PG Zasoby

Atti del Capitolo Superiore: 1946. Atti 134-138bis, Formazione del Personale Salesiano

Marzo-Aprile 1946    N. 134
Formazione del Personale Salesiano
PREPARAZIONE DEGL´INSEGNANTI ‑
COMPLEMENTO DELLA FORMAZIONE
SACERDOTALE - CAPITOLI E CONSIGLI

1. - INTRODUZIONE.

Dopo aver trattato nelle circolari precedenti della formazione degli Aspiranti, dei Novizi, degli Studenti di Filosofia e Teologia, crediamo opportuno aggiungere ora alcuni punti che riguardano: 1° la formazione del personale insegnante; 2° l´integrazione o complemento della formazione sacerdotale mediante gli esami del quinquennio, quelli per l´abilitazione alla Confessione e alla Predicazione e la soluzione dei Casi di Morale e di Liturgia; 3° la preparazione del personale dirigente attraverso i Capitoli delle Case e i Consigli Ispettoriali.

2. — FORMAZIONE DEL PERSONALE INSEGNANTE.

La nostra Società è particolarmente destinata all´insegnamento, sia classico e scientifico, che elementare, professionale ed agrario, e ben possiamo dire di qualsiasi altro genere. Così esige il fine specifico della Società stessa, quale è determinato dall´art. 3- delle Costituzioni. D´altronde senza questo mezzo precipuo e indispensabile non potremmo compiere la missione nostra, poichè, nell´ordinamento della società moderna, le future generazioni si formano soprattutto nella scuola.

Per altro, come asserisce il grande Pontefice Pio XI nell´Enciclica Divini illius Magistri del 31 dicembre 1929, non si può avere educazione vera, nè istruzione adeguata dei giovani, che non sia ordinata interamente al fine ultimo; e che per conseguenza non sia perfettamente cristiana nell´intento, nel metodo e nella pratica.

Il diritto della Chiesa, formulato nel can. 1375, di avere scuole proprie di qualsiasi grado e di gestirle indipendentemente dallo Stato, è basato sulla sua altissima e nobilissima missione di promuovere la salvezza delle anime, essendo essa, per sua natura e per divina istituzione, maestra degli uomini e madre di tutti i fedeli.

Per questo la Chiesa, ogni volta che si vollero conculcare i suoi diritti riguardo all´istruzione ed all´educazione, ha sempre alzato la voce, e altrettanto ha fatto a difesa di quelli della famiglia: questa infatti, com´è principio della vita, così devvessere principio dell´educazione, che altro non è se non lo sviluppo e il perfezionamento della vita. Anche quando si volle impartire l´educazione secondo i principi puramente naturali e contro le norme della morale cristiana, la Chiesa prese netta posizione a salvaguardia della sua missione (1). Nè paga di ciò, a pratica dimostrazione dei suoi diritti, la Chiesa esercitò effettivamente in passato il magistero dell´insegnamento attraverso l´opera dei suoi Sacerdoti e degli Ordini Religiosi, che seppero creare centri insigni e meritamente famosi, dai quali dottori celebrati irradiarono dovunque nel corso dei secoli fulgori di scienza non-solo ecclesiastica, ma anche civile e umana.

In tempi più vicini a noi, la Chiesa continuò a esercitare il suo magistero di maestra delle genti servendosi, oltre che del clero secolare e degli Ordini antichi, anche di molte famiglie religiose sorte man mano con lo scopo precipuo di cooperare alla restaurazione della società mediante la cristiana educazione delle nuove generazioni. Tra le Congregazioni, suscitate da Dio per questo nobilissimo scopo, sorse, 1´8 dicembre 1841, anche l´umile nostra Società.

- È vero che le condizioni in cui vengono a trovarsi le scuole dirette da sacerdoti o da religiosi ai tempi nostri non sono più quelle di singolare privilegio dell´età d´oro delle Università e Scuole della Chiesa: oggi per contro esse devono lottare con enormi difficoltà di trattamento e, in ogni caso, sono´ tenute d´ordinario a svolgere le loro attività non più liberamente, ma nella cornice delle leggi e dei programmi statali, ´e sotto un, controllo, a seconda degli atteggiamenti´ dei Governi e troppe volte degli uomini, più o meno benigno o vessatorio.

Anche in queste condizioni però è doveroso e giusto che le scuole cattoliche, appunto perchè emanazione ed, esponenti dei diritti della Chiesa, siano così sapientemente organizzate nella loro impostazione e attrezzatura da renderle onore: l´istruzione ed educazione in esse impartite dovrebbero essere in tutto e sempre ineccepibili per sodezza di dottrina e forza plasmativa. Tanto più che, in caso contrario, questo potente mezzo di formazione e di rigenerazione sociale verrebbe a perdere la sua efficacia, anzi si correrebbe pericolo di vederlo frustrato e persino strappato alle famiglie religiose e al clero, qualora si trascurasse di formare con cura diligente e mai interrotta il personale destinato a disimpegnare l´importante missione di insegnante e ´di educatore.

,Si tratta, come ognun vede, di una questione vitale per la nostra Società, che merita perciò la massima considerazione e il più vivo interessamento specialmente da parte dei Superiori. Vediamo adunque, sia pure a grandi linee, il da farsi per preparare accuratamente il personale destinato alle diverse categorie di scuole che sono in fiore negli Istituti della nostra Società.

3. — PREPARAZIONE DI MAESTRI PER LE SCUOLE ELEMENTARI.

Il primo gruppo di scuole, in cui ´si svolge l´apostolato salesiano, è quello delle Scuole elementari.

Il Codice di Diritto Canonico vuole che i religiosi siano convenientemente formati anche nelle discipline inferiori (can. 589 § 1). Inoltre esso prescrive che i sacerdoti e specialmente i parroci tengano lontani dai pericoli del mondo quei giovani che dimostrassero indizi di vocazione ecclesiastica, informandoli alla pietà e coltivando in´ essi, fin dalle prime scuole, il germe della divina vocazione (can. 1353). Da questo canone e ´dai canoni 1372, 1373 e 1374- risulta chiaro il desiderio della Chiesa che si ´curi molto la Scuola elementare, perchè il reclutamento delle vocazioni ha inizio da essa. In parecchi luoghi esistono scuole elementari parrocchiali, le quali, mentre curano in generale la sana formazione della gioventù, hanno anche lo scopo di essere veri semenzai di vocazioni. Talune diocesi poi hanno, oltre ai Seminari Maggiore e Minore, anche scuole elementari destinate esclusivamente a giovanetti aspiranti al sacerdozio: anche a noi ne fu affidata qualcuna dalla S. Congregazione dei Seminari. Queste scuole furono caldamente raccomandate da Pio XI nella sua Lettera Unigenitus del 19 marzo 1924.

Ora non v´è chi non veda che, in questo campo vergine e fecondo, quanto più il maestro sarà esperto e ben formato, altrettanto maggiori saranno i frutti del suo insegnamento e della sua azione educativa, la quale riuscirà veramente plasmatrice, mentre aprirà ].e tenere menti dei giovanetti ai primi rudimenti, del sapere. E a misura che gradatamente e ordinatamente contribuirà a sviluppare il loro raziocinio, gli verrà dato di dirigere le loro pieghevoli volontà alla virtù e al bene, facendo germogliare e crescere in quei piccoli cuori, avidi di affetto — come in aiuole ben custodite i fiorellini leggiadri e fragranti — i sentimenti più nobili, più puri e più santi. È questo il modo più sicuro .e pratico per fondare su basi salde e gagliarde le future generazioni.. Perchè, se è vero che dalla mattina in generale si conosce il buon giorno, con maggior verità si può dire che le scuole elementari, quando siano ben dirette, sotto la guida di un maestro saggio ed esperto, contribuiranno a dare intonazione e dirittura alla vita intera.

Il nostro santo Fondatore e, dopo di lui, i suoi successori tennero nella dovn5a considerazione le Scuole elementari. Infatti, oltre a quelle fondate nei nostri. Istituti, altre ne furono accettate dipendenti da comuni, società, enti. La norma di Don Bosco in verità fu quella di dedicare le nostre attività di preferenza alle Scuole elementari superiori: in generale quelle inferiori, per ragioni intuitive, vengano affidate, alle Suore oppure a maestre esterne, fuori naturalmente dei nostri Istituti.

Nei primi tempi i nostri Chierici o Sacerdoti si recavano a prendere i relativi diplomi presso le Scuole normali o magistrali governative: ma, appena, le circostanze lo permisero, furono  aperte dette scuole anche presso qualche nostro Istituto, onde favorire così la formazione di maestri elementari sia salesiani che esterni. È bene continuare questa nostra tradizione avendo, possibilmente in ogni Stato, alcune di queste Scuole magistrali autorizzate a conferire i relativi diplomi, per meglio raggiungere così lo scopo suindicato. L´esperienza però consiglia di non abbinare gli studi filosofici e classici dei nostri studenti di Filosofia con quelli magistrali, perchè i primi ne soffrirebbero grave nocumento. È preferibile piuttosto, sempre che le leggi lo consentano, preparare i nostri chierici agli esami magistrali durante il periodo del triennio pratico: gli studi filosofici e classici fatti in precedenza renderanno loro facile la preparazione. Naturalmente codesti cari figliuoli,- come verrà espressamente inculcato nella circolare che tratta del triennio pratico, non devono essere abbandonati a se stessi, ma paternamente aiutati, dando loro tempo, mezzi e libri necessari, nonchè l´aiuto di qualche sacerdote esperto che li indirizzi e ne assicuri l´esito desiderato.

Sarebbe in verità deplorevole che, dopo aver fatto tanti sforzi per reclutare numerose e buone vocazioni e averle coltivate con cure affettuose e solerti durante gli anni dell´aspirantato, de], noviziato e dello studentato filosofico, le esponessimo poi a perdersi per trascuratezza e abbandono durante il periodo del tirocinio e della preparazione ai pubblici esami. A proposito dei quali è bene rilevare che, presso alcuni Stati, il diploma di maestro elementare apre l´adito all´iscrizione a un corso superiore di studi, come ad esempio ]a Facoltà di Magistero, la quale conferisce un titolo .valido per insegnare nelle scuole secondarie.

Prima di por termine a questo argomento delle Scuole elementari, è bene mettere in guardia i confratelli contro un´impressione, quanto mai deleteria, che potrebbe forse incidere nella loro fantasia giovanile. L´impressione è questa: che l´impiegare la vita nell´insegnamento ai fanciulli delle scuole elementari sia quasi una menomazione delle proprie aspirazioni, sia sciupare le proprie energie intellettuali e morali, mentre esse potrebbero per contro dare un più efficace rendimento in altro ambiente scolastico più elevato, o magari in questo o quel ministero.

Che tale impressione — che meglio chiameremmo tentazione — possa nascere in qualche animo, non dobbiamo stupircene, .perchè da tutto S2, trarre argomento e pretesto il nemico dell´uman genere per turbare lo spirito, presentando persino la tentazione sotto l´aspetto di maggior zelo a vantaggio delle anime. A sventare però questi miraggi seducenti della fantasia, che potrebbe essere in qualche caso sobillata da inconscia vanità e occulta ambizione, basterà una seria considerazione del primo capitolo delle nostre Costituzioni, ov´è contenuta tutta la, ragione di essere della nostra Società. Da quei: pochi ma sapientissimi e ispirati articoli, si desume chiaramente a quali classi di giovani dev´essere diretta principalmente la nostra attività e il nostro apostolato.

Inoltre è evidente che non tocca a noi sceglierci il campo di lavoro, mentre invece ciascuno deve abbracciare con santo entusiasmo il cómpito che gli viene assegnato dall´ubbidienza. È dover nostro, sì, renderci sempre più idonei ai diversi uffici e alle svariate mansioni comprese nel vasto campo di apostolato della nostra Società, utilizzando a tal fine con cura e diligenza il tempo che può rimanerci libero dopo aver adempiuto i nostri doveri,- anzichè sciuparlo in letture frivole o in inutili conversazioni: ma, dopo ciò, si abbia la santa accortezza di preferire, con forte spirito di fede, alle vedute e aspirazioni individuali la voce di Dio, l´ubbidienza ai suoi rappresentanti, l´amore, all´ubbidienza che ci verrà indicata. Il nostro santo Fondatore diceva apertamente che «non è l´inferiore che deve giudicare le cose dell´ubbidienza, ma il Superiore » e che «il meglio è sempre fare l´ubbidienza », «rinunziando alle propensioni individuali e facendo uno sforzo per formare un corpo solo » (2).

I Superiori che portano il peso della responsabilità di tutta 1-a Società e vigilano e si ad-oprano perchè essa progredisca ogni giorno più in ogni ramo delle sue molteplici attività, sono i primi interessati a suscitare le migliori energie dei confratelli,  a perfezionare le loro attitudini, a prepararli e attrezzarli perchè il lOro rendimento a vantaggio delle anime sia sempre più proficuo. Per questo appunto essi seguono con paterno interessamento i progressi religiosi, morali, intellettuali, didattici dei confratelli, ne studiano le inclinazioni, ne favoriscono le iniziative, si sforzano insomma di renderli sempre più degni di San Giovanni Bosco.

Chi pertanto con fiducia e spirito di fede si affida alla loro direzione -- pur esponendo con filiale apertura di cuore ciò che giudica conveniente al bene suo e delle anime — può essere certo che, nell´ubbidienza e nell´ufficio: che gli verrà assegnato, troverà l´ambiente e i mezzi più acconci per compiere l´apostolato che Iddio vuole da lui svolto per l´attuazione d,ei disegni della Provvidenza.

4. — PREPARAZIONE DEI PROFESSORI PER LE SCUOLE MEDIE INFERIORI E SUPERIORI.

Dopo aver parlato della formazione dei maestri per le Scuole elementari, passiamo ora a trattare della formazione del personale insegnante per tutte le altre scuole dove si educano sia i giovani affidati alle nostre cure, sia gli stessi confratelli.

Tutti conosciamo i sacrifizi sostenuti da Don Bosco, fin dai primi tempi, per dotare di professori, non solo abili ma anche diplomati, le scuole dei suoi Istituti. Le -vicende penosissime e le non comuni difficoltà da lui con tante preoccupazioni e sacrifizi superate costituiscono pagine assai interessanti che oggi ancora non si possono leggere senza profonda commozione. Quelle macchinazioni e ostilità però, che avrebbero sgomentato chiunque, non solo non infransero, ma resero più gagliarda la costanza di Don Bosco.

Il motivo, o pretesto, di quelle vessazioni era la disposizione legale che esigeva un titolo accademico per l´insegnamento anche nelle scuole private, quali erano allora quelle degli Istituti di Don Bosco. Titolo che non era possibile ottenere se non frequentando i corsi delle pubbliche Scuole e Università dello Stato.

Don Bosco affrontò risolutamente anche questa difficoltà e, prevenendo i tempi, dopo aver presentato i suoi chierici e preti agli esami di ginnasio e liceo nelle scuole statali, li iscrisse all´Università. Così egli potè avere i suoi professori forniti del titolo legale d´insegnamento.

Quanto fece Don Bosco al sorgere delle sue istituzioni dev´essere ammaestramento per noi. Si avverta però che, non solo quando le leggi di uno Stato esigono i titoli suindicati, ma anche quando ancora essi -non li richiedono, è bene dotarne i nostri professori, perchè l´esperienza c´insegna che le leggi possono mutare quando meno si aspetta, e noi dobbiamo evitare di vederci esposti a chiudere Istituti per mancanza di preveggenza.

È vero che ciò costa sacrifizi, e a volta non lievi, ma, trattandosi di una norma fondamentale a garanzia della vita stessa, delle opere nostre, dobbiamo essere disposti ad affrontarli con risolutezza.

D´altronde è evidente che il personale- diplomato, mentre serve ad accrescere stima e simpatia sia presso gli allievi che presso le loro famiglie, offre maggiori e- più sicure garanzie di successo.

Il Codice di Diritto Canonico nulla dispone circa la preparazione dei professori destinati alle Scuole medie e superiori. Sonvi però alcune prescrizioni particolari che è bene ricordare.

Il decreto più importante a questo proposito è quello del 30 aprile 1918 della S. Congregazione Concistoriale, decreto che riassumeva le prescrizioni- date precedentemente nella Istruzione della S. Congregazione dei Vescovi e Regolari del 21 luglio 1896.

A proposito di questa Istruzione vi  sarà caro sapere che, mentre si stava impostando l´importante problema, una eminente personalità della suddetta Congregazione dei Vescovi e Regolari interpellò direttamente il, Servo di Dio Don Rua di santa memoria, per conoscere quali cautele usassero i Salesiani circa quella delicata materia. Le norme esposte da Don Rua furono altamente apprezzate e opportunamente inserite nella sullodata Istruzione.

Le prescrizioni di questa Istruzione furono in un. primo tempo date soltanto ai Vescovi e Superiori di Ordini e Congregazioni Religiose d´Italia; ma il Sommo Pontefice Pio X, con l´Enciclica Pascendi del, 7 settembre 1907 e poi col Motu-proprio Saerorum Antistitum del 10 settembre 1910´ le estese a tutto il mondo.

Giudico opportuno riassumere le principali disposizioni di detti documenti:
1° La scelta dei candidati a frequentare corsi universitari è riservata al Superiore Generale. Gl´Ispettori perciò inviino per tempo -la lista dei candidati al Consigliere Scolastico Generale, con i dati relativi, acciocchè egli ottenga e comunichi il permesso del-Rettor Maggiore agli Ispettori interessati.

2° Il, decreto vuole che la scelta sia determinata dalle necessità e dai vantaggi dell´Istituto. I bisogni, come ognun sa, sono sempre più assillanti dovunque, e perciò è bene avviare il maggior numero possibile ai diversi corsi universitari.

3° I candidati devono essere già sacerdoti, dotati d´ingegno, di bontà d´animo, di tenacia nei buoni propositi, noti per integrità di costumi, amanti della vocazione, esatti nell´osservanza religiosa: tali insomma che diano affidamento di buona riuscita, di perseveranza e di procurare domani onore al ceto ecclesiastico e alla nostra Società per perspicuità di niente e illibatezza di vita.

4° I sacerdoti novelli che, debitamente autorizzati, frequentano le Università, non sono dispensati dagli esami quinquennali prescritti dal can. 590: è bene anzi che essi vi si preparino con maggior diligenza, avendo maggior bisogno di essere fortemente attrezzati nelle discipline ecclesiastiche.

5° Siano preferite le Università dei luoghi ove siavi qualche casa della nostra Società. Ove ciò non sia possibile, l´Ispettore faccia di tutto perchè i nostri sacerdoti studenti universitari siano ospitati presso qualche Istituto religioso o ecclesiastico. In questi casi è bene che i sacerdoti siano- due o- più insieme.

6° Si scelgano le Università ove minori siano i pericoli.

7° Gli studenti frequentino soltanto i corsi obbligatori, astenendosi da- quelle lezioni, nelle quali vengono trattati ex professo punti e argomenti contro la religione e i costumi: in questi casi è bene valersi di eventuali leggi nazionali che esigono bensì l´iscrizione al corso universitario, ma non l´assiduità a tutte e singole le lezioni.

8° Per quel che riguarda i libri, compendi, dispense delle lezioni in cui sono contenute cose contrarie alla religione, ai costumi, alla verità storica ecclesiastica, ai diritti della Chiesa e simili, se proprio non se ne può evitare la lettura, i Superiori autorizzati la permettano con la massima cautela, procurando l´opportuno antidoto di altri libri buoni, e provvedendo perchè gli studenti siano aiutati a superare eventuali difficoltà da uomini dotti e virtuosi.

9° I Superiori abbiano ogni sollecitudine per detti studenti: questi poi alla loro volta si mantengano verso dei Superiori in rapporti di filiale confidenza, informandoli dell´andamento dei loro studi, come pure dei pericoli e delle difficoltà che incontrano specialmente per l´osservanza religiosa. È evidente che nella scuola essi debbono segnalarsi per diligenza e assiduità nello studio, per disciplina e correttezza di modi e per esemplarità di condotta.

100 Se i Superiori avvertissero che qualcuno di questi studenti si allontana dal retto sentiero della verità e della virtù, lo richiamino tosto dall´Università, poichè è. da preferirsi l´interruzione degli studi anzichè mettere in pericolo la salvezza dell´anima.

Fin qui le prescrizioni del succitato Decreto, il quale riguarda espressamente ed esclusivamente le Università laicali e quegli Istituti superiori che sono equiparati alle. Università. Sono laicali le Università non dipendenti direttamente dalle legittime Autorità ecclesiastiche, ma esclusivamente da quelle civili. Se poi in un luogo qualsiasi vi fosse una Università cattolica, dipendente cioè dalla legittima Autorità ecclesiastica, come ad esempio l´Università del Sacro Cuore a Milano, la medesima ptiò essere frequentata anche dai semplici chierici, sempre che siano debitamente autorizzati dai Superiori (3).

Venendo pertanto a tradurre in pratica le norme e le prescrizioni date e a completarle adattandole alle condizioni nostre, possiamo stabilire questi punti:
10 Gl´Ispettori, che conoscono i bisogni delle proprie Ispettorie e le attitudini del proprio personale, si preoccupino di scegliere i confratelli da avviare agli studi universitari, studiandoli e seguendoli fin da quando i medesimi. compiono gli studi filosofici e liceali e durante il triennio di tirocinio pratico o il corso teologico.

20 Della scelta fatta riferiscano, in tempo opportuno, al Rettor Maggiore, indicando per ciascun candidato l´Università cui dovrebbe iscriversi e la facoltà da frequentare. Dopo la loro ordinazione sacerdotale, ottenuta l´autorizzazione del. Rettor Maggiore, essi potranno iscriverli all´Università, attenendosi alle norme suindicate.

30 Gl’Ispettori, pei tramite d,ei Consigliere Scolastico Generale o del Consigliere Professionale e Agricolo, informeranno regolarmente al termine dell´anno scolastico il. Rettor Maggiore circa l´andamento degli studi di questi confratelli e dell´esito dei loro esami.

10 Quando poi circostanze speciali esigessero di avviare agli studi universitari giovani confratelli non ancora sacerdoti, si segnalino opportunamente questi casi, enumerando altresì le ragioni che consigliano l´eccezione, acciocchè il Rettor Maggiore decida il da farsi e, in caso affermativo, invii il relativo permesso.

50 Infine l´esperienza va man mano dimostrando la convenienza, o meglio la necessità eli raggruppare i nostri studenti universitari in determinate Case situate nei centri ove esistano Università, specialmente quando si tratti di frequentare facoltà scientifiche, allo scopo ai permettere loro le frequenze necessarie, di assisterli nei loro studi, di meglio aiutarli nei loro eventuali bisogni spirituali e temporali.

60 Quantunque le enumerate prescrizioni non si applichino rigorosamente ai confratelli coadiutori, non si può però nei loro riguardi nè si deve prescindere dalle medesime come norma direttiva.

5. — PREPARAZIONE DEI PROFESSORI PER LE SCUOLE PROFESSIONALI E AGRARIE.

Le nostre Scuole Professionali e agrarie si vanno perfezionando e moltiplicando ogni giorno più. Esse, mentre rispondono a un urgente bisogno sociale e contribuiscono in modo efficace alla pratica soluzione di uno dei più gravi problemi che assillano l´umanità, attirano anche sulle Opere nostre la benevolenza delle autorità e le simpatie dei buoni.

Ma se vogliamo che queste scuole rispondano sempre meglio al loro scopo, è assolutamente necessario che, oltre ad essere convenientemente aggiornate riguardo ai programmi e debitamente attrezzate in quanto al materiale, siano anche dotate di buon personale.

Nelle Scuole agricole e professionali sono richiesti anzitutto maestri e professori per la cultura generale: per questi vale quanto fu scritto parlando della formazione dei maestri elementari e degli insegnanti delle Scuole medie.

Sono inoltre necessari i Capi d´arte e i Capi-campagna, i Professori d´agraria e gl´Ingegneri Per la formazione dei Capi d´arte e dei Capi-campagna si abbia presente l´art. 60 dei Regolamenti, il ,quale dice che « è prescritto per i coadiutori artigiani, dopo la prima professione, un corso della durata di due anni, avente lo scopo di completare la loro formazione professionale ». Lo stesso articolo stabilisce che « le Ispettorie abbiano possibilmente a tal uopo una casa apposita, nel cui governo e- andamento si seguirà il Regolamento generale per le case, ispirandosi anche a quanto è detto all´art. 53. Il programma del corso verrà compilato dal Consigliere Professionale Generale ». Evidentemente ciò che-si dice delle Scuole professionali deve applicarsi anche alle Scuole agrarie.

A rendere sempre più agevole la pratica di queste disposizioni verrà prossimamente pubblicato un opuscoletto dal titolo Programmi e Norme per le Scuole Professionali e Agricole, nel  quale sarà determinato tutto ciò che riguarda il corso di perfezionamento. Il già citato art. 53 raccomanda che « durante questo tempo i confratelli pongano ogni cura e rivolgano tutta la loro attività ad acquistare la cognizione pratica della nostra vita, sotto la vigile e amorevole assistenza del Direttore e degli altri Superiori. Questi si adopreranno ad ammaestrarli oon l´esempio e col ricordare e spiegare opportunamente i principi del sistema preventivo e con- l´esempio di Don Bosco e la sana tradizione dei nostri maggiori ».

Per ciò che riguarda la formazione dei Professori di agraria e di. Ingegneria meccanica o di altri eventuali diplomi si seguano le norme già indicate per i Salesiani che devono frequentare le Università. Anche codesti cari Confratelli, e forse più degli altri per le delicate materie .di cui devono occuparsi, hanno bisogno di paterna e vigile assistenza.

6. — CONTINUAZIONE DELLA FORMAZIONE SACERDOTALE.

Il corso teologico conduce normalmente alle. Sacre Ordinazioni e al Sacerdozio, mèta lungamente sospirata, ideale a cui, fin dalla fanciullezza, erano rivolti gli affetti e le energie, della vita, altezza sublime e luminosa che tese facile e quasi- gradito qualsiasi sacrificio, pur di poterlo raggiungere.

Senonchè non basta aver ricevuto il, Sacro Ordine del Presbiterato, sia pure dopo di aver compiuto regolarmente i vari corsi di studi ecclesiastici, per avere senz´altro un sacerdote pienamente attrezzato e atto a compiere in modo degno il sacro ministero e a rendere proficuo a sè e alle anime il proprio apostolato.

Il prete, a guisa di certe costruzioni di struttura moderna, ,è un po´ come lo scheletro e l´ossatura dell´edifizio. È indispensabile un lavoro diligente di completamento, perchè il sacro e divino tempio sacerdotale diventi, per quanto è concesso alla umana natura, perfetto.

Nè si pensi che questo lavoro sia limitato; esso deve occupare tutta quanta la vita del sacerdote. Inoltre a questo perfezionamento di formazione sacerdotale sono dirette più particolarmente alcune prescrizioni della Chiesa, specialmente riguardo agli studi sacri: di esse ci occuperemo ora brevemente.

7. — IL QUINQUENNIO.

Il Codice- di. Diritto Canonico (can. 590) prescrive quanto segue: «I religiosi sacerdoti, ad eccezione solo di quelli che o ne abbiano per grave motivo ottenuto dispensa dai Superiori Maggiori, o insegnino Sacra Teologia o Diritto Canonico o Filosofia Scolastica, dopo compiuto il corso degli studi, ogni anno, almeno per un quinquennio, siano esaminati da Padri dotti e gravi nelle varie discipline della dottrina sacra, secondo un programma opportunamente stabilito in antecedenza ».

La prescrizione del Codice è chiara e precisa. Essa parte dal concetto che l´Ordinazione Sacerdotale non è e non deve essere il termine degli studi sacri. Infatti il can. 129 dice: « I, chierici, ricevuto il sacerdozio, non tralascino gli studi, specialmente sacri: e seguano nelle discipline ecclesiastiche la dottrina tradizionale tramandataci e accettata dai maggiori, evitando le prafane novità delle espressioni e la scienza di falso nome ».

Non insisto su questo punto perchè fu sviluppato ampiamente parlando degli Studentati filosofici e teologici. Il richiamo della Chiesa però è tanto solenne e autorevole, che dev´essere preso da tutti in grande considerazione. Il neo-paganesimo che avanza, l´ignoranza religiosa sempre più crassa e deleteria, il dilagare del malcostume, la lotta contro la Chiesa attraverso gli errori che pullulano dovunque e vengono diffusi da una stampa strapotente e senza coscienza, tutto contribuisce a infittire le tenebre delle false dottrine e ´a rendere più nauseante il fango della depravazione.

Per arginare questa colluvie di mali che funestano la società -è assolutamente necessario che il Clero Sia all´altezza della sua missione non solo con la sua virtù, ma anche con la sua scienza, e perciò non gli si raccomanderà mai sufficientemente di attrezzarsi ogni dì più, aggiornando suoi studi in modo- da essere  in grado, come vuole S. Paolo, di dare a ciascuno la risposta appropriata (4).

Ed è bene avere presente che l´obbligo di cui parla il- can. 590 è grave, e perciò nessuno può essere dispensato dagli esami del quinquennio, se non per causa grave.

Si avverta inoltre che l´analoga obbligazione stabilita dal Codice al can. 130 per i sacerdoti ´del clero secolare, è sorretta dalla- sanzione del can. 2376, di guisa che la violazione della medesima viene a costituire un vero e proprio delitto ecclesiastico causato dalla infrazione della legge ecclesiastica. Ciò, a parte altre considerazioni, è sufficiente per darci una giusta idea della gravità di questa obbligazione.

Senza voler fare della casistica e solo a titolo di chiarimento è bene dire .che naturalmente non basta essere in uno Studentato filosofico o teologico per essere dispensati dall´esame. Va da sè che chi ad esempio insegni matematica, scienze naturali, fisiche o chimiche, oppure materie letterarie in uno Studentato di filosofia non ha diritto alla dispensa, e così pure chi sia insegnante di canto, di lingue semitiche, ecc. in uno Studentato teologico.

Possono invece- considerarsi dispensati quei sacerdoti nostri che, dopo il corso teologico, continuano i loro studi sacri in • qualche Università ecclesiastica o cattolica, perchè gli esami che essi subiscono anno per anno presso l´Università- suppliscono gli esami del quinquennio.

Il can. 590, parlando- di questi esami, dice che devono darsi almeno per un quinquennio, il che vuoi dire che-- è in facoltà dei legittimi Superiori di -stabilire anche un periodo superiore ai cinque anni. Praticamente potrebbero infatti ´presentarsi ad esempio i seguenti casi: che un candidato non abbia fatto buona prova negli esami; che per circostanze speciali e gravi il Superiore abbia creduto conveniente distribuire tutta la materia, da presentarsi agli esami del quinquennio in un numero maggiore di anni; che qualcuno, per gravi motivi, sia stato momentaneamente autorizzato a differire qualche esame ad altro tempo, o simili.

E qui è bene richiamare la già ricordata disposizione della S. Congregazione Concistoriale del 30 aprile 1918, riguardante i Sacerdoti novelli che frequentano le Università statali: il pensiero della. S. Congregazione è che essi, non solo non siano dispensati dagli esami del quinquennio, ma che, appunto perchè versano in maggiori pericoli, devono prepararvisi con maggior cura.

Per ben capire quale importanza annetta la Chiesa agli studi e agli esami del quinquennio basta leggere il can. 180 § 2, ove è detto che nel conferimento di uffici e benefizi ecelesiastici, a parità di merito, si tenga conto dell´esito dei suddetti esami.

Dopo aver parlato della legge e chiaritane l´estensione e il valore, è bene indicare quale possa essere presso di noi il modo migliore di tradurla, più facilmente, in pratica.

Anzitutto giova fissare il programma degli esami del quinquennio. Nella precedente circolare, che tratta degli Studentati filosofici e teologici, fu indicato che probabilmente in questo stesso anno 1946 sarebbe stato pubblicato un opuscolo dal titolo: Programmi e Norme per gli Studentati filosofici e teologici..Ho stabilito che in- quell´opuscolo siano purè pubblicati i programmi e le norme per gli esami del quinquennio. In tal modo gli Ispettori possono ogni anno far conoscere ai sacerdoti interessati tutto ciò che riguarda gli esami che dovranno subire.

Non, posso certamente ignorare le difficoltà che da taluni si possono addurre per non prepararsi seriamente a questi esami: l´assistenza, la scuola, la preparazione forse a esami d´altra ,indole, e simili.

L´esperienza ha dimostrato che effettivamente queste difficoltà sono reali e, in certi casi, gravi, e che perciò il tempo di cui Possono disporre i sacerdoti del quinquennio è, a volte, troppo ridotto o addirittura insufficiente.

Ora, è appunto per venire incontro alla buona volontà dei novelli sacerdoti e dare loro modo di disporsi ai predetti, esami con serietà e profitto che in parecchie Ispettorie si è adottato un sistema di preparazione che l´esperienza va dimostrando efficace e pratico.  Tel periodo delle vacanze, scolastiche gl´Ispettori radunano --in:truci o due turni tutti i sacerdoti che. devono subire l´esame del quinquennio in una casa; ove; durante un mese e sotto la guida di esperti professori fanno la loro preparazione prossima. Queste riunioni si prestano anche per rafforzare con apposite conferenze lo:spirito religioso, rendere più forte la carità e più soave la vita, di famiglia. In, quel periodo di raccoglimento v´è modo di fare le pratiche di pietà con maggior fervore e si può anche ´stabilire, come si fece in altre circostanze, durante un quarto d´ora prima di pranzo, una visita collettiva al SS. Sacramento e alcuni minuti per l´esame di coscienza.

Coloro che presero parte a questi convegni se ne mostrarono oltremodo soddisfatti, sia per aver potuto prepararsi convenientemente agli esami, sia ancora per il benefizio spirituale derivato alle loro anime..

8. — L´ESAME DI CONFESSIONE.

Altro mezzo per completare la formazione dei novelli sacerdoti è l´esame di confessione.

L´art. 48 dei. Regolamenti dice: «I sacerdoti si preparino con lo studio al ministero delle confessioni. Ma all´esame presso la. Curia Diocesana per l´abilitazione al ministero delle, confessioni non .si presentino che dopo due anni dall´ordinazione sacerdotale ».

Questa disposizione regolamentare si è dimostrata pratica mente assai opportuna, poichè offre ai novelli sacerdoti( là possibilità di rivedere accuratamente tutta la Teologia Morale e di. completare e approfondire lo studio dei princìpi con quello di una buona casistica.: :È bene pertanto che gli. Ispettori e:i Direttori non solo si adoprino perchè il suindicato artidoto sia fedelmente. e integralmente praticato, ma che inoltre Seguano i novelli sacerdoti nella loro preparazione aiutandoli, se è necessario, specialmente Con- fornire loro la guida die qualche sacerdote anziano;  ,dotato di scienza e di esperienza nel ministero delle Confessioni:.

L’Ispettore,, giusta l´art. 340 dei Regolamenti, che « conferisce ai propri sudditi, riconosciuti idonei, la facoltà di confessare nelle nostre case gl´interni e di predicare ad essi. Ma tale facoltà egli non conferirà se non in seguito ad un esame davanti a una commissione ».

Gli esami di cui parla questo articolo sono tre: per le ordinazioni, per il ministero delle confessioni e per la predicazione. Degli esami per le ordinazioni si èlparlato a suo tempo trattando dei programmi e delle norme per gli Studentati teologici.

Passando invece ad, occuparci degli altri due, ricorderemo — per quanto si tratti di cosa comunemente nota — che l´estensione o l´ambito della giurisdizione per ricevere le confessioni è .diverso a seconda ch´essa sia conferita dal solo Superiore religioso, oppure dall´Ordinario diocesano.

Seconda le prescrizioni canoniche, in una religione chiesi-cale esente — qual è appunto la nostra Società — il Superiore determinato dalle Costituzioni può conferire la giurisdizione delegata per ricevere le confessioni dei professi, dei novizi e di tutti coloro che, per ragione di servizio o di educazione o d´ospitalità o di malattia, dimorano attualmente, di giorno e di notte, nelle case religiose sottoposte alla giurisdizione del Superiore delegante (cfr. cann. 875 § 1, 514 § 1).

Con tale giurisdizione però questi confessori non possono evidentemente ascoltare le confessioni dei fedeli e neppure, presso di noi, quelle dei giovani e adulti che frequentano i nostri Oratori festivi.

L´Ordinario o Vescovo diocesano invece conferisce la giurisdizione per ricevere le confessioni di tutti coloro che, sia secolari che religiosi, si trovino comunque nella sua diocesi, dove si ricevono le confessioni (cfr. can. 874 § 1).

Infine il can. 877 § 1 prescrive che, sia gli Ordinari diocesani che i Superiori religiosi, non concedano la giurisdizione o la licenza di ascoltare le confessioni, se non a coloro che siano stati riconosciuti idonei anche per mezzo di un apposito esame.

Questa la ragione per cui gl´Ispettori, in virtù dell´art. 340 dei Regolamenti, devono .sottoporre i nostri sacerdoti, dopo  due anni dalla loro ordinazione sacerdotale, all´esame presso la Commissione da loro designata e di cui parla lo stesso articolo.

Talvolta però può anche succedere che, per circostanze diverse, qualcuno si creda nel dovere di sollecitare .dai Superiori il permesso di subire l´esame innanzi tempo onde esercitare il ministero delle confessioni prima dei due anni fissati dai Regolamenti.

Notiamo anzitutto che in questi casi la domanda dev´essere presentata, pel tramite dell´Ispettore, al Rettor Maggiore, al quale spetta dare, in caso affermativo, il permesso scritto. Nessuno pertanto si permetta di creare condizioni scabrose ai Superiori con mosse inconsulte o situazioni- di fatto.

Potrebbe darsi ad esempio che quando il sacerdote novello si reca presso la famiglia per la Prima Messa, il Parroco gli ottenga dal Vescovo Diocesano la facoltà di confessare in parrocchia e in diocesi. Il novello sacerdote evidentemente non può e non deve servirsi di quella facoltà, senza aver prima conferito con il suo Ispettore, porcile condizione assoluta per la- liceità dell´esercizio del ministero delle confessioni da parte di un sacerdote religioso è il permesso del suo Superiore (can. 874 § 1).

L´esperienza poi è venuta .a confermare che certi zeli intempestivi a scapito dei Regolamenti procurarono e al sacerdote disubbidiente e ai Superiori noie .e dispiaceri anche gravi.

Perciò, non solo la, prima volta — quando cioè dopo l´esame presso la. Commissione nominata dall´Ispettore e quella nominata dalla Curia, si ottiene la pagella che autorizza ad esercitare il ministero delle confessioni — ma anche in seguito allorchè, in conformità alle disposizioni diocesane, si tratterà di rinnovare il permesso, si proceda sempre in pieno accordo coi propri Superiori, ai quali spetta presentare i documenti in Curia.

E qui si avverta — anche se è cosa nota — che non basta l´autorizzazione ottenuta in una diocesi per credersi autorizzato a confessare senza previo esame in un´altra. Perciò quando si è cambiati di casa e di diocesi non dobbiamo stupirci se il nuovo Ordinario non rinuncia al suo, diritto di pretendere l´esame. In generale però quando il Direttore interviene colla voluta delicatezza ottiene quasi sempre che la patente sia senz´altro timbrata,, riconoscendosi così; praticamente l´esame già subìto.

Infine è bene mettere in guardia coloro che, avendo forse udito parlare del rigore con cui si dà l´esame in, certe diocesi in cui essi si trovano, brigano per subire detti esami presso Curie giudicate da loro più benevoli. Questa sarebbe una, vera scorrettezza, verso il Prelato e la Curia del luogo, dove quei tali dovranno poi esercitare il ministero, e dal. loro modo di procedere, se conosciuto -- e pliò esserlo facilmente — potreb‑ bero anche nascere conseguenze penose. D´altronde il sacerdote ben preparato troverà sempre, presso qualsiasi tribunale, comprensione e benevolenza.

I novelli sacerdoti perciò,: d´intesa con i loro Superiori, facciano. di tutto per prepararsi a subire, nel tempo stabilito, gli esami sia presso la Commissione stabilita dall´Ispettore, sia presso quella della Curia, , mettendosi così in grado di esercitare il proprio apostolato in un più vasto campo con vantaggio proprio e delle anime che saranno oggetto del loro zelo. Non dovrebbe esservi, se non per gravissimi motivi, nessun sacerdote che si accontenti di celebrare la S. Messa senza preoccuparsi di abilitarsi al ministero delle confessioni.

San, Giovanni Bosco ci ha dato come programma e parola d´ordine la salvezza delle anime, e nessuno può ignorare che esse si salvano specialmente attraverso il ministero delle´ confessioni, di cui il nostro grande Padre fu apostolo infaticabile..

D´altronde la giurisdizione di cui abbiamo parlato viene espressamente conferita per ricevere lé confessioni. Nessuno pertanto imiti il fattore infedele del Vangelo ché dissipò le ricchezze del padrone, o il servo neghittoso che nascose il talento anzichè trafficarlo. E ricchezza inestimabile e talento divino è il potere di rimettere i peccati nella confessione; potere che Iddio.. concede ai sacerdoti perchè lo usino .a benefizio delle anime e non perchè lo ripongano a irrugginirsi sotterra.

Chi .agisce in tal modo forse non ha ben ponderato quali  immensi vantaggi spirituali arrechi all´anima sua l´esercizio del ministero della confessione.

È vero che il potere divino di rimetterei peccati rientra nel novero di´ quelle grazie che si :chiamano gratis:datore e che sono concesse -all´individuo non per sè, ma a benefizio degli altri; e ciò per il fatto :che il sacerdote preso tra.gli uomini •è preposto a pro degli uomini a tutte quelle cose che riguardano Dio, come dice San:Paolo (5). Ma è vero altresì che Iddio è padrone talmente giusto e fedele, che non lascia senza la dovuta mercede anche il più piccolo lavoro´ che Si fa per Lui. E lavorare perle anime nell´esercizio del, sacro ministero per le confessioni, è lavorare per Dio nel senso più efficace della parola.

Per altro il Signore ha ordinato le cose riguardanti il ministero sacerdotale in:modo che il sacerdote, mentre si sacrifica per il bene altrui trovi in quell´altissimo esercizio una sorgente feconda di grazie per la propria santificazione, come chiaro apparisce dalla vita del nostro santo. Fondatore.

