PG Zasoby

Atti del Capitolo Superiore: 1943-1944. Atti 115-126. Buona Stampa

Gennaio-Febbraio 1943     N. 115
IL RETTOR MAGGIORE.

Auguri pasquali. - Gravità e incognite dell´ora presente. - Combattere l´ignoranza religiosa. - Formazione religiosa degli alunni. - Formazione dei liceisti, oratoriani, padri di famiglia,       allievi. - Conferenze di San Vincenzo. - Crociata catechistica a vantaggio del popolo mediante la buona stampa. - Invito a scrivere e diffondere foglietti, libretti, libri.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
24 febbraio 1943.

Figliuoli carissimi in G. C.,
Si avvicinano le Feste Pasquali e sono lieto di augurarvele felici e ricche di benedizioni celesti. Intendo poi rivolgere fin d´ora uno speciale ringraziamento a tutti coloro che in questa circostanza innalzeranno a Dio suppliche e preghiere per me e per i Superiori.

20 Dopo ciò, figliuoli carissimi, mi preme richiamare tutta la vostra attenzione su di un argomento di massima importanza, anzi di gravità eccezionale. A nessuno infatti dovrebbe sfuggire che le tristissime vicende che sconvolgono dalle fondamenta le nazioni e l´intero organismo sociale, vanno al tempo stesso creando situazioni e maturando fatti nuovi che, appunto perchè interessano direttamente e gravemente la Chiesa e la società, debbono essere oggetto della nostra più viva attenzione.

Dagli augusti messaggi e dalle ispirate allocuzioni del S. Padre, dalle Pastorali dei Vescovi, dai richiami insistenti delle riviste e pubblicazioni cattoliche, mentre viene presentata con caratteri di crescente gravità e sempre più densa d´incognite l´ora presente, è pure messa in rilievo l´urgente necessità di correre ai ripari per evitare che nuove e ancor più disastrose catastrofi materiali e morali vengano ad aggiungersi a quelle che già pesano su tutti e su tutto.

D´altronde è stato avvertito che i satelliti del demonio vanno moltiplicando febbrilmente i loro attacchi in ogni settore, servendosi all´uopo anche d´insidiose forze occulte, per allontanare sempre più il popolo dalla Chiesa, dal sacerdote, da Dio. A tal fine ogni mezzo è creduto lecito: si accarezzano le passioni, si fomenta la sete di ricchezze e di piaceri con promesse di utopico benessere, si propina il veleno con insinuazioni maligne, lusinghe, calunnie, aggiungendo alla scaltrezza una sfrontatezza inaudita. Si direbbe che l´idra infernale voglia servirsi del generale disagio per sovvertire con l´ordine religioso anche quello politico e sociale.

Non è mio intendimento intrattenermi su quest´argomento, d´altronde già trattato nelle memorabili encicliche dei sommi pontefici Leone XIII e Pio XI, e negli accorati messaggi natalizi di S. S. Pio XII.

Mi preme piuttosto, in quest´ora oltremodo grave, invitarvi a correre, con viscere di amore e slancio di apostoli, a soccorso di tanti nostri fratelli.

30 A tal fine è bene aver presente che, di tutte le cause che hanno contribuito ad allontanare le anime da Dio e dalla Chiesa, forse la più grave è l´ignoranza religiosa. Lasciando che altri si dedichi a individuare le origini, i motivi, le colpe di questa piaga veramente funesta, noi accingiamoci piuttosto, coi mezzi di cui possiamo disporre, ad arrestarne il contagio e a procurarne il risanamento.

A vostro conforto vi dirò che ormai non siamo soli i sacerdoti e i religiosi a preoccuparci e a lavorare per ricondurre le masse a Dio. Non pochi dirigenti di aziende in più intimo contatto dei lavoratori delle industrie e dei campi, si vanno persuadendo che solo un potente soffio di vita cristiana e religiosa può ridare al popolo quel senso di moralità che renda fecondo il lavoro, e sia garanzia di pace.

Che più, vanno sorgendo qua e là promettenti iniziative con risultati rassicuranti. Non v´è dubbio; riavvicinare l´uomo alla luce delle verità della fede, a Dio, è procurarne il benessere individuale, familiare e sociale.

40 Ma quale dovrà essere, mi direte, il contributo nostro in quest´opera di ricostruzione cristiana? Poichè mi rendo esatto conto del lavoro e delle molteplici preoccupazioni che vi assillano, rese più gravi dalle penose condizioni in cui sono venute a trovarsi molte nostre case, mi limito a farvi una sola proposta. Prima però di esporvela, vi esorto a intensificare alcune attività che già state svolgendo. Sostanzialmente si tratta, come voi stessi vedrete, di dare un più ampio sviluppo alla crociata catechistica, non limitandola ai soli giovani, ma estendendola anche agli adulti, che già sono o potranno essere oggetto del nostro zelo.

A tal fine e come lavoro fondamentale curate anzitutto la soda formazione religiosa dei giovani affidati alle nostre cure.

L´ignoranza religiosa non è solo la piaga del popolo e del povero, ma anche dei dirigenti, dei professionisti, dei ricchi. Preoccupiamoci pertanto di formare cristiani coscienti, pratici, preparati all´apostolato, oltre che negli oratori festivi e nelle scuole professionali e agricole, anche nelle scuole medie e superiori. È assolutamente necessario che si vada radicando sempre più profondamente in tutti la persuasione che l´insegnamento delle verità religiose deve occupare, non solo gerarchicamente, ma più ancora praticamente il primo posto tra tutte le altre materie, se vogliamo conseguirne la pratica. Ognuno reputi a sommo onore l´essere scelto a insegnare il catechismo e le norme di vita cristiana. Io voglio sperare che non avremo mai da deplorare che, tra i figli di S. Giovanni Bosco, vi siano dei maestri e professori che limitino — e forse, in questo caso, diremmo meglio, sperperino — le loro attività nell´insegnamento delle lettere e scienze profane, considerandole come scopo precipuo del loro apostolato, e non invece come semplice mezzo a servizio di una missione ben più eccelsa, qual è quella di rischiarare le intelligenze con le verità della Fede e addestrare volontà e cuori alla pratica della virtù. Grazie a Dio, su questo punto molto è stato fatto: rimane però largo margine per fruttuosi esami di coscienza. Quando sentiamo parlare di traviamenti di certi giovani usciti da istituti cattolici, non basta che ci limitiamo a manifestazioni di deplorazione e pena: è soprattutto allora che noi dobbiamo prostrarci alla presenza di Dio e chiederci se le defezioni non possano dipendere anche in parte dal nostro poco zelo nell´istruire e formare i nostri alunni.

50 Inoltre rendiamo sempre più completa la formazione religiosa dei liceisti, dei giovani aspiranti ed effettivi, dei padri di famiglia, dei gruppi di ex allievi che frequentano i nostri oratori.

Riguardo ai liceisti si abbia presente che per dar loro una istruzione soda e appropriata è assolutamente necessaria, da parte dell´insegnante di Religione, una preparazione accuratissima. Si faccia di tutto per mettere a disposizione degli allievi Ima ben selezionata biblioteca di libri d´indole religiosa e sociale, la cui conoscenza possa giovare loro anche in seguito. Ma più ancora attrezzate codesti cari figliuoli contro le insidie del mondo e formateli all´apostolato.

Per gli aspiranti ed effettivi degli oratori festivi siavi una duplice preoccupazione: quella di moltiplicarne il numero e soprattutto quella della loro formazione attraverso l´opera di sacerdoti istruiti, zelanti, costruttivi. Si pensi che può dipendere da noi, dal nostro lavoro, dal nostro zelo la formazione di uno scelto gruppo di apostoli.

Altrettanto dicasi dei padri di famiglia. Quest´aggruppa‑ mento a base familiare ha dato e darà ancora frutti consolanti se sarà coltivato a dovere. Esso è sorto ormai in ogni nostro oratorio: con cure speciali se ne accresca il numero e l´operosità. L´insegnante di religione destinato a questa sezione di adulti si prodighi per far sì che l´istruzione e formazione religiosa loro impartita li prepari effettivamente a svolgere un apostolato proficuo nella famiglia e tra i loro compagni d´impiego di lavoro.

Anche per la sezione degli ex allievi si faccia quanto è stato detto per i padri di famiglia. Voci fraterne o altri organi dell´associazione, si faranno premura di dare a tal fine norme opportune. Per tutti i gruppi suindicati però la nostra più viva preoccupazione dev´essere quella di formarli all´apostolato.

60 Ho appreso con gioia che anche le Conferenze di San Vincenzo de´ Paoli prendono, presso i nostri istituti e specialmente tra i gruppi degli adulti, uno sviluppo consolante. Voi già ne conoscete le finalità e il funzionamento, e perciò mi limito su questo punto a qualche precisazione.

Anzitutto non posso astenermi dal manifestarvi che sarei lietissimo di sapere che presso ogni nostra casa, soprattutto nei grandi centri, è sorta una di dette conferenze. Esse infatti possono nascere e svilupparsi anche all´ombra dei collegi, di case di formazione, di qualsiasi nostro istituto. Non sarà difficile trovare un gruppo di cooperatori o di. ex allievi che costituiscano la base di quest´opera di carità. Anzi si offrirà così anche ai nostri benefattori e amici il modo di far del bene a se stessi e agli altri. Va da sè che tutto dovrà farsi con prudenza mai disgiunta da `costanza. Gl´Ispettori potranno dare suggerimenti e direttive: in casi speciali s´interpellino anche i Superiori del Capitolo.

A vostra istruzione e conforto vi dirò che, presso alcuni oratori festivi situati nei grandi centri, sono già sorte diverse conferenze tra gli effettivi, tra i padri di famiglia, tra gli ex allievi. Ove poi nelle vicinanze dell´oratorio vi fossero grandi fabbriche non sarà difficile, come già si fece, interessare i dirigenti per far sorgere conferenze a vantaggio degli operai di detti stabilimenti.

In molti casi basterà osare santamente e il Signore premierà i nostri sforzi facendoci trovare tra gli stessi industriali, ingegneri, impiegati, uomini di zelo e di non comune abilità nello suscitare nuove vie e forme pratiche per far del bene. .I mezzi poi, se avremo fede, non verranno mai meno. Iddio susciterà attorno a noi persone benefiche, gruppi di patroni o patronesse c´ispirerà particolari iniziative.

A questo punto sento il dovere di tributare un caldo elogio a quegl´Ispettori e Direttori che, nelle loro Ispettorie e Case, lavorano alacremente per il bene degli operai e del popolo, oltre che nei modi testè indicati, anche con scuole

Ed eccoci giunti alla proposta a vantaggio del popolo, di cui vi feci cenno al principio. Amo pensare che sia stato lo stesso nostro Padre a suggerirmi d´invitare tutti voi a questa forma di apostolato. D´altronde, anche qui, io non farò che ricordarvi ciò che fece il nostro santo Fondatore, e, dietro i di lui esempi, i suoi figli.

Don. Bosco infatti quando si rese conto che purtroppo non pochi del nostro caro popolo, sobillati da propagande funeste, si allontanavano dalla Chiesa e da Dio, fece di tutto per correre in aiuto delle pecorelle smarrite.

Nelle Memorie biografiche (vol. IV, pag. 961) è messo in rilievo che « il suo affetto per la classe degli operai era uno dei moventi a fargli scrivere i suoi libretti ». Ed è anche indicato che « per diffonderli nelle popolazioni, scriveva continuamente lettere a distinti personaggi, a sacerdoti e a Vescovi di varie diocesi ».

vero, egli aveva ripetuto insistentemente ch´era stato inviato da Dio per i giovani e che ai giovani dovevano pure i suoi figli dedicare le loro migliori attività. Eppure, nel primo capitolo delle Costituzioni, ove parla del fine della Società Salesiana, all´art. 9, lo stesso nostro Padre lasciò scritte per noi, quale programma di azione, queste memorande parole: « I soci si adopreranno pure con zelo a diffondere buoni libri nel popolo, usando tutti i mezzi suggeriti da un´ardente carità: e cercheranno, con le parole e con gli scritti, di porre un argine all´empietà e all´eresia, che tenta tutti i modi per insinuarsi tra i rozzi e gl´ignoranti ».

Ciò che Don Bosco fece per la diffusione della buona stampa è a tutti noto e costituisce una delle più insigni benemerenze del suo zelo.

Quando poi nel 1891 uscì la celebre enciclica Rerum nova‑ rum di Leone XIII sulla condizione degli operai, il Servo di Dio Don Michele Rua, fedele interprete ed esecutore degl´insegnamenti paterni, volle che, nel settimo Capitolo generale del 1892, si studiassero accuratamente i mezzi per tradurre in pratica le dottrine e le direttive del grande Pontefice. Orbene godrete di apprendere che, tra i mezzi raccomandati, occupava posto preferente quello della diffusione di libretti alla portata e a vantaggio del popolo.

Figliuoli carissimi, dopo queste premesse, non vi stupirete se, in quest´ora tanto grave, anch´io mi rivolgo a voi, scongiurandovi di sentire, come Gesù, profonda commiserazione delle anime — ahimè! troppo numerose — che vanno disertando da Dio. E poichè esse più non vengono ad ascoltare la parola di verità e di vita, facciamola giungere loro, ovunque si trovino, a mezzo di foglietti e libretti scritti con amore e propagati con zelo.

In questa tanto importante e urgente crociata catechistica per gli adulti sono certi di avervi tutti concordi e alacremente operosi. Si tratta di pubblicare man mano il materiale occorrente e di diffonderlo. Per la preparazione della materia in veste e forma adeguate, interessai i professori delle nostre Facoltà e un gruppo di Salesiani volonterosi e attrezzati. Dopo un primo lavoro di consultazioni e preparativi è stato fissato un vasto programma di azione. Verranno pubblicati numerosi foglietti di quattro pagine e libretti di trentadue facciate, nei quali saranno svolti temi che abbraccino e presentino, sotto forma popolare, tutta la dottrina e morale cristiana. Si va pure preparando una collana dello stesso genere per le classi più colte.

Ho raccomandato che la dottrina sia sicura e soda; il pensiero nitido e facile; la forma piana, spigliata, a volte dialogata, sempre calda di affetto e scintillante di zelo; l´esposizione possibilmente in forma positiva, prevenendo anzichè suscitando le difficoltà. Sarà accetta l´arguzia, ma si vuole esclusa l´acredine, il sarcasmo, la polemica che inasprisce e allontana invece di conquistare le menti e i cuori. Verrà pure evitato tutto ciò che abbia sapore di politica, di partiti; insomma, sulle orme di S. Francesco di Sales e di S. Giovanni Bosco, si vuole affermare ed esporre la dottrina, dissipare l´errore, ma soprattutto attirare le anime con carità e dolcezza. Anche i titoli dovranno essere ben scelti, interessanti; non polemici però, nè offensivi.

Voglio sperare che un primo gruppo di detti foglietti e libretti possa venire in luce quanto prima. E confido che non pochi di voi, dopo averli letti, sentiranno nascere in cuore vivo il desiderio di partecipare attivamente a quest´importante apostolato. Esorto fin d´ora coloro che desiderassero scrivere qualche foglietto o libretto a rivolgersi al Consigliere Scolastico Generale, direttamente incaricato della stampa salesiana: egli rimetterà le domande a un ufficio competente dal quale l´interessato riceverà norme opportune.

Ma non basta, come dissi, scrivere e stampare i foglietti e i libri; è soprattutto necessario diffonderli, e non comecchessia, ma in modo da produrre il maggior bene possibile.

Per studiare tale possibilità nei rispettivi ambienti, raccomando di fare in tutte le case una riunione plenaria del personale. I Direttori la preparino antecedentemente e nel modo migliore. Si potrà anche costituire poi un piccolo comitato, od almeno affidare l´incarico di questo apostolato a chi abbia attitudini per svolgerlo con profitto. Per raggiungerne gli scopi salutari esorto tutti e le singole case a fare qualche piccolo sacrifizio finanziario, sempre a titolo di espiazione, invitando i Confratelli a concorrervi anche con qualche speciale mortificazione. Dovremmo avere sempre ben fisso in mente che il Clero e i Religiosi, in certe nazioni, perdettero tutto a mano di elementi sovversivi, i quali avrebbero potuto forse essere ammansati preventivamente da una opportuna campagna catechistica, quale questa che noi ci accingiamo a svolgere.

Sarà anche conveniente interessare in quest´opera i cooperatori, gli ex allievi, le patronesse, gli stessi parenti dei giovani. Se poi nella città o paesi ove ci troviamo vi fossero persone facoltose, industriali, che avessero alle loro dipendenze impiegati, operai ed anche operaie, si faccia loro capire l´importanza e la -urgente necessità di svolgere il suddetto apostolato, il quale, dopo tutto, è specialmente a vantaggio dei loro interessi. Sarà facile con tali diverse risorse avere i mezzi per acquistare periodicamente mi certo numero di foglietti o libretti.

Ma, ripeto, il punto più delicato e importante è quello di distribuirli con profitto.

Negli Oratori festivi sarà facile servirsi a tale scopo dell´opera dei giovani, degli aspiranti, effettivi, padri di famiglia, soci delle Conferenze, specialmente di gruppi di signore o Patronesse.

Nelle parrocchie riuscirà ancora più agevole svolgere una ben organizzata propaganda a mezzo dei differenti gruppi di Azione Cattolica. E qui, mi sia permesso di ricordare ai nostri zelanti parroci e a coloro che sono addetti alle nostre chiese, che non è questo il momento di suscitare iniziative o convogliare le elemosine con lo scopo di abbellire ed arricchire le chiese con pitture, altari, arredi costosi, che potrebbero forse essere ridotti, d´un tratto a un mucchio di macerie e di cenere.

Ciò che all´incontro più preme è ricondurre i fedeli alle pratiche religiose, a Dio, con i mezzi suindicati.

Nei collegi si potrà approfittare prudentemente delle molte persone che ci avvicinano, e soprattutto organizzare qualche gruppo di cooperatori, di cooperatrici, di cx allievi, cx allieve, persone benefiche.

Penso al bene immenso che riuscirete a fare in questo campo nel periodo ormai vicino delle vacanze estive: sia veramente quella l´epoca della messe.

Figliuoli carissimi, è, di tale importanza quest´appello che vi rivolgo in. nome di S. Giovanni Bosco, che se, gl´Ispettori e i Direttori, per tradurlo in consolante realtà, dovessero anche privarsi dell´aiuto di qualche sacerdote per destinarlo a questa missione, io benedirei tale risoluzione e preferirei che vi fosse nelle case una classe di meno pur di avere, in quest´ora tragica, un apostolo di più che si prodighi con zelo e sacrifizio a ricondurre il popolo a Dio, attraverso la crociata catechistica.

Nessuno poi si sgomenti e ancor meno si arresti di fronte alle incomprensioni e alle difficoltà. Possiamo essere certi che il demonio saprà creare attorno all´opera che ci proponiamo di svolgere freddezze, critiche, ostacoli di ogni genere, e forse proprio là ove noi avremmo pensato di trovare calorosi consensi e generosa collaborazione. Ricordiamo che, quando si tratta del regno di Dio, ogni conquista esige sforzo, immolazioni, non poche volte eroismi. Ci conforti però sempre la parola di Gesù: « Aprite il cuore, alla fiducia: io, perseguitato, morto in croce, ho vinto il mondo ».

Figliuoli carissimi, forse mai come nell´ora presente si è sentito il bisogno di chiamare a raccolta tutte le forze vive per la salvezza dei più grandi valori religiosi e sociali. D´altronde quando il pericolo sovrasta, e incombe su tutto e su tutti, nessuno può rimanere indifferente: ogni neghittosità sarebbe colpa. Come figli di S. Giovanni Bosco ricordiamo che il nostro Padre non si limitò a lasciarci quale programma di vita lo zelo e il lavoro, ma che, nel lavoro e nello zelo, egli spese ogni istante della sua vita con eroica immolazione.

In attesa di conoscere al più presto i risultati della salutare crociata, invoco sulle vostre attività l´abbondanza delle benedizioni celesti.

Con affetto paterno mi professo
vostro aff.mo in G. e M.

SAC. PIETRO RICALDONE

Marzo-Aprile 1943    N. 116
IL RETTOR MAGGIORE.
Auguri. - Notizie di famiglia. - Appello di S. S. Pio XII per il mese di maggio. - Crociata di tutti.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Torino, 24 aprile 1943.

Figliuoli carissimi in G. C.

10 Mentre vi rinnovo gli auguri delle Feste Pasquali invocando su di voi e sulle vostre case le benedizioni celesti, sento il bisogno di darvi alcune notizie di famiglia.

Le nostre Missioni continuano a sviluppare l´opera loro pur in mezzo a gravissime difficoltà. Sappiamo che altri gruppi di missionari furono inviati ai campi di concentramento: ma sappiamo anche che, in quegli stessi luoghi di esilio, essi svolgono un´azione veramente salutare in favore di tanti connazionali e di molte anime.

Abbiamo appreso con gioia che Mons. Lucato e gli altri sacerdoti e confratelli del suo Vicariato sono salvi. Ultimamente poi ci fu comunicato che un buon numero di Salesiani del vicino Oriente potè ritornare al campo del lavoro.

Nella Cina fu possibile iniziare alcune nuove opere: il personale però del Vicariato di Shiu. Chow è stato internato; ci consta che stanno tutti bene. Le notizie dalla Thailandia sono buone. Nel Giappone non è mancata qualche prova materiale: si lavora però in piena efficienza.

Dalle molte Ispettorie e case di America abbiamo notizie consolanti: si lavora con slancio e in parecchi luoghi furono iniziate nuove opere, alcune assai importanti.

Naturalmente le preoccupazioni sono maggiori là, dove più Cerve il conflitto. Il numero dei Confratelli caduti eroicamente nell´adempimento del dovere si è accresciuto, come pure quello dei feriti: si hanno anche notizie di notevoli miglioramenti. I nostri cento e più Cappellani sui diversi fronti si mostrano veramente figli degni di S. Giovanni Bosco: li raccomando caldamente alle vostre preghiere.

Il 4 febbraio il nostro caro Oratorio ebbe nuovamente a soffrire notevoli danni e così pure la casa di Milano. Ma dove si lamentano rovine più gravi è nella Sicilia, in Sardegna, a Napoli. Avrete forse già saputo che a Palermo due Figlie di Maria Ausiliatrice caddero -vittime nel loro stesso istituto: le raccomando alla carità dei vostri suffragi. Anche all´estero si ebbero qua e là danni rilevanti.

Fu poi necessario lo spostamento di molte nostre opere specialmente nella Sicilia. 2 mirabile in tutti, Superiori e giovani, lo spirito di adattamento, di sacrifizio, di lavoro fino all´eroismo.

Mentre io sono lieto di tributare a codesti carissimi figliuoli che soffrono il plauso e l´espressione della riconoscenza di tutta la Congregazione, esorto tutti fin d´ora a pensare alla campagna di lavoro e di spirituali conquiste da svolgere nel prossimo periodo delle vacanze a vantaggio dei giovani, delle loro famiglie, dei nostri fratelli in generale. Dovunque poi e in tutti i modi prestatevi generosamente a bene dei nostri cari soldati.

20 S. S. Pio XII, gloriosamente regnante, scrisse, il 15 del corrente mese, un´accorata lettera all´Em.mo Card. Luigi Maglione, suo Segretario di Stato, invitando per mezzo suo, tutti i cristiani, ma specialmente i fanciulli, ad una crociata di preghiere nel mese consacrato alla Vergine Santa.

Lo scopo della crociata è duplice: implorare dalla misericordia divina, per intercessione della nostra Madre celeste, l´avvento dell´auspicata pace, ma soprattutto ottenere che «i costumi degli individui siano resi conformi alla dottrina di Cristo ».

Il Santo Padre fa giustamente osservare che non basta propiziarci Dio colla preghiera, non basta invocare con suppliche il patrocinio e l´aiuto della Vergine Santissima, Madre di Gesù Cristo e Madre nostra, ma è ancor più doveroso e urgente il ritorno a Dio mediante l´osservanza dei suoi precetti.

Se disgraziatamente non si osserva la legge divina « quale altra norma, egli dice, potrà costituire il principio e il fondamento della stessa società umana e renderla sicura e stabile? Nessuna certamente; giacche se si abbandona la religione e l´onestà, ne segue inevitabile nella vita il´disordine e l´anarchia. Perciò, continua il Vicario di Gesù Cristo, se si sono commessi degli errori, bisogna ritornare sulla retta via, se l´apparenza di falsa dottrina adescò e offuscò l´animo di molti, bisogna disperdere la tenebra degli errori colla luce della verità; se, infine, molti si sono fatti troppo distrarre dalle cose terrene e hanno trascurato i doveri santissimi delle virtù cristiane e del culto divino, è necessario che si ravvedano e si, adoperino con tutte le loro forze per acquistare prima di ogni altra cosa quei beni che sono più importanti e che riguardano la vita eterna. Questa, conclude il Santo Padre, dovrebbe essere la Crociata di tutti ».

Figliuoli carissimi: se fosse stato necessario un nuovo eccitamento per stimolarci a intraprendere e svolgere con slancio la nostra Crociata catechistica in favore del popolo, non avremmo potuto di certo supporlo nè, desiderarlo più autorevole. È il Papa stesso che c´invita a quella ch´egli chiama la crociata di tutti. Al suo appello, io ne son certo, voi tutti risponderete: presente. Ma nessuno dimentichi che, alla preghiera, egli -vuole associata l´azione.

Proponiamoci pertanto di voler fare anzitutto con particolare devozione il mese consacrato alla Vergine nostra Madre. Alle pratiche particolari che verranno fatte in comune ciascuno vedrà di aggiungerne qualcuna o durante le visite o in altro tempo.

S´invitino con rinnovate esortazioni i nostri cari giovani a passare santamente tutti i giorni del mese; a far con maggior fervore la santa Comunione; a recitare ogni giorno almeno tre Ave Maria od una Salve Regina secondo le intenzioni del Sommo Pontefice.

Nelle nostre chiese pubbliche s´invitino con ripetuti appelli i fedeli ad associarsi alla santa Crociata.

Mentre però ci sforzeremo di moltiplicare le preghiere, non tralasciamo mai di far capire a tutti che è altrettanto necessario vivere santamente e lavorare per ricondurre alla vita cristiana i nostri poveri fratelli traviati.

Coraggio, figliuoli carissimi. Nel nome di Dio, che c´invita per mezzo del suo Vicario, dopo esserci prostrati fiduciosi ai piedi della Vergine Santa, corriamo animosi e fidenti a salvezza delle anime, crociati delle verità, della legge, della grazia di Dio.

Maria Ausiliatrice ci assista e conceda di raccogliere messe copiosa.

Come caparra delle benedizioni celesti invoco su di voi, sui cari giovani, sulle anime tutte affidate al vostro zelo, e sopra tutto sulla Crociata catechistica, le grazie più abbondanti.

Pregate per il vostro aff.mo in G. e M.

SAC. PIETRO RICALDONE

Maggio-Giugno 1943                 N. 117
RETTOR MAGGIORE:
Dopo la sua Messa d´Oro - Notizie di famiglia - Norme per le vacanze - Libretti e foglietti per la Crociata Catechistica - Ricordi per gli Esercizi Spirituali. - Resoconto del Prefetto Generale. Comunicazioni.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore.
Torino; 24 giugno 1943.

Figliuoli carissimi in G. C.,
1. Con l´animo ancora pervaso dalle soavi emozioni che il vostro amor filiale seppe con tanta delicatezza suscitare nel mio cuore in occasione della mia Messa Giubilare, vorrei far giungere a tutti voi, figliuoli carissimi, l´espressione di un ringraziamento che riflettesse al vivo la mia profonda riconoscenza. Furono tante però e così ricche di nobili sentimenti le manifestazioni del vostro affetto che non riescirò mai a sdebitarmene nemmeno in parte. Altro non mi resta pertanto che prostrarmi ai piedi del S. Tabernacolo e moltiplicare le mie suppliche a Dio perchè faccia scendere, per intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, su ciascuno di voi e su tutte le vostre intenzioni, in copia del tutto eccezionale, grazie e benedizioni celesti.

Ho già rivolto in forma solenne e rinnovo oggi l´espressione della mia gratitudine al Rev.mo Prefetto Generale e agli altri Superiori del Capitolo per la sapiente organizzazione delle manifestazioni, ideate, seguite, coronate con praticità d´intenti. Anche agl´Ispettori rinnovo con animo profondamente grato il mio grazie già rivolto a quelli di. essi´ che il 27 maggio trovavansi a Torino.

Ora poi mi preme dire a tutti, ai Direttori, ai Confratelli, agli Allievi, Ex allievi, Cooperatori, Amici dell´opera nostra, che non dimenticherò mai la loro pietà profonda e che mi sforzerò di corrispondervi con preghiere e con l´umile mio lavoro a loro vantaggio temporale ed eterno.

Quanto è stato fatto, malgrado le poco favorevoli condizioni dell´ora presente, per la Crociata Catechistica, per le vocazioni e in favore degli orfani, è veramente prodigioso. Sfogliando le lettere, le relazioni, gli albums, ove sono descritte le attività svolte nel campo religioso in generale e nei differenti settori suindicati, mi sentivo man mano inondare il cuore di ammirazione, di riconoscenza e di gioia.

In verità io non saprei altamente rintracciare la causa di uno zelo così ardente e ricco di prestazioni e sacrifizi se non pensando al vostro grande amore per il nostro Fondatore, S. Giovanni Bosco. La stessa ammirazione verso il grande nostro Padre ci fa pure capire perchè, in questa circostanza, Sua Santità Pio XII, abbia voluto, con sovrana degnazione, rivolgere all´umile nostra Società parole così benevole e paterne, e che a Lui siansi associati tanti Principi e Prelati della Chiesa, come pure i più alti Rappresentanti delle società civili e, possiamo dire, ogni ceto di persone.

tempre la figura gigante del grande Santo che continua a conquistare menti e cuori. Davanti a lui, si offuscano e spariscono le povere nostre persone e rimangono solo splendenti e vivi il suo spirito perpetuamente animatore, le sue virtù, le opere sue, che, attraverso il lavoro de´ suoi figli, continuano a suscitare quella stima, di cui in forma riflessa vediamo circondate anche le modeste nostre iniziative ed attività. Anzi per questo appunto si accrebbe a dismisura la mia gioia, nel constatare cioè una volta di più e in proporzioni mai immaginate, di quanta venerazione ed amare sia circondato per ogni dove e presso tutte le gerarchie sociali il nostro Padre e l´Opera sua gigantesca.

Ed è, dopo di aver ascoltato con sussulti dì inesprimibile gaudio le armonie di questo grandioso inno sprigionatosi da tutti i lidi, anche i più remoti, a glorificazione del nostro Padre, ch´io sento il bisogno di ridire a voi, con accresciuto slancio: figliuoli carissimi, amiamo sempre più intensamente, generosamente e fattivamente il nostro Padre; imitiamone le virtù, accresciamo in noi la conoscenza e la purezza del suo spirito, propaghiamone più gagliardamente le opere.

