PG Zasoby

Lettere di Don Filippo Rinaldi Rettor Maggiore 1926-1927

24 settembre 1925

 

Strenna 1926

I.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE

Carissimi Figli in Gesù Cristo,

1. L'argomento del quale questa volta debbo con voi trattenermi vi sembrerà forse un po' arido; ma poichè anch'esso è di grande importanza per il bene della nostra amata Congregazione, io sono certo che gli farete buon viso come ad ogni altra parola che vi è indirizzata dal vostro Rettor Maggiore.

Come ben sapete, l'estensione sempre crescente della Società Salesiana ha reso necessario di dividerla in varie circoscrizioni, o Ispettorie; ed è prevedibile che in avvenire il numero di esse dovrà ancora aumentarsi, man mano che andremo aprendo nuove case e accettando nuovi campi di' lavoro.

Questa suddivisione amministrativa però non deve recare alcun pregiudizio alla sua unità. La nostra, Società è una grande famiglia, di cui il padre è quegli che ora vi scrive; essa ha un solo centro direttivo, destinato a mantenerla fedele allo spirito e alle finalità del suo Fondatore, e ad emanare quelle disposizioni e Provvidenze d'indole generale, che possono meglio contribuire a rendere sempre più fruttuosa e benefica l'azione ch'essa svolge nella Chiesa e nel mondo.

Certo gl'Ispettori, quali rappresentanti del Rettor Maggiore, fanno le sue veci in molte cose, ed esercitano per delegazione parecchie delle sue facoltà, nè si potrebbe fare altrimenti; ma il governo supremo spetta pur sempre al Rettor Maggiore col suo Capitolo, com'è esplicitamente dichiarato dall'articolo 50 delle nostre Costituzioni.

Ora voi comprendete, miei cari figli, che per poter governare nel modo più atto a promuovere il bene comune della Società, è affatto indispensabile che i Superiori siano sempre informati con esattezza di quel che succede nelle singole Ispettorie e nelle singole Case: non dico di ogni minuzia, ma almeno delle cose più importanti a sapersi e di maggior interesse.

2.   Questa conoscenza poi è necessaria anche per altri motivi. L'articolo 51 delle nostre Costituzioni, ripetendo quanto è stabilito già dal Canone 510 del Codice di Diritto Canonico, prescrive che il Rettor Maggiore faccia ogni cinque anni alla Sacra Congregazione dei Religiosi una relazione sullo stato della Società, a norma dell'Istruzione emanata dalla Congregazione stessa, Istruzione in cui si fanno domande molto minute e numerose; e vi è una Commissione apposita incaricata dell'esame di questi rendiconti. Doloroso a dirsi, ci è già avvenuto di non ottenere dalla Santa Sede e da Istituti di beneficenza i sussidi pecuniari di cui si aveva tanto bisogno, per non aver potuto presentare i dati concernenti le nostre Opere.

Di più, con frequenza veniamo richiesti di notizie, specialmente statistiche; sono riviste, periodici, annuari, dizionari, nei quali si vuoi inserire un articolo sulla Società Salesiana, contribuendo così a farla conoscere e apprezzare, e ad accrescere per conseguenza la cerchia dei suoi amici e benefattori. Queste notizie ci vengono chieste all'improvviso e con premura, sicchè sarebbe veramente necessario che le avessimo sempre lì alla mano, per poterle fornire subito. Più d'uno ebbe già ad esprimerci la sua meraviglia che una Congregazione come la nostra non tenga in pronto tali dati a disposizione di chiunque li richiede. Certo, l'impressione che ciò produce negli estranei non è troppo favorevole a noi: si pensa che in una società ben ordinata l'autorità centrale dovrebbe sempre essere al corrente di tutto.

3.   Per avere queste informazioni, i Superiori già per il passato inviavano agl’Ispettori e Direttori vara moduli di rendiconti; ma purtroppo, permettetemi di dirlo con paterna franchezza, finora non si fu abbastanza diligenti e puntuali nel rimandare i moduli suddetti debitamente riempiti; cosicchè qui non si sanno neanche certe cose elementarissime, come sarebbe ad esempio il numero dei giovani a cui si estendono le nostre cure. Non è ciò veramente deplorevole?

Questo, bisogna dirlo, è forse da ascrivere in parte alla troppa frequenza con cui si richiedevano i rendiconti, .e in parte anche alla insufficiente coordinazione dei moduli tra loro, chiedendosi talvolta in uno quello che già era chiesto in un altro; il che rendeva ai nostri cari Direttori più gravoso e molesto il lavoro di rispondere.

Tali inconvenienti vennero fatti rilevare ai Superiori, e vi si è rimediato. I formulari dei diversi rendiconti vennero interamente rifatti e armonizzati insieme, in modo che le domande di ciascuno non fossero ripetute negli altri. Inoltre si è stabilito che tutti i rendiconti non si debbano più mandare che una volta all'anno.

4. Come vedete, il peso ora è di molto alleggerito; ma è mia precisa volontà che per l'avvenire questi rendiconti siano redatti con ogni cura e inviati puntualmente, senza che di qui ci sia più bisogno d'insistere per averli. Prego i buoni Direttori d'investirsi bene dell'importanza grande di questa puntualità e diligenza per il retto andamento, ed anche, diciamolo pure, per il buon nome della nostra amata famiglia salesiana; e i carissimi Ispettori per parte loro veglino affinchè questa mia volontà sia fedelmente eseguita.

I Direttori invieranno i loro rendiconti per il tramite del proprio Ispettore, tranne quello al Rettor Maggiore, che va spedito direttamente a lui.

I capi delle Missioni ricordino di mandare la loro relazione in due esemplari, uno per noi, e l'altro per la S. C. di Propaganda, alla quale si avrà cura di trasmetterlo prontamente, per ottenere il relativo sussidio.

5. I moduli nuovi sono contrassegnati ciascuno con una lettera alfabetica, come segue:

Modulo A — al Rettor Maggiore

              B — al Prefetto

              C — al Direttore Spirituale

              D — all'Economo

              E — al Consigliere Scolastico

              F — al Consigliere Professionale

              G — al Consigliere Capitolare

              H — al Segretario del Capitolo

              I — all'Ispettore

Non tutti sono ancora pronti per la spedizione; man mano che lo saranno, li distribuiremo; e una volta ricevuti questi, s'intende che, a scanso di confusioni, saranno aboliti i moduli vecchi corrispondenti, dei quali perciò nessuno dovrà più servirsi.

Non sto a fare altre raccomandazioni; conosco il vostro affetto di figli, e son persuaso che d'ora in poi non si avrà più lagnanza da fare su questo punto.

6. Eccomi ora a darvi la STRENNA per il 1926:

1° AI CONFRATELLI:

Cercate anime, Ma non' danari, nè onori, nè dignità (Don Bosco ai primi missionari).

2° AI GIOVANI:

Pregate Maria Ausiliatrice per i Missionari e per gl'Infedeli.

3° AGLI EX-ALLIEVI:

Promuovete la propagazione della Fede colla parola e coi mezzi che sono alla vostra portata.

Perchè a tutti possano giungere in tempo gli augurii per il prossimo anno, ve li faccio fin d'ora, benedicendovi di tutto cuore in nome della nostra celeste Madre e Ausiliatrice. Pregate per il vostro

aff.mo in C. J.

Sac. FILIPPO RINALDI.

Il. - X Congresso Internazionale dei Cooperatori Salesiani.
Congresso Missionario - Maggio 1926 in Torino.

PROGRAMMA:

I.

Propaganda Missionaria Salesiana.

1 — Studio del principio e dello sviluppo delle Missioni Salesiane nella Vita del ven. D, Bosco, nel Bollettino Salesiano, nelle monografie delle singole Missioni Salesiane.

2.   — Propaganda nelle conversazioni famigliari tra parenti, amici, conoscenti e in ogni favorevole occasione.

3.   — Procurarsi l'appoggio delle Organizzazioni Missionarie Diocesane e locali; presso le Autorità Ecclesiastiche e Civili, e presso altre personalità influenti ecc.

4.   — Propaganda con la stampa su giornali e riviste; con opuscoli e monografie, cartoline missionarie, foglietti, numeri unici e altre pubblicazioni che trattino delle Missioni Salesiane.

5.   — Diffusione del Bollettino Salesiano e di Gioventù Missionaria nelle famiglie e nelle Istituzioni Giovanili.

6.. — Conferenze pubbliche e private, anche con proiezioni luminose fisse e cinematografiche.

IL

Cooperazione Missionaria spirituale.
A) -- Preghiere.

1.   Necessità ed efficacia dell'implorare l'aiuto di Dio per le Missioni.

2.     — Celebrazione di « Giornate Missionarie ».

3.     — Organizzazione 'di corone e turni di. Comunioni e di visite al SS. Sacramento e a Maria Santissima per i Missionari.

4.     — Offerta di sacrifici, mortificazioni, dolori e rassegnazioni allo stesso fine.

5.     — Culto di Maria Ausiliatrice, come Madre e Celeste Patrona delle Missioni Salesiane; diffonderne la Divozione e le Pie Pratiche relative: Associazione dei suoi Divoti; il 24 del mese; mese, novella e festa annuale con processione solenne; diffonderne le medaglie, i quadri, le statue e i piccoli tabernacoli nelle famiglie; le immagini nei piloni campestri, .e i quadri, le statue e gli altari nelle chiese.

B) — Vocazioni.

1.   La messe è molta, ma gli operai sono pochi.

Far conoscere il bisogno di nuove vocazioni Missionarie, e la grandezza dell'opera che compie chi coopera alle medesime.

2.   — Coltivare e promuovere vocazioni Missionarie nelle famiglie, nelle scuole, negl'Istituti educativi, oratorii, circoli e altre istituzioni giovanili; indicarne i mezzi più opportuni.

3.   — Arruolare all'Unione « Gioventù Missionaria » e associare. al periodico omonimo molta gioventù.

4.   — Indirizzare buoni soggetti all'Istituto « Card. Cagliero » e agli altri Istituti Salesiani per le Missioni.

III.

Cooperazione Missionaria materiale.

1.    — Costituzione di' Comitati Missionari nell'interno dei Collegi, Seminari, Educandati, Oratorii.

2.   — Costituzione di Comitati esterni nei paesi e città.

3.   — Scelta di Zelatori e Zelatrici, Patroni e Patronesse « Pro Missioni Salesiane

4.   — Apertura di Laboratori per la confezione di Paramenti e Arredi Sacri; di abiti, biancherie e altri oggetti da distribuire nelle missioni; facendone annualmente una piccola esposizione locale.

5.   — Indire Lotterie, Fiere e Trattenimenti di Beneficenza.

6.   = Diffusione di Salvadanai, Cartoline Missionarie ecc.

7. — Promuovere Conferenze con raccolta di offerte in denaro e oggetti. •

Organizzazione e Orario.

1.    — Promotore e Presidente del Congresso è il Rettor Maggiore dei Salesiani e dei loro Cooperatori, il. Rev.mo Sig. D. Rinaldi.

2.     —, L'Ufficio Centrale dei Cooperatori Salesiani, presieduto dal Rev.mo Sig. D. Ricaldone e coadiuvato da apposite Commissioni, attenderà alla organizzazione e preparazione del Congresso.

3.     — In tutte le Ispettorie, presso ogni Casa Salesiana, presso quelle delle Figlie di Maria Ausiliatrice, e ovunque vi sono Centri di Cooperatori Salesiani, si terranno in tempo utile Convegni o Congressi Regionali e Locali in preparazione al Congresso Generale, con studio, spiegazione e trattazione del Programma del Congresso Generale stesso.

Si avrà inoltre cura d'inviare con sollecitudine a Torino resoconti con le proposte pratiche che si saranno deliberate e con l'adesione al Congresso generale.

4. — Il Congresso Internazionale o Generale durerà tre giorni.

Il primo e il terzo giorno dalle ore 9,30 alle 11,30 e dalle 15 alle 16 si terranno le Adunanze di Sezione, il secondo giorno si terranno apposite Adunanze dei Direttori. Diocesani, Decurioni, Zelatori e Zelatrici della Pia Unione dei Cooperatori Salesiani.

In tutti tre i giorni dalle ore 16,30 alle 18 si terranno Adunanze Generali.

5. — I temi dei discorsi da tenersi da brillanti Oratori nelle Adunanze Generali saranno i seguenti:

a) Il Ven. D. Bosco, Fondatore delle Missioni Salesiane' e i primi suoi Missionari.

b) Quadro attuale delle Missioni Salesiane.

c) Il Sistema educativo di Don Bosco nelle Missioni.

d)  Propaganda Missionaria Salesiana.

e)   Cooperazione Spirituale.

f)   Cooperazione Materiale.

Questi medesimi temi possono svolgersi da distinti Oratori anche nelle Adunanze Generali dei Convegni Locali .e Regionali.

6. — Saranno celebrate in relazione col Congresso apposite solenni Sacre Funzioni nella Basilica di Maria Ausiliatrice e si organizzerà un Pellegrinaggio a Valsalice alla Tomba del Ven. Don Bosco, e un altro alla Casa natia del Venerabile ai Becchi.

Per maggiori informazioni e per schiarimenti. rivolgersi al Sacerdote Stefano Trione, Segretario del Congresso.

Importantissimo.

Nelle Case e Ispettorie Salesiane dell'Emisfero Australe urge far subito in settembre o in ottobre del corrente anno 1925 i Congressini Interni e i Convegni Esterni Locali e Regionali in preparazione e adesione al X Congresso Generale di Torino.

Si traduca subito nella lingua nazionale del luogo la parte del programma che interessa... la si faccia stampare o dattilografare e si mandi con apposita circolare alle Case, dando le direttive opportune. .

APPENDICE.

Norme per i Congressini Missionari tra i giovani
degl'Istituti e Oratorii Salesiani.

1.      - Si scelgono alcuni dei più abili Soci delle Compagnie Religiose e dei Circoli e si costituiscono in Comitato Esecutivo del Congressino.

2.     - Si tengono adunanze preparatorie, nelle quali si prepara il programma e si studiano tutte le modalità del Congressino.

- 3. - Il Sig. Direttore della Casa è Presidente onorario del Congresso; egli determina il Presidente Effettivo del medesimo, che per lo più suol essere il Catechista o il Consigliere Scolastico, o Professionale, o Agricolo, od altri a proposito.

4.   - Apposita Commissione sceglie i temi, tra gli stessi del Programma del Congresso Generale, e ne redige ben chiari i relativi Voti o Deliberazioni da proporsi all'Assemblea del Congressino, presentandoli prima al Sig. Direttore per la dovuta revisione e approvazione.

5.   - Su ogni tema si prepara un breve discorsino, chiaro, smagliante, che interessi molto l'udienza e la entusiasmi.

Tali discorsini saran letti all'Assemblea Generale con brio e con vivo sentimento da giovani capaci di porgerli bene.

6.   — Dopo ogni discorsino il Presidente ne legge le relative Conclusioni o Voti e li sottopone all'approvazione per alzata di mano. Nell'Assemblea Generale non si apre ordinariamente la discussione, la quale invece si sarà già fatta in Adunanze di Sezione.

7.   - L'Assemblea Generale può essere rallegrata da canti e suoni.

8.   - Di tutto si mandi relazione al Rev.mo Sig. Ispettore e al Rev.mo Sig. D. Rinaldi.

N.B. - Del materiale utile per tali Congressini si ha a pag. 90 e seguenti dell'opuscolo « Conferenze e altri mezzi di Azione Salesiana », già inviato più volte a tutte le Case Salesiane, con preghiera di conservarne copia nell'Archivio della Casa.

III. - Moduli di rendiconti.

N. B. — Questo stampato, debitamente riempito, entro

I MODULO C                                                                                                 la seconda metà dell'anno scolastico sarà spedito dal Direttore al Direttore Spirituale Generale, pel tramite del rispettivo Ispettore, il quale, se ha qualche osservazione, può aggiungerla anche in foglio a parte.

Rendiconto al Direttore Spirituale

Anna Scolastico 19   - 19....................................

Ispettoria  ----------------------------------------------------------------- Casa di.........................................................

NOTIZIE SU TUTTO IL PERSONALE

______________ •_________________________________________________________

Sanità            Pietà, progresso morale e spirituale, osservanza

Cognome e Nome (1)                                                                                                         Osservazioni

Occupazioni                     religiosa, spirito salesiano

Data:  ....................................................................... Firma dell'Ispettore: ....................................................

Firma del Direttore: .............

(1) Si elenchino prima i soci dicendo se sono sacerdoti, chierici, coadiutori, professi perpetui, temporanei, ascritti, studenti di teologia, filosofia, universitari, addetti al tirocinio pratico, ecc.; poi gli estranei, aia che vivano in casa o fuori. Di questi ultimi si diano anche notizie sulla moralità.

N. B. — Questo stampato, debitamente riempito,

MODULO IE       l      entro la seconda metà dell'anno scolastico sarà spedito al Consigliere Scolastico Generale, pel tramite del rispettivo Ispettore, il quale se ha qualche osservazione, può aggiungerla anche in foglio a parte.

Rendiconto al Consigliere Scolastico

Anno 19                       - 19          

Ispettoria  .................................................................................... Casa di-------------

NOTIZIE SUL PERSONALE (1)

Titolo legale                                      Abilità e diligenza

Cognome e Nome (2)                             Uffici che esercita                                              Osservazioni

d'insegnamento                                           in essi

(1)   Si risponda per il personale insegnante ed assistente.

(2)   Si indichino prima i soci (per i chierici indicare l'anno di corso); poi gli estranei, sia che vivano in casa o fuori.

QUESITI:

1.   Quanti Chierici addetti al Tirocinio Pratico? Attesero agli studi prescritti? Come? — Risposta:

2.   Vi sono Soci atti ad abilitarsi a qualche ramo d'insegnamento? a quale? — Risposta: -----------------

3.   Quanti sono i Soci studenti di Università (civili o ecclesiastiche)? Chi sono e a quale Università e Facoltà sono iscritti?

Risposta: ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

4. Come si osserva il sistema preventivo? — Risposta: ----------------------------------------

5.     Si tennero agl'Insegnanti le prescritte Conferenze? — Risposta : ---

O. Quanti mesi è durato l'anno scolastico e quanti alunni passarono le vacanze nell'Istituto? — Risposta: --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

7.   I registri scolastici furono tenuti con ordine e nettezza? — Risposta:

8.   Gli esami mensili, bimestrali, trimestrali, semestrali, finali e di riparazione degli alunni si diedero colla regolarità pre.

scritta? — Risposta: .............

9.   Si invigila perchè i testi siano secondo lo spirito di D. Bosco? — Risposta:      

10. Fu imposto qualche testo contrario alla dottrina e morale cattolica? Quale? — Risposta: -------------

11. Vi sono confratelli che stanno compilando testi, specie per le nostre scuole? — Risposta: ---------

Data:  -------------------------------------------------------------- Firma del Direttore: ------------------------------------------

Firma dell'Ispettore : ........................................................

·                                                                                                                                                     N.B. — Questo stampato, debitamente riempito, entro la seconda metà dell'anno scolastico sarà spedito al Consigliere Professionale Generale, pel tramite del rispettivo Ispettore, il quale se ha qualche osservazione, può aggiungerla anche in foglio a parte.

MODULO F Rendiconto al Consigliere Professionale

Anno 19...................... - 19..........

Ispettoria   Casa di ............................................................................................

NOTIZIE SUL PERSONALE

Cognome e Nome (2)          diplomato?      Uffici Abilità e diligenza uffici che esercita   Osservazioni

in essi

(1)  Si risponda per il personale addetto alle scuole professionali, agricole e ai vani uffici di Casa.

(2)  Si elenchino prima i soci, poi gli estranei sia che vivano in casa o fuori.

QUESITI:

1.              Vi sono soci atti ad abilitarsi a qualche ramo d'insegnamento artistico, professionale od agrario e a quale? — Risposta :    

2.   Si tennero agl'insegnanti le prescritte conferenze? — Risposta :           

3.   Come si osserva il sistema preventivo? — Risposta :        

Quesiti comuni alle Scuole Professionali ed Agricole.

4.     Quante ore complessivamente di studio e scuola e quante di esercizio pratico assegnaste ai vostri allievi artigiani od agricoltori? — Risposta:           

5.     Quante ore settimanali assegnaste all'insegnamento teorico delle singole arti o mestieri e al disegno professionale? — Risposta:

6.     Avete fatto delle migliorie o eliminazioni ai vostri laboratori o alla scuola agricola, e di quale natura?

Risposta:         

7.     Si tennero agli alunni conferenze su utili argomenti (igiene, sociologia, ecc.)? Quante e di che argomento?

Risposta:         

8.     Quali forme di assistenza sociale (assicurazione infortuni, cassa di previdenza, libretti della cassa di risparmio, ecc.) furono

contratte a favore degli alunni? — Risposta: ----

9.     Quali mezzi furono usati per stimolare gli alunni all'attività e diligtnza nel lavoro? (mance, fondo deposito, quadro

d'onore, ecc.). — Risposta:  

10.  Quanti diplomi di Compiuto Tirocinio Professionale o di Licenza del Corso Agricolo conferiste l'anno teste decorso? —

11 Avete organizzato qualche esposizione professionale o agricola, o avete partecipato a qualche esposizione? — Risposta:

Quesiti speciali per le Scuole Professionali.

12.  Quali Scuole Professionali funzionarono costì nell'anno decorso e con quale numero di allievi divisi per corso?

Risposta:..

Quesiti speciali per le Scuole Agricole.

13.  La Contabilità della vostra Scuola Agricola nelle varie branche (Capitale fondiario; Capitale agrario, industriale; rendi‑

conto delle varie colture ed industrie agrarie) fu tenuta regolarmente? — Risposta:

14.  Quanti allievi agricoltori aveste l'anno decorso e quanti per ogni corso? — Risposta: ....................

15.  Avete ancora donne addette ai servizi domestici? perchè non furono eliminate? — Risposta:       

Data  ............................................................................. Firma del Direttore: -----------------

Firma dell'Ispettore: -------

 

 

B. — Questo stampato, debitamente riempito, enti o

I MODULO H                                                                la seconda metà dell'anno scolastico sarà spedito al

Segretario del Cap. Sup. pel tramite dell'Ispettore.

Rendiconto statistico al Segretario del Cap. Sup.

Anno 19..................... 19.........

I. - Generalità della Casa.

Città e Nazione dove si trova ----------------------------------------------- • Ispettoria --------------------------------------

Diocesi --------------------------------------

Titolo della Casa ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Sua natura (Ospizio? Collegio? Pensionato? ecc.)? ...................................

Quali scuole e opere abbraccia? (Indicare anche se le scuole sono pareggiate a quelle dello Stato) -

IL                                                          •

- Personale.

Quanti Professi perpetui Sacerdoti? ---------------  Chierici? ----------------------  Coadiutori? ....

Quanti Professi temporanei Sacerdoti? ------------  Chierici? ..........................  Coadiutori? ---------------

Quante Suore addette e 'di quale Congregazione?     Quante donne impiegate

nel servizio della Casa?-------------------

Quanti e quali Salesiani iscritti a corsi universitari o superiori, e a quali?

Quanti Salesiani sotto le armi, e quanti proroganti il servizio militare?---------------------------------------------

Quanti e quali i defunti nell'anno: Professi Perpetui?     Triennali? .....................  Novizi? -------------------

Quanti e quali gli usciti dalla Congregazione? -----------------------------------------------------------------------------

III. - Allievi. -

A)        Studenti. Quanti Convittori? ......  Semiconvittori?  Esterni (escluso l'Oratorio festivo)? ............  Figli

di Maria? --------

Indicare il numero degli studenti delle classi elementari ....................................................................... ; quanti gli studenti dei singoli corsi secondari? -------------------

Quanti frequentano le scuole nostre? ..................................  quanti scuole esterne? --------------------------

B)         Artigiani e Agricoltori. Quanti Convittori? ----------  Semiconvittori? ...............  Esterni?

Indicare quanti falegnami, fabbri, ecc. ...............................................................................................................

Quanti furono promossi all'esame finale? ----------------------------  Diplomati?--------------------------------------

C)         Quanti Allievi sono morti nell'anno?

IV. - Vita religiosa.

Quante Comunioni si sono distribuite? ------------------------------------------------------------

Quali Compagnie e quali Circoli vi sono, e con quanti soci? ......................................................................

Si tennero Gare Catechistiche? Quante nell'anno? --------------------------------------------------------------------

Quante vocazioni ecclesiastiche e religiose vi furono nell'anno? -------------------------------------------------

Si prestano cure spirituali ad altri Istituii? A quali Istituti, e a quante anime si estendono tali cure? ---

V. - Musica, Sport, Stampa, ecc.

Vi è la Schola Cantorum? Di quanti alunni? -------  Vi è la Banda musicale? Di quanti suonatori? ----

Vi sono Circoli, Società sportive, ecc.? Quali e di quanti soci? ------------------------------------------------------

La Casa ha un periodico? Com'è intitolato? Quante volte esce nell'anno, e quante copie se ne stampano per volta? Si distribuisce gratuitamenre o con abbonamenti?   

Quanti abbonamenti alte « Letture Cattoliche »?   a « Gioventù Missionaria » ?  -------------- Quali altre pubblicazioni

Vi è la biblioteca circolante? Di quanti volumi? .............................................................................................

I Salesiani della Casa han pubblicato nell'anno qualbhe libro? Indicare l'autore, il titolo, l'editore: ...

VI. - Beneficenza.

Qual è la spesa mensile pel mantenimento di un allievo? ---  Qual è la retta normale? ........................

Quanti alunni si tengono gratis?            

Quanti a pensione ridotta? (indicare anche di quanto è ridotta) ------------------------------

Altre forme di beneficenza (Scuole di religione - serali gratuite - assistenza ospedali, ecc.)      

VII. - Ex allievi.

Numero totale degli iscritti ------  dei tesserati   Si è tenuto il convegno annuale?

Se pubblicano un periodico, indicare titolo, tiratura e quante volte esce nell'anno          

VIII. - Cooperatori.

Numero totale -------  Aumento nell'anno -----  Quanti convegni nell'anno?

Vi sono Comitati di patronesse? Altre forme di cooperazione? .........

I X. Studentati Filosofici e Teologici.

Quanti sono gli studenti?     Quanti promossi agli esami finali?  ------------------------------------------ Quanti‑

laureati in Teologia nell'anno?     Quanti ordinati Sacerdoti nell'anno? -----------------------------

X. - Oratorii.

L'Oratorio è festivo o quotidiano ? ------------------

Quanti Salesiani vi lavorano?    Quanti famigli?   Quanti esterni? ---------------------------------

Vi è una Cassa di Mutuo Soccorso? una Cassa di risparmio? Dare le indicazioni relative         

Si tengono Dopo-scuola? scuole diurne o serali? Indicare il numero dei frequentatori   

Xl. - Parrocchie o Chiese pubbliche.

Indicare se la chiesa è parrocchia o no ----

Suo titolo -----------

Quanti viceparroci e preti addetti?     Quanti sagrestani? ------------------------------

Qual'è la popolazione della parrocchia? ----------------

Quanti fedeli in media frequentano la chiesa? ------------------------------------

Quante comunioni distribuite?     Quanti battesimi?-------------------------- Quante cresime?     Quanti ma‑

trimoni? --------------  Quante sepolture? .........

Si tennero Missioni al popolo? Esercizi spirituali? Gara catechistiche? Dare le notizie relative

Vi sono Società e Circoli parrocchiali? Quali, e con quanti soci? -------------------------

Vi è una scuola superiore di religione? maschile o femminile? con quanti iscritti? .        

Si pubblica un periodico? Com'è intitolato, quante volte esce all'anno, e quante copie se ne stampano per volta? ...............................................................................................................................................................

Vi è la biblioteca circolante? Di quanti volumi ? --------------------------------------------------------------------------

Vi è la cantoria? Con quanti cantorit

Quanto si è speso in beneficenza? ..................................................................................................................

XII. - Cura degli emigrati, Segretariati, ecc.

Di quanti emigrati si ha cura? A quale nazione appartengono?

I Segretariati del popolo diano qui un breve cenno dell'azione svolta nell'anno, coi relativi dati statistici -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

XIII. - Ospedali (amministrati dai Salesiani).

Quanti i defunti? ...........  Morirono tutti muniti dei conforti religiosi? -----------------------

Le notizie del personale ecc. si diano ai luoghi rispettivi del presente Questionario.

Si diano inoltre quelle altre notizie che si credano opportune, anche se non qui richieste: ---------------

Data:  ------------------------------------------------------- Firma del Direttore: --- •........................................................

Firma dell'Ispettore: ------------------------------------------------

·                                                                        N. B. — Questo stampato, debitamente riempito, •

                  

MODULO I     I                                                               ogni tre mesi sarà dal Direttore spedito al proprio

Ispettore.

Rendiconto all' Ispettore

Per i mesi di ....................................................................................................................  19............

         Ispettoria  ...................................................................... Casa di .....................

Cognome e Nome (1)           Sanità            Uffici che esercita Pietà, -progresso morale o spirituale, osservanza religiosa, spirito salesiano

QUESITI ci'

I. - Personale.

1.   Si fece regolarmente da tutti l'esercizio della buona morte? .........

il rendiconto mensile? -----------

2.   Si tennero le due conferenze prescritte?     

3.   Quelle prescritte per gl'insegnanti dall'art. 158 dei Regolamenti?           

4.   Come si osserva il sistema preventivo? ,,,

5.   I registri scolastici furono tenuti con ordine e nettezza?   

6.   Gli esami mensili, bimestrali, trimestrali, semestrali, finali e di riparazione degli alunni si diedero con la regolarità pre‑

scritta ? --------------

7.   (In fine d'anno) Quanti mesi è durato l'anno scolastico? --

8.   Se avete delle proposte da fare, mandatele in tempo utile, e sui moduli a stampa, con tutte le formalità prescritte nelle Norme per le proposte, ecc.

' 9. (Dopo la seconda metà dell'anno) Se avete ancora dei Moduli da rimandare al Capitolo Superiore, fatelo al più presto, sempre per il tramite dell'Ispettore, però dopo aver risposto con esattezza a quanto in essi vien domandato.

10. Quante Messe si celebrarono nel trimestre, secondo l'intenzione dell'Ispettore?      

Quante glie ne assegnate da far celebrare?         

Il. - Alunni.