Lo Scaramelli dice al nostro proposito: « Nella pratica di questo sacro ministero delle confessioni si esercitano tutte le virtù. Si esercita la carità in sommo grado, ora istruendo, ora consigliando, ora riducendo anime traviate sulla via della salute, ora conducendo le anime buone sulla via della perfezione. Si esercita lo "zelo dell´onore di Dio, impedendo le, sue offese. Si esercita la mortificazione con vincere- le ripugnanze che porta seco un tale impiego per se stesso gravoso: Si esercita l´umiltà, mentre il sacerdote vede nella persona degli altri ciò che egli sarebbe se non fosse da Dio assistito con la sua grazia. Si esercita la pazienza coi rozzi, la compassione coi fedeli, la benignità coi peccatori. Insomnia può un sacerdote in udire le confessioni più che con ogni altro esercizio di spirito, farsi santo » (6).

Alla pratica delle virtù si aggiunga il bene di cui il confessore partecipa sia conducendo le anime alla pratica della virtù, sia esercitando direttamente o indirettamente le opere di misericordia.

Inoltre il confessore che, con rettitudine d´intenzione e spi‑ rito di sacrificio; nel ministero delle confessioni cerca solo e sempre il bene delle anime, acquista, senza ch´egli quasi sappia rendersene conto, un altro inestimabile benefizio, che consiste in quello che si può chiamare l´affinamento della vita spirituale. Per questa dote, che è certamente una grazia, il confessore ha quasi una specie d´intuizione circa la lotta intima del male contro il bene, che si combatte nelle anime. Ond´è che egli per quegli aiuti di cui il Signore lo favorisce, è in grado di apprestare alle anime i mezzi necessari e opportuni con cui esse possano, non solo vincere il male, ma anche prevenirlo.

Tale dote poi, a misura che nel confessore fedele e zelante si affina, va man mano convertendosi in quella mirabile prerogativa che si chiama la discrezione degli spiriti. Dote che ebbero in grado eminente il nostro santo Padre Don Bosco, il suo santo direttore spirituale Beato Giuseppe Cafasso, il santo Curato d´Ars, il nostro santo Patrono San Francesco di Sales, e cento e cento altri confessori, anche se non siano venerati sugli altari.

Non è mancato chi, a proposito del nostro San Francesco di Sales, abbia voluto mettere in rilievo che i due capolavori del santo Dottore, la Filotea e il Teotimo, più che della sua profonda dottrina ascetica, siano il frutto del suo sacro ministero delle confessioni.

È in verità mirabile l´efficacia santificatrice di questo ministero e chi lo compie con spirito di fede e zelo delle anime ne ricaverà immenso vantaggio per la propria santificazione. Nè minor frutto egli ricaverà dal costante contatto spirituale con tante anime semplici e sante, anche se umili e ignoranti, le quali con la loro delicatezza di coscienza e il loro spirito di sacrificio, di docilità e di pazienza, daranno a chi fa loro da maestro mirabili lezioni di santità. Infine anche le preghiere dei penitenti saranno un valido aiuto per il confessore.

9. — LA SOLUZIONE MENSILE DEL CASO DI MORALE E DI LITURGIA.

Al perfezionamento della formazione sacerdotale, con particolare riguardo al ministero delle confessioni, è diretta la prescrizione che impone ai sacerdoti la soluzione mensile di un caso .di Morale e di Liturgia.

La prescrizione è contenuta nel can. 591, che dispone: « Almeno in ogni casa formata, e al minimo una volta al mese, abbia, luogo la soluzione di un caso di Morale e di Liturgia, alla quale il Superiore, se lo giudica opportuno, può aggiungere una trattazione di Teologia Dogmatica e di materie affini: tutti .i chierici professi, che studiano Sacra Teologia o che hanno già compiuto tale, studio, e .che dimorano nella Casa, sono tenuti ad assistervi, se le Costituzioni non dispongono diversamente ».

Che se nella Casa religiosa non avesse luogo questa soluzione del caso di Morale e di Liturgia, i sacerdoti ivi residenti, se approvati dall´Ordinario a udire le confessioni dei fedeli, devono intervenire alle cosiddette Conferenze di Morale e di Liturgia, stabilite di solito mensilmente per il Clero diocesano; e quando neppure queste Conferenze avessero luogo, sono tenuti a inviare la soluzione scritta dei casi assegnati o allo stesso Ordinario locale o al Vicario Foraneo, a seconda che la Casa in cui dimorano trovasi nella città episccipale oppure nella circoscrizione d´un Vicariato Foraneo (cfr. can. 131).

Le nostre Costituzioni non contengono disposizioni particolari al riguardo e perciò si rimettono alla prescrizione del Codice.

I nostri Regolamenti invece hanno due prescrizioni in proposito. L´ari. 45 dispone che «i sacerdoti... intervengano regolarmente ogni mese alla soluzione del caso di Morale e di Liturgia »: e l´art. 331 stabilisce che « ogni mese, non esclusi quelli delle vacanze estive, vi sia la soluzione del Caso morale, del Quesito liturgico e d´altri che il Direttore, d´intesa coi Superiori, giudicasse proporre ».

Non vi è dunque alcuna- eccezione, nè riguardo alle Case — siano esse formate o non formate e filiali — nè riguardo alle -persone. Perciò la soluzione del caso di Morale e di Liturgia deve aver luogo in tutte le Case, -e alla medesima devono assistere tutti  sacerdoti e tutti .i chierici studenti di Teologia residenti nelle diverse Case.

Per rendersi conto dell´importanza di -questa prescrizione a parte l´oggetto e lo scopo della medeslina, nonchè il valore che le . deriva dalle indicate disposizioni´ canoniche — ´basta considerare la sanzione .contenuta nel can.. 2377, relativa alla prescrizione del can. 131 § 1, analoga a quella del can. 591, e riguardante i sacerdoti del clero secolare e qualche categoria di sacerdoti religiosi..

La: sanzione impone agli Ordinari locali l´obbligo di punire — pro suo prudenti arbitrio, cioè con, una pena .proporzionata, a loro insindacabile giudizio i sacerdoti del clero secolare, che si rifiutano di assistere. alle Conferenze di Morale e di Liturgia, stabilite per il clero diocesano.

Che se si tratta di sacerdoti religiosi, approvati per ascoltare le confessioni dei fedeli e non aventi cura d´anime, che, per le circostanze previste dal citato can. 131 § 3, debbano partecipare.. alle. predette Conferenze, l´Ordinario locale deve sospenderli dall´udire le confessioni dei secolari.

Si tratta, come si. vede, di una sanzione assai rilevante e che serve a dimostrare nel modo più evidente l´importanza della prescrizione .di cui parliamo.   .

Si- è fatto osservare che forse negli . Studentati teologici sia bene stabilire la seguente prassi. Siccome per un gruppo anche notevole dei nostri chierici potrebbe succedere che il caso proposto per tutti i sacerdoti della nostra Società riguardasse un trattato o una materia che essi invece non hanno. ancora studiato, così parrebbe preferibile non fare intervenire i chierici alla soluzione del caso, riservando invece´. questo ai, sacerdoti della Casa o al più agli alunni dell´ultimo corso .di Teologia. Per quelli delle altre classi può riuscire più proficua, a modo di esercitazione scolastica, la soluzione di casi morali e liturgici più adatti ai trattati´ già studiati o in corso di .studio.

A complemento della trattazione è da avvertire che il can. 131 § 3 obbliga anche i religiosi esenti che hanno cura d´anime parroci, vicari parrocchiali (can. n., 476 § 6, 472, 10, 474, 475 § 1), cappellani (P. C. ´C., .12 febbr. 1935) — a prendere parte alla soluzione dei casi del´ clero diocesano: e, se.. nelle loro case, per  qualsiasi ´motivo, :non si facesse la soluzione; anche gli altri-religiosi approvati nella diocesi per le confessioni devono partecipare alla soluzione .insieme al clero diocesano. Chi, poi: non potesse recarvisi, deve mandarvi la propria soluzione per Iscritto.. Prima di. chiudere la trattazione di questa materia sarà bene determinare il modo da seguire :in: tutte le Case perla .soluzione Mensile del caso di Morale e di Liturgia. Ciò gioverà. ad: avere quella uniformità che è sempre da auspicare a irrobustimento della vita .comune..

1° I casi da risolvere, tanto di Morale quanto di Liturgia, sono proposti per autorità del Rettor Maggiore a tutte le Case della- Società: essi sonò assegnati aí singoli mesi dell´anno..

2° Per motivi speciali e gravissimi, in qualche particolare circostanza, a giudizio dell´Ispettore, è consentito anticipare posticipare la soluzione dei casi, sia di Morale che di Liturgia, assegnati ai mesi delle vacanze. È sempre meglio però fare ciò che è prescritto.

3° L´adunanza sia fissata in un giorno determinato di ogni mese (ad esempio alle ore 18 del primo martedì) é se ne ricordi opportunamente la ricorrenza.

4° Il Direttore presieda e diriga l´adunanza: egli pero può anche affidare la direzione della discussione a un sacerdote di riconosciuta scienza, esperienza ed abilità. Naturalmente sia il Direttore sia colui Che eventualmente dovesse sostituirlo si preparino alla soluzione con grande serietà.

5° Tutti i, sacerdoti, e i chierici quando intervengono, por--tino la soluzione scritta dei casi assegnati per il mese e la consegnino poi al Direttore, il quale conserverà .dette soluzioni,. e, quelle dei sacerdoti che eventualmente. non possono intervenire per giusti e gravi motivi; in archivio per presentarle all´Ispettore in occasione: della sua
Recitate le preghiere e aperta la riunione, il .sacerdote preventivamente designato (e ciò avverrà per turno) dopo la lettura dei casi proposti, legge od, espone quelle osservazioni e quelle soluzioni che. riterrà opportune.. Naturalmente dopo.-la soluzione di ciascun caso vi sarà una conveniente e appropriata discussione regolata dal Direttore o da chi egli avrà incaricato: al termine chi dirige riassume la trattazione avvenuta. La riunione si chiude con le solite preghiere.

Queste riunioni fatte con regolarità, preparazione e serietà, serviranno in modo efficace, non solo a ricordare i più importanti punti della Teologia e della Liturgia, ma anche a tenere aggiornati i nostri sacerdoti, ad arricchirli di esperienza sempre maggiore, come pure a cementare ognor più, nelle serene e composte discussioni, l´unione delle menti e dei cuori.

Inoltre esse porgono l´occasione propizia a chi dirige d´informare su eventuali documenti Pontifici, disposizioni dell´Ordinario, nonchè su opere recenti di particolare valore per la Teologia Morale, la Pastorale e su qualche notevole articolo di Riviste ecclesiastiche.

10. — L´ESAME DI PREDICAZIONE.

L´esame di predicazione è prescritto dal can. 1340, che dice così:
§ 1. L´Ordinario del luogo o il. Superiore religioso non concedano a nessuno il permesso di predicare, se prima non si abbiano notizie dei suoi buoni costumi e della sufficiente dottrina mediante un esame in conformità al. can. 877 § 1.

§ 2. Se dopo aver concesso il permesso o la licenza venissero a conoscere che al. predicatore mancano le doti necessarie, devono revocarglielo: nel dubbio circa la dottrina si deve dissipare il dubbio con argomenti certi, e, se fosse necessario, anche con un nuovo esame ».

Codice, richiamandosi qui esplicitamente al can. 877 § 1, e regolando i due casi in mod,o quasi analogo, stabilisce un vero parallelismo tra la concessione della facoltà di predicare e la concessione della giurisdizione per ascoltare le confessioni.

Nell´uno e nell´altro caso, per essere approvati lecitamente dall´Ordinario locale -- al quale solamente compete concedere la facoltà di predicare nella sua diocesi sia ai fedeli in genere  (can. 1337), sia alle monache, suore o ad .altri religiosi non esenti (can. 1338.§§ 2, 3) — è necessario essere presentati al suddetto Ordinario dal proprio Superiore o che almeno il proprio Superiore dia i]. consenso.‘ Infatti il can. 1399 § 2 dice testualmente che « ai predicatori religiosi, per usufruire della facoltà loro concessa (dall´Ordinario locale) è inoltre necessaria la licenza del proprio Superiore », il che avviene pure per l´esercizio del ministero delle confessioni» (cfr. can. 874 § 1).

I nostri Regolamenti si fanno eco delle prescrizioni canoniche. L´art. 48 vuole che «i sacerdoti si preparino con lo studio:.. al ministero della predicazione ».

L´art. 340 dice: « L´Ispettore conferisce ai propri sudditi, riconosciuti idonei, la facoltà di confessare nelle nostre case gl’interni, e di predicare ad essi. Ma tale facoltà egli non conferirà se non in seguito ad un esame subìto davanti a una Commissione. Egli designa gli esaminatori... dei candidati al ministero delle confessioni e della predicazione. Da questa commissione dovranno essere esaminati tutti... i sacerdoti, prima dell´esame in Curia ».

Vi è poi l´art. 49 il quale stabilisce che « nella predicazione si seguano le norme contenute nel Codice Canonico e nelle Istruzioni della S. Sede ».

Infine l´art. 168 delle Costituzioni vuole che « ciascun socio si dia cura di comporre un corso di meditazioni e di istruzioni adattato prima per la gioventù, e poi per i fedeli in generale »..

Le prescrizioni sono chiare e precise ed è bene che siano fedelmente praticate, anche per evitare che qualche nostro sacerdote, per non aver dato preventivamente gli esami davanti alla commissione nominata dall´Ispettore,. si esponga al pericolo di essere poi, per deficienza di preparazione, non approvato dalla commissione diocesana.

Per facilitare la pratica di queste prescrizioni, nell´opuscolo Programmi e Norme per gli Studentati filosofici e teologici verranno fissati, pure i programmi e le norme, sia per gli esami dei quinquennio, sia per l´abilitazione ad esercitare il ministero delle confessioni e della predicazione. I voti di detti esami saranno conservati in archivio, ove pure dovrà constare. se i sacerdoti hanno ottemperato all´art. 168 delle Costituzioni già citato circa il corsó di meditazioni e di- istruzioni.

11. — SCOPO DEL CAPITOLO O CONSIGLIO DELLE CASE E DEL CONSIGLIO ISPETTORIALE:

Il Codice di Diritto Canonico in generale, .e la nostra Società in Particolare, nel volere che tutti: i Superiori nel, governo siano circondati da un .certo numero di religiosi, si sono prefissi lo scopo di dare un aiuto efficace sia alle case -che alle Ispettorie e all´intiera: Società, mettendo, come già si disse, a profitto di chi ha la reponsabilità di dirigere, l´insieme della scienza, esperienza, prudenza, e di altre doti di governo dei confratelli più autorevoli della casa, elell´IsPettoria o della Società. : L´art. 118 delle Costituzioni dice appunto che i Consiglieri « aiutano .il Direttore e è questo lo scopo principale di ogni Capitolo o Consiglio: .alleggerire la, responsabilità del Superiore, condividere con lui i pesi, coadiuvarlo nel governo della casa, ognuno nella sfera delle proprie competenze o delle attribuzioni a,lui: assegnate.

Ma oltre a questo scopo principale, ve n´è un altro non meno importante, ed è che, nel seno e nell´ambiente .dei Capitoli o Consigli, si va man mano formando il personale dirigente , della nostra Società. Nei Capitoli: infatti si Parla di tutto ciò che riguarda l´andamento delle case, come nei Consigli di tutti gli affari dell´ispettoria. Ivi sono esaminate le questioni o situazioni finanziarie e amministrative: ciò che si riferisce all´osservanza e alla disciplina religiosa, all´istruzione_ e alla formazione cristiana dei giovani. e a quella salesiana dei confratelli; all´organizzazione e all´andamento delle scuole, delle parrocchie e, dell´Oratorio festivo, alle relazioni con le autorità e ogni, altra ´Cosa, che lima contribuire al maggior .bene :dei confratelIi, dei giovani, delle anime. L´esposizione di questo cose, la trattazione di questi problemi e la loro soluzione a seconda, delle circostanze, costituiscono una palestra utilissima a tutti i Consiglieri; t quali, mentre -vanno. studiando, e approfondendo ,sempre meglio le mansioni e i problemi delle proprie competenze, hanno agio di ascoltare le trattazioni .e le relazioni degli altri Consiglieri, acquistando così man mano addestramento in tutto ciò che riguarda l´insieme della direzione di una casa o di una Ispettoria.

È questo il motivo per cui mi è parso necessario mettete tra gli elementi di formazione del personale salesiano anche il profili di lavoro che si compie nei Capitoli delle case .e nei Consigli Ispettoriali.

12: — FORMAZIONE DEL PERSONALE PER MEZZO DEI CAPITOLI DELLE CASE E DEI CONSIGLI ISPETTORIALI
È fuor di dubbio che mezzi efficaci di formazione del nostro personale direttivo sono anche i Capitoli delle Case e Consigli Ispettoriali. Ci soffermeremo, perciò a fare alcune pratiche considerazioni su questi due argomenti.

La: parola capitolo, nel linguaggio monastico, pare abbia avuto fin dalle sue origini il signifidato liturgico-religioso di pubblica´ adunanza. .Ascoltiamo a questo proposito il nostro Don Vismarà: «Al termine dell´ora di. Prima, il Superiore in pubblica adunanza (il Capitolo); assegnava i. vari lavori od uffici ai monaci. Di qui i versetti indirizzati ad ottenere l´abito divino (Deus in. adintorinni, ripetuto tre volte e seguito dal Gloria) e quello relativo al lavoro (Respice in servos tuos et in opérmtua... et opera mannum mostrarmi?, dirige, seguito pure dal Gloria) con una spnie di preghiera litanie,: Kyrie, Pater Ced orazione ´relativa, tutta improntata, lavoro della ,giornata o dbI. sentimenti ´che debbono a0c9mrilgawre il lavOro.: Assegnati´ i lavori, :si faceva, una lettura (L3etio breVis) con relativa, benedizione » (7).

Quest´uso si estese anche al clero secolare: tutti gli ecclesiastici di un determinato luogo si adunavano ogni mattina dinanzi al Vescovo o all´Arciprete del luogo, e si, assegnava o-lasciamo: il. proprio: cómpito.per la giornata. La lezione. di un breve tratto (Capitulain) delle Castituzioni o 1Statuti della S. Scrittura o, dei Ss. Padri conchiudeva l´adunanza, la quale finì col chiamarsi essa stessa Capitulum.

Noi qui ci occuperemo solo dei capitoli religiosi salesiani. Premetteremo però alcune nozioni generali sui Capitoli e Consigli a norma del Diritto Canonico.

Il termine Capitulum, nel gergo giuridico-religioso, differisce da Consilium (Cfr. cann. 534 § 1;11646 § 2).. Ciò .notano espressamente le nostre Costituzioni all´art. 96: « Dal Consiglio Ispettoriale differisce il Capitolo Ispettoriale ».  Strettamente parlando il Capitolo è la riunione legittima di tutti quei religiosi che, a norma del diritto particolare, hanno diritto di voto in determinate questioni che interessano l´essenza, l´esistenza e il governo di un organismo religioso, sia esso casa, provincia, ordine o congregazione.

Esso prende nomi diversi, a seconda dell´organismo che rappresenta, del motivo per cui è convocato e delle materie che deve trattare.

Se il Capitolo, rappresenta solo la casa, abbiamo il Capitolo locale; invece si ha il. Capitolo provinciale (ispettoriale) o generale, quando esso rappresenta la. Provincia religiosa (Ispettoria) o l´intiera Società o Congregazione.

Se il Capitolo è convocato ogni sei anni, com´è stabilito dalle nostre Costituzioni per il ,Capitolo Generale (art.. 126) e per quello Ispettoriale (art. 90), abbiamo il Capitolo ordinario; se invece è convocato fuori del tempo stabilito, per motivi speciali, il Capitolo è- straordinario.

Infine, se il Capitolo è radunato colò per le elezioni, si ha il Capitolo elettivo; se invece è convocato per la trattazione di materie riguardanti il bene della Società o della Provincia, si hanno i Capitoli esecutivi o legislativi: non già perchè debbano a ogni costo far leggi, ma perchè è in poter loro farle o modificare quelle esistenti, a seconda dei poteri conferiti loro dalle varie Costituzioni, come per esempio stabiliscono le nostre per il Capitolo Generale (art.. 122-3, 148-9).

Adunque Capitolo, in senso stretto, indica le adunanze o assemblee —sia locali che provinciali e generali — quali presso  di noi si celebrano ordinariamente, ogni sei anni e, in via straordinaria, anche altre volte. Tale Capitolo è capace di . veri poteri ecclesiastici, sia dominativi che giurisdizionali e coattivi, e si compone d´ordinario di molti membri, e in generale di tutti i religiosi che godono dei diritti di voce attiva e passiva: esso può determinare e stabilire quanto poi i Capitoli in senso più ampio dovranno far eseguire.

Capitolo, in senso ampio, equivale a: Consiglio:. designa cioè quel gruppo di religiosi che si riuniscono periodicamente sotto la presidenza del Superiore locale, o ispettoriale, o generale, per trattare affari della religione:- esso si compone in generale di pochi membri, fissi e determinati, personalmente eletti o nominati, ed ha poteri assai limitati, avendo lo scopo di coadiuvare il Superiore nel governo e nella vigilanza.

Quello pertanto che noi chiamiamo Capitolo della casa, dovrebbe chiamarsi piuttosto Consiglio: e lo stesso- deve dirsi del Capitolo Superiore. Ma poichè anche il Codice usa la parola capitolo nel senso. di consiglio, e- tale è. pure la dicitura delle nostre Costituzioni, continueremo a usarla anche noi.

13. — COSTITUZIONE DEI CAPITOLI O CONSIGLI DELLE CASE.

L´art. 110 delle Costituzioni dice: « Si costituisca in ciascuna casa un Capitolo proporzionato al numero dei soci che vi abitano. Esso verrà eletto o modificato dall´Ispettore col suo Consiglio, udito il parere. del Direttore della casa ».

Che il Capitolo di cui parlano le Costituzioni altro non sia che il Consiglio del Direttore, si deduce dall´art. 113 delle Costituzioni stesse ove è detto circa il governo del Direttore: «Nelle cose di maggior importanza sarà più conveniente che raduni il suo Capitolo ». Ora un vero Capitolo in senso stretto sarebbe superiore al Direttore, il quale in esso non sarebbe che primo inter pares, e perciò non potrebbe essere chiamato il Capitolo del Direttore.

Il Capitolo o Consiglio delle case è costituito da un determinato numero di soci che, raccolti insieme a norma delle Costituzioni: e seconde le tradizioni ´della .nostra, Società, Coadiuvano e aiutano il Direttore nel disbrigo di quelle pratiche ritenute più gravi e nel governo generale .della casa. Pertanto un organismo stabile e fisso,. il male ha un suo scopo non .solo. determinato. ma assai importante, qual è il buon governo, e il bene della casa.  Non è lecito pertanto al Direttore trascurarlo in .via ,ordinaria tralasciarido di convocarlo; agenda così di propria as-titorità e magari servendosi privatamente di consiglieri estranei di suo gusto, anzichè di quelli determinati :dalle: Costituzioni.

È vero che l´art. 113 non gliene fa un, verb , obbligo e salo gl´inculca .la. convenienza di radunare il suo Capitolo; ma, oltre alla convenienza, anche la più elementare prudenia glielo: consiglia, perchè in, tal modo egli potrà; a vantaggio della casa, usufruire :della scienza,:della prudenza e dei consigli dei membri del ,suo Capitolo. ,E che questo sia il pensiero del nostra santo Fondatore lo dimostra la .tradizione fissata nell´art. 156 dei Regolamenti, ove è,: detto . che il Direttore «raduni il Capitolo della casa almeno una volta al mese, .notificando. qualche giorno prima, se può, gli argomenti da trattarsi nelle adunanze ».

Riguardo al numero dei membri del Capitolo o Consiglieri l´art. 110 delle Costituzioni si limita a dire ch´esso sia  proporzionato al numero dei: soci della Casa. Ma nell´art.; 111 è stabilito. inoltre quale sia , la . sua composizione ordinaria. Esso infatti dice: « Il Capitolo Si .compone del Prefetto .od Economo, del Catechista e dei Consiglieri ché in via. ordinaria: non devono essere più di. tre. Tossono inoltre, far: parte .del Capitolo il´ parroco o .rettore della chiesa annessa e l´incaricato dell´Oratorio festivo ».

Siccome però possono presentarsi casi particolari e di eccezione, sia riguardo al numero sia riguardo all´assegnazione delle attribuzioni :dei singoli membri, per questo I´art. 112 stabilisce che «:qualora le circostanze suggeriscano qualche´ eccezione nel costituire il Capitolo di una Casa o nell´assegnarwle-attribuzioni ai membri .-ai esso, l´Ispettore ne. ha l´anterità; col ~Senso però del .suo. Consiglio coll´approvazione • del Rettor Maggiore ».

Circostanze eccezionali si verificano infatti ad esempio in una Casa di noviziato dove il Maestro dei Novizi deve avere il primo posto dopo il Direttore e deve intervenire alle riunioni quindicinali del Capitolo (Regolam., ´art. 274 e 276). Così pure presso la sede del Pontificio Ateneo Salesiano il Rettor Magnifico ha il primo posto dopo il Direttore, ed anche i Decani delle singole Facoltà hanno una certa autorità, per cui sia il Maestro dei Novizi, sia il Rettor Magnifico, che i Decani delle Facoltà ed anche i Presidi delle Scuole superiori, nel pensiero e nella pratica dei Superiori, sono da considerarsi come membri nati dei Capitoli delle rispettive case.

Si avverta però che se anche il Maestro dei Novizi e il Rettor Magnifico occupano esteriormente il primo posto dopo il Direttore, il, Vicario del Direttore rimane sempre il Prefetto.

E poichè si parla di posti è bene ricordare che il posto assegnato ai Decani delle Facoltà e ai Presidi delle scuole viene subito dopo quello del Consigliere Scolastico o Professionale o Agricolo, e perciò prima di altri eventuali Consiglieri: in tal modo non resta turbato l´ordine tradizionale.

14. — QUANDO SI DEVE RADUNARE IL CAPITOLO DELLA CASA.

Ogni famiglia religiosa, come ha un suo scopo speciale, così è retta da leggi particolari. Vi sono però molti punti comuni che noi troviamo presso quasi tutte le Congregazioni, ed è questo il motivo per cui nel Codice di Diritto Canonico certe leggi o disposizioni si chiamano di Diritto Comune, appunto perchè debbono essere praticate indistintamente da tutti gli Istituti religiosi.

Ora il Diritto Comune, pèr ciò che riguarda l´obbligo di radunare il Capitolo o il Consiglio, stabilisce che il Superiore legittimo, e perciò in certi casi anche quello locale, lo debba convocare d´ordinario e specialmente per questi casi: 1) per l´ammissione di un candidato alla professione temporanea o perpetua (can. 575 § 2); 2) per la dimissione di religiosi professi (cann. 653, 647 § 1, 650 § 1, 668); 3) per l´alienazione di beni della casa o della Religione (can. 534 §. 1); 4) per la elezione di economi, se di ciò tacciono le Costituzioni (can. 516 § 4); 5) per altri affari importanti secondo le Costituzioni e i canoni (can. 516 § 1).

Presso di noi, e cioè secondo il nostro Diritto particolare approvato dalla Santa Sede: 1) il Superiore legittimo per l´ammissione alle Professioni e alle Sacre Ordinazioni è l´Ispettore, udito il parere de] Capitolo della casa in cui dimorano gl´interessati (Costit., art. 93, 179, 181), e a questo proposito si avverta che il Capitolo delle case dev´essere radunato anche quando il suo voto è solo consultivo (can. 105, 10, 20); 2) per la dimissione dei Soci professi il Superiore legittimo è il Rettor Maggiore con il voto deliberativo del Capitolo Superiore o Consiglio Generalizio (Costit., art. 20 e 80); 3) per le alienazioni di beni è richiesto il permesso del Rettor Maggiore con il consenso del Capitolo Superiore (Costit., art. 56); 4) per ciò che riguarda gli economi (Prefetti) provvede l´art. 116 delle Costituzioni.

In conseguenza l´obbligo di adunare il Capitolo secondo le - norme del Diritto Comune nei casi indicati, non riguarda il Direttore delle Case salesiane, tranne che per i casi eccezionali di cui ai cann. 653, 668 circa la dimissione repentina e immediata in caso di urgenza.

Tuttavia, conviene tener presente il can. 516 che richiede per le case saltem formatae, un Consiglio a cui si deve ricorrere, per il consenso o il parere ad normam Constitutionum.

Le nostre Costituzioni (art. 113) dicono espressamente parlando del Direttore che « nelle cose di maggior importanza sarà più conveniente che raduni il suo Capitolo e non deliberi niente senza il consenso di esso ».

Quest´articolo ebbe poi la sua spiegazione secondo il pensiero e la prassi tradizionale nelPart. 156 dei Regolamenti deliberato dai Capitoli Generali: in esso è stabilito che il Direttore «raduni il Capitolo della casa almeno una volta al mese ».

I Direttori perciò siano fedeli nell´osservanza di questa prescrizione: anzi i Direttori delle case più importanti ricordino che nell´articolo è detto « almeno * per indicare che il Capitolo può radunarsi più di frequente sempre che il Direttore lo giu  dichi opportuno per il buon andamento della casa. Perciò non solo per le ammissioni alle professioni e alle ordinazioni ma per trattare questioni riguardanti l´orario giornaliero o festivo, le pratiche di pietà, le leggi scolastiche, speciali disposizioni dei Superiori, vacanze, passeggiate, rapporti con le autorità, cooperatori, ex allievi, iniziative, vocazioni, economia, ecc. È questo, come abbiamo visto, il modo di rendere il Capitolo rispondente al suo scopo di contribuire al buon governo e di formare il personale dirigente.

Queste riunioni servono inoltre a cementare l´affiatamento tra i membri del Consiglio e l´unione di tutti con il Direttore.

In alcune case i Capitoli si sogliono tenere a giorni fissi evitando così perdite di tempo, potendosi ciascuno disimpegnare preventivamente da altre occupazioni e preparare convenientemente, se, come si disse, nel foglio che ricorda e fissa il giorno della convocazione, vengono anche indicati i punti principali che dovranno essere oggetto di discussione.

15. — SCOPO, COMPOSIZIONE E RIUNIONE
DEL CONSIGLIO ISPETTORIALE.

Come il Capitolo delle case ha lo scopo di mettere al fianco del Direttore un gruppo di Consiglieri che lo coadiuvano nel governo della casa, così il Consiglio Ispettoriale è stabilito, come dicono le Costituzioni all´art. 91, per coadiuvare l´Ispettore nel governo dell´Ispettoria.

Il numero dei Consiglieri può variare da due a quattro « secondo che richiederanno le condizioni dell´Ispettoria; essi vengono eletti dal Rettor Maggiore col Capitolo Superiore, udito l´Ispettore; durano in carica tre anni e possono essere rieletti, od anche destinati, durante il triennio, /ad altri uffici » (art. 91).

Le Costituzioni dicono che anche´ l´Economo Ispettoriale viene eletto allo stesso modo, e che ordinariamente viene scelto tra i consiglieri (art. 92). L´esperienza però ha dimostrato che ciò che, prima era eccezione, ora va man mano diventando regola, perchè, a misura che un´Ispettoria si svi‑ luppa, cresce talmente il lavoro dell´Economo da richiedere ch´egli sia libero da altri impegni e che perciò non sia Consigliere. Egli naturalmente interverrà quando si trattino argomenti amministrativi e soprattutto per presentare il rendiconto, -- il quale è poi discusso mentre egli è assente, — e per dare e ricevere chiarimenti e relative osservazioni.

Le Costituzioni richiedono, perchè un socio possa essere eletto Consigliere Ispettoriale, le seguenti condizioni: 1) che sia sacerdote; 2) che abbia vissuto almeno cinque anni nella Società e sia professo perpetuo. Anche i Direttori delle case dell´Ispettoria possono essere eletti a questo ufficio, purchè la distanza non renda loro troppo difficile l´intervento alle riunioni del Consiglio.

L´importanza di questa carica risulta, non solo dal fatto che i Consiglieri sono chiamati a condividere la responsabilità dell´Ispettore, coadiuvandolo nel governo dell´Ispettoria, ma anche dalla disposizione che stabilisce che, in caso eccezionale, uno di essi debba reggere l´Ispettoria. Infatti l´art. 95 delle Costituzioni, dispone che « morto l´Ispettore, e fino a che non sia stato altrimenti provvisto dal Rettor Maggiore, assume ed esercita l´intero governo dell´Ispettoria il Consigliere più anziano d´ufficio, o, a pari anzianità di ufficio, il più anziano di professione, o infine d´età, escluso tuttavia l´Economo Ispettoriale ».

Le Costituzioni nulla dicono dell´epoca in cui l´Ispettore deve radunare il suo Consiglio, ma sono tanti e così importanti gli affari di una Ispettoria da esigere che dett´e riunioni avvengano di frequente. Infatti, solo per citare le cose di maggior momento, « l´Ispettore abbisogna del voto favorevole del Consiglio per l´ammissione al Noviziato, alle professioni, e alle sacre Ordinazioni; per proporre al Capitolo Superiore l´apertura di nuove case, l´acquisto o vendita di stabili, e anche per autorizzare opere straordinarie che possono aggravare le condizioni finanziarie d´una casa o dell´Ispettoria » (Regolam., art. 355).

Per questo, nei Capitoli Generali, dopo l´esperienza fatta, fu stabilito che il Consiglio sia dall´Ispettore convocato possibilmente una volta al mese, previa comunicazione delle cose da  trattarsi; e che tutti i Consiglieri intervengano alle adunanze. (Regolam., art. 356).

Gli stessi Regolamenti, per rendere maggiormente proficua al buon governo dell´Ispettoria l´opera dei singoli Consiglieri, raccomandano all´Ispettore di affidare a ciascuno di essi una branca delle attività che si svolgono nelle nostre case: ad uno ad esempio tutto ciò che si riferisce alle Scuole elementari, medie inferiori e superiori; ad un secondo i problemi delle Scuole professionali e agricole; ad un terzo gli Oratori festivi, le attività catechistiche, le Parrocchie; al quarto i Cooperatori, gli ex allievi, il Bollettino, la propaganda, ecc. In tal modo quando. si trattano determinati problemi vi sarà sempre l´esperto in quel ramo che potrà con competenza dare suggerimenti e presentare soluzioni.

La parte economica naturalmente è affidata e verrà svolta e trattata in Consiglio dall´Economo Ispettoriale e così i Consiglieri potranno acquistare conoscenza ed esperienza, oltre che nei rami già detti, anche Del campo amministrativo delle Case, delle Scuole professionali, delle librerie e delle altre nostre attività.

Il Consigliere pertanto che, durante alcuni anni, prende parte al lavoro che si compie nel seno dei Consigli Ispettoriali, acquista, quasi senza avvedersene, una conoscenza, abbastanza piena di tutto ciò che riguarda, l´andamento dell´Ispettoria, rendendosi così atto, quando l´ubbidienza lo richiedesse, ad assumerne il governo e a dirigerla con probabilità di successo.

16. — RACCOMANDAZIONI A COLORO CHE, DEVONO RADUNARE E PRESIEDERE I CAPITOLI E I CONSIGLI.

Per raggiungere pienamente lo scopo per cui furono stabiliti i Consigli delle case e delle Ispettorie è richiesto il mutuo concorso di chi deve ricevere l´aiuto dei consigli e di chi è chiamato a darli. È necessario che i Direttori e gl´Ispettori siano convinti di non poter governare nel modo voluto le case e le Ispettorie e specialmente i confratelli senza l´aiuto del Consiglio.

Anche i filosofi pagani, soccorsi dal solo lume della ragione,-erano persuasi che  un superiore, data la ristrettezza dell´umana ragione, dovendo vedere, udire, trattare tante cose e a volte d´indole così diversa, non poteva tutto conoscere e governare senza il sussidio di consigli. È vero che chi governa è collocato più in alto, ma egli è pur sempre uomo, e poi soprattutto chi è in alto può anche essere vittima di vertigini e di visioni errate. Per questo fu chiamato doppiamente stolto chi abbia l´insana pretesa di sapere tutto e giudicare con le sole proprie forze.

San Gregorio Magno afferma senz´altro che si avviano a sicura rovina coloro che, negli eventi della vita, prescindono dal chiedere consiglio; essendochè, aggiunge il Santo, il potere non appoggiato e irrobustito dal consiglio è assai esposto a soccombere (8).

D´altra parte Iddio non può non benedire l´umiltà di chi chiede consiglio e la docilità con cui lo ascolta e accetta: costui attirerà sui sentieri del suo governo grazie speciali di luce celeste.

Non bastano l´ingegno anche più eletto nè la più sagace accortezza a capire e risolvere tutti i problemi sotto tutti, i loro punti di vista, e perciò saranno sempre necessari ai dirigenti umiltà nel chiedere, docilità nell´accettare, prudenza nel seguire i consigli dei sapienti. Nè si pensi che il chiedere consiglio possa essere segno di debolezza e d´incapacità nel disbrigo degli affari: chè anzi ciò fu sempre ritenuto prova di assennatezza, solo propria di uomini superiori.

La Sacra Scrittura c´insegna che la sapienza abita nei consigli e che da essa sono diretti colora che agiscono in tutto dietro consiglio.

Anche a Mosè il Signore disse: Mettimi insieme settanta uomini dei seniori d´Israele, che tu conosca per (veri) seniori del popolo e maestri: conducili all´ingresso del tabernacolo della testi-, monianza, e ivi falli stare con te; ch´io discenda e ti parli, e prenda parte del tuo spirito per darlo a loro, affinché portino teco il peso del popolo, e non sii gravato tu solo (10).

D´altronde a convincerci di questa necessità dovrebbe ba  stare il fatto che i Fondatori degli Ordini e delle Famiglie religiose, tutti indistintamente, dai più antichi ai più moderni, hanno voluto che i Superiori godessero di questo grande beneficio del consiglio.

S. Agostino esigeva che prima di procedere all´azione si fosse ponderato il consiglio (11).

San Gregario Magno, insistentemente nelle sue opere, e San Bernardo in particolare nel trattato Della Considerazione e frequentemente nelle sue Lettere, insistono perchè il superiore non si lasci annebbiare la mente dai fumi della propria sufficienza, o peggio sia vittima del, tumore della superbia al punto da credersi di poter agire o governare senza l´aiuto di consiglio.

Seneca usa qui un bel paragone: « Coloro che dirigono, egli dice, sono simili a quei pozzi o fontane pubbliche, le quali, per l´incessante attingere facilmente s´intorbidiscono, e perciò abbisognano del tempo del consiglio, in cui cessano di dare, per ricevere, onde rischiararsi e rifornirsi » (12).

Fu detto giustamente che lo scettro senza gli occhi dei consiglieri è cieco, e che, senza di essi, la stessa maestà è senza volto. Il superiore che crede di poter fare senza l´aiuto del consiglio altrui, anzichè prudente, è superbo, e, nel. suo governo, ad ogni passo inciamperà.

La stessa ragione ci ammaestra non essere possibile incontrare in un solo individuo ciò che Iddio ha disseminato in molti. Inoltre l´ingegno, la prudenza e l´esperienza di chi dirige non avranno che da guadagnare e irrobustirsi a contatto di altre intelligenze, prudenze, esperienze di persone assennate che dànno alle risoluzioni del Superiore maggior sicurezza e probabilità di successo.

Per ultimo è bene che i Direttori e gl´Ispettori, e in generale tutti coloro che governano, osservino con i loro Consiglieri alcune norme che possono giovare assai al buon andamento delle cose: le enumereremo brevemente.

In primo luogo i Direttori evitino di influire e d´insistere troppo presso l´Ispettore o i Superiori Maggiori per avere determinati Consiglieri che siano di maggiore loro gradimento. Sa‑ rebbe in verità assai deplorevole se essi preferissero uomini meno accorti perchè li credono a sè più devoti. D´altronde una lunga esperienza insegna che taluni Direttori dovettero più o meno presto pentirsi di aver fatto troppe insistenze per avere determinati individui, anzichè quelli che avrebbe voluto loro assegnare il Superiore. Ognuno può, anzi deve in certi casi far conoscere al Superiore quelle circostanze che possono giovare ad una più completa e chiara valutazione delle cose e delle per‑ sone, ma tutto ciò senza eccessive insistenze e meno poi intransigenze. Il. che potrebbe forse succedere più facilmente con qualche Direttore nuovo, al quale non sarà mai abbastanza ricordata la sapiente raccomandazione del Servo di Dio Don Rua di non essere precipitato nel cambiare subito gli antichi ordinamenti, nè il personale, onde non dare l´id.ea, con il frettoloso capovolgimento di ogni cosa, di essere persuaso che in quella casa è tutto da rifare e ch´egli sia appunto ´venuto con quella sconsiderata persuasione. Il metodo opposto è invece quello da seguirsi, lodando cioè cose e persone, e soprattutto manifestando stima poi confratelli e in particolare per i Consiglieri. Anzi farà ottima cosa il Direttore, se parlando di qualche impresa ben riuscita e del bene ottenuto, attribuirà generosamente gran parte del merito alla cooperazione dei Consiglieri, attirandosi così la simpatia loro e degli altri.

Altra cosa da evitarsi ad ogni costo nel governo delle nostre case e Ispettorie, e di conseguenza ancor più nei Capitoli e nei Consigli, è quel modo di agire che possa anche lontanamente aver l´aria di manovre o destreggiamenti mondani, che soglionsi designare col nome di politica. Guai se tali metodi riuscissero ad abbarbicarsi con i loro funesti tentacoli in mezzo a noi: sventuratamente ghignerebbero poi e si propagherebbero in modo esiziale. San Giovanni Bosco volle esclusa dai nostri Istituti anche l´ombra di idee politiche, e questa provvidenziale tradizione vuoi essere perpetuata e tenuta sempre in fiore ad ogni costo. Ed è evidente che, se non debbono entrare nelle nostre case idee politiche, se - ne devono escludere anche gli atteggiamenti don le loro tristi scaltrezze per evitare che l´indesiderata  gramigna abbia a soffocare e a rendere improduttivi i nostri ambienti, soprattutto poi i, nostri organismi di governo, quali sono i Capitoli e´ i Consigli.

Sulle orme del nostro Fondatore e del nostro Patrono procediamo sempre alla buona, con santa semplicità, avendo sulle labbra ciò che abbiamo nel cuore, senza ricorrere a simulazioni, equivoci, infingimenti, che potrebbero anche degenerare in falsità e mendaci. Iddio ha in abbominazione l´uomo ingannatore e le sue doppiezze. I Santi preferivano essere vittime dell´astuzia altrui, anzichè servirsi di scaltrezze e raggiri, essere incudine piuttosto che martell.o, derubati ma non derubare, martiri ma mai tiranni.

