PG Zasoby

Lettere di Don Filippo Rinaldi Rettor Maggiore 1927-1929

24 Maggio 1927

 

Udienza pontificia - Convegno di Direttori degli Oratorii festivi - Ricordi per gli Esercizi Spirituali
I.
ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore. J. M. J.
Carissimi figli in Gesù Cristo,
1. L'invito che vi rivolsi nel numero precedente degli Atti, cioè di far ricorso d'or innanzi con grande fiducia al potere d'intercessione del nostro buon Padre presso il trono di Dio, son certo che l'avete messo subito in pratica, con ferventi preghiere personali e coll'esortare caldamente alunni e conoscenti alla medesima fiducia; sarebbe quindi superflua ogni mia insistenza a tale riguardo.
Sono però obbligato a tornarci sopra, per potervi dar ragguaglio 'di quanto mi disse in proposito il Santo Padre nell'udienza che benignamente si degnò accordarmi il giorno 2 dello scorso aprile, udienza improntata dal principio alla fine all'intimità più cordiale.
Dopo i convenevoli d'uso, presentai a Sua Santità, anche in nome vostro, i più caldi ringraziamenti per il Decreto che ci ha dato in Don Bosco il modello sicuro delle virtù salesiane, additandoci la via della nostra santificazione, che ora possiamo seguire certi di non sbagliare.
Il Santo Padre interrompendomi disse che noi siamo fortunati d'essere membri della Chiesa Cattolica, la quale con le sue parole e coi suoi atti viene sempre in tempo opportuno a rinfrancarci a delinearci la via da tenere. Solo Essa può dare questa sicurezza:, donde il dovere dei'cattolici di prestarle fedele e devota sudditanza. Poi tornò ad esprimere la sua ammirazione per Don Bosco, facendo rilevare' che la santità di lui risplenderà ancor maggior, mente in avvenire, e ch'Egli continuerà sempre a vivere in tutte le sue Opere finchè queste corrisponderanno ai nuovi bisogni della gioventù con modernità di metodi, d'iniziative e di mezzi, senza però allontanarsi mai dallo spirito che v'impresse il Fondatore.
Aggiunse essergli di grande gioia e soddisfazione che la Causa di Don Bosco procedesse bene e speditamente. — M'auguro — disse -- di veder presto Don Bosco sugli altari, perchè è uomo che rappresenta tante opere che furono da lui promosse e sono di attualità nella vita della Chiesa. Faccio voti che vengano esaminati presto i miracoli per condurre a termine la sua Beatificazione. I suoi figli però devono pregare con maggior intensità, affinchè si ottengano per mezzo di lui molti miracoli, e risplenda attorno alla sua fronte un'aureola corrispondente alla sua santità.
2. Ogni parola, si può dire, del Santo Padre era una prova del suo grande affetto per l'Opera nostra, affetto che gli traspariva anche dallo sguardo, dalla fisonomia, dalle movenze, lasciandomi profondamente ammirato e commosso.
. — Quanti novizi avete? — mi chiese con un sorriso che lasciava comprendere quanto gli stiano a More le vocazioni religiose.

  1. Ottocento...

— Bel numero... Auguro che perseverino tutti e diventino degni figli dì Don Bosco.

  1. Noti, Santo Padre, che ve ne sono di quasi tutte le nazioni... La Polonia l'anno scorso ne,ha dati 102. — Qui il Santo Padre elogiò la fede e la pietà- di quella nazione, eh'Egli conosce, apprezza ed ama.
  2. I Polacchi — asserì — pregan6 bene, con profonda divozione, e sono un popolo veramente cristiano. —

Poi; espresse nuovamente la sua gioia per il bel numero dei nostri novizi, e insistè sulla necessità della loro speciale formazione religioso-educativa. Per i chiamati alla vita salesiana non basta la semplice formazione religiosa; devono anche rendersi educatori; alla scuola assidua del metodo e degli esempi del grande educatore Don Bosco. Occorre perciò che i novizi abbiano una chiara idea di questa loro missione, e che insieme con le virtù e le pratiche del buon religioso si studiino d'apprendere anche le doti -del vero educatore, Massime lo spirito di dolcezza, di allegrezza, di attività, -di abnegazione,' d'amore e di paterna affabilità verso i giovani; di confidenza e apertura di cuore coi Superiori, quasi di bambini verso i genitori. Si può dire che Don Bosco ha- fatto di ..• tale confidenza e apertura di cuore la molla vitale di tutta la sua istituzione; essa non si può imporre con regole determinative, ma deve nascere dalla paterna affabilità di chi dirige e dalla spontanea. dedizione di chi è diretto.
Il. Santo Padre concluse che i novizi gli stavano tanto a cuore, e che li avrebbe ricordati spesso,, benedicendoli con effusione; che . però a sua volta confidava nelle loro preghiere, perchè il Papa ha molto bisogno delle preghiere dei fedeli. Lo assicurai che nelle nostre Case, e particolarmente in quelle di formazione, si prega tutti i giorni per il Santo Padre e secondo le' sue intenzioni; e che nell'ultima mia circolare ai Salesiani avevo insistito in modo speciale sopra questo dovere, impostoci • dal nostro Fondatore unitamente alla sottomissione e al rispetto verso il Vicario di Gesù Cristo, che hanno da essere come il distintivo del Vero Salesiano.
3. Egli mi parlò anche di un'altra cosa che preoccupa assai il suo gran cuore di Pastore supremo di tutti i fedeli. — Prendo ..' l'occasione — disse — dalla bella grazia di tante vocazioni per raccomandarle molto, molto... ma proprio molto di prendersi maggior cura degli Europei emigrati negli Stati Uniti. Vi sono là oltre a mezzo milione di fedeli cattolici della sola Italia, che poco alla volta fanno naufragio nella fede, per mancanza di missionari che parlino la .loro lingua e li tengano uniti alla Chiesa Romana e alla Patria.
Qui la parola del Papa si fece più accorata, nell'accennare ai pericoli che incontrano là gli emigrati, e alla necessità urgente 'di apostoli che si consacrino esclusivamente a loro, -secondo le. varie. nazionalità, in modo che .non siano- privi dell'assistenza e dell'istruzione religiosa proporzionata alla coltura civile ch'essi vanno acquistando insieme col benessere economico. Lasciando capire. che conosceva quanto si fa già da noi in favore degli emigrati del-.. ' l'immensa,- Confederazione • Nord-Americana, disse che i Salesiani gli parevano i più adatti a compiere efficacemente quest'opePai perchè colla modernità dei loro metodi, delle loro risorse e attività possono più • faeitmente avvicinare, assistere, istruire, pascere le moltitudini di fedeli che le necessità della vita strappano annualmente ai natii focolari e lanciano in quei lontani paesi in cerca di lavoro.

Ringraziai di cuore il Santo Padre della grande fiducia che riponeva nei poveri figli di .Don Bosco, e lo assicurai che avremmo continuato a fare del nostro meglio a pro degli emigrati, che già il nostro Fondatore ci additava e assegnava come parte integrale delle nostre Missioni. Nell'America del Nord la nostra attività religioso:educativa mira principalmente al bene degli emigrati. E poichè la straordinaria. attività chi ,quivi si dedica alla ricerca del benessere materiale potrebbe: facilmente danneggiare lo spirito religioso dei nostri, e non la4iar giungere a maturità i germi delle vocazioni locali, se non vengono ben muniti e difesi con un buon corredo di studi e di virtù religiose, noi abbiamo sentito il bisogno di aprire Case ove religiosi e aspiranti alla vita religiosa possano, passare nel raccoglimento il tempo necessario a coltivare sodamente la pietà e la perfezione, o a rinnovarsi in esse.
Sua Santità si compiacque molto di questa nostra iniziativa, e ne prese occasione per raccomandare che non si risparmiassero fatiche nè sacrifizi pur di tener viva la pietà voluta da Don Bosco, nella quale v'è proprio lo spirito di Dio indispensabile per fare il bene e salvare le anime. In ossequio a questo desiderio del Santo Padre permettetemi, o miei cari, ch'io vi esorti alla più scrupolosa esattezza nell'adempimento di tutti i doveri di pietà prescritti dalle Costituzioni e dai Regolamenti; e i Direttori facciano .rileggere con . frequenza le Circolari di Don Bosco, Don Rua e Don Albera sullo spirito di pietà.
Il Papa si compiacque pure visibilmente che avessimo inviato negli Stati Uniti un Visitatore straordinario, appunto per aiutare i nostri a mantenersi nello spirito religioso e salesiano. E un'altra volta insistè che mandassimo là molti confratelli a prendersi cura speciale degli emigrati, per tenerli uniti a Nostro ,Signore Gesù Cristo. Ebbe parole di encomio per il lavoro che compiono i Vescovi di Nuova York e San Francisco, ai quali io avevo accennato, e per il loro spirito veramente apostolico. Mi parlò ancora di molte altre cose - importanti per la nostra Società e per varii membri di essa. Poi, prevenendo colla sua paterna bontà. la mia domanda, mi assicurò che di cuore benediceva in primo luogo i Novizi, e dopo questi i Confratelli, i Missionari, i Cooperatori e le Cooperatrici, gli alunni e gli ex-allievi, le Figlie di Maria Ausiliatrice e tutto il -loro fiorente Istituto. Infine mi fu largo di quanto gli chiesi: in particolare, anche per varie persone benefattrici,
L'udienza era al termine. Sua Santità ammise alla sua presenza i carissimi Don Tirone Pietro e Don Francesco Tomasetti nostro Procuratore, ai quali rivolse pure paterne parole; e c'impartì la sua benedizione.
4. La gioia del Santo Padre per il numero confortante dei nostri Novizi deve stimolarci a usare tutti i mezzi di cui disponiamo per suscitare nuove vocazioni in numero ancor maggiore. E questa l'opera più urgente che deve proporsi ciascuno ai noi; ricordiamoci che non può dirsi vero figlio di Don Bosco quegli che non procura alla nostra Società almeno una vocazione; nessuno può esimersi da un tale dovere.
Ora il campo più fecondo delle nostre vocazioni fu sempre l'Oratorio festivo quale lo voleva il nostro Fondatore; di qui egli trasse le colonne della nostra Società, e questa volle che fosse sempre l'o- , pera principale della Società medesima. Dalla vita e dagli scritti di Don Bosco voi, o miei cari, conoscete quanto me com'egli ne parlasse, e lo raccomandasse incessantemente. Non altrimenti fece il Venerando Don Rive, che non si stancò mai di ripetere la suo parola d'ordine: Accanto ad ogni Casa Salesiana deve sorgere un. Oratorio Festivo! E il compianto Don Albera nella sua Lettera edificante del 31 maggio 1913 trattò l'argomento in modo, che sembra non si possa dire di più nè di meglio; vi raccomando perciò di rileggerla spesso e con molta attenzione.
E mio vivo desiderio di procurare che le cose dette finora dai nostri Padri su tale argomento ,siano realmente praticate in tutte le nostre Case, niuna delle quali dovrebbe mancare d'un Oratorio festivo secondo lo spirito di Don Bosco. A questo fine ho pensato di raccogliere prossimamente un numeroso Convegno di Direttori dei nostri Oratorii festivi. É chiaro che il maggior contributo dovrà essere dato dalle Ispettori° del Piemonte, della Lombardia, del Ve' neto, della Liguria; la Romana, la Napoletana e la Sicula mandino almeno una larga rappresentanza; e quelle degli altri paesi d'Europa, tre o almeno due rappresentanti, i quali porteranno poi ai loro rispettivi paesi le basi e le direttive per un Convegno locale, dove si cercherà di adattare le norme stabilite per i nostri Oratorii festivi ai bisogni e alle esigenze nazionali.
Resta dunque inteso che i Direttori e gl'Incaricati degli Oratorii, che gl'Ispettori designeranno ad intervenire al detto Convegno, sono invitati a trovarsi a Torino-Valsalice per il Corso di Esercizi spirituali che si terrà appositamente per loro dal giorno 21 agosto al 27 agosto. Nei tre giorni successivi si terrà il Convegno; ì temi da trattarsi in esso verranno comunicati in seguito.
5. Siamo vicini al tempo degli Esercizi spirituali. Se spendessi parole per raccomandarvi di farli bene, mi pare che farei torto al vostro desiderio di profittarne seriamente, per crescere nella perfezione religiosa.
Desidero però "che in tutti i corsi d'esercizi si diano i medesimi Ricordi, cioè sul Pater .noster. I carissimi Ispettori, personalmente o per mezzo di altri Superiori o di uno dei Predicatori, raccomandino che si dica bene, e suggeriscano i mezzi più facili per meditare con frutto quel che chiediamo al Padre celeste nelle sette domande della divina orazione. « Oh! qual sublime perfezione esclama Santa Teresa — ritrovasi in questa preghiera evangelica! e come vi si discopre l'infinita sapienza del divino suo Autore!... Ciascuno può prendere, per sè questa santa preghiera, e servirsene secondo il particolar bisogno dell'anima sua. Io ammiro come mai, in sì poche parole, essa racchiuda tutto quel che si può dire della contemplazione e della perfezione... Tutta la vita spirituale vi si trova compresa, dalle mosse fino alla meta, cioè a quella fontana d'acqua viva, in cui l'anima beve a larghi sorsi, e s'inabissa tutta quanta in Dio: Padre„ che il Divino Maestro abbia voluto farci intendere -che v'è per tutti una inesauribile sorgente di consolazioni in questa santa preghiera. I più ignoranti, quelli stessi che non sanno leggere, se ben l'intendono, vi troveranno solida istruzione per la mente, e insieme dolce consolazione per il cuore ». (Opere di S. Teresa: Via della perfezione, cap. 38° e 43°).
Maria SS. Ausiliatrice voglia aiutarci a corrispondere alla nostra vocazione mediante l'imitazione delle virtù eroiche del nostro Ven. Padre; e la sua potente benedizione ci sia pegno sicuro di santità per le nostre anime e per quelle dei giovani affidati alle nostre cure. Questa grazia e benedizione io chiedo quotidianamente alla Madonna per ciascuno di voi, miei carissimi figli; e voi non dimenticatevi di pregare per il
vostro aff.mo. in C. J
Sac. FILIPPO RINALDI.
24 Luglio 1927
Cumiana - Scuola agricola per Aspiranti Missionari - Il 20 Cardinale Salesiano: S. E. R.ma Mons. August Hlond, Primate della Polonia
I.
ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore. J. M. J.
Carissimi Confratelli,
1. Il vasto movimento missionario che ha preso in questi ultimi tempi la nostra Società, sia per la crescente vitalità impressale dal suo Ven. Fondatore, e sia per corrispondere nel miglior modo possibile ai desideri del Vicario di Gesù Cristo ci ha imposto e ci impone tuttora sacrifizi straordinari per l'impianto e la manutenzione delle Opere necessarie alla formazione del personale missionario.
Già da alcuni anni le nostre Case d'Ivrea, di Foglizzo e di Penango raccolgono quasi 600 giovani che si preparano nella preghiera, e negli studi sacerdotali e professionali a divenire futuri sacerdoti e coadiutori delle nostre Missioni, però ci mancava ancora un'opera di primaria importanza.
La domenica 17 luglio scorso, alle Cascine Nuove di Cumiana, nella campagna lasciata dalle benemerite sorelle Flandinet, per la formazione di personale missionario, si diede principio alla Scuola Agricola Missionaria, con, la benedizione solenne della statua di Maria Ausiliatrice posta sul cornicione dell'ampio edifizio destinato a raccogliere i chiamati dal Signore alla vita religiosa missionaria nell'esercizio pratico e razionale della coltivazione della terra, che deve dare i mezzi per sostenere le Missioni e renderti un po' per volta i selvaggi stabili e affezionati alla vita di famiglia prima, e poi alla vita di società.
I Missionari infatti é i catecumeni della maggior parte delle nostre Missioni hanno davvero bisogno dell'agricoltura, perchè ,lontani per settimane ininterrotte di cammino, in mezzo a mille pericoli, dai centri civili; e quindi nell'impossibilità di avere i viveri necessari giorno per giorno. In tali Missioni il coltivare la terra è di prima necessità per la, _loro esistenza. Nelle altre si possono con grandi spese provvedere i viveri dai centri civilizzati; ma non cessa per questo dall'essere grandemente necessaria anche colà l'agricoltura, che il Missió9,r,ario può correggere e perfezionare in modo da provvedere meglio ai bisogni della vita senza passare per tante difficoltà.
Ma se l'agricoltura è necessaria alle missioni come mezzo per provvedere e migliorare il vitto, lo è ancor più come mezzo per far germogliare nel cuore dei selvaggi da convertire i sentimenti di proprietà, di famiglia e di collettività.
2. Nelle Congregazioni d'un tempo i fratelli laici facevano una specie di secondo ordine dipendente dal primo e partecipante dei beni spirituali solo in minor grado; nelle Missioni poi i fratelli laici non erano veri missionari, ma solo aiutanti del sacerdote missionario. Così era nel- passato e così le Congregazioni antiche tengono ancora solo il sa,cerdote_per vero missionario: gli altri non sono che i suoi aiutanti. Anche le statistiche attuali delle Missioni sono basate sopra questo concetto stretto del missionario perchè non è stato finora illustrato pienamente il concetto che il Venerabile nostro Fondatore ebbe n,el creare la sua Società religiosa. Egli vi ha immesso una geniale modernità che, conservando rigidamente lo spirito sostanziale del suo metodo educativo, le impedisse in pari tempo di fossilizzarsi nelle cose accessorie e soggette a mutare coll'andar del tempo. Le nostre Costituzioni sono pervase da un soffio di quella perenne vitalità che emana dal santo Vangelo, il quale è,, appunto per questo, di tutti i tempi e sempre ricco di nuove sorgenti di vita. Ora dal Vangelo appare chiaro che si può essere religiosi senza essere chiamati al sacerdozio; e che parimenti non tutti i discepoli mandati da Gesù per le città, i paesi e le borgate ad evangelizzare la buona Novella, furono da lui assunti in seguito alla dignità sacerdotale: ma se il Maestro divino li ha voluti missionari, Lui vivente, è ovvio pensare che abbiano continuato ad esseri missionari anche di Gesù risorto e che la più parte abbiano dato il loro sangue per testimoniare la lor fede e la loro predicazione.
A D. Bosco non dev'essere sfuggito questo rilievo, e quando cominciò a pensare alla fondazione di una nuova Società religiosa, volle che tutti i membri di essa, sacerdoti, chierici e laici, godessero, degli stessi diritti e privilegi. Per lui i sacerdoti assumono si, con l'Ordine sacro, maggiori doveri e responsabilità, ma i diritti sono uguali, tanto per essi e i chierici, quanto per i coadiutori, i quali non costituiscono punto un secondo ordine, ma sono veri Salesiani obbligati alla medesima perfezione e ad esercitare, ciascuno nella propria professione, arte o mestiere, l'identico apostolato educativo chè forma l'essenza della Società Salesiana.
Il Coadiutore Salesiano è una geniale creazione del gran cuore di D. Bosco, inspirato dall'Ausitiatrice! Egli l'ha voluto religioso perfetto, benchè non insignito della dignità sacerdotale, perchè, la perfezione evangelica non è monopolio di alcuna dignità: egli l'ha voluto, nell'ascesa nel monte santo della perfezione, uguale a sè e ai suoi figli elevati alla dignità sacerdotale: i mezzi, le provvisioni, le armi, i sostegni, la mèta e i meriti sono identici per tutti, come il vitto quotidiano. Il Coadiutore Salesiano, non è nè il secondo, nè l'aiuto, nè il braccio destro dei sacerdoti suoi. fratelli di religione, ma un loro uguale che nella perfezione li può, precedere e superare, come l'esperienza quotidiana conferma ampiamente.
3. Secondo lo spirito delle altre Congregazioni (non parlo degli antichi Ordini monastici nei quali la cosa correva diversamente), il numero dei fratelli laici, quantunque suggerito dal desiderio della perfezione e dalla chiamata divina ad essa, doveva però sottostare alle esigenze dei servizi secondari occorrenti nelle singole comunità religiose o nelle residenze missionarie: quando il numero richiesto era raggiunto, la chiamata divina doveva in certo modo sospendere la sua attività perchè per i poveri laici non v'era più luogo. Il fratello laico era divenuto, un po' per volta, un accessorio, se non per principio categorico della Kegola, almeno di fatto. Con la sua Società Don Bosco ha aperto la via della perfezione religiosa non solo a un dato numero, ma a tutti i laici che si sentono chiamati a santificarsi nella vita della comunità, esercitando l'apostolato dell'educazione in mezzo alla gioventù povera e abbandonata, o quello missionario in mezzo ai selvaggi. La chiamata del Signore: si vis perfectus esse, non è solo, per il sacerdozio, non è solo per il piccolo numero di quelli destinati a compiere gli umili servizi delle comunità religiose; ma anche e più ancora per quelli che bramano fare vita religiosa, consacrandosi con voto a insegnare nelle scuole primarie e secondarie, ad assistere giorno e notte moltitudini di giovani, ad essere maestri e capi nelle scuole delle molteplici arti, richieste dall'umano consorzio ,e nelle scuole agricole che preparano i maestri destinati ad insegnare la professione tanto nobilitata da Gesù nelle sue parabole, il quale non si peritò di chiamarla la professione stessa del suo Padre celeste: Pater meus agriebla est (loann., XV, I).
In tal modo D. Bosco, con la sua Società, rese la perfezione religiosa accessibile ad ogni ceto di persone, nell'esercizio medesimo delle più svariate professioni culturali, artistiche, meccaniche e agricole. Nella Società Salesiana v'è posto per le più svariate categorie: i meno istruiti si santificheranno negli umili lavori delle singole case; i professori sulle cattedre, dalla prima elementare, alle universitarie;' i maestri d'arte nelle loro officine e gli agricoltori nei campi; e tutti sia negli Istituti dei paesi civili, come in mezzo alle sterminate e incolte regioni delle Missioni.
4. Il campo è vastissimo e la messe biondeggia da tutte le parti: è necessario chiamare a raccolta quelli ai quali il Signore ha fatto balenare la visione lontana d'una vocazione superiore. E non si pensi che sia piccolo il numero di questi tali che abbraccerebbero volentieri il genere di vita spirituale che è brillato alle loro anime in certi momenti di maggiore unione con Dio. Ma non vi si decidono perchè credono che quei' genere di vita di perfezione e d'apostolato sia solo per quelli che sono chiamati al sacerdozio, per il quale essi sentono di non possedere le doti di mente e di cuore, nè quell'inclinazione naturale all'esercizio del sacro ministero, che suol essere indice prezioso della sublime vocazione. "E necessario, o miei cari, che ci mettiamo tutti a diffondere e a rendere familiare con la parola, con lo scritto e con ogni altro mezzo che sia a nostra disposizione, la verità troppo poco conosciuta, che, cioè, la vocazione religiosa non è solo per i chiamati al sacerdozio, ma anche per quelli che sentono dentro di sè il desiderio di menare una vita più perfetta onde poter servire meglio il Signore nell'esercizio delle svariatissime mansioni dell'apostolato. È necessario mettere in tutta la sua luce la bellezza.e la grandezza della vocazione alla semplice vita religiosa, dono divino di un valore inestimabile.
I segni che possono guidare per conoscere se Iddio ha largito a qualcuno questo dono prezioso, son o in via ordinaria: la bontà della vita in famiglia; la pratica fedele dei doveri religiosi; l'aspirazione di crescere nell'amor di Dio e di fare del bene per salvare anime, il desiderio costante di trovare un campo più vasto della famiglia, per fare del bene altrui ed essere nello stesso tempo al riparo dai continui pericoli che s'incontrerebbero vivendo nel mondo; e, soprattutto, la generosità di cuore che dispone a fare qualsiasi sacrifizio per mantenere la propria anima in alto, lontana dalle piccine affezioni della terra, nell'atmosfera della spiritualità che solo la può rendere tranquilla e felice.
Il Signore questi segni e queste aspirazioni li sparge qua e là a piene mani: sta a noi saperli- trovare, coltivare e rivalutare, indirizzando chi li possiede verso la mèta per cui è fatto.
Nelle nostre famiglie, al nostro paese, presso i nostri conoscenti, negli Oratori festivi, nei Collegi, nelle Parrocchie dove lavoriamo possiamo trovare buoni soggetti, destinati da Dio ad alta perfezione che forse attendono la spinta iniziale solo da noi: perchè non la diamo con, la preghiera, con la parola, e con l'azione? Mentre la nostra Società reclama con ogni insistenza numerose buone vocazioni di coadiutori per le più svariate mansioni, forse accanto a noi vi sono molti che posseggono le doti sovraccennate e aspirano a consacrarsi totalmente al servizio di Dio e delle anime, ma sono costretti a ripetere malinconicamente: Hominem non habeo! perchè manca chi apra loro la via per il conseguimento della loro aspirazione.
5. Diciamolo dunque altamente, che nella nostra Società v'è posto per tutti quelli che, avendo le doti suaccennate, si trovano ancora nel vigore della gioventù o all'inizio della virilità, dai 16 ai 30 anni. Se posseggono già titoli di abilitazione a qualche professione, arte o mestiere potranno fare subito maggior bene. Diciamo ad essi, a tutti quelli che non hanno ancora trovato la loro via, che il nostro Venerabile Padre ha promesso e preparato per i chiamati alla vita religiosa, tre cose: lavoro, pane e paradiso. Quaggiw in terra il lavoro sarà intenso, geniale, anche se molto gravoso: e il pane, cioè il vitto, assicurato in modo da sostenere le forze po lavorare alacremente fino all'ultimo. Al termine della nostra giornata ci sarà retribuita subito la moneta inestimabile del paradiso, con la quale si possederanno tali e tante ricchezze da essere eternamente beati.
Sì, o carissimi, facciamo conoscere tutta la bellezza e la grandezza del Coadiutore Salesiano e prepariamone molti e buoni per tutte le professioni, arti e mestieri.
Al principio D. Bosco s'è preoccupato in particolare delle vocazioni sacerdotali sia perchè senza di esse non avrebbe potuto dar vita alla sua Società e sia perchè in quel tempo v'era tanta scarsità di vocazioni sacerdotali che senza un apostolo di esse molte diocesi sarebbero rimaste prive di clero per molto tempo con immenso danno delle anime.
6. Egli però nelle sue Costituzioni ha sancito il principio della semplice vocazione religiosa elevata alla perfetta uguaglianza con la vocazione religiosa-sacerdotale, eccetto la dignità propria del carattere, per far intendere che la sua Società avrebbe avuto col tempo un gran numero di semplici religiosi laici destinati ad esercitare un vero apostolato in tutto il mondo.
Se l'atto costitutivo della Società Salesiana, dell'8 dicembre 1859, è sottoscritto solo da due preti, 15 chierici e un giovane, senza alcun, coadiutore, troviamo però che la prima accettazione fatta regolarmente, due mesi appresso, è stata di un coadiutore, quasi pietra fondamentale che indicasse ai posteri l'importanza dei coadiutori per lo sviluppo dell'apostolato ch'egli aveva assegnato alla sua istituzione. Anzi la Provvidenza ha disposto che Don Bosco esercitasse un po' quasi tutti i mestieri: egli è stato agricoltore, sarto, ciabattino, ' fabbro, falegname, tipografo; perchè i suoi figliuoli coadiutori potessero dire con santo orgoglio: Don Bosco ha esercitato anche il mio mestiere! Perciò il nostro Venerabile Fondatore s'è reso modello perfetto dei sacerdoti, ma anche dei coadiutori.
Il suo primo Successore, il Servo di Dio D. Rua, ha dato tutte le sue migliori cure per i coadiutori: basta leggere le sue Circolari per persuadersene. La sua parola d'ordine è stata sempre questa:
Dallo sviluppo delle vocazioni tra i coadiutori, artigiani e studenti dipende l'avvenire della nostra Società e in modo speciale delle Missioni ».
Altrettanto fece il venerando D. Albera il quale negli ultimi giorni di sua vita, meditava e aveva già presi appunti anche per una circolare sopra D. Bosco Modello dei coadiutori. Nella sua memoranda lettera sulle vocazioni ha una pagina splendida intorno alla missione del coadiutore salesiano che merita di essere letta e meditata di frequente.
Io mi accontento di esporvi questi pochi pensieri, che sono la sintesi di quelli dei miei antecessori e di tutti gli altri Superiori, per animarvi a coltivare con particolare impegno buone vocazioni' di coadiutori, principalmente a trovare in questi mesi forti giovanotti delle campagne, desiderosi di rendersi apostoli, per poterli trasformare a Cumiana in veri Missionari agricoltori.
Ma badate bene che non bisogna mandare colà degli scarti, dei mezzi uomini o di quei sornioni che pensano alle missioni solo come un mezzo per sciogliere il problema del vivere facendo il meno possibile o nulla del tutto. Di cotali non bisogna mandarne, perchè si farebbe danno alla Società per lo sfruttamento a cui andrebbe incontro e a loro perchè non; potrebbero resistere e diventerebbero 'più spostati di prima.
A Cumiana desideriamo poter. concentrare 100, 200 e anche più soggetti che abbiano inizialmente le principali doti sopraddette che siano atti a divenire agricoltori abili, istruiti nella loro arte molto più nella religione, nella pietà e nella vita cristiana, fino ad essere religiosi perfetti nello spirito e nella vita, consci della missione che devono compiere lavorando la terra. Noi abbiamo bisogno che a Cumiana si formino degli uomini ripieni dello spirito di Dio, che è il vero spirito salesiano, perchè possano domani recarsi nelle Missioni ad evangelizzare con la vita pratica della dottrina cristiana, i selvaggi che il missionario sacerdote va istruendo nella fede. Laggiù, nella persona dell'agricoltore e dell'artigiano bisogna che' risplenda Gesù modello di lavoro. Gesù con la pialla, con la scure, con la zappa; coepit Tacere et docere. (Act. I, 1). Il nostro coadiutore deve rappresentare la vita di Gesù a Nazaret.
La « Scuola Agricola Missionaria » di Cumiana sarà posta sotto la protezione di S. Giuseppe, ma avrà per modello il santo giovane Luigi Colle, figlio del grande amico e benefattore di D. Bosco, compagno e guida nei, suoi sogni missionari, anima innocente e buona che visse i suoi 17 anni nell'amore di Dio, nell'aspirazione di potere divenire missionario e nell'esercizio di tutte le opere buone proprie della sua età e della sua nobile condizione.
I futuri missionari agricoltori apprenderanno da lui ad essere, tutti di Dio con la pratica delle più belle virtù, nell'ardore per la vita missionaria.
7. E qui permettete che. la mia parola s'indirizzi particolarmente a tutti i nostri carissimi Coadiutori.
Dal poco che sono venuto dicendo fin qui, vi, sarà stato facile farvi un' giusto concetto della grandezza della vostra vocazione: ebbene ringraziatene il Signore di cuore, amatela e custoditela gelosamente.
Non vi passi mai di mente che vi siete fatti religiosi per una grazia speciale di Dio il quale v'ha chiamati a tendere costantemente alla perfezione, cioè per usare le belle parole di Don Bosco, «non per godere, ma per patire' e' procurarvi merito per l'altra vita; non pes comandare, ma per obbedire; non per attaccarvi alle creature, ma per praticare la carità col prossimo, mossi dal solo amor di Dio; non per fare una vita agiata, ma per essere poveri con Gesù, per patire con Lui e farvi degni della sua gloria in cielo ».
Perciò siate e mostratevi dappertutto quale vi vuole il nostro baon padre: siate suoi imitatori nella soda pietà; nell'ardente amore a Gesù e a Maria SS. Ausiliatrice; nella vigilanza costante Sopra di voi stessi; nella fuga delle occasioni; nella dignità del portamento; nella semplicità decorosa del vestire, aliena da ogni ombra di mondana ricercatezza; nell'assiduità al lavoro; nell'amore alla Società; nello zelo per educare cristianamente i giovani affidati alle vostre cure, invogliandoli, più con la soavità della vostra vita che con le parole a desiderare anch'essi di potere rendersi Salesiani per fare del bene a tanti altri giovani.
Per riuscire in tutto questo, carissimi Coadiutori, dovete porre una cura speciale e impiegare il, maggior tempo di cui potete disporre per istruirvi bene cella religione e nelle cose spirituali dell'anima. Religioso è sinonimo di uomo consacrato a Dio, di uomo spirituale. In tal modo sarete perseveranti nella vostra vocazione, che vi è continuamente insidiata in mille modi, e vi renderete atti a catechizzare ed istruire gli altri. Mirate in alto, alla santità, per evitare il pericolo di materializzarvi troppo nell'esercizio della vostra arte.
Fate vostro il consiglio che il Venerabile Padre scrisse di proprio pugno ad uno dei suoi primi coadiutori: « Esattezza nelle pratiche di pietà, ecco tutto, l'ubbidienza poi è la chiave di tutte le virtù ».
8. Ed ora, confratelli carissimi, pongo fine a questa mia, invitandovi tutti a ringraziare Iddio e il Santo Padre Pio XI per avere onorato di nuovo, pochi mesi dopo la morte del Card. Cagliero, la nostra Società con l'elevazione alla sacra Porpora di un altro
Figlio del Venerabile D. Bosco, cioè, di S. E. Rev.ma Monsignor Augusto Hlond, Primate di Polonia.
Vadano a Lui per mezzo mio le congratulazioni e i voti di tutti i suoi confratelli con l'assicurazione che l'accompagneremo sempre.; con le nostre preghiere. Ci congratuliamo inoltre con la Polonia.. che partecipa con l'Italia ad un simile onore, come partecipa pure a quello di avere un confratello designato agli onori degli altari, nella persona del Servo di Dio D. Augusto Czartoryski.
Io vedo in tutto questo il premio che il Signore dà ai Confratelli.; che hanno corrisposto alla chiamata divina, venendo essi a cercare; D. Bosco in Italia quando D. Bosco non poteva ancora andare. da loro in Polonia.
Corrispondiamo tutti meglio che ci sia possibile alla nostra-! vocazione e Iddio, oltre al premio nell'altra vita, ci darà anche centuplo in questo mondo.
Con la benedizione del Signore e della nostra Ausiliatrice sopra di voi e delle vostre opere, termino ricordando agli Ispettori e Diret1 tori in particolare che attendo da loro, entro ottobre, un bel dono?, per ornare la « Scuola Agricola Missionaria » di Cumiana che ili venerando Senatore Paolo Boselli chiamò con genialità giovanile:i
il Castello avito della nobiltà di D. Bosco ».
Vi saluto invocando una preghiera per il
Vostro aff .mo in C. J.
Su. FILIPPO RINALDI.