Sia questo il fermo nostro proposito a coronamento di queste celebrazioni giubilari, svoltesi nel duro clima di guerra, quasi a ricordarci che tutto è lotta, quaggiù, specialmente nel campo spiritual:, ove ogni conquista dev´essere frutto di lotte e immolazioni contro le lusinghe, le difficoltà, le passioni che vorrebbero ostacolarci il conseguimento dell´eterno trionfo.

2. So che tutti siete in costante e trepida attesa di notizie della nostra grande famiglia: è anche questa una confortante prova del vostro amore alla cara nostra madre e agli amatissimi nostri fratelli.

Purtroppo la morte ha mietute nuove vittime sui campi di battaglia e nei centri colpiti dalle incursioni: a causa di queste dobbiamo lamentare la morte di due Suore, di quattro Confratelli e il ferimento di parecchi altri dell´Ispettoria Sicula: raccomando gli uni alla carità dei vostri suffragi e gli altri alle vostre preghiere.

I danni subiti in molte case delle Ispettorie meridionali e nuovamente in questi giorni nel caro Oratorio e in altre case di Torino sono rilevanti.

Nell´intimità della famiglia vi esorto a pregare con particolare affetto per il nostro amatissimo Cardinale Protettore Vincenzo La Puma, il quale fu vittima di un incidente automobilistico, fortunatamente non grave.

Dalle Missioni e dai campi di concentramento giunsero, in occasione della Messa Giubilare, notizie particolarmente desiderate: da esse risulta che quei nostri carissimi figliuoli, malgrado il forzato isolamento dal loro campo di lavoro, seppero, sotto l´impulso del loro zelo, suscitare le più svariate iniziative per rendersi utili ai loro compagni di sventura.

Altra graditissima consolazione volle il Signore procurare all´intiera Famiglia Salesiana il 27 maggio testè decorso, facendoci pervenire in quel giorno il Sommario aggiornato delle Indulgenze con cui ci ha favoriti la S. Sede. A suo tempo verrete a conoscenza di tutto ciò che direttamente v´interessa.

3. Anche quest´anno il periodo delle vacanze dovrà svolgersi in condizioni eccezionali. So che tutti siete profondamente compresi della gravità dell´ora e disposti ad affrontare con generosità anche i più duri sacrifizi. Mi limito pertanto a ricordarvi alcune cose già raccomandate: Si evitino i viaggi non strettamente necessari.

Ciascuno si presti per l´accresciuto lavoro di ripetizioni e di assistenza sia nei Collegi ,che negli Oratori festivi.

e) In vista delle inevitabili crescenti restrizioni economiche si eviti qualsiasi spesa non assolutamente necessaria per il vestito, le passeggiate, la posta, la carta, ecc.

Siavi in tutti più intenso fervore nelle pratiche religiose, nella osservanza, esemplare, nell´impiego del tempo, nell´unione con Dio.

Lo spirito di ubbidienza e di perfetta disciplina siano tali da agevolare ai Superiori, in queste ore difficili, con assoluta agilità di movimenti, ciò che le gravi circostanze possono richiedere di ora in ora pel bene generale e particolare.

Si faccia fino al 10 ottobre la visita con le consuete preghiere prima di pranzo e nel pomeriggio si dia la Benedizione con il SS. Sacramento recitando un Poter, Ave, Gloria e una Salve Regina secondo le intenzioni del Sommo Pontefice.

4. Prima di finire rivolgo alle case d´Italia una particolare raccomandazione per la diffusione dei libretti e dei foglietti dei quali scrissi diffusamente nel n. 115 (Pag. 220-224) degli Atti del Capitolo. Sono già usciti i primi numeri ed urge farne una ordinata distribuzione. A tal fine si abbiano presenti queste norme: Ogni casa faccia la prescritta riunione plenaria del peronale per studiare le modalità pratiche della Crociata.

Si costituisca" un comitato. di persone (Cooperatori, Cooperatrici, Ex allievi, Ex allieve, Benefattori, Industriali, ecc.) con questo duplice scopo: 1° di raccogliere offerte periodiche o straordinarie destinate alla diffusione dei libretti e foglietti; 2° di organizzarne la diffusione più proficua fra il popolo, poichè  questo appunto è lo scopo della Crociata: fare del bene agli operai offrendo loro delle buone letture e invitare persone zelanti a interessarsi in favore dei loro fratelli.

e) Naturalmente anche i Salesiani possono cooperare a quest´opera tanto necessaria e urgente convogliandovi persone di loro conoscenza, le proprie famiglie, benefattori, amici.

Ciò che più importa è una organizzazione seria: vi potrà essere, sotto l´impulso del Direttore, chi si occupi della organizzazione degli allievi e delle loro famiglie, chi degli ex allievi, chi dei Cooperatori e delle Cooperatrici, chi degli industriali o di altre categorie di persone.

Si potranno così stabilire speciali distribuzioni in- occasione di feste, conferenze, missioni. L´essenziale è far giungere il foglietto o il libretto là dove è maggiore il bisogno.

Sono certo che il vostro zelo saprà escogitare mille utili accorgimenti per volare in soccorso di tanti nostri fratelli, traviati perchè forse non ebbero la sorte toccata a noi di una soda educazione cristiana e soprattutto della vocazione, religiosa.

Infine rivolgo nuovamente un caldo appello ai Con fratelli che si sentissero chiamati all´apostolato della penna perché si accingano a scrivere qualche foglietto o libretto a vantaggio della classe operaia. Si mandarono a tutte le case dei fogli nei quali erano indicate le norme per compiere con profitto tale lavoro. Ora poi che già si hanno  dinanzi alcuni foglietti e libretti è più facile seguire il cammino tracciato. Si vogliono, non sfoggi letterari nè retorica, ma parole chiare, semplici, attraenti, sostanziose che si facciano leggere, rischiarino le menti e portino fiamme di carità ai cuori.

5. Per ultimo vi mando i ricordi per gli Esercizi Spirituali.

ACCOSTIAMOCI A DIO NELLA PIENEZZA DELLA FEDE: PERCHÉ QUESTA È LA VITTORIA CHE VINCE IL MONDO, LA NOSTRA FEDE.

In queste ore di titubanze, angustie, smarrimento, tutti sentiamo più forte che mai ib bisogno di irrobustire la fede. Questa virtù, fondamento della religione, sia la base incrollabile della nostra speranza e renda gagliarda e ill,C0i2"98a in noi la persuasione che, nella nostra totale adesione a Dio, è la salvezza, il vero conforto, la corona.

Mentre vi rinnovo l´espressione della mia profonda riconoscenza vi benedico di cuore e mi riconfermo
vostro aff.mo in G. e M.

Sac. PIETRO RICALDONE.

Luglio-Agosto 1943                  N. 118
IL RETTOR MAGGIORE:
I. 10 Lettera ai Direttori degli Studentati specialmente filosofici. 20 Notizie di famiglia - 30 Norme per il nuovo anno scolastico.

IL 10 Ai Direttori degli Studentati specialmente filosofici - 20 Ringraziamento - 30 Vive preoccupazioni - 40 Le letture – 5° Le tesi di laurea - 60 Le, biblioteche - 70 Conferenze - 80 I libri proibiti - 90 Pericoli per il personale in formazione - 100 Prevenire possibili infiltrazioni - 110 La formazione fondamentale - 120 Direzione religiosa e salesiana - 130 Qualità della nostra formazione - 140 Fede, molta fede! - 150 Ricercatezze e sentimentalismo - 160 Pr43ariamo il personale alla vita della caga - 170 La predicazione tradizionale. - 180 Funesto sbaglio - 190 Avviso ai Predicatori - 200 Seguiamo le sode e chiare tradizioni paterno
ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore.
Torino, 24 agosto 1943.

Figliuoli carissimi in G. C.

1. Mi ero proposto di indirizzare una lettera particolare ai Direttori degli Studentati specialmente filosofici, ma poi pensando che forse quanto in essa è detto, possa interessare anche le altre case, la pubblico, a continuazione, in questo stesso numero degli Atti del Capitolo, nella speranza che risulti a comune vantaggio.

2. Purtroppo mi vedo obbligato a comunicarvi altre notizie dolorose. Oltre al caro Oratorio, nuovamente lesionato in successive incursioni, venivano gravemente danneggiate le scuole di S. Paolo di La Spezia, la nostra monumentale chiesa di S. Agostino e gran parte della casa e dell´Oratorio festivo di Milano, la casa e chiesa di Terni e di Caserta; meno gravemente l´Istituto Pio XI e. Noviziato del Mandrione a Roma, la casa di Livorno, gli Oratori festivi di Monte Rosa, di S. Luigi e di S. Paolo di Torino, ove restava anche intaccata l´artistica chiesa di S. Giovanni Evangelista. Fortunatamente non si lamentano vittime.

3. Il nuovo anno si presenta particolarmente difficile per le regioni ove si resero necessari gli sfollamenti.

Come già raccomandai, si faccia di tutto per mantenere in vita, anche se ridotte o spezzettate, le opere nostre, trasformandole in caso necessario in nuove iniziative a favore del popolo e sempre della gioventù più bisognosa.

Sono certo che la vita esemplare e generosamente operosa dei confratelli attirerà le benedizioni celesti sul lavoro di oggi destinato alla imponente ricostruzione del difficile domani.

Invocando sul nuovo anno scolastico le grazie più abbondanti mi professo
vostro aff.mo in G. C.

Sac.PIETRO RICALDONE.

Ai Direttori
degli Studentati specialmente filosofici.
Torino, 24 agosto 1943.

Figliuoli carissimi in, G. C.

Desidero intrattenermi oggi con voi per esporvi brevemente alcune considerazioni, che mi auguro possano contribuire a rendere sempre più consolo ai desideri della Chiesa e della Congregazione l´andamento dei nostri Studentati.

RINGRAZIAMENTO.

Prima però sento il dovere di rivolgere a voi e ai vostri zelanti collaboratori una, parola di ringraziamento per il grande spirito di comprensione, adattamento e sacrificio di cui tutti deste prova, in mirabile unione di sentimenti e di operosità, con i carissimi vostri alunni, nelle difficili circostanze dell´ora presente.

VIVE PREOCCUPAZIONI.

Dopo di ciò non vi posso nascondere che da qualche tempo io , sono, più che preoccupato, veramente atterrito di fronte alle aberrazioni di pensiero e di linguaggio, specialmente filosofico, di cui debbono, per ragione di studio, occuparsi sacerdoti e chierici dei nostri Studentati e particolarmente quelli che frequentano le facoltà filosofiche degli Atenei ecclesiastici e civili. Si è, quasi indotti a pensare che gli ideatori di quelle teorie e gli artefici di quel linguaggio facciano uno studio speciale per ammannire le loro ideologie in Modo da impigliare le intelligenze nelle reti di formule cavillose e di vocaboli tumorosi e sofistici.

Urge vigilare per non permettere incrinature o infiltrazioni di sorta nel nostro ambiente sotto nessun pretesto. Sarebbe in verità funesta iattura se, con lo specioso intendimento di voler andare incontro all´avversario, onde meglio conoscerlo e conquistarlo, gli si aprissero i battenti di casa, offrendogli così modo di tenderci agguati o, peggio, di sgretolare astutamente, e sistematicamente, le nostre tradizioni.

Ritengo che, presso di noi, si dovrebbe richiamare senz´altro al dovere o, in caso necessario, sconfessare apertamente qualsiasi Salesiano, il quale intentasse di adottare nella scuola, in pubblici discorsi,, in articoli di riviste o in altre pubblicazioni, non già la sostanza del pensiero, — perchè sono certo che fortunatamente ciò non avverrà mai, -- Ma neppure un qualsiasi orientamento di espressione. nel senso su indicato, perchè tale fatto potrebbe costituire una esiziale epidemica infezione.

LE LETTURE.

E ciò potrebbe anche avverarsi attraverso manifestazioni di mal intesa condiscendenza o di colpevole debolezza da parte di qualche Superiore o Professore riguardo alle letture degli alunni. Su questo terreno tanto sdrucciolevole non si deve considerare attestato di fiducia verso un determinato individuo ciò che, all´incontro, può costituire un atto di crudeltà contro di esso, e tale da causare forse la morte spirituale di qualche nostro figliuolo o fratello.

Se fu necessario da parte delle competenti Autorità Ecclesiastiche emanare tassative disposizioni per ciò che riguarda la lettura dei giornali e delle riviste nelle case di formazione, è logicamente doveroso che si raddoppi, da parte nostra, la vigilanza anche quando si tratti della lettura dei libri. Voler trattare giovani chierici alla stessa stregua di sacerdoti ormai maturi, sarebbe grave incomprensione e funesta imprudenza.

Nè vale addurre che, nelle nostre biblioteche, effettivamente i libri proibiti sono separati e sotto chiave. Purtroppo molti libri, senz´essere all´Indice, possono riuscire esiziali, intaccando la retta formazione del pensiero e ancor più l´integrità morale degli alunni. D´altronde il can. 1399 fa una non breve enumerazione di categorie di libri che ipso iure prohibentur ed è bene che i Direttori e i Professori degli Studentati le abbiano presenti per essere sempre meglio compresi della loro responsabilità circa un punto tanto delicato. Iddio, la Chiesa, la Congregazione potrebbero giustamente chiamarli a rispondere di possibili traviamenti.

Noi sappiamo quanto fosse fondatamente rigoroso il nostro Santo Fondatore a questo riguardo. Basterebbe il suo atteggiamento di fronte alla lettura dei classici, non solo pagani ma anche cristiani, per capire tutta la sua delicatezza, elogiata d´altronde, oggi ancora, da uomini insigni.

LE TESI DI LAUREA. Soprattutto quando si tratti di fissare o preparare tesi di laurea è doveroso raddoppiare le cautele e la vigilanza. Piuttosto che esporre un chierico o un giovane sacerdote anche al solo pericolo di infezione intellettuale o morale è preferibile scegliere un´altra tesi. I Professori delle nostre Facoltà meditino spesso davanti a Dio la loro tremenda responsabilità per ciò che riguarda l´insegnamento ed anche gli, argomenti delle tesi.

LE BIBLIOTECHE.

superfluo aggiungere che i pericoli sono ben più gravi quando si tratti di permettere ai nostri chierici di recarsi a compulsare libri e riviste, oltrechè nelle nostre biblioteche, in quelle esterne. In simili casi — e specialmente riguardo alle biblioteche esterne — il controllo sia tale da prevenire dannosi contatti di opere o persone, che possano comecchessia recare nocumento alle anime che ci sono affidate. Anzitutto, delle consultazioni da farsi dagli alunni devono avere la responsabilità e il controllo i Professori delle rispettive materie: ma anche dopo ciò, toccherà ai Direttori prendere tutte quelle misure che diano assolute garanzie d´incolumità. L´individuo non deve recarsi da solo ai luoghi di consultazione, né permettersi altre letture oltre quelle concesse, e neppure indugiarsi più del tempo stabilito.

CONFERENZE.
Pericoli non meno gravi potrebbero incontrare i nostri chierici, recandosi a tornate o conferenze di studiosi di dubbia ortodossia. Anzi, anche quando si tratti di oratori sicuri, giova riflettere se i temi che verranno svolti convengano o meno al nostro personale e se siano consoni alla genuina purezza delle nostre tradizioni di pensiero e di linguaggio.

Può bastare talvolta la stessa forma dell´espressione allambiccata e cavillosa, oppure una frase meno corretta, una satira arrogante e sdegnosa, financo un sorrisetto sarcastico, per intaccare un principio, seminare un dubbio, sconvolgere un´anima, e forse in modo irreparabile.

Vi è la critica ponderata, seria, onesta, costruttrice, quella insomma arcui fummo educati nelle nostre scuole; ma purtroppo vi è anche la critica partigiana, maligna, sboccata, anarchicamente sovvertitrice che a volte, senza scrupoli nell´uso de mezzi e in nome di mia falsa scienza, irrompe audacemente anéhe nel campo nostro per seminarvi la_ zizzania di dubbi, incertezze, falsi orientamenti su tutto ciò che noi abbiamo di più caro riguardo allo spirito, all´ascetica, al sistema educativo, alle direttive contenute nelle parole negli scritti e negli stessi sogni del nostro grande Padre.

I LIBRI PROIBITI.
E poichè abbiamo parlato delle letture, credo conveniente aggiungere, sia pure di sfuggita, un cenno circa i libri proibiti. Tutti conoscete la dottrina, le leggi e la prassi della Chiesa, come pure le nostre tradizioni a questo riguardo. Ai lazzaretti e ai campi d´infezione sono inviati solo medici specialisti e un personale scelto e preparato con le maggiori cautele. Permettere che un estraneo entri nel lazzaretto o che un contagioso ne esca senza i dovuti riguardi è delitto punito dalla legge, perchè l´imprudenza di uno solo può determinare una epidemia che semini la morte in una intitra regione, È ovvio che il contagio degli spiriti non è meno terribile e funesto di quello dei corpi. Giova pertanto essere severamente guardinghi prima di consigliare agli alunni la lettura di libri proibiti. A contatto con i microbi il buon senso e la ragione consigliano che si mettano solo persone siffattamente attrezzate e agguerrite da escludere ogni pericolo. Talora sarà preferibile che lo specialista, il tecnico faccia l´analisi dell´elemento infetto e ne dia il risultato a chi debba servirsene a scopo patologico.

Gli stessi Professori, anche se non più giovani, non siano troppo facili alla lettura di libri proibiti: ognuno pensi alla sua specializzazione e non divaghi a titolo di semplice curiosità in settori infetti. Anche insigni specialisti, per banali inavvertenze, caddero vittime di qualche imprudenza ´che risultò mortale. Il can. 1405 dice´ tassativamente che, anche dopo ottenuta la licenza, nessuno può credersi esente dalla proibizione dello stesso diritto naturale che vieta a chiunque di leggere libri che possano costituire un pericolo prossimo per l´anima.

tanto delicato questo punto che: d´ora in´ poi la concessione di leggere libri proibiti verrà data entro questi limiti: al massimo per la durata di un anno e solo per i libri, indicati nel foglio di richiesta, che dovrà essere inviato, e motivato, al Rettor Maggiore dal proprio Ispettore.

PERICOLI PER´ IL PERSONALE IN FORMAZIONE.
Ma il deprecato orientamento di pensiero e di linguaggio, oltre ai danni già accennati, potrebbe anche minare e intaccare man mano la tradizionale formazione dei nostri chierici con deviazioni e risultanze pratiche perniciose.

Gli alunni dei nostri Studentati filosofici, ed anche generalmente quelli che vengono inviati alle Facoltà filosofiche, non hanno ancor raggiunta la loro completa formazione religiosa e mancano affatto di quella teologica. In tali condizioni è da temere assai ch´essi possano cadere vittime di una pericolosa enfiagione intellettuale e linguistica, gonfiandosi alla lor volta fino a persuadersi di essere qualcosa di più, per levatura mentale, della comune dei confratelli con i quali sono chiamati a convivere. Ora noi sappiamo che i covoni eretti, e in questo caso alteri, danno sempre origine a penose manifestazioni: non ne fu risparmiato il casto Giuseppe.

Ma ciò che deve metterci maggiormente in guardia si è che in tale periodo delicato può anche maturarsi una situazione assai dannosa agli anni susseguenti del tirocinio pratico. Infatti qualche povero figliuolo, vittima di vanità intellettuale, giunto alle case, potrebbe anche accampare pretese meno consone alla vita che in esse ordinariamente si svolge. E Dio non voglia si abbia persino da rimpiangere che i nostri tradizionali Direttori e Confessori, formati alla scuola di Don Bosco, quelli stessi che spesero forse tutta una vita di fatiche e tesori di sacrifizi nel costrurre il granitico edifizio della nostra Congregazione, vengano senz´altro da qualche vanitosello dichiarati incompetenti, perchè reputati non sufficientemente intellettuali, e perciò incapaci di capire e dirigere chi, pretenzioso, aspira a una direzione spirituale fuori classe, eccezionale, o meglio snaturata da avventatezze vanesie e pericolose.

Purtroppo l´esperienza ci dice dove vada poi a finire codesto fumo accecante; ma nel frattempo l´errato indirizzo può procurare agli individui, alle case e alla Congregazione guai irreparabili.

PREVENIRE POSSIBILI INFILTRAZIONI.

Fortunatamente l´amata nostra Congregazione non deve finora lamentare le suddeprecate deviazioni; ma poichè l´audacia del nemico non è inferiore alla sua astuzia, fa d´uopo vigilare solertemente allo scopo di prevenire e frustrare passibili attacchi.

Nella nostra Società, e specialmente nei´ nostri Studentati, il pensiero filosofico e teologico sia soprattutto e anzitutto tomistico e pienamente ortodosso. Il linguaggio sia quello tradizionale: sicuro, piano, definito. In tal modo sarà facile individuare i sofismi, anche se mascherati da parole ed espressioni altisonanti, e metterli a nudo di fronte alle nostre formule inconcusse e sicure, evitando così gli effetti disgregativi della moderna confusione babilonica.

Neppure è da approvarsi che si solletichi la curiosità dei chierici con le piccinerie e i pettegolezzi dei troppi esponenti del moderno movimento filosofico. Numerosi all´eccesso sono ormai, e assai mediocri, perchè meritino speciale segnalazione, gli aspiranti al titolo di inventori di sistemi filosofici: non si devono gabellare per strutture scientifiche informi aborti di fantasie malate. D´altronde la dissipazione, anche se mascherata dal pretesto di erudizione, finisce per stordire i chierici ed ostacolare il sereno svolgersi della loro formazione. Infine il pensiero della Chiesa e della Congregazione a questo proposito è chiaro ed inequivocabile.

LA FORMAZIONE FONDAMENTALE.

Non si ripeterà mai troppo nei nostri Studentati che la prima e più importante formazione è quella religiosa e morale: è su di questa che dovrà appoggiarsi ogni ulteriore costruzione intellettuale e pedagogica. Guai se ci venisse a mancare il religioso esemplare! Non ci rimarrebbe che il supposto intellettuale, tumoroso e superbo.

In fatto deformazione poi si segua la tradizionale via maestra tracciataci da San Giovanni Bosco: discostarsene anche di poco è voler andare a sicura rovina. Il novitates devita di San Paolo e il non aprire l´adito al prurito di riforma di San Giovanni Bosco siano il nostro programma cristiano e salesiano.

E poichè siamo entrati in questo argomento, accennerò di sfuggita ad alcuni punti, che spero possano servire al buon esercizio della superiorità nelle case di cui trattiamo.

DIREZIONE RELIGIOSA E SALESIANA.

Premetto che, nel concetto genuino di Don Bosco, presso di noi, la direzione religiosa e salesiana dei confratelli è affidata al Direttore della casa.

Il Confessore compie il suo ufficio nel confessionale: egli perciò non deve ricevere i giovani in camera, nè per confessarli, nè per dirigerli; e neppure può ricevere i confratelli per ascoltarne il rendiconto. Questo lo si fa solo al Direttore.

A più forte motivo nessun maestro o professore deve arrogarsi il compito della direzione religiosa e salesiana dei confratelli. Sarebbe in verità funesta iattura, se, nella nostra grande famiglia, venisse intaccato questo principio di unità.

QUALITÀ DELLA NOSTRA FORMAZIONE.

Detto ciò, aggiungo, sempre con lo stesso intendimento chiarificatore, che la nostra formazione non dev´essere esosa, appesantita da ragionamenti prolissi, da scaramucce dialettiche, le quali potrebbero anche esaurire fino alla spossatezza, ma non convincere, chi va in cerca di una parola paterna e di fede che gli ridia serenità e conforto.

La formazione salesiana all´incontro è tutta fatta di semplicità, pervasa di spirito di famiglia, di buon senso, di equilibrio; di poche parole, chiare, pratiche, le quali, mentre rasserenano l´intelligenza, portano soprattutto conforto al cuore, vigore alla volontà, direttive definite e slancio a quella operosità incessante a favore delle anime, che costituisce la caratteristica della missione salesiana.

La formazione nostra, soprattutto quando si tratta del rendiconto, base e crogiuolo di ogni vera formazione, non è, come già dissi, una disputa, un incrociarsi di argomentazioni, ma un sereno colloquio, una dolce effusione di menti e di cuori: è -- soprattutto pei giovani confratelli — il riversarsi del cuore del figlio in quello del padre: è, per tutti, l´associarsi fattivo, pratico, di intelligenze e di volontà per lo svolgimento del divino programma della salvezza delle anime.

FEDE: MOLTA FEDE.

Tocca al Superiore ricordare spesso che, quando si è nel campo spirituale, bisogna agire soprannaturalmente. Guai! se, nel momento delicato in cui il Direttore rappresenta più direttamente Iddio e anche il nostro Padre S, Giovanni Bosco, vi fosse chi erroneamente pensasse che, anzichè piegarsi a ricevere direttive, egli debba arrotare il filo delle sue argomentazioni e apprestarsi a discutere: quasicchè il risultato di un buon rendiconto sia poi,:alla fin fine, la vittoria di chi abbia saputo meglio destreggiarsi nel maneggio del raziocinio. Ciò vorrebbe dire ridurre a un mucchio di macerie tutto l´edificio della fede e della vita religiosa.

Dal Professore noi esigeremo profondità di pensiero, vasta erudizione, ordinata dialettica, chiara esposizione: dal Direttore invece noi richiediamo soprattutto, oltre alla scienza ordinaria, la santità della vita, l´amore dell´osservanza esemplare, prudenza ed effusione di carità.

Nell´ambito della grazia la parola dell´umile Curato d´Ars ha più irresistibile efficacia di quella del meglio attrezzato ragionatore. S. Giovanni Evangelista formò una eletta di Cristiani fervorosi e di martiri eroici, ripetendo il suo Filioli, diligite alterutrum. S. Giovanni Bosco, senza sfoggio di erudizione ascetica, seppe forgiare una legione di superiori, saggi ed esemplari.

E poi è risaputo che chi si ostina a non accettare la luce della Fede, vorrà essere sempre lui a dire l´ultima parola, quella cioè della propria ragione, anche se gravemente ferita dalla propria alterigia che conduce a sicura rovina.

RICERCATEZZE E SENTIMENTALISMO.

Devo ancora aggiungere che, nella semplice ma robusta cornice della nostra formazione, ci stanno a disagio certe ricercatezze ed elucubrazioni di una ascetica, che ben potremmo chiamare evanescente, perchè scambia le esuberanze, o meglio le intemperanze, della fantasia eccitata dall´orgoglio per ascensioni o conquiste mistiche. Così pure dobbiamo reputare nefasto alla nostra formazione quel sentimentalismo a volte morboso che si appella costantemente e mollemente al cuore, all´amore, al sentimento. Questa china è pericolosa assai e molti potrebbe condurre a irreparabile rovina. Il nostro Santo Fondatore à ha parlato soprattutto della volontà e ci ha indicato con quali mezzi, o meglio con quali sforzi, e con quanta generosità e tenacia di sacrifizi, di mortificazioni, di eroismi, la si debba educare e irrobustire. Il sentimentalismo, anche se camuffato sotto speciose ma pericolose parvenze ascetiche, non sarà mai capace di distaccarci dalla terra e da noi stessi, anzi c´impiglierà sempre più nelle panie di una mal celata alterigia, che finisce per degenerare il più delle volte in amore sensibile e terreno.

Soprattutto poi nessuno abbia l´insana pretesa di voler tracciare e imporre al Superiore le linee e le modalità della propria direzione. Il religioso animato da vero spirito di Fede desidera all´incontro accettare con filiale docilità la direzione del Rappresentante di Dio e di chi ha ricevuto da Don Bosco Santo la missione di perpetuare nella nostra Società la formazione dei figli del grande Padre.

PREPARIAMO IL PERSONALE ALLA VITA DELLE CASE.

Giova anche ricordare frequentemente che la vita che si svolge negli Istituti di formazione non è e non dev´essere qualche cosa di estraneo o di meno aderente alla vita delle case, ma la vera preparazione ad essa.

Si cerchi pertanto, soprattutto quando si tratta dei punti fondamentali della vita religiosa, quale ad esempio la direzione salesiana attraverso il rendiconto, di non adusare i nostri chierici ad abitudini e forme meno conformi alle tradizioni di Don Bosco Santo e dei suoi Successori, nè s´introducano modalità che non possano poi essere continuate nelle case; perchè in tal modo, oltre a creare pretese e disagi nella vita di comunità, si comprometterebbe il sereno svolgersi del nostro andamento tradizionale con grave danno dello spirito e delle vocazioni.

E poichè vogliamo metterci tutti in guardia contro possibili  deviazioni, permettete ve ne accenni una che, — forse come conseguenza od esterna manifestazione del suddeprecato orientamento, — potrebbe affiorare qua e là ad opera di qualche incauto.

LA PREDICAZIONE TRADIZIONALE
Si tratta di una deviazione, a spunto cosiddetto intellettualistico, che andrebbe a intaccare direttamente e gravemente la sostanza e la forma tradizionale della nostra predicazione.

Mi auguro di poter svolgere con una certa ampiezza questo importante argomento, appena sia ritornata la pace. Frattanto però vi esorto a ricordare ai chierici e ai sacerdoti delle vostre case che la predica non è una lezione scolastica.

Presso di noi sarebbe stridente novità quella di certi predicatori che intentassero recarsi sul pulpito portando seco, all´usanza cattedratica, magari parecchi volumi in-folio e una serie di pagine e appunti da leggersi e consultarsi, come appunto si pratica nelle aule scolastiche.

Simili novità sono senz´altro da escludere: e così pure quelle ancor più gravi di sconvolgere l´ordine tradizionale dei temi degli Esercizi Spirituali, specialmente per ciò che riguarda le Meditazioni, le quali devono trattare anzitutto dei Novissimi.

FUNESTO SBAGLIO.

I nostri bravi predicatori ascoltino gli ammonimenti di S. Paolo ed evitino ad ogni costo di essere tympanuin ti9191i6918 per alcuni che forse sono prurientes auribus. Soprattutto poi non commettano lo sbaglio di pensare che i sacerdoti più colti si rechino agli Esercizi Spirituali per ascoltare prediche e conferenze, nelle quali si faccia sfoggio di letteratura, di erudizione, di scienza. Appunto perchè detti sacerdoti h.,rnio una più vasta e soda cultura, sanno fare la dovuta e d´altronde elementare distinzione tra scuola, accademia, tornata letteraria ed Esercizi Spirituali. Al nostro grande ritiro annuale ci si va per fare un serio esame di coscienza; per sentirci ricordare chiaramente e senza fronzoli i nostri doveri cristiani, religiosi, sacerdotali, salesiani; per riflettere sul progresso o regresso fatto nel corso dell´anno; per avvisare ai mezzi più acconci allo sradica-Mento dei nostri difetti; per prendere infine propositi ben ponderati, che ci aiutino a rendere più proficue le nostre attività  in avvenire.

AVVISO AI PREDICATORI.

Cómpito dei predicatori pertanto è di. collocare i loro uditori di fronte alle grandi verità del fine dell´uomo, del religioso, del salesiano; del peccato mortale e veniale; della morte del giusto e del peccatore; del giudizio particolare ed. universale; dell´eternità, dell´inferno, del pingatorio, del paradiso; della Vita e Passione di Nostro Signor Gesù Cristo, della misericordia divina, della bontà materna di Maria Ausiliatrice.