Una terza raccomandazione vogliamo fare ai Direttori e agli Ispettori, ed è di essere esatti nel radunare i loro Consiglieri nei tempi e nei modi stabiliti, e ciò in omaggio alle prescrizioni regolamentari ed anche -per evitare critiche e diffidenze.

Trattandosi di prescrizioni a tutti note ne scapiterebbe assai, sia presso i Consiglieri che presso i Confratelli, quel Superiore che fosse negligente nell´adempimento del proprio dovere. Al‑ l´incontro il radunare "regolarmente i Consiglieri — anche per adunanze straordinarie, quando ciò fosse richiesto da speciali circostanze — dà anzitutto vera soddisfazione morale ai Con‑ siglieri che si vedono tenuti nella dovuta considerazione, e al tempo stesso questo procedere li stringe più intimamente alla persona del Superiore rendendoli maggiormente solidali nella difesa dell´opera che con lui svolgono a benefizio della casa.

Nè obbietti il Superiore ch´egli non ha nulla da proporre e neppure consigli da domandare, perchè potrebbe ben darsi .che siano proprio i Consiglieri ad, avere proposte, e forse assai utili, da fare. D´altronde è condizione di qualsiasi governo che chi comanda, mentre ha il diritto di dare ordini e consigli, ha però anche il dovere di ascoltare e ricevere proposte, pareri, sugge‑ rimenti per il buon andamento delle cose. È vero, le proposte e i suggerimenti i sudditi possono anche farli e darli privata‑ mente, ma chi ha il diritto di esporli nel seno del Capitolo o del Consiglio non ,deve essere privato di questa sua facoltà, la quale. ha un´efficacia ben differente riguardo agli effetti pratici, se viene esercitata davanti a tutti -i Consiglieri, anzichè in privata udienza con il Superiore. Ma, come si disse, l´argomento principe è l´osservanza delle prescrizioni regolamentari, che impegnano ugualmente Superiori e sudditi pel bene della collettività.

Un´ultima osservazione, anche se può parere non del tutto necessaria: ed è che durante le riunioni del Capitolo e del Consiglio vi possono e debbono essere solo il Direttore o l´Ispettore e i relativi Consiglieri. Nessun estraneo vi può essere ammesso, nè ecclesiastico e meno ancora laico, se non con il consenso dei Capitolari e a titolo di esperto e di teste speciale da udire sopra qualche determinato argomento; m,a, in qualsiasi caso, compiuta la sua missione, l´estraneo deve lasciare l´adunanza e non mai intervenire a votazioni di sorta.

17. — RACCOMANDAZIONI AI CONSIGLIERI.

È necessario anzitutto che i Consiglieri siano intimamente persuasi dell´importanza e serietà dei loro doveri. Se infatti è stimata cosa ardua il dirigere noi stessi e ancor più ardua guidare un´anima all´acquisto della virtù, ognun vede quanto debba reputarsi difficile dirigere non uno ma molti, e non soltanto alla pratica della virtù; ma bensì alle multiformi attività del nostro apostolato. Se per dare è forza possedere, dobbiamo dedurre che i Consiglieri, chiamati a concorrere alla direzione altrui, mettendo a favore dei Confratelli i loro tesori di virtù e di scienza, devono sforzarsi di arricchire sempre più il loro spirito di quei doni che dovranno poi spendere a bene dei loro Confratelli.

Il primo loro dovere perciò è quello di essere motivo e modello di buon esempio sia nell´osservanza religiosa, poichè a mantenerla in fiore mira il loro mandato, sia nella pietà, giacchè da essa potranno ritrarre celeste luce di consiglio, sia infine nella carità che sola rende capace l´anima di qualsiasi immolazione -anche eroica per la salute e lo spirituale progresso del prossimo.

I Santi vorrebbero che sí chiedesse consiglio solo a coloro che possiedono la grazia in tale copia ch´essa irradi intorno sapienza celeste: per contro sarebbe non solo inutile, ma del tutto pernicioso, chiederlo a chi non sia uomo di Dio, ma vada in cerca di se stesso e delle cose sue (13).

Guai se vi fosse un Consigliere che, seguendo l´andazzo di certi consiglieri mondani, si limitasse a dire solo ciò che può piacere e riuscire gradito: no, Iddio vuole consiglieri, i quali, sopra ogni altra cosa, amino la verità: e poi è risaputo che, le parole lusinghevoli e seducenti possono il più delle volte essere reti insidiose e fatali. S. Agostino ha una dura espressione contro tali consiglieri: « Sembra, egli dice, che taluni siano adorni del pallio del consiglio, ed invece portano nascosto il veleno che uccide » (14).

Per questo viene raccomandato ai Superiori di guardarsi dal ricevere consigli dagli adulatori e dai detrattori. La ragione è chiara: i primi seducono e inducono alla presunzione, i secòndi seminano sospetti, diffidenze, dubbi, sfiducia, e perciò anzichè chiarire il giudizio lo rendono temerario e ingiusto.

I Consiglieri devono altresì spogliarsi di ogni passione che turbi l´animo, offuschi la ragione e, non lasciando tempo alla riflessione, possa comecchessia fare velo alla verità.

Altro dovere dei Consiglieri è quello di avere esatta conoscenza delle cose circa le quali sarà richiesto il loro consiglio. Vi è ima conoscenza che possiamo chiamare generale ed un´altra particolare. La conoscenza generale costituisce come una preparazione remota ed esige che il Consigliere possegga nozioni esatte e concrete di tutto ciò che riguarda sia la vita religiosa in generale, sia quella salesiana in particolare. Ciò suppone lo studio aggiornato delle Costituzioni, dei Regolamenti, delle disposizioni speciali date dai Superiori attraverso gli Atti del Capitolo o circolari particolari. Da questa conoscenza il Consigliere potrà farsi una giusta idea della natura delle opere di zelo proprie della nostra Società e del modo di tradurle in pratica. D´altronde è evidente che solo chi abbia idee chiare e precise di tutto ciò che riguarda l´insieme della nostra vita di

quale ha un´efficacia ben differente riguardo agli effetti pratici, se viene esercitata davanti a tutti i Consiglieri, anzichè in privata udienza con il Superiore. Ma, come si disse, l´argomento principe è l´osservanza delle prescrizioni regolamentari, che impegnano ugualmente Superiori e sudditi pel bene della collettività.

Un´ultima osservazione, anche se può parere non del tutto necessaria: ed è che durante le riunioni del Capitolo e del Consiglio vi possono e debbono essere solo il Direttore o l´Ispettore e i relativi Consiglieri. Nessun estraneo vi può essere ammesso, nè ecclesiastico e meno ancora laico, se non con il consenso dei Capitolari e a titolo di esperto e di teste speciale da udire sopra qualche determinato argomento; ma, in qualsiasi caso, compiuta la sua missione, l´estraneo deve lasciare l´adunanza e non mai intervenire a votazioni di sorta.

17. — RACCOMANDAZIONI AI CONSIGLIERI.

È necessario anzitutto che i Consiglieri siano intimamente persuasi dell´importanza e serietà dei loro doveri. Se infatti è stimata cosa ardua il dirigere noi stessi e ancor più ardua guidare un´anima all´acquisto della virtù, ognun vede quanto debba reputarsi difficile dirigere non uno ma molti, e non soltanto alla pratica della virtù, ma bensì alle multiformi attività del .nostro apostolato. Se per dare è forza possedere, dobbiamo dedurre che i Consiglieri, chiamati a concorrere alla direzione altrui, mettendo a favore dei Confratelli i loro tesori di virtù e di scienza, devono sforzarsi di arricchire sempre più il loro spirito di quei doni che dovranno poi spendere a bene dei loro Confratelli.

Il primo loro dovere perciò è quello di essere motivo e modello di buon esempio sia nell´osservanza religiosa, poichè a mantenerla in fiore mira il loro mandato, sia nella pietà, giacchè da essa potranno ritrarre celeste luce di consiglio, sia infine nella carità che sola rende capace l´anima di qualsiasi immolazione anche eroica per la salute e lo spirituale progresso del prossimo.

I Santi vorrebbero che si chiedesse consiglio solo a coloro che possiedono la grazia in tale copia ch´essa irradi intorno sapienza celeste: per contro sarebbe non solo inutile, ma del tutto pernicioso, chiederlo a chi non sia uomo di Dio, ma vada in cerca di se stesso e delle cose sue (13).

Guai se vi fosse un Consigliere che, seguendo l´andazzo di certi consiglieri mondani, si limitasse a dire solo ciò che può piacere e riuscire gradito:• no, Iddio vuole consiglieri, i quali, sopra ogni altra cosa, amino la verità: e poi è risaputo che, le parole lusinghevoli e seducenti possono il più delle volte essere reti insidiose e fatali. S. Agostino ha una dura espressione contro tali consiglieri: « Sembra, egli dice, che taluni siano adorni del pallio del consiglio, ed invece portano nascosto il veleno che uccide » (14).

Per questo viene raccomandato ai Superiori di guardarsi dal ricevere consigli dagli adulatori e dai detrattori. La ragione è chiara: i primi seducono e inducono alla presunzione, i secondi seminano sospetti, diffidenze, dubbi, sfiducia, e perciò anzichè chiarire il giudizio lo rendono temerario e ingiusto.

I Consiglieri devono altresì spogliarsi di ogni passione che turbi ].´animo, offuschi la ragione e, non lasciando tempo alla riflessione, possa comecchessia fare velo alla verità.

Altro dovere dei Consiglieri è quello di avere esatta conoscenza delle cose circa le quali sarà richiesto il loro consiglio. Vi è una conoscenza che possiamo chiamare generale ed un´altra particolare. La conoscenza generale costituisce come una preparazione remota ed esige che il Consigliere possegga nozioni esatte e concrete di tutto ciò clic riguarda sia la vita religiosa in generale, sia quella salesiana in particolare. Ciò suppone lo studio aggiornato delle Costituzioni, dei Regolamenti, delle disposizioni speciali date dai Superiori attraverso gli Atti del Capitolo o circolari particolari. Da questa conoscenza il Consigliere potrà farsi ima giusta idea della natura delle opere di zelo proprie della nostra Società e del modo di tradurle in pratica. D´altronde è evidente che solo chi abbia idee chiare e precise di tutto ciò che riguarda l´insieme della nostra vita di fronte alla Chiesa, al Diritto Canonico, al nostro Diritto particolare, alle Autorità Ecclesiastiche e di altro genere, potrà rendere proficua l´opera sua di Consigliere.

Ma oltre a questa conoscenza generale, i Consiglieri abbisognano di altra particolare, riguardante cioè l´insieme degli obblighi e responsabilità del proprio ufficio, sempre nello spirito delle Costituzioni, dei Regolamenti e delle Tradizioni. Solo così si raggiungerà il duplice scopo del Consiglio, quello cioè di prestare valido aiuto al Superiore che governa e quello di contribuire man mano alla pratica formazione di coloro che sono membri del Consiglio stesso. Fu già accennato che il Consigliere, mentre si va arricchendo di scienza e di esperienza udendo gli altri membri del Capitolo che espongono tutto, ciò che riguarda le loro mansioni, deve egli alla sua volta procurare ai suoi colleghi modo- e facilità di potere essi pure usufruire e arricchirsi dei tesori delle sue conoscenze ed esperienze.

Vi è per- ultimo la conoscenza immediata dei problemi che verranno proposti alla- discussione nell´ordine del giorno: è soprattutto ad essi che dovrà essere rivolta l´attenzione dei Consiglieri, prima e durante le adunanze, se si vuole che il consiglio sia effettivamente frutto di studio, ponderatezza e discrezione.

poi dovere di chi deve dare un voto di- provvedersi, anche remotamente, di elementi di giudizio sufficienti, soprattutto quando si tratta di ammissioni a Ordini o a Professioni.

Ma il dovere più importante dei Consiglieri è di essere rivestiti di prudenza: è questa la qualità che rende più accetto e proficuo il consiglio. La prudenza è la vera e retta regola d´agire, perchè insegna a conoscere e a discernere sagacemente il bene dal male. Chi la possiede, sa- esaminare anzitutto le cose nella loro realtà; essere circospetto prima di prendere una decisione; prevedere le difficoltà e gli ostacoli, tastare, come suol dirsi, il terreno; scegliere i mezzi e le vie migliori conducenti al fine; procedere con avvedutezza; avanzare con cautela e anche retrocedere in caso necessario; affrontare o girare le, difficoltà a seconda delle circostanze; ed essere infine deciso e forte nel seguire la determinazione presa.

Solo la prudenza ha vera forza costruttiva, mentre l´imprudenza riduce a macerie in, un attimo l’edifizio che si andava erigendo con tante fatiche. I Libri Sacri, mentre elogiano il re Davide perchè agiva con prudenza, aggiungono che per questo il Signore era con lui P). I Santi sono concordi nell´affermare, ,che, pur essendo cosa tanto alta ed encomiabile la virtù e la vita perfetta, tuttavia quando si tratta di chiedere consiglio è preferibile averlo da chi non sia magari così eccelso in virtù, ma dotato ai prudenza: la virtù a volte è di speciale giovamento all´individuo, mentre la prudenza apporta vantaggi a tutta la comunità.

Si ricordi però che non è sufficiente che un dono così insigne sia semplice dote di natura, ma, sempre che si tratti come nel caso nostro di giovare nel campo soprannaturale, è necessario che esso sia convalidato e santificato dalla Grazia, la quale è anzitutto elargita chi prega. La prudenza che si richiede ai nostri Consiglieri è vera sapienza celeste, dovendo essa guidare al conseguimento della perfezione, e perciò giova seguire il consiglio di San Giacomo e chiederla a Dio, il quale dà a tutti abbondantemente (16).

San Giovanni Bosco possedeva in grado eminente la sapienza degli uomini prudenti, e per questo la Chiesa, nell´Introito della Messa a lui dedicata, applica al nostro grande Padre le parole della Sacra Scrittura, la quale, parlando di Salomone, dice che il Signore gli elargì così grande sapienza e prudenza e una larghezza di cuore incommensurabile come la rena che sta sulla riva del mare (17).

Il nostro Padre era dotato di quella sapienza e prudenza che San Paolo,- scrivendo ai Romani, chiamava non già sapienza della carne, la quale è nemica a Dio, ma prudenza dello spirito, quando lo spirito di Dio è in noi (18). Egli non amava ostentazioni o pose di sorta: usava parole semplici, chiare, aliene da.. equivoci o doppiezze; amava la verità e non ne temette mai nè i fulgori nè le conseguenze; evitava tutto ciò che avesse anche solo l´ombra di intaccarla o di falsarla; desiderava solo il bene e, nella misura delle sue forze, lo procurava a tutti generosa‑ mente e senza seconde intenzioni interessate: piuttosto che recare anche solo un minimo di aggravio, d´ingiustizia o di male, sarebbe stato disposto a soffrire qualsiasi, cosa. Anzi egli non cercò mai di vendicare- ingiurie o comecchessia di rifarsi degli attacchi o affronti di chi, nemico della verità e del bene, non aveva sperimentato la nobiltà e le delicatezze del suo cuore, generoso sempre e disposto a beneficare: come gli Apostoli, egli reputò lucro e celeste guadagno il soffrire per amore della verità.

È questa la sapienza e la prudenza dei Santi, e questa pure dev´essere la sapienza e la prudenza di chi sia chiamato a contribuire con il suo consiglio al bene comune: unire sempre l´avvedutezza del serpente alla semplicità della colomba. Nel dare il proprio consiglio poi si deve avere in vista, in ogni circostanza di tempo, di luogo, di persone, solo il bene dei singoli e della collettività. Ecco perchè il buon consigliere non è precipitato nè cocciuto, preferendo d´ordinario l´altrui parere al proprio: inoltre, nel riandare il passato, egli sa trar vantaggio, oltre che dagli insegnamenti e dalle parole che rifulsero nella difficile arte di governare, anche dai falli propri e altrui.

È questo forse il momento più opportuno per ricordare ai Consiglieri una considerazione veramente fondamentale, acciocchè sappiano formarsi una giusta idea delle proprie responsabilità. Ed è che, quando si tratta del governo d´una casa o d´una Ispettoria, i Superiori subalterni, e perciò anche i Consiglieri, hanno davanti a-Dio una responsabilità non assoluta, ma subordinata e relativa. Se ciò sarà debitamente compreso, si eviterà che, magari in buona fede, qualcuno consideri e faccia diventare sfera di pretese e di competizioni quella che è semplicemente sfera di competenza. Vi è una gerarchia anche nelle responsabilità e vuole essere rispettata. V´è chi può parlare, esporre, suggerire, ma non pretendere o peggio anticipare o strappare decisioni turbando l´ambiente: ciò costituirebbe un vero disordine essenziale, soprattutto quando si pretendesse fare una vera violenza morale sulla coscienza del Direttore o dell´Ispettore.

I Regolamenti tracciano alle attività dei singoli Superiori delle case una via chiara e categorica, quando dicano che « il Prefetto sia il fedele interprete del Direttore » (art. 174), «il Catechista vegli, sotto la guida del Direttore » (art. 186), «il Consigliere provveda d´intelligenza col Direttore » (art. 191), «i Consiglieri aiutino il Direttore » (Costa., art. 118): aiutare vuol dire sostenere, appoggiare, coadiuvare, dar mano, e non ostacolare, pretendendo d´imporsi o di sostituirsi.

Il nostro santo Fondatore espresse chiaramente il suo pensiero su quest´argomento dicendo in certa occasione ai suoi collaboratori: «Che si facciano le cose senza dirmi niente, questo è un modo che mi dispiace: ma che, quando si vuol fare, vi si pensi prima da voi e se ne escogitino i mezzi e poi mi si venga a dire: — Si penserebbe di fare così e così, con questo o • con quel mezzo, in guisa da riuscire nella tale e tale maniera, — ciò mi piace. Allora, se io ho qualche difficoltà, non essendoci nulla di deciso, si possono fare i mutamenti creduti necessari: sebbene d´ordinario le cose si lascino immutate quali mi si-presentano. In tal caso la mia,fatica si riduce a nulla, tutta consistendo per me nell´osservare se vi scorgo qualche ostacolo o inconveniente; mentre invece il dover formare di sana pianta un disegno è prendere un´iniziativa che stanca » (19).

Collaborazione filiale adunque e mai imposizione, e per ciò stesso saper compatire il Direttore quando crede dover suo intervenire magari d´urgenza, oppure si vede obbligato, anche dopo aver ottenuto il consiglio, per mutate circostanze o per più matura riflessione, a dire in modo paterno un no, o mediante un´apparente indecisione o con qualche reticenza. Ciò non è nè accentramento, nè maniera forte che assolutismo; ma misura di prudenza, anche perchè a volte il Superiore non può parlare, e proprio per non scoprire qualche difetto di qualche confratello. In questi casi una caritatevole e mutua comprensione rafforzerà l´unione delle menti e dei cuori.

Prima di por termine a queste raccomandazioni è bene ricordare altresì ai Consiglieri che essi hanno il dovere di assistere, alle riunioni. I Superiori dànno tale importanza a ciò, che talvolta non nominano determinati Consiglieri Ispettoriali, che per altri motivi reputano degni, solo perchè risiedono a troppa distanza dalla sede ispettoriale e perciò corrono pericolo di non potere prender parte regolarmente alle adunanze. D´altronde l´assenza di chi ha il dovere d´intervenire frustra, almeno in parte, lo scopo di queste riunioni. E ciò è tanto vero che il Codice           Diritto Canonico difende e vuole ad ogni costo l´integrità del Consiglio, a tal punto che se un Capitolare o Consigliere fosse stato intenzionalmente non invitato o gli si fosse affidata di proposito qualche missione o incarico che gl´impedisse d´intervenire al Capitolo o al Consiglio — nel quale forse si dovevano trattare questioni che particolarmente lo interessavano — l´atto capitolare e la votazione fatta in quella riunione, hanno bensì valore, ma sono rescindibili, e il Capitolare potrebbe promuoverne l´azione per disprezzo e chiederne la rescissione (can. 162 § 2). Inoltre se i Consiglieri volutamente non invitati fossero più di una terza parte del totale di essi, allora ogni votazione sarebbe senz´altro nulla di diritto e non avrebbe neppur bisogno di essere rescissa. Va da sè che qualora i Capitolari o Consiglieri fosser-o intervenuti lo stesso, anche se non invitati, allora l´adunanza e la votazione avrebbero il loro valore (can. 162 § 4).

Ho voluto ricordare queste cose per dimostrare, con questo deciso intervento del Codice a favore dei Consiglieri, quale importanza annetta, la Chiesa alla, loro missione, la quale perciò dev´essere svolta con la maggior diligenza: solo cause gravissime di impossibilità possono scusarne l´assenza. Non vi sono sanzioni per coloro che mancano a questo loro dovere, ma noi vogliamo essere i figli fedeli e devoti della nostra Madre la Società Salesiana, ed agire, non per timore della colpa e del castigo, ma solo e sempre per amore e per il bene delle anime.

18. — COME SI SVOLGONO I CAPITOLI DELLE CASE E I CONSIGLI ISPETTORIALI.

Radunatisi nella sala delle adunanze i Consiglieri, o con il Direttore delle case o con l´Ispettore quando si tratta dell´Ispettoria, il Superiore recita il Veni, Sancte Spiritus con il versetto  e l´Oremus, l´Actiones, l´Ave Maria e la giaculatoria tradizionale Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis: dopo ciò si apre la seduta con la lettura del verbale della riunione anteriore. Chiunque dei presenti può fare osservazioni sul verbale per esigere eventuali correzioni o aggiunte: dopo la discussione e le concertate correzioni, si passa all´approvazione.

In seguito chi presiede la riunione espone successivamente i punti dell´ordine del giorno ed apre la discussione su ciascuno di essi.

E qui è bene ricordare che, nei Capitoli e nei Consigli, le discussioni si devono svolgere nell´ambiente della più ampia libertà e della più soave carità. L´art. 156 dei nostri Regolamenti dice appunto: «Il Direttore — ed altrettanto vale per qualsiasi altro Superiore — ascolti volentieri il parere di ciascuno »: si deve dimostrare, non solo a parole, ma coi fatti che l´ampia libertà nell´esporre i propri pareri è effettivamente desiderata. I Santi esortano il Superiore a chiedere a Dio di essere illuminato, e fanno notare che con quanta maggior umiltà egli chiederà questa grazia, con altrettanta maggior copia ed efficacia gli verrà concessa: e aggiungono ancora che quanto più il Superiore saprà allontanarsi e separarsi dalla confidenza in se stesso, tanto più .prontamente otterrà quel consiglio, ch´è dono di Dio e luce dell´anima.

Il Superiore poi nell´esporre le cose lo faccia molto oggettivamente, mettendo in evidenza con- esattezza ed equanimità i vantaggi e gli svantaggi, il pro e il contro, senza lasciare capire che egli inclini piuttosto all´una che all´altra parte onde non influenzare le decisioni da prendersi.

Aperta la discussione sui diversi punti ogni Consigliere,´ per ordine di elezione o di anzianità, esponga liberamente e chiaramente il proprio parere. È usanza lodevole, anzi doverosa, quella di non interrompere chi parla: solo quando egli avrà finito di esporre il suo punto di vista, il Superiore che dirige la discussione d,arà la parola, sempre ordinatamente, agli altri che -vorranno fare osservazioni sulle cose dette.

A questo proposito non sarà mai raccomandata sufficiente‑ mente l´oggettività e la brevità nell´esposizione, come pure la correttezza e l´urbanità nei modi e nelle parole. Si può contraddire, ribattere, confutare, ma sempre in forma cortese, con espressioni delicate, insomma con carità e dolcezza. Nessuno poi, nè Superiore nè Consigliere, manifesti disappunto e meno si adonti perchè siavi chi esponga un punto di vista o giudizio contrario.

Ognuno si persuada che si è là riuniti, non già per far trionfare il parere dell´uno piuttosto che dell´altro, ma per cercare, di comune accordo e con ogni mezzo lecito, il trionfo della verità e del bene. Per questo si lasci a ciascuno la libertà di replicare onde far meglio capire il proprio pensiero; ma dopo ciò l´insistere oltre sarebbe sconvenienza e cocciutaggine. Quando un Consigliere si è persuaso, anche per esplicita dichiarazione dei membri del Capitolo o del Consiglio, che il suo parere è stato compreso, deve desistere da ulteriori insistenze onde non dare la sensazione ch´egli voglia ad ogni costo imporre la propria opinione.

Anzi ognuno dovrebbe piuttosto desiderare, sempre naturalmente nella cornice della verità e del bene, che fosse preferita l´opinione altrui onde scaricarsi della responsabilità della propria.

Queste pacifiche discussioni, se verranno sempre fatte con retta intenzione di zelo e in una soave atmosfera di carità, serviranno potentemente a rafforzare l´unione degli animi. Quando il Superiore, dopo aver ascoltato il parere dei singoli, si sarà persuaso che la discussione sia finita, farà un breve riepilogo delle diverse sentenze, e chiederà se qualcuno abbia altro da aggiungere. In caso negativo egli indicherà i] da farsi, oppure, quando lo giudichi necessario proporrà la votazione. Purtroppo quando nei Capitoli o nei Consigli si fosse introdotto qualche pertinace e caparbio, la pace correrebbe grave pericolo. Il pertinace a volte prepara già in antecedenza i suoi attacchi, trattando anticipatamente con altri Consiglieri i temi da svolgersi nell´ordine del giorno, con lo scopo, aperto o recondito, di formare quasi un blocco od un partito contro il Superiore o contro altri Consiglieri. Simili manovre sono deplorevoli, perchè in ultima analisi, oltrechè essere frutto di passione, coartano la libertà altrui e costituiscono un grave pericolo contro la verità e la giustizia. È bene pertanto evitare manovre e propagande che comecchessia possano riuscire dannose allo scopo stesso per cui furono istituiti i Capitoli e i Consigli.

Nè vale il dire, a scusa del proprio atteggiamento pertinace: io sono uomo di carattere e quando sono convinto d´una cosa "la difendo fino all´ultimo contro tutti e contro tutto. Non bisogna infatti confondere la perseveranza, che è virtù, con l´ostinazione, che è vizio e a volte sommamente deprecabile. San Gregorio Magno, parlando soprattutto di chi è rivestito di autorità — e le sue parole possono applicarsi a chiunque intervenga nel governo di una collettività — dice che quando egli cede alle giuste ragioni altrui, si rende più sicuro d´indovinare la via diritta per compiere le opere buone (20).. --- Si direbbe invece che l´ostinato è presuntuoso praticamente sia convinto di essere il più eletto ingegno tra i Consiglieri. Infatti d´ordinario egli è sempre il primo a interloquire anche se non è il suo turno, s´intromette, tratta di tutto e di tutti, non importa se fuor di tempo e a sproposito. Senz´avvedersene diventa un vero idolatra del proprio parere, non approva che le sue proposte e in tutto vuol primeggiare incontrastato. Egli dimentica che la ragione e l´esperienza consigliano di non appoggiarci alla nostra prudenza,, al nostro parere, e che i Santi insegnano consistere la :vera prudenza e sapienza nel pensare e credere che gli altri siano tutti più prudenti e sapienti di noi. E così avviene che il caparbio perde di più nel difendere ostinatamente le sue opinioni, che non acquisti stima e fama nel, voler trionfare ad ogni costo facendo prevalere la propria superbia anche a scapito della verità. E poi chi non sa che certe dispute accendono talmente l´animo e la fantasia da far apparire impegno di onore quello che purtroppo è errore e puntiglio di amor proprio, velato però dalla passione che rende ciechi? Quanto edifica invece il Superiore o il Consigliere che è sempre disposto ad aprire gli occhi alla luce da qualsiasi parte essa venga, e non indugia a ricredersi appena ode la ragione che lo illumina e convince! È questo il modo di meritarsi stima e affetto.

A questo punto non esito a consigliare il Superiore che — quando sia convinto che possa raggiungersi lo scopo desiderato per diverse vie, tutte buone ed oneste — rinunzi qualche volta al proprio parere, anche se a lui per qualche lato paresse migliore, adottando invece quello di qualche Consigliere: da questi atti di umiltà e di carità uscirà rafforzata la sua stima e gli animi di tutti si stringeranno più fortemente intorno a lui.

Naturalmente bisogna che il Superiore, mentre da una parte si mostra condiscendente nel cedere quando lo può fare senza danno al bene comune, non vada anche in ciò agli eccessi compromettendo il principio di autorità. Ma soprattutto egli dovrà evitare quelle incertezze e quei facili cambiamenti che sono funesti nel governo di qualsiasi comunità. Una volta presa una determinazione, la prudenza vuole che la si mantenga e traduca in azione (21).

Può anche darsi però il caso che il Superiore pensi che la proposta non Sia sufficientemente chiarita o sufficientemente matura, e allora è bene rimandarla ad altra seduta oppure a tempo indeterminato.

Infine a volte, sia nei Capitoli che nei Consigli, si suole addivenire alla forma cosiddetta di compromesso, per cui la maggioranza rimette la decisione di un determinato affare al Superiore oppure allo studio e decisione di uno o due membri del Capitolo o Consiglio. È però bene che ciò consti sempre nel verbale.

19. — LE VOTAZIONI.

Per i Capitoli delle case e i Consigli Ispettoriali la votazione si fa dai membri intervenuti al Capitolo o al Consiglio: non è ammessa la votazione degli assenti per lettera.

Abbiamo già detto che le discussioni si devono svolgere nell´ambiente della più ampia libertà e perciò non c´indugiamo oltre a dimostrare che la prima qualità del voto è quella di essere libero.

In secondo luogo dev´essere segreto (cfr. can. 169 § 1, 20), tale  cioè che nessun altro Capitolare venga a sapere quale sia stato il voto altrui. Il segreto è imposto sia per tutelare la libertà. di ciascun Capitolare, sia per evitare poi chiacchiere e pettegolezzi. Anche se il Capitolare avesse manifestato precedentemente ch´egli intendeva votare in un senso piuttosto che in un altro, è però richiesto che nell´atto di votare il voto di ognuno sia perfettamente segreto. Anzi il Concilio. di Trento (Sess. XXV, c. 6) e il Codice di Diritto Canonico (Can. 171 § 1) prescrivono che il segreto sia mantenuto anche dopo la, votazione. Anche il can. 171 § 4, contemplando il caso in cui ´ si voti per scheda nelle elezioni, prescrive che, dopo gli scrutini, le schede siano bruciate, e che il Preside e gli scrutatori mantengano il segreto anche dopo l´elezione.

In terzo luogo il voto dev´essere certo, tale cioè da non lasciare dubbi sulla volontà del votante.

Presso di noi la forma solita di votare nei Capitoli e nei Consigli è quella delle pallottole o anche dei fagiuoli di tre colori differenti: il bianco indica il voto affermativo, il nero il negativo, il giallo o altro colore indica che chi vota intende astenersi.

Ogni Capitolare o Consigliere immette quel fagiuolo che crederà meglio in un apposito bussolotto, il quale alla fine è riversato sul tavolo alla vista di tutti perchè se ne contino i risultati, che vengono segnati a verbale.

È qui il caso di dire una parola sul voto neutro o astenuto. Ogni Consigliere è chiamato ad, esercitare il suo ufficio, e ciò vuol dire che ognuno deve avere il coraggio, davanti a una questione e a una votazione, di assumersi la propria responsabilità. Se tutti i Consiglieri scegliessero la via dell´astensione, verrebbe senz´altro praticamente frustrato lo scopo dei Capitoli e dei Consigli. L´astensione è ammissibile soltanto quando il Consigliere si persuade di assolvere il suo mandato in favore della Comunità, dando un voto neutro. Questi casi di astensione però devono essere rari assai e veramente eccezionali per i motivi già indicati.

Naturalmente i fagiuoli neutri sono nulli e non si computano: non devono perciò essere considerati come voti negativi.

Se, ad esempio, sono sei i Consiglieri che votano e si hanno tre fagiuoli bianchi, due neri ed uno neutro, questo voto neutro è come se non esistesse, e perciò la maggioranza è affermativa, perchè tre voti sono bianchi e solo due neri.

Tuttavia anche se il voto neutro non ha nessun valore, esso però può far nascere dubbi e titubanze, specialmente se, per esempio, su sette votanti, tre fossero bianchi, uno nero e tre neutri: ciò sta almeno ad indicare che tre dei Consiglieri sono incerti e fanno praticamente delle riserve. È vero che la votazione è valida, ma chi debba assumersi .la responsabilità di una ammissione alla professione o agli ´Ordini farà bene a- non trascurare ulteriori indagini e, se non si sente sicuro, a rimandare- la decisione e a chiedere poi una nuova votazione. Ciò vale specialmente quando si tratti della Professione perpetua e degli Ordini Maggiori.

Infine il voto dev´essere assoluto, cioè senza riserve nè condizioni, allo scopo di precludere senz´altro l´adito a questioni e magari a cavilli. Va da sè che prima di venire alla votazione possono essere chiesti Chiarimenti, anzi con il pieno accordo dei votanti si può anche addivenire a stabilire determinate condizioni, le quali però, una volta accettate, formano materia e parte integrante del voto.

Il Codice di Diritto Canonico stabilisce anche alcune altre particolarità che presso di noi si suppone siano sempre osservate: 1) che trattandosi di ammettere alla Professione o agli Ordini, la persona alla quale si dà il voto sia idonea e abile a riceverlo; 2) che nelle votazioni non vi sia subornazione, nè che si faccia propaganda (can. 507 § 2) o qualsiasi altra cosa che´ possa nuocere alla libertà dei votanti; 3) che sia esclusa la simonia, la quale rende senz´altro nullo il voto (can. 729) ed espone i colpevoli alle pene di cui ´Si parla al can. 2392.

20. — NORME PER IL CAPITOLO DELLA CASA.

L´art. 262 dei Regolamenti stabilisce che: « Per l’ammissione al Noviziato,. alla Professione e agli Ordini si segua fedelmente quanto è stabilito dal Rettor Maggiore nelle Nome per l´accettazione e per le sacre Ordinazioni; e ciascuno degli aventi diritto al voto ne abbia copia ».

Si raccomanda pertanto. ai Direttori e agli Ispettori di procurare detto opuscolo a coloro che nei Capitoli e nei Consigli hanno diritto al voto. Posto ciò, ci limiteremo ora a indicare le linee generali della procedura da seguirsi. D´altronde molte cose furono già dette nelle Circolari che riguardano gli Aspiranti (novembre 1936), i Novizi o. Ascritti (maggio 1939), gli Studenti di filosofia e teologia (settembre 1945).

10) Il Capitolo della casa ha voto consultivo quando si tratta di ammettere gli Aspiranti al Noviziato.

Durante il periodo dell´aspirantato, il Direttore ´e i Capitolari della casa osservino attentamente se l´aspirante sia atto alla Società. (Norme, 33) e nelle loro osservazioni e nei loro giudizi abbiano solo in vista il benessere della Società e il vantaggio spirituale del candidato (Norme, 13).

Alla fine dell´aspirantato l´aspirante, per essere ammesso al Noviziato, ne fa domanda al Direttore della casa (Norme, 36), íl quale convoca i membri del Capitolo della casa per trattare con loro dell´ammissione. Come si disse, il Capitolo ha solo voto consultivo, e perciò il Direttore trasmette all´Ispettore la domanda dell´aspirante unitamente al suo parere e a quello del Capitolo (Norme, 37). E qui si avverta che, se non vi sono i documenti, non si deve assolutamente procedere nel Consiglio Ispettoriale a trattare di tale ammissione.

20) Se il Novizio, nel Capitolo della casa, avrà ottenuto la maggioranza dei voti, l´Ispettore, avuto il consenso del suo Consiglio, lo potrà ammettere alla professione (Costit., art. 181).

« Circa due mesi prima che finisca l´anno della seconda prova (Noviziato) il Direttore della Casa di Noviziato invita i No-Vizi a presentargli le domande per l´ammissione alla prima professione religiosa » (Regolam., art. 304). Avutele, convocherà i membri del Capitolo per trattarne insieme con loro (Norme, 70). A tale adunanza e alla votazione interverrà il Maestro dei Novizi (Regolam., art. 304; Norme, 71). Quindi il Direttore trasmetterà all´Ispettore le domande dei novizi e i rispettivi voti del Capitolo della casa.

Naturalmente nel trattare dell´ammissione ai voti si tenga conto di quanto è detto all´art. 305 dei Regolamenti, ampiamente sviluppato nella Circolare che tratta del Noviziato (pag. 230 e seg.).

Se il novizio avrà ottenuto la maggioranza dei voti nel Capitolo della casa, potrà essere ammesso alla professione dall´Ispettore, avuto il consenso del suo Consiglio.

Altrimenti, o si licenzierà il novizio, o gli si protrarrà la prova del noviziato, non mai però oltre sei mesi. Chi fa la concessione della proroga è l´Ispettore (Can. 571 § 2).

3°) Il Capitolo della casa ha voto consultivo quando si tratta dell´ammissione alla rinnovazione dei voti temporanei o dell´ammissione ai voti perpetui.

Tre mesi prima della scadenza dei voti temporanei il Direttore inviti i Soci, che si trovino in tale condizione, a presentargli la domanda o per la rinnovazione dei voti temporanei o per i voti perpetui. La domanda si deve presentare al Direttore almeno due mesi prima della scadenza suddetta ´(Norme, 91). Il Direttore convoca il Capitolo, provoca la votazione in conformità delle norme stabilite, e trasmette ogni cosa all´Ispettore.

4°) In qualsiasi proposta alle sacre Ordinazioni i Direttori cogli altri membri del Capitolo locale hanno voto consultivo.

Nella Circolare che tratta della formazione dei chierici degli Studentati filosofici e teologici si è parlato a lungo della diligenza con cui si deve procedere nell´ammissione alle sacre Ordinazioni. Nel manualetto delle Norme sono indicate tutte le prescrizioni volute da-1 Codice di Diritto Canonico, dalle Costituzioni, dai Regolamenti e da speciali disposizioni della Santa Sede. Tutti coloro che sono chiamati a dare il loro voto,  sia nei Capitoli, sia nei Consigli, abbiano presenti quelle indicazioni e raccomandazioni, onde rendere proficuo il loro consiglio.

Dopo ciò, basta ricordare che la pratica- si svolge secondo queste grandi linee generali.

Chi vuol essere proposto per l´ammissione alle Sacre Ordinazioni deve farne domanda per iscritto al proprio Direttore.

Il Direttore, avute le domande con tutti i relativi documenti, convocherà il Capitolo della casa, esporrà e inviterà a esporre le osservazioni opportune sul candidato, e quindi procederà alla votazione segreta. Redatto il verbale, lo invierà, unitamente alla domanda, all´Ispettore, sempre tenendo conto di quanto dispongono le Norme.

5°) Nelle cose di maggior importanza sarà più conveniente che il Direttore raduni il suo Capitolo e non deliberi niente senza il consenso di esso (Costit., art. 113).

Anzitutto, giudice se una questione abbia tale importanza da meritare di essere trattata in Capitolo è il Direttore. Egli è anche giudice se le cose trattate debbano essere poste a votazione, pur senza esserne giuridicamente obbligato.

Perciò il Direttore, nelle riunioni mensili del Capitolo stabilite dall´art. 156 dei Regolamenti, agirà prudentemente esponendo ai Consiglieri le .cose di maggior importanza, invocandone il parere e, in certi casi speciali, anche il voto. E sebbene egli legalmente non rimanga legato e perciò possa procedere con tutta la sua libertà, come meglio crederà nel Signore, tuttavia, come abbiamo già detto, il Direttore agirà saviamente dando la dovuta importanza al parere dei suoi Capitolari; anzi, seguendolo, se ne guadagnerà la stima e l´affetto, con grande vantaggio del buon governo della casa.

21. — NORME PER IL CONSIGLIO ISPETTORIALE.

Come abbiamo fatto per i Capitoli delle case, tracceremo ora alcune linee generali circa la procedura da seguirsi nei Consigli Ispettoriali. Anche qui giova ricordare che molte cose furono già dette nelle Circolari riguardanti la formazione degli Aspiranti, degli Ascritti o Novizi e degli Studenti di filosofia e teologia.

L´art. 93 delle Costituzioni dice: « È ufficio dei Consiglieri intervenire con voto alle adunanze indette dall´Ispettore, e adempiere gli uffici che da lui son loro assegnati. Il voto dei Consiglieri è deliberativo quando si tratta di ammissioni al Noviziato, alla prima professione e alle sacre Ordinazioni ». Quest´articolo è stato spiegato e commentato dall´art. 355 dei Regolamenti, il quale stabilisce: « Nelle cose di maggior momento l´Ispettore ascolti sempre il Consiglio Ispettoriale. Particolarmente l´Ispettore abbisogna del voto favorevole. del Consiglio per l´ammissione al Noviziato, alle professioni, e alle sacre Ordinazioni, per proporre al Capitolo Superiore l´apertura di nuove case, l´acquisto o vendita di stabili, e anche per autorizzare opere straordinarie che possono aggravare le condizioni finanziarie d´una casa o dell´Ispettoria ».

Esaminiamo brevemente i singoli casi:
I Consiglieri Ispettoriali hanno voto deliberativo per l´ammissione al Noviziato.

Ricevute le domande degli Aspiranti unitamente al parere dei Direttori e dei loro Capitoli, l´Ispettore curerà personalmente o per mezzo d´un suo delegato la raccolta dei documenti richiesti e li notificherà ai membri del Consiglio per un diligente esame (Norme, 37-40).

Dopo l´apposito corso di Esercizi Spirituali che daranno all´Ispettore la possibilità di prudenti accertamenti sulla vocazione di ciascuno, egli radunerà il Consiglio per il voto sulle singole domande, ricordando che piuttosto di mandare innanzi soggetti mal preparati, poco sicuri e pericolosi, conviene fermarli subito, affinchè più presto e con minore disagio tornino in famiglia a cercarsi la loro vera via. Si tengano pure presenti gli articoli 41-43 delle Norme per evitare ulteriori difficoltà.

Concluso lo scrutinio, l´Ispettore provvederà al più sollecito invio al Noviziato degli ammessi, informandone il Direttore Spirituale Generale; alla nuova destinazione dei postulanti, ai quali si fosse prolungata la prova; ed al licenziamento degli esclusi (Norme, 45-46).

20) I Consiglieri Ispettoriali hanno voto deliberativo riguardo alla prima professione.

