PG Zasoby

Lettere negli Atti n.75-77, 1936, Commento della Strenna Fedeltà a D. Bosco Santo

24 maggio 1936   n.75
ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
IL RETTOR MAGGIORE: Presenta il Commento della Strenna Fedeltà a D. Bosco Santo. - Notizie varie: Le virtù eroiche della Serva di Dio Madre Maria Mazzarello - Le Case del Messico - Il ciclone di La Kafubu - L´incendio di Shillong. - I ricordi per gli Esercizi Spirituali pag. 308
I.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore.
Torino, 26 aprile 1936..

Figliuoli carissimi in C. J.,
Mi è particolarmente gradito presentarvi, nel giorno della Festa del nostro Santo Fondatore, il Commento alla Strenna: Fedeltà a Don Bosco Santo.

Ciascuno di voi s´immagini di riceverlo dalle mani stesse del nostro Padre: così lo terrete più caro e soprattutto ne farete tesoro a vantaggio vostro e delle anime che vi sono affidate.

Come negli anni scorsi resta stabilito:

  1. che i signori Ispettori faranno tradurre il Commento nelle rispettive lingue e ne daranno una copia a tutti i Confratelli (1);
  2. che detto Commento sarà letto come lettura spirituale in tutte le Case. I Direttori ne facciano argomento delle loro conferenze e si adoperino per mettere in pratica le prescrizioni e raccomandazioni in esso contenute;

(1) Per coordinare il lavoro vi comunico che della traduzione del Commento in lingua Spagnuola è incaricato Don Calasanz, della Francese Don Faure, dell´Inglese Don Tozzi, della. Tedesca Don Niedermayer, della Polacca Don Plywaczyk, della Portoghese Don Carrà. Detti Ispettori manderanno agli Ispettori delle rispettive lingue tante copie della traduzione, quanti sono i Confratelli e novizi, e un centinaio in più.

  1. i signori Ispettori poi nell´annuale riunione dei Direttori, prescritta dall´articolo 344 dei Regolamenti, faranno oggetto di speciale. esame quanto è detto nei Commenti alle due ultime Strenne: Santità e Purezza e Fedeltà a Don Bosco Santo. Di tutto manderanno una speciale relazione al Rettor Maggiore.

20 Sono lieto di comunicarvi il felice esito della Congregazione Generale sulle virtù eroiche della Serva di Dio Madre Maria Mazzarello, prima Superiora dell´Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice fondate dal nostro Padre San Giovanni Bosco. Il 3 del prossimo maggio vi sarà la lettura del Decreto alla presenza del Santo Padre.

V´invito a ringraziare il Signore di quest´insigne grazia, che deve farci sempre maggiormente apprezzare la virtù santificatrice dello spirito del nostro Fondatore e Padre.

Raccomando ai signori Ispettori e Direttori, e in generale a tutti i Salesiani, di prestare cordiale e valido aiuto alle case delle Figlie di Maria Ausiliatrice per rendere solenni e feconde di frutti spirituali le feste e le altre manifestazioni, che verranno fatte a suo tempo, per onorare questa grande - Serva di Dio.

30 Purtroppo non v´è rosa senza spine. La nostra Società è stata sottoposta in questi ultimi mesi a grandi prove.

La prima è l´incautazione, da parte del Governo, di tutti i nostri Istituti del Messico. Le sofferenze, o più propriamente l´agonia che da parecchi anni rendeva quasi impossibile la vita a quei nostri cari Confratelli, ebbe una fine tragica. Tutto è perduto! Il cuore si rattrista al pensare alla sorte di tanti poveri giovanetti, che restano privi di assistenza spirituale e anche corporale. Mentre chiniamo il capo e pronunziamo il Fiat voluntas Dei, raddoppiamo le nostre preghiere pel ravvedimento di quella Nazione.

Dal Bollettino avete appreso i danni gravissimi causati alle nostre opere di La Kafubu nel Congo Belga da un violento ciclone.

Eravamo ancora sotto l´impressione di questa sciagura, quando il telegrafo ci comunicava che un terribile incendio aveva ridotto a un mucchio di rovine e di cenere la Cattedrale, l´Episcopio, il Noviziato e lo Studentato Filosofico e Teologico di Shillong nella Missione dell´Assam.

Quei poveri figliuoli rimasero privi di tutto: i danni si fanno ascendere .a parecchi milioni. I buoni Padri Gesuiti di Calcutta ospitarono caritatevolmente in una loro proprietà oltre settanta Salesiani- rimasti senza tetto.

Alla gloriosa Compagnia di Gesù sempre così benevola verso i figli di S. Giovanni Bosco, la nostra profonda riconoscenza coll´assicurazione delle nostre preghiere.

I Superiori hanno già cercato di fare quanto era loro possibile, per sovvenire agli urgenti e gravi bisogni, e saranno ben lieti se, col vostro aiuto, riusciranno a sollevare quei figliuoli e a far risorgere quelle opere.

40 Si avvicinano gli Esercizi Spirituali, e v´invito a ricavare da essi frutto abbondante.

Eccovi il ricordo:
LA  PIETÀ EUCARISTICA É

  1. Il centro della pietà cristiana e salesiana.
  2. L´alimento della nostra vita di perfezione religiosa.
  3. Il fondamento, l´ambiente e la forza del nostro lavoro educativo.

40 Non voglio por termine a questa breve circolare senza racco- mandarvi ancora due cose: a) le Compagnie religiose e le Associazioni di Azione Cattolica. Si attendono da tutte le case i dati statistici di quanto fu fatto per presentarli come omaggio al Santo Padre; b) continuate a pregare pel felice esito della Causa di Beatificazione del Ven. Domènico Savio. Fate conoscere questo santo giovanetto ed eccitate molte anime a raccomandarsi alla sua protezione, per ottenerne grazie abbondanti.

Il nostro Santo Fondatore e Padre ci conceda lo zelo del suo gran cuore, specialmente per coltivare numerose vocazioni.

Pregate pel vostro
aff.mo in C. J.

Sac: PIETRO RICALDONE.

II.

COMUNICAZIONI E NOTE
I.

DECRETO DELLA CANONIZZAZIONE DI S. GIOVANNI BOSCO
LITTERAE DECRETALES QUIBUS BEATO IOANNI BOSCO SACERDOTI ET FUNDATORI PIAE SOCIETATIS S. FRANCISCI SALESII ET INSTITUTI FILIARUM MARIAE AUXILIATRICIS SANCTORUM CAELITUM HONORES DECERNUNTUR PIUS EPISCOPUS SERVUS SERVORUM DEI AD PERPETUAM- REI MEMORIAM.

Geminata laetitia hac die quam fecit Dominus tota Nobiscum exultat Christi Ecclesia, quae, nuptiali veste induca, in hymnis et canticis, obviam prodit Divino Sponso, mortis et inferorum Victori magnifico, et sollemnem alius peragit filii sui consecrationem, Ioannis Bosco, Italiae nostrae totiusque catholici orbis decoris praeclarissimi. Et Nos quidem, quibus per labentis huius piacularis anni decursum plures benignissimus Deus praestantissimos virtute viros feminasque sanetitudinis infula decorare concessit, desiderio desideravimus hodiernum Pascha celebrare; hodie namque Nobis, summa Crucifixi Redemptoris Sanguinis virtute innixis, vicaria Eius qua pollemus potestate, illi Sanctorum agmini alium datum est adiicere sanctitatis heroéín, qui ob tot ac tanta beneficia, quae christianae civilique reipublicae per innumeram spiritualem sobolem adhuc in dies comparai, in memoria et benedictione erit usque in saecula: Ioannem Bosco dicimus, quem paucis abhinc annis in Beatorum numerum rettulimus, quique iuventutem Nostrani — gratum adhuc subit recordatio animum — non modo aspectu suo suoque alloquio recreavit, sed per mirabilium etiam rerum gesta virtutisque praestantiam in sui admirationem- rapuit.

Murialdi, in pareo et agresti vico, vulgo dei Becchi, prope Castrum Novum Astense, ortum ipse duxit sextadecima die Augusti mensis, anno millesimo octingentesimo quintodecimo, e Francisco Bosco et Margarita Occhiena parentibus, qui rustica quidem erant condicione, sed eximia pietate et bonis moribus instructi. Nondum trimulus patre orbatus, sub amantissimae matris tutela et prudenti disciplina pueritiam et adulescentiam in summa egestate, sed ad religionem, pietatem ´et morum simplicitatem maxime informatam,  transegit. Cito in puero una cum pietate et egregia indole acerrimum eluxit ingenium ac tenacissima memoria, adeo ut in scholis, quas summa cum difficultate celebrare potuit, non solum quae a magistris tradebantur facillime arriperet, sed in armariolo mentis firmiter teneret; et sacros sermones in ecclesia auditos mire coram aequalibus pueris, fere de verbo ad verbum iteraret. Quos quippe, iam tum futuro suo apostolatui praeludens, statutis diebus, festis praecipue, in coetum, quem a laetitia nuncupabat, ad ludos congregane, eos in religione et virtute confirmabat et ad christianam vitam ingeniosis artibus instruebat.

Cherii in gymnasio assiduam litterarum studiis operam dedit, quamvis rei domesticae status onerosos pro vita sustentanda sibi imponeret labores.

Anno millesimo octingentesimo trigesimo quinto, Ottobri mense, consilio potissimum et opera Iosephi Cafasso, praeclarae sanctitatis sacerdotis, anno millesimo nongentesimo vicesimo quinto per Nos Ipsos Beatorum honoribus cohonestati, Cherense Seminarium Archiepiscopale ingressus est; ibique philosophicis ac theologicis studiis absolutis, quinta die Iunii mentis, anno millesimo octingentesimo quadragesimo primo sacerdotio auctus est. Sibi oblatis lucrosis officiis recusatis, in taurinensi S. Francisci Assisiatis collegio theologiae morali addiscendae triennium vacavit; quo tempore, B. Iosepho Cafasso duce et magistro, in usu habere coepit quod animo suo, Dei proximique amore flagranti, de sacerdotali ministerio sentiret: caritatis nempe praecipue esse ministerium, ideoque non ad sacerdotis commodum, sed ad animarum bonum et salutem unite obeundum. Quare pauperum tuguria, nosocomia, carceres adire solebat, ut tot miseris opem et solatium effusa caritate praeberet; atque omnibus sacerdotalibus muniis magno animarum fructu fungebatur.

At puerorum et iuvenum prae ceteris curam in deliciis habebat, illorum maxime, qui a parentibus negletti otiosam et erraticam traducebant vitam inter viarum insidias, quin ullus esset, qui eis de Deo loqueretur eosque ad honestam vitam formareí. Et hanc quidem peculiarissimam esse missionem, ad quam a Providentissimo Deo ipse vocabatur, quamque iam a pueritia in somnio, uti refertur, praeviderat, adulescentes videlicet, infimae potissimum plebis, in salutis tramitem adducere, serio animo recogitans, operi huic perficiendo generoso animo sese totum dare constituit, eo vel magis quod quantum id esset universae civili societati profuturum praesentiebat.

Sanctorum igitur Philippi Nerii et Francisci Salesii spiritu imbutus, quotquot inveniebat adulescentes per vias, cauponas, cavaedia, officinas amanter ad se advocabat ac suavissima caritate eos alliciebat, ludis et iocis recreabat, adeo ut frequentissimi ad eum, tanquam ad patrem amantissîmum, undequaque accurrerent; ac ita Salesianum Oratorium conditum est. Triennio pueros in Fcclesiam S. Francisci Assisiatis congregavit; postea, cum pietatis magister hospitii, a marchionissa Barolo puellis periclitantibus tutandis instituti, electus esset, Oratorium, Archiepiscopo consentiente, illuc transtulit. Sed septimum post mensem, cum piae illi mulieri opus esset conclavibus, in quibus puerorum conventus habebantur, Dei Famulus a municipali magistratu, Archiepiscopi auxilio ecclesiam S. Martini, vulgo dei Molassi, usu habuit. At paulo post ob vicinorum querelas, quibus puerorum clamores taedio erant, in vetus desertum coemeterium S. Petri in Vinculis migrare coactus est. Interea quot labore´s pertulerit, quot simultates, calumnias et persecutiones Ioannes passus sit incredibile dictu est; et mirari oportet praesentem divinam opem, quae fidelem servum sunto ita adiuvit, ut qui primitus de loco in locum eiectus, ab omnibus despectus, pauper ac quasi profugus ad suburbanum pratum illud, desertum tunc, quod Valdocco vulgo dicitur, cum suis pueris confugisset, postea vero eo ipso in loco, Divina succurrente Providentia, principem futuri Instituti sui domum et aedes pro adulescentibus aptissime instructas condere potuerit, unde, tamquam ex inexhausto fonte, propagines et eius operis emolumenta latius in dies ac salubrius per orbem diffunderentur. Oratorio illo primo, uti diximus, condito et constituto, ubi omnibus manifesta fuit operis huiusmodi utilitas, alfa simili forma oratoria Ioannes constituit in urbis regionibus, quae omnium miserrimae erant et ab omnibus penitus neglectae, eaque Divo Deiparae Sponso, Angelo Tutelari et S. Aloisio Gonzagae pro sua pietate dicatavoluit.

Iriterea matrem suam, mulierem sane fortem et piissimam, cui suaserat ut, paterna derelitta domo, apostolicas cum ipso curar et angustias dividerei, ad se arcessiverat, et, fila adiuvante, prope S. Francisci Salesii Oratorium hospitium pro adulescentibus derelictis, pane, vestitu, tetto carentibus et omnigenae miseriae et aerumnae seductionibus quotidie obnoxiis, in suamet ipsa. domo primum instituit; quae, quum pro receptorum multitudine de die in diem affluentium insufficiens omnino esset, in ampliorem domum paullatim conversa est, adeo ut adulescentulos ad quadringentos, anno millesimo octingentesimo sexagesimo, decennio post fere octingentos hospitio haberet. luvenes istos nova prorsus paedagogica methodo institutos, ut infra dicemus, primo curae Servo Dei fuerat apud magistròs officinatores urbanos collocare, ut in aliqua arte se exercerent; post autem, cum perspexisset in officinis ipsis, integrorum licet artificum, iuvenes malorum insidiis pravisque exemplis plerumque esse obnoxios, de internis aperiendis officinis cogitare coepit, et, providentissimo Deo adiuvante, anno millesimo octingentesimo quinquagesimo tertio sutrinam in hospitio aperire potuit, quam aliarum artium officinae subsequutae sunt, et ipse Dei Servus initio magister erat in iis artibus quas iuvenis ille exercuerat.

Hucusque loanni non defuerunt bonae voluntatis homines, sive clerici sive laici, qui ultro´ et generose in tam salutifero eius opere sese adiutores dederunt; illos vero a suscepto nobilissimo labore officia vel negotia, quibus quisque teneretur, invitos tamen, paullatim abducebant. Quod quidem ´ sibi praecavendum sentiebat Ioannes, quem praeterea sollicitum habebat, vel ab inito apostolato, timor ne obitu suo omnia ad irritum caderent. Quare prudentissimis viris, quos inter Beato Iosepho Cafasso, consilio adhibitis, ac suadente ipso Summo Pontifice s. m. Pio Papa Nono, novam finire religiosam societatem constituit, ex qua, uni Deo confisus, multos operarios messi multae habiturum sperabat. Regulas itaque seti Constitutiones, novis temporibus maxime accommodatas, conscripsit, easque Apostolicae Sedie iudicio subiectas, servatis omnibus de more servandis, anno tandem millesimo octingentesimo septuagesimo nono Praedecessor Noster quem antea memoravimus Pius Nonus approbavit, sicque Pia Societas S. h´rancisei Salesii canonice constituta est.

Ut vero puellis quoque populo natis non aliter ac pueris consuleretur, Ioannes Societati huic sacrarum Virginum Institutum adiecit, quas Filias Mariae Auxiliatricis nuncupavit.

Aliud Servi Dei memoratu dignum opus illud fuit, cui nomen vulgo Figli di Maria, in oppido primum Sampierdarena constitutum, Augustae Taurinorum postea et in aliis oppidis per orbem diffusum; huiusmodi operis, a praefato Summo Pontifica Pio Nono adprobati, finir erat ecclesiasticam adultorum vocationem excolere.

Nec silentio praetereunda Cooperatorum institutio, ehristifidelium scilicet consociatio, plerumque laicorum, qui Salesianae Societatis spiritu animati, et cum ea ad orane caritatis opus parati, Parochis, Episcopis et ipsi Summo Pontifici validum pro rerum adiunetis auxilium praeberent: actionis catholicae nobile rudimentum. Unio haec, iam ab Apostolica Sede anno millesimo octingentesimo septuagesimo sexto approbata, privilegiis et indulgentiis ditata fuit; eique ipsi Decessores Nostri Pius Nonus et Leo Tertiusdecimus sere inscribi voluerunt; itemque plurimi Sacrorum Antistites et S. R. E. Patres Cardinales, et innumeri christifideles, ita ut, Dei Famulo adhuc vivente, Cooperatores, non in Italia solum, sed in omnibus fere catholici orbis regionibus sparsi, ad octoginta fere millia, hodie vero, uti refertur, ad decem centena millia et ultra, numerarentur, quorum auxilio non modo loannes suae prodigia caritatis multiplicavit, sed, pietatis et divini cultus vindex ferventissimus, multa quoque erexit sacella et sacras aedes, quas inter duo magnificentissima tempia, alterum Mariae Auxiliatrici Augustae` Taurinorum, alterum Sacratissimo lesu Cordi in hac alma Urbe ad Castrum Praetorium dicatum, vere utrumque admiratione et memoratu dignum.

Porro actuosa Piae utriusque a se conditati Societatis opera ac valido quos memoravimus Cooperatorum auxilio, Ioannes primigenii taurinensis hospitii instituta in Italiam et Europam propagavit et plures iam orbis regiones, innumeris ubique conditis oratoriis, hospitiis, collegiis, sancta sua operositate complexus est, novae iuventutis educator princeps, nova prorsus, ut antea diximus, methodo, quae quidem in paedagogica disciplina vere excellentissimum ac tutissimum signavit iter. Spectabat namque civilem ac socialem finem; quem tarnen religioso subiiciebat, ex quo, uti ex causa effectus difflueret, quum animabus aeternae procurandae salutis desiderio et zelo potissimum flagraret. Ordinatos istos caritatis sensus tum leges ac regulae, tum ipsa educandi methodus, quae curh religiosa et morali institutione arctissime eonnexae erant, in oratoriis, in hospitiis, in collegiis referebant. Iuxta divinum illud: Initium sapientiae timor Domini, religio integram alumnorum vitam permeare debebat. Itaque in primis et ante omnia iuvenes non modo christianae doctrinae rudimentis eruditos voluit, verum etiam aptis sermonibus et instructionibus adversus neotericorum christiani nominis hostium errores et insidias praemuniendos curavit. Quorum vero fidem tutabatur, eosdem, tum sacramentorum frequentiam commendando, tum aptis sodalitiis virtutum habitum inducendo et illum mutui exempli apostolatum inter alumnos congruis industriis et institutis promovendo, in christianos sensus et mores omni cura informabat. Quod vero ad moralem institutionem proprius et directius pertinet, ea erat Servi Dei educandi methodus, quae assidua vigilantia, affabili sermone, lenitate praecipue et cantate malefactis impediendis intendit, quam quidem methodum methodi praevenientis nomine ipse donavit; nova sane, uti diximus, methodus, qua potius praeveniendo, quam necessitate puniendi, adolescentium animi corrigerentur. Ipsa recreatio Ioanni Bosco educandi medium fuit et pars; cum enim otium, vitiorum patrem, eiusque soeiam tristitiam in primis praecavenda censeret, studio et occupatione frequentes interserebat ludos, et nil et iusundius erat quam salesianarum domuum cavaedia iuvenum clamore, strepitu, tumultu resonantia.

Quo spiritu, qua methodo, quo praecipue magistro et moderatore, quot uberrimi percepti sint fructus, fatta edicunt: re sane vera non solum optimi ´operarii et cives quamplurimi hospitiorum alumni evasere; quamplurimi e salesianis scholis et collegiis exierunt qui, tum civilibus ac publicis, tum militaribus sacrisve rebus addicti, virtute ac religione optimum suis institutoribus testimonium reddidere; quidam vero, uti Salesiani Oratorii Annales referunt, vitae innocentia ac pietatis ardore longe excelsius eminuerunt, quos inter memorare placet candidissimum sanctitatis lilium, Venerabilem Dominicum Savio, cuius virtutes heroieitatis gradum attigisse Nos Ipsi superiore anno, die nona Iulii mentis, solemni Decreto ediximus.

Dum Salesiani Sodales et Filiae Mariae Auxiliatricis tam impense christianae civilique iuvenum institutioni dant operam, et oratoria, -hospitia, collegia, seminaria, rusticae quoque colomae ubique conduntur, loannes Bosco, animarum zelo incensus, sodales mittere ad Christi Evangelium barbaris gentibus praedicandum iamdiu meditatus, in extremas Americae Meridionalis oras, primum missionalium virorum e sua religiosa familia, s. m. Ioanne Cagliero duce, manipulum misit, quem innumeri alii postea Salesiani alumni ad alias quoque orbis partes sequuti sunt; deinde Salesianae quoque Sorores, uti coadiutrices in omnigenis missionariorum operibus, datae sunt. Nec minori animi generositate Dei Famulus italis subvenit - in Americam migratis, quos Salesiani sodales ad avitam fidem saepe saepius redegerunt, periclitantes in fide firmarunt, consiliis et auxiliis efficaciter adiuverunt, praecipue asceteria, scholas, collegia pro italicis ephebis aperiendo.

Eodem fervore quo Christi regno novas quaesivit provincias, veteribus in haereticorum et hostium-omnium aggressus tutandis strenue adlaboravit Ioannes, qui inter fortissimos et animosissimos viros, qui superiore saeculo catholicam fidem et disciplinam vindicarunt, quam maxime excelluit. Ille namque in magna ae turbulenta tempestate, qua catholica tunc temporis afflictabatur Ecclesia, huc illuc diffusis tum protestantium tum neotericorum erroribus, et speciosis effrenae hominum mentis a fide aberrantium sophismatibus undique serpentibus strenue obstitit, non sermonibus tantum et disputationibus, sed etiam libris et ephemeridibus, quibus religionis dogmata et Ecclesiae historiam vindicavit, eo quidem concilio, ut populi christiani religioni consuleret eadem ratione iisdemque armis, quibus adversarii librorum et ephemeridum colluvie insidiabantur.

Parili ardore Ecclesiae et Romani Pontificis iura et libertatem in sectarum ausus verbis et libris, passim in vulgus editis, fortiter vindicavit; quam ob rem non paucas passus est persecutiones, quas.patientissime toleravit et summa cum dexteritate et sagacia, Deo adiuvante, felicitar superavit. Sui temporis indolis et ingenii serutator subtilis, et rerum novarum aestimator prudens, acute percepit omnia cibi usurpanda esse ad veritatem tuendani et propagandam, quae ab ipsis tenebrarum filiis, quam filii lucis callidioribus, ofierrentur: ideirco studia promovit, scientiae amorem fovit, nova inventa et humani civilisque eultus progressus in religionis usura et augmentum convertere non dubitavit; hinc primus in Italia festiva asceteria pueris utriusque sexus, scholas dominicales et nocturnas populo natis aperuerat; primus ille systema metricum decimale in Italiae subalpinae scholas induxit et gymnastica exercitia; et musice liberalem iuvenum institutionem exornavit, machinas recentiores et perfectiores in suas admisit officinas.
Item curavit ut utriusque a se conditae religiosae familiae sodales, qui iuvenibus erudiendis operam darent, diplomata in publicis athenaeis. sibi acquirerent, ne scholas gerere prohiberentur.

Strenuam fidei morumque tutelam cum caritate et prudentia coniungens, adversarios ea semper habuit ratione, ut sibi conciliaret; factiosis idcirco temporibus illis christiani nominis inimicos omni persequendi specioso praetextu privavit, cum numquam tolerasset se suaque instituta politicis rebus immisceri. Gravibus insuper inter Apostolicam Sedem et novensile Italicum Regnum ob factiosas leges sectarumque insidias contro - versiis obortis, tum Romanus Pontif ex, tum ipsi Regis administri implexiores quaestiones ei enodandas commiserunt, cum de episcopis eligendis ad plurimas dioeceses pastoribus viduatas ageretur. Enimvero Ioannes Bosco id semper spectavit et ominatus est, ut funestissimum illud dissidium, quod spiritualem patriae suae dilectae unitatem fregerat, in pace et iustitia componeretur; quodque, auctore Deo, nostris bisce temporibus, toto plaudente catholico orbe, felicitar compositum est.