I predicatori, anzichè distrarre gli esercitanti con temi che esulino dalle nostre tradizioni, od anche con eleganze e ricercatezze fuor di luogo, oppure con citazioni di libri e autori, e specialmente di scrittori pagani e profani che in chiesa e nella composta atmosfera del ritiro sono una vera stonatura, parlino il linguaggio piano, chiaro, corretto, caldo di zelo, saturo di bontà, di cui ci ha lasciato così ricca eredità il nostro Santo Fondatore.

Sull´esempio di Don Bosco Santo parlino essi pure della bellezza della vocazione; della perfezione cristiana, religiosa, sacerdotale, salesiana; delle regole, dei regolamenti, delle tradizioni, dell´osservanza, della disciplina anche nelle piccole cose; dei voti, della povertà, della castità, dell´ubbidienza; della vita comune, dello spirito di famiglia, della confidenza, del rendiconto; del lavoro santificato, dell´istruzione catechistica, della formazione religiosa degli alunni, dell´assistenza, della scuola, delle missioni, del sistema preventivo; delle virtù teologali, fede, speranza, carità; dell´umiltà, della mortificazione, dell´amor fraterno; delle pratiche di pietà, della meditazione, della lettura, della confessione, dell´Eucaristia, della S. Messa, delle visite, dell´esame di coscienza, delle devozioni a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco.

Naturalmente non sarà sempre possibile trattare per disteso tutti i temi suelencati; ma è bene che i predicatori li abbiano presenti, come tracce tradizionali da svolgersi.

Neppure s´incorra nello sbaglio di voler svolgere i suddetti argomenti con´ atteggiamenti di pensiero, forme di linguaggio, ingombrante erudizione specialmente se profana, in contrasto con la natura delle pratiche religiose e, spesse volte, con le condizioni della stragrande maggioranza dell´uditorio. Simili deviazioni, non foss´altro, provocano vero sperpero di un tempo destinato alla perfezione dei confratelli e al bene della nostra Società: inoltre esse si prestano a commenti che intaccano la carità.

Novità ancor più deplorevole, che potrebbe degenerare in irriverenza, sarebbe una minor castigatezza nelle espressioni, il raccontare fatti od esempi meno opportuni, e peggio quel nominare asciuttamente e paganamente il Cristo, come se si trattasse di un filosofo o guerriero gentile. Il nostro Santo Fondatore, i suoi Successori, i buoni sacerdoti salesiani dissero e diranno sempre con devozione profonda Nostro Signor Gesù Cristo, senza badare se altri possa anche agire diversamente.

SEGUIAMO LE SODE E CHIARE TRADIZIONI PATERNE.

Prima di por termine a questa lettera mi preme aggiungere ancora una volta che, per rendere veramente fecondo il lavoro formativo che si compie nelle case di formazione, è assolutamente necessario seguire in tutto e sempre le vie tracciate da S. Giovanni Bosco, allontanando dalla nostra mensa spirituale anche certi intingoli e manicaretti di una certa ascetica farfalleggiante che, se possono solleticare gusto, rovinano però il palato e lo stomaco. Nutriamo le anime nostre e quelle dei nostri carissimi figliuoli con alimenti sodi e sostanziosi, anche se di fattura casalinga: Don Bosco Santo ci ha abituati e nutriti così.

Noi abbiamo assoluto bisogno di pietà soda, irradiata di Fede, profondamente eucaristica: essa poi dev´essere tutta poggiata su di una umiltà profonda, coraggiosa, che sa immolarsi.

Abbiamo bisogno d´impegnarci con slancio sempre maggiore nel lavoro santificato, generoso, eroico; di uno spirito di famiglia) tutto pervaso di quella carità che non ammette critiche, mormorazioni, mortiferi pessimismi; di una ubbidienza che escluda servilismi o infingimenti, illimitata perciò filiale, disposta a tutto, e sempre, perchè pervasa di fede, di speranza, di amore.

Solo così saremo degni figli del grande Padre e riusciremo, con progressive conquiste, a consolidare ed estendere le sue opere.

Coraggio, adunque: con gli occhi costantemente fissi sul nostro Padre e Maestro, imitiamone le virtù, seguiamone gli esempi, pratichiamone lo spirito, moltiplichiamone le opere: ei assista il fermo proposito di tener lontana ora e sempre anche l´ombra di qualsiasi novità deviatrice.

Benedico tutti di gran cuore.

Pregate per il vostro aff.mo in C. J.

Sac. PIETRO RICALDONE.

 

Settembre-Ottobre 1943    N. 119

IL RETTOR MAGGIORE:
10 Gli Archivi. - 20 Raccomandazioni per l´ora presente. - 30 La Strenna per l´anno 1944.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Torino, 24 ottobre 1943.

Figliuoli carissimi in G. C.

10 In conformità a quello spirito di totale adesione alle direttive della Santa Sede che ci ha lasciato come eredità preziosa il nostro santo Fondatore vi comunico, con un po´ di ritardo dovuto alle condizioni in cui viviamo, una disposizione dell´Em.mo Card. Giovanni Mercati, Bibliotecario e Archivista di Santa Romana Chiesa. Egli, il 10 novembre 1943, inviava per incarico del S. Padre una lettera agli Ecc.mi e Rev.mi Ordinari d´Italia per il censimento degli Archivi e delle Biblioteche Ecclesiastiche.

Sua Eminenza Reverendissima, mentre illustrava, nel citato documento, i nobili scopi della iniziativa, dalla cui attuazione possono derivare notevoli vantaggi a gloria della Chiesa, metteva in rilievo che l´averla presentata e raccomandata S. S. Pio XII, pur tra le gravissime sollecitudini quotidiane dell´altissimo suo ministero in questi anni terribili, ci dimostra chiaramente, non solo quanto la cosa sia utile, ma ancor più quanto ne sia urgente l´attuazione.

L´Eminentissimo Principe di Santa Chiesa, quasi ad aggiungere nuovo stimolo allo zelo degli Ecc.mi Vescovi d´Italia, suggeriva allora di offrirà l´attuazione della nobile iniziativa quale omaggio al S. Padre nel suo Giubileo Episcopale.

Quantunque la lettera sia rivolta particolarmente agli Ordinari delle diocesi d´Italia, non v´è dubbio — e così fu dettò in forma autorevole — che dev´essere presa in seria considerazione anche dalle famiglie religiose.

Per questo motivo, e con l´ardente desiderio di associare l´umile nostra Società a questo omaggio che sappiamo tanto caro al cuore del S. Padre, vi esorto ad accogliere con filiale devozione l´invito rivolto, sia pure indirettamente, anche a noi.

Quando, nel dicembre del 1937, inviai alle nostre Case la Circolare che trattava ampiamente l´argomento delle Biblioteche, avrei voluto completarla quasi subito con un´altra sugli Archivi. Infatti, dopo aver consultato alcuni esperti e radunato il materiale necessario, feci la stesura di detta circolare. Nel frattempo però si andarono preparando e svolgendo i terribili avvenimenti che ci tengono sempre più trepidanti e angosciati. Il momento non pareva opportuno e perciò decisi di rimandare l´invio di detta circolare a epoca più propizia.

Ora però che il S. Padre, pur nelle tremende vicende che pesano su tutti e su tutto, c´invita a occuparci seriamente degli archivi, è doveroso rompere ogni indugio e corrispondere con slancio filiale, anche se in forma assai modesta, ai suoi desideri.

Penso anzi che noi dobbiamo ravvisare nell´invito del Papa una disposizione provvidenziale. L´inaudita violenza del conflitto che sconvolge il mondo intero purtroppo non conosce soste nè ritegni di sorta, e noi abbiamo visto e vediamo tuttora moltiplicarsi ogni dì. più, sotto gli stessi nostri occhi, le devastazioni, le rovine, le morti nelle forme più tragiche anche tra le popolazioni indifese. In poche ore chiese, santuari, edilizi civili, istituti di educazione e di beneficenza, ospedali, sono ridotti a cumuli informi di macerie, e, nel crollo terrorifico, sono spesso travolte, con le vite anche di creature innocenti, ricchezze materiali, intellettuali, artistiche, storiche di valore inestimabile. Per questo, ripeto, giunge quanto mai opportuno l´invito del S. Padre. Egli infatti, mentre ci richiama a considerare i tesori a volte insostituibili che possono trovarsi rinchiusi anche nell´umile archivio di una parrocchia e analogamente di una casa religiosa, intende invitarci anzitutto — e ciò è importantissimo in questo momento — a mettere in salvo detti valori, esortandoci inoltre a far sì che, d´ora innanzi, sia data alla sistemazione e buona tenuta degli archivi la dovuta importanza.

Mosso da queste considerazioni mi sono deciso a mandarvi la circolare da tempo preparata, accompagnandola con una duplice raccomandazione. Siccome il pericolo di devastazioni non è più limitato ai soli grandi centri, ma può estendersi, come già avvenne, anche ai più umili villaggi, vi esorto in primo luogo a tutelare con opportuni provvedimenti il materiale dei nostri Archivi e possibilmente anche quello delle Biblioteche. Gl´Ispettori potranno suggerire all´uopo misure opportune.

In secondo luogo vi raccomando di leggere attentamente l´unita circolare. Sono il primo a riconoscere che, mentre durino le presenti circostanze, non sarà nè agevole nè opportuno, anzi neppur possibile tradurre in atto quanto in essa è indicato. Penso però che alcune raccomandazioni possono riuscirvi immediatamente utili soprattutto per salvare e conservare il materiale esistente. Quando poi verranno quei tempi migliori che ci auguriamo prossimi, vi sarà da parte di tutti, ne son certo, accresciuto slancio per la sistemazione e il buon funzionamento dei nostri archivi. Così anche gli umili Figli di S. Giovanni Bosco avranno la gioia di aver corrisposto ai nobili intenti del S. Padre e di aver compiuto al tempo stesso un´opera di sommo vantaggio per la nostra Società e per la Chiesa.

20 Saranno purtroppo poche ormai le Case alle quali possono giungere gli Atti del Capitolo. Ma è proprio ai confratelli di queste poche Case, che vengono a trovarsi in condizioni ogni dì più critiche e disagiate, ch´io sento particolar bisogno di raccomandare grande serenità e assoluta fiducia nella Divina Provvidenza. È questo il momento, figliuoli carissimi, di ricordare più frequentemente le divine promesse e che siamo sotto il manto materno di Maria Ausiliatrice e l´efficace protezione del nostro Padre, S. Giovanni Bosco. Con la preghiera più assidua e fervente e soprattutto con una vita di osservanza veramente esemplare, sforziamoci di meritarci la protezione celeste. Ma dopo ciò, ricordando che ci siamo totalmente immolati a Dio per la salvezza delle anime, prodighiamoci senza riserva nel lavoro, nell´apostolato, nell´assistenza del popolo, dei poveri, e particolarmente dei giovani orfani e bisognosi. In queste ore tragiche dobbiamo essere disposti a tutto, anche per dimostrare con i fatti che i sacerdoti e i religiosi, la carità, più che predicarla con le parole, la praticano con le opere, i sacrifizi e, quando occorra, con le immolazioni e gli eroismi.

30 Si avvicina il nuovo anno e desidero inviarvi fin d´ora la tradizionale Strenna. Nel 1943 che volge al termine, ci siamo sforzati di confortare il nostro spirito, tribolato da tante prove e quasi oppresso dal peso della gravissima croce, con la considerazione e la pratica della virtù della Speranza.

Il Signore, nei suoi imperscrutabili disegni, ha permesso che si moltiplicassero e aggravassero ancor più i mali che affliggono la povera umanità. Mentre tutto crolla intorno a noi, è giunto il momento di appoggiarci e aggrapparci alla base solida e inconcussa della Fede. Anche a noi, travolti dai marosi di questo oceano in tempesta, pare che Gesù rivolga le sue confortanti parole: Uomini di poca fede, perchè dubitate? Confidate, io ho vinto il mondo.

Pertanto, acciocchè noi possiamo sentirci confortati e sostenuti sino al termine ormai prossimo della prova, praticheremo, durante il nuovo anno 1944, la seguente strenna:
Accostiamoci a Dio con pienezza di fede.
Dobbiamo anzitutto accostarci a Dio: urge perciò che distacchiamo il cuore da tutto ciò che possa ancora tenerci attaccati e avvinti a questa misera terra: solo così potremo accostarci a Lui. Ma a Dio non basta accostarsi in un modo qualsiasi: le vicende apocalittiche che viviamo esigono che a Lui ci accostiamo, non con fede languida e inoperosa, ma con fede ardente, ricca di opere, imperlata di sacrifizi, e perciò con pienezza di fede.

Coraggio, figliuoli carissimi: Voi sapete che il Divin Redentore premiò la fede con le più grandi meraviglie ed anche con risurrezioni portentose. Preghiamo e lavoriamo, acciocchè anche a noi sia concesso di ammirare quanto prima i premi e le benedizioni con cui Iddio si degnerà di ricompensare la nostra fede.

Augurandovi il nuovo anno allietato dalla pace e santificato nelle fiamme della carità di nostro Signore Gesù Cristo, vi benedico di cuore, mentre mi professo
vostro aff.mo in G. C.

SAC. PIETRO RICALDONE
Novembre-Dicembre 1943            N. 120
GLI ARCHIVI
ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Torino, 24 Ottobre 1943.

Figliuoli carissimi in G. e M.

1. - L´ Archivio.

Il provvidenziale sviluppo della nostra Società, mentre deve spingerci ad innalzare a Dio l´inno del ringraziamento e soprattutto a corrispondere, con una vita sempre più osservante ed esemplare, alle divine misericordie, ci obbliga al tempo stesso a escogitare i mezzi e accorgimenti meglio acconci a rendere sempre più regolare l´andamento delle Case, più salda la compagine della Congregazione.

Nel n. 84 degli Atti del Capitolo Superiore vi parlai delle Biblioteche, e so che, malgrado le difficoltà dei tempi, parecchio è stato fatto per organizzarle e attrezzarle.

Oggi giudico opportuno trattare l´importante argomento degli Anelavi.

L´articolo 171 dei Regolamenti stabilisce che il Direttore abbia sempre in ordine l´archivio » e determina ciò che in esso deve conservarsi.

Per facilitare l´adempimento di quest´articolo e ottenere al tempo stesso, per quanto la diversità dei luoghi lo consenta, -lima doverosa uniformità, vi proporrò alcune norme dalla cui attuazione spero derivi non lieve vantaggio alla nostra Società.

Esse riguardano: 10 il materiale da conservarsi nei nostri archivi; 20 i locali e i mobili più pratici e adatti alla conservazione di detto materiale, tenendo conto delle esigenze dei diversi documenti; 30 gli elementi ausiliari, vale a dire, repertori, indici, schedari, ecc., richiesti per la rapida consultazione dei documenti.

2. - IDEE PRELIMINARI.

È la prima volta che questo tema viene trattato presso di noi con relativa ampiezza, e non vi dispiaccia ch´io lo illustri con alcune brevi considerazioni d´indole generale, che hanno lo scopo di mettere nel dovuto rilievo l´importanza degli Archivi.

L´uomo è socievole per natura ed è giusto che anche i frutti dell´intelligenza dei singoli individui possano essere usufruiti a vantaggio della comunità. Quando pertanto gli uomini riuscirono a fissare e perpetuare i proprii pensieri mediante la scrittura, nacque subito il bisogno di conservare, a comune utilità, i loro scritti, e così ebbero origine le Biblioteche e gli Archivi.

A misura poi che il materiale bibliografico e archivistico andò aumentando, si vide la necessità di separare i libri, strettamente intesi, da altri elementi — quali carte, atti pubblici, manoscritti, quaderni, documenti epistolari, piante, disegni, e più tardi fotografie, lastre, ecc. —: i libri continuarono ad avere la loro sede nelle biblioteche; invece gli altri elementi testè elencati trovarono posto adeguato negli archivi. Da questa divisione sorsero col tempo due discipline sorelle, che però si completano a vicenda, la Biblioteconomia e la Archivistica.

Queste semplici e sommarie considerazioni mettono in rilievo che gli archivi, per la molteplicità e diversità degli elementi che devono accogliere e conservare, costituiscono un organismo più complicato delle biblioteche e richiedono una maggior varietà di sistemi per la classifica e la buona conservazione dei loro, elementi.

3. - IMPORTANZA STORICA DEGLI ARCHIVI.

In. antico gli archivi erano generalmente collocati presso i templi e le reggie: così praticarono gli Egiziani, i Greci, gli Ebrei, i Romani. Questi ultimi costrussero sul Campidoglio un reparto speciale detto tabularium.

Gli archivi imperiali comprendevano generalmente quattro sezioni: memorie, epistole, libelli, dichiarazioni. Nel periodo del Sacro Romano Impero si andò perfezionando la sistemazione degli archivi, e ciò avvenne pure presso gli Stati sorti in epoche successive.

Notevole sviluppo ebbero gli Archivi Ecclesiastici e soprattutto gli Archivi Pontifici. Questi ultimi s´andarono arricchendo, attraverso i secoli, di un materiale importantissimo, raccolto oggi nel grande Archivio Vaticano, aperto agli studiosi nel 1880 da Leone XIII.

Per le loro benemerenze, sono degni di encomio anche gli Archivi Episcopali e quelli degli Ordini e Congregazioni Religiose: e così pure altri di Chiese, Fabbricerie, Opere Pie, Famiglie nobili e private, Uffici notarili, ecc.

Tutti questi archivi, utilissimi in passato, costituiscono oggi, con il crescente sviluppo degli studi storici, fonti importantissime alle quali andranno sempre ad attingere gli studiosi.

Per quanto riguarda le famiglie religiose è bene rilevare che, la conservazione della genuinità delle loro tradizioni è anche dovuta in parte alla conservazione — negli archivi delle case, delle province e della casa generalizia — delle memorie primitive, usanze, pratiche, lettere e documenti riguardanti uomini  illustri, e di tutto ciò che può contribuire a fissare le caratteristiche spirituali, le attitudini specifiche e la peculiare operosità di un istituto religioso.

4. - GLI ARCHIVI E LE LORO DIVISIONI.

Da quanto abbiamo esposto possiamo conchiudere che l´archivio è una raccolta o l´insieme di scritti, stampe, disegni di ogni genere redatti o ricevuti da un particolare, da una Associazione o da un Ente. Oggi trovano il loro posto negli archivi anche le fotografie, le lastre fotografiche, le diapositive, le scene cinematografiche e simili. Naturalmente le cose raccolte devono avere valore di documentazione e si conservano appunto a scopo di utilità privata e pubblica.

Si usa chiamare archivio anche il luogo ove i suddetti documenti sono conservati.

L´archivio deve corrispondere alle attività e ai fini di un organismo determinato, e poichè sono assai numerosi gli organismi e le loro rispettive attività, ne consegue che sono pure molteplici le categorie o diversità di archivi. E così abbiamo gli Archivi di Stato, divisi alla loro volta con varie denominazioni a seconda della loro finalità: gli archivi di pubbliche istituzioni, quelli provinciali, comunali, notarili, scolastici, professionali, industriali, commerciali, archivi di opere pie, ecc.

Nel campo ecclesiastico abbiamo gli Archivi episcopali, parrocchiali, di fabbricerie, e altri.

Nelle famiglie religiose vi sono gli archivi del Consiglio generalizio, delle Province o Ispettorie, delle Case o Conventi.

5. - IL CODICE DI DIRITTO CANONICO E GLI ARCHIVI.

A dimostrare l´importanza degli Archivi ecclesiastici e religiosi, basterebbero le tassative disposizioni del Codice di Diritto Canonico. Quantunque esse riguardino più particolarmente gli ordinamenti cliocesani e parrocchiali, tuttavia per l´analogia che esiste fra diocesi e parrocchie e le nostre Ispettorie e Case, mi è parso utile ricordarvele, anche perehè nella nostra Società sono ormai numerose le parrocchie. Troverete dette disposizioni raccolte nell´Appendice di questa circolare. Dalla loro lettura è facile trarre interessanti conclusioni per tutto ciò che riguarda gli Archivi della nostra Società. Inoltre, avendo sott´occhio le disposizioni della Chiesa riferentisi all´impianto e organizzazione degli Archivi, nonchè alla diligenza richiesta a coloro che vi sono addetti, ci persuaderemo ancor più della necessità di addivenire anche noi a un lamento sempre più adeguato di quelli della Congregazione.

6. - L´ARCHIVIO E L´ARCHIVISTA.

Prima di trattare della particolare organizzazione dei nostri Archivi è doveroso rilevare anzitutto che, per la buona tenuta degli Archivi, si esige personale idoneo. E si avverta che detto personale è richiesto, non solo per gli Archivi del Capitolo Superiore, delle Ispettorie e delle Case, ma ormai anche per i così detti Archivi scolastici, degli Atenei, Istituti superiori, Licei, Ginnasi, Scuole pareggiate o comecchessia autorizzate, che si vanno moltiplicando nella nostra Società.

Sarà bene pertanto che gl´Ispettori destinino soci salesiani a frequentare corsi speciali di Archivistica, che periodicamente si fanno presso determinate istituzioni o biblioteche. La cosa è relativamente facile, perchè detti corsi sono di corta durata e si fanno generalmente nel periodo estivo.

A misura che avremo personale ben preparato sarà agevole organizzare negli Studentati Teologici, durante l´anno scolastico o nelle vacanze, corsi speciali per procurare possibilmente a tutti una sufficiente cultura, di Archivistica e di Biblioteconomia. In seguito, se particolari circostanze lo richiederanno, i soggetti chiamati a dirigere i nostri Archivi potranno completare la loro coltura con studi più ampi e specializzati. L´archivista infatti, specialmente quando si tratti di grandi archivi, dev´essere dotato di buona coltura, non solo storica, ma anche linguistica, e avere nozioni, sia pure brevi ma esatte e concrete, di cronologia, statistica, paleografia e scienze affini.

E poichè l´Archivistica è una scienza eminentemente pratica — essendo suo compito precipuo applicare principi teorici al‑ l´impianto e al funzionamento di un archivio secondo le sue particolari finalità e caratteristiche — ne deriva che i nostri archivisti dovranno proporsi sempre una duplice finalità: la perfetta conservazione dei materiali e la semplicità e celerità delle indagini.

7. - L´ARCHIVIO NELLE CASE SALESIANE.

Non m´indugio a parlarvi di nozioni tecniche riguardanti le parti, la sistemazione e l´amministrazione degli Archivi: d´altronde tutto ciò voi potrete facilmente trovare nei manuali che trattano di proposito quest´argomento.

Credo opportuno invece richiamare nuovamente l´attenzione vostra sull´importanza degli Archivi anche nella nostra Società. Basti considerare che, trovandosi i Salesiani sparsi ormai in pressochè tutte le nazioni del mondo, è possibile, attraverso una buona sistemazione dei nostri Archivi, raccogliere un materiale per molti concetti di valore straordinario, onde usufruirlo in seguito a vantaggio dell´intiera Congregazione e delle anime affidate al nostro zelo.

Soprattutto poi i nostri Archivi forniranno, se ben organizzati e aggiornati, elementi e dati preziosi, anzi fondamentali, per la cronistoria della nostra Società. Mediante la loro documentazione i nostri Soci, non solo avranno dinanzi, a stimolo di nuove iniziative di zelo, il magnifico panorama delle multiformi attività salesiane, ma verranno come ricondotti per mano alle più pure sorgenti dello spirito e della operosità della Famiglia Salesiana.

È poi evidente che, dalla buona organizzazione e tenuta degli Archivi delle Case, verrà assicurata in gran parte la possibilità del buon funzionamento degli Archivi ispettoriali e dell´Archivio generale della Congregazione.

8. - MATERIALE DA CONSERVARSI NEGLI ARCHIVI DELLE CASE SALESIANE.

Nell´articolo 171 dei Regolamenti, mentre si ordina al Direttore di avere cura dell´Archivio, sono elencati i principali documenti che vi si debbono conservare.

Volendo disporre questi elementi in un certo ordine logico, possiamo dividerli in tre classi: Documenti d´indole generale.

Documenti riguardanti la Congregazione in generale.

e) Documenti riguardanti ciascuna Casa in particolare.

I. - Documenti d´indoli generale.

Il Codice di Diritto Canonico.

Codicis Juris Canonici Interpretationes Authenticae.

L´Enciclica Pascendi dell´8 settembre 1907.

Il Motu Proprio Sacrorum Antistitum del 10 settembre 1910.

Il Decretum Supr. S. C. S. (Mai del 22 marzo 1918.

La Instruetio S. C. De Religiosis: De formatione clericali et religiosa alumnorum ad. sacerdotium vocatOrum,, deque scrutinio ante ordinum susceptionem peragendo (10 dicembre 1931).

Le norme per la predicazione emanate dalla S. C. Concistoriale il 28 giugno 1917.

Altri Atti della Santa Sede che possono interessare anche la nostra Società.

- Documenti riguardanti la Congregazione in generale.

Le Costituzioni della Società in latino e nella lingua della nazione.

I Regolamenti.

Atti della Santa Sede che riguardano direttamente la nostra Società.

Il Compendium dei nostri Privilegi e Indulgenze.

Gli Atti del Capitolo Superiore: collezione completa.

Le Circolari dei Superiori, siano esse anteriori o posteriori alla pubblicazione degli Atti del Capitolo.

I Catalogi della Società.

Collezioni del Bollettino Salesiano.

Le lettere neurologiche e le biografie dei Confratelli defunti.

Il Costumiere dell´Ispettoria.  III. - Documenti riguardanti ciascuna Casa in particolare.

Le Lettere di partecipazione dell´elezione dell´Ispettore.

Le Lettere d´elezione dei Direttori della Casa.

Le Deliberazioni dei Capitoli Ispettoriali.

Le Circolari dell´Ispettore.

Il Registro ove sono scritte le prescrizioni o avvertenze degli Ispettori e dei Visitatori Straordinari.

Il Registro del personale con le generalità di ogni Socio: Casa di provenienza, uffici affidati, durata della permanenza nelle Case, voti degli esami subiti, ecc. (vedi art. 171, Regolamento).

Le Lettere di ubbidienza dei Soci destinati alla Casa.

Cronaca della Casa.

Copia degli Strumenti di compra-vendita degli stabili e della proprietà della Casa con le relative piante o mappe.

Le Scritture private di qualunque genere.

Copia dei Permessi dei Superiori per acquisti, alienazioni, lavori con i rispettivi disegni approvati dai Superiori e dalle Autorità civili.

Le Procure intestate ai Soci della Casa.

Il Registro degli oneri delle Messe, anniversari, ecc.

Il Registro degli oneri di posti gratuiti, borse di studio, ecc., con tutte le note informative, modalità, ecc.

Documenti e Atti di qualsiasi Autorità ecclesiastica, civile, militare, ecc., riguardanti la Casa.

I Registri dei verbali del Capitolo della Casa.

I Registri dei verbali della soluzione mensile dei casi di coscienza.

Il Registro aggiornato delle persone benemerite con segnalazioni per eventuali inviti a premiazioni, a mensa, ecc.

Il Registro aggiornato dei Cooperatori e delle Cooperatrici.

Il Registro aggiornato delle Dame Patronesse.

Il Registro aggiornate degli ex allievi.

Altri documenti di speciale importanza.

Documenti riguardanti le Sacre Ordinazioni che i Soci della Casa avessero ricevuto (Can. 993-995).

Copia del documento che attesti la Consacrazione o la Benedizione della chiesa od oratorio pubblico o semi-pubblico principale della Casa: altro esemplare dev´essere mandato all´Ispettore (can. 1158).

Copia degl´inventari amministrativi che si debbono fare ogni volta che cambia il Prefetto: di essi deve inviarsi copia all´Ispettore (can. 1522, § 3).

Gli strumenti delle pie fondazioni o pie volontà dei fedeli: copia di essi deve mandarsi all´Ispettore (can. 1548, § 2).

Copia autentica degli strumenti di eventuali ricognizioni giudiziarie (can. 1811).

I documenti di eventuali ammonizioni, correzioni o imposizioni di ubbidienze fatte dal Direttore ai Soci (Costituz., art. 42, can. 2309, § 5).

Sarebbe cosa ottima che vi fosse un libro o quaderno in cui fossero annotati almeno gli appunti delle conferenze che il Direttore deve tenere ai Confratelli della Casa due volte al mese, e di quelle sul sistema preventivo (Regolam., art. 158). Se le conferenze settimanali tenute dai Direttori ai chierici (Regolam., art. 312) fossero raccolte in speciali quaderni, anche sotto forma di appunti, si avrebbe col tempo una vera miniera di utili insegnamenti morali e pedagogici.

A questi elenchi se ne devono aggiungere altri e cioè: a) L´elenco dei registri e documenti che si riferiscono al movimento finanziario ed economico della Casa (amministrazione generale, amministrazione dei laboratori o delle aziende agricole, amministrazione della libreria, od. altre); l´elenco dei registri o documenti scolastici; l´elenco dei registri e verbali delle Compagnie religiose od altre; l´elenco dei registri e documenti dell´Oratorio festivo annesso alla Casa.

A proposito dei registri di contabilità e scolastici è bene raccomandare che possibilmente abbiano le stesse dimensioni di altezza e lunghezza: lo spessore corrisponderà alle diverse  esigenze della Casa. Conviene che i registri durino un solo anno, allo scopo di collocarli annualmente nell´archivio.

Qualora le autorità scolastiche esigessero un determinato tipo di registri da usarsi anche per parecchi armi, oppure che i registri scolastici rimanessero per qualche tempo nell´ufficio di segreteria, in tal caso i registri passeranno all´archivio generale dopo due, tre o più anni a seconda delle esigenze o possibilità.

b) L´elenco dei registri e documenti d´indole finanziaria: Registro Cassa.

Registro Giornale.

Registro dei conti correnti.

Registro delle pensioni.

Registri ausiliari; soprattutto il prontuario per facilitare la compilazione dei Rendiconti amministrativi.

Registro delle fatture.

Registro copia-lettere.

Rendiconti amministrativi.

Corrispondenza da conservare.

Fatture da conservare.

Eventuali contratti per forza, luce, irrigazione, ecc.

Registro dei famigli e del personale esterno.

Registro dei depositi dei giovani.

Registro degli oneri di carattere civile ed, ecclesiastico: di tasse e contribuzioni permanenti o transitorie, cattedratico, seminaristico, ecc.

Altri documenti di speciale importanza.

Anche i registri dei laboratori dovranno essere annualmente passati all´Archivio.

e) Registri e documenti scolastici: Documenti riguardanti la fondazione, l´autorizzazione, la parificazione o il pareggiamento della Scuola.

Registro e copia dei titoli accademici o di abilitazione degl´insegnanti.

Registro delle generalità degli alunni.

Registro e documenti delle visite delle Autorità scolastiche.´ Copia dei resoconti e di altri documenti inviati alle Autorità scolastiche.

Documenti e corrispondenza delle Autorità scolastiche e minute delle risposte.

Registro delle tasse ed entrate scolastiche.

Registro degli esami.

Diplomi di particolari benemerenze della Scuola.

Altri documenti.

d) Registri e documenti del Catechista: Registro delle prime Comunioni.

Registro delle Cresime.

Registro della Compagnia del SS. Sacramento e del Piccolo Clero, dell´Immacolata, di S. Luigi, S. Giuseppe con i relativi verbali.