L´Ispettore, avuti i documenti dal. Direttore della casa di Noviziato, li esamini diligentemente, tenendo presenti i vari impedimenti indicati negli art. 20, 41 e 42 delle Norme, che possono rendere invalida la professione religiosa. Assuma quindi quelle informazioni che crederà opportune, onde conoscere meglio i candidati prima che vengano ammessi alla professione. Ove l´Ispettore non possa compiere personalmente queste pratiche, può incaricare un suo delegato.

Esaurite le pratiche, l´Ispettore convoca il. suo Consiglio per trattare dell´ammissione dei Novizi alla professione religiosa, osservando quanto prescrivono le Norme (art. 9, 12-14, 16).

È bene ricordare ancora una volta, specialmente al Consiglio Ispettoriale, che si devono escludere coloro che non mostrano sufficiente criterio, gli stravaganti, i misantropi, i troppo malinconici, i non sicuri in fatto di moralità: e inoltre quelli di carattere impetuoso e collerico, i propensi alle amicizie sensibili, alla poltroneria e alla golosità, qualora durante l´anno non avessero saputo vittoriosamente combattere contro queste loro inclinazioni (cfr. Regolam., art. 305).

Discusse e votate le proposte, l´Ispettore informerà dell´esito i Superiori del Capitolo e penserà agli Esercizi Spirituali e alle altre pratiche riguardanti la professione.

30) I Consiglieri Ispettoriali hanno voto consultivo riguardo alla rinnovazione dei voti.

Per la rinnovazione dei voti l´Ispettore, avute le domande dai Direttori, convoca il suo Consiglio e si regola secondo le regole già indicate.´ A questo proposito conviene ricordare che, giusta quanto dispone il can. 574 § 2, non è permesso prorogare la prova dei voti temporanei oltre un triennio dalla scadenza dei primi voti, senza un indulto speciale della Santa Sede.

Quest´indulto però i Superiori non, intendono chiederlo se non in casi veramente gravissimi ed eccezionali. Il motivo è evidente: il soggetto, d´ordinario, fu presso di noi durante cinque anni come studente o artigiano, poi fece il noviziato e in seguito la prima e la seconda professione triennale: come mai in circa dodici anni non si ebbe tempo di studiarlo e conoscerla a fondo? A che scopo adunque una prova ulteriore? Abbiamo fondati motivi di credere che la S. Congregazione dei Religiosi non veda bene questo indulto, e perciò è bene non chiederlo se non in via del tutto eccezionale. D´altronde.. l´esperienza c´insegna che in troppi casi l´indulto non servì che a mantenere in Congregazione qualche tiepido poco edificante, salvo poche e lodevoli eccezioni.

4°) I Consiglieri Ispettoriali hanno voto consultivo riguardo alla professione perpetua dei soci.

L´Ispettore, ricevuti i documenti dai Direttori, qualora tra i candidati vi fossero alcuni che non si trovassero da almeno due anni interi nelle case della sua Ispettoria, assume prima informazioni dagli Ispettori nelle cui Ispettorie quelli hanno trascorso il biennio o parte di esso.

Convocato il suo Consiglio richiami alla mente dei membri, e, se lo giudica necessario, faccia loro rileggere le disposizioni degli art. 13 e 77 delle Norme, e poi proceda alla discussione e votazione.

5°) I Consiglieri Ispettoriali hanno voto deliberativo per l´ammissione alle sacre Ordinazioni.

L´Ispettore, ricevuti i documenti dai Direttori, si assicuri che detti documenti siano completi; che i candidati abbiano l´età canonica e la relativa dispensa; che abbiano fatto gli studi regolari e siano stati approvati negli esami richiesti per l´Ordine  che domandano; che, oltre agli altri documenti, abbiano anche l´attestato dell´ordinazione precedente, e infine che vengano osservati gl´interstizi. Inoltre, se il candidato non si trova nelle case della sua Ispettoria da almeno due anni interi, domandi informazioni agli Ispettori dei luoghi ove abbia passato quel biennio o parte di esso.

Se poi qualche candidato ha fatto il servizio militare, l´Ispettore deve richiedere le testimoniali da tutti quegli Ordinari nel cui territorio il socio militare ha passato almeno tre mesi.

Dopo ciò l´Ispettore convoca il Consiglio Ispettoriale e procede alla discussione e votazione.

6°) I Consiglieri hanno voto deliberativo quando si tratta dell´apertura di nuove case, dell´acquisto o vendita di stabili, o di autorizzare opere straordinarie che possono aggravare le condizioni finanziarie di una casa o dell´Ispettoria.

Esaminiamo i singoli casi: Apertura di nuove case. — L´argomento è della massima importanza ed è necessario che l´Ispettore e i Consiglieri esaminino con grande ponderatezza ogni cosa per non esporsi a doverle chiudere dopo poco tempo.

Anzitutto l´esperienza c´insegna che certi Oratori festivi in piccoli paesi e in piccole parrocchie non è facile si possano sostenere. Il parroco che c´invita sarà certamente animato da ottima volontà, ma o egli stesso in seguito o i suoi successori, possono crearci situazioni insostenibili.

Così pure le Scuole Professionali in piccoli centri sono da sconsigliarsi a meno di circostanze eccezionali.

In generale quando si tratta d´una nuova fondazione si tenga conto della facilità di comunicazioni, di assistenza medica e che non manchino l´acqua salubre e la luce. Inoltre si deve procurare che vi sia possibilità di vita mediante il lavoro e le prestazioni della comunità. Si tenga anche conto della presenza di altre comunità allo scopo di non disturbarle e. creare disagi.

Acquisto o vendita di stabili. — Naturalmente ciò non può farsi senza l´autorizzazione del Rettor Maggiore e del suo Capitolo. Ma anche per inoltrare la proposta ai Superiori;. è necessario che, nel seno del. Consiglio Ispettoriale, la discussione la votazione si facciano con grande senso di responsabilità. È da notarsi che noi non acquistiamo stabili all´infuori di quelli che debbano servire allo svolgimento delle nostre Opere, non mai a titolo di capitalizzare e avere rendite assicurate. Negli acquisti poi è bene essere consigliati da persone esperte di grande fiducia per evitare inganni e motivi di liti. Va poi da sè che per acquistare è necessario avere le somme richieste onde evitare debiti: solo a queste condizioni i Superiori daranno i permessi richiesti.

Le stesse cautele debbonsi osservare nelle vendite. Per il motivo già indicato noi dobbiamo vendere quegli stabili o terreni che non siano strettamente necessari allo sviluppo dell´Istituto. Si avverta però di evitare la vendita di terreni che circondano la casa, perchè non si sa mai quale possa essere il suo futuro sviluppo: al principio possono parere troppo vasti, invece verrà un giorno in cui saranno appena sufficienti.

C) Autorizzazione di opere straordinarie. --, È questo un punto delicatissimo che reclama tutta l´attenzione dell´Ispettore e dei suoi Consiglieri. Anzitutto le opere e costruzioni devono rispondere a una reale necessità: opere che servissero solo di abbellimento e quasi a scopo artistico sono senz´altro da sconsigliarsi. Presso di noi devono prevalere i criteri di somma praticità e di grande semplicità. Ma v´è un altro criterio che deve avere la precedenza su tutti gli altri, ed è quello di non iniziare opere se non se ne hanno i mezzi o speranze seriamente fondate di averli. Perciò certi progetti campati in aria, vale a dire senza seria base finanziaria, non devono neppure essere presi in considerazione dall´Ispettore e dal suo Consiglio, e meno ancora si dovranno inviare al Capitolo Superiore per chiederne una approvazione che certamente non verrà concessa. Insomma non possono approvarsi lavori, acquisti od operazioni che aggravino le condizioni finanziarie di qualsiasi nostro Istituto: ciò è proibito dalle Costituzioni (art. 56) e dai canoni (can. 536 § 5). Ciò che si dice delle singole case vale a maggior ragione per le Ispettorie. Nè Direttori nè Ispettori devono lasciare tristi ere, dità di debiti,ai loro successori: i Consiglieri Ispettoriali vigilino sopra questo argomento tanto importante.

Oltre ai punti indicati nell’ art. 93 delle Costituzioni e nel 355 dei Regolamenti, l´Ispettore agirà prudentemente sottoponendo alla discussione e in certi casi alla votazione dei suoi Consiglieri anche altre questioni, importanti riguardanti le autorità specialmente scolastiche, l´andamento delle case, i Cooperatori, la propaganda, il Bollettino, gli ex allievi, le librerie e la buona stampa, le vocazioni, l´istruzione e formazione religiosa, il movimento catechistico tra i giovani di ogni categoria e le masse operaie, il teatrino, il cine, gli. Esercizi Spirituali dei giovani interni ed esterni, degli ex allievi, dei Cooperatori e delle Cooperatrici, ecc. ecc. Da queste discussioni deriveranno grandi vantaggi, e non ultimo quello di una formazione sempre più completa dei Consiglieri.

22. — DOPO IL CAPITOLO O IL CONSIGLIO.

Le riunioni del Capitolo delle case o del Consiglio Ispettoriale si chiudono con le preghiere usuali: Agimus, Ave . Maria, Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis.

Ma anche dopo chiuse le riunioni vi sono alcune cose che devono essere osservate da chi vi prese parte.

AnZitutto è necessario che il Direttore o l´Ispettore mettano in pratica e diano corso a ciò che fu deliberato. S. Tommaso. dice appunto che non dobbiamo procedere con fretta nel chiedere e nel ponderare i consigli, ma essere solleciti nell´eseguire le cose consigliate e deliberate (22).

Avviene talvolta che taluni sono sempre incerti e non trovano mai il momento buono per agire. Quando si è riflettuto seriamente e persino con lentezza, e si è preso consiglio prima di agire, è poi prudenza agire con prontezza:. gli. irresoluti in generale non sono uomini pratici, sia perchè l´incertezza e i fluttuamenti finiscono per offuscare la mente e irrugginire la volontà, e sia ancor più perchè in troppi casi l´aspettare e il soprassedere equivalgono a rovinare l´impresa, lasciando sfuggire il momento opportuno: quando poi si vorrà, non si sarà più in tempo. Nella pratica avviene spesso che l´ottimo sia nemico del bene e si avvera non di rado il fatto di veder espugnata Sagunto, mentre a Roma si continua a discutere. Specialmente poi quando si tratta di evitare un male o di sradicare un disordine, presa una determinazione, non bisogna più perdere tempo in inutili lamentele, ma ci vuole energia e ardimento per affrontare il male e sradicare il disordine.

In secondo luogo, quando in Capitolo o in Consiglio si è determinato e a volte anche votato una cosa, bisogna che ognuno deponga la propria opinione e si renda solidale della decisione presa.

Più di una volta i membri del Capitolo Superiore videro ripetersi ciò che già era avvenuto ai tempi del nostro santo Fondatore, e cioè che il Rettor Maggiore, il quale aveva proposto una determinata soluzione, usciva d,al Capitolo difendendo e applicando una decisione affatto diversa da quella ch´egli aveva presentato. L´esempio dei Consiglieri e dei Capitolari nel mostrarsi unanimi nel praticare le disposizioni prese contribuirà in modo efficace a rafforzare l´osservanza e l´ubbidienza religiosa.

Infine è assolutamente indispensabile pel buon funzionamento dei Capitoli e dei Consigli che sia mantenuto il segreto. Tutti coloro che vi prendono parte devono essere convinti che senza di esso ne verrebbe gravissimo nocumento e alle case e alle Ispettorie. Il segreto poi deve essere mantenuto non solo durante la carica, ma anche dopo.

Sarebbe in verità quanto mai deplorevole che un membro del Capitolo e del Consiglio manifestasse ciò che altri disse durante le riunioni, o peggio volesse quasi acquistarsi, simpatie dicendo agli interessati di aver dato loro il voto favorevole per la Professione o per le Ordinazioni; oppure manifestasse circa una determinata questione quali avessero favorito una soluzione e quali avessero sostenuto un´opinione contraria. Non è chi non veda le funeste conseguenze di simili leggerezze. Si  ricordi che il Superiore in caso necessario può anche costringere i Consiglieri al segreto con giuramento.

Conviene perciò essere assai guardinghi perchè a volte può esserci l´astuto tentatore che con raggiri e mosse maligne si sforzi di carpire qualcosa da cui fare deduzioni che conducono alla rivelazione de]. segreto. A volte non basta il silenzio della lingua, ma ci vuole anche quello del volto e del rimanente della persona, perchè dall´esteriore sarà poi facile trovare una via per penetrare nell´interno.

Il segreto è una grande garanzia di serietà nel governo, e dove esso sia fedelmente osservato, si può essere certi che s´andrà irrobustendo la stima e la fiducia di tutti verso i Superiori. Inoltre esso contribuisce a creare un ambiente formativo, che mentre ispira sicurezza nel governo, accresce pure la serenità e rende più edificante ].a disciplina religiosa.

23. — I VERBALI.

L´art. 156 dei Regolamenti parla dei verbali dei Capitoli delle case: essi possono venir redatti dallo stesso Direttore oppure da uno dei Consiglieri da lui delegato. Come già fu detto i verbali devono essere letti al principio di ogni seduta e poi firmati da coloro che vi intervennero.

I verbali vanno conservati nell´archivio della casa e saranno presentati all´Ispettore e ai Visitatori durante la visita.

Le stesse norme possono essere seguite nei Consigli. L´articolo 356 dei Regolamenti dice che l´Ispettore si sceglierà un segretario, che potrà anche essere uno dei Consiglieri: toccherà a costui oppure al segretario la redazione del verbale.

24. — CONCLUSIONE.

Da quanto abbiamo esposto risulta sempre, più chiaramente la grande importanza di tutto ciò che riguarda la formazione del personale Salesiano, poichè ad essa sono intimamente legati la vita e lo sviluppo della nostra Società.

Nè si pensi che detta formazione dipenda solo dai Superiori Maggiori, dagl´Ispettori, dai Direttori e dai Consiglieri. A volte basta a rovinare per sempre una vocazione o a renderla snervata e zoppicante, una frase, un atteggiamento, l´esempio meno buono di un confratello qualsiasi, specialmente per i coadiutori novelli o i chierici del triennio.

E poichè noi dobbiamo tendere senza posa alla perfezione, così ben possiamo dire che per noi religiosi Salesiani non ha limiti di tempo nè di luogo il periodo formativo.

L´esempio di ognuno di noi avrà, durante l´intiera nostra vita, questa magnifica forza costruttiva di contribuire alla formazione, e cioè alla perfezione e santificazione, non solo dei giovani, ma anche dei nostri fratelli.

Tutti pertanto e in tutte le case consacriamoci a questa nobilissima missione.

Negli Aspirantati, Noviziati e Studentati l´opera formativa sarà oggetto´ di studi, cure e accorgimenti speciali: ma anche nelle altre case essa non sarà meno importante.

Negli Oratori festivi, negli ospizi, nelle scuole elementari, classiche, professionali. agricole, commerciali, detta opéra, mentre dovrà tendere a suscitare e formare vocazioni tra gli alunni, sia rivolta al tempo stesso a conservare, irrobustire, perfezionare ogni dì più le vocazioni dei confratelli.

Se saremo convinti che tutta la nostra vita religiosa è e dev´essere lavoro e sforzo mai interrotto di formazione, noi avremo assicurato all´amatissima nostra Società un avvenire radioso.

NOTE Cfr. S. C. S. Officii, Decr. 21 mart. 1931; Encicl. Divini illius Magistri, 31 deo. 1929.

Mem. Biogr., X, 1037; XVII, 895; X, 1071.

A complemento delle norme elencate è bene aggiungere che il 20 agosto 1942 la S. C. dei Seminari e delle Università degli Studi emanò alcune prescrizioni inviate, in lettera-circolare, agli Ordinari d´Italia. Queste prescrizioni però non fanno altro che riassumere con leggere modifiche quelle già emanate dalla S. C. dei Vescovi e Regolari con l´Istruzione del 1896 e dalla S. C. Concistoriale col Decreto del 20 aprile 1918. In ogni caso esse non abrogano le prescrizioni precedenti ed obbligano solo coloro ai quali furono ufficialmente comunicate, dato che non ebbe luogo una normale promulgazione. I Religiosi non sono tenuti a domandare il nullaosta alla S. C. dei Seminari, di cui parla detta Circolare, le cui prescrizioni però devono servire loro come norme direttive.

Tit., I, 9. Cfr. I Petr., III, 15.

-.................................................................. (5) Hebr., V, 1.

ScAuAmELm, Direit. Ascet., tr. I, a. 8, e. 7.

VISMARA, Il Divino Ufficio e il Breviario, II, p. 614.

S. GREG. M., Moral., 1. I, c. 2, n. 8.

Prov., VIII, 12.

Num., XI, 16-17.

Ardequam stes in opere, sta in concilio (S. AGOST., in Ps. 34, 1).

Cfr. SENECA, ep. 36.

Cfr. S. GREG. M., in I Reg., 1. V, c. 4, n. 7; sup. Ps. 45.

S. AGOST., in Ps. 119.

Cfr. I Reg., XVIII, 14.

Cfr. Iac., I, 5.

III Reg., IV, 29.

Rom., VIII, 7-9.

Mem. Biogr., XII, 340.

Cfr. S. GREG. M., Reg. Pastor., II, 18.

Cfr. S. FR:ANC. DI SALES, Tratten., XV.

Oportet operari velociter consiliata, consiliari autem tarde (2-2, q. 47, a. 9).

INDICE
Introduzione .........................................................  pag. 1
Formazione del personale insegnante ....................  »   1
Preparazione di maestri per le Scuole elementari .  »   3
Preparazione dei professori per le Scuole medie inferiori e su‑ periori ......  » 7
Preparazione dei professori per le Scuole professionali e agrarie » 12
Continuazione della, formazione sacerdotale ..  » 13
Il quinquennio .........................................................  » 14
L´esame di confessione .........................................  » 17
La soluzione mensile del caso di morale e di liturgia ..... » 22
L´esame di predicazione . ......................................  » 26
Scopo del Capitolo o Consiglio delle case e del Consiglio Ispettoriale         » 28
Formazione del personale per mezzo dei Capitoli delle case e dai Consigli Ispettoriali . » 29
Costituzione dei Capitoli o Consigli delle case .  » 31
Quando si deve radunare il Capitolo della casa  » 33
Scopo, composizione e riunione del Consiglio Ispettoriale .... » 35
Raccomandazioni a coloro che devono radunare e presiedere i Capitoli e i Consigli  » 37
Raccomandazioni ai Consiglieri ..........................  » 42
Come si svolgono i Capitoli delle case e i Consigli Ispettoriali » 48
Le votazioni ...  » 52
Norme per il Capitolo della casa    » 54
Norme per il Consiglio Ispettoriale .......................  » 57
Dopo il Capitolo o il Consiglio ..............................  » 63
I verbali...................................................................... » 65
Conclusione ............................................................  » 65
Note ...........................................................................  » 67

Maggio-Giugno 1946  N. 135

IL RETTOR MAGGIORE:

I Commenti alle Strenne nella Collana "Formazione Salesiana " - Le Circolari sulla Formazione del Personale - Inviare alunni al. Pontificio Ateneo Salesiano - Notizie tristi - Notizie consolanti - IG attesa del XVI Capitolo Generale Moltiplicare le vocazioni - I " Ricordi " per gli Esercizi Spirituali .

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE

Il Rettor Maggiore .

Torino, 24 maggio 1946 .

Figliuoli carissimi in G. e M., 1. Nei lunghi e dolorosi anni di guerra una delle mie pene più accascianti fu quella di vedermi avulso e separato dalla maggior parte di voi. E poichè con la separazione, mentre eransi accresciute le prove e gli affanni, era d´altra parte diminuito il lavoro di corrispondenza e delle vostre visite, cercai, nelle ore libere, lenimento alle mie afflizioni, riprendendo il commento alle Strenne e radunando materiale per le circolari riguardanti la « Formazione del Personale » .

Quelle ore — anche se troppo spesso funestate dagli scoppi e orrori delle incursioni — furono in verità tra le più care e serene, perchè, immaginandomi di trovarmi in mezzo a voi, l´animo, oppresso da mille preoccupazioni, ne provava sollievo e conforto .

E così, pian piano e quasi senz´avvedermene, potei iniziare la pubblicazione della collana, che porta il titolo di « Formazione Salesiana », della quale, quando voi riceverete questo numero degli Atti del Capitolo, saranno già stati pubblicati quattro volumi. Il primo contiene l´Introduzione alla vita religiosa e la trattazione del Voto di Povertà; nel secondo sono svolti i Voti di Castità e di Ubbidienza; il terzo contiene il commento alla strenna  della Speranza e il quarto quello della Carità. Presto, a Dio piacendo, verrà il quinto, sulle Virtù in genere e sulla Fede .

Nella prefazione del primo volume è spiegato lo scopo della collana e la sua estensione .

Appena le circostanze lo permetteranno, i volumi già pubblicati verranno tradotti nelle lingue delle Nazioni ove sonvi istituti salesiani, affinchè servano per tutti noi come libri di lettura spirituale .

2. Ma, come dissi, oltre alla collana di « Formazione Salesiana », mi fu possibile, in quel periodo doloroso, pensare anche alle Circolari relative alla « Formazione del Personale » promesse fin dal novembre del 1936. Ricorderete che in quell´anno uscì la prima di esse, trattando il tema delle Vocazioni in generale e quello degli Aspiranti in particolare: più tardi e precisamente nel maggio del 1939 vide la luce la seconda riguardante il Noviziato .

La guerra non consentì procedere oltre, e solo nel settembre del 1945 potè uscire quella sugli Studentati filosofici e teologici. Nel marzo di quest´anno poi fu stampata quella che riguarda la Formazione del Personale insegnante, il Completamento della Formazione sacerdotale e la Formazione del Personale dirigente .

Non basta però, o figliuoli carissimi, che le Costituzioni e i Regolamenti siano richiamati alla memoria, e che nelle Circolari e nei commenti ne venga fissata la pratica applicazione in conformità alle nostre tradizioni. Ciò che invece più importa e deve attuarsi ad ogni costo è l´osservanza della Regola e delle norme date per renderla effettiva. A rafforzare infatti il nostro organismo non giovano i molti e magari costosi ricostituenti, ma quelli che a giudizio del medico possono effettivamente recare giovamento. Ora le Costituzioni e i Regolamenti e il loro commento fatto dai Superiori sono lo specifico che maggiormente può giovare a noi, figli di S. Giovanni Bosco .

Raccomando perciò che anche queste Circolari riguardanti la formazione del personale siano di tempo in tempo rilette, non solo dagli interessati, ma come materia pure di lettura spirituale, e vengano richiamate e commentate nelle due conferenze mensili e in quelle pedagogiche stabilite dall´articolo 158 dei Regolamenti .

A favorire la sempre miglior formazione del personale contribuirà in modo efficace la formazione di coloro che, specialmente negli Studentati filosofici e teologici, saranno dall´ubbidienza destinati a quella particolare missione. Ecco perehè, pur avendo presenti le gravi difficoltà che ancora impediscono i viaggi, vorrei esortare gli Ispettori — almeno quelli di Europa e gli altri che ne abbiano la possibilità — a inviare già pel prossimo anno scolastico qualche chierico a compiere gli studi nelle Facoltà di Teologia, Diritto Canonico, Filosofia e nell´Istituto di Pedagogia del nostro Pontificio Ateneo Salesiano. Se verranno osservate le norme già impartite per la scelta dei candidati, possiamo essere certi di ottenere i successi desiderati .

Purtroppo anche questa volta devo comunicarvi alcune notizie dolorose. La prima è la morte di S. E. Mons. Giuseppe Sak, Vescovo titolare di Scilio e Vicario Apostolico di Sakania, morto a Elisabethville, il 15 marzo u. s. t una gravissima perdita per quella fiorente Missione, nella quale egli spese con encomiabile zelo gli anni migliori della sua vita .

In questi ultimi tempi mi fu anche comunicata la morte di altri confratelli che soccombettero nella Russia .

Grande pena ci causarono pure le notizie ricevute, con estremo ritardo, da S. E. Mons. Guglielmo Piani, che da 24 anni è delegato Apostolico nelle Filippine. Durante la guerra fu del tutto distrutta la casa della Delegazione e nulla si potè salvare nè di mobili, nè di archivi, nè di effetti personali. Mons. Piani, povero e sprovvisto di tutto, fu accolto caritatevolmente dai RR. PP.. Benedettini di Manila, presso i quali si trova tuttora, avendo nel frattempo sofferto una gravissima malattia, dalla quale è ora fortunatamente guarito .

Anche S. E. Mons. Ignazio Canazei, Vicario Apostolico di Shiuchow, ebbe a soffrire assai nel periodo bellico, vedendo devastata la sede principale delle sue opere, diverse stazioni della sua Missione e, ciò che più addolora, trucidati i nostri carissimi miszionari don Giovanni Matkovié, don Bassano Lareno Faccini, don Vincenzo Munda. Suffraghiamo le anime dei Confratelli eroicamente caduti sul campo del lavoro e preghiamo per quelli che tuttora soffrono nei campi di concentramento o comecchessia lontani dell´amata Congregazione .

Queste pene furono in parte lenite da alcune notizie consolanti che sono lieto di comunicarvi .

La prima è quella di aver ricevuto comunicazione ufficiale che nel prossimo dicembre si terrà a Roma l´adunanza antipreparatoria per la discussione dei due miracoli presentati per la Beatificazione del Venerabile Domenico Savio. Sono certo che questa notizia sarà per tutti motivo di vivissima gioia accresciuta dal pensiero che, mentre noi ci accingiamo a celebrare sia pure assai modestamente il primo centenario della venuta di Don Bosco a questa terra benedetta di Valdocco, uno dei suoi primi alunni, che profumò con le sue virtù questi ambienti fortunati, si avvia all´onore degli altari .

Raccomando a tutti e specialmente ai Soci delle Compagnie di moltiplicare le preghiere per il felice esito dell´antipreparatoria. Si prenda argomento da questo fatto tanto importante per parlare frequentemente degli esempi lasciatici da questo santo alunno dell´Oratorio e per propagarne la devozione .

Altro motivo di gioia fu per tutti l´apprendere che il nostro amatissimo ed Eminentissimo Card. Augusto Hlond, Primate di Polonia, è stato innalzato alla sede arcivescovile e Metropolitana di Varsavia. Da notizie recenti abbiamo appreso con gioia che gode di ottima salute e sta compiendo opere mirabili di zelo. Gli ho promesso il costante concorso delle nostre preghiere e sono certo che corrisponderete generosamente al mio e suo desiderio .

Vi esorto pure a pregare per Mons. Marcellino Oloachea promosso da Pamplona alla importante sede arcivescovile di Valencia .

Altra notizia consolante è quella di aver potuto riabbracciare nel caro Oratorio alcuni Ispettori di Europa. Il primo, per ordine di tempo, fu don Giulio Moermans, Ispettore del Belgio,, seguito più tardi da don Federico Couche, Ispettore dell´Inghilterra e ultimamente da don Ippolito Faure e don Uberto Amielh, Ispettori rispettivamente del Sud e del Nord della Francia .

Ben potete immaginarvi la nostra gioia al conoscere alfine dalla viva voce degl´Ispettori le notizie di tanti carissimi figliuoli, delle loro vicende e delle presenti condizioni delle nostre opere! annunziato l´arrivo di qualche altro e ciò rende ogni dì più forte la nostra speranza di poterli rivedere tutti accompagnati da altri confratelli per il Capitolo Generale .

A questo proposito vi ricordo che il 24 aprile del 1944, per mezzo degli Atti del Capitolo, comunicai alle case dalle quali non eravamo ancora avulsi, che la S. Congregazione dei Religiosi, con decreto del 20 novembre 1943, in vista della impossibilità in cui si trovava la nostra Società di celebrare il Sedicesimo Capitolo Generale, ci concedeva di prorogarlo fino al termine della guerra .

Quantunque non sia ancora stata firmata la pace e permangano gravi difficoltà, volli interpellare la suddetta Congregazione circa il da farsi. Il nostro Procuratore Generale fu incaricato di rispondere al Rettor Maggiore che: 10 non essendo ancora stata firmata la pace; 20 in vista delle enormi difficoltà delle comunicazioni; 30 in considerazione delle ingenti spese dei viaggi; 40 data l´incertezza degli eventi, per cui potrebbe anche succedere che i partecipanti al Capitolo Generale non potessero poi fare ritorno alle loro sedi, dando origine così a gravissime conseguenze per il governo della nostra Società; per tutte queste ragioni è bene che il Rettor Maggiore stia tranquillo per ora e faccia uso delle facoltà accordategli .

Questa risposta se da una parte reca tranquillità alla coscienza dall´altra è cagione di non piccola pena perchè ci priva della consolazione di rivederci. Preghiamo perchè il Signore abbrevii i giorni della forzata separazione .

Non ultimo motivo di gioia è vedere con quanta insistenza da tutte le parti ci vengano chieste nuove e importantissime fondazioni. Quest´accresciuta fiducia verso le Opere Salesiane deve stimolarci, non solo a conservarci sempre più tenacemente fedeli allo spirito del nostro santo Fondatore, vedendo quanto esso sia apprezzato ovunque pei suoi frutti, ma persuaderci altresì della necessità di lavorare per accrescere il numero dei suoi figli .

Purtroppo si avvertiranno nei prossimi anni gli effetti delle mancate vocazioni nel periodo bellico, e questo è un nuovo e impellente motivo per muoverci a lavorare con slancio per moltiplicare e coltivare le anime giovanili che si sentano disposte a consacrare le loro attività alla salvezza delle nuove generazioni militando sotto i vessilli del nostro grande Padre .

Perciò, senza frapporre indugio, si svolga una prudente e ben studiata propaganda fin dall´inizio delle prossime vacanze per reclutare il maggior numero possibile di buoni aspiranti, sia studenti che coadiutori. Nessuno si creda esonerato da questa missione di accurata ricerca di nuovi soggetti per l´opera nostra. Solo con l´efficace cooperazione di tutti i suoi Figli, e suscitando il concorso dei nostri zelanti Cooperatori e carissimi ex-allievi, l´amata nostra Società sarà in grado di estendere le sue opere in tante e tante plaghe, ove sono insistentemente richieste dalle Autorità Ecclesiastiche e Civili e da cuori caritatevoli e generosi .

Si avvicina l´epoca degli Esercizi Spirituali e vi esorto a ricavare da quei giorni di benedizioni frutti copiosi a vantaggio delle vostre anime. Purtroppo durante parecchi anni ci siamo trovati nella necessità di farli in condizioni disagiate e a volte anche in forma ridotta. Spero che quest´anno sia possibile il ritorno alla normalità. Gl´Ispettori si adoprino perchè ciò avvenga: e se ne avranno notevoli vantaggi .

Pensando ai Ricordi, mi sovvenni del primo sogno di Giovannino Bosco alla età di nove anni .

La Donna di maestoso aspetto lo prese per mano e gli disse: « Guarda — e Giovannino si vide a un tratto circondato da una moltitudine di animali. — Ecco il tuo campo — soggiunse la Signora — ecco dove devi lavorare. Renditi umile,» forte, robusto » .

L´umiltà è sempre necessaria a chi voglia seguire e imitare Gesù, mite ed umile di cuore. Ma ripensando alle difficoltà di ogni genere in cui ci dibattiamo e considerando i pericoli, le prove che ogni dì si moltiplicano e aggravano intorno a noi, mi è parso che forse mai come in questo prolungarsi di ostacoli, sofferenze e sciagure di ogni genere, ci sia necessaria la fortezza raccomandata a Giovannino Bosco ´per operare la trasformazione degli animali in mansueti agnelli. Ecco pertanto i Ricordi per i prossimi Esercizi Spirituali:

SIAMO FORTI: nel vincere le passioni, nel superare le prove, nel conquistare anime a Dio .

La virtù della fortezza risplendette in modo mirabile nel nostro Padre amantissimo, che, con indomito coraggio mai disgiunto da prudenza, seppe superare difficoltà che parevano insormontabili e perseverare tenacemente fino a raggiungere la mèta indicatagli dalla Divina Provvidenza.  giusto che noi, suoi figli, in queste ore di prova, che si prolungano oltre ogni previsione, ci mostriamo come Lui forti e robusti, perchè solo ai vigorosi e tenaci è riservato il trionfo .

Invocando sui vostri Esercizi e sui propositi vostri l´abbondanza delle benedizioni celesti mi professo vostro

aff.mo in G. e M.  

Sac. P. RICALDONE  

Luglio-Agosto 1946          N. 136

IL RETTOR MAGGIORE:

I. Celebrazioni centenarie - 2. Rievocazione del 3 novembre 1846 3. Notizie consolanti dalla Cina - 4. Attività catechistica - 5. Strenna pel 1947 .

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE

Il Rettor Maggiore .
Torino, 24 agosto 1946 .

Figliuoli carissimi in Gesù Cristo, 1. Il 24 dicembre dello scorso anno vi inviai una lettera edificante esortandovi a ricavare frutti abbondanti dalla ricorrenza del primo Centenario della fondazione di questa nostra Casa Ma- dre in Valdocco .

Mi pare opportuno suggellare la data memoranda con alcune altre brevi considerazioni a nostra edificazione e conforto .

Anzitutto mi preme comunicarvi che le feste celebrate in questo caro Oratorio, anche se svoltesi nella triste cornice dei tempi dolorosi che attraversiamo, apportarono una vera ondata di gioia ai cuori nostri da tanti anni adusati a impressioni sconsolahti e, troppe volte, tragiche .

Dalla lettura del Bollettino Salesiano avrete appreso che le celebrazioni furono santificate da un intenso spirito di preghiera, e che la stessa solenne Accademia, celebrata nel pomeriggio del 16 giugno alla presenza delle Autorità cittadine e di un pubblico imponente per numero ed eletto per la rappresentazione di tutte le classi sociali, ebbe così, spiccato carattere di intensa devozione a San Giovanni Bosco da dare all´atto accademico la fisionomia di una manifestazione di pietà .

Per felice coincidenza ricorreva in quello stesso giorno il primo Centenario della elevazione di Pio IX cd Sommo Pontificato, e noi fummo oltremodo lieti di tributare al grande Pontefice, — che fin dagli inizi della nostra Società, e sempre, fu pel nostro santo Fondatore amantissimo padre, — l´omaggio della nostra profonda riconoscenza .

Voglio sperare che queste celebrazioni rafforzino in tutti il proposito di una sempre più filiale aderenza allo spirito del nostro Padre, dalla cuí conservazione e pratica dipende lo sviluppo delle Opere e la vita stessa della nostra Società .

A irrobustire questa nostra volontà penso possa giovare il ricordo di un´altra data, che è quasi il complemento di quella testè festeggiata .

2. Il 3 novembre 1846 Don Bosco, accompagnato dalla veneranda sua Madre, scendeva dai Becchi per venire a prendere stabile dimora nelle squallide stanze di Casa Pinardi. In quel grigio pomeriggio autunnale Don Bosco e Mamma Margherita, contemplando lo spopolato sobborgo di Valdocco e varcando la soglia di quei locali disadorni, dovettero sentire con crescente amarezza il distacco già provato al mattino quando diedero l´addio all´umile natia casetta che rinserrava tanti cari ricordi, ai colli ricoperti di vigneti dalle foglie ingiallite e ai verdi prati delle sottostanti vallicelle popolate di mucche .

Quei due cuori veramente magnanimi non ebbero neppure, un attimo di esitazione, ma con generosità senza limiti rinnovarono il sacrificio del loro totale distacco da ogni cosa terrena onde affidarsi pienamente all´amorosa Provvidenza .

L´ambiente in cui venivano a trovarsi non era più quello della pace serena del loro bel Monferrato, ove la vita onesta dei robusti contadini si svolgeva nella calda atmosfera della fede avita. Nei pressi della Casa Pinardi e della infamata Giardiniera essi avrebbero visto dilagare da ogni parte l´immoralità, avrebbero avuto rintronate le orecchie da canzoni sguaiate, da bestemmie, da osceni discorsi, si sarebbero insomma trovati in un ricettacolo di depravazione e scostumatezza .

,Eppure nè Don Bosco nè Mamma Margherita abbandonarono mai il nuovo ingrato campo di lavoro, nè si perdettero d´animo davanti alle difficoltà dell´impresa o al timore d´inevitabili insuccessi. Solo una volta parve che lo sgomento s´impossessasse dell´animo di Mamma Margherita; ma bastò che il suo diletto Figliuolo le additasse il Crocifisso perchè quella donna forte ritrovasse tutta la grandezza dell´anima sua e continuasse a immolarsi per le anime .

Or non vi pare, figliuoli carissimi, che l´esempio di Don Bosco e di Mamma Margherita, venuti a iniziare con arditezza non comune una missione nuova in tempi oltremodo difficili, possa essere anche, a noi, nella tristezza dell´ora presente, monito ed esempio? Don Bosco iniziava egli pure l´opera sua dopo le tremende guerre che avevano, durante parecchi lustri, devastato l´Europa e proprio quando l´ebbrezza delle decantate costituzioni liberali e il fumo delle nuove dottrine rivoluzionarie avevano annebbiato le menti con il conseguente pervertimento dei cuori .

Eppure nè´ lui nè la sua santa mamma ebbero mai parole di lamento e meno ancora di critica o recriminazione per coloro che avrebbero potuto essere individuati come responsabili di quella situazione morale tanto avvilente: anzichè perdersi in vane lamentele essi offersero ogni loro attività a rimedio dei mali che avevano sott´occhio, disposti a tentare ogni mezzo, anche i più nuovi e arditi, per riuscire nel nobile intento .

Oggi pure da ogni parte s´invocano iniziative e misure per arginare il male, che aggravandosi ogni dì più, pare a volte del tutto insanabile e disperato. Benediciamo Iddio che va suscitando qua e là anime generose, tra i laici e specialmente tra il clero e i religiosi, che, escogitando nuove forme di apostolato, senza escludere le più ardite, si propongono di contrarrestare l´errore e l´immoralità dilaganti .

Noi però 920i2 dobbiamo limitarci a tributare il nostro plauso ai nuovi apostoli, ma è dover nostro associarci al loro lavoro emulandone gli esempi. Educati alla scuola di S. Giovanni Bosco e della sua eroica madre, non ci lasceremo nè sgomentare davanti ai nuovi bisogni sociali nè turbare di fronte alle nuove forme di apostolato. Per contro dobbiamo essere pronti a slanciarci animosi ovunque sianvi anime, e specialmente giovani, da ricondurre alla luce della fede e al calore della carità .

Prima però di accingerci alle nuove iniziative redentrici è bene che esaminiamo noi stessi per vedere se il nostro zelo proceda veramente da Dio .

Avviene talora d´incontrarci nel mondo con certi soggetti che, mentre proclamano in tutti i toni di voler salvare la società, incominciano l´opera loro svalutando e criticando le disposizioni del Papa, dei Vescovi, dei Sacerdoti e magari scagliandosi violentemente contro istituzioni e persone venerande: parrai che non andiamo errati dicendo che di tali apostoli Iddio non sa che farsene .

Chi abbia vissuto le tragedie delle incursioni aeree ricorderà con raccapriccio i disastri e le rovine causate anche da una sola bomba distruggitrice. Si fa presto a demolire persone, opere, istituzioni, ma non è altrettanto facile crearne delle nuove con probabilità di successo .

Se sventuratamente anche tra noi vi fosse qualcuno facile a criticare e svalutare l´operato degli altri e a magnificare invece se stesso e le proprie iniziative, dimostrando eccessiva e sventata fiducia nelle proprie risorse, costui allontanerebbe di certo le benedizioni celesti dalle proprie imprese. È inevitabile, e ce lo dimostra l´esperienza, che siano d´ordinario condannate all´insuccesso le iniziative non poggianti sull´umiltà e sul conseguente aiuto celeste .

Coloro che sono già avanzati negli anni ricordano che, dopo ogni guerra o cataclisma, sono sempre sorti pressochè ovunque i facili declamatori che s´illudevano di aver trovato la pietra filosofale per risanare come per incanto le sventure e le piaghe della povera umanità. V´è un mezzo sicuro per riconoscere chi sia vero inviato da Dio e chi per contro sia un illuso e cieco con la pretesa di guidare altri ciechi .

Se i paladini di novelle teorie riformatrici, sono, come S. Giovanni Bosco e Mamma Margherita, distaccati dalla terra e da se stessi, fiduciosi in Dio, e non nelle proprie forze, profondamente umili e soprattutto obbedienti, allora si può essere certi che l´opera loro meriterà le benedizioni celesti. All´incontro i superbi, gli egoisti, i seminatori di discordia, i novatori che pretendono di costrurre dopo di aver demolito con orgogliosa ribellione i rappresentanti di Dio, costoro anzichè fare opera ricostruttrice saranno una vera sventura per la Chiesa e la società .

Ecco perchè, figliuoli carissimi, io mi permetto, in questa svolta storica dell´umanità, di premunirvi, come già fece il Divin Redentore, contro i falsi profeti, che vanno sorgendo un po´ dappertutto, con la pretesa di presentare come infallibile panacèa certi loro nuovi orientamenti a mezzo di libri, opuscoli, riviste contenenti il veleno di errori e dottrine dissolvitrici .

Don Bosco, in circostanze non molto dissimili dalle presenti, affrontò egli pure decisamente nuove vie per salvare le anime e specialmente i giovani, ma egli non si scostò mai, neppur minimamente, dalla ubbidienza al suo Arcivescovo che amava e venerava come Padre, sottoponendogli i proprii disegni e piani di lavoro per averne l´approvazione. Iddio benedisse l´umile e devota sottomissione del nostro Santo Fondatore, che vide così crescere e trionfare, pur in mezzo a difficoltà di ogni genere, l´opera sua, dimostratasi, fin dagli inizi, vera opera di Dio, perchè frutto di eroiche immolazioni e soprattutto di ubbidienza .

Attenti adunque, o figliuoli carissimi: io vi esorto, quanto so e posso, a sceverare qualsiasi novità, proposta, iniziativa nel vaglio dell´umiltà e specialmente dell´ubbidienza, sottoponendo tutto all´approvazione dei rappresentanti di Dio e seguendone le direttive .

È questa l´ora di stringerci più fortemente che mai al Vicario di Gesù Cristo, ai Vescovi, ai Superiori: chi volesse ricostrurre sopra altre pietre fondamentali, edificherebbe sull´arena e l´opera sua sarebbe ridotta ben tosto a un mucchio di macerie .

La data centenaria del Tre Novembre serva a richiamarci decisamente agli alti esempi di S. Giovanni Bosco e della veneranda sua madre, Mamma Margherita .

