PG Zasoby

Lettere negli Atti n.79-91, 1938-1939, Biblioteche, Madre Mazzarello, Regolamenti Scuole

24 Gennaio 1937   n.79
ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
IL RETTOR MAGGIORE: ringrazia per gli auguri; - raccomanda preghiere pel S. Padre Pio XI; - presenta disposizioni per onorare Don Bosco Santo. - Preghiera a Maria Ausiliatrice. - Nomina del nuovo Segretario del Capitolo Superiore. - Circolare sulle vocazioni e sugli Aspiranti   pag. 384
I.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore.
Torino, 24 Gennaio 1937.

Figliuoli carissimi in G. C.

Le feste del S. Natale e l´incominciamento dell´anno nuovo hanno avvicinati e stretti i cuori dei figli al cuore del Padre in palpiti di affetto, di fermi propositi, di voti augurali di felicità. Giunga a tutti l´espressione della mia riconoscenza e scendano sul campo del vostro apostolato le più copiose benedizioni.

Mi fu di speciale conforto leggere intrecciati agli auguri i rinnovati vostri ringraziamenti per le Strenne e i relativi Commenti, nonchè l´aspirazione vivissima di volerle tradurre in vita vissuta.

Godo assai della vita rigogliosa e promettente delle Compagnie e delle Associazioni in tutte le Case e benedico il fattivo programma delle Compagnie delle Case di Formazione e degli Studentati. Da questo lavoro ne verrà un gran bene ai singoli e alla nostra Società.

2° So che in tutte le nostre Case si fecero e si fanno speciali preghiere per la preziosa salute del S. Padre. Questo, che è un dovere per tutti i figli della Chiesa, dev´esserlo particolarmente per noi che, in tante e così solenni e indimenticabili circostanze, abbiamo sperimentato tutta la paterna e speciale benevolenza del grande cuore del Papa Pio XI. Vi esorto pertanto a non desistere dall´innalzare a tal fine suppliche al Cielo. I Sig.ri Direttori, poi, ricevuta la presente Circolare, si affrettino a indire una speciale funzione impetratoria, alla quale sarà bene invitare anche i Cooperatori, le Cooperatrici e gli ex-allievi.

3° Sono lieto di comunicarvi alcune disposizioni prese per rendere uniformi le manifestazioni di culto e di devozione, che d´ora innanzi dovranno farsi dalla Famiglia Salesiana in onore del nostro Fondatore e Padre, S. Giovanni Bosco.

.I
OGNI GIORNO

  • ALLA MEDITAZIONE. Nella preghiera che si recita in principio si dirà: « Mio Dio, prostrato... Vergine Maria, Madre di Gesù, Angelo mio Custode, San Giovanni Bosco, Santi e Sante del Paradiso... ».
  • ALLE PREGHIERE DELLA SERA. Dopo la Salve Regina per i nostri Superiori e Missionari, si dirà: « A S. Giovanni Bosco: Pater, Ave, Gloria col: Sancte Joannes, Ora pro nobis »: senza Oremu s.

II
NEI GIORNI FESTIVI
a) ATTI DA FARSI PRIMA DELLA COMUNIONE: « Voi intanto, o Vergine Immacolata... Angelo mio Custode, S. Giuseppe, S. Francesco di Sales, S. Giovanni Bosco, S. Luigi Gonzaga, Angeli e Santi del Paradiso... ».

  • b) DOPO LA COMUNIONE: « Vergine SS., cara Madre del mio Gesù, Angelo mio Custode, S. Giuseppe, S. Francesco di Sales, S. Giovanni Bosco, S. Luigi Gonzaga, ottenete... ».

III
OGNI MESE
IL QUARTO MARTEDÌ D´OGNI MESE si farà una speciale COMMEMORAZIONE IN ONORE DI S. GIOVANNI BOSCO, con queste pratiche:

  • Nel Sermoncino della sera precedente si parla di Don Bosco;
  • la mattina seguente si espone la Reliquia durante la Messa della Comunità;
  • la lettura prescritta dopo le orazioni del mattino sia, in quel giorno, su Don Bosco, finendo la lettura con l´invocazione: « Sanete Joannes, ora pro nob is. Agimus tibi etc. ».

DOPO LE CONFERENZE E LE RIUNIONI CAPITOLARI E ISPETTORALI, invece del Pater, Ave Gloria, con versetto ed Oremus a S. Francesco di Sales si dirà:
A S. Giovanni Bosco: Pater, Ave, Gloria.
Ora pro nobis S. Joannes.

Ut digni efciamur, promissionibus Christi.

Oremus.

Deus, qui Sanctum Joannem, Con f essorem tuum...

IV
FUNZIONI SPECIALI
A) VESTIZIONE DEGLI ASCRITTI ED IMPOSIZIONE DELLA MEDAGLIA.

Nell´interrogatorio:
SUPERIORE. Faccia Iddio, per intercessione della Vergine Santissima, Ausiliatrice dei Cristiani e di S. Giovanni Bosco, che vi manteniate...

Nella Benedizione della Medaglia pei Coadiutori, che dovrà averi Maria Ausiliatrice e Don Bosco da un lato, e lo stemma della Congregazione dall´altro, si adatti l´Oremus della benedizione secondo il Rituale Romanum. « Omnipotens, sempiterne Deus, qui Sanctorum tuorum e f figies sculpi non reprobas... has, quaesumus, seulpturas in honorem et memoriam Beatae Mariae Virginis, Christianorum Auxiliatricis, et Sancti Joannis Bosco...».

B) PROFESSIONE RELIGIOSA.

  • Nella professione religiosa, invece che a S. Francesco di Sales, si reciterà il Pater, Ave, Gloria, coll´invocazione ed Oremus a S. Giovanni Bosco.
  • Nella formola dei Voti:

«...alla presenza pure della Beatissima Vergine Maria Immacolata, Ausiliatrice dei Cristiani, di S. Francesco di Sales, di S. Giovanni Bosco e di tutti i Santi del Cielo... ».

C) NEGLI ESERCIZI SPIRITUALI.

D´ora innanzi nella funzione di chiusura, dopo la Benedizione, riposto il SS. Sacramento, si dirà:

  • per tutti i nostri benefattori spirituali e temporali, pei Predicatori degli Esercizi e per le persone raccomandate alle nostre preghiere: Pater, Ave, Gloria;
  • per quello di noi che sarà il primo a morire: Pater, Ave, Gloria;
  • una Salve a Maria SS. perchè ci aiuti a conservare il frutto degli esercizi;
  • per tutti i fedeli defunti: De Profundis, etc.;
  • si finisce col canto del Salmo: Laudate Dominum, omnes gentes....

Avrete avvertito che i Superiori, fedeli alle nostre tradizioni, hanno cercato di cambiare e aggiungere il meno possibile, per ciò che riguarda le pratiche di pietà. Si è poi pensato essere questo il momento opportuno per ridurre la Supplica o Consacrazione a Maria Ausiliatrice, che suole recitarsi dopo la meditazione. Trattandosi di una preghiera che non fu stabilita dal Fondatore e considerando che la riduzione era già stata richiesta e discussa fin dai tempi de´ miei due immediati Predecessori di santa memoria, i Superiori, dopo lungo studio, procedettero alla presente riduzione, la quale, nella sua brevità, conserva lo spirito e ciò che di essenziale Bravi nella formula antica. La preghiera, nella nuova formola, suona così:

PREGHIERA E CONSACRAZIONE
A MARIA SS. AUSILIATRICE
Santissima e Immacolata Vergine Ausiliatrice,
noi ci consacriamo interamente a Voi,
e Vi promettiamo di sempre operare
alla maggior gloria di Dio e alla salute delle anime.

Vi preghiamo di rivolgere i vostri sguardi pietosi
sopra la Chiesa, l´Augusto suo Capo, i Sacerdoti e i missionari;
sopra la Famiglia Salesiana; sopra i nostri parenti e benefattori;
sopra la gioventù alle nostre cure affidata;
sopra i poveri peccatori e moribondi,
e sopra le anime del Purgatorio.

Insegnateci, o Madre tenerissima,
a ricopiare in noi le virtù del nostro Santo Fondatore,
in particolar modo l´angelica modestia,
l´umiltà profonda e l´ardente carità.

Fate, o Maria Ausiliatrice,
che la potente vostra intercessione
ci renda vittoriosi contro i nemici dell´anima nostra,
in vita e in morte,
affinchè possiamo venire a farvi corona
con San Giovanni Bosco nel Paradiso.
Così sia.

4° Prima di chiudere questa Circolare sono lieto di comunicarvi che i Superiori, in conformità dell´art. 81 delle Costituzioni, hanno eletto il nuovo Segretario, in sostituzione del compianto D. Calogero Gusmano. Egli è il Rev.mo Sig. D. PUDDU SALVATORE, ex-ispettore che, con tanto zelo, lavora da lunghi anni per la nostra Società.

5° Infine vi comunico che, con questo stesso numero degli Atti del Capitolo, ne riceverete un altro che contiene la prima di una serie di Circolari sulla formazione del personale. I Sig.ri Direttori la facciano leggere come lettura spirituale; gli Ispettori incaricati di tradurre Fedeltà a Don Bosco Santo pensino pure alla traduzione di detta circolare: tutti poi si propongano di metterla in pratica.

Don Bosco Santo ci conceda di lavorare col suo spirito e col suo zelo a vantaggio delle vocazioni.

Vi rinnovo gli auguri di un anno ricco di meriti pel Cielo e mi raccomando alle vostre preghiere.

Sempre vostro aff.mo in G. C.
Sac. PIETRO RICALDONE.

2 Febbraio 1937  n.79bis.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
IL RETTOR MAGGIORE: Comunica la Lettera di S. E. Mons. Pizzardo circa le Associazioni Giovanili Interne di Azione Cattolica; - Accenna al primo centenario del Servo di Dio Don Michele Rua; - Raccomanda la propagazione della devozione verso il Ven. Domenico Savio.

Torino, 2 Febbraio 1937.

Carissimi Figliuoli,
Mentre si sta allestendo la spedizione degli Atti del Capitolo, ricevo da Roma un importante documento della Sacra Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari, e mi fo premura di comunicarvelo.

SACRA CONGREGAZIONE
DEGLI AFFARI ECCLESIASTICI STRAORDINARI
Vaticano, li 31 Gennaio 1937.

Ill.mo e Rev.mo Signore,
In risposta alla pregiata lettera della S. V. Rev.ma, in data 22 gennaio 1937, concernente le Associazioni interne di Azione Cattolica, sento il dovere di esprimere a V. S. la più viva compiacenza e gratitudine per la prontezza e lo zelo con cui i Superiori tutti della Pia Società Salesiana, sotto la sapiente ed efficace direzione di V. S., hanno accolto i sovrani desiderii del Santo Padre nel favorire l´Azione Cattolica a Lui tanto cara, e nel formare nei numerosi Collegi fiorenti Associazioni interne, a cui si iscrissero tanti ottimi giovani desiderosi di prepararsi adeguatamente alle opere di apostolato.

Nel felicitarmi pertanto di quanto sopra, mi onoro partecipare alla S. V. che la Presidenza Centrale dell´Azione Cattolica, nell´intento di coordinare l´attività delle Associazioni interne in una linea di sempre più stretta unità, ha deciso di adottare per tutte, alla luce delle esperienze e degli studi fatti al riguardo, , l´identico Regolamento, che qui unito mi permetto inviarle, con preghiera di volerlo accettare per gli Istituti di S. Giovanni Bosco da V. S. dipendenti.

Come è naturale il Regolamento stesso può subire quelle integrazioni e modificazioni formali richieste dal particolare Istituto nel quale deve essere applicato. Infatti esso rappresenta un elenco delle condizioni cui dovrebbe adeguarsi ogni Associazione di A. Cattolica interna nei Collegi e non intende evidentemente rispecchiare tutti gli sviluppi a cui tali Associazioni possono giungere.

Nel formulare pertanto i migliori auguri per la prosperità degli Istituti Salesiani, tanto benemeriti all´educazione della Gioventù, profitto volentieri dell´incontro per raffermarmi con sensi di distinto ossequio di. V. P. Rev.ma aff.mo nel Signore
+ G. PIZZARDO
Arciv. titolare di Nicea.

Con filiale devozione noi accettiamo le nuove Direttive ed a nome di tutti voi farò giungere al S. Padre l´espressione della assoluta adesione dei Figli di S. Giovanni Bosco a´ suoi desideri. Voglia il Cielo che questi nostri sentimenti Gli siano balsamo di conforto nelle ore, in cui ci sentiamo più fortemente stretti al Padre sofferente.

Nel prossimo numero degli Atti del Capitolo riceverete opportune spiegazioni. Frattanto continuate a lavorare alacremente per sviluppare sempre più e meglio le Associazioni Giovanili di Azione Cattolica.

2° Approfitto della opportunità per ricordarvi che il 9 Giugno di quest´anno 1937 ricorre il centenario della nascita del Servo di Dio Don Michele Rua, il Figlio prediletto, il più perfetto imitatore delle virtù di S. Giovanni Bosco, di cui fu il primo Successore.

La sua Causa di Beatificazione ha fatto un nuovo passo tl 26 Gennaio u. s. colla dichiarazione de non cultu.

La figura di Don Rua è.-tanto grande e irradia tanto splendore di virtù ed efficacia di esempio, che sarà sempre di grande vantaggio ai membri e alle opere della nostra Società il farla conoscere, mettendone nel dovuto rilievo la veramente straordinaria grandezza morale.

E perchè nessuna casa e nessun socio abbia a rimanere privato di tali benefici effetti, ho creduto bene stabilire che, nel corso di quest´anno 1937, si faccia una solenne Commemorazione del grande Servo di Dio.

Sarà bene invitare per tempo distinti oratori a tesserne gli elogi. La Commemorazione sia onorata dall´intervento delle Autorità, dei Cooperatori e delle Cooperatrici, degli Ex-allievi.

Il Cielo faccia scendere su quest´iniziativa le più copiose benedizioni.

3° Non voglio por termine a questo supplemento senza esortarvi quanto so e posso a propagare la devozione del Servo di Dio Domenico Savio, invitando tutti a raccomandarsi alla sua intercessione per ottenere quelle grazie straordinarie che possano contribuire alla di lui glorificazione.

Invocando su tutti le grazie più elette mi professo
vostro aff.mo in C. J.

Sac. PIETRO RICALDONE.

34 marzo 1937   n.80
ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore: Udienza del S. Padre. - Spedizione dei primi volumi della Corona Pa&rum Salesiana. - Nomina (1.31  nuovo Consigliere Scolastico Generale. Ringraziamento per gli auguri.

Torino, Pasqua 1937.

Figliuoli carissimi in C. J.,
Nel giorno della festività di San Giuseppe, Patrono particolare della nostra Società, ebbi la sorte di essere ricevuto in particolare udienza dal S. Padre.

Ben potete immaginarvi come fosse vivo il mio desiderio di rivederlo dopo la recente sua malattia.

Eminenti personaggi mi assicurarono che il miglioraménto del Sommo Pontefice è veramente notevole.

Egli mi accolse con quella paterna benevolenza che in tante occasioni ha dimostrata verso degli umili Fagli di San Giovanni Bosco. Gli presentai i sentimenti della nostra affettuosa e incondizionata devozione, concretata, in questi ultimi tempi, nelle molte e ferventi preghiere innalzate a Dio dalla Famiglia Salesiana, in ogni parte della Terra, per impetrare al Padre veneratissimo il ristabilimento della sua preziosa salute. Egli gradì molto il filiale omaggio e l´assicurazione di rinnovate e non interrotte suppliche al Cielo secondo le sue intenzioni.

Dopo averlo informato dell´andamento e sviluppo della nostra Società, e particolarmente dell´aumento e della organizzazione delle Case di formazione, lo ringraziai della magnifica Enciclica sul Sacerdozio.,
Il Santo Padre si compiacque di udire che, anche in mezzo a noi, essa va sviluppando una azione salutare con frutti abbondanti, e soggiunse: « Sarebbe già un risultato assai consolante l´ottenere che qualche candidato, persuaso di non avere le doti richieste per l´alta missione sacerdotale, si ritirasse, fosse pure alla vigilia delle ordinazioni ».

Quando però il cuore del Papa s´interessò maggiormente e più profondamente si commosse fu all´udire le notizie delle nostre Case e soprattutto dei carissimi Confratelli della Spagna.

Con espressioni teneramente paterne interrotte da un singulto m´incaricò . di mandare a quei carissimi Figliuoli, Salesiani e Suore, una sua particolarissima benedizione, quale espressione del suo grande affetto per tutti e per ciascuno in particolare.

A nostro conforto ci assicurò, con solenne e presaga promessa, che il sangue sparso sarebbe fonte perenne di benedizioni per l´amata Spagna e per la Famiglia Salesiana.

Ebbi poi agio di chiedere il. suo illuminato consiglio su altri punti che riguardano direttamente la nostra Società.

L´amatissimo Pontefice mi fu largo delle sue sapienti direttive e, rievocando con particolare compiacimento il suo incontro col nostro Santo Fondatore, ne prese argomento per raccomandarci intensità e zelo sempre maggiori nell´apostolato della buona stampa.

Infine impartì la sua Apostolica benedizione ai Salesiani, alle Figlie di Maria Ausiliatrice, ai Cooperatori e alle Cooperatrici, agli ex-allievi ed allievi, alle ex-allieve ed allieve,- alle famiglie di quanti sono uniti a San Giovanni Bosco da vincoli di professione, devozione, educazione e carità.

Mi alzai profondamente commosso col proposito d´invitare tutti quanti ho testé nominati. a pregare molto pel Vicario di Gesù Cristo e a manifestarGli praticamente la nostra riconoscenza con una adesione sempre più intima, forte e praticamente vissuta verso della Santa Sede e della Chiesa nostra Madre.

2° Fra breve riceverete i primi volumi della Corona Patrum Salesiana. Dirò, a incoraggiamento degli scrittori che vi collaborano, e a stimolo vostro perchè ne curiate la diffusione a vantaggio dei Sacerdoti e delle anime, che il Santo Padre s´interessò particolarmente di questa importante pubblicazione, benedicendone i collaboratori, gli editori e i propagandisti.

Siccome poi si tratta di una edizione costosa, vi partecipo che ottenni dalla S.E.I. facilitazioni speciali per coloro che manderanno l´importo dei volumi appena ricevuti. Vi prego di usare questo aiuto alla Casa Editrice.

3° Infine vi comunico che, in virtù dell´articolo 67 delle .Costituzioni, ho proceduto alla nomina del nuovo Consigliere Scolastico Generale nella persona del Rev.mo Sig. Don Renato Ziggiotti che lodevolmente spese le sue attività nel governo di due Ispettorie. Aiutiamolo colle nostre preghiere, affinché possa sviluppare con frutto l´opera sua in quest´ora di somma importanza per la nostra Società.

4° Ringrazio tutti degli auguri Pasquali: anche quest´anno tralascio di rispondere, semprechè non si tratti di affari; il risparmio servirà per glorificare Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco nel loro Santuario, che si va ampliando e abbellendo per le grandi Feste del prossimo anno.

Invocando su tutti voi e sulle anime che vi sono affidate le benedizioni di Gesù Risorto, dal cui Sacratissimo Cuore attingeremo in questi giorni, ne son certo,  forte accrescimento di Pietà Eucaristica, mi raccomando alle vostre preghiere, mentre mi professo
vostro aff.mo in C. J.

Sac. PIETRO RICALDONE

24 Maggio 1937                       N. 81
IL RETTOR MAGGIORE: Avvisi pel termine dell´anno scolastico. - Ratio Studiorum e Kalendarium. - I ricordi degli Esercizi Spirituali. - Propagare le devozioni di Maria Ausiliatrice e di S. Giov. Bosco pag. 409
ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore.
Torino, Solennità di Maria Ausiliatrice, 24-V-1937.

Figliuoli Carissimi in C. J.,
1° Si avvicina, per una grande parte delle nostre Case, il termine dell´anno scolastico.

Fate in modo che i giovani portino alle loro Famiglie le migliori impressioni: ciò avverrà se il Sistema Preventivo verrà. fedelmente praticato, pervadendolo di fervente pietà Eucaristica.

Non si dimentichi di fare la tradizionale funzione dell´iscrizione degli alursiei studenti ed artigiani, che hanno terminato i loro corsi, nelle Associazioni degli Ex-allievi e, ove convenga, tra i Cooperatori.

Agli alunni poi si diano sempre i Ricordini e la lettera di presentazione ai rispettivi Parroci, da riportarsi al ritorno dalle vacanze.

Inoltre, per mezzo di una prudente ed efficace propaganda, si faccia il possibile per iscrivere tra i Cooperatori i parenti degli alunni, ed altre persone per mezzo loro.

Vorrei pure raccomandare che, nel periodo delle vacanze, i Direttori organizzassero corsi di speciali conferenze nella circoscrizione delle loro Case per propagare le care devozioni di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco in preparazione alle grandi feste del prossimo anno. Ogni Casa dovrebbe proporsi di raddoppiare il .numero dei "Cooperatori: sarà questo uno degli omaggi più graditi al nostro Santo Fondatore 6 alla celeste nostra Ausiliatrice.

2° Agli Studentati Teologici e Filosofici saranno mandati due opuscoletti contenenti la Ratio Stufiiorum e il Kalendarium delle Case della Crocetta e di Foglizzo.

Prego i Sigg. Ispettori che, d´accordo coi Direttori degli Studentati Filosofici e Teologici delle loro Ispettorie, facciano in modo che, nel prossimo anno scolastico 1937-38, venga redatto e stampato, anche pei loro Studentati, un opuscoletto consimile, sia pure di modesta veste tipografica, contenente la Ratio Studiorum in conformità dei nostri programmi, i nomi dei professori, gli orarii, il Kalendarium.

Di detto opuscolo se ne manderanno sei copie al Rettor Maggiore, una copia ai Superiori del Capitolo, ed un´altra a tutti gli Ispettori e ai Direttori di Case di Formazione.

3° Eccovi infine il ricordo per glì Esercizi Spirituali: «Santifichiamo il lavoro con lo spirito e nelle opere del nostro Santo Fondatore ».

I Sigg. Ispettori lo facciano conoscere opportunamente ai predicatori, ed inoltre raccomandino loro d´insistere sui punti trattati precedentemente nelle Strenne.

Da molte parti mi giungono notizie di felici e sante iniziative per assecondare le raccomandazioni fatte dal Rettor Maggiore allo scopo di diffondere la conoscenza e l´amore di Maria Ausiliatrice a di S. Giovanni Bosco in preparazione ai grandi avvenimenti del 1938.

Dolente di non poterle additare tutte al vostro zelo, vi esorto però a non dimenticare che noi, fortunati Figli di S. Giovanni Bosco, riusciremo a raccogliere copiosa messe di bene, se, col suo spirito e sulle sue orme, sapremo operare sempre nel nome e coll´aiuto di Maria Ausiliatrice.

Dal Santuario di Valdocco, rigurgitante di devoti e meraviglioso centro e spettacolo di fede e di pietà eucaristica, mando a voi, ai giovani, a tutti una speciale benedizione.

Pregate pel vostro
aff.mo in C. J.

SAC. P. RICALDONE.

 

24 Settembre-Ottobre 1937        N. 83.
IL RETTOR MAGGIORE: 1. Convocazione del XV Capitolo Generale. 2. Commento alla Strenna sulla Povertà. - 3. Preghiere per la Causa della Ven. Madre Mazzarello. - 4. Fomentare con zelo la devozione al Ven. Domenico Savio. - 5. Strenna per il 1938 pag. 421
ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il. Rettor Maggiore.

Torino, 24 ottobre 197.

Carissimi figliuoli in G. C.

I. Il servo di Dio don Michele Rua convocava l´undecimo Capitolo Generale « coll´animo pieno di esultanza », perchè «tali riunioni, egli scriveva, furono sempre fonte di nuova e più rigogliosa vita per la nostra Società ».

Cogli stessi sentimenti e con non minori speranze io convoco, in conformità dell´articolo 127 delle Costituzioni, il XV Capitolo Generale.

Esso avrà inizio alle 18,30 del 23 giugno 1938 nell´Istituto Conti Rebaudengo, e sarà preceduto dagli Esercizi Spirituali pei membri del Capitolo stesso dal 15 sera al 21 dello stesso. mese.

In virtù dell´articolo 134 delle Costituzioni nomino il Regolatore nella persona del rev.mo sig. D. Renato Ziggiotti, Consigliere Scolastico Generale della nostra Società.

Scopo precipuo del, Capitolo Generale sarà l´elezione di tutti i membri del-Capitolo Superiore ad eccezione del Rettor Maggiore, e la trattazione del tema « La formazione del personale salesiano » così suddiviso:
1° Case per Aspiranti chierici e coadiutori: Figli di Maria: Catechisti.

Noviziati.

3° Studentati filosofici: Perfezionamento professionale e agricolo: Studenti delle Università ecclesiastiche e civili.

4°Triennio pratico.

5° Studentati teologici: Quinquennio.

6°Proposte varie.

Questo argomento, dopo la visita straordinaria fatta alle Case della Società dai Superiori del Capitolo, è di vitale importanza.

I Soci sono invitati a far pervenire al Regolatore, prima della fine di maggio, quelle proposte che giudicheranno tornare alla maggior gloria di Dio ed a vantaggio della Società (art. 134).

In conformità di quanto dispongono le Costituzioni (art. 61), vi esorto a pregare per ottenere i lumi celesti. Al Pater, Ave, Gloria che si recitano dopo la lettura spirituale si premettano queste parole: A San Francesco di Sales e a San Giovanni Bosco per il felice esito del prossimo Capitolo Generale. Offriamo pure a Dio collo stesso scopo, oltre le preghiere individuali, le opere di zelo e i sacrifizi di ogni giorno della vita religiosa.

Le Costituzioni stabiliscono che il Capitolo Generale sia preceduto dai Capitoli Ispettoriali e ne determinino le modalità. I signori Ispettori rileggano ed attuino quanto è detto dall´art. 96 al 102: tengano pure conto del disposto all´art. 135. Il Regolatore manderà a suo tempo quelle istruzioni che verranno giudicate opportune.

II. Con questo numero degli Atti del Capitolo vi faccio omaggio ´del Commento alla Strenna sulla Povertà.

L´incarico della traduzione verrà affidato con lettere ed istruzioni particolari agli interessati.

Il Commento sia letto come lettura spirituale: di esso ne verrà data poi una copia ad ogni professo perchè possa rileggerla e meditarla. Trattandosi di argomenti che riguardano l´intimità della Famiglia Salesiana è bene che nessuna copia delle Strenne vada perduta.

I Direttori procurino inoltre che nel 1938 si rileggano come lettura spirituale le tre precedenti Strenne: Pensare bene di tutti, parlar bene di tutti, far del bene a tutti; Santità è Purezza;
Fedeltà a Don Bosco Santo.

Durante l´anno 1938, e preferibilmente dopo il Capitolo Generale, gli Ispettori indicano una speciale riunione di Direttori per studiare il Commento sulla Povertà. La materia sia divisa e affidata a quattro relatori. Si abbia particolarmente in mira di sradicare eventuali abusi, e di avvisare ai mezzi più efficaci per rendere vita vissuta quanto è detto nel Commento stesso. I Direttori alla loro volta ne facciano argomento di conferenze e di richiami ~ nei sermoncini e nei rendiconti.

M. Raccomando alle vostre preghiere la Causa della Ven. Madre Mazzarello. Si spera che presto possa aver luogo la Congregazione Preparatoria per la validità dei miracoli.

  1. In questi giorni faccio spedire a tutte le Case foglietti ed opuscoli riguardanti il Venerabile Domenico Savio. Vi prego di farne ampia ed efficace   diffusione in tutti i modi ed in ogni circostanza. È necessario un nuovo miracolo per la Causa di. beatificazione di questo eletto fiore del giardino salesiano: fomentatene con crescente zelo la devozione. Avuta notizia di grazie speciali affrettatevi a mandarmene particolareggiata relazione. Confido che in quest´anno scolastico 1937-38 sarà tale l´impegno e lo slancio di tutti da strappare al Cielo l´auspicato miracolo.
  2. Vi auguro un anno felice nel lavoro santificato collo spirito e nelle opere del nostro santo Fondatore. Desideroso, che questo pensiero, che fu il ricordo degli Esercizi Spirituali, ci accompagni durante tutto il 1938, ve lo presento come Strenna. Essa servirà pei Confratelli, pei giovani, per gli ex-allievi e pei Cooperatori, come pure per le Figlie di Maria Ausiliatrice e le loro allieve ed´ ex-allieve. Sarà concepita così: Santifichiamo il lavoro collo spirito e nelle opere di Don Bosco Santo.

Il nostro buon Padre ci faccia sempre più degni del suo grande Cuore. Tutti vi benedice il vostro aff.mo in C. J.

Sac. PIETRO RICALDONE
24 Novembre-Dicembre 1937     N. 84

BIBLIOTECHE
INDICE
PARTE PRIMA
I....... Necessità delle biblioteche ............................  pag. 4
II...... La biblioteca e lo spirito di povertà                        » 5
III..... L´esempio di S. Giovanni Bosco .........................  » 6
IV.... Scopo e carattere della biblioteca salesiana ....  » 8
V..... Materiale bibliografico ........................................  » 10
VI      Diversi tipi di biblioteche salesiane  ...............  » 11
VII... Sede della biblioteca ..........................................  » 12
VIII.. Distribuzione del locale ..                                     » 13
IX. ..  Attrezzatura ..........................................................  » 15
X..... Cura della biblioteca ...........................................  » 17
XI..... Ordinamento della biblioteca ...........................  » 20
XII.... Schedatura e catalogazione ............................  » 21
XIII.   ... Collocazione dei libri ......................................  » 26
XIV.  .... Funzionamento della biblioteca                     » 27
XV... Il bibliotecario ......................................................  » 28
XVI..... Regolamento per le biblioteche salesiane     » 29
XVII.... Guida bibliografica                                              » 30
PARTE SECONDA
XVIII.. Tipo I: biblioteca piccola ...................................  » 31
XIX.. Tipo II: biblioteca media ....................................  » 32
XX.. Tipo III: biblioteca grande ...................................  » 33
XXI Schema di regolamento per la biblioteca salesiana . . » 34
I. — Caratteri della biblioteca salesiana. — II. Amministrazione. — III. Ordinamento. — IV. Manutenzione. — V. Ufficio del bibliotecario. — VI. Consultazione e prestito. — VII. Orario. — VIII. Organi di coordinazione e bibliografia generale.

XXII. Biblioteche scolastiche .....................................  » 40
I. Materiale bibliografico e sede della bibliotechina. — II. Ordinamento. — III. Schema di regolamento per gli allievi.

  1. Difficoltà ..............................................................  » 44
  2. Conclusione .......................................................  » 46

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Torino, 24 Dicembre 1937.

Figliuoli carissimi in C. J.

Negli Atti del Capitolo del 24 Gennaio 1936, dopo avervi presentato e raccomandato la Corona Patrum, vi ricordava che, in tutti i nostri Istituti, giusta le prescrizioni dei Regolamenti, dev´esservi la Biblioteca, proporzionata ai bisogni e all´indirizzo della Casa, per fornire ai confratelli gli aiuti necessari all´insegnamento letterario, scientifico e professionale, alla catechèsi e al sacro ministero. Oggi mi propongo d´intrattenermi con voi, svolgendo di proposito quest´argomento importante.

La trattazione comprenderà due parti: una di carattere generale; la seconda d´indole prevalentemente tecnica, la quale però non è una semplice appendice, bensì parte integrante e dichiarativa della prima.

PARTE PRIMA
I - NECESSITÀ DELLE BIBLIOTECHE
Non credo necessario indugiarmi a dimostrarvi la necessità e i vantaggi di una ben fornita e organizzata biblioteca nei nostri Istituti. Come sacerdoti, professori, educatori, come figli di S. Giovanni Bosco, chiamati da lui e sul suo esempio all´apostolato della penna, della cattedra e del p 3rgamo, abbiamo bisogno di avere a nostra disposizione quelli, che ben potremmo chiamare gli strumenti della nostra eccelsa arte, allo scopo di esercitare il ministero e d´impartire l´insegnamento nel modo migliore, com´è richiesto dal progressivo sviluppo delle scienze e delle arti, nonchè dalle nuove armi con cui sistematicamente vengono attaccate la Chiesa, la sana dottrina e la morale.

Inoltre in tutte le nazioni, e non solo nelle città popolose ma ormai nei piccoli centri, sorgono, si moltiplicano e si attrezzano in modo mirabile biblioteche di ogni genere, particolarmente d´indole popolare, colle quali parò non sempre o non dappertutto si fornisce al popolo la buona dottrina, ma talora purtroppo • anche libri infarciti di errori e romanzi pornografici che fomentano il mal costume. Chi vive in mezzo al popolo, e più ancora chi si trova in intimo contatto coi giovani, specialmente adulti, dei nostri oratori festivi, cogli ex allievi e padri di famiglia, mentre ha dinanzi agli occhi la tremenda strage di menti e di cuori sistematicamente perpetrata ogni giorno con le cattive letture, sente il bisogno di arginare la fiumana. dilagante che minaccia le basi stesse della società.

Urge pertanto che i Figli di S. Giovanni Bosco, la cui missione è particolarmente rivolta alla gioventù e alle classi operaie, sieno debitamente attrezzati a queste lotte intellettuali, e in grado di contrapporre un efficace antidoto al veleno mortifero delle letture antireligiose e immorali mediante una buona cultura.

« Ma quando si aspira ad una cultura, anzi ad una più larga e ampia cultura, diceva il S. Padre Pio XI il lo Novembre 1936, la biblioteca diventa una necessità ». S. Bernardo ammoniva i suoi monaci che «una casa religiosa senza biblioteca è una fortezza senz´arsenale ». Affinchè poi la biblioteca non sia la tomba del libro, ma il vero e pulsante arsenale dello spirito, che continui, completi e aggiorni la cultura della scuola, è indispensabile ch´essa sia, non solo ben fornita, ma ordinata in guisa da rispondere pienamente alle sue fondamentali e pratiche finalità.

II - LA BIBLIOTECA E LO SPIRITO DI POVERTÀ
E qui mi sia permessa un´altra importante considerazione. Noi Salesiani, come religiosi, facciamo professione di povertà. Orbene, la mancanza di una biblioteca convenientemente attrezzata nelle nostre Case può essere costante occasione di molteplici violazioni dello spirito di povertà. Se manca la biblioteca, ogni religioso vorrà procurarsi sia pure il minimo di libri richiesti dalla sua missione nell´insegnamento e nel ministero sacerdotale ed educativo. Di conseguenza, invece di una sola biblioteca, ne avremo tante quanti sono i confratelli, con notevole aumento di spesa, con doppioni ingombranti, con compere non sempre autorizzate o controllate riguardo alla ubbidienza, alla povertà, alla dottrina. In tal modo, non solo ogni stanza si converte in una biblioteca incensurata, ma si va incontro al gravissimo disordine lamentato dal venerato Don Rua quando scriveva: « È doloroso vedere dei confratelli trascinarsi dietro, cambiando di Casa, tutto un corredo di libri » (1).

(1) Don RUA, Circ., pag..413.

L´articolo 31 delle Costituzioni e l´articolo 27 dei Regolamenti determinano quali libri e manoscritti il socio possa portare seco cambiando residenza; ma il trascinarsi dietro cassoni e bauli di libri è evidentemente in aperto contrasto colle più elementari nozioni della vita di comunità e di povertà.

Per evitare simili inconvenienti e procurare ai soci la comodità di avere a disposizione i libri necessari alla propria missione, gli articoli 50 e 59 dei Regolamenti stabiliscono che in ogni Casa salesiana vi sia una proporzionata biblioteca, adatta ai sacerdoti, chierici e coadiutori. In essa, oltre ai libri di carattere generale e a quelli richiesti dall´indirizzo particolare dell´istituto, vi dovrà essere un numero sufficiente di copie della Bibbia, del Catechismus ad Parochos, di altre opere di uso più comune, nonchè qualche Rivista ecclesiastica in cui vengono pubblicati i Decreti e le decisioni delle Congregazioni Romane, come pure altre Riviste scolastiche, tecniche o professionali conforme alle esigenze della Casa.

Come vedete non si tratta di fare delle cose nuove, ´ma semplicemente di praticare quanto è tassativamente prescritto dai nostri Regolamenti.

III - L´ESEMPIO DI SAN GIOVANNI BOSCO
Nell´attuazione poi di queste sapienti prescrizioni deve servirci di salutare incitamento l´esempio del nostro santo Fondatore e Padre. Infatti anche in questo campo egli seppe precedere e prevenire i suoi figli, iniziando e organizzando personalmente la prima biblioteca dell´Oratorio di Valdocco. Fin dal tempo della sua dimora nel Convitto Ecclesiastico a San Francesco d´Assisi, e anche . dopo, egli passava volentieri le ore libere in biblioteca, in intima familiarità coi volumi ponderosi dei Ss. Padri, dei grandi teologi e dei più riputati storici della Chiesa (1). In seguito, appena ne ebbe la possibilità, curò, senza badare a sacrifizio, l´impianto, nel suo primo Oratorio, di una biblioteca che rispondesse pienamente alle finalità dell´istituto.

(1) Mem. Biogr., voi. II, pag. 87, 259.

Il 13 febbraio 1863, per mezzo del marchese Landi, faceva le pratiche per acquistare il Dizionario di erudizione storico- ecclesiastica del Moroni in 103 volumi (1) che si veniva pubblicando a Venezia appunto in quegli anni: Con questo acquisto egli indica a noi i criteri che devono guidarci nell´impianto delle nostre biblioteche: criteri pienamente conformi alla più sana modernità, e cioè di specializzazione in relazione all´ambiente e di sicurezza scientifica, nonchè di attualità. Don Lemoyne, commenta queste pratiche, colle seguenti considerazioni:
«Ma oltre il bisogno che D. Bosco aveva del Moroni pei suoi studi, aveva risoluto di fornire a poco a poco l´Oratorio di una biblioteca, che potesse stare alla pari con quelle di altri Istituti religiosi. E vi riuscì coll´aiuto degli amici ed anche coi suoi sacrifici, sicchè i suoi preti e chierici ebbero alla mano tutte quelle opere, non solo necessarie, ma anche semplicemente convenienti per ogni ramo dei loro studi. Non corsero molti anni che due vaste sale e tre camere custodivano circa 30.000 volumi. Ogni scienza ebbe la ,sua propria scansia, e queste furono ven- tidue. Oltre a ciò Don Bosco ricevette in dono molte opere in lingue straniere su vari argomenti e alcuni preziosi cimeli. Nel 1863 la biblioteca; dell´Oratorio, benchè l´esecuzione di questo progetto fosse incipiente, consisteva già in una vasta sala e ben provvista di volumi. Un libro di più per lui era un tesoro » (2).

Come vedete non abbiamo che da calcare anche qui le orme gloriose e precòrritrici del nostro Padre. Fu soprattutto il suo esempio che mi spinse ad occuparmi di questo importante argomento, costituendo fin dal 1936 una Commissione incaricata di studiare ampiamente la materia. Il lavoro compiuto fu lungo e complesso, ed avrà bisogno di ulteriori aggiunte, ritocchi e modificazioni. Cosicchè, mentre oggi vi presento i primi frutti delle attività della Commissione, mi fo premura di parteciparvi che ho creduto necessario affidare subito al nostro D. Tiburzio Lupo, diplomato in Bibliografia e Biblioteconomia e relatore della Commissione, di completare lo studio fatto e di preparare il Manuale del Bibliotecario Salesiano, avendo presenti le osservazioni e i consigli che eventualmente venissero inviati.

  1. Mem. Biogr., vol. II, pag. 384.
  2. Ibid.

Questa disposizione mi permette di circoscrivere la presente circolare, limitandola ad esporvi brevemente i punti .principali studiati dalla Commissione circa lo scopo, i caratteri, la sede, l´attrezzatura, l´ordinamento e il funzionamento della biblioteca salesiana. Nella seconda parte vi presenterò pure tre tipi di biblioteche e proporrò, ad experimentum, due schemi di regolamenti: uno generale, per la Sezione maggiore o biblioteca dei confratelli; l´altro per le bibliotechine scolastiche degli allievi. A rendere più chiara ed oggettiva l´esposizione della materia verranno inserite qua e là piante quotate e illustrazioni.

IV - SCOPO E CARATTERE DELLA BIBLIOTECA SALESIANA
La biblioteca salesiana non è una biblioteca pubblica, nè una biblioteca individuale o strettamente personale, ma essa è la biblioteca di una Comunità, in cui si trovano tutte o quasi tutte le seguenti categorie di persone: sacerdoti, chierici, coadiutori, insegnanti, capi d´arte o di campagna. L´esperienza dirà poi se ad essa potrebbe far capo, eccezionalmente, e dietro determinate norme, qualche ex allievo o cooperatore.

Da questi concetti scaturiscono logicamente due cose: 10 lo scopo della biblioteca salesiana, ch´è quello di servire alla cultura di determinate categorie di persone; 20 i caratteri e le esigenze di un tale tipo di biblioteca.

Essa infatti è anzi tutto la biblioteca di una Comunità, e perciò patrimonio della Congregazione, non degli individui. Ora, siccome in virtù del voto di ubbidienza e di povertà, il religioso non può disporre di nulla senza il permesso del Superiore, ne risulta che nessuno potrà appropriarsi o disporre a suo talento dei libri della biblioteca. È necessario farsi a questo proposito una giusta mentalità. Nel mondo, chi ricevesse in imprestito una somma di danaro, sia pure piccola, si farebbe uno scrupolo di restituirla: altrettanto deve verificarsi per il libro.

Non restituire è mancare alla giustizia: pel religioso poi sottrarre e disporre senza permesso è mancare, non solo alla giustizia, ma all´ubbidienza e alla povertà. L´articolo 28 dei Regolamenti dice categoricamente: « Ognuno restituisca scrupolosamente i libri che riceve in prestito dalla biblioteca, non appena ha terminato di consultarli, o viene destinato ad altra casa ».

Negli antichi monasteri quasi sempre erano comminate pene canoniche anche gravi, quali la scomunica o l´interdetto, contro chi asportasse i volumi della biblioteca conventuale senza legittima licenza. Solo così furono evitate ruberie e vandalismi che sciuparono altrove tesori di sapere e di arte. Presso di noi non esistono tali sanzioni, ma vi dev´essere almeno la vigilanza e il controllo del Direttore, esercitato per mezzo di un Bibliotecario responsabile, che dovrà ad ogni costo salvaguardare il patrimonio librario della Casa.

A tal fine, incominciando dal 1939, nel catalogo verrà pubblicato il nome del Bibliotecario d´ogni singola Casa; a lui verrà affidata la cura della biblioteca, in conformità delle norme stabilite da questa circolare.

Solo il Bibliotecario, all´infuori del Direttore e del Prefetto, avrà la chiave della biblioteca: a lui ricorreranno i soci della Casa per l´uso dei libri. Ho detto i soci, perchè per gli allievi è meglio costituire particolari bibliotechine scolastiche. Le persone esterne poi, solo in casi eccezionali e previa autorizzazione del Direttore, potranno essere ammesse alla consultazione in sede: non mai persone di altro sesso.

Invece la biblioteca sarà aperta per eventuali consultazioni ai confratelli di altre Case. Però non si faranno prestiti ad esterni, anche se Salesiani, senza autorizzazione scritta del Direttore, previamente e sempre discussa dal Capitolo della Casa.

Il 24 settembre 1875 Don Bosco, presiedendo un´adunanza di Direttori e venendosi a parlare della biblioteca dell´Oratorio, lamentò che non sempre si facesse la restituzione dei libri avuti in prestito. Volle quindi che d´allora in poi non se ne portassero mai più via senza licenza di lui e prima di averne dato avviso al Bibliotecario. Sebbene infatti vi tenesse un Bibliotecario prete, responsabile dell´ordine, della pulizia e della buona conservazione, vigilava anche personalmente, perchè non vi si portassero scompigli e non vi si facessero sottrazioni (1). Per questo una porticina metteva la sua camera in comunicazione con la biblioteca.

(1) Mem. Biogr., voi. XI, pag. 347.

V - MATERIALE BIBLIOGRAFICO
Il materiale bibliografico della biblioteca da costituirsi o da completarsi dovrà rispondere, non solo alla esigenza fondamentale di tutte le nostre Case, ch´è l´educazione cristiana della gioventù mediante l´istruzione religiosa, ma anche alle necessità culturali di tutte le categorie di confratelli dei singoli Istituti.

E poichè in ogni Casa vi sono sacerdoti, è necessario che nella biblioteca non manchi un nucleo di opere riguardanti le discipline ecclesiastiche: cioè Teologia dogmatica e morale, Apologetica, S. Scrittura, Storia Ecclesiastica, Diritto Canonico, Patrologia, Liturgia, Arte Sacra, Ascetica, Predicazione, Pedagogia, Catechetica, ecc. Il materiale raccolto deve permettere ai Sacerdoti di compiere le necessarie consultazioni in ordine alle varie mansioni del sacro ministero, senza essere costretti a portare con sè, al cambiare di Casa, quei bauli e casse di libri così gravemente biasimati e deplorati dal compianto Servo di Dio Don Michele Rua.

Quanto è detto dei sacerdoti deve applicarsi agl´insegnanti, ecclesiastici e coadiutori, rispetto alle materie del loro insegnamento. Essi dovrebbero trovare in ogni Casa, non diciamo tutte — il che non si avvera in nessuna biblioteca, — ma qualcuna delle opere più accreditate che offrano una più ampia trattazione delle materie svolte nei testi adottati per gli allievi.

Allo stesso modo poi che negli Studentati Teologici e Filosofici la biblioteca avrà una maggiore ricchezza di libri riguardanti le discipline ivi insegnate, altrettanto dovrà avverarsi nei Licei classici o scientifici e nelle Scuole magistrali, professionali, agrarie, commerciali.

Non parlo del reparto di bibliografia salesiana, il quale deve essere distinto e comprendere, oltre una o due collezioni delle
Memorie Biografiche di S. Giovanni Bosco, e di e DON BOSCO », Opere e Scritti editi e inediti, le principali biografie del nostro Santo Fondatore e dei suoi Successori, nonchè di confratelli esemplari, monografie sulle nostre Missioni, la raccolta delle Letture cattoliche e del Bollettino Salesiano.

Sarà bene che, oltre a qualche Rivista ecclesiastica di cui fa menzione l´articolo 50 dei Regolamenti, sianvi altre Riviste di carattere formativo, — come la Rivista dei giovani e Gioventù Missionaria, di Azione Cattolica, di divulgazione scientifica e letteraria, di sussidio didattico o professionale.

A nessuno può sfuggire l´importanza e l´utilità di una biblioteca organizzata con siffatti criteri: essa non solo va incontro ai ben giustificati desideri dei confratelli, ma, invogliandoli ad accrescere e aggiornare la propria cultura, farà sì che il loro apostolato dia un maggior rendimento a vantaggio delle anime.

VI - DIVERSI TIPI DI BIBLIOTECHE
SALESIANE
La biblioteca dev´essere proporzionata all´entità e al carattere delle singole Case. A tal fine si è pensato di presentare tre tipi diversi di biblioteche salesiane.

TIPO I. È il tipo della biblioteca più modesta, ma sufficiente ai bisogni d´una Casa con pochi Salesiani, di un Oratorio festivo non unito ad un Istituto, e simili.

TIPO II. È il tipo medio, e serve per Case aventi corsi di studi medi, ginnasiali, tecnici, professionali, agrari. In questo tipo rientra una gran parte dei nostri Istituti.

TIPO III. È il tipo per le grandi Case, ossia per gli istituti di studi superiori: Licei, Istituti tecnici, magistrali, professionali e agrari superiori; Studentati filosofici e teologici; Facoltà.

Prima di fissare le proporzioni e le speciali modalità di ognuno di questi tre tipi, conviene premettere alcune considerazioni di indole generale, riguardanti la sede, la distribuzione del locale e l´attrezzatura delle biblioteche.

VII - SEDE DELLA BIBLIOTECA
Quando si tratti di Case nuove, sarà più facile attuare le norme che verremo suggerendo: nelle Case già esistenti se ne tenga conto per eventuali sistemazioni o traslochi.

Il locale della biblioteca deve rispondere ai requisiti seguenti:
1° UBICAZIONE CONVENIENTE. Abbia possibilmente una posizione centrale, facilmente accessibile dalle scuole e dalle camere, non disturbata dalle ricreazioni dei giovani, da frequenti passaggi nei corridoi, dalla voce degli insegnanti o da altro.

2° SALUBRITÀ. Si otterrà con un giusto" orientamento, colla buona illuminazione naturale e artificiale, colla sufficiente aerazione. Gli esperti consigliano l´esposizione a levante, perchè quella a mezzogiorno favorisce il propagarsi degli insetti, mentre quella a tramontana danneggia i libri favorendo l´umidità. Le finestre sieno bastanti, proporzionate, ben disposte. Si abbia presente che la luce diretta sui libri è dannosa, e che negli ambienti poco aerati gli squilibri di temperatura favoriscono lo sviluppo delle larve degli insetti. Si curi particolarmente la buona circolazione dell´aria con qualcuno dei molteplici moderni accorgimenti, perchè ciò è di grande giovamento alla conservazione dei libri, i quali quindi non dovrebbero mai essere collocati in scaffali chiusi.

3° SUFFICIENTE AMPIEZZA. Non si pensi solo alla comoda collocazione dei volumi esistenti, ma si prevedano gli eventuali acquisti e gl´ingrandimenti da farsi in anni successivi, almeno in un periodo di dieci anni. Don Bosco, nonostante il gran bisogno che aveva di locali nell´Oratorio, non esitò a destinare per la biblioteca tutto lo spazio necessario, come fu detto sopra.

4° SOLIDITÀ E RESISTENZA. Se la biblioteca non è a pianterreno, si calcoli il prevedibile peso che le volte dovranno sostenere. Uno scaffale bilaterale di metri 2 X 1 può contenere un peso medio di Kg. 400: a questi devono aggiungersi altri Kg. 80 all´incirca dello scaffale metallico.

VIII - DISTRIBUZIONE DEL LOCALE
Prima di parlare della distribuzione del locale della bibloteca, è bene ricordare che l´articolo 54 dei Regolamenti stabilisce che i chierici del triennio pratico, durante il loro tirocinio, abbiano uno speciale assistente, il quale di regola sarà il Catechista: lo stesso articolo vuole che essi abbiano pure una sala di studio comune, che possibilmente sarà la stessa degli allievi. Siccome però circostanze diverse possono consigliare di non collocare i chierici nelle aule degli allievi, urge provvedere loro la sala di studio richiesta dai Regolamenti.

Purtroppo talvolta dalla mancata osservanza di questa disposizione regolamentare ne derivarono danni gravissimi e financo perdite di vocazioni.

Altre volte si fece servire come sala di studio la biblioteca: cosa già lodevole di certo, ma non scevra d´inconvenienti. Per questo da molte parti si reclama un provvedimento, che risponda pienamente e al bisogno e al disposto dai Regolamenti.

Per venire incontro a queste esigenze, d´ora innanzi, quando si tratti di stabilire e dividere i locali destinati alla biblioteca, si abbia presente anche la suddetta prescrizione. In tal modo potranno raggrupparsi insieme tre ambienti: il magazzino librario, la sala di lettura e consultazione, la sala di studio pei chierici o coadiutori.

Nel magazzino verranno disposti gli scaffali per i libri: in esso entrerà solo il Bibliotecario, al quale è riservata la ricerca e la ricollocazione dei libri. A questo riguardo le eccezioni non  sieno facili, sempre dovutamente controllate.

Quando poi si asporta un libro per usarne fuori della biblioteca, anche solo per poco tempo, lo si sostituisca con una scheda speciale indicante l´autore, il titolo e la segnatura del volume col nome della persona che lo detiene. Più innanzi verrà presentata 1´ illustrazione di una busta di cuoio, alla quale va unito uno speciale fermaglio pendente, che sembra rispondere bene allo scopo.

Nella sala di lettura e consultazione, proporzionata al tipo della biblioteca, vi saranno, oltre l´ufficio o scrittoio del Bibliotecario, gli armadi-schedari e i tavoli di lettura. In più vi si potranno collocare due scansie: una per i libri di consultazione più ordinaria e frequente (enciclopedie, dizionari, annuari, atlanti, manuali, Bibbie, Memorie Biografiche, ecc.); l´altra per le Riviste e i periodici dell´anno in corso. Nella sala di studio vi potrebbero essere alcuni scaffali per il materiale di consultazione ordinaria occorrente per la preparazione alla scuola e per gli studi che debbono compiere i chierici o i coadiutori.