Registri dei gruppi di Azione Cattolica.

Registro inventario aggiornato di tutti gli oggetti destinati direttamente o indirettamente al culto, che trovami nella chiesa, sacrestia, infermeria, coro, cappelle, magazzini, ecc.

e) Registri e documenti dell´Oratorio festivo.

Quando l´Oratorio festivo dipende dalla Casa alla quale è annesso, allora tutti i registri dell´Oratorio dovranno passare man mano all´Archivio della Casa stessa. Detti registri sono: Registro generale dei giovani.

Registro delle prime Comunioni.

Registro delle Cresime.

Registro di tutte le associazioni e Compagnie: SS. Sacramento e Piccolo Clero; Compagnia di S. Luigi; Compagnia di S. Giuseppe; Sezioni di Azione Cattolica; Padri di famiglia; Sezioni ex allievi; Banda; Orchestrina; Sezioni drammatiche; Sezioni sportive.

Registro delle Patronesse.

Registro ausiliare delle entrate e spese dell´Oratorio controllate dal Direttore e Prefetto della Casa.

Registro di eventuali debiti o crediti.

Registro dei voti ed. esami dei Catechisti.

Registro delle Gare Catechistiche.  Registro di premi, medaglie, diplomi di benemerenza dell´Oratorio.

Altri documenti.

f) Archivio parrocchiale.

Nella Circolare che tratta della Visita Canonica alle Case salesiane (24 agosto 1939), a pag. 185 e seg., si parla in disteso dell´Archivio parrocchiale. Esso dev´essere tenuto separato da quello della Casa: lo visiterà l´Ordinario Diocesano, ogni anno l´Ispettore, e il Visitatore durante le visite straordinarie. Trattandosi di un Archivio soggetto al controllo dell´Autorità ecclesiastica e contenente documenti e dati di speciale importanza è necessario raccomandare frequentemente ai Parroci e agli addetti alle parrocchie di tenere ogni cosa nell´ordine più perfetto.

9. - OSSERVAZIONI SU ALCUNI DEI PRECEDENTI DOCUMENTI.

Il Compendio dei Privilegi e delle Indulgenze sia tenuto chiuso a chiave sotto la responsabilità del Direttore.

È proibito farlo vedere a persone estranee. Se fosse richiesto dalle Autorità ecclesiastiche, non si presenterà senza prima interpellare Rettor Maggiore. Se qualche Socio, per studi o motivi speciali riconosciuti buoni dall´Ispettore, dovesse usarne, non gli si conceda di portarlo fuori dell´Archivio.

È necessario che ogni Casa abbia una collezione degli Atti della Santa Sede.

Ogni Casa abbia la collezione del Bollettino Salesiano Italiano e quella del Bollettino pubblicato nella lingua del proprio paese. Tali collezioni saranno di grande utilità se verranno corredate di indici analitici.

Con la Biografia dei Confratelli defunti vi può essere il materiale destinato alla pubblicazione di altre biografie. Eventualmente si raccolga anche il materiale che possa servire a illustrare la vita di qualche giovanetto educato nella Casa ed anche di Cooperatori e Cooperatrici insigni, le cui virtù od opere di carità possono servire di esempio.

Riguardo alle Biografie dei Confratelli defunti si abbia sempre presente quanto fu stabilito nel n. 72 degli Atti del Capitolo Superiore: « Ogni anno, tutti gl´Ispettori raccoglieranno in uno speciale volume le biografie dei Confratelli defunti dell´Ispettoria ed in altro volume le cronache delle Case e quella dell´Ispettoria: quattro od almeno due copie di detti volumi saranno inviate al Rettor Maggiore ».

10. - MATERIALE SUPPLEMENTARE.

Oltre al materiale che potremmo chiamare strettamente regolamentare, conviene che, in ogni Casa salesiana, si vada raccogliendo man mano, sia per la Biblioteca che per l´Archivio, quel materiale che serva a illustrare sempre meglio la Congregazione e le sue attività. In tal modo si avrà a disposizione una preziosa documentazione illustrativa che, in molte circostanze, gioverà a svolgere una efficace propaganda, mediante conferenze, pubblicazioni, articoli su riviste e periodici.

A tal fine basterà conservare e ordinare accuratamente nella Biblioteca se si tratta di libri, o nell´Archivio se si tratta di altre cose, tutto il materiale salesiano che arriva a ciascuna Casa, e quello che ciascun Direttore o incaricato dell´Archivio potrà procurarsi da altre Case e dalla Direzione Generale.

Basta accennare ad alcuni di questi documenti per capire tutta l´importanza di tali raccolte: Riviste pubblicate dalle Case salesiane.

Comunicazioni speciali dei Superiori, Ispettori, Capi-missione. e) Opuscoli, foglietti di propaganda.

Articoli di giornali o riviste che trattano delle Opere e Missioni salesiane.

Numeri unici riguardanti personaggi salesiani o avvenimenti memorandi della Congregazione.

Monografie e memorie di Case, Ispettorie, Missioni, attività salesiane, in occasione di Giubilei di dette opere.

Memorie di Congressi o Convegni di Oratori festivi, Missioni, Cooperatori, Ex allievi, Catechismo, Canto gregoriano e Musica sacra, Pedagogia generale e salesiana, ecc.

Statistiche delle nostre Opere e Missioni.

Fotografie cli.Case, Missioni, Personaggi salesiani.

1) Documenti sulla vita, culto, devozione dei nostri Santi, Servi di Dio, Santuari, ecc.

Fa pena pensare che forse in passato, in qualche luogo, detto materiale sia andato disperso. È da sperare che da oggi in poi, in tutte le Case, vi sarà la massima cura per raccogliere e ordinare le cose suindicate.

In fine, tra il materiale che deve trovar posto nell´Archivio, vi sono anche le fotografie, i negativi fotografici, le pellicole, i disegni, ecc.

11. - IL LOCALE DESTINATO ALL´ARCHIVIO.

Riguardo al locale si abbiano presenti due avvertenze. Come fu già indicato, il materiale da destinarsi all´Archivio, con il trascorrere degli anni e il progressivo sviluppo dei singoli Istituti, sarà in costante aumento: è bene perciò essere previdenti e non lesinare lo spazio. In secondo luogo non si dimentichi che parte del materiale dell´Archivio è strettamente riservato al Direttore o all´Ispettore, mentre un´altra parte è di carattere più generale.

Per il conveniente collocamento di queste due categorie di materiale sarebbe opportuno poter disporre di due locali; uno presso l´ufficio del Direttore per l´Archivio a lui riservato; l´altro presso la Biblioteca, affidato al bibliotecario o all´archivista, quando le due mansioni siano separate.

È poi assolutamente necessario che i locali non siano umidi, abbiano facilità di ventilazione e godano di buona luce.

In fine si prendano le dovute precauzioni contro i pericoli d´incendio ed anche di possibili furti.

12. - I MOBILI PER L´ARCHIVIO.

Prima di procedere all´acquisto o alla confezione dei mobili è necessario avere una idea sufficientemente esatta del materiale che essi devono ospitare: al tempo stesso è bene visitare, presso delle nostre Case o fuori, alcuni Archivi, conosciuti per la loro ben riuscita sistemazione. Accenniamo alle diverse specie di mobili:
1. Mobili per la collocazione orizzontale dei documenti.
Possono avere due forme: La più elementare e primitiva consiste in scaffali di legno o ferro, con scompartimenti fissi della larghezza presumibile delle pratiche, le quali, racchiuse in cartelle o buste, vengono sovrapposte le une alle altre fino a riempire i diversi scompartimenti.

Questo sistema, anche se adottato in parecchi uffici pubblici, in studi o archivi di professionisti, ecc., oggi non è più consigliabile. Anzitutto perchè non consente che il collocamento di una sola fila di cartelle in profondità, ed obbliga a lasciare molti spazi vuoti per la divisione dei soggetti e per le probabili aggiunte: ora ciò richiede uno spazio massimo con grande spreco di posto. Inoltre detto sistema rende difficile la consultazione dei documenti, poichè è necessario ogni volta estrarre dal, mucchio la cartella corrispondente, metterla sul tavolo, slegare le fettucce, ecc.

Per ovviare a questi inconvenienti si sono escogitati speciali mobili (in cartone, legno ed anche in ferro), composti di tante divisioni a modo di scatola, sovrapponibili, di dimensioni relativamente piccole: in tal modo è possibile destinare una divisione ad ogni pratica o classe di documenti (Fig. 1), Anche questo sistema però ha l´inconveniente di esigere un mobilio piuttosto complicato, di non usufruire bene lo spazio, e infine di non essere di facile maneggio per quelle scatole che — troppo in alto o troppo in basso -- non restano a portata di mano.

2. Mobili per la collocazione verticale dei documenti.
Anche qui abbiamo due forme di mobili: le scaffalature e i così detti classificatori verticali.

Le pratiche, carte, giornali, ecc., ridotte ad una misura prescelta, un po´ più grande del formato protocollo, sono disposte in cartelle, buste, scatole di materiale abbastanza resistente, le quali si collocano nei palchetti verticalmente come altrettanti libri, ordinate secondo le indicazioni notate al dorso. Di tali cartelle o scatole vi sono molti modelli. Sembrano più convenienti, quelli in tutta tela, con dorso variabile a seconda del contenuto, con svolti laterali di tela per impe‑ b) Classificatori verticali. - Sono mobili in legno o, molto meglio, in ferro, composti generalmente di quattro cassetti sovrapposti, profondi 60 centimetri, di larghezza varia — da cm. 32,5 a cm. 45, alti da cm. 28,5 a cm. 35, facilmente scorrevoli, nei quali si collocano verticalmente tutti i documenti cartacei, che non abbiano forma di libro, e che siano facilmente riducibili alle suddette dimensioni (Fig. 5).

Per la collocazione dei documenti esistono diversi modelli di cartelle secondo i diversi scopi. Per documenti vari risulta pratico l´uso di buste di carta resistente, aperte in alto e a destra; in esse vengono collocati i documenti ben sistemati, catalogati e numerati: due o tre di queste buste (secondo lo spessore) vengono raccolte in una cartella robusta di dorso allungabile, con facile chiusura superiore. Queste cartelle sono collocate una dietro l´altra nei cassetti completamente apribili e sporgenti dei classificatori, dei quali in tal modo viene usufruita tutta la profondità. Qualora il materiale non riempisse completamente il cassetto, le cartelle sono tenute in posizione verticale da un premi-cartelle scorrevole (Fig. 6).

Risulta pertanto che il mobilio più conveniente per un Archivio ben ordinato e di comoda consultazione dovrebbe comprendere: Scaffali uso biblioteca, aperti o chiusi secondo i casi, per i libri o volumi di documenti che avessero forma definitiva di libro.

Classificatori verticali, in numero conveniente´ per i documenti cartacei adatti alle loro dimensioni.

Cassetti orizzontali di grande formati), per il materiale più ampio, non pieghevole.

 3. Mobili per carte di grandi dimensioni e documenti non pieghevoli.
Oltre ai mobili già indicati, in un Archivio ben organizzato sono necessari altri mobili di ben studiata profondità e con larghi cassetti orizzontali, per la conservazione del materiale più ampio e non pieghevole. Tali cassetti in legno o in ferro, di altezza utile non superiore ai 10 cm., possono essere sistemati in mobili a sè, a modo di cassettone, o sotto un tavolo centrale, o come base delle scaffalature (Fig. 7).

I disegni, le piante, gl´ingrandimenti fotografici, diplomi, pergamene, ecc., completamente distesi, si collocano in questi cassetti in cartelle separate, o divisi da un semplice cartone secondo la classifica.

4. Mobilio composto.
Siccome i tre elementi sopra descritti possono offrire l´inconveniente di rendere difficile, per le loro differenti dimensioni, la sistemazione dell´ambiente destinato all´Archivio, si è studiato il modo di unirli insieme in forma comoda e tale da utilizzare al massimo lo spazio disponibile. Si tratta di un esperimento già attuato nell´Ufficio Stampa ed in altri uffici della Casa Madre.

Con i tre elementi A, B, C (Fig. 8), si è formato un unico mobile composto di due parti. La prima (che comprende due elementi A e B) forma una base sporgente costituita da due file verticali di tre cassetti classificatori, come appare nella fig. 8, D, E, sormontati da un cassetto alto 8 oppure 9 cm., largo cm. 80 e profondo cm. 60. Uno speciale congegno fa sì che, chiudendo il tiretto, restano bloccati i sei cassetti sottostanti.

La seconda parte del mobile è costituita da uno scaffale di Biblioteca, aperto o chiuso, piazzato sopra la base verso la parete, a cominciare da una altezza di m. 1,20. In tal modo si ha m. 1,80 di scaffalatura di biblioteca disponibile in ciascun mo‑ bile. Il complesso A B C ha un´altezza totale di m. 3. All´ altezza di m. 1,20 rimane un piano libero di cm. 35 circa, molto utile per collo‑ carvi momentaneamente libri e cartelle in consultazione.

Nci classificatori della  base (Fig. 8 D, E), che misurano cm. 38,5 x 28,5 x 60, si collocano i documenti cartacei facilmente riducibili a queste misure. Nel tiretto sovrastante (Fig. 8, B) possono collocarsi documenti di gran formato, distesi. Nello scaffale su seriore (Fig. 8, C) trovano posto i libri o i volumi di documenti in forni di libro.

Questo mobilio così combinato presenta ´.parecchi vantaggi. In molte nostre Case per ora sarebbe sufficiente uno di questi mobili: altri se ne aggiungerebbero in seguito a misura del bisogno: la figura 8 ne presenta tre affiancati: D... E, F... G, H... I.

Per meglio usufruire lo spazio e soprattutto per chi non abbisogni di un grande archivio, come avviene nelle nostre piccole Case, si è costruito un mobile più largo: con la base a tre file di classificatori, sormontati da due cassetti orizzontali e con lo scaffale-biblioteca di m. 1,40 (Fig. 9, chiuso e aperto).

13. - NORME PER COLLOCARE MATERIALI SPECIALI.

Oltre al materiale già accennato, talvolta si dovranno conservare nei nostri archivi corrispondenza privata ed amministrativa, lastre fotografiche, zinchi da stampa e simili: è bene indicare in quali mobili e con quale modo e ordine si debba collocare detto materiale per la sua conveniente conservazione.

a) Corrispondenza. - Essa trova la sua pratica collocazione nei cassetti classificatori verticali. In detti cassetti vengono disposti tanti cartoni con divisioni alfabetiche visibili; dietro ad ogni cartone si trova una cartella di cartoncino con dorso snodato con la stessa indicazione alfabetica del cartone che gli sta davanti. Quando le lettere di una persona o Ente sono assai ridotte di numero, allora la corrispondenza di codeste persone si può collocare anche in una sola cartella avendo cura di ordinarla per or‑ dine alfabetico. Se invece la corrispondenza è abbondante, allora si colloca la corrispondenza di ogni persona nella cartella corrispondente alla lettera alfabetica del cognome della persona o Ente. Quando poi la corrispondenza fosse molto notevole,. allora si usa fare delle suddivisioni anche per una stessa lettera alfabetica, ad esempio da CA fino a CI, da CI fino a CO, da CO a CZ. Lo scopo è sempre quello di rendere più ordinato il collocamento e più facile la ricerca della corrispondenza.

b) Fotografie. - Queste possono essere collocate nei cassetti dei classificatori verticali, nel modo seguente. Conviene anzitutto distaccare le fotografie dai loro cartoncini e collocarle su cartoncini che abbiano le misure del cassetto classificatore. Taluni le fissano con angolini, gommati: altri invece praticano dei tagli sul cartoncino per ricevere i quattro angoli della fotografia. Ciascun foglio contiene fotografie appartenenti a un determinato gruppo o soggetto di classifica: se poi i fogli della stessa classifica fossero parecchi, si numerano seguendo l´ordine cronologico delle fotografie. Questi cartoncini sono utilizzabili nelle due facciate e sono separati l´un dall´altro da un sottile foglio trasparente di carta oleata. Essi vengono collocati in una cartella aperta, di cartone resistente, con dorso snodato fino ad un certo spessore, nel cui angolo destro superiore appare la classifica corrispondente al contenuto. Queste cartelle si collocano verticalmente nei cassetti dei classificatori.

e) Negativi fotografici. - Riguardo ai negativi fotografici si possono seguire le seguenti norme: 1. Anzitutto si faccia una copia di tutti i negativi e dette copie siano sistemate come si è detto per le fotografie. Per maggior chiarezza e facilità di visione si abbia l´avvertenza di usare, per i negativi fotografici, fogli di cartoncino di colore diverso da quello usato per le fotografie di cui non si ha il negativo.

2.. I negativi, corredati da un numero di serie siano collocati, uno ad uno, in buste di carta trasparente, dove sarà ripetuto il numero del negativo.

3. Tutti i negativi dello stesso formato saranno messi in, scatole di cartone verticali senza coperchio; è bene che le lastre sporgano circa un centimetro fuori della scatola. In ogni scatola, dello spessore di cm. 4,5, vi stanno circa 25 negativi in vetro; all´esterno è indicato il numero di classifica delle lastre.

4. Le scatole vengono poi collocate verticalmente od orizzontalmente in cassetti, posibilmente metallici scorrevoli, di misure convenienti. Di questi cassetti se ne trovano in commercio della seguente misura: cm. 60 x 33 x 12, molto pratici per i negativi 6-9, 9-12, 10-15.

d) Zinchi tipografici. - Gli zinchi perfettamente asciutti, si avvolgono in. carta da imballo, col numero di serie ben visibile all´esterno. L´esperienza suggerisce di non fare uso di unture per la loro conservazione; basta che il luogo dove si conservano sia ben asciutto. Gli zinchi così avviluppati si collocano in scaffali di legno o di ferro in scompartimenti numerati che ne contengano non più di 25 a 30, e in modo che appaia ben visibile il numero della serie.

14. - REGISTRI E SCHEDARI.

Non basta collocare il materiale nei differenti reparti dell´Archivio, ma è necessario che detto materiale sia diligentemente catalogato: solo così esso potrà riuscire opportunamente utile.

Per catalogare il materiale dell´Archivio occorrono registri e schedari.

Prima di addivenire alla compilazione dei registri si proceda alla divisione del materiale dell´Archivio in ben studiati reparti Q sezioni. È bene compilare una tabella, detta anche titolarlo, nella quale sono appunto elencate dette sezioni, con l´indicazione del contenuto e del luogo occupato da ciascuna. Detta tabella, collocata su apposito legno o cartone, sia messa in luogo ben visibile dell´Archivio per facilitare le ricerche.

Ad ogni reparto o sezione corrisponde un Registro-inventario nel quale, per ordine di, data, viene annotato il materiale man mano che entra in archivio, col numero di ordine o di protocollo assegnato a ciascun documento e con l´indicazione della classifica e della collocazione del medesimo.

Dopo l´iscrizione sul Registro-inventario, ciascun documento è registrato nello schedario o schedari corrispondenti. Questi  costituiscono l´elemento ausiliare più importante dell´Archivio, perchè facilitano le ricerche, mettendo sott´occhio tutto il materiale con le indicazioni utili. Gli schedari devono essere ben studiati, compilati con diligenza, conservati accuratamente e aggiornati assiduamente.

Sono assai numerosi i sistemi di schedari oggi in uso. Il più semplice ed economico consiste in cartoncini di uguali dimensioni, collocati, sciolti od anche trattenuti da una piccola asta di metallo, in cassetti. Le dimensioni dei cassetti per larghezza e altezza devono essere proporzionati alle schede in modo che queste, di fronte e ai due lati, siano un po´ più alte delle sponde dei cassetti (Fig. 10).

È preferibile avere più cassetti di uguale lunghezza anzichè uno- solo eccessivamente lungo e di non. facile maneggio.

Schedari visibii e Schede. - Oggi sono anche in uso schedari visibili (Fig. 11) così chiamati perchè ogni scheda lascia visibile una striscia più o meno larga con le indicazioni essenziali; si dicono anche segnaletici perchè nel bordo visibile si possono stabilire alcuni segni convenzionali che facilitano le ricerche. Tra i tipi di schedari visibili, quello che meglio accoppia finora la praticità all´economia pare sia il cosiddetto « Patens s (Fig. 12).

Qualunque sia il sistema di schedario adottato, ciò che più importa è curare bene la scelta e la compilazione delle schede. Esse sono ormai tante, così diverse e universalmente conosciute, che non pare necessario trattarne qui in disteso, tanto più che ogni tipo di scheda deve rispondere a uno scopo determinato, e questi sono innumerevoli.

15. - NORME DISPOSITIVE.

Le considerazioni fatte, l´esame dell´art. 171 dei nostri Regolamenti, le disposizioni del Codice e quelle emanate in questi ultimi anni dalla Santa Sede (1), ci avranno certamente persuasi della grande importanza degli Archivi e della loro buona organizzazione e tenuta.

(1) Circolare della Segreteria di Stato ai Vescovi d´Italia, 30 settembre 1902, e Lettera del 12 dicembre 1907. Circolare di S. S. Pio XI, 15 aprile 1923. — Circolare del Card. Mercati, 1 novembre 1942.

È bene pertanto che ora, scendendo alla pratica, esaminiamo seriamente ciò che da noi è stato fatto in questo campo, e, qualora dovessimo riscontrare deficienze e manchevolezze procediamo senza indugio a, una buona sistemazione degli Archivi delle nostre Case e Ispettorie.

A tal fine si seguano le seguenti norme dispositive: I Direttori, in omaggio a quanto è prescritto dal Diritto Canonico e dai nostri Regolamenti, tenendo conto delle cose dette in questa Circolare, procurino organizzare quanto prima e tener aggiornato l´Archivio ad essi riservato.

L´Archivio non riservato al Direttore lo si affidi possibilmente al Bibliotecario, il quale così diverrà anche Archivista: a meno che si trovi più conveniente provvedere in modo diverso. L´essenziale si è che vi sia un incaricato responsabile dell´organizzazione e della buona tenuta dell´Archivio.

I Direttori, coadiuvati dagli Archivisti, facciano ogni sforzo per raccogliere il materiale voluto dai Regolamenti, e procurino che lo si aggiorni e completi con il materiale supplementare di cui parla questa Circolare.

Nella compilazione del Titolario, dei Registri e degli Schedari si tenga conto di ciò che dispongono i Regolamenti e delle eventuali esigenze del materiale raccolto.

Gli Ispettori, nel compiere le Visite Canoniche, oltre ad esaminare accuratamente gli Archivi (com´è prescritto nella Circolare del 24 agosto 1939, Manuale delle Visite alle Case salesiane), s´indugino, in caso necessario, a dare norme e istruzioni pratiche per il loro buon funzionamento. Altrettanto faranno i Visitatori straordinari.

16. - GLI ARCHIVI ISPETTORIALI.

Quanto è stato detto circa gli Archivi delle Case può servire, con leggere modificazioni e opportune aggiunte, per gli Archivi ispettoriali, ed altri.

Il segretario dell´Ispettore dovrà tener aggiornato l´Archivio dell´Ispettoria per essere in grado di fornire ai Superiori, senza indugi, i dati richiesti. Sarebbe deplorevole che, per l´incuria o trascuratezza di qualche Casa, l´Ispettore si vedesse nella impossibilità di poter rispondere tempestivamente ed esattamente ai Superiori, i quali, alla loro volta, verrebbero a, trovarsi nella umiliante condizione di non poter soddisfare  prontamente eventuali, a volte urgenti, o periodiche richieste dei Dicasteri della Santa Sede.

E poichè gli Archivi Ispettoriali sono destinati ad avere una importanza sempre maggiore, è necessario dotarli di locali, mobilio e personale adeguati al loro regolare sviluppo e funzionamento.

17. - CURA E CONSERVAZIONE DEL MATERIALE DELL´ARCHIVIO.

Misure preventive per la buona conservazione del materiale dell´Archivio sono, come già abbiamo indicato, la conveniente scelta del locale, il quale deve essere salubre, ben esposto e convenientemente ventilato, come pure la ben studiata adattabilità dei mobili alle esigenze del materiale da conservarsi.

Oltre a ciò è necessario combattere incessantemente i due principali nemici degli Archivi: la polvere e gl´insetti. I danni della polvere verranno eliminati con periodiche e anche straordinarie operazioni di spolveratura a macchina o a mano. In alcuni Archivi c´è l´uso di collocare qua e là speciali recipienti a larga superficie e a poco fondo, ripieni di materie viscose per l´assorbimento della polvere e per combattere gl´insetti. Ma i danni degli insetti, oltre che con le materie viscose ora, accennate, si combattono specialmente con prodotti chimici di effetto tossico o asfissiante. Una delle forme più usate e di più sicuro risultato è quella di suffumicare i documenti con sulfuro di carbonio, tenendoli alcuni giorni ermeticamente chiusi in una cassetta ove sia stato collocato detto liquido. Questo sistema si raccomanda per l´esiguità della spesa, per la sua innocuità, e soprattutto perchè non intacca le carte o pergamene. Deve essere però usato prudentemente per evitare che si infiammi o detoni.

18. - CONCLUSIONE.

L´antico adagio « conserva l´ordine e l´ordine conserverà te » può applicarsi non solo ´agli individui, ma, attraverso l´opera loro, alle Istituzioni.

A questo proposito mi permetto richiamarvi ad una elementare considerazione che riguarda il tesoro veramente meraviglioso delle Memorie biografiche ed ora degli. Annali. Sarebbe stato possibile aver l´incalcolabile ricchezza contenuta in detti volumi, se quei primi Figli di Don Bosco, ai quali tutti i Salesiani serberanno imperitura riconoscenza, non avessero, con diligenza filiale altamente encomiabile, raccolto, archivato, catalogato quel materiale prezioso che poi servì e servirà ai biografi e agli studiosi per stendere Memorie, Biografie, Profili, Studi Pedagogici ed Ascetici circa il nostro Padre, San Giovanni Bosco? Oggi che noi conosciamo e apprezziamo in tutto il loro valore quei tesori — che saranno anche in avvenire luce e sicurezza di orientamento in tutte le vicende della vita della nostra Società — pensiamo con trepidazione e sgomento alla sfortunata condizione in cui ci saremmo trovati se, di tali tesori, fossimo rimasti privi.

Orbene, mentre plaudiamo all´opera amorosa e accurata di quei primi Salesiani, dobbiamo proporci, con affetto di figli devoti, di volere anche noi raccogliere, conservare e tramandare ai posteri tutto ciò che, in qualsiasi modo, possa contribuire alla conoscenza della nostra Congregazione e alla valorizzazione della vita religiosa e pedagogica dei membri della nostra Società. Colligite fragmenta: raccogliete e conservate anche quelle che possono parere, e invece non sono, piccole cose. Le caratteristiche della fisionomia di un individuo e di una Istituzione sono determinate quasi sempre da punti o linee che, a volte, possono sembrare di poco rilievo, mentre invece sono proprio quel piccolo punto e quell´esile linea che contribuiscono a precisarne e fissarne la sagoma.

Quante memorie, fatti, detti, scritti di nostri Confratelli, che spesero la loro vita nell´educazione della gioventù o nell´apostolato delle Missioni, andarono forse miseramente perduti, mentre avrebbero potuto avere mirabile forza di esempio ed efficacia apologetica, se fossero stati conservati! Applichiamo anche a questo punto la raccomandazione di ,S. Giovanni Bosco: Videant opera vestra bona. È necessario che  anche i Salesiani siano in grado di poter conoscere e avere dinanzi il bene operato dai loro fratelli nelle più svariate regioni e mansioni, per sentirsi ogni dì più stimolati ad apprezzare e praticare lo spirito del Padre che vive e si perpetua di generazione in generazione. I Cooperatori poi e quanti s´interessano dell´Opera nostra si sentiranno incoraggiati dalla visione del bene compiuto con la loro carità. A rendere effettivi i vantaggi ora elencati, che saranno domani motivo di edificazione e salvezza per tante anime, noi possiamo concorrere efficacemente con i piccoli sforzi che faremo per raccogliere e conservare nei nostri Archivi tutto ciò che possa contribuire a valorizzare le Opere e lo spirito di Don Bosco attraverso l´operosità, i sacrifizi, gli eroismi, palesi o nascosti, dei suoi figli.

Coraggio, adunque, e ciascuno di noi sia un fattivo collaboratore delle Memorie biografiche della Società Salesiana.

Con cuore di padre vi benedice il vostro affamo in C. I.

SAC. PIETRO RICALDONE

APPENDICE
AVVERTENZA. — Come si disse, per la stretta analogia che esiste tra gli Archivi Vescovili e Parrocchiali e quelli delle nostre Case e Ispettorie, è bene avere sott´occhio ciò che il Codice di Diritto Canonico ha disposto a questo riguardo.

CAN. 372. § 1. — In ogni Curia venga nominato dal Vescovo un Cancelliere, che sia sacerdote e che abbia come compito principale di custodire nell´Archivio gli Atti della Curia, disporli in ordine cronologico e registrarli in apposito indice alfabetico.

Se la necessità lo richiede, gli si può dare un aiutante che si chiamerà Vice-cancelliere a Vice-archivista.

Il Cancelliere è senz´altro notaio.

CAN. 375.

§ 1. — I Vescovi costituiscano in un luogo sicuro e comodo la cancelleria, ossia l´ArChivio diocesano, nel quale siano convenientemente disposti e chiusi gli atti notarili e i documenti che interessano gli affari sia spirituali che temporali della diocesi.

§ 2. Con ogni diligenza e sollecitudine sia compilato l´inventario, ossia il catalogo dei documenti contenuti nell´Archivio, a modo di regesto riassuntivo, ossia con una breve descrizione di ogni singolo documento.

CAN. 376.

§ 1. — Il primo bimestre di ogni anno si aggiorni tale inventario o catalogo, aggiungendovi quei documenti che furono redatti l´anno precedente o che, per qualsiasi ragione, non vennero registrati a tempo.

§ 2. Gli Ordinari ricerchino diligentemente le carte e le scritture per caso asportate altrove o disperse, e ricorrano a qualsiasi rimedio necessario, perchè detti documenti vengano restituiti all´Archivio.

CAN. 377.

§ 1. — L´Archivio deve rimanere chiuso e nessuno abbia la potestà di entrarvi senza il permesso del Vescovo o del Vicario Generale o del Cancelliere.

§ 2. Il solo Cancelliere tenga le chiavi di esso.

CAN. 378.

§ 1. - Non è lecito asportare dall´Archivio scrittura alcuna senza il consenso del Vescovo o del Vicario Generale, e, dopo tre giorni, sia ricollocata al suo posto. All´Ordinario è data facoltà di prorogare questo tempo, ma una tale proroga non si conceda che con moderazione.

§ 2. Colui che asporta dall´Archivio uno scritto lasci al Cancelliere una ricevuta che dichiari il fatto, firmata di sua mano.

CAN.. 379.

§ 1. - Inoltre i Vescovi abbiano un altro Archivio segreto o ´ almeno abbiano nell´archivio comune un armadio o un forziere ermeticamente chiuso e inamovibile. In esso si custodiscano con la massima cautela le scritture che devono rimanere segrete; ma ogni anno si brucino prontamente i documenti delle cause criminali in materia di costumi, i cui rei siano morti o elle ormai da dieci anni siano state decise con sentenza di condanna, conservato un breve sommario del fatto col testo della sentenza definitiva.