3. Dal Bollettino Salesiano avete appreso quanto sia stato il bene operato in questi ultimi anni dai Salesiani a favore della gioventù povera e abbandonata, specialmente in determinate regioni ov´era più urgente il bisogno. La divina scintilla della carità rese, in non pochi casi, veramente eroici nei sacrifici e nel lavoro i nostri cari confratelli. Io mi auguro che la provvidenziale scintilla arda sempre7 più potentemente in tutti i cuori, perchè solo dalle immolazioni della carità noi possiamo riprometterci quell´azione redentrice che contribuisca a salvare la povera umanità .

Ripetiamo spesso le parole del Divin Redentore: Evangelizare pauperibus misit me. L´Eterno Padre affidò anche a noi la sublime missione d´immolarci per l´educazione e la salvezza dei poveri. Preghiamo perchè in ogni nostra casa non manchi mai questa forma di magnifico apostolato, e allora scenderanno su di esse le benedizioni celesti .

Non posso trattenermi dal comunicarvi alcune espressioni di una lettera inviatami dall´Ispettore della Cina, Don Carlo Braga, la quale commosse profondamente me e i Superiori del Capitolo .

« La Provvidenza alla quale ci siamo perfettamente affidati non ci lascia senza il necessario. Mai come in questi anni passati abbiamo constatato che l´avere noi tanti orfani e • ragazzi poveri ha richiamato sulle nostre opere le simpatie ed il generoso aiuto di ogni ceto di persone. Come già saprà, abbiamo saldati i nostri debiti, abbiamo ampliate parecchie opere, e anche quest´anno abbiamo costruito a Shanghai, a Kun Ming, a Suchoo Fu, dando così modo ai Confratelli di accogliere più giovani .

» Per l´opera della Buona Stampa siamo, in alcuni generi, alla testa del movimento: sono più di duecento volumi usciti con una somma di circa mezzo milione di´ copie. Le dò i titoli delle collane: Fiori del cielo, Letture Cattoliche, Collana Ascetica, Collana dei Classici cinesi purgati, Letture amene per la Gioventù e per le Famiglie, Collana per bimbi, Collana del teatro educativo, Collana di operette musicali .

» I Vescovi e i missionari ne sono entusiasti e non riusciamo ad accontentare tutte le richieste. Tutto ciò è una meraviglia, ma la sua gioia aumenterebbe del doppio se vedesse con quali mezzi tecnici e quali operai si compie questo lavoro .

» Quasi ogni giorno ricevo domande di nuove fondazioni e non riusciamo ad accontentare tutti. Per quest´anno ci accontentiamo di andare a Pekino, tanto più che S. Em. il Cardinale Tien ci scrive di affrettarci e di non ritardare. Saremo colà per la fine di ottobre in modo da iniziare l´opera ai primi di novembre, anche per festeggiare il centenario di Casa Pinardi » .

4. Penso farvi cosa gradita comunicandovi qualche breve notizia relativa al, movimento catechistico attuato attraverso l´ Uf‑ ficio Catechistico Centrale e la Libreria della Dottrina Cristiana. La ben, nota rivista Catechèsi per meglio rispondere, alla sua missione esce ora in due edizioni: la prima per gli Oratori Festivi e le Scuole parrocchiali ed elementari, la seconda per le Scuole medie. Questa innovazione giova a renderle più aderenti e giovevoli al loro scopo .

Raccomandiamo ai Direttori, ai Maestri di Catechismo e a tutti in generale di darsi attorno per diffonderle nelle nostre Case e fuori. Inoltre prego tutti, e in particolare i Maestri di Catechismo e i confratelli addetti agli Oratori, d´inviare all´Ufficio Catechistico suggerimenti, consigli, articoli, per concorrere a sviluppare e migliorare sempre più il movimento catechistico e le suindicate riviste .

Sempre con intenti catechistici e per procurare ai nostri giovani scelta musica religiosa e ricreativa e onesto divertimento, la Libreria della Dottrin,a Cristiana ha lanciato con il l gennaio di quest´anno la rivista Voci Bianche, di pratico aiuto ai maestri di musica e agli incaricati del teatrino nei nostri Istituti e Oratori. Provai vera soddisfazione al conoscere che essa era stata favorevolmente accolta, e spero che, con la cooperazione degli esperti delle nostre Case, essa sia in grado di corrispondere sempre meglio alle generali aspettative. Fatela conoscere e procurate che si moltiplichino gli abbonamenti: è anche questo un modo di moltiplicare il bene .

Raccomando pure di contribuire alla diffusione delle varie Collane, Lux, Ficles, Fulgens, ecc., destinate a far conoscere le verità della nostra santa religione tra le masse operaie e tra le persone colte .

Nessun´altra cosa deve starci tanto a cuore nell´ora presente quanto il dissipare l´ignoranza religiosa, che fa strage e propaga la corruzione tra la gioventù e ogni ceto sociale .

Insisto perchè l´insegnamento catechistico sia impartito con la massima preparazione e diligenza onde premunire i nostri giovani, specialmente i più adulti, contro gli errori moderni e l´immoralità dilagante .

Lo scorso anno scolastico e durante questi mesi estivi i sacerdoti dell´Ufficio Catechistico Centrale si sono prodigati nel fare conferenze di pedagogia e didattica catechistica in moltissimi Seminari, nel tenere corsi speciali di catechetica, nel partecipare a Congressi e nel far conoscere gli abbondanti sussidi didattici che la Libreria della Dottrina Cristiana mette e profitto dei sacerdoti, dei catechisti, delle scuole di Catechismo e degli Oratori Festivi. Raccomandiamo ai Direttori delle Case e degli Oratori Festivi di fornire detti sussidi agl´insegnanti e di organizzare le scuole di Catechismo in modo che possano essere visitate con frutto da sacerdoti del clero secolare e da professori e maestri di Religione. Sarebbe in verità disdicevole che, mentre ferve dappertutto intorno a noi il movimento catechistico, ritenuto come uno dei mezzi più efficaci per arginare i mali che affliggono la società moderna, e mentre i nostri propagandisti lavorano alacremente per suscitare entusiasmi e contribuire praticamente a un movimento così salutare, succedesse poi che, recandosi eventualmente qualche sacerdote o catechista a qualche Casa salesiana vicina o a qualche nostro Oratorio per vedere e imparare il da farsi, rimanesse dolorosamente sorpreso e deluso .

Da tempo accarezzo l´idea di indire corsi speciali e organizzare Congressini Catechistici per aggiornare il nostro personale circa questo vitale argomento: speriamo che ciò sia reso possibile dal migliorare delle comunicazioni e delle condizioni generali .

Abbiamo inoltre bisogno che in, ogni Ispettoria sorga un gruppetto di scelti conferenzieri, esperti nella pedagogia, nella didattica, nell´insegnamento catechistico, nel modo di organizzare praticamente gli Oratori Festivi e, in questi, le Scuole della Dottrina Cristiana. Detti conferenzieri facciano attiva propaganda catechistica, evitando però la retorica, le divagazioni astratte, i cosiddetti ´riempitivi scientifici che fanno perdere tempo e fatiche: ciò di cui abbisognano i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i seminaristi, i catechisti ai quali si parla, sono le direttive pratiche, le soluzioni concrete delle loro difficoltà, i mezzi appropriati per rendere fruttiferi i loro sforzi, l´indicazione sicura di fonti, di libri, di sussidi che contribuiscano ad attirare i giovani e a impegnarli nello studio e nella pratica della religione .

Il bene che noi possiamo fare in questo campo è immenso ed oserei dire che i Salesiani devono specializzarsi talmente in questa materia da potersi affermare giustamente che inno ciò che riguarda - l´insegnamento catechistico ai giovani e agli adulti, nelle scuole, negli oratori, nelle parrocchie, costituisce veramente una prerogativa dei figli di S. Giovanni Bosco .

Voglia il Cielo che quest´aspirazione diventi presto, mediante la cooperazione di tutti, magnifica e consolante realtà .

5. Pensando alle non facili comunicazioni, pongo termine a questa lettera augurando sin d´ora a tutti le benedizioni più elette per le Feste Natalizie: Il nuovo anno sia per ognuno di voi ricco di lavoro e di meriti per il Cielo. Vi prego poi di fare economia di posta in quella ricorrenza: il risparmio serva a, sostenere le vocazioni nelle nostre Case di Formazione .

Ed ora eccovi la Strenna per il 1947: SIAMO FORTI: nel vincere le passioni, nel sopportare e superare le prove, nel conquistare molte anime a Dio .

_È soprattutto nelle situazioni difficili e di fronte alle gravissime difficoltà d´ogni genere dei tempi presenti che ci è necessaria la fortezza. D´altronde ci sarebbe impossibile compiere la missione nostra di educatori e di apostoli, nè ricondurre a Dio le anime che l´errore e la scostumatezza allontanano in numero sempre più impressionante da Lui, se fossimo spogli di quella fortezza, di cui seppe rivestirsi, fin dai più teneri anni, dietro il consiglio della Vergine Santa, il nostro Fondatore e Padre .

Benedico di cuore voi e le opere e anime affidate al vostro zeloùmentre, raccomandandomi alle vostre preghiere, mi professo
vostro affini° in G. e M .

Sac. PIETRO RICALDONE
Settembre-Ottobre 1946         N. 137
IL RETTOR MAGGIORE:
Convocazione del XVI Capitolo Generale .

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Rettor Maggiore .

Torino, 3 novembre 1946 .

Figliuoli carissimi in Gesù Cristo, Oggi, 3 novembre, sono lieto di comunicarvi una notizia, che certamente verrà da tutti accolta con gioia per il bene grande che la sua realizzazione apporterà alla nostra Società .

L´articolo 126 delle Costituzioni stabilisce che il Capitolo Generale si radunerà ordinariamente ogni sei anni, e ogni qual volta si deve fare l´elezione del Rettor Maggiore .

In virtù di detto articolo avremmo dovuto celebrare il Sedicesimo Capitolo Generale nell´anno 1944, essendosi svolto il Quindicesimo dal 25. giugno al 7 luglio del 1938 .

Disgraziatamente, scoppiata l´orrenda guerra che sconvolse il mondo intiero, se rese impossibile la convocazione del Capitolo Generale nel tempo stabilito dalle Costituzioni: per questo motivo si chiese opportunamente alla Santa Sede la facoltà di prorogare detta ´convocazione fino al termine della guerra. La S. Congregazione dei Religiosi con rescritto del 20 novembre 1943 ci concedeva, il favore richiesto .

Appena cessato il conflitto, pensammo subito alla convocazione del Capitolo; ma siccome non era ancora stata firmata la pace, e d´altronde le comunicazioni permanevano difficili assai, ingentissime erano le spese dei viaggi e non impossibili nuove complicazioni, ci rivolgemmo nuovamente alla sullodata S. Congregazione chiedendo il da farsi. Ci fu risposto, come ebbi a comunicarvi nel N. 135 degli Atti del Capitolo, che per gl´indicati motivi potevamo ancora aspettare .

Quantunque a ,,tutt´oggi la pace non sia stata raggiunta, tuttavia nella speranza che quanto prima abbiano a cessare le difficoltà suindicate, — in pieno accordo coi membri del Capitolo Superiore e in conformità all´articolo 127 delle Costituzioni, convoco con questa circolare il Sedicesimo Capitolo Generale .

Esso avrà inizio alle ore 18,30 del giorno 24 agosto 1947 nell´Istituto di Valsalice in Torino e, per i suoi membri, sarà preceduto dagli Esercizi Spirituali, che avranno luogo dal 16 al 22 dello stesso mese .

In virtù dell´articolo 134 delle Costituzioni, nomino Regolatore del prossimo Capitolo il Rev.mo Don Renato Ziggiotti, Consigliere Scolastico Generale della nostra Società .

Scopo precipuo del Sedicesimo Capitolo Generale sarà l´elezione del Rettor Maggiore e di tutti i membri del Capitolo Superiore .

Siccome poi nel XV Capitolo Generale ci siamo preoccupati prevalentemente della formazione del nostro personale, pare logico che ora ci soffermiamo a considerare le attività che il personale deve esplicare, soprattutto quelle che lo sconvolgimento generale, prodotto dagli anni di guerra, ha reso più urgenti e vitali .

Sarà quindi argomento generale della trattazione capitolare il, seguente tema:
COME ADEGUARE PRATICAMENTE ALLE ESIGENZE DELL´ORA PRESENTE LE NOSTRE ATTIVITÀ DI FIGLI DI SAN GIOVANNI BOSCO .

Tale trattazione potrà essere divisa nei cinque punti seguenti: Istruzione catechistica; Pratiche religiose; e) Beneficenza; Modestia cristiana; Divertimento .

Seguirà poi, come di consueto, l´ultimo punto: Proposte varie .

Allo scopo di facilitare la discussione pratica di detti argomenti, giudico opportuno presentare alcune esemplificazioni di quanto potrà essere oggetto di proposte concrete: ISTRUZIONE CATECHISTICA. — 10 Ai giovani degli Oratori e delle nostre Scuole per prepararli contro le moderne insidie dell´empietà e dell´eresia. 20 Agli adulti. 3° Nelle Parrocchie, nei territori di Missione. 4° Alle masse operaie nelle fabbriche o in centri appositi. 5° Congressi, gare, mostre di Catechismo. 6° Settimane Catechistiche-Sociali. 70 Settimane Catechistiche-Pedagogiche. 80 Iniziative per preparare e diffondere fogli, libretti, collane, riviste tra i giovani, g4i ex allievi, i cooperatori, il popolo. Librerie della Dottrina Cristiana. 10° Altre forme per impartire l´istruzione catechistica fuori di chiesa: in teatri, sale, per gruppi specializzati e categorie sociali varie .

PRATICHE RELIGIOSE. — 1° Pratiche di pietà per gli allievi esterni. 2° Funzioni domenicali mattutine: Messa, Messa cantata, spiegazione del Vangelo (forma, orientamento, durata), spiegazione liturgica della Messa, Messa fuori di chiesa, previo accordo con, l´Autorità ecclesiastica; Uffiào idella Madonna nelle nostre Case. 3° Funzioni domenicali vespertine: modo di impartire l´istruzione catechistica; canto dei Vespri; Benedizione; altre eventuali fUnzioni. 4° Speciali predicazioni (Quaresimali, Missioni, Mesi, Novene, Tridui): loro orientamento. 5° Esercizi Spirituali (per interni, diverse categorie di allievi esterni, ex allievi, cooperatori, Unioni di maestri, professionisti, ecc.). 6° Esercizio della Buona Morte (per oratoriani, ex allievi, cooperatori, ecc.). 7° Devozioni. 8° Pie Unioni. Arciconfraternita della Dottrina Cristiana. 10° Attività parrocchiali e di Azione Cattolica .

C) BENEFICENZA. — 1° Come. raccogliere e assistere in numero sempre maggiore i giovani poveri e abbandonati. 2° Come moltiplicare gli ospizi per orfani e per giovani più bisognosi. Come mantenere il livello delle nostre pensioni per giovani poveri o della classe media, secondo i criteri e le tradizioni lasciateci da S. Giovanni Bosco, evitando di aprire istituti per le classi ricche. 4° Come rendere fattivi i mezzi di cooperazione per sostenere la gioventù povera e abbandonata. 5° Come metterci in grado di moltiplicare sempre più le Scuole professionali, agricole, popolari e serali. Assistenza estiva negli Oratori e nelle Colonie .

MODESTIA CRISTIANA. — 1° Come contrarrestare pericolose abitudini mondane. 2° Come reagire contro il nudismo e l´immodestia dell´abbigliamento, anche tra le associazioni ginnastiche, sportive, ricreative, scoutistiche. 3° Proposte pratiche circa i bagni e le piscine. 4° Come arginare le funeste conseguenze di giornali, giornalini riviste e altre pubblicazioni .

DIVERTIMENTO. — 1° Teatrino. 2° Nostro tradizionale atteggiamento di fronte al teatro misto. Accademie. 4° Cinematografo. 5° Radio. 6° Vacanze. 7° Giuochi, attività e gare sportive. 8° Esploratori e altre associazioni .

PROPOSTE VARIE. -- Fare riflettere se tra le proposte varie, non sia da aver presente anche questa: Non essendo stato possibile in molte Ispettorie compiere, com´era stato disposto dal XV Capitolo Generale, una seria prova circa i Regolamenti ad experimentum per le Case di Formazione, considerare se convenga trattarne in questo Capitolo Sedicesimo oppure riman‑ darne la definitiva approvazione ad altro Capitolo Generale.     ‑ Ognuno di ´voi, figliuoli carissimi, è in grado di misurare l´importanza del tutto straordinaria del tema proposto, considerando quanto sia stato profondo e tremendo lo sconvolgimento prodotto dall´immane conflitto, le cui conseguenze pesano tuttora sulla vita, ben possiamo dire, del mondo intiero .

Conviene pertanto che s´innalzino con fervore preghiere e suppliche a Dio per invocare i lumi celesti non solo sul Capitolo Generale, ma anche su quelli Ispettoriali che lo dovranno precedere, nonchè sulle elezioni che avranno luogo nelle singole Case. E a questo proposito è bene che gl´Ispettori mettano in pratica quanto è detto dall´articolo 96 all´articolo 102 delle Costituzioni e così pure tengano conto di quanto è disposto dall´articolo 135. Si pratichino inoltre le istrUzioni che a suo tempo verranno inviate dal Regolatore .

E poichè il buon risultato del Capitolo Generale sarà di giovamento a tutti i membri della nostra amata Società, è doveroso che tutti concorrano anche in comune a far scendere abbondantemente su di esso le benedizioni celesti. A tal fine, in conformità  a quanto è detto negli articoli 61-62 delle Costituzioni, dispongo che al Pater, Ave e Gloria, che si recita dopo la Lettura Spirituale si premettano queste parole: « A San Francesco di Sales e a San Giovanni Bosco per il felice esito del prossimo Capitolo Generale ». Ciascuno poi offra. a Dio con la stessa intenzione, oltre le sue preghiere individuali, quelle opere di zelo e quei sacrifici che gli verrà dato di compiere nello svolgersi quotidiano della zua vita religiosa .

Figliuoli carissimi, era viva aspirazione di tutti i Salesiani di solennizzare nel 1941 con speciali celebrazioni il Primo Centenario dell´Opera Salesiana, iniziata dal nostro caro Padre l´8 dicembre 1841 nella sagrestia della chiesa di San Francesco d´Assisi col fare la prima lezione di catechismo al giovanetto orfano Bartolomeo Garelli: ed era pure desiderio comune di celebrare con non minore solennità il Primo Centenario della venuta di San Giovanni Bosco a questa terra benedetta di Valdocco per stabilirvi il suo primo istituto. Mi auguravo di rivedere e riabbracciare in sì care ricorrenze tanti e tanti cari figliuoli, che ci avrebbero portato notizie lungamente attese delle nostra Case sparse pel mondo, ovunque si svolgono le generose attività dei nostri Confratelli. Purtroppo la guerra coi suoi orrori venne a stroncare quelle soavi speranze, piombandoci in un mare di dolori e di sconforto .

Speriamo che ora finalmente venga data a me e a voi la soddisfazione tanto auspicata di rivederci. Ho fiducia che i sacrifici compiuti, il sangue versato da centinaia di confratelli, le pene inenarrabili sofferte da altre centinaia nei campi di concentramento, nelle prigioni, sui campi di battaglia, le trepidazioni e le tragiche rovine patite durante lunghi anni per le incursioni e i bombardamenti, attirino sul XVI Capitolo Generale un´abbondanza mai vista di grazie celesti. Possa inoltre la celebrazione del prossimo Capitolo produrre nell´amata nostra Società quei frutti spirituali, che tutti ci ripromettevamo dai festeggiamenti centenari .

Con questi sentimenti di fiduciosa speranza invoco su ciascuno di voi e sulle vostre Ispettorie e Case le grazie più elette .

´ Vogliate pregare per il vostro aff.mo in G. e M.

Sac. PIETRO RICALDONE .

Novembre-Dicembre 1946   N. 138
IL RETTOR. MAGGIORE:
I. Udienza dal Santo Padre. - 2. Consolanti notizie. - 3. Grazia ´straordinaria attribuita a Don Rinaldi. - 4. La morte di Mons. Ignazio Canazei. - 5. Programmi e norme per gli Studentati Filosofici e Teologici della Società di S. Francesco di Sales .

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore .
Torino, 24 dicembre 1946.

Figliuoli carissimi in G. e M.,
1. Il 26 dello scorso ottobre ebbi la gioia di essere ricevuto dal S. Padre a Castelgandolfo. Non l´aveva più rivisto dal 26 febbraio 1943. I tremendi anni della guerra e del tristissimo dopoguerra purtroppo hanno inciso sul suo fisico anche se il morale è sempre altissimo .

Gli esposi a larghi tratti le vicende delle nostre opere ed Egli prese viva parte a quelle tristi, rallegrandosi poi del bene compiuto specialmente a vantaggio dei giovani orfani e più bisognosi, come pure dell´a felice ripresa delle nostre attività anche là ove più spaventose furono le rovine .

Benedisse con effusione tutti, incoraggiandoci a lavorare con slancio onde arginare il male e sopperire ai nuovi e accresciuti bisogni. Soprattutto poi mi raccomandò di esortarvi a pregare per la Chiesa tanto combattuta e perchè la voce del Papa sia alfine .ascoltata se si vuole evitare la rovina morale e materiale dei popoli .

Preghiamo, figliuoli carissimi, e rendiamo sempre più filiale e completa l´adesione nostra e delle anime a noi affidate, non solo all´augusta Persona del Vicario di Gesù Cristo, ma anche, alle sue sapienti direttive, pel trionfo di quelle verità ché sole possono _ costituire la base di´ una pace non disgiunta dalla giustizia e vivificata dall´amor cristiano .

Altro motivo di gioia furono le notizie del nostro amatissimo Cardinale Augusto Hlond, Primate di Polonia. Mi fo un dovere di raccomandare la sua alta e delicata missione alle vostre preghiere .

Seno pure lieto di comunicarvi l´elezione di Mons. Giovanni Battista Costa alla Prelazia di Porto Velho in Brasile: aiutiamolo ad ottenere da Dio gli aiuti richiesti dall´arduo suo apostolato .

Infine è stato motivo di giubilo non comune per me e per voi la celebrazione della Congregazione Antipreparatoria per la discussione dei due miracoli presentati per la Beatificazione del Servo di Dio, Domenico Savio, che ebbe luogo il giorno 10 di questo mese. L´esito ancora non lo si conosce in via ufficiale, ma noi confidiamo che il Signore abbia ascoltato le preghiere che da tutte le parti del mondo si sono innalzate al suo trono per la glorificazione dell´angelico alunno di S. Giovanni Bosco .

Sempre in tema di notizie consolati vi comunico, -- con la sottomissione dovuta in simili casi alle speciali leggi della Chiesa, — che in questi ultimi mesi la Curia di Mondovì ci trasmise l´annunzio di una guarigione del tutto straordinaria attribuita alla intercessione del compianto Don Rinaldi. Solo dopo aver fatto esaminare la cosa con grande ponderatezza da esperti di non comune competenza, vi faccio questa prima comunicazione accompagnata da una duplice raccomandazione .

La prima è di pregare per ottenere da Dio quel particolare discernimento tanto necessario in simili casi .

La seconda è di esortare i Confratelli e quelle persone esterne che avessero avuto rapporti con il compianto Don Rinaldi a volerci inviare notizie, episodi, detti, fatti edificanti che possano contribuire ad esaltare la figura del terzo successore di Don Bosco .

Il nostro Don Curia sta allestendo una nuova edizione della vita di Don Rinaldi e perciò sarebbe bene inviare le notizie richieste con sollecitudine, documentandole con precise indicazioni di date e persone .

Ed ora devo con profondo dolore comunicarvi la notizia della morte di Mons. Ignazio Canazei, Vescovo di Shiu Chow,  nella Cina. Consacrato il 9 novembre 1930, resse per sedici anni quel Vicariato in tempi oltremodo difficili. I disastri dell´ultima guerra, il massacro di quattro missionari, la distruzione di gran parte delle opere che erano costate a Lui e ai suoi confratelli tante fatiche e sacrifici, lo afflissero talmente che, malgrado la fibbra robusta, il suo cuore alfine dovette soccombere .

Raccomando l´Anima sua eletta ai vostri suffragi, e la tanto provata ,missione alle vostre preghiere .

Nel numero 131 degli Atti del Capitolo, vi comunicavo che mi arrideva la speranza di poter vedere pubblicati prima della fine di quest´anno i Programmi e norme per gli Studentati Filosofici e Teologici della Società di S. Francesco di Sales .

L´opuscolo è in corso di stampa e lo riceverete fra breve. In Appendice si tratterà pure dell´Aspirantato, del Triennio Pratico e del Quinquennio Teologico: in tal modo renderemo sempre più omogeneo l´indirizzo degli studi voluti dalla Chiesa e dalle Costituzioni nella nostra Società .

Il lavoro, in conformità a quanto stabiliscono i Regolamenti, fu affidato al Consigliere Scolastico Generale, il quale si servì dell´aiuto di alcune Commissioni composte di esperti. Purtroppo la difficoltà delle comunicazioni non permise di ricorrere alla scienza ed esperienza di altri nostri Professori di discipline ecclesiastiche residenti in lontane nazioni .

Le ultime, guerre ci avevano obbligati a sospendere la pubblicazione del tradizionale opuscoletto, nel quale ogni anno il Consigliere Scolastico Generale pubblicava gli antichi programmi .

Nel frattempo da molti si era manifestato il desiderio che venissero redatti e pubblicati programmi aggiornati per i .nostri Studentati Filosofici e Teologici con opportune norme che contribuissero a svolgerli adeguatamente. Si voleva un lavoro che fosse come il frutto di una ormai lunga esperienza vissuta, da sottoporsi al vaglio di un serio esperimento: il Consigliere Scolastico Generale darà istruzioni tassative circa il modo di attuarlo .

Io mi limito a raccomandare che esso si compia con diligenza somma per poter avere a suo tempo quei suggerimenti circa eventuali aggiunte, soppressioni, miglioramenti che effettivamente riflettano i risultati di esperienze attuate in tutti gli Studentati Filosofici e Teologici della nostra Società .

Anche questo, figliuoli carissimi, è un avvenimento di non comune importanza che contribuirà, lo speriamo, a rendere sempre più proficua la formazione dei nostri futuri Sacerdoti. Ringraziamo il. Signore e preghiamolo di aiutarci a corrispondere con generosità di opere e totale dedizione ai suoi benefizi .

Mentre rinnovo a tutti gli augurii di sante feste Natalizie e di un Nuovo Anno speso tutto pel Signore e per le anime, vi benedico di cuore e mi raccomando alle vostre preghiere .

Sempre vostro aff.mo in G. e M .

Sac. PIETRO RICALDONE .

Novembre-Dicembre 1946     N. 138 bis
Formazione del Personale Salesiano
PROGRAMMI E NORME PER GLI - STUDENTATI FILOSOFICI E TEOLOGICI DELLA SOCIETÀ SALESIANA
Appendice: PROGRAMMI E NORME PER GLI ASPIRANTATI, IL TRIENNIO PRATICO E IL QUINQUENNIO TEOLOGICO PROEMIO
1. Il nostro venerato Rettor Maggiore, nell´illustrare in successive trattazioni quanto riguarda la formazione del personale Salesiano, volle che, a coronamento di tali Circolari, non mancasse la parte programmatica e didattica delle discipline ecclesiastiche insegnate nella nostra Società. E così, fin dal 9 ottobre 1942, il sottoscritto Consigliere Scolastico Generale — incaricato, secondo le Costituzioni (art. 78), della « cura generale di tutto ciò che concerne l´istruzione letteraria, scientifica, filosofica e teologica nell´intera Società » — ricevette dal Sig. D. Ricaldone una venerata lettera con lo speciale incarico di formare apposite commissioni di esperti nostri Professori e Superiori di Studentati Filosofici e Teologici, al duplice scopo e di fissare i programmi, almeno per quelle materie che potevano essere comuni a tutti gli Studentati, e di indicare norme didattiche, suggerite dall´esperienza, per un profittevole insegnamento delle singole discipline.

Subito ci accingemmo al lavoro, malgrado le condizioni disagiate cui ci costrinse la guerra. Più e più volte programmi e norme passarono al vaglio, non solo delle commissioni, ma anche di esperti confratelli degli Studentati viciniori.

La nostra pena di trovarci avulsi dal resto del mondo, e di non poter perciò interpellare il Corpo insegnante di tutti i nostri Studentati, era ,mitigata dal pensiero, espressoci ripetutamente dal Rev.mo Superiore, che il nostro lavoro, mentre avrebbe recato un notevole aiuto agli incaricati della formazione intellettuale dei giovani confratelli, sarebbe poi stato suscettibile di eventuali ritocchi e aggiunte, secondochè l´esperienza di tali medesimi incaricati, vicini e lontani, avrebbe man mano indicato e suggerito.

In questa cara Solennità del Santo Natale sono lieto di poter presentare il frutto del nostro lavoro.

2. Programmi e Norme formano un corpo di 365 articoli. Di essi i primi 56 contengono norme generali per gii alunni, i professori, le lezioni, gli esami, il calendario e la biblioteca.

Viene poi subito la trattazione specifica dei programmi e delle norme per gli STUDENTATI FILOSOFICI. Nell´intento di dare una istruzione unitaria ai nostri Chierici, pur tra esigenze programmatiche così diverse da nazione a nazione, si sono formulati i programmi per le sole discipline nettamente ecclesiastiche e salesiane. Per tutte le altre i Sigg. Ispettori, d´intesa col Consigliere Scolastico Generale, fisseranno una razionale distribuzione nell´orario giornaliero, proporzionatamente alle necessità locali, avendo sempre in vista una soda formazione filosofico-scientifica, integrata da buona cultura storico-letteraria. R-r le discipline normalmente insegnate dappertutto, specialmente se inculcate come obbligatorie dalla S. C. dei Seminari, vengono presentate alcune norme comuni, fondamentali e pratiche.

Per gli STUDENTATI TEOLOGICI, essendo meno rilevanti le diversità imposte dalla varietà dei luoghi, tutto ci fa sperare che Programmi e Norme servano efficacemente a dare una fruttuosa uniformità di programma e di metodo a tutte le nostre Scuole di Teologia. E qui credo opportuno rilevare che, pel ciclo triennale teologico, il programma da svolgersi durante l´anno scolastico 1946-47 è quello assegnato al III anno del medesimo ciclo triennale. Quei pochi Studentati che per guaisiasi motivo si trovassero spostati in tutto o in parte, faranno bene a portarsi gradualmente al programma comune.

L´Appendice Prima traccia alcune linee generali di programmi e.di norme per gli ASPIRANTI. n necessario che questi nostri giovani già prima del Noviziato, pur facendo gli studi in conformità al grado di cultura della rispettiva nazione, vengano da noi preparati alla Comune missione sacerdotale ed  educativa mediante l´uniformità almeno in alcune materie di insegnamento e nel criterio didattico salesiano.

L´Appendice Seconda reca il programma generale, su cui dovranno regolarmente prepararsi i Chierici del TRIENNIO PRATICO pedagogico.

L´Appendice Terza richiama le disposizioni e dà norme precise per il QUINQUENNIO TEOLOGICO dei nostri sacerdoti novelli. A questo proposito, seguendo le indicazioni del Bevano Rettor Maggiore (Atti del Cap. Sup., n. 134, pag. 27), abbiamo pure tenuto conto degli esami di predicazione e di confessione, che i Soci devono dare davanti alla Commissione ispettoriale, prima dell´esame in Curia.

3. Ora, per attuare senza dilazione e sperimentare praticamente questi Programmi e Norme, si richiede l´opera diligente dei sigg. Ispettori e Professori.

Anzitutto faccio notare che chi autorizza la pubblicazione del Calendario è l´Ispettore dello Studentato, e che su detto Ispettore cade la responsabilità del Calendario, coi rispettivi programmi e testi e orari, davanti alla nostra Società e alla Santa; Sede.

Orbene, i Rev.mi Ispettori, per se vel per alias ad hoc idoneos, abbiano la bontà di studiare il modo di adeguare i programmi scolastici del proprio Aspirantato o ,Studentato ai presenti Programmi e Norme, completando quanto è ad. essi riservato di completare secondo le particolari esigenze locali. Venerdo poi ai. Capitolo Generale, potranno già portare i primi risultati di tale studio, per farne oggetto di considerazioni e intese col Consigliere Scolastico Generale. Per i Teologi, i Tirocinanti e i Sacerdoti del Quinquennio, tale adeguamento potranno farlo molto più agevolmente che non per gli Aspiranti e i Filosofi.

I Professori poi dei nostri Studentati facciano un accurato esame dei Programmi e Norme, specialmente per la parte che li riguarda. Così potranno inviare rilievi e proposte al Consigliere Scolastico Generale, il quale ne farà tesoro per una visione sempre più ampia dei bisogni nostri intellettuali, sia generali che particolari, e per una eventuale definitiva ristampa di Programmi e Norme.

4. Termino formulando l´augurio che, secondo il desiderio vivissimo del nostro venerato Rettor Maggiore, si rafforzi sempre più anche in questo settore della formazione intellettuale dei nostri Soci quella unità di intenti e di indirizzi, la quale forma della nostra Società una grande Famiglia, sparsa pel mondo, ma tutta compatta. nell´ubbidienza a Santa Madre Chiesa e nel genuino spirito del nostro Santo Fondatore e Padre Don Bosco.

Sac. RENATO ZIGGIOTTI.  
PROGRAMMI E NORME PER GLI STUDENTATI FILOSOFICI E TEOLOGICI SEZIONE I ARTICOLI GENERALI CAPO PRIMO
ALUNNI
Gli Studentati ispettoriali e interispettoriali sono destinati a dare ai nostri chierici di una o più ispettorie la possibilità di attendere seriamente agli studi filosofici e teologici (1).

- Gli studenti di filosofia e teologia, mentre si sforzano di acquistare le virtù interne e di praticare le virtù esterne, sentano anche vivamente l´obbligo di perfezionare se stessi mediante lo studio (2).

- Gli alunni non siano impegnati in occupazioni che li distolgano dagli studi o in qualsiasi modo li impediscano dal frequentare la scuola. Essi potranno tuttavia essere occupati in uffici che servano di preparazione alla vita salesiana e al ministero sacerdotale, come ad esempio nella cura degli Oratori festivi, nei catechismi parrocchiali, ecc. (3).

- Non è consentito agli alunni di assumersi incarichi di sorta o di dedicarsi a studi estranei al prcgiamma, senza il consenso del Direttore (4). Lo speciale approfondimento delle discipline prescritte sia fatto con il consiglio e la guida del rispettivo professore.

Cfr. Costituzioni della Società di S. Francesco di Sales, 164.

Cfr. Cost., 2.

Cost., 169; Regolamenti della Società Salesiana, 317; Regolamento per lo Studentato teologico, approvato ad experimendunt dal XV Capitolo Generale (Atti del Capitolo Superiore, n. 91), 27.

Cfr. Cost., 44.

- Dopo le assenze prolungate degli alunni dallo Studentato per qualsiasi motivo, gli Ispettori comunicheranno ai Direttore le informazioni sulla condotta morale e religiosa dei medesimi e sulla effettiva possibilità di ripresa degli studi regolari.

- I chierici potranno dedicarsi a quelle letture che loro verranno consigAate dai Superiori. Mentre si terrà da essi lontana la stampa di carattere politico e sportivo, si procurerà a loro uso immediato una bibliotechina fornita di libri scelti di religione, ascetica, liturgia, vita salesiana, pedagogia e di testi vari di consultazione letteraria, .storica, scientifica, filesofica e teologica.

CAPO SECONDO
PROFESSORI - È compito precipuo dei professori aiutare gli alunni a perfezionare se stessi e a formarsi santi e colti sacerdoti salesiani. Perciò essi siano scelti tra i confratelli esemplari per pietà e osservanza religiosa, stimati per prudenza, dottrina e abilità didattica (1).

- Si procuri che gli insegnanti possano perfezionarsi nei rispettivi insegnamenti, evitando loro, per quanto è possibile, i frequenti cambiamenti di classe e di discipline.

- La nomina dei professori spetta all´Ispettore da cui dipende lo Studentato. Egli li sceglierà di preferenza tra i soci dotati di speciale competenza e possibilmente forniti di titoli accademici (2).

Se si tratta di Studentato interispettoriale gli Ispettori interessati concorreranno a costituire il personale insegnante (3).

Cfr. Cost., 167; Eneicl. Unigenitus Dei Filius di Pio XI, 19, 1924; Encicl. Ad Catholici Sacerdotii di Pio XI, 20-xii-1935; Cann. 554, § 3, e 1360, § 1; Regol. Stufi. Teolog., 9; Eachiridion Clericoram, (Romae, 1938), n. 1383.

Cfr. Can. 1366, 1.

Regol. &ad. Teol., 3.

In casi particolari gli Ispettori si rivolgerar no al Consigliere Scolasticò Generale.

- Ferma restando la vigilanza dell´Ispettore, la responsabilità immediata sull´insegnamento dei professori spetta al Direttore, coadiuvato dal Consigliere scolastico (1).

- Il Direttore e il COnsigliere Scolastico si rendano esatto conto dell´andamento delle scuole e del graduale svolgimento dei programmi nelle varie materie, informandosi di tempo in tempo dai singoli insegnanti e procurando che non ne scapitino le esigenze delle singole materie.

- Affinchè i professori possano essere interamente consacrati al bene degli alunni, si procuri che non abbiano impegni fuori di casa che li distolgano dal compiere esattamente e diligentemente il loro ufficio. Essi medesimi diano la massima importanza alla loro missione d´insegnanti e vi dedichino le loro migliori energie (2).

- I professori procurino non solo d´insegnare ma anche di educare (3), infondendo negli alunni, con l´esempio e con la parola, l´amore e la pratica del sistema educativo salesiano (4).

A tale scopo indirizzino il proprio aggiornamento scientifico e lo sforzo quotidiano per progredire nella vita cristiana, religiosa, sacerdotale e salesiana.

- I professori prenderanno parte alla vita dello studentato, per poter conoscere l´indole e l´attività degli alunni e favorire la vita comune di famiglia (5).

- Ogni professore, nell´esigere lo studio e l´interesse per la propria disciplina, abbia cura di armonizzare le sue richieste con quelle delle altre materie d´insegnamento e con la formazione unitaria degli allievi.

Gioverà a questo scopo una riunione dei docenti all´inizio dell´anno scolastico.

Cfr. Cost., 113, 118; Regolata., 191.

Can. 589, 2; En,chir. Cleri +., n. 1413; Regol. Stud. Teol., 20.

Cfr. Enchir. Clerio., n. 592, 1093.

Lettere Circolari di D. P. Albera, pag. 74. M. 11. XI, 291.´ Cfr. Regolala., 105; Regol. Stud. Teol., 14.

- I professori abbiano come guida nel loro insegnamento i principi di S. Tommaso d´Aquino e le istruzioni della Sede Apostolica. Evitino perciò con somma cura le sentenze azzardate, personali, specialmente in fatto di fede e di costumi (1).

CAPO TERZO
LEZIONI - All´inizio della prima ora e alla fine dell´ultima ora di scuola del mattino e del pomeriggio si dirà l´Aetiones o l´Agimus con l´Ave Maria e la giaculatoria Maria Auxilium Christianorum, ora pró nobis (2). L´Agimus del mezzogiorno sarà preceduto dall´Angelus o dal Regina Coeli.

- Nello svolgimento del programma ciascun insegnante suddivida la materia mese per mese e premetta ad ogni lezione un´accurata preparazione prossima (3).

- Il professore, nel tempo assegnato, svolga tutta la materia del programma, e non si fermi a lunghe discussioni o digressioni su qualche punto, sia pure impórtante, con detrimento del resto (4).

- I testi di filosofia e di teologia dogmatica e morale sono stabiliti dal Rettor Maggiore (5). Gli altri vengono determinati dall´Ispettore dello Studentato, in conformità alle direttive generali e particol4ri dei Programmi e Norme, nonchè alle eventuali indicazioni del Consigliere Scolastico Ger erale (6).

- Si dia la preferenza ai libri di testo di edizione salesiana, e se questi mancano, si adottino altri testi tecnicamente ben fatti e moralmente sicuri (7).

Cost., 166, 49; Can. 1366, 2.

Pratiche di Pietà in uso nelle Case Salesiane, Parte Prima.

Regolam., 206.

Enchir. Glorie., n. 876.

Regolam., 313.

Regolam., 136.

Regolam., 137.

- Oltre alle discipline designate dai sacri Canoni, lo studio dei nostri chierici sarà rivolto ai libri e trattati che parlano di proposito del modo di istruire la gioventù nella religione (1).

- Le interrogazioni siano ordinate al fine di chiarire le spiegazioni fatte, di fissare e completare le parti essenziali della materia spiegata, e_ di ricapitolarla ordinatamente in vista dell´esame e per la vita.

Si eviti però, durante la lezione, di perdere il tempo nel dare evasione a domande non strettamente necessarie.

- Non si trascuri d´interrogare le lezioni agli allievi: tale negligenza sarebbe un pessimo esempio di pedagogia e didattica ai nostri futuri insegnanti.

- Di massimo vantaggio sono le esercitazioni scolastiche, in cui l´alunno è incaricato di esporre un punto di programn a studiato, rispondendo poi alle richieste di dilucidazioni fatte dai compagni o dallo stesso insegnante. Questo esercizio addestra alla buona espositiva.

- Delle interrogazioni fatte, come pure dei lavori corretti, si tenga nota regolarmente nel registro apposito.

- Il latino sempre e dappertutto si faccia leggere secondo la pronuncia romana (2).

CAPO QUARTO
ESAMI - Le sessioni di esame sono tre: semestrale, finale e autunnale.

- Per la preparazione prossima agli esami si lascino a disposizione degli alunni non più di quattro o cinque giorni prima dell´inizio della sessione.

Cost., 165. Regolam., 315.

- Tanto per gli esami orali che per quelli scritti, ciascuna commissione esaminatrice sia composta di almeno due esaminatori (uno dei quali sarà regolarmente l´insegnante), scelti tra i confratelli o anche fra gli estranei.

- La data degli esami sia fatta nota agli allievi per mezzo del Calendario, che deve essere stampato a cura dello Studentato all´inizio dell´anno scolastico.

- Almeno una settimana prima degli esami sia pubblicato all´Albo il prospetto con l´orario dei singoli esami e. l´indicazione degli esaminandi giorno per giorno.