IX - ATTREZZATURA
Trattandosi di attrezzare una nuova biblioteca è bene escludere il legname, facile preda del fuoco e nido di tarli, impiegandovi invece il ferro, soprattutto per le scaffalature.

Nelle biblioteche già esistenti si tenga conto di questa norma per modificarne man mano l´attrezzatura.

Lo spazio occorrente si determina calcolando che ogni metro quadrato di scaffale può accogliere in media cento volumi. Gli scaffali sono fatti in modo da poter ospitare libri di differenti formati. In generale gli scaffali metallici hanno l´altezza di due metri circa, onde evitare l´impiego di scale mobili, e possono avere da cinque a sei palchetti spo stabili a piacimento lungo una doppia dentiera metallica (fig. 1). Possono essere unilaterali (fig. 2) o bilaterali (fig. 3): isolati o in serie (fig. 4). Nelle grandi biblioteche moderne vi sono due, tre e anche più ordini di scaffali sovrapposti gli uni agli altri: ogni ordine costituisce un piano distinto ed è separato da quello immediatamente inferiore da un pavimento in lamiera o da un ballatoio di circolazione ricoperti di linoleum (fig. 5, 6, 7).

X CURA DELLA BIBLIOTECA
Mi limito a brevi accenni circa i punti più importanti.

ILLUMINAZIONE. Oltre all´illuminazione naturale di cui abbiamo fatto cenno, si deve pensare ad una buona illuminazione artificiale, che faciliti la pulizia, la ricerca e la ricollocazione dei libri nel magazzino, e renda chiara ed igienica la visibilità nelle sale di lettura.

RISCALDAMENTO. È preferibile a mezzo di termosifoni. Nelle sale di lettura la temperatura sia normale: nel magazzino invece si eviti che sia troppo elevata. In alcune biblioteche la si rende costante automaticamente con termostati.

SPOLVERATURA; Pei pavimenti e i supporti si usano in generale aspiratori elettrici, i quali però non sempre dànno buoni risultati per la pulizia dei libri: questa può farsi con spazzole fuori del magazzino.

INCENDI. Anzitutto si prevengano con l´allontanare le materie infiammabili e usando le maggiori precauzioni negli impianti elettrici: nè si tralasci di tenere aggiornate le assicurazioni contro il fuoco. È bene inoltre avere in ogni biblioteca alcuni estintori a mano, di cui il Bibliotecario e altri della Casa conoscano il maneggio. Nelle grandi biblioteche vi sono segnalatori elettrici per gl´incendi e pei furti: da noi per. ora si usino gli accorgimenti ordinari.

DISINFEZIONE. Siano sempre disinfettati i libri di provenienza sospetta, almeno esponendoli per qualche tempo all´aria, alla luce, al sole: periodicamente poi si disinfettino i pavimenti. Con speciali cartelli si raccomandi di non ricorrere all´uso della saliva per sfogliare i libri.

NEMICI DEL LIBRO. In primo luogo i topi: è noto con quali mezzi si possono allontanare e distruggere. Più difficile invece è la distruzione dei numerosi insetti che in modo diverso danneggiano il libro: si ricorra ad esperti per consigli e rimedi. In alcune regioni il più terribile flagello delle biblioteche è costituito dalle termiti o formiche bianche (fig. 8).

XI - ORDINAMENTO DELLA BIBLIOTECA
Esso, più che nell´estetica collocazione dei libri, consiste nell´ordinamento interno per mezzo di schedari o catalogi che, in piccole proporzioni e come per mezzo di uno specchio fedele, mettano tutto il fondo librario, l´intera biblioteca, sotto gli occhi del lettore per le eventuali ricerche.

Nelle grandi biblioteche pubbliche, il lettore entra prima di tutto nella sala degli schedari. Dopo essersi assicurato che il libro esiste in biblioteca, lo chiede trascrivendone i dati e le sigle di collocazione su apposita scheda da presentarsi agl´ini´caricati della distribuzione: avuto il libro, passa nella sala di lettura.

La parte più importante e delicata della tecnica bibliotecaria è appunto quest´ordinamento interno, da cui dipende in gran parte quello esterno. Accennerò pertanto brevemente alla schedatura e catalogazione, e alla collocazione dei libri.

XII - SCHEDATURA E CATALOGAZIONE
Anticamente i cataloghi delle biblioteche si compilavano in forma di registro: per ovviare agl´inconvenienti di tale sistema fu ideata e adottata la scheda, che permette di tenere aggiornato il catalogo senza turbarlo, o rifarlo almeno in parte. La- scheda è la chiave di volta della biblioteca: ognuna rappresenta e individua un libro. Diversi sono i tipi di scheda, a seconda delle loro differenti funzioni; colla pratica sarà facile imparare l´uso delle cosiddette schede principali, di spoglio, di richiamo, di rinvio.

Lo schedario è il mobile contenente i cassetti o i pannelli raccoglitori ove sono collocate e fermate le schede, svolgibili tuttavia a piacimento. La forma e le dimensioni dello schedario d´pendono dal sistema di schede adottate (fig. 9, 10, 11).

L´insieme delle schede costituisce un catalogo. I catalogi possono essere di vari tipi, rispondenti a diverse esigenze dello studioso e della biblioteca. Mi limito a presentarvi tre tipi di catalogi che sono essenziali per le esigenze della ricerca e del controllo.

1° Catalogo alfabetico per autori. Esso presenta le schede ordinate alfabeticamente secondo il cognome e nome dell´autore (fig. 12), e serve per trovare un libro di cui si conosce con esattezza il nome dell´autore o degli autori. Le opere anonime e i periodici compaiono sotto la prima parola del titolo del libro o del periodico.

2° Catalogo per materie. Il Catalogo per materie può essere di due tipi: sistematico e analitico.

Il tipo sistematico presenta le schede ordinate in base ad una delle diverse sistemazioni o classificazioni generali dello scibile umano che sono più in uso (sistema Brunet, sistema Decimale, sistema della v Library of Congress of Washington »,


A                                                        II – 9 – C – 23
LEMOYNE G. B., S a c.

VITA DI S. GIOVANNI BOSCO. Nuova edizione a cura di Don Angelo Amadei.

Torino, S.E.I. , 1935 -VIII°
2 v.                            8°           (736 - 730 p. )
Con appendice di documenti, sommario cronologico e 21 tavole illustr. fuori testo, in ogni volume.

fig. 12. - Scheda principale del Catalogo alfabetico per autori.

sistema Cutter, ecc.). La parola d´ordine sistematica è complessa: essa comprende il nome della scienza-madre, per così dire, seguito dal nome delle sue ramificazioni secondarie. Nel sistema decimale ognuna di tali indicazioni è rappresentata da una cifra-simbolo.

Il tipo analitico invece presenta le schede ordinate in base alla parola d´ordine analitica o ideologica, che indica senz´altro l´argomento specifico e particolare trattato nel libro. In base a tale parola, che si scrive in capo alla scheda, questa viene collocata in ordine alfabetico tra le altre dello schedario. Naturalmente un´opera che tratta più argomenti, sarà rappresentata da più schede.

3° Catalogo topografico. In questo catalogo — che non deve servire alle ricerche dei lettori, ma al controllo del materiale bibliografico da parte del Bibliotecario — le schede sono disposte secondo l´ordine di segnatura; ossia di collocazione. Esso rappresenta in certo modo la topografia della biblioteca, cosicchè per mezzo di esso si potranno facilmente individuare i libri che son venuti a mancare nel corso dell´anno, di cui sarà possibile perciò farai ricerca o sostituirli con altra copia.

Le schede possono essere scritte a mano, a macchina, o a stampa.

Il testo della scheda si scrive soltanto da una facciata. Le schede, disposte nell´ordine del catalogo, vengono collocate l´una dietro l´altra in cassetti di `uguali dimensioni o in pannelli raccoglitori che ne lasciano visibile la parte superiore.

Per evitare che le schede vengano asportate abusivamente o cambiate di posto, sono tenute insieme con speciali congegni.

I cassetti contenenti le schede sono collocati nello schedario: sulla parte anteriore di ciascun cassetto ne è indicato il contenuto. Allo stesso modo i singoli pannelli raccoglitori sono riuniti in un mobile speciale.

Le schede possono essere anche riunite a modo di fascicolo e tenute insieme da una speciale morsa di metallo, che serve pure da copertina (fig. 13).

XIII - COLLOCAZIONE DEI LIBRI
Ormai dappertutto si adotta la collocazione mobile, che permette lo spostamento eventuale dei libri nelle stanze e negli scaffali senza cambiamento o correzione di segnatura nè sui libri nè sulle schede relative.

Si consigliano due metodi di collocazione mobile, che permettono di raggruppare i libri secondo la loro altezza con risparmio di spazio e di logorio. Nel primo, i libri vengono divisi e collocati solo in base alla loro altezza senza tenere conto del loro contenuto; nel secondo, i libri sono prima divisi per materia, e poi per formato.

In questo modo ogni libro viene ad avere una speciale segnatura, risultante di due o di quattro sigle (o simboli) a seconda che si adotta il primo o il secondo metodo di collocazione. Nel primo basta segnare il formato del libro con una lettera maiuscola e il numero d´ordine relativo a quel formato; nel secondo invece si hanno quattro simboli:

  1. un numero romano indicante la materia in generale (per es. Filosofia);
  2. una cifra arabica indicante il soggetto, ossia la suddivisione della materia (per es. Psicologia);
  3. una lettera maiuscola indicante il formato;
  4. un numero in cifre arabiche indicante il luogo preciso occupato dal volume nella serie delle opere di ugual formato, ossia il numero d´ordine.

Il formato di cui qui si parla non è il formato bibliografico (in-folio in-40, in-80, ecc.), ma è quello risultante dall´altezza del libro, misurata accostandolo ad una speciale stecca di legno graduata, di cui diamo una riproduzione (fig. 14), e rappresentata da una lettera.

Sulla faccia opposta della stecca, se si vuole, si può segnare pure la divisione dei formati bibliografici (i quali ora non si determinano più in base al numero delle piegature del foglio di stampa, ma per centimetri).

La segnatura di collocazione (fig. 15); oltrechè nell´interno del libro, sarà riprodotta anche all´esterno e visibilmente sul dorso, dove potrebbe anche essere impressa a doratura dal legatore.

XIV - FUNZIONAMENTO DELLA BIBLIOTECA
Il criterio fondamentale che  deve presiedere all´organizzazione di una biblioteca è quello dell´opportunità, sia nell´indirizzo dei nuovi acquisti che nella conservazione del materiale bibliografico esistente.

Anzitutto opportunità morale: e perciò si proscriva dalle nostre biblioteche tutto ciò che sia contrario alla moralità. Non dimentichiamo che siamo educatori. Se nelle biblioteche maggiori sarà ritenuto necessario l´avere dei libri che sono all´Indice o comunque proìbiti o che trattano di argomenti delicati, detti libri sieno conservati in un reparto speciale chiuso a chiave, e non si diano se non a persone autorizzate e munite di speciale permesso scritto del Superiore. Per i libri proibiti si osservi quanto è prescritta dai canoni 1402, 1403.

In secondo luogo opportunità scientifica, in relazione all´indole e ai bisogni della Casa. Nel riorganizzare una vecchia biblioteca o nell´impiantarne una nuova si eviti e scarti il materiale ingombrante o inutile, che potrà forse servire per attivare gli scambi con altre biblioteche, specialmente salesiane,
ottenendo così opere moderne o più consone al carattere dell´Istituto.

Questa particolare sensibilità bibliografica spetta in primo luogo a chi ha la direzione della Casa e degli studi, ma in gran parte anche al Bibliotecario, il quale può direttamente e giornalmente rendersi conto delle richieste e delle esigenze dei confratelli.

Una delle attribuzioni essenziali annesse alla direzione di una biblioteca pubblica è infatti la relazione annuale e la statistica del movimento bibliotecario, redatta in base al numero e al genere dei libri consultati, nonchè alle condizioni specifiche dei lettori, dati che devono servire di norma per i futuri acquisti.

XV - IL BIBLIOTECARIO
Come dissi, d´ora innanzi non solo vi sarà in ogni Casa un confratello ufficialmente incaricato della custodia e responsabilità della biblioteca, ma, incominciando dal 1939, il nome del Bibliotecario verrà pubblicato nel catalogo del personale. L´esperienza dimostra che una biblioteca senza Bibliotecario responsabile è fatalmente destinata al disordine e alla rovina.

La missione del Bibliotecario, mentre è altamente onorifica, costituisce un vero e proprio apostolato. I Sacerdoti che vi si sentono chiamati potranno compiere anche in questo campo una grande opera di bene, svolgendo una attività nettamente salesiana.

Il Bibliotecario, se non avrà potuto fare antecedentemente qualche corso speciale di Biblioteconomia, cerchi, non solo di formarsi un´idea precisa dei suoi doveri mediante la lettura di buoni trattati e la visita di ben organizzate biblioteche, ma segua il movimento e si tenga al corrente delle innovazioni e norme riguardanti l´attrezzatura bibliotecaria, la schedatura, catalogazione, collocazione dei libri, ecc.

In pieno accordo col Superiore e dietro il consiglio di esperti provveda all´impiego migliore e più redditizio del fondo annuale stabilito dalla casa per nuovi acquisti.

Il Bibliotecario non è solo l´ordinatore e il custode che tiene . aggiornati i registri e gli schedari e ordinato il materiale bibliografico, ma è il vigile assistente che controlla e previene, il consigliere buono e paziente che indirizza e guida, è garanzia di serietà, silenzio e mutuo rispetto nella sala di lettura e nello svolgersi del movimento bibliotecario.

Nelle nostre Case il Bibliotecario potrà in certi casi essere aiutato da qualche chierico, coadiutore o famiglio di provate condizioni morali e intellettuali, i quali verranno in tal modo praticamente formati a questa attività.

Gli Ispettori non tralascino d´inviare opportunamente qualche socio a frequentare scuole o corsi di Biblioteconomia allo scopo di formare abili Bibliotecari. In seguito tali corsi potranno tenersi anche presso di noi. Un primo tentativo di questo genere fu fatto con buoni risultati nello Studentato Teologico della Crocetta durante l´anno 1936-37: fu un corso libero frequentato da una cinquantina di iscritti. Si avverta però che, in simili casi, se è libera l´iscrizione iniziale, diventa poi obbligatoria e controllata la frequenza, una volta avvenuta l´iscrizione.

XVI - REGOLAMENTO PER LE BIBLIOTECHE SALESIANE
La regolarità nel funzionamento della biblioteca sarà data dall´osservanza del Regolamento. Non è possibile fin dall´inizio formulare un regolamento che rispecchi, coordini e incanali disciplinarmente le necessità e le caratteristiche del nostro ambiente, anche perchè si tratta di una materia nella quale l´esperienza nostra è incompleta e limitata. Giova pertanto procedere anche qui coi criteri appresi alla scuola di S. Giovanni Bosco: far nascere la legge dalla pratica, acciocchè sia frutto di vita vissuta. Perciò si propone per ora un abbozzo o schema di norme da provarsi al vaglio dell´esperienza. Ma è bene che le norme proposte seno realmente praticate per constatarne la convenienza o meno, e potere così addivenire più tardi, attraverso modificazioni, soppressioni, aggiunte, alla redazione definitiva.

XVII - GUIDA BIBLIOGRAFICA
A complemento di questa circolare verrà pubblicato, in uno dei prossimi numeri degli Atti del Capitolo, un saggio di Guida bibliografica. Essa si propone di consigliare, a coloro che dovessero impiantare oppure riorganizzare una biblioteca, alcuni libri che, nei molteplici e differenti rami del sapére,. possono maggiormente essere utili per formare e aggiornare la nostra cultura religiosa,, sacerdotale, letteraria, scientifica, professionale, pedagogica, didattica.

Non si è neppur pensato o lontanamente preteso di presentare una bibliografia comecchessia completa: si tratta invece di semplici indicazioni o segnalazioni che possono servire di guida ai principianti.

Naturalmente sarebbe stato impossibile formare un catalogo di autori o di libri di tutte le nazioni, nelle quali è stabilita l´Opera Salesiana. Questo lavoro verrà fatto dagli Ispettori, nei singoli paesi, mediante apposite Commissioni: lo schema di Torino può servire di norma.

PARTE SECONDA
XVIII - TIPO I: BIBLIOTECA PICCOLA (fig. 16)
Si è calcolato che essa debba servire per una Casa che ospiti sei confratelli: è questo il numero minimo richiesto per l´erezione canonica. Il quantitativo librario può essere da 3.000 a 4.500 volumi all´incirca. L´ambiente è di metri 6 di lunghezza per 6 di larghezza e 3,50 di altezza: può essere diviso in due vani da, una sottile parete.

Nella figura 16 la lettera A contrassegna la sala di lettura, la quale, nelle Case piccole, serve anche di sala di studio per il personale. Col numero 1 sono denotati otto tavolini personali di metri 0,80 x 0,60; col numero 2 lo schedario; col numero 3 i quattro scaffali per i libri di consultazione ordinaria.

La lettera B indica il magazzino. Col numero 4 sono segnalati sei scaffali bilaterali, di 1 metro di larghezza per 0,80 di profondità. Se la loro altezza è di metri 2, la capacità sarà di circa 2.400 volumi: se invece l´altezza è di metri 3, i volumi saranno 3.600.

XIX - TIPO II: BIBLIOTECA MEDIA (fig. 17)
È il tipo che risponde alle esigenze della maggior parte dei nostri Istituti: può contenere da 10.000 a 20.000 volumi. Il locale è diviso in tre ambienti.

L´ambiente A rappresenta la sala di studio per il personale. Col numero 1. sono contrassegnati 12 tavolini di metri 0,80 x 0,60 pei confratelli; col numero 2 invece 10 scaffali della biblioteca scolastica e professionale.

L´ambiente B indica la sala di lettura e consultazione. Col numero 3 sono contrassegnati 6 tavolini di metri 0,90 x 0,60; col numero 4 gli schedari; col numero 5 i quattro scaffali per i libri di consultazione ordinaria, ecc.

L´ambiente C è il magazzino con 25 scaffali bilaterali e 4 unilaterali: se la loro altezza è di metri 2, la capacità sarà di oltre 10.000 volumi; se invece raggiungono i metri 4 (due piani), la Capacità sarà di 20.000 volumi.

XX - TIPO III:
BIBLIOTECA GRANDE (fig. 18)
Questo tipo è pei grandi Istituti, e potrà contenere da 30.000 a 50.000 volumi. Anche qui abbiamo i tre ambienti. g
L´ambiente A contiene 16 tavolini contrassegnati col numero 1, e otto scaffali col numero 2.

Nell´ambiente B i nove tavolini sono designati dal numero 3, gli schedari dal numero 4, e i quattro scaffali dal numero 5.

L´ambiente C può capire 35 scaffali bilaterali e 3 unilaterali: se la loro altezza è di m. 4 (due piani), la capacità sarà di circa 28.000 volumi; se di m. 6 (tre piani), la capacità sarà di circa 42.000 volumi.

AVVERTENZA. - E Ovvio che il collocamento degli scaffali nel magazzino, dei .tavolini, schedari e scaffali supplementari negli altri ambienti, può´esser diverso a seconda delle dimensioni e condizioni dei locali di cui si dispone, quali possono essere quadrati, poligonali, circolari. L´essenziale in ogni caso è procedere ponderatamente; si ascolti il consiglio di qualche esperto e soprattutto, prima di decidere, si visiti qualche Biblioteca ben organizzata. È meglio ritardare di qualche mese l´impianto, anzichè avere poi pentimenti, e forse prima ancora di vedere ultimata la sistemazione della biblioteca.

XXI - SCHEMA DI REGOLAMENTO PER LA BIBLIOTECA SALESIANA
I
CARATTERI DELLA BIBLIOTECA SALESIANA
1° La biblioteca salesiana è la biblioteca di una Comunità religiosa; perciò essa è, per tutti gli effetti amministrativi e organizzativi, alle dipendenze del Direttore della Casa.

2° Il suo scopo specifico è di servire direttamente ai confratelli della Casa, dove essa è costituita, per le loro consultazioni in ordine alle varie mansioni di sacro  ministero e d´insegnamento, e per la loro cultura individuale.

3° In casi particolari vi potranno tuttavia accedere anche confratelli di altre Case salesiane o persone esterne ben conosciute (cooperatori, ex allievi), previa intesa col Direttore locale e sua autorizzazione scritta da presentare al Bibliotecario.

II
AMMINISTRAZIONE
4° Il Direttore della Casa col suo Capitolo, all´inizio di ogni anno scolastico, ricevendo la relazione annuale del Bibliotecario sull´andamento della biblioteca nell´anno precedente, determinerà le migliorie da apportarvi, e stanzierà un fondo sufficiente e proporzionato per gli acquisti e abbonamenti del nuovo anno.

5° L´impiego di tale somma verrà determinato preventivamente, nelle linee generali, dal Direttore d´intesa col Bibliotecario.

III
ORDINAMENTO
6° La biblioteca dovrà comprendere possibilmente tre sezioni distinte e separate: il magazzino librario, la sala di lettura, la sala di studio per i confratelli.

7° Tutti i volumi, opuscoli e manoscritti acquistati o donati devono ricevere il bollo speciale della biblioteca e il numero progressivo sotto il quale sono notati nel registro d´ingresso.

Il bollo si pone in capo al volume e si ripete in una. pagina interna di numero fisso (per es. 15): il numero progressivo nell´ultima pagina del testo.

8° Ogni biblioteca salesiana dovrà possedere:

  1. Un inventario o catalogo topografico.
  2. Un catalogo alfabetico per autori.
  3. Un catalogo per materie (di tipo sistematico oppure di tipo analitico).
  4. Un inventario descrittivo dei manoscritti che eventualmente possedesse.

9° Occorre inoltre che abbia:

  1. Il registro d´ingresso (fig. 1.9).
  2. Il giornale delle spese fatte per la biblioteca a mezzo della prefettura.
  3. Il registro dei prestiti.

d) Il registro dei libri dati a rilegare.

10° Sarebbe pure utile redigere e conservare:

  1. Un elenco delle opere da completare o da acquistare.
  2. Un elenco dei donatori e dei benefattori della biblioteca.

IV
MANUTENZIONE
11° Ogni anno durante le vacanze autunnali si farà la revisione e la spolveratura generale del materiale bibliografico posseduto dalla biblioteca.

12° Ad ogni libro tolto dagli scaffali e assente per un certo tempo (oltre un giorno) dalla biblioteca, deve essere sostituita una speciale bustina di cuoio, contenente una scheda con la segnatura del libro-assente, e munita di un particolare gancetto di metallo che serve da fermaglio e da indicatore del motivo di assenza del libro: lettura, legatura, ecc. (fig. 20).

13° Tutti i libri dati in lettura o consultazione in biblioteca devono, giorno per giorno, essere rimessi al loro posto negli scaffali; salvo che il lettore abbia dichiarato al Bibliotecario di volerli usare ancora il giorno successivo.

14° Si scopino sovente i pavimenti e si spolverino i mobili, affinchè la biblioteca si presenti decentemente in qualunque contingenza e per ogni visita.

UFFICIO DEL BIBLIOTECARIO
15° Il Bibliotecario è responsabile della conservazione della suppellettile libraria e bibliotecaria, nonchè del buon ordine e della pulizia nelle sale.

16° La chiave della biblioteca è conservata unicamente dal Direttore della Casa, dal Prefetto e dal Bibliotecario. I confratelli che desiderano accedere alla sala di lettura si rivolgano esclusivamente al Bibliotecario.

17° Tanto la ricerca quanto la ricollocazione dei libri negli scaffali spetta al Bibliotecario. Perciò nessun confratello, nei casi ordinari, è autorizzato a entrare nel magazzino librario per servirsi direttamente dei libri che desidera, ma deve farne richiesta al Bibliotecario. Tanto meno poi è lecito passare ad esterni libri tolti o presi a prestito dalla biblioteca.

18° È dovere precipuo del Bibliotecario redigere i diversi catalogi necessari per la consultazione e tenere aggiornati i registri di biblioteca. Ogni anno presenterà al Direttore della Casa una breve relazione scritta sul movimento bibliotecario dell´annata con gli opportuni suggerimenti per le innovazioni o modificazioni da farsi.

19° Egli dovrà pure prestarsi caritatevolmente per aiutare
i confratelli nelle loro ricerche scientifiche e letterarie, secondo la sua capacità e ´ il tempo disponibile.

La sua presenza in biblioteca è quindi richiesta, per quanto è possibile, continuamente, durante le ore stabilite dall´orario per la lettura e consultazione. A tal fine abbia in biblioteca il suo tavolo di lavoro, e nei casi necessari sia coadiuvato da un altro confratello.

20° Col permesso del Direttore, egli potrà effettuare il cambio dei duplicati inutili e di quelle opere che non fossero adatte per la biblioteca, con altre Case o altre biblioteche.-
VI
CONSULTAZIONE E PRESTITO
21° I libri richiesti al Bibliotecario ordinariamente si dovranno consultare o leggere nella sala di lettura, dove si avranno pure a disposizione immediata alcune opere di carattere generale (dizionari, enciclopedie, annuari, atlanti, manuali, ecc.).

22° Il prestito dei libri per un tempo determinato potrà essere concesso soltanto per quelle opere che il Bibliotecario crederà opportune. Saranno formalmente escluse dal prestito le opere di consultazione ordinaria esistenti nella sala di lettura, le collezioni più importanti e le opere di pregio (manoscritti, incunaboli, rari).

23° Non saranno date in prestito, volta per volta, più di tre opere, nè più di quattro volumi.

Il tempo massimo per il prestito è di due mesi, dopo di che i libri dovranno essere riportati in biblioteca, almeno per il necessario controllo.

24° I giornali e le Riviste in corso dovranno rimanere sempre in biblioteca, dove saranno a disposizione dei confratelli nella misura e secondo l´ordine stabilito dal Direttore della Casa. Essi sono perciò esclusi dal prestito a domicilio.

25° È vietato far segni o scrivere sui libri della biblioteca, anche quando si trattasse di correggere qualche sbaglio evidente dell´autore o qualche errore di stampa.

È pure vietato il lucidare o far uso di ingredienti o di strumenti (compassi, righe, ecc.) che possano danneggiare i libri.

26° Nella sala di lettura nessuno può entrare o trattenersi per semplice passatempo. Tutti perciò si studino di osservarvi il silenzio e di contribuire alla serietà e al raccoglimento che sono necessari ad un ambiente di studio.

VII
ORARIO
27° La biblioteca rimane aperta:
a) Durante l´anno scolastico: dalle ore 9 alle 12;: dalle 14 alle 16; e dalle 17 alle 19.

b) Durante le vacanze autunnali: dalle 9 alle 12.

28° Nei giorni festivi l´orario è da stabilirsi in relazione all´orario delle funzioni religiose.

VIII
ORGANI DI COORDINAZIONE E BIBLIOGRAFIA GENERALE
29° Sarà stabilito presso il Capitolo Superiore, alle dipendenze del Consigliere Scolastico Generale, un Centro di Informazione e di Coordinazione Bibliografica per promuovere l´impianto e l´organizzazione delle biblioteche salesiane in tutti gli Istituti della Congregazione e per favorire e aiutare le ricerche bibliografiche dei confratelli.

30° Similmente in ogni Ispettoria vi sarà un incaricato alle dipendenze dell´Ispettore, con gli stessi còmpiti relativamente alle Case e ai confratelli dell´Ispettoria.

AVVERTENZA. - Negli Studentati filosofici e teologici, nelle Facoltà e in altri Istituti superiori, può essere costituita accanto alla biblioteca ad uso degl´insegnanti, una piccola sezione circolante per gli studenti.

Per eventuali consultazioni nella biblioteca maggiore gli studenti devono essere autorizzati ogni volta da un professore e presentati al Bibliotecario med´ante un biglietto del Consigliere Scolastico, che specifichi le ricerche e le opere da consultare.

XXII - BIBLIOTECHE SCOLASTICHE
L´istituzione di biblioteche scolastiche è ormai consigliata, prescritta e disciplinata in tutte le nazioni. Esse sono fiorenti in molte nostre Case: sarà bene pertanto farne un breve cenno e presentare, a titolo di esperimento, uno schema di regolamento.

Anzitutto è desiderabile che in ogni nostro Istituto esse siano promosse e ben organizzate a sussidio dell´insegnamento scolastico e a vantaggio degli allievi. In alcuni luoghi si volle impiantare una bibliotechina in ogni scuola: forse questo sistema sperpera attività personali, danaro, iniziative. D´altronde non è troppo consono alle buone regole amministrative nè alla vita pratica di povertà, l´avere tanti centri ove inevitabilmente si maneggia danaro: è preferibile un solo centro.

Dove è possibile, si possono invitare gli stessi alunni, che dovranno poi usufruirne, a partecipare alla erezione della bibliotechina, con un piccolo contributo in danaro o libri. Questa contribuzione, perchè abbia valore educativo, dev´essere affatto spontanea, e mai imposta fra le spese di retta. Ove ciò non. sia possibile, la Casa penserà all´impianto con particolari iniziative.

I
MATERIALE BIBLIOGRAFICO E SEDE DELLA BIBLIOTECHINA
Il materiale bibliografico per la biblioteca scolastica verrà scelto dal Consigliere Scolastico con l´aiuto dei vari insegnanti e coll´approvazione del Direttore. Il materiale sia vario e non di sole letture amene e ricreative: si dia larga parte alla agiografia, alla letteratura salesiana e missionaria. I libri siano graduati e proporzionati all´età e alla cultura degli allievi.

Sarebbe bene che ogni libro prima di essere incluso nella biblioteca fosse dato in esame ad un insegnante esperto, il quale, in apposita scheda, scrivesse il proprio giudizio circa le idee religiose e morali, la verità storica, il sentimento patriottico, la lingua, aggiungendo il proprio parere circa l´approvazione o l´esclusione, e l´assegnazione del libro ad una determinata classe.

Riguardo alla sede si abbiano presenti, come indirizzo, le norme già date per la biblioteca salesiana. È bene però che la bibliotechina scolastica sia piuttosto a pianterreno alla portata dei giovani: in essa, oltre agli scaffali, dovrebbe esservi un banco o tavolo per la distribuzione dei prestiti, o anche una vetrina visibile per esporvi i nuovi acquisti a richiamo dei lettori.

II
ORDINAMENTO
Per l´organizzazione interna occorreranno:
Un registro d´ingresso.

Un catalogo o schedario alfabetico, che potrebbe essere allo stesso tempo per autori e per soggetti. A questo scopo occorrerà differenziare le schede per autori da quelle per soggetti con colori diversi (per es. bianco e verde), oppure sulle schede per soggetti aggiungere in alto, con inchiostro colorato, il soggetto o materia particolare a cui l´opera si riferisce. Il nome del soggetto diventa così la parola d´ordine in base a cui tali schede vengono ordinate alfabeticamente insieme con quelle per autori.

Un registro dei prestiti a mezzo di un quaderno o di uno schedario. Ogni pagina o scheda viene intestata al nome dell´autore, seguito dal titolo abbreviato e dalla segnatura del libro (fig. 21).

II - 9 - C - 23
Lemoyne, VITA DI SAN GIOV. BOSCO (vol 1°)
DATA DI …………………….

NOME DEI LETTORI …………………….   Osservazioni ……………………………………
consegna restituzione

  1. ---------------------------------
  2. -------------------------------------------
  3. ---------------------------------
  4. ---------------------------------
  5. ---------------------------------
  6. ----------------------------
  7. ----------
  8. ---------------------------------

Fig. 21. - Scheda di prestito per Biblioteche Scolastiche.

Nelle Biblioteche Circolanti dei nostri Oratori festivi, il cui impianto e sviluppo vivamente raccomando, le schede di prestito verranno intestate al nome del lettore, il quale dovrà dare il suo indirizzo e apporre volta per volta la sua firma (fig. 22).

Scheda N. ..........................

S2g.                        (Nome del lettore)
Via                       (Indirizzo del lettore)
AUTORE E TITOLO                 DATA       FIRMA      DATA
di consegna del lettore di restituzione.

Fig. 22. - Scheda di prestito per le Biblioteche Circolanti esterne (di Oratori festivi).

Quando una scheda è riempita, viene archiviata e sostituita da una nuova.

Se la bibliotechina fosse molto piccola, potrebbero servire, all´inizio, due semplici registri: uno d´ingresso, l´altro dei prestiti. Per la segnatura si ricordino le norme date.

Sarebbe bene che, per iniziative degli Ispettori, in ogni nazione si potesse avere una Guida bibliografica salesiana per la costituzione di queste biblioteche scolastiche. Per l´Italia verrà mandato a suo tempo un saggio, che potrà servire, per l´impianto iniziale.

III
SCHEMA DI REGOLAMENTO PER GLI ALLIEVI
1° I libri presi a prestito dalla bibliotechina non si possono passare ad altri e si devono tenere regolarmente nella sala di studio; non ne verrà dato più di uno alla volta.

2° Nessuno dovrà mettersi a leggere prima di aver terminati i suoi compiti e studiate le lezioni. Normalmente la lettura si permette solo alla ultima mezz´ora di studio della sera. Nei giorni di vacanza si daranno norme speciali. Chi leggesse fuori del tempo stabilito o trascurasse abitualmente i propri doveri potrà essere privato del libro, che in tal caso sarà restituito alla biblioteca.

3° Sui libri della biblioteca non bisogna scrivere, nè farvi segni o sgorbi. Chi li macchiasse o guastasse potrà essere sospeso ed escluso dal prestito; chi li smarrisse, ne dovrà pagare il prezzo.

4° I lettori si avvezzino a prendere appunti delle letture fatte sopra un quaderno o sopra schede, come pure a rileggere con maggior attenzione qualche libro già conosciuto.

5° La distribuzione si farà ogni sabato (oppure altro giorno) dalle ore …………..  alle ………………
XXIII - DIFFICOLTÀ
Giunto al termine di questa circolare voglio prevenire io stesso alcune difficoltà, che forse mi fareste a voce se avessimo la fortuna di vederci e intrattenerci su quest´argomento.

Diranno gli uni: Ma per impiantare una biblioteca ci vogliono danari, e noi non ne abbiamo.

È vero, il danaro fortunatamente scarseggia nelle nostre Case, tenendosi vivo in tal modo lo spirito di fede, d´umiltà e di preghiera. Ma a112, stessa guisa che la Provvidenza non ci ha mai lasciato mancare il necessario pel vitto, pel vestito e per i progressivi sviluppi delle diverse opere dei nostri Istituti, possiamo essere certi che Essa non ci negherà quel minimo occorrente alla vita intellettuale, e a completare e tenere aggiornata la nostra cultura religiosa, sacerdotale e pedagogica, senza cui verrebbe ad essere meno efficace e forse monco il nostro apostolato.

D´altra parte non si tratta di fare subito delle grandi spese, ma di persuaderci per intanto che, tra le cose da farsi e le necessità da soddisfare, v´è pure la biblioteca. Essa è prescritta dai Regolamenti; la vuole il nostro Padre; e i Superiori mancherebbero ad uno stretto dovere se non ne esigessero l´attuazione. Una volta convinti, non solo della necessità, ma del dovere di impiantarla, e di disciplinarne l´andamento, si passerà a studiare ove e come collocarla, e con quali mezzi provvedere al suo graduale sviluppo. Nelle nuove costruzioni si darà alla biblioteca la dovuta importanza e se ne terrà conto nell´approvare i piani. Invece nelle Case esistenti si vedrà se l´impianto fatto risponda alle norme date e, in caso negativo, si procederà a una più conveniente sistemazione.

Le spese preventivate verranno suddivise e fatte man mano, sia pure assai modestamente. L´essenziale è incominciare a fare, e soprattutto a fare bene.

D´altronde, ad ogni Casa non si esige che lo sforzo proporzionato alle sue possibilità: per questo furono presentati vari tipi di biblioteche.

Nel periodo iniziale lo sforzo avrà un duplice indirizzo: uno per il progressivo impianto, l´altro per l´acquisto dei libri. Stabiliti i locali, potranno acquistarsi anche solo pochi scaffali, completandone poi il numero negli anni successivi.

Penso inoltre che tutti i confratelli, senza eccezione, godranno al vedere che alla fine anche questa iniziativa viene presa nella dovuta considerazione, essendochè la biblioteca è a vantaggio di tutti. E poi è da preferirsi, anche perchè più economico, comprare libri preventivamente controllati e ritenuti vantaggiosi ai bisogni individuali e generali, e da collocarsi nella biblioteca a servizio di tutti, anzichè infarcire le scansie delle camere di doppioni ingombranti, continuando così a favorire un disordine che intacca direttamente lo spirito di famiglia e di povertà. In pratica avremo, fra qualche anno, la gradevole sorpresa di constatare che, anzichè spendere di più, effettivamente, colla ben organizzata biblioteca, si spende di meno.

Diranno altri che per impiantare una biblioteca e regolarne il buon andamento ci vuole del tempo e soprattutto del personale, mentre generalmente nei nostri Istituti l´uno e l´altro difettano assai.

Anche qui è vero che, in mezzo a noi, il tempo e il personale fanno sempre difetto, tanta è fortunatamente ed in costante aumento la febbre della azione e l´amore al lavoro. Farmi però di poter asserire con fondatezza che la biblioteca ben organizzata, non solo non ostacola il lavoro, ma lo facilita e rende più proficuo.

Infatti l´avere a disposizione, ordinatamente disposti, i libri più adatti, e la facilità di consultarli, costituisce ed effettua una notevole economia di fatica e di tempo; mentre, rendendo la nostra preparazione più accurata, fa sì che riesca maggiormente efficace a vantaggio degli allievi.

D´altronde nelle piccole Case il limitato lavoro del confratello addetto alla biblioteca diviene, nella maggior parte dei casi, più che una fatica, un vero sollievo, a vantaggio pure degli altri che avranno modo di ritemprarsi nello studio e di evitare che vadano sperperati utilissimi ritagli di tempo. Nei grandi Istituti poi, ove effettivamente il lavoro del Bibliotecario è maggiore, tutti finiranno per constatare e convincersi che in pratica è proprio il lavoro di uno che alleggerisce e abbrevia le fatiche e le ricerche di molti, risultando così una notevole economia di tempo e di persone.

XXIV - CONCLUSIONE
Figliuoli carissimi, voglio sperare che questa circolare avrà la stessa buona accoglienza fatta alle altre. Che se apparentemente può sembrarvi d´indole piuttosto tecnica anzichè di orientamento religioso, mi permetto rilevare che, noi Salesiani, come sacerdoti ed educatori, dobbiamo avere nella più alta stima tutto ciò che serve a conoscenza e difesa della verità. Gesù stesso disse di essere nato e disceso in terra per renderle testimonio: d´altronde la scienza, ch´è precisamente un insieme di verità organicamente coordinate, fu dal nostro San Francesca
di Sales chiamata l´ottavo Sacramento per i sacerdoti. Ed è, precisamente per combattere. la falsa scienza, dall´apostolo San Giacomo (III, 15) chiamata terrena, animale, tumefatta di satanico orgoglio, e additata dal nostro Santo Fondatore, nel sogno dei diavoli, come possibile piccone distruggitore della. nostra Società, che noi vogliamo agguerrirci di sana dottrina, attinta non solo nella palestra della scuola, ma completata e rafforzata nel sereno ambiente delle nostre ben attrezzate biblioteche.

San Francesco di Sales e San Giovanni Bosco, strenui campioni delle sante battaglie della Fede, c´infiammino del loro zelo e ci concedano di essere, anche in questo, loro degni discepoli e figli.

Invocando su tutti voi le benedizioni celesti, mi professo-vostro
affamo in C. J.

Sac. PIETRO RICALDONE_
NB. — Le incisioni delle figure 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 9 furono gentilmente messe a nostra disposizione dalla Ditta LIPS-VAGO di Milano e rappresentano sue produzioni o installazioni.

Torino - S. E. I.

 

24 gennaio-febbraio 1938   n.85
IL RETTOR MVIAGGIORE: 1° Circa la traslazione delle Sacre Spoglie. della Ven. Sr. Maria Mazzarello da Nizza al Santuario di Maria Ausiliatrice in Torino. - 2° Circa le Feste Cinquantenarie. - 3° Il Centenario del Card. Cagliero. - 4° La Missione di Macas distrutta da un incendio, - 5° Cronache delle Case e delle Ispettorie e Biografie dei Confratelli defunti . .         , . . . pag. 432
ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
IlRettor Maggiore.
Torino, 11-11-38.

Figliuoli Carissimi in G. C.,
Sento il bisogno di intrattenermi con voi, nell´intimità della famiglia, su vari argomenti.

lo Il giorno 9 febbraio ´si compiva, in devoto raccoglimento, una importante cerimonia, della quale credo doveroso informarvi appieno.

La Molto. Reverenda Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, vedendo felicemente avviata la Causa di Beatificazione della Madre Maria Domenica Mazzarello, si preoccupò giustamente del luogo ov.e collocare le Sacre Spoglie della Venerabile il giorno auspicato in cui la Chiesa l´avesse innalzata all´onore degli altari.

Dopo aver esortato le Madri del Consiglio Generalizio a pregare e a riflettere, volle anche udire il nostro parere.

Credetti mio dovere consigliare che si procedesse con molta ponderazione e soprattutto con la massima libertà, avendo di mira una. cosa sola, e cioè di prendere quella deliberazione che avesse a procurare maggior gloria alla Venerabile.

Passarono così molti mesi, che furono effettivamente di seria riflessione e preghiera. Infine la Reverendissima Madre Generale, in data 24 febbraio 1937, mi scriveva la seguente lettera:
Torino, 24 febbraio 1937.

Reverendissimo Padre,
Vengo a sottomettere alla P. V. un vivo desiderio del Consiglio Generalizio, pregando la P. V. di volerlo benignamente accogliere e renderlo effettuabile, se ciò entra nella volontà di. Dio.

Vorremmo che nella Basilica, ove risiede il Santo Fondatore, trovasse posto anche la Confondatrice, la sua prima Figlia, la Venerabile Madre Mazzarello, quando anch´Essa, come speriamo, sia giunta alla sua piena glorificazione.

Ella, buon Padre, se si compiace accettare questa nostra proposta, ci vorrà guidare per riuscire nell´intento, disponendo per le pratiche da farsi per il trasporto della Venerata Salma da Nizza a Torino.

Con ringraziamenti anticipati, raccomando me e l´Istituto alle sue sante preghiere.

Benedica la Sua
obbligatissima figlia
firmato: Suor LUISA VASCHETTI
Informai subito di ogni cosa i Superiori del Capitolo, esortandoli a pregare. Passati alcuni giorni, dopo aver udito il loro parere, mandai alla Reverendissima Madre Generale questa risposta:
Torino, 10 marzo 1937.

Reverendissima Madre Generale,
Il desiderio da Lei manifestato, nella Sua lettera del 24 febbraio, a nome pure del Consiglio Generalizio, di vedere collocata ed onorata, nel Santuario di Maria Ausiliatrice con S. Giovanni Bosco, anche la Venerabile Madre Mazzarello, Confondatrice e Prima Superiora delle Figlie di Maria Ausiliatrice, non solo è accolto da me, e lo sarà da tutti i Salesiani, con gioia, ma sono intimamente persuaso che dalla sua realizzazione proverranno i più benefici effetti.

Nulla infatti sta più a cuore al nostro Santo Fondatore e Padre di vedere sempre più strettamente unite, nello stesso spirito e nelle stesse operose finalità, le due grandi Famiglie da Lui fondate. Ora, la presenza delle sante Spoglie della Venerabile Madre Mazzarello accanto alla Salma gloriosa di San Giovanni Bosco è caparra sicura dell´unione indefettibile, che stringerà perpetuamente i due Istituti, i quali, emanati dalla stessa sor- gente, solo nel cuore del Fondatore troveranno la ragione e la forza della loro conservazione e del loro sviluppo.

I Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice, che, nel succedersi dei tempi, entreranno nel loro più caro .e augusto Santuario, ricaveranno ognora ispirazione, stimolo e conforto, nella attuazione del loro apostolato, dalle due grandi Figure che Maria Ausiliatrice ricopre gloriosamente col Suo Manto.

È tanto significativa e gradita la nobiltà della Sua proposta ch´io sento il bisogno di dire a Lei, al Suo Consiglio., all´intiero Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice che i Salesiani si riterranno onorati d´impegnarsi di preparare alla futura Santa Maria Mazzarello una cappella ed un altare che degnamente ne conservi la gloriosa Salma.

Don Bosco e la Ven. Mazzarello benedicano questi santi propositi a vantaggio nostro e delle anime. In C. J.

firmato: PIETRO RICALDONE
La Reverendissima Madre Generale mi pregò allora d´iniziare a Roma le pratiche relative.

In data 24 Aprile 1937 la stessa Madre Generale indirizzava al S. Padre una supplica chiedendo la traslazione delle Sacre Spoglie della Venerabile Maria Domenica Mazzarello da Nizza a Torino. A,questo punto la S. Congregazione dei Riti m´incaricava di, chiederne il beneplacito all´Em.mo Cardinale Arcivescovo di Torino e a S. E. il Vescovo di Acqui. Ottenutolo, veniva. emanato il decreto colle relative .norme della traslazione in data 4 giugno 1937.

Durante gli otto mesi trascorsi da quella data alla traslazione, credetti mio dovere ripetere ancora alla Reverendissima Madre Generale che ripensasse in unione delle altre Madri e sempre colla massima libertà alla convenienza o meno della traslazione. Solo quando ricevetti nuove insistenti suppliche credetti giunto il momento di addivenire alfine alla esecuzione.

Dietro ordine di S. Em.za il Cardinale Arcivescovo di Torino e previo accordo con S. E. il Vescovo di Acqui, il giorno 9 febbraio, poco prima delle ore 10 le Autorità competenti convenute a Nizza, estratta la preziosa Urna, e, fattane la ricognizione, l´affidarono a due Madri del Consiglio Generalizio, perchè in devoto corteo seguito dalle Autorità stesse venisse trasportata a Torino, ove giunse verso le ore 13.

Accolta e religiosamente discesa nella Cripta della Basilica da S. Em.za il Cardinale Arcivescovo e da chi vi scrive, seguiti dai Superiori del Capitolo e dalle Madri del Consiglio, venne poi, espletate le pratiche legali, portata dalle Madri in apposito loculo nella Cappella delle Reliquie.

La cerimonia, semplice e commovente, lasciò in tutti soavissime impressioni. Da quel giorno è un accorrere incessante di devoti all´ Urna della Venerabile.

Sono convinto che queste notizie contribuiranno, non solo ad accrescere in voi la devozione verso la Serva di Dio, ma vi spingeranno a propagarla, contribuendo in tal modo a diffondere lo spirito del nostro Santo Fondatore e Padre.

2° Ho visto con piacere che le .Feste Cinquantenarie s´iniziarono dovunque con singolare fervore. Sarà bene, come già vi dissi, approfittare di questa fausta circostanza per propagare attivamente le ´care devozioni di Maria Ausiliatrice e del nostro Santo Padre.

Vi ricordo che uno dei mezzi più efficaci per farlo conoscere è, non solo distribuire le sue immagini e la sua Vita, ma diffondere il Bollettino Salesiano e moltiplicare i Cooperatori.

Tutti i parenti dei nostri giovani, gli ex-allievi e gli amici dell´Opera nostra devono essere iscritti, nel decorso di quest´anno, tra i Cooperatori e riceverne il diploma e il Bollettino.

Con lodevole iniziativa fu ricordato. in parecchi luoghi il centenario del nostro primo Cardinale Giovanni Cagliero, nato appunto l´11 gennaio 1838.

È bene che in tutte le case si faccia, nel corso del presente anno, una commemorazione del grande Apostolo della Patagonia, che guidò il primo drappello dei Missionari Salesiani partiti da Valdocco l´11 novembre 1875. Si avrà modo così di mettere in luce il bene che si fa nelle nostre Missioni e di suscitare vocazioni missionarie.

4° E poichè siamo in tema di Missioni permettete che vi annunzi con pena la gravissima disgrazia che ,ha colpito la fiorente Missione di Maeas nell´Equatore.

Il giorno 16 gennaio un vorace incendio distrusse in poche ore la chiesa e le case dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, frutto di tanto lavoro e d´immensi sacrifici.

La vostra carità troverà modo di aiutare quei ´poveri Confratelli rimasti senza tetto, sprovvisti di tutto nell´immensità delle foreste equatoriali.

5° Infine ricordo ai Signori Ispettori che, venendo al Capitolo Generale, essi devono portare le Cronache delle loro case e quella dell´Ispettoria. Sarei lieto di ricevere in quella occasione anche i volumi contenenti le brevi biografie dei confratelli morti nell´Ispettoria. Si rilegga in proposito quanto fu detto nel n. 72 degli Atti del Capitolo a pag. 272.

Non voglio por termine ´a questa Circolare senza raccomandarvi di continuare a pregare per il Santo Padre, la cui preziosa salute, anche se migliorata, ha bisogno di essere ulteriormente rinvigorita.

La sua bontà paterna volle ricordarsi, nei giorni delle Feste Cinquantenarie, della Famiglia Salesiana soccorrendo alcune nostre opere della Diocesi di Piazza Armerina e mandando al Rettor Maggiore uno dei magnifici Ceri benedetti nella solennità della Purificazione.

Invocando su tutti le benedizioni celesti mi professo
vostro aff.mo in C. J.

Sac. PIETRO RICALDONE.

24 Marzo-Aprile 1938                     N. 86
IL RETTOR MAGGIORE: Le nostre Feste Cinquantenarie. – Ricordi per gli Esercizi Spirituali             pag. 445
ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore.
Torino, 24 aprile 1938.

Figliuoli carissimi in G. C.,
Il Servo di Dio, D. Michele Rua, il 21 novembre 1891, invitava la Famiglia Salesiana a celebrare la ricorrenza del duplice giubileo. della consacrazione sacerdotale di Don Bosco e quello delle Opere Salesiane.

In quella circostanza si sarebbero inaugurate le decorazioni al Santuario di Maria Ausiliatrice, intraprese e compiute come monumento alla venerata memoria del nostro Fondatore, e in pari tempo come atto di riconoscenza alla celeste nostra Protettrice per averci ottenuto di poter conservare la venerata salma di Don Bosco a Valsalice.

Son passati 47 anni: anche noi ci prepariamo a celebrare due date memorande, il cinquantenario del glorioso transito di Don Bosco e il settantesimo della consacrazione del tempio di Maria Ausiliatrice.

Nel 1891 s´inauguravano le decorazioni del Santuario: nel prossimo giugno verranno inaugurati il monumentale ingrandimento della Basilica e l´artistico altare in onore di San Giovanni Bosco.

Il Capitolo Superiore e i Salesiani di allora gioivano e ringraziavano l´Ausiliatrice per avere loro concesso di conservare la salma di Don Bosco nel Seminario delle Missioni in Valsalice.

Oggi noi, più fortunati, innalzeremo a Dio e alla celeste nostra Protettrice l´inno del ringraziamento per averci concesso di collocare l´urna gloriosa del nostro Fondatore nel caro Oratorio, sul trono maestoso che l´amore dei figli volle innalzato al grande Padre nell´ampliata Basilica.

Tre anni durarono i lavori per le decorazioni e tre anni purè furono necessari per l´ampliamento della Basilica e l´erezione dell´altare di S. Giovanni Bosco, e degli altri sette altari che fanno corona a quello monumentale di Maria Ausiliatrice.

Allora Don Rua potè ripetere che eransi rinnovate in modo evidente le meraviglie avvenute, allorquando Don Bosco edificava il Santuario. Noi pure, figliuoli carissimi, possiamo e dobbiamo ripetere con il cuore ripieno di commozione che le benedizioni celesti scesero ogni giorno su di noi, più abbondanti quando maggiori erano i bisogni, e che l´Ausiliatrice si è edificato il suo tempio e S. Giovanni Bosco si è eretto il suo altare.

« Quando si fece la consacrazione di questa chiesa, il 9 giugno 1868, tutti i nostri Confratelli ed allievi si trovarono presenti. Sarebbe nostro vivo desiderio, continuava Don Rua, che anche in questa circostanza tutti potessero assistere alla solennità..., ma a quel tempo, oltre l´Oratorio di S. Francesco di Sales, avevamo solo il Collegio di Mirabello e Lanzo. Ora invece. quanti sono gli Ospizi ed i Collegi, Oratori. e Scuole, non più solo dei Salesiani, ma anche delle Figlie di Maria Ausiliatrice, sparsi in Italia, in Francia, in Spagna, Austria, Svizzera, Inghilterra, in America, in Asia, in Africa, e quante le migliaia di persone che dovrebbero qui recarsi!
» A questa considerazione, mentre scorgiamo l´impossibilità di effettuare tale desiderio, dobbiamo ammirare la Divina Provvidenza che si mostrò così larga in nostro favore, e la evidente protezione di Maria Ausiliatrice ».