Tot et tam grandia ac benefica opera, sagaci, uti diximus, aetatis nostrae necessitatum intuitu suscepta, et adversus saeculi contrarietates et contradictiones plerumque perfecta, eademque cum virtutum omnium heroico quidem exercitio coniuncta, quarum fulgori supernaturalium donorum, exstasis, cordium scrutationis, prophetiae, visionum et miraculorum, qui-bus Servum suum Deus ditaverat, splendor adiungebatur, omnibus suaserunt Ioannem Bosco providentissimo Dei consilio ad christianam hominem societatis, quae a veritate defecerat, restaurationem promovendam vere a Deo missurn fuisse, hominem nempe, qui, humili loco natus, obscurus et pauper, nulla ambitione et cupiditate actus, sed sola Dei et proximi caritate incitatus et Dei gloriae quam maxime cupidus, de christiana civilique republica optime meritus, totum terrarum orbem suo nomine implevit.
Una igitur cum nominis gloria, fama quoque sanctitudinis illum viventem adeo circumdedit, ut nulla f ere extaret civitas, non in Italia solum, sed in Europa et in dissitis etiam exteris nationibus, ubi notum sacrumque eius nomen esset. Qua purissima splendidae famae luce, quam nulla nubecula unquam obscuraverat, Ioannes Bosco circumfusus ad mortalis vitae exitum vergebat. Assidui ingentesque enim labores, quos ipse in actuosissimo suo apostolatu exantlaverat, illius vires lente confecerant: quod quidem fuit morbi vera natura, qui illum ad sepulcrum adduxit. Labente igitur anno Domini millesimo octingentesimo octuagesimo septimo, aegrotari coepit, et per quadraginta dies tanta patientia ac divinae voluntati subiectione morbi incommoda et dolores, ore semper, ut ei mos erat, leniter subridens, toleravit, ac tandem, lacrimantibus omnibus suae Societatis Moderatoribus et grandaevis alumnis, qui morienti adstabant, sapientissimis relictis consiliis, extremis sacramentis Ecclesiae pientissime receptis, summo mane pridie kalèndas februarias placidissimo exitu ad caelestem patriam migravit. Cadaver sacra veste indutum in tempio divo Salesio dicato fuit expositum; immensa vero fuit populi frequentia tum ad illud invisendum, tum ad funebrem illius pompam, cui Episcopi, canonici, paro-chi, plurimi presbyteri e longinquis etiam oppidis et ingens fidelium numerus ad sex millia circiter interfuerunt; adstabant autem civium millia centum et amplius, quos inter plures qui ex aliis Italiae urbibus, ex Gallia, ex Helvetia venerant; adeo ut potius quam funus vere triumphus aut Sancti reliquiarum translatio videretur. Exequiis in tempio Mariae Auxiliatrici dicato persolutis, sacrae exuviae, a civilibus magistratibus facultate concessa, ad Missionum Seminarium, quod paulo ante Dei Servus aperuerat ad Salicis Vallem, haud procul-ab urbe, delatae sunt, ibique solemni pompa exceptae, honestissime sunt compositae.
Demortuo legifero Patre, sanotitatis opino, quam sibi viventi merito comparaverat, in dies augescere vira est, et ad eius sepulcrum plurimi vel honoris causa, vel voti compotes, vel praesens eius auxilium apud Deum precantes, assidue se conferre consueverunt; cumque mira non pausa, Dei Famulo intercedente, a Deo patrata dicerentur, fervens omnium animis desiderium incessit ut Ioannes Bosco in sanctorum catalogo ab hac Apostolica Sede inscriberetur. Itaque vix tertio post obitum anno, instantibus quoque viris ingenio, virtute ac dignitate praestantibus, de eius Beatificationis et Canonizationis Causa apud Sacrorum Rituum Congregationem introducenda agi coeptum est; et, confetto auctoritate ordinaria in ecclesiastica Curia Taurinensi processu, qui informativus dicitur, super fama sanctitatis vitae, virtutum et miraculorum eiusdem Dei Famuli, eodemque ab eadem Sacra Congregatione sedulo perpenso, s. m. Pius Papa Decimus, Decessor Noster, die vicesima quarta lulii, anno millesimo nongentesimoseptimo, introductionis Causae Commissionem signavit. Rita dein absolutis singulis iudiciis Apostolica auctoritate adornatis, Nos Ipsi die vicesima mensis Februarii, anno millesimo nongentesimo vicesimo septimo, Venerabilem Dei Famulum Ioannem Bosco theologales et cardinales virtutes in gradu heroico exercuisse solemni decreto sancivimus.
De duobus miraculis postea, ipso Dei Servo impetrante, a Deo patratis quaestio acta est, et, omnibus ad iuris normam servatis, Nos die undevicesima Martii mensis anno millesimo nongentesimo vicesimo nono solemniter decrevimus: Constare de instantanea perfectaque sanatione sororis Provinae Negro ab ulcere rotundo stomachi; necnon de instantanea per f ectaque sanatione Teresiae Callegari a poli-arthrite acuta post-infectica, aliisque laesionibus, quae aegrotam ad statura marasmi adduxerant. Decreto vero de tuto, quod vocant, eodem anno, die Aprilis mensis vicesima prima, edito, Apostolieis Nostris Litteris die secunda Iunii mensis datis caelestes beatorum honores Venerabili ipsi Ioanni Bosco decrevimus et beatificationis solemnia eadem die in Basilica Vaticana, ingenti cum populi frequentia, et universo plaudente catholico orbe, celebrata sunt.

Inseguenti anno, cum in dies invalesceret erga novensilem Beatum christifidelium fervor et pietas, cumque benignissimus Deus novis miris eius gloriam confirmare et augere dignatus esse diceretur, Causa ad. eiusdem Beati Canonizationem obtinendam reassumpta est; et .die duodevicesima mensis Iunii, a diletto Filio Francisco Tomasetti, Piae Societatis S. Francisci Salesii Procuratore et Postulatore Generali diligentissimo, binae propositae sunt portentosae sanationes, quae Arimini una, Oeniponte altera, Beato Ioanni Bosco intercedente, ab omnipotenti Deo patratae ferebantur; super quibus Processus Apostolici constructi sunt. Quum vero post initum iudicium sanatio, quae Oeniponte evenerat, iustis de causis seposita .esset, de glia mira sanatione, quam, eodem Beato intercedente, Augustae Taurinorum Deus operatus esse dicebatur, processus confectus est.
Prior sanatio ita evenisse narratur: Anna Maccolini, ab Octobri mense, anno millesimo nongentesimo trigesimo, influentiali bronco-pulmonite fuit affetta, quae usque ad februarium mensem sequentis anni perduravit. Circa medium Decembrem mensem eiusdem anni morbo huic phlebites in sinistro crure et coxa accessit, qui morbus adeo in integrum artum invaserai, ut is duplo maior appareret, suolato motu. Porro phlebites, vel in iuvenibus gravis, in senibus autem multo gravior est ob gangrenae discrimen ex arteriosclerosi. Unde duo curantes medici, qui in edicenda diagnosi concordabant, perpensa infirmae septuaginta quatuor annorum aetate et praesertim influentiali affectione, prognosim fere certo infaustam quoad ipsam vitam infirmae edidere: impossibilem autem esse phlebitis sanationem in instanti omnes rei medicae magistri docent. Iamvero Anna notte quadam sub eiusdem anni finem, invocato Beato loanne Bosco per triduanas preces et per particulae ex eius reliquiis arcui appositionem, in instanti et perfette a phlebite sanata est, artu non amplius dolente nec turgido, liber factus est motus, libera flexio. Perfectam esse sanationem, praeter curantes medicos, periti physici, qui Annam iterum atque iterum plures post menses inspexerunt, testati sunt; itemque tres a Sacra Rituum Congregatione adlecti periti in diagnosim, prognosim et in miractilum agnoscendum unanimiter convenerunt.

Altera sanatio, quae, uti diximus, Augustae Taurinorum fatta est, ita evenisse narratur: Catharina Lanfranchi, Alexandri Pilenga uxor, arthritica diathesi afficiebatur: Arthrites genua praecipue et pedes attigerat cum organicis laesionibus, et quidem sub gravissima forma, ad functionem quod attinet, non autem ad vitam. Incassum curationibus omnibus cedentibus, quas ab anno millesimo nongentesimo tertio adhibuerat, Lapurdum bis accessit, sed cum ne secunda quidem vice, Maio mense ineunte anni millesiminongentesimi trigesimi primi, sanationem a Beata Virgine obtinuisset, antequam Lapurdo proficisceretur, Eamdem sic est deprecata: u Quoniam hic, Lapurdi, sanata non sum, da saltem ob religionem, qua erga Beatum Ioannem Bosco teneor, ipse meam sanationem Taurini valeat obtinere ». E Gallia redux, dum iisdem versabatur conditionibus, die sexta Maii ad Taurinensem Beatae Mariae Virginis Christianorum Auxiliatricis Basilicam accedit; a sorore et ab auriga adiuta de curru descendit, in templum ingreditur et contra urnam, Beati Ioannis corpus continentem, sedet et orat. Paulo autem post per .viginti circiter horae momenta genuflexa manet. Surgit, ad altare Beatae Virginis accedit, iterum genua flectit. Tunc veluti in se re-versa sanatam se agnoscit; nullo adiuvante, libere exinde, omnibus stupenti-bus, qui eam gradiendi impotentem noverant, ambulat, currus et scalas ascendit et inde descendit non amplius impedita. Sanatio exinde perseveravit, uti tres periti physici testati sunt; medici vero curantes, testes et a Sacra Rituum Congregatione periti ex officio deputati miraculum una voce conclamarunt. De utraque igitur sanatione districto iudicio ad iuris tramitem disceptatum est ac tandem Nos die decimanona mensis Novembris, superiore anno, solemniter pronunciavimus: Constare de duobus miraculis, Beato loanne Bosco intercedente, a Deo patratis, nempe: de instantanea perfectaque sanatione tum Annae Maccolini a•gravi plhebite in artu sinistro; tum Catharinae Pilenga, natae Lanfranchi, a gravi morbo arthritico chronico in genibus et pedibus. Unum denique erat discutiendum, videlicet an, stante duorum miraculorum approbatione post indultam eidem Beato ab Apostolica Sede venerationem, tuto procedi posset ad solemnem ipsius Canonizationem. Quo quippe dubio de more discusso, Nos, praehabito sive venerabilium Fratrum Nostrorum. Cardinalium, sive dilectorum Filiorum Officialium, Praelatorurn et Consultorum S. Rituum Congregationis unanimi favorabili voto, die tertia Decembris mensis eodem anno solemniter ediximus tuto procedi posse ad Beati Ioannis Bosco, Canonizationem.
Postea, ut a Decessoribus Nostris in tanti momenti re sapientissime constitutus servaretur ordo, primum venerabiles Fratres Nostros, S. R. E. Purpuratos Patres in Consistorium, quod secretum dicitur, ad vicesimam primari´ diem Decembris mensis eiusdem anni apud Nos convocavimus, in quo dilectus Filius Noster Camillus Cardinalis Laurenti, Sacrorum Ri‑ tuum Congregationis Praefectus, de vita, virtutibus et miraculis tum Beati Ioannis Bosco, tum Beati Pompilii Mariae Pirrotti, Confessoris, Ordinis Clericorum Regularium Pauperum Matris Dei Scholarum Piarum sacerdotis professi et Beatarum Mariae Michaelae a Ss. Sacramento, Virginis, Sororum Ancillarum Ss. Sacramenti et a Caritate, fundatricis, atque Ludovicae de Marillac, Viduae Le Gras, ´Societatis Puellarum a Caritate confundatricis, sermonem habuit, et acta recensuit, quae in eorumdem Beatorum causis Sacra Rituum Congregatio accurato praevio examine admisit et probavit; singulorum deinde Cardinalium suffragia exquisivimus et suam quisque Nobis aperuit sententiam. Quo secreto Consistorio feliciter absoluto, habitum est in continenti Consistorium publicum, quod vocant, pro solemni Causarum Beatorum istorum peroratione, quam pro Beato Ioanne Bosco dilectus Filius Ioannes Guasco, Consistorialis Aulae Nostrae advocatus, praestitit; Nos vero, quamvis quam maxime exoptare dixerimus Beatos illos Caelites, qui ad lesu Christi regnum amplificandum tantopere adlabo‑ rarunt, sanctitudinis diademate decorare eosque omnibus ad intuendurn et imitandum proponere velle, tamen, ut in re tanti ponderis tradita a maioribus instituta omnino servarentur, necessarium esse diximus, antequam Nostram pronunciaremus sententiam, semipublicum quod nuncupatur, haberi Consistorium, in quo iterum S. R. E. Cardinales et cuncti, qui adfuturi sint, Patriarchae, Archiepiscopi et Episcopi suam quisque Nobis mentem . aperiret; atque ut interea, ad uberiorem Nobis superni luminis copiam impetrandam, Sanctum Divinum Spiritum adprecarentur, universos admonuimus. Quapropter ad quemquam illorum, transmitti iussimus de singulorum Beatorum illorum vita, virtutibus, miraculis et omnibus actis in eorum Cuasis commentarios, ut, re perspecta ac mature perpensa, suam quisque posset sententiam, dare ac Nobis aperire. Consistorium autem hoc, semipublicum quod nuncupatur, die quintadecima p. e. mensis Ianuarii.in Palatio Apostolico Vaticano habitum est, Nosque omnes qui aderant primum allocuti, uniuscuiusque exinde sententiam, - exquisivimus et suffragia excepimus; ex quibus omnes unanimiter consentire Beatos illos ad Sanctorum Caeliturn honores evehendos esse Nostra haud mediocri laetitia accepimus; decrevimus igitur sole:nnes eorumdem Beatorum Canonizationis ritus in Basilica Vaticana eo quo par esset apparato et pompa celebrare; Beato autem Ioanni Bosco in Sanctorum catalogo adscribendo hunc diem condiximus, primum nempe Aprilis mensis, Resurrectionis Domini Nostri Iesu Christi solemnia. Ad quam rem fauste feliciterque exsequendam ut caelestem Nobis opem interea precibus conciliarent, omnes qui aderant enixe in Domino adhortati sumus; atque ut publicum de his omnibus instrumentum conficerent dilectos Filios Protonotarios Apostolicos adstantes sueta forma rogavimus.
Qua auspicatissima a Nobis praestituta die adveniente, universi tum saecularis tum regularis cleri ordines, quam plurimi Romanae Curiae Praelati ed Officiales, Abbates, Episcopi, Archiepiscopi, Patriarchae et venerabiles Fratres Nostri S. R. E. Cardinales Petrianam Basilicam adiverunt, apparatu decorata magnificentissimo et iam maxima fidelium, qui ex omnibus orbis nationibus advenerant stipatam frequentia, eamque et Nos solemni pompa ingressi sumus. Mox, Augustissimo Sacramento devote adorato, ad Nostram Cathedram perreximus, ibique sedimus. Tum dilectus Filius Noster Camillus Cardinalis Laurenti, S. Rituum Congregationis Praefectus et huic Canonizationi procurandae praepositus, perorante diletto Filio Ioanne Guasco, Consistorialis Aulae Advocato, instanter postulavit, ut Nos Beatum foannem Bosco summis Caelitum honoribus decorare dignaremur; quod cum iterum ac tertium, instantius nempe et instantissime, ab eodem Cardinale per ipsum Consistorialem Advocatum postulatum sit, caelestis Curiae supplicatione prius interposita, ac Superni Spiritus lumine, antequam Nostrum ederetur oraculum, devotissime implorato, Nos, Iesu Christi. Vicarius et supremus catholicae Ecclesiae Magister, pane optatissimam Nostram sententiam sollemniter ediximus: Ad honorem Sanctae et individuae Trinitatis, ad exaltationem fidei catholicae et christianae religionisaugmentum, auctoritate Domini Nostri lesu Christi, Beatorum Apostolorum Petri ed Pauli ac Nostra, matura deliberatione praehabita et divina ope saepius implorata, ac de venerabilium Fratrum Nostrorum S. E. E. Cardinalium,Patriarcharum, Archiepiscoporum et Episcoporum in Urbe existentium consilio, Beatum Ioannem Bosco Sanctum esse decernimus ac Sanctorum catalogo adscribimus; statuentes ab ecclesia universali eius memoriam quolibet anno, die natali illius, nempe die trigesima prima Tanuarii, inter Sanctos Con f essores non Pontifcces pia devotione recoli debere. In Nomine Patris et Filii et Spiritus Saneti.

Qua Canonizationis formula a Nobis pronunciata, oblatis Nobis precibus a praefato Consistoriali Advocato, Cardinalis Procuratoris nomine, annuentes, has sub plumbo Decretales Litteras fieri expedirique decrevimus; Protonotariis vero Apostolicis ut ad perpetuam eiusdem Canonizationis memoriam publicum conficerent instrumentum, mandavimus. Deinceps, debitis Omnipotenti Deo. ob tantum beneficium istud una curia cuncto clero et populo peractis gratiis, primum novensilis huius Sancti patrocinium ab Ipso aeterno Deo devotissime imploravimus., Ad Aram maximam posthac sacrosanctum Missae Sacrificium inchoaturi accessimus, et post Evangelium adstantes brevi homilia allocuti sumus, in qua de Sancti Ioannis Bosco vita, tot egregie factis referta atque illustrata, quae praecipua Nobis viderentur, haec admirationi imitationique fidelium proponere voluimus;, et omnes adhortati sumus ut in hunc christianae sanctitatis heroém studiosae imitationis causa intueantur; ita enim, inquimus, eo auspice eoque adprecatore, pro f ecto fiet, ut quam lesus Christus rettulit de mortis deqūe tenebraruin potestate victoriam, eam nos quoque omnes feliciter assequamur. Qua homilia a Nobis habita, apostolicam benedictionem et plenariam peccatorum indul- gentiam adstantibus largiti sumus; ac tandem, Pontificali Sacro persoluto, alteram e superiori podio S. Petri plateam prospiciente, sollemnem immenso adstanti populo, nec non Urbi et Orbi, benedictionem peramanter impertiti sumus.

Praeclarissima itaque novensilis Sancti huius Nostris hisce Litteris consecrata memoria, omnibus quae inspicienda erant bene perpensis, certa scientia, omnia et singula quae supra memoravimus, de apostolicae potestatis plenitudine, iterum confirmamus, roboramus atque statuimus, decernimus, universaeque Ecclèsiae Catholicae denunciamus. Mandamus insuper ut harum Litterarum transumptis, etiam impressis, manu tamen alicuius Notarii Apostolici subscriptis et sigillo munitis, eadem prorsus habeatur fides, quae hisce praesentibus haberetur, si exhibitae vel ostensae forent. Si quis vero Decretales has Litteras Nostras definitionis, decreti, adscriptionis, mandati, statuti et voluntatis Nostrae infringere vel eis ausu temerario contraire aut attentare praesumpserit, indignationem omnipotentis Dei ac beatorum Apostolorum Petri et Pauli se noverit incursurum.

Daturn Romae apud Sanctum Petrum anno Domini millesimo nongentesimo tricesimo quarto, die prima mensis Aprilis, Dominica Resurrectionis D. N. I. C., Pontificatus Nostri anno tertiodecimo.

Ego PIUS, Catholicae Ecclesiae Episcopus.

+ Ego IANUARIUS Episcopus Ostiensis et Albanensis Cardinalis GRANITO PIGNATELLI DI BELMONTE, Decanus Sacri Collegii.

+ Ego MICHAEL Episcopus Tusculanus Cardinalis LEGA.

+ Ego DONATUS Episcopus Sabinensis et Mandelensis Card. SBARRETTI.

+ Ego Fr. THOMAS Pius Ord. Praed. Episcopus Portuensis et S. Rufinae Cardinalis BoGGIANI, Cancellarius S. R. E.

+ Ego ALOISIus Episcopus Praenestinus Cardinalis SINCERO.
+  Ego HENRICUS Episcopus Veliternus Cardinalis GASPARRI.

Ego CAIETANUS tit. S. Agathae Gothorum Presbyter Cardinalis BISLETI.

Ego ALOISIus tituli S. Petri ad Vincula Presbyter Cardinalis CAPOTOSTI, D atarius.

Ego LAURENTIUS tituli S. Pancratii Presbyter Cardinalis LAURI, Maior Poenitentiarius.

Ego Fr. ALEXIUS HENRICUS M., O. S. M., tituli S. Susannae Presbyter Cardinalis LEPICIER.

Ego PETRUS tituli Sanctae Mariae Transtyberim Presbyter Cardinalis SEGURA Y SAENZ.

Ego EUGENIUS tituli SS. loannis.et Pauli Presbyter Cardinalis PAGELLI.

Ego FRANCISCUS titoli S. Marine Novae Presbyter Cardinalis MARCHETTI SELVAGGIANI.

Ego Fr. RAPHAEL CAROLUS tituli S. Praxedis Presbyter Cardinalis Rossi. Ego Iumus tituli S. Mariae supra Minervam Presbyter Cardinali SERAFINI Ego ANGELUS MARIA tituli S. Mariae de Victoria Presbyter Card. DOLCI.

Ego PETRUS tituli S. Crucis in Jerusalem Presbyter Cardinalis FuMASONI BIONDI.

Ego CAMILLUS S. Mariae Scalaris Protodiaconus Cardinalis LAURENTI. Ego ALEXANDER S. Mariae in Cosmedin Diaconus Cardinalis VERDE.

Fr. THOMAS PIUS, O. P., Card. BOGGIANI            C. Card. LAURENTI
Cancellarius S. R. E.                   S. R. C. Praefectus.

Dominicus Spolverini, Archiep. Larissen., Prot. Apostolicus. Vincentius Bianchi-Cagliesi, Protonotarius Apostolicus.

Can. Alfridus Liberati, Cane. Apost. Adiutor a studiis.

EXPEDITA
die vigesima quarta Mali, anno quartodecimo
Alfridus Marini, Plumbator.

Dominicus Francini, Script. Apostolicus.

TRADUZIONE
LETTERA DECRETALE DELLA CANONIZZAZIONE DEL BEATO GIOVANNI BOSCO SACERDOTE FONDATORE DELLA PIA SOCIETÀ DI S. FRANCESCO DI SALES E DELL´ISTITUTO DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE PIO VESCOVO SERVO DEI SERVI DI DIO A PERPETUA MEMORIA.

Di doppia letizia, in questo giorno che fece il Signore, esulta con Noi l´intiera Chiesa di Cristo, mentre, indossata la veste nuziale, tra canti e inni di gioia va incontro al Divino suo Sposo, magnifico vincitore della morte e dell´inferno, e nello stesso tempo consacra solennemente un altro suo figlio, Giovanni Bosco, onore fulgidissimo della nostra Italia e di tutto l´orbe cattolico. Ed anche Noi, cui Dio benignissimo nel corso di quest´anno giubilare ora volgente al termine, concesse di onorare coll´infula della santità non pochi uomini e donne per virtù prestantissimi, abbiamo vivamente desiderato di celebrare questo giorno di Pasqua. Oggi invero •a Noi, forti dell´infinita virtù del Sangue del Crocifisso Redentore, mercè la vicaria potestà della quale siamo insigniti, vien concesso di aggiungere a quella schiera di Santi un altro eroe della santità, il quale, per i tanti e sì grandi benefici che alla religione e alla civiltà continuamente apporta per mezzo della sua spirituale figliolanza, vivrà in memoria ed in benedizione sino agli ultimi , tempi: vogliam dire Giovanni Bosco, il quale pochi anni or sono annoverammo nei fasti dei Beati, e che (e dolce è ancora all´animo il ricordo) non solo con l´aspetto e con la parola confortò la Nostra giovinezza, ma pur anco per le meravigliose sue opere e per lo splendore della sua virtù si attirò tutta la nostra ammirazione.

Egli nacque in Murialdo, piccolo borgo campestre, e propriamente nella frazione detta volgarmente dei Becchi, vicino a Castelnuovo di Asti, il 16 agosto 1815 da Francesco e Margherita Occhiena di condizione contadini, ma di esimia pietà e ottimi costumi. A tre anni non ancor compiuti rimasto orfano di padre, trascorse la puerizia e l´adolescenza sotto la tutela e la prudente disciplina della amatissima sua madre, in condizioni assai povere, ma informando sommamente l´animo ad ottimi sensi di religione, pietà e semplicità di costumi. Ben presto nel giovinetto, insieme colla pietà e l´ottima indole, risplendette l´acutissimo ingegno e la tenacissima memoria, talmente che nelle scuole, che potè frequentare a traverso immense difficoltà, non soltanto facilmente intendeva quanto dai maestri veniva insegnato, ma fermamente riteneva a memoria, ed a meraviglia riusciva a ripetere quasi parola per parola ai suoi coetanei le prediche ascoltate in chiesa. E preludendo fin d´allora al suo futuro apostolato, a giorni fissi, specialmente festivi, li raccoglieva sotto il nome di compagnia dell´allegria per ricrearli ed educarli alla religione ed alla virtù, avviandoli alla vita cristiana con ingegnosi mezzi. Con grande impegno seguì gli studi ginnasiali in Chieri dove, per le misere condizioni di famiglia, dovette, per tirare avanti la vita, sobbarcarsi a faticosi lavori.