- L´inizio degli esami sia fatto con qualche esteriore solennità e possibilmente con la presenza del Direttore. tradizione salesiana che l´esame semestrale rivesta maggior solennità (1).

- Le commissioni esaminatrici siano costituite quando si pubblica all´Albo il prospetto degli esami, evitando di sostituirle o cambiarle all´ultimo momento.

- Nello scrutinio finale dei voti i professori terranno debito conto sia dell´esito delle prove finali, sia dei voti riportati da ciascun allievo nelle varie interrogazioni e prove scritte del corso dell´anno, specialmente di quelle dell´esame semestrale.

- I voti degli esami verranno segnati anche sul libretto scolastico personale, che sarà dato ad ogni alunno all´entrata nello studentato.

- Gli alunni assenti per malattia durante l´anno scolastico per un periodo inferiore ai tre mesi hanno facoltà di presentarsi regolarmente agli esami finali o autunnali. L´assenza superiore ai tre mesi importa l´obbligo della ripetizione dell´anno, salvo qualche caso eccezionale, sentito il parere dei professori.

- Si procuri che le vacanze a termine dell´anno scolastico siano trascorse senza preoccupazione di esami, fatta eccezione per quelli di riparazione, in posto adatto per una ripresa dell´organismo. Vi sia però ogni giorno un po´ di scuola di materie complementari (2)..

Reyolam., 140.

Regolarrb., 314.

CAPO QUINTO
CALENDARIO 39. - Ogni studentato regolare, all´inizio dell´anno scolastico, prepari stampato, o almeno litografato, con una presentazione dell´Ispettore, il suo Calendario », con l´indicazione delle giornate di scuola e di vacanza, le feste di precetto, l´epoca degli esami, degli Esercizi spirituali e di Buona Morte, l´orario feriale e, festivo, l´elenco degli insegnanti, degli allievi, dei programmi dei libri di testo. Di esso sia inviata copia ai Superiori del Capitolo, ai Direttori delle Case dell´Ispettoria, agli Ispettori Direttori delle Ispettorie, che hanno chierici nello Studentato.

40. - a) L´anno scolastico ha la durata di nove mesi. b) Complessivamente le ore settimanali di lezione non devono essere meno di 20 n.è più di 30,, comprese le ore supplementari di cui al comma e).

e) Nei giorni di scuola l´orario dev´essere distribuito in modo che siano destinate da sette a otto -ore al massimo all´applicazione intellettuale (scuola e studio) e otto ore al sonno (1).

. d) Il giovedì mattino possibilmente sia libero da lezioni consacrato allo studio.

e) La sera abbia sempre almeno due ore destinate allo studio vero e proprio, disponendo dell´ultima mezz´ora per eventuali scuole supplementari.

- Giorni di lezione ad orario completo sono: lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato. I giorni di lezione ad orario completo devono essere almeno 150.

- La domenica e le feste siano di preferenza giornate di riposo intellettuale dedicate alla vita spirituale e liturgica. Il pomeriggio del giovedì sia libero per il passeggio. La passeggiata dopo l´esercizio di Buona Morte sia più lunga delle altre.

(1) Regolamento pe4. lo Studentato Filosofico, approvato ad experimentum dal XV Capitolo Generale (Atti del Cap. Sup., n. 91), 35-6.

- Le feste principali liturgiche e salesiane abbiano il beneficio della lectio brevis, la sera della vigilia, ossia un´ora sola di scuola.

- La festa di S. Tommaso d´Aquino sia solennizzata con apposita accademia (1).

CAPO SESTO
BIBLIOTECA - La biblioteca è a servizio della comunità, perciò nessuno potrà appropriarsi i libri ivi esistenti e disporne a suo talento.

- Al bibliotecario è affidata la cura e la responsabilità della biblioteca. Egli tenga presenti le norme stabilite per le biblioteche dagli Atti del Capitolo n. 84, p. 48.

- Nella sala di lettura si avranno a disposizione immediata le opere di carattere generale (dizionari, enciclopedie, annuali, atlanti, manuali), le riviste in corso e particolarmente quelle salesiane. Anno per anno si provvedano inoltre le nuove pubblicazioni del Pontificio Ateneo Salesiano.

- Il prestito dei libri potrà essere concesso soltanto per quelle opere che il bibliotecario crederà opportune.

- Non si fanno prestiti a persone esterne alla casa, anche se salesiane, senza autorizzazione espressa del Direttore. Si proceda in ciò col massimo rigore.

- L´uso dei libri proibiti dalla Chiesa dovrà essere debitamente autorizzato per iscritto dal Superiore che ne ha facoltà (2). Tali libri siano tenuti in luogo riservato e sotto chiave.

- I prestiti non potranno valere per più di 15 giorni; trascorso tale tempo si dovrà presentare il libro, rinnovandone la richiesta al bibliotecario.

Regolam., 329.

Cann. 1402-4.

- Nessuno può a sua volta prestare ad altri i libri avuti in prestito dalla biblioteca.

- Si raccomanda a tutti il rispetto e la cura dei libri in uso: non si sgualciscano, non si pieghino i fogli a modo di segnacolo, non si facciano segni, sottolineature, correzioni o commenti, non si ammucchino aperti sotto il gomito, nè si adoperino come appoggio per scrivere su altre carte.

- Al termine delle consultazioni i libri debbono essere lasciati senz´altro sul tavolo di lettura; saranno controllati e ritirati dal personale addetto alla biblioteca.

- Nella sala di lettura nessuno può entrare o trattenersi per passatempo. Tutti perciò si studino di osservarvi il silenzio, di non far rumori e di contribuire alla serietà e raccoglimento necessari ad un ambiente di studio.

- Ad uso ordinario dei chierici potranno essere messe a disposizione piccole biblioteche nelle sale di studio o nelle rispettive scuole. Tali libri dovranno essere rimessi al loro posto immediatamente dopo la consultazione.

SEZIONE II ARTICOLI PARTICOLARI
PARTE PRIMA STUDENTATI FILOSOFICI CAPO PRIMO
ARTICOLI PRELIMINARI
In via ordinaria per i nostri chierici reo professi l´ammissione allo studentato filosofico avviene dopo il corso ginnasiale completo, ossia dopo aver felicemente superato l´eventuale esame legale di ammissione al liceo.

- Agli studi filosofici deve essere  dedicato un triennio da tutti i nostri chierici (1).

- Per poter conseguire senza gravi inconvenienti il fine degli studentati filosofici è necessario che i Superiori tengano presente che i chierici in tre anni devono: perfezior are la loro formazione religiosa, ecclesiastica, salesiana; • acquistare una cultura filosofica conveniente per i futuri studi ecclesiastici; e) perfezionarsi nella cultura profana, propria della nazione o regione in cui vivono, in modo da poter esser destinati dal‑ (1) Regol. Stud. Filos., 28, l´Ispettore a sostenere gli esami pubblici, che aprano Pace( ai corsi di Università o di Magistero; d) rendersi idonei pedagogicamente alle assistenze e ´agli insegnamenti che si sogliono affidare ai chierici nel tirocinio pratico.

Perciò si richiede molta abilità, discrezione, intesa perfetta tra Superiori e corpo insegnante, affinché tali fini possano essere raggiunti senza danno morale, intellettuale e fisico degli alunni, i quali passano il periodo più delicato della loro giovinezza.

- Oltre a quanto è prescritto dalle Costituzioni e dai Regolamenti, l´insegnamento della filosofia sia affidato a un sacerdote laureato o almeno licenziato in filosofia in una facoltà pontificia. Altrettanto si faccia per la pedagogia.

- Si stabilisca in una delle prime riunioni dei professori con quale frequenza, in quali giorni e con quale estensione saranno assegnati i cómpiti nel corso della settimana.

- Nel primo anno i professori si diano premura di ripetere e rinfrescare nozioni e regole elementari che possono essere state dimenticate dagli allievi. È arte di educatore portare la scolaresca a un medesimo piano prima di svolgere nuovi programmi.

- Essendo vasta la materia di ogni disciplina, deve essere prima cura dell´insegnante dare qualche norma di metodo nello studio della propria materia, chiarire i punti più difficili, allenare gli allievi allo studio personale di ciò che è intuitivo, far lezioni didatticamente perfette per ordine, chiarezza, oggettività; non far aggiunte ai programmi e ai testi, scegliere gli autori e le opere che richiedono meno dispendio di tempo, non rendere obbligatori riassunti, appunti, lavori speciali.

- Sarà conveniente addestrare i chierici a farsi un metodo serio di studio, dedicando il tempo debito a ciascuna materia con ordine e regolarità. Norme pratiche di metodologia potrebbero essere queste: a) Durante le lezioni ciascuno si sforzi di cogliere la lii ea schematica e sostanziale della materia spiegata; tanto meglio se in ciò sarà aiutato dall´insegnante stesso col riepilogo finale.

b) Durante lo studio serale sarebbe utile impiegare il primo tempo rivedendo le sintesi delle lezioni del giorno stesso, per meglio fissarne nella memoria il contenuto. Riscontrando qualche oscurità, sarà facile ottenerne chiarimenti in tempo utile. Poi si può passare all´esecuzione dei cómpiti prescritti, procurando che non assorbano troppa parte del tempo, sicchè resti margine per lo studio delle lezioni del giorno seguente.

- Non si abusi del sistema d´interrogare per mezzo dei cosiddetti « foglietti ›>, ossia per iscritto e a minuti contati.

- Le esercitazioni scritte siano date con regolarità di tempo e di modo, preparate con cura dall´insegnante, redatte dagli allievi nelle ore assegnate e nel modo più diligente. La correzione accurata e puntuale sul foglio e soprattutto in iscuola deve rivelare l´esattezza dottrinale di chi insegna e persuadere l´allievo degli errori commessi. È tradizione salesiana che ogni lavoro assegnato deve avere la sua correzione. I lavori corretti abbiano sempre segnato chiaramente il voto che meritano. I chierici devono imparare nello Studentato ciò che dovranno poi fare essi stessi nel loro tirocinio pedagogico.

- Per l´insegnamento delle materie scientifiche si allestiscano i rispettivi gabinetti con la dotazione conveniente di cartelloni, plastici, strumenti e musei.

- Si assegni ad ogni classe l´autore cristiano, ma lo si valorizzi nella spiegazione e nel commento, e lo si presenti anche negli esami pubblici, quando esso sia ammesso dai programmi statali.

- Gli alunni del terzo corso, che eventualmente debbano presentarsi ad esami pubblici, dopo l´esame semestrale siano aiutati dai professori nell´immediata preparazione della vasta materia d´esame con ripetizioni opportune e lasciando del tempo disponibile per la preparazione prossima individuale (1).

- L´esito degli esami finali sarà reso noto agli interessati in modo che possa essere a tutti di incitamento allo studio e ad una sana emulazione.

- Gli alunni riprovati agii esami finali e alla sessione di riparazione dovranno ripetere il corso.

(1) Mena. B. XI, 292.

CAPO SECONDO
PROGRAMMI - Le materie d´insegnamento, oltre aìle discipline richieste dal carattere proprio dei nostri Studentati filosofici, abbracciano due grandi gruppi: Filosofia e Scienze (1); Letteratura e Storia (2).

- Le discipline volute dall´indole stessa del nostro Studentato sono: Religione e Catechetica, Pedagogia, Musica, Sacre Cerimonie, Educazione fisica.

- Appartengono al gruppo filosofico-scientifico la Filosofia, la Matematica, la Fisica e le Scienze.

- Formano parte del gruppo storico-letterario la Lingua e la Letteratura nazionale o regionale, le Lingue e Letterature classiche, le Lingue moderne, le Discipline storiche e l´Educazione estetica.

- Per la Religione e Catechetica, la Filosofia, la Pedagogia e la Musica,• si seguano i Programmi appresso indicati (art. 78 e segg.).

- Per le altre materie- di studio si seguiranno i Programmi fissati dall´Ispettore dello Studentat o, d´accordo col Consigliere Scolastico Generale, secondo le esigenze della cultura in generale e di quella degli ecclesiastici del Paese, avendo sempre in vista il fine dello Studentato filosofico secondo l´art. 59.

1) Religione e Catechetica.
- Nella scuola di Religione si studieranno ampiamente le tre parti del Catechismo: Fede - Morale - Grazia.

- Si faranno numerose esercitazioni pratiche di insegnamento del Catechismo a giovani di Oratori Festivi e di scuole elementari, ginnasiali, professionali, ecc.

Can. 1365.

Cfr. Enchir. Clerk., 1099.

80. - A questa scuola saranno assegnate due ore settimanali per ciascun anno di Studentato.

2) Filosofia.
81. - Nel primo anno si insegnerà, l´Introduzione alla Filosofia, la Logica minore e maggiore (Critica cognitionis), l´Ontologia e la Storia della Filosofia antica.

Nel secondo anno la Cosmologia, la Psicologia e la Storia della Filosofia Patristica, medioevale e del Rinascimento.

Nel terzo anno la Teodicea, l´Etica, la Storia della filosofia moderna (1).

82. - Vi sia in tutti e tre gli anni ed in ciascun giorno di scuola un´ora di insegnamento di Filosofia (2).

83. - Delle cinque ore settimanali di insegnamento se ne dia almeno una alla Storia della Filosofia.

3) Pedagogia.
84. - Il corso teorico-pratico di Pedagogia e Didattica sia così ripartito: - L´educazione (concetto, fine, leggi, mezzi) - L´educando (natura e svolgimento educativo attraverso l´età) L´educatore (doveri e doti).

- Diritto educativo (Chiesa, famiglia, Stato) - Ambiente educativo (famiglia, scuola, collegio, oratorio, associazioni, cee., sport)., - Cenni di storia della Pedagogia (3).

85. - Per la Didattica si spieghino queste nozioni: suo concetto, sistemi, metodi più acconci ai vari insegnamenti.

86. - Questo corso sarà triennale con un´ora settimanale.

4) Musica.
87. - Il corso di Canto Gregoriano sarà triennale con una lezione settimanale.

Emohir. Glorie., n. 1002.

Erbehir. Glorie., n. 872.

Cfr. S. C. dei Seat., 21-x11-1941, A.A.S. 37 (1945), 173-5.

- Il programma sarà il seguente: ANNO 1°. - Ripasso generale della teoria del Canto gregoriano studiata nel Noviziato. Ritmica gregoriana. Pratica individuale sui canti di genere nemratico del Liber usualis.

ANNO 2°. - Perfezionamento della teoria sul ritmo gregoriano. Teoria della modalità (genere, modo, tono). Vari generi dei canti della Messa e dell´Ufficio. Innodia in tutti i metri (accento metrico - accento tonico e accento metrico - sillabe ipermetriche, ecc.). Nozioni elementari di estetica gregoriana. Pratica individuale sui canti del Liber usualis.

ANNO 3°. - Riepilogo generale della teoria gregoriana.

- La Schola cantorum coltiverà opportunamente scelta musica sacra e ricreativa in ore supplementari.

- Ogni Studentato sia attrezzato in modo da consentire la diligente preparazione dei futuri maestri di musica sui programmi a tal uopo indicati (1).

- Si diano a tutti i chierici illustrazioni storiche musicali con concerti scolastici: corali, polifonici e strumentali.

CAPO TERZO
NORME DIDATTICHE PARTICOLARI
1) Religione e Catechetica.
- L´insegnante di Religione procuri di trovare frequenti occasioni di mettere in rapporto la dottrina ch´egli spiega con gìi altri insegnamenti storici, letterari, scientifici e soprattutto filosofici, per dare unità a tutto lo scibile in rapporto a Dio, a Gesù Cristo, alla Fede e alla Morale.

(1) Atti del Cap. Sup., n. 111, pag. 35.

93. - Si segua il testo come base e garanzia della comprensione della materia. S´abbondi nelle interrogazioni e si esiga un´accurata esposizione della verità anche da parte degli allievi, come ottima preparazione catechistica.

94. - Una volta al mese si faccia in classe un lavoro scritto, o come esposizione di qualche importante questione o come saggio di lezione catechistica. Così pure all´esame semestrale e finale si potrà far precedere un saggio scritto.

95. - Per la Catechetica si abituino gli allievi ad andare dal noto all´ignoto, dal concreto e particolari all´astratto e generale; ad adattarsi aT,,tà, alle condizioni varie degli alunni; e) a interessare la scolaresca con gli espedienti didattici di cui l´insegnante deve saper dare l´esempio pratico; d) a servirsi dei moderni sussidi didattici, a tenersi a giorno delle eventuali novità catechistiche e dell´attività che la Congregazione svolge in tale campo di apostolato.

2) Filosofia.
96. - Il professore nelle sue spiegazioni segua il « metodo scolastico », che è fra tutti il più chiaro, il più logico ed il più efficace. Renda accessibile a tutti il linguaggio della scuola, spiegandone i termini, le distinzioni, gli assiomi, acciocchè tutti comprendano le verità e l´eccellenza di quella Filosofia che meritatamente fu chiamata la « Filosofia del senso comune ». Svolga convenientemente gli alti ed immutabili principi della Metafisica e li applichi soprattutto alla soluzione dei problemi più importanti ed alla confutazione dei più perniciosi errori; illustri quando se ne porge il destro, le verità razionali con le verità sperimentali e mostri il perfetto accordo tra le une e le altre (1).

97. - Oltre alla formazione mentale lo studio della Filosofia deve far risaltare i punti che hanno più diretta relazione con lo studio della Teologia; il professore quindi deve mirare a (1) Enchir. Cleric., n. 1102.

questa unità ideale, indicando sempre agli allievi il piano superiore degli studi a cui devono prepararsi.

- L´insegnamento sia impartito gradualmente in latino.

Tuttavia, soprattutto nel primo anno, il professore, dopo fatta la spiegazione in latino, esprima pure il suo pensiero nella lingua nazionale, per venire in aiuto di coloro che non avessero capito e per addestrare ad intendere anche la terminologia in uso negli autori moderni (1). Gli alunni si abituino a recitare le lezioni in latino (2).

- Nelle dispute scolastiche si segua il metodo sillogistico. Alla disputa segua la confut azione di qualche errore contempo‑ raneo, opposto alla tesi dimostrata, in lingua nazionale o regionale, in forma popolare e adatta all´obbiettante. In tal modo si abitueranno i chierici a utilizzare in pratica quanto hanno appreso in teoria (3).

- L´insegnante di storia della Filosofia non sia diverso, per lo stesso corso, dall´insegnante di teoretica.

- Lo studio della storia della Filosofia comprenda possibilmente per ogni anno la lettura di un´opera, o di brani di opera, tra le più significative del periodo studiato, scelta anche in conformità con i programmi governativi.

3) Pedagogia.
- Le nozioni di pedagogia e didattica devono essere volta per volta illustrate dalla attuazione che le medesime ricevettero dai grandi santi e dai grandi educatori, di cui è ricca la storia antica e recente della Chiesa (4).

- Il professore faccia soprattutto rilevare l´importanza del Sistema preventivo e la necessità di uniformarvisi per l´unità di metodo e principalmente perchè questo fu il sistema voluto da D. Bosco.

Enchir. Cleric., n 1102.

Enchir. Cleric., n´ 1128; Regolam., 321.

Cfr. S. C. dei´ Sem., 21-xii-1944, A.A.S. 37 (1945), 173.

S. C. dei Sem., 21-xii-1944, A.A.S. 37 (1945), 173.

- Si faccia chiaramente intendere che, come scrisse D. Bosco, l´educatore è un individuo consacrato al bene dei suoi allievi, perciò deve essere pronto ad affrontare ogni disturbo, ogni fatica per conseguire il suo fine, che è la civile; morale, scientifica educazione dei suoi allievi (1).

- La storia della pedagogia deve formare nei giovani il retto criterio per ben discernere quello che vi è di vero e di buono, da quanto è erroneo e pericoloso, nelle varie teorie nei vari metodi (2).

- Si tenga conto dell´eventuale programma statale di pedagogia e didattica, avvertendo però che esso non deve essere a detrimento dei programmi e delle norme qui date.

- Quale mezzo di preparazione alla futura attività educativa si insegnino opportunamente ai chierici le regole della cristiana urbanità. Naturalmente questo cómpito non deve limitarsi semplicemente alla scuola di pedagogia. Il Direttore e gli altri superiori inculchino coll´esempio e con la parola l´osservanza delle norme igieniche, la mondezza della persona e delle vesti, la dignità del portamento, la cortesia dei modi, e una certa piacevolezza nel conversare, non disgiunta da modestia gravità (3).

4) Matematica.
- Lo studio della matematica tiene uno dei primi posti in ordine alla formazione della mente al ragionamento, all´analisi, alla riflessione. Importa quindi moltissimo che tale disciplina sia insegnata con particolare competenza e impegno.

- Nel primo mese di scuola del primo anno sia cura dell´insegnante di riprendere quelle parti di programma che costituiscono la base per procedere con sicurezza e in algebra in geometria.

110. - Si dia molto sviluppo agli esercizi scritti e alle interrogazioni orali, alla lavagna. Si esiga esattezza e proprietà di Regolala., 99.

S. C. dei Sem., 21-xii-1944, A.A.S. 37 (1945), 173.

Regolam., 316; cfr. Can. 1392, 2.

termini, prontezza di sintesi e consapevolezza nei procedimenti, lasciando qualche libertà anche all´ingegno personale degli allievi e dando loro la soddisfazione di saper trovare nuovi possibili sviluppi e soluzioi i originali.

in. - Qualche volta sarà utile far eseguire in classe esercizi speciali, per darsi conto della capacità e prontezza di ciascuno, del modo con cui sa sviluppare le formule o applicare le regole apprese.

- Mezzo per far gustare la matematica è farne vedere il lato pratico, le applicazioni alla geometria, alla fisica e alla tecnica, aggiungendo talora cenni storici sullo svolgimento delle matematiche e dei principi più importanti.

- Nel corso dell´anno, o almeno durante le vacanze, si dia qualche lezione di contabilità, per insegnare la tenuta dei registri in uso nelle case ed ottenere così quella uniformità di amministrazione, che favorisce la vita comune (1).

5) Fisica.
- Si proceda molto lentamente sul principio in cinematica, statica e dinamica, ripetendo le leggi e formule studiate e facendole applicare con opportuni problemi. Le altre parti della fisica importano esperienze interessanti e quindi gli allievi le seguono più volentieri. Non troppe formule nè troppa matematica nella fisica elementare. Ogni formula per essere compresa deve essere risolta in qualche problema, - Per ogni verità o principio da enunciare si premetta l´esperimento alla dimostrazione scientifico-matematica. Le esperienze però non siano troppe, ma ben scelte e probative.

- Utili norme didattiche si possono trarre volta per volta nell´indicare come si prepara un´esperienza e, interrogando poi la lezione, nell´esigere che esprimano chiaramente e ordinatamente i principi e le loro applicazioni.

- Occorre aver a disposizione ottimo e moderno materiale didattico, perchè l´insegnamento sia efficace. Non si sprechi (1) Regolava., 323; Cod., 13.

il danaro in gingilli, ma si provveda gradualmente dalle officine migliori ciò che è essenzialmente necessario per la scuola.

- Si tenga possibilmente in locale separato e in armadi ben chiusi il materiale didattico. Nella scuola vi sia il banco apposito, il quadro di distribuzione della corrente elettrica, preferibilmente a fianco della cattedra, così nel manovrare le resistenze, gli interruttori, i potenziometri, si avranno sempre di fronte gli allievi e nel far le esperienze al tavolo si possono osservare voltmetri e amperometri con facilità. Il tavolo stesso porti le varie prese di corrente, così nessun filo ingombrerà l´insegnante nei suoi movimenti. Si approfitti dell´accumulatore nei casi in cui occorra corrente di pochi volt e per le esperienze che mettono in evidenza circuiti di corrente continua.

6) Scienze.
- Il progresso mirabile delle scienze naturali nei tempi moderni e la sconfinata vastità delle utili applicazioni nell´industria e nella medicina destano il più vivo interesse degli allievi, ma insieme è necessaria nell´insegnante una sicura dottrina filosofica per le interferenze continue delle teorie errate o pericolose, che talora dalle cattedre universitarie vengono bandite a sostegno o come spiegazione arbitraria delle scoperte scientifiche. È da raccomandare vivamente l´intesa tra i docenti di filosofia, di scienze e di fisica, affinchè ciascuno si mantenga nel proprio campo e non insegni idee contrastanti, infondendo incertezze, dubbi, errori dottrinali o filosofici assai pericolosi a quell´età.

- Il campo vastissimo assegnato alle poche ore di scuola non permette che uno sguardo panoramico alle varie parti del programma. Il regno minera´e è studiato nella chimica, geologia, mineralogia e geografia; il vegetale nella botanica; l´animale nella zoologia e particolarmente in biologia. È evidente che l´insegnante deve accontentarsi di accennare per linee schematiche moltissime parti, per fermare lo studio sui due rami più analitici e basilari: la chimica e la biologia.

- Gli esperimenti di chimica fanno amare lo studio della materia, ma vanno preparati con diligenza particolare. Quando sia possibile procurare più vaste conoscenze di applicazioni tecnico-industriali, visitando stabilimenti vicini, se ne approfitti volentieri.

- La geografia astronomica, come la geografia fisica, abbisognano di tavole illustrative appropriate, affinchè gli allievi si facciano idee chiare ed esatte di nozioni che dovranno poi spiegare, anche senza frequentare i corsi universitari specifici.

La mineralogia, la geologia e la paleontologia esigono del materiale adatto da conservare nel museo e qualche ricerca specifica dell´insegnante sulla natura della zona, affinchè interrogato sappia dar soddisfazione agli allievi e possa man mano arricchire il museo.

L´antropologia ed etnografia non potranno essere insegnate che per cenni sommari.

- L´insegnamento più delicato e importante delle scienze naturali è senza dubbio la biologia. Preparato da una rapida corsa sul regno animale e vegetale, per dare un´idea della loro gigantesca classificazione, lo studio della biologia presenta un interesse scientifico altissimo e deve essere impartito da competenti e con molta cura.

Occorre gran copia di tavole illustrative per la parte anatomica, fisiologica e botanica, tavole che si trovano in commercio, ma che con un po´ d´industria si possono benissimo preparare in casa, almeno in parte.

Per le visioni al microscopio, i preparati conviene non siano improvvisati, perchè la «lettura » sia assicurata e non si perda tempo. È facile acquistarli come materiale didattico.

L´argomento delicato della fisiologia umana e della riproduzione esige nell´insegnante una preparazione accurata e una prudenza tutta salesiana, per soddisfare le esigenze scientifiche, senza suscitare o acuire morbosità.

- Intimamente connessa con la biologia è l´igiene, prescritta dai programmi e d´importanza capitale per noi educatori. Tuttavia per i, nostri tale trattazione può essere fatta nella scuola di pedagogia, con qualche cenno pure di biotipologia.

7) Lingue e letterature.
125. - Gli insegnanti svilupperanno di preferenza quelle parti che meglio si confanno all´educazione sana della mente del cuore, sorvolando, tralasciando o confutando quegli autori quei passi che nuocerebbero gravemente ai nostri allievi.

- Nel commentare gli autori classici non è bene limitarsi a rilievi di carattere filologico, ma occorre dare sempre la dovuta importanza alla esposizione del pensiero, criticandolo e correggendolo, secondo l´opportunità, in base ai principi cristiani. Inoltre bisogna guardarsi dal cadere praticamente nell´errore de «l´arte per l´arte », dopo che lo si è forse confutato teoricamente; perciò far sempre notare la maggior nobiltà dell´arte che serve alla vita e al bene.

- Uno degli scopi generali più importanti dell´insegnamento letterario dev´essere quello di guidare gli allievi a formarsi uno stile sobrio e limpido, che rispecchi un modo di pensare retto e preciso. A tale scopo è bene segnalare e suggerire, attraverso i vari secoli della storia letteraria nazionale, quegli autori e quelle opere che meglio influiscono sullo stile sul carattere. Si tenga conto dell´art. 42 dei Regolamenti, che dice: « Tranne il caso di necessità riconosciuta dal Direttore, è vietata a tutti indistintamente la lettura di ogni libro o scritto frivolo, sentimentale, romanzesco, non esclusi certi classici in edizioni non purgate ».

Si faccia di tutto perchè nelle mani dei nostri chierici vadano solo edizioni purgate; nel caso eccezionale che essi dovessero leggere qualche libro proibito, ne chiedano la licenza per iscritto al Superiore che ne ha facoltà.

128. - Degli autori che si studiano conviene anche dare sempre un profilo storico e un giudizio morale della vita. Si eviterà così di inoculare ima incondizionata ammirazione per scrittori o personaggi che per la loro vita privata se ne resero indegni.

8) Lingua e letteratura nazionale o regionale.
- Nell´esame che conclude gli studi medi e precede l´iscrizione alla Università, ha importanza primaria la preparazione dell´allievo alla composizione e alla conoscenza della patria letteratura. Deve poi star presente all´irsegrante e agli allievi la considerazione che nella vita di educatori e di sacerdoti il maneggio della lingua e la conoscenza della letteratura nazionale sono di prima necessità.

- Sia cura assidua dell´insegnante addestrare a comporre con ordine, chiarezza, sensatezza, in forma corretta, evitando la verbosità, l´astrattismo, le incongruenze, le idee strane, paradossali, l´ermetismo, la faciloneria, l´adulazione, ecc.

131.. - Molto accurata sia la preparazione dei temi e la correzione sulle pagine e in classe. Gli allievi devono imparare a comporre dalla viva voce dell´insegnante e dagli esempi pratici che egli propone di volta in volta, illustrando o correggendo gli elaborati dei singoli.

Come la logica insegna a fare dei ragionamenti veridici, la scuola di composizione deve formare la mente a presentare il pensiero in modo logico e insieme piacevole, secondo le regole dell´arte. È la scuola dell´ « arte del dire ».

- Quanto alla storia letteraria e alla lettura degli autori si procuri che riescano attraenti e formative, grazie alla sapiente scelta dei momenti storici e delle figure da illustrare di preferenza e grazie pure alla critica e ai commenti ispirati alla mentalità nettamente sacerdotale e salesiana. Non dobbiamo mai dimenticare la nostra missione educativa, nè assecondare menomamente lo spirito laico, indifferente o seguace di scuole e autori meno ortodossi.

9) Lingua e letteratura latina.
- La scuola di latino nello Studentato filosofico ha per iscopo di far acquistare ai chierici la padronanza della lingua e una conoscenza approfondita degli autori principali e della letteratura.

134. - Si miri a ottenere che a conclusione dello Studentato la maggior parte sappia fare delle discrete composizioni latine tradurre all´impronto, con l´aiuto dell´insegnante, brani degli autori latini di prosa assegnati dai programmi.

135. - È necessario distribuire bene il tempo tra la lettura il commento degli autori, lo svolgimento della storia letteraria e la correzione dei compiti settimanali.

a) La lettura degli autori importa intelligenza dei testi e valutazione della loro importanza nella storia. Si abituino perciò gradualmente gli allievi a darsene conto con un chiaro inquadramento storico; se ne scolpiscano le caratteristiche dello stile si traduca in classe, insieme con gli allievi, la massima parte possibile del testo da portare agli esami. I commenti e le riflessioni grammaticali e culturali dell´insegnante forfireranno gli allievi al gusto del latino.

b) La storia letteraria non deve prendere troppa parte del tempo di scuola. A tal uopo ciò che non ha bisogno di spiegazione sia fatto studiare dagli allievi direttamente sul testo o con opportuni riassunti e indicazioni.

e) La correzione dei compiti mira a controllare negli allievi la capacità reale di maneggiare la lingua latina tra le difficoltà grammaticali e stilistiche. Si dia ragione degli errori non si permetta di sfuggire con traduzioni arbitrarie le difficoltà del testo assegnato per esercitazione.

- La tempestiva ripetizione di regole di sintassi porgerà l´occasione di fare un po´ di didattica pratica dell´insegnamento di esse nelle scuole inferiori, di chiarire bene le idee o di correggere concetti errati. Sarà bene che .nel giro di tre anni sia ripassata metodicamente e approfondita tutta la sintassi grammaticale. Ottimo esercizio è la traduzione fatta in classe di temi adatti da e in latino con la collaborazione di tutti gli alunni e la guida dell´insegnante.

10) Lingua e letteratura greca.
- Si constata ognor più la necessità dello studio del greco nei nostri Studentati filosofici in vista della cultura del  sacerdote nei confronti coi laici, in vista dell´ambiente studentesco in mezzo al quale viviamo, e soprattutto in vista degli studi teologici e di Sacra Scrittura, per i quali il greco è indispensabile.

- Oitre alla conoscenza grammaticale appresa nelle classi che precedòno il noviziato, nei tre anni di Studentato sarà facile approfondirne lo studio anche solo seguendo i programmi stabiliti di letteratura greca e di autori da tradurre e commentare.

- Non si trascuri il frequente richiamo alle forme morfologiche, specialmente del verbo, affinchè gli allievi se ne diano ragione in base alle leggi della etimologia e glottologia.

- È ottimo metodo abituare a tradurre il greco in latino, avvicinando così le due lingue e dimostrandone la stretta affinità.

- Si procuri di introdurre nel programma di studio e di esame, anche presso le scuole pubbliche, qualche saggio di letteratura patristica greca, desumendolo dalla Corona Patram Salesiana.

11) Lingue moderne.
- L´apprendimento di lingue moderne, salve tutte le esigenze scolastiche e lo stato di salute dei chierici, sia incoraggiato dai Superiori dello Studentato nel corso dell´anno o almeno durante le vacanze. Ciò si faccia non soltanto con fine culturale, ma con intenti apostolici, ricordando le parole di S. Giovanni Bosco: « Ogni lingua imparata fa cadere una barriera tra noi e milioni e milioni di nostri fratelli di altre nazioni, e ci rende atti a fare del bene ad alcuni e talora anche a un gran numero di essi » (1).

- Neg i Studentati fuori d´Itaiia si coltivi in special modo lo studio della lingua italiana (2), la cui conoscenza faciliterà ai futuri sacerdoti sia la comprensione e l´uso di tanti documenti che riguardano D. Bosco e la nostra Società, sia le relazioni con il Capitolo Superiore.

Memorie Biografiche del Sac. Giovanni Bosco, II, 279.

Regolam., 315.

12) Storia civile.
- Nell´insegnamento delle scienze storiche si devono´ ben distinguere le idee e i fatti. Le sintesi e le riflessioni suda storia devono essere rare e ben preparate, perchè formano come il e sugo della Storia ». L´esposizione di i fatti dev´essere sobria e documentaria. Non è la quantità dei fatti che rende erudito lo storico, ma la scelta di quelli che meglio caratterizzano i personaggi, i contrasti, le istituzioni, le epoche. Perciò -se il testo è prolisso e pletorico l´insegnante deve indicare ciò che meglio serve e sorvolare sul lesto; se è sintetico e scarno, nulla impedisce che dosatamente lo completi ove occorra. L´importante è che gli allievi si facciano idee chiare e s.icuie su ciò che è essenziale alla loro cultura storica, ossia sul giudizio complessivo dei personaggi e´ degli avvenimenti e sul loro -collegamento logico nel quadro generale della storia.- - Riferimenti cronologici. — Le date da ritenersi a memoria non devono essere molte; ma su quelle che hanno ura reale importanza si deve essere intransigenti. Ad esse vanno collegate opportunamente varie serie di fatti come raggi ad un centro.

- Riferimenti geografici. — Non manchino le canine geografiche a complemento della scuola di Storia, siano esse murali o nel testo. A tale scopo l´insegnante si assicuri sovente che gli allievi conoscano la località e la configurazione topografica dei luoghi ove si svolsero gli avvenimenti studiati. Ciò aiuta grandemente la memoria e abitua ad aver idea chiara dei fatti.

- Si dia un giusto rilievo alle figure e ai fatti di primo piano.

- 148: - Si facciano opportuni paralleli fra le età passate e la nostra, tra personaggi e istituzioni simili in regioni ed epoche diverse, come dimostrazione della evoluzione storica dei popoli e per abituare ala riflessione.

149. - Non si manchi di far risaltare la mirabile trama della Provvidenza divina, che dilige la Storia dell´unia-it à verso una mèta sempre più alta di civiltà e di fraternità universale.

- Utilissimo sarà per i nostri chierici metter in rilievo i punti di contatto della Storia civile ed ecclesiastica, specialmente quelli che hanno valore apologetico, come la schiavitù, il monachiamo, le crociate, la riforma, l´inquisizione, ecc. In tali casi conviene fissare le linee essenziali della questione e i punti su cui si basa la confutazione, dimostrando che la Chiesa non ha nulla a temere dalla verità storica.

- Si suggeriscano opere sicure di consultazione e di lettura sussidiaria per i volonterosi e si mettano a disposizione testi diversi nella biblioteca dei chierici.

- Utile ammaestramento didattico a quei dell´ultimo corso sarà l´esame di qualche testo di storia delle scuole medie inferiori, con opportune norme per usarli e far lezione ai ragazzi..

13) Storia dell´arte.
- L´insegnante di questa materia si sforzi di renderla altamente educativa, trattandosi della preparazione di futuri ecclesiastici.

- L´insegnamento sia per la massima parte oggettivo, ossia illustrativo di quadri e disegni reali in ottime riproduzioni. Non devono mancare gli strumenti di proiezione luminosa, sia per diapositive che per cartoline o figure su libri.

- Si raccomanda molta prudenza e delicatezza quando sia necessario illustrare quadri che possono turbare l´animo degli allievi.

- L´insegnante procuri di dare agli allievi i criteri per una giusta estimazione di un´opera d´arte.

- A formare il buon gusto giovetà decorare corridoi e scuole con riproduzioni artistiche dei più insigni monumenti e quadri.

14) Educazione estetica.
- In quelle Nazioni, ove l´educazione estetica esigesse anche per i corsi superiori qualche particolare esercitazione di disegno, di lavori manuali, ecc., non si trascuri di procurare._ ai chierici le lezioni opportune.

- Dove tali esercitazioni non fossero richieste per tutti i chierici, si dia a coloro che mostrassero attitudini speciali e buon volere, facoltà di attendervi, purchè non ne vengano pregiudicati gli studi obbligatori.

- I chierici che vi si applicano, si sforzino di rendersi idonei a collaborare nella organizzazione di feste, mostre ed esposizioni professionali, agricole, missionarie, catechistiche, ecc., in uso nelle nostre case (1).

15) Musica.
- Elemento essenziale dell´educazione salesiana è la, Musica, come appare dalla storia della nostra Società. È quindi doveroso darle quel posto che nelle nostre case le compete, sia per decorare il culto sacro, che per mantener viva la comune letizia.

- Tutti i chierici devono essere esercitati nel canto gregoriano, specialmente in preparazione alle sacre funzioni domenicali e festive.

- Tutti coloro che hanno disposizione alla musica vocale, devono sentir il dovere di coltivarla partecipando alla Schola cantorum, sia pure con qualche sacrificio di tempo.

- Riguardò alla musica ricreativa, si badi a escludere dalla educazione musicale dei chierici tutto ciò che può dare indirizzo leggero e profano.

- Per la preparazione dei futuri maestri di musica si seguano accuratamente i già citati programmi di corso e di esame, fissati negli Atti del Cap. Superiore, n. 111.

- I chierici, che avessero imparato l´uso di qualche strumento musicale, siano aiutati a perfezionarvisi sotto la guida del Maestro di musica, il quale potrà servirsi di essi per recare alle feste una nota di familiare e simpatica giocondità.

16) Educazione fisica.
- All´Educazione fisica si assegni un tempo sufficiente per addestrare i chierici alle ordinarie evoluzioni di squadra, agli esercizi a corpo libero, ai piccoli e grandi attrezzi, al co‑ (1) Cfr. Regolam., 198.  mando di squadra, ai giuochi ginnastici e sportivi più comuni nei collegi ed oratori. L´Educazione fisica concorrerà in tal modo allo sviluppo e alla snellezza degli arti, del tronco e di tutte le articolazioni, più che non il semplice giuoco libero.

17) Sacre Cerimonie.
- Si ripassino praticamente, secondo lo svolgersi del ciclo liturgico, le Cerimonie, sia ordinarie che straordinarie, riguardanti la S. Messa, il Vespro e la Benedizione, già studiate nel Noviziato.

- Tale ripasso avrà luogo attraverso a diligenti prove, che gl´interessati faranno opportunamente in preparazione al servi zio dell´Alt are .

CAPO QUARTO
TIPI DI ORARI - Potranno giovare alla compilazione dei vari orari gli schemi seguenti:

5,30 Levata

14 Studio

6 Meditazione

14,20 Scuola (4a ora)

6,30 Studio

15,10 Intervallo

7,30 S. Messa

15,20 Scuola (5a ora)

8,15 Colazione-ricreazione

16,10 Ricreazione

9 Scuola (la ora)

17 Lettura spirituale-Benedizione

9,55 Intervallo

17,30 Studio

10 Scuola (2a ora)

19,15 Ricreazione

10,55 Intervallo

19,30 Studio o scuole varie

11,05 Scuola (3a ora)

20 Cena-ricreazione

12 Ricreazione

21 Orazioni - Riposo

12,10 Pranzo-ricreazione

 

Orario del giovedì.


9,15 Studio

12,10 Pranzo

11 Ricreazione

13 Passeggio

11,15 Canto

16,45 Ritorno dal passeggio

12 Ricreazione

 

Orario delle domeniche e feste.


6 Levata

14 Studio

6,40 Studio

15,15 Ricreazione

7,30 S. Messa

15,30 Vespri - Istruzione - Benedizione- Ricreazione

8,15 Colazione e ricreazione

 

9,30 Messa cani. - Spieg. Vangelo - Ricr

17,30 Studio

11,15 Studio

19,15 Ricreazione

12 Ricreazione

19,30 Cena e ricreazione

12,10 Pranzo e ricreazione

20,30 Orazioni e riposo

PARTE SECONDA
STUDENTATI TEOLOGICI
CAPO PRIMO
ARTICOLI PRELIMINARI

  1. - Scopo precipuo degli Studentati teologici è quello di dare ai chierici la conveniente istruzione teologica e soprattutto di completare la loro formazione ecclesiastica e salesiana in preparazione al sacerdozio (1).
  2. - È ammesso allo Studentato teologico il chierico che ha compiuto con buon esito gli antecedenti studi letterari, scientifici e filosofici prescritti da Programmi e Norme per gli studi di Filosofia e il Triennio pratico (2).
  3. - L´ispettore rilascerà attestazione scritta che il chierico inviato allo Studentato dà affidamento di buona riuscita per le sue qualità morali, che ha fatto con buon esito gli studi di cui all´art. 172, che ha compiuto il tirocinio pratico e non ha contratto alcun impedimento per il Suddiaconato. Dia inoltre le notizie confidenziali giovevoli per la formazione morale e intellettuale del chierico (3).