Anche di questo Archivio o armadio segreto sia compilato l´inventario, ossia il catalogo a norma del Can. 375, § 2.

Questo archivio o armadio si apra mediante due chiavi divt rse tra di loro, di cui una sia affidata al Vescovo o all´Amministratore Apostolico, l´altra al Vicario Generale, e, mancando questi, al Cancelliere della Curia.

Il Vescovo o l´Amministratore Apostolico, fattasi consegnare l´altra chiave, può all´occorrenza aprire ed esaminare anche da solo, senza la presenza di alcuno, l´Archivio o l´armadio segreto, che poi dev´essere nuovamente chiuso con entrambe le chiavi.

CAN. 380.

§ 1. - Subito dopo la presa di possesso, il Vescovo designi un sacerdote che, quando la sede fosse vacante od impedita, tenga presso di sè la chiave dell´Archivio o armadio segreto, che si trovava presso il Vescovo.

CAN. 381.

§ 1. - Se alla diocesi non sarà dato l´Amministratore Apostolico:
10. Se la sede sarà impedita a norma del Can. 429, § 1, il sacerdote delegato dal Vescovo, nel caso che il governo della diocesi sia affidato ad un ecclesiastico designato dal Vescovo, gli consegni la chiave; se invece sarà affidato al Vicario Generale, la tenga egli stesso.

20. Se invece la sede sarà vacante o impedita a norma del citato Can. 429, § 3, il medesimo sacerdote consegni la chiave al Vicario Capitolare subito dopo la sua designazione; e il Vicario Generale o il Cancelliere deve rimettere nello stesso tempo l´altra chiave che aveva in suo possesso alla prima Dignità del Capitolo o al Consultore Diocesano più anziano di carica.

§ 2. Prima che le chiavi siano consegnate a coloro cui è di dovere a norma del § 1, il Vicario Generale o il Cancelliere o il sacerdote designato  dal Vescovo, come è detto sopra, segnino coi sigilli della Curia l´Archivio o l´armadio della Curia.

CAN. 382.

§ 1. - L´Archivio o l´armadio non venga mai aperto nè vi si tolgano i sigilli, se non per una urgente necessità e solo dallo stesso Vicario Capitolare, alla presenza di due canonici o consultori diocesani, i quali osservino che non venga asportato dall´Archivio nessuna scrittura; e solo il Vicario Capitolare può alla presenza dei medesimi canonici o consultori esaminare i documenti conservati nell´Archivio, non può però mai asportarli. L´archivio poi, dopo l´ispezione, venga di nuovo segnato coi sigilli.

§ 2. All´arrivo del nuovo Vescovo se i sigilli fossero stati tolti e l´archivio o l´armadio fosse stato aperto, il Vicario Capitolare gli renda conto dell´urgente necessità dalla quale fu determinato al provvedimento.

CAN. 383.

§ 1. - I Vescovi procurino che si compilino gli inventari o i catalogi anche degli archivi delle chiese cattedrali, collegiate, parrocchiali, nonchè delle confraternite e dei luoghi pii, in due esemplari, di cui uno sia conservato nell´Archivio proprio, l´altro nell´Archivio vescovile, ferma restando la prescrizione dei Can. 470, § 3, 1522, mi. 2, 3, 1523, n. 6.

§ 2. Non si asportino dai predetti archivi i documenti originali, se non a norma del Can. 378.

CAN. 384.

§ 1. - A chiunque ne abbia l´interesse è fatta facoltà di esaminare i documenti che non si devono conservare sotto segreto negli Archivi delle Parrocchie o delle Curie, e di chiedere che a proprie spese gli sia stesa e consegnata una copia autentica di essi.

§ 2. I Cancellieri delle Curie, i Parroci e gli altri custodi degli Archivi, nel permettere visione dei documenti o nel trascrivere e consegnare gli esemplari dei medesimi, osservino le disposizioni emanate dalla legittima autorità ecclesiastica, e, nei casi dubbi, consultino l´Ordinario del luogo.

CAN. 470.

§ 1. - Il parroco tenga i libri parrocchiali, cioè il libro dei battezzati, dei cresimati, dei matrimoni, dei defunti; inoltre faccia tutto il possibile di .redigere accuratamente il libro dello stato d´anime; e scriva e conservi diligentemente tutti cocesti libri secondo l´uso invalso nella Chiesa o prescritto dal proprio Ordinario.

Nel libro dei battezzati si noti anche se il battezzato ha ricevuto la cresima, ha contratto matrimonio, salvo il prescritto del Can. 1107, o ha ricevuto l´ordine sacro del suddiaconato, o ha emesso la professione solenne, e tali annotazioni siano sempre riportate nei documenti di ricevuto battesimo.

Alla fine di ogni anno il parroco trasmetta alla Curia Vescovile un esemplare autentico dei libri parrocchiali, eccetto il libro dello stato d´anime.

Usi il sigillo parrocchiale e abbia l´Archivio (tabiclarium, sexy archivum) in cui si custodiscano i sovraccennati libri, unitamente alle lettere dei Vescovi e altri documenti, che per necessità o utilità si devono conservare, e tutto ciò dovrà essere esaminato dall´Ordinario o dal suo delegato durante la visita o altro tempo opportuno, e il parroco abbia una religiosa cura che non pervenga a mani di estranei.

CAN. 435.

§ 3. — Al Vicario Capitolare e al Capitolo non è lecito fare alcuna cosa che possa recare pregiudizio o alla Diocesi o ai diritti episcopali; e nominatamente il Vicario Capitolare e gli altri, sia del Capitolo, sia estranei, ecclesiastici o laici, non possono nè da sè nè per mezzo di altri sottrarre o distruggere o celare o mutare qualsiasi documento della Curia Vescovile.

CAN. 1010.

§ 1. — Conferita l´Ordinazione, si notino in un libro particolare da custodirsi diligentemente nella Curia o nel luogo di ordinazione i nomi dei singoli ordinati e del Ministro Ordinante, il luogo e il giorno dell´ordinazione, e tutti i documenti delle singole ordinazioni siano conservati con cura.

CAN. 1548.

§ 1. — Le (pie) fondazioni, anche se fatte a viva voce, siano messe in iscritto.

§ 2. Un esemplare delle tavole di fondazione sia conservato in modo sicuro nell´Archivio della Curia, l´altro nell´Archivio della persona morale, alla quale spetta la fondazione.

CAN. 304.

§ 1. — Alle leggi, che sono prescritte per i Vescovi ciroa la costituzione dell´Archivio, sono ugualmente tenuti anche i Vicari e i Prefetti Apostolici, tenuto conto dei luoghi e delle persone.

CAN. 1813.

§ 1. — I principali documenti pubblici ecclesiastici sono i seguenti: Gli Atti del Sommo Pontefice e della Curia Romana e degli Ordinari, stesi in forma autentica nell´esercizio delle loro cariche, e parimenti i certificati autentici dei medesimi atti, rilasciati da essi o dai loro notari.

Gli strumenti stesi dai notai ecclesiastici.

Gli atti giudiziali ecclesiastici.

Le iscrizioni di battesimo, di cresima, di ordinazione, di professione religiosa, di matrimonio, di morte, che si trovano nei registri della Curia o della parrocchia, e gli scritti tratti dai medesimi o stesi dai parroci, o dagli Ordinari o dai notai ecclesiastici, o i loro esemplari autentici.

CAN. 2405. — Il Vicario Capitolare e tutti gli altri, sia del Capitolo. che estranei, i quali sia da sè, sia per mezzo d´altri, abbiano sottratto o distrutto o celato o cambiato sostanzialmente qualsiasi documento appar  tenente alla Curia Vescovile, incorrono ipso facto nella scomunica riservata. « simpliciter » alla. Sede Apostolica, e potranno essere puniti dall´Ordinario anche con la privazione dell´ufficio o del beneficio.

CAN. 2406.

§ 1. — Chiunque è tenuto per ufficio a redigere, a trascrivere o a conservare atti o documenti o libri delle Curie ecclesiastiche, o libri parrocchiali, se avrà osato falsificarli, adulterarli, distruggerli od, occultarli, sia privato del suo ufficio o punito dall´Ordinario con altre gravi pene secondo l´entità della colpa.

§ 2. Colui poi che avrà con dolo rifiutato di trascrivere, trasmettere o mostrare a chi lo domanda legittimamente gli atti, i documenti o questi libri, oppure avrà tradito in qualsiasi altro modo il proprio ufficio, può, essere punito con la privazione dell´ufficio, con la sospensione dal medesimo, con una multa all´arbitrio dell´Ordinario, secondo la gravità del caso.

CAN. 1107. — Il matrimonio di coscienza non deve essere notato nel consueto libro dei matrimoni e dei battezzati, ma in un libro particolare da conservarsi nell´archivio segreto della Curia, di cui nel Can. 379.

CAN. 843.

§ 1. — I Rettori delle chiese o degli altri luoghi pii, sia secolari che religiosi, in cui si sogliono ricevere elemosine di Messe, abbiano un libro speciale, in cui notino accuratamente il numero, l´intenzione, l´elemosina e la celebrazione delle Messe ricevute.

§ 2. Gli Ordinari sono tenuti all´obbligo di esaminare almeno ogni anno tali libri o essi stessi o per mezzo di altri.

CAN. 1549.

§ 1. — Ferme restando le prescrizioni dei Can. 1514-1517 e del Can. 1525, in ogni chiesa si rediga una tabella degli oneri provenienti dalle pie fondazioni, che dev´essere conservata presso il Rettore in luogo sicuro.

§ 2. Parimenti, oltre il libro di cui nel Cali. 843, § 1, si tenga e si conservi presso il Rettore un altro libro in cui siano notati i singoli oneri perpetui e temporanei e il loro soddisfacimento, e le elemosine, affinchè di tutto ciò si possa rendere esatto conto all´Ordinario del luogo.

CAN. 1523. — Gli Amministratori dei beni ecclesiastici sono tenuti a compiere il loro ufficio con la diligenza del buon. « pater familias », e perciò, devono: •   •          • Tenere bene ordinati i libri delle entrate e delle Uscite.

Ordinare debitamente e custodire nell´Archivio della chiesa o in un armadio conveniente e adatto i documenti e gli strumenti sui quali si fondano i diritti della Chiesa Sui beni, e, se lo si può fare con comodità, collocare esemplari autentici di essi nell´Archivio o nell´arttiadio della Curia.

CAN. 1522. — Prima che gli Amministratori dei beni ecclesiastici, di cui nel Can. 1521, assumano il loro ufficio:
Si faccia un accurato e distinto inventario da firmarsi da tutti delle cose immobili, delle cose mobili preziose e delle altre cose con la corrispondente descrizione ed estimo; oppure si accetti l´inventario redatto prima, annotando quelle cose che frattanto si fossero o perdute o acquistate.

Di questo inventario una copia sia conservata nell´Archivio dell´amministrazione, un,´altra nell´Archivio della Curia, e in entrambe´ si noti qualsiasi cambiamento che il patrimonio venisse per caso a subire.

Gennaio-Febbraio 1944              N. 121

RETTOR MAGGIORE: 1° Paterne preoccupazioni. 2° Brevi notizie. 3° Norme per casi eventuali. 4° Pressanti esortazioni.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Torino, 24 febbraio 1944.

Figliuoli carissimi in G. C.

10, Il mio pensiero è costantemente rivolto a voi, Figliuoli carissimi, e, se le circostanze lo permettessero, vorrei farvi giungere più frequentemente i miei saluti, notizie della cara nostra famiglia Salesiana e la mia benedizione paterna. Prego ogni giorno e faccio pregare perchè il Signore vi sostenga nei disagi, vi rischiari nelle difficoltà sempre crescenti, vi liberi dai pericoli, vi mantenga uniti nello spirito e nel cuore del nostro Padre, v´infiammi del suo zelo e vi renda degni suoi figli nell´immolarvi per le anime di fronte agli accresciuti bisogni.

20 So che siete ansiosi di notizie: purtroppo ne giungono poche, scheletriche, con favolosi ritardi, anche a me. Ad ogni modo vi metterò a parte di tutto, incominciando dai figliuoli più lontani.

Mons. Cimatti ci comunica che, dopo un breve periodo d´incertezza, è ritornata la serenità e si lavora malgrado le non lievi strettezze.

Don Braga potè farci sapere che, soppresse alcune attività, se ne poterono iniziare altre assai promettenti.

Mons. Pasotti e D. Casetta ci assicurano che, chiarito un momentaneo disorientaMento, si potè riprendere quasi dovunque con slancio il lavoro.

Mons. Mathias, Mons. Ferrando, Mons. La Ravoire, D. Scuderi, D. Cinato e altri confratelli ci notificarono che le condizioni sono colà migliorate: si mantengono parecchie opere e si diede inizio ad altre nuove.

Dalla Palestina e dall´Egitto abbiamo notizie di una ripresa quasi generale pur in mezzo a non lievi difficoltà.

Anche Mons. Lucato ci ha fatto sapere ch´egli e i suoi missionari stanno bene e possono svolgere il loro ministero.

Dalle Americhe giunsero notizie rassicuranti dai Delegati speciali, D. Reyneri, D. Bertola, D. Tozzi, che rappresentano il Rettor Maggiore. Dal Congo e da altre parti dell´Africa ebbimo brevi ma rassicuranti notizie.

Nell´Europa, dopo un periodo di isolamento, si vanno riannodando in parte le comunicazioni e speriamo possano essere più spedite.

Nulla sappiamo dei confratelli di D. Manione e di D. Festini: purtroppo molte loro case ebbero a soffrire assai e si teme che a Caserta vi siano state vittime.

Sappiamo pure che altri non pochi sacerdoti, chierici e coadiutori, sono caduti compiendo eroicamente il loro dovere sui campi di battaglia: ormai questi superano il centinaio e forse altri cento caddero in altri modi in regioni diverse.

Abbiamo inoltre un numero considerevole di figliuoli o dispersi o in situazioni gravi.

Venendo infine ai luoghi più vicini a noi, devo purtroppo comunicarvi notizie assai dolorose. Oltre alle chiese monumentali di Milano e Bologna gravemente colpite, dobbiamo lamentare la totale distruzione di quelle di Sampierdarena, di Ferrara, di Capocroce a Frascati. Inoltre ebbero a soffrire assai quelle di Terni, Rimini, Spezia. Le case vicine a dette chiese furono particolarmente danneggiate: totalmente distrutta quella di Terni.

Ora poi l´Ispettoria Romana sta salendo il suo Calvario. Le case di Lanuvio, Genzano, Grottaferrata, Castelgandolfo, Frascati, Capocroce, sono in parte danneggiate, esposte a pericoli gravissimi e continui, e quasi abbandonate: così dicasi di Littoria e di Gaeta. Le stesse case di Roma vivono ore tragiche  e la situazione si fa sempre più penosa anche per le altre Ispettorie.

Urge pertanto rinvigorire la fede, moltiplicare le preghiere, essere pronti ai più gravi sacrifici.

30 A tal fine credo opportuno dare qualche norma in previsione di situazioni che venissero a crearsi repentinamente a causa di requisizioni, incursioni o altri motivi, specialmente nei grandi centri. D´accordo con gl´Ispettori si stabiliscano preventivamente i luoghi di sfollamento. Qualora poi non si trovasse un edificio capace di accogliere tutte le opere della Casa si proceda alla loro divisione, formando due, tre o più gruppi proporzionati ai locali di cui si possa disporre. L´Ispettore vedrà se convenga che i differenti gruppi dipendano dallo stesso Direttore o se sia preferibile, pur mantenendo un´unica amministrazione, renderli temporaneamente autonomi per la parte religiosa e disciplinare.

Ove sia possibile, si organizzino, sia durante l´anno scolastico che nel periodo delle vacanze, ripetizioni e corsi speciali a favore dei giovani. Qualora non si potessero svolgere simili attività se ne cerchino altre nel campo caritativo, nel ministero apostolico, in altre opere che ci offrano modo di fare del bene alle anime.

Resta poi fin d´ora stabilito che, qualora una casa venisse a trovarsi momentaneamente separata dalla propria Ispettoria, deve considerarsi senz´altro e in tutto dipendente dall´Ispettore più vicino: verrà poi reintegrata alla propria Ispettoria appena le circostanze lo permettano.

40 In vista appunto di eventuali aggravamenti è soprattutto necessario intensificare le preghiere per implorare l´aiuto divino. Autorizzo gl´Ispettori e i Direttori a prendere, in determinate gravi circostanze e per qualche tempo, iniziative speciali di qualche pratica religiosa che non intralci lo svolgersi della vita ordinaria. Dopo ciò esorto tutti a mantenersi sereni e fiduciosi. Ci siamo consacrati a Dio senza riserva: con l´emissione dei santi voti tutto abbiamo messo nelle sue mani; la nostra vita è sua e noi saremo ben lieti d´immolargliela totalmente, quando a lui piaccia. D´altronde noi siamo certi che la Divina Provvidenza tutto dispone o permette per il nostro maggior bene. Ravviviamo adunque la nostra fede; solo con essa riusciremo a soggiogare il mondo e a conseguire veri e durevoli trionfi.

Raccomando ancora l´osservanza esemplare anche nelle più piccole cose, ma soprattutto nella vita di pietà. Recitate devotamente, adagio, facendo le pause opportune, tutte le preghiere e in particolare quelle del mattino e della sera e le altre prima e dopo la meditazione e la lettura. Siate osservantissimi del silenzio, specialmente di quello rigoroso dopo le preghiere della sera fino al mattino dopo la S. Messa.

Abbiate grande rispetto per tutte le autorità, e, giusta la tradizione lasciataci da S. Giovanni Bosco, non occupatevi di politica e non permettete che se ne parli nei nostri istituti. Mai la prudenza è stata tanto necessaria: badate alle persone che entrano in casa: siate molto guardinghi prima di parlare e di agire.

Per ultimo vi esorto a prestarvi generosamente per il lavoro in favore degli operai, del popolo, dei poveri. Diffondete le buone letture, e in particolare la collana Lux e quella V eritas che speriamo iniziare presto per le persone colte.

Coraggio, figliuoli carissimi: immoliamoci e il Signore benedirà noi e l´amata nostra Congregazione. Questo tremendo lavacro di sacrifici e di sangue renderà esuberantemente feconde le prossime iniziative di ricostruzione.

Niente ci turbi. Ci è sempre madre tenerissima Maria Ausiliatrice: dal Cielo S. Giovanni Bosco vigila paternamente sulla sua amata Congregazione e su ciascuno dei suoi figli.

Vi benedico di cuore e mi raccomando alle vostre preghiere. Sempre vostro aff.mo in G. e M.

Sac. PIETRO RICALDONE.

Marzo-Aprile 1944                     N. 122

IL RETTOR MAGGIORE: 1° Proroga del Sedicesimo Capitolo Generale. 2° Nuove chiese e case distrutte in Italia. 3° La morte del Conte Eugenio Rebaudengo. 4° Apostolato della Collana  e delle Pasque per operai e impiegati 5° A chiusura dell´anno giubilare pel 500 di Messa. 6° Raccomandazioni per le vacanze estive. 7° Ricordi per gli Esercizi Spirituali.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Torino, 24 aprile 1944.

Figliuoli carissimi in G. C., 1. Devo. anzitutto farvi una comunicazione importante. Voi sapete che il Rettor Maggiore fu eletto il 17 maggio del 1932 ed i Superiori del Capitolo furono rieletti il 24 giugno 1938. Tutti i Superiori pertanto si avvicinano al termine del loro mandato.

In previsione della impossibilità di celebrare per ora il sedicesimo Capitolo Generale, al quale spetta, in virtù dell´articolo 122 delle Costituzioni, « eleggere il Rettor Maggiore e i membri del Capitolo Superiore », furono chieste, per mezzo del Procuratore Generale, istruzioni e disposizioni speciali alla Sacra Congregazione dei Religiosi, onde prorogare la celebrazione del Capitolo Generale sino alla fine della guerra.

Eccovi il tenore della richiesta e della risposta affermativa.

N. 5534143     F. 1-A BEATISSIME PATER Procurator Generalis Salesianorum a S. Ioanne Bosco civ. Taurin. ad pedes S. V. provolutus, humiliter irn.plorat facultatem prorogandi celebrationem Capituli Generalis usque ad finem belli, ob causas S. Congregationi de Religiosis expositas.

Et Deus, etc.

Vigore facultatum a Ss.mò Domino Nostro concessarum, S. Congregatio Negotiis Religiosorum Sodalium praeposita, attentis expositis, Revlao P. Rettori Maiori benigne commisit, ut petitam facultatem, ad effectum, de quo agitur, pro suo arbitrio et conscientia concedat iuxta preces, et interim regant qui regunt.

Contrariis quibuscumque non obstantibus.

Datum Romae, die 20 Novembris 1943.

L. S.      Fr. L. H. PASETTO Secr.

V. PADOVANI
Resta disposto pertanto dalla suddetta Sacra Congregazione dei Religiosi che il Rettor Maggiore e i membri del Capitolo Superiore continuino ad esercitare il loro mandato fino a che le circostanze permetteranno la convocazione del sedicesimo Capitolo Generale.

Questa disposizione della Santa Sede mi offre occasione propizia per raccomandare me e gli altri Superiori del Capitolo alle vostre preghiere. Mai come in queste tragiche vicende abbiamo sentito tutti tanto vivo il bisogno di aiuti straordinari che solo la Divina Provvidenza può elargirci. Invochiamola con fervore mediante l´intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco.

In questi ultimi mesi altre sciagure vennero ad aggiungersi a quelle che in passato ci straziarono il cuore.

La bella chiesa di Livorno e le Case di Ancona, Parma, Modena e nuovamente Bologna furono gravemente colpite. A Parma purtroppo si ebbero tre vittime: il Prefetto, D. Giovanni Comaschi, e due cari giovanetti. Suffraghiamone le anime e preghiamo perchè questa tremenda espiazione contribuisca ad accelerare l´avvento della pace.

Altra dolorosa notizia è quella della morte del compianto Conte Eugenio Rebaudengo. Gli inevitabili strapazzi imposti dalle vicende della guerra, e ch´egli affrontava con serenità e fortezza d´animo veramente straordinarie, contribuirono ad affievolirne la robusta fibra, che, dopo aver superate due polmoniti consecutive, fu stroncata da una embolìa cerebrale. Conservò lt conoscenza fino agli ultimi istanti e ricevette parecchie volte con edificante devozione i SS. Sacramenti. Durante la malattia potei recarmi ripetutamente al suo capezzale, e, negli ultimi giorni, gli prodigò amorosa assistenza l´Economo Generale, Don Fedele Giraudi. Ricevuta l´Estrema Unzione con sentimenti di profonda pietà cristiana rendeva la sua anima a Dio il 14 aprile u. s., alle ore 16,25, nella sua villa di Guarene (Cuneo).

I suoi funerali riuscirono imponenti e il rimpianto fu generale. Nella Basilica di Maria Ausiliatrice si celebrò subito un funerale il giorno dopo la sua morte: riuscì poi devotissimo quello di trigesima. Le numerose Società industriali e finanziarie, nel seno delle quali aveva svolto con non comune competenza e nobilissima rettitudine l´opera sua per tanti anni, vollero suffragarne l´anima eletta con una speciale funzione di suffragio nella nostra. Basilica. Vi parteciparono, oltre i congiunti, i più alti esponenti del patriziato, dell´industria e della finanza di Torino. Io sentii il bisogno di rivolgere loro brevi parole di ringraziamento e di stimolo ad imitare le virtù del grande estinto.

Il compianto Conte Eugenio Rebaudengo è stato il più grande benefattore delle Opere Salesiane. Egli era il Presidente Generale´ di tutti i Cooperatori ea inoltre Presidente dell´Istituto Salesiano per le Missioni. Quest´insigne benefattore ci fu, più che amico, padre, partecipando con viva e costante adesione alle nostre pene e alle nostre gioie: era felice nell´intimità della nostra vita di famiglia.

Allorchè nel 1928 fu bandita la Crociata Missionaria, il Conte Eugenio Rebaudengo rispose all´appello con gesto munifico, offrendo alla Congregazione l´Istituto Missionario « Conti Rebaudengo », che costituisce una delle più belle e importanti opere della nostra Società.

Egli seppe in quella e in altre circostanze dare alla sua carità la forma più cristiana ed edificante, staccandosi cioè dai beni della terra non già in morte, quando la separazione è inevitabile e forzosa, ma in vita, arricchendo così il suo atto generoso con le gemme di un sacrifizio volontario e lieto.

Caratteristica della beneficenza praticata dal Conte Eugenio Rebaudengo fu l´essere stata illuminata da tale spirito di povertà da poter servire in ogni tempo di altissimo esempio anche ai religiosi di vita più austera. Egli sapeva rinunciare volutamente persino alle comodità più elementari pur di effettuare anche piccoli risparmi di pochi centesimi; mentre poi dava con mano prodigamente generosa le sue sostanze quando si trattava di compiere opere di carità per la salvezza delle anime. Mi auguro si possano raccogliere di lui tanti fatti edificanti da tramandare alla posterità ad ammaestramento nostro e dei Cooperatori.

Esorto tutti a moltiplicare preghiere e suffragi per l´anima di questo nostro grande amico e benefattore, la cui opera benefica ci consente di accrescere le vocazioni, specialmente missionarie, e di moltiplicare così il bene in ogni parte del mondo.

Iddio, misericordioso sempre, volle che le sventure fossero temperate dalle consolazioni. Tra queste, di due in particolare desidero parlarvi, e cioè del successo veramente straordinario della Collana « Lux » e di quello delle Pasque degli operai e degli impiegati.

I libretti e foglietti della Collana « Lux » dànno frutti consolantissimi. Diffusi in mezzo al popolo e specialmente tra gli operai portano, con un senso di confortante serenità, una conoscenza sempre più profonda della nostra santa religione e un soave eccitamento a praticarla. .È tale e così insistente la richiesta, che non si riesce a produrli in numero rispondente ai bisogni. Pregate acciocchè il Signore non ci lasci mancare i mezzi necessari, e al tempo stesso proponetevi di fare tutti qualche, sforzo e sacrifizio per diffonderli, specialmente là ove sia maggiore il bisogno.

Il lavoro compiuto dai nostri sacerdoti per le Pasque degli operai e degli impiegati merita l´elogio più caloroso. Si tratta di un apostolato che è alle sue prime prove e che deve superare difficoltà di ogni genere, la gravità delle quali solo chi ha dovuto affrontarle nelle condizioni più diverse e disagiate è in grado di apprezzare. Ebbene, malgrado tutto, sono lieto di poter dire che, nell´assoluta maggioranza dei casi, le fatiche dei nostri bravi missionari furono coronate da insperati e veramente lieti successi. A Torino specialmente e in altre località del Piemonte furonvi sessanta funzioni all´incirca, precedute da appropriate predicazioni, ora nelle fabbriche ora nelle chiese più vicine a quelle. I frutti dovunque copiosi e consolantissimi. Uomini già avanti negli anni che piangevano di commozione per essersi riavvicinati a Dio dopo venti, trenta, cinquant´anni lacchè vivevano lontani da Lui! .´ questa un´opera che merita tutta la nostra attenzione: essa inoltre riuscì graditissima ai sacerdoti che l´hanno compiuta, perchè li mise a un utilissimo contatto con la realtà della vita e fece loro capire ancor più quanto sia necessaria l´istruzione catechistica sotto le più svariate forme non solo tra i giovani, ma anche tra gli adulti, siano essi operai o professionisti e persone colte.

A un programma vastissimo che così si presenta a tutti i nostri sacerdoti e che non dovrebbe essere limitato a un triduo e neppure a una settimana, ma forse sarebbe bene estenderlo a corsi continuati di conferenze religiose o morali da farsi almeno ogni mese. Questo contatto più frequente agevolerebbe il. lavoro successivo, che potrebbe sfociare in utilissime iniziative. In tal modo molti dei nostri professori avrebbero la gioia di compiere un utilissimo apostolato, al quale essi sono particolarmente attrezzati perchè allenati al parlare semplice e persuasivo nella scuola e nelle lezioni catechistiche: godo anzi di poter dire che alcuni vi si sono già dedicati con slancio.

5. Il prossimo 27 maggio si chiuderà il mio anno giubilare e, prima che termini, desidero giunga ancora una volta a tutti l´espressione della mia profonda riconoscenza per la vostra partecipazione così affettuosa, per le preghiere e suppliche che avete innalzato a Dio per me, per le molteplici iniziative che avete svolto specialmente nel periodo di preparazione, ma soprattutto per l´utilissimo lavoro catechistico compiuto, destinato a produrre anche in seguito frutti consolanti.

Permettete vi ripeta che a misura che noi ci avviciniamo di più alle anime, sia negli Oratori festivi, sia tra gli operai, tra i soldati ed anche tra le persone colte, dobbiamo persuaderci sempre più che la piaga più funesta è sempre l´ignoranza religiosa, e conseguentemente che la necessità più urgente è l´istruzione cate  chistica o la formazione cristiana, appropriate alle diverse condizioni degl´individui. Dobbiamo inoltre convincerci che l´istruzione e formazione religiosa dei nostri giovani, particolarmente dei più grandicelli, è missione della più alta importanza e che merita da parte di tutti quella preparazione e quello zelo che praticò e tanto c´inculcò il nostro Santo Fondatore. Dio non voglia che domani siamo chiamati responsabili di deplorevoli defezioni, dovute alle manchevolezze del nostro apostolato.

6. Anche in quest´anno fu anticipato il periodo delle vacanze. Abbiate presenti le raccomandazioni fatte gli anni scorsi e che possono sintetizzarsi in questi quattro punti: Rinvigorite la pietà: moltiplicate le preghiere, le, visite, le comunioni spirituali, le sante giaculatorie. Incominciando dal 10 luglio si faccia la visita e l´esame prima di pranzo e siavi la Benedizione con il Santissimo Sacramento preceduta da un Pater, Ave, Gloria e da una Salve Regina per implorare la pace.

Continuate il vostro lavoro preparandovi ad esami o speciali o del triennio e del quinquennio. Lavorate anche nelle ripetizioni e prestatevi per l´apostolato in mezzo al popolo, agli operai, ai giovani, come anche, ove occorra, a lavori manuali necessari al nostro sostentamento.

e) Soprattutto fate nel modo migliore gli Esercizi Spirituali. A lasciata agli Ispettori le facoltà di determinarne le modalità. Solo in casi specialissimi e di eccezionale gravità se ne accorci la durata. Ove non sia possibile avere la predicazione regolare, si supplisca con libri di meditazioni e di istruzioni: per queste ultime possono servire brani ben scelti di Circolari e di Commenti alle Strenne. L´ora/fio e il silenzio siano esemplarmente osservati.

d) Infine vi esorto ad evitare ogni lettura meno seria e meno formativa e a non sciupare il tempo nella lettura dei giornali. Si evitino inoltre le conversazioni di cose anche lontanamente politiche. Nelle circostanze presenti poi non si parli di passeggiate, di biciclette, di altre manifestazioni che non siano intonate alle sciagure e miserie che da ogni mole ci circondano. Qualsiasi incomprensione potrebbe anche avere ripercussioni fatali.