Per consiglio specialmente e coll´aiuto di D. Giuseppe Cafasso, sacerdote di preclara santità, da Noi stessi elevato all´onore dei beati nel 1925, entrò nel seminario arcivescovile di Chieri nell´ottobre del 1835, dove, compiuti gli studi di filosofia e di teologia, il 5 giugno 1841 fu consacrato sacerdote. Ricusata l´offerta di lucrosi uffici, per tre anni attese nel Convitto di S. Francesco d´Assisi in Torino allo studio della teologia morale, nel quale tempo sotto la guida ed il magistero del B. Giuseppe Cafasso cominciò ad esercitare il ministero sacerdotale in quella maniera particolare, secondo cui nell´animo suo, tutto infiammato dell´amore di Dio e del prossimo, egli lo concepiva: ministero principalmente di carità, e perciò da assumersi non per l´utilità personale del sacerdote, ma unicamente per il bene e la salute delle anime. Perciò soleva visitare i tugurii dei poveri, gli ospedali, e le carceri per portare aiuto e conforto con effusione di carità a tanti infelici, esercitandosi in ogni opera del sacro ministero con grande profitto delle anime. Ma più che d´ogni altro preferiva occuparsi dei ragazzi e dei giovani, specialmente di quelli che, abbandonati dai genitori, trascinavano una vita oziosa ed errabonda tra le insidie della strada, senza che alcuno pensasse a parlare loro di Dio e li educasse all´onestà del vivere. Ed arguendo che proprio questa fosse la particolare missione dalla Provvidenza di Dio assegnatagli, già, come si narra, prevista in sogno fin dalla sua fanciullezza, è cioè condurre sulla via della salute i ragazzi specialmente dell´infima plebe, dopo matura riflessione, con generoso animo stabilì, di interamente consacrarsi all´attuazione di quest´opera, tanto più che già prevedeva quanto essa fosse per giovare all´intera società civile.

Per lo che, animato dallo spirito di S. Filippo Neri e di S. Francesco di Sales, tutti i ragazzi che incontrava per le vie, nelle osterie, nei cortili e nelle officine, benevolmente li accostava e li traeva a sè con soavissima carità, li ricreava con svariati giochi e divertimenti, in guisa che numerosissimi accorrevano, d´ogni parte, a lui come padre amatissimo: e così nacque l´Oratorio Salesiano. Per tre anni radunò i ragazzi presso la Chiesa di S. Francesco d´Assisi; poi essendo stato eletto Direttore spirituale del Rifugio, fondato dalla marchesa Barolo per raccogliere le fanciulle periclitanti, col consenso dell´Arcivescovo, trasportò colà l´Oratorio. Ma dopo sette mesi, avendo la marchesa bisogno dei locali, dove si radunavano i ragazzi, il Servo dP Dio, coll´aiuto dell´Arcivescovo, ottenne dal Municipio la Chiesa di. S. Martino, detta volgarmente dei Molassi. Ma poco dopo, per le proteste dei vicini, ai quali dava troppo fastidio l´allegro schiamazzare dei ragazzi, fu obbligato a trasmigrare nel vecchio e abbandonato cimitero di S. Pietro in Vincoli. È incredibile a dirsi quante fatiche, quanti contrasti, quante calunnie e persecuzioni il nostro D. Giovanni abbia sofferto, ed è veramente da ammirare l´aiuto divino, il quale talmente sostenne il suo servo fedele che dapprima cacciato di luogo in luogo, da tutti deriso, povero e quasi profugo, riparò poi con i suoi ragazzi in quel prato suburbano e allora deserto, detto volgarmente Valdocco, dove finalmente in seguito potè, coll´aiuto della Divina Provvidenza, fondare la Casa Madre del suo futuro Istituto, e costruire gli edifici necessari e bene adatti alla convivenza e all´educazione dei ragazzi, da cui, come da inesausta fonte, si sarebbero diffuse pel mondo, sempre più larghe e benefiche, le elette propaggini. Fondato e stabilito quel primo oratorio, così come abbiam detto, non appena se ne riconobbe da tutti la grande utilità, il nostro D. Giovanni ne eresse altri sullo stesso modello, nei quartieri suburbani della città più miserabili, da tutti interamente trascurati e secondo la sua pietà li volle dedicati a S. Giuseppe sposo di Maria, all´Angelo Custode e a S. Luigi Gonzaga.

Intanto aveva chiamato presso di sè la madre, donna veramente forte e piissima, inducendola a lasciare la casa paterna e andare a dividere con lui le cure e le angustie di quel suo apostolato; e col di lei aiuto istituì presso l´oratorio di S. Francesco di Sales nella stessa sua dimora un ospizio per i ragazzi abbandonati, privi di pane, di vesti e di tetto, quotidianamente esposti ad ogni genere di miserie, di insidie e di seduzioni. Ma la povera casa ben presto risultò assolutamente insufficiente per la moltitudine di coloro che. di giorno in giorno venivano accettati, e a poco a poco fu ampliata con nuove costruzioni, cosicchè nel 1860 poteva già ricoverare quattrocento ragazzi, e dieci anni più tardi quasi ottocento. Questi ragazzi, educati con metodo pedagogico interamente nuovo, come diremo più avanti, in un primo tempo erano dal Servo di Dio allogati presso alcuni proprietari di officine della città perchè v´imparassero qualche mestiere: ma avendo poi riscontrato che, sebbene i padroni fossero buoni e morigerati, tuttavia i giovani erano spesso soggetti al malo esempio e alle insidie dei cattivi compagni, cominciò a pensare ad aprire dei laboratorii interni, e coll´aiuto evidente della Divina Provvidenza, nel 1853 potè aprire un laboratorio di calzolai, al quale potò in seguito aggiungere altri laboratori, dove lo stesso Servo di Dio, in principio, insegnava i vari mestieri nei quali da giovane erasi esercitato.

Sino.a questo punto non mancarono a D. Bosco uomini di buona volontà, sia del clero sia del laicato, che si proffersero generosamente ad aiutarlo in un´opera così benefica; ma intralciati dai loro doveri personali, o dai loro affari, sebbene a malincuore, a poco a poco si ritirarono dall´impegno nobilissimo assunto. La necessità di rimediare a tale fatto preoccupava molto D. Bosco fin dal principio del suo apostolato, nel timore che colla sua morte tutto andasse in rovina. Per lo che, consigliatosi con uomini di riconosciuta ´ prudenza, tra cui il Beato Giuseppe Cafasso, ed esortato dallo stesso Sommo Pontefice Pio IX di santa memoria, stabili di fondare una nuova società religiosa, dalla quale, confidando unicamente in Dio, sperava di avere molti operai per la copiosa messe. All´uopo scrisse le Regole e Costituzioni, adatte massimamente ai nuovi tempi, le quali presentate al giudizio della Sede Apostolica, osservate le consuete norme, nel 1874 furono approvate dal nostro già ricordato Predecessore Pio IX, e così fu canonicamente costituita la Pia Società di S. Francesco di Sales.

E per provvedere in ugual maniera anche alle fanciulle del popolo, D. Bosco a questa Società aggiunse un Istituto di Sacre Vergini che chiamò Figlie di Maria Ausiliatrice. Altra opera del Servo di Dio, degna di essere ricordata, fu quella così detta dei Figli di Maria fondata dapprima in Sampierdarena, e diffusa in seguito in Torino ed in altre città del mondo, il cui scopo, approvato dal suddetto Sommo Pontefice Pio IX, era di coltivare le vocazioni ecclesiastiche negli adulti.

Nè s´ha da passare sotto silenzio l´istituzione dei Cooperatori, ossia un´associazione di fedeli cristiani, per lo più laici, che animati dallo spirito della Società Salesiana, e con essa pronti ad ogni opera di carità dessero, secondo le circostanze, valido aiuto ai Parroci, ai Vescovi ed allo stesso Sommo Pontefice; nobile germe dell´Azione Cattolica. Questa Unione, approvata dalla Sede Apostolica fin dal 1876, fu arricchita di privilegi e d´indulgenze e ad essa vollero essere inscritti gli stessi nostri antecessori Pio IX e Leone XIII, e così pure molti Vescovi e Cardinali di Santa Romana Chiesa e innumerevoli fedeli; talchè, ancor vivente il Servo di Dio, i Cooperatori, non solamente in Italia, ma sparsi quasi in ogni regione del mondo, salivano a circa ottantamila, ed oggi, come vien riferito, salgono ad oltre un milione, coll´aiuto dei quali non soltanto D. Bosco moltiplicò i prodigi della sua carità, ma apostolo ferventissimo della pietà e del culto divino, eresse molte cappelle e chiese, tra cui due magnificentissimi templi, l´uno dedicato a Maria Ausiliatrice in Torino e l´altro al Cuore Sacratissimo di Gesù, in questa alma Città al Castro Pretorio, ambedue veramente degni di ammirazione e di memoria.

Pertanto coll´opera attiva delle due Società fondate e col valido aiuto dei Cooperatori sopra ricordati, D. Bosco propagò e diffuse per l´Italia e per l´Europa altri Istituti formati ad esempio del suo primo Oratorio di Torino, e colla fondazione d´innumerevoli oratorii, ospizi, collegi, nella sua santa attività abbracciò già molte regioni del mondo, educatore principe della gioventù novella, con metodo, come sopra dicemmo, novissimo, il quale nella pedagogia segnò un cammino molto eccellente e sicuro. Poichè ardentissimo com´egli era, di zelo per la salute delle anime, aveva certo di mira il fine civile e sociale, ma questo sottometteva al fine religioso, da cui,- come effetto da causa, doveva il fine civile e sociale discendere. Siffatti sensi di ordinata carità rispecchiavano sia le norme e le regole, sia lo stesso metodo di educazione intimamente connesso coll´istruzione religiosa e morale negli oratorii, ospizi e collegi. Secondo quel detto divino Principio della sapienza è il timore di Dio, la religione doveva permeare l´intera vita degli alunni. Perciò, avanti e sopra ogni altra cosa non solo volle che i giovani conoscessero gli elementi della dottrina cristiana, ma con istruzioni e sermoni adatti ebbe inoltre cura di premunirli contro gli errori e le insidie dei novatori, nemici del nome cristiano. E mentre ne assicurava la fede, con ogni cura tutti li informava al sentire e al vivere cristiano, sia raccomandando la frequenza ai sacramenti, sia insinuando la pratica delle virtù con adatte compagnie, sia promovendo fra gli alunni l´apostolato del mutuo buon esempio con industriose invenzioni e con adatte istruzioni. Quanto poi a ciò che si riferisce più propriamente e strettamente all´educazione morale, il Servo di Dio questo metodo s´era formato e cioè mirare ad impedire il male con l´assidua vigilanza, col parlare affabile, e specialmente con la dolcezza e l´amorevolezza: metodo ch´egli stesso chiamò: sistema preventivo: metodo veramente nuovo, come già dicemmo, secondo il quale l´animo del giovanetto viene educato più col prevenirne le mancanze che col punirle. La stessa ricreazione fu per D. Giovanni Bosco mezzo di educazione e parte del suo sistema: poichè pensando di dovere evitare anzitutto l´ozio, padre dei vizi, e la sua compagna, la tristezza, allo studio ed al lavoro intramezzava frequentemente il gioco, e nulla eragli più caro e gradito quanto il sentire i cortili delle case salesiane risuonare delle grida, degli schiamazzi e del chiasso dei suoi ragazzi.

Quanti e quanto ubertosi frutti siansi ottenuti seguendo questo spirito, questo metodo, e specialmente questo- maestro e direttore, bene lo dimostrano ì fatti; invero non solo ottimi operai e cittadini esimi in grandissimo numero uscirono dai suoi ospizi: moltissimi allievi delle scuole e dei collegi salesiani datisi alla carriera pubblica e civile od alla milizia, o al clero, diedero con la virtù e la religiosità ottima testimonianza ai loro istitutori: alcuni poi, come riferiscono le cronache dell´Oratorio Salesiano, per l´innocenza della vita, e l´ardore della pietà raggiunsero eccelse vette, tra i quali ci piace ricordare quel candidissimo giglio di santità, che fu il Venerabile Domenico Savio, le cui virtù Noi stessi, il nove luglio dello scorso anno, con solenne decreto dichiarammo aver raggiunto il grado eroico.

Mentre i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice con tanta cura si occupano dell´educazione cristiana e civile della gioventù e dovunque si aprono oratorii, ospizi, collegi, seminarii e perfino scuole agricole, D. Giovanni Bosco, che, acceso di zelo per le anime, già da tempo meditava di mandare i suoi figli a predicare il Vangelo di Cristo alle genti ancor barbare, inviò il primo manipolo di missionari della sua famiglia sotto la guida di D. Giovanni Cagliero, di santa memoria, nelle ultime spiagge dell´America Meridionale, cui seguirono poi innumerevoli salesiani anche in altre parti del mondo, e in un secondo tempo anche le Figlie di Maria Ausiliatrice corsero a coadiuvare le opere missionarie di ogni genere intraprese dai Salesiani. E con non minore generosità d´animo il Servo di Dio si prese cura degli italiani emigrati in America che i Salesiani spessissimo riuscirono a ridurre alla fede avita, a consolidarli se vacillanti, ad aiutarli efficacemente di consiglio e di opera, specialmente aprendo oratorii, scuole e collegi per i fanciulli italiani.

Con lo stesso fervore col quale cercò di guadagnare nuove provincie al Regno di Cristo, D. Bosco valorosamente si affaticò per difendere le antiche da ogni assalto di eretici e di nemici, così che primeggiò di gran lunga tra i più forti e coraggiosi che nel passato secolo difesero la disciplina e la fede cattolica. Poichè Egli nel gran turbine di tempestose vicende che in quel tempo travagliava la Chiesa Cattolica, agli errori dei protestanti e dei novatori qua e là diffusi, e agli speciosi sofismi che ad opera di uomini di sfrenato intelletto, aberranti della retta fede, serpeggiavano dovunque, valorosamente si oppose, non soltanto con le prediche e le dispute, ma anche stampando libri e riviste; nelle quali difendeva i dogmi della religione e la storia della Chiesa, mirando così a proteggere la religione del popolo cristiano in quella stessa maniera e con le stesse armi con ´cui dagli avversari veniva combattuta per mezzo di una colluvie di libri e stampe periodiche.

Con uguale ardore fortemente difese i diritti e la libertà della Chiesa e del Romano Pontefice contro gli audaci assalti delle sètte con la parola e con libri che man mano andava pubblicando, per la qual cosa ebbe a patire non poche persecuzioni che subì molto pazientemente e, con l´aiuto di Dio, destreggiandosi con somma accortezza e sagacia, superò felicemente. Sottile indagatore dell´indole e delle idee del suo tempo e prudente estimatore di ogni novità, acutamente comprese dovere egli adoperare per la difesa e la propaganda della verità tutti i mezzi ai quali i figli delle tenebre, più accorti dei figli della luce, si appigliavano per combatterla: perciò promosse gli studi, coltivò l´amore del sapere, non esitò a rivolgere tosto in favore ed aiuto della religione tutti i trovati´del progresso umano e civile; e così primo in Italia aprì gli oratori festivi per i giovani d´ambo i sessi, le scuole domenicali e quelle serali per i figli del popolo; primo egli introdusse nelle scuole del Piemonte il sistema metrico decimale, e gli esercizi ginnastici; coronò con l´insegnamento della musica l´educazione artistica dei giovani, e adottò ne´ suoi laboratori i macchinari più moderni e più perfetti.

Così pure ebbe cura che coloro che si dedicavano all´insegnamento nelle sue case, sia dei Salesiani, sia delle Figlie di Maria Ausiliatrice, conseguissero i diplomi nelle Università dello Stato, al fine di prevenire il pericolo che venisse impedito di tenere le scuole.

All´ardore per la difesa della fede e dei costumi congiungendo le virtù della prudenza e della carità, trattò gli avversari sempre in maniera da cattivarseli; onde in quei turbolentissimi tempi tolse ai nemici del cristianesimo ogni specioso pretesto di persecuzione, non permettendo mai, nè a se stesso, nè ai suoi istituti di immischiarsi di politica. E quando per le leggi faziose e gl´insidiosi maneggi delle sètte sorsero gravi controversie tra la Sede Apostolica e il nuovo Regno d´Italia, tanto il Romano Pontefice quanto gli stessi ministri del Re gli affidarono spinose questioni da risolvere, ´dovendosi trattare dell´elezione dei Vescovi di non poche diocesi, vedovate dei loro pastori. Poichè D. Giovanni Bosco ebbe sempre in mira e desiderò vedere appianato secondo pace e giustizia quel funestissimo dissidio che aveva spezzato l´unità spirituale della sua diletta patria, dissidio che finalmente, per opera di Dio, col plauso dell´intero orbe cattolico, in questi ultimi tempi si è felicemente composto.

Tante e sì grandi e benefiche opere intraprese, come abbiamo detto, con sagace intuito delle necessità del nostro tempo, e il più delle volte condotte a termine nonostante la contrarietà e contradizioni del secolo, unite coll´esercizio eroico di tutte le virtù, al cui splendore si aggiungeva quello dei doni soprannaturali delle-estasi, della scrutazione dei cuori, delle prof e-zie, delle visioni e dei miracoli, di cui Dio aveva arricchito il suo Servo, resero universale l´opinione, che, per provvidentissima disposizione divina, affili di promuovere la restaurazione cristiana dell´umana società, deviata dal sentiero della verità, Dio avesse appunto inviato D. Giovanni Bosco, l´uomo cioè che, di umili natali, ignoto e povero, senza alcuna ambizione e cupidigia, ma sospinto dalla sola carità verso Dio e verso il prossimo, zelantissimo della gloria di Dio, benemerentissimo della civiltà e della religione, riempì il mondo del suo nome.

Ma insieme colla gloria del suo nome, talmente crebbe, lui vivente, la fama della sua santità, che non rimase quasi città, non solo in Italia, ma anche in Europa e in altre nazioni ancor più lontane, ove il suo nome non fosse conosciuto e venerato. Don Giovanni Bosco, circonfuso dalla purissima luce di sì splendida fama, non offuscata mai da alcuna minima nube, si avviava al suo trapasso. Poichè le continue e ingenti fatiche da lui durate nel suo attivissimo apostolato, a poco a poco consumarono le sue forze; il che costituì la vera natura della malattia che lo trasse al sepolcro. Sullo scorcio dell´anno del Signore 1887 cadde gravemente malato, e per quaranta giorni con molta pazienza e rassegnazione alla divina volontà, col volto sempre sereno e sorridente com´era  suo costume, sopportò i dolori e gl´incomodi della sua. malattia, e finalmente tra le lacrime di tutti i Superiori della sua Società e degli allievi più anziani che l´assistevano, dopo aver dato consigli pieni di sapienza, e ricevuti piissimamente gli estremi Sacramenti della Chiesa, sull´alba del 31 gennaio 1888 con placidissima morte se ne volò alla patria celeste. Il cadavere, vestito dei sacri paramenti fu esposto nella chiesa di S. Francesco di Sales; immenso fu l´accorrere del popolo a visitare la salma, e al solenne accompagnamento funebre, cui presero parte Vescovi, canonici, parroci, e moltissimi sacerdoti giunti anche da lontani paesi, ed una moltitudine di fedeli ascendente a circa seimila persone, mentre lungo il tragitto assistevano oltre centomila persone tra cui molte intervenute da altre città d´Italia, dalla Francia e dalla Svizzera, talmente che, più che un funerale, sembrò un vero trionfo o la traslazione delle reliquie di un Santo. Celebrate le esequie nel tempio di Maria Santissima Ausiliatrice, le sacre spoglie, per concessione delle Autorità civili furono trasportate al Seminario delle Missioni che prima il Servo di Dio aveva aperto in Val Salice presso Torino, ed ivi accolte con solenne pompa ed onorificamente deposte.

La fama di santità che giustamente si era meritato in vita, crescendo di giorno in giorno, moltissimi intrapresero a frequentare il sepolcro del Padre e fondatore, sia per onorarlo, sia in adempimento di voti, sia per invocarne l´aiuto presso Dio; e correndo la voce che non pochi miracoli fossero operati da Dio ad intercessione del suo Servo, nell´animo di tutti sorse fervente il desiderio che Giovanni Bosco fosse da questa Apostolica Sede posto nel no- vero dei Santi. E così appena dopo due anni dalla sua morte, anche ad istanza di uomini eletti per ingegno, virtù, e dignità ricoperte, si incominciò a trattare presso la S. Congregazione dei Riti, per la introduzione della Causa della sua Beatificazione e Canonizzazione, e terminato presso la Curia ecclesiastica di Torino con l´ordinaria autorità il così detto processo informativo sulla fama di santità della vita, delle virtù e dei miracoli dello stesso Servo di Dio, ed esaminato accuratamente- dalla stessa Sacra Congregazione, il nostro predecessore Pio X di s. m. firmò la Commissione dell´Introduzione della Causa il. 24 luglio del 1907. In seguito, compiuti, secondo le norme canoniche i processi Apostolici, Noi stessi il 20 febbraio 1927 con solenne decreto sancimmo avere il Venerabile Servo di Dio Giovanni Bosco esercitato in grado eroico le virtù teologali e cardinali.

Quindi si trattò di due miracoli operati da Dio ad intercessione dello stesso suo Servo, ed essendosi in ogni cosa proceduto a norma del diritto vigente, il 19 marzo 1929 Noi stessi solennemente decretammo: Constare dell´istantanea e perfetta guarigione di Suor Provina Negro da ulcera rotonda allo stomaco, non che della istantanea e perfetta guarigione di Teresa Callegari da poliartrite acuta post-infettiva e da altre lesioni che avevano ridotta l´inferma allo stato di marasma. Pubblicato poi il 21 aprile dello stesso anno il così detto decreto del tuto, con nostra lettera Apostolica in data 2 giugno decretammo gli onori dei Beati allo stesso Venerabile Giovanni Bosco, e nello stesso giorno con ingente concorso di popolo ecol plauso di tutto l´orbe cattolico ebbe luogo nella Basilica Vaticana la solenne Beatificazione.

L´anno seguente, crescendo ognor più il fervore e la devozione dei fedeli verso il nuovo Beato, e correndo la fama che Iddio benignissimo con nuovi miracoli si era degnato confermarne ed aumentarne la gloria, fu ripresa la Causa per la Canonizzazione dello stesso Beato: e il 18 giugno, dal nostro diletto figlio Francesco Tomasetti, diligentissimo Procuratore e Postulatore Generale della Pia Società di S. Francesco di Sales, furono proposte due guarigioni miracolose, che sarebbero state operate da Dio Onnipotente ad intercessione del Beato Giovanni Bosco, l´una a Rimini e l´altra a Innsbruck, intorno alle quali si istruirono i processi apostolici. Ma all´inizio dell´esame, essendosi per giusti motivi messa da parte la guarigione avvenuta a Innsbruck, si instituì il processo sopra un´altra guarigione miracolosa, che, ad intercessione dello stesso Beato, si diceva Iddio- avesse operato nella città di Torino.

La prima guarigione così sarebbe avvenuta: La signora Anna Maccolini nell´ottobre del 1930 fu colpita da broncopolmonite influenzale che durò sino al febbraio dell´anno seguente. Verso la metà del dicembre dello stesso anno 1930 a detta malattia si aggiunse una flebite alla gamba ed alla coscia sinistra, la quale invase l´intiero arto sì da gonfiarlo oltre il doppio e immobilizzarlo.

Ora la flebite, già grave nei giovani, nei vecchi riesce molto più grave per- il pericolo della gangrena proveniente da arteriosclerosi. Per lo che i due medici curanti, d´accordo nella diagnosi, considerata l´età dell´inferma, che saliva a 74- anni, e specialmente l´affezione influenzale, emisero prognosi quasi certamente infausta per la vita stessa dell´inferma. Che poi sia impossibile la guarigione istantanea della flebite è dottrina comune presso tutti i medici. Ed ecco che la signora Anna, una notte, sul finire dello stesso anno, dopo aver fatto un triduo al Beato Giovanni Bosco ed aver posto sull´arto una reliquia del medesimo, all´istante si trovò perfettamente guarita dalla flebite, senza più alcun dolore e senza gonfiezza all´arto, tornato libero e naturale il movimento e libera la flessione. Oltre i medici curanti, altri che, quali periti, più volte esaminarono la signora dopo parecchi mesi, attestarono della perfetta guarigione; così pure altri tre periti scelti dalla S. Congregazione dei Riti all´unanimità convennero nella diagnosi, nella prognosi, e nel riconoscere la guarigione come miracolosa.