Se il chierico proviene da altro Studentato teologico, l´Ispettore ne indicherà i motivi.

  1. - In conformità al Canone 1366, si procurerà di avere professori distinti per ciascuna delle principali discipline teologiche. I due docenti di Morale e di Diritto sarebbe consigliabile che assumessero l´insegnamento di ambo le materie, uno per il I corso e l´altro per il triennio. Ciò servirà a evitare interferenze e ripetizioni.
  2. Cosi., 78, 87; Regolam., 309, 326.
  3. Cost., 78; Regolam., 328.
  4. Regolam., 328; vedi appendice quarta: Moduli.

La scuola di Patrologia ordinariamente sia affidata al professore di Storia ecclesiastica o di Dogmatica.

  1. - Nell´esposizione delle materie a carattere sistematico, si abbia cura di mostrare il nesso e la coerenza dei singoli punti di dottrina, in modo da farne risaltare insieme il legame logico, lo sviluppo organico e l´intrinseca armonia. A questo scopo gioverà premettere ai singoli trattati o alle singole questioni dei prospetti generali, sia dei trattati e delle questioni in sè, sia in relazione con le altre questioni e con gli altri trattati; al termine fare delle sintesi con i riferimenti a tutto il complesso della materia trattata, o ai punti che vi hanno maggiore attinenza.
  2. - Per mantenere in contatto le singole discipline con le correnti più comuni del pensiero moderno, possono giovare istruzioni culturali supplementari alla scuola, mediante conferenze tenute da persone competenti (per esempio lezioni di sociologia). Tutto però nell´interesse dello studio della teologia, COD riferimento ad essa e alle sue applicazioni pratiche e vive, e usando le maggiori cautele nella scelta dei conferenzieri.
  3. - Sarà utile segnalare sempre e illustrare opportunamente la bibliografia moderna; e, ove la materia lo consenta, mostrare come si possa utilizzare praticamente una data verità, o volgarizzarla in modo facile e adatto ai giovani e al popolo.
  4. - All´inizio dell´anno scolastico gli alunni del primo corso, mediante alcune lezioni introduttive tenute preferibilmente dal professore di teologia fondamentale, siano orientati nel nuovo corso di studi che intraprendono. In dette lezioni si faccia conoscere l´importanza delle singole discipline, il loro coordinamento all´unico fine generale delle scienze sacre e lo spirito con cui debbono essere studiate e coltivate. I singoli professori poi nelle prime lezioni diano le norme pratiche per studiare con profitto la propria disciplina e illustrino le idee fondamentali della metodologia scientifica di essa.
  5. - I professori addestrino gli alunni alla consultazione proficua dei libri della biblioteca, soprattutto della Somma Teologica di S. Tommaso d´Aquino, della quale sarà messo in evidenza il valore formativo e dottrinale.
  6. - La riconosciuta utilità dei lavori scritti, che mettono gli alunni nell´occasione di elaborare ciò che hanno appreso, suggerisce di esigerne dai medesimi almeno uno annuale su tenia assegnato o su tema liberamente scelto, previo accordo col professore, da eseguirsi in un lasso di tempo determinato, che dia modo di dimostrare la loro capacità e la loro maturità di pensiero.
  7. - Si faccia in modo che gli alunni sentano il dovere di assecondare il lavoro dei professori, oltre che con l´attenzione, mediante la diligente annotazione dei rilievi, delle dilucidazioni e delle aggiunte fatte nel corso delle lezioni.
  8. - La scuola di Dogmatica e di Morale sia fatta in latino, e gli studenti interrogati sulla lezione rispondano in tale lingua.
  9. - L´esame delle discipline principali (Teologia Dogmatica, Teologia Morale,- Sacra Scrittura, Storia Ecclesiastica e

Diritto Canonico) si fa nella sessione semestrale e finale per la materia presa´ in ciascun semestre. L´esame delle discipline ausiliarie e speciali si fa nella sessione finale, ad eccezione di quelle il cui programma si esaurisce nel primo semestre.

  1. - Gli esami siano distribuiti in modo che ogni allievo non abbia più di una disciplina principale al giorno.
  2. - L´esame della Teologia dogmatica e della Teologia Morale abbia la durata di quindici minuti; per le altre discipline di almeno dieci minuti.
  3. - Per qualche disciplina ausiliare o speciale sia fatta facoltà al professore, d´intesa col Consigliere scolastico, di sostituire la prova orale con la prova scritta. A questo scopo converrà che gli allievi vengano esercitati durante l´anno scolastico con prove scritte e siano tempestivamente avvertiti di questa forma di esame.
  4. - Per la Dogmatica e per la Morale le interrogazioni e le risposte siano in latino.

188. - L´esito positivo negli esami è richiesto per accedere agii Ordini sacri, indipendentemente dall´esito degli esami richiesti dalla Curia diocesana.
189. - L´esame di riparazione delle discipline nelle quali il candidato non avrà raggiunto la sufficienza potrà farsi in epoca fissata dal Superiore.
CAPO SECONDO
PROGRAMMI
190. - Lo Studentato teologico comprende un corso di studi della durata di quattro anni.
191. - Le discipline obbligatorie si distinguono in principali, ausiliari e speciali.
a) Le discipline principali sono:

  1. La Teologia Dogmatica;
  2. la Teologia Morale;
  3. la Sacra Scrittura;
  4. la Storia Ecclesiastica;
  5. il Diritto Canonico.

b) Le discipline ausiliari sono:

  1. Le lingue ebraica e greco-biblica;
  2. la Liturgia;
  3. la Teologia ascetica e mistica;
  4. la Patrologia;
  5. l´Archeologia cristiana e l´Arte sacra.

c) Le discipline speciali sono:

  1. La Teologia pastorale;
  2. la Catechetica;
  3. la Sacra Eloquenza;
  4. il Salterio;
  5. il Canto sacro.

192. - Le singole discipline scolastiche hanno varia durata di anni e varia distribuzione di ore settimanali, come è indicato nei seguenti articoli.
1) Teologia Dogmatica.
193. - La Teologia Dogmatica fondamentale comprende un anno di insegnamento (1° corso) con cinque ore settimanali di scuola. La materia d´insegnamento è divisa nei seguenti trattati:

  1. De Christo Legato divino;
  2. De Ecclesia Christi;
  3. De Fontibus divinae revelationis.

La questione «De inspiratione divina » è rimessa alla scuola di Sacra Scrittura.
194. - La Teologia Dogmatica speciale comprende tre anni di insegnamento riuniti in un corso ciclico triennale con cinque ore settimanali di scuola. La materia di insegnamento è divisa nei seguenti trattati:
2° ANNO:

  1. De Deo Uno;
  2. De Deo Trino;
  3. De Deo creante et elevante.

30 ANNO:

  1. De Verbo incarnato;
  2. De Beata Maria Virgine;
  3. De Gratia Christi;
  4. De Virtutibus theologicis et de donis Spiritus Sancti;
  5. De cultu Sanctorum.

4° ANNO:

  1. De Sacramentis in genere;
  2. De Baptismo;
  3. De Confirmatione;
  4. De Eucharistia;
  5. De Poenitentia;
  6. De Extrema Unetione;
  7. De Ordine;
  8. De Matrimonio;
  9. De Novissimis.

2) Teologia Morale.
195. - La Teologia Morale comprende quattro anni di insegnamento. Il primo anno è indipendente con tre ore settimanali di scuola. Il secondo, terzo e quarto anno sono riuniti in un corso ciclico triennale, con quattro ore settimanali di scuola. La materia di insegnamento è divisa nei seguenti trattati:
1° ANNO:

  1. De actibus humanis;
  2. De conscientia;
  3. De legibus;
  4. De peccatis;
  5. De virtutibus in communi.

Nel trattato «De legibus » la spiegazione particolareggiata dei canoni 8-86 è rimessa alla scuola di Diritto canonico.
2° ANNO:

  1. De virtutibus theologicis;
  2. De virtutibus cardinalibus;
  3. De virtute religionis.

3° ANNO:

  1. De iure dominii;
  2. De iniuriis et restitutione;
  3. De contractibus et successione hereditaria;
  4. De obligationibus peeuliaribus.

Nel De clericis e De religiosis del trattato De obligationibus peeuliaribus, il professore di Morale si limiterà alle questioni della « vocazione », delle « ore canoniche » e delle « obbligazioni dei voti religiosi », rimettendo tutto il resto alla, scuola di Diritto canonico.
4° ANNO:

  1. De Sacramentis in genere;
  2. De Baptismo;
  3. De Confirmatione;
  4. De Eucharistia;
  5. De Poenitentia;
  6. De Extrema Unctione;
  7. De Ordine;
  8. De Matrimonio;
  9. De peccatis castitati oppositis et de usu matrimonii. La spiegazione del trattato De peccatis castitati oppositis et de usu matrimonii sia fatta separatamente ai soli alunni del 40 corso, nella scuola di Pastorale.
  10. Sacra Scrittura.

196. - La Sacra Scrittura comprende quattro anni di insegnamento. Il primo anno è indipendente. Il secondo, terzo e quarto anno sono riuniti in un corso ciclico triennale. Le ore settimanali di scuola sono tre. La materia di insegnamento è divisa nelle seguenti parti:
1° ANNO:

  1. Parte Generale: Nozioni generali. - Storia del testo e delle versioni del Nuovo´ Testamento. - Principi fondamentali di ermeneutica.
  2. Parte speciale: I Santi Vangeli.

2° ANNO:

  1. Parte generale: Storia del Testo e delle Versioni dell´Antico Testamento.
  2. Parte speciale: Libri storici dell´Antico Testamento.

3° ANNO:

  1. Parte generale: Storia del Canone dell´Antico Testamento.
  2. Parte speciale: Libri profetici, didattici e sapienziali.

4° ANNO:

  1. Parte generale: Storia del Canone del Nuovo Testamento.
  2. Parte speciale: Atti, Epistole, Apocalisse.

Il professore del 1° corso potrà sfruttare l´ora destinata al greco biblico per dare maggiore sviluppo al programma di Sacra Scrittura.
4) Storia Ecclesiastica.
197. - La Storia Ecclesiastica comprende quattro anni di insegnamento. Il primo anno è indipendente. Il secondo, terzo e quarto anno sono riuniti in un corso ciclico triennale. Le ore settimanali di scuola sono tre. La materia di insegnamento è divisa nelle seguenti parti:
1° ANNO:
Dalle origini della Chiesa alla fine dell´Impero Romano d´Occidente.
2° ANNO:
Dalla fine dell´Impero Romano d´Occidente al Concilio Lateranense IV.
3° ANNO:
Dal Concilio Lateranense IV al Concilio Tridentino.
4° ANNO:
Dal Concilio Tridentino all´età nostra.
5) Diritto Canonico.
198. - Il Diritto Canonico comprende quattro anni di insegnamento. Il primo anno è indipendente con tre ore settimanali di scuola. Il secondo, terzo e quarto anno sono riuniti in un corso ciclico triennale, con due ore settimanali di scuola. La materia di insegnamento è divisa nelle seguenti parti:
1° ANNO:
1) Diritto pubblico ecclesiastico;
2) Libro I del Codice di Diritto Canonico (Cann. 1-86);
3) De personis in genere (Cann. 87-107).
2° ANNO:
Libro II del Codice di Diritto Canonico.
3° ANNO:
Libro III del Codice di D. C. (eccettuata la parte I: De AS´aeramentis, Cann. 731-1153).
4° ANNO:

  1. Libro IV del Codice di Diritto Canonico;
  2. Libro V del Codice di Diritto Canonico.

6) Lingue Ebraica e Greco-biblica.

  1. - La lingua Ebraica comprende un anno di insegnamento con un´ora settimanale di scuola. È insegnata nel primo corso.

Il programma d´insegnamento ha per oggetto le nozioni più elementari della grammatica, della nomenclatura e dei modismi più caratteristici di tale lingua.

  1. - La lingua Greco-libica comprende un armo di insegnamento con un´ora settimanale di scuola. È insegnata nel primo corso.

Il programma d´insegnamento ha per oggetto le differenze specifiche della morfologia e della sintassi tra il greco dei Libri Santi e il greco classico, con esercizi di lettura e traduzione.
7) Liturgia e Cerimonie.

  1. - La Liturgia comprende tre anni di insegnamento (20, 3° e 4° corso) riuniti in un corso ciclico triennale, con un´ora settimanale di scuola. La materia di insegnamento è divisa nelle seguenti parti:

2° CoRso: Liturgia fondamentale.
3° CORSO: Il divino Ufficio.
4° Conso: La Messa, i Sacramenti e i Sacramentali.

  1. - Le esercitazioni di Sacre Cerimonie, oltre che a richiamare e perfezionare le nozioni già apprese, devono preparare i chierici alla cerimonia stessa delle singole Ordinazioni ed alle varie funzioni proprie degli Ordini sacri.

8) Teologia ascetica e mistica.

  1. - La Teologia ascetica e mistica comprende due anni di insegnamento (2° e 3° corso), riuniti in un corso ciclico biennale, con un´ora settimanale di scuola. La materia di insegnamento è divisa nelle seguenti parti:

2° CORSO: Nozioni fondamentali di Ascetica.
3° CORSO: Ascetica e Mistica.
9) Patrologia.

  1. - La Patrologia comprende due anni di insegnamento (10 e 2° corso), riuniti in un corso ciclico biennale, ed ha un´ora settimanale di scuola. La materia di insegnamento è divisa nelle seguenti parti:

1° ANNO: Età antenicena (Padri Apostolici; Apologisti; Padri del III secolo).
2° ANNo: Età postnicena (dall´anno 325 all´anno 430).
10) Archeologia cristiana e Arte sacra.

  1. - L´Archeologia cristiana e l´Arte sacra saranno insegnate in ore supplementari.

11) Teologia pastorale.

  1. - La Teologia pastorale comprende un anno di insegnamento (4° corso), con due ore settimanali di ´scuola. La materia di insegnamento è divisa nelle seguenti parti:
  2. De peccatis castitati oppositis et de usu matrimonii;
  3. prassi sacramentale, ossia norme per la retta amministrazione dei Sacramenti;
  4. cura spirituale della, Parrocchia;
  5. elementi di Azione Cattolica e collaborazione missionaria secondo le direttive pontificie;
  6. elementi di amministrazione parrocchiale, con particolare riguardo alla tenuta dei registri e dell´archivio parrocchiale.

12) Catechetica.

  1. - La Catechetica comprende un anno di insegnamento (3° corso) con un´ora settimanale di scuola.

13) Sacra Eloquenza.

  1. - La Sacra Eloquenza comprende un anno di insegnamento nel 3° corso con un´ora settimanale di scuola.

14) Salterio.

  1. - 11 Salterio è spiegato agli alunni del 4° corso in un´ora settimanale di scuola, con l´esegesi dei Salmi.

15) Musica sacra.

  1. - La Musica sacra abbia un´ora settimanale. Si seguano i programmi seguenti:

1° ANNO: Ripasso generale e perfezionamento della teoria gregoriana. Preparazione teorica e pratica dei canti dei Sacri Ministri (Canto degli Oremus, delle Lezioni, dei Capitoli, dell´Epistola, del Vangelo, del Praefatio, del Pater noster).
Con l´esame finale felicemente superato resta chiuso il ciclo della preparazione teoretica della Musica e del Canto Gregoriano.
2° ANNO: a) Estetica gregoriana: analisi estetica, formale, liturgica di alcune fra le migliori pagine gregoriane (Introiti, Graduali, Offertori).
b) Cenni di legislazione musicale sacra: Lettura e commento del Motuproprio di Pio X e della Costituzione Apostolica di Pio XI Ius de musica sacra (Marietti).
c) Storia della Musica sacra: Dagi inizi fino al sec. XVI.
S. Ambrogio, S. Agostino, S. Gregorio Magno e sua opera; Guido d´A- ezzo. Formazione della Polifonia (discantus, falso-bordone). Epoca aurea della Polifonia (Palestrina, Orlar do di Lasso, ecc.).
3° ANNO: a) Estetica gregoriana: Continuazione dell´analisi estetica.
b) Idee generali su la storia del Canto Gregoriano: Brevi cenni di paleografia gregoriana (notazione neumatica, diasterica, alfabetica, guidoniara).
c) Storia della Musica sacra (dal 1600 al 1830): Decadenza della musica ecclesiastica e sue cause. Decadenza della polifonia nella Scuola veneta e suoi effetti. L´organo strumento liturgico. L´oratorio musicale. Canzone popolare. Musicisti più insigni di quest´epoca e del secolo XVIII.
40 ANNO:
a) Estetica gregoriana: C intinuazione dell´analisi estetica di melodie gregoriane.
b) Cenni su la Musica nella liturgia: della. Messa e dell´Ufficio. I Padri e la Musica liturgica (brevi cenni su la Patrologia musicale).
c) Storia della Musica sacra: La restaurazione della
Musica sacra (dal 1830 ai giorni nostri), carattere genera´e della restaurazione: la restaurazione della Musica sacra è m a riforma voluta da la Chiesa; associazioni ceciliare in Italia e fuori (Germania, Inghilterra, Francia, Olanda, Belgio, Americhe). Restaurazione del Canto Gregoriano; opera dei Benedettini di Solesmes (1).
211. - A coloro che studiano pianoforte, armonio, organo, sarà data facoltà di continuare in ore determinate tale studio, con l´obbligo dell´esame finale, secondo i programmi indicati nei medesimi Atti.
(1) Atti del Cap. Sup. a. 111, pag. 32.
CAPO TERZO
NORME DIDATTICHE PARTICOLARI
1) Teologia Dogmatica.

  1. - La Teologia Dogmatica è la disciplina direttrice e moderatrice di tutte le altre, le quali debbono convergere verso di essa e ad essa servire (1).
  2. - L´insegnamento della Teologia Dogmatica, sia nella parte speculativa che in quella positiva, poggi su base rigorosamente scientifica.
  3. - All´inizio delle questioni più importanti e difficili,. specialmente di carattere speculativo, si richiamino brevemente, ma chiaramente, i principi filosofici che vi hanno relazione, affinchè meglio se ne approfondisca il senso e se ne intendano le prove, pur facendo rilevare la differenza tra il punto di vista: filosofico e quello teologico degli argomenti trattati.
  4. - Nelle questioni teologiche il professore abbia cura di segnalare quale sia l´atteggiamento moderno, anche nel campo contrario alla Chiesa; in quali rapporti i singoli problemi stiano con le correnti più comuni del pensiero e con le scienze oggi più coltivate (psicologia, etnologia, storia delle religioni, ecc.), e quale contributo queste potrebbero portare alla soluzione delle questioni attuali più interessanti e dibattute.
  5. - Il programma, con la divisione dei trattati, sarà quello tradizionale e comune a quasi tutte le scuole (v. art. 193 e 194). Conviene tuttavia dare maggior importanza ai trattati della Religione, della Fede, della Chiesa e soprattutto di Gesù Cristo nella sua umanità storica, nella sua divinità e nel suo Corpo mistico.
  6. - Si tocchino più di proposito i punti di contatto e di divergenza della dottrina cattolica con quella delle chiese separate (protestanti e orientali), e non si ometta di valorizzare in modo speciale quanto si oppone direttamente agli errori del giorno, specialmente se denunciati dalla Santa Sede e dall´Episcopato della propria regione.

(1) Cfr. Costit. «Deus seientiarum Dontimus » di Pio XI del 24 maggio 1931.

  1. - Nell´insegnamento della Dogmatica, dopo l´esposizione chiara e precisa della dottrina cattolica, darà alla parte speculativa quel tanto consentito dal tempo disponibile e dalla preparazione dei discenti.
  2. - Al termine di ogni trattato il professore, con finalità pratica e pastorale, farà alcune applicazioni della materia svolta in relazione all´insegnamento catechetico e alla predicazione comune, servendosi al riguardo del Catechismo diocesano e di quello del Concilio di Trento.

2) Teologia Morale.

  1. - La Teologia Morale ha per iscopo la preparazione del futuro sacerdote nell´esercizio del ministero pastorale, specialmente delle confessioni e della spiegazione della morale cristiana.
  2. - Il professore di Teologia Morale, pur intrattenendo gli alunni sullo studio delle umane manchevolezze quanto è necessario, non mancherà di coltivare in essi il desiderio e lo slancio verso la propria perfezione cristiana e religiosa.
  3. - Il professore di Teologia Morale si sforzi di illustrare in tal modo i principi fondamentali, da formare negli alunni l´abito del confessore sagace e pronto nel cogliere e vagliare tutte le circostanze di fatto alla luce di tali principi, e così assolvere al suo ~pito di giudice e di medico. Dovrà pure mirare a formare negli alunni il maestro chiaro, preciso, efficace nell´esporre nelle scuole di Catechismo e nelle istruzioni agli adulti i principi e le applicazioni della morale cristiana.
  4. - L´insegnamento della Teologia Morale sia basato sulla divina rivelazione e sulla legge naturale, secondo le norme del Magistero ecclesiastico e sulla scorta degli autori più accreditati.

I documenti e le decisioni della Sede Apostolica, secondo la loro portata giuridica, siano considerati come base ineccepibile per risolvere le questioni morali.
Per spiegare i doveri imposti dalle leggi umane, si seguano i principi della scienza del Diritto.

  1. - Si insegni dapprima opportunamente come dai principi teorici si scenda alle conclusioni singole della vita umana; poi si espongano, si discutano e si risolvano le difficoltà.
  2. - Nelle questioni discusse il professore si attenga al testo adottato. Senza trascurare la probabilità estrinseca, vaglierà le sentenze secondo il loro valore intrinseco, approfondendo gli argomenti pro e contro, in modo da avviare gli alunni a formarsi il criterio pratico nella scelta delle varie sentenze.
  3. - Il professore di Teologia Morale, oltre ai rinvii al Diritto Canonico per le trattazioni ´riservate a questa scuola, abbia cura di sottolineare quali sono le parti canoniche rimaste nella trattazione della Morale, addestrando gli-alunni a portare nello studio di esse la mentalità giuridica richiesta dalla fisionomia delle medesime.
  4. - Siano precisati e chiariti i principi fondamentali di carattere generale e particolare che regolano tutta la trattazione della Teologia. Morale; inoltre siano richiamati opportunamente, quando la materia lo richieda, i principi appresi dagli alunni nello studio della filosofia.
  5. - Il professore abitui gli alunni alla soluzione dei casi di Morale, dando a questo fine norme chiare e precise per il metodo pratico di soluzione. Gli alunni del 40 corso prenderanno parte alla soluzione del caso mensile, seguendo le norme date in proposito. Gli alunni dei primi tre. corsi avranno la soluzione di un Caso mensile adattato agli studi fatti (1). Oltre a queste soluzioni prescritte, il professore proporrà nella scuola altri casi pratici da risolversi dagli alunni.

(1) Cfr. Atti del Cap. Sup., n. 134, pag. 24-25.
3) Sacra Scrittura.

  1. - L´insegnamento della Sacra Scrittura dovrà essere secondo le norme tracciate dalla suprema Autorità Ecclesiastica, soprattutto nelle Encicliche Providentissimus Deus di Leone XIII del 18 nov. 1893; Spiritus Paraclitus di Benedetto XV del 15 sett. 1918; nella Lettera Apostolica Quoniam in re biblica di Pio X del 27 marzo 1906; nell´Enciclica Divino afflante Spiritu di Pio XII del 30 settembre 1943.
  2. - Il Professore tenga presente che la Sacra Scrittura è la fonte delle dottrine rivelate (1), l´anima di tutta la Teologia e la base «senza cui è vano sperare copiosi frutti di apostolato » (2).
  3. - Sarà sua cura far sì che gli alunni non solo ricavino dalla Sacra Scrittura il massimo profitto per l´anima propria, ma si rendano capaci di esporla ai fedeli e di difenderla dalle obbiezioni di chi non la conosce o non l´apprezza (3).
  4. - L´insegnamento comprende: a) L´introduzione generale; b) l´introduzione speciale e l´esegesi (4).
  5. - L´introduzione generale sia distribuita nei quattro anni come è indicato all´art. 196. L´introduzione speciale sia data con ampiezza proporzionata all´argomento e àlle necessità culturali dei tempi.
  6. - Quanto ai passi da scegliere per l´esegesi, basti ricordare- l´avvertenza della Lettera Apostolica Quoniam in re biblica: «Non potendosi esporre nella scuola tutta la Sacra Scrittura, e d´altra parte essendo necessario che il sacerdote conosca in qualche modo tutta la Bibbia, si dia un´idea sommaria di ciascun libro e si commentino i passi più rilevanti, specialmente quelli che si riferiscono al Messia, e, in genere, quelli che servono di appoggio ai dogmi » (5).
  7. Eneiel. «Providentissimaks », Enchir. Bibl., n. 71.
  8. Cfr. Eneiel. «Divino afflande Spiritu », ad finem.
  9. Cfr. Lett. Apost. «Qiioniani in re biblica », Enchir. Bibl., n. 155.
  10. Cfr. Lett. Apost. « Quoniam in re biblioa », Enohir. Bibl., n. 156.
  11. Cfr. Lettera citata, Enchir. Bibl., n. 159.

235. - Nel far questo si cerchi di evitare due estremi: trattenersi a lungo su pochi libri o tratti di libri, sorvolando il resto; ovvero fare un rapido assaggio di tutto. E in generale si badi a non sovraccaricare gli alunni di notizie illustrative con pericolo di ingenerare confusione: tutto va misurato secondo il tempo disponibile e la capacità dei discenti (1).
236. - Una cura speciale si metta nell´interpretazione dei Salmi (2), per la quale è assegnata un´ora settimanale nel 4° corso.
237. - Si procuri inoltre che gli alunni acquistino un´idea sufficiente della geografia dell´Oriente antico e della Storia orientale .
238. - Il professore dia importanza alle seguenti norme pratiche:

  1. Si procuri di instillare molta stima per la Volgata (e i LXX);
  2. non si neghi ciò che molti Padri affermano a sostegno dei dogmi;
  3. nei passi controversi, per quanto è possibile, si esponga e si chiarisca il senso vero;
  4. si proceda con la massima castigatezza nel trattare fatti o questioni phittosto scabrose;
  5. si tengano presenti le decisioni della Pontificia Commissione Biblica, dalle quali nessuno ardisca allontanarsi.

239. - Si propone come esempio e guida una distribuzione del programma di Sacra Scrittura, che fu sperimentata e trovata buona:
1° ANNO:
Parte generale: Nozioni generali - storia del testo c delle versioni del Nuovo Testamento - principi fondamentali di ermeneutica (i sensi, le scuole).

  1. Encicl. « Providentissimus », Enehir. Bibl., n. 90.
  2. Lett. Apost. «Quoniam in re biblica », Enchir. Bibl., n. 161. Disposizioni della S. C. dei ´Seminari e delle Università degli Studi, 5 agosto 1941 (Mondi. Ecel., 1942, pag. 79-80).

NB. - Le nozioni generali potranno impartirsi subito all´inizio del primo mese; la storia del testo e delle versioni e le nozioni di ermeneutica invece si impartiranno preferibilmente verso la fine.
Parte speciale:

  1. Introduzione ai Vangeli - Questione sinottica e questione giovannea (questione del Logos di S. Giovanni).
  2. Inquadratura cronologica della vita di Nostro Signore.
  3. Infanzia del Salvatore (Marco-Luca).
  4. Il ministero di S. Giov. Battista (dai quattro Vangeli).
  5. Il discorso della Montagna (Marco e Luca).
  6. Le Parabole (specialmente Matteo) - Introduzione generale alle parabole e spiegazione di alcune (p. es. le 8 parabole del regno dei Cieli).
  7. I miracoli di Gesù (nei sinottici e in S. Giovanni).
  8. Il primato di Pietro e la trasfigurazione (nei sinottici con rimando a Giov., 21).
  9. Il discorso escatologico.
  10. Passione e risurrezione.

2° ANNO:
Parte generale: Storia del Testo e delle Versioni dell´Antico Testamento.
Parte speciale: Libri storici dell´Antico Testamento.

  1. I primi tre capi del Genesi con le relative decisioni della Commissione Biblica.
  2. Il diluvio.
  3. La dispersione delle genti.
  4. La cronologia dei Patriarchi e gli insegnamenti delle scienze moderne sull´antichità dell´uomo.
  5. La vocazione di Abramo (sincronismi con la storia orientale babilonese) - I punti salienti della sua vita (capi 14, 15) - Sacrificio di Isacco, ecc.
  6. Giacobbe e Giuseppe. - Discesa in Egitto. - Profezia finale di Giacobbe.
  7. Mosè e le piaghe d´Egitto. - Uscita dall´Egitto. La Pasqua. - Ai Sinai.
  8. La legislazione (specialmente dall´Esodo, con riferimento alla legislaz!one orientale antica).
  9. Il culto (tabernacolo, ministri, sacrifici, solennità, ecc.).
  10. La questione del Pentateuco.
  11. Giosuè e l´ingresso in Palestina. - Divisione delle tribù.
  12. L´epoca dei Giudici, con cenni sui Giudici principali.
  13. Introduzione ai libri dei Re e Paralipomeni.
  14. Samuele e la fondazione della monarchia.
  15. Storia di Davide e di Salomone.
  16. Elia ed Eliseo.
  17. Ezechia e Sennacheribbo. - Caduta di Samaria.
  18. Giosia e i suoi tempi.
  19. Introduzione ai libri storici rimanenti.

3° ANNO:
Parte generale: Storia del Canone dell´Antico Testamento.
Parte speciale: Libri profetici, didattici e sapienziali.
A) I Profeti:

  1. Introduzione generale sul profetismo.
  2. Giona (questioni d´introduzione).
  3. Osea (spec. cap. 1, 2, 3, 14).
  4. Amos (visioni simboliche, cap. 7).
  5. Gioele (profezie messianiche).
  6. Isaia. - Questioni di introduzione (autenticità, testo).

- Esegesi (spec. dei cap. 6, 7. 12, 14, 38, 44, 45; i carmi del servo di Jahvè, passim).

  1. Geremia (cap. I: vocazione. - Cap. 2-20: estratti della predizione. - Cap. 36-45: la vita, azioni, simboliche, lamentazioni).
  2. Ezechiele (vocazione e visioni iniziali; cap. 16-18: loro significato. - Accenni alla seconda parte).
  3. Daniele: i sogni e le profezie messianiche.
  4. Aggeo e Zaccaria (Malachia. - Con Esdra e Neemia).

B) Libri didattici e sapienziali:
1) Giobbe: Questioni introduttive. - Schema del libro con sviluppo del pensiero. - Lettura dei passi più importanti (p. e. cap. 7, 10, 13, 14, 19, 28, 38, 39).
2) I Salmi: Questioni introduttive. - Esegesi dei Salmi messianici, specie di quelli che sono messianici in senso letterale.
3) I Proverbi: Esegesi specialmente dei cap. 8, 25, 31; Sapienza: Esegesi specialmente dei cap. 7, 8, 9; Ecclesiastico: cap. 24, 44.
40 ANNO:
Parte generale: Storia del Canone del Nuovo Testamento. Parte speciale: Atti, Epistole, Apocalisse.

  1. Inquadramento cronologico e dottrinale (presentazione delle idee fondamentali di S. Paolo secondo il loro sviluppo organico nelle lettere).
  2. Atti degli Apostoli: Questioni introduttive e spiegazione almeno dei discorsi iniziali di S. Pietro e S. Paolo, con trattazione più o meno diffusa in relazione a quanto è stato preso nella scuola di Storia (Cercare di dare, più che altro, l´inquadramento cronologico della vita di S. Paolo: per questo potrebbe essere trattato col primo punto).
  3. Esegesi di almeno una delle lettere maggiori (Ia ai Corinti, ai Romani), con le questioni connesse.
  4. Esegesi di una lettera della cattività (Colossesi, Efesini, Filippesi).
  5. Esegesi di una lettera fra le pastorali (A Timoteo).
  6. Lettere cattoliche: Lettera di S. Giacomo; Ia di San Pietro.
  7. Questioni introduttive e accenni agli scritti rimanenti: Lettere e Apocalisse.

4) Storia Ecclesiastica.

  1. - La Storia della Chiesa deve mettere in evidenza che la Chiesa è il Regno di Dio in terra e che consta di un duplice elemento: divino e umano.
  2. - Il professore, ispirandosi ai criteri pedagogici del nostro santo Fondatore D. Bosco, collochi il Papato al centro

della vita religiosa e civile e dimostri che dalle umane infermità più che offuscata´resta meglio illuminata l´origine e l´assistenza divina della Chiesa (1).

  1. - La preparazione al ministero della predicazione e dell´insegnamento religioso nelle scuole medie e superiori richiede che la Storia della Chiesa sia trattata con tale ampiezza, che ne faccia conoscere l´intero sviluppo nelle linee essenziali che riguardano la sua diffusione nel mondo, la storia del Papato, i Concili ecumenici, le benemerenze sociali, la vita religiosa.
  2. - Si eviti lo studio approfondito di questioni o avvenimenti particolari a scapito dello svolgimento completo del programma.
  3. - Si insegni opportunamente ciò- che tocca la Storia ecclesiastica della propria nazione.
  4. - Il professore, tenendo presente la norma di Leone XIII: « Ne quid falsi dicere audeat, deinde ne quid veri non audeat » (2), dimostri con cura i fondamenti dei diritti della Chiesa e del Papa, e nelle questioni insegni a ben sceverare i lati umani da quelli soprannaturali e divini.
  5. - Nelle questioni di maggior importanza si additino le fonti e gli autori che ne hanno trattato più ampiamente e con sodezza, affinchè i discepoli possano, volendo, consultarli.
  6. - Nelle questioni spettanti i dogmi e i canoni il professore si limiti alla trattazione storica, lasciando ai rispettivi docenti la trattazione teoretica o dottrinale.
  7. - Nelle cose spettanti la disciplina si rilevi come la Chiesa ha saputo sapientemente conservare o mutare secondo le necessità dei tempi e l´utilità dei fedeli.

5) Diritto Canonico.
249. - Lo scopo del Diritto Canonico è non solo di portare gli alunni alla conoscenza della disciplina vigente nella Chiesa, ma di formare anche la mentalità giuridica che li guidi a saper
distinguere l´ordine giuridico da quello semplicemente morale, sia nei rapporti in foro esterno, sia nelle applicazióni al foro interno.

  1. Enehir. Glorie:, n. 1139.
  2. Enehir. Merlo., n. 1139.
  3. - Il professore di Diritto Canonico, mentre farà i necessari rinvii alla Teologia Morale per le parti della disciplina ecclesiastica in essa conglobate, non tralascerà di in, istere costantemente sull´intima collaborazione dell´ordine giuridico con l´ordine morale, benchè essenzialmente distinti l´uno dall´altro.
  4. - Nella spiegazione del Diritto pubblico ecclesiastico si abbia di mira di avviare gli alunni alla difesa del Diritto costituzionale della Chiesa, specialmente contro le arbitrarietà statali, nonchè di prospettare l´intero sistema giuridico ecclesiastico.
  5. - Delle prescrizioni del Codice di Diritto Canonico saranno ridotti a nozioni di informazione sommaria i canoni 329-428, 1409-1494 e il Libro IV. Degli altri canoni sia fatta, a norma delle prescrizioni pontificie, la conveniente esegesi preceduta da una breve introduzione istituzionale sulla natura e storia dei vari istituti giuridici, con la dilucidazione complementare a mezzo di esempi, eccezioni, ecc. Il professore abbia inoltre l´avvertenza di fare un opportuno cenno delle eventuali prescrizioni del Diritto ecclesiastico statale.
  6. - Il professore del primo corso riduca a nozioni fondamentali la storia delle fonti canoniche.
  7. - Nel corso ciclico triennale si dia sviluppo a quelle parti che interessano maggiormente la condizione degli alunni come religiosi, sia per la costituzione e il regime interno, sia per i rapporti con le autorità ecclesiastiche.

6) Liturgia e Cerimonie.

  1. - Lo studio della Liturgia mentre giova ad illustrare i dogmi connessi col culto, servirà pure a mettere l´anima degli alunni in contatto con lo spirito della Chiesa, manifestato attraverso i suoi riti.
  2. - È ovvio che lo studio della Liturgia qui inteso, per quanto collegato, è e deve essere distinto dallo studio delle Cerimonie e delle Rubriche.
  3. - Esso deve in particolare mettere gli alunni, futuri sacerdoti, in contatto diretto coi libri liturgici, soprattutto col Messale, col Breviario e col Rituale.
  4. - All´inizio dell´anno scolastico, si terranno alcune lezioni per gli alunni del primo corso,´allo scopo di richiamare le nozioni di cerimonie già apprese nel noviziato e nello Studentato filosofico.

Nel corso dell´anno, in preparazione alle feste liturgiche, durante le ricreazioni o in ore supplementari, saranno convenientemente preparati i gruppi che per turno dovranno fare il servizio all´Altare.

  1. - Verso la fine dell´anno scolastico siano date le istruzioni necessarie agli ordinandi del 30 e 40 corso per la preparazione al Suddiaconato, al Diaconato e al Presbiterato.
  2. - La preparazione dei futuri sacerdoti alla celebrazione della S. Messa sarà fatta con una spiegazione accurata e con le prove dei singoli candidati, in privato e in comuné, sotto la direzione del maestro di cerimonie.

7) Teologia Ascetica e Mistica.

  1. - Oggetto dell´Ascetica è una breve trattazione sistematica, con indirizzo pastorale, sulla natura della perfezione cristiana, sui mezzi per raggiungerla e sugli impedimenti da superare.
  2. - Si diano appropriate e ben fondate nozioni di Teologia Mistica. Utili questioni particolari da esaminare saranno la cooperazione dell´umana volontà all´opera della Grazia, l´orazione mentale e i metodi in uso, le varie scuole di spiritualità.

8) Patrologia.

  1. - Scopo della scuola di Patrologia è far conoscere i Padri e gli scrittori più insigni della Chiesa nella loro vita e nelle loro opere, e riconoscere in queste una fonte da valorizzare per la catechesi e il ministero sacerdotale.
  2. - La scuola di Patrologia non deve ridursi a un arido elenco di nomi e di opere; neppure all´esame di una o due opere dei Padri. Perciò il professore, richiamati brevemente la vita e l´ambiente in cui vissero i Padri, stabilite le fonti, esporrà con, precisione e con quella completezza che sarà permessa dalle ore di scuola, il pensiero teologico contenuto nelle loro opere (dogma, ascetica, pastorale, liturgia). Metterà pure in risalto gli sviluppi o i ritardi dottrinali delle Chiese di cui essi riferiscono il pensiero.

9) Teologia pastorale.

  1. - Nella spiegazione del trattato « De peccatis castitati oppositis et de usu matrimonii » il professore sia castigatissimo nel modo di esprimersi, memore degli esempi e insegnamenti del nostro santo Fondatore D. Bosco. Evitando ogni incertezza e titubanza, darà, con sobrietà e precisione, chiara spiegazione della materia, insistendo sui principi che regolano la valutazione morale degli atti.
  2. - La parte più importante della Teologia pastorale per i nostri alunni è la prassi sacramentale. Pertanto il professore dia adeguato sviluppo a questa trattazione, esponendo con chiarezza e precisione le norme pratiche per l´amministrazione dei Sacramenti, in modo particolare del Sacramento della Penitenza, a vantaggio delle anime.
  3. - Il professore di Teologia pastorale dia pure brevi, chiare e precise norme di Azione Cattolica, di collaborazione missionaria, di amministrazione parrocchiale e di cura spirituale della parrocchia, sufficienti per una prima preparazione remota di coloro che saranno in seguito chiamati all´ufficio di parroco.

10) Catechetica.

  1. - L´esercizio dell´insegnamento catechetico assume importanza speciale per i sacerdoti salesiani. Però la scuola, anzichè teorica, deve essere soprattutto pratica, avendo i nostri chierici già avuto scuola di pedagogia ed esercizio pedagogico nel noviziato, nello Studentato filosofico e nel tirocinio pratico.

Come base si prenderanno quegli autori che siano stimati comunemente più celebri nell´istruzione catechetica e nella spiegazione della dottrina cristiana (1).

  1. - Ciascun insegnamento nello Studentato teologico deve essere impartito con finalità catechetica, per la preparazione dei nostri sacerdoti alla scuola di Religione e alla predicazione, alla difesa della Chiesa contro gli errori e le obbiezioni moderne.
  2. - Lo Studentato abbia una copiosa provvista di libri e sussidi didattici, da far conoscere e illustrare nella scuola di catechetica.

11) Sacra Eloquenza.

  1. - La Sacra Eloquenza avrà pure un indirizzo eminentemente pratico. Le norme generali saranno seguite da esercitazioni scritte e orali sui vari generi di predicazione in uso nelle nostre case: spiegazioni evangeliche, istruzioni catechistiche, panegirici, meditazioni e istruzioni per Esercizi spirituali ai giovani e al popolo.

12) Archeologia cristiana e Arte sacra.

  1. - Si procurino nel quadriennio alcune lezioni di Archeologia cristiana e di Arte sacra, dettate da competenti e illustrate opportunamente con diapositive o filmine.
  2. - Non manchino nella biblioteca copiose riproduzioni di quadri e monumenti, di basiliche e santuari. Sarà cosa lodevole e altamente educativa decorare corridoi e scuole con riproduzioni artistiche dei più insigni monumenti d´arte e di antichità cristiana, distribuendole con ordine logico più che estetico.

(1) Cost., art. 166.
13) Musica sacra.

  1. - Al sabato e alla vigilia delle feste è assegnato un quarto d´ora per la prova comune delle parti variabili della Messa e dei Vespri.
  2. - I Diaconi siano esercitati con cura ai canti del Sacerdote nella Messa e Vespri solenni.
  3. - Si incoraggi, ove sia possibile, la formazione di un complesso orchestrale per esercizio dei suonatori e per dare alle feste una tonalità di maggiore letizia.

CAPO QUARTO
TIPI DI ORARI

  1. - Si presentano i seguenti prospetti di orario e di distribuzione delle materie:

Orario feriale generale.


