchiero, il Romano Pontefice.

Siamo quindi nell´ora dell´Ausiliatrice, in cui si deve rivelare come a Lepanto, come a Vienna, come durante la prigionia di Pio VII, il potente intervento dell´Ausiliatrice in favore della Chiesa e del suo Augusto Capo visibile, il Papa.

Per garantire questo aiuto materno e potente di Maria verso la Chiesa e il Papa, sarà particolarmente utile accrescere e favorire il culto verso Colei che della Chiesa e del Papa è l´Ausiliatrice.

Maria SS., glorificata e invocata da tutta la cristianità per mezzo del titolo Auxilium Christianorum e proprio nella festa in onore di tale titolo glorioso, non mancherà di dare nuovi segni della sua potenza e attuare le speranze in Lei riposte da tutti i fedeli.

3) Nel mese di maggio, che è per eccellenza il mese di Maria, il calendario liturgico universale non riporta ancora nessuna festa della Madonna. C´è perciò da augurarsi che la festa del 24 maggio in onore di Maria Ausiliatrice, istituita dal Papa Pio VII, venga estesa a tutta la Chiesa: tanto più che questa estensione non turberebbe l´ordine del calendario universale, essendo, in esso, il 24 maggio un giorno libero.

4) La Chiesa riconosce come proprio protettore universale S. Giuseppe, celebrandone solennemente la festa del Patrocinio, mentre non ha ancora una festa universale che riconosca, a maggior titolo, la Madonna come sua protettrice universale. Tale lacuna verrebbe colmata dalla festa del 24 maggio, in onore di Maria Aiuto dei Cristiani, poiché questo titolo mette appunto in evidenza il patrocinio di Maria in favore della Chiesa Cattolica.

5) S. Giovanni Bosco fu apostolo del culto a Maria Ausiliatrice, che presentò come baluardo contro i nemici della Chiesa e del Papa nel secolo XIX, allorché Pio IX dovette fuggire a Gaeta per sottrarsi alle insidie dei nemici di Dio. In quell´esilio S. Giovanni Bosco vide il ripetersi di quello di Pio VII a Savona, e a Fontainebleau: e come da questo si era originato nella Chiesa il culto liturgico all´Ausiliatrice, così per i medesimi motivi, di fronte ai pericoli allora incombenti sulla Chiesa e sul Papato, S. Giovanni Bosco si dedicò al culto di Maria Aiuto della cristianità.

Ora l´Apostolo dell´Ausiliatrice, chiamata anche comunemente dai fedeli Madonna di Don Bosco, ha la sua festa liturgica universale il 31 gennaio. Quando avrà anche l´Ausiliatrice la sua festa universale?

6) Tale festa incontrerebbe senza dubbio il favore generale, non solo per il senso universale di devozione alla Madonna diffuso in tutta la Chiesa, ma ancora e soprattutto per la sua opportunità - come abbiamo detto - nelle circostanze attuali.

L´accoglienza della festa sarebbe ancora facilitata dalla divozione a Maria Ausiliatrice, diffusa ormai dappertutto. Sono innumerevoli le chiese, cappelle, altari dedicati a Maria Aiuto dei Cristiani sotto ogni cielo.

7) La festa universale di Maria Ausiliatrice sarebbe un solenne ammonimento e un invito perenne ai fedeli di tutto il mondo e di tutti i tempi a sentirsi solidali, come membri e figli della Chiesa, nel bisogno e nel dovere di implorare l´aiuto di Maria a protezione e tutela della Chiesa stessa, continuamente minacciata dalle potenze infernali e dai nemici di Dio e del Papato.

Questi sono i principali motivi che ci fanno sperare in una estensione sempre maggiore, anzi totale, quando piacerà al Signore e al suo Vicario, della festa di Maria Ausiliatrice.

Nell´aprile del 1884, a Roma, S. Giovanni Bosco, interpellato circa le cose future della Chiesa, diede questa risposta:

« Nessuno, fuorché Dio, conosce l´avvenire; tuttavia, umanamente parlando, è da credere che l´avvenire sarà grave. Un poeta latino dice che sono vani gli sforzi per risalire, quando si è per la china di un precipizio, e che necessariamente si va piombando giù fino al fondo. Le mie previsioni sono molto tristi, ma non temo nulla. Dio salverà sempre la sua Chiesa, e la Madonna, che visibilmente protegge il mondo contemporaneo, saprà bene far sorgere dei redentori ». Uno di questi è appunto lei, Don Bosco! - esclamò l´interlocutore(232).

Noi, figli di Don Bosco, vogliamo e dobbiamo cooperare alla redenzione delle anime imitando anche l´apostolato del Padre in favore della divozione a Colei, « che visibilmente protegge il mondo contemporaneo ».