(Nelle scuole Professionali e Agricole)

5.       Quante orgia settimanali di studio?  -- di esercizio pratico?  d'insegnamento teorico delle singole

arti e mestieri?    di disegno professionale? -----

6.       Quali scuole professionali funzionarono nell'anno decorso?   

7.       Avete fatto dello migliorie o eliminazioni ai vostri laboratori, o alla scuola agricola? Quali?            

8.       La contabilità della scuola agricola nelle varie branche (Capitale fondiario, agrario industriale; rendiconto delle varie col‑

ture e industrie agrarie) fu tenuta regolarmente?

9.       Quali forme di assistenza sociale (assicurazione infortuni, cassa di previdenza, libretti della cassa di risparmio, ecc.) furono

contratte a favore degli alunni?       

10.    Quali mezzi furono usati per stimolare gli alunni all'attività e diligenza nel lavoro? (Mance, fondo deposito, quadro

d'onore, ecc.) ..........................................

11.    Quanti Diplomi di compiuto Tirocinio Professionale o di Licenza dal Corso Agricolo conferiste l'anno testè decorso?

12.    Vi fu imposto qualche testo contrario alla Dottrina e morale cattolica?            

13.    Vi sono forse ancora donne addette ai servizi domestici? quante?------------------------- perchè non furono eliminate? .............................................................................

Dala: --------------------------------------------------------------- Firma del Direttore: ...........

(1) Come si comprenderà facilmente, ad alcuni di questi quesiti non occorre rispondere ogni trimestre, basta una volta sola, al principio o alla fine dell'anno scolastico, secondo il caso.

24 novembre 1925

Rose e spine 1925 – Elezione del nuovo Consigliere e di un Ausiliare del Direttore Spirituale – Sogno di Don Bosco

I.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE

Miei carissimi Confratelli,

Molte e grandi consolazioni ci ha portato quest'Anno Santo 1925, che ora volge al suo termine. Coi suoi numerosi e imponenti pellegrinaggi esso ci fece toccar con mano quanto spirito religioso regni ancora nel mondo, particolarmente tra i giovani, e quanto sia vivo in ogni paese l'attaccamento alla Santa Sede, quanto profonda e universale la venerazione verso il Vicario di N. S. Gesù Cristo, il S. Padre Pio XI; ha chiamato in Italia tanti nostri Cooperatori e amici, i quali non mancarono di fare una visita a Torino, o almeno alle nostre Case di Roma; e ci ha pure procurato il piacere di vedere tanti cari confratelli che ancora non conoscevamo.

Abbiamo poi visto innalzato all'onor degli altari Don Giuseppe Cafasso, questo modello di sacerdote, scelto come confessore e direttore spirituale dal nostro Ven. Padre Don Bosco, il quale fu il primo a metterne in rilievo la santità, tessendo di lui alla sua morte un vero panegirico.

Di più, come vedrete dal Bollettino, si sono felicemente iniziate le feste giubilari delle nostre Missioni, con la solenne consacrazione e inaugurazione della Chiesa di Gesù Adolescente qui a Torino in Borgo San Paolo; con la grandiosa funzione d'addio a più di 170 missionari partenti, nel Santuario di Maria Ausiliatrice; e con un discorso mirabile tenuto da S. E. il Cardinal Mafli, nostro grande amico, qui nel teatro dell'Oratorio, alla presenza di tutte le Autorità ecclesiastiche e civili, cominciando da S. A. R. il Principe Ereditario Umberto di Savoia.

A noi Superiori in particolare fu inoltre di grande consolazione il veder crescere ognor più nelle file salesiane lo spirito religioso: abbiamo ammirato fra l'altro la perfetta umiltà e sottomissione di molti confratelli, giovani e anziani, nel piegarsi di buon grado a cambiamenti di luogo e di carica, e la generosità con cui si mostrarono pronti anche a gravi sacrifizi, pur di dar gloria al Signore e di giovare alla nostra amata Congregazione.

Di tante rose rendiamo grazie all'infinita bontà di Dio, e alla Vergine Santissima Ausiliatrice, che ce le ha procurate con la sua benigna intercessione. Non è tuttavia mancata anche qualche spina assai dolorosa: vi ricordo soprattutto la perdita del nostro Don Luigi Piscetta, lustro e vanto della Società Salesiana e delle scienze teologiche, e consigliere a noi così caro e prezioso, che ha lasciato un vuoto ben difficile a colmarsi. La sua memoria rimarrà un monumento del sapere congiunto all'umiltà e semplicità di spirito; poichè, pur dotto com'era, egli si compiaceva di trattenersi in, famigliare conversazione coi confratelli e con gli alunni, e di condire gli argomenti più serii e istruttivi con qualche graziosa facezia. Il Signore ce lo ha tolto, e a me resta il dovere di eleggere chi lo sostituisca nella carica da lui occupata di Consigliere Capitolare.

Vi è pure il nostro carissimo Don Giulio Barberis, che per la sua salute da tempo assai cagionevole non è più in grado di disimpegnare tutte le sue mansioni, benchè continui a prendere parte volentieri e con nostro grande vantaggio alle adunanze del Capitolo Superiore. I medici sono d'avviso ch'egli non debba aver nulla che lo preoccupi; perciò egli mi ha presentate le sue dimissioni dalla carica. A me non parve prudente però che ci privassimo dei lumi di questo antico e fedelissimo figlio di Don Bosco, eletto alla sua carica dal Capitolo Generale; e ho creduto che fosse miglior consiglio lasciare a lui il titolo di Direttore Spirituale e il voto deliberativo nel Capitolo Superiore, e dargli un ausiliare per il disimpegno di tutte le mansioni alle quali egli non può più attendere.

Ed ecco in qual modo avrei provveduto in Domino fino al prossimo Capitolo Generale. Il posto di Consigliere Capitolare sarà occupato da DON ANTONIO CANDELA; quello di ausiliare del Direttore Spirituale da DON PIETRO TIRONE. Sono entrambi in buona età, e possiedono una larga esperienza, acquistata nella di

rezione di Case e Ispettorie; conoscono in gran parte le Case della nostra Società, il primo per aver fatto da Segretario al Visitatore dell'Argentina, il secondo per aver partecipato alla fondazione di quasi tutte le Case di Polonia, Austria, Ungheria e Germania. Sanno varie lingue, e così potranno meglio avvicinare il Capitolo Superiore ai confratelli.

Pregate il Signore perchè ogni cosa torni a maggior gloria sua e a vantaggio della Congregazione.

Vi rinnovo i più fervidi augurii per il prossimo anno: tutti i giorni nella S. Messa chiederò al Signore che vi conceda copiose nel corso di esso le sue più elette grazie.

Faccio seguire a questo mio scritto un sogno di Don Bosco, col desiderio che durante il nuovo anno vi serva di guida e vi fornisca argomenti per le conferenze mensili. Se saprete approfittarne, attirerete le benedizioni celesti su voi e sulle nostre Case, perchè è indubitato che proprio per noi e per i nostri giovani il Signore fece dire queste cose al nostro buon Padre Don Bosco.

Pregate per me, che vi sono sempre

aff.mo in C. J.

Sac. FILIPPO RINALDI.

9 MAGGIO 1879

COSE FUTURE PER LE VOCAZIONI
E PER LA CONGREGAZIONE

Grande e lunga la battaglia di giovanetti contro guerrieri di vario aspetto, diverse forme, con armi strane.

In fine rimasero pochissimi. superstiti. Altra più accanita ed orribile battaglia avvenne tra mostri di forma gigantesca contro ad uomini di alta statura ben armati, ben esercitati. Essi avevano uno stendardo assai alto e largo nel cui centro stavano dipinte in oro queste parole: Maria Auxilium Christianorum. La pugna fu lunga, e sanguinosa. Ma quelli che seguirono lo stendardo furono come invulnerabili e rimasero, padroni di

una vastissima pianura. A costoro si congiunsero i giovanetti della precedente battaglia e tra tutti formarono una specie di esercito, avendo ognuno per- arma nella destra il SS. Crocifisso, nella sinistra un piccolo stendardo di Maria SS. modellato come sopra.

I novelli soldati fecero molte manovre in quella vasta pianura, poi si divisero e partirono gli uni all'Occidente, altri verso l'Oriente, alcuni pochi al Nord; molti al Mezzodì.

Scomparsi questi succedettero le stesse tattaglie; le stesse manovre e partenze per le stesse direzioni.

Ho conosciuto alcuni delle prime zuffe; quelli che seguirono erano a me sconosciuti, ma essi davano a divedere che conoscevano me e mi facevano molte dimande.

Succedette poco dopo una pioggia di fiammelle splendenti che sembravano di fuoco di vario colore. Tuonò e poi si rasserenò il cielo e mi trovai in un giardino amenissimo. Un uomo che aveva la fisonomia di S. Francesco di Sales mi offrì un libretto senza dirmi, parola. Chiesi chi fosse. Leggi nel libro, rispose. Aprii il libro e stentava a leggere. Potei però rilevare queste parole: Ai Novizi: Ubbidienza in ogni cosa. Colla ubbidienza meriteranno le benedizioni del Signore e la benevolenza degli uomini. Colla diligenza combatteranno e vinceranno le insidie dei nemici spirituali.

Ai Professi: Custodire gelosamente la virtù della castità. Amare il buon nome dei confratelli e promuovere il decoro della Congregazione.

Ai Direttori: Ogni cura, ogni fatica per osservare e far osservare le regole con cui ognuno si è consacrato a Dio.

Al Superiore: Olocausto assoluto per guadagnare sè ed i suoi soggetti a Dio.

Molte altre cose erano stampate in quel libro, ma non potei più leggere perchè la carta apparve azzurra come l'inchiostro. Chi siete voi? ho di nuovo chiesto a quell'uomo che con sereno sguardo mi stava mirando. — Il mio nome è noto a tutti i buoni, e sono mandato per comunicarti alcune cose future.

Quali?

Quelle esposte e quelle che chiederai.

Che debbo fare per promuovere le vocazioni?

I Salesiani avranno molte vocazioni colla loro esemplare condotta, trattando con somma carità gli allievi ed insistendo sulla frequente Comunione.

Che devesi fare ed osservare nell'accettazione dei Novizi?

Escludere i pigri ed i golosi.

Nell'accettare ai voti?

Vegliare se avvi garanzia sulla castità.

Come si potrà meglio conservare il buono spirito nelle nostre Case?

Scrivere, ricevere e trattare con benevolenza e ciò con molta frequenza da parte dei superiori.

Come dobbiamo regolarci nelle Missioni?

Mandare individui sicuri nella moralità, richiamare coloro che ne lasciassero vedere grave dubbio, studiare e coltivare le vocazioni indigene.

Cammina bene la nostra Congregazione?

Qui justus est justificetur adhuc; non progredi est retrogradi.

Qui perseverabit saivus erit.

Si dilaterà, molto?

Finchè i superiori faranno la parte loro crescerà e niuno potrà arrestarne la propagazione.

La Congregazione durerà fino a che i soci' ameranno il lavoro e la temperanza. Mancando una di queste due colonne il vostro edilizio mina schiacciando superiori, inferiori ed i loro seguaci.

In quel momento apparvero 4 individui portando una bara mortuaria e camminando verso di me.

Per chi è questo? dissi.

Per te.

Presto?

Non dimandarlo, pensa .solo che sei mortale.

Che cosa mi- volete significare con questa bara?

Che devi far praticare in vita, quello che desideri che i tuoi figli debbano praticare dopo di te.

Questa è l'eredità, il testamento che devi lasciare a' tuoi figli, ma devi prepararlo e lasciarlo ben compiuto e ben praticato.

Ci sovrastano fiori e spine?

Sovrastano molte rose, molte consolazioni, ma sono imminenti spine pungentissime che cagioneranno in tutti profondissima amarezza e cordoglio. Bisogna pregare molto.

A Roma dobbiamo andare?

Sì, ma adagio, colla massima prudenza e con raffinate cautele. Sarà imminente il fine della mia vita mortale?

Non ti curar di questo. Hai le regole, hai i libri, fa quello che insegni agli altri. Vigila.

Voleva fare altre domande ma scoppiò cupo un tuono con lampi e fulmini, mentre alcuni uomini, e dirò meglio, orridi mostri si avventarono contro di me per isbranarmi.

In quell'istante una tetra oscurità mi tolse la vista di tutto. Mi credeva morto e mi sono posto a gridare come frenetico. Mi svegliai e mi trovai ancora vivo ed erano le 43, 4 del mattino. Se c'è qualche cosa che possa essere vantaggiosa accettiamola. In ogni cosa poi sia onore e gloria a Dio per tutti i secoli dei secoli.

Il Direttore Spirituale.

Trovandomi nell'impossibilità di venire a visitarvi, miei buoni confratelli, perchè le mie deboli forze non mi permettono viaggi lunghi e frequenti, prendo sovente in mano il catalogo, e, dietro l'esempio del servo di Dio Don. Andrea Beltrami, ne faccio scorrere le pagine, pregando per le singole Case e per i singoli confratelli; supplico il Signore perchè i Salesiani vadano sempre crescendo non solo in numero, ma soprattutto in quell'amore a Don Bosco e al suo spirito, che è il vero segreto del meraviglioso espandersi delle nostre Opere.

Oh! questo spirito del nostro buon Padre, lasciate ch'io ve lo raccomandi col più gran calore. Esso è contenuto nelle Sante Costituzioni, e nelle tradizioni e norme ch'egli ci ha lasciate: siamo dunque ossequenti a queste leggi e direttive della vita salesiana, come Don Bosco si mantenne sempre obbediente alle divine ispirazioni, superando le più gravi difficoltà.

Questa volta vorrei esortarvi in modo speciale all'osservanza della 'sapientissima norma ch'egli ci ha data, di non occuparci mai di politica. Credetemi, è in grazia di essa che la Società Salesiana ha potuto vivere e prosperare sotto tutti i Governi. Asteniamoci perciò da ogni discorso di tal genere; evitiamo anche di farne oggetto delle nostre conversazioni familiari, specie in , refettorio. Rispettiamo tutte le Autorità costituite invochiamo loro da Dio lumi e aiuti perchè abbiano a governare nel modo più confacente al bene dei popoli e della S. Chiesa nostra Madre..

Rileggiamo e mettiamo esattamente in pratica quanto ci ha ripetute volte raccomandato il nostro amatissimo. Superiore negli Atti del Capitolo, specie alle. pagine 286 e 350. La nostra politica sia quella del Pater noster: godremo così la benevolenza di ogni ceto di persone, e potremo fare molto a vantaggio della gioventù.

Sono sicuro che tutti, da figli affezionati di Don Bosco, presterete docile orecchio a questo richiamo che vi è fatto non da me, ma da lui, e col più grande impegno vi sforzerete di metterlo scrupolosamente in pratica.

L'Economo Generale.

Le nostre Costituzioni nell'indicare l'ufficio dell'Economo

Generale (Art. 76, 77) determinano pure che è suo compito dirigere le Costruzioni: trattando poi di ciascuna Casa in particolare dicono chiaramente (Art. 114) che il Direttore non può costruire nuovi edifici, nè demolire gli esistenti, nè fare innovazioni d'importanza, senza il consenso del Rettor Maggiore e dell'Ispettore.

Quando adunque un progetto di nuove, costruzioni o d'importanti ampliamenti e modificazioni nei fabbricati già esistenti, è stato esaminato ed approvato dall'Ispettore e dal suo Consiglio (Regolam. Art. 355), è necessario inviare regolare domanda per ottenere l'approvazione dei Superiori.

Tale domanda, perchè sia presa sollecitamente in esame e possa mettere veramente in grado i Superiori di rendersi conto esatto di quanto si è deliberato di fare, deve essere corredata delle seguenti tavole:

lo La planimetria dell'area sulla quale dovrà, sorgere la nuova costruzione, coll'indicazione dei nuovi fabbricati, delle vie e dei terreni confinanti colla nostra proprietà: se trattasi di aggiunte o di modificazioni, è necessaria la planimetria generale degli edilizi esistenti.

24 gennaio 1926

Congressini missionari – Giubileo della Pia Unione dei Cooperatori e della Pia Opera di Maria Ausiliatrice – Convegno dei Direttori d’Europa

I.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE

J. M. J.

Miei carissimi figli in Gesù Cristo,

1. — L'anno scorso, nel dare il piano generale dei festeggiamenti per il Giubileo delle nostre Missioni, vi invitavo fra l'altro a promuovere tra i nostri alunni dei piccoli Congressi missionari. Ora è di grande consolazione per me e per gli altri Superiori il vedere che al mio invito si è risposto con uno slancio mirabile; e in questi mesi mi sono già pervenute, da vicino e da lontano, molte belle relazioni di tali congressini.

L'interessamento che dimostrano i nostri cari giovani per le fatiche dei missionari e per l'evangelizzazione dei popoli infedeli, è un vero sorriso di paradiso, una cosa che commuove profondamente e insieme edifica. Quale compiacenza non ne proverà di lassù il nostro buon Padre Don Bosco! Come invocherà copiose sopra di loro le benedizioni celesti!

Oh! continuate, miei carissimi figli, continuate a coltivare questo spirito missionario negli Ospizi, nei Collegi, negli Oratori festivi; eccellenti sono i frutti che se ne ricavano. Oltre all'aiuto 'materiale, pur tanto necessario, che esso procura alle nostre Missioni, si suscitano e si maturano in tal modo numerose vocazioni salesiane, che a suo tempo daranno alla nostra Società nuove

schiere di operai evangelici volonterosi e pieni di zelo per la salvezza delle anime.

Ma io sono convinto che la coltivazione di questo spirito ridonda principalmente a benefizio degli alunni medesimi, essendo questo uno dei mezzi più efficaci per formare il loro cuore ad affetti elevati e santi, un mezzo che li distoglie dai sentimentalismi morbosi tanto comuni a quell'età, un mezzo che ricorda loro la realtà della vita e le miserie di questo mondo, fa loro apprezzare il bene d'essere nati in paese cattolico, nella luce e nella civiltà del Vangelo, e li anima così a corrispondere a questa segnalata grazia del Signore con una vita veramente cristiana. I fatti lo dimostrano, giacchè nelle Case dove più si parla di Missioni, regna tra gli alunni una pietà più sentita e soda, una maggior disciplina e osservanza del Regolamento.

Serve infine mirabilmente l'idea missionaria a rafforzare la nostra fede, e a farla stimare ed amare dagli stessi non credenti, per il generoso disinteresse che vi risplende, e per il valido concorso ch'essa dà alla civilizzazione dei popoli selvaggi.

Tutto questo deve animarci a non trascurare un mezzo di tanta efficacia per meglio educare i nostri cari giovani. Serviamocene dunque con impegno, e non solo in quest'anno di feste giubilari, ma anche per l'avvenire.

2. — Come già vi avevo accennato l'anno scorso nel parlarvi di questo Giubileo, e come ultimamente ha ricordato il Bollettino di gennaio, insieme con le Missioni nacquero nel cuore del nostro Venerabile Padre altre due istituzioni, che furono approvate dalla Santa Sede il 9 maggio 1876, e delle quali perciò ricorre quest'anno il cinquantenario: la Pia Unione dei Cooperatori Salesiani, e la Pia Opera di Maria Ausiliatrice per le vocazioni ecclesiastiche tardive. Allora non ne feci che un semplice accenno, promettendo di tornarvi sopra più tardi; ed eccomi a mantenere la mia promessa.

Non, sto a ripetervi quello che potete leggere, e avete certamente già letto nel Bollettino testè citato. Lasciate però che richiami alla vostra mente quanto queste due opere fossero care a Don Bosco. Gravi lotte e sofferenze egli dovette sostenere per fondarle; incontrò opposizioni da parte degli stessi suoi figli, i quali, uomini di poca fede, come li chiamò il venerato Don Rua, temevano l'insuccesso; ma sorretto dalla convinzione ch'erano opere volute dal Signore, perseverò con fermezza e con amore negli sforzi più generosi, finchè non riuscì a gettarne solidamente le basi; e sino al termine della sua vita esse continuarono a essere l'oggetto delle sue più sollecite cure e pressanti raccomandazioni.

— Ve lo assicuro — diceva ai Salesiani, — la Pia Unione dei Cooperatori sarà il principale sostegno delle nostre Opere. E riguardo all'Opera di Maria Ausiliatrice, dopo aver parlato della gran difficoltà di trovare vocazioni ecclesiastiche tra i giovani agiati, ci esortava a cercarle nelle classi più umili, e concludeva: — Ogni i sforzo, ogni sacrifizio fatto a questo fine è sempre poco in paragone, del male che si può impedire e del bene che si può ottenere. ‑

Tutti ricordano la sua riconoscenza, il suo attaccamento ai Cooperatori; e nelle Memorie biografiche se ne leggono le prove più commoventi. Godeva a trovarsi in loro compagnia, li vedeva con gran piacere sedersi alla sua mensa, li visitava con quella delicatezza della quale era maestro impareggiabile. Era felice di poter rendere loro qualche servizio, accontentarli in qualche loro desiderio; stabilì speciali preghiere quotidiane per loro, e suffragi per quelli defunti; si adoperò a ottenere copiose indulgenze in loro favore. Il Bollettino fu da lui fondato per poterli meglio avvicinare ed unire all'Opera sua; e prima di morire volle in certo modo equipararli ai Salesiani, indirizzando anche a loro una lettera particolare, che è un vero monumento della sua gratitudine.

Circa la Pia Opera di Maria Ausiliatrice ho dei ricordi affatto personali, per avermene egli affidato la direzione, prima a Mathi e poi a S. Giovanni Evangelista, durante un periodo di sei anni, cinque dei quali furono gli ultimi della sua vita. Il buon Padre voleva ch'io mi recassi a dargliene conto quasi ogni settimana; s'interessava dell'indirizzo, della parte materiale come di quella scolastica e spirituale; e con grande compiacenza mi ripeteva quanto aveva detto di quest'opera a Sua. Santità Leone XIII, e gli elogi che il gran Pontefice ne faceva. Posso dirvi insomma con tutta verità che anche la Pia Opera di Maria Ausiliatrice fu una delle più care a Don Bosco, come continuò ad esserlo ai suoi due primi successori, e lo è pure a me che vi scrivo.

3. — Ora io vorrei che noi celebrassimo il duplice Giubileo non con feste e commemorazioni, ma col ravvivare il nostro interesse, la nostra stima per queste due Opere, e coll'intensificare la nostra attività per un sempre maggiore incremento di esse. E prima di tutto, poichè quello che attrasse i Cooperatori fu la carità e la santità di Don Bosco, facciamo il proposito di renderci figli sempre più degni di lui: così anche noi potremo guadagnare molti nuovi membri alla Pia Unione, e amici all'Opera Salesiana.

Nè vi sia più alcun Direttore di collegio che pensi di potersi disinteressare dei Cooperatori perchè non ha bisogno di loro, bastandogli le pensioni degli alunni. Don Bosco voleva che tutti i suoi Direttori li coltivassero; e chi vide il compianto Don Bertello direttore a Borgo S. Martino, sa che forse non vi fu un altro più di lui zelante in questo, come prima di lui lo erano stati pure Don Bonetti e Don Belmonte, divenuti perciò popolarissimi in tutti i paesi del Monferrato.

Il buon Salesiano, anche se dirige un collegio di giovani benestanti, non deve dimenticare che il fine precipuo della nostra Società, quello che più stava a cuore a Don Bosco, è di prendersi cura della gioventù povera ed abbandonata, negli Oratori, negli Ospizi. e nelle Missioni. E appunto in tal caso, giacchè non può lavorare personalmente a pro dei giovani poveri, deve darsi d'attorno con tanto maggior zelo a procurare nuove ascrizioni di Cooperatori, tra i genitori, parenti e amici degli alunni, che essendo persone agiate, si trovano in grado di soccorrere materialmente le nostre opere di beneficenza. Nè deve contentarsi di questo, ma anche cercare di affezionarli all'Opera Salesiana, facendo loro inviare il Bollettino, invitandoli alle conferenze di S. Francesco di Sales e di Maria Ausiliatrice, alle feste e accademie più solenni, al teatrino, ecc.

4. — Di non minori sollecitudini dev'essere oggetto per tutti noi la Pia Opera di Maria Ausiliatrice per coltivare le vocazioni tardive. Che cosa fu che la fece nascere e le diede impulso? Fu il gran bisogno d'ingrossare le file dei Salesiani, file troppo scarse, insufficienti al rapido sviluppo della Società, alle molte nuove fondazioni che da ogni parte le venivano offerte con insistenza. Ora questo bisogno non è per nulla diminuito, anzi si sente più di prima, e si può prevedere che crescerà ancora per l'avvenire. Gl'Ispettori quindi si propongano di dedicare una Casa della propria Ispettoria alle vocazioni ecclesiastiche degli adulti, col titolo specifico di « Pia Opera di Maria Ausiliatrice »; tenendo presente che il limite minimo di età per l'ammissione venne ora abbassato ai 14 anni, come è detto nel Bollettino di gennaio. In tale Casa si raccolgano, a norma dell'art. 6 delle nostre Costituzioni, tutti

quegli aspiranti allo stato ecclesiastico o religioso, i quali per ragione dell'età non potrebbero facilmente seguire altrove la loro vocazione.

_E non si guardi alla spesa, diceva Don Bosco; nè si licenzi mai per simile motivo un aspirante il quale dimostri di avere le necessarie doti di mente e di cuore.

5. — Ad agevolare e promuovere un'azione concorde, intensa ed efficace di tutti i Salesiani in questo lavoro per un sempre più florido sviluppo della Pia Unione dei Cooperatori e della Pia Opera di Maria Ausiliatrice, avrei deciso, d'intesa col Capitolo Superiore; di riunire qui nella prossima estate, vicino alla tomba del nostro Ven. Padre e Fondatore, tutti i Direttori delle Case d'Europa, per trattare con loro i due temi suddetti, e anche quegli altri che possono contribuire al bene della nostra amata Congregazione.

Potremo così conoscerci meglio, rinsaldare tra di noi i sacri vincoli della fraternità religiosa, cercare insieme i mezzi migliori per conservare l'unità di spirito, d'indirizzo e d'azione, nonostante le difficoltà che vi si oppongono nei diversi paesi. Di più, miei carissimi Direttori, avrete occasione di visitare la nostra esposizione missionaria, che promette di riuscire molto interessante; e quelli di voi che non sono mai stati a Torino, avranno il piacere di veder l'Oratorio, il Santuario di Maria Ausiliatrice, la culla di Don Bosco ai Becchi: piacere grande e ambito da ogni buon Salesiano.

Siccome per impedimenti d'ordine materiale (alloggio ecc.) sarebbe impossibile un convegno unico, ne faremo due, cioè uno dei Direttori esteri, l'altro di quelli d'Italia; e ciascuno sarà preceduto da un corso d'esercizi spirituali, per invocare i lumi dello Spirito Santo, e disporre le menti a non avere nelle varie discussioni altro di mira che la maggior gloria di Dio e la salvezza delle anime.

I Direttori esteri faranno gli Esercizi dal 18 al 24 luglio p.v., e il Convegno dal 26 al 28 dello stesso mese, a Valsalice; quelli d'Italia si riuniranno per gli Esercizi dal 22 al 28 agosto, e per il Convegno dal 30 agosto al io settembre.

Certo per molti di voi questo importerà una spesa e un disturbo non indifferente; ma vi assicuro che l'una e l'altro saranno largamente compensati dal vantaggio che ne deriverà alla Congregazione; e poichè tutti ne siete figli affezionati, sono persuaso che questo pensiero vi farà compiere di buon grado il sacrifizio che vi domando. In nota è indicato il programma dei temi da discutersi (*). Vogliano quindi gl'Ispettori distribuire le varie mute d'esercizi spirituali nelle proprie Ispettorie in modo che i Direttori possano trovarsi tutti con loro a Torino nei giorni sopra indicati, e partecipare tanto agli esercizi quanto al Convegno.

La nostra celeste Ausiliatrice benedica le prossime riunioni, e stenda sopra ciascuno di voi il materno suo manto, come a Lei lo chiede ogni giorno con le sue preghiere in questo Santuario il vostro

aff.mo in C. J.

Sac. FILIPPO RINALDI.

24 aprile 1926

Per il 2° centenario della canonizzazione di S. Luigi Gonzaga – Ceria, La vita religiosa negl’insegnamenti di S. Francesco di Sales

I.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE

Carissimi in Gesù Cristo,

1.   Avrei un gran desiderio di parlarvi a lungo dei viaggi che ho fatto recentemente, di questi viaggi che furono un vero trionfo per il nostro Venerabile Padre Don Bosco e per l'Opera sua, poichè a lui si rivolgevano gli entusiastici applausi e le feste indimenticabili con cui venivo accolto dalle autorità e dalla folla, dai grandi e dai piccoli, dovunque andassi.

Come mi tratterrei volentieri con voi, miei figli carissimi, intorno alle meraviglie- che la Divina Provvidenza va dappertutto compiendo per il sempre maggiore incremento delle nostre Opere! Vi direi del prodigioso moltiplicarsi di esse, del crescente favore che godono presso il popolo, del generoso appoggio che ricevono dai Cooperatori, del consolantissimo diffondersi dello Spirito del Signore tra i nostri allievi ed ex-allievi!

Ma sono costretto a rinunziare a questa cara consolazione, e a lasciare che di tutte queste cose v'informi il nostro Bollettino, dovendo adesso parlarvi d'un altro argomento che non soffre ulteriore ritardo; perciò vi invito soltanto a unirvi a me nel render grazie al Signore e alla Madonna Santissima Ausiliatrice, per le benedizioni che fanno scendere così copiose sulle fatiche dei Salesiani, rendendole fruttuose a vantaggio delle, anime e di tutta la Chiesa nostra Madre.

2.   Col 31 dicembre di quest'anno si compiranno due secoli dalla Canonizzazione di San Luigi Gonzaga. In alto si desidera che la fausta ricorrenza sia degnamente commemorata in tutta la Cristianità, e che si metta in rilievo lo spirito di pietà austera e di singolarissima purezza onde l'angelico giovane ha lasciato sì mirabili esempi, per promuovere in tal modo nella gioventù del Mondo intero, della quale egli è specialissimo Patrono, un felice ritorno a quella santità di costumi, che è l'unica base solida e sicura per ogni elevazione, sia dei singoli individui, come della società in generale.