Don Rua scriveva queste commoventi parole quando i Salesiani erano 1538 distribuiti in 77 Istituti, e le Figlie di Maria Ausiliatrite 750 in 68 Case. Quale dovrebbe essere oggi la nostra riconoscenza pensando che i Salesiani sono saliti a 12329 con 800 Istituti e le Suore a 8706 con 777 Case! « Uniamoci pertanto tutti in ispirito, ripeterò ancora con Don Rua, per rendere i più vivi ringraziamenti a sua Divina Maestà e per esaltare sempre più la celeste nostra Protettrice ».

In tutte le Case e da parte di ogni membro della Famiglia Salesiana vi sia un impegno sempre più solerte per accrescere l´amore e le care divozioni di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, alle quali vanno uniti l´efficacia e lo sviluppo del nostro apostolato.

Anche noi, come i Salesiani di allora, accresciamo il fervore del nostro zelo per rendere più sentita e intensamente vissuta la pietà eucaristica dei nostri giovani, senza di cui nè vi sarebbero gigli di purezza a profumare di celeste fragranza i nostri Istituti, nè sboccerebbero vocazioni a perpetuare l´apostolato del Padre a salvezza delle anime.

Durante -questi mesi poi e particolarmente nel periodo delle feste, nelle nostre preghiere, raccomandiamo a Dio le anime generose che in tanti, modi cooperarono ai lavori d´ingrandimento e di abbellimento della Basilica, e così pure continuiamo a pregare pel buon esito del prossimo Capitolo Generale.

E poichè ci avviciniamo all´epoca degli Esercizi Spirituali vi mando fin d´ora i tradizionali ricordi:
Sull´esempio e collo spirito di San Giovanni Bosco , proponiamoci di santificare l´allegria, la ricreazione, i divertimenti.

In troppe circostanze i divertimenti, le ricreazioni e una falsa allegria diventano strumenti di corruzione e di allontanamento da Dio: pcl bene e la salvezza delle anime urge reagire collo spirito

  1. lo zelo di S. Giovanni Bosco.

Invocando con particolare abbondanza sui Confratelli, giovani, Cooperatori ed ex-allievi, e sulle Figlie di Maria Ausiliatrice e le anime e opere loro affidate, le benedizioni celesti
mi professo vostro aff.mo in C. J.

Sac. PIETRO RICALDONE.

Maggio-Giugno 1938                     N. 87
Parlate del Rev.mo Rettór Maggiore
durante il XV Capitolo Generale.

SOMMARIO
Omaggio al Papa. - Insegnamento catechistico. - Pedagogia salesiana. - Ringraziamento. - Conferenze. - Le cronache e le biografie dei Confratelli defunti. - La Buona Stampa. - L´Azione Cattolica. - Il triennio pratico. - Vacanze estive. - Studi teologici. - Biblioteche. - Archivi. - Visita ispettoriale. - Corso di perfezionamento per Coadiutori. - Le Figlie di M. Ausiliatrice. - Missioni e Missionari. - Ex-allievi e a Bollettino Salesiano ». - Sistema preventivo. - Coi parenti dei giovani. - Rispondere alle lettere. - Ritorno dei Missionari. - I manoscritti. - Il fumare. - Parole di chiusura.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Seduta del 25 giugno 1938..

OMAGGIO AL PAPA INSEGNAMENTO CATECHISTICO
Avvenuta l´elezione, rivolgiamo il pensiero devoto e filiale al. Vicario di Gesù Cristo con l´invio di questo telegramma: Nuovi Superiori eletti e membri tutti del Capitolo Generale seguendo insegnamenti Don Bosco riaffermano loro profonda devozione illimitata adesione filiale amore al Santo Padre implorandone benedizione. — Don Ricaldone Rettor Maggiore.

Per dimostrare poi, la nostra profonda venerazione, e l´amore filiale al Vicario di Gesù Cristo, v´invito non solo ad accogliere la lettera del Papa con spirito di fede, considerandola come parola di Dio, ma a rispondervi subito con questa pratica proposta: « Si costituiscano due Commissioni, una presieduta dal Catechista Generale e una seconda presieduta dal Consigliere Generale incaricato degli Oratori Festivi, per studiare il modo migliore d´impartire l´insegnamento catechistico e di diffondere, rafforzare, approfondire l´istruzione religiosa, ricordando che S. Giovanni Bosco ripete insistentemente essere questo lo scopo precipuo dell´Oratorio festivo. Vorrei suggerire ai presidenti che studiassero il modo di rendere possibile nel 1939, in tutte le Case e negli Oratori festivi una gara catechistica, sapientemente e praticamente organizzata. Le gare locali poi siano coronate da gare ispettoriali e queste alla loro volta abbiano di mira di preparare l´organizzazione di Congressi catechistici nazionali da celebrarsi nel 1940 dai figli di Don Bosco. In tal modo i Congressi nazionali porteranno luce e praticità di metodi al Congresso Catechistico Internazionale di Torino, quando, nel 1941, sotto la cupola di Maria Ausiliatrice celebreremo il primo centenario dell´Opera Salesiana, nata appunto colla prima lezione di Catechismo impartita da Don Bosco a Bartolomeo Garelli.

PEDAGOGIA SALESIANA
V´è un settore delle nostre attività al quale urge dare particolare impulso. Siamo figli ed eredi di un grande Educatore; di colui che fu proclamato il più grande Educatore del secolo XIX. Anche dei Salesiani si dice che sono dei saggi educatori: mentre forse ciascuno di noi in abscondito è convinto d´essere semplicemente irradiato dalla fama luminosa del Padre, della cui eredità viviamo. Tutti poi riconosciamo che il fulcro della nostra forza educativa è nel Tabernacolo, nella pietà eucaristica.

Ma mentre noi godiamo, sia pure per riflesso, di così alta stima, veniamo talvolta a trovarci nell´imbarazzante condizione di non sapere sempre rispondere adeguatamente a chi ci domanda, quale sia la pedagogia salesiana.

E qui mi sia permesso notare che forse fu ripetuto troppe volte, ed anche poco a proposito, che Don Bosco non ha scritto nulla di pedagogia. Si è abusato della frase dello stesso Don Bosco: «Mi domandano il mio sistema! Ma se neppure io lo so! ». Un atto di umiltà del Padre non deve diventare un´arma contro di lui, e meno ancora una bandiera.

È vero, Don Bosco fu anzitutto e soprattutto un educatore, un pedagogo, senza lasciare però di essere anche un grande pedagogista. Basterebbero per dichiararlo tale, le mirabili pagine del sistema preventivo! E poi tutte le vite dei giovanetti da lui scritte sono dei veri tesori di dottrina pedagogica. Inoltre, disseminata, in tutti i suoi scritti, nelle sue conferenze, ne´ suoi discorsini, nelle sue parlate, v´è tale copia di materiale pedagogico, quale forse pochi possono immaginare.

Per questo ho disposto che vengano raccolti e convenientemente raggruppati questi preziosi elementi, dando per quanto sia possibile alla raccolta una forma organica. Vi assicuro che ci troveremo dinanzi a una vera e ricca miniera.

E mentre questo lavoro si va compiendo, raccomandai al Consigliere Scolastico Generale di mandare dei Salesiani a frequentare i corsi universitari delle più rinomate scuole pedagogiche.

Coll´intento poi di addivenire subito a pratiche applicazioni, invito coloro tra i presenti che avessero speciali attitudini ed esperienze in questo campo a mettersi a disposizione del Sig. Don Ziggiotti Renato per una intesa preliminare.

È necessario che la pedagogia salesiana, non solo sia da noi praticata, ma messa in valore e propagata, essendo essa il più bel monumento . di Don Bosco Educatore.

Seduta del 27 giugno 1938.
RINGRAZIAMENTO
Mons. Scuderi, ringraziandomi della gita fatta ieri, alla casa natia del nostro Padre, volle assicurarmi, a nome di tutti, che la visione della casetta dei Becchi, non si cancellerà dalla vostra memoria e servirà a rendervi più fedeli nell´osservanza delle raccomandazioni contenute nella circolare sulla povertà, le cui ultime pagine io aveva voluto scrivere nell´angusta cameretta ove nacque il nostro Santo Fondatore.

Veramente, figliuoli carissimi, e vi parlo anche a nome degli altri Superiori, tocca a me ringraziare voi, non solo per questa vostra promessa di trovarvi sempre più stretti e concordi nella fedeltà al nostro grande ´Padre, ma perchè voi portate effettivamente, nelle singole ispettorie, il peso della nostra Società. Per quanto avete fatto e farete in avvenire vi rinnovo il più vivo ringraziamento, che vorrei giungesse a voi colla paterna soavità con cui sarebbe uscito dal cuore stesso di S. Giovanni Bosco.

CONFERENZE
Nell´amata nostra Congregazione sperimentiamo sempre più la benefica efficacia di quello spirito di vita di famiglia´ — tanto inculcatoci, con l´esempio e gli insegnamenti, da Don Bosco — che dà una caratteristica speciale alla nostra Società e ci viene invidiato da molti.

Uno dei mezzi meglio rispondenti a far fiorire questo spirito di famiglia sono le conferenze. D. Bosco ritorna spesso su questo argomento. « Ricordatevi, diceva già nel 1869, che le conferenze contribuiscono al buon andamento dell´Oratorio »; oggi, avrebbe detto delle Case. Le circolari di D. Rua sono un´aurea catena di amorose insistenze perchè non siano mai omesse la conferenze.

Come ben sapete le conferenze sono di diversa indole:

  1. Vi sono le due conferenze mensili dei Direttori alla comunità dei confratelli. D. Bosco diceva il 15 agosto 1869: « Una conferenza intorno alla regola con lettura e spiegazione semplice della medesima: l´altra di materia morale ». Nel 1875, il buon Padre ritorna sull´argomento usando identiche parole e ripete ancora: « Non si omettano mai ». D. Rua ha cura di risolvere tutte le difficoltà che i Direttori potrebbero fare. Nelle Memorie Biografiche sono riportate ben 60 conferenze di D. Bosco. Chi non avesse tempo di prepararsi in altro modo potrebbe, in certe circostanze, leggere qualcuna di dette conferenze od anche qualche tratto delle circolari di D. Rua e degli altri Successori. Ma non si privino mai i confratelli di questo alimento spirituale che dà forza e calore allo spirito di famiglia.
  2. Vi sono poi le tre conferenze d´indole pedagogica: ottima occasione questa per metterci nel dolcissimo bisogno di studiare D. Bosco e di illustrare e inculcare le sue idee circa. il modo di educare la gioventù.
  3. Nelle Case di formazione vi sono inoltre le conferenze settimanali pedagogiche. Da molti si lamenta che non vi sia ancora un programma speciale per queste conferenze. Mentre non riceviate detto programma potete dividere la, materia in questo modo:

10 - Nel Noviziato si spieghino le pagine del Sistema preventivo: e si tratti con speciale riguardo la metodologia catechistica.

20 - Nello Studentato filosofico il 10 anno si spieghi la pedagogia generale; nel 20 la pedagogia speciale; nel 30 la storia della pedagogia. Sempre però nel quadro dello spirito e delle idee pedagogiche di D. Bosco.

30 - Nello Studentato teologico, durante i quattro anni si svolga questa trattazione: Nel 10 anno si tratti delle Opere salesiane: fissandone bene, per conservarle fedelmente, le caratteristiche.. Nel 20 anno si parli delle persone: urge impostare con ampiezza e praticità il nostro trattato e De ofhciis », che risulterà appunto dalla trattazione delle singole cariche e della varie mansioni dei soci e del personale in genere. Ammireremo e ritroveremo qui tutta l´anima di D. Bosco nella estrinsecazione della sua operosità multiforme, Nel 30 e 40 anno si spiegherà il nostro sistema: saranno particolarmente utili e gradite tali spiegazioni ai chierici che già fecero il triennio pratico, ai piccolo veterani del lavoro, che avranno magari le loro cicatrici non ancora totalmente rimarginate. L´anima della trattazione sarà l´anima stessa del nostro sistema: la carità!

  1. Vi sono inoltre le conferenze al personale degli Oratori festivi. Sono prescritte ogni 15 giorni. Quanto bene ne avrebbero certi Oratori, che forse vivono una vita stentata o vanno un po´ fuor di strada, intesi chissà esclusivamente, o almeno troppo, alle manifestazioni diportive, anzichè al catechismo!
  2. Per ultimo vi sono le conferenze degli Ispettori ai Direttori. È tradizione ormai che, ogni anno, si riuniscano a convegno i Direttori delle singole Ispettorie: il tema in questi ultimi anni venne quasi sempre proposto dal Rettor Maggiore. Non si divaghi troppo in trattazioni teoriche: si venga al pratico! In quell´ambiente, ove trovatisi raccolti gli elementi che rappresentano la Congregazione e devono curarne il buon andamento, si faccia un esame coscienzioso, si abbia. il coraggio di guardare in faccia la realtà e di chiedersiti Come procedono le Case dell´Ispettoria circa l´osservanza! Che se non avremo la consolazione di vedere subito tolto l´abuso, il tempo non sarà perduto; ritornandoci sopra ed insistendo col coraggio che ci deve venire dall´investitura di rappresentanti di Dio e di D. Bosco, avremo poi la gioia di vederne i felici risultati.

f) Ha infine grande efficacia per la vita di famiglia la lezione settimanale di Testamentino: questo contatto settimanale del Direttore coi giovani chierici è una benedizione! Parrebbe quasi che i 10 versetti siano un pretesto per favorire quel contatto, dando agio al Direttore di fornire a quei figliuoli luce per le loro menti, calore di affetto ai cuori, gaiezza, serenità e conforto alle anime.

Va da sè che le conferenze devono essere ben preparate: i figli che si amano non si nutrono con erba trastulla.

La parola poi sia buona, serena, paterna: la sgridata, ci fa sempre pentire di averla data. Parlate col cuore, col sorriso, con gli accenti tutti spiranti carità di D. Bosco!
Seduta del 27 giugno 1938.

LE CRONACHE
E LE BIOGRAFIE DEI CONFRATELLI DEFUNTI
La nostra Società è stata veramente favorita. dal Signore,. non solo con un Fondatore santo, e grande Santo, ma con figli affezionati e storici valenti che raccolsero le cose dette o fatte da D. Bosco, per tramandarle a noi, con devozione profondamente filiale, esattezza storica e santa unzione, quale mezzo potentissimo a conservare e continuare lo spirito del Fondatore. Non fecit taliter omasi nationi! È proprio il caso di esclamare così, quando si pensa che di alcuni fondatori poco o nulla rimane a conforto ed istruzione dei figli: certo pochi istituti ebbero una fortuna pari alla nostra.

Nelle Memorie biografiche si contiene, non solo la vita del nostro santo Fondatore, ma la storia di tutta la Congregazione. Ora perchè questa storia continui e possa essere di stimolo al miglioramento dei soci, i successori di D. Bosco, da D. Rua fino alla mia circolare del 24-XI 1935, insistettero con vive raccomandazioni perchè si preparassero le Cronache delle Case e delle Ispettorie. È con questo materiale che si dovrà stendere la Cronistoria della Congregazione, da tramandarsi poi alla edificazione e al profitto delle generazioni future. Verranno in tal modo raccolte le gesta di D. Bosco, anche attraverso l´opera e lo zelo dei suoi figli.

Perchè ciò si avveri, mi permetto ricordare le disposizioni ,contenute negli Atti del Capitolo a pag. 272, ove è detto che ogni Casa deve stendere la cronaca dalla fondazione al 1938, e così pure ogni Ispettoria.

Purtroppo vanno scomparendo man piano i Salesiani che furono magna pars delle varie fondazioni salesiane, e potremmo trovarci presto privi di chi possa fornirci notizie interessanti e preziose, se non ci affrettiamo a compilare i suddetti documenti. A che punto stanno adunque le cose a questo riguardo?
Prima che gl´Ispettori partano, io gradirei conoscere se furono presentate le cronache, o conoscere, in caso negativo, le cause del ritardo, ed avere assicurazioni circa il tempo -- il più breve possibile — in cui le cronache saranno inviate.

La stessa cosa si faccia per le Memorie Biografiche dei confratelli defunti, come fu indicato nella già citata circolare.

Resta inteso pertanto che, d´ora innanzi, ogni anno, gl´Ispettori, oltre il volume delle Biografie dei confratelli defunti durante l´anno, manderanno raccolte, in altro ..volume, le cronache delle Case e dell´Ispettori a: al Rettor Maggiore se ne mandino quattro copie. Si gradiranno anche fotografie o stampe illustrative.

Seduta del 28 giugno 1938.
LA BUONA STAMPA
Nel 1934, dopo le solenni feste della Canonizzazione, inviai ai figli di S. Giovanni Bosco una lettera, nella quale, dopo aver ricordate le grandi cose viste e godute a Roma e a Torino, esortavo tutti a trarre argomento da quelle solennità, per riaffermare la nostra devozione e l´attaccamento filiale al nostro grande Padre. In quella stessa lettera vi comunicavo che, avendo avuto la fortuna di presentarmi al S. Padre, che si era compiaciuto di chiamarsi il « Papa di D. Bosco », lo fin-. graziai di quanto, del molto ´ch´egli, nella sua bontà paterna, aveva voluto fare per noi. Mi era parso doveroso, fare a lui, in quei momenti solenni, alcune promesse a nome di tutti i Salesiani. L´ultima, delle quali, la quarta, era concepita così: Promessa di crescente attività per la buona stampa, con mira di reagire contro la propaganda protestante.

È bene ricordare oggi, alla distanza di quattro anni, quella promessa, anche per domandarci se vi fummo fedeli.

Non è il caso che io mi indugi a dirvi quanto Don Bosco abbia fatto per la buona stampa, come scrittore, editore, divulgatore.

Vi è noto che, fino dal 1859, egli aveva fondato a Castelnuovo una associazione per la diffusione della buona stampa. Tutti, con gioia, abbiamo udito ripetere spesse volte dal S. Padre la frase, ch´egli disse avere appreso dalle labbra stesse di D. Bosco: Quando si tratta di tipografie e buona stampa, D. Bosco vuole trovarsi sempre all´avanguardia.

Chi può ridire le fatiche, le notti insonni, la multiforme attività del nostro Padre, prima, per fondare e diffondere le Letture Cattoliche; in seguito per far sorgere e propagare altre collane di utilissimi libri, i « Classici purgati, Italiani e Latini » e le « Letture amene ed educative »; sempre per moltiplicare e attrezzare meglio le sue tipografie? Quante volte disse di aver visto in sogno una, due, tre, molte tipografie!... E noi le abbiamo viste con gli occhi nostri, poichè all´impulso del suo zelo, le tipografie salesiane sono sorte ormai in ogni angolo della terra! Ricordiamo l´Esposizione Vaticana della Stampa: il lavoro compiuto in questo campo dall´umile Famiglia religiosa, che è appena all´infanzia della sua vita, apparve e fu stimato prodigioso:
Ebbene, sulle orme e collo spirito del Padre, dobbiamo riaffermare oggi la nostra decisa volontà di continuare a lavorare sempre più alacremente per la buona stampa.

Buona per la materia. Ë necessario formare gli scrittori. In quest´ultimo periodo c´è stato un rallentamento: urge un nuovo impulso: dappertutto nella Congregazione ci sono, grazie a Dio, intelligenze elette, che possono lavorare sapientemente ed efficacemente in questo settore. Suscitatele queste energie, e stimolatele fin da giovani: così fece D. Bosco.

Buona per la forma. In primo luogo buona forma letteraria. Seguiamo le belle tradizioni di D. Bosco: si scriva con semplicità; serenità, classicità. Non ricordo a voi cose troppo note: e cioè gli elogi a lui fatti per il suo modo di scrivere. Pensiamo al Provveditore agli Studi di quel tempo, che si rammaricava perchè i libri di D. Bosco fossero troppo ricercati e troppo letti!...

In secondo luogo si abbia cura anche della forma editoriale. Non è giusto che le verità si presentino in veste spregevole.

Mentre il demonio diffonde il veleno dell´errore in forma artistica ed attraente, non devono uscire dalle nostre tipografie libri che non meritino, sotto questo punto, il dovuto elogio. Sorgano infine tipografie per la diffusione dei buoni libri: le esistenti siano rafforzate, perfezionate, modernamente attrezzate. Il Capitolo Superiore vagheggia l´idea di veder sorgere anche in altre nazioni, qualche grande centro editoriale. Oh se avessimo un organismo potente a disposizione delle lingue più diffusamente parlate; che forza poderosa avremmo per la propaganda a vantaggio della verità e quindi delle anime!
Mentre pregheremo Iddio e ci daremo attorno perchè i vagheggiati progetti si traducano in consolanti realtà, lavoriamo per far sorgere e rafforzare le buone tipografie e librerie. Lo so, queste iniziative costano fatica e soprattutto mancano gli uomini: non si dimentichi però che la diffusione della buona stampa è una delle finalità della missione salesiana! Lode perciò a chi diffonde le Letture Cattoliche che stavano tanto a cuore a D. Bosco, e si dà a tradurle, con sacrifizio e fatica, nelle varie lingue!
Altro campo di attività: i buoni libri scolastici. Dovremmo in questo avere il, primato. È vero che la diffusione da noi intrapresa di libri scolastici presenta ancora, come ogni iniziativa umana, manchevolezze; ma è consolante l´aver avuti tanti elogi dal Papa, dai Cardinali, dai buoni. Si dice che dovrebbero avere, i nostri libri, un orientamento spiccatamente confessionale. Forse non tutti riescono a capire che appunto perchè certi libri non confessionali, ma buoni, sono i soli che riescono a penetrare un po´ da per tutto, togliendo così il veleno dalle mani di molti, e porgendo loro un cibo salutare. È cosa buona pertanto intraprendere e sostenere iniziative del genere.

Ed ora mi sia permesso farvi alcune raccomandazioni in favore della Corona Patrum. Vi parlai altre volte di questa importante iniziativa. Sono già usciti nove volumi ed altri sono prossimi a vedere la luce. Fate di tutto perchè ogni Casa ne abbia almeno una o due copie. Sarà così assicurato il cibo sostanzioso dei Padri della Chiesa ai nostri confratelli. Sarebbe bene che ogni Casa raccogliesse, con particolari industrie, il piccolo capitale da versare alla Casa editrice per assicurare così l´acquisto periodico della collezione.

Vi raccomando anche la Corona degli Oratori, che verrà iniziata l´anno prossimo.

Si sta pensando duna Enciclopedia Cattolica: è una iniziativa che richiede non poco coraggio. Il coraggio però ce lo diede e ce lo dà D. Bosco: Egli infatti osando nel nome di Dio, ottenne i più lieti successi! Noi intendiamo procedere con i sentimenti e lo zelo del Padre!
Altro settore importante della stampa sono i giornali e le riviste. Qui vi raccomando una particolare attenzione, per liberare i confratelli e i giovani dal veleno dei giornali cattivi, e per favorire i buoni in modo efficace.

Sosteniamo la verità: fu detto che nessun congegno, anche il più diabolico, ha la forza di un´idea. Verità consolante, quando l´idea è buona; ma se è cattiva? A ragione quindi. Luigi Veuillot potè dire: « Le gocce d´inchiostro, con le quali scriviamo i buoni libri, sono, come le gocce del sangue dei martiri, semente di cristiani ».

Lavoriamo con questo sentimento di fede, e, di ciascuno di noi; si possa dire come si disse di D. Bosco: ecco un vero e zelante apostolo della buona stampa!
Seduta del 30 giugno 1938.

L´AZIONE CATTOLICA
Desidero dire, e credo sia da voi aspettata, una parola sull´Azione Cattolica.

La definizione la conoscete: ce la dà il Papa, assicurandoci essere stata una vera ispirazione dall´alto. Partecipazione del laicato all´apostolato gerarchico della Chiesa.

E qui mi sia permesso di rispondere subito ad una, che non saprei se chiamare esagerazione o difficoltà. Taluni sono incorsi, o incorrono, nell´abbaglio di credere che l´A. C. sia effettivamente incominciata nel 1922, coll´Enciclica «Ubi arcano Dei ». Il Papa stesso cercò di dissipare questo errore. L´Azione Cattolica — Egli disse, ripetute volte — non è che la rinnovazione e continuazione di quell´apostolato che si viene compiendo fin dai primi secoli per la propagazione della verità cattolica. Il suddetto errore risulta poi una vera ingiustizia: quella di negare tutto un glorioso passato. Pensiamo all´azione cattolica nei tempi apostolici, all´epoca delle persecuzioni, alle varie forme di pione cattolica nel Medio Evo, a quella svolta a mezzo dei grandi Ordini religiosi, dai Terzi Ordini, da Confraternite, Corporazioni, Monti di Pietà: da falangi di laici insomma che affiancati alla gerarchia cattolica, cooperarono alla diffusione della verità o al rifiorimento della vita cristiana.. Furono e sono ancora forme di attività laicale di azione cattolica le Conferenze di S. Vincenzo de´ Paoli dell´Ozanam e. altre a voi note. È consolante pensare "che in tutti i tempi le conversioni, specialmente quelle, delle masse pagane, si effettuarono colla partecipazione del laicato!
L´Azione Cattolica, com´è intesa oggi, ebbe successive .manifestazioni verso il 1848, più tardi nel 1874 coll´Opera dei Congressi, e in tempi più vicini a noi, coll´Unione Popolare.

Fu nel 1922 che Pio XI, coll´Enciclica « Ubi arcano Dei », arricchì ufficialmente la Chiesa del potente Organismo dell´Azione Cattolica. La parola del Papa fu dovunque accolta con filiale devozione, e tutti si misero all´opera Le opere di A. C., dopo i primi passi, sempre difficili, si vennero alfine concretando, attraverso documenti Pontifici, nelle grandi organizzazioni di azione cattolica maschile e femminile.

L´Azione Cattolica maschile comprende: la Federazione di Uomini Cattolici, le Associazioni di Gioventù Cattolica, la Federazione degli Universitari Cattolici.

L´A. C. femminile comprende: l´Unione delle Donne Cattoliche, la Gioventù Femminile Cattolica e le Universitarie Cattoliche.

Nel 1929 col Patto Lateranense, firmato 1´11 febbraio, si chiuse per l´Italia, una posizione di coscienza particolarmente angosciosa, e venne assicurata la vita all´Azione Cattolica. Sono note le vicende del 1931 che diedero origine allo scioglimento dei Circoli e la successiva riconciliazione del 3 settembre 1931.

Che cosa hanno fatto i Salesiani per l´Azione Cattolica? Trattandosi di aderire alle direttive del S. Padre, i Salesiani hanno voluto trovarsi, come è loro dovere e tradizione, in prima linea.

Merita un plauso di affettuosa devozione la cara memoria del compianto D. Rinaldi per quanto egli fece in favore dell´A. C. nelle nostre. Case: fu mio dovere seguire fedelmente le orme del- l´amatissimo mio predecessore. E qui sarà bene ricordare un po´ di storia. Il Capitolo Superiore si occupò frequentemente del- l´Azione Cattolica. Già il sig. D. Rinaldi nel 1928 aveva inviato una Commissione a Roma per studiare e prendere accordi con. la Direzione. Centrale dell´A. C. alle scopo di dare ai nostri circoli una vita. più rigogliosa, nella cornice, delle tradizioni salesiane. Ci fu concesso quanto era stato domandato. Nel 1933 si . costituì un´altra Commissione coll´espresso incarico di studiare l´Azione Cattolica in genere; ma siccome in quegli anni si andavano sviluppando le associazioni interne, si diede alla
Commissione stessa il còmpito di redigere un regolamento per dette associazioni: e si avverta che ciò si . fece, non già per opporre un nostro regolamento a un altro già emanato, ma perchè la. stessa Direzione Generale di Roma aveva pregato il Rettor Maggiore di compilare detto regolamento, il quale, nel pensiero di chi ci diede l´incarico, avrebbe potuto eventualmente servire per tutte le associazioni interne di Azione Cattolica.

Il lavoro fu lungo e accurato: vi, collaborarono membri diversi e di diversi settori. Raggiunto l´accordo, lo schema fu ancora oggetto di studio da parte del Capitolo Superiore, degli Ispettori e finalmente dei Direttori d´Italia convenuti a Roma per gli Esercizi spirituali nel 1933. In tal modo si potè far tesoro dell´esperienza di quell´importante assemblea.

Fatti i necessari ritocchi, lo stesso Rettor Maggiore, nell´anno scolastico 1934-35, parlò del citato regolamento con Mons. Pizzardo, col Comm. Ciriaci e coi dirigenti dell´A. C. Sargolini e Jervolini. Gli scambi d´idee continuarono attraverso una speciale corrispondenza. In seguito, mediante la Circolare del 6 gennaio 1935, ov´è riassunta la storia delle pratiche su esposte, il Superiore presentò il Regolamento approvato.

Ma l´organizzazione dell´A. C. continuava il suo sviluppo. La Direzione Generale, dopo aver approvato il nostro Regola-Mento, ricevette parecchie osservazioni dalle organizzazioni diocesane: ne seguì una nuova discussione. Mons. Pizzardo, pur riconoscendo la dirittura del nostro procedere, ci pregò di adottare un altro regolamento.

Sempre ossequenti ai desideri di Roma pubblicai negli Atti del Capitolo una lettera dello stesso Mons. Pizzardo, il quale, dopo aver elogiato il bene compiuto dalle associazioni nei nostri Istituti, ci pregava di accettare un nuovo Regolamento destinato a coordinare l´attività delle associazioni interne in una linea di sempre più stretta unità.

Come vedete ci fu da parte nostra, non solo una piena conoscenza di tutto ciò che riguarda l´A. C., ma un doveroso e diligente impegno per stabilirla e fomentarla. Basterebbe ricordare i nomi di non pochi alti esponenti di A. C., usciti dalle file dei nostri allievi ed Ex-allievi, per rendersi conto dell´efficacia del lavoro compiuto con devozione filiale.

E qui mi sia concesso qualche altro chiarimento per evitare che, anche in mezzo -a noi, sianvi incomprensioni nocive. Voi sapete per esperienza che praticamente è ben diverso il modo di pensare e di agire di chi ha vere responsabilità e di chi invece non ne sente il peso. Dico ciò, perchè forse anche voi avrete udito talvolta qualche elemento giovane affermare, non si sa con quale competenza, che i vecchi poco o nulla capiscono di A. C. Purtroppo non mancò qualche laico che, nelle aberrazioni di un suo falso zelo, avrebbe voluto addirittura fare man bassa persino sui parroci e sui Vescovi, distruggendo tradizioni e istituzioni secolari della Chiesa, col loro glorioso passato, solo perchè vecchie, pur di far luogo all´A. C. Lo so, si tratta di fobie e di casi isolati, ma dobbiamo evitare che si moltiplichino. Questo di erigersi a giudici dell´operato dei Prelati e dei Superiori, non giova certamente all´azione cattolica.

Qualcuno chiese quale fosse l´atteggiamento dei Salesiani di fronte all´A. C.; senza pensare che la domanda è già di per sè una ingiuria. Il nostro atteggiamento infatti è, e non può essere, che uno solo: col Papa, per il Papa, sempre uniti al Papa. Ed appunto per questo noi vogliamo . l´A. C. come la vuole il Papa. Leggete le sapienti disposizioni pontificie: là non si tratta, no, di distruggere un glorioso passato. Perciò fare l´A. C., non vuol dire e non dev´essere, distruggere le Compagnie Religiose: esse furono chiamate dallo stesso S. Padre, le migliori forze ausiliari dell´A. C. Lavoriamo pertanto a perfezionarle e rafforzarle: esse saranno sempre il più fecondo vivaio di A. C.

Infine non si dimentichi che l´A. C. è per i laici: è l´apostolato laicale in aiuto dell´apostolato sacerdotale: in aiuto, e non contro o per soppiantarlo. È dovere anche nostro moderare e correggere in caso necessario la tendenza di certi laici che, per fare dell´A. C., cadono nel gravissimo errore di screditare i sacerdoti e í religiosi, e persino di dare lezioni ai Vescovi e alle Autorità Ecclesiastiche.

Io non credo si debbano chiamare dei giovani laici a dare lezioni di A. C. ai nostri chierici e sacerdoti. Siamo noi che abbiamo e dobbiamo compiere questa missione. Negli studentati teologici si è messa la cattedra di A. C. precisamente per formare i sacerdoti che  dovranno domani istruire e dirigere i membri dell´A. C.

Alla´Crocetta si tenne quest´anno un ben preparato Congressino di A. C. con chiare e solide illustrazioni teologiche. In quella circostanza manifestai tutto il mio compiacimento pel bene fatto anche in questo campo: ma, basato sull´esperienza, raccomandai a quei cari figliuoli di procedere con prudenza, umiltà e carità nelle loro attività. Volli anche premunirli contro la febbre del movimento statistico: più che di numeri, che potrebbero diventare tumori, alimentiamoci di vero zelo.

Dissi loro inoltre di non ridurre l´A. C. a teoria, a giostre accademiche, ove si pasce e trionfa a volte la vanità. Don Bosco, precursore e campione dell´A. C., la vuole basata sulla pietà eucaristica, sul buon esempio, e soprattutto sull´insegnamento del catechismo, che è sostanza e midolla dell´A. C.

Ricordate e propagate queste direttive. Noi vogliamo oggi, come ieri, e sempre essere col Papa: perciò vogliamo e fomentiamo l´A. C., come la vuole il Papa, e nella cornice dèlle tradizioni salesiane. Solo così riusciremo a fare del bene reale alle anime.

Seduta del 1° luglio 1938.
IL TRIENNIO PRATICO
La vostra discussione, così ampia e ispirata da grande amore verso i. chierici, è stata per me motivo di grande conforto, ed ha versato un po´ di balsamo sopra una piaga, la quale, non è solo aperta nel cuore del Rettor Maggiore e dei Superiori, ma anche nei vostri cuori. Ogniqualvolta si raduna il Capitolo Superiore, abbiamo la dolorosa, la penosissima impressione di un triste « introito »: le dispense dai voti; e quando si parla di dispensa, generalmente, si tratta di chierici tirocinanti,.

Sono ormai minime le defezioni di sacerdoti: indice questo di crescente e consolante maturità religiosa nella Congregazione.

Le defezioni più numerose sono invece tra le file dei chierici tirocinanti: più rare tra i´ chierici degli studentati. Per questo il tirocinio fu chiamato la prova del fuoco dei nostri cari chierici. Noi siamo sempre più fortemente convinti della necessità del tirocinio pratico e delle sapienti disposizioni che lo stabiliscono e lo regolano. Credo però che, tutti, senz´eccezione — Superiori, Ispettori, Direttori, Salesiani rivestiti comechessia di autorità — dobbiamo domandarci se,´ veramente tutti ´e sempre, sentiamo, com´è di dovere, la tremenda responsabilità della cura di questi figliuoli, che danno i primi passi nella vita pratica salesiana.

D. Rua, in una delle sue ultime circolari, prossimo a´ morire, scriveva queste accorate parole: u Quando mi giungono queste domande di dispensa dai voti, quando mi trovo dinanzi a queste defezioni, io mi domando se tutti avremo fatto effettivamente il nostro dovere, o se invece qualcuna di queste defezioni non sarebbe avvenuta, se da parte nostra vi fosse stato più calore di carità, maggior vigilanza; se pienamente avessimo imitato D. Bosco? ».

Al termine di questa importante discussione, vorrei eccitare in noi, e, attraversò l´opera nostra, negli altri, un maggior senso di responsabilità, da tradursi in calda paternità e´soave carità verso cocesti figliuoli.

La causa più frequente ed esiziale della perdita di non poche vocazioni è la trascuratezza nel non fare o nel non ricevere i rendiconti, nel farli con poca confidenza o nel riceverli con poca paternità.

Per questo io vorrei esortare tutti a compiere fedelmente questo importante dovere, al cui adempimento vanno ´legate in gran parte le sorti della nostra Società. Se poi qualche Direttore non si sentisse di compierlo, consigliatelo a chiedere di ´essere´ esonerato dalla carica, anzichè esporsi ad essere la causa della perdita di preziose vocazioni.

Lo so, la ´colpa va ricercata, non solo nei Direttori o in altri :Superiori, ma : anche in coloro che non si piegano ´ all´esatta osservanza e si espongono forse ai pericoli di letture, amicizie, uscite´ perniciose, e soprattutto in chi lasciò man mano illanguidire la pietà eucaristica. ´        ´
Ma non dovrebbe più succedere che si possa dire che un Di-´rettore o non riceve i rendiconti, o li riceve male permettendosi magari di leggere il giornale od altro, oppure snaturandoli con parole  frasi poco caritatevoli.

Quando manca il padre, ´ si chiude il´ cuore dei figli: se´ l´affetto non lo si trova in casa, si va a cercarlo fuori... e alavviene la catastrofe.

Nelle riunioni dei Direttori fatevi eco´ di questa parola, ´ ch´io vorrei ripetere a voi con l´autorità e la paternità di D. Bosco. Ricordate che il, prestigio dei Superiori talvolta si affievolisce per la trascuratezza nell´adempimento . di questo dovere, che D. Bosco chiamò « chiave di , volta di tutto l´andamento delle Case e della Congregazione ». Il- chierico, che conosce quest´obbligo e lo vede trascurato, viene logicamente a perdere la fiducia e la stima verso quei ´Superiori che, colla loro inosservanza, preparano la rovina della nostra Società, anche se ciò non è nelle loro intenzioni.

Lo schema di regolamento e gli articoli già redatti sono ottima cosa e noi plaudiamo alla Commissione; al Relatore, a voi. Ricordate però che, sopra questo e più di questo e come sintesi di tutto questo, il punto essenziale è sempre il rendiconto. Se i nostri chierici troveranno un cuore di padre, continueranno ad essere figli: solo così avremo fatto opera veramente efficace perchè il triennio dia i suoi migliori risultati.´
Seduta, del 2 luglio 1938.

I — VACANZE ESTIVE DEI CHIERICI
DEGLI STUDENTATI
I chierici dei nostri studentati abbisognano, al termine dell´anno scolastico, di un periodo di riposo. Dove? con quali modalità?
Siamo giovani e abbiamo bisogno anche in ciò di imparare dall´esperienza. Per ora si còntinui a fare come si è fatto, anche se, coi vantaggi, furono riscontrati degl´inconvenienti: non siamo ancora in grado di venire a una decisione definitiva. Mentre i più s´irrobustirono nel corpo e nello spirito, purtroppo alcuni non seppero resistere alla dissipazione. L´essenziale si è che, da parte di tutti, vi sia una grande e affettuosa cura di cotesti cari figliuoli: sarebbe assai doloroso, perderli, proprio quando sono già parte integrante della nostra Famiglia e prossimi a darci valido aiuto. Vedano pertanto gl´Ispettori di mandarli, pel riposo, là dove potranno, non solo conservare, ma rinvigorire lo spirito religioso e salesiano.

II — STUDI TEOLOGICI
Negli studentati, specialmente teologici, nón si segua, il metodo di alcune università, anche ecclesiastiche, nelle quali i professori svolgono in forma scientifica e con grande ampiezza solo qualche parte del programma, senza preoccuparsi del testo e lasciando che la scolaresca studi poi da sè il resto. Da noi deve svolgersi tutto intero il programma: ciò non impedisce che si dia qualche saggio di esemplificazioni scientifiche agli alunni.

Riguardo poi all´orientamento dei nostri studi  ripeterò a voi ciò che insistentemente raccomando ai professori degli studi superiori che abbiamo iniziato alla Crocetta. Noi Salesiani formiamo una Congregazione. di vita intensamente attiva e perciò d´indirizzo prevalentemente pratico; noi non siamo destinati alla speculazione, ma all´azione vigorosa in mezzo . al popolo, all´insegnamento religioso e al fomento della moralità. È logico pertanto che sia dato ai nostri studi un orientamento pratico; senza, s´intende, nulla sottrarre al dovuto sviluppo della teologia speculativa. Sono ´lieto di dire che i professori della Crocetta si sforzarono e si sforzano di attuare questo indirizzo, e che nella compilazione della Ratio Studiorum tendiamo tutti concordemente a questo orientamento. È bene perciò che inculchiate le stesse difettive agli studentati delle vostre ispettorie.

Permettete che aggiunga alle raccomandazioni fatte qualche altra considerazione.

Noi possiamo e dobbiamo adoperarci perchè i nostri studi diventino un mezzo potente di cattolicità e di salesianità. I Salesiani formano una sola famiglia, anche  se vivono in nazioni e regioni diverse. La nostra forza è nell´unione: ora l´unione è frutto di conoscenza, di relazioni, di contatti. Ecco perchè io vorrei che gli studentati teologici fossero dappertutto così sapientemente organizzati, da permettere quello che potremmo chiamare il travaso degli elementi salesiani da una nazione all´altra. Se gli studentati saranno convenientemente attrezzati, diverranno facili, gl´indicati scambi, con incalcolabili vantaggi: e così, colla mutua conoscenza, si rafforzerà la stima: l´affetto poi sarà sempre più fraterno e forte. Inoltre con queste comunicazioni forniremo ai Soci della Congregazione un mezzo potente di istruzione, ben diversa da quella che può acquistarsi attraverso i libri. Sìami pertanto permesso di dire agli Ispettori: noi conosciamo le vostre strettezze e condividiamo le vostre pene: ma, anche così, vi esortiamo ad essere molto generosi, quando si tratta di favorire i buoni studi e di inviare ottimi elemènti agli studentati filosofici e teologici. Il sacrifizio generoso, sarà ricompensato dai salutari effetti di una buona formazione.

Parlando degli studentati fu detta, e quasi di sfuggita, una parola sulla parte economica. Non si pensi sia -la meno importante: ´ essa ha un grande peso nelle nostre decisioni, come in tutte le contingenze della vita. L´aver pertanto indicato che per ora ci proponiamo di studiare ´questo punto alla luce dell´esperienza, non deve significare ch´esso sia messo da parte quasi si trattasse di cosa poco importante. È necessario invece che tutti si facciano un dovere di approfondire bene questo argomento, specialmente quando diversi Ispettori hanno i loro chierici in uno stesso studentato: nei loro annuali contatti abbiano la bontà di esaminare serenamente e coraggiosamente questo problema. Ogni disamina poi si faccia nell´ambiente della praticità e della carità. Anche noi; radunando gl´Ispettori, ritorneremo su questo argomento e speriamo di giungere così a pratiche soluzioni.

III — BIBLIOTECHE
Parlando di studentati credo conveniente ricordare la circolare sulle Biblioteche, esortandovi a far di tutto perchè sia attuata. Nelle Case di formazione la biblioteca è di somma necessità: ad essa è bene siano dedicati sforzi e, se necessario, sacrifizi.

Mi permetto ripetere che la mancanza della biblioteca ha dei penosi riflessi sullo spirito di povertà: quando avremo la sorte di non vedere più i mastodontici bauli, erranti, carichi di libri? Gli Ispettori facciano, della biblioteca, oggetto di studio nelle. riunioni dei Direttori: nè si lascino abbattere, dallo sconforto, se troveranno tutto o quasi tutto da fare. D. Bosco non cominciò forse dal nulla? Urge, anche in questo, formare la coscienza dei Direttori e dei Confratelli.

È necessario al tempo stesso insistere perchè alla biblioteca sia annesso l´ambiente per lo studio dei chierici. Si eviterà così il danno di vederli dispersi per la Casa. In quel locale essi potranno avere a portata di mano i piccoli ferri del loro mestiere, i libri utili per la consultazione; inoltre avranno assistenza ed aiuto per le letture e i loro studi.

IV — ARCHIVI
Per finire aggiungerò una parola sugli archivi. È questa un´altra deficienza delle nostre, Case. Per rimediarvi ho nominato una commissione, incaricandola di studiare la materia in tutto il suo complesso "e disfare proposte concrete. Spero di potere, fra non molto, darvi norme precise in una speciale circolare. Anche qui ci sarà molto da fare; ma senza sgomentarci affronteremo la situazione e vedremo di risolverla nel miglior modo.

I fatti dolorosi avvenuti in certe nazioni, ove non fu neppure rispettato il santuario domestico, devono renderci guardinghi, circa i documenti da conservarsi negli archivi, per evitare che le intimità ´familiari diventino, in mani estranee, capi d´accusa a danno della Congregazione. Ogni anno, e anche più spesso, si rivedano gli archivi evi si tolga ciò che possa essere frainteso. Si escogitino cifrari o altri accorgimenti per conservare cose riservate: in caso necessario si chieda consiglio ai Superiori Maggiori; ma si vigili per evitare sorprese.

Seduta del 4 luglio 1938.

LA VISITA
Nelle riunioni di luglio dell´anno 1933 credetti bene dare alcune norme particolareggiate agli Ispettori sul modo di., compiere la Visita ispettoriale. Parecchi di loro (e tra gli altri cito un nome sempre caro, e ve lo ricordo anche per rendere, omaggio alla sua memoria, il compianto D. Calasanz mi pregarono di scrivere quelle norme, che, nel loro pensiero, sarebbero riuscite di utilità a tutti. Concepii, allora il proposito di raccogliere man mano i dati necessari, per fissarli poi in una circolare, che riguardasse questo argomento della Visita ispettoriale e delle visite in generale.

Sono lieto di dirvi che la circolare è pronta. Ho. voluto naturalmente consultare — che cosa si può fare oggi senza i canonisti? -- ho voluto consultare, dico, i canonisti, affinchè le norme e le direttive poggiassero sulle basi solide del, Diritto Canonico generale, , sulle nostre Costituzioni, sui Regolamenti e sulle nostre Tradizioni.

E siccome uno dei punti più importanti della Visita ispettoriale è quello che riguarda la Pietà, il Culto e le manifestazioni. liturgiche, essendochè la vita eucaristica — e non lo ripeteremo mai abbastanza — ,è la base e l´ambiente della nostra forza pedagogica, per questo io avevo da tempo pregato il nostro caro D. Vismara di aiutarmi a raccogliere ordinatamente i principali decreti riguardanti il culto e la liturgia nelle nostre chiese e Case. Il lavoro, come dissi, è pronto. Non è che gl´Ispettori debbano, ogni volta leggere tutto quello che verrà pubblicato nella prossima circolare: quantunque sarebbe cosa utile: è bene,però che essi sappiano di avere. a portata di mano una specie di manuale di indiscusso profitto in molte circostanze.

Essendo la, circolare ultimata, ero tentennante se dirvi oggi qualche cosa di essa, o se limitarmi ad annunciarvi semplicemente che nel corso , dell´anno 1939 verrebbe pubblicata.

Credo però sia bene ricordarvi fin d´ora questo grave dovere della visita, e perciò mi permetterete ch´io passi in breve rassegna qualche punto di essa. È vantaggioso assai che tutti ci formiamo un´idea adeguata della Visita, affinchè quando essa sia compiuta — o in via ordinaria dall´Ispettore, oppure in via straordinaria dal Rettor Maggiore, .o per suo incarico dai Superiori del Capitolo o da altre persone da lui delegate, — abbia a sortire effetti salutari.

Scopo principale della visita è quello di « togliere gli abusi e far fiorire la virtù », come si esprime il Concilio di Trento per la visita alle parrocchie: parlando di religiosi, la visita deve inoltre servire potentemente a far fiorire, o rifiorire, la vita religiosa.

Basta accennare allo scopo della visita per convincerci de´ suoi evidenti vantaggi e stimolarci a non tralasciarla, e a compierla con tutta la possibile diligenza. E qui mi sia permesso di ricordarvi la sapiente e confortante sentenza del Santo Padre, ch´io per dar valore alla povera e meschina mia parola, volli messa in particolare rilievo nella circolare mandata a tutte le Ispettorie, quando indissi la visita fatta dai Superiori del Capitolo. « Una visita, disse il Papa, è sempre una benedizione ». È grande la mia consolazione nel potervi dire, oggi, a visita compiuta, che tanti e tanti confratelli — ai quali faccio pervenire per mezzo vostro il: mio ringraziamento — sentirono il bisogno di scrivermi che: La visita per loro, per la Casa, per l´Ispettoria era stata effettivamente una grande benedizione ».

Sicuro d´interpretare anche i sentimenti . dei vostri cuori, approfitto di questa circostanza per ringraziare i Superiori del Capitolo del lavoro che seppero compiere con tanto spirito di sacrificio, di prudenza e. squisita carità. Al tempo stesso ringrazio voi, che accoglieste i Visitatori con sentimenti veramente filiali, venerando in ciascuno di essi lo stesso nostro Padre Don Bosco. Quante volte essi sentirono il bisogno di scrivermi e di dirmi che erano stati ovunque oggetto di cure affettuose, e che il loro compito era stato reso facile e fecondo dalla bontà e carità degl´Ispettori, déi Direttori e di tutti i confratelli! Benediciamo il Signore di tutto, e benediciamolo specialmente perchè la visita ha procurato alla Congregazione immensi vantaggi. Com´è bello e consolante, ora — ogni volta che in Capitolo si parla di qualche Casa, di qualche confratello, di qualche affare, di qualche nomina — udire uno dei Superiori che può subito dire: « Io ho visitato quella Casa; so di che cosa si tratta; conosco quel confratello! ». In tal modo i Superiori sono in grado di avere e dare informazioni e notizie precise circa l´andamento della nostra Società, delle Case, dei confratelli. Da questa conoscenza derivano oggi e deriveranno anche in seguito consolanti vantaggi per le Case e per la Congregazione.

La visita è necessario, in primo luogo, che sia fatta. So che ordinariamente gl´Ispettori non la trascurano. Si ricordi che questo è uno dei più importanti loro doveri. Quando si organizzarono ed estesero le Ispettorie, taluno espresse questo timore: « La presenza dell´Ispettore nella Casa ispettoriale, ove egli dovrà risiedere, non creerà forse difficoltà al Direttore locale? ». Si rispose subito che il Direttore non avrebbe veduto turbato in nessun modo l´andamento della Casa, ma al contrario avrebbe goduto di reali vantaggi. L´esperienza ha dimostrato che simile problema di fatto non esiste, perchè praticamente l´Ispettore è pressocchè sempre in visita.

La visita ordinaria dell´Ispettore è di dovere una volta al- l´anno; ma è nello spirito delle nostre Costituzioni e nell´uso ormai acquisito che si faccia almeno due volte: la prima all´inizio dell´anno scolastico: la seconda, l´ufficiale, più tardi con le modalità prescritte.

L´Ispettore sentirà naturalmente particolare affetto verso i figli più piccoli, gli aspiranti, e per quelli che si trovano nel periodo di formazione, i novizi, i filosofi e i teologi. È giusto ch´egli si rechi a queste Case con maggior frequenza, anche per avere di quei cari figliuoli una conoscenza più perfetta.

La visita ufficiale sia fatta con certa solennità, ed è bene sia annunciata. L´improvviso arrivo dell´Ispettore potrebbe interpretarsi come inquisizione poliziesca e causare impressioni meno gradite. È vero, l´Ispettore è padre, e il padre può recarsi quandochessia a visitare i figli: ma trattandosi della visita ufficiale, è bene ch´essa sia preventivamente annunciata.

Quando l´Ispettore è nuovo, verrà accolto, la prima volta, con qualche particolare dimostrazione: ciò è doveroso. Gli si potrà leggere un indirizzo di filiale adesione davanti alla comunità e ai giovani. Dopo la prima visita, non occorrono più tali manifestazioni. L´Ispettore potrà così cominciare senz´altro il suo còmpito presentandosi ai confratelli  raccolti nella chiesa. o cappella, per rivolgere loro un saluto e mettersi pienamente a loro disposizione per tutto il tempo che sarà necessario. Egli non commetta l´errore di dire o di far capire che ha fretta, perchè allora la visita perderebbe gran parte della sua efficacia.

Siccome poi, canonicamente parlando, l´Ispettore quand´è in visita, concentra e assume tutti i poteri della Casa, così è bene ch´egli non interrompa la visita, ma che, una volta iniziata, la continui, però senza precipitazione di sorta. Anzi sarà bene ch´egli ripeta paternamente ai confratelli: Fin che mi darete lavoro, sarò felice .di rimanere con voi.