24;Ottobre 1927
Convegno dei Direttori di Oratorii festivi - Giubileo della Incoronazione e della Formola di benedizione di Maria Ausiliatrice Strenna per il 1928 ‑ Proroga del XIII Capitolo Generale
Convegno dei Direttori.
1° Tema. L'Oratorio festivo nel concetto del Ven. D. Bosco
2° Tema. L'istruzione religiosa dei giovani .      .           .           .
3° Tema. La formazione religiosa e morale dei giovani          ,
4° Tema. Le Compagnie religiose negli Oratorii festivi           .
5° Tema. Altre forme di attività nell'Oratorio       .           •          .
6° Tema. Mezzi per attirare i giovani all'Oratorio          .           .
7° Tema. Unioni Padri di famiglia, Ex-allievi, Patronesse, ecc.
Chiusura del Convegno ...........................
I.
ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
J. M. J.
Miei carissimi figli in Gesù Cristo,
I. Ho ancor vivo nella mente e nel cuore il ricordo delle care adunanze che si tennero qui in Valsalice dal 27 al 30 scorso agosto, come in un numero precedente degli Atti avevo annunziato.
Vi convennero, da tutta Italia e dagli altri paesi d'Europa, arca 140 Direttori di Oratorii festivi; e volle onorarle colla sua gradita presenza anche il nostro carissimo Mons. Ernesto Coppo. Avrebbe voluto venire a benedirne l'apertura e a portarle il suo saluto S. E. il Cardinal Gamba, nostro venerato Arcivescovo; ma non essendogli stato possibile a causa d'altri impegni assunti in precedenza, inviò per lettera la sua cordiale adesione, coll'augurio che gli Oratorii Salesiani abbiano a moltiplicarsi e a fiorire in ogni città, paese e nazione del mondo — sono sue parole — siccome i veri sanatorii della società.
Anche il Santo Padre rispondeva a un omaggio dei convenuti col seguente. telegramma: Sua Santità, auspicando pieno successo nobile programma Congresso rappresentanti Oratorii Salesiani ringrazia, omaggio invia auspicio lumi favori divini implorata benedizione. Card. GASPARRI.
I temi discussi nel Convegno furono sette:
L'ORATORIO NEL CONCETTO. DEL VEN. DON Bosco: relatore Don Ernesto Carletti;
2° L'ISTRUZIONE RELIGIOSA DEI GIOVANI: relatore Don Antonio Cojazzi;
3° LA FORMAZIONE RELIGIOSA DEI GIOVANI: relatore Don Eusebio Vismara;
4° LE COMPAGNIE RELIGIOSE TRA I GIOVANI DEGLI ORA1TORII FESTIVI: relatore Don Giuseppe Vanella;
5° ALTRE FORME DI ATTIVITÀ NEGLI ORATORII: relatore Don Alessandro Franchi v
6° MEZZI PER ATTIRARE I GIOVANI ALL'ORATORIO: relatore Don Giuseppe Ulcelli;
7° UNIONI DI EX-ALLIEVI, PADRI DI FAMIGLIA ecc.: relatore Don Giuseppe Fedel.
I relatori fecero dei temi loro assegnati uno studio veramente accurato ed esauriente, e furono seguiti con grande attenzione dall'assemblea, che alla fine li applaudì calorosamente. Molti poi portarono nella discussione il prezioso contributo della loro esperienza; tutti, anche nei momenti di maggiore animazione, seppero mantenere la dovuta cordialità di tono. Insomma, io posso dichiararmi soddisfatto dell'esito di questo, convegno, e vi invito tutti, miei carissimi figli, a renderne grazie con me al. Signore.
Dalle relazioni e discussioni ho, fatto ricavare un breve com. pendio delle cose più importanti, e ve lo presento qui, certo di farri piacere. Leggetelo con quell'amore che ogni buon Salesiano deve nutrire per la prima, e principalissima opera di Don Bosco; 'i Direttori di Oratorii si facciano un dovere e uno studio costante di mettere in pratica le norme in esso contenute, che rappresentano il pensiero dei Superiori; e gl'Ispettori ne traggano impulso ad apprezzare e curare con sempre maggior impegno e diligenza lo sviluppo degli Oratorii nelle proprie Ispettorie. Dobbiamo fare in modo che per la Beatificazione del nostro Ven. Padre abbia ad avverarsi il desiderio tante volte espresso dall'indimenticabile Don Rua, che accanto ad ogni Casa Salesiana sorga un fiorente Oratorio festivo.' Sarà questa la più bella corona dì gloria che po tremo mettergli sul capo in quel giorno avventurato.
II. Nel prossimo anno 1928 ricorrono due date che dobbiamo commemorare col più grande affetto: il cinquantenario dell'approvazione della Benedizione di Maria Ausiliatrice, con la quale tanti prodigi si sono già ottenuti dal Signore in tutto: il mondo; e il venticinquesimo dell'Incoronazione di Maria Ausiliatrice qui nel suo principale Santuario. Questo duplice giubileo deve far esultare il cuore d'ogni vero figlio di Don Bosco, e segnare un potente risveglio della devozione alla. Madre celeste; e la riconoscenza che, tutti dobbiamo nutrire verso di Lei per i tanti benefizi che ha già largiti ai singoli Salesiani e all'intera Congregazione, .dev'esserci di forte stimolo a dare la più grande solennità- alle feste che faremo, i' modo che possano star a. fianco di, quelle grandiose celebrate pe l'Incoronazione.

  1. Più tardi vi comunicherò il programma particolareggiato di quanto si ha da fare; fin d'ora però, per darvi maggior tempo di preparazione, vi annunzio che dovranno tenersi Congressi di Maria Ausiliatrice in tutte le nostre Case, per gli alunni interni ed esterni, per gli Ex-Allievi e i Cooperatori locali.

Qui a Torino, e in ogni nazione dove abbiamo Case, converrà pur tenere un Congresso straordinario, secondo il programma che sarà prossimamente pubblicato negli Atti.
Inoltre durante il 1928 si célebri in tutte le Case con maggior solennità la funzione del 24 d'ogni mese, e si faccia qualche speciale ossequio alla Madonna anche ogni sabato, essendo questo il giorno che la tradizione e la Chiesa han dedicato alla nostra celeste Regina. E mettiamoci tutti con impegno a propagare e rassodare tra i nostri giovani la devozione a Colei ch'è Madre di Dio, e che Don Bosco ci esortò sempre con insistenza a considerare come Ausiliatrice e Madre nostra; cerchiamo soprattutto d'ispirare loro una grande, amorosa confidenza verso di Lei, sì che a Lei ricorrano in tutte le loro necessità ed angustie.

  1. Intanto, perchè queste mie raccomandazioni vi siano presenti alla memoria tutto l'anno, ecco la Strenna che ho pensato di darvi per il 1928:

10 AI CONFRATELLI E AI COOPERATORI: Qui elucidant me, vitam aeternam habebunt.
2° AI GIOVANI, E, AGLI EX-ALLIEVI: Ecce Mater tua Ecco la tua Madre!
Sforziamoci di praticarla e di farla praticare; e proveremo tutti quanto è dolce e potente la protezione di Maria Ausiliatrice.
Io invoco ogni giorno sopra tutti voi le sue materne benedizioni; ricordatemi voi pure nelle vostre preghiere, e coi più cordiali augurii per il nuovo anno credetemi sempre
Vostro aff.mo in C. J.
Sac. FILIPPO RINALDI.
RESOCONTO
del Convegno tenutosi dai Direttori degli Oratorii festivi
d'Europa a Valsalice dal 27 al 30 Agosto 1927.

PRIMO TEMA.
L'ORATORIO FESTIVO NEL CONCETTO
DEL VEN. DON BOSCO.
L'Oratorio festivo È LA PRIMA E PIÙ IMPORTANTE OPERA fondata dal Ven. Don Bosco, un mezzo efficacissimo per l'educazione cristiana specialmente della gioventù povera ed abbaia-. donata; ma per rispondere al nome Salesiano, esso deve imperniarsi sulla carità, fonte di paternità, di amabilità, di sacrifizio; per poter compiere con più efficacia la sua funzione salvatrice, dev'essere sapientemente organizzato e fornito di adatto e ben formato personale dirigente, catechistico, assistente, ecc. Ciò posto, ecco i voti espressi dal Convegno:
1° Sia impegno particolare d'ogni Direttore mantenere nell'Oratorio quell'AMBIENTE DI PATERNITÀ, di amabilità, di confidenza, che ne forma una vera famiglia. Il principale requisito d'un Oratorio di Don Bosco ha da essere, secondo un'espressione del compianto Don Albera, « l'affetto più che paterno del suo Direttore ». Tutti i giovani indistintamente devono accorgersi che in Lui hanno veramente un amico che li attende, un fratello che li desidera, un padre che li ama. Questo è che li deve attrarre a noi, più che la varietà dei divertimenti e i vantaggi materiali. « Datemi un Direttore ripieno dello spirito del nostro Venerabile Padre, assetato di attimo e ardente di affetto per tutti, — scriveva Don Albera — e l'Oratorio fiorirà a meraviglia, anche mancando di tutto ».
2° Si tenga presente che L'ORATORIO DI DON BOSCO NON È UN RICREATORIO. Il suo fine precipuo è la formazione morale e cristiana dei giovani; i divertimenti e le varie opere sono un accessorio, un mezzo per attirare e tener legati i giovani all'Oratorio. Come tali li considerava Don Bosco, senza perdere ma i di vista il fine principale nè sacrificarlo ad altri fini secondarii:: egli non trascurava nulla che potesse giovare a utilità o diletto; dei giovani, ma la sua prima cura era che imparassero bene il catechismo, che frequentassero i Santi Sacramenti, che fossero devoti di Gesù Eucaristico, della Madonna Santissima; e a ciò continuamente li. incitava. Si stia dunque attenti a non lasciarsi assorbire da finalità di altra natura, per quanto buone e utili, dimenticando quello che ha da formare l'essenza dei nostri Oratorii: l'istruzione e la vita religiosa.
3° Si tenga sempre presente che nel concetto di Don Bosco L'ORATORIO È APERTO A TUTTI I GIOVANI, senza differenza di grado o di condizione, e non soltanto a classi privilegiate: se si hanno da fare preferenze, siano per i più abbandonati e miserabili (Reg., a. 379). Si faccia tuttavia rilevare alle Autorità ecclesiastiche e civili del luogo che nell'Oratorio si fa conveniente opera di selezione e di educazione per mezzo delle Compagnie e del Circolo.
Essendosi chiesto se possano ammettersi anche i protestanti, il rev.mo signor Don Rinaldi risponde affermativamente, se si usano certe attenzioni, ricordando quanto si fa dai Gesuiti, e anche nei nostri Istituti d'Oriente riguardo ai musulmani. Perciò, ove la cosa sia ritenuta opportuna e conveniente, si possono ammettere giovani d'altra religione.
4° L'ORGANIZZAZIONE PRATICA D'UN ORATORIO in pieno sviluppo comprende:
Cinque classi elementari (dalla 2 alla 6 = 7-11 anni); Tre classi complementari (dalla 1 alla 3 = 12-14 anni); Classe « adulti » (dai 15 anni in su, e serve per quelli che non si iscrivono al Circolo);
Il Circolo (dai 16 in su) colle sue Sezioni: Aspiranti, filodrammatica, ginnastica, calcistica, ciclistica, alpinistica, bocciofila;
Antichi allievi e Padri di famiglia;
Compagnia di S. Luigi (fino ai 12 anni);
Compagnia di S. Giuseppe (fino ai 16 anni);
Piccolo Clero (tutte e tre le Compagnie sono formate dall'elemento selezionato delle classi inferiori e superiori; come il Circolo è la compagnia di selezione dell'elemento adulti).
Esploratori;
Banda istrumentale;
Mandolinistica od Orchestrina;
Scuola di canto;
Scuole serali d'avviamento professionale;
Comitato Patronesse.
Dall'elemento adulti s'irradia ancora un'organizzazione di opere minori: la Cassa depositi; la Biblioteca circolante; il gruppo « Caritas » per visitare e sussidiare a domicilio i compagni infermi; il Gruppo missionario; la Buona stampa; la Cultura; l'Ufficio di collocamento; uno o più Buffet a servizio dell'Oratorio.

50 IL PERSONALE, secondo il Regolamento di Don Bosco, dovrebbe comprendere:
il Direttore, che presiede al Prefetto, al Catechista, ai Patroni o protettori;
l'Assistente generale, cui fanno capo i Regolatori della ricreazione, i Pacificatori, il Bibliotecario, il Portinaio; i Catechisti, con gl'Invigilatori, il Monitore, i Sacrestani, i Cantori.

  1. Negli Oratorii formanti casa a sè, si faccia il possibile per dare al Direttore almeno un aiutante sacerdote.
  2. Nel caso che l'Oratorio sia annesso a un Istituto, il Direttore di questo non lo consideri come un peso o un'opera estranea, ma come parte dell'Istituto di cui è responsabile; stabilisca subito al principio dell'anno e in misura proporzionata gli aiuti morali e finanziari, e specialmente il personale occorrente per il buon andamento dell'opera. L'Addetto alla direzione dell'Oratorio sia messo in condizione di poter attendere principalmente a questo, senza scapito della propria salute o di altre occupazioni gravose; e gli sia lasciata la necessaria libertà d'azione (Regolamenti, art. 162).
  3. Il Direttore o Addetto procuri di allontanarsi il meno possibile dall'Oratorio; tranne il caso che trovi necessario accompagnare qualche Sezione ad un Concorso importante in luogo lontano. Dove esistono Oratorii poco distanti tra loro, potrebbero i vani Direttori invitarsi a vicenda in occasione di qualche solennità principale: così avrebbero occasione di apprendere gli uni dagli altri.
  4. Quanto al rimanente personale, per prepararselo fornito della necessaria abilità ed esperienza, si raccomanda che nelle Case di formazione (Noviziati, Studentati, Scuole di perfezionamento per i coadiutori si compia opera assidua per far apprezzare gli Oratorii e animare i giovani confratelli a lavorarvi con zelo, dando al maggior numero possibile di essi la comodità di compiere un opportuno tirocinio pratico in un Oratorio annesso ad Istituto Salesiano (Reg., a. 317, 61). A questo proposito si ha una parola di plauso per i Chierici della Crocetta, che tanto entusiasticamente e generosamente prestano l'opera loro negli Oratorii di Torino.
  5. Se l'Oratorio è annesso a. un Istituto, i confratelli di questo, che non ne sono impediti dalle loro occupazioni (non esclusi i sacerdoti e i coadiutori si prestino con generosità a fare il catechismo ai giovani Oratoriani nei giorni festivi e durante la Quaresima (Reg., a. 378).
  6. Ogni Direttore di Oratorio si preoccupi di formarsi tra i giovani stessi che lo frequentano, o tra i Cooperatori e gli Ex-Allievi, dei buoni aiuti per l'assistenza e per l'istruzione religiosa; notando però che il personale femminile può venire adibito all'insegnamento del catechismo solo in casi eccezionali, durante la Quaresima e in chiesa pubblica.
  7. L'opera del Direttore sia caritatevolmente oculata e costante nel sorvegliare, correggere, indirizzare, formare il suo personale con conferenze speciali, con riunioni possibilmente settimanali o quindicinali per migliorare il funzionamento dell'Oratorio, con visite frequenti alle classi, alle Compagnie, ecc. Si preoccupi soprattutto di instillare al personale esterno la pedagogia salesiana, 41, sistema preventivo, fondato sulla carità, sulla pazienza, sulla ragione e sulla religione (Reg., a. 90). E a tutti inculchi un grande spirito di sacrifizio, poichè molto se ne richiede a lavorare con frutto in un Oratorio di Don Bosco.

6° Si fanno voti che un Membro del Capitolo Superiole sia incaricato in modo speciale della vigilanza sugli Oratorii.
7° Si raccomanda al Bollettino Salesiano di insistere sull'importanza degli Oratorii, e di dar luogo a più ampie relazioni di quanto vi si va facendo per il bene della gioventù.
Il rev.mo sig. Don Rinaldi conclude la discussione con queste parole: « Giustamente si è fatto rilevare che l'Oratorio è la prima e più importante opera fondata dal nostro Ven. Padre Don Bosco; ed è perciò mio desiderio che gl'Ispettori nell'assegnazione del personale diano la preferenza agli Oratorii, e quanto alla bontà e quanto al numero. Ma purtroppo il personale scarseggia, e non sempre gl'Ispettori, pur con tutta la buona volontà, potranno disporre di tutto quello che si richiederebbe per il buon ,funzionamento di un Oratorio. In tal caso, piuttosto che chiuderlo, si ricorra all'aiuto di personale esterno, come si fa per le scuole e per altre opere nostre. Questo si faceva già nei primi tempi, particolarmente nell'Oratorio di San Luigi, dove per l'insegnamento del catechismo si ricorreva ai giovani più anziani e a zelanti cooperatori. Anche oggi qui nell'Oratorio di Valdocco prestano efficace aiuto per la ginnastica e per il teatrino elementi esterni; e nel Circolo si formò una zelante sezione catechistica. Il compianto Don Pavia, per il buon funzionamento, dell'Oratorio, soleva radunare la sera d'ogni sabato il suo personale per ricordare a ciascuno le mansioni già affidategli durante la settimana.
« Insisto poi sull'opportunità di valersi dell'opera dei nostri buoni coadiutori, a norma dell'art. 61 dei nostri Regolamenti. I Direttori delle Case con Oratorio cerchino con parole efficaci, chiare, convincenti, affettuose, di animarli e invogliarli a lavorare nell'Oratorio stesso, per modo ch'essi ne divengano i più validi aiutanti.
« A proposito della paternità che deve essere il distintivo del Direttore d'un Oratorio, mi sarebbe stato caro che si fosse ricordato come la praticava Don Bosco, specialmente quella spirituale del confessore, che riservò a sè solo.
Le prescrizioni canoniche che vietano ai Direttori di confessare abitualmente i propri alunni, hanno fatto pensare che si estendessero anche ai Direttori di Oratorii festivi; ma in realtà riguardano solo i giovani interni dei collegi. Torniamo dunque alla nostra antica tradizione, che non contrasta con la disciplina ecclesiastica; e ogni Direttore di Oratorio festivo sappia essere e mostrarsi così buono coi giovani, che questi, si sentano invogliati a confessarsi da lui. Per le confessioni si inviti inoltre il Rettor Maggiore, s'inviti l'Ispettore, il Direttore della Casa a cui l'Oratorio è annesso; e per quanto è possibile non si adibiscano a tale ministero sacerdoti novellini; perde confessar bene i ragazzi è tutt'altro che facile.
« Se questo mio desiderio non vi sembra attuabile, fatemi' conoscere, a voce o per iscritto, le ragioni che avete in contrario e io vi risponderò »,

SECONDO TEMA.
L' ISTRUZIONE RELIGIOSA DEI GIOVANI.
Si richiama anzitutto il concetto già accennato nel 10 Tema, che l'Oratorio di Don Bosco, per le sue origini, per la volontà e la pratica dell'iniziatore e per ,disposizione regolamentare (art. 377) SI PROPONE PRINCIPALMENTE DI PROVVEDERE ALL'ISTRUZIONE RELIGIOSA dei gio-Vani, e ad un'istruzione soda, cioè non puramente esteriore ed accademica, ma che istruisca nella religione per far vivere nella religione. « Far imparare il catechismo ai giovani — scriveva Don Albera — è il fine principale, principalissimo per cui il nostro Ven. Padre volle fondati gli Oratorii ». Perciò:
1° L'istruzione religiosa venga impartita con ORARIO OPPORTUNO IN TUTTE LE DOMENICHE E FESTE DI PRECETTO, anche nelle maggiori festività (tranne il Natale, la Pasqua e la Festa Patronale), sotto entrambe le sue forme, di catechismo e di predicazione. Il Direttore consideri questo come un dovere di giustizia ch'egli ha verso i giovani. — Qui il rev.mo signor Don Rinaldi spiega che per noi le feste patronali potranno essere quelle di Maria Ausiliatrice e di San Luigi Gonzaga; e raccomanda che nelle solennità in cui non si fa catechismo, si procuri di supplirvi con una adatta predicazione.
2° GLI ORATORIANI SIANO DIVISI IN CLASSI secondo il grado delle scuole che frequentano (elementari o medie). Vi sia pure una classe per i nuovi e per i fluttuanti; e si tengano classi speciali per gli operai, divisi secondo l'età. Naturalmente il METODO DIDATTICO non può essere unico per tutte le classi, ma deve adattarsi allo sviluppo intellettuale dell'uditorio. Il fanciullo sotto i dieci anni non sa ancor seguire un ragionamento; egli intuisce le verità. Quindi con loro non si usi solo il metodo discorsivo, ma soprattutto il racconto di quei fatti evangelici o di quelle parabole che contengono implicitamente, ma fuse nella vivente bellezza narrativa, le primissime domande del catechismo. Facendo così lo studio del catechismo sarà più facile e istruttivo per il fanciullo.
3° Si rivolga una cura speciale ai giovanetti dai 12 ai 16 anni (SEZIONE ASPIRANTI), i quali dovrebbero studiare almeno il piccolo catechismo per intero. Tali giovanetti richiedono la massima attenzione perchè si trovano in un periodo critico, di transizione, caratterizzato da irrequietezza, svogliatezza, volubilità, indisciplina, e più facilmente si squagliano dall'Oratorio.
4° Alle sezioni dei grandi (CIRCOLO) sia dato un insegnamento religioso speciale (Reg., a. 384), che tenga per base la lettura e il riferimento del Vangelo, della Storia Sacra e della Sacra Liturgia. Se il loro insegnante non è il Direttore dell'Oratorio, si possono fare queste lezioni contemporaneamente alle altre, cioè nei dì festivi; ma se è il Direttore, conviene che faccia la sua scuola in giorno feriale, perchè alla festa è troppo impegnato in altre cose.
Quanto al modo d'impartire un tale insegnamento, posto che gli alunni già sappiano il catechismo, non par conveniente tornarvi sopra; ed è preferibile una istruzione più ragionata, senza essere però critica nè polemica. Un buon metodo potrebbe essere quello di fare un largo uso del Vangelo, allo scopo di fax toccar con mano su quali fondamenti rivelati vennero formulate le nozioni catechistiche precedentemente apprese. Un'ottima traccia si può trovare nei catechismi usati dai cattolici in paesi protestanti. Ogni lezione poi deve mirare più alla profondità che alla estensione. Utili argomenti possono attingersi dalla Storia ecclesiastica, in generale pochissimo conosciuta.
L'essere un adulto sfornito d'istruzione religiosa non è un motivo per negargli l'ammissione alla Sezione Adulti: si ammettano anche questi, e si istruiscano a parte con carità e abnega senza parlare di esame, che potrà invece esigersi per ammettere giovani studenti nelle sezioni speciali.
6° Nei giorni di QUARESIMA, nei RITIRI MINIMI e negli ESERCIZI SPIRITUALI si prenda occasione per approfondire punti speciali del dogma e della morale cristiana. — I ritiri minimi, o giornate di ritiro per giovani aspiranti o soci del Circolo, venuti in uso da qualche tempo, consistono in questo: i giovani si raccolgono al mattino, odono una predica sulla confessione, si accostano ai Sacramenti, hanno poi una seconda istruzione, e dopo aver pranzato insieme ne hanno altre due; infine si dà la Benedizione, che chiude la giornata. Se ne raccolgono ottimi  frutti, anche nei riguardi dell'istruzione religiosa, qualora il predicatore (che è preferibile sia uno solo) tratti un solo argomento, per esempio la carità, la presenza di Dio, la preghiera, ecc.
7° Dove è possibile, si curi la formazione di un GRUPPO DEL VANGELO tra i migliori giovani del Circolo, allo scopo di farne altrettanti Catechisti o elementi di edificazione. Si tratta di raccogliere un piccolo gruppo di giovani volonterosi e zelanti, e di passare con loro da mezz'ora a un'ora per settimana nella lettura e spiegazione del Vangelo, fatta, da uno di essi, sotto la guida del sacerdote assistente, il quale indica i libri da consultare. Si dà a ciascuno una settimana di tempo per prepararsi. Perchè produca i suoi buoni effetti, il gruppo dev'essere di pochi, costante e ben diretto. — Si raccomanda a tale riguardo la diffusione del Vangelo unificato di Don A. Anzini.
8° -Le GARE CATECHISTICHE e le PREMIAZIONI sono buoni mezzi per ottenere l'attenzione e lo sforzo nello studio della religione. Si può fare una prima prova eliminatoria nelle singole classi, e poi la vera gara. Le premiazioni si devono fare al principio dell'anno catechistico, per invogliare i nuovi allo studio. Un buon premio può essere l'abbonamento a un periodico, affinchè rimanga il ricordo della vittoria.
9° Quanto alla PREDICAZIONE, quella del mattino deve prendere per tema il Vangelo, o svolgendo il tratto assegnato dalla liturgia, o raccontandolo in modo continuativo, dal principio alla fine; quella pomeridiana. deve svolgere ordinatamente una parte della dottrina cristiana, per far conoscere le verità fondamentali della fede agli elementi sporadici e vaganti dell'Oratorio. I tridui sono preziose occasioni per illuminare un mistero della fede o una pratica religiosa. Nell'Esercizio di buona morte e negli Esercizi spirituali s'impone la trattazione dei Novissimi, badando però a risvegliare nei giovani non la paura, ma il santo timor di Dio.
Per tutte le predicazioni è necessaria una soda preparazione, c per sicurezza della materia e per vivacità e novità d'esposizione.
« Mi rallegro — dice concludendo il rev.mo Superiore nel vedere che si prende la discussione veramente sul serio: l'interesse che vi dimostrate mi è di ottimo augurio.
« Vorrei insistere sulla raccomandazione già fatta riguardo alle grandi solennità nelle quali è ammesso che non si faccia il catechismo: cioè che a questo supplisca la predica, tenuta preferibilmente dal Direttore.
« Ricordo che una volta il nostro Ven. Padre deplorò che sovente in tali occasioni si parli di tutt'altro clic del mistero del giorno. Si eviti quindi un simile errore. Il Direttore indossi la cotta e stola più bella, e narri ai suoi giovani il fatto a cui la festa si riferisce, aggiungendovi in forma piana e breve opportune considerazioni pratiche, per rendere fruttuose le parole ai piccoli uditori, come con tanta arte sapeva fare Don Bosco i).
TERZO TEMA.
FORMAZIONE MORALE E RELIGIOSA
DEI GIOVANI.
L'Oratorio di Don Bosco ha da essere soprattutto SCUOLA DI FORMAZIONE RELIGIOSA, sotto pena di snaturarsi o di perire. Il programma di Don Bosco fu la salvezza delle anime, la cristianizzazione della società, mediante la buona formazione religiosa dei giovani; e l'istruzione religiosa, che fu oggetto del tema precedente, sarebbe monca e sterile, se non portasse a ciò.  Questa formazione poi non deve restringersi alle pratiche di pietà, ma abbracciare tutto quello che è proprio della vita cristiana: onestà, esercizio della virtù, fuga del vizio, senso vero e soprannaturale della vita. A questo deve mirare principalmente tutto il personale dell'Oratorio, e a quest'unico scopo si debbono coordinare tutte le altre attività; pratiche di pietà, istruzione, divertimenti, benefizi ed aiuti materiali, trattamento cordiale e affettuoso. Così faceva Don Bosco, il quale attirava a sè i giovani per nient'altro che per farne dei veri e buoni cristiani. La difficoltà dei tempi non è motivo valido per deflettere da questo scopo, e. piegarsi a una troppo facile acquiescenza: anche Don Bosco operò in tempi difficili. Quindi:
1° Con opportune conferenze si spieghi bene ai giovani a tempo debito e chiaramente — che l'ORATORIO HA LO SCOPO DI FORMARE DEI GIOVANI CRISTIANI, praticanti e obbedienti alla Chiesa.
2° QUESTO CONCETTO dell'Oratorio di Don Bosco SIA FATUO CONOSCERE — oggi in modo particolare — ANCHE ALLE PERSONE ESTRANEE, facendo loro osservare che tutte le altre attività che si svolgono in esso sono coordinate e subordinate precipuamente alla formazione cristiana dei giovani.
3° Alle PRATICHE DI PIETÀ stabilite dai nostri Regolamenti n dalla tradizione salesiana sia data l'importanza ch'esse hanno per la formazione dei giovani. Ogni Oratorio si attenga fedelmente alle preghiere fissate dal. Regolamento. Si propone un tipo unico di libretto per le preghiere. Si raccomanda di farle imparar bene non solo in latino, ma anche nella lingua nazionale dei rispettivi paesi.
Il mezzo più importante per ottenere che le pratiche di pietà siano fatte bene, è di coltivare nell'Oratorio lo spirito di pietà, cioè crearvi un'atmosfera religiosa, facendo conoscere' l'importanza delle pratiche di pietà, facendole amare, facendole vivere. Certo questo è tutt'altro che facile, in pratica; ma è l'ideale acui si deve sempre tener l'occhio fisso. Uno dei più gravi ostacoli a ciò è l'odierna mania per i divertimenti, specie per lo sport: si procuri di non assecondarla, e si tenga dinanzi l'esempio di Don Bosco, il quale di tutto sapeva servirsi, ma tutto sapeva moderare e temperare per ottenere lo scopo supremo.
Altri mezzi sono la regolarità, la puntualità, l'esattezza, la determinazione opportuna del tempo, secondo i luoghi e le stagioni; il contegno devoto del sacerdote e dei servienti all'altare; il contegno dei giovani' in chiesa, badando alla genuflessione, al silenzio, alla compostezza.
Si compiano in tutti gli Oratorii le pratiche raccomandate in modo speciale dai nostri Regolamenti (a. 20), cioè l'Esercizio della buona morte (ricordando quanta importanza vi dava Don Bosco), la funzione del 10'venerdì d'ogni mese in onor del Sacro Onore, e quella del 24 in onore di Maria Ausiliatrice. Siano convenientemente preparate, con avvisi ed esortazioni, soprattutto incitando i giovani ad accostarsi ai Santi Sacramenti.
40 Si inculchi in modo particolare ai giovani il RISPETTO dovuto ALLA CASA DI Dio, la necessità della PREGHIERA QUOTI-:DIANA IN FAMIGLIA, e si insista sulla frequenza ai Sacramenti della CONFESSIONE e COMUNIONE, sulla devota assistenza alla SANTA MESSA, cercando di far loro comprendere l'importanza ;the hanno queste pratiche nella vita cristiana, affinchè sentano il bisogno di compierle anche in avvenire, quando non frequenteranno più l'Oratorio.
A tale scopo si istruiscano sulla necessità della Confessione e Comunione, sui vantaggi che se ne ricavano per l'anima e per la vita, e sul modo di accostarvisi degnamente. Riguardo alla confessione si insista molto sulla necessità della sincerità, dell'integrità e del dolore, ricordando che, al dire di Don Bosco, la mancanza di dolore è la causa per cui la maggior parte forse delle confessioni dei ragazzi sono nulle.
Un mezzo indiretto, ma efficacissimo per ottenere la frequenza ai Sacramenti, è di parlare spesso di Dio, dell'anima, dell'eternità; dei novissimi, della bruttezza del 'peccato, della bellezza e del pregio della virtù: in tal modo si crea intorno al giovane un ambiente religioso, in cui si forma il senso, si affina la coscienza del bene e del male, e si sente istintivo il bisogno di ricorrere ai Sacramenti per attingerne forza a rialzarsi dalle cadute e a lottare contro il male.
A questo mezzo generale si aggiungano le frequenti raccomandazioni, le esortazioni individuali e collettive, fatte dal Direttore, dai Catechisti, in classe e fuori; e si procurino confessori in numero sufficiente per- dare a tutti comodità di confessarsi e libertà di scelta.
Si insiste qui che il Direttore ha da essere, sull'esempio di Don Bosco, il confessore nato dell'Oratorio; qui è il vero spirito salesiano, il cardine del nostro sistema, il segreto dei trionfi di Don Bosco. I confessori siano possibilmente provetti, e non si limitino ad ascoltare l'accusa e dar l'assoluzione; parlino alla mente e al cuore del giovane, cerchino di agire su di lui.
Durante la Messa, pur avendo riguardo ai più piccoli e alle circostanze, sembra che converrebbe avvezzare i giovani a stare in ginocchio; certo non è lodevole tenerli sempre seduti, facendoli solo alzare al Vangelo e inginocchiare all'Elevazione. Un mezzo molto utile, specie per gli adulti, è di farli partecipare più intimamente alle funzioni liturgiche, mediante adatte istruzioni, come fu raccomandato dal Papa Benedetto XV e anelo dal regnante Pio XI In una recentissima lettera dell'Episcopato Lombardo si raccomanda di far conoscere ai giovani tutti gli arredi sacri e le parti più importanti dei sacri edilizi; e di praticare spesso la cosidetta Messa dialogata, evitando per l'eccesso di far recitare ad alta voce le orazioni segrete e le parole sacramentali, riservate esclusivamente al sacerdote.
5° Poichè uno dei segni migliori e insieme dei frutti più belli della pietà e della vita religiosa in un Oratorio sono LE VOCAZIONI (ecclesiastiche, religiose, missionarie), e di vocazioni ai nostri tempi vi è grandissimo bisogno, il Direttore, personalmente o per mezzo dei Catechisti, coltivi in modo particolare quei giovani che diano buona speranza a tale riguardo, sia che mostrino desiderio di farsi Salesiani, sia che invece intendano ascriversi ad altre famiglie religiose o al clero secolare.
A tal fine si curino molto le Compagnie (specie il Piccolo Clero) da cui è provato che escono sempre le vocazioni migliori; si parli spesso di Don Bosco e della sua Opera; si tratti, quando se ne offre il destro, l'argomento della vocazione, facendo rilevare la bellezza e; sublimità di quella religiosa, ecclesiastica, missionaria; si tengano feste, congressi, conferenze missionarie.
Il confessore 'sappia acquistarsi la fiducia dei giovani; li inviti opportunamente a riflettere sulla scelta dello stato; li interroghi con prudenza per scoprire i germi della vocazione, talora latenti; coltivi, animi, raffermi quelli che li dimostrassero; li premunisca contro le difficoltà e i pericoli che potrebbero soffocare o compromettere la vocazione.
Altrettanto faccia il Direttore, anche fuor di confessionale; e quando ha riconosciuto in un giovane segni di vocazione, lo raccomandi al proprio Ispettore, affinchè questi lo faccia accogliere in qualche Casa Salesiana ove la vocazione possa svilupparsi e maturarsi.
60 Un gran mezzo per promuovere le vocazioni e per assicurare quelle già nate, sono. gli ESERCIZI SPIRITUALI; perciò in ogni Ispettoria se ne tenga ogni anno un Corso per i giovani migliori degli Oratorii; e i giovani da inviarvi siano scelti e preparati in modo che ne ritraggano il maggior profitto. I giovani che dànno fondata speranza di vocazione, potrebbero inviarsi al Corso degli Aspiranti; per gli altri invece è più conveniente un corso apposito.
Si alza da ultimo a parlare il rev.mo signor Don Rinaldi: In questa discussione — dice — ho sentito molte cose belle ed utili: ma vorrei far rilevare un punto sul quale mi sembra che non si sia insistito abbastanza: il punto della MORALITÀ:
Don Bosco fondava la religiosità sulla moralità: la sua prima preoccupazione era di conoscere se un giovane fosse in grazia di Dio. Noi non dobbiamo allontanarci dalla pratica del nostro Ven. Fondatore, tanto più nei tempi attuali, in cui la moralità è molto decaduta; e non è raro udire dalla bocca dei giovani, se non proprio bestemmie, almeno parole equivoche e lazzi in, verecondi; come anche talvolta si vedono in compagnie pericolose.
« Facciamo sentire la colpa dove sta: insistiamo perchè i giovani evitino certe compagnie e certe libertà di tratto. Quando i giovani cominciano ad andare con certa gente, ben presto lasciano l'Oratorio; o se vi rimangono, 'non li avrete religiosi, perchè non saranno morali. Al confessore spetta completare quello che il Direttore dirà a tale riguardo in pubblico e in privato.
« Ricordiamo a edificazione e imitazione l'esempio di Pier Giorgio Frassati, che arrossiva udendo parole sconvenienti, cosicchè bastava talvolta la sua sola presenza per tenere in rispett41 i compagni.
« A Don Bosco la moralità dei giovani stava sommamente a cuore; e per questo promuoveva tra essi la devozione a San Luigi Gonzaga.
« Inculchiamo assiduamente la frequenza ai Sacramenti e la mortificazione dei sensi: senza di ciò non potremo avere giovani morigerati.
« Raccomando che questo punto sia preso in seria considerazione, e che colla maggior carità e prudenza possibile si metta in pratica quanto ho suggerito ».
QUARTO TEMA.
LE COMPAGNIE RELIGIOSE TRA GLI ORATORIANI