Ma se anche non vi fosse questa ragione di doverosa obbedienza verso Chi regge la Chiesa, i Salesiani non potrebbero certo lasciar passare inosservato questo Centenario, senza allontanarsi dallo spirito del loro Padre e Fondatore. Sappiamo infatti quanto Don Bosco f ossee devoto di San Luigi Gonzaga, e con quale ardore ne zelasse la devozione. Fin dai primi tempi del suo sacerdozio, trovandosi per qualche mese ad aiutare il suo prevosto nel ministero parrocchiale, nel battezzare i bambini imponeva a quasi tutti i maschi il nome di Luigi. Quando ebbe il suo primo Oratorio a Valdocco, vi istituì la Compagnia di San Luigi, ora estesa a tutte le nostre Case, e molte altre ne fece sorgere in sèguito, anche nei paesi dove andava a predicare, parecchie delle quali sono tuttora fiorenti. A questo Santo volle intitolare il suo secondo Oratorio; e; fondata la Società Salesiana, lo pose tra i Patroni principali di essa, come ci lasciò scritto nelle Costituzioni (art. 39); volle inoltre" che confratelli e alunni lo invocassero quotidianamente con una apposita preghiera. Pubblicò anche un libretto per diffondere la pia pratica delle Sei Domeniche in suo onore; e si adoperò con la più amorosa sollecitudine a instillare nei suoi giovani la devozione a questo Santo, facendone sempre celebrare la festa con grande solennità ed esortandoli a proporselo come modello.

3. Ora io vorrei che in questa occasione noi ci sforzassimo di operare tra i nostri giovani un santo risveglio di bene, soprattutto per quanto riguarda quella che il nostro buon Padre chiamava « la bella virtù »; perdè, lasciate ch'io ve lo ricordi, miei cari figli, era principalmente per animarci alla pratica di essa, ch'egli ci additava a modello San Luigi e promuoveva tra di noi la sua devozione. Quel che più gli piaceva in questo Santo, era il candido giglio, della santa purità, che egli avrebbe voluto vedere risplendere anche in tutte le nostre parole e azioni; e lo attraeva pure, come naturale, conseguenza, il suo straordinario spirito di mortificazione, quale mezzo indispensabile per custodirne immacolato il candore.

Oh! quanto gli stava a cuore che questo giglio fiorisse rigoglioso nel giardino della sua Congregazione, ne fosse il più bell'ornamento, costituisse quasi il distintivo dei Salesiani e dei loro alunni! Rileggete, miei cari figli, il capitoletto ch'egli dedica a questa virtù nella sua prefazione alle Regole: sembra che non trovi parole bastanti a esaltarne il pregio. E non la chiama, anche nelle Regole stesse, virtù angelica, virtù più di tutte cara al Figliuolo di Dio? (art. 34).

Ben sapendo poi che questo giglio cresce solo tra le spine, con non minore insistenza raccomandava la mortificazione dei sensi. — Volete togliervi i pensieri disonesti? — diceva: — mortificate gli occhi, la lingua, le orecchie; astenetevi da certi discorsi, da certe letture. Solo a questa condizione farete tacere le vostre passioni, avrete la vittoria, sarete più tranquilli. — E non erano le grandi austerità ch'egli consigliava ai suoi giovani (sebbene per S è le praticasse di nascosto), ma le piccole mortificazioni di cui si hanno ogni giorno mille occasioni, sol che si sappia approfittarne: quelle mortificazioni che non dànno nell'occhio, che non nuocciono alla salute e non appagano l'amor proprio.

In quest'arte di approfittare delle piccole occasioni per mortificarsi, egli era maestro impareggiabile. Seduto non si appoggiava alla spalliera della seggiola, nè mai cercava una posizione più comoda che disdicesse sia pur poco alla modestia e dignità del contegno. Punzecchiato dalle zanzare non se ne difendeva, e dopo ci scherzava sopra dicendo: — Vedete come le zanzare vogliono bene a Don Bosco! — Soffrendo molto il freddo ai piedi, non volle mai usare lo scaldino. Frenava il naturale desiderio di vedere o sapere cose che non concernessero la sua missione; e pur avendo anima d'artista, non andava mai a visitare monumenti, pinacoteche, musei. Teneva per lo più gli occhi bassi, non vedendo perciò nemmeno chi lo salutava. Non odorava mai fiori. E quanto era mortificato nel mangiare e nel bere! E nei rapporti coi giovani, quale delicatezza, quale riserbo, pur amandoli teneramente nel Signore! la sola carezza che si permetteva, era di appoggiare un momento la mano sul loro capo, dicendo: — Dio ti benedica!

4. Rileggeteli, questi esempi, miei cari figli, nella vita di Don Bosco; imprimetevi bene nella mente le norme ch'egli ci ha lasciate, rivedendole spesso nei nostri Regolamenti e nel trattatello sul Sistema preventivo; e coltivate poi nei giovani la bella virtù second9 il suo spirito: sarà questo uno dei più graditi omaggi che potrete rendere a San Luigi Gonzaga nel 20 centenario della sua Canonizzazione.

Ah! se avessimo tutti la parola efficace del nostro buon Padre, per ispirare ai nostri alunni l'amore a questa virtù, e l'orrore al vizio contrario! Ma egli dal Cielo ci aiuterà senza dubbio a raggiungere l'intento, se dal canto nostro ci sforzeremo di mettere in pratica_ i suoi principii, non lasciandoci sedurre da certe teorie- moderne, che pretendono di preservare la gioventù dal vizio con l'istruirla in certi misteri. Nel parlare di queste cose usiamo sempre il metodo e il linguaggio riserbato di Don Bosco, e il Signore benedirà le nostre fatiche e sollecitudini. E predichiamo questa virtù soprattutto coll'esempio, che è la più efficace delle prediche: Don Bosco sapeva farci amare la purità anche solo colla sua maniera di trattare con noi: pareva che dalla sua persona, dal suo contegno spirasse un'aura santificatrice, che faceva dileguare dalle menti e dai cuori ogni pensiero, ogni affetto men che puro.

Permettetemi altresì di raccomandarvi una grande e oculata vigilanza sulle films del cinematografo: che nessun,9 dei nostri giovani abbia a trovare in una di tali rappresentazioni la tomba della sua innocenza! Guerra quindi alle films che non siano più che castigate, e che Don Bosco non permetterebbe; ciò è necessario soprattutto per gr interni, i quali, come insegna l'esperienza, hanno per certe cose una sensibilità molto più accentuata e direi quasi morbosa. E si bandiscano dal teatrino i vestiari poco modesti, e i drammi truci e passionali: Don Bosco voleva cose semplici ed allegre, e che commovessero santamente con la rappresentazione del bene, non con quella del male, fosse pur fatta per buon fine.

Grande vigilanza anche sulle letture dei nostri giovani: teniamo lontano da loro con la cura più premurosa ogni periodico che per il testo o per le illustrazioni sia poco corretto; e così si faccia anche per i libri di scuola, secondo che prescrivono i nostri Regolamenti. Mettiamo insomma in pratica il sistema preventivo in ogni sua parte, e non tarderemo a vederne i più benefici e consolanti frutti.

5. Ecco quello ch'io desidero soprattutto che facciamo per onorare San Luigi in -questo suo centenario: sforzarci di praticare meglio le idee di Don Bosco nell'educazione dei giovani, principalmente per quel che riguarda la bella virtù di cui il Santo fu mirabile modello. Ciò non toglie però che a suo tempo si abbia a segnalare la fausta ricorrenza all'attenzione degli alunni interni ed esterni con feste solenni in chiesa e fuori, specie dove esiste la Compagnia di San Luigi, la quale naturalmente dovrà essere pars magna nel--l'organizzarle. Tali feste forse non potranno più farsi nel corrente anno scolastico, avendosi già da pensare al Giubileo delle nostre Missioni; ma è mio desiderio che si facciano in ogni Casa, non appena sia possibile e opportuno.

La Vergine Santissima Ausiliatrice, in onor della quale abbiamo testè cominciato il mese, vi aiuti a rinnovarvi nello spirito del nostro Venerabile Padre,e a tradurre in atto con sempre maggior impegno e fedeltà i suoi preziosi insegnamenti. Io vi benedico nel Suo nome, e raccomandandomi alle vostre preghiere mi confermo a tutti

aff.mo in C. J.

Sac. FILIPPO RINALDI.

24 giugno 1926

Lettere filiali – esercizi spirituali – convegno dei Direttori – Congregazione preparatoria per la beatificazione di D. Bosco - bagni

I.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE

J. M. J.

Miei carissimi Confratelli,

1. — Ricevo con frequenza da molti di-voi, oltre la corrispondenza di affari, delle lettere che leggo con gran piacere; in esse mi date notizie di voi e della Casa ove siete, mi parlate delle vostre difficoltà, dei vostri propositi, del vostro amore a Don Bosco, della vostra fiducia nella Vergine Benedetta Ausiliatrice, e dimostrate quanto vi stanno a cuore gl'interessi, soprattutto spirituali, della nostra amata Congregazione.

Leggendo queste lettere, che sono per me di tanto conforto e anche di tanta utilità pratica, io vorrei .prender subito la penna per manifestarvi la mia riconoscenza, e ricambiare il vostro affetto filiale con quella paternità di sentimenti che tutti ammiriamo in Don Bosco,e nei suoi due santi successori Don Rua e Don Albera. Vorrei, dico, rispondervi subito; ma la voluminosa corrispondenza da scorrere, che si va accumulando giorno per-giorno sul mio scrittoio, e i molti affari urgenti il cui disbrigo non ammette dilazione, purtroppo me lo impediscono. E allora pongo quelle care lettere in disparte, ben deciso di dare ad esse riscontro in qualche momento di tranquillità, per potermi trattenere un po' a lungo con voi; ma ahimè! il desiderato momento di tranquillità non viene mai, e le lettere rimangono lì ad aspettare per mesi, e anche per anni interi, prima ch'io trovi il tempo di rispondere.

È un debito ch'io ho verso di voi, miei buoni confratelli, un grosso debito che col tempo ognor più si accresce, e che non so proprio come fare ad estinguere. Ciò mi addolora grandemente; ed è per questo che sento ormai il bisogno di pregare quelli tra voi verso i quali sono debitore, che vogliano compatirmi, e non attribuire a negligenza, o peggio ancora, a indifferenza quello che è semplicemente forza maggiore. A questi miei carissimi creditori io dico: Ancorchè non riceviate da me risposta, non privatemi, ve ne prego, delle vostre lettere; ricordatevi che con esse voi mi fate una grande carità, animandomi all'adempimento dei miei doveri, e illuminandomi su molte cose necessarie a sapersi per il buon governo e indirizzo generale della nostra famiglia salesiana. Dal canto mio procurerò di pagare più debiti che mi sarà possibile; gli altri li passerò a Maria Ausiliatrice perchè ci pensi Lei; e in tal caso vi assicuro che ci guadagnerete, perchè questa buona Madre saprà ricompensarvi ad usura della mancata soddisfazione umana d'una mia risposta alle vostre lettere.

2. Si avvicina il tempo dei santi Esercizi spirituali; permettetemi perciò di ricordarvi l'importanza somma di questa pia pratica prescritta dalle nostre Costituzioni. Il nostro Ven. Padre la introdusse tra i giovani del suo Oratorio fin dal 1847, e, dice il suo biografo Don Lemoyne, pure a costo di qualunque sacrifizio volle che si facesse ogni anno, tanto era il bene ché vedeva provenirne. (Memorie biografiche,' III, 223).

Non si può concepire la vita religiosa, e forse neanche una vera vita cristiana, senza esercizi spirituali; ma noi che siamo dediti alla vita attiva, abbiamo un bisogno affatto speciale di questo periodo di sacro ritiro. Costretti a vivere sempre a contatto col mondo e in mezzo a mille pericoli, assorbiti da molteplici occupazioni esteriori, come è facile che trascuriamo e dimentichiamo gl'interessi dell'anima nostra, pur lavorando al bene delle anime altrui! Sono quindi una vera provvidenza per noi, questi giorni in cui possiamo allontanarci dal nostro posto di lavoro, e, lasciando da parte ogni preoccupazione di tal genere, rivolgere tutta l'attenzione al nostro interno, per vedere, al lume delle verità eterne che i predicatori ci richiamano alla memoria, se la nostra vita possa dirsi di veri e buoni religiosi, se non vi siano manchevolezze e di- Bordini; esaminare la rettitudine delle nostre intenzioni, ritemprarci nell'unione con Dio, e formare dei saldi propositi per l'avvenire.

È una grande grazia che ci fa il Signore, col darci la possibilità di fare gli esercizi spirituali, una grazia che chissà quanti nel mondo c'invidiano; sappiamo quindi approfittarne. Ispettori e Direttori veglino perchè nessun confratello ometta l'adempimentó. di questo dovere; e, per quanto si può, mandino ciascuno di essi al corso che gli è più confacente. Agl'Ispettori poi ricordo, facen-i dola mia, la raccomandazione del mio venerato predecessore Don Albera: « (L'Ispettore) faccia il possibile per presiedere tutte le-mute, almeno per alcuni giorni; è cosa utilissima, dare agio in quei giorni ai confratelli di poter aprire il loro cuore ». (Circolari, pag. 72). E tutti vadano agli esercizi col sincero desiderio di farli bene, e di cavarne il frutto che sono destinati a produrre, cioè la riforma della propria vita e condotta.

Si dia per ricordo degli Esercizi lo spirito di mortificazione, prendendo occasione dal Centenario di San Luigi, del quale ho parlato nel numero precedente degli Atti; si dimostri soprattutto quanto esso sia necessario per conservare la bella virtù, come c’inculca lo stesso Don Bosco nelle Costituzioni (art. 39), e ancor più chiaramente nell'Introduzione (pag. 43); e si richiamino gli esempi, che il nostro buon Padre e molti santi confratelli ce ne hanno, lasciati.

Ancora una raccomandazione vorrei fare ai predicatori. parlato della speciale necessità che abbiamo noi, religiosi di vita attiva, di fare gli esercizi spirituali. Ma, per quanto grande sia, il giovamento che se ne ritrae, essi tuttavia non durano che pochi  giorni, e non potrebbero bastare da soli a mantenere in noi la vita interiore per tutto l'anno. V'è un altro gran mezzo che ci aiuta o ciò, un mezzo quotidiano, indispensabile alla vita religiosa precisamente come lo è il cibo alla vita del corpo: la meditazione; Sopra questo mezzo io avevo già richiamato la vostra attenzione,.: miei buoni confratelli, con la Strenna dell'anno scorso: « Farei, bene quotidianamente la meditazione. Essa deve illuminare le opere, le parole, i pensieri di tutta la giornata ». Era la Strenna, per il 1925, ma non vuol dire che dovesse praticarsi solo in quel. l'anno: l'anno: questa è una cosa da farsi sempre, se si vuol conservare l' spirito religioso. Si domandò una volta al venerando Don Rua come facesse a star raccolto, in mezzo a tanti viaggi, occupazioni e visite, ed egli rispose: « Vedo d'ingegnarmi: una buona meditazione al mattino, pensieri forti, volontà ferrea... ». Così facessimo noi pure! Dobbiamo essere persuasi che senza la meditazione ben fatta il Salesiano si mette a gravissimo rischio di ridursi a lavo:. rare come un semplice impiegato, e fors'anche, Dio non voglia! di perdere la vocazione. Non mancano purtroppo esempi che hanno dato a questa verità una dolorosa conferma; e disgraziato chi non ne- fosse convinto!

- Ora io vorrei che questa convinzione i predicatori cercassero di imprimerla saldamente negli animi degli esercitandi, insistendo molto sull'importanza somma, fondamentale, della meditazione quale mezzo per conservare il raccoglimento tra il frastuono delle faccende esteriori, e quale rimedio preventivo contro tutti i pericoli inerenti alla vita salesiana.

3. Affretto col desiderio il momento in cui sarò attorniato da tutti gl'Ispettori e Direttori d'Europa, e, più tardi, da quelli d'Italia; il mio cuore gioisce fin d'ora, pensando a questi cordiali convegni di famiglia, sia perchè mi riprometto che siano per derivarne grandi vantaggi alla nostra amata Congregazione, sia perchè ad un padre è sempre dolce rivedere i figliuoli che vivono da lui lontani.

Udirò i vostri suggerimenti, miei carissimi Ispettori e Direttori, le difficoltà di varia natura che incontrate nel disimpegno del vostro ufficio, e vi comunicherò i miei pensieri; e tutti insieme con questo scambio di vedute cercheremo le vie migliori per mantenerci fedeli allo spirito del nostro Ven. Fondatore, e trasfonderlo in ogni nostra attività e iniziativa, affinchè, in qualunque paese lavoriamo, la nostra azione sia concorde, ispirata ai medesimi principii, rivolta a conseguire i medesimi intenti. E conoscendo  meglio a vicenda, ci stimeremo e ci ameremo maggiormente. Vorrei quindi che tutti gl'Ispettori e Direttori delle Case di Europa si trovassero puntualmente a Valsalice dal 18 al 24 luglio e quelli d'Italia dal 22 al 28 agosto, come fu già raccomandato.

4. In data 24 maggio u. s. inviavo a tutti gl'Ispettori una circolare per informarli che il giorno 20 luglio prossimo si terrà la Congregazione preparatoria sull'eroismo delle virtù di bon Bosco, e invitarli a indire speciali preghiere per assicurare l'esito favorevole di quell'importantissima adunanza. Sono certo che tutti, da figli affezionati, alle pratiche e preghiere che si faranno in comune vorrete aggiungerne altre privatamente; nondimeno sento il bisogno di farvi ancora una calda raccomandazione. Dobbiamo pregare, e pregar molto, perchè la nostra Ausiliatrice ci ottenga dal Signore questa grazia, e affretti così il sospirato giorno in cui potremo venerare il nostro buon Padre come Beato.

5. Un'ultima raccomandazione. .£ imminente la stagione dei bagni, e io penso con gran pena alle tante disgrazie che sono già succedute in Congregazione per causa di essi! Mosso dal desiderio di evitarle in avvenire più che sia possibile, prego caldamente gl'Ispettori di non permettere che alcuno vada ai bagni se non per ordine esplicito del medico, e di provvedere che in tal caso i bagni si facciano in luoghi sorvegliati da personale apposito, esperto nel nuoto. Per i bagni di nettezza si provveda in casa.

Invoco sopra di tutti voi, miei carissimi confratelli, la bene-. dizione di Maria Ausiliatrice, affinchè possiate terminare felicemente l'anno scolastico e fare poi dei buoni e fruttuosi Esercizi spirituali. E voi nelle vostre preghiere non dimenticate

il vostro aff.mo in C. J.

Sac. FILIPPO RINALDI.

Il Direttore spirituale.

In prossimità dell'epoca degli esercizi spirituali sente il bisogno di ricordare a tutti i coi fratelli il dovere che, specialmente in forza dell'art. 159 delle nostre Costituzioni, essi hanno di fare ogni anno gli esercizi spirituali.

Prega quindi i Direttori a voler disporre per tempo le occupazioni della loro casa in modo che davvero ogni confratello, nessuno escluso, adempia a questa prescrizione della regola, dall'osservanza della quale tanto bene si ripromettono i Superiori per l'anima di ciascuno e per la Congregazione.

Per soddisfare alla regola però non basta fare qualche giorno di esercizi, ma si deve prendere parte a tutta la muta scelta, dall'apertura alla chiusura. Nè si deve derogare da questa norma col pretesto che la muta è di 10 giorni, mentre strettamente parlando chi non deve emettere i voti nè ricevere ordini sacri non è tenuto che a 6 oppure 8 giorni. Se non si vuol fare 10 giorni di esercizi si vada ad una muta più corta, ma sceltane una per qualsiasi ragione si deve essere puntuali a cominciarla, e rimanervi fino al termine.

È poi da tutti risaputo quel che i maestri di spirito insegnano ossia che gli esercizi spirituali perchè riescano bene non solo non si devono interrompere con uscite o sospensioni, ma si devono fare nel più grande raccoglimento, lasciando in tal tempo le altre occupazioni per poter attendere solo all'anima. propria. Perciò nessuno andando a fare gli esercizi si impegni in affari di natura diversa da compiersi durante gli esercizi. stessi. Tali affari, se ci sono, siano sbrigati o prima o dopo ma non durante gli esercizi. Così pure si faccia in modo da non venire importunati in quel tempo di raccoglimento 'e di preghiera da corrispondenza epistolare di sorta, come anche di non aver bisogno di sbrigarne.

Ricorda a questo proposito le vivissime raccomandazioni che facevano con tanta frequenza ed insistenza gli indimenticabili nostri Superiori Don Mia e Don Albera. Vogliano gli Ispettori invigilare e, ove occorra, insistere sull'osservanza di queste norme e Dio li premierà col far si che gli esercizi siano veramente quel che devono essere, vale a dire una vera rinnovazione di spirito religioso in tutti i confratelli ed apportino tutti quei frutti che essi stessi da questi si aspettano.

***

Ha dovuto notare, con una certa frequenza, irregolarità che si commettono nel fare il noviziato e le successive professioni religiose. Le conseguenze di tali irregolarità talora sono gravi, nè si possono rimediare che ricorrendo alla S. Sede, cosa che non torna gradita. Ad evitare simili inconvenienti richiama l'attenzione degli interessati, ma specialmente degli Ispettori, su quanto è prescritto.

Qui, senza voler fare una trattazione della materia, si permette solo di ricordare alcune disposizioni che più facilmente sono dimenticate. Ma non bisogna accontentarsi della conoscenza di questi pochi punti sibbene studiare completamente tutta la materia.

NOVIZIATO.

10 «Il noviziato comincia quando l'aspirante, ammesso dall'Ispettore, con l'approvazione o la conferma del suo Consiglio, entra nella casa di noviziato e si pone alla dipendenza del Maestro » (Art. 174).

Approvazione del Consiglio, se questa avviene contemporaneamente all'ammissione ; conferma, se l'approvazione avviene dopo.

20 Il noviziato dev'essere fatto

a)    Post completum decimum quintum saltem aetatis annum (Can. 555). Perciò, per disposizione del Can. 34, § 3, no 30, chi è nato, e. g., il 30 Giugno 1912 non potrà validamente cominciare il noviziato che il 10 Luglio 1927.

b)    Per annum integrum et continuum. Quindi colui che cominciasse il r °viziato il 10 Luglio 1927 non yotrebbe, per disposizione dello stesso Can. 34, emettere validamente la professione prima del 2 luglio 1928.

30 Ad evitare pericoli di nullità, la prova ulteriore cui si giudicasse opportuno sottoporre il novizio dopo un anno (Articolo 181 delle Costituzioni e Can. 571, § 2) sia fatta in casa di noviziato. (Atti del Capitolo Superiore A. III, n° 18, p. 61).

PROFESSIONE RELIGIOSA TEMPORANEA.

1.      La prima professione religiosa deve farsi nella casa di noviziato (Can. 574, § 1).

2.      La durata della professione temporanea non può essere inferiore ad un triennio (Can. 574). Nel computare questo triennio non si deve tener conto del tempo che il socio, costretto ad interrompere la prova, passa sotto le armi.

Per chi è soggetto al servizio militare bisogna inoltre tener presenti tutte le disposizioni del Decreto Inter reliquas del primo Gennaio 1911, delle Declarationes Decreti « Inter reliquas» del primo Febbraio 1912 e di quelle del 15 Luglio 1919. Credo opportuno richiamare alla memoria quanto segue:

Ritornato il socio dal servizio militare faccia un corso di esercizi spirituali e quindi rinnovi la professione temporanea che sarà di varia durata secondo questi casi:

a)    Se il socio prestò servizio militare almeno per un anno, e prima di cominciare il servizio militare era stato legato almeno un biennio dai voti è necessario e sufficiente rinnovi i voti per un anno.

b)   Se il servizio militare durò meno di un anno, la professione può essere solamente di un periodo di tempo uguale a quello passato sotto le armi qualora questo tempo, sommato con quello di voti temporanei trascorso prima del servizio militare, faccia almeno un triennio. Altrimenti è necessario che la durata dei voti sia fino a compiere il triennio.

c)    In ogni caso il socio ha facoltà di chiedere ed il Superiore di esigere, se lo giudica conveniente, la rinnovazione dei voti per un triennio.

3.      I voti triennali non si possono fare per la terza volta. (Can. 574, § 2).

4.    Elapso tempore ad quod vota sunt nuncupata renovationi votorum nulla est interponenda mora (Can. 577, § 1).

È in facoltà dei superiori per giusta causa di permettere che si anticipi, però non ultra mensem, la rinnovazione dei voti temporanei (Can. 577, § 2).

PROFESSIONE PERPETUA.

Per la validità della professione perpetua è necessario:

a)    Che vi sia l'ammissione dell'Ispettore, fatta dopo aver udito il Capitolo della Casa e il Consiglio Ispettoriale (Costit., Art. 185 e Can. 105).

b)   Che sia emessa dopo il 21° anno di età. Perciò chi è nato il 31 Dicembre 1910 non può emettere la professione perpetua che il 10 Gennaio 1932 (Can. 34).

c)    Che sia stata preceduta da un triennio di voti temporanei. Questo triennio non può essere abbreviato neppure di un giorno. Però si tenga presente la disposizione del Can. 34, § 3, n. 30, per cui se la prima professione fu emessa, p. es., il 31 Dicembre 1923, la professione perpetua potrà farsi il 31 Dicembre 1926.

2. Chi dopo il primo triennio di professione religiosa rinnova i voli per un altro periodo temporaneo di voti non è tenuto a compiere questo periodo, e quindi può, se è ammesso dal proprio Superiore e ci sono le altre condizioni richieste, fare anche prima la professione perpetua.

24 settembre 1926

Convegni dei Direttori – 2° centenario della Canonizzazione di S. Luigi Gonzaga  - Strenna per il 1927

I.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE

J. M. J.

Miei carissimi figli in Gesù Cristo,

1. Non posso a meno di mettervi tutti a parte delle grandissime consolazioni che ha provato il mio cuore di padre durante le belle e care riunioni dei nostri Direttori a Valsalice.

Al vedere come tutti seguivano col più vivo interesse la trattazione dei temi, mostrandosi ben compresi della somma importanza di essi per un sempre più prospero e fruttuoso sviluppo della nostra Società, e come le discussioni si svolgevano in una serenità affettuosa e cordiale, portando ciascuno il contributo della propria saggezza:" ed esperienza e dei propri consigli, con la mira unica e costante di far regnare sempre più puro e genuino lo spirito di D. Bosco in ogni manifestazione della vita e dell'attività salesiana; al vedere 2 tutto questo, dico, mi sentivo profondamente ammirato e commosso, e pensavo con quale occhio di paterna compiacenza Don Bosco dal: cielo doveva contemplare e benedire questo convegno di suoi figli, così animati di zelo nel continuare l'Opera sua sempre secondo le sue vedute e direttive.

Di questa felice riuscita ho reso e rendo ancor grazie al Signore

alla Vergine SS. Ausiliatrice, implorando per tutti i nostri carissimi Ispettori e Direttori l'abbondanza degli aiuti celesti, affinchè, tornati ciascuno al proprio campo di azione, possano lavorare con impegno a tradurre in atto i loro santi propositi, e le norme stabilite di comune accordo per il maggior bene nostro e dei giovar affidati alle nostre cure.

Ai due convegni presero parte complessivamente circa trecento Direttori e venticinque Ispettori, il Procuratore Generale, e il Capitolo Superiore al completo; e i temi discussi tanto nel primo quanto nel secondo furono i seguenti:

1)    Vocazioni: relatore il Rev.mo D. Giraudi Fedele;

2)    Cura del personale: relatore il Rev.mo D. Tirone Pietro;

3)    Ordinamento degli studi: relatore il Rev.mo D. Fascie Bartolomeo;

4)    Missioni: relatore il Rev.mo D. Candela Antonio;

5)    Scuole professionali e agricole: relatore il Rev.mo D. Vespignani Giuseppe;

6)    Cooperatori ed Ex-allievi: relatore il Rev.mo D. Ricaldone Pietro.

Come ho già fatto al termine di quelle riunioni, così anche ora faccio voti che esse abbiano a ripetersi in avvenire, convinto come sono del grande vantaggio che non può a meno di derivarne alla nostra amata Congregazione.

I singoli Relatori hanno premesso splendide relazioni al tema da loro svolto; e mi duole che nel riassunto che troverete più oltre non si siano potute riportare che in parte, per ridurre la materia alla maggior brevità e precisione possibile.

2. In un numero precedente degli Atti (p. 441 e seg.) ho già richiamato la vostra attenzione sul secondo Centenario della Canonizzazione di S. Luigi Gonzaga, che si compirà col 31 dicembre di quest'anno, insistendo sulla necessità di celebrarlo degnamente anche noi Salesiani, non solo come figli devoti della Chiesa, ma in particolare come figli di Don Bosco, e indicandone anche la maniera.

Lasciate adesso ch'io vi rinnovi una calda raccomandazione a questo riguardo. Desidero che l'anno scolastico in cui stiamo per entrare, sia davvero un anno aloisiano per i nostri giovani. A questo deve animarci anche la parola del Santo Padre Pio XI, il quale, nella Lettera Apostolica indirizzata in occasione del Centenario suddetto al Generale dei Gesuiti, si degnò di far espressa menzione del nostro Ven. Padre D. Bosco quale devoto di S. Luigi, in questi termini: « E per citare uno solo tra i più recenti educatori e maestri della gioventù, Don Giovanni Bosco, egli non solo fu teneramente devoto di S. Luigi, ma tal devozione lasciò in eredita ai suoi figli, e soleva vivamente inculcare a tutti i fanciulli che prendeva sotto il suo magistero educativo; e tra essi s'innalzò sopra tutti nell'imitazione di S. Luigi l'anima candidissima di Domenico Savio, che per sì breve tempo Dio concesse e lasciò all'ammirazione degli uomini sulla terra ».

Il Santo Padre ha ricordato Domenico Savio come esempio del gran frutto che otteneva Don Bosco tra i giovani per mezzo della devozione a S. Luigi; ma se ne potrebbero citare molti altri, come Michele Magone e Francesco Besucco, nella vita dei quali appare manifesto il benefico influsso di questa devozione; anzi si può dire che ad essa in gran parte si deve se nell'Oratorio sbocciarono tanti bei fiori di santità angelica.

Già vi dissi l'altra volta quale sia il miglior omaggio che possiamo fare a S. Luigi in questo suo Centenario: rinnovarci e ritemprarci nell'imitazione di Don Bosco, promuovendo questa devozione nel modo e per i fini da lui voluti. Don Bosco propose San' Luigi a modello dei suoi giovani soprattutto per animarli a conservare immacolato il bel giglio della purità, usando a tal fine i mezzi che usava il Santo: mortificazione dei sensi, distacco da ogni cosa terrena, frequenza dei Sacramenti. E per incoraggiarli a ciò coi vincoli dell'unione, e fortificarli col vicendevole appoggio morale, fondò la Compagnia di S. Luigi, che ebbe l'onore di contare tra i suoi primi soci S. S. Pio IX, il Cardinale Giacomo Antonelli, Mons. Fransoni, Arcivescovo di Torino, e altri cospicui Prelati.