Finita la conferenza di apertura, ed usciti i confratelli, egli, accompagnato dal Direttore e dal Catechista, incomincerà la visita canonica alla chiesa: qui non mi dilungo, perchè fra poco avrete tutte le indicazioni necessarie.  Sarà bene che, specialmente le prime volte, leggiate tutti i decreti e le norme liturgiche che troverete nella circolare. Sono cose ché, messe in pratica, ci faranno del bene. Noi dovremmo essere santamente orgogliosi che si potesse dappertutto e da tutti dire di noi: i Salesiani celebrano bene la S. Messa e fanno esemplarmente tutte le funzioni liturgiche e religiose. Verremo così circondati dalla stessa aureola che irradiava D. Bosco, e il nostro buon esempio aggiungerebbe efficacia al nostro apostolato.

Finita la visita alla chiesa, l´Ispettore, chiamerà a sè il Direttore, per ascoltarne il rendiconto. Il Direttore non deve parlare . subito dell´andamento della Casa, dei confratelli o di altre cose: parli prima di sè. I Direttori hanno poche occasioni di fare il proprio rendiconto: approfittino di questa circostanza tutta a loro vantaggio. L´Ispettore poi non commetta l´errore di dirgli: — Lasci, lasci pure, non è necessario. — Questo, che può parere un complimento, sarebbe invece un grave danno pel Direttore e per lo stesso Ispettore. Forse quel Direttore. ha bisogno egli pure di manifestare qualche pena, di dire qualche cosa che, non solo l´affligge, ma impedisce lo svolgersi fruttuoso dell´opera sua: lasciandolo parlare e sfogarsi . con confidenza si farà del bene a lui e alla Casa.

Dopo di aver parlato di sè il Direttore darà all´Ispettore quelle informazioni che possano giovare al bene dei confratelli e-farà una completa relazione dell´andamento della Casa e delle opere, senza tralasciare di esporre ciò che possa riuscire di vantaggio ai cooperatori, agli Ex-allievi, ai benefattori, alle relazioni colle autorità ecclesiastiche e civili.

Vorrei continuare, ma siccome è già tardi e d´altronde spero di darvi la circolare nel prossimo 1939, non m´indugio oltre.

L´essenziale si è che la visita sia fatta, sia fatta bene, e sopra tutto sia fatta paterna forma, come dicono i canoni. D. Bosco diceva che l´Ispettore è «un fratello maggiore»: egli perciò si dimostri tale colla più soave carità. Il padre deve avere il cuore grande: ma col fratello talvolta si ha un´intimità maggiore. Fate pertanto la visita col cuore grande del padre e coll´intimità del fratello, affinchè così tutti abbiano in voi la massima fiducia. Procedete soprattutto con carità ed amore paterno quando si tratti di togliere abusi, di curare delle piaghe. Faranno sempre di più la carità e l´amore che non la stessa disciplina, qualora essa non sia pervasa di questa carità e infiammata da questo amore. A taluno parrà talvolta sia necessario, come suol dirsi, il braccio forte: ma è appunto nella manifestazione di questa forza, nelle applicazioni pratiche della disciplina, che dobbiamo sentire e usare la massima carità. In tal modo i cuori dei confratelli si manterranno uniti al cuore dei Superiori, si stringeranno al centro, a D. Bosco sempre vivente in mezzo a noi, e il suo spirito verrà propagato e perpetuato nelle moltiplicate sue opere.

Seduta del 4 luglio 1938.

CORSO DI PERFEZIONAMENTO PEI COADIUTORI
È necessario che i nostri bravi coadiutori facciano, dopo il noviziato, un corso di perfezionamento: mandarli subito alle Case equivarrebbe, in molti casi, esporli a gravi pericoli, mancando essi ancora della dovuta preparazione specialmente professionale e didattica.

Durante quel periodo avranno agio di addestrarsi nelle rispettive arti ed anche di prepararsi agli esami per avere i diplomi, che .ormai divengono indispensabili dappertutto.

Le nazioni, un po´ in tutte le cose, ma specialmente nei progressi tecnici e nel movimento educativo, con facilità si imitano: una legge promulgata in una nazione, ben presto verrà adottata in altre. Ciò è avvenuto ed avviene specialmente per le esigenze dei titoli accademici. Stiamo attenti per non arrivare in ritardo!
A questo proposito raccomando che non si abbia paura di mandare anche sacerdoti a compiere studi professionali e agrari nelle Università: un sacerdote, per stare decorosamente alla-,, direzione di Scuole Professionali, dev´essere ben istruito, e preparato: inoltre i sacerdoti possono frequentare certi corsi universitari con minor pericolo spirituale. Se tardiamo, ci vedremo forse stroncata una delle più belle e simpatiche attività della nostra Congregazione.

A proposito di certe scuole aggiungerò ancora una parola. Taluni fanno osservare che la scarsità di capi ben preparati ci obbliga talvolta a conservare alla direzione dei laboratori individui meno capaci. Ebbene, si preparino elementi idonei e numerosi per potere, non solo fornire buoni capi, ma per essere anche in grado di poterli cambiare, offrendo così man mano ai vice-capi il modo di addestrarsi nella direzione di un laboratorio.

Seduta del 5 luglio 1938.

LE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE
Stamane toccherò brevemente un tema importante: vi parlerò delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Voi conoscete il lene compiuto con tanto zelo e praticità di iniziative, e sempre in conformità allo spirito del nostro Padre, da questo benemerito istituto. Basterebbe ciò, perchè noi facessimo del nostro meglio per cooperare al notevole insieme di opere buone ch´esse svolgono nel mondo.

Ma voi sapete che questo Istituto è particolarmente, direi essenzialmente, vincolato alla nostra Famiglia. Si tratta di una Congregazione fondata dal nostro santo Padre, S. Giovanni Bosco, e oltremodo -cara a Lui, che la volle, fin dagli inizi, diretta dai suoi Figli; si tratta di un Istituto che ha le stesse finalità e svolge le stesse opere della nostra Pia Società, finalità e opere che devono essere raggiunte e sviluppate seguendo le direttive, i metodi, il sistema del nostro stesso Padre. Per questi motivi l´Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice ci è particolarmente caro, e dev´essere oggetto delle nostre cure, anche a costo di sacrificio.

Vi è poi una terza ragione, la quale non è più di carità, ma di giustizia; perciò qui l´esortazione si converte in dovere.

Voi sapete che il Santo Padre, con particolare decreto, ha incaricato da anni il Rettor Maggiore della nostra Società di occuparsi, in qualità di Delegato Apostolico, dell´Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Il Rettor Maggiore, in virtù del citato decreto, deve; per sè o per altri, visitare, ogni due anni, tutte 1e" Case dell´Istituto stesso, promovendone lo spirito del Fondatore, il progresso spirituale, morale e scientifico; invigilando sul retto investimento dei capitali, sulla sicura conservazione delle doti: di tutto poi deve informare- la Santa Sede.

E qui io debbo in primo luogo ringraziare gl´Ispettori, i quali, con non lievi sacrifici, hanno compiuto, a nome del Rettor Maggiore, la visita ora accennata.

Dalle relazioni inviate, e sono lieto testimoniarlo oggi a tutti, - risulta, in primo luogo, che le Suore hanno manifestato il loro profondo ringraziamento e compiacimento per la visita e pel modo con cui fu fatta. Risulta pure che fortunatamente gl´Ispettori hanno trovato ovunque un grande attaccamento delle Figlie di Maria Ausiliatrice al loro e al nostro Istituto, e una totale e devota adesione al nostro e loro Fondatore e Padre, D. Bosco.

Dalle stesse relazioni apparisce che, tra le Figlie di Maria Ausiliatrice, l´osservanza è generalmente esemplare, e, che vi è in tutte vivo desiderio di essere assistite da Salesiani, sopra tutto per ciò che riguarda il servizio religioso, e particolarmente le confessioni.

Io vi esorto, carissimi Ispettori, a continuare nell´adempimento di questo dovere. Per mezzo del Rev.mo D. Segala, da me delegato ad occuparsi di questo importante ramo della nostra attività a bene delle anime, vi esorto, ripeto, a compiere quanto egli in mio nome vi comunicherà. Alla vostra volta esortate i Direttori ad adoprarsi perchè, sempre che sia possibile, le Case delle Figlie di Maria Ausiliatrice abbiano effettivamente la nostra assistenza.

Dovendo il Rettor, Maggiore riferire alla Santa Sede ogni due anni circa il risultato di queste visite, siete pregati di continuare, come avete già fatto, ad inviare al mio delegato la vostra relazione, dalla quale sarà facile raccogliere i dati da ´trasmettere poi alla S. C. dei Religiosi.

E qui mi sia permessa una raccomandazione.

Sappiamo tutti, per esperienza, quanto costi la suindicata assistenza: eppure, seguendo le tradizioni e le raccomandazioni di D. Bosco e de´ suoi successori, credo mio, dovere ripetere a voi che dovete essere larghi e generosi nel prestare questo servizio alle Figlie di Maria Ausiliatrice. Ricordo che avendo la Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice chiesto al compianto D. Rinaldi che volesse determinare quanto esse avrebbero dovuto corrispondere ai Salesiani pei servizi prestati nel ministero sacerdotale, il buon Superiore rifiutò recisamente di dire o fare nulla. La ragione è ovvia, ma sapiente. È assai meglio che noi ci troviamo in credito, anzichè in debito, nei riguardi delle Figlie di Maria Ausiliatrice, perchè così potremo più facilmente trovarci di fronte a loro come superiori e padri, e non già nella condizione di stipendiati e dipendenti: la nostra parola infatti avrà un valore assai diverso a seconda della condizione in cui verremo a trovarci. Non intendo suscitare una discussione su questo argomento: mi limito a indicarvi un principio generale, divenuto ormai una tradizione.

Assistendo le Figlie di Maria Ausiliatrice e lavorando per la gioventù loro affidata, noi avremo la soddisfazione di cooperare al grande bene da esse compiuto in ogni parte del mondo.

Ed è cosa buona e cara a D. Bosco e ai suoi Successori che, nella attuazione di questo bene, esse desiderino trovarsi, per quanto è possibile, a fianco dei Salesiani, precisamente per avere quella assistenza, che d´altra parte noi desideriamo dare loro per conservare alle manifestazioni del loro zelo le caratteristiche salesiane.

Detto ciò, passo a fare alcune osservazioni.

Voi sapete che i due Istituti, pur facendo parallelamente la loro strada, camminano però su due binari distinti. Quindi non dobbiamo voler comandare in casa loro, nè scrutare più di quello che esiga il decreto che vi ho citato. Cercate pertanto di • fare le cose con quella prudenza, delicatezza, purità d´intenzione e di azione, sempre richieste quando si tratta con persone consacrate a Dio, specialmente se religiose.

Devo poi tributarvi un meritato elogio per aver ottenuto che siano evitate le comunicazioni interne tra Istituto e Istituto, là ove le Suore prestano servizio alle nostre Case.

So però, e risulta dai rendiconti delle visite, che qualche rarissima Casa non è ancora pienamente in regola su questo punto. Vi prego di far sì che le norme date per la clausura siano fedelmente e sempre attuate. Ove ciò non sia possibile, si abbia il coraggio di pensare a una differente -sistemazione: è assai meglio non avere le Suore, che averle in condizioni contrarie alle disposizioni della Chiesa e della Congregazione, esponendoci forse in tale guisa a dicerie e insinuazioni che fanno sempre del male.

Una raccomandazione speciale desidero farvi per ciò che riguarda le confessioni. Ripetete frequentemente ai sacerdoti nostri, che continuino le belle tradizioni apprese alla scuola, del nostro Fondatore: le confessioni siano brevi. In confessione si confessano i peccati; perciò non si permettano divagazioni inopportune: insistete su questo punto. Ai sacerdoti ricordate ciò che diceva D. Bosco: « Se voi date un avviso, probabilmente quello, perchè solo, sarà ricordato: se ne date due o tre, c´è pericolo che i penitenti non ricordino più niente ». Nel confessionale non si fanno prediche: anche quando si richiedesse qualche parola di più, o qualche chiarimento, si faccia sempre colla maggior brevità. Con tutti è bene procedere cosa, ma particolarmente colle Suore e colle donne in generale. Inoltre si osservi tutto ciò che è stato altre volte raccomandato: grande serietà, nessuna parola meno grave, neppur l´ombra d´intimità, non si dia mai del tu. Evitate anche la così detta direzione spirituale scritta. Certe corrispondenze offrono troppi inconvenienti e possono anche prestarsi a insinuazioni meno rette: l´esperienza c´insegna essere questo terreno sdrucciolevole e insidioso.

Sopra un altro punto dovete richiamare l´attenzione delle Suore, ed è ch´esse non devono cedere il loro teatrino per rappresentazioni maschili. Vi potrà essere una eccezione in qualche casa straordinario per accademie o conferenze: anche allora però si usino le maggiori precauzioni per evitare inconvenienti e dicerie.

Avrete udito ripetere anche voi, non so con quale fondamento, che la donna quando comanda è più portata dell´uomo a far sentire l´autorità. Senza voler dar troppo peso a questa affermazione, è certo, e lo deduco dalle relazioni delle visite, che, in certe Case di Suore, si è constata talvolta la mancanza di maternità: la Direttrice fu solo direttrice, non madre. Nelle conferenze e negli esercizi vi prego di insistere su questo punto, inculcando la più soave carità,, specialmente quando si debbano fare correzioni.

Raccomandate anche frequentemente la pratica del sistema preventivo. Forse mancarono talvolta a questo proposito istruzioni e norme sicure: si correggano in caso necessario idee e pratiche contrarie, soprattutto per ciò che riguarda l´assistenza.

Ma vi è un punto sul quale desidero richiamare particolarmente la vostra attenzione. Da parecchi anni io insisto presso il Consiglio Generalizio e le Ispettrici delle Suore, perchè diano una importanza sempre maggiore alle Case di Formazione. Voi pure conoscete ciò che talvolta avveniva in passato. Certe buone figliuole erano accolte nell´Istituto e, dopo aver passati sei mesi o poco più di postulantato in qualche Casa, andavano a fare il noviziato: uscendone, avrebbero dovuto essere Figlie di. Maria Ausiliatrice atte a svolgere le loro attività multiformi. La pratica venne poi a dimostrare, e talvolta con conseguenze meno buone, le inevitabili manchevolezze dell´affrettata formazione: le buone sì, ma poco attrezzate Suore, davano scarso rendimento é in tal modo il peso e le responsabilità venivano a riversarsi sulle altre a scapito talvolta della stessa salute. Fortunatamente oggi la pratica è bene diversa, perchè vanno sorgendo, nelle singole Ispettorie, Case di A spirantato, destinate alla formazione delle Stiore addette al magistero, alle scuole professionali, ecc. Dette Case hanno lo stesso carattere dei nostri aspirantati. Con questo provvedimento si evita anche un grave danno alle giovani che entrano nelle loro Case. È noto infatti che, nel mondo, si ha poca stima della giovane che, dopo aver vestito l´abito, abbandona la sua vocazione. Per questo è bene che le giovanette non vestano subito l´abitò, ma restino alcuni anni in prova nelle Case di aspirantato. Qualora dovessero uscirne, ritornerebbero alle loro famiglie, non come Suore fallite, ma quali semplici collegiali, e perciò senza nessuna nota infamante, anzi col beneficio dell´educazione ricevuta.

Insistete sulla buona organizzazione di simili Case; sopra tutto in ciò le Suore hanno bisogno di essere sorrette e incoraggiate in questo momento.

E va da sè che le buone Figlie di Maria Ausiliatrice debbono soprattutto essere stimolate, incoraggiate e aiutate a conservare lo spirito del nostro Padre, e perciò a studiare, conoscere, imitare sempre meglio D. Bosco, se vogliamo che le loro opere si sviluppino col suo metodo.

Carissimi Ispettori, Direttori e Delegati, fatevi eco, ve ne prego, di queste mie parole.

Lavorando per l´Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che è tanta parte della nostra famiglia e del cuore di D. Bosco, noi avremo cooperato a una grande missione di bene, avremo compiuto un dovere impostoci dalla Santa Sede, e soprattutto avremo fatto opera graditissima al nostro santo Fondatore e Padre.

Seduta del 5 luglio 1938.
MISSIONI E MISSIONARI
La Commissione trovi una formula per esprimere questo voto, e cioè: che mai il missionario abbia a trovarsi solo nelle cosiddette residenze.

Da tempo io insisto presso i Capi-missione e gl´Ispettori perchè l´accennato voto sia una realtà. Non è solo coll´aumentare il numero delle residenze, ma soprattutto conservando e fomentando lo spirito religioso nei missionari, che noi avremo realmente contribuito all´incremento delle missioni. Siamo religiosi e dobbiamo vivere come tali, godendo di un minimum di vita di comunità: tolta questa, verrà a mancare il religioso, e allora mancherà anche il missionario. Del resto questa raccomandazione la fece ripetutamente il Santo Padre, il quale, non è molto, parlando al nostro confratello, Mons. Scuderi, ricordò appunto che la Chiesa, in momenti particolarmente difficili, raccomandò e fomentò la vita collegiale e comune anche al clero secolare, come d´altronde avviene oggi in molte diocesi ove i sacerdoti vivono riuniti. Ricordo io stesso di avere vista attuata questa pratica in certi luoghi del Portogallo, dopo la tremenda persecuzione che mise a così dura prova la Chiesa in quella nazione. Ora se questo è consigliato e praticato in Europa, perchè non lo si dovrà fare nei paesi pagani, dove disgraziatamente sono maggiori i pericoli per la fede e la morale? Ho visitato le missioni e posso assicurarvi che l´isolamento, per molti motivi, può essere funesto al missionario.

E poichè parliamo di missioni io sento il dovere di esprimere un duplice ringraziamento. Anzitutto ai nostri bravi, coraggiosi, zelanti missionari (l´assemblea prorompe in applausi). Avete anticipato l´applauso che avrei voluto chiedervi: la spontaneità lo farà tornare più gradito ai valorosi apostoli cui è indirizzato.

E vada inoltre il ringraziamento agl´Ispettori che, con vera generosità e non lievi sacrifizi, hanno dato e dànno personale alle missioni.

Nel penultimo Capitolo Generale si stabilì, per non aggravare troppo gl´Ispettori, che le Ispettorie dessero ogni anno almeno un sacerdote, un chierico e un coadiutore per le missioni. Con questo aiuto e l´efficace gettito delle Case missionarie si potè mettere le nostre missioni in condizioni di vivere e svilupparsi.

Continuate, cari Ispettori, e, potendolo, date con maggior generosità. E poichè nel 1941, a ricordo del centenario della Congregazione, intendiamo fare una grande spedizione missionaria, incominciate fin d´ora a metterne... nel salvadanaio, per far felici i nostri cari fratelli che, con tanto sacrifizio, lavorano nelle Missioni.

EX-ALLIEVI E « BOLLETTINO SALESIANO »
Desidero stamane richiamare la vostra attenzione sopra due punti di grande importanza, che costituiscono, nelle mani dei Salesiani, due mezzi potenti per fare del bene: gli Ex-allievi e il Bollettino.

Una lode anzitutto per il lavoro compiuto, e a quanti di questo lavoro sono stati gli organizzatori e gli artefici, specialmente per ciò che riguarda gli Ex-allievi. Si è fatto abbastanza: vorrei dire molto! Ma parecchio ancora resta da fare.

Nè dobbiamo stupirci se non furono subito, sempre, e da tutti, ben capiti la natura, le finalità, lo scopo degli Ex-allievi. Si tratta di cose di non facile attuazione. Fortunatamente però la parola di D. Bosco, anche qui, ci darà l´idea chiara e precisa, la direttiva sicura.

Il 17 luglio 1884 D. Bosco, trovandosi circondato da una bella schiera di Ex-allievi, in gran parte dell´Oratorio di Valdocco, diceva loro: « Io col nome di Salesiani intendo significare tutti coloro che, qui nell´Oratorio, furono educati colle massime di questo gran Santo: quindi, per me, voi siete tutti Salesiani ». Volendo noi continuare l´applicazione del pensiero di D. Bosco, possiamo considerare come Salesiani tutti coloro che sono stati educati nelle nostre Case: ed è bene sia così.

In quella stessa circostanza si svolse a Valdocco un episodio molto significativo, e che noi non dobbiamo dimenticare. Alla destra del nostro Padre, durante la refezione, era seduto il Teol. Reviglio, a tutti noto attraverso le Memorie biografiche. Gli altri Ex-allievi presenti provarono naturalmente come un senso di santa invidia al vedere che il loro compagno poteva intrattenersi tanto familiarmente col nostro Padre. Il Teol. Reviglio, che aveva ben capita la cosa, quando al termine della refezione, si iniziarono i brindisi, prese egli pure la parola e disse: « Sono orgoglioso di essere al . fianco di D. Bosco; ma so pure di essere oggetto di fraterna e dolce invidia, perchè ognuno di voi sarebbe desideroso e felice di occupare il mio posto. È giusto: quantunque io, non solo sia tra i giovani dei tempi eroici, ma effettivamente sia il primo Ex-allievo ordinato sacerdote. Mi ricordo che da piccini... con lui ci sentivamo felici.

In questo giorno però io sono ancora più felice, non solamente per sedere al suo fianco, ma per la parola che mi fu dato di udire or ora dalle sue labbra. Avendo io pregato D. Bosco che mi indicasse in qual modo noi avremmo potuto ricompensarlo di quanto egli aveva fatto e sofferto per noi, egli mi rispose: " Chiamatemi Padre ed io sarò felice " ». A quelle parole i presenti scattarono in piedi e, con voce forte e unanime, gridarono:
« Si, o D. Bosco, noi ti chiameremo e tu sarai sempre nostro Padre ». D. Bosco e i suoi figli erano commossi fino alle lagrime. Ecco fissata la natura, la finalità, lo scopo degli Ex.allievi: D. Bosco vuole che noi li consideriamo come veri Salesiani.

Essi è vero, non fanno la professione religiosa, ma, avendo vissuta la. stessa nostra vita, D. Bosco li considera come parte integrante della famiglia, e li esorta a continuare, anche sparsi nel mondo, la vita iniziata nelle nostre Case. Quando egli disse: « Chiamatemi Padre », volle dire loro che li considerava come figli. Ora noi sappiamo che il figlio è il prolungamento del padre; è il padre che, nel succedersi degli anni, si perpetua, si rivede, e rivive nei figli.

Da queste sole considerazioni ci è dato rilevare quale poderosa forza abbia in mano la nostra Società, servendosi santamente e sapientemente degli Ex-allievi, che, sparsi ormai in tutto il mondo, occupano i più svariati posti, dai più umili alle più alte cariche, nella società.

Infatti, e lo sperimentiamo ogni giorno, ormai non vi è ufficio nè posto nelle gerarchie ecclesiastiche e civili, in cui non figurino degnamente i nostri Ex-allievi.

Ora questi cari Ex-allievi, Salesiani e figli nostri nel pensiero di D. Bosco, se sapremo tenerceli uniti, mediante frequenti contatti, formeranno un´immensa famiglia che, conservata nel buono spirito, potrà essere, come già in passato, al servizio della Chiesa e delle opere nostre, fonte feconda e perenne di bene. Quando il pensiero spazia e s´immerge in questa visione magnifica e sconfinata, il cuore si allarga alle più lusinghiere speranze.

Non stupitevi pertanto se io insisto e ancora vi esorto a lavorare intensamente per organizzare sempre meglio le unioni degli Ex-allievi. Ogni Casa abbia, non solo la statistica, il registro, le schede di tutti gli Ex-allievi, ma faccia in modo che 1´ Unione sia veramente fattiva.

Si faccia giungere ad essi, di quando in quando, una buona parola. Sarà un invito perchè partecipino alla riunione annuale: sarà una letterina, per ricordare loro Che furono allievi di Don Bosco, che li amiamo sempre con immutato affetto, che desideriamo mantenere con loro le migliori relazioni, che preghiamo per loro, che benediciamo le loro famiglie: sarà magari mandando loro la strenna del Rettor Maggiore, affinchè capiscano che sono trattati, non solo come figliuoli, ma come i figli più cari, i beniamini, ai quali appunto si manda la strenna.

Ove poi si possa, ed io spero che presto lo si potrà ovunque, s´invitino ogni anno gli Ex-allievi a fare gli Esercizi .Spirituali. È questa una forma di bene grande, e, diciamolo pure, di un bene desiderato e gradito dagli stessi Ex-allievi.

Diamo adunque una organizzazione sapiente e vigorosa a questa forza magnifica. N on mi dilungo oltre: a me basta avervi esposto il pensiero genuino del Padre nostro: sono certo che voi vi adopererete per praticarlo.

Ed ora una parola sul Bollettino. D. Bosco lo chiamò « vincolo di unione coi nostri cooperatori ». La forza dei cooperatori salesiani messa a disposizione della nostra Società è qualche cosa di veramente grande. Ora noi dobbiamo sapere servirci bene di questa forza. Non vorrei che, qua e là, tra i vostri figliuoli, vi fossero ancora delle incomprensioni, spiegabili del resto se pensiamo che, la prima volta che D. Bosco parlò del Bollettino ai Superiori del Capitolo, ebbe la sorpresa e la pena di non essere inteso. È vero che egli ci ritornò su, e il Bollettino ebbe allora la sua vita. I cooperatori avevano bisogno di un organo che li unisse e indirizzasse, e D. Bosco diede loro a tal fine il Bol- lettino, che, nella mente del nostro Padre, dev´essere lo strumento efficacissimo, di quella propaganda tanto e sempre da lui voluta, perchè si avveri il precetto evangelico: Videant opera vestra borea. La società mondana, ingolfata nelle cose terrene e vittima del materialismo, ha bisogno di essere richiamata alla visione spirituale del bene: di ciò essa ce ne sarà non poche volte riconoscente. Avviene infatti, e forse voi pure ne foste testimoni, che certe persone, anche le più immerse negli affari, quando si trovarono in una Casa salesiana, e si resero conto del bene che vi si compie, sentirono il bisogno di dirci: « Quest´o pera non solo è bella, ma fa del bene anche a me che la vedo e ammiro la prima volta ». Quando l´altra sera, a .Cumiana, i Professori della Commissione Esaminatrice contemplarono la bella scena di vita di famiglia che colà si svolse e che anche noi ricordiamo con gioia, esclamarono commossi: « Questo spettacolo ci fa del bene: noi godiamo di trovarci in questa Casa: abbiamo trovato in quest´ambiente, tutto pervaso di spirito di famiglia, delle manifestazioni e delle forze pedagogiche impensate, delle cose che non sempre si riscontrano altrove ».

Non .trascuriamo dunque questo potente mezzo di propaganda, il Bollettino, che ha lo scopo appunto di mettere in luce e diffondere la conoscenza delle nostre opere, del nostro lavoro, delle nostre fatiche, e anche degli eroismi dei nostri confratelli nelle Missioni e tra i lebbrosi.

Nel pensiero di D. Bosco, il Bollettino doveva essere fonte e leva efficace di beneficenza e di carità: ora noi dappertutto abbiamo bisogno delle risorse della beneficenza. E dico « dappertutto », insistendo su di un concetto fugacemente accennato in uno di questi giorni. Anche i collegi, anche gli istituti nei quali i giovani pagano la loro pensione, non solo sono autorizzati, ma hanno lo stretto dovere di fare propaganda, specialmente per mezzo del Bollettino, allo scopo di far sgorgare essi pure l´acqua fecondatrice della beneficenza che scaturisce dalle sorgenti della carità.

Si parli e con coraggio dei nostri orfanotrofi, delle nostre missioni, delle nostre opere di assistenza: messe nella loro bella luce, esse faranno del bene e ai parenti dei giovani educati nelle nostre Case e in generale all´elemento della classe media, col quale abbiamo maggiori rapporti e che non sempre è curato a dovere. r:°11 È nei nostri regolamenti, anzi è nel cuore e nella mente di D. Bosco, che possibilmente i parenti dei nostri giovani siano tutti cooperatori: ed è sana tradizione che gli Ex-allievi passino man mano nelle file dei cooperatori. Quale gettito continuo di energie nuove nella nostra Società! Quale forza, quale efficace strumento di propaganda e di carità!
Per D. Bosco il Bollettino è e dev´essere vincolo di unione: per questo gli stava a cuore ch´esso fosse pubblicato sotto i suoi occhi. Egli stesso infatti ne dava le direttive e ne seguiva la pubblicazione occupandosi di tutto ciò che lo riguardava. « Del Bollettino, egli diceva, è direttore il Rettore Maggiore ». Il Bollettino dev´essere sempre nelle mani e alla diretta dipendenza del Rettor Maggiore: è per mezzo del Bollettino che le membra sono richiamate e vivono unite al capo per attuarne le direttive.

Circostanze e difficoltà insormontabili non permettono più che oggi tutti i Bollettini siano pubblicati a Torino. Sopra tutto durante e dopo la grande guerra alcuni di essi dovettero, in forza di leggi restrittive, esulare altrove. Con ciò si venne a complicare un problema già di non facile soluzione. I Superiori del Capitolo Superiore lo affrontarono a parecchie riprese, ma sono tali e tante le difficoltà, che non si è ancora riusciti a trovare la via, che pure urge rintracciare. Ci sono dei punti basilari dai quali non si potrà, nè dovrà prescindere: il Bollettino deve rimanere vincolo di unione e restare sempre sotto il controllo del Rettor Maggiore. Come effettuare, nelle circostanze presenti e future, questo programma? Oggi non ve lo saprei dire. Continueremo a studiare, ed io mi auguro che, in un sessennio, si riesca a trovare la soluzione di questo vitale problema.

Per poco che consideriate la cosa, anche voi vi convincerete facilmente della sua gravità. Oltre le difficoltà già enunciate, altre ve ne sono e non lievi. Mettete ad esempio che un Bollettino si pubblichi in Germania, in Polonia, in Francia. In Polonia vi sono due Ispettorie: da quale dovrà dipendere? Cosi nella Germania, così altrove. Chi segue lo sviluppo del Bollettino? Chi sostiene le spese? Come si avrà l´unità di indirizzo voluta da D. Bosco e dai Superiori in tutto il mondo? È un problema, ripeto, grave e ponderoso: aiutateci colla preghiera e col consiglio a studiarlo e risolverlo.

Frattanto però è necessario che ciascuno, rendendosi conto della potenza ed efficacia del Bollettino, si sforzi di moltiplicarne i lettori: e si avverta che quando si dice lettori, si vuole dire benefattori, cooperatori. Organizzate adunque i cooperatori. Abbiamo un magnifico regolamento: urge attuarlo con coraggio.

Lo so, siete onerati di lavoro: permettete però che vi dica che noi pure, prima di voi, ci siamo trovati nelle vostre difficoltà, nelle vostre strettezze di personale. Noi pure, prima di voi, sentimmo l´urgente e assillante bisogno .di uomini: eravamo convinti che le opere prosperano quando vi è l´uomo; eppure troppe volte abbiamo dovuto ripetere hominem non habeo. Tuttavia, anche riconoscendo il vostro disagio, di fronte alle molte opere che avete tra mano, sento il dovere ripetervi: fatevi coraggio, cercatelo, formatelo, istradatelo l´uomo che dovrà occuparsi dei cooperatori e del Bollettino: per amore di D. Bosco non private la Congregazione di questo organismo potente.

A, vostro conforto vi dirò che, in Italia, prendendo motivo dai lavori che si stanno effettuando nel nostro Santuario in onore di Maria Ausiliatrice e del nostro Padre S. Giovanni Bosco, abbiamo fatto una vera campagna per stimolare tutti a moltiplicare il numero dei cooperatori: a vostro conforto, ripeto, sono lieto di dirvi che siamo arrivati ad avere un gettito di cooperatori che, qualche mese, superò i cinquemila. Questo gettito però può ancora aumentare, e non poco, il giorno in cui la propaganda sarà sapientemente organizzata.

Accrescere il numero dei cooperatori vuol dire rinvigorire molte nostre opere, aiutare i nostri carissimi missionari, arrivare fino a loro cogli aiuti di cui hanno estremo bisogno. Ecco perchè insisto e insisterò ancora perchè lavoriate alacremente a moltiplicare i nostri cooperatori.

Parlando del Bollettino non posso tacere di certi foglietti che vengono pubblicati in alcune nostre Case. Non ripeto ciò che altre volte fu scritto negli Atti del Capitolo, e che voi stessi avete appreso dalla viva voce dei Visitatori nelle Riunioni che coronarono le visite. Si tratta di cose note: i risultati non furono. sempre quali era lecito sperare. Sono troppi ancora i foglietti stampati in veste letteraria e tipografica deplorevole, con disonore della Casa che li pubblica, con poco riguardo alle direttive di D. Bosco e alle stesse verità e notizie religiose che si vogliono diffondere. La verità è luce, è amore, e non ama vedersi bistrattata.

In secondo luogo richiamate le Case alla giusta idea della propaganda da farsi per mezzo di cocesti foglietti. Fu ripetuto che essi, in nessun modo, devono essere un doppione del Bollettino; il foglio locale deve occuparsi delle opere locali, mettendone in luce le attività, e non sconfinare in altri campi.

Simili foglietti non dovrebbero avere più di QUATTRO pagine: se ben redatte, sono più che sufficienti. Molti di essi però, ancora troppi, non rispondono al loro scopo, e vi si intravvede lo sforzo per riempire purchessia ´quelle povere quattro facciate! Quando non si è in grado di pubblicare decentemente e con frutto il foglietto, è preferibile sopprimerlo.

Parlando ai vostri Direttori ritornate su questi punti, affinchè essi, alla lor volta, li pratichino e facciano praticare. Questo è certo, che se sapremo organizzare bene gli Ex-allievi, i cooperatori, il Bollettino e i nostri Foglietti, oltre ad avere assecondato il pensiero di S. Giovanni Bosco, avremo fatto un grande bene alla nostra Società.

Seduta del luglio 1938.
I — SISTEMA PREVENTIVO
Permettete che anche oggi mi intrattenga brevemente con voi su alcuni argomenti.

In primo luogo non saranno mai eccessive le nostre raccomandazioni per la pratica del sistema preventivo. I Signori Ispettori, e forse alcuni dei presenti, sanno per esperienza, in quali penose circostanze verremmo a. trovarci, se, disgraziatamente, le famiglie, e Dio non voglia per mezzo di qualche avvocato, presentassero delle rimostranze, anche se meno fondate, a questo riguardo. Permettete pertanto ch´io vi ripeta: insistete, insistete, insistete, perchè si pratichi da tutti e sempre il sistema preventivo; perchè si eviti assolutamente qualsiasi castigo avvilente; e in modo particolare perchè, da nessuno e per nessun motivo, si mettano le mani addosso ai giovani.

Non è molto che un nostro autorevole Ex-allievo, volendo fare il panegirico di un suo antico professore di matematica, diceva facetamente: . Me l´ha fatta entrare a forza di scappellotti! ». Lo so, lo diceva per ridere, ma uno scappellotto non lo si deve dare nemmeno per celia, se non vogliamo procurarci degli elogi che potrebbero anche essere una condanna.

II — MODO DI TRATTARE COI PARENTI DEI GIOVANI
E qui è bene dire una parola sul modo di trattare coi parenti, . sia per la parte finanziaria, e più ancora per quella morale e intellettuale dei giovani:
Trattandosi di cose finanziarie si ricordi che D. Bosco, nelle sue Memorie confidenziali, ci raccomanda di evitare liti, avvocati, tribunali. Qualche prefetto passò talvolta la lista dei morosi ad avvocati specialisti, e ne venne fuori una serie di vicende dolorose, che circondarono l´istituto di un´atmosfera di odiosità.

Si raccomandi piuttosto ai prefetti di essere diligenti nel fare le riscossioni in tempo, per evitare che si accumulino cifre grosse; ma non si portino ai tribunali simili odiosità, nelle quali purtroppo il prete, il religioso, il salesiano fanno sempre brutta figura.

Così pure raccomandate che tutti siano diligenti e al tempo stesso prudenti nelle relazioni coi parenti. Qualcuno insinuò, e spero infondatamente, che talvolta dai Salesiani non si risponde o si risponde in forma altezzosa: voi ben capite che ciò indispone, ferisce e crea situazioni delicate e penose. Raccomandate anche grande circospezione e carità circa il modo di allontanare i giovani: su questo punto le cautele non sono mai esagerate. I prefetti poi non mettano mai sui libri di contabilità, e specialmente sul registro-pensioni, note comechessia imprudenti o infamanti:
III — RISPONDERE ALLE LETTERE
Parlando del dovere di rispondere puntualmente alle lettere, vi prego di rivolgere una viva raccomandazione a tutti, particolarmente a coloro che hanno relazioni colle persone esterne, ma soprattutto ai Direttori. Non dovrebbe più succedere che un Superiore del Capitolo venga a trovarsi nella imbarazzante condizione di scrivere tre o quattro volte, e per cose urgenti,
senza mai ricevere risposta. Questa mancanza di buona educazione può anche avere penosi riflessi circa l´andamento di affari importanti, e allora, non solo la carità, ma anche la giustizia viene offesa. Tutti pertanto si abituino a rispondere senza indugio: quando poi si debba dare una negativa, lo si faccia con grande carità e in tempo opportuno.

IV — I MISSIONARI CHE RITORNANO IN PATRIA
Ed ora una raccomandazione ai Capi-Missioni e agli Ispettori che mandano, da luoghi lontani, i confratelli in Italia e altrove. È necessario dare ai partenti istruzioni precise, meglio per iscritto, informandone i Superiori responsabili, specialmente quando si tratti di fare acquisti. Purtroppo non mancò chi abbia seminato debiti un po´ dappertutto. Le Ditte, non potendo riscuotere e talvolta non ricevendo nemmeno risposta, ricorrono ai Superiori Maggiori! Sono fatti irritanti che, per colpa di qualche imprudente e disubbidiente, seminano il discredito sulle nostre opere.

V — I MANOSCRITTI
Nel commento alla Strenna sulla Povertà si trattò il punto dei manoscritti. Raccomando di fare in modo che, nel periodo più breve possibile, questa materia sia. ovunque sistemata. Vi anticipo una notizia. I Superiori da tempo hanno incaricato valenti avvocati, perchè studino e risolvano questo punto nella cornice delle disposizioni legali, le quali, nelle diverse nazioni, possono anche essere e sono in effetto differenti. A suo tempo interpelleremo man mano gli Ispettori per addivenire ad una soluzione che risolva il problema sia nel campo religioso che in quello civile.

VI — IL FUMARE
Si è accennato in questa assemblea al fumare, e si è parlato di sanzioni. Non rallentate i vostri sforzi a questo riguardo: nessuno si lasci scoraggiare davanti alle difficóltà. La nostra consolante e solida posizione ci viene invidiata da molti Istituti religiosi. Dopo quanto fu scritto nella Circolare sulla Povertà, ci furono dei confratelli che chiesero e ottennero la dispensa dai voti per non perpetuare un doloroso conflitto di coscienza. I Superiori considerano questo punto di tale importanza che sono disposti a favorire altre dispense a chi non si sentisse di ubbidire. Resta inteso che chi fuma non può essere Direttore, prefetto, o avere speciali responsabilità: egli è un disubbidiente ed uno scandaloso, e l´autorità nelle sue mani diverrebbe fragile e vilipesa. La stessa raccomandazione vale, e vorrei dire ancora più, per le Missioni. Facciamo in modo da meritarci sempre l´elogio ch´io stesso udii rivolto in quelle lontani regioni a quei nostri cari figliuoli: «I Salesiani sono missionari che non fumano! ». Anche in certi banchetti, se interrogati, diciamo apertamente che a noi Salesiani è proibito fumare. Tutto ciò, oltre a farci del bene, circonderà la Congregazione di una magnifica aureola che la renderà sempre più simpatica.

Seduta del 7 luglio 1938.

PAROLE DI CHIUSURA
Prima di leggere il Verbale di chiusura del Capitolo Generale, e dopo aver rivolto il nostro ringraziamento a Dio, a Maria SS.ma Ausiliatrice e al nostro Padre e Fondatore S. Giovanni Bosco, credo doveroso rivolgere un ringraziamento anche al Regolatore: mi limiterò a dirgli ch´egli fece bene la parte sua in piena armonia colle nostre tradizioni: con ciò credo tributargli la più ambita lode ch´egli possa desiderare. Un ringraziamento, e di cuore, ai nostri bravissimi Segretari: ci hanno edificato sopportando giocondamente la non lieve fatica e rendendo più facile e proficuo il nostro lavoro colla stesura di verbali meritevoli di ogni elogio: coi Segretari intendiamo anche ringraziare gli Scrutatori. Un altro ringraziamento vada ai Presidenti, ai Relatori e ai Membri delle Commissioni; e poichè qui siamo tutti compresi, ci battiamo mutuamente e cordialmente le mani! Va da sè che un caldo ringraziamento vogliamo rivolgere al Direttore, al Personale, ai giovani della Casa, che ci offrirono una ospitalità, tutta pervasa di carità e infiorata di buoni esempi.

Siamo giunti al termine del Capitolo Generale: il Regolatore fra breve ne dichiarerà ufficialmente la chiusura, invitando i Segretari a leggere l´ultimo Verbale.

D. Bosco, convocando nel 1877, il 10 Capitolo Generale, disse: « Il Capitolo Generale farà prendere un nuovo aspetto alla Congregazione: sarà un gran passo ».

E il 5 settembre dello stesso anno, quando se ne fece l´apertura, pronunciò queste parole: « L´importanza di questo Capitolo sta in ciò: che le regole riescano pratiche, cioè che si studino i mezzi per ottenere che, in pratica, si eseguiscano uniformemente in tutte le Case ». Non trovo parole migliori per lasciare a voi un ultimo pensiero a suggello di quanto fu detto e fatto.

Voi tutti ricordate´ un celebre episodio della vita di D. Bosco. Il buon Padre si trovava, tra i suoi figli missionari, sul ponte della nave. Ad un tratto, rivolto a D. Cagliero, gli disse che anch´egli si sarebbe recato in America. Immaginate la gioia e lo stupore di tutti. Allora egli traendo fuori il libro delle Regole e consegnandolo con solennità a D. Cagliero: « Ecco, disse, D. Bosco che va in America ».

Oggi D. Bosco ha ricevuto, e noi lo ricordiamo con gioia, la più alta glorificazione. Ora se, com´egli disse, le Regole sono D. Bosco, ben possiamo aggiungere che anche le Regole furono con lui glorificate. In esse pertanto è`tutto D. Bosco, è D. Bosco glorificato, è la forza, è la fonte di nuove glorificazioni. Dev´essere quindi aspirazione e santo orgoglio dei figli il far si che l´amatissimo Padre, mediante la nostra esatta osservanza religiosa, si trovi e riviva in ogni Casa salesiana, anzi in ognuno di noi, coi lineamenti caratteristici della sua fisionomia paterna. Perciò, cari confratelli, dopo questo pratico e magnifico lavoro compiuto, ritornando alle vostre Case, ricordate a tutti ciò che D. Bosco stesso in quel primo Capitolo ripete insistentemente: che tutta la forza del nostro sviluppo, che l´espansione e la perpetuità della Congregazione, è nella osservanza uniforme della nostra Regola. Non prurito di riforma, dunque, come egli scrisse nelle sapienti pagine di introduzione alla Regola: neppure abbiamo bisogno di andare a bere ad altre fonti.

Il Signore ci ha dato in abbondanza tutto quello che è richiesto per l´osservanza delle nostre Costituzioni, e per corrispondere alla nostra alta missione. E soprattutto, o cari Ispettori, e dev´essere questo il vostro costante lavoro: Vigilate, non solo perchè l´osservanza sia esemplare, ma soprattutto perchè non si introducano abusi.

Ogni inosservanza — ditelo spesso ai confratelli — è uno sfregio alla paterna figura di D. Bosco: all´incontro nell´obbedienza alle nostre leggi, ai regolamenti e alle costituzioni, è la felicità dei soci, è la forza espansiva della nostra Congregazione.

Ricordiamo infine che, proprio nella osservanza delle Regole e dei Regolamenti, è la salvezza di quelle anime, che D. Bosco ci affidò, additandoci il suo celeste programma: Da mihi animas, coetera tolte!
24 Luglio-Agosto 1938                N. 88
IL RETTOR MAGGIORE: Le feste per l´ingrandimento della Basilica. - Il Capitolo Generale XV (suo svolgimento, sue elezioni, esposizione del 1941). - L´insegnamento catechistico e il Santo Padre, i] convegno catechistico del 1941, bibliotechina, sussidi catechistici. - La beatificazione di M. Maria Mazzarello. - La Strenna pel 1939 . . pag. 453
I.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore.

Torino, 24 Agosto 1938.

Figliuoli carissimi in G. C.,
1. — Il Signore si degnò benedire gli umili nostri sforzi facendo sì che le feste dello scorso giugno riuscissero grandiose e soprattutto ricche di frutti spirituali. Ringraziamolo dal profondo del cuore e sforziamoci di corrispondere con accresciuto slancio di zelo alle sue grazie.

L´ampliamento della Basilica di Maria Ausiliatrice è riuscito, al dire di tutti, non solo artistico e imponente, ma anche e soprattutto devoto. I due altari di Maria Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco sono veramente monumentali. Tralascio di scendere a particolari, pure tanto cari al cuore dei figli, perchè li avete appresi dalla lettura del Bollettino.

Le feste, decorate dalla porpora di Eminentissimi Principi della Chiesa e da numerosi Vescovi, furono una consolante manifestazione di fede e di pietà cristiana specialmente pel numero stragrande di fedeli che si accostarono in massa ai Santi Sacramenti.

Particolarmente cara e graditissima la presenza del nostro Em.mo Card. Hlond e di molti nostri Vescovi.

Sua Em.za il Card. Maurilio Fossati, Arcivescovo di Torino, si dimostrò, come in ogni altra circostanza, veramente Padre.

Il concorso dei fedeli fu imponente non solo nei giorni delle solennità, ma anche in seguito con un susseguirsi giornaliero di pellegrinaggi, alcuni composti anche di parecchie migliaia di devoti, provenienti dalle differenti regioni d´Italia e d´Europa, guidati da zelanti Sacerdoti,. da Vescovi, Arcivescovi e Cardinali.

S. Giovanni Bosco dal Cielo avrà gioito al vedere tanto accresciuta la devozione verso la celeste nostra Ausiliatrice. Tutti poi abbiamo provato le più soavi emozioni contemplando le moltitudini assiepate e prostrate dinanzi all´ Urna del nostro grande Padre.

Sono convinto che le solenni feste svoltesi nella ampliata Basilica saranno pei vicini e pei lontani stimolo efficace per rafforzare e diffondere ognora più le due care devozioni di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco.

2. — In quei giorni erano già numerosi a Torino i membri del XV Capitolo Generale: la loro presenza, mentre rese più solenni le feste, contribuì e contribuirà ancora a perpetuarne e propagarne i frutti.

Com´era stabilito, il 15 giugno ebbero inizio gli Esercizi spirituali nell´« Istituto Conti Rebaudengo ». Le giornate di fede e pietà così intensamente vissute a Valdocco contribuirono a rendere più feconde di frutti spirituali quelle dei santi Esercizi.

Il Capitolo, aperto la sera del 23 giugno, durò fino al 7 luglio.

Furono rieletti Don PIETRO BERRUTI a Prefetto Generale, Don PIETRO TIRONE a Catechista Generale, Don FEDELE GIRAUDI a Economo Generale, Don RENATO ZiGGIOTTI a Consigliere Scolastico. Generale, Don ANTONIO CANDELA a Consigliere Generale per le Scuole Professionali e Agricole, Don GIORGIO SERIE a Consigliere Generale incaricato degli Oratori festivi e degli ex-allievi.

Commovente e oltre ogni dire confortante fu lo spettacolo, di unione, di carità, di amore a Don Bosco e alla Congregazione, di zelo per le anime, di filiale adesione al Papa da parte di tutti i membri del Capitolo Generale.

I lavori si svolsero in un´atmosfera di concordia, di fusione di menti e di cuori, di reciproca comprensione, e soprattutto di adesione costante e assoluta alle idee e direttive, al metodo educativo, allo spirito del nostro Santo Fondatore.

Fra breve vi sarà comunicato l´importante e veramente costruttivo lavoro compiuto in quelle memorande sessioni per l´opera fondamentale della « formazione del personale salesiano ».

Se sapremo tradurre in costante vita vissuta quanto fu deliberato possiamo essere certi che l´avvenire della nostra umile Società sarà quale il nostro Santo Fondatore lo vide raffigurato nel glorioso personaggio del fatidico sogno.

Le deliberazioni prese sono ad experimentum per un sessennio. Esse sintetizzano il pensiero delle Regole, dei Regolamenti, delle tradizioni nostre nonehè le tassative prescrizioni del Diritto Canonico e quelle emanate dai competenti dicasteri ecclesiastici. Fedelmente applicate e praticate durante i sei anni di prova saranno subito, ne son certo, fonte di grandi beni per la nostra Società. Nel frattempo, l´esperienza suggerirà gli emendamenti o le aggiunte che abbiano a rendere quelle norme ancor più rispondenti allo scopo.

3. — Il Capitolo Generale ebbe l´onore e la gioia di essere confortato, incoraggiato, benedetto da una lettera dell´Em.mo Card. La Puma, Prefetto della S. Congregazione dei Religiosi, da un´altra del nostro Card. Protettore l´Em.mo Card. Eugenio Pacelli e da una paterna e sovranamente benevola esortazione del Sommo Pontefice.

In essa il Papa si dichiarava « felice di sapere che tra le questioni da trattarsi nella autorevole assemblea, era quella dell´incremento da darsi agli Oratori festivi e quella della organizzazione perfetta dell´insegnamento catechistico ».

Altra raccomandazione egli ci faceva che desidero sia a suo tempo argomento di una trattazione speciale.

Il Capitolo Generale in omaggio al Vicario di Gesù Cristo costituì subito due commissioni per studiare il vitale argomento dell´insegnamento catechistico, e discusse poi le relazioni presentate.

Le decisioni prese vi saranno comunicate dal Catechista Generale e dal Consigliere Generale.

Vi esorto a prenderle nella massima considerazione e più ancora a metterle in pratica.

Per preparare degnamente il grande Convegno Catechistico dei 1941 è necessario addestrarci praticamente durante questi due anni in tutto ciò che possa rendere più efficace l´insegnamento del Catechismo.

Ho in animo di aiutarvi io pure in questa nobile impresa, non solo colle mie preghiere ed esortazioni, ma con una apposita circolare sugli Oratori festivi e sull´insegnamento catechistico da pubblicarsi, coll´aiuto del Signore, prima dell´8 dicembre 1939.

Frattanto vi prego quanto so e posso di dedicare, tutti, alla metodologia catechistica e alla ricerca dei sussidi didattici catechistici le vostre migliori energie.

In questi anni che ci separano dalla data centenaria, in tutti gli Studentati teologici e filosofici le Compagnie religiose e le Associazioni di Azione Cattolica prendano l´insegnamento catechistico come tema delle loro riunioni, dei loro studi e del Congressino annuale. Altrettanto si faccia in tutte le altre Case di formazione.

Il tema è vastissimo e offre materia per parecchi anni. È bene che in tutte le Case e particolarmente in quelle di formazione vi sia una ben provvista bibliotechina catechistica ed inoltre una bella raccolta di sussidi didattici per l´insegnamento catechistico.

In tal modo sarà facile nel 1941 fare a Torino una magnifica ed istruttiva esposizione dei libri, sussidi, metodi, delle iniziative diverse, dei programmi, quaderni, registri, risultati, diagrammi, insomma di tutto ciò che i figli di S. Giovanni Bosco fanno nel mondo per rendere sempre più efficace l´insegnamento del Catechismo.

4. — Si avvicina per la famiglia salesiana una data gloriosa ch´è al tempo stesso un nuovo trionfo dello spirito del nostro Santo Fondatore.

Il 20 novembre avrà luogo nella Basilica Vaticana la beatificazione della Madre Maria Mazzarello, prima Superiora e Con fondatrice dell´Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

La nostra adesione e partecipazione alla esultanza e alle solennità che si svolgeranno a Roma, a Torino e altrove sarà, ne son certo, piena, entusiasta, fattiva.

Desidero che in tutte le nostre Case la nuova Beata sia glorificata con funzioni speciali e solenni, e che ci prestiamo pure ovunque sia possibile, anche con sacrifizio, perchè si faccia altrettanto nelle Case delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

5. — Ci avviciniamo al nuovo anno scolastico e ve lo auguro e prego da Dio felice e ricco di frutti. Ricordando i giorni degli Esercizi Spirituali e i propositi presi, stimoliamoci a compiere santamente i nostri doveri nella carità, nell´osservanza, nella gioia serena.