La seconda guarigione, che, come s´è detto sopra, ebbe luogo in Torino, così sarebbe avvenuta. La signora Caterina. Lanfranchi, moglie di Alessandro Pilenga, soffriva di diatesi artritica. L´artrite l´aveva colpita specialmente alle ginocchia e ai piedi con lesioni organiche,_ e per di più in forma gravissima riguardo alla funzione degli arti, sebbene senza pericolo per la vita. Riuscite vane tutte le cure, incominciate fin dal 1903, per ben due´ volte peregrinò a Lourdes, ma non avendo ottenuta la guarigione dalla Beata Vergine nemmeno nel secondo pellegrinaggio compiuto ai primi del maggio 1931, prima di ripartire da Lourdes, così pregò Maria Santissima: « Poichè qui a Lourdes non ho ottenuto la guarigione, concedetemi almeno per la devozione che nutro verso il Beato Giovanni Bosco che egli me la possa ottenere in Torino ». ´Di ritorno dalla Francia, trovandosi essa nelle stesse condizioni, il 6 maggio si recò alla Basilica di Maria Ausiliatrice in Torino; coll´aiuto della sorella e del vetturino discende dalla carrozza, entra nel tempio e si siede a pregare avanti all´urna ov´è il corpo_del Beato. Poco di poi, per circa venti minuti rimane genuflessa. Sorge, va all´Altare della Beata Vergine e nuovamente s´inginocchia. Allora, come tornando in sè, si accorge d´essere guarita; senza alcun aiuto, da quel momento, cammina liberamente tra lo stupore dei presenti, che la sapevano impedita di camminare; sale e discende la carrozza e le scale senza alcun impedimento. La guarigione da allora perdurò, come attestarono tre periti; i medici curanti poi, i testimoni ed i periti nominati d´ufficio dalla Sacra Congregazione dei Riti, unanimi attestarono il miracolo. D´ambedue le guarigioni si discusse accuratamente secondo le norme del diritto, e finalmente Noi ai 19 di novembre dell´anno ora decorso, solennemente dichiarammo: Constare dei due miracoli operati da Dio ad intercessione del Beato Giovanni Bosco, e cioè: della guarigione perfetta ed istantanea sia di Anna Maccolini da grave flebite all´arto sinistro, sia di Caterina Pilenga, nata Lanfranchi, da grave artrite cronica alle ginocchia ed ai piedi. Un´ultima cosa rimaneva a discutere, cioè, se, data l´approvazione dei due miracoli, operati dopo la venerazione concessa dalla Sede Apostolica allo stesso Beato si potesse procedere con sicurezza (tuto, secondo la formula d´uso) alla sua solenne Canonizzazione. Il quale dubbio, secondo le regole discusso, Noi, già avuto in precedenza l´unanime voto favorevole sia dei nostri venerabili fratelli Cardinali, sia dei diletti figli, ufficiali, prelati e consultori della Sacra Congregazione dei Riti, il 3 dicembre dello stesso anno solennemente dichiarammo, potersi sicuramente procedere alla canonizzazione del Beato Giovanni Bosco.

Di poi, osservando tutto quanto in cosa di tanto momento sapientissimamente è stato ordinato dai nostri predecessori, convocammo da prima presso di noi i nostri venerabili fratelli, i Padri Porporati di S. R. Chiesa, nel Concistoro, così detto secreto, il 21 dicembre dello stesso anno. In esso il diletto nostro figlio Camillo Cardinale Laurenti, Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti, tenne discorso sulla vita, sulle virtù e sui miracoli sia del Beato Giovanni Bosco, sia del Beato Pompilio Maria Pirrotti, confessore sacerdote professo dell´ordine dei Chierici Regolari dei Poveri della Madre d i Dio delle Scuole Pie, e delle Beate Maria Michela del Ss.mo Sacramento, vergine fondatrice delle Suore Ancelle del Ss.mo Sacramento e della Carità, e Ludovica de Marillac, vedova Le-Gras, confondatrice delle Figlie della Carità, e illustrò gli atti, che la S. Congregazione, previo accurato esame, aveva ammessi ed approvati nelle Cause degli stessi Beati: in seguito a che, noi richiedemmo i voti dei singoli Cardinali, e ciascuno di essi ci manifestò il suo parere. Terminato felicemente il Concistoro secreto, ebbe luogo immediatamente il Concistoro che chiamiamo pubblico, per la solenne perorazione delle cause dei. sopradetti Beati.- La perorazione per la causa del Beato Giovanni Bosco fu fatta dal nostro diletto figlio Giovanni Guasco, avvocato della nostra Aula Concistoriale. Noi però, sebbene avessimo già espresso vivissimamente il desiderio di adornare del diadema della santità quei Beati che tanto si affaticarono ad ampliare il Regno di Cristo e di proporli all´universale ammirazione ed imitazione, tuttavia, affinchè, in cosa di sì grande importanza tutte si osservassero le norme trasmesse dai nostri maggiori, dicemmo esser necessario, che prima di manifestare il nostro giudizio, si tenesse il cosidetto Concistoro semi-pubblico, nel quale nuovamente i Cardinali di S. R. Chiesa e tutti i Patriarchi, Arcivescovi e Vescovi che sarebbero intervenuti, singolarmente ci manifestassero il loro voto. Frattanto tutti ammonimmo di impetrarci del Santo Divino Spirito maggior copia di lumi celesti. Per la qual cosa ordinammo che a ciascuno di loro fosse inviata copia degli atti riguardanti la loro vita, le virtù, i miracoli, e le loro cause, acciocchè, esaminata e ponderata accuratamente ogni cosa, ciascuno potesse farne adeguato giudizio e manifestarcelo. Questo Concistoro così detto semi-pubblico ebbe luogo nel Palazzo Apostolico Vaticano, il 15 dello scorso gennaio, e in esso Noi, dopo rivolta la nostra parola a tutti gl´intervenuti, dimandammo il parere di ciascuno e ne ricevemmo i voti, dai quali, non senza nostra grande letizia, rilevammo tutti consentire unanimamente all´elevazione dei sopradetti Beati, agli onori dei Santi comprensori. Decretammo pertanto che il solenne rito, della Canonizzazione - degli stessi Beati si celebrasse con la dovuta pompa e grandiosità nella Basilica Vaticana. Quanto poi al Beato Giovanni Bosco, per la sua iscrizione al catalogo dei santi scegliemmo questo giorno, cioè il primo del mese di aprile, solennità della Risurrezione di Nostro Signor Gesù Cristo. Ed al fine. di compiere ciò in maniera fausta e felice, tutti i presenti caldamente esortammo nel Signore a conciliarci con le preghiere l´aiuto celeste, e, secondo l´uso, invitammo i nostri diletti figli Protonotari Apostolici presenti di stendere pubblico strumento de´ fatti . compiuti.

Venuto il designato giorno auspicatissimo, tutti gli ordini del clero, sia secolare che regolare, moltissimi prelati ed ufficiali della Curia Romana, Abbati, Vescovi, Arcivescovi, Patriarchi e venerabili nostri fratelli Cardinali di S. R. Chiesa si portarono nella Basilica di S. Pietro, adornata sontuosamente e già stipata da una folla immensa di. fedeli accorsi da tutte le nazioni del mondo, ed in essa anche Noi con solenne pompa facemmo il nostro ingresso. Indi, adorato devotamente l´Augustissimo Sacramento, salimmo alla Nostra Cattedra e su di essa sedemmo. Allora il diletto Nostro Figlio Camillo Cardinale Laurenti, Prefetto della S. Congregazione dei Riti e Procuratore di questa Canonizzazione, perorando il diletto figlio Giovanni Guasco, Avvocato dell´Aula Concistoriale, instantemente dimandò che ci degnassimo di elevare ai sommi onori celesti il Beato Giovanni Bosco: il che ripetuto dallo stesso Cardinale e per lo stesso Avvocato una seconda ed una terza volta, e cioè, come dicesi, instantius, e poi instantissime, interposta, prima di esporre l´oracolo Nostro, la supplicazione alla Corte celeste, e devotissimamente implorato il lume del Superno Spirito, Noi, Vicario di Gesù Cristo e supremo Maestro della Chiesa Cattolica, proferimmo solennemente questa nostra tanto desiderata sentenza: Ad onore della Santa ed Individua Trinità, ad esaltazione della fede cattolica e a incremento della cristiana religione, con l´autorità. di Gesù Cristo Signor Nostro, dei Beati Apostoli Pietro e Paolo, e Nostra, premessa ´matura deliberazione e implorato più volte l´aiuto divino, e col consiglio dei Nostri venerabili fratelli Cardinali di S. R. Chiesa, dei Patriarchi, degli Arcivescovi e dei Vescovi presenti nell´ Urbe, decretiamo che il Beato Giovanni Bosco è santo, e lo ascriviamo nel catalogo dei santi, stabilendo che la sua memoria ogni anno debba essere celebrata con pia divozione dalla Chiesa Universale nel giorno del suo natale, cioè 31 gennaio, tra i Santi Confessori non Pontefici. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Pronunciata da Noi la formula della Canonizzazione, annuendo alla preghiera fattaci dal suddetto Avvocato Concistoriale in nome del Cardinale Procuratore, ordinammo che si estendesse e si spedisse col sigillo plumbeo questa Lettera decretale; ordinammo ancora ai Protonotari Apostolici che a perpetua memoria di questa Canonizzazione ne rogassero pubblico istrumento. Quindi, dopo aver reso all´Onnipotente Iddio, insieme con tutto il clero ed il popolo le dovute grazie per sì grande beneficio, Noi, primi, implorammo devotissimamente, dallo stesso Eterno Padre, il Patrocinio del novello santo. Dopodichè ci appressammo all´Altare Maggiore per incominciare il Sacrosanto Sacrificio della Messa. Dopo l´Evangelo tenemmo ai presenti una breve omelia, nella quale volemmo proporre all´ammirazione ed alla imitazione dei fedeli, quelle cose che principali ci parvero nella vita di S. Giovanni Bosco, così piena e splendente di tante opere meravigliose, tutti esortammo a studiare amorosamente e imitare questo eroe della santità cristiana, e così, concludemmo, avverrà certamente che col suo favore e colla sua intercessione anche noi tutti potremo felicemente conseguire sulla morte e sulla potestà delle tenebre quella vittoria, che ne riportò Gesù Cristo. Terminata questa nostra omelia, impartimmo agli astanti l´Apostolica Benedizione e l´Indulgenza plenaria dei peccati, e finalmente, finito il Pontificale, dalla loggia superiore della Basilica prospiciente la piazza, con tutto l´affetto impartimmo un´altra solenne benedizione all´immenso popolo presente, nonchè alla Città e all´universo mondo.

Pertanto, avendo eternata la memoria preclarissima di questo novello Santo con questa Nostra Lettera, e avendo tutto ben considerato quanto era da esaminare, di certa scienza, con la pienezza dell´apostolica Potestà nuovamente confermiamo, corroboriamo, stabiliamo e decretiamo ogni e singola cosa sopra ricordata, e l´annunziamo all´universa Chiesa Cattolica. Comandiamo inoltre che alle copie di questa Lettera, anche stampate, purchè firmate dalla mano di un Notaio Apostolico e munite di sigillo, si debba la stessa fede che si avrebbe alla medesima, se fosse presentata o mostrata. Se alcuno poi volesse impugnare, o temerariamente osasse contraddire o presumesse attentare a questa Nostra Lettera Decretale di definizione, di decreto, di ascrizione, di comando, di statuto e della Nostra volontà, sappia che incorrerà nell´indignazione di Dio onnipotente e dei Beati Apostoli Pietro e Paolo.

Dato a Roma, presso San Pietro, l´anno del Signore 1934, nel giorno primo di Aprile, Domenica della Risurrezione di N. S. Gesù Cristo, del Nostro Pontificato anno XIII.

Io PIO, Vescovo della Chiesa Cattolica.

+ Io GENNARO, Vescovo di Ostia e di Albano, Cardinale GRANITO PIGNATELLI DI BELMONTE, Decano del S. Collegio.

+ Io MICHELE, Vescovo di Frascati, Cardinale LEGA.

+ Io DONATO, Vescovo di Sabina e di Poggio Mirteto, Cardinale SsAn.RETTI.

+ Io Fr. TOMMASO Pio, dell´Ordine dei Predicatori, Vescovo di Porto e S. Rufina, Cardinale BOGGIANI, Cancelliere di S. R. C.

+ Io LUIGI, Vescovo di Palestrina, Cardinale SINCERO.

+ Io ENRICO, Vescovo di Velletri, Cardinale GASPARRI.

Io GAETANO del Titolo di S. Agata dei Goti Prete Cardinale BISLETI.

Io LUIGI del Titolo di S. Pietro in Vincoli Prete Cardinale CAPOTOSTI, Datario.

Io LORENZO del Titolo di S. Pancrazio Prete Cardinale LAURI, Penitenziere Maggiore.

Io Fr. ALESSIO ENRICO M., O. S. M., del Titolo di S. Susanna Prete Cardinale LÉPICIER.

Io PIETRO del Titolo di S. Maria in Trastevere Prete Cardinale SEGURA Y SAENZ.

Io EUGENIO del Titolo dei SS. Giovanni e Paolo Prete Cardinale PACELLI.

Io FRANCESCO del Titolo di S. Maria Nuova Prete Cardinale MAR-CRETTI SELVAGGIANI.

Io Fr. RAFFAELE CARLO del Titolo di Santa Prassede Prete Cardinale Rossi.

Io Grumo del Titolo di S. Maria sopra Minerva Prete Cardinale SERAFINI.

Io ANGELO MARIA del Titolo di S. Maria della Vittoria Prete Cardinale DOLCI.

Io PIETRO del Titolo di S. Croce di Gerusalemme Prete Cardinale FuMASONI BIONDI.

Io CAMILLO di S. Maria della Scala Protodiacono Cardinale LAURENTI. Io ALESSANDRO di S. Maria in Cosmedin Diacono Cardinale VERDE.

Fr. TOMMASO PIO, O. P., Card. BOGGIANI C. Card. LAURENTI
Cancelliere di S. R. C. Prefetto della S. C. dei Riti.

Domenico Spolverini, Arciv. tit. di Larissa, Prot. Apostolico.

Vincenzo Bianchi-Cagliesi, Protonotario Apostolico.

Can. Alfredo Liberati, Aiutante di studio della Cane. Apost.

SPEDITA
il giorno ventiquattresimo di Maggio, anno quartodecimo (del pontificato). Alfredo Marini, Piombatore
Domenico Francini, Scrittore Apostolico.

II.

DECRETO PER L´ESTENSIONE DELLA FESTA, UFFICIO E
MESSA DI S. GIOVANNI BOSCO ALLA CHIESA UNIVERSALE
SACRA CONGREGATI,O RITUUM URBIS ET ORBIS FESTUM SANCTI IOANNIS BOSCO, CONFESSORIS, AB UNIVERSA ECCLESIA, CUM OFFICIO ET MISSA PROPRIA, CELEBRANDUM DECERNITUR.

DECRETUM
Universo christiano populo summae laetitiae fuit, quod sacro recurrente decimonono saeculo a salvifica redemptione, supremos caelitum honores Beato Ioanni Bosco Summus Pontifex Pius Papa XI decreverit. Quo ex tempore non Salesiana Familia tantum sed et quam plurimae dioeceses Eum veluti iuventutis patrem peculiari honore prosecutae sunt. Succrescente vero in dies devotione, ut uberiores sanctitatis fructus in fidelium praesertim iuvenum animis efflorescerent, innúmeri sacrorum Antistites Summum Pontificem Pium Papam XI humillimis et instantibus precibus rogaverunt ut ad universam extenderetur Ecclesiam cultus tanti viri, de re catholica optime meriti. Sanctitas porro Sua, referente infrascripto Cardinale Sacrae Rituum Congregationis Praefecto, in audientia diei 25 Martii 1936, vota tot S. R. E. Cardinalium, Archiepiscorum et Episcoporum benigne excipiens, Festum Sancti Ioannis Bosco, tamquam confessoris non pontificis, ab universa Ecclesia, sub ritu duplici minori, cum officio et missa, huic decreto adiectis, die 31 ianuarii celebrandum decrevit, translato ad diem 28 ianuarii Festo S. Petri Nolasci, confessoris. Contrariis non obstantibus quibuscumque.

Datum Romae, ex Secretaria S. Rituum Congregationis, die 25 Martii 1936.

C. Card. LAURENTI, Praefectus.

L. + S.

A. Carinci, Secretarius.

Die 31 Januarii
SANCTI JOANNIS BOSCO CONFESSORIS
Duplex
IN I VESPERIS
Oratio
Deus, qui sanctum Joannem Confessórem tuum adolescéntium patrem et magístrum excitasti, ac per eum, auxiliatríce Vírgine Maria, novas in
Ecclésia tua famílias floréscere voluisti: concéde, quaésumus; ut eódem caritatis igne succénsi, animas quaérere, tibíque soli servire valeamus. Per Dóminum.

IN II NOCTURNO
Lectio IV
Joannes Bosco, húmili loco natus apud Castrum Novum in Asténsibus atque sanctíssime, patre amísso, disciplina matérna institútus, mira de se vel a prima aetate porténdit. Ingénio enim mitis atque ad pietatem pronus, singulari se gerébat auctoritate inter aequales, quorum lites dirímere, faciles rixas compónere, túrpia verba jocósque lascívos compéscere matúre coepit. Tum verbis eos jucúndis ad se advocare, fudis preces insérere, quae sacra elóquia in templo audivísset mirabili sermónis cópia ac dulcédine re-f érre, ad Poeniténtiae et Eucharístiae sacraménta rite suscipiénda puérulos quam primum quamque crebérrime indúccre satégit. Oris quoque decor verecúndus, morum suavitas, atque innocentíssimae vitae candor ómnium animos ad eum pertrahébant. Licet vero, familiaris rei angústia, pressus, labórum aerumnarúmque plenam adolescéntiam égerit, in id tamen unum hílaris ac Deo fidens conténdit, ut sacerdótio augerétur.

Lectio V
Voti tandem compos efféctus, Cheriénsem civitatem primum, ac dein Augústam Taurinórum pétiit, quo acrius, beato Josépho Cafasso magístro, et in sciéntia sanctórum profíceret et ad sacram morum doctrínam addiscéndam animum adjúngeret. Ibi autem, cum voluntatis inclinatióne tum supérno instínctu incitatus, suum in adolescéntulos animum convértit, ut prima iis christianae sapiéntiae traderet rudiménta. Quorum cum fíeret in dies maior númerus, sedem ad eos coadunandos stabilem ac firmarn, haud sine caelésti afllatu, asperis et diutúrnis -difficultatibus superatis, in illa urbis parte collocavit, quae vulgo Valdócco appellatur, in eamque rem totus incúbuit. Paulo vero post, Vírgine Deípara auxiliante, quae ei puérulo per visum in somnis futúra innúerat, Joannes Salesianórum Societatem institúere decrévit, cujus esset praesértim juveníles animas Christo lucrifacere; item novam famfliam suscépit constituéndam sacrarum vírginum, quae, ab Auxiliatríce Dei Matre nuncupatae, adolescéntulas dirígerent in vias Dómini; quibus demum pium Cooperatórum coetum adjécit ad Salesianórum ópera stúdio ac pietate foyénda. Itaque brevi factum est, ut permagnam et christianae et civili societati utilitatem afférret.

Lectio VI
Animarum enim stúdio flagrans, nulli pepércit labóri nullíque impénsae, ut festórum diérum ascetéria pro adolescéntulis, pupillórum hospítia, pusiónum operariórum scholas, aedes pueris aléndis, instituéndis, tempia Deo longe latéque per orbem excitaret. Simul Christi fidém in Subalpínis verbo et exémplo fovére, per totam Italiam óptimos libros conficiéndo, edéndo, divulgando tutari, Evangélii praecónes ad gentes infidéles saepius mitténdo propagare non désiit. Simplex ac rectus homo Dei, ad omne opus bonum instrúctus, omnígenis virtútibus flóruit, quas inoensíssimae caritatis ardor alébat. Mente in Deum constanter erécta ac supérnis charismatibus cumulatus, nullis sanctíssimus vir, nec minis terréri, nec labóribus fatigari, nec curis ópprimi, neque rebus advérsis perturbari videbatur. Tria autem pietatis officia suis maxime commendavit: ut quam saepíssime ad sacram exhomologésim sacramque synaxim accéderent, ut Maríam Auxiliatrícem peramanter cólerent, ut Pontífici Maximo, ceu fílii addictíssimi obsequeréntur. Nee siléntio praetereúndum est eum, in difficíllimis rerum adjúnctis, praesto non semel Romano Pontifici adfuísse, ut mala ex légibus contra Ecclésiam eo témpore latis derivata temperaret. Vitae cursum, tot tantísque opéribus ac labóribus refértum, confécit prídie kaléndas februarias anno salútis millesimo octingentésimo octogésimo octavo, aetatis septuagésimo tértio. Quem multis clarum miraculis Pius Undécimus, Póntifex Maximus, anno millesimo nongentésimo vigésimo nono Beatórum, quinquennio post, die solémni Paschae, decimonóno exeúnte saeculo a peracta humani géneris Redemptióne, géntibus ex orbe universo in Urbem confluéntibus, sanctórum ordínibus adserébat.

IN III NOCTURNO
Léctio sancti Evangélii secúndum Matthaeum
Lectio VII                                           Cap. 18, 1-5
In illo tempore: Accessérunt discípuli ad Jesum, dicéntes: Quis, putas major est in regno coelórum? Et réliqua.

Homilía sancti Joannis Chrisóstomi Homilia 60 in Matth. Cap. 18 .

Viden quot modis nos indúcat Dóminus ad curam vel minórum fratrum I Ne itaque díxeris: IErarius est ille, aut calceórum sutor, agricola, insípiens, ut ideo despícias illum. Ne enim in illud mali íncidas, perpénde quot modis te indúcat, ut modeste agas et eorum curam geras. Púerum in médio statuit et ait: Efficiamini ut parvuli: et: Quicúmque suscéperit parvulum talem, me súscipit: et: Qui scandalizaverit, extréma patiétur. Si ergo Deus ita gaudet de parvulo qui repértus est, cur tu despícias eos quos Deus tam sollícite curat, cum oportéret animam ipsam tradere pro uno ex parvulis istis? Tanta quippe est Deo cura de anima, ut ne Fílio quidem suo pepércerit. Quare, óbsecro, primo dilúculo cum a domo exiérimus, hunc unum scopum habeamus et hanc praecípue sollicitúdinem, ut periclitantem eripiamus. Non loquor hic de sensíbili perículo; hoc enim ne perículum quidem est: sed de perículo animae, quod homínibus parat diabolus.

Lectio VIII
Improbus, inquis, diffícile toleratur. Atque ideo debes illi amóre jungi, ut eum a vítio remóveas, ut convértas et ad virtútem redúcas. At non obtémperat, inquis, neque consílium admíttit. Unde hoc nosti? An exhortatus es et emendare studuísti? Hortatus saepe sum, ínquies. Quóties? Saepius: semel et íterum. Idne saépius vocas? Etiamsi per totam vitam id fecísses, nec defícere, nec desperare oportébat. Non vides quómodo nos Deus semper hortatur per Prophétas; per Apóstolos, per Evangelistas? Quid ígitur? Num recte operamur I Num in ómnibus obtemperamus I Minime. Num ideo finem fecit admonendi?
Lectio IX
Nihil quippe tam pretiósum est quam anima: quid enim prodest hómini, si mundum univérsum lucrétur, animae vero suae detriméntum patiatur? Verum ómnia pervértit et dejécit pecuniarum amor, Deíque timórem decússit, sicut tyrannus arcem sic animas óccupans. Idcírco et filiórum et nostram negligimus salútem. Hinc magna insipiéntia; lino liberi servis vilióres fiunt. Ecquid de servis loquor? Mulum si quis habeat, multum curat ut agasónem illi óptimum provídeat, non ímprobum, non furacem, non temuléntum, non artis suae imperítum: si autem fílio paedagógum dare opus sit, casu et sine deléctu óbvium quemque excípimus; etsi hac arte nulla sit major. Quid par illi arti, quae dirigéndae animae et efformandae júvenis menti et índoli incúmbit? Qui tali instrúctus est facultate, plus diligéntiae exhíbeat opórtet, quam quivis pictor aut statuarius.

Te Deum laudamus.

Lectio pro festo commemorato legenda iuxta Rubrioas.

Joannes Bosco, húmili loco natus, post aerumnósam innocentissimam- que puerítiam, stúdiis Chérii óperam dedit, quo quidem témpore ingénii et virtútum laude enítuit. Sacérdos creatus, Augústam Taurinórum pétiit, ubi ómnibus vómnia factus est; sed praesértim in adolescéntulos eósque pau- peres ac derelíctos adjuvandos curam impéndit. Liberalibus disciplínis, opíficum scholis, festórum diérum ascetériis a venenatis errórum vitiorúmque pabulis puerílem aetatem removére omni ope stúduit: quam ad rem duas in Ecclésia virórum virginúmque famílias excitavit. Plúrimos ipse édidit libros christiana sapiéntia refértos. De aetérna étiam infidélium salúte per sacras suórum sodalium expeditiónes óptime méruit. Mente in Deum constanter erécta, nullis homo sanctíssimus, neo minis terréri, neo labóribus fatigari, neo curis ópprimi, neo rebus advérsis perturbari videbatur. Obiit anno salútis millesimo octingentésimo octogésimo octavo, aetatis septuagésimo tértio. A Pio Undécimo, Pontífice Maximo, in Sanctórum númerum relatus est.