I nostri buoni Direttori si sforzino di seguire anche in ciò gli esempi paterni: facciano conoscere ai giovani la vita di S.Luigi, e anche quella dei nostri santini che emularono le sue virtù; promuovano le pratiche di pietà in suo onore, quali si trovano nel. Giovane Provveduto; e consacrino una cura tutta speciale alla Compagnia di S. Luigi, per mantenerla nello spirito che le diede Don Bosco, spirito che si rivela nel Regolamento di essa, compilato da lui medesimo.

Oltre a queste cose — che si debbono fare sempre, e non solo quest'anno, come ben comprendete — ve ne suggerisco alcune altre, da farsi per celebrare il Centenario con la dovuta solennità, com'è pur desiderio del S. Padre:

a) Si prepari la celebrazione mediante riunioni dei giovani, nelle quali si tratti di Don Bosco e San Luigi: della vita casta, mortificata di questo Santo, del suo disprezzo per le cose mondane;

dell'influenza che la sua devozione ha da esercitare sull'educazione salesiana.

b) Nel tempo che si riterrà più opportuno, si celebri una gran festa, con solenni funzioni in chiesa, e con una bella accademia, non omettendo di far recitare bene il dramma che tratta della vita e vocazione di S. Luigi. Mi piace qui ricordare che fu questo dramma che diede la spinta decisiva alla vocazione del nostro compianto Mons. Lasagna, come si legge nella sua biografia (pag. 38).

Confido che tutti vi adoprerete con impegno affinchè i festeggiamenti salesiani in onore di S. Luigi Gonzaga abbiano a riuscire tali, da poter degnamente figurare tra quelli che gli verranno tributati dall'intero mondo cattolico; in tal modo vi dimostrerete veri figli di D. Bosco, e fedeli continuatori del suo pensiero e delle sue opere.

3  Termino col darvi la STRENNA per il 1927:

1° AI CONFRATELLI:

Osservare il silenzio dalla sera dopo le orazioni fino alla colazione del giorno seguente, come voleva Don Bosco, e come prescrive la Regola. (Cost. a. 15).

2° Ai GIOVANI:

Onorare S. Luigi Gonzaga imitando le sue virtù e invocandolo divotamente.

Coi migliori augurii per il prossimo anno, vi benedico di gran cuore nel nome del nostro Ven. Padre, e raccomandandomi alle vostre preghiere mi confermo a voi tutti

aff.mo in C. J.

Sac. FILIPPO RINALDI.

RESOCONTO

dei Convegni tenuti dai Direttori Salesiani a Valsalice
nell'estate del 1926.

AVVERTENZA. = Il Convegno dei Direttori d'Europa ebbe luogo dal 26 al 28 luglio; quello dei Direttori d'Italia dal 30 agosto al lo settembre. Siccome però i temi trattati in entrambi furono i medesimi, così la materia, nel riassunto che segue, venne fusa e ordinata in un sol tutto.

Parole d'introduzione del Rev.mo Sig. D. Rinaldí.

Vi abbiamo convocati per sentire la parola dell'esperienza di ciascuno di voi, per comunicarvi i nostri pensieri e discuterli, col fine di attuare sempre più perfettamente gl'ideali di Don Bosco. Il compianto Card. Richelmy ebbe a dire che D. Bosco aveva prevenuto i tempi, prevedendo mezzo secolo prima quello -che si doveva fare per il bene delle anime; e ognuno di noi ha potuto toccar con mano che, quanto più ci avviciniamo a Don Bosco, tante) migliori sono i risultati delle nostre fatiche; mentre quanto più ce ne allontaniamo, tanto meno si ottiene. Perciò in queste nostre riunioni non avremo altro intento che quello di studiare, di approfondire le idee di Don Bosco, per poter conformare ad esse ogni nostra attività. Il Capitolo Superiore ha già studiato i varii temi da trattarsi, e ora invita voi a discuterli, dando a tutti ampia libertà di esporre le proprie idee, e di far conoscere quel che vi sembra possa conferire alla maggior gloria di Dio e alla salvezza delle anime ».

PRIMO TEMA.
VOCAZIONI.

Le vocazioni furono uno dei fini principali che Don Bosco prefisse all'Opera sua: egli ci diede il più luminoso esempio d'un apostolato in favore delle vocazioni, tracciando nel medesimo tempo il programma da seguirsi; e voleva che ogni Direttore Salesiano fosse .soprattutto un cultore solerte ed efficace delle vocazioni. Le sue tracce furono fedelmente seguite dai suoi successori Don Rua, Don Albera e Don Rinaldi, che con gli scritti e coll'opera mostrarono di avere sommamente a cuore le vocazioni. E la ragione che ha indotto a dare a questo tema il primo posto non è soltanto l'ordine logico, ma anche la 'generale convinzione che il problema delle vocazioni costituisce la pietra angolare su cui poggia l'avvenire di tutta l'Opera Salesiana.

Ciò posto, le vocazioni si possono e si devono far sorgere in ogni campo dell'azione salesiana, nessuno escluso: non solo negli Ospizi, ma anche nei Collegi, nei Pensionati, negli Oratorii festivi e quotidiani, nelle Parrocchie; anzi lo zelo ci deve spingere a cercar vocazioni anche fuori delle nostre Case, nelle famiglie private, nei Circoli, nelle Unioni giovanili, dovunque c'è della gioventù che possiamo avvicinare colla parola, colla predicazione, colle conferenze, colle rappresentazioni teatrali, colla penetrazione della nostra. stampa.

E tutti i soci debbono cooperare a promuovere le vocazioni, portando ciascuno il contributo del suo esempio con una vita veramente salesiana, e della sua azione, proporzionata col posto che occupa. Nessuno deve credersi dispensato dal far la sua parte: dal confessore, che entra nell'intimità delle anime, fino al cuoco e al più umile scopatore, che col loro lavoro cooperano pure a render amabile la vita collegiale e care anche le mura, della casa salesiana. Maestri, Capi d'arte, Assistenti, Sacerdoti e Coadiutori lavoreranno a sopprimere nei giovani, mediante l'applicazione del nostro sistema, quei difetti che costituiscono , i principali ostacoli al germogliare delle 'vocazioni religiose e sacerdotali, cioè: la corruzione precoce, l'indebolimento dello spirito cristiano, il rammollimento del carattere, la mondanità. Tutti quanti infine, col loro contegno, debbono dimostrare di amarsi e rispettarsi, di amare e rispettare la Casa e la Famiglia di cui fanno parte.

Questa collaborazione di tutti i soci, la. chiedano gl'Ispettori e i Direttori nelle conferenze mensili, nelle adunanze dei Capitoli, nei rendiconti personali, creando in ciascuno la coscienza d'un così grave dovere e suggerendo i mezzi che ne possono facilitare l'adempimento.

2° Buoni mezzi di propaganda a questo fine sono i seguenti:

a)    La diffusione della nostra stampa (Bollettino Salesiano, Gioventù Missionaria, Foglietti delle Case, Vite di Don Bosco, Domenico Savio, ecc.), in casa e fuori.

b)   La corrispondenza epistolare dei Novizi e dei Chierici degli Studentati coi giovani dei collegi dond'essi provengono, con gli amici e coi familiari; e la propaganda dei collegiali stessi, nel corso dell'anno, con le loro lettere, e particolarmente durante le vacanze autunnali; al qual proposito viene citato ad honorem l'esempio degli aspiranti d'Ivrea, dove gli alunni del 4° anno si sono proposti di trovare ciascuno un erede, e qualcuno ne ha trovato due, tre, e più ancora. I giovani siano convenientemente preparati a tale propaganda prima della partenza per, le vacanze, con una giornata missionaria o con altre iniziative del caso.

c) Il rev.mo sig. D. Rinaldi raccomanda che ciascun Ispettore istituisca nel luogo più conveniente della sua Ispettoria un Corso di Esercizi spirituali per i giovani, frequentino essi o no le nostre Case. E dà incarico al remo sig. D. Tirone di vigilare e provvedere, d'intesa coi singoli Ispettori, perchè fin dal prossimo anno questa iniziativa si applichi nel modo stabilito, cioè designando per tempo buoni predicatori, affinchè possano. prepararsi convenientemente; scegliendo un adatto personale di vigilanza; e operando una saggia selezione tra i giovani che chiedono di prender parte agli Esercizi.

Quanto alla spesa relativa, s'interessino amici e Cooperatori; per la quota da far pagare agli esercitandi, si stia al di sotto di quella fissata dalle Federazioni, anche a costo di sacrifizi. Per assicurare là più larga partecipazione, si faccia conveniente propaganda nei collegi e negli oratorii festivi.

3° Le Case-Ospizio vengano ordinate in modo speciale a coltivare le vocazioni. Ciò è voluto dall'art. 6 delle Costituzioni. Ogni Ispettoria perciò deve avere di queste Case, cioè Ospizi propriamente detti, e Case per Figli di Maria e per Aspiranti. Si ricorda che, giusta l'art. 363 dei Regolamenti, la Casa Ispettoriale dev'essere un Ospizio con studenti, artigiani e Oratorio festivo.

Negli Ospizi per Figli di Maria non si accettino che giovani d'età avanzata (Cost. a. 6), cioè, nei limiti stabiliti dai Superiori, dai 14 ai 25 anni circa. I giovani d'età inferiore ai 14-anni si raccolgano nelle Case per Aspiranti, purchè abbiano compiuto il corso elementare e possano cominciare il ginnasio.

Le Case per Aspiranti Missionari sono in questo momento sotto la diretta sorveglianza del Capitolo Superiore.

I giovani più poveri, che han bisogno di riduzioni nella pensione, in via ordinaria si indirizzino- agli Ospizi, e non alle Case per Aspiranti. E non è conveniente inoltrare i giovani dagli Ospizi alle Case di formazione prima che abbiano terminato il corso degli studi; anche l'ambiente dell'Ospizio dev'essere mantenuto favorevole alle vocazioni.

Ottima iniziativa quella di certi Ispettori e Direttori che mantengono giovani aspiranti in altre Case; ma non basta: ciascuno faccia di tutto per coltivare vocazioni anche nella ,Casa propria, se vuol conservarne il buono spirito.

 4° Mezzi per suscitare le vocazioni.

a)    Creare innanzitutto un ambiente propizio nelle nostre Case. Un santo e giocondo entusiasmo deve informare e* colorire tutta la vita salesiana, e trovare le sue note più alte-nelle feste religiose ben preparate, nelle accademie, nelle dimostrazioni tradizionali di affetto e di riconoscenza ai Superiori della Casa, nelle commemorazioni, nei divertimenti stessi ordinari e straordinari, nelle passeggiate. Le passeggiate dei nostri alunni abbiano qualche volta per meta le nostre Case di Noviziato.

b)   Attuare il sistema preventivo; ciò fu indicato a Don Bosco dal personaggio misterioso del sogno del 9 maggio 1879 ,(V. Atti del Cap. Nov. 1925), con queste parole: «.I Salesiani avranno molte vocazioni colla loro esemplare condotta, trattando con somma carità gli allievi e insistendo sulla frequente Comunione ».

c) Vivere e far vivere la vita salesiana, ch'è vita di famiglia. Lo spirito di famiglia, in cui l'autorità dei Superiori non si fa sentire con imposizioni militaresche, ed è l'amor filiale che muove la volontà dei sudditi a prevenire anche i loro semplici desiderii, questo spirito è il terreno più propizio al sorgere -delle vocazioni. Per questo occorre allegria, eguaglianza d'umore, ,amabilità fatta di fratellanza e di rispetto.

cl) Interessare Parroci e Cooperatori a cercare giovani che sentano in cuore la vocazione religiosa, e ad indirizzarli a noi. A questo proposito il sig. Don Rinaldi raccomanda che si dia sempre generosa ospitalità ai Parroci, per farsene degli amici e degli efficaci propagandisti.

e) Nelle regioni feconde di vocazioni religiose si mandino sacerdoti salesiani a fare un giro di propaganda e a raccogliere giovani che diano speranza di vocazione, sempre però d'intelligenza coi Parroci.

50 Mezzi per coltivare le vocazioni.

a)      Un primo mezzo è di avvicinare e studiare i giovani, soprattutto in ricreazione, come faceva D. Bosco. I Direttori permettano, anzi favoriscano le visite dei giovani in direzione, per ascoltare i loro bisogni, le loro confidenze, le loro pene, accogliendoli con familiarità paterna.

b)       Si dia grande importanza all'istruzione religiosa (catechismo, prediche, conferenze): il che significa in primo luogo non tralasciarla, e in secondo luogo affidarla a chi sia capace d'impartirla seriamente e di farla apprezzare, amare, desiderare. Si ricorda che, giusta l'art. 130 del Regolamento, ogni domenica si deve fare mezz'ora di catechismo, nè da ciò dispensa l'istruzione domenicale; solo nelle grandi solennità si può tralasciare, ratione solemnitatis.

Dove c'è deficienza di personale, si lavori a formare tra i giovani più grandi dell'Oratorio festivo dei buoni catechisti.

Il Direttore nel discorsino della buona notte parli con frequenza della vocazione religiosa: questo è un prezioso segreto per deporre o risvegliare il germe di essa nell'anima dei giovani, in- quei momenti di raccolta intimità nei quali egli parla come un padre ai suoi figli.

e) Si promuova la pietà e la frequenza ai Sacramenti. Sono buone occasioni per tal fine il 10 Venerdì del mese, la Commemorazione del 24, l'Esercizio di Buona Morte.

d) Si istruiscano i giovani intorno alla vocazione in generale, e a quella salesiana e missionaria in particolare. Compito delicato, che spetta particolarmente al Direttore, al Catechista, al Confessore, ai Maestri delle classi superiori. Si usi pure prudenza, ma non si tema di parlarne per i primi ai giovani: è doveroso l'istruirli sopra un soggetto di tale importanza. E si faccia conoscere ai giovani Don Bosco e l'Opera sua, istruendone i nuovi venuti al principio di ogni anno scolastico.

e)    Direttore e Catechista abbiano una cura tutta speciale delle Compagnie, che, ben coltivate, oltre al promuovere la pietà e la moralità, possono costituire una magnifica palestra di propaganda, di esercitazione oratoria, di affermazione coraggiosa contro ogni rispetto umano.

f)      Si coltivi tra i giovani la purezza. In ciò si sia gelosamente fedeli al metodo di Don Bosco, senza lasciarsi fuorviare da certi metodi moderni, per lo più d'origine protestante. E non si tolleri nelle nostre Case il vizio contrario alla purezza (V. Regolamenti, art. 118).

Oltre ai mezzi conosciuti e raccomandati dalle Costituzioni e dai Regolamenti, s'impediscano a qualunque costo le rappresentazioni in cui i fatti esposti, le movenze dei personaggi, la foggia del vestire, ecc. sono tutta una scuola di vanità, di mondanità; e troppo spesso di sottile immoralità. L'idea del Superiore, dice il sig. D. Rinaldi, è che il Cinematografo si debba sopprimere: con certe films non caveremo nessun bene, sia nei collegi come negli oratorii festivi: faremo del male ai giovani, i quali perderanno alla domenica le buone idee raccolte durante la settimana. Si ammettano solo le films di missioni, d'istruzione e di documentazione; del resto si sostituiscano al cinematografo le proiezioni luminose, e ancor meglio le rappresentazioni teatrali, tanto utili, nel pensiero di Don Bosco, all'educazione giovanile. — Dove non si possa abolire del tutto il Cinema, il Direttore si assuma personalmente la responsabilità di scegliere le films; e stia in guardia in ciò dall'essere troppo indulgente riguardo all'Oratorio festivo, quasichè i ragazzi di fuori abbiano una minore sensibilità morale.

Venga altresì regolato l'uso, moralmente pericolosissimo, della Radiotelefonia, con troppa fretta introdotta qua e là nelle nostre Case; ma di questo si tratterà nel secondo Tema.

-Una particolarissima vigilanza si deve usare sui libri e sulle pubblicazioni illustrate che per tante vie possono venire in mano ai giovani, con danno incalcolabile anche per le vocazioni.

Si vegli molto sulla modestia del vestire dei nostri alunni (Regolam. art. 116). Il signor Don Rinaldi raccomanda che si facciano usare le calze lunghe da coloro che hanno i calzoni corti, facendo menzione di ciò nel programma stesso del collegio, come ha già fatto felicemente qualche Direttore.

Si mantengano nei dovuti limiti gli esercizi sportivi, divenuti causa di dissipazione spirituale.

g)    A coltivare le vocazioni giova molto la buona scelta degl'insegnanti nelle classi superiori, e dei confessori. Si raccomanda caldamente che gli Ispettori e Direttori mettano a profitto la loro esperienza, prestandosi volentieri a confessare fuori delle Case soggette alla loro giurisdizione.

h)   Si assistano anche durante le vacanze autunnali i giovani che dànno speranza di vocazione, con la frequente corrispondenza, e soprattutto raccogliendoli a modo di villeggiatura in qualche Casa adatta. Le Case di formazione riducano tali vacanze più che sia possibile; e quando i giovani vanno a passarle in famiglia, vengano raccomandati 'al Parroco; e al ritorno si esiga da loro un suo certificato di buona condotta.

i)     Quanto alle opposizioni che possono fare i parenti o altri interessati, non è còmpito nostro l'intrometterci tra il giovane e gli oppositori, perchè è lui che deve decidere: si consigli e s'incoraggi; e il Direttore procuri, con prudenza, di far comprendere ai parenti la grazia e l'onore che viene alla famiglia che regala al Signore una vocazione religiosa.

l) Infine è importantissima una buona scelta degli Ascritti, escludendo chi non ha la dovuta preparazione morale e intellettuale, e informandosi prudentemente , anche sulle famiglie da cui gli Ascritti provengono. In ciò si tengano presenti le disposizioni del Decreto relativo alla ricerca dei candidati idonei, pubblicato negli Acta Apostolicae Sedis del 15 luglio 1912. Sarà pure utilissimo rileggere sovente l'esauriente circolare del sig. D. Albera sulle Vocazioni (Raccolta, pag. 439).

Per togliere poi i nuovi ascritti ai pericoli che possono incontrare rimanendo presso i parenti, non si tardi a mandarli alla Casa destinata perchè vengano assistiti e preparati a entrare nel noviziato.

Il rev.mo signor Don Rinaldi chiude la discussione dell'importantissimo tema con queste parole: « È edificante quanto abbiamo udito, perchè da tutti si è manifestato un grande interesse per aumentare le vocazioni. Lavoriamo dunque con impegno a questo fine, evitando però sempre di contrastare con chicchessia o di fare comunque opera di divisione.

» Coltivando le vocazioni, molte Case vedranno migliorare il loro spirito religioso; e anche i giovani che non hanno vocazione, faranno miglior riuscita e come cristiani e come cittadini.

» Mi limito a raccomandarvi tre cose. Prima di tutto fate conoscere sempre più Don Bosco, ai giovani, agli amici, ai Cooperatori. Siamo ben poco conosciuti. Quando Don Bosco viveva, in proporzione era più conosciuto che adesso, e attirava vocazioni colla fama della sua santità, non solo tra i giovani, ma anche tra persone ragguardevoli. Bisogna quindi far conoscere Don Bosco come l'uomo dei tempi, l'uomo della pietà intensa nell'azione.

» In secondo luogo converrebbe che in ogni paese si scrivessero biografie di giovanetti che si siano distinti nella pratica delle virtù, come fece Don Bosco per Domenico Savio, Francesco Besucco, Michele Magone; questi libretti faranno un gran bene e susciteranno molte vocazioni.

» La terza cosa è questa. Don Bosco coltivava le vocazioni con mezzi semplici. Dall'83 fino alla sua morte fui incaricato di una casa di formazione, e il buon Padre voleva che mi lasciassi vedere da lui ogni settimana. Ecco i mezzi che suggeriva: buono spirito nelle Case; condotta edificante dei confratelli; il Direttore avvicinasse molto i giovani, li ascoltasse sempre, e tenesse loro ogni quindici giorni una piccola conferenza, par. lando di cose buone e suggerendo le nostre idee.

» Per attrarre i giovani, facciamo conoscere Don Bosco; per coltivarli, impieghiamo i tre mezzi indicati; e quanto egli ottenne, noi pure l'otterremo.

» Termino invitando l'assemblea a fare un plauso al nostro carissimo Don Barberis, che tante benemerenze acquistò nel campo delle vocazioni salesiane, e ad imitarlo nell'entusiasmo con cui ha sempre lavorato per dare alla Congregazione molti e buoni operai ».

SECONDO TEMA.

CURA DEL PERSONALE.

Nel sogno che fece Don Bosco il 9 maggio 1879, un misterioso personaggio, .che aveva le sembianze di S. Francesco di Sales, gli disse: — Finchè i Superiori faranno la parte loro, la Congregazione crescerà, e niuno potrà arrestarne la propagazione.- — E gl'ingiunse di raccomandare ai Superiori stessi « ogni cura, ogni fatica per osservare e far osservare le Regole ».

Ora, dalle Regole si ricava che il Direttore Salesiano dev'essere Padre, Maestro e Superiore.

10 n Direttore deve anzitutto essere Padre. Ponga perciò «more alla casa che gli è affidata, e ricordi il divieto che gli fa l'art. 157 del Regolamento di assentarsene senza necessità e senza il permesso dell'Ispettore. Faccia il possibile per- non mancare mai alle refezioni comuni, e procuri che la conversazione sia sempre improntata a carità e cordialità, evitando le discussioni troppo vivaci.

Faccia buona e paterna accoglienza ai nuovi confratelli, e nei primi giorni conferisca sovente con loro, per conoscerli, e potersene così valere nel modo più conveniente.

Riceva con bontà i confratelli, non solo per il rendiconto (Reg. art. 159), ma ogni volta che hanno bisogno di lui, dando a ciò, possibilmente, la precedenza su ogni altra occupazione; li ascolti con pazienza, dia loro soddisfazione con risposte chiare e precise, e provveda realmente alle loro necessità: se deve dire di no, ne esponga la ragione. E dovendo rimproverarli, non lo faccia mai in pubblico, se non vuol perdere la loro confidenza. Si tenga sempre in contatto con loro, -nessuno escluso, ma in modo speciale coi chierici e coi coadiutori, e soprattutto con quelli del tirocinio pratico, i quali hanno maggior bisogno di consiglio e di aiuto; vegli con occhio paterno su di loro, e notando che qualcuno si mostra turbato o afflitto, lo avvicini subito per conoscerne la cagione, consolare e provvedere; salverà in tal modo molte vocazioni.

Sia padre altresì coi confratelli che gli chiedono ospitalità;

e più che padre verso gli ammalati, visitandoli con frequenza, (Reg. a. 160) e provvedendo a tutti i loro bisogni.

Se qualche confratello ha i parenti poveri e bisognosi di soccorso, egli ne avverta l'Ispettore, al quale spetta decidere in merito e provvedere il sussidio.

Un altro tratto paterno è quello di dare comodità a tutti i confratelli di fare le pratiche di pietà prescritte, e specialmente di procurar loro il bene degli Esercizi spirituali.

Una grande paternità egli deve pur praticare in occasione dei cambi di personale, procurando di raddolcire il provvedimento preso; e anche quando si deve licenziare un confratello, gli usi tutta la carità possibile; quanto ai sussidi pecuniari che questi domandasse, farà l'Ispettore quel che crederà meglio.

Al Direttore Salesiano appartiene pure la paternità spirituale; perciò faccia lui le prediche catechistiche domenicali alla comunità,' sull'esempio di Don Bosco, parlando in maniera da farsi capire anche da tutti gli alunni. Ciò deve fare anche il Direttore o Incaricato dell'Oratorio festivo. Dove c'è chiesa parrocchiale, il Direttore, non potendo fare l'istruzione, ch'è di competenza del Parroco, si riservi, la spiegazione del Vangelo agli alunni.

Così pure a lui, e non ad altri, spetta per regola il sermoncino della sera (Reg. a. 96); solo occasionalmente egli potrà, volta per volta, incaricarne altri Superiori. La pàrola del Direttore, dice qui il sig. D. Rinaldi, non è mai sostituita adeguatamente da nessun, catechista o consigliere, per dotto che sia; soltanto il Direttore può parlare da padre. Dove ci sono sezioni distinte, tenga il sermoncino alternatamente ora all'una e ora all'altra.

Il sermoncino poi sia breve, chiaro, paterno, di attualità: poche parole spontanee, che vengano dal cuore, commenta il sig. D. Rinaldi, e che siano ispirate dalle circostanze del tempo e del luogo.

Il rev.mo Superiore conclude l'argomento con queste parole: « Molte cose si son dette circa la paternità, e più se ne potrebbero aggiungere. Una parola voglio dirvi, e vorrei che fosse bene intesa. Tutti devono, trattar bene: la carità e le buone maniere sono doti che deve avere ogni educatore, e quindi ogni Salesiano. Ma la paternità è propria del Direttore, ed egli non deve lasciarsela sfuggire. P, lui ch'è padre, e non deve dividere la sua paternità coi confratelli. La usi lui, nelle parole e nei modi, e non ne ceda ad altri l'esercizio. Don Bosco, quand'era direttore, voleva che tutti fossero buoni con gli altri, ma la paternità la riservava a sè solo.

» Gl'Ispettori devono farlo capire ai confratelli, esortandoli ad avere verso il Direttore la deferenza affettuosa che si deve al padre. Il padre è quello che deve consolare, visitare gli ammalati, intervenire in tutte le cose di bontà e di paternità. Perciò la parola che dice il Direttore nel sermoncino della buona notte ha da essere distinta da quella che dicono altri Superiori: la parola buona, che va al cuore, ha da esser quella del Direttore.

» Anche a tavola è lui il padre. Dia il tono alla conversazione, e non discuta mai con alcuno. Non permetta che si parli male di chicchessia, che si muovano critiche alle autorità. Faccia le sue osservazioni come padre, non come critico; e dica sempre la buona parola. Così facevano Don Bosco, Don Rua, Don Albera: in questo modo tutti resteranno edificati ».

20 Il Direttore dev'essere anche Maestro, pur senza mai cessare di esser padre. Istruisca sempre i nuovi confratelli, e, quando occorre, anche gli altri, nell'ufficio ch'è loro affidato, spiegando quella parte dei Regolamenti che li riguarda, e aggiungendo i consigli pratici del caso. Ma non si sostituisca a nessuno: l'esperienza ha provato che, ciò è sempre dannoso. Dei Cooperatori e degli Ex-Allievi non si occupi lui personalmente, ma ne incarichi qualche confratello della Casa, preparandolo, ove sia necessario, a tale ufficio.

Raduni regolarmente il Capitolo, che è la scuola dei nostri futuri Direttori, trattandovi le cose vitali della casa, e osservando quanto prescrive l'art. 156 dei Regolamenti. Ricordi che alle riunioni del Capitolo non deve intervenire il confessore, quantunque eserciti in casa qualche ufficio; quindi ne ascolti il parere separatamente. Nelle cose in cui il parere del Capitolo è solo consultivo, egli può seguire le proprie idee, quando ha serie ragioni di farlo; ma procuri sempre di dare una soddisfazione ai Capitolari.

Eccellenti scuole di vita salesiana sono le conferenze quindicinali, e le tre pedagogiche, prescritte dall'art. 158 dei Regolamenti, come pure i rendiconti mensili. Sono questi tra i più gravi doveri di coscienza del Direttore; non adempiendoli bene, riuscirebbe vano ogni altro suo sforzo per il buon andamento della casa; mentre il puntuale adempimento di essi basta da solo ad assicurarlo. Nè il piccolo numero dei confratelli della casa è un motivo plausibile per dispensarsene.

Al quesito se la lettura degli Atti del Capitolo Superiore possa sostituire le conferenze, si risponde affermativamente, purchè la lettura sia accompagnata da un opportuno commento. Del resto, secondo l'art. 18 dei Regolamenti, gli Atti sono da leggersi a mensa. Se a mensa vi sono degli invitati estranei, si tramandi tale lettura ad altro giorno, dice il sig. D. Rinaldi; e quanto ad estranei ospiti permanenti, si procuri di osservare la Regola, che vuole assicurarci la nostra libertà di religiosi a mensa: si separino in un altro refettorio, insieme col Prefetto, o con un altro confratello. In ogni caso bisogna intendersi col-_ l'Ispettore, che è responsabile dell'osservanza. della Regola.

La soluzione mensile del caso di coscienza è un'altra scuola, in cui il Direttore può e deve formarsi dei buoni confessori. Perciò non la tralasci mai, e se ne valga anche per uniformare il criterio dei diversi confessori della casa, specialmente su certi punti. Non dimentichi poi la soluzione del caso liturgico, attingendo ai libri ordinarii di liturgia.

30 Infine, senza cessar di essere padre, il Direttore deve pur esercitare il suo ufficio di Superiore; e l'ufficio per eccellenza del Superiore è quello di far osservare le Regole, dando egli per il primo l'esempio della più perfetta osservanza.

Si toccano solo alcuni punti di speciale importanza, o più facili a dimenticarsi, o dubbiosi.

a) Divieto di fumare e fiutar tabacco. Quanto al fumare, sia proibito in modo assoluto. Quando qualcuno ne offre, si dica chiaramente che i Salesiani non fumano. Qui il sig. D. Rinaldi fa rilevare il maggior rispetto che si nutre verso i nostri missionari appunto perchè non fumano. Questo divieto si estende anche ai famigli e agli esterni, mentre sono in casa nostra. (Reg. a. 161).

I confratelli che fumano, dice il sig. D. Rinaldi, non siano mai eletti nè-Direttori, nè Prefetti, e siano destituiti quelli che

fossero in carica. Si impedisca ai confratelli di tener denaro, e si esiga che rendano conto di quello che vien loro dato.

Il quesito, se nei grandi pranzi convenga alla fine offrire sigari agl'invitati estranei, viene risolto dal sig. D. Rinaldi in questo modo: « Il meglio sarebbe di astenersene, ma non sempre è possibile. D. Bosco non l'ha mai fatto, e anche Mons. Cagliero era in ciò intransigente. In Italia, Francia, Spagna, si può farne a meno; in altri paesi si faccia rarissimamente, e si procuri sempre di far, capire che noi Salesiani non fumiamo: sarà questo un freno per i confratelli ».