Ed ora eccovi la Strenna pel 1939: Sull´esempio e collo spirito di S. Giovanni Bosco santifichiamo l´allegria, le ricreazioni, i divertimenti.

A suo tempo comunicatela agli allievi, ex-allievi, Cooperatori e Cooperatrici; le Figlie di Maria Ausiliatrice la inculchino alle loro allieve ed ex-allieve.

Il mondo cerca in tutti i modi di perdere le anime e segnatamente i giovani cogli allettamenti di giuochi, divertimenti e piaceri malsani: è dovere nostro arginarne in tutti i modi le tremende rovine morali.

Ci assista materna Maria Ausiliatrice e ci guidi sempre il nostro Santo Fondatore.

Vi benedice di cuore il vostro aff.mo in C. J.

SAC. P. RICALDONE.

Il Direttore Spirituale.
Nel Capitolo Generale XV, il nostro Veneratissimo Rettore Maggiore, in ossequio.ai desideri del Sommo Pontefice, costituiva due Commissioni, una per gli internati e l´altra per gli Oratori Festivi, affinchè studiassero i mezzi per dare maggiore impulso all´insegnamento del Catechismo.

La Commissione per gli internati presentò al Capitolo stesso alcune proposte che io qui vi comunico, affinchè si possano tenere presenti ed attuare fin dal principio dell´anno scolastico.

1° - INSEGNANTI
Il mezzo dei mezzi è un buon insegnante per cultura, capacità didattica ed ascendente morale.

In attesa che dagli Studentati escano Confratelli sempre meglio preparati si fa voti:
a) che tale insegnamento sia affidato al Catechista, tranne vere necessità in contrario;
b) che se il Direttore assume qualche insegnamento, questo sia possibilmente quello della Religione nelle classi superiori;
c) che non potendosi attuare nessuno dei due casi precedenti, l´insegnamento sia assegnato, almeno nelle Scuole medie, ad abili Sacerdoti.

d) Che gli insegnanti non manchino di prepararsi remotamente e prossimamente su libri di metodica e di lezioni catechistiche modello, che non mancano in ogni Nazione.

2° - PROGRAMMA
Lamentata l´impossibilità di avere un programma unico per tutte le Nazioni e Diocesi, si determina:

  1. che secondo la qualità dei nostri internati si fissi un programma in modo che al termine del corso di studi i giovani abbiano ricevuto un chiaro, sodo e completo insegnamento religioso.

Così per es. in Italia, nel Ginnasio si studino, oltre la Storia Sacra, la Fede nella prima classe, la Morale nella seconda, i Sacramenti e l´Orazioni nella terza, riserbando la Liturgia e l´Apologetica alla quarta ed alla quinta.

  1. che nel primo anno del corso si prendano sempre le « Prime Nozioni della Dottrina Cristiana »;
  2. che i Catechisti si assicurino che i giovani nuovi delle altre classi conoscano sufficientemente queste «Prime Nozioni » e, in caso negativo, suppliscano nel migliore modo;
  3. Siano oggetto di speciale preparazione coloro che dovessero fare la prima Confessione o la prima Comunione o ricevere la Cresima.

3° - TESTI
Constatata l´impossibilità di fissare testi uguali per tutte le Nazioni, si fa voti che in Italia, in quelle Diocesi dove l´Ordinario non abbia prescritto altro testo, si adotti come testo di base il Catechismo di Pio X e come commento qualcuno dei molti manuali pubblicati dalla S. E. I., come per es. il Bavaglia, l´Annoni, il Maccono, il Rossignoli ecc.; fuori d´Italia si adottino i testi riputati più adatti.

È poi doveroso che ogni Casa si provveda del necessario materiale didattico catechistico: quadri murali, proiezioni, ecc..., per rendere l´insegnamento interessante ed attraente.

40 - GARE
Mezzo efficace e stimolante allo studio della Religione sono le gare catechistiche. Per tale motivo e per aderire completamente ai desideri del Rev.mo Sig. Rettore Maggiore si stabilisce che « nell´anno scolastico 1.938-39 in ogni Casa si faccia con particolare solennità una gara catechistica sapientemente e praticamente organizzata e che le gare catechistiche delle Case siano coronate da una gara ispettoriale. Le gare ispettoriali abbiano • di mira di preparare l´organizzazione dei Congressi Nazionali pel 1940 e di portare poi luce e praticità di metodi per un Congresso Internazionale Catechistico da celebrarsi nel 1941, centenario dell´Opera oratoriana salesiana ».

I - NORME GENERALI.

Trattandosi in. generale delle gare si è convenuto:

  1. che esse per raggiungere il duplice scopo di sprone allo studio e di consolidamento dell´insegnamento religioso, non devono consistere in un puro e semplice esercizio mnemonico, ma anche in un saggio d´intelligenza;
  2. che alle gare devono prepararsi tutti gli alunni; il che si otterrà più facilmente e più entusiasticamente, se al risultato si darà valore di esame finale;
  3. che siano tenute colla massima solennità, con tutte le esteriorità consuete e coll´intervento delle autorità;
  4. che si facciano almeno un mese prima del termine del- l´anno scolastico;
  5. che si diano premi attraenti e convenienti alla qualità . degli alunni.

II - PROGRAMMA.

L´ideale sarebbe che tutti gli alunni avessero lo stesso programma´, che questo fosse pure il programma scolastico dell´anno e argomento della spiegazione catechistica domenicale, come avviene felicemente e con consolanti risultati in qualche Ispettoria.

Ma le Ispettorie che non hanno e non possono avere tale possibilità, per non sovraccaricare soverchiamente gli alunni con un programma speciale per la gara, che potrebbe renderla meno simpatica, possono far convergere la gara sui diversi programmi dei vari corsi e classi.

III - TIPI DI GARA A PROGRAMMA UNICO PRELIMINARI.

  1. Gli alunni studino a memoria le risposte del catechismo dopo che l´insegnante ne ha fatto la spiegazione.
  2. Ogni mese gli alunni facciano un saggio scritto su temi dati dall´insegnante.
  3. L´istruzione catechistica domenicale in chiesa versi possibilmente sulla stessa parte del Catechismo fissata per l´anno scolastico.

A) Gare nelle Case.
Saggio di intelligenza.

  1. Gli alunni svolgono un tema assegnato dal Direttore sotto rigorosa sorveglianza e senza l´aiuto di libri.
  2. Sulla pagina del lavoro non si scrive il proprio nome, ma solo un numero assegnato, col quale si contrassegna la busta racchiudente un foglio col nome dell´alunno.
  3. Una Commissione mista, cioè composta di estranei alla Casa e di confratelli della Casa, classifica i lavori con un voto e dopo apre le buste contenenti i nomi.
  4. Tale voto fa media colla media dei voti dei lavori fatti durante l´anno.
  5. Chi ha riportato un voto inferiore a sette è escluso dalla gara ed è obbligato a fare l´esame scolastico di religione, mentre gli ammessi alla gara ne sono dispensati.

Saggio di memoria.

  1. In un salone debitamente preparato si dispongano gli alunni in ordine alfabetico.
  2. Una Commissione giudicatrice mista, come si è indicato sopra, comincia l´interrogazione per ordine.
  3. Le risposte debbono essere date alla lettera.
  4. Nel primo giro, se uno sbaglia, viene avvertito con un colpo di campanello e, se non si corregge subito, esce di gara.
  5. La gara continua fino a quando rimangono solo cinque. I caduti hanno diritto ad un piccolo premio di memoria e di intelligenza. I cinque rimasti, secondo il voto riportato nel lavoro scritto, vengono proclamati:

1° - Principe:
2° - Primo Console;
3° - Secondo Console;
4° - Capitano;
5° - Alfiere.

A questi si danno premi speciali.

B) Gare Ispattorali.

  1. Vi prendono parte i cinque vincitori delle gare locali, od almeno tre, secondo le possibilità ed il numero delle Case.
  2. I partecipanti si radunano nella Casa fissata dall´Ispettore in giorno stabilito.
  3. Il saggio di intelligenza si fa su tema assegnato dall´Ispettore nel medesimo modo del saggio fatto nelle Case.
  4. Il saggio mnemonico si svolge in forma solennissima colle stesse formalità e modalità di quelle delle Case.
  5. Terminata la gara vien proclamato:

1° - Imperatore;
2° - Principe;
30 - Primo Console:
4° - Secondo Console;
5° - Capitano;
6° - Alfiere.

  1. Si procede all´incoronazione dell´Imperatore; si consegnano i diversi distintivi agli altri vincitori e si consegna il Gagliardetto, che rimane sino alla gara seguente alla Casa cui appartiene l´Imperatore, e si va in chiesa a cantare il « Te Deum ».

C) Insegne.

  1. Corona d´alloro dorato per l´Imperatore.
  2. Fasce o sciarpe o altro distintivo per gli altri vincitori della gara.

Si tenga presente che in simili occasioni è necessaria una ben intesa coreografia.

D) Premi.

  1. Gare nelle Case: Libri o oggetti religiosi o anche denaro, tutto gradualmente secondo la riuscita.
  2. Gare Ispettoriali: Gagliardetto, premio speciale all´Imperatore e proporzionalmente agli altri e medaglie coniate apposta. In qualche luogo si sogliono assegnare premi in danaro, come per es. L. 200 all´Imperatore e L. 100 agli altri vincitori.

E) Tipo di gare con programma vario.
Valgono le stesse norme del tipo programma unico colle seguenti differenze:

  1. Si fa anzitutto il saggio di memoria classe per classe con una certa solennità e coll´intervento del Direttore e altri Superiori sino all´eliminazione di due terzi degli alunni; solo i restanti prendono parte al saggio mnemonico generale.
  2. Nella gara ispettoriale i giovani vengano disposti per classe, dovendo essere interrogati secondo il proprio programma.
  3. Gli alunni delle classi superiori (per es. in Italia quelli della 5a Ginnas. e del Liceo) che non hanno lo studio mnemonico del Catechismo risponderanno a tesi (otto o dieci) preparate sul programma di religione dell´anno e comunicate a loro tempestivamente.

d) I lavori sia delle gare locali che di. quelle Ispettoriali vanno assegnati secondo il programma delle varie classi.

5° - CONGRESSO E MOSTRA CATECHISTICA
È in programma per il 1941 un solenne Congresso Catechistico Internazionale illustrato da una Mostra catechistica.

Non entrando ora nei particolari, che verranno comunicati a suo tempo, credo tuttavia opportuno raccomandare vivamente a tutti coloro, che ne sono interessati, di preparare il materiale per la Mostra.

Gli insegnanti di Catechismo conservino nitidi ed in buon ordine il Diario Scolastico ed il Registro di Classe coi voti, le osservazioni e l´esito finale dí ogni anno. Procurino che gli alunni tengano in buono stato i quaderni di religione coi temi svolti durante l´anno, colle correzioni dell´insegnante e col voto meritato. Se poi qualcuno segue qualche metodo speciale di attivismo  od altro, abbia cura di raccogliere e conservare il materiale illustrativo per poi poterlo esporre alla Mostra.

Don Bosco Santo, Apostolo del Catechismo, ci illumini e ci guidi in questo lavoro tanto caro al suo cuore.

Il Consigliere Scolastico.

A. — Per semplificare le cose e non essere costretto a comunicare ogni anno il programma per i chierici del tirocinio e per i sacerdoti del quinquennio, crede opportuno fissarlo nelle sue linee generali, affidando ai signori Ispettori il còmpito di determinare le particolarità variabili di anno in anno per i propri chierici.

10 La lettura pedagogica più opportuna e più utile pare « La vita del nostro Santo Fondatore » che per la maggior parte potrà essere quella del Lemoyne-Arnedei in due volumi. I chierici del primo anno di tirocinio ne porteranno la parte che va dal 1815 al 1841, quelli del 2° anno dal 1841 al 1868 e quelli del 3° anno dal 1868 alla fine. Che il testo debba essere personale o comune spetterà all´Ispettore determinarlo.

L´autore latino sia il vol. 3° della Prosa latina Cristiana del nostro D. Sisto Colombo, sul quale l´Ispettore determinerà "di anno in anno almeno una cinquantina di pagine da tradurre.

3° Sarà poi un´utile preparazione alla S. Teologia il ripasso graduale di tutta laFilosofia studiata; quindi i chierici del 1° anno ripasseranno la Dialettica, la Critica, l´Ontologia; quelli del 2° la Cosmologia, la Psicologia e la Teodicea; quelli del 30 l´Etica e il Diritto Naturale.

Vedano gli Ispettori il modo migliore per ottenere che i nostri chierici possano disporre dei libri e del tempo per questo studio, specialmente durante le vacanze e che l´esame sia fatto con serietà, senza eccezioni, soprattutto per il ripasso della Filosofia.

Quanto ad quinquennio teologico basterà il programma che finora s´è stampato a parte e che non ha bisogno di mutamenti.

QUINQUENNIO TEOLOGICO
RELIGIOSI SACERDOTES, IIS TANTUM EXCEPTIS QUI A SUPERIORIBUS MAIORIBUS GRAVEM OB CAUSAM FUERINT EXEMPTI, AUT QUI VEL SACRAM THEOLOGIAM, VEL IUS CANONICUM VEL PHILOSOPHIAM SCHOLASTICAM DOCEANT, POST ABSOLUTUM STUDIO-RUM CURRICULUM, QUOTANNIS, SALTEM PER QUINQUENNIUM, A DOCTIS GRAVIBUSQUE PATRIBUS EXAMINENTUR IN VARIIS DOCTRINAE SACRAE DISCIPLINIS ANTEA OPPORTUNE DESIGNATIS (Canone 590).

Per questi studi ed esami si propone ai signori Ispettori, un tipo di opportuno programma, che può essere seguito in ogni Ispettoria.

ANNO I. — a) De actibus humanis. - De conscientia. - De legibus (Canoni da 1 a 86).

b) De vera religione. De Ecclesia.

c) Storia. Ecclesiastica dagli esordi della Chiesa fino a Costantino.

d) Storia del Canone del Vecchio e del Nuovo Testamento. Testi e versioni. Regole per l´interpretazione dei sacri libri.

ANNO II. — a) De censuris (Canoni 2195-2414) - De virtutibus theologicis. De virtute religionis. - De temperantia et ieiunio ( Canoni 1154-1408) .

b) De Deo Creatore et Redemptore.

c) Storia da Costantino a Carlomagno.

d) Libri storici del Vecchio Testamento.

ANNO III. — a) De sesto Decalogi praecepto. - De iustitia et iure. - De restitutione. - De contractibus (Canoni 1409-1551).

b) De gratia Christi.

c) Storia da Carlomagno a Lutero.

d) Libri didattici del Nuovo Testamento.

ANNO IV. — a) e b) (dogmatica e morale) De Sacramentis generatim. - De Baptismo. - De Confirmatione. - De Eucharistia (Canoni 726-879). - De statibus peculiaribus eorumque obligationibus (Canoni 87-214 e 451-725).

c) Storia da Lutero fino agli inizi della Rivoluzione Francese.

d) Libri profetici del Vecchio Testamento.

ANNO V. — a) e b) (dogmatica e morale) De Poenitentia. - De Extrema unctione. - De Ordine. - De Matrimonio (Canoni 870-1153).

c) Storia dal principio della Rivoluzione Francese ai tempi nostri.

d) Libri del Nuovo Testamento.

B. — Da vari Studentati si chiede l´autorizzazione a cambiare i testi scolastici ora dell´una ora dell´altra materia.

Si tengano presenti queste norme:

  1. I testi siano scelti in modo che gli studenti del primo anno ´possano seguire sul medesimo autore tutto lo sviluppo della materia.
  2. Si scelgano testi di sicura dottrina, didatticamente ben fatti, non troppo estesi, convenienti nel prezzo, di comodo acquisto.
  3. Se vi sono autori salesiani abbiano sempre la preferenza assoluta: soprattutto per la Filosofia si segua dovunque il Varvello e per la morale i,l Gennaro, essendo d´importanza capitale nell´indirizzo del pensiero e nella formazione trovarci tutti concordi nelle questioni fondamentali inerenti al pensiero e alla morale.
  4. — Riguardo poi alle pubblicazioni dei confratelli prega voler inviare il nome e cognome dell´autore, il titolo dell´opera ed almeno due copie dell´opera stessa.
  5. Stiamo da anni col desiderio di pubblicare le biografie dei desideratissimi nostri Superiori D. Luigi Piscetta e D. Francesco Cerruti.

Tanti confratelli, che serbano tuttora memorie, aneddoti e forse scritti cari dei due trapassati, farebbero opera santa inviandone copia al Rettor Maggiore affinchè i biografi possano ultimare le loro fatiche e ricerche con comune soddisfazione.

Il Consigliere Professionale
1° Notifica ch´è in corso la ristampa dei programmi aggiornati delle Scuole Professionali, distribuiti in tre fascicoli, secondo i tre corsi presentemente esistenti, cioè:
il Corso inferiore (di anni 3) per la formazione del « mezzo artigiano »; il Corso medio (di anni 2, a seguito del Corso inferiore) per la formazione dell´artigiano, del tecnico od operaio qualificato; e il Corso superiore (di anni 3, a seguito del Corso medio), per la formazione di maestri d´arte.

È già stato terminato il fascicolo del « Corso inferiore » — distribuito ultimamente ai Membri del Capitolo Generale — ed è a disposizione degli Istituti che lo richiedono:
Presto uscirà il fascicolo del « Corso medio ».

Intanto rileva che le Scuole Professionali Salesiane, non soltanto fanno buona prova negli internati, particolarmente nella forma nostra classica di ospizi, ma anche negli esternati diurni o serali. Anzi è questa una forma di attività che merita di essere presa in considerazione più di quanto. lo sia stata pel passato, perchè offre la possibilità di fare del bene alla gioventù, di affezionare alla Congregazione le famiglie e le popolazioni ove si trova l´Istituto e non richiede tante spese e tanti sacrifici quanto gl´internati.

Di regola poi, i programmi delle scuole professionali esterne, essendo più ridotti di quelli delle scuole interne, bastano per lo più quelli contenuti nel fascicolo del e Corso inferiore », coi relativi adattamenti all´ambiente.

2° Richiama l´attenzione sull´articolo 199 delle Costituzioni il quale dispone che i soci coadiutori: a) vadano, per quanto è possibile, vestiti di nero; b) fuggano le novità proprie dei secolari.

L´amore per l´osservanza religiosa dei nostri cari confratelli coadiutori da una parte, e lo zelo caritatevole degli Ispettori e Direttori dall´altra, faranno in modo che la pratica di questa disposizione venga ad essere veramente esemplare in tutte le Case e sotto ogni aspetto!
Il Consigliere Capitolare ricorda ai Direttori di Oratorii festivi ed agli incaricati degli ex-allievi che la parola d´ordine dataci quest´anno dal Rev.mo Rettor Maggiore negli Esercizi Spirituali: « Sull´esempio e con lo Spirito di San Giovanni Bosco proponiamoci di santificare l´allegria, la ricreazione, i divertimenti », deve applicarsi in modo speciale alle loro attività.

Per noi, santificare dovrebbe essere sinonimo di evitare il peccato, cercare le anime, consacrare al Signore le nostre fatiche e mettere in evidenza lo spirito di giocondità tradizionale del Santo nostro Padre.

Il titolo di festivo dato agli Oratorii ci richiami alla memoria la necessità di vestire a festa i nostri Oratorii e dare loro quell´aspetto di santa allegria e piacevolezza che attira i giovani eli entusiasma a rimanere.

Lo scopo primario dell´Oratorio è ben definito nell´articolo 377 dei Regolamenti: « ... attirare i giovani con piacevoli ed oneste ricreazioni... » per impartir loro una soda istruzione religiosa e far sì che adempiano i doveri del buon cristiano.

II.

COMUNICAZIONI E NOTE
DECRETUM
AQUEN.

BEATIFICATIONIS ET CANONIZATIONIS VEN. SERVAE DEI
MARIAE DOMINICAE MAZZARELLO
CONFUNDATRICIS INSTITUTI FILIARUM MARIAE AUYILIATRICIS.

SUPER DUBIO
Am, et de quibus miraculis constet in casse et ad effectum de quo agitur.

«Pone te semper ad infimum et dabitur tibi summum a (Ira,. Chr., II, X, 16). Ven. Maria Dominica Mazzarello « Mornese » in Aquensi Dioecesi, humili loco orca a. 1837, sub sapienti S. Ioannis Bosco magisterio, qui praeclaras animi dotes in puella perspexerat, adeo miras in perfectionis semita progressiones fecit, quantum eius postea sanctitas declaravit. Et quoniam totum sanctitatis fundamentum in humili sui ipsuis existimatione consistit, Venerabilis nostra semper ad infimum se ponebat, et nonnisi obedientiae virtute a suo sancto magistro coatta novae Filiarum Mariae Auxiliatricis f amiliae regimen suscepit, tantaque prudentia tenuit, Institutumque dilatavit, ut merito Confundatricis titulo ab hac Sacra Congregatione fuerit decorata. Datura ei est itaque etiam ab hominibus summum. Sed ipse Deus post eius obitum, qui die 14 Maii a. 1881 contigit, sanctitatem humillimae virginis magnificare voluit, eius interventíone plures gratias largiendo, ex quibus nonnullae ut vera miracula sunt habenda, quorum duo ab actoribus fuere selecta, Sacraeque huic Congregationi eo fine exhibita, ut ad sollemnem beatificationem via sterneretur.

Puerula Herculina Mazzarello lulio mense nata a. D. 1912 post tres menses totali crurium paralysi fuit affetta. Medici omnes seu curantes seu ab hac Sacra Congregatione adsciti, qui morbum hunc infantilem paralysim esse edixerunt, crurum atrophia aliisque adiunctis perpensis, concorditer in eam devenerunt sententiam, quod puerula per totani p vitam ambulandi facultate privata foret. Humanis remediis incassum cedentibus, Venerabilis Maria Dominica novendialibus precibus fuit enixe invocata. Ultimo harum die, vicesimo nempe Augusti a. 1916, dum puerula cum alia paella humi sedeus oblectabatur, extemplo pedibus se erigit, stat, ambulat, immo rure redeunti matri obviam currit. Duo, ut patet, in singulari hac sanatione sunt miranda: instantanea videlicet musculorum, nervorum, ossiumque crurum reparatio ab atrophia, nec non ambulandi, et a fortiori currendi, recepta facultas, quae nonnisi post multos conatus postque longunv tempus paullatim acquiritur. In perfette recuperata valetudine perseverat adhuc sanata. Miraculo sanationem tres a curatione medici, tresque ex officio periti tribuunt.

Tubercularis peritonites cum chronica ascite, quae duodecim annorum puellam, Rosam Bellavita, iamdiu forte affecerat, magis manifeste Novembri mense a. 1925 erupit; Martio autem mense mediante sequentis anni eamdem fere ad mortis limen adduxit. Cum nulla amplius sanationis spes affulgeret, novendiales preces ut Deus per Venerabilis Mariae Dominicae merita aegrotam sanitati restitueret, die 19 eiusdem mensis sunt inceptae. Eadem notte puella placido somno corripitur, mane facto e letto surgit, ad , Ecclesiam pedes se confert, sacramentis reficitur, longam in orando ibi producit moram, domum revertitur, manducat, nullisque amplius usque adhuc praeteriti morbi reliquiis fuit obnoxia.

Super altero miraculo apostolica inquisitio in Tanuensi Curia, super altero vero in Mediolanensi peracta est. Iuridica utriusque inquisitionis vis ab hac sacra Congregatione die 26 Ianuarii a. 1937 fuit recognita, quam sacrae Congregationis sententiam die 3 Februarii Sanctitas Sua confirmavit.

De utroque miraculo in Antepraeparatorio Consultorum Coetu coram Cardinali Alexandro Verde, Causae Ponente seu Relatore, die 20 Tulii elapsi anni disceptatum est: item die 22 Februarii anni huius in Praeparatorio coram Patribus Cardinalibus. Die demum 10 mensis huius coram Ss.mo D. N. Pio Papa XI ,Generalis Congregatio habita est, in qua Rev.mus Cardinalis Ponens seu Relator Dubium pro posuit discutiendum: An", et de quibus miraculis constet in casa et ad effectum de qua agitur. Rev.mi Cardinales, officiales Praelati et PP. Consultores sua edidere suffragia. Quibus auditis, Beatissimus Pater adstantes, ut preces ingeminarent est hortatus, ut maiori a Deo lamine Ipse illustraretur. Suam autem sententiam pandere hac sollemni Ascensionis Domini die statuit. Quapropter ad Se Rev.mos Cardinales Camillum Laurenti S. R. C. Praefectum et Alexandrum Verde, Causae Ponentem seu Relatorem, nec non R. P. Salvatorem Natucci Fidei Promotorem generalem, meque infrascriptum Secretarium accivit, Sacraque hostia sancte litata, edixit: Constare de instantanea perfectaque sanatione cum Herculinae Mazzarello ab insanabili paralysi infantili spinali acuta in in f erioribus artubus, tum Rosae Bellavita a gravissima peritonite tuberculari ascitica.

Hoc autem decretum promulgari et in acta S. R. C. referri mandavit.

Datura ex Aree Gandulphi, die 26 Maii a. D. 1938.

C. Card. LAURENTI, 8..R. C. Praefectus.

L. + S.

A. Carinci, Secretarius.

DECRETO
DI APPROVAZIONE DEI MIRACOLI PROPOSTI PER LA BEATIFICAZIONE
E CANONIZZAZIONE DELLA VENERABILE SERVA DI DIO
MARIA DOMENICA MAZZARELLO
CONFONDATRICE DELL´ISTITUTO DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE
Poniti sempre a basso e sarai esaltato (Imit. di Cristo, lib. II, X, 16). La venerabile Maria Domenica Mazzarello, nata nel 1837 in Mornese piccolo luogo della Diocesi di Acqui, fece tanto mirabili progressi nella via della´ perfezione — sotto la guida di S. Giovanni Bosco che aveva intraveduto le preziose doti dell´animo della giovinetta — quanto in seguito chiaramente mostrò la santità da essa raggiunta, E poichè tutto il fondamento della santità consiste nell´umile estimazione di se stesso, la nostra Venerabile sempre sì poneva in basso, nè accettò di reggere, come Superiora, la nuova famiglia delle Figlie di Maria Ausiliatrice se non costretta in virtù di santa obbedienza dal suo santo maestro e con tanta prudenza governò e sviluppò l´Istituto, che meritamente da questa Sacra Congregazione fu decorata del titolo di Confondatrice. E così essa fu esaltata anche dagli uomini. Ma Iddio stesso, dopo la sua morte, avvenuta il 14 Maggio 1881, volle magnificare la santità della umilissima vergine, concedendo per sua intercessione moltissime grazie, tra cui non poche sono da considerarsi come veri miracoli, due dei quali furono scelti e proposti a questa Sacra Congregazione per preparare la via alla solenne beatificazione.

La bambina Ercolina Mazzarello nata nel Luglio del 1912, a tre mesi dalla nascita, fu colpita da totale paralisi delle gambe. Sia i medici curanti, sia gli altri incaricati da questa Sacra Congregazione, convennero nell´affermare trattarsi di paralisi infantile, e, considerata l´atrofia delle, gambe e le anomalie concomitanti, unanimemente asserirono essere certi che la bambina sarebbe stata priva della facoltà di camminare per tutta la vita.

Riuscendo vani gli umani rimedii, fu fervidamente invocata con una novena di preghiere la Venerabile Maria Domenica. L´ultimo giorno della novena, che fu il 20 Agosto 1916, mentre la bambina seduta in terra si divertiva con un´altra giovinetta, all´improvviso si alza, si regge sulle gambe, cammina: di più corre incontro alla mamma che tornava dalla campagna. È chiaro che in questa guarigione sono da ammirare due fatti distinti. Primo: l´istantaneo risanamento dei muscoli, dei nervi e delle ossa delle gambe atrofizzate; secondo: il riacquisto immediato della facoltà di camminare e perfino di correre, facoltà che naturalmente non si ricupera che poco a poco, dopo molti sforzi e lungo tempo. La guarita continua a godere della perfetta salute ricuperata. Tale guarigione attribuiscono a vero miracolo sia i tre medici curanti, sia i tre periti incaricati dell´esame.

Una peritonite tubercolare con ascite cronica, che aveva da molto tempo colpito la giovinetta dodicenne Rosa Bellavita, si manifestò più grave nel Novembre del 1925: verso la metà di Marzo dell´anno seguente la condusse quasi agli estremi. Perduta ogni speranza di guarigione, il 19 dello stesso mese si cominciò una novena per ottenere dal Signore la grazia di un ritorno in buona salute per i meriti della Venerabile Maria Domenica. Nella stessa notte la giovinetta è presa da placido sonno; al mattino si alza di letto, va a piedi sino alla chiesa, si accosta ai SS. Sacramenti, prolunga le orazioni di ringraziamento, ritorna a casa, mangia e d´allora sino al presente non ebbe mai alcuna conseguenza della malattia sofferta.

Sopra il primo miracolo fu svolto il processo nella Curia di Genova, sopra il secondo in quella di Milano. La revisione giuridica dei due processi fu compiuta da questa Sacra Congregazione il 26 Gennaio 1937; la cui sentenza fu confermata da Sua Santità il 3 Febbraio.

Ambedue i miracoli furono discussi prima nella Congregazione ante-preparatoria tenuta alla presenza del Reverendissimo Cardinale Alessandro Verde, Ponente, ossia Relatore della Causa, il 20 Luglio dello scorso anno: e poi anche nella Congrégazione Preparatoria tenuta alla presenza dei Cardinali il 22 Febbraio del corrente anno. Finalmente il 10 di questo mese, nella Congregazione Generale tenuta davanti al Santissimo Signore nostro Pio Papa XI, il Reverendissimo Cardinale Ponente, ossia Relatore, mise in discussione il seguente Dubbio: « Se e di quali miracoli consti nel caso e per l´effetto di cui si tratta ». Tutti i convenuti, Rev.mi Cardinali, Ufficiali Prelati e Consultori, esposero il loro parere, dopo di che il Santo Padre li esortò a raddoppiare le loro preghiere perchè con maggior copia di luce venisse la sua mente rischiarata. Stabili poi di manifestare il suo pensiero in questo giorno solenne dell´Ascensione del Signore. Per la qual cosa chiamati a sè i Reverendissimi Cardinali Camillo Laúrenti, Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti e Alessandro Verde, Ponente ossia Relatore della Causa, nonchè Monsignor Salvatore Natucci, Promotore Generale della Fede e me infrascritto Segretario, dopo offerto il Sacrificio Eucaristico, solennemente dichiarò: Constare della istantanea e perfetta guarigione sia di Ercolina Mazzarello da insanabile paralisi infantile spinale acuta degli arti inferiori, sia di Rosa Bellavita, da gravissima peritonite tubercolare ascitica.

Ordinò poi di promulgare questo Decreto e di inserirlo negli Atti della Sacra Congregazione dei Riti.

Dato in Castel Gandolfo, addì 26 Maggio 1938.

C. Card. LAURENTI, Prefetto della S. C. dei Riti.

L.+ S.

A. Carinci, Segretario.

Beatissimo Padre,
È con particolare commozione che l´umile successore di S. Giovanni Bosco si presenta, in questa lieta circostanza, dinanzi al trono augusto della S. V. per umiliare i vivi ringraziamenti delle due religiose Famiglie, che vedono tanto glorificate le loro prime e più grandi Madri.

La Venerabile Maria Giuseppa Rossello è una delle varie fondatrici di Congregazioni religiose che nel corso della loro vita ebbero la sorte di avvicinare S. Giovanni Bosco, ricevendone lume, conforto e benedizione. Ciò fu nel novembre del 1875, quando al primo stuolo dei Missionari di Don Bosco partenti per l´America meridionale si unirono le prime Figlie di Nostra Signora della Misericordia mandate dalla Fondatrice in quelle medesime contrade. L´anno dopo anche la Venerabile Mazzarello inviò colà le Figlie di Maria Ausiliatrice, che con le precedenti dovevano poi incontrarsi in più luoghi e dividere le fatiche.

Parecchi sono i tratti di somiglianza che corrono fra le due Venerabili. Entrambe figlie del popolo, entrambe modestamente istruite e interamente prive di mezzi, entrambe fidenti solo nella divina Provvidenza, diedero principio, forma ´e consistenza a Opere destìnate a prodigiosi sviluppi per il bene specialmente della gioventù femminile e in tempi estremamente difficili.

In una cosa si differenziarono, nella durata della vita; poichè morirono bensì nel medesimo anno, ma la Mazzarello aveva cinque lustri meno dell´altra. La Provvidenza che tiene in mano i tempi e i momenti del nostro vivere quaggiù, aveva assegnato ad entrambe il numero di giorni necessario al compimento delle rispettive missioni. Alla Rossello che era sola a fondare l´Opera affidatale, accordò più lungo spazio; alla Mazzarello, strumento provvidenziale ai cenni di Don Bosco il quale avrebbe continuato dopo di lei il lavoro di consolidamento dell´Istituto, anticipò il premio delle sue eroiche virtù.

Se non che in una cosa fondamentale noi le troviamo fra loro perfettamente conformi, nell´essere vere spose di Cristo. Con l´oggetto del loro amore vissero fino all´ultimo respiro in tenerezza ed in intimità, dalla quale mistica unione si deve ripetere la mirabile fecondità di bene da esse procacciato alla Chiesa e alla civile Società.

Beatissimo Padre, ci sembra di scorgere che, nell´esaltare unitamente queste due umili e sublimi creature, la S. V. intenda far toccare con mano una volta di più che le Opere veramente grandi, benefiche e durevoli non poggiano su calcoli umani, ma traggono perenne vigore alle radici soprannaturali della Fede e della Carità portateci da Nostro Signore Gesù Cristo. Possa il mondo comprendere la divina lezione!
Mentre pertanto rendiamo grazie alla S. V. della gioia che l´imminente
glorificazione susciterà in tanti cuori, le Figlie delle due Venerabili depongono per mezzo mio ai piedi della medesima S. V. il rinnovato fermo proposito di non discostarsi mai di un apice dagli esempi e dagli insegnamenti delle loro grandi Madri nel lavorare indefessamente per la gloria di Dio e con la docilità più assoluta ai voleri e ai desideri del suo Vicario in terra.

Degnatevi, Beatissimo Padre, confermare e avvalorare questi propositi con l´Apostolica Benedizione che imploro non solo per le due religiose Famiglie, ma anche per i loro benefattori ed amici e per tutti gli spiritualmente presenti.

Castel Gandolfo, 26 maggio 1938, giorno dell´Ascensione di N. S. Gesù Cristo.

Sac. PIETRO RICALDONE
Rettore Maggiore dei Salesiani.

DECRETUM
AQUEN.

BEATIF1CATIONIS ET CANONIZATIONIS VENERABILIS SERVAE DEI
MARIAE DOMINICAE MAZZARELLO
CONFUNDATRICIS INSTITUTI FILIARUM MARIAE AUXILIATRICIS.

SUPER DUBIO
An stante approbatione virtutum et duorum miraculorum « Tuto » procedi possit ad sollemnem ipsius Venerabilis Servae Dei Beatifieationem.

Dicit sapiens: Cum adhuc iunior essem... quaesivi sapientiam... in oratione mea. Ante templum postulabam pro illa, et usque in novissimis inquiram eam... Danti mihi sapientiam dabo gloriam (Eeeli., 51: 18, 19, 23).

Maria Dominica Mazzarello a teneris unguiculis ad mortem usque, in oratione veram sapientiam, quae Deus est, quaesivit; non huius mundi, quae est stultitia. Deus autem abundanter ei sapientiam tribuit seu internis im- pulsionibus, seu sapientissimum ei largiendo doctorem, S. Ioannem Bosco, sub cuius magisterio ad christianae et religíosae perfectionis culmen fuit adducta. Maximam eapropter gloriam Maria Dominica Deo eiusque administro dedit, sed et per suas Filias, ubique terrarum diffusas, mirifice dat adhuc.

In oppidulo « Mornese » in Aquen. dioecesi die 9 Maii 1837, ex piis honestisque ruricolis Iosepho et Magdalena Calcagno, inter septem filios prima, nata est Maria Dominica. Indolem sortita bonam, pietatem summopere coluit mentemque, vix rationis usu potita. in Deo defixam iugiter servabat. Quod enim seu domesticis seu agrestibus operibus supererat temporis, orationi impendebat. Antelucanis horis, vel hiberno tempore, neo frigore nec vive praepedita, ad templum accedebat, ante fores, si adhuc nondum reseratae, orationi instabat, summa cura se ad sumendam Eucharistiam comparane.

Piae Filiarum Mariae Immaculatae societati adscita, supra sodales omnes virtute excelluit; quin immo a. 1865 communem, quasi religiosam, vitam cum nonnullis piis puellis instaurava, primum novae religiosae familiae germen, quod S. Ioannis Bosco opera et consilio ita adolevit, ut postea factum sit Institutum Filiarum Mariae Auxiliat?icis. Maria Dominica enim Filiaeque Mariae Immaculatae die 5 Augusti a. 1872, coram Episcopo et S. loanne, novi Instituti vota nuncuparunt, religiosasque vestes sumpserunt. Huius regimen Mariae Dominicae fuit concreditum, quod ipsa ad mortem usque, obedientia cogente, summa prudentia ac sapientia, Licet litterarum paene rudis, retinuit. Institutum enim, ea moderante, mire propagatum. est, animarumque uberrimi manipuli colletti; inter sodales vero, suae ma-tris exemplo, voce, scriptis caelesti sapientia refertis, sancta in sectandis virtutibus aemulatio excitata. Et sane unanimiter tester deponunt se nunquam in ea voluntarialn notasse culpam; quin immo semper eam coram Deo ambulantem eiusque voluntatem divinae conformatam admiratos esse.

Obedientiam perfettissime servavit, effusissimam erga proximum caritatem exercuit, eamque a Sororibus cibi subditis servandam iugiter fortiterque praecepit. Ut autem multa paucis, virtutibus omnibus excelluit.

Virenti quidem aetate, sed caelo matura, die 14 Maii a. 1881 Nicaeae in subalpinis, lectissimam animam exhalavit.

Sanctitatis fama succrescente, auctoritate Ordinaria in Aquensi Curia ab a. 1911 ad 1917 constructi sunt processus seu super eadem fama, seu super scriptis seu super obedientia Urbanianis decretis de cultu Servis Dei non exhibendo. Duo quoque rogatoriales processus in curiis Bonaérensi et S. Iosephi de Costarica fuerunt adornati. Scriptis approbatis, Ss.Ious D. N. Pius Papa XI Commissionem Introductionis Causae die 27 Maii 1925 Sua Manu dignatus est signare.

Confxrmata Episcopi Aquensis sententia super cultu non exhibito, re-cognita quoque iuridica vi seu Apostolicarum seu Ordinariarum inquisitionum, de virtutum heroicitate triplici actione apud sacram hanc Congregationem disceptatum est; die autem 3 Maii a. 1936, Sanctitatis Suae nuotoritate, approbationis decretum fuit editum. Accedentibus miris signis, adornatisque super his processibus, in triplici, prout morir est, sessione de his miraculis Sacra Congregatio egit, dieque 26 Maii anni huius, Sanctitatis Suae mandato, de duobus miraculis a Deo, venerabili Mazzarello intergeniente, patratis constare edictum est.

Ut autem ad sollemnem Beatificationem procedi queat, sapienter a iure requiritur ut a Sacra Congregatione dubium hoc disceptetur: An stante he reicarum virtutum et duorum miraculorum approbatione, « Tuto » procedi possit ad sollemnem praedictae Venerabilis Beatificationem.

Quapropter in generali S. C. Coetu coram Ss.mo D. N. Pio Papa XI die 19 huius mensis habito, R.mus Cardinalis Alexander Verde, Causae Ponens seu Relator, dubium hoc proposuit, cui PP. Cardinales, Officiales Praelati et Consultores unanimiter affirmativo suffragio responderunt.

Suam autem mentem Beatissimus Pater aperire aliquantisper distulit, ut maior divini luminis copia, ingeminatis precibus, imploraretur.

Hanc autem diem 31 Iulii, Dominicam octavam post Pentecosten, elegit ut suam definitivam sententiam ederet. Quare ad Se R.mos Cardinales Camillum Laurenti, S. R. C. Praefectum, atque Alexandrum Verde, Causati Ponentem seu Relatorem, nec non R. P. Salvatorem Natucci, Fidei Promotorem Generalem, meque infrascriptum Secretarium advocari mandavit; sacratissimo autem eucharistico sacrificio religiose litato, pronunciavit;
Tuto » procedi posse ad sollemnem Venerabilis Mariae Dominicae Mazzarello Beatificationem.

Hoc autem decretum promulgaci et in gota S. R. C. referri, Apostolicasque litteras sub anulo Piscatoris, de sollemnibus Beatificationis, in Vaticana Basilica quandocumque celebrandis, expediri mandavit.

Datum apud Castrum Gandulphi, die 31 Iulii a. D. 1938.

C. Card. LAURENTI, S. R. C. Praefectus.

L. + S.

A. Carinci, Secretarius.

DECRETO
AcQUI.

CAUSA DI BEATIFICAZIONE E CANONIZZAZIONE DELLA VENERABILE
SERVA DI Dio. MARIA DOMENICA MAZZAREI1LO
CONFONDATRICE DELL´ISTITUTO DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATIRCE.

SUL DUBBIO
Se, stante l´approvazione delle virtù eroiche e di due miracoli, si possa con sicurezza procedere -alla- solenne Beatificazione della suddetta Venerabile.

Dice il Savio: Quand´io era tuttor giovinetto... feci professione di cercar la sapienza... colla mia orazione. Io la domandava dinanzi al Tempio, come fino all´estremo punto la cercherò... A Lui, che mi dà la sapienza, io darò gloria (Eccii., 51: 18, 19, 23).

Dalla prima età sino alla morte, Maria Domenica Mazzarello cercò coll´orazione la vera sapienza che è Dio, non quella di questo mondo, che è stoltezza. E Dio le concesse abbondantemente tale sapienza, sia con interni impulsi, sia donandole in *San Giovanni Bosco un dottore sapientissimo, sotto il cui magistero raggiunse il culmine della perfezione cristiana e religiosa. Per la qual cosa Maria Domenica massima gloria diede a Dio ed al suo ministro, e per mezzo delle sue Figlie, sparse dovunque nel mondo, mirabilmente continua a dare.

Maria Domenica Mazzarello nacque nel paesetto di Mornese, diocesi di Acqui, il 9 maggio 1837 da pii ed onesti contadini, Giuseppe e Maddalena Calcagno, e fu la prima di sette figli:
Dotata di buona indole, coltivava studiosamente la pietà ed appena giunta all´uso di ragione, conservava la mente sempre fissa in Dio. E tutto il tempo che le rimaneva libero dai lavori di casa e dei campi, lo consacrava all´orazione. Anche d´inverno, punto impedita dal freddo e dalla neve, si levava per tempissimo per recarsi in chiesa, fermandosi a pregare avanti alla porta, se la trovava ancora chiusa, preparandosi con molta devozione a ricevere la Ss.ma Eucaristia.

Entrata nella Pia Unione delle Figlie di Maria Immacolata, brillò per virtù su tutte le consorelle, ed anzi nel l.865 con alcune pie compagne incominciò una specie di vita comune, la quale costituì come un primo germe di quella famiglia religiosa che coll´opera e col consiglio di San Giovanni Bosco crebbe siffattamente da divenire poi l´Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice; imperocchè il 5 agosto del 1872 Maria Domenica e le figlie di Maria Immacolata, avanti. al Vescovo ed a S. Giovanni Bosco, emisero i voti nel nuovo Istituto e presero l´abito religioso. Il governo del nuovo Istituto fu affidato a Maria Domenica, che, per obbedienza, lo tenne sino alla morte con somma prudenza e sapienza, quantunque fosse quasi ignara di
lettere. Difatti, sotto il suo governo, l´Istituto si propagò in modo meraviglioso, raccogliendo ubertosissimi manipoli di anime: tra le consorelle poi sull´esempio della Madre, che le esortava con parole e con lettere piene di celeste sapienza, sorse e crebbe una santa emulazione nell´acquisto delle virtù. Ed invero sono unanimi i testimoni a deporre di non aver mai notato` in essa alcuna colpa volontaria, anzi di aver sempre ammirato il suo vivere continuo alla presenza di Dio e la sua volontà sempre uniformata a quella di Dio.

Osservò in maniera perfettissima l´obbedienza, esercitò la più grande e diffusa carità verso il prossimo, e continuamente e fortemente impose che tale virtù fosse sempre praticata dalle Suore a lei soggette. A dire tutto in breve, fu eccelsa in ogni virtù.

Ancora in verde età, ma già matura per il cielo, esalò l´anima elettissima il 14 maggio 1881 in Nizza Monferrato.

Crescendo ognor più la fama di santità, dall´anno 1911 al 1912 coll´autorità dell´Ordinario nella Curia di Acqui si svolsero i processi sulla detta fama, sugli scritti, sull´obbedienza ai decreti di Urbano VIII sul culto da non prestarsi ai Servi di Dio. Si ebbero anche due processi per rogatoria nelle Curie di Buenos Aires e di S. Giuseppe di Costarica. Approvati gli scritti, la Santità di Nostro Signore, Pio Papa XI, il 27 maggio 1925 ci degnò segnare di sua mano la Commissione dell´Introduzione della Causa.

Confermata la sentenza del Vescovo di Acqui sul non prestato culto, e riconosciuto il valore giuridico delle ricerche sia apostoliche che dell´Ordinario, si discusse in tre adunanze della eroicità delle virtù, ed il 3 maggio 1936 fu pubblicato, coll´autorità della Santità Sua, il Decreto di approvazione. Essendosi aggiunte miracolose guarigioni ed istituiti su di esse i processi, secondo l´uso, in tre adunanze distinte la Sacra Congregazione discusse questi miracoli, ed il 26 maggio dell´anno corrente, d´ordine della Santità Sua, fu decretato constare di due miracoli operati da Dio per intercessione della Venerabile Maria Mazzamello.

Acciocchè si possa procedere alla solenne Beatificazione, sapientemente dal Diritto si richiede che ancora si risolva questo dubbio: Se, data l´approvazione delle eroiche virtù e di due miracoli, si possa procedere sicuramente alla Beatificazione della predetta Venerabile.

Per la qual cosa nella Congregazione generale tenuta alla presenza del Ss.mo Signore Nostro Pio Papa XI, il 19 del corrente mese, il R.mo Cardinale Alessandro Verde, Ponente, ossia Relatore della Causa, propose detto dubbio, al quale i Padri Cardinali, i Prelati d´Officio ed i Consultori risposero all´unanimità affermativamente.

Il Santo Padre però, prorogò alquanto la manifestazione del suo pensiero, onde ottenere ed implorare colla preghiera maggior copia di luce divina.

Scelse poi questo giorno, 31 luglio, ottava Domenica dopo Pentecoste, per pubblicare la sua definitiva sentenza. Perciò chiamati a sè i R.mi Cardinali Camillo I-aurenti, Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti, Alessandro Verde, Ponente, ossia Relatore della Causa, nonchè Mons. Salvatore Natucci, Promotore Generale della Fede e me sottoscritto Segretario: dopo aver celebrato devotamente il santissimo sacrificio eucaristico decretò: Potersi sicuramente procedere alla solenne Beatificazione della Venerabile Maria Domenica Mazzarello.

Ordinò poi la promulgazione di questo Decreto e la sua trascrizione negli atti della Sacra Congregazione dei Riti e la spedizione delle lettere apostoliche sotto l´anello del Pescatore per la solennità della Beatificazione da celebrarsi, quandochessia, nella Basilica Vaticana.

Dato a Castel Gandolfo il 31 luglio 1938.

C. Card. LAURENTI, Prefetto della S. C. dei Riti.

L.q4S.

A Carinci, Segretario.

IL RICONOSCENTE OMAGGIO
A SUA SANTITÀ
DELLE DUE FAMIGLIE RELIGIOSE
Nella stessa giornata di ieri, domenica, per la lettura e promulgazione solenne dei Decreti avvenuta al mattino, è pervenuto al Sommo Pontefice a nome dell´Istituto delle Suore di Maria Ausiliatrice e dell´Istituto delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, il seguente indirizzo di filiale ringraziamento, inviato dal Rev.mo Padre Agostino della Vergine, della SS.ma Trinità, Postulatone della Causa della Ven. Francesca Saveria Cabrini:
Beatissimo Padre,
I due Decreti letti oggi alla Vostra Augusta presenza hanno riempito di giubilo e di santa ineffabile letizia non solo le tre grandi famiglie religiose: la Pia Società Salesiana di S. Giovanni Bosco, la Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice e l´Istituto delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù; ma anche, gli innumerevoli alunni e alunne, i benefattori ed i beneficati, gli ammiratori e gli amici, sparsi in tutto il mondo.

E però sono centinaia di migliaia di cuori, che particolarmente oggi si protendono verso la Santità Vostra e con rinnovate e centuplicate espressioni di filiale gratitudine ringraziano il Vicario di Gesù Cristo, che si è degnato con la Sua Suprema Apostolica Autorità decretare il toto per gli onori della Beatificazione della Venerabile Maria Domenica Mazzarello ed ha approvato i due miracoli operati da Dio per intercessione della Venerabile Francesca Saveria Cabrini.

Maria Domenica Mazzarello, figlia di umili ´e modesti contadini, essa stessa umile e semplice, fu l´istrumento provvidenziale, di cui si valse S. Giovanni Bosco per gettare le basi della seconda Famiglia Salesiana. Benchè avesse appreso soltanto i primi rudimenti del sapere, seppe non solo comprendere tutto lo spirito del grande Fondatore e farlo suo; ma seppe anche con mirabile soavità e fortezza transfonderlo genuino e vivo nelle sue Figlie. Visse tutta la vita sua in unione di amore con Dio, tanto che una volta sola ebbe ad accusare pubblicamente che per un quarto d´ora il suo pensiero si era distratto dal suo Diletto. Le Figlie di Maria Ausiliatrice guidate dal Fondatore e capitanate da Maria Domenica Mazzarello hanno felicemente compiuto opere mirabili per la salvezza delle anime e per l´incremento della Chiesa.

L´altra Venerabile Serva di Dio, Francesca Saveria Cabrini, prevenuta dalla grazia, fin dalla fanciullezza sentì vocazione religiosa e missionaria, e la manifestò apertamente: n´ebbe un rimprovero; più tardi fu- contrariata dal parroco e dal confessore, perchè la ritenevano preziosa collaboratrice nelle opere parrocchiali. Vivace e pronta d´ingegno, fu tuttavia sempre docile, umile, paziente. Fu maestra modello nelle scuole comunali ed eroina mirabile con la sorella maggiore nell´assistere gli ammalati di vaiuolo, nel paese nativo. Bramava di entrare in un Istituto religioso e fu inviata in un ospizio di Codogno, ove ebbe a soffrire un poco; ma la sua vocazione non si scosse, anzi divenne sempre più ferma. Fu solo a trent´anni di età che riuscì a circondarsi di alcune religiose da lei stessa formate e formò innumerevoli altre sue Figlie alla vita missionaria e le sparse per il mondo. Incontrò difficoltà gravissime e di ogni genere, ma con la sua fiducia sconfinata in Dio avanzò sempre, facendo fiorire in Europa e nelle Americhe opere meravigliose, che sono testimoni eloquenti della sua operosa attività, fondata sulle eroiche virtù e sulla sua grande santità.

Quando nel novembre del 1937, in occasione della promulgazione del Decreto sulle Virtù della Venerabile Cabrini, ringraziavo la Santità Vostra a nome delle Missionarie del Sacro Cuore, esprimevo il voto che presto seguisse a quel Decreto quello approvante i miracoli. Orbene, non è trascorso un anno che con l´odierno Decreto quel voto è una cara e consolante realtà. Mi gode l´animo di richiamare l´attenzione della S. V. sul fatto che il bambino Pietro Smith, miracolato per intercessione della Venerabile Cabrini, oggi è un Seminarista e si appresta a divenire un degno Ministro del Signore.

Beatissimo Padre,
La Pia Società Salesiana, le Figlie di Maria Ausiliatrice e le Missionarie del Sacro Cuore, memori e santamente orgogliose, oggi più che mai, della santità delle loro rispettive Madri, sempre con maggiore zelo, gareggiano nel lavorare per la salvezza delle anime, per la gloria di Dio e per il trionfo della Chiesa.