5,30 Levata

12,10 Pranzo - Ricreazione

6 Meditazione

14 Studio

6.30 Studio

15 Intervallo

7,30 S. Messa

15,15 Scuola (4a ora)

8,15 Colazione - Ricreazione

16,10 Ricreazione´

9. Scuola (la ora)

17 Studio

9,55 Intervallo

19,20 Ricreazione

10 Scuola (2a ora)

19,30 Lettura e Benedizione

10,55 Ricreazione

20 Cena - Ricreazione

11,05 Scuola (3a ora)

21 Orazioni - Riposo

12 Ricreazione

 

Orario del giovedì e vacanze non festive.


9,15 Studio

12,10 Pranzo

11 Ricreazione,

13 Passeggio

11,15 Canto

16,45 Ritorno dal passeggio

12 Ricreazione

 

Orario delle domeniche e feste. . .


6 Levata

14 Studio

6,40 Studio

15,1.5 Ricreazione

7.30 S. Messa

15,30 Vespri - Istruzione .- Benedizione - Ricreazione

8,15 Colazione - Ricreazione

17,30 Studio

9,30 Messa cantata - Spiegaz. Vangelo - Ricreazione

19,15 Ricreazione

11,15 Studio

19,30 Cena - Ricreazione

12 - Ricreazione

20,30 Orazioni - Riposo

12,10 Pranzo - Ricreazione

 

 

 

Distribuzione delle discipline scolastiche. -


MATERIE .

1.° Corso

2° Corso

3° Corso

4° Corso

Teologia Dogmatica

5

5

5

5

Teologia Morale

3

4

4 •

4

Sacra Scrittura

3

3

3

3

Storia Ecclesiastica

3

. 3

3

3

Diritto Canonico

3

2 _

2

2

Patrologia • .

1

1

 

Teologia Pastorale

— •

2

Liturgia

- 1

1 ,

- 1

Teologia ascetica

.. -.

l

1

Lingua ebraica

1

. —

Lingua greco-biblica

1

 

Sacra eloquenza

. — •

1

 

Catechetica

1

Salterio

— . •

1

T orale ore

20

20

21

21

Musica e cauto  in ore supplementari.
APPENDICE PRIMA
NORME PER GLI ASPIRANTATI
CAPO PRIMO
NORME GENERALI

  1. - Secondo le istruzioni della Sacra Congregazione degli Studi (2 febbraio 1941 e 18 gennaio 1943): « Tutti gli aspiranti al sacerdozio delle Famiglie religiose sono tenuti ad un corso di studi almeno eguale a quello seguito dagli aspiranti al sacerdozio del clero secolare, anche per gli studi medi classici ».
  2. - L´Ispettore fissi i programmi d´insegnamento. In essi abbiano la prevalenza la Religione, il latino e la lingua del Paese (1); per le altre discipline si abbiano presenti le indicazioni dei programmi dei Seminari e delle scuole pubbliche.
  3. - È conveniente che i nostri alunni aspiranti, per quanto sarà possibile, si provvedano dei titoli di studio, a tempo opportuno, secondo le prescrizioni di legge.
  4. - Si dia la preferenza ai libri di testo di edizione sale- Tana, e se questi mancano, si adottino altri testi tecnicamente ben fatti e moralmente sicuri (2).
  5. - Per la matematica è di importanza speciale la continuità dell´insegnamento e la perizia degli insegnanti. A tale scopo si consiglia di non cambiare, senza grave ragione, l´insegnante di detta disciplina, quando questi dimostri buona preparazione e abilità didattica in materia così ardua ma tanto formativa dell´intelligenza, e possibilmente di dare il medesimo insegnante al corso medio.
  6. Can. 1364, 1-2.
  7. Regolam., 1371
  8. - Gli insegnanti distribuiscano la materia mese per mese; si preparino bene ogni giorno alla scuola, correggano accuratamente i compiti, non trascurino la calligrafia, la nettezza dei quaderni e dei libri, tengano in ordine i loro registri. Mantengano inoltre le nostre usanze tradizionali, cioè: saggio almeno mensile, la lettura settimanale di autori latini cristiani, la breve esortazione agli alunni, perchè celebrino devotamente le novene e le feste (1).
  9. - Si diano regolarmente gli esami nei tempi stabiliti, e con maggior solennità quello semestrale (2).
  10. - Secondo la nostra tradizione, l´esame di Religione precede di circa un mese tutti gli altri, e chi fosse stato ritenuto in Religione non potrà accedere ai successivi esami, se prima non avrà riparato.
  11. - Oltre al costante e diretto interessamento da parte del Consigliere scolastico per il buon andamento delle scuole, anche il Direttore le visiti opportunamente per suscitare l´emulazione tra gli allievi.
  12. - Gli studi medi classici, soprattutto per il carattere letterario, che dev´essere come la nota dominante, possono utilmente dividersi in Ginnasio inferiore e Ginnasio superiore, della durata rispettivamente di tre e di due anni:
  13. Regolam., 206.
  14. Regolam., 140.

CAPO SECONDO
NORME PARTICOLARI
A) Ginnasio inferiore

  1. - L´insegnamento delle materie letterarie nei tre anni sarà assai più proficuo se gli allievi avranno il medesimo insegnante, che li accompagni di classe in classe.

1) Religione.

  1. - La scuola di Religione avrà due ore settimanali. Utilmente si potrà seguire questo programma, proposto dalla S. C. del Concilio per l´Italia (21-v1-1930 e rx-1940).

L° ANNO: Esposizione e illustrazione dei principali dogmi. - La Chiesa e il suo Magistero. - Il Sommo Pontefice. - Nozioni sui principali avvenimenti dell´Antico Testamento, con particolare riguardo ai Patriarchi, ai Giudici, ai Re, ai Profeti. La vita, e l´insegnamento di Gesù Cristo.
2° ANNO: Nozioni sui Comandamenti di Dio e sui precetti della Chiesa. - Le virtù teologali e morali. - Nozioni sullo sviluppo del Cristianesimo attraverso i secoli.
3° ANNO: Nozioni sui Sacramenti, la preghiera e la liturgia. - Influenza del Cristianesimo sulla civiltà, la letteratura e l´arte.

  1. - Nello svolgimento dei diversi punti della Storia Sacra si metta in evidenza che l´Antico Testamento è la figura e la preparazione del Nuovo, e che questo è l´attuazione e il compimento di quello.
  2. - Secondo la tradizione nostra si organizzino con cura e diligenza le gare di Religione. Così pure si promuovano i congressini e le mostre catechistiche che tanto giovano al progresso dello studio della Religione.

2) Lingua nazionale o regionale.

  1. - La scuola di lingua nazionale o regionale, pure dando largo campo alle letture per l´acquisto delle idee e il maneggio della lingua, non trascuri la grammatica. Gli allievi devono conoscere minutamente le particolarità grammaticali del linguaggio nativo, nelle parole, nella sintassi della proposizione e del periodo. È uno studio pesante, ma indispensabile, specialmente per futuri insegnanti.
  2. - In questi primi anni nella composizione si badi molto alla correttezza ortografica e grammaticale; più tardi non si rimedierà più alle deficienze in questo campo. Perciò si faccia largo uso della correzione pubblica, alla lavagna, dell´analisi grammatica´e e di esercizi orali metodici sui vari punti della grammatica. La correzione della composizione formi il cuore della scuola di lingua razionale.
  3. - In queste prime classi si deve insegnare a raccontare un episodio, a fare una bella descrizione, a scrivere una lettera, a riportare un racconto udito o una scena a cui si è stati presenti, evitando le stranezze, le fantasticherie, le sgrammaticature, i provincialismi, gli errori di ortografia.
  4. - L´apprendere a memoria facili brani di prosa e di poesia gioverà molto a formare il buon gusto e ad arricchire il patrimonio linguistico.
  5. - Si dia molta importanza alla lettura, e si insegni a leggere con senso e naturalezza, evitando le cadenze errate. Si tenga conto nei voti della buona lettura.

3) Lingua latina.

  1. - L´insegnamento del latino nelle prime tre classi costituisce il fulcro di tutta la formazione intellettuale dei nostri .giovani.
  2. Nel primo corso l´insegnante deve gradualmente preparare i suoi allievi allo studio della nuova lingua, in modo da renderla facile e gradita.
  3. - Si diano dapprima poche essenziali nozioni di analisi logica sul soggetto, sul predicato nominale e verbale, e sui principali complementi, partendo dalla grammatica della lingua nazionale. Gli altri complementi saranno spiegati negli anni seguenti.
  4. - Si inizi successivamente la declinazione il verbo, meccanicamente e a memoria dapprima, poi adagio adagio con semplici regole e pochissime eccezioni.
  5. - Si riducano le regole e le eccezioni al puro necessario, seguendo un testo adatto, e si facciano avvicinare al più presto gli allievi al latino vivo, analizzando e facendone digerire bene pochi brani, leggendo e traducendo più che si possa anche all´impronto.
  6. - Il metodo ciclico, l´introduzione di opportuni spunti di conversazione facili sulle cose più ordinarie della scuola e della vita, la lettura e lo studio a memoria di temetti adatti, debbono modernizzare anche l´apprendimento di questa lingua.
  7. - Abbondino gli esercizi di morfologia e lo studio dei vocaboli, le letture e traduzioni dal latino e in latino fatte oralmente in classe, con l´aiuto e la correzione immediata dell´insegnante.
  8. - Lo studio grammaticale più approfondito deve iniziarsi in terzo corso con la sintassi. Ma anche in questa classe poche regole schematiche, con esempi fissi e sicuri, mentre deve essere curato lo studio dell´Autore e l´apprendimento dei vocaboli, ora per famiglie etimologiche ora per rapporti di categoria.
  9. - Si propongono per la 2a e 3a classe i seguenti Autori: 2a: Fedro. - Cornelio. - S. Vangelo. 3a: Cesare (De Bello Gallico). - Tibullo. - Ovidio (Elegie).

4) Storia e Geografia.

  1. - La Storia e la Geografia siano insegnate schematicamente, nelle linee principali, ma svolgendo l´intero programma assegnato alle varie classi. Siccome possono avere l´una e l´altra uno sviluppo indefinito, importa che gli allievi imparino in istoria i fatti principali e l´inquadramento storico delle varie epoche col loro razionale concatenamento; e in geografia le nozioni generali, sulle carte geografiche, sui continenti, sugli Stati nella loro entità fisica, politica ed economica. Maggiore sviluppo si dia allo studio della regione, stato e continente nei quali si vive.
  2. - Le letture storiche e geografiche debbono costituire un piccolo sollievo, a soddisfazione della curiosità, poichè le ore settimanali sono appena sufficienti per svolgere il programma vasto e non facile, che richiede molte ripetizioni e interrogazioni.

5) Lingue estere.

  1. - Diventa sempre più importante per l´uso della vita e della cultura l´apprendimento delle lingue estere durante il corso ginnasiale. Ogni nazione ha le sue preferenze. Lo studio di esse deve ispirarsi a criteri di praticità e di rapidità. La conoscenza grammaticale deve procedere di pari passo con l´uso della conversazione, con la lettura di facili brani e con l´apprendimento di molti vocaboli e frasi a memoria. Si seguano tuttavia i programmi fissati per ciascuna nazione dai regolamenti scolastici.

6) Matematica.

  1. - La Matematica è col latino la disciplina più efficace per la formazione intellettuale dell´allievo. In queste prime classi deve essere continuo l´esercizio pratico del calcolo e della soluzione dei problemi. Pure svolgendo gradualmente il programma, si procuri che non manchi il frequente richiamo alle operazioni elementari, decimali e frazionarie e ai problemi di aritmetica e geometria, affinchè mentre gli allievi imparano nuovi calcoli, non, dimentichino ciò che è necessario per l´uso ordinario della vita.

7) Disegno e calligrafia.
310. - Il Disegno esige la sua scuola e i suoi attrezzi e l´insegnante adatto, affirichè gli allievi si addestrino gradualmente e siano edrica´d a eseguire -ciò che prescrivono i programmi d´esame.
311. - Tutti gli insegnanti diano importanza ed esigano la bella scrittura nei compiti scolastici e nei quaderni.
8) Educazione fisica.
312. - La scuola regolare di educazione fisica nei nostri Aspirantati ha per iscopo: a) di contribuire allo sviluppo naturale della muscolatura e dell´ossatura degli allievi mediante gli esercizi sistematici proposti dai programmi; b) di abituare i giovani alla disciplina di squadra, ai vari movimenti della persona, ai più comuni esercizi a corpo libero e agli attrezzi; c) di prepararli gradualmente a subire gli esami presso le scuole pubbliche.
313. - Ogni Aspirantato organizzi una pur modesta palestra e assegni nell´orario settimanale un´ora o due mezzore per tale addestramento. Si eviti però l´acrobatismo, lo spirito militaresco, e ogni cosa che possa danneggiare fisicamente o moralmente gli alunni (1).
314. - L´insegnante sia scelto e abile nel comando e nella didattica dell´insegnamento.
9) Galateo.
315. - Si farà settimanalmente mezz´ora di scuola di Galateo.
10) Canto.
316. - Vi sarà una lezione settimanale di teoria musicale e canto gregoriano per ogni classe.
(1) Cfr. Regolam., 150.
317. - Si svolgeranno i seguenti programmi:
1° ANNO: Music-a figurata: Teoria. Ritmica musicale nei tempi semplici 2/4, 3/4, 4/4. Esercizi di divisione, di lettura misurata e di scrittura con impiego dei valori musicali fino al quatto col punto.
Pratica . Intonazione per intervalli dei suoni su la scala diatonica. Solfeggi cantati relativi.
Canto Gregoriano: Solfeggio nella chiave di do in quarta- riga.
20 ANNO: Musica figurata: Teoria . Ritmica musicale nei tempi semplici, nei tempi 2/2, 3/2, 4/2. Esercizi di divisione, di lettura misurata con l´impiego dei valori musicali fino all´ottavo- col punto.
Pratica . Intonazione dei suoni nelle tonalità di do maggiore e la maggiore. Solfeggi cantati relativi.
Canto Gregoriano: Solfeggio nella chiave di do in terza riga. Frasi facili su intervalli di seconda maggiore e minore.
3° ANNO: Musica figurata: Teoria . Dettato ritmico nei tempi studiati. Esercizi di divisione nei tempi composti. Chiave di fa.´
Pratica . Intonazione dei suoni nelle tonalità maggiori e minori sino a dite diesis e due bemolli in chiave. Solfeggi cantati relativi.
Canto Gregoriano: Solfeggio nella chiave di do sulla seconda riga. Frasi facili su intervalli di seconda e terza maggiore e minore scelte nel Liber Usualis (1).
318. -. In ore supplementari avranno luogo esercitazioni collettive di canto sacro e ricreativo, e particolari per la schola Cantorum.
(1) Atti Cap. Sup. n. 111, pag. 30.
B) Ginnasio superiore.

  1. - Dopo le prime tre classi medie, prima del noviziato si facciano dagli aspiranti altri due anni di ginnasio.
  2. - Questo biennio avrà per tutti indirizzo nettamente classico, e seguirà in linea di massima il programma fissato per le due classi del ginnasio di Stato.
  3. - È necessario che i nostri aspiranti prima del noviziato abbiano acquistato sicurezza e disinvoltura soprattutto nella lingua nazionale e nel latino, per attendere con profitto agli studi liceali insieme allo studio completo della filosofia scolastica. Sarebbe perciò improvvido ridurre le due classi in un solo anno con pericolo di affaticare soverchiamente il fisico dei giovani e con danno irreparabile della loro soda preparazione intellettuale.
  4. - Più che la qualità di cognizioni e l´ampiezza dei programmi da ingerire, si deve curare la formazione allo studio, al lavoro personale, alla riflessione, alla capacità di esprimere le proprie esperienze; questo è un lavoro che vien fatto meglio senza fretta e che renderà gli allievi capaci di affrontare con facilità gli studi superiori.
  5. - Si procuri, ove sia possibile, che l´insegnante di lettere sia il medesimo per ambedue gli anni. Ne guadagnerà la formazione intellettuale e morale, con risparmio di tempo e possibilità di più ampio sviluppo di programmi.

1) Religione.

  1. - In quarta e quinta ginnasiale si inizia lo studio del Catechismo ragionato e di Apologetica (1). Si scelgano a tale scopo i migliori testi.

(1) Regolam., 131.
2) Lingua nazionale o regionale.

  1. - In queste due classi l´allievo deve essere educato a una maggior facilità e correttezza di espressione nella lingua nativa. La scuola di lingua nazionale deve essere considerata come formativa del carattere e dell´intelligenza, non solo del bello stile e della cultura letteraria.
  2. - Nelle composizioni s´insegni a tenere un ordine logico, a non dire ciò di cui non si è sicuri, a far tesoro delle spiegazioni, ad acuire lo spirito di osservazione e di ricerca, a correggere accuratamente gli elaborati e spesso si facciano rifare a distanza di qualche mese i medesimi temi; si eviti il puro fantastico, il sentimentalismo, l´ampollosità, l´ insincerità .
  3. - Più che alle copiose letture si badi a far leggere bene, pensando e annotando. Ciò che si legge per la scuola deve essere letto diversamente da ciò che si legge liberamente per sollievo o per gusto. Una lettura non escluda affatto l´altra.
  4. - Si faccia con molta cura la correzione pubblica degli elaborati: correggendo s´insegna a comporre e si desta l´emulazione tra gli allievi. Non si rimetta tale correzione alle ore stracche, per non rinunciare al mezzo più formativo della scuola di lingua.
  5. - Chi non riesce a far amare la composizione è chiaro segno che non sa fare bene la scuola. Lo sforzo di ogni insegnante perciò deve mirare a imparare quest´arte assai difficile, ma anche assai fruttuosa.
  6. - Si eserciti la memoria con l´apprendimento di brani di prosa e di poesia.
  7. - Appartiene in certo modo alla scuola di lingua nazionale l´esercizio di recitazione nel teatrino e nelle accademie.

Perciò gli aspiranti dovrebbero essere esercitati tutti alla pubblica recitazione. Se non si vincono in quell´età la timidezza, la grossolanità del porgere, la rozzezza della dizione, difficilmente si abitueranno più tardi a dominare una scolaresca o una massa di giovani nelle scuole, negli studi, nei refettori, a predicare con garbo, a dirigere il teatrino.

  1. - Si procuri che tutti gli allievi senza eccezione, almeno negli ultimi anni di Aspirantato, abbiano occasione più volte di presentarsi al pubblico. Si eviti di servirsi sempre dei migliori, con pericolo di vanità per essi e con danno della massa dei compagni.

Ottima scuola pure sarà presentarsi con composizioni proprie, magari preparate in poco tempo e opportunamente rivedute e corrette, tanto in lingua nazionale che in latino.
3) Lingua Latina.

  1. - Il tirocinio grammaticale, iniziato nella scuola media, si completerà in queste due classi con uno studio più accurato della sintassi dei casi, dei modi e dei tempi. Gli esercizi da e in latino siano fatti in primo luogo in classe, collettivamente e alla lavagna, affinchè gli allievi dalla viva voce dell´insegnante e dei compagni imparino le forme e costruzioni esatte e s´addestrino a tradurre con garbo e sicurezza in ambedue le lingue senza l´uso del vocabolario.
  2. - Nel tempo di studio sarà facile invece far trascrivere nei quaderni la traduzione degli autori letti, tradotti e commentati in classe; oppure far elaborare retroversioni o piccole composizioni latine col materiale stesso dell´autore tradotto in classe, o cercare le inesattezze e le migliorie da apportare negli elaborati dei propri compagni, riferendone in classe. Si consigli agli allievi la raccolta di frasi scelte, di sentenze, di modi di dire da usufruire poi nelle composizioni e conversazioni latine.
  3. - Nessuno s´impressioni delle prime prove non ben riuscite: questo esercizio libero, che lascia al giovane l´iniziativa del suo lavoro, gli farà apprendere meno regole, ma gli farà acquistare in breve l´orecchio e l´intuito della dizione esatta ed elegante, la comprensione più pronta dei passi d´autore meno accessibili. Si tenga presente che gli allievi avranno in latino la scuola di filosofia e di teologia, che nel liceo sarà d´obbligo la composizione e l´uso diretto della lingua latina, e che perciò la scuola deve subito allenarli ad ambedue queste mete.
  4. - Sarà utilissimo far studiare a memoria qualcuno dei migliori brani tradotti tanto di prosa che di poesia.
  5. - In queste due classi si studieranno pure gli elementi di prosodia e la metrica del pentametro ed esametro.
  6. - Si consigliano per la traduzione, da farsi possibilmente in classe con la guida e col commento del professore, i seguenti testi: a) Nella quarta ginnasiale: Sallustio, Cicerone (Lettere), Ovidio (Metamorfosi); b) nella quinta classe: Cicerone (Orazioni politiche e Lettere), Virgilio (un libro dell´Eneide); e) in ambedue le classi vi sarà pure un autore cristiano.
  7. - Le letture (per le quali non si impegna la volontà del professore con indicazioni quantitative) dovranno essere abbastanza ampie ed opportunamente inquadrate per dare ai giovani un´idea degli autori e delle opere lette.
  8. - Non dovrebbe mancare, almeno una volta l´anno, una pubblica gara accademica di conversazione, di cultura e recitazione latina, con l´intervento di parecchie classi e la premiazione delle prove meglio riuscite.

4) Lingua Greca.

  1. - L´insegnamento del Greco mira a raggiungere tutta la maggior possibile capacità di leggere i classici del pensiero e dell´arte che sono nel programma dello Studentato filosofico. Perciò nelle due classi del ginnasio superiore lo studio della grammatica sarà ridotto alle linee essenziali e accompagnato subito dallo studio del legsico e da continui esercizi di versione dal greco in lingua nazionale e viceversa, preferibilmente in classe, sotto la guida dell´insegnante.
  2. - Nel primo anno del ginnasio superiore sarà sufficiente un volume di esercizi che accompagni lo studio della grammatica. Solo nel secondo si inizierà la traduzione di dialoghi di Luciano e di brevi passi di Senofonte e del S. Vangelo.

5) Matematica.

  1. - Lo studio più approfondito della matematica servirà a scegliere gli elementi adatti allo studio scientifico e anticiperà parte del programma per quelli che continueranno nel liceo classico.

6) Scienze.

  1. - Si inizierà l´insegnamento delle Scienze naturali, ove sia richiesto dai programmi del Paese.

7) Disegno e calligrafia.

  1. - Si continui l´insegnamento del disegno. Sarà utile a quelli che proseguiranno per la via scientifica e agli altri allievi servirà come educazione estetica e miglior preparazione alla storia dell´Arte.

8) Lingue estere, Educazione fisica, Galateo.

  1. - Per le lingue estere, l´Educazione fisica e il Galateo valgono gli articoli 308, 312-15, dati per il ginnasio inferiore.

9) Canto.

  1. - Si svolgeranno i seguenti programmi:

4° ANNO: Musica figurata: Te ori a . Ritmica musicale nei tempi semplici e composti. Lettura misurata nelle chiavi di sol e fa alternate. Teoria del modo maggiore e minore.
Pratica . Intonazione dei suoni nelle tonalità maggiori e minori fino a quattro accidenti. Solfeggi cantati relativi.
Canto Gregoriano: Solfeggio nella chiave di fa in terza riga. Frasi facili su intervalli di quarta e quinta scelte nel Liber Usualis.
5° ANNO: Musica figurata: Te ori a . Ritmica musicale nei tempi semplici e composti (esercizi più difficili). Lettura misurata nelle chiavi di sol e di fa alternate. Continuazione
della teoria generale. Intervalli cromatici. Formazione dell´accordo. Ripasso generale.
Pratica. Intonazione dei suoni in tutte le tonalità maggiori e minori. Solfeggi cantati relativi al programma svolto. Canto Gregoriano: Solfeggio nella chiave di fa in quarta riga. Canti facili (antifone, sequenze, inni, ecc.).

CAPO TERZO
TIPI DI ORARI

  1. - Si riportano dagli Atti del Capitolo Superiore, n. 78 (p. 137) i seguenti tipi di orario:

Orario feriale.


6 Levata

13,45 Studio

6,30 Studio

14,15 Scuola

7,25 S. Messa

15,05 Intervallo

8,15 Colazione - Ricreazione - Occupazioni

15,15 Scuola

 

16,10 Ricreazione

9 Scuola

17 Benedizione - Studio

10,50 Intervallo

18,50 Ricreazione

11 Scuola

19 Studio - Scuola di canto

11,50 Intervallo

20 Cena - Ricreazione

12 Pranzo - Ricreazione

21 Orazioni - Riposo

Orario festivo.


6,30 Levata

14 Studio

7 Studio

15,15 Ricreazione

7,30 S. Messa

15,30 Vespri - Istruzione - Benedizione - Ricreazione

8,30 Colazione - Ricreazione

 

9,30 Messa - Vangelo - Ricreazione - Studio

17,30 Studio

12 Ricreazione

19,30 Cena - Ricreazione

12,10 Pranzo

20,45 Orazioni - Riposo

Orario del giovedì.
9,30 Studio
11 Scuola di Galateo
13,30 Pulizia - Passeggio

APPENDICE SECONDA
PROGRAMMI E NORME PER IL TRIENNIO
DI TIROCINIO PRATICO

  1. - I chierici del tirocinio pratico abbiano una lezione settimanale sul Nuovo Testamento, tenuta possibilmente dal Direttore, nella quale reciteranno ogni volta circa dieci versetti a memoria. Vengano istruiti nelle regole di buona creanza ed esercitati nel canto ecclesiastico e nelle sacre cerimonie, facendoli per turno partecipare alle sacre funzioni "(1).
  2. - I chierici attenderanno a un metodico ripasso della

filosofia scolastica, suddivisa nei tre anni:
1° - Questioni scelte di Logica e Ontologia.
2° - Questioni di Cosmologia e Antropologia.
3° - Questioni di Teodicea ed Etica.

  1. - Per uniformità e norma comune diamo un estratto di tesi, sulle quali gl´Ispettori potranno basarsi per l´esame prescritto. Esse sono le principali di ciascun trattato e hanno speciale relazione con la Teologia.

PROGRAMMA DI FILOSOFIA per gli esami dei Chierici del Tirocinio pratico:
I ANNO: Logica e Ontologia. a) Ex Logica:

  1. De struttura, expressione orali et valore ratiocinii tura deduttivi quam induttivi.
  2. Universale et supremum criterium certitudinis est evidentia rerum intellectui manifestata.
  3. Scepticismus vulgaris, metliodicus et critieus admitti nequit.

(1) Regolanh., 57.

  1. Testimonium humanum historicum potest nobis certi-tudinem veram afferre de factis coaevis et praeteritis, non modo naturalibus, sed etiam supernaturalibus.
  2. Universale directum invenitur concrete in rebus singularibus et abstracte in intellectu; universale autem reflexum invenitur fundamentaliter in rebus singularibus et formaliter in intellectu.

b) Ex Ontologia:

  1. Essentia multarum rerum naturalium a nobis vere cognoscitur licet imperfect o modo.
  2. Ratio ultima possibilitatis intrinsecae rerum est essentia divina a divino intellectu cognita quatenus diversimode imitabilis a diversis rebus.
  3. Notio substantiae fruitur realitate obiectiva.
  4. Notio accidentis fruitur realitate obiectiva, neque apparet intrinseca repugnantia ut, virtute divina, quantitas aliaque accidentia existant separatim ´a propria substantia.
  5. Omne agens agit propter finem et quidem. ultimum.

II ANNO: Cosmologia e Antropologia.
a) Ex Cosmologia:

  1. Hylemorphismus, seu systema materiae primae et formae substantialis, admittendus est uti rationabilior caeteris aliis.
  2. Transformismus mitigatus adversatur factis, rigidus autem adversatur etiam rationi.
  3. Vegetalia vera vita fruuntur.
  4. Cognitio sensitiva seut sensatio, oritur per mutationem ab obietto sensibili in organo sentiente producta.
  5. Anima sensitiva, quamquam nobilior caeteris formis hucusque consideratis, est tamen et ipsa forma materialis.

b) Ex Antropologia:

  1. Objectum adaequatum intellectus nostri complectitur omnia; objectum vero proportionatum complectitur tantum essentias rerum materialium.
  2. Voluntas necessario tendit in bonum absolutum seu finem ultimum; libere vero in bona relativa seu media ad finem ultimurn.
  3. Systema scholasticum circa originem idearmm admittendum est.
  4. Anima humana. est substantia simplex et
  5. Anima humana creatur immediate a Deo et est im- mort al i s

III ANNO: Teodicea. - Etica.
a) Ex Theodicea:

  1. Contingens mundi natura arguii existentiam. Dei.
  2. Deus est ipsum esse subsister s; in hoc autem. reponi debet metaphysicum cius col.stitutivum..
  3. Deus intelligit, immo comprehen.dit seipsum et omnia quae ab ipso distin.guuntur, sive aliquando existentia sive tantum possibilia.
  4. Deus vult seipsum primario et necessarie; glia vero secundario et libere. •
  5. Creatio admitti debet, eaque nonnini Deo competere potest.

b) Ex Ethica:

  1. Essentia moralitatis con.sistit in relation.e convenientia2 aut repugnantiae quam actiones humanae habent proxime cum natura humana et remote cum natura divina.
  2. Lex positiva luimana pendet a lege aeterna et a lege naturali.
  3. Ad conscientiam certam habendam sufficit certitudo moralis; quotiescumque contenditur de licito et illicito segui possumus sententiam vere probabilerU. renda tutiore, aeque probabili et etiam probabiliore.
  4. Unusquisque habet ius naturale acquirendi .proprietatem transitoriam non solum, sed etiam stabilem. Proprietas primo acquiritur per occupationem.
  5. Constitutivum formale societatis civilis non. est aucto-- ritas, sed est • vinculum iuridicum legale ortum ex ipsa lege naturali quod omnes familias simul viventes obstrin.git in uni-,tate societatis dictae.

352. - In ciascuna nazione g i Ispettori scelgano ogni anno una lettura ´filosofica o pedagogica, preferibilmente  di quelle prescritte per esami nelle scuole di Stato, affinchè i chierici ne facciano utile lettura e ne diano relazione scritta od orale.

  1. - Si assegni una parte notevole di Autore latino cristiano da tradurre e commentare.
  2. - Gli esami si facciano in epoca fissa, da tutti, seriamente, e gli Ispettori, nell´ammettere alla Teologia i chierici, ne diano comunicazione al Direttore dello Studentato.
  3. - Nulla vieta che il programma d´esame sia il medesimo per tutti i chierici tirocinanti, sia di primo che di secondo e terzo anno.
  4. - Dove sia possibile si procuri di riunire durante le vacanze i chierici tirocinanti per una settimana almeno in luogo adatta, in uno o due turni, con personale esperto e competente, per dar loro modo di risolvere le difficoltà, di richiamare le principali norme didattiche, pedagogiche e salesiane e diorepararsi diligentemente all´esame di tirocinio con giovamento dello spirito.

APPENDICE TERZA
PROGRAMMI E NORME
PER IL QUINQUENNIO TEOLOGICO
1) Prescrizioni canoniche e regolamentari.

  1. - Il canone 509 del Codice di Diritto Canonico prescrive: « Religiosi sacerdotes, iis tantum exceptis qui a Superioribus maioribus gravem ob causam fuerint exempti, aut qui vel sacram theologiam, vel ius canonicum, vel philosophiam scholasticam doceant, post absolutuin studiorum curriculum, quotannis saltem per quinquennium, a d9ctis gravibusque patribus examinentur in variis doctrinae sacrae disciplinis antea opportune designatis
  2. - Le Costituzioni (art. 168) dicono: « Ciascun socio si dia cura di comporre un corso di meditazioni e di istruzioni adattato prima per la gioventù e poi per i fedeli in genere ».
  3. - I Regolamenti (art. 340) dicono: « L´Ispettore conferisca ai propri sudditi, riconosciuti idonei, la facoltà di confessare nelle nostre case gli interni, e di predicare ad essi. Ma tale facoltà egli non conferirà se non in seguito ad un esame subìto davanti a una commissione._ Egli designa gli esaminatori dei candidati al ministero delle confessioni e della predicazione. Da questa connnisione dovranno essere esaminati tutti i sacerdoti prima dell´esame in Curia ».

2) Prescrizioni particolari.

  1. - Nel primo anno i nostri Sacerdoti sosterranno un esame su questioni scelte nel programma del primo anno di Teologia.

Inoltre per l´esame di predicazione presenteranno per iscritto agli esaminatori designati dall´Ispettore almeno tre meditazioni per esercizi spirituali ai giovani, tre spiegazioni evangeliche e tre istruzioni sulla dottrina cristiana al popolo. L´esame potrà essere fatto recitando una delle suddette prediche alla presenza della commissione.

  1. - Nel secondo anno di sacerdozio subiranno un primo esame di confessione presso gli esaminatori designati dall´Ispettore. Esso verterà su tutta la teologia morale. Successivamente saranno presentati a subire l´esame di confessione presso la rispettiva Curia, e solo dopo questo secondo esame potranno esercitare il ministero delle confessioni (1).

362.- Nel terzo, quarto e quinto anno daranno l´esame di questioni scelte nel programma che si sarà svolto negli Studentati teologici per i corsi del triennio.

  1. - La scelta delle questioni su cui verteranno detti esami sarà fatta anno per anno dal Consigliere Scolastic6 Generale e sarà tempestivamente comunicata agli Ispettori.
  2. - Dove sarà possibile, gli Ispettori riuniscano i novelli sacerdoti che debbono subire gli esami del quinquennio per un dato tempo durante ´il periodo delle vacanze in luogo adatto per una conveniente preparazione teorica e pratica, sotto la guida di esperti e competenti maestri, quali potrebbero essere gli stessi esaminatori..

(1) Regolain., 48.
APPENDICE QUARTA
MODULI PER GLI STUDENTATI TEOLOGICI
365. - Per -visione e norma si mettono qui a continuaziale alcuni tipi di Moduli, che l´esperienza ha suggerito per gli Studentati teologici (1).
SCHEDA DEL " Curriculum vitae ".
Da unirsi alla lettera di presentazione del Chierico che entra nello Studentato Teologie&
PERIODO DI FORMAZIONE
LUOGO DATA
figlio di ------------------------------------------------------------------- - -
e di -------------------------------------------------  Ingresso
Noviziato          moo
nato il ------------  in  ---------------------------- I Vestiz.
Diocesi ------  Provincia  ----------------------- Trien. I -------------
» 2 ----------------
Battezzato ----  Cresimato  -------- Profess.
» 3 -------
SERVIZIO MILITARE                               Perp.
An. lo
Visite ----------- Esito --------------------------- 11
Filos.       » 2°
» 3°
Tirocin.
A. 1°
i
Servizio - Durata - Luogo - Condizione      » 20
prat.
» 20
Indicazioni particolari biografiche (Doti fisiche, salute, ecc.).           
Caratteristiche personali (Doti intellettuali, morali, abilità speciali) 
(1) Questi moduli debbono essere spaziati ampiamente. Qui diamo solo le diciture necessarie.
ISTITUTO TEOLOGICO SALESIANO
SCHEDA PERSONALE
del Chierico ---------------------------------------------------------------
Ispettoria ----------------------------------------
Entrato il--------------
Ultima professione (triennale-perpetua)           
INFORMAZIONI DEL SUO ISPETTORE
Doti fisiche -----------------------------------------------------------
Doti intellettuali ----------------------------------------------------------
Doti morali -----------------------------------------------------------------
CORSO TEOLOGICO
Io CORSO   Anno 19--
Osservazioni -------------------------------------------------------------
Tonsura (giudizio del Capitolo per l´ammissione) -----------
IP CORSO  Anno 19--
Ordini Minori (giudizio del Capitolo per l´ammissione)       
IP Ordini Minori (giudizio del Capitolo per l´ammissione)
1110 CORSO--------------- Anno 19    
Suddiaconato (giudizio del Capitolo per l´ammissione)        
rvo CORSO  Anno 19---
Diaconato (giudizio del Capitolo per l´ammissione)---------
Presbiterato (giudizio del Capitolo per l´ammissione) ------
SCHEDA
per il Personale Insegnante Salesiano
COGNOME e NOME ----
ISPETTORIA --------
STUDI FATTI
(Studi medi inferiori e superiori universitari ed ecclesiastici compiuti da ciascun confratello, coll´indicazione del luogo e dell´anno).
ESAMI PUBBLICI subiti (quali, luogo e data) TITOLI conseguiti (quali, luogo e data) ABILITAZIONI (quali, luogo e data) MATERIE insegnate o che può insegnare LINGUE che sa parlare
PUBBLICAZIONI FATTE
INDICE
SEZIONE PRIMA
Proemio ........................................................................... pag. 1
Articoli generali ............................................................  »....... 5
CAPO PRIMO.- Alunni (art. 1-6) ................................  »....... 5
» SECONDO. - Professori (7-16) ...........................  »....... 6
» TERZO.- Lezioni (17-27) ......................................  »....... 8
» QUARTO. - Esami (28-38) ...................................  »....... 9
» QUINTO. - Calendario (39-44) .................................  > 11
» SESTO.- Biblioteca (45-56) .................................  ».... 12
SEZIONE SECONDA
                                         Articoli particolari   »            14
PARTE PRIMA.
Studentati Filosofici .....................................................  ».... 14
CAPO PRIMO. - Articoli preliminari (57-71) .................  » 14
>> SECONDO. - Programmi (72-77) .....................  ».... 17

  1. Religione e Catechetica (78-80) ..................  ».... 17
  2. Filosofia (81-83) ..............................................  ».... 18
  3. Pedagogia (84186) ..............................................  » 18
  4. Musica (87-91)................................................. ».... 18

CAPO TERZO. Norme didattiche particolari ................  » 19

  1. Religione e Catechetica (92-95) ..................  ».... 19
  2. Filosofia (96-101) ............................................  ».... 20
  3. Pedagogia (102-107) ..........................................  » 21
  4. Matematica (108413) ..........................................  » 22
  5. Fisica (114-118) ..............................................  ».... 23
  6. Scienze (119-124) ..........................................  ».... 24
  7. Lingue e Letterature (125-128) .........................  » 26
  8. Lingua e Letter. Nazionale o Regionale (129-132) » 27
  9. Lingua e Letteratura Latina (133-136).............. » 27
  10. Lingua e Letteratura Greca (137-141) .............  » 28
  11. Lingue moderne (142-143)............................ pag. 29
  12. Storia civile (144-152 ........................................  »    30
  13. Storia dell´Arte (153-157) .................................  ),    31
  14. Educazione estetica (158-160) ..........................  » 31
  15. Musica (161-166) .   »............................................... 32
  16. Educazione fisica (167) ...................................  »    32
  17. Sacre Cerimonie (168-169)  ................................ » 33

CAPO QUARTO. - Tipi di Orari (170)............................. » 33
PARTE SECONDA.
Studentati Teologici .........................................................  » 35
CAPO PRIMO. - Articoli preliminari (171-189) ............  » 35
CAPO SECONDO. - Programmi (190-192) ..................  » 38

  1. Teologia Dogmatica (193-194) ........................  » 39
  2. Teologia Morale (195) .......................................  » 40
  3. Sacra Scrittura (196) .......................................  »    41
  4. Storia Ecclesiastica (197) ..............................  »    42
  5. Diritto Canonico (198) .......................................  » 42
  6. Lingua ebraica e greco-biblica (199-200) ...  »    43
  7. Liturgia e Cerimonie (201-202) ........................  » 43
  8. Teologia ascetica e mistica (203) .................  »    44
  9. Patrologia (204) ...............................................  »    44
  10. Archeologia cristiana e Arte sacra (205) ........  » 44
  11. Teologia pastorale (206) ................................  »    44
  12. Catechetica (207) ............................................  »    45
  13. Sacra Eloquenza (208)   » 45
  14. Salterio (209)     ».................................................... 45
  15. Musica (210-211)................................................ » 45

CAPO TERZO. - Norme didattiche particolari .............  » 47

  1. Teologia Dogmatica (212-219) ........................  » 47
  2. Teologia Morale (220-228) ...............................  » 48
  3. Sacra Scrittura (229-239) ...............................  »    50
  4. Storia Ecclesiastica (240 248) ..... . . . . ........  »    54
  5. Diritto Canonico (249-254)  ............................... » 55
  6. Liturgia e Ceiimonie (255-260) ........................  » 56
  7. Teologia ascetica e mistica (261-262) . . . . .  »    57
  8. Patrologia (263-264) .......................................  »    57
  9. Teologia pastorale (265-267) ........................  »    58
  10. Catechetica (268 270)........................................ » 58
  11. Sacra Eloquenza (271) .....         .      . . .          »    59
  12. Archeologia cristiana e Arte sacra (272-273) . . . pag. 59
  13. Musica (274-276).............................................. »   60

CAPO QUARTO........................................ Tipi di Orari (277)    » 60
APPENDICE PRIMA. - Norme per gli Aspirantati -... » 62
CAPO PRIMO. Norme generali (278 287) .............  » 62
CAPO SECONDO. Norme particolari .....................  » 64
A).   Ginnasio inferiore (288) ...............................  »   64

  1. Religione (289-291) ..................................  »   64
  2. Lingua Nazionale o Regionale (292-296) . . . »    65
  3. Lingua Latina (297-305).............................. » 65
  4. Storia e Geografia (306-307) .....................  »  66
  5. Lingue estere (308) ....................................  »  67
  6. Matematica (309) .........................................  » 67
  7. Disegno e Calligrafia (310-311) ...............  »  68
  8. Educazione fisica (312-314) .....................  »  68
  9. Galateo (315)                                                 »   68
  10. Canto (316-318)   »........................................... 68

B). - Ginnasio superiore (319-323) ......................  »  70

  1. Religione (324) ............................................  »  70
  2. Lingua Nazionale o Regionale (325-332) . .    »   71
  3. Lingua Latina (333-340)............................. »  72
  4. Lingua Greca (341-342) .............................  » 73
  5. Matematica (343) .........................................  » 74
  6. Scienze (344) ..............................................  »   74
  7. Disegno e Calligrafia (345) .......................  »   74
  8. Lingua estera, Educ. Fis., Galateo (346) . . . » 74
  9. Canto (347) ..................................................  »   74

CAPO ´TERZO. - Tipi di Orari (348) ........................  » 75
APPENDICE SECONDA. - Programmi e Norme per il Triennio di Tirocinio Pratico (349-356)             »           76
APPENDICE TERZA. - Programmi e Norme per il Quin‑
quennio Teologico ....................................................  » 80

  1. - Prescrizioni canoniche e regolamentari (357-359)  » 80
  2. - Prescrizioni particolari (360-364) ..................  »  80

APPENDICE QUARTA. - Moduli per gli Studentati Teologici (365)            »         82