7. Ed ora eccovi i Ricordi per gli Esercizi Spirituali. Siamo circuiti da tante insidie; è così grande, anzi addirittura umiliante la diffidenza che rende trepidante la vita; sono tanti i pericoli di essere fraintesi, sorpresi e d´incappare nei lacci tesi ovunque; che forse mai come oggi si rende necessaria una circospezione, una vigilanza, un controllo di ogni nostra parola ed azione, tali da metterci al riparo da ogni sospetto o da ogni interpretazione meno benigna. E se ciò è necessario in questo momento, può esserlo ancor ai più in un prossimo avvenire. Per questo vi dò questi Ricordi: PRUDENZA NEL GIUDICARE PRUDENZA NEL PARLARE PRUDENZA NELL´AGIRE Abbiamo udito ripetere le tante volte che la prudenza è il celeste. condimento di ogni virtù e che senza di essa la virtù non sarebbe più tale. Persuadiamoci perciò che non è possibile la per fezione cristiana e religiosa, ch´è quanto dire l´acquisto delle virtù, ove manchi la prudenza che porta equilibrio, serenità e gioia ai pensieri, alle parole e alle opere, ed è fonte di quel rasserenante ottimismo che dev´essere una delle nostre caratteristiche.

Coraggio, figliuoli carissimi: specchiamoci sempre nel nostro Santo Fondatore e Padre, che fu maestro e modello mirabile di cristiana prudenza.

Invocando su tutti, per intercessione della nostra tenera Madre Maria Ausiliatrice, l´abbondanza delle benedizioni celesti, mi raccomando alle vostre preghiere e mi professo
vostro aff.mo in G. e M.

SAC. PIETRO RICALDONE
Maggio-Giugno 1944           N. 123
ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Torino, 24 giugno 1944.

Figliuoli carissimi,
Le tragiche vicende della presente guerra, mentre hanno allontanato dalle rispettive sedi di Torino le Facoltà del nostro Ateneo Pontificio, hanno anche privato i Professori di quella serenità e di quei mezzi che sono indispensabili allo svolgimento delle particolari attività scientifiche di cui parla il paragrafo secondo dell´articolo secondo degli Statuti.

Nel frattempo le tremende realtà scaturite dall´immane conflitto, ci hanno collocati davanti a una situazione che merita tutto il nostro studio, giacchè all´esatta conoscenza dei fondamentali problemi ch´essa racchiude e alla loro retta e provvida soluzione è legata la sorte stessa dell´umanità.

Non si tratta più di una scossa locale, di un disordine che abbia turbato un determinato settore, ma l´intera compagine sociale si viene sconvolgendo fin dalle fondamenta.

Ora, mentre sembra crollare tutto un passato, e quando si vanno già affacciando qua e là abbozzi di programmi ricostruttivi, io mi sono ripetutamente rivolta la domanda se anche il nostro Ateneo non debba prestare valida mano al salvataggio di questa società che, sfiduciata, brancica incerta, tutta protesa verso l´avvenire che vorrebbe rispondesse alle sue nuove aspirazioni.

Quasi risposta alla domanda vi verrò esponendo, con intimità familiare, alcune considerazioni che mi paiono di particolare importanza.

20 V´invito anzitutto a voler misurare tutta la portata dell´articolo 20 degli Statuti. Esso, dopo aver ricordato che fine precipuo della Società Salesiana, oltre la cristiana perfezione dei suoi membri, è l´esercizio di ogni opera di carità spirituale e temporale verso i giovani, specialmente i più poveri, e che tra dette opere eccelle la formazione catechistica e morale della gioventù, aggiunge, come logica conseguenza di questa premessa, che: « fine dell´Ateneo è quello di formare più altamente ch´è quanto a dire con maggior profondità di dottrina e più aggiornata attrezzatura scientifica — nelle sacre discipline e in quelle altre che sono ad esse più intimamente connesse, secondo i principi della dottrina cattolica, specialmente quei chierici Salesiani che sembrino più disposti, rendendoli il più possibile atti a coltivare e a far progredire le stesse sacre discipline, soprattutto quelle che sono ordinate a promuovere l´istruzione catechistica ».

Più avanti lo stesso articolo, al paragrafo 20, dice che queste finalità verranno raggiunte: sia con le lezioni e le esercitazioni scolastiche prescritte per conseguire i gradi accademici, mediante le quali gli alunni verranno convenientemente addestrati alla conoscenza delle fonti, alla pratica della investigazione e del lavoro scientifico, e all´esercizio del magistero, nonchè a promuovere in modo più efficace la formazione catechistica; sia con libri, riviste e studi pubblicati dai Professori; sia infine con lezioni pubbliche e corsi speciali in cui si trattino le questioni più gravi e vitali richieste dalle circostanze a vantaggio di sacerdoti che abbiano cura. d´anime,_ o siano addetti alla formazione della gioventù, od anche per persone colte.

Come ben vedete qui si parla, non di un argomento accessorio o di un punto di secondaria importanza, ma del fine principale e più rilevante, in primis, del nostro Ateneo. Soprattutto poi ci si rammenta uno stretto dovere; ci si parla di un lavoro che dev´essere mandato ad effetto - haec efficiuntur -; di un lavoro che ha un suo orientamento speciale e così rilevante da costituire il fine specifico delle nostre attività come Salesiani e come membri del corpo insegnante del nostro Ateneo.

Ora quando si tratta di corrispondere ai fini di una Società diffusa, come la nostra, in tutte le parti del mondo ove sostiene e moltiplica opere considerevoli, alle quali è legata la salvezza di innumere anime; quando si tratta di mandare a effetto le finalità di una delle più ragguardevoli opere Pontificie, che la Chiesa fa sorgere qua e là in parsimoniosa misura, e dalle quali essa si ripromette l´effettuazione di particolari attività solennemente elencate negli articoli statutari; quando insomma si è davanti a un obbligo perentorio, emanante da tassative disposizioni regolamentari e pontificie, è evidente che la decisione da prendersi è una sola, e cioè corrispondere con animo devoto al dovere.

Io ben so che queste furono in passato e sono oggi le disposizioni dell´animo vostro, mosso a ciò, oltre che dagli obblighi contratti, dallo zelo che .vi arde in cuore.

Anzi mi consta che siete in trepida attesa della cessazione delle presenti condizioni onde avere la necessaria distensione e gli elementi indispensabili all´indole delle vostre ricerche per dare inizio a nuovi lavori. Voglia il Cielo che le comuni aspirazioni le possiamo vedere effettuate quanto prima.

3° Ma forse, più d´uno davanti alle rovine materiali e soprattutto alle altre ben più profonde ed esiziali che hanno sconvolto le menti e i costumi,´ si sarà chiesto di quale indole debba essere il lavoro a cui porre mano in quest´ora storica.

Nel succedersi degli anni di guerra e a misura che le sue tristi conseguenze si appesantivano su tutto e su tutti, la suindicata domanda si è ripetutamente affacciata anche alla mia mente: anzi s´andò ultimamente maturando in me il convincimento essere ormai ´giunto il momento di aprirvi confidenzialmente l´animo mio su questo tema tanto importante.

Anzitutto vorrei traessimo dalle premesse enunciate, allorciò ricordammo il secondo articolo degli Statuti, alcune pratiche deduzioni.

La prima è che i Professori del nostro Ateneo, nell´insegnamento impartito agli alunni, nello scrivere libri e articoli, nel tenere lezioni e corsi speciali a sacerdoti e a persone colte, non I devono dimenticare mai la caratteristica del loro insegnamento e lavoro, vale a dire l´orientamento e la formazione catechistica. Nè penso debba a taluno sembrare ardita o spinta quest´affermazione, poichè, anche parlando in generale, il fine delle discipline ecclesiastiche, in tutte le loro investigazioni senza eccettuare le più elevate, non è mai semplicemente speculativo: ma, più o meno direttamente o remotamente, esso tende sempre a un determinato scopo pastorale a benefizio di qualche categoria di anime. Nei Seminari e ancor più negli Atenei Pontifici, si vogliono anzitutto formare degli apostoli che sappiano domani, dalla cattedra, dal pergamo, nell´esercizio del ministero pastorale, perpetuare con zelo l´opera redentrice del Salvatore divino. Lo studio del sacerdote non è mai fine a se stesso, ma vuol essere costantemente proteso a bene del prossimo. Insomma, per dirla con una formula comprensiva, già accennata in altre circostanze, tutta la meravigliosa e complessa struttura delle ecclesiastiche discipline è sempre a tutela, a presidio, a chiarimento e divulgazione del tesoro delle verità della nostra Fede racchiuse nel piccolo e grande libro del Catechismo.

Ora, volgendo l´attenzione ai tempi nostri, è forse questo il momento opportuno di rilevare che uno degli insegnamenti più dolorosi della presente guerra è la rinnovata e sempre più sconfortante constatazione di una ignoranza religiosa così supina tra le masse operaie e´ a volte tra le stesse persone colte, quale forse nessuno, avrebbe mai potuto neppur lontanamente supporre: ignoranza che in troppi casi conduce alla conculcazione dei più alti valori morali e talvolta degli stessi principi più elementari del diritto e dell´onestà naturale. Nè dobbiamo stupirci che si bestemmi e, ciò che più duole, praticamente si conculchi, ciò che s´ignora.

Ma di fronte all´evidenza di questo fatto che, per le sue tristissime ripercussioni e conseguenze, reclama provvedimenti improrogabili, ognuno di noi, nella sua qualità di salesiano, di sacerdote e di parte integrante dell´Ateneo, deve anelare di poter svolgere attività, che mentre siano consone ai propri doveri, siano anche meglio rispondenti ai bisogni dell´ora nostra.

40 Le finalità generali della Deus scientiarum Dominus e quelle particolari dei nostri Statuti, riguardanti l´organizzazione dell´Ateneo, la formazione degli alunni, il lavoro scientifico, l´esercizio del magistero e altre rilevanti modalità, sono chiare e precise: ad. esse, oggi e sempre, come a tutte le direttive che verranno emanate dalla Chiesa e dalla Sacra Congregazione dei Seminari delle Università degli Studi, noi intendiamo aderire con assoluta e costante fedeltà. Soprattutto poi vogliamo avere sempre lo sguardo rivolto alle fonti perenni, alle inesauste scaturigini del vero, illustrate e difese dal genio di Agostino, Tommaso d´Aquino e degli altri Padri e Dottori della Chiesa. E mi affretto ad aggiungere che intendiamo anche rimanere tenacemente fedeli a quel provvidenziale linguaggio tecnico e scolastico elaborato dai più alti ed equilibrati ingegni della filosofia teologia cattolica, che costituisce una perenne garanzia di fissità e verità.

Ma l´acqua salutare di quelle polle celesti, nei disegni della Provvidenza, non deve servire sempre ad un unico scopo: essa, nel succedersi dei tempi, è destinata a portar fecondità a nuovi semi, ristoro a bisogni nuovi, balsamo a più recenti piaghe: dovrà insomma sapersi piegare alle esigenze e agli atteggiamenti di qualsiasi generazione. Saranno le immediate circostanze di avvenimenti storici, di luoghi, di persone, che dovranno indurci a svolgerle sempre in conformità all´orientamento pastorale del nostro Ateneo.

Ora, in mezzo al polverio delle macerie che ancor si solleva ci soffoca, io mi domando se non sia opportuno, anzi doveroso, da parte dei nostri insegnanti rimandare, almeno in parte, a tempi più sereni, certi lavori di tendenza spiccatamente scientifica onde consacrare qualche loro attività, specialmente in questo primo periodo di febbrile ricostruzione dell´immediato dopoguerra, a lavori d´utilità più stringente e richiesti dagli impellenti bisogni dell´ora presente. Quando brucia la casa, tutti accorrono a spegnere l´incendio.

D´altronde questo genere di attività non è in contrasto con quelle spiegate, in altri tempi, anche da rinomate scuole ´filosofiche e teologiche: basterebbe ricordare, fra le altre, la prima e grande scuola teologica, l´Alessandrina, le cui produzioni catechistiche sono oggi ancora motivo di gloria per il pensiero cattolico.

Sappiamo inoltre che a difesa delle verità della Fede nei loro alti sviluppi speculativi sono sempre sul piede di battaglia celebri Università e benemerite Famiglie Religiose a noi ben note e carissime per le loro gloriose e secolari tradizioni: la loro maravigliosa attrezzatura scientifica perennemente aggiornata è sicura garanzia di altri trionfi.

Penso invece che, in determinati periodi storici, l´applicazione di un orientamento pastorale ben inteso — contenuto cioè in un´ampia e chiara cornice scientifica ma volto a scopo divulgativo — potrebbe persino costituire una differenza specifica del nostro Ateneo e tale, se ben attuata, da meritare anche il plauso delle supreme Autorità Ecclesiastiche: chè anche al più agguerrito esercito che avanza trionfalmente sono necessarie truppe giovani e celeri per azioni d´avanguardia.

A questo proposito mi piace ricordare che, nel Breve Dives in misericordia del 16 novembre 1877, con cui S. S. Pio IX proclamava S. Francesco di Sales Dottore di Santa Chiesa, è detto che il nostro Santo Protettore « seppe raccogliere dalla dottrina sacra e presentare con salda organicità i. sommi principi della scienza dei Santi in modo tale da doversi riconoscere come suo insigne privilegio quello di aver saputo accomodarli sapientemente e soavemente alle condizioni di tutti i fedeli ». Fu rilevato giustamente che ciò che maggiormente distingue S. Francesco di Sales dai teologi della sua epoca, ciò che determina la sua caratteristica, è la saggia applicazione ch´egli seppe fare dei principi alla vita pratica. Come la luce del sole non può restare circoscritta alla stratosfera ma è destinata a portare il sorriso de´ suoi splendori a vivificazione degl´incanti della natura, così i bagliori delle eccelse verità della Fede non devono rimanere circoscritti a determinate e pressochè inaccessibili alte vette, e meno ancora restare nascosti sotto il moggio, ma vogliono essere indirizzati e accomodati all´accrescimento di quella vita soprannaturale che Gesù apportò all´uman genere.

Il grande merito di S. Francesco di Sales, come mette in rilievo il Decreto, è appunto quello di aver saputo rendere piane le vie scabre e di aver portato verità sublimi alla idoneità dei lettori, pur rendendo, con arte consumata, i suoi scritti interessanti anche per le persone più colte.

Quest´abilità, quest´arte somma di rendere facili le cose difficili, quest´apparente semplicità di dottrina e di forma fu chiamato il capolavoro del suo genio e della sua carità. Questo Dottore, che invitò alla scuola di Gesù Cristo individui di tutte le classi sociali e che non avrebbe voluto nessuno estraneo al di Lui insegnamento, praticava nel più alto grado il principio: non seholae, sea vitae. Egli era intimamente convinto che questo canone, applicabile a tutte le scienze, trova soprattutto la sua attuazione nelle discipline ecclesiastiche, destinate a mostrare la via e a comunicare la vita.

D´altronde, come rilevano i Bollandisti (Concess. tit. Doetor. S. Frane. Sales. postul. XXXV), è forse più difficile scrivere con esattezza circa le materie che trattano del dogma, della morale e di ascetica in modo da farsi capire dagli ignoranti senza essere disprezzati dai dotti, che non comporre grandi trattati di teologia. Questa difficoltà la sanno solo vincere i sommi.

Come vedete l´orientamento ch´io vo tracciando è del tutto aderente alle tradizioni del nostro Patrono, il quale; giusta l´elogio della Chiesa, seppe divulgare a vantaggio dell´universale ceto dei fedeli, con ampiezza, sodezza e sicurezza di dottrina, con spontaneità, chiarezza e forza di stile, con mirabili attrattive di forma, le più elevate verità della Fede.

50 Lasciate pertanto che, in quest´ora in cui è richiesto lo sforzo di tutti a salvezza di questa società travagliata, io rivolga un accorato appello al vostro zelo, additandovi un settore dell´immenso cantiere ricostruttivo ove penso possano le attività vostre dare efficace rendimento.

Abbiamo già gruppi di volenterosi che si sforzano di far penetrare tra le masse operaie e tra le stesse persone colte le verità religiose che formano il tesoro della nostra Fede.

Ma, oltre agli argomenti da essi svolti, rimane da trattare tutta una serie di punti e problemi importantissimi che interessano il Dogma, la Morale, la Sacra Scrittura, il Diritto Ecclesiastico e Civile, la Storia nelle sue differenti forme, la Filosofia, la Sociologia, la Pedagogia, la Psicologia e altre scienze.

Inoltre, nella presente epoca di profonda evoluzione storica, in questo clima di situazioni nuove per l´individuo, per la famiglia e per la società, vanno maturando man mano, nel campo intellettuale e in quello morale ed economico, problemi e atteggiamenti non previsti, i quali, direttamente o indirettamente, possono servire di pretesto per scatenare attacchi, aperti o subdoli, contro la Fede.

Bisogni così vasti, complessi, urgenti, reclamano uomini preparati che possano tempestivamente e con buona attrezzatura accorrere a diradare tenebre, smascherare errori, segnare orientamenti, apportare sempre aiuto efficace.

Si vorrebbe, insomma, senz´affrontare il programma di una specie di Enciclopedia Ecclesiastica, dalle solenni pretese editoriali, dare vita a una bella collezione di volumi manlali, agili, ben curati, di facile divulgazione, destinati a diffondere tra le persone di ordinaria coltura, tutti quei punti delle discipline ecclesiastiche, filosofiche, storiche, sociali, che possano servire a difendere e a diffondere le verità della nostra Fede.

Questo lavoro organico dev´essere condotto con lo spirito e il metodo di S. Francesco di Sales e calcando le orme del nostro Santo Fondatore che, pur assillato da cure innumere e da gravissime preoccupazioni, seppe dare alle stampe molti e buoni libri e far fiorire utili e svariate pubblicazioni destinate alle scuole, alla gioventù, al popolo, ad ogni ceto di persone.

Quest´apostolato sviluppato in tutte le parti del mondo dai suoi figli, mentre è per noi motivo di legittima soddisfazione, dev´essere oggi soprattutto mònito ed. eccitamento.

60 Dopo aver esposto il progetto nelle sue linee generali, acciocchè lo facciate oggetto del vostro esame, aggiungo alcune considerazioni.

La prima riguarda i temi da scegliere. A questo proposito vorrei insistere perchè ogni professore andasse man mano fissando quei punti delle proprie materie che meglio si prestino ad, essere poi svolti in speciali volumi con gl´intendimenti già indicati, e studiasse pure quali, tra i punti sopraddetti, per la loro immediatezza, meritino precedenza di pubblicazione.

E poichè tratto quest´argomento, credo bene insistere perchè i professori, spiegando i trattati delle discipline loro assegnate, prendano sempre in particolare considerazione quei punti che, per le loro applicazioni pratiche, possano interessare o l´intiera massa dei fedeli o una determinata categoria di essi, onde richiamare su quelli l´attenzione degli alunni con opportune direttive pastorali. Da questo studio soprattutto nasceranno man mano idee e progetti capaci di dar vita a nuove opere divulgative, così da permetterci, nel giro di non molti anni, di presentare, in modo organico, gran parte dell´immenso tesoro delle verità della dottrina cattolica a vantaggio delle anime. Inoltre, come fu già detto, circostanze d´indole occasionale c´inviteranno a pubblicare altre opere che potremmo quasi considerare come veri soccorsi d´urgenza. Ogni Professore dell´Ateneo dev´essere, nel campo culturale che gli è assegnato, una sentinella in vedetta, pronto sempre a dare il grido di all´erta per sventare possibili attacchi dell´errore.

Si obietterà che le esigenze della scuola sono tali da assorbire ogni margine di tempo. Rispondo che per dare appunto maggior ampiezza di respiro al vostro lavoro di applicazioni pratiche, quando si trattò di fissare gli anni di studio accademico per gli alunni, invece dei cinque anni della Gregoriana, dell´Angelico e di altre Università, ne furono fissati sei.

L´orientamento sopra indicato verrà reso più facile dall´intesa sempre più intima dei professori delle singole facoltà, non solo per scambi d´idee d´indole generale, ma soprattutto per fissare in una cornice ognor più determinata il quadro importantissimo delle esercitazioni e disputazioni e dei temi di laurea.

Tutti questi lavori, mentre conserveranno la loro perfetta struttura scientifica, possono però e devono, quando sia possibile, per le ragioni prima indicate, essere preferentemente rivolti ad argomenti di pratica e immediata aderenza ai bisogni della società in cui viviamo.

70 Mi son poi persuaso, anche per constatazioni recenti, che non è sempre facile trovare il cosidetto laico colto, il quale, oltre alla conoscenza specifica del ramo di scienza propria della sua attività didattica o professionale, possegga altresì una cultura generale che gli permetta di affrontare con competenza e frutto altri rami del sapere fuori del suo. Ne consegue che non si dovrebbe scrivere per codesta categoria di persone su un soggetto qualsiasi, specialmente nel campo filosofico e teologico, usando termini tecnici senza prima spiegarli e definirli chiaramente. È consigliabile perciò che i vostri libri, ove risulti necessario, abbiano al piè di pagina note chiarificative od anche un breve dizionarietto in appendice con definizioni chiare e semplici dei termini tecnici usati nel testo.

È naturale che chi scrive si preoccupi -- appunto per essere preciso nell´enunciazione dei concetti filosofici, dogmatici, morali — di usare il linguaggio e le formule dei trattati scolastici. Giova invece considerare che proprio quei termini e quel linguaggio, che nelle aule e durante le esercitazioni scolastiche sono sussidio preziosissimo, riescono meno chiari alle persone non iniziate a quegli studi, anche se colte in altri rami scientifici. Di qui la necessità di tradurli nel linguaggio comune con spiegazioni anche prolisse pur di renderli intelligibili.

Anche l´avvocato, uscito dall´aula, deponendo la toga, si sveste altresì della tecnicità del linguaggio e parla al cliente in modo da farsi capire.

Questa raccomandazione riuscirebbe incompleta se non aggiungessi che in generale i nostri scritti devono saper smascherare l´errore, denudandolo di quel linguaggio esoterico ed enigmatico con cui vorrebbe a volte propinare il veleno.

Certi errori dei tempi nostri potremmo rassomigliarli a quegli antichi guerrieri che ingaggiavano battaglia totalmente nascosti sotto un´armatura di acciaio: anche l´aspetto mostruoso doveva contribuire a incutere stupore e spavento. Ogni Achille però ha il suo tallone, e a voi non sarà difficile trovare la parte vulnerabile dei moderni Golia, onde poterli mari mano spogliare del cimiero, della corazza, dei gambali e bracciali, riducendoli alla condizione degli altri mortali. Ad armi pari di raziocinio sarà poi più facile chiarire i concetti, spiegarsi, intendersi.

Purtroppo la filosofia e le scienze dell´epoca nostra ad essa più intimamente collegate, sono infarcite di codeste formule ermetiche, di frasi altisonanti, di concetti forse intenzionalmente involuti. Riuscirà più facile lo smantellamento di certe fortezze di pensiero filosofico contemporaneo, ove si riesca a frantumarne antecedentemente le superstrutture del linguaggio e delle formule: quest´impresa riscuoterà il plauso di molti, anzi penso debba considerarsi uno dei più utili accorgimenti ricostruttivi del prossimo domani.

E perché non dovrò dirvi che a questo divisamento io aveva appunto rivolto il pensiero e alla sua pratica attuazione intendeva decisamente condurvi, quando, fin dal 1940, vi proposi una innovazione o meglio una aggiunta da farsi alle solenni disputazioni solite a svolgersi nelle singole Facoltà? Infatti, al termine di ogni discussione svolta nella tradizionale forma e in lingua scolastica, ora ne fate un´altra, nella quale sono esposti e confutati gli errori del giorno, e non più in latino ma in lingua volgare, non più con la terminologia e il procedimento rigorosamente scientifico, ma in maniera semplice, familiare, adattata alla capacità ragionativi dell´obiettante, a volte studente, tal altra operaio o persona di discreta cultura..

Ed in questo vi lodo e vi incoraggio, poichè non dobbiamo dimenticare mai che viviamo nel mondo, e soprattutto che le anime ottenebrate o sedotte dal mondo noi ci proponiamo ricondurre alla verità, alla pratica della religione, a Dio. Per ottenere ciò è anzitutto necessario che ci mettiamo in condizione di essere compresi. Nella scuola i sussidi e i termini tecnici serviranno all´acquisto di quella ginnastica mentale che deve renderci atti a ragionare con profondità d´intuito e robustezza di logica, permettendoci così di individuare l´errore e di scoprime le manchevolezze; ma a contatto del mondo reale, del mondo che vive con noi e che da noi aspetta luce e vita di fede, faremmo opera incongruente e vana se parlassimo un linguaggio non compreso.

Anche il musica virtuoso spende tempo e pazienza nell´acquistare agilità e perilia, ma dal suo strumento egli sa poi, a seconda dei casi, strappare armonie che colpiscono le fibre di tutti i cuori.

È questa la missione nostra: metterci in grado di portare serenità e fecondità di vita alle anime tutte: fu questa la caratteristica di San Francesco di Sales; questa la missione di S. Giovanni Bosco; è questa la più urgente necessità dell´ora presente.

Respirate pure l´aria ossigenata delle vette più eccelse; disposti però al primo cenno a sprofondarvi, come il palombaro, nei- gorghi degli oceani a soccorso dei sommersi dalle umane tempeste; dà anche sul fastigio del nostro Ateneo campeggia il fatidico motto: Da mihi animas, cetera tolte.

Ascoltiamo adunque, figliuoli carissimi, il salva nos, perimus, che da ogni angolo di questa nostra terra tragicamente sconvolta giunge a noi con l´accoramento di chi si vede o si crede perduto. Sorga quanto prima, anche per opera nostra, cristianamente ricostrutta, quella società rinnovellata, nella quale Gesù Cristo vinca, regni, imperi.

Invocando sulle vostre attività l´abbondanza delle benedizioni celesti mi professo
vostro aff.mo in G. e M.

SAC. PIETRO RICALDONE

Luglio-Agosto 1944                                N. 124
IL RETTOR MAGGIORE:
l° Ricordiamo gli Esercizi spirituali.

20 Norme in caso di occupazione degli Istituti.

3° Prepariamoci al nuovo anno scolastico.

40 Notizie di famiglia.

50 Preghiere e prudenza.

60 La lettera ai Professori del Pontificio Ateneo Salesiano sia tenuta in gran conto anche dagli altri Professori e Insegnanti.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Torino, 24 agosto 1944.

Figliuoli carissimi,
10 Mentre si succedono le mute degli Esercizi Spirituali, vorrei invitarvi a Tiflettere che questo bagno salutare è uno dei più grandi benefizi della bontà divina. Ricordiamoli sovente quei giorni fortunati, rileggendo le soavi impressioni provate e sopratutto i propositi presi. Ogni settimana prima d´inginocchiarci ai piedi del Confessore e specialmente nei giorni dell´Esercizio di Buona Morte durante l´anno, richiamiamo l´attenzione nostra su quei proponimenti e facciamoli oggetto di serie considerazioni. Rendendo sempre più forte e attrezzata la nostra volontà riusciremo a trionfare più facilmente sulle passioni del senso e a tener a freno qualsiasi sconfinamento del cuore.

20 In questi ultimi tempi furono requisite parecchie nostre Case ed è bene dire una parola di orientamento per simili casi. Gl´Ispettori conoscono già quali siano le pratiche da farsi in dette circostanze ed è bene che i Direttori interessati ricorrano subito ad essi per chiarimenti e direttive.

S´insista presso le autorità occupanti affinchè ci aiutino a trovare altri locali ove svolgere sia pure dimezzata o spezzettata l´opera nostra. Al tempo stesso diamoci noi pure attorno interessando ove occorra i Cooperatori e gli ex allievi. L´aggravarsi delle generali condizioni di vita fa sì che le esigenze delle famiglie e quelle degli allievi siano sempre più adeguate alle circostanze, anche se si dovessero affrontare situazioni disagiate che speriamo siano di breve durata. L´essenziale è continuare a far del bene, mantenere i contatti con le famiglie, non lasciare che s´interrompano le palle dei primi corsi anche se ridotti.

30 So che un po´ dappertutto si va pensando al nuovo anno scolastico. Noi ci auguriamo di poterlo iniziare in condizioni migliori: è bene però essere preparati a qualsiasi evenienza. In alcuni luoghi è stato possibile dare un primo riassetto ai locali non fondamentalmente sinistrati: pur trattandosi di lavori incompleti e fatti alla meglio, si riuscì a rendere i locali abitabili. Dico ciò a comune incoraggiamento; d´altronde so ´quanto sia encomiabile il vostro spirito di adattamentò e di sacrifizio.

40 Vi comunico le ultime notizie ricevute. I 139 Salesiani ch´erano rimasti, durante gli anni scorsi nei campi di concentramento dell´India, furono quasi tutti rimandati alle loro residenze ove ripresero con slancio l´interrotto lavoro. Anche da altre missioni si ebbero notizie rassicuranti.

Don Berruti, in un messaggio spedito da Roma, ci fa sapere che Don Manione, Don Festini e Don Berta con il rispettivo loro personale hanno potuto riprendere quasi dappertutto le attività di prima. Raccomando ai vostri suffragi alcuni confratelli periti a Caserta non sappiamo ancora in quali circostanze. Nell´Europa le rovine si sono estese a nuovi settori: furonvi parecchie Case duramente colpite: il numero dei confratelli morti e feriti sui diversi fronti è notevole: suffraghiamo i nostri cari morti e preghiamo specialmente per i fratelli nostri esposti a maggiori pericoli.

50 Per impetrare da Dio il ritorno della tranquillità dell´ordine e quella prudenza e fortezza di cui tanto si abbisogna nelle delicatissime condizioni presenti, vi esorto a pregare molto e soprattutto a recitare bene, adagio, devotamente, con le pause volute, le nostre preghiere acciocchè salgano più gradite a Dio e servano di edificazione ai giovani e ai fedeli.

60 Nel numero 123 degli Atti. del Capitolo troverete una lettera indirizzata ai Professori del Pontificio Ateneo Salesiano. Desidero sia letta e presa in considerazione da tutti, specialmente dai Professori dei nostri Studentati Teologici e Filosofici, dei nostri Licei e Ginnasi e in generale da tutti coloro che Iddio chiama all´apostolato della penna. Il campo è immenso e ognuno dovrebbe proporsi di apportare all´immenso cantiere di ricostruzione la propria pietra, o con un foglietto o libretto Lux, oppure con qualche altro lavoro che cooperi a dissipare l´errore e a riaccendere le fiamme della carità cristiana.

Nessuno poi lasci di contribuire all´urgente apostolato con le sue preghiere.

Nella speranza di risalutarvi presto nella serenità della pace benedico ciascuno di voi, le vostre opere, le famiglie vostre e quelle dei vostri allievi, ex allievi, cooperatori e cooperatrici. Coraggio. Ripetiamo spesso: Signore, accrescete la nostra fede.

Pregate per il vostro aff.mo in G. e M.

Sac. PIETRO RICALDONE
Settembre-Ottobre 1944                        N. 125
ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Un Centenario e l´apostolato della buona stampa
Torino, 24 settembre 1945.