MISSA
Introitus                                                     3 Reg. 4, 29
-Dedit illi Deus sapiéntiam et prudéntiam multam nimis, et latitúdineiu cordis quasi arénam quae est in littore maris. Ps. 112, 1. Laudate púeri Dóminum, laudate nomen Dómini. y. Glória Patri.

Oratio.

Deus, qui sanctum Joannem Confessórem tuum adolescéntium patrem et magístrum excitasti, ac per eum, auxiliatríce Vírgine María, novas
in Ecclésia tua famílias floréscere voluísti: concede, quaésumus, ut eódem caritatis igne succénsi, animas quaérere, tibíque soli servire valeamus. Per Dóminum.

Léctio Epístolae beati Pauli Apóstoli ad Philippénses
Philipp. 4, 4-9
Fratres, gaudéte in Dómino semper: íterum dico, gaudéte. Modestia vestra nota sit ómnibus homínibus: Dóminus prope est. Nihil sollíciti sitig; sed in omui oratióne et obsecratióne, cum gratiarum actióne, petitiónes vestrae innotéscant apud Deum. Et pax Dei quae exsúperat omnem sensum, custódiat corda vestra et intelligéntias vestras, in Christo Jesu. De cétero, fratres, quaecúmque sunt vera, quaecúmque pudica, quaecúmque justa, quaecúmque sancta, quaecúmque amabília, quaecúmque bonae famae, si qua virtus, si qua laus _disciplinae, haec cogitate. Quae et didicístis, et accepístis, et audístis, et vidístis in me, haec agite: et Deus pacis erit vobíscum.

Graduale. Ps. 36, 3-6. Spera in Dómino et fac bonitatem et inhabita terram et pascéris in divítiis ejus.

y. Delectare in Dómino, et dabit tibi petitiónes cordis tui: revéla Dómino viam tuam et spera in eum, et ipse faciet.

Allelúja, allelúja. Ps. 73, 21. Pauper et inops laudabunt nomen tuum. Allelúja.

Post Septuagesimam, omissis. Allelúja et Versu seguenti, dicitur:
Tractus. Ps. 60, 3-5. Factus es spes mea, Dómine: turris fortitúdinis a facie inimíci. v. Inhabitabo in tabernaculo tuo in saécula: prótegar in vela-mento alarum tuarum. y. Quóniam tu, Deus, exaudísti oratiónem meam: de-disti hereditatem timéntibus nomen tuum.

In Missis votivis Tempore Paschali omittitur Graduale, et ejus loco dicitur:
Allelúja, allehíja. y. Ps. 73, 21. Pauper et inops laudabunt nomen tuum. Allelúja. y. Ps. 35, 9. Inebriabúntur ah ub ertate domus tuae: et torrente voluptatis tuae potabis eos. Allelúja.
Sequéntia sancti Evangélii secúndum Matthaéum Matth. 18, 1-5
In illo témpore: Accessérunt discípuli ad Jesum dicéntes: Quis putas major est in regno caelóruml Et advocans Jesus parvulum statua eum in médio eórum, et dixit: Amen dico vobis, nisi convérsi fuéritis, et efficiamini sicut parvuli, non intrabitis in regnum caelórum. Quicúmque ergo humiliaverit se sicut parvulus iste, hic est major in regno caelórum. Et qui suscéperit unum parvulum talem in nómine meo, me súscipit.

Offertorium Ps. 33, 12. Veníte, fílii, audíte me: timórem Dómini docébo vos.

Secreta
Súscipe, Dómine, oblatiónem mundam salutaris Hóstiae et praesta, út, te in ómnibus et super ómnia diligéntes, in glóriae tuae laudem vivere mereamur. Per Dóminum.

Communio. Rom. 4, 18. Contra spem in spem crédidit, ut fíeret pater multarum géntium, secúndum quod dictum est ei.

Postcommunio
Córporis et Sanguinis tui, Dómine, mystério satiatis, concéde, quaésumus; ut, intercedente sancto Joanne Confessóre,, in gratiarum semper actióne maneamus. Qui vivis.

IN MARTYROLOGIO ROMANO
.Die 31 Januarii, primo loco
Augústae Taurinórum, natalis Sancti Joannis Bosco, Confessóris, Societatis Salesianae ac Institúti Filiarum Maríae Vírginis Auxiliatrícis Fundatóris, animarum zelo et Fídei propagandae conspícui, quem Pius XI anno millésimo nongentésimo trigésimo quarto Sanctórum fastis adscrípsit.

III.

DECRETO DELLA INTRODUZIONE DELLA CAUSA
DEL SERVO DI DIO D. MICHELE RUA
DECRETUM TAURINEN. BEATIFICATIONIS ET CANONIZATIONIS SERVI DEI MIC$AELIS RVA, SACERDOTIS E PIA SOCIETATE S. FRANCISCI SALESII.

SUPER DUBIO
An signanda sit Commissio Introductionis Causae in casu et ad effectum de qua agitur.

In Regum libro legimus, Eliseum, antequam Elias per turbinem ascenderet in caelum, duplicem spiritum eius in se fieri ab eo petiisse: Obsecro, inquit, ut fiat in me duplex spiritus tuus. Cui Elias respondit: Si videris me, quando tollar a te, erit tibi quod petisti, additque sacer scriptor: Requievit spiritus Eliae super Eliseum (IV, 2, 9-10, 15). Servi Dei Michaólis Rua vitam perpendentibus manifeste apparet super eum S. loannis Bosco spiritum, sicut quondam Eliae super Eliseum, requievisse, ut mox est vivere.

loannem Baptistam et Mariam Ferrero Michaél parentes habuit, operarios morum honestate et pietate praeclaros. Die nona lumi mensis a. D. 1837 Augustae Taurinorum natus, die eiusdem mensis undecima in parochiali ecclesia Ss. Simonis et Iudae, modo S. Ioachim, sacris est, ablutus aquis. Piorum genitorum cura, religionis. et pietatis prima germina, eius animo insita, magis magisque, retate succrescente, adeo floruerunt, ut adolescens in exemplum inter aequales haberetur. Anno 1845 sacro chrismate fuit linitus, sequentique ad sacram synaxim admissus. Patre interim orbatus, quum, Deo sic disponente, in S. Ioannem Bosco fortuito incidisset, eius Oratorium, cuius initia vix erant inchoata, aliquoties celebrare coepit; postquam autem per biennium apud Christianarum Scholarum Fratres litterarum rudimentis fuisset institutus, Salesiano Oratorio omnino adhaesit, cuius fulgidissimum sidus extiturus erat. Sub S. Ioannis sapienti magisterio tam miras seu in studiis seu in virtutibus progressiones fecit, ut iam tunc idem Sanctus de eo magna sit divinatus, eumque sui operis consummatorem praeviderit.

Litterariis, philosophicis, theologicisque studiis summa cum diligentia laudeque perfectis, sacris initiatus, a. 1859 die 17 Decembris Subdiaconatus est auctus. Seguenti die Piae Salesianae Societatis prima iacta sunt fundamenta, atque per secreta sodalium suffragia Michaél spiritualis director electus unanimiter fuit, sancto Ioanne ex corde electionem approbante. Anno 1860 mense Martio ad Diaconatum, Iulio autem ad Presbyteratum ineffabili sui animi gaudio fuit promotus, cuncta Salesiana familia cum S. Ioanne Bosco laetitia gestiente. Omnibus Piae Societatis muneribus perfectissime est functus, ita ut idem Sanctus, Leoni XIII obsequens, qui ei consiliabatur ut suum vicarium generalem in Societate regenda constitueret, ad hoc perarduum, munus Dei Servum a. 1884 elegerit. Quam sapiens et prudens fuerit haec electio, manifeste constant ex mirabili tum materiali, cum spirituali Societatis incremento habito sub Servi Dei regimine, qui nihil antiquius habuit, quam ut illibatum omnino sancii Fundatoris spiritum servaret, cuius, communi sensu, perfetta imago habebatur.

Die 31 Ianuarii mensis a. 1888 Sanctus Salesianae Societatis Fundator ad caelestia promerita praemia capessenda a Deo fuit vocatus. Michaél Rua quando Pater et Magister e terra sublatus est, veluti alter Eliseus adstitit, et in eo quoque completus est spiritus eius (Eccli., 48, 13). Supremo totius Societatis regimine assumpto, vigilantissime cavit non solum ne minimum quid immutaretur quod a sancto Ioanne fuisset constitutuni, quiri imo Lotus fuit ut ad mentem eiusdem Sancti Fundatoris, eius opus perficeretur. Quod, Deo et Beata Virgine auxiliantibus, mirifice est assequutus. Ipse porro animi demissione, alloquii suavitate, sollicita erga omnes caritate, vigili prudentia, ardentissimo zelo in exemplum refulsit: orationi vel in ipsis externis curis maxime se dedita erga sacrosanctam Eucharistiam fla- grantissima religione ferebatur, in lacrimas, dum sacrum peragebat, effusus, longasque coram Christo in sacramento moras protrahebat. Beatissimam Virginem singulari prosequebatur amore, eiusque laudes celebrare numquam destitit. Romani Pontificis Tura a suis quoque defendi, eiusque non monitis tantum sed et nutibus obsequi mandabat. Missiones ad infideles summa cura promovit. Piae Societatis regulas ad unguem servavit, nullam sibi, licet infirmo, relaxationem indulgens. Paenitentiae studio aspere suum corpusculum tractabat, fere nullam ei requiem concedens, diu . noctuque labori insistens. Paupertatis studiosissimus eam sibi, ut S. Bonaventurae verbis dicatur, desponsasse visus est. Detritis vestibus semper est usus, sed mundis: si quae novae offerrentur eas constanter repudiabat.
Has ceterasque virtutes Deus magnifica rependit. Pia enim Societas sub eius regimine plurimum amplificata, solidata et ad perfectionem adducta fuit: ipsum autem intima cum Deo unione ditatum fuisse communis est eorum, qui cum eo consuetudinem habuerunt, existimatio, atque hoc idem nonnulla, ut ferunt, prodigia, sive ante sive post eius obitum a Deo patrata, innuunt.

Hos tantos labores, has tantas virtutes pretiosa iustorum morte, quam die 6 Aprilis a. 1910 Michaél oppetiit, Deus coronavit. Iusta funebria sollemni triumpho iure merito aequiparata sunt; universa enim Taurinensis civitas ad illius cadaver invisendum accurrit, eumque sanctum conclamabat. Haec sanctitatis fama magis magisque per orbem increvit. Quare duodecimo vix labente post eius obitum anno in archiepiscopali Taurinensi Curia, ordinaria auctoritate ab anno 1922 ad a. 1928 super sanctitatis fama constructus fuit processus: constructi quoque ali duo fuerunt seu diligentiarum, quem vocant, seu super cultu numquam praestito:
Die 22 Mai mensis a. 1935, Sacra Rituum Congregatio, scriptis perpensis, nihil obstare decrevit quominus ad ulteriora procedi quiret. Interim plurimae postulatoriae litterae Summo Pontifici fuerunt oblatae ut Causa huius Servi Dei a Sacra Rituum Congregatione pertractaretur. Novem enim Cardinales, vigintinovem Archiepiscopi, ultra sexaginta Episcopi, metropolitanum Taurinense Capitulum, pluraque glia Canonicorum Capitula, nonnulla clericorum Seminaria, R.mus Terrae Sanctae Custos, pluresque Generales Ordinum seu Congregationum Praepositi, alliique non pauci enixe hoc efflagitarunt.

Quum itaque omnia ad normam iuris essent parata, Rev.mo D. Francisco Tomasetti Piae Societatis S. Francisci Salesii Generali Postulatore instante, in Ordinario coetu die 14 Ianuarii habito, E.mus ac R.mus D. Cardinalis Alexander Verde, Causae huius Ponens seu Relator, dubium proposuit discutiendum: An signanda sit Commissio Introductionis Causae in casu et ad effectum, de quo agitur, et super hoc de more retulit. E.mi ac R.mi PP., hac audita relatione, nec non auditis Officialium Praelatorum suffragiis scripto datis, auditoque voce quoque R. P. D. Salvatore Natucci, Fidei Promotore Generali, omnibus mature perpensis, rescribere censuerunt: Afrmative, seu Signandam esse Commissionem Introductionis Causae, si Sànctissimo placuerit.

Facta autem seguenti subsignata die Ss.mo D. N.. Pio Papae XI ab infrascripto Cardinali relatione, Sanctitas Sua Sacrae Congregationis rescriptum ratum habeas, propria manu Commissionem Introductionis Causae Servi Dei .Michaélis Rua, signare dignata est.

Datum Romae, die 15 Ianuarii a. D. 1936.

C. Card. E URENTI, S. R. C. Praefegtus.

L. + S.

A. Carinci, Secretarius.

TRADUZIONE
DECRETO PER L´INTRODUZIONE DELLA CAUSA DELLA BEATIFICAZIONE E CANONIZZAZIONE DEL SERVO DI DIO D. MICHELE RUA SACERDOTE DELLA PIA SOCIETÀ SALESIANA DI S. FRANCESCO DI SALES.

Si legge nel libro dei Re che Eliseo, prima che Elia fosse rapito in cielo su d´un carro di fuoco, gli dimandasse per sè il doppio del suo spirito. Ti prego, disse, che in me si raddoppii il tuo spirito. Al quale Elia rispose: Se mi vedrai quando io sarò tolto date, ti sarà concesso quello che hai demandato, ed aggiunge il sacro scrittore: lo spirito di Elia si riposò sopra Eliseo (IV, 2, 9-10, 15). A chi si pone ad esaminare la vita del Servo di Dio Michele Rua appare manifesto che, come sopra di Eliseo si riposò la spirito di Elia, così sopra di lui si riposò lo spirito di S. Giovanni Bosco, come or ora vedremo.

Michele Rua ebbe per genitori Giovanni Battista e Maria Ferrero, di condizione operai, ammirevoli per bontà di costumi e religiosa pietà. Nato il 9 luglio del 1837 in Torino, due giorni dopo fu battezzato nella Chiesa parrocchiale dei Ss. Simone e Giuda, ora dedicata a S. Gioacchino. Per la premura dei pii genitori, i primi germi della religione e della pietà, impressi nell´animo, col crescere dell´età talmente si svilupparono, ch´egli, già adolescente, era portato in esempio tra i suoi coetanei. Nel 1845 ebbe il sacramento della Cresima e l´anno dopo fu ammesso alla prima comunione. Frattanto rimasto orfano di padre, essendosi, per disposizione di Dio, incontrato fortuitamente con S. Giovanni Bosco, incominciò a frequentare di tanto in tanto l´Oratorio, che allora era proprio agli inizii: e, dopo aver seguito per due anni le prime classi dei Fratelli delle Scuole Cristiane, entrò a far parte definitivamente dell´Oratorio, di cui sarebbe stato astro fulgidissimo. Sotto la sapiente guida di S. Giovanni Bosco fece tali progressi, così negli studi comunella virtù, che fin d´allora lo stesso santo fece su di lui grandi disegni, e presagì che per suo mezzo l´opera sua sarebbe portata a compimento.

Compiuti con somma diligenza e lode gli studi di lettere, filosofia e teologia ed iniziato agli ordini sacri, il 17 Dicembre del 1849 ebbe il Suddiaconato. Nel giorno seguente si posero le prime fondamenta della Pia Società Salesiana, e, per secreti suffragi dei soci, Michele Rua fu eletto all´unanimità Direttore spirituale, approvando tale elezione con tutto il cuore il Santo Fondatore. Nel Marzo del 1860 fu promosso al Diaconato e nel Luglio al Presbiterato con ineffabile gaudio dell´animo suo e con grande letizia di tutta la famiglia Salesiana con a capo S. Giovanni Bosco. Esercitò in seguito tutte le cariche della Pia Società, così che lo stesso Santo, annuendo al desiderio di Leone XIII che lo consigliava a nominare un suo vicario generale per il governo della Società, elesse a tale difficilissimo incarico il nostro Servo di Dio nel 1884. Quanto sapiente e prudente fosse stata questa scelta manifestamente è provato dallo sviluppo mirabile, sia materiale che spirituale, conseguito dalla Società sotto il governo del Servo di Dio, che nulla ebbe più caro che conservare del tutto integro lo spirito- del Santo Fondatore di cui, per universale parere, era una perfetta immagine.

Il 31 Gennaio 1888, il Santo Fondatore della Società Salesiana fu chiamato da Dio a ricevere il ben meritato premio celeste. D. Michele Rua, quando il Padre e Maestro fu tolto a questa terra, coane un secondo Eliseo era presente, ed anche in lui si riversò completo lo spirito suo (Eccli., 48, 13). Assunto il supremo governo della Società, non -solo con ogni vigilanza ebbe cura che nulla, per quanto minimo fosse, si osasse cangiare di quanto da 5. Giovanni Bosco era stato stabilito, chè anzi si adoperò in tutti i modi perchè ogni cosa fosse, secondo il suo spirito, condotta a perfezione. Il quale intento, coll´aiuto di Dio e della Beata Vergine, conseguì mirabilmente. Egli stesso poi rifulse in esempio per grande umiltà d´animo, soavità di parola, sollecita carità verso tutti, vigile prudenza, ed ardentissimo zelo: all´orazione si - dedicò con ogni diligenza anche in mezzo alle sollecitudini esteriori: verso la Santissima Eucaristia sentiva un amore ed un trasporto ardentissimo, effondendosi in lacrime durante la celebrazione della S. Messa, e protraendo a lungo le sue visite a Gesù Sacramentato. Amava anche con trasporto particolare la Beatissima Vergine, né mai si riposò dal celebrarne le lodi. Raccomandava ai suoi di difendere i diritti del Romano Pontefice, e di essere ossequenti non soltanto ai suoi precetti, ma bene anche ai suoi desideri. Promosse con somma cura le -Missioni presso gli infedeli. Osservò scrupolosamente le regole della Pia Società, non permettendosi, anche se infermo, la minima eccezione. Per amore della Penitenza trattava aspramente il suo debole corpo, non concedendogli quasi alcun riposo, insistendo giorno e notte nel suo regolare lavoro. Amantissimo della Povertà, sembrò, per dirla con le parole di S. Bonaventura, che l´avesse disposata. Usò sempre vesti logore, ma pulite: non accettò mai quelle nuove che gli venivano offerte.

Queste e le altre sue virtù Iddio con magnificenza rimunerò. Poichè la ´Pia Società sotto il suo governo moltissimo si estese, si fortificò e raggiunse il suo completo sviluppo. Che egli poi godesse di una intima unione con Dio è giudizio comune di tutti coloro che trattavano quotidianamente con lui, ed è confermato, come dicono, da non pochi prodigi operati da Dio sia prima che dopo la sua morte.

´Queste sue grandi fatiche, queste sue grandi virtù, furono coronate da Dio colla preziosa morte dei giusti che D. Michele Rua incontrò il 6 aprile 1910. I suoi funerali, furono meritatamente paragonati ad un solenne trionfo: l´intera città di Torino accorse a vederne la salma, proclamandolo santo. Questa fama di santità sempre più crebbe nel mondo. -Per lo chè, appena dodici anni dopo, fu istruito nella Curia Torinese colla sua ordinaria autorità il processo sulla fama di santità che durò dal 1922 al 1928: furono anche istruiti gli altri due processi l´uno così detto Diligentiarum e l´altro De non culto.

Il 22 Maggio 1935 la Sacra Congregazione dei Riti, esaminati gli scritti del Servo di Dio, dichiarò non esservi nulla in contrario a procedere innanzi. Frattanto molte lettere postulatorie furono presentate al Sommo Pontefice, perchè la S. Congregazione dei Riti intraprendesse la discussione della Causa di questo Servo. di Dio. Istantemente dimandavano ciò noveCardinali, ventinove Arcivescovi, oltre sessanta Vescovi, il Capitolo Metropolitano Torinese; molti altri Capitoli, parecchi Seminari, il Rev.mo Custode di Terrasanta, molti Generali di Ordini e Congregazioni ed altri non pochi.

Pertanto essendo tutto preparato e disposto secondo il diritto, ad istanza del Rev.mo D.Francesco Tomasetti, Postulatore Generale della Pia Società di S. Francesco di Sales, nella Congregazione ordinaria del 14 Gennaio scorso l´E.mo e Rev.mo Signor Cardinale Alessandro Verde, Ponente, ossia Relatore di questa Causa, propose alla discussione il dubbio: Se si´ dovesse firmare la Commissione dell´Introduzione della detta Causa, e su di esso fece la sua relazione.

Gli E.mi e Rev.mi Padri, dopo la relazione ed i voti dati per iscritto dai Prelati Officiali e sentito a voce il parere del Rev.mo Mons. Salvatore Natucci, Promotore Generale della Fede, dopo maturo esame di ogni cosa, emisero parere favorevole, ossia che si dovesse firmare la Commissione della Causa, se così fosse piaciuto al Santo Padre.

Nel giorno seguente, sotto datato, avendo il Cardinale sottoscritto fatta la relazione a Sua Santità Pio XI, il Santo Padre, approvando il Rescritto della Sacra Congregazione, si degnò di firmare di propria mano la Commissione dell´Introduzione della Causa del Servo di Dio. Michele Rua.

Dato in Roma, il 15 Gennaio 1936.

C. Card. LAURENTI, Prefetto.

L. + S.

A. Carinci, Segretario.

IV.

ISTRUZIONE SULLA FORMAZIONE CLERICALE
E RELIGIOSA DEGLI ALUNNI ASPIRANTI AL SACERDOZIO.

INSTRITCTIO AD SUPREMOS RELIGIONUM ET SOCIETATUM CLERICALIUM MODERATORES: DE FORMATIONE CLERICALI ET RELIGIOSA ALUMNORUM AD SACERDOTIUM VOCATORUM, DEQUE SCRUTINIO ANTE ORDINUM SUSCEPTIONEM PERAGENDO.

1. Quantum Reigiones omnes ac Societates ad salutem conferant populorum, sive hi iam Christi fide sint regenerati, sive adhuc in idololatriae tenebris et in mortis umbra sedeant, vix poterit verbis edici. Eorum quippe alumni ii sunt qui, evangelica secuti consilia, atque mundo despecto, totos, se divino servitio mancipantes, prófessionis suae virtute, aliud non quaerunt quam Dei regnum in terris promovere, prout non ita pridem Ss.mus Dominus Noster Pius XI testabatur (1): «Ex hac igitur tanta religiosorum Ordinum varietate, quasi ex dissimilibus arboribus in agro dominico consitis,, magna oritur et in salutem gentium provenit fructuum varietas; atque nihil sane pulcrius acque adspectu delectabilius quam harum complexus atque universitas Sodalitatum, quae, etsi ad unum atque idem denique spectant, habent tamen suum quaeque industriati et laboris campuri , a ceteris ali-qua ex parte distinctum. Fieri enim divinae Providentiae consilio solet, ut, quotiescumque novis est necessitatibus occurrendum, nova item religiosa instituta excitentur ac" fioreant ».

(1) Ep. apost. Unigenitus Dei Filius, 19 Martii, 1924 (A. A. S., vol. XVI, pp. 133-134).

  1. Qui status, quam sublimis et nobilis sit, nuper eloquenter edisserebat idem Beatissimus Pater in nuntio radiophonico ad totum terrarum orbem transmisso, 12 Febr. 1931, dum religiosos omnes alloquens, quos «filios et filias praedilectionis Nostrae » nominabat, eos esse dicebat, « qui quaeve charismata meliora aemulantes, atque in fide sanctissimorum votorum et in religiosa disciplina totius vitae nedum praeceptis sed et desideriis con siliisque divini Regis et Sponsi obsecundantes, Ecclesiam Dei virgineo odore fragrantem facitis, contemplationibus illustratis, orationibus fulcitis, scientia et doctrina ditatis, ministerio verbi et apostolatus operibus in dies percolitis et augetis. Igitur vere caelestis et angelicae vocationis participes, quanto pretiosiorem thesaurum gestatis, tanto diligentiorem adhibeatis custodiam, non solum ut certam vestram vocationem et electionem faciatis, verum etiam ut in vobis, tanquarn in servis apprime fidelibus et devotis, cor Regis et Sponsi consolationem et reparationem aliquam inveniat pro infinitis offensionibus et negligentiis quibus homines ineffabilem Eius dilectionem rependunt » (1).
  2. Cum ergo religiosorum status adeo praecellens sit, nihil mirum si humanae salutis hostis nullum non moveat lapidem, ut eos, qua perversis suasionibus, qua mundanarum voluptatum adlectu, qua denique passionum concitatione, ab eiusdem status sublimitate deiiciat. Re quidem vera, non desunt graves desertionum casus, nedum ab statu religioso, verum etiam ab ipsa sacra militia in quam per ordinum susceptionem fuerant viri religiosi cooptati. Quod, quanto accidat eorumdem religiosorum, immo ipsius religionis, detrimento atque christifidelium scandalo, nemo est qui non videat. Quapropter, arrepta occasione Instructionis, non ita pridem a Sacra Congregatione de Sacramentis ad locorum Ordinarios missae super scrutinio candidatorum instituendo antequam ad ordines promoveantur (2), Sacra haec Congregatio Religiosorum, ut muneri suo satisfaciat, facto verbo cum Sanctissimo ac de ipsius speciali mandato, haec quae sequuntur, in Moderatorum Religionum ac Societatum clericalium memoriam; revocare, atque, ubi opus sit, praecipere decrevit.