Per questo zeleremo pure l´estensione della festa di Maria Ausiliatrice; augurandoci di udir ripetere da ogni parte del mondo, alla fine di ogni mese di maggio, frasi come queste, uscite dalla penna del nostro santo Fondatore e Padre: « Che spettacolo la festa di Maria Ausiliatrice! più di seimila Comunioni nel solo giorno della festa... La festa di Maria Ausiliatrice fu splendidissima; succedettero non pochi miracoli »(233).

20. - CONCLUSIONE.

Ringrazio il Signore e la Madonna di aver potuto intrattenere me e voi sul dolcissimo argomento della divozione a Maria Ausiliatrice e di aver soddisfatto per tal modo un ardente desiderio, che nutrivo da lunga data.

Non dovevo infatti né dimenticare né tacervi, Figliuoli carissimi, che, mentre altre Famiglie religiose avranno altri mezzi per prosperare e fare del bene, noi Salesiani dobbiamo cercare il segreto di ogni successo nella costante e filiale divozione a Colei, che dal nostro santo Fondatore fu detta « fondatrice e sostenitrice delle nostre opere ». E sono pure del nostro Padre le seguenti affermazioni: « Di tutto noi siamo debitori a Maria... Se i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice corrisponderanno fedelmente alla loro vocazione, vedrete le meraviglie che Maria SS. Ausiliatrice opererà per mezzo. loro »(234).

L´aver poi attinto con tanta abbondanza, per questa Circolare, alle parole e agli esempi del nostro santo Fondatore, come fu motivo di grande godimento per me, così sarà stato per voi tutti, che l´avete letta, motivo di particolare compiacimento: e tutti ne trarremo stimolo e incoraggiamento a imitare S. Giovanni Bosco nel coltivare in noi e negli altri la divozione a Maria Ausiliatrice.

Oh sì, facciamo in modo che la nostra divozione alla Madonna sia come quella praticata dal nostro Padre: illuminata, ardente e pratica. Illuminata dallo studio e dalla meditazione della vita e virtù di Maria; ardente di un grande e sincero amore filiale; pratica nello zelare la salvezza delle anime, il bene del prossimo, la frequenza ai SS. Sacramenti.

Molte altre cose avrei potuto ancora dire e ricordare, ma le lacune saranno colmate dalla iniziativa e tenera devozione di ciascuno di voi. D’altronde penso al nostro santo Fondatore che, pur avendo parlato tanto della Madonna quaggiù, quasi non l´avesse potuto fare abbastanza, sentì il bisogno di consolare sé e noi nella lettera-testamento ai Salesiani invitandoci tutti in cielo a parlare di « Maria, Madre e sostegno della nostra Congregazione ».

Coraggio, figliuoli carissimi: e sforziamoci anche noi, come ci esortava Don Bosco, a vivere e morire santamente nella divozione di Maria Ausiliatrice per andare a godere eternamente con lei in Cielo(235).

Rinnoviamo adunque ogni giorno tale proposito nella Preghiera-Consacrazione, che pronunciamo in comune dopo la Meditazione quotidiana.

Abbiamo già ricordato che il nostro santo Fondatore soleva ripetere che, quanto egli aveva fatto, tutto lo aveva compiuto nel nome e con l´aiuto di Maria Ausiliatrice, e così poté esclamare ancora sul letto di morte: « Ho sempre avuta tutta la fiducia in Maria Ausiliatrice! »(236).

Voglia il Cielo che identiche parole possiamo pronunciare anche noi, che abbiamo la grave responsabilità di continuare le opere del Padre. Disse infatti S. Giovanni Bosco prima di morire: « Si sarebbe potuto fare di più... Ma faranno i miei figli... La nostra Congregazione è condotta da Dio e protetta da Maria Ausiliatrice »(237).

Ora adunque tocca a noi. Maria Ausiliatrice fece e farà sempre mirabilmente la parte sua: nessuno di noi venga meno al proprio dovere di propagare, con l´aiuto della nostra tenera Madre, la gloria di Dio, cooperando a salvare molte anime, a popolare il Cielo e a rendere vani gli sforzi dell´inferno.

            Termino ripetendo, nel nome della celeste Madre, ai Sale­siani, alle Figlie di Maria Ausiliatrice, agli alunni e alunne, agIi exallievi ed exallieve, ai cooperatori e cooperatrici, agli amici e benefattori tutti della Famiglia Salesiana; le parole del nostro Padre: « Maria ci tenga tutti fermi e ci guidi per la via del cielo. Amen”(238).

Dal caro Santuario-Basilica di Valdocco mando a voi, e alle anime che vi sono affidate, una particolare benedizione di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco.

Pregate voi pure pel vostro

aff.mo in G. e M.

SAC. PIETRO RICALDONE.

NOTE

NB. -       1) Ove fu giudicato possibile, e conveniente, furono raggruppate sotto una sola nota varie citazioni.

2) Quando si tratta di citazioni tolte dalle Memorie Biografiche, ci limitiamo a mettere un numero romano (per il volume) e un numero arabico (per la pagina).