E mentre sperano di prostrarsi quanto prima innanzi alle nuove Beate e di pregarle per la salute e longevità dell´Augusta persona di Vostra Santità, prostrate tutte e singole al Trono del Padre comune di tutti i credenti, umilmente implorano per se stesse e per tutte le loro opere la Vostra paterna Apostolica Benedizione.

24 Settembre-Ottobre 1938               N. 89
IL RETTOR MAGGIORE: Parlate ai Capitolari durante il Capitolò Generale. - Relazione del commento sulla strenna «La povertà». - Cronache delle Case e delle Ispettorie. - Memorie dei Confratelli defunti.

- Oratorio Festivo e Catechismo pel 1941  pag. 485
ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore.
Torino, 24 ottobre 1938.

Carissimi Ispettori,
mi rivolgo a voi per alcune particolari comunicazioni.

  1. Ottemperando al desiderio espresso dai membri del XV Capitolo Generale, vi mando raccolte in un numero degli Atti del Capitolo le parlate da me rivolte ai Capitolari in quella circostanza.
  2. Sono in attesa della Relazione delle riunioni tenutesi dai Direttori delle rispettive Ispettorie per studiare il Commento sulla Povertà. Gl´Ispettori sono pregati di specificare gli abusi riscontrati e i provvedimenti presi per estirparli.
  3. Alcuni Ispettori non hanno finora presentato complete le Cronache delle Case richieste dal Rettor Maggiore (vedi Atti del Cap. n. 72 e n. 85); urge inviarle quanto prima.
  4. Così pure non tutti hanno inviate, raccolte in uno speciale volume, le Memorie dei Confratelli defunti nelle rispettive Ispettorie com´era stato detto a pag. 272, n. 72 degli Atti del Capitolo. Nella stessa pagina è scritto che « d´ora innanzi ogni anno, gli Ispettori raccoglieranno in uno speciale volume le biografie dei Confratelli defunti dell´Ispettoria e in altro volume le cronache delle Case e quella dell´Ispettoria. Quattro copie di detti volumi saranno mandate al Rettor. Maggiore ».

L´amore che portate alla Congregazione e il vostro desiderio di precedere tutti nell´ubbidienza, renderanno innecessari, lo spero,, altri richiami su questo argomento.

  1. Vi ricordo infine che la gioconda data dell´8 dicembre 1941. si avvicina a grandi passi. Raddoppiamo perciò i nostri sforzi per ottenere, con una zelante e ben attrezzata propaganda, che il Centenario del Primo Catechismo che diede origine alla nostra Congregazione ci procuri la gioia di vedere al fianco d´ogni Casa l´Oratorio Festivo e in esso ben organizzato l´insegnamento del. Catechismo.

Invocando su queste mie e vostre aspirazioni le grazie più, abbondanti mi raccomando alle vostre preghiere e mi professo
Sac. PIETRO RICALDONE.

24 Novembre-Dicembre 1938             N. 90
IL RETTOR MAGGIORE: Feste a Roma per la Beatificazione di M. M. Mazzarello. - Udienza di Sua Santità al Rettor Maggiore e ai convenuti a Roma per la Beatificazione. - Feste a Torino in onore della Beata. - Insegnamento del Catechismo. - Periodico « Catechèsi. pag. 493
I.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
II Rettor Maggiore.
Torino, 24 dicembre 1938.

Figliuoli carissimi in G. C.,
la Famiglia- Salesiana ha vissuto a Roma e a Torino giornate veramente radiose e feconde.

Il nuovo trionfo di S. Giovanni Bosco e del suo spirito santificatore nella glorificazione della prima Superiora delle Figlie di Maria Ausiliatrice, la Beata Maria Domenica Mazzarello, decorata dalla Chiesa col titolo di Confondatrice, ha lasciato in quanti ebbero la sorte di assistervi ricordi di soave letizia ai quali andranno indissolubilmente legati santi propositi.

Erano convenute nella Città Eterna nutrite rappresentanze dell´Istituto delle, Figlie di Maria Ausiliatrice e dei Salesiani dall´Italia, dall´Europa, dalle Americhe in particolare, e dalle altre parti del mondo: numerosi pure i gruppi di Cooperatori e Cooperatrici, di allieve e allievi, ex-allieve ed ex-allievi.

Il 19 novembre ebbi la gioia di umiliare al Santo Padre i ringraziamenti, gli auguri, le promesse di raddoppiate preghiere dei Salesiani, delle Figlie di Maria Ausiliatrice e di quanti formano parte delle loro spirituali famiglie. Il Papa si compiacque delle buone notizie,, e dello sviluppo delle opere nostre.

Quando gli dissi che nel XV Capitolo Generale si era- trattato con singolare ampiezza e impegno il vitale argomento delle Case di Formazione per attrezzarle sempre meglio moralmente, intellettualmente e pedagogicamente, se ne mostrò molto soddisfatto. Richiamandosi poi alla raccomandazione che gli è particolarmente cara, mi esortò a ricordare a quanti hanno la responsabilità di ammettere alle professioni e alle ordinazioni il loro grave dovere di procedere sempre, non solo con diligenza, ma con un ben inteso rigore, allo scopo di dare alla Congregazione e alla Chiesa soggetti veramente idonei.

Il Santo Padre s´interessò inoltre d´altre cose riguardanti il bene della nostra Società manifestandoci con sapienti consigli il suo particolare affetto. A tutti Egli manda la sua paterna benedizione, mentre caldamente ci esorta a pregare molto per Lui e per le sue intenzioni. Sono certo che vorrete tutti procurarvi la dolce soddisfazione di pregare pel Papa di Don Bosco.

Frattanto nella vasta sala delle Beatificazioni migliaia e migliaia di pellegrini, guidati dalle Figlie di Maria Ausiliatrice e dai Salesiani, erano in ansiosa attesa del Vicario di Gesù Cristo. Impossibile ridire l´entusiasmo dei figli attorno al grande Padre. Le parole udite in quelle ore solenni, le esortazioni ad imitare le virtù della Beata Mazzarello e a seguirla nelle vie della santità, non si cancelleranno dalla nostra mente.

Le solennità del memorando 20 novembre si svolsero in una atmosfera di così caldo entusiasmo e con tale grandiosità da richiamarci ai trionfi del giugno 1929. Dai giornali e dal Bollettino Salesiano avete appreso quale stragrande moltitudine di fedeli gremisse l´immensa Basilica acclamando al Sommo Pontefice, attorniato da una eletta veramente straordinaria di Em.mi Cardinali, di Ecc.mi Vescovi, di Prelati e Autorità.

Il Santo Padre al ricevere i doni si degnò intrattenersi affabilmente con noi, lasciandoci altri sapienti ricordi.

Il triduo di Roma, nella nostra Basilica del Sacro Cuore, per concorso di fedeli, assistenza di Cardinali, grandiosità di cerimonie e di canti, eloquenza di oratori, e soprattutto per devozione e fervore, riuscì particolarmente solenne.

Frattanto a Torino fervevano i preparativi per le imponenti solennità che dovevano svolgersi ai primi di dicembre. Quattro furono i pontificali: al mattino e alla sera predicarono Ecc.mi Vescovi, e nelle funzioni del pomeriggio si succedettero a lumeggiare le virtù e la santità della nuova Beata l´Ecc.mo Vescovo di Acqui mons. Lorenzo Dal Ponte, e gli Em.mi Cardinali Nasalli-Rocca Arcivescovo di Bologna, Giuseppe Adeodato Piazza Patriarca di Venezia, Maurilio Fossati Arcivescovo di Torino.

Il concorso dei fedeli, reso ancora più imponente da numerosi pellegrinaggi, fu veramente straordinario. Al solenne Te Deum di chiusura parteciparono le Autorità attorniate da immensa moltitudine che gremiva non solo la basilica, ma la piazza e le adiacenze. Le manifestazioni di soda pietà e la frequenza ai Sacramenti furono la consolante caratteristica delle riuscitissime feste.

Ringraziamo il Signore di questi nuovi segni di predilezione verso dell´umile Famiglia Salesiana e sforziamoci di corrispondervi con fermi propositi di vita esemplare e santa.

Sono persuaso che le feste, che verranno celebrate in tutte le chiese e cappelle delle Figlie di Maria Ausiliatrice e dei Salesiani in onore della Beata Maria Domenica Mazzarello, susciteranno dovunque identiche manifestazioni di intensa pietà e saranno coronate da frutti spirituali altrettanto copiosi.

Durante quei giorni rivolsi, a Roma e a Torino, alcune parole di felicitazione e di santo incitamento alle buone Figlie di Maria Ausiliatrice: esse vollero raccoglierne e stamparne alcuni schematici appunti che potranno forse servirvi per qualche esortazione o conferenza, essendo un breve commento di paterne, raccomandazioni del Santo Padre.

Prima di finire desidero rivolgervi ancora una duplice raccomandazione.

La prima è per esortare tutti, sacerdoti, chierici, coadiutori, a prestarsi e a prepararsi convenientemente per l´insegnamento del Catechismo nelle scuole e negli Oratori festivi.

Specialmente i nostri bravi Confratelli coadiutori devono ritenersi onorati di potere, nei giorni festivi, dedicarsi con zelo all´eccelsa missione catechistica in favore dei giovani affidati alle nostre cure. Gl´Ispettori e i Direttori vedano di guidare e intensificare questo salutare movimento, e prendano gli opportuni accorgimenti perchè possibilmente nessuno abbia a restare privo delle gioie e dei frutti di così importante apostolato.

La seconda raccomandazione è complemento della prima, essendo rivolta essa pure a favore dell´insegnamento catechistico. Mi sta grandemente a cuore che Catechèsi sia diffusa e letta da coloro — e dovrebbero essere tutti che sono chiamati a impartire l´insegnamento religioso dal pulpito, nelle scuole e negli Oratori.

A tal fine sarebbe bene che ogni Casa, specialmente ov´è più numeroso il personale, avesse parecchi abbonamenti a Catechèsi.

Negli Oratori festivi poi Catechèsi sia costantemente a disposizione del personale, dei catechisti e dei giovani che si preparano a prendere l´esame di idoneità all´insegnamento catechistico.

Infine coloro che si sentissero chiamati a collaborare alla compilazione di Catechèsi, sappiano che, col loro lavoro, non solo faranno opera assai vantaggiosa alla gioventù ed onorifica per la nostra Società, ma che in tal modo, oltre a meritarsi il plauso cordiale e affettuoso dei Superiori, attireranno sul loro apostolato speciali benedizioni del nostro Santo Fondatore e Padre.

Finisco invocando su tutti le grazie più copiose: questi gli auguri e queste le suppliche che rivolge a Dio, per ciascuno di voi, il vostro
aff.mo in C. J.

Sac. PIETRO RICALDONE.

II.

COMUNICAZIONI E NOTE
LITTERAE APOSTOLICAE
QUIBUS VENERABILIS DEI FAMULA
MARIA DOMINICA MAZZARELLO
CONFUNDATRIX INSTITUTI FILIARUM MARIAE AUXILIATRICIS
BEATA RENUNTIATUR
PIUS PP. XI
AD PERPETUAM REI MEMORIAM.

Anno millesimo nongentesimo tricesimo quarto in Sanctorum nume-rum Nos ipsi sollemniter adscriptum ediximus Sanctum Ioannem Bosco, qui, Societàtis a Sancto Francisco Salesio Fundator nec non Instituti Filiarum Beatae Mariae Auxiliatricis, ut hisce modernis temporibus ob inventorum, disciplinarum atque artium progressiones plus aequo elatas iuvenes puellaeqúe christianae sapientiae principia ne obliterarent et ab Ecclesia Dei ne abducerentur, incensa erga eos easque caritate et misericordia ´complexus, res, Deo iuvante, mirandas iisdem tutandis patravit operariosque idoneos efformavit multos nostraeque societati veluti in hereditatem reliquit, qui imbuti eius spiritu eumque vestigiis feliciter secuti in vinea Domini alacriter continenterque adlaborarent. Ad suum autem pro sororibus puellisque Institutum sub invocatione Mariae Auxiliatricis constituendum ac propagandum Sanctus Ioannes praedictus adiutricem habuit validissimam Mariam Dominicam Mazzarello, quae sub sapienti sancii eiusdem magisterio, quamvis usque ad mortem magnis humilitatis sensibus quam maxime enituerit, oboedientia tamen coatta ipsius novae religiosae familiae ab incunabulis eiusdem regimen suscepit; tanto consilio, licet solum decem fere annorum spatio, tenuit; tantaque sollertia dilatavit, ut merito´ confundatricis titulo a Sacra Rituum Congregatione postea decorata fuerit. Dioecesis Aquensis apud montanum locum, quem « Mornese » nuncupant, Venerabilis Dei Serva nata est die nona mensis Mai, anno millesimo octli gentesimo tricesimo septimo, a parentibus, honestis piisqne ruriculis, ipsique, salutaribus eadem die. Baptismatis aquis ablutae, nomina Maria Dominica imposita sunt. Ab ineunte aetate modestiàm in ore, habitu, incessu, moribusque suis eximiam ostendit; amantissim.is religiosorum parentum suorum curis respondens, quamvis vividum sortita ingenium vehementem immo naturam, ad praecepta docilis eorum et voluntati obsequens, ea ipsa etiam minus sibi acceptabilia, quae ei praescripta vel tantum suasa essent statim, explebat. Progredientibus annis puritatis suae lilium integrum servare omni prorsus studio intendit pietatisque flores augere, ita ut, puellula adhuc, voto perpetuae castitatis se obstrinxerit, et ad cotidie Missam audiendam horis antelucanis rigidi etiam hiemis ad paroecialis ecclesiae ianuas nondum patentes algidum aerem, frigus, nivemque perferens diu expectare ne timuerit; de sero autem cum ad ecclesiam accedere sibi non daretur, versus eam conversa e domo, fenestris apertis, preces effundens genibus fiexis Numi longas protraxerit moras. Postquam adulescentula ad Eucharisticas Dapes accessit, mox erga Iesum Christum amore ardenti flagrans, Sacram Synaxim cotidie assumebat. Interea abhorrens a vantate foeminarum propria et a mundanis oblectamentis aliena, vel rem domesticam matre duce domi gerebat diligentia haud communi, vel in vineis familiaribus sub sollicita genitoris tutela sollertem agrorum laboribus operam libenter dabat. Sed cum quindecim annos nata gravi morbo correpta fuerit, agresti vita relicta, Famula Dei ad suendi artem perdiscendam se dedit, ut postea in aptam domum alias vici puellas congregaret, quas non modo artem memoratam doceret sed e periculis ereptas ad agnoscendum etiam et amandum Iesum traheret atque adduceret. Cum vero Piae Mariae Immaculatae Unioni nomen dederit, post aliquod tempus addita sibi socia ex eadem Unione, vitam fere religiosarum more aggredi coepit, ut púellas sibi creditas non modo rebus domesticis et arte suendi sed officiis; quoque pietatis ac religionis facilius educaret. Sic provide tanquam e pareo semine ex hoc genere vitae sensim sine sensu initia futuri Instituti Filiarum Mariae Auxiliatricis constitui videntur. Hac enim vivendi Mariae Dominicae eiusque sociarum ratione cognita, Sanctus foannes Bosco, qui tunc temporis, suadente quoque Pio Pp. IX Decessore Nostro, aliud suo pro pueris priori simile Institutum puellis instituendis destinatum consulto conceperat, ne sibi deessent aptere sive in ipso Instituto condendo sive in eodem moderando ac ministrando adiutrices, quandam vitae ducendae normam Servae Dei sociisque dedit; easque vero, felice inceptus quem optaverat exitu comperto, opportunis stabilibusque regulis munivit. At initia operis frugiferi difficultates omne genus gravarunt, sive quae ab hominibus procedebant immo a parentibus propinquisque novensilium religiosarum, sive quae a victu ceterisque vitae necessitatibus, ita ut Instituti praesertim eXordio Famula Dei eiusque sociae paupertate vel potius egestate magna. laboraverint, quamvis etiam tunc sanctum Ioannem Bosco imitata venerabilis ipsa spem suam plenissima fide in Deo conlocaret, ac propterea nihil eius animi tranquillitatem ac fiduciam turbare valeret. Familiae religiosae primis temporibus in oppido natali Servae Dei constitutae regimen Venerabilis Maria Dominica potestate antea tantum vicaria quasi ad tempus tenuit; sed duobus post annis ab Instituti Filiarum Mariae Auxiliatricis initio, scilicet anno millesimo octingentesimo septuagesimo -quarto, Venerabilis ipsa unanimi sororum suffragio moderatrix generalis renuntiata est;. apparuitque tunc quam profundae humilitatis spiritu Famula Dei imbuta esset: nonnisi enim vi oboedientiae ac verbis quoque suadentibus Sancti Ioannis Bosco, qui religiosarum capitino intererat, adduci potuit ut ad Institutum regendum se se apponeret. Cum tamen oneri atque honori moderatricis novi Instituti prorsus imparem se existimaret, eius virtutes insignes,. promptum ac nativum in rebus practicis gerendis ingenium, magna denique sua fiducia in Ioanne Bosco tanquam in sancto viro conlocata, ita ut ab illius voluntate nutuque iugiter docilis penderet illiusque spiritu caritatis. ut imbuerentur sociae diligentissime curareí, omnium sororum alumnarumque eius existimationem et affectum Eidem conciliarunt. In perficiendo autem et ampliando Instituto, tum quidem vix inchoato, quamvis litterarum paene rudis, optima prudentiae, sollertiae ac sapientiae suae specimina dedit; semper tamen matrem sororibus se ostendens, occasione data, hurnilitate plenam. Nil mirum propterea si Filiarum Mariae Auxiliatricis Institutum, adhuc Maria Dominica vivente, mirabiliter propagatum fuerit; postèa. vero adprobatum et ab Apostolica Sede confirmatum per orbem fere totum vel in Missionum etiam locis inter infideles, visibili Dei auxilio, dilatatum. sit; ita ut plura Filiarum Mariae Auxiliatricis millia nunc in emolumento animarum promovendo atque in christiana puellarum praesertim institutione procuranda, primam suam magistram ac moderatricem vestigiis fideliter secuta, fruttuose laborent. Niceae Montis ferrati, cum eandem in urbem anno millesimo octingentesimonseptuagesimo ottavo princeps Instituti domus iam fuerit translata, gravi morbo correpta Dei Famula imminentis mortis nuntium laeta accepit, infirmi corporis dolores submisso patientique animo perferens ac dissolvi cupiens et esse cum Christo, Ecclesiae sacra-mentis iterum iterumque munita, Iesu, Mariae, Ioseph sanctissima nomina ore clamitans, placidissimo exitu supra quadragesimum quarto suae aetatis anno ad coelestis Sponsi nuptias die quartadecima mensis Maii, anno millecimo octingentesimo octogesimo primo convolavit. Iam multo ante ipsa mortem suam proximam praesentiebat; sed non incle-mentia tempestatis, non difficultates itinerum, non dolores corporis aut infirmitas valetudinis Venerabilem Dei Famulam detinere potuerant, quin dissitas quoque Instituti domos inviseret ad socias in bonum firmandas. Iugiter in omnibus vitam egerat in exemplum adducendam. Simplex in agendo, parca in sumendis eibis, impigra in explendis officiis, larga etsi pauperrima in donando, prudens ac fortis in sociis moderandis quamvis in rebus Instituti Sancto Ioann Bosco se totam committeret, in orando piissima, in innocentiae nitore ac virginitatis servando diligentissima. In Eucharistiam vividissima religione flagrabat quasi praesentem Iesum suis oculis videret, neque minore ardore Beatam Virginem sub titulo praecipue Auxiliatricis colebat. Aliquando etiam secretorum cordium ac spirituum discretione pollere visa est. Sanctitatis proinde fama, qua iam dum vitam mortalem agebat Venerabilis Dei Famula exornabatur, post eius obitum ac funus in dies vividior apud omnes fatta est. Nil.mirum proinde si ab anno millesimo nongentesimo decimo primo ad annum millesimum nongentesimum decimum septinum Ordinaria auctoritate processus de more fatti sint, ac Nosmetipsi anno millesimo non - gentesimo vicesimo quarto manu propria die vicesima mensis Maii Introductionis Causae Commissionem signaverimus. Inquisitionibus igitur indi- cialibus in Famulae Dei vitam resque gestas ad iuris normam expletis, ceterisque omnibus rite absolutis, Nos, cum mox etiam super Venerabilis Servae Dei virtutibus disceptari coeptum sit, decreto quinto nonas Maias anno millesimo nongentesimo trigesimo sexto edito, Venerabilis´ Dei Famulae Mariae Dominicae Mazzarello virtutes heroicum attigisse fastigium declaravimus. Postea quaestio suscepta est de duobus miraculis, quae, ipsa virgine intercedente, patrata a Deo ferebantur; Nosque, rebus omnibus iudicio severissimo ponderatis, cum eadem vera atque explorata fuerint renuntinta post duas Congregationes antepraeparatoriam nempe ac praeparato- riam, nec non aliam G-eneralem Congregationem, quae coram Nobis die decima mensis Maii anni huius habita est, per decretum septimo Kalendas Iunias vertentis anni editum de utroque miraculo constare ediximus, ulteriusque proinde in casu procedi posse. Illud igitur discutiendum supererat num Venerabilis Ancilla Dei inter Beatos doelites recensenda tuto foret. Hoc dubium propositum est a diletto filio Nostro Alexandro Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinali Verde, Causae Ponente seu Relatore in generali Sacrae Rituum Congregationis coetu coram Nobis habito die decima nona mensis Iulii, volventis anni, omnesque tum Cardinales Sacris tuendis Ritibus praepositi tum qui aderant Patres Consultores unanimi suffragio affirmativas responderunt. Nos tamen in tanti momenti re Nostram aperire mentem distulimus precesque iterandas esse censuimus, ut, ad sententiam in tam gravi negotio ferendam caeleste auxilium Nobis compararemus. Quod cum impense fecissemus, tandem die trigesima prima mensis Iulii nempe Dominica ottava post Pentecosten, hoc ipso anno, Eucharistico Sacro rite litato, accitis adstantibusque Sanctae Romanae Ecclesiae Camillo Cardinali Laurenti rec. mem., tunc temporis Sacrae Congregationis Rituum Praefecto, et Alexandro Cardinali Verde, Causae Relatore, nec non dilectis filiis Alphonso Carinci, enunciatae Congregationis a Secretis, et Salvatore Natucci, Generali Fidei Promotore, tuto procedi posse ad sollemnem Venerabilis Servae Dei Mariae Dominicae Mazzarello Beatificationem auctoritate Nostra pronunciavimus. Quae cum ita sint tam Instituti Filiarum Mariae Auxiliatricis vota implentes quam Societatis a Saneto Francisco Salesio, praesentium Litterarum tenore, Apostolica Nostra auctoritate facultatem faciinus ut Venerabilis Dei Famula Maria Dominica Mazzarello, Confundatrix Instituti Filiarum Mariae Auxiliatricis, BEATAE nomine in posterum nuncupetur, eiusdemque corpus ec lipsana seu reliquiae, quae tamen in sollemnibus supplicationibus non sunt deferenda, publicae fidelium venerationi proponantur; itemque permittimus ut eiusdem Servae Dei imagines radiis decorentur. Praeterea pari auctoritate Nostra concedimus ut de ea quo - tannis Officium recitetur de Communi Virginum cum lectionibus propriis per Nos adprobatis, et Missa de eodem Communi cum orationibus propriis per Nos pariter adprobatis celebretur, servatis rubricis; sed tamen in dioecesi Aquensi tantum cum in eiusdem finibus nata sit Serva Dei acque inibì ipsa migraverit ad Dominum; nec non in templis seu sacellis ubique terrarum sitis quae sive ad Institutum Filiarum Mariae Auxiliatricis sive ad Societatem a Sancto Francisco Salesio pertineant, ab omnibus fidelibus tam saecularibus quam religiosis, qui horas canonicas recitare teneantur; et, quod ad Missas attinet, ab omnibus sacerdotibus ad templa seu sacella memorata, in quibus Beatae ipsius festum agatur, convenientibus. Denqus largimur ut sollemnia Beatificationis Venerabilis Mariae Dominicae Mazzarello, servandis servatis, supradictis in templis seu sacellis celebrentur, die-bus legitime auctoritate designandis, intra annum postquam eadem sollemnia in Sacrosancta Patriarchali Basilica Vaticana fuerint peracta. Non obstantibus Constitutionibus et Ordinationibus Apostolicis ac decretis de non cultu editis, ceterisque in contrarium facientibus quibuslibet. Volumus autem ut harum Litterarum exemplis etiam impressis, dummodo manu Secretarii Sacrae Rituum Congregationis subscripta sint atque enunciate  Congregationis sigillo munita, eadem prorsus fides etiam in disceptationibus iudicialibus adhibeatur, quae Nostrae voluntatis significationi, hisce Litteris ostensis, haberetur.

Datum Romae, apud Sanctum Petrum, sub anulo Piscatoris, die XX m. Novembris, an. MCMXXXVIll, Pontificatus Nostri decimo septimo.

E. Card. PACELLI, a Secretis Status.

LETTERA APOSTOLICA
CON LA QUALE SI DICHIARA BEATA LA VENERABILE SERVA DI DIO
MARIA DOMENICA MAZZARELLO´
CONFONDATRICE DELL´ISTITUTO DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE
PIO PP. XI
A PERPETUA MEMORIA DELLA COSA.

Nell´anno 1934 Noi solennemente decretammo l´iscrizione nell´albo dei Santi di san Giovanni Bosco, fondatore della Società di san Francesco di Sales e dell´Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Questo Santo, tutto pervaso di ardente carità e misericordia per la gioventù, affinchè essa, ingannata dalle soverchie lodi con cui si esaltava il progresso straordinario delle nuove scoperte; invenzioni, macchine e dottrine moderne, non dimenticasse i principi della sapienza cristiana e si allontanasse dalla Chiesa, con l´aiuto di Dio compì a suo vantaggio e difesa opere veramente meravigliose. Formò inoltre molti ed idonei operai, che imbevuti del suo spirito e seguendo felicemente le sue orme, continuassero l´opera sua lavorando sempre alacri nella vigna del Signore, e questi egli lasciò in eredità alla Società presente.

Nel costituire e sviluppare poi il suo nuovo Istituto per le Suore e le giovinette, sotto l´invocazione di Maria Ausiliatrice, il predetto san Giovanni ebbe un validissimo aiuto in Maria Domenica Mazzarello, la quale sotto il suo santo e saggio ministero, sebbene fino alla morte ella rifulgesse al sommo per la sua grande umiltà, costrettavi tuttavia dall´obbedienza, prese fin dagli inizi la direzione della nuova famiglia religiosa e la resse con tanto discernimento, benchè per lo spazio di soli dieci anni circa, e con tale sollecitudine la sviluppò, che meritatamente fu poi onorata dalla Sacra Congregazione dei Riti del titolo di Confondatrice. La Venerabile Serva di Dio nacque in Mornese, paese della Diocesi di Acqui nell´alto Monferrato, il 9 maggio 1837 da genitori di campagna pii ed onesti;. nello stesso giorno, fu battezzata ed ebbe il nome di Maria Domenica. Fin dalla prima età mostrò esemplare modestia nel parlare, nel vestire, nel portamento, nei costumi; obbediente alle cure amorevolissime dei religiosi genitori, benchè avesse avuto dalla natura ingegno vivido e carattere piuttosto focoso, ossequiante alla loro volontà e docile ai loro comandi, senza esitare eseguiva quanto le era ordinato o semplicemente consigliato, quand´anche la cosa poco le andasse a genio.

Col volger degli anni attese con ogni studio a conservare integro il giglio della sua purezza e ad aumentare il fiorire della sua pietà, così che, tuttora giovinetta, si strinse con voto di castità perpetua. Si levava alle prime ore, anche nel rigido inverno, per andare ogni giorno alla parrocchia ad assistere alla santa Messa, e non temeva di aspettare a lungo avanti la porta della chiesa, finchè si aprisse, sopportando pazientemente il freddo, il vento, la neve. Alla sera poi, quando non le era possibile tornare in chiesa, rivolta verso di essa dalla finestra aperta della casa, inginocchiata in terra, passava lungo tempo in preghiera. Ammessa giovinetta alla Mensa Eucaristica, infiammata subito d´amore ardente per Gesù Cristo, prese ben presto a comunicarsi ogni giorno. Frattanto aborrendo da ogni vanità femminile e fuggendo i divertimenti mondani si occupava con ogni diligenza delle faccende domestiche in casa sotto la guida della madre, oppure nella vigna sotto la scorta paterna attendeva volentieri ai lavori agricoli. Ma sui quindici anni, a causa di grave malattia, da cui fu colta, dovette abbandonare le fatiche dei campi e ciò le diede motivo di dedicarsi ad imparare l´arte del cucito, con l´intento di poter poi radunare in una casa adatta altre giovinette del villaggio, alle quali oltre l´arte del cucire, sottraendole ai pericoli, insegnare a conoscere ed amare Gesù per trarle quindi a Lui. Avendo poi dato il nome alla Pia Unione di Maria Immacolata, trascorso alquanto tempo, incominciò insieme con un´altra compagna della stessa Unione a condurre una forma di vita quasi religiosa, per poter più facilmente educare le fanciulle a lei affidate, non solo nelle faccende domestiche e nell´arte del cucito, ma anche nelle opere di pietà e di religione. Così provvidenzialmente, come da piccolo seme, da questo genere di vita, a poco a poco vennero a costituirsi i principi del futuro Istituto di Maria Ausiliatrice.

Poichè conosciuta tale maniera di vita di Maria Domenica e della sue compagne, san Giovanni Bosco, che in quel tempo, anche dietro consiglio del nostro predecessore Pio IX, stava pensando a una nuova Opera per l´educazione  delle fanciulle, simile a quella già da lui fondata per i ragazzi, perciò non gli mancassero le persone adatte ad aiutarlo sia nel fondare che nel mantenere in seguito la nuova istituzione, diede alla Serva di Dio e alle sue compagne alcune norme di vita, e in .seguito, constatato il buon risultato dell´iniziativa che egli aveva ideato, le dotò di opportune e stabili regole. Ma gli inizi della fruttuosa Istituzione furono molestati da difficoltà di ogni genere, sia proveniente dagli uomini, perfino dagli stessi genitori e dai parenti delle nuove religiose, sia dalle necessità della vita e del nutrimento, tanto che, specialmente nei primi tempi dell´Istituto, la Serva di Dio e le site compagne furono travagliate da grande povertà, anzi da vera indigenza, sebbene fin d´allora, imitando san Giovanni Bosco, la Venerabile ponesse tutte le sue speranze con pienissima fede in Dio, e nulla perciò riuscisse a turbare la sua tranquillità d´animo e la sua fiducia.

Della nuova famiglia religiosa, costituita nei primi tempi nel suo paese nativo, la Venerabile Maria Domenica tenne dapprima il governo con potestà vicaria: ma già due anni dopo la fondazione dell´Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ossia nel 1874, la stessa Venerabile, con unanime suffragio di tutte le Suore, fu eletta Superiora generale. Allora apparve manifesto di quanto spirito di profonda umiltà la Serva di Dio fosse animata, poichè non fu potuta indurre ad accettare il governo dell´Istituto se non in virtù dell´obbedienza e dietro le persuasive parole di san Giovanni Bosco, il quale aveva assistito al Capitolo delle Suore. E mentre ella si stimava assolutamente impari all´onore e alla carica di Superiora del nuovo Istituto, le sue insigni virtù, la sua naturale e pronta abilità e praticità nello sbrigare gli affari ed infine la grande confidenza, da lei collocata in Giovanni Bosco come in un Santo, sì che dipendeva dalla sua buona volontà, docile ad ogni suo cenno, e si dava massima cura che le Suore si imbevessero del suo spirito di carità, le conciliarono la stima e l´affetto di tutte le Suore e di tutte le alunne. Nel perfezionare poi e sviluppare l´Istituto appena allora incominciato, sebbene quasi illetterata, diede ottimi esempi di prudenza, di solerzia e di saggezza, sempre tuttavia mostrandosi madre affettuosa delle Suore, e, all´occasione, piena di umiltà. Niuna meraviglia perciò se l´Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, tuttora vivente la stessa Maria Domenica, si propagò mirabilmente: e di poi, approvato e confermato dalla Sede Apostolica, si sparge per quasi tutto il mondo e con l´aiuto di Dio perfino. nelle Missioni tra gli infedeli: così che parecchie migliaia di Figlie di Maria Ausiliatrice ora a profitto delle anime, e specialmente per l´educazione cristiana delle fanciulle, lavorino con molto frutto seguendo gli esempi della loro prima maestra e Superiora. In Nizza Monferrato, dove fin dal 1878 era stata trasferita la Casa Madre dell´Istituto, la Serva di Dio, assalita da grave malattia, lieta apprese l´avviso della sua prossima morte, e sopportando con animo sottomesso e paziente i dolori della sua infermità, desiderando sciogliersi da questo mondo e, unirsi a Gesù Cristo, munita a più riprese dei SS. Sacramenti, invocando i SS. Nomi di Gesù, Maria e Giuseppe con placidissima morte volò alle nozze del Celeste Sposo il 14 maggio 1881, quarantaquattresimo anno della sua età.

Da molto tempo aveva ella il presentimento della sua prossima fine: ma nè la inclemenza della stagione, nè le difficoltà dei viaggi, nè i dolori, nè la debolezza del suo fisico poterono trattenere la Venerabile Serva di Dio dal recarsi a visitare anche le lontane Case dell´Istituto per confortare ed esortare le Suore nel bene. Del resto ella sempre ed in ogni campo aveva condotto una vita esemplare. Semplice nell´agire, parca nel cibo, assidua nel, disbrigo delle sue mansioni, generosa, benchè poverissima, nel donare, prudente e forte nel guidare le Suore sebbene nel governo dell´Istituto tutta si affidasse a san Giovanni Bosco, piissima nell´orazione,. diligentissima nel guardare il candore dell´innocenza e della purezza. Ardeva di vivissimo amore per l´Eucaristia come se vedesse con gli occhi Gesù presente: nè con minor affetto venerava la Beata Vergine specialmente con il titolo di Ausiliatrice. Mostrò qualche volta anche di avere il dono di conoscere le cose segrete dei cuori, e di saper leggere nell´intimo delle anime. Perciò la fama di santità che la Venerabile Serva di Dio godeva quando era ancora in vita, dopo la sua morte ed i suoi fune rali crebbe sempre più viva presso tutti. Non è a meravigliare quindi se fin dal 1911 al 1917 si svolsero i Processi con l´autorità dell´Ordinario e nel 1925. Noi stessi, di nostra mano, il 20 maggio firmammo la Commissione della introduzione della causa. Fatte le ricerche giudiziali sulla. vita e sulle opere della Serva di Dio secondo le regole del diritto, e completata ogni cosa secondo dovere, Noi, essendo compiuta la discussione sulle virtù della Venerabile Serva di Dio, con Decreto pubblicato l´11 maggio 1936 dichiarammo che le virtù della Venerabile Serva di Dio Maria Domenica Mazzarello avevano raggiunto il grado eroico. Si affrontò in seguito la questione di due miracoli, che si diceva fossero stati operati da Dio per intercessione della sopra detta vergine. E Noi ponderata ogni cosa con severissimo giudizio essendo essi miracoli risultati e dichiarati veri, dopo due Congregazioni, antipreparatoria l´una e preparatoria l´altra, e dopo la susseguente Congregazione Generale tenuta alla nostra presenza il 10 maggio di quest´anno, con Decreto pubblicato il 26 dello stesso mese stabilimmo constare dell´uno e dell´altro miracolo, e che perciò si poteva procedere oltre.

Era rimasto adunque a discutere soltanto se si potesse con ogni sicurezza inserire la Venerabile Serva di Dio tra i Beati. Questo dubbio fu proposto dal nostro diletto figlio. Alessandro Verde, Cardinale di S. Romana Chiesa, ponente, ossia relatore della causa, nella Congregazione Generale dei Sacri Riti, tenuta davanti alla Nostra persona il 19 luglio dell´anno corrente, e tutti, sia i Cardinali della S. Congregazione dei Riti, che i Padri Consultori presenti, all´unanimità risposero affermativamente. Noi tuttavia, in cosa di tanto momento, differimmo a manifestare in proposito il Nostro sentimento, pensando, essere opportuno rinnovare le preghiere perchè nell´emettere un giudizio in affare tanto grave, ci assicurassimo l´aiuto del Cielo. Il che fatto con ogni premura, finalmente il 31 luglio, ossia l´ottava domenica dopo Pentecoste di questo stesso anno, dopo aver celebrato il sacrificio Eucaristico, chiamati e presenti i Cardinali di S. Romana Chiesa Camillo Laureati, di buona memoria, allora Prefetto della S. Congregazione dei Riti, ed Alessandro Verde, relatore della causa, nonchè i diletti figli Alfonso Carinci, Segretario della suddetta Congregazione, e Salvatore Natucci, Promotore Generale della Fede, dichiarammo in forza della nostra autorità potersi con ogni sicurezza procedere alla solenne Beatificazione della Venerabile Serva. di Dio Maria Domenica Mazzarello. Stando così le cose, corrispondendo ai voti sia dell´Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice sia della Società. di san Francesco di Sales, a tenore della presente Lettera, con la nostra. autorità apostolica diamo facoltà che la Venerabile Serva di Dio Maria. Domenica Mazzarello, Confondatrice dell´Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, sia per l´avvenire chiamata col nome di Beata, che il suo corpo e le sue reliquie, le• quali tuttavia non debbono essere portate nelle processioni solenni, vengano esposte alla pubblica venerazione; così pure permettiamo che le immagini della stessa Serva di Dio siano adornate di raggi. Inoltre, con la medesima Nostra autorità concediamo che della nuova Beata ogni anno si´ reciti l´Officio secondo il Comune dei Vergini con le Lezioni proprie da Noi approvate, e si celebri la Messa secondo lo stesso Comune con le Orazioni proprie parimenti da Noi approvate, osservando le apposite rubriche; solamente tuttavia nella Diocesi di Acqui, essendo la Serva di Dio nata e passata a miglior vita nel Signore entro i confini di detta Diocesi, nonchè nelle chiese e nelle cappelle dovunque edificate nel mondo che appartengono sia all´Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice sia alla Società di. san Francesco di Sales, da tutti i fedeli tanto secolari che religiosi obbligati a recitare le ore canoniche; e per quanto riguarda le sante Messe da tutti i Sacerdoti i quali convengano alle suddette chiese o cappelle in cui si celebri la festa della stessa Beata. Infine concediamo che sia celebrata la festa per la Beatificazione della Venerabile Maria Domenica Mazzarello, osservando le debite prescrizioni, nelle sopraddette chiese e cappelle in giorni da designarsi dalla legittima autorità entro un anno dalla solenne Beatificazione celebrata nella sacrosanta Basilica Patriarcale Vaticana. Nonostanti le Costituzioni e gli Ordini Apostolici, e i decreti promulgati sul non culto, ed ogni altra qualsiasi cosa in contrario. Vogliamo poi che agli esemplari di questa Lettera anche stampati, purchè firmati di mano del Segretario della Sacra Congregazione dei Riti e muniti del sigillo della prefata Congregazione, sia data la stessa fede anche nelle discussioni dei tribunali, che si darebbe alla indicazione della Nostra volontà trasmessa con la ostensione di questa nostra Lettera.

Dato in Roma presso S. Pietro, sotto l´anello del Pescatore, il 20 novembre 1938, decimosettimo del Nostro Pontificato.

E. Card. PACELLJ
Segretario di Stato.

Gennaio-Febbraio 1939                N. 91
REGOLAMENTI
SOMMARIO
IL RETTOR MAGGIORE ...............................................................  pag. 3
Regolamento per l´Aspirantato  ............................................................. 7
per il Noviziato  ....................................................................... 12
per lo Studentato Filosofico  ................................................ 23
per il Triennio pratico  ............................................................ 28
per il Corso di Perfezionamento peri Coadiutori............... 30
per lo Studentato Teologico  ................................................ 33
ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore.

Torino, 24 marzo 1939.

_    Figliuoli carissimi in Gesù Cristo,
1. Il primo dello scorso febbraio ebbi la gioia di prostrarmi ai piedi del Santo Padre Pio XI, di s. m., che mi accolse e trattenne ´con benevolenza veramente straordinaria. Ebbe parole di sovrana compiacenza  pel lavoro da noi compiuto ch´egli dimostrò di conoscere appieno. Si rallegrò in particolare di aver constatato  che l´apostolato della scuola e dell´assistenza venga svolto nei nostri Istituti, fatte poche eccezioni, con personale totalmente salesiano,. e ci esortò a far sì che una simile direttiva sia costantemente osservata e perfezionata. Questa pratica infatti, mentre rende più redditizio il nostro lavoro pedagogico, spiega anche quel particolare affettuoso attaccamento dei nostri ex-allievi ai loro . antichi educatori. Il Santo Padre soggiungeva che i nostri Istituti saranno sempre più affollati di giovani a misura che ci saremo adoprati per avere in ognuno di essi personale strettamente salesiano, ben formato, e soprattutto filialmente attaccato alle norme pedagogiche e allo spirito del nostro Santo Fondatore.

Durante l´indimenticabile e prolungata udienza Egli mi fu largo di paterni e sapienti consigli, incaricandomi infine di far giungere a tutti la sua. particolare ed effusiva benedizione.

Uscii dalla sua presenza profondamente commosso: raccolsi quelle sue raccomandazioni, intere otte da frequenti singulti, come il suo testamento: la sua benedizione mi pareva scendesse su dì me, su di voi, sulle nostre opere, come la benedizione del Padre che sente ormai prossima la sua fine. Infatti pochi giorni dopo, il grande Pontefice della Conciliazione, delle Missioni, dell´Azione Cattolica, il Papa di Don Bosco, era chiamato al premio della sua vita santa e santamente operosa.

Alla memoria dcl S. Padre Pio XI si ricollegano i più notevoli avvenimenti della nostra Società: la Beatificazione e Canonizzazione di S. Giovanni Bosco, la Beatificazione di Madre Maria Domenica Mazzarello, la Proclamazione dell´eroicità delle virtù del Ven. Domenico Savio; gli avvenimenti stessi poi sono benefizi del tutto straordinari elargitici dal suo gran cuore.

È doveroso´ pertanto che il nome del grande Pontefice viva perennemente in benedizione tra di noi, e che la sua anima eletta sia copiosamente suffragata con pietà filiale.

Tutti i Papi devono essere oggetto della nostra devozione, ma credo d´interpretare i vostri sentimenti dicendo che la memoria di Pio IX, che fu il munifico protettore di Don Bosco e approvò le Costituzioni della nostra Società, e quella di Pio XI, che di Don Bosco fu il più autorevole e fervente panegirista e lo innalzò al fastigio degli altari, la memoria, ripeto, di questi due grandi Papi dovrebbe essere perpetuata in tutte le nostre Case. Per questo propongo che in qualche luogo importante di ogni nostro Istituto si conservi un bel ritratto dei due Sommi Pontefici.

2. - Ma dopo aver tributato al nostro grande Benefattore e Padre l´omaggio della più profonda e sentita riconoscenza, dobbiamo ringraziare Iddio per averci dati, in circostanze veramente provvidenziali, un altro suo Vicario, le cui eminenti doti di mente, di cuore, di governo, sono sicura caparra di un pontificato glorioso. La sua elezione ha riempito di gioia, non solo i cuori dei cattolici, ma fu salutata con giubilo dall´umanità intiera. Per noi Salesiani essa è motivo di particolare esultanza, essendo stato il nuovo Eletto, per tanti anni, nostro Cardinale Protettore. La sua paterna benevolenza ebbe subito un tratto di bontà del tutto straordinaria a nostro riguardo, chiamando i nostri confratelli che dirigono la Poliglotta Vaticana a particolare udienza,´ durante la quale pronunziò parole di sovrana compiacenza pei Figli di S. Giovanni Bosco, dei quali disse di voler essere, come in passato, affettuoso protettore. A tutti poi mandò una particolare e reiterata benedizione.

Il nostro Santo Fondatore lasciò a´ suoi Figli, come speciale ricordo, la devozione e l´amore verso del Vicario di Gesù Cristo. Vi esorto a dimostrare al nuovo Papa la vostra devozione con una piena, costante e forte adesione alla Santa Sede, e il vo°tro amore pregando per Lui, e lavorando e sacrificandovi pel trionfo della Chiesa a salvezza delle anime.

3. - Ed ora sono lieto di presentarvi le norme regolamentari per le Case di formazione, approvate nel XV Capitolo. Generale. Esse furono oggetto di serie e lunghe discussioni. Dopo essere state preparate, studiate e ripetutamente ritoccate dai Superiori del Capitolo, vennero affidate all´esame di speciali Commissioni composte di membri del Capitolo Generale, e poi presentate alla discussione dell´intiera Assemblea. I singoli articoli vennero diligentemente ed esaurientemente vagliati alla luce delle Costituzioni, dei Regolamenti, delle Tradizioni e dell´esperienza: e si venne così alla redazione definitiva. Il Capitolo Generale poi, con particolare ed unanime voto, autorizzava il Rettor Maggiore col suo Capitolo a riesaminare, prima di darli alle stampe, gli articoli approvati per eventuali ritocchi. I Superiori del Capitolo in numerose sedute rilessero per ben tre volte il lavoro fatto, il quale non ebbe bisogno di correzioni sostanziali, ma di semplici spostamenti di articoli e piccoli mutamenti di forma e di redazione.

Queste norme regolamentari devono essere ora diligentemente praticate in tutte le Case di formazione della nostra Società. Durante un sessennio esse verranno esaminate e vagliate nella vita pratica: l´esperienza suggerirà poi le modificazioni o aggiunte necessarie. Ma perchè l´esame sia serio, è indispensabile che effettivamente  tutti e singoli gli articoli, senza eccezione di sorta, siano messi in pratica: essi infatti sono intimamente collegati, cosicchè ognuno mentre è presidio degli altri, riceve da questi alla sua volta efficacia e forza.

Siamo tutti persuasi che l´avvenire della nostra Società dipende in gran parte dalle Case di formazione. Dev´essere pertanto nostro impegno costante, non solo accrescere dette Case, ma soprattutto renderle sempre più perfette nella loro attrezzatura. A tale scopo furono studiate e approvate le norme regolamentari che oggi io vi ho presentato: praticandole fedelmente avremo manifestato amore fattivo e filiale adesione al grande nostro Padre, S. Giovanni Bosco, e interesse fecondo per la nostra amata Congregazione.

Implorando su di voi e sulle anime ed opere affidate al vostro zelo le più copiose benedizioni mi professo
vostro aff.mo in C. J.

Sac. PIETRO RICALDONE.

CAPITOLO GENERALE XV
REGOLAMENTO
PER L´ASPIRANTATO

  1. - Gli Aspiranti si dividono in Aspiranti al Sacerdozio ed Aspiranti Coadiutori. Questi ultimi vengono destinati ad un mestiere, all´agricoltura o ad altri lavori o impieghi.
  2. Se destinati alle Missioni, sono Aspiranti missionari.

    Gli Aspiranti al Sacerdozio (per la Congregazione o per il Clero secolare), che intraprendono gli studi in età un po´ avanzata, si chiamano Figli di Maria.

    Accettazione.

  3. - Ogni Ispettoria abbia almeno una Casa di Aspiranti o propria o in comune con un´altra Ispettoria (Regol., art. 261).
  4. Dove ciò non fosse possibile, si formi una sezione affiancata ad altra Casa di ottimo spirito.

    Il personale sia adatto e vi si facciano gli studi con regolarità.

  5. - Gli Aspiranti siano ordinariamente accettati dai 12 ai 16 anni; i Figli di Maria, dai 16 ai 25 anni; gli Aspiranti Coadiutori addetti a lavori vari, dai 14 ai 25 anni. È bene che tutti abbiano compiuto il corso elementare.
  6. - Non si accettino figli illegittimi nè coloro che avessero professato in altra Congregazione. Si vada molto cauti nell´accettazione di chi fosse stato Aspirante o Novizio presso altre famiglie religiose. In casi speciali si ricorra al Rettor Maggiore.
  7. - Per l´accettazione si esigano i seguenti documenti: a) Fede di Battesimo e di Cresima; b) Certificato di nascita rilasciato   dal Municipio; c) Certificato dello stato di famiglia rilasciato dal Municipio; d) Certificato medico di sana costituzione e subita vaccinazione; e) Attestato di buona condotta rilasciato dal Parroco; f) Certificato degli studi fatti; g) Fedina penale e attestato di stato libero per chi ha compiuto 18 anni; h) Consenso scritto dei parenti.
  8. - Si esiga, per quanto è possibile, che le famiglie degli Aspiranti concorrano al pagamento delle spese personali. Con prudente insistenza si procuri di ottenere un proporzionato contributo per la pensione dalle famiglie degli Aspiranti o dai loro benefattori, specialmente per i primi anni; si sia però disposti a largheggiare con gli allievi degli ultimi corsi e coi più promettenti. Si ricordi che D. Bosco non voleva si rifiutasse un giovane, che desse buon affidamento, solo perchè non poteva pagare.Si ricorra alla beneficenza sollecitando aiuti con un´efficace propaganda.
  9. - Nelle case di Aspiranti, non destinate ai Figli di Maria, si accettino solo giovani che intendono farsi salesiani.
  10. Formazione generale.

  11. -. Nell´Aspirantato si badi a formare sodamente il giovane nella pratica delle virtù cristiane.
  12. A tale fine si studi il carattere dell´Aspirante; questi venga aiutato a correggere i suoi difetti e ad acquistare le virtù proprie del cristiano.

  13. - Per le pratiche di pietà si stia a. quanto prescrivono il Manuale « Pratiche di pietà in uso nelle Case salesiane » e la Circolare « Formazione del personale » (« Atti del Capit. Super. », n. 78).
  14. - Gli Aspiranti al Sacerdozio prima del Noviziato compiano un corso regolare di studi in conformità al programma approvato dal Consigliere Scolastico Generale.
  15. - Gli Aspiranti artigiani e agricoltori facciano regolarmente i corsi stabiliti in conformità dei rispettivi programmi.
  16. - Gli Aspiranti Coadiutori addetti a lavori vari facciano un corso speciale di almeno due anni prima del Noviziato. Oltre le nozioni di cultura, si istruiscano sulle diverse mansioni che dovranno esercitare, e perciò siano impiegati per turno nella sagrestia, infermeria, cucina, campagna, ecc.
  17. - Tutti gli Aspiranti siano diligentemente istruiti nella Religione.
  18. - Durante le vacanze autunnali non si mandino gli Aspiranti alle loro famiglie.
  19. - Attendano per turno alla pulizia della Casa, ordinariamente durante la ricreazione del mattino.
  20. - I Superiori si riuniscano ogni settimana per fare le osservazioni sulla condotta degli Aspiranti e queste vengano loro opportunamente comunicate.
  21. Formazione salesiana.

  22. - Si educhino gli Aspiranti ad una pietà semplice, spontan ea e, nello stesso tempo, profonda e fervente, come la voleva D. Bosco. Ogni giorno si dia la benedizione col Santissimo Sacramento. Si raccomandino brevi visite al SS.mo Sacramento, ma non ve ne sia alcuna obbligatoria.
  23. - Si dia molta importanza alla liturgia, alle sacre cerimonie, alle funzioni religiose, al canto gregoriano, alla musica sacra.
  24. - L´esercizio mensile della buona morte si faccia in un giorno fisso, e in quel giorno gli aspiranti siano alleggeriti alquanto dei lavori e delle lezioni. Si invitino per questa circostanza Confessori straordinari, possibilmente qualche Direttore salesiano.
  25. - Si coltivino diligentemente le nostre Compagnie religiose e l´Azione Cattolica. Si introducano, una volta alla settimana, le conversazioni edificanti, quando i giovani sembrano convenientemente preparati.
  26. - Si coltivi negli Aspiranti la confidenza verso il Direttore e si offra loro comodità di andare a parlargli. I giovani delle classi superiori vadano da lui almeno una volta al mese. Solo il Direttore può ricevere i giovani in ufficio per trattare con loro di cose spirituali.
  27. - Si faccia agli Aspiranti dell´ultimo anno una conferenza settimanale, agli altri ogni quindici giorni. In esse non si invada il campo del Noviziato; ma si parli di quanto un ottimo giovane cristiano deve fare e-fuggire, traendo gli argomenti specialmente dal Giovane Provveduto e dal Regolamento per le Case.
  28. Proposta al Noviziato.