Nei nostri Oratorii le Compagnie religiose formano la base il centro della vita religiosa spirituale, alla quale s'informa tutta l'opera di educazione e formazione cristiana per cui essi vennero fondati da Don Bosco. Infatti le Compagnie da lui istituite e conservateci dalla tradizione salesiana sanno    nei giovani dei nostri Oratorii la caratteristica pratica d'una pietà soda e profonda, e insieme semplice e serena, congiunta allo spirito di franchezza e di sincerità nell'adempimento dei propri doveri; e sono un mezzo sicuro di edificazione e di formazione ai più delicati sentimenti di carità e d'apostolato tra i compagni.
Ma per poter produrre tutti i loro benefici effetti, esse richiedono una cura costante e intensa da parte di chi le dirige. Quindi:
10 In tutti i nostri Oratorii (non esclusi i più modesti) SI ORGANIZZINO E S'INTENSIFICHINO = anche se limitato sia il numero dei soci — LE COMPAGNIE volute da Don Bosco, con intendimenti e finalità puramente religiosi.
Il rev.mo sig. Don Rinaldi raccomanda che si conservino le antiche denominazioni (Compagnia di S. Luigi, del SS. Sacramento, del Piccolo Clero, dell'Immacolata, di S. Giuseppe), e che non si confondano le Compagnie colle Associazioni del S. Cuore, di Maria Ausiliatrice, che sono per tutti quanti i fedeli. Aggiunge che, sebbene la Compagnia dell'Immacolata non sia propriamente adatta per gli Oratorii, in quelli dove ci son giovani zelanti si può istituire con buon risultato. Invece non possono per ora assolutamente ammettersi Compagnie intitolate a Savio Domenico, essendo ciò contrario alle leggi della Chiesa; si diffonda per ora l'Associazione degli amici di Savio Domenico; a suo tempo si potranno, ove lo si ritenga opportuno, fare le Compagnie.
Si evitino le innovazioni. pone Bosco era recisamente contrario all'introduzione di Compagnie nuove o devozioni, estranee nelle nostre Case, e raccomandava che si coltivassero bene quelle esistenti nell'Oratorio, e si praticassero le nostre pie usanze. Si abbia però molta deferenza per i sodalizi congeneri istituiti da altri. « Non dobbiamo crederci in questo i soli maestri, — osserva il sig. Don Rinaldi: — anche noi abbiamo da imparare dagli altri ».
2° Si abbia cura che le COMPAGNIE RAGGIUNGANO IL LORO DUPLICE INTENTO DI PRESERVAZIONE DAL MALE E DI FORMAZIONE AL BENE. I mezzi per salvaguardare i giovani dai pericoli morali si trovano specificati nei regolamenti stessi delle varie Compagnie, i quali perciò dovrebbero essere ben conosciuti dai singoli ascritti. Ad agevolare tale conoscenza si propone di stamparli separatamente. Nella formazione sembra che il meglio sia di seguire la via tenuta da Don Bosco: egli prima allontanava i giovani dal peccato, con quelle sante industrie che tutti conoscono; poi li riscaldava nell'amor di Dio colla Comunione frequente e ben fatta; infine infondeva nei loro cuori il desiderio dell'apostolato. Sarà pure di grande aiuto una seria istruzione religiosa, che faccia concepire un profondo orrore al peccato e un vivo amore alla virtù.
Le Compagnie dunque, libere nello svolgimento delle proprie attribuzioni specifiche, siano permeate da una soda e profonda istruzione religiosa, vivificate da un generoso spirito di carità cristiana, santificate dalla frequente Comunione, sì che i soci siano modello ed edificazione nella pietà fra i compagni, apostoli della parola e del buon esempio nell'Oratorio.
30 Il Direttore VEDA SEMPRE NELLE COMPAGNIE LA PARTE ELETTA dei suoi giovani, alla quale egli deve, personalmente o per mezzo d'altri, dedicare le cure più assidue e premurose.

  1. Prima di tutto, sull'esempio del nostro Ven. Padre, osservi e scelga nella massa dei giovani quelli che sembrano atti a ricevere una formazione più completa: dal loro contegno in chiesa, dal modo di pregare, dalla frequenza ai Sacramenti, dall'impegno per le cose di pietà, egli potrà formarsene un concetto adeguato, e assegnarli alle diverse Compagnie, tenendo conto anche dell'indole, delle inclinazioni individuali, della condizione sociale (studenti, artigiani, ecc.).
  2. Dia molta importanza alle Compagnie, parlandone spesso in pubblico e in privato, ad ogni occasione opportuna. A questo fine si suggerisce tra l'altro che l'accettazione dei giovani nelle varie Compagnie sia fatta con solennità, possibilmente alla presenza dell'intero Oratorio.
  3. Faccia sentire agli Ascritti ch'essi sono veramente la parte eletta dell'Oratorio, e che come tali godono una posizione privilegiata di fronte ai Superiori e ai compagni.
  4. Esalti sempre i vantaggi che derivano dall'appartenere alle Compagnie: gli aiuti spirituali più abbondanti, i buoni compagni, la bibliotechina, la sala di riunione e di gioco, le passeggiate, i posti distinti in chiesa, ecc. ecc.
  5. Interessi direttamente i giovani nell'attività pratica della Compagnia di cui fanno parte, dando una certa autonomia al Presidente e al Consiglio, che devono godere la sua piena fiducia. Faccia buon viso alle loro proposte e iniziative: sappia creare nella Compagnia un ambiente di famiglia, di fraternità, di confidenza e affetto.
  6. Abbia molto a cuore la regolarità delle pratiche e funzioni di pietà (orario fisso, bigliettini d'invito, nota delle assenze non giustificate); e colga tutte le occasioni per animare i soci alla frequenza dei Santi Sacramenti,
  7. Tenga o faccia tenere regolarmente la conferenza settimanale, che dev'essere un'esottAione, un'istruzione più accurata, un commento pratico(regolamento, in forma semplice e adatta alla capacità dei giovani.
  8. Prepari convenientemente le adunanze mensili, stabilendo, d'accordo col Presidente e col Segretario, l'ordine del giorno da trattarsi, e da comunicarsi in precedenza ai soci; incoraggi questi ad esporre il proprio parere; ed esiga che di ogni adunanza sia redatto debitamente il verbale. Questa piccola burocrazia è unú buona industria per interessare i ragazzi, che ci tengono as,farla da uomini.
  9. Interessi i soci in tutte le manifestazioni della vita dell'Oratorio, affidando loro incarichi speciali nelle feste, conferenze, e valendosi dell'opera loro per l'insegnamento del catechismo, per l'assistenza, e via dicendo.

l) Li animi infine a perseverare anche per mezzo di premii, come passeggiate, recite, divertimenti, ecc.

QUINTO TEMA.
ALTRE FORME DI ATTIVITÀ NEGLI ORATORII.
Il sorgere, lo sviluppo e la conservazione delle molteplici attività che hanno vita nell'Oratorio, senza dubbio dipende in massima parte dall'amore alla gioventù, dallo spirito d'iniziativa e di sacrificio del Direttore, degli assistenti, dei catechisti, di tutto insomma il personale -che vi lavora; ma dipende in pari tempo e almeno in egual misura dalla pratica fedele del sistema educativo lasciatoci dal nostro Ven. Padre e Fondatore, come luminosamente dimostrano gli eccellenti risultati che si ottennero sempre con esso e si ottengono tuttora.
Ciò posto, ecco i voti del Convegno;
10 Nei NOVIZIATI e negli STUDENTATI nostri i Superiori intensifichino le migliori cure per formar PERSONALE ADATTO alla vita dell'Oratorio, coll'insegnamento teorico, e possibilmente anche colla pratica, dando comodità ai giovani confratelli di lavorare alla domenica negli Oratorii festivi.
20 Nell'organizzazione delle Compagnie religiose, dei Circoli, delle Sezioni sportive, ecc., e nel metodo di educazione dei giovani, SI STIA H MORDICUS » ATTACCATI AL SISTEMA DI DON Bosco, rifuggendo dall'imitare altre istituzioni consimili, per noi inopportune, ma conservando però con esse quei rapporti amichevoli e fraterni che vengono ,dall'aver comune il campo di lavoro.
30 I CIRCOLI GIOVANILI, che lodevolmente si fonderanno nei nostri Oratorii, pur vivendo della: vita tracciata dagli Statuti della Gioventù Cattolica, siano però sempre considerati e organizzati come SEZIONI DELL'ORATORIO. — Si può benissimo, osserva qui il sig. Don Rinaldi — ottemperare alle disposizioni della S. Sede, com'è dover nostro, senza rinunciare alle nostre tradizioni: conserviamo dunque alle nostre associazioni lo spirito salesiano. Nel caso poi di particolari difficoltà locali, mostriamoci deferenti all'Autorità, trattiamo sempre con umiltà e dolcezza, e stiamo sicuri che la S. Sede e i Vescovi ci daranno ascolto e ci benediranno.
4° Si tenga presente che questi Circoli non devono tenersi quasi giardino chiuso, accessibile solo a pochi privilegiati, ma hanno da essere PALESTRE LIBERAMENTE APERTE a quanti giovani desiderano migliorarsi con un'educazione più integrale e completa; e si riuniscano in GRUPPI DI MIGLIORAMENTO morale e religioso gli elementi più preparati ad una formazione più virtuosa e perfetta.
Infine, ritenendosi opportuno dare ai nostri Circoli un REGOLAMENTO UNICO, il rev.mo signor Don Rinaldi affida l'incarico di redigerlo a una Commissione composta dei signori DON ANTONIO COJAZZI, DON CELSO ZORTEA, DON ERNESTO CARLETTI, DON GIUSEPPE FEDEL e DON DOMENICO GALLENCA, sotto la presidenza del signor DON PIETRO TIRONE.
SESTO TEMA.
MEZZI PER ATTIRARE I GIOVANI
ALL'ORATORIO.

« Raccogliere quanti più giovanetti si può e trattenerli con piacevole ed onesta ricreazione, dando loro comodità di assistere alle sacre funzioni », ecco lo scopo dell'Oratorio quale fu indicato dalla penna stessa di Don /Bosco.
Sapientemente egli ha menzionato prima la ricreazione, quantunque non sia che un mezzo per attirare i giovani; perchè se quello che più interessa noi è il lato religioso e morale, non così è dei giovani, i quali, almeno da principio, vengono all'Oratorio soprattutto per divertirsi.
Il divertimento per i giovani è una vera esigenza dell'età; e se onesto e Contenuto nei giusti limiti, giova non solo come attrattiva, ma anche come efficace mezzo di educazione.
Data poi la varietà e anche un poco l'incostanza, dei gusti giovanili,, se si vuole che l'Oratorio sia sempre per tutti un ambiente gradito e adatto, bisogna stabilirvi molteplici istituzioni ricreative ed utili: Quindi:
1° Vi si dia largo sviluppo agli ONESTI DIVERTIMENTI che più interessano i giovani, e preferibilmente ai GIOCHI PIÙ MOVIMENTATI; e siano organizzati in modo che tutti i giovani, anche i più piccoli, possano prender parte all'uno o all'altro.
Il migliore strumento di giuoco sono le gambe: non costano niente, e il moto, lungi dal consumarle, le ingagliardisce; perciò i giuochi di corsa sono da preferire. Ma v'è anche un'altra ragione di preferirli, ed è che sebbene non sembrino occupare altro che le gambe, in realtà interessano anche il cuore e la mente, e giovano molto a formare il carattere, essendovi sempre in essi l'emulazione, la gara, la gloria.
2° Non dimentichino i Superiori dell'Oratorio che IL GIUOCO UN MEZZO EFFICACE DI EDUCAZIONE: quindi con sapienti industrie se ne valgano a render migliori, i giovani.
3° Ricordino altresì che ogni giuoco perde qualsiasi attrattiva se non è vivace, se è lasciato languire. Ora il segreto per mantenerlo vivo e movimentato è la PARTECIPAZIONE DIRETTA DEI SUPERIORI, che inalza agli occhi del giovane il prestigio del giuoco, infiamma la gara tra i contendenti, stimola nei singoli un più caloroso interessamento alla partita. Prendano quindi parte ai giuochi il più possibile.
4° Riguardo alle SOCIETÀ OALCISTICHE, si sconsiglia di federarle con quelle esterne, per non mettere i soci a rischio di abbandonare l'Oratorio, e di perder la Messa alla domenica. Si esiga dai calcisti e dai ginnasti che le DIVISE siano quali si addicono a giovani onesti e ben educati; si proibiscano i calzoncini troppo corti e le magliette senza maniche; si vegli molto sulla decenza nello svestirsi e vestirsi, procurando all'uopo adatti camerini o spogliatoi.
5° Nei TEATRINI non si rappresenti'alcun lavoro, nè si proietti alcuna cinematografia senza la preventiva approvazione del Direttore dell'Oratorio, il quale giudicherà della loro moralità con criterii strettamente salesiani e con grande rigore. -- Si fa pure presente la necessità di mantenere nella sala, durante le rappresentazioni cinematografiche, la mezza luce, che d'altronde è imposta anche dalla legge civile.
Viene espresso il voto che siano rimodernati nello stile i nostri bellissimi vecchi drammi a fondo sacro.
6° Secondo le varie possibilità, necessità e circostanze d'ambiente si dia vita nell'Oratorio a molteplici ATTIVITÀ DI CULTURA (conferenze con proiezioni, doposcuola, scuole serali), di CARITÀ, di PROPAGANDA PER LE OPERE BUONE, specialmente missionarie, di assistenza, ecc., allo scopo di favorire sempre più i giovani. Tali attività formano un necessario complemento dell'Ora-torio, in quanto costituiscono un legame fatto di attrattiva e d'interesse, e assicurano una più ampia sfera di azione all'opera nostra.
7° Dove è possibile a termini di legge, si costituiscano Reparti di GIOVANI ESPLORATORI, come quelli che meglio rispondono, nella pratica dei mezzi pedagogici salesiani, alla completa formazione morale e civile del giovane.
« Mi fa veramente piacere — dice il rev.mo sig. Don Rinaldi al termine della discussione — vedere quante arti benefiche vi siete studiati di contrapporre a quelle micidiali del demonio, e quanto siete tutti animati a combattere il peccato, e a fare alla gioventù il maggior bene possibile: in tal modo vi mostrate degni figli di Don Bosco.
« Lasciate adesso che vi dica una parola su di un argomento che a Don Bosco stava tanto a cuore. Egli raccomandava sempre che non si facesse della politica: e questo vuol anche dire non parlarne. Questa sua raccomandazione è fissata nell'articolo 380 del Regolamento per gli Oratorii: mi permetto d'insistere perch'essa venga dappertutto rigorosamente osservata. La propaganda che noi dobbiamo fare, ",è quella cristiana: insegnare il catechismo ai giovani, aver cura che compiano le pratiche di pietà, che assistano alla S. Mesa, che si accostino con frequenza ai Santi Sacramenti: questo solo è il compito nostro, e questo solo dobbiamo fare ».
SETTIMO TEMA.
UNIONI PADRI DI FAMIGLIA, EX ALLIEVI,
PATRONESSE ECC.

L'Unione dei Padri di Famiglia venne fondata per la prima volta nell'Oratorio di Borgo San Paolo in Torino; e i meravigliosi risultati quivi con essa ottenuti mostrano tutta l'opportunità di istituirla in tutti gli altri Oratorii nostri.
Essa, estendendo l'azione salesiana al popolo e alle famiglie, è il più bel complemento dell'Oratorio, e un mezzo efficacissimo di cristiana educazione. Suo scopo è « tenere uniti i soci in un vincolo fraterno, affezionati all'Oratorio; porgere aiuto morale e materiale ai Superiori di esso nella formazione religiosa, morale e civile dei giovani che lo frequentano; cooperare coi Salesiani al disbrigo dei valli impegni della vita oratoriana, sia per le funzioni religiose come per la parte ricreativa; e soprattutto essere di buon esempio nell'adempimento di ogni dovere ».
— Con queste Unioni — dice il rev.mo sig. Don Rinaldi rispondendo a un'obbiezione — noi non ci allontaniamo affatto da Don Bosco. Per noi i padri di famiglia sono nient'altro che i Cooperatori dell'Oratorio. Le circostanze hanno portato a questa nuova denominazione, ma in realtà essi sono e noi dobbiamo ritenerli e farli ritenere come Cooperatori nostri.
L'Unione Ex-Allievi, sotto un certo aspetto, è migliore di quella dei Padri di famiglia, perchè è totalmente opera nostra, che niuno ci può contestare.
I Comitati di Patronesse sono un'altra istituzione resa necessaria soprattutto dalle grandi spese che importa l'esercizio di un Oratorio quale è oggi: spese di mantenimento del personale (che è desiderabile si faccia sempre più numeroso), spese per passeggiate, premiazioni, doni ai fanciulli poveri, ecc.
Ciò posto, il Convegno fa voti che in tutti gli Oratorii siano costituite le Unioni degli Ex-allievi e dei Padri di famiglia e i Comitati di Patronesse, con le seguenti avvertenze:
1° Riguardo alle UNIONI DEI PADRI DI FAMIGLIA ED Ex-ALLIEVI:

  1. È desiderabile che vengano munite possibilmente in una sola. Per agevolare il passaggio, dato ché nell'Unione Ex-Allievi può entrare chiunque sotto il nome di socio aderente, si potrà formare in seno all'Unione Padri di Famiglia un piccolo gruppo di soci effettivi dell'U. E.-A.; e da questi verranno accettati i soci aderenti, che dopo un anno o due, dietro loro domanda, passeranno soci effettivi con la relativa tessera della Federazione Nazionale. Si aumenterà così l'Unione Nazionale, e quel che più importa, legheremo realmente i Padri di famiglia all'Opera Salesiana.
  2. Non abbiano mai mire politiche, e inculchino sempre il rispetto all'Autorità costituita.
  3. Poichè non tutti possono, a causa delle loro occupazioni, contribuire in egual misura alla vita dell'Oratorio, gioverà far loro conoscere i tre programmi che possono adottare: il massimo, il medio, il minimo.

Il massimo consiste nel frequentare assiduamente l'Oratorio nelle ore e nei giorni liberi, vivendo la vera vita oratoriana, partecipando agli onesti divertimenti che vi possono trovare; ed esplicare anche direttamente un'attività nelle sezioni oratoriane, banda, canto, assistenza, sport, drammatica.
Il medio nel partecipare alle adunanze mensili e alle principali manifestazioni religiose e civili.
Il minimo fa per coloro che, trattenuti dai loro impegni domestici e privati, non possono partecipare direttamente alla vita dell'Oratorio, ma gli dànno il loro appoggio morale mediante l'adesione, il contributo mensile e la presenza in qualche occasione straordinaria.
Questi varii programmi permettono all'Unione il massimo delle iscrizioni e il minimo dei doveri sociali strettamente indispensabili; permettono l'adesione di tutti indistintamente, senza gravi disturbi di tempo e di lavoro. Prova ne sia che l'Unione di Borgo San Paolo, cominciata con soli 18 volonterosi nel 1919, conta ora 867 associati.

  1. Per evitare beghe, dissidii e malumori conviene che il Presidente sia persona di tutta fiducia del Direttore, quindi scelto da lui stesso.
  2. In seno ad ogni Unione si formi sempre una Compagnia religiosa, che si presti con zelo alla formazione religiosa dei soci. L’attività dell’Unione infatti deve svolgersi bensì anche nel campo sociale, ma prevalentemente in quello religioso. Sarebbe un grave errore il credere che, trattandosi di giovanotti e di uomini fatti, sia conveniente abbreviare le funzioni e le istruzioni destinate a loro, per non stancarli troppo. Sono essi, anzi, che devono dare il buon esempio ai ragazzi anche in questo: essi reggono le sorti delle famiglie e quindi dei nostri giovani; perciò han bisogno di un’assistenza e istruzione religiosa affatto speciale e accurata. Si raccomanda fra l’altro di far recitare, se è possibile, alle Unioni le preghiere della sera in comune, facendo anche loro un adatto sermoncino.
  3. Le Unioni siano ben organizzate; la buona organizzazione è il segreto del buon andamento e della buona riuscita delle varie sezioni dell'Oratorio. Si cita ad esempio l'organizzazione di Borgo S. Paolg,„ che diéde ottimi risultati. Il borgo venne topograficamente suddiviso in varie zone; e a capo di ciascuna zona si prepose per gli uomini e i giovani un monitore e un vicemónitore, per le signore una zelatrice e una vice-zelatrice. Per tal modo si può in poche ore radunare qualche migliaio di persone, far loro giungere un invito, una raccomandazione, una circolare: basta mandarne una copia a ciascun monitore e a ciascuna zelatrice, e questi, aiutati dai proprii figli, in brevissimo tempo diramano l'avviso nella rispettiva zona di azione.
  4. Le Unioni siano curate con zelo, mediante frequenti adunanze, conferenze, funzioni religiose, ecc. A Borgo S. Paolo, come vita sociale, si hanno tre riunioni al mese: una per il Consiglio, una per i monitori (elemento preziosissimo) e la terza generale, in cui si tratta della vita della sezione e dell'Oratorio. A scopo formativo si tiene ai soli uomini una conferenza mensile sui doveri religiosi, specie in rapporto alla famiglia, e un'altra pure mensile d'argomento occasionale: economia, alcoolismo, assicurazioni, ecc. V'è poi un'ora settimanale d'istruzione religiosa adatta; di più una Messa domenicale per gli uomini e infra Missam spiegazione del Vangelo o di qualche punto del S. Sacrifizio.
  5. Si fondi, ove è conveniente, una Conferenza di S. Vincenzo de' Paoli, che è scuola pratica per educare alla vera carità cristiana, e mezzo mirabile di santificazione personale.

2° Riguardo ai COMITATI DI PATRONESSE:

  1. Si evitino per quanto è possibile le cariche di presidentessa, cassiera, segretaria, ecc., le quali non servono che ad appagare ambizioni e suscitar gelosie. Il Direttore faccia tutto lui coll'aiuto delle zelatrici, e senza alcun controllo.
  2. Si faccia assegnamento soprattutto sulle signore del medio ceto, sulle mamme dei giovani oratoriani, sulle mogli dei padri di famiglia. Bisogna mirare ad avere il maggior numero possibile d'iscrizioni, e a questo fine stabilire un contributo mensile molto modesto; se sono numerose, il vantaggio finanziario si avrà egualmente, e di più si potrà disporre di una forte massa moralmente influente sull'Oratorio.

A Borgo San Paolo si contano 913 Patronesse, e la quota è di lire due mensili. A quelle che possono dar di più non mancano occasioni di farlo, e lo fanno volentieri. Oltre a questo contributo pecuniario, esse fanno lavori per la chiesa, cercano offerte, procurano altri benefattori; cercano di aggregare nuove Patronesse, e si adoperano a diffondere ovunque lo spirito di Don Bosco e la devozione a Maria Ausiliatrice; e nelle loro quotidiane preghiere ricordano l'Oratorio e le Opere Salesiane.
Tutte vengono ascritte all'Associazione dei devoti di Maria Ausiliatrice e alla Pia Unione dei Cooperatori; così godono tutte le indulgenze relative. Si manda loro il periodico dell'Oratorio. Il 24 di ogni mese si celebra una Messa con preghiere speciali per loro. In caso di decesso, hanno l'accompagnamento del Comitato e una Messa solenne di Trigesima.
Può essere conveniente costituire tra le Patronesse un gruppo a parte di quelle più facoltose e meritevoli di speciali riguardi col nome di Dame d'onore di Maria Ausiliatrice.