Quanto al fiutar tabacco, che è tollerato dalle Regole, chi ne ha il permesso non ne offra agli altri, affmchè l'abitudine non si estenda.

b) Radiotelefonia. Si enumerano i gravi inconvenienti che derivano dall'uso della radiotelefonia, tra cui: la violazione del silenzio dopo le orazioni della sera, che D. Bosco voleva severissimo; le mancanze contro la povertà; la perdita di tempo, la partecipazione a spettacoli mondani, coi relativi gravissimi pericoli per la moralità, pericoli rilevati dallo stesso Card. Dubois Arcivescovo di Parigi. « Molte Case -- dice il rev.mo sig. Don•Rinaldi — ne hanno fatto l'impianto, e sono arrivate anche ad averne varie stazioni. Ciò porta degl'inconvenienti graVi. Se accorrono vani confratelli a una sola stazione, si continuano le conversazioni particolari dopo le preghiere; se ciascuno ha il suo apparecchio, non cessano gl'inconvenienti, perchè si resta in comunicazione col mondo. Quando si ode solamente, vi è maggior pericolo che se si vedesse, perchè la fantasia lavora. Oltre a questo, al mattino quei confratelli non si troveranno alla meditazione ».

Per ovviare quindi a questi danni e pericoli, il rev.mo sig. D. Rinaldi ha stabilito: 1) che si proibisca rigorosamente ai confratelli di tenere, di acquistare o di prepararsi apparecchi radiotelefonici per conto proprio nelle loro stanze o celle, e anche nelle scuole o nei laboratorii; 2) che dove uno di tali apparecchi sia necessario, si chieda all'Ispettore il permesso di tenerlo o di farne acquisto; e l'apparecchio sia custodito sotto la personale responsabilità del Direttore, il quale determinerà quando si debba farne uso, e solo in rarissime e straordinarie occasioni ne permetterà l'audizione alla comunità, con orario e programma convenienti a una casa religiosa. 3) Negli Oratorii festivi, nelle Parrocchie, nei Circoli, quando per gravi ragioni l'Ispettore giudichi di dover concedere il ricevitore radiotelefonico, questo venga custodito dal Direttore, che dovrà moderare opportunamente il numero, la durata e- la qualità delle audizioni.

c) Vacanze. Il Direttore vegli perchè anche durante le vacanze si osservino le Regole. Non tralasci il sermoncino della sera, ancorchè siano pochi gli alunni e i confratelli. Vegli perchè non si stia in ozio, ed esorti i confratelli ad approfittare delle vacanze per fare o completare certi studi non potuti fare prima. Vegli altresì perchè nelle escursioni alpine i confratelli, specie i più giovani, non abbiano a trovarsi in gravi pericoli materiali e anche morali. E non vada e non lasci andar nessuno a passare le vacanze in famiglia: il motivo per recarsi in famiglia ha da essere una necessità della famiglia stessa, e non del confratello; perciò di vere e proprie vacanze in famiglia non è nemmeno da parlare.

Il sig. D. Rinaldi raccomanda che si conceda ai confratelli un po' di riposo e di cambiamento d'aria (Regol. a. 9), magari assegnando gl'Ispettori stessi un collegio in posizione amena , a tale scopo.

d)    Bagni dei confratelli e dei giovani. Il Direttore faccia osservare quanto fu stabilito al riguardo negli Atti del Capitolo, no 35, p. 460. E quanto ai giovani, vegli sulla loro incolumità non solo materiale, ma anche- morale.

e)     Pratiche di pietà. Esse sono il sostegno della nostra vita religiosa; perciò il Direttore- deve procurare col massimo impegno che tutti le compiano regolarmente. Vegli soprattutto sulla meditazione e lettura spirituale quotidiane e sulla confessione settimanale, non omettendo mai di avvisare quanto basta chi le trascurasse.

Chiedendosi qui una norma circa l'uso e l'opportunità del Confessore straordinario per i giovani e per i confratelli, il rev.mo sig. D. Rinaldi cita l'esempio di Don Bosco che a lui stesso, allora direttore a Mathi, suggeriva di « andare dal Parroco », se trovava difficoltà col confessore di casa. E dopo aver invitato l'assemblea a considerare la grande larghezza di D. Bosco, che su questo punto non aveva scrupoli riè debolezze, soggiunge:

« Purchè si osservi la Regola e si facciano le cose bene, non siamo restii a dare comodità di confessori straordinari. Piuttosto pensiamo a formare dei buoni confessori nostri, i quali senza dubbio soddisferanno molto di più e giovani e confratelli: nessuno meglio di loro saprà dire parole appropriate e conformi al nostro spirito.

« 011spettori poi assegnino alle Case confessori intelligenti e pii. S. Teresa voleva il suo confessore prima dotto che pio, pur desiderando che avesse dottrina e pietà insieme. Nel confessore è il più valido aiuto del Direttore per il buon andamento della Casa, per la conservazione della concordia, per lo sviluppo delle vocazioni, per impedire disordini; si faccia dunque di tutto perchè tale aiuto non abbia a mancare, ma sia dovunque valido ed efficace ».

Riguardo alle altre pratiche di pietà, al quesito se nelle chiese parrocchiali convenga fare funzioni distinte per gli alunni, il sig. D. Rinaldi risponde- richiamandosi all'esempio di Don Bosco, continuato nel Santuario di Maria Ausiliatrice. Vi sia, dice, una funzione unica; il predicatore, come Salesiano, deve sempre saper parlare in modo adatto anche ai ragazzi.

Si chiede inoltre se non si possano modificare le pratiche domenicali (ad es. dispensarsi dal canto dei Vespri) per conformarsi ad usanze locali. Si risponde ch'è sempre necessario avere un permesso scritto del Rettor Maggiore, come stabilì il compianto sig. D. Albera nella Prefazione alle Pratiche di pietà (p. 5). Il sig. D. Rinaldi esorta a stare alla Regola, senza chiedere eccezioni; e riferisce l'esempio della Polonia, dove ora si è introdotto in due Diocesi, dietro insistenza dei Vescovi, il canto del Vespro all'uso romano, mentre prima si cantava in polacco. « Se noi siamo fedeli alla nostra Regola, egli osserva, avremo il vanto del primato in molte belle iniziative ».

Nè vale l'obbiezione che alla domenica rimane poco tempo di studio. All'Oratorio si compiono integralmente tutte le pratiche di pietà prescritte, e tuttavia i nostri giovani anche nei giorni festivi studiano più degli esterni.

f) Povertà. Il rev.mo sig. D. Rinaldi raccomanda agli Ispettori di vigilare perchè i predicatori degli Esercizi spirituali non stiano a determinare quale sia la somma di danaro che costituisce materia grave contro il voto di povertà. « Questo, dice, non è un tema da esercizi: lasciamo tali questioni ai teologi; noi dobbiamo cercare la perfezione ».

Raccomanda altresì che si sopprimano, in ossequio all'art. 29 dei Regolamenti, gli occhiali con montatura d'oro: (vero o apparente), e che i denti d'oro si facciano rivestire di smalto.

g) Castità. Vengono stabilite le seguenti norme per i rapporti coi giovani, colla gente di fuori, e colle Suore:

1° Tutte le nostre Case devono avere uno o più locali ad uso di parlatorio, con porte a vetrate trasparenti, vicino alla portineria o in luogo facilmente accessibile, ove siano trattenute le persone che hanno da trattare coi giovani o coi confratelli.

2° Le camere d'ufficio abbiano porte a vetrate trasparenti, siano facilmente accessibili alle persone della casa, e non siano mai camere da letto.

Per prendere le misure di abiti e scarpe vi sia una piccola stanza, a vetrate trasparenti, presso il Capo-ufficio dei laboratorii.

Si procuri un orario d'ufficio bene stabilito, e sia sacro per tutti; in tal modo si vinceranno difficoltà che sembrano insormontabili.

Se oltre al Direttore, al Prefetto, al Parroco, al Capo-Ufficio dei laboratorii vi fosse qualche altro che avesse da ricevere i giovani, questo non si faccia assolutamente mai nella camera da letto, ma sempre o in un ufficio con la porta come sopra, o in un'aula scolastica a ciò designata. Ma sarebbe bene che il Catechista e il Consigliere si astenessero dal ricevere i giovani in tal modo. « La volontà di Don Bosco era che gli avvisi particolari si dessero nel cortile, o nel corridoio fuori della scuola, passeggiando ».

« Quanto al confessore — egli aggiunge -- riceva in chiesa e non in camera. E circa il modo di confessare si avverta che per disposizione della S. Sede si deve usar la grata anche con gli uomini. Si eviti di abbracciare i giovani. Don Bosco in fin di vita aveva una gran pena perchè, usando molta bontà verso i ragazzi, temeva di essere mal interpretato dai confratelli e dai ragazzi stessi. Egli però nel confessare non abbracciava mai. Accettiamo_ quindi le disposizioni della Chiesa e i suggerimenti dell'esperienza del nostro Ven. Fondatore ».

D'altronde, per quel che riguarda il Consigliere, si fa osservare che giusta l'art. 183-dei Regolamenti, il responsabile della disciplina generale è il Prefetto, il quale ha il proprio ufficio nelle condizioni volute.

3° Le persone estranee, specialmente se di sesso diverso, non si devono mai condurre nelle camere da letto dei confratelli, e neanche, senza grave necessità e senza il permesso del Direttore, nei dormitorii dei giovani. Il Direttore, o il Prefetto, può concedere ai genitori dei giovani, in principio d'anno, di vedere il dormitorio, ove ne facciano richiesta.

4° Ogni casa deve avere, per quanto è possibile, un reparto riservato ai confratelli. Si tratta di clausura semplice, quindi l'infrazione di essa non è soggetta ad alcuna pena canonica. Non essendo possibile avere un tale reparto riservato, si considerino le singole camere da letto dei confratelli come luogo di clausura per tutte le persone estranee, compresi i nostri giovani.

5° È assolutamente proibito di assumere in servizio donne per la pulizia dei dormitorii, delle aule scolastiche, delle cappelle interne, delle camere dei Superiori, e per altri lavori del genere. Occorrendo tenerne per la cucina, lavanderia e guardaroba, siano nelle condizioni che più sotto si daranno per le Suore.

Non si negano le difficoltà gravi che presenta l'osservanza di questa norma; tuttavia bisogna fare qualsiasi sforzo per superarle. La volontà di Don Bosco a questo riguardo è chiara: — Bisogna — egli disse, — risanare la Congregazione. — Dove si può, si sostituiscano alle donne le Suore; altrove si provveda con giovanetti. All'Oratorio si hanno due gruppi di famigli: i giovani e gli anziani; i giovani sono accuditi e hanno dormitorio a parte; e si hanno anche tra essi buone vocazioni.

Viene pure citato, a titolo di onore, l'esempio della Colombia, dove sono fiorite molte vocazioni di coadiutori, per cui non si sente affatto il bisogno di assumere donne per i servizi, e neanche Suore.

NORME RIGUARDO ALLE SUORE.

1° Negl'Istituti dove le Suore prestano l'opera loro, l'abitazione sia interamente separata da quella dei Salesiani, di modo che l'inno possa nè entrare nè uscire se non per la porta della loro casa che mette all'esterno.

2° Solo mezzo di comunicazione sia la cosidetta ruota, tanto per commestibili quanto per abiti, biancheria, arredi sacri e simili.

3° 11 Direttore vegli attentamente sulla scelta e sul modo di portarsi, delle persone che hanno qualche incarico relativo alle Suore.

4° Le Suore abbiano per le pratiche di pietà una cappella propria. Dove ciò non fosse poSsibile, assisteranno alle sacre funzioni nella chiesa della comunità, ma in apposito coretto munito d'inferriata.

5° Qualora, ritirandosi le Suore alla sera nella loro abitazione, non sia possibile accedere alla cucina o alla guardaroba, si procuri che in casa vi sia l'occorrente per supplire in caso di bisogno.

Si sia previdenti; e tra le previdenze ottima è quella di preparare dei buoni coadiutori.

Al quesito se si possa permettere alle Suore di assistere ammalati gravi in infermeria, il rev.mo sig. D. Rinaldi risponde perentoriamente di no, dichiarando che Don Bosco escluse l'opera delle Suore specificatamente per l'infermeria; e riassume il risultato della laboriosa discussione con queste parole:

» Bisogna provvedere sul serio a togliere certi inconvenienti. Anzitutto non si lascino girare le donne per la casa, per andar a visitare i confratelli, e neanche il Direttore. Le donne si riducano al parlatorio.

» Quanto ai servizi, si eviti assolutamente e subito d'impiegare donne nelle camere dei confratelli e dei giovani. Per cucina, lavanderia e guardaroba si provveda al più presto a mettersi in piena regola.

» A Don Bosco non piaceva aver donne in casa, benchè vi fosse sua madre all'Oratorio, e quelle di varii confratelli in altre Case; e fu anche per eliminare le donne, ch'egli istituì. le Suore di Maria Ausiliatrice. Per le Suore il controllo è più age- vole, avendo esse le proprie Superiore. Noi quindi possiamo adibire ai servizi di cucina, lavanderia e guardaroba le Figlie di Maria Ausiliatrice, e anche altre Suore, sempre però osservando i Canoni.

» Attualmente poche Case in ciò sono a posto; bisogna vincere ogni difficoltà, studiare bene le condizioni particolari della propria Casa, magari coll'aiuto dell'Economo Generale; ed è mio desiderio che si provveda entro quest'anno. Dio benedirà la nostra obbedienza alla Chiesa e al nostro Fondatore, che in questo fu di una delicatezza estrema.

» Un'ultima raccomandazione, su questo soggetto. Desidererei che per delicatezza non si dicesse mai: « le nostre Suore », ma si preferisse l'espressione più conveniente: « le Figlie di Maria Ausiliatrice ».

» E poichè si parla di Suore, raccomando caldamente agl'Ispettori, e in parte anche ai Direttori, di vegliare sull'opera delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Gl'Ispettori la seguano, specialmente all'estero: non c'è bisogno che passino delle ore nelle loro case, ma occorre che sappiano quello ch'esse fanno o non fanno, per poterle mantenere nella via che fu loro tracciata da Don Bosco. Veglino quindi perch'esse si attengano al programma salesiano: avvertano caritatevolmente, se n'è il caso, soprat: tutto le Ispettrici e le Direttrici, ma senza mettersi in casa loro. Se un Ispettore crede bene di mandare un Direttore a compiere qualche ministero presso di loro, non gli dia la missione di dirigerle, ma solo di riferire a lui quanto gli avviene di notare. Non troppa relazione, ma solo quanta ce ne vuole perchè anch'esse siano vere figlie di Don Bosco.

» Ricordo infine che abbiamo ricevuto dal S. Uffizio un richiamo, diretto a tutti i religiosi (e credo anche ai Vescovi), sul contegno dei confessori verso le penitenti. Eccone le norme: Non si dia mai del tu alle penitenti, neanche se giovanette. Non si dirigano le coscienze per via epistolare: la S. Sede non vuole che si scrivano lettere di tal genere. Non vadano i confessori a visitare le penitenti in casa, tranne che si tratti di amministrar loro i Sacramenti per causa di malattia. Se esse vengono, da noi, si ricevano in luogo pubblico, e si cerchi di sbrigarsene al più presto.

» Ho domandato al Cardinale Merry del Val, Segretario del S. Uffizio, se aveva qualche cosa da aggiungere al riguardo; mi rispose che si insistesse sulle norme suddette. Si facciano quindi conoscere, e si mettano fedelmente in pratica. Così guadagneremo tempo, saremo più tranquilli, e salveremo più anime ».

h) Obbedienza. Ai quesiti: quali relazioni abbia l'Economo Ispettoriale coi Direttori: e se possa fungere da Ispettore quando questi è assente, si risponde: ch'egli non può avere coi Direttori altre relazioni all'infuori di quelle che gli sono affidate dall'Ispettore; e che, giusta l'art. 95 delle Costituzioni, a sostituire l'Ispettore, in caso di morte, sottentra il Consigliere Ispettoriale più anziano, di ufficio o di professione, escluso sempre l'Economo Ispettoriale.

Si chiede inoltre una norma definitiva per l'esatta osservanza dell'art. 53 delle Costituzioni, che stabilisce il modo di consegnare le lettere ai confratelli, perchè l'uso che ora vige quasi dappertutto, lascia perplesso l'animo del Direttore.

Il rev.mo signor D. Rinaldi risponde: «Bisogna stare a quanto prescrivono le Costituzioni, procedendo però, com'esse vogliono, con somma prudenza e delicatezza. A questo scopo raccomando che non si distribuisca la corrispondenza a tavola (anche perchè a tavola è bene che non si leggano lettere, ma si stia uniti in fraterna conversazione); il Direttore, personalmente e privatamente (non mai in pubblico nè per mano d'altri), la consegni a ciascun confratello; e quando proprio debba servirsi di altri, chiuda la lettera in altra busta. Presentandosi poi qualche caso eccezionale, s'intenda col proprio Ispettore o coi Superiori sul - modo di regolarsi ».

Essendosi pure domandato se il Prefetto in assenza del Direttore sia autorizzato ad aprire le lettere dei confratelli, il rev.mo Superiore risponde: « Il Prefetto si attenga agli ordini del Direttore; ma si eviti il grave inconveniente di non consegnare la posta ».

TERZO TEMA.

ORDINAMENTO DEGLI STUDI.

A) Importanza degli studi per la formazione cristiana e religiosa.

Secondo lo spirito delle nostre Costituzioni, lo studio è un mezzo della nostra formazione religiosa e un avviamento alla perfezione; dice infatti l'art. 2 che « ... i soci, oltre all'acquisto delle virtù interne, attenderanno a perfezionare sè stessi nella pratica delle virtù esterne e mediante lo studio »; e l'art. 48 pone lo studio come secondo punto del rendiconto mensile. E ciò vale per tutti indistintamente: non solo pei sacerdoti e chierici, ma anche per i coadiutori. Per questo D. Bosco, che ci mostrò chiaramente nella sua vita, sin dai sacrifizi eroici della sua fanciullezza, quanto stimasse lo studio, ci ha dato come Protettore S. Francesco di Sales, il Santo Dottore, che lo studio ebbe a chiamare « l'ottavo Sacramento per un. sacerdote ». Di qui nasce una triplice necessità:

10 Necessità di adoperarsi perchè tale importanza sia da tutti riconosciuta e sentita praticamente. Spetta al Direttore, come a padre, formare lo spirito dei confratelli a tale amore per lo studio, coll'esempio anzitutto e poi colla parola. Procuri che i confratelli riconoscano e sentano il dovere d'istruire i loro alunni, e agli alunni faccia capire che il non studiare non è una semplice furberia da ragazzi, ma una mancanza ad uno stretto dovere; proponendo altresì le sanzioni religiose. Parli spesso di questo argomento nel sermoncino della sera. La sua parola paterna, meglio che gli avvisi disciplinari del Consigliere scolastico, farà amare lo studio come voleva D. Bosco. Perchè questo è l'importante: far amare lo studio; poco importa l'imparare un po' più o un po' meno, se non si forma la coscienza al dovere dello studio, come dovere imposto dal Signore.

Necessità di mettere ogni cura per il buon andamento di tutti i corsi di studio: preparatorii, filosofici, del triennio pratico, teologici, e del quinquennio dopo l'ordinazione sacerdotale.

a) Quanto agli studi preparatorii, non si ammettano gli aspiranti al noviziato, se prima non hanno compiuto tali studi: non avrebbero lo sviluppo sufficiente, e non si farebbe che accumular rovine. Il Diritto Canonico esige che siano rite instructi, senza precisare meglio; non v'è quindi una forma fissa e determinata per ogni luogo. In Italia ci contentiamo di una cultura di quarta ginnasiale compiuta. Se talvolta si è allargata la mano, ci sarà stata una buona ragione, ad es. quella di assicurare una vocazione; ma con una buona vigilanza degl'Ispettori e Direttori si potrà ottenere che di qui innanzi la norma sia seguita.

b) Il corso filosofico sia realmente di due anni completi,

come vogliono i Canoni e l'art. 164 delle Costituzioni. Nè sembra il caso di portarlo a tre anni, come qualcuno ha proposto, per una miglior preparazione, specialmente pedagogica. Giusta l'art. 322 dei Regolamenti, lo studio della pedagogia deve cominciarsi già nel noviziato, il che può farsi nelle conferenze del Direttore. Del resto non bisogna dimenticare che il Salesiano non è un teorico della pedagogia, ma un educatore. Dopo gli elementi indispensabili della teoria, che possono esser dati dalla filosofia, bisogna imparare l'arte di educare con la pratica. Al più si potrà concedere un terzo anno di studio ai chierici che mostrino migliori disposizioni,.per il conseguimento di un titolo di studio.

A questo riguardo si esprime il voto che, per agevolare ai nostri chierici il conseguimento di titoli di studio, si chieda la parificazione di alcune nostre scuole, come hanno fatto le Figlie di Maria Ausiliatrice; e il rev.mo sig. D. Rinaldi risponde che si sono già iniziate le pratiche relative.

Viene da ultimo tributata una lode alla Casa di Valsalice, la quale ha sempre corrisposto nobilmente alle a spettazioni dei Superiori, che in, essa hanno realizzato lo sforzo migliore per la preparazione del personale: nei confronti colle prove delle altre Ispettorie, Valsalice ha avuto sempre il primato. Ben cinque Ispettorie vi mandano i loro chierici, con piena soddisfazione; e c'è da augurarsi che anche le altre ne seguano l'esempio.

Il rev.mo sig. D. Rinaldi risponde circa la mancanza, da qualcuno lamentata, d'un testo di pedagogia salesiana, con queste parole: « Nella vita di Don Bosco vi sono capitoli che ci dànno norme di pedagogia pratica. La nostra pedagogia però sta scritta nella vita salesiana. Quello che Don Bosco disse che avrebbe scritto, purtroppo non lo potè scrivere sulla carta, ma lo scrisse nella vita pratica, in tutti i doveri quotidiani ch'essa c'impone. Perchè non si scrive un testo? Perchè Don Bosco non è ancora interamente compreso: dobbiamo ancora studiarlo dippiù e soprattutto farlo studiare. Si sono già fatti vani tentativi, ma sono riusciti schizzi incompleti; i Superiori vedono con piacere questi sforzi, ma un lavoro che ci dia il metodo educativo di Don Bosco tutto intero, non c'è ancora. Ciascuno sia sollecito di studiare di più Don Bosco, di praticare la vita propriamente nostra, le nostre tradizioni. Se noi seguiamo il

programma della giornata salesiana, vi troveremo tutto il programma nostro.

« Qualcuno ha chiesto una parola sulle relazioni tra il Direttore e il Prefetto. Anche qui — sia detto per incidenza — c'è un tratto della nostra pedagogia. Direttore e Prefetto si completano a vicenda. Vadano d'accordo; si parlino sovente: senza quest'armonia molte cose vanno male ».

e) Il triennio pratico, ecco qual è il vero corso di pedagogia salesiana, corso affidato alle cure paterne del Direttore: valga questo a farne comprendere la grandissima importanza. Tale era il pensiero esplicito del sig. D. Rua, che scriveva: « Questa cura speciale nei detti tre anni è d'una importanza al tutto eccezionale, perchè da essa dipenderà la perseveranza di molte vocazioni, e la buona riuscita di molte altre, che senza detta cura non verrebbero poi in seguito a portare i frutti dai Superiori attesi, essendo in questo tempo specialmente che si formano i nostri

chierici alla vera vita pratica salesiana     (Circolari p. 276).

La nostra pedagogia quindi si-studia nella vita, con l'umiltà, la rassegnazione e l'obbedienza, un po' a spese nostre e un po' a spese altrui; non s'impara da una cattedra, che ci esponga teoricamente, in termini scientifici, i vani sistemi. n vero trattato è la vita pratica, e le sue pagine sono il cortile, lo studio, il refettorio, la chiesa, il dormitorio, il passeggio. E a far leggere bene su queste pagine debbono appunto mirare le sollecitudini del Direttore.

Come appendice poi il triennio pratico ha un programma di letture, per viva mantenere la conoscenza del latino e la coltura generale; e il Direttore deve procurare che i chierici ne abbiano il tempo e i mezzi, e vegliare che queste letture si facciano, esigendone la traduzione per iscritto. Si insiste specialmente che non trascurino lo studio del latino quei chierici che si preparano ad esami pubblici. Il Direttore non ometta la lezione settimanale sul Nuovo Testamento (Reg. a. 57), ch'è una buona occasione per avvicinare e formare i chierici.

Data l'importanza del triennio, e la responsabilità che incombe sui Direttori, sarà bene che i chierici, almeno nei primi due anni, siano inviati in Case ben formate e di buono spirito, ove si svolga al completo l'opera nostra, escludendo le Case in formazione e i Pensionati.

Per la stessa ragione si è stabilito di non prendere in considerazione le domande dei chierici per dispensa dal triennio, se non sono-corredate da una nota spiegativi col parere dell'Ispettore; e si raccomanda vivamente agli Ispettori di non essere facili ad appoggiare tali domande, che contrastano col nostro ordinamento.

d) Riguardo al quinquennio dopo l'ordinazione sacerdotale, si insiste sul dovere di dare gli esami prescritti dai Canoni, esami per i quali si è dato uno schema di programma. Il rev.mo sig. D. Rinaldi a tale riguardo comunica di aver ricevuto una proposta scritta per corsi estivi alla Crocetta in preparazione all'esame di confessione. Non si nasconde la difficoltà di aggravare i professori durante le vacanze, ma assicura che si penserà a provvedere in qualche modo.

30 Necessità di mantenere vive e attive nella scuola le norme e le direttive dei Regolamenti lasciatici da D. Bosco. Quindi il dovere del Direttore di leggere e spiegare tali Regolamenti, e di vegliare perchè siano da tutti e sempre fedelmente osservati.

B) La scucila sia informata allo spirito salesiano, che si compendia nel motto: Da mihi animas, cetera tolle. Perciò:

10 A questo spirito devono informarsi gl'insegnanti, in teoria e in pratica. Le idee di Don Bosco si trovano chiare e intere nel suo trattatello sul Sistema preventivo e nei Regolamenti. Si attinga a queste preziose sorgenti, per non perdere la traccia delle nostre tradizioni. Non cerchiamo altrove nuove norme, quasi a perfezionare il nostro metodo, che verrebbe invece a esserne sformato. Il sistema salesiano fu mostrato al nostro buon Padre in quel celebre sogno ch'egli ebbe a nove anni, e che dobbiamo considerare come cosa ispirata da Dio, quindi sacra per noi. Approfondiamone sempre meglio la conoscenza: vi troveremo tutto quanto ci occorre per il nostro còmpito educativo. « Non colle percosse, ma colla carità e colla mansuetudine », quindi nessuna forma violenta. « Mettiti alla testa », quindi insegnare coll'esempio, preparando e facendo bene la scuola. E questa ha da essere un mezzo per formare le anime alla virtù.

Manteniamoci fedeli a D. Bosco specialmente quanto all'educazione casta e pura, difendendo il nostro sistema da ogni altra teoria moderna, che possa apparire più introspettiva. Questo sistema educativo egli lo ha regolato secondo la genuina sapienza cristiana, e per questo appunto esso ha avuto sempre e dappertutto tanta efficacia.

2° A questo spirito devono conformarsi i programmi scolastici e la scelta degli autori. Gl'Ispettori abbiano su questo punto l'occhio vigile. La nostra missione è la conquista delle anime.

A Don Bosco, nel sogno testè ricordato, fu detto che istruisse i giovani sulla bruttezza del vizio e la bellezza della virtù, non che insegnasse loro a leggere e scrivere: quindi il nostro còmpito essenziale è la formazione morale: fare anzitutto dei ragazzi buoni. Per questo occorre badare bene ai programmi e alla scelta degli autori. Quanto ai testi latini, gioverebbe che vi fosse uniformità, e che si desse la preponderanza agli autori cristiani. Quanto agli autori pagani, non si ometta mai di commentarli cristianamente. Questa è la nobile tradizione cristiana, la quale ritiene i sapienti pagani manchevoli nell'esposizione della verità, perchè rischiarati solo dal lume della ragione, ma insieme vede in essi un avviamento alla luce della verità eterna, a Gesù Cristo; fa d'uopo dunque completare tale deficienza, commentandoli convenientemente ai nostri ragazzi. Così la nostra scuola avrà sapore di cristianità, di salesianità? e sarà davvero un avviamento alla chiesa.

Si richiama qui il dovere di favorire la S. E. I., che dopo grandi sforzi e sacrifizi si è ormai imposta alla stima generale, e che dobbiamo considerare nostra. Anzitutto si adottino le sue edizioni, che saranno sempre più sicure; e se ve n'è qualcuna meno pregevole, certo è sempre sufficiente. E poi si riservi alla S. E. I. l'intera fornitura scolastica; e non si pretendano ribassi superiori a quelli consentiti dalla convenzione che lega tra loro le varie Librerie; se qualche altra libreria trasgredisce questa convenzione, concedendo ribassi maggiori, non è certo conveniente l'avvalersene da parte di noi religiosi, negando così il nostro concorso allo sviluppo della S. E. I.

Il Revisore editoriale è un Salesiano, quindi alla dipendenza dell'Ispettore (art. 45 Regol.) e del Consigliere Scolastico Generale; e per il controllo delle edizioni sono incaricati anche il Prefetto e l'Economo Generale.

Qualcuno ha osservato che si fanno compilare libri da estranei, mentre tra noi vi sono tanti competenti per lunga esperienza: ebbene, si facciano conoscere, e i Superiori saranno ben lieti di accogliere i loro lavori.

Con questo spirito infine debbono essere impartite le lezioni, specialmente di religione, di storia sacra ed ecclesiastica. Si raccomanda perciò che la scuola di religione venga affidata ai più abili insegnanti.

Qui, a modo di appendice, si fa qualche raccomandazione circa il modo di parlare e di scrivere per i giovani. Perchè la nostra parola sia efficace com'era quella di Don Bosco, dobbiamo darle quell'atteggiamento, quella forma ch'egli le diede con tanto lavoro e tanti sacrifizi. Dobbiamo perciò custodire la semplicità e la chiarezza. I giovani predicatori non si lascino attrarre dal desiderio di apparire intellettuali.

Il modo di scrivere sia salesiano, cioè chiaro, piano, facile. Non si esageri il tono, nè si dicano cose spropositate, che muovano al riso. Si stia attenti a non lisciar troppo l'amor proprio dei ragazzi: siamo prudenti.

Come aggiunta al tema si accenna al consolante sviluppo della Unione Don Bosco tra Insegnanti, la quale si propone di diffondere tra gl'insegnanti, senza distinzione di partiti o d'idee, la conoscenza e soprattutto la pratica del sistema preventivo nell'assistenza e nella cura degli alunni. Numerose adesioni pervennero già da ogni parte d'Italia e dall'Estero, e vanno crescendo in modo consolante. Converrebbe nei centri principali, o almeno in ogni Ispettoria, far sorgere una Unione Don Bosco fra gli Insegnanti, la quale adunasse i suoi membri e gli aderenti insegnanti due o tre volte all'anno per ascoltare una conferenza sul metodo educativo di Don Bosco, onde tradurlo in pratica nelle rispettive scuole. Ecco lo Statuto:

1° È costituita in.... con sede in  una Unione fra insegnanti: sotto il titolo die Unione Don Bosco ».