Figliuoli carissimi in Gesù Cristo,
1. UN CENTENARIO.

Già l´anno scorso avrei dovuto e voluto indirizzarvi la presente circolare; ma voi sapete bene quale fosse allora lo stato delle comunicazioni nel mondo intero. L´argomento però non era così strettamente legato a quella data da non poterlo trattare anche ora: mi accingo pertanto a parlarvene in conformità a quanto annunziai nel N. 126 degli Atti- del Capitolo.

Nel 1944 si compivano cento anni dacchè Don Bosco, pubblicando la Vita di Luigi Comollo e un opuscolo sui Sette dolori di Maria, inaugurava quel suo apostolato della stampa, al quale avrebbe dedicato per più di trent´anni la forza dell´ingegno, il suo spirito d´iniziativa e l´ardore del suo zelo sacerdotale." Come dunque altre ricorrenze centenarie del nostro. santo Fondatore abbiamo commemorate negli ultimi tempi, così non va neppur questa passata sotto silenzio; è doveroso anzi pigliarne occasione per mettere in bella luce quanto abbia fatto Don Bosco nel campo della buona stampa e per vedere che cosa convenga a noi di fare in proposito, se desideriamo seguirne gli esempi, continuando l´opera sua nelle forme rispondenti alle condizioni e ai bisogni della società in cui viviamo.

2. DON BOSCO E I SUOI TEMPI.

Il momento storico nel quale Don Bosco prese ad esercitare il sacro ministero, fu uno dei più agitati politicamente e dei più funesti per la Chiesa, massime nel Piemonte e nella sua capitale. Ferveva la lotta per l´indipendenza e l´unità d´Italia. Dalle varie parti della penisola affluivano a Torino i. maggiori esponenti dei partiti, che anelavano a liberare il paese dallo straniero e a fare di tutti gli Italiani un solo grande Stato. L´entusiasmo patriottico divampava nelle terre subalpine e infiammava gli spiriti anche più quieti..

Sullo sfondo però di questo movimento veniva delineandosi sempre più minaccioso un anticlericalismo settario, che faceva sentire la sua malefica influenza in ogni ordine sociale, scuotendo la fede del popolo e fomentando l´ostilità contro il clero, quasi fosse impossibile conciliare gl´interessi della patria con i doveri verso la Chiesa.

Organo massimo di propaganda era naturalmente la stampa, che, tenuta fino allora in rispetto da varie leggi, aveva ottenuto d´un tratto una libertà sconfinata, sicché pullulavano pubblicazioni d´ogni genere, intese a diffondere l´incredulità o l´indifferenza religiosa e a spargere germi d´immoralità.

L´emancipazione dei protestanti sguinzagliò una banda di esaltati, ai quali, ebbri di odio contro le istituzioni e le verità cattoliche, non sembrava vero di poter finalmente sfogare senza ritegno i loro vecchi rancori.

L´istruzione popolare, largamente diffusa non solo nelle città, ma anche nelle campagne piemontesi, acuiva, la curiosità della gioventù, avida di leggere e adescata da pubblicisti e da scrittori che conoscevano molto bene quali fossero le arti per farsi leggere dal volgo.

Per colmo di sventura, i buoni ´non erano, non che attrezzati, neppure abbastanza convinti della necessità di reagire a costo di qualsiasi sacrificio, contrapponendo stampa a stampa. Il male cresceva a dismisura.

3. DON BOSCO SCRITTORE.

Don Bosco, intuita la gravità del pericolo, decise di lanciarsi nell´arringo, e, pronto a tutto, anche a dare la vita per la più santa delle cause, si fece pubblicista e scrittore.

Il primo tentativo di lui come pubblicista non fu incoraggiante. Il fatto risale al 1849. Esisteva a Torino un ottimo quotidiano cattolico, l´Armonia, che Combatteva a spada tratta le aberrazioni del giorno; ma era fatto per lettori di qualche cultura. Mancava un foglio che entrasse nelle famiglie del popolo e andasse per le mani della gioventù, operando da contravveleno. Don Bosco lo fece comparire col titolo di Amico della gioventù. Usciva due volte la settimana coi tipi dello Speirani. Portava in fronte il sottotitolo politico-religioso. Solamente religioso, in quel tempo, sarebbe .nato morto. Cercatisi alcuni collaboratori, egli lo dirigeva, lo amministrava e scriveva articoli, nei quali trattava di politica sotto forma di storia contemporanea, narrava cose edificanti e prendeva di mira gli errori correnti, dando addosso perfino alla allora onnipotente massonica Gazzetta del Popolo in una rubrica intitolata Graneiporri della Gli abbonati venivano scarsi scarsi; ma egli ne faceva larga distribuzione fra i suoi giovani, affinché lo portassero a casa loro. Così faticò, sostenne spese; ma incontrò scarsa comprensione in chi avrebbe dovuto aiutarlo, sicché al 610 numero ne sospese la pubblicazione e lo fuse con un altro periodico, che sembrava promettere bene. Gli premeva difendere l´autorità del Papa durante l´esilio di Gaeta; perciò, proseguito fino al ritorno di Pio IX a Roma, si ritirò dalla redazione. Allora il giornale cadde in potere dei liberali.

Le peripezie incontrate per quella pubblicazione lo convinsero che il giornalismo non era fatto per lui; rivolse quindi il pensiero a un´altra forma di periodico. L´idea non gli venne di botto, ma lo mise sulla buona via nel 1851 un esperimento fortunato. I protestanti spiegavano in Torino una propaganda sfacciata. Don Bosco, non pago di quanto aveva già fatto con varie pubblicazioni, diede alle stampe un opuscoletto intitolato Avvisi ai Cattolici, nel quale, dopo un caloroso appello a tutti i Cattolici, pera() aprissero gli occhi e si guardassero dall´invadenza degli eretici, esponeva popolarissimamente i Fondamenti della Cattolica Religione. Lo spaccio fu superiore a ogni più rosea aspettazione; basti dire che in soli due anni se ne smaltirono oltre a duecento mila esemplari. Da ciò comprese che una pubblicazione periodica agile, popolare e fatta con senso di opportunità avrebbe incontrato sicuramente favore e sarebbe stata una vera panacea. Ecco l´origine delle Letture Cattoliche, prima bimensili, poi mensili, ma più voluminose. Che quei fascicoli piacessero, lo dimostrava abbastanza là loro rapida diffusione; il numero degli associati salì a quattordici mila, successo strabiliante, se si rifletta alle condizioni del tempo. Che poi facessero molto del bene, ce ne somministrano la prova i protestanti. I libretti, modestissimi di formato e scritti alla buona, fecero arrovellare quella gente a segno che Don Bosco non era più sicuro della vita. I suoi avversari, tentato inutilmente con lusinghe e con minacce d´indurlo a smettere, non rifuggirono dall´armare almeno cinque volte mani di sicari, i quali l´avrebbero senza dubbio assassinato, se la Provvidenza non fosse in modo visibile intervenuta.

Intanto la penna di Don Bosco non posava. Per più di sei lustri continui, a volumi seguirono volumi, recanti in fronte il suo venerato nome. Scrisse di pietà per popolo e per la gioventù, ma di una pietà che allargava il cuore e avvicinava le anime a Dio, scevra di vieti rigorismi giansenistici, non ancora sbarbicati del tutto in Piemonte. Compose vite di Santi, presentandone le figure in una luce simpatica, sicchè apparissero non solo ammirabili, ma anche imitabili. Edificò generazioni di giovani con biografie incantevoli di alunni allevati alla sua scuola e col -suo metodo educativo. Narrò con delicati riguardi ai giovanetti la Storia Sacra in un testo scolastico ben diverso da tutti quelli che andavano per la maggiore.. Compendiò la Storia della Chiesa, mettendone in primo piano l´elemento soprannaturale, che costituisce la sua essenza. Tracciò Vite di Papi dei primi secoli, facendo bellamente risaltare come rimonti ai tempi delle origini la tradizione riguardante la loro autorità suprema su tutta la Chiesa. Regalò alla gioventù una Storia d´Italia, che è un gioiello per contenuto e per forma. Polemizzò più e più volte coi protestanti, ma senza che gli sfuggisse mai un termine menomamente contrario alla carità. In occasione di centenari, di giubilei o di avvenimenti religiosi non mancò mai il suo opuscolo o anche libro di circostanza. Pensò perfino a facilitare ai suoi giovani delle scuole serali l´apprendimento del sistema metrico decimale entrato da poco nei programmi scolastici; è un manualetto che vale un perù. Non trascurò la letteratura amena, come ne fanno fede certi suoi racconti e certi suoi drammetti per teatrini.

Tanta attività di scrittore, qui appena adombrata, ci colma di meraviglia, quando pensiamo che, per aver modo di lavorare al tavolino, rubava le ore al sonno, tante erano le occupazioni che ne riempivano la giornata. Lo scrivere non era per lui passione di studioso o di letterato, ma opera di zelo, e senza un motivo di zelo avrebbe creduto di perder tempo a scrivere. La stessa Storia d´Italia la concepì come un dovere del suo ministero e della sua missione educativa, per opporre la genuina verità alle tante menzogne che si spacciavano nel buon pubblico sotto l´etichetta di storia patria.

• 4. DON BOSCO EDITORE.

Questo medesimo zelo talmente lo infiammava, che non gli permise di restringersi ad alimentare la buona stampa con pubblicazioni sue o suggerite da lui, ma lo indusse anche a potenziarla, facendosi editore. Cominciò dal poco, anzi da pochissimo, e poi sù sù fino a crearsi nell´Oratorio una tipografia, che reggeva al confronto delle migliori. Un capitalista non avrebbe fatto più di quanto fece lui, che andava avanti con il solo capitale della carità´. Quando nel 188 il futuro Pio XI la vide, rimase trasecolato. Fu allora che Don Bosco pronunciò quelle parole che il grande Papa amava ripetere e commentare in privato e in pubblico: — In ciò Don Bosco vuole essere sempre all´avanguardia del progresso. — Non già che egli ambisse di avanzare tutti nel far progredire l´arte tipografica; ma non voleVa restare indietro a nessuno nel fare suoi i nuovi ritrovati tecnici, atti a rendere più feconda la sua attività editoriale in servizio del bene.

E come faceva lavorare le sue macchine! Nel 1881, a incoraggiamento dei buoni, volle che fosse conosciuta l´entità della produzione libraria uscita dall´Oratorio, ordinando di compilarne lin catalogo completo: i soli titoli delle opere edite dalla Tipografia Salesiana, come la chiamavano ornai da un capo all´altro d´Italia, riempivano ben novantasei pagine. Del fascicolo si diffusero quaranta mila copie. La pubblicità, che per altri è anima del commercio, per Don Bosco era strumento di apostolato. Certo nessuno prima di lui in Italia aveva fatto tanto nel campo cattolico per mezzo della stampa. Onde il noto pubblicista Mons. Giuseppe de Luca scriveva (Oss. Rom., 15 giugno 1933) che « l´attività libraria iniziata da Don Bosco giovò non poco ai cattolici italiani in tempi calamitosissimi » e che « una storia di tale attività sarebbe senza dubbio un capitolo onorato, quando si volesse narrare la cultura dei cattolici italiani nell´Ottocento ».

Ma Don Bosco non riposava sugli allori. Finchè gli rimaneva la possibilità di fare ancor più, non diceva mai basta. L´aforisma ripetuto da Pio XI per stimolare all´azione: Nihil factum, si quid faeiendum, parve essere suo programma di azione. In fatto di tipografie, un giorno nei primordi fu udito esclamare: Prima una tipografia, poi una grande tipografia, poi molte tipografie! -- A moltiplicare le tipografie non aspettò che grandeggiasse quella dell´Oratorio; ma mentre l´una si sviluppava, egli ne iniziava altre in Italia e all´estero. Verso il tramonto dell´operosa e santa sua esistenza, oltre alla grande dell´Oratorio, ne aveva avviate sette, delle quali due in Italia a Sampierdarena e a 5:Benigno Canavese, tre in Francia a Nizza, Marsiglia e a Lilla, una nella Spagna a Sarrià di Barcellona, e  una nell´Argentina a Buenos Aires. Ben a ragione dunque Pio XI, che amò tanto e mostrò di aver compreso ottimamente Don Bosco, ´affermava in un discorso a giornalisti (10 giugno 1934), che « per la stampa Don Bosco aveva una singolare predilezione, facendone oggetto speciale di tutto l´immenso suo bene, massime a vantaggio della gioventù ».

La predilezione di Don Bosco per la stampa risulta in modo evidente anche dai suoi scritti e dalle sue esortazioni, tra le quali è memorabile e sempre di attualità la sua circolare sulla Diffusione dei buoni libri del 19 marzo 1885.

5. GLI AMMAESTRAMENTI, DI DON BOSCO.

Nel commemorare i nostri centenari noi non abbiamo di mira soltanto la glorificazione di un passato memorabile. Sarebbe troppo poco. Il passato non è più: a noi deve premere soprattutto il presente. Riandando quello che fece Don Bosco cent´anni addietro, dopo aver reso il debito tributo di ringraziamento a Dio che ispirò e assistette il nostro caro Padre, guardiamoci attorno e vediamo se si, calcano fedelmente le orme da lui tracciate e in che modo si potrebbe fare qualche passo innanzi sulla via del progredire. Così nel centenario presente io, lasciata da parte una rassegna minuta dell´operato dai Salesiani in materia di stampa dopo la morte di, Don Bosco fino ai giorni´ nostri, credo che tornerà più proficuo richiamare la vostra attenzione sopra alcuni punti che ci debbono stare molto a cuore, se vogliamo proprio lavorare secondo le direttive dateci da lui circa l´apostolato della ´stampa.

Precindo qui dalla essenziale qualità di scuole che hanno le nostre tipografie, destinate come sono all´addestramento di giovani artigiani nell´arte del libro a fine di metterli in grado di guadagnarsi onoratamente il pane della vita e di rendersi utili alla società.

Don Bosco per ciò che riguarda l´incremento dell´opera salesiana che va sotto la denominazione complessiva di buona stampa, ci dà tre ammaestramenti che dev´essere nostro impegno di praticare, e cioè: preparare scrittori, formare tecnici, perfezionare e moltiplicare le, nostre tipografie e librerie.

6. NON INDUSTRIA, MA APOSTOLATO.

Pongo anzitutto una premessa, non per insegnarvi cose che già non sappiate, bensì per ribadire idee, dalla cui piena, concorde e fattiva comprensione scaturiscono grandi vantaggi. Non ci cada mai di mente che pei figli di Don Bosco la stampa non è industria, ma apostolato (Costitus. 5). Da questo concetto basilare derivano due conseguenze: la prima è che non tutto quanto sarebbe pur,lecito stampare, fa per noi, e la seconda che abbiamo il sacrosanto dovere di tener alta la nostra bandiera. A noi premono soprattutto pubblicazioni di carattere religioso con riferimento speciale ai bisogni del popolo e della gioventù, e opere d´indole scolastica, testi cioè che possano andare impunemente per le mani degli scolari, scevri perciò d´ogni menda atta a offendere comecchessia il pudore e ad offuscare nelle menti giovanili i dettami della fede. Che impresa grande e benefica non è mai questa! Per raggiungere sì nobile intento Don Bosco non la perdonò a sforzi e a fatiche; così dobbiamo far noi, senza sgomentarci di difficoltà che insorgano e senza nemmeno adagiarci in un comodo trantran, addormentatore delle energie. Ed ora veniamo a dire dei tre argomenti accennati poc´anzi.

7. PREPARAZIONE DI BUONI SCRITTORI.

Don Bosco fu ammirabile in tante cose, ed anche nel sapersi circondare d´una sua pleiade di scrittori, tutti suoi figli, che, debitori a lui della propria istruzione, gli diedero buoni frutti nella loro età matura.

Osservate. Cominciamo dal latinista Don Francesia, salutato da lui scherzevolmente negli ultimi giorni della sua vita col titolo di celebrità. E veramente si era fatto un nome nel mondo letterario con la sua padronanza della lingua latina. La scriveva di vena in prosa e in verso. Don Bosco, scorto nel giovane chierico quel talento, gli era venuto offrendo occasioni di esercitarlo, incaricandolo di stender relazioni da inviare alla Santa Sede e di scriver lettere per prelati stranieri. Un volta incamminato, Don Francesia non si fermò più, come tutti sanno. Un posto distinto spetta poi a Don Durando, al quale appartengono fra l´altro il celebre Donato, la grammatichetta cara un tempo a tantissimi alunni delle prime classi ginnasiali per la facilità con cui vi apprendevano i primi elementi della morfologia e della sintassi. Ma il Durando è diventato sinonimo-di Vocabolari latini, che riempirono per molti anni l´Italia, Vocabolari voluti da Don Bosco per dare lo sfratto ad altri niente riguardosi dell´impressionabilità giovanile col dare ricetto a termini, significazioni e frasi, stuzzicanti morbose curiosità. Per analogo motivo affidò al giovane sacerdote Don Cerruti la compilazione del suo Dizionario italiano,. che ebbe gran numero di edizioni. E il buon Don Barberis non pubblicò i due manuali di Storia, orientale e greca e di Geografia? Dopochè aveva insegnate parecchi anni quelle discipline, Don Bosco lo indusse a prepararne i testi relativi, assistendolo nel lavoro. Intanto la Geografia di Don Barberis, aggiornata già in più edizioni, ricomparì presto convenientemente riveduta per i tipi della Società Editrice Internazionale. La simpatica Grammatica greca di Don Garino, molto lodata da competenti per bontà di :metodo, ripetè la sua origine da Don Bosco, che non solo ne incaricò l´autodidatta, autore, ma gliene suggerì anche saggi criteri. La ricca produzione di Don Lemoyne, storica, amena e drammatica, fu ispirata e incoraggiata pure da Don Bosco. Alla briosa penna di Don Bonetti egli commise la redazione del Bollettino Salesiano, dopo averne saggiata l´abilità in scritti apologetici e agiografici. E dove lasciamo il Cagliero? Non fu Don Bosco a scoprire nel vivace fanciullo il genio musicale e poi a somministrargli generosamente i mezzi per coltivarlo? Lo stesso dovrei dire dell´indimenticabile Dogliani, le cui composizioni, non meno di quelle del suo maestro, ebbero gran voga e sono tenute tuttora in pregio. E si noti Che , questi primi scrittori salesiani non facevano professione di scrittori, ma tutti, occupati più o meno in diversi uffici, imitavano Don Bosco nel dedicare ai lavori per la stampa semplici ritagli di tempo. Scarso com´era allora il numero dei Salesiani rispetto alle molteplici attività che gravavano sulle loro spalle, non si concepiva possibile che taluno sedesse abitualmente allo scrittoio, intento solo a mettere il nero sul bianco.

Presentemente anche, sotto questo aspetto la Congregazione ha fatto buon cammino. Oggi gli studi classici, filosofici e teologici dei nostri giovani confratelli sono ordinati in maniera che, chi abbia sortito da natura attitudine a divenire scrittore, può agevolmente secondare questa inclinazione o, se si vuol dire meglio, vocazione. Tocca alla perspicacia degli Ispettori ravvisare nei loro soggetti tale facoltà, metterli prudentemente alla prova, indirizzarli, aiutarli e quindi segnalarli ai Superiori. Bisognerà naturalmente che con le doti dell´ingegno vada di conserva il genuino spirito salesiano. Come l´insegnante nostro nella scuola, così il nostro scrittore nelle sue pubblicazioni, dev´essere guidati´ da un senso di salesianità, che lo faccia distinguere -fra mille. Rassicurati su questo punto, i Superiori sapranno bene trovare come e dove convenga a questi tali esercitare fruttuosamente l´apostolato della penna. Non si dimentichi che quest´apostolato è voluto dalle Costituzioni. All´art. 8 è detto: « Cercheranno (i Soci) con le parole e con gli scritti di porre un argine all´empietà e all´eresia, che tenta tutti i modi per insinuarsi tra i rozzi e gl´ignoranti ».

8. PREPARAZIONE DEL PERSONALE TECNICO.

C´è poi un´altra categoria d´individui non meno necessaria della precedente; vorrei quasi dirla più necessaria. Parlo del personale tecnico. Quello che non bastano a dare autori nostri per somministrare il bisognevole al lavoro delle nostre tipografie, viene senza difficoltà dal di fuori, previe sempre le garanzie imposte dalle finalità salesiane; ma se ci mancano gli esperti nell´arte - del libro, noia ci resta che abbandonarci nelle mani  di estranei, cosa non consigliabile, massime quando, come avviene nel caso nostro, noi vogliamo conservare alle nostre tipografie, litografie, legatorie la loro caratteristica di scuole. Noi dobbiamo assolutamente poter disporre di dirigenti e ai capi che siano uomini nostri, e così bene specializzati nei rispettivi rami, che possano farsi valere di fronte a chiunque e siano in grado di far convergere tutta l´attività editoriale al conseguimento di quegli ideali, che erano nelle intenzioni di Don Bosed; e che formano la nostra ragione di essere. Non mi addentro ora in particolari, stimando sufficiente aver enunciati i termini del problema, perchè lo si prenda a cuore e lo si faccia oggetto di serio studio.

La Congregazione non tardò molto a procacciarsi coadiutori, che possedessero i requisiti necessari al disimpegno delle varie mansioni richieste dall´attività libraria. Già Don Bosco se n´era formati alcuni valenti. I suoi più immediati successori non si arrestarono là, ma si spinsero oltre. Tuttavia i tempi camminano, le opere crescono, le esigenze aumentano; onde in questi ultimi anni si sono intensificati nelle varie nazioni gli sforzi per tirar su un personale tecnico che fosse all´altezza del suo compito per qualità e per numero.

Riguardo alla qualità, molto dipende dalla buona scelta di individui che abbiano attitudine alle funzioni da esercitare nei singoli uffici, e trovatili bisogna aiutarli a specializzarsi, procurando loro i mezzi che servano ad allargare e approfondire le proprie cognizioni e a tenersi informati dei progressi, che la tecnica va continuamente facendo. Senza di questo, uno si fossilizza e lavora senza entusiasmo. Massimamente le nostre maggiori scuole del libro, pur avendo scopo di apostolato, bisogna che reggano come reggeva quella di Don Bosco, al confronto con le Case editrici; le quali sotto lo stimolo del materiale interesse non si contentano di una mediocrità qualunque, ma si studiano di sempre migliorare. Non cerchiamo, no, la grandiosità, ma il buon attrezzamento e la cura giudiziosa di tutti i particolari. Questo, guadagnandoci eredito, aumenterà le nostre possibilità di bene. È inutile illudersi: ai giorni nostri il libro bisogna che torni gradito, e gradito non è, se non si presenta in forma decorosa.

Intanto mi gode l´animo di ricordare che al Colle Don Bosco — con personale e materiale assunto in parte da S. Benigno e dall´Oratorio — è sorta ´una casa appositamente destinata a fornire personale tecnico di tipografia, foto-incisione, litografia, legatoria e libreria. Con un´adeguata preparazione si spera di poter avere man mano un contingente di soggetti allenati e destri. Il personale tecnico librario vi è oggetto di particolare attenzione. Quanto scarseggia oggi dappertutto! È da pensare se non convenga aprire fra non molto una Casa a parte, dove l´addestramento dei futuri librai sia più completo.

Speriamo poi che Case come quella del Colle ne sorgano anche altrove, se non nelle medesime proporzioni, almeno rispondenti abbastanza allo scopo.

Oltre alla qualità del personale tecnico, occorre anche il numero. Deh, lasciate che vi esorti a coltivare con vero zelo le vocazioni in mezzo ai nostri artigiani. Una pietà conforme allo spirito di Don Bosco e l´applicazione fedele, costante e generale del suo sistema educativo, sono i due mezzi più essenziali a costituire un ambiente, in seno al quale maturino sicuramente i germi di vocazione, che Dio avesse gettato nei cuori. Vi ripeterò la sapiente massima di Don Bosco: Amate i vostri giovani e fate che essi sentano di essere da voi amati. La vita dell´educatore salesiano importa non lievi sacrifici; ma questi sono largamente ricompensati dai frutíi che se ne ricavano. L´amore che nutrite vivissimo per Don Bosco, vi sproni a imitarne sempre meglio gli esempi.

9. PERFEZIONARE LE NOSTRE SCUOLE DEL LIBRO E LE LIBRERIE.

È preferibile avere meno scuole del libro, ma ben attrezzate. Quando si tratti del loro impianto si proceda con le massime cautele: si chiedano consigli agli esperti e non si creda tempo e danaro sprecato quello che si dedica a visitare le migliori installazioni del genere, sia salesiane che di ditte esterne. Non si commetta l´errore di comprare materiale usato o antiquato, che ci mette sempre in condizioni d´inferiorità di fronte a impianti più recenti e progrediti. Non si dimentichi che abbiamo il dovere di essere all´avanguardia perchè le nostre sono scuole, e le scuole devono insegnare gli ultimi portati del progresso. Per lo stesso motivo si studino bene l´ubicazione, le dimensioni, le ponibilità di luce, di aria, di temperatura dei singoli ambienti; i magazzini e i locali accessori; il mobilio che dev´essere improntato alla massima praticità e proprietà anche nei minimi particolari senza mai offendere la povertà che esclude qualsiasi ostentazione di ricercatezza o lusso. Non si dimentichi -mai che noi non abbiamo degli operai o delle aziende, ma degli allievi e delle scuole: perciò si proceda in modo che gli alunni possano addestrarsi nei principali tipi di macchine. A proposito di queste se ne studino bene le qualità e le dimensioni: la qualità per assicurarne la durata, le dimensioni per averne qualche sia pur relativo vantaggio economico. Si abbia presente che le dimensioni eccessive costituiscono per gli alunni difficoltà di maneggio, perdite di tempo per l´avviamento e altri possibili inconvenienti e, in definitiva, disavvanzi anche se non sempre controllati.

Altro punto da tenersi nel massimo conto è l´amministrazione. Il pericolo più grave per le tipografie, litografie e librerie è quello di voler assumere le funzioni di Case editrici: collocate su questo delicatissimo terreno possono a volte bastare due o tre grossi sbagli per mandarle in rovina. È preferibile dunque che le nostre tipografie, litografie e legatorie si limitino in generale a ricevere lavoro dalle nostre case editrici o da altre. In questo secondo caso si proceda con severità di controllo sia per ciò che riguarda l´indole dei lavori da stamparsi che devono offrire assoluta sicurezza di ortodossia e di delicatezza morale per la materia e le illustrazioni, sia per le garanzie di solvibilità da parte dei clienti.

A proposito delle nostre scuole del libro si deve tener conto di un altro suggerimento, frutto dell´esperienza. Non è opportuno accumulare troppe cose in una stessa casa: e perciò è preferibile, in via ordinaria, non mettere una scuola tipografica ed una litografica nello stesso istituto, anche se speciose ragioni d´indole finanziaria volessero dimostrarne la convenienza. Anzitutto noi non perseguiamo finalità finanziarie, e poi sappiamo che gli organismi troppo appesantiti finiscono per soffocarci: infine non sarà mai possibile avere una scuola di legatoria, che, conservandosi tale, possa rispondere alle esigenze di produzione di una tipografia e di una litografia di discrete condizioni. L´esperienza insegna che la specializzazione rende più facile e proficuo sia l´insegnamento che il lavoro.

Riguardo alle librerie stimo opportuno un richiamo al passato. Qualcuno potrebbe forse chiedere perché nei primi tempi furono aperte non poche librerie che poi, venute meno alla loro missione, bisognò chiudere. Perché? Perchè o si volle fare il passo più lungo della gamba, trasformandole in case editrici senza averne la conveniente attrezzatura, ovvero e soprattutto perchè non si seppe inquadrare l´amministrazione in una rigida cornice di serietà e vigile controllo.

La mansione del libraio, specialmente se editore, è delicata, difficile e non s´improvvisa. Oltre a non comuni doti di spirito religioso, di povertà, di osservanza a tutta prova, di delicatezza e riserbo nel tratto, di oculatezza, preveggenza, sensibilità libraria e somma prudenza, è anche indispensabile un periodo di esercizio e allenamento. Solo se ben organizzate, le librerie potranno svolgere con frutto la loro missione in armonia con le nuove esigenze dei tempi che vanno tracciando nuove vie anche nei diversi settori dell´apostolato.

A proposito delle librerie conviene fissare i punti seguenti:
10È conforme ai desideri del nostro santo Fondatore e allo spirito delle Costituzioni l´adoprarsi per aprire nuove librerie per la propaganda di buone letture.

20 I Direttori sono invitati a studiare l´opportunità e la possibilità di aprire una libreria nelle loro case, previa l´autorizzazione del signor Ispettore.

30 Le librerie salesiane possono sorgere sempre presso le Case di centri importanti; ed anche presso quelle situate in centri minori e presso gli stessi istituti delle Figlie di Maria Amiliatrice.

40 Le suindicate librerie evitino di esporre capitali in edizioni proprie, e si limitino invece alla vendita di libri e materiale delle nostre case editrici e di altre, dando la preferenza a tutto ciò che riguarda la Dottrina e la formazione cristiana e la propagazione di sane letture per la gioventù e il popolo. ,Con questi accorgimenti è messo al sicuro l´andamento economico, il quale, se ben regolato anche nella gestione ordinaria, può offrire qual‑ che margine alla casa.

50 Prima di procedere all´impianto della libreria si pensi al personale, al locale e a tutte quelle cose che ne assicurino il buon andamento.

60 Soprattutto si abbia sempre presente che il pubblico, i sacerdoti, le persone religiose, quando entrano in una libreria salesiana sono tutti profondamente convinti di trovare presso di noi, figli di S. Giovanni Bosco, libri, illustrazioni, materiale insomma, diligentemente controllato, specialmente per ciò che riguarda la dottrina, la morale, la castigatezza. Si deve evitare ad ogni costo che, per mancanza di controllo, ne abbia a scapitare il nostro buon nome e il bene delle anime.

10. LE GRANDI LIBRERIE EDITRICI.

Nelle nazioni ove l´opera nostra si svolge con certa ampiezza potranno sorgere le grandi librerie editrici.

Ecco alcune avvertenze relative al loro impianto.

10 Siccome queste case editrici esigono l´impiego di capitali considerevoli e un personale che dia ampio affidamento, gl´Ispettori non permetteranno ch´esse sorgano senza averne prima studiato accuratamente l´impianto e ottenuto il permesso scritto dal Rettor Maggiore. Si abbia sempre presente che una casa editrice non ben attrezzata nè costantemente controllata può anche compromettere gravemente il buon nome e gli interessi della Congregazione sia moralmente che economicamente.

20 È opportuno non ci siano troppe case editrici per libri della stessa lingua. Qualora se ne riconoscesse la convenienza, i) Rettor Maggiore, dopo aver interpellato Ispettori ed esperti, assegnerà a ciascuna casa editrice un determinato campo ove svolgere le proprie attività.

Ciò è richiesto anche dal fatto che, d´ora in poi, per gli sconvolgimenti portati dalle ultime guerre, dovrà a certe case editrici essere legata la sorte del Bollettino Scacciano che si pubblica nelle differenti lingue delle nazioni ove si svolge l´opera nostra..