CHIUSURA DEL CONVEGNO.
Il rev.mo signor Don Rinaldi chiude il Convegno con queste parole: « Per prima cosa vi ringrazio dei Congressini missionari e di quelli del S. Cuore che in molti Oratorii si son tenuti: sono un mezzo che giova moltissimo all'educazione morale dei giovani; i primi inoltre servono a.. render loro familiare il gran pensiero della salvezza delle agirne.
« Vi ringrazio poi molto di essere intervenuti così numerosi a questo Convegno, e di avere preso così viva parte alle discussioni, pur mantenendo sempre quella serenità e fraternità che s'addice a religiosi. Un grazie speciale ai Relatori, per lo studio veramente accurato e amoroso che hanno fatto dei temi.
« Ora lasciate;che vi proponga Don Bosco a modello da imitare in ogni forma d'attività dell'Oratorio. Nella sua vita si trova il programma per gli Oratorii più modesti come per i più grandiosi: egli ha cominciato ai Becchi e ha culminato coll'Oratorio di Valdocco.
« Seguite Don Bosco nei circoli. La « Società dell'allegria » è il primo circolo ch'egli ha fondato: dev'essere il modello dei nostri.
« Seguite Don Bosco anche nei Cooperatori. I padri di famiglia, gli ex-allievi, in sostanza sono veri Cooperatori nostri. La nuova denominazione, suggerita da motivi d'opportunità, non deve mutare affatto la sostanza della cosa.
« Imitate Don Bosco anche nel rispetto alle Autorità. Rispetto in primo luogo alla Santa Sede, di cui Don Bosco fu devotissimo: seguiamone le direttive non solo nelle cose comandate, ma anche in quelle soltanto consigliate, com'egli faceva e voleva che si facesse dai suoi figli.
« Rispetto poi anche alle Autorità civili. Non facciamo politica, non ne parliamo neppure: anche questa è volontà espressa di Don Bosco.
« I giovani amateli molto, ma sia l'amore con cui li amava Nostro Signore: un amore puro, casto, industrioso; e vegliate perchè nè in voi nè in alcuno dei vostri dipendenti abbia ad insinuarsi l'amore profano. Don Bosco vi sia modello.
« Se avete qualche difficoltà 'coi Superiori, ricordatevi che essi sono lo strumento di cui Dio si serve per obbligarvi a rinnegare la vostra volontà. Ricorrete a loro con fiducia, facendo conoscere le vostre necessità. È mio desiderio che vi aiutino veramente ed efficacemente, che amino molto gli Oratorii e i loro Direttori, i quali compiono l'opera salesiana per eccellenza, e meritano la nostra gratitudine come quelli che ci mantengono le più calde simpatie delle popolazioni.
« Se qualche volta vi parrà di essere trascurati, continuate egualmente a lavorare per il Signore, e ricordatevi che vi è riconoscente la Congregazione, specie nella persona dei Superiori.
« Teniamoci tutti uniti allo spirito di Don Bosco: vinceremo tutte le difficoltà, e sul suo esempio' riusciremo nell'intento di portare i nostri giovani alla virtù e alla santità ».


Il Consigliere Scolastico.
Ha motivo di ritenere che non sia inopportuno il richiamare nuovamente alla memoria e raccomandare caldamente la pratica delle disposizioni già altra volta qui esposte e ricordate relativamente agli studii preparatorii, al Corso Filosofico, al Triennio pratico, al Corso Teologico e al quinquennio consecutivo.
Premesso che il Noviziato non può in nessun modo nè deve essere contato come un anno di studio e nemmeno come una parte di esso e comunque tenerne il posto o farne le veci, si ricorda che, per gli studii preparatorii, il Diritto Canonico prescrive che i Religiosi (can. 589) siano rite instructi in inferioribus diseiplinis prima di iniziare il Corso Filosofico, e quindi non si devono ammettere al Noviziato se prima non hanno questa doverosa istruzione senza della quale non avrebbero la dovuta preparazione per entrare nel Corso Filosofico appena compito il Noviziato, come devono secondo le nostre Costituzioni. E come criterio di misura dell'istruzione richiesta si ricorda che si è stabilito che, per entrare al Noviziato, si richiede almeno la coltura che corrisponde presso di noi a quella degli alunni che escono approvati da una quarta ginnasiale ben regolata e normale.
Non è dunque buon consiglio, anche davanti alla scarsezza di personale che ci mette in pensiero, l'anticipare l'entrata in Noviziato nella speranza di aver più presto dei confratelli a disposizione per metterli al lavoro, perchè, se manca la preparazione strettamente necessaria, o si perderanno per la strada anche prima di poter essere adibiti, o si troveranno così male in gambe da non poter reggere agli studi filosofici e da non esser poi atti nemmeno a qualunque delle più modeste mansioni; e invece di aver trovato un rimedio alla lamentata scarsezza di personale si sarà piuttosto aggravato il male.
Il Corso Filosofico deve durare 'almeno due anni, i quali devono essere due anni di scuola e di studio regolari e in conformità del programma, cioè con insegnanti, scuola e studio, com'è richiesto da una scuola che voglia meritare questo nome.
Ci si lamenta a volte che due anni paiono pochi pel Corso Filosofico; ma si dovrebbe domandarsi se questi due anni almeno si fanno come modestamente si può e si deve, cioè arrivandoci colla dovuta preparazione e indirizzando l'insegnamento alla formazione chieri9ale, al triennio pratico e allo studio della teologia, come lo spirito della scuola richiede.
Sarà dunque bene riflettere se il danno non possa venire invece, giova ripeterlo, prima di tutto dalla troppo scarsa preparazione degli alunni, e poi dal non tenersi durante il Corso alle norme e alle direttive del programma, volendo pigliare i soliti due piccioni con una fava, cioè: mentre dura il Corso Filosofico voler attendere ad altri studi indirizzati ad altro.
Si cerchi dunque di mandare al Corso Filosofico i chierici sufficientemente preparati, si raccolga e si indirizzi la scuola tutta intera allo, svolgimento e alle direttive del programma e se ne potranno in due anni ottenere tali frutti da accontentarcene anche noi come se ne accontenta la S. Sede.
Pel Triennio pratico si, ripete quanto fu già più volte inculcato, che cioè si metta ogni studio ed impegno per farne rilevare il significato e l'importanza, come quello da cui dipende il vero apprendimento e la vita continuativa e perenne del nostro metodo educativo. Il quale si può solo apprendere, dopo le nozioni fondamentali imparate durante il Corso Filosofico, nella pratica della vita salesiana, sotto la vigile e paterna sorveglianza dei Superiori e dal loro esempio. Questi tre anni non sono troppi davvero se si vuole formarsi in modo stabile e sicuro, ed è lavoro di assidua e paziente amorevolezza da parte dei Superiori, i quali sanno che i chierici arrivano alle Case non già come persone formate ma per svolgere e completare la loro formazione.
Si cerchi dunque di non abbreviare questa prova così importante e sostanziale se non in casi eccezionali e per motivi gravi da esporsi prima, per via dell'Ispettore, al Rettor Maggiore al quale solo compete il concedere la dispensa quando lo veda necessario; e si rifletta che la dispensa non è mai utile, e può riuscire invece assai dannosa ai singoli individui e alla Società intera per il rallentarsi della disciplina religiosa.
Per rendersene conto si supponga per un momento che il Triennio pratico sia soppresso e si vedrà a che risultato si arriva. I nostri chierici passerebbero direttamente dal. Noviziato allo Studentato Filosofico .e poi a quella, Teologico, ossia passerebbero sette anni interi senza nessun contatto colla vita salesiana in atto e coi giovani, e dopo sette anni tra Noviziato e studio si affaccerebbero ad una vita affatto nuova per loro, senza aver più le disposizioni e la duttilità necessaria per piegarsi e adattarsi alle esigenze dell'assistenza, alla pazienza dell'insegnamento e della convivenza cogli alunni, agli insuccessi non rari e mortificanti, a tutto quell'insieme di piccoli accorgimenti necessarii alla riuscita, ecc., che si possono apprendere nell'ardore e nello slancio esuberante dell'età giovanile, ma riescono troppo mortificanti più tardi e vincono il coraggio e la pazienza anche di chi sia fornito di sufficiente buona volontà e spirito di sacrifizio. Ora quello che avverrebbe in forma così grave se il Triennio fosse interamente soppresso, avviene in forma parziale quando si tenta di abbreviarlo. Si lavori piuttosto per ottenere che i nostri chierici possano compiere normalmente il corso dei loro studii, e si otterrà insieme che il Triennio pratico sia, fatto con amore e impegno e si avvantaggi la formazione salesiana dei nostri Confratelli.
Il Corso Teologico deve durare almeno quattro anni interi (can. ,589) che non possono essere ridotti a meno di 45 mesi; e anche qui è chiaro che non basta che i quattro anni passino perchè si possa dire di aver compiuto il Corso, ma che ci devono essere gl'insegnanti, la scuola e lo studio almeno per le materie principali e obbligatorie che sono cinque: Teologia Dogmatica, Teologia Morale, S. Scrittura, Storia Ecclesiastica e Diritto Canonico; e che questi studii devono avere il controllo e la sanzione degli esami normalmente e seriamente dati ai tempi stabiliti, senza di che non si capisce come si potrebbe restar tranquilli di fronte, alle tassative prescrizioni del Diritto Canonico e delle disposizioni capitolari.
E qui viene in acconcio il ricordare che i chierici che si inviano a Torino allo Studentato Internazionale sarebbe necessario che venissero tutti pel primo corso se si vuoi avere una garanzia che Si compiono realmente quattro anni di corso, e che fossero scelti tra quelli di provata Vocazione, intellettualmente e moralmente bene disposti. Se; questo non si può sempre ottenere si ritenga che per essere ammessi ad un corso qualunque superiore al primo i chierici dovranno trovarsi in regola per gli studii e gli esami, cioè aver subito l'esame su tutti i trattati, almeno per le cinque materie principali, che si riferiscono agli anni antecedenti a quello al quale devono essere iscritti, se no dovrebbero adattarsi ad essere iscritti al corso che loro compete, a giudizio del corpo insegnante, in base alla media dei trattati dei quali hanno subito l'esame, coll'obbligo però dì assistere regolarmente a tutte le lezioni del corso stesso e di subire l'esame di tutte le materie del corso, anche di quelle delle quali avessero già subito l'esame.
E ciò perchè lo Studentato Internazionale deve essere regolato in modo che possa servir di norma e di esempio agli altri Studentati, e non deve correre il pericolo di poter parere quasi una casa di salute per cure ricostituenti, per medicazione di feriti e per guarire malattie croniche; o per parlar più chiaramente, se ce ne fosse di bisogno, non deve poter nascere la tentazione di pensare che qualche anno passato alla Crocetta possa servir di sanatoria a tutte le deficienze, le manchevolezze, le trascuranze e le irregolarità presenti e future.
E quello che si è detto pel Corso Filosofico vale anche pel Corso Teologico: che cioè, durante gli anni del Corso tutta l'attività mentale deve essere rivolta allo studio delle varie discipline teologiche e alla coltura teologale in modo che la Teologia non solo si impari, ma diventi abito della mente, direttiva della condotta, aiuto alla formazione sacerdotale e alla perfezione 'religiosa, per non correre il pericolo di lasciarsi pigliar la mano da altri studii, da letture, da occupazioni, da iniziative che possono pigliare il primo posto nella nostra attività e lasciare per la Teologia lo studio e il tempo puramente necessario per pre, pararsi agli esami, che sarebbe troppo poco.
Dopo il Corso Teologico, il Diritto Canonico (can. 590) prescrive ancora un periodo di cinque anni durante i quali i Religiosi devono essere esaminati nelle varie discipline sacre secondo un programma prestabilito, che per noi è quello inserito nei nostri programmi scolastici. Anche questa è una prescrizione alla quale dobbiamo corrispondere perchè la coltura teologica viva cresca e si rassodi nei nostri sacerdoti, e non ha bisogno di commento per rilevarne l'importanza.
A nessuno può sfuggire l'insieme delle responsabilità che risultano da queste poche e ovvie considerazioni e il dovere che a ciascuno compete di fronte a esse. Soprattutto però è necessario inculcare il dovere, l'amore, gusto allo studio mezzo unico e prezioso per l'acquisto di quella scienza che Francesco di Sales nostro esempio e modello chiamava l'ottavo Sacramento del Sacerdote, e della quale Don Bosco sentiva così vivo il bisogno fin da fanciullo, come si rileva già al principio del suo primo sogno; perchè la nostra Società nata principalmente per l'educazione e l'istruzione della gioventù possa mantenersi fedele e costante nella missione assegnatale dalla Provvidenza.


Il Consigliere Professionale.
1. Raccogliendo ed interpretando i sentimenti filiali di tutti.. i Confratelli Coadiutori, crede suo dovere di ringraziare con tutto il cuore il nostro Rev.mo Rettor Maggiore per la splendida circolare, che ha voluto regalare alla Congregazione, spiegando il genuino concetto del Ven. Don Bosco riguardo al Coadiutore, Salesiano, al suo spirito, alla sua formazione e speciale missione. — Prendendo occasione dall'inaugurazione della. Scuola Agricola-Missionaria di Cumiana il sig. Don Rinaldi ci ha detto chiaramente che il Coadiutore Salesiano, secondo la mente del Ven. Fondatore, non è un semplice laico o converso della comunità, nè un complemento o aggiunto accidentale del Sacerdote o del Chierico; ma che ha la sua missione speciale ed indispensabile (quantunque organizzata nella vita di comunità e colla dovuta dipendenza dai Superiori), specie poi -nelle Scuole di Arti e Mestieri e di Agricoltura, negli Oratorii Festivi, oltre ai distinti uffici negli altri Collegi e nelle Case Salesiane. — Quindi il Confratello maestro d'arte, oltre ad essere un Religioso, che professa la perfezione evangelica, è un vero educatore, un vero maestro professionale, un fattore necessario dell'Opera Salesiana, che disimpegna cariche importanti, ha speciali caratteristiche adatte ai tempi nostri ed ai fini della Congregazione, p. e. la formazione dell'operaio cristiano, secondo le esigenze del secolo ed i bisogni della società attuale; la relazione intelligente ed oculata con negozianti, ,provveditori, clienti, professionisti, ecc. a benefizio dell'Istituto; la conoscenza pratica dei varii mestieri, delle materie prime e della loro elaborazione, delle macchine più complicate e del loro maneggio, delle loro applicazioni, ecc. ecc.; tutto questo assieme di condizioni fa del nostro buono e bravo Coadiutore un elemento provvidenziale, uscito dal popolo a benefizio dei figli del popolo, un esponente mirabile della fecondità della Religione Cattolica nelle sue Istituzioni, un vero salvatore del proletario, che, per mezzo del lavoro e della virtù, rialza le misere condizioni delle famiglie, educando anche giovanetti più discoli ed abbandonati. — E si noti che nell'Opera Salesiana, come insegna Don Bosco, anche i semplici Coadiutori addetti alle ordinarie, ed anche umili mansioni delle Case e dei Collegi (portinaio, dispensiere, infermiere, sacrestano, cuoco o cameriere, ecc.) per il loro contatto cogli allievi e loro famiglie, coi Cooperatori ed Ex-Allievi, compiono una missione altamente benefica e meritoria, che contribuisce a dare all'Istituto educativo ,salèsiano quell'insieme di ordine, di bontà, di tratto ,familiare, di aspetto aggradevole e di attrazione salutare che soddisfa e fa tanto bene all'intera popolazione.
— Basta leggere le biografie dei nostri cari e, possiam dire, santi Coadiutori per restare ammirati ed edificati della estesissima e bellissima opera che essi hanno compiuto, massime nelle Missioni, infondendo negl'indigeni l'amore al lavoro, alla virtù ed alla vita cristiana. Ci diceva un Presidente di una Repubblica Americana, nel suo stile liberale: Don Bosco è stato furbo nel mettere tutti questi elementi di progresso, di arti e di industrie nel suo' Istituto: voi non ci parlate solamente del Cielo, ma anche della terra, e noi (quantunque dissidenti...) siamo disposti a proteggere e favorire l'Opera vostra... Il nostro Coadiutore dunque prepara e spiana la via al Sacerdote, perchè ha mille risorse per avvicinare le anime e trarle alla Religione ed alla pratica della vita cristiana.

    1. Ecco dunque che, all'inizio di quest'anno, — in cui abbiamo tanto insistito per il Perfezionamento professionale, da compiersi a S. Benigno, al Martinetto ed anche nelle Case ad hoc di ogni Ispettoria — il nostro Venerato Superiore ci ha voluto tracciare la sua prima Lezione, che tutti dobbiamo studiare, svolgere e spiegare ai nostri cari Coadiutori, giovani ed anziani, per tradurla poi nella pratica. Oh! quante opportune applicazioni ci suggeriscono quei 7 punti di così bella e veramente ispirata Circolare! — Mi sia permesso enumerarli per ponderarne l'importanza: a) Necessità ed influenza benefica dell'insegnamento agricolo nelle Missioni: la Casa,di Cumiana per formazione missionaria agricola; — b) Il Coadiutore Salesiano è una creazione geniale del cuore di Don Bosco; — e) Il Coadiutore, secondo Don Bosco, è un elemento essenziale dell'Opera Salesiana: egli, oltre alla capacità per ogni grado della perfezione evangelica, è un fattore indispensabile e caratteristico dei nostri Istituti; d) Il campo del Coadiutore è immenso e la sua mèsse copiosissima: necessità di una propaganda speciale negli Oratorii Festivi, nelle Scuole professionali ed agricole, nelle Parrocchie di città e di campagna per buone vocazioni di Coadiutori; — e) Indizii e condizioni per conoscere e scegliere queste vocazioni: farli conoscere dovunque; — f) Come il Coadiutore, nato colla Congregazione stessa, trova in Don Bosco il modello della sua operosità e di ogni industria per far del bene alla gioventù; g) La parola di Don Bosco ripetuta dal suo Successore a tutti i Coadiutori: e Esattezza nelle Pratiche di pietà, ecco tutto: l'Ubbidienza poi è la chiave di tutte le virtù! ».

* Non una sola lezione dunque ci ha fatto il Rev.mo sig. Don Rinaldi,:ma ben sette lezioni, che costituiscono la base del nostro Programma di vero Perfezionamento morale, perchè se sapremo approfittarne, infonderanno nei nostri cari Confratelli il vero spirito salesiano, che il Ven. Don Bosco cercò d'ispirare nei suoi prediletti figli-Coadiutori. — Sappiamo poi che da questa stessa Circolare alcuni Ispettori hanno ricavato la traccia o i temi speciali per i SS. Esercizi spirituali, nelle mute destinate specialmente agli stessi Confratelli Coadiutori; e che ciò è stato approvato e lodato dal nostro Rev.mo Superiore, il quale espresse pure il desiderio che tale esempio fosse da tutti imitato.

  1. Ringrazia i varii Ispettori che gli hanno mandato l'elenco

dei nuovi Confratelli Coadiutori usciti dai rispettivi noviziati, indicando l'ufficio che compiono ed assicurando che compiranno il loro regolare « perfezionamento » nella stessa Casa Ispettoriale, colla dovuta assistenza, conferenze, ecc. Prega poi gli altri Ispettori, che ancora non l'avessero fatto, a volergli dare un succinto ragguaglio dei nuovi. Ascritti-Coadiutori entrati nel Noviziato e di quelli che ne sono usciti (Atti del Cap. Sup., n. 37, 39), potendo adibire a questo fine 4a pagella Rendiconto Modulo F, come già hanno fatto altri Ispettori. — In ossequio alla citata Circolare del Rettor Maggiore (Art. 4) e per intensificare la nostra propaganda a favore delle vocazioni di Coadiutori, aggiungeremo nella stessa pagella-rendiconto, dopo il n. 10 (« quanti diplomi di compiuto tirocinio, ecc. ») altra domanda, che sarà l'11a: Quanti allievi dei corsi superiori, 40 e 50, mostrano vocazione e si decidono per la nostra Società?... Come si chiamano e qual'è la loro età, il loro mestiere e corso?... Cooperiamo dunque tutti ad aumentare le nostre file, ed il Signore benedirà copiosamente gli sforzi che faremo per fomentare le vocazioni dei nostri Confratelli Coadiutori.


Il Consigliere Capitolare.
1. Si permette ricordare ai Signori Ispettori e Direttori, e, particolarmente, a tutti i fratelli d'Italia che sono espatriati, o come Missionari Cime Allievi-Missionari, sia dopo aver usufruito della proroga del servizio militare, sia come tuttora proroganti in qualità di studenti missionari (anche, e soprattutto per quelli che ottennero il passaporto per l'Estero con l'atto di sottomissione) l'obbligo di presentarsi subito dopo il loro arrivo e, in seguito, ogni anno, presso il R. Ufficio Diplomatico o Consolare del paese estero ove si trovano, per far constatare il luogo della loro residenza, o il cambiamento di essa. E ciò perchè i predetti R. Uffici Diplomatici o Consolari, possano debitamente informarne i distretti d'origine, e così siano evitati danni agli interessati, e anche possibili difficoltà a riottenere alcune concessioni per altri Confratelli che desiderassero recarsi all'Estero come Missionari usufruendo delle stesse concessioni e dei medesimi favori.
2. Rende noto a tutti gli Ispettori d'Italia che riceveranno, quanto prima, dall'Ordinario Militare, una Circolare riguardante i possibili futuri Cappellani militari.
Delle risposte inviate su foglio a parte all'Ordinario Militare favoriranno tener duplice copia. Una di esse sarà conservata nell'Archivio Ispettoriale in modo da facilitare il lavoro per il prossimo anno; e invieranno invece l'altra al Consigliere Capitolare.

24 Dicembre 1927
Giubilei di Maria SS. Ausiliatrice Temi per conferenze e accademie in suo onore – Bisogno di vocazioni - Nuovo Direttore Spirituale
ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
J. M. J.
li Rettor Maggiore.
Carissimi Confratelli,
I. L'anno prossimo, come v'ho già accennato, dobbiamo tutti dedicarci a crescere nella divozione e nell'amore a Maria SS. Ausiliatrice, zelando secondo le nostre forze la conoscenza e la diffusione del suo culto in mezzo ai giovani affidati alle nostre cure, e dovunque possiamo esplicare in qualche modo l'opera nostra.
L'occasione propizia ci è data dal Cinquantenario della approvazione della Benedizione di Maria SS. Ausiliatrice e dal venticinquesimo della solenne Incoronazione della Sua Taumaturga Immagine. Questa benedizione e quest'immagine, insieme con lo spirito e col metodo educativo di Don Bosco, sono i più preziosi tesori lasciatici dal nostro buon Padre, dei quali dobbiamo essere custodi gelosi e apostoli ferventi. Noi siamo i figli della benedizione di Maria Ausiliatrice, e si può ben dire che Don Bosco ci ha generati alla vita salesiana con questa benedizione, da Lui invocata le tante volte sopra di noi (che abbiamo avuto l'inestimabile venture, di avvicinarlo e di godere la sua amabile compagnia); e questa, benedizione noi dobbiamo a nostra volta invocare e far discendere sui nostri giovani, specie su quelli che saranno chiamati dal Signore a divenire nostri fratelli nella Società Salesiana.
L'immagine soavemente espressiva della nostra Ausiliatrice dipinta sotto la guida e l'ispirazione dello stesso Don Bosco per il Santuario ch'egli doveva erigerle in Valdocco con la sua fede, coli, la sua presenza animatrice, con le sue sante fatiche e col suo amor filiale, dev'essere venerata da ciascuno di noi con culto di predilezione e con vera tenerezza, se vogliamo riuscire a diffonderla, a farla apprezzare al suo giusto valore ed amare da quanti ci sarà dato avvicinare nell'esercizio delle nostre mansioni.
L'intero anno prossimo è dunque il tempo opportuno per valorizzare, ovunque vi sono Salesiani, questi due preziosi tesori, e affrettare così il compimento del voto, espresso dal Venerabile nel suo libriccino La Nuvoletta del Carmelo: « ... Verrà tempo in cui ogni buon cristiano si farà un vanto di professare una divozione tenerissima a Maria. Ausiliatrice.. Questa divozione spande sulla terra una vera pioggia di benedizioni, le quali la faranno amare e dilatare vie maggiormente ». Spetta a noi attirare sulla terra questa pioggia di benedizioni, suscitando per ogni dove la fiducia e l'amore verso la nostra Ausiliatrice.
Non è il caso ch'io vi parli dei mezzi individuali per crescere in questo amore e, in questa divozione, perchè formano già frequente materia delle meditazioni, letture spirituali e istruzioni con cui la vita religiosa alimenta l'anima nostra. Mi sembra bene però ricordare alcuni mezzi che paiono più efficaci a diffondere rapidamente una divozione a noi sì cara.
IL Se vi ho invitati a celebrare solennemente le due date suaccennate, non è certo per il desiderio che si faccia del rumore e dell'esteriorità. Se i Superiori, sull'esempio del nostro Ven. Padre e dei suoi immediati Successori, si ,fanno uno studio speciale di cogliere ogni occasione propizia per indire nuovi festeggiamenti, si è perchè questi soWO parte integrante del nostro sistema educativo, e servono mirabilmente alla formazione degli animi giovanili. Non sono certo pochi nè piccoli i frutti di bene che produssero i festeggiamenti (Congressi, adunanze, giornate, solennità speciali ecc.), con intenti missionari o di cooperazione salesiana, indetti e celebrati in questi ultimi anni.
Nel 1928 dobbiamo far convergere i nostri sforzi a preparare festeggiamenti solenni in onore di Maria SS. Ausiliatrice, non tanto di funzioni religiose (chè già è usanza nostra di renderle d'anno in anno sempre più grandiose), ma di Congressi, Congressini, Giornate, Conferenze, Accademie, e d'ogni altra manifestazione consimile che ci sembri atta a far conoscere meglio la nostra eccelsa Patrona e a renderne universale il culto.
Ora per conseguire lo scopo di questi festeggiamenti è necessario stabilire i punti da studiarsi e illustrarsi convenientemente in forma di lezioni o di discussioni, secondo che richiede la capacità e il maggior vantaggio d'ogni singolo uditorio. Possono qui trovar luogo anche le parti decorative e dilettevoli, purchè convergano anch'esse allo scopo voluto e non siano fine a sè medesime. Per quanto è possibile, conviene che gli argomenti o temi siano eguali per tutti i luoghi, ma i programmi particolareggiati e i loro svolgimenti debbono adattarsi all'ambiente locale.
III. Questi temi debbono illustrare l'Aiuto di Maria SS. sotto tre diversi aspetti: 10 nell'opera della Redenzione; 20 nell'assistenza secolare della S. Chiesa e di ogni fedele; 3° nella vita e nell'opera del Venerabile Don Bosco.
Studiata sotto il primo aspetto, MARIA SS. DIVENTA, in senso largo, L'AUSILIATRICE DI N. S. GESÙ CRISTO NEL DISEGNO DELLA REDENZIONE DEL GENERE UMANO (1° Tema), in quanto è stata preordinata ab aeterno a divenire la Madre del Figlio di Dio Incarnato, Gesù Cristo, ed ha cooperato attivamente alla Redenzione da Lui voluta e compiuta, con il suo libero consenso all'Incarnazione, con i suoi meriti, coi suoi patimenti e con la sua potente intercessione. Uno solo è il Redentore e Salvatore dell'uman genere, Gesù Cristo; Maria SS. però, come per divino volere è stata la Cooperatrice, la Mediatrice e l'Ausiliatrice indispensabile all'acquisto della grazia, così continua pure ad essere l'Ausiliatrice potente nell'applicazione individuale dei meriti della Redenzione.
Ella è l'Ausiliatrice di Gesù Cristo non solo nell'attuazione della Redenzione per la sua missione sublime di Madre del Figlio di Dio emanato, ma anche nella sua qualità di Dispensatrice universale di tutte le grazie che furono e che saranno elargite alle anime e all'umanità intera.
Questo privilegio eccelso, di cui il Signore ha voluto gratificare Maria SS. accanto a quello della sua Concezione Immacolata, affinchè la sua divina Maternità rifulgesse attraverso ai secoli in, tutti) il suo splendore, costituisce il PRIMO TEMA che desidero venga studiato e trattato ampiamente.
A questo primo tema di vitale importanza per il culto dell'Ausiliatrice è facile aggiungere il sotto-tema della necessità dell'aiuto di Maria SS. per la redenzione e la salvezza dei popoli selvaggi. Da questo sotto-tema si possono tirare molte conseguenze pratiche e piene di attualità.
IV. Il secondo aspetto dell'Aiuto di Maria SS. nell'assistenza secolare di .Lei sopra la Chiesa e i singoli fedeli può essere studiato in due temi.
Il lo è questo: MARIA SS. É STATA E SARÀ SEMPRE L'AUSILIATRICE DELLA CHIESA NELLE DIFFICOLTÀ CHE INCONTRA E NELLE LOTTE CHE DEVE SOSTENERE NELLO' SVOLGIMENTO DELLA SUA MISSIONE. Tutta la storia della Chiesa porge ampia materia per trattare questo argomento, molto Vario e interessante se lo ina nei suoi veri aspetti. Don Bosco nella sua divota invocazione all'Ausiliatrice lo riassume così: Tu magnum .et praeclarum in Ecclesia praesidium! Tu terribilis ut castroruin acies ordinata! Tu cunctas haereses sola interemisti in universo mundo!
Con sotto-tema pratico si può unire un discorso per dimostrare che il sacerdote nel compimento della 'sua missione deve servirsi largamente della divozione di Maria Ausiliatrice. Oppure: l'amore e lo zelo che tutti dobbiamo avere per la causa della S. Chiesa.
Il 2° Tema è: MARIA SS. É L'AUSILIATRICE DEL POPOLO CRISTIANO. Tu singulare Auxilium Christianorum! Tu in angustiis, Tu in bello, Tu in necessitatibus, nos ab poste protege, atque in aeterna gaudia, in mortis hora suscipe! (invocazione di Don Bosco). La divozione a .Maria SS. è una necessità dell'uomo, che in "tutti i tempi e circostanze ricorre a' Lei, e non l'ha mai fatto' invano.
Come sotto-tema pratico si può trattare: I padri e le madri di "famiglia troveranno nella divozione all'Ausiliatrice i mezzi e l'aiuto per educare cristianamente i loro figli. E facile trarre molti altri argomenti pratici di grande importanza.
Il terzo aspetto dell'Aiuto di Maria SS. dev'essere pure studiato almeno in due temi distinti. Si tratta di svolgere il culto di Maria S. Ausiliatrice dalla istituzione della sua festa (24 maggio 1815) ai nostri giorni. E la parte più abbondante, pratica e tutta nostra, che, illuminata dai temi precedenti, deve essere una forza reale per affrettare l'universalità del culto dell'Ausiliatrice e così far risplendere sul capo materno di Lei la corona del privilegio che è il fondamento di tutta la storia del suo aiuto potente e indefettibile nei secoli.
lo Tema: MARIA 55. É L'AUSILIATRICE DEL VEN. DON Bosco. Ella si prepara il suo apostolo, il quale corrisponde, singolarmente coll'immenso suo amore per. la Madonna, alle volontà di Lei, e nel suo Nome e con la sua Benedizione diventa operatore di portenti.
Come sotto-tema si può trattare: La gioventù ai piedi di Maria SS. Ausiliatrice trova la forza per conservarsi buona e le armi per le lotte della cita.
2° Tema: DIARIA SS. É L'AUSILIATRICE DELL'OPERA SALESIANA. .k conseguenza necessaria del precedente, e non ha bisogno d'indicazioni illustrative: la nostra Società, ciascuno di noi personalmente e tutte le opere che facciamo, anche le più umili, sono una prova vivente del suo aiuto materno. L'Opera Salesiana è tutta opera di Maria Ausiliatrice e non può sussistere senza di Lei.
Come sotto-temi possono trattarsi quegli argomenti pratici che meglio servono a diffondere questa cara divozione, nel fermo convincimento che sarà una forte propaganda di bene il far conoscere e amare Maria SS. come Ausiliatrice dei Cristiani e come mezzo per aiutare le Missioni.
In questi cinque temi e sotto-temi sono accennati i punti programmatici dell'apostolato da compiere quest'anno in onore della nostra Madre e Ausiliatrice. Faccio caldo invito a tutti, sacerdoti, chierici e coadiutori, di volerli studiare per quanto è loro possibile. Per i primi tre temi si può trovare materia abbondante nella Teologia Mariana e nella Storia della Chiesa: per gli ultimi due, nei nove volumi delle Memorie biografiche di Don Bosco e nelle altre pubblicazioni popolari sul caro argomento. I sacerdoti si rendano familiare l'uso d'impartire la Benedizione in onore di Maria SS. Ausiliatrice, con la formola rituale composta dal nostro Ven. Padre.
V. Io poi da tutto cotesto salutare movimento in onore di Maria SS. Ausiliatrice mi riprometto una più abbondante fioritura di nuove reclute per la nostra Società. Quanto meglio i giovani dei nostri Oratorii festivi e Istituti di educazione comprenderanno le predilezioni dell'Ausiliatrice per Don Bosco e l'Opera sua, quanto maggior fervore d'amore e. divozione nutriranno verso di Lei, tanto più, nel decidere sulla scelta dello stato, si sentiranno attratti quasi naturalmente a desiderare d'arruolarsi sotto il vessillo della famiglia religiosa che l'Ausiliatrice ha suscitato in Valdocco e poi diffuso per tutto il mondo nel nome e per opera del suo apostolo d'elezione Don Bosco, con la parola d'ordine: Da mihi animas, cetera tolle! che crea e moltiplica gli eroismi dell'apostolato.
La necessità urgente di provvedere allo sviluppo delle nostre Case e Missioni per corrispondere sempre meglio ai desiderii del 5. Padre, alle insistenze di Vescovi, d'Autorità, civili e di Cooperatori che da tutte parti c'invitano a, dilatare l'opera nostra, mi spinge a parlarvi di questa mia, spéranza, ed a raccomandarvi caldamente che vi adoperiate a suscitare numerose vocazioni, e a custodire con ogni vigilanza e i sollecitudine la vocazione dei giovani confratelli, nulla risparmiando per completare la loro formazione religiosa.
Per questo mi sembra molto opportuno richiamare alla vostra memoria una circolare dell'indimenticabile Don Albera, la 41a, in data, '15 Maggio 1921: un vero trattato sulle vocazioni salesiane, e, si può ben dire; il testamento del suo cuore unicamente desideroso di arricchire sempre più la nostra Società di buoni soggetti. Con stile piano e persuasivo, il compianto Superiore espone la genesi, l'estensione, la grandezza delle vocazioni religiose salesiane, trattenendosi in particolare su quelle dei coadiutori; addita i mezzi per suscitarle e coltivarle fino a completa maturità; ricerca la mente e il cuore di Don Bosco e di Don, Rua al riguardo, per poi riferire ° in appendice i. passi dei loro scritti relativi alle vocazioni. 1i un vero tesoro, che contiene tutto quanto dobbiamo sapere intorno a questo importantissimo, vitale' argomento.
Perciò desidero che questa circolare si faccia .rileggere al più presto  in refettorio, ovvero in chiesa come lettura spirituale dei confratelli. Nei paesi fuori d'Italia gl'Ispettori provvedano che venga tradotta nella lingua locale, per poterla far leggere in comune, come ho detto, e per averla alla mano ad istruzione dei confratelli. Vorrei avere tutto l'ardore di Don Bosco, di Don Rua e di Don Albera per le vocazioni sacerdotali-religiose, affine di poter scuotere la coscienza di tutti i miei cari confratelli e figliuoli riguardo al dovere urgente di. coltivarle. Don. Bosco, raccontando i suoi sogni sulle Missioni, ricordava quello che ora la S. Sede inculca per la cultura delle vocazioni indigene; aggiungendo che non solo a tutti i sacerdoti del mondo N. S. Gesù. Cristo impose Pile, dovete omnes gentes, ma anche alla falange generosa dei coadiutori che
abbracciano la vita religiosa per andar a istruire le genti nelle arti professionali e in pari tempo nella dottrina del S. Vangelo.
O miei cari, più rileggerete quell'importante circolare, e più diverrete apostoli zelanti delle vocazioni, di cui tanto abbisogna la nostra Società, con somma gioia dei vostri cuori, che potranno rallegrarsi nel Signore per le vocazioni suscitate e coltivate.
VI. Da circa due anni, a motivo della sua malferma salute, s'era dato all'amatissimo Don Giulio Barberis, Direttore Spirituale della nostra Società, un ausiliare nella persona di Don Tirone Pietro. Ora che il Signore ha chiamato al premio eterno il suo fedel servo, il rev.mo Don Tirone ne prende ,totalmente il posto, e ve lo presento quale Direttore Spirituale fini), al prossimo Capitolo Generale.
Da tutte le parti mi giungono i vostri augurii filiali per il S. Nettale e il Capodanno, e mi spiace di non poter rispondere a ciascuno individualmente. Perciò, miei cari confratelli sparsi per tutto il mondo, ve li ricambio ex toto corde in questa mia, ringraziandovi del vostro buon cuore e soprattutto delle vostre preghiere.
Con più intenso fervore pregherò anch'io Maria SS. Ausiliatrice 'per ciascuno di voi, supplicandUa quotidianamente di benedirvi con le sue più elette benedizioni, di aiutarvi a sopportare le vostre croci e fatiche, e di rendervi santamente felici nell'adempimento dei vostri religiosi doveri.
Credetemi
vostro anno in C. J.
Sac. FILIPPO RINALDI.