2° L'Unione è apolitica e non fa, quindi, alcuna distinzione nell'accettazione degl'insegnanti.

3° L'Unione ha per iscopo la formazione morale e religiosa degli associati; in modo particolare con la conoscenza, e, soprattutto, con la pratica del sistema preventivo nell'assistenza e nella cura degli alunni.

40 Per essere ammessi a far parte di quest'Unione è necessario mandare l'adesione alla locale Presidenza.

50 Non vi è obbligo di tassa; alle spese di posta e di cancelleria provvederanno le libere offerte degli aderenti.

60 L'Unione è retta da un Consiglio nominato, ogni anno, dagli associati. Il numero dei membri non può essere inferiore a cinque, nè superiore a nove, e ciascuno di essi potrà sempre essere rieletto.

Conclude la trattazione del tema il sig. Don Rinaldi con queste parole: «Vi raccomando anzitutto di far conoscere l'Unione Don Bosco ovunque si estende la vostra azione; in tal modo si aumenterà il bene, e si sviscererà meglio il sistema del nostro Padre e Fondatore.

« Vi è stata raccomandata la S. E. I. Ora, io sono lieto di poter comunicare le lodi ad essa tributate dalla Congregazione Romana degli Studi, che ne ha raccomandate le edizioni ai Seminari; dalla Congregazione del Concilio, e anche dal Santo Padre, il quale, ad alcuni religiosi che l'anno scorso gli proponevano un'associazione pe'r la pubblicazione di libri conformi allo spirito cristiano, rispose: — E non ci sono i Salesiani? Essi dirigono le edizioni della S. E. I. Per ora bastano loro. — Incoraggiati da sì alte lodi noi ci sforzeremo di migliorare ancora il còmpito nostro. Se qualcuno rileverà scorrettezze di 'pensiero o di forma, o altre deficienze, le segnali a chi di ragione. Ma tutti faremo un'opera buona a sostenere la S. E. I., che, pur nel nuovo indirizzo, è sempre la continuazione dell'opera di apostolato iniziata dal nostro Ven. Padre D. Bosco ».

QUARTO TEMA.
LE MISSIONI.

Prima di occuparsi di cooperazione missionaria è necessario formarsi una coscienza missionaria. Fatta senza convinzione, l'opera sarebbe nulla o quasi nulla. Ora, ad acquistare questa convinzione giova penetrarsi bene dell'importanza e dell'urgenza del problema missionario.

È importante per noi come cattolici, perchè la Chiesa nostra Madre è stata fin dal suo inizio e sarà sempre missionaria, avendo il suo Divin Fondatore comandato che si predicasse il Vangelo in tutto il mondo. Ed è importante in modo speciale per noi come Salesiani, perchè il nostro buon Padre Don Bosco vagheggiò le Missioni fin dal principio della sua Opera, e perchè le Missioni Salesiane hanno preso un grande sviluppo, che crescerà sempre più in avvenire.

Ed è anche un problema urgente. Dopo la guerra è cominciato tra i popoli pagani un grande movimento verso la civiltà, e bisogna che almeno di pari passo si diffonda tra essi la religione cattolica, per prevenire i danni di una civiltà puramente materiale. Di più tra gli stessi popoli v'è un fermento di nazionalismo, di emancipazione; perciò è necessario che, se in avvenire questo nazionalismo si volgesse in odio contro gli stranieri, si trovi già in quei paesi un organismo cattolico forte e sicuro, cioè un clero indigeno capace di continuare l'opera dei missionari. Infine protestanti e musulmani fanno sforzi incredibili per disputare alla verità cattolica le menti e i cuori dei popoli infedeli: onde urge ostacolare tali sforzi con una intensa e pronta azione missionaria. Di questa urgenza fanno fede le due celebri Encicliche « Magnum illud » di Benedetto XV (1919) e « Rerum Ecclesiae » di Pio XI (1926), che formano come la « Magna Charta » dell'opera missionaria.

Convinti così dell'importanza e urgenza del problema missionario, noi tutti dobbiamo intensificare i nostri sforzi a pro delle Missioni Salesiane. Molto si è già fatto, dietro l'impulso dato dal rev.mo sig. D. Rinaldi, coll'indire in tutte le nostre Case i Congressini missionari, che rappresentano una iniziativa forse unica nella Chiesa, e che hanno acceso dappertutto un sacro ardore per le Missioni. Affinchè questo fuoco abbia a farsi sempre più vivo ed efficace, vengono indicati vani mezzi di cooperazione, i quali possono raggrupparsi in tre categorie: Preghiera — Vocazioni _Missionarie — Mezzi materiali.

10 La preghiera è intesa qui nel suo senso più largo, che comprende anche il sacrifizio, mezzo efficacissimo per attirare grazie dal Signore. Essa fu raccomandata caldamente dal Santo Padre Pio XI come « l'aiuto e quasi l'alimento delle Missioni ».

È pure desiderio dei nostri Superiori che si preghi per le Missioni, come lo fu del Ven. nostro Padre D. Bosco, il quale stabilì che si recitasse ogni sera-una Salve Regina per i nostri Missionari. La preghiera con intenzione missionaria, fa notare qui il rev.mo sig. D. Rinaldi, non ha solo valore impetrativo sul cuore di Dio, ma anche efficacia sul cuor nostro, disponendolo a maggior zelo per le Missioni. Ciò posto, ecco alcune forme di attuazione di questo movimento di preghiera.

a)                  Il Direttore raccomandi spesso alle preghiere dei confratelli e alunni (specie nel sermoncino della sera) le Missioni Cattoliche e soprattutto quelle Salesiane: gioverà a tal fine ch'egli commenti talora ai giovani quell'uso della Salve Regina per i missionari, uso che ai missionari è tanto caro e di grande conforto. Il rev.mo sig. D. Rinaldi propone che s'introduca in ogni Casa, nella funzione del 24 del mese, prima del Tantum ergo il canto dell'invocazione: Ut omnes errantes ad unitatem Ecclesiae revocare, et infideles universos ad Evangelii lumen perducere digneris, Te rogamus, audi nos, come già si suol fare all'Oratorio. Si può cantarla sull'aria gregoriana, o su quelle composte dal MO Dogliani e da Don Antolisei.

b)                   Si promuovano per lo stesso fine corone di Comunioni, visite al SS.mo Sacramento, la recita privata del S. Rosario..

e) Si promuova pure l'ascrizione degli alunni interni ed esterni all'Associazione Gioventù Missionaria, senza pregiudizio, s'intende, delle nostre tradizionali « Compagnie »; obbligo principale di essa è appunto la preghiera per le Missioni.

d)   Si indicano e si celebrino periodicamente giornate missionarie. A questo riguardo il rev.mo sig. D. Rinaldi raccomanda di evitare ogni urto coi Delegati diocesani per le Missioni, come già in qualche luogo s'è avuto a deplorare. Nelle chiese pubbliche o parrocchiali s'invitino a tali giornate i nostri Cooperatori, che-sono un'associazione approvata dalla S. Sede; e conseguiremo egualmente il nostro scopo.

e)    Si propaghi tra i Cooperatori e i fedeli in genere la devozione a Maria SS. Ausiliatrice come Patrona delle Missioni Salesiane; gioverà a tal fine divulgare anche tra i giovani l'Associazione di Maria Ausiliatrice.

f)     Si raccomandi ai Salesiani e alunni di unire alle preghiere anche qualche sacrifizio (privazioni, atti di virtù, ecc.).

20 Le Vocazioni sono il secondo aiuto da prestare alle Missioni; e a questo riguardo il S. P. Pio XI indirizzava ai Vescovi le più calde esortazioni di non badare a sacrifizi per procurare operai evangelici alle Missioni. A raggiungere tale intento gioveranno i seguenti mezzi:

a)    Si parli spesso delle Missioni, segnatamente nel sermoncino della sera. Si approfitti del passaggio di nostri missionari per invitarli a tenere conferenze, sermoncini anche fuori orario, ecc. A Bologna un nostro missionario fu invitato a tenere conferenze in tutte le scuole medie della città, e riportò un ottimo successo.

b)  La lettura in chiesa, in refettorio, in dormitorio, sia qualche volta sulle Missioni; non si tralasci mai di leggere, anche nel refettorio dei giovani, il Bollettino Salesiano, e si legga anche Gioventù Missionaria. A proposito di quest'ultima, è volontà dei Superiori di averne il controllo; perciò si continuerà a pubblicarla a Torino, come si fa per il Bollettino. Alle lamentate irregolarità di spedizione si è già provveduto a porre rimedio. Si raccomanda a tutti i Direttori di diffondere questa rivista, e si cita alla comune ammirazione l'esempio dei giovani aspiranti d'Ivrea, che hanno già procurato nientemeno che un migliaio di abbonamenti fuori della nostra cerchia.

c)  Si istituisca una biblioteca missionaria, o almeno una sezione di tal genere nella biblioteca già esistente. Si propone che i Salesiani dei vani paesi del mondo facciano conoscere le pubblicazioni missionarie, esistenti nella propria lingua, e che vi sia scambio di opere drammatiche trattanti questo argomento. Giovano pure molto i quadri, le cartoline, le films e le diapositive a soggetto missionario. Di cartoline, films e diapositive esistono già varie collezioni; e sarebbe ottima cosa che presso tutti gli Ispettori vi fosse una collezione completa di films e diapositive missionarie, che potrebbero anche noleggiarsi ad altri istituti cattolici. Si possono avere rivolgendosi alla Direzione centrale. Viene qui citato l'esempio d'un impresario torinese di Cinema,, che, avendo accettato di presentare al pubblico la film missionaria del Congo Belga, vide accorrere numeroso pubblico per intere giornate a vederla, e venne poi, riconoscente, a compiacersene coi Superiori.

d)  Nelle rappresentazioni e accademie non si ometta di fare qualche recita di soggetto missionario. k questo proposito si esprime il voto che si preparino nuove produzioni drammatiche adatte per i modesti teatrini dei nostri istituti.

e)     Si continui la bella pratica dei Congressini missionari, o almeno si faccia ogni anno la giornata missionaria.

f)     Nelle conferenze, nelle conversazioni private si faccia conoscere agli amici delle nostre Opere il bisogno che abbiamo di vocazioni missionarie. Cooperatori ed Ex-allievi possono aiutarci anche in questo.

g)     Scoprendo la vocazione missionaria in un giovane, sia nostro alunno, sia esterno, non si badi a sacrifizi per coltivarla e assicurarla.

h)   Ove la Divina Provvidenza ne dia il mezzo, si aprano, previo il consenso del Rettor Maggiore, Case per le vocazioni missionarie di aspiranti chierici e coadiutori.

30 I mezzi materiali, quantunque non abbiano l'importanza dei due precedenti, sono pur necessari, ed entrano nell'ordine stabilito dalla Provvidenza Divina. A questo riguardo il Santo Padre Pio XI esorta i Vescovi a non vergognarsi di far quasi i mendicanti per l'Opera della Propagazione della Fede. E a noi in particolare dev'essere di sprone il pensiero di alleviare un poco il peso gravissimo che preme le spalle del rev.mo Rettor Maggiore.

Qui si fa notare che il fare o raccogliere offerte per determinate Missioni è cosa per sè lodevole; ma siccome soltanto il Superiore conosce i reali bisogni di tutte, e sovente le più bisognose sono le meno conosciute, così è meglio mandare a lui le offerte, lasciandolo arbitro della distribuzione di esse. Ciò premesso, ecco varii mezzi di procurare aiuti materiali alle Missioni:

a)    Raccomandare ai nostri alunni di fare qualche piccola offerta secondo la loro possibilità. In qualche casa i giovani stessi organizzano collette « pro Mis.sioni ».

b)   Collocare in luogo visibile, a cui possano accedere anche gli esterni, una o più cassette « pro Missioni ». Ne sono ora allo studio valli modelli per sostituire le attuali, riconosciute poco pratiche. Sarebbe .bene interessare gli ex-allievi, quando si riuniscono, alla cooperazione missionaria, invitandoli ad accettare e collocare nei loro paesi di tali cassette.

e) Organizzare Comitati di Zelatori e Zelatrici « pro Missioni ».

d)   Promuovere la fattura, raccolta e spedizione al Rettor Maggiore di lini e indumenti sacri, e anche di vestiario e altri oggetti utili per neofiti dei due sessi. Prima di spedire queste cose, gioverà esporle, per soddisfazione degli oblatori e a stimolo degli altri.

e)    Tenere rappresentazioni teatrali, conferenze con proiezioni, banchi di beneficenza « pro Missioni ».

f)     Quando la Provvidenza ci manda qualche offerta generosa, pensare a farne parte alle Missioni.

g)    Favorire le Opere Missionarie Pontifice:. Propagazione della Fede — Santa Infanzia — Opera di S. Pietro Apostolo — Unione Missionaria del Clero: opere tutte arricchite dalla S. Sede di molti favori spirituali.

Il rev.mo sig. D. Rinaldi termina con queste parole: « Vi ringrazio di cuore dell'interessamento che tutti avete dimostrato per i Congressi e Congressini missionari, opera e propaganda che riuscì più grandiosa di quanto potevamo aspettarci. Ragazzi che tengono congressi, che dicono cose bellissime, adatte, utilissime: è stato davvero uno spettacolo nuovo ed edificante. Mi auguro che, come si sono raccolte belle offerte pecuniarie, così molto maggiore sia stato il frutto educativo tra i nostri giovani; essi certo non dimenticheranno le salutari impressioni del pensiero missionario; nè saranno stati suscitati invano nei loro cuori i forti sentimenti della carità e della fede, animatori di queste mirabili manifestazioni.

» Benediciamone insieme il Signore. E non meravigliamoci che altri non s'interessi di noi e dell'opera nostra, come qualcuno ha lamentato nel corso di questa discussione. Ognuno ha da sostenére le proprie opere; e d'altra parte noi siamo ancor troppo giovani, e poco ancora abbiamo fatto, se ci confrontiamo

. con gli Ordini antichi. Teniamoci invece nell'umiltà, lavoriamo sempre più, e sempre più saremo conosciuti e stimati. Dio poi è il giusto estimatore dei nostri sforzi, e il suo giudizio è il solo che deve starci a cuore ».

QUINTO TEMA.

LE SCUOLE PROFESSIONALI ED AGRICOLE
ED I COADIUTORI SALESIANI..

1° LE SCUOLE PROFESSIONALI ED AGRICOLE
SECONDO IL CONCETTO SALESIANO.

a)    Il concetto delle Scuole Professionali ed Agricole sia quello medesimo che il Ven. Don Bosco ci lasciò descritto nella Santa Regola. Esse costituiscono la 2a opera provvidenziale che Egli fondò, collegata cogli Oratorii Festivi, « specialmente per giovanetti totalmente abbandonati da ricoverarsi in un ospizio ». Questi ospizi abbiano di mira non solo l'istruzione religiosa, ma anche di abilitare gli allievi a guadagnarsi onestamente il pane; perciò i laboratorii siano vere Scuole di Arti e Mestieri; producano quel tanto che è compatibile con la condizione di scuola. Dicasi il medesimo delle Scuole di Agricoltura, per i casi ordinari, com'è detto nel fascicolo Scuole Agricole Salesiane.

b)   Perciò le nostre Scuole Professionali ed Agricole debbono avere le due caratteristiche: 10 formare operai ed agricoltori cristiani ed. abili; 2° compiere, coll'aiuto dei Cooperatori, una opera di beneficenza sociale.

e) Le Scuole Professionali ed Agricole, per essere veramente Salesiane, hanno da essere totalmente nelle nostre mani, cioè non solamente per la direzione ed amministrazione, ma anche per l'insegnamento professionale, dato possibilmente dai nostri coadiutori, maestri d'arte. Solo così potranno produrre frutti di rigenerazione fra i figli del popolo e somministrare alla nostra Società le vocazioni di confratelli di cui abbisognamo.

d)   Dall'Art. 5° delle nostre Costituzioni si deduce facilmente che, solo in casi eccezionali, le nostre Scuole Professionali potranno destinarsi ad allievi esterni. Sono invece lodevoli gli sforzi di istituire Scuole Serali per giovani operai, Corsi Festivi o Serali per agricoltori.

e)    Per gli artigiani ed agricoltori, come per altri allievi, si deve osservare il nostro speciale sistema preventivo e di famiglia, con tutti quei mezzi suggeriti dal Ven. Don Bosco e suoi successori per coltivare molte e buone vocazioni di coadiutori.

f)     Il Consigliere Professionale Gen. stabilisce il programma, ossia le norme generali da attuarsi per ottenere buoni operai e buoni agricoltori, come pure i programmi per formare maestri d'arte salesiani; però spetta alle singole Ispettorie, secondo la legislazione scolastica del proprio paese, adattare questi programmi alle particolari condizioni locali, conservando però sempre lo spirito salesiano e l'indole propria delle nostre Scuole Professionali ed Agricole.

g)    Il Direttore, il Prefetto e più ancora il Consigliere Professionale col Capo Ufficio, cerchino di informarsi bene della legislazione operaia e professionale della rispettiva nazione, e procurino di conoscere l'andamento delle Scuole e degli Stabilimenti di Arti e Mestieri governativi, per profittare, in quanto è possibile e conviene, dell'approvazione, dell'appoggio e magari anche dei sussidi che si potessero ottenere a favore delle proprie scuole.

h)   Quando si tratti di assicurare una vocazione, non occorre aspettare il termine del corso professionale o di agricoltura per invitare gli alunni agli Esercizi Spirituali onde conoscere la vocazione, e far domanda per essere ammessi al Noviziato: il 4° Anno, per gli allievi artigiani, e anche il 2° per gli agricoltori, possono bastare, quando ci siano le altre condizioni.

i)     È da lodarsi ed imitarsi l'iniziativa di quelle Ispettorie (poche ancora) che hanno già in una Casa Professionale od Agricola il loro Aspirandato per futuri Coadiutori-Artigiani od Agricoltori, ed appena i giovani mostrano vocazione, sono passati ad essa (con edificazione dei buoni compagni e senza badare al grado o anno del mestiere), ed ivi sono oggetto di assistenza e cure speciali dei superiori.

Si fa rilevare, e si conferma con esempi, la superiorità del nostro programma professionale di fronte agli incerti e inefficaci esperimenti governativi; e la stima che godono le nostre Scuole Professionali presso le Autorità scolastiche e le Ditte industriali.

Riguardo alla durata delle vacanze estive per gli artigiani, si stabilisce che non ecceda un mese, e possibilmente (nel nostro emisfero) sia il mese di agosto.

2° PERSONALE SALESIANO

PER LE SCUOLE PROFESSIONALI ED AGRICOLE.

a) Per aver personale, di direzione, di magistero e di assistenza (così di chierici come di coadiutori) per le Scuole Professionali ed Agricole, bisogna che gl'Ispettori ed i Direttori (delle Case ad hoc) cerchino di formarselo. È inutile e fuor di regola l'aspettarlo dal Capitolo Superiore o da altre Ispettorie, che piuttosto sono disposte, per le loro strettezze, a ricevere anzichè dare personale. — Tuttavia il Capitolo Superiore ha il proposito di stabilire una o più case speciali di formazione e di perfezionamento per accogliere giovani confratelli di ogni Ispettoria (ove non siano ancora Case per tal fine) per avviarli convenientemente al Magistero Professionale od Agricolo; e una se n'è già iniziata in S. Benigno Canavese; si raccomanda perciò agl'Ispettori che non trascurino d'inviarvi gli elementi idonei.

b) Ogni Ispettore, studiando il suo personale, scelga, per le Scuole di Arti e Mestieri o di Agricoltura, quei Direttori, Prefetti, Consiglieri Professionali od Agricoli, Capi Ufficio... che dimostrino propensione, e se non hanno ancora potuto fare la dovuta pratica, almeno siano volenterosi e disposti ad istruirsi, e, soprattutto, amino questo ramo importante dell'opera- nostra.

e) I Direttori, Prefetti, Consiglieri Professionali, Maestri ed Assistenti delle Scuole Professionali ed Agricole debbono conoscere i Programmi e le norme stabilite dall'Ufficio del Consigliere Professionale e seguire lo sviluppo che prende l'insegnamento professionale ed agricolo.

d)    Siano poi diligentemente riempiti e spediti prontamente

i moduli relativi al movimento delle proprie Scuole.

e)     Il Direttore raduni spesso i capi d'arte, li faccia parlare, li aiuti e li incoraggi. Gioverebbe anche organizzare di tanto in tanto dei Congressini per soli Coadiutori; potrebbero tenersi in occasione di Esposizioni locali di un'Ispettoria o di varie Ispettorie limitrofe.

30 VOCAZIONI DI COADIUTORI

FORMAZIONE DEI CONFRATELLI ADDETTI AI LAVORI DELLE CASE

(PORTINAI, SACRESTANI, CUCINIERI, INFERMIERI, COMMISSIONIERI,
GUARDAROBIERI, DISPENSIERI, ECC.).

Ogni Ispettoria, oltre ai Confratelli addetti specialmente alle Scuole Professionali ed Agricole, deve anche procurare di formarsi un buon personale di abili coadiutori per provvedere con essi alle varie case. È questa una necessità inderogabile, se si vuole conservare la pratica e lo spirito di Don Bosco. Quindi:

a)     Sia impegno di tutti i soci cooperare a ciò, avvicinando quei buoni elementi di cui si venisse a conoscenza tra allievi o conoscenti, per proporli ai Superiori locali o all'Ispettore, per coltivare e cercare, con ogni modo, di assecondarli, a fine di fare germogliare in essi il buon seme della vocazione.

b)    Nelle portinerie dei nostri collegi, ed anche nelle nostre chiese, vengono spesso giovani di buone disposizioni per pietà e vita ritirata, chiedendo lavoro e consigli. Dobbiamo attenderli con carità, consigliarli ed anche — prese le dovute precauzioni — essere facili a provarli nelle nostre case per vedere se fosse in essi un principio di vocazione. Lo stesso succede e con più frequenza nei nostri Oratorii e Circoli Giovanili. Non ci lasciamo sfuggire queste occasioni di aumentare il nostro personale, ancorchè la casa nostra non ne abbisognasse — omnes probate, .quod bonum est tenete; — potremo così trovare ottimi elementi per le numerose opere nostre.

c)     Chi ama davvero la Congregazione, l'opera di Don Bosco e le sue Missioni, deve impegnarsi colla preghiera, coi consigli e coll'esempio (invocando anche l'aiuto dei cooperatori e degli ex-allievi) per procurare molte belle vocazioni di Coadiutori a tutte le nostre case di formazione.

Per quanto riguarda la formazione e la conservazione dei professi Coadiutori:

a) Si spieghino anche ad essi quei capitoli dei nostri Regolamenti, che riguardano i loro uffici speciali, perchè secondo la capacità loro e le necessità delle case, tali confratelli possano disimpegnare bene quelle mansioni che da loro saranno richieste. Si ricordino, in tali riunioni, gli esempi di virtuosi coadiutori che si santificarono negli stessi uffici da loro disimpegnati. Si dia loro infine la sensazione di non essere abbandonati o dimenticati dai Superiori locali.

b)  Nelle nostre Costituzioni è detto che la nostra Società « consta di ecclesiastici e di laici (o coadiutori); che tutti insieme conducono vita comune, stretti solamente dal vincolo della carità fraterna e dei voti semplici, che li unisce in guisa da formare un cuor solo ed un'anima sola... ». Quindi, salvo quanto può richiedere il carattere sacerdotale, non si facciano mai questioni di priorità o preferenze; ed in caso sorgessero competizioni — come avvenne persino tra gli Apostoli -- ricordiamo la lezione mirabile di Gesù, che disse ai suoi discepoli: nel mondo si parla così, ma tra i suoi seguaci chi vuole essere il primo deve mettersi ultimo e farsi servo di tutti i fratelli.

c)  Col fine appunto di fomentare quest'unione tra Chierici, Coadiutori e Sacerdoti, per una educazione e formazione uniforme, si stabilì nei Capitoli Generali, che i nostri Confratelli chierici e laici, facessero insieme il loro noviziato, poichè dovevano poi vivere in comune e lavorare insieme fraternamente per l'opera di Don Bosco.

d)  Si curi l'istruzione religiosa dei Coadiutori, come prescrive l'art. 58 dei Regolamenti. — Al quesito, se vi si provveda a sufficienza coll'istruzione domenicale in chiesa e colle due conferenze mensili, viene data risposta affermativa. S'insiste però sulla necessità di formare in essi lo spirito religioso, pro- , curando che osservino la prescritta modestia nel vestire, e che non tengano danaro. Sia proibito il cosidetto deposito; le biciclette siano considerate proprietà della Casa, non di singoli individui.

Il rev.mo sig. Don Rinaldi raccomanda di trattarli con affetto e carità fraterna; trattandoli bene, dice, otterremo che siano più regolari, e non daremo loro pretesto di andar a cercare conforto e sollievo fuori di casa, con gli amici.

Si coltivi in essi lo spirito di pietà, vegliando perchè compiano le pratiche in comune; e, ove sia possibile, si tengano corsi di. Esercizi spirituali appositi per loro.

e)  Si ricordi l'esempio del nostro Ven. Fondatore, il quale esercitò specialmente la sua paternità verso i Coadiutori, che spesso portano il « pondus et aestus » nelle case. Egli sapeva lodare, incoraggiare e visitare i suoi figli nel campo del loro lavoro. Se doveva fare osservazioni, dare avvisi, ammonire i- confratelli per qualche difetto, cominciava sempre dal lodare tutto il bene che si faceva, poi veniva opportunamente l'avviso, che produceva ottimo effetto;

f)   Infine si usino verso i Confratelli coadiutori — parti-colarmente se anziani o malaticci — tutti quei riguardi che sono compatibili colla nostra povertà; si considerino, come sono veramente, figli di famiglia, si facciano partecipare alle opere buone dell'Istituto; si diano loro prove di fiducia, si chiamino, si consultino, quando n'è il caso, si guidino in una parola ad esercitare il loro bellissimo apostolato di bene negli Oratorii, nelle ricreazioni, nelle passeggiate, nelle assistenze... in tutta la vita dell'Istituto.

Tutto ciò li affezionerà sempre più alla Congregazione e farà loro sentire di essere -- come Don Bosco li volle — elemento necessario di un'opera grande.

Appendice.

NORME PER I LABORATORI.

a)  Cassa. Nelle nostre Case sia unica la cassa, e il centro del. l'amministrazione sia il Prefetto. Se le Scuole Professionali sono piccole, la direzione totale sia nelle mani del Prefetto coadiuvato da un contabile; se grandi, abbia in aiuto un capo-ufficio, possibilmente sacerdote, perchè più facilmente accetto.

b)  Acquisto materiale. I capi d'arte debbono preannunziare il materiale necessario per i loro lavori al Prefetto o direttamente o a mezzo del capo-ufficio. Se si tratta di piccole provviste, può occuparsene direttamente il capo-ufficio, se di grandi, deve in, tervenire il Prefetto; è inteso però che il Direttore deve essere messo a parte di ogni spesa rilevante; se di acquisti di macchinari, ecc. il Direttore dev'essere di accordo col Capitolo. Se l'acquisto è di una certa importanza, il Prefetto o capo-ufficio accompagni il capo; se non è possibile; vada pure il capo, g ma sempre munito del buoi. o della Casa.

Se i laboratori sono grandi, ogni laboratorio abbia il suo magazzino; se piccoli, basterà un magazzino generale con magazziniere.

e) Pagamenti. Siano fatti dal Prefetto e non dai capi, come pure il Prefetto dev'essere il firmatario dei buoni, autorizzando al caso il capo-ufficio per la riscossione.

d)    Accettazione del lavoro. È meglio che i clienti vengano nelle nostre Case. Per iniziativa del sig. D. Giraudi, nelle nuove case, dopo l'ufficio del Prefetto ,e del capo-ufficio, vi sarà il sa-. lottino apposito per le misure e le necessarie trattative. Quando fosse necessario, il capo vada pure a prendere gli ordinativi di lavoro; ma sia in ciò paternamente vigilato dal Direttore.

Se si tratta di lavori importanti, intervenga il Prefetto o capo-ufficio, e possibilmente si faccia il contratto, e facciasi anticipare un acconto. Accettato il lavoro, il Prefetto o capoufficio deve avere il foglio di accettazione, che si manda al capo. Eseguito il lavoro, si ritiene una delle figlie, e si manda il lavoro con l'altra figlia, che si conserva nell'ufficio di amministrazione. Tali norme siano uguali per tutti assolutamente.

Quindi si registra la fattura, che si stacca e si manda al cliente per riscuotere, o s'invita il cliente a venire a pagare. Gl'Ispettori vigilino molto sull'osservanza di questo punto. Si facciano i buoni anche per le riparazioni.

e)     Amministrazione. Si insiste che vi sia il personale amministrativo, per tranquillità dei capi d'arte; e che si usi lo specchietto riassuntivo della parte attiva e passiva.

SESTO TEMA.

COOPERATORI ED EX-ALLIEVI.

Pia Unione dei Cooperatori Salesiani.

I. — SCOPO.

Diconsi Cooperatori Salesiani coloro che desiderano occuparsi di opere caritatevoli non in generale, ma in ispecie, d'accordo e secondo lo spirito della Congregazione di S. Fr.ancesco di Sales.

I Cooperatori perciò differiscono dai semplici benefattori; e neanche debbono considerarsi come una Confraternita o un'Associazione religiosa.

II. -- ORGANIZZAZIONE.

a)    Il Superiore della Pia Unione è il Rettor Maggiore; il centro di essa Torino, ove è costituito l'Ufficio Centrale presieduto dal Prefetto Generale. Solo il Rettor Maggiore può conferire il diploma di aggregazione alla P. U.

b)   Gli Ispettori per mezzo dell'Incaricato Ispettoriale dei Cooperatori mandino ogni anno un particolareggiato resoconto sullo sviluppo della Pia Unione nella propria Ispettoria.

c)    L'Ufficio Ispettoriale: curi la demarcazione delle zone assegnate alle singole Case ed abbia il registro dei Cooperatori delle zone non ancora assegnate; 2° proponga all'Ufficio Centrale la nomina dei Direttori Diocesani, Decurioni e Zelatrici; 3° insista perchè si facciano le conferenze prescritte,' e altre ne promuova per far conoscere l'opera nostra; 4° costituisca Comitati d'azione, Comitati di Patronesse e di Zelatrici Missionarie; 5° curi che si facciano i convegni dei Direttori, Decurioni e Zelatrici, come pure speciali convegni locali o regionali di Cooperatori; 6° promuova e diffonda l'Associazione dei di-voti di Maria Ausiliatrice, la Commemorazione mensile del 24 d'ogni mese, l'Esercizio della Buona Morte e la Festa del Papa; 7° interessi i Direttori, Decurioni, Zelatrici e Patronesse per la ricerca di buone vocazioni di sacerdoti e coadiutori.