I.

De formatione alumnorum ad ordines promovendorum.

  1. Ex ipsa rerum natura atque quotidiana experientia accipimus, Religionum prosperitatem ab alumnorum formatione, sicut a cultura pulchritudinem arborum potissimum pendere. Quod ita exponebat sanctae memoriae Pius IX (3): « Cum ex diligenti tyronum admissione atque optima illorum institutione latius cuiusque sacrae familiae status decorque piane pendeat, vos summopere hortamur, ut eorum qui religiosae vestrae familiae nomen daturi sunt, indolem, ingenium, mores antea accurate exploretis, ac sedulo investigetis quo consilio, quo spiritu, qua ratione ad regularem vitam ineundam ipsi ducantur ».
  2. Enimvero, mature iam prudenterque delectis adolescentibus religiosae
  3. A. A. S., vol. XXIII, p. 67.
  4. Instructio 27 Dec. 1930 (A. A. S., vol. XXIII, p. 120).
  5. Litt. apost. Ubi primum, 17 Iunii 1847,

vitae candidatis, Superiores impense curabunt, ut eis una cum pietatis doctrina, ad aetatem eorum accommodata, inferiores quoque disciplinati tradantur, quae in gymnasiis tradi solent (1); « ita scilicet, ut non ante ad novitiatum accedant, quam humanitatis, ut aiunt, curriculum confecerint, nisi sat gravis interdum causa aliter decernendum suadeat » (2), quo casu compleri debebit, antequam cursus philosophicus incipiatur.

  1. Atqui imprimi», maxima diligentia, iam inde a primo candidatorum in Religionem ingressu, Superioribus adhibenda erit ut adolescente», non gregatim. neve festinanter adsciscantur (3), sed ii soli, in quibus divinati vocationis indicia deprehenduntur, et spes affulget eosdem cum fructu ecclesiasticis ministeriis perpetuo addictum ivi (4). Ampliores adhuc de candidatis notitias sibi procurent Superiores antequam alumnos ad novitiatum admittant (5), et testimoniale» litteras forsan insufficienter acceptas, per alias accurata» investigationes a fide dignis personis habitas, suppleant. Neque negligant Superiores notitias sibi assumere de illorum familiarum moribus, utrum nempe parentes fuerint ab iiis vitiis immunes, quae facile in prolem redundare possent. Nimirum, in candidatis ad sacerdotium designandis, communia vocationis religiosae indicia minime sufficiunt, sed requiruntur praeterea signa specialia clericorum statui propria. Hac ergo de causa praecipiunt sacri canone», ut novitiatus alius pro clericis, alius pro converSis habeatur, adeo ut qui pro una classe expletusfuerit, pro altera non valeat (6).
  2. Expleto novitiatu, alumni in iis domibus collocentur, in quibus piena legum observatio floreat, praesertim quod ad perfectam vitam communem (7), necnon ad paupertatem spectat, ubi, praeterea, cetera ita sint disposita, ut praescriptum philosophiae ac theologiae cursum fructuosius valeant peragere. Quo quidem tempore cavebunt Superiores ne iuvenes a virtutum cercamine animos remittant, illo» ab illorum librorum aut ephemeridum lectione, qui-bus a bonis studiis praepediri utcumque possent, arcentes, necnon, quod ad animi recreationem pertinet, ab ili» quoque exercitationibus corporei», quae clericos minime decent, iuxta gravissimum monitum Concilii Tridentini (8): « Sic decet omnino clericos, in sortem Domini vocatos, vitam more»que suos omnes componere, ut habitu, gestu, incessu, sermone, aliisque omnibus rebus nil nisi grave, moderatum ac religione plenum prae se ferant ». Curabunt quoque Superiore» ut Magistri spiritus, quorum speciali curati toto studiorum curriculo illi committuntur, eorum animos ad vitam religiosam et clericalem, qua opportunis monitis, qua instructionibus atque adhortationibus, informent (9): hac enim ratione, et non aliter, tandem ali-quando solidam doctrinam praeferent cum sanctissima vita coniunctam.
  3. Cod. iur. can., o. 589.
  4. Pius XI, Ep. ap. cit., p. 140.
  5. Pius X, Ep. Cum primum, 4 Augusti 1913, ad Mag. Gen. O. P. (A. A. S., vol. V, p. 38-8: Cf. Pius XI, ibid.).
  6. Can. 1363 § 1.
  7. Can. 544-545.
  8. Can. 558.
  9. Can. 587 § 2.
  10. Sess. XXII, c. I, De reform.
  11. Can. 558 § 1.
  12. Quod spectat ad sacrarum litterarum studia, gravissima verba semper prae oculis habeant eiusdem Ss.mi Domini Nostri Pii XI (1): « Quam quidem rerum sacrarum cognitionem cum necesse sit Ecclesiae administros et maximi lacere et penitus percipere, id ipsum est hortationis Nostrae caput, ut sodales religioso», sacerdotio vel iam potitos vel posthac initiandos, ad disciplina» sacras assidue excolendas excitemus, qua» nisi calleant, vocationis suae mania perfette absoluteque implere non poterunt. Cum enim iis, qui se Deo consecraverint, aut unum aut certe praecipuum propositum sit orare Deum et divina contemplari aut meditari, qui igitur gravissimo eiusmodi fungantur officio, nisi fidei doctrinam piane cognitam habeant atque per»pe- ctam? Quod velimus eos imprimis attendere, qui umbratilem in caelestium rerum contemplatione vitam degunt; errant enim, si putant, theologicis studi» aut ante neglectis aut postea depositi», posse se, copiosa illa destitutos, quae e doctrinis sacri» hauritur, Dei mysteriorumque fide cognitione, facile in excelsis versavi atque ad interiorem cum Deo coniunctionem efferri atque evehi. Ad ceteros autem quod attinet, sive ii docent, sive contionantur, sive animi» expiandis pro tribunali poenitentiae sedent, sive in sagra» expeditiones dimittuntur, sive cum populo in cotidiana vitae consuetudine sermocinantur, nonne multiplex ista ministeri Sacri exercitatio eo plus habitura est robori» atque efficacitati», quo maiore eruditionis summa niteant ac polleantl ».
  13. Quoniam vero haec iuvenum studiosa formatio compleri nequit ubi dissipationi locus detur, aut iuvenibus passim per diversa» domo» vagari, vel apud parente» commorari permittatur, ideo non absque iusta et gravi causa, de qua re Superiorum conscientia graviter onerata manet, eosdem itinera suscipere liceat, sed in domibus ad studia destinati» constanter permaneant; ibique, in exercitia pietatis ac scientiae, usque ad completum studiorum curriculum, incumbant assidue. Quod valet etiam, si quando eos, de licentia huius Sacrae Congregationis, ante completum quartum sacrae theologiae annum, pre»byteratu insignivi contingat.
  14. Cum autem maiores scopuli initio vitae sacerdotalis occorrere soleant, caveant Superiore» ne post ordinationem et completo iam studiorum curriculo, iuvenes sibi ipsi relinquantur, sed per aliquod tempus sub speciali cura eosdem habeant. Quod ut facilius fiat, illo» in domibus ubi perfetta viget regularis observantia as»ignent, speciale tyrocinium, pro uniuscuiusque captu, subituros. Interim studia prosequantur et in eis iugem profectum edant ad normam sacri canoni», praecipientis ut « religiosi sacerdote»,... post absolutum studiorum curriculum, quotannis, saltem per quinquennium, a doctis gravibusque patribus examinentur in vari» doctrinae sacrae disciplinis antea opportune designati» » (2): de qua re, in quinquennali relatione Sacram hanc Congregationem edoctam teneant, simul rationem reddentes de causa motiva exemptionum, si qua» ipsi dare censuerint.
  15. Haec autem omnia officia Superiore» faciliore negotio adimplebunt, si in personis, quibus iuvenum institutio committitur deligendis, speciale» impenderint cura», ut nonnisi viri prudente», caritate ac pietatis observantia praestantes ad id muneri» advocaverint. Ipsi vero spirito» Magistri necnon scientiarum Professore», alumnis sui», iam ab unguiculis, exemplo discipli‑
  16. Ep. ap. cit., pp. 136, 137.
  17. Can. 590.

nae religiosae et virtutum sacerdotalium esse satagant, scientes nonnihil verba, plurimum vero exempla ad animos iuvenum informandos conferre (1).

II.

De scrutinio ante susceptionem ordinum peragendo.

  1. Quod, vi canonicae legislationis, ad ordinationem religiosorum attinet, Superiores maiores vel concedunt litteras dimissorias Episcopis ordinantibus (2), vel saltem alumnos ordinationi praesentant cum litteris testimonialibus (3). Hisce testimonialibus litteris Superior religiosus non solum alumnos esse de familia testatur, sed etiam de studiis peractis, deque aliis in iure requisitis fidem facit (4). Hinc liquet, gravissimam illam obligationem qua tenentur Episcopi efformandi, probandi ac seligendi proprios subditos saeculares qui sacros ordines recipere volunt, eamdem prorsus Superioribus religiosis incumbere, quorum est suis subditis ad sacros ordines accessum permittere. Et licet Episcopi valeant ad normam iuris (5) testimonio Superiorum non acquiescere ac per sese religiosum ordinandum examinare, non tamen ad hoc tenentur; sed, coram Deo ac Ecclesia, Superiorum bono testimonio assentiri possunt, atque in ipsos plenam respondendi obligationem circa candidatorum formationem et dignitatem refundere (6).
  2. Cum res ita sapienter ordinatati sint, tanquam sibi iniuncta Superiores existimare debent gravissima Apostoli verba, tam saepe inculcata, quibus Episcopi de strictissima obligatione admonentur, candidatos semel atque iterum probandi, antequam eos ad sacros ordines admittant: Manus cito nervini imposueris, neque communicaveris peccatis alienis (7): et hi autem (Diaconi) probentur primum, et sic ministrent, nullum crimen habentes (8). Priora verba commentans aiebat S. Ioannes Chrysostomus (9): Quid est cito? Non post primam probationem, nec post secundum, vel tertiam; sed postquam saepius circumspexeris et accurate examinaveris. Et Codex iuris canonici, Patrum Conciliorumque sententias perstringens, ait (10): Episcopus sacros ordines nemini con f erat, quin ex positivis argumentis certus sii de eius canonica idoneitate; secus non solum gravissime peccat, sed etiam pericolo se committit alienis communicandi peccatis.
  3. Quae cum ita sint, sequentia ab omnibus religionum et societatum clericalium moderatoribus deinceps erunt observanda. Novitii, ante professionem votorum temporalium, quae omnino praecedere debet promotionem ad tonsuram et ad ordines minores, Superiori petitionem scripto deferant,
  4. Can. 559 § 1; 588 § 1, 2.
  5. Can. 965 et 966 § 1.
  6. Can. 994 § 5.
  7. Can. 995 § 1.
  8. Can. 997 § 2.
  9. Can. 970, 995 § 2.
  10. I Tim., V, 22.
  11. Ibid. III, 10.
  12. Homil. XVI, n. 1.
  13. Can. 973 § 3.

in qua expressis verbis testimonium ferant de sua ad statum religiosum et clericalem vocatione, simulque firmum propositum pandant perpetuo se militiae clericali, in statu regulari, mancipandi.(1): quae petitio et declaratio in archivo asservenfur. Superiores vero quemquam ad ordines ascendere ne sinant, quamdiu de eiusdem moribus, pietate, modestia, castitate, ad sfatum clericalem propensione, in studiis ecclesiasticis profectu, necnon religiosa disciplina, sibi per accuratum scrutinium non constiterit (2). Ad quod certius obtinendum, testimonium exquirant Magistri spiritus aliorumque, quibus ob specialem cum alumnis frequentiam, horum vitam moresque pernoscere contigerit. Quae testimonia leviter ne recipiantur, sed sedulo ponderentur, habita ratione prudentiae, sinceritatis, iudicii maturitatis illa ferentium. De factis inquisitionibus deque scrutini .exitu, iustum condatur documentum in archivo asservandum. Denique, Superior ipse, vel per se, vel per alium scientia ac prudentia-praeditum, sibique adolescentum fiduciae comparandae idoneum, hos interrogare curet, ut tandem ali-quando certior reddatur, ipsos libere ac scienter ordines in statu religioso appetere.

  1. Quod ad ordinum maiorum susceptionem attinet, meminisse Superiores religiosos oportet, eos alumnos suos minime posse ad eosdem promovevi sinere, antequam professionem sive perpetuam, sive solemnem emiserint (3). In Religionibus ulti perpetua vota non emittuntur, Superiores districte vetantur, alumnos ante triennium completum votorum temporariorum ad ordines sacros promovere: in Societatibus vero sine votis — peracta, si adsit, perpetua seu definitiva cooptatione — ante triennium item completum a prima post novitiatum cooptatione in ipsam Societatem.
  2. Antequam alumni ad subdiaconatum admittantur, novam. Superiores inquisitionem de supradictis (4) instituere debent. Ad quod praestandum documenta inquisitionis iam peractae in archivo servata iterum videant, et nova testimonia de moribus, deque spiritualibus qualitatibus cum antiquis comparent; ut probe noscant quomodo iuvenes a prima professione, tum in disciplina religiosa, tum in profectu in studiis clericalibus sese exhibuerint. Quibus demum peractis, si digni et idonei inventi fuerint, nullaque adsit ratio canonica cur ab ordine recipiendo arceantur, Superiores litteras dimissoriales seu testimoniales pro ordinatione ipsis concedere possunt; iis servatis quae in iure canonico propriisque constitutionibus statuuntur.
  3. In omnibus vero Religionibus et Societatibus, Superiores antequam alumnos ad subdiaconatum praesentent, praeter inquisitionem supra praescriptam (n. 16), ab ipsis testificationem, intuitu subsecuturae, tempore suo, sacrae ordinationis, manu propria candidati subscriptam et iuris iurandi fide, coram Supriore, firmatam, exigere debent sequentis tenoris:

Ego subsignatus N. N., alumnus Ordinis vel Congregationis N. N., cum petitionem Superioribus exhibuerim pro recipiendo subdiaconatus ordine, diligenter re perpensa coram Deo, iuramento interposito, testificor: 1.. Nulla me coactione, seu vi, aut nullo impelli timore in recipiendo eodem

  1. Can. 973 § 1.
  2. Can. 973 § 1.
  3. Can. 964 § 3, 4.
  4. N. 14.

sacro ordine, sed ipsum sponte exoptare, ac piena liberaque voluntate eumdem cum adnexis oneribus amplecti velle. — 2. Fateor mihi piene esse cognita cuncta onera ex eodem sacro ordine dimanantia, quae sponte ampiector, ac Deo opitulante propono me toto vitae curricú10 diligenter servare: — 3. Quae castitatis voto ac coelibatus lege praecipiuntur, Ilare me percipere testor, eaque integre servare usque ad extremum vitae, Deo adiuvante, firmiter statuo. — 4. Denique sincera fide spondeo iugiter me fore, ad normam sacrorum canonum, obsequentissime obtemperaturnm iis omnibus quae mihi a Praepositis, iuxta Ecclesiae disciplinam, praecipientur, paratus virtutum exempla, tum opere, cum sermone, aliis praebere, adeo ut tanti officii susceptione retributionem a Deo promissam accipere merear. Sic testor ac turo, super haec Sancta Dei Evangelia, quae manu mea tango. ...die... mensis... anni...          N. N. manu propria.

  1. Notandum, in Ordinibus votorum solemnium, praedictam testificationem, manu propria religiosi subscriptam et iurisiurandi fide firmatam, emissioni votorum solemnium praemitti debere.
  2. In dimissoriis litteris pro alumnorum ordinationibus, iuxta praescripta Codicis iuris canonici concedendis, necnon in testimonialibus litteris, Superiores de his omnibus, onerata eorum conscientia, Episcopo ordinanti téstentur; cui tamen liberum sit pro lubitu interrogationes etiam privatim alumnis ordinandis facere.
  3. Licet pro diaconatus et presbyteratus ordine opus non sit informationes adeo amplas acque nova requirere testimonia, advigilent tamen Supe- riores et videant utrum, in intervallo ab unius et alterius ordinis sacri collatione, nova acciderint, quae vel patefaciant dubiam ad sacerdotium vocationem, vel nullam prorsus commonstrent. Hoc in casu, perscrutatione perquam diligenter peracta, adhibitoque virorum prudentum consilio, novi ordinis susceptionem penitus interdicant, remque ad hanc Sacram Congregationem referant, a qua, pro singulis casibus, quod opportunius in Domino visum fuerit, decernetur.
  4. baco omnia Ss.mus Dominus Noster Pius divina Providentia Pp. XI in audientia diei l&e mensis Decembris anni 1931, audita relations ab infrascripto Card. Praefecto Sacrae Congregationis -peracta, rata habere et con-firmare dignatus est, mandans praeterea ut praesens instructio omnibus Supremis Religionum et Societatum clericalium Moderatoribus notificetur, ab ipsis adamussim observanda, praecipiens etiam ut sub initio cuiuslibet anni religiosis clericis perlegatur, deque hisce praescriptionibus fideliter adimpletis Superiores in quinquenna1ibus relationibus Sacram hanc Congregationem edoceant.

Contrariis quibuscumque non obstantibus.

Datum Romae, ex Secretaria Sacrae Congregationis de Religiosis, die mense et anno, ut supra.

Fr. A. H. M. CARD. LÉPICIER, O. S. M., Praefectus.

L. + S.

V. La Puma, Secretarius.

Torino Tip. S. E. I.

 

24 luglio 1936.   N.76
ATTI DEL- CAPITOLO SUPERIORE´
Il RETTOR MAGGIORE: presenta l´omaggio della Famiglia Salesiana al S. Padre per il Suo Ottantesimo - parla degli avvenimenti: la lettura del Decreto sulla eroicità delle virtù della Ven. M. Mazzare´.lo - la. Consacrazione del Tempio di Maria Ausiliatrice in Roma - e riguardo le strenne - la cooperazione per l´erezione dell´Altare a Don Bosco e l´ingrandimento della Basilica - gli studentati filosofici - i bagni -le passeggiate             pag. 357
I.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore.
Torino, 24 luglio 1936.

Figliuoli carissimi in G. C.,
Desidero darvi alcune notizie seguite da brevi comunicazioni; avrò così la gioia d´intrattenermi alquanto con Voi.

1° Il giorno 2 maggio ebbi la sorte di essere ricevuto in udienza dal S. Padre. — Voleva presentargli i voti e le preghiere della Famiglia Salesiana pel suo ottantesimo, dargli notizie della nostra Società e chiedergli consigli ravvalorati dalla sua benedizione. - Mi accolse e m´intrattenne paternamente: si compiacque degli auguri e delle notizie e insistette, come già in altre circostanze, sulla diligente formazione del personale. Rimasi profondamente impressionato da queste sue parole: e È preferibile non avere sacerdoti nè religiosi, se essi non sono degni della loro missione. Urge ripetere a tutti che la più, grande carità che si possa usare alla povera Santa Madre Chiesa è il rigore nell´ammettere alle ordinazioni e alla professione religiosa ».

Sono parole quanto mai gravi e solenni queste; ed io esorto quanti sono chiamati a dare il loro voto per tali ammissioni a riflettere seriamente sulla tremenda loro responsabilità davanti a Dio, alla Chiesa, alla Congregazione, alle anime.

Egli poi m´incaricò di comunicare a tutti, Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice, allievi, allieve, ex-allievi ed ex-allieve, Cooperatori e Cooperatrici la Sua Paterna Benedizione.

2° A Roma si svolsero, durante il mio soggiorno, due avvenimenti importanti. Il 3 maggio, alla presenza di S. Santità Pio XI e di elettissima assistenza, veniva letto il Decreto sulla eroicità delle virtù, della Venerabile Madre Maria Mazzarello, Prima Superiora dell´Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, fondate da S. Giovanni Bosco. La Chiesa, come suole fare in simili casi, concesse alla Venerabile il titolo di Con f ondatrice. Questo insigne bene f,zio servirà ad accrescere la stima e la devozione dei fedeli e specialmente della Famiglia Salesiana verso di questa grande Serva di Dio, nella esaltazione della quale noi abbiamo una novella prova dell´azione santificatrice dello spirito del nostro Fondatore e Padre.

Il discorso, che il Vicario di Gesù Cristo ci regalò in quella-solenne circostanza, dev´essere da noi ricordato spesso, profondamente meditato e più ancora attuato, come mirabile programma di santificazione.

Il 14 maggio ebbero inizio, con una magistrale commemorazione di S. Giovanni Bosco, fatta dal Grande Ufficiale Avv. Orazio Quaglia, Preside della Provincia di Torino, le feste della Consacrazione del Tempio di Maria Ausiliatrice, compiuta il 17 maggio dall´Em.mo Card. Marchetti-Selvaggiani. Durante nove giorni fu un succedersi di magnifiche funzioni, decorate dall´intervento di molti Em.mi Cardinali, Superiori di Ordini Religiosi, illustri Personaggi e soprattutto da un concorso grande e devoto di fedeli. Le feste culminarono colla Solennità del 24 maggio, in cui tessè le lodi dell´Ausiliatrice, con mirabile eloquenza e fervore, l´Em.mo Card. Carlo Salotti. Alla sera una imponente processione chiudeva il ciclo di quelle indimenticabili giornate. Di tutto sia dato lode a Dio e ringraziamento a quanti furono strumenti Suoi nella glorificazione della Sua Madre.

3° Ritornato a Torino trovai un vero cumulo di lettere vostre, accresciute poi dalla ricorrenza di S. Pietro. Permettete che vi ringrazi dal più profondo del cuore perchè in quelle lettere io ebbi una rinnovata prova del vostro amore a S. Giovanni Bosco e a Maria Ausiliatrice.

Infatti cogli auguri voi mi avete voluto mandare, con unanimità consolante, il vostro ringraziamento pel commento alla Strenna Fedeltà a Don Bosco Santo, promettendomi di mettere ogni impegno nel praticare quanto in detto commento è inculcato. Godo al vedere che lo Spirito di fedeltà è vigoroso e la buona volontà veramente generale. So che in parecchie Case di formazione si stanno già preparando appositi congressini per meglio studiare gli argomenti della Strenna. Molto poi la Congregazione si aspetta dalle riunioni dei Direttori, nelle quali saranno seriamente esaminate le Strenne Santità è Purezza e Fedeltà a Don Bosco Santo, per renderle vita vissuta nelle nostre Case. Sono certo che i Signori Direttori, nelle conferenze, nei sermoncini della sera, nei rendiconti e nei privati colloquii si sforzeranno d´inculcare e di esigere la pratica delle direttive e raccomandazioni ivi indicate.

Inoltre nelle vostre lettere avete voluto riaffermare il proposito di diffondere le care devozioni di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, prendendo argomento a tal fine dall´erezione dell´altare del Padre e dall´ingrandimento della Basilica, e inviando pure generose offerte.
Devo dirvi a vostro conforto ch´è sorta una vera e santa gara tra le Figlie di Maria Ausiliatrice e i Salesiani. La Rev.ma Madre Generale, la vigilia di S. Pietro, mi presentava una vistosa offerta accompagnata da una lista particolarmente gradita, dalla quale risultava che tutte le Case del loro fiorente Istituto avevano svolto molteplici e encomiabili attività per propagare le già dette devozioni e per moltiplicare il numero dei Cooperatori e delle Cooperatrici. Mentre rinnovo alla Rev.ma Madre Generale e a tutte le sue buone figliuole il mio vivo ringraziamento per il mirabile apostolato così generosamente compiuto e lo addito alla vostra ammirazione, desidero farvi noto che non fu minore lo slancio dei Salesiani. Ciò che maggiormente mi conforta è vedere che ormai da tutti si è capito e si va effettuando il pensiero, o meglio, il programma che vi comunicai fin dall´inizio dei lavori.

L´erezione dell´altare e l´ingrandimento della Basilica sono un motivo, uno stimolo, una palestra, una santa gara per propagare le devozioni di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, e per accrescere il numero e l´attività dei Cooperatori e dei devoti. Nessuno pertanto dev´essere assente.

Chi dicesse: « Questa Casa è povera ed io nulla posso mandare per là Basilica e per l´altare », mostrerebbe di non aver capito nè attuato l´accennato programma. Appunto perchè la Casa è povera si deve moltiplicare lo zelo, il lavoro, la propaganda per diffondere le care devozioni e il numero dei Cooperatori. Se una Casa non manda nulla, dovremo arguire che essa non ha fatto nulla e che in essa non si compie il doveroso e soave apostolato in favore del nostro Padre e della nostra celeste Madre. Non vorrei che l´assenza potesse chiamarsi negligenza.

Io mi auguro che, terminati i lavori della Basilica, tutti abbiano da benedire la provvidenziale iniziativa, constatando con gioia che si sono moltiplicati i devoti, accresciute le attività dei Cooperatori, aumentate le possibilità di sviluppo delle nostre opere.