24Tebbraio 1928
Udienza Pontificia - Missione di Krishnagar e Vicariato di Kimberley) .
J.         J.
il Rettor Maggiore.
Carissimi Confratelli,
1. Forse sarete già informati del lungo soggiorno che recentemente feci a Roma. Vi ero andato per assistere all'imposizione del Cappello cardinalizio a S. Em. Rev.ma il Cardinale Augusto Hlond, e soprattutto per ringraziare il Santo Padre Pio XI a nome di tutta la nostra Società; per essersi degnato di premiare le virtù egregie di questo nostro amatissimo confratello, e per avere così onorato la nostra umile Congregazione, chiamando a far parte del Sacro Collegio uno dei suoi figli.
Il Santo Padre ebbe la bontà di ricevermi in udienza particolare il 14 gennaio ultimo scorso; e così profonda e gradita fu l'impressione che riportai da quel colloquio, che ín è caro intrattenervene alquanto.
L'augusto Pontefice manifestò ancora una volta la grandissima benevolenza che nutre per la Società Salesiana, e l'altissimo concetto in cui tiene il nostro Venerabile Padre e Fondatore. Si compiacque di ricordare alcuni particolari della sua personalità, e insistette sul pensiero già espresso nel magnifico discorso che tenne in occasione della lettura del Decreto sulla eroicità delle virtù di Don Bosco, vale a dire che troppo poco si conosce qual uomo di talento e di studio egli fosse.
Il Santo Padre si dimostrò pure d'una bontà veramente straordinaria verso il povero scrivente, porgendo benigno orecchio alle domande che credette di fargli fin sulle cose più minute concernenti il bene della nostra Congregazione, e dando a tutte soddisfacente risposta.
Gli comunicai che vi avevo raccomandato di tenere quest'anno riunioni, convegni, giornate aventi per iscopo di promuovere con adatte conferenze e discussioni la divozione a Maria SS. Ausiliatrice. Egli allora mi disse che ricordava quelli tenuti negli anni scorsi per la divozione al Sacro Cuore di Gesù e per le Missioni, e approvò l'usa di tali mezzi, i quali, mentre sono di grande giovamento spirituale agli alunni e li addestrano a ben parlare di argomenti religiosi, riescono pure utilissimi per animare gli adulti e tenerne desto e operosa lo zelo.
E per dimostrarmi in modo più concreto del suo sovrano compiacimento per questi Convegni, concesse l'Indulgenza Plenaria a quanti in qualunque modo vi prenderanno parte, Indulgenza da lucrarsi in uno dei giorni in cui i Convegni si terranno; e diede pure, ai Superiori che li presiederanno o vi interverranno, la facoltà d'impartire ai convenuti la Benedizione Apostolica.
Passò quindi a raccomandarmi con particolare insistenza e calore la formazione dei novizi, dei coadiutori professi temporanei, dei chierici studenti di filosofia e teologia. « L'avvenire della vostra Società — disse — dipende tutto dalla formazione dei. giovani. Se volete avere domani una Congregazione forte e solida, bisogna che formiate bene i giovani confratelli nello .studio, nella disciplina e nella pietà. Gente superficiale, leggera, imbevuta dello spirito del secolo, vi servirebbe .a poco, anzi vi sarebbe d'ingombro ». E concluse: « Uno solo ben fondato nello spirito dell'istituto e fornito della scienza necessaria val più di dieci appena sbozzati ».
Io gli promisi anche a nome vostro che si sarebbe fatto il possibile per mettere in pratica il suo saggio e paterno avviso; ed ora, prego voi tatti di farne tesoro. I Superiori veglino con gran diligenza e affettuosa cura sui nostri giovani confratelli, che sono le speranze. della Congregazione: e questi dal canto loro si sforzino di corrispondere lavorando col massimo impegno e serietà a formarsi, nell'osservanza religiosa, nello studio e nel lavoro, veri e degni figli di Don. Bosco.
Il Santo Padre espresse pure la sua approvazione per l'usanza d'inviare i confratelli giovani a formarsi alla vita missionaria direttamente nei luoghi di missione; e pose termine al colloquio, durato ben tre quarti d'ora, concedendo con grande affetto particolari benedizioni per tutti i Salesiani, per i Cooperatori, per gli allievi ed ex allievi, e per le Figlie di Maria Ausiliatrice colle loro allieve ed ex allieve.
Presi congedo col cuore pieno dei più cari sentimenti di commozione, di gioia e di gratitudine; ed ora v'invito, miei carissimi confratelli, ad inalzare con me l'inno della riconoscenza al Signore, per aver dato alla sua Chiesa un così grande Pontefice, che tanta benevolenza e stima ha per noi, umili figli di Don Bosco. A questa benevolenza e stima cerchiamo inoltre di corrispondere tutti col più devoto e ossequente amor filiale, e col procurare di rendercene sempre più degni, con una condotta esemplare sotto ogni aspetto. Preghiamo anche tanto per Lui, preghiamo il Signore che lo conservi ancora lunghi anni in vita, per il bene della Chiesa, e perchè possa essere Lui non solo a proclamare Beato il nostro Venerabile Padre, ma anche a canonizzarlo.
2. Lasciate ora ch'io vi dia qualche altra notizia di famiglia, che .certo v'interesserà di conoscere.
Nel Concistoro segreto del 20 giugno 1927d1 S. Padre annunziava la traslazione di S. E. Mons. Santino Taveggia, dei Missionari di S. Calocero di Milano, dalla Diocesi di Krishnagar, di cui è attualmente Amministratdre  Apostolico, alla Diocesi di Dinajpur.
La Diocesi-Missione di Krishnagar, ridotta ai confini stabiliti dalla Lettera Apostolica del. 25 maggio 1927, riportata negli Acta Apostolicae Sedis del 3 novembre 1927, la Santa Sede ha voluto assolutamente affidarla a noi, che dopo avere invano fatto presenti le critiche nostre condizioni in fatto di personale, per mostrarci figli di Don Bosco abbiamo dovuto chinare il capo.
La nuova. Missione del Krishnagar, dalla quale è stata smembrata tutta la parte a settentrione del Gange, abbraccia una superficie di kmq. 35.879, con 6.994.640 abitanti, di cui 6250 cattolici, trovasi tra Calcutta e la nostra Prefettura Apostolica dell'Assam, ed è molto importante.
Ci siamo tuttavia permessi di rinnovare alla Santa Sede la preghiera che almeno ci esonerasse dalla gestione del Vicariato del Kimberley, dove ora avrebbero potuto far ritorno i Padri Pallottini tedeschi, che lo avevano prima di noi. La S. Congregazione di Propaganda, in data 21 novembre u. s., prendeva in benigna considerazione la nostra domanda, e l'Em.mo Card. Van Rossum scriveva, a Mons. Coppo: « Mi reco a premura di comunicare alla S. V. Ill.ma e Rev.ma che il S. Padre nell'udienza del 17 corrente si è benignamente degnato d'accettare le dimissioni di V. S. da Vicario Apostolico del Kimberley. — Come Ella suggerisce, la Propaganda intende affidare il Vicariato di Kimberley ai RR. PP. Pallottini e nominare al più presto uno dei detti Padri come Amministratore Apostolico. — intanto mi è grato, a nome di questa Congregazione, rendere a V. S. le più sentite grazie per il bene da Lei compiuto nel tempo che prese cura del Vicariato in parola ».
Il 22 novembre la stessa Congregazione scriveva al Superiore: « Con Suo pregiato foglio V. P. Rev.ma faceva presente a questa S. Congregazione come nel Vicariato del Kimberley, affidato nel 1922 alla benemerita Società Salesiana, e nel quale, cessate le difficoltà create dalla guerra mondiale, erano potuti tornare ad esercitare il, sacro ministero i Padri Pallottini tedeschi, a causa della esigua popolazione, non vi fosse lavoro per due Congregazioni religiose, nè mezzi di sviluppo e di vita per le medesime: Stando così le cose, la P. V. proponeva di affidare ai PP. Pallottini il Vicariato di Kimberley, esonerando i Salesiani. — Prima di prendere in considerazione tale richiesta, questa S. Congregazione ha voluto conoscere in merito il parere di Mons. Delegato Apostolico dell'Australia e di Mons. Ernesto Coppo, Vicario Apostolico del Kimberley. Ambedue si 'sono mostrati favorevoli alla proposta fatta da V. P.
« Il sottoscritto, Segretario della S. Congregazione di Propaganda Fide, mentre comunica quanto sopra a V. P. Rev.ma, esprime a nome di questo Sacro Dicastero i più vivi ringraziamenti ai RR. PP. Salesiani per tutto il bene che hanno fatto nella Missione del Kimberley, e per lo slancio apostolico con il quale si sono mostrati disposti ad assumere la cura d'un più vasto campo di lavoro ».
Mons. Coppo, come molti di voi già sapranno, prima di andare nel Kimberley fu per oltre 20 anni negli Stati Uniti d'America; perciò farà ritorno in quella nobile Repubblica, dove siamo sicuri che per la conoscenza ch'egli ha dei luoghi e- delle persone, e per il vivo zelo ond'è animato, potrà riuscire molto utile alle nostre Missioni e fare tanto bene alle anime.
Preghiamo tutti la Vergine SS. Ausiliatrice che ci mandi molti nuovi operai per le nostre Missioni, il Cui numero ed estensione va continuamente aumentando; e lavoriamo con impegno a cercarli e coltivarli noi stessi tra i nostri giovani interni ed esterni. Certo che questo mio appello non sarà infruttuoso, vi benedico tutti di gran cuore, e raccomandandomi alle vostre preghiere mi confermo
vostro aff.mo in C. J.
Sac. FILIPPO RINALDI.

24 Maggio 1928
Nuovo periodico Maria Ausiliatrice
ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
J. M. J.
Il Rettor Maggiore.
Miei carissimi figli in Gesù Cristo,

  1. Sto per darvi una notizia che, ne sono certo, verrà da tutti accolta con giubilo.

Il 24 maggio prossimo comincieremo a pubblicare un nuovo periodico mensile intitolato MARIA AUSILIATRICE. Esso parlerà delle glorie di questa nostra Celeste Signora e Patrona, che Don Bosco c'insegnò ad invocare col bel titolo di Ausiliatrice, e che tale veramente si è sempre dimostrata e continua a dimostrarsi in tutte le necessità così spirituali come temporali dell'Opera Salesiana; celebrerà i fasti del Santuario ch'Ella stessa volle farsi inalzare dal sia fedel Servo qui in Valdocco, dando minuto ragguaglio delle feste, dei pellegrinaggi, di tutto quello insomma che forma la vita di questo tempio, che è come il cuore della nostra Società; e farà man mano Conoscere le più insigni grazie ottenute dalla potente mediazione di Maria Ausiliatrice, e i progressi meravigliosi del suo culto e della sua divozione in tutti i paesi del mondo.

  1. Vi debbo confessare che stetti lungo tempo esitante prima di prendere una decisione a tale riguardo. Mi pareva soverchio ardire, da parte mia, fare una cosa della quale nè Don Bosco nè i suoi due primi successori avevano sentito il bisogno, essendo loro sembrato sufficiente consacrare a Maria Ausiliatrice una speciale rubrica nel Bollettino Salesiano.

Ma nel medesimo tempo sentivo in cuore un gran desiderio di fare per la nostra Madonna qualche cosa di più che non si fosse fatto per il passato, e mi appariva anche giusto e ragionevole che si facesse di più, dal momento che oggi è immensamente maggiore, e di giorno in giorno va sempre aumentando, il debito di riconoscenza che abbiamo verso di Lei.
Una cosa che mi ha pure grandemente incoraggiato a por mano a questa nuova impresa, è che l'idea di essa può dirsi non del tutto nuova, perchè fu già posta innanzi varie volte nei Capitoli Generali della nostra Società,- sempre incontrando gradimento e plauso.
Infine quello che mi diede la spinta' decisiva a troncare ogni indugio e titubanza, fu il considerare 14 crescente insufficienza del Bollettino per una trattazione adeg'itata e, possiamo anche dire, decorosa di quanto concerne il culto della nostra Ausiliatrice. Da parecchi, anni, voi lo sapete, miei cari figli, per bontà del Signore le nostre Opere, e soprattutto le Missioni, hanno preso uno sviluppo veramente straordinario, che accenna a continuarsi anche per l'avvenire. :E cresciuta quindi, e si può prevedere che crescerà ancora, l'abbondanza delle notizie che d'ogni parte affluiscono alla Redazione del Bollettino, la quale si trova spesso imbarazzata a trovar posto per tutte, ed è costretta, benchè molto a malincuore, a ridurre anche lo spazio riservato a Maria Ausiliatrice. Mi parve perciò che sarebbe stato conveniente, per la gloria di questa nostra Madre tenerissima, consacrarle uno, speciale periodico, pur continuando a mantenere per Lei una modesta rubrica nel Bollettino.
E non era, del resto, quasi un dovere per me, che in quest'anno giubilare dell'Incoronazione Pontificia e della Benedizione di Maria Ausiliatrice io dessi ai miei amati confratelli e figliuoli il buon esempio di lodare e onorare la nostra celeste Regina, deponendo ai piedi del suo trono qualche particolare omaggio?
III. Adesso non mi resta che raccomandarvi caldamente questa nuova impresa; ed è forse una raccomandazione superflua. Conosco per prova il tenero amore di figli che portate alla Vergine Ausiliatrice; so che è un amore non di sole parole ma di opere, un amore che vi rende bramosi di promuovere con tutti i mezzi il suo culto e la sua divozione; e ho piena fiducia che il nuovo periodico diverrà nelle vostre mani un mezzo efficacissimo per tal fine. I più celebri Santuari del mondo, come Lourdes, Pompei, la Consolata, e via dicendo, a che debbono la loro notorietà, se non all'enorme diffusione dei periodici che ne esaltano le glorie?
Adoperatevi dunque tutti, o miei buoni confratelli, a far conoscere e diffondere nelle famiglie e nelle comunità, in Italia ed anche all' estero, il nuovo periodico; sarà questo anche un, modo di mettere in pratica la strenna ché vi ho data per quest' anno, e di attirarci più abbondanti gli aiuti e le benedizioni di Maria SS. Ausiliatrice per il tempo e per l’eternità, perchè: Qui elucidant me, vitam aeternani habebunt.
- Ricordiamoci che Don Bosco ebbe Maria Ausiliatrice per guida e maestra dall'età di nove anni fino alla morte, e che una delle ultime,e più calde raccomandazioni ch'egli fece ai suoi figli prima di morire, fu di farla conoscere, di condurre a Lei la gioventù, di portare con Lei il Vangelo per tutto il mondo.
I Salesiani, possono dire con legittima compiacenza di avere . già lavorato molto a far conoscere, amare- e servire Maria Ausiliatrice; ma io sono convinto che possiamo fare ancor di più. Mettiamoci dunque con impegno all'opera, e Maria Ausiliatrice, in ricompensa delle nostre fatiche, ci aiuterà a conoscere, amare e servire sempre meglio Iddio.
Discenda intanto su tutti voi la sua materna benedizione; è questa la preghiera che di cuore Le inalza il vostro
aff.mo in C. J.
Sac. FILIPPO RINALDI.

II
COMUNICAZIONI E NOTE
 I. - PIA UNIONE DI MARIA SS. DELLA SALUTE
E DEI SS. GIUSEPPE E CAMILLO DE LELLIS.

  1. Nella Chiesa di S. Maria Maddalena in Roma fu eretta nel 1860 una Pia Unione sotto l'invocazione di Maria SS., salute degli infermi, e dei Ss. Giuseppe, Sposo di M.V., e Camillo de Lellis.

Nel 1866, S. S,Pio IX elevava detta Pia Unione al grado di Arciconfraternita, arricchenti la di molti favori spirituali e della facoltà di aggregare altre Pie Unioni dello stesso nome e scopo, canonicamente erette.
Lo scopo della Pia Unione è d'invocare sopra gl'infermi, specialmente moribondi, l'aiuto potente di Maria SS. della Salute, e dei Ss. Giuseppe e Camillo.

  1. Nel desiderio di promuovere questo esercizio tanto commendevole di pietà e di carità verso gli ammalati, il Rev.mo Rettor Maggiore giudicò conveniente istituire la detta Pia Unione nel Santuario di Maria SS. Ausiliatrice, e precisamente all'altare di San Giuseppe, Sposo di M. V.

Il 12 aprile del c. a. l'Em.mo Sig. Card. Giuseppe Gamba, Arcivescovo di Torino, eresse canonicamente la Pia Unione e approvò lo Statuto della medesima.
Il 28 aprile poi il Direttore Generale dell'Arciconfraternita, esistente nella Chiesa di S. Maria Maddalena in Roma, aggregò alla stessa Arciconfraternita la Pia Unione già, canonicamente eretta nella Basilica-Santuario di Maria Ausiliatrice, e alla medesima comunicò le Indulgenze, le facoltà e le altre grazie spirituali concesse all'Arciconfraternita dalla Sede Apostolica.

  1. Per godere delle indulgenze e degli altri favori spirituali bisogna essere critti alla Pia Unione e compiere le opere ingiunte, a norma dello Statuto.

Per iscriversi basta che i Confratelli, per mezzo del proprio Direttore, comunichino il loro nome alla Segreteria del Capitolo Superiore, la quale anderà la pagella d'iscrizione.
Le opere ingiunte sono: recitare ogni giorno tre Ave Maria alla Madonna della Salute, tre Gloria Patri ai Ss. Giuseppe e Camillo per tutti gli agonizzanti ed infermi; un Pater, Ave e Requiem per tutti gli associati defunti.
Trattandosi di queste semplici preghiere, è ovvio che ciascuno può soddisfare emettendo l'intenzione di applicare a tal fine, tra quelle che si redimo quotidianamente, le preghiere prescritte.
1 Tra le facoltà concesse ai Sacerdoti associati, è compresa anche quella .. di benedire e imporre i cinque Scapolari, cioè della SS. Trinità, della Passione, dell' Immacolata, dell'Addolorata e del Carmine.
4. - Decreto di erezione Canonica della Pia Unione.
GIUSEPPE Prete Cardinale del Titolo di S. Maria sopra Minerva GAMBA,' per grazia di Dio e della Santa Sede — ARCIVESCOVO DI TORINO — delle Facoltà Pontificie Teologica e Giuridica, GRAN CANCELLIERE.
Accogliendo di buon grado l'unita supplica dell'Ill.mo e Rev.mo Don -1 Filippo Rinaldi, Superiore della Pia Società Salesiana, col presente Nostro Decreto, ben persuasi di far opera che tornadi grande.giovamento agli agonizzanti e morenti:
Visto il Can. 643 e seg. del Codice J. C. «'De Fidelium Associationibus »
Erigiamo e dichiariamo di fatto eretta canonicamente all'Altare di San i Giuseppe nel Santuario di Maria SS. Ausiliatrice, qui in Torino, presso la Casa Madre della Pia Società Salesiana, la Pia Unione sotto l'invocazione di 1 Maria SS. Salute degli Infermi, e dei Ss. Giuseppe, Sposo di M. V., e Camillo de Lellis e sotto l'osservanza dello Statuto, presentatoci unito alla supplica. che colle presenti approviamo, riservando a Noi ed ai Nostri Successori la.1 facoltà di apportarvi in avvenire secondo le circostanze quelle modificazioni che in Domino saranno giudicate opportune.
Nominiamo a Direttore della Pia Unione come sopra canonicamente eretta, il Signor Rettore « pro tempore » del Santuario suddetto con facoltà al medesimo di farsi sostituire da altro confratello sacerdote a sua scelta.
Diamo inoltre il nostro consenso perchè la Pia Unione, di cui nel presente atto, sia aggregata alla Primaria eretta in Roma nella Chiesa di S. M. Maddalena.
Mandiamo ad inserire fra gli atti della Nostra Curia il presente Decreto, coll'unito ricorso e Statuto, rilasciandone copia autentica per ogni effetto  di ragione.
 Dato a Torino il dodici di Aprile anno mille novecento ventotto.
Fir. De Mandato speciali:
Can. FRANCESCO DUVINA, Prov. Gen.
Can. Teol. CARLO MARITANO, Cancelliere

5. - Statuto della . Pia Unione di Maria SS. della Salute.
e dei Ss. Giuseppe e Camillo De Lellis
Istituita nel Santuario di Maria SS. Ausiliatrice.
.•

  1. SCOPO. — Lo scopo della Pia Unione è d'invocare sopra gl'infermi, . specialmente moribondi, l'aiuto potente di Maria SS. della Salute e dei Santi, Giuseppe e Camillo de Lellis.
  2. OPERE INGIUNTE. AGLI ASSOCIATI, — Ogni Associato dovrà recitare tutti i giorni: a) tre Ave Maria alla Madonna della Salute e tre Gloria Patri ai Ss. Giuseppe e Camillo de Lellis per tutti gli agonizzanti e gli in, fermi; — b) Un Pater, Ave, e Requiem per tutti gli Associati defunti. Si esortano inoltre gli Associati a voler secondo le proprie forze:
  3. visitare gl'infermi e prestar loro opere di carità corporale e spirituale sopratutto esortandoli a ricevere in tempo i SS. Sacramenti:
  4. assistere agli esercizi di pietà che si praticano nella Chiesa della Pia Unione; e) pregare con fervore per la conversione dei peccatori.
  5. ISCRIZIONE. — Per essere ascritti? alla Pia Unione è sufficiente l'iscrizione del proprio nome nel Registro della Pia Unione medesima.
  6. L'iscrizione è gratuita. Torino, 3 Aprile 1928.

(L. x S.)
Visto: Concorda coll'originale.
Torino, 16 Aprile 1928.
Pir. Teol. CARLO MARITANO, Cancelliere.
6. - Decreto di aggregazione della Pia Unione
all'Arciconfraternita di Roma.
Nos PIUS HOLZER, Praefectus Generalis Ordinis CC. RR. Ministrantium Infirmis et Supremus Moderator Archiconfraternitatis B. M. V. a Salute, nec non SSrum Joseph et Camilli de Lellis in Ecclesia S. Mar. Magdalenae in Urbe existentis
Dilectis Nobis in Christo Sociis Sodalitii B. M. V. a Salute et Ss. Joseph et Camilli in Ecclesia B. Mariae Virginis Auxiliatricis Taurinen. auctoritate E m.m,i Ordinarii Mei canonice eretti; Salutem in Domino sempiternam.
Omnes Christi fedelesoinilfirmitate eorporis fatiscentes, et in extremo agone luctantes, ipso vocationis nostrae iure et officio, quantum in, Nobis est, adiuvare eupientes, non possumus quin vehementer optemus ut pia nostra Archieonfra' ternitas, quam supra diximus, ubique diffundatur et propagetur. Libenter etictm Ani° Archiconfraternitati alla eiusdem instituti et nominis Sodalitia adiungimus et aggregamus eisque sic aggregatis indulgentias, facultates et indulta, iuxta feteultatem Nobis ab Apostolica Sede concessam, impartimur.
Qua de re cum Rev.mus D. Rector Maior Piae Societatis Salesianae prae' fati Sodalitii Rector aggregationem poposcerit, Nos, Supremus Moderator prae- dietae Archiconfraternitatis, Codici Juris Canonici inhaerentes, his nostris litteris, solo Dei amore ac pietatis christianae augendae zelo ducti, praedictum ;;, Sodalitium canonice erectum, attentis consensu Ordinarii Mei seriptis dato litterisque testimonialibus, quibus eius institutum, pietas ac religio commendantur Nostrae Archiconfraternitati, iuxta facultatem apostolicam Nobis coneessam, in perpetuum adiungimus et aggregamus, atque illi eiusque sodali bus indulgentias et spirituales gratias Nostrae Archiconfraternitati dirette nominatim a Sede Apostolica concessas largimur et communieamus omnes, iuxta ienorem elenchi rite recogniti, quem una cum his litteris tradimus.
Quibus omnibus indulgentiis et gratiis spiritualibus ibi singilatim descriptis praedictum Sodalitium potiatur et gaudeat iuxta memorati Codicis Oanones: praesertim sequentem:
Can. 723. — Ad aggregationis validitatem requiritur ut: 1. Associatio iant fuerit canonice eretta net alii Archiconfraternitati vel Primariae unioni aggre.:,: gata; 2. Riai de con,sensu Ordinarii loei scriptis dato una cura, eius litteris testi-' monialibus; 3. Indulgentiae, privilegia et aliae gratiae spirituales quae peraggregationem communicantur, enumerentur in elencho, ab Ordinario loti, ira quo archiconfratern,itas sita est, recognito et societati aggregatati tradendo; 4. Aggregatio fiat formula in statutis praescripta et in perpetuum; 5. Litterae; aggregationis expediantur gratis omnino et nulla prorsus mercede etiam sponte', oblata, exceptis necessariis expensis.
In quorum testimonium, has litteras fieri et per nostrae Archiconfraternitatis Secretarium subscribi et publicari mandavimus, sigilloque officii Nostri munivi.
Datura Romae, ex Aedibus nostris S. Marie Magdalenae, die 26 Aprili anni 1928.
(L. x S.)
Plus' H OLZER, Praef. Gen.lis
Siipremus Moderator.
Ch. ADAMS, Secretarius.
7. - Indulgenze e pritilegi.
a) Indulgenza plenaria.
Confessati e comunicati, pregando secondo l'intenzione del Sommo Pon., tefice, in qualunque Chiesa od Oratorio pubblico o semipubblico della Unione, possono acquistare Indulgenza plenaria:
l° Tutti i fedeli che entrano nella Pia Unione, nel giorno del loro ingresso, o in uno entro l'ottava;
2° tutti gli associati;
a) nelle Feste: della Madonna Salute degli Infermi (16 Nov.), e Madre: degli Agonizzanti (30 Ott.); di S. Giuseppe Sposo della B. V. M. (19 Marzo); e del suo Patrocinio (Mercoledì dopo la II Domenica dopo Pasqua); di San: Camillo de Lellis (15 o 18 Luglio);
b) nell'anniversario della conversione di S. Camillo (2 Febbr.);
e) in una, a scelta, delle sette Domeniche precedenti la Festa di San: Camillo, partecipando, almeno una volta, alle pratiche di devozione che si compiono in esse ad onore del Santo nella Chiesa o nell'Oratorio della Pia:.' Unione;

  1. nel Giovedì seguente la festa della Madonna della Salute, anniversario di tutti gli associati defunti, recitando tre De Profundis, o cinque Patei,' Ave e Requiem per i defunti medesimi;
  2. una volta al mese, se per tutto questo avranno ogni giorno pregato: alquanto per gli infermi e gli agonizzanti;
  3. una volta alla settimana, nel giorno che ascolteranno la S. Messa e faranno la Comunione, pregando per gli inferni e gli agonizzanti, anche.. per uno solo;

3° tutti i sacerdoti iscritti alla Pia Unione, una volta alla settimana,.. celebrando essi la S. Messa per gli infermi e gli agonizzanti, anche per uno_ solo, almeno con secondaria intenzione.
b) Indulgenza in " articulo mortis „.
Ognuno degli associati può acquistare Indulgenza plenaria in articulo mortis, se confessato e comunicato, o almeno con cuore contrito, invocherà devotamente il SS. Nome di Gesù, se non potrà con la lingua, almeno col cuore, accettando con pazienza la morte dalla mano del Signore in espiazione !dei suoi peccati.
c) Indulgenze parziali.
Tutti gli associati, almeno contriti di cucire, possono acquistare:
1° Indulgenza di sette anni e altrettante quarantene, una volta al mese, se `devotamente prenderanno parte alle preghiere per gli agonizzanti che si :sogliono fare nelle Chiese ed Oratorii della Pia Unione, e pregheranno secondo l'intenzione del Sommo Pontefice:
 2° Indulgenza di un anno, se assisteranno al pio esercizio in onore di r S. Giuseppe per gli agonizzanti che si suol fare in dette Chiese ed Oratorii  ogni Domenica:
3°. Indulgenza di trecento giorni, ogni volta che visiteranno qualche infermo, facendo all'uopo del bene alla di lui anima;
4° Indulgenza di duecento giorni, ogni volta che: a) interverranno alle pie devozioni, di cui sotto la lettera A, num. 2, c; b) assisteranno ai pii esercizi della Novena a S. Camillo, o del Triduo per la Festa della Madonna ';;della Salute, o di S. Giuseppe Sposo della B. V. M.;
 5° Indulgenza di cento giorni per qualunque opera buona fatta secondo fini della Pia Unione.
d) Indulgenze delle stazioni di Roma.
Ogni associato, visitando qualche Chiesa dell'Ordine dei Ministri degli Infermi, può acquistare le Indulgenze delle Stazioni, quelle cioè che si pos'sono lucrare in Roma nei giorni designati dal Messale Romano.
e) 'Indulti.
Nelle Chiese dov'è canonicamente eretta la Pia Unione, l'Altare della Lfaidonna. della Salute è privilegiato per tutte le Messe celebrate da qualunque sacerdote in suffragio dell'anima di qualche associato, morto in grazia di Dio.
Nei luoghi, dove non esiste Chiesa od Oratorio dell'Ordine suddetto, potranno gli associati acquistare, nei giorni stabiliti, le sopraindicate Indulgenze, visitando, se sono Religiosi, la propria Chiesa ovvero, in mancanza Ai questa, il proprio Oratorio semipubblico; se sono secolari, visitando la chiesa Parrocchiale. Le persone religiose, e le altre che per ragione di clausura non possono uscire di casa, possono dovunque visitare la propria Chiesa, o, in mancanza di essa, il proprio Oratorio semipubblico.
f) Facoltà.
Tutti i sacerdoti associati hanno facoltà, col consenso almeno ragionevolmente presunto dell'Ordinario del luogo dove si esercita tale facoltà o dell'Ordinario proprio, se trattasi di Religiosi esenti che ne usano in casa propria — di benedire:

CON UNICO SEGNO DI CROCE
1° purchè siano approvati per ascoltare le Confessioni:

  1. « fuori di Roma » privatamente sempre, pubblicamente solo in tempo di Avvento e di Quaresima, di Esercizi spirituali e di Sante Missioni, quando ne fanno la predicazione: le corone, i rosarii, le croci, i crocifissi, le piccole statue religiose e le sacre medaglie, applicando loro le indulgenze elencate nel « Commentarium officiale Actorum Apostolicae Sedis », del 17 Febbr. 1922;
  2. « dovunque » i crocifissi fatti di metallo o di- altra solida materia, applicando l'Indulgenza plenaria che potrà acquistarsi da qualunque fedele che, in punto di morte, bacierà uno dei detti crocifissi, se anche non ne sia: il possessore, o in qualsiasi modo Io toccherà; purchè confessato e comunicato, ovvero, se ciò non potesse fare, almeno contrito, invocherà devotamente: il SS. Nome di Gesù con la lingua se possibile, altrimenti almeno col cuore, - e accetterà rassegnato la morte dalla mano del Signore, come espiazione del peccato;

2° le corone, applicando l'Indulgenza parziale di cinquecento giorni, da.' lucrarsi dai fedeli ogni volta che questi, tenendo in mano la corona, reciteranno devotamente il Pater o l'Ave, purchè però le corone suddette siano confezionate come quelle del Rosario della Beata Vergine;
3° le corone del Signore per gli Agonizzanti, tanto le speciali di tre decine,  quanto le comuni del Rosario, con annessa Indulgenza parziale di cento anni, da acquistarsi una volta al giorno dai fedeli che, almeno con cuore' contrito, reciteranno la detta corona;
CON LA FORMULA DEL RITUALE
4° di benedire e imporre i cinque Scapolari, cioè della SS. Trinità,- della Passione, dell'Immacolata, dell'Addolorata, e del Carmine, pur usando per tutti o per ciascuno la formula breve e collettiva del Rituale Romano.
II - EREZIONE CANONICA DELLE CASE.