Riguardo alle conferenze, si dichiara che hanno da essere cosa distinta dal panegirico di S. Francesco di Sales e di Maria SS. Ausiliatrice; e si suggerisce di tenerle in questo modo: prima un po' di lettura, preferibilmente delle Lettere del Rettor Maggiore ai Cooperatori, con avvisi e raccomandazioni del caso; poi presentazione dell'oratore; infine la colletta, il cui provento è riservato al Rettor Maggiore. Come luogo è preferibile la chiesa, perchè possono così intervenire anche persone non invitate, che potranno divenire nostri Cooperatori.

Circa la costituzione dei Comitati di Zelatrici si fa notare che non occorre a tal fine il permesso del Vescovo, perchè le Zelatrici vengono a far parte della nostra Pia Unione.

Vengono elogiati gl'Ispettori per la magnifica organizzazione dei Convegni annuali dei Decurioni, e si raccomanda d'intensificare le cure per questa nostra forza.

d) L'Ufficio locale: 10 Sia possibilmente assegnato a un sacerdote che abbia capacità e modo di. occuparsene; 20 abbia aggiornato il registro dei Cooperatori e dei Comitati di azione, di Patronesse, Zelatrici Missionarie; 30 mandi sollecitamente a Torino gl'indirizzi dei nuovi Cooperatori, e avvisi dei cambiamenti; 40 si assicuri che siano recapitati il Bollettino, le circolari, ecc.; 50 procuri che si mandi l'obolo delle Conferenze di S. Francesco di Sales e di Maria Ausiliatrice al Rettor Maggiore.

Essendosi rilevato che alcuni Direttori di collegi a pensione regolare talvolta non osano appellarsi alla carità dei Cooperatori, si risponde che tutti abbiamo, per domandare, l'eccellente motivo delle nostre Missioni.

III. — SVILUPPO.

a)    Si scelgano i nuovi Cooperatori in conformità dello spirito del Regolamento.

b)   Si ascrivano i parenti degli allievi, e così pure i giovani che lasciano le nostre Case, se hanno l'età di 16 anni.

c)    Con motivo delle Conferenze ordinarie e straordinarie si spieghi lo scopo dei Cooperatori e s'invitino i convenuti a inscriversi.

d) Colla diffusione della Vita di D. Bosco, del Bollettino, di Gioventù Missionaria e con opuscoli e fogli di propaganda si cerchi di accrescere il numero dei Cooperatori.

e) In occasione del cinquantenario della P. U. dei Cooperatori si lavori perchè ogni Cooperatore ne trovi almeno un altro zelante e attivo.

IV. BOLLETTINO SALESIANO.

a)    D. Bosco volle che il Bollettino fosse l'organo generale della Pia Unione, sotto la diretta sorveglianza del Rettor Maggiore, e si stampasse a Torino.

b)   Perciò sia osservato fedelmente l'art. 411 dei Regolamenti: si riducano i foglietti delle Case a quattro pagine, e trattino solo di cose riguardanti le case stesse.

c)    Il Bollettino sia letto a mensa; sia distribuito regolarmente, e diffuso ampiamente: le case poi concorrano a sostenerlo.

d)    Si mandino due copie di tutti i foglietti, riviste, libri, pubblicazioni di ogni genere fatte da noi o per conto nostro, alla Biblioteca Capitolare, Via Cottolengo 32, Torino.

Unione degli Ex-Allievi.
I. — SCOPO.

Nel concetto di D. Bosco essi sono i Salesiani in mezzo al mondo.

a)    D. Bosco è sempre il Padre: gli ex-allievi sono i figli, nessuno escluso.

b)   I figli ritornano con gioia alla casa paterna per gratitudine, per ridestare nell'animo soavi e salutari ricordi, per ricevere dal Padre istruzioni e direttive, per aiutarlo nell'opera sua.

II. — ORGANIZZAZIONE - UNIONI LOCALI.

a) Presso ogni casa soavi l'Unione locale, estranea alla politica e alle competizioni sociali.

b)                           I giovani prima di lasciare la Casa siano iscritti nell'Unione e ne ricevano il distintivo.

c)                            Si facciano indagini per conoscere gli ex-allievi non inscritti e s'invitino a inscriversi.

d)                           Il Direttore, per mezzo di speciale Incaricato, curi l'Unione, le riunioni annuali, l'iscrizione degli ex-allievi tra i Cooperatori, e assegni loro determinati lavori di propaganda per le opere locali e generali e per le Missioni.

Viene caldamente raccomandata la formazione delle Unioni locali, notando che per l'iscrizione basta anche solo aver passato un anno in un nostro collegio od oratorio. Negli Oratorii anche i ladri di famiglia, dopo un po' di frequenza, possono k considerarsi iscritti e avere il distintivo.

III. — FEDERAZIONI REGIONALI E NAZIONALI.

a)    Presso ogni Ispettoria siavi costituita la Federazione delle Unioni degli ex-allievi, e ne abbia cura un sacerdote designato dall'Ispettore.

b)   L'Incaricato si mantenga in relazione colle singole' Unioni e ne curi lo sviluppo e l'azione.

e) In ogni Nazione siavi la Federazione Nazionale, alla quale faranno capo le Regionali. La Federazione Nazionale alla stia volta farà capo alla Federazione Internazionale, presso il Rettor Maggiore.

IV. — DISTINTIVO - TESSERA - ORGANO DELLA FEDERAZIONE.

a)    È istituito un distintivo unico per tutti gli ex-allievi del mondo.

Si raccomanda ai Direttori di farne smercio, essendosi sostenuta una spesa considerevole.

b)  Si procuri che tutti gli ex-allievi abbiano la tessera.

e) In ogni nazione vi sarà, sotto il controllo dell'Ispettore o di un Delegato di parecchi Ispettori, un organo o rivista della Federazione, da inviarsi ai tesserati.

Si raccomanda l'esattezza nel pagare la quota di abbonamento a Voci fraterne.

Il rev.mo sig. D. Rinaldi conclude la trattazione del tema degli ex-allievi con queste parole: « Alcuni credono che l'organizzazione degli ex-allievi sia opera inutile, e perciò la trascurano. Ricorderei loro che gli ex-allievi sono il frutto delle nostre fatiche. Noi nelle nostre Case non lavoriamo perchè ci paghino la pensione, e per ottenere che i giovani siano buoni solo mentre stanno con noi, ma per farne dei buoni cristiani. Perciò questa organizzazione è opera di perseveranza: con essa vogliamo richiamarli se sono fuorviati, affinchè non vi sia al mondo chi, educato da noi, abbia idee contrarie alle nostre. Ci siamo sacrificati per loro, e il nostro sacrifizio non deve andar perduto «.

CHIUSURA DEL CONVEGNO.

Chiude l'ultima seduta il rev.mo sig. D. Rinaldi. « Anzitutto — dice — ho tre avvisi a darvi. Il primo è per gl'Ispettori che hanno ottenuto l'autorizzazione di aprire una nuova casa. Essi debbono chiedere il relativo permesso alla S. Sede; e per questo ognuno si metta d'accordo col Segretario del Capitolo Superiore; Il secondo avviso è per i Direttori. Avete ricevuto dei moduli per il Rendiconto annuale e per i Dati statistici. Vi raccomando di essere puntuali nel riempire questi moduli e rimandarli al Capitolo Superiore.

Il terzo è per tutti. Due anni fa abbiamo chiesto che ci fossero inviate le notizie riguardanti la vita del compianto sig. Don Albera, per la compilazione della sua biografia. Rinnovo a tutti i Salesiani una calda preghiera di farcele avere con sollecitudine. La stessa raccomandazione faccio per le notizie intorno ai venerati D. Rua e Card. Cagliero. Sarà un tributo di riconoscenza a chi ha speso l'intera sua esistenza per il bene della nostra amata Congregazione.

Abbiamo terminato le nostre riunioni. Non posso esprimervi quel che sente il mio cuore in questo momento. Posso dirvi che mi sono sentito felice nel vedermi circondato da figli e Direttori così Salesiani: l'avete dimostrato colla vostra vita, ccil vostro spirito,, colla finezza dei modi. Vi ringrazio anche a nome degli altri Superiori, assicurandovi che tutti hanno goduto di trovarsi con voi, e si sono compiaciuti della vostra docilità filiale, su cui contano tanto per assodare bene l'Opera del Padre.

Vorrei che usciste di qui risoluti di infondere in tutti lo spirito di Don Bosco. La paternità è il grande pensiero che dovete portar con voi da queste nostre riunioni. E insieme colla paternità portate anche il pensiero delle vocazioni. Quand'ero ancor Ispettore in Spagna, una volta il venerato Don Rua, mentre prima di partire gli chiedevo la benedizione, rivolse a me e a Don Giordano queste parole: — Crescite, multiplicamini et replete terram. — Queste parole io le ripeto a voi. È desiderio di noi tutti di vedere nella Congregazione molti nuovi figli, Molte vocazioni. Non vi sia nessun Direttore che le trascuri.

Non si dica che l'ambiente non è propizio: qualcuno chiamato da Dio vi sarà certamente; se si perde, è perchè non si coltiva.  Vigilino i Direttori sulle confessioni, sulle Compagnie, sulle pratiche di pietà; e gl'Ispettori aprano case per formare le vocazioni: non abbiano paura delle spese; il Signore li aiuterà. Si sia prudenti nella scelta, ma niuno trascuri di coltivare le vocazioni.

Portate il nostro saluto ai confratelli, ai giovani affidati alle vostre cure. Dite loro che li amiamo, che li ricordiamo, che vorremmo essere in mezzo a loro. Salutate anche i Cooperatori e gli ex-allievi: dite loro che li amiamo come figli, che li consideriamo come di casa, come Salesiani, e li raccomandiamo al Signore tutti i giorni.

Mi auguro che possiamo ritrovarci ancora altre volte in riunioni così belle, e care, nelle quali ci sentiamo più Salesiani, perchè veniamo a conoscerci e a intenderci meglio tra noi. Desidero che qui all'Oratorio Direttori e confratelli non solo si : credano, ma specialmente si sentano a casa loro.

Tutti questi sentimenti che vi ho espresso sono pur quelli degli altri Superiori del Capitolo. La Madonna vi assista e vi benedica. Pregate per noi ».

Dopo queste parole il venerato Superiore distribuisce come ricordo a ciascuno dei presenti una copia della magnifica lettera del sig. D. Albera: D. Bosco modello del Sacerdote Salesiano, perchè nella sua parola santa essi trovino sempre vivo incoraggiamento a perfezionarsi, unendo insieme i doveri del carattere-sacerdotale e quelli del Salesiano, e così si vada sempre avanti avendo come centro e meta Don Bosco.

Infine, cedendo all'insistenza di tutti i presenti, impartisce la benedizione di Maria Ausiliatrice.

24 dicembre 1926

Causa di Beatificazione di D. Bosco – visita alle Case d’Oriente

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE

Il Rettor Maggiore. J. M. J.

Miei carissimi Confratelli,

1. Più volte ebbi già a chiedere le vostre preghiere per la Causa di Beatificazione del nostro Venerabile Don Bosco; e in modo particolare ve le chiedevo nel febbraio 1925 e nel giugno scorso, per il buon esito delle due importantissime Congregazioni Antipreparatoria e Preparatoria sulla eroicità delle sue virtù.

Ora sono lieto di comunicarvi — e perdonatemi se lo faccio con ritardo — che tutto è proceduto non solo bene, ma ottimamente, , a gloria di Dio e del nostro Padre amatissimo. Questo è senza dubbio da ascriversi in gran parte a voi, miei cari figli, che avete pregato con fervore, e vi siete anche sforzati di assicurare il buon esito, della Causa con una vita religiosamente esemplare, come vi suggerivo l'anno scorso. Perciò ve ne ringrazio di cuore, mentre v'invito a unirvi a me per ringraziare il buon Dio di averci così benignamente esauditi.

Resta però ancora un po' di cammino da fare: deve cioè tenersi la Congregazione o Seduta Generale sull'eroicità delle virtù, con Cardinali, Ufficiali e Consultori, coram Sanctissimo (ossia alla, presenza del Santo Padre); e dopo questa, vi sarà l'esame dei miracoli, che comprenderà esso pure tre Congregazioni: Antipreparatoria, Preparatoria e Generale; e sarà solo dopo l'approvazione di due miracoli che il Papa procederà alla proclamazione a Beato del nostro Ven. Padre Don Bosco.

Come vedete, dobbiamo continuar a pregare, e predare molto. Ma intanto rallegriamoci: la S. Chiesa, colla sua severa bilancia, ha ormai posto quasi fuor di discussione che le virtù del nostro Fondatore furono veramente eroiche; perciò va acquistando sempre più solide basi la nostra speranza di poterlo, in un tempo non lontano, venerar come Beato sugli altari. Tutto questo però sia detto tra di noi, in famiglia, e non se ne pubblichi niente sui giornali, massime sui nostri fogli.

2. Ora io vorrei suggerirvi due pensieri, che si collegano. a questo argomento così caro al nostro cuore di figli.

Vorrei anzitutto invitarvi a considerare un poco i criterii che segue la Chiesa nostra Madre e Maestra per accertarsi della santità di uno dei suoi membri. Il mondo giudica gli •uomini dall'esteriorità delle loro opere; quanto più queste sono grandiose e coronate da successo, tanto più ne stima e ne esalta gli autori, senza troppo badare alla loro bontà intrinseca, nè all'onestà dei mezzi usati. Non così procede la Chiesa nel trattare le Cause di Beatificazione: essa non perde mai di vista la verità fondamentale appresa dal Divino suo Capo: Quid prodest homini, si mundum universum lueretur, animae vero suae detrimentum patiatur? (MATTEO, XVI, 26). Perciò non si lascia affatto impressionare dalle opere esteriori, per quanto straordinarie, o anche prodigiose, ma spinge il suo sguardo scrutatore nella vita del Servo di Dio, e ne proclama la santità solo se riesce, dopo diligentissimo esame, a mettere fuor d'ogni dubbio ch'egli praticò in grado eroico le virtù cristiane, cioè la fede, la speranza, la carità, la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza, con le altre virtù che vi sono connesse. Una volta accertato questo, allora la Chiesa giudica anche le opere esteriori compiute secondo il cuore di Dio e degne d'encomio; ma se questo, manca, le opere non giovano.

E così ha fatto anche per Don Bosco. Il duplice Istituto religioso, maschile e femminile, da lui fondato, ha preso, in un periodo di tempo relativamente breve, un così enorme sviluppo, e con frutti spirituali così copiosi e consolanti, da destare l'ammirazione, possiamo dirlo con verità, nel mondo intero, e da far esclamare a non pochi: Digitus Dei est hic! La Chiesa però, per formare il suo giudizio sulla santità del nostro Ven. Padre, non si fonda su questo, ma vuole prima di tutto stabilire s'egli sia stato veramente un eroe della virtù; perchè è questo solo che fa santo l'uomo e sante le sue opere.

3. Da questa prima considerazione esce, come ovvia conseguenza, la seconda. Se noi, nella nostra vita di Salesiani, ci limitassimo a far fiorire l'Opera del Padre, magari impiegandovi tutta la nostra attività e 'logorandoci la salute e la vita, noi non avremmo ancora il diritto, propriamente, di chiamarci degni figli. di Don Bosco. Don Bosco era un santo, e santi hanno da farsi i suoi figli, se vogliono essere degni di lui. Qual è invero la più bella e gloriosa corona della santità di Don• Bosco? É quella che intorno a lui formano i suoi figli già Servi di Dio, dei quali è in corso la Causa di Beatificazione: Don Rua, Don Beltrami, Don Czartoryski, Domenico Savio; Madre Mazzarello, Suor Teresa Valsè: piccolo stuolo, per ora, ma che in avvenire, speriamo, si andrà facendo sempre più numeroso: e questo dipende, da noi.

Non lasciamoci quindi, miei figli carissimi, assorbire dalle opere esteriori del nostro ufficio, per buone e lodevoli che siano, al punto da trascurare l'opera della nostra santificazione, che nelle Regole, ricordiamolo sempre, ha il primo posto, dove si parla del fine della Società Salesiana (art. 1). Studiamo le virtù del nostro Fondatore, procuriamo d'imitarlo nella sua carità, nella sua fiducia in Dio, nella sua umiltà, nel suo spirito di mortificazione, e via dicendo. E mettiamo anche in pratica gl'insegnamenti preziosi ch'egli ci ha lasciati. Per esempio, se si praticassero fedelmente tutti quelli contenuti nel capitolo della Carità fraterna, che fa parte della sua Prefazione alle Regole, quanto ne guadagnerebbe di santità e di perfezione la nostra vita individuale, e insieme di quanta maggior serenità e letizia s'illuminerebbe la nostra vita di famiglia!

Facciamoci santi sugli esempi del nostro santo Padre; sarà, questa anche la miglior maniera di prepararci a celebrare con gioia veramente cristiana la sospirata festa della sua Beatificazione; oltrechè la santità ridonderà pure nelle nostre opere, portando in ogni nostra attività, anche umile e materiale, il soffio della vita soprannaturale e divina; e vedremo sempre più fiorire, benedetta da Dio, la nostra amata Congregazione, e dilatarsi il regno di Gesù Cristo sulla terra.

4. Un'altra cosa mi rimane a dire. Voi sapete quanto le visite dei Superiori giovino a mantenere il buono spirito nelle nostre Case, ad assicurare, l'unità d'indirizzo e d'intento, a rendere più saldi quei vincoli d'affetto e di solidarietà che devono formare di noi tutti una sola famiglia. Si può avere un'idea più esatta delle speciali difficoltà inerenti ai luoghi, ai costumi, all'indole dei varii popoli; si dileguano malintesi, si fanno cessare irregolarità, si pone rimedio ad inconvenienti.

Ora, sono lieto di potervi comunicare che nel giro di questi ultimi anni i membri del Capitolo Superiore hanno visitato quasi tutte le nostre Case d'Europa e d'America, riportandone consolantissime notizie. Adesso restano ancora a visitare le Case dell'Africa e quelle d'Oriente.

Quanto a queste ultime, il Bollettino vi ha messi al corrente dello sviluppo straordinario preso dalle nostre Missioni dell'India e della Cina, e di quello che promette la nuova Missione del Giappone. I bisogni di esse, per la diversità di razza e per varie altre cause, sono affatto differenti da quelli delle Missioni d'Occidente; ho pensato quindi che il più indicato a visitarle fosse colui che ebbe già da me l'incarico di vegliare in modo speciale sopra questo importantissimo ramo della nostra Società, voglio dire il nostro caro Don Pietro Ricaldone.

Senonchè, per la lunghezza del viaggio, e per l'immensa estensione del campo da visitarsi, egli dovrà rimanere lontano di qui per una diecina di mesi; e .il vuoto che egli lascerà è così grande, ch'io non mi sento forze bastevoli per riempirlo personalmente. Perciò ho deciso di assegnare, durante questo periodo, una parte delle sue attribuzioni a Don Fedele Giraudi, e la parte rimanente a Don Pietro Tirone; il primo lo supplirà per tutto quel che riguarda i Cooperatori e gli Ex-allievi, il secondo per l'intera corrispondenza e per i provvedimenti riguardanti le Missioni.

Di più anche il Consigliere Don Antonio Candela, da pochi giorni reduce dalla sua visita alle Case d'Inghilterra e d'Irlanda, dovrà rimettersi in viaggio verso l'isola di Cuba, per una missione da me affidatagli, che lo tratterrà lontano di qui per parecchi mesi.

Pregate, miei cari figli, pregate Maria Santissima Ausiliatrice che li accompagni entrambi nel loro lungo viaggio, e li aiuti a far del, bene a quei nostri buoni confratelli lontani.

E raccomandate alla nostra Madre celeste anche me, che di cuore vi benedico nel suo santo nome, rinnovandovi i migliori augurii per il nuovo anno.

Vostro aff.mo in C. J.

Sac. FILIPPO RINALDI.

24 febbraio 1927

Il Decreto sulla eroicità delle virtù del Ven. D. Bosco

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE

Il Rettor Maggiore. J. M. J.

Miei carissimi figli in Gesù Cristo,

1. Mi sta grandemente a cuore di comunicarvi al più presto nella loro integrità i preziosissimi documenti che ho testè ricevuti da Roma, dove il giorno 20 febbraio u. s. — che rimarrà per sempre memorabile nei fasti della nostra Società — ebbe luogo, alla presenza del SS. Signor Nostro Papa Pio XI, la lettura del Decreto sopra le virtù eroiche del nostro Venerabile Padre Don Bosco.

Il Signore non volle concedermi la gioia di trovarmi presente a questa proclamazione dell'eroismo delle virtù del nostro Santo Fondatore, come da tanto tempo desideravo. Sia benedetta ora e, sempre la Santissima Volontà Sua!

Per arrivare al presente magnifico Decreto ci vollero ben 37 anni di Processi, tra Ordinari e Apostolici, ai quali, per il mio ufficio, presi parte attiva durante 26 anni. In tutto questo periodo ho potuto tener dietro, con grandissima soddisfazione filiale, al progressivo, imponente e luminoso susseguirsi delle prove della santità del Padre dinanzi ai Tribunali della Chiesa, i quali, come attesta il Decreto, osservavano accuratamente quella lodevole severità che a tali gravissimi giudizi conferisce maggior fede ed autorità.

Ora con questo Decreto — emanato con l'unanime consenso di tutti gli Em.mi Signori Cardinali e di tutti i Rev.mi Padri Consultori della S. Congregazione dei Riti — la S. Chiesa dichiara di aver riconosciuto che il nostro ,Padre è benemerito della Religione e dell'umana civiltà; che ha recato molto decoro alla Chiesa Cattòlica; — che ha lasciato ai posteri preclari atti ed esempi di virtù; — che non è solo il sacerdote acceso di apostolico zelo, ma l'inviato da. Dio a provvedere specialmente ai bisogni dell'età giovanile; — che è l'ottimo educatore; — che tutto in lui era soave, nè pareva che in lui avessero radice alcuna le umane passioni; — che dalle, sue parole scaturiva una misteriosa forza divina che rischiarava le tenebre della mente, muoveva i cuori e disponeva all'osservanza dei precetti evangelici; — che affrontò coraggiosamente ardue difficoltà, e sopportò pazientemente molte avversità; -- che le opere ch'egli aveva incominciate, le vide felicemente compiute, tra lo stupore e l'ammirazione di tutti, anche di coloro che tentavano dissimulare o denigrare la virtù di chi le compiva; — che insomma, egli ha praticato durante l'intera sua vita, in grado eroico, tutte le virtù teologali, cardinali e loro annesse.

Questo splendido documento della Santa Sede viene a dare un'autorevole conferma all'intima convinzione che della santità di Don Bosco ci eravamo formati noi, che per bontà di Dio abbiamo avuto la bella sorte non solo di conoscerlo e di parlargli qualche volta, ma di fare con lui vera vita di famiglia; e con noi anche gli altri suoi figli, venuti e cresciuti nella sua casa nei quarant'anni ormai trascorsi dalla sua morte. Adesso questa convinzione filiale è trasformata in certezza: il nostro Venerabile Padre può essere proposto all'imitazione di tutti, poichè, per dichiarazione della suprema Autorità della Chiesa, egli è stato un perfetto imitatore di Gesù Cristo.

2. Nulla sto .a dirvi, miei cari, dell'imponente funzione compiutasi il 20 febbraio nella Sala Concistoriale: ne sarete informati dal Bollettino Salesiano. I membri del Capitolo Superiore e quanti altri ebbero la fortuna di potervi assistere, sono concordi nel dire che essa, pur nella sua semplicità, ha prodotto in tutti un'impressione profonda, quale raramente avviene di provare. Il discorso del Papa fu un vero e stupendo panegirico del nostro Ven. Padre, un panegirico nel quale non si ammirava soltanto l'acutezza della sua mente, ma ancor più l'affetto straordinario del suo gran cuore per Don Bosco e per l'Opera sua. Gli stenografi ne hanno fissato

fedelmente sulla carta le parole, ma le parole sulla carta non possono darvi che una pallida idea dell'effetto, perchè non possono riprodurre la convinzione, il fuoco, la commozione intensa, l'anima insomma che in esse metteva la viva voce del Santo Padre, e che parve insolita agli stessi suoi famigliari. Qualcosa di tutto questo può intuire, leggendo questo discorso, solo chi abbia già potuto avvicinare il Papa e udirlo nell'intimità.

Egli ha parlato della santità di Don Bosco per sua cognizione diretta, avendola potuta conoscere personalmente.in una visione non breve, in una conversazione non momentanea. Egli ha detto che la convinzione di questa santità si era radicata nell'animo suo fin da quando, semplice prete ancora, • aveva potuto avvicinarlo, .sul campo stesso del suo molteplice lavoro. O vie misteriose e sempre mirabili della Divina Provvidenza! quel semplice prete era da Lei destinato a proclamare un giorno, come Vicario di Gesù Cristo, la santità di Don Bosco con la sua autorevole parola!

In questo discorso il Papa ha svolto più ampiamente e in forma più elevata il pensiero che già più volte mi aveva manifestato nelle udienze concessemi, e che ripetè pure in quella solenne accordata nel 1922 ai giovanetti dell'Ospizio del S. Cuore in Roma: — Noi disse allora —.siamo con profonda compiacenza tra i più antichi amici personali del Venerabile Don Bosco. Lo abbiamo visto, questo vostro glorioso Padre e Benefattore, lo abbiamo visto con gli occhi nostri. Siamo stati cuore a cuore vicini a lui. È stato tra noi non breve e non volgare scambio di idee, di pensieri, di considerazioni. Lo abbiamo visto, questo grande gigante e propugnatore dell'educazione cristiana, lo abbiamo osservato in quel modesto posto ch'egli si dava tra i suoi, e che era pure un così eminente posto di comando, vasto come mondo, e- quanto vasto altrettanto benefico. Siamo -perciò ammiratori entusiasti delle Opere di Don Bosco, e siamo felici di averlo conosciuto e di aver potuto aiutare col modestissimo nostro concorso l'opera sua... ‑

Queste parole del Papa mi sembrano molto opportune a farvi meglio gustare il suo discorso del 20 febbraio. Esse, insieme con quanto vi ho detto sopra, e con la lettura del discorso medesimo, gioveranno a darvi un concetto più adeguato della bontà di Dio verso la nostra Società, e del grandissimo affetto che il suo supremo Rappresentante quaggiù nutre per Don Bosco e per noi, umili suoi figli. E 'ciò renderà più vivo nei vostri cuori il sentimento della riconoscenza verso Dio, verso il Papa, e verso quanti altri hanno cooperato al compimento di una parte così importante della Causa di Beatificazione di Don Bosco..

3. Sì, miei cari figli: è ben giusto che esultiamo di santa letizia per questo fausto avvenimento; è giusto e salutare che ne rendiamo grazie a Dio, non solo individualmente — cosa che sono certo avete già fatta — ma collettivamente, Salesiani e allievi, in ogni singola Casa, con una funzione semplice ma cordiale e fervorosa.

Desidero perciò che da tutti, nel giorno che si crederà più opportuno, si canti il Te Deum di ringraziamento, preceduto da brevi parole d'occasione, o dalla lettura del discorso del Papa, e seguito dalla Benedizione col SS. Sacramento. A questa funzione si dia pure tutta la solennità religiosa, ma senza manifestazioni pubbliche, nell'intimità della famiglia. In tale occasione non si dimentichi d'implorare dal Cielo le grazie più copiose ed elette sul Santo Padre, per pagare in qualche modo il gran debito di riconoscenza che abbiamo verso di lui. E anche dopo, e sempre, preghiamo per lui, e rinnoviamo con frequenza in cuor nostro la protesta fatta da Don Bosco a Sua Santità Leone XIII, due anni prima di morire: di accogliere cioè prontamente, rispettosamente e con semplicità di mente e di cuore, non solo le decisioni del. Papa circa il dogma e la disciplina; ma di abbracciare, nelle cose stesse disputabili, la sentenza di lui anche come dottore privato, piuttosto che l'opinione di qualunque teologo o dottore del mondo.

Permettetemi d'insistere sulla raccomandazione di evitare ogni esteriorità in questa azione di grazie. al Signore. E aggiungo ancora: niente pubblicità sui giornali, neanche sui nostri foglietti e periodici. Su questi ebbi già a leggere con mio vivo dispiacere notizie fantastiche, inopportune, intorno alla Causa del nostro Padre, messe in giro o da chi non conosce le cose, o per fini umani. Grande è il danno che possono arrecare tali notizie circa l'andamento della Causa di Beatificazione dei nostri Servi di Dio: si corre il rischio di comprometterne l'esito e di farle rimandare per molto tempo. E i veri responsabili di questo danno sarebbero gl'Ispettori e i Direttori, i quali hanno il grave dovere di vegliare attentamente, e di non permettere che si pubblichi alcuna cosa senza la loro revisione. Si inculchi, sì, il ricorso alla intercessione di Don Bosco e degli altri nostri Servi di Dio, per ottenere grazie; ma non si facciano imprudenze. Per regola generale, le cose contenute negli Atti del Capitolo Superiore non sono materia da pubblicarsi, a meno che siano notizie stampate contemporaneamente nel Bollettino Salesiano.

Colgo intanto l'occasione per raccomandare nuovamente agl'Ispettori e Direttori di aver cura che i nostri periodici e foglietti si presentino bene, sia per il formato e la veste tipografica, come per il contenuto e per lo stile. Ve ne sono adesso di quelli che quanto a ciò lasciano ancor molto a desiderare.

4. Ed ora mi preme richiamare la vostra attenzione particolarmente su due punti del preziosissimo Decreto Pontificio. Prima di tutto vorrei che ognuno di voi scolpisse a caratteri indelebili nel proprio cuore queste memorande parole che il Santo Padre pronunciò dopo aver accennato, con crescente commozione, ai progressi compiuti dall'Opera di. Don Bosco nei quarant'anni che già trascorsero dalla sua morte: «            E cresce il conforto quando si pensa che tutto questo magnifico, questo meraviglioso sviluppo 'di opere risale direttamente, immediatamente a Lui; che Egli continua proprio ad essere il direttore di tutti, non solo il padre lontano, ma l'autore sempre presente, sempre operoso nella vivacità perenne dei suoi indirizzi, dei suoi metodi e soprattutto dei suoi esempi!... ».