Vi sono dei Direttori che spiegano un´azione veramente efficace tra gli allievi, gli ex-allievi, i Cooperatori, i parenti dei giovani, gli amici nostri escogitando lodevoli iniziative con splendidi risultati. Potrei indicare molti nomi, ma non vorrei commettere dimenticanze. I piccoli alunni delle Scuole elementari di un nostro Collegio organizzarono con slancio e serietà mirabili un banco di beneficenza e inviarono il frutto del loro apostolato.

Gli allievi, ex-allievi e Cooperatori di una Scuola Professionale raccolsero nello stesso modo una somma cospicua. Alcuni Collegi con attivissima propaganda poterono scolpire i loro nomi sui piedistalli di non poche colonne e lesene. In certe Case di Suore l´o ffe;°ta fu il frutto di privazioni ed astinenze. Restereste commossi se mi fosse dato di farvi conoscere mille fatti edificanti che mettono in chiarissima luce la nobiltà di sentimenti di tanti confratelli, di Suore, di numerosissimi nostri alunni di tutte le nazioni del mondo e persino delle lontane Missioni.

Mentre ringrazio e benedico tutti, voglio sperare che la santa Crociata sarà proseguita con rinnovato slancio. Da essa, ve lo dico candidamente, più che l´aiuto pei lavori alla Basilica, io mi riprometto benedizioni abbondanti sulle singole Case, sulle loro opere, sui loro allievi, ex-allievi e Cooperatori.
40 Prima di finire voglio dirvi una parola a riguardo degli Studentati filosofici. Ho visto con soddisfazione che il voto espresso nel penultimo Capitolo Generale si avvia ad essere presto consolante realtà. Infatti ormai in quasi tutti gli Studentati filosofici sono stabiliti tre anni di studio con grande vantaggio della formazione intellettuale e religiosa dei giovani Confratelli. Per evitare che vi sieno differenze di trattamento tra i membri di una stessa famiglia religiosa, con scapito della giustizia e della carità, resta stabilito, come attuazione pratica di quanto fu voluto dal suddetto Capitolo Generale, che tutti i chierici che entreranno nello Studentato filosofico nel prossimo anno scolastico 1936-37 vi restino senza eccezione tre anni. Sarà poi cosa ottima se i chierici, che debbono fare il secondo anno potranno completare anche il terzo. Questi sacrifizi che la Congregazione si accinge a fare pel bene de´ suoi figli saranno certamente apprezzati da essi con generosa corrispondenza.

50 Infine voglio augurarvi un salutare riposo al termine dell´anno scolastico. Gli Esercizi Spirituali ben fatti rinvigoriranno lo spirito: il riposo ridarà energie al corpo.

Permettete però che vi esorti ad evitare quelle forme di riposo che non sono adatte ai religiosi e particolarmente a noi Salesiani.

Si evitino i bagni che anche quest´anno hanno fatto dolorose vittime. Si evitino pure quelle passeggiate che il nostro S. l´ondatore non avrebbe mai approvate perchè di nocumento al corpo e all´anima. Si bandiscano poi quelle deplorevoli forme di vero nudismo negli abiti di sport ed anche nei vestiti ordinari che sono vera sconvenienza e peccaminosa provocazione.

A proposito di dette passeggiate gl´Ispettori e i Direttori non dimentichino le loro gravi responsabilità: recenti, e ripetuti disastri, le cui conseguenze nessuno forse riesce a misurare, debbono imporre a tutti una severa e rigorosa vigilanza.

Intendo poi proibire assolutamente a tutti i Sacerdoti e chierici Salesiani senz´eccezione di guidare automobili, motociclette od altri veicoli motorizzati. Preferirei che tale proibizione fosse estesa anche ai Confratelli coadiutori: se dovrà farsi qualche eccezione i Signori Ispettori prendano quelle misure che servano ad evitare tristi conseguenze corporali e morali. Anche per l´uso delle biciclette vi sia il dovuto controllo: gli ecclesiastici faranno bene a non usarne.

Voi ben capite che queste, cha paiono restrizioni, altro non sono, che norme utilissime al buon andamento della nostra Società.

Coraggio, figliuoli carissimi: accettiamo generosamente gl´inevitabili s´acrifizi della vita per ritemprare lo spirito e accrescere i meriti nostri pel Cielo.

Invocando su di Voi e sugli Esercizi Spirituali le più copiose benedizioni mi raccomando alle vostre preghiere e mi professo
Vostro aff.mo in C. J.

Sac. PIETRO RICALDONE.

Nota. - Mentre sto per dare alle stampe questa lettera, mi giungono notizie dolorosissime dalla Spagna. La maggior parte di quei nostri fiorenti Istituti fu incendiata e distrutta. Sette nostri confratelli furono barbaramente trucidati: di altri non pochi si teme la stessa sorte. Molti sono incarcerati, i rimanenti dispersi e perseguitati a morte. La stessa sorte é toccata agli altri Religiosi, alle Suore, ai Sacerdoti, ai Prelati. Vi scongiuro di raddoppiare con fervore le vostre preghiere per ottenere dalla Bontà Divina che possa quanto prima ritornare la pace e il trionfo della Religione in quella sventurata Nazione.

II.

COMUNICAZIONI E NOTE
I
DECRETO
CIRCA LA CAUSA DI BEATIFICAZIONE E CANONIZZAZIONE DELLA VEN. MARIA DOMENICA MAZZARELLO
DECRETUM AQUEN. BEATIFICATIONIS ET CANONIZATIONIS VENERABILIS SERVAE DEI MARIAE DOMINICAE MAZZARELLO CONFUNDATRICIS INSTITUTI FILIARUM MARIAE AUXILIATRICIS.

SUPER DUBIO:
An constet de virtutibus theologalibus Fide, Spe, Caritate tum in Deum cum in proximum, nec non de cardinalibus Prudentia, Institia, Temperantia, Fortitudine earumque adnexis in grado heroico in caso et ad effectum de quo agitar.

Postquam Deus hominem creavisset, dixit: Non est bonum esse hominem solum, faciamus ei adiutorium simile sibi (Gen., II, 18). Saeculo elapso mediante, insignem Deus suscitavit vixum, loannem Bosco, qui ut tot tantisque malis, quibus mundus veNabatur, remediurn afferret, animarum zelo• succensus, piam Societatem S. Francisei Salesii fundavit, quae, totem none per orbem late propagata, innumeras, iuvenum praesertim, animar ad Christum adducit. Pius IX sa. me. uberes ab eadem Societate fructus in adulescentulorum educatione collectos perpendens, divino velati instinctu permotus, eidem Sancto animum adiecit, ut similis pro puellis condendae Societatis propositum, quod iam ipse animo conceperat, in actum deduceret. Misericors Deus, ferventissimis servi sui precibus exoratus, miro suae providentiae consilio disposuit, ut S. Ioannes in Maria Dominica Mazzarello, de cuius heroicis" virtutibus hoc in decreto agitar, adiutorium simile sibi adinveniret.

Maria Dominica Mazzarello in loco volgo dicto Mornese velati sub umbra. sacelli B. Mariae Virgini Auxiliatrici dicati, intra Aquensis dioecesis fines, die 9 mali a. D. 1837, prior ex septem filiis, ex Iosepho et Maria Magdalena.

Calcagno, honestis piisque ruricolis, nata est, eodemque die sacris baptismi aquis regenerata. Parens uterque maximam in sancte educandis filiis curam impendebant: quare christianarum virtutum germina in Maria Dominica iam inde a prima pueritia alte consita fuere; quae, piissimi sacerdotis Dominici Pestarino opera, magis magisque succrevere. Sacra dape vix primitus refecta Sacroque Chrismate inuncta miros in christianis virtutibus exercendis progressus fecit.

Ordinariam vitae rationem extraordinario modo peragere summa cura studebat. Sacrosanctae Eucharistiae amantissima, sommo mane, quum adhuc hiemali tempore tenebrae essent, nec frigus nec nivem, ut Sacro adstàret, Christique corpore se reficeret, reformidabat: quum autem„ de seró, ad Ecclesiam accedere sibi non daretur, e domo, versus eam conversa, preces effundens, longas protrahebat moras.

Decimum septimum circiter aetatis annum agens, piae Filiarum Mariae Ímmaculatae societati nomen dedit, in qua perfectioris vitae iter generose aggressa, ad divina consilia adimplenda se comparavit.

Uti iam S. Ioannes Bosco, paternum agrum . prius  coluit, sarcinatricis postea artem exercuit; quibus in muneribus, mente in Deum defixa, omnia in eius gloriam adeo piene cumulateque agebat, ut vel unumquodque puuctum, quod acu traheret, amoris actum in Deum elicere intenderet. Unde nihil mirum si olim, coram, velati de peccato, se accusaret quadam die per quartum horae quàdrantem a Deo mentem abstractam habuisse.

Animarum zelo deflagrane, eis Christo lucrifaciendis omne studium pro suo modulo impendebat.

Anno 1865 Maria Dominica iena cum nonnullis aliis puellis, communem vitam in domo, paroeciali Ecclesiae proxima, instituit, quibus anno 1869 circiter S. loannes Bosco vitae ducendae methodum dedit. Quum autem plurium bonorum consilio instantibusque precibus, quibus Pii Papae IX velati mandatum accessit, soci.etatem quoque pro educandis puellis idem Sanctus instituere decrevisset, cum sacerdote Pestarino et Aquensi Episcopo consilio finito, uti novae Societatis fundamentum, Filiarum Immaculatae Conceptionis familiam assumpsit.

Quare die 5 Augusto a. D. 1872 Filiae Mariae Immaculatae huius novae Societatis vestibus indutae sunt, nec non coram Episcopo et S. loanne Bosco Maria religiosa vota nuncupavit.

Novensili huic Instituto a S. Ioanne Filiarum Mariae Auxiliatricis nomen inditum, eiusque regimen Mariae, prius vicaria potestate, concreditum fuit; duobus autem post annis unanimi Sororum suffragio, ipso S. Ioanne plaudente, ad hoc piene exercendum uti Generalis Superiorissa fuit eletta.

Quo in officio filiabus suis perfectissimum virtutum omnium exemplar se praebuit. Nulla porro, etsi Suprema erat Moderatrix et aliquoties infirma, a communibus oneribus vacationem admisit; arctissimae paupertatis amantissima detritis vestibus uti, in cubiculo nulla superflua re instructo habitare, a quocumque interdica obsonio abstinere, quin immo siquid in communi mensa aliquando delicatum appositum arcere in deliciis habuit. Humillima quum esset, sibi diffidens, toto pectore S. Ioannis spiritum haurire, atque ab eius pendere nutibus solemne habuit.
S. loannes vero, eius virtutes animique dotes probe perpendens, delegatum quidem suum, qui ei, in spiritualibus praesertim, assisteret, assi- gnavit, regulas conscripsit, liberam tamen in Instituti regimine eam esse voluit: et sapienter, ut eventus probavit. Institutum enim tam prudenter Maria moderata est, ut hoc, ea vivente, mixifice propagatum fuerit, atque uberrimos laetissimosque tulerit fructus: modo autem ab Apostolica Sede approbatum sexcentas circiter totum per orbem, vel in Missionum locis inter infideles, numerat domos, pluraque Sororum millia, quae utriusque Parentis spirito impulsae, Dei Ecclesiam actuosissima pietate illustrant.
Maria Dominica innocentissimae vitae candore enituit. Laeta et tristia, prospera et adversa aequo iucundoque animo, voluti divina dona, acceptavit.

Vividissima in Eucharistiam religione ferebatur, quasi praesentem Christum suis oculis videret. Tenerrima Beatam Virginem devotione coluit. Vere cum Apostolo Paulo et ipsa dicere poterat: Nostra autem conversatio in caelis est.

Ex hac intima cum Deo unione factum est, ut litterarum pene rudis, sapienter loqui et scribere valuisset. Cordium scrutatione aliisque donis eam Deus ditavit. Ceterum summae auctoritatis viri eius sanctitatem sunt demirati.

In urbe v. d. Nizza Monferrato pleuritico morbo graviter correpta, sacramentis recreata, caritatem, humilitatem atque obedientiam filiabus suis commendans, sanctissima Iesu, Mariae et Ioseph nomina invocando, die 14 Maii mensis a. D. 1881, purissimam animam Deo reddidit, annos nata quatuor supra quadraginta.

Pretiosam eius mortem sanctitatis fama est subsecuta. Quare ab anno 1911 ad 1917 in Aquensi Curia Ordinaria auctoritate constructi sunt processus super eadem fama, super scriptis acque super abedientia Urbanianis decretis de cultu Servis Dei non praestando. Quibus aecessere duo Rogatoriales Bonaérensis et S. Ioseph de Costarica.

Servatis de iure servandis, S. R. C. favorabile super scriptis die 15 Iulii mensis a. 1924 decretum edidit. Die 27 Maii mensis seguenti anno SSmus D. N. Pius Pp. XI Sua, manu Commissionem Introductionis Causae obsignare dignatus est. Die 23 Iunii mensis a. 1926 S. R. C. decrevit Urbani VIII leges, ad cultum quod attinet, servatas fuisse. Apostolico processu in Aquen,si Curia condito, pro eius iuridica vi, sicut et Informativi, die 23 Iunii decretum est. Hisce de iure positis elapso anno die 21 Februarii mensis coram Rmo Cardinali Alexandro Verde Causae Ponente seu Relatore super virtu- tibus Antepraeparatoria Comitia, die vero 19 novembris mensis Praeparatoria habita sunt. Generalis vero coram Sanctitate Sua die 21 nuper praeteriti mensis habita est Congregatio; in qua idem Rmus Cardinalis. Ponens dubium proposuit discutiendum: An constet de virtutibus theologalibus Fide, Spe, Caritate cum in Deum cum in proximum, nec non de cardinalibus Fradentia, lustitia, Temperantia, Fortitudine earumque adnexis in gradu heroico in casa et ad effectum de quo agitar. Porro Rmi Cardinales, Officiales Praelati et. PP. Consultores suum edidere suffragium. Beatissimus vero Pater suum edere iudicium in hanc diem, Inventioni S. Crucis sacram, distulit, ut ingeminatis precibus, in re tanti momenti maiori lumino a Deo illustraretur.

Quapropter, sacrosancto Eucharistico litato sacrificio, arcessitis R nis Cardinalibus Camillo Laurenti S. R. C. Praefecto ac Alexandro Verde Causae Ponente seu Relatore, nec non R. P. Salvatore Natucci Fidei Promotore generali nacque infrascripto Secretario, edixit: Constare de virtutibus theologalibus Ride, Spe, Caritate tum in Deum, cum in proximum; nec non de cardi
nalibus Prudentia, Zustitia, Temperantia, Fortitudine earumque adnexis Venerabilis Servae Dei Mariae Dominicae Mazzarello in gradu heroico in caso et ad effectum ectum de quo agitur.

Hoc autem decretum promulgaci et in acta S. R. C. ref erri mandavit.

Datum Romae, die 3 Maii a. D. 1936.

.C. Card. LAURENTI, S. R. C. Praefectus.

L. + S.

A. CARINCI, Secretarius.

II
TRADUZIONE
DECRETO CIRCA LA CAUSA DI BEATIFICAZIONE E CANONIZZAZIONE DELLA VENERABILE MARIA DOMENICA MAZZARELLO CONFONDATRICE DELL´ISTITUTO DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE.

SOPRA IL DUBBIO : Se consti dell´eroicità delle virtù teologali: Fede, Speranza e Carità, verso Dio e verso il prossimo, e insieme delle virtù Cardinali: Prudenza, Giustizia, Temperanza, Fortezza e delle altre loro annesse . nel caso e all´effetto del quale si tratta.

Iddio, dopo che ebbe creato l´uomo, disse: Non è buona cosa che l´uomo sia solo: diamogli un aiuto simile a lui (Gen., II, 18).

Sulla prima metà del secolo scorso, Iddio suscitò un uomo veramente mirabile, Giovanni Bosco, il quale per portare un rimedio ai tanti e sì grandi mali che travagliavano il mondo fondò la pia Società di San Francesco di Sales, la quale oggi, lungamente diffusa per l´orbe intero, innumerevoli anime, specialmente di giovani, condusse a Cristo. Pio IX, di santa memoria, considerando i copiosi frutti raccolti dalla stessa Società nella educazione dei giovani, mosso come da divino impulso si diede ad incoraggiare lo stesso Santo perchè ponesse in atto il proposito, già concepito nell´animo, di fondare una analoga società per l´educazione delle fanciulle. Ed il misericordioso Iddio, invocato con ferventissime preghiere dal suo servo, dispose nel mirabile  consiglio della sua Provvidenza che S. Giovanni Bosco trovasse un aiuto simile a sè e secondo il suo spirito in Maria Domenica Mazzarello, delle cui eroiche virtù si tratta nel presente decreto.

Maria Domenica Mazzarello, primogenita tra sette figli, nacque in Moriiese, nella diocesi di Acqui, quasi all´ombra di una cappella dedicata alla Beata Vergine Ausiliatrice, il 9 maggio 1837, da Giuseppe e da Maria Maddalena Calcagno, pii ed onesti contadini, e nello stesso giorno fu battezzata.

E padre e madre si davano massima e veramente esemplare cura di educare santamente i figliuoli: cosicchè i primi germi delle virtù cristiane furono profondamente piantati in Maria Domenica fin dalla prima puerizia, germi che coll´aiuto e l´opera del piissimo Sacerdote Domenico Pestarino sempre più si svilupparono. Non appena ammessa a nutrirsi del cibo eucaristico o confermata colla Santa Cresima, fece mirabili progressi nell´esercizio delle virtù cristiane. Somma cura ella si dava di fare ogni cosa della vita ordinaria colla massima perfezione.

Amantissima della Santa Eucaristia, di primo mattino, non essendo d´inverno ancora giorno, nè freddo, nè neve la trattenevano dal portarsi ad ascoltare la S. Messa, ed accostarsi alla S. Comunione: e se alla sera non le era concesso di andare in Chiesa, dalla propria casa rivolta verso la Chiesa, trascorreva moltissimo tempo in preghiera.

Iscrittasi sui diciassette anni tra le Figlie di Maria Immacolata, intraprese generosamente una vita di maggior perfezione, "preparandosi così a compiere i disegni di Dio.

Come già S. Giovanni Bosco, dapprima lavorò nel campo paterno, di poi si esercitò nei lavori di cucito, nelle quali occupazioni, colla mente elevata a Dio, ogni cosa sì piamente ed unitamente compiva in sua gloria, che intendeva trasformare in atto d´amore verso Dio fino ogni singolo punto che tirasse coll´ago. Non è quindi a meravigliare se una volta in pubblico si sia accusata come di peccato per avere trascorso un quarto d´ora della giornata senza pensare a Dio. Accesa di zelo perle anime, ardentemente faceva quanto era in suo potere per guadagnarle a Cristo.

Circa l´anno 1869 S. Giovanni Bosco diede un regolamento di vita a Maria Domenica che fin dal 1865 viveva insieme ad alcune sue compagne in una casa vicina alla Parrocchia.

Quando poi, in seguito al consiglio di molte buone persone e le loro insistenti raccomandazioni, cui presto si aggiunse l´autorevole consiglio di Pio IX, lo stesso Santo ebbe stabilito di instituire anche una società per l´educazione delle giovani, consultati all´uopo D. Pestarino ed il Vescovo di. Acqui, a fondamento della nuova Società scelse il gruppo delle Figlie dell´Immacolata Concezione.

Per lo che il 5 agosto 1872 le Figlie di Maria Immacolata presero l´abito di questa nuova Società, e Maria Domenica emise i voti religiosi alla presenza del Vescovo e di S. Giovanni Bosco.

Al novello Istituto da S. Giovanni fu dato il nome di Figlie di Maria Ausiliatrice, ed il suo governo, prima con potestà vicaria, fu affidato a Maria: la quale, trascorsi due anni, con unanime votazione delle Suore e con il plauso dello stesso S. Giovanni, fu eletta Superiora Generale con piena autorità.

Nel quale officio si mostrò alle sue figlie perfettissimo esempio di ogni virtù. Sebbene fosse Superiora Generale, anche in caso d´infermità, non si permise mai d´esimersi dai doveri della Comunità; amantissima della più stretta povertà, poneva la sua gioia nell´usare vesti logore, abitare una cameretta spoglia di ogni cosa superflua, astenersi spesso da ogni companatico e perfino da quelle cose particolari che qualche volta comparissero alla mensa. comune. Essendo umilissima e diffidando di sè si era fatta legge solenne di informarsi completamente allo spirito di S. Giovanni Bosco e di dipendere in tutto dai suoi cenni.

Dal canto suo S. Giovanni Bosco, ben valutando le sue virtù e le doti dell´animo suo, le assegnò un proprio delegato per l´assistenza specialmente spirituale e scrisse le regole, ma volle tuttavia ch´essa fosse libera nel governo dell´Istituto, ciò che fu ben saggia cosa, come gli eventi confermarono.

Maria infatti governò l´istituto con tanta prudenza, che questo, lei vivente, si sviluppò mirabilmente, e diede copiosissimi e lietissimi frutti: di recente poi approvato dalla Sede Apostolica conta già oltre seicento case sparse per tutto il mondo e nei luoghi di Missione tra gli Infedeli, e più migliaia di Suore che, animate dallo spirito dei due fondatori, illustrano la Chiesa di Dio colla loro attivissima pietà.

Maria Domenica rifulse del candore di una vita innocentissima: accettò con animo tranquillo, sereno e giocondo gli eventi sì lieti che tristi, sì prosperi, che contrarci, come doni di Dio. Aveva religioso e vivissimo trasporto verso la divina Eucaristia, come se vedesse presente cogli occhi suoi Gesù. Amò la Beata Vergine con tenerissima devozione. Veramente anche essa avrebbe potuto dire coll´Apostolo Paolo: La nostra conversazione è nel cielo. A questa intima unione - con Dio si deve se, quasi ignara di lettere, seppe sapientemente parlare e scrivere. Iddio la arricchì del dono della scrutazione. dei cuori e di molti altri. Del resto uomini sommamente autorevoli ammirarono la sua santità.

Colpita in Nizza Monferrato da grave pleurite, confortata dai Sacramenti, raccomandando alle sue figlie la carità, l´umiltà e l´obbedienza, invocando i santi nomi di Gesù, Maria e Giuseppe. rese l´anima sua purissima a Dio il 14 maggio 1881 all´età di quarantaquattro anni. La sua preziosa morte fu seguita dalla fama di santità. Per lo che dal 1911 al 1917 furono istruiti nella Curia Vescovile di Acqui, coll´ordinaria potestà, i processi sulla stessa fama, sugli scritti, e sull´obbedienza ai decreti di Urbano VIII sul divieto di prestare culto ai Servi di. Dio. Cui si aggiunsero due rogatorie delle diocesi di Buenos Aires e di S. Giuseppe di Costarica.

Osservato quanto è di diritto, la Sacra Congregazione dei Riti emise decreto favorevole sugli scritti il 15 luglio 1924. Il 27 maggio dell´anno successivo, sua Santità Pio Papa XI si degnò firmare di propria mano la Commissione dell´Introduzione della Causa. Il 23 giugno del 1926 la Sacra Congregazione dei Riti riconobbe che le disposizioni di Urbano VIII, in quanto concerne il culto, erano state osservate. Istruito il processo apostolico nella Curia di Acqui, per il valore giuridico di questo e di quello informativo, emise decreto il 23 giugno.

Tutto ciò a norma giuridica compiuto, nello scorso anno ai 21 di febbraio si ebbe la Congregazione antipreparatoria sulle Virtù, alla presenza di Sua Em. il signor Cardinale Alessandro Verde, Relatore, ed al 19 di novembre si ebbe la Congregazione Preparatoria.

La Congregazione Generale alla presenza di sua Santità si tenne il 21 del teste decerso aprile. In essa lo stesso Cardinale Relatore propose alla discussione il dubbio: Se consti delle virtù teologali Fede, Speranza e Carità verso Dio e verso il prossimo, nonchè di quelle Cardinali: Prudenza, Giustizia, Temperanza, Fortezza e delle altre ad esse connesse esercitate in grado eroico" nel caso ed all´effetto di cui si tratta. Le LL. EEm. Rev.me i Signori Cardinali, gli Ufficiali Prelati e i Padri Consultori diedero il loro voto. Il Santo Padre però, tramandò l´enunciazione del suo giudizio a questo giorno sacro all´Invenzione, della S. Croce, acciocchè colle reiterate preghiere in cosa di tanto momento con maggior chiarezza fosse da Dio illuminato.

Per la qual cosa celebrato il santo Sacrificio e chiamati a sè le LL. EEm. Rev.me i Signori Cardinali Camillo Laurenti, Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti ed Alessandro Verde, Relatore della Causa, nonchè il Rev.mo Padre Salvatore Natúcci Promotore Generale della Fede e me infrascritto Segretario, asserì constare delle Virtù teologali: Fede, Speranza e Carità verso
Dio e verso il prossimo nonchè di quelle Cardinali: Prudenza, Giustizia, Temperanza e Fortezza e delle altre ad esse annesse esercitate in grado eroico dalla Serva di Dio Maria Domenica Mazzarello nel caso ed all´effetto di caci si tratta. Ordinò poi che si promulgasse questo decreto e si inserisse negli atti della. Sacra Congregazione dei Riti.