  1. Si raccomanda vivamente ai Signori Ispettori di provvedere in tempo . perchè le Case della propria Ispettoria siano canonicamente erette.

È noto che non esiste casa religiosa, se non è intervenuta, nelle forme prescritte dai Sacri Canoni, l'erezione canonica.
Non esistendo giuridicamente la Casa religiosa, per il fatto stesso manca.'; la persona giuridica che sia soggetto di diritti e di privilegi, che riguardino la Casa medesima, e ciò a tutti gli effetti.
Per l'erezione canonica d'una Casa religiosa esente dalla giurisdizione dell'Ordinario locale, quali sono le nostre Case, a norma del Can. 497, § si richiede il consenso dell'Ordinario locale, dato per iscritto — e il beneplacito della Sede Apostolica.

  1. Negli Atti del Capitolo Superiore (Anno III, 24 aprile 1923, n. 19, p. 90).. furono riportate alcune Norme pratiche, che riassumono le prescrizioni con tenute nelle nostre Costituzioni e nel Codice di Diritto Canonico sopra dì questo punto.

In seguito, negli stessi Atti del Capitolo Superiore (Anno V, 24 Gennaio 1924, n. 23, p. 249) fu pure riportato un esemplare del Decreto, che il Rettor Maggiore suole emanare quando erige canonicamente una nuova Casa.
Le predette Norme furono recentemente inserite nel fascicolo — Norme per l'Accettazione e le Sacre Ordinazioni in uso nella Pia Società di S. Francesco di Sales — (Appendice IV - pag. 73 e seguenti), che fu regolarmente spedito a tutti i Signori Ispettori.
Non si omise neppure di scrivere particolarmente agl'interessati, affinchè provvedessero sollecitamente a regolarizzare la situazione canonica delle Case, che non risultavano debitamente erette' Ciò che fu fatto particolarmente il 22 giugno 1926, pregando di richiedere ai rispettivi Ordinari locali il consenso per iscritto, in ordine all’erezione canonica delle Case stesse, a norma del Can. 497, § 1, affinchè si potessero espletare le pratiche ulteriori presso la Santa Sede.
Bisogna pur dire che l'effetto di tutti questi richiami fu punto soddisfacente; tant'è vero che il numero delle Case, esistenti di fatto, ma inesistenti giuridicamente, perchè non ancora canonicamente erette, è tuttora assai rilevante.

  1. Si pregano pertanto di nuovo i Signori Ispettori, a voler usare ogni sollecitudine per avere dal rispettivo Ordinario locale il consenso per iscritto in ordine all'erezione, canonica di quelle Case della propria Ispettoria, che non sono ancora erette canonicamente.

Qui, per maggior, comodità, si riporta l'elenco di dette Case, secondo l'ordine delle Ispettoiie, quale risulta dal Catalogo della nostra Società per il corrente anno.
1. Napoletana: Taranto.

  1. Romana: - Roma. (S. Saba) - Santulussurgiu.
  2. Austro-Germanica: Bamberga - Burghausen - Essen, - Freyung - Fulpmes Monaco - Passavia Ratisbona - Vienna XXI - Vienna XIII --Vienna I.
  3. Francia-Nord: Parigi (Sant'Anna).
  4. Francia-Sud: Caluire - Lyon, - Saint Genis Laval. ri 7. Visit. Colonie Francesi:. Bouisieville. 8, Inglese: Claremont - Cowley Oxford - Pallaskenry.
  5. Jugoslavia-Cecoslovacchia : Lubiana (Immacolata Cono.) - Murska Sobota - Vrable - Zagabria.
  6. Orientale: C aif a.
  7. Polacca: Alexandrow - Ciechanow - Cracovia (Immacolata Cone.) - Cracovia (Santo Stanislao) - Dworzec - Kielce - Klecza Dolna - Lad - Lodz (Santa Barbara) - Lodz (Santa Teresa) - Lublin - Lutomiersk - Rozanystok - Varsavia (Orfanotrofio) - Varsavia (S. Famiglia) -
  8. Betica: Ronda (S. Cuore).
  9. Tarragonese: Alcoy.
  10. Visit. Ungherese: Budapest - Nyergesujfalu.
  11. Visit. Australiana: Sunbury.
  12. China: Chi Hing - Dily - Hong Kong - Ho Sai - Lin Chow - Lok Chung - Nam Yung - Shiu Chow - Yan Fa - Yeung Shan - Yung Tak.
  13. Congo Belga: Karyelo - Thiushenda.
  14. Siam: Bang Nok Khuek - Banpong - Watphleng.
  15. Argentina S. Francesco di Sales: Buenos Aires (S. Antonio) - Castex -, General Piran - San José - Santa Maria - Santa Rosa. - Telen.
  16. Argentina S. Frane. Solano: Tucuman (S. Michele).
  17. Argentina S. Frane. Zaverio: Sant'Antonio - Stroeder - Villa Regina.
  18. Argentina S. Michele: Deseado - San Julian.
  19. Brasile Maria Ausiliatrice: Guarantiguetà - Luiz Alves - Ponte Nova Rio dos Cedros - Rio Geste - Rio Sul - San Feliciano - Viryinia - Ypirangu
  20. Brasile S. Luigi: Barcellos - Manaos - Porto Velho - Taracuà.
  21. Chile: - Quillota - Santiago (D. Bosco).
  22. Equatore: Aguacate - Bl Pan - Macas.
  23. Messicana: Habana - Santiago (Cuba).
  24. Perù-Bolivia: Chachapoias - Huancayo ,Magdalena del Mar - Potosi.
  25. Stati Uniti-San Filippo: Albany - New Rochelle - Ybor City.
  26. -»-S. Andrea: Los Angeles (M.,,Ausiliatrice) - Los _Angeles (S. Pietro) - Oakland (M. Ausiliatrice) - 'Watsonville.
  27. Venezuela: Valera.

24 Giugno 1928
Capitolo Generale XIII – Esercizi spirituali - Ricordi per i medesimi
ATTI DEL CAPITOLO' SUPERIORE
711 Rettor Maggiore.
J. M. J.
Carissimi Confratelli e Figli in Gesù Cristo,
 í,5 I. Il Capitolo Generale XIII, che, come sapete, secondo le nostre 'Costituzioni si sdrelbe dovuto tenere quest'anno, per gravi ragioni e .colla debita autorizzazione della S. Sede venne rimandato, e ve ne davo notizia nell'ottobre del 1927 (Atti del Cap. Superiore, pag. 591), aggiungendo che a suo tempo vi avrei avvertiti della nuova data di convocazione.
'.. Ora sono in condizione di potervi già dire una parola a questo riguardo: non s'è ancora stabilita la data precisa, ma posso assicurarvi e indipendentemente dalla Causa di Beatificazione del nostro Venerabile Padre Don Bosco, il nostro' Capitolo Generale XIII lo terremo senza fallo entro l'anno M29, e non prima del mese di maggio.
Ho creduto conveniente di darvi fin d'ora questa prima indicazione, perchè, sebbene ancor incompleta, può tuttavia già servirvi di norma per i vani provvedimenti da prendere nelle singole Ispettorie e Case in preparazione al Capitolo medesimo. E ne approfitto per raccomandare che caldamente alle vostre preghiere l'esito di questa assemblea, ch'è di tanta importanza per il bene sia della nostra Società presa nel suo insieme, come dei singoli membri di essa.
II. S'avvicina il tempo dei Santi Spirituali Esercizi: tempus acceptabile, tempo veramente- prezioso, dal buon impiego del quale dipende non solo il profitto di ciascuno di noi nelle virtù cristiane e religiose, e progresso nostro verso quella perfezione ch'è il fine precipuo a cui dobbiamo tendere, ma anche il risultato stesso delle nostre fatiche di educatori della gioventù. Raccomando perciò agl'Ispettori di vegliare affinchè niuno abbia ad ometterli, e ai singoli confratelli di andarvi ben risoluti di cavarne tutti quei frutti ch'essi sono destinati a produrre.
Dall'impiegar bene il sacro tempo degli Esercizi ho detto che dipende in primo luogo il buon andamento della nostra vita di religiosi. E invero si è in quei giorni di ritiro e di raccoglimento che ognuno può fare con più agio un po' di bilancio spirituale, vedere se ha mantenuto i propositi . fatti negli esercizi precedenti, o se invece il troppo ingolfarsi nelle occupazioni e faccende esteriori gli ha fatto perder di vista il necessario perfezionamento dell'anima sua.
Ma ho aggiunto che dal far bene gli esercizi dipende anche il risultato dell'opera educativa che andiamo svolgendo pro dei giovani: e questa è una conseguenza di quel che ho detto sopra. Persuadiamoci, miei cari; figliuoli, di questa grande, per quanto trita verità: Nemo dat quod non habet: nessuno può dare quel che non ha; come dunque potremo far santi i giovani se non siamo santi noi per i primi? Senza contare' che il retto esercizio del nostro stesso ufficio di educatori suppone il possesso di molte virtù, come la carità, la pazienza, la mansuetudine, l’eguaglianza di carattere, lo spirito di mortificazione, la giustizia, e via  dicendo: se non avremo questo fondo veramente indispensabile di virtù, ci affaticheremo invano, e anzi cadremo in funesti errori, che potranno.. anche danneggiare il buon nome della nostra Società.
III. Un'altra cosa ho a dirvi, sempre in tema di esercizi. Quest'anno si terrà a Valsalice, dal 5 all’11 agosto, un corso speciale d'esercizi per, i Coadiutori, e particolarmente per i capi d'arte, i provveditori e quanti hanno incarichi concernenti gli alunni.
Data la grande importanza della missione che questi cari confratelli, hanno da compiere nelle nostre Case, mi sembra affatto conveniente che, se non tutti gli anni, almeno una volta tanto, si tenga un corso d'esercizi appositamente per loro, nel quale vengano meglio istruiti intorno al loro compito quale lo concepiva il nostro Venerabile Fondatore, e in-; torno al gran bene che la Congregazione da loro si attende. I coadiutori hanno doveri loro propri, virtù speciali da praticare, sono esposti a speciali pericoli, inerenti alla loro condizione: è quindi utilissimo, per non dire necessario, che almeno di tempo in tempo si sentano a parlare di tali cose, abbiano delle prediche proprio apposta per loro.
A questo corso di esercizi desidero che intervengano i confratelli coadiutori per lo meno delle Case d'Italia da Roma in su. Qui, accanto alla tomba di Don Bosco, si ritempreranno le forze spirituali, e attingeranno nuovi lumi per l'adempimento del loro ufficio. Sarà una spesa e un disturbo, è vero; ma mi sembra .che l'una e l'altro devano sostenersi di buon grado, se si riflette che nulla dobbiamo trascurare perchè questi buoni confratelli abbiano a prendere in Congregazione il posto che loro compete nel pensiero del nostra Ven. Padre. Prego perciò i Direttori di voler comunicare per tempo alla Casa di Valsalice i nomi dei confratelli che manderanno al corso suddetto.

  1. Ricordo ancora agl'Ispettori;gli Esercizi spirituali per giovani esterni. L'anno scorso, nel Conveg4o :dei Direttori di Oratorii festivi, si raccomandò di tenerli in ogni ISpettoria (Atti del Cap. Stip., ott, 1927, pag. 603), e si tennero effettivamente in quasi tutte, con eccellenti risultati. Desidererei che quest'anno non vi fosse neanche un'Ispettoria, che non ne avesse almeno un corso,. e che si cercasse di migliorarne ampie più, l'organizzazione, e di accrescere il numero dei partecipanti.

,Difficoltà, certo, ce ne sono, ma niuno deve sgomentarsene: quando si ha di mira puramente la gloria di Dio é la salute delle anime, l'aiuto divino non può man'care, se lo domandiamo colle nostre preghiere. Vorrei proprio che ogni Oratorio o Circolo mandasse a questo corso d'esercizi qualcuno dei suoi giovani. I Direttori sappiano scegliere i migliori, tenendo presente che il buon esito non dipende dal numero ma dalle buone qualità degli esercitandi; facciano loro ben comprendere in apposite conferenze la grande importanza di questa pratica della vita cristiana, e li istruiscano convenientemente intorno alle disposizioni d'animo che dovranno portarvi, al raccoglimento e al lavorio interiore ch'è necessario per trarne profitto; procurino infine di accompagnarli, o almeno di affidarli a qualcuno che se ne prenda amorosa cura durante il tempo degli Esercizi.

  1. Secondo la consuetudine degli altri anni, mando i Ricordi che dovranno darsi al termine di ciascun Corso di Esercizi, e sono i seguenti:

Studiare e imitare la santità di Don Bosco
1° nella sua pietà;
2° nelle sue virtù;
3° nelle sue opere.
La Vergine Santissima, che prese il nostro Ven. Padre per mano fin dalla sua giovinezza e sempre lo guidò nelle vie del Signore e nell'adempimento della sua missione, voglia reggere anche i passi di ciascuno di noi, affinchè abbiamo tutti a corrispondere alla nostra vocazione, e a salvar l'anima nostra lavorando alla salvezza delle anime altrui.
Io invoco sopra tutti voi la sua materna benedizione, mentre raccomandandomi alle vostre preghiere mi confermo
vostro aff.mo in C. J.
Sac. FILIPPO RINALDI.

24 Settembre 1928
I. Rinnovamento dello spirito salesiano negli Esercizi Spirituali. - II. Per la buona formazione dei Confratelli Coadiutori. - III. Provvedimenti per la regolarità degli studi teologici. - IV. Studio del S. Vangelo - Temi trattati nel Convegno  dei Confratelli Coadiutori - V. Capitolo Generale XIII
ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
J, M. J.
Il Rettor Maggiore. Carissimi Confratelli,

  1. Durante queste vacanze ho avuto l'occasione di trovarmi con molti Confratelli radunati nei santi spirituali Esercizi, i quali mi hanno edificato con la loro pietà e con le prove del più schietto, filiale attaccamento a D. Bosco e allo spirito da Lui trasfuso nelle Costituzioni e nelle tradizioni della nostra Società. Era visibile in ognuno il desiderio vivo di progredire nella perfezione religiosa, basata sopra le norme della Regola Salesiana e modellata sopra quella così attraente del nostro Ven. Padre.

Non occorre vi dica quanto ne abbia gioito in cuor mio, essendo questa la grazia principale che imploro quotidianamente per me e per ciascuno di voi, che mi siete Confratelli e Figli carissimi.
Anche i vari Membri del Capitolo Superiore e gli Ispettori, che presiedettero agli Esercizi Spirituali degli altri Confratelli, con i quali non ho avuto la fortuna di trovarmi, hanno constatato dovunque il medesimo fervore di spirito e verace entusiasmo salesiano: cosicchè v'è proprio da ringraziare dal fondo del cuore la divina Bontà, che va soavemente disponendoci per la glorificazione suprema di D. Bosco. Proprio così: la nostra perfezione, studiata e imitata individualmente su quella del Padre, dev'essere la luce che faccia quanto prima risplendere anche sugli altari, la santità di Lui in tutta la pienezza del suo radioso meriggio... Se noi facciamo bene la nostra parte, il Signore non mancherà di esaudire regalmente i nostri ardenti voti a questo riguardo.

  1. L'anno scorso in occasione dell'inizio della Scuola. Agricola Missionaria di Cumiana (Cfr. Atti Cap. N. 40, pag. 572) mi si è presentata l'occasione di parlarvi del Coadiutore Salesiano che D. Bosco ha voluto « religioso perfetto, benchè non insignito della dignità sacerdotale, perchè la perfezione evangelica non è monopolio di alcuna dignità:... e, nell'ascesa al monte santo della perfezione, uguale a sè e ai suoi figli elevati alla dignità sacerdotale... »; che « con la sua Società ha aperto la via della perfezione religiosa a tutti i laici che si sentono chiamati a santificarsi nella vita della comunità..., rendendo così la perfezione religiosa accessibile a ogni ceto di persone, nell'esercizio medesimo delle più svariate professioni culturali, artistiche, meccaniche e agricole »; che in essa (Società)',vi deve essere posto per tutte le categorie: i meno istruiti si santificheranno negli umili lavori delle singole case; i professori sulle cattedre, dalla prima elementare alle universitarie; i maestri d'arte nelle loro officine e gli agricoltori nei campi; e tutti sia negli istituti dei 'paesi civili, come in mezzo alle sterminate e incolte regioni delle Missioni... »; e che per conseguenza occorreva mettersi tutti « a diffondere e a rendere familiare con la parola, con lo scritto e con ogni altro mezzo che sia a nostra disposizione, la verità troppo poco conosciuta, che cioè, la vocazione religiosa non è solo peri chiamati al sacerdozio, ma anche per quelli che sentono dentro di sè il desiderio di menare una vita più perfetta onde poter servire meglio il Signore nell'esercizio delle svariatissime mansioni dell'apostolato. È necessario mettere in tutta la sua luce la bellezza e la grandezza della vocazione alla semplice vita religiosa, dono divino di un valore inestimabile »

Per realizzare un po' per volta queste magnifiche finalità paterne, dalle quali dipende in gran parte l'avvenire della nostra Società, sono stati istituiti a S. Benigno Scuole di perfezionamento professionale che cominciano a dare buoni risultati; e si è tenuto lo scorso agosto' a Valsalice un corso di Esercizi Spirituali riservato ai soli Confratelli Coadiutori. Lassù, presso la tomba del Ven. Padre e dei suoi immediati successori, 250 Coadiutori; convenuti dalle principali Case d'Italia e alcuni anche ,,dall'Estero, apparvero, durante quei dì, a me e agli altri Superiori che li accompagnavano, di una esemplarità e di una pietà veramente edificante, rinnovando lo spettacolo di tutte le primitive virtù dei tempi eroici della Congregazione, dalla confidenza illimitata nei Superiori con pienezza di abnegazione personale, alla serena intimità della vita di famiglia avente un cuor solo e un'anima sola nella reciproca carità che è il vincolo divino della nostra perfezione: eharitatem habete, quod est vinculum perfeetionis (Coloss., III, 14).
Furono giorni di Vera vita salesiana, semplice, tranquilla, serena, senza ombra di costrizione e aliena da pratiche e mortificazioni speciali: insomma la vera vita tanto inculcata da Gesù nel suo Santo Vangelo e così cara al nostro Ven. Padre D. Bosco. Egli era vivo in mezzo a quella numerosa schiera di suoi figli che se la godevano o genuflessi dinanzi alla sacra tomba che ne racchiude i resti mortali, o rievocandosi reciprocamente nelle ricreazioni moderate, le memorie più care di Lui o vedute personalmente, o lette nelle sue Memorie e sul Bollettino, oppure udite dalla bocca dei suoi Successori. Una tale atmosfera tutta ossigenata di spirito salesiano diede una impronta singolare al devoto pellegrinaggio che, al termine del sacro ritiro, gli esercitandi fecero alla Casa natia di D. Bosco in Castelnuovo d'Asti. Con il capo scoperto, sotto un sole cocente, essi salirono processionalmente la collina su cui sorge la casetta di D. Bosco e il Santuario votivo dell'Ausiliatrice al canto delle Litanie della Madonna, commovendo fino alle lagrime gli spettatori. Quanti vi presero parte serberanno indelebile memoria della soavità ineffabile di quella giornata nella visione delle meraviglie compiute dal Signore in D. Bosco fin dai primissimi anni della sua vita.
L'ultima giornata di Valsalice è stata consacrata allo studio pratico delle vocazioni e della formazione professionale dei Coadiutori.
L'Economo Generale D. F. Giraudi trattò il tema delle vocazioni dimostrando che la pietà e l'osservanza religiosa sono mezzi infallibili tanto per conservare in sè il dono prezioso della divina chiamata alla vita di perfezione, quanto per svilupparlo e farlo fiorire abbondantemente in mezzo agli allievi artigiani. Le nostre migliori vocazioni vengono di rado dal di fuori già formate, ma sorgono insensibilmente accanto a noi negli Oratori festivi, nelle scuole e nei laboratori in proporzione della pietà e dell'osservanza religiosa dei loro superiori immediati. Se i Salesiani vivono di pietà e di regolarità nella lieta semplicità e familiarità volute da D. Bosco, molti dei giovani affidati alle loro cure non potranno non desiderare di abbracciare essi pure il medesimo tenore di vita. Gli Oratori festivi, i Collegi, le scuole e i laboratori che difettavano quasi sempre di vocazioni religiose, fanno pensare alla deficenza della vera vita salesiana nei Confratelli che vi lavorano. Se essi vivono da degni figli di D. Bosco e poi, ad esempio di Lui, pregano con ardore e fiducia il Padrone della messe a mandare operai nella sua vigna:. ut bonos et dignos operarios Piae Salesianoram Societati mittere et in ea conservare digneris, la lor preghiera otterrà luce alle lor menti per conoscere quali degli allievi abbiano il germe della vocazione e calore di volontà per svilupparlo fino a maturità.
Il. Prefetto Generale D. P. Ricaldone trattò della formazione professionale tecnica, pratica e amministrativa dei Coadiutori.
Lo svolgimento dei due argomenti, fatto con molta accuratezza e competenza dai due relatori, è stato seguito dai presenti con grande interesse: e quanti presero parte alla discussione, diedero saggio di perizia, equanimità e desiderio del vero bene dell'Opera e degli alunni.
Siccome però le occupazioni dei Coadiutori sono disparatissime per essere gli uni destinati a insegnare nelle scuole primarie e secondarie; altri come maestri d'arte nelle molteplici scuole professionali e agricole; questi all'assistenza, all'economia e al buon ordine; quelli , infine al disimpegno degli umili uffizi delle singole Case, sarebbe meglio che le trattazioni fossero più classificate, cosa che m'auguro si faccia un'altra volta.
Intanto i Superiori sono usciti da questo convegno convinti di, potere fare assegnamento sopra ottimi religiosi e confratelli abili nella loro professione; ma constatarono in pari tempo la necessità di lavorare con tutte le forze per formare meglio le nuove reclute. Perciò essi intendono dare tutta la perfezione e la modernità possibile ai laboratori della Casa di S. Benigno affinchè i futuri maestri delle scuole professionali che devono recarvisi dopo il noviziato (ed è desiderio nostro checi vengano molti) abbiano modo, di perfezionarsi realmente nell'arte chesono destinati ad insegnare. Sarà un'opera di grande vantaggio per la Congregazione, ma abbisogna di consiglio, di lavoro e di preghiere.
Le preghiere le attendo da tutti; i suggerimenti e il lavoro da quelli particolarmente che sono addetti a 6teste scuole, affinchè non siano frustrate le nostre buone intenzioni.''
In appendice a questa mia, in forma schematica, troverete la relazione dei due temi.
III. Un altro pensiero molto grave ci ha preoccupati durante queste vacanze. Le nostre Missioni hanno preso ora un grande sviluppo, specialmente in Oriente. Basta ricordare quelle della Cina, del Giappone, dell'Assam„elel Siam, e le ultime affidateci dalla S. Sede, di Krishnagar, di Madras e Nord Arcoth. Anche le Missioni d'America hanno bisogntl:di essere rinforzate e riordinate, specie quelle della Patagonia e della Terra del Fuoco, che sono le prime fondate da D. Bosco,e quelle del Matto Grosso, già di grande onore alla Congregazione. A tutte i Superiori devono provvedere personale conveniente per numeroe bene attrezzato, scegliendolo tra i Confratelli che sembrano meglio forniti delle doti necessarie, o dalla lista di quelli che, al nostro invito, si sono proferti per le Missioni. In tal modo però si sottrae personale dalle Ispettorie che aggiunto alle perdite per morte o altro, mette parecchi Ispettori in gravi difficoltà per inviare agli studentati filosofici e teologici i loro chierici. Questi alle volte si lamentano di non poter compiere regolarmente studi; per cui urge trovare una soluzione che permetta a tutti i nostri chierici di compiere regolarmente i loro studi teologici.
Lo studio della Teologia, fatto seriamente per un quadriennio, sotto la guida di abili maestri, è richiesto tassativamente dalle nostre Costituzioni (art. 164) e dalla S. Sede per tutti quelli che aspirano al sacerdozio. Voi conoscete, O miei cari, quanto questo studio della Teologia stesse a cuore del nostro Ven. Padre che si sobbarcò ai più gravi sacrifizi di persona e di denaro perchè i suoi primi chierici potessero frequentare le scuole di Teologia e avere il tempo di studiarla seriamente. Stimolati e sostenuti da un tanto Padre essi riuscirono tra i primi dei loro corsi, così quelli che poi non si fermarono con lui, occuparono nelle diocesi cariche di prim'ordine.
Il suo immediato Successore D. Rua non ha avuto pensiero più assillante di questo durante il suo lungo rettorato. Nelle sue lettere circolari non si stanca di raccomandare, dare norme, ordini e disposizioni per lo studio della Teologia. Sono sua creazione i numerosi studentati teologici sorti qua, e là nelle varie Ispettorie d'allora. Dava grande importanza alle così dette « scuole minori » ch'erano permesse nelle Case dov'erano un certo numero di chierici che non potevano essere inviati agli studentati. Dispose che nello studentato centrale di Foglizzo, dove desiderava fossero inviati i migliori chierici, l'insegnamento venisse impartito da professori laureati, in conformità dei programmi della Gregoriana. Così quello studentato è stato per oltre 20 anni il centro della formazione teologica per una parte cospicua dei nostri sacerdoti, molti dei quali conseguirono lauree con esami brillanti presso le Facoltà di Torino e di Roma.
Ma dilatandosi d'anno in anno la nostra Società, con relativo confortantissimo aumento di soci, parve necessario e urgente un vero Studentato Teologico Internazionale. Se ne trattò a lungo negli ultimi anni del venerando D. Albera, il quale' 'ancora la vigilia della sua morte, portò più volte il discorso sopra l'urgenza di'attuare questo Studentato Internazionale, manifestando a vibri il desiderio di vederlo a Torino, perchè gli alunni potessero essere più vicini all'Oratorio, ai superiori e alle venerate tombe di D. Bosco e di D. Rua.
Un anno dopo la sua morte, lo Studentato Teologico di Foglizzo era trasportato a Torino-Crocetta, in sede propria capace di maggior numero e più corrispondente alle esigenze di un Istituto Internazionale. Il numero degli allievi raccolti colà annualmente si aggira sui 230, provenienti da circa 28 nazionalità distinte.
Questo accorrere da tutte le parti, mentre dimostra nei chierici il vivo desiderio di studiare bene la scienza divina, per divenire sacerdoti ad omne opus bonum instructi (II Tm., III, 17), prova eziandio l'aspirazione generale per l'unificazione degli studi, della pietà e delle abitudini salesiane nel vero spirito del Ven. D. Bosco.
Contemporaneamente si venne aumentando in Roma il numero degli studenti che s'era soliti inviare annualmente per gli studi alla Gregoriana: quest'anno saranno 35 con il desiderio di aumentarne in seguito il numero.
Ma l'esperienza ha dimostrato che questi provvedimenti non sono sufficienti. Per grazia di Dio le vocazioni crescono in modo molto consolante: quest'anno si arriverà a circa mille novizi e se non ce ne renderemo indegni, ne avremo ancor di più in avvenire.
Ora non è possibile raccogliere tutti i teologi (circa un migliaio) in un solo studentato: ne sorgessero anche altri due presso il Capitolo Superiore, non basterebbero ancora. S'è constatato infatti non convenire un internato di 300, 400 confratelli, sia perchè il Direttore, con tutta la sua buona volontà, non può avere, nè il tempo di ricevere regolarmente i rendiconti di tutti, nè la possibilità di esercitare efficacemente la paternità sopra tutta la numerosa famiglia; e sia ancora perchè neppure i professori possono riuscire a conoscere le forze intellettuali dei singoli allievi per aiutarli convenientemente. Quindi, se si vuole che uno studentato teologico dia buoni risultati, per gli studi e per lo spirito salesiano, non deve essere troppo numeroso.
In vista di ciò il Capitolo Superiore si è proposto di provvedere che gradatamente si possa inviare a Roma un maggior numero di chierici a studiare e che l'Istituto Teologico di Torino-Crocetta diventi una scuola privilegiata per i chierici migliori delle Ispettorie. Per i chierici che non possono recarsi nè a Roma, nè a Torino, si riorganizzeranno meglio le scuole che ci sono già nelle Ispettorie. Il Consigliere scolastico del Capitolo Superiore, coadiuvato, dal Direttore Spirituale, vigilerà perchè in dette scuole si insegnino tutte le materie volute dalla S. Sede e conforme ai suoi programmi.
Però non basta formare le semole; ma bisogna fare in modo che i chierici possano frequentarle e studiare realmente: e questo è quanto intendo fare da parte mia. Supponendo che le Case restino nelle condizioni presenti, cioè, che non si sviluppino di più e si servano di quegli elementi, anche esterni che ora avessero, i chierici del terzo anno del triennio pratico possono essere inviati senza eccezione, agli studentati teologici. Essi verrebbero sostituiti da quelli che escono dalla filosofia che ci consta dovrebbero essere in numero maggiore per l'aumentato numero di vocazioni.
Ho perciò ,deciso, con la piena approvazione del Capitolo Superiore, CHE, DI ANTE IL QUADRIENNIO 1929-1930-1931 e 1932 NON SI ACCETTINO PICT NUOVE FONDAZIONI NE DI CASE, NE DI MISSIONI. Questa tregua, beninteso dagli Ispettori e dai Direttori, sarà un bene per le Ispettorie; apporterà tranquillità alle Case e sollievo a tutti i Confratelli; segnerà un vero progresso per la nostra Società, anzichè una sosta dannosa, perchè servirà per coltivare meglio le vocazioni e preparare la Congregazione a svilupparsi in modo più solido nell'avvenire. Mi pare che D. Bosco ci sorriderà dal cielo, mentre noi praticheremo meglio il capo XIII delle nostre Costituzioni. Anche la S. Sede, quando sappia il motivo della nostro' sosta nell'espansione, vale a dire per il regolare compimento degli studi dei nostri chierici, non solo non insisterà per nuove fondazioni, ma- ci loderà anzi per la presa determinazione.
Se nel frattempo venissero fatte agli Ispettori proposte vantaggiose di nuove fondazioni, le quali non accettando, ne scapiterebbe il bene della gioventù abbandonata di qualche centro popoloso, non si rifiutino, ma si preghino e si convincano gli offerenti e promotori a rimandarle al 1933 posto che prima non si otterrebbe l'autorizzazione dai superiori.
Faccia il Signore che restiamo tutti costanti in questi che ci paiono buoni propositi, anche se, alle volte, ci farà un po' pena rifiutare qualche bella proposta o ci parrà di declinare da quella linea ascendente mantenuta finora nella Congregazione. Così operando noi non intendiamo di retrocedere o d'arrestarci ma di fortificarci per obbedire con più perfezione alla nostra Regola e in pari tempo compiere meglio le opere che il Signore ci chiederà per mezzo della S. Chiesa.
IV. Ed ora permettetemi che porti la vostra attenzione sopra il risveglio verificatosi quasi dappertutto in questi ultimi tempi, per lo studio del S. Vangelo.
Dalle esortazioni dei Sommi Pontefici, Leone XIII, Pio X, Benedetto XV, e Pio XI; dalla propaganda straordinaria dei Ss. Vangeli al massimo buon prezzo, da parte della Società di S. Gerolamo;- dailavori pubblicati, anche dai nostri Confratelli, per facilitare l'intelligenza del Libro divino al popolo; dalle pie letture del Vangelo in gruppiappositi, è stato un continuo crescendo di attraimento degli spiriti verso il Vangelo, il quale ha culminato nei Congressi Nazionali e nelle Giornate del S. Vangelo per la sua diffusione nelle famiglie e per lo studio di esso nelle scuole primarie e secondarie.
Voi, ne sono certo, avete tenuto dietro con entusiasmo, a questo ascensionale movimento per lo studio del S. Vangelo: anzi parecchi di voi ne sono stati parte attiva, sia con ben indovinati lavori sul sacro testo, e sia con l'ardente propaganda della, parola. Il che m'è tornato di grande consolazione perchè mi parve conseguenza e frutto naturale di una delle più antiche tradizioni salesiane.
Lo studio infatti del S. Vangelo da parte dei nostri chierici è stato sempre considerato come un vero obbligo fin dai primi tempi della Congregazione. Prima D. Bosco medesimo, per più anni, e poi il suo successore D. Rua, ogni settimana facevano ai chiérici dell'Oratorio la scuola del N. Testamento, ed i chierici dovevano ogni volta studiare a memoria un brano del Vangelo. Questa tradizione è consacrata nel Regolamento dagli articoli 57 e 323 come un dovere da non trascurarsi in nessuna Casa.
È un piccolo germe dello studio del Vangelo che D. Bosco ha immesso nella sua Congregazione, il quale, se non sempre e dappertutto è stato convenientemente sviluppato, ha però tenuto vivo in molti l'aspirazione di penetrare le meraviglie nascoste nel Libro della vita per cui poterono prendere parte viva e in modo competente all'attuale movimento del S. Vangelo e in pari tempo mettere in maggiore evidenza l'importanza della nostra tradizione.
D. Bosco ha prevenuto l'avvenire anche in questo, e noi, se siamo degni suoi figli, dobbiamo precedere gli altri con lo studio del S. Vangelo nelle scuole. Perciò chiamo anzitutto l'attenzione dei singoli Ispettori sopra l'osservanza degli artic. 57 e 323 del Regolamento. Negli studentati filosofici e in tutte le Case dove soni chierici, la scuola settimanale del Vangelo per essi sia fatta immancabilmente: sia essa uno dei più cari doveri del Direttore; non ammetta pretesti per dispensarsene: non la tenga come una pura formalità per vedere se i chierici abbiano imparato materialmente i versetti assegnati, ma vi si prepari in modo da far risaltare alle lor menti le meraviglie contenute quasi in ogni parola del sacro testo. Così, dalla parola di Dio medesimo caverà, quelle della paternità salesiana di cui è rivestito e che deve ad ogni momento saper dire ai suoi dipendenti. Le nostre Costituzioni e la nostra vita salesiana sono così permeate del succo del S. Vangelo, che si può facilmente, spiegandolo, scendere ad applicazioni pratiche e pedagogiche affatto conformi al nostro sistema preventivo.
E perchè questo succo del S. Vangelo che è nelle nostre Costituzioni penetri per tempo .in quanti il Signore chiama alla vita salesiana, intendo con questa mia di estendere anche a tutti gli Ascritti lo studio del S. Vangelo. I loro. Maestri li provvedano di un testo in lingua volgare dei quattro Vangeli già coordinati tra di loro. In Italia può servire il testo del Vangelo Unificato dal nostro D. Anzini; che è già adottato come testo in molte scuole primarie e secondarie e riconosciuto dalle autorità religiose e civili come il più completo e scorrevole nello stile. I chierici abbiano inoltre i quattro Vangeli in lingua latina per poterli consultare e così assuefarsi a leggere con profitto i quattro testi separati. Durante l'anno di noviziato, il Vangelo dev'essere considerato come materia obbligatoria di studio, con tante lezioni che bastino a spiegarlo tutto affinchè i novizi possano conoscere bene la vita di N. S. Gesù Cristo. Possibilmente si facciano studiare a memoria i Vangeli domenicali. Così non avverrà che negli Oratori festivi e nelle scuole i nostri chierici abbiano a trovarsi con giovanotti meglio istruiti di loro.
Inoltre gli Ispettori e Direttori d'Italia vedano di assecondare l'ira-pulso che le autorità scolastiche pubbliche danno allo studio del Vangelo nelle scuole primarie e secondarie: procurino anzi che le nostre scuole acquistino il primato anche in questo studio che è proprio nostro. Le scuole elementari di Torino hanno dato ultimamente saggi di dizione e di disegni sul S. Vangelo che furono a molti una rivelazione della virtù educatrice e pedagogica del Libro divino. Non si potrebbe fare ancor più da noi? E questo il campo in cui la nostra espansione può progredire di ascensione in ascensione senza timori di fuorviare.
Il S. Vangelo, inspirato dallo Spirito Santo, si eleva ad altezza di cielo sopra ogni altra opera letteraria umana. Il massimo nostro studio sia dunque rivolto a questo Libro dei libri. E se faremo tesoro delle parole di Gesù, come si fa raccolta di pietre preziose; se le impareremo a memoria e le conserveremo interiormente nel cuore, secondo l'esempio della Madre di Dio, possederemo certo il vero spirito religioso e salesiano e lo comunicheremo naturalmente a quanti ci avvicinano nel nostro apostolato.
V. Facendo seguito a quanto vi ho comunicato nel Numero precedente dichiaro che il Capitolo Generale XIII resta convocato per l'anno 1929: non sono ancora in grado di fissare la data precisa.
Gl'ispettori quindi, credendolo opportuno, possono anche subito procedere all'elezione del rispettivo Delegato a norma delle nostre Costituzioni.
Maria SS. Ausiliatrice ci aiuti con la sua santa protezione a praticare tutto quanto son venuto esponendovi per il bene nostro individuale e della Congregazione, perchè ciò facendo, ci renderemo sempre più degni figli del nostro Ven. Padre D. Bosco.
A ff.mo in C. J.
Sac. FILIPPO RINALDI.