  29. - Durante l´anno il Capitolo della Casa faccia tre riunioni per conferire sulle qualità e sulla condotta degli Aspiranti dell´ultimo corso. L´Ispettore prenda parte almeno ad una di esse. Fin dalla prima riunione si notino accuratamente le osservazioni fatte su ciascun candidato, per tenerne conto negli scrutini seguenti.
  30. - I candidati facciano la domanda di ammissione al Noviziato in occasione degli Esercizi Spirituali a metà dell´anno. Per l´ammissione, tanto il Direttore della Casa di formazione col suo Capitolo, quanto l´Ispettore col suo Consigliò, si attengano alle Costituzioni e alle « Norme per l´accettazione ».
  31. - Si redigano con molta diligenza i moduli, non tralasciando di annotare, sia pure con poche parole, il giudizio espresso sulle virtù e sui difetti del candidato.
  32. - Tutti i documenti occorrenti pel Noviziato devono essere pronti prima del termine dell´Aspirantato. Non manchi il certificato relativo al servizio militare di coloro che vi sono ancora soggetti.
  33. - I Chierici, che vengono dai Seminari, e i Sacerdoti non siano ammessi al Noviziato prima di avere passato almeno un anno, per quanto è possibile, in una Casa di formazione, sotto le cure di un confratello di specchiata virtù.
  34. - L´Ispettore determini il corredo che ogni Aspirante deve portare al Noviziato.
  35. Dimissione.

  36. - Dopo un tempo conveniente di prova, se risulta che il giovane per difetto di salute, o per poco buona condotta, o per carattere infelice, o per incapacità negli studi, o per qualcuno dei difetti notati nell´articolo 305 dei Regolamenti, non è adatto per la Congregazione, sia licenziato al più presto.
  37. - In caso di dimissione ordinariamente il Direttore ne tratti prima col suo Capitolo.

REGOLAMENTO
PEL IL NOVIZIATO
CAPO I

Ammissione.

  1. - IMPEDIMENTI. - Nelle accettazioni si tengano presenti per la validità e liceità, gli impedimenti elencati nel Can. 542; inoltre, per i Chierici, le irregolarità contenute nei Can. 984 e 985.
  2. - Coloro che fanno le accettazioni al Noviziato ricordino la grande responsabilità che hanno davanti alla Chiesa ed alla Congregazione. Meglio correre rischio di escludere uno degno, che ammettere uno indegno.
  3. Pratiche per l´ammissione.

  4. - I candidati al Noviziato debbono presentare i documenti elencati nel modulo prescritto.
  5. - I documenti richiesti per l´ammissione al Noviziato siano tempestivamente preparati, in modo che l´Ispettore col suo Consiglio possano esaminarli prima di trattare dell´ammissione del candidato.
  6. - Qualora il Superiore, a cui furono richieste le lettere testimoniali, non rispondesse, l´Ispettore ne informi, per i passi ulteriori, il Rettor Maggiore. Quando invece rispondesse di non conoscere sufficientemente il candidato, l´Ispettore vi supplisca chiedendo informazioni confidenziali a persone degne di fede. (Cfr. Can. 545, 3).
  7. - Non si ammetta alcuno, se non dopo accurata visita di un Medico, che conosca le esigenze della nostra vita e che rilasci relativo certificato.
  8. - Si tenga molto conto delle doti intellettuali del candidato; nei casi dubbi lo si sottometta ad un esame speciale.
  9. - Si dia grande importanza alle informazioni assunte sopra le condizioni della famiglia dei candidati a norma dell´Instr. S. C. Rel.; 10 dic. 1931, n. 6 e dell´articolo 5 del Regol. degli Aspiranti.
  10. - I candidati al Sacerdozio dovranno anche dare segni speciali di vocazione ecclesiastica.
  11. Non si ammettano nella nostra Società quelli che non dimostrano buon criterio e, ordinariamente, quelli cui fosse mancata affatto la buona educazione cristiana di famiglia.
  12. - Si ricordi lo stretto obbligo di mantenere il segreto circa le notizie avute e le persone che le diedero. (Can 546 e Regol., 156).
  13. Votazione per l´ammissione al noviziato.

  14. - L´Ispettore col voto consultivo del Capitolo della Casa,´ ove il candidato .fece l´Aspirantato, e con quello deliberativo del Consiglio Ispettóriale ammette gli Aspiranti al Noviziato.
  15. CAPO II

    Casa del Noviziato.

  16. - In una stessa Ispettoria non vi può essere che un solo Noviziato, a meno che ragioni gravi richiedano differentemente e se ne ottenga uno speciale Indulto Apostolico. (Can. 554, 2).
  17. - La Casa di Noviziato abbia possibilmente un poco di campagna e piccoli laboratori per esercizio dei Coadiutori.
  18. - La Cappella sia effettivamente il cuore della Casa, e la sua ubicazione, l´ampiezza, la forma, gli arredi siano tali da permettere lo svolgersi decoroso delle funzioni liturgiche e da fomentare la soda pietà eucaristica.
  19. CAPO III

    Personale della Casa di noviziato.

  20. - In via ordinaria non si dia la carica di Direttore al Maestro dei Novizi. (Regol., art. 268).
  21. - Il Maestro deve avere almeno 35 anni: si faccia il possibile per non chiedere dispensa di età.
  22. - Il Maestro abbia ogni anno un po´ di riposo fuori del Noviziato, e l´Ispettore provveda alla necessaria supplenza.
  23. - I Confessori del Noviziato ricordino che coltivano anime che hanno il dovere di tendere alla perfezione. Nei riguardi della castità si attengano agli insegnamenti di D. Bosco.Raccomandino con frequenza agli Ascritti la semplicità, la docilità e la confidenza col proprio Maestro, al quale unicamente spetta la formazione spirituale dei Novizi (cfr. Can. 561), esortandoli soprattutto a manifestargli con prontezza e candore ogni dubbio sopra la vocazione.

    I Confessori siano salesiani.

  24. - I confratelli destinati al Noviziato ed alle Case di formazione devono essere esemplari nell´osservanza religiosa. (Cfr. Can. 554, 3).
  25. - Se il Noviziato è annesso a una Casa regolare, basterà che nel recinto del Noviziato risiedano il Maestro e il suo Socio con qualche Coadiutore addetto ai lavori domestici. All´insegnamento scolastico siano preferibilmente destinati membri del Capitolo della Casa, affinchè possano conoscere meglio i Novizi.
  26. - Il Noviziato, quando forma casa a sè, abbia un Capitolò regolare costituito possibilmente dal Direttore, dal Maestro e da qualche altro Sacerdote.
  27. CAPO IV

    Prima del noviziato.

  28. - Per le esigenze di studi o di clima o per altre ragioni non è possibile fissare la stessa data dell´ingresso al Noviziato in tutta la Congregazione. Tuttavia si stabilisce che:
    1. nel vecchio continente e nelle nazioni aventi con esso parità di calendario scolastico, gli Ascritti incomincino il Noviziato il 15 agosto, solennità di Maria SS.ma Assunta in Cielo, affinchè possano poi fare la professione il giorno 16 agosto, natalizio di S. Giovanni Bosco;
    2. negli altri Noviziati gli Ascritti comincino il Noviziato il giorno 30 gennaio per finirlo il 31 dell´anno seguente, festa di S. Giovanni Bosco.
  29. - Il Noviziato incomincia come è stabilito all´articolo 174 delle Costituzioni. L´approvazione del Consiglio Ispettoriale, per via ordinaria, preceda l´ammissione; ma se, per ragionevole motivo, ciò non fosse avvenuto, la conferma, che seguirà al più presto possibile da parte del Consiglio Ispettoriale, rende valida la precedente ammissione fatta dall´Ispettore.
  30. - Se, terminati gli esercizi spirituali, gli .Ascritti non incominciano subito il Noviziato, passino il tempo che lo precede o nella Casa di Noviziato o in altra, ma siano sempre diligentemente e amorevolmente assistiti, e, per quanto sarà possibile, non vadano a passare questo tempo in casa dei parenti.
  31. - Gli Ascritti siano provvisti del corredo necessario dalle Case che li mandano; queste, se non possono ottenerlo dalle famiglie o dai benefattori, lo somministrino esse stesse.
  32. - Si procuri che i Novizi abbiano a riportare subito buone impressioni del Noviziato; perciò si faccia loro buona accoglienza, si trattino con amorevolezza; nella Casa regni ovunque l´ordine e la serena allegria, ottenuta con ricreazioni animate, canti, passeggiate, ecc.
  33. - Non si ammettano al Noviziato coloro che non hanno l´età canonica. Si può fare eccezione per quelli cui ´mancassero solo due o tre mesi; questi però, una volta entrati nel Noviziato, seguano in tutto l´ordinamento della Casa come gli altri, fermo restando che il loro Noviziato va computato dal giorno dopo che avranno compiuto . i 15 anni.
  34. - Chi possedesse sostanze, disponga le cose in modo da non avere preoccupazioni amministrative durante il Noviziato.
  35. CAPO V

    Vestizione e imposizione della medaglia.

  36. - La vestizione e imposizione della medaglia ordinariamente non si compia prima di un mese e non dopo tre dall´entrata in Noviziato.
  37. - La vestizione, preceduta da un triduo predicato, si compia secondo il formulario apposito, che si trova in fine del « Regolamento degli Esercizi ». •
  38. - Nè per la vestizione, nè più tardi per la professione, vengano stampate immagini-ricordo, individuali o collettive.
  39. CAPO VI

    Vita del Noviziato.

  40. - La vita del Noviziato sia regolata in modo conforme colla vita dei confratelli che vivono nelle altre Case; perciò si procuri che, basata su di una regolarità e d´un fervore esemplare, essa si svolga in un ambiente di naturalezza e semplicità, secondo il volere di D. Bosco e la sana tradizione salesiana, evitando singolarità ed esagerazioni.
  41. - L´orario ed il programma scolastico possono variare secondo le esigenze dei luoghi, dei tempi e secondo la categoria e l´istruzione dei Novizi; ma ogni Casa procuri di modellarsi, per quanto è possibile, sull´orario che proponiamo in appendice.
  42. - L´articolo 195 delle Costituzioni e gli articoli 279, 280, 291 e 305 dei Regolamenti contengono in breve un programma completo di formazione salesiana; ad essi soprattutto si attenga il Maestro.
  43. - Agli scrutini, di cui parla l´articolo 300 dei Regolamenti, intervengono il Direttore ed il Maestro con gli altri membri del Capitolo della Casa. Si comunichino al Novizio le osservazioni fatte a suo riguardo. Chi viene giudicato inetto, sia licenziato al più presto possibile.

  44. CAPO VII

    Pratiche di pietà.

  45. - MEDITAZIONE. — La meditazione si faccia in ginocchio, eccetto che preceda o segua immediatamente la S. Messa, nel quale caso si suole fare stando seduti.
  46. - S. MESSA. — Nei giorni feriali durante la S. Messa si recitino le preghiere delle « Pratiche di pietà in uso nelle Case salesiane » con l´aggiunta del canto di un mottetto eucaristico dopo l´elevazione.
  47. NELLE FESTE: a) Alla prima Messa si recitino le preghiere fino al Rosario, dopo le quali si incominci la Messa dialogata. Dopo il « Pater noster » si recitino le preghiere in preparazione alla Comunione, e dopo la Comunione quelle del ringraziamento. Finita la Messa, seguono le altre preghiere del mattino, eccetto il Rosario e le Litanie Lauretane.

    b) La seconda Messa sia cantata nelle Feste di precetto e nelle Domeniche di prima e seconda classe; nelle altre,.. durante la Messa letta, si canti l´Ufficio della Beata Vergine.

  48. - VISITE AL SS.MO SACRAMENTO. — Si favoriscano visite individuali al SS.mo Sacramento. Pubblica e generale sia solamente quella delle 11,35 secondo i Regolamenti. (Gfr. art. 295, 2). Nelle feste e domeniche in questa visita si recita il Rosario e poscia si fa l´esame di coscienza senza altra aggiunta.
  49. - CIRCOLI DI PIETÀ. — Se ne faranno almeno tre per settimana, in gruppi fissati dal Maestro.
  50. - COMPAGNIE RELIGIOSE. — A seconda del numero dei Novizi si introducano tutte le nostre Compagnie o solamente alcune.
  51. - ESERCIZI SPIRITUALI. — Oltre gli Esercizi prescritti dalle Costituzioni e dai Canoni (cfr. Cost., 159; Can. 541 e 571, 3), che si fanno prima del Noviziato e della professione, vi sia una muta di cinque giorni verso la metà dell´anno.
  52. - TRIDUI. — Si facciano con predica i tridui che precedono la vestizione, le feste di S. Francesco di Sales e di S. Giovanni Bosco.
  53. - NOVENE. — Si faccia con lettura appropriata la novena dell´Immacolata e con predica quella del Natale.
  54. - MESI. — Si celebrino i mesi di S. Giuseppe, della Madonna e del Sacro Cuore con lettura adatta.
  55. È lodevole l´usanza di alcuni Noviziati, nei quali il mese di Maria viene celebrato con un breve sermoncino quotidiano fatto dai Novizi stessi, per turno, fuori di Chiesa.

  56. - FESTA DEL SACRO CUORE. — Nei Noviziati la festa del Sacro Cuore si celebri solennemente nel giorno in cui cade.
  57. - PRIMO VENERDÌ DEL MESE. — Ogni primo venerdì del mese alla Messa della comunità si canterà un mottetto e si reciteranno le Litanie in onore del Sacro Cuore di Gesù; alla sera vi sarà benedizione solenne colla recita dell´Atto di Consacrazione e col canto di un mottetto di occasione.
  58. IL 24 DEL MESE. — Al 24 di ogni mese si dirà- la Messa di Maria Ausiliatrice all´Altare ove sia eretta l´Associazione dei suo divoti, e alla sera si canterà il « Saepe dum Christi » e si darà la benedizione solenne.
  59. - ULTIMO MARTEDÌ DEL MESE. — In onore di S. Giovanni Bosco nell´ultimo martedì di ogni mese: a) Nel sermoncino della sera precedente si parli del nostro S. Fondatore; b) Se ne esponga la Reliquia prima della Messa della comunità; e) La lettura prescritta dopo le orazioni del mattino sia su S. Giovanni Bosco, terminandola con l´invocazione: « Sancte Joannes, ora pro nobis. - Agimus... ecc. ».
  60. CAPO VIII

    Professione.

  61. - I Chierici, nella domanda dei voti, devono anche dichiarare espressamente la volontà di consacrarsi per sempre allo stato religioso e clericale. (Cfr. Instr., n. 14).
  62. - Si preparino debitamente i Novizi al grande atto della professione religiosa, trattandone sovente nelle conferenze, istruzioni e buone notti.
  63. - Non si facciano inviti a persone estranee per la funzione della professione religiosa.
  64. - Si continui la bella consuetudine di consegnare nell´atto della professione il libretto delle Regole ai nuovi confratelli.
  65. - Non si conceda ai nuovi professi di andare a fare vacanza in famiglia o in diverse Case nostre; ma, debitamente assistiti, prendano il necessario riposo tutti insieme nella Casa più adatta, fissata dall´Ispettore.

APPENDICE
Materie d´insegnamento
e ore di scuola per ciascuna materia.

Catechismo e nozioni di catechetica .........................  3 ore
Liturgia .............................................................................  1 ora
Vangelo di S. Luca ........................................................  1 »
Storia Sacra ....................................................................  2 ore
Istruzione sullo Stato Religioso ...................................  2 »
Lingua nazionale ...........................................................  2 »
Italiano, nei Noviziati fuori d´Italia ...............................  2 »
Latino ...............................................................................  2 »
Greco ................................................................................ i ora
Pedagogia ....................................................................... i »
Canto Gregoriano ..........................................................  3 ore
Cerimonie ........................................................................  1 ora
Galateo ............................................................................  1 »
Calligrafia ........................................................................  1 »

TESTI
Si prendano di preferenza testi salesiani.

PER I COADIUTORI
I Novizi Coadiutori frequenteranno coi Chierici quelle lezioni che, a giudizio dei Superiori, corrispondono alla loro cultura ed alle loro occupazioni. Ove occorra, si farà loro separatamente scuola di lingua nazionale, di aritmetica, di cerimonie della Messa e di liturgia relativamente ai servizi di sacrestia, ecc. Per quelli che appresero un´arte o un mestiere vi sarà ogni settimana qualche ora di disegno. Tutti però dovranno avere da due a tre ore di scuola al giorno, e, nel resto del tempo che
non è occupato dalle pratiche di pietà o da altri atti della vita comune, si eserciteranno nel loro mestiere o in lavori della Casa.

ORARIO GIORNALIERO

GIORNI FERIALI

GIORNI FESTIVI

GIOVEDI´ E GIORNI DI VACANZA

Ore

Ore

Ore

5,30 Levata

6 Levata

5,30 Levata

6 Meditazione

6,30 Meditazione

Meditazione

6,30 Studio

7 Studio

Studio

7,30 S. Messa

7,30 Messa

7,30 Messa

8,15 Colazione Occupazioni Ricreazione

8,15 Colazione Ricreazione

8,15 Colazione Occupazioni Ricreazione

9,15 Scuola

9,30 Messa 2a Spiegazione del Vangelo

9,30 Studio o Scuola

 

10,30 Ricreazione

 

11 Ricreazione Visita per quei di 1a mensa

11 Studio Visita per quei di 1a mensa

11 Ricreazione Visita per quei di 1a mensa

11,35 Visita

11,35 Rosario Es. di coscienza

11,35 Visita

12 Pranzo

12 Pranzo

12 Pranzo

12,45 Ricreazione

12,45 Ricreazione

12,45 Ricreazione

13,45 Studio

14 Studio

13,30 Pulizia

14,15 Scuola

 

14 Passeggio

16,15 Ricreazione

15,15 Ricreazione

16,45 Ricreazione

17 Lettura Benedizione

15,30 Vespro Predica Benedizione

17 Lettura Benedizione

17,30 Conferenza

16,30 Ricreazione

17,30 Conferenza

18,15 Studio

 

18,15 Studio

19,20 Ricreazione

 

 

19,30 Prima mensa Studio o Canto

17,30 Ad., Compagnie

 

 

18 Studio

 

20 Cena

19,30 Cena

20 Cena

21 Preghiere Riposo

20,45 Preghiere Riposo

21 Preghiere Riposo

NB. - 1) Nella stagione più cruda e in casi speciali si può ritardare di mezz´ora la levata.

2) I Coadiutori avranno il passeggio la domenica. -
ORARIO GIORNALIERO DELLE VACANZE ESTIVE

GIORNI FERIALI

GIORNI FESTIVI

Ore

Ore

6 Levata

6 Levata

6,30 Meditazione

6,30 Meditazione

7 Studio

7 Studio

7,30 S. Messa

7,30 S. Messa

8,15 Ricreazione Occupazioni Ricreazione

8,15 Colazione Ricreazione

9,30 Scuola

9,30 Messa 2a Spiegazione Vangelo

10,30 Studio o lavoro

10,30 Ricreazione Visita 1a mensa

11,15 Ricreazione Visita 1a mensa

 

11,35 Visita

11,35 Visita

12 Pranzo

12 Pranzo

12,45 Ricreazione

12,45 Ricreazione

14 Riposo nello studio

14 Riposo Studio

15 Scuola

15,30 Vespro Predica Benedizione

16 Ricreazione - Lavoro

 

17 Lettura Benedizione

16,30 Ricreazione

17,30 Conferenza

17,30 Studio

18,15 .Studio - Lavoro all´aperto

19 Ricreazione

19,30 Cena

19,30 Cena

21 Preghiere Riposo

21 Preghiere Riposo

    NB. —
  1. 1) Al giovedì non c´è scuola.
  2. Al martedì, giovedì e sabato vi è passeggio ordinario pei Chierici.
  3. Durante il periodo delle vacanze estive si sogliono fare ogni settimana due passeggiate di mezza giornata, e due di una giornata intera da tutta la Casa.

REGOLAMENTO
PER LO STUDENTATO FILOSOFICO

Costituzione dello Studentato.

  1. - È riservata al Rettor Maggiore col suo Capitolo l´erezione degli Studentati Filosofici (Costit., 104).
  2. - Quando vi sia difficoltà di provvedere convenientemente in ciascuna Ispettoria uno Studentato Filosofico, si erigano Studentati interispettoriali, a cui concorrano per il personale le Ispettorie interessate.
  3. Si procuri che il locale, l´ubicazione, l´attrezzatura degli Studentati siano rispondenti alle esigenze igieniche e didattiche.

  4. - Andranno allo Studentato Filosofico solo i Chierici professi e vi andranno subito dopo il noviziato. Ogni Chierico sia presentato al Direttore dello Studentato dal proprio Ispettore con la pagella degli studi anteriormente compiuti e le note informative del Maestro di Noviziato.
  5. Superiori e personale.

  6. - L´Ispettore nel cui territorio è situato lo Studentato in terispettoriale è pure l´Ispettore dei confratelli provenienti da altre Ispettorie; ma i provvedimenti straordinari a loro riguardo li prenderà d´intesa con l´Ispettore d´origine.
  7. Egli visiti frequentemente lo Studentato e ne vigili l´andamento religioso, morale, scolastico.

  8. - I Superiori e gl´insegnanti dello Studentato siano scelti tra i più esemplari per osservanza religiosa e i più stimati per prudenza e dottrina (cfr. Can. 554, 3; Cost., 167).
  9. L´ufficio di direttore di spirito prescritto dal Can. 588 spetta al Direttore a norma delle Costituzioni (Art. 47, 48, 113, 184).

  10. - Oltre ai Confessori ordinari, che devono essere Sacerdoti eccellenti per virtù e prudenza, in occasioni speciali siano chiamati altri Confessori, a cui i Confratelli possano accedere liberamente (cfr. Can. 1360-1361). Detti Confessori siano Salesiani.
  11. Disciplina e formazione religiosa.

  12. - Scopo degli Studentati è non solo la cultura intellettuale dei Chierici, ma soprattutto la loro´ formazione ecclesiastica e salesiana. A ciò pertanto sia indirizzato l´intero ordinamento di essi, nel quale però è da seguire, in quanto è compatibile con la loro speciale natura, il regolamento generale delle Case (Regol., 309).
  13. - Il Direttore segua individualmente e paternamente la formazione salesiana e sacerdotale dei Chierici e ne abbia cura come Maestro di Noviziato, tenendo presenti soprattutto le prescrizioni dell´art. 195 delle Costituzioni e il Can. 588.
  14. - Il Direttore faccia ai Chierici una conferenza settimanale, di argomento religioso, nella quale spiegherà altresì le Costituzioni e le parti principali e per loro più importanti dei Regolamenti. Li esorti ad eseguire con esattezza e decoro le sacre cerimonie, il canto gregoriano e la musica sacra (Regol., 312).
  15. - Alla formazione dei Chierici debbono cooperare, d´accordo col Direttore e sotto la sua dipendenza, tutti i Superiori. della Casa. A. tal fine procurino d´avere coi Chierici il maggior contatto in ricreazione e partecipino alle loro pratiche di pietà.
  16. - I Superiori vigilino attentamente che le pratiche di pietà prescritte dalle Costituzioni nelle Case di Studentato siano compiute con la massima perfezione (cfr. Can. 588, 3; Regol., 310).
  17. - Oltre agli Esercizi Spirituali prescritti dalle Costituzioni, i Chierici ne faranno cinque giorni, come gli alunni delle Case, verso la metà dell´anno scolastico (Regol., 311).
  18. - La seconda Messa nei giorni festivi sarà preferibilmente cantata.
  19. Si istituiscano le Compagnie in uso nelle nostre Case. e non altre (SS. Sacramento = Maria Immacolata - S. Luigi - S. Giuseppe). Tutti i Chierici vi prendano parte per loro spirituale vantaggio e per addestrarsi a dirigerle poi in mezzo ai giovani. In esse si promuovano i così detti « Circoli spirituali » e i Chierici siano opportunamente istruiti sull´Azione Cattolica.
  20. - Nello Studentato si pratichi una perfetta vita comune (Can. 587); perciò tra i Chierici, anche se appartenenti a diverse Ispettorie, vi sia la maggiore uniformità negli oggetti personali, nei libri di studio o di consultazione, negli acquisti e nelle spese non richieste da motivi di salute.
  21. - Ai Chierici non siano affidati incarichi che richiedano esenzione dalla vita comune, come uscite individuali dall´Istituto, maneggio di denaro, ecc.
  22. - I Chierici non abbiano macchine fotografiche - nè altri apparecchi od oggetti non conformi alla vita comune.
  23. - Si osservino esattamente le prescrizioni e le tradizioni riguardanti la chiusura dei dormitori, il silenzio nei tempi e luoghi stabiliti, le ricreazioni comuni, i giuochi tradizionali e la esclusione (cfr. Instr., n. 7;) di quelli non convenienti ai Chierici.
  24. - Per favorire lo spirito di famiglia e di fraternità si segua la tradizione di cambiare periodicamente i posti e gli incarichi affidati ai Chierici nei vari ambienti: refettorio, dormitorio, scuola e chiesa.
  25. - L´Ispettore nella cui Ispettoria è situato lo Studentato procuri di avere una apposita Casa adatta per le vacanze.
  26. - Le scuole di Religione e di Catechetica siano affidate ai migliori docenti, affinchè i Chierici possano acquistare la formazione dottrinale e didattica necessaria all´apostolato salesiano, prevalentemente catechistico.
  27. - Fermo restando quanto prescrive Part. 169 delle Costituzioni, i Chierici potranno essere addetti agli Oratori nei giorni festivi per l´assistenza e il catechismo (Regol.,. 317).
  28. - Si insegnino opportunamente ai Chierici le regole della cristiana urbanità. Il Direttore e gli altri Superiori inculchino; con l´esempio e con la parola l´osservanza delle norme igieniche, la mondezza della persona e delle vesti, la dignità del portamento, la cortesia dei modi e una certa piacevolezza nel conversare, non disgiunta da modestia e da gravità (Regol., 316).
  29. - Si corregga tutto ciò che sa di secolaresco e di ricercato nel tenor di vita, nell´abbigliamento e nel. portamento.
  30. - Ogni mese il Direttore raduni i Superiori per le osservazioni sulla condotta dei Chierici, le quali poi saranno comunicate ai singoli interessati (cfr. Regol., 318).
  31. - Al termine di ogni trimestre il Direttore dia una relazione per iscritto agli Ispettori sull´andamento scolastico, religioso e sanitario di ciascun Chierico.
  32. - Coloro ai quali per gravi motivi e previo accordo con l´Ispettore dello Studentato, il Capitolo della Casa giudicasse necessario fare interrompere gli studi, siano inviati al proprio Ispettore.
  33. Studi.

  34. - Allo studio della filosofia scolastica e delle materie annesse dev´essere dedicato un triennio.
  35. - Le materie d´insegnamento comune a tutti gli Studentati siano le seguenti:
  36. Religione e Catechetica - Filosofia e Storia della Filosofia - Pedagogia - Lingua e letteratura nazionale - Lingua e letteratura latina - Lingua e letteratura greca - Lingua italiana (per le Case fuori d´Italia) - Matematica e contabilità - Fisica e scienze - Educazione fisica e artistica - Canto ecclesiastico e Cerimonie.

  37. - Gli Ispettori, d´accordo col Consigliere Scolastico Generale, fissino il programma e l´orario dello Studentato secondo. le esigenze del Paese, avendo di mira la preparazione dei futuri insegnanti e il conseguimento dei titoli legali.
  38. - Il testo di filosofia sia quello stabilito dal Rettor Maggiore (Regol., 313). Gli altri testi siano ortodossi per dottrina e castigati per moralità.
  39. - I Chierici siano convenientemente istruiti .e preparati ad insegnare il Catechismo nelle Scuole elementari e medie inferiori.
  40. - Lo Studentato sia provvisto di tutto il materiale didattico e scientifico necessario per l´apprendimento delle varie discipline.
  41. - Si coltivi il canto gregoriano e la musica sacra e ricreativa; inoltre ogni Studentato sia attrezzato in modo da consentire la diligente preparazione dei futuri maestri di musica sui programmi pubblicati.
  42. - Complessivamente le ore settimanali di lezione non devono essere meno di 25 nè più di 30.
  43. Nei giorni di scuola l´orario deve essere distribuito in modo che siano destinate circa 8 ore all´applicazione intellettuale (scuola e studio) e 8 ore al sonno.

    L´anno scolastico ha la durata di 9 mesi (Regol., 314).

  44. - Giorni di lezione ad orario completo sono: lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato. Al giovedì può essere assegnata qualche ora di scuola o qualche disputa accademica.
  45. I giorni di lezione con orario completo devono essere almeno 150.

  46. - La festa di S. Tommaso d´Aquino sia solennizzata con apposita accademia.
  47. - Gli alunni riprovati agli esami finali e alla sessione di riparazione dovranno ripetere il corso.
  48. - Gli alunni assenti per malattia durante l´anno scolastico per un periodo inferiore ai tre mesi, hanno facoltà di presentarsi regolarmente agli esami finali.

L´assenza superiore ai tre mesi importa l´obbligo della ripetizione dell´anno, salvo qualche caso eccezionale, sentito il parere dei professori.

REGOLAMENTO
PER IL TRIENNIO PRATICO

  1. - Lo scopo del triennio pratico è di informare i Chierici ed educarli allo spirito salesiano ed all´apprendimento del sistema preventivo, base della nostra pedagogia (Regol., 51). Per ottenere i risultati per i quali fu stabilito, Superiori e sudditi si sforzeranno di compiere i loro doveri in un ambiente di regolare osservanza e di carità.
  2. - Il triennio pratico è un periodo di prova (cfr. Regol., 55). Perciò tutti i Chierici devono fare il triennio pratico dopo il. corso filosofico. Il solo Rettor Maggiore, in casi eccezionali, può dispensare da questa prova (Regol., 52).
  3. - Non sono ammessi allo Studentato. Teologico i Chierici che non abbiano superata regolarmente questa prova. È data facoltà agli Ispettori di prorogarla per gravi motivi.
  4. - I giovani Confratelli che escono dagli studentati siano assegnati a quelle Case regolari, ove possano essere meglio curati ed assistiti nelle prime e non facili prove di vita pratica (cfr. Instr., n. 7). Non siano destinati ad uffici superiori alla loro capacità, età o condizione.
  5. - Gl´Ispettori, mandando alle Case questi Confratelli, ´informino i Direttori delle doti e dei bisogni particolari di ciascuno.
  6. - Gl´Ispettori seguano diligentemente i Chierici nella loro vita religiosa, nei loro studi ed occupazioni e si prendano cura, o direttamente o per mezzo d´altri, della loro condizione, civile e militare, in modo che, per inavvertenza od omissione di formalità legali, non si cada in trasgressioni a volte non prive di conseguenze.
  7. - Gl´Ispettori:
  8. a) vigilino affinchè al principio del corso a ciascuno dei Chierici siano dati i libri prescritti e copia del programma del Consigliere Scolastico Generale;
    b) radunino, per quanto è possibile durante le vacanze autunnali, tutti e soli i Chierici del tirocinio in una Casa adatta ove ricevano le direttive più opportune alla loro formazione e, occorrendo, sostengano gli esami di tirocinio pratico.

  9. - I Direttori delle Case procurino che il tirocinio pratico si svolga in conformità ai nostri Regolamenti, tenendo presente quanto prescrivono gli Art. 184 e 195 delle Costituzioni.
  10. - I Direttori al principio dell´anno spieghino ai Confratelli la parte dei Regolamenti che li riguarda -e nell´assegnare le occupazioni lascino loro il tempo necessario per svolgere il loro programma di studi.
  11. - I Direttori facciano la lezione settimanale sul Nuovo Testamento (cfr. Regol., 57).
  12. - Ai Chierici del tirocinio non siano affidati incarichi superiori alle loro forze o non corrispondenti alla loro condizione, come, ad esempio, rivedere pellicole cinematografiche, ecc.
  13. - Si assegnino loro le occupazioni in modo che possano assistere abitualmente alla meditazione, alla lettura spirituale, alle conferenze ed alle pratiche dell´Esercizio della Buona Morte.
  14. - I confratelli anziani, specialmente i membri del Capitolo della Casa, coll´esempio e colle parole aiutino i nuovi confratelli nei primi passi della loro vita pratica e ne sostengano caritatevolmente l´autorità davanti ai giovani.
  15. - I Chierici considerino il Direttore della Casa come Maestro di Noviziato (cfr. Cost., 184).
  16. - Durante questo periodo i Chierici hanno uno speciale assistente, che di regola è il Catechista (cfr. Regol., 54).
  17. - I Chierici seguano il programma fissato dal Consigliere Scolastico Generale. Alla fine di ogni anno verranno esaminati sulla loro applicazione da una commissione nominata dall´Ispettore.
  18. - I Chierici rivolgano le loro attività ad acquistare la cognizione pratica della nostra vita (cfr. Regol., 53). Imparino specialmente il modo di fare l´assistenza dei giovani (cfr. Regol., 113)., e i doveri di insegnanti (cfr. Regol., 204 e seg.).
  19. - I Chierici del tirocinio si mostrino docili verso i membri del Capitolo della- Casa e rispettosi verso gli altri confratelli, specialmente più anziani.

REGOLAMENTO
PER IL CORSO DI PERFEZIONAMENTO
DEI CONFRATELLI COADIUTORI

  1. - L´articolo 60 dei Regolamenti dispone che « le Ispettorie abbiano possibilmente una Casa apposita » nella quale i coadiutori artigiani, dopo la prima professione, possano compiere il biennio di perfezionamento prescritto dallo stesso articolo.
  2. Ove questo non sia attuabile, gli Ispettori, specie in una medesima Nazione, s´intenderanno per istabilire un Corso interispettoriale, in una Casa adatta delle loro Ispettorie.

    Le Case destinate al perfezionamento dovranno avere, per tale scopo, l´approvazione del Rettor Maggiore.

  3. - Da ora innanzi, tutti i confratelli coadiutori, artigiani o agricoltori, finito il noviziato, dovranno fare almeno un biennio di perfezionamento nella Casa a tal uopo destinata.
  4. Gli altri confratelli coadiutori, non artigiani nè agricoltori, saranno radunati, per un biennio, in una delle Case di formazione dell´Ispettoria, oppure in qualche altra che sia di specchiata osservanza, e ove il Direttore sia in grado di compiere, a loro riguardo, i doveri impostigli dagli articoli 184 e 195 delle Costituzioni.

  5. - Il Corso di Perfezionamento abbia organizzazione ed attrezzamento adatti al doppio scopo del medesimo, che è non solo la compiuta formazione professionale dei nostri giovani coadiutori, ma, soprattutto, la loro preparazione culturale e religiosa. A. ciò, quindi, sia indirizzato l´intero ordinamento del. Corso, a norma però del Regolamento generale per le Case (Re-gol., 60 e 309).
  6. - I programmi e gli orari di questo Corso siano quelli approvati dal Consigliere Professionale generale, con gli adattamenti richiesti dall´ordinamento scolastico-professionale delle singole Nazioni.
  7. Per la parte culturale, si ritengano obbligatorie le materie. seguenti, comuni a tutti i mestieri: Religione Lingua nazionale; Matematica e Contabilità; Geografia e Storia; Elementi di Scienze fisiche, naturali e chimiche.

    Per la parte .professionale: Teoria approfondita della propria arte; Elementi di tecnologia meccanica ed elettrotecnica; Disegno tecnico e professionale; Amministrazione e Direzione del laboratorio; lavoro e insegnamento professionale agli allievi.

    La biblioteca, poi, abbia opere adatte, di cui i confratelli possano approfittare per la loro istruzione religiosa e professionale (cfr. Regol., 58-59).

  8. - Gl´Ispettori vedano di facilitare ad essi la preparazione a pubblici esami per abilitarli anche con diplomi legali, all´insegnamento della propria professione.
  9. Siano anche incoraggiati a sostenere, presso la Curia del luogo, l´esame di abilitazione all´insegnamento catechistico.

  10. - Oltre all´esercizio pratico dei lavori ed uffici loro assegnati secondo le proprie attitudini ed i bisogni della Casa, i Coadiutori del Biennio Pratico, di cui al 20 capoverso dell´art. 2°, avranno due ore di scuola, ogni giorno, sulle materie di Cultura generale, elencate al N° 4.
  11. - Sia curata in modo speciale l´istruzione religiosa di questi confratelli, mediante appositi corsi di religione, di metodologia catechistica e di pedagogia salesiana.
  12. - Il Direttore faccia loro, ogni settimana, una conferenza sopra un argomento religioso, spiegando pure le Costituzioni e le parti, per loro più importanti, dei Regolamenti (cfr. Re- gol., 312).
  13. - Ogni mese, il Direttore raccolga le osservazioni sulla loro condotta, e le comunichi con prudenza agl´interessati (cfr. Regol., 318).
  14. - Tutti i superiori cerchino d´inculcare ai giovani Coadiutori, con l´esempio e con la parola, le regole della. Cristiana urbanità, l´osservanza delle norme igieniche, la mondezza della persona e degli abiti, la cortesia dei modi, la modestia e gravità del contegno, e vigilino attentamente perchè l´osservanza di tutte le nostre pratiche di pietà sia perfetta (cfr. Regol., 310316).
  15. - Si istituiscano tra i confratelli del biennio le Compagnie religiose in uso nelle nostre Case. Ove ciò non fosse possibile, per l´esiguo loro numero, si raccomanda che prendano parte alle Compagnie dei giovani, per il proprio spirituale vantaggio e ad edificazione dei giovani stessi.
  16. - Si dia loro opportunità di esercitarsi negli Oratori Festivi e nell´insegnamento del catechismo (Regol., 61).
  17. - Non siano loro affidati incarichi che richieggano esenzioni dalla vita comune, come uscite individuali dall´Istituto, maneggio di denaro, relazioni con esterni, ecc.
  18. - Si vigili perchè nessuno si prenda libertà o contragga abitudini contrarie allo spirito religioso e ai doveri della propria vocazione. Sia spiegato loro bene l´art. 188 delle Costituzioni.

REGOLAMENTO
PER LO STUDENTATO . TEOLOGICO

I - Costituzione dello Studentato.

  1. - È riservata al Rettor Maggiore col suo Capitolo l´erezione degli Studentati Teologici (cfr. Cost., 104).
  2. Il personale docente dev´essere approvato dal Capitolo Superiore.

  3. Data la difficoltà di provvedere convenientemente in ciascuna Ispettoria agli studi teologici dei Chierici, si erigano di preferenza degli Studentati Teologici interispettoriali.
  4. - Il personale direttivo e docente degli Studentati Teologici interispettoriali sia formato possibilmente col concorso delle singole Ispettorie che vi inviano i loro Chierici. Detto personale continuerà ad appartenere all´Ispettoria d´origine, ma dipenderà dall´Ispettore dello Studentato, a norma dell´articolo 6 di questo Regolamento.
  5. - Non è permesso fare gli studi teologici fuori degli Studentati e neppure frequentare scuole appartenenti a Seminari Diocesani o ad altre Società Religiose senza speciale permesso del Rettor Maggiore (cfr. Regol., 326).
  6. II - Ammissione allo Studentato interispettoriale.

  7. - Per l´ammissione di un Chierico ad uno studentato teologico si richiede che il suo Ispettore comunichi al Direttore i dati richiesti da apposito formulario e, in foglio separato, quelle notizie confidenziali che giudicasse opportune (cfr. Re-gol., 328).
  8. III - Superiori e personale.

  9. - L´Ispettore nel cui territorio è situato lo Studentato Teologico è l´Ispettore di tutti i confratelli dello Studentato, anche se appartenenti ad altre Ispettorie. A lui quindi spetta il pieno esercizio della giurisdizione ordinaria, e da lui dipendono le ammissioni alla professione e alle Ordinazioni, i permessi, ecc.
  10. Ma quanto ai permessi non ordinari per i Chierici appartenenti ad altra Ispettoria, come sarebbero viaggi e acquisti non richiesti da bisogni della vita comune dello Studentato, si ricerchi prima il parere del loro Ispettore.

  11. - Per l´ammissione alla Professione e agli Ordini maggiori dei Chierici appartenenti ad altre Ispettorie si richiede anche il parere favorevole dei propri Ispettori, e per i Chierici incardinati in. una Ispettoria da meno di due anni il parere favorevole del loro Ispettore d´origine.
  12. - L´Ispettore visiti frequentemente lo Studentato, vigili attentamente sull´insegnamento teologico, s´informi dell´indole, pietà, vocazione e progresso dei Chierici, a norma del Can. 1357, § 2 e presieda regolarmente agli scrutini.
  13. - I Superiori e gli insegnanti dello Studentato siano scelti tra i confratelli più esemplari e più stimati per pietà, prudenza e dottrina (cfr. Can. 554, § 3 - Cost. 167).
  14. - L´ufficio di Maestro di spirito, prescritto dal Can. 588, spetta al Direttore, a norma delle Costituzioni (art. 47, 48, 113, 184).
  15. - In ogni Studentato vi sia un assistente sacerdote, il quale faccia parte del Capitolo della Casa e possibilmente anche del Corpo insegnante.
  16. IV Disciplina religiosa e formazione sacerdotale.

  17. - Scopo dello Studentato è non solo la cultura intellettuale dei Chierici, ma soprattutto la loro formazione ecclesiastica e salesiana. A ciò pertanto sia indirizzato l´intero ordinamento della Casa, nel quale è da seguire, in quanto è compatibile con la sua speciale natura, il Regolamento generale delle altre Case (cfr. Regola, 309).
  18. - Il Direttore tenga ai Chierici una conferenza settimanale di argomento religioso e sacerdotale. In essa spiegherà anche le Costituzioni, e le parti principali e per loro più importanti dei Regolamenti.
  19. - Alla formazione dei Chierici debbono cooperare, d´accordo col Direttore e sotto la sua dipendenza, tutti i Superiori della Casa. A tal fine procurino d´intrattenersi regolarmente coi Chierici in ricreazione e partecipino alle loro pratiche di pietà.
  20. - I Superiori vigilino . attentamente che le pratiche di pietà prescritte dalle Costituzioni siano compiute nelle Case di Studentato con la massima perfezione (cfr. Can. 588, 3; Regol., 310).
  21. - Oltre agli Esercizi Spirituali prescritti dalle Costituzioni, i Chierici ne faranno cinque giorni, come gli alunni delle case, verso la metà dell´anno scolastico (Regol., 311).
  22. - Negli Studentati Teologici si canti messa ogni domenica e festa di precetto, e nelle feste più solenni i Chierici assistano in cotta alle funzioni.
  23. La festa di S. Tommaso d´Aquino sia solennizzata con apposita accademia (cfr. Regol., 329).

  24. - Si istituiscano le Compagnie in uso nelle nostre Case (SS. Sacramento - Maria Immacolata - S. Giuseppe - S. Luigi Gonzaga) e non altre. Tutti i Chierici vi prendano parte per loro spirituale vantaggio e per addestrarsi a dirigerle poi in mezzo ai giovani. Si promuovano in esse i così detti < Circoli spirituali ».
  25. - Nello Studentato si pratichi una perfetta vita comune (Can. 567, § 2). Perciò fra i Chierici delle diverse Ispettorie vi sia la maggior uniformità negli oggetti personali, nei libri di studio o di consultazione, negli acquisti e nelle spese non richieste da ragione di salute.
  26. - Ai Chierici non siano affidati incarichi che richiedano esenzione dalla vita comune, come uscite individuali, maneggio di denaro, ecc.
  27. - I Chierici non abbiano macchine fotografiche nè altri apparecchi od oggetti non conformi alla vita comune.
  28. - Si osservino le prescrizioni e le tradizioni riguardanti la chiusura dei dormitori, il silenzio nei tempi e luoghi stabiliti, le ricreazioni comuni, i giuochi tradizionali e l´esclusione (cfr. Instructio S. C. Rel. 10 dio. 1931, n. 7) di quelli non convenienti ai Chierici.
  29. - In conformità con le prescrizioni dei Regolamenti non si contraggano relazioni con persone esterne, neppure coi parenti dei giovani oratoriani; nè alcuno faccia visite a parenti, conoscenti, amici, senza espressa licenza del Direttore.
  30. - A passeggio non si esca mai in meno di tre e si evitino luoghi e ritrovi mondani.
  31. . - Per favorire lo spirito di famiglia e di fraternità si cambino periodicamente i posti a tavola.
  32. - Se lo Studentato non ha un´apposita Casa per le va- canze, i rispettivi Ispettori le facciano trascorrere ai loro Chierici in Case fiorenti per osservanza religiosa, e i Direttori di quelle Case ne abbiano speciale cura a norma dell´art. 10 di questo Regolamento (cfr. Instr., n. 7 e 9).
  33. - Fermo restando quanto prescrive l´art. 169 delle Costituzioni, i Chierici potranno essere occupati in uffici che servano di preparazione al ministero sacerdotale e alle attività salesiane, come negli Oratori festivi, nei Catechismi parrocchiali, nell´istruzione religiosa del personale della casa (Regol., 317).
  34. Gli addetti agli Oratori vi si recheranno solo nei giorni festivi, per l´assistenza e il Catechismo, osservando nell´andare e nel ritornare quanto è prescritto dall´art. 24 di questo Regolamento.

  35. - S´insegnino opportunamente ai Chierici le regole della cristiana urbanità. Il Direttore e gli altri Superiori inculchino con l´esempio e con la parola l´osservanza delle norme igieniche, la mondezza della persona e delle vesti, la dignità del portamento, la cortesia dei modi, e una certa piacevolezza nel conversare, non disgiunta da modestia e da gravità (Re- gol., 316).
  36. - Si corregga tutto ciò che sa di secolaresco. e di ricercato nel tenor di vita, nell´abbigliamento e nel portamento (cfr. Can. 136).
  37. - Ogni mese il Direttore raduni i Superiori per le osservazioni sulla condotta dei Chierici e le comunichi agli interessati (cfr. Regol., 318).
  38. - Si facciano almeno tre scrutini all´anno, e possibilmente siano presieduti dall´Ispettore dello Studentato; il risultato si comunichi agli Ispettori interessati.
  39. - Se qualcuno fosse giudicato non sufficientemente preparato, gli si differisca l´Ordinazione.
  40. - Coloro ai quali per gravi motivi e previo accordo con l´Ispettore dello Studentato, il Capitolo della Casa giudicasse necessario far interrompere gli studi, siano inviati al proprio Ispettore.
  41. V - Studi.

  42. - A norma delle Costituzioni la durata del Corso Teologico è di almeno quattro anni (Cost. 164).
  43. - Il Corso Teologico abbraccia specialmente lo studio della Teologia Dogmatica, Teologia Morale, Sacra Scrittura, Storia Ecclesiastica, Diritto Canonico, Liturgia, Sacra Eloquenza e Canto ecclesiastico (cfr. Can. 1365, § 2).
  44. Si diano anche lezioni di Teologia Pastorale e Ascetica, di Catechetica, di Pedagogia, e di quelle altre discipline sussidiarie che si ritenessero opportune (cfr. Can. 1365, § 3).

  45. - Nell´insegnamento della Teologia Dogmatica e Morale si segua il metodo scolastico integrato dal metodo positivo. I due metodi armonizzino in modo che l´uso dell´uno non sia a scapito dell´altro (Enciclica «Pascendi », Encicl. «Officiorum omnium »).
  46. - La scuola di Dogma e di Morale sia fatta in latino, e gli studenti interrogati sulla lezione rispondano in tale lingua (Regol., 330).
  47. - Le lezioni di Catechetica completino il programma svolto nello Studentato filosofico e trattino specialmente del modo pratico di insegnare il catechismo nelle scuole medie e superiori.
  48. - La scuola di Pedagogia versi soprattutto sulla pedagogia applicata agli uffici e alle opere salesiane.
  49. - I professori spieghino tutta la materia del programma ne si limitino solamente a svolgere in modo completo ed esauriente le questioni più importanti.
  50. - L´insegnamento delle singole discipline si accomodi alla capacità media degli alunni; il professore non critichi, ma segua il testo, lo spieghi e lo faccia studiare; il metodo abbia un indirizzo prevalentemente pratico, ossia tenda a formare degli educatori e pastori di anime.
  51. - I professori domandino abitualmente la lezione, tengano desta l´attenzione e stimolino il lavoro personale degli allievi con frequenti interrogazioni e con lavori ed esercitazioni pratiche, secondo le nostre tradizioni.
  52. - Gli esami si diano di regola al termine del semestre e alla fine dell´anno; alla fine delle vacanze quelli di riparazione. La Commissione esaminatrice sia composta almeno di due professori (cfr. Regol., 332).
  53. - L´anno scolastico, compresi gli esami, durerà nove mesi intieri; in ciascun giorno di scuola si faranno almeno quattro ore di lezione e non più di cinque.
  54. Anche durante le vacanze, tranne la prima e l´ultima settimana, vi sia ogni giorno un po´ di scuola di materie complementari, specialmente di lingue moderne (cfr. Regol., 314).

  55. - Il latino sempre e dappertutto si faccia leggere secondo la pronuncia romana (Regol., 315).
  56. - Fuori d´Italia, nello Studentato Teologico si continui a tutti l´insegnamento e l´esercizio pratico della lingua italiana (cfr. Regol., 15).
  57. - In ciascuno Studentato si parli la lingua del paese. Ma negli Studentati interispettoriali, se vi sono Chierici di diverse lingue, il Direttore stabilisca una ricreazione giornaliera in cui ciascuno possa esercitarsi nella propria lingua (cfr. Regol., 333).
  58. - Ogni mese, non esclusi quelli delle vacanze estive, vi sia la soluzione del caso morale, del quesito liturgico, e d´altri che il Direttore, d´intesa coi Superiori, giudicasse proporre (Regol., 331).
  59. - È vietato tutto ciò che distoglie da una seria applicazione agli studi, come sono gli studi profani, la lettura dei periodici di carattere politico o sportivo e anche delle riviste e dei periodici religiosi ed ecclesiastici che contengono notizie politiche.
  60. VI Ordinazioni.

  61. - L´Ispettore e i Superiori che devono dare voto deliberativo o consultivo abbiano presente il grave obbligo di coscienza di non ammettere alcuno agli Ordini sacri se non sono moralmente certi per argomenti positivi della sua idoneità canonica (Can. 973, § 3; Instr., n. 13-14).
  62. - Dà segni positivi di idoneità canonica chi mostra di «tendere al sacerdozio unicamente per consacrarsi al servizio di Dio e alla salute delle anime e attende seriamente ad acquistare una soda pietà, una purezza di vita a tutta prova e una scienza sufficiente » (Enoicl. « Ad Catholici Sacerdotii », Cfr. Instr., n. 14).
  63. - Nel deliberare per l´ammissione agli Ordini si escluda soprattutto chi è abitualmente refrattario alla soggezione e alla disciplina, poco inclinato alla pietà, poco amante del lavoro, poco zelante delle anime (Encicl. « Ad Catholici Sacerdotii ») e che avesse dimostrato di non possedere quanto gli articoli 180 delle Costituzioni e 305 dei Regolamenti esigono per essere ammessi alla Società.
  64. - L´Ispettore può interdire la promozione agli Ordini per qualunque causa canonica pubblica od occulta, anche in forma non giudiziale, salvo il ricorso concesso dal Can. 970.
  65. - Regolarmente la tonsura si conferirà alla fine del primo anno di teologia; i due primi minori verso la metà del secondo anno, e alla fine di questo gli altri due; il suddiaconato alla fine del terzo; il diaconato durante il quarto, e il presbiterato alla fine del medesimo anno.
  66. - L´Ispettore per sè o per mezzo di altri interroghi i candidati alla tonsura per assicurarsi che domandano gli Ordini liberamente e scientemente (cfr. Instr., n. 14).
  67. - Prima di ammettere un confratello alla tonsura e prima del suddiaconato, si faccia un accurato scrutinio sulle doti intellettuali e morali e sullo spirito ecclesiastico e religioso del candidato e se ne rediga il relativo. documento. L´Ispettore non conceda le dimissorie se il risultato dello scrutinio non è favorevole (cfr. Instr., n. 14-16).
  68. Prima però dell´ammissione al suddiaconato l´Ispettore col sito Consiglio faccia un confronto tra i documenti dei due scrutini sopracitati per poter giudicare dell´idoneità canonica del candidato (cfr. Instr., n. 16).