È proprio così, miei carissimi: la famiglia alla quale apparteniamo ha Don Bosco per padre non solo in quanto egli l'ha fon. data, ma anche in quanto egli continua tuttora, anzi ora pile di prima, ad infondere in essa il suo alito vitale. Sì: Don Bosco vive tuttora nella sua famiglia religiosa, in ogni comunità e in ogni membro di essa, dovunque siano e in qualunque lingua parlino: vive col suo tenero amore paterno, vive con la sua azione direttrice, stimolando i figli a riamarlo, e a seguire i suoi metodi e i suoi esempi. Verità per noi consolantissima, sulla quale ormai non è più luogo a dubbi di sorta, poichè il Decreto Pontificio l'ha stabilita in modo perentorio.

5. Inoltre, in virtù dello stesso Decreto, il nostro amore filiale deve d'ora innanzi manifestarsi specialmente nel far ricorso con fiducia illimitata al potere d'intercessione che il nostro buon Padre ha presso il trono di Dio: e questo è il secondo punto che voglio addita2.-vi. Anche prima era in noi la certezza che grande fosse un tal potere: ne avevamo le prove nel continuo, miracoloso sviluppo dell'Opera sua, e anche nelle grazie molteplici che ottenevamo ricorrendo al suo patrocinio. Ma a questa nostra certezza mancava una sanzione autorevole, decisiva.

Adesso non è più così: adesso la Chiesa col suo Decreto implicitamente ci stimola a ravvivare la nostra fede nell'efficacia dell'intercessione di Don Bosco. Non è ancora il culto pubblico ch'essa proclama, ma autorizza e incoraggia l'invocazione privata, e fa comprendere il suo vivo desiderio che si ottengano per mezzo di lui molti miracoli, perchè più fulgida abbia a risplendere intorno al capo di lui l'aureola della santità.

Ma l'ottenere questi miracoli dipende in gran parte dalla grandezza della nostra fede, dal fervore e dalla perseveranza delle nostre preghiere. Perciò io rivolgo un caldo appello a tutti voi, miei figli carissimi,' affinchè vogliate moltiplicare le suppliche più fiduciose a tale scopo. Se venite a conoscenza di casi particolari, del tutto disperati, nei quali nè la natura nè la scienza abbiano più nulla a fare, esortate i pazienti e i loro cari a ricorrere a Don Bosco, facendo loro dichiarare in presenza di testimoni ch'essi intendono ottenere la guarigione miracolosa mediante la sola ed esclusiva intercessione di lui, e per la sua glorificazione. E se la guarigione si ottiene, datevi premura di comprovarne subito il carattere soprannaturale con dichiarazioni scritte dei medici curanti, e di fissare con altre testimonianze scritte i «trii particolari e circostanze del fatto.

Se per amor dei suoi figli Don Bosco già da vivo operò tante meraviglie, che cosa non farà adesso, se ci uniremo tutti concordi insieme coi nostri alunni ed amici, a rivolgere con filiale tenerezza e fiducia le nostre suppliche a lui solo? Oh! allora avremo buon fondamento a sperare che non sia più tanto lontano il giorno della sua Beatificazione, e anche quello della sua Canonizzazione!

Ripeto, la glorificazione terrena del nostro buon Padre adesso dipende soprattutto da noi: bisogna che, dovunque fiorisce la sua Opera, noi promuoviamo la fiducia nel suo potere d'intercessione, il ricorso a lui per le grazie più strepitose, e quel culto d'amore e devozione che oggi è ancora privato, ma domani potrà divenire pubblico ed universale.

Si rinnovi d'ora innanzi in ogni nostra Casa quello che avveniva qui all'Oratorio quando Don Bosco era vivente e ne fu spettatore, nei suoi giovani anni, anche il Santo Padre Pio XI. Tutti ricorrevano a Don Bosco: ognuno gli esponeva candidamente le sue difficoltà, i suoi bisogni, e ne attendeva con gran fiducia la parola, il consiglio, l'aiuto, che non mancava mai ed era sempre adatto alle circostanze del caso. Don Bosco vive sempre in mezzo a noi: parliamogli cuore a cuore, esortiamo i nostri alunni a fare altrettanto, e troveremo sempre in lui il tenerissimo padre dei primi tempi dell'Oratorio.

Intanto io invoco di cuore sopra ciascuno di voi la sua efficace benedizione, e mi raccomando alle vostre preghiere, confermandomi a tutti

aff.mo in C. J

Sac. FILIPPO RINALDL

Decreto della S. C. dei Riti sull'eroicità delle Virtù del Ven. Servo di Dio D. Giovanni Bosco, Fondatore della Pia Società Salesiana e dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Ben difficilmente si potrebbe dire a parole o misurare quanto sfasi reso benemerito della religione e di ogni forma dell'umana civiltà, quanto decoro abbia apportato alla Chiesa Cattolica, quanti e quali eccellenti atti ed esempi di virtù abbia lasciato ai posteri il Ven. Servo di Dio D. Giovanni Bosco, che si mostrò degno ministro e imitatore di Colui che di se stesso diceva: Sono venuto a portare il fuoco sopra la terra e che altro posso volere se non che si accenda? » (Luc., XII, 49). Che se poi si vorrà mettere a confronto la mancanza di mezzi da cui il Servo di Dio era senza interruzione afflitto e le contrarietà che continuamente sofferse, colla larghezza delle sue imprese e i benefizi arrecati all'umano genere, si dovrà ammirare in lui non soltanto il sacerdote acceso di zelo apostolico, ma l'inviato da Dio per venire in aiuto specialmente ai bisogni della gioventù, e non si potrà far a meno di richiamare alla mente il detto del Divino Maestro: « Il regno dei cieli è simile al grano di senapa che è bensì la più minuta di tutte le sementi, ma cresciuta che sia è maggiore di tutti i legumi e diventa albero, dimodochè gli uccelli del cielo vanno a posarsi tra i suoi rami » (MATTH., XIII, 31, 32).

Giovanni Bosco nacque nella borgata di Morialdo presso Castelnuovo d'Asti, e i suoi genitori, non ricchi ma stimati per probità di vita, vivevano del lavoro dei campi. Non ancora uscito dall'infanzia perdette il padre, ma dalla madre superstite fu con ogni cura istruito nei primi principii della religione cristiana.

Fin dai primordi della vita e negli anni della fanciullezza pareva naturalmente fatto per cose grandi e meravigliose; poichè manifestava tal ricchezza di doti speciali di animo e di corpo che, a qualunque parte si fosse rivolto, dava chiaro segno di grande e straordinaria riuscita. Fin dalla prima giovinezza cominciò a sentire il desiderio ,di consacrarne interamente il fiore alla gloria di Dio; ma gli mancavano i mezzi per poter attendere agli studi occorrenti. Dotato di ingegno penetrante, di memoria pronta, riuscì facilmente ad accaparrarsi la benevolenza di generosi benefattori che gli spianarono la via agli studi. Trascorse con lode tutte le classi ginnasiali, entrò nel Seminario Vescovile di Chieri, dove attese con ogni impegno allo studio della Filosofia e della Teologia. E ritenuto degno delle sacre ordinazioni, appena consacrato sacerdote fu subito nominato coadiutore parrocchiale, officio nel quale diede saggio di tanta attività a tanto ardore di zelo da raccoglierne in breve frutti abbondanti. Ma l'animo suo era soprattutto angustiato per la quasi completa noncuranza, a-quei tempi, della cristiana educazione della gioventù; e desiderosissimo di rimediare a così grande deficienza, consacrò le sue maggiori cure e assidue fatiche soprattutto a quei fanciulli che non avevano nessuno che pensasse a loro, e si diede in ogni maniera ad assisterli, istruirli e proteggerli. E perchè non avesse, in seguito a mancare alla gioventù un retto e opportuno avviamento, ritenne che fosse ottimo provvedimento l'istituire lilla famiglia religiosa che a ciò interamente dedicasse,

E un tal disegno pensò che con ogni diligenza e senza indugio si dovesse mettere in atto, e decise di consacrare tutti i doni di cui Dio l'aveva arricchito a quest'opera sublime, a gloria del suo nome divino e per la salute delle anime. Opera veramente singolare di religione e di pietà, che da sola basta a rivelare il carattere dell'esimio sacerdote e la santità della sua vita! Poiché un'opera tale richiede fatiche immani, disagi, viaggi, una vita insomma di ardua operosità. Ma per quanto mancassero i mezzi necessari, e le privazioni tribolassero la nascente Società, e difficoltà e contraddizioni sorgessero da ogni parte, nondimeno il Venerabile Servo di Dio, implorando l'altrui carità, riuscì a provvedere quanto era necessario. Sotto l'aggravio di tante spese mai si perdette d'animo. Di assai cose aveva bisogno la Pia Società da lui formata, senza di cui non avrebbe potuto durare e tanto meno propagarsi. E assai spesso i mezzi mancavano! che faceva egli allora? Esponeva ingenuamente i gravi bisogni della sua Società alle persone facoltose per averne generoso aiuto, senza però violentare mai la libertà della loro volontà con importune insistenze.

Le doti e gli accorgimenti atti a formare l'ottimo precettore, sia quelli che vengono dalla natura, sia quelli che coll’esperienza si acquistano, nel Ven. Servo di Dio tutti meravigliosamente s'accoglievano. La sua parola blanda arrivava all'animo dei giovanetti e degli alunni, li accoglieva con benevolenza paterna, li ricreava con ameni discorsi, a meraviglia li addestrava alla virtù e alla pietà, come fa un padre amorevolissimo che accoglie ognuno con eguale affetto, che di ognuno ha cura particolare, che di ognuno si attira l'affezione, che tutti, uno a uno, lega a sè col dolce vincolo dell'amore.

Tutto era soavità in lui, nè le basse voglie pareva avessero in lui radice alcuna. Scaturiva dalle sue parole una efficacia non conosciuta e quasi divina che schiariva le tenebre della mente, muoveva i cuori e li adescava all'osservanza dei precetti evangelici. Compose anche e diffuse numerosi scritti atti ad istruire la mente e a infervorare gli animi nella pietà. E così il Venerabile si dimostrava degno sacerdote di Dio, le cui labbra custodiscono ,la scienza, per ammaestrare gli ignoranti e scuotere i tiepidi.

Nè cessò un momento solo dall'attendere a questo santissimo impegno di dilatare e perfezionare la società da lui fondata; chè anzi si diè cura di aggiungerne ad essa una seconda, che chiamò delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che si pigliasse cura delle giovinette. L'una e l'altra pose sotto la protezione di S. Francesco di Sales, che egli s'era scelto a Patrono e di cui era particolarmente devoto.

E per la stabilità e lo sviluppo delle due famiglie non solo sostenne molte fatiche, ma affrontò coraggiosamente le più difficili prove, e con animo paziente tollerò numerose molestie che venivano di là donde avrebbe potuto attendere invece valido appoggio. E oltre a ciò rivolse l'animo e le forze anche alle genti barbare e selvagge sparse per le terre più lontane e quasi inabitabili, perchè potessero partecipare agli stessi benefici.

Guidato da quella sapienza che arriva con forza danna estremità'all'altra e ogni cosa dispone con soavità (Sap., VIII, 1) vide tutte le opere sue, che aveva intrapreso non per accumular, guadagni e gloria umana, ma per la gloria di Dio e la salute delle anime, coronate di prospero successo, fra lo stupore di tutti e anche di coloro che volevano ignorare o sminuire la virtù di chi le compiva. Così il nome del sacerdote Giovanni Bosco acquistò tanta rinomanza che non vi è quasi luogo nel mondo dove esso non sia conosciuto e venerato.

Dopo la sua beata morte, avvenuta l'ultimo di gennaio 1888 nel settantesimo terzo anno dell'età sua, più chiara brillò la fama di santità di sì grand'uomo nella comune estimazione dei popoli, cosicchè appena quattro anni dopo già si pensò seriamente a procurargli gli onori degli altari. Per la qual cosa nella Curia Ecclesiastica di Torino si istruirono accuratamente i processi secondo le norme del diritto, sulla sua vita e sulle sue opere: quindi terminati i singoli giudizi che le nostre leggi strettamente stabiliscono di premettere, si incominciò l'esame formale delle sue virtù, il quale fu compiuto in quattro sessioni, osservando accuratamente quella lodevole severità che a tali gravissimi giudizi conferisce maggiore fede ed autorità.

La Congregazione Antipreparatoria ebbe luogo l'ultimo di luglio 1925 presso l'Eminentissimo Cardinale Antonio Vico, relatore della Causa. Ad essa seguirono due Preparatorie nelle quali specialmente si discussero accuratissimamente i singoli e diversi voti dei giudici. Infine agli 8 del corrente febbraio tutta la Sacra Congregazione dei Riti si radunò alla presenza del Santissimo Signor. Nostro Pio Papa XI, ed il sullodato Eminentissimo Cardinale propose alla discussione il Dubbio seguente: Se consti delle Virtù Teologali, Fede, Speranza, Carità verso Dio e verso il prossimo, come pure delle Virtù, Cardinali Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza e virtù annesse, in grado eroico, del Venerabile Servo di Dio Giovanni Bosco, nel caso ed agli effetti di esso? E tutti i presenti, sia gli Eminentissimi Cardinali che i Reverendissimi Consultori risposero affermativamente all'unanimità; la qual votazione il Santo Padre accolse con lieto animo, tuttavia differì di pronunciare la sentenza decretoria ed esortò gli astanti ad aggiungere in cosa di tanta importanza fervide preghiere per impetrare maggior ricchezza di lumi celesti.

Avendo poi stabilito di manifestare il suo pensiero, scelse il presente giorno, Domenica di Sessagesima. Pertanto, compiuto il Santo Sacrificio, chiamò a sè l'Eminentissimo Cardinale Antonio Vico, Vescovo di Porto e Santa Rufina, Prefetto della S. Congregazione dei Riti e Ponente della Causa, insieme col R. Mons. Carlo Salotti, Promotore Generale della Fede, e con inc infrascritto segretario, ed alla loro presenza, seduto sul soglio Pontificio, solennemente sancì constare delle Virtù Teologali, Fede, Speranza e Carità verso Dio e verso il prossimo, come pure delle Virtù Cardinali, Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza e delle virtù annesse del Ven. Servo di Dio Giovanni Bosco, in grado eroico, nel caso ed agli effetti  'di esso. E comandò che questo decreto fosse pubblicato ed inserito negli atti della Sacra Congregazione dei Riti, addì 20 Febbraio 1927.

+ A. Card. Vico, Vescovo di Porto e S. Rufina
Prefetto della S. C. dei R.

ANGELO MARIANI

Segretario della S. C. dei R-.`

Indirizzo del Rev.mo Don Francesco Tomasetti Procuratore Generale della Società Salesiana e Postulatore della Causa.

Beatissimo Padre,

La solenne autentica dichiarazione, fatta in nome della Santità Vostra, dell'eroicità delle virtù del nostro Padre e Fondatore, Veri. Don Giovanni Bosco, ha trasformato in certezza la convinzione intima che ne hanno avuto ognora così i figli formati e cresciuti nella famigliare convivenza di lunghi anni al suo fianco, come i figli, più numerosi, ch'egli ha suscitati in questi quarant'anni dalla sua morte, e affidati ai suoi Successori per continuare e dilatare l'opera sua educatrice in tutto il mondo.

L'odierna dichiarazione è per noi il favore più segnalato che la Santità Vostra ci abbia fatto, per cui la nostra riconoscenza erompe oggi dai nostri cuori con più vive fiamme di amor filiale verso la Vostra Persona, e di più profondo attaccamento e devozione all'immortale Cattedra di San Pietro.

Per esprimere, Beatissimo Padre, meno indegnamente la nostra gratitudine, mi occorrerebbero lo sguardo, il sorriso, la parola e sopratutto il cuore stesso di Don Bosco, che è stato in tutta la sua vita ima viva personificazione della riconoscenza. Vorrei avere, Beatissimo Padre, in questo momento tutta la gratitudine che ha albergato nel cuore di Don Bosco verso i Santi Pontefici Pio IX, Leone XIII, e verso tutti quelli che hanno cooperato alle sue Opere, per potere dimostrare in qualche modo la riconoscenza, profonda, imperitura che sentiamo e conserveremo sempre verso la Santità Vostra per il Decreto sulle virtù eroiche di Don Bosco, col quale Decreto nel nostro Padre e Fondatore ci viene additato anche il nostro Modello.

L'esemplarità di Don Bosco e delle sue virtù era per noi, suoi figli e discepoli, una convinzione che ci eravamo formata per la diuturna convivenza con Lui; ma chi ci assicurava che questa nostra convinzione non fosse causata dal troppo affetto) verso Don Bosco? che i metodi da lui lasciatici, nuovi, ardimentosi per il loro spirito di modernità, sia nell'apostolato educativo della gioventù, come nella pratica della perfezione evangelica, fossero una via sicura da poter percorrere con animo tranquillo?

A darci questa sicurezza non bastava certo il consolante fiorimento dei nostri Oratori Festivi, Ospizi, Collegi e Missioni; non la voce quasi unanime di Eminentissimi Principi, Presuli e Pastori d'anime; non il consenso delle civili Autorità, prima tacito e poi palese; non il plauso di illustri personaggi e di pressochè tutti i,popoli delle varie Nazioni del mondo... La sicurezza ci poteva venire, e ci è oggi venuta, soltanto dalla Santità Vostra.

Don Bosco educatore industrioso, solerte e magnifico di santità nei suoi figliuoli — quali un Domenico Savio, un Don Michele Rua, un Cardinal Cagliero, un Don Albera, un Don Beltrami, un Don Augusto Czartoryski, una Suor Maria Mazzarello, per nominarne alcuno — è proclamato con l'odierno Decreto un eroe cristiano; ci è quindi proposto autorevolmente come il modello sul quale possono e debbono formarsi a vita santa quanti sono e saranno chiamati ad arruolarsi tra gli educatori moderni della santità da lui costituiti in Società, ordinati . ed equipaggiati di tutte le armi conformi ai tempi presenti, e necessarie per conseguire lo scopo di essere santi per poter rigenerare e santificare contemporaneamente le crescenti generazioni.

La vita'intima di Don Bosco educatore, quale egli l'ha vissuta prima di consegnarla nei metodi lasciati ai 'suoi figli, formerà in avvenire la norma precisa per l'attuazione del suo programma della rigenerazione e santificazione giovanile, così nei grandi e piccoli centri civili, come in mezzo alle tribù selvagge, dove, sulle piccole piante vergini e giovani, si può innestare il germe divino della Redenzione con maggiore fiducia di buoni risultati.

Imitare DOTA Bosco per riprodurre in noi la sua unione ininterrotta con Dio, la sua inesauribile carità verso il prossimo, la sua prudenza, la sua incrollabile fortezza, l'affabilità che rasserena e fa gioire ogni cuore, la purezza illibata che fa detestare in sommo grado il peccato e sospirare incessantemente alle cose celestiali, è, Beatissimo Padre, ].a missione che intensificheremo d'ora innanzi, per arrivare più facilmente a seguire l'unico Maestro, Guida e Modello, Gesù Nostro Signore e Redentore.

A questo mirava il nostro Padre, che ci lasciò scritto nella sua lettera-testamento: « Il vostro primo Rettore è morto. Ma il nostro vero Superiore, Gesù Cristo, non morrà. Egli è sempre nostro Maestro, nostra Guida, nostro Modello! ». 'A'

Con questo proposito d'imitazione costante del Padre Don Bosco, onde arrivare a rivestirci tutti di Gesù Cristo per il giorno della gloria, e nell'attesa fiduciosa di un altro Decreto che approvi i miracoli proposti per la Beatificazione del nostro Ven. Fondatore, ripetiamo a Voi, Beatissimo Padre, l'inno di ringraziamento che prorompe dal cuore dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice con tutti i loro allievi e alunne, ex-allievi ed ex-alunne di ogni parte della terra, e di tutti i Cooperatori e Cooperatrici delle Opere lasciate in retaggio da Don Bosco, i quali e le quali sono tutti qui in ispirito per ricevere l'Apostolica Benedizione, a ravvivare i buoni propositi di santificare le anime nostre.

Discorso del Santo Padre.

Vi sono, dilettissimi figli, degli uomini suscitati dallo spirito di Dio, nei momenti da Lui prescelti, che trascorrono per il cielo della storia proprio come le grandi meteore attraversano talvolta il cielo substellare. Tali uomini — proprio come le grandi meteore che sono talvolta bellissime e talvolta terrificanti — sono di due categorie. Ci sono quelli che passano terrificando, assai più che beneficando, destando la meraviglia, lo spavento, seminando il loro cammino di segni indubitabili di grandezza enorme, di visioni rapide, di audacie incomprensibili quasi, ma pure di rovine e di vittime seminando il cammino.

Sono di quegli uomini che Dio suscita talvolta -- come il gran Corso diceva di se stesso -- come verghe e flagelli per castigare i popoli e i sovrani! Ma vi sono anche altri uomini che vengono per medicare quelle piaghe, per risuscitare la carità e ricostruire su quelle rovine; uomini non meno grandi, anzi più grandi perchè grandi nel bene, grandi nell'amore per l'umanità, grandi nel far bene ai fratelli, nel soccorrere ai loro bisogni; uomini che passano suscitando un'ammirazione vera, un'ammirazione piena di simpatia, di riconoscenza, di benedizioni, proprio come il Redentore degli uomini, l'Uomo-Dio, che passava benedicendo e facendosi benedire; degli uomini il cui nome rimane nei secoli in benedizione.

Il Ven. Don Bosco appartiene appunto a questa magnifica categoria di uomini scelti in tutta l'umanità, a questi colossi di grandezza benefica, e la sua figura facilmente si ricompone, se all'analisi minuziosa, rigorosa delle sue virtù, quale venne fatta nelle precedenti discussioni lunghe e reiterate, succede la sintesi che riunendone le sparse linee la ricostituisca bella e grande. È una figura, dilettissimi figli, che la Divina Provvidenza improntò dei suoi doni più preziosi: bella figura, che abbiamo sempre apprezzato ed ora, in questo momento, più che mai apprezziamo, riguardandola bene, duplicando e moltiplicando nel ricordo la letizia di quest'ora.

Noi l'abbiamo veduta da vicino, questa figura, in una visione non breve, in una conversazione non momentanea: una magnifica figura, che l'immensa, l'insondabile umiltà non riusciva a nascondere; una magnifica figura, che pur avvolgendosi tra gli uomini, ed aggirandosi per casa come l'ultimo venuto, come l'ultimo degli ospiti (egli, il suscitatore di tutto), tutti riconoscevano al primo sguardo, al primo approccio, tutti riconoscevano come figura di gran lunga dominante e trascinante: una figura completa, una di quelle anime che, per qualunque via si fosse messa, avrebbe certamente lasciato grande traccia di sè, tanto egli era magnificamente attrezzato per la vita.

Forza, vigoria di mente, calore di cuore, energia di mano, di pensiero, di affetto, di opere, e luminoso e vasto ed alto pensiero, e non comune, anzi superiore di gran lunga alla ordinaria, vigoria di mente e d'ingegno, e propria anche (cosa generalmente poco nota e poco notata) di quegli ingegni che si potrebbero chiamare ingegni propriamente detti ; l'ingegno di colui che avrebbe potuto riuscire il dotto, il pensatore, lo scrittore.

Tanto che — egli stesso ce lo confidava, e non so se ad altri abbia fatto la stessa confidenza; forse la provenienza dallo stesso ambiente di libri lo ha incoraggiato — egli sentì un primo invito nella direzione dei libri, nella direzione delle grandi comprensioni ideali. E ve ne sono i segni superstiti come sparse membra, sparsi elementi — diciamo cosi — che dimostrano che da un primo concetto avrebbe dovuto assorgere alla composizione di un gran corpo scientifico, di una grande opera

scientifica; ve ne sono i segni nei suoi volumi, nei suoi opuscoli, nella sua grande propaganda di stampa. In questa appare la grande, altissima luminosità del suo pensiero, che gli tracciò la ispirazione di quella grande opera, della quale egli doveva riempire prima la sua vita e poi il mondo intero; e lì si trova quel primo invito, quella prima tendenza, quella prima forma del suo potente ingegno: le opere di propaganda tipografica e libraria furono proprio le opere della sua predilezione.

Anche questo noi vedemmo cogli occhi nostri e udimmo dalle labbra sue. Queste opere furono il suo nobile orgoglio. Egli stesso ci diceva: « In queste cose Don Bosco — così egli parlava di sè, sempre in terza persona — in queste cose Don Bosco vuol essere sempre all'avanguardia del progresso »: e parlavamo di opere di stampa e di tipografia.

La chiave d'oro di quest'aureo, preziosissimo mistero di una grande vita, così feconda, così operosa, di quella stessa invincibile energia di lavoro, di quella stessa indomabile resistenza alla fatica, fatica quotidiana e di tutte le ore — questo pure noi vedemmo — di tutte le ore, da mane a sera, da sera a mane, quando occorreva (e spesso occorreva): il segreto di tutto questo era nel suo cuore, era nell'ardore, nella generosità dei suoi sentimenti:

E si può dire di lui, e sembrano scritte anche per lui, come per alcuni altri dei più grandi eroi della carità e dell'azione caritativa, quelle magnifiche parole: Dedit ei Dominus latitudinem cordis quasi arenam quae est in littore maris (3 Reg., IV, 29). Ecco l'opera sua, che a 40 anni dalla sua morte, veramente è sparsa per tutti i paesi, per tutti i lidi sieut arena quae est in littore maris.

Meravigliosa visione, quella che anche per sommi capi si può avere, di una, settantina di Ispettorie (come direbbesi: di Province), più di un migliaio di Case, il che vuol dire migliaia e migliaia di Chiese, di Cappelle, di Ospizi, di Scuole, di Collegi, con migliaia, anzi centinaia di migliaia, ma molte centinaia di migliaia di anime avvicinate a Dio, di gioventù raccolta in asili di sicurezza e chiamata al convito della scienza e della prima cristiana educazione.

Sono i figli della Pia Società Salesiana, sono le Figlie di Maria Ausiliatrice, sono Professi, Novizi e Aspiranti, ormai sedicimila — e forse oggi, nell'ora che parliamo, anche più operai ed operaie di quest'opera immensa e magnifica.

E tra questi operai e queste operaie, più di un complessivo migliaio sono alle prime trincee, nei primi approcci al nemico, nelle missioni  tra le più lontane, che guadagnano al regno di Dio nuove Provincie, il maggior titolo di gloria che Roma stessa serbava agli antichi trionfatori romani! E all'Episcopato pure ha dato quasi una ventina di Pastori, quali insediati in Diocesi civili e quali sparsi in lontane missioni.

E cresce il conforto quando si pensa che tutto questo magnifico, questo meraviglioso sviluppo di opere, risale direttamente, immediatamente a lui, chè proprio egli continua ad essere il direttore di tutto, non solo il padre lontano, ma l'autore sempre presente, sempre operante nella vivacità perenne dei suoi indirizzi, dei suoi metodi, e sopratutto dei suoi esempi!

I suoi esempi! la 'parte per noi, dilettissimi figli, ancora più utile: forse unicamente utile, della grande festa di questo giorno.

Perchè, è vero, non a tutti è dato godere di questa così larga e meravigliosa abbondanza di doni divini, di questa potente attrezzatura del pensiero, dell'affetto, delle opere; non a tutti è data la stessa misura di grazia, non a tutti è dato seguire quelle vie luminose; ma pure quanto di imitabile per tutti come fu ben opportunamente rilevato — in quella vita così operosa, così raccolta, così operante e così pregante!

Questa infatti era una delle più 'belle caratteristiche di lui, quella cioè di essere presente a tutto, affaccendato in una ressa continua, assillante, di affanni, tra una folla di richieste e consultazioni, ed avere lo spirito sempre altrove : sempre in alto, dove il sereno era imperturbato sempre, dove la calma era sempre dominatrice e sempre sovrana; così che in lui il lavoro era proprio effettiva preghiera, e s'avverava il grande principio della vita cristiana : qui laborat, orat.

Questa era e deve rimanere la grande gloria dei suoi figli e delle sue figlie. Quanto di meritorio in quella vita dimentica di sè per prodigarsi ai più piccoli, ai più umili, alle meno attraenti, se così si può dire, delle miserie!

. Anche in quella meraviglia di opere, anche li, dilettissimi figli, non deve la nostra debolezza trovare, per così dire, una giustificazione a se stessa. Se è vero che non tutti possono letteralmente imitare quella perfezione ed efficacia di opere poichè troppe volte non è purtroppo vero, cristianamente e sinceramente parlando, che volere è potere, mentre è vero invece che troppe volte non si vuole abbastanza tutto quello che si può; — dalla vita e dalle opere di Don Bosco, questo — dicevamo — possiamo anche noi riconoscere e dedurre: e poichè non tutti possono ciò che vogliono e che vorrebbero, importante è che ciascuno voglia davvero quello che ciascuno può.

Di quanto si aumenterebbe, dilettissimi figli, il bene delle anime, degli individui, delle famiglie, della socie», se proprio tutti facessero quello che ciascuno può; se, nella modesta misura del suo potere, ciascuno volesse ciò che può fare di bene per sè e per gli altri!

L'esempio di questo grande Servo di Dio sproni tutti quanti a mettersi per quella via, anche se debbono necessariamente rimanere a grande distanza da lui; per quella via, nella quale egli ha sparso tanto bene e tanta luce, tanti fulgidi esempi di cristiana edificazione.

È con questa visione vicina e lontana che Noi prendiamo la più larga e affettuosa parte alla festa e al gaudio dei buoni Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. E pensiamo a tutti, specialmente a quelle Chiese e a quelle Terre per le quali questo giorno è in particolar modo e per particolare titolo giorno di, santa e nobilissima letizia. Pensiamo alla gioia di Torino; pensiamo alla gioia di Asti; pensiamo — e come non pensarvi? --- alla gioia di tutti i luoghi, di tutte le parti del mondo, perchè letteralmente non è parte del mondo in cui i figli e le figlie di Don Bosco, le Opere di Don Bosco, sempre vive, sempre in progresso di vita, non continuino a svilupparsi per la via tracciata dalla sua mano, in cui non fiorisca sempre più fresca e feconda la sua imitazione!