 

6 Gennaio 1929
IL RETTOR MAGGIORE PEL XIII CAPITOLO GENERALE: (I. Le vostre lettere e la mia risposta. La data del XIII Capitolo Generale,-0 la vostra partecipazione. - III. La sua importanza per la elezione dei sei membri e per i temi da trattare. - IV. Gli Studi Ecclesiastici della Congregazione. - V. Il riordinamento delle Scuole Professionali e lo sviluppo organico delle Missioni. - VI. Il Regolatore del Capitolo Generale e le vostre osservazioni e proposte. - VII. Preghiere e 'splendori di luce attorno al nostro Capitolo. - VIII. Il Giubileo d'Oro Sacerdotale del S.Padre. - IX. Carità di preghiere e di azione. - X. La festa del Sacro Cuore nei Noviziati e nelle Case di formazione)

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
J. M. J.
II Rettor Maggiore.
Carissimi `Confratelli e Figli in Gesù Cristo,
I. In questi giorni delle feste natalizie e di capo d'anno mi pervengono da ogni parte le numerose vostre lettere di auguri, voti, aspirazioni e preghiere. Esse mi sono di grande consolazione; ma non potendo rispondere a ciascuno, come sarebbe mio vivo desiderio, lo faccio ora collettivamente, prima di comunicarvi le cose che riguardano il buon andamento della nostra Società.
Però questa risposta collettiva non vuol già dire ch'io non apprezzi le vostre lettere e non le legga, quasi fossero una mera formalità, imposta dalle consuetudini sociali, la cui omissione potrebbe essere forse -un reciproco guadagno di- tempio. No, carissimi: questa consuetudine il nostro Venerabile Padre l'ha voluta conservare per sè e per i suoi Successori al fine di alimentare sempre più lo spirito di familiarità e d'intimità che doveva essere la nota caratteristica di tutta la sua opera benefica. Le nostre Costituzioni permettono ai soci di scrivere liberamente al Rettore e ai Superiori Maggiori appunto perchè, vi regnasse sempre l'intimità, ch'è naturale nei figliuoli bene educati verso il loro .padre.
In esse ho riscontrato quest'anno un identico palpito di unione affettiva dei cuori, quasi istintivamente rivolti al vivo desiderio, all'ansiosa aspettazione della Beatificazione di D. Bosco... E si vorrebbe ch'io dicessi la parola d'assicurazione con la data del faustissimo avvenimento.
Ora, siccome non m'è possibile rispondere a ciascuno, mentre ricambio qui gli auguri graditissimi con tutte le benedizioni celesti, posso assicurarvi che la Congregazione Preparatoria per l' esame dei miracoli riuscì felicemente. Adesso si sta preparando la Congregazione Generale, che si terrà alla presenza del Santo Padre. Dirvi quale sarà il risultato non è possibile: nemmeno il S. Padre potrebbe dirvelo. Noi intanto prepariamoci realmente alla glorificazione del Padre con intensificare le nostre attività di bene nelle mansioni affidateci e con imitare le virtù religiose di Lui.
II. Il bene che devono compiere i veri figli di D. Bosco non, manca mai. Nella quasi totalità, ciascuno, oltre l'occupazione principale assegnatagli dall'ubbidienza, ne ha  sempre altre secondarie che da sole basterebbero ad occupare un altro confratello.
Questo pluslavoro è pressochè una caratteristica della vita salesiana, e lo si accetta con generosità. Ora, fare bene queste mansioni individuali, cioè, farle solo per ubbidienza, con., retta intenzione, ed avendo sott'occhio gli esempi del Padre, è .già una gran cosa per la nostra preparazione alla glorificazione di Lui.
Ma non si può essere membri della astraSocietà senza avere principalmente a, cuore il bene della Società stessa: se i suoi membri fossero puramente individualisti, la sarebbe finita per la Società e i membri di essa non 'sarebbero più altro che una massa priva della propria ragion d'esistenza, Grazie a Dio, all'Ausiliatrice e a D. Bosco per noi non v'è ancora tale pericolo: Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice, ex Allievi e Cooperatori, vivono quasi solo per la vita della Società fondata da D. Bosco, Come lo dimostra l'universale ansiosa aspettazione della glorificazione del Fondatore. Non è esagerazione dire che pochi Beati hanno avuto una così ansiosa vigilia di attesa quanto il nostro. E sia ringraziato mille e mille volte Iddio che si degna far rifulgere anche in questo sospiratissimo avvenimento la nostra nota caratteristica dell'unione affettiva dei cuori, non solo nelle cose essenziali, ma anche nei medesimi sentimenti, desideri e voti.
Voi però, o miei- cari, dovete prendere viva parte e cooperare con tutte le vostre preghiere e il vostro interessamento personale al XIII0 • Capitolo Generale della nostra Società. Esso avrebbe dovuto tenersi entro l'aprile dell'anno testè decorso; ma, come a suo tempo vi fu comunicato, s'era ottenuto dalla S. Sede di differirlo. Nella mia dello scorso giugno (Atti del Cap. Sup. pag. 673) vi annunziavo che il. XII 10 Capitolo Generale avrebbe avuto luogo entro il 1929, indipendentemente dalla Causa della Beatificazione di D. Bosco.
Ora v'invito calorosamente ad intensificare la vostra cooperazione al buon esito di questo Capitolo Generale che avrà principio in Torino IL GIORNO 14 DEL PROSSIMO LUGLIO. I Capitolari però si ricordino che devono fare prima i Santi Spirituali Esercizi, che cominceranno,. solo per essi, IL 7 LUGLIO IN. VALSALICE.
La prossimità di queste due date, 7 e 14 LUGLIO, deve affrettare tutte le operazioni occorrenti per la partecipazione di ciascun salesiano a questo importante periodico avvenimento della Società: nessuno deve esservi estraneo. Penso che le Ispettorie più lontane abbiano già preso i provvedimenti opportuni, come avevo indicato nella mia dello scorso giugno. In tal modo sarà dato a tutti di arrivare in tempo.
I membri del Capitolo Superiore hanno scelta la data del 14 luglio per il Capitolo Generale come la più conveniente per il bene delle Ispettorie.
III. Quanti amano di cuore  la nostra Società comprenderanno facilmente l'importanza di questo Capitolo Generale sia per la elezione . dei sei membri del Capitolo Superiore che cessano dal loro ufficio, e sia per gli interessi della Congregazione che vi saranno trattati. Tre dei membri del Capitolo Superiore ehi: furono eletti nel memorando Capitolo Generale precedente, raggiunsero, in questi anni, Don Bosco in Paradiso, quasi nostri ambasciatori presso di Lui,. acciocchè continui  sempre più visibile la sua valida protezione alla nostra debolezza. All'Economo Generale D. Conelli fu sostituito D. Fedele Giraudi; al Direttore Spirituale Don Giulio Barberis, D. Pietro Tirone: e al Consigliere D. Luigi Piscetta, D. Antonio Candela. Il prossimo Capitolo Generale non è già chiamato a convalidare quelli che il povero Rettor Maggiore ha giudicato nel Signore più adatti a disimpegnare l'ufficio rimasto vacante: ma ad eleggere liberamente per i sei membri .coadiuvanti il Rettor Maggiore, quelli che essi, posposta qualsiasi accettazione di persone, giudicheranno nel Signore più idonei e di maggiore utilità per la Congregazione.
Credo non isfugga a nessuno di voi, o miei cari, l'importanza di quest'atto e la gravissima responsabilità che si addossano i futuri Capitolari Generali con la loro libera elezione. E cresce questa loro responsabilità anche per gli argomenti che dovranno studiare e trattare al fine di formulare quei voti e quelle deliberazioni che parranno più vantaggiose per il progressivo incremento della nostra Società, nelle presenti circostanze.
I temi, sui quali in Domino, s'è creduto dovere imperniare tutta l'attività, l'esperienza e i lumi dei nostri Capitolari Generali, sono:
1) .La progressiva riorganizzazione degli studi ecclesiastici della nostra Società
2) Il riordinamento delle nostre scuole professionali secondo le attuali esigenze sociali;
3) Lo sviluppo organico delle nostre Missioni nello spirito del nostro sistema e metodi educativi e in conformità delle nonne emanate dall' autorità ecclesiastica.
La semplice enunciazione di. essi basta a rilevarne l' altissima importanza attuale per la nostra Congregazione.
IV. Il primo tema mette i Capitolari Generali nella necessità. di rivedere bene quanto è già stato fatto:
1° Da D. Bosco per i suoi studi ecclesiastici personali (Cfr. i primi due volumi delle sue Memorie Biografiche); poi per gli studi dei Suoi primi chierici, le lotte sostenute, l'importanza che vi annetteva e l'esito conseguito (Cfr. i Vol. III, VI e VIII delle Memorie Biografiche);
Dai suoi due immediati successori .D. Rua e D. Albera per continuare a sviluppare questo pensiero principale di .D. Bosco (Cfr. i volumi delle loro Circolari);
3° Gli esperimenti fatti in questi ultimi anni, i risultati ottenuti e le convenienze di un altro passo in avanti nella completa riorganizzazione di questa parte vitale della nostra Congregazione (Cfr. Atti del Cap. Sup. Numeri 16, 22, 25, 26, 36, 41 e specialmente il 46).
Solo con un simile studio retrospettivo si 'potranno vedere le lacune ancora esistenti e intuire meglio i mezzi per 'ripararvi, evitando inutili e pericolose ripetizioni di esperimenti già falliti. Si è per potere arrivare a una stabile (non dico definitiva) riorganizzazione dei nostri studi ecclesiastici che ho preso la determinazione di non permettere più aperture di nuove Case per un quadriennio (Cfr. Atti Cap. Sup. pag. 693).
E qui noto di passaggio che, se per studi ecclesiastici s'intendono principalmente quelli che son necessari per arrivare al sacerdozio,, nella nostra Congregazione s'intendono pure gli studi necessari per divenire perfettamente religiosi. La qual cosa può porgere ai Capitolari Generali l'occasione di corollari pratici importantissimi. Occorre fissare ben bene che noi dobbiamo essere prima buoni, perfetti salesiani, anche nelle cose minime, e allora solo si potranno specializzare le varie categorie delle diverse mansioni. Perchè non s'è chiamati dal Signore alla vita salesiana per fare il professore d' Università, di Liceo-Ginnasio o il maestro elementare, ma anzitutto per professare, se così posso esprimermi, il salesianismo di D. Bosco: tutto il resto è secondario, accessorio, quantunque si corra facile pericolo d'invertire le parti. A questo proposito è bene ricordare che il più applaudito dei mezzi per distruggere la nostra Congregazione, escogitati dal congresso diabolico, veduto  da D. Bosco in sogno nel 1884, era: « di persuadere i Salesiani che l'essere dotti è ciò che deve formare la lor gloria principale, per cui studieranno molto per sè e sdegneranno di servirsi della scienza appresa a vantaggio degli umili: non più opere popolari, non più Oratori festivi; ma superbia, accidia nel sacro ministero, predicazione per vanagloria » (Cfr. LEMOYNE, Vita, di D. Bosco, vol. 7I, pag. 607).
Fissato bene questo principio fondamentale, si dovranno studiare le singole capacità e inclinazioni dei chiamati alla vita salesiana per. specializzarli all'insegnamento con studi adatti a questo o a quell'altro ramo, secondo il bisogno delle nostre Case. Chi non ricorda quanto abbia faticato il compianto D. Cerruti per provvedere professori patentati, abili alle scuole medie dei nostri Collegi, specie d'Italia. Ora questo si deve continuare a fare dai singoli Ispettori in tutto il mondo salesiano:. Non bisogna dimenticare che i salesiani sono per la Congregazione, non per le istituzioni esterne, eccetto casi eccezionalissimi di competenza unica del Rettor Maggiore: quindi i nostri studi debbono essere ordinati secondo il nostro lavoro.
Ma ciò che più urge presentemente è di pensare a preparare alle -nostre scuole di Teologia professori profondamente istruiti nella loro materia. Più innanzi troverete un abbozzo dello studio che vi sarà proposto per riuscire nell'intento. Ciascuno si proponga di portarvi il maggior contributo possibile.
V. Le scuole professionali sono state pure la pupilla degli occhi di D. Bosco. Ai suoi tempi non si parlava ancora di scuole professionali, ma solo di laboratori d'arti e mestieri. Le fatiche sostenute dal Padre per la loro fondazione nell'Oratorio di Valdocco (Cfr. vol. IV, V é VII delle Memorie Biogr.) e l'abilità sua nell'insegnare le prime nozioni pratiche d'ogni mestiere, resteranno documento imperituro ai figli perchè essi pure non disdegnino dal fare cosa alcuna che possa tornare utile alla gioventù loro affidata, perchè la vera carità s'accomoda a tutto. Ma poi i suoi laboratori andarono perfezionandosi e si tramutarono, sotto i suoi Successori, in vere scuole professionali che attrassero l'attenzione e il plauso delle persone competenti. Però in questi ultimi tempi, molti Governi, negli Stati diedero grande sviluppo alle loro scuole professionali, le quali, avendo abbastanza di mezzi e di attrezzamenti, ci vanno sorpassando. Mentre godiamo di questo progresso professionale da parte dei governi, noi non dobbiamo trascurare nulla di quanto possiamo per riordinare le nostre scuole professionali secondo te attuali esigenze sociali. Ma per raggiungere la méta ci vogliono sopratutto buoni maestri salesiani. Questa dev'essere la preoccupazione del Capitolo Generale, di formare cioè, dei buoni maestri i quali abbiano, assieme allo spirito di D. Bosco, la scienza e l'abilità richieste dai tempi presenti. Molto è già stato fatto a questo riguardo dai consiglieri professionali D. Bertello per il primo, e poi. da D. Riealdone e da D. Vespignani: ma si tratta di perfezionare e di fare in modo che tutta la nostra Società tenda risolutamente a conseguire questo risultato.
Non, meno importante è pure il terzo tema dello sviluppo organico delle nostre Missioni, che hanno assunto in pochi anni un'espansione consolantissima. Si tratta in primo luogo di raccogliere l'esperienza di tutti per farla contribuire al bene comune: poi d'intenderci sull'indirizzo da dare al lavoro che deve portare il sigillo salesiano. E necessario che al Superiore intenda le difficoltà dei confratelli lontani e che i confratelli .lontani conoscano bene la 'volontà dei Superiori. Deve esistere unità d'intenti per realizzare i voti e le speranze del Ven. D. Bosco. Anche il S. Padre Pio XI desidera che applichiamo nelle Missioni i metodi educativi inspiratici dal nostro Fondatore.
VI. Il Consigliere Scolastico del Capitolo Superiore, D. Bartolomeo Fascie, è nominato Regolatore del prossimo Capitolo Generale. A lui si dovranno mandare, prima del mese di luglio, tutte le osservazioni sopra i temi accennati e le proposte da discutere. Accade però sovente che taluno getti giù su la carta quello che gli passa per la mente, senza darsi pensiero di verificare nelle Regole, nei Regolamenti, nelle preziose Circolari mensili dei tempi andati, nelle Lettere circolari di D. Bosco; D. .Rua e D. Albera, nonchè nei 46 Numeri (1018 pagine complessive), degli Atti del Cap. Sup.. (i quali documenti si devono trovare tutti nel- . l'Archivio di ogni Casa), di verificare, dico,  se le sue proposte non abbiano già avuto l'onore d'essere state fatte da altri, prese in considerazione e forse già attuate da tempo. Ogni salesiano deve interessarsi praticamente di questo Capitolo Generale, ma le sue osservazioni e proposte desidero siano di qualche importanza e facciano comprendere che escono da un cuore affezionato alla Congregazione. e da una mente che è al corrente del suo progressivo sviluppo.
VII. Ho voluto dilungarmi alquanto sopra queste cose per il vivo desiderio che tutti i nostri buoni Confratelli sentano, quanto noi del. Capitolo Superiore, l'alta importanza di questo Capitolo Generale, e preghino con vero fervore per il suo felice esito e vi cooperino con tutte le loro forze.
Questo Capitolo Generale dev'essere anzitutto irradiato dagli esempi del nostro Ven. D. Bosco, in modo ch'egli riviva realmente in ciascuno di noi con l'imitazione delle sue virtù religiose. E la Strenna che v'ho dato per tutto l'anno: è il vero modo con cui noi possiamo prepararci alla glorificazione del Padre. Egli dev'essere praticamente la nostra vita religiosa, Scientifica e attiva, tutta risplendente della luce di Nostro Signore.
Dalla lettura assidua della sua Figura morale nel.II vol. della Vita scritta da D. Lemoyne, vi sarà dato, o miei cari, raccogliere alcuni raggi della luce soprannaturale che emana dal Padre e qualche scintilla della sua meravigliosa energia di bene. In lui la bontà di N. S. Gesù C.; in lui l'assiduità ininterrotta del lavoro, da riuscire in essa inimitabile; in lui la 'mortificazione eroica, la purezza angelica, la soavità del tratto, il sorriso - inalterato e l'allegrezza perenne di spirito; in lui insomma la carità che lo rese paziente, benefico, disinteressato, fatto tutto a tutti, con dedizioni ineffabili per accomodarsi a tutti, per tutto credere, per' tutto sperare, per tutto sopportare.
Per me D. Bosco è una delle più splendide personificazioni della carità ai nostri tempi. La sua vita non è altro che ardore di carità divina nella completa immolazione per il bene della gioventù e per la salvezza delle anime. « Chi ama è nato da Dio e conosce Dio »: come questo è luminoso in D. Bosco che non ha respirato che per far conoscere e amare Iddio! Egli proclama solennemente che « il sistema preventivo » da lui prescelto per la sua missione educativa, non è altro che: « la carità »! « Chi sta nella carità, sta in Dio e Dio in lui » perchè « la carità è Dio ed è da Dio ». E D. Bosco non è stato altro che ininterrotta unione con. Dio durante tutta la .sua vita! Qual sintesi più perfetta della vita del nostro Padre?... Nel gennaio del 1879 — cinquant'anni fa — mentre-- celebrava la S. Messa nella sua Cappella privata, all'Elevazione, fu, veduto dagli astanti estatico e sollevato dalla predella per .ben dieci minuti,- con aria di paradiso in volto che sembrava rischiarasse tutta la Cappella. Era un raggio della vivezza della sua unione con Dio che lo profondeva nell'estasi di Lui in cielo... « Iddio è carità... Nessuno ha mai veduto Dio. Se ci amiamo l'un l'altro, Dio abita in noi e la 'carità di Lui -in noi è perfetta. Da questo conosciamo che siamo in Lui e ch'Egli è' in noi, perchè ci ha dato del suo Spirito » (I, Gv. IV,12, 13).
E noi l'abbiamo veduto sempre così il nostro buon Padre! e la carità vivente in lui l'abbiamo palpata con le nostre mani! Contemplate, o miei cari, D. Bosco da questo punto luminoso e completo della sua vita e lo rivivrete nella pienezza della sua realtà.
VIII. E qui non posso non ricordarvi che tutti questi lavori per l'incremento della Congregazione, tutte queste nostre aspirazioni di perfezionamento individuale nell'imitazione del Padre; coincidono con l'avvénimento universale' che in quest'anno fa convergere il cuore dei figli al Padre Santo; della cattolicità, all'unico Pastore delle anime, al nostro dolce Cristo in terra, all'attuale Successore di Pietro nella Cattedra di Roma,:al Sommo Pontefice Pio XI.
Egli ha inaugurato l'anno del Suo Giubileo d'Oro, il 20 dello scorso dicembre, 500 anniversario della Sua Ordinazione Sacerdotale, mentre da tutte le chiese dell'Orbe Cattolico saliva al trono di Dio -la prece osannante dei figli. ad implorare sopra di Lui la pienezza delle benedizioni celesti. Con l'entusiasmo che mai non manca ai veri figli di D. Bosco quando si tratta del Papa, voi avete partecipato,• non ne dubito, a questo preludio di, festeggiamenti e di preghiere che saranno continuati. per l'intero anno giubilare. Perciò non occorre che vi dica che non dobbiamo essere secondi a nessuno in questi giubilari festeggiamenti: anzi, nei limiti delle nostre forze, è mio desiderio vivissimo, che promuoviate-e zeliate quelle iniziative che vi parranno più efficaci, nella cerchia della .vostra azione di bene, per entusiasmare all'amore del Papa la gioventù a voi affidata.
Le prove della bontà e benevolenza più che paterna del Santo Padre verso di noi, sono così numerose, così espressive e così magnifiche che l'affetto nostro più tenero e la gratitudine più sconfinata non riusciranno mai a ricambiarle convenientemente.
Vorrei avere il cuore infiammato di D. Bosco e la sua parola così viva e penetrante per dirvi con più efficacia questo pensiero, affinchè nessuno di voi non creda mai di far troppo per attestare il proprio - amore al S. Padre Pio XI. Noi dobbiamo avere verso di lui tutti i profondi sentimenti di venerazione e di affetto tenerissimo che albergavano nel cuore di D. Bosco verso Pio IX e Leone XIII. Quand'egli parlava del Papa, ben lo ricordo, la sua voce diveniva così insinuante e commossa che spesso imperlava di lagrime gli occhi di lui e di chi l'ascoltava ... Erano le lagrime dell'amor  filiale che si sentiva impotente a palesarsi e a comunicarsi altrui in tutta la sua intensità. Egli però non amava già il Papa solo « a parole e con la lingua, ma con l'opera e con verità ». E noi dobbiamo fare altrettanto.
Pio XI ha versato sopra la nostra Congregazione e sopra ciascuno di noi i tesori della carità e che gli arde in petto, con tanta regale munificenza e paterna amabilità che mi rendeva ogni volta più ammirato e commosso nelle molte, preziose udienze ch'Egli s'è degnato concedermi in questi anni. Ed ho cercato di mettervi a parte volta per volta di questi, tesori della Sua paterna munificenza, per cui non credo necessario richiamarveli qui neanche sommariamente.
Quello che mi preme invece far rilevare ora si è che il S. Padre Pio XI ci ama tanto e ci prodiga i 'suoi favori per aver avuto la fortuna di conoscere da "vicino il nostro D. Bosco, riportando un'impressione così profonda della vasta mente, della carità ardente, della bontà inalterabile e della santità di lui da ricordarsela ancora viva viva circa dieci lustri dopo.
« ... Noi l'abbiamo veduto da vicino —"Son le parole di Pio XI la figura di D. Bosco, in una visione non breve, in una conversazione non momentanea: una magnifica figura che l'immensa, l'insondabile umiltà non riusciva a nascondere; una magnifica figura, che pur avvolgendosi tra gli uomini, ed aggirandosi per casa come l'ultimo venuto, come l'ultimo degli ospiti (egli il suscitatore di tutto), tutti riconoscevano al primo sguardo, al primo approccio, tutti riconoscevano come figura di gran lunga dominante e trascinante: una figura completa, una di quelle anime che per qualunque via si fosse messa, avrebbe certamente lasciato traccia di sè, tanto egli era magnificamente attrezzato per la vita... ».
Queste parole sono sgorgate solenni e rivelatrici dal gran cuore di Pio XI il 20 febbraio del 1927, dopo la lettura del Decreto sopra le virtù eroiche del Padre. Pio XI era ancora giovane sacerdote quando fu per alcuni giorni ospite di D. Bosco qui all'Oratorio, ed ebbe la visione non breve e la conversazione non momentanea. L'una e l'altra si saranno svolte un po' nella cameretta di D. Bosco; un po' in mezzo al turbinio di tanti giovani, i veri figli e perciò i padroni della casa; e un po' all'ora dei pasti, nel refettorio dei Superiori, dove D. Bosco soleva ricevere, durante i suoi poveri pasti, le confidenze e le relazioni dei suoi figli venuti dalle altre Case. Nulla dev'essere sfuggito all'occhio scrutatore del futuro Papa, di quanto si svolgeva attorno a D. Bosco: e tanto gli bastò per convincersi che la divina Provvidenza l'aveva improntato dei suoi doni più preziosi; e lo apprezzò subito al suo giusto valore, conservando dentro di sè, fino al dì in cui per divina disposizione, l'avrebbe più che mai apprezzato, riguardandolo bene, duplicando e moltiplicando nel ricordo la letizia di quell'ora.
Di qui, o miei cari, ha origine la grande bontà paterna e la benevolenza illimitata di Pio XI verso i poveri salesiani di D. Bosco; e di qui deve pure scaturire il nostro affetto filiale, veritiero e santamente operoso verso il Pontefice che,ha sì bene compreso ed apprezzato il nostro Padre in tutta la grandezza della sua carità ed operosità.