Dato in Roma il 3 maggio 1936.

CAMILLO Card. LAURENTI
Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti.

ALFONSO CARINCI, Segretario.

III
L´INDIRIZZO DEL RETTOR MAGGIORE
Beatissimo Padre,
È ben lieto il motivo che riconduce ai piedi della Santità Vostra i Figli e le Figlie di San Giovanni Bosco.

Allorchè venne proclamata l´eroicità delle virtù di Don Bosco, si disse da più parti e si scrisse, che Egli non solo aveva in modo eroico operata la propria santificazione, ma era stato anche un grande plasmatore di Santi.. Quest´asserzione, fondata nella storia della sua vita, riceve oggi una seconda sovrana conferma. Infatti, dopo il giovane alunno Domenico Savio, ecco ora una figlia spirituale del Santo avviata, per volontà della Santità Vostra, alla più solenne delle glorificazioni.

Di umili origini, Maria Mazzarello sembrava destinata a vivere oscura e negletta entro la breve cerchia del remoto villaggio nativo; la Provvidenza invece dispose che la sua virtù non fosse lucerna sotto il moggio, ma sul candelabro a irradiare la sua luce nella Casa del Padre Celeste.

Gesù Sacramentato fin dai teneri anni le rapì il cuore; una purezza angelica fu, a guisa di calamita, che attrasse intorno a Lei alunne, giovani conterranee, bramose di imitarne gli esempi di vita cristiana; un assiduo lavoro santificato dall´unione con Dio riempiva le loro giornate. Così elevavano se stesse, edificando il loro prossimo e preparandosi inconsapevolmente ai disegni di Dio.

Il degno sacerdote che le dirigeva nello spirito, Don Domenico Pestarino, confidente di Don Bosco, richiamò l´attenzione del Santo sul minuscolo cenacolo di Mornese, pigliando da Lui norma sicura per ben formarne le anime fino al giorno in cui le rimise del tutto nelle sue mani. E S. Giovanni Bosco, che non aveva tardato a scorgere nella Mazzarello l´ideale di una vergine cristiana atta a governare una grande famiglia di anime consacrate a Dio, quale il suo zelo apostolico vagheggiava, la iniziò insensibilmente all´alta missione.

Nulla di più edificante del vedere come la Mazzarello, mercè la sua umile corrispondenza alla grazia divina, si facesse a poco a poco provvidenziale strumento a, suscitare dal granello di senapa di Mornese l´albero rigoglioso che, a salvezza della gioventù femminile, stende, sotto gli occhi nostri, i suoi rami benefici ormai su tutta quanta la faccia della terra.

Ben conscia della sua originaria debolezza, la Mazzarello seppe far sua la forza dell´Uomo di Dio, nel quale ravvisava il suo Padre e Maestro e al quale si mantenne, fino all´ultimo, Figlia devota e docile discepola. « Ce le ha date Don Bosco, diceva alle sue religiose nel consegnare loro le Regole, e Don Bosco sa che cosa vuole da noi Maria Ausiliatrice ». Nel governo poi della Comunità si guardava bene dal mettere innanzi le sue personali vedute, sulle quali pure tanto lume si rifletteva dall´alto, ma era sua abitudine appoggiarsi all´autorità del Santo ripetendo a ogni occasione: « Don Bosco vuole così; Don Bosco dice così ».

Dio benedisse la sua umiltà, moltiplicando prodigiosamente le Figlie di Maria Ausiliatrice e le loro Case, nelle quali si propagava lo spirito di Don Bosco; spirito di pietà eucaristica, spirito di fragrante purezza, spirito di lavoro indefesso e santificato nell´ambiente di una serena allegria e di fiducioso ottimismo. Di tanta fecondità spirituale la Madre Maria Mazzarello vide i promettenti inizi, mentre le Figlie non hanno cessato mai di vedere i mirabili incrementi.

Pòrchè questo andamento di cose abbia a perpetuarsi nell´avvenire, molto attendono le Figlie di Maria Ausiliatrice in questo giorno di sovrumana letizia dalla benedizione che, a nome loro e di tutta la Famiglia Salesiana, Cooperatori, Cooperatrici, ex-allievi ed ex-allieve, io umilmente imploro dalla Santità Vostra.

IV
IL DISCORSO DEL SANTO PADRE
Ex hoc beatam me dicent omnes generationes.

È per felice, e non per fortuito incontro — incominciava Sua Santità - che ci troviamo adunati proprio in questo giorno, e per il soggetto che la Ven. Serva di Dio Maria Domenica Mazzarello ci presenta. Stava bene infatti quella riunione in questi primi inizi del mese sacro a Maria, del mese di maggio; stava bene che in tale congiuntura ci si occupasse. della Serva di Dio, che in nome di Lei ci si adunasse, di Lei che fu l´antica Figlia di Maria e che proprio agli inizi di un mese di maggio vide la luce della vita, e nella prima metà di un altro mese di maggio aprì gli occhi alla luce eterna.

La Venerabile fu esemplare figlia di Maria: c´è già qualche cosa di grande in una vita che si svolge e si esplica sotto lo sguardo e la guida di tale Madre. Ma, oltre a ciò, ecco che al primo aspetto, e non soltanto al primo, questa Venerabile si presenta con tutti i caratteri — e non sono facilmente ritrovabili nella misura da Lei avuta — della più umile semplicità.

Una semplice, semplicissima figura; ma d´una semplicità propria dei corpi più semplici, come, ad esempio, è l´oro; semplice, ma ricca di tante specialissime prerogative, qualità e doti. Proprio così fu questa umile Serva di Dio. Il Decreto letto infatti e il bello, edificantissimo commento che il Padre Maggiore delle grandi Famiglie salesiane vi aveva aggiunto, già eloquentemente avevano detto i molti particolari di santità di questa figura della Venerabile Maria Mazzarello e della sua vita. Ma c´è una parola proprio nel Decreto che splendidamente accenna appunto al centro di questa santità ed invita alla considerazione più confacente al caso: è quando dice che il Signore ha benedetto in modo speciale la umiltà della Serva di Dio.

È veramente questa, l´umiltà, la nota caratteristica della vita della Venerabile. Una grande umiltà la sua: si direbbe proprio una piena coscienza, e il continuo pratico ricordo dell´umile sua origine, dell´umile sua condizione, del- l´umile suo lavoro. Contadinella, piccola sarta di paese, di umile formazione ed educazione: educazione cristiana è vero, quindi oltremodo preziosa, ma alla quale era mancato, si può dire, tutto quello che comunemente si intende per educazione; anche la più modesta istruzione, sia pur nella più modesta misura. Restava quella semplicità che Iddio, l´unico preparatore di anime, aveva appunto predisposta in così eletta anima; e sembrava proprio al Santo Padre di entrare nei gusti di Dio e della stessa Venerabile seguendo e studiando il segreto della vita vissuta dalla Serva di Dio e della vita postuma che Ella viene esplicando in tanta sopravvivenza di persone e di opere.

La sua umiltà. Fu così grande, da invitare noi a domandarci che cosa vede Iddio benedetto in un´anima umile, veramente, profondamente umile, che, appunto per l´umiltà, tanto, si direbbe, Lo seduce, e gli fa fare fino allapiù alte meraviglie in favore di quella stessa anima e altre meraviglie per mezzo di essa.

C´è da fare anzitutto una constatazione: questa piccola, semplice, povera contadinella, che aveva soltanto una formazione rudimentale, dimostra ben presto quel che si dice un talento, uno dei più grandi talenti: il talento del governo. Grandissima cosa questa: ed ella dimostra di possederla e la possiede a tal punto che un uomo come San Giovanni Bosco, il famoso don Bosco, così profondo conoscitore di uomini, e così intelligente ed esperto nel governo di uomini e di cose, scorge subito quel raro e prezioso talento, e se ne vale. Chissà allora quanti avranno detto: che cosa mai viene in mente a Don Bosco? Ma pure la scelta non poteva essere migliore; e quella scelta fu il frutto della scoperta di quel talento; e la opportunità e l´efficacia di scelta venne dimostrata non solo dal fondarsi stabile, sicuro della nuova Famiglia di Maria Ausiliatrice, ma anche dal rapido, meraviglioso ingrandirsi e propagarsi del fiorente Istituto. Eccoci invero dinanzi al linguaggio più che eloquente dei numeri: nel 1881, il 14 maggio, la Serva di Dio era ancora in vita, ed ella aveva già veduto in pochissimi anni, l´opera sua dilatarsi, moltiplicarsi. All´ora che viviamo ben 734 sono le Case, 66 le Case di missione, 8352 le suore, le religiose, 1100 le novizie. Ì, qui — commentava Sua Santità — la grande eloquenza, la grande poesia dei numeri: vera meraviglia, vera poesia che rende legittima la domanda: che cosa dunque vede Iddio in questa vera, profonda, totale umiltà da dimostrarsi così largo dei suoi doni più preziosi, giacchè qui si tratta di un così alto talento, di sì grande opera, di così diffusa moltiplicazione di anime?

Quando si pensa infatti al valore dell´anima — il Signore ha dato la sua vita per me, esclama l´Apostolo — che cosa, dunque, nell´umiltà che l´adorna vede il Signore? La domanda s´impone, specialmente quando si riflette per contrasto, a quello che nell´umiltà vede il mondo. Rare volte il mondo si dimostra così insipiente nella sua albagia e nella sua supposta sapienza. Per il mondo l´umiltà, la semplicità è povertà nel senso più miserabile e compassionevole della parola. Che cosa invece nell´umiltà vede Iddio? Egli stesso, il Signore, si è presa la cura di scioglierci questo problema che umanamente si presenta in modo scoraggiante. Ce lo ha detto in una delle più belle parole di San Paolo, allorchè fa dire all´Apostolo e proprio all´indirizzo dei non umili, dei superbi, di coloro che credono di potersi vantare e gloriarsi di qualche cosa: qualità, gesta, opere, la parola così solenne, così ammonitrice: Quid habes quod non accepisti1 si autem accepisti, quid gloriaris quasi non acceperis I Ecco tutto il segreto dell´umiltà: per essa l´anima stima e vede reali splendori di verità, maestà di giustizia, dolcezza di riconoscenza: i rapporti cioè che devono intercedere tra l´anima e Dio. Per l´umiltà l´anima vede che cosa è Dio, nella verità; sa che cosa a Dio deve, nella giustizia; compie ciò che è obbligo verso Dio, nella riconoscenza. È qui la sostanza della umiltà: nella verità; per risalire all´origine prima; giacchè tutto viene da Dio: che cosa tu hai che non hai da Dio ricevuto?, nella giustizia: nell´attribuzione della gloria a Dio: non nobis, Domine, sed nomini tuo da gloriam; nella riconoscenza intera, completa per i doni, per la liberalità divina, per la perfetta gratuità propria di Dio e nella Sua scelta e nella Sua larghezza.

Quello che Dio vede nell´umiltà, le vedute di Dio circa l´umiltà sono perfettamente all´opposto di quanto vede il mondo. Che cosa dunque vede Iddio? Vede nell´umiltà, nell´anima umile una luce, una forma, una delineazione dinanzi alla quale egli non può resistere, poichè Gli raffigura nella sua bellezza più sapiente e nelle linee più fondamentali e costruttive, la fisionomia del diletto suo Figlio unigenito. Ed è questo un pensiero espresso dallo stesso divino Maestro.

È lui stesso che dice, a questo proposito: « Imparate da me ». Che cosa imparare? «Imparate da me che sono mite ed umile di cuore ». Veramente noi non riterremo mai abbastanza ciò che dicono queste poche parole: « Imparate da me che sono mite ed umile di cuore ». E il Maestro Divino, portatore di tutti i tesori di Sapienza, di Scienza, di Santità, che ci dice: « Imparate da me che sono mite ed umile di cuore », come se non avesse altro da insegnare a noi, a questi poveri uomini, a questa povera umanità che aveva perduto le tracce della verità, anche il filo per rintracciarla e che aveva tutto, tutto da imparare.´ Vien dal Signore detto ad essa, vien detto a tutti gli uomini: « Imparate da me che sono mite ed umile di cuore », come se non avessimo altro da imparare, come se, questo imparato, fosse da noi appreso tutto quello che ci abbisogna per la ricostruzione delle anime, per la ricostruzione morale del mondo;
Ecco delle lezioni - continuava l´Augusto Pontefice — che soltanto l´infinita sapienza di Dio poteva darci; ecco, attraverso infinite trasparenze, quello che Dio vede nella umiltà. E fin dove sia arrivata la simpatia divina del Cuore di Dio per l´umiltà, ce lo dice oggi, ce lo ricorda la Santa Chiesa, in questo giorno della Invenzione della Santa Croce, quando ci fa rimeditare quelle parole, grandi parole che richiamano potentemente le sommità delle vie percorse dal Divin Verbo Incarnato: Humiliavit. semetipsum... usque ad mortem, mortem autem Crucis. Ecco fin dove è arrivato l´amore, la simpatia divina per l´umiltà: a una sommità di amore, a una sommità di umiliazione che conduce anche, però, a una sommità di esaltazione, di gloria, di ricompensa: Propterquod Deus exaltavit Illum, et dedit Illi Nomen, quod est super omne nomen, ut in Nomine Jesu omne genu Ilectatur: coelestium, terrestrium et inferno-rum... Il mondo non pensa, non è capace di pensare che tutta questa universale genuflessione, adorazione, esaltazione del Nome divino è il riconoscimento delle umiliazioni, della umiltà esercitata, fin dove poteva esserlo, dall´amore di Dio. Ecco qualche cosa di ben prezioso e di cui si può ringraziare la Ven. Mazzarello, per il ricordo che ce ne dà. Da Lei, infatti, ci viene questa indicazione, e l´intera sua vita ed opera sono appunto in questo ordine di idee, in questa divina didascalia, e divina scuola di umiltà.

Il Santo .Padre non voleva aggiungere se non la Benedizione che quei diletti figli Gli avevano chiesta, .e per tutti i loro confratelli, per tutte le famiglie di San Giovanni Bosco e della Ven. Mazzarello, la esemplare, antica Figlia di Maria. E di Maria altresì Ella ci ricorda e ci ripete la somma lezione di umiltà, giacche la Madre di Dio esclamava doversi la sua elezione e gloria alla umiltà: Respexit humilitatem aneillae suae. La Madre di Dio si chiama la serva, l´ancella di Dio; e quindi, ex hoc beatam me dicent omnes generationes. P bello considerare la Venerabile Maria Domenica Mazzarello in questa luce, nella luce stessa di Maria. Anche Ella può ripetere: il Signore ha guardato con infinita benignità la mia umiltà, la mia semplicità e per questo: Beatam me dicent omnes generationes. Ecco infatti tutte le genti del mondo già conoscono il nome suo, le Case, le opere, le sue religiose; ecco che proprio in questo giorni che ci richiama e ci ricorda le grandi umiliazioni della Croce, si mette in vista, con la proclamazione delle virtù eroiche, la possibilità che la Serva di Dio possa un giorno ripetere, e in modo più appropriato: Beatam me dicent omnes generationes.

24 settembre 1936 n.77
ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il. RETTOR MAGGIORE: parla degli avvenimenti della Spagna, della visita straordinaria alle Case e dell´ampliamento della Basilica di Maria Ausiliatrice; raccomanda la cooperazione efficace, gli Oratori festivi, le Cronache delle Case e le . Letture Cattoliche; presenta la Strenna per il 1937          -           pag 377
I.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore.
Torino, 24 Settembre 1936 Figliuoli carissimi in G. C.

Non mi è possibile incominciare questa lettera se non parlandovi di ciò che assilla la mente e addolora il cuore di tutti.

Da tre mesi viviamo una vita di vera agonia pensando alle tremende condizioni in cui si trovano i Confratelli e le Opere nostre di Spagna.

Da tutte parti mi si chiedono notizie, si fanno offerte di preghiere, di ospitalità, di cooperazione generosa. Tutti poi vorrebbero essere a giorno delle vittime e delle distruzioni compiute.

Non è ancor possibile avere notizie precise, e ciò spiega il nostro silenzio. Purtroppo però il numero dei caduti aumenta di giorno in giorno, e temo oltrepassi i quaranta. Oltre un centinaio poi geme nelle carceri e moltissimi vanno ,raminghi, perseguitati a morte, senza che ci venga dato di aiutarli malgrado i ripetuti e continui sforzi fatti tentando tutte le vie. L~+ vero che già albeggia la speranza. di giorni migliori: ma purtroppo lo stesso trionfo può segnare la morte di molti.

Pertanto, non ci rimane che la preghiera: ed io vi esorto, quanto so e posso, a renderla sempre più fervorosa e costante.

2° Mancherei a un soavissimo dovere se non rivolgessi a tutti voi, figliuoli, carissimi, un sentito ringraziamento, non solo per la partecipazione vostra del tutto filiale alle nostre pene, ma più ancora per i propositi di volerle alleviare con una vita sempre più fedelmente osservante ed esemplare.

Mi furono motivo di particolare conforto le Riunioni dei Direttori per studiare l´applicazione pratica delle raccomandazioni fatte nelle Strenne. Dalle relazioni giuntemi constato con gioia che i frutti furono, e spero saranno pure in seguito, copiosi.

E poichè parlo delle Strenne, dirò a vostra edificazione che i nostri Confratelli che eroicamente consacrano la loro vita a conforto dei lebbrosi di Agua de Dios, dopo aver letto «Fedeltà a Don Bosco Santo «, promisero che non avrebbero mai più fumato. Spero che questo esempio sia senz´altro seguito dai pochissimi che ancora avessero la deprecata abitudine.

3° Altro motivo di conforto dev´essere per tutti noi il felice compimento della Visita Straordinaria alle case dell´America del Sud, coronata con due grandi riunioni, precedute dagli Esercizi Spirituali, alle quali intervennero duecento venti tra Ispettori e Direttori, a Bernal e a Champinhas. I frutti furono copiosi, come risulta dalle lettere di coloro che vi presero parte; queste furono vero balsamo sulle recenti e ancor sanguinanti ferite.

A Buenos Aires e a S. Paolo si ebbero, al termine della Visita, manifestazioni veramente grandiose, decorate dalla presenza delle più alte Gerarchie Ecclesiastiche e Civili, le quali si compiacquero e felicitarono i nostri Confratelli del grande bene compiuto dai Salesiani in quelle nazioni.

Ora non resta che la Visita delle Opere e Missioni di Oriente, che avrà inizio nel prossimo Novembre. Preghiamo affinchè anche per quelle Case e per quei nostri Confratelli la Visita sia vna vera e grande benedizione.

4° Costante motivo di conforto poi è vedere innalzarsi maestosa e bella sotto i nostri occhi la cara Basilica di Maria Ausiliatrice. Fra pochi giorni avrà inizio la costruzione della seconda cupola, che permetterà agli operai di proseguire i lavori anche nel periodo invernale.

Poichè la vostra partecipazione a quest´opera ad onore di Maria Ausiliatrice e a glorificazione del nostro Santo Fondatore è filialmente e generosamente devota, credo farvi cosa gradita comunicandovi questi particolari.

Da ogni parte mi giungono notizie dello slancio dei Confratelli, dei Cooperatori, degli Allievi ed Ex-allievi per rendere sempre più efficace la cooperazione. Altrettanto avviene tra le Figlie di Maria Ausiliatrice. Il numero dei devoti e dei benefattori è in costante aumento: è questo il più gradito omaggio alla nostra Madre Celeste e a Don Bosco Santo. Temo però che, in qualche luogo, il lavoro resti incompleto, e ciò a danno dei devoti e dei benefattori stessi. Ho saputo che qualche volta non furono iscritti formalmente i suddetti benefattori tra i Cooperatori, privandoli così di molti favori spirituali e della lettura del Bollettino Salesiano.

I Direttori delle Case, i Parroci, gli Addetti agli Oratori Festivi non si limitino ad inviare il foglietto locale od altro ai benefattori e ai devoti, ma iscrivano fra i Cooperatori tutti coloro che ne abbiano le condizioni volute, e si mandi il loro indirizzo a Torino, affinchè possano ricevere il Bollettino.

Il primo risultato della Crociata che si fa per propagare le devozioni di Maria Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco deve risultare dall´aumento dei Cooperatori e dei lettori del Bollettino.

I signori Ispettori ricordino e attuino l´art. 362 dei Regolamenti, ed i signori Direttori rileggano e pratichino gli articoli 135 e 172 e le norme della Pia Unione, dall´art. 406 al 416.

Il tempo corre veloce, e perciò urge affrettare l´esecuzione di quanto vi scrissi nella circolare del 24 novembre 1935 (Atti del Cap. Sup., n. 72, paragr. VII, pag. 271-2).

Si lavora perchè sorga l´Oratorio Festivo presso ogni Casa Salesiana e perchè tutti- gli Oratori sieno convenientemente attrezzati di personale e di mezzi, e sopratutto per rendere efficace l´insegnamento del Catechismo e profondamente cristiana la formazione di quanti lo frequentano?
Le Cronache delle Case e delle Ispettorie sono aggiornate? Si sono raccolte in un volume speciale le Memorie di tutti i Confratelli morti nelle. singole Ispettorie? Si scrive qualche speciale Biografia?

Si prepara dagli Ispettori, nelle singole Ispettorie, il volumetto che deve raccogliere le biografie dei Confratelli morti nel 1936?
Si sta compilando il volume delle Cronache delle Case e dell´Ispettoria?
Il 1938 si avvicina a grandi passi, e desidero che tutti abbiano la gioia del dovere compiuto.

6° Non ultimo motivo di conforto è la pubblicazione del Millesimo volume delle Letture Cattoliche, nel quale il nostro Don Terrone fa la storia e illustra le benemerenze di quell´importante pubblicazione tanto cara al nostro Santo Fondatore, il quale ne scrisse egli stesso parecchi importanti volumi, e si servì di tutte le circostanze per raccomandarne la diffusione. Nel settembre del 1877, durante la 23´ Conferenza del Primo Capitolo Generale, il nostro Padre, dopo aver esortato i suoi figli a non criticare le cose altrui e meno ancora le nostre, specialmente trattandosi di libri, soggiungeva: « Ogni Direttore inoltre si faccia con zelo a propagare nei nostri collegi le Letture Cattoliche... Una volta quasi tutti i giovani vi erano associati: ora si è limitato tanto questo numero! Lungo l´anno procurino tutti in varie circostanze di parlarne, farle conoscere, lodarle e ottenere che molti restino associati. Saràn sempre buoni libri che si´ spargono nel collegio e . che si leggono con gran vantaggio. Inoltre questi libri si mandano dai giovani a casa ´e tanti li leggono. Nella loro casa varii li vedono e domandano di associarsi anch´essi, e con questo mezzo può allargarsi molto il bene che con dette Letture si può fare. Si creda che la cosa è di maggiore importanza che non paia a primo aspetto: noi che ci affatichiamo  tanto a fare associati, trascurando questo, tralasciamo uno dei mezzi che può essere di maggior vantaggio e di più facile esecuzione ».

Alle parole sempre vive del Padre corrisponderà, lo spero, la generosa cooperazione dei Figli.

7° Si avvicina il nuovo anno, e mi affretto a mandarvi la Strenna. Essa è uguale per tutti: Salesiani, Allievi, Ex-allievi, Cooperatori, Figlie di Maria Ausiliatrice, Allieve ed Ex-allieve.

Eccola:
Coltiviamo la pietà eucaristica secondo gl´insegnamenti e la pratica di Don Bosco Santo.

A nessuno sfugge l´importanza veramente capitale di questa Strenna. Avete avuto agio di meditarla al termine degli Esercizi Spirituali, ed in seguito come ricordo del nostro annuale ritiro.

Gl´Ispettori e Direttori trattino frequentemente di questo tema nelle loro Conferenze: se ne metta in rilievo l´alto valore religioso, l´efficacia pedagogica, non solo pei Salesiani, ma anche per gli alunni.

Ricordiamo l´ammonimento solenne che il nostro Padre dà a tutti nella vita del giovanetto Besucco: « Dicasi pure quanto si vuole intorno ai vari sistemi di educazione, ma io non trovo alcuna base sicura se non nella frequenza della Confessione e della Comunione, e credo di non dir troppo asserendo che, omessi questi due elementi, la moralità resta bandita ». Queste parole ci servano di mònito e di programma, riflettendo che, colla Pietà Eucaristica, il nostro Fondatore ha messo nelle nostre mani la chiave del successo nell´educazione della gioventù.

Con questa raccomandazione sono sicuro di aver contribuito in modo veramente efficace a procurare a voi e alle anime che vi sono affidate un anno felice e ricco di meriti per il Cielo.

Vi benedico di cuore mentre, raccomandandomi alle vostre preghiere, mi professo
vostro a ff .mo in C. I.

Sac. PIETRO RICALDONE.