  69. - Chi è stato ammesso al suddiaconato deve firmare sotto giuramento la dichiarazione prescritta dalla S. Congregazione dei Religiosi nell´Instr. del 10 dicembre 1931 (n. 17); il cui contenuto sarà debitamente spiegato dal Direttore nel corso dell´anno.
  70. - Prima delle Ordinazioni si facciano gli Esercizi Spirituali a norma del Can. 1001.
  71. - Il Direttore dello Studentato invii agli Ispettori i documenti delle ordinazioni dei loro Chierici, conservandone copia per l´archivio dello Studentato.
  72. - Conviene che subito dopo l´Ordinazione sacerdotale i novelli sacerdoti rimangano almeno una settimana nello Studentato.
  73. - Se un novello sacerdote, col consenso dei Superiori, va a celebrare una delle prime Messe al proprio paese, procuri che alla solennità dell´avvenimento sia associata quella moderazione nei festeggiamenti, che si addice ad un religioso.
  74. - Nessuno sia ammesso agli esami di confessione al termine del Corso Teologico; ma tali esami siano rimessi per tutti senza eccezione a due anni dopo l´Ordinazione sacerdotale, a norma dell´art. 48 dei Regolamenti.

 

Marzo-Aprile 1939                       N. 92
IL RETTOR MAGGIORE: Udienza di S. S. Papa Pio XII. - Atto di omaggio al nuovo Cardinale Protettore. - Secondo fascicolo sue La formazione del personale ». - Le riviste s Catechèsi » e s Salesianum ». – Ricordi per gli Esercizi Spirituali           pag. 42
I.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore.

Torino, 24 aprile 1939.

Figliuoli carissimi in G. C.,
1. Il 12 aprile ebbi la grande ventura di essere ricevuto in particolare udienza dal Santo Padre, Pio XII.

Desiderava ardentemente presentargli gli omaggi della Famiglia Salesiana e rinnovare al Vicario di Gesù Cristo le nostre promesse di devozione filiale e di ubbidienza incondizionata.

Il Papa volle´ essere informato delle attività e dello sviluppo dell´umile nostra Società, compiacendosi specialmente del numero consolante di vocazioni che ci elargisce la Divina Provvidenza. Egli pure, come l´augusto e compianto suo Predecessore, ci esorta ad essere, molto accurati e rigorosi nella scelta.

Ebbe anche parole, di sovrana approvazione per i Corsi di Studi Superiori di Teologia e Filosofia che abbiamo iniziato a Torino, e ci incoraggiò a proseguire per preparare così ottimo personale per i nostri Studentati teologici e filosofici. Quando seppe del grande numero di Salesiani che frequentano le Università Civili . ne provò particolare soddisfazione e ci raccomandò, non solo di averne somma cura, ma di accrescerne ancora il numero, per evitare in tal modo di assumere, per nessun motivo, nelle nostre case elementi estranei, i quali, anche se -ottimi, vengono a turbare un ambiente che, per la sua stessa natura e. tassative disposizioni, dev´essere riservato esclusivamente ai soggetti della nostra Società.

M´incaricò inoltre di manifestarvi il suo sovrano compiacimento pel movimento catechistico iniziato dovunque nelle nostre case e che egli stima di capitale importanza.

Infine, dopo aver ripetuto con soavissima bontà, che sarebbe stato come in passato nostro Protettore e Padre, si compiacque di assegnarci il nuovo cardinale protettore nella persona dell´Em.mo Card. Vincenzo La Puma, Prefetto della S. Congregazione dei Religiosi.

L´indimenticabile udienza si chiuse con una speciale benedizione ai Salesiani, alle Figlie di Maria Ausiliatrice, a quanti frequentano o frequentarono i loro istituti, ai Cooperatori e Cooperatrici e a tutte le persone loro care.

V´invito, carissimi figliuoli, ad offrire ogni giorno al Santo Padre il riconoscente tributo delle vostre preghiere, mentre ci sforzeremo,  coll´esemplare osservanza e col lavoro generoso, di corrispondere alle sue paterne aspirazioni.

  1. Ora poi gl´Ispettori e Direttori si affrettino a scrivere al nostro nuovo Cardinale Protettore per attestargli la filiale devozione dei Salesiani delle singole case e assicurarlo delle nostre preghiere. L´Em.mo Card: Vincenzo La Puma è sempre stato particolarmento benevolo verso dei figli di San Giovanni Bosco, e possiamo essere certi che non ci lascerà mancare mai la sua paterna assistenza. Per parte nostra ci .sforzeremo di rendergli facile e gradito l´alto suo cèmpito coll´osservanza fedele delle Regole e l´operosità a vantaggio delle anime e particolarmente della gioventù.
  2. Con questo numero degli Atti del Capitolo sono lieto di potervi offrire il secondo fascicolo delle circolari riguardanti La formazione del personale Salesiano.

Il primo venne pubblicato il 24 novembre 1936 e trattava delle vocazioni in generale e delle diverse categorie di aspiranti in particolare. Il presente fascicolo svolge l´argomento dei Noviziati e della Formazione degli Ascritti.

Gl´Ispettori e Direttoli procurino che si legga in tutte le case come lettura spirituale. Anche a noi già professi tornerà particolarmente gradito e riuscirà di vantaggio, richiamare alla mente la vita del noviziato, alla quale sono collegati soavi e fecondi ricordi.

Voglio inoltre sperare che questa circolare riesca specialmente utile ai Direttori che, in virtù dell´articolo 184 delle Costituzioni, devono « aver cura dei nuovi soci durante il periodo dei voti temporanei come Maestri di noviziato, tenendo presenti soprattutto le prescrizioni dell´articolo 195 ».

Così pure potrà giovare ai Catechisti delle case, ai quali, giusta l´articolo 186 dei Regolamenti « in particolare è affidata l´assistenza dei chierici della casa », nonchè la vigilanza « sotto la guida del Direttore, sulla vita religiosa dei confratelli ».

Se sapremo tutti conservare ed accrescere il fervore dei giorni felici del nostro noviziato molto ne avvantaggerà lo spirito e lo sviluppo della nostra Società.

  1. Ho provato particolare soddisfazione al sapere che il mio invito a favore di Catechèsi, non solo fu accolto dovunque, ma che la Rivista è desiderata, letta e diffusa. Insisto perchè nessuna casa ne sia priva, trattandosi dell´organo destinato a suscitare quell´impulso catechistico " che desideriamo vedere accresciuto ogni dì più nei nostri istituti.

Ora poi ho stabilito che tutte le case siano abbonate alla nuova nostra rivista trimestrale Salesianum. Si tratta di pubblicazioni che c´interessano direttamente, perchè destinate a costituire un patrimonio, di cui nessun nostro istituto dev´essere privo.

  1. Ed ora eccovi i Ricordi per gli Esercizi Spirituali:
  2. Sforziamoci di attingere dallo studio del Catechismo nuovo slancio di fede, di zelo e di vita cristiana intensamente vissuta.
  3. Prestiamoci e offriamoci volenterosi ad insegnare il Catechismo negli Oratori Fe$tivi e nelle -Scuole, rendendolo, con accurata attrezzatura di sussidi e preparazione didattica, veramente efficace per la formazione cristiana della gioventù "e delle anime in generale.
  4. Diamo con slancio tutto il nostro concorso di preghiere e di fattiva cooperazione per le Gare, Mostre, Assemblee Catechistiche. Finisco ringraziandovi degli auguri e delle preghiere offertemi

nella ricorrenza delle Feste Pasquali, e prego perchè scendano centuplicate su di voi e sulle opere affidate al vostro zelo le bene-
dizioni celesti.

Vogliate continuare a pregare pel
vostro aff. in C. J.

Sac. P. RICALDONE,
II.

COMUNICAZIONI E NOTE
SACRA CONGREGAZIONE
SULLA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI
ISTRUZIONE SULLA DILIGENTE CUSTODIA CHE SI DEVE AVERE DELLA SS.MA EUCARISTIA.

  1. La Sede Apostolica non tralasciò mai in nessun tempo di suggerire agli Ordinari dei luoghi i mezzi e le precauzioni con cui diligentemente si deve custodire la SS. Eucaristia, la quale vien conservata nelle chiese nostre sia per diritto comune, sia per indulto, onde non abbia a patire profanazione alcuna. Quei precetti di disciplina ecclesiastica, che nel corso dei tempi essa ebbe cura di stabilire a questo oggetto, oggi si trovano raccolti nel canone 1269 del Codice di Diritto Canonico, che ha queste prescrizioni:

§ 1° La SS. Eucaristia devesi conservare in un tabernacolo inamovibile posto nel mezzo dell´altare.

§ 2° Il tabernacolo sia costruito con arte, chiuso_ solidamente da ogni lato, ornato decentemente secondo le norme liturgiche, libero da ogni altra cosa, e sia così diligentemente custodito da rimuovere ogni pericolo di sacrilega profanazione.

§ 3° Per un qualche grave motivo approvato dall´Ordinario del luogo, non é proibito conservare di notte la SS. Eucaristia fuori dell´altare, però sopra il corporale, in luogo decente e più sicuro, osservando le norme del canone 1271.

§ 4° La chiave del tabernacolo, in cui vien conservato il SS. Sacramento, deve sotto grave obbligo di coscienza da parte del sacerdote, che ha cura della chiesa o dell´oratorio, essere custodita con somma diligenza.

  1. Sebbene questa S. Congregazione, a cui è affidata la tutela della disciplina dei sette sacramenti (can. 249), abbia già emanato la istruzione del giorno 26 maggio 1929: Di alcune cose, che si devono evitare ed osservare nella celebrazione del Sacrificio della Messa e nel distribuire e conservare il Sacra

mento della SS. Eucaristia, ciò non ostante le è sembrato opportuno richiamare le prescrizioni canoniche, aggiungendovi brevi note esplicative, al- • l´attenzione di tutti coloro che hanno il gravissimo dovere di custodire la SS. Eucaristia, e fissare pure alcune precauzioni e mezzi, adatti maggiormente per l´età nostra, coi quali diligentissimamente deve essere custodito e preservato sicuro da ogni. ingiuria il SS. Sacramento.

3. A conseguire sì nobile intento giova molto la fedele osservanza di alcuni canoni del C. D. C. In primo luogo si deve por mente a due cose che sub gravi vengono prescritte affinchè si possa conservare in chiesa la SS. Eucaristia:
1) che vi sia chi ne abbia cura — 2) che, per regola, una volta la settimana un sacerdote vi celebri la messa (can. 1265 § 1). — Se poi alcune volte la Sede Apostolica, per scarsità di clero, permette che per il rinnovo delle Sacre Specie, escluso sempre il, pericolo della loro corruzione, si celebri almeno ogni 15 giorni, tuttavia giammai dispensa, anzi sollecita, che vi sia una persona che attenda giorno e notte alla custodia del SS. Sacramento.

Tre cose inoltre si devono aver presenti nel sopracitato can. 1269:

  1. la SS. Eucaristia devesi conservare in tabernacolo inamovibile (§ 1) e chiuso solidamente da ogni lato (§ 2);
  2. il tabernacolo dev´essere così diligentemente custodito da rimuovere ogni pericolo di sacrilega profanazione (§ 2);
  3. la chiave, del tabernacolo deve essere custodita con somma diligenza da un sacerdote (§ 4). Su ciascun paragrafo sono da osservare alcune cose.

4. a) IL TABERNACOLO SIA INAMOVIBILE E CHIUSO SOLIDAMENTE DA OGNI LATO. - Da questo precetto di per sè grave nè il Vescovo può dispensare, nè la consuetudine anche centenaria e immemorabile può derogare, eccettuato il caso di cui al paragrafo 3, e con esso si provvede come prima garanzia alla sicura custodia della SS. Eucaristia. Però una chiusura assoluta da ogni lato importa che il ciborio sia ´di materia solida e resistente. Ora, secondo le leggi liturgiche, il tabernacolo può essere di legno, di marmo, di metallo, il quale ultimo è il più resistente; ma ciò che più importa è che sia costrutto con materia solida e che ogni parte sia strettamente saldata, con le altre; che la serratura abbia la massima sicurezza e sia saldamente unita alla porticina, i cui cardini siano ben robusti ´e disposti per attaccarla. al ciborio. In alcuni luoghi i Vescovi prescrissero a maggior sicurezza dell´Eucaristia, che il ciborio fosse tutto di metallo, la quale ordinanza, come insegna l´Em.mo Card. P. GASPARRI, devesi- assolutamente osservare nei luoghi in cui vige. Sarebbe certamente ottimo consiglio se il tabernacolo fosse una vera cassaforte di ferro, cosicchè non si potesse nè perforare nè scassinare con i mezzi ordinariamente usati dai ladri. Questa poi deve saldamente unirsi con robusti ganci di ferro al gradino inferiore dell´altare o all´opposta parete di esso. Tali casseforti si devono costruire o a forma di ciborio, che in seguito si deve rivestire di marmo ed abbellire con altri ornamenti, cosicchè presenti l´aspetto di un´opera artistica, a norma del § 2 del citato can. o almeno siano costruite in maniera da venir immesse nel tabernacolo già esistente. Tali tabernacoli vengon detti di sicurezza. Per toglier ogni dubbio in fatto di osservanza delle- leggi liturgiche. nel costruire siffatti tabernacoli, si osservi la risposta data il giorno 10 aprile 1908 dalla S. R. C. alla domanda rivoltale a nome degli Ordinari della Provincia ecclesiastica Milwaukien, nell´America settentrionale, da - un sacerdote, che aveva presentato per l´approvazione un nuovo tabernacolo solidissimamente costruito e fatto in modo da non offendere nè le rubriche del Rituale Romano nè i decreti della medesima S. C.: « Venga trasmesso al sacerdote interpellante il responso dato dalla S. R. C. in un simile caso in data 18 marzo 1898: il fine dell´inventore è lodevole, ma l´affare in parola spetta agli Ordinari dei luoghi, nel caso e per l´effetto di cui si tratta ».

Parimenti in una domanda in Superionen: a proposito di una nuova custodia del SS. Sacramento: il rev.mo Vescovo per procedere con più sicurezza nell´approvazione di un certo tabernacolo, riverentemente domandò alla S. R. C.:. se soddisfaccia alle regole liturgiche la descritta forma di porta semicircolare, che, impostata sopra piccole sfere, si apre senza cardini, per modochè da questo lato nulla osta a che il Vescovo la raccomandi ai sacerdoti, oppure se debba munirsi il tabernacolo di pòrtieina, o di battenti sorretti da cardini sui quali si giri. E la S. Congregazione dei Riti, chiesto il voto della Commissione Liturgica, credette di così rispondere alla questione proposta in data 8 maggio 1908: Nel caso, per, sè nulla osta, del resto spetta al giicdizio del Rev.mo Vescovo.

Certamente usando di detti solidissimi cibori si provvede alla custodia della SS. Eucaristia con un altro mezzo efficace. Però questa Sacra Congregazione, sebbene esorti a costruirli nelle chiese nuove, che si stanno edificando, non impone di provvedere tabernacoli di tal sorta nelle chiese che già son munite di cibori ordinari, purchè in effetto possano presentare solidi dati di sicurezza; tuttavia esorta- caldamente gli Ecc.mi Vescovi ad invigilare, secondo il loro, zelo verso il SS. Sacramento, e ad adoperarsi affinchè i cibori ordinari, che posseggono le chiese della loro Diocesi, abbiano tali dati di solidità da allontanare ogni pericolo di sacrilega profanazione, severissimamente rimuovendo i tabernacoli che non presentassero assoluta certezza quanto all´assenza di questo pericolo.

5. b) IL TABERNACOLO SIA COSÌ DILIGENTEMENTE CUSTODITO DA RIMUOVERE OGNI PERICOLO DI SACRILEGA PROFANAZIONE.

Non basta che sul luogo si trovi un custode, non è sufficiente che il ciborio sia dotato di tale solidità da non venir nè bucato con un succhiello nè sconquassato con uno scalpello ed abbia una così robusta serratura che false chiavi non la possano aprire, perchè una terza garanzia richiede il diritto: una diligente custodia. D´altronde questa attenzione, che si deve avere di continuo, importa non poche cautele sia comuni sia straordinarie, secondo che richiedono´le circostanze di luogo e di tempo.

Riguardo al custode, sebbene s´abbia ad augurarsi che esso sia un ecclesiastico, o meglio un sacerdote, non è però vietato la mansione ad un laico, purchè un ecclesiastico risponda della chiave con cui s´apre il luogo, nel quale
l´Eucaristia vien conservata. Bisogna che egli notte e giorno risieda nelle vicinanze di questo luogo da poter così celermente intervenire quando lo richiedesse il caso cosicchè eserciti una continua vigilanza: non abbandonando mai la chiesa quando è aperta ai fedeli ed è da questi maggiormente lasciata vuota. Ciò si deve fare tanto più nelle chiese di città, dove i ladri gironzolando per le chiese in abito di pellegrini o di mendicanti, con somma attenzione vanno scrutando il momento in cui, rallentata alquanto la vigilanza, possono consumare con fulminea mossa, quasi d´un batter d´occhio, i furti sacrileghi; oppure ispezionano il luogo di giorno, attentamente scrutando le aperture, le finestre, le Cancellate, le porte, specialmente le secondarie, per tentare poi nottetempo, di eseguire l´improbo consiglio. Il che, se avviene più raramente nei villaggi, dove è con maggior facilità notata la presenza di persone estranee quivi sconosciute, che gironzolano attorno alla chiesa e vi entrano suscitando sospetto nei sacerdoti e nei fedeli, tuttavia ciò non esime il parroco o il rettore di chiesa dall´obbligo di custodire l´Eucaristia, il cui modo è lasciato alla sua prudenza, secondo le circostanze del luogo, ad es., sia visitando egli stesso la chiesa ogni tanto nella giornata, sia affidando la vigilanza diurna a provate persone abitanti d´intorno, sia stabilendo nelle diverse ore del giorno un turno fra i parrocchiani, per fare la visita privata del SS. Sacramento.

Si devono pure attentamente tener d´occhio gli operai e le altre persone che per causa di lavoro o per altri motivi hanno a frequentare la chiesa,-la sacrestia, o la contigua casa del sacerdote o del custode.

E neppur di notte, quando la chiesa è chiusa, sarà sospesa la solerte custodia del SS. Sacramento prescritta dal Diritto. Le principali: precauzioni che si devono avere di notte, e che la prudenza richiede,´ ordinarie, cioè da usare sempre, sia per la sicurezza della SS. Eucaristia, sia per prevenire il furto dei vasi sacri, quadri, elemosine e suppellettili della chiesa, così si riassumono: 1) ogni apertura della chiesa sia munita, per quanto lo esige la necessità e lo si possa fare, di robuste porte, tenaci cancellate e sbarre in maniera da poterle aprire con chiavi solamente dall´interno della chiesa, le finestre poi siano dotate di inferriate o grate; 2) ogni volta che di sera si chiude la chiesa accuratamente s´osservi acciocchè non´ si rinchiuda qualche male intenzionato; 3) s´affidi l´incarico di chiuder la chiesa e di custodire le chiavi a persone assolutamente superiori ad ogni sospetto, e in particolare non dedite al vino. Oltre queste cautele, vogliamo suggerirne un´altra, che ai nostri giorni va diventando sempre più comune e che spesso apporta utile aiuto nel premunirci contro i tentativi dei ladri: cioè la collocazione di campanelli elettrici in opportuni luoghi che suonano all´aprirsi delle porte o al toccare delle medesime o del tabernacolo o dell´altare, o della mensa o dei candelieri, venendo così immediatamente richiamata l´attenzione del sacerdote o del custode; òppure speciali congegni elettrici, che in un attimo illuminano la´ chiesa rendendo subito manifesta la presenza del ladro al custode. Tuttavia tali congegni, affinchè possano ottenere il fine desiderato, saranno prudentemente e ingegnosamente nascosti così da eludere ogni sospetto del ladro, e dovranno sovente ispezionarsi perchè funzionino a dovere.

Un provvedimento speciale straordinario è quello esposto nel § 3 del citato canone: Per un qualche grave motivo approvato dall´Ordinario del luogo non è proibito conservare di notte la SS. Eucaristia fuori dell´altare, però sopra il corporale, in luogo decente e più sicuro, osservando le prescrizioni del can. 1271. Questo luogo di solito è la sacrestia, purchè davvero sia un luogodecente e più sicuro, oppure una cassaforte solidissima e ben chiusa, se questa è da preferire, murata in qualche parete della chiesa. Se poi nè la chiesa, nè la sacrestia fornissero la necessaria sicurezza, si potrà conservare la SS. Eucaristia in un´altro luogo più sicuro, anche privato: allora dovrà il parroco aver cura che il SS. Sacramento sia custodito colla dovuta riverenza ed onore, e non venga sminuita la fede dei fedeli nella reale presenza. Ricorrendosi a questo modo di custodia, le Sacre Specie non si devono semplicemente coprire col corporale, ma sempre devono racchiudersi in un vaso o pisside: quando poi vengono tratte fuori dal ciborio della chiesa o riportate in esso, è necessario che il sacerdote indossi cotta e stola e sia accompagnato da un chierico colla torcia, almeno regolarmente.

Inoltre per evitare i furti si deve pur curare da parte dei Rettori di chiese, che, per quanto è possibile, nel tabernacolo non si conservino pissidi e vasi sacri di valore per non stuzzicare maggiormente la bramosia e l´audacia dei ladri: quando in occasione di alcune solennità s´hanno ad usare questi vasi, è da desiderare grandemente che siano purificati durante l´ultima messa e riposti in luogo sicuro, che non sia la sacrestia; le particole poi che sopravanzassero si ripongano nella pisside ordinaria. Ugualmente s´astengano dall´ornare gli altari e le sacre Imagini scolpite o dipinte (lasciandole di continuo così ornate quando si espongono alla pubblica venerazione), con pregevoli doni votivi come anelli d´oro e d´argento, catenelle, monili, orecchini, pietre preziose e simili: il che se conviene fare nell´occasione di qualche festa solenne si affrettino a rimuoverli dalla chiesa non appena trascorsa detta occasione, facendo presente ai fedeli il preciso motivo di tale rimozione.

6. e) LA CHIAVE DEL TABERNACOLO SIA CUSTODITA CON SOMMA DILIGENZA DA UN SACERDOTE. — Tutte le precauzioni che siamo andati fin qui enumerando, sarebbero inutili, se, ciò che è soprattutto da curare in questa cosa, non si custodisse con ogni cautela la chiave del tabernacolo, come appositamente prescrive il can. citato, § 4, con grave obbligo di coscienza imposto al sacerdote incaricato della custodia. Affinchè il Rettore della chiesa soddisfaccia a questa diligentissima custodia voluta dal canone, si prescrive rigorosamente che non si lasci mai la chiave del tabernacolo sopra la mensa dell´altare o nella toppa della porticina, neppure al -mattino quando si svolgono i divini uffici all´altare del Sacramento e si distribuisce la Santissima Comunione, specialmente se questo altare non si trova troppo in vista. Terminati questi uffici la chiave sia custodita o in casa dal Rettore della chiesa, o di continuo da lui portata, rimovendo ogni pericolo di smarrirla, o in sacre-stia, dove verrà posta in luogo sicuro e segreto, chiusa sotto ´altra chiave, la quale, come sopra, -sarà in custodia del Rettore. I sacerdoti custodi della SS. Eucaristia considerino scrupolosamente che il dovere di custodire con diligentissima cura la chiave-del S. Ciborio è grave come appare evidente dal fine e dalle stesse parole della legge. Il sacerdote, cui compete ordinariamente e -di per sè il diritto e il dovere di custodire la chiave, è il Rettore della chiesa o dell´oratorio; se egli s´allontana, può e deve durante l´assenza affidar la custodia ad un altro sacerdote; se invece tiene la chiave in sacrestia sotto altra chiave e stimi che durante l´assenza, si abbia bisogno della chiave del tabernacolo, può consegnare quest´ultima al sacrestano: il che viene apertamente confermato dalla pratica comune di tutti i luoghi. Se si tratta di una chiesa parrocchiale, la chiave dev´essere custodita dal parroco; se di una chiesa cattedrale o collegiata, che insieme sia parrocchiale tocca al Capitolo la custodia della SS. Eucaristia, e un´altra chiave deve restare presso il parroco (can. 415, § 3, n. 1). Al parroco compete l´esclusivo diritto di ritenere la chiave del tabernacolo, anche se nella chiesa sia eretta una confraternita. Nelle chiese non parrocchiali, dove per indulto della Santa Sede vien conservato il SS. Sacramento, la chiave del tabernacolo deve custodirsi dai cappellani o rettori, non mai dai laici sebbene siano patroni: di per sè i laici senza un indulto apostolico non possono tenere la chiave del ciborio.

  1. Alcune particolarità restano da notare circa la custodia della chiave del tabernacolo nelle chiese delle monache o delle religiose e nelle case pie o religiose di donne. Primieramente avuto riguardo alla prescrizione del. can. 1267, per cui revocato ogni privilegio contrario, non si può custodire la. SS. Eucaristia in una casa religiosa o pia se non nella chiesa o nell´oratorio principale, nè presso le suore nel coro o tra le mura del monastero, deve poi essere tenuta presente dagli Ordinari e scrupolosamente mandata in esecuzione questa norma, che la chiave del S. Ciborio non deve essere custodita tra le mura del monastero. Questa dunque si può conservare per l´avvenire nella Sacrestia, perchè sia a portata di mano ogni volta che lo esige la necessità, e, terminate le sacre funzioni di chiesa, e specialmente di notte, sia riposta. in un luogo sicuro e segreto, rinchiuso poi da due chiavi, di cui l´una viene tenuta dalla superiora stessa, o dalla sua vicaria, e l´altra da una suora, ad esempio la sacrestana, così da richiedere il concorso di entrambe per riaprire il sopraddetto luogo. Gli Ecc.mi Vescovi considerino bene questa prescrizione e nell´esecuzione di essa si diportino rigorosamente senza alcun riguardo personale per prevenire abusi e irriverenze che potrebbero riversarsi sulla SS. Eucaristia.
  2. A proposito degli oratori del -seminario . e d´un collegio ecclesiastico, degli istituti per l´educazione religiosa e l´istruzione dei giovani di ambo i sessi, degli ospedali e degli ospizi di tal genere, che abbiano la facoltà di conservare la SS. Eucaristia, la chiave del tabernacolo dovrà custodirsi dal Rettore o dal superiore dei medesimi, se è sacerdote, altrimenti dal direttore spirituale o dal cappellano solito a celebrare la messa e compiere le sacre funzioni, ed a questo tocca vigilare attentamente a che la medesima non passi in altre mani.
  3. Finalmente quando si tratta di oratori privati, che per indulto apostolico godono della facoltà di conservare, la SS. Eucaristia, la chiave del ciborio suole tenersi in sacrestia, rimanendo più a cura della famiglia che del cappellano; ma se il Vescovo stimasse meglio che la chiave non resti in custodia dell´indultato, l´affidi o al sacerdote celebrante, tanto più se è stabilmente impiegato per la S. Messa, o al parroco, il quale poi la darà volta per volta, se comodamente lo può, al sacerdote celebrante.. Ai laici che godono di tale indulto e che hanno in custodia la chiave, si deve rammentare — cosa che devono ben ponderare anche rivestiti di qualsiasi dignità — che grave è il dovere loro imposto di vigilare a che la chiave non passi in mani qualsiasi anche della famiglia o della servitù.
  4. La Sacra Congregazione sa che le citate precauzioni non raggiungeranno pienamente il loro scopo se gli Ecc.mi Vescovi e gli Ordinari dei luoghi insieme coi parroci, rettori di chiese, direttori d´ogni sorta d´istituti, superiore di suore, non tengano presenti queste quattro prescrizioni che sono per noi della massima importanza.
  5. Specialmente quando compiono nella diocesi le sacre visite pastorali, ma anche fuori di esse, quando il caso lo richieda per sè o per mezzo di prudenti persone ecclesiastiche, diligentemente investighino e s´accertino de visu come si provveda alla sicura custodia della SS. Eucaristia non solo .nelle singole parrocchie, ma eziandìo nelle chiese ed oratori, anche privati, che godono di questo diritto ed ogni volta che scopriranno non essere osservate tutte le prescrizioni del Diritto, diano ordine di prestamente eseguirle, fissando per questo un breve termine di tempo, sotto pena, per tutti coloro cui spetta il dovere di provvedere ogni mezzo di sicurezza, d´incorrere in una multa pecuniaria ed anche, pei sacerdoti, nella sospensione a divinis o dall´ufficio, secondo la gravità della colpa. Neppure sgravino da tali oneri le persone che accampino forse la ragione che non è mai successo in antecedenza profanazione od inconveniente alcuno, perchè se pel passato non son mai avvenuti; trascurando le necessarie precauzioni, possono tuttavia capitare coll´andar del tempo e per la malizia degli uomini.
  6. Ogni volta che nella propria diocesi avesse a succedere per qualunque motivo (Dio ne liberi) un sacrilego furto con profanazione della SS. Eucaristia, il Vescovo del luogo o per sè, come è desiderabile, oppure mediante un ufficiale della sua Curia, appositamente delegato per ciò, istruisca sempre un processo canonico a carico del parroco o altro sacerdote, sia secolare che religioso, anche esente, preposto alla custodia del -SS. Sacramento. In sèguito il Vescovo trasmetterà a questa S. Congregazione tutti gli atti del processo col suo voto, che anzitutto descriva le circostanze ´di tempo e di luogo del medesimo furto, e poi, avendo esaminato accuratamente gli atti del processo medesimo, dichiari su chi a suo giudizio si riversi la colpa o la negligenza colpevole e quali pene canoniche proporrebbe contro il reo ed attenda le istruzioni di questo S. Dicastero.
  7. Valutino nella sua giusta portata la severità delle pene comminate dal can´. 2382 al parroco, che gravemente abbia trascurato la custodia della SS. Eucaristia, anche senza l´eccesso della violazione di essa, le quali pene possono arrivare fino alla privazione della parrocchia; avuto poi riguardo al fine della legge, curino che analoghe pene vengano applicate anche, secondo a che ciascuno conviene, agli altri rettori di chiesa, che manchino gravemente nell´adempimento di questo arduo dovere loro affidato, conferendosi al riguardo, per quanto occorra, le necessarie ed opportune facoltà da questa S. Congregazione. Non giova per evitare tali pene la causa addotta forse dal parroco o dagli altri, i quali sono tenuti alla custodia delle  SS. Specie, che per incuria d´un altro sacerdote i tabernacoli vengono lasciati aperti e le chiavi non siano custodite in un luogo sicuro; perchè spetta a loro aver cura diligente e premurosa dei vasi sacri e della SS. Eucaristia, ed è loro dovere di avere una fedele e vigile attenzione a che, terminati gli uffici divini, i cibori non siano esposti a qualsiasi ingiuria e sacrilego furto. Perciò si devono punire a il sacerdote in parola e ogni altro reo di tale negligenza con simili pene, come quelli che con colpa loro diedero occasione a sì grande delitto. Affinchè poi gli Ordinari dei luoghi possano punire anche i colpevoli religiosi di ambo i sessi quantunque esenti secondo queste apostoliche prescrizioni, per l´oggetto di cui si tratta in forza della presente Istruzione commettiamo. le necessarie facoltà, cumulativamente coi loro Superiori Maggiori religiosi, ai .quali parimenti questa S. Congregazione impone il medesimo obbligo, restando tuttavia riservata al solo Vescovo la facoltà di istruire il processo, di cui sotto la lettera b), nel caso ivi descritto.
  8. Diligentemente investighino se le chiese e gli oratori, ai quali non compete di conservare la SS. Eucaristia per diritto comune (cfr. can. 1265 § 1, n. 1, 2) godano di questa facoltà per indulto apostolico concesso con un Breve in perpetuo o con un rescritto a tempo limitato: ed ogni volta trovassero che tal privilegio non è sorretto da un legittimo diritto, si affrettino ad abolirlo come un abuso. Inoltre non si dimostrino troppo indulgenti nell´accogliere e raccomandare domande per ottenere la facoltà di conservare la SS. Eucaristia in quei luoghi, che non ne godono per diritto comune; anzi se ne astengano del tutto, se non ci sono cause gravissime, trattandosi specialmente di oratori privati e chiese troppo discoste dall´abitato dei fedeli o sperdute tra i monti o tra le distese dei campi, che non possono avere tutte le cose richieste per una fedele e sicurissima custodia delle SS. Specie. Si potrà più facilmente tollerare che talvolta anche una notevole parte di fedeli sia privata della comodità di adorare la SS. Eucaristia piuttosto che esporla a probabile pericolo di profanazione. Anzi, ogni volta che riscontrassero che sono successi gravi abusi o che non si verificano tutte le condizioni per una sicura custodia, riverenza e debito culto verso il SS. Sacramento, con queste lettere, commettiamo agli Ecc.mi Vescovi e agli Ordinari dei luoghi il potere di revocare la facoltà di conservare l´Eucaristia nelle chiese ed oratori anche privati, che per indulto godono di tale privilegio apostolico.

Queste sono le norme canoniche e le principali cautele, che questa S. Congregazione credette di prescrivere agli Ordinari dei luoghi affinchè a loro volta le raccomandino con istanza ai parroci e agli altri custodi del SS. Sacramento, perchè siano mandate in esecuzione e venga così eliminato ogni abuso, se vi si fosse introdotto e quantunque non si trovi, per impedirli. Altre cautele che potrebbero sembrar più efficaci, secondo le circostanze dei tempi e dei luoghi, per ottenere in modo più acconcio lo stesso fine, vengono lasciate allo zelo ed all´industria solerte dei medesimi Pastori. Pertanto li preghiamo e scongiuriamo nel Signore che con tutte le forze s´adoprino, sorretti da questi aiuti, per efficacemente assicurare la SS. Eucaristia, per allontanare gli empi tentativi di uomini scellerati dallo stesso SS. Sacramento di cui la Chiesa di Dio non possiede nulla di più degno, nulla di più santo, ed ammirevole, contenendosi in Esso il precipuo e massimo dono di Dio ed essendo Esso la fonte d´ogni grazia e-santità, lo stesso autore Cristo Signore. Ciò appunto sarà per loro stessi e pei loro sacerdoti e fedeli un pegno indeficiente della superna divina protezione.

Il Santissimo Signor Nostro Pio per divina Provvidenza Pp. XI, nell´udienza accordata all´Ecc.mo Segretario di questa S. C. il giorno 7 maggio 1938, si degnò di confermare e ratificare colla sua Apostolica Autorità la riferita Istruzione, approvata pure dagli EE. PP. nell´adunanza plenaria del giorno 30 marzo del medesimo anno, mandando che la medesima Istruzione, inserita nel ´Commentali() ufficiale Acta Apostolicae Sedis, divenga di pubblico diritto e sia religiosamente osservata da tutti gli Ordinari sia dei luoghi sia delle persone e dagli altri, ai quali particolarmente spetta, nonostante qualsiasi cosa in contrario.

Dato a Roma, dalla sede della S. C. de Disciplina Sacramentorum, nella festa dell´Ascensione del Signore a. 1938.

D. Card. Jonio, Prefetto                    F. BRACCI, Segretario.

(Dall´« Acta Apostolicae Sedis-» del 10 giugno 1938, pag. 198 e seg.; versione italiana).

SACRA CONGREGAZIONE
PER LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI
ISTRUZIONE RISERVATA AGLI ECC.MI ARCIVESCOVI, VESCOVI, ORDINARI LOCALI, NONCHÈ AI SUPERIORI MAGGIORI DEGLI ORDINI E CONGREGAZIONI CLERICALI, SULLA COMUNIONE QUOTIDIANA ABITUALE E QUASI GENERALE NEI SEMINARI, NEI COLLEGI E ANCHE NELLE COMUNITÀ RELIGIOSE, E DEGLI ABUSI DA EVITARSI NELLA MEDESIMA.

Dopo che il Papa Pio XI di s. m. esortò i fedeli alla Comunione frequente e quotidiana col decreto Sacra Tridentina Synodus edito il 20 dicembre 1905 dalla S. C. del. Concilio, e dopo che col decreto Quam singulari S. H. C. invitò alla medesima pure i fanciulli — decreti che il Codice di Diritto Canonico fece suoi nel can. 863 — come ciascuno- può rilevare de visu, l´uso della Comunione frequente e quotidiana si è felicemente divulgato.

E tale consuetudine, fonte di innumerevoli beni, non solo è da lodarsi, ma pure da diffondersi sempre più, e non solo tra i fedeli in genere, ma bensì tra i giovani e i fanciulli, secondo il precetto che ne fanno i-predetti decreti e con le norme ivi determinate.

« La Comunione frequente e quotidiana... sia inculcata e promossa nei Seminari dei chierici e pure negli altri Istituti cristiani d´ogni specie» (Decreto: Sacra Trid. Synodus, n. 7). E «coloro che hanno cura dei fanciulli s´adoperino con ogni mezzo affinchè dopo la prima Comunione questi s´accostino con frequenza alla Mensa sacra e, se fosse possibile, anche- ogni giorno, secondo il desiderio di, Cristo e della Chiesa, e ciò facciano con tutta - la devozione che consente tale loro età » (Decreto: Quam singulari, n. 6).

I - Però, come è lodevole la. Comunione frequente e quotidiana, così si deve racòomandare l´osservanza delle condizioni necessarie, che sono lo stato di grazia e la retta intenzione. Così pure si usino le opportune cautele per impedire che qualcuno mangi indegnamentè questo Pane. Dice infatti l´Apostolo: « Chiunque mangerà -questo Pane e berrà il calice del Signore indegnamente, sarà reo del Corpo e del Sangue del Signore» (I Cor., XI, 27).

Il pericolo di ricevere la Comunione in modo non conveniente, che pare quasi inerente alla pratica della Santa Comunione frequente e quotidiana largamente diffusa, data la natura dell´uomo che deprezza le -cose a lui consuete, si accresce quando i fedeli specialmente più giovani si accostano alla Sacra Mensa non singolarmente, ma a gruppi o in massa, come si -fa ogni giorno nei Seminari e nelle Comunità religiose, spesso nei Collegi ed Istituti che si occupano dell´educazione e istruzione cristiana della gioventù, e di tanto in tanto nelle riunioni promosse nel tempo pasquale o in altre solenni occasioni per ricevere la SS. Eucaristia.

Può capitare invero che alcuno, benchè reo di colpa grave, s´accosti egualmente alla Sacra Mensa spinto dall´esempio dei compagni o dal vano timore di esporsi alla meraviglia degli altri, soprattutto dei Superiori, o peggio al sospetto di colpa grave.

II - Perciò a prevenire nei limiti del possibile ogni abuso, questa Sacra Congregazione credette necessario ricercare i rimedi opportuni e comunicarli ai Pastori delle anime. Sono i seguenti:
1) I predicatori e i direttori di spirito quando esortano in pubblico e in privato i fedeli, particolarmente i fanciulli, alla Comunione frequente e quotidiana, non siano paghi di tale esortazione, ma insieme apertamente insegnino:

  1. che non è prescritta; b) che non si può fare se non si avverano le condizioni necessarie.

La Comunione frequente e quotidiana molto vien lodata ma da nessuna legge viene comandata. È lasciata quindi libera alla devozione e pietà di ciascuno. E ciò è tanto vero che lo stesso precetto della Comunione pasquale è mitigato dalla clausola «purchè il fedele non giudichi di astenersi dal riceverla per consiglio del proprio, sacerdote, per qualche ragionevole causa » (can. 859). E da questo segue che non v´è motivo di meraviglia o di sospetto se taluno, ove vige l´usanza della Comunione quotidiana, talora se ne astenga.

Posta bene in luce questa verità, il vano timore che può essere occasione a fare una Comunione sacrilega sarà sradicato interamente.

  1. La Santa Comunione, che è « vita per i buoni » è anche « morte pei cattivi ». Perciò prima di tutto si richiede lo stato di grazia. E si deve inspirare il massimo orrore del sacrilegio, richiamando la legge sancita dal can. 856 per cui « nessuno che ha la coscienza aggravata dal peccato mortale, per quanto giudichi d´esserne pentito, può accostarsi alla Santa Comunione senza aver premessa la confessione sacramentale ».

E inoltre si richiede la retta ossia pia intenzione che «consiste in ciò: che colui il quale s´accosta alla sacra mensa non assecondi nè l´abitudine, nè la vanità, nè ragioni umane, ma voglia soddisfare all´invito di Dio, congiungersi a lui più intimamente nella carità e rimediare con quel divino farmaco alle sue infermità e difetti » (Decr. Sacra Trid. Synodus, n. 2).

Di più « affinchè la Comunione frequente e quotidiana si faccia con maggior prudenza e s´arricchisca di maggior merito, deve essere consigliata dal confessore » (Decr. citato, n. 5).

2) Con la Comunione frequente è doveroso promuovere anche la frequente confessione; non che ad ogni Comunione debba premettersi la con-  tranne il caso che uno sia conscio di colpa mortale, ma affinchè i fedeli che vivono in comunità non solo s´accostino alla confessione nei giorni stabiliti, ma abbiano pure facoltà di accostarsi liberamente, senza alcun avviso o consenso o controllo dei superiori, al confessore che loro aggrada, e, ciò che è di peculiare importanza, sia data possibilità di fare. la loro confessione anche poco prima del tempo della Comunione.

  1. Pertantò i Pastori di anime facciano ogni sforzo a che le singole comunità, in proporzione del numero dei membri, siano provviste di uno o due confessori, ai quali ognuno liberamente possa accedere. E abbiano presente la norma che, dove è in onore la Comunione frequente e quotidiana, ivi per quanto si può, si deve dare pure la comodità frequente e quotidiana della confessione sacramentale. È pure desiderabile che a tutta la comunità con discreta frequenza siano concessi altri confessori scelti tra gli approvati.
  2. Per quanto riguarda i Seminari, restano di base le prescrizioni dei can. 1358, 1361 e 1367 del C. D. C. a norma dei quali in ogni Seminario, è necessario vi siano almeno due confessori ordinari e un direttore di spirito, e oltre gli ordinari, altri se ne devono designare, a cui gli alunni liberamente possano aver accesso. Se questi confessori vivono fuori del Seminario e un alunno chieda qualcuno di essi, il Rettore lo chiami, senza in alcun modo indagare la ragione della chiamata e senza dimostrare di farlo mal volentieri.

Se abitano in Seminario, l´alunno può liberamente recarsi da loro, salva la disciplina del Seminario. I Superiori considerino la grave sentenza di S. Alfonso, che « gli alunni del Seminario versano in grande pericolo di commettere sacrilegi se confessano "sempre i loro peccati a confessori loro conosciuti »
(Cfr. S. ALF., Regolam. per i Seminari, § 1, n. 3). I Vescovi inoltre procurino che gli alunni s´accostino al sacramento della penitenza almeno una volta alla settimana.

  1. Quanto poi a qualsiasi comunità religiosa di uomini e di donne, le prescrizioni si desumono dai can. 518 e seg. e sono da osservarsi religiosamente nella lettera e nello spirito.

«In ciascuna casa di religione clericale siano designati parecchi confessori legittimamente approvati in proporzione al numero dei confratelli, con la potestà, se trattasi di religiosi esenti, d´assolvere anche dai casi riservati in religione (can. 518, n. 1).

» Si prendano . ben guardia i Superiori dall´indurre alcuno dei sudditi a confessare i suoi peccati a loro stessi, sia essi personalmente o per mezzo d´altri, per forza o per intimidazione, con importune persuasioni o in altro modo (can. 518, n. 3).

» Se un religioso anche esente, per la quiete della sua coscienza, andrà da un confessore approvato dall´Ordinario del luogo, benchè non sia .elencato tra i designati, la confessione è valida e lecita, revocato qualsiasi contrario privilegio; . e il confessore può assolvere il religioso anche dai peccati e dalle censure riservate nella religione (can. 518).

» Ad ogni comunità di religiose sia dato un confessore straordinario, che almeno quattro volte all´anno vada nella casa religiosa e a cui tutte le religiose devono presentarsi, almeno a ricevere la benedizione (can. 521, § 1). » Gli Ordinari dei luoghi ove esistono comunità di religiose, designino per ciascuna casa alcuni sacerdoti, a cui per il sacramento della penitenza in casi particolari esse possano facilmente ricorrere, senza che ogni volta debbano interessare lo stesso Ordinario (can. 521, § 2).

» Se qualche religiosa, per la quiete dell´animo suo e per il maggior progresso nelle vie di Dio, chiede uno speciale confessore o direttore spirituale, l´Ordinario lo conceda con facilità (can. 520, § 2).

» Parimenti se una religiosa chieda uno dei confessori (designati dagli Ordinari per le singole case di religiose), a nessun Superiore è lecito nè personalmente nè per mezzo d´altri, nè direttamente nè indirettamente, indagare la ragione della richiesta, far opposizione o con parole o con fatti, o in qualsiasi modo mostrare che fa ciò malvolentieri » (can. 521, 3).

Anzi, non ´ostante tali concessioni, « se qualche religiosa, per tranquillità della sua coscienza, va da un confessore approvato per le donne dall´Ordinario del luogo, la confessione fatta in qualsiasi chiesa od oratorio anche semipubblico (o in qualsiasi altro luogo legittimamente destinato alle confessioni delle donne — Pont. Comm. per la interpretazione autentica del Codice Canonico: Soluz. 24, nov. 1920) è valida e lecita, revocato qualsiasi contrario privilegio; nè la Superiora lo può proibire o inquisire su ciò, neppure indirettamente; e le religiose non son tenute a riferire nulla alla Superiora » (can. 522).

Così: « tutte le religiose, quando siano gravemente ammalate, benchè non vi sia pericolo di morte, possono chiamare qualsiasi approvato a ricevere le confessioni delle donne, quantunque non sia stato destinato alle religiose, e, durante la grave infermità, possono confessarsi a lui tutte le volte che vorranno, e la Superiora non può impedirlo nè direttamente nè indirettamente » (can. 523). -
Eguale facoltà godono anche le monache di stretta clausura, cui non è lecito uscire nè recarsi alla propria chiesa od oratorio semipubblico: esse possono chiamare alla sede per le confessioni ordinarie del monastero per ricevere la propria confessione quel confessore che desiderano, approvato per le confessioni delle donne (cfr. Soluzione della predetta Pont. Comm. del 28 dic. 1927) e, se siano ammalate gravemente, possono chiamarlo anche alla loro cella, con le necessarie cautele, senza che la Superiora possa impedirlo nè direttamente nè indirettamente.

Quindi gli ecclesiastici incaricati si adoperino con ogni cura a distogliere le Superiore delle comunità religiose dall´indagare anche indirettamente per quale motivo le suddite religiose chiamino un altro confessore o vadano da esso; e le avvertano che per nessun modo possono proibire ciò. Gli stessi incaricati sappiano poter accadere facilmente che le suddite religiose abbiano soverchio timore di chiedere alla Superiora il confessore straordinario e che in conseguenza non possono provvedere liberamente ai bisogni della propria coscienza. Vigilino perciò con attenzione affinchè in affare di tanta importanza non sia menomata la libertà sapientemente definita dai sacri canoni a vantaggio delle religiose.

Tuttavia ´è necessario che l´esercizio di tale libertà -di coscienza si adatti convenientemente con la regolare osservanza della disciplina di ciascuna comunità, all´integrità della quale pure devono aver occhio gli Ordinari locali, essendo egualmente loro dovere evitare che non s´introducano abusi per tal via, o che, se si fossero insinuati, cautamente e prudentemente siano tolti, salva sempre la libertà delle coscienze (can. 529, § 2).

Anche alle religioni laicali virili dev´essere assegnato un confessore ordinario e straordinario; e se un religioso chiedesse uno speciale confessore, il Superiore lo conceda, senza chiedere menomamente ragione della richiesta e senza mostrare di far ciò malvolentieri.

  1. Finalmente in tutte le comunità di adolescenti di ambo i sessi si abbia assidua cura per quanto si può, che nel tempo in cui si distribuisce la Comunione vi sia un confessore disponibile, a cui sia facile l´accesso,

3) Oltre questi rimedi generali i Superiori delle singole comunità ne adoperino altri opportuni a conseguire lo stesso fine.

  1. Il Superiore con parole ben Chiare dica ai sudditi che si allieta, sì, della loro frequenza .alla Sacra Mensa, ma che non trova nulla di riprovevole in coloro che non vi si accostano, che anzi in costoro rileva un indizio di coscienza pienamente libera, timorata e delicata. E poi non neghi coi fatti quanto ha detto, e non dia indizio alcuno da cui possa sembrare che egli tien nota di coloro che frequentemente s´accostano a ricevere la Comunione e questi favorisce, gli altri disapprova.

Nei Seminari poi e in Istituti del genere, ove in epoche determinate dai Superiori si formula un giudizio su ciascun allievo circa la pietà, lo studio e la disciplina, i Superiori stessi nel pronunciare il loro parere sul profitto - del giovane nella pietà, non tengano conto della maggiore o minore assiduità alla Sacra Mensa Eucaristica.

  1. Nelle comunità di fanciulli e fanciulle, celebrando qualche solennità, non sia indetta -la « Comunione generale » e anche fuori delle comunità la stessa denominazione « Comunione generale » non si adoperi, oppure se ne dichiari il giusto senso: tutti essere invitati alla Sacra Mensa, ma nessuno esser obbligato, anzi esser lasciata ai singoli piena facoltà e libertà di astenersene.

E per quanto spetta alle comunità religiose, si avverta inoltre ciò che è detto nel decreto Sacra Tridentina Synodus al n. 8: « Se vi sono Istituti di voti solenni o di voti semplici dalle cui regole o costituzioni o calendari è comandata o fissata la Comunione in determinati giorni, tali norme debbono ritenersi come semplicemente direttive non come precettive ».

  1. Quando ci si accosta alla Sacra Mensa, siano evitate tutte quelle esteriorità che rendono più difficile la condizione dell´adolescente il quale vuole astenersi dalla Comunione, ma si faccia in modo che la sua astinenza sia meno avvertita; sono quindi da evitarsi i gesti di invito palesi alla Santa Comunione, l´ordine rigido e quasi militaresco di accostarvisi, i distintivi da portarsi da chi si comunica, ecc.
  2. Eviti il Superiore della comunità di portare la SS. Eucarestia ai malati se espressamente non l´avranno richiesta.
  3. I promotori e direttori di convegni giovanili, che vengono indetti p. es. nelle pubbliche scuole per ricevere la Comunione, avvertano che in tali riunioni si verificano pericoli non dissimili da quelli che succedono nelle comunità, e usino tutte le cautele per scongiurarli, non solo proclamando la libertà di accostarsi alla Sacra Mensa e procurando conveniente abbondanza di confessori, ma anche adoperandosi per rimuovere tutte quelle circostanze che possono esporre a essere osservati da altri coloro che non vi si accostano, come si è detto sopra.

III - Questi sono i principali rimedi che questa S. Congregazione giudicò bene di suggerire agli Ecc.mi Vescovi, Ordinari locali e ai Superiori maggiori religiosi per evitare abusi- o, se qua e colà — Dio ne scampi — fossero mai penetrati, per estirparli affatto.

E la stessa Sacra Congregazione porge agli Ecc.mi Presuli vivissime esortazioni affinchè, per quanto la loro prudenza e lo zelo della salute delle anime loro suggerirà, vogliano aggiungere ai suddetti rimedi quegli altri che sembrino loro più opportuni, in considerazione delle varie contingenze locali o personali di ciascun Istituto. Dobbiamo infatti vigilare attentamente e procurare che il Sacramento della SS. Eucaristia istituito da Dio per il profitto e per la salute spirituale degli uomini, per la malizia degli uomini stessi o- per colpevole negligenza nel prevenire o nel rimuovere gli abusi, non abbia a convertirsi in danno e rovina suprema delle anime, invertendo così la ragione e il fine del Sacramento stesso.

Nella seduta plenaria del 22 luglio 1938 tenutasi nella Città del Vaticano gli Em.mi e Rev.mi Padri Cardinali hanno concordemente approvato que - sta Istruzione dopo averla diligentemente ponderata, e il SS.mo Signor nostro Pio per divina Provvidenza Papa XI, nell´Udienza del 3 agosto stesso anno, udita la relazione del sottoscritto Segretario della Sacra Congregazione, si degnò di approvarla e confermarla, ordinando per di più che essa venisse resa nota in via riservata a tutti gli Ordinari locali e ai Superiori Maggiori degli Ordini e religioni clericali, e da essi strettamente osservata.

Si compiacciano i medesimi Rev.mi Ordinari locali e i Superiori Maggiori religiosi di dar assicurazione di ricevuta di questa Istruzione a questa S. Congregazione.

Dato a Roma, dal Palazzo della S. Congregazione per la disciplina dei Sacramenti, l´8 dicembre, festa dell´Immacolata Concezione della B. V. Maria, l´anno 1938.

--   -. Card. J oRro, Prefetto.

L. + S.                              -          F. BRACCI, Segretario..