Da tempo í Superiori si occupano di questi problemi e volontieri suggeriranno norme e direttive agl´interessati.

11. ULTIME CONSIDERAZIONI.

10 Ciascuno si persuada della somma importanza del nostro apostolato della stampa: è la stampa che oggi più che mai domina il mondo. Di gran bene o di gran male essa è apportatrice, secondochè rispetta o no la legge di Dio, l´autorità della Chiesa e la coscienza cristiana. Don Bosco a noi assegnò in questo campo un compito preciso, dal quale non possiamo esimerci senza venire meno a un dovere rilevante della nostra missione nel mondo.

20 Ciascuno ritenga essere suo stretto obbligo di contribuirvi volenterosamente nella misura delle proprie forze. Non faccia velo a nessuno una mal intesa modestia e meno il desiderio di dedicarsi con preferenza a qualche studio od occupazione geniale. Quando la casa è in fiamme tutti devono apportare all´opera salvatrice il loro Concorso. In ogni caso í religiosi hanno la fortuna di trovare nell´obbedienza la sicura direttiva del loro operare: all´obbedienza dunque si affidino tutti e non avranno a pentirsi.

Né si pensi che si possa lavorare per la gioventù solo stando in mezzo ai giovani: chi si occupi di stampare libri, riviste, libretti, foglietti a vantaggio dei giovani è moralmente in mezzo dí essi tanto quanto il maestro, gli assistenti e i capi che ne hanno diretta cura nella scuola, o nei laboratori, nei campi, nelle diverse assistenze.

30 Infine, persuasi che u ogni ottima cosa data e ogni dono perfetto viene dal Cielo e scende dal Padre dei lumi » (Jac., I, 17), nessuno ricusi di cooperare alla santa crociata con l´ausilio della preghiera. Quante volte è già avvenuto che splendidi trionfi nell´apostolato del bene traessero origine da umili preghiere di anime, buone, ignorate dagli uomini, ma ascoltate da Dio! Vi assicuro ch´io fo sempre il massimo affidamento sulle preghiere dei confratelli nelle più ardue imprese per la gloria di Dio e per la salute delle anime.

Fiducioso che quest´appello, rivoltovi in nome di S. Giovanni   Bosco, incontri in ognuno di voi un apostolo fervente, benedico i vostri santi propositi, augurando-vi di vederli coronati dai migliori successi.

Mi raccomando alle vostre preghiere e mi professo vostro
aff.mo in G. e M. SAC. PIETRO RICALDONE

Novembre-Dicembre 1944           N. 126
IL RETTOR MAGGIORE:
1° Augurio natalizio.

2° Notizie buone e dolorose.

3° n Giubileo d´oro Sacerdotale dell´Em.mo Cardinal Protettore.

4° Il Centenario del primo libro di San Giovanni Bosco.

5° Strenna per l´anno 1945.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Torino, 24 novembre 1944.

Figliuoli carissimi in G. C.,
1. Si avvicinano le Feste Natalizie e desidero -vi giunga la mia parola di paterno affetto, di augurio, di benedizione. Appunto perchè le circostanze ci chiudono nel dolore e l´animo quasi non osa atteggiarsi a letizia, mi preme invitarvi a innalzare lo sguardo al Cielo, perchè da esso scende, a redenzione nostra, tra armonie di pace, quel Gesù che a tutti porta amore e salvezza.

Bando dunque a pessimismi e sgomenti: le passioni umane, anche nelle loro più selvagge sfrenatezze, non riusciranno mai a spegnere quel fuoco di carità che il Redentore divino venne a portare sulla terra. E se quel fuoco ebbe la potenza di ammollire e fondere i macigni granitici del mondo pagano, possiamo essere certi che assai più facilmente saprà ravvivare le fiamme dell´amor cristiano nei cuori di tanti uomini che, o per ignoranza o per orgoglio, si allontanarono dalla divina sorgente della carità.

Non basta però aprire il cuore alla fiducia, ma è stretto dover nostro persuaderci intimamente che il principale e più urgente lavoro di ricostruzione da compiersi, specialmente da noi religiosi e sacerdoti, mentre perduri e ancor più quando cessi quest´immane conflitto, è quello di cooperare a riaccendere nei cuori dei fratelli traviati i celesti ardori della cristiana carità. Dobbiamo portare ovunque e a tutti i1 convincimento che l´umanità non ritroverà pace fintantochè le anime restino avvelenate dall´egoismo, generatore di odio e vendetta.

Nè dobbiamo limitarci a predicarla a parole la carità o ad augurarci che essa sia´ praticata da altri: no, questo non basta; è assolutamente necessario che noi, pei primi, la teniamo in sommo onore e praticamente la manifestiamo nelle parole e nelle opere. La società nuova o rinnovellata, in cui tante speranze son riposte, non potrà meno di essere alfine ciò che saranno gli individui e le famiglie. Se quelli e queste sventuratamente non avessero saputo imparare la tremenda lezione dell´apocalittico conflitto, continueremmo purtroppo ad avere individui e famiglie privi di quella linfa cristiana, che sola può ridare vita pacificamente operosa e feconda alla società del domani.

È dover nostro pertanto attrezzarci per questa urgente e fondamentale missione, accumulando in cuore copiose riserve di quella carità che dovremo poi riversare, attraverso le diverse manifestazioni del nostro apostolato, sulle anime affidate al nostro zelo.

È questo, figliuoli carissimi, il mio augurio; e sono certo che ognuno di voi si sforzerà di corrispondervi con fermezza di propositi. Come negli anni scorsi vi prego di non indirizzare ai Superiori lettere o cartoline di augurio: moltiplicate invece le vostre preghiere per noi e per la Congregazione. Evitate le spese postali anche per altre persone: scrivete solo in casi speciali e per seri motivi.

2 . La difficoltà delle comunicazioni fa sì che sia più vivo in tutti il desiderio di notizie riguardanti persone e opere a noi sommamente care. Purtroppo non sono in grado di darvene molte; vi dirò quanto è a mia conoscenza.

Da messaggi ricevuti sappiamo che D. Berruti, D. Tirane e D. Candela stanno bene e che gl´ispettori D. 1Vfanione,9). Festini e D. Berta hanno quasi tutte le loro opere in piena efficienza: consolantissimo è il numero degli allievi. Altrettanto dicasi degli Istituti delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Mi furono riconfermate le buone notizie riguardanti le Opere della Palestina e dell´Egitto, quelle di Mons. Lucato, di Mons. Mathias, Mons. Ferrando e Mons. Pasotti. I missionari dell´India son tornati quasi tutti alle loro missioni e case. Anche D. Braga ci fece pervenire in questi giorni buone notizie delle opere e dei confratelli della Cina, fatta eccezione di Mons. Canazei e dei suoi missionari che si trovano in territori inco‑ municati. Sappiamo pure che Mons. Cimatti e i confratelli del Giappone e dell´Australia stanno bene e possono continuare i loro lavori apostolici. La case delle Americhe e dell´Africa procedono regolarmente e si sviluppano.

Purtroppo alle notizie buone fanno seguito e contrasto quelle dolorose. Alla perdita del carissimo D. Caviglia dobbiamo aggiungere quelle di D. Pagella e di D. Grosso di s. m. Sono vuoti non facilmente colmabili, perchè, oltre alle loro non comuni doti personali di scienza ed esperienza, quei carissimi confratelli ben potevano considerarsi, giusta la felice frase del Cardinal Cagliero, veri monumenti antichi: infatti, specialmente D. Caviglia e più ancora D. Grosso, ebbero la sorte di conoscere da vicino e per molti anni il nostro santo Fondatore. Don Grosso, per professione religiosa, era il decano di tutti i Salesiani: egli era entrato nel caro Oratorio nel 1868. Mentre suffragheremo le anime di,lette di questi carissimi confratelli, preghiamo il Signore che mandi alla nostra amata Congregazione molte simili vocazioni.

Ci fu pure comunicata la morte di alcuni tra i nostri più insigni missionari: D. Cesare Albisetti, che per tanti anni si prodigò tra i Bororos e Coroados nel Matto Grosso e D. Giuseppe Brentana che da ben 54 anni lavorava con zelo nella Patagonia. Inoltre, e in condizioni ben più dolorose, cadeva nella Cina D. Giovanni Matkowics, vittima dei pirati a Yan Fa nel Toung Tong. E temiamo che, purtroppo, in questi anni,, altre gravi perdite siansi verificate nelle file dei nostri missionari! Chiediamo a Dio che li assista e conceda a noi di poter accorrere quanto prima in loro aiuto.

Nulla vi dico delle altre case di Europa: le comunicazioni ormai sono del tutto cessate. Sappiamo che i disastri edilizi si sono moltiplicati in modo impressionante e che i caduti, in un modo o in un altro, furono purtroppo numerosi. La carità di nostro Signore Gesù Cristo moltiplichi le nostre preghiere a bene di tutti.

Mentre però pensiamo alle nostre perdite e rovine, non dimentichiamo quelle di tanti nostri fratelli che a volte furono colpiti ben più duramente di noi. Abbiamo assistito in questi giorni a uno spettacolo che strappava le lagrime. Gli abitanti di ben cinque paesi dovettero, a causa della guerra vicina, abbandonare case e terre, nel breve spazio di due ore, e recarsi da regioni lontane fino a Torino in condizioni pietosissime. I Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice furono tra i primi a recare loro aiuto e conforto. Ci siamo subito profferti di rico‑ verare cinquanta bambini e venticinque bambine, tra i più bisognosi: essi trovarsi ora assistiti e felici, nei ,nostri istituti e in quelli delle Suore. Siamo certi che la Provvidenza Divina ci verrà in aiuto per provvedere vitto e vestito à questi cari figliuoli, entrati da noi sprovvisti di tutto.

3. Le condizioni presenti non ci hanno permesso di celebrare con la solennità che avremmo voluto il Giubileo d´Oro Sacerdotale del nostro Cardinal Protettore, l´Em.mo Cardinal Carlo Salotti. Si pensava con gioia a quella data, che ci avrebbe offerto occasione propizia di manifestare al grande Principe della Chiesa, da noi considerato come amantissimo Padre, tutto il nostro affetto e la profonda nostra riconoscenza. Purtroppo l´impossibilità di avere comunicazioni con la stragrande maggioranza dei nostri istituti c´impedisce di organizzare qualsiasi omaggio. Tuttavia esorto i confratelli delle poche case ove giungerà questo numero degli Atti del Capitolo a voler offrire al nostro amatissimo Cardinal Protettore l´omaggio consentito dalle circostanze, e cioè un´intiera giornata di preghiere applicando per lui le orazioni, suppliche e sante Comunioni.

Voglia il Cielo che quanto prima, cessato il conflitto, possiamo rivederlo nel caro Oratorio, per ridirgli tutta l´affettuosa nostra riconoscenza.

4. Anche un altro avvenimento di notevole importanza non potrà essere convenientemente celebrato. Da tempo io pensavo al 1944, perchè in quest´anno ricorre il centenario del primo libro edito dal nostro Santo Fondatore.

Fin da quando era ancora a Chieri, in Seminario, egli aveva steso una breve vita del suo virtuoso e intimo amico Luigi Comollo. Il lavoro fu da lui presentato ai suoi superiori onde averne il giudizio: gli fu consigliata la soppressione di parecchi nomi, e, pel resto, ebbe piena approvazione. Lo scritto però non fu stampato che nel 1844. Don Bosco volle conservare l´anonimo, pubblicandolo sotto questo titolo: Cenni storici sulla vita di Luigi Comollo morto nel seminario di Chieri, ammirato da tutti per le sue singolari virtù, scritti da un suo collega.

In quello stesso anno pubblicò un altro librettino intitolato: Corona dei sette dolori di Maria con sette brevi considerazioni sopra i medesimi, esposti in forma della Via Crucis. Dei due libretti si fecero parecchie edizioni.

Questo fatto merita grande rilievo, perchè ci presenta Don Bosco iniziatore di una di quelle importantissime opere che avrebbero contraddistinto lui e la sua Società.

Era mio desiderio illustrare, in una speciale Circolare, questa peculiare attività del nostro programma, che, nelle ore presenti, reclama tutta la nostra attenzione e dev´essere oggetto di particolari sforzi e multiformi iniziative.

Penso però che la pubblicazione della Circolare, mentre durino le presenti gravissime difficoltà di comunicazioni, non sortirebbe quei pratici effetti che è giusto ci ripromettiamo dalla ricorrenza di questo centenario, e perciò la rimando a tempi migliori.

Tuttavia reputo conveniente che l´annunziata circolare trovi cronologicamente, il suo posto nell´àmbito di quest´anno 1944, e, a tal fine, ho stabilito che i] numero 125 (settembre-ottobre 1944) degli Atti del Capitolo sia riservato a quella pubblicazione, che conterrà disposizioni tassative da attuarsi nel clima, della pace.

Frattanto però sforziamoci di cooperare tutti fattivamente fino da oggi all´Apostolato della stampa, con gli scritti, la parola e la divulgazione dei libretti e foglietti Lux, della Linea retta brevissima, delle Letture Cattoliche, e di tante altre pubblicazioni della S.E.I. e della Libreria della Dottrina Cristiana, organizzando a tal fine, come già fu detto, Allievi, Ex-allievi, Cooperatori, speciali comitati di persone zelanti.

5. Infine vi mando la strenna per il prossimo anno 1945. Essa è intonata alle circostanze in cui viviamo, e l´esperienza di ogni giorno ci dice quanto sia, più che opportuna, necessaria. La strenna è questa:
Massima prudenza nelle parole e nelle opere.
Pratichiamola costantemente questa virtù, moderatrice di tutte le altre, chiamata dalla Sapienza: scienza dei santi.

Per aiutarvi a metterla in atto, esorto tutti, ciascuno nella sua sfera di azione, a fare un´accurata revisione degli ambienti, oggetti, suppellettili della casa — archivi, uffizi, magazzini, guardarobe, teatrini, sacrestie, chiese, dispense, studi, scuole, stanze, libri, lettere, foglietti, fotografie — insomma di tutto: in tal modo saremo preparati a render conto in ogni tempo, non solo alle autorità della terra, ma a Dio stesso.

Scendano su di voi, figliuoli carissimi, sulle vostre famiglie, sugl´istituti vostri, sui carissimi giovani, su tutti, le benedizioni celesti e rendano il nuovo anno apportatore di pace e ricco di meriti per il Cielo.

Pregate pel vostro aff.mo in G. C.

SAC. PIETRO RICALDONE.

SOMMARIO - I. Messa d´oro dell´Emilio Cardinale Protettore. - 2. Notizie di famiglia. - 3. Beneficenza.  4. Orfanotrofi per giovanetti poveri e abbandonati. - 5. Preghiere. G. Strenna-Auguri.

Roma, 24 Novembre 1944 Carissimi Confratelli, Mentre la guerra continua a seminare distruzioni e morti moltiplicando all´infinito gli orfani e i senza tetto, e le nostre case continuano in misura sempre più estesa la loro missione di ricostruzione e di bene, vengo nuovamente a voi per coma. nicarvi qualche notizia e farvi un´accorata, raccomamlazione.

1. 11 22 Settembre p. p. l´Eminentissimo Cardinal Carlo Salotti, nostro venerato ed amatissimo Protettore, celebrò la sua Messa d´oro. Fino alla vigilia cercammo di avvicinarlo per porgergli i nostri filiali auguri, ma invano pereliè assente da Roma: voleva passare la giornata nel ritiro e nel raccoglimento. Scrissi perciò una lettera in cui gli presentavo a nome del Rettor Maggiore, dell´intera Congregazione e dell´Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice il nostro devoto omaggio, gli auguri pel suo Giubileo sacerdotale e Un´offerta delle due Famiglie per la celebrazione di una santa Messa. S. Eminenza gradì -tanto il nostro filiale omaggio che vergò la seguente lettera di risposta nella quale versò tutto il suo cuore ripieno di -amore per D. Bosco e per i suoi figli.

SACRA CONGREGAZIONE DEI RITI.

Roma, li 11 ottobre 1944
Rev.mo e Car.mo D. Berruti, dopo la lettera augusta del S. Padre, fra tante manifestazioni‑ pervenutemi da ogni parte, la prima che ha suscitato in me sensi di profonda commozione e d´ immensa gratitudine, è stata la lettera vergata, non-dalle mani, ma dal cuore di V. Signoria Rev.ma. L´ho letta con le lacrime primo, e poi l´ho riletta in ginocchio dinanzi all´immagine venerata del nostro amatissimo Padre S. Giovanni Bosco. Con tutta la mia eloquenza, non trovo parole adeguate per esprimerle la pienezza dei miei sentimenti, che in - questa circostanza assumono un significato che trascende. le ordinarie convenienze.

Il mio attaccamento alla Pia Società Salesiana, alle sue vaste opere di apostolato, ai suoi incomparabili Superiori ed alle sue fiorenti giovinezze che domani saranno legioni di soldati pronti a combattere le più sante battaglie in ogni campo di attività, oggi si rinsalda più che mai nel mio cuore, non dirò di Protettore, del quale la Pia Società non ha bisogno, ma bensì di amico e di fratello.

La generosa offerta inviatami dai Salesiani e dalle Figlie di M. Ausiliatrice per una santa Messa, se mi- fosse pervenuta (la altre fonti l´avrei accettata per destinarla ai bisogni della mia tormentata diocesi Prenestina. Ma siccome i miei cari Salesiani non sono stati risparmiati dalla guerra, che ha distrutto le loro case e i loro collegi, così rimetto l´Offerta perchè i Superiori se ne servano per le tante rovine da riparare. La S. Messa la celebrerò -ugualmente in un giorno da stabilirsi,- nella basilica del S. Cuore alla presenza di tutte le rappresentanze salesiane di Roma, per chiedere a Dio e al grande D. Bosco protezione ed aiuto per tutto quel complesso di opere che formano la gioia e la gloria della Pia Società.

Vi benedico tutti, dal carissimo D. Ricaldone all´ultimo dei suoi figli,
mentre con antica stima e con affetto devoto mi confermo
+ CARLO Card. SALOTTI;
Il 4 Novembre S. Eminenza si degnò di celebrare l´onomastico nel nostro Ospizio del S. Cuore: sedette a mensa con noi e presiedette una bella e riuscitissima accademia fatta con vero entusiasmo in suo onore. Il giorno seguente celebrò la S. .Messa nella nostra Basilica, d´innanzi ad una folta rappresentanza di tutte le branche della Famiglia di D. Bosco e di numerosi fedeli della Parrocchia. Al Vangelo sciolse un elevato inno di gratitudine al Signore, di lode alla Congregazione e di amore a D. Bosco ed ai suoi figli.

Quel giorno, come per la data giubilare, promisi speciali orazioni per la sua persona e secondo le sue intenzioni. Vi prego, cari confratelli, di compiere la promessa fattagli a nome vostro e di pregare assai per il nostro Cardinale Protettore la cui benevolenza per i figli di D. Bosco è superiore a quanto si possa immaginare.

2. Dell´amatissimo Rettor Maggiore non ho avute notizie, se si eccettua un laconico radiomessaggio captato a metà dello scorso settembre che diceva: a D. Ricaldone sta bene ». Invece continuo a ricevere consolanti nuove da ogni parte del mondo salesiano.

Un istituto accettato quest´anno ad Adelaide nell´Australia, in pochi mesi col sistema di D. Bosco ha cambiato totalmente lo spirito dei giovani che lo frequentano. L´Arcivescovo ne è oltremodo contento ; visita con frequenza la casa e quando ospita qualche Vescovo lo conduce nell´ Istituto salesiano « per fargli vedere che cosa sono i prodigi »; perchè secondo lui, il cambiamento radicale di quei giovani è un vero miracolo. In Australia si è pure iniziato un aspirandato ed è sempre in aumento il numero di coloro che vogliono arruolarsi sotto la bandiera di D. Bosco.

Nel Messico le nostre Opere riprendono vita nel nuovo clima succeduto alle passate difficoltà. Il personale è ridottissimo: 6 case con soli 33 confratelli; eppure riescono ad accudire 8 chiese pubbliche, 11 oratori festivi ed 8 tra istituti e scuole esterne con duecento, trecento e fino a cinquecento allievi ciascuna. Anche là si rinnova l´ammirabile operosità dei primi tempi dell´oratorio di D. Bosco.

D. Cimanti ed i suoi confratelli continuano con grande abnegazione il loro lavoro missionario, che se fu parzialmente limitato dalle condizioni create dal momento, in compenso è stato esteso ad altre attività quale la stampa di libri per la diffusione delle idee cattoliche e ad altre località situate fuori della. Ispettoria nelle quali furono dislocati alcuni confratelli.

3. Ed ora mi intrattengo con voi su una cosa della massima importanza. Parlo in modo particolare ai cari e tribolati confratelli dell´Italia, della Francia, dell´Inghilterra, del Belgio, dell´ Olanda, e dell´Europa Centrale.

Tra i disastri causati dalla guerra, spietata di cui siamo vittime, il più doloroso è quello della gioventù orfana, priva di casa, di alimento, di vestito, di tutto.

Piange il cuore al vedere tanti poveri ragazzi pallidi, Cenciosi, luridi, vaganti per le vie delle città e dei paesi. Per vivere si prestano al mestiere di lustrascarpe, venditorelli di sigarette, portabagagli, guide ; molti sono avviati precocemente al vizio; molti si dedicano al furto; tutti si rovinano l´anima nell´ozio e nel vagabondaggio.

I buoni deplorano questo disastro, il peggiore di quanti ci siano caduti addosso, percbè se quei ragazzi riusciranno a scampare dagli stenti e. dalle malattie, formeranno una generazione senza Dio e senza patria.

Ma mentre troppi non riescono a fare altro che deplorare tanta rovina, molti invece iniziano opere di carità in favore di questi derelitti. Dovunque sorgono orfanotrofi più o meno grandi, più o meno attrezzati, alcuni persino in misere condizioni, ma sufficienti per dare ai giovani quello che non hanno: casa, vitto, qualche po´ di vestito e soprattutto amorosa assistenza.

Vi è qualcosa di più ammirevole in questa gara di caritatevoli iniziative : alcune Famiglie Religiose -- tra le quali primeggiano quelle di Suore -- restringono lo spazio desti‑ nato alla comunità, si accontentano di celle invece di camere e di posti più ristretti nel refettorio e nei dormitori, si privano della sala di ricreazione, del parlatorio e persino dei corridoi di passaggio per poter creare , un orfanotrofio entro le mura stesse del convento.

D. Bosco non aveva fatto altrimenti nel suo Oratorio nel quale in uno spazio assai più ristretto di quello di oggi  riuscì ad allogare più di 800 giovinetti : non c´era sfogo di ambienti, in ogni buco si metteva un letto, i ragazzi erano stipati in refettorio, in istudio ed in chiesa, i Superiori si contentavano di una soffitta o di una cella; ma così si salvava un maggior numero di anime.

Oggi, con i paesi distrutti e le città ridotte a macerie non possiamo più guidarci coi criteri edilizi dell´ante guerra. Se collegi fatti per un centinaio di alunni durante lo sfollamento sono riusciti a farne capire 300 e persino 400, nell´ infinita miseria di questi giorni dobbiamo rinunciare ad esigenze pedagogiche richieste in altri tempi, ma impossibili quando si vive in tane perchè non ci sonò più case, e migliaia di ragazzi senza genitori, senza tetto e senza pane moriranno di stenti o diventeranno dei sovversivi se non vengono ricoverati, sia pure come si può..

Quindi, o cari Direttori, ampliate la capacità  dei vostri istituti facendo capire quanti più letti potete nei dormitori e banchi nelle aule scolastiche. Oggi le stesse scuole pubbliche si contentano di ambienti assai malconci, disagiati e´ insufficienti per il numero di alunni. Mai come in questa occasione dobbiamo aver presente la massima di Don Bosco: l´ottimo è nemico del buie; e prego il Signore che nessuno di noi debba un giorno dar conto a Dio di anime che non hanno trovata la via del Cielo perchè coloro che dovevano far la carità di trovar loro un posticino nell´Istituto, si sono trincerati dietro certi criteri di esigenze pedagogiche che in questi casi non sono più cristiane.

E col variare del criterio edilizio dobbiamo ampliare quello della beneficenza : moltiplicata la capacità dell´ Istituto, apriamolo, qualunque esso sia, agli orfani ed ai derelitti.

13 necessario che tutte le case delle nazioni devastate dalla guerra, nessuna eccettuata, aprano le porte ai giovani orfani o indigenti. Se eventualmente la categoria dei giovani di qualche collegio sconsigliasse l´accettazione di certi orfanelli perchè si sentirebbero a disagio tra compagni di troppo diverse condizioni sociali, il collegio può inviarli in qualche nostro istituto di beneficenza impegnandosi di sostenerne le  spese. Ma nessun istituto deve sottrarsi a questo dovere di carità che se incombe su tutti i cittadini, grava assai più su coloro che sono per ufficio e vocazione strumenti delle paterne liberalità di Dio. Abbiamo sofferto i danni della guerra, è vero, abbiamo sofferto molto: ma ciò è poco in paragone di chi ha perduto tutto. Se possediamo ancora casa, vestiti e pane, il miglior modo di renderne grazie al Signore è quello di dividerli con chi non ha più nulla.

Si facciano quindi le più grandi economie, anche quelle a cui non fossimo più soliti, per metterci in condizione di accettare ragazzi bisognosi. E se qualche confratello non riuscisse ad adattarsi alle doverose limitazioni di spese non assolutamente necessarie il Direttore gli faccia presenti i gemiti dei bimbi affamati, e qualora ciò non bastasse inetta in risalto il controsenso di un religioso, povero per elezione, che si presentasse preoccupato solo delle proprie comodità e noncurante delle lacrime altrui.

4. Permettetemi, cari confratelli, che mi spinga coraggiosamente oltre e vi esorti a realizzare un vivo desiderio del nostro venerato Rettor Maggiore.

Come ben ricordate, la mattina dell´8 dicembre 1941 egli radunò i membri del Capitolo Superiore nella cameretta di D. Bosco: con viva commozione chiese perdono al Padre delle manchevolezze nostre e di tutti i suoi figli, promise a nome di tutti costante fedeltà nella osservanza delle regole e infine fece la solenne promessa che ci saremmo industriati con ogni sforzo per far sorgere in tutte le Ispettorie della nostra Società un nuovo orfanotrofio per raccogliere giovanetti poveri ed abbandonati.

giunto il tempo di compiere questa promessa. Il bisogno di raccogliere gli orfanelli è cresciuto a dismisura e forse mai come oggi ci fu sì grande necessità di provvedere al sostentamento e all´educazione di tanti giovani derelitti. Dunque cominciamo.

D´altra parte la totale mancanza di mezzi che immerge e nazioni e cittadini in una crescente miseria ci mette nelle migliori condizioni per impegnare l´Onnipotenza di Dio, la quale per creare non ha bisogno di nulla, o meglio ha bisogno del nulla per espandersi nelle sue stupende creazioni. Proprio in questi giorni vediamo moltiplicarsi come per incanto opere di beneficenza iniziate senza altri capitali che quello di una fede . illimitata nella Provvidenza e di una grande fiducia nella cooperazione dei buoni. Nè il Signore, nè gli uomini le mentiscono; e quelle opere crescono, come tutte le Opere di Dio, tra privazioni e sacrifici personali, riuscendo prodigiosamente a moltiplicare il pane e la capacità della casa per decine e centinaia di poveri orfanelli.

Invito quindi tutti gli Ispettori, sopratutto quelli delle regioni sinistrate dalla guerra, a voler aprire un nuovo orfanotrofio. Non è necessario, nè forse sarebbe conveniente pensare subito a grandi istituti per centinaia di orfani. Dio suole cominciare le sue opere dal .poco e con grande scarsità di mezzi. Iniziate quindi un piccolo orfanotrofio in una, casetta ottenuta per questo scopo, a meno che possiate destinare agli orfani una parte di qualche vostro istituto o magari tutto l´istituto stesso.

Il problema finanziario, gravissimo e inscindibile dalla beneficenza, non deve avere la preminenza, come non deve averla il corpo sull´anima. Carità e prudenza si armonizzino per la sua soluzione, in modo però che la prudenza sia agli ordini della carità e non viceversa. Non dobbiamo provocare nuovamente il lamento in cui uscì già D. Bosco : « Non mi è possibile trovare un economo che mi assecondi interamente, che sappia cioè confidare in modo illimitato nella Divina Provvidenza. Io temo che se ci troviamo così stretti di finanze, sia perchè si vogliono far troppi calcoli. Ed è così: quando in questo c´entra l´uomo, Dio si ritira. » D´altronde abbiamo i cooperatori. Oggi più che mai essi desiderano aiutarci in un´opera prettamente salesiana e che li solleva dall´assillo di un fosco avvenire. Ogni Ispettore, ogni Direttore li raduni, esponga a vivi colori la condizione degli orfanelli, inviti ciascuno, come faceva D. Bosco, ad assumersi in tutto o in parte le spese pel sostentamento di uno di essi, oppure chieda la loro cooperazione per sostenere lo ingenti spese neccessarie per il- nuovo orfanotrofio, e troverà assai più di quanto può sperare. Anche qui, anzi proprio qui si avvererà la promessa del Vangelo: « Chiedete ed otterrete ».

Dalla realizzazione di questo programma di beneficenza proposto dal Rettor Maggiore nel giorno centenario- della nostra Opera, la Congregazione potrà valutare la fede e la carità dei confratelli di ciascuna Ispettoria.

Prego i Direttori a volermi dare, pel tramite del proprio Ispettore, ragguaglio della beneficenza che avranno potuto fare sopratutto a vantaggio dei poveri orfanelli: io poi ne stenderò un resoconto riassuntivo da presentare a suo tempo al venerato Rettor Maggiore.. Esso sarà di grande conforto al suo cuore afflitto oltre ogni dire da tante devastazioni materiali di case e -rovine morali di anime. Sarà pure per la storia una splendida dimostrazione della meravigliosa fecondità dello spirito di D. Bosco, che fa sorgere nuove case dalle macerie, e in mezzo alla universale mancanza di mezzi nuove rigogliose opere di bene.

Il Signore avvisa i suoi operai che « nisi Dominus aedificaverit domum in vanum laboraverunt qui aedificant eam ». Perciò uniamo all´opera la preghiera, anzi la nostra azione benefica sia sempre preceduta ed accompagnata da orazioni fervorose. I chierici delle case di formazione, i novizi e gli aspiranti assumano la parte di Mosè sul monte, e colle loro preghiere ottengano i necessari aiuti dal cielo ai salesiani che lavorano per la salvezza di tanta povera gioventù.

La strenna pel prossimo anno ci riallaccia con i ricordi degli esercizi spirituali:
PRUDENZA. NEI GIUDIZI, NELLE PAROLE E NELLE OPERE.

È prossimo il santo Natale: insieme con i Rev.mi Don Tirone e D. Candela, invio a tutti i più cordiali auguri. E Bambino Gesù ci faccia comprendere e ci aiuti ad imitare l´immenso amore che lo spinse a lasciare le gioie del Cielo ed a soffrire il gelo di una grotta per salvare le anime dei suoi poveri fratelli.

Aff.mo in C. J.

Sac.PIETRO BERRUTI