  1. Ora, che fare per dimostrare al S. Padre tutto il nostro filiale affetto in questo Suo Giubileo d'Oro sacerdotale? Pio XI è il Papa della carità e dell'azione: noi perciò non possiamo fargli omaggio più gradito di quello della nostra carità e dell'azione.

La nostra carità deve elevare con maggior fervore le nostre preghiere al cielo per far scendere sopra il Suo Capo Augusto tutte le grazie per sè e per il gregge cristiano ch'Egli deve pascere, reggere e governare. Preghiamo e facciamo pregare tutti/ i nostri giovani per il nostro Pontefice Pio XI, proprio nostro perchè Suo cuore magnanimo palpita all'unisono con il nostro per la causa di D. Bosco; proprio nostro perchè ei ama teneramente e predilige l'opera che andiamo compiendo nel nome e nella virtù del Padre sempre vivo ed operante in mezzo a noi... Sì; preghiamo e facciamo pregare! Senza moltiplicare le preghiere vocali, cosa che da noi non è possibile fare, si può però mettere l'intenzione speciale che tutte le preghiere che si faranno nelle nostre Case il 20 d' ogni mese, siano quest' anno secondo. l' intenzione del Santo Padre. Tutte le domeniche poi in ogni nostra Casa si canti, prima della Benedizione col SS. Sacramento, l'Oremus pro Pontifice nostro Pio. In tal modo potremo offrire al S. Padre in fin d'anno una bella corona di mementi, preghiere, Comunioni, meditazioni, letture spirituali, giaculatorie e aspirazioni, solo calcolabili a milioni e forse miliardi.
La nostra azione deve consistere nel fare conoscere e amare il Papa con parlarne sovente tra di noi e con i giovani e conoscenti, sull'esempio di D. Bosco: con promuovere accademie, trattenimenti, convegni, piccoli congressi, ed altre simili manifestazioni.
Nell'ordine delle iniziative di festeggiamenti esteriori conviene però che i nostri Ispettori e Direttori od i loro incaricati diano la precedenza a quelli promossi dall'Autorità Ecclesiastica locale, prendendovi parte, preferibilmente, come gruppo distinto di Salesiani o di ex-Allievi di D. Bosco. Dove sia possibile si lavori perchè l'Unione dei nostri ex Allievi organizzi pellegrinaggi a Roma, nei mesi migliori, per tributare personalmente il loro filiale omaggio e quello di tutti i soci della grande Federazione. Internazionale, al Papa che ha tanto stimato D. Bosco e spinto avanti la causa della sua Beatificazione.

  1. Il 31 di questo mese saranno 41 anni dalla morte di D. Bosco, durante i quali la sua Congregazione ha disteso le sue tende dappertutto, moltiplicandogli i figli di tutte le razze e lingue in modo meraviglioso. Ma se la vita di lui è stata un continuo alternarsi di spine e rose, non sono mancate le stesse alternative di spine e rose, con prevalenza delle rose, alla sua Congregazione durante questi 41 anni.

Il sogno da lui fatto, nel luglio del 1880, della pioggia prima di spine, poi di rose, indi di fiori d'ogni colore, forma e qualità ed infine di rose, può applicarsi al Fondatore e alla sua opera. Ora noi, alla distanza di quasi cinquant'anni dal misterioso sogno, vogliamo implorare dal Cuore SS. di Gesù il suo completo avveramento, che, cioè, Don Bosco medesimo faccia cadere dal cielo rose in quantità sterminata e fragrantissime sopra il S. Padre Pio XI, sopra la Santa Chiesa e sopra la nostra Congregazione.
Infine desidero che, il 7 giugno prossimo, la festa del Sacro Cuore sia celebrata con particolare solennità in tutti i nostri Noviziati e studentati filosofici e teologici. La si faccia precedere da divota, solenne novena ed i nostri chierici (e così pure gli aspiranti nelle Case di formazione) celebrino quel giorno con il riposo e con grandiose funzioni intonate allo spirito della festa voluta da Nostro Signore Gesù Cristo, secondo le rivelazioni fatte a S. Margherita Alacoque. E il Cuore SS. di Gesù che è stato tanto amato, onorato e glorificato da D. Bosco, particolarmente negli ultimi dieci anni; di sua vita, ci conceda di poter vivere tutti e sempre della carità dei nostro Padre.
Con la purezza, con la carità, con la pietà e attività di D. Bosco disponiamo dunque le nostre Case, i nostri giovani, gli ex Allievi, i Cooperatori ed amici nostri ad essere degni figli de Padre, precedendo noi tutti gli altri con il nostro esempio e con la preghiera.
La pienezza della Benedizione di Maria SS. Ausiliatrice ci sia caparra sicura di tutte le belle cose che speriamo, prepariamo e attendiamo.
Vostro Aff.mo in C. J.
Sac. FILIPPO RINALDI.

 

Torino - Oratorio, Epifania del Signore 1929.
I. TEMA.
Studi per la formazione e la cultura del personale Salesiano.
I. CORSO PREPARATORIO AL NOVIZIATO, ossia SCHOLAE INFERIORES (Can. 1364).

  1. Quanti anni deve durare questo corso.
  2. Quali devono essere le materie di insegnamento.
  3. Con quali criteri l'insegnamento deve essere impartito.

II. ANNO DI NOVIZIATO.
In quale misura e su quali studii possono esercitarsi gli ascritti.
III. CORSO FILOSOFICO.

  1. Come provvedere pel completo funzionamento dei nostri Studentati filosofici.
  2. Programma degli studii - Libri di testo.
  3. Metodo di insegnamento.

IV. TRIENNIO PRATICO.
Come si debba aver cura dei confratelli durante questo periodo

  1. per l'apprendimento del nostro metodo educativo.
  2. per lo sviluppo della loro istruzione
  3. per la loro formazione religiosa.

V. CORSO TEOLOGICO.

  1. Come si debba provvedere alla sistemazione delle nostre case di studentato teologico.
  2. Come procedere all'istituzione di nuovi studentati teologici richiesti dal crescente sviluppo della nostra Società.
  3. Regolare svolgimento del programma di studii secondo il Diritto Canonico.

VI. QUINQUENNIO TEOLOGICO DOPO L'ORDINAZIONE SACERDOTALE. Provvedimenti e mezzi pratici per la sua attuazione utile e normale.
II. TEMA.
Scuole professionali e agricole.
I. LE SCUOLE PROFESSIONALI E AGRICOLE SIANO VERE SCUOLE SECONDO LO SPIRITO DELLE COSTITUZIONI (Art.5°) E LE NORME DEI REGOLAMENTI.
a) Devono avere per base la formazione religiosa.
b) Conservare il carattere di beneficenza.
c) Essere provviste di buon personale in conformità agli art. 161, 198, 200 dei Regolamenti.
d) Dipendere dal Consigliere Professionale Generale (Cosi. a. 79);
II. RELAZIONE SULLO STATO ATTUALE DELLE SCUOLE PROFESSIONALI E AGRICOLE NELLE SINGOLE ISPETTORIE. Numero - Risultati - Deficienze - Proposte.
III. COME DEVONO ESSERE OGGI ORGANIZZATE LE NOSTRE SCUOLE PROFESSIONALI E AGRICOLE.

  1. Scuole professionali interne: pensionati per scuole professionali esterne. Scuole interne diurne, e serali per esterni.
  2. Istruzione preliminare - Scuola 'di cultura generale - Lavoro - Scuola di teoria - Disegno.
  3. Preparazione morale, tecnica e culturale del personale salesiano - Norme e direttive per la scelta del personale esterno.

IV. CORSO BIENNALE DI PERFEZIONAMENTO PER I COADIUTORI IMMEDIATAMENTE DOPO IL NOVIZIATO.

  1. Case apposite per il corso di perfezionamento (Reg. art. 60).
  2. Preparazione morale tecnica, didattico-educativa del Capo d'arte.
  3. Preparazione dei coadiutori addetti agli uffici e ai lavori nelle case.

V. VOCAZIONI E ASPIRANDATO DEGLI ARTIGIANI.

  1. Come promuovere le vocazioni tra gli artigiani.
  2. Case per artigiani aspiranti salesiani.
  3. In quale misura continuare la scuola di lavoro e di cultura durante il noviziato.

III. TEMA.
Missioni.
I. SPIRITO MISSIONARIO DELLA NOSTRA SOCIETÀ (Costit. Art. 7).

  1. Come svilupparlo.
  2. Vocazioni missionarie. Mezzi per suscitarle nelle nostre case e oratorii e tra l'elemento esterno. Case di formazione missionaria - dipendenza ed amministrazione.

II. LE MISSIONI.
a) Le missioni vengono affidate dalla S. Sede alla nostra Società per mezzo della Sacra Congregazione di Propaganda Fide -loro varie forme.
b) 1. Opere, strettamente missionarie;
2. Opere ausiliarie.
e) Beni della missione e beni della Società.

  1. Superiore Ecclesiastico e Superiore Religioso: relazioni tra i due Superiori.
  2. Relazioni del Superiore Ecclesiastico e del Superiore Religioso e dei Missionari con le Suore e con le loro opere.

IV VOCAZIONI INDIGENE PER IL CLERO SECOLARE E PER LA NOSTRA SOCIETÀ.
IV. NORME PER I MISSIONARI.

  1. Come comportarsi nel lavoro missionario.
  2. Cura della salute.
  3. Istruzioni per i viaggi.

V. RELAZIONI DA PRESENTARSI ALLA S. CONGR. DI PROPAGANDA FIDE.
VI. PROVVEDITORI GENERALI E PARTICOLARI PER LE MISSIONI.
VII. PROPAGANDA, STAMPA MISSIONARIA E MATERIALE MISSIONARIO.
6 Aprile 1929
Il Decreto sui Miracoli del Ven. D. Bosco. (1. La faustissima notizia. 2. I festeggiamenti a Roma e a Torino. 3. Da mihi animas, cadeva tolte!
4. Preghiere per il XIII Capitolo Generale)
I
ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
.11 Rettor Maggiore.
J. M. J.
Miei Conefratelli e Figli carissimi in N. S. Gesù Cristo,
1. La faustissima notizia che vi comunico ha già riempito il mio e i vostri cuori della pienezza della gioia, che più nessuno ci torrà.
Il giorno della festa di S. Giuseppe -- che d'ora innanzi sarà per noi doppiamente solenne e cara — nella sala del Concistoro,. in Vaticano, ha avuto luogo la lettura del Decreto di approvazione dei due miracoli operati per l'intercessione di D. Bosco e che erano stati scelti e proposti per la sua Beatificazione.
Questo Decreto chiude la serie delle prove che la Santa Madre. Chiesa esige rigorosamente prima di decretare l'onore degli altari a un Servo di Dio. Perciò noi possiamo fin d'ora esultare e giubilare della più santa letizia per l'imminente Beatificazione del Padre amatissimo da noi implorata e sospirata incessantemente per oltre l’ anno con suppliche e voti ardenti nell'umile imitazione degli esempi e delle virtù paterne.
Il prezioso documento e la commossa allocuzione del S. Padre fanno brillare della più viva luce il soprannaturale che pervade tutta la vita di D. Bosco, prima e dopo la morte; ma che, per ottemperare alle sapienti norme della Chiesa, era  rimasto finora, nella penombra dei fatti e delle opere di lui.
Vi presento, o carissimi, l'uno e l'altra con viva preghiera, di leggerli e meditarli attentamente. Essi valgono più di ogni altra parola sia per la suprema Autorità da cui provengono e sia per la scultorea semplicità con cui ci presentano il soprannaturale che noi abbiamo sempre veduto e creduto in D. Bosco e che ora costituisce il fondamento dell'efficacia della sua intercessione a nostro favore presso il trono -di Dio.
2. Il Decreto infatti dopo avere accennato ai doni di natura e di grazia largiti da Dio al nostro Padre e Fondatore; — alla sua generosa corrispondenza ai divini disegni; — alla sua fortezza e costanza nel superare strenuamente ogni ostacolo e contrarietà; — alla sua inalterabile dolcezza che gli cattivava il cuore degli stessi avversari; — alla sua sete insaziabile di salvare anime che lo spingeva a tutti i sacri fini; — e alla,sua carità sempre generosa anche nelle maggiori strettezze; — proclama — come la cosa più naturale — che il nostro D. Bosco svelava se richiesto i secreti delle coscienze, prediceva il futuro, ridonava la pace alle coscienze angustiate, guariva le infermità corporali perchè era sua delizia fare continuamente del bene a tutti; — e che subito dopo la sua morte cominciò a correre, la fama dei suoi prodigi, specialmente di guarigioni, due delle quali sono ora dichiarate miracolose dal S. Padre, dopo l'accuratissima discussione della S. Congregazione dei Riti.
L'armoniosa sobrietà di questo Decreto venne messa subito in tutta la sua vivezza di luci dalla sovrana Parola del S. Padre. Alla distanza di appena due anni (nell'occasione della lettura del Decreto sull'eroismo delle virtù del Venerabile Padre) la voce del Vicario di Gesù Cristo ha risuonato un'altra volta solenne, convinta, commossa e commoventissima, a proclamare « nella solennità e nell'autorità dei Decreti della Chiesa gli innumerevoli miracoli che già in sua vita e dopo la sua morte con la meravigliosa continuazione dell'opera sua Iddio è venuto operando nel nome del fedele suo Servo »: a proclamare che « nella vita del Servo di Dio il soprannaturale era quasi divenuto naturale e lo straordinario era quasi divenuto ordinario...: che ogni anno, ogni momento di questa vita furono un miracolo, una serie di miracoli, succedentisi ininterrottamente nell'insieme dell'opera sua, che è uno dei più. straordinari miracoli e che «è la grazia di Dio, è la mano di Dio onnipotente che ha disposto tutto questo, perchè il cuore del Venerabile Fondatore non è stato mai altro che un unico potente palpito d'amore per le anime, espresso nel: da mihi animas, caetera tolle, dammi le anime e prendi tutto il resto e che « la figura di questo grande amatore delle anime risorge oggi al mondo nella luce del miracolo e s'impone ora più che mai all'attenzione, all'ammirazione e all'imitazione di tutti ».
Nulla di più eloquente, nulla di più gradito alle anime nostre. E si tenga presente che il riassunto stenografico (quello dell'Osservatore Romano) ci presenta il magnifico discorso del Papa solo nelle linee più salienti e in forma indiretta.
Tuttavia ogni parola di questo riassunto, se ben meditato da noi, ci può rivelare concetti e visioni nuove, perchè il S. Padre ha parlato da testimonio oculare. « Sono ormai 46 anni — ha detto Sua Santità — e Gli pare ieri, anzi oggi, di vederlo ancora così come allora lo aveva veduto e lo aveva ascoltato, passando qualche giorno della Sua vita con lui, sotto lo stesso tetto, alla stessa mensa ed avendo più volte la gioia di potersi trattenere lungamente con lui. pur nella ressa indescrivibile delle occupazioni del Servo di Dio; giacchè quella era una delle caratteristiche più impressionanti in D. Bosco: una calma somma, una padronanza del tempo, da fargli ascoltare tutti quelli che a lui accorrevano con tanta tranquillità, come se non avesse null'altro a fare ».
3. Esultiamo dunque e giubiliamo, o miei cari, con pienezza di gioia dei nostri cuori e con fervida attiva preparazione ai prossimi festeggiamenti.
Fino a questo momento non abbiamo la notizia ufficiale, ma tutto fa credere che il 2 GIUGNO PROSSIMO SARÀ A ROMA PROCLAMATA SOLENNEMENTE LA BEATIFICAZIONE DI DON Bosco. In quel giorno sarà detto, a noi in modo particolare, dalla bocca del Vicario di Gesù Cristo, ,che abbiamo un Protettore in cielo nel nostro Padre Don Bosco, risorto alla gloria degli altari, che possiamo venerare pubblicamente le sue reliquie e invocarlo in ogni nostra necessità.
Dopo le feste in S. Pietro, a Roma, si farà subito il triduo solenne nella chiesa del S. Cuore, il monumento perenne dell'amore di D. Bosco verso il Cuore SS. di Gesù, come il Santuario di Valdocco è il monumento aere perennius « della sua pietà e divozione in quel culto particolare di Maria Ausiliatrice, INDIVISIBILE ORMAI DAL SUO NOME E DALL'OPERA SUA e dalle innumerevoli diramazioni di questa in tutte le parti del mondo ».
Perciò la domenica seguente, 9 giugno, sarà trasportata solennemente da Valsalice la Salma del Beato al «tempio dell'Ausiliatrice che Egli cominciò con venti centesimi in tasca », una delle « grandi sue opere — secondo l'espressione del Papa — che fanno rimanere veramente attoniti, come davanti ad uno dei più straordinari miracoli ».
Ora com'è dolce ricordare (e siano rese grazie alla. Divina Bontà, che dispone, combina e fa incontrare gli avvenimenti per nostro maggior bene e ammaestramento), ricordare; dico, che 61 anno fa — proprio il 9 giugno — D. Bosco, nella virilità dei 53 anni, vedeva avverata in Valdocco la visione avuta 24 anni prima! La stupenda e alta chiesa sorgeva maestosa nel campo dei sogni — da lui ben individuato e ricordato — e veniva consecrata, solennemente proprio in quel dì, con otto giorni di feste grandiose, delle quali il buon Padre era l' anima e il canale di grazie sopra grazie da lui ottenute con la Benedizione della Sua Ausiliatrice.
I suoi occhi mortali hanno contemplato la stupenda e alta chiesa ancora per 20 anni: poi si sono chiusi nel sonno della morte, ma la sua salma ha vegliato l’ anno nel riposo di Valsalice per ritornare proprio nel 9 giugno di quest'anno a riprendere possesso del suo caro Santuario e a ricevervi le preghiere e le suppliche dei suoi figli e divoti, con culto « indivisibile ormai da quello - della sua Ausiliatrice » e nel tempio medesimo da Lui fatto edificare per eternare la gloria e la potenza della sua Ausiliatrice.
Qui nella sua Casa, all'altare dov'egli ha sparso le più dolci lacrime della sua gioia e della sua riconoscenza, celebreremo il primo triduo, dopo quello di Roma, più solenne in suo onore, mentre le sue ossa esulteranno e rivivranno nel giubilo dei figli acclamanti e osannanti al Beato lor Padre.
Poi i festeggiamenti si succederanno nelle singole case nostre, le quali d'ora innanzi avranno tutte un altare e un culto particolarissimo per il nostro Beato: anzi vi sarà una nobile gara filiale nel fargli più onore e nel farlo più onorare da tutti, giovani e parenti, conoscenti e amici.
4. Ecco le nostre feste. Ma non vorrei, o miei cari, che ci accontentassimo di sole esteriorità. Buona cosa sono i festeggiamenti se servono a renderci migliori e a migliorare i nostri giovani. Se ciò non fosse le nostre solennità non potrebbero essere gradite al Beato Padre e non ci riconoscerebbe per i suoi figli.
Imitarlo per essere degni di lui, non è forse stata la continua aspirazione dei primi suoi figli, mentre viveva ancora quaggiù? E dopo, non è stato forse uno studio, una gara continua di tutti noi per farlo rivivere nella realtà luminosa delle sue virtù, dei suoi esempi e delle sue opere? Per 41 anno la nostra parola d'ordine non è stata forse questa sola: imitiamo D. Bosco! Siamo degni suoi figli! I suoi successori non ci halirio forse richiamati continuamente a questo dovere primario ;di ogni Salesiano con la, parola, con gli scritti .e più ancora con l'esempio? Le loro Circolari non hanno forse fatto rivivere, nei tempi più opportuni, dinanzi alla nostra mente e al nostro cuore il buon Padre nella sua fede, nella sua pietà, nella sua carità, nella sua obbedienza, nella sua dolcezza, nel suo spirito di sacrifizio, nella sua sottomissione ai divini voleri, nella sua, unione con Dio, nel suo amore per i giovani, nella sua inalterabile giovialità, nei suoi metodi educativi, nel suo modo di trattare col prossimo, nel suo zelo per fare del bene a tutti, nella sua'meravigliosa resistenza al lavoro e in un'infinità di esempi e tratti così caratteristici da sentirci quasi trasformati in lui al solo udirli o leggerli?
Egli fa ritorno in mezzo a noi nell'immortalità della vita, circonfuso dell'aureola della santità, per dirci: « D'ora in avanti la mia voce non salirà più a voi dal sepolcro, ma scenderà dall'altare e i miei esempi non saranno più muti, ma attivi e fattivi, perchè qualunque cosa mi chiederete per il bene vostro e della nostra Società, se conforme ai divini voleri, ve l'otterrò dal Signore. Io sarò sempre in mezzo a voi per animarvi alla virtù e alla santità, calcando le mie orme, e per condurvi al cielo per la via da me battuta, che è la mia opera di salvezza per le anime ».
Dunque per l'avvenire noi non dobbiamo più accontentarci d'una rudimentale imitazione delle virtù e degli esempi del Beato -Padre, ma dobbiamo penetrare tutta la grandezza del suo cuore di apostolo per attingervi — perchè è proprio qui la sorgente di tutto — il segreto e la forza di compiere sempre più alacremente l'opera sua di salvezza per le anime. La nostra santità non è tanto nella pratica del sistema di vita abbracciato con la professione salesiana e neanche nella sola imitazione delle virtù del nostro
Padre, ma nel far sì che la vita salesiana da noi abbracciata, che l'imitazione delle virtù paterne siano animate dallo spirito di cui viveva e con il quale esercitava le virtù D. Bosco medesimo.
Il Santo Padre nella Sua mirabile allocuzione ci addita questo punto luminoso che non dobbiamo mai perdere di vista. « Ma donde — esclama — questo gran Servo di Dio ha attinto l'energia inesauribile per bastare a tante cose? C'è il segreto ed Egli stesso lo ha continuamente rivelato in un motto che assai spesso nelle opere salesiane ricorre: è la frase dettata dal cuore del Venerabile Fondatore: Da mihi animas caetera tolle, dammi le anime e prendi tutto il resto. Ecco il segreto del suo cuore la forza, l'ardore della sua carità, l'amore per le anime, l'amore vero, perchè era il riflesso dell'amore verso Nostro Signor Gesù Cristo e perchè le anime stesse egli vedeva nel Pensiero, nel Cuore, nel Sangue prezioso di Nostro Signore; cosicchè non v'era sacrifizio o impresa che non osasse affrontare per guadagnare le anime così intensamente amate ».
Come bello, sublime e attraente tutto questo! Come allarga gli orizzonti del nostro apostolato e della nostra vita religiosa! Il nostro Beato Padre era riuscito a perdersi tutto in Dio, in N. S. Gesù Cristo e di là, da quella mirabile unione, si lanciò dietro le anime con gli ardori della carità medesima del Redentore divina in modo da non più vivere, nè più respirare che per le anime.
Oh! noi che abbiamo vissuto accanto a lui e goduto della sua familiarità veramente unica, possiamo attestare 'di avere ascoltato più volte, quasi in modo sensibile, questo suo respiro per le anime che erano tutta la sua vita! Qui, o miei cari, sta tutto il segreto dell'eccelsa santità e meravigliose opere di D. Bosco: e qui noi pure dobbiamo ora convergere tutti i nostri sforzi: dobbiamo cioè, accrescere in noi giorno per giorno, minuto per minuto, la carità, verso Dio, verso N. S. Gesù Cristo, fino ad arrivare a quella beata unione che Gesù medesimo ci ha impetrata dal Suo eterno Padre nella sua sacerdotale preghiera: ut sint unum! Per arrivare ad essere una sol cosa con le anime, occorre prima stabilire la nostra vita in Dio di guisa che siano divini i nostri pensieri, le nostre parole e le opere nostre. Allora per noi le anime non saranno altro che Gesù, e noi saremo una cosa sola per le anime, sull'esempio del nostro Beato Padre. Allora .comprenderemo in tutta la loro profondità le parole che D. Bosco ci ripeteva negli ultimi giorni  della sua vita: « Salvate le anime! Salvate le anime! Adesso tocca a voi: io non posso più far nulla... Oh! quante anime salverà Maria Ausiliatrice per mezzo dei Salesiani! ».
5. Ed ora permettetemi, Confratelli e Figli carissimi, vi rivolga il mio cuore e il mio più vivo desiderio. Vorrei potere fare mie le parole che D. Bosco diceva ,sovente ai suoi figliuoli: « Sapete perchè D. Bosco vi vuoi tanto bene? Perchè avete un'anima che è tanto preziosa, e per salvare quest'anima io faccio già qualche cosa, ma il Signore ha fatto molto di più ». Non oso dirvi tanto, ma posso assicurarvi che dal giorno in cui il Signore e Maria Ausiliatrice hanno voluto impormi la grave responsabilità del Rettorato,. non ho mai cessato un istante dall' amarvi in N. S. Gesù Cristo con tutto l'affetto paterno, dal cercare solo il bene delle Vostre anime quello della nostra Società. Ma sento pur troppo la mia pochezza ed è per questo che v'invito e vi supplico a venirmi tutti in aiuto con il mezzo infallibile della preghiera.
Dopo le feste del nostro Beato avrà luogo il XIII Capitolo Generale, secondo l'annunzio datovi nella mia precedente Circolare. In essa vi ho invitati a prendere tutti viva parte con le vostre preghiere e con il vostro interessamento a questo avvenimento di somma importanza per la nostra Società. Ora insisto che intensifichiate la vostra cooperazione attiva a questo Capitolo e le vostre preghiere per il suo felice esito.
Questo XIII Capitolo Generale si riannoda direttamente ai primi quattro che furono presieduti da D. Bosco vivente, perchè egli vi interverrà nella gloria e nella potenza della santità. Esso sarà tenuto proprio sotto gli sguardi del Beato con il proposito di farlo vivere nella nostra vita, nelle sue opere, nella gioventù delle nostre Case e nelle lontane Missioni che furono sempre l'anelito più ardente del suo gran cuore.
Ma perchè i Capitolari siano interpreti fedeli dello spirito del Beato Padre e non s'allontanino in nulla da ciò che forma non solo l'ossatura della vita salesiana, ma anche l'ornamentazione esteriore di essa, è necessaria l'assidua e fervorosa preghiera di tutti a Dio per l'intercessione di Maria Ausiliatrice inseparabile dall'intercessione del nostro Beato D. Bosco. « Il divin Salvatore — disse D. Bosco all' inizio del I Capitolo Generale a Lanzo nel 1877 — assicura nel S. Vangelo che dove sono due tre congregati nel suo Nome, ivi si trova in mezzo a loro. Noi non abbiamo altro fine in queste radunanze che la gloria di Dio e la salvezza delle anime redente dal prezioso Sangue di Gesù Cristo. Possiamo adunque essere certi che il Signore si troverà in mezzo di noi, e condurre le cose in modo da produrre un gran bene ».
Ora tanto più Nostro Signore si troverà nel prossimo Capitolo Generale, se noi l' avremo fervidamente pregato interponendo la mediazione dell'Ausiliatrice e del suo, prediletto apostolo il Beato D. Bosco. Preghiamo dunque tutti assieme per questo fine.
Dal 2 giugno in avanti, in, tutte le Case si dica dalla Comunità un Pater, Ave e Gloria con l'Oremus del Beato D. Bosco. In seguito regolarizzeremo meglio le preghiere da farsi al nostro Beato, affinchè vi sia uniformità anche in questo.
Inoltre dal 10 luglio fino al 31 agosto i sacerdoti diranno nella S. Messa l'Oremus dello Spirito Santo; e in tutte le Case si darà la Benedizione con il SS. Sacramento, premettendo al Tantum ergo l'Oremus di Maria Ausiliatrice e quello del Beato D. Bosco.
Queste preghiere sono per avere l'assistenza divina durante il Capitolo Generale e per ottenere che in tutte le Case della nostra Società regni sempre quell'unità di spirito, di mente e di opere inspirata e voluta dal Beato come un particolare segno distintivo della nostra vita. Ut sint unum! ha implorato Gesù per tutti i suoi discepoli:, ut sint unum! ripeterà d'ora in avanti il nostro Beato Padre da tutti gli altari eretti in suo onore nelle nostre Case, se faremo filiale ricorso a Lui in ogni nostra difficoltà e divergenza di vedute. Ut sint unum! Ma facciamo da parte nostra ogni possibile per essere sempre uniti in uno spirito solo: facciamo quello che inculcava il nostro Beato ai suoi primi figli: « vivere come fratelli in Società, confortarci a vicenda, prestarci mutuo soccorso di opere e di consiglio; essere liberi da ogni terreno impaccio; camminare diritto verso il cielo sotto la guida del Superiore; avere sempre rivolto lo sguardo alla nostra Società perchè viva e prosperi » (Cfr. M. B. V. VII, pag. 271 ss.).
Il Beato Padre che fu sempre una viva personificazione della carità divina diffusa ininterrottamente sulle anime, ci inculca di rimanere tutti nella carità: manete in dilectione mea (G. XV, 9): quella carità di cui egli ci ha dati i più luminosi esempi e che si ha osservando i comandamenti, i consigli evangelici abbracciati e gli ordini avuti: si diligitis me mandata mea servate (G. XIV, 15): qui non diligit me, sermones meos non servat (G. XIV, 24): quella carità che ci dona la passione delle anime fino alla completa immolazione di noi medesimi. Quando non abbiamo più nulla di nostro, allora saremo veramente una cosa sola in Gesù C. N. S. come fu il nostro 13,e opto durante tutta la sua vita e come lo è ora nella beatitudine, della gloria in cielo e in terra.
Il nostro Beato Padre e proiettore si degni far scendere sopra ciascuno di noi, sopra i giovani, affidati alle nostre cure, sopra le nostre opere, e sopra tutte le persone che si raccomandano per nostro mezzo alla sua intercessione, la pienezza di tutte le benedizioni di Dio, della nostra Ausiliatrice, e sue, unendoci sempre più nella carità di N. S. Gesù Cristo del quale tutti vogliamo e dobbiamo essere figli e servi fedelissimi.
Con i migliori saluti vi assicuro che non vi dimentico nelle mie povere preghiere e voi, pregate anche per me che sono vostro
Affe.mo in C. J.
Sac. FILIPPO RINALDI.